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VicenzaPiù n.36, 25 novembre 2006

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DIRETTORE EDITORIALE GIOVANNI COVIELLO

Spedizione in A.P. - 45% art.2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Verona

"Il vostro parlare sia sì sì, no no" Non posso certo definirmi un cultore di cose sacre, ma qualche giorno fa, leggendo uno dei due quotidiani più prestigiosi d'Italia, mi ha colpito, con riferimento all'italico modo di far politica, questa frase di Gesù: "Il vostro parlare sia sì sì, no no". Che dire di più su queste poche, fortissime parole? Solo che non sarebbe male se rientrassero più spesso nel dna di chi ogni giorno vuole insegnarci cosa sia buono e cattivo, cosa fare e cosa non fare, per poi cambiare idea il giorno dopo sulla base di pure e semplici convenienze - e non di ponderati ripensamenti, che sono ben accetti quando motivati da un esame approfondito dei fatti. Sì sì, no no. Che bello se anche i politici italiani e vicentini ci dicessero chiaramente cosa pensano, senza condirlo di 'purché': un avverbio che rende indecifrabile il loro pensiero più di quanto già non lo sia. Ok al Dal Molin a stelle e strisce, ha stabilito il Consiglio Comunale di Vicenza: 'purché' non comporti un aeroporto militarizzato, purché non costi alla città e purché le porti vantaggi in termini di infrastrutture e di indotto. Ma il 'purché' diventa 'Sì' solo se arrivano qui gli appalti per gli imprenditori locali e, giusto dirlo, i connessi vantaggi per i lavoratori delle costruzioni. Questo 'purché' ha avuto il potere di cancellare le obiezioni verso la guerra, perché militarizzazione o no dell'aeroporto (ma strano che il sì netto degli Usa sia solo per il Dal Molin, non in un'altra area senza pista!), migliaia di marines in più in città non equivalgono a innocui turisti amanti del Palladio. Salvo far rispuntare ora altre e nuove obiezioni, quando pare che gli appalti e l'indotto immobiliare non abbiano preso la direzione di Vicenza. Allora addosso alle cooperative 'scavatartufi' dell'Emilia, concorrenti temute dai costruttori locali, come urlava sabato 'un' giornale di Vicenza. E il 'purché' sembra mutare pelle. Ma il 'purché' è anche sulle bocche del governo centrale, che poi è quello che alla fine decide. E lì il 'purché' è multiplo (purché Vicenza sia d'accordo, purché l'area sia diversa, purché la decisione in nome dell'alleanza con gli Usa sia bipartisan...), come multiple sono le anime dell'attuale maggioranza nazionale, alcune delle quali arrivano a pronunciare un 'no no' netto. Quello della sinistra più schierata e dei No global. I No global saranno pericolosi (lo sappiamo e lanciamo perciò un appello forte a che la manifestazione del 2 dicembre sia comunque di confronto e non di violenza strumentalizzata) ma almeno la loro posizione è chiara: no, no. Possibile che solo loro abbiano letto la frase di Gesù?

Anno 1 nr. 36 - Sabato 25 novembre 2006

La Vicenza contro Il tradizionale torpore della città simbolo del Nordest lavoratore è rotto da continue mobilitazioni: lo scorso 21 ottobre quella del popolo di centrodestra, ora la marcia anti - Dal Molin del 2 dicembre. Vicentini tutti in piazza?

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Giovanni Coviello

L'immobiliarista Marchetti: "Costruire? Meglio in altezza"

Comunali 2008 Partito Democratico in corsa. Con Centro e Lega

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Silvia Ziche, una thienese tra paperi e topi Disney

Cassingena: "Il nostro peggior avversario? La sfortuna"

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LETTERE

25 NOVEMBRE 2006

L'esponente della Margherita replica all'articolo della settimana scorsa sui consiglieri comunali poco visibili

L'ira di Cangini: "I desaparecidos sono altri"

Egregio Direttore, Il titolo "Consiglieri desaparecidos" apparso nella locandina della scorsa settimana ha attirato la mia curiosità e contrariamente al solito ho speso 1 euro per acquistare il giornale da Lei diretto. Correttezza vorrebbe che quando si pubblicano notizie che riguardano strettamente la persona e il suo curriculum, la stessa fosse interpellata per non scrivere quantomeno cose inesatte. Per quanto concerne il sottoscritto preciso che il mio impegno politico è iniziato vent'anni fa quando gli estensori del sublime e profondo pamphlet avevano ancora i calzoni corti. Sono stato consigliere e vicepresidente della circoscrizione 6 per un mandato (e non due come da voi scritto) dal 1985 al 1990 quando sono stato eletto in Consiglio Comunale con la DC, riconfermato come primo degli eletti nel 1995(PPI), capogruppo e presidente della commissione territorio. Nel primo mandato Hullweck subentrato all'ex sindaco Sala, nel 2003 rieletto ancora nelle file della Margherita. Nel 1999 nominato rappresentante della Regione Veneto in seno al Consiglio dell'Ente Fiera. Premesso che le uniche persone cui devo render conto del mio operato sono gli elettori che da vent'anni mi onorano della loro fiducia, chiarisco per dovere di cronaca, considerato quanto scritto, che sono stati finora pochi i consigli comunali in cui non sia intervenuto(verificare i verbali) in argomenti che riguardano le mie competenze di commissione e/o di altro genere anche se va detto che la scarsa produttività delle sedute consiliari (1,8 delibere a seduta), la scarsa partecipazione globalmente intesa dell'intero consiglio avvilisce e mortifica spesso l'impegno profuso. E' vero non ritengo che bombardare con interrogazioni o domande di attualità serva molto stante il comportamento di questa Amministrazione (l'ultimo ordine del giorno contiene 172 interrogazioni di cui 15 datate 2004) anche se da qualche tempo assieme al consigliere Guaiti lo facciamo

Cambiano i tempi e cambia anche il modo di fare giornalismo ma la fondamentale correttezza nell'informazione non dovrebbe mai scomparire. Come esiste una TV spazzatura così esiste un giornalismo d'assalto dove spesso non si verificano le notizie pur di arrivare primi, per far carriera ed affermarsi, compiacendo il dominus del momento, intervistando con prevenzione e "interpretando" Il consigliere comunale il pensiero tanto poi Pierangelo Cangini le rettifiche, se ci per piccoli problemi che spes- sono, sono scritte sempre in so toccano da vicino i cittadini piccolo. dei nostri quartieri. C'è in pratica il potere con Una volta i signori giornalisti poche parole di rovinare l'imsi sedevano in aula consiliare magine di una persona. nel tavolo laterale loro riserva- E questo purtroppo lo si to e tuttora esistente mentre riscontra sia nella grande oggi per comodità preferisco- stampa sia in quella locale, in no sedersi più comodamente fogli che sovente sopravvivono con il pc in sala stampa dove solo e grazie al contributo per con un orecchio ascoltano e se l'Editoria, che potrebbero vogliono vedono il dibattito in però rappresentare il sale aula e con le mani scrivono il della democrazia ma che inve"pezzo" da inoltrare entro una ce molte volte sono di scarso e certa ora alle redazioni per banale contenuto e quindi di poi abbandonare il palazzo poca ed inefficace presa nel mentre i "desaparecidos" lettore. stanno ancora sui banchi Ad ogni modo, Illustre (pochi) o nei corridoi (spesso Direttore, per un politico quelmolti). lo che conta è il giudizio degli Non ho mai letto in nessun elettori e la loro espressione giornale che si rendesse conto nel momento del voto e spesso di quante volte durante i tutto questo fortunatamente dibattiti in aula i banchi della va ben al di là di quanto appamaggioranza risultino spesso re dalla carta stampata quotipressoché vuoti e gli unici diana o settimanale che sia. interventi sono molte volte E poiché come ben Voi dite io delle sole minoranze, per non sono un democristiano della parlare degli scranni di Giunta corrente rumoriana, il mio dove molti assessori brillano antico Maestro mi ha insegnaper la loro reiterata assenza in to che quello che conta in poliaula. tica come nella vita è la serena Anche i filmati della locale coscienza del dovere compiuemittente televisiva, ben si to. E questo per me è la guardano dal mostrare simile mia stella polare e Le deserto agli occhi degli elettori assicuro che vale molto vicentini di questa maggioran- di più di qualche caratteza; le riprese sono sempre re cubitale in qualche fatte all'inizio di seduta quan- foglio di qualche più o do i presenti riescono a stare meno noto giornale. ai loro posti e non è ancora Buon lavoro e distinti iniziato il "consiglio parallelo" saluti. nei corridoi. E allora Egregio Direttore, Pierangelo Cangini cominciamo a vedere quanti Consigliere comunale Assessori sono in stand by e snobbano il Consiglio con un Gent.mo dott. Cangini, senso di fastidio per dover sull'unico mandato invemagari intervenire per quanto ce dei due che Le abbiadi competenza! mo attribuito, facciamo

ammenda. Per il resto, ci sem- blicate solo in piccolo e a piè bra che il breve ritratto che di pagina. Ci legga più spesabbiamo riservato a Lei, sti- so, forse si accorgerà che, mato consigliere della affibbiandocene a turno gli Margherita, non sia poi così uni e gli altri, possiamo ben cattivo come lei vuol far sup- dire di non avere patenti di porre. servilismo verso nessuno. Non abbiamo scritto che è Giovanni Coviello assente dai lavori dell'aula, ma solo che non è un amante degli interventi a raffica, fatto che lei stesso conferma. Non pare, francamente, che ciò www.vicenzapiu.com abbia "il potere di rovinainfo@vicenzapiu.com re l'immagine di una persona", mentre il Suo rifeDirettore Editoriale rimeno ai 'pantaloni GIOVANNI COVIELLO direttore@vicenzapiu.com corti' degli ' estensori del sublime e profondo Direttore Responsabile ROBERTO BERTOLDI pamphlet' (che mi onoro di dirigere con i pantaloni Editori PIÙ MEDIA SRL lunghi di un cinquantaStrada Marosticana, 3 – Vicenza cinquenne), sembra farLe amministrazione@piu-media.com dimenticare che sono & EDIZIONI LOCALI SRL proprio i giovani quelli via Nizza, 8 – Verona che vanno incoraggiati per rimuovere le croste Redazione di Vicenza del vecchio conformismo, Strada Marosticana, 3 Vicenza di destra o di sinistra non tel. 0444 923362 - 922766 Fax 0444 926780 importa. redazione@vicenzapiu.com Quanto al Suo sibillino riferimento a "compiaceRedattori re il dominus del momenLUCA MATTEAZZI to", Le ricordiamo che il l.matteazzi@vicenzapiu.com nostro è un giornale libeALESSIO MANNINO ro da qualsivoglia condia.mannino@vicenzapiu.com ILARIO TONIELLO zionamento che non sia i.toniello@vicenzapiu.com quello che ci lega ai lettori, che di mese in mese ci Redazione sportiva accordano sempre magTOMMASO QUAGGIO gior credito acquistandot.quaggio@vicenzapiu.com ci sempre più numerosi in edicola. Collaborano: Lei lo ha fatto solo una GIOVANNI MAGALOTTI G IULIANO CORÀ volta su 35 numeri usciti e si sente in grado di giudiREDAZIONE DI VERONA care, sulla base di qualVia Nizza, 8 che riga che non la osantelefono 045 8015855; Fax 0458041460 nava, un giornale che Redazioni vive senza alcun "contriROVIGO buto per l'Editoria". TREVISO TRENTO E in cui le repliche, come vede, non vengono pubPubblicità Strada Marosticana, 3 Vicenza tel. 0444 923362 - 922766 Fax 0444 926780 vendite@vicenzapiu.com Stampa Stampato dalla Penta graph S.r.l. via Tavagnacco, 61 33100 Udine

Autorizz.Tribunale C.P. di Verona nr. 736/03 del 29/09/2003 Supplemento della Cronaca di Trento del 25 maggio 2006 Associato all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana Iscrizione al Registro Nazionale della stampa n.8857 del 15-12-2000


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ATTUALITÀ

25 NOVEMBRE 2006

Marchetti (costruzioni Bilding) su Vicenza Futura, zona industriale e area Send E lancia un invito ai colleghi costruttori

Il geometra che vuole più squadra DI ALESSIO MANNINO

E' la prima volta che un giornale lo intervista, eppure è un nome noto alle controverse cronache locali su urbanistica, piruea e dintorni. Il geometra Giandomenico Marchetti (vedi box) l'anno prossimo festeggerà i 20 anni di attività in proprio, dopo sette passati alla Incos dell'architetto Gaetano Ingui. Il suo ambito, ci dice, è esclusivamente quello dell'edilizia, "ma mi interesserebbe anche entrare in imprese editoriali, perché no? Noi siamo stati spesso attaccati da chi detiene il monopolio dell'informazione locale, altri invece no". Il settore immobiliare invece in che acque naviga oggi a Vicenza? Negli ultimi anni Vicenza ha fatto un salto di qualità, basti pensare alle tre funzioni eccellenti, come le chiamo io, che sono state varate: il nuovo teatro, il nuovo palazzo di giustizia, l'università. Ma ora l'ambiente è saturo. Penso ad esempio al fatto che ci sono troppi centri commerciali. Meglio operare sulla ristrutturazione di aree di espansione o dismesse. Lei però è il presidente di Vicenza Futura, ovvero dell'associazione di

imprenditori che vogliono costruire da zero un nuovo stadio a Vicenza Est. E ha ottenuto di innalzare un nuovo centro commerciale dietro l'attuale centro Palladio sempre a Vicenza Est. Allora, quanto a Vicenza Futura siamo in una fase di perfezionamento col Vicenza Calcio, bisogna trovare le forme per poter dare corso al progetto, ci stiamo lavorando. Si tratta di 25 ettari, 150 mila metri quadri, un'opportunità per Vicenza. Che però dal 1998 a oggi non si è ancora concretizzata. Con la precedente proprietà inglese della squadra non c'era condivisione, mentre con quella di adesso sì. E sull'area Send (società in cui Marchetti partecipa assieme a Marcello Cestaro, titolare dell'Unicomm proprietaria del centro commerciale Emisfero, ndr) vicino al Palladio, che mi dice? E' un'area commerciale per cui sono stato spesso attaccato in passato sui giornali. E davvero non ne capisco la fonte ispiratrice e la motivazione. Lì, prima che entrasse in vigore la nuova normativa regionale che permette di costruire a

Vicenza fino a 2500 metri quadri, abbiamo ottenuto il permesso per 5 medie strutture di vendita, e l'anno prossimo attiviamo l'operazione. Il ritardo è dovuto anche a questa campagna denigratoria per un'operazione con cubature minori rispetto ad altre che invece non hanno ricevuto alcun attacco. Chi può avere interesse ad attaccarla? La concorrenza. In pratica nell'area Send ci troviamo di fronte a una grande struttura, in realtà. Solo che divisa in 5 parti. La nuova normativa è penalizzante: presentato oggi sarebbe una grande struttura e non avremmo il permesso. Cosa pensa del flop dei piruea? Dopo decenni di immobilismo Vicenza non è pronta per un'espansione così repentina. E' stata una pausa di riflessione che forse ha giovato a tutti. Ma così è stato stoppato anche il "suo", il piruea Ponte Alto. Non tutto il male è venuto per nuocere, mi creda. Quelle operazioni si faranno, in questo settore ci vuole calma e sangue freddo. Ho capito: meglio che la tempesta si calmi. Però è

A Vicenza cantieri aperti per 50 milioni Il geometra Giandomenico Marchetti, vicentino, 45 anni, sposato con un'agente immobiliare ("ma è stato prima di aprire il mio studio"), 3 figli, domiciliato in una antica villa veneta in collina ("ristrutturata da me"), vive e lavora a Creazzo, dove hanno sede gli uffici della sua galassia immobiliare: la ditta di costruzioni Bilding, ora divenuta holding di controllo, e le società di scopo MZ Marchetti-Zanchetta (engineering, dove Zanchetta sta per il cognome del suo socio), e la Parsen. Il tutto sotto il marchio Pirelli Re al cui franchising ha aderito. Un gruppo che ha il suo business prevalente a Vicenza e nell'hinterland (con 50 milioni di euro investiti nei vari cantieri), ma che opera anche in altre parti d'Italia e all'estero.

Giandomenico Marchetti: "Nell'edilizia ci vuole calma e sangue freddo"

più di due anni che si va avanti, Maurizio Franzina ci ha rimesso la poltrona del territorio. A proposito, che ne pensa del suo abbandono? Penso che in generale noi immobiliaristi dobbiamo cercare di essere asettici con la politica. Negli anni di Franzina c'era un dinamismo eccessivo. Per la zona di Ponte Alto alcune operazioni hanno dato seguito a processi per abusi edilizi, un reato non infrequente nel suo campo. Tutta la zona industriale è figlia del peccato originale del piano regolatore del 1954, che lasciava larghe maglie amministrative. C'è chi se n'è fatto scrupolo e chi no, ma la responsabilità è della vecchia situazione normativa. I casi contestati però non sono di cinquant'anni fa. E' un problema di regole, è importante porre regole uguali per tutti. Regole, cioè politica. I costruttori interagiscono con essa, per esempio chiedendo di abbassare gli oneri da 50 euro a metro quadro da dare al Comune per la riconversione della zona industriale. Ma quei soldi, per legge, servono per dotare le future strutture di strade, servizi, verde etc (i cosiddetti standard). Secondo lei è giusto? E' il pubblico che deve creare infrastrutture. Qui invece c'è una tassa, si vogliono farle pagare ai privati. Quello della zona industriale è un problema di carenza di standard lasciato lì per 50 anni, qualsiasi situazione è una soluzione tampone. Del caso Dal Molin e dell'ingresso in scena di aziende legate alle Coop rosse che ne pensa? Un affare sfumato per voi costruttori locali? Guardi, parlando con degli operatori americani mi sono reso conto che Vicenza è conosciuta nel mondo più per la base Setaf che non per il Palladio. Gli americani sceglieranno in autonomia senza

calcoli politici, l'importante è che garantiscano di non allargarsi ancora altrimenti dobbiamo cambiare bandiera all'ingresso della città. Ma Vicenza ha bisogno di un nuovo indotto, il tessile e l'orafo sono finiti. E le dico di più: ci vogliono un'altra fiera e un parco tecnologico-scientifico. Per chiudere torniamo a questo misconosciuto mondo dei 'palazzinari'. Siete comunemente considerati uno dei poteri forti nelle città: condivide? No. Anzi, siamo un potere debole. In Italia siamo malvisti, mentre nel resto del mondo non è così. E soprattutto a Vicenza, dove sembra che invece di sviluppo portiamo malaffare. La speculazione è il vendere e rivendere, il trading. Possibile che non abbiate neanche un po' di responsabilità in questa immagine così diffusa? Non si può generalizzare sull'intera categoria. E' una mentalità sbagliata, come di chi vieta di costruire in verticale. L'orizzontale, cioè cementificando territorio su territorio, è meglio? A Vicenza non si possono fare più di 7 piani, ma se si alza che danno si fa? Alzando non si elimina il problema degli standard. Ma l'urbanistica del futuro è questa, si sviluppa in altezza. Quello che manca a Vicenza è un progetto di città, un "sistema-città". Se io le presento il suo settore diviso fra una tetrarchia (Incos di Ingui, Vernice di Mezzalira, Valbruna di Amenduni e gli interessi immobiliari di Zonin) e un arcipelago (lei e Cestaro, fra gli altri), la considera una fantasiosa immagine giornalistica? Se anche esiste una concentrazione di potere in questo settore, manca la capacità di coesione dei battitori esclusi da essa. Non ci si può lamentare e poi non fare nulla. Io non ho referenti politici a favore, cerco di non averne contro, perché quelli a favore poi magari cambiano.


