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QUEL RARO CORAGGIO DI MOLLARE LA POLTRONA

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Nicola Bedin ha lasciato Snam per occuparsi a tempo pieno della sua Lifenet Healthcare

la redazione

Ha giocato d’anticipo dimettendosi un mesetto prima della scadenza della carica, e questo gesto si conforma bene al suo aplomb: Nicola Bedin (nella foto), da poco non più presidente della Snam, ha annunciato la decisione, ed anche l’opportunità, di dedicarsi a tempo pieno alla sua impresa. Da quattro anni Bedin ha creato Lifenet Healthcare, un’iniziativa imprenditoriale appunto nel settore sanitario, che ad oggi comprende nove aziende ospedaliere ed ambulatoriali in quattro regioni - Lombardia, Piemonte, Lazio ed Emilia Romagna - con dieci sedi e 1400 collaboratori. E intende concentrarsi sul suo business, che è anche un po’ la sua missione, che sta andando avanti bene. E meglio andrà. Bedin venne “scoperto” da Giuseppe Rotelli – il visionario imprenditore che fece grande il Gruppo Ospedaliero San Donato, collocando un allora giovanissimo Bedin, segnalatogli da Mediobanca dov’era andato a lavorare dopo la laurea in Bocconi, nel ruolo di amministratore delegato. Quando nel 2012 Rotelli rilevò l’Ospedale San Raffaele dalla sua situazione prefallimentare, Bedin fu incaricato di amministrare anche quello, riuscendo a guidarne con successo risanamento e rilancio. Dal 2015 fino al settembre 2017 è stato inoltre amministratore delegato dell’Università Vita-Salute San Raffaele. Una competenza gestionale di grande spessore che sicuramente anche alla Snam ha dato ottima prova, da consigliere, ma che merita di essere verticalizzata totalmente su un business cruciale e progressivo come quello dell’assistenza sanitario. In bocca al lupo ad un imprenditore che non colleziona

È giusto concentrarsi sul proprio business più che sull’accumulo degli incarichi

Per i sindacati i vertici di Bnl e i loro consulenti hanno dimostrato la propria inadeguatezza

“Bnl considera chiusa la procedura relativa alla cessione dei 7 rami del back office senza aver alcun accordo”: raramente si legge, ormai, una presa di posizione così netta e polemica da parte dei sindacati unitari verso un’azienda, tantomeno nel settore bancario. Ma è appunto quanto accaduto nel caso della vertenza in corso alla Bnl. Con un bel titolo d’altri tempi, “Il Re è nudo”, per dire che i vertici di Bnl e i loro consulenti hanno dimostrato “la propria inadeguatezza” e ora “cercano goffamente di scaricarne sul Sindacato l’esito”. Da questa presa di posizione di qualche tempo fa in poi la vertenza non ha fatto progressi. La linea di snellire organici e strutture è stata tracciata e il dialogo non va avanti. Può darsi sia pretattica, ma è un fatto che diversamente dal comportamento sempre molto accorto dei cugini d’Oltralpe di Credit Agricole sui loro grandi possedimenti italiani, i vertici dell’altro colosso francese Bnp Paribas hanno sempre dato l’impressione di considerare Bnl una colonia distante e non granché cruciale nelle loro strategie. Un errore, forse madornale. I più grandi e competenti analisti finanziari del mondo stanno rivalutando il valore delle banche ed anche dei loro insediamenti fisici. Certo: non affollati di personale come cinquant’anni fa, ma ancora ben radicati nel territorio. Un po’ com’è capitato per librerie e ipermercati, che la digitalizzazione ha cambiato ma non chiuso, anche per le banche dovrebbe accadere qualcosa del genere. Perché trascurare le possibilità di crescita di una realtà radicata come Bnl in tutto il tessuto economico nazionale?

NON CI PIACE

PER BNP PARIBAS BNL È SOLO UNA COLONIA?

La cessione dei 7 rami del back office la dice lunga sul pensiero dei cugini d’Oltralpe

la redazione

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