Molini d'Italia Settembre 2021

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ITALMOPA ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI MUGNAI D’ITALIA WWW.ITALMOPA.COM

ANTIM ASSOCIAZIONE NAZIONALE TECNICI DELL’INDUSTRIA MOLITORIA

Molini THE ITALIAN MAGAZINE FOR THE MILLING INDUSTRY

d’Italia

LA RIVISTA ITALIANA PER L’INDUSTRIA MOLITORIA

09 Anno LXXII

September  Settembre

2021 Mensile Poste Italiane Spa Spedizione in abbonamento postale - 70% CN/BO D.L. 353/2003 (conv. L. 46/2004) art. 1 c. 1 DCB Bologna Aut. Trib. Bo n. 6129 del 31/7/1992

IN QUESTO NUMERO IN THIS ISSUE

L A N O S T R A S C E LT A P E R A L I M E N TA R E LA VOSTRA SICUREZZA

La nuova sfida dei prodotti “free from” The new challenge of “free from” products Cento anni di analisi di grano e farina One hundred years of grains and flours analysis Le scelte in agricoltura dell’Emilia Romagna Agricultural choices in Emilia Romagna

schema di certificazione accreditato

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L’eccellenza nella gestione dei cereali

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ITALMOPA

ORGANO UFFICIALE

ASSOCIAZIONE INDUSTRIALI MUGNAI D’ITALIA WWW.ITALMOPA.COM

ANTIM ASSOCIAZIONE NAZIONALE TECNICI DELL’INDUSTRIA MOLITORIA

Molini THE ITALIAN MAGAZINE FOR THE MILLING INDUSTRY

Summary  SOMMARIO N. 09 September SETTEMBRE 2021

d’Italia

LA RIVISTA ITALIANA PER L’INDUSTRIA MOLITORIA

PROPRIETARIO

Associazione Industriali Mugnai d’Italia Via Lovanio, 6 - 00198 Roma

Associazione Industriali Mugnai d’Italia

DIRETTORE EDITORIALE Silvio Grassi Presidente Italmopa

Editorial EDITORIALE

DIRETTORE RESPONSABILE Claudio Vercellone

COMITATO TECNICO EDITORIALE

Carlo Brera Dip. di Sanità Pubblica Veterinaria e Sicurezza Alimentare; Reparto OGM e Micotossine; Istituto Superiore di Sanità - Roma Marina Carcea Ricercatrice per gli alimenti e la nutrizione; CREA - Roma Giuseppe Maria Durazzo Avvocato, esperto in diritto dell’alimentazione Maurizio Monti Miller’s Mastery - Tecniche di macinazione Luigi Pelliccia Responsabile Ufficio Studi, Mercato e Ufficio Stampa di Federalimentare Giovanni Battista Quaglia Tecnologie alimentari Andrea Villani Qualità cereali, mercato e strumenti di commercializzazione

COMITATO DI REDAZIONE Piero Luigi Pianu Tullio Pandolfi Laura Pierandrei

RELAZIONI INTERNAZIONALI

Features ARTICOLI

ufficiostampa@avenue-media.eu

RESPONSABILE PUBBLICITÀ

L’AGRICOLTURA DELL’EMILIA ROMAGNA TRA INNOVAZIONE TECNOLOGICA, PROGETTI SOSTENIBILI E BIO Agriculture in Emilia Romagna between technological innovation sustainable and organic projects

Laboratory techniques  Tecniche di laboratorio

CENTO ANNI DI ANALISI DEI GRANI E DELLE FARINE One hundred years of analysis of grains and flours

Agri-food marketing  Marketing agroalimentare

ALIMENTI “FREE FROM”: UNA TENDENZA MONDIALE “Free-from” foods: a worldwide trend

Abbonamento annuale (12 numeri)

Italia € 45,00 - Copia € 4,50 Estero € 96,00 Copie arretrate (se disponibili) € 9,00 cad. esclusa spedizione Registrazione Tribunale di Bologna del 31 luglio 1992 n. 6129 Poste Italiane Spa Spedizione in abbonamento postale - 70% CN/BO D.L. 353/2003 (conv. L. 46/2004) art. 1c. 1 DCB Bologna Informativa ex D.Lgs 196/2003 (tutela della privacy) Trattamento dei dati personali ai sensi del Regolamento Ue 679/2016. L’informativa Privacy è disponibile sul sito di Avenue media www.avenue-media.eu alla pagina “Informativa Privacy Editoria” www.avenue-media.eu/informativa-privacy-editoria

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Events  Eventi

IL FUTURO DELL’AGRICOLTURA E DELL’ALIMENTAZIONE The future of agriculture and food

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a cura della Redazione

Departements RUBRICHE

Viale Aldini Antonio, 222/4 - 40136 Bologna Via dei Fornaciai, 4 - 40129 Bologna

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di D. Caccioni

EDIZIONE, DIREZIONE, REDAZIONE, PUBBLICITÀ E AMMINISTRAZIONE

Tipografia MIG - Moderna Industrie Grafiche

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di G. Baccarini e A. Villani

Massimo Carpanelli - carpa@avenue-media.eu

Edizioni Avenue media®

The interview  L’intervista

a cura della Redazione

Alfredo Tesio

REDAZIONE

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di S. Grassi

DIRETTORE TECNICO Lorenzo Cavalli Presidente Antim

BISOGNA SEMPLIFICARE IL SISTEMA BUROCRATICO COSTRUITO PER IL BIOLOGICO We need to simplify the bureaucratic system designed for organic

Fact & News  FATTI E NOTIZIE

WORLD NEWS

Laws & Rules PANORAMA NORMATIVO

Focus on economics FOCUS ECONOMIA

Food rules DIRITTO ALIMENTARE

Cultural corner L’ANGOLO DELLA CULTURA

Supplier news LE AZIENDE INFORMANO

AGENDA

SETTEMBRE 2021  September

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Editorial  EDITORIALE

Bisogna semplificare il sistema burocratico costruito per il biologico We need to simplify the bureaucratic system designed for organic

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hen was organic farming born and how did it develop? These are the issues addressed in the editorial, which focuses on the spread of organic consumption over the years and, above all, on the regulations that have regulated this system. The Green New Deal is encouraging the spread of organic farming, not least because the target to reach is 25% of organically farmed fields by 2030. Therefore, from being a niche sector, organic farming has conquered increasingly large segments of the market and has become one of the most dynamic sectors in the Italian agri-food industry. However, it is necessary to continue to focus on customer loyalty, through the strict application of rules and the enhancement of supply chain agreements (between farmers, industrialists and distributors) to make organic food increasingly affordable for everyone.

d’Italia

di Silvio Grassi Presidente Italmopa

FIDELIZZARE I CLIENTI E VALORIZZARE I RAPPORTI DI FILIERA PER AMPLIARE LA PLATEA DEI CONSUMATORI BIO BUILDING CUSTOMER LOYALTY AND ENHANCING SUPPLY CHAIN RELATIONSHIPS TO INCREASE THE NUMBER OF ORGANIC CONSUMERS

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li albori del biologico risalgono almeno a 100 anni fa, quando alcuni “pionieri” compresero e cominciarono a studiare le connessioni tra il nostro stile di vita, il cibo che mangiamo, il modo in cui lo produciamo, la nostra salute e quella del pianeta. Metodi di produzione attenti alla conservazione ambientale sono così riusciti a diffondersi, dapprima conquistando mercati di nicchia, poi sempre più ampi, fino all’attuale successo del biologico che, nella sua complessità produttiva, ha reso indispensabile una disciplina su scala europea e il varo del Reg. (Ce) n. 2092/91. Il quadro normativo sviluppato dalla Comunità europea per la produzione biologica vegetale e animale si inserisce nel contesto più generale della politica di qualità dei prodotti agricoli, nata all’inizio degli anni Novanta. Dal 1991, infatti, le disposizioni europee riconoscono il biologico quale metodo produttivo applicato all’agroalimentare, in grado di sviluppare

azioni sostenibili nel rispetto dell’ambiente e delle comunità rurali in cui viene applicato. Principi fondamentali della produzione biologica, ben delineati nel regolamento, sono: abbandono di tutti i mezzi tecnici dell’agricoltura moderna, no all’utilizzo dei prodotti diserbanti, no all’utilizzo di sostanze e prodotti chimici. Lo scopo principale della salvaguardia ambientale è perseguito innanzitutto attraverso la pratica delle rotazioni colturali naturali, per restituire valore alla ciclicità delle colture nel rispetto delle proprietà e delle potenzialità dei terreni. Condizione indispensabile per assicurare l’autenticità del biologico è che l’intero sistema di produzione sia sottoposto all’attenta sorveglianza degli Organismi di controllo (Odc). L’incremento del consumo di prodotti biologici è considerato un passaggio rilevante nell’ambito dello sviluppo sostenibile e, negli ultimi anni, è diventato obiettivo prioritario nelle politiche degli Stati come nei piani delle istituzioni

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Editorial  EDITORIALE

sovranazionali. Da ultimo, il Next Generation Eu lo ha posto come uno dei criteri fondamentali per la valutazione dei piani nazionali presentati a Bruxelles. Già nel 2007, il Regolamento 834/2007/Ce, in vigore dal 1° gennaio 2009, era intervenuto con un richiamo esplicito ai principi e ai valori del biologico, con l’intenzione di definire una base comune per la regolamentazione del metodo biologico e dei mercati del comparto in Europa. Nel 2018, poi, l’Unione europea ha approvato un nuovo regolamento, il Reg. (Ue) n. 2018/848, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2022 e i cui effetti dovranno essere verificati. Numerose le modifiche apportate nel quadro della legislazione in materia, tra cui il rafforzamento del sistema di controllo e nuove regole sui prodotti biologici importati per garantire che tutti i prodotti biologici venduti nell’Unione europea rispettino gli stessi standard. Il nuovo regolamento non prevede però i Programmi annuali di produzione (Pap), prospettiva questa che riteniamo non positiva, in quanto si tratta di strumenti di controllo a disposizione degli Odc. Uno dei pilastri del Green Deal, il piano europeo che punta alla neutralità climatica entro il 2050, prevede il raggiungimento del 25% di superficie investita a coltivazioni biologiche entro il 2030. Un target che pone diverse criticità: a un tale incremento di superficie dovrebbe infatti corrispondere un’equivalente percentuale di aumento di consumo dei prodotti biologici e una conseguente garanzia di adeguato reddito per gli agricoltori. In caso contrario, sarebbe difficile evitare che alcune aziende escano dal sistema del bio. In quest’ottica, riteniamo che le eventuali perdite di reddito potrebbero essere compensate con l’erogazione di aiuti all’ettaro. In sostanza, dunque, solo un equilibrio tra la produzione e il consumo di prodotti biologici potrà garantire il successo del “Farm to Fork”. L’Italia è all’avanguardia nel settore bio. Infatti, rientra tra i primi dieci Paesi produttori di cibo biologico a livello mondiale. In Europa, con i suoi

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79 mila operatori, si colloca al primo posto per numero di occupati nel settore e con gli attuali 2 milioni di ettari, che rappresentano il 15,5% della superficie agricola complessiva del nostro Paese, è al secondo posto dietro alla Spagna per superficie agricola destinata alle produzioni biologiche. La crescita riguarda sia la prima, sia la seconda trasformazione. Da settore di nicchia, il biologico ha conquistato segmenti sempre più ampi di mercato, fino ad affermarsi come uno dei più dinamici del comparto agroalimentare italiano, caratterizzato attualmente da crescite percentuali a due cifre. Rileviamo, tuttavia, che il livello di consumi nazionale risulta inferiore alla capacità produttiva e la fisiologica sovrapproduzione sta riducendo la capacità di reddito del bio rispetto al prodotto tradizionale. Si pone quindi la necessità di puntare sulla fidelizzazione dei clienti attraverso l’applicazione rigorosa delle regole e la valorizzazione degli accordi di filiera (fra agricoltori, industriali e distributori) per rendere gli alimenti biologici sempre più alla portata di tutti. Un altro aspetto importante è poi quello del ricorso alla materia prima italiana certificata, che offre ampie garanzie di qualità e va promossa riducendo i volumi delle importazioni. È poi necessario intensificare le attività di controllo e certificazione del prodotto biologico in entrata da Paesi terzi, anche con un maggiore coinvolgimento delle dogane e con l’utilizzo di strumenti informatici evoluti per favorire un rapido scambio di informazioni Con l’accelerazione dello sviluppo del biologico in Italia nell’ultimo decennio, le nostre aziende hanno sentito la necessità di organizzare un sistema di confronto costante con tutti gli attori istituzionali e imprenditoriali che entrano in campo nella definizione delle regole e delle strategie di produzione del comparto. Da cinque anni è stata perciò costituita, in seno a Italmopa, la Commissione prodotti biologici. Ne fanno parte i rappresentanti di alcune tra le più importanti realtà produttive a livello nazionale che operano nel

settore della prima trasformazione del frumento. La Commissione è stata da me presieduta fino allo scorso mese di luglio quando, eletto alla presidenza di Italmopa, ho lasciato il timone a Nicola De Vita. L’attività fin qui svolta ha riguardato in particolare i rapporti con il Mipaaf, ma stiamo valutando anche una futura collaborazione con Assobio. Nell’ottica della realizzazione di una banca dati transazioni, finalizzata a dare sicurezza alla certificazione per evitare che le aziende vengano coinvolte in frodi e in possibili richiami dei prodotti, abbiamo avuto contatti anche con Federbio (per il sistema Fip) e con Assobiocert (per il sistema Oip). Per quanto riguarda i rapporti con il Ministero delle Politiche agricole, lo scorso anno Italmopa ha partecipato a diversi incontri nel corso dei quali ha avanzato alcune richieste. Nello specifico, ha evidenziato l’urgenza di costituire la banca dati transazioni prevista dal D.Lgs. n. 20/2018 e ha sottolineato la necessità di poter contare sui dati delle semine e delle produzioni prima della raccolta, al fine di programmare, sulla base delle disponibilità di materia prima bio nazionale, eventuali importazioni dall’estero. La mancanza di queste informazioni rende impossibile, tra l’altro, la valorizzazione del Made in Italy. Italmopa ha poi chiesto di essere coinvolta nel tavolo ministeriale sul bio, al quale il nostro settore è stato per il momento solo invitato a partecipare. In conclusione, a fronte della complessità dei molti aspetti qui considerati, riteniamo che il sistema burocratico costruito per il biologico dovrebbe indubbiamente essere semplificato. Un impianto di norme e disposizioni troppo complicato rischia di allontanare le aziende dal biologico anziché favorirne l’ingresso. E una disciplina farraginosa del sistema dei controlli finirebbe per essere penalizzante, mentre l’attuale sistema di controllo e certificazione nell’Ue appare più che adeguato alle esigenze di garanzia del mercato. Silvio Grassi

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Fact  &  News  FATTI E NOTIZIE

DI NUOVO AL VIA “I PERCORSI DEL MOLINO”

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ipartono gli appuntamenti del centro di formazione “I percorsi del molino” ideato da Molino Grassi, dove non solo si promuove e valorizza la farina, ma vengono approfondite anche tematiche specialistiche legate all’Arte bianca. Presso la sede dell’azienda, a Parma, è in programma un ciclo di eventi formativi in presenza, che prevedono un confronto tra docenti e studenti sulle tematiche legate alla realizzazione di impasti, lavorazioni, lievitazioni e cotture, oltre che sulle modalità di valorizzazione dei prodotti nella comunicazione, nella vendita e nel servizio al cliente. Focus di tutti i corsi sarà la scelta e l’utilizzo delle materie prime, la specificità dell’utilizzo di ciascuna di esse e l’apporto che una farina o una semola di qualità può offrire a un prodotto finito. Per ulteriori informazioni: www.molinograssi.it/corsi

PRODUZIONE ITALIANA DI MAIS IN NETTO CALO, MA NON IN QUALITÀ

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l clima di quest’anno ha fortemente condizionato la campagna maidicola 2021, con cali produttivi a macchia di leopardo su tutto il territorio italiano. In Emilia Romagna, così come in alcune aree del Veneto, si stima una flessione dei raccolti del 30-40%. Nonostante il netto calo produttivo, il mais presenterà un’eccellente qualità. A dirlo è Confagricoltura, che mette sul banco degli imputati il susseguirsi di grandinate, piogge violente e siccità di questa primavera/estate in Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna e Veneto, le quattro regioni leader del comparto, dove si concentra circa l’85% della superficie italiana coltivata a mais. Secondo Confagricoltura, grandi risultati sono stati raggiunti in questi anni grazie all’agricoltura di precisione e conservativa, ma per coniugare produttività e sostenibilità ambientale serve un ulteriore cambio di passo.

I RISCHI DEL GREEN NEW DEAL

L

a comunicazione della Commissione “Dal produttore al consumatore” e la nuova strategia per la biodiversità, che rappresenta la parte agricola del Green Deal europeo, determineranno una riduzione senza precedenti della capacità produttiva dell’agricoltura europea e del reddito degli agricoltori. Queste, in sintesi, le conclusioni contenute nella relazione tecnica pubblicata recentemente dal Join Research Center (Jrc), l’organismo che fornisce consulenze scientifiche indipendenti a supporto del processo decisionale della Commissione. Tali conclusioni sono state rilanciate dal Copa-Cogeca. In particolare, segnala Confagricoltura (il cui presidente, Massimo Giansanti, è anche vicepresidente del Copa), lo studio ha previsto come impatto delle nuove strategie proposte da Bruxelles un calo della produzione agricola tra il 5% e il 15% rispetto ai livelli attuali, con tagli più incisivi sugli allevamenti, e un aumento dei prezzi per i consumatori di circa il 10%. La riduzione delle produzioni comporterebbe poi una contrazione delle esportazioni di cereali, nonché un peggioramento del deficit commerciale dell’Ue per semi oleosi, ortofrutta, carni bovine, ovine e caprine.