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ATTUALITÀ

25 NOVEMBRE 2006

Tutto quello che c'è da sapere sulla fusione Ds-Margherita Che a Vicenza potrebbe portare ad alleanze inedite

Partito Democratico, per vincere domani. Con Lega e centristi 2007 quando a Vicenza si svolgeranno le elezioni per la Provincia. "Per quella data, si dice, ci sarà una lista unitaria dell'Ulivo", dice Formisano. E per le comunali del capoluogo nel 2008? Risposta formisaniana: "C'è chi ipotizza che il Pd vedrà la luce nel 2009, in tempo per le politiche. Di sicuro noi vogliamo andarci passando per delle vere primarie, in cui cioè ci sia una reale competizione fra candidati". Sempre restando sul locale, col Pd saranno più facili alleanze con centristi (il Ppe di Carollo, o l'Udc) o anche con una Lega Nord corrente Dal Lago che già a Roma manda segnali collaborativi al centrosinistra? Formisano: "In una democrazia che vede, caso unico al mondo, un Berlusconi che definisce 'comunisti' tutti quelli che stanno dall'altra parte,

DI ALESSIO MANNINO

Se ne parla da dieci anni, e sembra ieri. Già, perché 'ieri', cioè nel 1996, vinceva l'Ulivo con a capo Romano Prodi (più la 'desistente' Rifondazione Comunista) e si discuteva di creare una nuova formazione politica che riunisse il centro e la sinistra della coalizione. Oggi al governo abbiamo sempre Romano Prodi (con Rifondazione dentro l'Unione) e si continua a dibattere su questa innovativa 'cosa' chiamata, all'americana, 'Partito Democratico'. L'inerzia di chi rappresenta il popolo italiano sarebbe materia da far studiare nei laboratori di fisica. Anche a Vicenza si è da poco costituita un'"Associazione per il Partito Democratico", sotto il cui marchio - che già esisteva, coordinatore Federico Formisano - sono confluite "Vicenza Riformista", guidata dal consigliere comunale diessino Ubaldo Alifuoco, e il "Comitato Cittadini per l'Ulivo", responsabile Adriano Verlato. Una sfida, questa del partitone ulivista, che potrebbe avere ricadute destabilizzanti anche sul quadro politico locale. Ma cominciamo dal chiarire un punto: si sono spesi fiumi di parole e d'inchiostro sul 'contenitore', cioè su cosa uscirà dall'unione fra Margherita e Ds, ma si sa ancora poco o niente del 'contenuto', ovvero delle idee che dovranno ispirare il futuro Pd. Formisano (ex democristiano, già consigliere comunale e assessore) risponde con la magica parola "riformismo". Sì ma che vuol dire?, gli chiediamo. "Politica riformista è avere una cultura di governo, che in economia significa puntare alla crescita e alle riforme strutturali, per esempio nelle pensioni. Superando l'ottica di chi vuole soltanto che la torta venga distribuita equamente. Questo va bene, ma bisogna anche pensare a farla crescere, la torta!". Cioè essere attenti allo 'sviluppo', ovvero ai profitti delle imprese. "Che non vanno demonizzati come fa la sinistra radicale - puntualizza Alifuoco -, ancorata com'è a un'ideologia otto-novecentesca che vorrebbe si uscisse dal sistema di mercato. Noi invece diciamo: riformiamo, correggiamo gli spontaneismi del mercato attraverso una politica di solidarietà sociale in cui lo Stato non intervenga direttamente, ma si limiti a regolare.

non essere più considerati tali mette in una posizione che permette un dialogo su alcuni temi". Alifuoco: "Il nostro è un atteggiamento pragmatico, vogliamo andare a vedere se ci sono punti d'incontro". A Vicenza il 'governo dei migliori' con Lega e centristi si può fare, dunque. "Dipende: se il Pd riuscirà a essere quel nucleo forte che non prescinde ma coinvolge i due partiti che lo compongono, e se supererà la soglia del 30%, allora non è esclusa questa possibilità", dicono in coro i due. Perché "per rimettere in sesto Vicenza dal disastro di 9 anni di governo Hullweck bisogna avere un consenso ampio, non una maggioranza risicata", sottolinea Formisano. L'anno che verrà sarà quello decisivo.

E nella Margherita c’è chi vuole più confronto

Ubaldo Alifuoco

Noi uniamo socialismo, liberalismo perché per noi fondamentale è la libertà individuale e la distinzione Statoimpresa - e il cattolicesimo progressista", spiega Alifuoco. D'accordo, ma a proposito di cattolicesimo, come conciliare le posizione etiche di certe frange della Margherita più legate alla Chiesa e la laicità di gran parte dei Ds, per esempio sui pacs, l'eutanasia o la liberalizzazione delle droghe leggere? "Nei grandi partiti come il Democratico americano o il Laburista inglese questi problemi di carattere etico non esistono - taglia corto Formisano -, solo da noi se ne fa una questione strumentale. Ci si intestardisce a voler cercare punti in comune là dove non ce ne potranno mai essere. Ma questo non impedisce di trovare un collante sui grandi temi di politica economica, sociale, estera". Ecco, quali saranno le idee del Pd su questi temi? Stanno emergendo in qualche modo? "Vicenza Riformista e ora l'Associazione per il Pd stanno proprio svolgendo il ruolo di approfondimento programmatico tramite gruppi di lavoro tematici, che poi producono schede sintetiche da pubblicare su internet come questa", ci dice Alifuoco

porgendoci un documento sull'urbanistica. Sinistra Ds e settori della Margherita lamentano tuttavia un completo deficit di dibattito interno. "La verità è che pensano alle poltrone, alle rendite di potere: se ora ci sono due segreterie, poi ce ne sarà soltanto una", è la dura replica di Alifuoco. E di rincalzo Formisano: "Nella Margherita esponenti come Variati si dicono favorevoli ma hanno sempre voluto rimandare. Chi vuole partecipare all'elaborazione delle idee si faccia avanti". La palla ora rimbalzerà sul campo dei congressi dei Ds e della Margherita, entrambi previsti nella primavera del

Federico Formisano

Ma la Sinistra della Quercia: "Dove sono le idee?" Sono quelli che di un partito unico non ne vogliono sapere. Sono i gruppi (Correntone, Sinistra Ecologista, Socialismo 2000, Laburisti) confluiti nella Sinistra Ds, l'ala, come dice la denominazione stessa, più a sinistra della Quercia. A Vicenza hanno i loro punti di riferimento nella deputata Lalla Trupia e nell'ex segretario cittadino Tommaso Rebesani. Che sul costituendo Partito Democratico è tranciante: "Io lo chiamo 'partito preterintenzionale': non c'è uno straccio di contenuti, di idee. I partiti storicamente si sono formati su grandi battaglie ideali". Cioè sulle ideologie. "Ma per noi ideologia non è una brutta parola. Ma poi, scusate, il capitalismo in cui viviamo non è forse un'ideologia? La globalizzazione non lo è?". Vi opponete dunque sulla base di differenze sostanziali. "Noi ci rifacciamo semplicemente alla storia e alla cultura del socialismo europeo, che non è passato di moda. Qui invece stiamo assistendo a una fusione di gruppi dirigenti chiusi nei loro studioli, c'è una vera e propria mancanza di democrazia interna. Sui grandi temi non si sa che posizioni avrà, questo nuovo partito. Non c'è una vera fase costituente, siamo di fronte a un partito in provetta". Potrebbe influire sull'assetto delle alleanze in vista

delle elezioni provinciali e comunali? "Per le provinciali ormai è tardi. Per le comunali è ben diverso, lì le ricadute non sono ancora prevedibili. L'ipotesi di un 'governo dei migliori' con Lega e centristi la respingiamo con forza, è un piano torbido e sottobanco che non ci interessa. Per noi dev'essere il centrosinistra come Unione, semmai, a poter dialogare con le forze di centro, questo sì. E avendo un candidato forte, perché a Vicenza città la partita è aperta, l'ultima volta abbiamo raggiunto il 45%". Nella Margherita, invece, più che contrari a viso aperto si annoverano i 'gradualisti'. Tutti sono, almeno a parole, a favore del Pd. Ma non pochi sono coloro che vogliono tempi più lunghi per la discussione interna. Uno di questi è Luca Lazzaroni, segretario organizzativo provinciale: "La gatta frettolosa ha partorito i gattini ciechi, si dice. Meglio un profondo dibattito nella base, anche se l'obbiettivo finale è condiviso da tutti. La Margherita dopotutto è già un partito plurale, composta com'è da persone provenienti da formazioni diverse: popolari, ambientalisti, laici, etc". A.M.


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INCHIESTA

25 NOVEMBRE 2006

Dopo Berlusconi e il centrodestra, il 2 dicembre sarà in strada il popolo anti-Dal Molin Vicenza scopre la mobilitazione di massa

Altro che lavora e tasi, è l'ora della piazza DI ALESSIO MANNINO

Alla luce dell'evoluzione che sta assumendo la vicenda sulla nuova base americana in città, c'è chi si chiede che senso abbia ancora discutere, animarsi, magari scendere in piazza, pro o contro non importa. Primo: spunta fuori che all'appalto sono interessate imprese di costruzioni legate alle Coop 'rosse', e guardando al colore del governo in carica, a Vicenza si teme che l'affare edilizio da 300 milioni di euro divenga un miraggio per i costruttori locali. Col che cadrebbe automaticamente la quinta 'garanzia' posta dal Comune nell'ordine del giorno approvato il 26 ottobre nel famoso 'consiglio sul Dal Molin'. E oltre a ciò - dettaglio da non sottovalutare - i Ds non rimarranno certamente sordi alle legittime mire delle aziende a loro vicine. Secondo: il referendum locale promosso dalla variegata schiera del No (comitati popolari, partiti di centrosinistra, Cgil, associazioni) è ancora in alto mare, ostaggio delle sabbie mobili burocratiche. E non è così scontato che un suo possibile

esito contrario allo sbarco di altri 2 mila parà statunitensi venga considerato decisivo a Roma: chi conta di più agli occhi dell'Unione al governo, una Vicenza roccaforte e simbolo del centrodestra, o Washington, che oltre tutto, dopo il trionfo dei Democratici alle elezioni di midterm, si convertirà d'ora innanzi a quel multilateralismo tanto invocato dal nostro centrosinistra? Sempre, poi, che si faccia in tempo: la gara d'appalto dovrebbe scattare a marzo-aprile, proprio nel primo periodo utile per indire il giorno del voto. Terzo: gli Americani, tramite il comandante della Ederle, il generale Frank Helmick, non nascondono che la loro opzione era e rimane il Dal Molin, implicitamente scartando altre ipotesi come i terreni privati di Vicenza Est, che in teoria sarebbero la scelta più comoda: sono esattamente davanti all'attuale caserma. Non retrocedere sull'ipotesi Dal Molin significa

Proteste in città per la base americana che se non otterranno l'area demaniale dell'aereoporto volgeranno lo sguardo altrove. Ma la risposta se l'attendono dal ministro della difesa Arturo Parisi, non dal capoluogo berico. L'insieme di queste considerazioni dovrebbe scoraggiare l'iniziativa popolare a favore o contro il raddoppio della base. E invece no: dibattiti e manifestazioni si moltiplicano mostrando tutto il fermento di una Vicenza che pare inizi a scrollarsi di dosso il fare

curiale e i modi democristiani della provincia veneta 'lavora e tasi'. Quest'ultimo aspetto l'avevamo già sottolineato parlando di 'sindrome vicentina', di quell'istinto nordista alla ribellione che il centrodestra ha portato in piazza nel raduno anti-finanziaria del 21 ottobre scorso. E cominciavamo ad abituarci all'idea di una città del Palladio trincea del ceto medio produttivo e imbufalito, che lotta per avere meno tasse e più servizi. Ma nel

pomeriggio del 2 dicembre prossimo scenderà in strada un'altra Vicenza, quella che non vuole "la militarizzazione americana della città", e che si riunirà in un corteo organizzato da tutte le forze che hanno aderito a l l ' A s s e m b l e a Permanente contro il Dal Molin Usa. Non ci saranno solo i "no global", come fin qui si è sempre detto per giustificare un clima di attesa e, diciamolo, di paura. Infatti, a differenza che per la manifestazione della Casa della Libertà, il centro storico sarà off limits per i pacifisti anti-Dal Molin, e men che meno verrà loro concessa Piazza dei Signori. Una cosa è certa: mai s'era vista in questa città, da sempre restìa a farsi sentire rumoreggiando e protestando, una mobilitazione così insistente. E per di più in piazza, luogo principe della democrazia ma tradizionalmente ostico al vicentino medio, che ha sempre considerato manifestare e usare slogan e striscioni una perdita di tempo: "mi gò da lavorare, ciò".

Per il presidente di Voli Regionali la situazione al Dal Molin è ormai compromessa: "Manca il sostegno politico"

L'appello di De Paolis: "Non buttiamo il Dal Molin" DI LUCA MATTEAZZI

"Perchè buttare via una struttura che tante città ci invidiano?". Si potrebbe riassumere così la posizione di Manfredo De Paolis, presidente della compagnia aerea Voli Regionali, che negli ultimi mesi è stato uno degli osservatori più attenti di tutto il dibattito sul Dal Molin. E c'è da capirlo, visto che lui e i suoi soci sul futuro di quell'aeroporto hanno scommesso immagine e quattrini. E adesso si sentono un po' presi in giro per come si sta evolvendo la situazione. "Mi sembra che ci sia molta confusione - spiega -. Vorrei sapere da tutti quelli che continuano a definire intoccabile l'aeroporto,

come pensano di fare. Perché, nonostante il mantenimento dell'aeroporto civile sia una delle condizioni richieste dal consiglio comunale, non vedo nessuna prospettiva concreta di rilancio, e comincio a temere che la società Aeroporti Vicentini aspetti solo di essere liquidata, magari anche dagli americani". A parole, insomma, sono tutti d'accordo nel dire che il Dal Molin non va ceduto ai militari della 173° brigata; nei fatti, invece, le cose cambiano. "Non c'è stato nessun appoggio reale continua De Paolis -. Tutti dicono che l'aeroporto va difeso e tutelato, ma come? Noi di Voli Regionali abbiamo dimostrato che il Dal Molin può ospitare voli di linea, e adesso ci sono condizioni migliori di quando siamo partiti, basterebbe solo un picco-

lo sforzo per raggiungere un risultato importante per la città". Serve, però, anche il sostegno della politica. Cosa che, finora, secondo De Paolis è mancata. Nei mesi scorsi la Provincia ha fatto un passo indietro sul rifinanziamento dell'aeroporto, seguita da Assindustria e da altre associazioni di categoria. E anche il dibattito in consiglio comunale non è stato così determinato. "Il consiglio ha votato un sì condizionato quando poteva essere un no condizionato- aggiunge il presidente di Voli Regionali -. Soprattutto se certe condizioni, come quelle riguardanti l'aeroporto, sono così deboli. Il punto è avere condizioni spendibili: avere un aeroporto civile vuol dire avere torre e pista sotto il controllo dell'Enac: è così?

Quando lo sarà? O si è precisi o è una farsa. Intanto, però, gli americani hanno incassato un sì che a qualcosa è servito, visto che qualche giorno dopo è uscito il bando. Mi sarei aspettato maggior cautela". In queste condizioni, il pessimismo sulle possibilità che aerei civili possano ancora decollare da Vicenza è quasi inevitabile. "Il problema è che manca il supporto politico. Ci vuole il coraggio di farsi avanti. E di dare garanzie chiare, e scritte. Ormai, però, la possibilità di un'attività commerciale per il Dal Molin mi sembra compromessa. Anche perché ho l'impressione che i militari italiani, che finora non hanno mai favorito l'attività civile, stiano fornen-

do l'assist per il passaggio della pista agli americani. Per cui diventa difficile sperare che accada qualcosa di diverso. Con l'umore di adesso, e con le notizie che ho visto negli ultimi giorni, direi che c'è solo un 20 per cento di possibilità di "salvare" l'aeroporto". E la mobilitazione del fronte del no che il 2 dicembre porterà a Vicenza manifestanti di tutta Italia, che peso può avere? "Credo che se la mobilitazione vuole essere più incisiva dovrebbe essere accompagnata dalla proposta di un progetto alternativo da contrapporre ai sostenitori del sì - conclude De Paolis -. Per quell'area non c'è nessuna proposta. Se non va agli americani, cosa ci mettiamo?". Magari un aeroporto civile in grado di funzionare?


