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n° 223 - 11 novembre 2011 - euro 1,20
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Quindicinale di fatti, personaggi e vita vicentina
e Ovest - Alto Vicentino
Direttore responsabile Giovanni Coviello
In edicola il venerdì
Poche ciàcole
Intelligenti pauca
Case sfitte Prendesi
Pronto Soccorso “live”
Recentemente è destino dover cambiare all’ultimo la pagina 3 del nostro quindicinale. L’altra volta, e non sarà l’ultima, la dovemmo dedicare ad Aim, l’azienda più discussa di Vicenza e, forse, per ciò, chiamata “pubblica”. Oggi dopo la lettera pervenutaci da Irene Rui sui nomadi e già pubblicata sul VicenzaPiu. com, ce n’è arrivata una seconda di un’altra donna, Franca Equizi, impegnata politicamente senza secondi fini ma su posizioni diametralmente opposte. Le due “si confrontano” ma si rispettano. Come non dare a loro questo spazio, altrove spesso negato o, ci dicono loro, addomesticato? A Michele Dalla Negra, un avvocato che fa politica per la politica, ho chiesto scusa. Perché lui lo abbiamo intervistato da tempo, prima del “rigurgito” di Aim, ma le due opposte “indignate” richiedevano spazio. Lui, con cui mi piace da sempre discutere partendo da idee molto diverse ma con un fondamentale rispetto l’uno per l’altro (e per gli altri), ci ha ridato il lasciapassare. Quello che vi racconterò di Michele Dalla Negra sul suo modo di vedere la politica, questo ve lo anticipo, è da tanto dimenticato da altri che fanno politica con mestiere o, peggio, di mestiere fanno politica. Alle ultime amministrative ho votato tre volte, le prime due per il sindaco e per un consigliere, la seconda per il sindaco. Solo di un voto dei tre (alle amministrative si sceglie soprattutto la persona) non mi sono pentito. Non è comodo dirlo, perché lui, primo dei non eletti del Pdl, non ha scranni o careghe su cui accomodarsi. Ma io lui lo rivoterei. Non è un nomade della politica, e chiedo scusa ai nomadi. Intelligenti pauca. La traduzione sarebbe “a buon intenditor poche parole”. Ma se significasse anche che poco riserva questo nostro tempo a chi è intelligente?
di Giovanni Coviello
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G
iovani che parlano, ridono, qualcuno che guarda la televisione. Uno scenario a cui bisogna aggiungere il fatto che molte di queste persone sono cittadini stranieri, più della metà, abitano la stessa città, Vicenza, e per alcune sere all’anno si ritrovano, loro malgrado, a condividere la medesima stanza, la sala d’attesa del Pronto soccorso dell’ospedale “San Bortolo”. Un luogo affollato, come ogni pronto soccorso, a ogni ora, in tutte le stagioni.
di Gian Maria Collicelli
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mmigrati e imprenditori, nella crisi: e se il risveglio dell’economia passasse anche per un rapporto diverso con i paesi di origine dei migranti che vivono in Italia? Due storie vicentine sembrano illuminare questa possibilità, due storie in cui sono i migranti in prima persona ad «aprire nuovi mercati», ad immaginare rapporti anche commerciali con i paesi dell’Africa o dell’Asia.
I
di Giulio Todescan
di Marco Milioni
l settore meccanico e quello siderurgico, con oltre 40.000 dipendenti, sono il cuore pulsante dell’imprenditorìa vicentina nonché uno dei centri strategici dell’intero comparto industriale nazionale. E quando si parla di metalmeccanici, indipendentemente dai numeri di ciascuna provincia, il sindacato dei lavoratori che fa rima col settore è quello della Fiom-Cgil.
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terzapagina
223 del11 novembre 2011 pag3
numero
L’ipocrisia di tutti i politici protegge i nomadi con auto di lusso G
entile direttore, in questi giorni assistiamo alla solita commedia fra amministrazione, Pdl e Lega. Peccato sia solo fumo per ingannare la cittadinanza e basta. La causa è l’ennesima azione criminosa compiuta da zingari. La famiglia degli Halilovich acquistò un terreno agricolo in Via Nicolosi, vi realizzò un campo nomadi abusivo e ottenne incomprensibilmente gli allacciamenti da Aim. Costruirono varie baracche e la situazione igienica era spaventosa a causa dell’assenza dei servizi igienici. La giunta Hüllweck tramite l’allora assessore Sorrentino, proprio quello che oggi pontifica, fece ben poco e dichiarò di avere le mani
legate. Contemporaneamente altri sindaci, come Cofferati e Gentilini, sgombravano i campi nomadi abusivi. Sorrentino, nonostante le numerose raccolte di firme e le denunce in consiglio comunale della sottoscritta, si limitava solo ad annunciare l’imminente sgombero dell’area. Solo dopo molto tempo emise ordinanze sia per la demolizione dei manufatti abusivi sia per motivi igienici. I nomadi in realtà non abbandonarono di fatto mai l’area. Molti componenti della famiglia, nel frattempo, sono finiti in galera per i reati commessi. Raramente i minori frequentano le scuole dell’obbligo. La situazione non è diversa per i residenti degli
altri campi. Il regolamento dei campi nomadi, grazie a un mio emendamento, prevede l’allontanamento di chi delinque. Perché il sindaco sceriffo Variati, come ama definirsi, non lo applica così come non lo applicò mai la precedente amministrazione? Il fatto che il comune si appresti, con soldi messi a disposizione dal ministro leghista Maroni, a sistemare i campi esistenti è la dimostrazione lampante che i battibecchi di questi giorni sono solo una farsa. Questa maggioranza non può ignorare che entrambi i campi nomadi sono abusi edilizi. Infatti si trovano in area di rispetto stradale e f luviale e secondo la normativa devono essere chiusi.
La Lega Nord parla bene e razzola male. Come mai, dal 2006, il Consiglio Regionale non trova il tempo di discutere il progetto di legge per l’abrogazione della L.R. 54 del 22/12/1989? Tale legge prevede finanziamenti ai Comuni per l’allestimento di campi sosta attrezzati per i nomadi, per l’inserimento scolastico dei loro bambini e lavorativo degli adulti. E non è tutto. L’assessore leghista della passata amministrazione riparò in più occasioni i bagni rotti dai nomadi stessi e pagò con i nostri soldi varie bollette. Forse era preoccupato che pagando le bollette non potessero permettersi il carburante per le loro auto di lusso. Lo stesso Davide Piazza, a quanto mi
risulta con l’appoggio dell’allora presidente della provincia e consigliere comunale Dal Lago, voleva realizzare il nuovo campo nomadi (costo ben due milioni di euro). Ritengo che la gente sia nauseata dal comportamento di tutti i politici che pontificano tanto, ma poi non fanno rispettare neanche i regolamenti comunali. Cari Maroni, Variati e soci smettetela di fingere di litigare e usate i nostri soldi per quelle famiglie che hanno perso il lavoro, per gli anziani con pensioni da fame e non per coloro che posseggono auto di lusso e spesso hanno una fedina penale lunghissima. Franca Equizi
Non siamo zingari, non siamo nomadi, siamo sinti o rom G
entile direttore, scrivo al vostro quotidiano on-line, che è rispettoso dell’informazione e, quindi, non censurerà le mie dichiarazioni o le mie prese di posizione “contro corrente” come mi è successo … altrove. Il Giornale di Vicenza (06.11.01) intitola un articolo “Gestione dei nomadi, ora è un caso” come se i sinti o i rom, fossero degli oggetti o degli animali che hanno bisogno di qualcuno che li gestisca. Innanzitutto queste persone ci tengono a specificare che “noi siamo sinti e rom, non zingari, non nomadi, è ora di finirla con questi termini spregevoli nei nostri confronti”. Per quanto riguarda il caso più specifico dei residenti di via Nicolosi, al di là della fedina penale, è disumano lasciare queste persone in quello stato, senza servizi, acqua, energia elettrica, scarichi fognari ecc... Servizi che gli Halilovich avevano richiesto qualche hanno fa, quando avevano acquistato il terreno di via Nicolosi, ma che la Giunta Hüllweck, di cui Sorrentino era vice-sindaco ed assessore, ha negato non permettendo neanche che stendessero del ghiaino o installassero i bagni chimici e intimando loro di lasciare il terreno, pena una denuncia per abuso edilizio, condannandoli così al nomadismo. Ora sono tornati nel loro campo, ma dove dovevano andare? Sorrentino si preoccupa dei bambini, ma quando era assessore alla sicurezza non fu lui ad emettere l’ordinanza igienicosanitaria di sgombero, dopo aver aizzato tutti contro gli Halilovich, all’epoca onesti raccoglitori di ferro, e negando loro il permesso ad
allacciarsi ai servizi, con la scusante di zona agricola? Ora ci si lamenta dello stato di degrado in cui vivono, ma chi ha ascoltato il loro grido di aiuto? Per quanto riguarda l’area comunale di viale Cricoli, è azzardato e tardivo spostare ora, di qualche mese, gli interventi di adeguamento dell’argine dell’Astichello, superando l’inverno, il periodo di pericolo alluvionale. Però forse, a onor di cronaca, si dovrebbe dire la verità. E’ dalla scorsa estate che si parla dell’imminente spostamento dei residenti di viale Cricoli per interventi di sicurezza da effettuarsi, sia sugli argini, sia nell’area. Interventi per i quali sono stati stanziati dei fondi, fondi che circa due anni fa sono stati bloccati dalla Lega e dai “soci” di destra, con un intervento diretto al Ministero degli Interni. I sinti e i rom sono stati convocati più volte dall’assessore Giuliari per comunicazioni, con un esito di sole promesse e, nell’ultimo incontro, di confusione tra i tecnici che, spiazzati dal diniego dell’APA, si sono trovati di fatto senza un’area provvisoria per lo spostamento. Le fantomatiche micro-aree che dovevano essere presenti nel PAT e promesse ai sinti, felici che finalmente avrebbero avuto una possibilità di uscire dal buio, dal ghetto - scelta coraggiosa di Giuliari, piuttosto che di Variati, poiché al primo niet della sua maggioranza le ha ritirate escludendole dal PAT - sono ora un nulla di fatto. Perché? Ha ragione Chiara Roverotto in un trafiletto pubblicato nella stessa pagina, ad affermare che questi cittadini sono “una spina nel fianco degli am-
ministratori di destra e sinistra”, soprattutto perché ledono il loro consenso popolare. Chi si è messo contro le microaree? Sorrentino, la Lega, ma anche esponenti dei gruppi consiliari in seno alla maggioranza. Nessuno, effettivamente, ha il coraggio di risolvere la questione ultra trentennale della sicurezza di viale Cricoli. “Siamo gli ultimi - dichiarano i residenti - e ci trattano peggio dei cani”. “Noi facciamo paura - continuano - e i pedofili, gli assassini, gli spacciatori che vivono spesso affianco alle vostre case, quelli non vi fanno paura? A quelli non chiedete che siano mandati via dai vostri condomini, dalle loro case?”. “Anche mandare i figli a scuola è stato difficile” afferma la Roverotto. “Certamente - dichiarano i residenti - provate voi, portare i vostri figli a scuola di controvoglia, perché si sentono derisi, trattati da alcuni -soprattutto dopo un’incursione della polizia nel campo - come figli di delinquenti, come diversi. Certamente poiché acquistare i libri, i quaderni, le penne, le matite e poi la mensa, il bus o la benzina per portarli a scuola, costa e a volte è difficile, non mangiamo per curare i nostri figli.” “Eppure, qualcuno è riuscito a cambiare vita, ma molti - scrive la Roverotto - sono rimasti ancorati alle loro roulotte, ai lavori spesso discutibili.”. Cosa significa cambiare vita, rinunciare alle loro origini, alle loro tradizioni, per ciò che noi “gagi” o “rakli” vorremmo, la loro omologazione? Non c’è nulla di male a vivere in una casa mobile o roulotte, lo fanno in molti fuori dall’Italia, pur
non sinti o rom; e poi quali lavori discutibili, forse la Roverotto non sa che la maggioranza vive di raccolta ferro e non ruba rame, di lavori saltuari come facchinaggio, pulizie per noi “rakli” e aiuto a parenti giostrai. Lavori saltuari e in nero purtroppo, poiché risiedere in viale Cricoli è un buon biglietto di visita, grazie anche alla fama che noi scrittori, giornalisti, politici e cittadini gli abbiamo appioppato e costruito negli anni. “E comunque - conclude bene la Roverotto - zingari, ma alla fine a chi interessano? A far parlare di loro, semmai, è solo il loro trasferimento”, il loro sgombero, i blitz delle forze dell’ordine in cerca di un Halilovich nel campo sinti (senza tenere conto che a volte tra sinti e rom non corre buon sangue proprio per usi e caratterialità diver-
se), quando qualcuno commette delle irregolarità e oggi (sulla cronaca di Bassano), si parla di loro per i furti in casa che, naturalmente senza averne le prove, si ipotizza siano opera di “nomadi”. Chi scrive ha subito un tentativo di furto in casa, lo scorso anno e quando le forze dell’ordine hanno ipotizzato dagli “zingari” ha risposto “impossibile” e in effetti è risultata essere la banda degli albanesi; ma anche su questi si costruiscono stereotipi. “Non chiamateci zingari, non siamo nomadi, siamo sinti o rom stanziali, costretti al nomadismo da voi che non ci volete nelle nostre città, ma siamo soprattutto cittadini e persone”. Grazie dell’ospitalità Irene Rui www.vicenzapiu.com
Direttore Responsabile GIOVANNI COVIELLO direttore@vicenzapiu.com Editore MEDIA CHOICE s.r.l. Via Pirandello, 11 - Vicenza Tel/fax 0444 923362 info@mediachoice.it Pubblicità MEDIA CHOICE s.r.l. Via Pirandello, 11 - Vicenza Tel/fax 0444 923362 info@mediachoice.it
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Stampa Centro Servizi Editoriali 36040 Grisignano Di Zocco (VI) V. Del Lavoro, 18 Tel. 0444 414303 Autorizzazione Tribunale di Vicenza n. 1181 del 22 agosto 2008 Associato Unione Stampa Periodica Italiana Copyright: Le condizioni di utilizzo dei testi e delle foto sono concordate con i detentori. Se ciò non è stato possibile, l’editore si dichiara disposto a riconoscere il giusto compenso. VicenzaPiù si avvale di opere d’ingegno (testi e fotografie) distribuiti gratuitamente con le licenze Creative Commons “Attribuzione”e “Attribuzione - Non opere derivate”. Ringraziamo tutti gli autori che ci permettono di utilizzare i loro lavori segnalando il nome o il link ad un loro spazio web personale. Per maggiori informazioni: www.creativecommons.it Giornale chiuso in redazione alle ore 20.00 di giovedì 10 ottobre 2011 Tiratura: 13.000 copie
opinioni
223 del11 novembre 2011 pag4
numero
Partito “Du Pilu” di Paolo Mele senior
A
nche se Berlusconi si è ostinato a non mollare l’osso di questa povera Italia scarnif icata dalle predator ie politiche, il destino del suo ormai vacillante regno, sembra inesorabilmente segnato. Fallito il tentativo di abdicazione a favore dell’amato delf ino A lfano, con la L ega che gli si slega, i gracili pretor iani e le prosperose amazzoni della sua cor te, già cominciano a guardarsi at torno, pronti a saltare last minute, su qualche altre improv v isato
carrozzone. Carr i allegor ici di un carnevale politico che pur troppo non sembra più serbarci sor prese. Dietro le maschere ed i nuov i annunciati simboli, infat ti, le facce sono sempre le stesse, salvo l’aggiunta di qualche f iglio o f iglioccio, tanto per tenere unita “cr istianamente” la loro grande ed insaziabile famiglia. I “clan” in lizza per le prossime elezioni, al momento dov rebbero essere all’incirca 19, di cui solo una decina possiedono at tualmente rappresentanti in Parlamento. Ma i partiti e mov imenti politici italiani sono molti, ma molti di più. Dal “par tito umanista” a quello di “libera Roma”, for-
se di ispirazione calcistica. Mov imenti che, anche se non inter verranno nella competizione elet torale, contr ibuiranno a dirot tare i voti dei loro iscr it ti a questo o a quel par tito di possibile governo, non escluso a fronte di qualche concreto impegno di partecipazione ai suoi f utur i utili. A tale impiego, tut tav ia, si prestano anche i numerosissimi comitati o associazioni parapolitiche, quali gli Indignati, No Tav, No Caccia o il nostro No Dal Molin, che con il loro pur onesto suppor to elet torale, contr ibuiscono all’elezione di questo o quel candidato talvolta in cambio di qualche ef f imera promessa. Una frammentazione che,
invero, potrebbe, all’insaputa dei singoli fronti, essere programmata, al f ine di poter agevolmente confondere e dirot tare gli elet tor i in questa o in quella direzione. Un metodo non nuovo per i mar pioni della vecchia e “nuova” politica che hanno fat to r icorso in questi anni alle più svar iate soluzioni. Cromatiche: verde, rosso, nero, rosa, v iola ed azzurro. Vegetali: rosa, margher ita, ulivo, quercia e stella alpina. O animali: leone, far falla, asinello, colomba o gabbiano (?). Per di più prospet tandoci programmi elet torali l’uno simile all’altro, ben scimmiot tati, nella sua pungente satira politica, dal brav issimo A ntonio A lba-
nese, che col suo esilarante personaggio Onorevole Cet to La Qualunque, segretar io del Par tito Du Pilu, ha raccolto sul suo blog oltre 50mila consensi, al gr ido “più pilu per tut ti !”. E la cosa non deve fa sorr idere più di tanto, poiché è già successo che la realtà super i la fantasia. Come? Ad esempio come con il Partito dell’A more, fondato dalle pornostar Moana Pozzi ed Ilona Staller, in ar te Cicciolina che, una volta elet ta, passò con i suoi voti ai R adicali ed at tualmente percepisce, come tut ti gli altr i “Salvator i della Pagnot ta” (in f uturo della Patonza), un bel v italizio di qualche migliaia di €uro al mese. Viva l’Italia.
