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LA TRANSIZIONE PUÒ ATTENDERE... LA BUROCRAZIA

Entro il 2030 l’Italia deve installare almeno 70 GW di potenza da fonti rinnovabili. «Ma il ritmo attuale è ancora troppo lento», denuncia il direttore Italia del Gruppo Enel. E spiega la strategia del gruppo per diversificare le fonti

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di Marco Onnembo

Sette a uno. Non è il risultato di una partita a tennis un po’ sbilenca, ma la differenza – in anni – tra il tempo necessario a realizzare un impianto eolico in Italia rispetto a quanto previsto dalla normativa di riferimento. Sette anni in cui burocrazia, ritardi, impedimenti di ogni sorta remano in un’unica direzione: rallentare l’ammodernamento energetico del nostro Paese. E bloccare la transizione ecologica. E se poi si confronta il dato con quanto avviene in altre geografie – per esempio in America latina o, senza andare troppo lontano, negli altri Paesi europei – i numeri assumono un valore ancora più negativo. Dal momento della richiesta di realizzazione di un impianto alla messa in esercizio bastano in media solo 24 mesi. Sette uno-sette due. E la partita è persa. Sono dati che, guardando agli avvenimenti recenti, fanno riflettere amaramente. Senza contare che l’effetto “dilatazione” dei tempi tecnici di costruzione di un impianto, oltre ad amplificare la dipendenza dalle forniture estere, è una delle principali cause del caro bollette di cui i pesanti effetti si fanno sentire nelle tasche degli italiani e sui conti economici delle aziende. Soprattutto le aziende più energivore, ancora alle prese con la curva a gomito dell’emergenza sanitaria, risentono pesantemente dell’aumento delle tariffe energetiche. Insomma, senza una politica attiva sul fronte delle energie rinnovabili, la strada che aspetta al sistema Paese, e prima ancora a tutti gli italiani, si presenta in salita. Ne è convinto Nicola Lanzetta, direttore Italia del Gruppo Enel: «Le misure straordinarie messe in campo dal governo, come la riduzione dell’Iva, sono utili per superare la fase emergenziale. Ma il tema principale è l’assenza di una politica energetica in grado di ridurre la dipendenza dal gas nella produzione di energia elettrica». Per capire meglio il fenomeno, pochi numeri restituiscono una fotografia chiara del fenomeno in corso. «In Italia – prosegue Lanzetta - il 50 per cento dell’energia elettrica proviene dal gas. Il 90 per cento di tutto il gas importato arriva per lo più dall’Algeria e dalla Russia. Capirà come ci troviamo difronte ad una dipendenza strutturale». Come si interviene sul breve periodo? «Sensibilizzando le famiglie all’acquisto dell’energia

con prezzi bloccati per un lungo periodo. Dodici milioni di italiani aderiscono ancora al mercato a maggior tutela le cui tariffe sono legate al prezzo ‘a pronti’ dell’elettricità e del gas che Arera - Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente, che svolge attività di regolazione e controllo nei settori dell’energia elettrica, gas naturale, servizi idrici e IN ITALIA IL 50% DELL’ENERGIA ELETTRICA ciclo dei rifiuti, ndr - aggiorna ogni trimestre. PROVIENE DAL GAS IMPORTATO DALLA RUSSIA O DALL’ALGERIA, UNA Questi utenti si sono visti triplicare le tariffe DIPENDENZA STRUTTURALE negli ultimi mesi. Tutti gli altri, che invece si approvvigionano sul mercato libero dell’energia, come Enel, non hanno subito rincari. Su questo fronte – continua il manager - Enel Energia ha fatto ancor di più la propria parte in modo concreto e immediato, concedendo una rateizzazione dell’intera somma dovuta per agevolare il pagamento delle bollette luce e gas». E sul lungo? «Bisogna incentivare