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Fact  &  News  FATTI E NOTIZIE

GRANO DURO: PREZZI IN AUMENTO DI OLTRE IL 50%

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prezzi del grano duro sono cresciuti di oltre il 50% negli ultimi tre mesi, fino a raggiungere il record storico di quasi 450 euro/t. Si tratta di un deficit mondiale - differenza tra produzione e consumo - di circa 1,5 milioni di tonnellate per la campagna 2021-2022 e anche le scorte internazionali sembrano essere insufficienti. Questa impennata preoccupa l’intera filiera cerealicola nazionale (agricoltori-molini-pastifici). La questione grano duro si inserisce nel più generale movimento di volatilità e tensione dei prezzi delle grandi commodity agricole, dovuto in larga misura alla ripartenza dei consumi in Cina. Anche l’industria molitoria è in allarme, come ha sottolineato Silvio Grassi, presidente di Italmopa, che vede profilarsi uno scenario inedito per il settore, caratterizzato da un’oggettiva difficoltà degli impianti ad approvvigionarsi.

IL RILANCIO DEL SISTEMA PRODUTTIVO AGRICOLO PASSA DAI SOSTEGNI FINANZIARI

LA FAO APPROVA IL NUOVO QUADRO STRATEGICO 2022-2031

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membri della Fao hanno approvato il nuovo Quadro strategico 2022-2031 che guiderà gli sforzi dell’Organizzazione per trasformare i sistemi agroalimentari e affrontare la fame, la povertà e la disuguaglianza nel prossimo decennio. Il Quadro cerca di supportare l’Agenda 2030 per lo sviluppo di sistemi agroalimentari sempre più efficienti, inclusivi, resilienti e sostenibili, per una produzione, una nutrizione, una vita e un ambiente migliori. Il documento si concentra sugli obiettivi sostenibili (SDGs): nessuna povertà, zero fame e riduzione delle disuguaglianze, senza dimenticare la promozione dell’innovazione, le tecnologie digitali e i dati per trasformare i sistemi agroalimentari. La Fao ha poi eletto l’ambasciatore Hans Hoogeveen, rappresentante permanente dell’Olanda presso le Organizzazioni delle Nazioni Unite a Roma, nuovo presidente indipendente del Consiglio (Icc) per i prossimi due anni (2021-2023).

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econdo il presidente di Confagricoltura, Massimo Giansanti, in virtù del livello record di 50 miliardi di euro di prodotti Made in Italy del settore agroalimentare destinati al mercato estero, urge impostare, in una logica nuova, i rapporti tra finanza, credito e imprese del settore. L’obiettivo, spiega Giansanti, “è migliorare le relazioni con il sistema finanziario e bancario, riducendo l’asimmetria informativa verso le imprese; accrescere competenze e strumenti per un’idonea diagnosi della situazione economico-finanziaria aziendale; allargare gli orizzonti dell’impresa alle fonti di finanziamento anche non bancarie. In quest’ottica è ottima anche l’iniziativa di Ismea di promuovere la finanza di mercato per le imprese del settore agroalimentare”. Lo scopo, grazie alle relazioni con gli stakeholder e al riassetto organizzativo, è quello di favorire la programmazione e il consolidamento delle imprese.

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Fact  &  News  FATTI E NOTIZIE

OTTIME PROSPETTIVE DI SVILUPPO PER L’EXPORT DEL BAKERY SALATO

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a filiera del bakery salato ha ottime prospettive di sviluppo fuori dai confini nazionali. Dall’analisi Nomisma comparata importexport, aggiornata al periodo 2018-2019, emerge infatti un saldo commerciale consistente e in crescita per pane e similari “all’italiana”, pari a 486 milioni di euro. Le esportazioni hanno superato i 900 milioni di euro a fronte di una crescita del +9,8%, risultata superiore a quella delle importazioni (+6,8%). Anche i primi otto mesi del 2020 hanno evidenziato un trend positivo dell’export, specie delle categorie più convenzionali del bakery salato: pane fresco, fette biscottate, crespelle, torte salate, pizzette. La buona performance del pane può derivare dal fatto che i consumatori stranieri, pur apprezzando il valore aggiunto in termini di servizio dei prodotti industriali, percepiscono bene la qualità che caratterizza il ciclo produttivo del pane made in Italy, a partire dalla selezione della materia prima fino al prodotto finale.

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CRESCE LA DOMANDA DI MANGIMI PRODOTTI IN UNIONE EUROPEA

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razie alla ripartenza del turismo e alla riapertura dei ristoranti, aumentano i consumi alimentari in Europa. È quanto riferisce la Commissione europea nell’ultima relazione sulle prospettive a breve termine per i mercati agricoli dell’Ue. Ad avere un impatto positivo sui consumi sono i progressi della campagna vaccinale contro il Covid-19 e la graduale revoca delle restrizioni. Secondo quanto stimato dalla Commissione, i prezzi mondiali delle materie prime e dell’energia, nonché i costi di trasporto, sono in aumento a causa del miglioramento delle prospettive di crescita. La crescente domanda di importazioni di mangimi dalla Cina contribuisce poi all’impennata dei prezzi dei cereali e dei semi oleosi, il ché dovrebbe andare a vantaggio dei produttori di seminativi dell’Unione europea, le cui buone prospettive di produzione sono confermate.

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WORLD NEWS

World News è la rassegna delle notizie dall’Europa e dal mondo sull’agroalimentare. Un punto di vista aggiornato e puntuale su quanto accade in sede comunitaria ed extra-comunitaria, per essere sempre informati sulle dinamiche internazionali in ambito politico, economico e scientifico. Brevi flash che possono risultare di interesse per la filiera - italiana ma non solo - della trasformazione dei cereali.

I DANNI DELL’URAGANO IDA ALL’INDUSTRIA CEREALICOLA AMERICANA

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danni provocati dall’uragano Ida negli Stati Uniti rappresentano l’ennesima complicazione per mercati già da mesi in forte tensione: in Louisiana e lungo il corso del Mississippi sono fuori uso una serie di infrastrutture cruciali per il trasporto di cereali e di soia. E il ritorno alla normalità potrebbe richiedere settimane, provocando ripercussioni su scala globale. Il carico e l’ispezione delle spedizioni alla rinfusa di mais, soia e grano per l’esportazione avviene attraverso impianti di proprietà di Archer-Daniels-Midland (ADM), Cargill, Chs, Bunge e Zen Noh, tutti situati sul percorso distruttivo dell’uragano Ida. ADM e Bunge hanno annunciato che i loro impianti sono stati chiusi prima della tempesta per garantire la sicurezza dei dipendenti. Anche otto o più navi portarinfuse sono state danneggiate dall’uragano.

ABBIAMO PASTA CO. ESPANDE LA STRUTTURA PRODUTTIVA

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bbiamo Pasta Co., che utilizza la semola macinata dal North Dakota Mill & Elevator di Grand Forks per produrre pasta corta e lunga, ha completato un’espansione da 15 milioni di dollari del suo impianto di pasta a Casselton. La compagnia statunitense ha aggiunto circa 9 mila metri quadri e 22 posti di lavoro presso il sito produttivo, che ora opererà come struttura AbbiamoMcLane Global, a seguito della partnership di Abbiamo con McLane Global Manufacturing, una società alimentare diversificata, internazionale, con sede a Houston, in Texas. Questo ampliamento include anche l’aggiunta di una nuova linea di produzione di pasta corta per Abbiamo, nonché una nuova linea di confezionamento per McLane Global. Nel progetto è stato incluso anche spazio aggiuntivo per eventuali future linee di produzione.

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WORLD NEWS

SCORTE DI CEREALI OK, FRUMENTO IN CALO

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l bollettino sull’offerta e la domanda di cereali pubblicato dalla Fao stima le scorte cerealicole mondiali ancora adeguate nonostante le prospettive di produzione risultino in calo. Per il frumento è prevista una flessione dello 0,7% a 769,5 milioni di tonnellate, a causa delle conseguenze della siccità in Nord America e per le avverse condizioni meteo in Kazakistan e nella Federazione russa. Aumenta invece dell’1,3% la produzione di cereali secondari, per un totale di 1.499 milioni di tonnellate. Per il riso la stima è di + 0,9% su base annua, destinato a raggiungere il dato record di 519 milioni di tonnellate. Per quanto riguarda i consumi dei cereali, la Fao prevede un aumento dell’1,4% entro il 2022 a 2.809 di tonnellate, sostenuto sia dal consumo umano sia dai mangimi, entrambi in forte crescita.

NUOVO TERMINAL PER CEREALI SFUSI IN EGITTO

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l presidente della zona economica del canale di Suez (SCZone), Yehia Zaki, e il rappresentante di Roots Commodities e Rosa Grains, Haytham Nouh, hanno firmato un accordo per la creazione di un terminal per cereali sfusi a East Port Said. Con un investimento stimato di 2,2 miliardi di Egp (circa 140 milioni di dollari), si prevede che il terminal gestirà da 1,5 a 7,2 milioni di tonnellate di cereali all’anno. Il progetto dovrebbe creare circa 400 posti di lavoro fra diretti e indotto e sarà realizzato su un’area di 267 mila metri quadri. East Port Said vanta una posizione strategica a est dell’ingresso nord del canale di Suez, alla confluenza di tre continenti e all’incrocio della più importante rotta commerciale mondiale tra est e ovest.

UCRAINA: PRODUZIONE CEREALICOLA DA RECORD

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econdo le stime preliminari riportate dalla Reuters, l’Ucraina dovrebbe registrare un raccolto cerealicolo 2021 da record a 80,6 milioni di tonnellate, che le consentirebbe di esportare 60,6 milioni di tonnellate di cereali. Il raccolto previsto riguarderà 32 milioni di tonnellate di grano e 37,1 milioni di tonnellate di mais. La quota di grano da macinazione dovrebbe raggiungere il 60% del raccolto e il volume totale delle esportazioni potrebbe includere 14,2 milioni di tonnellate di grano da macinazione e 9,6 milioni di tonnellate per quello da foraggio. Finora sono state esportate 7,64 milioni di tonnellate di cereali vari nella campagna luglio-giugno 2020/202, di cui 3,8 milioni di tonnellate di grano, 2,5 milioni di tonnellate di orzo e 1,25 milioni di tonnellate di mais.

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WORLD NEWS

PRIME OPERAZIONI DI MACINAZIONE A ZERO EMISSIONI DI CARBONIO

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DM, la principale azienda di produzione e trasformazione agricola del mondo, ha annunciato di aver raggiunto lo status di neutralità del carbonio per le sue operazioni di macinazione di farina negli Stati Uniti. Il risultato è un’industria unica nel suo genere e scala. ADM, che dispone di 22 molini negli Stati Uniti per la trasformazione di grano, sorgo e mais, ha ottenuto lo status di “carbon neutral” delle sue strutture attraverso una combinazione di efficienza energetica, acquisto di certificati di energia rinnovabile e l’isolamento di anidride carbonica presso l’impianto di cattura e stoccaggio del carbonio. Negli ultimi anni ADM ha operato per ridurre l’impatto ambientale delle operazioni nei suoi impianti di tutto il mondo. Per quel che riguarda i molini, questo ha incluso progetti di efficienza energetica, aggiornamenti tecnologici e la sostituzione di vecchi impianti con nuovi molini all’avanguardia.

WHEAT INITIATIVE AL WORKSHOP SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO

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ra le varie iniziative promosse dal G20, il 2 settembre si è tenuto un workshop sui cambiamenti climatici, che ha visto la partecipazione anche di Wheat Initiative insieme ai colleghi del suo programma associato “International Wheat Yield Partnership”. Durante l’evento, Peter Langridge - direttore scientifico del programma - ha sottolineato che la produzione di grano è particolarmente suscettibile agli impatti dei cambiamenti climatici e che dalla ricerca emergono sviluppi molto interessanti. Ad esempio, i risultati in Canada e in Australia hanno mostrato come gli agricoltori possono contare su qualche settimana in più durante la stagione di crescita attraverso strategie di semina innovative. Il cambiamento climatico è internazionale, quindi richiede di adattare e migliorare le tecnologie e i finanziamenti alla ricerca. È necessario costruire percorsi rapidi per la valutazione delle nuove tecnologie, identificare ciò che è disponibile in gran parte dei programmi di ricerca nazionali, e come e dove può essere applicato in tutto il mondo.

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Laws  &  Rules  PANORAMA NORMATIVO

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La Commissione Ue autorizza l’utilizzo di taluni prodotti e sostanze nella produzione biologica e stabilisce i relativi elenchi

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ulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea L 253 del 16 luglio 2021 è stato pubblicato il Regolamento di esecuzione (Ue) 2021/1165 della Commissione del 15 luglio 2021, che autorizza l’utilizzo di taluni prodotti e sostanze nella produzione biologica e stabilisce i relativi elenchi. Il Regolamento, che si applicherà a decorrere dal 1° gennaio 2022, riporta negli allegati le liste aggiornate delle sostanze ammesse nella produzione biologica (fertilizzanti, additivi, fitofarmaci ecc.), che andranno a sostituire quelle attualmente contenute del Reg. (Ce) 889/2008. A norma dell’articolo 9, paragrafo 3, del Reg. (Ue) 2018/848, solo i prodotti e le sostanze autorizzati ai sensi dell’articolo 24 del Reg. (Ue) 2018/848 possono essere utilizzati nella produzione biologica, purché il loro uso sia stato autorizzato anche nella produzione non biologica in conformità alle disposizioni pertinenti del diritto dell’Unione. In estrema sintesi, di seguito sono riportati i riferimenti agli allegati che contengono le liste delle sostanze e dei prodotti ammessi. Sostanze attive nei prodotti fitosanitari Soltanto le sostanze attive elencate nell’allegato I del Regolamento possono essere contenute in prodotti fitosanitari utilizzati nella produzione biologica, quali definiti in tale allegato, a condizione che tali prodotti fitosanitari: a) siano stati autorizzati a norma del Reg. (Ce) 1107/2009; b) siano utilizzati in

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conformità delle condizioni d’uso specificate nelle autorizzazioni dei prodotti che li contengono; c) siano utilizzati nel rispetto delle condizioni di cui all’allegato del Regolamento di esecuzione (Ue) 540/2011. Concimi, ammendanti e nutrienti Soltanto i prodotti e le sostanze elencati nell’allegato II del Regolamento possono essere utilizzati nella produzione biologica come concimi, ammendanti e nutrienti per il nutrimento dei vegetali. Materie prime per mangimi non biologiche provenienti da vegetali, alghe, animali o lieviti, o materie prime per mangimi di origine microbica o minerale Soltanto i prodotti e le sostanze elencati nell’allegato III, parte A, del Regolamento possono essere utilizzati nella produzione biologica come materie prime per mangimi non biologiche provenienti, tra gli altri, da vegetali, o come materie prime per mangimi di origine microbica o minerale. Prodotti per la pulizia e la disinfezione Soltanto i prodotti elencati nell’allegato IV, parte B, del Regolamento possono essere utilizzati per la pulizia e la disinfezione degli edifici e degli impianti usati per la produzione vege-

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tale, incluso il magazzinaggio in un’azienda agricola. Soltanto i prodotti elencati nell’allegato IV, parte C, del Regolamento possono essere utilizzati per la pulizia e la disinfezione negli impianti di trasformazione e magazzinaggio, a condizione che tali prodotti siano conformi alle disposizioni del diritto dell’Unione, in particolare del Reg. (Ce) n. 648/2004 e del Reg. (Ue) 528/2012 e, ove del caso, in conformità delle disposizioni nazionali basate sul diritto dell’Unione. In attesa della loro inclusione nell’allegato IV, parti A, B o C, del Regolamento, i prodotti per la pulizia e la disinfezione di cui all’articolo 24, paragrafo 1, lettere e), f) e g), del Reg. (Ue) 2018/848, che sono stati autorizzati per l’uso nella produzione biologica ai sensi del Reg. (Ce) 834/2007 o ai sensi del diritto nazionale prima della data di applicazione del Reg. (Ue) 2018/848, possono continuare a essere utilizzati soltanto se conformi alle pertinenti disposizioni del diritto dell’Unione. Additivi alimentari e coadiuvanti tecnologici Soltanto i prodotti e le sostanze elencati nell’allegato V, parte A, del Regolamento possono essere utilizzati come additivi alimentari, compresi gli enzimi da utilizzare come additivi alimentari, e coadiuvanti tecnologici nella produzione di alimenti biologici trasformati. Ingredienti agricoli non biologici utilizzabili per la produzione di alimenti biologici trasformati In determinate circostanze e a condizioni definite, in particolare, all’allegato II, parte IV, punto 2.2.1, del Reg. (Ue) 2018/848, taluni ingredienti agricoli non biologici possono essere utilizzati per la produzione di alimenti biologici trasformati. A tale scopo, la Commissione dovrebbe autorizzare detti ingredienti agricoli non biologici. Ai fini dell’articolo 24, paragrafo 2, lettera b), del Reg. (Ue) 2018/848, soltanto gli ingredienti agricoli non biologici elencati nell’allegato V, parte B, del Regolamento possono essere utilizzati per la produzione di alimenti biologici trasformati, a condizione che siano utilizzati in conformità delle disposizioni pertinenti del diritto dell’Unione e, ove del caso, in conformità delle disposizioni nazionali basate sul diritto dell’Unione. Il primo paragrafo non pregiudica i dettagliati requisiti per la produzione biologica di alimenti trasformati di cui all’allegato II, parte IV, sezione 2, del Reg. (Ue) 2018/848. Coadiuvanti tecnologici per la produzione di lievito e di prodotti a base di lievito Soltanto i prodotti e le sostanze elencati nell’allegato V, parte C, del Regolamento possono essere utilizzati come coadiuvanti tecnologici per la produzione di lievito e di prodotti a base di lievito per alimenti e mangimi, a condizione che siano utilizzati in conformità delle disposizioni pertinenti del diritto dell’Unione e, ove del caso, in conformità delle disposizioni nazionali basate sul diritto dell’Unione. Procedura per la concessione di autorizzazioni specifiche per l’uso di prodotti e sostanze in talune zone di Paesi terzi L’articolo 45, paragrafo 2, del Reg. (Ue) 2018/848 conferisce alla Commissione il potere di concedere autorizzazioni speci-

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fiche per l’uso di prodotti e caratteristiche nei Paesi terzi e nelle regioni ultraperiferiche dell’Unione. Disposizioni transitorie 1. Ai fini dell’articolo 24, paragrafo 2, lettera b), del Reg. (Ue) 2018/848, gli ingredienti agricoli non biologici elencati nell’allegato IX del Reg. (Ce) 889/2008 possono continuare a essere utilizzati per la produzione di alimenti biologici trasformati fino al 31 dicembre 2023. 2. Gli alimenti biologici trasformati prodotti prima del 1° gennaio 2024 con tali ingredienti agricoli non biologici potranno essere immessi sul mercato dopo tale data fino a esaurimento delle scorte. 3. I documenti giustificativi rilasciati in conformità dell’articolo 68 del Reg. (Ce) 889/2008 prima del 1° gennaio 2022 rimangono validi fino alla fine del periodo di validità, ma non oltre il 31 dicembre 2022. Abrogazione Il Reg. (Ce) 889/2008 è abrogato. Gli allegati VII e IX di tale Regolamento continuano tuttavia ad applicarsi fino al 31 dicembre 2023. Entrata in vigore e applicazione Il Regolamento entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea e si applica a decorrere dal 1° gennaio 2022.

