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Martedì, 21 giugno 2022
FAMIGLIE
Campo diocesano dal 14 al 21 agosto a Cavareno in Val di Non (Trento) na settimana di convivenza, riflessione e vacanza sul tema “Gesù abita nella nostra U famiglia” proposta a prezzo modico alle fami-
Inserto mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 - 62100 Macerata
Telefono 0733.231567 E-mail: redazione@emmetv.it Facebook: : emmetvmacerata Twitter: emmetvmacerata
glie giovani (e non solo) che vogliono trascorrere il Ferragosto in serenità e buona compagnia godendo della frescura offerta dai mille metri di una splendida vallata dolomitica. Un’occasione per ridare ossigeno ai polmoni e soprattutto al cuore, recuperando i valori profondi che cementano l’esperienza di coppia e la vita di famiglia. Per informazioni rivolgersi a Francesco (340.3304141), Giada (347.2977131), don Egidio (347.2465443) o scrivere a famiglia@diocesimacerata.it.
Inserto di
Don Felice Molino: dal Kenya una voce missionaria
Macerata-Loreto: il pellegrinaggio è tornato per strada
Scuola: un anno con tanti bilanci, guardando avanti
Le famiglie: incontro mondiale che è anche locale
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Incontro di bilancio dell’ascolto sinodale vissuto in diocesi durante quest’anno
Persone di misericordia DI
Il vescovo Marconi: «Servono cristiani capaci di creare ponti e non di edificare nuovi muri, di testimoniare la fede in modo semplice e vero, di dire a tutti che ognuno è accolto, che tutti possiamo fare un passo avanti per migliorare»
NAZZARENO MARCONI *
N
Uno degli incontri di ascolto sinodale compiuto negli ultimi mesi
parrocchie. A tutti, secondo la verità della loro fede, ma anche secondo un fiducioso desiderio di spingere ciascuno ad una fede maggiore, va proposto di vivere bene queste esperienze di incontro. Se la parrocchia non deve ridursi a un “negozio” che distribuisce cose sacre a chi le
domanda, o peggio le pretende; deve però essere un luogo accogliente della domanda di spiritualità, che oggi è spesso forte nella maggioranza del nostro popolo. Questa domanda, che in molti può rivestirsi o dirsi nelle forme di: un sacro povero di fede o anche di una
tradizione religiosa poco convinta e quasi superstiziosa, va accolta tuttavia con affetto come desiderio in sé buono, va educata a crescere verso una maggiore profondità di motivazioni e di forme, perché divenga per chi chiede, occasione di un passo avanti
IL CAMMINO
Un percorso in tre fasi l Cammino sinodale si sta articolando in tre fasi. La Iprima ha coinvolto il 2021
e questi primi mesi del 2022 caratterizzata dall’ascolto dei desideri, delle sofferenze e delle risorse di chi ha voluto intervenire, sulla base delle domande preparate dal Sinodo dei Vescovi. Sarà quindi messa a punto l’agenda dei temi su cui il “popolo delle diocesi e delle parrocchie” si confronterà. Nel 2023-24), una fase con al centro i vescovi, gli operatori pastorali, le facoltà e gli istituti teologici... che analizzeranno quanto emerso. La conclusione durante il Giubileo 2025 con un grande incontro per presentare «scelte coraggiose e profetiche».
Messa e processione per le vie di Macerata riconosciuta città CORPUS DOMINI
el pomeriggio del 2 giugno con i componenti dei Consigli pastorali di Unità Pastorale ed i rappresentanti delle Aggregazioni laicali – oltre 150 presenze – abbiamo vissuto un ulteriore e significativo passo del cammino sinodale a livello diocesano. Il pomeriggio è stato dedicato infatti a un tempo di confronto e condivisione sulla Sintesi dell’ascolto sinodale vissuto in questo anno. Il Gruppo di Coordinamento diocesano guidato dal vescovo ha presentato questa Sintesi, elaborata secondo i 10 quesiti sinodali, offrendo uno sguardo condiviso sull’oggi della nostra Chiesa diocesana in riferimento al tema del camminare insieme, del condividere le responsabilità, del celebrare ed educare alla fede. La sintesi ha poi raccolto significativi spunti progettuali emersi durante l’ascolto, sui quali soprattutto ci si è concentrati lavorando per gruppi durante la seconda parte del pomeriggio. Stanno consolidandosi così delle convinzioni e delle suggestioni che saranno preziose per questo tempo di ripartenza pastorale dopo la pandemia. È emersa una Chiesa diocesana capace e desiderosa di crescere in un ascolto aperto e attento, sia al suo interno che verso le esigenze sempre più complesse della società che ci circonda. Una Chiesa cosciente delle difficoltà, ma non spaventata, né tantomeno arresa. Le nostre parrocchie e ancor più le Unità Pastorali hanno la capacità e la voglia di accogliere le persone, il popolo delle nostre città e borghi. Se non è più realistico pensare ad una “chiesa popolare” in cui la grande maggioranza del popolo viveva la fede e soprattutto la celebrava ogni domenica, è ancora possibile e auspicabile una “chiesa popolare” in cui la maggioranza del nostro popolo quando si avvicina alle parrocchie, negli eventi lieti e tristi della vita, sia accolta senza giudizi immotivati e senza chiusure preconcette, potendosi sentire “di casa” nelle nostre
a solennità del Corpus Domini celebrata domenica 19 giugno quest’anno ha coinciso con i festegLgiamenti per Macerata del riconoscimento del tito-
lo di Città. Alla messa sul sagrato della cattedrale maceratese di San Giuliano, inagibile dal sisma del 2016 è seguita una partecipata processione per le vie del centro storico prima e intorno alla mura fino al rientro in piazza Strambi da Rampa Zara e la benedizione del vescovo Nazzareno Marconi. (M.N.M.)
