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VicenzaPiù n.35, 18 novembre 2006

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euro

1,00

DIRETTORE EDITORIALE GIOVANNI COVIELLO

Spedizione in A.P. - 45% art.2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Verona

Anche Jolly Hotel se ne va da Vicenza. E l'iniziativa imprenditoriale, quando torna? Un altro pezzo della storica Vicenza imprenditoriale se ne va, e lo fa in cambio di 250 milioni di euro. La catena dei Jolly Hotel, fondata da Gaetano Marzotto nel 1949 e finora con sede a Valdagno, è passata dal controllo dei discendenti della famiglia (ramo Zanuso) alla Nh Hoteles, gruppo spagnolo che fa capo a un italiano, Gabriele Burgio. Motivo? La necessità di inserire la costituenda società Grande Jolly, che diventerà proprietaria dei 47 alberghi (ormai ex) valdagnesi e dei 23 provenienti da un'altra acquisizione ispano-milanese - questa volta dalla famiglia di Franza, presidente del Messina Calcio. Una rete, quella della Nh Hoteles, quotata a Madrid e con testa anche a Milano, via Banca Intesa. Forte di ben 269 hotel nel mondo di cui 239 in Europa, la catena è capace di recitare un ruolo di player internazionale del settore portando clienti anche agli alberghi ex Marzotto, fino ad oggi confinati alla periferia del business dell'ospitalità. Ripetere le considerazioni sull'internazionalizzazione dei mercati diventa a questo punto noioso. Speriamo invece di riportare a breve notizie di senso opposto, con Vicenza e i suoi imprenditori al centro di operazioni di acquisizione e non di cessione. Perchè queste, se è vero che consentono alle singole realtà di continuare a vivere e di prosperare, è altrettanto vero che impoveriscono il territorio di risorse. Sia quelle materiali destinate ai lavoratori - e di riflesso alla sempre più sofferente economia locale - sia quelle decisionali degli imprenditori della zona, il cui peso tende a diminuire nello scenario politico ed economico del Paese con conseguenze incalcolabili ma già visibili. Se ai tempi, ormai andati, del mitico Nord Est, Vicenza e il Veneto si lamentavano di non essere adeguatamente rappresentati a Roma, come è pensabile recuperare spazi di influenza a tutti i livelli se la leva dell'imprenditoria locale continua a perdere peso con dismissioni e delocalizzazioni in continuo progresso? Domanda retorica. E l'esortazione - nient'affatto retorica - che ne nasce è una sola: bisogna riprendere l'iniziativa ora, pensando però in una logica di medio e lungo termine. A tutti i costi. Altrimenti sì che ne pagheremo di altissimi quando sarà il momento della ritirata.

Consiglieri in stand by

Vanno poco sui giornali e i loro nomi sfuggono ai più. O perché lontani dalle barricate, o perché oscurati dai media. Sono i membri del Consiglio Comunale meno noti. Ecco chi sono e come ci rappresentano a pagina 6

Giovanni Coviello

Bullismo a scuola, violenza in aumento a pagina 4

Gli amici vicentini di Grillo contro smog ed energia a pagina 9

Anno 1 nr. 35 - Sabato 18 novembre 2006

Università, nuovo polo con segreto

a pagina 5

Osterie, ecco dove resiste la tradizione a pagina 13


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OPINIONI

18 NOVEMBRE 2006

Secondo il comitato di Altavilla il semaforo è una trappola. Con relativi profitti per ditta e Comune

Dietro il caso multe un business da mezzo miliardo

Far-west ai semafori di Altavilla, ecco la situazione. I ruoli sono ben delineati: il sindaco (lo sceriffo), il capo dei vigili (il vice-sceriffo), la società appaltatrice dei rilevatori (i cacciatori di taglie) ed infine gli automobilisti (i criminali ricercati). Potrebbe apparire stravagante ma nel bene o nel male è proprio quello che sta accadendo in questi giorni. Migliaia di multe sono state notificate (circa 3000 riguardanti infrazioni commesse nel mese di giugno) e molte ancora sono in fase di spedizione (10.000 per i restanti mesi). Tutte dirette a quegli automobilisti che malauguratamente sono passati con il rosso nella zona di Tavernelle all'intersezione con via Cordellina: uno spietato apparecchio 24 ore su 24 rileva chi ha fatto il "furbo" bruciando il semaforo. Tutto ovvio allora? Nemmeno per sogno! Ad un primo esame, Il semaforo di Altavilla. Per alcuni è troppo stupido anche la persona meno (fa multe in continuazione), per altri è troppo intelligente intuitiva potrebbe avere (per le case comunali) un dubbio: "Ma come è possibile che in pochi ha INDOTTO all'errore tutti per legge (con buona pace di mesi siano passate 13.000 questi guidatori. molte autoscuole, questi persone con il rosso?". Il mistero è facilmente risol- sono calcoli basati sulla fisiPer il sindaco Giannira vibile: in una strada con il ca). Petucco, i vigili e la ditta limite dei 50 Km/h non è E' proprio così che la magappaltatrice è invece tutto umanamente possibile fer- gioranza delle multe sono tremendamente chiaro: le mare l'auto in condizioni di fioccate sul filo dei millesimi multe vanno pagate e ci sono sicurezza nel tempo dei 4 oppure su chi stava in coda 13.000 persone che sono secondi di giallo "gentilmen- all'ombra della lanterna passate con il rosso. te" concessi da chi gestisce semaforica. A nulla valgono le lamentele quel semaforo. "E' una questiodei multati, niente che possa Senza andare troppo sul tec- ne di prevenziofar aprire un dialogo, nemnico, 1 secondo è il tempo ne" tuona il sinmeno un dubbio si insinua minimo di reazione ed è daco. Come no, nelle menti dell'amministranecessario un altro secondo caro sindaco: zione, che preferisce la proper assicurarsi che la frenata 13.000 passano vocazione e lo scontro diretavvenga in condizioni di con il rosso e to. sicurezza, a cui poi va nemmeno un Il comitato spontaneo nasce aggiunto il tempo per blocca- incidente. "Non sull'onda di questa protesta. re l'auto. aspettiamo che Il sindaco dichiara: "Caso Dati alla mano, un calcolo ci scappi il multe? Tutta una montatuneppure troppo complesso morto" replica ra", oppure "Le multe sono direbbe che ci vogliono 6-7 lei, ma noi legittime e vanno pagate". secondi per fare tutto que- s o s p e t t i a m o Ma la situazione non è così, sto, considerando coefficien- proprio che si per noi del comitato c'è stata ti di attrito per le gomme e arrampichi sugli una grave colpa da parte potenza di frenata stabiliti specchi per della amministrazione che

coprire l'accaduto. Tanto che Forniremo le indicazioni per proprio in questi giorni già si i ricorsi e le prossime attività è messa all'opera per la del comitato spontaneo. costruzione di una rotatoria: grazie per aver suffragato i Alessandro Drosera nostri sospetti. Coordinatore Comitato Altro punto interessante: Diritto alla Mobilità un'entità privata può farsi Altavilla pienamente carico della gestione di un'apparecchiatura per elevare multe e decurtare 6 punti alle nostre patenti? www.vicenzapiu.com Magari avendone un info@vicenzapiu.com interesse economico al 30 sulle infrazioni (di Direttore Editoriale 146 euro ciascuna per un GIOVANNI COVIELLO direttore@vicenzapiu.com ammontare complessivo di più di 540 mila euro)? Direttore Responsabile ROBERTO BERTOLDI Qui c'è un interesse DIRETTO di questa Editori PIÙ MEDIA SRL società, non un semplice Strada Marosticana, 3 – Vicenza canone di locazione. amministrazione@piu-media.com I vigili che ruolo hanno? & EDIZIONI LOCALI SRL Ricevono un bel cd con via Nizza, 8 – Verona tutte le foto che la ditta fornisce. Redazione di Vicenza Il dubbio che la gestione Strada Marosticana, 3 Vicenza dell'affare semaforo sia tel. 0444 923362 - 922766 Fax 0444 926780 un buon modo per fare redazione@vicenzapiu.com cassa al comune è palese, la ricerca di profitti da Redattori capogiro per la ditta LUCA MATTEAZZI appaltatrice ancora più l.matteazzi@vicenzapiu.com ovvio. ALESSIO MANNINO Garanzie per i cittadini: a.mannino@vicenzapiu.com ILARIO TONIELLO nessuna. i.toniello@vicenzapiu.com Per impedire che questo avvenga, come comitato Redazione sportiva stiamo avviando centiTOMMASO QUAGGIO naia di ricorsi grazie t.quaggio@vicenzapiu.com all'aiuto di alcuni legali, e faremo tutto il possibiCollaborano: le per fare luce su questa GIOVANNI MAGALOTTI G IULIANO CORÀ "montatura" (come lo definisce il sindaco-sceREDAZIONE DI VERONA riffo). Via Nizza, 8 Invitiamo tutti gli autotelefono 045 8015855; Fax 0458041460 mobilisti vittime di queRedazioni sti fatti a scriverci all'inROVIGO dirizzo: TREVISO TRENTO multealtavilla@libero.it. Pubblicità Strada Marosticana, 3 Vicenza tel. 0444 923362 - 922766 Fax 0444 926780 vendite@vicenzapiu.com Stampa Stampato dalla Penta graph S.r.l. via Tavagnacco, 61 33100 Udine

Autorizz.Tribunale C.P. di Verona nr. 736/03 del 29/09/2003 Supplemento della Cronaca di Trento del 25 maggio 2006 Associato all’USPI Unione Stampa Periodica Italiana Iscrizione al Registro Nazionale della stampa n.8857 del 15-12-2000


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ATTUALITÀ

18 NOVEMBRE 2006

Aggressioni fisiche, verbali o psicologiche: la violenza a scuola è sempre più diffusa. Ecco come ci si difende

Bullismo, il branco si scatena anche qui

DI TOMMASO QUAGGIO

Gli episodi si susseguono sempre più numerosi, e nello scorso anno Vicenza ha registrato un incremento delle violenze subite dai giovani nelle scuole. Le cronache ci offrono proprio in quest'ultime settimane due fatti allarmanti: il primo in ordine di tempo è avvenuto in provincia, a Malo, dove una zuffa fra ragazzini, scoppiata all'ingresso delle scuole medie Ciscato, ha rischiato di finire in tragedia; all'origine del fatto, un banale litigio fra due alunni, e il tutto dinnanzi agli sguardi dei compagni poco prima dello squillo della campanella della prima ora. Il secondo episodio è capitato a Torino, dove uno studente down è stato pestato e insultato dai compagni a scuola, sotto l'occhio di una telecamera, con il video poi diffuso nel web. Si presenta così il fenomeno del cosiddetto "bullismo", un atteggiamento violento che può essere considerato una sottocategoria del comportamento aggressivo, con alcune caratteristiche ben precise però: l'intenzionalità, e il fatto che il più delle volte agisce per mezzo del "branco". Secondo una recente denuncia di Telefono Azzurro, questo

Dallo scherzo alla violenza il passo è breve. Soprattutto nel “branco”

fenomeno riguarda molti più ragazzi di quanto si pensi. Tralasciando gli ultimi fatti, l'episodio che ha scosso le mura della città berica è quello accaduto alla scuola media "Maffei" di contrà S. Caterina, ma è solo una delle tante scuole colpite da un fenomeno che sembra crescere di anno in anno, e che trova nelle scuole un terreno fertilissimo. Il deprecabile episodio ha visto come protagonista un ragazzo di 13 anni, colpito ad un gomito da un suo compagno di classe con un righello durante la lezione. La "vittima" era da tempo nel mirino di sette compagni perché accusato di non vestire griffato.

Quelle storie che nessuno avrebbe voluto ascoltare Nelle scuole della città il "bullsimo" si è manifestato sotto molteplici aspetti, sfociando anche nella forma più pericolosa, la violenza sessuale. Un anno fa l'istituto professionale Lampertico divenne teatro di un'aggressione senza precedenti a Vicenza ad opera di un branco di ragazzi, 4 vicentini fra i 16 e i 17, nei confronti di una compagna di classe che subì violenze ripetute. I compagni probabilmente sicuri di averla convinta a non parlare dopo un anno di soprusi, decidono di osare sempre di più e durante una lezione costringono la gio-

vane dietro un armadietto a subire qualcosa di più di una semplice aggressione. Fatto che poi verrà portato di fronte alla Procura di Venezia. Ancora in città, all'istituto Rossi uno studente denunciò che i compagni di scuola lo colpivano ripetutamente sul capo calpestandogli il volto, mentre alla media Maffei, quest'anno, un ragazzo fu perseguitato e picchiato da alcuni coetanei perché non vestiva secondo i gusti dei compagni. In provincia all'Ipsia di Schio un ragazzo venne costretto dai compagni a spogliarsi e a farsi fotografare.

A farne le spese anche la madre, "aggredita" davanti a scuola mentre era in macchina con il figlio più piccolo ad aspettare. L'auto è stata circondata dai sette che hanno iniziato a girarci attorno, colpendo il cofano con un pugno ed insultando la signora in segno di sfida. Analizzando le statistiche il fenomeno è in costante aumento non solo a Vicenza, ma in tutta la penisola. L'Italia si piazza terza in

Europa per questo genere di comportamento, dopo Gran Bretagna e Francia. "In città i casi rispetto agli anni passati sono in aumento - spiega l'ispettore capo dell'ufficio minori della Questura Serafino Santoro -. Di per se il fenomeno può avvenire con aggressioni fisiche, verbali o psicologiche. Quello che appare evidente è che il "bullismo" di per sé diventa pericolo quando si sposa con il branco. Come Polizia siamo impegnati in questo fenomeno costantemente: per prevenire e combattere questi episodi la Questura ha preparato degli opuscoli che aiutano grandi e piccoli a individuare i segnali preoccupanti e a sapere cosa fare. Il nostro compito è quello di far capire a chi commette questi abusi quello che si rischia dal punto di vista penale. Questo avviene convocando i genitori con i figli nel nostro ufficio e spiegando la situazione. Di per sé questo già funziona.

Può accadere, ed è successo, che alcuni casi giungano all'ufficio competente della Procura di Venezia". Per combattere questi episodi di violenza, nei giorni scorsi è intervenuto anche il ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni, dichiarando che le scuole devono fare "fronte comune" con le istituzioni e la società civile per combattere il fenomeno. "Se molti degli episodi riguardano le scuole medie-commenta il coordinatore dei presidi delle scuole medie di Vicenza Urbano Bonatociò può essere spiegato dal fatto che in questa età alcuni ragazzi cercano a proprie spese il limite della regola. È un'età molto delicata. Dopo gli ultimi fatti a livello degli 11 istituti della città non c'è stato un ordine del giorno: ogni scuola sa come regolarsi, ma tutti cerchiamo di creare un fronte comune per capire e prevenire questo atteggiamento. Nelle scuole sono aperti dei punti di ascolto che accolgono in forma anonima i ragazzi per ascoltare i loro problemi, un servizio che sta dando i suoi frutti".

L'accusa del Movimento Genitori: "Si interviene solo dopo fatti eclatanti"

Il Moige: "Con la prevenzione siamo all'anno zero"

"Per ora, purtroppo, su questo tipo di prevenzione siamo all'anno zero. Nelle scuole il fenomeno del bullismo è arrivato a livelli di emergenza, ma la prevenzione è ancora indietro: violenze ed angherie vanno avanti per mesi e spesso si interviene solo quando si manifestano fatti eclatanti". Questa la posizione della presidente nazionale del Moige, Movimento Italiano Genitori, Maria Rita Munizzi. "È ora di intervenire in modo organico e serio perché in gioco c'è lo sviluppo emotivo e psicologico dei nostri figli ed anche perché gli effetti delle violenze sulla psiche e sul carattere delle piccole vittime sono enormi e di lunga durata continua -. Il fenomeno è sempre esistito, ma questo non vuol dire che lo si possa giustificare, anzi, bisogna spezzare il muro di omer-

tà e di sottovalutazione in cui cre- che investe le dinamiche psicolosce. Ciò è possibile solo comin- giche del gruppo e del singolo, ciando dalle scuole, che sono i luo- tanto della vittima quanto dell'agghi privilegiati del fenomeno: qui i gressore, è necessario che chi vigiragazzi trascorrono la maggior la abbia una formazione specifiparte del loro tempo, qui incontra- ca." no i bulli e talvolta, per le dinamiche del gruppo, lo diventano loro stessi. Bisogna che gli insegnanti, i presidi, ma anche il personale non docente, così come i genitori, sappiano riconoscerne i segnali ed intervenire nel modo più adeguato. Ma trattandosi di una questione Soprusi tra bambini e ragazzi molto delicata, aumentano i casi


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ATTUALITÀ

18 NOVEMBRE 2006

Dietro il "dono" privato dell'area di viale Margherita le ipotesi più accreditate parlano di contropartite nel settore edilizio e alberghiero