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Laws  &  Rules  PANORAMA NORMATIVO

Salute e sicurezza nei luoghi di lavoro: la Strategia europea 2021-2027

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a Commissione europea ha di recente pubblicato la Comunicazione (2021) 323 finale, nella quale è delineato il nuovo “Quadro strategico dell’Ue in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro 2021-2027”. Il nuovo quadro “stabilisce le priorità e le azioni chiave necessarie per migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori nei prossimi anni nel contesto del mondo post-pandemico, caratterizzato dalle transizioni verde e digitale, dalle sfide economiche e demografiche e dall’evoluzione del concetto di ambiente di lavoro tradizionale”, come si evince dallo stesso titolo della comunicazione “Sicurezza e salute sul lavoro in un mondo del lavoro in evoluzione”. La comunicazione evidenzia i progressi significativi in materia di salute e sicurezza sul lavoro compiuti negli ultimi trent’anni e il ruolo sostanziale svolto dal sistema dell’Ue, registrando che tra il 1994 e il 2018 gli infortuni mortali sul lavoro nell’Ue sono diminuiti di circa il 70%. Due, in particolare, sono i fattori che contribuiscono a spiegare i risultati dell’approccio dell’Ue in materia di salute e sicurezza sul lavoro: il sistema normativo avanzato sviluppato dall’Ue e dagli Stati membri al fine di stabilire le misure preventive e protettive per far fronte ai rischi professionali e l’approccio tripartito su cui il sistema stesso si basa.

A tale proposito il Comitato consultivo salute e sicurezza della Commissione europea (Acsh) aveva contribuito, con un apposito parere del 2019, all’individuazione delle priorità per la definizione delle policy salute e sicurezza del 2021-2027. La comunicazione, nel sottolineare che le priorità del quadro preceden-

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Laws  &  Rules  PANORAMA NORMATIVO

te rimangono ancora oggi pertinenti, precisa che sono necessarie ulteriori azioni. Il quadro strategico si concentra pertanto su tre obiettivi fondamentali trasversali: • anticipare e gestire i cambiamenti nel nuovo mondo del lavoro determinati dalle transizioni verde, digitale e demografica; • migliorare la prevenzione degli infortuni sul lavoro e delle malattie professionali; • migliorare la preparazione in caso di potenziali crisi sanitarie future.

In particolare, la Commissione, per raggiungere tali obiettivi, nei prossimi anni: • continuerà l’aggiornamento del quadro legislativo in materia di salute e sicurezza, rivedendo entro il 2023 la direttiva sui luoghi di lavoro e la direttiva sulle attrezzature munite di videoterminali; • avvierà, nel 2023, una consultazione delle parti sociali su valori limite ridotti per i fumi di saldatura, gli idrocarburi policiclici aromatici, l’isoprene e l’1,4-diossano nel quadro della direttiva cancerogeni (quinta modifica); • preparerà, entro la fine del 2022, in cooperazione con gli Stati membri e le parti sociali, un’iniziativa non legislativa a livello dell’Ue in materia di salute mentale sul luogo. Queste ultime proposte sono, tra l’altro, in linea con le posizioni dei datori di lavoro sia in merito ai rischi psicosociali ed ergonomici e sulla salute mentale sul lavoro (preferibile, infatti, la proposta di iniziative non legislative, ad esempio guida e strumenti piuttosto che una direttiva in materia), sia in riferimento alle sostanze reprotossiche, (preferibile identificare un elenco prioritario piuttosto che un’estensione del campo di applicazione della direttiva sugli agenti cancerogeni e mutageni ai reprotossici). La Commissione promuoverà inoltre un approccio “zero vittime” (Vision Zero) ai decessi correlati al lavoro, migliorando la raccolta di dati sugli infortuni sul lavoro e sulle malattie professionali e analizzandone le cause. A tal fine istituirà un apposito gruppo di lavoro tripartito dell’Acsh. Tullio Pandolfi

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Migliora la congiuntura dell’industria alimentare The economic situation of the food industry is improving IL SOSTEGNO DEL BIOLOGICO AL COMPARTO È NOTEVOLE E IN CONTINUA CRESCITA di Luigi Pelliccia Responsabile Ufficio Studi e Mercato di Federalimentare

SIGNIFICANT AND CONSTANTLY GROWING ORGANIC SUPPORT FOR THE SECTOR

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he food industry is progressively growing. Over the first five months of this year, production managed to overcome the 2020 downturn, rising above the final level of 2019 and promising to do even better in the months to follow. This is not yet the case for the milling sector, which is far behind, with a -9.6% drop in production in May 2021/2020 and -9.9% in the fivemonth trend

comparison. The reasons for this accelerated revival of the sector’s turnover lie in the boost of producer prices, which were up 2.5% in the May trend and up 0.9% in the five-month approximate average. While exports will further accelerate this growth, a significant role will be played by organic products, whose domestic market figures also offer a positive outlook for exports.

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dati Istat più recenti mostrano una promettente accelerazione della congiuntura della trasformazione alimentare. Infatti, la produzione di maggio del settore evidenzia una spinta tendenziale del +10%, che supera di quasi due punti il “buco” del -8,1% accusato nel maggio 2020. Nei primi cinque mesi dell’anno raggiunge così un tendenziale del +5,0%, anch’esso maggiore di due punti netti rispetto al -3,0% del tendenziale gennaio-maggio 2020. In pratica, la produzione dei primi cinque mesi di quest’anno è riuscita a scavalcare la flessione del 2020, portandosi oltre il livello consuntivo del 2019 e promettendo di fare ancora meglio nei mesi a venire. Il molitorio, invece, insegue a grande distanza, con una flessione produttiva del -9,6% sul maggio 2021-2020 e del

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Focus on economics  FOCUS ECONOMIA

-9,9% nel confronto tendenziale sui cinque mesi. C’è da aggiungere che la scivolata è oggettiva e non legata a rientri a seguito di forti impulsi dell’anno precedente. Nel maggio 2020, infatti, il tendenziale della produzione molitoria registrava un -0,4%, mentre quello sui cinque mesi 2020-2019 segnava un +2,6%. Il percorso di recupero produttivo del comparto perciò è urgente, ma non sarà rapido. Il fatturato dell’industria alimentare mostra a maggio un vistoso tendenziale del +12,0%, che recupera largamente il -5,8% di maggio 2020. Sui cinque mesi 2021-2020 questo parametro mette a segno così una crescita del +3,8%, dopo il +0,6% dei primi cinque mesi 2020. Ne esce una forbice di oltre tre punti fra i due trend, superiore a quella evidenziata nello stesso confronto dalla produzione e anche al passo del fatturato 2019.

I motivi del rilancio La ragione del rapido rilancio del fatturato di settore sta, con tutta evidenza, nella spinta dei prezzi alla produzione, che hanno segnato un +2,5% nel tendenziale di maggio e un +0,9% nella media indicativa sui cinque mesi. La veloce accelerazione dei prezzi alla produzione degli ultimi mesi (a inizio 2021 il trend era ancora negativo) potrebbe continuare, dila-

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PER IL MOLITORIO IL PERCORSO DI RECUPERO PRODUTTIVO È URGENTE tando ulteriormente il differenziale fra i trend di fatturato e produzione e creando altresì disagi nel trasferimento della catena del valore. In questo quadro, i prezzi alla produzione del molitorio hanno mostrato un passo superiore rispetto alla media del “food and beverage”, con un +3,5% nel confronto maggio 2021-2020, legato soprattutto alle tensioni sulle quotazioni internazionali di alcune commodity.

Le esportazioni L’export è il parametro che darà le maggiori soddisfazioni nel corso dell’anno. Sul quadrimestre ha infatti segnato progressi tendenziali del +3,8% per l’industria alimentare, del +15,8% per il primario e del +6,2% per l’agroalimentare aggregato. Mentre il primario aveva sempre registrato variazioni positive nei primi mesi dell’anno, l’industria alimentare veniva da una serie di segni negativi, seppure in at-

tenuazione. Il recupero del suo tendenziale dal -0,5% trimestrale al +3,8% di gennaio-aprile è perciò netto e foriero di ulteriori, interessanti progressi, dopo i nodi logistici che hanno frenato gli scambi internazionali nel passaggio 2020-2021. Non a caso le anticipazioni Istat delle esportazioni di “beni di consumo non durevole” (di cui l’alimentare è gran parte) indicano una crescita del +20,8% nel confronto maggio 2021-2020 e un tendenziale parallelo sull’arco dei cinque mesi 2021-2020 che tocca il +10,8%. Sono dati aggregati, ma sembrano confermare l’attesa di crescita a due cifre dell’export di settore nella seconda metà dell’anno. L’export molitorio si presenta invece in chiaroscuro. Il trend tendenziale aprile 2021/2020 segna un -3,6%, ma fa sperare perché risale decisamente rispetto al -9,0% registrato dal tendenziale trimestrale. Va aggiunto tuttavia che i valori unitari medi del prodotto esportato flettono, in quanto la discesa in valore dell’export sui quattro mesi sopra citata si confronta con la totale piattezza della stessa in chiave quantitativa (+0,0%). In linea generale, va comunque sottolineato che è incoraggiante il netto rafforzamento dell’export dell’industria alimentare negli Usa, con un +6,4% su gennaio-aprile, dopo il -1,6% dei primi tre mesi, mentre la Germania (+2,8%) e

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Focus on economics  FOCUS ECONOMIA

la Francia (+2,0%) hanno rinforzato apprezzabilmente nel quadrimestre le precedenti dinamiche trimestrali. Il Regno Unito, gravato dalle specifiche problematiche della Brexit, ha registrato nel periodo un -10,1%, dopo il -12,9% di gennaio-marzo. Da ricordare altresì, fra i mercati europei leader, l’ottima accelerazione della

L’EXPORT DEL SETTORE ALIMENTARE PROSEGUE LA SUA CRESCITA

Svizzera, che ha messo a segno nel quadrimestre un +11,2%, dopo il +5,7% trimestrale.

Il mercato esterno e interno Fra i grandi mercati extra-europei vanno segnalate le spinte vistose su gennaio-

CONGIUNTURA ALIMENTARE 2021 - L’EVOLUZIONE DEI PRINCIPALI PARAMETRI Parametri

Produzione Industria Alimentare Produzione Industriale Totale Fatturato Industria Alimentare Fatturato Industria Totale Export Primario Export Industria Alimentare Export Agroalimentare Export Totale Prezzi alla Produzione Ind. Alimentare Prezzi alla Produzione Ind. Totale Prezzi Alimentari al Consumo Prezzi al Consumo Alim. Lavorato Prezzi al Consumo Alim. Non Lavorato Inflazione Vendite Alim. Destagion. in Valore Vendite Alim. Destagion. in Volume Vendite Non Alim. Destagion. in Valore Vendite Non Alim. Destagion. in Volume Vendite Totali Destagion. in Valore Vendite Totali Destagion. in Volume

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2021 Giugno Mese

6 mesi

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N.B. Le var. % progressive del fatturato e dei prezzi sono indicative in quanto ottenute in base alle medie delle var. % mensili precedenti. Fonte: elaborazione Federalimentare su dati Istat

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Focus on economics  FOCUS ECONOMIA

aprile 2021 di quelli dell’Estremo Oriente, a cominciare dalla Cina (+50,2%), affiancata dalla Corea (+52,4%), dal Vietnam (+37,3%) e dalla Malaysia (+36,6%). Da rilevare, accanto, la netta accelerazione della Russia con un +18,0%, dopo il +11,6% trimestrale, a dispetto dell’annoso embargo. Sul mercato interno, invece, a dimostrazione della fiacchezza della domanda e della vischiosità della catena del valore, i prezzi al consumo dell’alimentare “lavorato” hanno continuato a flettere, con trend tendenziali del -1,1% a maggio e del -0,4% a giugno, in “rientro” dopo gli aumenti record (si fa per dire) registrati proprio nei tendenziali di maggio (+1,7%) e giugno (+1,5%) dello scorso anno. L’alimentare “non lavorato” ha mostrato variazioni tendenziali di prezzo del -0,4% a maggio e del -1,1% a giugno che, tuttavia, si confrontavano con spinte ben più forti registrate a maggio (+3,7%) e a giugno (+4,1%) 2020. Le vendite alimentari in valore, del resto, hanno mostrato a maggio 2021 un calo tendenziale del -1,5%, dopo il +2,8% di maggio 2020. Il calo del maggio scorso è

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I SUPERMERCATI SONO OGGI IL CANALE LEADER NELLA VENDITA DI PRODOTTI BIOLOGICI il peggiore dei primi cinque mesi dell’anno, con l’eccezione di febbraio (-5,5%) che però si “scontrava” con il picco dell’effetto scorte di febbraio 2020 (+8,2%). I confronti sui cinque mesi evidenziano in sostanza grande piattezza delle vendite alimentari sia in valore (+0,3%) che in volume (+0,4%), dopo le spinte tendenziali del +4,6% in valore e del +2,9% in volume registrate sui cinque mesi 2020-2019.

Il sostegno del comparto bio È evidente, in sostanza, che la crescita della produzione alimentare 2021 che si sta profilando, visto l’assestamento dei macro-numeri del mercato interno, potrà

consolidarsi in larga misura solo grazie alle esportazioni, dove è probabile che si riesca a registrare a breve la performance migliore degli ultimi anni. Ma è vero altresì che l’export rimane ancora confinato su una fetta di fatturato poco superiore al 25%, per cui il “tiro” da esso rappresentato per l’espansione della filiera alimentare sarà sicuramente significativo, ma limitato in termini di impatto complessivo. Un sostegno importante alla congiuntura alimentare verrà, ancora una volta, dal comparto biologico, che ormai raggiunge i 2 milioni di ettari con una crescita del +79% nel confronto decennale 2020-2010. Ne esce una percentuale bio sul totale dell’area nazionale coltivata del 15,8%, contro l’8,7% del 2010. Il suo universo è rappresentato da 80.643 aziende, con un +69% sull’arco 2020-2010. Questa crescita impetuosa ha portato il mercato complessivo del biologico italiano 2020 alla ragguardevole quota di 6,9 miliardi di euro di fatturato (dati Nomisma per Osservatorio Sana), che si ripartisce in tre grandi aree: l’export vale 2,6 miliardi di euro, le vendite nei supermerca-

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ti 2 miliardi e tutti gli altri canali - negozi bio, altri negozi, e-commerce, vendita diretta ecc. - 2,3 miliardi. I dati contemplano l’andamento globale del settore considerando sia l’alimentare, largamente prevalente, sia la cosmesi. Da questi spicca il forte peso rappresentato dall’export, che sfiora il 38% del fatturato totale, mentre la proiezione esportatrice del “food and beverage” nazionale nel suo complesso, come prima ricordato, supera di poco il 25%. L’evoluzione del settore bio si deve soprattutto alla forte crescita delle vendite nei supermercati, quadruplicate nel giro di dieci anni, che nel 2014 hanno effettuato il sorpasso su quelle dei negozi specializzati, rimaste pressoché costanti. I supermercati, quindi, non hanno intaccato le vendite dei negozi specializzati, ma si sono ritagliati una loro grande fetta di mercato e adesso sono il canale leader, anche grazie ai prodotti bio a proprio marchio; questi, infatti, hanno permesso la diffusione del biologico presso nuove fasce di pubblico che difficilmente sarebbero entrate nei negozi specializzati e che hanno trovato un buon assortimento di alimenti bio a prezzi accessi-

bili. Cresce, insomma, l’indice di penetrazione del comparto: nel periodo compreso fra agosto 2019 e agosto 2020, 88 famiglie su 100 hanno acquistato almeno una volta prodotti biologici, mentre era-

no 86 l’anno precedente e 69 cinque anni prima (dati Osservatorio Sana). È un passo davvero premiante. Luigi Pelliccia

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L’alimento biologico nel quadro legale vigente Organic food in the current legal framework I PRINCIPALI TEMI E LE PROBLEMATICHE PIÙ RILEVANTI THE MAIN TOPICS AND ISSUES

di Giuseppe Maria Durazzo Avvocato esperto in diritto dell’alimentazione

T

he production, trade and communication of organic farming products have had a strong legal relevance since this sector first found legal space in 1991. At the same time, the huge number of EU and national regulations creates a legal environment that is unfavorable to the certainty and peaceful working environment of the OSA. In this paper, the most complex aspects of the sector are addressed, starting with the rules regulating the import and export of organic products, as well as online sales. The author argues for the need for harmonization between communicated and national regulations and tries to shed light on all those “light and dark” aspects that still characterize the organic industry.

