VICENZAPIU.COM: Online il quindicinale diventa quotidiano con i commenti ai fatti del giorno - www.vicenzapiu.com
Vicenza
Cesare Nosiglia addio agrodolce pag 20
Contrà F. del Gambero, 26 0444 545378
il buon gelato artigiano
Vicenza e gli attuali proprietari. Preto tace pag 4
Vicenza Chiampo valley: Contrà F. del Gambero, 26 0444 545378 le incognite sul rilancio pag 14-15 il buon gelato artigiano
www.vicenzapiu.com
n° 201 5 novembre 2010 euro 1,00
e Arzignano - Montecchio
Quindicinale di fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Giovanni Coviello
In edicola il venerdì
VicenzaPiù prossimo numero in edicola venerdì 19 novembre
Dalle pieghe di Dirty Leather emerge il piccolo impero dei Maulucci
Niente futuro senza pubbliche ammende di Marco Molinini
L
’alluvione che ha colpito Vicenza ha dato la dimensione del dissesto, idrogeologico e morale, in cui versa la provincia, ma pure il resto del Paese. In questo momento si parla di emergenze. Ma sarebbe corretto, anche se non avverrà mai, che tra qualche settimana l’intera classe dirigente (politici, banchieri, imprenditori, burocrati, persone inserite nell’establishment) recitasse una volta per tutte il mea culpa e spiegasse, a sé stessa in primis, che ciò che abbiamo, come società vicentina, realizzato negli ultimi cinquant’anni è sbagliato. Continua a pag 23...
Mandiamoli a zappà che è meglio! di Paolo Mele Senior
C
hi l’ha detto che siamo alla frutta? Se non ve ne siete accorti qui hanno già sparecchiato da tempo e perfino spazzato le briciole da sotto la tavola. Per di più, come preannunciato da Tremonti all’alba dell’ultima manovra fiscale, “la ricreazione e finita!”. Continua a pag 23...
Fiume
di cemento Poche ciàcole
si fa in 5 www.vicenzapiu.com www.schiopiu.com www.montecchiopiu.com www.thienepiu.com www.bassanopiu.com
Informazioni e commenti quotidiani per tutta la provincia
D
Morire d’acqua
i analisi e contro analisi sull’alluvione che ha colpito il Vicentino sono pieni i media, incluso il nostro. Premesso che un particolare pensiero va a chi ne ha subito le conseguenze, la domanda che nessuno si è posto, al di là dei tempi corretti o meno di allertamento, è questa. Gestita l’emergenza, si rimane in attesa dei mea culpa anche da parte di chi oggi accusa dimenticando le cementificazioni a tutto spiano autorizzate nel passato, la causa del dissesto idrogeologico odierno. Ma soprattutto cosa si pensa di fare
per evitare che il disastro si ripeta al primo nuvolone che decidesse di fermarsi e svuotarsi di nuovo su Vicenza? Nel breve si può fare ben poco, se non mantenere un perenne stato di allarme. E poi? Se ci sono voluti pochi anni a occupare distese di verde, quanti anni in più ci vorranno per ricrearlo e per proteggere il poco rimanente? Ci vorrebbe subito un ripensamento dei piani territoriali anche per buttar giù capannoni ed edifici vuoti e riutilizzarne gli spazi in maniera ecocompatibile; data per certa una crisi decennale dell’economia,
che certo non farebbe stracciare le vesti a chi oggi quei parallelepipedi di cemento li possiede ma non li può mettere a reddito. E un piano parallelo, ma altrettanto urgente, per pulire i corsi d’acqua, costruire invasi e protezioni. Ma anche per impedire che nuove edificazioni (e quante ne sono ancora previste tra beghe politiche, legali e affaristiche?!) vadano a toccare ulteriormente gli ignoti equilibri della natura e delle falde. Se a Vicenza siamo ricchi d’acqua, evitiamo di morirne. Giovanni Coviello
l’intervista
201 del5 novembre 2010 pag3
numero
Centrale del Latte
L’anima è ancora vicentina Il direttore Alberto Bizzotto, bassanese di 49 anni, apre le porte del nuovo stabilimento. Proprietà torinese, patrimonio berico.
di Giovanni Coviello e Enrico Soli
D
i chi è oggi la Centrale del Latte di Vicenza? Non siamo una filiale della Centrale di Torino ma una società a parte, anche se controllata, una spa il cui socio unico da quest’anno è Torino. Aveva una piccola quota anche Granarolo che poi ha lasciato. Che differenza c’è rispetto alla gestione pubblica? Non sono in grado di parlare del periodo in cui la centrale era sotto il controllo dal Comune di Vicenza. Questa è una società privata che si confronta costantemente con il mercato e quindi cerca di soddisfare il cliente prestando attenzione al conto economico. Il gruppo di Torino come si colloca sul mercato? Nel corso del tempo ha coltivato una politica di espansione volta a valorizzare i marchi locali. Esistono tre stabilimenti di produzione di latte: Torino (circa il 50% del fatturato, che è di circa 100 milioni di euro), Rapallo (altro 25%) e Vicenza (il restante 25%). Tutte le aziende sono leader sul territorio, cioè vantano un marchio forte, con una tradizione da portare avanti. Per quanto riguarda la produzione di latte fresco siamo il secondo-terzo gruppo, ma se ci mettiamo anche lo yogurt gli altoatesini sono molto più forti. Il caseario è un altro mondo. Avendo il nostro core business nel latte fresco, è chiaro che siamo radicati nel territorio, diciamo a livello regionale, ma non tutta la regione. Qui a Vicenza ad esempio non arriviamo alla provincia di Belluno, seguiamo metà della provincia di Treviso e di Venezia e circa un terzo di quella di Rovigo. In pratica siamo dove si arriva con l’automezzo in tempi compatibili con l’apertura dei punti vendita. Non offriamo solo latte fresco, ma anche UHT, yogurt e panna. Da quando Vicenza è entrata nel gruppo, è diventata un punto di riferimento per alcuni prodotti, in particolar modo lo yogurt che ad oggi viene lavorato solo nello stabilimento di Vicenza Est. Si è deciso quindi di puntare sull’eccellenza vicentina. Ci tengo, perciò, a sottolineare che questa
è un’azienda con un’anima fortemente vicentina, per i dipendenti, i conferitori di latte e la tecnologia utilizzata. Qui di persone che vengono da Torino non ce ne sono. È una realtà locale che ha convinto un interlocutore a investire oltre 33 milioni di euro su di essa. Mi dispiace percepire ancora diffidenza attorno a noi, come se qui ci fosse un buco nero. Quanto pesa il Vicentino nella produzione del latte? Oltre il 70% del prodotto viene raccolto da un insieme ristretto ma non troppo di conferenti locali storici. In momenti di sofferenza ci rivolgiamo al mercato e
| Stabilimento di Vicenza
| Alberto Bizzotto
di quelle volte che non possiamo oggi il meccanismo dei prezzi, un avere delle sorprese. E comunque tempo regolato su base annuale, se non rispetta gli standard qualiora trimestre per trimestre, è un tativi previsti dalla legge e da noi elemento centrale delle nsotre stessi non viene scaricato. strategie, che devono adattarsi raCome è cambiata la tecnologia pidamente all’evoluzione del merper il trattamento del latte? cato globalizzato. Da questo punQuesto è lo stabilimento inauguto di vista la sinergia con Torino è rato più di recente nel nord Italia, importante visto che noi facciamo nel 2008, e quindi utilizza le teccirca il 35% del nostro fatturato nologie più avanzate. con il latte fresco, Per dirla in breve la mentre loro oltre il pastorizzazione non 50%, e spesso avè cambiata, il princivengono ‘scambi’ di pio è sempre quello, partite tra Vicenza, solo che dieci anni Torino e Rapallo, un fa i dipendenti lavoulteriore elemento di ravano in tuta blu, flessibilità, ma interoggi invece sono in no al gruppo. Il resto Qui non c’è camice bianco e dedel latte lo acquistia- nessuno da vono ‘solo’ premere mo sul libero merca- Torino bottoni. to spot. Noi tendiaQuanti sono i dimo a non utilizzare pendenti dello mediatori: andiamo stabilimento? alle fonti. E se anche dovessimo Sessantasette più nove collaborautilizzare un mediatore, le assitori interinali. curo che prima di essere scaricaChe parte occupate del mercato? to il latte viene controllato tante
Prendendo come bacino di riferimento il Veneto, le statistiche dicono che siamo al 7% con i volumi del latte fresco, al 4% con quelli del latte UHT e il 3,5% di yogurt. Quali sono gli altri produttori veneti? Una volta c’era una centrale per ogni provincia, adesso ne sono rimaste quattro: noi, Latterie Vicentine, Soligo nel Trevigiano e LatteBusche nel Bellunese. Ma non ha senso confrontare le vendite di oggi con quelle di dieci anni fa, quando questa azienda aveva il monopolio del mercato locale. Oggi il consumatore può scegliere: il mondo è cambiato completamente. E poi la nuova realtà del mercato del latte fresco anche in Veneto è fatta per il 25% da volumi che non portano la firma del produttore bensì della grande distribuzione (private label come Conad, Coop, Esselunga). A fronte di questa nuova situazione l’azienda ha dato la disponibilità a produrre per terzi, settore in cui abbiamo margini di crescita tali da sfruttare la capa-
cità produttiva attuale, pensata non per i volumi di oggi ma per gli obiettivi ambiziosi da raggiungere. Oggi la nostra vocazione va proprio in questa direzione, anche se verrà incrementata contemporaneamente l’attenzione al nostro marchio. Non a caso è differenziata la responsabilità marketing per le due linee, quella proprietaria e quella dedicata al private label. Quali sono le conseguenze dello sviluppo dei marchi della grande distribuzione? Innanzitutto grande confusione per i consumatori che si trovano di fronte a differenze di prezzi che arrivano anche al 50% su quello che tecnicamente è lo stesso prodotto. C’è quindi una crisi di credibilità. In questo settore, nel Veneto, l’anno scorso sono scomparsi circa 3-4 milioni di euro di valore aggiunto. E lo stesso era successo l’anno prima. È un mercato che vede più soggetti uscire che entrare: non c’è ricambio. Se rimaniamo è perché pensiamo di avere qualcosa di più rispetto agli altri. È una sfida nostra e di Vicenza. www.vicenzapiu.com
Direttore Responsabile GIOVANNI COVIELLO direttore@vicenzapiu.com Editore e pubblicità MANY MEDIA SRL Viale Milano, 17, Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 info@manymedia.it Redazione Viale Milano, 17 (VI) tel. 0444 923362 fax 0444 926780 redazione@vicenzapiu.com Direttore Editoriale LUCA MATTEAZZI l.matteazzi@vicenzapiu.com Segretaria di redazione Angela Mignano a.mignano@manymedia.it
Tel. (+39) 0542.646711
Caporedattore ENRICO SOLI e.soli@vicenzapiu.com ALESSIO MANNINO a.mannino@vicenzapiu.com
Autorizzazione Tribunale di Vicenza n. 1181 del 22 agosto 2008
Marco Milioni m.milioni@vicenzapiu.com
Associato Unione Stampa Periodica Italiana
Hanno collaborato a questo numero: Paolo Mele EMMA GRANDE ANNAMARIA DE CILLIS CARLOTTA BUOSI ANGELA MIGNANO Giornale chiuso in redazione alle ore 24,00 di mercoledì 10 novembre 2010
Stampa GALEATI INDUSTRIE GRAFICHE Via Selice, 187/189 - 40026 IMOLA (BO) - Italy
Copyright: Le condizioni di utilizzo dei testi e delle foto sono concordate con i detentori. Se ciò non è stato possibile, l’editore si dichiara disposto a riconoscere il giusto compenso.
