Rassegna Stampa Dolomiti UNESCO | Gennaio 2022

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RASSEGNA STAMPA GENNAIO 2022


PRINCIPALI ARGOMENTI DALLA RASSEGNA STAMPA DI GENNAIO:

PREMI DI LAUREA DOLOMITI UNESCO .............................................................................................................. 3 OLIMPIADI 2026: DOLOMITI ACCESSIBILI .......................................................................................................... 4 PISTA DA BOB CORTINA OLIMPIADI 2026: GLI AGGIORNAMENTI ..................................................................... 7 MOBILITA’ INTERVALLIVA.................................................................................................................................. 8 PASSI DOLOMITICI ............................................................................................................................................. 9 COLLEGAMENTO CORTINA – CIVETTA ............................................................................................................ 11 FUNIVIA SAN CIPRIANO DI TIRES – MALGA FROMMER ................................................................................... 14 COLLEGAMENTO SAN MARTINO DI CASTROZZA – PASSO ROLLE ................................................................. 15 RETE SENTIERISTICA E BICICLETTE ELETTRICHE .......................................................................................... 16 MARMOLADA UNESCO: IL PROGETTO DI ROCCA PIETORE ............................................................................ 16 NOTIZIE DAI RIFUGI.......................................................................................................................................... 17 NOTIZIE DAI CLUB ALPINI ITALIANI ................................................................................................................. 21 NOTIZIE DAL SOCCORSO ALPINO ................................................................................................................... 22 NOTIZIE DAI PARCHI ........................................................................................................................................ 23 EVENTI PATROCINATI ...................................................................................................................................... 24


PREMI DI LAUREA DOLOMITI UNESCO L’Adige | 27 gennaio 2022 p. 18 Dolomiti Patrimonio UNESCO Due tesi di laurea premiate Sono dodici, arrivate da nove università (otto italiane e una tedesca, da Trento a Bolzano, da Bologna a Firenze, da Venezia a Udine allo Iulm a Ingolstadt) le tesi di laurea (ammesse quelle discusse tra 2019 e 2021) che hanno partecipato alla seconda edizione del premio istituito in occasione del decennale della proclamazione delle Dolomiti a patrimonio mondiale Unesco. I lavori, valutati per originalità, qualità e approfondimento critico, contengono proposte per la valorizzazione del bene Unesco che insiste su tre regioni e cinque province. Il premio è stato istituito dalla Provincia di Trento e finanziato dalla Fondazione Dolomiti Unesco, attraverso il Fondo per i comuni confinanti, ed è stato coordinato da tsm|step, la Scuola per il governo del territorio e del paesaggio. Due i lavori premiati con mille euro ciascuno. Il primo è opera della pordenonese Nicole Dallas, 26 anni, laureata in beni culturali a Padova, percorso Progettazione turistica. Durante un'estate passata a lavorare al rifugio Città di Fiume, l'idea: «Ho fatto un lavoro che punta alla valorizzazione dei rifugi situati lungo l'Alta via n. 1 delle Dolomiti, dal Lago di Braies a Belluno. Attraverso questionari ho raccolto le indicazioni dei turisti-alpinisti. È emerso che serve fare più rete tra le strutture rifugistiche dei diversi territori. Servirebbe un sito online unico. Il turismo sostenibile è il futuro». A quattro firme il lavoro di proposta di riqualificazione di un edificio (colonia) dell'ex Villaggio Eni di Borca di Cadore, realizzazione anni Cinquanta voluta da Enrico Mattei e che porta la firma del noto architetto Edoardo Gellner. Quattro laureati veneti allo Iuav di Venezia (un padovano, un veneziano e due trevigiani) hanno messo a punto uno strumento progettuale multidisciplinare per il recupero di edifici inseriti nei paesaggi dolomitici, che prevede anche il ripristino degli impatti della cantierizzazione. Il loro lavoro si è concentrato sul recupero di un centro congressi per le Olimpiadi di Cortina 2026. Menzione speciale per una tesi sugli impatti sul suolo di macchinari pesanti nell'utilizzo del legname schiantato dalla tempesta Vaia nelle aree trentine di Cadino e Paneveggio (Cinzia Passamani) e un lavoro sulla valorizzazione del sistema delle malghe nel bellunese (Martina Scariot). «Il riconoscimento Unesco alle Dolomiti - ha ricordato la direttrice della Fondazione, Mara Nemela, alla premiazione - è qualcosa di vivo, non una targa. In questo territorio prezioso, il costruito deve dialogare con il paesaggio». «Le Dolomiti - ha ribadito l'antropologo Annibale Salsa, del comitato scientifico della Fondazione - non hanno bisogno di essere conosciute, oggi. Ma di approfondimento scientifico, al di là degli stereotipi». Da.Be

Corriere delle Api | 27 gennaio 2022 p. 29 Premiata a Trento la tesi in architettura dedicata al villaggio ENI Borca La tesi di laurea magistrale "Restauro di uno spazio condiviso: il restauro dell'ex Colonia di Borca di Cadore nel dialogo tra naturale e artificiale", è stata premiata dalla Fondazione Dolomiti Unesco con la Provincia autonoma di Trento.La cerimonia si è svolta alla Trentino School of Management e sugli scudi è finita la tesi discussa nel 2019 dagli allora studenti dell'istituto di architettura Iuav Angelo Paladin, Ettore Focaccia, Federico Biasotto, Simone Rossato, con relatore Paolo Faccio e correlatori Gianluca D'Incà Levis, Tommaso Anfodillo, Albano Poli, Paolo Poli Alberto Attilio Bassi. Lo studio della tesi è stato supportato sin dall'inizio da Dolomiti Contemporanee in Progettoborca, che ha ospitato per mesi i quattro studenti laureandi, favorendo la loro ricerca, e integrandola alla propria strategia di rigenerazione della Colonia dell'ex Villaggio Eni di Corte. «La formazione è uno dei pilastri del nostro lavoro», sottolineano da Progettoborca. «Dal 2014 ad oggi Dolomiti Contemporanee ha sviluppato una piattaforma di rigenerazione dell'ex Villaggio Eni, operando insieme a moltissimi enti ed università, italiane e straniere. L'ex Villaggio Eni è una grande risorsa territoriale, come sottolineato, pochi giorni fa, dal presidente della Provincia Roberto Padrin, che ha posto il recupero del villaggio come una "priorità della Provincia", di qui al 2026, anno delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina». --© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 28 gennaio 2022 p. 27


Borca: premio a tesi di laurea sul restauro dell'ex colonia BORCA Una tesi dedicata al restauro dell'ex colonia di Borca ha ricevuto il premio di laurea istituito dalla fondazione Dolomiti Unesco in collaborazione con la Provincia di Trento. "Restauro di uno spazio condiviso" è il titolo della tesi discussa dagli studenti Angelo Paladin, Ettore Focaccia, Federico Biasotto e Simone Rossato all'istituto di architettura Iuav di Venezia. Era il 2019, ma il premio è stato assegnato nei giorni scorsi nei locali della Trentino School of Management di Trento, celebrato da Progettoborca che ha ospitato per quattro mesi gli studenti allora laureandi, favorendo la loro ricerca dedicata alla colonia dell'ex villaggio Eni di Borca. Relatore della tesi era il professor Paolo Faccio, Correlatori: Gianluca D'Incà Levis, Tommaso Anfodillo, Albano Pli, Paolo Poli, Alberto Attilio Bassi. –dierre

OLIMPIADI 2026: DOLOMITI ACCESSIBILI Corriere delle Alpi | 15 gennaio 2022 p. 21 Olimpiadi e Paralimpiadi parte la nuova sfida per il turismo accessibile BELLUNO "Sfide accessibili, verso Olimpiadi e Paralimpiadi". È il titolo della tavola rotonda che Confartigianato Belluno organizza in vista dei due grandi eventi del 2026. «Dobbiamo fare un salto di qualità per creare, oltre a un rispetto delle normative, anche una filosofia di vita che guardi all'accessibilità nelle strutture e nei percorsi in mezzo alla natura», sottolinea Michele Basso, direttore di Confartigianato Belluno Dolomiti.«L'obiettivo è mettere a fuoco le grandi opportunità per il territorio e per le imprese, e cominciare a ragionare in maniera concreta per capire come coglierle», aggiunge la presidente dell'associazione Claudia Scarzanella. «Olimpiadi e Paralimpiadi sono un treno che passa una sola volta nella vita. Un'occasione non solo per promuovere il nostro territorio, ma anche per far lavorare le aziende bellunesi. Se riusciremo a sfruttare l'evento sportivo per creare infrastrutture accessibili e inclusive, avremo posto le basi per assicurare un futuro di grande sviluppo al Bellunese. Nel turismo, ma non solo».La tavola rotonda è in programma per lunedì, dalle 10 alle 12.30, nella sede di Confartigianato Belluno, ma con possibilità di seguire i lavori anche in modalità webinar. Interverrà la ministra per la disabilità Erika Stefani, per fare il punto su accessibilità e turismo. Prima di lei, l'architetto Marco Giacomuzzo ("Come rendere più accessibili le streutture"), l'assessore regionale Gianpaolo Bottacin ("Il ruolo della Regione Veneto dall'ottenimento delle Olimpiadi") e Oscar De Pellegrin ("L'occasione per dare una svolta all'accessibilità del territorio"). Parteciperanno anche il vice sindaco di Cortina Luigi Alverà, il sindaco di Belluno Jacopo Massaro e il presidente della Provincia Roberto Padrin. --© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 18 gennaio 2022 p. 21 Accessibilità, occasione olimpica Padrin: «Usiamo i fondi di confine» Francesco Dal Mas BELLUNO Un'accoglienza olimpica a misura dei diversamente abili. Quindi non solo due camere e due bagni, ogni albergo, accessibili agli handicappati, ma - come hanno detto il ministro Erika Stefani e l'ex paralimpionico Oscar De Pellegrin - tutte le unità ricettive, intese nella loro complessità, dai garage agli ingressi, dalla sala ristorante ad ogni altro ambiente.È un'opera immane di adeguamento, insomma, quella da mettere in atto. Ecco perché Confartigianato Belluno ha deciso di metterci la faccia, dichiarando la disponibilità dei loro operatori a giocarsi fino in fondo questa sfida e organizzando un convegno per parlare di questo delicato argomento. «Si tratta di costruire una società inclusiva», ha motivato Claudia Scarzanella, presidente dell'associazione. «In effetti», riconosce il sindaco Jacopo Massaro, «se c'è un tema su cui siamo indietro è proprio l'accessibilità». Che fare, allora? «Ospitiamo le Paralimpiadi? Lavoriamo cogliendo quest'occasione», ha raccomandato il presidente Roberto Padrin, «per rendere la provincia di Belluno la più accessibile d'Italia». Come? «Usando le risorse del Fondo dei comuni di confine: avremo risorse importanti finalizzate a Cortina, ma anche a tutta la provincia».Ma come e dove investire? Manca una ricognizione puntuale delle necessità. De Pellegrin ha reso noto


che gli studenti di alcuni Istituti superiori stanno "fotografando" le barriere architettoniche di Cortina, Pieve di Cadore, Belluno, Sedico, Feltre. Potrebbe essere il punto di partenza, ma il tempo stringe. Luigi Alverà ha portato alla riflessione dei convenuti di Confartigianato l'esempio più calzante della situazione oggi: «Spesso», sottolinea il vice sindaco di Cortina, «ci concentriamo su immobili, strutture, infrastrutture. E invece ci dimentichiamo il percorso di chi deve muoversi all'interno di una città. Esempio? Il Cio visita Cortina, viene scelto un albergo, ma c'erano quattro gradini per arrivare in piazza. Non dobbiamo perdere di vista questo aspetto, anche perché in montagna ci sono più dislivelli da superare». L'assessore regionale Gianpaolo Bottacin ha fatto la storia della rincorsa veneta alle olimpiadied elencato i risvolti economici per tutto il Veneto: «Ma serve il massimo coinvolgimento di tutti, perché le ricadute sul territorio dureranno almeno per i dieci anni successivi all'evento». Quando si parla di disabilità, l'architetto Marco Giacuzzo ha invitato a non considerare solo quella motoria e, quindi, a progettare ambienti inclusivi anche dei disabili cognitivi, ad esempio, tenendo presente, fra l'altro, che si tratta di un mercato trasversale che può valere fino al 20% del fatturato di una struttura alberghiera. Perché si tratta di persone che viaggiano e che spesso guardano fuori dall'alta stagione. Per Oscar De Pellegrin non ci sono dubbi: col traino delle Olimpiadi potremo cambiare il volto del territorio. Non solo strutturalmente, anche sul piano della formazione. Ed ecco la proposta di preparare i "Volontari delle Dolomiti" in grado non solo di parlare lingue straniere, ma di rapportarsi con tutte le persone. «Se nel 2012 il turismo accessibile valeva 800 miliardi di euro (il disabile non si muove mai da solo), oggi in Europa ci sono dagli 80 ai120 milioni di persone interessate. Nel 2050 i turisti interessati all'accessibilità saranno 31,8% della popolazione mondiale». Occorre, dunque, cambiare l'ottica di pianificare lo sviluppo, la stessa progettazione. Lo ha ribadito il ministro Stefani, esemplificando che, nel momento in cui si progetta un albergo, un centro sportivo o una strada, bisogna tener conto della disabilità. Ecco, dunque, che la grande sfida della progettazione è creare "inclusività bella". E se parte il pubblico, a ruota arriva anche il privato. «Ora ognuno faccia la sua parte, perché le istituzioni ci sono», ha concluso a presidente Scarzanella-. «Mi aspetto che questo sia un inizio e da qui partano progetti da fare insieme, con il coinvolgimento delle nostre imprese. Hanno un grande potenziale e hanno solo bisogno di essere supportate per strutturarsi in maniera adeguata. E le Olimpiadi siano l'occasione anche per consolidare le attività del territorio, che spesso sono fragili». --© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gazzettino | 20 gennaio 2022 p. 11, edizione Belluno “Paralimpiadi siamo in ritardo sull’accessibilità di hotel e servizi” La medaglia d'oro di René De Silvestro ai Mondiali di sci alpino paralimpico, a Lillehammer, ha acceso i riflettori sull'appuntamento olimpico del 2026. Un evento che potrà davvero cambiare molto, nelle strutture ricettive e nei servizi, a Cortina e fuori dai confini della conca: le Paralimpiadi. L'associazione Cortina senza confini si sta già attivando per contribuire a superare carenze e ritardi e aprire le porte a tutti: se lo sport lo sta già facendo, la sensibilità va estesa a tutti gli altri ambiti. LA PRESIDENTE La presidente Claudia Gottardo precisa: «Il nostro progetto prevede azioni e attività di sensibilizzazione alla pratica sportiva e all'abbattimento delle barriere, attraverso la realizzazione di eventi integrati. L'esperienza dei Giochi paralimpici rappresenta un esempio illuminante di come la diversità possa trasformarsi da limite a potenzialità». Roberta Alverà, presidente dell'associazione albergatori di Cortina, riconosce che ci sono difficoltà: «Il tema dell'inclusione è importante per la ricettività: noi non siamo ancora pronti per organizzare un evento così grande come le Paralimpiadi, con tanti atleti diversamente abili. Gli alberghi potranno ricorrere a finanziamenti, attivare progetti per riqualificarsi, va fatta formazione del personale, per diventare una destinazione turistica accessibile a tutti, ovvero senza confini». UNIONFIDI VENETO La terza donna è Elena Galli di Unionfidi Veneto. Assieme intendono proporre eventi ogni anno, per sensibilizzare un territorio che, fra quattro anni, accoglierà gli atleti delle Paralimpiadi Milano Cortina 2026, quindi per superare tutte le barriere, non soltanto quelle architettoniche. Il progetto è stato ben accolto dall'amministrazione comunale, dal sindaco Gianpietro Ghedina, e da Confcommercio Belluno, con il presidente Paolo Doglioni: «Ospitare Paralimpiadi Milano Cortina 2026 significa preparare un territorio senza pregiudizi, ostacoli, barriere architettoniche, improvvisazioni. Il fine ultimo sarà far conoscere al mondo Cortina e la provincia di Belluno come esempio di inclusione turistica, creando un modello replicabile ovunque, per un territorio senza confini». IUAV DI VENEZIA E' stata coinvolta l'università Iuav di Venezia; già in passato gli studenti eseguirono a Cortina rilievi di alberghi, uffici pubblici, servizi e sportelli, per verificare l'accessibilità. Evidenziarono ritardi e lacune. L'operazione andrà rifatta, per verificare se ci sono stati cambiamenti, ma soprattutto per eseguire una mappatura del territorio, in accordo con il comune, infine proporre soluzioni e progetti per gli interventi, con costi minimi ma con favorevoli riscontri per la mobilità di tutte le persone, come ha spiegato il docente Francesco Guerra. Marco Dibona