Università all'ex Cosma, storia di uno scambio

DI ALESSIO MANNINO

Sono passati quasi quattro anni esatti da quel fatidico 7 novembre 2002, ma oggi Vicenza può finalmente essere orgogliosa di veder sorgere sulla fatale spianata di viale Regina Margherita 93 il suo nuovo polo universitario. Quel giorno sembrava aver sepolto ogni speranza: l'immobiliare Vernice Srl dell'industriale di Sandrigo Rinaldo Mezzalira si aggiudicava l'area di 16.622 metri quadri vicina al fiume Bacchiglione pagandola 6 milioni e 215 mila euro. Era la terza seduta dell'asta giudiziaria che metteva a disposizione la proprietà della fallita Cos.Ma. (Costruzioni Maltauro), la ditta sorellastra della Maltauro Spa. Le altre due erano infatti andate a vuoto perché l'altro partecipante, la Fondazione Cariverona intervenuta per conto di Provincia, Comune, Camera di Commercio e Consorzio universitario, aveva rinunciato a presentare offerte così da far scattare automaticamente il ribasso. Solo che, sorpresa!, quando l'esito sembrava ormai scontato, ecco arrivare il privato (Mezzalira) ad acquisire il terreno, un bocconcino appetibile in quanto a due passi dal centro storico e dalla stazione ferroviaria. Uno scippo ai danni della collettività, si urlò da più parti. Mezzalira, rispondendo a caldo a chi gli domandava se volesse farsi carico di costruire l'università, non fece una piega: "Non mi è neanche mai passato per la testa" (L'industriale Mezzalira: "Nessun progetto, solo un buon investimento", Giornale di Vicenza, 8/11/2002). Il rebus lasciato in gran parte irrisolto fino ad oggi è però un altro. Nei mesi precedenti all'acquisto, con l'asta ancora in corso, l'ex Cosma aveva cambiato destinazione d'uso con una variante che la vincolava a "un progetto per l'università". In pratica lì case, uffici o negozi non si potevano più costruire. E Mezzalira, da imprenditore per nulla sprovveduto quale è, questo lo sapeva. E allora in cosa con-

eccome: fu denunciato per turbativa d'asta dopo aver dichiarato alla stampa di aver cercato di convincere Mezzalira a ritirarsi (una denuncia che non ebbe seguito). Tutti, infatti, erano contro l'operazione messa in atto dall'imprenditore, compreso il sindaco. Eppure ci volle 'quel' passaggio nelle mani del privato per poter dare avvio al piano per la nuova università: perché? Un rebus. Per dipanarlo bisogna forse partire da una parola-chiave Il progetto per l'università nell'area Mezzalira (ex-Cosma) che Mezzalira pronunciò apertamente sisteva il buon investimento? Il in quei giorni. Egli disse di essere patron della Vernice (e della Fitt, "creditore" della Cosma. uno dei leader mondiali di tubi in E un'asta giudiziaria che segue a un pvc) un mese dopo si diceva "felice" fallimento, infatti, a questo serve: a se l'area fosse stata destinata alla ripagare i creditori. futura cittadella degli studi "a certe Mezzalira però ripaga (anche) se garanzie". Specificando subito stesso. dopo: "non certo di denaro" (6 E per di più con un vincolo che gli dicembre 2002). In effetti, la diffe- impedisce di investire. I cattivi renza che poi Mezzalira realizzò malignavano che quel vincolo vendendo a sua volta l'ex Cosma avrebbe tentato di farlo rimuovere. alla Provincia risultò poca cosa Ma meglio essere realisti che mali(almeno se comparata coi profitti gni, e l'ipotesi più vicina alla realtà delle sue molteplici attività): è questa: a Mezzalira il "denaro" 'appena' 448 mila euro, su un tota- non interessava per davvero, il suo le di 6 milioni e 663 mila che dovet- scopo era piuttosto quello di essere in buoni rapporti con il gigante te sborsare Palazzo Nievo. Maggiorato di 1 milione e 300 mila delle costruzioni Maltauro. di Iva, fu infatti questo il prezzo E, secondo colpo in una mossa sola, con cui l'ente comprò il terreno nel stringerne di solidi e remunerativi febbraio 2003, contando su un con- con la Provincia e il Comune. Con tributo della Cariverona di 5 milio- tutto il mecenatismo che la retorini e 665 mila euro. Nel giro di quat- ca del 'bel gesto' e del 'dono fatto tro mesi, insomma, l'ambito pezzo alla città' attribuì allora e ha contidi terra dello scandalo era finito a nuato ad attribuirgli fino a ieri, cioè alla posa della prima pietra del 13 chi doveva rilevarlo sin dall'inizio. O meglio, a uno degli enti interes- novembre scorso, una futura sati al progetto universitario: la ricompensa è, diciamo così, Provincia guidata dalla leghista alquanto probabile per un uomo Manuela Dal Lago, la cui simpatia d'industria dalle mille risorse reciproca con Mezzalira non è un com'è il Grande Rinaldo. Qualche mistero. Il Comune era invece ipotesi si può fare. Si può pensare, rimasto un po' in disparte, almeno per esempio, che l'edificio ex Siamic fra viale Verdi e via da un punto di vista ufficiale. Perché nel caso ex Cosma, per la Battaglione Monte Berico (attenverità, il primo cittadino di zione: di proprietà della Provincia) Vicenza ci era finito invischiato possa ambire al titolo di degno

risarcimento: lì la Dal Lago vuole un hotel di lusso con ben 100 stanze, e Mezzalira potrebbe essere un valido candidato sia come costruttore (con la Vernice) sia come albergatore-ristoratore. Sì perché fra le aziende del suo gruppo c'è la Me.Cu., società impegnata nel business alberghiero e partecipata anche dai Cuomo, nota famiglia titolare di pizzerie e ristoranti. Col Comune invece c'è in ballo il piruea San Silvestro nella contrà omonima vicino a viale Risorgimento: 2300 metri quadri e 10 mila metri cubi che diventeranno tante belle casette a schiera. La

società proponente è la Vimez, sempre riconducibile a lui. Ora si tratta solo di sbloccare il piano di riqualificazione, ma per questo bisogna aspettare il Pat (il nuovo piano regolatore da approvare nel 2007). In conclusione, è difficile credere che un grande imprenditore come Mezzalira si accontenti dell'onore di veder ribattezzata col suo nome l'area che fu della Cosma e che fra due anni vedrà inaugurare il primo stralcio del nuovo complesso universitario. Più facile immaginarlo che cerca contropartite nel campo che gli è legittimamente più congeniale: gli affari.

Alloggi studenteschi, problema aperto L'opera è partita. Secondo le previsioni il primo stralcio dell'erigendo polo universitario nell'area Mezzalira si concluderà nel 2008. Costerà 6.336.441 euro. Comprende autorimesse al piano terra, con 37 posti auto e 121 per ciclomotori. Al primo piano troveranno spazio la segreteria, gli uffici e due aule da 60 e 120 posti. Il secondo piano ospiterà altre tre aule da 420 posti in tutto, con un atrio e una sala lettura. Al terzo piano ancora uffici, 5 stanze per i professori, 3 per i seminari, una sala riunioni, un laboratorio informatico e la biblioteca. A tutto ciò vanno aggiunti un auditorium del costo di 1 milione e 550 mila euro (con una capienza di 300 posti) e dei lavori per la sistemazione dell'esterno, dell'entrata e della passerella, per un'ulteriore spesa di 2 milioni. Per gli altri due stralci, che secondo quanto ci spiega l'assessore al patrimonio della Provincia Galdino Zanchetta, saranno finalizzati a "ulteriori aule, servizi integrativi e laboratori", lo stanziamento previsto è "di 10 milioni di euro". In pratica, ai 18.432.506 euro del costo totale della prima fase - comprensiva dell'acquisto dell'area (7.996.065 euro), della bonifica (550 mila, a carico della Provincia) e del primo stralcio - dovrà aggiungersi anche una decina di milioni. Essenziale perché, come ha ricordato la presidente della

Provincia Manuela Dal Lago all'inaugurazione il 13 novembre scorso, "non è possibile un'università senza laboratori". Da dove arriveranno i soldi? La Fondazione Cariverona, una specie di salvifica Iri in versione bancaria che viene in soccorso degli enti pubblici bisognosi di finanziamenti, finora ha già messo sul piatto 12 milioni e 225 mila euro. Zanchetta prevede che gli altri enti coinvolti, cioè il Comune, la Camera di Commercio e il Consorzio universitario "in futuro comparteciperanno". E poi: che fine ha fatto la ex caserma Borghesi a Borgo Casale, un complesso di 9800 metri quadri che costava molto meno dell'ex Cosma, circa 4 milioni di euro, e che invece è stata accantonata pur essendo stata ritenuta idonea per servizi scolastici? Zanchetta rivela che la Provincia "sta predisponendo uno studio" per quella serie di edifici del demanio militare. Il grande punto interrogativo ora è infatti il seguente: dove dormiranno gli studenti? Di alloggi si parlava nel pp11 situato proprio accanto all'area Mezzalira, ma le ultime indiscrezioni in Sala Bernarda indicano nelle zone Ipab, Molon e Apa a Vicenza Est una possibile ubicazione. A meno che la zona stadio si liberi…dello stadio (cosa di cui si parla da anni), ricavando così lo spazio per un complesso residenziale.. A.M.


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INCHIESTA

18 NOVEMBRE 2006

Dalla pattuglia di Forza Italia all'ex candidato sindaco Vincenzo Riboni, ecco chi sono i consiglieri che rischiano di essere dimenticati

I "desaparecidos" di Sala Bernarda

DI LUCA MATTEAZZI E

ALESSIO MANNINO

Non sono capigruppo, né presidenti di commissione, né alla guida di comitati e associazioni. I loro nomi non compaio così spesso in calce a interrogazioni, mozioni o domande di attualità, e i loro interventi ai microfoni della Sala Bernarda si contano sulle dita di una mano. Sono i tanti consiglieri comunali "invisibili" che non trovano quasi mai spazio nelle cronache sulla politica cittadina e che in questi anni di amministrazione Hullweck hanno lasciato poche tracce del loro operato. Forse perché poco attivi, tanto che c'è chi, malignamente, accusa qualcuno di essere solo uno "yes man" pronto semplicemente a seguire le indicazioni del partito. O forse perché, come spiegano loro, la visibilità non è tutto, e a volte conviene di più lavorare in silenzio al di fuori della luce dei riflettori piuttosto che cercare la via della polemica. Soprattutto se si fa parte di un partito di maggioranza. Eccone un veloce ritratto, cominciando dalla pattuglia più numerosa. Quella degli azzurri di Forza Italia. Dino Nani, l'assessore ombra tornato consigliere Il suo nome è salito alla ribalta un anno fa, quando in consiglio si discuteva di pianificazione delle aree commerciali e il sindaco gli ha assegnato, caso più unico che raro, una delega speciale al commercio. Cosa che ha fatto arrabbiare, e non poco, l'assessore al commercio Ernesto Gallo. "Di professione seguo questi problemi e apro centri commerciali (Nani è dirigente del gruppo Unicomm, ndr), de è stato naturale chiedermi di dare una mano -spiega lui -. È nato tutto con spirito di collaborazione, non come un gesto di sfiducia nei confronti dell'assessore. Ma non avevo tenuto conto delle reazioni, e alla fine ho chiesto io al sindaco di ritirami la delega". Così Nani - un lungo passato nella Dc (è stato per otto anni segretario di sezione alla Stanga) e un veloce passaggio nell'Udc prima di approdare a Forza Italia - è tornato ad essere un semplice con-

sigliere e a dedicarsi, quando il lavoro lo permette alle sue passioni: bicicletta, libri e tiro al piattello. Ivo Furlan, "allucinato" dai tempi della politica Giunto alla politica quasi per caso, dopo la partecipazione all'attività di un comitato per l'urbanistica partecipata che si occupava del piano frazioni a Settecà, Ivo Furlan è stato per cinque anni capogruppo di Forza Italia in circoscrizione 3 prima di arrivare in consiglio comunale. Dove, dopo un anno di "ambientamento" nella commissione cultura, è tornato alle origini ricominciando a seguire i problemi urbanistici all'interno della commissione territorio. La confidenza con la macchina comunale ormai c'è, ma Furlan - funzionario di una compagnia di assicurazioni con la passione per la vela- ad una cosa non si è ancora abituato: le lungaggini della politica. "Ho cercato di accelerare i tempi di alcuni progetti, ad esempio quelli del piano frazioni, ma i tempi della politica non coincidono con le esigenze dei cittadini. A volte sono ancora allucinato di fronte a progetti che si trascinano da vent'anni". Lucia Mascotto e la "follia" del centro per la famiglia

Lucia Mascotto (FI) Ricordate il contestato progetto per un centro per la famiglia all'ex coop delle Cattane? Bene, Lucia Mascotto, già presidente della commissione cultura della circoscrizione 6 durante l'amministrazione Hullweck 1. è stata una delle più determinate nel contrastare quell'iniziativa, convinta che acquistare l'immobile a certe cifre (si parlava di 2,5 milioni di euro, tra acquisto e ristrutturazione) fosse

"una follia". E, aggiunge, "alla fine i conti mi hanno dato ragione". Vinta quella battaglia, Lucia Mascotto è adesso in prima linea nel denunciare il degrado in cui è lasciato lo stabile, e non solo. Sue, ad esempio, le interrogazioni che hanno attirato l'attenzione sull'abbandono di alcuni angoli di viale Margherita, così come molte altre segnalazioni sullo stato precario dell'arredo urbano della città. "Sono tutte fatte con spirito costruttivo, vogliono essere un pungolo, non fare polemica" precisa. Ornella Dal Lago, il basso profilo paga più della fronda Molti la ricordano ai tempi della fronda forzista (estate 2004), quando si era schierata con il gruppetto dei cosiddetti "dissidenti". Acqua passata, per questa esponente di Forza Italia arrivata in consiglio comunale dopo un mandato in circoscrizione 2 (Riviera Berica) dove era stata anche presidente della commissione territorio, e che ha continuato ad occuparsi di urbanistica pure a palazzo Trissino. Per lo più seguendo la filosofia del basso profilo. "Vorremmo intervenire di più, ma spesso evitiamo di prendere la parola per non alimentare polemiche con l'opposizione e rallentare ulteriormente i lavori del consiglio", spiega. E poi aggiunge. "La visibilità non è poi così importante: quello che conta sono i risultati, e noi abbiamo altri modi per pressare gli assessori". Come dire che con una telefonata o con una chiacchierata informale, spesso, si può ottenere di più che non con interrogazioni e interventi ufficiali. Maria Elisabetta Rossi, dai topi di biblioteca alle talpe di Aim "Reclutata" da Forza Italia nel '98, quando il partito era ai minimi storici e aveva scelto di che almeno metà dei candidati fossero donne, Maria Elisabetta Rossi era già arrivata in consiglio con l'amministrazione Hullweck 1, dopo aver fatto parte per un po' del consiglio di amministrazione della Biblioteca Bertoliana (con l'in-

carico di vicepresidente: "Un'esperienza esaltante" racconta). In Comune, ha lavorato a lungo nella commissione cultura, ed è stata una delle promotrici del mercatino dell'antiquariato, sua grande passione. Adesso che è nella commissione bilancio si occupa soprattutto di conti e di questioni relative ad Aim. E proprio su questi argomenti resta negli annali del consiglio comunale uno suo durissimo, e molto colorito, intervento contro le "talpe" che facevano uscire informazioni dall'azienda di San Biagio all'epoca della discussione sul presunto buco di bilancio. "Lo rifarei - commenta -. Io sono una persona concreta, e se ho detto quelle cose è perché mi sono documentata".

Maria Elisabetta Rossi (FI)

Gianfranco Dori, un socialdemocratico poco interessato ai "quarei" "Avere visibilità vuol dire, spesso, creare polemiche, a volta costruite ad arte. Io credo invece che il lavoro di gruppo paghi di più". Gianfranco Dori è uno dei consiglieri comunali con maggior esperienza alle spalle. Eletto già nel 1985 con il partito socialdemocratico ("Sono sempre stato socialdemocratico", spiega), passato con i socialisti riformisti a fine anni '80 ("Perché da solo ero troppo isolato e ricattabile", commenta), è rimasto in sala Bernarda fino al 1995, quando ci fu quello che lui chiama il "papocchio" tra Quaresimin e Variati. Dopo tre anni di pausa, è rientrato in politica nel 98 come presidente della circoscrizione 7 ("per la prima volta, dopo vent'anni di presidenti di sinistra"), e adesso siede nuovamente in Sala Bernarda tra le file di Forza Italia. Con qualche disagio: "In consiglio c'è un clima troppo esasperato, a volte offensivo", spiega. Non ama le polemiche, ma al suo partito consiglia di occuparsi meno di mattoni ("quarei", dice lui) e più di scuola, sport e sociale. "Sono queste le cose davvero importanti nella vita dei cittadini".

Tutti i numeri del Consiglio In Sala Bernarda siedono 41 consiglieri comunali, compreso il sindaco. In origine i numeri assegnavano 25 consiglieri alla maggioranza di centrodestra, e 16 al centrosinistra, ma gli equilibri si sono un po' spostati con l'uscita di Franca Equizi dalla Lega Nord e di Sung Ae Bettenzoli da Forza Italia, confluite tutte e due nel gruppo misto. Ecco, comunque, l'elenco completo del "parlamento" della città. Forza Italia. Andrea Pellizzari (capogruppo), Enrico Hüllweck, Ornella Dal Lago, Fiorenza Dal Zotto, Gianfranco Dori, Gabriele Galla, Chiara Garbin, Ivo Furlan, Mario Lucifora, Lucia Mascotto, Dino Nani, Valeria Porelli, Maria Elisabetta Rossi. Alleanza Nazionale: Luca Milani (capogruppo), Giuseppe Tapparello, Livia Coppola, Sante

Sarracco, Francesco Rucco. Udc: Mario Bagnara Lega Nord: Manuela Dal Lago (capogruppo), Antonio Dal Santo, Alessio Sandoli, Daniele Borò. Democratici di Sinistra: Luigi Poletto (capogruppo), Ubaldo Alifuoco, Gianni Cristofari, Antonio Dalla Pozza, Valentina Dovigo, Giovanni Rolando. Vicenza Capoluogo: Giovanni Giuliari (capogruppo), Stefano Soprana, Carla Zuin. Verdi: Ciro Asproso La Margherita. Marino Quaresimin (capogruppo), Pierangelo Cangini, Alessandro Guaiti, Vincenzo Riboni, Claudio Veltroni. Rifondazione Comunista: Emilio Franzina Gruppo misto: Sung Ae Bettenzoli (capogruppo), Franca Equizi


7 Valeria Porelli, e la battaglia contro le mutande al Duomo Ha poco più di trent'anni, ma Valeria Porelli è in consiglio comunale già da due mandati, e da quattro anni fa parte del consiglio di amministrazione dell'Ipab (con qualche polemica da parte dell'opposizione, che riteneva il doppio incarico incompatibile). Di lei si ricordano soprattutto una piccola guida ai servizi per l'infanzia destinata alle mamme della città preparata quando era alla presidenza della commissione pari opportunità (un tema che la tocca in prima persona, visto che lei stessa ha due bambini piccoli), e un recente intervento contro le bancarelle di biancheria intima davanti alle finestre del vescovado. "I giornali si sono concentrati sulla questione delle mutande, banalizzando il problema - precisa però lei -. Io ho semplicemente chiesto di spostare alcune bancarelle di vestiario sul lato libero di piazza duomo, senza togliere licenze a nessuno. È una richiesta che mi arriva da tempo dai residenti del centro". Mario Lucifora: "Poco visibili? Questione di ruoli" È probabilmente uno dei nomi meno noti a chi non segue la politica, nonostante fosse in consiglio già ai tempi della prima giunta Hullweck. "Mi occupo un po' di sociale, un po' di cultura - spiega il penultimo arrivato tra i consiglieri forzisti (è entrato in sala Bernarda nel settembre 2004) -, ma credo che il compito dei consiglieri di maggioranza sia soprattutto quello di seguire e sostenere i propri assessori. Ovviamente quando se lo meritano". Questione di ruoli, insomma, e magari anche di ordini di scuderia. "Non dobbiamo rispondere solo al partito, anche alla coscienza - precisa -. Ma a meno che non ci siano casi particolari, il nostro ruolo è quello di sostenere la giunta. Del resto anche a livello nazionale, il centrodestra ha chiamato alla mobilitazione i propri sostenitori solo quando è passato all'opposizione. Prima non lo faceva".

