FINANZIARE L’IMPRESA
IL CROWDFUNDING SI METTE IN REGOLA Il Regolamento Escp entrato in vigore lo scorso novembre abbatte i confini del comparto: entro qualche mese le piattaforme saranno abilitate alla raccolta in tutta Europa, moltiplicando esponenzialmente le opportunità di Marco Scotti
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i fa presto a dire crowdfunding, ma quali sono le sue dimensioni in Italia? Partiamo dalla definizione. Per Banca d’Italia si tratta di un canale attraverso il quale progetti personali o professionali di singoli individui e piccole imprese possono essere finanziati direttamente da una moltitudine di soggetti (anche risparmiatori). L’incontro tra la domanda (da parte di chi ha bisogno di fondi) e l’offerta (da parte di chi vuole investire) avviene su piattaforme online che forniscono le informazioni sui singoli progetti e gestiscono i flussi di denaro. Si tratta dunque di uno strumento alternativo rispetto a quello rappresentato dalle banche o dagli altri intermediari finanziari. L’effettivo finanziamento di un progetto, infatti, non dipende dalla valutazione fatta da un singolo intermediario in base alle proprie strategie, ma dalla capacità dei proponenti di convincere un numero sufficiente di investitori ad assumersi il rischio di puntare i propri fondi nel sostegno diretto dell’iniziativa. Esistono diversi tipi di crow-
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dfunding, ma i due più diffusi sono il lending-based, noto anche come peer-to-peer o social lending e l’equity crowdfunding. Nel primo caso si tratta di una modalità di finanziamento che prevede il prestito di denaro ai promotori di un progetto attraverso la sottoscrizione di un contratto di mutuo. Secondo il report del Politecnico di Milano, che si riferisce al primo semestre del 2021, 28 piattaforme di lending che hanno ero-
GLI STRUMENTI PIÙ DIFFUSI SONO IL LANDING-BASED, NOTO ANCHE COME PEER-TO-PEER O SOCIAL LENDING, E L’EQUITY CROWDFUNDING
gato 651,8 milioni alle imprese e 123,3 milioni ai consumatori. Per quanto concerne l’equity crowdfunding, invece, questi consente ai promotori di un progetto di raccogliere capitale di rischio; in questo caso gli investitori non fanno un prestito ma versano una somma per acquistare una quota del capitale dell’impresa diventando soci a tutti gli effetti e accettando, di conseguenza, il rischio di perdere l’intera somma investita in
caso di fallimento del progetto. Altri tipi di crowdfunding hanno perlopiù finalità sociali e si caratterizzano per campagne di piccolo importo. Il donation crowdfunding prevede la donazione di piccoli importi per contribuire al finanziamento di progetti culturali o sociali (senza ricevere alcun compenso); nel reward crowdfunding, invece, i donatori ottengono una ricompensa in beni o servizi il cui valore non è necessariamente correlato all’importo versato. Lo scenario in Italia si è evoluto rapidamente. Basti pensare che, secondo i dati elaborati da Crowdfunding Buzz, il 2014 si è chiuso con sole quattro campagne finanziate mentre lo scorso anno sono state completate 212 operazioni. Il controvalore è passato da 1,3 milioni a poco meno di 172. E anche il numero di investitori è aumentato in maniera significativa, passando da 134 a oltre 27mila. La piattaforma più attiva è Mamacrowd che, da sola, movimenta un terzo del complessivo con 129 campagne totali. Un’ulteriore spinta al sistema è arrivata lo scorso 10 novembre, con l’entrata in vigore del Regolamento Ue 2020/1503, il cosiddetto “Regulation on European Crowdfunding Service Providers for Business” o “Regolamento Ecsp”, che ha l’obiettivo di normalizzare e armonizzare le norme di comportamento, a livello continentale, per l’ecosistema del crowdfunding e di accrescere sia le capacità di raccolta sul mercato dei capitali che quelle di investimento, elevando il sistema da nazionale a “transfrontaliero”. In estrema sintesi, dunque, con il nuovo regolamento Ecsp, si dà finalmente all’Unione Europea una disciplina comune. Il che significa che le piattaforme potranno