Corriere delle Alpi | 29 Gennaio 2022 p. 28 La Commissione internazionale per la protezione delle Alpi censura non solo gli impianti ma anche le altre infrastrutture Cipra scrive al Cio «Riconsiderate i progetti in campo per i Giochi 2026» CORTINA In una lettera aperta al Comitato internazionale olimpico (CIO), alla vigilia dell'apertura dei Giochi di Pechino, la Cipra (Commissione internazionale per la protezione delle Alpi) chiede che i progetti programmati per Cortina siano «riconsiderati e ridimensionati». Cipra ricorda che già gli ultimi Giochi invernali svoltisi sulle Alpi, a Torino nel 2006, «hanno lasciato un'eredità di debiti elevati agli enti locali e impianti sportivi inutilizzati». Dopo aver rinnovato alla memoria l'impegno Cio «per una maggiore trasparenza e sostenibilità: non ci dovrebbero più essere strutture inutilizzate e debito pubblico», Cipra afferma che i progetti reali «mostrano tuttavia un quadro diverso. L'esempio più evidente», si esplicita, « è la prevista costruzione di una nuova pista da bob a Cortina, con un costo di almeno 60 milioni. Nonostante ci siano alternative più economiche ed ecologiche, ad esempio facendo disputare le gare di bob e slittino sulla pista esistente di Innsbruck-Igls». Le associazioni ambientaliste criticano pertanto i progetti per gli impianti sportivi e per le altre pesanti infrastrutture per le Olimpiadi 2026. Strutture destinate ad essere utilizzate solo per un breve periodo e situate al centro delle Dolomiti Unesco. «Se non si riconsiderano drasticamente le modalità di svolgimento delle Olimpiadi invernali, a partire dalle infrastrutture direttamente o indirettamente collegate ai Giochi, la regione alpina non dovrebbe più essere presa in considerazione come sede di tali eventi», sottolinea Vanda Bonardo, presidente Cipra Italia. Cipra che, ricordiamolo, è la Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, un'organizzazione non governativa, strutturata in rappresentanze dislocate nei sette Stati alpini. Ad essa aderiscono più di 100 associazioni e organizzazioni. Un dossier e una presa di posizione illustrano perché i Giochi invernali non possono più trovare spazio nelle Alpi. Cipra chiede che «non si ripetano gli errori del passato, ma che si prendano seriamente in considerazione le esigenze delle regioni coinvolte e le ragioni dei loro abitanti». E, infine, un'insistenza più generale: la regione alpina non dovrebbe essere utilizzata come sede di tali eventi, «almeno finché non si affermerà un chiaro ripensamento sull'uso delle risorse nella preparazione e nello svolgimento dei Giochi». Per la Cipra non ci sono dubbi: «Per essere realmente sostenibili i Giochi invernali dovrebbero comprendere meno discipline e prevedere l'affluenza di un numero di persone di gran lunga inferiore; dovrebbero inoltre essere ospitati solo in aree climaticamente idonee e prevedere l'utilizzo di strutture esistenti». --francesco dal mas© RIPRODUZIONE RISERVATA

Alto Adige | 29 Gennaio 2022 p. 34 Cipra: «Per le Olimpiadi 2026 troppi progetti non sostenibili» Dolomiti A breve inizieranno le Olimpiadi invernali di Pechino e la Cipra, Commissione internazionale per la protezione delle Alpi, coglie l'occasione per "riesaminare criticamente i piani per i Giochi invernali cosiddetti "verdi" di Milano e Cortina 2026" e chiedere con una lettera aperta al Comitato internazionale Olimpico - Cio e al Comitato olimpico nazionale italiano - Coni "che i progetti programmati per Cortina siano riconsiderati e ridimensionati" sul piano dei costi e su quello degli interventi."Le esperienze degli ultimi decenni - scrivono i responsabili di Cipra - hanno evidenziato che le Alpi non sono adatte a ospitare grandi eventi come i Giochi Olimpici. Già gli ultimi Giochi invernali svoltisi nelle Alpi, a Torino nel 2006, hanno lasciato un'eredità di debiti elevati agli enti locali e impianti sportivi inutilizzati. La popolazione locale ha preso coscienza di questi effetti negativi. I referendum nei Cantoni svizzeri del Vallese e dei Grigioni, nel Tirolo austriaco, come a Salisburgo e Monaco di Baviera, hanno dimostrato che gran parte della popolazione alpina non è più disposta a subire le conseguenze negative delle Olimpiadi invernali. L'Italia ha ottenuto la candidatura per le Olimpiadi invernali del 2026 senza indire un referendum". "Con la sua Agenda 2020 - ricorda Cipra nella lettera aperta - il Cio si è impegnato per una maggiore trasparenza e sostenibilità: non ci dovrebbero più essere strutture inutilizzate e debito pubblico, questo l'impegno sulla carta. I progetti per i Giochi invernali del 2026 delineano tuttavia un quadro diverso. L'esempio più evidente è la prevista costruzione di una nuova pista da bob a Cortina, con un costo di almeno 60 milioni di euro. Nonostante ci siano alternative più economiche ed ecologiche, ad esempio far disputare le gare di bob e slittino sulla pista esistente di Innsbruck-Igls"."Le associazioni ambientaliste italiane - continua Cipra - criticano i progetti per gli impianti sportivi e le altre pesanti infrastrutture per le Olimpiadi 2026. Strutture destinate ad essere utilizzate solo per un breve periodo e situate al centro delle Dolomiti, patrimonio Unesco". Vanda Bonardo, presidente della Cipra Italia, afferma: "Se non si riconsiderano drasticamente le modalità di svolgimento delle Olimpiadi invernali - a partire dalle infrastrutture direttamente o indirettamente collegate ai Giochi - la regione alpina non dovrebbe più essere presa in considerazione come sede di tali eventi".Con un dossier e una presa di posizione Cipra illustra "perché i Giochi invernali non possono più trovare spazio nelle Alpi" e chiede "che non si ripetano gli errori del passato, ma che si prendano seriamente in considerazione le esigenze delle regioni coinvolte


e le ragioni dei loro abitanti". Infine, Cipra ribadisce "la propria posizione, secondo cui la regione alpina non dovrebbe essere utilizzata come sede di tali eventi, almeno finché non si affermerà un chiaro ripensamento sull'uso delle risorse nella preparazione e nello svolgimento dei Giochi. Per essere realmente sostenibili i Giochi olimpici invernali dovrebbero comprendere meno discipline e prevedere l'affluenza di un numero di persone di gran lunga inferiore. Dovrebbero inoltre essere ospitati esclusivamente in aree climaticamente idonee e prevedere l'utilizzo di strutture esistenti".

PISTA DA BOB CORTINA OLIMPIADI 2026: GLI AGGIORNAMENTI Corriere delle Alpi | 8 gennaio 2022 p. 27 No alla pista da bob: raccolte on line più di tremila firme CORTINA Entro la fine del mese sarà presentato il progetto della riqualificata (e più corta) pista di bob di Cortina, e si terrà quindi la conferenza dei servizi. L'appalto dell'opera, dopo la procedura autorizzativa, è previsto entro la fine dell'anno. Resterebbero due anni, quindi, per realizzarla.Ecco perché s'intensifica la campagna-contro.Ha raccolto già tremila firme la petizione on line contro la realizzazione del nuovo impianto sulle ceneri della "Eugenio Monti". A promuoverla sono le associazioni Italia Nostra, Peraltrestrade Dolomiti, Pro Natura - Federazione nazionale, Mountain Wilderness Italia, Comitato Civico di Cortina, Cai Tam Veneto - Fvg, Cai - Regione del Veneto.Un primo risultato gli ambientalisti l'hanno già ottenuto: il ridimensionamento della struttura, con un risparmio di oltre 20 milioni di euro.«Tra i firmatari della petizione», puntualizzano i promotori, «figurano amanti della montagna e dell'ambiente, semplici cittadini, esponenti della cultura e dello sport; e, tra essi, anche alcuni bobbisti, i quali, ben conoscendo le caratteristiche del loro sport, invitano a svolgere le gare presso l'esistente e abilitata pista di Innsbruck, risparmiando ambiente e denaro pubblico. Luca Mercalli sottoscrive ricordando la triste sorte della pista di Cesana, costruita per le Olimpiadi di Torino 2006 e abbandonata al degrado».Le associazioni fanno sapere di voler continuare la raccolta e rinnovano l'invito a sottoscrivere. «Se non avete ancora firmato la petizione vi invitiamo a farlo, manifestando la vostra presa di distanza da questo modo di operare e dall'assalto in corso alle Dolomiti, patrimonio di tutti, con la scusa dei giochi olimpici 2026». --f.d.m.© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere delle Alpi | 16 gennaio 2022 p. 28 Pista da bob, la protesta arriva anche in Europa «Sia sottoposta a Vas» CORTINA La protesta contro la pista di bob approda in Europa. Eleonora Evi, deputata dei Verdi-Greens/EFA, co-portavoce nazionale Europa Verde, ha presentato alla Commissione europea un'interrogazione prioritaria con richiesta di risposta scritta. Pone "la necessità di una VAS (Valutazione ambientale strategica) per tutte le opere previste per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 al fine di verificarne la sostenibilità ambientale".«L'Italia ha adottato un programma nazionale per le Olimpiadi invernali del 2026 e lo ha sottoposto al Comitato olimpico internazionale, che ha raccomandato la "sostenibilità" come parametro indiscutibile per la pianificazione e realizzazione di giochi olimpici», ricorda l'europarlamentare, «il decreto-legge 16 del 2020 non fa alcun riferimento all'obbligo di sottoporre il piano delle opere a valutazione ambientale strategica (VAS) come da direttiva 2001/42/CE».La legge 156 del 2021 ha previsto l'intervento commissariale per alcune opere, tra cui la ricostruzione della pista da bob, di grave peso economico, sociale e ambientale, anche a causa dei gravi ritardi accumulati dal 2019 nella definizione della fattibilità tecnico economica e nella progettazione.«La Commissione non ritiene», si chiede l'europarlamentare, «che l'intero piano delle opere, completo di tutti gli interventi funzionali e connessi, compresi quelli di competenza delle Regioni e delle Province autonome, opere che sono distribuite sull'arco alpino delle regioni confinanti della Lombardia, del Veneto e delle Provinci di Trento e Bolzano, debba essere sottoposto a VAS nazionale?».L'attivazione di valutazioni ambientali strategiche locali, per ogni singola opera, non rischierebbe di compromettere irrimediabilmente - si domanda ancora Evi una valutazione complessiva delle opere che consideri gli impatti cumulativi dei singoli interventi di carattere sportivo e infrastrutturale e permetta il pieno coinvolgimento dei cittadini? Le associazioni ambientaliste che si battono contro la pista di bob dicono di augurarsi che la Commissione Ue risponda al più presto «dimostrandosi più attenta dei nostri ministri della Transizione ecologica e delle Infrastrutture e mobilità sostenibili, i quali, benché siano trascorsi due mesi dalle interrogazioni loro presentate sull'argomento, ancora tacciono. --francesco dal mas© RIPRODUZIONE RISERVATA


Gazzettino | 18 gennaio 2022 p. 3, edizione Belluno “La pista da bob è un volano per l’economia” Gli investimenti olimpici daranno i loro frutti nel medio periodo, ne è convinto l'assessore regionale Gianpaolo Bottacin che al convegno di ieri mattina ha fatto il punto sul ruolo della Regione Veneto dopo l'ottenimento dei Giochi. La ricognizione è partita proprio dall'inizio del percorso, da quel 23 marzo 2018, quando è stata inviata la prima lettera dalla Regione al presidente del Coni, Giovanni Malagò. Un intervento nel quale l'assessore regionale ha evidenziato il ruolo della Regione, in primis del presidente Luca Zaia, per arrivare all'assegnazione delle Olimpiadi e Paralimpiadi. «Un percorso, inizialmente deriso da alcuni, ma in realtà studiato nel dettaglio, che ha dimostrato la forza del nostro dossier anche dal punto di vista dell'accessibilità. Miglioramento della viabilità, ammodernamento delle strutture alberghiere, tutela ambientale, freno allo spopolamento, obiettivi che nella proposta della Regione erano tutti presenti e dettagliati, anche e con particolare riguardo a rendere strutture e servizi fruibili con facilità a qualsiasi utente». Il 3 aprile dello stesso anno, tra i sette i Paesi che hanno fatto pervenire al Cio la manifestazione d'interesse a ospitare i Giochi invernali del 2026 c'è anche la Regione Veneto. Per l'Italia ci sono le candidature di Cortina e Milano-Torino che concorsero contro Graz (Austria), Calgary (Canada), Sapporo (Giappone), Stoccolma (Svezia), Sion (Svizzera) e Erzurum (Turchia). Le candidature ufficiali con la scelta della città organizzatrice passano attraverso diverse interlocuzioni. «Il 31 luglio 2018 Malagò ci informa che sarebbe stato bene presentare una candidatura unica in Italia. Dopo un confronto con Milano e Torino si giunge a presentare Milano Cortina. Fu una scelta vincente». Poi il passaggio successivo fu complicato, ha raccontato Gianpaolo Bottacin riferendosi all'importo di cui si parlava, i 600 milioni. «Già polemiche. Qualcuno non voleva comprendere che le Olimpiadi sono opportunità di un territorio che non ha eguali. Un investimento di oggi porta un effetto moltiplicatore incredibile. Penso Cortina 1956, cos'è stato? Il territorio ha un beneficio non limitato alla sola Cortina». Poi il 24 giugno 2019, quando arrivò la bella notizia. Le Olimpiadi di Milano Cortina 20126. «Da lì è iniziata la fase due». L'assessore Bottacin ha ricordato come i Mondiali di sci sono stati visti da 500 milioni di persone, «le stime più caute dicono che le Olimpiadi 2026 possono portare nel corso degli anni un indotto di 10 miliardi di euro. E poi si discute sui 60 milioni di euro per la pista da bob». Bottacin ha concluso ricordando come l'apertura dei giochi paralimpici avverrà a Cortina.

