FÒGLIE MAGAZINE - N.2

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NOWHERE ELSE STORIES ABOUT PUGLIA

Issue 02 – December 2022
FÒGLIE
A project full of love by Borgo Egnazia

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Finito di stampare a Dicembre 2022

Presso Grafica Metelliana S.p.A. Stampato su carta naturale Foto di Copertina di Marianna Sanvito

Printed in December 2022

At Grafica Metelliana S.p.A. Printed on natural paper Cover photo by Marianna Sanvito

CUSTODIRE LA BELLEZZA

Treasuring the beauty

Il senso del nostro lavoro è racchiuso in una parola: custodire. Così, anche in questo secondo numero di Fòglie, cerchiamo di mantenere la nostra promessa e l’impegno verso questa terra e le sue persone, custodire la bellezza. Quella bellezza insolita, non immediata, da ricercare nei posti non tracciati dalle mappe comuni. Quell’incanto di una Puglia dall’animo dinamico, mutevole, sorprendente, che si rinnova stagione dopo stagione.

E sono proprio questi i mesi in cui è possibile ammirare i paesaggi nella tranquillità e nel silenzio, passeggiare e perdersi nell’intimità dei luoghi. Il consiglio è quello di farlo senza una meta precisa, ma con il desiderio inarrestabile di scoprirne ogni angolo segreto.

Con calma e passione.

Come fanno gli artigiani pugliesi, che nelle loro piccole botteghe tramandano il sapere di generazione in generazione. Mani esperte e instancabili che stupiscono con le ceramiche, i ricami, i colori. Sono loro i custodi della bellezza, quella che da sempre cerchiamo di valorizzare e custodire.

Vi chiediamo di farlo con noi, con queste storie d’inverno. Per riempire gli occhi di bellezza e custodirla per sempre.

The meaning of our work is kept in a word: treasuring. Thus, also in this second issue of Fòglie, we try to keep our promise and the commitment towards this land and its people, treasuring the beauty. An unusual kind of beauty, hard to find on common maps. The charm of Puglia with a lively, dynamic, surprising soul that changes season after season.

It is just this time of the year that you can appreciate landscapes in peace and silence, walking and getting lost in the intimacy of places. The best way to do this is without a scheduled destination, but with the strong desire to discover each and every secret corner.

With calm and passion.

Like the Puglian artisans, who hand down their knowledge from generation to generation in their workshops. Expert and tireless hands that fascinate with ceramics, embroidery and colours. They are the guardians of the beauty, the one we have always tried to enhance and treasure.

We invite you to do the same with us and with these winter stories. Fill your eyes with beauty and cherish it forever.

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Sommario Summary

Racconti di Puglia attraverso i luoghi, i riti, le persone e la cultura di questa terra. Stories about Puglia through places, traditions, people and culture of this land.

06. RITI - TRADITIONS

Le stagioni in un barattolo Seasons in a jar

12. IL SAPORE - THE FLAVOUR

Fico, il frutto dalle tante vite

The fig, a fruit that lives many lives

13. PERSONE – PEOPLE

Il golf abita qui Golf resides here

20. LUOGHI – PLACES

Martina Franca, nel paese dei barocchi Martina Franca, in the land of Baroque

27. LIBRI – BOOKS

La Puglia nei romanzi Puglia among the leaves

28. RITI - TRADITIONS

San Nicola, pensaci tu Saint Nicholas, take care of us

34. CULTURA CULTURE

Le ceramiche di Bottega Egnazia Bottega Egnazia's ceramics

37. MAPPA - MAP

L’artigianato pugliese Puglian handicraft

38. LUOGHI – PLACES

Il paese che viaggia nel tempo

The village that transports you back in time

45. PERSONE – PEOPLE

Maria, custode dell’arte di vivere Maria, the custodian of the art of living

51. LA RICETTA - THE RECIPE

Il dolce creato da Tiziano Mita, un'ode al melograno

The dessert created by Tiziano Mita is an ode to the fruit of the pomegranate

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54. CULTURA – CULTURE

Tra i giganti di cartapesta Amongst the papier-mâché giants

62. PERSONE – PEOPLE

L’uomo che parla ai cavalli, con dolcezza The man who whispers sweetly to horses

68. PORTFOLIO

La Puglia (ri)nata da un sogno Puglia (re)born from a dream

74.

LA PAROLA PUGLIESE - THE PUGLIAN WORD

La Susta

BORGO JOURNAL

I diari di chi ha vissuto le emozioni di Borgo Egnazia The diaries of those who experienced the emotions of Borgo Egnazia

18. MASCIOR

Mascior, tra le mani di una "masciara" pugliese Mascior, in the hands of a Puglian "masciara"

52. WINE EXPERIENCE

Sotto il cielo di puglia, con un calice di vino Under the puglian sky, with a glass of wine

60. ARTISANAL LAB

La manicure delle nostre nonne Our granma’s manicure

BORGO EXPERIENCE

Alcune delle esperienze da vivere a Borgo Egnazia Some of the experiences that you can live at Borgo Egnazia

44. RUNNING LUNGO I CAMPI DA GOLF

Running around the green in the greenery

50. UNA PIZZA DI NOME MATILDA

A pizza called Matilda

67. IL MARITATO

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Le stagioni in un barattolo

Seasons in a jar

LA PREPARAZIONE DELLE CONSERVE È UN RITO MILLENARIO. IL FILO CHE LEGA NONNI E NIPOTI, IL LEGAME ANTICO CHE UNISCE EPOCHE E GENERAZIONI. DAL VINCOTTO DI FICHI ALLA MARMELLATA DI UVA, DALLE MELANZANE SOTTOLIO ALLE OLIVE IN SALAMOIA, DIETRO OGNI RICETTA C’È UNA LITURGIA FAMILIARE. CHE CELEBRA UN SAPORE CAPACE DI FAR VIAGGIARE NEL TEMPO.

The preparation of preserves is an age-old ritual. A thread that unites grandparents and grandchildren, an ancient bond connecting different ages and generations. Every recipe – from fig vincotto to grape jam, from aubergines in oil to olives in brine – has a family liturgy behind it. Celebrating a flavour that will make you travel through time.

C’è una tradizione tipicamente pugliese che mi porto dietro da quando ero bambina e trascorrevo le estati al mare nella villa dei nonni materni: è quella delle conserve preparate in casa, un metodo antico per imprigionare nei barattoli di vetro gli odori e i sapori delle stagioni che lasceranno il posto alle altre. Nonna Angela era la regina delle conserve, riusciva a mettere sottolio, sottovetro o sotto spirito ogni frutto o ortaggio raccolto nell’orto, e a me sembrava una bellissima magia. “Prendi

la materia prima e la trasformi in altro“, scrive Joanne Harris a proposito della cucina.

Come per ogni tradizione che si rispetti, anche quella delle conserve segue un ordine ben preciso e io amo seguire quello che mi ha insegnato la nonna: comincio dal vincotto di fichi, ingrediente essenziale per preparare cartellate e mostaccioli, tipici dolci natalizi pugliesi, ma ottimo anche sulle cipolle cotte al forno, sulle pittule (palline fritte di

pasta lievitata) o per condire i formaggi stagionati. Raccolgo i fichi di due grandi alberi centenari, li lavo, li taglio in quattro e li lascio macerare per qualche giorno in un grande cratere di terracotta. Filtro con un canovaccio di lino il succo raccolto, lo lascio ridurre a fuoco basso per molte ore e lo conservo in bottiglie da mezzo litro.

RITITRADITIONS
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There is a typical Puglian tradition that I have been following ever since I was a child. I used to spend my summers by the sea at my maternal grandparents’ villa: that was the place where homemade preserves were prepared, an ancient practice collecting the smells and the flavours of an entire season in glass jars. Grandma Angela was the queen of preserves: she was able to put any fruit or vegetable picked from her garden in oil, under glass or under spirit. It seemed like magic to me. After all, to

quote Joanne Harris, cooking is all about taking raw material and turning it into something else.

Like any self-respecting tradition, the preparation of preserves implies very precise rules to follow, and I love to stick to what my grandmother taught me. I start with fig vincotto, an essential ingredient in the preparation of cartellate and mostaccioli – both typical Puglian Christmas sweets – but also an excellent dressing for roasted onions, pittule (fried

balls of leavened dough) and seasoned cheese. I pick the figs from two centuryold trees, wash them, cut them into four pieces and leave them to macerate in a large terracotta pot for a few days. Then I filter the resulting juice with the help of a linen cloth, let it reduce over low heat for several hours, and store it in half-litre bottles.

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Passeggiando per Borgo Egnazia vi capiterà di imbattervi in alberi da frutto, piante di fichi d’india e una vasta selezione di erbe aromatiche, custodite nel giardino delle spezie. La maggior parte della frutta e della verdura presente in tutte le cucine di Borgo Egnazia è coltivata all’interno o nei campi limitrofi: le materie prime vegetali prodotte coprono buona parte del fabbisogno annuale dei ristoranti. Ed è così che a Borgo troviamo coltivazioni di broccoli, cavolfiori, cime di rapa, fave e piselli; nei campi di Masseria Cimino, svariati tipi di cicorie, peperoncini, cavoli e bietole, oltre al finocchio, cipolla, barbabietola e menta; a Masseria Le Carrube alberi da frutto come limoni, cachi, albicocche, mele cotogne, melograni, gelsi, fichi e mandorli. Durante l’inverno, le prelibatezze genuine della terra le ritroviamo nelle conserve che i sapienti chef, mescolando tradizione e innovazione, preparano in primavera e in autunno. I prodotti delle stagioni più calde sono conservati in barattoli che, come scrigni segreti, sono pronti a rivelare i loro sapori a distanza di mesi. Nei ristoranti di Borgo si possono gustare, per esempio, funghi o carciofi sottolio, realizzati secondo la tradizione: una volta si facevano bollire le verdure e poi, dopo l’asciugatura, venivano racchiuse in vasetti di olio d’oliva, un prezioso conservante naturale. Oppure si può sperimentare la freschezza dei cibi conservati con la fermentazione in salamoia, in cui si salta il processo di bollitura per preservare le sostanze nutritive. Non fatevi sfuggire l’occasione di pasteggiare davanti al fuoco del camino con le amarene raccolte nel mese di luglio.

FROM THE VEGETABLE GARDENS TO THE KITCHENS OF BORGO EGNAZIA

Strolling through Borgo Egnazia you will find fruit trees, prickly pear plants and a wide selection of aromatic herbs, treasured in the spice garden. Most of the fruit and vegetables of Borgo Egnazia’s kitchen come from the fields within or surrounding the property, covering a large part of the restaurants’ annual needs. And so at Borgo, you find crops of broccoli, cauliflower, turnip tops, fava beans and peas; in the fields of Masseria Cimino, various types of chicory, chilli peppers, cabbage and chard, as well as fennel, onion, beetroot and mint; in Masseria Le Carrube, fruit trees such as lemons, persimmons, apricots, quinces, pomegranates, mulberries, figs and almonds. During the winter, the genuine local flavours are wisely preserved in the jars prepared by the expert chefs in Spring and Autumn, mixing tradition and innovation. Products of the warmer seasons are stored in jars like secret caskets, ready to reveal their flavours months later.

In the restaurants of Borgo, guests can taste, for example, mushrooms or artichokes in oil, made according to tradition: the vegetable is boiled and then, after drying, stored in jars with olive oil, a precious natural preservative. Or they can experience the freshness of foods preserved by fermentation in brine, avoiding the boiling process to preserve nutrients. Do not miss the opportunity to dine in front of the fireplace with the sour cherries harvested in July.

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Il secondo passaggio è riservato alla marmellata di uva che servirà per la farcitura dei dolcetti di Natale. Nonna Angela preparava questa marmellata tipicamente pugliese ogni estate, poco prima di chiudere la casa al mare. Ricordo un enorme paiolo di rame pieno di chicchi di uva nera che venivano insaporiti con limoni, mele e cannella e tenuto per ore a cuocere sui fornelli della cucina economica. Si otteneva una melassa scura e dolcissima di cui ero ghiotta. Verso sera nonna Angela riempiva grandi boccacci di vetro, li capovolgeva su una tovaglia a quadretti rossi dove riposavano per tutta la notte e il giorno dopo li sistemava in sala da pranzo, nell’antina in basso del buffet dove sarebbero rimasti fino al 25 novembre, giorno di Santa Caterina.

Era vietatissimo aprire i barattoli prima di quella data fatidica. La stanza veniva poi chiusa a chiave e la chiave nascosta in posti sempre diversi, ma io riuscivo a trovarla e a scivolare tra tavoli e salottini fino a quel buffet, scrigno di un tesoro. Riuscivo a prendere un barattolo, lo aprivo e munita di un vecchio cucchiaio di stagno mangiavo la marmellata fino a esserne sazia. Di lì a qualche settimana i nonni avrebbero scoperto il misfatto per il quale non sarei mai stata rimproverata.

The second step is the preparation of the grape jam that I will use to fill the Christmas sweets. Grandma Angela used to make this typical Puglian jam every year, just before locking her seaside house at the end of the summer. I clearly remember a huge copper cauldron, full of black grapes flavoured with lemons, apples and cinnamon. The cauldron was left on the stove in my grandma’s modest kitchen for hours: the result was a sweet, dark molasses which I was very fond of. Towards evening, Grandma Angela would fill large glass boccacci (a local term for “jars“) and turn them upside-down on a red and white chequered tablecloth, where they were left all night long. The following day she would place them in the lower part of the buffet in the dining room, where they would be kept until 25 November, St. Catherine’s Day.

No one was allowed to open the jars before that specific date. The room was then locked, and though each time the key was hidden in different places, I always managed to find it and sneak inside to reach the buffet, a real treasure chest. I would get a jar, open it and eat the jam with an old tin spoon until I was full. After few weeks my grandparents would discover the mischief for which I was never scolded.

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COME OGNI TRADIZIONE CHE SI RISPETTI, ANCHE QUELLA

DELLE CONSERVE SEGUE UN ORDINE BEN PRECISO. GABRIELLA GENISI REPLICA ANCORA OGGI QUELLO CHE LE HA INSEGNATO SUA NONNA.

“Like any self-respecting tradition, the preparation of preserves implies very precise rules to follow, Gabriella Gensi loves to stick to what her grandmother taught her.”

La preparazione delle conserve è un rito millenario, un legame antico che unisce epoche e generazioni. Da nonni a nipoti, certe abitudini tramandate, certi sapori assaggiati da bambini, restano impressi nella memoria al punto che un barattolo di conserva fatto in casa diventa un prezioso testimone da passare di mano in mano oltre che una macchina del tempo capace di riportarci in un luogo o in un tempo passato.

La suggestione scaturita dalle madeleine assaggiate nell’infanzia da Marcel Proust fu talmente potente da provocare nello scrittore francese l’esigenza di scrivere “La Recherche“. Proust deve aver provato quella stessa vertigine che si prova nelle sere invernali aprendo un barattolo di verdure sottolio o sottaceto. Che siano melanzane sottilissime o tagliate a misura di dita, o che si tratti di lampascioni fatti sbollentare in acqua e aceto e immersi in olio di oliva extravergine rigorosamente pugliese, ogni volta è un viaggio nei ricordi e nei sapori. E che dire dei pomodori fatti seccare al sole e delle olive messe in salamoia, delle zucchine tagliate a rondelle, della giardiniera messa a bollire nell’aceto di vino bianco o dei peperoni rossi imbottiti di tonno, capperi e acciughine? Gli aromi di aglio, mentuccia e peperoncino, sapientemente dosati in preziose alchimie, riusciranno a trasmettere grandi emozioni anche ai turisti stranieri che prima di tornare a casa hanno messo in valigia dei souvenir gastronomici al sapore di Puglia.

The preparation of preserves is an age-old ritual, an ancient bond connecting different ages and generations. From grandparents to grandchildren, the customs handed down over time and the flavours tasted as children remain in everyone’s memory, to the point that a single jar of home-made preserves becomes a precious legacy to be passed on from one generation to the next, a time-machine that can bring us back in space and time.

The evocative power of the madeleines tasted by Marcel Proust as a child was so strong that it prompted him to write “La Recherche“. Proust must have felt the same giddiness you can experience when opening a jar of vegetables in oil or vinegar on winter evenings. Aubergines cut into julienne or sticks; lampascioni (tassel hyacinth) first blanched in water and vinegar and then dipped in typical Puglian extra virgin olive oil: whatever you choose, it will always be a journey into memories and flavours. And what about sun-dried tomatoes, olives in brine, courgettes cut into rounds, giardiniera vegetables boiled in white wine vinegar, red peppers stuffed with tuna, capers and anchovies? The scent of garlic, mint and chili, wisely dosed in a precious alchemy of flavours, will evoke memories and emotions also in those foreign visitors who have brought home a gastronomic souvenir from Puglia.

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FICO, IL FRUTTO DALLE TANTE VITE

The

IL SAPORE -

FOTO

Le origini. È un frutto antichissimo. Si dice che furono i Fenici a diffonderlo nelle isole del Mediterraneo, mentre in Italia la sua coltivazione risale all’antica Roma.

La stagione. È un frutto, sapientemente conservato per accompagnare l’inverno, che matura da giugno a settembre. Quello che si raccoglie a inizio estate viene chiamato fiorone: ha forma, colore, sapore e grandezza differente e viene gustato esclusivamente fresco.

