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FINANZA ALTERNATIVA
from Economy Marzo 2022
by Economy
IL CROWDFUNGING SI METTE IN REGOLA
Il Regolamento Escp entrato in vigore lo scorso novembre abbatte i confini del comparto: entro qualche mese le piattaforme saranno abilitate alla raccolta in tutta Europa, moltiplicando esponenzialmente le opportunità
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di Marco Scotti
Si fa presto a dire crowdfunding, ma quali sono le sue dimensioni in Italia? Partiamo dalla definizione. Per Banca d’Italia si tratta di un canale attraverso il quale progetti personali o professionali di singoli individui e piccole imprese possono essere finanziati direttamente da una moltitudine di soggetti (anche risparmiatori). L’incontro tra la domanda (da parte di chi ha bisogno di fondi) e l’offerta (da parte di chi vuole investire) avviene su piattaforme online che forniscono le informazioni sui singoli progetti e gestiscono i flussi di denaro. Si tratta dunque di uno strumento alternativo rispetto a quello rappresentato dalle banche o dagli altri intermediari finanziari. L’effettivo finanziamento di un progetto, infatti, non dipende dalla valutazione fatta da un singolo intermediario in base alle proprie strategie, ma dalla capacità dei proponenti di convincere un numero sufficiente di investitori ad assumersi il rischio di puntare i propri fondi nel sostegno diretto dell’iniziativa. Esistono diversi tipi di crowdfunding, ma i due più diffusi sono il lending-based, noto anche come peer-to-peer o social lending e l’equity crowdfunding. Nel primo caso si tratta di una modalità di finanziamento che prevede il prestito di denaro ai promotori di un progetto attraverso la sottoscrizione di un contratto di mutuo. Secondo il report del Politecnico di Milano, che si riferisce al primo semestre del 2021, 28 piattaforme di lending che hanno ero-
GLI STRUMENTI PIÙ DIFFUSI SONO IL LANDING-BASED, NOTO ANCHE COME PEER-TO-PEER O SOCIAL LENDING, E L’EQUITY CROWDFUNDING
gato 651,8 milioni alle imprese e 123,3 milioni ai consumatori. Per quanto concerne l’equity crowdfunding, invece, questi consente ai promotori di un progetto di raccogliere capitale di rischio; in questo caso gli investitori non fanno un prestito ma versano una somma per acquistare una quota del capitale dell’impresa diventando soci a tutti gli effetti e accettando, di conseguenza, il rischio di perdere l’intera somma investita in caso di fallimento del progetto. Altri tipi di crowdfunding hanno perlopiù finalità sociali e si caratterizzano per campagne di piccolo importo. Il donation crowdfunding prevede la donazione di piccoli importi per contribuire al finanziamento di progetti culturali o sociali (senza ricevere alcun compenso); nel reward crowdfunding, invece, i donatori ottengono una ricompensa in beni o servizi il cui valore non è necessariamente correlato all’importo versato. Lo scenario in Italia si è evoluto rapidamente. Basti pensare che, secondo i dati elaborati da Crowdfunding Buzz, il 2014 si è chiuso con sole quattro campagne finanziate mentre lo scorso anno sono state completate 212 operazioni. Il controvalore è passato da 1,3 milioni a poco meno di 172. E anche il numero di investitori è aumentato in maniera significativa, passando da 134 a oltre 27mila. La piattaforma più attiva è Mamacrowd che, da sola, movimenta un terzo del complessivo con 129 campagne totali. Un’ulteriore spinta al sistema è arrivata lo scorso 10 novembre, con l’entrata in vigore del Regolamento Ue 2020/1503, il cosiddetto “Regulation on European Crowdfunding Service Providers for Business” o “Regolamento Ecsp”, che ha l’obiettivo di normalizzare e armonizzare le norme di comportamento, a livello continentale, per l’ecosistema del crowdfunding e di accrescere sia le capacità di raccolta sul mercato dei capitali che quelle di investimento, elevando il sistema da nazionale a “transfrontaliero”. In estrema sintesi, dunque, con il nuovo regolamento Ecsp, si dà finalmente all’Unione Europea una disciplina comune. Il che significa che le piattaforme potranno