Corriere del Veneto | 30 Gennaio 2022 p. 15, edizione Treviso - Belluno Restyling della pista da bob Quasi 3.700 firme contrarie al progetto per le Olimpiadi Katia Tafner cortina d’ampezzo Sono 3.690 i firmatari della petizione sul sito web Change.org «contro la pista da bob di Cortina d’Ampezzo, la cementificazione, lo spreco di denaro pubblico». La richiesta, si legge dal sito web, è indirizzata al Comitato olimpico internazionale, al Coni e alla Fondazione «Milano Cortina 2026» (quest’ultima ancora non ufficialmente costituita) e ha alla base «la difesa delle Dolomiti per un’Olimpiade invernale 2026 realmente sostenibile», con la proposta di «effettuare le gare di bob, para bob, slittino e skeleton in altra località, non a Cortina, ma, ad esempio sulla pista di Innsbruck o in altre strutture idonee e già esistenti nell’arco alpino». Dopo un primo progetto iniziale con la possibilità di realizzare una nuova pista da bob a Cortina, si è quindi optato per il rifacimento della storica «Eugenio Monti», senza aumento del consumo di suolo. Un intervento da 61 milioni di euro, cifra che comprende anche la demolizione e smaltimento dell’attuale pista e le opere di mitigazione. Tra i dubbi principali quello relativo ai tempi di realizzazione, come dimostrato dallo studio della «Dba Pro» di Santo Stefano, incaricata dalla Regione Veneto per la realizzazione dell’impianto sportivo. A dare fiducia nella riuscita il commissario per le infrastrutture delle Olimpiadi 2026, Luigi Valerio Sant’Andrea, che un mese fa ha aveva definito il crono programma: progettazione nel 2022, lavori nel 2023 e 2024 e nel 2025 il collaudo. Gli ambientalisti assicurano che «al raggiungimento delle 5 mila firme ci faremo nuovamente sentire».

MOBILITA’ INTERVALLIVA L’Adige | 21 gennaio 2022 p. 32


«Treno in Gardena progetto in arrivo» La Provincia autonoma di Bolzano presenterà presto il progetto preliminare che riguarda la realizzazione di una ferrovia tra la Valle dell'Isarco a Pian de Gralba, da cui raggiungere Passo Sella tramite gli impianti di risalita. Ad annunciarlo è stato, qualche giorno fa, l'assessore altoatesino alla mobilità Daniel Alfreider intervistato dal quotidiano l'Alto Adige. «Ora - ha spiegato Alfreider - ci sono i soldi a disposizione per le Olimpiadi di Cortina e Milano del 2026. E si è pensato di realizzare il tratto gardenese per venire incontro alle ripetute richieste dei sindaci che hanno inserito nei rispettivi Puc il tracciato di collegamento fino a Plan de Gralba». L'assessore ha dichiarato che lo studio affidato all'ingegnere Georg Fischnaller sarà completato entro febbraio e che l'opera sarà affidata poi alla Sta - Strutture trasporto Alto Adige. La partenza dovrebbe essere da Chiusa o da Ponte Gardena, ha aggiunto l'assessore: «Bisognerà tenere conto della nuova linea del Brennero e garantire un collegamento per la Gardena comodo ed efficace. Il treno salirà la valle fino a Plan de Gralba toccando tutte le località gardenesi». Il collegamento, che seguirà la parte del tracciato del trenino costruito durante la prima guerra mondiale, sarà una linea elettrificata, con possibili tratti a cremagliera e vari tunnel: di costi ancora non si è parlato e bisognerà attendere che sia concluso il lavoro del progettista. La notizia è stata letta con attenzione anche sul versante trentino, soprattutto da chi - da anni - si batte per la progettazione e realizzazione del treno Trento-Penia, ossia l'associazione Transdolomites. «Come associazione che da anni si batte sulla sensibilizzazione delle tematiche che riguardano la mobilità sostenibile in ambiente dolomitico ed alpino non ci resta che esprimere soddisfazione per la notizia appresa. Il primo obiettivo riguarda la Val Gardena ma tra le righe lo scenario futuribile che possa riguardare il proseguimento verso la Val Badia e Cortina si intravvede come opzione su cui confrontarsi. Confidando nel coraggio delle scelte dei decisori politici, per le Dolomiti potrebbe aprirsi un'epoca storica intanto con il ritorno dei progetti ferroviari».L'invito di Transdolomites è che ora la Provincia autonoma di Trento risponda alla "chiamata" di quella vicina attivandosi per redigere il tanto atteso studio di fattibilità del Treno delle Valli dell'Avisio, invitate a loro volta a essere attrici della storia e non subirla passivamente. «In molti hanno pensato che la Trento-Penia fosse un'utopia. Oggi con il progetto della val Gardena si dimostra che ferrovia non lo è», commenta l presidente Massimo Girardi. «Sposare la ferrovia della Val Gardena con quella auspicata della Trento-Penia tra loro, collegate con ad esempio il tunnel sotto Passo Sella, significherebbe servire il cuore delle Dolomiti dove oltre a risiedere le popolazioni ladine abbiamo una notevole presenza turistica e forti flussi di traffico che paralizzano i fondovalle e portano forte degrado sui passi dolomitici». I "raggi» ferroviari della Bolzano-Plan de Gralba e della Trento -Penia significano anche legittimare l'Anello ferroviario delle Dolomiti (con gli altri collegamenti mancanti, Calalzo - Cortina - Dobbiaco e Primolano - Feltre) su cui punta il governatore veneto Luca Zaia. «Nel progetto gardenese - osserva Girardi - l'attenzione che si rivolge alla opzione cremagliera apre un ulteriore scenario che racchiuderebbe un potenziale enorme. Si tratterà di capire in questo caso se la scelta del percorso ferroviario punterà oltre che al fondovalle anche ai siti in quota». Una ipotesi che Transdolomites aveva " lanciato" negli anni scorsi proponendo la visione di un Sellaronda ferroviario che andrebbe a riprendere quanto già da oltre un secolo esiste nella vicina Svizzera con gli esempi magari più arditi della Jungfrau Bahn, il Gornergrat, che dalla loro realizzazione riscuotono un successo mondiale. «Le ferrovie della Val Gardena e delle Valli dell'Avisio potrebbero creare per le Dolomiti un brand unico con l'obbiettivo di farne un vasto territorio libero da automezzi privati, nel quale in squadra lavorano le ferrovie, gli impianti a fune, mobilità pubblica su gomma, ciclabili, sentieri di montagna».

PASSI DOLOMITICI Alto Adige | 19 gennaio 2022 p. 19 Altre 40 telecamere sui passi e aree sensibili Bolzano Arrivano altre telecamere per i l controllo del traffico sui passi, lungo il corridoio del Brennero e in altre «aree sensibili». La giunta provinciale ha approvato ieri il programma annuale per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade statali e provinciali. Nel 2022 la Provincia investirà 38,5 milioni di euro nella manutenzione di 2.826 chilometri di strade, 1.662 ponti e 206 gallerie. «L'immediata disponibilità dei fondi ci garantisce, come nel 2021, una maggiore pianificazione per i lavori nel corso dell'anno. Tra poche settimane potremo iniziare con le gare d'appalto ed a marzo con i primi lavori», commenta l'assessore Daniel Alfreider, «Puntiamo su piccole opere che possano essere realizzate in modo flessibile su tutto il territorio provinciale». Le telecamereNelle aree sensibili, come i passi dolomitici, e lungo le principali arterie stradali dell'Alto Adige nel 2021 il Servizio strade ha installato ulteriori rilevatori del traffico per raccogliere dati per la programmazione della mobilità. «Una rappresentazione accurata del traffico veicolare sulle strade provinciali consente di realizzare investimenti mirati nella rete stradale e misure di gestione del traffico», così Alfreider. 52 telecamere sono già collocate nelle aree sensibili. Nel 2021 sono stati installati 20 impianti di controllo lungo il corridoio del Brennero e nelle principali assi


viarie, mentre altre 40 sono previste per il 2022. La raccolta dati precede il piano per la riduzione del traffico sui passi, su cui la Provincia lavora con Trentino e Veneto. Il programma 2022La maggior parte degli interventi previsti nel piano per il 2022 riguarda i lavori di asfaltatura ed al corpo stradale. Circa 12 milioni di euro saranno investiti in questo settore. Inoltre, sono previsti su tutte le strade della Provincia lavori ai guardrail ed alle strutture edili (4,4 milioni di euro), nelle gallerie (1,2 milioni di euro), ai ponti (circa 900.000 euro) ed ai pendii (circa 1,5 milioni di euro). «Anche l'anno scorso, la maggior parte dei lavori di manutenzione stradale è stata affidata alle imprese locali, nel rispetto delle norme di legge, in quanto si trattava per lo più di piccoli lavori», ricorda Alfreider. Ulteriori 3 milioni di euro vengono stanziati per il Servizio invernale 2022.Il bilancio 2021«Nel 2021 la sfida più grande è stata mantenere operativo il servizio», racconta il direttore del Servizio strade Phlipp Sicher. Sono stati investiti circa 75 milioni di euro nella manutenzione stradale, sono stati effettuati lavori relativi a 141 procedure amministrative per un importo complessivo di 35,1 milioni di euro. Il presidente del Consorzio dei Comuni Andreas Schatzer commenta soddisfatto: «La delibera della giunta prevede di fornire un finanziamento costante per la manutenzione già a partire dal mese di gennaio ed è un passo fondamentale per una buona pianificazione durante tutto l'anno. Strade ben asfaltate e sicure sono di grande importanza per tutti gli utenti della strada e per la mobilità locale. Siamo soddisfatti della buona collaborazione tra la Provincia e il Consorzio dei Comuni. I gravi eventi meteorologici del 2019 e del 2020 hanno dimostrato quanto sia importante avere una rete stradale funzionante»

Corriere del Trentino | 30 Gennaio 2022 p. 4 Passi, gli ambientalisti rilanciano «Ora servono azioni concrete» TRENTO Il primo passo è stato il confronto, in queste ore, con l’assessore altoatesino alla mobilità Daniel Alfreider. Al quale seguirà, promettono, un analogo momento di dialogo con il collega trentino Mario Tonina («Chiederemo un incontro la prossima settimana»). Con un obiettivo reciso: «Chiediamo azioni concrete per la riduzione del traffico sui passi dolomitici». In vista della prossima stagione estiva — e delle immancabili polemiche sulla quantità di veicoli sulle strade attorno al Sella — le associazioni ambientaliste fanno capire di non avere alcuna intenzione di mollare la presa sull’obiettivo di una calmierazione del traffico sui passi. «Basta con le promesse» hanno ribadito Avs, Cai, Lia da Mont, Federazione Protezionisti Sudtirolesi, Heimatpfle-geverband, Mountain Wilderness, Wwf, Lia per Natura y Usanzes, Italia Nostra e Nosc Cunfin nell’incontro con l’assessore altoatesino. Un appello che arriva da lontano: nel 2005 — hanno ricordato gli ambientalisti — Avs, Cai e Sat avevano sollecitato l’applicazione di «azioni per la riduzione del traffico sui passi dolomitici, ad esempio istituendo durante l’estate un divieto alla circolazione dalle 9 alle 15, valido per tutto il traffico eccetto quello dei residenti, dei trasferimenti lavorativi e del trasporto pubblico». Da parte sua, Alfreider ha anticipato l’intenzione di intensificare i controlli sulla velocità e sul rumore nel corso dell’estate 2022, prospettando anche un obiettivo ambizioso futuro: trasformare le Dolomiti in una zona a emissioni ridotte. «Una proposta che accogliamo con favore» hanno osservato le associazioni, che hanno chiesto però di «potenziare maggiormente il trasporto pubblico, perché l’utilizzo di automobili elettriche rimane comunque una modalità di trasporto individuale: la vera sfida per il futuro è quella di liberare le Dolomiti dal traffico veicolare». E in attesa delle Dolomiti «a emissione ridotte», gli ambientalisti propongono «divieti di circolazione temporanei», che però in passato sono rimasti al palo: «Eccetto il progetto pilota al passo Sella con la chiusura temporanea della strada per otto mercoledì nel luglio e agosto del 2017, non sono state intraprese azioni concrete». Le promesse, dunque, ora stanno a zero. Anche alla luce, ricordano gli ambientalisti, delle «importanti modifiche al codice della strada» introdotte dalla legge 156 del 2021, che, in particolare, prevedono la possibilità di limitare il traffico sulle strade che attraversano siti Unesco. «Le associazioni — è la conclusione — chiedono quindi alla politica di impegnarsi senza ulteriori indugi per ridurre il traffico sulle strade dei passi e predisporre un calendario di azioni concrete a partire dall’estate».