Livia Coppola, una femminista fra i macho di An Pigafettina, missina fin dal liceo, medico anestesista al San Bortolo, al suo primo mandato come consigliere e ciò nonostante già presidente della commissione affari socia-

INCHIESTA li, Livia Coppola è la prima donna eletta nelle file di MsiAn a Vicenza. Un po' come faceva la Mussolini quando era ancora nel partito di Fini, il suo fronte di battaglia preferito è la difesa e la valorizzazione delle pari opportunità femminili. Una posizione coraggiosa in una formazione politica storicamente fedele all'idea di donna 'madre e moglie' e stop. Purtroppo (si fa per dire) per la sua attività politica, lei è anche lavoratrice, e come tutte le donne del secondo millennio conciliare casa, lavoro, famiglia - e per di più la politica non è facile.

E che rivendica le proprie "piccole" battaglie amministrative: quella contro il degrado di corso Fogazzaro, quelle per la memoria dei caduti in guerra ("con una mozione votata da tutti"), o quelle "silenziose" in favore di tante persone bisognose. "Certo ci sarebbero tante cose da fare, e a volte si vota tappandosi il naso, ma è giusto rispettare la maggioranza - aggiunge -. Mi fanno rabbia quei consiglieri che sono eletti con un partito e poi se ne vanno. Se poi ci sono delle cose che non vanno, i miei colleghi sanno bene che nelle sedi opportune non ho problemi a dire di no".

Antonio Dal Santo: un leghista che sa stare al proprio posto In molti l'avranno visto più spesso nel suo negozio di articoli per la casa all'incrocio tra corso Fogazzaro e contra Pedemuro San Biagio che non nei servizi sul consiglio comunale. "Il fatto è che io parlo dove c'è da parlare, non sui giornali", spiega Antonio Dal Santo, consigliere della Lega Nord che prima di arrivare a palazzo Trissino è stato per quarant'anni l'anima della società calcistica Fiamm.

Vincenzo Riboni, il Kerry de noantri Molto probabilmente la scelta come candidato sindaco del centrosinistra alle comunali del 2003 cadde su di lui per un solo e semplice motivo: "avrà fatto dire 'trentratrè' a più di mezza città", avranno pensato i notabili locali dell'Ulivo. Come si sa, non bastò. Margheritino, primario al pronto soccorso dell'ospedale San Bortolo, Vincenzo Riboni è uno dei più assenteisti in Sala Bernarda. Ma il suo libretto delle giustificazioni è veritiero

18 NOVEMBRE 2006 e comprensibile: oberato dal superlavoro di medico in prima linea, per lui è oggettivamente arduo presenziare con frequenza sui banchi del consiglio. Tanto che ha sofferto più volte di malori per stress. Diversamente dal democratico John Kerry alle ultime presidenziali americane, al faccia al faccia televisivo non sembrò molto convincente. Ma come Kerry, dopo l'exploit elettorale è sostanzialmente scomparso dalle scene. Pierangelo Cangini, il primo petalo della Margherita Non è uno che si fa notare per andare sui giornali, Pierangelo Cangini. Coordinatore cittadino della Margherita, di professione dirigente Telecom, il suo curriculum lo vede consigliere in circoscrizione 6 per due mandati, prima con la Dc e poi con il Ppi. Rumoriano, non ama la ribalta ma piuttosto la paziente tessitura di manovre politiche sempre giocando in squadra col suo gruppo, il cui uomo forte è l'ex sindaco Marino Quaresimin. E in linea con quest'ultimo non crede nella strategia della pressione, ovvero nel bombar-

dare il consiglio di mozioni, interrogazioni e domande d'attualità. Dopotutto, democristiani una volta, democristiani per sempre. Gianni Cristofari, una seconda primavera. Referendaria Il diessino Gianni Cristofari è stato il primo difensore civico del capoluogo, diretto predecessore di Massimo Pecori (candidato con l'Udc alle amministrative nel 2003). Ma in questi anni come consigliere della Quercia è rimasto tutto sommato nell'ombra, sopravanzato in visibilità dai diarchi Alifuoco-Poletto, dall'attivissimo Antonio Dalla Pozza e dalla legambientina Valentina Dovigo. Ma proprio in questi giorni il suo posto di presidente della commissione affari istituzionali del Comune gli sta fruttando la grande opportunità di tornare sotto i riflettori: da lì è cominciato l'iter per il referendum sulla nuova base Usa al Dal Molin. E in qualità di avvocato (nonché di difensore civico, of course), affianca il comitato referendario nel tortuoso cammino del quesito, il cui esito pare più accidentato del previsto.

L'Emilio furioso. E silenziato Ostracizzato, è così che si ritiene Emilio Franzina, il più infuocato degli oratori in Sala Bernarda nella storica seduta sul Dal Molin del 26 ottobre scorso. Ma non in quanto professore di storia contemporanea all'università di Verona, autore di una sterminata serie di libri (fra cui Vicenza. Storia di una città, Neri Pozza, 1980), pluriimpegnato all'estero come docente e ricercatore: "Sui giornali nazionali appaio in qualità di storico, intellettuale, organizzatore di eventi culturali, autore artistico". L'esclusione lo colpirebbe come consigliere indipendente di Rifondazione Comunista, 1274 voti alle elezioni comunali. "E' sui media vicentini che non appaio mai", ma, aggiunge senza mezzi termini, "la figura di merda la fanno loro, io me ne frego". C'è chi la critica per la sua frequente assenza dai normali lavori in consiglio. Cosa risponde?

Il mio non è un normale lavoro, faccio l'insegnante universitario e non posso abbandonare i miei laureandi. I giornalisti si occupano dell'attività di aula e non di quella che si svolge in commissione: io, essendo l'unico di Rifondazione, sono capogruppo di me stesso e sono in tutte le commissioni. E poi spesso arrivo in consiglio e sto solo per una parte, purtroppo i miei tempi sono stretti. Come uomo di cultura che idea si è fatto dell'attività politica in un'assemblea come il consiglio comunale? Il livello che per anni ha contraddistinto le discussioni in consiglio si è perso del tutto, c'è un abisso rispetto al passato. E non per colpa dei singoli, ma del sistema in generale: non essendoci più i partiti a fare da mediatori, ora i consiglieri sono isolati e agiscono staccati dalla società. Così il consiglio non può funzionare. E poi sono arrivato a

una mia conclusione. Quale? L'inutilità di stare ore e ore sui banchi del consiglio, vittima della noia per impotenza: ogni proposta che faccio me la bocciano, e questo perché non c'è una vera dialettica fra le parti, c'è solo il muro contro muro. Lei è stato autore dell'intervento in assoluto più appasEmilio Franzina (Prc) sionato ed emotivo della seduta in cui si votava sul Dal Molin ame- quale, voglio dirlo, ho ricevuricano, in cui accusava il sin- to una valanga di messaggi di daco e il centrodestra di solidarietà. La sa poi una mentire alla città: un attacco cosa che mi lascia sempre di frontale. stucco, anzi imbarazzato? Che ribadisco in pieno. Il mio Dica. amaro convincimento è che, Dopo litigate folli in aula, pur essendo in pratica silen- capita quasi sempre di vedeziato da tutti i media locali, re i consiglieri andare a bracsarò ricordato soltanto per cetto, amici come prima. E' quell'intervento passato in un'ipocrisia totale. diretta televisiva. Per il Alessio Mannino


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Entro dicembre bisogna decidere sul futuro del settore igiene ambientale. Aim attende indicazioni dal Comune, i sindacati temono per i posti di lavoro. E tutti sperano in una proroga

Gestione rifiuti, ecco cosa bolle nel cassonetto Ogni mattina maneggiano quintali di rifiuti, con qualsiasi tempo e con qualche rischio. Il lato positivo: "C'è tanto tempo libero"

Raccogliere immondizie è una faticaccia. Parola di spazzino

Sveglia prima dell'alba, e poi via a raccogliere e caricare sul camion quintali di immondizie. Sotto la pioggia, il freddo, la neve o il sole battente. Dietro ad espressioni politically correct come "operatori ecologici" o "addetti all'igiene ambientale" si nasconde la realtà di un lavoro duro, poco considerato, a volte pericoloso come quello degli spazzini e dei netturbini. "Cominciamo alle 5 di mattina, quindi con la sveglia che suona alle 4 - racconta Stefano, che lavora per un'azienda di igiene ambientale attiva a livello provinciale -. La pesantezza del lavoro può variare molto a seconda della tipologia di raccolta: se ci sono i cassonetti, il lavoro è faticoso ma sopportabile, invece con il porta a porta la mole di lavoro è triplicata e siamo tornati indietro di 50 anni. Fare la raccolta casa per casa vuol dire saltare su e giù dalla pedana centinaia di volte in una mattinata e sollevare tra i 30 e i 40 quintali di materiale: ci sono comuni che adottano bidoni molto piccoli, altri invece che hanno bidoni da 15 o 18 chili, che sono già un bel peso, e alcuni che con il verde arrivano anche a sacchi di 25 o 30 chili. E questo per sei giorni la settimana". Certo, non dappertutto è cosi. Ma anche dove quasi tutte le operazioni sono automatizzate, come a Vicenza città, gli inconvenienti non mancano. "In città orma il grosso del lavoro è meccanizzato, e questo è positivo - racconta Alberto (il nome è di fantasia, ndr) uno degli operai di Aim -. Certo che quando piove sei sotto la pioggia, quando fa freddo stai al freddo e quando c'è

Lo spazzino, un lavoro faticoso. Ma pesa di più l'indifferenza della gente.

il sole stai al caldo. Non c'è tempo che tenga, noi ci siamo sempre". Fatica e acquazzoni non sono comunque le uniche difficoltà. "Le ferie sono poche, si lavora anche nei festivi, e ci sono situazioni rischiose aggiunge Stefano -. Per rispettare i tempi, ad esempio, in alcune zone siamo costretti a togliere i sacchetti dell'umido dai bidoni a mano, senza sapere cosa c'è dentro: non è così raro trovare dei topi. Senza contare, poi, che la raccolta differenziata è ancora indietro. Nei sacchetti che raccogliamo c'è di tutto: e pazienza per le bottiglie, ma quando capita di trovare batterie o medicinali è un altro discorso, perché a volte si innescano reazioni che causano vapori nocivi. E poi ci sono lo smog, le vibrazioni, i mezzi inadeguati; no, dal punto di vista sanitario è una professione a rischio". Il tutto per un lavoro "ripetitivo e monotono", che i più guardano con diffidenza. "Le soddisfazioni sono poche - ammette Alberto -. Il nostro è una

lavoro visto un po' così: 9 persone su 10 ci criticano perché la città è sempre sporca, per quanto tu la pulisca, o perché i cassonetti sono sempre troppo pieni, anche se li svuoti tre volte la settimana. La gente vorrebbe avere tutto perfetto, ma non è semplice: come organico noi siamo sotto di dieci unità, ed effettivamente ci sono alcune zone che sono un po' trascurate, ma in pochi si mettono nei nostri panni. Per la gente lo spazzino è uno lavora poco e sta per sei ore al bar". Dall'altro lato della medaglia, c'è il fatto di svolgere un lavoro all'aria aperta, che tutto sommato lascia molto tempo libero (si comincia all'alba, ma a mezzogiorno si smonta e il pomeriggio è libero), e che ogni tanto offre anche qualche gratificazione. "Capita l'anziano che ti ringrazia conclude Stefano -, ma è sempre più raro. Anche le mance, che una volta erano l'abitudine, ormai sono scomparse. Noi non possiamo accettarle, ma solo il gesto è una gratifica".

DI LUCA MATTEAZZI Non bastassero le incognite che avvolgono il futuro del trasporto pubblico o la gestione del gas, in casa Aim si apre adesso un nuovo fronte: quello relativo al destino del settore dell'igiene ambientale, cioè i servizi di pulizia delle strade e raccolta e rifiuti. In base ad un passaggio della finanziaria, infatti, dal 1 gennaio 2007 l'azienda di San Biagio potrebbe essere costretta ad indire una gara d'appalto e a cedere il settore, a meno che il Comune non decida di affidare il servizio alla stessa Aim, tenendo tutto in casa: "in house", come dicono gli addetti ai lavori. Questioni tecniche? No, perché la decisione potrebbe avere conseguenze dirette sui cittadini (in termini di qualità del servizio o di costo della bolletta, ad esempio) e sul futuro di un centinaio di lavoratori, che potrebbero trovarsi a breve con buste paga più leggere e turni di lavoro più pesanti. O, nella peggiore delle ipotesi, che potrebbero anche vedere vacillare la sicurezza del loro posto di lavoro. E infatti i sindacati sono stati i primi a lanciare l'allarme, visto che a meno di due mesi dalla scadenza è ancora tutto da definire. "Dire che siamo preoccupati è riduttivo - avverte il segretario provinciale della funzione pubblica della Cgil Sergio Merendino -. Sul futuro non c'è nessuna certezza. In caso di appalto potrebbero scattare dei meccanismi che, purtroppo, abbiamo già visto molte volte: un'azienda si aggiudica la gara con ribassi molto forti, poi si accorge che non ci sta dentro con i costi, e la prima cosa su cui interviene è il personale; con licenziamenti, con part-time forzati, o modificando gli orari fino a costringere i lavoratori a licenziarsi". Quello che non si capisce, prosegue il rappresentante della Cgil, è perché non sia già stata scelta la gestione in house: "Di solito si esternalizza quando non si hanno le strutture, ma il settore igiene ambientale di

Aim ha tutto: uomini, mezzi, capacità professionali, investimenti. Perché fare la gara? È come se uno avesse in casa due lavatrici e una domestica e decidesse di andare a lavare i propri vestiti nelle lavanderie a gettone. Non ha senso". Preoccupazioni forti, che non sono però condivise da tutti. "Non vedo rischi per i posti di lavoro - puntualizza Luca Tommasin, che segue il settore per conto della Cisl -. I livelli occupazionali con aziende del tipo di Aim, non sono mai stati toccati, e anche nel caso subentrasse un'altra ditta questa deve, per contratto, garantire il posto con lo stesso inquadramento in termini di orari e di retribuzione". Caso mai i timori riguardano la qualità e l'affidabilità del servizio, se questo dovesse uscire dal controllo di Aim. Dietro al settore dei rifiuti si muove un giro di affari con cifre a nove zeri, e non sempre i privati offrono le stesse garanzie di un'azienda pubblica: "Finché il settore è gestito dal pubblico i controlli funzionano, ma se ci sono i privati chi ci garantisce", chiede Tommasin. Da parte sua, l'azienda fa sapere di essere pronta a qualsiasi eventualità, sia ad affrontare le incognite di una gara, sia a mantenere direttamente la gestione del servizio. "È una scelta politica che spetta al Comune", precisa il consigliere di amministrazione Bruno Carta. In ogni caso, aggiunge l'esponente del cda, è riduttivo affrontare il problema solo nell'ottica gara - non gara. Per avere un quadro più completo della situazione bisogna tenere in considerazione anche i costi, solo per fare un esempio: i proventi della tassa sui rifiuti non bastano a coprire tutte le spese, come invece vorrebbe la legge, e quindi sarebbe necessario un aumento delle tariffe ("che al momento sono tra le pi basse d'Italia" puntualizza Carta). Tante domande, dunque, e poco tempo per trovare delle risposte. "La cosa più logica sarebbe prorogare di un anno la scadenza, anche per chiarire la confusione normativa che c'è in questo momento", conclude Carta. E sono in tanti a puntare su questa ipotesi.