nel cammino della fede. Questo richiede che a partire dai nostri sacerdoti e diaconi, assieme ai cristiani più convinti e maturi, si cresca in uno sguardo buono che incoraggia ed educa, non che giudica ed esclude. Il primo passo per una “Chiesa in uscita” è una Chiesa che sa sorridere e accogliere quanti si affacciano alla sua soglia. E dopo questa accoglienza “simpatica” sa inventare percorsi di accompagnamento di famiglie, giovani, sofferenti, fragili e soprattutto dei tanti bambini e ragazzi che frequentano la catechesi, per far fare a ciascuno un passo avanti, un passo di crescita nella fede e nell’incontro con Dio. Il lavoro non riguarda tanto i contenuti del nostro annuncio, che se è evangelico è sempre attuale, né i vari metodi pastorali che possono essere più o meno efficaci, ma non sono certo miracolosi e nessuno è infallibile e valido per tutti. La questione chiave è una questione di stile e di cuore. Servono cristiani capaci di creare ponti e non di edificare nuovi muri, di testimoniare la fede in modo semplice e vero, di dire a tutti che ognuno è accolto, ma tutti possiamo fare un passo avanti per migliorare. Questo, come ha ben intuito papa Francesco è essere “uomini di misericordia” e la scuola per diventare misericordiosi è imparare a riconoscere e a gioire interiormente del fatto che noi tutti, per primi, siamo stati “misericordiati”. Una parola che non esiste nel vocabolario italiano, ma è ben presente nel vocabolario dalla fede che vuol parlare di Dio al mondo di oggi. * vescovo
SACERDOTI
In montagna una settimana da «fratelli» DI GIANLUCA
MERLINI
U
na settimana da… fratelli! Sì, così si è svolta l’esperienza di fraternità vissuta tra i nostri sacerdoti e il vescovo in montagna: panorama mozzafiato, aria spettacolare, accoglienza magnifica, trattamento speciale, silenzio unico, riflessioni profonde, esperienza da rifare. Sperimentare il bene tra fratelli, fa bene a noi, agli altri, al gruppo… quando si sta bene, si sta volentieri insieme. Ma come tutte le belle esperienze finiscono e con un po’ di amaro in bocca, anche quest’anno i nostri sacerdoti sono tornati a casa. Alcuni giorni passati nella bellissima cornice della Val di Fassa: tra momenti di preghiera comune, adorazione silenziosa al Santissimo e recita del Rosario vissute insieme, passeggiate indimenticabili, pranzi fraterni, serate di relax! Il nostro Vescovo ci ha deliziati con alcune riflessioni – “non preparate” dice Lui – che hanno spaziato nel cuore di tutti noi provocando un bel momento di condivisione e revisione. Noi sacerdoti siamo sempre abituati a parlare agli altri… siamo pronti con catechesi di tutti i tipi per ogni tipo di persona: bimbi, genitori, nonni, ragazzi… per tutti sappiamo sempre dire qualcosa… i momenti di riflessione il vescovo li ha pensati con un titolo del tipo: “Caro prete, ora ascolta tu!”; un confronto prezioso tra la vita matrimoniale e quella presbiterale: una coppia parla al prete! Ci siamo accorti che abbiamo tanto bisogno di ascolto. Di preghiera comune! Di disponibilità tra di noi! Di senso si comunità… Abbiamo bisogno di comprensione, di accoglienza… Ci viene richiesto sempre a di accogliere gli altri… ma anche noi abbiamo bisogno di essere accolti, ascoltati, capiti e, perché no, di ascoltare una Parola che ci aiuta, ci salva, ci libera, ci fa risorgere. Forse alcune volte una Parola detta da chi la vive nella vita quotidiana e reale… ci fa veramente, realmente bene. Abbiamo vissuto due momenti di pellegrinaggio: uno al Santuario di Pietralba dove la Madonna ci ha aspettato e il nostro Pastore ci ha invitato a donare tutta la nostra povertà a Dio per mezzo di Maria; un altro al Santuario dedicato a San Giuseppe Freinademetz, primo santo di origine e lingua ladina, che ha donato tutta la sua vita da religioso verbita alla evangelizzazione della Cina: come non sentirci attratti da un sacerdote molto simile al nostro padre Matteo Ricci. Che dire poi del pellegrinaggio ai piedi della natura: le torri del Vajolet hanno svettato sopra le nostre teste… per fortuna ancora attaccate e ben salde! Certo che di questi momenti ne abbiamo davvero bisogno. Eccellenza ma… una settimana invernale no?