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L

a produzione, il commercio e la comunicazione dei prodotti da agricoltura biologica continuano ad avere un forte rilievo dal punto di vista giuridico, da quando questo settore trovò per la prima volta, nel 1991, spazio legale (e di cui scrissi in Gli alimenti “biologici” nella vigente legislazione in “Ragiufarm”, 1992, XI. 6). Da avvocato che si occupa da sempre di diritto alimentare osservo che gli obiettivi “politici” delle norme sul biologico sono sensibilmente cambiati, visto che

oggi sono “usare l’energia e le risorse naturali in modo responsabile, mantenere la biodiversità, conservare gli equilibri ecologici regionali, migliorare la fertilità del suolo, mantenere la qualità delle acque”, mentre in origine si mirò a offrire un’alternativa di produzione di reddito all’agricoltura, tanto che allora la linea di pensiero del Legislatore fu che “questi prodotti sono venduti sul mercato a un prezzo più elevato, mentre il metodo di produzione richiede un impiego meno intensivo della

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terra; che tale metodo di produzione può quindi svolgere una funzione nel quadro del riorientamento della politica agricola comune per quanto attiene alla realizzazione di un migliore equilibrio tra l’offerta e la domanda di prodotti agricoli, la tutela dell’ambiente e la conservazione dello spazio rurale”. Dal punto di vista giuridico, e questo qui interessa, rimane una delle materie più complesse. Da tecnico del diritto non posso, infatti, che osservare come il moltiplicarsi delle norme Ue (e di quelle nazionali, oltre che delle numerose note e circolari) crei un ambiente legale sfavorevole alla certezza e alla tranquillità operativa degli Osa. Ricordo che il Reg. (Ue) 2018/848 ha generato a cascata molti ulteriori regolamenti: nel 2020 gli enumerati 464, 2146, 1794, 1693, 2042, 427, 977, 1667; nel 2021 i regolamenti 771, 279, 1006, 1186, 716, 715, 642, 269, 771, 1165, 1189, 181, 269, 462, tra gli altri. Per un approccio tecnico-giuridico, quale contributo a questa rubrica, suggerisco qui alcuni temi legali di maggiore attualità.

Produttori italiani sfavoriti in materia di limiti di accettabilità/tollerabilità Permane, anche con il Reg. (Ue) 2020/1693, la condizione per la quale in taluni casi vengono applicati limiti di accettabilità diversi al prodotto Ue introdotto da altri Paesi unionali rispetto a quelli nazionali. Che il più che condivisibile concetto di residuo tecnicamente inevitabile, e quindi di un livello di accettabilità di quanto non voluto, abbia legittimità anche nella produzione biologica non si discute, ma non dovrebbe però portare a decisioni diverse da Paese a Paese sul livello di tollerabilità per il medesimo indesiderato. Nonostante siano adottate e adottabili decisioni diverse dei singoli Paesi, si continua ad applicare il criterio di libera circolazione (art. 50 del Reg. Ue 2018/848): gli effetti giuridici e pratici sono quelli noti, già segnalati con la primigenia normativa e non corretti con quella vigente. Da cui denunzie, allerte e quanto ne consegue giuridicamente. Così pure, in tema di importazioni da Paesi terzi, la vicenda del Dm. 18 febbraio 2021, poi abrogato dal Dm. 13 maggio 2021, evidenzia come, a

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fronte di una legittima domanda di verifica delle conformità del prodotto biologico in importazione, si renda l’importatore italiano, il quale si avvale dei porti (e aeroporti) italiani, un pària rispetto ai colleghi europei, che si avvantaggiano di regole meno interdittive e, pertanto, meno costose e impattanti sull’attività economica privata, semplicemente non importando attraverso l’Italia e facendo lavorare altri porti e imprese di logistica. L’impatto giuridico (e quindi giudiziario e legale) di tale situazione è rilevante e non sempre di facile soluzione, anche perché il consumatore si ritrova prodotti bio fabbricati o importati da Paesi diversi, con caratteristiche non necessariamente identiche e non sottoposti necessariamente a controlli equivalenti.

Il bio e le contaminazioni naturali Ogni coltivazione (e allevamento, settore essenziale seppure spesso posto in ombra), anche biologica, può essere oggetto di attacchi da parte di vegetali e animali, ma anche di batteri, che producono o causano la naturale presenza di sostanze estranee e indesiderate. Aspetto spesso inesplorato a livello tecnico, ignorato da quello giuridico, e solo raramente sviluppato a livello legale. Quale avvocato non posso che auspicare un focus su questo

PRODOTTI BIO DI PAESI ESPORTATORI NON SEMPRE HANNO LE STESSE CARATTERISTICHE DI QUELLI DEI PAESI IMPORTATORI tema, tutt’altro che marginale e dagli esiti che taluno potrebbe ingiustamente considera inaspettati.

Bio e allergeni La dichiarabilità facoltativa degli allergeni (individuati dalla normativa) accidentalmente presenti costituisce, in molte merceologie, un tema assai complesso per ragioni giuridiche. Nel bio il cono d’ombra determinato da una legislazione che non tollera, se non in minima quantità, sostanze estranee, a maggior ragione se non bio (si pensi, ad esempio, alla frequente presenza della soia negli sfarinati), unisce le criticità della regolamentazione del biologico con quella sugli allergeni, con i temi delle metodiche dei controlli, della interpretazione dei risultati analitici, degli Ogm ecc. Tema talmente complesso che,

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violazioni di legge talvolta più difficili da governare rispetto a quelle generate dalle attività presenti sul territorio.

Il contenzioso civile in tema di bio

NEL COMMERCIO ONLINE SONO DIFFUSE NON CONFORMITÀ CHE CONFONDONO IL CONSUMATORE sovente, è stato accantonato, quasi che a non parlarne si arrivasse a risolverlo. A parere di chi scrive, trasparenza e utile informazione legale sono i principali strumenti per affrontare il problema, visto che certamente sono applicabili e auspicabili migliori prassi produttive comportanti una riduzione della frequenza delle non conformità, ma nulla può garantire l’assenza certa e costante di qualunque allergene. Solo alcune aziende hanno scelto di comunicare la possibilità di una non conformità al voluto. Non è questa la sede di discussione, che purtroppo sempre più spesso sorge dinnanzi a un giudice, mentre dovrebbe svilupparsi in prevenzione tra tecnici e legali per gestire un rischio di non conformità maggiore quale la presenza di allergeni, e più in generale degli indesiderati, sia di origine antropica che naturale.

Reg. (Ce) 834/2007 e dall’art. 34, 2) del Reg. (Ue) 2018/848 per la “vendita diretta al consumatore finale”, sottopone l’operatore che utilizza una piattaforma commerciali online di bio al sistema di controllo del biologico, a notificare la propria attività specifica (si veda anche la nota Mipaaf n. 0084614 del 28 novembre 2018). Rimane il fatto che nel commercio online internazionale sono presenti non conformità diffuse che confondono il consumatore utilizzando espressioni non legalmente conformi e determinando distorsioni sul piano della concorrenza, oltre che evidenti

Con sentenza della Cassazione, sezioni unite, del 28 gennaio 2021, n.1914, la Corte ha posto fine a un lungo dibattito giurisprudenziale (peraltro nello stesso senso dell’ordinanza 5 aprile 2019, n. 9678, sempre delle sezioni unite della stessa Suprema Corte) sul giudice competente nell’impugnazione della controversia vertente tra organismo di controllo e operatore del settore dell’agricoltura biologica, indicando il giudice ordinario e non quello amministrativo.

La difesa del bio con i novellati del contradditorio, controperizia e controversia Oggi la difesa aziendale deve pure confrontarsi con la nuova e tutt’altro che ben delineata procedura del novellato istituto del contradditorio, controperizia e controversia su campioni alimentari all’interno della procedura di controllo degli alimenti. È noto, tra l’altro, che il D.lgs. 2021/27

Il commercio online dei prodotti bio Colonna portante dal punto di vista economico, rimane in parte inascoltato il contenuto della sentenza, datata 12 ottobre 2017, della Corte di Giustizia la quale, non applicando al commercio online l’esenzione dei controlli prevista dall’art. 28, 2) del

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(come a sua volta modificato a seguito del Dl. 2021/42, convertito con modificazioni dalla legge 2021/71) abbia abrogato la procedura di analisi e revisione prevista dal legge 689/1981 per le violazioni amministrative. Il contraddittorio, con la nuova norma, non è mai instaurato pienamente visto che quanto avviene nella lunghissima procedura non vede mai le parti (controllore/controllato) dibattere se non al momento del campionamento (almeno nel caso in cui il controllo avvenga presso il controllato e in sua momentanea presenza, il che non necessariamente avviene). Si è creata, in tal modo, l’unilateralità della procedura, che personalmente ritengo legalmente censurabile e inopportuna per tentare di risolvere molti dei problemi che possono sorgere. Obbligare l’impresa a due passaggi (la controperizia e la domanda di riesame della documentazione

all’Iss) prima di arrivare alla ripetizione dell’analisi appare come defatigante e illogico rispetto alla quasi totalità delle non conformità. Quindi, non mi pare azzardato ipotizzare che uno degli scopi impliciti della nuova procedura sia quello di ridurre ulteriormente gli spazi difensivi, anche aumentandone i costi, spingendo l’azienda sottoposta al controllo alla rinunzia a quel diritto e lasciando che sia poi il Giudice a intervenire quasi a supplenza di una fase pre-processuale che soven-

IL PRODOTTO BIOLOGICO È SOTTOPOSTO A SPECIFICA REGOLAMENTAZIONE

te non si sarà svolta nella sua potenziale pienezza. Nel momento in cui scrivo questo articolo, consta che un’ulteriore circolare dovrebbe vedere la luce per tentare di meglio applicare la citata normativa. Purtroppo, le carenze tecniche del vigente articolato non possono, che in piccola parte, essere corrette da circolari, visto che, a mio parere, occorrerebbe un radicale intervento del Legislatore, anche se sarebbe il quarto in poco tempo. La complessità della nuova procedura contrasta con la necessità di avere risposte attendibili e rapide in tempi ragionevoli, oltre a generare costi decisamente superiori a quelli connaturati al sistema previgente. Naturalmente l’analisi della citata nuova norma è assai più articolata e per quello rimando alla mia nota di Studio del 14 giugno 2021.

Biologico e integratori alimentari L’associazione di due forti domande provenienti dai consumatori, quella sull’origine bio degli ingredienti e quella di completare la propria dieta con l’integrazione alimentare di fattori nutrizionali specifici, si scontra con una normativa che, sostanzialmente, salve eccezioni, vieta questo connubio. L’applicazione più rigorosa delle normativa sul biologico, confermata dalla sentenza della Corte di Giustizia nella causa C-137/13, secondo la quale l’impiego di talune sostanze (nello specifico della causa: minerali, vitamine, amminoacidi e micronutrienti) è ammesso nella produzione biologica esclusivamente quando sia proprio la norma dell’Unione, o una norma del diritto nazionale conforme a quello unionale, a imporre direttamente l’aggiunta della sostanza e non invece ai fini, ad esempio, di raggiungere il quantitativo del nutriente necessario all’uso di indicazioni nutrizionali o sulla salute. La decisione della Corte necessitò di atti esplicativi che confermarono come l’integrazione fosse possibile, ad esempio, nelle formule per la prima infanzia, mentre rimane interdetta nella tribolata categoria del latte di crescita per i quali non vi è un obbligo di ricetta. Conforme alla citata sentenza, quella recentissima C-815/19, con decisione del 29 aprile 2021 (in tema di lithothamnium calcareum).

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L’utilizzo del termine “biologico” Solo come accenno, merita confermare la necessità di rispettare quanto dispone all’art. 30, 2) il Reg. (Ue) 2018/848: “Nell’etichettatura e nella pubblicità non sono utilizzati termini, compresi quelli impiegati in marchi o denominazioni di società, o pratiche che possano indurre in errore il consumatore o l’utente suggerendo che un prodotto o i suoi ingredienti siano conformi al presente regolamento”. Una regola ampiamente violata, certamente da interpretare, perché l’interdizione voluta dal Legislatore è esclusivamente posta a tutela del prodotto biologico e non quale divieto a impiegare talune diffuse terminologie utilizzate anche con accezioni o in contesti diversi e non necessariamente suscettibili di creare confusione tra il prodotto biologico e quello che non è sottoposto a specifica regolamentazione in materia. In conclusione, mi pare si possa affermare che numerosi grandi processi tenutisi nel corso degli anni sui prodotti biologici, hanno in parte riguardato frodi che nulla

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avevano a che fare con la produzione effettuata secondo la legge, mentre un’altra parte ha interessato aspetti tecnici di estrema complessità che richiedono una conoscenza tecnica e giuridica del settore non sempre presente in fase di primi controlli e di primo impatto nei confronti

dei controllati. La fiducia dei consumatori relativamente al prodotto da agricoltura biologica è sempre ampia e il compito di noi tecnici, anche del diritto, è contribuire a rafforzarla. Giuseppe Maria Durazzo

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L’INTERVISTA The interview

L’agricoltura dell’Emilia Romagna tra innovazione tecnologica, progetti sostenibili e bio Agriculture in Emilia Romagna between technological innovation sustainable and organic projects

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The interview L’INTERVISTA

W

hat better occasion than Sanatech 2021 to talk to Alessio Mammi, Councillor for agriculture and food, hunting and fishing of the Emilia Romagna Region? We spoke with him about

the development of an ecosustainable agricultural economy, plant health protection, the development of knowledge, research and experimentation in agriculture. We also spoke about

the promotion of agricultural associations and the development of agri-food chains, incentives for businesses and investments in farm structures and rural infrastructure.

L’ASSESSORE ALL’AGRICOLTURA ALESSIO MAMMI ILLUSTRA LE SCELTE STRATEGICHE PER LO SVILUPPO DEL SETTORE PRIMARIO REGIONALE ALESSIO MAMMI, COUNCILLOR FOR AGRICULTURE, ILLUSTRATES THE STRATEGIC CHOICES FOR THE DEVELOPMENT OF THE REGIONAL PRIMARY SECTOR a cura della Redazione

Q

uale occasione se non quella di Sanatech 2021 per interloquire con Alessio Mammi, assessore all’Agricoltura e agroalimentare, caccia e pesca della Regione Emilia Romagna? Con lui si è parlato di sviluppo di un’economia agricola ecosostenibile, di tutela fitosanitaria, di potenziamento della conoscenza, della ricerca e della sperimentazione in agricoltura. Ma anche della promozione di forme associative agricole e di sviluppo delle filiere agroalimentari, incentivi per le imprese e investimenti per le strutture aziendali e le infrastrutture rurali. Dottor Mammi, quali sono le strategie di “smart agricolture” su cui punta l’Emilia Romagna? Anche in Italia si è avviato da qualche anno un processo di rinnovamento digitale in agricoltura davvero importante e per diversi aspetti molto interessante. Alcune stime calcolano che nel 2019 il mercato del digitale nazionale in ambito agricolo ha avuto un valore pari a 450 milioni di

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euro e che tale dato sia destinato a crescere di anno in anno. Dicevo interessante perché non si tratta solo di una competizione economica, ma di permettere alle aziende agricole di gestire e ottimizzare le proprie attività, riducendo al tempo stesso l’impatto sull’ambiente e promuovere la sostenibilità, la più grande sfida che negli ultimi anni ci troviamo ad affrontare. L’Emilia Romagna è impegnata a sostenere l’innovazione della “smart agricolture” attraverso i Goi (Gruppi operativi per l’innovazione), volti a sperimentare le tecnologie disponibili per far diventare le nostre aziende agricole sempre più “smart farming”. Dal 2014 al 2020, attraverso i 225 progetti destinatari di circa 50 milioni di euro tramite il Piano di Sviluppo Rurale, abbiamo sollecitato il potenziamento delle azioni di partenariato sul territorio, mettendo insieme le università, i centri di ricerca e le imprese agricole, lavorando in particolare sulla transizione da pratiche agricole e di allevamento convenzionale verso pratiche innovative,

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L’INTERVISTA The interview

re lo stato fitosanitario delle piante, sistemi gestionali con funzioni principalmente legate alla rendicontazione tecnico-finanziaria e di produzione, tecnologie per la gestione automatizzata delle stalle. Al tempo stesso, per riuscire a essere davvero competitivi è necessario superare il problema del digital divide: siamo impegnati nella formazione, che è il principale strumento per fa comprendere l’importanza di questi dispositivi.

