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Martedì, 20 settembre 2022
FAMIGLIA
Incontro a Sambucheto Riflessione con fra Marco Vianelli erata di riflessione e confronto con fra Marco Vianelli ofm, direttore dell’Ufficio SFamiglia della Conferenza episcopale
Inserto mensile della diocesi di Macerata Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia A cura della redazione EMMETV Via Cincinelli, 4 - 62100 Macerata
Telefono 0733.231567 E-mail: redazione@emmetv.it Facebook: : emmetvmacerata Twitter: emmetvmacerata
italiana, sul tema “Due di loro erano in cammino... (La famiglia oggi)”. L’appuntamento è alle ore 21:15 di mercoledì 28 settembre nei locali della parrocchia Santa Teresa del Bambino Gesù a Sambucheto (Mc). Sarà un’occasione preziosa di scambio con una persona che quotidianamente si confronta con la crisi dell’istituzione famiglia e con i problemi, alcuni “storici” e altri inediti, che gli sposi devono affrontare per far progredire la propria unione alla luce del messaggio cristiano.
Inserto di
Unimc riparte di slancio e torna in piazza
Il cardinale cinese John Tong Hon in visita a Macerata
Trenta famiglie assieme sui monti per una settimana
Settanta anni fa la proclamazione di Civitas Mariae
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Nella Messa per la festa del patrono san Giuliano, il messaggio del vescovo Marconi alla città
Votare per scegliere il bene DI
«Il Vangelo non indica un partito cui dare il voto ma propone chiaramente un progetto di vita sociale: fraterna, pacifica, produttiva, responsabile, che per 2mila anni ci ha condotto a un mondo sempre più civile»
NAZZARENO MARCONI *
C
La Messa per il patrono di Macerata, san Giuliano, lo scorso 31 agosto (foto Stefano Salvucci)
impegno esigente. Quali sono i consigli per un buon discernimento che ci dona la sapienza della fede cristiana?San Paolo indica prima di tutto le condizioni interiori nella lettera agli Efesini, mostrando ciò che intristisce lo Spirito ed impedisce di valutare bene: «Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenza, con ogni sorta di malignità» (Ef 4,30). Chi conserva tutte queste emozioni negative nel cuore, deciderà con rabbia e non valuterà bene ciò che è giusto. Poi la tradizione spirituale ignaziana indica ben 14 regole per fare un buon discernimento. Io cerco di ridurle a sette, che mostrino come scegliere la persona giusta e le idee più corrette. La prima regola è: «La colpa è anche mia». Chi accusa sempre gli altri e non si prende mai la sua parte di responsabilità, non è affidabile. Di perfetto ed infallibile c’è solo Dio, chi pretende di esserlo è un superbo pericoloso. La seconda regola è: «La carità». Scegliere cercando il bene comune e non solo il proprio interesse egoistico o quello di una piccola parte di cittadini. La logica delle classi o delle lobby va contro la carità, che ama tutti. La terza è: «La chiarezza». Più aumenta la confusione e più
si allontana il vero bene. Ciò che è buono è chiaro e semplice, anche se non può essere semplicistico in un mondo ormai così complesso. Non basta il buon senso, ma il senso del bene ci guida co-
munque a riconoscerlo nelle scelte e nelle persone. La quarta regola è: «La coerenza». Chi non è coerente e cambia bandiera e idee ogni giorno è poco affidabile. Chi oggi tradisce il tuo avversario
San Nicola torna in piazza per la festa del Perdono opo due anni di Pandemia la Basilica di San Nicola e la comunità degli Agostini hanno potuto D rivivere in presenza i festeggiamenti in onore di San
TOLENTINO
arissimi fratelli, l’omelia del Patrono è tradizionalmente un discorso del Vescovo alla città ed alla comunità civile. Non intendo nascondermi davanti alla situazione attuale davvero impegnativa: guerra, crisi energetica, la pandemia diventata endemica e gli alti rischi per l’occupazione soprattutto dei giovani. Con la mente attenta a tutte queste cose, fra pochi giorni dovremo eleggere un nuovo Parlamento da cui giunga un nuovo governo per l’Italia. Deluderò subito chi si aspetta da me una indicazione di voto. Seguendo la Dottrina sociale della Chiesa non ritengo che il Vescovo debba dire per chi dovreste votare o non votare. Il voto è una scelta libera e molto responsabilizzante della coscienza del cittadino. Il problema è che si può scegliere di essere sia coscienti che “incoscienti”, quando si va a votare. La Chiesa invita tutti ad essere ben coscienti, illuminati dalla fede e da quei chiari e basilari valori umani che il Vangelo definisce “irrinunciabili” per costruire il bene comune. Non si vota solo per rivendicare diritti, ma anche per assumersi quei doveri che fondano il vivere assieme. Il Vangelo, perciò, non indica un partito da votare, ma propone chiaramente un progetto di vita sociale: fraterna, pacifica, produttiva, responsabile che per 2000 anni ci ha condotto verso un mondo sempre più civile. Ciascuno di noi, se legge il Vangelo con cuore libero e generoso, può trarne personalmente le conseguenze per scegliere bene. Di questo, infatti si tratta: di scegliere bene o il meno peggio tra quello che realmente è possibile. L’arte di scegliere nella tradizione cristiana si chiama “discernimento”. Papa Francesco ne parla spesso perché oggi, in una società complessa dove tutto è connesso e siamo costantemente bombardati da idee e messaggi dai media ed ancor più dai social, scegliere bene è diventato più difficile. Fare oggi un discernimento libero, cosciente e responsabile è un
Nicola. Numerosi i pellegrini giunti al Santuario per pregare, partecipare alle celebrazioni, alla processione per le vie della città e ricevere l’Indulgenza plenaria del Perdono in onore del Santo Taumaturgo nato nel 1245 a Sant’Angelo in Pontano e morto a Tolentino il 10 settembre 1305.