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Dal Web agli incontri col sindaco I Grillo Boys contro lo smog Il gruppo degli amici del comico genovese ha superato quota 250 iscritti. E chiede ad Hüllweck di intervenire per limitare il traffico DI LUCA MATTEAZZI Il video è in Internet a disposizione di tutti. Quaranta minuti di filmato in cui si vedono tre giovani che entrano nell'ufficio di Enrico Hüllweck, e dopo i saluti di rito sottopongono al primo cittadino dodici proposte per ridurre l'inquinamento atmosferico in città. È l'ultima iniziativa del gruppo vicentino dei sostenitori di Beppe Grillo, che ai primi di novembre hanno presentato al sindaco quello che loro definiscono una " una specie di dodecalogo" contro lo smog. "E devo dire che il sindaco si è trovato d'accordo su cinque dei punti da noi proposti - racconta Davide Marchiani, il coordinatore del gruppo -. Considerando che erano proposte provocatorie, non è poi così male". In particolare, Hüllweck si è mostrato disponibile a realizzare una pista ciclabile per ogni percorso cittadino ("un pezzo alla volta,

però, perché, e in questo ha ragione, è difficile intervenire su una struttura che non è nata pensando alle piste ciclabili"), a pubblicizzare il servizio del car sharing (la stessa auto usata da più persone), a promuovere l'uso di bus e taxi elettrici e a far pagare la tassa per l'occupazione di suolo pubblico alle auto in sosta. Bocciate, invece, l'idea di un ticket d'ingresso in città, così come l'eliminazione progressiva dei parcheggi o la riduzione dell'ici per chi non ha auto. Ma il gruppo di Beppe Grillo non molla: "Studieremo il filmato, cercheremo i nostri errori e quelli fatti dal sindaco, e poi torneremo alla carica". Insomma, la battaglia continua. Del resto il gruppo vicentino è stato fin dall'inizio uno dei più attivi. A livello nazionale, è stato tra i primi, nell'estate del 2005, a raccogliere l'invito di Grillo a creare delle comunità virtuali tra i lettori del proprio blog: "Prima di noi l'hanno fatto solo Milano e Roma, ma in realtà a Milano è stato Beppe a dare il via all'operazione, a mo' di esempio, quindi siamo

stati i secondi - ricorda Marchiani -. Adesso i gruppi sono centocinquanta in tutta Italia, e gli iscritti sono in continuo aumento. Noi abbiamo superato quota 250. Lo scopo è poi quello di trovarsi di persona, stringersi la mano, fare amicizia, e provare a migliorare questo paese che non ci piace". Per questo il gruppo di Beppe Grillo si trova ogni mercoledì sera nella sede della circoscrizione 7, e ha già dato il via ad alcune iniziative pubbliche. Soprattutto sui temi cari al comico genovese: l'ambiente, l'energia, i trasporti, l'informazione, la salute. Qualche esempio? "Ci sta molto a cuore il problema dell'acqua, perché gli acquedotti non devono assolutamente essere privatizzati - continua Marchiani . Oppure abbiamo rilanciato la campagna Parlamento pulito: in occasione della manifestazione della Casa delle libertà del 21 ottobre siamo andati in piazza a mostrare alla gente l'elenco delle 25 persone che siedono in Parlamento nonostante siano già state condannate in via definitiva. Qualcuno ci ha guardato con diffi-

Pillole del "Grillo pensiero" Il suo blog è da tempo uno dei più visitati della rete. Per le sue riflessioni polemiche e pungenti, sempre ricche di spunti inediti e di osservazioni che difficilmente si trovano sulla grande stampa nazionale. Ecco alcuni spunti pescati tra quello che Beppe Grillo ha scritto nell'ultima settimana. Sulla Olivetti: "Cos'è oggi l'Olivetti? Chi la dirige? Che cosa produce? Quanti dipendenti ha? Perchè il mondo politico non ne parla mai? Così come non si interessa dello sviluppo dell'information technology a parte le sfilatecarnevalate allo Smau di Milano una volta all'anno. Se l'Olivetti, una delle poche aziende italiane il cui marchio è ancora conosciuto nel mondo, è morta, se ne celebrino i funerali. Funerali di Stato. In pompa magna. Per ricordare qualche grande italiano e qualcuno meno grande che l'affossò. E che i funerali servano anche per riflettere sul futuro. Se quello che vogliamo sono ponti, supermercati, strade, viadotti, marciapiedi, catrame, mattoni, parcheggi, l'unico futuro comprensibile a questa sottospecie di politici e di industriali. Se questo è quello che vogliamo, seppelliamo insieme all'Olivetti anche lo sviluppo tecnologico del Paese. Va fatto però in modo ufficiale, almeno questo all'Olivetti è dovuto". Sul turismo: "La bellezza in Italia è stata

deturpata, sfregiata, cementificata. Ne rimane ancora, ma è in estinzione. I coraggiosi turisti che vengono nell'ex Bel Paese spendono più a Milano che San Francisco, più a Rimini che alle Maldive. I servizi non esistono, le autostrade sono tra le più care del mondo, i trasporti inqualificabili. Il turismo è una delle poche attività economiche che ci tiene ancora in piedi. Una mucca sempre più munta, facendo uscire sangue dalle mammelle insieme al latte. Il portale www.italia.it che doveva contribuire allo sviluppo del Turismo fa ridere il mondo. Sulla sua home page, l'unica page che ha, c'è scritto: 'Il Portale Italiano del Turismo è in fase di realizzazione'. E per dare un tocco internazionale è riportato anche in inglese: 'The Italian Tourist Portal is coming soon'. E' costato 45 milioni di euro". Sulle pensioni parlamentari: "I deputati hanno diritto alla pensione dopo 30 mesi di legislatura. Siamo perciò tranquilli che il parlamento terrà fino alla fine del 2008. Ci sono più di 400 parlamentari al primo mandato. E puntano tutti alla pensione dei 30 mesi. Gli italiani, quando sopravvivono, vanno in pensione dopo 35 anni. Tra noi e i nostri dipendenti c'è quindi una evidente disparità di trattamento".

La famosa intervista a Hüllweck (disponibile su video.google.it)

denza, ma alla fine molti hanno capito". Poi ci sono le iniziative a favore delle ricerca scientifica, come quella a sostegno dei due studiosi italiani che hanno scoperto la cosiddetta "Sindrome dei Balcani", cioè le conseguenze negative sulla salute dei militari americani che hanno combattuto nell'ex Jugoslavia causate dall'uso di armamenti speciali. Il gruppo ha portato a Vicenza Stefano Molinari, uno dei due studiosi (che dopo la pubblicazione dei loro studi sono stati boicottati dalla comunità scientifica), e al termine di un affollato incontro pubblico ha raccolto oltre 630 euro con cui ha contributo all'ac-

quisto di un microscopio fondamentale per permettergli di portare avanti le proprie ricerche. A livello più strettamente locale, il gruppo ha partecipato alla raccolta firme per il referendum sulla democrazia diretta, alla mobilitazione contro la base americana al Dal Molin, e ha stretto contatti con altre realtà della società civile, come l'associazione Vicenza Mondo, Greenpeace, la Gev (Giovani escursionisti vicentini) o il "comitato Brustolé". Meno frequenti, invece, gli incontri con i partiti ufficiali, con cui ha avuto solo qualche incontro pre-elettorale. "Per ricordargli che sono sempre nostri dipendenti", conclude il responsabile.

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SATIRA

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Satira sul dilagante antiamericanismo al baccalà che minaccia il clima politico e culturale vicentino

Fascisti su Marte, Americani a Vicenza credevamo che fossi passato dall'Internazionale Comunista all'Internazionale Imborghesiti. A 'sto punto, meglio un borghese vero come Romano…". Sergio Romano, avvertito, ha risposto con un 'tiè' all'inglese.

DI FEDERICO NICCE

Spariti dagli scaffali dei cinema-store vicentini documenti insigni dell'antiamericanismo all'amatriciana come Un americano a Roma ("Mazza che schifo il latte ammerigano, mejo i maccheroni ahò"), Vacanze in America ("Ma beata la 'gnoranza, se sta bene de mente, de core e de panza") e Sognando la California ("Siamo in Texas? E io Texas voglio i fagioli alla John Wayne, giù per il gozzo!"). Partita la campagna contro il nuovo hamburger "New York" del Mc Donald's: uniti nella lotta contro l'ultimissimo panino imbottito l'assessore Michele Dalla Negra, tifoso del pane & soppressa, e Ciro Asproso, fan degli sfilacci di cavallo. Vibrata protesta, poi, dell'associazione segreta degli Ultimi Giapponesi dell'Asse Roma-Berlino-Tokio (nascosti sui Colli Berici, credono che la Seconda Guerra Mondiale non sia mai finita, e loro si trovino sulle colline delle Filippine): "Siamo noi gli unici veri antiamericani, altro che i no global!". Sono le prime avvisaglie di un'ondata di inqualificabile antiamericanismo. Ecco chi potrebbe esserne contagiato. I teorici dell'indotto Accantonata la teoria del complotto demoplutogiudaicomassonico, se ne fa strada un'altra: la teoria dell'indotto. I sostenitori sono gli imprenditori locali, che a furia di delocalizzare si sono accorti che gli unici che potrebbero portare soldi in città sono rimasti gli Americani (e le spogliarelliste rumene). Così caldeggiano l'Ederle bis secondo il seguente ragionamento: sbarcano altri 5 mila soldati, noi costruiamo edifici e gli diamo i servizi, e in più riempiono i locali di lap dance dove ci si può trovare tutti a fare una gran baldoria. Salvi così i due maggiori business vicentini: il ballo del mattone e il ballo dei minitanga. Ma gli 'indottisti' potrebbero cambiare idea: se l'esercito

Usa, ora che al Congresso c'è una maggioranza democratica e non più repubblicana, decidesse di fare marcia indietro e dire goodbye al Dal Molin, a loro chi resterebbe da chiamare per "promuovere lo sviluppo"? Circolano già fior di ipotesi: la Legione Straniera, o l'Esercito delle Dodici Scimmie. O anche le Sturmtruppen, ma pare che questi ultimi abbiano già fatto sapere che non se ne parla: "Soldaten a Vicenza? Dopo il 25 luglien, non daremo più un marchen al fiero ex-alleato italianen!". Il sindacato prostitute Dopo che il sindaco Enrico Hullweck ha reciso ogni dubbio sulla moralità della città del Palladio ("Vicenza non è una meretrice"), voci di corridoio - anzi di marciapiede - riferiscono di un certo malcontento fra le prostitute più impegnate. Quelle del sindacato di categoria non sembra abbiano gradito: "Ma come? - è stato detto nelle loro periodiche riunioni altrimenti dette casini -, noi contribuiamo all'import facendo arrivare qui un

sacco di gente da fuori, e poi si parla così? E soprattutto: le vere meretrici sono autarchiche e vogliono solo clienti italiani, o tutt'al più europei". L'idea che va per la maggiore, proposta dal gruppo più estremista (le "peripatetiche antipatiche", escort-nazionaliste), è quella di una grande manifestazione di protesta sotto la Loggia del Capitaniato. Pronto lo slogan: "No alla base, sì all'eros center". Niente pentole e fischietti, si useranno solo reggiseno e guepières. Preoccupata la questura: in caso si usassero questi metodi provocatori, fanno sapere alla polizia di viale Mazzini, si teme un'invasione di folla con disordini e sovversivi inni al ripristino delle case chiuse. La sinistra di lotta e di governo. E di lotta al governo A Vicenza all'opposizione e a Roma al governo, il centrosinistra kennedyano-veltroniano-riformista-equilibrista qui lotta e laggiù comanda. Deve salvare capra (i voti degli elettori vicentini) e

cavoli (i rapporti con gli Usa). Ma essendo che all'MPS (il Mercatino del Peso Politico, presidente onorario Mastella) la capra vicentina vale meno dei cavoli yankee, le forze a sinistra della coalizione si stanno facendo un culo così per conciliare il no con la realpolitik, il pacifismo con le missioni internazionali, l'anti-militarismo con le strategie del Pentagono, Casarini con Parisi, Pecoraro con Scanio, Vladimir con Luxuria. E allora potrebbe scattare l'antica pulsione, l'antiamericanismo. Nuovo beniamino della sinistra neo-antiamericana, l'editorialista-entomologo al cui confronto Henry Kissinger era San Francesco d'Assisi: Sergio Romano. Il quale ha detto: "Chiudiamo tutte le basi americane in Italia!". I Comunisti Italiani vogliono dargli la tessera ad honorem, i Verdi farlo nuovo segretario del partito, Rifondazione addirittura presidente della Camera. Bertinotti ha però ricordato di esserlo lui, e i compagni di rimando: "Oh scusa Fausto,

Destra e non più destra Ok: Forza Italia geneticamente filo-americana, coi quadri dirigenti formatisi visionando l'intera serie di Dallas (con particolare attenzione alla figura di J.R., modello di ascesi - al potere) e con visite guidate nei migliori ranch del Texas. Ok: quelli della Lega, che dopo essere stati 'paròni' a Roma hanno un po' trascurato le lande d'origine, accolgono a braccia aperte le valorose truppe statunitensi. Che in barba al sacro principio dell'autodeterminazione dei popoli, fanno comodi viaggi di conquista un po' qua e un po' là partendo dall'Italia, anzi dalla Padania (Aviano). Però An no: An presenta casi di inestirpabile cedimento all'antiamericanismo d'annata, quello gioioso d'un tempo, la sana avversione alle cianfrusaglie della plutocrazia d'oltreoceano. Il consigliere Rucco è stato sincero e l'ha detto pubblicamente, mentre gli altri duri e puri rimangono nelle retrovie. Potrebbe partire proprio da lì il grande ritorno dell'antiamericanismo. "Il vero sentimento antiAmerica dell'Italia proletaria e fascista - ha detto in un appello il gerarca Barbagli dalla bolscevica Marte espugnata da un manipolo di camerati -, era rurale, autarchico, virile, littorio, ignifugo, incredibile, irrimediabile, irrevocabile". E aggiunge una nota: "Perché dare spazi all'americano invasore che esporta democrazia? Il problema della democrazia è aritmetico: se gli facciamo esportare tutta la democrazia, a noi quanta ce ne resta? Orsù demopoltronari di sinistra e panciafichisti di destra, a noi!".


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PERSONAGGI

Domenico Buffarini, sindacalista contro tutti, scrittore brillante e storico degli Indiani d'America: "La vicentinità? Far soldi"

Er Buffa, un Lakota romano a Vicenza DI ALESSIO MANNINO

Quando leggerà questo ritratto non il primo e neanche l'ultimo, se non fosse che verso di lui esiste una sorta di ostracismo - ce lo immaginiamo già a fare i proverbiali scongiuri. Domenico Buffarini, 'er Buffa' per i simpatizzanti, che lo voglia o no è un personaggio: ex consigliere comunale Psi (ala sinistra), dirigente della Provincia in pensione, sindacalista Di.rel. (dirigenti enti locali), illuminista in una terra di devoti e baciapile (lui è massone), fondatore del circolo culturale "Mita Kuye Oyasin" dedicato agli indiani d'America, popolo di cui è uno dei più profondi conoscitori e amici in Italia. E dei quali ha recentemente inaugurato una storia in sei volumi con un primo tomo dal titolo paradigmatico: "Il sentiero delle lacrime". Dunque oggi un prolifico storico e antropologo 'indianista' (si dirà così? temiamo lo scalpo in caso di errore), ma anche polemista per istinto e vocazione, instancabile conversatore, uomo con vaste conoscenze in ogni campo. Il tutto condito con una socievolezza tipicamente romana, anzi, per essere esatti, dei Castelli Romani: è nativo (classe 1938) di Albano Laziale. Suo padre, raccontò una volta a chi scrive con la sua tipica facondia, era "pagano" del paganesimo agreste e orgoglio-

Una ragazza lakota esegue una danza tradizionale per alcuni turisti

so che pur dopo 2 mila anni di cristianesimo, col Vaticano a due passi, da quelle parti non si è mai del tutto spento. "Lo era talmente che quando sentiva gli schiamazzi di certi riti d'origine pagana ma in seguito cristianizzati, si scomponeva un attimo giusto per dire: So' cristiani…" E benché vicentino di trentennale adozione, anzi proprio per questo, Buffarini ci tiene a marcare la sua estraneità alla categoria della cosiddetta "vicentinità", liquidandola (non a torto, se vogliamo) come un mito. Per lui infatti i vicentini, più che un 'popolo', sono identificabili banalmente come una 'popolazione di residenti'. Perché, a detta sua, Vicenza, pur bellissima, ha un tessuto sociale sradicato e sfilacciato, essendo venuto meno il collante delle fabbriche che la rendevano una città operaia. Ma soprattutto, secondo lui, oggi l'etica vicentina è l'etica calvinista del far 'schei' a tutti i

costi. Oltre a ciò, il vuoto. Culturale, soprattutto. E per un 'libero muratore' (fa parte del Grande Oriente, uno dei due principali ordini massonici italiani), uno cioè che si ritrova coi 'fratelli' per cercare la verità in ogni campo dello scibile umano, la cultura è il bene supremo, un patrimonio ben più prezioso del denaro per il denaro. Ricordato negli annali dei grandi scandali berici come il difensore di quella insegnante del liceo Pigafetta finita ingiustamente sul rogo del perbenismo locale, fu epico il suo scontro a suon di querele col direttore del Giornale di Vicenza di allora Mino Allione, che ci aveva orchestrato sopra una campagna "pro copia sua". Alla fine, in tribunale, vinse 'er Buffa'. Così come memorabile fu la sua battaglia legale contro l'assunzione della ex Uil Carla Marcolin alla direzione del personale del Comune: andavano privilegiati i dirigenti

Un bianco che scrive come un Indiano Laureato in Giurisprudenza e in Storia e Filosofia, primo libro edito nel 1993, Sydney Keith, capo dei Domenico Buffarini studia gli Indiani d'America in cerimoniali della Nazione Lakota, ha detto: "È il solo lunghi periodi passati nelle riserve indiane del libro sugli Indiani scritto da un bianco che avrebbe Canada e degli Stati Uniti. potuto essere scritto da Dal 1993 a oggi ha pubbliun Indiano". Nel 1995 ha cato numerose opere di costituito l'associazione storia e antropologia ricaculturale "Mita Kuye vate dallo studio 'sul Oyasin" con sede in contrà campo', fra cui ricordiamo, Pedemuro San Biagio, che oltre all'ultimo Il sentiero si propone di far conoscedelle lacrime (2006), Non re la cultura delle tribù siamo Ombre Rosse native e di aiutare finan(1996), Walsan (1998), Gli ziariamente le comunità Cheyenne: il popolo dei loro discendenti impemagnifico (2000). Per Il gnati a difendere la propopolo degli uomini, il pria identità. Domenico Buffarini tra i suoi cimeli indiani

interni, sosteneva il sindacalista Buffarini. Se a tutto questo si aggiunge un desolante giudizio sulle pochezza della classe dirigente locale, di destra e di sinistra con quest'ultima che lo vede come un piantagrane da tenere alla larga - si capisce bene come mai 'er Buffa' sia guardato come un immigrato dall'accento foresto. Una volta ebbe a scrivere: "Questa è una città dove ti capita di incontrare ogni giorno e per anni le stesse persone senza che ad esse venga spontaneo e naturale un semplice buongiorno (e la cosa mi provoca ogni volta travasi di bile)". Così, l'amore per i nativi americani, nato sui film dove i 'nostri' non vincevano (lui ha sempre tifato per i 'cattivi') e divenuto seconda vita nei viaggi alla scoperta di quel popolo

sopravvissuto, ci pare quasi un dar la pariglia all'ostilità e all'ipocrisia del vicentino medio. Il quale, se oggi gli si parasse davanti un Sioux, pardon, un Lakota come quello che Buffarini conobbe - solo a lui poteva succedere - sul Monte Amiata negli anni '70, lo catalogherebbe come uno zingaro o un albanese, senza tanto pensarci su. “L'Antilope che corre" - così l'hanno ribattezzato gli indigeni d'oltreoceano - potete trovarlo nella sede dell'associazione pro-pellerossa in contrà San Biagio. Vi parlerà della grande lezione che viene dalla civiltà delle tribù Irokesi, Apache, Cheyenne: la libertà vissuta come realtà quotidiana grazie a un'organizzazione sociale fondata su comunità autogestite e senza gerarchie, e una profonda armonia con l'ambiente naturale, rispettato come un tutto di cui si è umile parte. Altro che gli assalti alla diligenza e il folclore new age di quart'ordine, cioè la paccottiglia propagandata dal cinema hollywoodiano. Ma quando andate a trovarlo, non fategli il saluto a palmo aperto proferendo uno scontato 'augh'. Non perché sia scontato: perché è sbagliato. Non esiste, è roba alla John Wayne. Meglio un più semplice e vicentino (vicentino?) "buongiorno".