In cucina. Dolce e dal gusto morbido, il fico da sempre caratterizza la tradizione culinaria pugliese nei piatti dolci e salati. Si gusta fresco oppure secco (viene essiccato al sole su un graticcio sino a quando la sua buccia diventa rugosa e non perde più succo). Non c’è famiglia in Puglia che non sappia realizzare ricette succulente da offrire agli ospiti: fichi ripieni di mandorle, ricoperti di cioccolato o in versione salata imbottiti di capocollo di Martina Franca, altra eccellenza pugliese. Dai fichi si ricava anche il vincotto, uno sciroppo dolce che si ottiene dalla loro bollitura per molte ore.

La chicca da scoprire. Il conservatorio botanico “I giardini di Pomona”, a Cisternino, custodisce un’importante collezione dedicata al ficus carica (il fico per l’appunto), di cui esistono ben 600 varietà (info www. igiardinidipomona.it). Un luogo magico per scoprire di più sulle varietà di questa pianta.

The origins. It is a very ancient fruit. It is said that it was the Phoenicians who spread it to the islands of the Mediterranean, while in Italy its cultivation dates back to ancient Rome.

The season. This fruit, wisely preserved to be a winter companion, ripens between June and September. When harvested in early summer is called “Fiorone”: it changes its shape, colour, taste and size, and you have to taste it exclusively freshly picked.

How to cook it. With its sweet and smooth taste, the fig has always featured the Puglian culinary tradition. You can eat it fresh or sundried (placed on a traditional rack under the sun until their skin becomes wrinkled and they lost their moisture). Every Puglian family knows how to make delicious recipes to offer to its guests: figs stuffed with almonds, covered with chocolate or in a savoury version stuffed with capocollo from Martina Franca, another Puglian excellence. From figs you can also get the “vincotto”, a sweet syrup obtained by boiling figs for many hours.

Insider tip. "I giardini di Pomona", a botanical garden in Cisternino (Brindisi), holds an important collection of more than 600 varieties of the ficus carica (the fig, indeed). A magical place to find out more about the variety of this plant. (info www.igiardinidipomona.it).

RIPIENO DI MANDORLE, RICOPERTO DI CIOCCOLATO O IMBOTTITO DI CAPOCOLLO DI MARTINA FRANCA, FRESCO O COTTO, È SEMPRE PRESENTE SULLE TAVOLE PUGLIESI. Stuffed with almonds, covered with chocolate or stuffed with capocollo from Martina Franca, freshly picked or cooked, the fig is a protagonist of the Puglian table. fig, a fruit that lives many lives ¬ Stefania di Mitrio ¬ Photo Credits Carlos Solito
THE FLAVOUR
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golf abita qui

Golf

resides here

GLI

ULIVI SECOLARI, GLI

SCAVI ARCHEOLOGICI,

IL

PROFUMO

DEL MARE: TRA BORGO EGNAZIA E CALA MASCIOLA, È INCASTONATO IL CAMPO DA GOLF DOVE FRANCESCO LAPORTA È DIVENTATO UN CAMPIONE. QUI LA PASSIONE SPORTIVA SI INTRECCIA CON LA TRADIZIONE PUGLIESE. «I GIOCATORI SI PORTANO DIETRO DUE RICORDI: IL CIBO E IL VENTO». CHE SOFFIA COSTANTE, QUASI TUTTO L’ANNO, COME

SUI LEGGENDARI CAMPI SCOZZESI.

Nestled between Borgo Egnazia and Cala Masciola, you will find the golf course where Francesco Laporta became a champion, surrounded by secular olive trees, an archaeological site and the scent of the sea. Here sporting passion is intertwined with Puglian traditions. “Players always remember the course for two distinctive elements: the food and the wind”. A wind which blows constantly, almost all year round, just like on the legendary Scottish courses.

Scozia, 1502. In un paesino della costa orientale, pochi chilometri a nord di Edimburgo, il caldo suono delle cornamuse stempera il vento glaciale che soffia dal mare. È festa. Il sovrano, Giacomo IV, ha ufficialmente abolito il divieto al golf, introdotto il secolo precedente da un suo predecessore per paura che i giovani si distraessero dal tiro con l’arco. Più palline, meno frecce. Il re, in uno slancio di lungimiranza, aveva capito che la passione bisognava cavalcarla, non reprimerla. Di certo, però, non poteva immaginare che quel lembo di terra nel villaggio di Saint Andrews sarebbe diventato la casa di uno sport diffuso in ogni angolo del pianeta.

Scotland, 1502. In a small town on the east coast, a few kilometres north of Edinburgh, the passionate sound of the bagpipes weakens the icy wind that blows in from the sea. It’s a time of celebration. King James IV has officially abolished the ban on golf which was introduced the previous century by one of his predecessors who feared that golf would distract young people from archery. More balls, fewer arrows. The king, with great foresight, understood that passion was something to be encouraged and not supressed. However, he certainly could never have imagined that that small plot of land in the village of Saint Andrews would become the home of a sport that is now played in every corner of the planet.

PERSONEPEOPLE
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Il

– “RICORDO PERFETTAMENTE LA MIA PRIMA LEZIONE, SOTTO A UN ALBERO CHE ORA NON C’È PIÙ. RICORDO GLI AMICI CHE INCONTRAVO OGNI GIORNO AGLI ALLENAMENTI, MA CHE DI LÌ A POCO AVREBBERO PRESO

ALTRE STRADE." –

“I remember perfectly my first lesson. The precise spot was under a tree that is no longer there. I remember the friends I met every day at training, but who would soon follow different paths.”

Savelletri, estate 2003. All’ombra di una grande quercia rivolta verso l’Adriatico c’è uno spigliato 13enne che si prepara a tirare il suo tee shot dalla buca 17 vista mare. Una leggera brezza marina gli scombina i capelli, l’odore del salmastro gli riempie le narici. Guarda in terra, poi guarda avanti, disegnando un principio di swing. Aveva tirato i primi colpi durante una vacanza in Sudafrica, divertendosi talmente tanto che una volta rientrato a casa, in Puglia, aveva chiesto ai genitori di portarlo nuovamente a provare. “Così sono arrivato al San Domenico Golf, che era stato inaugurato al pubblico pochi mesi prima“.

Francesco Laporta, di Castellana Grotte, oggi ha 32 anni ed è uno tra i migliori professionisti italiani in circolazione e rappresenta, appunto, quei meravigliosi campi nati per volontà dell’avvocato Sergio Melpignano, il visionario imprenditore capace di portare il golf internazionale nella sua amata terra: “Ricordo perfettamente la mia prima lezione, il punto preciso vicino alla Clubhouse, sotto a un albero che ora non c’è più. Ricordo ogni dettaglio del chipping green, che è stato poi ristrutturato, gli occhi di Pietro Cosenza, che è ancora adesso il mio maestro. Ricordo gli amici che incontravo ogni giorno agli allenamenti, ma che di lì a poco avrebbero preso altre strade“.

Savelletri, summer 2003. A self-confident 13-year-old is preparing to hit his tee shot from the 17th hole overlooking the sea as he stands in the shade of a large oak tree facing the Adriatic Sea. A light sea breeze ruffles his hair, the smell of salt fills his nostrils. He looks at the ground and then straight ahead, practicing his swing. He played for the first time during a holiday in South Africa and enjoyed it so much that once he returned home to Puglia, he asked his parents to take him to play again. “And that is how my journey at San Domenico Golf Club began. The Club had been opened to the public only a few months earlier“.

Francesco Laporta, from Castellana Grotte, is now 32 years old and is one of the best Italian golf professionals around. He is a global representative of the wonderful course created by the lawyer Sergio Melpignano, the visionary entrepreneur who was able to bring international golf to his beloved region, “I remember perfectly my first lesson. The precise spot was near the Clubhouse, under a tree that is no longer there. I remember every detail of the chipping green, which was later redone, the eyes of Pietro Cosenza, who is still my coach today. I remember the friends I met every day at training, but who would soon follow different paths“.

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Lui, invece, ha continuato a inseguire il proprio sogno, conquistando prestigiosi risultati in giro per il mondo e conservando al contempo un legame viscerale con quelle 18 buche che lo hanno visto diventare un campione. “Perché al San Domenico si respirano una magia e una bellezza particolari: gli ulivi secolari, il vento e il profumo del mare sono il simbolo della sua unicità“. Se ne incrociano a decine di ulivi, catalizzano l’attenzione di chiunque varchi il cancello d’entrata. Uno, che è stato tagliato per motivi di salute, ha persino trovato nuova vita a Borgo Egnazia: l’artista Pino Brescia lo ha trasformato in un’affascinante installazione aggiungendo i rami di un mandorlo e ciliegio e sostituendo le foglie con pagine di vecchi libri. Un intreccio di patrimonio naturaleil tronco e i rami - ed eredità culturale - le foglie - della Puglia.

However, Francesco continued to pursue his dream. Even while he was succeeding in obtaining important results around the world, he always maintained a deeprooted bond with those 18 holes which had witnessed him becoming a champion. “San Domenico Golf Course boasts a special magical feeling and beauty: the secular olive trees, the wind and the scent of the sea are the symbols of its uniqueness“. Dozens of olive trees crisscross each other, grabbing the attention of anyone who enters the grounds. One, which was cut down for health reasons, has even found new life in Borgo Egnazia. The artist Pino Brescia has transformed it into a fascinating piece of art by adding the branches from an almond and a cherry tree and replacing the leaves with pages from old books. An entwinement of Puglian natural heritage – the trunk and branches – and Puglian cultural heritage –the pages of the books.

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¬ Photo Credits Carlos Solito

– “ESISTE UNA FORTISSIMA CONNESSIONE CON IL PASSATO: A POCHI METRI DAL PERCORSO, SORGEVA L’INSEDIAMENTO DI EGNATHIA, UNO STRATEGICO SCALO COMMERCIALE DEL V SECOLO A.C., CON AREE ANCORA IN FASE DI SCAVO." –

“A very strong connection with the past exists. Just a short distance from the course, was once home to the settlement of Egnathia, a strategic commercial port in the 5th century BC. It has been brought to life again thanks to an archaeological site with areas still being excavated.”

D’altronde esiste una fortissima connessione anche con il passato: a pochi metri dal percorso, infatti, sorgeva l’insediamento di Egnathia, uno strategico scalo commerciale del V secolo a.C., tornato alla luce grazie al parco archeologico e con aree ancora in fase di scavo. “Dal tee shot della buca 16, che è leggermente sopraelevato, si vede tutto. Alle spalle hai il porticciolo di Savelletri, di fronte Masseria Cimino. Sulla destra l’acqua limpida di Cala Masciola e sulla sinistra il campo, divisi dalla strada. Come una cartolina che ti lascia a bocca aperta“. Senza contare l’elemento olfattivo, acceso dai fitti cespugli di timo, rosmarino, salvia e menta.

“Sul campo vivi un mix pazzesco di visioni e profumi“. Compresi quelli che filtrano dai fornelli di Mimina, cuoca e massaia del ristorante del Golf, capace di mandare in estasi i palati dei giocatori grazie agli iconici piatti locali. “Dalle orecchiette con le cime di rapa al patate riso e cozze, fino ai classici panzerotti. Chi passa da qui, si porta dietro due ricordi indelebili: il cibo e il vento“. Che soffia costante, quasi tutto l’anno. Proprio come sui caratteristici campi scozzesi, anche quelli affacciati sul mare, i cosiddetti links, dei quali il San Domenico segue le orme, ma esaltando una chiara impronta mediterranea. La passione, quindi, che si intreccia alla tradizione: la casa pugliese del golf.

A very strong connection with the past also exists. Just a short distance from the course, was once home to the settlement of Egnathia, a strategic commercial port in the 5th century BC. It has been brought to life again thanks to an archaeological site with areas still being excavated. “From the 16th hole tee shot, which is slightly raised, you can see everything. The small port of Savelletri is behind, Masseria Cimino is in front. On the right-hand side, you have the clear waters of Cala Masciola and on the left the golf course, divided by the road. The view is like a postcard that leaves you speechless“. Then there are also the splendid aromas which must not be overlooked: the dense bushes of thyme, rosemary, sage and mint.

“When you are on the course you are astonished by the crazy combination of amazing views and scents“. The wonderful aromas also include those that come from the kitchen of Mimina, the chef and Massaia of the golf course’s restaurant. Her iconic traditional dishes have the ability to send the players’ palates into ecstasy. “From orecchiette with turnip tops to potatoes, rice and mussels, and also the traditional panzerotti (deep-fried savoury-filled dough). Anyone who experiences the course here is left with two unforgettable memories: the food and the wind“. The wind blows constantly, almost all year round, just like it does on the Scottish courses, even those overlooking the sea, the so-called links, which San Domenico Golf Course is inspired by, but enhanced by a strong Mediterranean influence. Here in the Puglian home of golf, passion and tradition are deeply entwined.

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MASCIOR, TRA LE MANI DI UNA MASCIARA PUGLIESE

Mascior, in the hands of a Puglian 'masciara'

Candele accese che con la loro luce creano la penombra che aiuta a rilassarsi. Un dolce profumo di arancia e pompelmo, mimosa e legno di cedro, si diffonde tra le cabine di Vair, la spa pugliese nel cuore del Borgo, ed esplode una volta varcata la soglia per poi seguirmi durante tutto il percorso. Teli morbidi poggiati delicatamente sul corpo, olio e pietre caldi per andare in profondità con il massaggio. Suoni che riproducono il crepitio del fuoco nel camino, alternandosi a litanie che riportano alla memoria le formule bisbigliate dalle masciare durante i loro rituali di guarigione.

Lighted candles creating a relaxing atmosphere. A sweet scent of orange, grapefruit, mimosa and cedar wood spreads among the cabins of Vair, the Puglian spa in the heart of Borgo, and strikes you once you cross the entrance, remaining along the path. Soft towels placed delicately on the body, oil and hot stones to enhance with the massage. Sounds that reproduce the crackling fire, coupled with litanies that evoke the formulas whispered by the masciare during their healing rituals.

BORGO JOURNALMASCIOR
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la filosofia di vair

In Vair viene usata una linea cosmetica bio con ingredienti pugliesi che è vero “cibo per la pelle”, realizzata in esclusiva per Borgo Egnazia da un'azienda pugliese. Il profumo che accompagna chi sceglie di affidarsi alle mani esperte delle operatrici di Vair è il “Profumo della Felicità”, realizzato unicamente con oli essenziali puri, i cui effetti sulla psiche sono supportati da studi e ricerche in linea con la “Scienza della Felicità”. Il concept creativo è basato su ingredienti naturali, puri, tra cui aloe vera bio, olio extravergine di oliva bio, melograno, finocchio marino, lavanda. Tutti ingredienti che hanno un legame con la terra e le sue origini, riflettendo così la visione di Borgo Egnazia, fortemente radicata nel territorio.

In passato, nel Sud Italia in particolare, la masciara era la figura locale che si prendeva cura delle sofferenze fisiche delle persone. Una figura magica che, tramandando di generazione in generazione la sua conoscenza e le sue formule magiche, usava gli elementi quotidiani a sua disposizione come lenzuoli e pietre calde, olio e candele, per sciogliere nodi e contratture, o liberare “dall’affascino” (i mal di testa causati da invidia maligna).

Le mani sapienti della terapista scivolano con pressione su tutto il corpo alla ricerca dei nodi da sciogliere. Il cuore del massaggio diviene poi la schiena, la zona dove si concentrano la maggior parte delle tensioni e si crea un accumulo di “energia negativa” per il corpo.

Consigliato a chi vuole una media intensità di manualità, Mascior (da “masciara”) è un vero e proprio massaggio intuitivo

The philosophy of Vair

At Vair Spa you can enjoy an organic cosmetic line with Puglian ingredients that is true 'food for the skin', made exclusively for Borgo Egnazia by a Puglian company. The fragrance that accompanies the experience is the 'Scent of Happiness', made only with pure essential oils, whose effects on the psyche are supported by studies and research in line with the 'Science of Happiness'. The creative concept is based on natural, pure ingredients, including organic aloe vera, organic extra virgin olive oil, pomegranate, samphire, lavender. All the ingredients have a connection with the land and its origins, thus reflecting Borgo Egnazia's vision, strongly rooted in the territory.

nelle mani del terapista che si sofferma maggiormente dove incontra la necessità di farlo e modifica i suoi movimenti in base alle esigenze diverse di ogni ospite. Ideale per ricaricare le energie e portare a uno stato di benessere e rilassatezza di grande intensità.

The expert hands of the therapist massage with pressure all over the body to loosen up muscles. The focus of the massage moves towards the back, the part of the body where most of the tensions are concentrated, as well as an accumulation of "negative energy" for the body.

In the past, in Southern Italy in particular, the masciara was the local figure who took care of people’s physical suffering. A magical figure who, handing down her knowledge and magic formulas from generation to generation, used the everyday elements at her disposal such as sheets and hot stones, oil and candles, to loosen up muscles and tensions, or get rid of “affascino” (translated: headaches deriving from malevolent envy).

Mascior (from "masciara") is a real intuitive massage, recommended for those who want a medium intensity. The therapist stresses more when she encounters the tension and modifies her movements according to the different needs of each guest. Ideal for recharging your energy and leading to a state of wellbeing and relaxation of great intensity.

Vairspa.borgoegnazia.it

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Nel paese dei barocchi

In the land of Baroque

VISITATORI FUORI

DALLE ROTTE DEL TURISMO DI MASSA. MARTINA FRANCA, NEL CUORE DELLA VALLE D’ITRIA, REGALA EMOZIONI ANCHE IN PIENO INVERNO. PASSEGGIARE TRA LE SUE STRADE, GUIDATI DALLA LUCE DEL SOLE CHE ILLUMINA LE CHIANCHE E DAL PROFUMO DI ARROSTO CHE IMPREGNA I PANNI STESI, È UN’ESPERIENZA SENSORIALE.