per stare con te, domani probabilmente tradirà te. La quinta regola è: «La scelta preferenziale per gli ultimi ed i giovani». Una società giusta, secondo il modello evangelico, deve difendere gli svantaggiati e costruire occasioni concrete per un futuro di lavoro e dignità. Non basta l’assistenzialismo che non dà possibilità di un lavoro dignitoso. Tutte le forze sociali: dagli imprenditori, ai lavoratori, alle autorità statali dovranno impegnarsi insieme, perché la sfida sarà davvero dura. La sesta regola è: «Lo sguardo». Dobbiamo guardare il mondo, le idee e le persone dal punto di vista di Dio, cioè dall’alto e guardando lontano. E soprattutto chiedendoci: cosa sta a cuore a Dio, che è certo il più saggio di tutti? Infine, la settima regola è: «Scegli nel silenzio». Le scelte fondamentali vanno ponderate dopo aver ascoltato tanti, mettendosi davanti a Dio ed alla propria coscienza nel silenzio. Ed in questo nostro mondo, così pieno di chiacchiere e grida, questa è forse una delle regole più importanti. Dopo una analisi così dura potrà venire la tentazione di rinunciare e di non andare a votare. È bene capire però che chi non vota non può dire: «Non ho scelto», perché così facendo ha già scelto di lasciare che altri decidano anche per lui e non è detto che siano più saggi ed onesti di lui. Io continuo a pregare, con tutto il cuore, per la nostra nazione e perché i nostri Santi Patroni sostengano la nostra gente in questo tempo di responsabilità e di prova. * vescovo
FESTE PATRONALI
Tutti ai piedi della Mater Misericordiae
T
ra le feste patronali di cui è generosa la nostra Diocesi, forse la più sentita, più intima e personale è quella di Maria Madre della Misericordia. A Macerata la devozione verso la Madonna della Misericordia, è stata introdotta dai primi seguaci di san Francesco, la cui presenza in città è documentata dal 1241. L’inizio della devozione popolare alla nostra Madre Protettrice può essere fatta risalire a un’epidemia di peste che indusse i maceratesi tra il 1446 e il 1447 ad affidarsi, impegnandosi con un voto pubblico, alla pietà della Vergine Maria, invocata proprio con il titolo di Madre della Misericordia, o Madonna delle Grazie, appellativo molto caro al popolo. Il Consiglio generale convocato per la domenica 13 agosto approvava solennemente la costruzione di una chiesa sub vocabulo sancte Marie de misericordia ut pestis ista cesset. La sera della festa dell’Assunta fu posta la prima pietra e nella giornata del 16 fu eretta in una die una «ecclesìola» dalle fondamenta alla copertura per la misura di tre passi per tre passi, secondo una formula corrente, derivata dalla necessità di strappare nel più breve tempo possibile la grazia. Passavano i tempi, correvano le epoche, molte volte i maceratesi si rivolgevano alla clemente e amorevole protezione della Madonna in occasioni di calamità, accorrendo alle processioni, suppliche e preghiere. Seguirono nei secoli XIX e XX altre manifestazione di fede e di filiale devozione verso la Madre della Misericordia culminati nel II centenario dell’Incoronazione nel 1921 e nel V centenario dell’erezione del Tempio, nel 1947. In preparazione a quella solennità fu programmata una peregrinatio mariana, prima in Italia, con la traslazione dell’Immagine nelle parrocchie della diocesi. Mentre l’anno giubilare 1947 culminava con il più grande omaggio a Maria Santissima della Misericordia - Congresso Mariano organizzato a livello regionale, con l’Incoronazione della sacra Icona da parte di mons. Fernando Cento con la nuova corona benedetta da papa Pio XII. In occasione di questo stesso Congresso si fece voto: «che la città di Macerata, date le sue luminose tradizioni mariane, come segno della sua viva fede in Maria, venga pubblicamente e solennemente proclamata “Città di Maria” mediante una lapide da porsi in luogo conveniente». Tale volontà si concretizzò con la delibera del Consiglio Comunale di Macerata del 15 novembre 1952 in cui si chiedeva la consacrazione della Città alla Madonna della Misericordia. Nella piccola Basilica al centro della città batte ancora, forte come sempre, il cuore della fede dei maceratesi, grandi e piccoli, semplici e dotti, e ognuno trova l’accoglienza e protezione sotto il manto della Madre nostra Misericordiosa. Grigorij Linnik