INTERVISTA DOPPIA

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Marina Bergamin, della segreteria Cgil di Vicenza e responsabile del Coordinamento donne: "Serve maggior sostegno alle famiglie"

Mario Pedone, presidente del Centro di aiuto per la vita di Vicenza. "Troppi condizionamenti, la donna che abortisce non è abortista"

"Una ultima opzione che non si può eliminare"

"Abortire è sempre sbagliato, come tutte le uccisioni"

Aborto: scelta o necessità? Una domanda delicata! Posso dire quello che non è: uno scherzo o una leggerezza. La donna che ha scelto l'aborto è sempre una donna che ha meditato a lungo questa scelta nel privato, con le persone più care e il proprio compagno. Quali devono essere i limiti a questa pratica? Quelli previsti dalla legge 194 che la regolamenta. Una legge decisa dallo Stato che ci rappresenta e confermata anche da un referendum popolare. Pillola del giorno dopo* . Perché a Vicenza è così difficile ottenerla? Tutto parte da un problema organizzativo presente in tutto il Veneto. Nella nostra regione c'è un alto numero di obiettori di coscienza (medici che si rifiutano di prescrivere la pillole). Ma la pillola è un diritto. È giusta la presenza di volontari antiabortisti negli ospedali? No. Faccio parte del movimento che è contro la proposta di legge 3 della Regione (portare volontari nelle strutture pubbliche). Il 7 ottobre abbiamo anche manifestato a Venezia. I consultori devono essere una rappresentazione dello stato laico e scientifico. Quanto pesa l'influenza della Chiesa cattolica su temi come l'aborto? Tanto, troppo. Attenzione, la Chiesa ha il diritto di divulgare il proprio credo e le proprie opinioni ma non può influenzare lo Stato laico che per definizione è separato dalla religione. Fecondazione assistita, in Italia la legge più severa d'Europa. Mantenerla o modificarla? Assolutamente da riprendere in mano. Il referendum, anche se non ha raggiunto il quorum, conferma questa scelta (90% di sì). La legge non ha bloccato il fenomeno ma creato discriminazioni: chi ha i soldi va all'estero. Il tasso di natalità in Italia è tra i più bassi al mondo. Come invertire questa tendenza? Come negli anni '60 la maternità deve tornare ad essere un fatto pubblico e non privato. Gli obiettivi sono tre. Primo: attenzione per il lavoro (per padri e madri). Gli strumenti ci sono, sono solo usati male. Secondo: investire nelle strutture sociali per i bambini (nidi, scuole d'infanzia). Terzo: maggiore sostentamento economico alle famiglie. L'aborto clandestino, un fenomeno ancora presente in Italia. Perché esiste? Come contrastarlo?

Un fenomeno limite da quando c'è quello legale ma, purtroppo, ancora presente. Le vittime sono quasi sempre donne poco istruite e le immigrate. Ignorano i loro diritti come la possibilità del parto in anonimato e l'adozione. Va sconfitto con l'informazione. Essenziale, dunque, il lavoro dei consultori. I consultori familiari: istituiti nel 1975, sono una realtà 'vecchia' oppure al passo con i tempi? Col tempo non sono invecchiati ma sicuramente sono diventati opachi, abbandonati dallo Stato. È impossibile, ad esempio, che a Vicenza città ce ne sia uno solo. Ci vuole un'iniezione di fondi ed energia, più personale e più formazione per rimetterli in moto. La gravidanza è un freno alla realizzazione personale e professionale della donna? Purtroppo nel nostro paese è un grosso ostacolo che chiude le porte al mondo lavorativo e rallenta la realizzazione professionale. La crisi economica ha reso ancor più evidente il fenomeno. Moglie, madre e lavoratrice: come conciliare le tre cose? Ho grande stima per queste persone. Sono equilibriste, coraggiose, straordinarie. Nella nostra tradizione le donne hanno la maggior parte del peso familiare. Bisogna trovare un maggior equilibrio e presa di responsabilità col partner. La donna dovrebbe avere più tempo per la famiglia e la cura dei figli? Tutti, uomini e donne, dovrebbero avere più tempo per la cura degli affetti e relazioni di qualità, non solo familiari ma anche rivolti a tutta la società. Se gli uomini potessero partorire... come cambierebbe il mondo? Si renderebbero conto di quanto è complicata la vita della donna! E il mondo sarebbe un luogo più equo. Ma se ci fosse la tecnologia (o la magia) per realizzarlo non credo che le donne lo vedrebbero di buon occhio. In fondo siamo gelose di questo piccolo miracolo che la natura ci ha concesso.

Aborto: scelta o necessità? È sbagliato come tutte le uccisioni. Dalla nostra esperienza emerge che è una scelta spesso condizionata da motivi esterni (le insistenze della famiglia o della società) mentre le donne che lo fanno di propria iniziativa sono poche. Insomma la donna che abortisce non è abortista. Quali devono essere i limiti a questa pratica? La domanda non sussiste. Se la società fosse responsabile l'aborto stesso non dovrebbe esistere. Pillola del giorno dopo* . Perché a Vicenza è così difficile ottenerla? La pillola non uccide ma non permette di far vivere l'eventuale ovulo fecondato. Quindi è naturale che ci siano molti medici obiettori di coscienza. Tempo fa un farmacista che non vende questi prodotti mi ha confidato: "Non posso vendere un farmaco che uccide". È giusta la presenza di volontari antiabortisti negli ospedali? Nell'articolo 5 della legge 194 si dice chiaramente che la donna che vuole abortire, soprattutto se lo fa per ragioni economiche o sociali, dovrebbe ricevere tutte le informazioni e l'aiuto economico possibile per un'alternativa. L'attuale sistema va contro la legge: non dà assistenza in tal senso e non concede spazi (anche solo informativi) a chi questa assistenza la vuole offrire gratuitamente. Quanto pesa l'influenza della Chiesa cattolica su temi come l'aborto? Visti i risultati la sua influenza è nulla (l'aborto è legale in Italia mentre il Vaticano ha da sempre una posizione nettamente contraria, ndr). Fecondazione assistita, in Italia la legge più severa d'Europa. Mantenerla o modificarla? Ci sono delle modifiche (noi siamo per la vita in tutte le sue forme) ma in linea generale è una legge giusta. Oltre il 75% degli italiani, rimanendo a casa durante il referendum, l'ha confermata. Il tasso di natalità in Italia è tra i più

bassi al mondo. Come invertire questa tendenza? Il grosso problema è stata la crescita del benessere nel nostro paese a cui non è corrisposta una crescita dell'etica. Ancor oggi l'aborto è visto come una conquista per la donna. Ora è tempo di far crescere anche la nostra morale. L'aborto clandestino, un fenomeno ancora presente in Italia. Perché esiste? Come contrastarlo? Il cavallo di battaglia degli abortisti è un cavallo di paglia. Si diceva che l'aborto legale avrebbe fatto scomparire l'aborto clandestino. Invece non è vero. Ancor oggi l'aborto è clandestino anche nel senso che è tenuto nascosto. Anche se si va in clinica si mente spesso agli amici, ai parenti e al lavoro. Se è tenuto segreto e visto come una vergogna un motivo c'è. I consultori familiari: istituiti nel 1975, sono una realtà 'vecchia' oppure al passo con i tempi? Concordiamo con le parole della ministra Livia Turco: "I consultori vanno potenziati". Potenziati, ovviamente, nel modo giusto. La gravidanza è un freno alla realizzazione personale e professionale della donna? Professionale sicuramente. In Italia c'è una mentalità mediterranea che lascia le famiglie in difficoltà di fronte a questi problemi. Dovremo avvicinarci ai sistemi nordeuropei dove lo Stato aiuta maggiormente le famiglie. Per la realizzazione personale non credo. La maternità è la realizzazione più grande. Moglie, madre e lavoratrice: come conciliare le tre cose? Chi fa tutto questo è una persona di valore che risponde ad una missione. Certo che spesso, soprattutto per difficoltà economiche, bisogna sacrificare qualcosa. Per evitare questo la società deve aiutare a non scaricare tutte le responsabilità sulle donne. La donna dovrebbe avere più tempo per la famiglia e la cura dei figli? Sarebbe auspicabile. Ma spesso le donne devono rinunciare al lavoro. Va migliorata la politica familiare per evitare questo. Se gli uomini potessero partorire... come cambierebbe il mondo? La Genesi dice che Dio creò l'uomo e poi la donna e vide che era una cosa giusta... Uomini che partoriscono: chi siamo noi per immaginare una cosa simile? Lasciamo fare alla natura il suo corso. Se un futuro potranno partorire, chissà...

* Ndr: comunemente viene chiamata "pillola del giorno dopo" un farmaco tipo Norlevo o Levonelle. La medicina è prescritta dal ginecologo se si dimentica la pillola anticoncezionale o se si rompe il profilattico. La pillola quindi non elimina un feto ma riduce le probabilità di una sua formazione. Questo non ha nulla a che vedere con l'aborto farmacologico (la pillola RU486) che in Italia è ancora in fase di sperimentazione.


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RADICI

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Quasi scomparsi i luoghi di ritrovo tradizionali. Quasi. Perché gli antenati dei bar, con il loro carico di folklore, sopravvivono reinventandosi

Osterie: da numero mille a numero zero

DI ILARIO TONIELLO Che fine hanno fatto le vecchie osterie? Una volta erano il punto d'incontro per tutti gli uomini del quartiere, della frazione o del paese. Il posto dove si attendeva la chiamata dai parenti emigrati (vi ricordate i telefoni pubblici?). Erano i luoghi dove si andava a bere lo spritz o "l'ombra de' vin" giocando interminabili partite di briscola. Ai tempi in cui le radio erano un lusso erano il ritrovo per sentire la radiocronaca. In seguito arrivò la tv e la meraviglia dei telequiz e dei mondiali in diretta, da assaporare in compagnia in un rito catartico. Poi il piccolo schermo si diffuse in tutte le case. Poco alla volta le persone hanno preferito il tepore del divano al culto collettivo dei locali. Le vecchie osterie si sono trasformate in freddi wine-bar dai tavoli scintillanti o semplici bar diurni. Sembra proprio che il loro ricordo sia rimasto solo nelle vecchie canzoni goliardiche. Per fortuna non è così. Perché, cercando bene, ci sono ancora dei locali che hanno conservato il caratteristico mix tra bar, locale notturno e punto di ristoro. Noi ne abbiamo provati alcuni per voi. Sono osterie diverse per ambiente, cucina e frequentatori, ma conservano tutte, ognuno in modo particolare, un briciolo del sapore di una volta. Osteria numero 121: per pesce e calcio mi raduno Il Pitanta, a pochi passi da ponte degli Angeli, promette bene. Quando apriamo la porta per entrare saltano fuori due tipici personaggi da osteria: uno ha il naso a pero cotogno, l'altro un occhio a levante e uno a ponente. Entrambi un alito da non avvicinare a fiamme libere. Uno dei due gestori, Riccardo Spinato, minimizza e difende la privacy della

clientela: "Di mattina ci sono soprattutto pensionati, mentre di sera arrivano i giovani. Abbiamo trovato un buon mix tra tradizione e modernità che accontenta tutti". Se questa osteria avesse un numero, sarebbe il 121, come i 121 gol in partite di campionato di Piero Spinato, il miglior cannoniere di tutti i tempi che abbia mai giocato al Vicenza. L'osteria è tappezzata da vecchie foto e rari cimeli del calcio degli anni '20 e '30. Riccardo è discendente diretto del famoso calciatore. Naturale, dunque, che il luogo sia un punto di ritrovo prima e dopo ogni partita. L'origine del Pitanta si perde nelle nebbie del tempo: "Si è sempre chiamato così e non so da quanto tempo esista" dice il gestore. "Per quanto ricordi c'è sempre stato" abbozza un cliente canuto. La nuova gestione ha portato una interessante novità: il pesce. "La frittura è il nostro orgoglio" spiega Spinato. Infatti il bancone è pieno di piccole delizie cotte o marinate da gustare come snack. Durante la pausa pranzo i

buongustai della città si lanciano sui prelibati fritti misti del locale. "È questa la cosa che mi piace di più - svela il gestore -. Il fatto di trovare persone così diverse gomito a gomito. Dal muratore all'avvocato tutti vengono perché apprezzano il nostro lavoro". Tra gli avventori troviamo anche Mauro Sassaro, celebre ristoratore vicentino (Ai Nodari). Ma come, gli chiediamo, pranza dalla concorrenza? "Qui fanno bene il pesce" commenta lapidario. Il Pitanta non potrebbe avere un miglior testimonial. Osteria numero 35: il locale che si distingue In strada Marosticana numero 35 si trova l'Osteria Marosticana. Ecco il posto che ha conservato lo spirito goliardico delle antiche osterie. Alle pareti è appeso "il nuovo Zingarelli" una raccolta di neologismi con definizioni boccaccesche. Su un muro troneggia la locandina del film "Il vigile" con Alberto Sordi. Tra gli scaffali c'è un orologio che gira in senso antiorario. Il regista dietro al bancone è "la Susy"

I locali tradizionali sono un luogo di ritrovo anche per i giovani

(l'articolo determinativo è d'obbligo). Fa un po' di soggezione quando ti parla con il suo tono burbero. Ma bastano pochi minuti per entrare in simpatia: "Vedi, stella - lei chiama così tutti i clienti -, le osterie sono come le farmacie per i sani: qui si viene a curarsi con un'ombra". I momenti migliori sono quando scatta l'ora dell'aperitivo: il locale raggiunge la soglia critica di amici e avventori e scatta sempre lo scherzo o la battuta che fa ridere tutti quanti. "Venite a trovarci il 24 novembre di sera - consiglia la Susy , ci sarà un quartetto jazz e festeggeremo con Novello e caldarroste".

Nelle osterie si possono ancora incontrare personaggi particolari

Osteria numero 201: il premio che non ha nessuno Selezionata insieme a solo altri 201 locali in tutt'Italia da Slow Food, Ai monti da Zamboni è l'osteria più raffinata della zona che vira pericolosamente verso il

ristorante. Incastonata nei colli che sovrastano il lago di Fimon, potrebbe sembrare uno dei tanti locali di lusso che si nascondono tra i Berici. Ci fidiamo di Slow Food che la inserisce della guida "Osterie d'Italia 2006" oltre a conferirle l'ambita "chiocciola", il premio condiviso solo con altri 3 locali della provincia. Slow Food non premia solo la cucina ma anche l'ambiente e l'accoglienza. Di queste ultime due Ai Monti ne ha da vendere. Qui la semplicità non è frutto del caso ma il risultato di uno studio attento e dell'equilibrismo dello chef che rinnova le antiche ricette senza mai tradire i sapori della nostra terra. Anche se l'ambiente è da ristorante è questa tradizione culinaria che mantiene la tradizione da osteria. Come dice uno dei frequentatori: "La qualità del servizio si può sintetizzare attraverso una frase che è scritta sul menu: 'se il piatto non è di vostro gradimento, ci scusiamo e siamo piacevolmente disposti ad offrirvi qualcos'altro'. Servono altri commenti?"


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SPORT

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Nerazzurri, bianconeri e biancocelesti all'ombra dei Berici. Viaggio tra i club dei tifosi delle Grandi

Quelli che... tifano per la serie A

DI GIANFRANCO GALANTI Nell'attesa che sia il Vicenza a riportare il calcio di serie A in città - per adesso ci si potrebbe accontentare di un discreta serie B siamo andati a vedere quali sono, se ci sono, i club di tifosi delle squadre della serie maggiore. Disposti a masticare centinaia o anche migliaia di chilometri per vedere il grande calcio, questi tifosi in trasferta sono accomunati da unico denominatore comune: l'amore per i colori del cuore. Un attaccamento viscerale che ha spinto qualche intrepido a fondare un club, creando una vita associativa talvolta anche con scopi benefici, organizzando viaggi in Italia e all'estero per seguire gli impegni della propria squadra. Insomma di tutto di più per diffondere il verbo del pallone. Chiaramente sotto i propri colori. Inter, Lazio e Juventus. Sono queste le squadre che qui a Vicenza raccolgono consensi. In verità, fino a poco tempo fa esisteva un Milan Club "Paolo Maldini" con una buona quota di iscritti che seguivano i rossoneri anche nelle trasferte europee. L'Inter club di Altavilla Vicentina (www.interclubaltavilla.it) è ormai una realtà consolidata e rende onore ad una delle bandiere del patrimonio calcistico nazionale: Giacinto Facchetti. Racconta Enzo Vinante, presidente e membro storico del club: "Era il 1978 e incontro Facchetti a Lonigo. Mi ha subito fatto un grande impressione e abbiamo deciso di fondare un club con il suo nome. Da lì poi è nato anche un rapporto personale. Una grande persona". Si percepisce che le parole di Vinante sono autenticamente commosse, tanto più adesso che Facchetti li accom-

Una foto storica dell'Inter Club di Altavilla

pagna dall'alto. Una realtà associativa che conta 90 tesserati e che quest'anno aspettano il colpaccio: "Siamo la squadra degli onesti, anche se ci hanno provato ad infangarci. Questo è il nostro anno", chiosa Vinante. Tanta passione nerazzurra dimostrata anche dai viaggi a Milano che bi-settimanalmente compiono i tifosi interisti-vicentini. Il club ha infatti a disposizione 15 abbonamenti per le partite a S. Siro della squadra di Mancini. Non solo calcio però, visto che il club organizza, grazie al volenteroso impegno dei soci, la Minimarcia delle Tre Fontane, appuntamento rivolto ai ragazzi under 14. Sportivi tout court, si può dire. Il Lazio club di Vicenza (www.lazioclubvicenza.alter.org) nasce nel 2000 per volontà di Pasquale Sabino, Roberto Luciani e Enzo Scolaro, laziali doc in terra vicentina. "Nell'anno dello scudetto - racconta il presidente Sabino - abbiamo deciso di suggellare la festa fondando il Lazio club Vicenza e dedicarlo ad una delle nostre bandiere: Gigi Casiraghi". Gli aquilotti vicentini stazionano intorno alle 60 unità tra associati e simpatizzanti e la loro sede sociale è a Quinto Vicentino, all'interno del Palazzetto dello Sport.