There is a town which isn’t a destination of mass tourism but which has been welcoming and protecting visitors for centuries. Martina Franca, in the heart of the Itria Valley, offers unforgettable experiences even in the middle of winter. Walking through its streets, guided by the sunlight that illuminates the way paved in “chianche”, a traditional white stone, and by the scent of roasted meat that penetrates the clothes on the washing lines is an intense sensory experience.

Ogni angolo della Valle d’Itria contiene una funzione preziosa di “riparo“. I paesi e le contrade che circondano la valle sono un riparo naturale, un rifugio esaltato dal candore del cielo che si infrange sugli scorci collinari e sulle pareti bianche delle antiche case nobiliari così come delle palazzine più popolari. Martina Franca, uno dei primi luoghi a essere ammirato dai visitatori, è una zona “franca“ nel senso di posto dove rifugiarsi dai soliti panorami per sentirsi circondati da una bellezza inconsueta. Ma anche nel senso storico del termine.

Nel X secolo sul Monte di San Martino, una collina sulla Murgia a circa 500 metri dal livello del mare, sorse un villaggio di profughi tarantini in fuga dalle continue devastazioni dei saraceni. Qualche tempo dopo, nel 1300, il villaggio fu ampliato da Filippo d’Angiò, Principe di Taranto, che favorì lo stanziamento concedendo agli abitanti delle franchigie. L’episodio diede origine al nome della cittadina denominata “Franca“ per il privilegio concesso ai suoi abitanti e “Martina“ in onore di San Martino, patrono della Cavalleria

Francese. L’origine di Martina (è così che viene chiamata da chi ci abita, in segno di affettuosità) è dunque riparare e accogliere. Una sensazione che si ritrova anche oggi, passeggiando tra le strade della regina del barocco.

LUOGHIPLACES
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C’È UNA CITTADINA CHE DA SECOLI ACCOGLIE E PROTEGGE I
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There is a place of shelter providing protection in every corner of the Itria Valley. The villages and the streets surrounding the valley provide a natural shelter, a form of refuge set against the backdrop of the clear blue sky and the splendid white-washed walls of the ancient noble houses and buildings.

Martina Franca, one of the first places to be admired by visitors, is a place to take refuge from the usual common sights and to feel surrounded by an exceptional beauty. But also, in the historical sense of the term.

In the 10th century, on Monte di San Martino, a hill on the Puglian Murge about 500 metres above sea level, a village was built by refugees from the city of Taranto who had fled the unyielding devastation caused by the Saracens. At a later stage, in 1300, the village was expanded by Philip of Anjou, Prince of Taranto, who was in favour of this new settlement and granted the inhabitants permission to reside there. This event resulted in the town being called “Franca“ meaning free due to the privilege granted to its inhabitants and “Martina“ in honor

of Saint Martin, the patron saint of the French Cavalry. The conception of Martina (this is how the town is referred to by those who live there, as a sign of affection) was based on providing refuge and welcoming others. This feeling is still valid today and can be found by walking through the town’s magnificent streets brimming with baroque architecture at every corner.

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– “PASSEGGIARE A MARTINA GUIDATI DALLA LUCE DEL SOLE

CHE ILLUMINA LE CHIANCHE, LE CARATTERISTICHE PIETRE LISCE CHE PAVIMENTANO I VICOLI ANTICHI, ESALTA TUTTI I SENSI.” –

Non appena si oltrepassa uno dei varchi storici, per esempio l’Arco Valente, che delimita il confine tra il paese nuovo e quello vecchio, si viene accolti dall’elemento più caratteristico: la luce. Passeggiare a Martina guidati dalla luce del sole che illumina le chianche, le caratteristiche pietre lisce che pavimentano i vicoli antichi, esalta tutti i sensi. La vista si perde nel bianco barocco delle chiese, delle piazze, dei palazzi storici; la luce diventa un sentiero da seguire per scoprire il paese dei barocchi.

La facciata del Palazzo Ducale, in piazza Roma, ha il primato del barocco. Divisa orizzontalmente da una balconata in ferro battuto, opera dei maestri locali, risalta agli occhi per i ricami e gli intrecci della pietra, dove pinnacoli e intarsi creano vere e proprie storie seriali. Una serialità barocca conquista gli sguardi anche nella basilica di San Martino, patrono locale. Qui le statue della Carità e dell’Abbondanza e le sculture del Volto della Sindone, opera di Giuseppe Sanmartino, rappresentano l’apice dell’imponenza artistica barocca.

As soon as you pass through any one of the historical arches, for example the Arco Valente which divides the old town from the new, you are immediately struck by the town’s main characteristic: light. As you walk through Martina guided by the sunlight illuminating the “chianche“ (local white stones) that pave the ancient alleyways and lanes, all your senses are stimulated. You are dazzled by the whiteness of the baroque architecture of the churches, squares, historic buildings. The light becomes a kind of path to follow in order to discover this Baroque town.

The façade of the Palazzo Ducale, in Piazza Roma, holds the record for Baroque style. The top part is divided from the bottom by a wrought iron balcony which has been expertly crafted by local artisans. The ornateness and the complex laying of the stone immediately grabs your attention and their spires and inlays follow each other in a clear sequential order. You also can’t help but notice the magnificent baroque architecture boasted by the basilica of Saint Martin, the local patron saint. Here the statues of Charity and Abundance and the “Volto della Sindone“ sculptures by Giuseppe Sanmartino, represent the pinnacle of Baroque artistic talent.

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“As you walk through Martina guided by the sunlight illuminating the 'chianche' (local white stones) that pave the ancient alleyways and lanes, all your senses are stimulated.”

L’arteria principale per il passeggio è Corso Vittorio Emanuele, ma per non perdersi scorci inattesi, è meglio alternare i passaggi all’interno dei monumenti principali con brevi e casuali sortite tra i vicoli e le piazzette minori, dove la gente del posto vive. Ci si potrà sentire inondati dagli odori tipici come il profumo dell’arrosto che viene via dalle case basse con le porte semi aperte e si posa, un po’ sbruffone, sui panni stesi nei balconcini che attirano gli scatti instagrammabili dei passanti. Durante il passaggio tra i vicoli, è obbligatoria una sosta in piazza Maria Immacolata, passando per Palazzo Fanelli, dopo aver percorso i dintorni di via Cavour.

Le tracce contemporanee della bolla storica di barocco investono chi la visita.

La piazza è il simbolo del paese, con la sua forma concava assomiglia a una gigantesca conchiglia di mare, approdata sulla terra per riparare gli abitanti.

The town’s main thoroughfare is Corso Vittorio Emanuele, but in order not to miss out on any surprising sights it is better to combine walks taking in the main monuments with short meanderings through the alleyways and smaller squares, where the locals reside. You can breathe in the town’s delicious smells such as the scent of a roast emanating from houses with their doors half open and permeating the clothes hanging from the balconies which make perfect Instagram material for passers-by. Having wandered through the narrow streets and lanes, passing by Palazzo Fanelli, and exploring the surroundings of Via Cavour, an obligatory break must be taken in Piazza Maria Immacolata. Anyone who visits this place can’t help but be amazed by its contemporary style in such a baroque setting. The square is the symbol of the town, with its concave shape resembling a giant seashell which has come ashore to provide shelter for the inhabitants.

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– “MARTINA FRANCA È UN LUOGO SINCRETICO, UNISCE PIÙ PUNTI DI VISTA. PASSEGGIARE SEGUENDO UN PERCORSO PRESTABILITO NON RESTITUISCE VERITÀ ALLA SUA BELLEZZA. IL PERCORSO VA VISSUTO A CASO, PASSANDO DA UN LUOGO A UN ALTRO, DA UN ANGOLO CHE SBLOCCA UN RICORDO A UN DETTAGLIO SCONOSCIUTO.” –

“Martina Franca is a place that brings together diverse elements, opinions and points of view. If you simply follow one established path you will not discover the town’s true beauty. You must experience the town in a random way, by strolling from place to place, discovering forgotten corners of the town.”

Un’altra sosta obbligata è il centenario Caffè Tripoli che, forse, all’estero è già conosciuto per essere stato la scenografia di una celebre fotografia di Ferdinando Scianna con l’attrice siciliana Maria Grazia Cucinotta per il calendario Lavazza. Una fermata obbligata in un luogo storico, dove tra un caffè e un bocconotto di ricotta e pera, si ammira il passeggio più tradizionale, durante le lunghe domeniche estive. Sempre in estate, di solito tra luglio e agosto, la passeggiata a Martina diventa ancora più multisensoriale. Opere e operette contemporanee o più tradizionali allietano il soggiorno dei visitatori. La presenza del prestigioso Festival della Valle d’Itria, eredità del celebre impresario Paolo Grassi, originario della città, restituisce a Martina un aspetto caratteristico, non meno riparo degli altri, ovvero quello di “salotto a cielo aperto“.

Martina Franca è un luogo sincretico, unisce più punti di vista. Passeggiare seguendo un percorso prestabilito non restituisce verità alla sua bellezza. Il percorso va vissuto a caso, passando da un luogo a un altro, da un angolo che sblocca un ricordo a un dettaglio sconosciuto come la Posterla, una porticina segreta e stretta, visitabile all’altezza di via Pisterola, che consente il passaggio di una sola persona per volta, e che è stata cruciale nel sistema difensivo della città ai tempi degli angioini. Che sia un angolo microscopico, una piazza intrecciata ai principali Palazzi oppure una vista panoramica, Martina Franca è un corridoio imperdibile tra la Storia e l’attimo che fugge ma non si perde.

Another obligatory stop is the century old Caffè Tripoli which is perhaps already known abroad as the setting for a famous photograph by Ferdinando Scianna with the Sicilian actress Maria Grazia Cucinotta for the Lavazza calendar. Take a break in this historic place, savour a coffee and a ricotta and pear “bocconotto“, a traditional pastry whilst partaking in some people watching during the long Sundays of summer. Strolling around Martina becomes an even more multisensory event during the summer months, especially in July and August. Visitors can enjoy both modern and traditional operas. The prestigious “Festival della Valle d’Itria“ created by the famous Italian theatrical impresario, Paolo Grassi, a native of the city, gives Martina a distinctive look: it offers shelter but, at the same time, is an “open-air living room“.

Martina Franca is a place that brings together diverse elements, opinions and points of view. If you simply follow one established path you will not discover the town’s true beauty. You must experience the town in a random way, by strolling from place to place, discovering forgotten corners of the town such as “La Posterla“, a secret and narrow alleyway, located at the top of Via Pisterola, through which only one person can pass at a time. It played a crucial role in the town’s defence at the time of the Angevins. Whether it is a tiny corner, a square intertwined with the main buildings or a panoramic view, Martina Franca is an unmissable place that links the past to the present.

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– “PIAZZA MARIA IMMACOLATA È IL SIMBOLO DEL PAESE, CON LA SUA FORMA CONCAVA ASSOMIGLIA A UNA GIGANTESCA CONCHIGLIA DI MARE, APPRODATA SULLA TERRA PER RIPARARE GLI ABITANTI.” –

“Piazza Maria Immacolata is the symbol of the town, with its concave shape resembling a giant seashell which has come ashore to provide shelter for the inhabitants.”

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LA PUGLIA NEI ROMANZI

Puglia among the leaves

NELLA NARRATIVA CONTEMPORANEA LA PUGLIA È UNA MERAVIGLIOSA CREATURA CHE NON RISPARMIA, A CHI DESIDERA SCOPRIRLE, TRADIZIONI E STORIE DI FAMIGLIE.

In contemporary novels, Puglia is a wonderful creature that reveals, to those who want to discover them, traditions and stories of families.

Storie di famiglia - La scrittrice salentina Rina Durante ne “La malapianta” racconta la storia dei pugliesi Ardito. Seppure inventata, la famiglia Ardito è una famiglia pugliese tanto quanto lo sono i Melpignano che da generazioni esaltano la bellezza maestosa di questa terra nella Masseria San Domenico. Quella dei Melpignano è una storia vera, narrata ne “La luce che non ti ho raccontato” (Rizzoli) di Carlos Solito. La famiglia e i suoi componenti, attraverso fotografie d’autore e ricordi intimi e commossi, rivelano la loro dichiarazione d’amore per la Puglia. “Passaggio in ombra”, della foggiana Mariateresa Di Lascia, vincitrice postuma del Premio Strega con il suo unico romanzo, è una storia di famiglia, di amore e di magia, con al centro Chiara, una bambina controcorrente che diventa una donna dallo spirito temerario.

Gialli metropolitani - Le sue radici hanno giocato un ruolo importante nell’amatissima produzione letteraria di Gianrico Carofiglio. In numerose occasioni la scintilla narrativa dei suoi celebri romanzi nasce da una città, come la sua Bari, oppure da un luogo pugliese. Succede in “Il passato è una terra straniera” e in “Né qui né altrove”.

New western gotico - Anche le storie pugliesi di Omar Di Monopoli, autore di culto, non avrebbero lo stesso fascino se non avessero a che fare con quella lingua di terra tosta che abbraccia la parte interna dell’alto Salento. I lettori di “Nella perfida terra di Dio” così come di “Brucia l’aria” si muovono insieme ai personaggi, nelle calde luci dei panorami pugliesi. Letture che sono viaggio e meta insieme.

Family stories - The writer from Salento Rina Durante tells the story of the fictional Ardito family in "La malapianta". Their Puglian roots are as strong as those of the Melpignano family, who have exalted the majestic beauty of this land in the Masseria San Domenico for generations. Their story is a true one, told in "La luce che non ti ho raccontato". The family and its members reveal their declaration of love for Puglia through art photographs and intimate and touching memories. "Passaggio in ombra", by Mariateresa Di Lascia from Foggia, posthumous winner of the Strega Prize with her only novel is a love and magic family story of family revolving around Chiara, an unconventional child who, becomes a woman with a bold spirit.

Urban Mystery - Gianrico Carofiglio’s Puglian roots played an important role in his beloved literary production. On many occasions, the spark of his famous novels originates from his city, Bari, or from another corner of Puglia. It happens in "Il passato è una terra straniera" and "Nè qui nè altrove"

New Western Gothic - Even the Puglian stories of the cult writer Omar Di Monopoli would not have the same charm if they did not have to do with that rough land that embraces the inner part of the northern Salento. The readers of "Nella perfida terra di Dio” and "Brucia l’aria" together with the characters of the novels, enjoy the warm lights of the Puglian landscapes. Readings that are travel and destination together.

LIBRIBOOKS
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¬ Alessandra Minervini

San Nicola, pensaci tu Saint Nicholas, take care of us

PER I BARESI NON È SEMPLICEMENTE UN SANTO. SAN NICOLA È FAMIGLIA, FOLCLORE, CULTO. NATO TURCO E DIVENUTO PUGLIESE GRAZIE AL ROCAMBOLESCO FURTO DELLE SUE SPOGLIE QUASI 1000 ANNI FA, SAN NICOLA È VENERATO IN TUTTO IL MONDO, MA SEMBRA PERSONIFICARE IL CARATTERE DELLA CITTÀ DI BARI, INNAMORATA DELLE ALTRE CULTURE.

For the people of Bari, Saint Nicholas is not merely a saint. He is family, folklore, a cult. Although he was born in Turkey, he became a Puglian due to the daring theft of his remains almost 1000 years ago. Saint Nicholas is revered all over the world, but he seems to personify the character and identity of the city of Bari, adores other cultures.

I miei primi ricordi legati a San Nicola profumano di cioccolata calda (quella che secondo la tradizione va bevuta all’alba del 6 dicembre, nel giorno di San Nicola) e di ’nghimiridd (gli involtini di interiora di carne che vengono preparati per strada durante la festa patronale, dal 7 al 9 maggio). Ma soprattutto, i miei ricordi sanno di famiglia. Quand’ero piccola, i tre giorni di Festa, a maggio, erano il collante che teneva assieme zii, nonni e nipoti: un pretesto per ritrovarsi sulla Muraglia di Bari Vecchia ad ammirare - io e i miei cuginetti rigorosamente col naso all’insù e la bocca spalancata - il tanto atteso spettacolo pirotecnico. Un tripudio di luci e colori nel cielo decretava che sì, l’intera città di Bari era decisamente in festa. Penso che non ci sia barese che non abbia un ricordo di questo tipo legato a San Nicola, capace di scaldargli il cuore.

Nel corso dei secoli il culto di San Nicola, vescovo di Myra, si è radicato nella cultura di quasi ogni Paese del mondo.

Noi baresi siamo talmente orgogliosi di conservare le spoglie di un santo così amato e venerato, che arriviamo al punto di identificarci con lui. Lo spiega bene il detto “Le barise so’ come a Sanda Nicole: so amande de le frastejiere“ ovvero “I baresi sono come San Nicola: amano gli stranieri“. Ed è vero. Amiamo mescolarci ad altre culture, sentire i suoni e gli accenti di altri idiomi passeggiando tra i vicoli di Bari Vecchia. È musica per le nostre orecchie.

D’altronde, era già scritto nella storia della città. Bari è ponte tra Oriente e Occidente, crogiuolo di civiltà, culture e religioni diverse. Dove possono coesistere felicemente la Basilica e la Chiesa Russa Ortodossa, entrambe dedicate a San Nicola. Quest’ultimada inserire in un itinerario alla scoperta di una Bari meno classica - mi ha sempre ammaliato con le sue cupole “a cipolla“ verdi dalla inconfondibile influenza orientale. Quando la loro sagoma si staglia contro il cielo azzurro,

è un attimo che pur trovandosi a Bari ci si sente catapultati in Oriente, avvolti dal profumo dell’incenso ortodosso e ammaliati dai canti religiosi russi. Poi, basta infilarsi nel dedalo di vicoli di Bari Vecchia per passare da una cultura all’altra e ritrovarsi dinanzi all’imponente e meravigliosa Basilica di San Nicola, la più antica chiesa della città in puro stile romanico-pugliese. È letteralmente un tempio, antichissimo ma ancora giovane nella elegante architettura e nella svettante mole, protesa verso il cielo e specchiantesi nel mare.