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INCHIESTA

25 NOVEMBRE 2006

Pavin, Disobbedienti: "Il 2 dicembre sarà un corteo pacifico, la città è cambiata e si mobilita"

"Anche i vicentini nel loro piccolo s'incazzano" Se ve lo immaginate come una testa calda, un arruffapopolo o, peggio, un 'violento', vi sbagliate. Francesco Pavin, 27nne portavoce dei Disobbedienti vicentini, una settimana prima della manifestazione europea contro le servitù militari del 2 dicembre analizza la situazione politica di Vicenza sul caso Dal Molin. E lo fa con una lucidità inaspettata: "Il centrosinistra ha capito che questo è un laboratorio ma ha paura di intervenire, di giocare la partita." Si riferisce ai Ds, che non hanno aderito al corteo? I Ds fanno un grosso errore, la loro è miopia politica. Perché? Perché i partiti di centrosinistra avrebbero la possibilità di conquistare i consensi che qui mancano loro aprendo alle partite Iva, al federalismo e ai temi che finora sono stati monopolizzati dal centrodestra. E invece non lo fanno, non ci credono. E potrebbero cominciare proprio da qui, da Vicenza col Dal Molin. Pensa che il governo alla fine dica sì alla nuova base americana? Se dirà sì di sicuro il caso non finirà lì. D'altronde il governo dovrebbe semplicemente seguire il suo stesso programma, no? Pare che l'appalto per la costruzione debba andare a una coop rossa. Secondo lei questo influirà? Per la Tav in Val Susa era andata a una coop rossa, ora qui va ad un'altra. C'è un conflitto d'interessi, ma le cooperative, che hanno una storia di appoggio al movimento operaio, dovrebbero rifiutarsi di fare questi affari. Qui a Vicenza, comunque, è in atto un movimento di tipo nuovo, con una partecipazione diversa da quello contro la guerra in Irak,

Ma sull'indotto: "Se non andrà a imprese locali, anche An dirà no"

"Vicentini, non sfilate coi no global"

Esercitazioni della 173rd Airborne a Vicenza

ad esempio. 'Il popolo delle pignatte', è stato definito. Cioè famiglie e cittadini senza tessere di partito o appartenenze 'no global'. La manifestazione del 2 dicembre è stata organizzata dall'Assemblea Permanente contro la base, in cui non ci siamo solo noi Disobbedienti, ma anche i comitati popolari, Emergency, i sindacati di base, i Verdi e i Comunisti Italiani, e soprattutto singoli cittadini comuni. Il Comune teme disordini e danni alla città. Ci sono tanti modi per far stare a casa la gente, farla stare lontana dalla piazza. Uno è metterle paura, parlando ad esempio di 'pericolo G8', un termine fuori luogo. E' il solito terrorismo mediatico. E' una manifestazione europea: arriveranno i disobbedienti degli altri Paesi? Sarà europea perché si deve ragionare in una logica europea, anzi globale. Per il resto le delegazioni europee saranno minime. L'apertura sarà però di un gruppo di pacifisti americani. Questo dà l'idea di quanto

'anti-americani' siamo noi… Come si fa a essere antiamericani quando proprio negli Stati Uniti ci sono movimenti come il nostro e il progetto bushista è stato recentemente sconfessato alle urne? Vicenza sta conoscendo una mobilitazione dal basso mai vista prima. Perché secondo lei? Rispetto solo a qualche anno fa, il contesto è cambiato. Prima della guerra in Irak, tanto per intenderci, questa parabola ascendente di partecipazione non ci sarebbe stata. Ma le guerre, le lotte ambientali come la Tav e il Mose, il terrorismo, tutto ciò ha indotto una nuova consapevolezza sull'insicurezza che è aumentata e sull'esigenza di difendere il proprio territorio. E anche i vicentini, che per tanti anni con la Ederle in città non avevano avuto paura, ora ce l'hanno e innescano una nuova dinamica popolare. Parafrasando Gino e Michele, "anche i vicentini nel loro piccolo s'incazzano". A.M.

Alleanza Nazionale non crede ai saranno secondo lei che "buoni propositi" degli organiz- ruolo avranno allora? zatori della marcia contro la Io spero che non si integrino base americana del 2 dicembre, con certa gente, mi auguro davcosì come non dà loro credito vero per loro che non vogliano quando sostengono che fra i mischiarsi. manifestanti ci sarà una nutrita In ogni caso lei crede sia rappresentanza di cittadini giusto manifestare? senza colori politici o frequen- Oppure, come è stato scrittazioni no global. E lo fa trami- to, è già tutto deciso e allote il suo dominus locale, il pre- ra tanto vale astenersi? sidente provinciale e deputato Io credo che sia stato tutto deciGiorgio Conte. Che però sulla so. Detto questo il diritto a questione dell'indotto lancia un manifestare è sacrosanto. avvertimento: se non andrà a Quello che bisogna vedere è il imprese vicentine, si dovranno modo con cui si scende in piazriconsiderare le condizioni za, è il tipo di manifestazione. poste dal Comune per il sì Tutto deciso, lei dice. Gli all'insediamento a stelle e stri- aggiudicatari dell'appalto sce. però sono ancora in forse. Onorevole Conte, il mese Se dovesse andare alle scorso c'è stata la manife- Coop rosse cadrebbe l'ultistazione della Casa della ma garanzia che il Comune Libertà, la settimana pros- ha messo nero su bianco sima ce ne sarà una euro- condizionando il suo sì alla pea contro le servitù mili- scelta di aziende locali per tari e la Ederle 2: Vicenza la costruzione della base. A sta conoscendo una stagio- quel punto il sì potrebbe ne di grandi mobilitazioni diventare un no? di massa. Il vicentino si sta Non lo escluderei. trasformando da lavorato- Traballerebbe infatti il presupre che al massimo mugu- posto di un nostro supporto al gna a militante che scende progetto, questo è innegabile. in piazza? Io distinguerei molto il caratteA.M. re delle due manifestazioni. Una, quella del 21 ottobre, rispecchia la volontà popolare di protestare contro un'impostazione di politica economica che la maggior parte dei vicentini reputa sciagurata, quella di questo governo. L'altra non è che una chiamata a raccolta di disobbedienti, no global e appartenenti ai centri sociali per far parlare di sé, magari con qualche atto eclatante che mi auguro non sfoci in violenza. Credo proprio che di vicentini ce Giorgio Conte (An): "Manifestare è ne saranno pochi. sacro ma credo che tutto sia già Ma quelli che ci stato deciso"


ATTUALITÀ

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25 NOVEMBRE 2006

Per ridurre i costi molti enti pubblici cedono la gestione di alcuni servizi. Ecco i rischi per lavoratori e cittadini

Esternalizzare è di moda. Ma conviene?

DI LUCA MATTEAZZI Sulla carta il meccanismo è semplice. Messe di fronte alla necessità di contenere i costi, molte pubbliche amministrazioni - comuni, ospedali, case di riposo - scelgono di affidare a ditte esterne la gestione di alcuni loro settori. Risultato: costi per il personale dimezzati e servizi garantiti. In teoria, perché nella pratica il rischio è quello di scaricare i costi sui lavoratori e, alla fine, di danneggiare la qualità del servizio pubblico. Tra gli addetti ai lavori il fenomeno è noto come esternalizzazione e sta prendendo sempre più piede: in certe regioni d'Italia ha assunto proporzioni ormai incontrollabili, tanto che a Roma ci sono ospedali in cui quasi tutto il personale non medico è esterno, ma anche dalle nostre parti è in continuo aumento, soprattutto nelle realtà medio - piccole. "Ormai è endemico - denuncia Sergio Merendino, responsabile del settore pubblico per la Cgil anche se bisogna fare dei

distinguo, perché le forme sono diverse. La cosa è diffusa soprattutto nel settore sociosanitario, dove moltissimi servizi sono ormai affidati a cooperative: gli ultimi casi che si cono stati segnalati sono quelli delle case di riposo di Lonigo, Meledo e Longare. Ma ci sono anche comuni che hanno esternalizzato alcuni servizi, come Recoaro con l'igiene ambientale o Schio con la gestione dei servizi informatici. E anche la Provincia lo ha fatto, con la creazione della società Vi.abilità per il settore delle manutenzioni stradali". In effetti l'esternalizzazione può presentarsi in vari modi. Quello classico, prevede la cessione di un servizio ad una società privata (molto spesso uno cooperativa) tramite una gara di appalto. È quello che sta avvenendo in molte case di riposo, anche private. "Faccio un esempio che ci capita spesso - continua Merendino -. Prima della legge Biagi la casa di riposo affidava ad una cooperativa solo la sostituzione del personale, ad esempio degli infermieri in malattia o in maternità. Dopo l'approvazione della legge 30 questo

Per limitare i costi si rischia di compromette la qualità di servizi indispensabili

non è più possibile, perché si configura come intermediazione di manodopera, cosa vietata alle amministrazioni pubbliche. Per essere in regola, quindi, non resta che affidare interi settori ad una cooperativa". Ad accelerare il fenomeno contribuisce poi anche il cosiddetto blocco delle assunzioni. Da qualche anno il settore pubblico non può più assumere, o lo

Sfruttati e poco considerati: i dipendenti delle cooperative chiedono maggior collaborazione

"Ma noi non siamo lavoratori di serie B" Sottopagati, poco tutelati, e pure malvisti. La situazione dei tanti lavoratori occupati all'interno di enti pubblici tramite una cooperativa non è certo semplice. Nemmeno quando si trova una cooperativa di quelle serie, che rispetta contratti e orari di lavoro. "Io ho avuto la fortuna di trovare una cooperativa che lavora bene, che rispetta il contratto nazionale, e sono da tre anni nello stesso posto - racconta Francesca (nome di fantasia, ndr), operatrice all'interno di una casa di riposo -. Ma ne ho girate tante che il contratto nazionale non sanno nemmeno cos'è. E in ogni caso siamo sempre precarie: ogni due anni c'è un nuovo appalto e non si sa mai chi ti può capitare". Tanta incertezza, dunque, e un inquadramento penalizzante verso i colleghi assunti dall'ente pubblico con cui si lavora fianco a fianco. "Lo stipendio è più basso, anche quando applicano il contratto nazionale - continua Francesca -: io arrivo a guadagnare mille euro perché ho le detrazioni per un figlio a carico, ma molte mie colleghe sono attorno agli 800

euro mensili. E il carico di lavoro è notevole: se un assistente di ruolo si occupa di cinque persone, noi dobbiamo seguirne otto. Siamo sempre sotto osservazione, guardate come se fossimo delle scartine poco qualificate, e dobbiamo sempre dimostrare di essere all'altezza. Sempre sotto stress, non si lavora mai tranquilli". In questa situazione anche i rapporti con i colleghi di lavoro diventano difficili. "Ci guardano con diffidenza, a volte fanno pubblicità negativa nei nostri confronti con gli anziani ospiti della casa di riposo, così poi dobbiamo fare il doppio della fatica per fargli capire quello che in realtà valiamo. Non è facile, se ci fosse un po' più di collaborazione sarebbe tutto più semplice. Anche perché noi non possiamo mai dire niente, per paura di perdere il posto. Il problema è che concorsi non ce ne sono, e anche se ci rendiamo conto di essere sfruttati dobbiamo pur lavorare e portare a casa uno stipendio". L. M.

può fare solo in maniera molto limitata, e deve anzi ridurre il costo del personale. Passare a ditte esterne alcuni servizi, quindi, diventa una scelta quasi "obbligata": tramite le gare di appalto di cui sopra, oppure grazie alla creazione di società che restano a controllo pubblico, ma che sono in grado di muoversi più agilmente nella gestione dei dipendenti (un esempio, riuscito, potrebbe essere quello del consorzio di polizia locale di Thiene). "È una scelta molto diffusa, anche per l'obbligo imposto dalle ultime finanziarie, di ridurre i costi del personale - commenta Claudio Scambi, responsabile del settore pubblico per la Uil . Il punto, però, è che alla fine non si risparmia: i costi per il pubblico rimangono gli stessi, anzi da molte esperienze abbiamo visto che aumentano. Vengono solo spostate delle voci di spesa nel bilancio, e magari aumentano le consulenze, su cui non c'è invece alcuna trasparenza". Va detto che per gli amministratori non è facile destreggiarsi tra le ristrettezze economiche attuali. "Chiariamoci, le difficoltà di gestione delle amministrazioni pubbliche sono reali - precisa ancora Merendino -. Il problema riguarda l'uso smodato di questi processi, e i rischi per lavoratori". Già, perché a rimetterci, alla fine, sono soprattutto i lavoratori. Le differenze tra il settore pubblico e quello privato sono notevoli, e chi si

trova a lavorare in un Comune, in un ospedale o in una casa di riposo tramite una cooperativa ha molte meno garanzie di chi fa lo stesso lavoro assunto direttamente dall'ente. Il posto di lavoro è meno sicuro, lo stipendio è più basso anche del 20 o del 30 per cento, ferie, permessi e malattie sono ridotti. A rimetterci, però, sono anche i cittadini, che rischiano di trovarsi di fronte a servizi di qualità discutibile. Non per colpa del personale, ma di un meccanismo che provoca un continuo turnover del personale. "Torniamo all'esempio delle case di riposo - spiegano i sindacati -. Un operatore sanitario che guadagna sui 700 euro al mese, perché queste sono le cifre che girano, non vede l'ora di andarsene. Quindi c'è un ricambio continuo, e gli anziani si trovano ad avere a che fare con persone sempre diverse. E con molti stranieri, con tutte le difficoltà di comunicazione che possiamo immaginare". Potenzialmente, dunque, le conseguenze potrebbero essere pesanti. Per questo i sindacati lanciano un appello alle istituzioni. "Abbiamo chiesto più volte di protestare insieme per chiedere al governo di rivedere i meccanismi che portano a questa situazione - conclude Scambi -. Ma non abbiamo avuto risposte. Né a sinistra né a destra sembra esserci la volontà di muoversi, e a questo punto viene il dubbio che questo sistema, alla fine, possa far comodo".


ATTUALITÀ

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25 NOVEMBRE 2006

Comprano licenze e capannoni, aprono bar e supermercati. Cresce il numero di attività made in China Gli artigiani: "È anche colpa nostra"

Mercati e ristoranti, la Cina è sempre più vicina

DI TOMMASO QUAGGIO

verrebbe quasi certamente smentita e combattuta. Ma se a pronunVicentini non pian- ciare queste parole fossero espogete sul fatto che nenti di spicco del mondo degli nel territorio si artigiani berici, che reazione si moltiplichino le dovrebbe avere? Secondo il presiattività made in dente degli artigiani di Bassano, China: la colpa è Elfrin Merlo, "i cinesi sanno fare anche un po' più squadra di noi italiani, che nostra, che forse ci siamo arresi e magari pretendiamo di fare soldi abbiamo perso la nostra prover- senza rimboccarci le maniche, biale forza di volontà lavorativa lamentandoci in continuazione". targata nord est. Una frase così, "Dobbiamo analizzare alcuni detta da un cittadino qualsiasi, punti - spiega Merlo -. La colpa anzitutto non è loro, ma nostra. Di fronte a questa situazione stiamo dormendo. I cinesi sono organizzati al massimo, fanno il loro gioco di squadra, noi invece siamo individualisti, non facciamo sistema e se non cambieremo mentalità in fretta prima o poi non andremo più da nessuna parte. Forse è vero, nessuno ha più voglia di tirarsi su le maniche, ma i nostri lavoratori da un lato non ce la fanno più: sono vessati da troppe tasse, sono stanUn minimarket cinese, una realtà in costante aumento chi di un lavoro

Una comunità chiusa Ma i numeri sono in aumento Vent'anni fa si contavano sulle dita di una mano. Adesso, secondo il rapporto del 2005 dell'ufficio statistica del Comune, i cinesi residenti in città sono 399; quelli residenti nell'intera provincia sono invece 1418 (statistiche aggiornate al 31 dicembre 2004). Un dato che lieviterebbe sicuramente se si conteggiassero anche tutti i probabili clandestini, ma che è comunque sufficiente ad inserire la comunità cinese ai primi posti nella graduatoria delle popolazioni straniere più diffuse nel vicentino: i cittadini del paese della Grande Muraglia

sono infatti al 12 posto, su oltre 150 nazionalità presenti, dietro a paesi come la Serbia, il Marocco o l'Albania, ma davanti a Croazia, Tunisia, Nigeria e Polonia. A differenza di altre comunità stranieri, i cinesi hanno da sempre dimostrato una preferenza abbastanza spiccata per quelle attività che gli permettono di mantenere autonomia e indipendenza: difficile vederli come operai in ditte italiane, più facile invece trovarli impegnati in ristoranti, bar o aziende del settore tessile tutte made in China. O, come spiegato nell'articolo, nel settore del commercio.

che non rende più". Insomma, di fronte ad un mercato sempre più difficile e complicato, c'è chi può trovare conveniente passare la mano. Anche ai cinesi. "Se dall'Oriente arrivano buone proposte perché non accettare continua Merlo -: Siamo noi in fondo che cediamo le nostre attività. Io non credo però nell'invasione dalla Cina. Ho fatto un rapido sondaggio: sì, è vero, nelle piazze ormai quasi tutti gli ambulati sono cinesi, ma non credo si tratti di un'ondata travolgente. Noto dei movimenti, ma nulla di preoccupante. Qui a Bassano si è parlato di un "allarme" cinese, riferito all'acquisizione di capannoni che vengono successivamente trasformati in supermarket e laboratori, pronti a fare concorrenza perfino ai discount. Cosa posso dire, se i cinesi vogliono aprire supermercati qui fanno bene, perché dovrebbero farlo i nostri bottegai?" Quello che finora è certo è che se all'inizio i cinesi lavoravano nei laboratori clandestini, spesso ricavati all'interno di scantinati, adesso cominciano a venire alla luce perché hanno capito di essere diventati una sorta di testa di ponte tra la Cina e l'Italia, dove loro possono sostituirsi alla piccola e medi a imprenditoria italiana oggi decisamente in crisi, e perché sanno di poter contare su una forza lavoro decisamente numerosa. "Il problema non è solo degli artigiani - spiega il presidente dell'Associazione artigiani di Vicenza Giuseppe Sbalchiero -, tocca molti più settori. Per quanto ci riguarda, per noi non esiste un ricambio generazionale. Abbiamo insegnato ai nostri figli a fare gli avvocati o gli insegnanti e ora nessuno si "sporca più le mani". Aggiungiamoci che chi rimane è vessato da tanti problemi a cui la politica è sorda. È ovvio che di fronte alle avance dei cinesi molti cedano. In più quando vogliono comprare le licenze pagano in denaro liquido. Di sicuro, però, a Vicenza non sta avvenendo il fenomeno dell'acquisizione di capannoni dove potrebbero essere inseriti supermercati o qualche attività legata al tessile". Nella città berica il problema della cosiddetta "invasione cinese" non sembra quindi attecchire come

