Economy Aprile 2022

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> GOVERNANCE

Sostenibilità e performance un valore tira l’altro. O lo droga Tutti parlano di finanza sostenibile. Gli indicatori Esg, oggetti sconosciuti fino a pochi anni fa, diventano oggi il pane quotidiano di animate discussioni fra aziende, investitori, finanziatori di Agostino Scornajenchi, Presidente di Andaf e Cfo di Terna Spa

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o make a long story short: se sei un soggetto riconosciuto Esg, avrai tanti vantaggi, il denaro costerà poco, la tua vita sarà felice. Gli uffici comunicazione sono scatenati: ormai i rettangoli colorati dei 17 obiettivi Esg delle Nazioni Unite li troviamo anche sulle scatole dei biscotti. Tutto bene? Mica tanto. Prima o poi tutti si trovano inevitabilmente fermi allo stesso bivio. Quei finanziamenti concessi sulla base di mirabolanti promesse di benefici a favore dell’umanità saranno davvero meritati? Quei risparmi dichiarati di C02 connessi a questo o a quell’investimento saranno effettivamente realizzati? Chi scrive ha il sospetto che se si potessero consolidare le dichiarazioni relative ai risparmi sulle emissioni di C02 sbandierati dalle aziende dovremmo respirare ossigeno puro. Siamo sicuri di non correre il rischio che il finanziatore un bel giorno torni da noi a chiederci conto di come sono stati utilizzati i suoi soldi? In effetti, la finanza sostenibile è un’onda impetuosa. Ma sono ancora poche le aziende che riescono ad emettere strumenti finanziari Green a fronte di una domanda enorme da parte del mercato. Questo disallineamento fra domanda e offerta è però

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solo temporaneo. Tante aziende si affacciano a questo mercato, il numero degli emittenti green cresce. La finanza sostenibile da strumento un po’ elitario (quasi chic) diventerà presto strumento di lavoro per tante aziende. E quel giorno ahimè arriveranno anche i problemi. Perché quel giorno gli investitori dovranno ricominciare a scegliere come allocare i propri soldi fra soggetti che ormai saranno tutti pronti a declamare la qualità sostenibile delle proAL CONTRARIO DEI RATING FINANZIARI, LE VALUTAZIONI SULLA SOSTENIBILITÀ SONO FORTEMENTE DISALLINEATE

prie iniziative. E che faranno a quel punto per allocare i loro capitali? Dovranno scegliere. E per farlo, nel nostro mondo, esiste un modo solo, antico e implacabile: guardare i numeri. Le iniziative Esg devono quindi essere valutate. I benefici dichiarati a seguito di investimenti in attività sostenibili devono essere misurati. In modo il più possibile certo, oggettivo e ripetibile. E per questo è necessaria l’adozione di standard riconosciuti. La situazione è piuttosto fluida.

L’AUTORE AGOSTINO SCORNAJENCHI, PRESIDENTE DI ANDAF

I numerosi rating providers per la misurazione dell’attitudine Esg delle aziende (che oggi sul mercato sono più di 200) offrono valutazioni ampiamente disomogenee tra loro. Al contrario i valori espressi dagli assessment delle agenzie di rating creditizio (ne esistono circa un centinaio) tendono ad essere normalmente allineati. Certo sono frequenti valutazioni diverse (anche perché ogni agenzia di rating ha il suo ricettario segreto su come elaborare i giudizi) ma notch più, notch meno… ci si riesce ad orientare. Nel mondo Esg la prospettiva di un allineamento analogo fra giudizi è purtroppo ancora molto lontana. Il che determina anche un problema di ampia portata, e con implicazioni etico-morali non trascurabili. Se le valutazioni di rating Esg possono variare da quasi 0% a quasi 100%, chi sceglieremo il giorno in cui dovremo effettuare il nostro assessment? L’agenzia più severa o quella più morbida? Tante domande, poche risposte. Non esiste ancora consenso unanime nel ritenere che l’adozione di comportamenti Esg, sia collegata attraverso una chiara relazione causa/effetto con l’aumento del valore aziendale. Su questi temi convivono abbondante aneddotica e scarsa


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