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Martedì, 19 aprile 2022
CARITAS Aiuto al popolo ucraino
a nostra diocesi ha un rapporto diretto e privilegiato con il vescovo di KievLZhytomyr Vitalii Kryvytskyi e abbiamo tra noi
Inserto mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 - 62100 Macerata
Telefono 0733.231567 E-mail: redazione@emmetv.it Facebook: : emmetvmacerata Twitter: emmetvmacerata
un sacerdote di origine ucraina, don Igor Olkhovskyi. Di fronte alla volontà di contribuire ad alleviare le sofferenze e i bisogni della popolazione civile abbiamo optato, valutandola come scelta più rapida e agevole di intervento, di raccogliere offerte in denaro. Chi vuol contribuire può effettuare un bonifico sul conto della Caritas diocesana di Macerata Iban: IT 75 K 06150 13400 CC0320105710) Causale: Aiuto al popolo ucraino Al medesimo fine, in via straordinaria, sono state destinate anche le raccolte effettuate per la “Quaresima di carità”.
Inserto di
Don Luigi Taliani: la Messa funebre e le testimonianze
Don Luigi Taliani: ricordi di Accattoli e Giuliodori
L’impegno in Africa dei cappuccini delle Marche
Università: inaugurato il 732° anno accademico
alle pagine 2 e 3
a pagina 3
a pagina 4
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Gioia di vedere un amore grande in azione; spinta a fare della vita un dono per gli altri
Pasqua, vittoria della luce DI
Segno di speranza è la possibilità di tornare a incontrarsi, a popolare le nostre chiese per i riti della Settimana Santa, segni della fede e della tradizione che ci ricollegano con Dio e tra di noi
NAZZARENO MARCONI *
I
Veglia pasquale celebrata dal vescovo all’Abbadia di Fiastra
pudore nei mass media: fare della guerra un grande spettacolo, solo una macchina per alzare l’audience, ha infettato alcuni, ma fortunatamente non tutti. Commozione, attenzione e partecipazione umana sono state quasi sempre vere e in un mondo
così pieno di falsità come è spesso quello dei mass media, è stato un altro segno di speranza. L’umanità non è finita finché siamo capaci di commuoverci per andare incontro a chi soffre. Nella nostra diocesi, questo aprile di Passione e
Resurrezione, si chiuderà con un altro bel segno di speranza. Il prossimo 23 aprile, alla Abbadia di Fiastra, diventeranno sacerdoti due nostri giovani: don Filippo Gobbi e don Luca Riz, della comunità dei Figli del Sacro Cuore, che hanno
UNIVERSITÀ
Unimc dal Papa il 9 maggio acerata torna da papa Francesco a M pochi giorni di distan-
za dal grande incontro di ieri al quale è dedicata la fotonotizia qui a fianco. L’Università del nostro capoluogo è infatti riuscita a ottenere un’udienza particolare in Vaticano per il lunedì 9 maggio prossimo. L’evento, fortemente voluto dal rettore Francesco Adornato, che si avvia a concludere il proprio mandato, sarà occasione per sottolineare che la cultura e il dialogo sono le vie privilegiate per la pace e il progresso fraterno dell’umanità.
Da Macerata a Piazza S.Pietro 600 adolescenti dal Papa PELLEGRINAGGIO
l messaggio della Pasqua, che si rinnova ogni anno, è l’annuncio di una luce che brilla oltre la morte e apre a un futuro di bene. In questo tempo, così segnato da paure e sensi di sconforto, ne abbiamo un bisogno davvero pressante. In parallelo col risveglio della natura a primavera, abbiamo bisogno di cercare i germogli di una nuova bella stagione per l’umanità, che timidamente stanno cominciando a farsi vedere. Un primo segno di speranza è stato la possibilità di ricominciare a incontrarsi, a popolare le nostre chiese, a celebrare insieme i riti della Settimana Santa, quei segni della fede e della tradizione che ci ricollegano con Dio e tra di noi. La fede non si riduce certo a riti e tradizioni, come il genio di un pittore non è certo determinato dai tubetti di colore che usa, ma è tuttavia attraverso quei colori e quelle tele che si esprime e diventa concreto. Così tutti noi abbiamo bisogno di una fede che si fa incontro, che si fa canto, che si esprime nella luce e nel condividere gli spazi e le strade. Tornare a una fede che celebra la Pasqua nella bellezza di tutto questo è un primo timido ma concreto segno di speranza dopo le lunghe stagioni in cui la pandemia ci ha costretto al distanziamento fisico. Un secondo segno incoraggiante è l’accoglienza generosa e diffusa dei profughi in fuga dalla guerra scatenata contro l’Ucraina. Se la tragedia dalla guerra ci fa sperimentare come il mistero dell’iniquità possa ancora infettare i cuori degli uomini e trasformarli in demoni, è però ancora possibile rimanere umani. Tanti si sono mobilitati per dare un aiuto economico, per collaborare ad accogliere, per portare una presenza umana e condividere un sorriso con chi giungeva. Ho anche visto un certo positivo
ccompagnati dal vescovo, sono stati 600 gli adolescenti della nostra diocesi – in rapporto alla poA polazione, forse il gruppo più numeroso – e 2.750 in
tutto i marchigiani che ieri Lunedì dell’Angelo hanno partecipato a Piazza San Pietro all’incontro con papa Francesco. C’è stato un momento di dialogo fra il Santo Padre e i ragazzi, seguito da una Veglia di preghiera. I ragazzi hanno rinnovato la propria fede davanti alla tomba dell’Apostolo.