La comunità cinese è quella meno integrata e più enigmatica

nella vicina città di Padova, dove in poco più di un anno i bar e gli esercizi gestiti dai cinesi si sono moltiplicati a vista d'occhio. Il "pericolo" che Vicenza si crei dunque una piccola Chinatown sembra scongiurato. Ma secondo i dati della Confcommerio-Fiva (la federazione dei commercianti ambulanti legati all'Ascom) il commercio vicentino parla sempre più straniero e in città ad aprire nuove attività, legate soprattutto alla vendita al dettaglio tra i banchi del mercato, sono soprattutto cinesi, ma anche cittadini extracomunitari dell'area mediterranea. Per quanto riguarda la gestione di bar, invece, non vi sarebbe un incremento di queste attività, almeno non per ora. "La situazione a Vicenza - spiega il presidente Adriano Girardello, presidente provinciale Fiva - non è molto dissimile da quella che possiamo verificare in altre città del Veneto. La Cina è veramente vicina e lo possiamo constatare quotidianamente nei mercati, nella gestione

dei ristoranti, di gastronomie, di negozi di abbigliamento e in tante altre attività. La Cina non è più solo un concorrente per la produzione ma esporta imprenditori che stanno formando una rete commerciale per penetrare meglio nel nostro mercato. A Vicenza però il fenomeno dell'avanzata orientale è meno evidente". Da un'indagine effettuata sui vari mercati berici, uno dei primi settori di espansione dell'ondata orientale, solo in quello di via Dalmazia del giovedì si riscontra un considerevole numero di commercianti cinesi, 17 banchi su 64 presenti. "Ci troviamo di fronte ad un imprenditore commerciale diverso - continua Girardello -, che evita le trafile burocratiche per ottenere il posteggio e quando ha interesse acquista direttamente le licenze dai proprietari dei banchi. Per noi si tratta di una crescita lenta, anche se il fenomeno viene seguito con attenzione ed è monitorato per verificare la sua possibile evoluzione".


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ATTUALITÀ

25 NOVEMBRE 2006

Sotto Natale budget esaurito per l'assessore Magaddino. "Ma in questi anni ho fatto un gran lavoro partendo da zero"

Pietro e i 30 denari concessi al turismo DI Alessio Mannino

Reduce da una polemica "che non avrebbe dovuto uscire sui giornali" - ovvio: a un politico non piacciono mai quando le subisce - sul suo ruolo nelle vicende Aim che l'avrebbero visto comprimario in tono minore, Pietro Magaddino in questa intervista fa il punto della situazione sul suo assessorato. Nato in Libia come il collega ai trasporti Claudio Cicero, 50 anni l'anno prossimo e da 11 in politica con Forza Italia, ha una triplice delega: al turismo, ai rapporti con Aim e all'avvocatura comunale. Il budget per quella più importante, cioè la prima, è però di appena 40 mila euro. Briciole. Come mai il suo continua a essere un settore così sacrificato? Coi tagli che ci sono stati negli ultimi anni - e in questo la finanziaria di questo governo non aiuta - è andata così. Quest'anno li ho spesi già tutti. Ma bisogna chiedersi: cosa è stato fatto qualche lustro fa, quando ce n'erano molto di più? Come venivano spesi? Senza andare indietro di decadi, parliamo della grande debolezza del turismo vicentino oggi: Vicenza è tagliata fuori dalle rotte principali di flusso turistico (che prediligono Verona e Padova, oltre naturalmente a Venezia). Cosa si è fatto per aggredire questo problema? La situazione è così non perché capitato, ma perché per decenni non c'è stata una politica turistica, è mancata la pianificazione. Per anni e anni si è concepito soltanto il turista d'affari, espressione che io detesto perché non è un vero turista: viene, fa i suoi affari e se ne va. Si è puntato su quello trascurando il turismo di massa. Negli ultimi 5-6 anni il turismo d'affari è andato in crisi, soprattutto a causa delle nuove tecnologie che consentono di concludere scambi a

distanza. Così ora siamo scoperti, e non è facile recuperare. Sì ma lei ha sempre sostenuto di aver introdotto il marketing nella gestione pubblica del turismo. Quali sono i risultati? Quando sono arrivato nel 2002 c'era un ufficio turistico fatto da una persona sola che lavorava mezza giornata. Di fatto ho dovuto partire da zero. Non c'era neanche una persona che parlasse una lingua straniera. Ora l'attuale capoufficio parla francese e inglese. Abbiamo realizzato una brochure in 8 lingue. Puntiamo a far venir qui, oltre ai tradizionali tedeschi, i francesi, gli spagnoli, i nordeuropei. Ma anche i turisti dei Paesi emergenti più lontani, come gli indiani, i cinesi, i russi. Poco tempo fa ho portato una delegazione d'affari indiana a vedere l'Olimpico: in 22 anni che vengono qui per lavoro non c'erano mai stati. Ecco, servono visite promozionali che poi fanno arrivare altri turisti. In quest'ottica è anche Film Commission, cioè l'aver reso Vicenza un set cinematografico. Ancora: abbiamo avuto un più 20% di scolaresche quest'anno. Parliamo di Aim. Di recente lei ha fatto presente il suo disappunto per come vengono gestiti

i rapporti fra Comune e azienda. Si sente scavalcato? Ho la delega per Aim da un anno, e riguarda i rapporti istituzionali con l'azienda. Tutti gli altri assessori ne gestiscono di propri a seconda dalla competenza di ciascuna. Io, per dire, non mi occupo di rifiuti o di trasporti. Cos'è successo allora? E' successo che dopo aver preso in mano e risolto il tema "acqua" ho fatto presente alla giunta: attenzione, dobbiamo chiudere anche le altre questioni. Ho fatto quello che fa una buona segretaria: ho fatto presente che ci sono scadenze da rispettare, senza però voler criticare nessuno. Come la scadenza per il bando di gara sui trasporti, per evitare la quale dopo anni e anni si è arrivato finalmente a un accordo con la Provincia per la fusione Aim trasportiFerrotramvie. Ora quali sono i prossimi passi da fare, secondo lei? Intanto è stato importante avviare la procedura per evitare il rischio gara che scadeva a fine anno. Il resto per ora lo lasciamo ai tecnici, non può essere il politico a fare il business plan. Le scelte però sono politiche. Certo, ma in politica i tempi sono lunghi, tutto viene deciso all'ultimo momento, perfino le liste elettorali! Segretezza dei progetti aziendali Aim (peraltro più volte violata): pensa sia un bene o ponga un problema di trasparenza, considerando che l'Aim è ancora al 100% pubblica? Eh, qui c'è l'anomalia di un'Aim che è una spa ma è anche del Comune, unico azionista. A questa domanda si possono dare due risposte

opposte ugualmente eque. Fin quando si operava in regime di monopolio, il problema si poneva fino a un certo punto. Col mercato, invece, se ci sono in progetto alleanze è necessaria una certa riservatezza. La commissione di controllo da me presieduta va relazionata a grandi linee, illustrando cioè le linee strategiche, non l'operatività di ogni giorno. La commissione, nei suoi componenti di centrosinistra, lamenta di non avere documenti dettagliati. Sull'acqua sono avvenuti tutti i passaggi possibili e immaginabili, sui trasporti ho presentato la delibera l'altro giorno. Ultimamente si parla di conflitti d'interesse. Quello del presidente Aim Beppe Rossi lo è, dato che siede nel cda di Stabila, ditta con cui Aim potrebbe fare affari. Non è un problema? E' stato riconosciuto tale nel momento in cui il sindaco ne ha preso atto ma ha derogato a questo doppio ruolo, in modo molto responsabile secondo me. L'importante è

che un conflitto d'interesse sia alla luce del sole, perché di per sé non è un problema, quello che fa la differenza è la correttezza della persona. Insomma in generale bisogna affidarsi speranzosamente all'onestà del singolo. Ma infatti Rossi è stato derogato, perché evidentemente il sindaco lo ritiene una persona corretta. Un'ultima domanda. Lei di mestiere fa l'agente immobiliare. Da operatore del settore nonché da assessore al turismo, come giudica il progetto della Provincia di un albergo di lusso con 100 stanze all'ex Siamic in centro? E' realistico pensare che si riempia? In centro storico ci sono tutti alberghi da 15-20 camere e un'offerta qualitativamente media. Tutti gli operatori sono concordi che a Vicenza una struttura di grande qualità ci vuole, e ben venga, dico io. Che ci sia business, questo me lo auguro. Ma effettivamente un albergo deve avere una capienza di almeno il 60%. Speriamo possa arrivarci col tempo.

Alla fine i mercatini ai Salvi si faranno Il 1 dicembre si apriranno al pubblico i mercatini natalizi nella cornice dei Giardini Salvi, angolo del centro storico da rivitalizzare. Al secondo anno pareva già che la kermesse che nel 2005 ha richiamato 100 mila persone in 15 giorni a Vicenza non si ripetesse: finiti i fondi a disposizione dell'assessorato al turismo. Magaddino ha convinto gli sponsor privati ("anime pie", le definisce) a pagare di più e ha tirato la cinghia sui costi, risparmiando in pubblicità, ad esempio. In tutto la manifestazione verrà a costare "sui 45

mila euro", stima l'assessore. L'equivalente, o poco più, del suo bilancio annuale. Quasi quasi se la manovra economica lasciava la possibilità di mettere la tassa di soggiorno forse poteva essere un 'aiutino' al 'povero' Magaddino. "No, coi numeri che ci troviamo - 100 mila biglietti venduti all'Olimpico, che io uso come indice per le presenza - sarebbe stata deleteria. Mica siamo Venezia, che ha il problema di contenerli, i turisti". A.M.


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DONNE

25 NOVEMBRE 2006

La vicentina che disegna fumetti Disney: "Bisogna viaggiare per conoscere la propria terra. Come insegna Meneghello"

Silvia Ziche, da Thiene a Paperopoli DI ILARIO TONIELLO

Silvia Ziche è nata a Thiene. Dopo aver studiato a Nove si è trasferita a Milano dove ha collaborato per riviste come Comix, Cuore, Linus. Ora vive a Roma, lavora per diversi periodici, ha pubblicato molti libri e fa parte della stretta cerchia dei disegnatori della Disney. La giovinezza passata a Thiene, la formazione e la scuola a Milano, la vita attuale nella Capitale. Com'è il Vicentino rispetto i principali poli d'attività del nostro paese? Cosa dovrebbero fare i vicentini per migliorarsi? "Quando sono andata via l'ambiente locale era soffocante. Ma questa è l'impressione di quando ero una ragazza ventenne che aveva un obiettivo, quello di disegnare, difficile da realizzare in una piccola città. In ogni caso viaggiare e conoscere realtà diverse è necessario per tutti al giorno d'oggi". Quali sono i suoi maestri? "Luigi Meneghello, scrittore fantastico e intellettuale incredibile. Anche lui è un vicentino che ha viaggiato molto ma alla fine ha sempre parlato della sua terra. Riesce a esprimere argomenti pesantissimi con una leggerezza senza pari. Nel campo del fumetto invece ce ne sono tanti, troppi, un vero elenco telefonico. Solo per citarne qualcuno: Giogio Cavazzano, Romano Scarpa, Gian Battista Carpi. Poi Albert Uderzo, quello di Asterix. Fin qua sono tutti autori di origine veneta. Non è un caso: nel Nordest c'è una vera tradizione del fumetto. Una recente scoperta è la francese Claire Bretécher e il suo umorismo nero. Di maestri ne trovo in continuazione". Comix, Linus, Cuore: riviste che facevano riflettere con una risata. Quei tempi sono tramontati per sempre? "Più che riviste erano delle alchimie nate dall'incontro di persone che credevano in

la goffaggine di Pippo. E amo Gambadilegno e tutti i cattivi: gli puoi disegnare tante pose e facce buffe". Il rassicurante mondo Disney e quello caustico di altri tuoi lavori (Alice a quel paese, Gaia, Allegra e Felice, Olimpo Spa, ecc). Quali preferisci disegnare? In quale ti piacerebbe vivere? "Io vivo nel mondo delle mie opere che Silvia Ziche: "Il mondo del fumetto è uno specchio della nostra realtà" poi, attraverso uno specchio un po' deforquello che facevano e utilizza- Jacovitti... assaggio un po' di mato, non è né più né meno vano anche il fumetto per tutto. Purtroppo, solo per che la nostra realtà. È vero rappresentare la realtà in mancanza di tempo e non che il mondo della Disney è modo diverso da quello impo- certo per odio, ignoro i supe- rivolto ai più piccoli ma anche sto dai canali d'informazione reroi americani e i manga". qui non manca la critica ufficiali. Stranamente nell'ul- I quotidiani italiani sociale e la voglia di evolversi timo decennio non si è più avrebbero bisogno di mantenendo lo spirito origiverificata una simile combi- strisce? Come cambie- nario". nazione di talento, entusia- rebbero? Com'è la tua giornata smo e possibilità editoriale. "Sono una fan di strisce dei tipo? Segno dei tempi, forse. Spero giornali americane. Se ci fos- "Comincio un po' tardi, verso proprio che risorgano dalle sero anche in Italia sarebbe le 9,30-10,00 ma poi lavoro ceneri il prima possibile. Ne fantastico. Alcune durano da spedita fino alle 19,00-20,00. abbiamo bisogno". decenni, altre sono molto E poi basta, la sera sono satuCosa consiglia a un giova- serie e si occupano di temi ra, vado fuori a divertirmi". ne che vuole lanciarsi nel d'attualità e politica. Sono Nell'era dei cartoni anicampo dei fumetti? come una telenovela, si aspet- mati, dei videogames e "Seguire degli studi artistici, ta il giorno successivo per della comunicazione eletcome l'Accademia delle belle vedere come continuano. tronica, che ruolo possoarti, per avere una buona Sicuramente i nostri giornali no avere i fumetti classici base del disegno e una cono- venderebbero di più se li su carta? scenza diffusa della maggior adottassero". "La carta non sparirà certo parte delle tecniche. Poi biso- Il mondo di Topolino: è così presto. Per quanto gna leggere tanti autori ed come vivere a Paperopoli riguarda i contenuti, i fumetti esercitarsi tantissimo a rico- o si lavora come in ogni piarli. È importante analizza- altra azienda? re la sceneggiatura, smontan- "Ignorare che la Disney sia do pezzo per pezzo le storie e una grande multinazionale capire il linguaggio del fumet- sarebbe sbagliato. Io, però, to. Se si vuole si può anche mi confronto solo con la redaandare a chiedere qualche zione di Topolino. Sono creaconsiglio direttamente ai tivi che realizzano un settidisegnatori ma nel nostro manale per ragazzi. Lavoro a campo siamo tutti collabora- casa e vado in redazione solo tori esterni. Meglio armarsi di per consegnare le tavole, pazienza e bussare alle porte quindi ogni volta che passo ci degli editori". si ferma a fare due chiacchieOltre al mondo Disney re e una piccola pausa. Forse quali altri fumetti le piac- per questo ho l'impressione ciono? I raffinati autori che lì sia sempre festa". francofoni, i comics ame- A quale personaggio ricani oppure i sempre Disney sei più affezionapiù popolari manga giap- ta? ponesi? "È banale rispondere con "Oltre agli autori che ho già Paperino, ma è così. Perché è citato adoro le strisce dei pieno di difetti nei quali ci quotidiani americani, gli identifichiamo eppure è conautori francesi, il grande solante perché nessuno può Andrea Pazienza, il delirante essere peggiore di lui. Adoro

si sono sempre confrontati con altri generi letterari, a partire da libri e cinema. I fumetti cambieranno, così come cambia ogni mezzo di comunicazione quando se ne sviluppa uno nuovo, ma non spariranno perché tutti i media sono interconnessi tra di loro". Vicenza probabilmente diventerà una delle basi Usa più grandi d'Europa e gli americani "invaderanno" la città palladiana. Come si evolverebbe questa storia in un fumetto? "Manco da molto da Vicenza quindi non conosco la storia nei dettagli la storia ma... sì ne ho sentito parlare anche qui a Roma. Sono contro la guerra e ogni forma di militarismo. Mi rendo conto, però, che la nostra civiltà si è evoluta nel corso dei millenni soprattutto attraverso guerre e conquiste. Il pensiero militare a base di gerarchie, ordini e responsabilità si trova in tutte le strutture organizzative create nella società moderna: politica, scuola, lavoro. Ignorarlo sarebbe troppo facile. Un fumetto sulla Vicenza americanizzata? Lo immaginerei simile a Sturmtruppen, dove poco alla volta non si parla più di guerra o un obiettivo di pace da raggiungere ma di un luogo dove la vita militare diventa fine a se stessa".