raccogliere in tutto il continente, mentre oggi possono farlo solo nei singoli Paesi. La competizione, dunque, diventerà comunitaria. E senza più i britannici che sono usciti dal mercato comune dopo la Brexit, possiamo giocare ad armi pari. L’Italia, tra l’altro, ha dei verticali molto interessanti: l’immobiliare e l’energia, ma anche il turismo e il mondo della cultura. Per questo sarebbe lecito e auspicabile attendersi un flusso di denaro che arrivi non soltanto dal Pnrr, ma anche da investitori privati o istituzionali, europei, che vogliano scommettere sl nostro Paese. In Italia, tra l’altro, questa normativa permetterà di compattare e uniformare le norme, soprattutto tra equity e debt crowdfunding da una parte e lending dall’altra. Il primo, infatti, era disciplinato dal “Regolamento sulla raccolta di capitali tramite portali on-line” adottato con Delibera Consob n. 18592/2013, Invece il lending crowdfunding è parzialmente disciplinato nelle “Disposizioni sulla raccolta del risparmio da parte dei soggetti non bancari” adottate con la Delibera di Banca d’Italia n. 584/2016. In base al regime transitorio previsto dal Regolamento Ecsp le piattaforme di crowdfunding, già operative alla data di entrata in vigore, avranno un anno di tempo per adeguarsi alla nuova normativa potendo continuare ad operare secondo le regole nazionali fino al 10 novembre 2022. Inte-
ressante, tra l’altro, notare come il crowdfunding, in un biennio drammatico come il 2020-2021, abbia non solo mantenuto i livelli pre-pandemia, ma abbia addirittura accresciuto, e di molto, i volumi. Infine, una notazione sul “dopo”. Il Politecnico di Milano, tramite il suo Osservatorio, ha provato a tenere traccia di che cosa sia successo delle singole operazioni condotte fino al momento della pubblicazione del report. Delle 742 emissioni considerate, 511 hanno chiuso la prima campagna di raccolta con successo, 178 non ci sono riuscite e 53 non avevano ancora concluso le operazioni al 30 giugno dello scorso anno. Concentrandosi sui 511 progetti NEL 2021 IN ITALIA SONO STATE che avevano raggiunCOMPLETATE 212 OPERAZIONI IN CROWDFUNDING PER UN to l’obiettivo, quattro TOTALE DI 172 MILIONI DI EURO si sono quotati in Borsa, sei hanno dato vita ad aumenti di capitale riservati. Cinque sono stati oggetto di progetti di acquisizione e fusione, 14 erano iniziative immobiliari che sono state chiuse; 53 hanno tentato altre campagne con successo mentre solo 3 non ci sono riusciti. 407 imprese sono ancora attive, mentre 14 sono state oggetto di liquidazione. Questi numeri, dunque, sanciscono come i progetti di crowdfunding non siano bislacche operazioni con altissimo rischio ed elevata remunerazione (promessa), ma semmai dei validi strumenti di finanza alternativa che consentono di sviluppare un ecosistema efficiente e di garantire un buon ritorno agli investitori. Mica male, insomma.
IL CROWDFUNDING IN ITALIA
172 MILIONI raccolti nel 2021 (+70% rispetto al 2020) 212 le campagne finanziate 27.667 gli investitori 59,07 MILIONI: la cifra investita tramite Mamacrowd 685.000 la media raccolta per campagna
LE CAMERE DI COMMERCIO SI LANCIANO NEL “CROWD”
Anche il “pubblico” ora ha la sua piattaforma di crowdfunding: si tratta di Finnexta, prodotto creato da Innexta.
DANILO MAIOCCHI Quest’ultima è la società del sistema camerale italiano, punto di riferimento nel settore della finanza e del credito per le Pmi, con particolare attenzione a strumenti, servizi e prodotti della finanza alternativa e del fintech. Innexta ha ottenuto il via libera dalla Consob a metà novembre per la realizzazione della piattaforma. Nelle scorse settimane è stato dato il via ufficiale all’operazione che proseguirà poi seguendo direttrici precise. «La piattaforma Finnexta autorizzata da Consob – spiega a Economy il direttore generale di Innexta Danilo Maiocchi - nasce con l’obiettivo di fungere da catalizzatore per la crescita dell’intero sistema dell’equity crowdfunding italiano. Il nostro obiettivo infatti è mettersi a disposizione di associazioni, Confidi e soprattutto delle altre piattaforme per creare sinergie ed amplificazione di un sistema che ancora in Italia ha forti potenzialità inespresse. Puntiamo ad esempio a lanciare delle campagne di imprese innovative che possano poi essere rilanciate in secondi round da altre piattaforme, piuttosto che lanciare campagne in sharing con altre piattaforme. Un ulteriore punto di valore vuole essere la messa a disposizione delle piattaforme interessate di un punto di visibilità delle loro “bacheche” di scambio quote, al fine di facilitare la conoscenza di queste opportunità offerte già da alcune piattaforme italiane. Ovvio che tutto questo sarà in primis valutato sotto il profilo della nuova regolamentazione europea, e con le autorità nazionali, con le quali il dialogo è naturalmente la nostra priorità».