L’assessore Alessio Mammi

dell’agricoltura basata su input e processi biologici, dell’agricoltura di precisione, scelte strategiche alla base degli obiettivi dell’Ue per il settore primario. Ora siamo nelle condizioni di iniziare a valutare quali filoni di ricerca hanno prodotto risultati e vanno rifinanziati e sostenuti, e nel Psr 2021-2022 metteremo 9 milioni di euro per finanziare i nuovi progetti dell’innovazione. In particolare, si sta puntando all’applicazione di droni, centraline in grado di rilevare le condizioni climatiche, sistemi sensoristici per monitorare in itine-

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Che ruolo avranno i giovani imprenditori agricoli in questo frangente? L’Emilia Romagna è da sempre attenta all’occupazione giovane in agricoltura: nel Programma di Sviluppo Rurale di transizione del prossimo biennio abbiamo individuato risorse per oltre 52 milioni di euro, proprio per incentivare l’avvio di attività di tali categorie anagrafiche. Già nel Psr 2014-2020 erano stati investiti 126 milioni di euro che hanno sostenuto le attività agricole di 5 mila giovani imprenditori. Crediamo in questo sia perché si presentano situazioni in cui è necessario un ricambio generazionale che va sostenuto per evitare che si disperda un patrimonio produttivo importante, ma anche perché è in atto un cambiamento che vede diversi giovani (sono quasi il 35%) decidere di

avviare nuove attività agricole come opportunità di svolta nella loro vita, scegliendo un maggiore contatto con la natura. Il capitale umano di questi giovani diventa un elemento che rafforza il processo in atto, favorendo l’introduzione di strumenti di precisione che consentono un utilizzo più attento delle fonti primarie, così come maggiore accortezza al rispetto dell’ambiente e del benessere animale. Come si pone l’Emilia Romagna sul tema della sostenibilità delle risorse idriche nell’irrigazione? Quali strategie vanno predisposte e quali sono già in atto? Il tema dell’acqua, lo ripeto a tutti i tavoli a cui partecipo, è cruciale per l’agricoltura, ma non vorrei fosse liquidato come un aspetto che riguarda “solo” l’agricoltura. Quest’anno abbiamo avuto diversi campanelli d’allarme che ci hanno fatto comprendere come l’acqua sia fonte di vita e non solo umana, ma di quella che

TANTI I GIOVANI CHE AVVIANO NUOVE ATTIVITÀ AGRICOLE

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The interview L’INTERVISTA

NEL PSR 2020 SONO STATI DESTINATI 133 MILIONI DI EURO AL BIOLOGICO interessa tutto l’ecosistema. Abbiamo inoltre imparato che ogni piccolo cambiamento climatico porta inevitabilmente conseguenze profonde per tutto il sistema. Bisogna preservare questo bene, cominciando dall’evitare gli sprechi. Inoltre, proprio l’esperienza di questa estate ci spinge ad accelerare scelte che anticipino i problemi di carenza idrica che potremmo avere nei prossimi anni. L’acqua va “tenuta” quando c’è, costruendo le strutture necessarie in accordo con i consorzi territoriali di bonifica. Il sistema regionale dell’Emilia Romagna, grazie alla collaborazione con i Consorzi di Bonifica, ha messo in campo 243 milioni di euro di finanziamenti nazionali e regionali, e 250 milioni di euro di investimenti per 50 progetti in avvio o in esecuzione che interessano un areale di 173 mila ettari, e che coinvolgono più di 13 mila aziende agricole. Sappiamo che sono opere di lungo periodo, ma ci interessa comunque mettere in campo la fattibilità e terminare i cantieri tramite i Consorzi di Bonifica lì dove è possibile. Sono stati inoltre candidati 58 nuovi progetti a ottobre 2020 per un valore di 730 milioni di euro; il piano straordinario invasi 2020-2029 vale 150 milioni di euro per l’intero bacino padano, senza

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Alessio Mammi a Langhirano (Pr)

dimenticare che il Recovery Fund mette a disposizioni 880 milioni di euro per interventi irrigui agricoli. Cosa vi aspettate dalla Pac e quali sono le linee principali del Psr 20212022 dell’Emilia Romagna? La pandemia ci ha fatto comprendere il valore fondamentale dell’agricoltura, e le scelte conseguenti in ambito euro-

peo vanno in questa direzione. Per la prima volta abbiamo assistito a un’inversione di tendenza, così che se in precedenza si prospettavano tagli alle risorse destinate all’agricoltura, al contrario la futura Pac rappresenterà il 31,95% del bilancio Ue per il periodo 2021-2027. Si tratta di risorse importanti, pari a 386,6 milioni di euro, che potranno sostenere quasi sette milioni di imprese agricole europee. Per quanto riguarda l’Emilia Romagna, in questi giorni abbiamo ricevuto l’approvazione da parte della Commissione del Programma di Sviluppo Rurale di transizione 2021-2022; siamo la prima regione italiana a cui è stato approvato e questo vuol dire che potremo disporre di 408 milioni di euro nei prossimi due anni. Il nostro impegno è quello di riuscire a mettere a bando almeno il 70% di queste risorse entro la fine dell’anno, perché in un momento come quello attuale fare presto fa la differenza. I fondi sotto forma di investimenti e contributi consentiranno di agire sia sulla sostenibilità, sia sull’aumento della competitività e dell’innovazione delle imprese agricole (117,5 milioni di euro saranno dedicati a questo, ingenerando un investimento pubblico-privato di oltre 400

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The interview L’INTERVISTA

milioni di euro). Presteremo inoltre molta attenzione alle zone più svantaggiate (aree interne), a cui saranno destinati 50,4 milioni di euro per mantenere presidi di comunità che, oltre a produrre economicamente, sono fondamentali per la tenuta delle comunità stesse. Dedicheremo inoltre 72,6 milioni di euro all’agricoltura biologica, settore sempre più protagonista in Emilia Romagna, così come l’attenzione all’ambiente verrà confermata attraverso 10 milioni di euro destinati al taglio delle emissioni di ammoniaca. La produzione di sementi e farine rappresenta un mercato potenzialmente molto ricco. L’Emilia Romagna ha una strategia per valorizzare il suo knowhow di aziende territoriali? L’Emilia Romagna, con una superficie di oltre 55 mila ettari, è la prima regione in Italia per moltiplicazione e produzione di sementi, con un volume di affari che rappresenta quasi un terzo di quello nazionale. Numerose sono le aziende agricole interessate, oltre 6 mila, che proprio grazie a ottimizzazioni nella produzione sono riuscite a specializzarsi con attrezzature meccaniche e tecniche colturali innovative finalizzate a una buona riuscita della coltivazione, anche attraverso il supporto dell’assistenza tecnica fornita dalle aziende sementiere. Un lavoro di squadra che caratterizza diversi ambiti della nostra regione, ma che in questo caso vede l’intera filiera cerealicola impegnata nella gestione diretta del trasporto, dello stoccaggio e della trasformazione dei cereali neces-

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sari a coprire l’importante fabbisogno del comparto agroalimentare emiliano romagnolo. Il valore aggiunto è rappresentato da una rete di strutture di stoccaggio ed essicazione, in larga parte cooperative e consorzi agrari, una concentrazione di moderni molini industriali, decisamente molto elevata, che ben si concilia con la presenza sul territorio regionale di aziende di spicco nel settore; ugualmente significativa è l’industria pastaria presente nel territorio. Altresì le quote di cereali utilizzati per il settore zootecnico concorrono ad alimentare filiere regionali d’eccellenza e ad alto valore aggiunto (Dop e Igp), nonché importanti distretti zootecnici altamente specializzati, come quello avicolo. In un contesto così ricco, l’Emilia Romagna, attraverso il suo Programma di Sviluppo Rurale, intende sostenere le attività di trasformazione, commercializzazione e sviluppo di nuove produzioni che valorizzano in particolare le materie prime agricole, attraverso specifiche operazioni di investimenti rivolti a imprese agroindustriali in approccio individuale e di sistema promuovendo, laddove possibile, forme di filiera a livello locale che favoriscono l’integrazione tra i comparti agricoli e quelli agroindustriali. C’è un piano politico e/o finanziario che intendete mettere in campo per sostenere le filiere di trasformazione cerealicola e i produttori? Come detto, il Programma di Sviluppo Rurale dell’Emilia Romagna sostiene tutte le possibili innovazioni e soluzioni tecniche

che consentono di massimizzare e stabilizzare, per quanto possibile, le rese produttive e contenere i costi senza incidere sulla produttività, adottando tecniche sostenibili rispettose dell’ambiente. Già oggi alcune soluzioni non mancano: si pensi agli strumenti di supporto alle decisioni nelle scelte di agrotecnica, all’agricoltura di precisione, alle innovazioni varietali. Inoltre, l’Emilia Romagna promuove contratti di filiera/coltivazione con l’intento di ridurre i rischi di mercato e offrire la possibilità a tutti i soggetti della filiera di partecipare alla programmazione e valorizzazione delle produzioni locali. Questo strumento permette al mondo agricolo di allargare il proprio ruolo e il proprio potere contrattuale, rispondendo nello stesso tempo alle specifiche esigenze degli utilizzatori (molini e industrie di trasformazione) che partecipano alle iniziative dei contratti, auspicando che il loro rinnovo nel tempo permetta l’instaurarsi e il consolidarsi di un rapporto di fiducia tra le parti. Un contratto di coltivazione rappresenta anche un buon sistema per migliorare la distribuzione della remunerazione del prodotto lungo la filiera, essendo previste premialità specifiche per alcuni soggetti che ne fanno parte. Nel settore cerealicolo l’accordo “Grano duro alta qualità” rappresenta sicuramente un importante esempio di organizzazione della filiera, che ha come obiettivo quello di ricreare in Emilia Romagna un bacino produttivo di eccellenza nella produzione di grano duro di alta qualità, attraverso l’organizzazione di una filiera integrata tra agricol-

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The interview L’INTERVISTA

tura e industria con il supporto delle istituzioni. Tali tipologie di contratto, di durata triennale, permettono agli agricoltori di cogliere un’altra opportunità rappresentata dalla possibilità di accedere ai contributi per ettaro previsti dal Ministero delle Politiche agricole per quelle superfici coltivate a grano duro contrattualizzate. Spazio bio e produzioni sostenibili in Emilia Romagna: qual è al momento lo stato dell’arte? Le imprese del biologico in Emilia Romagna sono 6.840, con un trend di crescita costante negli anni. Questo colloca la nostra regione al quinto posto in Italia per numero di produttori e al primo per numero di trasformatori di materie prime. Si tratta di un comparto che diventa sempre più protagonista nel settore agricolo regionale. Nel Psr conclusosi nel 2020 è stato destinato al biologico un terzo delle risorse totali, manifestando grande attenzione al settore, mentre nel prossimo Psr 2021-2022 sono state individuate risorse per 72,8 milioni di euro che saranno utilizzate per rendere più competitive le produzioni e, al tempo stesso, sperimentare nuovi strumenti di produzione e di commercializzazione. Pensiamo infatti che il biologico non sia solo una scelta alimentare del consumatore ma una pratica agricola, con un ruolo di rilievo nella difesa del clima e della biodiversità. Per questo occorre muoversi su più fronti, lavorando anche in ambito educativo, promuovendo e sostenendo, ad esempio, nelle scuole le mense biologiche come primo momento in cui i ragazzi comprendono l’importanza di avere in tavola prodotti sani e di qualità. Cosa vi aspettate dal Governo per aiutare o favorire iniziative economiche nel settore cerealicolo nazionale? Avete delle proposte? Tra le strategie economiche che le istituzioni centrali al momento hanno incentivato e che si auspica vengano rifinanziate, la principale è rappresentata dai contratti di filiera, uno degli strumenti più efficaci per consentire di differenziare i prodotti, per creare valore e possibilmente poterlo distribuire equamente tra i soggetti della filiera stessa. Proprio per questo sono state nuovamente stanziate risorse nazionali per il 2022 per i contratti di filiera sul gra-

d’Italia

L’assessore ad Alfonsine (Ra)

no duro. Analogamente, nel 2021 tali interventi sono stati previsti anche per altri settori, attraverso un provvedimento nazionale che destina ulteriori risorse dedicate (fondo competitività filiere). Tra i nuovi settori che potranno aderire al fondo figurano il mais e la soia. Bisognerà tuttavia attendere la definizione della Politica agricola comune prima di individuare proposte specifiche da sottoporre al Mipaaf per intervenire su aspetti non normati nella Pac e che saranno definiti di intesa con i soggetti del settore cerealicolo. L’industria molitoria chiede maggiore supporto dalla politica considerato il delicato momento che ha vissuto. Che risposta si sente di dare? Siamo consapevoli che ci sono settori, ad esempio il canale Horeca, in cui l’emergenza Covid-19 ha particolarmente pe-

nalizzato le vendite, in particolare in un ambito in cui l’industria molitoria registra le maggiori marginalità grazie alla commercializzazione di farine destinate a pasticcerie e ristoranti. E se è pur vero che la situazione sta via via migliorando, resta da capire come accompagnare la ripresa di queste attività. Insieme alle aziende che si occupano di approvvigionamenti alla ristorazione stiamo approntando alcuni progetti per capire come orientare maggiormente la scelta della ristorazione verso prodotti regionali, consapevoli che l’Emilia Romagna, con i suoi 44 prodotti a denominazione, vanta il maggior numero di Igp e Dop d’Europa: questa è una caratteristica di qualità che ci contraddistingue e che va promossa in tutto il mondo. La Redazione

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TECNICHE DI LABORATORIO Laboratory techniques

Cento anni di analisi dei grani e delle farine One hundred years of grains and flours analysis

T

his article describes the history of the instrument for measuring the physical properties of flour doughs called “strain gauge” in 1921, but which later became known by a cura di Ismea the surname of its inventor: Chopin. The alveograph is an instrument equipped with a kneading machine and a device for developing and measuring the deformations of a flour batter under the action of compressed air in particular conditions and ways. This instrument is used to determine the strength, toughness and extensibility of flour dough by evaluating its behavior in a graph called an alveogram. The authors go on describing in detail how the instrument works, highlighting its properties and uses, also comparing it with similar devices, such as Brabender’s Farinograph.

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Laboratory techniques TECNICHE DI LABORATORIO

L’AVVENTO DELL’ALVEOGRAFO DI CHOPIN HA RIVOLUZIONATO IL MODO DI VALUTARE LA QUALITÀ DI GRANI E FARINE

di Gianni Baccarini 1 e Andrea Villani 2 2

1 Consulente agroalimentare Laboratorio Greit Analitical - Bologna

THE ADVENT OF CHOPIN’S ALVEOGRAPH - A REVOLUTION IN THE WAY WE ASSESS THE QUALITY OF GRAINS AND FLOURS

R

agionare in multipli di 10 è il modo in cui ci illudiamo di tenere sotto controllo il tempo. Riguardo il futuro il processo è abbastanza complesso e, tutto sommato, aleatorio, quindi molto meglio rivolgersi al passato. In questo senso, i centenari hanno sempre avuto un grande fascino. L’anno 1921 è ricordato per molti avvenimenti, alcuni dei quali destinati a rimanere impressi nell’immaginario collettivo e altri ad alimentare le speranze di milioni di persone. Al teatro Valle di Roma, il 10 maggio, venne rappresentato per la prima volta il dramma di Pi-

d’Italia

randello “Sei personaggi in cerca d’autore”, furono fondate aziende importanti come Alemagna, Manetti & Roberts, Moto Guzzi e la Società anonima autostrade. Coco Chanel presentò al mondo il suo profumo N° 5 e a Livorno, dalla scissione della corrente di sinistra del Psi, nacque il Partito Comunista d’Italia. Due eventi apparentemente distanti, ma accumunati da un’identica ricerca: la felicità in terra. Il 1921 fu anche l’anno in cui Albert Einstein, il genio per eccellenza, vinse il Premio Nobel per la fisica per i suoi studi sull’effetto fotoelettrico del 1905,

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COMPONENTI PER IL TRASPORTO DELLA SEMOLA E FARINA Utilizzata nel settore molitorio per il passaggio del prodotto (semola, farina etc.) viene realizzata in acciaio inox aisi 304 BA sp. 10-12/10 elettrosaldata e saldata a tig con trattamento di lucidatura esterna, nei diametri 105-120-150200-250-300 mm e nei vari componenti quali tubi, settori, settori girevoli, valvole, giunzioni.

COMPONENTS FOR THE TRANSPORT OF SEMOLINA AND FLOUR

studioverde.it

Used in the milling sector to convey the product (durum wheat flour, ), these items are made of 10-12/10 gauge 304 BA grade stainless steel, electrically and TIG welded and polished externally; available in 105-120-150-200-250-300 mm diameters and a range of components including tubes, fixed segments and rotatable segments, valves, splices.

COMPONENTI PER L’ASPIRAZIONE MOLITORIA COMPONENTS FOR MILLING SYSTEM Utilizzati nel settore Molitorio e Generico Industriale, vengono realizzati in Acciaio Zincato Gr.ra Z200 o a richiesta in Acciaio Inox aisi 304 2b nei spessori 6-8-10-12/10 nei vari Diametri e dimensioni sia per i prodotti standard Seven che per le richieste personalizzate da parte del Cliente.

Used in the Milling and General Industrial fields. Made from Z200 basis weight galvanised steel or, on request, AISI 304 2b stainless steel with thicknesses of 6-8-10-12/10 and various diameters and sizes for both standard Seven products and for customised productions.

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Laboratory techniques TECNICHE DI LABORATORIO

LA NOZIONE DI “FORZA DELLA FARINA” È ORMAI ENTRATA NELL’USO CORRENTE NON SOLO PROFESSIONALE che avrebbero contribuito grandemente allo sviluppo della meccanica quantistica. Ma il 1921 è una data importante perché segna anche un nuovo modo di valutare la qualità dei grani e delle farine. In Francia, infatti, un ingegnere depositò il brevetto per uno strumento di misurazione delle proprietà fisiche degli impasti di farina che chiamò estensimetro, ma che poi divenne noto con il cognome del suo ideatore: Chopin.

Le funzioni dello strumento Marcel Chopin continuò a perfezionare il suo apparecchio e solo dopo un’ulteriore modifica, nel 1937, nacque quello che oggi conosciamo come alveografo, strumento dotato di un’impastatrice e di un’apparecchiatura di sviluppo e misurazione delle deformazioni di una pastella

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Laboratory techniques TECNICHE DI LABORATORIO

di farina sotto l’azione dell’aria compressa in determinate condizioni e modalità. L’alveografo (oggi prodotto dalla Chopin Technologies) ha, fra gli altri, un pregio che forse ne spiega il successo e la longevità: fornisce risultati intuitivi e valutabili, quasi istintivamente, a colpo d’occhio. La nozione di “forza della farina” è ormai entrata nell’uso corrente e non solo professionale.