il virus delle L’omertà della finanza, L’egoismo, primarie provinciali la sfida a Renzi di Renato Ellero
O
ggi, sia a livello mondiale che a livello locale (Italia), il pr imo problema nasce dal mondo f inanziar io. Da questo par tono il caos economico, l’ingiustizia sociale, la corr uzione ai livelli più alti della politica. A l di là di responsabilità penali accertate o accer tabili, è necessar io prendere tut ti coloro che hanno potere decisionale nel mondo bancar io e assicurativo e cacciarli in malo modo. É irr ilevante guardare a responsabilità giudiziar iamente accer tate quando le stesse, rar issime espressioni di qualche Procura, sono destinate alla più bieca delle prescr izioni. Tut ti in quell’ambiente sono colpevoli di qualcosa perchè, per non essere esclusi, devono avere nel loro bagaglio una reciproca r icat tabilità. R icordo, quando facevo politica at tiva e mi vantavo di non avere scheletr i negli armadi, che tut ti, e sot tolineo tut ti, i colleghi mi r iconoscevano questo mer ito come un limite « insuperabile» nei miei rappor ti con loro e con il ver tice politico. É necessar io
che i var i Prof umo, Passera e così v ia vengano eliminati non per i reati (commessi o non che siano) ma perchè tra loro v ige una legge di omertà che rende inquinato tut to quel mondo. E non dimenticate le af fermazioni di Dalla Valle, altro personaggio che v uole appar ire ciò che non è: in grave cr isi di lucidità indicava in Tremonti, Maroni, Galan (udite, udite: Galan) ministr i noti e stimati all’estero. Che Tremonti sia noto all’estero è vero ( ho deliberatamente omesso «stimato») ma Maroni e Galan non sanno neanche chi siano. Per quanto r iguarda Renzi, ho let to i 100 (e passa) punti sui quali incentra la sua iniziativa politica; inizialmente mi era simpatico, ma successivamente si è innamorato del personaggio dimenticando la sostanza. Oggi lancia gli oltre 100 punti. A lcuni sono delle emer ite sciocchezze. A ltr i li ho sostenuti almeno vent’anni or sono con la dif ferenza che io, allora, non mi sono limitato a citarli ma li ho approfonditi. Vede, Renzi, se Lei si fosse fermato a 5/6 punti (impor tanti) sarebbe credibile. Uno che spara 100 cose di cui nulla sa, non può che fare br ut ta f igura. Sono pronto ad
un confronto diret to con Lei e, pensi, non a casa mia, ma a casa sua. L o v uole? Io non sono Bersani ( buon uomo, simpatico, ma nulla più) né sono una car iatide del portale del potere pidiessino. A Lei accet tare e scegliere: io non ho problemi. Terreno suo e argomenti suoi. Deve però accet tare l’esito! Ululare al lupo non ha por tato for tuna al pastorello. Pensi soprattut to a non ergersi a pr ima donna ma a collaborare con i giovani miglior i del suo partito per procedere al doveroso r icambio. Ho det to ai giovani miglior i, perchè di giovani imbecilli pronti a chiedere il posto in quanto giovani, il suo par tito è pieno (pr ivatamente posso farLe una lunga lista!). E smet tiamola con le menate formali di par tito e mov imento, perchè quando si governa si è par tito, punto e basta. Mov imento è quello di Gr illo ma solo perchè non governando, e, per ora, non volendo governare, espr ime solo le istanze del cit tadino, razionali o non che siano, chiedendo a chi governa di realizzarle.
di Adriano Verlato Vorrei subito dire che le primarie sono, nel loro spirito, una grande prova di democrazia, un elemento caratterizzante di un partito che si chiama proprio democratico. Chiedere a tutti i cittadini interessati di esprimere la loro preferenza per una persona destinata ad una certa carica mi sembra cosa buona e utile. Se poi, nel paese di Machiavelli, si mette mano ad un regolamento che consenta di frenare o dirigere i lavori in un certo modo, per consentire solo a chi si trova in certe condizioni di partecipare, la colpa non è certo di questo eccellente mezzo di scelta. Anni fa ho fatto parte di un tavolo, al quale sedevano rappresentanti di partiti e di varie associazioni, con lo scopo di fissare le regole di svolgimento delle primarie, appunto. Ci trovammo, ci ritrovammo varie volte e, dopo vari tira e molla, riuscimmo a trovare una sintesi. A quel punto il parto fu mandato ai vari partiti coinvolgibili nel meccanismo di consultazione. Oltre a quello dei loro rappresentanti, era atteso il parere delle varie assemblee ma il risultato è che ad oggi, per quanto ne so, il regolamento non ha avuto approvazione. Tutte quelle lungaggini burocratiche sono dovute non alla burocrazia “ tout court”, ma
alla cattiva disposizione d’animo di tante persone. Anche davanti ad uno strumento così giusto e utile, quello che si voleva era renderlo più confacente alla propria parte. In politica è sempre tanto difficile essere generosi e, ad ogni occasione, l’egoismo rispunta come un virus ricorrente. Ho letto che il segretario provinciale del Pd, Ginato, ha affermato di volere che le primarie per la Provincia siano il più aperte possibile. Mi sembra una buona decisione, a meno che, poi, non intervenga qualche input collaterale che proponga, ad esempio, un numero di firme di presentazione della candidatura piuttosto elevato e con tempi di raccolta ristretti. A mio avviso il partito dovrebbe dare a tutti i concorrenti il medesimo appoggio, oppure astenersi, dando a tutti le stesse chance per le future provinciali del 2012. E queste osservazioni valgono anche per i partiti che le primarie ancora non le hanno metabolizzate. Certo è che ci troviamo a parlare di primarie e elezioni per un ente, la provincia, che andrebbero abolite, ovviamente decidendo a chi e come destinare le loro competenze e il loro personale. E l’augurio che si fa chi scrive queste note è che l’operazione sia fatta non con la solita tecnica di cambiare perché nulla cambi, ma con il senso di responsabilità che in questi tempi grami si richiede a tutti cittadini e, in particolare, a tutti i nostri amministratori.
costume
223 del11 novembre 2011 pag5
numero
Marta Frizzo, in crociera da miss Italia a Miss Blue Mare passando per Santorso L’alternativa a Salsomaggiore nasce a Thiene e si imbarca sulle navi Msc
di Andrea Genito
è
m ade i n T h ie ne l’a lte r n at i v a più s u g ge s t i v a a M i s s It a l i a e d è d i S a ntor s o l a s u a pr ofe te s s a . Ne l 20 0 8 , i n f at t i , pr opr io i n u n a pic c ol a a ge n z i a d i c omu n ic a z ione t h ie ne s e , l a S t ud io i m m a g i ne , è s c at t at a l’ide a d i or ga n i z z a r e u n c onc or s o it i ne r a nte , b e n d i ve r s o d a l le t a nte m a n i fe s t a z ion i s f i l ate d i b e l le z z e n a z ion a l i . I n q u at t r o a n n i M i s s Blu Mare, la cui f inalissima si s volge du r a nte u n a c r o c ie r a ne l Me d ite r r a ne o, è d i ve nt ato u n pu nto d i r i fe r i me n to i mp or t a nt i s s i mo e d a l l a g r a nde v i s i bi l it à me d i at ic a , pr opr io p e r l a s u a u n ic it à . L a c or n ic e è q ue l l a mo z z a f i ato de l l a M S C M a g n i f ic a , u lt i m a a r r i v at a de l l a f lot t a p a r te nop e a e ve r o g ioie l lo c he può o s pit a r e 3 010 p a s s e g ge r i s u 17 pi a n i , c on due pi s c i ne c op e r te c he h a n no f at to d a c or e o g r a f i a a l le
s f i l ate . L a pr em i a z ione ne l me g a te at r o d a 1 3 0 0 p o s t i a s e de r e . “ M i s s It a l i a h a l a s c i ato i l s e g no i n me , i ndub bi a me nte , m a u n a c or n ic e de l ge ne r e non h a e g u a l i s ot tol i ne a M a r t a F r i z z o, “ l a più b e l l a d i S a ntor s o” c he , nono s t a nte i s uoi app e n a 20 a n n i h a p a r te c ip ato ad e nt r a mb e le m a n i fe s t a z io n i -. Ho v i s to n a s c e r e M i s s Blu M a r e , a r r i v a ndo q u a r t a e d è u n onor e e s s e r e s t at a c h i a m at a q ue s t ’a n no c ome te s t i mon i a l . A S a l s om a gg ior e le pr e s s ion i e le a s p e tt at i ve s i s e ntono, c ’è for s e u n’e s a s p e r at a c omp e t it i v it à e d i nv id i a t r a noi r a ga z z e , do v ut a a nc he a f a m i l i a r i e s p on s or. Q u i s i a mo t r a noi , s i a mo q u a s i i n u n c l i m a s e r e no d i v ac a n z a , a nc he s e c i s ono pr o ve o g n i g ior no e p o c o temp o p e r d i s t r a r s i . D ic i a mo c he è più f ac i le c he s i s ol id a r i z z i e d e me r ga no c ompl ic it à . C omu nq ue o g n i c onc or s o v a pr e s o c ome u n d i ve r t i me nto, s e p o s s i bi le , a l me no io c i pr o vo e s ono r iu s c it a pu r e a f a r m i de l-
le a m ic he , a n z i q ue l l a c he s e nto d i più v ie ne d a q ue s to mondo. C ome m i ve do no ne l l a m i a S a ntor s o dop o q ue s t i e x ploit? Non s ono a n c or a u n a c e le br it à e ... non me l a t i r o d i c e r to, q u i s ono le m ie or ig i n i e i m ie i r i fe r i me nt i q uot id i a n i”. “ I l p r o ge t t o è n a t o q u a s i p e r g ioco, per da re uno st imo lo in più a i ta nt i concorsi loc a li - sot tolinea Guido Macu la n, presidente d i St udioimmag ine - ma gra zie a l s u p p o r t o f o n d a m e nt a l e d e l l a c o mp a g n i a d i n a v i g a z i o n e M S C , d a s e mp r e s e n -
s i b i l e a d i n i z i a t i v e d i c o mu nica zione, og gi por tiamo in f ina le 52 raga zze selezio n a t e i n 10 0 t a p p e i t a l i a n e , c o n o l t r e 10 0 . 0 0 0 p r e s e n z e c o mp l e s s i v e . I n s o m m a , un successo che va a l di là delle at tese e che respons a b i l i z z a”. L a c r o c i e r a c h e vedrà sf ilare il meglio delle g iovani bellezze na ziona li ter minerà propr io in questo w e e k- e n d , c o n u n a g i u r i a (s e g r e t a e m e s c o l a t a t r a i p a s s e g ge r i ) c h e d a r à i l s u o voto in ciascuna delle soste a t e r r a , d a Ve n e z i a f i n o a d Istambul.
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economia
223 del11 novembre 2011 pag6
numero
Nuovi imprenditori vicentini Si, ma palestinesi e burkinabe
Nascono e crescono le aziende nate da immigrati che aprono nuovi mercati in Africa e Asia
di Giulio Todescan
I
mmigrati e imprenditori, nella crisi: e se il risveglio dell’economia passasse anche per un rapporto diverso con i paesi di origine dei migranti che vivono in Italia? Due storie vicentine sembrano illuminare questa possibilità, due storie in cui sono i migranti in prima persona ad «aprire nuovi mercati», ad immaginare rapporti anche commerciali con i paesi dell’Africa o dell’Asia. Reda Al Quraini è un signore palestinese (di cittadinanza giordana) che vive in Italia dal 1997. Nato nel campo profughi di Nablus 54 anni fa, ha studiato oreficeria in Giordania, e negli anni ’90 si è spostato in Italia per fare dei corsi di formazione. Le fatiche dell’emigrazione, per trovare casa mentre studiava alla scuola di arti e mestieri, e poi il lavoro da orafo, trovato presso l’azienda Sigior di Bolzano Vicentino. Una storia finita male nel 2010,
Reda al Quraini
con il fallimento pilotato della ditta e tanti operai lasciati a spasso (della sua vicenda ce ne siamo occupati altre volte, vedi VicenzaPiu.com, ndr). «Il fallimento è stato a giugno dell’anno scorso, ci hanno rubato tanti soldi, eravamo in quindici dipendenti» racconta Reda Al Quraini. Da quel giorno ha iniziato a pensare a come rimettersi al lavoro, fino alla decisione di aprire un laboratorio tutto suo. «Durante la mia esperienza lavorativa avevo conosciuto molti commercianti e operatori del settore orafo – spiega – provenienti dall’estero e in particolare dai paesi arabi. Erano grossisti che acquistavano prodotti in argento fatti al laboratorio della Sigior. Mi conoscono, e visto che io conosco l’arabo e so cosa va in quel mercato, ho iniziato a collaborare con loro autonomamente. Il settore lo conosco bene, ci lavoro da 15 anni ormai». Nella piccola ditta, la Smeraldi srl fondata a Bolzano Vicentino da Reda, lavorano anche la moglie e un giovane. L’azienda è ancora ai primi passi, ma la direzione è quella di un rapporto privilegiato con i paesi del mondo arabo: «Stiamo decidendo se produrre pezzi o se occuparci solo del commercio – racconta Redi –. Di certo con la crisi i prezzi sono calati, e sebbene la condizione del settore sia ancora critica, all’estero l’argento è in forte crescita, perché è un materiale meno costoso dell’oro. I mercati con cui sono in contatto sono quelli del nord Africa, dal Marocco all’Algeria, e dell’Asia, col medio oriente
in particolare». Guarda all’Africa, ma a quella subsahariana, Aziz Banse, presidente dell’associazione giovanile del Burkina Faso che riunisce tremila burkinabe residenti nella provincia di Vicenza. Una comunità da tempo attiva e organizzata, che nei mesi scorsi aveva mobilitato anche i vicentini per raccogliere materiali e medicinali da destinare alla popolazione del paese africano, colpito da una devastante alluvione. Da Vicenza sono partiti dei container pieni di materiali donati alle vittime dell’alluvione. Forse a partire da quell’esperienza, Aziz Banse ha pensato di aprire un’attività di import export. Ha fondato “Faso import export”, società con sede ad Ouagadougou, capitale del Burkina Faso. «Presto aprirò anche una filiale a Vicenza e poi spero anche di allargare l’attività in altri paesi europei, anche se è ancora presto – spiega – L’azienda è nata grazie a un programma del governo burkinabe che promuove le nuove imprese, in Burkina Faso ho fatto un mese di formazione e ora questo progetto è diventato realtà». All’ufficio di Ouagadougou lavorano tre persone assunte dalla ditta, riconosciuta dalla Camera di commercio del Burkina Faso. Gestiscono un magazzino che raccoglie merci importate dall’Italia e che vengono rivendute nel paese africano. «Importo in Burkina Faso materiali elettronici, computer, materiali da palestra, auto usate, a volte anche camion, materiali domestici, forniture per cantieri
Aziz Banse sul container di aiuti umanitari edili – spiega Aziz Banse -. La maggior parte delle merci le compro in Italia, vivo da tanti anni qua, ho molte relazioni in Veneto. In Burkina Faso come in tutta l’Africa sta prendendo piede il commercio cinese, io voglio provare a inserire l’Italia nel commercio con l’Africa. Aiuto le aziende di qua a svuotare i loro magazzini: pago a un prezzo di favore, trattabile, visto che compro grandi volumi. Poi spedisco i container dal porto di Genova. In Africa quel tipo di merci sono molto apprezzate, perché manca una produzione locale. Specie se si tratta di materiali europei, di buona qualità, si riesce a vendere molto». In vista ci sono contratti esclusivi per la vendita di prodotti italiani in Burkina Faso: «In queste settimane sto trattando con un’azienda vicentina di materiale anti infortu-
nistico e con una di forniture edili – spiega Aziz Banse –. L’Italia dovrebbe sfruttare questa opportunità commerciale. Ci sono tanti materiali che buttiamo via e che invece sarebbero apprezzati nei paesi del “terzo mondo”. In alcuni casi è lo Stato del Burkina Faso a farmi richiesta di materiali nuovi o usati da importare dall’Europa». I container viaggiano via nave, ma a volte sono proprio i camion “esportati” a salire sulle navi e a salpare verso le coste africane. E un’auto usata, spiega Aziz Banse, «in Africa si può vendere intorno ai tremila euro, se non è più vecchia di dieci anni e se va a benzina. Le auto le acquisto a Vicenza, senza le spese di dogana riuscirei a venderle a un prezzo inferiore, ma 500 euro se ne vanno per la tassa doganale».