INTERVISTA DOPPIA

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Italo Francesco Baldo, professore di filosofia dell'associazione cristiana ‘Una Voce’. "Ridere fa bene, ma ci vuole rispetto"

Il cattolico: "Oggi i comici sono volgari. Meglio Totò"

Satira sul segretario del Papa: Favorevole o contrario? La satira non è uno strumento per sbeffeggiare una personalità morale; la satira serve a rilevare gli errori o i comportamenti immorali, spacciati per morali, usando anche il paradosso, ma sempre per indicare qualche cosa di bene, come faceva Giovenale con le sue Satire. Satira sul segretario del Papa: Favorevole o contrario? C'è proprio necessità di farla? La satira è contro i potenti: secondo lei il Papa è "potente"? Il papa è la suprema autorità (dal latino augere, che significa innalzare) della Chiesa Cattolica e la categoria di "potente", che è tipicamente politica, non si addice al Santo Padre, se non per coloro che non riescono a leggere il mondo al di là del politichese corretto. Esistono tabù nella satira? In ogni relazione umana esistono prima di tutto la buona educazione, la decenza e il rispetto, soprattutto quando si ha a che fare con chi esprime un messaggio che è rivolto alla salvezza dell'uomo e non alla mera gestione dei cosiddetti equilibri politici. Bisogna tenere conto di un criterio di opportunità nel fare satira? Si tratta di rispettare le persone e soprattutto la loro funzione senza servilismi. La satira dovrebbe essere un momento di riso, non deve tediare. La satira può avere secondi fini di carattere politico? Dipende da come è costruita, in Italia tutto è stato trasformato, dal 1968 e dintorni, in politica, per cui si opera sempre e comunque come se tutta la realtà dell'uomo fosse "politica" e ciò ormai , come le tasse di Prodi, non fa proprio ridere. C'è un "par condicio" satirica per cui se si scherza sul Papa andrebbero poi presi di mira anche esponenti dell'Islam? Anche nel caso di altre religioni, il rispetto è dovuto. Talora si scherza, ma come sempre bisogna tener presente l'adagio: scherza con i fanti, ma non con i santi! Ovvero abbi rispetto per quello che è importante, di valore si direbbe oggi, per le persone. Perché gli stessi che nel caso delle vignette su Maometto difendevano il diritto alla satira oggi lo criticano? Perché sono i soliti che pensano solo sul presente, oggi così domani secondo le convenienze e magari anche il sant'oro. Esiste libertà di satira in Italia

(vedi casi passati di censura o assenza dal video, come per Luttazzi o i Guzzanti)? In Italia si è spesso arrivati alla denigrazione, facendola ritenere satira. Basti ricordare l'inserto dell'Unità "Il male" a proposito di Giovanni Paolo I e di Giovanni Paolo II. Luttazzi e la Guzzanti non sono certo "il matto" di re Lear, non esprimono verità scomode, ma fanno più leva spesso sulla volgarità: dovrebbero imparare da Totò. Chi è il comico satirico che le piace di più? Direi che oggi non vi è un comico raffinato, talora Ezio Greggio. Come mai secondo lei a Vicenza non si è mai sviluppata una tradizione di satira? La satira nasce come i funghi: un anno qui e un altro là. A Vicenza si è fatta satira sui politici, basti ricordare i deliziosi volumetti di Anonimo Berico (Sulla breccia dell'onda; L'arcipelago gulasch, I lumi della ragione) Chi sono le prime persone di Vicenza che le vengono in mente come bersagli satirici? I consiglieri comunali Alifuoco, Equizi e Cicero, quella deliziosa passante che nonostante il freddo mostra il pancino…di qualche kilo di troppo; dei preti non si può più ridere, tanto sono irriconoscibili, vestono "alla moderna", ci restano però le suore che filano, ossia fanno la fila per le primarie. Commenti queste frasi: "Chi sa ridere è padrone del mondo" (G. Leopardi) Aristotele sosteneva che l'uomo è l'unico essere che ride, e che piange aggiungeva anche Erasmo da Rotterdam, per cui saper ridere fa bene e solleva dagli affanni, purché non sia un riso sardonico. Non a caso quando l'uomo smette di ridere iniziano i guai del mondo, quindi non facciamo troppo gli intellettuali sul riso, perché si sa che gli intellettuali ridono poco, sono impegnati a pensare al loro prossimo errore, naturalmente politicamente corretto! "Cerca il ridicolo in ogni cosa e lo troverai" (J. Renard) In ogni cosa vi è il lato comico, al ruzzolone corrisponde sempre il riso e non si sa perché. È nelle cose, ma sempre rispettando le persone e soprattutto senza l'eccesso di volgarità "alla Littizzetto", che fa ormai sorridere solo quegli adulti che sono rimasti all'età del primo giorno della scuola materna quando, consegnati angeli alla mattina, furono ritirati scaricatori di porto alla sera.

25 NOVEMBRE 2006

L'avvocato Ferdinando Landi, radicale storico, a sorpresa si schiera per una satira "con dei limiti"

Il laico: "Niente prese in giro della religione"

Satira su Papa: favorevole o con- comunque metto Dario Fo, ho anche trario? tutte le sue opere. La satira in una società libera e demo- Come mai secondo lei a Vicenza cratica è prova e segno di libertà. non si è mai sviluppata una tradiSatira sul segretario del Papa: zione di satira? favorevole o contrario? Fino agli anni Venti, in Italia erano difIo sono favorevole che si faccia su fusi alcuni periodici satirici, a volte di chiunque. satira feroce anche nei confronti della La satira è contro i potenti: Chiesa Cattolica e dei suoi rappresensecondo lei il Papa è "potente"? tanti. Pure a Vicenza era pubblicato il Non ha un potere temporale, solo spiri- settimanale "El Babao" scritto in gran tuale. Che però influenza le scelte di parte in dialetto vicentino, del quale mi certi politici. pare fosse collaboratore e fonte straorEsistono tabù nella satira? dinaria di barzellette Elsi, che anche La satira, come espressione dell'umori- dopo l'instaurazione del regime fascista smo negli scritti, nei disegni e nelle continuò a raccontare barzellette ai parole, ha i suoi limiti soltanto nel giovani al Canton del Gala, tra corso rispetto del pensiero, delle credenze, Palladio e contrà Cesare Battisti. delle opinioni altrui e, naturalmente, Ricevuto dal vescovo Rodolfi - che era nel buon gusto. ritenuto un antifascista - alla domanda Bisogna tenere conto di un crite- se gli risultasse che il nuovo regime rio di opportunità nel fare satira? stesse operando bene, Elsi rispose: "Se Entro questi limiti la satira è opportu- lo dise lu, ecelensa…". na, a volte necessaria e utile anche alle Morì in carcere nel 1944 a seguito delle persone che ne sono oggetto, pure se percosse infertegli dai brigatisti neri. autorità religiose. Chi sono le prime persone di La satira può avere secondi fini di Vicenza che le vengono in mente carattere politico? come bersagli satirici? La satira normalmente ha fini politici. Non saprei. Però posso dire che le perC'è un "par condicio" satirica per sone oggetto di satira, in consideraziocui se si scherza sul Papa andreb- ne dell'attacco satirico che ricevono, bero poi presi di mira anche assumono un'importanza che spesso esponenti dell'Islam? non hanno. 'Grandi' politici vicentini, La satira, come ogni altra forma di pen- per esempio, non ce ne sono. siero, ha i suoi limiti nei criteri che ho Commenti queste frasi: "Chi sa esposto in precedenza. ridere è padrone del mondo" (G. Perché gli stessi che nel caso delle Leopardi) e "Cerca il ridicolo in vignette su Maometto difendeva- ogni cosa e lo troverai" (J. no il diritto alla satira oggi lo cri- Renard) ticano? Sono d'accordo con entrambe. Ridere La satira può colpire chiunque, ma non fa sempre bene. i simboli religiosi. Esiste libertà di satira in Italia (vedi casi passati di censura o assenza dal video, come per Luttazzi o i Guzzanti)? Negli ultimi cinquant'anni la satira si è fortemente autolimitata e soltanto recentemente attori quali i Guzzanti, la Littizzetto e Crozza ne stanno recuperando la tradizione e l'importanza. Sono scomparsi anche i giornali umoristici e satirici che erano ricomparsi dopo la fine della seconda guerra mondiale Chi è il comico satirico che le piace di più? Non li vedo mai, qualche volta ho visto la Littizzetto, Maurizio Crozza: i suoi scherzi sul Pontefice hanno mi piace abbastanza. Su tutti aperto il dibattito su satira e religione


PERSONAGGI

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25 NOVEMBRE 2006

Storia di una giovane coppia di Arzignano che ha deciso di celebrare il "giorno più bello" secondo le usanze degli antichi popoli arrivati dall'Irlanda

Acqua, aria, terra e fuoco: i fiori d'arancio con rito celtico

DI LUCA MATTEAZZI Niente spadoni, capelli lunghi e pozioni magiche, come vorrebbe lo stereotipo. I Celti del 2000 si "nascondono" dietro un'apparenza assolutamente normale: vestiti semplici, una tranquilla casa in collina, un lavoro come tanti. Non fosse per quel desiderio di mantenere in vita tradizioni e riti che risalgono ad una delle prime popolazioni che hanno abitato il Veneto, oltre 2000 anni fa. Erica e Luciano, due giovani di Arzignano, si sono sposati a luglio con un rituale celtico. La mattina cerimonia in Comune, per dare un valore legale alla loro unione, la sera festa nel giardino di casa, con amici e parenti. E all'avvicinarsi della mezzanotte, il rito ispirato alle usanze degli antichi. "Abbiamo deciso di richiamarci ai quattro elementi, l'aria, l'acqua, la terra e il fuoco - racconta Erica -. È stato tutto molto semplice, ma molto sentito; anche tra chi non la pensa come noi ci sono state persone che si sono messe a piangere, altre a cui è venuta la pelle d'oca, altre che hanno sentito che qualcosa stava cambiando dentro di loro e stanno ancora cercando delle risposte". Per loro, alla base del recupe-

ro della tradizione celtica c'è infatti una ricerca interiore, il tentativo di trovare risposte a quelle domande che prima o poi tutti si pongono. "Tutti abbiamo un'anima e un corpo: il problema è che spesso il corpo ti trascina in una direzione diversa da quella dell'anima. Invece devi seguire il cuore, altrimenti sono guai: se vai contro quello che sei resti fermo, continui a sbattere contro un muro senza trovare quello che cerchi" continua Erica. Ecco allora la passione per l'Irlanda ("una terra fantastica, una tavola di roccia su cui i Celti si sono letteralmente costruiti un terreno fertile"), lo studio, i contatti via internet con persone che stanno seguendo un percorso simile, e l'avvicinamento alla tradizione celtica. O, meglio, ad una tradizione che si richiama all'antico paganesimo celtico. "Più che in un dio credo nella dea. Intesa come dea madre, ma soprattutto come simbolo femminile di vita e di continuità. La vita viene dalla donna, e continua grazie all'uomo che è ugualmente fondamentale. È il ciclo della vita, del sole e della luna, dello scorrere delle stagioni. E gli antichi Celti erano persone che seguivano i ritmi della natura: oggi chi è che ascolta più il parlare della natura? Forse non lo fanno

nemmeno i contadini". Una spiritualità positiva, dove il contatto con la natura ha un ruolo fondamentale ("quando in cucina avanziamo qualcosa lo diamo agli animali del bosco"), dove parlare di streghe o di magia non è un tabù ("il segreto della magia è la fede in quello che si fa; del resto anche la Bibbia, a suo modo, è piena di magia: Mosé ha diviso il Mar Rosso, e Gesù trasformava l'acqua in vino e faceva resuscitare i morti"), e in cui il rispetto per gli altri non manca mai. "Confrontandoci con persone di altre religioni vedo che abbiamo molte idee comuni - spiegano . Tutti crediamo nell'immortalità dell'anima, nella presenza del divino, nell'importanza della spiritualità, solo che le chiamiamo con nomi diversi. In fondo, però, le regole sono le stesse: ama te stesso, non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te, rispetta l'altro. C'è una base comune, poi ci sono sempre quelli che estremizzano, da una parte come dall'altra". La cosa strana, è che una tradizione che per secoli è sopravvissuta senza nessun

Celti, chi erano costoro? Difficile ricostruire con precisione una mappa delle popolazioni celtiche. Con questo nome ci si riferisce infatti ad un gran numero di popoli che nel periodo di massima diffusione, qualche secolo prima di Cristo, erano sparsi in tutta Europa, dalle Isole Britanniche alle regioni della Germania centrale, per arrivare alla Francia, all'Italia settentrionale (anche in Veneto) e alla penisola Iberica. Di comune i Celti hanno l'origine indoeuropea, una cultura in cui si mescolano influenze orientali e nordeuropee, ed una derivazione con quelle che gli archeologi chiamano civiltà di Hallstatt (dal nome di una località austriaca a una cinquantina di chilometri da Salisburgo) e civiltà di La Tène, (località svizzera sul Lago di Neuchatel). Avevano una struttura sociale abbastanza semplice, in cui gioca-

vano un ruolo di primo piano i sacerdoti (i druidi) e i cavalieri - guerrieri, e in cui erano fondamentali i legami con la famiglia allargata (il clan). Rispetto alla cultura greco - romana, che si propone di controllare e dominare la natura, i Celti preferivano conviverci ed abbandonarsi ad essa. Nasce da qui il grande rispetto per la natura, la sacralità di alcune piante, l'idea del bosco come luogo sacro, che sono alcuni dei pilastri della loro religione. Tradizioni che oggi sopravvivono, in parte, soprattutto in Irlanda, considerata la culla della cultura celtica: del resto l'isola delle brughiere fu uno dei pochi paesi, se non l'unico, in cui la cultura celtica ebbe la possibilità di svilupparsi senza troppe contaminazioni almeno fino all'arrivo del cristianesimo.

I preparativi della cerimonia celtica

testo scritto, tramandata oralmente da druido a discepolo o da madre in figlia, adesso si diffonde attraverso le moderne tecnologie della rete. Con forum, siti e newsletter che permettono di tenere i contatti tra chi condivide queste convinzioni, e magari di programmare assieme la celebrazione delle feste principali. Il calendario celtico ne prevede otto: quattro coincidono con solstizi ed equinozi, quando "si festeggia l'arrivo di una nuova stagione e si ringrazia per quella appena conclusa: questo è importante, mai dimenticarsi di ringraziare"; le altre cadono in momenti forti dell'anno, ad esempio tra ottobre e novembre, in coincidenza con quella che oggi è Ognissanti o, in

versione a stelle e strisce, Halloween. Tutte si festeggiano con il sabba, da non confondere, attenzione, con le danze sataniche a cui è spesso questa parola è associata: "Le nostre feste sono divertimento e allegria: si balla, si mangia in compagnia, si danza - concludono Erica e Luciano -. Niente a che vedere con il satanismo: solo i cristiani credono a satana. L'equivoco di fondo nasce dal fatto che una delle antiche divinità era Pan, dio dei boschi e quindi rappresentato con corna di cervo, e simbolo di vitalità. La tradizione cristiana, nel tentativo di cancellarlo, l'ha identificato con il male. Ma la nostra è una religione positiva".


SPORT

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25 NOVEMBRE 2006

Il presidente biancorosso: "Fino ad adesso il Vicenza ha avuto il corvo sulla spalla. Ma io non mollo e a gennaio cercheremo rinforzi"

Cassingena, un presidente in trincea

DI GIANFRANCO GALANTI Lo stile del presidente del Vicenza Calcio, Sergio Cassingena, è inappuntabile. Il suo Vicenza staziona a fondo classifica, bistrattato pure da arbitri e ispettori di lega, contestato e criticato da tifosi impazienti di rivedere i biancorossi lottare per obbiettivi più nobili. Una stagione più difficile dell'altra da quando ha deciso che il Vicenza è cosa dei vicentini, e ne ha preso la testa. "Rifarei tutto, quello che stiamo portando avanti non solo un progetto, ma passione pura". Sembra tonico il presidente e ne ha per tutti: per l'arbitro Zanzi, "inesperto e inadeguato", per l'ispettore della Lega presente allo stadio sabato, "la severità del suo rapporto non ha riscontro nei fatti", per i tifosi, "se qualcuno vuole rilevare il Vicenza e i suoi debiti, si faccia avanti", salvo immediata rettifica, "io comunque non lascio". Un presidente in trincea che da tifoso, tifoso vero, sostiene la sua squadra e suoi colori. Presidente Cassingena, danno e beffa ci sono stati sabato con quel rigore che non c'era e la vittoria che di conseguenza è sfumata.

Le squalifiche e le ammende del giudice sportivo come le inquadriamo? L'ispettore di Lega presente ha calcato la mano in maniera inopportuna. Io ero nel tunnel a fine partita e non ho visto atteggiamenti di minaccia o insulto né da parte dell'allenatore, né di nessun altro. C'era rabbia, questo certo. Abbiamo scritto al presidente federale Matarrese e al designatore Tedeschi per avere più rispetto nei nostri confronti. Anche Gregucci si è sfogato il giorno dopo VicenzaTreviso chiedendo nient'altro che "rispetto"… Il rigore di sabato lo devi dare se sei assolutamente convinto di averlo visto. L'arbitro non ha visto niente, ha fatto tutto l'assistente. Zanzi è inesperto e inadeguato. Paghiamo l'inesperienza degli arbitri. Questa è l'onda lunga di "Calciopoli"? Sono arrivati arbitri giovani che hanno l'ansia da prestazione. Hanno il tormento del commissario arbitrale che poi li deve giudicare e non sono sereni, che per gli arbitri è dote fondamentale. Da mangiarsi le unghie vista la prestazione della

Sergio Cassingena, presidente del Vicenza Calcio

squadra. I ragazzi hanno giocato bene, hanno creato occasioni, due le hanno concretizzate, buon il possesso della palla. La prestazione c'è stata, e anche convicente. A proposito di occasioni, qualcuno ha fatto il malocchio a Cavalli? E' sempre presente nelle azioni salienti, ma…. Si, Cavalli gioca bene deve sbloccarsi. Ricordo una stagione in cui Murgita nel girone d'andata fece 2 gol e in quello di ritorno 14. Non siamo superstiziosi, però possiamo dire che fino adesso il Vicenza ha avuto il corvo sulla spalla. Gregucci è un allenatore, per bocca dei giocatori, "sanguigno", passionale. Uno insomma che dà

motivazioni. Le sembra che stia trasmettendo questo alla squadra? La squadra sta ricevendo e assimilando le motivazioni e tutte le osservazioni tattiche e tecniche del mister. Da quando è arrivato, tutti sono molto migliorati. E anche il gioco ha avuto un salto di qualità. Senta Presidente, le sembra che dall'inizio della sua gestione ci sia qualcosa che non rifarebbe? No. Noi quando abbiamo cominciato quest'avventura, lo abbiamo fatto perché avevamo un progetto. Gli uomini con cui collaboro e ho collaborato, dirigenti e allenatori, hanno tutti svolto un lavoro encomiabile. Parlo di Gasparin prima e Vignoni adesso. Allo stadio qualcuno non

la pensa così. Lo striscione della curva sud "Squadra in alto mare, Cassingena devi sborsare" era di non sola contestazione, però… L'abbiamo detto, a Gennaio compatibilmente a diversi fattori, andremo nel mercato per cercare rinforzi. Sull'altro striscione invece, "Cassingena vattene", cosa ha pensato? Sono rimasto dispiaciuto perché sto facendo tutto quello che è possibile fare. C'è qualche compratore che vuole rilevare il Vicenza e i suoi debiti? Si faccia avanti… Chiaramente è una provocazione, perché io non mollo. Non lascio il Vicenza perchè credo in questo progetto, credo nella squadra e negli uomini che ne fanno parte.