Come affrontare la «supersocietà» che incombe? DI
GIANCARLO CARTECHINI
L
Rivoluzione digitale, crisi ambientale, possibilità di intervento sulla biologia umana: l’analisi di Mauro Magatti e Chiara Giaccardi
a vita di un adolescente è un caleidoscopio di frammenti. Prospettive divergenti, ipotesi contraddittorie e ingovernabili dalla quali cercare di emergere con un proprio progetto: ogni esperienza può condurre a una possibile biforcazione. Secondo la teoria matematica del caos, una biforcazione rappresenta una condizione di instabilità da cui possono emergere nuove forme di ordine. Proprio il concetto di biforcazione offre una delle possibili chiavi di lettura del nostro tempo: in continua fibrillazione, insicuro e vitale, come il mondo di un adolescente. La crisi pandemica e la guerra in Ucraina, con il conse-
guente terremoto del quadro politico internazionale, rappresentano solo gli ultimi tra gli shock planetari che si sono succeduti negli ultimi anni, e che hanno affossato definitivamente l’equilibrio precario conosciuto con il nome di “globalizzazione”. Un equilibrio basato sulla fiducia incondizionata per le leggi di mercato, sullo sfruttamento estremo delle risorse disponibili, sulla enfatizzazione di valori riconducibili ad un forte individualismo. Ci troviamo dunque ad un punto di snodo, un cambio di scenario per il quale Mauro Magatti, sociologo ed economista, suggerisce il nome di “Supersocietà” (titolo del saggio di recente pubblicazione, scritto insieme a Chiara Giaccardi). Il prefisso
“super” sta ad indicare una complessità inedita, determinata dalla crescita esponenziale di tre fenomeni: la pervasività della rivoluzione digitale, la drammaticità della crisi ambientale e le sue necessarie contromisure, la possibilità di intervenire sulla stessa biologia umana nel tentativo di potenziarla. La domanda che dobbiamo porci è la seguente: come usciremo da questo snodo magmatico? Il pericolo è che, per affrontare con efficacia sfide di questa portata, si faccia ricorso ad una accentuata verticalizzazione della società e delle sue istituzioni, a discapito delle libertà individuali. Con la conseguenza inevitabile di determinare un aumento delle tensioni a livello geopolitico,
favorendo dinamiche di esclusione sociale. C’è però un’altra possibilità: uscire da questa crisi puntando tutto sulla responsabilizzazione delle persone e sulla qualità delle relazioni, sulla cura invece che sullo sfruttamento. Investire in maniera massiccia sulla scuola, le organizzazioni, i territori. «Bisogna passare a un nuovo modello socio-economico rigenerativo e circolare – ha affermato Andrea Illy, industriale, al recente festival dell’Economia di Trento –. Il paradigma estrattivo e lineare, che continua ad esaurire risorse naturali e produrre residui che si accumulano nell’ambiente con effetti devastanti è strutturalmente insostenibile e superato». Allo stesso festival è intervenuta anche
Jody Williams, premio Nobel per la pace nel 1997: «Qualcuno si sente più sicuro con le armi nucleari, noi invece ci sentiamo sicuri con una buona istruzione, sanità migliore, cibo per chi muore di fame e vaccini più efficaci». Come usciremo, dunque, dalla supersocietà e dalle sfide che essa ci lancia? Ne usciremo solo insieme, tessendo relazioni, puntando sul pluralismo e la sussidiarietà. Gli strumenti digitali di cui disponiamo sono potenti come farmaci, e come tali vanno attentamente dosati. Abbiamo bisogno di donne e di uomini che diffondano prassi generative. E di adolescenti capaci di tuffarsi in un mare in tempesta, con l’incoscienza luminosa della loro scomoda età.