VicenzaPiù si avvale di opere d’ingegno (testi e fotografie) distribuiti gratuitamente con le licenze Creative Commons “Attribuzione”e “Attribuzione - Non opere derivate”. Ringraziamo tutti gli autori che ci permettono di utilizzare i loro lavori segnalando il nome o il link ad un loro spazio web personale. Per maggiori informazioni: www.creativecommons.it
primo piano
201 del5 novembre 2010 pag4
numero
I silenzi di Preto sulla proprietà del club biancorosso Il neo-presidente non risponde ai quesiti di VicenzaPiù
di Marco Milioni
P
ur essendo da poco il nuovo presidente del Vicenza Calcio, Danilo Preto non intende spiegare alla città chi siano i veri proprietari del club biancorosso. Più nel dettaglio con una e-mail di pochissime righe inviate al sottoscritto, il numero uno della spa di via Schio ha spiegato che non intende replicare ad alcuni articoli apparsi su Vicenzapiu.com nei quali avevo posto quesiti specifici circa gli assetti societari e contestualmente avevo cercato di descrivere la cornice nella quale si starebbe materializzando una cessione del team biancorosso. Cessione che vedrebbe in pole-position una cordata guidata dall’av vocato capitolino Angelo Massone; e in seconda posizione, attualmente un po’ defilato, il senatore vicentino Alberto Filippi. Questioni sul tappeto In sostanza, che cosa si chiedeva al numero uno del club biancorosso? Su Vicenzapiu. com del 28 ottobre avevo scritto: «Conosciamo il nome del vecchio presidente Sergio Cassingena. Conosciamo il nome del vecchio amministratore delegato Danilo Preto che poche ore fa è divenuto anche nuovo presidente plenipotenziario. Ma i veri soci quali
sono? I vicentini questo non l’hanno mai saputo. Il Vicenza Calcio infatti secondo i dati di Infocamere aggiornati a ieri è posseduto in grandissima parte (ben oltre la maggioranza assoluta) da due società fiduciarie che occultano il nome del proprietario (o dei proprietari) reali. Tali fiduciarie sono la veneziana Pannorica srl e la Fiduciaria Vicentina srl; le quali nel dettaglio controllano in toto la Finalfa srl che a sua volta detiene il pacchetto di controllo del club sportivo.Ora la Pannorica non è una società sconosciuta. Il 19 maggio di quest’anno il suo nome spunta in un articolo de Il Giornale di Vicenza che ha al centro una maxi-inchiesta per riciclaggio condotta dalla procura berica. L’articolo, pubblicato a pagina 16, tira in ballo anche il presidente della squadra del Rettorgole, tal Maurizio Tollio, il quale stando al quotidiano non è indagato. Di più; Pannorica più volte spunta nell’ambito dell’inchiesta Aim Parco Città che vede tra i protagonisti anche Alberto Filosofo, ex componente del cda di San Biagio (GdV, 8 marzo 2010; pagina 14). Ancora la medesima società spunta nell’affaire Ristocenter che vede tra gli indagati Beppe Rossi, l’ex presidente di Aim (GdV del 20-11-2009, pagina 25). Lo stesso Preto
peraltro non è nuovo alle cronache giudiziarie. Il 16 ottobre 2009 infatti il GdV on-line dà notizia di una indagine della procura di Palermo. Questa de facto accusa Preto di avere custodito in modo illecito una parte dei beni mafiosi del clan Lo Piccolo. Uno dei più potenti della Sicilia. Più nel dettaglio gli inquirenti accendono i fari, tra le altre, sulla River srl che ha sede in via Pizzolati 104 a Vicenza. La società realizza o ha realizzato, almeno stando al suo poco curato sito (w w w. river.it), anche la stampa promozionale per il gruppo Sisa, del quale Preto è collaboratore di primo piano. Sempre allo stesso indirizzo, ov vero via Pizzolati 104, risulta la sede proprio della Finalfa, la srl che detiene il pacchetto di controllo del club biancorosso di via Schio. Ora sempre dalle visure della Camera di Commercio berica si appura che tra i soci di minoranza del Vicenza Calcio spa (sono azioni dal valore solo simbolico) ci sono alcune realtà importanti dell’industria vicentina. Tra le quali spicca la Zamperla, la thienese Munaretto e la Maltauro-Sipe (il tutto a meno di un caso di contemporanea omonimia del quale mi scuso già). Rimane da capire come mai nel pacchetto di minoranza siano presenti queste azioni “ad honorem”».
La giunta tace Non si tratta di questioni di poco conto. Soprattutto in considerazione del legame che in qualche modo accomuna l’amministrazione municipale di Vicenza (è la proprietaria dello stadio Menti) e la società sportiva (che paga l’affitto al comune). Ora Preto, fra le altre, siede pure nel cda della fondazione del nuovo teatro civico. Rispetto alle liason di Preto e al suo coinvolgimento in una inchiesta dai pesanti risvolti penali, la giunta comunale non si è mai espressa; né in termini di opportunità né di etica. Come mai? Massone e altre novità Su Vicenzapiu.com inoltre è stato posto l’accento anche sulla figura di Massone. In un post del 31 ottobre avevo infatti menzionato le peripezie del legale romano quando
quest’ultimo aveva rivestito la carica di presidente del club scozzese del Livingston. Più nello specifico avevo fatto riferimento a quanto, proprio sulle fortune del Livingston, era stato raccontato dalla stampa del Regno Unito. Ad ogni buon conto l’av vocato della capitale con una telefonata molto cortese a Vicenzapiu.com ha spiegato che qualora diventerà presidente del club vicentino farà senza problemi alcune precisazioni proprio rispetto alle fonti citate dalla nostra testata. Rimane il fatto che l’assetto della proprietà del Vicenza rimane un tabù per la stampa locale. Dopo le rivelazioni pubblicate sul nostro portale solo Il Gazzettino ha ripreso la questione, mentre gli altri quotidiani hanno completamente taciuto la novità.
primo piano
201 del5 novembre 2010 pag5
numero
Alluvione:
monito, lamento, coscienza | Così si presentava piazza XX settembre lo scorso lunedì 1° novembre (foto Buosi per VicenzaPiù)
di Enrico Rosa
A
lla fine non c’è che un senso di profonda vergogna per chi è in grado di guardare ai fortunali di questi ultimi giorni con mente aperta. L’alluvione che ha funestato il Veneto e in particolare Vicenza era scritta nelle cose. Non possiamo prendercela con gli agenti atmosferici. Le piogge di questi ultimi due giorni sono state abbondanti, ma non straordinarie. Allo stesso modo può capitare che i venti di Scirocco rallentino il decorso dei fiumi, specie quelli che scorrono da nord a sud. I disastri di cui ci lamentiamo non sono disastri naturali, ma sono eventi calamitosi spesso legati ad uno sfruttamento del territorio che contiene in sé i caratteri della eversività. Io ricordo assai bene un bellissimo servizio di VicenzaPiù firmato da Luca Matteazzi nel quale si documentava, dati alla mano, l’abnorme espansione edilizia che ha interessato la provincia di Vicenza sin dal primissimo dopoguerra. Il periodo preso in considerazione era il il cinquantennio 1951-2001. In quel periodo la popolazione è cresciuta più o meno del 30%. Il costruito invece è cresciuto del 325%. Si potranno fare tutti i distinguo che si
vogliono ma la cifra è da urlo. E la cosa è ancora più grave se si considera che l’analisi citata da Matteazzi prende in considerazione gli studi del Centro Idrico di Novoledo e quelli della Accademia Olimpica. Studi che a loro volta fanno la radiografia del triangolo d’oro berico ovvero di quella fetta della provincia compresa alla grossa tra Bassano, Schio e Vicenza. In quest’area, se si escludono le montagne, le aree edificate, almeno sino al 2001, ammontano alla mostruosa quota del 40% sul totale. Non c’è più verde. In tali studi poi non ci sono cenni sull’ultimo decennio che comunque è stato votato alla follia edilizia. E non ci sono cenni rispetto all’ovest Vicentino lungo l’asse che idealmente congiunge Valdagno, Arzignano, Montecchio e Lonigo, sulla cui condizione ambientale molto ci sarebbe da dire. Ma la betoniera immaginaria che incombe sul Veneto non si è mai fermata. Nel 2008 si celebrava il 500esimo anniversario della nascita di Andrea Palladio, l’architetto che aveva sintetizzato nelle sue ville la cifra dell’armonia tra uomo natura e costruito. In occasione della ricorrenza il Corriere della Sera descriveva la cornice ambientale attorno alle opere palladiane spiegando che: «il contesto in cui sorgono parte delle 4.270 ville sulle quali ha competenza l’Istituto regionale delle Ville venete, delle quali una trentina sono
state progetta da Palladio, sia stato stravolto negli ultimi decenni e sia a tutt’oggi sottoposto a improprie trasformazioni del territorio ... Le ville sono soffocate da industrie, svincoli stradali, capannoni, cave e attività al limite del lecito. Duemila di queste ville non sono vincolate e, in assenza di piani paesistici restano in un cono d’ombra». Ironia del-
la sorte questi due bei servizi venivano pubblicati proprio il primo novembre 2008. Due anni esatti in anticipo rispetto alla alluvione patita oggi da Vicenza. Sembra quasi che la natura ci avesse avvisato ... a mezzo stampa. E ironia della sorte tra poche ore i cattolici celebrano la giornata dei defunti. Quand’è che senza paura del
dio quattrino ci faremo un serio esame di coscienza? Il verde che abbiamo trasformato in denaro ci ha inevitabilmente reso la pariglia. Possiamo imprecare contro tutto e tutti, soccorsi indadeguati veri o presunti; emergenze mal gestite. Si può sbraitare quanto si vuole. Ma le cause sono altrove. Molte sono nella nostra coscienza.
| Corso Fogazzaro all’altezza della chiesa dei Carmini (foto Buosi per VicenzaPiù)
201 del5 novembre 2010 pag6
speciale
numero
Il bunga bunga cementizio di Marco Milioni
L
ascio ai corifei della catastrofe ogni commento più o meno peloso sul post alluvione, sull’emergernza, sul coraggio dei volontari, sui bollettini meteo bene o male interpretati, sugli schieramenti politici che smettono di beccarsi. Hanno il valore di un bicchier d’acqua rovesciato nel Bacchiglione in piena. Ogni oggetto, salvato, ogni capannone o attività industriale messa al riparo, ogni vita salvata, fosse anche quella di un bambino, sono zero rispetto al disastro perpretato negli ultimi cinquant’anni in nome del progresso e per conto del denaro. Un disastro descritto bene dai dati in possesso del Centro idrico di Novoledo o da quelli resi pubblici dall’Accademia Olimpica. Un disastro che si spiega in decenni di mala gestione del sistema idrogeologico del Triveneto. Le gambe su cui cammina questo disastro sono due. Da una parte l’incuria, i soldi spesi in opere insulse e pericolose come la Pedemontana e i suoi fratelli minori. I soldi sottratti ad opere utili per il mantenimento di un
equilibrio territoriale sempre più compromesso. Dall’altra c’è la smania di costruire e di fare affari che ha fagocitato ognuno di noi, ogni schieramento politico, ogni cricca imprenditoriale e bancaria. Cemento, capannoni, strade, lottizzazioni. Una crosta dura e artificiale ha ormai coperto, alla grossa, metà del territorio pianeggiante della provincia. Una mortifera eiaculazione d’asfalto che continua senza sosta. E l’acqua, alla quale è impedito di essere assorbita dal terreno un tempo sgombro, finisce addosso agli insediamenti umani, termine forse esageratamente buono per definire lo scatolame edilizio che con foga geometrile ha intasato ogni buco verde di questa terra che non ha più terra. Un’acqua che se non trova sfogo in aree golenali sufficientemente grandi, ci finisce addosso. Perché noi possiamo ingannare noi stessi con piani regolatori bugiardi e avidi. Ma non possiamo ingannare con questi la natura o la legge dei vasi comunicanti. I 400 milioni di euro spesi dal Veneto per
| Esondazione del Bacchiglione in contrà Chioare (foto Buosi per VicenzaPiù)
opere ambientali, parlo di quelli sbandierati dall’ex governatore Giancarlo Galan, sono nella migliore ipotesi un peto nel cosmo. Nella peggiore una fonte di intrallazzi e di commesse per gli amici degli amici. A partire dai parassiti senza volto che si an-
nidano nei consorzi di bonifica e loro assimilabili. Tra le comunità più colpite nel Vicentino c’è Cresole. Ma Cresole però non sta su Marte. Cresole sta a nord di Vicenza, nel comune di Caldogno. E Caldogno, come molti comuni dell’hinterland, in que
| Il segretario della Cisl Copiello e il parcheggio allagato della nuova sede del sindacato (foto VicenzaPiù)
sti anni è una delle municipalità che ha costruito e speculato dio solo sa come. Le persone finite sott’acqua a Cresole dovrebbero ricordarsene. Dovrebbero ricordarsi per esempio che il loro ex sindaco, e anche su di lui pesa la responsabilità morale di tutto ciò, è stato primo cittadino, consigliere provinciale, presidente della commissione cave e ora, dallo scranno di consigliere regionale, si permette di andare a Tva e pontificare sul nulla. Ora Costantino Toniolo è uno dei tanti. C’è un intero establishment nei confronti del quale serve una Norimberga politica. Adesso per giunta dagli stessi responsabili di questo scempio arrivano pure le proposte. Il bacino di espansione, la cassa golenale artificiale e altre corbellerie sotto vuoto più o meno spinto. Palliativi inutili nella migliore delle ipotesi. Nella peggiore sistemi più o meno criminali per cavar terra, ghiaia e argilla pagandola una pipa di tabacco per fare altre strade, altri capannoni, altre villette e palazzine in stile neokitsch cafone. Intanto la ghiaia, una delle materie prime che rende possibile ogni scorreria ai corsari del mattone continua a costare quasi nulla ai cavatori. Perché la regione non cerca le risorse cominciando a decuplicare le tariffe praticate agli estrattori? Magari inserendo una tassa di pari ampiezza sulle ghiaie importate? Mi aspetto un silenzio tombale in questo senso. Siamo vittime di un bunga bunga cementizio, ma mentre ci autof lagelliamo pare che la cosa ci piaccia.
