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VicenzaPiù n.34, 11 novembre 2006

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DIRETTORE EDITORIALE GIOVANNI COVIELLO

Il servo è il pericolo più subdolo per il padrone Che dietro a molti dei problemi della città (dai Piruea al Dal Molin) ci siano gli interessi privati dei maggiori immobiliaristi locali è fuor di dubbio. Ma altrettanto fuor di dubbio, lo diciamo ai 'moralisti' di turno, è che questo è normale e non va criminalizzato a priori. Se il motore di molti boom economici, non solo italiani, è il settore delle costruzioni (in tutte le loro varianti, da quelle private alle infrastrutture pubbliche), l'approccio giusto verso gli 'appetiti' dei costruttori è discutere con loro con equilibrio dei loro progetti imprenditoriali. Stimolandoli ad aprirsi, nel pieno rispetto dei loro interessi, a quelli più vasti della comunità. Perché l'equazione 'padrone = sfruttatore' oggi è fuori dai tempi, anche nel settore immobiliare. E dobbiamo fare in modo che lo sia sempre di più, togliendo così spazio anche ai servi di turno - politici o operatori dell'informazione che siano - a caccia di riconoscenza, in termini di delega di potere e di rappresentanza, da parte degli immobiliaristi. Riconoscenza che spesso si rivela più dannosa a livello globale dei guasti eventualmente agevolati con i loro voti o nascosti dai loro articoli, perché ottenuta in cambio della 'copertura' di progetti che, invece, andrebbero discussi apertamente. Per fare in modo che risolvere la nuova equazione 'interesse pubblico = somma degli interessi di tutti' diventi un obiettivo fondamentale di sviluppo. È per questo che dal prossimo numero VicenzaPiù, piccola ma orgogliosa voce dell'informazione, inviterà gli imprenditori del mattone a parlare liberamente, se lo vorranno, dei loro progetti, dando voce apertamente, senza né preconcetti né servilismi, alla loro visione dello sviluppo della città. Perché se a Roma l'amministrazione comunale concerta con nomi come Toti e Mezzaroma la crescita edilizia ed economica della città, magari ottenendone in cambio l'attenzione verso lo sport (Toti è patron della Virtus Basket, la famosa Lottomatica di A1, e Mezzaroma della M.Roma di volley di A1 maschile) - e se questo avviene in un sempre maggior numero di città anche a favore del sociale- non vediamo perché a imprenditori di caratura come quelli vicentini, gli Ingui, i Maltauro, gli Amenduni e così via, non si possa offrire questa opportunità. Ma con chiarezza e senza contropartite individuali. Liberando anche gli imprenditori, per la nostra piccola parte, dalla necessità di avere dei servi. Che sono, poi, la loro peggiore minaccia: vanno oggi con uno, domani con chi offre di più. (segue a pagina 8)

Spedizione in A.P. - 45% art.2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Verona

Anno 1 nr. 34 - Sabato 11 novembre 2006

Consumare stanca Bollette pazze, truffe e raggiri, telefoni in tilt e garanzie-trabocchetto: sempre gli stessi i piccoli grandi drammi dei consumatori vicentini. E sempre al palo l'incidenza (locale) delle loro associazioni. E intanto i prezzi salgono da pagina 6

Giovanni Coviello

Opera Nomadi: "Troppi pregiudizi, sono vicentini anche loro" a pagina 4

Franzina: "Con me urbanistica più...veloce" a pagina 11

Referendum Dal Molin: decisivo per il governo? a pagina 5

Pedilarco, poeta di strada, arance e rivoluzione a pagina 19

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Portogruaro, 19- 25 e 26 novembre 2006


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OPINIONI

11 NOVEMBRE 2006

Il presidente dell'Immobiliare Fiera annuncia: "Progetto pronto entro i primi mesi del 2007” E potrebbe esserci anche un parcheggio multipiano

Pellizzari: "Ampliamento della Fiera: ormai ci siamo"

L'immobiliare Fiera di Vicenza Spa è la società partecipata in quote uguali (33,33% ciascuna) da Comune di Vicenza, Provincia di Vicenza e CCIAA di Vicenza, proprietaria degli immobili situati nel quartiere fieristico di Vicenza ed avente come scopo sociale quello di garantire all'Ente Fiera di Vicenza l'utilizzo di strutture adeguate alle attività di gestione e sviluppo delle manifestazioni fieristiche organizzate in ambito nazionale ed internazionale. Per anni il quartiere fieristico di Vicenza si è sviluppato seguendo un criterio dettato da urgenze contingenti e slegato da un quadro generale di sviluppo e progettazione coerente, il che ha portato all'attuale stato nel quale convivono vecchi e nuovi padiglioni. L'Ente Fiera, preso atto di tale situazione, ha da alcuni anni manifestato l'esigenza di poter disporre di una sede più moderna e funzionale per la propria attività, una sede in grado di garantirle, almeno dal punto di vista strutturale, parità di condizioni nell'ambito della concorrenza nazionale ed internazionale. Si è discusso, tra i soci, se fosse meglio realizzare una nuova fiera in un sito alternativo a quello attuale, oppure se fosse preferibile procedere con la ristrutturazione e l'ampliamento del sito attuale. Quest'ultima ipotesi ha alla fine prevalso e, nel maggio del 2006, all'Immobiliare è stato dato il preciso incarico di procedere con le opportune azioni. L'immobiliare, quindi, da una parte ha accertato la disponibilità delle aree attualmente di proprietà nonché la possibilità di acquisire aree contigue complementari ad un migliore sviluppo progettuale della nuova fiera, dall'altra ha ricercato il migliore e più veloce procedimento amministrativo volto alla realizzazione della ristrutturazione/ampliamento nel quadro delle possibilità e delle procedure concesse dalla legge in vigore. Poiché attualmente l'attività dell'Immobiliare è in pieno svolgimento e molte sono le opzioni al vaglio del

La fiera di Vicenza avrà presto un volto nuovo

r i s t r u t t u r a z i o n e / a m p l i a - allo sviluppo dell'economia mento dell'attuale sede fieri- vicentina. stica. Gli operatori, soprattutto quelli del settore orafo, trainante per la fiera di Andrea Pellizzari Vicenza, ma non solo questi, Presidente meritano di poter contare su Immobiliare Fiera strutture nuove, più modere capogruppo e Forza ne e almeno pari a quelle Italia in consiglio offerte dalle più importanti comunale fiere internazionali. Vicenza è sicuramente in grado di garantire la qualità richiesta ma occorre far presto e bene senza più tentennamenti. www.vicenzapiu.com Occorre anche trovare le info@vicenzapiu.com più ampie sinergie con tutti gli enti territoriali al Direttore Editoriale fine di garantire non solo GIOVANNI COVIELLO immobili fieristici all'aldirettore@vicenzapiu.com tezza, ma anche viabilità Direttore Responsabile scorrevole, parcheggi ROBERTO BERTOLDI comodi e sufficienti per Editori tutti, accoglienza alberPIÙ MEDIA SRL ghiera adeguata, opporStrada Marosticana, 3 – Vicenza amministrazione@piu-media.com tunità di ristorazione, di & trasporto pubblico e priEDIZIONI LOCALI SRL via Nizza, 8 – Verona vato, e, in genere, di servizi, che favoriscano e Redazione di Vicenza convincano sia gli operaStrada Marosticana, 3 Vicenza tori sia i visitatori a venitel. 0444 923362 - 922766 re a Vicenza in occasione Fax 0444 926780 delle fiere. redazione@vicenzapiu.com Questo alla fine è lo Redattori scopo della Fiera di LUCA MATTEAZZI Vicenza, (e di riflesso l.matteazzi@vicenzapiu.com quello dell'Immobiliare ALESSIO MANNINO di Vicenza): garantire lo a.mannino@vicenzapiu.com sviluppo dell'economia ILARIO TONIELLO locale attraverso l'afferi.toniello@vicenzapiu.com marsi delle aziende espoRedazione sportiva sitrici e di tutte quelle TOMMASO QUAGGIO attività economiche che t.quaggio@vicenzapiu.com dall'attività della Fiera traggono benefici diretti Collaborano: ed indiretti a vantaggio GIOVANNI MAGALOTTI di tutta la comunità GIULIANO CORÀ vicentina. L'Immobiliare Fiera di REDAZIONE DI VERONA Via Nizza, 8 Vicenza è quindi in telefono 045 8015855; Fax 0458041460 prima linea impegnata per dare il suo contributo Redazioni ROVIGO concreto, attraverso la TREVISO ristrutturazione/ampliaTRENTO mento dell'attuale sede Pubblicità del quartiere fieristico,

attività dell'Ente e ciò comporterà una particolare attenzione in sede progettuale. L'immobiliare intende privilegiare l'aspetto architettonico delle nuove strutture, pur senza dimenticarne la funzionalità, anche per poter dare alla città di Vicenza una nuova opera di valore e di prestigio. Nel giro di qualche settimana sarà più preciso e sicuro l'iter che l'Immobiliare avrà deciso di seguire. Va aggiunto infine che l'Immobiliare ha anche a cuore il problema relativo ai parcheggi della zona, Andrea Pellizzari: questione particolar"I lavori cominceranno nel 2007" mente delicata nei giorni di manifestazioConsiglio di amministrazio- ni. E che, a tal ne, affiancato da esperti del proposito, sono settore fieristico apposita- allo studio solumente incaricati, non è pos- zioni importanti sibile anticipare nel dettaglio che potrebbero Azienda commerciale le scelte che stanno matu- portare alla rearicerca personale rando. lizzazione del sia interno che esterno In linea generale, in ogni nuovo parchegin vari settori. caso, l'Immobiliare Fiera di gio multipiano Fisso mensile e inquadramento Vicenza Spa conta di acquisi- atteso da tempo. a norma di legge. re un progetto preliminare In generale generale di ristrutturazione penso che sia Per informazioni: del quartiere gia nei primis- a s s o l u t a m e n t e 0444 1955993 simi mesi del 2007 e di dare i n d i s p e n s a b i l e 0444 1955994 inizio ai lavori immediata- procedere nel mente dopo.I cantieri più breve tempo dovranno necessariamente possibile ad una convivere con le normali

Strada Marosticana, 3 Vicenza tel. 0444 923362 - 922766 Fax 0444 926780 vendite@vicenzapiu.com Realizzazione grafica ROSSELLA MANGHISI rossella@edizionilocali.it Stampa

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ATTUALITÀ

11 NOVEMBRE 2006

Il caso di Schio riaccende la polemica. L'Opera Nomadi avverte: "Troppi pregiudizi, manca la mediazione e la possibilità di un'alternativa"

Dalla parte dei nomadi: "Sono (quasi) tutti vicentini doc" DI LUCA MATTEAZZI

Di nomade, ormai, hanno solo il nome. O, meglio, l'etichetta. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, le oltre duecento persone di origine rom e sinti che vivono in città e nei dintorni sono vicentini da generazioni: "Sono nati qua, vivono qua da sempre, e con l'eccezione di una piccola comunità di bosniaci, il massimo del nomadismo che hanno fatto è stato spostarsi da Polegge a viale Cricoli, oppure andare a trovare dei parenti a Rimini o a Padova", racconta Nereo Turati, responsabile

Scene di vita in un campo rom. Molto più vicino a noi di quanto si pensi

Rom e Sinti, in Italia da 600 anni Quando si parla di nomadi, in realtà, si fa riferimento ad un universo variegato e molto complesso. In comune, le varie popolazioni zingare hanno l'origine da una regione al confine tra India e Pakistan, da cui hanno cominciato a spostarsi attorno al X secolo. In Europa, e in Italia, sono arrivati attorno al 1400, come testimoniano alcuni documenti dell'epoca: il termine zingari deriva probabilmente da una parola del greco medievale che voleva dire "intoccabili", mentre gitano deriva da egiziano, dato che almeno inizialmente i nomadi vennero identificati con pellegrini in arri-

vicentino dell'Opera Nomadi, l'associazione di volontariato che segue chi vive nei due campi attrezzati di viale Cricoli e viale Diaz. Uno dei pochi a spiegare le ragioni degli "zingari" in un momento in cui la cronaca è tornata a puntare su di loro i riflettori, con gli episodi del fossato di Schio e dello sgombero del "campo abusivo" di via Nicolosi. A Vicenza, dove accanto ai due campi "ufficiali" esistono anche tre insediamenti privati (alla Stanga, al Biron e a Santa Croce Bigolina), la situazione è per il momento abbastanza tranquilla. Ma la calma è apparente, perché i problemi di fondo sono sempre tutti sul tappeto. "Il

vo dall'Egitto. Con il passare del tempo il loro nomadismo è diventato sempre più circoscritto, limitandosi a spostamenti all'interno di aree molto ristrette, e negli ultimi anni molti di loro sono diventati praticamente stanziali, anche a causa del declino delle loro attività tradizionali (giostre e commercio ambulante). A Vicenza sono presenti soprattutto gruppi di Sinti, i più stanziali, e di Rom (nomadi di origine balcanica arrivati negli anni 70 o durante le guerre nell'ex Jugoslavia), che invece hanno mantenuto tradizioni più legate al nomadismo.

primo è trovare un posto dove stare - aggiunge Turati -. Queste sono tutte persone che hanno accettato uno stile di vita sedentario, molto simile al nostro. Che per questo hanno anche perso alcune caratteristiche tipiche della loro identità culturale, come la lingua (il romanì, o romanès). E che hanno sogni e ambizioni molto simili a quelle dei vicentini: se uno va a parlare con loro, la prima cosa che chiedono sono un'abitazione e un'attività lavorativa che permetta di vivere decorosamente". Casa e lavoro dunque, per uscire dal ghetto dei campi nomadi. Riuscirci, però, è davvero dura: qualche famiglia sinti che ha

acquistato un appartamento già c'è, ma il grosso deve fare i conti con una serie di luoghi comuni difficili da superare. "Potrei raccontare il caso di una ragazza che ha appena fatto una settimana di prova in fabbrica continua il responsabile dell'associazione di volontariato -. È andato tutto bene fino a quando non le hanno chiesto i documenti per preparare il contratto di assunzione: non appena hanno visto che abitava in viale Circoli 74 (l'indirizzo del campo nomadi), l'hanno sbattuta fuori. Ed è la terza volta che le capita nell'ultimo anno. Lo stesso accade anche agli altri: non ci provano nemmeno più a cercare un lavoro". Un circolo vizioso alla base del quale c'è l'equazione nomade

uguale a ladro, mendicante, piccolo delinquente. Un'equazione che resiste ancora e che, almeno in parte, ha un fondamento: gli episodi di cronaca nera che coinvolgono famiglie rom e sinti non sono un'invenzione, così come non lo sono le donne che chiedono l'elemosina con un bambino piccolo al collo o i disagi di chi vive nelle vicinanze di un campo nomadi. "È vero ribatte però l'esponente dell'Opera Nomadi -, ma vanno precisate due cose. La prima è che non bisogna generalizzare: anche tra di loro c'è chi vive onestamente, ed è la maggior parte, e chi invece è disonesto. Ci sono le brave persone e i delinquenti, così come ci sono famiglie benestanti e altre deci-

samente povere: ci sono giostrai che hanno un'attività che funziona bene e possono permettersi un buon tenore di vita, e ci sono giostrai che da due anni non riescono a lavorare e sono ridotti praticamente alla miseria. La seconda considerazione è che giudicare è facile, ma perché non proviamo a chiederci quali sono le alternative a loro

disposizione". Si ritorna così al circolo vizioso di cui sopra: se sei nomade un lavoro non lo trovi, e devi spesso arrangiarti con attività di fortuna (molti vivono con la raccolta del ferro), o con piccoli espedienti più o meno legali. Neanche la scuola aiuta ad uscire da questa condizione: "C'è un'evasione altissima, anche questo è vero, ma anche in questo caso va considerata qual è l'alternativa - precisa Turati - . La scuola italiana non riconosce i rom come minoranze linguistiche - cosa che fa invece la comunità europea -, e non ne valorizza cultura e tradizioni. Alla fine un ragazzo, soprattutto dalle medie in poi, si trova a vivere emarginato e dai suoi stessi compagni, e con la prospettiva di uscire da scuola per continuare a fare la vita da emarginato dai genitori". Eppure qualcosa si può tentare, almeno secondo l'Opera Nomadi. Creare dei percorsi di sostegno lavorativo, ad esempio ("stiamo lavorando al progetto di una cooperativa, per legalizzare e rendere più stabile le attività che adesso vengono svolte in nero" ). E soprattutto favorire la mediazione e il dialogo. "I progetti devono essere fatti assieme a loro, la concertazione non può valere solo per i sindacati - conclude Turati -. Bisogna trovare il modo di offrire delle alternative, altrimenti stiamo qui ad aspettare che succeda qualcosa. Come a Schio".