la produzione elettrica da fonti rinnovabili. Oggi solo il 40 per cento dell’energia prodotta proviene da fonti non inquinanti. Bisognerà entro pochi anni arrivare al 70 per cento. Enel, come tutto il comparto, è pronta a fare la sua parte. Il settore elettrico è disponibile a mettere in campo, nei prossimi 3 anni, 85 miliardi di euro necessari per installare 60 GW di nuovi impianti rinnovabili e creare 80.000 nuovi posti di lavoro. Tutto questo comporterà un risparmio di 15 miliardi di metri cubi di gas l’anno, pari a circa il 20 per cento di quanto importato. Senza contare gli ulteriori, innegabili benefici sul fronte ambientale». E non sono certo cifre da capogiro: quanto richiesto al governo e alle Regioni, che dopo la riforma del Titolo V della Costituzione hanno voce in capitolo sul fronte energetico, è pari solo a un terzo delle domande di allaccio già presentate a Terna. Non manca, poi, chi è ancora più ottimista. Secondo il Forum Ambrosetti, lo sviluppo delle rinnovabili creerà in Italia fino a 173mila nuovi posti di lavoro tra tecnici per la realizzazione degli impianti agli addetti alla gestione delle reti che dovranno essere adeguate alla generazione diffusa e alla creazione di comunità energetiche. Insomma, il messaggio è chiaro: un’azione straordinaria sugli iter autorizzativi, richiesta a gran voce anche da Elettricità Futura, la Confindustria dei produttori di energia elettrica di cui Enel è il principale partner, non appare più procrastinabile. Si tratta, in sintesi, di compiere un salto di qualità dal punto di vista culturale e industriale, passando da una visione a corto raggio ad una di lungo periodo. «La crisi energetica è costata molto al nostro paese: poco meno di 20 miliardi di euro. Undici come maggiori incentivi stanziati dal governo e otto come ulteriore aumento dei prezzi. Da gennaio 2019 a gennaio 2022 i prezzi si sono quasi quadruplicati». Soluzioni? «Favorire la piena transizione energetica. Entro il 2030 l’Italia deve installare almeno 70 gigawatt di potenza da fonti rinnovabili. Ma il ritmo attuale è ancora troppo lento: negli ultimi 7 anni abbiamo installato tra gli 0,8 e 1 megawatt. Se andiamo avanti di questo passo raggiungeremo gli obiettivi europei nel 2100. Basterebbe, invece, che si sbloccassero gli iter burocratici già avviati per traguardare l’obiettivo fra 8 anni. Secondo Legambiente – conclude il capo di Enel in Italia – se i progetti in itinere fossero stati autorizzati, l’Italia avrebbe già completato la transizione energetica». Ma siccome ogni medaglia ha il suo rovescio, secondo alcuni una accelerazione impetuosa sul fronte delle rinnovabili non rischierebbe di farci passare da una dipendenza all’altra. Dal gas russo alle forniture di chip e pannelli dall’Asia. È vero? «Sono due temi diversi. Un conto è la piena dipendenza dal gas e quindi dalla decisione di altri paesi di fornire o meno la materia prima. Altra cosa è ‘l’importazione’ di una tecnologia che possiamo gestire in maniera assolutamente autonoma. Non vi è alcun rischio in questa direzione». Ed in tal senso, una risposta concreta arriva da Sud. Da Catania, nella gigafactory 3Sun dove Enel a partire dal 2023 avvierà la produzione di pannelli solari di ultima generazione, e da Porto Empedocle, dove è in corso il progetto per la costruzione di un rigassificatore che consentirà di produrre 8 miliardi di metri cubi di gas l’anno. Quale sarebbe la ricaduta immediata per i consumatori e per le aziende dal raggiungimento degli obiettivi di produzione elettrica affrancandosi da combustibili fossili, entro i tempi stabiliti? «Posto che l’obiettivo di generare il 72 per cento dell’energia elettrica consumata in Italia da fonti rinnovabili è assolutamente realistico, a parità del prezzo del gas, il costo dell’energia in bolletta calerebbe del 40 per cento». Anche la mobilità elettrica appare un fronte a cui guardare con attenzione. L’uscita dal segmento dei motori endotermici è prevista entro il 2035. «Enel X – sottolinea Lanzetta – sta lavorando per vincere questa sfida che è ambiziosa ma realizzabile. Nei prossimi tre anni investirà su questo fronte 15 miliardi più altri due derivanti dal Pnrr. La transizione energetica offre grandi opportunità». E il nucleare, invece? È impensabile parlarne in questa fase? «Per noi si tratta solo di un progetto allo studio. Il nostro percorso è chiaro – conclude il dirigente di Enel – abbiamo presentato il nostro piano industriale e la nostra visione al 2040. Per quella data contiamo di far crescere la produzione elettrica da fonti rinnovabili fino a raggiungere zero emissioni».

Nicola Lanzetta, direttore di Enel Italia

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