201 del5 novembre 2010 pag7
speciale
numero
| In fila per dare una mano
| Volontari all’opera
| Piazza Araceli (foto Panozzo per Vicenzapiù)
201 del5 novembre 2010 pag8
speciale
numero
Sciacalli di destra I predecessori di Variati tentano di addossare al sindaco la colpa del disastro. Un’infamia
di Alessio Mannino
«
stritolati come sono dal cappio SpIl Pdl, anche se non del Patto di stabilità sui bilanall’unanimità (il consigliere ci, senza autonomia impositiva Zoppello si è dissociato), chiede (questo governo “federalista” le dimissioni di Achille Variati ha abolito l’Ici) e con poteri in seguito all’alluvione abbatdi intervento limitati? Poco tutasi su Vicenza. Il motivo? Il o niente. E infatti poco, anzi sindaco del Pd ha fatto notare niente hanno fatto i suoi preche senza fondi dello Stato e decessori di centrodestra che della Regione, governati dal oggi, da veri sciacalli, tentano centrodestra, le magre casse di di addossargli la colpa del diun Comune non possono rensastro. Che è sì naturale, se si dere concreta la prevenzione ragiona a posteriodi cui tutti ora si ri in un’ottica conriempiono la boctingente. Ma è anca. Siamo al “pioche umano, troppo ve, governo ladro”. umano, se si pone Alla logica del facimente alla barbara le capro espiatorio. cement if ic a zione Alla strumentalizche nei decenni il zazione dissennata paesaggio veneto quando ancora si Tutti vogliono ha subìto, senza piangono i primi uno sviluppo sosta e senza vermorti, interi quargogna, sull’altare tieri sono sfollati infinito del cosiddetto bee si contano i dannessere economico. ni, le case allagate, Dalla destra non le auto distrutte, le abbiamo mai sentito spendere vite alluvionate. molte parole, né tanto meno Il sindaco ha fatto bene a inmettere in pratica azioni e fatdividuare la responsabilità di ti, sulla necessità di porre un una mancata prevenzione urbafreno alla scomparsa del verde, nistica e ambientale nel taglio così prezioso per l’equilibrio delle risorse deciso dall’alto. idrogeologico. A onor del vero I Comuni cosa possono fare,
neppure dalla sinistra (ambientalisti a parte, e in particolare i più avveduti, guariti dall’infantilismo della crescita “sostenibile”). Il perché è presto detto: tutti, senza eccezioni, credono che lo “sviluppo” (più profitti, più costruzioni, più opere, più tutto) debba continuare all’in-
Variati ha ragione a puntare finito. Senza pensare che inil dito contro Stato e Regione: vece l’ambiente naturale non è perché sono questi i livelli deaffatto infinito, ma è qualcosa cisionali in cui si dovrebbero di finito, di limitato, che non fare, e non si fanno, una polipuò essere sfruttato, sconciato, tica di alternativa all’economia spompato in eterno. selvaggia e una seria politica di Per evitare simili catastrofi de-urbanizzazione. Non abbiaoccorrono piani di messa in simo bisogno di più zone residencurezza che abbiano un respiro ziali, centri commerciali, Tav e quanto meno decennale. E chi capannoni, ma il conè stato al governo trario. Non abbiamo di Vicenza nell’ulbisogno di costruire timo decennio? Ci ancora, ma meno. E’ risulta il Pdl asnecessario liberare sieme alla Lega. spazio, edificare meE in ogni caso, glio, ripensare la viasia chiaro, non Fa bene il sarebbe bastato. primo cittadino bilità e riqualificare l’esistente in funzioSarebbe servita ad accusare ne della qualità della una riconversioStato e vita, e non solo di un ne del territorio modello economicosu scala quanto Regione industriale impazmeno regionale. zito, in balia della Ha un bel dire l’ex finanza predona, che governatore Gianrincorre la crescita come uno carlo Galan che la sua quindistupido criceto corre nella ruocennale amministrazione ha ta. Questo nessuno, o quasi, ha finanziato 400 milioni di euro il coraggio di dirlo. Neppure il per la manutenzione delle aree sindaco Variati. Ma incolparlo sensibili. Contemporaneamendi una tragedia che ha molti pate, infatti, ha anche dato via dri, compresi coloro che adeslibera all’incessante colata di so alzano il ditino accusatorio, asfalto, mattoni e ciminiere che solo perché ha detto una verità ha sfigurato il Veneto e che è la elementare, è veramente un’invera responsabile della calamifamia. tà di questi giorni. Ecco perché
Online il quindicinale diventa quotidiano con i commenti ai fatti del giorno - www.montecchiopiu.com
www.vicenzapiu.com
Sindaco Gentilin, storia di un medico pag 12
Guà, il monito di Fracasso alla Regione pag 13
Ordinanza antidroga, dibattito aperto pag 10 e 11
Chiampovalley, Tamino scuote i conciari pag 14
Da Trissino paura per un nuovo inceneritore pag 15
Arzignano
Montecchio
Quindicinale di fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Giovanni Coviello
In edicola il venerdì
Dubbi e
Verde valle di Marco Milioni
C
omunque vada questi giorni saranno cruciali per capire quali saranno i destini della Valchiampo. Era questa l’opinione diffusa tra gli imprenditori che sabato scorso si sono riuniti al teatro Mattarello di Arzignano per discutere del futuro dell’ovest Vicentino dopo lo scandalo che ha colpito che ha colpito la concia. Ma la convention fortemente voluta dalla Camera di Commercio della città del Palladio arriva più o meno in concomitanza con altri due eventi importanti per il territorio: da una parte l’alluvione che ha colpito la provincia berica in più punti. Dall’altra l’intensificarsi delle azioni a sostegno dell’acqua come bene pubblico che hanno avuto tra i momenti salienti il convegno organizzato a Trissino dalla coop Canalete due settimane fa. La reazione Da un anno e passa un pezzo importante del settore pellame del comparto arzignanese è sotto lo schiaffo degli accertamenti della Guardia di Finanza che hanno messo nel mirino di fatto due imprese su tre. Una mattanza investigativa di proporzioni colossali sfociata in alcune inchieste della procura della repubblica: un giro volume d’affari pari ad un miliardo e mezzo di euro, arresti eccellenti, servitori dello Stato, imprenditori, faccendieri senza scrupoli hanno messo in discussione l’essenza stessa della immagine in vallata soprattutto dopo la puntata di Presa Diretta su Rai3. Continua a pag 14...
Green Valley
progetto Mattarello
Doctor Gentilin di Giovanni Coviello e Enrico Soli
L
e origini. “Non sono certo figlio del Sessantotto”. Provengo da una famiglia di operai, mio padre lavorava nella famosa Pellizzari Motori Elettrici. Mia madre lavorava nella filanda Frighetto fino a quando, nella seconda metà degli anni Cinquanta, è diventata conceria. Sono il terzo di tre fratelli: gli altri due hanno scelto la strada religiosa. Il più anziano, Giovanni, è impegnato come missionario da ventiquattro anni nella discarica di Manila, nelle Filippine. L’altro, appartenente ai canossiani, è
invece morto nel 1997 travolto dal cancello della chiesa in una borgata romana della quale era parroco. Anche io ho frequentato all’inizio degli studi liceali il seminario vescovile di Vicenza ma ho capito che quella non era la mia strada: il mio sogno era quello di diventare medico e i miei genitori mi hanno assecondato con grandi sacrifici. Nel 1967, dopo aver terminato il liceo classico, mi sono iscritto all’Università di Padova, Facoltà di Medicina. Non sono figlio del ’68, però. Mio padre è morto di malaria nel 1975 per un attacco di ma-
laria che aveva contratto nella guerra d’Africa quarant’anni prima. Io ero appena partito militare. Mi sono laureato dopo, nel 1976, ma andavo nei reparti dell’ospedale di Montecchio già dal 1973 per acquisire la pratica clinica visto che non potevo frequentare costantemente l’Università. La famiglia. “Mio figlio non viene mai in Municipio”. Mi sono sposato con l’arzignanese Maria Teresa Biolo nel 1974 dopo otto anni di fidanzamento. Allora non avevo niente, mentre mia moglie lavorava nella piccola azienda paterna
e anche mi ha aiutato a completare gli studi, così come hanno fatto i miei due fratelli. Nel 1976 è nata mia figlia Silvia, che mi ha fatto diventare nonno di Benedetta. Nel 1980 è nato Alessio che qui in Comune nessuno conosce perché è venuto una volta soltanto. Il lavoro. “Non sono stato capito subito dai colleghi”. Dal 1988 mi sono trasferito all’ospedale di Arzignano, stessa Ulss, la 5. Come medico pneumologo, all’inizio del primo decennio del Duemila, mi sono battuto in mezzo ad un mare di
difficoltà per portare la specialistica al capezzale dei pazienti. Lo rivendico perché non sono stato capito subito dai colleghi. Quindi ho portato a domicilio le visite pneumologiche, le prontoscopie e ho creato il servizio di pazienti che vivono attaccati ai respiratori nell’Ussl 5 ma a casa loro. Ecco perché c’erano tanti pazienti afflitti da Sla al concerto organizzato per loro con i più grandi nomi della musica italiana e con 20.000 persone a vivere una serata diversa. Continua a pag 12...
arzignano
201 del5 novembre 2010 pag10
numero
ORDINANZA ANTI-DROGA:
PARLA LA CITTA’ Cittadini di Arzignano divisi sulle misure adottate dal Comune per contrastare l’uso di sostanze stupefacenti.
di Emma Grande
I
dati parlano da soli: il Veneto è una delle regioni in cui si registra il più alto tasso di mortalità per incidenti stradali legati all’uso di sostanze stupefacenti, ed è anche tra quelle in cui si registra il maggior numero di utenti in trattamento nei Servizi per le Tossicodipendenze per uso primario di cocaina. Ad Arzignano il sindaco Gentilin ha emanato un’ordinanza con la quale vieta la frequentazione “al fine di prevenire e contrastare situazioni di degrado urbano”, di “luoghi pubblici o aperti al pubblico in stato di alterazione molesta derivante dall’assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope”. Vieta “parimenti al fine di prevenire e contrastare situazioni di degrado urbano” di “assumere sostanze stupefacenti o psicotrope nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. Pena una sanzione da 25 a 500 euro”. L’opinione pubblica si divide: in primis parlano i genitori, dato che la fascia maggiormente a rischio è quella compresa tra i 20 e i 24 anni, e l’età della prima canna si sta drammaticamente abbassando. Alcuni adulti, increduli della situazione, continuano ad ignorare il problema, come se non volessero credere che i loro figli possano essere capaci di tanto; la maggior parte invece trova
opportune le misure adottate dal sindaco, sia come lotta alla droga, sia come campagna di sensibilizzazione per i più giovani. “Il vero problema è la disinformazione - dice Daniela A., madre di una figlia e residente ad Arzignano - Certe persone immaginano la droga come una cosa da ‘Ragazzi dello zoo di Berlino ‘ e non si rendono conto che per i nostri figli procurarsela è molto facile, anche in realtà cittadine piccole. E’ giusto che il problema sia affrontato, soprattutto nelle scuole medie e superiori, che i nostri ragazzi siano consapevoli delle conseguenze delle loro azioni”. Altra opinione favorevole arriva da Silvia Z., anche lei di Arzignano e madre di una figlia che frequenta la seconda superiore: “ Questa ordinanza tutela il rispetto della persona e di conseguenza il rispetto verso gli altri. Se una persona arriva ad usare certe sostanze manca di questo rispetto e vi è quindi bisogno di un intervento esterno. La famiglia può indirizzare i figli, ma si sa che durante l’adolescenza l’opinione dei genitori è sempre l’ultima ad essere ascoltata. Perciò è importante che i giovani siano sensibilizzati da persone esperte anche fuori dall’ambiente famigliare”. La figlia Elena, 16 anni, aggiunge “Finalmente anche noi ragaz-
| Giorgio Gentilin, Flavio Tosi, Enrico Marcigaglia
ze ci sentiamo sicure e protette.. Quando usciamo alla sera vediamo tante brutte facce e abbiamo paura!!”. Davide S. ha 25 anni, frequenta Arzignano per lavoro ma è residente a Vicenza e pensa che i provvedimenti siano molto efficaci e soprattutto preventivi: “ Queste iniziative sono significative: ci avessimo pensato prima, a Vicenza, avremmo forse evitato gli spiacevoli inconvenienti di Campo Marzo.” Vediamo però anche il rovescio della medaglia: qualcuno critica questa politica di prevenzione accusandola di essere una scelta estrema. “Mi da l’impressione che questa ordinanza ci porti verso una condizione di proibizionismo - dice Walter B., quarantenne della frazione di San Rocco- Io in quanto libero cittadino godo della piena libertà delle mie azioni”. Su un noto social
network un gruppo di ventenni ha già ribattezzato Arzignano come “la città dei divieti” e commenta: “La Lega come al solito è bigotta e bacchettona e cerca solo di attirare l’attenzione di Tosi. Fanno ordinanze banali e repressive senza offrire una reale prevenzione”. E ancora: “Ci sono questioni ben più serie dell’andare a rompere le scatole ad un pedone che si è fumato una canna tre sere prima”. Sentito anche l’assessore Enrico Marcigaglia, che, come promotore dell’iniziativa, precisa: “Se si vuole combattere realmente la droga bisogna ricorrere a mezzi drastici e questa ordinanza è il primo dei tanti passi necessari per la possibile risoluzione del problema”. In merito alle opinioni negative ribatte: “Chi è contrario a questa scelta non prende in mano la situazione: è facile dire che la droga
R
PASSIONE SOFTAIR Via G. Matteotti, 9 36030 Rettorgole di Caldogno (VI) Tel. Fax 0444 1802026 mail: info@passionesoftair.com
www.passionesoftair.com VENDITA DI ATTREZZATURE DA SOFTAIR
è un male se poi non si fa niente per contrastarla.” A nome dell’opposizione parla invece il consigliere comunale Lorella Peretti, che critica il tutto. Secondo quest’ultima infatti non si hanno bene in mente i reali effetti della droga, che a differenza di quelli dell’alcool, non portano a comportamenti molesti: “In realtà non si va altro che a toccare i limiti della libertà personale. Non si scherza con le famiglie e con i ragazzi su un tema delicato com’è la droga, e questa ordinanza non ha come obiettivo il bene di questi ultimi, ma solo la repressione. Una legge contro la droga esiste già a livello nazionale, per cui non è stato fatto niente di nuovo”. Nel bene o nel male, ancora una volta l’amministrazione Gentilin fa parlare di sé.
