3 minute read

FULLY FUTURE STOP

Next Article
TIKTOK

TIKTOK

ANCHE IL RIFORNIMENTO DIVENTA FLESSIBILE

Mobilità sostenibile, spazi funzionali, integrazione del verde, cultura: sono i quattro pilastri su cui si regge il format di stazione di servizio. Si chiama Fully Future Stop e sta per spiccare il “salto di qualità” definitivo

Advertisement

Di Donato Piangivino non si può dire che non abbia avuto la costanza e la pervicacia di inseguire la sua idea di cambiare un business come quello delle stazioni di servizio. «Ho 26 anni – spiega a Economy – e da quando ne ho 20 mi occupo di questo mondo. Ho deciso che andavano rivoluzionate, perché sono spazi standardizzati caratterizzati da scarne pensiline di acciaio ed edifici cubici che concedono assai poco all’immaginazione. Per questo ho deciso di ripensarle completamente partendo da quattro pilastri: mobilità sostenibile, spazi funzionali, integrazione del verde, cultura». È nato così Fully Future Stop, un progetto pilota in Puglia, a Gioia Del Colle, che ora promette di fare il “salto di qualità” definitivo. Le stazioni di servizio classiche sono state fino ad oggi progettate unicamente per rispondere a bisogni sopraggiunti come fare rifornimento, utilizzare i servizi o consumare un caffè per proseguire il percorso a discapito di elementi progettuali di natura architettonica. L’atteggiamento generale è indirizzato alla configurazione indistinta di gabbiotti per il personale, postazioni per l’erogazione del carburante, ripetitive tettoie metalliche di copertura, servizi igienici, nel rispetto delle prescrizioni normative, ma che non aggiungono elementi di differenziazione specifici: il tutto a sfavore di una strategia che invece potrebbe cogliere nella riconoscibilità dell’impianto e dell’azienda un fattore fondamentale di sviluppo commerciale. Di fatto, il rifornimento di carburante viene considerato alla stregua di quelle operazioni necessarie, per le quali inevitabilmente la clientela arriva da sé. Questo aspetto potrebbe risultare conveniente in termini di risparmio di investimenti e risorse ma, mai come ora, è

di Marco Scotti

necessario prestare maggiore attenzione a considerazioni di natura ambientale, in particolare per gli effetti apportati nel paesaggio urbano ed extraurbano da un’architettura così diffusa. «L’idea – prosegue Piangivino – è quella di cambiare totalmente il paradigma. Prima di tutto vogliamo dedicarci maggiormente al rifornimento dei mezzi “non oil”, quelli elettrici che stanno progressivamente diventando dominanti. Poi vogliamo che gli spazi non siano più standardizzati, ma diventino funzionali e si prestino a diversi usi, un po’ come gli Apple Store: spazi di co-working, aree caffè. Devono diventare degli attivatori sociali urbani perché possono avere un futuro nella vita anche economica di una città. Vogliamo anche incentivare il verde e abbiamo depositato un brevetto che prevede giardini sulle pensiline, il cui concetto stesso sarà completamente rivoluzionato. In futuro la nostra idea è che diventino dei luoghi di aggregazione, magari in cui non siano ammessi combustibili fossili. C’è infine una componente culturale: possono diventare degli integratori urbani, luoghi in cui si possano presentare libri e tutto quello che ha a che fare con questi spazi». A fianco alla parte più squisitamente architettonica, Piangivino ha scelto di dare vita a Next, che si occupa di servizi per la mobilità futura. Qui l’idea è di operare con una logica green ma anche con una sorta di fidelizzazione della clientela sulla scorta delle vecchie carte carburante, puntando in maniera crescente sull’esperienza. «Per il futuro – conclude Piangivino – stiamo portando avanti dei lavori nel punto vendita pilota, stiamo integrando ricariche ultra rapide per abbattere i tempi e stiamo costruendo una brand identity con la clientela. A breve, poi, partiremo con dei progetti paralleli che riguardano la valorizzazione, in ottica street urban, delle edicole. Vogliamo trasformarle in punti che permettano di integrare servizi alla micromobilità. Anche in questo caso la nostra base di partenza è la Puglia, ma siamo sempre alla ricerca di altri luoghi in cui portare la nostra cultura».

SUSTAINABILITY & CIRCULAR ECONOMY

>

This article is from: