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FASI
from Economy Marzo 2022
by Economy
DI PADRE IN FIGLIO SI TRAMANDA ANCHE IL VALORE
Ad aggiudicarsi la XI edizione del premio "Il gusto di fare impresa" promosso da Credit Suisse e Kpmg con il supporto della Liuc business school è stata Lavazza, grazie alla sua best practice di governance
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di Riccardo Venturi
Un’azienda giunta alla quarta generazione, entrata nell’immaginario collettivo anche grazie all’iconica pubblicità di Armando Testa Caballero & Carmencita, nonché esempio di Made in Italy vincente - il 70% degli oltre 2 miliardi di fatturato è realizzato all’estero. È Lavazza group, azienda torinese leader nel settore caffè e prodotti sostituitivi e accessori, fondata nel 1895 e fresca vincitrice del premio “Di padre in figlio - Il gusto di fare impresa – XI Edizione”, promosso da Credit Suisse e Kpmg con il contributo di Mandarin capital partner e il supporto scientifico della Liuc business school. La giuria ha scelto Lavazza group perché tramanda da più di 120 anni la storia della famiglia. Fondata da Luigi Lavazza, imprenditore pieno di spirito d’iniziativa, inventiva e passione, l’azienda ha saputo mantenere queste qualità nel corso degli anni, crescendo costantemente grazie anche a strategie innovative e volte a un’internazionalizzazione senza confini, se si pensa che nel 2015 ha portato per la prima volta l’espresso sulla Stazione spaziale internazionale. Lavazza inoltre ha saputo formare l’attuale generazione al comando mettendo in atto buone pratiche di governance, con una forte apertura verso manager esterni altamente qualificati: il Ceo di Lavazza Group è stato nominato al di fuori della sfera familiare. «Le imprese familiari, se ben gestite, sono capaci di performare meglio di quelle non familiari, anche in periodi di crisi» dicono Salvatore Sciascia e Valentina Lazzarotti, co-direttori di Fabula, il Family business lab della Liuc – Università Cattaneo che ha curato lo screening dei casi e la raccolta e l’analisi dei dati. Dagli studi condotti sulle imprese familiari eccellenti Fabula ha redatto un decalogo delle caratteristiche che contraddistinguono le ottime performance di queste imprese, che ricorda da vicino l’identikit di Lavazza. -Chiarezza e formalizzazione della strategia. Le imprese familiari migliori sviluppano un modello
LAVAZZA È ENTRATA NELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO ANCHE GRAZIE ALLA PUBBLICITÀ CABALLERO & CARMENCITA DI ARMANDO TESTA
di business chiaro e formalizzano le proprie scelte in un piano industriale. - Diversificazione sinergica. Si tratta di operare in più di un business, purché siano sinergici rispetto al business principale. In questo modo si avviano percorsi di crescita che valorizzano l’expertise maturata nel core-business. - Innovazione. Investimenti in ricerca e/o collaborazioni con altre imprese e istituzioni come le Università portano a nuovi prodotti o nuovi processi. - Internazionalizzazione. L’apertura ai mercati internazionali deve manifestarsi quantomeno attraverso l’export, se non con la costituzione di filiali all’estero. - Apertura a soggetti esterni alla famiglia. Molto frequente è l’apertura del management, più rara quella del CdA e della proprietà – riscontrata solo in un caso su cinque. - Chiarezza dei ruoli. Un classico problema delle imprese familiari è quello di non chiarire bene i ruoli dei diversi soggetti coinvolti, lasciando ai membri della famiglia i diritti e i doveri dei diversi livelli della governance in modo piuttosto disordinato. -Pianificazione del passaggio generazionale. Le migliori imprese familiari preparano le nuove generazioni (se genuinamente interessate al business di famiglia) attraverso la formazione e le esperienze esterne all’impresa stessa, e chiarendo i percorsi di ingresso e di carriera. - Governance familiare. È importante regolamentare la relazione fra famiglia e impresa attraverso l’adozione di organi e documenti deputati a questa funzione, come il consiglio e l’accordo di famiglia. - Valori. La cultura della famiglia tende a essere trasferita all’impresa. Le migliori imprese familiari si caratterizzano per valori come quello della semplicità, dell’onestà, del rispetto, dell’unità, dell’impegno, del merito, dell’impresa come bene comune, non solo familiare. - Dialogo familiare. La presenza di un confronto non significa che i famigliari debbano essere sempre d’accordo: un moderato livello di divergenza, purché sia sulle idee e non sui valori, risulta sempre in decisioni migliori e quindi in performance superiori.