201 del5 novembre 2010 pag11
arzignano
numero
Divieti,
la paranoia continua Ad Arzignano ora sono nel mirino i pedoni che fumano spinelli. Così il problema non si risolve: si sposta (al chiuso). Ultimo caso di una lunga serie di ordinanze liberticide. E inutili
di Alessio Mannino
«
Mentre l’ubriachezza molesta è punibile come reato, non esiste un provvedimento analogo per chi schiamazza o infastidisce le persone perché sotto l’effetto di droga. Il provvedimento non è stato elaborato in relazione a qualche episodio specifico, ma nella logica della prevenzione. La nostra è una giunta giovane e per il nostro vissuto di ragazzi fra i ragazzi possiamo affermare che ad Arzignano il problema droga esiste» (Giornale di Vicenza, 27 ottobre 2010 e nostra video intervista su Vicenzapiu.com e Montecchiopiu.com). Questa è la motivazione addotta dall’assessore alla sicurezza di Arzignano, il leghista Enrico Marcigaglia, per giustificare la necessità di una recente ordinanza del suo Comune che punisce chi si droga in luogo pubblico, o appare anche solo “alterato” per aver fumato o sniffato stupefacenti, con una multa che può arrivare fino ai 500 euro. E’ solo l’ultimo esempio di un’orgia di divieti che ha investito l’Italia da quando il decreto Maroni del 2008 ha consentito ai sindaci di emanare provvedimenti su sicurezza urbana e incolumità pubblica. Misure di carattere amministrativo, non penale, che, se rimangono da sole, più che risolvere i problemi li mettono sotto il tappeto. Prostitute e clienti, mendicanti, frequentatori di panchine e parchi pubblici, lavavetri, bevitori d’alcolici, perfino, come a Castellammare di Stabia, chi fosse avvistato in abiti troppo succinti: la smania rieducativa dei nostri sceriffi con fascia tricolore si è sbizzarrita nello scovare i nemici del decoro e della quiete contro cui mostrare i muscoli. Vietato tutto Nonostante il Tar veneto nell’aprile di quest’anno abbia stabilito che l’aver consentito ordinanze anche su casi non “urgenti” né “contingibili” viola quasi due dozzine di articoli della Costituzione, pren-
diamo pure per buona la costituzionalità del decreto firmato dal ministro dell’Interno Bobo Maroni (leghista anche lui: la Lega elettoralmente ci campa, sulle paure della gente). Il punto critico sta proprio nei contenuti delle ordinanze: modellano una convivenza assediata da regole, limiti e controlli non soltanto ansiogeni – il legislatore, stupidamente, sottovaluta il diffuso senso di frustrazione sociale – ma soprattutto vessatori e inutili. Vessatori, perché entrano nelle abitudini personali dei cittadini anche quando non è affatto detto che in sé e per sé costituiscano un pericolo. A Novara, per decisione del sindaco leghista Massimo Giordano, guai a sostare nei parchi pubblici dopo le 23.30 se si è in tre o più persone (sotto il fascismo bisogna essere almeno in cinque, per essere accusati di riunione sediziosa). A Eboli (Salerno) tempi duri anche per le coppiette, da quando il sindaco Martino Melchionda (Pd) ha deciso che in automobile non ci può scambiare neanche un bacio, pena una multa fino a 500 euro. A Forte dei Marmi non si può usare il tagliaerba nelle ore pomeridiane e nel weekend. A Inverigo (Como) è vietato consumare bevande alcoliche di qualsiasi gradazione nei parchi pubblici e davanti a chiese e scuole. A Viareggio e Rimini è proibito circolare con lo skateboard. Nel parco comunale di Mesagne, in provincia di Brindisi, i bambini non possono giocare a pallone né andare in bicicletta. A Verona, invece, nei parchi giochi vige il divieto di fumo. A Eraclea (Venezia) non è consentito scavare buche in spiaggia né costruire castelli di sabbia. A Positano A Positano niente fuochi d’artificio durante le feste private, eccetto per i matrimoni celebrati il sabato, nè si può camminare con gli zoccoli di legno, mentre a Capri non ci si può sedere sulle scale della famosa piazzetta. Misure inutili Ma sono anche divieti inutili. E con un sapore classista. Il caso di Arzignano è emblematico. A parte la “discrezionalità” lasciata ai vigili
urbani nel comminare la sanzione e il fatto che non si distinguono consumatori abituali e occasionali, colpire solo chi si fuma uno spinello o si fa una striscia di coca in strada non aiuta minimamente a combattere la diffusione della droga. Sposta solo il problema dal suolo pubblico agli spazi privati: chi si fuma o “pippa” continuerà a farlo ma in un luogo chiuso, al riparo da eventuali pattugliamenti. In pratica, nel mirino sono soltanto i ragazzini, il gradino più basso del variegato mondo che alimenta lo spaccio. Imprenditori, professionisti, politici e bel mondo dei festini in villa o in hotel: voi potete stare tranquilli. E’ l’infantile logica che fa credere che se un problema non si vede, non c’è: non sia mai che i bambini vedano certe cose, signora mia. La stessa che persegue la ministro alle Pari Opportunità, Mara Carfagna, con la sua desaparecida legge anti-prostituzione: via le meretrici dai marciapiedi e
multe ai loro clienti (anche questi, quelli della sosta in auto per contrattare, l’ultima ruota del carro del miliardario business del sesso a pagamento: i puttanieri facoltosi ricorrono alle escort di lusso), così le prostitute, che non commettono alcun reato, riaprono di fatto le ex “case chiuse” e lo sfruttamento, che invece reato lo è, può nascondersi meglio entro le mura domestiche. Vicenza liberticida A Vicenza la giunta targata Pd di
Achille Variati persiste nell’assurdo divieto, ereditato dai predecessori di centrodestra, di non far abere alcolici fuori dai locali. Assurdo, perché togliere a tutti la libertà di bersi una birretta in santa pace solo perché davanti a qualche bar si fa casino e si sporca per terra è stupido e ingiusto così come non attivare, per quei casi isolati, la polizia municipale mandata invece a staccare multe ai clienti delle lucciole. Ma il punto più basso è stato toccato con la crociata contro gli accattoni. Neanche questa ordinanza firmata dall’ex sindaco Hullweck è stata cancellata da Variati. Quegli sgorbi sudici e miserabili, così riprovevoli nell’essere poveri, rovinano il salotto cittadino. Devono pagare. Peccato che non abbiano i soldi per farlo (altrimenti non chiederebbero l’elemosina). Ma l’importante è “dare un segnale”. Un segnale di grettezza. E di ridicolo. Non dimentichiamoci che sempre nell’iper-regolamentata Vicenza sui prati dei giardini pubblici non ci si può sdraiare dopo il tramonto - è la libertà a ore - né ci si può stendere sulle panchine o “sedersi in modo disordinato o improprio, appoggiandovi, ad esempio, i piedi”. A noi pare che questa non sia la società “aperta” di cui cianciano i liberali – chi non è più liberale, al giorno d’oggi? sono diventati liberali perfino i comunisti, per non parlare degli ex fascisti. A noi sembra una società molto chiusa. E paranoica. Che ormai obbliga – e già qui c’è tutta l’ipocrisia del liberalismo – ad una sola libertà: quella di consumare. “Produci, consuma, crepa”, cantavano i CCCP.
arzignano
201 del5 novembre 2010 pag12
numero
Giorgio Gentilin,
il sindaco medico di Arzignano
Nato nel 1946 nella città del grifo da due operai, amato da pazienti e cittadini, in un momento buio per la vallata lotta per la legalità e l’integrazione multiculturale.
di Giovanni Coviello e Enrico Soli ...Segue da pagina 9
P
olitica. “Il successo dopo i tentativi del ’95, ’99 e 2004”. Sono andato in pensione il 1° maggio di quest’anno al termine dei prescritti 40 anni, studi e servizio militare inclusi e ora esercito privatamente dopo una vita in ospedale. La passione politica è nata nel 1989-90, quando mi sono impegnato con la Dc nella sua fase ‘terminale’. Ero, però, un cane sciolto, non facevo parte del sistema di potere. Poi sono stato consigliere comunale nell’ultima amministrazione democristiana a Chiampo, un’amministrazione fatta oramai di lobbies economiche, per cui ho contribuito a farla cadere. Nel 1994 sono confluito in Forza Italia. Nel 1995 ho corso come candidato sindaco ad Arzignano sfidando Gianfranco Signorin, da cui mi separano 2 anni, e sono stato battuto al ballottaggio a dispetto di ogni previsione. Nel 1999, sempre come forzista, ho proposto una candidata donna, sapendo che avrei perso, ma serviva per saggiare la società arzignanese sul maschilismo in politica locale. Perdemmo nuovamente e anche quella sconfitta che mi ha creato problemi
di ritorsione in campo professionale. Nel 2004 mi ritenevano il candidato favorito, se avessi corso. Ma mi prepararono un trabocchetto, poi rivelatosi fasullo. Se ne parlassi salterebbe qualcuno molto in alto, ma per ora mi fermo qui anche se so che VicenzaPiù scaverà per sapere. Mi paventarono una specie di truffa ai danni dello Stato perché durante una pausa pranzo partecipai ad
una riunione di opposizione alla centrale termoelettrica che all’epoca era al centro delle polemiche. Fui immortalato in una foto. Tutto si risolse con un’archiviazione, ma rinunciai alla candidatura per trasparenza. Poi abbiamo perso quelle elezioni per una manciata di voti e io ho subito altri danni professionali. Purtroppo ci hanno rimesso
anche pazienti che avrebbero potuto avere una vita diversa. Mi è stato reso sempre più difficile sviluppare la rete di servizi ‘ a casa’ a cui ho accennato in precedenza. Sono andato avanti comunque con testardaggine, perché per i miei pazienti farei tutto, e nel 2005-06 il mio lavoro è stato riconosciuto e potenziato. Mi auguro continui. Tornando alla politica, l’anno scorso i miei collaboratori, che sono molto più giovani di me, hanno pensato di fare un paio di sondaggi, il primo all’interno dei nostri possibili sostenitori, l’altro allargato agli oppositori. I relativi risultati mi davano per vincente, così come è stato, grazie anche ai voti di molti cittadini di centro sinistra.
Scandalo della concia e accuse di razzismo. “Il primo da combattere, le seconde strumentali” Gli scandali che (coinvolgendo le nostre aziende ma anche quelli che dovrebbero essere i servitori dello Stato) hanno minato la credibilità del mondo imprenditoriale di Arzignano, che con la concia significa l’1% del Pil nazionale e che ora deve riprendere un cammino nella legalità per il quale mi sto battendo fin dall’inizio del mio mandato. Si stanno vedendo i primi risultati anche nell’atteggiamento grazie anche a nostre iniziative concrete come la proposta del ‘reverse charge’, un meccanismo sull’Iva proposto a livello europeo e che dovrebbe
ridurre (impossibile pensare che le azzeri) le cartiere. La legalità deve far parte del nostro Dna e perciò è dalle scuole che stiamo iniziando un’opera civica ed educativa. Il razzismo di Arzignano? C’è molto pregiudizio mediatico al riguardo. Io sono un medico per cui è contrario ai miei principi così come a quelli dei giovani della mia maggioranza. E non è razzismo lavorare per l’integrazione e il multiculturalismo, che ci sarà sempre almeno per certe etnie, cercando, però, di far rispettare le leggi ai nostri ospiti, che pure stiamo aiutando su molti fronti, da queello del pagamento delle rette delle mense a quello della ricerca di abitazioni, in un momento in cui la crisi pesa. E molto su di loro.