Schio, con vallo che divide Dopo la protesta anti-finanziaria, il vicentino è tornato di nuovo a fare capolino nei media nazionali. Questa volta al centro dell'attenzione è finita l'iniziativa del Comune di Schio, che ha scavato un fossato di duecento metri di lunghezza, uno di larghezza e mezzo di profondità per impedire ad alcune famiglie di nomadi l'accesso ad un campo abbandonato in zona industriale. Nella cittadina scledense la questione si trascinava da mesi, da quando cioè altri

comuni del circondario (Piovene e Malo e Marano, ad esempio), avevano scacciato rom e sinti dal proprio territorio: i nomadi avevano fatto così rotta su Schio, installandosi alla fine in zona industriale. Immediate sono scattate le proteste di aziende e lavoratori della zona, che lamentavano piccoli furti e una diffusa sensazione di scarsa sicurezza. Nasce così l'idea del fossato (già utilizzata, in passato a Piovene e a Treviso), iniziativa che ha suscitato grande scalpore anche

perché ad adottarla è stato uno dei comuni storicamente più impegnati nel campo del sociale e dell'integrazione. Il sindaco Luigi Dalla Via difende la propria decisione, richiamando al rispetto della legalità e precisando che l'unica strada possibile è quella di lavorare per l'integrazione e la stanzialità dei rom. Intanto, però, la polemica è scoppiata. Nei giorni scorsi sulla vicenda è intervenuto anche la prefettura, ma una soluzione sembra ancora distante.


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ATTUALITÀ

11 NOVEMBRE 2006

Asproso (Verdi): "Se aspetta significa di sì". Cristofari (Ds): "In caso contrario sarebbe un autogoal" Rucco (An): "Dipende da quanti voteranno". Sandoli (Lega): "No, riguarda rapporti internazionali"

Ederle 2, referendum con rebus: il governo ne terrà conto?

DI ALESSIO MANNINO

Mentre a Roma una folta pattuglia di onorevoli di centrosinistra batte la via parlamentare per arrivare a un no (o a un 'ni': il vicentino Fabris dell'Udeur propende per l'ipotesi via Aldo Moro, caldeggiata anche da Forza Italia e Lega Nord), a Vicenza un mese fa si è aperto un altro fronte contro il Dal Molin Usa: quello referendario. Depositato il 13 ottobre scorso in Comune dal comitato composto da esponenti della vasta compagine del No, il quesito è molto semplice: "Sei favorevole alla realizzazione del progetto Usa di costruzione di una nuova base militare nell'area dell'aeroporto Dal Molin di Vicenza?". Forti di un sondaggio scientifico realizzato dall'agenzia Demos&Pi di Ilvo Diamanti che dava vicentini e caldognesi favorevoli a un referendum con una percentuale altissima (l'85%), i contrari alla nuova base americana hanno finora superato il primo scoglio, la 'procedibilità'. Tradotto dal burocratese, significa che il comitato di saggi guidato dall'avvocato Silvano Ciscato ha dato il placet perché la proposta di voto popolare possa essere esaminata. Ci sarà tempo fino al 24 di questo mese perché venga giudicato ammissibile, nel qual caso ci sarà una 'pausa di riflessione' di 2 mesi e poi potrà partire la raccolta delle 4 mila firme necessarie, per le quali si avranno 90 giorni di tempo. "Ma è molto probabile che ne serviranno molti meno, la mobilitazione è alta e i fautori del no sono già ben organizzati", sostiene l'avvocato Gianni Cristofari, consigliere comunale Ds e consulente del comitato

Referendum: non si sa ancora che peso avrà sulla decisione finale

Roma il governo dice sì? Per Cristofari il problema sarebbe esclusivamente del (proprio) governo: "Sarebbe un autogol, sì, ma solo per il governo". Il ministro della Difesa Arturo Parisi e lo stesso premier Prodi hanno più volte espresso la necessità di sentire il parere della comunità: quanto c'è di strumentale in questa richiesta? "Sarebbe un modo di fare politica cinico che non mi piace e che non credo sia quello seguito fin qui", ribatte il consigliere Ciro Asproso (Verdi): "Il governo non aveva aspettative sul voto del consiglio comunale" referendario. La 'soluzione referendaria' scoperchia però una contraddizione interna al centrosinistra: lo scontro fra l'esigenza di Palazzo Chigi di salvaguardare i rapporti con l'alleato d'oltreoceano e la volontà dell'Unione locale di soddisfare la netta avversione al progetto da parte del proprio elettorato. In poche parole, il centrosinistra non rischia un autogol se al referendum di Vicenza passasse il no mentre a

Programma dell'Unione, pag 109: "Le nuove politiche di difesa" "In questo quadro reputiamo necessario arrivare ad una ridefinizione delle servitù militari che gravano sui nostri territori, con particolare riferimento alle basi nucleari. Quando saremo al governo daremo impulso alla seconda Conferenza nazionale sulle servitù militari, coin-

volgendo l'Amministrazione centrale della Difesa, le Forze Armate, le Regioni e gli Enti Locali, al fine di arrivare ad una soluzione condivisa che salvaguardi al contempo gli interessi della difesa nazionale e quelli altrettanto legittimi delle popolazioni locali"

stra locale come "inutile, perché deciderebbe su una materia che non può essere oggetto di referendum", afferma Alessio Sandoli, giovane neo-segretario del Carroccio vicentino. Eppure sulle conseguenze della nuova installazione militare - impatto urbanistico, viabilità, ambiente, etc - il Comune dovrà in seguito deliberare, o no? "Sì, ma qui si parla di decisioni calate dall'alto nell'ambito di rapporti fra Stati, che non sono certo di competenza comunale". 'Decisioni dall'alto': ma la Lega non era per il motto 'paròni a casa nostra'? "Io penso - dice Sandoli -, che fra governo e Usa siano già d'accordo fin dai tempi di Berlusconi, ora si tratta solo di averne i maggiori vantaggi. Se vogliono fare un referendum, che lo paghi Roma. Quello del 10 settembre scorso è già costato 300 mila euro". Cifra smentita categoricamente dalla coordinatrice del comitato promotore del voto di settembre, Annamaria Macripò di Più Democrazia: "Stiamo ancora aspettando i numeri definitivi, ma di sicuro un referendum non costa più di 100 mila euro". Quella tornata referendaria era servita per rendere vincolante il voto diretto, e si attende ancora il recepimento dal consiglio di sala Bernarda. "Ma un referendum sul Dal Molin sarà consultivo com'è sempre stato sinora - chiarisce la

Macripò -, e voglio sperare che a Roma per decidere ne attendano l'esito". Ecco, siamo sicuri che sarà così? "Di certo c'è che il parere dell'amministrazione dato in consiglio comunale non coincide con quello della popolazione. Altrimenti, faccio presente, non si capirebbe perché sia previsto l'istituto stesso del referendum", conclude l'esponente di Più Democrazia. Possibilista il consigliere di Alleanza Nazionale Francesco Rucco, l'unico definitosi 'antiamericano' ("per motivi culturali") nella seduta sul Dal Molin del 26 ottobre: "Il mio partito è per il sì a condizione che dal governo vengano rispettate le garanzie sull'indotto, sulle infrastrutture e sull'assenza di voli militari. Ma se il referendum si fa, bisogna vedere quanti votano: se ci fosse una larga contrarietà bisognerebbe prenderne atto. E comunque il centrodestra si mobiliterebbe per il sì". Alla fine della fiera, quando andrebbero a votare i vicentini? Secondo calcoli realistici, già da febbraio si potrebbe andare alle urne. Ma, soprattutto per una questione di costi, è più plausibile l'ipotesi di un accorpamento fra referendum ed elezioni provinciali in aprile. Voteremo il successore di Manuela Dal Lago e il raddoppio delle Ederle? Si preannuncia una primavera politicamente rovente.

E se gli Americani premono sui tempi, il Pdci annuncia battaglia Francesco Rucco (An): "Se ci fosse una larga contrarietà bisognerà prenderne atto" Ciro Asproso dei Verdi. Che aggiunge: "E vorrei far notare che il governo, in realtà, non aveva aspettative sul voto del consiglio comunale", risultato favorevole con un ordine del giorno approvato dalla quasi totalità della maggioranza di centrodestra. Però l'ha sollecitato. "Sì", replica Asproso, "ma se ancora oggi aspetta di prendere una decisione vuole dire che non gli basta". Cioè che considera necessaria la consultazione diretta dei cittadini. Bollata dal centrode-

C'è un'altra incognita che peserà sulla decisione finale del governo Prodi: i tempi. I militari statunitensi sottostanno a quelli tecnici ed economici dettati dai finanziamenti di Washington, non di certo allo snervante rimpallo politico fra Comune berico e ministero della Difesa. Che dipende da un'altra grande e scivolosa 'x' sull'accidentato cammino dell'Unione: la politica estera e il rapporto con gli Usa. E' un risiko di problemi concatenati l'uno all'altro: gli Americani, assicura Roberto Cattaneo, dipendente Ederle e portavoce del comitato per il Sì (consigliere di Forza Italia in circoscrizione 4), devono avere una risposta al massimo entro l'estate 2007, termine ultimo, a suo parere, per lo sblocco

dei permessi e delle procedure per l'inizio dei lavori; d'altro canto, il referendum non si terrà prima dei mesi primaverili, e il caso Dal Molin potrebbe essere fatto rientrare nel pacchetto di politica estera (antiUsa) della sinistra radicale. "Se il governo dovesse dire sì - preannuncia Giorgio Langella, segretario provinciale dei Comunisti Italiani di Oliviero Diliberto - la lotta continuerà: scenderemo in piazza e protesteremo. Significherebbe infatti fare carta straccia del programma dell'Unione. Attenti: questo non è un problema locale, è una questione di politica estera, come giustamente ha fatto osservare Sergio Romano, che certo di sinistra non è". A.M.


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INCHIESTA

11 NOVEMBRE 2006

Servizi telefonici non richiesti, contratti trabocchetto, garanzie insufficienti I consumatori vicentini denunciano una miriade di problemi. E a rimetterci sono i più deboli

La truffa corre sul filo. E bussa alla porta di casa DI LUCA MATTEAZZI

Parafrasando il titolo di un vecchio successo del grande schermo, si potrebbe dire che il pericolo corre sul filo. In questo caso telefonico. I problemi con le compagnie di telefonia sono infatti in cima alla lista delle doléances dei consumatori vicentini, che devono comunque guardarsi anche dalla vendita porta a porta, dagli inghippi sulla garanzia dei prodotti acquistati, dai trabocchetti nascosti dietro certi investimenti rischiosi o dagli errori nella tariffazione delle bollette. Per un motivo o per l'altro sono così migliaia, ogni anno, le persone che chiedono aiuto alla decina di associazioni di consumatori attive in città. Tutti alle ricerca di un sostegno per risolvere disagi e disguidi, oppure per uscire da vere e proprie truffe. Ecco i casi più frequenti segnalati alle associazioni. La guerra dei telefoni. Sarà per la concorrenza senza esclusione di colpi tra i vari operatori del settore, sarà perché i consumatori sono a volte poco attenti, ma i telefoni sembrano diventati uno dei problemi principali. "Un incubo, le segnalazioni sono quotidiane, tutte le compagnie stanno facendo disastri", spiega Lucio Guiotto, della Federconsumatori Cgil. Numerosissimi soprattutto, i casi di attivazione di servizi non richiesti: molte volte basta rispondere ad una telefonata per trovarsi addebitati in bolletta servizi a cui non si era minimamente interessati. Il problema è che, una volta che il servizio è entrato in funzione, tirarsi indietro diventa molto complicato: con la parziale eccezione di

In banca: non bisogna farsi abbagliare dai sorrisi e prestare attenzione ai contratti Telecom, i call center degli operatori difficilmente offrono una soluzione, gli sportelli di conciliazione funzionano a sprazzi, e al consumatore non resta che munirsi di pazienza e cominciare una battaglia a colpi di raccomandate. "Alla base del problema c'è il fatto che quasi tutte le compagnie telefoniche hanno affidato questo tipo di incarichi ad agenti che sono pagati in base al numero di contratti, e che quindi hanno tutto l'interesse a moltiplicarne il numero - spiega Angelo Bazzea, presidente dell'Unione nazionale consumatori -. Il consiglio che possiamo dare è di non stipulare mai contratti per telefono". Sempre in fatto di telefoni, un altro grosso problema è quello delle chiamate ai numeri speciali, i famigerati 899. I dialer, piccoli programmi che si infiltrano nel computer tramite la rete Internet e deviano clandestinamente le chiamate su prefissi internazionali, stanno imperversando. Con

Pacco dono con inganno L'ultima frontiera in fatto di raggiri sembra essere rappresentata dai falsi inviti a convegni o dalle false vincite. Il meccanismo di solito funziona con l'invito ad una convention in qualche albergo della zona, con la promessa della vincita di un viaggio premio o di qualcosa di simile. Alla convention, poi, distratti dalle luci psichedeliche, dalle musiche ad alto volume e dalla confusione generale, si

finisce con il firmare qualcosa. Il risultato, spiega Renato Lanaro dell'Adiconsum Cisl, è di ritrovarsi con un contratto indesiderato in mano, e come al solito recedere è molto complicato. Al contrario, in caso di mancato pagamento c'è il rischio di vedersi inserire nella lista nera delle società finanziarie. E di vedere quindi compromessa la possibilità di avere prestiti in futuro.

il risultato che in molti si trovano nella cassetta della posta bollette da centinaia o migliaia di euro. "Bisogna fare molta attenzione, anche perché la Telecom, per il fatto che questi numeri possono essere disattivati, sta diventando molto più stretta nel concedere rimborsi", avvisa Guiotto. Attenzione a chi bussa alla porta. Nelle vendite porta a porta le insidie si nascondono spesso nelle clausolette scritte a caratteri microscopici in calce ai contratti. Come quelle sui giorni a disposizione per un eventuale recesso. "La nuova normativa dà diritto a dieci giorni lavorativi per esercitare il diritto di recesso, quindi si tratta di circa due settimane effettive - illustra Bazzea -. Spesso però i contratti citano ancora la normativa vecchia, in cui c'erano solo sette giorni di tempo, e questo crea non pochi problemi. E quando si riesce a ottenere il recesso, è difficile ottenere la restituzione di eventuali acconti". A volte, poi, si sconfina nella truffa vera e propria, spesso ai danni di una categoria "debole" come quella degli anziani. Come riportano le cronache, c'è chi si presenta alla porta di casa con la scusa di un controllo tecnico e poi cerca di far leva sulla buona fede dell'inquilino per spillare quattrini. "Bisogna sempre diffidare di chi si presenta come tecnico della luce, del gas, del telefono o quant'altro - ribadisce Serafino Zilio della Lega Consumatori Acli -. La truffa è sempre in agguato, e i casi sono

purtroppo numerosi". Servizi pubblici. Il caso della mancata lettura dei contatori dell'Enel emerso nei giorni scorsi è solo uno dei tanti disguidi che coinvolgono le compagnie dei servizi pubblici. Si va da "banali" errori di fatturazione a casi di mancata informazione: "Per quanto riguarda un bene prezioso come l'acqua, ad esempio, le società dovrebbero inviare agli utenti una descrizione dettagliata delle caratteristiche dell'acqua. Ma questo non lo fa praticamente nessuno" dice Zilio. A volte si arriva ai limiti del paradosso: l'anno scorso ad esempio, un certo numero di vicentini si è ritrovata con un nuovo abbonamento telefonico dopo la visita di alcuni agenti commerciali di un'azienda di che erogava gas. Garanzie, queste sconosciute. Altro tasto dolente, la garanzia dei prodotti. Per legge, ogni prodotto deve avere una garanzia di due anni. Ma sono ancora tanti i negozi, anche nelle catene della grande distribuzione, in cui si assicura solo la garanzia di un anno da parte del produttore. "Invece il venditore è tenuto a garantire i due anni in ogni caso"

precisa la Federconsumatori. Va anche detto che pure i consumatori devono fare la loro parte, e non sempre è possibile chiedere la sostituzione dell'oggetto acquistato. "Se il prodotto non è idoneo per la funzione per cui è stato fatto, ad esempio un televisore in cui non si vede niente, allora si può chiedere il cambio - spiega Bazzea -. Se invece i colori sono un po' diversi da quello che ci si aspettava, non viene effettuata la sostituzione, perché è un dato soggettivo. E il fatto di pentirsi di un acquisto non è soggetto alla legge". Banche, quanti rischi. Ultime, ma non certo per importanza, le questioni legate al risparmio. “In questo caso le lamentele dei consumatori si concentrano su quei casi in cui la banca ha consigliato fondi di investimento poco sicuri senza avvisare dei rischi: come nel caso Argentina, solo per citare una delle situazioni più intricate. " Le banche tendono a negare qualsiasi responsabilità, ma ci sono anziani che hanno visto sparire i risparmi di una vita", conclude Guiotto.

E la vacanza da sogno si trasforma in un incubo Meglio diffidare di chi offre vacanze in posti da favola a prezzi stracciati. L'inghippo potrebbe infatti essere dietro l'angolo. "Fate attenzione ai viaggi tutto compreso, e fidatevi solo della compagnie collaudate dal mercato", raccomanda Angelo Bazzea, dell'Unione nazionale consumatori. I problemi possono essere vari. Può capitare di acquistare un viaggio in un paese da sogno nella stagione sbagliata, ad esempio nel periodo dei monsoni, e trovarsi così a passare la vacanza chiusi in albergo per trovare rifugio dalle piogge torrenziali. O, più semplicemente, può capitare di lasciarsi sedurre dalle immagini patinate di qualche catalogo per poi scoprire, una volta arrivati a destinazione, che la splendida spiaggia bianca ammira-

ta nelle foto è stata completante erosa dalle onde, e non ne restano che un paio di metri incollati alla strada. "Attenzione anche a possibili inconvenienti legati al fuso orario, e ai dieci giorni di tempo per eventuali reclami", conclude Bazzea.


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INCHIESTA

11 NOVEMBRE 2006

Secondo il paniere comunale l'inflazione sale. Nel 2006 il maggior rialzo per acqua luce e gas

Una lista della spesa sempre molto cara DI ALESSIO MANNINO

Prezzi, dramma quotidiano dell'italiano medio. Dando un'occhiata ai dati contenuti nella cosiddetta "Borsa della spesa", la rilevazione semestrale del Comune fatta su un paniere indicativo (quindi non prettamente statistico, perché vengono presi in considerazione gli stessi prodotti ma non le stesse marche), un normale passaggio al supermercato verrebbe a costare in tutto 27 euro circa (gennaio 2006). Sempre che con ciò intendiamo l'acquisto di alcuni prodotti alimentari di prima necessità secondo un valore medio: mezzo etto di caffè (2,03), una bottiglia di tè (1,28), un litro di vino da tavola (1,37), una cassetta d'acqua (2,35), un chilo di pane (2,59), mezzo

Gli aumenti sono innegabili. E a rimetterci sono sempre i soliti: pensionati, precari, dipendenti chilo di pasta (0,55), un chilo di carne di maiale (7,16), un litro di olio extravergine (5,21), mezzo etto di burro (1,58), un litro di latte intero (1,17), 6 uova (1,13) e un chilo di zucchero (0,93). Sicuramente a molti let-

tori questo ipotetico scontrino calcolato, ripetiamo, facendo la media fra prezzi minimi e prezzi massimi riscontrati nei negozi della città - farà strabuzzare gli occhi: "Così poco? Magari!". La tendenza è sempre in cresci-

ta, dato che, per lo stesso insieme di prodotti, il conto complessivo si alza a 28,64 euro nel settembre di quest'anno. Insomma l'inflazione, pur se in modo contenuto, non accenna ad arrestarsi: l'ufficio statistica comunale nell'agosto scorso ha registrato infatti un +2,1% rispetto al 2005. Lo conferma Serafino Zilio della Lega Consumatori (Acli): "La corsa all'aumento dei prezzi degli anni scorsi ha forse rallentato ma non si è fermata. E le categorie a reddito fisso, soprattutto quelle con redditi modesti, fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese", cioè arrancano anche nei generi di consumo più comuni come appunto gli alimentari. "Penso agli anziani", continua Zilio, "ma anche ai giovani con i nuovi contratti cocopro, per cui non sono stati attivati i necessari ammortizzatori sociali". Nel giro di sei mesi, poi, tutte all'insù anche le

tariffe annue di alcuni servizi per famiglia: nel gas per cottura cibi da 161,48 euro di gennaio si passa a 173,99 di settembre, e così per il riscaldamento si va da 923,37 a 984,69, mentre l'acqua potabile da 193,32 schizza a 203,97 euro. Aumenti piccoli se confrontati con quelli degli anni scorsi, sottolinea Luigi Guiotto della Federconsumatori (Cgil), "ma gli effetti continuano a farsi sentire anche oggi, naturalmente. In particolare, le tariffe di alcuni servizi come luce e gas, sono aumentate del 50 per cento nel giro di tre anni". E la famigerata pizza margherita con birra? Anche per una classica serata economica il prezzo continua a salire, oltrepassando la soglia media dei 7 euro. I consumatori strepitano, ma la responsabilità dell'inesorabile lievitare dei prezzi non smette di essere uno dei tanti misteri d'Italia.

L'analisi di Ronchetti (ex Codacons): "Localmente non si incide, la visibilità è solo a livello nazionale"

Consumatori, una galassia di sigle che non fanno opinione Luca Ronchetti, di mestiere avvocato, fino al gennaio di quest'anno era il responsabile vicentino del Codacons, una delle sigle più conosciute dell'universo 'consumerista'. Perciò può guardare con distacco e al contempo con cognizione di causa a questa galassia popolata da tanti nomi le cui differenze interne sfuggono ai più. "Che senso ha ce ne siano così tante? Se il sospetto è che sia così per poter spartirsi fette di potere, si è fuori strada. A livello locale non c'è alcun potere da dividersi". Magari a livello nazionale sì, però. "Be' sì, e anche a livello regionale ci sono dei contributi economici, ma nessuna associazione partecipa a enti pubblici dove accaparrarsi delle poltrone". L'impressione del profano, tuttavia, è che ognuna coltivi il proprio orticello. "Può darsi sia così, non lo escludo. Ed è certamente auspicabile che un buona volta si uniscano". L'unione fa la forza, no? "Certo, ma si deve tener conto

ai propri associati, mentre "gli altri soggetti sono composti da nuclei di attivisti che, lo assicuro, non traggono nessun vantaggio da quel che fanno". Il grande ostacolo alla crescita di influenza e di visibilità dei 'difensori' dei consumatori è costituito infatti dalla mancanza di persone e risorse disponibili per un'azione più 'politica', dice L'energia (luce, gas) è il bene R o n c h e t t i . che ha visto il maggior aumento "Politica nel senso di prezzo nel corso dell'anno di sensibilizzare delle diversità". Ecco, ce le l'opinione pubblica sui temi spieghi. "Anzitutto c'è da fare del consumo, cioè sui diritti una prima distinzione: le del singolo consumatoreassociazioni legate ai sindaca- utente". Perché la realtà italiati, come l'Adiconsum (Cisl) o na è fatta di sigle conosciute la Federconsumatori (Cgil): sui grandi media nazionali queste hanno una struttura (con qualche caso di conseforte. Le altre no". I sindacati guenti candidature elettorali forniscono un servizio in più sulla scia della popolarità con-

quistata), ma di marginalità sul territorio. Come a Vicenza, dove il fenomeno, per stessa ammissione di Ronchetti, è "praticamente inesistente, o molto debole: sono tutte sezioni locali di soggetti nazionali, solo uno, il Movimento di difesa del consumatore, è autoctono". Non resta, suggerisce, che una funzione di supporto e di stimolo "quando sorgono comitati spontanei". In questi casi sono molto richiesti i servizi di consulenza in particolar modo legale: gli avvocati sono infatti la figura che circola con più frequenza sotto queste sigle. "Ma poi ci sono i semplici appassionati, che si associano, si documentano e danno il loro contributo". Che però non basta: "io me ne sono andato perché ero stanco di non poter agire come avrei voluto: manca la struttura per intervenire sulla stampa e per rapportarsi con la politica". Non è che ci si dia anche la zappa sui piedi facendosi la guerra per bande? "No, non ci sono né rivalità né con-

flitti. Il campo è ancora tutto da costruire e far crescere, non avrebbe senso. Certo, un po' più di coordinamento ci vorrebbe". Un dubbio finale e radicale: c'è veramente bisogno di organizzazioni che si autoconservano rivolgendosi al singolo 'consumatore', quando prima e soprattutto dovrebbero essere tutelati i diritti del singolo in qualità di 'cittadino'? "Dovrebbe essere così, ma i problemi considerati da tali associazioni sono di diverso profilo giuridico, più specifico. Poi è chiaro che tutto, in definitiva, ha a che fare con la politica. Ed è per questo che anche loro sono spesso chiamate ai tavoli di confronto. Ma non quanto si dovrebbe: sulle liberalizzazioni, ad esempio dei taxi, una voce da ascoltare dovrebbe essere anche quella dei consumatori". Aggiungi un posto a tavola, c'è un'associazione in più.

A.M


ATTUALITÀ

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11 NOVEMBRE 2006

Il grande abbaglio della protesta anti-inno in piazza dei signori: un caso montato da giornali e politici

Fischi a Mameli? Macché. "Fischiavamo la coppia Dal Lago-Stefani" Fischi all'inno di Mameli in piazza dei Signori il 21 ottobre scorso: chi sa il perché e da chi furono lanciati faccia un fischio. Noi lo sappiamo, e prima di noi solo il Corriere del Veneto l'ha timidamente rivelato ("I duri del Carroccio: "Ma noi fischiavamo i nostri dirigenti", 24/10/2006) contro l'incredibile omissione dei giornali di tutta Italia. Neppure uno dei tanti 'grandi inviati' mischiati alla folla polista, difatti, s'è dato la briga di verificare la fonte dello sberleffo che tanta indignazione ha provocato nel Paese. Una reazione alimentata dalla curiosa giustificazione datane dal vicepresidente della Regione, il leghista Luca Zaia, che ci ha messo il cappello dichiarandosi "solidale" coi fischiatori.

questa: il coro di fischi era stato premeditatam e n t e organizzato da un gruppo di dissidenti e reprobi della stessa Lega Nord contro i leader locali del partito in prima fila sul p a l c o , Manuela Dal Lago e Franca Equizi (gruppo misto). I fischi non erano Stefano contro l'inno ma contro la sua strumentalizzazione Stefani in primis. Un modo, forse, per 'neu- Vicentini e trevigiani contetralizzare' la verità. Che è statori: padani sì, ma con-

tro la gestione della Lega in Veneto. E contro l'alleanza con gli altre forze della Casa della Libertà. E' quanto ribadisce a Vicenza Più l'animatrice della protesta, l'espulsa Franca Equizi: "Noi ce l'avevamo con i capi veneti del movimento e contro l'alleanza, che danneggia la Lega". Non quadra, però, l'attacco all'inno nazionale. "A parte che il nostro è il Va' pensiero, volevamo anche stigmatizzare l'uso politico dell'inno: non può essere strumentalizzato da una sola parte politica", chiarisce la Equizi. Se poi nel conto mettiamo pure uno spregiudicato uso dell'evento mediatico prodotto dalla presenza del trio Berlusconi-Fini-Bossi sotto la Basilica, ecco spiegati i fischi di Vicenza. Un caso

che sarà ricordato come esempio da manuale di come alla stampa capita di stravolgere il senso di un fatto clamoroso e 'politicamente scorretto' ignorandone la fonte. E facendoci pagare in sovrappiù il dazio dell'ennesima polemica fra politici in perenne ricerca di visibilità sui giornali. In conclusione, sabato 21 ottobre non c'è stato alcuno schiaffo alla dignità nazionale e alle istituzioni, almeno a sentire quanto dicono gli autori della provocatoria gazzarra. Magari qualche irriducibile secessionista avrà pure volutamente offeso le note risorgimentali, d'accordo. Ma almeno ci si prenda la briga di verificarlo, prima di metterne in circolo la notizia. A.M

Il nostro giornale lancia un invito agli immobiliaristi della città: confrontiamoci sul futuro di Vicenza

Signori del mattone, dite la vostra

DI GIOVANNI COVIELLO (continua dalla prima) Parole forti? Mai abbastanza in una città per troppo tempo avvolta dall'ovatta seminata da certi 'silenziatori' e oggi spinta (anche dalla crisi economica e di valori) ad aprirsi al confron-

to per non soccombere. E se ci sono in Italia politici, di destra e di sinistra, aperti al confronto per l'interesse comune, e se ci sono giornali (e che giornali: dal Corriere della Sera dei salotti buoni alla Stampa della Fiat fino al Gazzettino e al Messaggero del mega costruttore Caltagirone) che, pur inseriti in grandi gruppi economici, non ne pendono dalle labbra, non è possibile che

questo non possa avvenire anche nella nostra Vicenza. Tanto più ora che nuovi stimoli arrivano dalla fine del monopolio della carta stampata, con ben quattro testate quotidiane a parlare ai lettori. Tifosi di Davide come siamo, vogliamo, quindi, promuovere sui nostri liberi fogli un confronto aperto e sereno tra la città e gli immobiliaristi, che ne possono stimolare uno svi-

luppo corretto e sostenibile. E' questo, quello del confronto, lo stile tipico del nostro (e sempre più vostro) settimanale. E in nome dell'informazione, aperta ma non servile, siamo anche pronti a continuare a pagare in proprio qualche piccola ripicca, verso di noi, editori indipendenti, e anche verso la squadra di volley femminile di A1 della città. Ci rafforza in ciò la convinzio-

ne che anche i padroni, in fondo, non si fidano degli amici del momento. E VicenzaPiù, come la squadra di pallavolo di Vicenza, è e rimane di tutti, ricchi e meno ricchi, potenti e meno potenti, sempre alla ricerca della fiducia ma pretendendo rispetto, perchè noi, giornale e squadra, non siamo di nessuno, ma vogliamo essere sempre 'di Vicenza'.


ATTUALITÀ

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11 NOVEMBRE 2006

Un comma della finanziaria impone agli editori di pagare per ogni brano riportato. Non si potranno più riprendere articoli e interviste?

I media e la tassa non citata: quella sulla citazione Un piccolo comma e voilà: la libertà d'informazione va a farsi benedire. Si dirà: non esageriamo, non è poi la fine del mondo se l'articolo 32 della finanziaria con un'aggiunta semi-invisibile ad una legge del 1941 stabilisce che alla "riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali" deve corrispondere "un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti". Un giornale vuole riutilizzare l'interessante opinione o la succulenta intervista di un'altra testata? Paga. Un blogger s'incaponisce a utilizzare una cronaca o un editoriale per dare autorevolezza al proprio diario on line? Paga. Un cittadino qualunque intende condividere la conoscenza di brani di sapere e di realtà magari

passate sotto s i l e n z i o ? Spiacenti: paga. Essì che un altro e ben più importante articolo, il 21 della Costituzione, così ammonisce: "Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". Diamine, quella volta i padri costituenti avrebbero dovuto aggiungere una parolina in più: "liberamente e gratuitamente". Perché se un La nuova Finanziaria rischia di mettere in difficoltà la libertà di stampa diritto non è gra-

E’ in edicola E’ una iniziativa di La comunicazione del Nord Est 100.000 copie settimanali

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tis finisce col diventare il suo opposto: un privilegio. La citazione, da semplice e diretta formula di diffusione di informazioni, diventerà una gabella. Che si teme finirà non tanto con l'ingrassare le già grasse case editrici, ma con l'imbavagliare l'anarchica espressione d'idee su Internet, il grande avversario di "giornali e riviste". Perchè un inciso decreta: "I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione etc…". A rimetterci, come al solito, saranno insomma i più piccoli e i più deboli: i singoli naviganti della Rete e i giornali indipendenti on line. Ma anche testate su carta come la nostra, che invece di chiudersi a riccio nel recinto provincialistico del locale cercano di avere un respiro più ampio, fatalmente sono portate a riprendere articoli pubblicati su organi di stampa nazionali. E ora, grazie a un governo che fra i vari tributi ne ha escogitato uno - questo sì - liberticida, se citiamo liberamente otterremo di essere citati. In tribunale. Chissà che i numerosi e rumorosi antiproibizionisti che militano nella maggioranza di centrosinistra si accorgano dell'errore e lo emendino. Fra i centinaia di emendamenti che bombarderanno questa manovra ancora in gestazione, ce ne sarà pure uno che tolga il balzello sull'opera citata. Forse dobbiamo rassegnarci al disincanto di Beppe Grillo, che nel suo blog sceglie l'alternativa più ragionevole: non pagare. O non citare più, prendendo la nuova norma come un salutare divieto: "E' come la legge che vietava il fumo, anzi meglio, è una legge che frena la diffusione delle balle". Cit. dal blog di Beppe Grillo, 18/10/2006, "Editoria suicida". A.M.


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STORIE

11 NOVEMBRE 2006

Il nostro critico di cinema nella giuria di un processo. Dove, (giusti) luoghi comuni a parte, si impara la moralità della giustizia

Il giudice? Molto popolare

DI GIULIANO CORÀ

Prologo: una 'macabra' telefonata Una sera in città, alcuni mesi fa. Ore 19, sto per andare al cinema: il dovere mi chiama. Una telefonata di controllo a casa (la mia solita ansia): "Tutto bene?". "Sì sì. Ah, sono venuti due carabinieri che ti cercavano". Il battito cardiaco comincia ad accelerare: "E cosa volevano?". "Hanno detto che per la legge sulla privacy possono dirlo solo a te". Lo stomaco si chiude. Lo so, non ho fatto niente, sono quasi - una brava persona… ma un lembo un po' sporco, nelle nostre coscienze immacolate, ce l'abbiamo tutti. Cos'avrò combinato? Parte l'esame di coscienza. Dunque: nel '72, in Calabria, al mare, compravo le stecche di sigarette di contrabbando. Magari ieri stavo pensando ai c**** miei e ho attraversato la città a 150 all'ora? Mai usato stupefacenti in vita mia… però ho un amico che qualche volta si fa una canna. Che abbiano pensato che gliele vendo io? Telefono alla stazione della Benemerita del mio paesino di campagna per chiedere spiegazioni (più che altro biascico). "Ci dispiace, ma la documentazione ce l'ha la pattuglia che è venuta a cercarla, e che rientrerà più tardi". Clic. Ho già capito che la notte sarà un incubo: Pianosa, Alcatraz, Abu Ghraib, Guantanamo… Ma i miracoli accadono ancora: il mio cellulare suona. E' il carabiniere di prima, il quale, avendo probabilmente percepito la disperazione nella mia voce, è stato magnanimo: "Guardi, si tratta di una convocazione: il suo nominativo è stato estratto come giudice popolare alla Corte d'Assise di Vicenza. Dovrà presentarsi eccetera ecc…". Ma vaff******! Giudice popolare: se non ricordo male, sono passati più di vent'anni da quando ho presentato la domanda: nemmeno sotto tortura me ne sarei ricordato. Tutto 'sto casino per questo? Ma non potevate dirlo subito,

breve discorso sul valore 'civico' del nostro ruolo, "uno dei più alti cui un cittadino possa essere chiamato, che riveste un contenuto quasi sacrale". Potrebbe sembrare retorica, ma si vede che crede a quello che sta dicendo. Mentre parla, penso ai magistrati italiani, a quanti di loro - suppongo la gran maggioranza condividono questa visione della giustizia come 'sacerdozio laico', e a quanti continuano per tutta la vita a conformarvisi, nonostante le delusioni, le amarezze, i 'tradimenti'. Comincio a rispettarlo. Qualche settimana dopo, si comincia. In Camera di Consiglio (ah, quante volte l'ho sentito alla televisione: 'La giuria si ritira in Camera Il difficile lavoro dei giurati: anche la fascia tricolore di Consiglio per deliberare' … va indossata in un modo particolare Ecco, ora ci sono anch'io!) indossiamo la invece di farmi rischiare il fascia tricolore suicidio nel Bacchiglione? (da destra a siniVado al cinema, e stanotte stra, senza far dormirò come un bambino. pieghe) ed entriamo in aula, Tutti in aula: parte il preceduti dal processo Presidente, dal Tribunale, giovedì mattina. giudice a latere e Arriviamo alla spicciolata. dal cancelliere. Scopro che la domanda di Sediamo al lungo vent'anni fa non deve aver banco semicircoavuto alcuna influenza su lare. Di fronte a questa storia, perché tutti noi, i banchi gli altri sono qui in seguito degli avvocati, ad un'estrazione, e dunque dei testimoni, e così dev'essere stato anche più indietro per me. Siamo parecchi, quelli del pubbliquasi una ventina. Gente di co, stamattina tutte le estrazioni sociali, quasi pieni. E' di tutti i mestieri. C'è una sensazione anche, ed è la cosa più inteche dura poco, ressante, un uomo sui quaper fortuna, ma rant'anni di evidenti origiper qualche ni latinoamericane: se è minuto mi sento qui, vuol dire che è cittadiin passerella: ho no italiano. Penso che se l'impressione uno 'straniero' è ormai così che tutti guardiintegrato nella nostra no me e io non so società da potersi trovare Il Tribunale di Vicenza. La giuria popolare dove guardare, anche ad esercitare questa serve anche per avvicinare la legge dove mettere le funzione, allora vuol dire ai cittadini mani, come comche, bene o male, la strada portarmi. per la multietnicità è aperta gli assenti "vengono condan- Ma poi si comincia davvero, e anche da noi, e i rigurgiti raz- nati alla pena pecuniaria di tutto questo passa in secondo zisti di certe aree della politi- euro…". Poi il Presidente ci piano: c'è un delitto atroce da ca, fuori ma anche dentro il parla. Alto, diritto, allure da giudicare, quello di chi ha Parlamento, sono destinati, vecchio gentiluomo napoleta- ucciso un amico e la moglie alla lunga, ad essere sconfitti. no. Ci descrive brevemente per derubarli di poche Entriamo in aula. Ci accolgo- quali saranno i nostri compi- migliaia di euro. Lui è sopravno un Cancelliere e il ti, gli adempimenti cui dovre- vissuto, ma lei no, ed era Presidente della Corte. Viene mo sottostare, le scadenze. anche incinta. fatto l'appello dei convocati: Ma soprattutto ci tiene un E' stranissimo, ma dopo un'o-

ra che ascolto, la mia prima riflessione è: 'Che ci faccio io qui?'. Mi spiego. I testimoni si susseguono l'uno dopo l'altro, vorrei dire monotonamente. Prima i carabinieri che sono accorsi sul luogo del crimine, poi il medico legale, poi i vicini. Dopo un po', tutto appare chiaro, limpido, perfettamente spiegato. Non rimane dubbio alcuno, né sullo svolgimento dei fatti né, purtroppo, sulla colpevolezza dell'imputato (che infatti, dopo la seconda ed ultima udienza, verrà condannato alla massima pena). E dunque mi chiedo: a che serve, questo che appare come un rito vuoto? Non avevate tutto già perfettamente chiaro davanti agli occhi? Avevate bisogno di tutto questa messa in scena per condannarlo? Ma poi, pian piano, comincio a intuire. Ogni testimone viene lì a dare - si badi bene non la sua versione dei fatti, ma quella parte della visione dei fatti che lui ha avuto dal suo punto di vista. Si tratta di chiarire, sviscerare, illuminare la vicenda da ogni angolazione, 'oltre ogni ragionevole dubbio'. Mi torna alla mente questa formula, udita in tanti legal thriller americani, e capisco a cosa sto assistendo. Se a prima vista la giustizia e i suoi riti possono apparire farraginosi e vuoti, meccanismi autoreferenziali utili solo a perpetuare se stessi e inutili a 'fare giustizia' veramente, in realtà, tutto questo raccontare, ripetere, riproporre cento volte quelle che sembrano essere 'le stesse storie', serve proprio a questo: far sì che la convinzione del giudice - e dei giurati, appunto - si formi 'oltre ogni ragionevole dubbio'. E che la sentenza emanata sia il più possibile 'giusta'. Lungi da me, naturalmente, l'idea di magnificare una giustizia perfetta ed infallibile: errori - e a volte anche orrori - sono stati sotto gli occhi di tutti, nella storia repubblicana. Tuttavia - ed è questo che importa - il nocciolo è questo, ed è un'idea 'morale'. Forse, allora, non è così facile finire ad Alcatraz.


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ATTUALITÀ

11 NOVEMBRE 2006

Parla l'assessore più votato: cifre e costi di dipendenti e dirigenti, precariato, politica urbanistica Candidato sindaco? "Non ci penso proprio"

Il dorato esilio di Franzina: dal Territorio (minato) al Personale DI ALESSIO MANNINO

Uscito da più di un anno dalle forche caudine dell'urbanistica per approdare ai molto più tranquilli lidi del personale, l'assessore Maurizio Franzina (ingegnere, classe 1961, giovane democristiano poi forzista antemarcia - era già nei primi 'club' berlusconiani del 1993) rivendica il ruolo di paciere nell'agitato settore dei dipendenti del Comune: "Grazie a me ora la acque sono più tranquille, ho svolto un'azione di 'raffreddamento' degli animi". Benché girino voci su tensioni persistenti, non facciamo fatica a credergli: la sua bonomia "che sprizza da tutti gli artigli" (come dice un consigliere di centrodestra) sarà sicuramente tornata utile. Assessore, faccia una fotografia della situazione del personale comunale: quanti dipendenti? Quanti dirigenti? Quanto viene a costare al bilancio? I dipendenti sono in tutto circa 1200. I dirigenti 26. E' il capitolo di bilancio più consistente di tutti. Ora non ricordo esattamente, dovrebbe essere su una trentina di milioni di euro… 36 milioni, per l'esattezza. Sì, esatto. Per un Comune di poco più di 100 mila abitanti non sono un po' tanti? No, sono pochi. Se li confrontiamo con quelli di Comuni simili non ne abbiamo molti di più. Basti pensare che dei nostri dipendenti 400 sono solo nell'istruzione. Se ad esempio confrontiamo Vicenza con Treviso che ha solo 20 mila abitanti in meno, però, guardando i dirigenti lì ne hanno meno della metà. Le ricordo questo dato: quando questa amministrazione si insediò 9 anni fa i dirigenti erano 61. In una decina d'anni grazie a una politica di razionalizzazione, anche pesante ma realistica, siamo riusciti a ridurne drasticamente il numero lasciando che vadano in pensione e poi non sostituendoli. Quanto costano i dirigenti alla collettività? Mah…diciamo che lo stipendio

Emilio Franzina: "Stare sempre in prima linea stanca. Ho cambiato di comune accordo con Hüllweck" medio si aggira sui 70-80 mila euro lordi all'anno. Lei quanto prende? Io 2.200 netti al mese. La legge Biagi è usata molto di più nella pubblica amministrazione e negli enti locali piuttosto che nel privato. E' così anche a Vicenza? Quanti precari ci sono alle dipendenze del Comune? A Vicenza non è così, non l'abbiamo usata. Uno studio che ho fatto fare mostra come spazi ce ne sarebbero, ma non mi muovo finché non si capisce se la Biagi resta oppure no. Quanto ai precari, nel 2002 ce n'erano 180. 120 li abbiamo assunti a tempo indeterminato nel giro di un anno. Oggi ce ne sono circa 40: parecchi sono insegnanti di sostegno per portatori di handicap, e qualcuno da Cicero (trasporti e mobilità, ndr), gli altri sparsi nei vari settori. Lei alle ultime elezioni comunali ha preso 545 voti, risultando uno dei più votati… Sono il più votato di tutti i partiti di tutte le elezioni avvenute in città da quando c'è la preferenza unica. Sì, ecco, ma allora come mai ha accettato un incarico politicamente di secondo piano come l'assessorato al personale dopo aver

dovuto lasciare quello al territorio? Prima si tratterebbe di capire cosa vuol dire "di primo o secondo piano". Gli assessorati sono tutti importanti. Il mio all'urbanistica ha rappresentato una svolta per questa città: il nuovo tribunale o il nuovo teatro, per farle degli esempi, portano la mia firma. Ma il mio momento d'oro è stato all'inizio del primo mandato di questa giunta, quando ero assessore ai tributi: eliminai la tassa sui passi carrai, dando seguito al programma della Casa della Libertà sulla riduzione delle tasse. L'urbanistica è senz'altro un terreno ben più minato del fisco: gli interessi privati che mette in gioco sono forti. Che ne pensa del fiasco dei piruea? A Vicenza dobbiamo imparare a correre, superando fortissime inerzie che frenano la crescita. Sui piruea: se la Regione non avesse posto il vincolo del 30 giugno come termine ultimo per la loro approvazione Vicenza avrebbe potuto realizzare alcuni contenuti positivi di quei piani, avendo il tempo per spiegarli alla città e ai consiglieri. A quali, scusi? Anche a quelli di parte della maggioranza (An, per esem-

pio), che su alcuni piruea non era d'accordo con gli alleati? A tutti. Sull'urbanistica ogni volta si alzano le barricate, ma dovremmo metterci in testa di non dare per scontato che siamo una città ricca: se non diamo sviluppo, non lo saremo più. Il fatto è che in questo settore, in cui il pubblico concede pezzi di territorio al privato, c'è il rischio che i vantaggi siano più per quest'ultimo che per il primo. Ecco, queste sono considerazioni che io contesto. Quando si costruisce i soldi non vanno solo agli imprenditori, ma anche agli operai, agli ingegneri, agli avvocati e a tutto il mondo economico che viene messo in moto. Gli imprenditori guadagnano? Spero bene! Sono considerazioni di senso comune indotte da non pochi casi in cui la popolazione si è ribellata a certe scelte: pensi ai comitati popolari. Sì, è vero, sono considerazioni di senso comune, ma faccio notare che quando si costruiscono case si rende un beneficio in sé, un beneficio pubblico. Altrimenti si fa dell'ambientalismo da opzione zero, cioè quello di chi blocca ogni progetto facendo così scadere le nostre condizioni di vita. Lei nel giugno dello scorso anno ha lasciato la delega all'urbanistica: quanto ha contato, da 1 a 10, la divi-

sione interna a Forza Italia fra sartoriani (ex socialisti ma anche il sindaco, l'ex leghista Hullweck) e gli ex democristiani come lei? Zero, perché avevo e ho un ottimo rapporto con il mio partito. E quanto invece, sempre da 1 a 10, le accuse dell'allora segretario organizzativo e oggi responsabile per l'urbanistica di Forza Italia, l'avvocato Maurizio Borra? Due. Le dirò: devo prendermi il tempo per andare a chiedere a Borra se le osservazioni di paralisi che faceva l'anno passato sono valide anche oggi. Io approvavo due varianti a settimana. Adesso, invece? Com'è la situazione: migliore? No guardi, la mia non è stata una defenestrazione, ma una… protezione: di comune accordo col sindaco fui io a scegliere di cambiare. Stare sempre in prima linea alla lunga stanca. Per il futuro invece cosa mi dice? Un pensierino alla carica di sindaco non l'ha fatto? Non mi passa neanche per il cervello. E' un impegno massacrante, per uno stipendio modesto, a prezzo di sacrificare la famiglia. Su, assessore, dicono tutti così i politici… Le posso dire questo: a essere candidato non sarà certo un assessore… (sorride). Forse… un presidente. Magari di un altro palazzo del potere vicentino. Nievo, ad esempio?


SCUOLE

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All'Istituto di via Cappellari si sperimenta l'alternanza tra scuola e lavoro. I ragazzi: "A scuola ci divertiamo"

Da Schio: " Studenti, al lavoro !" Ma l'alberghiero resta un sogno DI LUCA MATTEAZZI "La nostra non è una scuola facile, anzi. Per certi aspetti è una delle più difficili". La frase può forse suonare come un'esagerazione, visto che si parla di un istituto professionale, in questo caso l'Almerico Da Schio. Ma se a dirla è un preside che prima di arrivare in via Cappellari è stato dirigente del liceo Brocchi di Bassano del Grappa, il liceo più grande della regione, c'è da credergli. Anche perché i risultati del lavoro degli ultimi anni sono sotto gli occhi di tutti. Nato nel 1960, il Da Schio offre oggi due percorsi di studi, uno di indirizzo commerciale, per la formazione di tecnici addetti alla "gestione aziendale", il secondo orientato alle professioni turistiche. Tutti e due sono articolati in un triennio che dà diritto ad una prima qualifica professionale, e in un biennio che porta al conseguimento del diploma di stato. Alla fine dei cinque anni, trovare lavoro è relativamente facile. "Abbiamo molte aziende che ci richiedono ogni anno l'elenco dei diplomati - conferma il preside Sergio Moretti -. Soprattutto aziende del terziario, ma anche studi legali o di notai: mediamente dopo un periodo che oscilla tra i sei e gli otto mesi tutti i nostri studenti hanno un'occupazione. C'è poi una buona percentuale di studenti, in media attorno al 35 per cento, che continua a studiare iscrivendosi all'università: facoltà economiche, soprattutto, ma anche conservazione dei beni cul-

Il Dal Schio. Qui tradizionalmente arrivano "studenti deboli". "Per questo diamo il meglio per coinvolgerli nello studio" dicono all'istituto

turali e ambienre con la maggior 20 tra laboratori e aule tali". percentuale di speciali, tra cui: Il merito è alunni stranieri. Si 6 laboratori informatici 1960: anno di inizio anche di una capisce che non 5 aule per la didattica delle lezioni scuola dove i possiamo limitarci delle lingue straniere 750 alunni contatti con il alle lezioni tradi2 aule di sostegno 90 docenti mondo del zionali: dobbiamo 1 aula multimediale 30 collaboratori, tecnici lavoro sono mettere tutti nelle 1 aula video e impiegati amministrativi costanti, sia con condizioni di dare 1 aula di scienze 30 aule gli stage, sia con il meglio, cercando l'alternanza tra di non trascurare la studio e lavoro. "In pratica una informatiche a disposizione degli qualità e l'eccellenza". parte del programma viene sostialunni che, sotto la guida di un Un compito tutt'altro che facile, tuita da un'esperienza lavorativa docente, possono recuperare lacuma che il Da Schio sembra aver al di fuori della scuola - commenne e arretrati), dal giornalino di superato a pieni voti. L'anno scorta Moretti -. Siamo una delle istituto alla patente europea per so una delle sue allieve si è classipoche scuole a farlo in provincia, e l'uso del computer, dall'educazioficata al secondo posto in una i risultati sono buoni, soprattutto ne stradale (con tanto di rilascio competizione nazionale riservata per quegli alunni che imparano del patentino per il ciclomotore) agli istituti commerciali, e l'atmopiù facilmente facendo qualcosa". alle attività di orientamento. sfera che domina nei corridoi della E merito anche di tutte le attività Molto spazio, inoltre, viene riserscuola è improntata alla collaborache vanno ad affiancarsi alle leziovato alle attività di supporto degli zione. "Ci troviamo molto bene ni tradizionali: si va dalle manifestudenti: da anni, ad esempio, è conferma Giorgia Zarpellon, una stazioni teatrali allo studio assistiattivo un gruppo di insegnanti e delle rappresentanti di istituto -. to (ci sono due aule con postazioni psicologi che offrono un punto di C'è un bel clima sia con i professoascolto per ragazzi e famiglie in difficoltà, e il Da Schio è un riferimento a livello provinciale per molti progetti dedicati allo studio dei ragazzi disabili. Tra i tanti progetti innovativi Del resto, la ricerca di percorsi avviati dal Da Schio ce n'è uno innovativi è una scelta quasi decisamente particolare. Si chiama Padova, direttore obbligata per una scuola che, a "Educhiamoci alla responsabilità" dell'Osservatorio astronomico torto o a ragione, attira soprate dà ad un gruppetto di una trentidell'Accademia Olimpica, e per la tutto un'utenza "debole". "C'è na di alunni (numero chiuso per sua attività venne premiato con la motivi di spazio) la possibilità di ancora la mentalità per cui chi va medaglia d'oro all'esposizione itafare un'esperienza di vita comuniliana di Torino del 1894. Il nome bene alle media va al liceo, chi se taria nella base scout di Costigiola, del conte vicentino rimane la cava va al tecnico e che invece a Monteviale: per quattro giorni, i comunque legato soprattutto alla va così così sceglie il professionaragazzi trascorrono la mattina a costruzione del primo dirigibile le - riconosce Moretti -. Da noi scuola, per poi dedicare il pomerigitaliano, realizzato seguendo i suoi arrivano spesso ragazzi poco gio ad incontri e conferenze, e la disegni nel 1905. motivati, oppure rifiutati da altre scuole, e siamo l'istituto superio-

La scuola in cifre

Almerico Da Schio, un conte con la passione per il volo

L'istituto professionale di via Cappellari è intitolato ad Almerico Da Schio, uno scienziato nato nel 1836 a Costozza da una delle famiglie più importanti della nobiltà vicentina. Laureato in giurisprudenza a Padova, Da Schio dedicò tutta la vita allo studio dell'astronomia, della meteorologia e dell'aeronautica: fu assistente della Specola di

Stage e formule scuola/lavoro rendono la scuola molto vicina al mondo del lavoro

ri sia con i bidelli, cosa che invece non avviene in altre scuole. Ci divertiamo a venire a scuola, e quando c'è un problema troviamo sempre qualcuno che ci ascolta". Tra tanti progetti realizzati, ce n'è uno destinato a rimanere nel cassetto: il sogno di aprire anche in città un indirizzo turistico alberghiero. Il Da Schio ci ha già provato un paio di volte, ma la richiesta, finora, è sempre stata accantonata, nonostante i pareri favorevoli di tutto il mondo produttivo vicentino e un voto del consiglio comunale a sostegno di questa iniziativa. L'ultima bocciatura è arrivata solo un paio di settimane fa. "Abbiamo cercato di allargare l'offerta formativa, ma la nostra disponibilità verso un indirizzo di questo tipo non ha trovato riscontri - spiega Moretti -. E sì che sul territorio c'è una domanda molto forte, sono in tanti che vorrebbero iscriversi". Alla base del rifiuto c'è la volontà di non sottrarre alunni all'istituto alberghiero di Recoaro. "Ma non credo che una scuola radicata e con una tradizione come quella di Recoaro potrebbe essere messa in difficoltà dal fatto di avere un corso anche a Vicenza - ribatte il preside del Da Schio - . E in ogni caso si potrebbero aprire solo un paio di classi: in questo modo si andrebbe incontro alle esigenze di Recoaro, che ormai non sa più dove mettere gli studenti". Ormai, comunque, se ne riparlerà solo per il 2008, sempre che il Da Schio abbia ancora voglia di provarci. "Potremmo anche non parlarne più, perché ormai ci siamo stancati. Se qualcuno ha interesse che una città a vocazione turistica come Vicenza abbia un corso di studi di questo tipo, si faccia avanti".

In "campeggio" per il futuro della scuola serata ad attività conviviali. Si dorme fuori, ovviamente in camerate separate e sotto il controllo vigile degli insegnanti. Il tutto serve a creare spirito di gruppo e a stimolare l'impegno dei ragazzi, soprattutto di quelli dei primi anni, nelle attività della scuola. Molti dei "reduci" dal campo scout sono adesso rappresentanti di classe o di istituto, membri del comitato studentesco o autori del giornalino della scuola.


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CULTURA

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Nel centenario della nascita, Marostica ha ricordato con film, mostre e dibattiti lo scrittore bellunese. Un artista amato soprattutto dai giovani

La lezione di Buzzati. Senza nessuna arroganza DI GIOVANNI MAGALOTTI Nel centenario della nascita di Dino Buzzati (1906-1972), che Belluno, dove è nato, e Milano, dove è sempre vissuto, gli abbiano tributato un sentito omaggio era almeno auspicabile. Ma che Marostica abbia organizzato una serie di iniziative volte a celebrarne la figura, è stata una lieta sorpresa. Per tutti gli appassionati vicentini di Buzzati, una ghiotta occasione per approfondire la vita e le opere di questo autore, rinnovando il piacere delle Dino Buzzati e il disegno, una sua grande passione sue pagine. Per i semplici curiosi, l'opportunità di avvicinarsi ad uno degli scrittori re dà vita a storie incredibili stici dello scrittore bellunese italiani più originali e pro- che partono dalla realtà quo- sono stati variamente sviscefondi del '900. rati da acuti conoDal 10 giugno al 2 scitori della sua luglio scorsi, la Sala opera. Fra loro, espositiva della Patrizia Della Biblioteca Civica di Rosa, responsabiMarostica ha ospitato le bibliografica il carteggio fra l'edidel "Centro tore Neri Pozza e Buzzati" di Feltre; Buzzati, che con lui Maria Teresa pubblicò "In quel Ferrari, forse la preciso momento" maggiore esperta (1950), "Il capitano dell'opera pittoriPic e altre poesie" ca di Buzzati; e (1965) e "Due Lorenzo Viganò, Poemetti" (1967). che ha recenteUna corrispondenza mente pubblicato importante, di cui a per Mondadori Marostica si è potuta "Album Buzzati", In questa pagina alcune illustrazioni vedere una larga selein cui, attraverso dei "Miracoli di Val Morel" esposte a Marostica zione, curata dalla immagini e testi ricercatrice Laura tidiana per approdare a un autografi, è lo stesBragagnolo. Oltre a testimo- mondo fantastico dove il so Buzzati a racniare la nascita delle opere mistero è semplicemente la contarsi. citate e di un'amicizia impor- norma. Ma per quale tante (Buzzati, nel 1966, Fra il 26 giugno e il 3 luglio, m o t i v o volle Neri Pozza come testi- sono stati proiettati, a cura Marostica ha mone delle sue nozze con del Gruppo Cineforum scelto di ricorAlmerina Antoniazzi), il car- Marostica, i film tratti dalle dare Buzzati teggio restituisce il fervore opere di Buzzati: "Un amore" con queste iniculturale di un'epoca che di Vernuccio, "Il fischio al ziative? E quale oggi appare lontanissima. naso" di Tognazzi (dal cele- è stata la loro Contemporaneamente, nella bre racconto "Sette piani"), genesi? Sala mostra del Castello "Il segreto del Bosco "Ogni anno, come Inferiore, a due passi da Vecchio" di Olmi e "Il deser- assessorato, cerPiazza degli Scacchi, si sono to dei Tartari" di Zurlini. chiamo di coinvolpotuti ammirare gli ex-voto Fra il 18 settembre e il 30 gere in qualche che Dino Buzzati pittore ottobre, infine, la Chiesetta iniziativa i diversi dedicò nel 1970 a Santa Rita. di San Marco ha ospitato i gruppi riuniti Quadri importanti, corredati "Lunedì buzzatiani", una sotto la Consulta da brevi didascalie, nei quali serie di incontri aperti al per le associazioni la sfrenata fantasia dell'auto- pubblico, in cui gli esiti arti- culturali, facendoli

interagire tra loro", spiega l'assessore alla cultura del Comune di Marostica, Mariangela Cuman. "Esiste poi una manifestazione, qui a Marostica, " G e n e r a z i o n e Confronto", in occasione della quale i giovani laureati del territorio, mediamente 2628 all'anno, presentano le loro tesi. Quest'anno, Laura Bragagnolo si è laureata sul "Poema a fumetti" di Buzzati e, data la ricorrenza del centenario, abbiamo pensato di coinvolgerla. Successivamente abbiamo creato una serie di "agganci" che ci hanno consentito di allestire queste iniziative. E se la presenza di importanti studiosi dell'opera buzzatiana, ha donato credibilità alle nostre scelte, l'approvazione e il contributo attivo di Almerina, la vedova di Buzzati, che ci ha consentito di avere gli ex-voto, hanno senz'altro confermato la serietà dei nostri intenti".

Mi pare che la risposta del pubblico sia stata generalmente di ottimo livello. Lei che ne pensa? "Certo. Siamo stati fortunati a godere di un pubblico competente e appassionato. Anche per i film, che non erano sempre di facile fruibilità. Gli incontri del lunedì sera ci hanno fornito interessanti spunti di riflessione, e questo è un altro aspetto importante. Ma vorrei spendere una parola sui laboratori che sono stati attivati presso la Scuola Media: uno di Lettura e uno GraficoPittorico, entrambi ispirati ai lavori di Buzzati. Un modo per "seminare" l'insegnamento di questo scrittore, lanciando un ponte verso le generazioni future. Gli esiti dei laboratori si vedranno a

giugno e si può ben dire che le iniziative per il centenario non saranno concluse fino a quella data". Quale immagine "forte" di Buzzati esce complessivamente da queste iniziative? "L'immagine di un artista "moderno", capace di parlare all'uomo d'oggi. Buzzati ha intuito e spiegato problematiche attuali. Ha anticipato cambiamenti della società che poi si sono verificati. Ha saputo parlare del senso della vita e della morte, liberando il suo pensare da qualsiasi arroganza intellettuale. Una dote che i critici del suo tempo spesso non gli riconobbero, ma che i giovani d'oggi apprezzano in modo particolare".


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SPORT

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Dopo l'ennesima sconfitta, cresce la delusione dei tifosi del Vicenza. Indice puntato contro i mancati rinforzi

Vox popoli biancorossa, mercato sotto accusa

DI GIANFRANCO GALANTI Un quarto del campionato se n'è andato e il Vicenza ha raccolto tre punti sui trenta a disposizione. Tre punti, pochi gol fatti e molti subiti, il morale dello spogliatoio sotto i tacchetti e una dirigenza che aspetta una grazia dalla Madonna di Monte Berico. Tutto quello che si poteva dire, o quasi, è stato detto: fiumi di dichiarazioni in televisione e pagine di giornali intrise d'analisi tecniche e tattiche. Insomma, giornalisti, dirigenti, giocatori e opinionisti hanno parlato, ma questo Vicenza rimane un mistero. A questo punto, tolti i santi, non rimane che consultare il popolo del pallone, vox populi, vox dei, giudizio ultimo e insindacabile. Già un istante dopo il triplice fischio dell'arbitro che sabato ha chiuso un derby amaro, il Menti si è ammutolito. Niente bordate di fischi, niente cori, niente contestazione eccezion fatta per qualche schermaglia ai

danni dei tifosi gialloblu. Un silenzio assordante dal sapore di amara delusione. Le prime dichiarazioni raccolte sono quelle di due ultras a fine partita che, complici le maglie un po' larghe della sicurezza, arrivano in sala stampa mentre un Cassingena assediato da cronisti prova a salvare il s a l v a b i l e . "Cassingena, devi rispettare i tifosi" dice uno dei due, pacato ma severo. Il presidente dribbla questa contestazione piuttosto morbida aspettando che gli agenti della Digos facciano uscire i due. Fuori dallo stadio ci sono solo le forze dell'ordine che scortano i veronesi festanti in stazione. È chiaro che questa quiete è solo apparente. La partita di sabato 11 novem-

Vicenza diesel, non parte mai bene Gli inizi stentati sono ormai diventati segno caratterizzante dei campionati del Vicenza. Abbiamo comparato le prime dieci giornate dell'anno scorso e quelle di quest'anno. La stagione scorsa, causa ripescaggio in extremis, l'inizio di stagione è stato piuttosto incerto ma buono. Nelle prime cinque giornate sette punti, pareggio a Catanzaro, vittoria in casa contro Cesena, gol partita dell'attuale team manager Cristallini, e in trasferta a Crotone (Schwoch e Fabbrini). Poi black-out, quattro sconfitte consecutive, fino al pareggio al Massimino di Catania, agguantato all'ultimo minuto dai padroni di casa poi promossi in serie A, con la splendida doppietta per il Vicenza di Gonzalez. Allenatore Camolese. LE PRIME DIECI DELL'ANNO SCORSO

8 punti: 2 vittorie, 2 pareggi, 6 sconfitte Gol fatti 7 Gol subiti 15 Nella stagione in corso nelle prime 5 giornate il Vicenza, le ultime dell'era Camolese, ha raccolto un punto con un pari senza gol a Bari e quattro sconfitte di cui tre in casa, sette gol subiti, tre realizzati. Il gol di Margiotta al Menti sancisce la sconfitta del Vicenza e l'esonero di Camolese. Con Gregucci, che perde la partita d'esordio a Mantova, non cambia il ruolino di marcia e la squadra realizza due pareggi, contro Napoli in casa e Pescara in trasferta, e altre due sconfitte: a Bologna e l'ultima in casa nel derby. LE PRIME DIECI DI QUEST'ANNO 3 punti: 3 pareggi, 7 sconfitte, 0 vittorie. Gol fatti 5 Gol subiti 13

Tifosi biancorossi. Da loro l'ultimo giudizio sul Vicenza

bre contro La Spezia ha il sapore di un referendum oppure, per i più severi, di un ultimatum. Mattina feriale in un'edicola del centro storico: si mormora di calcio. Vesto i panni dell'avvocato del diavolo per aprire un forum biancorosso. "È la qualità dei giocatori il problema" pontifica qualcuno dei presenti rivolto all'edicolante. "Se non riesci a segnare due, tre, quattro volte, c'è poco da dire". Mi inserisco: " Zanini, Schwoch, Sgrigna, Raimondi, hanno qualità riconosciute da tutti" e lui sicuro ribatte: "E gli altri sei sette in campo? Poi Zanini e Schwoch non sono ragazzini. Non possono giocare sempre". L'esercente dietro una pila di quotidiani: "E i giovani? Paonessa è

bravo, ma lo fanno giocare poco. Se un giovane non gioca, come fa a crescere?". Il dibattito si allarga ad un quarto uomo mentre paga il giornale: "Contro il Verona, Rigoni non doveva giocare in quella posizione. Non ha il piede per far gioco, lui deve contrastare. L'allenatore poteva provare Padoin o far giocare Paonessa da subito. Ha sbagliato Gregucci". Tutte opinioni legittime e fondate. Altri spunti si possono trovare in uno dei mille "Bar Sport" disseminati per la città. È lì che vive il vero "calcio parlato". Tra un bianchetto ed uno spritz si confabula. "Se non comprano qualcuno l'anno prossimo facciamo il derby con il Bassano" è la profezia del barista. "Dovevano prende-

re un difensore forte ed un attaccante che metta il pallone dentro. Perché non li hanno presi?". Inattaccabile pensiero, ma ci provo: "Credo che la dirigenza abbia messo tutti i mezzi che poteva…". La replica è secca e inoppugnabile: "Se uno i soldi non ce li ha, non si mette a fare certe cose!". A questo punto si materializza il sospetto che, dopo il cambio dell'allenatore che finora non ha dato gli esiti sperati, sul banco degli imputati ci sia la dirigenza. Per capirne di più cambio zona ed interlocutore. Un Bar di via Cà Balbi. Parlo con ragazzo della curva, un fedelissimo, di quelli con la sciarpa biancorossa sempre al collo. "Sabato hanno corso, non si discute. Però troppi errori. In campo dei giocatori, qualcuno dell'allenatore. Però che vuoi, la rosa è quella. C'è bisogno di spendere". La sua visione d'insieme sembra lucida ma forse un po' rassegnata. "Devono fare risultato, altrimenti a Vicenza giocheranno con lo stadio vuoto". Ecco, questo è il rischio che i biancorossi di Cassingena stanno correndo: disaffezione e rassegnazione. Un Vicenza in crisi che sta mettendo a dura prova anche la tenuta degli irriducibili.


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SPORT

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Ai Mondiali giapponesi scendono in campo tante giocatrici che hanno vestito la maglia del Vicenza Volley Group Da Stefania Dall'Igna alle ex Paggi, Togut, Fiorin, Centoni.

Vicenza mundial, quante biancorosse in azzurro DI TOMMASO QUAGGIO Si stanno disputando in queste settimane in Giappone i mondiali di volley femminile. Finora la nazionale azzurra allenata dal nuovo tecnico Massimo Barbolini ha ottenuto il passaggio alla fase due della competizione, dopo aver superato egregiamente il primo turno chiudendo con la vittoria per 3-0 sull'Egitto dopo aver vinto per 31 contro Cuba, per 3-0 contro Turchia e Perù, e perso la gara d'esordio dalla Serbia. Le ragazze azzurre sono le detentrici del titolo, conquistato quattro anni fa a Berlino. La seconda fase è scatta mercoledì, e ha portato un'altra vittoria contro la Polonia. A seguire le ragazze hanno affrontato "il trittico asiatico": Corea del Sud giovedì, poi dopo una nuova giornata di riposo, la sfida con Cina Taipei e domenica 12 novembre la gara che chiuderà la seconda contro le padrone di casa giapponesi. E proprio in questo incontro si affronteranno le due titolari della Minetti Infoplus che quest'anno rappresentano la società vicentina alla competizione: in azzurro

lato della rete ci sarà invece la schiacciatrice giapponese Miyuki Takahashi arrivata nella città berica nel '05 e riconfermata anche per la prossima stagione. Stefania ha fatto il suo ingresso nella terza giornata del mondiale contro la Turchia, un esordio breve per la verità, in quanto la giovane palleggiatrice biancorossa è stata subito sostituita da Paggi. Ma nella gara contro l'Egitto la Dall'Igna ha potuto mettersi in evidenza, entrando fin dall'inizio sul terreno di gioco e quindi maturando anche questa nuova e importante esperienza. Una nota di merito va inoltre a Monica De Gennaro, il forte libero biancorosso, che dopo aver trascorso tutto il periodo estivo e di inizio stagione con la nazionale Stefania Dall'Igna. Per lei il Giappone seniores è stata lasciata a sarà un'importante prova con la nazionale casa dal tecnico della nazionale. Da sottolineac'è la palleggiatrice ventiduenne re anche lo share di ascolti che Stefania Dall'Igna, originaria di premia la formazione di Varese, da 4 anni nel vivaio bianBarbolini. La differenza di fuso corosso e chiamata per la prima orario, infatti, poteva essere un volta ad affrontare una competifattore negativo e anche se le zione così importante. Dall'altro

dieci di mattina non sono un orario eccezionale per le partite, i dati di ascolto delle telecronache delle azzurre su Raidue, sino ad oggi sono più che confortanti. Guardando anche agli anni scorsi, sono comunque tante le azzurre che hanno vestito la maglia vicentina negli ultimi anni, ed ora si trovano a disputare i mondiali nella terra del Sol Levante. Passando dalle più "vecchie" alle più giovani eccole presentate in un breve riassunto. Cominciamo dalla centrale Paola Paggi, trentenne nata ad Ivrea, che per cinque stagioni dal ‘96 al '02 ha indossato la maglia biancorossa ed ora si trova invece in forza alla Play Radio Foppapedretti Bergamo. Inserita nella formazione base da Barbolini Paola sta dimostrando tutta la sua grinta con all'attivo finora ben 32 punti. Anche la schiacciatrice goriziana Elisa Togut, è una pedina essenziale del sestetto azzurro: classe '78, per due stagioni, dal '00 al '02, ha indossato la maglia vicentina affiancando in squadra proprio la sua attuale compagna di nazionale Paggi. Ora l'ex biancorossa si trova in forza al Monte Schiavo Banca Marche Jesi. Finora sempre in campo, sta dimostrando carattere, segnando anche punti prezio-

si: nel suo tabellino ci sono ben 58 punti messi a segno. Altra ex schiacciatrice berica Valentina Fiorin, veneziana ventiduenne, che ha calcato il parquet della pallavolo vicentina per due stagioni: dal 2001 al '03. Nella sua prima stagione a Vicenza ha incontrato quelle che oggi sono le sue due compagne di nazionale Paggi e Togut. Finora Barbolini ha schierata la giovane veneta solo nella gara contro L'Egitto, dove però si è messa in evidenza con 13 punti. Per concludere a vestire la maglia delle nazione c'è ancora un'altra ex biancorossa: Nadia Centoni ventiquattrenne originaria della provincia di Lucca. Per lei solo una stagione in terra berica, quella tra il '02 e il '03, nel ruolo di schiacciatrice. Per lei l'esordio è arrivato nella seconda giornata conto il Perù, e ora conta all'attivo ben 20 punti. Alla lista delle ex biancorosse mondiali dovrebbero poi essere aggiunte le tante ragazze straniere che hanno vestito la maglia del Vicenza Volley Group e che ora rappresentano le proprie nazioni alla competizione giapponese. Anche questo un motivo in più a dimostrazione di come la società vicentina sia un trampolino di lancio per le giocatrici che sognano l'azzurro.

Il palleggiatore della Palladiogroup.it ha lasciato a San Paolo famiglia e amici. "Ma qui mi trovo benissimo"

Guto, un brasiliano a Vicenza. Senza saudade Augusto Lorencao, classe 1978, soprannominato "Guto", è il brasiliano della formazione di Volley di B1 della Palladiogroup.it. L'arrivo in Italia, terra originaria del nonno, è arrivato un anno e mezzo fa. Prima di approdare alla formazione biancorossa Guto ha giocato per quasi una stagione nella squadra del Torrebelvicino che milita in serie C. Poi mister Delio Rossetto lo ha voluto per un provino e dopo poco è arrivata la chiamata in serie B nel ruolo di secondo palleggiatore. Nato a San Paolo, Lorencao è cresciuto e maturato tecnicamente nella capitale brasiliana; poi la decisione di provare

una nuova esperienza, e la partenza per l'Europa. Come hai scelto l'Italia come meta sportiva? "Grazie ad un amico brasiliano avevo preso contatti con una squadra belga per giocare nel loro campionato. Poi ho scoperto che avrei potuto ottenere la cittadinanza italiana in virtù della mia discendenza, e così ho scelto di trasferirmi qui. Ho giocato per un periodo con il Torrebelvicino, poi grazie ad un provino sono arrivato a giocare alla Palladiogroup.it". In Brasile hai iniziato a giocare poi cosa ti ha spinto a provare questa esperienza?

"La pallavolo è il mio sport da sempre. In Brasile ho giocato per quattro anni nella nazionale under 18, militando nei club professionisti della mia città. Per problemi familiari mi sono fermato per tre anni, poi però ho ripreso la mia attività sportiva. Quando mi è stata fatta la proposta di giocare all'estero ho accettato subito. Poi oltre agli impegni sportivi ho trovato un lavoro che mi permette di conciliare sport e tempo libero". Cosa hai lascito in Brasile? "Anzitutto la famiglia: a San Paolo vivono i miei genitori e le mie due sorelle più grandi, e anche molti amici. Con i miei ci sentia-

"Guto" Lorencao. La meta era il Belgio ma le nuovi leggi sulla nazionalità hanno permesso la sua presenza in Italia

mo spesso, ma non ho

ancora avuto la possibilità di tornare a casa, ma quando questa stagione sportiva finirà tornerò per un bel periodo di vacanza. La mia vita però è qui a Vicenza". Come sono i tuoi rapporti con la squadra? "Credo che questo aspetto sia il più importante. Qui non solo ho trovato una squadra dove poter giocare a ottimi livelli, ma soprattutto ha trovato degli amici, e questo per me vuol dire molto. Ho legato con tutti, anche con i compagni dell'ex squadra. Non so cosa riserverà il prossimo futuro, ma qui mi trovo davvero bene". T.Q.


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Chiusa la stagione 2006, la formazione vicentina si sta già preparando per un nuovo anno all'insegna del "batti e corri". Buone prospettive per i giovani

Palladio Baseball, quattro squadre per un diamante DI TOMMASO QUAGGIO L'annata sportiva appena conclusa per l'Asd Palladio baseball ha visto impegnata la società con 4 squadre: serie C1 (seniores), cadetti (14-15-16 anni), ragazzi (10-11-12) e minibaseball (78-9). Dal punto di vista societario c'è da segnalare che si è appena insediato il nuovo consiglio direttivo, capitanato dal presidente Vincenzo Rizzo e dal suo vice Gaetano De Antoni che, coadiuvati dai consiglieri Giuseppe Bragagnolo, Luigi Casarotto, Denis Magnani, Giuseppe Maccariello, Gianluigi Munari, Leone Sartori, Michele Sartori, Monia Tecchio, Franco Zancan, Domenico Musacchio, Elena Bruni e Alessandra Parolo, cercheranno di spingere sempre più in alto la società. Ma soprattutto di dare modo a tanti ragazzi e ragazze di praticare questa bellissima disciplina sportiva che esalta il singolo, ma non può prescindere dal gioco di

Una partita nel diamante della città squadra offrendo a tutti il modo di trovare appagamento e soddisfazione sportiva. La 1^ squadra, targata Fonte Regina Staro, che milita in serie C1, dopo un inizio molto promettente ha ottenuto un 4° posto nel girone, posizione che non consente di partecipare ai play off promozione ma che, contornata dal successo otte-

nuto in una amichevole di prestigio contro una formazione Statunitense under 23 dell'organizzazione dei New York Yankees e dalla recentissima vittoria nel Torneo "Vicenza 2006", nella finale del quale ha battuto la squadra dei Dragons di Castelfranco V.to che milita in serie B, fa guardare avanti con ottimismo per la prossima stagione. Anche la

Fonte Regina Staro cadetti ha chiuso al 4° posto il girone del suo campionato e ha sfiorato di pochissimo le Final Four di Coppa Veneto: questa è la formazione dalla quale si pescheranno i futuri rincalzi per la 1^ squadra e per cui la società deve sempre avere un occhio di riguardo. I Ragazzi della Rossi Catering hanno vissuto una stagione che non poteva regalare loro niente del punto di vista dei risultati, in quanto nel loro girone figuravano squadre molto forti come il S. Martino Buon Albergo e i Dragons di Castelfranco, che hanno terminato il campionato fra le prime 8 d'Italia e che si disputeranno la Coppa Veneto, e il Rovigo che come le sopraccitate schierava elementi della Nazionale Ragazzi. I ragazzi hanno ottenuto un 5° posto ed hanno ingaggiato dei bei testa a testa anche e soprattutto con le più forti. E, dulcis in fundus, Simone De Antoni, lanciatore e interbase, ha partecipato alla Selezione Veneta che ha Vinto il tro-

feo "Topolino" , torneo delle selezioni regionali italiane, e ottenuto un 3° posto nella Little League Europea a Kutno in Polonia, mancando di poco la partecipazione alla World Little League che si svolgeva in America Il Minibaseball invece è la categoria dove le soddisfazioni arrivano ad ogni allenamento. L'unico risultato perseguibile è, per stessa ammissione della società, il divertimento di questi piccoli atleti, che comunque già mostrano buone basi di lavoro. I risultati non sono mancati: un triangolare vinto contro S. Martino B. A. e Dynos Verona, il 3° posto su 8 partecipanti ottenuto nel torneo di Rovigo confermato poi a fine stagione a S. Martino B.A. sono i risultati ufficiali ottenuti che scaturiscono comunque dall' entusiasmo dimostrato e dalla costante presenza agli allenamenti. Ora la stagione agonistica si ferma, ma già dal mese di novembre si riparte con la preparazione in palestra degli atleti della Palladio Baseball per riproporsi sempre più competitivi nel 2007.

Louise Gammon, 23 anni, nazionale inglese, è una delle speranze del basket femminile vicentino. "Adoro l'Italian way of life"

Canestri londinesi per l'As Basket Vicenza

È uno dei volti nuovi dell'A. S. Basket Vicenza. E anche una delle speranze su cui puntare per risollevare una stagione che si annuncia molto difficile. Louise Gammon, giovane cestista britannica (classe 1983) già nel giro della nazionale maggiore, è da qualche settimana in città ed ha tutta l'intenzione di contribuire, con il suo entusiasmo, alla crescita di una squadra giovane ma che ha già dimostrato di avere interessanti margini di miglioramento. Louise, com'è che sei arrivata a Vicenza? "Questa estate ero ad un raduno di allenamento con la nazionale inglese. Qualcuno ha ricevuto una segnalazione da parte del coach della nazionale, e così eccomi qua". Qual è la prima impressione che hai avuto della città? "È molto bella, mi piace. E mi piace molto anche l'Italian way of life: è molto tranquillo e rilassato". Scherzi? Qua tutti si lamentano che devono correre

Louise Gammon: "Il centro di Vicenza per me è pericoloso. Perché è pieno di negozi e adoro lo shopping" dalla mattina alla sera. "Guarda, io vengo da Londra, e ti assicura che qui si vive in

modo davvero tranquillo". C'è qualche posto in particolare che ti ha colpito?

"Devo dire che mi piace molto la Basilica, e in generale tutte le piazze che ci ruotano attorno. E poi c'è una splendida collina da cui si domina la città: mi ci ha portato Marta Corà, ma adesso non ricordo il nome". Monte Berico? "Esatto, that's it". E il resto, il cibo, i vestiti… come ti sei trovata? "Molto bene, adoro i vestiti, adoro fare shopping. E in questo senso Vicenza è abbastanza pericolosa per me. Anche il cibo è davvero buono" Come va con le tue compagne di squadra? "Mi hanno accolto molto bene, senza nessun problema. Sono molto carine con me, e capita che ci aiutiamo con le lingue: io cerco di aiutarle con l'inglese, e loro mi aiutano a prendere confidenza con l'italiano". Come è stato il primo

impatto con il campionato italiano? "Il campionato italiano è molto duro. In Inghilterra avevamo solo nove squadre, e c'erano solo 4 o cinque partite difficili all'anno. Qui siamo in 16, ed ogni partita è tosta". Cosa ti manca dell'Inghilterra? "A volte mi mancano i miei amici, altre volte mi manca Londra, anche se qua in Italia mi sono trovata davvero bene. Ma quello che mi manca davvero è la famiglia e gli amici più cari". Vuoi dire qualcosa ai tifosi dell'As Vicenza Basket? "Che siamo una squadra molto giovane, e che stiamo migliorando partita dopo partita. Anche sabato scorso, abbiamo giocato molto bene. Io sono qui per migliorarmi e per aiutare la squadra a dare il meglio di sé. Sono sicura che riusciremo presto a vincere".

L. M


17 Canoa. Il Club vicentino chiude in bellezza la stagione Chiusura in bellezza della stagione 2006 per il Canoa Club Vicenza. Nella città di Terni si sono svolti i campionati italiani

over 35, e gli atleti del club vicentino hanno conquistato ben sei successi. Andrea Giacoppo ha vinto nel K1 sprint, nel C2 sprint con Orlando Bonaldo, nel K1 slalom e nella gara per squadre, sempre con Orlando Bonaldo e Gilberto Machieraldo. Roberto Cenzon, atleta e presidente della società, si è imposto sia nella categoria C1 sprint, sia nella C1 slalom. Buone anche le prestazioni delle giovani Elena Cenzon e Anna Giacoppo, che si sono guadagnate rispettivamente il secon-

SPORT do e il terzo posto nella categoria allieve della gara nazionale. L'ultimo appuntamento è stato quello a Valstagna dove si sono messi in evidenza Stefano Cicciù e Diego Giacoppo, conquistando per ben due volte il titolo di campioni italiani della C2, nelle categorie under 23 sprint e classica. Da ricordare anche le prestazioni di Eddy Merlin, ottavo nella gara classica nel K1 under 23 e secondo nella gara a squadre K1 under 23, affiancato da Stefano Cicciù e Diego Giacoppo, e di Andrea Giacoppo, quinto nella gara sprint e quarto nella classica della categoria assoluta. Il presidente della società Roberto Cenzon, questa volta in coppia con Davide Raniero, ha guadagnato il terzo posto nella categoria C2 seniores. Ora il prossimo obiettivo sono i mondiali juniores in programma in America per il 2007. Scherma. La giovane Muroni al top in Europa La diciottenne vicentina Marzia Muroni ha esordito con un

quinto posto all'Europeo Under 20, a Poznan, in Polonia. Un risultato importante per la spadista vicentina. Marzia aveva le carte in regola per andare a medaglia, ma la vicentina non è al top della forma. Una condizione normale in questo momento della stagione, considerato che l'obiettivo di Marzia è il Mondiale, previsto in aprile in Turchia. Poi non bisogna dimenticare che l'azzurrina di recente ha cambiato città, società e maestro. Si tratta di cam-

biamenti che in futuro daranno probabilmente dei frutti importanti, ma una fase di assestamento va comunque messa in conto. Il bilancio della competi-

11 NOVEMBRE 2006 zione è comunque stato positivo visto che l'atleta vicentina non ama le competizioni in cui si tira alle 5 stoccate. Nella fase a eliminazione diretta la vicentina ha sconfitto nell'ordine: un'israeliana, una bielorussa e una russa. Arrivata alla sfida per entrare tra le prime quattro si è scontrata con una svedese, una prova impegnativa sulla quale ha pesato la fatica della prova contro la russa. Marzia Muroni si è comunque confermata come la migliore tra le italiane. Hockey in line. Tre Diavoli Biancorossi ai campionati europei È terminata con il quarto posto l'avventura della nazionale italiana di hockey in line ai Campionati Europei di Rouen, in Francia, giunti alla seconda edizione. La formazione azzurra ha partecipato con

un gruppo sperimentale di giovani under 23 di fronte alle nazionali senior degli altri paesi, ottenendo quindi un buon risultato alle spalle della Francia, vincitrice grazie al minor numero di reti subite, della Repubblica Ceca e della Germania. Protagonisti di questa esperienza anche tre giovani della Caoduro Diavoli Vicenza: Giacomo Petrone, tornato in biancorosso dopo cinque stagioni ad Arezzo, dove ha vinto una Coppa Italia e ha disputato campionati ad ottimo livello, ed una breve parentesi in Francia; Fabio Dalle Ave e Fabrizio Maran, che dopo l'esperienza della serie B sono stati promossi in prima squadra da questa stagione. Esperienza dunque di sicuro interesse per i Diavoli biancorossi che nel prossimo week end saranno impegnati a dare il loro supporto alla prima squadra che affronterà Edera Trieste e Polet Trieste nei quarti di Coppa Italia.


