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CI PIACE/NON CI PIACE
from Economy Marzo 2022
by Economy
CI PIACE
PIÙ AZIENDE CON LA B MAIUSCOLA DI «B-CORP»
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Sono aumentate a 140 unità (+26%) le aziende certificate secondo i canoni di B Lab
la redazione
Certo, per essere “aziende per bene” basta rispettare le leggi. Ma se, in più, si riesce anche a “fare del bene” anzi, per parlare in gergo manageriale, generare dei “benefit” per tutti i propri stakeholder (dipendenti, clienti, fornitori, creditori, partner, territorio) allora sì che si è aziende Buone, ma con la B maiuscola di B Corp, cioè si rientra tra le imprese che comportandosi in modo sostenibile e solidale hanno saputo ottenere la certificazione rilasciata dall’ente non profit B Lab . Ebbene: secondo i report diffusi da BCorp Italia, le aziende del nostro paese che a fine 2021 risultano aver conseguito la certificazione sono ben 140, ovvero il 26% in più rispetto al 2020, contro le 4.600 nel mondo e le 1.400 in Europa. Il loro volume di affari è stato rispettivamente di: 155 (mondo), 45 (Ue) e 8 miliardi (Italia) di euro, con un numero di dipendenti pari a: 438 mila, 120 mila e 15 mila. «Siamo a un punto di svolta, raggiunto grazie alla consapevolezza che la sostenibilità non è una pratica o un processo - è stato il commento di Eric Ezechieli e Paolo Di Cesare (nella foto in alto), co-fondatori di Nativa, country partner di B Lab in Italia - Siamo a un punto di svolta, raggiunto grazie alla consapevolezza che la sostenibilità non è una pratica o un processo. Non è altro rispetto all’azienda, ma è l’azienda stessa, è tutto ciò che è e che fa: è la qualità, la ricerca e sviluppo, il prodotto, la comunicazione, le risorse umane, la relazione con partner, fornitori e con i territori in cui operano» sostengono. Non è altro rispetto all’azienda, ma è l’azienda stessa, è tutto ciò che è e che fa».
Un bel fenomeno che cresce e coinvolge imprese che vanno oltre il puro rispetto delle leggi
Il governo sta mostrando un braccino corto che urta con gli interessi del Paese sul delicato tema bancario
Non si capisce bene il senso della ritrosia del governo ad autorizzare quella robusta ricapitalizzazione che il mercato si attende per il Monte dei Paschi di Siena. Nella sua lunga e infruttuosa trattativa, Unicredit aveva chiesto che l’iniezione di nuovi capitali fosse di 4 miliardi di euro. Forse troppi? Ah, saperlo! Certo è che la cifra accreditata dalle fonti ufficiosi del ministero dell’Economia sarebbe di 2,5 miliardi, e segnatamente il nuovo a.d. Luigi Lovanio insediato al posto dello sgradito (politicamente) Guido Bastianini (nella foto in basso), ha fatto smentire la voce che circolava sui mercati di un “compromesso” a 3,5. Ora, si sa: le ricapitalizzazioni sono il sesso degli angeli. Si rischia tranquillamente l’abbaglio. Il Montepaschi non fece la due-diligence dell’Antonveneta, e non s’è più ripreso, nonostante vari aumenti di capitale. E tanti soldi hanno assorbiti le due grandi acquisizioni fatte da Unicredit, la tedesca Hvb e la romana Capitalia. Quando le cose vanno storte, sembra che i soldi non bastino mai. E dunque perché lesinare, senza al contrario donare al Monte una nuova prospettiva strategica? Con Unicredit o anche no, magari con Bpm, ma sicuramente con tanti soldi in cassa. O vogliamo continuare a fare scandalo nel mondo per una banca da sempre politica e oggi formalmente pubblica che anziché farsi motrice di un riassetto vincente del settore in Italia ne resta l’inguaribile zavorra? È odioso il solito esempio dei soldi buttati nella fornace dell’Alitalia, ma in fondo anche il resistibile decollo dell’Ita è stato finanziato a tutto futuro vantaggio (forse) di Lufthansa…

NON CI PIACE
UN PO’ DI SOLDI IN PIÙ IN MPS SAREBBERO BEN SPESI
Si parla di un aumento di capitale di soli 2,5 miliardi, meno delle attese di mercato
la redazione