La lunga strada per S. Siro F
iiovedì al Meazza si è giocata la partita del mese: Milan – Real Madrid. Ore 15 circa partenza da Arzignano. Come sempre sono l’unica donna, ma va bene lo stesso, per vedere il Milan questo ed altro. La strada è lunga e il traffico ci da filo da torcere già in partenza, senza contare le strade chiuse per i danni causati dal maltempo dei giorni scorsi. Noi però siamo temerari: da bravi tifosi sfideremmo anche il diluvio universale per questa partita! “Se non riusciamo in macchina, proseguiamo a nuoto!”, si propone, anche se pensiamo positivo. L’A4 da Montebello a Soave è chiusa e decidiamo di sviare fino a Verona: cartina alla mano ed iniziamo a vagare per desolate strade di campagna, oltre a noi non passa anima viva. Girovagando scopriamo paesetti del veronese dei quali
ignoravo totalmente l’esistenza: Volpino, Perzacco, Mambrotta un’ora e mezza prima di vedere le indicazioni per Verona. Ciò nonostante l’emozione è tanta, si ride e si scherza, tutti siamo in fibrillazione per la partita con la P maiuscola che ci aspetta. Il viaggio prosegue scorrevole una volta in autostrada. E alle 18 e un quarto siamo a Milano. Incredibile quanto in proporzione ci si metta di più a percorrere il tratto dalla barriera di Milano Est a San Siro, che tutto il viaggio da casa a Milano: sul più bello pensi di essere arrivato e già brami di poterti sgranchire le gambe, ma impazzisci un’ora in mezzo al traffico. E allora si cercano vie alternative, al meglio si arriva a destinazione in fretta. Al contrario, come nel nostro caso, ci si perde, la lancetta dei minuti scorre senza pietà e si taglia
l’aria con la motosega. “Scusi, per San Siro?” chiediamo in preda al panico ad una passante, “Uhm ... mi cogli impreparata”. Esilarante, a ripensarci dopo, quanto drammatica al momento. Demoralizzata penso che qualcuno non voglia farci arrivare allo stadio oggi, quando all’improvviso il Meazza si mostra imponente dinnanzi a noi: e luce fu. Di fronte al tempio del calcio tutto si fa più sereno, e dopo file, tornelli e controlli finalmente riusciamo ad entrare. La sigla della Champions League rimbomba potente in tutto lo stadio e ci carica di un entusiasmo che poche volte raggiunge questi livelli. Fa freddo, ma la tensione ci scalda. Dopo un primo tempo sempre sulle spine, gli spagnoli spingono e al 45’ arriva il primo gol. “Cavolo, proprio alla fine?!”, la tifoseria rossonera
è a terra. Inizia il secondo tempo, Allegri gioca la carta Inzaghi e richiama in panchina Ronaldinho; poco dopo lo stesso Inzaghi finalizza e arriva lo sperato pareggio. La curva rinasce e intona cori solo per lui, Pippo Inzaghi. Ma non finisce qui, di lì a poco ‘Superpippo’ diventa l’eroe della serata: al 78’ per la seconda volta scatta, e sul filo del fuori gioco (c’era …. n.d.r.) insacca alle spalle di Casillas e il Milan è in vantaggio. Una partita persa in partenza che prende questa svolta? In quel momento credo di aver provato la più grande emozione calcistica subito dopo i rigori del 9 luglio 2006. Inaspettato a rovinarci la festa arriva, durante il recupero, il pareggio del Real. Presi dalla rabbia ci alziamo anche se manca ancora qualche minuto. Sogni di gloria che si infrangono? Inizialmente
sì, sarà anche la rivalità con Mourinho che influisce. Poi riflettendo a mente lucida un pareggio dopo quella partita è un risultato “da baciarsi le mani”, poteva finire molto peggio. Certo, la delusione dell’aver assaporato la vittoria rimane, ma ne abbiamo passate di peggio. Nel frattempo noi dobbiamo tornare ad Arzignano e la strada è lunga, più lunga di quella dell’andata, dopo l’urlo di vittoria strozzato in gola! Emma Grande
arzignano
201 del5 novembre 2010 pag13
numero
“Difesa idraulica
deve essere priorità per Zaia” Intervista all’ex sindaco Stefano Fracasso sull’emergenza in vallata di Angela Mignano
Q
uali sono state le conseguenze delle grandi piogge in Valle del Chiampo? Soprattutto smottamenti nella parte alta della valle, ad Altissimo, Crespadoro, Nogarole, tutto sommato il fondovalle se le cavata meglio, molto meglio di quanto abbiamo visto a Vicenza. Arzignano, per esempio, non ha sofferto danni ingenti, anche se non sono mancati allagamenti di scantinati e garage. La “macchina” dell’emergenza ha funzionato? Direi di sì, soprattutto sul bacino di Montebello, vero polmone idraulico del sistema. Mettiamo in conto anche che la chiusura dell’autostrada A4 ha comportato un traffico intenso proprio a Montebello e dintorni. Autostrada A4, tra Montebello e Soave, un problema che si presenta con una certa frequenza, come mai? Chiampo, Tramigna, Alpone, i torrenti delle valli ai confini tra provincia di Vicenza e Verona, hanno condizioni critiche da decenni. Il punto più fragile del sistema si trova appunto tra Montebello e Soave, e interessa S.Bonifacio. Qui come altrove sono necessari ineterventi strutturali per dare sfogo alle grandi piene. Bacini di laminazione, li chiamano i tecnici, aree protette da utilizzare in caso di emergenza, come il bacino di Montebello. Pur essendoci soluzioni già prospettate i conflitti tra campanili e la scarsa volontà della Regione non hanno permesso di giungere a una soluzione. Non sembra essere l’unico caso... Infatti, pensiamo solo al
| Bacino di laminazione di Montebello il primo novembre scorso
Valutazione d’Impatto Ambientale bacino di laminazione del Timonsi sia arenato. Anche questa volta il chio. Se ci fosse stato, Vicenza non Guà non ha mancato di fare i suoi sarebbe finita sott’acqua. La soludanni più a sud, nella bassa padozione è stata definita nel 2001 e a vana dove è chiamato quasi dieci anni di Frassine. A Saletto distanza i lavori non l’esondazione ha insono ancora iniziati. teressato case e camQuesti sono ritardi pagne. Ancora una che si pagano cari. volta i tentennamenti Che dire dell’in- Il bacino di finiscono per esporre tervento previ- Montebello e terristo alle Rotte del risale agli anni popolazione torio a conseguenze Guà? Che non si capesanti. Il Veneto, e pisce perchè dopo il Venti il vicentino in parparere positivo della Poi più nulla ticolare, ha assoluta commissione per la
necessità di interventi strutturali per la sicurezza idraulica. I grandi interventi di regimazione risalgono oramai a un secolo fa. Il bacino di Montebello, per esempio, è stato fatto negli anni venti del secolo scorso, mentre il territorio è stato largamente urbanizzato e gli eventi meteorici estremi sono in crescita per via dei cambiamenti climatici. Serve una inziativa decisa sul piano della sicurezza idraulica, una priorità anche in termini di investimento, perchè la manutenzione ordinaria non è sufficiente a tutelare cittadini e territorio.
Lei ha sollevato delle responsabilità politiche... Certo e non si tratta di aprire polemiche in un momento di difficoltà come questo quanto di fare un pò di seria analisi. Se nei tre casi che ho indicato, Timonchio, Rotte del Guà e Alpone, da dieci anni si attendono risposte, chi è stato al governo della Regione, perchè dalla regione dipendono questi interventi, non può far finta di niente. Diciamolo chiaramente: la difesa idraulica del territorio non è mai stata la priorità di Galan, speriamo non sia così anche per Zaia.
arzignano
201 del5 novembre 2010 pag14
numero
Verde valle o... valle al verde Il progetto Green Valley punta alla riqualificazione e al rilancio della Valchiampo. Ma sono assenti la classe politica e i programmi comuni con l’università. Mentre da Trissino Gianni Tamino rilancia la questione ambientale
di Marco Milioni
...Segue da pagina 9
è
La rivoluzione di Albanese quindi in questa chiave che In questo quadro Albanese, tiva letto il progetto denominato tolare di uno dei più importanGreen Valley. Un progetto che ti studi di architettura e design cerca di fissare verso l’alto i suoi della provincia ha proposto un obiettivi. Così lo stato ambienapproccio in astratto rivoluziotale della vallata, colpita per nario decretando la anni da lavorazioni, fine di un’era basaspecie quelle conciata «esclusivamente rie, ad alto impatto, sulla crescita». Per non ha lasciato inAlbanese la reinsensibile il presiden- Mattanza terpretazione del te camerale Vittorio investigativa è parte Mincato che durante di proporzioni paesaggio fondamentale di il meeting ha parlato espressamente della colossali sfociata questo disegno e Valchiampo come un in inchieste della nel fare questo ha citato i progressi luogo «gravemente Procura compiuti dalle aree compromesso propiù avanzate d’Euprio da un recente ropa. uso non rispettoso delle più elementari regole amQuestione di fondo bientali». Il riferimento è apIl problema di fondo però ripunto ad un episodio recente guarda le premesse di rilanavvenuto a San Pietro Mussolino alla conceria Nuova Biemme. Ma il monito rispetto alla questione ecologia resta sul tappeto. Sempre Mincato ha chiesto agli imprenditori uno sforzo straordinario con due finalità: mantenere gli attuali livelli competitivi con le attuali lavorazioni e al contempo puntare su nuove lavorazioni dal maggior valore aggiunto, in particolare quelle legate alle tecnologie ambientali innovative. Per i curatori del progetto (tra questi Andrea Beretti Zanoni, Flavio Albanese e Roberto Filippini) i punti cardinali sono innovazione, valorizzazione delle risorse umane, capacità di fare rete. Ma soprattutto un’economia che punti ai beni immateriali e alla circolazione conoscenza come volano che sia al contempo industriale e sociale.
| L’ingresso del Teatro Mattarello di Arzignano
cio che avevano accompagnato l’evento del Mattarello. In molti avevano pensato a chiampovalley.it come ad una sorta di progetto di progetti con proposte precise. In realtà si tratta di uno studio preliminare col quale in qualche modo delineare l’orizzonte spazio-temporale verso il quale muoversi. Però il grande assente di questo appuntamento è la politica. L’immagine eloquente del simposio di sabato scorso infatti è quello di un palco nel quale si alternano relatori più o meno conosciuti, mentre i politici, cui spetterebbe il primo passo sono disciplinatamente in silenzio ad ascoltare le proposte di chi è stato chiamato a ridisegnare il futuro non solo economico ma anche sociale e politico di una vallata, ma che in realtà rappresenta le sole categorie economiche. Anzi, i grandi in-
| Nella foto il professor Tamino
dustriali della zona. Sul sito di riferimento dell’iniziativa infatti non si spiega molto su che cosa sia chiampovalley. it. Non si spiega chi è il responsabile. Non si spiega quanto costa il progetto, almeno nei sui passi iniziali, né eventualmente chi l’abbia finanziato.
resto quella romana, è completamente assente. Si sta appaltando l’intero futuro di una vallata al progetto di una sola parte degli imprenditori».