RITITRADITIONS Continua >
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My first memories of St. Nicholas Day include the delicious smell of hot chocolate (which according to tradition should be drunk at dawn on December 6th, Saint Nicholas Day) and of “nghimiridd“ (stuffed rolls made from giblets prepared during the Feast of the Patron Saint which takes place from 7th to 9th May). But more than anything else, my main memories are those involving my family. When I was little, the three days of celebrations in May, were a type of glue that kept uncles and aunts, grandparents and grandchildren all together. It was an excuse for me and my cousins to climb up and sit on the “Muraglia di Bari Vecchia“ (the ancient wall which surrounded and protected the city) and admire the longawaited fireworks display with our eyes to the sky and our mouths agape. The bursts of lights and colours in the sky confirmed that the entire city of Bari was most definitely in festive mode. I don’t think that there is a single Bari native who does not have a heart-warming memory of this kind associated to St. Nicholas.

Over the centuries, a devotion to St. Nicholas, bishop of Myra, has spread to almost every country in the world. Those of us from Bari are extremely proud to possess and guard the remains of a much beloved and worshipped saint, to such an extent that we are even able to identify with him. This sentiment comes across clearly in the saying “Le barise so’ come a Sanda Nicole: so amande de le frastejiere“ which translates as “The people of Bari are like St. Nicholas: they love foreigners“.

And this is so true. We love to mix with other cultures, to hear other languages being spoken while walking through the narrow streets of Bari’s Old Town. It is music to our ears.

The city’s history actually shows that multiculturism is nothing new to Bari.

The city connects the East to the West and has always been a melting pot of different communities, cultures and religions. A place where the Basilica and the Russian Orthodox Church, both dedicated to St. Nicholas, can happily

coexist. The latter (a highly recommended stop for anyone wishing to explore a less traditional Bari) has always fascinated me with its green “onion“ domes which boast an unmistakable oriental influence. When their silhouette dazzles against the blue sky, in that moment even though you’re in Bari, you can’t help but feel catapulted into the East, surrounded by the scent of Orthodox incense and enchanted by Russian religious songs. Afterwards, in order to switch from one culture to another, all you have to do is wander the maze of narrow streets in Bari Vecchia (the Old Town) and you will find yourself in front of the imposing and wonderful Basilica of Saint Nicholas, the oldest church in the city built in pure PuglianRomanesque style. It is an ancient temple but still young in terms of its elegant architecture and towering size. It stretches upwards towards the sky and is located near the sea.

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E proprio dal mare, nella notte dell’8 maggio 1087, giunsero le ossa di San Nicola trafugate da 47 audaci marinai baresi e da due monaci benedettini.

I quali fecero voto di far innalzare un maestoso tempio in cui sarebbero stati degnamente venerati i resti del grande Santo trovati immersi in un liquido miracoloso, la Sacra Manna. Fu così che nacque la Basilica. E fu così che San Nicola di Myra, nato turco, divenne pugliese, parte integrante della cultura barese. Al punto tale che oggi Bari è la capitale universale del culto nicolaiano, meta di devoti pellegrinaggi e custode di riti popolari che si tramandano di generazione in generazione. Ve ne racconto alcuni.

Si narra che San Nicola da Vescovo resuscitò tre bambini che erano stati uccisi da un oste. In virtù di questo miracolo, San Nicola è divenuto prima il Santo dei bambini e poi Santa Claus - il nostro Babbo Natale. Ed è sempre per un miracolo che, secondo la tradizione, San Nicola aiuterebbe le donne nubili (noi baresi diciamo “le zitelle“) a trovare marito. Un miracolo che avrebbe compiuto da giovane per aiutare un uomo che si era giocato tutte le sue ricchezze e non poteva acquistare la dote alle tre figlie, col rischio di farle prostituire. Quindi San Nicola per tre notti avrebbe buttato nella casa di quest’uomo tre borse d’oro, in modo da poter assicurare la dote alle fanciulle.

Questo è anche il motivo per cui San Nicola viene raffigurato con tre sfere, che nella versione popolare ricordano il miracolo delle tre donzelle, mentre in quella teologica vogliono rappresentare Fede, Speranza e Carità. Con questo miracolo San Nicola diventa il Santo delle “donne in cerca di marito“ e così in occasione del 6 dicembre, giorno dell’onomastico e della morte del Santo, la tradizione popolare vuole che le “donne in cerca di marito“ vadano alla prima messa, quella celebrata alle cinque del mattino, e subito dopo facciano tre giri (tre, come le tre sfere) attorno alla “colonna miracolosa“ situata in cripta.

And it is from the sea that the bones of St. Nicholas arrived on the night of 8th May 1087, having been stolen by 47 daring sailors from Bari and two Benedictine monks. They vowed to have a majestic temple erected where people could go to worship the remains of the great Saint, found immersed in a miraculous liquid, the Sacred Manna. And so it was that the Basilica was built. And in turn, St. Nicholas of Myra, born in Turkey, became a Puglian, an integral part of the culture in Bari. Today, Bari is the world capital for St. Nicholas devotees. It’s a destination for loyal pilgrims and the guardian of traditional customs that have been handed down from generation to generation. Let me tell you about some of them.

It is said that when St. Nicholas was a bishop, he resurrected three children who had been killed by an innkeeper. By virtue of this miracle, St. Nicholas first became the Saint of children and then Santa Claus. It is believed that St. Nicholas would perform miracles to help the “zitelle“ (single women) find a husband. One such miracle that a young St. Nicholas is believed to have performed when he helped a man who had gambled away all his wealth and was unable to pay the dowries for his three daughters, thereby risking them being forced into prostitution. For three nights, St. Nicholas threw three bags of gold into this man’s house, so that the father could afford his daughters’ dowries.

This is also the reason why St. Nicholas is depicted with three spheres. Some say that the spheres represent the miracle of the three maidens, while others have a more theological thinking and believe that they represent Faith, Hope and Charity. Due to this miracle of the three daughters, St. Nicholas became the Saint of “women in search of a husband“ and so tradition has it that on 6th December, St. Nicholas Day and the date of his death, “women in search of a husband“ go to the first Mass of the day, the one celebrated at five o’clock in the morning, and immediately afterwards they walk around the “miraculous column“ located in the crypt three times (three, like the three spheres).

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– “SI

NARRA

CHE SAN

NICOLA DA VESCOVO RESUSCITÒ TRE

BAMBINI CHE ERANO STATI UCCISI DA UN OSTE. IN VIRTÙ DI QUESTO MIRACOLO, SAN NICOLA È DIVENUTO PRIMA IL SANTO DEI BAMBINI E POI SANTA CLAUS - IL NOSTRO BABBO NATALE.” –

E tante donne il marito lo trovavano davvero, perché sul posto non andavano solo le donne, ma anche gli uomini in cerca di mogli. Da quando la colonna è stata protetta con una grata, questa pratica è stata interrotta. Tuttavia, si è trovato subito un escamotage e i tre giri intorno alla colonna sono stati sostituiti da preghiere scritte su bigliettini inseriti all’interno della grata.

A chi non è di Bari e desidera sentirsi parte di questo culto, consiglio vivamente la levataccia la mattina del 6 dicembre per poter assistere alla prima celebrazione in Basilica, per poi fare colazione - come da tradizione - con una tazza di cioccolata calda tra i vicoli del borgo antico, insieme a pettole, sgagliozze e dolci natalizi.

Io trovo che sia estremamente affascinante il profondo senso di devozione che lega i baresi a questo santo. Sacro e profano si fondono a tal punto che tutto quel che riguarda San Nicola sembra essere avvolto da un alone di magia. È un fenomeno inspiegabile ed è per questo che l’unico consiglio che posso dare è di viverlo.

Indeed, many women have found their husbands this way, not only because women go to this place, but also men go there in search of wives. However, since the column has been surrounded by a metal frame, this practice has ceased, but a solution was found immediately: the three laps around the column have been replaced by prayers written on cards inserted inside the metal frame.

For those who are not from Bari and want to feel part of this ritual, I highly recommend getting up early on the morning of 6th December in order to be able to attend the first Mass in the Basilica, and then to have breakfast as tradition dictates: a cup of hot chocolate in the narrow streets of the old quarter, savoured with pettole and sgagliozze (traditional savoury and fried street-food), as well as typical Christmas pastries.

I find it extremely fascinating that there is a profound sense of devotion that unites the people of Bari to this saint. Everything about St. Nicholas seems to be enveloped in an aura of magic and mystic. It is an inexplicable phenomenon and that is why the only advice I can give to you is to go and experience it for yourself.

“It is said that when St. Nicholas was a bishop, he resurrected three children who had been killed by an innkeeper. By virtue of this miracle, St. Nicholas first became the Saint of children and then Santa Claus.”
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¬ Photo Credits & Rocco De Benedictis
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Le ceramiche di Bottega Egnazia

Egnazia's ceramics

LE CERAMICHE SONO UNO DEI SIMBOLI DELLA PUGLIA, MANUFATTI PREZIOSI IDEATI E CREATI DA SAPIENTI MANI. UN TESORO DA VALORIZZARE PER CUSTODIRE UNA ANTICA ARTE. COSÌ COME FA BOTTEGA EGNAZIA.

One of the symbols of Puglia, ceramics are precious artifacts conceived and shaped by skilled hands. A heritage to treasure, an ancient art to preserve. Just like Bottega Egnazia does.

Nell’aria un odore simile a quello della pioggia inebria i visitatori che stupiti osservano i talentuosi maestri, dal torniante al modellatore, dagli addetti alla cottura nei forni agli smaltatori e decoratori. Entrare in una bottega di ceramisti è come addentrarsi nel laboratorio di artisti di altri tempi intenti alla lavorazione di opere d’arte. Solo che qui, più che pennelli, tavolozze e colori, ci sono grandi e sapienti mani che lavorano e plasmano l’argilla per farne manufatti originali. L’argilla prende forma quasi con remissività arrendendosi al movimento circolare e dolce fino a compimento della magia: prodotti unici e irripetibili, dove l’imperfezione è bellezza. Fascino e creatività sono gli ingredienti base di queste botteghe, dove i maestri ceramisti sono veri e propri

custodi di un patrimonio artistico da tutelare e valorizzare.

Un profumo d’ambiente, una fragranza morbida e delicata ti avvolge e ti invita a curiosare tra stoffe, materia e fantasia. Entrare in Bottega Egnazia significa entrare in contatto con la realtà dei maestri locali, ma anche con la creatività internazionale. La Bottega, infatti, è diventata negli anni un collettore di idee che arrivano dalla Puglia e dal mondo, generando collaborazioni di prestigio con esperti che si affiancano agli artigiani del posto. Questo insolito e costante intreccio di conoscenze è reso possibile dalla ideatrice e “padrona di casa”, Camilla Vender Melpignano. In Bottega Egnazia, da oltre dieci anni, si raccontano le imprese dell’artigianato

artistico e di tradizione, ma ancora di più le sue eccezionali persone.

Ed ecco che, tra la varietà dei manufatti, spiccano in particolare le ceramiche, dove arte e design si fondono dando vita a pezzi unici nel loro genere. La bellezza si manifesta in espressioni e colori diversi nei pregiati set da tavola di piatti o nei particolari elementi d’arredo, frutto di abilità manuali, passione e professionalità. Quell’amore profondo per la Puglia prende forma nelle brocche, vasi, ciotole, servizi da colazione, ma anche piccoli oggetti decorativi come peperoncini, fichi d’India, pomodorini, taralli e melograni.

CULTURACULTURE
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Entering a pottery workshop, pervaded by a smell reminding of rain, is like entering in a laboratory of artists who use ancient craft techniques in creating pieces of art. Visitors remain enchanted by observing the talented masters, like the potter, the modeller, or the workers in the kilns, the enamellers and the decorators. Here you will not find brushes, palettes or colours, but large and skilled hands that work and sculpt the clay to create original artifacts. The clay surrenders to the circular and gentle movement, taking shape and completing the magic: unique and unrepeatable products, where imperfection becomes beauty. Charm and creativity are the main ingredients of the pottery workshops, where the masters are the true custodians of an artistic heritage to be protected and valued.

A fragrance, a soft and delicate scent envelops and invites you to browse through fabrics, materials and imagination. Entering Bottega Egnazia means embracing both the talent of the Puglian masters and the charm of international creativity. Bottega has become through the years a binder of ideas coming from Puglia and the entire world, creating important collaborations with experts who work together with local artisans. This unusual and constant sharing of knowledge is made possible by the creator and " lady of the house", Camilla Vender Melpignano. For over ten years, Bottega Egnazia has celebrated the traditional craftsmanship, but above all the exceptional people working their magic.

Among the variety of handicrafts, ceramics are one-of-a-kind pieces that blend art and

design. The beauty is revealed in different expressions and colours in the precious table sets of dishes or in the particular furnishing elements that are the result of manual skills, passion and competence. That deep love for Puglia takes shape in jars, vases, bowls, breakfast sets, but also small decorative objects such as chili peppers, prickly pears, tomatoes, taralli and pomegranates.

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Ogni creazione è un’autentica emozione se si pensa a come nascono e vengono realizzati questi manufatti simbolo di un’antica tradizione tramandata nel tempo. Fantasia e maestria, prima con le mani e poi con gli strumenti del mestiere, modellano opere d’arte intrise di storia e conoscenza. Le ceramiche, simbolo identitario del territorio pugliese, permettono al viaggiatore di portare con sé l’atmosfera del viaggio e lasciarsi travolgere dai colori, dalle geometrie e dai materiali che parlano di questa terra. Ogni prodotto proveniente da imprese artigiane pugliesi racconta culture, usi e costumi del territorio, ma anche la costanza e l’impegno nel tramandare una tradizione, diffusa un po’ in tutta la regione, da nord a sud, dai piccoli paesini del Gargano a quelli del Salento. Intere famiglie, di generazione in generazione, realizzano creazioni che non sono puri e semplici manufatti, ma preziosi accessori ideati e creati dai custodi di questa arte preziosa. La ceramica rappresenta un’eccellenza dell’artigianato pugliese, una produzione antica ma ancora oggi fiorente in numerose botteghe. Una risorsa culturale, un patrimonio della conoscenza da condividere e raccontare proprio come fa Bottega Egnazia.

Each creation is an authentic emotion if you think about how these products – handed down over time and symbol of an ancient tradition – are born and made. Imagination and mastery, through skilled hands and tools of the trade, give shape to masterpieces steeped in history and expertise. Ceramics, the most iconic symbols of Puglia, allow the traveller to bring the atmosphere of the journey back home, together with its colours, geometries and materials. Each product coming from the Puglian manufacturers narrate the cultures, uses and customs of the area, but also the perseverance and the commitment of handing down a tradition, spread throughout the region, from north to south, from small villages of the Gargano to those of Salento. Puglian families, for generations, make creations that are not just handicrafts, but precious accessories conceived and created by custodians of this precious art. Ceramics represent an excellence of Puglian craftsmanship, an ancient production still flourishing today in many workshops. A cultural heritage, a wealth of knowledge to be shared and celebrated just like Bottega Egnazia does.

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Il paese che viaggia nel tempo

The village that transports you back in time

IN UN VILLAGGIO DI GROTTE SCAVATE NELLA ROCCIA E ABITATE FINO AL 1500, OGNI ANNO TRA NATALE E L’EPIFANIA VA IN SCENA UNO DEI PRESEPI VIVENTI PIÙ STRAORDINARI AL MONDO. QUELLO DI PEZZE DI GRECO. DOVE OLTRE 300 ABITANTI DEL PAESE INDOSSANO I PANNI DI INIZIO NOVECENTO E TORNANO A FAR RIVIVERE CON GESTI SEMPLICI GLI ANTICHI MESTIERI CHE NON CI SONO PIÙ.

One of the most extraordinary live nativity scenes in the world takes place every year between Christmas and Epiphany in a village formed out of caves carved into the rock and inhabited since 1500. The village is called Pezze di Greco and every year over 300 of its inhabitants dress up in early twentieth century clothing and bring back to life ancient crafts that no longer exist.

“Non c’è nessuno nato qui, che almeno una volta nella vita non abbia indossato il foulard rosso al collo e il gilet, o lo scialle e la gonna, e non si sia trasformato in un conterraneo di inizio ’900“. Il professore Francesco Chialà, direttore del Museo Laboratorio di Arte Contadina di Pezze Di Greco (Br), ne è convinto: qui il Presepe Vivente è un’esperienza di formazione, un rito di passaggio che si tramanda di padre in figlio e che forgia un’intera comunità.

Ci troviamo in una frazione del comune di Fasano, a pochi chilometri da Borgo Egnazia. In questo angolo di Puglia stretto tra il mare e gli ulivi monumentali, ogni

anno, nel periodo di Natale, il passato rivive tra bracieri ardenti e suoni di fisarmoniche. Oltre 300, tra vecchi e giovani, si ritrovano insieme a intagliare il legno e battere chiodi, srotolare gomitoli e impastare lievito e farina, per far rivivere con gesti semplici quegli antichi mestieri che non ci sono più. E ricreare odori e sapori di un’epoca lontana ma mai dimenticata. Almeno non qui.