ODISSEA VICENZA Pugni chiusi e amaro in bocca. Sono usciti così dal campo i ragazzi di Gregucci dopo il pareggio interno contro il Treviso. Un pareggio che sarebbe dovuta essere vittoria ma che così non è stato per decisione arbitrale. La giacchetta nera, in questo caso "maglia nera", in questione è l'arbitro Zanzi con la complicità dell'assistente di linea. Un rigore che non c'era a tempo scaduto, dopo un'ottima prova del Vicenza che ha rischiato di mettere a segno la prima vittoria, soprattutto tra le mura amiche. Mura amiche ma non troppo nei confronti del presidente Cassingena, bersaglio di due striscioni: uno piuttosto provocatorio ma pacato e forse anche costruttivo, da parte della Sud: "Squadra in alto mare, Cassingena devi sborsare!". L'altro striscione più, contestatore, in

originale esposizione spalmata nei due tempi di gioco, nel lato "Distinti". Primo tempo: "Tre anni di buio" che già lasciava intuire chi potesse essere il destinatario, ma per chi nutrisse dubbi, gli implacabili contestatori non hanno voluto lasciare nulla al caso e nel secondo tempo hanno aggiunto: "Cassingena vattene!". Finora alla voce "compratori" la casella rimane vuota e quindi la squadra rimane all'attuale presidente, cui va dato atto di aver almeno riportato il Vicenza ai vicentini. E non è poco. Annus horribilus, direbbero i latinisti: gol sciupati e distrazioni fatali, pali e traverse, infortuni da far rabbrividire anche la Croce Rossa e adesso anche fischietti che non dovrebbero fischiare. L'occasione di sabato era più che ghiotta, ghiottissima. Le dirette concorrenti, Verona e Pescara

le due più vicine hanno provato a fare un favore al Vicenza, uscendo sconfitte nei rispettivi impegni di campionato e i biancorossi avevano gradito l'invito, che però non è piaciuto all'arbitro. Insomma, come Ulisse, sballottato da un capo all'altro del Meditteraneo nell'Odissea, per volontà divina, anche il Vicenza ha imbastito questa sfida al proprio destino. L'Ulisse omerico ne è venuto fuori con tenacia, passione e astuzia, aspettando sempre il momento opportuno per rivelarsi e vincere le sfide ciclopiche che il Fato gli metteva davanti . Il Vicenza, che qualche credito con il Destino lo vanta, sabato al Menti è chiamato, contro un Arezzo che in classifica sta sotto allo zero, a rimettersi in rotta verso un'Itaca chiamata salvezza. G. G.


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SPORT

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Per le biancorosse esordio contro Chieri, come l'anno scorso. Poi subito Novara e Padova. Obiettivi: play off e qualificazione europea

Volley, finalmente si parte. La Minetti cerca l'Europa DI TOMMASO QUAGGIO Archiviata la pratica dei mondiali femminili, inizia ufficialmente domenica 26 novembre il campionato di serie A, la Findomestic Volley Cup 2006/2007. Per la Minetti Infoplus Vicenza l'avvio della nona stagione nella massima serie (che ne fanno il terzo club per anzianità in A1) si aprirà con la trasferta piemontese contro la Big Mat Chieri. Il calendario quest'anno ha subito uno slittamento dovuto ai mondiali di pallavolo in Giappone e la stagione andrà avanti con la regular season fino al 6 maggio 2007, per proseguire con i play off, destinati alla prime otto classificate dal 9 maggio, e per concludersi poi con le finali scudetto in programma dal 6 al 20 giugno. La formazione vicentina prima dell'esordio in campionato ha affrontato una serie di test match per consentire al coach Benelli di testare le ragazze provando varie soluzioni di gioco. Per le biancorosse potrebbe essere di buon auspicio che il campionato riproporrà, pur se a campi invertiti, l'avvio dell'anno scorso, quando la formazione vicentina vinse in casa contro Chieri per 3 a 2 disputando poi un'ottima stagione. Il calendario, con un inizio impegnativo, propone già alla seconda giornata, prima del successivo derby veneto col Megius Padova, il big match con la Sant'Orsola Asystel Novara che con Aguero punta dritta allo scudetto. La prima partita in casa, il 3 dicembre con le novaresi, sarà anche l'occasione per inaugurare con i tifosi vicentini il nuovo PalaCia, riconsegnato alla squadra la penultima settimana di novembre. "Devo ammettere che l'avvio di stagione sarà molto forte commenta l'allenatrice biancorossa Manù Benelli- Le migliori squadre le troveremo già nelle prime giornate del campionato. Con il rientro al PalaCia ora ci alleniamo con gli orari giusti e anche per le ragazze non

Questo il calendario di serie A1

L´allenatrice Manù Benelli: "Le migliori squadre le troveremo già nelle prime giornate del campionato"

ci sono più problemi di spostamento da un impianto all'altro. Speriamo di risolvere i piccoli intoppi e di arrivare alla prima gara con tutte le ragazze in forma. Dopo gli impegni di Coppa Italia ho puntato il lavoro sulle singoli giocatrici cercando di trovare il giusto equilibrio. Quello che è certo è che sarà un inizio di stagione duro. Anche se Chieri sulla carta è tra le squadre più abbordabili non possiamo subire cali di concentrazione e ogni incontro sarà una partita a se". Insomma sarà un anno praticamente senza respiro ma che non spaventa per nulla le giocatrici. Quest'anno ad indossare la fascia di capitano sarà Stefania Paccagnella che avrà come sua vice Valentina Arrighetti. "I problemi per un campionato così lungo saranno uguali per tutte le squadre - spiega Pacagnella -, quindi non saranno una difficoltà in più per noi. Ma di sicuro l'inizio di stagione è duro e il campionato molto impegnativo ed equilibrato. La voglia di fare bene c'è. Dobbiamo fare un passettino alla volta e raccogliere il maggior numero di punti". Dello stesso avviso la vice Arrighetti: "Il gruppo è compatto, la formazione che ho

visto fin ora è cresciuta davvero molto in questi due ultimi mesi." Lo scopo della squadra vicentina è quello di ottenere il risultato positivo già nella prima partita in modo da partire con il piede giusto per raggiungere quelli che sono gli obiettivi societari: prima di tutto la salvezza e poi la conquista di un posto per la disputa di una competizione europea nella prossima stagione. Una convinzione condivisa anche dalle ragazze che sanno che non si possono permettere passi falsi, specie nei confronti di quelle formazioni che sono considerate abbordabili e di pari livello. Il presidente Coviello non si sbilancia ma è chiaro: "Fare previsioni ad inizio stagione è sempre azzardato. Meglio attendere qualche giornata per capire le reali forze in campo e se i progetti fatti da tutti i club trovano un reale fondamento nelle squadre, intese anche come gruppo, che ogni presidente ha disegnato solo sulla carta. Il nostro team, in questo senso, ha il vantaggio di essere riuscito a conservare 5 titolari su sette dello scorso anno e questo vantaggio va ben sfruttato per puntare al nostro obiettivo di quest'anno: play off e Europa. Poi nei prossimi 3 anni la nostra caccia sarà al vertice".

A. 26/11/06 1° Giornata R. 18/02/07 Sant'Orsola Asystel Novara Play Radio Foppapedretti Bergamo Scavolini Pesaro Monteschiavo Banca Marche Jesi BigMat Sanpaolo Chieri Tena Santeramo

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SPORT

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25 NOVEMBRE 2006

Caso Dal Molin: i Rangers potrebbero perdere i campi da gioco. Due le alternative per salvare uno dei vivai più ricchi d'Italia

Rugby Vicenza, due chances per andare in meta Dopo il "si" espresso dal consiglio comunale sulla nuova base americana nella zona dell'aeroporto "Dal Molin" ora si attende la decisone del Governo, che secondo alcune fonti dovrebbe arrivare entro la primavera prossima. Nel frattempo i rugbisti vicentini e i loro sostenitori attendono di conoscere il loro futuro visto che il nuovo insediamento militare "targato Usa" prevedrebbe la demolizione dell'unico impianto da rugby di Vicenza, con il rischio di compromettere seriamente la pratica di questo sport in città. Dopo la manifestazione in piazza dei Signori dello scorso 30 settembre, dove i rugbisti biancorossi e i loro sostenitori hanno sfilato cercando si sensibilizzare la città, la mischia berica è pronta a dare battaglia per mantenere la pratica della palla ovale in città. Sul piatto della bilancia si fanno largo due proposte: la prima possi-

bilità prevede una lieve modifica del progetto americano, in modo da escludere l'attuale impianto di rugby dal perimetro della base militare e consentire al Comune di rilevarne la proprietà, al fine di scongiurare definitivamente i rischi di sfratto, anche qualora non dovessero arrivare nuovi soldati Usa in città. La seconda opzione prevede la costruzione di un nuovo impianto di rugby, dotato della stessa metratura e delle stesse infrastrutture di quello attuale, e regolato da una convenzione che riconosca al Rangers Rugby Vicenza un trattamento favorevole a compensazione della perdita dell'impianto "A. Gobbato", che i rugbisti vicentini hanno attrezzato di tasca propria nel corso di trent'anni di permanenza e volontariato. In un caso come nell'altro, gli oltre trecento atleti tesserati e un centinaio tra tecnici, dirigenti e soci non intendono spostarsi dai campi

di via S. Antonino finché non avranno la certezza di poter continuare a giocare, e ovviamente a parità di condizioni. In fin dei conti, i rugbisti vicentini non chiedono nulla di più di quanto già hanno, di quanto hanno costruito con le loro stesse mani. Chiedono solo di poter continuare a giocare

perché il Rugby Vicenza non è una piccola realtà sportiva, bensì uno dei più importanti club di tutto il Triveneto, non solo per i suoi 334 atleti tesserati, ma anche per i circa 5mila studenti delle scuole vicentine - dalle elementari alle superiori - che ogni anno giocano a rugby sotto la guida dei tecnici

biancorossi. Queste cifre fanno del club berico la quinta società in Italia per attività di base, un motivo di vanto per tutta la città. Poi bisogna dire che i campi di via S. Antonino ospitano ogni anno numerosi incontri e tornei di importanza nazionale e internazionale. Le stesse formazioni di casa portano il nome di Vicenza in tutta Italia e da qualche anno in tutta Europa. Questi risultati sono possibili grazie all'aiuto di qualche sponsor, ma soprattutto grazie a un'organizzazione societaria basata solo ed esclusivamente sul volontariato dei soci e dei dirigenti. Il rugby a Vicenza è un'opportunità in più che viene offerta a tutti: l'opportunità di praticare uno sport sano, economico e retto da valori etici altamente educativi, ma anche l'opportunità di socializzare in un ambiente gioioso e pulito. T. Q.

Per la leader dell'As Vicenza tre incidenti in due anni allo stesso ginocchio. "Ma la passione per il basket supera tutto"

Ilaria, la capitana più forte degli infortuni

L'ultima prova giocata a Udine per le ragazze dell'AS Vicenza Basket ha senza dubbio dimostrato un cambiamento di rotta della formazione allenata da Marta Corà. Contro una squadra che è ora al primo posto in graduatoria le biancorosse hanno retto sin quasi al termine della gara. Una prova di carattere che mette fiducia sia al tecnico che alle giocatrici. Quest'anno la formazione vicentina riparte da una nuova allenatrice che da dieci anni è alla guida delle formazioni giovanili, e da un nuovo gruppo di atlete giovani che arrivano dal vivaio della società berica, più una ragazza straniera, la nazionale inglese Louise Gammon. Due le ragazze che hanno deciso di rimanere in squadra, Valentina Corà e Ilaria Chemello da quest'anno il capitano della squadra. Classe 1982 Ilaria Chemello ha

davvero una passione immensa per questo sport, un legame che non si è spezzato nemmeno quando la sorte le ha imposto tre infortuni in due anni allo stesso ginocchio, cosa che l'ha costretta a rientrare in campo solo dopo due anni di pausa. La capitana biancorossa dopo le giovanili a Vicenza è stata chiamata in A2 per una stagione a Muggia, e poi a Siena nel 2004, ma proprio qui il primo di una serie di infortuni. Come ricordi quel difficile momento? "Si potrebbe intervistare il mio ginocchio - scherza Ilaria - ne ha passate talmente tante. La stagione era appena iniziata, era il 27 novembre, tutto è successo durante un incontro. Ovviamente questo mi ha fermato fino al giorno dell'intervento. Poi dopo la riabilitazione sono tornata ad allenarmi a marzo e ad aprile durante un allenamento il ginocchio ha di

La formazione femminile di A2 della AS Vicenza nuovo ceduto. Sono rimasta ferma e ho dovuto rinunciare alla stagione a Siena e sono tornata a Vicenza. Nell'ottobre dello scorso anno ancora un cedimento e l'ultima operazione il 31 gennaio di quest'anno. Insomma nulla ti abbatte… "Quella per il basket è una passione e fortunatamente è diven-

tato anche un lavoro. Nonostante gli infortuni ho sempre lavorato molto in palestra per recuperare la forma e il tono muscolare. Certo all'inizio di questa stagione, dopo praticamente due anni di stop, avevo un po' di timore e nelle prime partite è stata dura: le avversarie mica conoscono la storia del

mio ginocchio e i contatti ci sono, ma era uno scoglio più psicologico che altro, ormai con il mio ginocchio ho un rapporto talmente stretto che ci parlo". Che ne pensi della squadra di quest'anno? "Siamo una formazione giovane e molte di noi devono fare ancora esperienza. Sono comunque fiduciosa: il gruppo è determinato e avremo modo di giocarcela con molte squadre. Dobbiamo lavorare ancora di più ed imparare a gestire meglio le situazioni di gioco quando siamo a contatto delle avversarie, ma stiamo crescendo". Ma oltre al basket cosa c'è nel tempo libero? "Ancora basket! Al momento sto allenando i bambini nel minibasket e devo dire che mi piace molto. È una bella sensazione quella di stare in mezzo a tanti bambini insegnando quello che più mi piace".


17 Hockey in line. I Diavoli fanno ricorso contro la squalifica a sorpresa

Brutto colpo per la Caoduro Diavoli Vicenza. Dopo aver chiuso al primo posto il girone A di semifinale, festeggiando così la prima storica qualificazione alla final four di Coppa Italia, la squadra biancorossa è clamorosamente stata squalificata. Il motivo alla base della decisione della federazione è quello di aver impiegato nel primo incontro del girone dei quarti due giocatori sui quali pendeva ancora un provvedimento di squalifica, rimediato nella passata stagione. La società, fa sapere in una

SPORT nota, oltre a non essere d'accordo con quanto dichiarato dalla Lega, dal momento che i giocatori in questione, Fabrizio Maran e Michele Valbusa, hanno scontato la squalifica rispettivamente nel Campionato di serie B e Coppa di Lega il primo e in Campionato di serie A1 e Coppa Italia il secondo, ha già avviato il ricorso e procederà sia attraverso la giustizia sportiva che quella ordinaria per difendere la propria posizione. Basket femminile. L'As Vicenza a caccia di punti contro Bolzano Dopo la bella ma sfortunata prestazione di domenica scorsa in trasferta ad Udine, le biancorosse dell'ASD Vicenza saranno impegnate sabato 25 in casa alle 18.00 contro il Basket Club Bolzano. Le giocatrici vicentine alleante da Marta Corà hanno cambiato atteggiamento dopo la prima vittoria di campionato ottenu-

ta contro il Basket Team Crema. Nell'ultima partita la formazione berica ha giocato bene sia in fase di attacco che di difesa. La compagine biancorossa dovrà cercare di ripetersi contro l'avversaria altoatesina mettendoci cuore e grinta. Motori. Appuntamento a Cogollo per gli appassionati di Rally, Trial e Quad

25 NOVEMBRE 2006 L' 8, 9 e 10 dicembre si svolgerà a Cogollo del Cengio la manifestazione motoristica "Cogollo Racing Cup". L'iniziativa è aperta agli appassionati di Rally, Trial e Quad, e a tutti gli amanti di questi sport che prevedono prove di abilità e a cronometro. Tra le varie manches che si svolgeranno venerdì 8, sabato 9 e domenica 10 dicembre dalle 9.30 alle 17.30 si esibiranno i campioni di d'Italia e

del triveneto. Oltre a queste gare nell'area degli impianti saranno predisposti stand gastronomici e luoghi di ristoro. Rugby. Dopo il primo successo esterno, i Rangers cercano il bis in casa Per i rugbisti vicentini la bella vittoria contro il Frassinelle ha finalmente spezzato la maledizione da trasferta, consegnando alla squadra il primo successo esterno. Domenica 26 novembre i Seniores affronteranno il Rugby Alpago sul campo di via S. Antonino (inizio ore 14.30), una sfida decisiva per smuovere ulteriormente la classifica. L'Under 19 osserverà un turno di riposo, mentre Under 17 e 15 giocheranno in casa contro il Rugby Paese (inizio ore 11.00) e il Petrarca Padova (inizio ore 10.00). La Scuola di Minirugby impegnerà solamente l'Under 13, invitata ad Este per un triangolare con la formazione locale e il Valsugana Padova.