Cugini tedeschi e dubbi italiani Intanto però gli alfieri di chiampovalley.it citano la green economy come una sorta di strada obbligata per il manteLa freddezza del Per la Cgil nimento del benessindacato sere economico delTant’è che il sinda- vengono la vallata. I raffronti cato ha accolto que- dimenticati i con i passi da gigansta sorta di opacità lavoratori te compiuti dalla con molta freddezGermania in questi za. «Abbiamo diraultimi quindici anni mato un documento sono spesso inseriti nelle relacol quale volevamo integrare zioni degli accademici di turno. I alcuni passaggi usciti dal mequali si dimenticano di dire però eting di Arzignano - fa sapere che le imprese italiane, men che il responsabile della Cgil Ovest meno quelle venete, non vantaVicentino Maurizio Ferron - ma no con l’università quel rapporto nessun giornale, né tanto meno che invece è presente sul suolo i soggetti promotori della initedesco. Se in Baviera la BMW ziativa ci hanno preso in consiha come contraltare il politecniderazione. Il nostro principale co di Monaco, se la Siemens in quesito riguarda il fatto che Germania fa in un anno da sola chiampovalley.it non prende in tutti i brevetti che in 12 mesi fa considerazione il punto di vista l’Italia, se la Deutsche Post diadei lavoratori. Non prende in loga costantemente con il Max considerazione gli eventuali diPlanck Institut di Bonn, come sagi di una società che affrontesi pongono in questo scenario, rà le batoste della disoccupaziotanto per citare alcuni esempi, ne. Ma soprattutto non prende la conceria Faeda di Chiampo o in considerazione uno dei tabù la Mastrotto di Arzignano? Con della vallata. Ovvero quello di quali università dialogano e per un dissesto ecologico che è un fare che cosa? mattone anche sul piano economico; soprattutto se si pensa ad Come si intende disegnare un un rilancio in direzione di altri futuro nelle lavorazioni avanzasettori. Rilancio che sul piano te quando la Germania già nel astratto ci sta bene ma che vo2005 produceva 750 megawatt gliamo capire su quali basi ci solo dal fotovoltaico? Come si sarà. Oltretutto - aggiunge Ferpuò pensare ad uno sviluppo ron - la politica locale, come del
201 del5 novembre 2010 pag15
arzignano
numero
se della concia che continua ad Lo scenario Ad ogni buon conto a tali quesiti avere scarso successo». si affiancano i dubbi manifestati durante la serata a sostegno Fanghi inceneriti dell’acqua pubblica organizzata Si tratta di parole precise produe settimane fa aTrissino. Il nunciate durante un convegno fatto che l’iniziativa abbia avuto nel quale dal pubblico arrivavano grida costanti: il placet della par“vogliono costruire rocchia e del comul’inceneritore dei ne (a guida leghista) fanghi di conceria la dice lunga sul fatqui in vallata!”. Ovto che in relazione Il rischio è viamente si tratta di ai grandi temi am- quello di finire uscite non avallate bientali le divisioni a fare i terzisti da pezze d’appogormai non sono più, gio. Ma la questione o sono assai poco, della green può essere tranquiltra partito e partito, economy lamente ribaltata ma lo sono per lo più tedesca perché la politica ritra i vertici, favorespetto ad una evenvoli a processi di tuale incombenza privatizzazione tout court e le amministrazioni locali del genere è rimasta in silenzio. che in tema ambientale vogliono Da settimane la regione e la proancora dire qualcosa. È in questo vincia mandano una serie di carcontesto che vanno lette le paro- tellini gialli alla società medio le del professor Gianni Tamino, chiampo spa proprio in relazione ordinario di biologia a Padova, allo modalità con cui gli scarti il quale a Trissino ha preso di conciari vengono trattati. Le dipetto l’impatto sull’ecosistema scariche, secondo la normativa e sui corsi d’acqua dovuto alle europea, non potranno più accoindustrie della pelle: «Purtrop- glierli. Il loro conferimento prespo dobbiamo fare i conti con un so strutture specializzate costa sistema di depurazione dei ref lui un occhio della desta e le impreconciari del distretto arzignane- se non sono disposte a vedersi
aumentate le bollette per il servizio. In questo contesto l’unica forza che si è mossa con una certa incisività è la federazione delle sinistre con una interrogazione del consigliere regionale pierangelo pettenò che punta l’indice nei confronti delle società pubbliche che smaltiscono i ref lui sono la medio chiampo spa ela acque Chiampo spa: «si vorrebbe sapere se corrisponde al vero il fatto che, nel disciplinare del contratto di consulenza, le società acque del chiampo e medio chiampo hanno ignorato le preoccupazioni emerse in materia di formazione di cromo esavalente, sostanza cancerogena, omettendo di indicare quale requisito fondamentale del nuovo impianto, che lo stesso debba funzionare senza portare alla formazione di tale sostanza cancerogena». Per il consigliere in realtà c’è il dubbio che le due municipalizzate si siano limitate a «chiedere la non formazione di cromo esavalente, ad indicarne i valori limite da rispettare per le emissioni aeriformi, gli eventuali scarichi idrici, l’eluato delle scorie residue».
| Nel riquadro il professor Tamino
delle nuove tecnologie “green della vallata? E c’è il rischio che oriented” quando la filiera del il tanto atteso cambio di passo pellame non ha ancora capito non sia che l’annuncio di una come liberarsi dei fanghi di con- nuova stagione di aziende terceria? Come può Albanese arri- ziste? Prima con la pelle per le industrie dell’auto e vare a lambire condel design; domani cetti rivoluzionari, con la componene astrattamente tistica di base per positivi, come queli colossi tedeschi lo della decrescita, della green energy? davanti ad una plaQuali saranno i litea prettamente di Aleggia velli occupazionali industriali che fa se ci sarà un mutadello sviluppismo il lo spettro suo credo? Si tratta dell’inceneritore mento così come lo si pensa oggi? La veramente di una dei fanghi vallata ha già iniziasvolta epocale o si to un percorso in cui tratta di un semplila minor ricchezza ce fenomeno di gattopardismo condito da una, più sarà redistribuita solo a benefio meno ben studiata, azione di cio di pochi? E soprattutto come maquillage mediatico? Insomma si può pensare ad una svolta raquale è il cambio di prospettiva dicale senza che nessun protagoannunciato al teatro Mattarel- nista abbia recitato un vero mea lo? C’è il rischio che tante parole culpa rispetto a quanto accaduto servano solo a coprire l’imbaraz- negli ultimi venti o trent’anni in zo per una inchiesta che ha mes- materia fiscale e ambientale? so a soqquadro l’imprenditorìa | Una veduta del centro di Arzignano
» TRATTAMENTO ACQUE » APPARECCHIATURE INDUSTRIALI E CIVILI » CONDIZIONANTI CHIMICI » DISINCROSTAZIONI » ANALISI E CONSULENZE Via dell'Artigianato, 13/B. Z.I. - 36030 VILLAVERLA (VI) - Tel. 0445 - 350252 - Fax. 0445 - 350230 E-mail: info@chimeco.net - Indirizzo internet: www.chimeco.net
201 del5 novembre 2010 pag17
focus
numero
A volte ritornano:
il nucleare in Italia Utile o pericoloso? Il governo ha in programma quattro centrali entro il 2020. Ambientalisti vicentini in piazza per proporre un’alternativa al modello energetico di Scajola
di Carlotta Costanza Buosi
N
el 2008, appena nominato ministro dello sviluppo economico, Claudio Scajola rilancia l’idea del nucleare in Italia. Che fine abbia fatto Scajola, lo sappiamo, ma il progetto continua il suo iter tra l’indifferenza di alcuni e la preoccupazione di altri. Tra questi ultimi c’è sicuramente la vicentina Valentina Dovigo, ambientalista e rappresentante del comitato veneto ‘No al nucleare, sì alle rinnovabili’: “Questo governo prova a rifilarci un nucleare costoso e pericoloso per ambiente e persone . Anche la destra lo sa. Non a caso Berlusconi vuole una campagna di propaganda pro nucleare per convincere gli italiani che, evidentemente, convinti non sono”. Scajola aveva proposto l’uso del nucleare come valida opzione per ridurre le emissioni di gas serra, la dipendenza energetica dall’estero e il costo dell’energia elettrica. Il progetto prevede la costruzione di dieci nuovi reattori, al fine di arrivare a produrre mediante nucleare una quantità di energia elettrica pari al 25 % del totale, con ridimensionamento del 50 % di quella fossile. In Italia è in programma la costruzione di almeno quattro reattori nucleari prima del 2020. In seguito al decreto legislativo 15 febbraio 2010 n. 31 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana - Serie Generale n 55 dell’8 mar-
zo 2010 (Supplemento Ordinario n. 45), entrato in vigore il 23 marzo 2010, ben undici regioni italiane hanno presentato ricorso per incostituzionalità, ricorso rigettato dalla Consulta nel giugno 2010. Il comitato ‘No al nucleare, sì alle rinnovabili’ ha quindi lanciato un appello, i cui punti cardine sono, oltre ad un chiaro “no” al nucleare, il passaggio da un modello centralista e monopolista di produzione energetica ad uno distribuito sul territorio, nonché una maggiore attenzione alle fonti di energia rinnovabili, che vengono presentate come l’unica valida alternativa all’utilizzo del combu-
stione ad origine fossile. All’appello si accosta poi una proposta di legge, che prevede il rag g iung imento di una quota pari al 17 % di energia prodotta tramite fonti rinnovabili. La critica al nucleare evidenzia poi la necessità di salvaguardare la dinamica planetaria del clima e
l’insieme dei cicli biogeochimici ad esso c on ne s si. Viene richiesto un impegno urgente per recuperare il ritardo nell’adempimento degli obblighi già previsti dall’accordo di Kyoto, per dare piena attuazione alla direttiva comunitaria 2009/28 e ai regolamenti conseguenti al pac-
chetto clima e realizzare come soglia minima gli obbiettivi “2020-20” stabiliti dall’Unione Europea e sottoscritti dall’Italia. “Non basta la pur indispensabile iniziativa delle forze di opposizione in parlamento- dice la Dovigo - Occorre offrire alle persone uno strumento di condivisione, di mobilitazione, per affermare una via energetica alternativa a quella attuale, perché il nucleare non solo è sbagliato, ma non serve”. La raccolta firme, inizialmente prevista per sabato 6 novembre nelle piazze, è stata spostata ad uno dei prossimi sabati a causa dell’alluvione.
l’opinione
201 del5 novembre 2010 pag18
numero
Zaia, gli immigrati e il tramonto dell’Occidente Il governatore leghista: “Multiculturalismo in crisi”. Sintomo di una civiltà decadente. E intollerante
di Alessio Mannino
“
Il multiculturalismo è morto e sepolto», ha dichiarato il governatore leghista Luca Zaia qualche giorno fa. Secondo la dottrina politica in voga, esistono due modelli con cui gli Stati possono gestire l’immigrazione di stranieri: uno è il multiculturalismo, che prevede una società divisa fra comunità la cui identità etnico-religiosa sia appositamente preservata così da tutelarne il diritto all’espressione culturale; l’altro è l’assimilazionismo, che invece obbliga per legge i nuovi arrivati a fare propri i costumi del paese ospitante, rinunciando ai propri. In Europa la prima via, più rispettosa del pluralismo democratico, è stata battuta da Gran Bretagna e Germania, la seconda dalla Francia, nazione fondata su un’astratta “cittadinanza” di tipo universalistico fin dalla rivoluzione del 1789. Un dibattito, questo sui modi di affrontare il fenomeno epocale delle migrazioni di massa dai paesi poveri a quelli ricchi (ma sempre meno ricchi, e sempre più instabili), strumentale alla polemica contro l’Islam ingaggiata soprattutto dalla Lega sul versante politico. Con insigni parrucconi del liberalismo a senso unico a dare al tutto una patina intellettuale. Scriveva sul Corriere della Sera del 20 ottobre scorso Angelo Panebianco: «La domanda di cui nessuno conosce la risposta è la seguente: cosa può succedere quando due grandi civiltà, altrettanto forti e orgogliose, come quella europea-cristiana (oggi anche liberale e democratica) e quella islamica, che si ispirano a principi e norme antitetiche, e che, anche per questo, si sono aspramente combattute attraverso i secoli, si trovano a condividere lo stesso territorio e lo stesso spazio politico?». Che la civiltà
europeo-cr istiano-liberal-democratica sia “forte e orgogliosa”, lo si può ragionevolmente sostenere solo se si pone mente alla sua esportazione a furia di bombe e occupazioni militari dei popoli che ad essa non si piegano, come gli afghani e gli irakeni. Quanto al fatto che il mondo musulmano sia incompatibile con la democrazia di tipo occidentale, la domanda corretta è un’altra. Questa: ma perché mai, fino al momento in cui un immigrato di fede islamica non infrange una legge dello Stato che lo accoglie, la sua presenza dovrebbe costituire un problema in sé e per sé? Se la legge è uguale per tutti, dev’esserlo anche per chi viene qui a rifarsi una vita. Punto e a capo. Così come bisognerebbe chiedersi, invece di ripetere a pappagallo le litanie sul pericolo d’invasione dei “forti e orgogliosi” musulmani (non per-
cepite anche voi, in tale rappresentazione, un malcelato complesso d’inferiorità?), la causa che portano in Occidente masse estese e crescenti di persone provenienti dall’universo islamico. Se lo odiano tanto, questo Occidente miscredente e decadente, pare veramente strano che vogliano venirci a vivere. A meno di non pensare, come solo un’isterica
Fallaci poteva, che sia tutta una congiura ordita da non si sa bene chi per “conquistarci” a forza di sbarchi e permessi di soggiorno. La verità è più semplice. Si spostano e mettono su famiglia da noi perché la globalizzazione ha diffuso nell’intero orbe terracqueo il sistema di vita occidentale: lavoro, casa, consumi e benessere materiale. Sono loro ad essere stati conquistati culturalmente da noi, non il contrario. Solo che – e qui sta il punto – non del tutto. Il musulmano del Duemila (fra cui c’è anche chi, sradicato e magari clandestino, si dimentica di esserlo e diventa un delinquente qualunque, un balordo di periferia) sa ancora conciliare lo stile di vita moderno con un credo religioso interiormente vissuto che gli fa comunque mettere in cima alla propria scala di valori la dimensione spirituale. Esattamente ciò che non riesce più a fare l’occidentale medio. Andate in un centro culturale islamico, volgarmente chiamato moschea, e fate due chiacchiere con i suoi frequentatori. Vi diranno che a loro importa potere esercitare il proprio culto, e per il resto si comportano secondo la legge. Ma che la legge deve riconoscere la loro religione, di cui parlano in termini che i cat-
tolici se li sognano. Per questo, sotto sotto, il nostro senso di fastidio, quando non è odio, se analizzato da un occhio scevro di pregiudizi si rivela per quello che è: risentimento, dovuto all’invidia per la loro superiorità morale e alla vergogna per la nostra pochezza umana. Il multiculturalismo non è la soluzione ideale, ma è la più conseguente al principio democratico. Per chi scrive, l’ideale è che questa globalizzazione vada a ramengo (prima o poi imploderà, visto che è insostenibile da tutti i punti di vista: economico, sociale e ambientale) e ogni popolo viva e prosperi nell’ambito territoriale che gli è proprio. Il fatto è che la democrazia, se vuole essere coerente con sè stessa, non può riconoscere diritti di serie A e di serie B. Ora, siccome non siamo più in democrazia da un bel pezzo semmai ci siamo stati, che gli immigrati minaccino la nostra gracile “identità” non lo trovo giusto o sbagliato, lo trovo semplicemente un destino che ci meritiamo, un fatto necessario che evidenzia la decadenza della nostra civiltà. Che merita, se succederà, di finire magari colonizzata, invasa, conquistata da gente che dei valori immateriali e spirituali li ha ancora. Amen.
