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Il paradosso tutto italiano delle biomasse dimenticate

Garantiscono il 17% dell’energia da fonti rinnovabili nel nostro Paese, ma il governo non ha ancora rinnovato il piano di incentivi. La denuncia del presidente di Ebs Antonio Di Cosimo

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di Vincenzo Caccioppoli

CON IL PREZZO DEL GAS E DEL PETROLIO AI MASSIMI DA MESI, UNA PARTE SEMPRE PIÙ RILEVANTE DOVRANNO FARLA LE ENERGIE DA FONTI RINNOVABILI. L’obiettivo del governo sarebbe quello di rimpiazzare entro pochi anni circa il 50% del gas importato dalla Russia (il 38,2% di quello che utilizziamo) ovvero circa 15 miliardi di metri cubi di gas all’anno, proprio con le rinnovabili. Ma per fare questo occorrono investimenti, snellimento delle pratiche burocratiche ed utilizzo di tutte le fonti a disposizione. «La situazione è paradossale, ma non solo ora che siamo in una fase di pura emergenza», spiega a Economy Antonio Di Cosimo, presidente di Ebs, l’associazione Energia da Biomasse Solide, che rappresenta i principali produttori di energia elettrica da biomasse solide e raggruppa 15 operatori e 18 impianti di taglia superiore ai 5 MW su tutto il territorio nazionale.

Dottor Di Cosimo, qual è il paradosso?

Sono dieci anni che attendiamo che si rispettino gli impegni dell’articolo 24 del decreto 28 del 3 marzo 2011, in cui appunto era stato stabilito il rinnovo degli incentivi per gli impianti a biomassa. Ma fino ad ora siamo in una sorta di limbo. A poco più di un anno dalla scadenza naturale della vecchia legge per il settore, ancora non si è deciso nulla. È davvero incredibile che soprattutto in un momento di emergenza energetica come questo, si trascuri un settore che garantisce in continuità circa 4200 GWh di energia (che corrispondono grossomodo all’energia prodotta da 800 mila metri cubi di gas), il 17% di tutta l’energia da fonti rinnovabili in Italia e che potrebbe in due o tre anni raddoppiare la sua quota se adeguatamente sostenuta da politiche di sostegno.

Come funziona il processo dietro alla generazione di energia dalle biomasse solide?

Le biomasse solide che vengono utilizzate per la generazione di energia sono ricavate principalmente dagli scarti agricoli e da quelli forestali. Noi svolgiamo anche un servizio utilissimo per la comunità, contribuendo a rendere la superficie boschiva pulita, evitando incendi e dissesti idrogeologici, problemi che come si è visto in questi anni hanno duramente colpito il nostro Paese. La nostra è un’economia pienamente circolare ed a maggior ragione non si capisce davvero come mai il nostro settore venga così trascurato rispetto ad eolico e solare: sono molto meno continui della nostra produzione, che è garantita in continuità per oltre 8.000 ore all’anno.

Ma come mai, presidente, qualcuno pensa che le biomasse invece siano inquinanti o comunque abbiano un impatto sul territorio al contrario di altre fonti rinnovabili?

È una situazione paradossale perché la nostra attività svolge una duplice funzione oltre a quella di fornire energia pulita, appunto, anche quella di lasciare la superficie boschiva pulita. Inoltre le nostre aziende hanno sistemi all’avanguardia che permettono l’abbattimento degli inquinanti ed operiamo un monitoraggio continuo delle emissioni. Non solo siamo all’avanguardia: siamo l’unica fonte rinnovabile che rispetta in pieno l’economia circolare, di cui tanto si parla ora.

E cosa rispondete a chi vi accusa di favorire la deforestazione?

Dico solo che basta guardare i dati: parlano di un aumento della superficie boschiva negli ultimi dieci anni di oltre il 20% ed il

nostro settore utilizza solo l’8-10% di tale accrescimento, dato più basso tra tutti i Paesi europei. Inoltre non impieghiamo legname di pregio ma residui agroforestali, che rappresentano tra l’altro solo il 50% della materia prima impiegata. Questo, ripeto, è un servizio ulteriore che facciamo alla società, considerando che ogni estate solo gli incendi provocano danni all’erario per 1 miliardo di euro.

Il Governo ha fatto qualcosa, dopo questa nuova emergenza energetica, per accelerare sul nuovo piano di sostegni al vostro settore?

Assolutamente niente. Sono dieci anni che attendiamo invano una risposta, ma ad un anno dalla scadenza del vecchio piano siamo ancora in una sorta di limbo. Nessuno sembra considerare quanto possa essere prezioso il nostro contributo per sopperire alla probabile mancanza del gas importato dalla Russia. Ma le nostre aziende, senza certezza sugli aiuti, non riescono a continuare la propria attività e fanno fatica a pensare a nuovi investimenti che rischiano di non poter ammortizzare per mancanza di un quadro normativo certo. Uno degli aspetti paradossali di questa situazione è che il nostro settore è conteggiato all’interno degli obiettivi del Pniec (Piano nazionale integrato per l’energia e il clima al 2030) e in particolare sui target in termini di utilizzazione di biomasse e di riduzione delle emissioni. Viene insomma previsto il nostro contributo positivo, ma nessuno si chiede se saremo messi nelle condizioni di continuare a operare. Inoltre, al contrario di solare e fotovoltaico, che devono scontare solo l’ammortamento dell’investimento ini-

ANTONIO DI COSIMO

IL NOSTRO SETTORE È CONTEGGIATO NEL PNIEC MA NESSUNO CI METTE NELLE CONDIZIONI DI POTER OPERARE

ziale, le nostre imprese devono continuare ad investire per approvvigionarsi della materia prima.

Quali sono i numeri delle biomasse solide installata ad oggi in Italia e quante sono le imprese interessate?

Stiamo parlando di un comparto che, solo per quanto riguarda Ebs, comprende 15 operatori per 18 impianti di taglia superiore ai 5 MW, dà lavoro ad oltre 5000 persone, impiega circa 3 milioni di tonnellate di biomassa solida per il 90% prodotta in Italia. Grazie alla lungimirante e mirata politica di incentivazione iniziata nel 2008 la produzione di biomassa è cresciuta fino agli attuali 4200 GWh, ma la costruzione di nuovi impianti è via via calata per poi fermarsi in questi ultimi due o tre anni.

Quali sono le vostre richieste, infine, a governo ed istituzioni?

Chiediamo, come stiamo facendo da dieci anni, che il nostro settore abbia la giusta considerazione che merita e che si metta finalmente mano ad una legislazione di nuovi sostegni che possano permettere al settore di crescere e al Paese di avere maggiore energia continua, sicura, sostenibile ed economica.

SUSTAINABILITY & CIRCULAR ECONOMY

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