CULTURA

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25 NOVEMBRE 2006

Domenica 26 novembre il Fai apre le porte del Coro delle monache di Santa Chiara, uno dei tesori nascosti della città. Con una guida d'eccezione: Franco Barbieri

La "Piccola Sistina" di Santa Chiara L'appuntamento con uno dei tesori segreti della città è fissato per domenica 26 novembre a metà pomeriggio. Grazie all'iniziativa del Fai (il Fondo per l'ambiente Italiano) sarà infatti possibile ammirare un piccolo gioiello dell'arte sconosciuto ai più: il coro delle Monache dell'oratorio della chiesa di Santa Chiara, con i suoi preziosi affreschi che gli hanno fatto guadagnare il soprannome di Piccola Sistina. Il tutto con una guida d'eccezione come il professor Franco Barbieri. L'iniziativa è uno dei momenti della quarta edizione di "Dietro le quinte della tua città", che avrà luogo nei teatri e nei palazzi più prestigiosi di quaranta città italiane, dove studiosi e relatori del mondo della cultura, dello spettacolo e della moda racconteranno storie di personaggi del nostro passato più o meno lontano. La storia di ogni città è infatti legata alla vita dei suoi cittadini: personaggi noti e meno noti intrecciano da sempre passioni e ambizioni, nobili ideali e curiosità intellettuali. Per l'occasione, la delegazione di Vicenza del Fai punta su Michelangelo, con la scoperta di un angolo sconosciuto della città - una piccola Cappella Sistina all'oratorio di S.Chiara, appunto - e con un approfondimento sulla mostra dei disegni di Michelangelo in corso a palazzo Barbaran Da Porto fino al 10 dicembre. La giornata vedrà protagonista il prof. Franco Barbieri, nel Coro delle Monache eccezionalmente aperto all'oratorio di S.Chiara. Alle 16,30 lo storico dell'arte, introdotto dalla capo delegazione Federica Favaron, illu-

strerà il genio di Michelangelo con diapositive, mentre nella seconda parte guiderà a gruppi la visita al Coro. L'incontro vicentino sarà accompagnato dalla musica di due studentesse del dipartimento di Musica antica del conservatorio Pedrollo. Il coro di Santa Chiara, raro esempio di architettura monastica romanico-gotica, rappresenta un piccolo gioiello per la città, soprattutto grazie agli splendidi affreschi e alle pregevoli decorazioni del soffitto e delle pareti . Il soffitto fu ricostruito e affrescato nel 1567 dal pittore veronese Anselmo Caneva. Nelle lunette sono rappresentate le Sibille, figure mitiche nate nel mondo mediterraneo che, ispirate da una divinità, predicevano il futu-

La crocefissione sopra l’altare è della fine del ‘400

ro attraverso oracoli e profezie. I pennacchi della volta conservano intatte le

Il ciclo d’affreschi della ”Sistina” made in Vicenza

immagini degli apostoli e delle Sante Maddalena e Orsola. Sopra l'altare è conservato un grande affresco orizzontale con la crocefissone di alcuni santi, attribuibile al pittore padovano Zuan Francesco Zilio, databile al 1476. La giornata è l'occasione per il Fai di raccogliere fondi (per questo per partecipare all'incontro è chiesto un contributo minimo di 10 euro) per finanziare il recupero e il riuso di alcuni beni monumentali donati all'organizzazione l'ultima in Veneto è villa dei Vescovi a Luvigliana, Padova ma anche per "meravigliarsi" di quante storie appartengano ai luoghi in cui viviamo. Per chi avesse voglia di uscire da Vicenza, infine, tra gli altri appuntamenti della giornata Fai si segnalano: Roma, dove Corrado Augias parlerà di Trimalcione;

Bologna, che organizzerà un incontro originale, dedicato alla satira, in cui Michele Serra racconterà gli anni d'oro di "Cuore" e Patrizio Roversi e Syusy Blady sveleranno la storia di "Gran Pavese Varietà"; Venezia, dove Philippe Daverio narrerà la vita del finanziere-filantropo Vittorio Cini; Bordighera, che vedrà Maria Latella e Raffaella Curiel parlare della brillante giornalista di costume Irene Brin; Pisa, dove Milena Vukotic racconterà la storia della pianista Gemma Luziani. E ancora Asti, dove si racconterà la bellissima Contessa di Castiglione; Genova, dove sarà ricostruita la vita avventurosa della duchessa di Galliera, figura estremamente moderna per i suoi tempi ed eccezionale benefattrice; Napoli dove si narreranno le gesta di Masaniello; Saronno dove Daniela Pizzigalli racconterà la figura di Cecilia Gallerani, dipinta da Leonardo nella famosa opera "La Dama con l'ermellino".


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RADICI

25 NOVEMBRE 2006

Conoscere i prodotti tipici aiuta a conoscere il proprio passato. E il Vicentino, in tavola, ha molto da raccontare

Risi, brocoi e pegorin de malga, la tradizione riaffiora in cucina

DI LUCA MATTEAZZI

"Cosa sarebbero le nostre colline senza i filari ordinati dei vigneti?". La domanda del presidente della Coldiretti Diego Meggiolaro è forse retorica, ma aiuta a capire quanto i prodotti tipici siano un capitolo fondamentale della storia, della cultura e delle tradizioni vicentine. Perché conservano una traccia dei secoli passati, un modo di coltivarli, un'usanza legata al raccolto, un particolare tipo di lavorazione. "Sono stati selezionati nel corso dei secoli dalle nostre famiglie è sempre Meggiolaro a parlare -, e conservano le radici del nostro essere". Per questo riscoprirli, e difenderli, è sempre più fondamentale: per non smarrire un pezzo di memoria, e per non perdere una risorsa strategica anche dal punto di vista economico. Ecco una piccola, e per forza di cose sintetica (e incompleta), guida ragionata al meglio del settore agro-alimentare vicentino, per non smarrirsi tra denominazioni di origine protetta, controllata, a indicazioni geografica tipica, marchi di qualità e presidi del buon gusto.

Formaggi, non solo Asiago. Le forme contrassegnate con la grande A stilizzata del consorzio di tutela sono sicuramente uno dei prodotti vicentini più noti a livello nazionale, e non solo (e infatti state tra le prime ad ottenere la Dop, denominazione di origine protetta). Ma la produzione casearia può vantare anche altri prodotti di eccellenza e, tanto per cominciare, è il caso di distinguere tra i vari tipi di Asiago. Perché se oggi con il termine Asiago ci si riferisce soprattutto al formaggio fresco ("fragrante di latte e profumato di panna", l'ha definito qualcuno) prodotto in tutta la provincia, sull'Altopiano c'è un vecchio detto secondo cui il "formaggio buono si fa a nord del campanile": come dire che il formaggio migliore è quello prodotto con il latte dei pascoli di montagna. E non è un caso se proprio lo Stravecchio di malga dei Sette Comuni è uno dei presidi veneti dell'associazione Slowfood, che vuole in questo modo tutelare un formaggio ottenuto con il latte degli alpeggi, dal profumo di erba falciata e dal sapore dolce che tende via via al piccante. Altro presidio Slowfood è il Morlacco del Grappa a latte crudo. Il Morlacco nome che deriva forse dalla

Guida ai marchi di qualità Prodotti certificati Formaggio Asiago (Dop) Formaggio Grana Padano (Dop) Prosicutto Veneto Berico Euganeo (Dop) Sopressa vicentina (Dop) Olio Extravergine di oliva Veneto Euganei e Berici (Dop) Olio Extravergine di oliva Veneto del Grappa (Dop) Ciliegia di Marostica (Igp) Zone di vini doc: Breganze, Gambellara, Colli Berici, Vicenza, Arcole, Lessini Prodotti garantiti dal marchio Terre del Palladio Radicchio Rosso, Mais Marano, Riso di Grumolo, Patata, e molti formaggi (Stravecchio di malga, Morlacco e Bastardo del Grappa, Crescenza dei Berici, Caciotta, Formaggi caprini, Gran Pennar di montagna). Altri prodotti tradizionali. Asparago bianco di Bassano, Fagiolo di Posina, Broccolo Fiolaro di Creazzo, Piselli di Lumignano, Sedano di Rubbio, Trote dell'Alto Vicentino, Miele, Acque minerali.

terra di origine degli antichi pastori che portavano le greggi sul Grappa , è un formaggio tenero che ricorda un po' il feta greco, ottenuto dal latte particolarmente saporito delle vacche di razza burlina, l'unica razza autoctona del Veneto. Sempre sul Grappa si produce anche il Bastardo, chiamato così perché la tecnica di produzione è un ibrido tra quella dell'Asiago e quella del Montasio (e perché una volta veniva fatto con latte misto di pecora e di mucca). Produzioni più di nicchia, infine per altri formaggi di alta qualità: i formaggi di capra, che sono di casa sia nei Berici sia negli altipiani sopra Schio, la Crescenza dei Berici, la "Fioreta" (una specie di ricotta fatta con la prima pasta che affiora)

Dall'antipasto al dessert, un vino per ogni occasione I vini sono stati tra i primi a dotarsi di marchi di qualità, e sono oggi uno dei pilastri dell'agricoltura vicentina. Tre le zone classiche che hanno ottenuto la denominazione di origine controllata. quella di Breganze, quella di Gambellara e quella dei Colli Berici, a cui andrebbero aggiunte anche quella di Vicenza e quelle dei Lessini e di Arcole, in comproprietà con i "cugini" veronesi. Una trentina in tutto le varietà doc. Tra i vini più caratteristici, vanno ricordati almeno il tocai rosso (un rosso leggera adatto come vino da tutto pasto, e ottimo col baccalà), il garganega (un bianco molto simile al celebre Soave), il vespaiolo (della zona di Breganze, chiamato così perché le uve da cui si ricava sono ricche di zuccheri e attirano molte vespe), e alcuni grandi vini

da meditazione e dessert: il torcolato di Breganze da un lato, il recioto e il vin santo di Gambellara dall'altro. E come dimenticare, parlando di vino, la lunghissima tradizione vicentina nella distillazione della grappa?. Dalla terra alla tavola dei Dogi, le primizie dei campi Da Asigliano a Bassano, da Creazzo a Grumolo, sono tanti i paesi che possono associare il loro nome a quello di un prodotto caratteristico. Come Lumignano, con i suoi piselli che, cresciuti velocemente sotto le assolate pareti di roccia dei Berici, erano una primizia per la tavola dei Dogi, e oggi sono una rarità ricercata da ristoratori e buongustai; o come Bassano, con un delicato asparago bianco che, stando alla tradizione, deve le sue origini a Sant'Antonio. Ma l'elenco può continuare: c'è Asigliano, con il suo radicchio rosso che ogni inverno tappezza le pianure del Basso Vicentino; c'è Creazzo, con il broccolo fiolaro, un ortaggio che qualche tempo fa sembrava ad un passo dall'estinzione e che adesso è rinomato anche per le su qualità terapeutiche (pare aiuti a prevenire i tumori); e c'è Grumolo delle Abadesse, patria del riso. E ancora, le patate di Rotzo (ottime anche per fare una polenta da accom-

pagnare con mezzano o sopressa), le ciliegie di Marostica (e anche quelle di Nanto e di Chiampo), il tartufo dei Berici, i fagioli di Posina (che nelle due versioni "scalda" e "fasola" non hanno nulla da invidiare a quelli di Lamon), il mais Marano, l'olio di oliva di Nanto e di Pove. Salumi, che passione Anche nel campo della norcineria c'è un prodotto che la fa da padrone. È la sopressa vicentina, il tipico insaccato nato nelle vallate dell'Alto vicentino e che ha recentemente ottenuto la Dop (denominazione di origine protetta). Realizzata con i tagli nobili del maiale (coscia, spalla, coppa), e arricchita con gli aromi di pepe, cannella, chiodi di garofano e altre spezie, la sopressa può arrivare a due anni di stagionatura, prima di finire in tavola abbinata a polenta o pan biscotto, come vuole la tradizione. Altro prodotto a denominazione di origine protetta è il prosciutto veneto euganeo, che nel vicentino ha la sua culla nei colli Berici, in particolare nella val Liona. Un prodotto che nasce dall'abitudine dei contadini della zona di allevare un maiale, venderne le cosce lavorate a prosciutto per comprarne uno nuovo, e tenere il resto per fare salami. L. M.


REGIONE

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25 NOVEMBRE 2006

"Ci sono risorse minori ma la Regione intensificherà l'azione per aumentare le presenze"

Cittadinanza attiva nel Veneto 1400 i giovani veneti impegnati nel servizio civile

"Nel Veneto, a tutt'oggi, abbiamo più di 1400 giovani che hanno fatto l'esperienza del servizio civile, pari al 3,20 % a livello nazionale. Nel 2005 erano 1000, a testimonianza di una costante e forte crescita di questo modello di cittadinanza attiva nella nostra regione. Oggi le risorse finanziarie nazionali sulle quali si può contare sono sempre minori, e le Regioni ne sono molto preoccupate. Tuttavia il Veneto intensificherà fin da subito l'azione culturale e istituzionale per diffondere tra i giovani la conoscenza delle opportunità umane e, anche, delle potenzialità occupazionali rappresentate dal servizio civile volontario regionale". Lo annuncia l'Assessore regionale alle politiche sociali Stefano Valdegamberi, a margine di un incontro con gli Assessori regionali alle politiche sociali, tenutosi a Roma nella sede della Regione Veneto e da lui

coordinato. La riunione ha avuto tra i temi centrali alcuni provvedimenti nazionali riguardanti il servizio civile, istituito cinque anni fa con la legge n. 64; il Veneto è stata la prima regione a livello nazionale ad adottare una legge specifica (la n. 18 del 2005), che mette in sinergia gli enti, i giovani, i volontari. Valdegamberi ha raccolto le comuni preoccupazioni degli assessori regionali per la riduzione dei finanziamenti nazionali nel settore che "potrebbero mettere a rischio - ha detto - un servizio già importante, anche se recente, per supportare lo stato sociale e le prestazioni a favore del sociale, della cultura, dell'ambiente".

Il Veneto intensificherà fin da subito l'azione culturale e istituzionale per diffondere tra i giovani la conoscenza delle opportunità umane e, anche, delle potenzialità occupazionali rappresentate dal servizio civile volontario regionale

Nell'incontro romano è stato espresso il parere delle Regioni sul documento di programmazione finanziaria per il 2006, presentato dal coordinamento tecnico ed è stata esaminata la proposta di criteri di riparto del fondo

nazionale specifico. "E' nostro impegno - ha detto l'Assessore raggiungere prima possibile la quota di 2000 giovani che possano fare quest'esperienza di grande livello umano e culturale, di servizio gratuito alla comunità, ma anche di formazione professionale che può, tra l'altro, aprire le porte per un lavoro". Gli enti, tra pubblici e non profit, dove sono svolte le attività di servizio civile, sono giunti al numero di 2043

(pari al 4,60% su base nazionale). "Sempre di più, il servizio civile - sottolinea l'assessore - sarà fondamentale per sostenere l'attività delle organizzazioni pubbliche e non profit impegnate nei vari settori che riguardano l'interesse pubblico. Inoltre, aspetto non secondario, l'esperienza fatta conferma che fare servizio civile accresce la consapevolezza sociale e la voglia di impegnarsi in attività di volontariato. E' una notizia positiva ed importante per il futuro del nostro Welfare". All'inizio dell'anno la Giunta veneta ha destinato 750 mila euro di finanziamento al settore del servizio civile assegnandoli a 35 progetti presentati da enti in capo alle aree dell'assistenza, dei servizi sociali, della valorizzazione del patrimonio storico, artistico e ambientale, delle attività educative e culturali, dell'economia solidale e di protezione civile.

Potrà essere presentato tra fine primavera ed inizio estate

La Regione verso il nuovo il PTRC Piano Territoriale Regionale di Coordinamento

Se l'intenso lavoro di approfondimento e confronto in corso non subirà imprevisti, il nuovo Piano Territoriale Regionale di Coordinamento potrà essere presentato alla società veneta tra fine primavera ed inizio estate. La notizia è emersa nei giorni scorsi a Palazzo Balbi, sede della Giunta regionale a Venezia, dove l'Assessore alle Politiche per il Territorio Renzo Marangon, nell'ambito di un ampio giro di appuntamenti istituzionali con gli Enti Locali sul lavoro in atto, ha incontrato i rappresentanti dei Comuni capoluogo. Prima era stata la volta dell'Anci Veneto, cui seguiranno le Province e le Comunità Montane. "Nel mio modo di vedere - ha tenuto a sottolineare Marangon - questi non sono appuntamenti che si fanno per-

ché vanno fatti nell'ambito di una procedura, ma momenti importantissimi di coinvolgimento e collaborazione reale tra Regione ed Enti Locali per definire la pianificazione futura del Terzo Veneto. Anche per questo - ha tenuto a puntualizzare Marangon - mi spiace che l'unico Comune assente sia stato quello di Verona, che non ha nemmeno fatto avere un cenno di vita!". Nel merito del nuovo PTRC, Marangon ha confermato l'intenzione della Giunta regionale di presentare già in primavera un PTRC ormai sgrezzato e con i suoi contenuti definiti. In questo cammino, un appuntamento rilevante è già stato fissato ad Asiago per i primi di marzo, quando ci sarà l'ultimo incontro plenario prima dell'adozione del documento. Altri appuntamenti

Quale futuro per la Venezia-Padova?

già in calendario sono un ulteriore dibattito con le personalità della cultura e del territorio l'11 dicembre, ed un incontro con tecnici e politici a metà febbraio nel quale si dovrà disegnare lo scenario di quella che è stata definita la Adria-Po Valley, dando contestualità e visibilità ad uno spazio di sviluppo europeo che oggi non è visibile nemmeno nella carte Epsom dell'Unione Europea.