Biasia: la passione di ripartire di Nicola Zaffaina
E
ra il 1978 quando Francesco Biasia decise di iniziare un’attività nella pelletteria. Con i pochi mezzi a disposizione nel laboratorio sotto casa a Povolaro diede il via a quello che è diventato uno dei migliori esempi dell’imprenditoria veneta e non solo. Gradualmente ma con una crescita costante, economica e di qualità, il brand Francesco Biasia è diventato uno dei più noti al mondo nel settore borse e pelletteria . Dopo l’ascesa e la consacrazione è ben noto il passaggio della Francesco Biasia spa sotto
il controllo del Mariella Burani Fashion Group per un progetto di crescita e integrazione internazionale. Come purtroppo sono note le traversie economiche e finanziarie, oltre che giudiziarie, della maison emiliana, che hanno portato nel 2010 alla chiusura della sede storica di Povolaro di Dueville. Ma da quest’anno qualcosa si è mosso muove in quella stessa sede, rimasta di proprietà del fondatore: Mauve è il nuovo marchio con cui Claudio Biasia, fratello di Francesco (sempre attivo i nel Cda di Veneto banca e con la sua fabbrica in Bulgaria, ndr), e Walter Zago hanno piano piano iniziato una nuova avventura nel mondo della pelletteria. Assieme a pochi stretti collaboratori hanno disegnato una prima
collezione, presentata al mondo nello scorso mese di Settembre alle fiere di settore di Milano e di Parigi. Provare a rientrare nel settore in questo momento sembra un’utopia. Ma dice Claudio Biasia: «Dopo un periodo di ricerca in tutto il mondo abbiamo deciso di ripartire con questo eccitante progetto, che ci permette di presentare una collezione che rappresenti al meglio il nostro concetto di eleganza e femminilità.”. Stile italiano, alta qualità, posizionamento sulla fascia alta di gamma e prezzo competitivo. Questa la ricetta del rilancio di una passione. Che ha “imposto” a Claudio di ripartire, anche se nulla, passione a parte, lo obbligava a questo passo. E allora il cuore creativo e logistico della pellet-
Claudio Biasia teria made in Biasia ha ripreso a pulsare nella sede di Povolaro.
Questa è una delle notizie che vorremmo scrivere più spesso
lavoro
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Da Schio alla NASA grazie a un iPhone di Lorenzo Coviello
L
’u lt i ma ver sione del c e leb er r i mo sma r t phone d i c a sa A pple c on sente i l te le t r a sp or to? No, p er que s to dov r em mo a sp e t t a r e a nc or a u n b el p e z z o. Per ò, c on u n p o’ d i c ono sc en z e i n for mat iche l’i Phone può qu a si t r asfor ma r si i n u na bac che t t a ma g ic a , c apac e d i c ondu rc i ver so t r a g u a rd i e so dd i sfaz ion i i n i m ma g i nabi l i f i no a qu a lche a n no fa. I n fat t i, d ivent a r e s v i luppator e è sempl ic i s si mo: ch iu nque può re a l i z z a r e appl ic a z ion i p er i Phone o i Pad , e p oi d i s t r ibu i rle su l l’A pp S tor e, g r at i s o a u n c o s to sol it a mente molto r idot to. Non si c ont ano più g l i e sempi d i for t unate “app s” sc a r ic ate d a m ig l ia ia se non m i l ion i d i utent i, r e a l i z z ate p er pr ofe s sione o p er hobby d a pr og r a m mator i d i og n i e t à , na z iona l it à o e s t r a z ione so c ia le. Un ic o l i m ite: la pr opr ia fa nt a sia. Q ue st a volt a la cr e at iv it à e l’i nt r apr enden z a ve s tono i pa n n i d i Giac omo Sac c a r do, sor r idente scle den se d i vent iqu at t r o a n n i, s t udente d’i n for mat ic a a l l’ Un iver sit à d i Tr ento, e s v i luppator e d i appl ic a z ion i p er l’i Phone. I n i z ia l mente p er d i le t to p er sona le, ma or a p er u n ente d i t ut to r i sp e t to: la NA S A . L a s tor ia d i Giac omo i n i z ia c ome molte a lt r e, c on u n r aga z z o d a sempr e appa s sionato d i v ide oga me s e I nter ne t , ma più i n gener a le a f fa sc inato d a l l’i n for mat ic a e d a l la te cnolog ia. A pp ena ent r ato i n p o s se s so del suo pr i mo Mac B o ok e del l’i Phone, che
Giacomo Saccardo c u s to d i sc e c on la c u r a d i u n c ol le z ion i st a , p er Giac omo è s t ato i m me d iato t u f fa r si nel lo s v i lupp o d i app s, u n’ot t i ma va lvola d i sfogo p er la su a pa s sione. D op o aver ot tenuto u n buon nu mer o d i dow n load s, e pu r e qu a lche sold i no, c on le sue pr i me cr e a z ion i, de t t ate d a u n genu i no de sider io d i i mpa r a r e e sp er i ment a re, pr ov v iden z ia le è l’i nc ont r o a i n i z io a n no t r a Giac omo e D en n i s Ba s t ier i, r ic erc ator e a l l’ Un iver sit à d i Padova , c u i i l g iova ne scle den se r ac c ont a la pr opr ia e sp er ien z a d i s v i luppator e -fa i- d a-te, non r iu sc endo a na sc ondere i l g r a nde ent u sia smo. Q ue st a i n for ma le ch iac ch ier at a si t r a sfor ma b en pre sto i n u na c ol lab or a z ione t r a Giac omo, Ba s t ier i e Pat r i z ia C a r ave o
(d i r e t t r ic e del l’ I NA F, l’ I s t it uto di Astrofisica Spa z ia le e F isic a C o sm ic a) volt a a l la re a l i z z a z ione d i “Fer m i Sk y ”, u na app p er seg u i re sp o st a ment i e informazioni del satel l ite del la NA S A Fer m i. A seg u ito d i que s t a p o sit iva e sp er ienz a , e g r a z ie a l la so dd isfa z ione di Pat r i z ia C ar ave o, Giac omo r ic e ve l ’o p p o r t u n i t à d i s v i luppa re u na se c ond a applicazione p er la NA S A , st avolt a p er la m i s sione S w i f t. Un g r a n b el la opp or t u n it à , v i s to che la re a l i z z a z ione del la nuova app non sa rebb e av venut a t r a le scr iva n ie d i Trento e S ch io, ma av r ebb e r ich ie s to t re me si d i c ol lab or a z io ne “ f u l l t i me” t r a Giac omo e i membr i del la m i s sione S w i f t. C o sì, Giac omo prepar a le va l ige e vola olt re o c e a no, p er t r a sc or rere l’e st ate a l lo S w i f t Mi s sion O p er at ion s C enter, pre s so la Pen n S t ate Un iver sit y, i n Pen n s ylva n ia , sot to la sup er v i sione del dot tor Ja m ie K en ne a , r ic erc atore i n a st ronom ia e a st rof i sic a. I me si e st iv i, u n p er io do d i i ndubbia cre sc it a p er sona le e profe s siona le, si c oncr e t i z z a no nel l’appl ic a z ione “NA S A S w i f t ”, or a d i sp on ibi le p er i Phone, i Po d To ch e i Pad. NA SA S w i f t è u n’appl ic az ione i nd i r i z zat a a t ut t i g l i a st ronom i, profe ssion ist i e appa ssionat i, che possono ac c edere i n tempo re a le a l le sc oper te del satel l ite S w i f t, i nc a r ic ato d i osser va re i Ga m ma R ay Bu r st (i n bre ve GR B), o e splosion i d i ragg i ga m ma. Q ue ste e splosio n i sono i fenomen i d i magg ior ener g ia f i nora osser vat i nel l’u n iver so – la poten za d i a lcu n i d i e ssi supererebbe quel la del Big Ba ng – e avvengono i n ga la ssie e sterne a l la V ia L at te a, generat i d a l l’ac cre sci mento d i mate r ia su u n buc o nero, a seg u i-
to d i event i qua l i i l c ol la sso g rav it a z iona le d i u na stel la. L’appl ic a z ione re a l i z zat a d a Giac omo, c onsente d i tene re d’oc ch io g l i u lt i m i t rent a GR B sc oper t i d a S w i f t, osser va ndone i d at i ( g l i ste ssi d at i ut i l i z zat i d ag l i scienz iat i del la NA SA!), v isua l i zza ndone la posi z ione nel cie lo e le i m mag i n i nel lo spett ro dei rag g i ga m ma e u lt rav iolet t i. Un’opz ione c onsente d i r ic evere u na not i f ic a v ia SMS non appena S w i f t r i leva u n nuovo GR B, f u n z iona l it à molto ut i le soprat t ut to a i profe ssion ist i, che possono tempe st iva mente pu nt a re i tele sc opi nel la c or ret t a d irez ione per osser va re que ste e splosion i, del la du rat a ma ssi ma d i qua lche m i nuto. Q u a ndo r ic e ve i c ompl i ment i p er le sue cre a z ion i, c on u n p o’ d i mo de st ia , Giac o mo sot tol i ne a che i l lavoro d i squ ad r a è st ato i l seg re to del la buona r iu sc it a d i que st i proge t t i, e che ma i c e l’av rebb e fat t a sen z a i l supp or to d i Ba st ier i, C a r ave o, K enne a e, sopr at t ut to, del g r a f i-
c o d i profe s sione e a m ic o d i lu nga d at a A nd re a Br ig ug l io, re sp on sabi le del la ve ste g r af ic a d i t ut te le appl ic a z ion i f i r mate d a Giac omo. D i f ronte a l la cla s sic a do ma nd a r ig u a rdo a i proge t t i p er i l pro s si mo f ut u ro, Giac omo non ha dubbi. L a su a pr ior it à è, ma nc o a d i rlo, p or t a re a ter m i ne g l i st ud i a l l’ Un iver sit à d i Trento, ma nat u r a l mente non na sc onde i l de sider io d i s v i luppa re la pro s si ma appl ic a z ione p er la NA S A . L’i mpre s sione è che “Fer m i Sk y ” e “NA S A S w i f t ” sia no l’i n i z io d i u na lu nga ser ie d i suc c e s si sc a r ic abil i su l l’A pp S tore, sia no e s si appl ic a z ion i p er la NA S A o, ma ga r i, d iver tent i v ide o g io ch i che appa s sioner a n no m ig l ia ia d i p er sone. S en z a dubbio, u n ut i l i s si mo i nt roito i n at te sa del la L au re a , e u n pre z io so big l ie t to d a v isit a p er la f ut u r a c a r r ier a profe s siona le d i Giac omo. D ic ia molo, S te ve Job s sa reb b e st ato or gog l io so d i que sto g iova ne e cre at ivo prog r a mmatore scle den se.
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Muraglia Fiom L’intesa separata tra Federmeccanica e Cisl-Uil sta per andare a scadenza. I metalmeccanici di Cgil, che l’hanno contestata giuridicamente e che la stanno spuntando in tribunale, chiedono che si torni al contratto unico. E lanciano un monito a 360 gradi contro «una deriva che alimenta il precariato e mina la democrazia»
di Marco Milioni
I
l settore meccanico e quello siderurgico, con oltre 40.000 dipendenti, sono il cuore pulsante dell’imprenditorìa vicentina nonché uno dei centri strategici dell’intero comparto industriale nazionale. E quando si parla di metalmeccanici, indipendentemente dai numeri di ciascuna provincia, il sindacato dei lavoratori che fa rima col settore è quello della Fiom-Cgil. Recentemente le prese di posizione del governo che vanno verso un sostanziale indebolimento dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori, quello che in un certo senso garantisce la non licenziabilità, se non per giusta causa dei lavoratori delle imprese sopra i quindici addetti, hanno finito per ricompattare l’intero mondo sindacale. Ma sotto la superficie apparentemente calma, se calma si può definire una situazione internazionale in cui l’Italia è sottoposta al tiro incrociato dei mercati sui titoli del debito (con tutti gli annessi e i connessi del caso), c’è la questione del rinnovo del contratto dei metalmeccanici. L’antefatto e la svolta. La notizia era rimbalzata su tutti i media nazionali il 15 ottobre 2009 quando i metalmeccanici di Cisl e Uil, rispettivamente Fim e Uilm, dissero sì ad un rinnovo contrattuale proposto de facto dai parigrado di Confindustria (Federmeccanica). Un sì che vide l’assenza del più importante sindacato di settore, la Fiom appunto. Quest’ultimo contestò la trattativa sul piano sia sindacale sia «politico». Ma soprat-
tutto il sindacato parlò di non congruità giuridica dell’intesa. Dopo poco furono avviate dallo stesso sindacato alcune cause pilota in giro per l’Italia «e oggi i giudici cominciano a darci ragione» spiega Maurizio Ferron, segretario della Fiom vicentina. Ora il contratto, sia quello contestato, sia quello «in prorogatio del vecchio», in qualche maniera riconosciuto da Cgil, sono in scadenza. E così la Fiom berica, mentre il ministro del welfare Maurizio Sacconi passa per Vicenza per presentare il suo libro, lancia al membro del governo, almeno sul piano concettuale, un messaggio molto chiaro: il prossimo contratto dei metalmeccanici dovrà essere un contrattato unico, discusso ampiamente ed in seguito approvato nelle fabbriche. Questione irrinunciabile. Spiega Ferron: «Per noi è una questione irrinunciabile. Erigeremo una muraglia. Assecondare di continuo la tendenza alla deregolamentazione nel mondo del lavoro mina il concetto stesso di democrazia. Inoltre non derogheremo mai su questioni cruciali come formazione e sicurezza». Ferron non lo dice espressamente ma il destinatario è plurimo: nel sacco della posta c’è una maggioranza di centrodestra ormai a un passo dal fosso, c’è un coacervo di forze che si appresta a sostituirla, c’è il più grande partito d’opposizione il Pd, ci sono i cugini degli altri sindacati. Mentre sullo sfondo rimane quella schiera trasversale da Occupy Wall Street, fino agli Indignados, ha messo, o sembra voler mettere, in discussione il cuore del modello di sviluppo occidentale basato sul sistema che gravita attorno a banche e finanza. Per questo motivo la questione del contratto è diventata suo malgrado una sorta
I dati di Veneto Lavorosu cassa integrazione e licenziamenti
Maurizio Ferron il girno dell’elezione a segretario generale della FIOM Cgil di barriera ultimativa sulla quale la Fiom ha scritto «hic sunt leones». E per difenderla è pronta a combattere la sua campagna d’inverno. Il grido di battaglia di Landini. Non è un caso appunto che il segretario nazionale della Fiom Roberto Landini ai primi di novembre dal portale telematico del sindacato abbia messo nero su bianco il suo punto di vista: «Si stanno concludendo, in questi giorni, le assemblee che abbiamo tenuto nelle imprese metalmeccaniche per sottoporre ai lavoratori l’ipotesi di piattaforma contrattuale che abbiamo varato nell’assemblea nazionale tenuta a Cervia nel settembre scorso... Il nostro scopo fondamentale è quello di riconquistare il contrat-
to nazionale. Una battaglia che è tutt’uno con la lotta contro l’articolo 8 della manovra economica voluta e attuata dal Governo di centrodestra... Per questo motivo diciamo oggi qui quello che abbiamo detto due settimane fa nell’assemblea dei lavoratori del gruppo Fiat e, prima dell’estate, nell’assemblea nazionale dei lavoratori di Fincantieri. Il nostro primo obiettivo è la riconquista di un contratto nazionale dei metalmeccanici che sia degno di questo nome. Il contratto è infatti, assieme, lo strumento con cui possiamo costruire l’unità della categoria e intervenire concretamente sulle politiche di settore. La riconquista del contratto è quindi il nostro contributo principale alla difesa della struttura industriale del nostro Paese». Le parole del segretario pesano come pietre; e chi conosce bene il mondo sindacale sa bene che «sic rebus stantibus» non ci sono margini di trattativa. Per di più una circostanza del genere ha prodotto due effetti. Il primo, ben ipotizzabile, è lo spostamento di settori della base di Cisl e Uil e di settori della Cgil moderata verso le posizioni di Fiom. Il secondo è apparentemente paradossale. Ci sono infatti alcuni ambienti dell’Assindustria berica, che in modo al quanto carbonaro, cominciano a non disconoscere buona parte delle le ragioni della Fiom. E questo non per vicinanza ideologica ai rappresentanti dei lavoratori, ma perché i manager si
sono abituati all’idea che non c’è nessuna economia, sana o malata che sia, in grado di reggere sulle lunghe un peso della speculazione che ormai vale dalle dieci volte il peso del pil mondiale. Dati e propsettive. Ad ogni modo in controluce rimane lo spettro della mancanza di occupazione. Se si fa riferimento ai dati dell’agenzia regionale Veneto Lavoro (vedi tabella) si nota che le rette di media le quali descrivono i lavoratori licenziati da aziende attive e inseriti in cassa integrazione sono in aumento progressivo e costante. In particolare la cosa vale se si osserva il quindicennio che va dal ‘95 al 2010-2011. Di più, sempre i dati mostrano che l’aumento più significativo è quello della cassa integrazione ordinaria, il parametro più preoccupante perché descrive situazioni di sofferenza strutturale. In questo contesto peraltro il trend del Vicentino ricalca alla grossa quello della regione. Ora con la crisi che continua a mordere, la cosiddetta libertà di licenziamento per le aziende strutturate, «unitamente alla conseguente precariarizzazione del lavoro», viene interpretata non solo come lo sfarinarsi di una possibile ancora di salvataggio, ma come l’inizio di una deriva ben più ampia. Proprio per questo Fiom ha depositato in un unico carniere la questione contrattuale e quella delle tutele del lavoro
libera
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Spazi autogestiti dai movimenti e con testimonianze sociali
Variati avvisato: un povero può occupare un alloggio pubblico
Non serve il consenso dell’ente proprietario per gli oltre cento alloggi sfitti del Comune di Fulvio Rebesani*
C
ome preannunciato nei precedenti articoli in questa rubrica pubblichiamo questa volta la lista degli alloggi di proprietà del comune di Vicenza e gestiti da AMCPS. La situazione é fotografata
al settembre 2011. Richiamiamo la Vostra attenzione sull’ultima colonna dove si indica la data di disponibilità: alcuni alloggi erano assegnabili dal 2010, altri da inizio anno, comunque mai oltre lo scorso maggio. Mesi e mesi, se non un anno abbondante, durante i quali l’uso di questo patrimonio è stato deviato dai suoi scopi istituzionali di far fronte alla necessità di abitazione pubblica da parte di poveri ed impoveriti,
ALLOGGI SFITTI IN DISPONIBILITà AL COMUNE DI VICENZA Aggiornato al settembre 2011
di sfrattati. Ci auguriamo che i cittadini diano un giudizio politico sulla base della incapacità ed inefficienza dell’assessore Giuliari e del suo assessorato. Alcune indicazioni per una corretta lettura. L’elenco comprende anche cantine ed autorimesse. Gli alloggi sfitti in disponibilità sono 19. I tre alloggi sfitti con vincolo disponibili per l’assegnazione sono svincolabili dal comune e quindi assegnabili. I 10 alloggi sfitti stralciati dall’Erp non assegnabili – inseriti/da inserire nel piano di cessione del comune sono immediatamente attribuibili.
Appare scandaloso che il comune, invece di dare un tetto a chi non ce l’ha (sfrattati) o a chi è in graduatoria ERP ma non assegnatario, pensi di vendere le sue abitazioni. In tutto sono trentadue appartamenti di proprietà comunale assegnabili e vuoti da quattro o più mesi. Vanno aggiunti gli alloggi bisognosi di riparazioni (108 abitazioni), che non vengono eseguite con danno al patrimonio comunale, cioè dei vicentini, e negazione del diritto alla casa per altrettante famiglie. Che può fare un povero di fronte a questo scandalo? La Corte di Cassazione
nel 2007 ha deciso in una innovativa sentenza che il povero, senza casa (ad esempio disoccupato sfrattato, o comunque chi non ha casa) può occupare un alloggio pubblico senza il consenso dell’ente proprietario (comune od altro) che lo tiene sfitto. Lo stato di necessità, per evitare il danno che può derivare dall’essere senza tetto giustifica tale operazione. Di ciò abbiamo avvertito il sindaco, l’assessore, il direttore del servizio sociale ed abitativo. Fulvio Rebesani, segretario provinciale SUNIA Vicenza
ALLOGGI SFITTI stralciati dall’E.R.P. disponibili per l’assegnazione
ALLOGGI SFITTI con vincolo disponibili per l’assegnazione
ALLOGGI SFITTI stralciati dall’E.R.P. non assegnabili Inseriti/da inserire nel piano di cessione del comune
223 del11 novembre 2011 pag10
focus
numero
Amarcord di Rossi III: un affare la piattaforma di Marghera, il grigio di Vianello e Zanguio L’ex presidente della Multi utility: “Sono fiducioso nella magistratura, le carte parlano chiaro”
di Giovanni Coviello
N
ei due numeri precedenti Giuseppe Rossi, il presidente più accusato o più scaricato dell’Aim, fate voi ha parlato al nostro registratore di bilanci, Vianello, Variati, Giglioli, tribunale, Ecoveneta, Valle, gas, industriali, Confindustria, Stabila e così via. Oggi “chiudiamo” con la sua visione della verità dopo i racconti di Variati e Fazioli, i f lash contraddittori di Colla, gli storici discreti silenzi di Vianello, i sassi “pre elettorali” lanciati con le mani ritratte da Alberto Zocca, che, dopo essere intervenuto con virulenza sul GdV in risposta al grande vecchio Zoso, tutti esperti in Aim, prima ci ha concesso un appuntamento, poi l’ha spostato più volte prima di “truccare” il rifiuto di uscire allo scoperto con fatti. E con la speranza di poter incontrare Mauro Zanguio, a cui rimane in mano, se crediamo a Rossi (“ho lasciato un’azienda con grandi utili”) e a Fazioli e Variati (“siamo ripartiti da mega buchi”), il cerino del deficit tra le due storie di gestione. Allora Rossi il sindaco Variati, dopo aver scelto Fazioli perché l’azienda era distrutta e serviva un non vicentino che sanasse tutto, dopo un bilancio che dicono favoloso, cambia il presidente risanatore e nomina degli amministratori unici. Tre anni fa nessuno doveva essere vicentino, ora sono tutti vicentini perché scopriamo la vicentinità come fattore manageriale. In più Fazioli venne presentato come gestore dell’in house ma lui stesso viene criticato dall’opposizione che lo accusa di essere diventato critico proprio con l’in house. Guardi c’è un errore di fondo, io ho fatto il presidente di Aim per sette anni, con il sinda-
Enrico Hullweck e Mauro Zanguio
co Hüllweck, la sua giunta e i suoi assessori, io ho sempre ricevuto dal sindaco e dalla giunta gli indirizzi di dove doveva andare l’azienda. Chiaro che non era il sindaco che mi diceva domattina andiamo a fare l’in house o non andremo a fare l’in house. Le strategie dell’azienda non le deve dare l’amministratore dell’azienda, le strategie aziendali le fissa la proprietà e gli amministratori le attuano. Questo è l’errore. Dopo che sono state fatte operazioni onerose con i soldi dei cittadini impegnandosi sull’in house e impostando un disastro, leggo un’intervista in cui qualcuno dice di non essere più convinto dell’in house! E no, così non va! Oggi dice Variati che sono cambiate le normative. Non è così, la normativa era molto chiara già all’epoca , è vero che è cambiata ma all’epoca era molto chiara e diceva una cosa semplicissima: sono sei anni che sono arrugginito e non ho ricordi di questa azienda, ma se tu vuoi fare l’in house, gli affidamenti diretti, bene, diceva la legge, sarai un’azienda che fa in house e non partecipa a nessuna gara fuori della tua città. In house stretta. Sì in house stretta. Io facevo questo esempio spesso: è come dire che domattina Maltauro deciderà di partecipare solo alle gare che vengono indette nel Veneto. Allora un struttura di quel tipo non può permettersi di chiudersi in casa perché siamo sul mercato libero. Quando si è liberalizzato il mercato abbiamo fatto grandi convegni sulla liberalizzazione dei mercati, sul fatto che le aziende dovevano essere libere di poter muoversi in libera concorrenza altrimenti le società pubbliche sarebbero diventate solo un carrozzone. E poi diciamo che noi lavoriamo solo a Vicenza! Un tunnel senza via d’uscita. La normativa è cambiata , però prima c’erano dei vincoli tali per cui se si fosse fatto l’in house si era costretti in un ambito locale che non consentiva di fatto all’azienda di sopravvivere. L’affidamento diretto lo puoi ricevere dal tuo comune ma il comune accanto va a gara e la assegna a chi vuole. Allora come fai a sopravvivere, fai il braccio operativo del Comune di Vicenza ma come fai a mantenere un’azienda con 1200 dipendenti all’epoca operando solo a Vicenza.
Giuseppe Rossi Variati ha sbandierato l’abbattimento dei costi dei Cda. Dove prima c’erano dei Cda ora oggi ci sono amministratori unici, se ho tre dipendenti mi costano sicuramente di più che uno solo. Questa strategia non va attribuita, però, al presidente di un ente, i Cda c’erano prima che arrivassi in tutte le società precedenti mentre in quelle che abbiamo costituito c’erano dei Cda perché c’è un controllo maggiore. Al tempo Hüllweck non era il gettone di presenza a incidere sulle sue decisioni. Che cosa vuole che importasse ad Hüllweck di mettere questo o quello, solo che con almeno tre consiglieri si può gestire e controllare meglio. Questa vicentinità riscoperta? Spero che possa dare grandi frutti e sono convinto che li darà. L’azienda è vicentina e merita di essere guidata da vicentini. Ma questa azienda ha ottenuto dei risultati quando per sette anni è stata guidata
Diego Xausa
sempre dallo stesso gruppo. Vede io Colla non lo conosco, posso pensare che sia preparato e molto bravo, ma come potrà gestire in 18 mesi una macchina da 270 milioni? Il tempo è troppo poco, io spero che continui. La gestione di queste aziende ha bisogno di un respiro un po’ più ampio , non si può fare un cambio dei vertici ogni tre anni, sarebbe un disastro. Su questo dobbiamo rif lettere. Anche per non tornare ai tempi delle difficoltà nei rapporti con le banche per gli affidamenti, che Variati e Fazioli hanno dichiarato di aver dovuto gestire e che lei in qualche modo nega a meno che l’anno e mezzo di Zanguio non sia stato quello che ha determinato la situazione denunciata? Lo lascio valutare a lei, vada a vedersi i bilanci di quell’anno e mezzo. La banca ragiona con i rating ed i bilanci, mette dei dati nel computer ed il computer dice bene – male. La realtà di questa situazione si è creata perché il danno mediatico delle guerre politiche è stato un danno incalcolabile. Il fatto che si sia deciso che nei bilanci fosse fatta una cosiddetta “pulizia completa”, riducendo le riserve e definendo alcuni crediti come inesigibili oppure riducendoli al 10%, ha generato danni incalcolabili: quando vai dalle banche con quei dati … Una pulizia eccessiva può essere controproducente, quindi? Non può essere, è controproducente. Perché da un lato pulisci quando non dovresti, dall’altro ti trovi con delle plusvalenze quando in realtà non ti servono più. E’ un’operazione molto pericolosa, ma Zanguio aveva l’esperienza, l’età e la capacità per farlo … Le banche è vero che guardano i dati ma se l’ambito politico è negativo hanno più timore. Guardi, quando io sono stato in Aim, fino all’ultimo giorno sfido chiunque a tirar fuori una carta in cui una banca ci avesse detto di essere in grado di non concederci fidi. Aim Bonifiche, Ecoveneta di Maltauro, la piattaforma di Marghera, le vertenze giudiziarie. Io credo che per la questione Ecoveneta il sindaco si sia bene espresso tempo fa su Il Giornale di Vicenza quando ha detto Aim non ha bisogno di svendere la piattaforma di Marghera ma
Gianni Giglioli che la venderà ad un prezzo interessante perché secondo vale quello che è stato speso fino ad oggi cioè 12 milioni di euro. Questo vuol dire che nel 2006 quando siamo andati via noi erano stati spesi 6-7-8 milioni, visto che la gestione può costare circa un milione all’anno. Secondo me Marghera rimane e rimarrà un grande affare per l’amministrazione. Tra qualche tempo questa piattaforma verrà venduta e sicuramente il Comune porterà a casa una quantità di denaro importante. Giglioli, Xausa e Borra ... Io non credo che l’operazione di nominare questo trio sia stata una grande operazione anche se all’epoca decidemmo così e ci avevamo creduto. Giglioli ha lavorato bene, ha lavorato male? Lui è amareggiato col sindaco che lo ha preso come assessore e poi, secondo la sua versione, lo ha scaricato. Giglioli secondo me ha lavorato bene, onestamente. Giglioli con me ha avuto pochi contatti, questa è la grande verità. Giglioli aveva contatti diretti continui e giornalieri con il direttore generale, con Dario Vianello. Perché per le sue competenze doveva rapportarsi con Vianello e Vianello diceva questo va bene questo non va bene. L’ha danneggiata personalmente negli ultimi anni essere sempre sui giornali? Notevolmente. Anche nel lavoro? Direi che nel lavoro relativamente, nel senso che lavoriamo in tutta Italia e poco ci ha danneggiato la questione vicentina. La mia società fa lavori pubblici a livello nazionale, ponti, dighe, strade, asfaltature con 50 dipendenti e con 15 milioni di fatturato. Con le banche, però, l’immagine è stata devastante. Io, però, ho molta fiducia nella magistratura e sono convinto che alla fine emergerà la verità perché la verità è fatta di carte e le carte sono scritte. Stiamo parlando di enti pubblici dove ci sono verbali, delibere molto più facili da controllare.
economia
223 del11 novembre 2011 pag11
numero
Il dubbio di Negrin, stritolato tra Banca Altovicentino e Banca Intesa L’attuale presidente dell’ADDIB, associazione di tutela degli utenti bancari, era un socio scomodo dell’allora Rurale di Monte Magrè
di Andrea Genito
U
na vendetta … trasversale? La lunga disav ventura finanziaria e giudiziaria di Ruggero Negrin (ora per … reazione presidente dell’ADDIB, Associazione Difesa Dagli Illeciti Bancari, ndr), l’abbiamo raccontata nei dettagli nell’ultimo numero di VicenzaPiù senza aver avuto riscontro né da Banca Intesa né dal Pm Paolo Pecori, tirati in ballo da Negrin nella sua Vicenza e che non hanno risposto alla nostra richiesta di intervenire, fatta prima ancora di pubblicare l’articolo. Eppure le vicissitudini bancarie e giudi-
ziarie del titolare della Erredi snc di Schio avrebbero origini più complesse di quelle riconducibili generalmente a situazioni simili. L’improv viso e ingiustificato dietrofront nel 1992 delle banche, che fino a poche settimane prima avevano sostenuto la crescita della sua azienda, fino a portarla ad essere tra le realtà leader nel mercato di riferimento, avrebbe motivazioni quasi personali. “Non posso escludere un’ipotesi che sin da subito mi è balenata in mente - conferma lo stesso Negrin - anche se purtroppo non ho prove inconfutabili, altrimenti le avrei già sottoposte al Pm che ha in mano la corposa pratica”. La strana coincidenza, secondo Negrin, è che ad imprimere
Brindiamo con Zonin (g.c.) Gianni Zonin, presidente della Banca Popolare di Vicenza, e Divo Gronchi, all’epoca dei fatti contestati suo direttore generale, sono stati assolti nel primo grado del procedimento penale per la poi fallita scalata alla Bnl da parte di Unipol, che ha v isto come principali imputati, a vario titolo, l’ex governatore di Bankitalia A ntonio Fazio e l’ex presidente di Unipol Giovanni Consorte, entrambi condannati, il primo a tre anni e sei mesi, il secondo a tre anni e dieci mesi. La decisione ha solleva la banca locale da un grosso peso, v isto che tre anni di reclusione e 600mila euro di multa era la condanna chiesta dal pm milanese Luigi Orsi per il presidente della Banca Popolare di Vicenza. E una stessa richiesta di condanna era stata avanzata anche per Divo Gronchi, che da poco si è dimesso da Consigliere delegato per far posto a Monorchio. Ma non basta: su VicenzaPiu.com: di martedì 1 novembre titolavamo: “I pm non ricorreranno contro le assoluzioni di Zonin e Gronchi: la BpV I due volte soddisfatta”. E scrivevamo: “Dopo l’assoluzione di Gianni
Zonin, attuale presidente, e Divo Gronchi, arriva un’altra buona notiza per la Banca Popolare di Vicenza... I due tessitori dell’accusa ... non impugneranno le assoluzioni ... Per i pm, probabilmente, è soddisfacente che i giudici della prima sezione penale ... abbiano in sostanza confermato il loro impianto accusatorio ... Il giorno dopo, ecco la curiosità, Il Giornale di Vicenza, quello che ha dimenticato di scrivere per i suoi lettori, molti dei quali con i propri risparmi in quella banca, del downgrading della Banca a BBB da parte di Standard&Poor’s, ha titolato: “Assoluzioni BpVi, i pm non ricorreranno”. Il testo era: “I pubblici ministeri non ricorreranno contro le assoluzioni di Gianni Zonin e Divo Gronchi. Secondo motivo di soddisfazione, dunque, per la Banca popolare di Vicenza. I pm, ev identemente, ritengono soddisfacente che i giudici della prima sezione penale abbiano confermato il loro impianto accusatorio... “. Sostanza, ov v iamente, (quasi) la stessa. Prosa anche: la soddisfazione è grande anche per noi. Che brindiamo con Zonin (se ce lo permette).
l’accelerazione alla richiesta di rientro del credito da parte di Banca Intesa (all’epoca Banco Ambrosiano Veneto), sarebbe stato Roberto Dalla Vecchia, all’epoca direttore dell’agenzia di Schio ma fino a poco prima ai vertici della Cassa Rurale di Monte Magrè (oggi Banca Altovicentino), di cui Negrin era un socio decisamente importante. “La mia colpa? Essere in continuo contrasto con le decisioni del Cda e aver spesso votato contro la maggioranza, in sede di assemblea annuale dell’istituto. Avevo sollevato critiche
sull’operato e sulla gestione degli amministratori, portando alla luce dei bubboni che sono effettivamente scoppiati poco tempo dopo, con tanto di clamore mediatico. Insomma, ero il classico grillo parlante che dava un po’ fastidio e più volte me lo fecero notare. Se poi dalle parole siano passati ai fatti, non lo so, ma ci ho rif lettuto spesso da quando mi è capitata questa tegola che ha rovinato la mia attività e la mia famiglia”. Come descritto nell’ultimo numero, infatti, mancando improvvisamente il terreno sotto
i piedi, la Erredi dovette chiudere i battenti e, per rientrare dei debiti, a Negrin fu pignorata l’abitazione principale. “E’ il modo poco limpido con cui mi misero spalle al muro a farmi sospettare - chiude Negrin -. Obbligarono infatti i miei genitori a prestare una garanzia enormemente superiore alle loro proprietà ed a quanto concordato (50 milioni di lire, ndr), ed ho già dimostrato che il contratto fu completato e contraffatto successivamente dalla banca. Ciononostante ancora non ottengo giustizia.”
società
223 del11 novembre 2011 pag12
numero
Pronto soccorso: una serata in diretta
Un crocevia di nazionalità e di sofferenze. Di italiani e stranieri con le loro famiglie allargate. E un giaciglio per i senzatetto
di Gian Maria Collicelli
G
iovani che parlano, ridono, qualcuno che guarda la televisione. Uno scenario a cui bisogna aggiungere il fatto che molte di queste persone sono cittadini stranieri, più della metà, abitano la stessa città, Vicenza, e per alcune sere all’anno si ritrovano, loro malgrado, a condividere la medesima stanza, la sala d’attesa del Pronto soccorso dell’ospedale “San Bortolo”. Un luogo affollato, come ogni pronto soccorso, a ogni ora, in tutte le stagioni. Ecco perché lo sguardo sulla società che cambia, passa anche per di qua. Per i volti che s’incrociano: occhi che hanno visto tre continenti diversi, dall’Europa all’Africa all’Asia. Per le storie che si ascoltano: padre e figlia che litigano, comunità di connazionali che se la ridono, senzatetto che trovano un rifugio sicuro al riparo dalla pioggia e dal freddo di un autunno inoltrato. E per quello che succede in quei 60 minuti che rimango in loro compagnia: un viavai di persone, ne passano circa 30 nell’arco di un’ora, e tra qualcuno che legge, chi ascolta la musica e chi fa combriccola in gruppo, c’è pure chi guarda i politici in tivù commentando i fatti del giorno e rinforzando le proprie convinzioni partitiche, neanche fosse seduto sul divano di casa. Vicenza, ore 23 di lunedì sera, 7 novembre. Nella sala d’attesa dell’ospedale, grande una sessantina di metri quadrati, di sedie vuote non se ne vedono molte. E forse la causa è anche la pioggia battente, che fuori sferza le strade e rompe il silenzio della notte, ma consegna pure un po’ di lavoro-extra agli infermieri
che si trovano a dover fare i conti con una serie di arrivi e una lista d’attesa mai azzerata. Arrivato da poco, mi siedo vicino ad altre 17 persone che, prima di me, hanno varcato l’ingresso dell’Ulss 6 via Rodolfi. C’è chi legge, chi ascolta la musica, chi ride e parla in gruppo. Due persone, sedute sulle sedie da ricovero, un po’ dormono e un po’ guardano fuori dalle vetrate. Una di loro, barba incolta e vestiti logori che non tradiscono, è un senzatetto, e al riparo della pioggia chiude un occhio sotto la coperta dell’azienda sanitaria. L’altra, invece, è una signora anziana. Senza contare loro due, che probabilmente in quelle sedie avranno poi passato tutta la notte, delle 15 persone rimaste e che siedono nella stanza 8 sono, almeno per l’aspetto, di origine straniera. Non sono anziani, ma giovani, come la gran parte di chi occupa quella sala. Qualcuno è dolorante e lo si vede, molti altri invece sono lì ad aspettare un parente, un amico o un compagno che sono già stati presi in carico dal personale in camice bianco o blu. Tutti, in ogni caso, seduti da qualche ora. “Sono arrivato da due ore – mi dice uno dei due giovani italiani che ci sono in sala – ho fatto un incidente e ho distrutto la macchina, sono venuto qui perché ho un dolore al collo. Ma penso ci sia stato più di qualche incidente stasera, perché continuano a uscire dalla porta di servizio con il collare addosso”. In effetti, in un’ora, dalle 23 a mezzanotte, di collari bianchi che ingessano i movimenti e tradiscono un dolore nascosto, se ne vedono passare quattro. “Sarà per via del maltempo” sentenzia il giovane. Difficile dargli torto se, pochi minuti dopo, vengo a sapere che pure tre giovani immigrati dallo Sri
Lanka sono lì ad accompagnare un loro connazionale coinvolto in un incidente. Intanto, però, a intervalli non regolari, un infermiere fa capolino dalla porta dell’area operativa e chiama i pazienti in attesa. Al primo nome che fa, si muovono in 5: tutti immigrati e arrivati in gruppo, come i tre giovani di prima, ad accompagnare uno di loro. Genitori di comunità, famiglie allargate che noi chiamiamo nonni, zii e cugini e che loro cementano in rapporti tra connazionali. E il viavai continua, in un consueto lunedì notte. Arriva una famiglia con la madre che regge un bambino di pochi mesi. Poi è la volta di un anziano, accompagnato dal figlio, quindi
di un’altra famiglia, anche loro cittadini stranieri con un bambino nel passeggino, e pure una coppia di giovani dai lineamenti orientali. Qualcuno rimane in attesa per pochi minuti, altri per ore, come il giovane dell’incidente che viene da un Comune dell’hinterland o altre due coppie di donne che attendono di avere notizie dai propri cari. Tutto quel tempo, se non c’è dolore, passa anche grazie alla televisione: dei due schermi appesi alle pareti della stanza, uno solo è acceso. Sintonizzato su Raiuno, per “Porta a Porta”. Ma poi, dopo pochi minuti, complice una nuova chiamata degli infermieri del San Bortolo, che portano nei meandri dell’ospedale una decina di persone in un sol colpo, a
guardare la televisione restano in tre: giovani, di diverse nazionalità, e tutti stranieri. Mi associo a loro, nella contemplazione delle rassicurazioni sul futuro dell’Italia che una schiera di politici affida al salotto televisivo di Bruno Vespa, prima che, dopo pochi attimi, una porta si apra, i loro amici escano, i tre se ne vadano e così pure anch’io. E allora, le parole di quella scatola nera rimbombano vuote nella sala d’aspetto, senza trovare nemmeno un paio di orecchie disposte ad ascoltarle. Quasi un presagio dei fatti molto meno tranquillizzanti di martedì in un’altra sala, più lontana dal mondo reale di quella del San Bortolo: la Camera dei deputati.
INGROSSO CANCELLERIA VICENZA Cancelleria – Toner Computer - Fotocopiatori Arredamento Altavilla (VI) Via Lago di Tovel 51 Tel.0444-347061 – Fax 0444-335565 e-mail:icv@icv-vi.com
società
223 del11 novembre 2011 pag13
numero
Peroni e Stella con Paola Concia Più attenzione ora a Vicenza per omosessuali, bisessuali, transessuali e coppie di fatto
di Federica Ceolato
è
prossima l’inaugurazione a Vicenza di un’associazione pronta a lavorare sulle difficoltà e sulle necessità che le persone omosessuali incontrano nella vita di tutti i giorni. Venerdì 18 novembre presso la circoscrizione 6 sarà presente alla serata anche Paola Concia, onorevole del Partito Democratico, dal cui matrimonio omosessuale uno “storico” espo-
nente locale del PD, Luciano Parolin, aveva tratto spunto per polemizzare lo scorso agosto. «All’interno del partito ci sono sensibilità diverse – spiega Enrico Peroni, segretario cittadino del Partito Democratico di Vicenza che aveva sconfitto proprio Parolin nelle elezioni interne - soprattutto da una generazione all’altra, ma è chiaro e compatto il percorso intrapreso contro l’omofobia e il riconoscimento delle coppie di fatto». Tematiche queste che verranno affrontate anche dalla nuova associazione D.E.L.O.S. (diritti, eguaglianza e libertà di
Enrico Peroni, segretario Pd di Vicenza e fondatore di Aletheia
orientamento sessuale). «Negli ultimi mesi sono accaduti molti fatti in città – racconta Mattia Stella, presidente di Aletheia, finora l’unica associazione sul territorio che si è occupata di tutela dei diritti contro le discriminazioni nei confronti di Gay, Lesbiche, Bisessuali e Transessuali – e anche grazie ad una maggiore visibilità sui media locali, le presenze al gruppo sono quasi raddoppiate. Per questo ci fa piacere che ci sia un’altra associazione che lavori per venire incontro alle richieste del popolo GLBT vicentino. Tanto è il lavoro che ha svolto Aletheia in questi anni e molto c’è ancora da fare, anche con l’aiuto di D.E.L.O.S.». Una presenza più forte e capillare sul territorio di gruppi che si occupano di questioni legate all’omosessualità potrebbe anche favorire una maggiore predisposizione a dichiarare il proprio orientamento sessuale e, quindi, a viverlo con più serenità, nella famiglia e nel lavoro. «E’ difficile e doloroso non poter essere completamente se stessi, qualunque sia l’aspetto che non si possa mostrare con trasparenza per paura di non essere accettati – spiega Peroni. Dichiarare la propria omosessualità non è un obbligo, ma una scelta, dettata dalla sensibilità di ognuno e dalla volontà e capacità di sostenere le eventuali ripercussioni. Una scelta che dipende anche dai contesti e dalle situazioni lavorative che ognuno vive».
Paola Concia e Ricarda Trautmann L’Europa insegna, in questo caso, dal momento che le coppie omosessuali godono di diritti civili sempre più estesi. «In altri paesi UE – prosegue Stella – esistono diritti che in Italia purtroppo sono ancora ‘clandestini’: il riconoscimento delle coppie di fatto, i matrimoni e le unioni civili anche tra persone dello stesso sesso, la legge contro l’omofobia, le garanzie su lasciti e testamento. Diritti che la società italiana, ormai cambiata, aspetta da tempo. Diritti che non sono una moda, ma un segno di civiltà, e che si evolvono con la società». Una società oggi in crisi, si sa, non solo a livello economico, ma soprattutto nei valori. Concetti come diversità, aggregazione, empatia spaventano e allontanano. «L’esclusione degli individui non permette di crescere – puntualizza Peroni – né culturalmente né economi-
camente. Anche l’adesione alla campagna di raccolta firme per cambiare la normativa sulla cittadinanza e introdurre il diritto per le persone di origine straniera va nella stessa direzione. Inclusione, contaminazione e mettersi insieme sono le parole d’ordine perché una società possa progredire e vivere meglio».
Mattia Stella, presidente di Aletheia
Lo schiaffo dell’insegnante e gli schiaffi alla scuola (f.c.) Di insegnanti che perdono le staffe se ne sente parlare sempre con più frequenza. I casi diffusi dai media però non esauriscono i dati reali perché spesso la conoscenza di tali episodi resta di proprietà di “pochi intimi” , diventando voci di corridoio. Quanto è avvenuto recentemente presso una scuola media di Vicenza torna a far discutere gli ambienti scolastici e a far rif lettere sul disagio diffuso che la scuola vive, di cui lo schiaffo all’alunno irrispettoso ne è una conseguenza. Conseguenza di un’istituzione martoriata dai tagli, in balia dei continui cambiamenti ad opera delle diverse politiche dei governi che si succedono, che perde di credibilità giorno per giorno. Così verrebbe da motivare la tensione, il senso di anarchia e
il clima quasi nevrotico che si respirano in molte scuole del vicentino. In realtà la responsabilità non è solo della politica, ma va cercata anche all’interno della scuola stessa, da chi la scuola la fa, a partire dai docenti. Fino a pochi anni fa il bagaglio professionale dell’insegnante consisteva prevalentemente in una solida preparazione della materia insegnata, cui si affiancavano una sufficiente capacità relazionale e un atteggiamento idoneo al ruolo. Oggi le cose non sono più così e per rispondere adeguatamente ad una società sempre più articolata e, quindi, a studenti sempre più complessi, al docente vengono richieste doti e capacità di gran lunga superiori. La gestione della classe è una di queste, tra le capacità più importanti
e più difficili da sviluppare. Gestire la classe non significa esigere il mantenimento della disciplina, ma adottare azioni, scelte educative e progetti didattici per promuovere l’interesse, la motivazione e la partecipazione degli allievi per stabilire un ambiente di lavoro produttivo, di fiducia e rispetto reciproci. La realtà sociale della classe condiziona inevitabilmente il lavoro dell’insegnante e concorre a definire le competenze necessarie per gestirla. Senza riferimento al fatto specifico, ma estendendo il problema al panorama scolastico, oggi all’insegnante è richiesto prima di tutto un solido equilibrio psico-emotivo per affrontare e non cedere alle provocazioni, ai tentativi di prevaricazione, alle prese in giro cui sono soggetti all’inter-
no delle aule, spesso quotidianamente. Il docente è l’adulto autorevole, che si conquista, giorno per giorno, la fiducia e la stima dei ragazzi, che costruisce relazioni positive anche nei casi più problematici, che instaura un clima propositivo (non di controllo) di guida all’apprendimento, che padroneggia la comunicazione non verbale, che adotta uno stile di insegnamento partecipativo, coinvolgente e intenso. A parole sembra facile, ma come tradurle nei fatti quando ci si trova davanti ad una classe che non rispetta alcuna regola, in cui sono presenti alunni ripetenti “recidivi”, situazioni familiari disastrose? Chi scrive risposte non ne ha, ma forse la scuola dovrebbe preoccuparsi anche di conoscere più da vicino l’universo dei
giovani, a partire dalla loro umanità, dalle loro difficoltà, dai loro linguaggi, dal loro percorso personale di scoperta e di crescita, staccandosi dalla didattica tradizionale e adoperandosi con passione, impegno e studio delle problematiche contemporanee.