Alto Adige | 30 Gennaio 2022 p. 34 «Controlli severi sulle Dolomiti» Bolzano Sui passi dolomitici, la prossima estate, la Provincia userà il pugno di ferro, intensificando i controlli della velocità e dei rumori provocati dal traffico di auto e moto. Lo ha annunciato l'assessore alla mobilità Daniel Alfreider incontrando le associazioni ambientaliste dei tre gruppi linguistici: Avs, Cai, Lia da Mont, Dachverband für Umweltschutz, Heimatpflegeverband, Mountain Wilderness, Wwf, Lia per


Natura y Usanzes, Italia Nostra e Nosc Cunfin. L'incontro aveva quale tema di discussione la "calmierazione" del traffico sui passi dolomitici: le associazioni hanno chiesto «soluzioni efficaci e controlli severi sul traffico». Interventi per ridurre il trafficoNel 2005 da Avs, Cai e Sat era partita la richiesta all'allora governatore altoatesino Durnwalder e ai sindaci dei comuni ladini affinché applicassero azioni er la riduzione del traffico sui passi dolomitici, ad esempio istituendo, durante l'estate, un divieto alla circolazione dalle 9 alle 15, valido per tutto il traffico eccetto quello di residenti, pendolari e trasporto pubblico. Nasce la "Low Emission Zone"La Provincia, secondo quanto affermato dall'assessore, ha non solo deciso di aumentare i controlli sulle strade dolomitici, ma anche di istituire una zona ad emissioni ridotte, la "Low Emission Zone". «Le associazioni ambientaliste accolgono con favore l'impegno che l'assessore si è assunto per l'estate del 2022 di intensificare sulle strade dei passi i controlli sulla velocità e sul rumore, accompagnato da una specifica campagna di informazione in Italia e all'estero», il commento degli ambientalisti inserito in una nota ufficiale. Sulla proposta che ha come obiettivo la trasformazione delle Dolomiti in una zona ad emissioni ridotte, le associazioni hanno spiegato di essere favorevoli alla mobilità elettrica. Tuttavia ricordano «che il trasporto pubblico deve essere potenziato maggiormente, perché l'utilizzo di automobili elettriche rimane comunque una modalità di trasporto individuale, al contrario la vera sfida per il futuro è quella di liberare le Dolomiti dal traffico veicolare».Fumata nera, per ora Finché non sarà attuato il progetto "Dolomiti zona ad emissioni ridotte", e il trasporto pubblico non sarà potenziato, per le associazioni ambientaliste «sono necessari i divieti di circolazione temporanei, che sono già stati ripetutamente discussi negli anni scorsi. Questa proposta è stata avanzata più volte, purtroppo finora senza successo, e potrebbe essere attuata su tutti i passi della provincia. Eccetto il progetto pilota al Passo Sella con la chiusura temporanea della strada per 8 mercoledì in luglio e agosto 2017, non sono state intraprese altre azioni concrete».Le critiche alla politicaGli ambientalisti si scagliano contro la politica: «Per anni, la politica locale si è opposta alle misure di riduzione del traffico sulle strade delle dolomiti e purtroppo senza alcun argomento convincente. Le ragioni addotte per la mancata attuazione delle misure sono state la responsabilità dello Stato sulla regolamentazione del traffico stradale, la mancanza di coordinamento tra le province e le regioni e la mancanza di personale per le attività di controllo». Il nuovo codice della strada La legge numero 156 del 9 novembre 2021 introduce importanti modifiche al Codice della Strada. «In particolare il nuovo articolo 1 introduce il concetto che "la sicurezza e la tutela della salute delle persone nonché la protezione dell'ambiente, nella circolazione stradale, rientrano tra le finalità primarie di ordine sociale ed economico perseguite dallo Stato". Inoltre, all'articolo 6 viene introdotta la possibilità di limitare il traffico sulle strade che attraversano i siti inseriti nella lista Uneso. Entrambi i provvedimenti - si legge nella nota degli ambientalisti altoatesini - concretizzano ciò che le associazioni ambientaliste chiedono da tempo: azioni concrete piuttosto che nuove promesse». Le conclusioni Le associazioni, per concludere, chiedono alla politica «di impegnarsi senza ulteriori indugi per ridurre il traffico sulle strade dei passi e di predisporre un calendario di azioni concrete a partire già dalla prossima estate. L'intensità del traffico ha raggiunto livelli oramai insopportabili e inficia sia la qualità della vita dei residenti, che l'esperienza degli ospiti e dei turisti». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

COLLEGAMENTO CORTINA – CIVETTA Corriere delle Alpi | 20 gennaio 2022 p. 29 Ambientalisti contro Caner, “Studia il Cortina-Civetta” cortina Il 7 gennaio la Regione ha affidato l'incarico per la redazione dello studio di fattibilità tecnico-economica riguardante i possibili collegamenti sciistici intervallivi con fulcro Cortina d'Ampezzo - Comprensori sciistici Cortina - Civetta - Alta Badia allo Studio Plintos dell'ingegner Diego De Carli con sede ad Alano di Piave per un importo di 71.560 euro. Il tutto in vista delle Olimpiadi.Si tratta del collegamento dalle 5 Torri verso il Civetta, il Fertazza, in particolare, e di quello tra Passo Falzarego, il Passo Val Parola (da raggiungere in tunnel) e località Armentarola, vicino a San Cassiano (pista e seggiovia).Le associazioni ambientaliste hanno subito alzato gli scudi ricordando, con "Per altre strade", che «solo pochi mesi fa l'assessore veneto al Turismo Federico Caner, parlando di impianti di risalita, assicurava che la Regione era decisa a investire le risorse disponibili solo "nella riqualificazione delle strutture esistenti, anzi prima di tutto nella loro sicurezza"».No quindi al collegamento impiantistico Cortina - Arabba ma no anche agli altri collegamenti che ogni tanto vengono portati all'attenzione dell'opinione pubblica. «Verificheremo se ci saranno tratti da completare nella rete oggi esistente, ma sarà l'ultimo step che considereremo», dichiarava in quella occasione l'assessore.Le associazioni ambientaliste si stanno, dunque, mobilitando di nuovo. «Nella sostanza, la Regione si sta muovendo nella direzione opposta rispetto a quanto si sta progettando a livello dell'intero pianeta per contrastare il cambiamento climatico in atto», sostiene "Per altre strade". «Riteniamo sia urgente che tutto questo venga portato all'attenzione delle istituzioni internazionali come pure ci attendiamo, da subito, una severa censura da parte della Fondazione Dolomiti Unesco».Immediata la replica dell'assessore Caner che precisa: «Uno studio di fattibilità serve a dare una lettura chiara di come si può investire in un territorio fragile e complesso, affinché possa rimanere competitivo arginando lo spopolamento e garantendo un futuro sostenibile a chi vive anche di turismo».Quindi, precisa Caner, «lo studio affidato nasce, in piena coerenza con il Piano regionale dei trasporti approvato nel 2020 dal consiglio regionale, per valutare la fattibilità di possibili collegamenti intervallivi che potrebbero valorizzare ancor di più la mobilità lenta e sostenibile in questi territori».«Ad


oggi, infatti, non vi sono studi aggiornati che possano effettivamente dimostrare che questi collegamenti siano o meno realizzabili, tenuto conto di un contesto ambientale delicatissimo, di tutti i vincoli paesaggistici esistenti da analizzare e valutare secondo le norme vigenti. Le attività tecniche di tale studio non sono ancora materialmente avviate, e sarà cura della Regione valutare la fattibilità e la sostenibilità di queste iniziative nell'interesse generale del territorio».L'assessore regionale al Turismo rassicura che qualsiasi tipo di investimento o infrastruttura non intende andare assolutamente in contrasto con la tutela della montagna, patrimonio che merita di essere tutelato e rispettato per il valore naturalistico, paesaggistico e storico-culturale che è essenziale a questo stesso obbiettivo.«Lo sviluppo può essere pensato solamente in chiave sostenibile soprattutto se si pensa al futuro di un bene Patrimonio dell'Umanità». -francesco dal mas© RIPRODUZIONE RISERVATA

Corriere del Veneto | 20 gennaio 2022 p. 10, edizione Treviso - Belluno Nuovi impianti tra Cortina e Civetta, la Regione accelera Affidato studio di fattibilità tecnico-economica. Ambientalisti sulle barricate Moreno Gioli Belluno Botta e risposta tra ambientalisti e Regione. Tema, ancora una volta, i progetti futuri (o futuribili) riguardanti l’osteggiato collegamento sciistico tra Cortina, Arabba e l’area del Civetta. Un’idea che la giunta regionale (con in testa il governatore Luca Zaia e l’assessore al Turismo Federico Caner) ha sempre giudicato strategica per il futuro del territorio, anche in ottica di mobilità sostenibile in alternativa all’uso dell’auto. Ma che lo stesso Caner pareva aver messo da parte lo scorso ottobre, quando disse che «in ottica olimpica, e in accordo con le società impiantistiche, abbiamo deciso d’investire le risorse disponibili nella riqualificazione delle strutture esistenti». Aggiungendo che «nessun nuovo impianto attraverserà siti Unesco e aree protette». Ed a queste ultime parole fanno riferimento le sigle ambientaliste raccolte nell’associazione «Peraltrestrade» nell’attaccare frontalmente il referente regionale per il Turismo. Accusandolo, in pratica, di parlare bene e razzolare male. «In totale contraddizione con quanto affermato in quella occasione (un’intervista a un quotidiano locale, Ndr ) - scrivono gli ambientalisti – apprendiamo che nel Bur (Bollettino ufficiale regionale) del 3 gennaio scorso la Regione Veneto ha affidato l’incarico per la redazione dello studio di fattibilità tecnico-economica riguardante i possibili collegamenti sciistici intervallivi Cortina-Civetta-Alta Badia allo studio “Plintos-ingegner Diego De Carli” con sede ad Alano di Piave, per un importo totale di 71.560 euro». Il coordinamento delle associazioni ambientaliste attacca ancora. «Non reputiamo accettabile che l’ente pubblico arrivi a finanziare non solo le opere di società private, ma addirittura la loro progettazione e che simili decisioni vengano prese senza avviare un preventivo confronto con i territori interessati — si legge in una nota — Con questa iniziativa, la Regione Veneto vìola apertamente i princìpi della Convenzione delle Alpi nei suoi diversi protocolli e non recepisce alcuna indicazione dall’Agenda Onu 2030. Anzi, si muove in maniera opposta a quanto si sta progettando a livello globale per contrastare il cambiamento climatico. Le emergenze della montagna bellunese sono ben altre, gli investimenti per il rilancio andrebbero fatti sui servizi, sulla salute, sulla formazione scolastica e la manutenzione ambientale». La replica di Caner, affidata anche qui a una nota. «Investire e tutelare non sono due parole in contrapposizione se si riferiscono allo sviluppo sostenibile per rivitalizzare il comprensorio montano — scrive l’assessore — Per essere moderni e attraenti bisogna iniziare ad investire. Questo per cercare di offrire un futuro a chi vive nelle nostre Terre Alte. Uno studio di fattibilità serve proprio a questo: a dare una lettura chiara di come si può investire in un territorio fragile e complesso come quello dolomitico». Per l’assessore regionale «lo studio nasce coerentemente col Piano regionale dei trasporti approvato nel 2020, per valutare la fattibilità di possibili collegamenti intervallivi che potrebbero valorizzare ancor di più la mobilità lenta e sostenibile in questi territori. Ad oggi non vi sono studi aggiornati che possano effettivamente dimostrare se questi collegamenti siano o meno realizzabili». Ma, conclude Caner, «qualsiasi tipo d’investimento o infrastruttura non intende andare assolutamente in contrasto con la tutela della montagna, patrimonio che merita di essere tutelato e rispettato. Lo sviluppo può essere pensato solo in chiave sostenibile».

Gazzettino | 21 gennaio 2022 p. 3, edizione Belluno Caroselli nel mirino “Investire per il futuro delle terre alte”


BELLUNO No secco degli ambientalisti agli studi di fattibilità riguardo a possibili collegamenti sciistici sulle Dolomiti. Ma la Regione ribatte: «Investire e tutelare non sono due parole in netta contrapposizione se si riferiscono allo sviluppo sostenibile pensato per rivitalizzare il comprensorio montano». È botta e risposta sui caroselli sciistici. Da una parte Peraltrestrade Dolomiti (che coordina le associazioni ambientaliste), dall'altra l'assessore regionale al Turismo Federico Caner. In mezzo: la montagna, quella che soffre, che diventa sempre più vecchia e sempre più vuota. «Guardiamo avanti, anziché al passato spiega Caner perché per essere moderni e attraenti, rispetto a molte altre destinazioni montane e dello sci, bisogna iniziare ad investire. Questo per cercare di offrire un futuro a chi vive nelle nostre terre alte». GLI AMBIENTALISTI A provocare l'ira degli ambientalisti è stato lo studio di fattibilità tecnico-economica riguardante i possibili collegamenti sciistici intervallivi con fulcro Cortina d'Ampezzo - Comprensori sciistici Cortina - Civetta - Alta Badia che la Regione ha affidato allo Studio Plintos di Alano di Piave per un importo di 71.560 (iva compresa). «Le emergenze della montagna bellunese sono altre sottolineano gli ambientalisti e ben altri sono gli investimenti che possono darle slancio e futuro, da indirizzare in modo particolare ai settori dei servizi alla persona, della salute sul territorio, delle manutenzioni ambientali, della sicurezza, della mobilità pubblica, della formazione scolastica e del mondo del lavoro». Misure, continua Peraltrestrade Dolomiti, che siano in grado di creare una strategia per evitare il continuo spopolamento della montagna e l'impoverimento culturale dovuto alla fuga dei giovani. L'ASSESSORE «Uno studio di fattibilità serve proprio a questo risponde l'assessore regionale Caner a dare una lettura chiara di come si può investire in un territorio fragile e complesso, affinché possa rimanere competitivo arginando lo spopolamento e garantendo un futuro sostenibile a chi vive anche di turismo. Ad oggi non vi sono studi aggiornati che possano effettivamente dimostrare che questi collegamenti siano o meno realizzabili». LA TUTELA DELLA MONTAGNA Le attività tecniche di tale studio non sono state ancora materialmente avviate e spetterà alla Regione valutare poi la fattibilità e la sostenibilità di queste iniziative nell'interesse generale del territorio. Secondo gli ambientalisti questo configurerebbe però una violazione dei principi della Convenzione delle Alpi nei suoi diversi protocolli e delle indicazioni previste dall'Agenda Onu 2030 che mirano a bloccare il consumo di suolo, all'investimento nella biodiversità, al risparmio energetico e alla riqualificazione della risorsa idrica. «Nella sostanza aggiunge Peraltrestrade Dolomiti la Regione si sta muovendo nella direzione opposta rispetto a quanto si sta progettando a livello dell'intero pianeta per contrastare il cambiamento climatico in atto. Riteniamo sia urgente che tutto questo venga portato all'attenzione delle istituzioni internazionali come pure ci attendiamo, da subito, una severa censura da parte della Fondazione Dolomiti Unesco». In fondo, l'obiettivo è comune da entrambe le parti. Ciò che cambia è il modo per arrivarci: «Qualsiasi tipo di investimento o infrastruttura conclude Caner non intende andare assolutamente in contrasto con la tutela della montagna, patrimonio che merita di essere tutelato e rispettato per il valore naturalistico, paesaggistico e storico-culturale che è essenziale a questo stesso obbiettivo. Lo sviluppo può essere pensato solamente in chiave sostenibile soprattutto se si pensa al futuro di un bene Patrimonio dell'Umanità». Davide Piol