Tra i club più attivi anche Vicenza Bianconera

Ovviamente trasferte per sostenere i biancocelesti ma anche beneficenza con incontri di calcio con gli altri Lazio club. Con un piglio più culturale invece si presenta vicenzabianconera.it, il sito del club di tifosi della Juve a Montorso Vicentino. Sono quasi 25 gli anni di attività dei tifosi bianconeri a Montorso e oltre a seguire le partite dei loro beniamini - chissà come vivono questi pellegrinaggi da serie B - hanno imbastito alcune encomiabili atti-

vità. Da loro sito, si ricavano iniziative culturali, valorizzazione della villa da Porto e della figura di Luigi da Porto anche con pubblicazioni (L'infelice storia di Luigi da Porto e l'enigma della villa), forniture di materiali a società sportive che gravitano nell'orbita di Montorso, una vita sociale molto attiva con una certa attenzione anche ai diversamente abili, tornei calcistici giovanili e poi la "festa bianconera", che quest'anno avrà un sapore sicuramente particolare.

E la società ordina il ritiro. Per ritrovare fiducia e convinzione nei propri mezzi

Crisi Vicenza: una ruota che non vuol decidersi a girare Quasi come un numero del lotto che non esce da molte, anzi moltissime, estrazioni, il Vicenza aspetta quella terna che da undici giornate non esce più. Una terna chiamata vittoria. Se a La Spezia è andato in scena un dramma, il ritiro deciso in settimana deve segnare il cambio di un copione che ormai ha stancato il pubblico e svuotato la platea. Ancora occasioni da rete buttate al vento ligure, almeno quattro circostanze favorevoli nell'ultima trasferta spezzina e un gol subito che fa urlare "Ingiustizia è fatta"! Rattoppata con verdi giovani speranze (Pietribiasi, Vailatti, Tecchio, Vitiello) che hanno pure dato un riscontro positivo quando chiamati in causa, ma deludente in quelle che rappresentano, o rappresentavano, le certezze. Capitan Schwoch, pur generoso, non ha inciso nella misura in cui ci si aspettava, così come Cavalli, che fisicamente non era al top. Nel reparto difensivo, nonostante ottimi recuperi e una buona solidità per quasi tutta la gara, è bastata una distrazione, unica ma enorme, per il

patatrac! Gol di Varricchio: già bomber di razza, capitano al rientro dopo un infortunio, davanti al suo pubblico, in uno scontro diretto per la salvezza, rimane in solitudine in area: questo è un cocktail che ogni attaccante in crisi desidera bere come tonico energizzante. In settimana è cominciato il ritiro prepartita per i ragazzi di Gregucci, in vista del doppio impegno casalingo, a questo punto determinante per il proseguo del

campionato, contro Treviso ed Arezzo. Dopo qualche tentennamento della dirigenza, la decisione è stata presa: ritiro si, ma non punitivo, precisano. In effetti le punizioni servono a poco o nulla e l'impressione è che il Vicenza non sia alla deriva nonostante la classifica pianga. È un Vicenza che deve ritrovare se stesso, uscire da questa via crucis prendendo coscienza e convinzione dei propri mezzi. Da qualche tifoso amareggiato è arrivata la stoccata: "Bloccate gli stipendi ai giocatori, vedrete dopo come corrono". Non sembra una gran soluzione anche perché non c'è carenza di impegno o di disciplina da parte dei biancorossi. La soluzione esiste dentro lo spogliatoio e va trovata all'interno del gruppo, probabile che sia questo il senso del ritiro voluto da Cassingena e Gregucci. In attesa che dalla ruota di Vicenza esca il numero vincente. G. G.


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SPORT

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La palleggiatrice della Minetti nella nazionale che ha chiuso al quarto posto il torneo iridato. La biancorossa: "Esperienza eccezionale"

Il mondiale di Stefi si ferma ai piedi del podio

Due settimane fa sarebbero stati in pochi a scommetterci. E adesso il rammarico per quello che poteva essere e non è stato non deve far passare in secondo piano un risultato che resta di grande rilievo: a quattro anni di distanza dalla vittoriosa rassegna berlinese, l'Italia della pallavolo femminile è infatti riuscita a confermarsi tra le prime quattro nazionali al mondo. Dietro alla Russia neocampione del mondo, alla corazzata Brasile e alla rivelazione Serbia Montenegro, ci sono Piccinini e compagne. E pazienza se alla fine è sfumata una medaglia che ad un certo punto sembrava davvero a portata di mano, soprattutto dopo la striscia di vittorie consecutive con cui l'Italia ha chiuso il girone di qualificazione. Invece nelle partite decisive le azzurre non sono riuscite ad opporsi né ai martelli sovietici allenati dall'italiano Gianni Caprara (in semifinale), né alle grintosissime ex jugoslave (nella finalina per il terzo posto): resta dunque il quarto posto, un po' amaro forse, ma sicuramente da incorniciare se si considera il clima di tensione

e di incertezza con cui la nazionale si era presentata al via del torneo giapponese dopo il clamoroso ammutinamento delle giocatrici contro Bonitta. Non è un caso se la partenza della rassegna iridata è stata subito in salita. Sconfitte nella gara d'apertura dalla stessa Serbia Montenegro che poi si ritroveranno contro nella finale per il bronzo, le azzurre si sono trovate subito in una situazione da ultima spiaggia. E hanno risposto alla grande, sconfiggendo nell'ordine Perù, Turchia, Cuba, Egitto, Polonia, Corea del Sud, Taiwan e Giappone. Otto successi di fila (record storico), 24 set vinti e uno solo lasciato per strada (contro Cuba) e primo posto nel girone di accesso alle semifinale. Poi il calo, come già era successo nei momenti decisivi dell'ultimo Europeo e delle Olimpiadi: l'Italia è stata sovrastata dalla gigantesche e potentissime russe, e poi lasciata a zero anche dalla Serbia dell'ex giocatrice della Minetti Ivana Djerisilo, miglior realizzatrice della finale per il bronzo, concludendo così quarte.

titolare è ben salda sulle spalle di Eleonora Lo Bianco, ma Stefania ha saputo farsi trovare pronta quando necessario. E ha comunque incamerato un bagaglio di esperienza che tornerà molto utile anche nel campionato nazionale ormai ai blocchi di partenza. "Il nostro è stato un mondiale eccezionale - raccontava la biancorossa alla vigilia della semifinale -.

Stefania Dall'Igna in nazionale

Medaglia di legno, ma sempre ai vertici. Da sottolineare come tra le protagoniste della spedizione nel paese del Sol Levante ci fosse anche una portabandiera del volley vicentino: la palleggiatrice Stefania Dall'Igna, vicentina di origine e pilastro della Minetti Infolpus, ha sempre fatto parte delle dodici ragazze chiamate in campo da Barbolini. Le occasioni per mettere in mostra il proprio talento sono state pochine (una sola partita intera, contro l'Egitto), visto che in quel ruolo la maglia di

C'è stata una partenza contratta e nervosa, poi con il passare degli incontri e con la serie di vittorie abbiamo ritrovato certezze e serenità. Merito anche della tranquillità che ci ha trasmesso Barbolini. Da parte mia c'è la soddisfazione di far parte di un gruppo eccezionale. Sapevo fin dall'inizio quale sarebbe stato il mio ruolo, e mi sono messa a disposizione del tecnico". L. M.

E la Minetti scende in campo per i bambini in difficoltà La libertà va conquistata. Con questa filosofia di fondo le ragazze e lo staff tecnico della Minetti Infoplus hanno deciso di avviare una iniziativa benefica a favore dei bambini che vivono nei paesi poveri del terzo Mondo. Fino alla fine della stagione, infatti, ogni giorno di riposo sarà "pagato" da giocatrici, tecnici e dirigenti, con la cifra simbolica, o quasi, di circa 8 euro a testa. La somma così raccolta permetterà di adottare a distanza un bambino, uno per ogni giorno di vacanza, grazie alla collaborazione con l'associazione di volontariato Nuovi Orizzonti che da anni è attiva con progetti di assistenza e formazione nelle regioni più povere del Brasile. A fine anno una trantina di

ragazzi avranno così trovato una "famiglia" su cui fare affidamento. Il progetto rientra in una campagna più generale sostenuta dalla Lega Pallavolo di serie A femminile e a cui hanno aderito anche altri club: tra le testimonial del sostegno a Nuovi Orizzonti ci sono ad esempio Maurizia Cacciatori, Paola Paggi e Paola Cardullo. La campagna per le adozioni a distanza non è comunque l'unica iniziativa benefica della Minetti Infoplus. Una delegazione della squadra ha infatti partecipato anche alla cena annuale dell'Abam, l'associazione che raccoglie fondi a favore dei bambini con malformazioni congenite.

Dopo una striscia di sconfitte, la squadra ha ritrovato il successo nel derby con Schio. Il capitano: "La nostra forza è il gruppo"

VBG, una vittoria per inseguire i play-off

"All'inizio del campionato pensavo fossimo una squadra da play off e lo credo ancora". È carico come una molla Umberto Campiello, classe 1985, centro alto 1.98 e capitano del Vicenza Basket Giovane, dopo la vittoria nel derby col Grissinbon Schio che ha anche sancito la fine di una striscia di sconfitte che si trascinava dalla prima giornata. La prima vittoria è arrivata nel derby, quindi ancora più dolce. "Il derby è sempre una partita particolare, da vincere. In più questa domenica bisognava sbloccarsi perché venivamo da incontri soddisfacenti sul lato del gioco ma non nel risultato". Avete vinto soffrendo

in alcuni momenti e paradossalmente non è stata la partita giocata meglio. "A un certo punto eravamo in difficoltà e siamo stati bravi a tenere di testa. E in questo ci ha aiutati essere un gruppo. Anche quando abbiamo commesso errori che potevano buttarci giù e farci pensare che potesse andare come le altre volte non ci siamo disuniti". Non vi siete mai abbattuti vedendo che non vincevate? "No, perché ad ogni partita vedevamo che c'erano miglioramenti. Nessuna partita è mai stata non alla nostra altezza e in alcuni casi, come con Desio, abbiamo perso non meritandolo. Certamente pesava non fare risultati e vedevamo

che c'era qualcosa da mettere a posto, ma vedevamo anche che i valori tecnici c'erano e che le vittorie potevano arrivare. Ci ha aiutati, anche in questo, essere un gruppo rodato. L'unico nuovo è Milani che si è inserito nel gruppo e anche quando perdevamo non ci sono mai state tensioni o battibecchi tra noi". Siete una squadra di giovani, solo lei e Federico Selle non siete Under 21, e forse pagate un po' d'inesperienza rispetto a formazioni che hanno all'interno qualche "veterano". Avete mai sentito la mancanza di qualcuno con più anni sulle spalle? "Ogni tanto sarebbe utile avere qualcuno con esperienza, ma non l'abbiamo mai pensato, né se ne è mai

parlato, neanche dopo sei "Sono partito con l'idea che sconfitte, perché sapevamo eravamo da play off e lo che avevamo qualità tecni- credo ancora, tanto più oggi che ci siamo sbloccache. E poi un giocatore nuovo ti". potrebbe non inserirsi nel gruppo che è la nostra forza. Del resto siamo giovani, ma abbiamo abbastanza esperienza di gioco, non siamo stati "catapultati" in C1 da un giorno all'altro. E per noi un errore non è mai "di gioventù", ma tecnico. Dalla nostra, invece, abbiamo la freschezza fisica che ogni tanto riusciamo a far fruttare". Come vede il campionato del Umberto Campiello, capitano del Vbg? Vicenza Basket Giovane


SPORT

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18 NOVEMBRE 2006

Agli europei di hockey in line c'erano anche tre ragazzi della Caoduro. "Esperienza importante, di fronte a squadre di livello superiore"

Giovani diavoli a lezione dai grandi d'Europa

Agli ultimi Campionati Europei di Hockey on line, svoltisi nelle settimane scorse a Rouen in Francia, a rappresentare Vicenza c'erano anche tre giovani biancorossi della Caoduro Diavoli: Fabio Dalle Ave, Fabrizio Maran e Giacomo Petrone, convocati con la nazionale italiana, giunta al quarto posto al termine della competizione, per partecipare con un gruppo sperimentale di giovani under 23 alla competizione internazionale. I giovani biancorossi possono essere soddisfatti del risultato, ottenuto contro le nazionali senior degli altri paesi sicuramente più esperte e favorite. Per Fabio Dalle Ave e Fabrizio Maran è stata anche la prima esperienza al di fuori dell'Italia, mentre Giacomo Petrone ha disputato anche parte del campionato francese. "Le altre formazioni erano tutte senior a parte qualche giovane nella Germania - commenta Dalle Ave - Ci siamo trovati di fronte squadre di qualità e di un livello

superiore, basti pensare che la Francia si è presentata con la stessa formazione dei mondiali e la Repubblica Ceca con ben otto elementi che hanno partecipato ai mondiali. Possiamo quindi essere soddisfatti dei risultati". Il gruppo di giovani azzurri si è ben comportato pur non avendo

mai giocato insieme. "Il c.t. Pino Greco, con l'allenatore Zagni, ha creato un bel gruppo - concordano i tre "Diavoli" - con giovani provenienti da molte squadre diverse: uno da Cittadella, uno da Empoli, uno da Messina, tre da Torino, uno da Milano, due da Trieste, sponda Polet, e noi tre da

Vicenza". "Bisogna ricordare che è stato il primo europeo e che la squadra era sperimentale - aggiunge Maran - Contro Francia e Repubblica Ceca abbiamo visto proprio altri ritmi, mentre con il Belgio ce la siamo giocata alla pari e con la Germania potevamo fare qualcosa in più e arrivare terzi". "Abbiamo sicuramente pagato l'inesperienza e la nostra giovane età" sottolinea Dalle Ave. "Penso comunque che questa esperienza ci potrà servire per il campionato" aggiunge Maran."Per me è stato il secondo raduno in nazionale, ma la prima volta che vengo anche convocato - spiega Giacomo Petrone, ritornato in biancorosso quest'anno dopo cinque stagioni ad Arezzo ed una breve parentesi in Francia - È andata bene, abbiamo visto vari tipi di gioco e siamo riusciti a far un buon risultato anche con una squadra non tecnica e non di alto livello rispetto alle altre. È stata quindi sicuramente

una bella esperienza per noi giovani, anche perché per molti era la prima occasione di presentarsi a livello internazionale, l'unica difficoltà è stato l'impatto con gli arbitri, molto più severi di quelli del nostro campionato italiano. Io, in particolare, sono stato contento di aver segnato due reti e di aver ricevuto i complimenti dall'allenatore della Repubblica Ceca". Quali sono i futuri impegni e programmi della Nazionale? "Ci saranno i Mondiali in Spagna e gli Europei il prossimo anno nella Repubblica Ceca, ma non sappiamo che scelte di formazione verranno fatte - conclude Petrone - È probabile che ogni due/tre mesi il gruppo convocato venga richiamato per dei raduni, per continuare il lavoro iniziato, ma poi, anche se la squadra è strutturata in modo da potersi integrare facilmente, bisognerà giocare insieme per avere il ritmo partita". S. N.

VicenzaPiù e Mokastudio nuovi sponsor dell'AS Basket Vicenza, che trova il primo successo in campionato. Corà: "Una collaborazione importante per lo sport vicentino"

Pace fatta tra basket e volley. Ed è subito vittoria Avevano detto che non bisognava aspettarsi subito dei risultati. E invece - casualità o coincidenza che sia -, l'As Vicenza Basket ha centrato il primo, importantissimo successo della stagione proprio il giorno successivo all'annuncio dell'accordo con due nuovi sponsor: Più Media, il nostro editore, che è direttamente cosponsor della società, con il nostro settimanale che sarà media partner dell'As Vicenza e metterà la propria testata sulle maglie della formazione allenata da Marta Corà; e l'agenzia di pubblicità e comunicazione Mokastudio di Marola, che entra invece come sponsor ufficiale, anche se non di denominazione, lasciando così uno spazio pubblicitario ancora disponibile per chi volesse affiancarsi al basket femminile cittadino. E se il merito della vittoria va tutto al lavoro portato avanti in questi mesi, tra mille difficoltà, dallo staff tecnico e dalla giocatrici, non è azzardato ipotizzare che una "spintarella", almeno a livello di morale, sia arrivata anche dal fatto di sentirsi le spalle un po' più coperte.

"Credo che i due nuovi sponsor abbiamo dato sicurezza sia a livello societario che a tutti noi, e in particolare alle ragazze riconosce Marta Corà -. Abbiamo gradito anche la presenza in tribuna dei rappresentanti delle due aziende, e alla fine abbiamo festeggiato insieme questo primo successo". Festeggiamenti dovuti, anche perché adesso si può guardare con più ottimismo al futuro. "La vittoria di sabato scorso ha sicuramente dato un'iniezione di fiducia a tutta la squadra aggiunge l'allenatrice -. Sono stata soddisfatta del gioco delle ragazze: sia in fase di attacco che di difesa. Devo sottolineare che è stata una vittoria in cui la formazione ha messo cuore e grande volontà. La vittoria contro Crema è un passo d'inizio, ed era una delle formazioni con cui potevamo giocarcela. Lungo la strada abbiamo perso qualche punto anche con avversarie alla nostra portata. Personalmente sto lavorando molto bene con il gruppo e questo mi da fiducia. Sono due punti preziosi che ci rilanciano

in avanti". L'importante, a questo punto, sarà dare continuità a questo risultato, contando proprio sul fatto di avere una società più solida e un clima più favorevole attorno. Grazie all'accordo con i nuovi sponsor, infatti, vengono anche archiviate le polemiche che negli anni scorsi avevano spesso contrapposto l'As Basket al gruppo Vicenza Volley, a cui fa riferimento anche il nostro giornale. "Dopo anni di fraintendimenti, dovuti a fattori trasversali che spesso passavano sopra le due squadre - ha commentato il presidente del Vicenza Volley Giovanni Coviello -, ci siamo parlati direttamente e abbiamo visto che le posizioni non erano poi così distanti. Abbiamo anche valutato in estate la possibilità di avviare una collaborazione più stretta ma poi, per tante ragioni, questo non è stato possibile. Sono comunque ben contento di ricominciare a fare il mestiere di ... sponsor, che è quello con cui sono entrato nel volley nel lontano 1987 a Roma, pro-

Mokastudio e VicenzaPiù sono i nuovi sponsor dell'As Vicenza Basket prio con un club a cui è legata molta della storia sportiva di Vicenza". Da parte sua, anche il presidente dell'AS Vicenza, Claudio Corà, ha ribadito che "bisognava rompere il ghiaccio e ripartire. E questa collaborazione tra basket femminile e volley può avere il suo peso nel panorama sportivo vicentino". Insieme le due società rappresentano infatti una fetta importante dello sport biancorosso: il basket con una storia gloriosa che ha portato in bacheca tredici titoli nazionali e cinque coppe dei campioni, il volley con una

realtà più giovane ma fatta di una squadra di A1, con una Coppa Cev e una supercoppa già in bella mostra, di altre due formazioni iscritte a campionati nazionali e di uno dei vivai più importanti a livello italiano con tanti titoli giovanili vinti tra cui 2 scudetti e con tanti talenti nelle varie nazionali e nei campionati maggiori. Le premesse per fare bene ci sono tutte, insomma, e non è detto che la rete di contatti tra le realtà dello sport vicentino non possa allargarsi presto anche da altre società. A. G.