Farinografo e Tempo di caduta Da allora, molte altre misurazioni delle caratteristiche merceologiche dei frumenti (e delle farine) si sono affiancate alla prova alveografica consentendo una valutazione integrata e complessiva. Basti pensare, per citarne solo alcune, al Farinografo di Brabender, che misura in scala grafico/ temporale la dinamica degli sforzi di impasto e l’assorbimento della miscela acqua/farina. Anche in questo caso gli anni Venti furono eclettici: Carl Whilhelm Brabender fondò la Brabender Elektromaschinen GmbH nel 1923, mentre il primo Farinografo è del 1928. Il Falling Number (Tempo di caduta) fu invece sviluppato nel 1950, presso il Laboratorio di cereali dell’Istituto svedese per i mestieri e le industrie, da Sven Hagberg e Harald Perten come metodo per la misurazione indiretta dell’attività alfa amilasica dei grani e delle farine. Al primo è

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Laboratory techniques TECNICHE DI LABORATORIO

rimasto legato il nome della prova (detta anche Indice di Hagberg), mentre Perten è ancora oggi il nome dell’azienda produttrice dello strumento (e di altre apparecchiature altrettanto note). Questi strumenti e tecniche, famigliari a chiunque si occupi di frumenti e farine, avrebbero avuto un grande ruolo nello sviluppo della genetica dei grani - da “antichi” a “moderni” e nella valutazione mercantile del loro valore. In parte, con le dovute misure, rappresentano anche il lascito di una diversa visione del mondo dei cereali: nei Paesi dove l’influenza mercantile di cultura francese è predominante, l’utilizzo dell’alveogra-

NEI PAESI DI CULTURA FRANCESE PREVALE L’USO DELL’ALVEOGRAFO fo è maggiore, mentre in aree di influenza germanico-anglosassone prevale il farinografo e le misure di “viscosità”. In Italia - terra di storica importazione cerealicola e di tolleranza culturale - sono utilizzati entrambi i metodi. In ambito nazionale

le principali caratteristiche qualitative del frumento tenero (e per similitudine, in sostanza, anche delle farine) sono riassunte nel Contratto tipo n. 101 che, sebbene risalente al 1996, costituisce ancora oggi un punto di riferimento merceologico per le transazioni.

La tabella contrattuale La tabella contrattuale inserisce anche una tolleranza di valutazione abbastanza ampia che dà ragione di prove di tipo fisico la cui riproducibilità deve sempre essere valutata con attenzione. Resta inteso

TABELLA CARATTERISTICHE FISICHE CONTRATTO TIPO N. 101 PER FRUMENTO TENERO NAZIONALE (ED. 1996) PROTEINE S.S. (N X 5,70)

FARINOGRAMMA DI BRABENDER

ALVEOGRAFO DI CHOPIN

%

Oltre il convenuto tolleranza con abbuono

% di abbuono per ogni punto

0,50

2

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INDICE W

INDICE P/L

Oltre il convenuto tollerato +/– 8%

Oltre il convenuto tollerato +/– 10%

Oltre il tollerato con abbuono 5%

% di abbuono per ogni punto

1

Oltre il tollerato con abbuono 10%

% di abbuono per ogni punto cent.le

1

STABILITÀ Oltre il convenuto deficienza tollerata 10% Oltre il tollerato con abbuono 10%

% di abbuono per ogni punto

2

INDICE DI CADUTA

SECONDI Oltre il convenuto deficienza tollerata 10 secondi Oltre il tollerato con abbuono 15 secondi

% di abbuono per ogni secondo

0,1

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Laboratory techniques TECNICHE DI LABORATORIO

CHOPIN E BRABENDER A CONFRONTO

L’

alveografo di Chopin registra in forma grafica le proprietà fisiche di un impasto di acqua e farina. Dalla lettura del grafico (alveogramma) si rilevano: • W: misura della forza dell’impasto. • P: resistenza/tenacità dell’impasto. • L: espansibilità/estensibilità dell’impasto. • P/L: equilibrio di configurazione della curva. In funzione del “W” le farine vengono classificate come: • W < 120 farine adatte per produzione di biscotti. • W 160/200 farine di forza media per panificazione con metodo diretto. • W 220/300 farine di forza medio-alta per panificazione con metodo diretto/indiretto. • W > 320 farine di forza adatte a impasti che richiedono lunghe lievitazioni. • P/L: in generale valori compresi fra 0,40-0,60 rappresentano la condizione ottimale. Il farinografo di Brabender misura in forma grafica la dinamica (come sforzo/tempo) della consistenza di un impasto di acqua e farina determinata dall’azione di due pale contrapposte. Dalla lettura del grafico (farinogramma) si rilevano: • Assorbimento (%): ovvero la quantità di acqua assorbita

da una farina per arrivare a una consistenza fissa di 500 U.B. • Sviluppo (minuti): tempo necessario a raggiungere la massima consistenza dell’impasto. • Stabilità (minuti): intervallo di tempo durante il quale l’impasto rimane al di sopra della linea di massima consistenza (500 U.B.). Un valore elevato di assorbimento di acqua (60%) e stabilità (15 minuti) indicano farine adatte per lunghe lievitazioni e sollecitazioni meccaniche. • Grado di rammollimento: rappresenta la differenza tra la massima consistenza e quella che si ottiene dopo 10/12 o 20 minuti. È inversamente proporzionale alla forza della farina e, valutata insieme alla stabilità, completa le indicazioni sulle attitudini della farina. • Falling Number (Tempo di Caduta/Hagberg FN - secondi -): fornisce una misura indiretta dell’attività alfa amilasica di una sospensione di acqua e farina immersa a 100 °C. Più l’attività alfa amilasica è alta, minore è il valore di FN e viceversa. Il valore mediano di panificazione è convenzionalmente accettato a 200 secondi. Valori sensibilmente inferiori o superiori sono predittivi di difettosità degli impasti (collosità/rigidità).

IL CONCETTO DI QUALITÀ DELLE FARINE NON È ASSOLUTO MA RELATIVO ALL’USO SPECIFICO che le possibilità di valutazione reologico/ merceologico dei grani e delle farine sono attualmente molto più ampie di quelle esemplificate con riferimento storico o ai contratti. Nuove strumentazioni e tecnologie di grande acume si sono affiancate a quelle più tradizionali e tutte concorrono a definire un concetto di qualità che non è assoluto ma relativo all’uso specifico (ad esempio biscotti o lievitati) o a una scala di valori molto spesso individuali. Rimane, come sempre, il passato a insegnarci che, anche oggi, se riusciamo a vedere meglio e più lontano lo possiamo solo perché “portati sulle spalle di giganti”. Gianni Baccarini Andrea Villani

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MARKETING AGROALIMENTARE Agri-food marketing

Alimenti “free from”: una tendenza mondiale “Free-from” foods: a worldwide trend

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Agri-food marketing MARKETING AGROALIMENTARE

T

he article deals with “free from” products, i.e. all foods and drinks that are free from certain substances: gluten, lactose, palm oil, etc. From the point of view of agri-food marketing, the “free from” market is undergoing a tremendous

development. More and more consumers are demanding “free from” products. Therefore, the challenge for the global food industry is to provide “free from” products with similar appearance, taste, texture and shelf life to conventional

products. After all, the consumer wants more natural food but without sacrificing anything compared to the diet they are used to. The author reviews the various products, focusing on both technical and marketing aspects.

UNA NUOVA E STIMOLANTE SFIDA PER L’INDUSTRIA AGROALIMENTARE GLOBALE A NEW AND EXCITING CHALLENGE FOR THE GLOBAL AGRI-FOOD INDUSTRY

di Duccio Caccioni Direttore Marketing & Qualità e Vice Direttore di Mercato Caab Spa, Direttore scientifico Fondazione Fico

N

ei suoi libri l’antropologo Marino Niola descrive i comportamenti alimentari e parla di “tribù alimentari”, ovvero di quelle condotte di consumo alimentare peculiari a gruppi di individui. In tal senso, molto evidente, negli ultimi anni, la ricerca di cibi “free from”,

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Agri-food marketing MARKETING AGROALIMENTARE

cioè privi di ben determinate sostanze: il glutine, il lattosio, l’olio di palma... Tale ricerca può essere legata a determinate patologie più o meno diagnosticate, oppure alle idee (e quindi alla percezione della realtà) del consumatore. Si può quindi parlare di veri e propri disturbi alimentari (intolleranze, allergie...) di cui in effetti una parte crescente della popolazione soffre, passando dall’adozione di particolari diete (vegetariane, vegane...), per arrivare a scelte indotte dalla cattiva informazione (le cosiddette fake news), che influenzano

determinati consumi a fini di mero lucro. La selettività dell’alimentazione può assumere anche veri e propri risvolti patologici dal punto di vista psichico: si parla di ortoressia in presenza di un’ossessione maniacale per i cibi che si ritengono “sani”, ma anche di più gravi disturbi comportamentali come l’Arfid (Avoidant restrictive food intake disorder). Chi è affetto da questi disturbi comportamentali ritiene in maniera ossessiva che un certo tipo di cibo possa causargli problemi anche senza ragioni effettive dal punto di vi-

I PRODOTTI “FREE-FROM” SONO PERCEPITI COME PIÙ SALUTARI RISPETTO A QUELLI COMUNI sta medico (tale sindrome è purtroppo in aumento anche in età infantile).

Lo sviluppo del “free from”

Quinoa

d’Italia

Sotto l’aspetto del marketing agroalimentare il mercato del “free from” è in formidabile sviluppo. Un sempre maggior numero di consumatori richiede prodotti “free from”: una tendenza che si è molto irrobustita perlomeno da una decina di anni, con un netto aumento della domanda globale di determinati ingredienti. Si parla quindi di prodotti vegan, gluten free, palm oil free, Ogm free, lattosio free e di altre categorie di prodotti ancora. In generale, chi cerca prodotti “free from” cerca alimenti privi di sostanze conservanti e/o di allergeni, o comunque di sostanze percepite come tali. I prodotti con un’etichetta “free from” sono quindi riconosciuti come più sani rispetto a quelli privi di una

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IL MERCATO DEI CIBI “FREE-FROM” POTREBBE CRESCERE DELL’80% ENTRO IL 2026

Teff

tenere che la tendenza in atto riguardante la crescita della domanda di cibi “free from” rimarrà stabile anche nei prossimi anni, con una richiesta consistente soprattutto da parte della generazione dei Millennials, i principali futuri acquirenti. Secondo un’indagine di Allied Market Research, il mercato mondiale del “free from” crescerà dell’80% entro il 2026. La maggior parte della domanda si esplicherà per i prodotti gluten free, lattosio free e vegan. Esistono poi altre sottocategorie di notevole interesse: l’Osservatorio Immagino GS1Italy ha individuato nei senza antibiotici (+62%), senza zuccheri aggiunti (+9,1%) e senza glutammato (+4,9%) le varianti in maggiore crescita a breve. A queste si aggiungono i senza lievito (+1,9%) e i non fritti (+6,1%).

Amaranto

specifica identificazione. La sfida per l’industria alimentare globale è quindi quella di fornire prodotti “free from” con caratteristiche di aspetto, gusto, texture e shelf life simili a quelle dei prodotti convenzionali. Infatti, il consumatore vuole cibi più naturali ma senza sacrificare nulla rispetto all’alimentazione a cui era abituato. È piuttosto curioso osservare come molti dei cibi che vengono proposti a certe categorie di consumatori si possano ritenere “ossimorici”, cioè con denominazioni che TABELLA 1

negano la loro stessa essenza. Nel mercato vegano si parla, ad esempio, di “hamburger” o di “muscolo” di soia per prodotti totalmente vegetali, che però devono assomigliare il più possibile alla carne. Gli stessi vegani ricercano, ad esempio, pizze con topping di sostanze con la stessa consistenza e sapore del formaggio. Un altro esempio calzante sono gli spaghetti di carote o il riso di cavolfiore, prodotti che sono simili nell’aspetto ma fabbricati con tutt’altra materia prima. Si può ri-

MATERIE PRIME SFARINABILI/PANIFICABILI GLUTEN FREE

• quinoa • riso integrale • riso selvatico • grano saraceno • sorgo • tapioca

• miglio • amaranto • teff • fecola di Maranta • avena Fonte: Duccio R. L. Caccioni, 1999

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I prodotti gluten free Il mercato globale dei prodotti gluten free è stato stimato, nel 2020, in 5,6 miliardi di dollari, con una previsione di crescita del 67,4% al 2025, per un valore totale di 8,3 miliardi di dollari (www.statista.com). Come noto, il glutine è una proteina presente in percentuali variabili nel grano, nell’orzo e nell’avena, ma che può essere assente in altri cereali adatti per la panificazione (TABELLA 1). Il glutine può ingenerare patologie quali la celiachia e da alcuni an-

TABELLA 2

CEREALI NON GLUTEN FREE

• grano tenero e duro (compreso germe di grano, farina di Graham, bulgur/grano spezzato, farro, spelta, turanicum/khorasan) • segale • orzo • triticale Fonte: Duccio R. L. Caccioni, 1999

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MILLING DIVISION

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AVENA E SORGO VENGONO IMPIEGATI PER LA REALIZZAZIONE DI ALIMENTI GLUTEN FREE ni esistono forti controversie scientifiche sul ruolo giocato dalle tecniche di coltivazione dei cereali, in particolare sull’uso di diserbanti come il glifosato per l’essiccazione delle colture prima della mietitura. I prodotti gluten free non sono consumati solo da chi soffre di celiachia diagnosticata clinicamente: molti consumatori si astengono da cibi contenenti glutine seguendo apposite diete, supponendo di essere affetti da intolleranze o di trarne benefici per la salute. Un’indagine del 2017 ha rilevato che il 31% dei consumatori americani di pane gluten free lo faceva non per cause cliniche ma per stile di vita. È da sottolineare come la celiachia, considerata fino a vent’anni fa una rara patologia infantile, oggi colpisca circa l’1% della popolazione dei Paesi occidentali, con una forte variabilità fra essi: nell’Ue si registrano alte percentuali in Svezia e Finlandia (2-3%), mentre in Germania la percentuale è bassa (0,2%). In Italia, al 31 dicembre 2019, sono stati censiti 225.418 celiaci

Avena

Sorgo

LE CARATTERISTICHE DEL GLUTINE

I

l glutine è un complesso proteico tipico di alcuni cereali (TABELLA 2) insolubile in ambiente acquoso. Le due componenti del glutine sono la gliadina (o prolammina - responsabile delle principali reazioni fisiologiche avverse) e la glutenina. Entrambe si trovano nell’endosperma della cariosside dei cereali e in presenza di acqua si combinano formando il glutine. Nell’intestino il glutine si idrolizza in peptidi. La digestione avviene a opera di transglutaminasi intestinali: in soggetti sensibili si sviluppano anticorpi anti-transglutaminasi che determinano un processo infiammatorio. Alcuni peptidi derivati dal glutine provocano reazioni immunitarie in cui i linfociti T attaccano le cellule dei villi intestinali. Questa condizione patologica prende il nome di celiachia. Esistono diversi cereali e piante (TABELLA 1) adatti allo sfarinamento e alla successiva panificazione che non contengono gliadina e glutenina. Gli studi più recenti hanno dimostrato che l’avena non induce in genere reazione immuno-mediate tipiche della malattia celiaca. Anche il sorgo è un cereale ritenuto sicuro per i celiaci.

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Agri-food marketing MARKETING AGROALIMENTARE

(158.107 donne e 67.311 uomini), ma si stimano circa 600 mila affetti (fonte: Istituto Superiore di Sanità).

I prodotti lattosio free Il mercato globale dei prodotti lattosio free è stato valutato in 12,1 miliardi di dollari nel 2020, con una proiezione a 18,4 miliardi di dollari nel 2025 (+65,7%) (www.marketsandmarkets). Nell’Unione europea, nel 2017, sono stati venduti prodotti lattosio free per 2,5 miliardi di euro: l’Italia è di gran lunga il mercato più cospicuo con 772,9 milioni di euro; seguono la Spagna (440,9), la Finlandia (415) e la Germania (330,1) (www.statista.com ).

I prodotti vegan Nel 2020 il mercato globale dei prodotti con certificazione vegana è stato stimato in 17 miliardi di dollari, con una proiezione a 25,3 miliardi di dollari al 2025 (+67,2%) (www.einnews.com). Nell’Unione europea il settore vegan è valso 3,6 miliardi di euro nel 2020, con una crescita del 40% rispetto al 2018. Al 2025 il mercato è stimato in

7,5 miliardi di euro (www.livekindly.co). In Italia, nel 2020, l’8,2% della popolazione ha seguito una dieta vegetariana, di cui il 5,8% vegetariani e il 2,4% vegani (fonte: Ispes). Da notare il forte aumento dei

“flexitariani”, persone che pur seguendo una dieta vegetale non disdegnano, una o due volte la settimana, di mangiare carne. Duccio Caccioni

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EVENTI Events

Il futuro dell’agricoltura e dell’alimentazione The future of agriculture and food AL FOOD SYSTEM SUMMIT LE PROPOSTE PER TRASFORMARE I SISTEMI ALIMENTARI E RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI DI SVILUPPO SOSTENIBILE ENTRO IL 2030 AT THE FOOD SYSTEM SUMMIT, PROPOSALS TO TRANSFORM FOOD SYSTEMS AND ACHIEVE SUSTAINABLE DEVELOPMENT GOALS BY 2030

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Events EVENTI

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his short paper focuses on the main topics of the Food Systems Summit to be held at the United Nations headquarters in New York on 23 September 2021. What are the ways to achieve a

sustainable food system? What are the urgent needs according to the FAO? These issues were anticipated during the PreSummit, held in Rome last July. During the Pre-Summit, a strong

link emerged between sustainable food systems and healthy diets their points of contact were carefully presented by the Minister of Agriculture, Environment and Forestry, Stefano Patuanelli.

a cura della Redazione

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a oltre un anno il Covid-19 ha dato inizio a una nuova tipologia di caos, facendo emergere le vulnerabilità e le disuguaglianze di un sistema alimentare globale già da tempo in difficoltà, poiché incapace di assicurare l’accesso a diete sane e a un’alimentazione adeguata a miliardi di persone. Debolezze sistemiche già esistenti, aggravate dalla pandemia. Al tempo stesso, va detto che queste “lacune” si sono dimostrate prevedibili e oggi forniscono spunti fondamentali per prevenire il peggioramento delle crisi alimentari in caso di future pandemie. Del resto, sono tuttora vive in molti le immagini di mercati chiusi, scaffali dei supermercati vuoti, catene di approvvigionamento interrotte e prodotti agricoli in decomposizione; elementi che hanno indotto le persone di tutto il mondo a riconsiderare il proprio rapporto con il cibo e ad apprezzarne il ruolo vitale nella salute umana e nel benessere sociale.