ambiente
223 del11 novembre 2011 pag14
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Discarica tra Monte di Malo e San Vito: Opportunità economica o bomba ecologica? di Andrea Genito
S
arà la Regione, nei prossimi giorni, a doversi pronunciare sulla discarica in località Vanzi, al confine tra i Comuni di San Vito di Leguzzano e di Monte di Malo. Un’ipotesi che spaventa anche tutti i residenti a valle, tanto che il comitato spontaneo di protesta ha raccolto adesioni fino a Cornedo e Valdagno, portando le firme a Venezia. Sul versante opposto c’è invece la Monte Verde srl, impresa di Montecchio Maggiore che ha praticamente acquisito i diritti di sfruttamento di un’ex cava di bentonite e che, appunto propone di trasformarla in discarica pubblica. Progetto che, secondo la Monte Verde, rappresenterebbe anche una possibilità di risanamento di quel territorio a lungo sfruttato fino a qualche anno fa e poi abbandonato con decine di scavi
a cielo aperto.”Invito chi protesta, magari perchè fuorviato da esempi di impianti mal gestiti, ad osservare analiticamente le carte”, sottolinea l’architetto Andrea Treo, progettista della discarica, cui fa eco l’azienda che dovrebbe realizzarla. “Siamo certi che riusciremo a far comprendere i benefici ecologici ed economici per i Comuni interessati- spiega Caterina Meneghini, Amministratore Unico della Monte Verde srl- saranno difatti conferiti in discarica rifiuti costituiti per il 95% da terre da scavo e bonifica, materiali inerti e scorie da inceneritore urbano; per lo più, comunque, materiali dal basso impatto ambientale. Sull’altro piatto della bilancia c’è il nostro impegno al controllo trentennale dell’area, con conseguente indotto derivante dalla necessità di assumere personale per la gestione della discarica”. Ragioni che non convincono affatto chi protesta, come Lucia Dellai, portavoce del Comitato No-Discarica: “noi siamo invece molto preoccupati
Il Comitato No Discarica per l’impatto ambientale di questa opera. Questo progetto ci è stato presentato ufficialmente a fine agosto, dando scarsissima pubblicità in un periodo ancora feriale. Chiaro l’intento di sollevare meno polverone possibile, anche perchè tra l’altro c’erano appena tre settimane per fare osservazioni in merito”. La preoccupazione dei residenti poggia proprio sulla natura stessa del territorio prescelto, che risulterebbe essere molto fragile ed instabile, anzi soggetto a smottamenti e frane, come successe nell’ alluvione del primo novembre 2010. “Oltretutto non sono state offerte garanzie complete riguardo la tipologia dei materiali da depositare- sottolinea la Dellai- li definiscono “non pericolosi”, ma in realtà sono potenzialmente inquinanti. Stiamo infatti parlando anche di percolato, che secondo stime della stessa Monte Verdi verrà mediamente versato per 776.000 litri all’anno. Chi dà la certezza che queste sostanze tossiche non contaminino le falde acquifere e la sorgente sottostanti, che riforniscono di acqua fino alla provincia di Padova? A non convincerci poi è la società che sta dietro quest’opera: abbiamo indagato e ci sono troppi punti oscuri.” Tutt’altro che secondari sarebbero i problemi legati alla viabilità: non per ciò che riguarda la strada principale che collega Malo a Schio, bensì per le rimanenti porzioni di Provinciali inte-
ressate al progetto, che risultano di difficile percorrenza per mezzi pesanti che dovessero servire la discarica, in quanto piene di curve a gomito e strettoie, prive di linea di mezzeria e con una frana tuttora in attesa di ricomposizione per mancanza di fondi. “Anche il normale traffico, nei momenti di passaggio dei camion (ne sono previsti minimo 20/30 al giorno in andata e quindi poi in ritorno, ndr) verrebbe reso difficoltoso- aggiunge Costante Pretto, sindaco di Monte di Malo, che appoggia le ragioni dei contrari alla discarica- da qui disagi e pericoli anche per scuole, negozi e ristoranti, per non dire dell’impatto sulla qualità dell’aria”. Il termine per le osservazioni sul progetto
è scaduto il 24 settembre scorso e le perplessità sottoposte dal Comitato hanno portato già ad un pronunciamento negativo sul progetto, da parte della Provincia di Vicenza. “L’evidenza è sotto gli occhi di tutti- conclude Lucia Dellai- questa volta, a differenza magari di quanto successo per il temuto megaelettrodotto in località Gamba (poi definitivamente cassato, ndr) oggi abbiamo dalla nostra le Amministrazioni locali, ma chi decide è la Regione. I timori restano, c’è un precedente simile nel travigiano: tutti contro la realizzazione di una discarica, che poi invece Venezia ha voluto ugualmente. Insomma vigiliamo e non molleremo affatto la presa!”
ambiente
223 del11 novembre 2011 pag15
numero
Acqua amara
A pochi giorni dal disastro che ha colpito la Liguria Legambiente Vicenza prova a ragionare su vizi e virtù della politica territoriale dei comuni vicentini e di quelli veneti
di Angela Mignano
I
n un momento in cui le alluvioni f lagellano il Paese il Veneto fa i conti con gli effetti della piena di Ognissanti del 2010. Il bilancio, per ammissione di gran parte dei tecnici è poco confortante. Le politiche per l’abbattimento del rischio sono poca cosa e lo stato dei corsi d’acqua rimane precario. Legambiente è una associazione che da anni denuncia una situazione difficile. «Molti problemi si perdono indietro nel tempo, ma situazioni del genere difficilmente potranno essere tollerate a lungo». Così dice Valentina Dovigo (l’intera intervista sarà visionabile su Vicenzapiu.com del 12 novembre), presidente berica di Legambiente che in queste ore organizza proprio a Vicenza un grande summit per parlare di dissesto idrogeologico. Dovigo che cosa pensa della giunta regionale e dei comuni veneti che a fronte del disastro dello scorso anno non hanno bloccato per sempre le nuove edif icazioni, non solo in zone critiche, ma anche in zone semplicemente vergini? «Penso sia un segnale, l’ennesimo, che la nostra classe dirigente non solo non ha incrociato i temi ambientali, ma non ha acquisito consapevolezza della necessità di un’inversione di tendenza, di una revisio-
ne profonda degli schemi politico-territoriali su cui è stato costruito lo sviluppo di questo territorio in questi anni». Vicenza, Bassano, Costabissara, Caldogno che sono solo tra gli esempi più lampanti, hanno puntato e puntano molto sulla espansione urbanistica. Quale è la f ilosof ia che sottende a scelte del genere? Sono in moltissimi tra esperti, studiosi ed accademici (Gigi D’Alpaos, Luca Mercalli, Mario Tozzi fra gli altri) che sostengono che da mezzo secolo se non di più in Italia la politica urbanistica la fanno i proprietari delle aree e gli immobiliaristi e non i comuni. Lei condivide questa linea di pensiero immortalata nel f ilm “Le mani sulla città”? «In realtà non c’è una filosofia reale, ma solo un’incapacità della politica di gestire secondo moderni criteri e l’incapacità di riposizionare i legittimi interessi economici secondariamente al bene collettivo». Vicenza vive una situazione particolare a causa di una provincia che presenta una connotazione idrogeomorfica particolare. Quali sono, sul piano pratico i rischi maggiori rispetto ai quali il Vicentino è esposto? Quelle del Veneto sono criticità consimili? «A Vicenza si sta facendo molto nel settore della protezione civile e del perfezionamento del sistema d’allarme ma tar-
dano ad arrivare quei ripensamenti rispetto ad un apolitica con una maggiore attenzione all’ambiente. Secondo i dati allegati al nuovo Piano Territoriale Regionale di Coordinamento la superficie urbanizzata del Veneto è aumentata nel periodo 1983/2006 del 12,41% e la crescita di quella di Vicenza è del 14,51%». In che modo la difesa del territorio può essere fattore di benessere e fonte di lavoro? «La chiave ambientale è l’unica che permette di rileggere la crisi che stiamo attraversando e formulare proposte trasversali in grado di fornire contemporaneamente soluzioni che siano economiche, sociali e miranti alla qualità ambientale. Realizzare interventi capaci di mettere in sicurezza il territorio italiano dal dissesto idrogeologico, oltre a prevenire la spesa di ingenti quantità di risorse per riparare i danni, può avere effetti positivi su ampi settori del sistema Italia». L’Italia è un paese a rischio idrogeologico, come si deve affrontare il problema? «Nel nostro Paese l’82% dei comuni ha nel proprio territorio un’area considerata ad elevata criticità idrogeologica. Un numero che dimostra chiaramente come il problema abbia una rilevanza assolutamente nazionale. Ma negli ultimi tempi si sono aggiunte anche le conseguenze dei cambiamenti
Valentina Dovigo climatici in atto; 300 millimetri d’acqua in sole 13 ore sulla città di Genova, 366 millimetri di pioggia in un giorno sul territorio della Lunigiana, 500 millimetri a Brugnato in provincia di La Spezia testimoniano come gli eventi estremi,
non sono più eccezionali. Forti piogge che cadono su un territorio sempre più vulnerabile a causa di una gestione sbagliata del territorio. Poi c’è il Bacchiglione. Per il quale è necessaria innanzitutto una nuova visione».
Alluvioni, tra marchettari dello sviluppo e lacrime di coccodrillo (m.m.) Domenico Finiguerra è uno dei pochissimi sindaci in Italia che ha capito da tempo che l’espansione urbanistica non è un bene anche quando porta soldi nelle casse pubbliche e che non è nemmeno un male necessario, ma una iattura tout-court. La cementificazione, il dissesto idrogeologico, la speculazione sono insolubilmente incernierati ai disastri dell’anno passato nel Veneto e a quelli di questi giorni in Liguria. E a tutti gli altri. Lo sviluppo è un tumore, lo sviluppo è un male, lo sviluppo è il male. Anche quando viene declinato col nome
economico di crescita, la quale è sempre e comunque accompagnata dal malaffare: questo ci dice la storia italica più o meno recente, ma non solo quella italica. E chi si definisce alfiere dello sviluppo è contemporaneamente un idiota, un terrorista e un ladro. Sarebbe stato bello e importante se i sindaci, i politicanti, gli appartenenti alle cosiddette élite dell’hinterland berico, al posto di blaterare vacue scemenze sui fondi, avessero parlato delle loro responsabilità e di quelle di chi li ha preceduti. Sarebbe stato importante se le parole di Finiguerra, primo citta-
dino di Cassinetta di Lugagnano nel Milanese, fossero state fatte proprie anche da lorsignori della provincia berica. C’è da sperare che l’intervento di Finiguerra, pubblicato sul suo blog personale, diffuso dal TG1 e ripreso su Vicenzapiu.com del 12 novembre possa far riflettere qualcuno. Ma sarà difficile. Se però tra qualche anno ci sarà qualcuno che mette al muro il politico o l’imprenditore di turno, perché incazzato per l’ennesima piena mortifera, a quel punto, per quanto la cosa sia orribile non ci saranno storie. Se la saranno cercata.
Domenico Finiguerra
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BassanoPiù Quindicinale di fatti, personaggi e vita bassanese
Direttore responsabile Giovanni Coviello
In edicola il venerdì
Il grappino
Saga Pedemontana
Campana Diesel
Ci hanno messo la faccia, la loro Non è un bel periodo per il Paese. Per questo l’intellighenzia veneta sostiene che la Pedemontana è una delle condicio sine qua non senza le quali non ci saranno ripresa e sviluppo. Un mantra vuoto prima che falso. Il loro mantra. Quel nastro d’asfalto, quell’abbitumata di caselli e optional cementizi è divenuto gioco forza una sorta di varco obbligatorio per uscire dalla crisi. E le contestazioni non mancano, molte sono ben argomentate. Ma la questione è più profonda. In queste ore la classe dirigente veneta, dagli imprenditori ai politici, dai banchieri ai professionisti, dai burocrati ad un pezzo del sindacato, ci mette la faccia. Se i tempi saranno più lunghi, se i costi saranno maggiorati di un solo centesimo, se un solo subappalto sarà impregnato dall’odore delle mafie e se il Veneto qualche anno dopo la fine dell’opera non supera la crisi, lorsignori la faccia la perderanno. Indipendentemente da responsabilità, distinguo e questioni di opportunità la storia farà strame dell’eredità di lorsignori. E ancora, la legge grazie alla quale la Spv ha trovato una corsia preferenziale è rozza, mal scritta, borderline rispetto alla Costituzione, non tiene conto di tutte le istanze del territorio. Ed è nata solo perché protetta dalla cortina di ferro della democrazia rappresentativa, che in barba agli indipendentismi e agli aneliti del governo del territorio e della democrazia diretta, la protegge dai rilievi e dalle contestazioni dal basso.
di Marco Milioni
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d aprile ha lasciato la storica carica di presidente dell’Associazione italiana calciatori ma non è stata certo la sua passione per il calcio a dare le dimissioni. Il cuore di tifoso di Sergio Campana è sempre diviso a metà tra Lanerossi Vicenza e Virtus Bassano, cioè tra la maglia con la quale è diventato famoso e quella che invece rappresenta le sue origini. Il sabato al “Menti” a seguire i biancorossi e la domenica al “Mercante” per i virtussini. Quest’anno accomunati sin qui da un cammino non certo esaltante. Campana pensa positivo.
di Enrico Soli
DIRITTI DEI MALATI
WIKILEAKS
Prima di tutto
Pedemontana Continua a pag 7 ...
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È
attivo ormai dal 2009 un progetto virtuoso di collaborazione tra associazioni di volontariato che si occupano di salute e la Ulss 3 di Bassano del Grappa: le associazioni, unite all’interno di un coordinamento che prende il nome di C.A.Sa. (Coordinamento Associazioni in ambito Salute – Bassano), partecipano al protocollo di collaborazione stipulato con l’azienda sanitaria ULSS 3.
di Stefania Calledda
«
... C’è una parte del Paese che procede nell’ombra e che continua a sottrarsi all’opinione e al giudizio dei suoi cittadini. È l’Italia taciuta, non detta, che produce segreti, che coltiva rapporti sconvenienti, che si smentisce nei fatti. La stessa Italia che tuttavia non è sfuggita allo sguardo di WikiLeaks... ».
di Marco Milioni
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BassanoPiù terzapagina
4 del11 novembre 2011 pag3
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Risalita Virtus. Campana ci crede L’avvocato rinnova la fiducia a squadra e allenatore. E nel futuro vede ancora Diesel. “L’Associazione Calciatori non l’ho certo abbandonata: parlo sempre con Tommasi”. di Enrico Soli
A
d aprile ha lasciato la storica carica di presidente dell’Associazione italiana calciatori ma non è stata certo la sua passione per il calcio a dare le dimissioni. Il cuore di tifoso di Sergio Campana è sempre diviso a metà tra Lanerossi Vicenza e Virtus Bassano, cioè tra la maglia con la quale è diventato famoso e quella che invece rappresenta le sue origini. Il sabato al “Menti” a seguire i biancorossi e la domenica al “Mercante” per i virtussini. Quest’anno accomunati sin qui da un cammino non certo esaltante. Campana pensa positivo: “Fino a pochi giorni fa i miei due amori calcistici erano entrambi in fondo alla classifica. Il Vicenza sta cominciando a risalire posi-
zioni; spero che adesso lo faccia anche il Bassano”. Quella dell’avvocato bassanese però non è un semplice augurio da sostenitore dei colori giallorossi: “Per i valori che ha la squadra, la determinazione, la compattezza, per la guida sicura di Osvaldo Jaconi e la serietà della società ho fiducia in una ripresa del Bassano”. Neanche a Campana, così come a tutto l’ambiente giallorosso, è piaciuta la direzione arbitrale di Bassano-Siracusa, ma l’avvocato guarda al bicchiere mezzo pieno: “Direi che è stato un inizio negativo anche a causa della infortuni. E comunque, avendo visto le partite, posso dire che alcune gare non meritavamo assolutamente di perderle”. Passando dalla squadra alla società: è credibile che l’attuale proprietà, dopo quindici anni di gestione, possa mollare tutto in caso di retrocessione della Virtus in Seconda
Divisione? Campana non ci vuole neppure pensare: “La dirigenza del Bassano si è distinta per la passione dimostrata non solo per la squadra di calcio, ma per la città intera. Non credo quindi che ci saranno ridimensionamenti”. Il 28 aprile scorso si è dimesso da presidente dell’Associazione Italiana Calciatori (l’ha sostituito il veronese Damiano Tommasi), che lui stesso aveva fondato il 3 luglio 1968: ora che non ha più questo impegno, che interessi coltiva il 77enne Campana? “Uscendo di scena, temevo qualche conseguenza sul piano psicologico, invece sto andando avanti sereno. Comunque non abbandono di certo l’Aic, anzi, la segue settimanalmente, confrontandomi con il mio successore Tommasi. Non intervengo mai sulle sue decisioni: semplicemente ho messo a disposizione la mia esperienza”.
Sergio Campana noninato dirigente onorario della Figc da Giancarlo Abete
L’Eldorado che fu C
di Erasmus
h e s u c c e d e a l l ’e c o n o n o m i a d e l l ’a r e a b a s s a n e s e , c o n s i d e r a t a u n ’e c c e l l e n z a n e l l ’e l d o r a d o d e l nord e st? L a d isoc cupa-
z ione aumentata del 12% r ispetto a settembre di un anno fa si at testa ben al d i là del l’8%, in linea con quella nazionale ma ben al
di là degli storici parametr i veneti. E che dire della non occupazione giovanile che veleg g ia sopra i l 23%, f uor i dai sempre r imarc at i pa r a me t r i eu r op ei? S e c r i s i c ’è , q u e s t ’a r e a è s t a t a colpita oltre misura. Non sono bastati gli inter venti di capitali stranier i che si sono impossessat i, di fat to e spesso tramite fondi di investimento incor porei, delle miglior i e più redditizie aziende del mandamento, nè i prev isti stimo li infrastr ut turali ( leggasi autostrada pedemontana il cui av v io era stato pompo sa mente a nnu nciato, pro -
pr io nella cit tà del Grapp a , d a l l ’a l l o r a P r e s i d e n t e della Regione Galan nel 20 0 6). I l s i s tem a t r ad izionale non f unziona più e la caduta non va r icercata f uor i dalle propr ie mu r a: r ig u a r d a s opr at t utto chi, da rappresentante di c ategor ie economiche e sind ac a li, ha c ont inuato nella tr iste litania che, e s s e n d o i m i g l i o r i , l ’e v e n t ua le contamina zione non poteva che av venire dal di f uor i. C orag g io! E’ ora d i sbaraccare se non si v uole rag g iungere la credibilità d e l l ’a t t u a l e c l a s s e p o l i t i ca.