vicentinità
201 del5 novembre 2010 pag19
numero
Conigli cercano casa
In aumento le adozioni di animali abbandonati di Annamaria De Cillis
C
hi l’ha detto che solo cani e gatti abbandonati possono essere adottati? Ora ci sono i conigli. Ed esiste un’intera équipe di appassionati che lavora assiduamente per far sì che il cucciolo abbia le cure e l’ambiente idoneo per poter crescere e vivere in armonia con l’uomo. Si tratta di un gruppo di amici e di amiche di Vicenza che hanno messo su un vero e proprio progetto dal titolo “La voce dei conigli”. I volontari si occupano del recupero delle bestiole che molto spesso vengono abbandonate perché diventate troppo scomode da gestire o da tenere in casa. “La voce dei conigli” ha cominciato con 5 adozioni negli anni 2005 e 2006, per poi passare a 18 nel 2007, 22 nel 2008, 70 nel 2009 e già 100 nel 2010. La passione crescente per il coniglio è confermata da un dato statistico: è
loro crescita e sviluppo, pubblicando foto, commenti e informazioni via web. Possono essere adottati maschi, femmine o coppie già “di fatto”. “Il sito - dice Betty Pace - è nato nel 2003 e sono molte le persone che ci chiedono in adozione un coniglio. Purtroppo molti esemplari vengono ormai abbandonati per strada o ceduti dai proprietari che si stancano di loro dopo averli acquistati. In alcuni casi vengono sequestrati a causa di gravi maltrattamenti. Noi recuperiamo anche i conigli da laboratorio. Le bestiole recuperate vengono fatte curare presso veterinari esperti in animali esotici (Sivae, www.sivae.it). Cerchiamo per loro una nuova casa e persone disposte a prendersene cura come meritano. Ogni coniglio che passa da noi è sempre sottoposto a visita, coniglio domestico non può e non deve essere tenuto in gabbia - dice Cinzia Sona - ma necessita di muoversi in piena libertà, anche per sviluppare adeguatamente la muscolatura. Bisogna farlo circolare liberamente in casa evitando tutto ciò che potrebbe rappresentare un pericolo. Se ben abituato, il coniglio usufruirà della lettiera per i suoi bisognini, proprio come un gatto. Attenzione anche all’alimentazione. Si tratta di animali erbivori per natura. L’alimento fondamentale è il fieno che deve essere sempre accompagnato con erba, verdura e frutta”. Per assicurare al pet lunga vita, che può arrivare anche alla veneranda età di dieci anni, è necessario sottoporlo alle vaccinazioni di rito e alla sterilizzazione. Molte persone credono che il co-
l’animale domestico al terzo posto per popolarità nel Regno Unito, e il quinto in Italia. Pioniere della squadra sono Betty Pace e Cinzia Sona. Lavorano soprattutto sul web con il sito www.lavocedeiconigli.it, selezionano con cura e attenzione le famiglie adottanti, si recano sul posto per effettuare un primo sopralluogo, intervistano i futuri “genitori” e soltanto dopo un’accurata selezione decidono di dare una nuova casa agli sfortunati pets, dall’inglese, animali domestici. Il loro raggio d’azione copre tutte le province del Nord Italia. Dopo aver trovato loro “padre” e “madre” adottivi, ma anche single, i volontari seguono i cuccioli nella
a vaccinazione e a sterilizzazione. Ci facciamo carico delle prime spese per il mantenimento, la riabilitazione, le cure veterinarie e degli eventuali costi di trasporto nelle case delle famiglie che decidono di adottarli”. Il sito, oltre a dare ai cuccioli la speranza di essere adottati, rappresenta un vedemecum per chi ha già un coniglio in casa. Sono disponibili informazioni su come tenere e gestire l’animale, come nutrirlo, come curarlo e anche come capirlo in base al suo comportamento e al linguaggio. Purtroppo molti ignorano le buone regole di comportamento su come tenere e allevare un coniglio. “Il
niglio sia un animale docile e timido, tipo un peluche da regalare come giocattolo a un bambino. Altri lo considerano insignificante e stupido, poco soddisfacente in confronto a quello che può dare un cane o un gatto. Altri ancora, ahimè, lo adorano nella versione alla cacciatora o in umido. Un orrore per gli animalisti e gli appassionati. “Il coniglio è un animale intelligente, pieno di sorprese e di contraddizioni. E’ curioso o riservato, pelandrone o sfrenato, può essere molto affettuoso ma anche prepotente e aggressivo. Sono tutte queste caratteristiche messe insieme che lo rendono così speciale, divertente ed affascinante. E se fosse fornito di parola - conclude Betty Pace - il coniglio vi direbbe: Non sono un gatto, non sono un cane e nemmeno un peluche. Informati bene prima di prendermi con te, perché sarà per sempre”. I volontari hanno cominciato con 5 adozioni negli anni 2005 e 2006, per poi passare a 18 nel 2007, 22 nel 2008, 70 nel 2009 e già 100 nel 2010. La passione crescente per il coniglio è confermata da un dato statistico: è l’animale domestico al terzo posto per popolarità nel Regno Unito, e il quinto in Italia Un gruppo di amici e di amiche di Vicenza hanno messo su un vero e proprio progetto dal titolo “La voce dei conigli” che si occupa del recupero di esemplari che molto spesso vengono abbandonati perché diventati troppo scomodi da gestire o da tenere in casa.
| Da sinistra Cinzia Sona e Betty Pace, ideatrici de La voce dei conigli
città
201 del5 novembre 2010 pag20
numero
Nosiglia… il Dal Molin nel destino Il giudizio di quattro protagonisti della vicenda della nuova base Usa. Giuliari: “A fianco dei più deboli e rispettoso della laicità della politica”. Bottene: “Non si è voluto sbilanciare sulla base, ma sul testamento biologico sì”. Albera: “Emblematica la sua contrarietà ad un referendum su Camp Ederle 2”. Equizi: “Dalla parte dei potenti”.
di Enrico Soli
S
to il vescovo uscente nel corso ette anni di Cesare Nosiglia del suo mandato. L’assessore vescovo cosa hanno lasciato agli interventi sociali Giovanalla città di Vicenza? Per cosa ni Giuliari, che sette anni fa sarà ricordato? era consigliere di opposizioAl suo arrivo in città, sul finire ne, all’epoca aveva accolto così del 2003, il porporato si era prel’avvento di Nosiglia: “Questo sentato a Palazzo Trissino spievescovo ha uno sguardo posigando di aver lavorato per molto tivo che dà speranza, fiducia e tempo nella scuola e nell’educasembra attento ai bisogni della zione, e annunciando di voler gente in modo concreto”. Un’imscoprire l’anima delle famiglie pressione confermata poi dai vicentine. Per quanto riguarda il fatti? “E’ andato anche oltre le suo rapporto con la scuola, una mie aspettative - conferma oggi freccia avvelenata è arrivata da Giuliari – Una piacevole sorprecoloro che hanno criticato pubsa vederlo occuparsi dei nomadi. blicamente il suo discorso d’adL’amministrazione ha recepito il dio in consiglio comunale: “Da suo invito e in questi anni abbiaNosiglia non c’è stata una parola mo inserito un maggior numero sulla pace, ma ringraziamenti di rom nelle scuole e nel lavoro. per l’intervento economico sulle Nel Pat poi sono previste cinque scuole paritarie che non ha fatmicroaree per i noto altro che spostamadi. Nosiglia si è re fondi che per la dimostrato sensibile Costituzione sarebanche nel mondo di bero destinati alle lavoro, invitando gli pubbliche a quelle imprenditori a farprivate e soprattutsi carico della crisi. to confessionali” Nei giorni dell’alluè l’accusa di Irene Giuliari: vione mi ha chiamaRui e Guido Zentile. rispettoso to per ringraziarmi Denigratori bollati dell’intervento che come “villani, igno- della laicità abbiamo compiuto a ranti e maleducati” della politica favore dei senza didal sindaco Achille mora bloccati in via Variati e dal consiTorretti. Mi dispiace gliere comunale di perdere un vescovo del genere e maggioranza Filippo Zanetti. non ho nulla da imputargli sulla Per andare aldilà della steriquestione Dal Molin. Come asle polemica sull’educazione dei sessore alla pace ho apprezzato contestatori - che poco importa i suoi documenti e le sue prese ai cittadini - vorremmo capire di posizione rispettose del princosa ha fatto e cosa non ha fat-
| Il vescovo in consiglio comunale lo scorso 27 ottobre
glio comunale sul testamento cipio secondo il quale la politica biologico. Il successore dovrà è laica e non condizionata dalla occuparsi di giovani, precariato Chiesa cattolica. Dispiace solo e scuola. Nel senso di pubblica, che, di fronte agli inviti a inconperò. Dovrebbe essere meno tri pubblici, i gruppi di cittadini dirigente d’azienda e molto più favorevoli alla base si siano semsacerdote”. pre tirati indietro”. Insoddisfatto di Nosiglia anche Critica invece Cinzia Bottene, Giancarlo Albera del Coorconsigliere comunale di Vicenza dinamento dei comitati: “Dopo Libera: “Bilancio non positivo. un inizio promettente, devo dire Un vescovo deve essere prima che mi ha deluso. Si è dimostradi tutto un prete. Tengo a preto vicino agli ultimi cisare che non ho con i lavoratori colpreconcetti verso piti dalla crisi, ma la Chiesa: ho tanun pastore dovrebbe ti amici sacerdoti, anche indicare una ma apprezzo quelli strada, non semplicoraggiosi. Nosiglia cemente auspicare invece ha assunto questo o quello. La un ruolo molto po- Albera: sola enunciazione litico, si vede che non basta: il Vangesi era formato bene il Vangelo lo non va solo citato, nei precedenti in- andrebbe va anche vissuto. carichi romani. Di anche vissuto Nel caso Dal Molin lui ho apprezzato è rimasto equidila posizione a fastante, ha ascoltavore dei lavoratori, to tutti per poi non fare nulla. ma sui temi dell’immigrazione Troppo prudente. Quando gli ho avrebbe dovuto essere più preannunciato che il comitato stava sente. Incomprensibile la scelta elaborando un referendum sulla sul Dal Molin: diceva di non vobase- era il 2006- lui si è dichialersi occupare di politica, salvo rato contrario perché non voleva poi uscir fuori contro il consi-
che la città si spaccasse. Allora mi è venuto spontaneo obiettare che per lo stesso motivo non si dovrebbe neppure andare a votare. La democrazia pretende delle scelte. Invece lui ha preferito l’equidistanza”. Fortemente negativo infine il giudizio dell’ex consigliere comunale Franca Equizi: “Non ha fatto nulla. Un vescovo che a Vicenza non ha lasciato traccia, forse venuto qui malvolentieri perché per lui questa destinazione fu una specie di punizione. Sul Dal Molin me lo aspettavo al fianco della gente e invece è stato con i potenti. Vicenza lo ricorderà come Ponzio Pilato della Ederle Due: temeva forse di irritare i poteri forti locali e non? La Chiesa è per la pace e contro le guerre, o no? I marines usano armi o il vangelo? Anche Adolf Hitler sosteneva di portare la democrazia nei paesi che occupava in punta di baionetta e tutti sappiamo come è andata a finire. Non capisco perché sia stato invitato in consiglio comunale per l’addio. Forse perché Variati ha bisogno di voti e ha messo Cangini a fare il chierichetto”.