completato il loro percorso formativo al Seminario Romano. Il fatto che ancora oggi ci siano dei giovani che regalano la loro vita per mettersi a servizio della fede dei fratelli getta una luce di speranza su questo nostro mondo spesso intriso di egoismo. All’odio ed alla violenza della guerra che travolgono una generazione di giovani ponendoli sulle barricate dell’odio, si può rispondere solo seguendo Gesù nel dono della propria vita. Poco dopo l’inizio della guerra, in una cornice di festa da stadio, ho sentito Putin citare addirittura il Vangelo, dicendo che i suoi soldati morivano fianco a fianco secondo la parola di Gesù che dice: «non c’è amore più grande che dare la vita per gli amici». Mi è sembrata una profanazione diabolica di queste parole così sacre e belle. D’altra parte, nel vangelo delle tentazioni di Gesù anche il diavolo cita la Bibbia! Le celebrazioni pasquali, l’impegno di tanti per l’aiuto e l’accoglienza ai perseguitati dell’Ucraina, e anche l’Ordinazione presbiterale ormai vicina di Luca e Filippo, mi sono sembrate invece un rinnovato omaggio a quelle parole sante che la violenza bruta aveva cercato di insozzare. Questa è la Pasqua, la gioia di vedere ancora oggi un amore grande in azione, quando tanti di noi cercano di fare della loro vita un dono di amore per gli altri. Buona Pasqua di Resurrezione. * vescovo
ORDINAZIONE
Filippo e Luca, pronti per dare il loro «Eccomi»!
S
otto la protezione della Madonna della Misericordia, il 2 settembre 2018, per verificare e far crescere la disponibilità a divenire sacerdoti, il vescovo Marconi disse che eravamo consegnati come «due semini di grano a Maria». La vocazione al sacerdozio è maturata da una richiesta da parte della Chiesa, per mezzo del Vescovo, di continuare la nostra strada di discepolato intrapresa ormai da diversi anni in un cammino costante e perseverante alla sequela di Cristo. Nella nostra vita abbiamo ricevuto molteplici chiamate. Da piccoli abbiamo ricevuto la nostra prima chiamata con il Battesimo diventando, in questo modo, figli di Dio. Successivamente, con la Consacrazione al Cuore immacolato di Maria Regina dell’Amore, la Madonna ci ha chiamati ad affidarci a Lei per arrivare in maniera speciale a suo Figlio. Alla scuola di Maria abbiamo imparato ad avere fede in Dio, a vivere la vita con uno sguardo di speranza, con la carità di Colui che veramente ci ama. Infine il Signore, dall’alto della croce, ci attirava ad alzare lo sguardo su di Lui, aveva sete di noi, aveva sete di una conformazione più profonda a Lui; ci chiamava a restituire a Lui il dono della vita che avevamo ricevuto dai nostri genitori: con questa consapevolezza abbiamo consacrato totalmente la nostra vita a Lui all’interno della Comunità dei “Figli del Sacro Cuore di Gesù” con i voti perpetui di obbedienza, povertà e castità. Come tutti i cristiani continuiamo a chiedere, in un tempo che sembra senza speranza, di essere quel riflesso di luce di Cristo che brilla nel mondo, un riflesso del Padre perché la testimonianza di ogni discepolo rende visibile la presenza di Cristo nel mondo. Arricchiti dal percorso nel Pontificio Seminario Romano, quei “due semini di grano” offerti a Maria, sono stati valutati pronti a sbocciare nella loro pienezza per essere frutto di speranza e misericordia nel cuore degli uomini e divenire sacerdoti secondo il suo Cuore. Sacerdoti – Consacrati nella Comunità dei “Figli del Sacro Cuore di Gesù” a servizio della Diocesi di Macerata, a disposizione del Vescovo e del popolo che ci verrà affidato. Filippo Gobbi e Luca Riz