Il presepe vivente è una tradizione cristiana inaugurata da San Francesco, nel XIV secolo, molto popolare in Italia. Tra dicembre e gennaio, interi borghi, quartieri e città si trasformano nell’antica Betlemme. Decine di figuranti

reinterpretano la natività di Gesù, come in una rappresentazione teatrale, unendo arte, spettacolo, storia e fede al territorio.

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“Every one born here has, at least once in their life, worn the red scarf around their neck and the waistcoat, or the shawl and the skirt, transforming themselves into peasants of the early 1900s“. Professor Francesco Chialà, director of the Museo Laboratorio di Arte Contadina (MuseumWorkshop of the Peasant Culture) in Pezze Di Greco (Bari), strongly believes that this is true. The live nativity scene is character building, a rite of passage that is handed down from father to son and that brings together a whole community.

This village is located in Fasano, just a few kilometres from Borgo Egnazia. In this small corner of Puglia with the sea on

one side and ancient olive trees on the other, every year, during the Christmas period, the past is brought back to life amongst burning embers and the sound of accordions. Over 300 people, both young and old, gather together to carve wood and hammer nails, to unroll balls of yarn and to knead yeast and flour. These simple actions result in the revival of ancient crafts that no longer exist. The inhabitants also recreate the smells and flavours of a distant but never forgotten era. At least not forgotten here.

The live nativity scene is a Christian tradition inaugurated by St. Francis, in the fourteenth century and very popular

in Italy. Between December and January, entire villages, neighborhoods and cities are transformed into ancient Bethlehem. Dozens of people act out the birth of Jesus. This theatrical event unites art, entertainment, history and faith to the area.

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Quello di Pezze di Greco è uno dei presepi viventi più affascinanti della Puglia. Va in scena dal 1987 e ha come grande protagonista il territorio. Accompagnati dai ritmi incalzanti della pizzica, i visitatori entrano ed escono dalle grotte, dove gli antenati locali hanno abitato dal Medioevo fino al Cinquecento. Queste antiche case ricavate nel tufo, una quindicina, formano insieme un villaggio rupestre “di grande valore antropico e geologico“, suggerisce Chialà. Le grotte si trovano all’interno di un canyon chiamato “lama“, scavato da un fiume in età neozoica (simile alle gravine di Matera e dell’area ionica, ma più dolce e meno profondo).

Per percorrere questo viaggio a ritroso nel tempo occorrono circa due ore: l’itinerario è lungo un chilometro e mezzo ed è animato da più di trecento comparse, tra fabbri, falegnami, massaie, sarte e pastori. I loro costumi, tipici del secolo scorso, vengono confezionati da un laboratorio-sartoria. Mentre il Museo di Arte contadina mette a disposizione gli attrezzi che tornano a essere utilizzati come nel passato. E poi ci sono gli animali: non solo i “classici“ bue e asinello, ma anche i bovini podolici tipici di queste zone.

Ai figuranti si può parlare, fare domande, chiedere magari un assaggio di qualche prelibatezza locale (come le pittule, palline fritte di pasta lievitata tipiche delle feste di Natale in Puglia). Perché questo è un presepe vivo, oltre che vivente. Caldo. Dove nessuno finge, e l’intero villaggio si (ri)anima come tanti anni fa.

Pezze di Greco stages one of the most fascinating live nativity scenes in all of Puglia. It has been a yearly event since 1987 and the region itself has always played an important role. Accompanied by the fast pace of the “pizzica“ (a traditional Puglian dance), visitors enter and exit the caves, where the village’s ancestors lived from the Middle Ages to the sixteenth century. These approximately fifteen ancient houses carved into the rock, form a rocky park “of great anthropic and geological value“, states Chialà. The caves are located inside a canyon called “lama“, which was carved out by a river in the Neozoic era (similar to the ravines in Matera and in the Ionian area, but smoother and shallower).

This journey back in time takes about two hours. The route is one and a half kilometres long and involves the participation of more than three hundred extras, including blacksmiths, carpenters, housewives, seamstresses and shepherds. Their costumes, typical of the last century, are tailor made. The “Museo di Arte Contadina“ (Museum of Peasant Culture) provides the tools which are put to use once again as they had been in the past. And then there are the animals, not only the “classic“ oxen and donkeys, but also ’Podolica’ cows, a particular breed of cattle commonly found in this region.

You can talk to the extras, ask them questions, maybe ask them if you can taste some local delicacy such as ’pittule’, fried balls of leavened dough, a traditional Christmas savoury treat in Puglia. Not only is it a live nativity scene but it is a living breathing one, that brings the village to life just as it did many years ago.

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– “AI FIGURANTI SI PUÒ PARLARE, FARE DOMANDE, CHIEDERE MAGARI UN ASSAGGIO DI QUALCHE PRELIBATEZZA LOCALE. PERCHÉ QUESTO È UN PRESEPE VIVO, OLTRE CHE VIVENTE.” –

“You can talk to the extras, ask them questions, maybe ask them if you can taste some local delicacy. Because this is not only a live nativity scene but it is a living breathing one.”

Il suo cuore è rappresentato dal frantoio ipogeo, un frantoio sotterraneo scavato nella roccia, che testimonia la cultura millenaria dell’olio in Puglia. Anche il suo torchio torna in funzione per l’occasione. E poi c’è il cotone, che in Puglia rappresentava la terza coltura più diffusa all’inizio del ’900, dopo la vite e l’ulivo. All’interno di una grotta, un gruppo di donne armeggia ai filari, srotolando la bambagia e tessendo magie.

Curiosità: in tutti i presepi viventi il figurante più piccolo è naturalmente Gesù Bambino, “interpretato“ da un neonato di pochi mesi. A Pezze di Greco, poi, succede qualcosa di magico. La Sacra Famiglia è formata da una famiglia vera, il che rende l’atmosfera nella grotta ancor più autentica.

The heart of the village is the underground oil mill, which was carved into the rock and provides proof that the oil culture in Puglia dates back thousands of years. During this special yearly event, even this ancient press is brought back to life. And then we have got the cotton, which at the beginning of the 1900s represented the third most widespread crop after vines and olive trees in Puglia. Inside a cave, a group of women are busy at work, spinning and unrolling the cotton, and weaving magic.

Here’s an interesting fact. In all live nativity scenes, the smallest figure is obviously Baby Jesus, “portrayed“ by a newborn baby just a few months old. In Pezze di Greco something magical takes place. The Holy Family is interpreted by a real family, which makes the atmosphere in the cave even more authentic.

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GLI ALTRI PRESEPI VIVENTI DI PUGLIA

Nel Presepe Vivente di Tricase (Lecce) le arti tradizionali locali riprendono vita. Come quella del pelacane, il conciatore di pelli, che qui si avvaleva di una sostanza speciale prodotta dalle ghiande della Quercia Vallonea, un vero e proprio dolmen naturalistico di 700 anni che si staglia maestoso sulla via per il porto. (25, 26, 28, 30 dicembre; 1, 3, 5, 6 gennaio 2023)

Nel rione Aia Piccola di Alberobello (Bari), le costruzioni coniche in pietra, simbolo della Puglia – i famosi “trulli” - vengono riaperti e le vie illuminate da torce e lumi a petrolio, come in un paesaggio rurale di fine Ottocento. Non solo: questa ex area contadina oggi Patrimonio Unesco, da fine novembre a febbraio 2023, viene rallegrata dal “presepe di luce”, che ricrea la magia della natività attraverso installazioni artistiche luminose.

Ad Alberona (Foggia), per arrivare alla Grotta di Gesù, si incontrano mercanti di stoffe, maghe e persino un incantatore di serpenti. Il cammino si snoda lungo un dedalo di archi, viuzze, piazze e saliscendi del cuore medievale del paese, nominato tra i Borghi più belli d’Italia.

OTHER LIVE NATIVITY SCENES IN PUGLIA

During the Live Nativity of Tricase (Lecce) the local traditional arts are brought back to life. An example being that of the “pelacane”, the leather tanner, who, in Tricase, used a special substance produced from the acorns of the Vallonea oak, a 700-year-old natural wonder that stands majestically on the way to the port. (25th, 26th, 28th, 30th December 2022; 1st, 3rd, 5th, 6th January 2023)

In Rione Aia Piccola in Alberobello (Bari), the famous "trulli", the conical stone buildings symbolical of Puglia are reopened and the streets are lit by torches and oil lamps, resulting in the creation of a late nineteenth century atmosphere. Not only this but from the end of November 2022 to February 2023, this former rural area, now a UNESCO World Heritage Site, is brightened up by the "crib of light", which recreates the magic of the birth of Jesus through light art installations.

In Alberona (Foggia), en route to the Grotto of Jesus, you will meet cloth merchants, sorceresses and even a snake charmer. The path winds along a maze of arches, alleyways, squares in the medieval heart of the town which was named one of “I Borghi più belli d’Italia” (the most beautiful villages in Italy).

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RUNNING LUNGO I CAMPI DA GOLF

Running around the green in the greenery

IMMERSO NELLA TIPICITÀ DELLA CAMPAGNA PUGLIESE, È IL PERCORSO IDEALE PER LA CAMMINATA VELOCE, MA ANCHE PER CHI AMA ALTERNARE LA CORSA LEGGERA A QUELLA MEDIA. PERFETTO SIA AL MATTINO CHE AL POMERIGGIO.

Immersed in the typical Puglian countryside, it is the ideal route for brisk walking, but also for those who want to alternate between a slow-paced run, jogging or running. Just perfect for morning or afternoon training.

Il percorso - Lasciando la Corte , ovvero il nucleo centrale del Borgo alle proprie spalle, si raggiunge un’immensa distesa di verde: proprio quella su cui si snoda il campo da golf. I percorsi calpestabili sono segnalati e caratterizzati da brecciolina bianca. Raccomandazione: non calpestare l’area del campo da gioco e osservare il silenzio del luogo lì dove il percorso si avvicina alle buche ed è facile incontrare i giocatori di golf in fase di allenamento.

Consigli - Inebriante, durante la corsa, il profumo della vegetazione spontanea e quello della salsedine che arriva dal vicinissimo mare Adriatico. Se non si hanno record o obiettivi da raggiungere con la corsa, è consigliata una sosta per fotografare gli alberi di melograno e le piante di fichi d’India.

Difficoltà - Il percorso, di circa 4 km, è per lo più pianeggiante. È adatto a principianti e ai professionisti della corsa. Sono necessarie le scarpe da running.

Durata – Circa un’ora.

Partenza e arrivo – Borgo Egnazia

The trail - Once you leave the Corte, the main building of Borgo, in front of you a vast expanse of green: the golf court, indeed. The walkable paths are marked and recognizable by white pebbles. Note of caution: do not step on the playing field and keep silence when the path is close to the holes – you can meet golfers during their training.

Tips - The scent of spontaneous vegetation together with the salty air coming from the nearby Adriatic Sea are heady during the run. If you do not have any records or goals to achieve with the race, a stop to snapshot the pomegranate trees and prickly pear plants is highly recommended.

Difficulty - The trail, about 4 km long, is rather easy and flat. It is suitable for beginners and running professionals. Running shoes are required.

Duration – About one hour.

Start and finish – Borgo Egnazia

EXPERIENCE
BORGO
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DA SECOLI, LA MASSAIA È COLEI CHE SI OCCUPA DELLA CURA E DEL BUON ANDAMENTO DELLA CASA. A BORGO EGNAZIA, QUESTA PAROLA ANTICA TORNA A VIVERE NELLE DONNE CHE SI OCCUPANO DELL’OSPITALITÀ ALL’INTERNO DELLE CASE. MARIA È UNA DI LORO. UNA PRESENZA RASSICURANTE E CALOROSA, IN GRADO DI TRASFORMARE L’AMORE DI UNA MAMMA NELLA VERA ESSENZA DELL’ACCOGLIENZA PUGLIESE.

For ages, the “Massaia” has been the person in charge of the care and smooth-running of the household. At Borgo Egnazia, this ancient word comes alive again in the women who take care of hospitality within the Case. Maria is one of them. A reassuring and warm presence, able to transform the love of a mum into the true essence of Puglian hospitality.

È l’ora della colazione. C’è una tavola che parla di Puglia. Come spesso capita da queste parti, ne parla con una semplicità totalizzante: una tovaglia bianca, un piatto di friselle al pomodoro, l’aroma del caffè appena uscito dalla moka, la frutta raccolta nell’orto pochi minuti prima. È una tavola affacciata sugli ulivi, circondata dalla pietra bianca. Intorno, solo silenzio e luce pulita. La Puglia è ovunque. Dietro ogni dettaglio e ogni singolo sapore, vedo riflettersi la mano di Maria, la sua storia, la sua identità.

Qui, cura è sinonimo di amore, un amore storicamente custodito nelle premurose mani di mamme, nonne. Che spesso sono “massaie”, ovvero donne che si occupano della cura e del buon andamento della propria casa. Punto fermo della famiglia, la massaia preserva da sempre la preziosa arte di vivere. Un’arte tangibile e ben visibile in grado di trasformare la casa in un focolare, in uno spazio per stare bene da soli e insieme. Donne che non vivono per la casa, ma vivono la casa come luogo di affetti e benessere. Quella della massaia è una storia al femminile fatta di forza e dedizione, grandi attenzioni e infinita cura.

It’s breakfast time. There is a table that speaks of Puglia. As is often happens here, it speaks of this land with an all-encompassing simplicity: a white tablecloth, a plate of tomato friselle, the aroma of coffee fresh from the moka, fruit picked from the garden just minutes before. The table is overlooking olive trees, surrounded by white stones. Around, only silence and clear light. Puglia is everywhere, behind every detail and in every single flavour. I clearly see Maria’s touch, her history, her identity.

Here, care means love, a love historically treasured in the caring hands of mothers, grandmothers, who are often "massaie," meaning women who take care of their homes. A milestone of the family, the massaia has always preserved the precious art of living. A tangible and highly visible art capable of transforming the home into a hearth, a space for being well alone and together. Women who do not live for the home, but live the home as a place of affection and wellbeing. That of the Massaia is a feminine story of strength and dedication, great attention and infinite care.

PERSONEPEOPLE
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Maria, the custodian of the art of living Maria, custode dell’arte di vivere

– “LE MASSAIE SONO DONNE CHE NON VIVONO PER LA CASA, MA VIVONO LA CASA COME LUOGO DI AFFETTI E BENESSERE. QUELLA DELLA MASSAIA È UNA STORIA AL FEMMINILE FATTA DI FORZA, DEDIZIONE E GRANDI ATTENZIONI.” –

“Massaie are women who do not live for the home, but live the home as a place of affection and wellbeing. That of the Massaia is a feminine story of strength, dedication and great attention.”

Massaie, a Borgo Egnazia, sono le donne che si occupano dell’ospitalità all’interno delle Case. A loro è affidata la preparazione della colazione e la gestione dell’edificio, nonché, a richiesta, la preparazione di merende in vero stile pugliese e l’organizzazione di deliziose esperienze culinarie a quattro mani in cui gli ospiti possono cimentarsi nella creazione del menù e nella definizione della lista della spesa. Ma non solo. Le massaie assolvono il naturale compito di riempire la casa di sorrisi genuini, note dialettali e racconti di antiche tradizioni locali. Una presenza rassicurante e calorosa, in grado di trasformare l’amore alla base della tradizionale figura della massaia nel paradigma dell’accoglienza pugliese.

Maria è una di loro. Bastano poche parole per sentirla già casa.

Massaie, at Borgo Egnazia, are the women in charge of hospitality within the Case. They take care of breakfast and housekeeping as well as, upon request, the preparation of snacks in true Puglian style and the organisation of delicious four-handed culinary experiences in which guests can try their hand at creating the menu and deciding the shopping list. But that’s not all. The massaie fulfill the natural task of filling the Casa with genuine smiles, dialect notes and tales of ancient local traditions. A reassuring and warm presence that can transform the love underlying the traditional figure of the massaia into the icon of Puglian hospitality.

Maria is one of them. Just a few of her words are enough to make you feel at home.

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Ha lo stesso nome di mia madre e più di una cosa in comune con lei, a partire dal vocabolario: "abbondante" e "ad occhio" sono le unità di misura all’interno dei loro ricettari. Abbondante parmigiano, per la farina vai ad occhio, olio abbondante: è così da quando ho memoria. Per entrambe, le domeniche invernali vanno riscaldate con un piatto di orecchiette al ragù, non uno qualsiasi ovviamente, ma un ragù lasciato cuocere a fiamma lenta per ore e ore. Le orecchiette possono essere sostituite solo dagli strascinati, rigorosamente fatti in casa. E poi la frittata, il vero banco di prova dicono, corpo e mente insieme per raggiungere il traguardo più arduo: girarla senza romperla. Il polso dà uno scatto veloce e sicuro, la mente ha l’arduo compito di staccarsi dal presente, pensare ad altro, a tutto tranne a quell’eventualità. “Pensa di non pensare alla frittata che si rompe” mi consiglia Maria. Non avevo mai pensato di non pensare, ma l’ho fatto e ha funzionato.

She has the same name as my mother and more than one thing in common with her, starting with vocabulary: "abundant" and "by eye" are the units of measurement within their cookbooks. Plenty of parmesan, flour by eye, abundant oil: it’s been that way for as long as I can remember. For both, winter Sundays should be warmed up with a dish of orecchiette with ragù, not just any ragù of course, but a ragù left to simmer over a slow flame for hours. Orecchiette can only be replaced by strascinati, strictly homemade. And then the frittata, the real test bench they say, body and mind together to reach the most arduous goal: flipping it without breaking it. The wrist gives a quick and sure snap, the mind has the challenging task of detaching itself from the present, thinking about something else, anything but that eventuality. "Think about not thinking about the frittata breaking," Maria advises me. I had never thought about not thinking, but I did and it worked.