Corriere delle Alpi | 30 Gennaio 2022 p. 29 «Basta nuovi impianti Caner pensi a realizzare il sistema aree protette» CORTINA Meglio i collegamenti sciistici da Cortina con il Civetta, da una parte, o con la Val Badia, dall'altra, oppure assecondare il turismo lento, sostenendo parchi e riserve naturali? Le associazioni ambientaliste non hanno dubbi. Meglio promuovere, ad esempio, il parco del Cadore, o consolidare il Parco delle Dolomiti d'Ampezzo, sostengono Ecoistituto Del Veneto "Alex Langer" Gruppo Promotore Parco del Cadore, Italia Nostra Sezione di Belluno, Peraltrestrade Dolomiti, Mountain Wilderness Italia, WWF Terre del Piave Belluno Treviso. In questi termini, infatti, si rivolgono all'assessore Federico Caner, contestandogli il fatto di aver commissionato uno studio di fattibilità tecnico-economica sugli ipotizzati collegamenti intervallivi per relazionare direttamente Cortina e la sckiarea del Civetta con il sistema Superski Dolomiti. «Se veramente l'assessore Caner ha a cuore lo sviluppo sostenibile, invece di finanziare studi di fattibilità dovrebbe dirottare i denari regionali sulla realizzazione del sistema di aree protette che, pur previste dal PTRC del 1992, giacciono ancora sulla carta». Rotondo il no ai nuovi investimenti da un centinaio di milioni. «È sorprendente che una Regione ricca di valori ambientali come il Veneto investa ancora enormi risorse per programmare la distruzione di tali valori in una logica di sviluppo anni Sessanta oggi improponibile, che non tiene conto, tra l'altro, dei rischi e delle conseguenze dell'evoluzione climatica in atto. Investire oggi sull'industria della neve è segno di poca lungimiranza, o peggio. Un buon padre di famiglia non lo farebbe mai», sostengono le associazioni ambientaliste. I giovani, a loro avviso, non possono più accontentarsi di lavori stagionali sulle piste. Sono tanti i lavori da rivalutare e da riportare alla corretta considerazione. «La realtà che l'assessore Caner si ostina a non vedere», concludono le organizzazioni, «è che l'epoca del turismo di massa vorace e rapinoso ha fatto il suo tempo». --f.d.m.© RIPRODUZIONE RISERVATA


FUNIVIA SAN CIPRIANO DI TIRES – MALGA FROMMER Alto Adige | 8 gennaio 2022 p. 23 «Con la nuova funivia più sciatori a Carezza, meno letti vuoti a Tires» davide pasquali Tires/carezza «Noi, qui a Tires, in inverno abbiamo i letti vuoti, a Carezza invece mancano gli sciatori. Finanziare la nuova funivia è stata una scelta politicamente azzeccata: genera doppio valore aggiunto, sostiene l'intero territorio».Parliamo della nuova funivia a va e vieni da San Cipriano di Tires a malga Frommer, un investimento complessivo di 15,8 milioni di euro, 11,3 dei quali, pari al 75%, finanziati dalla Provincia autonoma di Bolzano. L'apertura dell'impianto slitterà di un paio di settimane: prevista per il 15 gennaio, verrà posticipata a fine mese, al massimo a inizio febbraio. Già effettuati i primi viaggi di prova delle cabine, ancora avvolte dall'imballaggio in cellophane, da lunedì iniziano le operazioni di collaudo vere e proprie. Due cabine a due piani da 60 posti ciascuna, portata di 400 persone l'ora, si sale da 1.124 a 1.752 metri di quota, ad una velocità di 9 metri al secondo. Il viaggio durerà poco meno di 7 minuti. Realizzata dalla Doppelmayr è la prima funivia «cabrio» a livello italiano. Un impianto aspramente criticato dalle associazioni alpinistiche e ambientaliste altoatesine, ma difeso a spada tratta dal presidente della Tierser Seilbahn Ag, Martin Damian, proprietario del lussuoso cinque stelle Cyprianerhof Dolomit Resort, esattamente di fronte alla stazione a valle della nuova funivia.Damian, finalmente anche Tires avrà il suo impianto per lo sci...«Tutti parlano solo dell'inverno, quando discutono della funivia, e io non capisco. L'inverno è un periodo relativamente breve. Certo, ora la valle di Tires diventa interessante anche per uno sciatore. Ben venga, perché i letti d'inverno sono vuoti. Ma noi ragioniamo sull'arco di tutto l'anno. Quello che disturba la gran parte di noi, in paese, è la strada per il passo Nigra. Stiamo discutendo; si sa benissimo che non è così facile, ma noi vogliamo non dico chiudere, ma almeno limitare il traffico. Passano tutti: moto, oldtimer, Ferrari e Porsche club che girano... Si parla tanto di natura, di eco-sostenibilità e io quello che non capisco è perché non si possa discutere seriamente su questo: il vantaggio di realizzare una funivia. Chi è dalla parte della salvaguardia della natura dovrebbe rendersene conto. Certo, bello è qualcos'altro, non una fune e un pilone qua davanti al mio albergo, ma se stai qui e guardi su non disturba tanto. Il Catinaccio è su a sinistra, la funivia è nel bosco, a destra. Dal punto di vista estetico non è il massimo, ma oggigiorno un impianto fa parte della montagna».Cai e Avs lo considerano un impatto estremamente negativo.«Questo è il punto negativo, ma se guardiamo il tutto non è così. Partiamo dall'energia: mettiamo a confronto auto e bus che salgono e scendono. Quanto consumano, quanto inquinano? Se consideriamo la funivia a trazione elettrica non c'è paragone, è indifferente come venga prodotta l'energia, e sappiamo che in futuro la si produrrà in maniera sempre più green. Usare la corrente elettrica per tirare su la cabina lungo una fune significa compiere uno sforzo molto minore. Le auto restano in valle e vanno su solo le persone. In val di Tires teniamo molto alla natura, i due terzi del territorio comunale sono ricompresi nel parco naturale Sciliar Catinaccio. Gli escursionisti camminano solo sui sentieri, li abbiamo canalizzati, salvaguardando così l'ambiente selvaggio circostante. Di questo si dovrebbe discutere, non solo di piloni nel bosco».In molte località alpine si punta a destagionalizzare: allungare la stagione, anche per coprire i pesanti costi fissi degli impianti. Più stanno aperti, meglio è.«La funivia rimarrà in funzione 180-190 giorni l'anno, aprirà a ridosso di Natale, fino a metà marzo, dipende da come cade la Pasqua il tal anno. Poi riapriremo a inizio maggio per chiudere ai Santi. Oggi in inverno a Tires gli alberghi aprono solo due settimane a Natale e poi riaprono altre due o tre settimane a febbraio. Poi riaprono a fine aprile-inizio maggio. In futuro ci sarà anche la stagione invernale: ti aiuta a dare lavoro, chi è del posto può scegliere di lavorare nel turismo, perché ha la sicurezza di dieci o undici mesi, non solo i sei o sette d'estate».Un progetto, dunque, non solo di un paio di imprenditori.«È il progetto di tutto un paese, anzi, di più. Si pensi a Carezza com'era vent'anni fa: in fallimento, ferri vecchi, clienti che andavano su e tornavano giù arrabbiati per le piste che trovavano. Anche per questo noi nel 1996 avevamo cominciato con le ciaspole, creando per il nostro hotel questa nicchia di mercato. La manterremo, questa filosofia dell'escursionismo. A Carezza e a Nova Levante però non si lavorava. Poi è arrivato un imprenditore che ha investito 30 milioni di euro, lassù. Qualche anno dopo che avevano ricominciato avevo parlato con loro, su: come vi trovate? Lo chiamavano "santo Eisath", perché prima erano a terra. Lui ha rimodernato l'intero comprensorio. Certo, gli altri attorno, nel Dolomiti Superski, nel frattempo avevano sempre investito. Non è semplice riportare Carezza non dico al top ma a livello normale; pian pianino ci si è riusciti. Ma la stazione non è ancora dove dovrebbe essere per lavorare bene: mancano gli sciatori. Allora, se loro vogliono fare questo impianto e noi abbiamo i letti vuoti, gli diamo una mano: abbiamo coinvolto 150 azionisti, 100 di Tires, più altri 50 di altri paesi: Nova Levante, Nova Ponente, Fié, Castelrotto».Avete agito solo per motivi economici?«Come detto, l'obiettivo è anche calmierare il traffico. Cammini su in montagna e tutto il giorno senti questo caos terribile».La politica provinciale è dalla vostra parte.«C'è accordo sul concetto. Dal punto di vista politico hai un comprensorio sciistico che è là, si tiene a galla ma ha problemi. Qui c'è un paese che ha i letti vuoti. Dai un aiuto per realizzare un impianto che rinforza qui e là. Si crea valore su e giù. In ballo c'è il futuro di molti imprenditori. È un investimento intelligente dal punto di vista politico, perché non dai un aiuto a un imprenditore, aiuti un territorio, più comunità».I Comuni contribuiscono?«No, non hanno partecipato. A investire sono stati gli azionisti, più finanziamento dalle banche e contributo della Provincia». Il parcheggio a valle basterà?«Il nostro concetto non è studiato


per chi arriva da Bolzano: è molto più comodo salire dalla val d'Ega. Quando vai a sciare fai la strada più breve. Noi qui avremo una portata di 400 persone l'ora, da Nova Levante è di 1200. La funivia è studiata per chi alloggia a Tires e dintorni. Il citybus gira in continuazione a raccogliere i turisti, le auto rimangono in hotel. Abbiamo chiesto - vediamo se la Provincia accetterà - di raddoppiare la frequenza degli skibus da Fié e da Aica; ci sono passaggi assolutamente interessanti, fra Siusi e Tires. A San Cipriano saranno a disposizione i parcheggi già presenti oggi. Nel progetto è previsto un ampliamento per metà interrato, un parcheggio sotterraneo, ma vedremo se servirà. Vogliamo sfruttare al massimo questo servizio di minibus. Anche gli hotel offriranno il loro servizio shuttle, molto comodo e apprezzato».L'impianto però non basterà. Come far calare il traffico? I motociclisti non saliranno in funivia...«Pensiamo ai Green Days a passo Sella, un concetto molto contestato. L'Alto Adige voleva, il Trentino no. Qui sarebbe più semplice attuare un progetto pilota: si prova a vedere se funziona, si studia il giusto equilibrio, perché è ovvio che uno di Tires devi farlo andare su se ha necessità. Ma questo non può valere per chi transita per andare a farsi tutti i passi. Perché devi inquinare, perché devi farmi sentire il tuo rumore solo perché piace a te ma disturbi tutti gli altri? I decibel non vengono controllati, si monitora solo la velocità. Non siamo al Sella, certo, lì è anche peggio, ma dobbiamo fare qualcosa per diminuire. Però non c'è solo questo: la stazione a valle è sottoterra, come quella a monte, e poi c'è quella ancora più bella del Coronelle. È tutto nascosto, impacchettato per bene nell'ambiente. Quando tutto il concetto sarà terminato, non si vedrà niente: vedi partire solo due funi, arrivi, esci, sali fino al rifugio e poi, da lì, vai al Santner, a passo Coronelle, al Vajolet, al Principe e infine scendi giù per la val Ciamin». Bella la cabrio, ma i piloni...«Se uno vuole e non soffre di vertigini può andare al piano sopra, all'aperto: quando esci dal bosco, lassù c'è una vista meravigliosa sulla val Ciamin, sulla val di Tires. I piloni, dopo l'uragano Vaia, si vedono molto perché non ci sono più gli alberi. In fase di progettazione si temeva per il gallo cedrone: c'era la paura che, volando, finisse nei cavi, per questo i piloni sono alti. Rispetto a com'era prima di Vaia, adesso c'è un certo impatto, ma il bosco ricrescerà, ringiovanirà. Ripeto, dal punto di vista della responsabilità ambientale è stata la decisione giusta».Dopo la funivia, arriveranno pista da sci e percorso da downhill?«Quella da sci no, il downhill sì. Scendere lungo una pista in ombra non attirerebbe gli sciatori. E poi mantenerla costerebbe. Inoltre, si dovrebbero tagliare un sacco di alberi e distruggeremmo la natura, non ne vale la pena. La discesa di downhill invece secondo me è necessaria. C'è una bella rete di ciclabili da Fié, da Castelrotto, ma il collegamento da passo Nigra a Schönblick non è mai stato realizzato. Bisogna dare la possibilità ai biker di scendere senza percorrere la strada e senza disturbare gli escursionisti a piedi».©RIPRODUZIONE RISERVATA

