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MOTORI
from Economy Marzo 2022
by Economy
Troppo bella per essere vera
Dalla matita di Walter De Silva prende forma una hypercar ibrida dalle prestazioni eccezionali. Che nasce nella motor valley emiliana dal matrimonio tra la cinese Faw e l’americana Silk
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di Franco Oppedisano
Se venisse davvero prodotta, darebbe del filo da torcere alle Ferrari, alle Lamborghini, alle McLaren. Prima di tutto la Silk-Faw S9 è molto bella, e non poteva essere altrimenti visto che nasce dalla matita di Walter De Silva, un mito del design automobilistico. Poi questa hyper car ibrida avrà qualcosa come 1400 cavalli combinando la potenza di un motore a combustione, un V8 a 90 gradi di 4 litri biturbo (con generazione elettrica) in posizione posteriore centrale che ne eroga 918 cavalli a un regime di rotazione di 9.000 giri, con una potenza specifica di ben 230 cavalli/litro, con quella di altri tre propulsori elettrici collocati sul cambio e sull’asse anteriore che arrivano a generare altri 530 cavalli. La fibra di carbonio è ovunque nello chassis e nella carrozzeria. In questo modo la S9 finisce per avere un peso di 1.450 chili che le assicurano, secondo il costruttore, un’accelerazione da 0 a 100 km orari in meno di due secondi e una velocità massima di oltre 400 chilometri all’ora. Se le auto fossero delle torte gli ingredienti gli ingredienti per farne una spaziale ci sono tutti: uomini e donne di valore ed esperienza, una fabbrica nella motor valley dove sin da piccoli si respirano bielle e pistoni, un primo prototipo di una elegantissima supercar con numeri da sturbo, e, almeno all’apparenza, le spalle coperte finanziariamente con investimento previsto di un miliardo di euro da parte di una grande azienda, la Faw, cinese e di proprietà dello Stato, che ha il mese scorso approvato la nomina nel consiglio d’amministrazione di un manager, Li Chongtian, che ha una grande esperienza, ma solo finanziaria. L’intenzione di Silk-Faw è realizzare una serie di auto di alto livello elettrificate da costruire in Cina e in piccola parte a Reggio Emilia, ovvero fare l’ennesimo tentativo di infilarsi nel mercato premium saldamente in mano, anche dalle parti di Pechino, ai costruttori tedeschi, italiani e inglesi. In Cina, Faw ha marchio premium, Hongqi, che fa delle auto oggettivamente inguardabili. Alcuni costruttori hanno aperto dei centri design in Europa e quasi tutti i grandi player cinesi hanno joint venture per costruire le auto occidentali in Cina, ma è servito a poco perché dalle parti di Pechino non hanno una cultura automobilistica. Nel 2008 un concorrente di Faw, Chery Automobile, sempre statale e nota nel settore per lanciato una copia quasi identica alla Daewoo Matiz, ha fatto shopping tra i manager internazionali e investito centinaia di milioni per dare forza allora inedito marchio premium Qoros. Fabbrica in Cina e cervelli da ovunque, era il motto, ma l’esperimento di conquista del mondo è miseramente fallito in pochi anni. Ora è la volta di Silk-Faw, dove il primo nome rappresenta quello di una società di ingegneria americana, con il quartier generale a Modena e controllate a Dublino e alle Cayman, che ha come potenziale socio perché ha in mano 65 milioni di obbligazioni convertibili un’azienda Usa, Ideanomic. Quest’ultima ha come principale socio Bruno Wu, un imprenditore cinese, e ha in corso una opa su Energica Motor, altra azienda modenese, che produce moto elettriche. In questo affare i soldi girano più velocemente dei motori elettrici della S9.