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Ciclismo: La 7° granfondo Wilier Triestina torna in primavera È partita la macchina organizzativa della 7ª edizione della Granfondo Wilier Triestina "Città di Vicenza", che dall'anno prossimo tornerà a disputarsi in primavera. La manifestazione è in programma domenica 6 Maggio 2007 e valida per il Criterium Veneto 2007. Gli organizzatori, guidati dal presidente Massimo Pagnin e dal segretario Renato Bortolozzo, e i consiglieri Aldo Celin e Carta Attilio, stanno dandosi da fare affinché tutto sia a posto per ospitare i partecipanti. I partecipanti potranno godere delle bellezze dei Colli Berici in questo periodo. Pertanto per un appassionato della bici sarà un percorso da gustare interamente, con tre rifornimenti per il percorso corto (km 106) e cinque per quello lungo (km 165),

SPORT prima di far ritorno in Campo Marzo, dove sono posti partenza e arrivo, e dove al termine è previsto un abbondante "pasta party". Amici e famigliari potranno invece visitare la città e le ville dei dintorni. Il ricavato della manifestazione sarà devoluto all'Associazione vicentina A.Vi.L.L. contro le lucemie, linfomi e mielosa, Rally. Al via il rally sprint Città di Vicenza

Sabato 18 e domenica 19 novembre si svolgerà il 6° Rally Sprint Trofeo Città di Vicenza, e il 3° Rally Storico Città di Vicenza, appuntamento motoristico che non manca di appassionare la città e di far riecheggiare le sue vie. Le iscrizioni si sono chiuse il 10 novembre. I partecipanti sono già numerosi, pronti ad una competizione

emozionante. Li attendono 118 km su asfalto e 4 prove speciali, tutte in linea e su un unico passaggio. Tutti gli iscritti dovranno superare le verifiche sportive che si svolgeranno presso la Citroen RAM di Tavernelle di Altavilla e inizieranno alle 15, con mezz'ora di anticipo rispetto a quelle tecniche. La partenza e l'arrivo sono previsti a Campo Marzo. Rugby. I Rangers fanno visita al Frassinelle

Domenica 19 novembre il Primo XV (la prima squadra) dei Rangers Vicenza disputerà l'incontro di serie C élite alle 14.30

18 NOVEMBRE 2006 fuori casa contro il Frassinelle. L'Under 19, invece, ospiterà sul terreno di via S. Antonino i Monsters di Piazzola sul Brenta (inizio ore 12:30), mentre Under 15 e 17 andranno rispettivamente a Portogruaro e a Udine. Infine, le squadre femminili Seniores e Under 15 si godranno un meritato riposo dopo l'ultimo massacrate impegno di Coppa Italia, che ha impegnato le Rangerine contro le migliori formazioni italiane: tante mete subite, ma anche un buon carico di esperienza per puntare finalmente ai primi successi in un futuro che ci sembra non troppo lontano. Basket femminile. L'A.S. Vicenza cerca subito il bis Scenderanno in campo domenica 19 alle 18.00 in trasferta le ragazze dell'A.S.D. Vicenza contro la formazione del Libertas Sporting Club Udine, un match duro ma che non intimorisce le

giocatrici. Le giovani vicentine alleante da Marta Corà sono reduci dalla prima vittoria di campionato contro il Basket Team Crema. Tutta la squadra nell'ultima partita ha giocato bene utilizzando in fase offensiva l'uno contro uno, ottenendo così falli, capitalizzati con i tiri liberi. Anche in fase d'attacco le biancorosse hanno adottato più soluzioni del solito ritrovando un buon equilibrio. Il morale quindi si rialza anche perché l'As Vicenza ha abbandonato l'ultima posizione di classifica.


INTERVENTI

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18 NOVEMBRE 2006

Recenti casi di falsi stupri portano a riflettere sull'uso del capro espiatorio (straniero). Mentre la violenza può arrivare dall'amico italiano. 'Insospettabile'

Il big bamboo e i mostri della porta accanto DI GIULIANO CORÀ

E m i l i a Romagna e Veneto sono tra le regioni italiane con la più alta percentuale di immigrati (nel Veneto sono il 6% della popolazione). Vengono qui a lavorare e a farsi una vita, naturalmente, e nella fattispecie a sobbarcarsi tutti quei lavori che i nostri giovani - tutti debitamente forniti di un diploma superiore rilasciato da una scuola ormai ridotta a fotocopiatrice di titoli di studio - si rifiutano di fare. Esistono settori lavorativi ormai quasi per intero 'delegati' a stranieri: la concia, l'allevamento del bestiame eccetera. Così stanno le cose. Un dato di fatto acquisito, sembrerebbe. Invece guardate un po' cosa succede. Bologna, settembre ultimo scorso. Una ragazzina decide di concedersi una mattinata 'brava' col suo ragazzo marinando la scuola. Nulla da eccepire, tutto sommato: a quell'età l'abbiamo fatto in molti, e poi almeno dimostra sani istinti. Solo che poi si pente, teme di essere scoperta, e cosa ti inventa per sfangarla? Un negraccio l'ha rapita, brutalmente violentata e abbandonata su una strada. Vero niente, naturalmente. Dopo nemmeno tre mesi la storia si ripete, stavolta qui a casa nostra: una ragazzina, anche qui una mattinata 'di fuoco' col suo fidanzatino, anche qui la paura, e il conseguente negraccio assatanato. Alcune considerazioni in merito vengono spontanee. Dunque: nonostante gli immigrati abitino sul

nostro pianerottolo, lavorino fianco a fianco con noi, mandino i loro figli a scuola coi nostri, nell'inconscio più profondo essi sono ancora l'alieno', il 'nemico'. E quando si tratta di inventarsi un 'mostro', la mente si focalizza immediatamente e 'naturalmente' su di loro. Il negro sessuomane Di tutti i 'pericoli' che gli stranieri possono rappresentare, l'inconscio collettivo ne individua soprattutto uno, il più oscuro, il più viscerale: quello del 'selvaggio' e della sua voracità sessuale. Non c'è da stupirsene. Da secoli, il mito degli smodati ed incontrollati appetiti sessuali del 'Negro' (e, in altri contesti, anche dell''Ebreo') è uno degli argomenti principali di ogni razzismo. Eccolo, lo stereotipo del negro scimmiesco e infoiato, che, 'armato' del suo big bamboo, vaga per le città ad insidiare la virtù della donna bianca - uno dei preferiti del razzismo americano nei suoi anni d'oro. E non c'è da stupirsi che, nonostante tutto il cianciare che si fa di globalizzazione e di società multietnica, esso sonnecchi ancora nell'imo delle coscienze, pronto a risvegliarsi alla bisogna. Diffidare degli 'amici' Tuttavia, a dimostrazione di quanto siano fallaci, traditori e tragicamente ingannatori gli stereotipi, un'altra cosa è stata scoperta a Vicenza nei giorni passati. Questa, purtroppo, assolutamente vera, mostruosamente vera. Un ragazzino tredicenne viene affidato dai genitori per molte ore del giorno ad un amico di famiglia, una brava persona. Non è 'negro', ma bianco; non

manifesta incontrollabili brame sessuali; non viene da 'fuori': è uno dei 'nostri'. Un 'insospettabile' a priori, insomma: così la stampa lo ha definito, servendosi di un termine che, a rifletterci bene, fa rabbrividire. Perché significa che qualcun altro, invece, potrebbe benissimo essere 'sospettabile' a priori, per qualche sua 'specifica' caratteristica. Ma questa volta, il 'pregiudizio della fiducia' fallisce, atrocemente. Il 'mostro' è proprio l'amico. L'amico violenta il bambino, lo umilia, lo vende addirittura ad altri come lui, anche loro del tutto 'insospettabili', lo riduce ad uno squallido oggetto. L'abbiamo detto: è stato un 'insospettabile', dunque. E adesso, quali schemi useremo per descriverlo? Di quali stereotipi ci avvarremo, per inserirlo in uno schema purchessia? Quali

Gli stereotipi sono duri a morire. Come dimostra il caso della ragazza che inventò lo stupro

miti chiameremo in aiuto, per spiegarlo? Purtroppo, nessuno. Nessun preconcetto può venirci in aiuto,

In molti casi di sevizie i responsabili sono degli "insospettabili"

adesso. Siamo soli di fronte ad una realtà orribile dalla quale tuttavia possiamo imparare almeno due cose. Primo. I 'mostri' a priori, i 'segnati', che lombrosianamente portano con sé la predisposizione al Male, non esistono, se non in preconcette, tendenziose e pericolose concezioni del mondo. Secondo. Nemmeno gli 'insospettabili' esistono. Nel senso che chiunque veda il suo prossimo 'come un mezzo e non come un fine', chiunque fondi i suoi rapporti con gli altri sulla base della sopraffazione, dell'assenza di rispetto, dell'interesse personale, è 'sospettabile'. Non tanto di quello che è successo a Vicenza, per fortuna, quanto - ma forse è lo stesso, se non peggio - di essere complice della cultura disumanizzata, povera e fredda in cui viviamo ogni giorno. Per sopravvivere, invece che aprire la caccia ai mostri, fermiamoci a riflettere su noi stessi.


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GIOVANI

18 NOVEMBRE 2006

Nel Vicentino grande fermento di gruppi misconosciuti al grande pubblico. Rassegna di un fenomeno sottovalutato

Suonare, meglio se underground DI ALESSIO MANNINO

L'underground, col suo significato che rimanda all'oscurità dei sotterranei, è di pochi. Nel campo musicale, quei pochi sono i cultori di note che il mainstream, il grande circuito commerciale, rende famose solo se rientrano nei canoni dominanti. O, ma è l'eccezione che conferma la regola, se da fenomeno da pub o centro sociale un gruppo emerge battendo l'Italia da capo a piedi, aiutato da piccole

etichette indipendenti e dalla voglia di farsi il mazzo. Nel Vicentino, come del resto in tutto il Nord Italia, la realtà delle band e dei musicisti che girano locali e p r o d u c o n o dischi è molto più ricca di quanto non si sappia. Dovrebbe diventare un nuovo luogo comune, quello dei ragazzi che mettono su complessi e dedicano il proprio tempo

COWBOY DEL NORD-EST Nelle grandi praterie sotto la pedemontana cavalchiamo i nostri tir in mezzo alla nebbia padana siamo i cowboy del nord-est! Tutto il giorno al lavoro dentro i nostri capannoni setacciamo molto oro come i vecchi cercatori siamo i cowboy del nord-est! E quando torno a casa polenta e baccalà 'na bota a me mojere vardando la Carrà certo avrai successo se pensi solo a te E' IL MIRACOLO DEL NORD-EST! E' IL MIRACOLO DEL NORD-EST! Nei nostri paesi noi siamo i padroni nessuno sceriffo ci rompe i coglioni siamo i cowboy del nord-est! Il destino puoi crearlo proprio come piace a te non c'è legge né morale, qui siamo nel far west siamo i cowboy del nord-est! Ascoltami figliolo, non perdere il tuo treno io ho la coscienza a posto e il portafoglio pieno puoi farcela anche tu se pensi solo a te E' IL MIRACOLO DEL NORD-EST! E' IL MIRACOLO DEL NORD-EST! IL CETOMEDIO PRODUTTIVO SEMPRE LAVORERA'! IL CETOMEDIO PRODUTTIVO PRODURRA' RICCHEZZA! IL CETOMEDIO PRODUTTIVO SEMPRE SI BATTERA'! CONTRO GLI SPORCHI MUSI ROSSI PER LA LIBERTA'! Ceto Medio, dall'album N.E.P. (NordEstParanoia), 2001

I Ceto Medio

Schiele. Gli Argetti hanno invece scelto l'emo, sorta di punk ultima moda, melodico ed esistenzialista. Punk melodico per i Suneatshours, che hanno raggiunto un notevole livelli di notorietà e apprezzamento tanto da far da spalla a pezzi da 90 come gli Offspring, ad esempio. Hardcore nuova maniera, invece, per i Dufresne, band in ascesa (hanno suonato di supporto a Linea 77 e Verdena). Gruppo già affermato e vincitore di premi nazionali i Sinergia, col loro rock alternativo molto energico e ballabile. All'opposto gli underground per eccellenza, quelli che molti ascoltano senza dirlo a mamma e papà e ascoltandoli per farsi delle grasse risate: i Radio Sboro, buontemponi con l'esilarante vezzo di tradurre in un veneto scurrile le grandi hit della musica radiofonica. In chiusura, un omaggio a un nome storico fra coloro che non hanno mai sfondato ma hanno contribuito a diffondere il rock inglese e americano anni '60 e '70 nella provinciale Vicenza di trent'anni fa. Parliamo degli Altro Mondo, sui palchi vicentini (e non solo) sin dal lontano 1968. E, anche se per poche e selezionate occasioni, ancora oggi on the road.

I Melt, band in ascesa libero alla musica. Sparsi nella provincia gli Perchè è un distillato elementi di Supersexyboy creativo e perciò positivo 86 e Mudlarks, gruppi di un modello di vita altri- gemelli in quanto compomenti tutto incentrato sul sti da alcuni componenti lavoro e sulla competizio- in comune: si stanno ne. piano piano affermando a Il catalogo dei gruppi e livello nazionale macinandegli autori musicali della do date su date pur essenribollente scena sottotrac- do ancora senza una label cia è sterminato. che li produca. Ma i maggiori sono quelli Un nome di fama all'estequi di seguito. ro ma misconosciuti al di A cominciare da coloro fuori dei propri fans locali che forse underground in sono i Mastica di Bassano, senso tecnico non sono gruppo psichedelico più da qualche anno, ma mostruosamente bravo che di questo mondo sono con all'attivo già quattro stati gli indiscussi capofi- album. la: i Derozer, una della A dir poco eccentrici gli punk rock band più famo- Eterea di Schio, un prose in Italia, munite di una getto musicale fatto di propria etichetta (la sperimentazione musicale Derotten) e lanciata e tanta ironia, a metà fra ormai anche a livello il concerto e lo spettacolo internazionale. Sempre, teatrale. però, nel giro degli appas- Se passiamo invece alle sionati di questo genere, sonorità desertiche e che non conosce certo vagamente folli dello stograndi volumi di vendite. ner e del grunge ci sono i Sempre sotto la Derotten Forty Moostachy e gli sono gli altri 'grandi vecchi' del rock locale, i Melt, ora prodotti dallo stesso produttore dei Tre Allegri Ragazzi Morti, band di culto molto venduta. Sempre nel versante punk militano gli Hello's Punk di Altavilla e i Ceto Medio di Vicenza, questi ultimi scioltisi poco tempo fa ma per lungo tempo una bandiera di d i v e r t e n t e I Derozer con i fan demenzialità.


REGIONE

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"Una manovra di rigore senza mettere le mani nelle tasche dei veneti"

Approvata la manovra tributaria "Non aumenteremo la pressione fiscale"

La Giunta regionale ha approvato la manovra tributaria per l'anno 2007. "Nonostante gli effetti devastanti per i bilanci delle Regioni della legge finanziaria del Governo - ha spiegato il presidente Giancarlo Galan - la nostra sarà una manovra tributaria all'insegna del rigore che però non metterà le mani nelle tasche dei cittadini veneti. Sarebbe stato facile per noi risolvere il problema: potevamo fare come Prodi e aumentare le tasse (il regalo fiscale del Governo costerà 265 euro per ogni cittadino veneto), ma abbiamo scelto, invece, una strada diversa, ma più difficile. Non aumenteremo la pressione fiscale, ma copriremo le maggiori spese della sanità con una politica più rigorosa di bilancio: così l'85% dei contribuenti veneti rimarrà escluso dalla manovra sull'addizionale Irpef 2007". "L'esigenza di ripro-

L'unica modifica introdotta, la rideterminazione della soglia massima di applicazione dell'aliquota di base ad euro 28.000, è funzionale ai cambiamenti alla struttura dell'imposizione sui redditi delle persone fisiche operati dal disegno di Legge Finanziaria Statale per l'anno 2007. Sempre con riferimento all'addizionale IRPEF, sono confermate per l'anno 2007 le agevolazioni fiscali a sostegno delle famiglie numerose e con disponibilità limitate e dei soggetti disabili o loro famiglie

porre anche per l'anno 2007 la manovra tributaria regionale - ha sottolineato l'assessore alle politiche di bilancio Isi Coppola - deriva dal Disegno di Legge Finanziaria Statale che riduce di circa 90 milioni di euro le entrate regionali a libera destinazione e taglia di 103 milioni di euro le nostre capacità di spesa. Confermeremo, comunque,

anche per il 2007 oltre alle aliquote, anche le agevolazioni fiscali a sostegno delle famiglie e dei soggetti disabili". Le aliquote dell'addizionale regionale all'IRPEF sono confermate nella medesima misura (0,5) prevista per l'anno 2006. L'unica modifica introdotta, la rideterminazione della soglia massima di applicazione dell'aliquota di base ad euro 28.000, è funzionale ai cambiamenti alla struttura dell'imposizione sui redditi delle persone fisiche operati dal disegno di Legge Finanziaria Statale per

l'anno 2007. Sempre con riferimento all'addizionale IRPEF, sono confermate per l'anno 2007 le agevolazioni fiscali a sostegno delle famiglie numerose e con disponibilità limitate e dei soggetti disabili o loro famiglie. I soggetti interessati alla manovra sull'addizionale IRPEF sono 529.926, su una platea di 3.438.579 contribuenti. A decorrere dal 2007 le aliquote dell'addizionale regionale all'imposta erariale di consumo sul gas metano sono determinate in modo tale da ripristinare il regime fiscale in vigore nell'anno di impo-

sta 2001. Tale misura, pur determinando un maggiore prelievo fiscale pari in media a 21 euro su base annua per utente, non altera il regime fiscale "di favore" della nostra Regione, che rimane tra i più bassi nel panorama nazionale. Sono confermate per l'anno 2007 le misure agevolative in materia di IRAP, tese a dare nuova linfa al tessuto economico e produttivo della nostra Regione e a sostenere le cooperative sociali di tipo A e B, che svolgono un ruolo meritorio in campo educativo, sociosanitario e di inserimento nel mondo lavorativo dei soggetti svantaggiati. Il disegno di legge contiene inoltre una serie di misure di carattere procedimentale a favore del contribuente, volte a rendere l'azione amministrativa in materia tributaria maggiormente aderente ai principi di efficienza, efficacia ed economicità.