COLLEGAMENTO SAN MARTINO DI CASTROZZA – PASSO ROLLE L’Adige | 14 gennaio 2022 p. 30 Funivia San Martino – Rolle ci siamo Il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, ha presentato agli amministratori locali il cronoprogramma dei lavori per la realizzazione del collegamento funiviario San Martino di Castrozza - Passo Rolle, alla luce del finanziamento di 37 milioni di euro attraverso la recente manovra finanziaria. Si parte già in primavera con l'approvazione del progetto esecutivo delle opere complementari e l'inizio dei lavori di sistemazione post Vaia del versante Nasse, località dove sorgeranno le stazioni di valle Bellaria e Nasse a San Martino (a destra il rendering), ai quali seguirà nel giro di un mese l'avvio della realizzazione del nuovo ponte Rio Fosse lungo la strada verso il Passo Rolle (entro 30 luglio 2022). Entro il 30 ottobre è poi attesa l'aggiudicazione della gara d'appalto integrato per il collegamento funiviario e per la pista di rientro "Panoramica", mentre è previsto per maggio 2023 l'inizio dei lavori delle stazioni Bellaria e Nasse e, successivamente, i lavori all'omonima linea e alla pista Panoramica, oltre che alla stazione intermedia in località Fosse. Le operazioni consentiranno l'avvio parziale del primo tronco della funivia nel dicembre 2024.Dopo l'apertura al traffico della variante stradale Busa Bella nell'autunno del 2024 - finanziata per un importo complessivo di 5,8 milioni di euro -, per la fine dell'anno si prevede la sdemanializzazione e la rinaturalizzazione della zona di Malga Fosse, per partire con i lavori della stazione di Rolle e del parcheggio al passo entro il 30 giugno 2025. Entro il 30 agosto è previsto invece l'inizio dei lavori della linea Fosse - Rolle. La messa in esercizio del collegamento è prevista per dicembre 2025.Il collegamento avrà valenza sia invernale sia estiva, proponendosi come impianto di mobilità alternativa e non solo sciistico, garantendo al Passo Rolle un accesso senz'auto. «Si tratta di un'opera attesa da decine di anni da questo territorio, che scommette su un suo ulteriore sviluppo turistico e per la quale sono stati svolti importanti approfondimenti per sciogliere i diversi nodi di natura tecnica, ambientale e urbanistica», ha commentato Maurizio Fugatti, non nascondendo le difficoltà palesatesi negli anni per addivenire alla soluzione definitiva.Si toglie qualche sassolino l'assessore provinciale al turismo Roberto Failoni, che commenta: «Malgrado le chiacchiere di tanti esponenti del centro sinistra autonomista, abbiamo dimostrato con i fatti, mettendo lo stanziamento nell'ultima finanziaria, che il collegamento si farà. È un'opera importantissima per Primiero e l'intero Trentino. Siamo molto felici di aver dato una risposta ad un territorio che la chiedeva da tanti anni e ci auguriamo che l'iter prosegua veloce».In aprile, ha ricordato Fugatti, è prevista pure la demolizione della vecchia caserma Ferrari a Passo Rolle, definita un ecomostro. Per la prima unità funzionale del nuovo edificio previsto, sono stati stanziati 3,3 milioni di euro.Soddisfatti i rappresentanti istituzionali locali,


con il sindaco del Comune di Primiero San Martino di Castrozza, Daniele Depaoli, che sul collegamento ha osservato: «La Pat è stata di parola, sostenendo quest'opera ormai pronta per l'appalto, con un finanziamento importante. La nuova funivia consentirà al territorio di compiere un ulteriore salto di qualità sul fronte dell'accoglienza, guardando non solo alla stagione invernale». Secondo il commissario della Comunità del Primiero Roberto Pradel «è un tassello importante per lo sviluppo della zona, che guarda alla mobilità green e alla destagionalizzazione del turismo». Un nodo resta da sciogliere: il territorio si troverà pronto per la gara d'appalto che dovrà prevedere la realizzazione e la gestione dell'impianto?

RETE SENTIERISTICA E BICICLETTE ELETTRICHE L’Adige | 21 gennaio 2022 p. 39, sezione lettere No alle bici elettriche sui sentieri di montagna Ho letto sull'Adige che il Bim del Brenta sta riproponendo un percorso di collegamento per le E-bike tra il Primiero e la zona di Levico Terme, attraverso il territorio del Lagorai. L'invenzione della E-bike è sicuramente un fatto positivo per la mobilità individuale ma la questione innesca alcune riflessioni sull'uso di questo mezzo in ambiente montano. L'utilizzo delle E-bike sta ormai soppiantando la muscolare mtb, mentre l'industria sforna ogni anno mezzi di minor peso e maggior potenza elettrica. Non è lontano il giorno in cui i pedali saranno solamente un espediente, un orpello, una foglia di fico per consentire a questo mezzo di mantenere la definizione, ormai errata, di bicicletta. Il tutto pervaso da un'aura di ecologismo mal concepito con la presunzione di utilizzare energia "pulita", senza indagare l'effettivo processo di produzione dell'energia elettrica. Sarebbe il caso di sostituire la edulcorata e fuorviante sigla Ebike con un termine più corretto: velocipede elettrico. Possiamo già ora parlare di mezzi supportati da motore distinguendoli unicamente per l'uso dell'energia elettrica anziché termica, con il solo vantaggio che il motore elettrico è silenzioso e non emette odori e gas di scarico mentre il motore termico emette gas, odori ed è rumoroso. Ma possono essere solo queste le ragione per cui, senza alcun dibattito, viene accettato l'uso delle E-bike sulle strade e sentieri di montagna quando, fino ad ora, è prevalso il divieto dell'uso di mezzi motorizzati per scopi ludici in questi territori?Ben prima dell'analisi delle problematiche conseguenti all'utilizzo delle E-bike e mountain bike (erosione del sedime dei sentieri, disturbo della fauna, convivenza con gli escursionisti a piedi, eccetera) si pone il problema etico e normativo dell'uso per fini ludici di mezzi dotati di una fonte energetica supplementare alla sola forza muscolare. Se vale la regola del divieto di mezzi motorizzati (elettrici o termici) la questione dovrebbe già essere risolta con il divieto di utilizzo delle E-bike "velocipede elettrico" in territorio montano. Diversamente, e in mancanza di precise normative, accettando la presenza delle Ebike diamo per scontato l'uso di qualsiasi motore elettrico in ambiente montano, sdoganando in questo modo l'utilizzo, in un prossimo futuro, delle moto elettriche, dei quad elettrici, delle auto elettriche, dei fuoristrada elettrici. È questo il futuro che vogliamo per le nostre montagne? Pur riconoscendo l'utilità e l'aspetto positivo di questi mezzi, a mio parere sarebbe opportuno limitarne l'uso alla sola viabilità ordinaria. Claudio Colpo

MARMOLADA UNESCO: IL PROGETTO DI ROCCA PIETORE Gazzettino | 22 gennaio 2022 p. 11, edizione Belluno «Mezzo mandato tra catastrofi e milioni investiti per riprenderci» A poco più della metà del suo terzo mandato da sindaco Andrea De Bernardin traccia un consuntivo di quello che è stato fatto e di quanto è stato avviato in termini di opere. Un consuntivo che non può prescindere da un passato pesante. «In questi ultimi sei sette anni - dice Andrea De Bernardin - il Comune di Rocca è devastato da emergenze di tutti i tipi. Ricordo il 2014 la grande nevicata con la grande valanga che spazzò via un impianto seggioviario nuovo in val D'Arei. Da quel momento non sono più ripartiti gli skilift e quindi non ha più potuto funzionare il campo scuola. Poi abbiamo avuto la frana che ha generato la chiusura della strada di Laste per cinque mesi. Poi c'è stata Vaia che merita per noi un


capitolo assestante, poi l'alluvione del 2020 che ha semidistrutto la val Ombretta, con la parte alta di Malga Ciapela e colpendo ancora pesantemente i Serrai. E poi ovviamente per non farci mancare nulla è arrivato anche da noi il Covid». LE RISPOSTE «La risposta che abbiamo dato a tutte queste emergenze è stata importante - prosegue il sindaco -. Abbiamo subito danni enormi a un numero notevole di infrastrutture, alla nostra viabilità, ai nostri boschi e al nostro territorio. In special modo la tempesta Vaia è arrivata persino a cambiare le caratteristiche di alcune zone che non torneranno più come prima». SICUREZZA IDRAULICA Danni che hanno richiesto investimenti ingenti e tanto lavoro. I progetti sono stati e sono talmente tanti che non si contano più. Progetti portati avanti assieme alla Regione e ai vari soggetti attuatori: come la grande briglia a Santa Maria delle Grazie e di quella attualmente in costruzione a Sottoguda sul Ru de Valbona e ancora la lunga scogliera che da Caprile va verso il Masarè in destra orografica del Cordevole e molti altri. PROGETTI DIVERSI Ma se si è lavorato senza tregua sul fronte dei progetti del post Vaia, l'amministrazione De Bernardin ha continuato anche a lavorare su progettualità finanziate con altri bandi e fondi importanti. «Assieme ai progetti Vaia - prosegue il sindaco - il Comune ha continuato a lavorare sul Piano di sviluppo rurale e su progetti da finanziare con i Fondi per i comuni di confine. Come la realizzazione del Parco di Re Ombro che si sta cercando di completare e dove abbiamo messo due annualità dei Fondi di confine quindi un milione di euro, più quota a parte comunale. Si tratta di un parco di tredicimila metri quadrati adibiti a parco avventura, parco giochi per bambini e area ricreativa per adulti. Parco giochi che si voleva mettere in collegamento con il parco La Busa di Masarè attraverso la pista ciclabile destra orografica del Cordevole. Pista ciclabile che ricordo Vaia spazzò via per il settanta per cento ma che ritengo doveroso riproporre magari utilizzando anche i fondi di Area Vasta». MARMOLADA UNESCO Poi c'è il capitolo dei progetti Marmolada Unesco che sono sette per un ammontare di 5,3 milioni di euro, alcuni dei quali saranno portati avanti anche in collaborazione stretta con la Società impianti Padon che in questo contesto ha intenzione di realizzare un impianto di risalita con partenza dalla stazione di risalita della funivia della Marmolada per agganciare quella della seggiovia del Padon, bypassando così la problematica degli skilift chiusi da anni e riaprire così il campo scuola. Poi c'è la struttura polifunzionale a servizio della pista di fondo e delle piste di discesa. C'è' poi un parcheggio, ci saranno dei lavori al vascone della depurazione all'entrata dei Serrai e molto altro sulla scrivania di De Bernardin e della sua compagine in questi due anni e mezzo che lo separa dal fine mandato. Dario Fontanive

NOTIZIE DAI RIFUGI Gazzettino | 13 gennaio 2022 p. 3, edizione Belluno Lo Stato vende i cimeli: è possibile comprare il primo rifugio alpino Lo Stato abbandona la montagna. La mette in vendita, per la precisione. Le offerte sono su investinitalyrealestate.com. Non è uno scherzo, è il portale dedicato alla presentazione di offerte di investimento in immobili pubblici, di società partecipate pubbliche o partecipate pubblico-privato, destinate ad operatori italiani ed esteri. Per la provincia di Belluno i gioiellini di famiglia di cui il pubblico si vuole disfare sono 4, tutti nella parte alta della provincia. IL PRIMO RIFUGIO DI CORTINA In montagna, appunto. C'è l'ex casa forestale a Passo Falzarego, a Cortina. Grande, di bella fattura, da valorizzare si legge nell'annuncio, vale a dire da ristrutturare. In effetti gli interni hanno bisogno di una rinfrescata, ma la posizione privilegiata nella località più blasonata delle Dolomiti la dovrebbe rendere un bocconcino appetibile. Si tratta del primo rifugio alpino di Cortina, edificato dalla Magnifica Comunità d'Ampezzo, prima in legno e poi nel 1868 in muratura. Si trova vicino alla strada regionale 48 delle Dolomiti, nel tratto che da Pocol porta a Passo Falzarego, 1985 metri sopra il livello del mare. Di storia, tra quelle mura, ne è passata tanta: inizialmente alloggio per i viaggiatori, quindi stazione di posta, dal 1907 un vero e proprio albergo e infine quasi integralmente demolito nel 1915. Negli anni Trenta del Novecento sulle rovine del vecchio immobile è stato infine costruito il fabbricato attuale. Ha anche svolto la funzione di caserma per le Guardie Forestali; dopo essere stato acquistato dallo Stato nel 1938, è stato concesso in uso governativo al Magistrato alle Acque di Venezia. Successivamente solo il secondo piano del fabbricato principale è rimasto sede dell'Osservatorio Meteorologico mentre il piano terra e il piano primo sono stati adibiti a bar-ristorante-residenza. Insomma, un edificio interessante, che potrebbe avere funzioni commerciali, turistico ricettive ma anche residenziali. LA STAZIONE DI SOTTOCASTELLO


Curioso potrebbe essere l'acquisto di un ex stazione ferroviaria, per chi è alla ricerca di immobili storici. Quella di Sottocastello a Pieve, per esempio. La sua destinazione, si legge nell'annuncio, potrebbe essere quella di deposito, noleggio di bici, punto di ristoro, insomma dentro potrebbero trovare posto servizi di supporto al turismo locale, ma prima serve un intervento di ristrutturazione radicale. I DUE CASELLI FERROVIARI Vicino alla Ss 51 a Pieve, lungo la Lunga via delle Dolomiti, si può diventare proprietari del casello Roccolo, un casello ferroviario della dismessa linea Calalzo Dobbiaco. Non è grande, si tratta di 67 metri quadri, ma non di meno l'annuncio ipotizza una seconda vita come attività di ricezione turistico o come contenitore di servizi per il tempo libero. L'elenco dei beni di famiglia in vendita si conclude con il casello Ronchi, nell'omonima località di Pieve, vicino al cimitero. Le condizioni in cui versano i quattro edifici, certo, non sono ottime, tutti hanno bisogno di un pesante intervento di ristrutturazione ma il fascino e il valore storico li rendono ugualmente appetibili, forse, per possibili investitori, anche stranieri, innamorati delle Dolomiti. Tutti e 4 si trovano pubblicati, con foto, caratteristiche, planimetria e dati tecnici nel portale per mostrarsi al miglior offerente. E' la loro seconda chance, dopo anni di abbandono. Quella seconda possibilità che tante aree della montagna bellunese cercano. Il progetto rientra nel quadro delle iniziative previste dal decreto Sblocca Italia, finalizzate a favorire le opportunità di investimento in Italia, ed è realizzato dall'ICE Agenzia per la promozione all'estero e l'internazionalizzazione delle imprese italiane, su impulso della Presidenza del Consiglio del Ministri e del Ministero dello Sviluppo Economico, in collaborazione con il Ministero dell'Economia e delle Finanze e Agenzia del Demanio. Alessia Trentin