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Marco Milioni m.milioni@vicenzapiu.com Segretaria di redazione Angela Mignano a.mignano@mediachoice.it Hanno collaborato a questo numero: stefania calledda federica ceolato gianmaria colLicelli lorenzo coviello renato ellero andrea genito angela mignano fulvio rebesani paolo mele SENIOR lorenzo scalchi giulio todescan adriano verlato nicola zaffaina
Stampa Centro Servizi Editoriali 36040 Grisignano Di Zocco (VI) V. Del Lavoro, 18 Tel. 0444 414303 Autorizzazione Tribunale di Vicenza n. 1201 del 1 settembre 2009 Associato Unione Stampa Periodica Italiana Copyright: Le condizioni di utilizzo dei testi e delle foto sono concordate con i detentori. Se ciò non è stato possibile, l’editore si dichiara disposto a riconoscere il giusto compenso. VicenzaPiù si avvale di opere d’ingegno (testi e fotografie) distribuiti gratuitamente con le licenze Creative Commons “Attribuzione”e “Attribuzione - Non opere derivate”. Ringraziamo tutti gli autori che ci permettono di utilizzare i loro lavori segnalando il nome o il link ad un loro spazio web personale. Per maggiori informazioni: www.creativecommons.it Giornale chiuso in redazione alle ore 12.00 di giovedì 10 novembre 2011 Tiratura: 13.000 copie
BassanoPiù libera
4 del11 novembre 2011 pag4
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Spazi autogestiti dai movimenti e con testimonianze sociali
I poveri possono “prendersi” i 61 alloggi comunali sfitti Lo stabilisce una sentenza della Corte Costituzione del 2007 che privilegia lo stato di necessità dei senza tetto
di Fulvio Rebesani*
C
ome avevamo preannunciato ai lettori di Bassano pubblichiamo i dati relativi agli alloggi sfitti di proprietà del comune di Bassano. Gli alloggi sfitti proprietà del comune di Bassano, in vendita e non, sono 61 pari ad oltre il 20% dei 304 appartamenti che costituiscono l’intero patrimonio abitativo comunale. I valori, riportati nella delibera di consiglio comunale, stanno ad evidenziare a qualsiasi inesperto come l’attuale amministrazione pensi soprattutto a liberarsi degli alloggi liberi svendendoli per non prendersi cura di essi e provvedere al ripristino di quelli che ne hanno bisogno. Prevedere la vendita di alloggi, anche grandi (ad esempio di 6 vani), a 30/60.000 € significa regalarli agli speculatori locali che potranno rivenderli a cifra doppia. Perché il sindaco Cimatti e l’assessore Breda non hanno fatto stimare gli immobili dall’Agenzia delle Entrate come prevede la L. 560/93 invece che proprio dagli uffici comunali e da Farmacasa, la vecchia “Farmacie comunali di Bassano del Grappa”, di cui il Comune stesso è socio unico? Probabilmente perché in questo caso la valutazione non sarebbe stata così “casareccia”. Meditate, gente! Meditate! C’è una responsabilità amministrativa erariale in questo lasciar degradare il pa-
trimonio pubblico. Non crediamo che il sindaco Cimatti o l’assessore Breda avrebbero gestito così i loro beni personali e nemmeno il sindaco Bizzotto o l’assessore e vice sindaco Giunta, tutti colpevoli alla pari per il degrado del patrimonio abitativo comunale. Probabilmente ciò é dovuto alla loro indifferenza rispetto a coloro (poveri e impoveriti) che avrebbero dovuto occupare quegli appartamenti. E non si dica che non ci sono soldi perchè abbiamo già illustrato come sia possibile reperire capitali attraverso una diversa distribuzione delle uscite. E poi noi ci riferiamo non solo a quest’anno o al 2010 ma al periodo 2008 e precedenti quando non era in atto l’attuale crisi. E il futuro? Ci sono le solite chiacchiere-bugie dei politici al governo di Bassano: le vendite servono ad ottenere risorse per fare la manutenzione degli altri alloggi e per realizzarne di nuovi. C’è poi la realtà, che viene sintetizzata in una domanda: perché l’attuale amministrazione, assieme al progetto di vendita non ha contestualmente presentato un piano per l’impiego dei ricavi? Non era necessario che si indicassero le cifre dell’impegno. Sarebbe bastato impegnare uno X% di quanto ricavato nella manutenzione, un altro Y% nelle nuove costruzioni e così via. Non é stato fatto non per una svista ma perché gli amministratori per i soldi che verranno incassati dalla vendita degli alloggi sfitti del comune di Bassano hanno nella testa
ALLOGGI DI PROPRIETà DEL COMUNE DI BASSANO SFITTI E IN VENDITA
altri impieghi: non scritti ma presenti nella loro testa. Che puo’ fare un povero di fronte a questo scandalo? La Corte di Cassazione nel 2007 ha stabilito in una innovativa sen-
tenza che il povero senza casa (ad esempio disoccupato sfrattato, o comunque chi non ha casa) può occupare un alloggio pubblico senza il consenso dell’ente proprietario (comune od altro) che lo tiene
sfitto. Lo stato di necessità, per evitare il danno che può derivare dall’essere senza tetto giustifica tale operazione. Fulvio Rebesani, segretario provinciale SUNIA Vicenza
ALLOGGI DI PROPRIETà DEL COMUNE DI BASSANO SFITTI
Cervelli go and back di Lorenzo Scalchi
«
Ho 22 anni, e mi sono appena trasferito a Parigi per motivi di studio. Starò via un biennio. Sono anni che saranno importanti per la mia vita. Stiamo parlando infatti di un periodo cruciale per la mia formazione universitaria ed umana. Questo periodo non lo vivrò in Italia, ma lo passerò lontano, in una terra, la Francia, molto simile e
molto diversa. E, in particolare, a Parigi anche se i motivi che mi hanno spinto ad andare all’estero sono prevalenti su quelli per i quali, poi, una volta decisomi, ho scelto Parigi.». Inizia così la telefonata con Luca Francon, uno dei tanti giovani del Vicentino che se vogliono “crescere” e se sono fortunati devono andare all’estero. In questi casi la notizia è quella ultimamente sempre più frequente: attenzione, ennesimo cervello in fuga! Nell’opinione comune quando si parte non si parte, ma si abbandona. «Falso! – reagisce il neolaureato -. In primo
luogo, la scelta di Parigi soddisfa il bisogno personale di trovare una scuola di ricerca che facesse per me, cioè con un profilo prestigioso in scienze sociali,. Sono andato a cercare quindi la particolarità, il meglio dell’offerta accademica. Non sono a Parigi per Parigi, ma per la scuola. In secondo luogo la scelta dell’estero è il motore di tutto. Amo l’Italia, la sua società e la sua vita politica. Ho studiato scienze politiche. Voglio continuare a farlo, e cercherò di costruire un percorso di studi che mi permetta di prepararmi al meglio, analizzando politiche
e politica. Ricerco l’estero perché credo che dall’estero si possa guardare l’Italia meglio, meglio nella sua totalità. Vivere all’estero mi mette nelle condizioni di comparare continuamente l’Italia agli altri paesi. Per individuare gli aspetti che funzionano e quelli da migliorare. Da fuori. E’ la mia personale scelta. E scommessa.». Con la fine del lavoro indeterminato e con la continua flessibilità del lavoro e della formazione accademica, gli studenti oggi hanno talvolta la possibilità, altre volte la necessità se non il dovere di specializzarsi
attraverso percorsi accademici e di vita, anche diversi. «Ma la scelta di andare all’estero – ne è convinto Luca Francon - non è originale se non la si inquadra nel mio obiettivo finale: tornare in Italia. L’estero mi serve per acquisire altre conoscenze, per comparare e focalizzare da lontano il mio Paese. Il mio scopo è far tutto questo per tornare a immergermi di nuovo nell’intricato ma bellissimo mondo del pianeta Italia.». Un cervello in fuga non fa più notizia ormai. Ma un cervello che torna forse sì.
BassanoPiù focus
4 del11 novembre 2011 pag5
numero
Vernissage pedemontano di Marco Milioni
M
entre a Roma, con lo sfondo del baratro finanziario, si consuma una delle più insidiose crisi di governo della storia repubblicana, a Romano d’Ezzelino nel Bassanese, big veneti e investitori europei scommettono sulla Pedemontana. Una scommessa che corre su un nastro d’asfalto lungo 95 kilometri e che potrebbe segnare l’ultimo atto di un centrodestra morente o il primo di un nuovo schieramento che non
vuole dimenticare piani e progetti scodellati assieme ai big del gotha economico-politico veneto, e ad alcuni big dell’imprenditorìa europea. Ieri a Romano d’Ezzelino durante la posa della prima pietra non si respirava l’aria delle grandi occasioni, la tensione, al di là dei discorsi ufficiali, era palpabile. E tant’è. Il quadro economico internazionale non è tra i più floridi. La regione, che comunque cofinanza il progetto privato commissionato al consorzio italospagnolo Sis, ha avuto il debito declassato. Wikileaks e l’Espresso non dicono niente di buono sullo stato di salute di Sacyr, la compagine iberica
titolare del 60% del pacchetto di Sis. La loro fonte non è di basso livello: è il segretario di Stato americano Hillary Clinton. L’argomento è spinoso, nei discorsi ufficiali non viene menzionato. Ma tant’è si prova a dispensare fiducia. Apre le danze il sindaco di Romano Rossella Olivo. Silhouette invidiabile, mise impeccabile, italiano così così e quel processo a carico per concussione per una storiaccia di ricatti in salsa municipale, che a mezza bocca “porta ‘na jella”... almeno a sentire burocrati e professionisti e mediatori d’affari romani assediati nelle seconde e terze file del parterre che fa un po’ lounge e molto sagra. E così tra collettoni in carton gesso e tacchi a spillo che infilzano congiuntivi come in una pratica sado-maso, il governatore Luca Zaia fa sfoggio della sua superiore, rispetto agli altri, capacità di tenere la scena. Prima di tuffarsi dai cronisti va a salutare i lavoratori vestiti di arancio e armati di gilet catadiottrico e elmetti in plastica, che si spera siano scudo per infortuni sul lavoro. Zaia dispensa battute, fa il piacione, ma dà ad intendere che è uno di loro. Si trova a suo agio con le telecamere, almeno quando sono amiche. E il leghista è paziente. Spiega a tutti che l’opera ha pregi innegabili: «sarà fonte di sviluppo in un momento critico», porterà «lavoro», decongestionerà il traffico che opprime due province al top della produzione «nella nostra regione». Funzionari, politici e astan-
Manifestanti “No Spv”
Manifestanti “No Pedemontana” ti del sottobosco nostrano plaudono. Sottolineano l’importanza e la modernità dell’opera, ma dimenticano che la Spv descritta come tanto importante interseca ben tre autostrade senza avere alcun collegamento degno di questo nome col sistema ferroviario. E dimenticano ancora che la provincia di Treviso (trazione integrale leghista), salvo ripensamenti dell’ultim’ora, ricorre al Tar contro la sua Pedemontana. Il Pd invece al momento tace. Ai piani alti è favorevole all’opera, ma non può dirlo. Ai piani bassi è invece contrario, ma non può dirlo ugualmente. Fuori i comitati che si oppongono alla Spv fanno sapere che non sono per il no a priori e che c’erano una marea di progetti già presentati che potevano andare, seppur
migliorati. E così parte il j’accuse: papocchio cucinato su misura per le fauci delle solite lobby, privatizzazione delle pubbliche vie tramite pedaggio, casse regionali pronte alla trasfusione vampiresca a beneficio di quelle private, spreco di suolo, inquinamento. Citano i loro dati e fanno la chiosa al conto economico del commissario Silvano Vernizzi «che tiene nascosti i conti più importanti». Il vernissage corre via veloce. I parcheggi come si erano riempiti di Audi, Bmw, Jaguar, Mercedes, Porsche e suv vari d’ordinanza, così si svuotano assieme alle auto blu. La prima pietra è stata posata. Solo il tempo (ne basta poco) dirà se si tratta di una pietra filosofale o della pietra dello scandalo.
Tante ragioni per il sì
Il parterre delle autorità (m.m.) C’è un pezzo della società veneta che reputa importantissimo il completamento della Spv in tempi certi e rapidi. Ma chi sono i sostenitori del sì? Lo schieramento è ampio ed eterogeneo. C’è un pezzo della popolazione, ci sono i grandi partiti di centrodestra Lega e Pdl, i centristi dell’Udc, pezzi importanti del Pd. Poi
ci sono le categorie produttive, i settori “moderati” del sindacato. Ma quali sono le loro ragioni? Il primo argomento riguarda la dotazione infrastrutturale del Veneto che viene definita in parte non adeguata alla capacità dei distretti. Distretti che in questi anni affrontano una durissima crisi; e per questioni
di contingenza finanziaria ma pure per carenze infrastrutturali. La Spv, secondo i sostenitori, può essere uno strumento di grande modernizzazione utile a spezzare questa sorta di circolo vizioso, soprattutto perché inserita in un contesto europeo collegato al cosiddetto V corridoio che dovrebbe facilitare lo scambio commerciale tra l’estremo occidentale e quello orientale del continente. Ancora, la Pedemontana, in contrasto con quanto sostengono gli ambientalisti e i comitati del no, viene identificata come un’opera che farà respirare l’ambiente perché toglierà il traffico pesante dai piccoli centri, il che andrà a favore soprattutto delle persone più esposte all’inquinamento come anziani e bambini. Secondo i sostenitori c’è un altro fattore che va preso in considerazione: la sicurezza. Un tracciato ben progettato e ben realizzato può favorire una diminuzione degli incidenti stradali. L’opera infatti collega il Vicentino (Montecchio Maggiore) a Spresiano nel Trevigiano. La Marca è tristemente nota nel Veneto per il
record di incidenti. Se si considera poi la scarsa fluidità e la pericolosità intrinseca della Postumia, si intuisce il beneficio che può arrivare anche da questo versante. Per di più fluidificare il traffico significa renderlo più rapido; il che è un beneficio indiretto ma
Luca Zaia all’inaugurazione
prezioso per le imprese. Sul piano economico poi il contributo pubblico erogato dalla regione veneta è poca cosa rispetto al totale dell’investimento, che raggiungerà una cifra complessiva di 2,4 miliardi di euro
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Strada facendo
Mentre la politica veneta si mette in posa per la posa della prima pietra della Spv, non si diradano i dubbi per l’opposizione almeno parziale della provincia di Treviso. Frattanto i comitati contrari all’opera chiedono invano spiegazioni su costi e opportunità dell’arteria. (m.m.) Che cosa pensa la politica veneta della Pedemontana? Mentre le istituzioni celebrano la posa della prima pietra a Romano d’Ezzelino, il sì dei grandi partiti è veramente un sì senza se e senza ma? Quale è lo stato di salute dei soggetti privati, a partire dal consorzio Sis, che dovranno completare l’opera? La regione è disposta ad una grande operazione trasparenza con la quale si rendano noti i dettagli economico finanziari della infrastruttura? E soprattutto l’opera è veramente necessaria ed è vero che ai privati è stata tolta gran parte del gravame del rischio d’impresa accollato alle casse pubbliche? Sono queste le domande che con forza si sono imposte sul tavolo della politica regionale proprio mentre la Spv emette i primi vagiti.
Celotto: al privato si toglie il rischio d’impresa La cosa che più salta all’occhio è il ricorso al Tar Lazio che la provincia di Treviso ha opposto proprio contro l’infrastruttura. Sembra un doppio carpiato ma la provincia della Marca, guidata dal Carroccio, una delle forze che assieme al Pd e al Pdl spinge di più per la Pedemontana, nutre una serie di pesanti dubbi sull’opera medesima (Vicenzapiu.com del 3 novembre). Nel ricorso al Tar che la stessa
amministrazione della Marca propone in ragione del pesante impatto ambientale che si genererebbe in alcune zone del Montello si parla infatti di «... grave pregiudizio che la strada realizzata in conformità al progetto approvato arrecherà al paesaggio e al territorio provinciale dalla stessa attraversato...». Si tratta di un ricorso ancora in piedi. La giunta al momento non risponde. E così mentre la politica veneta sarà chiamata a sciogliere dubbi e contraddizioni sullo sfondo rimangono i problemi sollevati dai comitati che a vario titolo si oppongono all’opera o al tracciato della Spv. In prima istanza c’è la questione del piano finanziario e della convenzione economica che regolano i rapporti tra pubblico e privato. I due documenti, pur allegati ad una delibera della giunta regionale del Veneto (è la 3858 del 3 dicembre 2004) vengono negati ai rappresentanti dei comitati con la motivazione che i documenti richiesti contengono il dettaglio di accordi fra parti private. Poiché però una delle parti è riconducibile in toto ad un ente pubblico, la regione veneta, i comitati sono sul piede di guerra e hanno chiesto le carte anche con una petizione popolare. In tal senso è intervenuto anche l’eurodeputato dell’IdV Andrea Zanon che ha intimato la regione di rendere note le carte poiché la mancata pubblicazione violerebbe alcune direttive europee (VicenzaPiù del 29 ottobre, pagina 3). Ma l’altro punto di frizione riguarda la necessità della strada nonchè gli oneri che
Francesco Celotto al centro della foto fra gli attivisti trevigiani che si oppongono alla Spv spetterebbero al privato, v isto che si tratta di un’opera di finanza di progetto in cui il manufatto realizzato con contributi privati dovrebbe ripagarsi con i meri pedaggi. «Questa non è una battaglia ideologica o peggio politica, ma una iniziativa basata sul buon senso, sui dati, sui riscontri, sul diritto e sulla necessità di dire no ad un modo poco razionale di concepire le infrastrutture. Per questo motivo da oggi e per il futuro si intensificheranno i nostri
sforzi». Questo è il pensiero di Francesco Celotto, portavoce del Mov imento a Cinque Stelle di Bassano del Grappa, uno dei tanti gruppi che si oppone al tracciato. «È stato lo stesso commissario regionale per la Spv Silvano Vernizzi - attacca Celotto - a spiegare che al privato comunque andrà garantita una remunerazione in caso di pedaggi insufficienti. Non si capisce quindi perché i profitti del privato debbano essere garantiti dall’erario regionale. Ser ve chiarezza e per
questo vogliamo avere tutte le carte che illustrano gli aspetti economici di una infrastruttura che allo stato è fonte solo di iatture, di devastazione e di sprechi. Soprattutto - chiosa Celotto - dopo le rivelazioni de l’Espresso sullo stato di salute di Sis-Sacyr nessuno ha voluto fare chiarezza sull’argomento. Si sta affidando o no una mega opera da tre e rotti miliardi di euro a un soggetto economicamente zoppo? E se sì con quali conseguenze per le casse pubbliche?»
