Mente e frappè: l’atteggiamento mentale e non solo i nutrienti determinano la risposta della grelina
Alia J. Crum, William R. Corbin, Kelly D. Brownell and Peter Salovey Mind Over Milkshakes: Mindsets, Not Just Nutrients, Determine Ghrelin Response Health Psychology 2011;30(4):424-9 Sebbene spesso ignorato, l’atteggiamento mentale che ognuno di noi possiede (credenze, pensieri, atteggiamenti, aspettative) è un componente chiave in diversi ambiti della salute. Scopo Verificare se il senso di sazietà fisiologico misurato dal peptide intestinale grelina può variare a seconda del diverso atteggiamento mentale con cui l’individuo si approccia ai cibi. Metodo In due diverse occasioni, 46 partecipanti hanno consumato lo stesso frappè latte di 380 calorie con la convinzione di partecipare ad uno studio sulla palabilità di due diversi tipi di frappè: uno di 620 calorie oppure uno di 140 calorie. L’ormone grelina era misurato ad ognun partecipante tramite prelievo endovenoso al tempo 0 (20’ dall’introduzione del catetere venoso), dopo 60’ (periodo anticipatorio al consumo del frappè dove i partecipanti dovevano leggere l’etichetta) e dopo altri 30’, periodo nel quale ai partecipanti era richiesto di bere e di dare una valutazione del frappè. Al frappè descritto con una composizione di 620 calorie era associata l’etichetta “Indulgence”, mentre al frappè indicato a basso contenuto di calorie (140 calorie) era associata l’etichetta “SensiShake” (Fig. 1) Risultati. L’atteggiamento mentale di “Indulgence” ha prodotto un rapido declino nella grelina dopo il consumo della
Fig 1. Etichetta “Indulgent Shake” ed etichetta “Sensibile Shake”.
bevanda, mentre l’atteggiamento mentale “Sensi-Shake” ha prodotto una risposta più piatta della grelina. Fig. 2). Fig 2: Misurazione della grelina (asse delle ordinate) durante il tempo di esecuzione dell’esperimento (asse delle ascisse). L’etichetta “Indulgent” o “Sensi-Shake” era visualizzata dai partecipanti allo studio durante il tempo 20’-60’, mentre il frappè era consumato al tempo 60’-90’.
La sazietà dei partecipanti corrispondeva con quello che loro credevano di aver bevuto (Fig. 3) piuttosto che dai reali contenuti nutrizionali della bevanda che era sempre la stessa. Conclusioni. Gli effetti del consumo del cibo sulla grelina possono essere mediati psicologicamente attraverso le proprie convinzioni e l’atteggiamento mentale presenta effetti significativi sulla risposta fisiologica al consumo del cibo. Commento Questo studio originale ci porta ad affermare che noi iniziamo la digestione con la mente invece che con lo stomaco ed ancor prima di mangiare. Fig. 3. Differenza (in percentuale) di percezione I partecipanti allo studio avevano la di buona qualità del frappè per la salute in stessa sensazione di fame prima funzione dell’etichetta dell’inizio della sperimentazione (effettuata al mattino dopo un periodo di digiuno uguale per ogni soggetto). L’unica cosa che cambiava era l’etichetta applicata allo shake. Questo comportamento che non dovrebbe più stupirci - il dualismo corpo/mente di cartesiana memoria è ormai ampiamente superato da una più corretta visione olistica dell’Uomo - rivela chiaramente che l’alimentazione umana non può rimanere incorniciata in uno scenario fatto di calorie, quantità di cibo, body max index e vitamine.
Tuttavia questo studio è stato effettuato su adulti. I bambini, forse, non hanno questi atteggiamenti mentali appunto perché non leggono le etichette o non si fanno suggestionare? Purtroppo non è così. Già al terzo anno di vita i bambini sono fortemente influenzati dal marchio del cibo che viene loro proposto: stesso cibo offerto in due confezioni differenti e con diverso brand, portano ad una percezione sensoriale ben differente (Robinson TN et al. Effects of Fast Food Branding on Young Children’s Taste Preferences. Arch Ped Adolesc Med 2007;161(8):792-797). L’atto più elementare utilizzato per metterci in relazione con il mondo che ci circonda, la percezione, viene visibilmente modificato dall’atteggiamento mentale anche nel bambino più piccolo. E l’alterazione delle capacità percettive nel bambino è direttamente proporzionale al numero di televisori presenti in casa, quindi, anche senza leggere l’etichetta i nostri cuccioli sono ampiamente influenzabili. I nostri bambini sono esposti ogni giorno a decine di informazioni pubblicitarie che non solo reclamizzano ma insegnano ad apprezzare, a degustare già con la mente, cibo e bevande di cattiva qualità per la salute (leggete: “Trends in the Nutritional Content of Television Food Advertisements Seen by Children in the United States” di Lisa Powell et al, in Arch Pediatr Adolesc Med 2011;165(12):1078-1086 per comprendere l’importanza del problema). L’industria alimentare, che conosce molto di questi umani comportamenti, investe –solo negli USA- dieci miliardi di dollari/anno per il mercato pubblicitario. Chi può sconfiggere questo potentissimo esercito rivolto all’educazione del nostro palato? Messaggio conclusivo L’alimentazione non è riconducibile ad una semplice equazione nutrizionale. Industria, marketing, atteggiamento mentale, istruzione, educazione sono alcuni tra gli ingredienti fondamentali di questo cosmo ancora da esplorare.