Gazzettino | 14 gennaio 2022 p. 13, edizione Belluno


Gazzettino | 21 gennaio 2022 p. 13, edizione Belluno Progetto per rilanciare il Lunelli: la Regola cerca gestori-investitori Il rifugio Lunelli di Selvapiana, alle pendici del gruppo del Popera, verrà rimodernato. Lo ha deciso la Regola di Casamazzagno, proprietaria dell'immobile, costruito nel 1948-49 per scopi agro-forestali, e successivamente trasformato in rifugio nel 1955 con gestione affidata alla guida alpina Bepi Martini Barzolai, la cui famiglia ha continuato nei decenni successivi nella gestione sia del rifugio Berti nel Vallon Popera, sia dello stesso Lunelli. Ora la Regola di Casamazzagno ha deciso di ristrutturare lo stabile, che ha necessità di essere reso conforme alle normative attuali. L'amministrazione regoliera, presieduta da Gustavo Martini Barzolai, ha decsio di proporre un bando per cercare eventuali operatori interessati alla ristrutturazione e successiva gestione del rifugio. dddd «Il rifugio attualmente gestito dalla società Popera sas - scrive la Regola di Casamazzagno -, necessita di lavori di ammodernamento e il contratto in essere scadrà il prossimo 2025. Per questo, con congruo anticipo, l'amministrazione regoliera ha pensato di portarsi avanti invitando tutti coloro che fossero interessati, a fare delle proposte concrete per l'ammodernamento della struttura e conseguente gestione. Il bando - prosegue la Regola - è considerato aperto, nel senso che una volta ricevute tutte le proposte, qualsiasi esse siano, la Regola costituirà una commissione giudicatrice formata da Amministratori e tecnici esperti, che avrà il compito di convocare i proponenti e con gli stessi analizzare le varie proposte avanzate, che potranno riguardare sia la completa demolizione e ricostruzione, sia la mera ristrutturazione. Una volta individuata l'offerta migliore saranno poi valutati i ragionamenti sui tempi, costi, modalità di gestione». Il rifugio vuole diventare nuovo punto di riferimento anche in ottica del'auspicato, sviluppo sciistico tra Comelico e Pusteria, all'interno del quale, la zona di Selvapiana riveste un ruolo centrale e strategico, ma anche per tutto lo sviluppo sostenibile della valle, fatto di passeggiate, mountabike, camminate e tutti gli sport all'aria aperta. Nel frattempo la Regola ha già affidato la progettazione per la realizzazione di un parcheggio da circa 100 posti auto che sarà realizzato nelle vicinanze del rifugio, in un'area defilata, L'opera dovrebbe essere completata già del corso del 2022. La Regola di Casamazzagno vuole essere attenta all'ambiente e consapevole che i propri immobili, un tempo destinati quasi esclusivamente all'attività agricola, possono oggi essere riconvertiti e divenire opportunità di reddito e sviluppo sostenibile del territorio. Lucio Eicher Clere

Gazzettino | 17 gennaio 2022 p. 23 Rifugi, che passione ma le feste di Natale sono state magre l richiamo della natura, la ricerca di panoramici unici grazie alle passeggiate fra prati e boschi e come finale un piatto tipico da gustare con gli amici. E' la ricetta del successo delle malghe che nonostante le restrizioni degli ultimi anni esercitano un richiamo sempre maggiore sugli amanti della montagna. E così fra sci alpino e nordico, ma anche tante altre attività come ciaspolate, discese in slittino ed escursioni con slitte trainate da cavalli, l'offerta della montagna diventa irresistibile. A dirlo sono gli addetti ai lavori, gli imprenditori che gestiscono agriturismi, rifugi e malghe. ATTIVITÀ ALL'ARIA APERTA Ed è quanto afferma Coldiretti che sottolinea come gli agricoltori abbiano saputo valorizzare quanto la natura mette a disposizione aggiungendo abilità e competenze professionali. «Nel Bellunese ad esempio - spiega Coldiretti - gli operatori agricoli promuovono dalle passeggiate sulla neve come quelle scelte dagli ospiti della Piccola Baita di Falcade, avventurose per grandi e piccini le discese con slittino a Malga Federa in quel di Cortina d'Ampezzo, suggestive le gite con le slitte trainate dai cavalli a Padola quanto rigeneranti le salite con le pelli di foca (scialpinismo) a Malga Coltrondo in Comelico». CONFORT E BELLEZZA Malga Federa a Cortina, immersa nella neve, permette di godere di un panorama mozzafiato; accogliente e confortevole, interamente in legno, la Malga è riscaldate da una stufa a legna. Dalle finestre si possono ammirare il Becco di Mezzodì e la Croda da Lago. Per raggiungere questi luoghi basta una passeggiata a garanzia di attività salutari e ricreative adatte a tutte le età, e per ogni capacità, favorite dal ritorno della neve annunciata dal meteo proprio in questi giorni. In Veneto sono quasi 1500 le aziende agrituristiche per la maggior parte situate in pianura, un terzo in collina e 250 in montagna. La disponibilità è di 44,8 mila posti a tavola 13 mila posti letto. ARCHITETTURA RURALE Inoltre 673 malghe custodiscono l'architettura rurale dando forma al paesaggio come espressione dell'identità dei luoghi in una relazione di integrazione tra i sistemi produttivi locali e la conservazione della biodiversità agricola. Di qualità e a chilometri zero gli spuntini e ristori preparati per i turisti con prodotti locali. Cibo genuino e accoglienza tipica dei cuochi contadini che animano le realtà agrituristiche che a causa delle restrizioni imposte dal Governo sotto il profilo sanitario e dell'ondata dei contagi durante le festività


hanno dimezzato il fatturato del 50%. Da una analisi della Coldiretti, sulla base degli ultimi dati Istat sulle aziende agrituristiche in Italia, si evidenzia la presenza di strutture in ben 4.979 comuni, quasi due su tre (63%) presenti sul territorio nazionale. SPAZI SICURI Il crescente interesse è spiegato anche dal fatto che gli agriturismi, spesso situati in zone isolate della montagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all'aperto, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto del distanziamento. Giuditta Bolzonello

Corriere delle Alpi | 24 gennaio 2022 p. 15 Stop prenotazioni nei rifugi «Poca gente, troppe disdette» Ad alta quota Gianluca De Rosa Rifugi, stop alle prenotazioni. Una nuova linea, seppur non ufficiale, sta interessando in queste ore il comparto del rifugisti bellunesi, alle prese con la grana disdette. Non solo per i pernottamenti, ma anche per pranzi e cene. Un problema diffuso, esploso durante le festività natalizie in concomitanza con l'aumento vertiginoso dei casi di positività al virus. Ed allora cosa fare? «Tanti rifugi ricevono prenotazioni esclusivamente per le 24 ore successive alla richiesta», ha risposto Mario Fiorentini, gestore del rifugio Città di Fiume e presidente di Agrav, l'associazione che accoglie i gestori dei rifugi alpini del Veneto, «questo per evitare di ritrovarsi con un cerino in mano di fronte a tavolate o camerate vuote, precedentemente prenotate. La prenotazione last minute limita il margine della disdetta. Chi prenota oggi per domani difficilmente avrà un contrattempo, ancor di più se quest'ultimo è generato da una positività al Covid oppure dall'obbligo di quarantena perché riferita ad un contatto stretto alle prese col virus».L'iniziativa, da considerarsi estemporanea, frutto più dell'inventiva personale che di una regola, è stata applicata dallo stesso Fiorentini all'interno del suo rifugio: «Noi stiamo facendo così», ha aggiunto Fiorentini, «se qualcuno telefona per prenotare con largo anticipo una camera oppure un tavolo, lo invitiamo a ricontattare la struttura il giorno precedente l'arrivo. La prenotazione viene segnata e dunque risulta a tutti gli effetti valida, ma la conferma è rappresentata dalla telefonata del giorno precedente l'arrivo. Senza quella telefonata il rifugio è libero di decidere il da farsi. Se mantenere valida l'opzione oppure se ritenerla decaduta a fronte di una nuova prenotazione giunta nei nuovi tempi stabiliti. Il momento del resto è particolare, richiede spirito di adattamento alle circostanze. Ci sono tante variabili, numerose incognite nella nostra attività di cui tenere conto se vogliamo cercare di salvare il salvabile».Salvabile da salvare in tempi di magra per i rifugisti bellunesi che, archiviate le festività natalizie, si sono ritrovati a fare i conti con un drastico calo delle presenze. «Durante la settimana si vede pochissima gente, durante il weekend le cose migliorano, ma i numeri sono in netto calo rispetto solo ad un paio di settimane fa», aggiunge Fiorentini dopo aver effettuato un giro di ricognizione tra i colleghi iscritti ad Agrav. «Volendo dare un numero, se durante le feste un rifugio riceve una media di cento telefonate al giorno, in questo periodo le stesse telefonate arrivano a fatica a venti. Ci sono poi rifugi e rifugi: quelli situati a ridosso delle piste da sci possono contare su un numero maggiore di presenze anche se in montagna è sempre più in voga l'attività alternativa allo sci. Questo è un bene soprattutto per quei rifugi alpini che hanno deciso di investire sulla stagione invernale, non limitandosi ai tradizionali quattro mesi di apertura estiva».A proposito di rifugi situati lungo le piste, al momento il disappunto che li accomuna è legato alla cronica mancanza di turisti stranieri. «In questo periodo, prima dell'avvento del Covid, eravamo presi d'assalto dagli stranieri, in concomitanza con il periodo delle festività ortodosse», racconta Carlo Rizzardini del rifugio Palafavera, «rispetto alle previsioni qualcosa in questo periodo si sta muovendo, a dirla tutta non vogliamo neanche lamentarci, ma il calo di presenze è fin troppo evidente e pesa sulle casse del rifugio».Situazione simile a Cortina dove tuttavia non mancano i pernottamenti, anche durante la settimana. «Abbiamo diverse prenotazioni di pernottamenti concentrati durante la settimana rispetto al weekend», fa sapere Guido Pompanin del rifugio Lagazuoi. «Le nostre prenotazioni? Le riceviamo solo on line, disdette comprese. Il telefono lo abbiamo abolito». Presenze in calo anche a Porta Vescovo: «I turisti stranieri che arrivano in rifugio sono soprattutto dell'Est», fanno sapere dal Gorza, «rispetto al periodo pre Covid le cose sono molto cambiate, si può dire che stiamo vivendo una nuova era». --© RIPRODUZIONE RISERVATA

Gazzettino | 24 gennaio 2022 p. 9, edizione Belluno Pordoi: hotel di lusso al posto del rifugio Cai


Passo Pordoi: venduto il Centro Crepaz del Cai nazionale. Ad acquistarlo è stata la società edilizia Vulcano Re di Predazzo, in Val di Fassa, che lo trasformerà in un hotel di lusso. In fase di archiviazione, quindi, il periodo di degrado e di abbandono di un'area di uno dei valichi dolomitici più belli. E avanti tutta con la sua riqualificazione e valorizzazione. «Il sito in questione - afferma il sindaco di Livinallongo Leandro Grones - è a metà tra Comuni di Livinallongo e Canazei ma l'intesa amministrativa c'è tutta affinché il privato possa realizzare il suo progetto con la maggior comprensione possibile. Se c'è l'unità d'intenti, finalizzata alla riqualificazione della zona, i problemi si superano». LA STORIA Dedicato alla memoria dell'alpinista triestino Bruno Crepaz, il Centro si trova a 2.239 metri di altitudine, distante 9 km da Arabba e 12 da Canazei, proprio sul confine tra le regioni Veneto e Trentino Alto Adige. Le traversie sembrano essere nel dna della struttura: insieme al dirimpettaio albergo Savoia e ad alcuni terreni del valico, essa venne data in dote al Cai come risarcimento per i danni della Prima guerra mondiale. Poi venne venduto l'hotel e il Cai mantenne la proprietà di quella che era la dependance con i terreni annessi. Dopo una serie di inghippi burocratici - non ultimo il fatto che il confine tra Livinallongo e Canazei divide la proprietà, con due diversi catasti di riferimento - il Centro di formazione e la Casa alpina vennero inaugurati nel 2002. E chiusi nel 2016. VENDITA TRAVAGLIATA È del 2017 il tentativo del Cai di conservare la proprietà ma di esternalizzare la gestione di questo sito avente una superficie lorda commerciale di 1.897 metri quadri suddivisa in 4 piani e un volume di circa 5.300 metri cubi. Ma niente, nessuno si è fatto avanti. Da qui la decisione del Club di vendere. Inizialmente, nell'ottobre del 2019, con una base d'asta di 2 milioni di euro. E poi, nel febbraio 2020, di 1 milione 200 mila euro. Infine nel 2021, dopo le due fumate nere, il Cai di Milano ci ha riprovato partendo da 497.659.000 euro. Questa proposta è stata accolta dalla Vulcano Re di Predazzo che ha offerto 516mila euro e che quindi si è aggiudicata l'immobile. IL FUTURO La struttura in questione, acquistata dalla srl trentina, verrà completamente demolita. Dopodiché verranno gettate le fondamenta per un hotel lusso che si propone al potenziale cliente come accogliente base di partenza per giornate di sci dalla porta di casa. «In quel punto - spiega il sindaco di Livinallongo Leandro Grones - il futuro albergo offrirà il via alla sciata a pochi metri di distanza. Da una parte i clienti riceveranno confort e comodità; dall'altra il valico dolomitico ne beneficerà in riqualificazione. Per quanto ci riguarda, come Comune di Livinallongo, massima disponibilità di dialogo con il vicino Comune di Canazei e altrettanta comprensione verso l'impresa privata che ci metterà del suo, e non poco, per dare nuova vita all'immobile in disuso in questione». IL CAI «Certo siamo felici della conclusione positiva della vendita del sito del passo Pordoi - sottolinea Renato Frigo, presidente del Cai Veneto - Questa novità regalerà una nuova vita a una struttura che purtroppo, negli anni, si è scontrata con più di una difficoltà. Si pensi, ad esempio, alla rottura dei tubi della conduzione idrica che ha causato al Cai un danno non da poco. Per la ristrutturazione ci erano stati proposti 2 milioni di euro di investimenti: una cifra impensabile per il nostro Club. Da qua la decisione di vendere. E se da un lato sono felice che la pratica si sia conclusa al meglio, dall'altro non nascondo un po' di malinconia: ogni volta che il Cai cede un suo pezzo, e con esso tanti ricordi ed esperienze, un po' dispiace». Raffaella Gabrieli

NOTIZIE DAI CLUB ALPINI ITALIANI Corriere del Trentino | 16 gennaio 2022 p. 6 «Meno alpinisti e più escursionisti Così è cambiato il turismo in quota» TRENTO Confermata l’anno scorso, Anna Facchini è nel pieno del suo secondo mandato da presidente Sat. In questi anni la montagna trentina ha subito gli effetti di Vaia, del Covid ma anche del calo delle risorse pubbliche e di quello del volontariato. Svolte epocali affrontate dalla Sat aprendosi anche a nuove strade. Le più vistose: la nascita di Spazio Alpino Srl, società autonoma ma con Sat unico azionista; l’apertura a nuove forme di comunicazione orientate soprattutto ai giovani; l’ammodernamento anche concettuale dei rifugi. Presidente, partiamo dal basso: come è cambiato il frequentatore della montagna in questi ultimi anni? «Tanto. Il cambiamento era già avviato prima della pandemia, che lo ha poi accelerato e reso vistoso. Cambia completamente l’approccio mentale: mentre la montagna era la meta di alpinisti e appassionati che vedevano nel rifugio la base in quota per raggiungere vette o affrontare ghiacciai, adesso il rifugio è visto dalla gran parte di coloro che lo raggiungono come la meta. Magari in trekking organizzati che toccano più di una struttura. Dal montanaro classico, a un turista attratto dalla montagna come esperienza.