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Da Panama alla Pedemontana, parla Stefania Maurizi, il “custode” italiano di Wikileaks di Marco Milioni
«
... C’è una parte del Paese che procede nell’ombra e che continua a sottrarsi all’opinione e al giudizio dei suoi cittadini. È l’Italia taciuta, non detta, che produce segreti, che coltiva rapporti sconvenienti, che si smentisce nei fatti. La stessa Italia che tuttavia non è sfuggita allo sguardo di WikiLeaks... ». È questo una dei passaggi fondamentali della presentazione di Dossier Wikileaks, il libro scritto da Stefania Maurizi, una delle croniste italiane più esperte per quanto riguarda il famoso database contenente informazioni super-riservate il quale ha fatto conoscere Julian Assange in giro per il mondo. Ed è proprio in uno dei tanti rivoli italiani che la Maurizi è andata a cocciare, come si dice in Toscana, nell’affaire Panama e nelle sue derivazioni spagnole che portano fino alla Sacyr e alle ombre sul consorzio che ha ottenuto la concessione per realizzare la Pedemontana Veneta: il fil rouge lo si trova su L’Espresso del 7 ottobre e su Vicenzapiu.com dello stesso giorno. «Quando si consulta con scrupolo - spiega la reporter
- un archivio come Wikileaks è in qualche modo normale che saltino fuori connessioni le più varie». Stefania in realtà in quel servizio più che di Pedemontana Veneta si parla dei rapporti, ancora da chiarire per molti aspetti, tra l’esecutivo italiano e quello di Panama. Spunta il nome del sempre presente Valter Lavitola e compare pure quello del premier italiano Silvio Berlusconi. Perché? «Dal momento in cui ho cominciato ad accedere ai cosiddetti cablo è normale che parte dell’interesse finisca sull’operato dei governi italiani nei confronti del resto del mondo. E tra le tante storie c’era pure quella di Panama, ma non è la sola ovviamente. Ad ogni modo quando è esploso il caso della latitanza internazionale di Lavitola cercare un suo record, come si dice in gergo, su Wikileaks è stato quasi automatico. Come è stato automatico cercare di capire che tipo di personaggio fosse il presidente panamense Ricardo Martinelli». È stato facile reperire queste informazioni? «Sì, dal momento che ormai è un anno abbondante che sguazzo in quel mare». Attorno a Wikileaks si è detto
di tutto. Dai rischi potenziali per la politica estera degli stati, ai rischi per fonti e confidenti, fino alla possibilità di essere strumentalizzati da questo o quel potere; tu che parere hai in merito? «Quei database sono fondamentali. Di eventuali controindicazioni se ne possono citare a bizzeffe, ma sta poi al giornalista agire con scrupolo e professionalità. Se si parte dal presupposto che all’opinione pubblica debba essere comunque negata una parte di una o più verità, allora siamo fuori strada. Grazie a quei file in molte occasioni si è avuta la certezza di comportamenti da parte di governi, autorità o uomini politici rispetto ai quali prima si poteva solo ipotizzare questo o quel comportamento. Un conto è sospettare una certa condotta sconveniente o un certo accordo sotto banco, un conto è vederlo radiografato nei documenti ufficiali». Alla fine per dare un senso ulteriore a questa tua ricerca tu hai scritto un libro. Che cosa succede quando lo presenti in giro per l’Italia? Che cosa si prova a raccontare politica e diplomazia viste in qualche modo dal retrobottega? «Il rapporto coi lettori è stimo-
La giornalista Stefania Maurizi lante, perché si ha la possibilità di dialogare andando in profondità. E poi hai il polso della gente, la quale
a pelle ritiene corretto e doveroso rendere pubblico quanto raccolto in quegli archivi elettronici»
Quell’arteria distrugge l’ecosistema I cittadini pagano due volte, economicamente e con un nuovo attentato alle risorse del territorio. Lo sostengono Irene Rui e Guido Zentile, ambientalisti “indignados”, in questo documento
G
iovedì è stato dato il via al cantiere della Pedemontana, un tracciato lungo 94 km, di cui 43 in trincea, 36 in rilevato, 14 in galleria, e uno su viadotto. 94 km per 6 corsie con relative complanari e raccordi, 17 aree attorno ai caselli autostradali per un totale di 200 milioni di mq sottratti alla pianificazione dei comuni e a rischio di cementificazione per poli logistici e commerciali. 94 km che devasteranno quel che resta della campagna della Valle Agno e del bassanese, che smantellerà aziende agricole e artigianali, oltre a zone residenziali; aziende costruite negli anni con il duro lavoro di imprenditori e famiglie, abitazioni costruite con i sacrifici di anni di immigrazione. Un’autostrada che distruggerà un paesaggio e il suo delicatissimo ecosistema, basti pensare all’area de “Le Poscole” a Castelgomberto, basti pensare alle colline che saranno bucate. Una galleria a doppia canna di 7 chilometri trasformerà la Valle Agno in una camera a gas. Un’autostrada
che si ruberà le nostre strade passerà infatti sulla Nuova Gasparona, un’opera pubblica regalata ai privati. Finanziata con il project financing, la concessionaria ne avrà comunque i benefici anche se il passaggio delle auto sarà inferiore a 24mila veicoli al giorno, poiché la Regione dovrà intervenire con propri, nostri danari con un contributo di circa 14 milioni di euro per 39 anni, fino al raggiungimento della soglia dei 40mila veicoli al giorno. I calcoli effettuati dimostrano che l’autostrada costerà circa 2,5 miliardi di euro, di cui un miliardo sarà pagato dalla Regione e il resto dai pedaggi. Il rischio per l’impresa è pari a zero e i cittadini sono condannati ad essere intossicati, a non poter usufruire di un servizio stradale libero (la Nuova Gasparona e la circonvallazione di Montecchio) e a pagare anche per un’autostrada che non vogliono. Un’opera che non è di pubblica utilità come si vuol far credere, poiché non serve ai cittadini ma al magazzino viaggiante, al just in time della delocalizzazione, ai
costruttori, agli immobiliaristi. E’ infatti, un’articolazione del corridoio V, un collegamento tra Vicenza e Treviso (parte da A4 Montecchio e arriva sulla A27 Treviso-Belluno) s’immette nel costruendo tratto A28 (Conegliano-Pordenone) e poi sulla Trieste-Udine o Gorizia per raggiungere la Mitteleuropa. Il nostro territorio non ha bisogno di ulteriore cementificazione, con gravi dissesti idrogeologici che grazie al cambiamento climatico e all’incuria del territorio sono già in atto lungo la pedemontana. Non c’è il coraggio di pensare ad un modello di vita diverso, ad una mobilità diversa che incentivi il traffico sulla rete ferroviaria attuale, o anche su acqua, invece che su gomma; che eviti ulteriore consumo del territorio con strade, capannoni o costruzioni, e utilizzi e riutilizzi l’esistente. E invece si continua con la vecchia logica immobiliarista per incentivare il mercato dei costruttori, un processo i cui disastri ambientali sono sotto gli occhi di tutti: Vicenza ieri, Liguria oggi. Il nostro territorio
è già sufficientemente ferito da costruzioni vuote ed abbandonate, capannoni edificati per ricevere incentivi, totem vuoti e lasciati all’incuria del tempo, da strade sotto utilizzate o non concluse, da cavalcavia lasciati sospesi in mezzo alla campagna. Bisogna pensare un concetto di riorganizzazione industriale, basata sul chilometro zero, produrre e consumare ciò che è prodotto nel territorio; è un atto di coraggio, un piccolo passo indietro che ci aiuterebbe a preservare il territorio e ad uscire dalla crisi economica. Ci si trova invece con nuove arterie che saranno intasate domani da nuove lottizzazioni, per aver bisogno di altre arterie dopodomani, cemento su cemento e non più ciliege di Mason, o asparagi di Bassano. Strade e edifici, per incentivare l’economia dei costruttori a scapito di aziende agricole e artigianali che saranno costrette a chiudere e ad emigrare; famiglie e lavoratori lasciate per strada senza un reddito, lavoratori
non più riciclabili nel mercato in crisi e ormai saturo. Un mercato in cui si è raggiunto - secondo i dati di “Veneto Lavoro” - un tasso di disoccupazione attorno al 9,8%. Occorre una diversa politica industriale non più improntata sul just in time di bassa qualità, ma sul recupero delle risorse ambientali e agricole, sulla filiera corta. Non si deve più permettere che aziende finanziate con fondi nazionali, regionali o europei svuotino gli edifici per delocalizzare la produzione all’estero e poi utilizzare le nostre strade e chiederne di nuove per reimportare la merce in pronta vendita come made in Italy, in sede. La Pedemontana è questo e fa parte di una vecchia politica industriale di 30 anni fa, che comporta danni per l’ambiente, esuberi umani; che genera rifiuti materiali e umani, a favore del profitto di pochi imprenditori a scapito dei piccoli conto-terzisti. Una logica che sta scoppiando e incide nel territorio. Irene Rui e Guido Zentile
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Ulss 3 e volontariato: sinergie in nome dei diritti del malato (s.c.) È attivo ormai dal 2009 un progetto virtuoso di collaborazione tra associazioni di volontariato che si occupano di salute e la Ulss 3 di Bassano del Grappa: le associazioni, unite all’interno di un coordinamento che prende il nome di C.A.Sa. (Coordinamento Associazioni in ambito Salute – Bassano), partecipano al protocollo di collaborazione stipulato con l’azienda sanitaria ULSS 3. Gli obiettivi del protocollo sanciscono principi e aspetti sinergici tra sanità pubblica del bassanese e le associazioni di volontariato che operano nel territorio. Un’idea che suggerisce la necessità di partecipazione attiva dei cittadini nei vari aspetti della vita pubblica, in particolare con riferimento alla salute e all’assistenza sanitaria: un’alleanza culturale e operativa che pone al centro il dialogo come necessità per il miglioramento delle condizioni del malato.
Appare innanzitutto centrale la nascita del coordinamento tra le associazioni, parte integrante dello stesso protocollo: non è semplice riuscire a trovare punti d’incontro tra realtà diverse, eppure il progetto di Bassano è espressione di una volontà partecipativa della popolazione che sa includere, piuttosto che escludere, superando diversità e scopi plurali. Finalità del protocollo, che si avvale anche della collaborazione dell’Associazione per la Tutela dell’ammalato di Bassano del Grappa, sono ascrivibili all’esigenza di favorire azioni coordinate e comuni di lavoro, rafforzando l’intesa tra servizio pubblico e cittadinanza, e alla rilevazione della qualità dei servizi promuovendone il miglioramento, e ovviamente avviare progetti di formazione ed educazione dell’utenza, oltre a puntare sempre più ad un’alta formazione che arricchisca il servizio sanitario. È da quest’idea di collaborazione
e comunicazione tra le parti, che nasce, cronologicamente ultima delle iniziative presentate, il progetto dell’Associazione oncologica San Bassiano di un secondo corso di formazione per volontari per il malato oncologico. L’associazione, dopo aver collaborato all’arrivo di varie figure professionali d’importanza strategica per il benessere complessivo del malato, nella struttura Hospice Casa Gerosa, ha deciso di puntare al territorio, venendo incontro alle famiglie: dal 2 novembre al 21 dicembre 2011, verrà ospitato nella sala riunioni del SERT (Palazzina “C” del Centro Socio Sanitario Mons. Negrin di via Cereria), organizzato in collaborazione con il Nucleo Cure Palliative - U.O. Cure Primarie dell’Ulss n.3, il corso gratuito per volontari oncologici a domicilio. Come ha dichiarato il dr. Stefano Zizzetti, medico palliativista e referente del Nucleo Cure Palliative dell’Ulss, “La collaborazione
con il volontariato è arricchente, formativa e socialmente utile”. Non è difficile credere che il futuro dell’assistenza sanitaria non possa far a meno di un continuo
dialogo con il volontariato locale, e speriamo che altre aziende sanitarie scelgano sempre più articolati e propositivi protocolli d’intesa con la cittadinanza.
In controtendenza la produzione alimentare a km zero e il biologico In Veneto il recupero dei saperi e dei sapori è anche un passo del riscatto dalla cementificazione
di Stefania Calledda
D
opo anni di prepotente affermazione dei modelli della globalizzazione, la decentralizzazione della produzione e il conseguente successo dei giganti multinazionali del mercato, la crisi economica ha rappresentato non solo una battuta d’arresto notevole, ma soprattutto ha messo in luce le contraddizioni del sistema, creando nuovi fenomeni di reazione allo stesso. È quello che è accaduto in campo agricolo: la produzione alimentare a chilometri zero, in particolare l’agricoltura biologica, rappresenta uno dei pochi settori in crescita, che registra sempre più l’attenzione dei consumatori. I cittadini del futuro intendono affermare un nuovo modello, con sempre più attenzione alla salute, con il motto “mangiare meno, mangiare bene”. La vittoria della qualità sulla quantità passa anche per il recupero dei
saperi e sapori tradizionali, puntando sul locale e su quanto il territorio può offrire, nel rispetto della natura e dunque della stagionalità e biodiversità. Anche in Veneto l’agricoltura biologica è sempre più un nuovo business ma anche una nuova cultura, il che ci fa pensare che uscire dalla crisi, significherà anche proporre nuovi modelli collettivi del vivere: la nostra regione è al secondo posto in Italia per numero d’importatori e preparatori biologici, guadagnando un primo posto per superficie biologica coltivata a vite. Sono 1600 gli operatori che costituiscono la realtà del biologico nel Veneto, con più di 1000 addetti alla produzione, mentre gli altri di occupano anche di attività di trasformazione e d’importazione. La provincia di Vicenza spicca per essere l’area veneta dove è più diffusa l’apicoltura biologica e con una maggiore densità per l’allevamento biologico di bovini da latte. Ma il biologico nella provincia berica significa anche cereali, viticoltura e colture foraggere. Inoltre,
quando bio è anche tipicità, non possiamo dimenticare gli oli DOP dei Colli berici e del Grappa e gli IGP dell’asparago di Bassano e delle ciliegie di Marostica. Proprio il bassanese si caratterizza per un certo riguardo verso il biologico, con fiorenti aziende a conduzione familiare che producono alimenti bio, nella continua ricerca di una sana dieta, nel nome dell’ecosostenibilità. Brulicano per Bassano del Grappa mercatini per il commercio del biologico, fattorie, aziende che s’ingegnano nei modi più disparati per “richiamare e coccolare” clienti attenti e fini acquirenti. Anche la ristorazione dell’area ha seguito questo nuovo trend nella produzione agricola, proponendo menu biologici e la “bio-trasformazione” è attiva anche in alcuni esercizi commerciali. E che il biologico si caratterizzi per essere soprattutto un nuovo modus vivendi che i dati indicano in crescita lo conferma la clientela, che per lo più combacia con quella fetta di popolazione fortemente interessata alla tematica
ambientale, dell’energia pulita, del rispetto e del recupero del territorio. Se in Veneto, senza nessun paradosso, la tragedia dello scorso anno ha aumentato la sensibilizzazione verso quei temi, bisogna evitare di far diventare il biologico solo una moda più costosa che alimenti solo un nuovo business per i soliti noti, magari con una nuova etichetta. Cominciando a saper distinguere che cos’è biologico. L’agricoltura biologica è riconosciuta secondo una ferrea normativa nazionale e comunitaria, oltre a essere
sottoposta a rigidi e periodici controlli. La certificazione Bios, l’organo di controllo per l’agricoltura biologica, attesta sicuramente la sicurezza e il rispetto dei parametri normativi dei prodotti del metodo biologico. Se però si è ancora diffidenti e si volesse approfondire il discorso, il sito della Regione Veneto dedica ampio spazio al tema e si può sempre fare riferimento all’AIAB Veneto, sezione regionale dell’Associazione Italiana Agricoltura Biologica * Rete degli Studenti Medi