COSÌ IL FINTECH FA BENE ALLA CASSA
La gestione tradizionale delle spese aziendali si traduce spesso in perdite di fatturato e mancati rimborsi Iva. Ecco come la digitalizzazione dello spend management rende più semplici e immediati i processi efficientando i controlli
di Marina Marinetti
Acianciare di digitalizzazione sono bravi tutti. Specialmente ora, che, in pole position nel Pnrr, con 10 miliardi destinati alla pubblica amministrazione e altri 24 alle imprese, il digitale, d’improvviso, è diventato la priorità assoluta. Poi però si scopre che in Italia il 45% delle attività di tenuta dei libri paga, il 49% di quelle di rilascio e gestione di ricevute/fatture e il 41% dell’integrazione dei dati nei sistemi contabili viene ancora effettuata a mano. Nel 2022. Il risultato della mancanza di visibilità sui flussi di cassa è facilmente intuibile. E misurabile: 30 miliardi di euro l’anno di fatturato perso per le aziende italiane. Il dato emerge dallo studio commissionato da Soldo, la piattaforma leader in Europa per la gestione e il controllo delle spese aziendali, a Coleman Parkes. Quei 30 miliardi, equivalgono a un calo di fatturato del 2%. A cui si aggiungono mancati rimborsi Iva per 10 miliardi. La ricerca evidenzia chiaramente la perdita di terreno da parte delle imprese europee a causa degli inadeguati controlli di spesa: solo il 13% reputa le misure adottate “molto efficaci”. E quasi un dirigente d’azienda su due (49%) non ha certezza sull’effettivo ammontare del capitale circolante. Già, ma come rendere efficienti i controlli di spesa? «Le aziende dovrebbero investire in soluzioni digitali per avere un quadro completo del proprio capitale circolante e controllare meglio le spese», osserva Carlo Gualandri, che ha fondato Soldo nel 2015, facendone una delle società fintech più in crescita del Vecchio Continente nonché la piattaforma leader per l’automazione della gestione dei costi e dei pagamenti per le aziende di ogni dimensione. Rai, Bauli, Cassa Depositi e Prestiti, Bata, Sammontana, Mercedes Benz, GetYourGuide insieme ad altre 26 mila aziende in 30 Paesi in Europa, tra cui anche moltissime Pmi, usano Soldo per tracciare e gestire, quindi ottimizzare le loro spese aziendali. Dalla decisione su come allocare i fondi su progetti e per i dipartimenti fino alla esecuzione dei pagamenti con carta, dalla classificazione e riconciliazione automatica delle transazioni fino all’integrazione con le piattaforme di contabilità, Soldo fornisce una visione completa ed integrata della spesa per l’intera organizzazione: consente a dipendenti e dipartimenti di effettuare acquisti, dalla pubblicità ai software, dalle spese di viaggio all’e-commerce; controlla i costi impostando budget personalizzati e monitora le transazioni in tempo reale; si integra con i software di contabilità per automatizzare i report e risparmiare ore di lavoro; offre carte prepagate aziendali con budget e regole predefinite; automatizza la contabilità grazie all’esportazione di dati accurati su qualsiasi sistema in un paio di clic; velocizza la gestione dei pagamenti occasionali e i rischi dovuti alla condivisione delle carte aziendali emettendo carte virtuali monouso per i dipendenti... E permette di eliminare la maggior parte dei giustificativi cartacei: ogni volta che il dipendente fotografa, via app Soldo, scontrini e ricevute relativi ad una spesa effettuata, creando una copia digitale del giustificativo all’interno del sistema di conservazione sostitutiva, con gli stessi contenuti di quella fisica e piena validità legale. Anche la ricerca, eseguibile per anno fiscale, data o mese, nominativo di colui che ha effettuato la spesa, voce di spesa o sua descrizione, rende facile l’accesso ai dati conservati che rimarranno presenti e disponibili per 10 anni dal loro inserimento nel sistema. «Le aziende più inclini ad un rapido ritorno alla crescita sono proprio quelle che creano efficienza all’interno delle proprie organizzazioni ed aiutano i team a delegare la responsabilità di spesa», conclude Gualandri. «L’adozione di nuove tecnologie darà potere ai vertici aziendali, che avranno così a disposizione dati precisi ed informazioni in tempo reale sulla spesa. Le aziende che si sono aperte alla digitalizzazione dei processi hanno molta più fiducia nelle loro capacità di investimento per il futuro».