Zaia: "Verona deve avere l'Authority della sicurezza alimentare"

Verona è più opportuna di Foggia Un tema serio che merita la massima attenzione

"Verona deve essere la sede dell'Authority nazionale per la sicurezza alimentare, non può essere che questa finisca da un'altra parte". Lo ha detto nei giorni scorsi il Vicepresidente della Giunta regionale del Veneto Luca Zaia all'inaugurazione della 108 Fieracavalli. "Il Sud deve smetterla con i piagnistei, e le ipotesi di portare a Foggia la sede è priva di senso: la Puglia perde ogni confronto con il Veneto sotto il profilo agricolo e agroalimentare". "La città scaligera ha tutte le carte in regola per rivestire questo ruolo. Infatti, oltre ad ospitare le principali manifestazioni di promozione dell'attività agricola e agroindustriale, quali: Vinitaly, Fieracavalli e Fiera Agricola, solo per citarne alcune, ha alle spalle una regione e un territorio dalla forte e importante tradizione agricola. Il Veneto è ai vertici

nazionali della produzione agricola italiana, con una Produzione Lorda Vendibile di circa 5 miliardi 50 milioni di euro l'anno, il 10 per cento del totale nazionale, è primo nel settore della zootecnia da carne con il primato assoluto negli avicoli, nel vitellone da carne e nella coniglicoltura; produciamo oltre 7 milioni di ettolitri di vino dei quali circa un terzo a Denominazione d'Origine Controllata e siamo i primi esportatori con il 28 per cento

dell'export nazionale; siamo i primi produttori ortofrutticoli con 920 milioni di euro di fatturato all'anno per non parlare delle 6570 aziende di trasformazione con i loro 2 milioni di euro di valore aggiunto". "Dobbiamo dar seguito alla volontà della Regione Veneto espressa già nel 2004 e proprio in questa sede dallo stesso Presidente Giancarlo Galan - ha detto il vicepresidente Luca Zaia - di avere a Verona l'Authority che si occuperà di sicurezza alimentare, un tema serio che merita la massima attenzione. A tale proposito è ovvio che noi siamo, nel campo, i più titolati e perciò io stesso andrò a Roma per incontrare il Ministro Paolo De Castro e rivendicare al Veneto il ruolo che gli spetta".

Modifica ai requisiti obbligatori per i bagni di alberghi e motel veneti Per gli alberghi e motel costruiti parecchi anni fa in situazioni di spazio limitato con bagni privi di bidet, sarà possibile avere sistemi di lavaggio alternativi a quell'accessorio: la Giunta veneta, infatti, dopo il parere favorevole della Sesta Commissione del Consiglio regionale, ha approvato in via definitiva la modifica dei requisiti obbligatori per i locali bagno degli alberghi e motel stabiliti dalla legge regionale n. 33 del 2002. "Per molte strutture alberghiere di vecchia costruzione o situate nei centri storici - spiega l'assessore alle politiche sanitarie Flavio Tosi che, di concerto con il vicepresidente e assessore al turismo Luca Zaia - la collocazione del bidet è,

dal punto di vista edilizio, assai problematico, anche se esiste l'esigenza di ammodernamento dei loro servizi al turista, al fine della riqualificazione dell'offerta turistica regionale. Poiché però la funzione svolta dal bidet deve sempre essere assicurata in quanto questo servizio è un elemento di qualificazione della struttura alberghiera dal punto di vista igienico, si può ritenere che tale funzione possa essere assicurata da sistemi ad esso alternativi come la doccia a telefono o il bidet a scomparsa, in quanto tali soluzioni svolgono, con le stesse caratteristiche igieniche, la medesima funzione e possono essere installate con minimo uso di spazio".


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REGIONE

18 NOVEMBRE 2006

Chisso "ragionamento allargato anche al collegamento con Mestre e Marghera"

Padova avrà il raccordo anulare L'ntervento cambierà il volto infrastrutturale del padovano

"Prendendo atto della proposta di finanzia di progetto presentata dalla società G.R.A. di Padova s.p.a. - ha sottolineato l'assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso - la Giunta regionale ha deciso di rendere pubblica l'iniziativa presentata in modo da consentire ad altri soggetti di presentare proposte concorrenti, tra le quali approvare quelle idonee e scegliere quella da porre a base della gara di concessione".

La Giunta veneta ha dato il via al percorso che porterà alla realizzazione del Grande Raccordo Anulare di Padova, intervento strategico che cambierà il volto infrastrutturale del padovano: la città sarà infatti servita da un'opera di grande spessore che la decongestionerà dal traffico e assicurerà un servizio di grande efficacia alla mobilità locale e a quella commerciale, con riflessi sull'intero Veneto centrale e nel contesto dei collegamenti diretti con l'area industriale di Marghera. "Prendendo atto della proposta di finanzia di progetto presentata dalla società G.R.A. di Padova s.p.a. - ha sottolineato l'assessore alle politiche della mobilità del Veneto Renato Chisso - la Giunta regionale ha deciso di rendere pubblica l'iniziativa presentata in modo da consentire ad altri soggetti di presentare proposte concorrenti, tra le quali approvare quelle idonee e scegliere quella da porre a base della gara di concessione". "Abbiamo ritenuto valida la proposta della GRAP s.p.a. - ha

ricordato Chisso - relativa alla progettazione, costruzione ed esercizio del complesso di collegamenti autostradali e stradali a pedaggio denominati appunto "Grande Raccordo Anulare di Padova". Abbiamo tuttavia voluto cogliere questa occasione per dare una strutturazione unitaria e più funzionale all'insieme delle relazioni trasportistiche di Padova, allargando il ragionamento anche al collegamento con Mestre e Marghera, attraverso la camionabile che correrà lungo il tracciato dell'idrovia Padova - Venezia". Il GRA è un itinerario tangenziale che chiude ad Ovest dell'anello delle tangenziali Nord, Est e Sud di Padova (il cosiddetto Sistema Stradale Orbitale padovano). E' stata prevista la realizzazione di un nuovo tratto autostradale con due corsie più quella di emergenza per senso di marcia, con origine dal collegamento di accesso di Padova Sud, attuale Curva Boston della tangenziale Sud di Padova, sino ad un nuovo casello autostradale lungo la A4 ad Ovest di Padova

e di un nuovo tratto di strada extraurbana tra la Strada Regionale n. 47 Valsugana e la Strada Regionale n. 308 Nuova Strada del Santo; la proposta prevede inoltre la gestione dei tratti esistenti della SR 308 ad una corsia per senso di marcia e, previa realizzazione di alcuni interventi finalizzati alla sicurezza, della strada extraurbana a due corsie per senso di marcia, denominata Tangenziale Sud Est di Padova. "Nell'avviso per la pubblicazione della proposta - ha detto ancora Chisso - i concorrenti dovranno in ogni caso appunto tener conto della necessità di realizzare un nuovo sistema viario di collegamento e di adduzione alle Autostrade nel settori Ovest e Nord di Padova e tra Padova e Marghera, perché riteniamo opportuno che la circonvallazione orbitale di Padova e il nuovo asse intermodale lungo

l'idrovia Padova - Venezia costituiscano un sistema unitario". Per pubblicizzare la proposta, sarà pubblicato uno specifico Avviso sul sito Internet della Regione, sul Bollettino Ufficiale della Regione, nelle Gazzette Ufficiali italiana e comunitaria e su due fra i quotidiani più diffusi a livello nazionale e su altrettanti a diffusione regionale. Tale avviso conterrà l'indicazione dell'opera, la sua localizzazione, il termine per la presentazione delle eventuali proposte concorrenti a partire dalla data di spedizione dell'avviso alla GUCE, fissato in 90 giorni, i documenti da allegare alle proposte concorrenti, l'Amministrazione alla quale tali proposte possono essere presentate e gli Uffici Regionali cui poter rivolgere eventuali richieste di chiarimen-

to. Nei 90 giorni successivi alla presentazione delle proposte concorrenti, la Regione esprimerà la propria valutazione sulla proposta e l'eventuale scelta tra quelle presentate. La proposta così selezionata verrà quindi posta a base della gara di concessione, previo espletamento delle procedure di approvazione. ra i criteri di individuazione figurano la qualità tecnica della proposta, anche con riferimento agli elementi di carattere ambientale, la quota di capitale pubblico richiesta e sua percentuale in rapporto al costo complessivo stimato, il livello di soddisfacimento delle esigenze di mobilità per il traffico locale, anche attraverso l'adozione di forme agevolate di pedaggiamento.

Inaugurata la variante di Adria Inaugurata ufficialmente la Variante di Adria alla ex strada Statale n. 495 "di Codigoro". Alla cerimonia, prevista nei pressi del nuovo svincolo con la Strada Provinciale n. 45 sono intervenuti l'assessore regionale alle politiche della mobilità Renato Chisso, il Capo Compartimento ANAS per il Veneto e il Friuli Venezia Giulia Ugo Dibennardo, il sindaco Antonio Lodo e il presidente della Provincia di Rovigo Federico Saccardin. L'intervento in questio-

ne era inserito nel piano pluriennale di interventi sottoscritto da ANAS e Regione nel 2002. E' stata realizzata una nuova strada funzionale e moderna, della lunghezza di 3 chilometri, dalla ex S.S. 495, con uno svincolo a livelli sfalsati, fino alla S.P. n. 45, con svincolo a raso, con un viadotto sul canal Bianco e sul collettore Padano Polesano e un cavalcavia sulla strada "di Codigoro". Il valore economico dell'opera supera i 12 milioni di euro.

Zaia "un motivo in più per scegliere la nostra regione come meta di soggiorni e vacanze"

Fondi per le ippovie del Veneto Saranno investiti 500 mila euro

"Investiremo 500 mila euro per realizzare in Veneto una serie di ippovie attrezzate, che saranno un'ulteriore occasione per scegliere la nostra regione come meta di soggiorni, vacanze e occasioni di svago". Lo ha annunciato ufficialmente stamani il vicepresidente della Giunta regionale Luca Zaia in occasione dell'inaugurazione della 108ª edizione di Fieracavalli, la più grande rassegna del settore equestre e di tutto ciò che ruota attorno al cavallo e all'ippica. "In Veneto ci sono circa 20 mila capi equini allevati, dei quali oltre 7 mila iscritti negli albi genealogici, numero-

si ippodromi e galoppatoi, associazioni a carattere nazionale, itinerari equestri, la Fieracavalli è una sorta di espressione storica di questo comparto di caratura mondiale. Ma siamo anche la prima regione turistica d'Italia - ha aggiunto Zaia - avviata quest'anno a raggiungere i 60 milioni di presenze, generate da 12 mila turisti che decidono di venire in Veneto per la sua completa offerta di ospitalità, che vogliamo ulteriormente arricchire con itinerari e strutture attrezzate specificamente per i percorsi a cavallo, forti anche di numerose aziende agrituristiche dedite all'alle-

vamento equino"."Quello delle ippovie - ha spiegato il vicepresidente della Regione - è un progetto che nasce da un programma interregionale, ma che noi vogliamo concretare adeguandolo alla realtà del nostro Veneto, dove c'è una superficie protetta di quasi 90 mila ettari e vi sono numerose aree naturalistiche di vario genere, cui vogliamo dare con le ippovie un ulteriore valore aggiunto e un'occasione di sviluppo con l'ecoturismo, la visitazione a cavallo, percorsi equestri, in sinergia con le produzioni tipiche locali, la storia, la cultura e l'ospitalità delle nostre comunità".


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EVENTI

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TEMPO LIBERO

18 NOVEMBRE 2006

Per ricordare il grande Pontecorvo non c'è di meglio che (ri)guardare le sue due opere più belle: La battaglia di Algeri e Queimada

Omaggio a Gillo, indimenticabile regista 'politico'

DI GIULIANO CORÀ Del grande regista italiano Gillo Pontecorvo, scomparso da poco, voglio segnalare la disponibilità, in edicola, di due dei suoi film più belli: La battaglia di Algeri (1966) e Queimada (1969). Pur essendo sempre stato un uomo schierato nel senso migliore del termine - "Non si può vivere senza essere partigiani" ha scritto Antonio Gramsci - tuttavia farebbe un grave errore chi riducesse i suoi film ad opere 'di parte'. Prima ancora dell'ispirazione 'poli-

tica', non è possibile non rimanere abbagliati dalla limpida bellezza di un film come La battaglia. Ambientato ad Algeri tra il '57 e il

'60, racconta della lotta organizzata dal Fronte di Liberazione Nazionale algerino contro l'oppressione coloniale francese, della repressione dell'esercito e, alla fine, dell'insurrezione popolare che obbligò la Francia ad andarsene. Girato in un nitido bianco e nero, il film si svolge con un ritmo ordinato e pacato, accompagnandoci attraverso la vicenda - cioè attraverso la Storia mediante personaggi essenziali. Fortemente coinvolgente a livello

emotivo, ma assolutamente mai retorico, La battaglia è un capolavoro 'elementare' ed intenso che non va dimenticato. La stessa 'semplicità' si riconosce in Queimada, la cui ambientazione esotica e le potenti interpretazioni di Marlon Brando e di Evaristo Marquez non devono far perdere di vista la pura geometricità della vicenda raccontata. Lectio magistralis di storia e di economia, oltre che bellissimo film - la disquisizione sulla differenza tra una prostituta e una moglie è da libro di testo Queimada ci spiega con cinica fred-

dezza quali ragioni economiche siano state alla base del sostegno che molti paesi europei hanno dato alle lotte per l'abolizione dello schiavismo e per l'indipendenza nel Terzo Mondo. Anche qui, un film 'politico' che però è, prima di tutto, un film commovente e coinvolgente. Due capolavori che fanno onore alla cultura italiana e che mostrano di cosa sia capace il nostro cinema quelle rarissime volte in cui a farlo siano autentici artisti, invece che softpornografi, ruttacchioni o melensi intellettualini autoreferenziali.

Pulsatilla, ovvero la ballata che mette di buon umore DI GIOVANNI MAGALOTTI Allora, caro Magalotti, di cosa parliamo stavolta? - Vorrei segnalare un libretto, ma sono dubbioso, perché onestamente non è un capolavoro… - I capolavori non esistono. Si spieghi meglio. - La scrittura è un po' tirata via, e alla fine non è che al lettore resti granché. Però il libretto secondo me ha un pregio. - Avanti, sentiamo. - Mette di buonumore. È come una limonata fresca, un bacio in fronte: non ti cambia la vita, ma ti fa stare bene. Altro che tutta la tristezza spalmata a chili tra le pagine di molti romanzi, sperando, magari, di guadagnarci in nobiltà! Pulsatilla inoltre… - Chi è Pulsatilla? - L'autrice. In realtà si chiama Valeria, ha 25 anni. È cresciuta a Foggia, ora vive a Roma. In questo libro racconta un po' la sua vita, le sue paturnie familiari, le sue conquiste, le sue delusioni. Che sono quelle di tutte le ragaz-

Dietro lo pseudonimo si nasconde una giovane scrittrice pugliese. Che racconta con notevole (auto)ironia paturnie, conquiste e delusioni comuni a molti giovani ze della sua età. - Va bene. Altro? - Sì. Pulsatilla ha il raro dono dell'autoironia. Credo sia una delle ragioni che hanno fatto piacere il libro a molti. Nessuna presunzione neo-femminista e la capacità di ridere dei propri sbagli. - Come si chiama questo libro? - "La ballata delle prugne secche". - Che razza di titolo! - A me pare simpatico. Posso leggerle due righe? - Purché faccia presto. - Prestissimo. Allora, qui racconta del periodo in cui lavorava a Milano: "Io facevo il copywriter (beffeggiato nell'ambiente con il titolo di copriwater), ossia ero la tizia

deputata a scrivere le frasette pubblicitarie… Il copywriter purtroppo non lavora da solo. Fa da baby sitter a un art director, che generalmente si presenta nelle forme di un individuo semianalfabeta e mediamente fumato con magliette giallo canarino. Ha un grande gusto estetico e impagina come un dio, peccato che scriva fà, sù, quì, l'aboratorio, neppiù nemmeno: d'altra parte se avesse letto qualche libro nella vita, non farebbe l'art…" - Ok, ok, basta. - Allora, può andare come segnalazione? - Devo pensarci. Le farò sapere. Pulsatilla, La ballata delle prugne secche, Castelvecchi, pp. 192, euro 10.

Vicenza Più Viva: finalmente la buona notizia È la rubrica che mancava in città: una pagina dove ogni settimana i vicentini potranno annunciare la gioia di un figlio, la celebrazione di un matrimonio, il conseguimento della laurea. Perciò forza genitori, sposini e neo-laureati: chiamando al numero 0444 923362 o inviando un'e-mail all'indirizzo redazione@vicenzapiu.com potrete dare a Vicenza una buona notizia… in Più

Benvenuti!

Lo spazio dedicato ai nuovi vicentini 15 novembre

21 novembre

Tanti auguri Anna

per i tuoi 23 anni... Tanti auguri resta sempre splendida come Manuela sei! Tanti auguri dai tuoi amici Ti eri scordata di Giulietta Gino Marto Fahl averne così tanti, eh? Noi te lo vogliamo ricordare. Tiziana e Angela


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VicenzaPiù n.35, 18 novembre 2006 by Giovanni Coviello - Issuu