Comunità energetiche risposta solidale alla crisi DI GIANCARLO
I
Un’installazione di pannelli fotovoltaici
Assieme enti pubblici e privati cittadini per diminuire la dipendenza dalle fonti fossili e sostenere le fasce deboli
CARTECHINI
n questi giorni di fine settembre si avverte un senso di spossatezza. Saranno i postumi di una estate troppo calda che sembrava non finire mai. O forse si tratta di qualcosa di più profondo e inquieto: l’idea di un naufragio incombente. Gli studiosi la chiamano “eco-ansia”. Il cambiamento climatico sta modificando il mondo che conosciamo, e le conseguenze si manifestano in numerosi ambiti, compreso quello psicologico. I diversi fronti che si sono aperti negli ultimi tempi – la pandemia, la guerra in Ucraina, la crisi energetica – hanno contribuito a diffondere un atteggiamento disfattista, da fine dei giochi, simile a quello descritto dalla filosofa statunitense
Donna Haraway nel suo saggio “Chthulucene. Sopravvivere su un pianeta infetto”. Il nostro – dice – è un mondo danneggiato ma ancora vivo, in divenire. Sta a noi decidere se abbandonarci alla stanchezza o tentare di reagire. Mettere in circolo, nelle multiformi piazze che frequentiamo, sguardi rassegnati, o attivarci per condividere energia. Dicono le scienze sociali che siamo dei “cooperatori condizionali”, tendiamo cioè ad assumere comportamenti civici, se anche altri lo fanno. Su questi temi, e quelli relativi ai processi partecipativi che danno vita a forme di cittadinanza attiva, ha scritto più volte l’economista Leonardo Becchetti sulle pagine di “Avvenire”. È possibile ricostruire comunità, essere
protagonisti consapevoli del nostro futuro, dare vita a circoli virtuosi di generatività. Condividere energie, appunto, e non solo in senso figurato. Una delle possibili vie d’uscita alle crisi che stiamo vivendo, infatti, è proprio quella di dare vita ad un processo di transizione energetica, che ci faccia passare da un modello accentrato a un modello diffuso e partecipato di autoproduzione e consumo di energia proveniente da fonti rinnovabili. Oggi l’autoconsumo può essere attuato non solo in forma individuale, ma anche in forma collettiva, all’interno di condomini o di quelle che vengono chiamate “comunità energetiche” locali. Un modo efficace, tra l’altro, per limitare la dipendenza energetica da
fonti fossili provenienti da altri Paesi, e per contrastare il fenomeno della povertà energetica (nuclei familiari che non sono in grado di fare fronte alle spese primarie di riscaldamento, illuminazione…) diffuso purtroppo anche all’interno della Unione Europea. Una prospettiva caldeggiata anche dalla recente Settimana sociale dei cattolici italiani che si è tenuta a Taranto nell’ottobre 2021. Lo scorso 30 giugno il Commissario straordinario alla ricostruzione Legnini ha approvato un bando per la presentazione di progetti relativi alla creazione di comunità energetiche di cui facciano parte almeno un ente pubblico o una pubblica amministrazione con una sede nei territori del cratere, finanziato con i fondi messi a di-
sposizione dal Pnrr. Produrre energia, condividere risorse, partecipare attivamente: sarebbe bello se un segnale di economia collaborativa potesse venire proprio dalle comunità colpite dal sisma. Scrive Donna Haraway: in questi tempi confusi «assistiamo non solo alla morte cruenta e superflua dell’esistere e del progredire, ma anche ad una necessaria rinascita. L’obiettivo è generare parentele attraverso delle connessioni inventive». Dobbiamo «scatenare una risposta potente dinanzi ad eventi devastanti, ma anche placare le acque tormentate e ricostruire luoghi di quiete». La spossatezza di questo fine settembre ce la possiamo dimenticare. Costruiamo nuove forme di comunità: di energia ne avremo da vendere.