www.soldo.com

COL PERFORMANCE RENTING SI CAVALCA LA RIPRESA
Il nuovo noleggio operativo coniuga sistema finanziario e piattaforma tecnologica. L’ha importato in Italia Claudio Mombelli, ceo di Domorental. Che ha pensato anche al settore dell’hospitality...
di Alessandro Faldoni
L’USCITA DAL TUNNEL DELL’EMERGENZA SANITARIA È INIZIATA. L’ECONOMIA NAZIONALE TIRA, CON IL PIL IN NOTEVOLE CRESCITA. Secondo Eurostat, nell’ultimo trimestre 2021, quello italiano su base annua è cresciuto del 4,6%, mentre la variazione acquisita per il 2022 è pari al 2,4%. Sempre quest’anno, saranno messi a terra i progetti del Pnrr, la declinazione nazionale di Next Generation EU, che destina all’Italia oltre 191 miliardi di euro. Tuttavia, le nostre Pmi, che rappresentano il 98% delle imprese nazionali - che spesso coincidono con le eccellenze produttive del Belpaese - hanno problemi di patrimonio, con oltre l’80% di esse che è sottocapitalizzata. Rischiano così di non poter effettuare investimenti, assecondare la ripresa e combattere alla pari con i concorrenti oltre confine nell’agone internazionale. Una soluzione cui sempre più organizzazioni ricorrono è quella del noleggio operativo. Ne parliamo in questa intervista con Claudio Mombelli, un’esperienza di lungo corso ai vertici di captive finanziarie sia all’estero che in Italia di aziende quotate come Compaq Computer Corporation, Hewlett-Packard, Acer, Esprinet e start up per il renting Ict nella Gdo e nei canali online, ceo e fondatore di Domorental (www.domorental.it), che ha portato per primo in Italia la declinazione più innovativa del noleggio operativo: il performance renting, un sistema finanziario/tecnologico esclusivo e innovativo, che ha iniziato a diffondersi negli Usa dopo la crisi finanziaria del 2008, e che consente di trasformare qualunque bene, dagli impianti industriali a
quelli tecnologici agli arredi, in un servizio, ossia noleggiare prodotti, macchinari e servizi attraverso il pagamento di un canone ricorrente la cui durata e il cui importo variano in funzione di CON DOMORENTAL LE IMPRESE PAGANO diversi parametri.
UNA CURRENT FEE MODULARE IN BASE ALLA PERFORMANCE DEI BENI O DEL RISPARMIO GENERATO Dottor Mombelli,
come funziona la vostra declinazione del noleggio operativo, denominata performance renting?
Agiamo in partnership coi fornitori e consentiamo al cliente finale di poter accedere a qualsivo- glia bene o servizio, funzionale alla propria attività, attraverso una modalità flessibile e utilizzando il contratto di noleggio come abilitatore. Questi prodotti sono acquisiti da noi, o per conto di partner finanziari, o gestiti direttamente, sempre da noi, in qualità di funder. La nostra evoluta piattaforma tecnologica sviluppata in house permette alle imprese di pagare una current fee, o in forma modulare cioè variabile in relazione al fatturato prospettico, o a seconda della performance dei macchinari (pay for performance), o parametrata in base al risparmio generato dagli stessi (pay for savings).

Che differenza c’è rispetto al leasing e al noleggio tradizionale?
La durata del servizio, diversamente da