La società autostradale Venezia Padova ha una grandissima e valida esperienza di gestione che potrà essere molto utile anche in futuro alla comunità locale e all'intero Veneto. E' quanto in sostanza ha sostenuto l'assessore alle politiche alla mobilità del Veneto Renato Chisso, intervenendo al convegno "La Venezia-Padova quale futuro?". Nel corso dell'ampio e articolato dibattito che ha visto gli interventi dei responsabili della società autostradale, degli amministratori locali e del viceministro Cesare De Piccoli, Chisso ha richiamato contenuti e finalità del documento elaborato dalle regioni del nord e illustrato proprio a Roma per ammo-

dernare l'infrastrutturazione di un'area produttiva strategica per il futuro del paese. Abbiamo chiesto - ha ribadito Chisso - che le concessioni in capo all'Anas vengano trasferite alle Regioni e che i sovrapedaggi vengano utilizzati per finanziare le opere infrastrutturali nel territorio da cui provengono. In tale contesto la Regione potrebbe diventare concedente e mettere in gara la gestione delle infrastrutture utilizzando gli utili per nuovi interventi o per i necessari ammodernamenti. In questo caso il problema della eventuale scadenza delle concessioni potrebbe essere compensato dalle nuove competenze affidate alle Regioni.


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REGIONE

25 NOVEMBRE 2006

L'impegno della Regione Veneto per la tutela delle diversità biologiche in agricoltura

Valorizzeremo le specie autoctone

Stanziati finanziamenti per 225 mila euro "Una delle connotazioni più interessanti del progetto - ha sottolineato Zaia - riguarda l'allestimento in tre località del Veneto di giardini cosiddetti "fitoalimurgici", aree dove vengono coltivate specie vegetali spontanee definite di "alimurgia", termine coniato nel 1767 da Giovanni Targioni Tozzetti per indicare lo studio di soluzioni in caso di urgenza alimentare, quando l'utilizzo di piante spontanee era spesso l'unica cosa da farsi

"Le diversità biologiche e genetiche in agricoltura sono un fattore essenziale per lo sviluppo sostenibile della produzione agricola e delle zone rurali e la salvaguardia delle varietà e delle razze autoctone è un impegno di primaria importanza, che va ben al di là del semplice fatto economico per diventare tutela delle specificità territoriali, produttive, di tradizione e autentica scelta culturale e identitaria". Lo ha sottolineato il vicepresidente Luca Zaia, che ha fatto approvare dalla Giunta veneta uno specifico programma per la "Conservazione e valorizzazione delle risorse genetiche animali e vegetali di interesse regionale", finanziato con 225 mila euro, e la cui attuazione è stata affidata all'Agenzia Veneto Agricoltura. "L'iniziativa dà seguito ad un'azione a suo tempo avviata dal Ministero delle Politiche Agricole sulla scorta della Convenzione di Rio de Janeiro - ha spiegato Zaia - ma poi non più finanziata e proseguita autonomamente dalla

Regione con proprie risorse". "Una delle connotazioni più interessanti del progetto - ha sottolineato Zaia - riguarda l'allestimento in tre località del Veneto di giardini cosiddetti "fitoalimurgici", aree dove vengono coltivate specie vegetali spontanee definite di "alimurgia", termine coniato nel 1767 da Giovanni Targioni Tozzetti per indicare lo studio di soluzioni in caso di urgenza alimentare, quando l'utilizzo di piante spontanee era spesso

l'unica cosa da farsi. Il progetto prevede il coinvolgimento del Centro di Po di Tramontana di Veneto Agricoltura, di un Dipartimento universitario, di due Istituti del CNR e dell'associazione culturale "Accademia Tarvisii". Nella fase di divulgazione ha fatto presente il vicepresidente della Giunta veneta - saranno coinvolte anche l'associazione degli Agriturismo del Veneto e le scuole, in particolare gli Istituti Agrari e Alberghieri". Quanto al settore zootecnico, il programma in questione riguarda, in particolare, la caratterizzazione e la rintracciabilità del formaggio Morlacco da latte di vacche di razza Burlina, autoctona del Veneto, ma ora ridotta a poco più di 300 capi, la maggior parte dei quali in aziende della pedemontana trevigiana del Frappa, il resto nel vicentino. Saranno inoltre proseguiti interventi per la conservazione e valorizzazione di razze avicole locali del Veneto anche di interesse economico. Si tratta delle seguenti razze: Robusta Maculata, Robusta Lionata, Ermellinata di Rovigo, Pepoi, Padovana Camosciata, Padovana Dorata, Polverara Nera e

Bianca, Faraona Camosciata, Anatra Mignon, Anatra Germanata Veneta, Tacchino Ermellinato di Rovigo, Tacchino Comune Bronzato. Saranno pure sostenute azioni di supporto al programma di conservazione e valorizzazione di razze ovine venete, avviato presso l'azienda pilota e dimostrativa per la montagna di Veneto Agricoltura a Villiago di Sedico, nel bellunese, con lo scopo di recuperare e conservare le razze a rischio di estinzione come la Lamon, Vicentina o di Foza, o soggette a forte erosione genetica come l'Alpagota e la Brogna.

Per quanto concerne il resto del settore vegetale, saranno invece sostenuti il recupero, conservazione e caratterizzazione di biodiversità in orticoltura, con il recupero e la conservazione di germoplasma di specie orticole quali il radicchio veneto, nelle sue diverse tipologie, l'aglio polesano e il carciofo violetto di S. Erasmo. Altre iniziative riguarderanno reperimento, conservazione e caratterizzazione di varietà di melo e di pero diffuse in Veneto nel passato e ora non più largamente coltivate e perciò in pericolo di estinzione.

Anno europeo delle pari opportunità "Promuovere le pari opportunità per tutti significa non tanto e non solo proteggere in maniera uguale i diritti di ogni persona, quale che sia la sua condizione personale o sociale, significa innanzitutto considerare come valori, come positività, gli elementi di differenza" Lo ha ribadito l'Assessore regionale alle Pari Opportunità, Isi Coppola, in occasione del Seminario "2007 anno europeo delle Pari opportunità per tutti", organizzato dal Consorzio per lo Sviluppo del Polesine presso la Sala Consiliare della Provincia di Rovigo. "La Regione, da sempre - ha prosegui-

to - ha sostenuto con più progetti la diffusione della cultura delle pari opportunità. La nostra scelta è stata quella di sostenere la nascita e il buon funzionamento di reti e coordinamenti tra soggetti pubblici e privati impegnati su queste tematiche". "La promozione delle pari opportunità - ha concluso l'Assessore Coppola - altro non è che la garanzia del pieno rispetto dei diritti fondamentali di ogni persona, garantendo a ciascun essere umano di poter pienamente sviluppare le proprie capacità a favore della comunità di cui fa parte".

Chisso: "Strumenti chiave per rendere più competitivo il sistema economico veneto"

Aiuti regionali per gli interporti "Ne sosterremo la realizzazione e la funzionalità"

"Gli interporti e i centri merci costituiscono strumenti chiave nel contesto di una logistica capace di rendere maggiormente competitivo il sistema economico veneto. Per questo come Regione ne sosteniamo la realizzazione e la funzionalità, con contributi la cui entità è stata complessivamente quantificata nel bilancio regionale corrente in mezzo milione di euro, che abbiamo ora assegnato

alle strutture che ne hanno fatto richiesta". Lo ha sottolineato l'assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso, commentando lo specifico provvedimento adottato dalla Giunta regionale. In particolare ha ricordato Chisso l'Interporto di Padova avrà 50 mila euro come contributo per il completamento dei box numero

1 e n. 2 della Piattaforma Logistica - Lotto H (costo complessivo di 3.747.586 euro); all'Interporto di Venezia S.p.A. andranno 150 mila euro per lavori di ristrutturazione e manutenzione della Palazzina 78 (costo complessivo circa 225 mila euro); all'Interporto di Rovigo S.p.A. sono stati assegnati 100 mila euro per la realizzazione di un nuovo tratto stradale di collega-

mento con le banchine interportuali, del costo complessivo di 400 mila euro; l'Ente Autonomo Magazzini Generali di Padova avrà 200 mila euro come contributo per la realizzazione di interventi di riqualificazione tecnico funzionale degli impianti di refrigerazione e di crio - conservazione siti presso la sede dell'Ente (costo complessivo 764 mila euro).


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EVENTI

25 NOVEMBRE 2006

1 Dicembre 2006

GRAN GALA' "Amadé" La serata sarà presentata e promossa da Venice-Channel. LA MOZART CHAMBER ORCHESTRA PER IL CONCERTO CONCLUSIVO DELL'ANNO MOZARTIANO 1756-2006. Diretta dal giovane direttore d'orchestra veronese Nicola Guerini

DI FRANCESCO MANGHISI

L'1 Dicembre 2006 alle ore 21, presso la chiesa di S. Tomaso Cantuariense si concluderanno le celebrazioni per l'anniversario della nascita di W.A. Mozart con la Mozart Chamber Orchestra. L'Orchestra ritorna a Verona dopo un' intero anno dedicato al compositore di Salisburgo con numerosi appuntamenti e successi di pubblico e di critica. Il direttore stabile è il M° Nicola Guerini, ormai conosciuto come un promettente talento, che alla guida della M.C.O ha voluto valorizzare l'importanza del rapporto tra Mozart e Verona. Maestro Guerini lei ritorna a Verona dopo il successo ottenuto nel gennaio scorso con l'inaugurazione dell'anno mozartiano 1756-2006. Quale ruolo ha avuto la Mozart Chamber Orchestra a Verona per questa data così importante nella storia della

musica? “Per me è una grande gioia poter concludere i festeggiamenti mozartiani proprio a Verona. Questa città accolse con grande entusiasmo il giovanissimo Wolfang già nel 1770 quando il 5 gennaio si esibì nella Sala della Conversazione, oggi Sala Maffeiana e il 7 gennaio nella chiesa di S.Tomaso Cantuariense, sull'organo costruito nel 1716 da Giuseppe Monatti da Desenzano. E' inoltre molto importante valorizzare il grande patrimonio che il grande compositore ci ha lasciato oltre ad essere indubbiamente coinvolti, in questo momento così celebrato in tutto il mondo della musica, per aver scelto la città di Verona nella quale più volte il piccolo prodigio ha soggiornato.

Il 27 gennaio scorso, giorno della sua nascita, al Teatro Nuovo abbiamo inaugurato l'anno celebrativo della nascita con la Sinfonia KV 550 e il Concerto per violino e orchestra n° 5 KV 219, invitando il celebre violinista russo Sergej Krylov. Durante questa prima apparizione artistica la stampa nazionale ha dato risalto all'evento di Verona con la RAI che ha realizzato un servizio speciale nella rubrica Rai Musica del TG1 inserendo la Mozart Chamber Orchestra nello speciale cultura dedicato alla ricorrenza del 250°anniversario del compositore austriaco. La collaborazione con la MCO si è rinnovata poi il 26 aprile con il "Gran Galà Amadeus" patrocinato dalla

Diocesi di Verona con un programma interamente dedicato al compositore di Salisburgo (Ouverture "Die Zauberflote" KV 620, Sinfonia "Haffner" KV385 e la Krunungs-Messe KV 317) e nuovamente il 19 maggio con l'evento promosso dalla Fondazione G.Zanotto e l'esecuzione della Sinfonia KV 425 "Linz". Il primo dicembre, nella suggestiva chiesa di S. Tomaso Cantuariense, è stato scelto il Concerto in La maggiore per pianoforte ed orchestra KV 488 e la Sinfonia n°41 KV 551 "Jupiter" a conclusione delle celebrazioni del compositore di Salisburgo e la collaborazione di giovani talenti come la pianista Beatrice Magnani che chiuderà la stagione 2006. Quali saranno i programmi per il 2007? L'Orchestra è nata dall'incontro di ottimi strumentisti che provengono dalle migliori orchestre italiane. Attraverso le diverse esperienze si è creato un ottimo rapporto di costruttiva

collaborazione e apertura verso progetti molto stimolanti e con risultati di grande soddisfazione. Per il 2007 ho proposto autori come Bach, Salieri, Haendel, A.Webern, la Sinfonia n°1 Op.21, n°5 Op. 67 di L.v.Beethoven e la Sinfonia n° 7 D759 e la Sinfonia n° 4 D 417 di Schubert, oltre a proseguire il progetto "Amadeus", nato con lo scopo di realizzare l'opera omnia del compositore austriaco. Gli appuntamenti che ci vedranno presenti in diverse programmazioni in Italia, saranno legati anche ad un progetto per la musica contemporanea "Musika-Domani" e uno in particolare per la musica sacra. Nel 2007 saremo infatti ospiti dell'Accademia Filarmonica di Verona con lo Stabat Mater di A. Scarlatti e quello di G. Pergolesi, per proseguire poi a Padova e a Milano nella programmazione degli eventi artistici del Museo Nazionale "Leonardo Da Vinci".


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TEMPO LIBERO

25 NOVEMBRE 2006

Fantascienza 'filosofica' nei Figli degli Uomini: sceneggiatura debole ma messaggio profondo. E profetico?

Il suicidio dell'umanità: un futuro senza più figli DI GIULIANO CORÀ Semplice 'fantascienza', nel senso spregiativo che molti danno a questo termine? O futuro prossimo venturo, quello del regista messicano Alfonso Cuaròn? 2027: fra non molto. Da diciassette anni nel mondo non nascono più bambini. Condannata all'estinzione, l'umanità sta finendo in un crepuscolo degli dèi di wagneriana memoria. Violenze e devastazioni sconvolgono il mondo. Nemmeno la consapevolezza della prossima fine riesce a rendere gli uomini solidali. In

Inghilterra, il potere ha assunto venature fasciste e razziste, e i non inglesi vengono rinchiusi in campi

di detenzione. Ma qualcuno spera. Nascosto in Africa, un gruppo di scienziati riuniti nello 'Human Project', sta cercando di ridare un futuro agli uomini. Theo, ex pacifista, oggi integrato nel sistema, viene contattato dalla ex moglie, militante di un gruppo antigovernativo. Gli chiede un favore che ha dell'incredibile: accompagnare ad una nave dal fatidico nome di Tomorrow ("Domani") una ragazza

nera, 'miracolosamente' incinta. Dev'essere difesa dal governo e da un potente gruppo terroristico, entrambi interessati a servirsi politicamente di questo evento. Theo, stanco e disilluso, accetta per denaro. Ma l'odissea che percorrerà, tra violenza e degrado, lo renderà nuovamente conscio della sua appartenenza al genere umano, e che per affermarla si può anche mettere in gioco la vita. Anche se non è un capolavoro, soprattutto per colpa di una sceneggiatura debole e confusa che spesso rende incerta anche la struttura narrativa, c'è molto di

buono. E' un film che fa pensare, e quel che conta qui non è tanto la pregnanza 'artistica', quanto le riflessioni ed i collegamenti che mette in moto. Interessante il fatto che la gravidanza che 'salva' l'umanità venga da una ragazza di colore. Centinaia di migliaia di anni fa la vita prese origine in Africa. Qui è ancora una donna di colore - di quei neri che, nelle nostre città, ci siamo abituati a considerare come paria senza diritti - a rappresentare la speranza. Un altro spunto di un film interessante e intelligente: si può desiderare di più?

Cosa unisce una ragazza trovata morta a Milano con l'assassinio di due anziani nella Bassa Padana? La risposta nel nuovo romanzo di Paolo Roversi

Delitti nella nebbia, doppia indagine per il cronista Radeschi DI GIOVANNI MAGALOTTI

Doppia indagine per Enrico Radeschi, giovane cronista di nera e hacker provetto. A Milano, dove vive, si prodiga per aiutare il suo amico vicequestore Sebastiani, impegnato a fare luce sul ritrovamento del cadavere di una ragazza e la misteriosa scomparsa di un ristoratore giapponese. A Capo di Ponte Emilia, un paesino fittizio della Bassa Padana, dove è nato e dove risiede per un breve periodo di vacanza, si trova a inseguire un enigmatico assassino che dopo la consegna, come avvertimenti, di due mani mozzate, ha freddato, con un colpo di pistola, un paio di vecchietti. Dopo "Blue Tango", Roversi, classe 1975, affina le qualità dei suoi gialli. A una prosa felicemente ritmata sulle esigenze del racconto, accompagna

una disinvolta gestione dell'architettura narrativa del romanzo. Che in questo caso, a dire il vero, è piuttosto complessa: una doppia ambientazione, un triplo mistero, diversi personaggi e continui rimbalzi da una situazione all'altra. Se la parte milanese è più scontata, quella padana si distingue per almeno due motivi. Primo, l'ingegnosa soluzione che intreccia passato e presente in modo sostanzialmente verosimile. Secondo, e più importante: l'atmosfera. Roversi, originario della Bassa mantovana, descrive con affetto e precisione un mondo immobile in cui le abitudini, sedimentate dal tempo, assomigliano a veri e propri riti socia-

li: "La Bassa, per quelli che ci sono nati e non ci abitano più, rappresenta uno stato mentale, un modo di essere, la Zante natia e lontana avvolta nella nebbia. […] Il paesaggio che accoglie il visitatore è sempre lo stesso, piatto e noioso, grumi di case raccolte intorno a un campanile circondato da campagna a perdita d'occhio. Ci sono le stalle e le porcilaie, con le loro luci blu accese tutta la notte, i campi coltivati e le balle di fieno, gli argini poderosi, i pioppi e le golene piene di fango, i canali con le nutrie e i fiori di loto, le paludi e gli aironi, gli agriturismi e le corti in abbandono". Paolo Roversi, La mano sinistra del diavolo, Mursia, 312 pp. € 15

Vicenza Più Viva: finalmente la buona notizia È la rubrica che mancava in città: una pagina dove ogni settimana i vicentini potranno annunciare la gioia di un figlio, la celebrazione di un matrimonio, il conseguimento della laurea. Perciò forza genitori, sposini e neo-laureati: chiamando al numero 0444 923362 o inviando un'e-mail all'indirizzo redazione@vicenzapiu.com potrete dare a Vicenza una buona notizia… in Più

Tanti auguri!

I compleanni della settimana 26 novembre Tanti auguri Gilda! Ancora in sella nonostante l'età che avanza: vorremmo essere tutti in forma come te! Tanti auguri da Maurizio, Ilario, Valeria, amici e parenti


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VicenzaPiù n.36, 25 novembre 2006 by Giovanni Coviello - Issuu