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“Venire in Puglia significa mettersi un po’ in pace con le cose che contano, con la semplicità, che è verità.” Lo dice Pino Brescia, artista e mente creativa che ha trasformato la visione della famiglia Melpignano in una realtà come Borgo Egnazia. Pino Brescia si racconta e racconta la sua terra nella prima video serie Nowhere Else People, un progetto arrivato alla sua seconda edizione, in uscita nel 2023. Sette protagonisti, sette persone speciali che attraverso il loro vissuto e le radici pugliesi hanno dato vita a un racconto autentico e corale della Puglia: Dominique Antonacci, musicista e volto dei Terraròss; Mimina De Felice, Massaia del San Domenico Golf; Franco Melpignano, maestro di arte equestre; Domingo Schingaro, Chef dello stellato Due Camini; Francesco Decantis, Local Adviser a Borgo Egnazia; Clara D’Aprile, preziosa custode della cultura popolare. Altre quattro storie si susseguiranno nella nuova stagione, che vede protagonisti le già note Federica e Veronica di Canfora, Martino e le sue ceramiche, Giuseppe Cupertino e Maria Martellotta, rispettivamente Wine Experience Manager e Massaia di Borgo Egnazia. Una serie video che parte dal mare e arriva alla pietra, attraversa la materia, il corpo e l’anima della Puglia. Un intreccio di luoghi e persone uniti da un legame viscerale e indissolubile. Nowhere Else People è un omaggio alla storia della Puglia e ai pugliesi, cuore pulsante di una terra straordinaria.

Gli episodi della prima serie sono disponibili su Nowherelsepeople.com

“Coming to Puglia means connecting with the things that matter, with simplicity, which is truth.” – says Pino Brescia, artist and creative mind who transformed the vision of the Melpignano family into a reality like Borgo Egnazia. He talks about himself and about his land in the first video series Nowhere Else People, a project now in its second edition, coming out in 2023. Seven protagonists, seven special people who, through their experiences and Puglian roots, contributed to an authentic and inspiring story of Puglia: Dominique Antonacci, musician and voice of Terraròss; Mimina De Felice, Massaia of the San Domenico Golf; Franco Melpignano, expert horse trainer; Domingo Schingaro, Chef of the starred restaurant Due Camini; Francesco Decantis, Local Adviser at Borgo Egnazia; Clara D’Aprile, precious guardian of popular culture. In the new season four more new stories: the already well-known Federica and Veronica of Canfora, Martino and his ceramics, Giuseppe Cupertino and Maria Martellotta, respectively Wine Experience Manager and Massaia at Borgo Egnazia. A video series that starts from the sea reaching the stone, crossing the essence, body and soul of Puglia. A combination of places and people united by a strong and unbreakable bond. Nowhere Else People is a tribute to the history of Puglia and Puglian people, the beating heart of an extraordinary land.

Episodes from the first series are available at Nowherelsepeople.com

NOWHERE ELSE PEOPLE, UN OMAGGIO AL TALENTO E AL CUORE DEI PUGLIESI
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NOWHERE ELSE PEOPLE, AN HOMAGE TO THE TALENT AND THE HEART OF PUGLIAN PEOPLE

– “I LEGAMI SINCERI TRASFORMANO IL VIAGGIO IN UN’ESPERIENZA. NON C’È LINGUA CHE POSSA DIVIDERE E GESTUALITÀ CHE NON POSSA UNIRE. L’OSPITE ASSAPORA LA VERA VITA PUGLIESE E IMPROVVISAMENTE È PARTE DI UNA GRANDE FAMIGLIA.” –

“Sincere bonds can turn travel into an experience, and travellers know this. The guest gets a taste of real Puglian life and suddenly he is no longer a guest, he is part of a big family.”

Uso il cuore, mi dice. Lo usa e lo fa sentire. Gli ospiti quel cuore lo toccano, lo assaggiano, lo cercano tutte le mattine. C’è cuore nella perfezione delle sue uova in camicia, nella bilanciata dolcezza della fragolata con zucchero e limone, nel profumo della frittata pane e menta. C’è la sincera voglia di far stare bene gli altri, di accompagnarli alla scoperta di nuovi sapori, di essere un solido punto di riferimento; istinto ancestrale, naturale propensione, comunque un dono.

Sono cresciuta in una casa in cui gli ospiti non sono mai stati davvero ospiti. Lo status di uno di famiglia lo si acquisiva a tavola: i tovaglioli perfettamente stirati, il pane croccante, il bicchiere del vino e quasi sempre una frittura a consacrare il momento. Chi sta bene torna, dicono. Tornavano tutti. Lo dice anche Maria. Parla di colpo di fulmine, pochi secondi per accendere la scintilla tra lei e chi trova casa lontano da casa. Non c’è lingua che possa dividere e gestualità che non possa unire, la filosofia alla base dell’ospitalità riesce sempre a concretizzare il sincero desiderio di connessione e reciproco scambio con l’altro. Solo i legami sinceri possono trasformare il viaggio in un’esperienza e questo i viaggiatori lo sanno. L’ospite assapora la vera vita pugliese e improvvisamente non è più ospite, è parte di una grande famiglia.

Maria si muove nell’orto con la grazia di chi conosce ogni centimetro di quei campi, raccoglie con il tocco delicato di chi vuole accarezzare la terra, quella stessa terra che porta in tavola a colazione. Per far amare è necessario amare: vale con i luoghi, le tradizioni o semplicemente con i sapori. È tutto qui.

I use my heart, she tells me. She uses it and you can tell. Guests can touch that heart, taste it, look for it every morning. There is heart in the perfection of her poached eggs, in the balanced sweetness of the strawberries with sugar and lemon, in the fragrance of the bread and mint frittata. There is the sincere desire to make others feel good, to accompany them in the discovery of new flavors, to be a solid point of reference. Call it ancestral instinct or natural inclination, however a gift.

I grew up in a house where guests were never really guests. The status of a family member was acquired at the table: the perfectly pressed napkins, the crispy bread, a glass of wine and almost always a frittata to consecrate the moment. Those who are well come back, they say. They all came back. Maria says so, too. She speaks of lightning strike, a few seconds to ignite the spark between her and those who find home away from home. There is no language that can divide and gestures that cannot unite. The philosophy behind hospitality always succeeds in concretising the sincere desire for connection and mutual exchange with the other. Only sincere bonds can turn travel into an experience, and travellers know this. The guest gets a taste of real Puglian life and suddenly he is no longer a guest, he is part of a big family.

Maria moves through the garden with the grace of someone who knows every inch of those fields, she harvests with the delicate touch of someone who wants to caress the earth, that same earth she brings to the table at breakfast. To make people love is to love first: it applies to places, traditions or simply to flavours. That’s it.

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UNA PIZZA DI NOME MATILDA

A pizza called Matilda

UN’ATTENTA SELEZIONE E RICERCA DI FARINE, LIEVITAZIONE NON INFERIORE ALLE 48 ORE E COTTURA A FUOCO VIVO CON LEGNA DI ULIVO E DI FAGGIO. SONO I SEGRETI DEL MASTRO PIZZAIOLO MICHELE.

A careful selection and research of flours, a dough leavening at least for 48 hours and the cooking with olive and beech wood. These are the secrets of our Mastro pizzaiolo Michele.

Il menù - Il nome di ogni pizza si ispira ai nomi dei bambini che da sempre hanno animato il Borgo e che Michele ha visto crescere. Le proposte seguono sempre la stagionalità degli ingredienti.

L’impasto - Da un’attenta selezione e ricerca di farine, Michele Muraglia – Mastro pizzaiolo del Borgo da anni –ricava tre impasti differenti, classico, ai cereali e di grano arso, che riposano al buio a temperatura controllata. Con una lievitazione non inferiore alle 48 ore, ma che arriva in qualche caso a ben 3 giorni.

I segreti - La scelta degli ingredienti si lega agli impasti: rigorosamente a contrasto. Differente dal solito è anche la stesura della pizza e l’uso della legna d’ulivo e di faggio per alimentare il fuoco necessario per raggiungere i 400/450 gradi per la cottura.

Effetto sorpresa - Oltre alle pizze inserite nel menu c’è poi “A pézz d iùsc”, la pizza del giorno: un trionfo di creatività e di gusto. Tra le tante, da assaggiare quella con l’impasto ai cereali, la mozzarella di bufala, le cime di rapa, le acciughe, il pomodoro datterino giallo e il tartufo.

E per accompagnarla… - C’è “La Birretta”, una lager beverina non filtrata e non pastorizzata, prodotta da un birrificio artigianale locale la cui ricetta è creata appositamente per Borgo Egnazia.

The menu - The name of each pizza is inspired by the names of children who have always animated Borgo: Michele has seen them grow. Seasonality is essential for any appropriate selection of ingredients.

The dough - Michele Muraglia – Mastro pizzaiolo of the Borgo for years – through a careful selection and research of flours, obtains three different doughs: classic, with cereals and burnt wheat. All three are left to rest in darkness at a controlled temperature. The result is highly digestible and ultra-light pizza, thanks to a dough leavening from 48 hours to 3 days.

The secrets - The choice of the ingredients needs to be in contrast with the type of dough. Also the way the pizza is stretched is different, as well as the use of the wood: olive and beech feed the fire that reaches the temperature of 400/450 degrees.

Surprise effect - In addition to the pizzas included in the menu, there is always "A pézz d iùsc", the pizza of the day: a triumph of creativity and taste. Not to be missed, the one with cereal dough, buffalo mozzarella, turnip tops, anchovies, yellow datterino tomato and truffle.

A perfect match - There is “La Birretta”, an unfiltered and unpasteurised easy drinking lager, produced by a local craft brewery whose recipe is created specifically for Borgo Egnazia.

EXPERIENCE
BORGO
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ENTROTERRA, DESSERT

UN'ODE AL MELOGRANO.

The dessert created by Tiziano Mita is an ode to the fruit of the pomegranate.

Biscotto morbido alle mandorle

Marzapane 150 gr - Tuorlo 80 gr

Uova intere 60 gr - Albume 90 gr

Zucchero 50 gr - Farina 40 gr

Farina di mandorle 50 gr Olio EVO 40 gr

Unire il marzapane leggermente scaldato e tagliato in piccoli pezzi con il tuorlo e le uova e frullare. A parte, ricavare una meringa montando gli albumi con lo zucchero. Unire gli albumi con le uova e marzapane, le farine e l’olio d’oliva. Versare su teglia, stendere con l’aiuto di una spatola a una altezza di circa 1 cm e cuocere in forno caldo a 180° per circa 8 -10 min. Una volta raffreddato il composto, va creato un biscotto con uno stampo circolare.

Crema morbida di olio e melagrana

Latte di mandorla 54 gr

Cioccolato bianco 80 gr Panna fresca 100 gr Estratto di melagrana 40 gr

Scaldare il latte di mandorla e versarlo caldo sul cioccolato fuso. Frullare con un minipimer per ricavare un composto liscio e lucido, aggiungere a filo l’estratto di melagrana, colare in stampo cilindrico (dello stesso diametro di quello usato per il biscotto) e raffreddare.

Sorbetto alla melagrana

Estratto melagrana 300 gr Sciroppo 150 gr

Estrarre il succo di melagrana e mescolarlo con uno sciroppo di acqua e zucchero (75 grammi di acqua e 75 grammi di zucchero) una volta raffreddato. Il composto va fatto ghiacciare in una sorbettiera fino a congelamento.

Soft almond biscuit

Marzipan 150 gr - Yolk 80 gr

Whole eggs 60 gr - Eggs white 90 gr

Sugar 50 gr - Flour 40 gr

Almod flour50 gr EVO oil 40 gr

Add the slightly warmed marzipan and cut into small pieces with the yolk and blend. Separately, get a meringue and mount the egg whites with sugar. Combine the egg whites with the yoke and marzipan, followed by the flour and the olive oil. Pour on a baking tray and then roll it out with the help of a spatula to a height of about 1 cm and bake in a hot oven at 180 degrees for about 810 mins. Once the mixture has cooled, create a biscuit with a circular mould.

Soft cream of oil and pomegranate

Almond milk 54 gr

White chocolate 80 gr

Fresh cream 100 gr Pomegranate extract 40 gr

Heat the almond milk and pour it whilst hot on the melted chocolate. Blend with a blender to obtain a smooth and shiny mixture, add the pomegranate extract and pour into a cylindrical mould (the same diameter of the circular mould used for the biscuit) then leave to cool.

Pomegranate Sorbet

Pomegranate extract 300 gr Syrup 150 gr

Extract the pomegranate juice and mix it with a syrup of water and sugar (75 grams of water and 75 grams of sugar) once cooled. The mixture should be placed in the freezer in a sorbet pot until frozen.

COMPOSIZIONE

Posizionare il biscotto morbido alle mandorle v al centro del piatto. Sul biscotto, adagiare la crema morbida di olio e melagrana, e successivamente il sorbetto alla melagrana. Guarnire con chicchi di melagrana.

COMPOSITION

Place the soft almond biscuit on the plate. On the biscuit, lay the soft cream of oil and pomegranate, and then the pomegranate sorbet. Garnish with pomegranate seeds.

THE RECIPE
LA RICETTA
¬ Tiziano Mita, Borgo Egnazia Pastry Chef IL DOLCE CREATO DA TIZIANO MITA,
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SOTTO IL CIELO DI PUGLIA, CON UN CALICE DI VINO

Under the puglian sky, with a glass of wine

Profumi di bouganville incalzati da agrumi e latte di fico, poi minerale di tufo, sullo sfondo l’aromaticità orizzontale della macchia mediterranea e il finale intenso, vegetale, foglie di ulivo scaldate dal sole. Si potrebbe degustare come un vino, Borgo Egnazia. E di fatto è un esercizio di sinestesia, sedersi sotto il cielo di Puglia e roteare il bicchiere con il Wine Experience Manager Giuseppe Cupertino durante la degustazione di vini biologici e biodinamici al Bar del Portico: un assaggio di 4 espressioni del territorio pugliese, per scoprire la produzione vitivinicola locale con un punto di vista sostenibile.

Hints of bougainvillea peppered by citrus and fig milk, limestone minerals against a background of Mediterranean scrub and olive leaves warmed by the sun. Borgo Egnazia can be tasted as a fine wine. It is an expression of synaesthesia, all whilst one sits under the Puglian sky swirling a glass of organic and biodynamic wines at Bar del Portico alongside the Wine Experience Manager Giuseppe Cupertino: a tasting session involving 4 expressions of Puglia, allowing you to discover how the local wine is produced in a sustainable manner.

BORGO JOURNALWINE EXPERIENCE
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PER ORGANIZZARE UN ASSAGGIO

A Borgo Egnazia potete prenotare un’esperienza unica di degustazione in compagnia di Giuseppe Cupertino. Gli ospiti esterni o interni possono rivolgersi in reception per richiedere il proprio appuntamento che sarà organizzato in base alle loro esigenze e alla stagione in corso.

Il wine tasting si può pianificare in qualsiasi area: sui tetti delle Casette nel Borgo, in riva al mare a Cala Masciola, a bordo piscina, oppure in un luogo segreto che si scopre solo al momento dell’esperienza.

Curiosità - Oltre al vino, è possibile organizzare con Giuseppe Cupertino anche una degustazione di olio d’oliva, per imparare a conoscere tutte le varietà e le particolarità degli oli pugliesi.

Siamo a pochi chilometri da Locorotondo, dove il leggendario nonno Giovanni portava per le vigne gialle il piccolo Giuseppe, lasciandogli infilare le mani fra i pampini per sfogliare o strappare, mentre lui rompeva il silenzio con racconti e storie. Quelle mille lire che gli allungava le conserva nel passaporto come il lasciapassare che lo riporterà sempre a casa. Alla Puglia, a quel vino che poi ha trasformato in professione, non da contadino, ma da sommelier.

Oggi il suo percorso per gli ospiti del Borgo dipinge il territorio come un acquerello, volta per volta irripetibile e capriccioso nel suo taglio sartoriale. La verve delle bolle, pennellate di bianco, rosato e rosso. Campioni estratti dallo scrigno della cantina aziendale, con le sue 1500 referenze per metà regionali. Sono selezionate per la carica identitaria

THE ROAD TO YOUR WINE EXPERIENCE

You can live a unique wine tasting experience at Borgo Egnazia together with Giuseppe Cupertino. In-house guests or visitors can ask at the reception to book their appointment which will be scheduled according to their needs and the season involved.

The wine tasting can be planned everywhere: on the roofs of the Casette del Borgo, by the sea at Cala Masciola, by the pool, or in a secret location that is only discovered when the experience starts.

Curiosity – Besides the wine, it is also possible to live an olive oil tasting with Giuseppe Cupertino, to learn about all the varieties and the peculiarities of Puglian oils.

dei vitigni autoctoni, ma anche per l’impegno nella sostenibilità, che vuol dire irrigazione da pozzi artesiani, arature a trazione animale, volumi familiari di una Puglia confidenziale. Ogni vino, qui, diventa uno storytelling fatto di luoghi, famiglie, aneddoti, persone.

home. A reminder of that bond with Puglia and that passion turned into a profession, that of a sommelier.

We are a few kilometres from Locorotondo, where the legendary grandfather Giovanni took the little Giuseppe through the yellow vineyards, letting him run his hands between the leaves, whilst he regaled his grandson with stories of the past. Giuseppe now keeps an old Lira banknote, that his grandfather gave him, within his passport as a reminder of those wonderful times at

Today, Giuseppe's beautifully diverse tasting sessions – laden with a mixed range of wines that paints the region as a watercolour – are designed for Borgo's guests and wine lovers. The verve of white, pink and red brushstrokes, taken from the inner winery, with its 1500 labels, half of them regional. They are selected for their native local identity, but also for their commitment to sustainability, which entails irrigation from artesian wells, animal traction ploughs and micro-productions from a more intimate Puglia. Every wine here, becomes a story made up of places, families, anecdotes and people.