GIOVANI

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11 NOVEMBRE 2006

Tre casi-limite di ragazzi con vite segnate da vizi e passioni estreme. L'altra faccia del 'benessere' vicentino

Alcolizzati, tossici, violenti. Il lato oscuro della normalità

DI ALESSIO MANNINO L'aspetto ne tradisce una vita non esattamente 'casa famiglia e lavoro'. Eppure una casa, una famiglia e un lavoro ce l'hanno, o li hanno avuti. Come tutti. Figli di pensionati, o impiegati. O addirittura di poliziotti. Sono giovani che un abusato termine preso in prestito dalla psichiatria definisce 'borderline'. E che invece noi preferiamo chiamare normalissimi giovani fra i vent'anni e trent'anni che hanno scelto modi di vivere solo apparentemente 'devianti'. Che invece altro non sono che l'altra faccia, quella nascosta e rimossa, di certi tratti della società vicentina. Eccone tre esempi, tutti e tre con nomi di fantasia, ma tutti reali al 100%. Franco, in sella alla disperazione Franco è un biker. Sì, un 'centauro', un motociclista in jeans e pelle che sfreccia rombando per le strade. Una passione diffusa fra imprenditori e gente-bene di Vicenza. Ha 33 anni, capelli lunghi e pizzetto, atteggiamento truce. Fa l'operaio. Fin qui, tutto ok. Ha uno strano modo di camminare: un incidente di alcuni anni fa gli ha 'robotizzato' i movimenti del corpo: quando cammina ha un che dell'automa. Una conseguenza visibile del vizio a cui è dedito con incrollabile fede: l'alcol. I suoi genitori sono anziani pensionati, incollati alla televisione. Il padre giornaliero frequentatore del bar sotto casa dove ama giocare a carte e concedersi più di un bicchierino; la madre casalinga, un po' scorbutica ma amabile cuoca dei soliti 4 o 5 piatti della cucina vicentina, presenza fissa alla messa domenicale. Tipicissima famiglia locale. Il figlio però è risso-

Forse sporchi e assenti ma non cattivi. I "ragazzi perduti" sono una realtà che molti vicentini ignorano

so, vive in un mondo fatto di motori e serate passate al bancone: "A me piace stare così, ormai sono così e me ne frego di tutto il resto". In passato aveva il porto d'armi, andava in giro con la pistola. Poi, dopo episodi fra il tragico e il comico ("una volta mi sono addormentato in sella alla moto, ubriaco fradicio, davanti al semaforo. Una volante della polizia mi ha svegliato e riportato a casa"), gliel'hanno tolta. Al primo impatto una persona inquietante, a conoscerlo un ragazzo semplicemente solo. Come tanti, che hanno il solo vantaggio di dare meno nell'occhio. "E di non essere un biker", aggiunge lui. Lucio e l’amore della droga Lucio è uno che c'è cascato. Ancora adolescente ha voluto provare le droghe pesanti, e non è più tornato indietro. Ora ha circa trent'anni (preferisce non svelare l'età esatta), e così ricorda quell'"errore": "Prima ero

come tutti i ragazzini, qualche birretta e qualche canna, stop. Ma poi ho voluto provare, perché io ho sempre cercato di provare tutto". Soltanto che, lo ammette lui stesso, con 'sfide' come l'eroina non c'è possibilità di uscire vincitori. Le si perde e basta. Negli ultimi 15 anni è stato varie volte in carcere e in centri di recupero per tossicodipendenti, facendo la spola con casa sua, dove ha un padre che di mestiere fa il poliziotto. Di lui non vuole parlare, ma si capisce che non ci fosse stato il suo aiuto i suoi soggiorni dietro le sbarre sarebbero stati ben più lunghi. Ora vivacchia entrando e uscendo dalla comunità, vagabondando per la strada, a volte cedendo alla tentazione di qualche furtarello ("non voglio chiedere soldi a nessuno, non faccio l'elemosina né a mio padre né tanto meno agli sconosciuti"). Ha un aspetto sconvolto e l'andatura dinoccolata, ma se lo si trova lucido è la gentilezza fatta persona. Perché si è

ridotto così? "Perché ho sbagliato, e ora vivo alla giornata". Vivere un po' più alla giornata sarebbe un'ottima cura per gli isterici ritmi di vita della gente 'normale'. Per Lucio invece è un'espiazione. Max, idealista della violenza Max, testa rasata e passo marziale. 25 anni, skinhead di estrema destra, bomber e anfibi, figlio di un impiegato e di un'insegnante, una sorella più piccola. Media borghesia cattolicissima e conservatrice, un bell'appartamento a ridosso del centro storico di Vicenza. A Max non manca niente, va a scuola regolarmente (con mediocre profitto), ha la passione per il calcio. Ragazzo più 'medio' di così, si muore. E invece no: perché lui è uno 'skin', si professa nazionalsocialista e se c'è da menar le mani non si tira indietro. "Ho i miei valori e le mie idee in cui credo fermamente. Quali sono? Solo per fare un

esempio, lo scorso 28 ottobre ho festeggiato l'anniversario della Marcia su Roma". Ascolta musica 'Oi', un punk molto duro e 'quadrato'. Va in giro quasi esclusivamente con skin come lui. In città il luogo di ritrovo storico è piazza San Lorenzo. L'opinione comune su ragazzi come lui è che siano violenti, teste calde sempre in cerca di rogna: Max ci scherza su, perché un po' è vero. Di botte, come si dice in questi casi, ne ha date e ne ha prese. Ma difende l'orgoglio di essere diverso dalla massa dei coetanei, specialmente da quelli impegnati nei centri sociali ("i compagni", "i rossi"). Ricorda come un gran momento l'apertura di 'Venerdì 13', il centro sociale di destra aperto abusivamente nei primi anni 2000 da Forza Nuova in contrà Mure della Rocchetta. E non sopporta di essere visto 'storto' dalla gente comune per strada o nei locali: "mi guardano male solo perché mi vesto così, anzi, perché ho le mie idee". Idee che non di discostano da una virgola da quelle in voga nella Germania degli anni '30 e nell'Italia del Ventennio fascista. Contro gli immigrati (i 'negri'), gli omosessuali, gli islamici. 'Nemici' che ricorrono spesso nei discorsi fatti al bar o nei tinelli di casa da integerrimi e rispettabilissimi vicentini. Con l'unica differenza di non avere la testa rasata come Max. Una domanda per concludere. Chi è 'peggio': persone come Franco, Lucio e Max, che per scelta o necessità hanno intrapreso strade 'diverse' assumendosene in pieno i rischi e i costi; o individui in tutto e per tutto 'medi', 'normali', succubi dello stile di vita più comune e prevedibile, che quei rischi e quei costi non li pagano pur essendo molto più simili di quanto non credano ai loro figli o coetanei 'sbagliati'?


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PERSONAGGI

11 NOVEMBRE 2006

Ogni giovedì Luigi Pedilarco vende le sue poesie al mercato in Piazza dei Signori: "Ma a mio modo sono un lavoratore"

Quel poeta di strada che offre arance ai bambini DI ALESSIO MANNINO

Giovedì mattina, mercato di Piazza dei S i g n o r i . Seduto sugli scalini all'angolo con piazzetta Palladio, sigaro in bocca, un telo steso con fogli, libri e…arance, un signore dal volto scuro e dal sorriso gentile vende poesie ai passanti. Si chiama Luigi Pedilarco, poeta siciliano. Lui, però, si definisce soltanto "un lavoratore". Marxista mai pentito, per Pedilarco anche essere poeta è un lavoro, ma un lavoro libero: "perché con l'arte ti appropri della coscienza di te stesso". Ma anche lui è stato "un oppresso e uno sfruttato", quando per campare faceva il barbiere e poi il muratore. "Sono siciliano di Caltagirone, dove sono nato nel 1945. Da ragazzo di giorno lavoravo in barberia, di sera al cinema, al proiettore. Il cinema è stata una scuola non indifferente, mi ha aperto gli occhi, mi ha aiutato a prendere coscienza di me stesso". Poi la scelta di girare l'Italia: aveva in sé, confessa, "l'irresistibile predisposizione a conoscere luoghi che potevano formarmi". Negli anni '60 partì per Milano dov'erano emigrati i suoi fratelli e le sue sorelle, come tanti altri conterranei in quegli anni di boom economico. Prese a fare il muratore. In giro per i cantieri di mezza Italia, ogni volta cercava sempre posti più belli; soprattutto cercava il mare, per cui, come ogni buon isolano, sente un'atavica attrazione ("La poesia è l'arte di nascondere il mare"). Negli anni '70 credette nella "rivoluzione". E ci crede ancor oggi. "Oggi più di prima, perché i problemi non sono stati risolti". In quegli anni di militanza attiva, già compone versi. Alcuni di questi si intitolano "A te compagna M.": è Mara Cagol, la compa-

Pedilarco mentre espone la sua "mercanzia" durante il mercato di Piazza dei Signori

gna di vita e di lotta di Renato Curcio, capo carismatico delle Brigate Rosse. Pedilarco li ha Nessuno appare Nessuno appare più grande di me in ogni momento mi sento sicuro. Faccio della tristezza un cavallo e della rabbia un guerriero sopporto angosce e puttane padroni no. Mi tengo tutti i vizi e vado per il mondo come uno straniero Da "Amo la rivoluzione più di mia madre", Libroitaliano, 2001 Sembra Sembra che l'unica certezza sia morire in mezzo agli amici.

conosciuti, ma non vuole parlarne. Da anni Luigi vive vendendo le proprie poesie. Non importa se manca lavoro, se non c'è l'amore, o se qualcuno non ti offre un bicchiere di vino. L'oltraggio di un passante che sputa alla luna, gli ombrelloni che riparano dal sole. Ecco, essere insieme a loro di sera, quando i bambini prendono sonno, è uno scherzo chiudere gli occhi. Guardo il mare Guardo il mare con l'intensità di un uomo Guardo l'uomo con l'intensità dell'elettricista Da "Aspettiamo che arrivi la notte", ed. dall'autore, 2004

Ma ha anche la partita Iva: dopotutto resta un artigiano, e ogni tanto fa qualche lavoretto. Vive in affitto a Verona. Nella città scaligera abitano anche la sua ex-moglie ("ci siamo separati, come ormai tutte le buone famiglie") e sua figlia Valentina. Ma lui, solo, non lo è mai per davvero. "Ho tanti amici, specialmente pittori. Con loro mi piace andare nelle osterie, in quelle poche vere rimaste, dove ancora c'è il popolo." E soprattutto ha come amica la strada: è qui che nasce la sua poesia, ed è qui che ritorna. La porge alla gente con un semplice invito: "Vuole una poesia, signora?". C'è chi lo guarda come un barbone, per quel suo vestire semplice, quella sua pelle scura, quel suo zucchetto viola. Ma lui cerca il contatto con la gente, e va ovunque

possa trovare qualcuno interessato alla sua particolare merce: mercati come quello di Vicenza e quelli di Verona, sagre, cantieri, atenei, centri culturali dove lo invitano a fare letture pubbliche della sua opera. "Cerco di cogliere l'altruismo nel prossimo, cerco di entrare nella loro sensibilità": con una battuta, un sorriso, una poesia. Soprattutto, con tanta autoironia. E con le arance. Se andate a trovarlo noterete che a fare da contorno ai suoi libri ci sono delle arance: è il suo pasto, ma può anche essere un dono per i bambini, o anche, perché no?, per qualche adulto. "A volte succede che qualche ragazzino afferri un'arancia e me la porti via. La madre lo rimprovera e gli ordina di restituirla, ma io le dico di lasciargliela. Lasci che la mangi. Perché no?".


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REGIONE

11 NOVEMBRE 2006

L'assessore regionale all'urbanistica Renzo Marangon al convegno nazionale di architettura

Verso la pianificazione intercomunale "Bisogna superare i confini delle amministrazioni comunali" "I confini sono oggi soprattutto una opportunità di incontro di esperienze diverse, che ci aprono ad altre culture arricchendoci e rappresentano occasioni per reinterpretare e ridisegnare uno spazio che in passato doveva dividere". Lo ha affermato l'assessore all'urbanistica del Veneto Renzo Marangon, nel portare il saluto della Regione al IV Convegno internazionale degli architetti, dedicato appunto ai "Confini", che ha visto a confronto a Palazzo Zorzi di Venezia, sede dell'Unesco in Italia, studiosi, intellettuali ed esperti di architettura del Nord Est, della Slovenia e della Croazia. E' stata quasi una sorta di anticipazione culturale dell'ipotesi di Euroregione, una "costruzione" verso la quale stanno operando Veneto, Friuli Venezia Giulia, Carinzia, Slovenia e la Regione dell'Istria. E' una prospettiva che sta assumendo sempre più i connotati della realtà, anche perché, come ha ricordato nella sua introduzione Luciano Lazzari, vice presidente dell'Architects' Council of Europe, "oggi i con-

che sollecita appunto a superare i confini delle amministrazioni comunali mediante Piani di Assetto Territoriale che coinvolgono più comunità e più amministrazioni comunali: "una prospettiva che ha trovato molti convinti fautori, tanto che la pianificazione intercomunale sta diventando un obiettivo sempre più cer-

fini non hanno più senso e le vere barriere sono unicamente nelle nostre teste". L'incontro è stato promosso in occasione della Biennale di Architettura di Venezia, in una linea di continuità di un cammino comune con Slovenia e Croazia iniziato proprio a Venezia nel 2001, sui temi che appunto trascendono le divisioni istituzionali, dagli ordini degli architetti di Friuli Venezia Giulia, Trentino e Veneto. In proposito Marangon ha richiamato l'esperienza veneta aperta con la nuova legge per la pianificazione del territorio,

cato, anche perché consente di ragionare al meglio in termini di tutela e sviluppo del territorio, liberando potenzialità in precedenza difficilmente esprimibili". Nell'occasione l'assessore regionale ha ricordato le linee del Piano Regionale Territoriale di Coordinamento, "che presenteremo presumibil-

mente nella prossima primavera e per il quale questo dibattito fornirà certamente contributi positivi e propositivi. Vorremmo effettuare la sua elaborazione a maglia stretta - ha anticipato - per contemperare evenienze che possono derivare da un potere pianificatorio che abbiamo voluto consegnare totalmente ai Comuni".

Energia: il Veneto partecipa come leader al programma Ue

Per la prima volta la Regione del Veneto partecipa come Leader al Programma "Intelligent Energy". Si tratta del bando più importante in tema di energia. Questo Programma è gestito dalla DG Tren, in cooperazione con l'Agenzia energetica esecutiva della Commissione Ue; ha una dotazione finanziaria di circa 50 mln di euro l'anno; il budget sarà raddoppiato (secondo quanto già preventivato), visto il successo ottenuto in questi ultimi 3 anni, e inserito nel più vasto Programma di competitività e Innovazione, come previsto dalla programmazione economica e finan-

ziaria europea 07-1013. La Regione del Veneto, con la sua direzione di Bruxelles e in collaborazione con l'Assessorato all'ambiente, ha presentato, nei giorni scorsi, rispondendo al bando europeo, una proposta di progetto che porta il nome di "Light on Energy Saving" e va interpretato come un progetto internazionale sull'efficienza energetica applicata al settore dell' illuminazione. La durata è di 24 mesi, con un budget di massima di 1,200,000 euro co-finanziato al 50% dalla Commissione Ue. "Il Veneto può ribadire, con questa operazione la sua posizione di avanguardia

relativamente alle politiche europee e questa volta anche nello strategico settore qual è quello dell'energia", ha commentato Gian Lorenzo Martini, direttore della sede della Regione a Bruxelles. Occorre precisare che il partenariato della proposta vede la presenza di cinque Paesi: Spagna, Danimarca, Grecia, Ungheria e Bulgaria, oltre all'Italia che si presenta come leader con la Regione del Veneto (la Direzione ambiente investe circa 300,000 euro, alla quale si uniscono le Province di Treviso e Bellino e i Comuni di Venezia e Rovigo).

Il finanziamento previsto dalla Regione sarà assegnato con il sistema del fondo di rotazione

Aiuti per le donne imprenditrici L'investimento dovrà essere compreso fra 20 mila e 100 mila euro Dal 3 novembre, data di pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Veneto, è operativa la nuova strumentazione agevolativa in favore dell'imprenditoria femminile. Nel darne notizia l'assessore regionale al bilancio Isi Coppola evidenzia che la dotazione finanziaria disponibile è di tre milioni di euro che saranno assegnati sotto forma di contributo in conto capitale e di finanziamento a tasso agevolato. "E' una sperimentazione innovativa - fa rilevare l'assessore Coppola che mette insieme il contributo a fondo perduto con il prestito agevolato. L'idea guida è stata quella di individuare uno strumento che superasse la logica del bando, che segue tempistiche non sempre in linea con le esigenze delle imprese, in favore di un modello di agevolazioni a cui l'impresa accede quando ne ha bisogno. Inoltre, è una formula che coinvolge il

La formula agevolativa prevede la concessione di un contributo a fondo perduto pari al 15% del costo del progetto ammesso mentre la parte restante sarà un finanziamento bancario agevolato di importo pari all'85% del costo del progetto ammesso e realizzato. Questo finanziamento sarà assegnato con il sistema del fondo di rotazione, mediante l'utilizzo di due quote paritarie di provvista: una di fondi regionali a tasso zero e l'altra di fondi bancari a tasso convenzionato. sistema bancario e gli organismi di garanzia, con effetti moltiplicativi sulle risorse che si movimentano. Infine, l'impresa viene facilitata nel risolvere il problema del reperimento delle altre risorse necessarie alla copertura di tutto l'investimento, aspetto questo talvolta trascurato ma ugualmente importante". Beneficiarie delle agevolazioni sono le piccole e medie imprese del Veneto (imprese individuali, società cooperative, società di persone e di capitali), a prevalente partecipazio-

ne femminile, sia nella titolarità che nella gestione dell'attività. I settori di attività ammessi sono il primario, agroalimentare e agroindustriale; il manifatturiero, il settore artigiano, quello turistico, del commercio e dei servizi ed altre attività, secondo i codici elencati nel regolamento consultabile sul sito di Veneto Sviluppo SpA, la finanziaria regionale che gestirà l'agevolazione. Le spese ammissibili, in generale, sono gli interventi su fabbricati (costruzione, rinnovo, ristrutturazione);

macchinari ed attrezzature; licenze software ed altre immobilizzazioni immateriali; studi, progettazioni e consulenze, limitatamente a quelli affidati all'esterno e connessi con il programma di investimento. La formula agevolativa prevede la concessione di un contributo a fondo perduto pari al 15% del costo del progetto ammesso mentre la parte restante sarà un finanziamento bancario agevolato di importo pari all'85% del

costo del progetto ammesso e realizzato. Questo finanziamento sarà assegnato con il sistema del fondo di rotazione, mediante l'utilizzo di due quote paritarie di provvista: una di fondi regionali a tasso zero e l'altra di fondi bancari a tasso convenzionato. L'investimento dovrà essere compreso fra 20 mila e 100 mila Euro. La durata massima dell'ammortamento è di 7 o 10 anni a seconda del tipo di investimento. Le domande di agevolazione potranno essere presentate in via continuativa (sistema "a sportello") a Veneto Sviluppo SpA per il tramite delle banche o Società di Leasing prescelte oppure per il tramite di una Cooperativa di Garanzia o di un Consorzio Fidi. Le operazioni saranno ammesse al beneficio in ordine cronologico di ricevimento.