I motivi del vertice mondiale Il 23 settembre si è tenuto a New York il Food System Summit, il primo vertice sui sistemi alimentari delle Nazioni Unite. In tale occasione, gli addetti ai lavori hanno proposto cambiamenti radicali all’attuale sistema, con l’obiettivo di correggere le debolezze esistenti e implementare la sua

Dida?

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Events EVENTI

OCCORRONO CAMBIAMENTI RADICALI ALL’ATTUALE SISTEMA ALIMENTARE resistenza alle future pandemie. Gli interventi presentati saranno essenziali per ricondurre il mondo su un percorso adeguato che consenta di raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile entro il 2030. Ogni trasformazione, nondimeno, comporta delle rinunce rispetto alle abitudini precedenti: queste, ancorché radicate e funzionanti, rischiano però di minacciare ulteriormente la sicurezza alimentare e la nutrizione, dal momento che hanno un forte impatto sulla salute umana e sull’ambiente. Così, per informare ed esortare i vertici politici mondiali, insieme alla Conferenza delle parti sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, la Fao ha recentemente pubblicato un rapporto dal titolo “Stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo 2021” (Sofi 2021), che illustra la prima valutazione completa dell’insicurezza alimentare a livello globale nell’anno successivo lo scoppio del-

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la pandemia Covid-19. Secondo tale rapporto, infatti, a seguito del virus il numero di persone che soffrono di fame cronica nel mondo è aumentato di ben 161 milioni nel 2020: il maggior incremento in un anno da diversi decenni. Inoltre, dopo essere rimasta praticamente invariata per cinque anni, la prevalenza della denutrizione è salita di 1,5 punti percentuali in un solo anno, raggiungendo un livello di circa il 9,9%, il che significa che tra 720 e 811 milioni di persone hanno affrontato la fame nel 2020. E prima dell’avvento della pandemia, circa 3 miliardi di persone non potevano permettersi o accedere a

una dieta sana, che comprendesse alimenti di varie tipologie e garantisse un’ampia varietà all’interno dei gruppi alimentari. Conseguentemente, nel 2020 molti bambini hanno avuto problemi di crescita, mentre altri hanno sofferto di deperimento o sovrappeso.

Le proposte Per affrontare le costanti carenze del sistema alimentare globale, ulteriormente aggravate dalla pandemia, la Fao indica alcuni iter virtuosi a cominciare dall’integrazione delle politiche umanitarie, di svilup-

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Events EVENTI

po e di costruzione della pace nelle aree colpite da conflitti. Quindi, l’Organizzazione si concentra su come mitigare il rischio di collasso dei sistemi alimentari dei Paesi e sostenere la disponibilità e l’accessibilità economica di cibo nutriente. Molto importante è poi la volontà di aumentare la consapevolezza della centralità dei sistemi alimentari nell’intera agenda per lo sviluppo sostenibile, nonché dell’urgenza di trasformare tali sistemi, in particolare a seguito di una pandemia mondiale. Tra gli altri percorsi suggeriti c’è poi quello di allineare le parti interessate attorno a una comprensione e una narrazione comuni di un quadro del sistema alimentare come base per un’azione che coinvolga tutti gli attori. Nel farlo, è comunque necessario motivare e responsabilizzare le parti che supportano la trasformazione dei sistemi alimentari attraverso lo sviluppo di strumenti, misurazioni e analisi, per aumentarne la resistenza climatica e rafforzare quella dei più vulnerabili alle avversità economiche. Tutti - nazioni, città, aziende, società civile, cittadini e produttori di cibo - devono prendere parte a questa azione, accelerandola e ampliandola. Grazie a una revisione delle scelte sin qui adottate e alla realizzazione dei sopracitati obiettivi, il prossimo vertice delle Nazioni Unite potrà lasciare in eredità una traiettoria definita e utilizzabile, così da permettere, nel giro

di un decennio, la creazione di un sistema alimentare democratico e sostenibile.

Il rapporto tra “dieta salutare” e “sistema alimentare sostenibile” Durante il Pre-Summit tenutosi a Roma lo scorso luglio, si è posto l’accento sulle cause delle diete malsane, sulle possibili soluzioni e sul rapporto tra “dieta salutare” e “sistema alimentare sostenibile”. Proprio su quest’ultimo tema, le parole del Ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali, Stefano Patuanelli, aiutano a individuare i legami tra i due obiettivi

OBIETTIVO 2030: UN SISTEMA ALIMENTARE DEMOCRATICO E SOSTENIBILE proposti dalla Fao. Infatti, secondo il Ministro, per raggiungere tali obiettivi occorrono quattro condizioni: l’eradicazione della povertà, affinché tutti possano avere accesso al cibo; la promozione di un’agricoltura e di processi di trasformazione sostenibili (il cibo e la sua salubrità sono il frutto del lavoro di milioni di agricoltori che ogni giorno si prendono cura dei prodotti agricoli che entrano a far parte della nostra dieta); consumatori informati, quindi consapevoli; la tutela e la promozione di modelli alimentari legati al territorio. Senza dimenticare che, nel cammino verso la trasformazione dei sistemi alimentari, la lotta agli sprechi appare di fondamentale importanza in quanto riguarda tutti i passaggi che portano gli alimenti dal campo alla tavola e interessa indistintamente tutti i Paesi. Politiche efficaci per la riduzione degli sprechi alimentari devono prevedere informazioni complete su quanto e dove i vari alimenti vengono persi o sprecati. In tal senso, l’Italia ha compiuto un deciso passo in avanti con l’entrata in vigore della legge sulla donazione e la distribuzione di prodotti alimentari e farmaceutici a fini di solidarietà sociale e di limitazione degli sprechi. La Redazione

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Cultural corner L’ANGOLO DELLA CULTURA

Cambiare per sopravvivere (ARGONAUTA - Atto 1, Capitolo 1)

“GLI ANIMALI MANGIANO QUANDO HANNO FAME, (...) L’UOMO, AFFAMATO ANCHE DALLA FAME FUTURA, SI INGEGNA”. THOMAS HOBBES

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iamo alla fine dell’ultima glaciazione, nella geosfera: 15.000 anni fa, il clima comincia a cambiare.Lo scioglimento dei ghiacciai crea abbondanza di acqua e sulla Terra inizia la vita. “E Dio disse: ‘La terra produca germogli, erbe che producono seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme, ciascuno secondo la sua specie.’ E così avvenne. La terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il seme, secondo la propria specie.” (Genesi 1, 11-12) Eccoci giunti nel tempo della biosfera, in cui molti popoli iniziano a contendersi le origini del frumento. Nel 63 a.c. Strabone, storico e filosofo, ci-

tando Aristobolo, identifica le rive dell’Indo come patria del seme, Linneo la riconduce alla regione caucasica, Durbeau de Lamalle indica l’Egitto, mentre l’Etiopia viene nominata da Thiebaud de Bernard. Il botanico italiano Antonio Bertoloni si sbilancia a favore dell’origine siciliana, confortato da citazioni nell’Odissea, mentre lo studioso russo Vavilov sposta le origini del frumento nel Medio Oriente (Turchia e Afghanistan). Tutte le zone sopra elencate potrebbero essere state all’origine del cereale, ma per certo il Medio Oriente, la Mezzaluna Fertile, la Mesopotamia, culla delle antiche civiltà di Sumeri, Babilonesi, Ittiti, Assiri ed Egizi, sarà il teatro del cambiamento radicale della storia dell’uomo.

La mietitura (Filippo Sassoli)

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L’ANGOLO DELLA CULTURA Cultural corner

Ed è proprio su quel territorio, a forma di mezza luna, attraversato dai fiumi Nilo, Giordano, Tigri ed Eufrate, che le tribù iniziano a concentrarsi in città, dove viene inventata la scrittura e dove si applicano le prime tecniche dell’agricoltura: tutto ciò definisce il concetto di civiltà, preludio alla noosfera. Siamo nel Neolitico, periodo di trasformazione degli utensili in pietra. Nella precedente Era Paleolitica, con i mutamenti climatici ed il loro miglioramento, i boschi e le praterie hanno iniziato a popolarsi di animali, creando un paradiso per i nomadi “cacciatori–raccoglitori”, per i quali la caccia di animali e la raccolta di piante erano l’unico sostentamento alimentare quotidiano. Si trattava di comunità formate da pochi individui ed ancora nomadi. Tra la fine del Paleolitico e l’inizio del Neolitico, in un’età di mezzo che gli studiosi chiamano Mesolitico, i grandi mammiferi cominciano a scarseggiare (molte specie scompaiono) e l’uomo avverte sempre più la necessità di poter contare su un approvvigionamento di cibo costante, in virtù anche dell’aumento demografico, che richiede sempre più risorse. “(...) figlio di un titano, Prometeo (...) entrato nelle grazie del cosiddetto ‘padre degli dei’ per l’aiuto nella lotta contro Crono, (...) fu incaricato di forgiare l’uomo con la terra e il fuoco. Nacquero gli umani: tutti maschi [a cui donò il fuoco divino, dopo averlo sottratto agli dei]. Zeus vide negli umani dei pericolosi avversari [e si adirò con Prometeo a tal punto di punirlo incatenandolo ad una rupe e facendolo torturare da un’aquila che quotidianamente gli divorava il fegato]. Verso gli uomini invece, che pure non avevano alcuna colpa, Zeus fu addirittura (...) più subdolo, perfido e cattivo. (...) incaricò Efesto di modellare un’immagine umana, la donna, servendosi di acqua e di argilla [e da cui nacque la bellissima Pandora] (...). Tutti gli dei furono incaricati da Zeus di riporre in lei dei doni [e con gli dei anche Zeus]. Egli donò alla fanciulla un vaso, con il divieto di mai aprirlo, contenente tutti i mali che l’umanità ancora non conosceva: la vecchiaia, la gelosia, la malattia, la pazzia, il vizio, la passione, il sospetto, la fame, e così via [e due sole virtù quali la speranza e la capacità di prevedere]. (...)

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Zeus affidò la ragazza a Ermes perché la portasse in dono a Prometeo [il previdente] che però, pensando a un inganno, la rifiutò. Allora Zeus ordinò a Ermes di portarla da Epimeteo [l’impavido, il non previdente, lo stupido], fratello di Prometeo, che appena la vide si innamorò di lei e la accettò come sua sposa (...). (...) Pandora presa dalla curiosità aprì il vaso. Da esso veloci corsero come fulmini sulla Terra tutti i castighi che Zeus vi aveva riposto (...) fino ad allora sconosciuti. L’unico dono buono (...) rimase incastrato sotto il coperchio che subito Pandora aveva chiuso: era l’Elpis, la speranza [assieme alla virtù di prevedere, che rimasero, fortunatamente, nel contenitore e che da quel momento sostennero la razza umana, anche nei momenti complicati e di maggior sconforto] (...).” E proprio grazie a quelle virtù rimaste nel vaso di Pandora, di lì a breve, una novità fino ad allora sconosciuta avrebbe reso possibile il progresso umano e cambiato l’umanità per sempre: la scoperta di piante graminacee fondamentali per la dieta degli uomini, che smisero così di viaggiare alla ricerca di cibo, mutando da nomadi a stanziali e costruendo le prime abitazioni. Sorsero i primi villaggi, il più antico dei quali è stato ritrovato negli scavi archeologici fatti in Israele, nel deserto della Giudea, a Uadi-en-Natuf. La tribù che vi abitava era quella dei Natufiani. Poco si è sentito parlare di loro: vissuti 14.000 anni fa, furono i primi a raccogliere il frumento e l’orzo selvatici, riconoscendoli utili, e separandoli dalle altre piante non commestibili. Essi non producono ancora il pane, ma un suo antenato, similare ad una sorta di duro impasto. Poi, 10.000 anni fa, il ritorno dei ghiacci nel continente europeo e il conseguente inaridimento delle aree del Medio Oriente, causano una catastrofe naturale a cui fa seguito il prosciugamento del grande lago di Galilea, in Giordania. Ormai non più lago, il letto si trasforma in fertile pianura, alternando siccità, durante la stagione estiva, a periodi fertili, grazie all’irrorazione dell’acqua proveniente dalle circostanti colline. Le specie che prosperano in questo clima sono adatte a sopravvivere alla lunga siccità e a crescere rapidamente alla ripresa delle piogge; sono piante annue, che si seccano e muoiono con la stagione arida,

di piccole dimensioni, ma con semi grossi, robusti e molto produttivi allo stato selvatico e, cosa importantissima, commestibili per l’uomo. La condizione favorisce la stanzialità dei cacciatori-raccoglitori prima ancora che si “inventi” l’agricoltura. Presto le popolazioni mesopotamiche mutano le loro abitudini, da raccoglitori a coltivatori, passando dalla sola attività di raccolta delle graminacee, che prima nascevano spontaneamente, alla loro coltivazione. Con la stanzialità avviene una grande esplosione demografica e quindi aumenta la richiesta di alimenti, il che obbliga i primi agricoltori alla ricerca costante di metodologie e strumenti adatti per incrementare la produzione delle piante allora coltivate. È in questo contesto che nasce la domesticazione delle piante: assecondando la natura, l’uomo sfrutta sia le mutazioni, sia gli incroci naturali che avvengono tra specie diverse, per la costituzione di specie nuove, più adatte, per rusticità, per produttività, di quelle che le avevano originate e che spesso, senza l’intervento dell’uomo, sarebbero scomparse nel tempo. I primi cereali coltivati nell’età natufiana sono al vero il farro e l’orzo distico. Già durante il Neolitico, attorno al X millennio a.C., la raccolta di frumento primitivo, farro piccolo, farro medio e orzo, era pratica comune in Iraq, Siria, Turchia, Iran e Palestina. È grazie ai Natufiani che si arriva all’invenzione dell’agricoltura e dobbiamo molto a loro, avendo essi, per primi, acceso la scintilla della civiltà. L’agrarietà diventa la cifra della civiltà e della cultura, l’inizio della fase della noosfera. Il trionfo dell’adattabilità umana. I Natufiani creano il proprio ambiente controllato, scavando il terreno ed usando le loro scorte alimentari, i semi, sacrificandole per il futuro, per la loro risemina. Non limitandosi alla raccolta di piante spontanee, ma bensì coltivandole, i Natufiani divennero i primi contadini del mondo. Loro non lo sapevano, ma da quel momento la storia dell’uomo cambiò, per sempre. Una scelta coraggiosa, quella dei Natufiani, di cambiare per sopravvivere, una costante scommessa nella storia dell’uomo, che può esistere grazie alla sua straordinaria capacità di adattarsi, di cambiare, di

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Cultural corner L’ANGOLO DELLA CULTURA

inventarsi. Nessun animale avrebbe potuto fare ciò, perché prerogativa assoluta della sola intelligenza umana. La popolazione comincia a crescere e con essa la necessità di diffondere la tecnica ed i tecnicismi dell’arte agricola. Nasce lo scambio, nasce il commercio. Di generazione in generazione l’espansione della popolazione si propaga sempre più lontano, fino a raggiungere, 8.000 anni fa, Turchia, Cipro, Italia Meridionale, dove gli aborigeni del luogo non sono a conoscenza delle tecniche agricole. La diffusione dell’agricoltura e delle prime coltivazioni di frumento parte dalle regioni della Mezzaluna fertile in particolare dall’Anatolia, verso l’Europa, ed è relativamente veloce. Prima in territorio ellenico, poi in Italia, in Francia, in Spagna e in circa due secoli raggiunge i Paesi balcanici, e si espande fino all’attuale Germania. I frumenti che accompagnano questa diffusione sono principalmente farro piccolo e medio oltre alla spelta, detta anche granfarro, antenato del grano tenero, anche dal punto di vista cromosomico. I ritrovamenti più antichi, che risalgono al 5000 a.C. in Iraq, fanno ritenere che la prima pianta in assoluto ad essere coltivata dall’uomo fosse il farro medio, mentre la coltivazione del farro piccolo risulta essere successiva, ritenuto esso inizialmente naturalizzato come malerba. In seguito viene diffuso nella regione balcanica e nel nord Europa, ma ciò nonostante in tutta Europa prende il sopravvento il tipo medio. La spelta, lunga e sottile, con circa una ventina di spighetti ciascuna, contenente 2 o 3 chicchi, compare per la prima volta attorno all’Età del bronzo in Svizzera per poi diffondersi in Europa settentrionale. Ne parla già la Bibbia, mentre gli Antichi Romani la impiegano nei momenti di carestia distribuendola alla plebe per l’alto valore nutruzionale ed il facile senso di sazietà generato. Un frumento simile al grano tenero, di bassa taglia e spiga tozza, classificato come frumento compatto, diffuso in Egitto, nella vallata dell’Indo ed in alcune zone delle Alpi svizzere. Nel centro-sud dell’Italia si coltiva qua-