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Photo Credits Suitcase - Ph Alex Rorison
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Tra i giganti di cartapesta

Amongst the papier-mâché giants

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OGNI ANNO, NELLE SAPIENTI MANI DEI MAESTRI CARTAPESTAI, GESSO, FARINA, COLLA E COLORI SI TRASFORMANO IN MASTODONTICHE OPERE D’ARTE CHE SFILANO PER LE STRADE DELLA CITTÀ. SONO I CARRI ALLEGORICI, CHE IN PUGLIA SONO PROTAGONISTI DEL CARNEVALE PIÙ ANTICO D’EUROPA, QUELLO DI PUTIGNANO. E HANNO PORTATO ALLA RIBALTA UN GIOVANE E PLURIPREMIATO MAESTRO: DENI BIANCO

Every year, the expert hands of papier-mâché masters transform plaster, flour, glue and paint into mammoth works of art that parade through the streets of the city of Putignano. These Puglian floats are the protagonists of the oldest carnival in Europe. And they bring to light the talents of a young and award-winning master: Deni Bianco.

Gli abiti sfavillanti di chi vuole essere principe o principessa per un giorno; le parrucche colorate e i nasi da clown; i travestimenti mostruosi e quelli dei personaggi più amati dei cartoni animati; il profumo che si diffonde per le strade, mentre le vetrine di pasticcerie si riempiono di “chiacchiere”, i dolci tipici carnascialeschi; le voci dei bambini festanti che corrono lanciando coriandoli; gli occhi che brillano davanti ai maestosi carri di Carnevale.

Tutto questo, e non solo, è il Carnevale di Putignano reso magico dagli artisti artigiani della cartapesta putignanese, i Maestri Cartapestai che con i piedi fermi nella tradizione, e lo sguardo sempre rivolto all’attualità, con carta, colla,

colori, movimenti e fantasia ogni anno danno vita ai giganti di cartapesta del Carnevale: vere e proprie opere d’arte che prendono vita, sfilando per le strade della città, incantando grandi e piccini.

L’elemento principale per la produzione dei carri è la carta, in particolare quella dei quotidiani: ideale per la sua leggerezza e porosità, viene raccolta per mesi in paese, tutti prendono parte a questo rito collettivo, e lasciata macerare in una soluzione di acqua e farina, che funge da colla e che servirà a ricoprire il calco in gesso (precedentemente rivestito di olio, utile per favorire un agevole distacco una volta asciugata). È in questo momento che il manufatto di cartapesta viene quindi rivestito di carta cemento

per conferirgli maggiore resistenza e tenuta. L’ultima fase, delicatissima, è dedicata alla colorazione della sagoma.

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The sparkling outfits of those who want to be a prince or princess for a day; the colourful wigs and the clown noses; the costumes of monsters as well as the most beloved cartoon characters; the sweet scent that spreads through the streets, when the windows of pastry shops are filled with “chiacchiere”, a typical carnival treat of sugary fried dough; the cheers of children celebrating and throwing confetti as they run around. Eyes that sparkle with wonder as they gaze upon the majestic carnival floats.

All of this, and more, is what makes up the Putignano Carnival, which is rendered magical by the Putignanese papier-mâché artisans, the Masters. Even though these experts firmly follow traditional ways,

they keep a close eye on current affairs for inspiration and every year armed with paper, glue, and paint combined with motion and fantasy they bring to life The Carnival of Papier-mâché Giants. These are true works of art that come to life, and parade through the streets of the city, mesmerising both the young and the old.

The most important thing needed for making the floats is paper, in particular newspapers. They are ideal because they are light and porous. Paper is collected in the village for many months beforehand and everyone takes part in this community ritual. It is then left to soak in a solution of water and flour, which acts as a type of glue and is also used at a later stage to cover the plaster mould (in the past,

oil was used which made the separation part very easy). Next, the papier-mâché creation is covered with papercrete to give it greater resistance and hold. The last phase requires a very delicate hand as it involves painting the piece.

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PRINCIPALE PER LA PRODUZIONE DEI CARRI È

LA CARTA, IN PARTICOLARE QUELLA DEI QUOTIDIANI. VIENE RACCOLTA PER MESI IN PAESE, TUTTI PRENDONO PARTE A QUESTO RITO COLLETTIVO.” –

“The most important thing needed for making the floats is paper, in particular newspapers. Paper is collected in the village for many months beforehand and everyone takes part in this community ritual.”

A Putignano l’arte della cartapesta ha origini antichissime, si tramanda di padre in figlio o, come nel caso di Deni Bianco, Mastro Cartapestaio di nuova generazione, lo senti scorrere nel DNA. Entrando nel suo capannone, l’accoglienza è nelle mani dei pupi in cartapesta di qualche edizione passata che ti guardano con sospetto dall’alto, l’odore di colla invade i sensi e si fa presto a restare incantati alla vista di pennelli colorati, ritagli di carta qua e là, pile e pile di quotidiani passati, scintille di saldatura, anime in ferro e sculture in argilla fresca.

“Se solo potessi farlo anch’io” la storia di Deni Bianco, inizia così. Lo sguardo innocente e onirico di un bambino è diventato ben presto lo sguardo attento e scrupoloso di un maestro della cartapesta, dalla forte vocazione sociale, artistica e partecipativa.

In Putignano, the art of papier-mâché making has very ancient origins. It is a skill which has been handed down from father to son or, as in the case of Deni Bianco, the papier-mâché Master of a new generation, a skill that is simply in their DNA. Entering his workspace, you are greeted by papiermâché puppets from past carnivals which look at you suspiciously from above and the smell of glue invades your senses. You can’t help but be mesmerised by the sight of coloured paintbrushes, small strips of paper here and there, piles and piles of old newspapers, sparks flying from welding tools, the puppets’ iron cores and fresh clay sculptures.

"If only I could do that too". That is how the story of Deni Bianco begins. The innocent and dreamlike gaze of a child would soon become the attentive and scrupulous gaze of a papier-mâché expert, with a strong social, artistic and community focus.

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A rendere così affascinante il Carnevale per il piccolo Deni, non sono solo le forme e i colori, ma anche la meccanica dei movimenti e le numerose tecniche di lavorazione. Se a soli 12 anni affianca i maestri Cervellera e Polignano e fa il suo ingresso negli hangar “strappando i giornali”, oggi Deni Bianco, uno dei più giovani e premiati maestri cartapestai, è riuscito a destagionalizzare l’arte della cartapesta, facendo della sua passione un vero e proprio lavoro 365 giorni l’anno.

Una notorietà che lo porterà presto a oltrepassare i limiti regionali, a esprimersi in nuovi ambiti e ad entrare in contatto con tantissime persone. Anche se la vera soddisfazione, per lui, resta lavorare al fianco di grandi professionalità che hanno reso e rendono la Puglia sempre più prestigiosa.

What made the carnival so fascinating for little Deni was not only the shapes and colours, but also how the pieces moved and the numerous techniques for making the designs. At the age of just 12, he joined the expert artisans Cervellera and Polignano and his first task was simply tearing up the newspapers. Today, Deni Bianco, one of the youngest and most award-winning papier-mâché masters, has succeeded in making papier-mâché an all-year round art and not just for certain seasons, thereby turning his passion into a proper 365 days a year job.

His great reputation will soon result in him working outside Puglia, expressing himself in new environs and coming into contact with many new people. However, true satisfaction for him comes from working alongside great professionals who have made and are making Puglia even more renowned.

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Photo Credits Traipler

A PUTIGNANO NEL 2023 SFILANO LE FIABE.

Conosciuto come il Carnevale più lungo d’Europa, per il suo inizio legato alla Festa delle Propaggini, nel giorno di Santo Stefano, il 26 dicembre, da 629 edizioni questa festa popolare regala giornate di sorrisi e divertimento a decine di migliaia di persone che arrivano in Puglia per assistere a una delle maestose e magiche sfilate.

Ogni anno c’è un tema portante su cui lavorano i Maestri Cartapestai per realizzare i loro "Giganti" di cartapesta. Per il 2023 è Fiabe. Antiche o moderne, lunghe o corte, le fiabe da sempre ci aiutano a comprendere meglio il presente e ci conducono alla scoperta di terre lontane e mondi fantastici insegnandoci a non fermarci davanti agli ostacoli, perché un lieto fine è sempre possibile.

Da non perdere, oltre alle sfilate allegoriche (il 4, 12, 19 e 21 febbraio), i riti del "Giovedì" e la Festa dell’Orso (2 febbraio), appuntamento dal carattere magicodivinatorio sulla durata dell'inverno secondo cui se quel giorno piove l'inverno sta finendo, mentre se il tempo è buono l'inverno sarà ancora lungo e l'orso si costruirà il suo pagliaio per affrontare il freddo.

FAIRY TALES WILL BE THE THEME OF PUTIGNANO CARNIVAL 2023

Known as the longest Carnival in Europe, its beginnings are linked to the “Festa delle Propaggini”, which takes place on Boxing Day, 26th December. Ever since it started 629 years ago, this popular festival has brought happiness, fun and laughter to tens of thousands of people who come to Puglia each year to attend one of the majestic and magical parades.

Each year the papier-mâché parade is based on a particular theme. For 2023, the theme is “Fairy Tales”. Ancient or modern, long or short, fairy tales have always helped us to better understand the present and have led us to discover distant lands and amazing worlds. They teach us not to let obstacles stand in our way, because a happy ending is always possible.

In addition to the parades (4th, 12th, 19th and 21st February), the "Thursday" rituals and the “Festa dell’Orso” (Bear Festival) (February 2nd) are events not to be missed. The “Festa dell’Orso” has a magical aspect to it as it foretells the future, in particular the duration of winter. It is said that if it rains that day, winter is coming to an end, but if the weather is good, there is still a long winter ahead and the bear will build its haystack to provide shelter from the cold.

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– “DENI BIANCO A SOLI 12 ANNI FA IL SUO INGRESSO NEGLI HANGAR “STRAPPANDO I GIORNALI”. OGGI È UNO DEI PIÙ GIOVANI E PREMIATI MAESTRI CARTAPESTAI.” –

“At the age of just 12, Deni Bianco joined the expert artisans and his first task was simply tearing up the newspapers. Today, he his one of the youngest and most award-winning papier-mâché masters.”

Anche Borgo Egnazia, fortemente legata alle tradizioni del territorio, ha scelto di affidargli la scenografia di numerose opere in cartapesta per molte feste, pubbliche e private. Tra le tante, ricordiamo la Fenice, alta quasi cinque metri, bruciata in Piazza come rito propiziatorio di purificazione e rinascita, per dare il benvenuto alla Primavera. Una celebrazione che incanta gli spettatori di tutto il mondo, riuniti attorno al fuoco, alla sacralità dei riti antichi, alla bellezza e alla musica della Festa del Borgo. Quel mondo che Deni attraversa con la sua arte. Un mondo che racconta passato e presente, che forgia gli artisti e gli artigiani del futuro, che appassiona, che arricchisce e crea legami.

Un mondo dove “chi ride, vive di più”. Un mondo di meraviglia o meglio, come dice Deni “un mondo che meraviglia”.

Even Borgo Egnazia with its very strong traditional connections to the area, has chosen to entrust him with the scenography of numerous papier-mâché creations for several public and private parties. Among the many of these, the Phoenix stands out in particular. It is almost five metres high and burns in the square as a propitiatory rite of purification and rebirth, a way to welcome spring. Spectators from all over the world are enchanted by this celebration. They gather around the fire and the sacredness of the ancient rites along with the beauty and music of the “Festa del Borgo” bring them all together as one.

Deni’s art brings to life a world that regales tales of the past and of the present, that moulds the artists and craftsmen of the future, that excites, enriches and creates unbreakable bonds.

A world where "he who laughs, lives longer". A world of astonishment or rather, as Deni puts it "a world that astonishes".

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LA MANICURE DELLE NOSTRE NONNE

Our granma’s manicure

Tronchetti di legno posizionati gli uni accanto agli altri, olio di oliva, sale marino grosso, limone ed erbe fresche raccolte al momento direttamente dal piccolo giardino che si apre in un cortile al centro di Vair, la spa di Borgo Egnazia. Tutti questi elementi danno vita, sotto l'attenta e preziosa guida delle terapiste, a una manicure "vecchia scuola". Quella, per intenderci, che le nostre nonne o bisnonne facevano da sole, ritrovandosi sotto gli alberi di ulivo con le amiche, dalla primavera all’autunno.

Wooden branches placed next to each other, olive oil, coarse sea salt, lemon and fresh herbs picked directly from the little secret garden of Vair, the Puglian spa of Borgo Egnazia. Here, it is recreated – under the careful and precious guidance of the therapists – an "old school" manicure with the same elements and techniques our grandmothers or great-grandmothers used from Spring to Autumn when they gather with their friends under the olive trees.

BORGO JOURNALARTISANAL LAB
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INFO & PRENOTAZIONI

Per ogni esperienza Vair è richiesta la prenotazione. Si consiglia di fissare un appuntamento con almeno 48 ore di anticipo. Gli ospiti possono rivolgersi alla reception Vair, oppure contattare il numero +39 080 225 5455. È possibile richiedere alcuni trattamenti in camera per una maggiore privacy. Vair Spa è aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20.

Il Laboratorio Artigianale è una delle esperienze personalizzata che l'ospite può provare durante il suo soggiorno a Borgo Egnazia. L'idea di fondo è prendere l'ospite per mano e accompagnarlo alla scoperta di momenti unici, profondamente legati alla storia e alla natura locali, fino a trasportarlo in una bolla spazio-temporale capace di allontanarlo dalla quotidianità e dai suoi rumori e riavvicinarlo alla terra, ai suoi odori e ai gesti del passato per scoprire e ritrovare la felicità. Quella felicità che è il cuore della filosofia di Vair e di tutti i suoi percorsi.

Ma torniamo al giardino delle erbe aromatiche. Qui si trova un'accurata selezione di ingredienti naturali come alberi di limoni, piante di menta, basilico, salvia, rosmarino, aloe, che mescolati tra loro e con il tradizionale olio di oliva servono a prendersi cura di sé celebrando la bellezza naturale. Così succede con il rituale di bellezza per le mani con scrub al sale e limone, per una

INFO & RESERVATIONS

Reservations are required for each Vair experience. We recommend making an appointment at least 48 hours in advance. Guests can contact the reception or call +39 080 225 5455. It is possible to request some treatments in the room for more privacy. Vair Spa is open daily from 10 a.m. to 8 p.m.

esfoliazione al tempo stesso meccanica ed enzimatica della pelle, seguito da un massaggio all'olio di oliva per ammorbidire e lenire la pelle. Un rituale da provare, dimenticando il presente per ritrovare il contatto con una dimensione antica e profonda.

But let's go back to the herb garden. Here is a careful selection of natural ingredients such as lemon trees, mint plants, basil, sage, rosemary, aloe: blending them together with the traditional olive oil is the recipe to take care of ourselves by celebrating natural beauty. This is what happens with the beauty routine for hands with a salt scrub and lemon, for both mechanical and enzymatic exfoliation of the skin, followed by an olive oil massage to soften and soothe the skin. A ritual to experience, forgetting the present, in order to reconnect with an ancient and profound dimension.

The Artisanal Lab is one of the experiences for Borgo Egnazia’s guests. The idea is to lead them to discover unique moments, deeply connected with local history and nature, as well as transport them into a space-time bubble. A moment to bring the guest closer to the land and its scents, discovering and enjoying a new happiness. The same happiness at the heart of Vair's philosophy and paths.

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L’uomo che parla ai cavalli, con dolcezza

The man who whispers sweetly to horses

DA GIOVANE CAVALIERE CON UNA SENSIBILITÀ FUORI DAL COMUNE A CONSULENTE ETOLOGICO TRA I PIÙ RICERCATI AL MONDO, CHE INSEGNA UN’EQUITAZIONE ETICA E RISPETTOSA. FRANCESCO MELPIGNANO SUBISCE DA SEMPRE IL FASCINO DEL CAVALLO MURGESE, SEDUCENTE E INSTANCABILE, COME LA SUA TERRA

From a young horse rider with an extraordinarily sensitive nature to one of the most sought-after ethological consultants in the world, who teaches ethical and respectful riding, Francesco Melpignano has always been fascinated by the Murgese horse, seductive and tireless, just like his homeland.

Ci vuole gentilezza e pazienza. Questo il segreto di Francesco, Franco, Melpignano, uno dei migliori addestratori di cavalli a livello internazionale. Il nome lo eredita dal nonno, la passione pure. Una lunga storia d’amore che dura da più di trentacinque anni. È appena un bambino quando inizia a montare vicino a casa e a quattordici anni lavora già con un puledro. Nel suo zaino delle Scuole Medie accanto ai libri nasconde riviste specializzate, come Cavallo Magazine. La stessa che nel 2018 gli dedica la copertina, come maestro che punta sull’educazione e il rispetto, prima che sul metodo di lavoro, perché la buona equitazione inizia dai singoli cavalieri e amazzoni. “Sono sempre stato poco attratto dall’agonismo sfegatato, ma per carattere più incline alla ricerca di una perfezione, di un’intesa con il cavallo che può portare molto più lontano di quello che si può immaginare”. A sedici anni

arriva al Circolo Ippico Parco di Mare a Montalbano di Fasano, dove inizia il suo incredibile percorso equestre, tra apprendimento e sperimentazione su cavalli di razze ed età diverse. Ed è proprio lì che lo si incontra ancora oggi, dopo anni e anni di esperienze vissute anche nel Nord Italia e all’estero, prestigiosi titoli acquisiti, centinaia di cavalli domati e corsi che continua a tenere in giro per l’Italia e l’Europa.