Che spesso viene dalle città e magari non ha nè l’attrezzatura nè la preparazione per affrontarla. E tra l’altro, che ha richieste diverse in termini di servizi rispetto ai montanari classici È il Covid che ha spinto a cercare spazi diversi e forme di vacanza più sane? «Anche. E lo vediamo col boom di turismo in montagna degli ultimissimi anni. Ma non è solo il Covid. Ci sono rifugi come il Vioz o il Segantini che sono nati come base per l’escursione su ghiacciai che il cambiamento climatico ha drasticamente ridotto. E oggi si trovano in zone che si prestano a trekking in quota. Che agli alpinisti non interessa, ma agli escursionisti sì Cambiano gli utenti, cambiano giocoforza anche i rifugi. A qualche purista sembra comunque una forzatura. «La sobrietà e lo stile dei nostri rifugi restano sempre molto lontani dall’idea di alberghi in alta quota che potrebbe cozzare con lo spirito Sat. Ma sarebbe imprenditorialmente sbagliato per i gestori non tenere conto del cambiamento di esigenze. E noi abbiamo l’occasione di diffondere una cultura della montagna anche tra questi nuovi utenti: ci vorrà del tempo, ma questo è l’obiettivo. Non è nello spirito di promozione della conoscenza e del rispetto della montagna rifiutare chi la raggiunge, chiamarsi fuori da un fenomeno che comunque ci riguarda I rifugisti hanno colto questa sfida offrendosi proprio come «formatori»: il collegamento tra la montagna, la sua cultura e la sua durezza, e questi nuovi frequentatori che finora l’avevano vista solo in cartolina. «I rifugisti nel 2020 hanno subito l’impatto di grandi masse di nuovi escursionisti assieme alla necessità di applicare regole e procedure mai immaginate. E hanno sofferto molto. Nel 2021 il trend di crescita si è confermato ma l’esperienza sulle nuove regole ha permesso loro di affrontarlo con più serenità. Comunque sì, possono essere importantissimi nel diffondere consapevolezza dei limiti che la montagna impone, sia alle persone che alle attività. Senza dimenticare che sono imprenditori e che gestiscono aziende complesse e articolate. Devono far tornare i conti ma anche offrire tutta una serie di conoscenze e servizi che li rendono diversi da chi opera in fondovalle. Devono essere capaci di seguire i tempi ma anche governarne gli effetti. Evitando sia di eccedere in rigore antistorico, sia di sbandare verso una omologazione che farebbe perdere il senso stesso dell’andare in montagna. Vedo che lo stanno facendo bene, ed è una prova della loro professionalità oltre che della loro passione Restando ai rifugi: la ferita aperta sono ancora le macerie del Tonini. E in zona ormai iniziano a pensare che non lo rivedranno più «Nei nostri programmi il 2022 era l’anno del Tonini. Poi a progettazione fatta e trafila burocratica esperita, il Comune ha negato la deroga e tutto si è fermato. Per noi un rifugio è doppiamente un patrimonio: economico, ma anche identitario. Non rinunciamo, però bisogna ripartire. Lo faremo confrontandoci con la sezione locale per capire quale sia il modo giusto di pensare al nuovo Tonini. Intanto però sono passati avanti altri progetti: il Ciampedie e il Pedrotti. I tempi quindi si allungano > Come è andata la Sat dal punto di vista dei soci in questi anni disgraziatissimi? «Bene tutto sommato. Prima del Covid eravamo 27.800, oggi circa 25 mila. Il grosso della perdita nel 2020. Abbiamo però un segno più sulla fascia 18/25 anni e spero sia un dato che si confermerà nei prossimi anni. Abbiamo lavorato molto con le scuole e l’università, e le sezioni con corsi e attività legate anche a modi meno tradizionali di andare in montagna. Ci sono segnali che questo lavoro, assieme alla nuova comunicazione, possa darci risultati». Discorso diverso per i volontari classici, per capirci, quelli che lavorano. «Lì paghiamo la flessione di cui soffrono tutti. Legata a ragioni anagrafiche e sociali su cui possiamo poco. Certo è che la perdita graduale del lavoro volontario fa diventare un costo quello che prima non lo era, come per esempio la manutenzione sentieri. È inevitabile cominciare a pensare a come finanziarli». E veniamo alla apertura al commerciale, diciamo così, con Spazio Aperto Srl. «È stata una decisione maturata nel giro degli ultimi anni. Noi abbiamo un marchio forte per chi va in montagna. Ma come associazione non lo possiamo sfruttare. Penso a tutta l’attività editoriale che potremmo fare, ma anche alle aziende o manifestazioni o territori che possono avere interesse a promuoversi collaborando con noi. Da lì possono venire le risorse in più che compenseranno il calo dei contributi pubblici e la minor forza lavoro dal volontariato. Senza comunque tradire nulla dello spirito Sat».

NOTIZIE DAL SOCCORSO ALPINO Corriere delle Alpi | 29 Gennaio 2022 p. 28 L'appello del Cnsas a chi va in montagna «Pala, artva e sonda? Bisogna saperli usare» IL CONSIGLIO «Pala, artva e sonda non bisogna solo portarli con sé in escursione perché richiesti dalla legge. Bisogna, soprattutto, saperli usare in caso di necessità». Il monito arriva dal soccorso alpino di Auronzo, in questi giorni impegnato in interventi di recupero di escursionisti in difficoltà nonostante la carenza di neve al suolo. «Le situazioni di potenziale pericolo non mancano, anche se non c'è neve», ha spiegato Giuseppe Zandegiacomo Sampogna, storico capo della stazione auronzana del Cnsas, «le uscite con le ciaspe ad esempio


nascondo sempre grandi insidie. Perché, le ciaspe, richiedono tempi più lunghi nei movimenti oltre a generare più fatica rispetto ad una uscita tradizionale. Questi elementi potrebbero portare ad attardarsi nel rientro. Prima di avventurarsi in una uscita bisogna studiare bene il percorso e, soprattutto correlarlo alle proprie capacità, fisiche e di conoscenza della montagna. La montagna, anche in assenza di neve, non va sottovalutata». Focus concentrato come sempre nella zona delle Tre Cime.«Muoversi nella zona del rifugio Auronzo non presenta difficoltà, allontanarsi anche di poco potrebbe cambiare lo scenario», ha aggiunto Zandegiacomo Sampogna, «il vento di questi giorni ad esempio, in determinati punti favorisce accumuli di neve, in alcuni casi anche molto consistenti. Se l'accumulo si concentra in un canalone, il rischio valanghe diventa elevato. Bisogna prestare sempre grande attenzione a dove si mettono i piedi».Infine pala, artva e sonda: strumenti diventati obbligatori nelle uscite ad alta quota ma dal soccorso alpino di Auronzo arriva un invito ben preciso. «Avere gli strumenti e poi non saperli utilizzare in caso di necessità non aiuta, anzi peggiora la situazione», conclude Zandegiacomo Sampogna, «l'invito agli utenti della montagna è provare, anche a casa, questi strumenti, almeno una volta, per capire cosa fare qualora dovessero davvero servire. Il tutto senza mai dimenticare che noi del soccorso alpino ci siamo, pronti ad intervenire in qualsiasi situazione di emergenza». --Gianluca De Rosa© RIPRODUZIONE RISERVATA

NOTIZIE DAI PARCHI Gazzettino | 14 gennaio 2022 p. 11, edizione Belluno Val Canzoi, il Parco, ripristina il Sentiero Natura Il Parco Nazionale e il Comune di Cesiomaggiore ripristinano il sentiero natura della Val Canzoi. La valle è stata duramente colpita dalla tempesta Vaia, che ne ha compromesso la viabilità, danneggiato i boschi e i sentieri escursionistici. L'anno scorso la Regione e il Comune hanno ripristinato la viabilità di accesso alla valle e ora è quindi possibile realizzare gli interventi di recupero della rete sentieristica, che sono già partiti nei mesi scorsi. Ad esempio con la giornata ecologica realizzata dalla Protezione Civile e finanziata dal Parco e con gli interventi eseguiti dalle associazioni di volontariato con contributo del Comune. Tra gli itinerari turistici danneggiati c'è anche l'anello della Val Canzoi. L'itinerario consente di compiere il periplo del lago di La Stua e di conoscere la natura di una delle principali valli del Parco, grazie a 10 pannelli informativi. Gran parte del sentiero, che si snoda lungo la sinistra orografica del torrente Caorame, è stato gravemente danneggiato dalla tempesta Vaia che ne aveva precluso il transito. Nel tratto da Case Bernardi alla diga vi è stato un primo intervento della protezione civile che ha permesso la riapertura parziale del percorso, mentre il tratto tra la diga e la località Casole è chiuso al pubblico in quanto l'intervento per la sistemazione richiedeva risorse ingenti. Per ripristinare il percorso è stato stipulato, quindi, un accordo di collaborazione tra il Parco e il Comune di Cesio, per realizzare interventi di taglio e allontanamento delle piante schiantate, messa in sicurezza del tracciato, risezionamento dei tratti con sezione ridotta, ripristino delle protezioni in legno e della segnaletica. Nel tratto completamente distrutto dalla furia di Vaia il vecchio percorso sarà sostituito da un nuovo tracciato. L'importo complessivo dei lavori è di 40mila euro, di cui 35mila a carico del Parco e 5mila a carico del Comune, che curerà anche l'affidamento e l'esecuzione dei lavori. «Questo accordo ha dichiarato il Presidente del Parco, Ennio Vigne consente di rendere nuovamente fruibile un percorso di grande interesse naturalistico e turistico, in una valle che costituisce uno dei più noti e frequentati accessi all'area protetta. Ringrazio l'amministrazione di Cesio per la disponibilità a collaborare con il Parco; sono convinto che, per garantire un'ottimale gestione e manutenzione dei nostri territori, sia necessario investire sempre di più in azioni sinergiche tra pubbliche amministrazioni, che ci permettono di utilizzare al meglio le risorse a nostra disposizione». «La collaborazione tra enti ha dichiarato il sindaco di Cesio, Carlo Zanella - si rivela ancora una volta di fondamentale importanza. Questa convenzione permetterà, unendo le forze, di riconsegnare alle centinaia di turisti, escursionisti, amanti della natura, famiglie e anche sportivi un percorso di rara bellezza che, pur rimanendo nel fondovalle, porta a scoprire angoli naturali di enorme pregio».

Alto Adige | 18 gennaio 2022 p. 33 La natura si mette in mostra nei centri visite dei parchi Dolomiti Nei Centri visite dei parci naturali Fanes-Senes-Braies, Puez-Odle e Vedrette di Ries-Aurina si possono visitare interessanti mostre permanenti e temporanee. "Solo ciò che si conosce può essere apprezzato e protetto - ha detto l'assessora Maria Hochgruber - I Parchi naturali offrono non solo occasioni di relax a stretto contatto con l'ambiente naturale, ma curano anche l'educazione ambientale". Nel centro visite del Parco Fanes-Senes- Braies, è aperta la mostra "Mangiare ed essere mangiati", che offre informazioni sulla catena


alimentare in modo interattivo. Nel parco Puez-Odle è stata allestita una mostra di presepi e, per tutta la stagione invernale, la mostra fotografica di Fabian Haspinger dal titolo "Il mondo non basta", che ritrae oggetti posti nell'ambiente naturale, eppure estranei a esso. ll Centro visite del Parco Vedrette di Ries in Valle Aurina ospita una mostra sul mondo delle farfalle.I centri visite sono aperti fino al 2 aprile (gli orari sono consultabili sulla pagina web della Provinica dedicate ai parchi naturali). Per i centri visite a Funes e Campo Tures si applicano quest'anno orari di apertura ridotti. Il centro visite del Parco Naturale Tre Cime a Dobbiaco per ora rimane chiuso. E.D.

Alto Adige | 22 gennaio 2022 p. 21 Apre il nuovo centro visite del parco Sciliar-Catinaccio I Centri visite dei parchi naturali dell'Alto Adige si allargano: ha aperto ai visitatori la nuova struttura inaugurata nel Parco naturale Sciliar-Catinaccio, a Siusi. «I Centri visite e i punti informativi dei sette Parchi naturali del territorio sono vetrine esclusive sui paesaggi unici delle nostre aree protette», sottolinea l'assessora provinciale Maria Hochgruber Kuenzer. lo «Sciliar-Catinaccio» è stato il primo Parco naturale dell'Alto Adige inaugurato nel 1974. Il nuovo edificio del centro visite, di proprietà del Comune di Castelrotto, ospita anche la biblioteca e l'Ufficio informazioni di Siusi allo Sciliar.

EVENTI PATROCINATI L’Adige | 16 gennaio 2022 p. 28 A ritrarre la natura con il corso della pittrice Silvia De Bastiani Tubetti di colore, fogli bianchi, pennelli. Nello zaino gli strumenti di lavoro, poi tra fiori, laghi, boschi e rocce intinge l'anima nella natura, se ne lascia avvolgere e la trasferisce sulla carta. Nello splendido paesaggio di San Martino di Castrozza, tornano i laboratori artistici nelle Dolomiti di "Carta natura" proposti dalla pittrice Silvia De Bastiani, pennellando piacevolmente l'alternarsi delle stagioni. Da tempo l'artista lavora sul tema della montagna e dei suoi elementi naturali offrendo l'opportunità di avvicinarsi alla tecnica dell'acquerello e riscoprire i ritmi lenti della natura e questa volta dedica il nuovo laboratorio a "Dipingere la neve", in calendario dal 21 al 25 marzo (iscrizioni entro domani, 17 gennaio, numero minimo 8 partecipanti). La pittura si ispirerà a sfumature, variazioni di luce e atmosfere pungenti della stagione invernale che saluta l'arrivo di quella primaverile, con la possibilità per i partecipanti di immergersi nei panorami delle Dolomiti, ai piedi delle Pale di San Martino, in Primiero. Neve e montagne saranno protagoniste dei tre giorni di corso, pensati per chi abbia una minima conoscenza dell'acquerello e «per sperimentare la pittura en plein air d'inverno, una ricerca tra il bianco della neve e il bianco della carta, tra assenze di colore e sfumature lievi», raccontando sulla carta la montagna d'inverno. «Circondati dal bianco, trasformeremo l'assenza di colore in sfumatura, luce, ombra, contrasto, vuoti e pieni scoprendo l'infinita ricchezza della tecnica dell'acquerello», spiega De Bastiani. Le sessioni di pittura e analisi individuale saranno intervallate da spiegazioni e dimostrazioni dell'insegnante. Il corso si svolgerà durante tutta la giornata, con facili spostamenti a piedi (o con skibus) per raggiungere le postazioni di lavoro. Programma dettagliato: info@silviadebastiani.it-cartanatura.it/21-25-marzo-2022. Iscrizioni: info@primiero.com, 0439.762525. P.N.


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