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REGIONE

11 NOVEMBRE 2006

Donazzan: "manterremo l'attuale finanziamento di 80 milioni di euro all'anno alla formazione professionale"

La Regione difende la scuola La formazione professionale deve essere migliorata e potenziata "Nella finanziaria che il governo si appresta ad approvare molto probabilmente con il ricorso alla fiducia - ha sottolineato l'assessore Donazzan - troviamo la disposizione dell'innalzamento dell'obbligo all'istruzione a 16 anni. Se ciò venisse confermato si verificherebbero alcune gravi conseguenze al sistema educativo del Veneto, che oggi ha la capacità, nei canali dell'istruzione e della formazione professionale, di accogliere con straordinari risultati di successo tutti gli studenti in obbligo.

"Noi siamo qui per difendere il sistema veneto della formazione professionale che una riforma della scuola, occultata nella legge finanziaria, vorrebbe smatellare". Lo ha ribadito l'assessore regionale alla formazione, istruzione e lavoro, Elena Donazzan, di fronte ad una platea di oltre mille persone, intervenute al convegno "La formazione iniziale - un patrimonio da valorizzare" organizzato dalla Regione del Veneto e tenutosi alla Fiera di Vicenza. Al dibattito, moderato dal giornalista Fabrizio Stelluto, oltre ai rappresentanti del mondo della scuola e della formazione sono intervenuti Franco Sech, segretario generale della Cisl Veneto, Vendiamiano Sartor presidente Confartigianato Veneto e Gaetano Marangoni, vicepresidente Confindustria Veneto. "Nella finanziaria che il governo si appresta ad approvare molto probabilmente con il ricorso alla fiducia - ha sottolineato l'assessore Donazzan - troviamo la disposizione dell'innalzamento dell'obbligo all'istruzione a 16 anni. Se ciò venisse confermato si verificherebbero alcune gravi conseguenze al sistema educativo del Veneto, che oggi ha la capacità, nei

canali dell'istruzione e della formazione professionale, di accogliere con straordinari risultati di successo tutti gli studenti in obbligo. Un sistema - ha poi ricordato - che ogni anno interessa circa 12 mila ragazzi, il 10% dell'intera popolazione scolastica regionale, che riesce a dare risposte, in termini occupazionali al 92% di quanti frequentano un corso di formazione e che ha contribuito in maniera determinante a ridurre drasticamente l'abbandono scolastico. Con la finanziaria verrebbero rinviati a 16 anni sia l'inizio dell'esperienza didattica dell'alternanza scuola e lavoro, sia quella dell'accesso all'apprendistato, quasi che il percorso formativo che si svolge in ambiente di lavoro sia una forma di bieco sfruttamento minorile e quindi sostanzialmente demonizzato. Inserire una modifica così delicata in un contesto di legge finanziaria che altri obiettivi dovrebbe avere - ha sottolineato con forza l'assessore - fa supporre che gli interessi siano rivolti altrove rispetto gli specifici interessi della scuola, che meriterebbe ben altra attenzione. L'impegno della Regione è che questa nostra formazione professionale

sia migliorata e potenziata e mi conforta sapere che quest'impegno ci viene chiesto proprio dal mondo del lavoro e dell'impresa, ma anche dai ragazzi e dalle loro famiglie ed è per questo che saremo in prima linea nel tentativo di far cambiare idea al governo rispetto all'innalzamento dell'obbligo scolastico, che riteniamo un mero attacco ideologico al mondo della formazione, mondo fatto di studenti, di famiglie e di lavoratori che qualcuno vorrebbe considerare di serie C. Contrariamente auspichiamo che venga inserito un cambiamento che tenga in considerazione un sistema regionale di istruzione e formazione. Per quanto ci riguarda - ha concluso la Donazzan - noi manterremo l'attuale finanziamento di 80 milioni di euro all'anno alla formazione professionale, malgrado sia previsto un taglio alla Regione di 150 milioni di euro che ci costringerà,

giocoforza, a dei sacrifici. Noi riteniamo questa una scelta ben precisa, un impegno verso il mondo del lavoro, verso i ragazzi e le loro famiglie". Sulla stessa linea si è espresso Franco Sech, il quale ha poi sottolineato che "l'esperienza veneta per quanto riguarda la formazione professionale e la formazione iniziale è un'esperienza più vicina all'Europa e oggi, forse, più lontana da Roma, per cui dobbiamo sconfiggere questa visione ideologica e difendere il sistema istruzione-formazione del Veneto ed elaborare un progetto complessivo di valorizzazione". All'aspetto ideologico della prevista modifica della scuola ha fatto riferimento anche Vendemiano Sartor. "Noi stiamo

assistendo ad un meccanismo ideologico che credevamo cancellato dalla storia. E di questo ne siamo preoccupati. L'elemento della formazione professionale e dell'apprendistato - ha poi ricordato - è stato alla base dello sviluppo del Veneto. Oggi c'è una carenza di risposte rispetto alle richieste che da vari settori dell'impresa vengono rivolte per quanto riguarda la manodopera formata e qualificata, richieste che in alcuni casi non vengono accolte nella misura del 70%". In conclusione Gaetano Marangoni ha voluto ribadire l'eccellenza del sistema formativo veneto e ricordare che la formazione è un elemento indispensabile per rendere un sistema competitivo a livello internazionale".

Ai comuni tratto vecchia Postumia nel trevigiano Con decreto del presidente della Giunta regionale Giancarlo Galan, è stato riclassificato un tratto della Strada Regionale n. 53 "Postumia", che è stato ceduto alle amministrazioni comunali trevigiane di Silea e di San Biagio di Callalta. "La Postumia era una strada statale - ha spiegato dal canto suo l'assessore alle politiche della mobilità Renato Chisso - trasferita nel 2000 e oggi inserita nella rete stradale gestita da Veneto

Strade, società partecipata da Regione e Amministrazioni Provinciali. Con la costruzione dell'Autostrada Venezia - Vittorio Veneto, il percorso della Postumia era stato deviato su viadotto, realizzato appunto per scavalcare l'arteria autostradale. Si erano pertanto formati di due tronchi di strada, separati dal rilevato autostradale, che però l'ANAS non aveva dismesso. Ci ha ora provveduto la Regione".

La protesta a Palazzo Ducale ha interrotto l'incontro con il Ministro del Lavoro Cesare Damiano

«Il turismo è pane per tutti» Il messaggio del Vicepresidente della Regione ai no global

"Cari ragazzi, ricordatevi che il turismo non è pane solo per i più benestanti, ma anche per quelle decine di migliaia di famiglie che vivono dei lavori più svariati, anche umili, di quanti sono impiegati in questa filiera". Lo ha detto il vicepresidente della Giunta regionale del Veneto Luca Zaia, commentando la manifestazione dei no global a Palazzo Ducale di Venezia, che ha interrotto l'incontro con il Ministro del Lavoro Cesare Damiano. "Non voglio criticare il vostro diritto a manifestare - ha aggiunto Zaia - ma vorrei ricordarvi che la libertà di ciascuno di noi finisce dove inizia quella dell'altro. Se volevate ottenere riso-

nanza mediatica, quella di manifestare a palazzo Ducale, nel cuore pulsante della storia veneta e della sua economia turistica è stata un'occasione più unica che rara, ma non sottovalutate le ripercussioni nazionali e internazionali di un simile gesto che possono avere contraccolpi negativi per molti. Soprattutto all'estero, potranno dire che in Veneto ci sono le visite al museo con sorpresa: i no global che irrompono per manifestare. E questo non servirà a creare nuova occupazione nella nostra regione".

"Sappiate che il Veneto è la prima realtà turistica d'Italia, un motore economico che produce 12 miliardi di euro di fatturato, spalmati su una fascia numerosa di popolazione, alimentato da turisti che quest'anno si accingono a superare i 60 milioni di presenze. I più recenti dati definitivi sull'andamento della stagione confermano, infatti, già a fine agosto, quasi 47 milioni di presenze, cresciute del 4,63 per cento nei primi otto mesi del 2006 rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, generate da circa 10 milioni di arrivi, aumentati del 6,63 per cento. E tra gli stranieri, le presenze dei tedeschi, tradizionalmente i nostri miglio-

ri clienti, sono arrivate a 9.115.691, con una crescita del 4,81 per cento. Da soli, i turisti provenienti dalla Germania rappresentano oltre il 19 per cento di tutte le nostre presenze turistiche e più di un terzo di quelle straniere nel loro complesso, cresciute nei primi otto mesi del 2006 del 5,99 per cento, per un totale di 26.051.604 pernottamenti". "Detto questo - ha concluso Zaia con un appello all'indirizzo dei no global manifestate e protestate pure, se lo ritenete legittimo, ma fatelo in luoghi lontani dai circuiti turistici che alimentano un'economia aperta a tutti e senza creare disagi a chi lavora e ai loro ospiti".


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TEMPO LIBERO

11 NOVEMBRE 2006

Un Jack Nicholson grande criminale in un film di gelida amoralità dove la fine nessuno esce vincitore

Il bene e il male secondo Scorsese: una scelta senz'anima DI GIULIANO CORÀ Il contesto di The Departed è la Boston criminale dominata da Frank Costello, violento e sanguinario (Jack Nicholson). Costello ha un suo uomo infiltrato nella polizia (Matt Damon). Ma la polizia ha fatto lo stesso nella sua gang (con Leonardo Di Caprio nel ruolo del terrorizzato poliziotto sotto copertura), e comincia così una lunga guerra. Guerra di nervi, perché non è facile per

il finto gangster prender parte ad atrocità e violenze e rischiare ad ogni secondo di essere scoperto. Anche il

finto poliziotto ha sul collo il fiato del suo capo, e se sbaglia pagherà con la vita. Ma anche guerra vera, perché entrambe le organizzazioni intuiscono di avere una talpa all'interno, ed incaricano il proprio uomo di scoprirla, innescando un feroce regolamento di conti. Un film, prima di tutto, 'amorale'. Lo dice Costello a pochi minuti dall'inizio: 'Poliziotti o criminali, quando ti puntano una pistola addosso, che differenza c'è?'. La violenza è uguale per tutti, non ce n'è una di 'giusta' e una di 'sbagliata'.

Anche la falsità è la stessa. Un film potente e sontuoso, perfino 'elegante' nella composizione delle scene di violenza, pregne di forza distruttiva. Ma e, sinceramente, questo mi è sempre sembrata la cifra di tutta la cinematografia di Martin Scorsese - un film 'freddo'. Mai il minimo coinvolgimento emotivo, non solo del regista, ma nemmeno degli spettatori. Mai un sentimento, mai un battito del cuore. Assistiamo - Scorsese assiste - non tanto impassibili, quanto soprattutto, vorrei dire, estranei, a quello che ci scorre davanti. Non riusciamo a 'stare dalla parte' di nessuno, non ci com-

muoviamo per nessuno, non riportiamo a casa nessun ricordo, nessun dolore. Una scelta stilistica voluta e cercata, indubbiamente, e evidentemente sostenuta da un decennale mestiere. Ma, lo confesso, forse avremmo desiderato, sedendoci in sala, che quelle luci sullo schermo ci avessero fatto battere un po' di più il cuore,in modo da ritrovare in quegli uomini un po' di noi stessi. Magari di poterci identificare in loro, nel bene ed eventualmente nel male. Perché certo, il cinema è anche professionalità: ma chi è stato che l'ha definito anche la fabbrica dei sogni?

Ritmo vertiginoso e dialoghi esilaranti. Due amici inseparabili alla caccia di un tesoro nascosto in uno dei migliori romanzi di Joe Lansdale

Quella Stagione Selvaggia non ti lascia un attimo di respiro DI GIOVANNI MAGALOTTI Hap Collins è bianco, malinconico, eterosessuale, vota Democratici e rifiuta l'uso delle armi da fuoco. Leonard Pine è nero, esuberante, omosessuale, vota Repubblicani e si trova perfettamente a suo agio tanto con le pistole quanto con i fucili. Hap e Leonard sono amici inseparabili e hanno l'innata propensione a cacciarsi nei guai, molto spesso a causa di donne da cui Hap si lascia abbindolare. In questo caso, la bionda Trudy, che insieme ad Hap, negli anni Sessanta, sognava di cambiare il mondo, si rivolge a lui per coinvolgerlo nel recupero di un sacco di soldi che giace sul letto di un fiume ghiacciato. Ma la faccenda non è così semplice, perché quel denaro fa gola a molte persone senza scrupoli. E poi gli anni Sessanta ormai sono lontani e Trudy è profondamente cambia-

ta… Collins e Pine sono i protagonisti di una serie di romanzi che il versatile scrittore texano Joe R. Lansdale porta avanti da anni, con immutato successo. "Una stagione selvaggia", il primo della serie, scritto dall'autore nel 1990, è il quinto ad arrivare in Italia, dopo "Il mambo degli orsi", "Bad chili", "Rumble tumble" e "Capitani oltraggiosi". Caratteristiche salienti di questi romanzi sono il ritmo vertiginoso, le trovate irresistibili e i dialoghi esilaranti, che danno alla narrazione un passo spedito. "Una stagione selvaggia" non fa eccezione, anche se Lansdale sembra ancora impegnato, per

certi versi, ad affinare le qualità della serie. Con il risultato che la vicenda, anche se meno pirotecnica degli altri romanzi, ci guadagna in verosimiglianza. E con il vantaggio di lasciare all'autore la possibilità di infilare, fra una trovata e l'altra, una dolente constatazione sull'idealismo perduto degli anni Sessanta. Anche se poi il senso e la fortuna di romanzi come questo, si trova nel loro concentrato di adrenalina e humor, ingredienti indispensabili per tenere inchiodato il lettore alla pagina. Cosa che a Lansdale riesce quasi sempre perfettamente. Joe R. Lansdale, Una stagione selvaggia, Einaudi, pp. 200, € 11

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Vicenza Più Viva: finalmente la buona notizia È la rubrica che mancava in città: una pagina dove ogni settimana i vicentini potranno annunciare la gioia di un figlio, la celebrazione di un matrimonio, il conseguimento della laurea. Perciò forza genitori, sposini e neolaureati: chiamando al numero 0444 923362 o inviando un'e-mail all'indirizzo redazione@vicenzapiu.com potrete dare a Vicenza una buona notizia… in Più.

Benvenuti!

Lo spazio dedicato ai nuovi vicentini 26 ottobre Tanti auguri Lorenzo Caro Lorenzo, sono davvero contento che sei nato! Appena ti ho visto, ho capito subito che saresti diventato il mio migliore amico. Sei tanto carino e ti voglio già un sacco di bene (anche se sono un po' invi-

dioso perché hai molti più capelli di me!). Francesco Matteazzi (6 mesi)


Pallavolo Maschile Serie B1

PalladioGroup.it Vicenza vs Blue City Trento domenica 12 novembre 2006 ore 17,00 • PalaLaghetto, via Lago di Pusiano – Vicenza

Sogni l’azzurro e la massima serie?

La tua maglia è la biancorossa di Vicenza

Alberto Bellini e Moky De Gennaro in nazionale

Alberto Bellini e Moky De Gennaro nelle squadre Vicenza Volley

Sono tante le biancorosse di Vicenza che sono state lanciate in A1 e hanno realizzato il loro sogno azzurro. Tra queste Paola Paggi, Elisa Togut, Isabella Zilio, Valentina Fiorin e, ultime ma non le ultime, Monica De Gennaro e Stefania Dall'Igna. Dietro di loro già premono anche altre biancorosse e azzurrine come Giusy Astarita*, Marilyn Strobbe*, Valentina Tirozzi*, Ilaria Antonucci*, Giada Marchioron* e Irene Gomiero*. E ora anche i maschi biancorossi della PalladioGroup.it di B1 maschile, come Alberto Bellini* e Paolo Andreotti*, cominciano a far valere nelle nazionali giovanili la scuola biancorossa. Il club biancorosso, infatti, da sempre investe nel vivaio, dalle squadre giovanili alla serie D maschile e femminile, dalla Novello di B2 femminile (18 anni età media) e dalla Palladiogroup.it di B1 maschile fino alla sua squadra di A1 femminile, la Minetti Infoplus Vicenza, fucina di tante star.

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* Astarita bronzo ai Mondiali e agli Europei Pre Juniores, Strobbe campionessa europea Juniores, Tirozzi Seniores sperimentale, Antonucci Nazionale Juniores, Marchioron Selezioni Juniores, Gomiero Nazionale Pre Juniores, Bellini Argento Europei Juniores, Andreotti Nazionale Juniores


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VicenzaPiù n.34, 11 novembre 2006 by Giovanni Coviello - Issuu