Il suo primo amore è stato Gipsy, un cavallo murgese, che ha addestrato per tre anni e mezzo, per presentarlo a Fieracavalli Verona nel 2000. Un colpo di fulmine quello con il Murgese, che ha le forme barocche della sua Puglia: imponente, armonioso, resistente con arti e zoccoli solidi, forte e determinato, ma anche docile e con grande capacità di apprendimento. Nel 1926 il Ministero dell’Agricoltura diede inizio in Puglia alla

selezione della razza cavallina Murgese, che deve il nome alle Murge, tra le province di Bari, Brindisi e Taranto, nei territori di Noci, Alberobello, Martina Franca, Crispiano e Ostuni, punteggiati da masserie, trulli, boschi di fragni e roverelle, aspre colline e grotte.

PERSONEPEOPLE
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It takes kindness and patience. This is secret of Francesco (Franco) Melpignano, one of the best horse trainers in Europe at an international level. He was named after his grandfather and also inherited his passion. His long love story with horses dates back more than thirty-five years.

He was just a child when he started horseriding close to his home and at fourteen he was already training a colt. When he was in middle school, he would hide equestrian magazines such as “Cavallo Magazine” (Horse Magazine) in his backpack amongst his school books. That same magazine would dedicate its cover to him in 2018, praising him as an expert who focuses on education and respect, rather than on a singular training method, because good equestrianism begins with individual riders and riding habits. “I have never been attracted really by fierce competition, but driven more by the search for perfection and for a

deep understanding of horses which can lead to greater results than you could ever imagine”. At sixteen, his incredible equestrian journey began with a job at the “Circolo Ippico Parco di Mare”, a horseriding centre in Montalbano di Fasano. Here he learnt how to work with horses of all different breeds and ages and it is in this exact same equestrian centre that we find him today. He has spent lots of years working in Northern Italy and abroad, has earned many prestigious titles, tamed hundreds of horses and continues to this day to run courses around Italy and Europe.

His first love was called Gipsy, a Murgese horse, which he trained for three and a half years to prepare it for the Fieracavalli Verona in 2000. It was love at first sight for Franco and the Murgese horse, which had all the baroque characteristics of his native Puglia: imposing, well balanced,

sturdy with firm limbs and hooves, strong and determined, but also docile and with a great capacity to learn. In Puglia in 1926, the Ministry of Agriculture began the selection of the Murgese horse breed which gets its name from the Murge, an area of fairly high level ground located between the provinces of Bari, Brindisi and Taranto and covering the towns of Noci, Alberobello, Martina Franca, Crispiano and Ostuni which are full of farms, trulli, woods, rugged hills and grottos.

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Lo stile del giovane Melpignano è quello di un cavaliere d’altri tempi. Sa tutto sulla storia dell’equitazione, sulla nascita delle prime Accademie a Napoli dal ’500 in poi, legge le opere dei più grandi maestri dell’equitazione classica (Pignatelli, La Guérinière, Baucher, L’Hotte, Fillis, Decarpentry, Oliveira), per carpire conoscenze di etologia, anatomia e biomeccanica delle andature. Si interroga costantemente su come poter aiutare i cavalli a raggiungere il massimo equilibrio psico-fisico, finché nel 2002 l’incontro con Philippe Karl lo introduce nell’incredibile mondo dell’Ecole de Légèreté, di cui nel 2014 diviene istruttore. A colpirlo è la coerenza e la gentilezza del maestro francese e la sua filosofia di conoscere la natura del cavallo e le sue attitudini psico-fisiche, “per far sì che ti accetti e possa affidarsi a te”. Molto gli hanno insegnato in materia di psicologia equina anche Claudio Bonati e Silvano Galbiati, addestratori sportivi ed etologi raffinati.

Così Franco ha conquistato risultati sorprendenti, grazie alla sperimentazione su innumerevoli cavalli, al suo indiscusso talento e alla missione che persegue senza sosta: evitare che i cavalli soffrano perché maltrattati nella fase addestrativa e formare i nuovi cavalieri del futuro a praticare un’equitazione sempre più etica e rispettosa. Il suo maggior successo è Ussaro, uno splendido murgese di 18 anni, che ha rappresentato la razza in tante kermesse nazionali e spettacoli equestri, si è guadagnato la medaglia d’argento ai Campionati regionali di dressage nel 2011 ed è protagonista ogni anno delle Feste del Borgo e di corsi sulla leadership a Parco di Mare. “Noi umani avremmo davvero molto da imparare dai cavalli, sia nella vita sociale sia nella comunicazione, hanno la capacità di leggerci dentro, molto più di quanto sappiamo fare noi”.

The young Melpignano’s style is like that of a knight from a past era. He knows everything about the history of horse riding, starting with the creation of the first Academies in Naples in the 16th century. He has read the works of the greatest masters of traditional horseriding (Pignatelli, La Guérinière, Baucher, L’Hotte, Fillis, Decarpentry, Oliveira), in order to learn about ethology, anatomy and gait biomechanics. He constantly questioned how horses could be aided and supported in order to reach an optimal psycho-physical balance and then in 2002, he met Philippe Karl who introduced him to the incredible world of the “Ecole de Légèreté” (The School of Lightness), of which he became a teacher in 2014. The thing that struck him the most about this French master was his integrity and kindness and his philosophy of learning and understanding the horse’s characteristics and its psychophysical behaviour “in order to ensure that it accepts you and can entrust itself fully to you". He has also been taught by many people about equine psychology, including Claudio Bonati and Silvano Galbiati, who are both sports trainers and high level ethologists.

Franco has achieved amazing results over the years thanks to all of the above combined with his analysis and training of countless number of horses, his undeniable talent and a specific goal which he pursues relentlessly. His mission is to prevent horses from suffering because they are mistreated in the training phase and to train the horse riders of the future to practice an increasingly more ethical and respectful style of equestrianism. His biggest success has been Ussaro, a splendid 18-year-old Murgese, who has represented the breed at many national festivals and celebrations as well as at equestrian shows. Ussaro also won a silver medal at the regional dressage championships in 2011 and every year is the star of the show at the “Festa del Borgo” and at the leadership courses at Parco di Mare. “We humans really have a lot to learn from horses, both in terms of social interaction and communication skills. They have the ability to read our thoughts and minds, much better than we can”.

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– “SONO SEMPRE STATO POCO ATTRATTO DALL’AGONISMO SFEGATATO, MA PER CARATTERE PIÙ INCLINE ALLA RICERCA DI UNA PERFEZIONE, DI UN’INTESA CON IL CAVALLO CHE PUÒ PORTARE MOLTO PIÙ LONTANO DI QUELLO CHE SI PUÒ IMMAGINARE.” –

“I have never been attracted really by fierce competition, but driven more by the search for perfection and for a deep understanding of horses which can lead to greater results than you could ever imagine.”

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IL MARITATO

AL PRIMO SORSO ARRIVA IL GUSTO NEL SUO INSIEME. AL SECONDO CREA GIÀ DIPENDENZA. QUESTO COCKTAIL FONDE LA MEMORIA DELLA TRADIZIONE CONTADINA ALL’ESPLOSIONE DI GIOIA DEI SAPORI INVERNALI.

The first sip lets you taste it as a whole, the second one gives the cocktail its addictive nature as it reveals the aroma of the combined ingredients in a kind of bewitching dance.

Il nome - “Maritato” è un termine che nei comuni della Puglia ha una doppia valenza semantica. Da una parte quella consueta del verbo maritare, sinonimo di sposare qualcuno, dall’altra il “maritato” si riferisce al fico seccato al sole, diviso a metà, e al cui interno viene sistemata una mandorla intera tostata. Fico poi passato al forno, a basse temperature, per poi essere conservato con aromi vari in barattoli di vetro da usare come dolcetto invernale oppure offerto ai banchetti nuziali come si faceva una volta nella tradizione contadina. A Borgo Egnazia “Il Maritato” ha un terzo significato. È il nome di un cocktail da gustare al Bar del Portico.

Cosa contiene - È a base di un rum che attiva l’esplosione dei cinque sensi. Si percepisce la presenza del latte di mandorla, del limone e di altre componenti agrumate che rendono il drink freschissimo. Infine è proprio il fico maritato a guarnire la bevanda caratterizzata da una equilibrata componente alcolica.

The name – "Maritato" is a term that in the different areas of Puglia has a double semantic meaning. On the one hand, the usual verb "maritare" is synonymous with "to marry someone"; on the other, the "maritato" refers to a dried fig in the sun, divided in half, with a whole toasted almond inside. The fig is then baked in the oven, at low temperatures, and then preserved among various aromas in glass jars to be used as winter sweets. Alternatively, they are also offered at wedding banquets, as it was in the past in the peasant tradition. At Borgo Egnazia "Il Maritato" has a third meaning. It is the name of a cocktail to be enjoyed at the Bar del Portico.

Within the cocktail - It is made with a rum that activates the explosion of the five senses. Here you will detect hints of almond milk, lemon and other citrus elements that make the drink particularly refreshing. Finally, the “maritato” fig is used to garnish the cocktail that presents a balanced alcoholic component.

BORGO EXPERIENCE 67

La Puglia (ri)nata da un sogno

Puglia (re)born from a dream

Antica torre di avvistamento dei Cavalieri di Malta, diviene nel 1996 un buon ritiro per ospiti provenienti da tutto il mondo. Masseria San Domenico è la prima in Puglia a rivendicare orgogliosamente il nome «masseria» come luogo di accogliente ospitalità, nel tempo in cui la masseria era ancora considerata semplice struttura fulcro di proprietà rurali. Quella Puglia che non sarebbe la meta più ricercata nel sud Italia se qualcuno non avesse scommesso sulla bellezza del suo paesaggio di muretti a secco, uliveti e mare, né sarebbe così celebre per la sua ospitalità se una famiglia di sognatori non avesse deciso, agli inizi degli anni ’80, di aprire le porte della propria casa agli amici che non conoscevano il sud oltre la Costiera Amalfitana. Un luogo dove “lusso” ha una nuova accezione: accoglienza calorosa ed elegante.

An ancient watchtower of the Knights of Malta was transformed into a buen retiro for guests from all over the world in 1996. Masseria San Domenico is the first in Puglia to proudly keep the term “masseria” in its name as a place of warm hospitality, when the “masseria” was still considered the most iconic of Puglian rural buildings. Puglia would not be the most popular destination in Southern Italy if someone had not bet on the beauty of its landscape featuring dry-stone walls, olive groves and sea views, nor would it be so famous for its hospitality if a family of dreamers had not decided to open the doors of their home to friends who did not know the South beyond the Amalfi Coast. A place where “luxury” has a new soul: an authentic warm welcome.

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¬ Fabiana Salsi ¬ Photo Credits Carlos Solito
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*Photo feature from "La luce che non ti ho raccontato", Rizzoli.
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La Susta

L’origine del termine probabilmente deriva dal latino “suscitare”. È uno stato di momentanea noia esistenziale, una sorta di “seccatura”, un fastidio cosmico ingiustificato che ti prende senza un motivo di particolare peso o rilevanza, anzi il più delle volte è futile o futilissimo. Spesso va a braccetto con la voglia di fare nulla e la presa di posizione passivo-aggressiva di restare a poltrire sul divano.

In Puglia è una giustificazione di tutto rispetto, ufficialmente riconosciuta a livello esistenziale: “Non voglio niente, c’ho la susta”. La risposta che riceverete in tutta probabilità non è: “Perché hai la susta?” piuttosto sarà un’accettazione della vostra apatia: “E statti.”

Vediamo di far chiarezza sulla leggerezza di questo stato d’animo rifacendoci a esempi di vita quotidiana pugliese.

Hai la susta al ritorno da una vacanza. Se poi la vacanza era in Puglia dopo un anno di lavoro, in quel caso la susta è fortissima.

Hai la susta se volevi il pasticciotto alla crema e invece è rimasto solo quello con la marmellata.

Ce l’hai al 99,9% se quel giorno hai l’esame o il compito di matematica. Tipico caso di susta da trigonometria.

Se per Natale volevi la bicicletta nuova e invece ti hanno regalato l’ennesimo pigiama di flanella.

Se la domenica mattina mentre bevi il caffè in cucina, c’è già l’odore del ragù. E il caffè non ti va più.

Se qualcuno ama le castagne e le foglie colorate dell’autunno, mentre tu stai già facendo il conto alla rovescia dei giorni che mancano all’estate.

Se ti passa l’autobus davanti e lo perdi per un soffio. Meglio mettersi a prendere il sole con rassegnazione. Una leggera susta ce l’hai se non vivi al mare e c’è un tempo spettacolare.

Oh certo, anche quando qualcuno posta foto delle vacanze, mentre tu sei in ufficio.

E se non c’è posto nel ristorante in cui volevi cenare. In quel caso ti passa proprio la fame.

E per te, il tuo non-motivo per avere la susta qual è?

This word probably derives from the Latin "suscitare" meaning “to arouse”. It is a state of temporary existential annoyance, a kind of "nuisance", an unprovoked irritation that comes over you without rhyme or reason, indeed most of the time it is caused by a trivial or petty matter. It often goes hand in hand with the desire to do absolutely nothing and the passive-aggressive stance of simply lazing around on the sofa.

In Puglia it is an acceptable rationale, a valid excuse: "I don't want anything, I have “la susta". The response to such a statement will most likely not be "Why do you have “la susta?" but rather an acceptance of your apathy by replying, "E statti." (Fine, be like that).

Let's try to highlight the frivolous nature of this state of mind by providing examples from daily Puglian life.

You can have “la susta” when you come back from your holidays. And if your holidays were spent in Puglia after a year of work, then your “susta” could be particularly intense.

You can have “la susta” when you want a custard filled pasticciotto (a traditional Puglian pastry) but instead all that is left are the jam ones.

If you have an exam or a maths test that day, then you can have “la susta” at 99.9%. That’s a typical case of “trigonometry susta”.

When you want a new bike for Christmas but instead you receive the umpteenth pair of flannel pyjamas.

When you’re drinking your Sunday morning coffee in the kitchen but there’s already the strong smell of ragù causing the enjoyment of your coffee to swiftly disappear.

When someone loves chestnuts and the colourful autumnal leaves whilst you’re already counting down the days to summer.

When you miss your bus by a fraction of a second. You’re better off to simply soak up the sun and just accept it.

You can have a slight “susta” when the weather is spectacular but you don't live by the sea.

Or even when someone posts holiday photos while you're in the office.

When there is no table available in the restaurant where you wanted to have dinner. When that happens, your appetite is truly ruined.

And for you, what is your non-reason for having “la susta”?

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¬ Mari Lacedra
[sù-sta]

Thanks to all the people that worked with passion or just spent some minutes of their precious time to create the second issue of this new project.

CONTRIBUTORS

Gabriella Genisi Stefania Di Mitrio

Nicola Bambini Alessandra Minervini Manuela Vitulli Raffaella Serini Donatella Lopez

Roberta Longo Alessandra Meldolesi Eligia Napolitano Mariella Piscopo Fabiana Salsi Mari Lacedra

TRANSLATION Rachel McCormack Adam Simons Barbara Porzio ILLUSTRATION Simona Zurlo

EDITORIAL PROJECT & COORDINATION

Diagonal Productions - Mila Uffici Stampa

GRAPHIC DESIGN Andrea Saggiomo

PHOTOGRAPHY

Carlos Solito Jacob Sjoman Nicola Cipriani Aldo Ricci Rocco De Benedictis Tesser-Piscitelli B roll studio Suitcase – Alex Rorison Traipler / Fondazione Carnevale di Putignano Marianna Sanvito Cosimo Rubino

BORGO EGNAZIA TEAM & FRIENDS

Aldo Melpignano & Camilla Vender Melpignano, Sauro Mariani, Ornella Bruno, Elena Mancini, Ersilia Panetta, Carlo Saponaro, Esmeralda Prete, Rose Mary Brunetti, Lisa Nitti, Bianca Quaranta, Tiziano Mita, Giuseppe Cupertino, Marco Ranucci, Michele Muraglia, Piero Semeraro and all the Team.

Special thanks to Marisa Melpignano, Francesco Laporta, Maria Martellotta, Deni Bianco, Franco Melpignano.

GRAZIE

RACCONTI DI PUGLIA ATTRAVERSO I LUOGHI, I RITI, LE PERSONE E LA CULTURA DI QUESTA TERRA

06 Le stagioni in un barattolo – 13 Il golf abita qui – 20 Nel paese dei barocchi – 28 San Nicola, pensaci tu – 34 Le ceramiche di Bottega Egnazia – 38 Il paese che viaggia nel tempo – 45 Maria, custode dell’arte di vivere – 54 Tra i giganti di cartapesta – 62 L’uomo che parla ai cavalli, con dolcezza – 68 La Puglia (ri)nata da un sogno

STORIES ABOUT PUGLIA THROUGH PLACES, TRADITIONS, PEOPLE AND CULTURE OF THIS LAND

6. Seasons in a jar – 16 Golf resides here – 20 In the land of Baroque – 28 Saint Nicholas, take care of us – 34 Bottega Egnazia's ceramics – 38 The village that transports you back in time – 45 Maria, the custodian of the art of living – 54 Amongst the papier-mâché giants – 62 The man who whispers sweetly to horses – 68 Puglia (re)born from a dream

www.borgoegnazia.it
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