tecnologia
201del5 novembre 2010 pag21
numero
ViPiù
Tecnologia
La piena, il web e la radio morta
Il fortunale che si è abbattuto sul Vicentino ha avuto una copertura eccezionale sui media che si appoggiano ad internet: grande assente l’etere battente bandiera locale
di Marco Milioni
L
’emergenza alluvione va anche letta come evento mediatico. E come tale va anche considerato l’impatto che le nuove tecnologie dell’informazione hanno avuto sugli accadimenti che si sono abbattuti su Vicenza e provincia durante i primissi giorni di novembre. Internet è stato uno straordinario circuito per la veicolazione delle notizie. I portali dei quotidiani e delle testate locali, ma pure quello del Corriere del Veneto sono stati letteralmente presi
rafoni, una foto davvero sugged’assalto. VicenzaPiu.com, tanti stiva che su Flickr.com ha avuto erano gli accessi ha dovuto pure parecchi apprezzamenti. congelare il servizio in attesa di ripristinarlo. Ma La città però ha doanche i network, vuto patire il fatto di sociali e non, Younon possedere una tube, Facebook, Youtube, radio tutta vicenTwitter, Flickr. Facebook, tina che trasmetcom, Youreporter.it hanno contribuito Twitter, Flickr.com, ta h24 da Vicenza e su Vicenza. Una a veicolare infor- Youreporter.it mazioni, immagini hanno veicolato gran brutta figura per la comunità. Da di vario tipo e mini informazioni tempo le frequenreportage realizzaze sono state tutte ti un tempo più o sull’emergenza vendute ad opemeno reale. Tanto ratori nazionali o che la stampa ne forestieri e l’hinterland berico, ha fatto un grande uso. In queche un tempo era una delle prista pagina è stata pubblicata me potenze industriali del Paeuna foto scattata da Flavio Cia-
| Contrà Barche (foto Ciarafoni)
Eppure da un paio d’anni giace se, ha rimediato così uno smacnei cassetti del consiglio comuco notevole. Non tanto per una nale del capoluogo una proposta questione d’onore ma soprattutbypartizan affinché to perché in caso di Aim, da sola o con grandi calamità una altri partner, rearadiolina a battelizzi un sistema wirie è l’unico mezzo fi o wi-max locale e che ti può tenere in diffuso in modo che contatto col resto ogni cittadino possa del mondo se la tua I wi-fi per avere a prezzo policasa è isolata e se ti Vicenza tico un po’ di banda hanno staccato la realizzato da Una circocorrente (con interAim rimane una larga. stanza che nel caso net e tv ovviamente di specie dell’allumute). A Vicenza chimera vione avrebbe aiuper di più si sono tato non poco. Da registrati parecchi mesi però su questo versante a momenti un cui la connessione palazzo Trissino si tace al web è venuta meno.
popcorn
201del5 novembre 2010 pag22
numero
La faccia triste della fantascienza Tragica povertà di mezzi e di idee: da dimenticare in fretta.
di Giuliano Corà
S
am lavora sulla ‘faccia oscura della Luna’ (dovrebbe essere una metafora dell’oscurità della sua situazione? Una delle mille citazioni di questo film che sembra scritto con pagine strappate dai copioni di cento altri film di fantascienza? Mah, ne riparleremo) in una miniera completamente automatizzata di cui è l’unico operatore, ad estrarre l’Elio 3, un
scopre nei rottami del suo veicolo un altro uomo gravemente ferito. Lo soccorre e lo porta con sé, ma a quel punto comincia a porsi un problema. Da dove salta fuori quel tipo? Non doveva essere Sam l’unico abitante della base? Forse le cose non stanno proprio come sembrano e come la compagnia mineraria continua a raccontargli nei suoi messaggi? Agli spettatori – a quelli che avranno il coraggio di vederlo fino alla fine – l’ardua sentenza. Moon è un film che definire noioso sa-
preziosissimo minerale che, sulla Terra, ha risolto il problema delle fonti di energia. Sua unica compagnia è il robot Gerty, perché i contatti con la Terra sono interrotti a causa del guasto del satellite-ponte. Mancano solo due settimane alla fine del contratto di tre anni, dopo di che Sam potrà tornare a casa, dalla moglie e dalla figlia, ma durante un’uscita alla miniera Sam ha un incidente. Si risveglia nell’infermeria della base, assistito da Gerty, e quando esce per vedere cos’è successo,
di simboli: penso a rebbe già azzardato, quel grandissimo caperché significhepolavoro che è Gatrebbe riconoscergli taca (A. Niccol, USA, un qualche livello 1998) – si accompadi creatività, sia pur Definirlo gna qui ad un’altretnegativa, che invece noioso sarebbe tanto tragica povertà è anch’essa assente. elogiarlo di idee. Non una sola Più che altro non idea originale che sia è un film: è, come Un frullato una viene a infondeabbiamo anticipa- illogico di tanti re un po’ di vita in to, un frullato non film una storia che proceamalgamato di altri de per conto suo, cui film, una collezione assistiamo con totadi citazioni cui si fale estraneità emotiva, rilevando tica perfino a tener dietro. È anfreddamente gli innumerevoli che – e forse questo è ciò che alla quanto vuoti tentativi di creare fine irrita di più – un frullato di una tensione. Clone (pour cause incongruenze, illogicità, sospesi …) abortito e inutile, Moon è un e assurdità, tanto che, volendolo film da dimenticare, come da direcensire con due righe, come si menticare in fretta è la ridicola faceva una volta sui quotidiani, performance di Sam Rockwell, si potrebbe cavarsela con: “Non suo unico interprete. Aridatece si capisce un c****”, ed avremmo “Il pianeta proibito”, per favore. già finito. La povertà di mezzi, tragicamente evidente – peraltro MOON giustificata ed anzi funzionale (D. Jones, UK, 2009) quando il film è di suo pregnante
201 del5 novembre 2010 pag23
numero
Niente futuro senza pubbliche ammende ...Segue dalla prima
A
lmeno in grande par te. È sbagliato il modello di sv iluppo. È folle l’idea di crescita sempiter na. Il giorno 2 novembre un corsivo del più impor tante quotidiano nazionale il Corsera, se la prendeva col dio quattr ino e col dio cemento. L o stesso ha fat to nello stesso gior no il Cor veneto, sempre in pr ima pagina. Sono fogli
estremisti? In queste set timane la Valchiampo av v ia un proget to per r ipensare sé stessa. Un proget to del ge nere può non tenere conto di quanto il Vicentino sta patendo in queste ore? Ora non se ne può più della gente che si lamenta come se le piene fossero un evento remoto, che non ar r iva mai. Ciò che invece non ar r iva mai è un
esame di coscienza anche da par te della gente stessa. Da par te di ognuno di noi. L’emergenza è un nemico in questo senso. E forse c’è da sperare che Vicenza ne esca con le ossa un ben rot te. Magar i qualcuno r insav irà. A lt r i ser v izi a pag. 5, 6, 7 e a pag.14 e 15
VICENZA D’AUTORE
Mandiamoli a zappà Viaggio musicale fra i tesori nascosti della città E che è meglio! ...Segue dalla prima
M
otivo per cui ci tocca anche saltare la merenda. Insomma siamo in pieno “ramadan” economico. Una bella dieta terminale per tutte le famiglie italiane, la cui crescente povertà è ormai l’unico vero “profitto” di questa crisi. Così mentre il Berlusca, versione omofoba, “gioca” a fare alla Caritas in aiuto di una sfortunata, ma seducente minorenne del Magreb, la Caritas - quella vera- fa sempre più fatica a sostenere il carico di una dilagante, irrefrenabile disperazione sociale che da tempo non è più circoscritta a barboni ed immigrati. E come se non bastasse sentite l’ultima dell’instancabile Brunetta: grazie alla riforma della Pubblica Amministrazione “entro il 2013 ci saranno 300mila dipendenti pubblici in meno”. Bingo! Anzi Bungabunga! Così il terribile Renatino rincorre a passo corto il Premier inglese David Cameron, che per il prossimo quinquennio avrebbe previsto il taglio di ben 490mila posti pubblici. Ma quella che appare una sorta di gara a chi fa meglio o di più - tra un vezzeggiativo (Brunetta) ed un rafforzativo (Cameron) - a parere di molti servirà, forse, solo a “rafforzare” le ragnatele dei nostri disfatti portafogli. Il risparmio previsto, infatti, non sarà superiore nei prossimi 5 anni, a 62miliardi di euro, laddove ce ne vogliono annualmente almeno 300 per
soddisfare vitalizi, appannaggi e qualche meritevole (?) emolumento a favore della nostra “blasoneria” politica, tra reucci, baroni, vassalli, vassalletti, giullari, cavalieri di ventura, mercenari, mignotte (pardon escort) e leccaculi di regime. In altre parole si affama un intero popolo per non rinunciare una tantum ad un piccolo disagio economico. Un’iniziativa che, non a caso, li vede ora tutti d’accordo da destra a sinistra. Comunque voi non disperate, poiché a chiunque, con un po’ di fortuna e soprattutto con qualche procace circonferenza, è concesso candidarsi in lista nella speranza di ottenere, poi, un posto in abito politicoistituzionale. L’ufficio collocamento degli innumerevoli partiti è sempre aperto, e le tessere, a differenza dei libretti di lavoro, sono facilmente interscambiabili. Se poi non vi sentite portati per i “compromessi”, sappiate che in Italia vi sono un’infinità di lavori che necessitano di manodopera. Quali? Ad esempio quello di sarto, di gelataio, di lastroferratore, di valigiaio, di conduttore di robot industriali e tanti altri secondo quanto accertato da Confartigianato in una recente indagine di mercato. Basta, dunque, solo rimboccarsi le maniche ed andare avanti senza stare lì a rimuginare su questo o quel taglio, sugli aumenti delle tasse o del costo della vita, sul fatto che
non si prenderà più il TFR o la pensione. Pensate alla salute che vi resta, vedrete che tutto passa … e che in seguito “gli ultimi saranno i primi”. Infatti, ai “primi” cittadini è concesso il profitto delle astratte statistiche. Statistiche i cui risultati sono talvolta così lusinghieri che sembrano scritte a loro immagine e somiglianza. I primi “cittadini” non devono spiegare in concreto quello che fanno e soprattutto non fanno, loro galleggiano sul quotidiano, e quando la barca affonda sanno già su chi scaricare ogni colpa, convinti che indossare una tutta catarifrangente tra gli sfollati possa farli apparire all’altezza anche di compiti disattesi. Ed invece è alla gente qualsiasi che tocca far quadrare quotidianamente il proprio bilancio, ov vero tenersi a galla come è av venuto nel corso della recente esondazione e una volta ritiratesi le acque, riprendere a zappare il campo nella speranza di un misero raccolto. Già zappare …. un lavoro nobile che, sarebbe opportuno imporre periodicamente anche ai signori dei piani alti, i quali, in assenza di qualità più intellettive, risultano solo braccia strappate alla terra. Anche perché la terra è bassa e per lavorarla sarebbero finalmente costretti a chinarsi, imparando – forse - cos’è l’onestà del sudore.
ntra nel vivo “Vicenza d’autore: musica tra sacro e profano nei luoghi d’arte della città“, colonna sonora di un patrimonio artistico cittadino tutto da riscoprire. Dopo un mese di concerti in cui sono state protagoniste varie associazioni musicali da tempo attive nel campo della musica antica e in ambito organistico, oltre che nel camerismo anche contemporaneo, la rassegna - che giunge quest’anno alla seconda edizione, sempre per l’organizzazione dell’assessorato alla cultura del comune - ripropone anche un’iniziativa che è risultata molto gradita anche la scorsa stagione: il connubio fra concerti e celebrazioni liturgiche. La serie di “messe cantate” inizia con un’occasione davvero particolare perché “recupera”, per così dire, la messa-concerto già prevista il 2 novembre, “giorno dei morti”, e poi posticipata per cause di forza maggiore, data l’alluvione. Ora, sempre nella Chiesa di San Gaetano in Corso Palladio, la celebrazione liturgica con esecuzione musicale viene organizzata per questo sabato 6 novembre, ma alle ore 18.30. Ne è protagonista sempre il il Coenobium Vocale diretto da Maria Dal Bianco, che dedica a tutti i musicisti vicentini defunti a “Messa da requiem a tre voci d’uomo con accompagnamento d’organo” composta da Don Lorenzo Perosi nel 1897. Le celebrazioni liturgiche con accompagnamento musicale di “Vicenza d’autore” continueranno grazie agli interventi di veri e propri professionisti in questo campo, come l’Ensemble Adoriente (il 7 novembre nella chiesetta di S.M. Etiopissa in località Polegge), i Polifonici Vicentini
(14 novembre a S. Giorgio in Gogna, ore 11), la Schola S. Rocco (21 novembre alla Chiesa dei Carmini, ore 11), e l’Ensemble Phoné (28 novembre all’Abazzia di Sant’Agostino, ore 11). In realtà il programma di “Vicenza d’Autore” si completa anche di altri appuntamenti, a partire proprio da questo finesettimana: sabato 6 (ore 19), con il concerto per organo (Margherita Dalla Vecchia) e tromba barocca (Jonathan Pia), quindi con i concerti a Palazzo Leoni Montanari dell’Ensemble Musagete (fra sabato 6 e domenica 7, ore 16,00), infine con il concerto per coro, organo e orchestra proposto a San Gaetano dall’Archicembalo Ensemble. Saranno tanti altri ancora gli appuntamenti di novembre. Di tutti ne menzioniamo almeno due di particolari: quello fra musica e teatro a cura di Theama Teatro, proposto a Villa Ghislanzoni Curti (sabato 13, ore 21), in un viaggio nel teatro veneto dall’antico al contemporaneo; quello infine che vedrà Coro e Orchestra di Vicenza per la direzione di Giuliano Fracasso, protagonisti del concerto per S. Cecilia, domenica 21 al Tempio di S. Lorenzo. “Vicenza d’autore” è un progetto realizzato dal Comune di Vicenza con il concorso di Regione Veneto, Fondazione Cariverona e Fondazione Roi, e sostenuto da Banca Popolare di Verona, Smart Trivellato e Aim. Gli appuntamento con le celebrazione liturgiche in musica sono ovviamente a ingresso libero. Per info: Comune di Vicenza – Assessorato alla Cultura (0444 221541 - infocultura@comune.vicenza. it - www.comune.vicenza.it).