Infodemia, se tutti parlano e nessuno ascolta... DI
GIANCARLO CARTECHINI
N
Sui social rilanciamo solo notizie verificate personalmente o provenienti da fonti affidabili. E ogni tanto regaliamoci una pausa
el libro “I doni della Morte” Harry Potter e i suoi amici, Hermione e Ron, salgono a bordo di un carrello che li conduce sferragliando, curva dopo curva, nei sotterranei della Gringott, la banca dei maghi. Di lì a poco riusciranno ad entrare nella camera blindata di Bellatrix Lestrange, per cercare una coppa nella quale è conservata una parte dell’anima del perfido Voldemort. Compito non semplice, perché il calice è nascosto tra cumuli di monete d’oro, armature, pelli di strane creature, teschi. E soprattutto perché la stanza è protetta dalle maledizioni “Flagrante” e “Geminus”: ogni oggetto che viene urtato ustiona chi lo tocca
e si duplica all’istante, generando in breve una marea spaventosa e soffocante. Un sortilegio, quello della moltiplicazione fuori controllo, che conosciamo bene anche noi babbani. «Ogni cosa si allarga e prolifera», avverte il filosofo Byung Chul Han nel saggio Le non cose: come abbiamo smesso di vivere il reale. La realtà rischia di evaporare, ridotta a semplice sostrato di un flusso continuo di informazioni. Siamo sommersi da cumuli di spazzatura digitale che nasce da una coazione a comunicare da cui tutti siamo contagiati. Produciamo a getto continuo informazioni che devono piacere agli altri. Non si può forse riassumere in questo modo la nostra attività sui social? Nessuno si ferma più ad ascolta-
re. Siamo diventati ciechi nei confronti delle cose ordinarie. Non siamo più capaci di indugiare in silenzio. Condividere è più importante che pensare. Secondo l’Accademia della Crusca, il termine “infodemia” indica un abnorme flusso di informazioni su un determinato argomento, prodotte e messe in circolazione con estrema rapidità e capillarità, tale da generare disinformazione. Conseguenze? Una distorsione della realtà ed effetti potenzialmente pericolosi sul piano delle reazioni e dei comportamenti sociali.Questo fenomeno è diventato endemico. Si è manifestato in maniera impressionante durante la pandemia, ha subito una ulteriore recrudescenza dopo lo scoppio della guerra
in Ucraina. Il risultato è un senso di smarrimento derivante dalla consapevolezza di trovarsi immersi in un mare di nebbia, in buona parte autoprodotta. Un po’ come annaspare nelle sabbie mobili, risucchiati in basso dalla stessa smania di comprendere tutto, di trovare giustificazioni che sostengano le nostre convinzioni, e smontino quelle di chi non la pensa come noi: «O sei in cattiva fede, o sei disinformato, o più semplicemente sei assuefatto alla propaganda mainstream». Quante volte abbiamo sentito questa frase? In un articolo pubblicato su “Avvenire” lo scorso 4 marzo, Gigio Rancilio ci ha ricordato uno dei tanti bias cognitivi (pregiudizi) di cui siamo vittime: quello che ci
spinge a cercare ovunque, in maniera spasmodica, informazioni. Crediamo in questo modo di riuscire a dare un senso a ciò che sta accadendo. In realtà otteniamo esattamente l’effetto opposto: aumentiamo la nostra confusione, e rischiamo di diventare vettori inconsapevoli di disinformazione. «Ogni cosa che facciamo sui social ha sempre delle conseguenze». Cosa dobbiamo fare, dunque? Rilanciamo solo notizie provenienti da fonti affidabili. E ogni tanto regaliamoci una pausa. Potremmo guadagnare tempo per passeggiare tra gli edifici di Diagon Alley, entrare nella bottega di Olivander, e cercare una bacchetta di sambuco che ci liberi da questo incantesimo di parole senza misura.