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“...Et virum bonum cum laudabant, ita laudabant bonum agricolam bonumque colonum. Amplissime laudari existimabantur qui ita laudabantur. Mercatorem autem strenuum studiosumque rei quaerendae existimo, verum ut supra dixi, periculosum et calamitosum. At ex agricolis et viri fortissimi et milites strenuissimi gignuntur, maximeque pius quaestus stabilissimusque consequitur minimeque invidiosus, minimeque male cogitantes sunt qui in eo studio occupati sunt”. “...E l’uomo che lodavano, lo chiamavano buon agricoltore e buon colono; e chi così veniva lodato stimava di aver ottenuto una lode grandissima. Ora, reputo sì coraggioso e solerte nel guadagnare chi si dedica alla mercatura, ma soggetto a periMadre natura (Filippo Sassoli) coli e sciagure. Dagli agricoltori, invece, nascono uomini fortissi esclusivamente farro, mentre nell’Ita- simi e soldati valorosissimi, e il loro gualia settentrionale trovano impiego anche dagno è giusto e al riparo da ogni insicufrumenti a cariosside nuda (simili al gra- rezza, nulla ha di odioso; e coloro che si no tenero ed al grano duro attuali) ed è dedicano all’agricoltura non sono tratti a in queste regioni che appare, per la pri- cattivi pensieri.” (Marco Porcio Catone ma volta in Italia, la spelta. Spostando- De agri cultura, praefatio). si verso il continente africano il frumento Solo tra l’VIII ed il XIII secolo l’agricoltura arriva un po’ più tardi rispetto all’Europa rinasce e con essa il frumento; con questa meridionale. rinascita si sviluppano anche i tecnicismi Compare inizialmente in Egitto, nel delta e le tecniche che prevedono la riscoperta del Nilo, e da qui verso il sud, senza però delle pratiche antiche. oltrepassare l’Equatore, essendo questa Gli studi sulla coltivazione del frumento fascia caratterizzata da una fitta e impe- vivono una particolare fioritura nel corso netrabile vegetazione tropicale. del ’700 ad opera di molti studiosi tra cui Nel mondo romano gli approvvigiona- Jethro Tull, che espone le tecniche di colmenti di grano erano assicurati dalle co- tivazione del grano e del controllo delle lonie, soprattutto quelle delle coste medi- piante infestanti, ed il francese Mittelburg, terranee africane, che rappresentavano il che riclassifica alcune specie di frumento. granaio dell’Impero. Con l’invasione dei vandali lungo le stes- “Oggi quel contadino, curvo tra terra e se coste, le invasioni barbariche, le epide- cielo, ha alzato la schiena; quel contadimie, nonché le carestie, l’agricoltura subi- no è diventato agricoltore. Egli sa quansce nel IV secolo un drammatico crollo e do il suo terreno ha fame, quando ha secon essa la coltivazione del grano. te e sonno. Le sue mani accudiscono la Nel passo proemiale Catone, nella sua sua terra con nuove carezze. Il tesoro che opera De agri cultura, eleva ed afferma custodisce con la memoria del passato e la superiorità dell’agricoltura, sul piano la scienza del futuro è il suo campo e su sociale, morale ed educativo, ma anche quel campo non c’è più un contadino che su quello del profitto economico, rispetto spera ma un agricoltore che sa”. alle altre attività che pure procurano gua(campagna pubblicitaria, dagni, quali la mercatura e l’usura. Le stagioni d’Italia)

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LE AZIENDE INFORMANO  Supplier  news

I sensori VEGA garantiscono la sicurezza delle scorte

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arina bramata per buongustai, semole di mais per la produzione di birra, spezzato di mais degerminato a uso zootecnico o germe di mais per disoleazione: i clienti del Molino Nuova Genovese non potrebbero essere più eterogenei. Ciò che li accomuna è la richiesta di prodotti di elevato livello qualitativo e i sensori VEGA aiutano l’industria molitoria di farina di mais a mantenere una visione d’insieme delle numerose varietà di prodotto. Le origini del Molino Genovese risalgono al XVIII secolo quando, nel 1716, la famiglia Genovese fondò il primo molino per granoturco lungo le rive del fiume Melma a Lancenigo, vicino a Treviso. Negli anni l’azienda si è sviluppata sia a livello strutturale che tecnologico, fino a compiere, nel 1930, il definitivo salto di qualità con il passaggio alla produzione industriale. Lo stabilimento di Lancenigo ha raggiunto dimensioni considerevoli: occupa una superficie di 10 mila m² e lavora fino a 280 tonnellate di mais al giorno. Oggi gli standard qualitativi sono aumentati enormemente e il molino soddisfa tutti i requisiti richiesti dai grandi gruppi agroalimentari che operano su scala globale. L’intero impianto è controllato da un sistema computerizzato che, oltre a controllare le rese in estrazione, tramite una serie di precisissime bilance permette la completa tracciabilità del prodotto: dall’entrata della materia prima alla lavorazione, sino allo stoccaggio del prodotto finito, per terminare, a seconda dei casi, con il caricamento dei prodotti sia sfusi che confezionati su autotreni o container. Le misure volte a garantire la qualità iniziano però molto prima; infatti, particolare attenzione viene posta nella scelta delle materie prime. Il mais proviene quasi esclusivamente da coltivazioni nazionali e viene fornito soprattutto da cooperative e aziende agricole del Triveneto. L’accurata scelta dei fornitori e i numerosi test e analisi delle materie prime garantiscono l’ottenimento di un prodotto pri-

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vo di organismi geneticamente modificati (OGM). Grande importanza rivestono anche la sicurezza alimentare, il controllo sulla filiera, la tracciabilità e il sistema Haccp (analisi del rischio). Oltre alle analisi eseguite presso laboratori esterni accreditati, l’azienda impiega una serie di strumenti interni per il controllo di tutti i parametri qualitativi nel corso del processo di lavorazione. E di processi il molino ne deve gestire parecchi. Oltre alla macinazione e alla pressatura per ricavare l’olio, tra questi rientrano la degerminazione, la pulizia e il confezionamento su diverse linee. Il Molino Nuova Genovese dispone di una linea per il confezionamento di farina bramata da polenta in sacchi da 1 kg e di due linee di insacco e pallettizzazione per sacchi da 10, 20 o 50 kg.

La misurazione senza contatto è un vantaggio: i silos non devono essere svuotati per l’installazione dei sensori

Ad esse si aggiungono i sili per il mais e il magazzini per lo stoccaggio dei prodotti finiti. Il magazzino del mais è compartimentato e flessibile per soddisfare le esigenze di selezione e gestione dei lotti. Per ultima viene la preparazione dei prodotti per la spedizione. I clienti sono molto diversi tra loro, così come i tipi di farina di mais di cui necessitano. Le industrie alimentari di trasformazione richiedono farine da polenta e semole per snack, i produttori di mangimi spezzato di mais degerminato, e dal germe di mais si ottiene olio. I tipi di farina di mais richiesti variano anche a seconda delle specificità nazionali (Paesi dell’Ue, Medio Oriente o Africa). Per soddisfare tali richieste è importante avere un controllo esatto del livello nel silos. Per i grandi clienti spesso è il molino a monitorare l’approvvigionamento delle materie prime e ad assumersi la responsabilità della puntuale consegna del prodotto. Nuova Genovese dispone di 14 sili per lo stoccaggio di mais e farina di mais alti 16 metri e di altri 3 sili per l’olio. Elemento cruciale per la gestione dei sili è la misura affidabile del loro contenuto, poiché da essa dipende una corretta pianificazione. Le differenti caratteristiche dei prodotti richiedono però l’impiego di un principio di misura in grado di soddisfare le esigenze più diverse. Per questo motivo, fino a poco tempo fa non veniva impiegata alcuna misura di livello. Di conseguenza, il caricamento degli autocarri non era ottimale o la quantità prodotta risultava diversa da quella stimata. I valori della misura di livello sono necessari anche per l’esatta pesatura negli impianti di insacco. Qui la sfida è rappresentata dalla polvere di farina, che rende necessaria un’omologazione ATEX. Anche gli agitatori posti all’interno dei sili di stoccaggio dell’olio di mais rappresentano un altro ostacolo alla misura precisa di livello. I moderni principi di misura, come la tecnologia radar o le microonde guidate,

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Supplier  news  LE AZIENDE INFORMANO

Nuova Genovese impiega 14 silos di stoccaggio per il mais e la farina di mais e 3 per l’olio

aprono a nuove soluzioni per un monitoraggio affidabile dei livelli dei sili del molino. Nuova Genovese aveva già raccolto una serie di esperienze molto positive con lo strumento di misura di livello radar VEGAPULS 68 utilizzato in produzione e ha quindi deciso di testare anche l’impiego della serie a 80 GHz per il rilevamento delle scorte nei sili. Nel maggio 2018 sono stati installati sui sili diversi sensori VEGAPULS. Per i prodotti secchi la scelta è caduta sul VEGAPULS 69, uno strumento di misura di livello radar che lavora con una frequenza di 80 GHz e che consente una focalizzazione del segnale trasmesso nettamente superiore. Soprattutto nei serbatoi con diametro ridotto e con installazioni interne, come i sili, la migliore fo-

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calizzazione aiuta a distinguere meglio il segnale di misura vero e proprio dai segnali di disturbo. Gli innovativi componenti a microonde consentono un rilevamento sicuro anche dei più piccoli segnali riflessi. La tecnica radar offre vantaggi evidenti per la misura nei sili di stoccaggio dei cereali. Il sensore radar fornisce un valore di misura esatto indipendentemente dalla formazione di polvere e rumore o turbolenze atmosferiche. Grazie alla buona focalizzazione, il segnale di misura può essere orientato in maniera mirata sulla superficie del prodotto. Oscillazioni delle caratteristiche del prodotto, come il tasso di umidità o il grado di maturazione, non influiscono in alcun modo sul risultato di misura.

Il VEGAPULS 69 può essere impiegato anche in sili molto segmentati. Grazie all’ottima focalizzazione del segnale è possibile eseguire la misura in un silo per foraggi alto più di 15 m e con una superficie di base di 1 m2. Il VEGAPULS 69 rileva in maniera affidabile il livello del prodotto grazie soprattutto al ridotto angolo di apertura. L’angolo di apertura dell’energia radar irradiata, e quindi anche la focalizzazione, dipendono da due fattori: la frequenza di trasmissione e la superficie attiva dell’antenna. Ciò significa che con una frequenza più elevata e la stessa dimensione dell’antenna si ottiene una focalizzazione nettamente migliore. Il raggio a 80 GHz evita eventuali installazioni o adesioni sulle pareti del silo, rendendo la misura più affidabile e sicura. A risultare migliorato è altresì lo sfruttamento del silo, poiché la migliore focalizzazione consente una misura fino al cono di scarico. Anche lo strumento di misura di livello radar VEGAPULS 64, sviluppato per i liquidi, esegue la misura senza contatto e si contraddistingue per la straordinaria focalizzazione e l’elevata dinamica. Anch’esso impiega la tecnologia a 80 GHz ed effettua una misura affidabile nonostante depositi, schiuma, installazioni interne e indipendentemente dalle oscillazioni della densità. Questo tipo di strumento non convince solamente sotto il profilo igienico, ma anche per la precisione e la misura indipendente da temperatura, pressione e densità del liquido. Grazie alla lunghezza d’onda nettamente inferiore, il sensore VEGAPULS 64 non è influenzato nemmeno dagli agitatori all’interno del serbatoio. La tecnologia a 80 GHz e l’ampio campo dinamico degli strumenti di misura installati sono risultati convincenti su tutta la linea. L’aspetto più importante è stato la misura senza contatto, che ha reso possibile il montaggio dei sensori sui sili senza svuotarli. Molto apprezzato pure il fatto che, diversamente dagli strumenti basati sul principio delle microonde, i sensori radar non necessitano di manutenzione. Visto il carico di lavoro sempre molto elevato, i gestori del molino sono molto felici di aver eliminato questo punto dalla lista delle cose da fare negli ultimi due anni, ovvero dall’installazione degli strumenti di VEGA.

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Supplier  news  LE AZIENDE INFORMANO

BIOCROSS® SEED dalla parte del buon grano

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a sostenibilità deve essere radicale. È a partire da questo presupposto che i ricercatori Isagro in azione nel R&D Center “Renato Ugo” di Novara hanno messo a punto BIOCROSS® SEED, l’evoluzione della famiglia di prodotti commercializzati come inoculi idrosolubili di funghi benefici del suolo, funghi micorrizici e batteri del suolo ad alta efficienza per stimolare lo sviluppo radicale delle piante. BIOCROSS® SEED, lanciato lo scorso giugno nella linea cereali vernini ed

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erba medica, è stato studiato per la concia delle sementi ed è caratterizzato da una spiccata capacità di adesione al tegumento del seme. Utilizzabile con macchinari per la concia industriale e con le comuni attrezzature per la concia in azienda prima della semina, BIOCROSS® SEED è consentito anche in agricoltura biologica, come testimonia la coccinella impressa sulle confezioni in sacchi alluminati da 1 e 5 kg, e si avvale del marchio Trichoderma by Isagro. Trichoderma by Isagro, inaugurato uf-

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Supplier  news  LE AZIENDE INFORMANO

L’EFFICACIA SI MISURA IN CAMPO

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a oltre un quarto di secolo Isagro offre soluzioni commercializzate solo dopo rigorose prove in laboratorio e in campo. Medesima strategia è stata utilizzata per tutti i prodotti che si fregiano del marchio Trichoderma by Isagro. BIOCROSS® SEED non è sfuggito a tale regola: sin dai laboratori nell’R&D Center “Renato Ugo” di Novara e poi sui terreni a frumento, questa soluzione è stata testata a difesa degli agricoltori, ai quali sempre più frequentemente vengono offerti prodotti che nulla hanno di scientificamente dimostrabile. BIOCROSS® SEED è stato sottoposto a prove sia su frumento tenero (Giorgione), sia su frumenti duri (Gianbologna, Augusto, Marco Aurelio). È importante sottolineare che il periodo di prove ha dovuto fare i conti con gli stress ambientali legati al cambiamento climatico in atto, che BIOCROSS® SEED ha saputo contrastare. Nel grafico sono riportati gli esiti delle prove relative agli incrementi della resa per ettaro e al peso ettolitrico della granella.

Incremento produzione frumento

ficialmente nel novembre 2019, identifica bioagrofarmaci e prodotti nutrizionali totalmente Made in Italy, che da un quarto di secolo si avvalgono di due ceppi selezionati di Trichoderma (T.asperellum e T.gamsii) sottoposti a un processo produttivo (a partire dalla fermentazione dei ceppi) e formulativo tecnologicamente all’avanguardia. Trichoderma spp. (1x107 UFC/Gr), associato a micorrize (0,01% in peso) e a batteri della rizosfera (2x104), costituisce dunque la chiave di volta di BIOCROSS® SEED: applicato al seme consente alla carica microbica benefica di svilupparsi in prossimità̀ della rizosfera e di agire attraverso meccanismi di biostimolazione

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nei confronti delle piantine fin dai primi stadi di sviluppo. L’esito sul frumento, accertato da numerose prove in laboratorio (e in campo in collaborazione con Gruppo Carli®, SEM.CO, SA.DA. e Sata), è duplice: da un lato, si registra un effetto diretto a livello radicale in quanto BIOCROSS® SEED promuove l’allungamento della radichetta principale, il maggiore sviluppo del capillizio radicale e una migliore capacità di assorbimento dei nutrimenti del suolo che, a sua volta, si traduce in un effetto di biostimolazione con un aumento dell’indice di accestimento, una maggiore vigoria e una colorazione fogliare più intensa. Dall’altro, si hanno effetti indiretti sulla coltura come la

standardizzazione della produzione e una maggiore resilienza anche in situazioni di stress abiotico, in particolare lo stress idrico, mitigato da un apparato radicale più profondo; inoltre, l’apporto della microflora benefica contribuisce a creare a livello della rizosfera un ambiente ostile ai microrganismi patogeni. Per ottimizzarne l’uso occorre sospendere 5 g di BIOCROSS® SEED per 1 kg di seme, utilizzando un quantitativo di acqua sufficiente a miscelare l’intera quantità di semente (idealmente 1 litro per 100 kg di seme, ma la quantità̀ può̀ variare in funzione del tipo di coltura). L’accurata miscelazione permette di ottenere una distribuzione uniforme del prodotto sui semi.

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Supplier  news  LE AZIENDE INFORMANO

Mulmix presenta il silo a cono interno senza colonne di supporto

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n importante evento verrà organizzato presso la sede di Mulmix nella giornata di venerdì 26 novembre, in occasione della presentazione del silo a cono interno con diametro di 11,12 metri, attuale modello di punta dell’azienda padovana. Questa tipologia di silos, perfetta per le imprese molitorie o per quelle zootecni-

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che, ha la caratteristica di essere senza colonne di supporto, di avere un’altezza variabile dello scarico per poter posizionare trasportatori a catena o dosatori ponderali, e di garantire una pulizia totale che la rende ottimale anche per la lavorazione di prodotti biologici. I modelli di questa tipologia di silos CI vanno da 3,70 a 11,12 metri di diametro,

e hanno una capacità fino a 2.540 m3. Non perdetevi la possibilità di vederli montati! Per accedere all’evento sarà necessario l’invito o la registrazione nel sito web di Mulmix (www.mulmix.it), oppure tramite la newsletter aziendale. Per ulteriori informazioni sull’evento inviare una e-mail a: chiara@mulmix.info.

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à IT V O N S W E N à IT V O N N OV IT à N E W S TECHNOBINS ha acquisito la rappresentanza in esclusiva per l’Italia di SIMEZA (primaria azienda spagnola per la costruzione di sili ondulati, con sede a Saragozza). Con questa operazione TECHNOBINS è diventata l’unica azienda sul mercato italiano a poter realizzare tutti i tipi di silos metallici per lo stoccaggio di materia prima in grani. La professionalità di TECHNOBINS consentirà di proporre il prodotto più adatto per ogni esigenza.

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22/26 ottobre 2021

MILANO

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25/27 ottobre 2021

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7/9 novembre 2021

DUBAI (EAU)

GULFOOD MANUFACTURING

Salone internazionale delle tecnologie per l’industria alimentare www.gulfoodmanufacturing.com

23/24 novembre 2021

TOURS (FRANCIA)

JTIC

Giornate tecniche per l’industria cerealicola www.jtic.eu

19/20 gennaio 2022

BOLOGNA

MARCA

Salone internazionale dei prodotti a marca del distributore www.marca.bolognafiere.it

22/26 gennaio 2022

RIMINI

SIGEP

Salone internazionale di gelateria, pasticceria e panificazione artigianali www.sigep.it

26/29 gennaio 2022

VERONA

FIERAGRICOLA

Salone internazionale dell’agricoltura www.fieragricola.it

9/11 febbraio 2022

BOLOGNA

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Salone del pest management e della sanificazione www.pestmed.it

26/29 aprile 2022

COLONIA (GERMANIA)

ANUGA FOODTEC

Salone internazionale delle tecnologie per l’industria alimentare www.anugafoodtec.com

A CAUSA DELL’EMERGENZA CORONAVIRUS LE MANIFESTAZIONI SOPRA CITATE POTREBBERO ESSERE CANCELLATE O RINVIATE AD ALTRA DATA

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