Pat sotto esame: Cibic: Bertesina città sonnacchiosa, e le frazioni spazio ai giovani pag pag 4 14
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n° 171 14 novembre 2009 euro 1,00
Settimanale di fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Luca Matteazzi
In edicola il sabato
Casa fantasma
La maggioranza di centrosinistra dice sì al piano casa regionale La filosofia è la stessa, ma con qualche vincolo in più E alla fine lo strombazzato rilancio si ridurrà a pochi cantieri Ciàcole
Q
Così lontana, così vicina
uando sono bravi, gli scrittori hanno la capacità di fotografare la realtà con più profondità di giornalisti, sociologi ed altri osservatori. Massimo Carlotto, sulla cui bravura c’è poco da aggiungere, da almeno una decina d’anni racconta il retrobottega meno piacevole del luccicante Nordest. Un retroscena fatto di affari ai confini del lecito (e spesso ben oltre quel confine), di contatti sistematici con la criminalità organizzata, di affari rispettabili finanziati con fiumi di denaro dalla provenienza quanto-
meno dubbia. Per chi segue con un po’ di attenzione le cronache giudiziarie, non è una novità che anche il territorio del Veneto sia diventato terreno d’azione per le varie mafie, e non solo per quello che riguarda la gestione dello spaccio, della prostituzione o dell’usura. Diverse inchieste hanno portato allo scoperto zone d’ombra anche nella gestione di alcuni appalti o nello smaltimento dei rifiuti. Del resto la logica non fa una piega: se qualcuno ha soldi da investire, lo fa dove l’economia gira. La crimina-
lità organizzata ha denari in abbondanza, e il Veneto era, ed in parte ancora è, uno dei motori della crescita italiana. Ora, complice lo scudo fiscale, da più parti si vocifera di capitali in rientro alla ricerca di sbocchi in cui essere investiti. Prima scelta, l’immarcescibile mattone. Per cui ci sarebbe all’orizzonte l’ennesimo assedio ai piani urbanistici dei comuni. Ci piacerebbe che fossero le solite leggende metropolitane. Temiamo, invece, che dietro le ciàcole ci sia il classico fondo di verità. E forse anche qualcosa di più.
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Caccia ai falsi invalidi Ma qui non ci sono pag 3
il fatto
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Falsi invalidi?
Qui è un falso problema
di Andrea Alba
A
Vicenza non ci sono falsi invalidi. E’ giunto a questa conclusione l’Inps provinciale, dopo un’indagine che è durata per tutto il 2009, con oltre 900 verifiche sulle migliaia di vicentini che percepiscono la pensione di invalidità: l’assegno è stato revocato a poco più di 30, e per la grande maggioranza di questi la revoca è dovuta a un miglioramento dell’infermità: «In tutto, abbiamo trovato solo due o tre casi di falsi invalidi, nel complessivo di questi controlli» spiega Andrea Cestonaro, presidente dell’Inps provinciale. Ma “cos’è” che fa sì che la nostra provincia sia così “refrattaria” all’imbroglio a spese della previdenza pubblica? Ne parla Cestonaro stesso. I dati locali... Gli invalidi sono persone affette da patologie congenite o acquisite, anche psichiche. Possono essere invalidi del lavoro o invalidi civili. La menomazione viene stabilita in punti percentuali con una visita medica: la soglia per ottenere l’assegno dall’Inps è l’invalidità superiore al 74 per cento. Chi percepisce l’assegno, comunque, può continuare a lavorare e ad avere un’occupazione e un altro reddito. La menomazione può anche variare nel tempo, in quest’ultimo caso il medico può riconoscere il miglioramento e ridurre la percentuale di invalidità, cosa che porta alla revoca dell’assegno Inps. A Vicenza, nel 2009 fino ad oggi l’Inps ha erogato una pensione a 224.687 persone, su 862 mila abitanti della provincia: 152.419 sono pensioni di vecchiaia, 52.979 assegni a “superstiti” (il coniuge del pensionato deceduto), 13.156 pensioni di invalidità e 6.133 assegni sociali. «Mediamente l’importo dell’assegno di invalidità, a Vicenza, è di 605 euro lordi al
E di sicuro i 300 milioni di euro da risparmiare sui falsi invalidi non verranno trovati qui: «Sui 917 controlli che abbiamo fatto in provincia – spiega il direttore dell’Inps – 33 assegni sono stati revocati. Questo non perché fossero falsi ... e quelli nazionali ma perché il medico dell’Inps ha I controlli sono stati fatti in ostrovato che nel paziente vi fosse sequio al piano nazionale, varato stato un miglioramento, rispeta febbraio dal governo per scoto alla precedente visita, tale da vare gli invalidi civili (cioè con portare l’invalidità sotto il 74 per menomazione non derivante da cento». attività lavorativa) fasulli: in tutCosa succede quando si è sotto il ta Italia sono stati previsti 200 70 %? «La legge considera la permila controlli straordinari da parsona atta a lavorare. Può anche este dell’Inps entro fine 2009, con sere senza un braccio, ad esempio, l’obiettivo di risparmiare almeno ma per la legge può lavorare per300 milioni di euro. Nel Paese, seché questa patologia in genere non condo le informazioni fornite dal porta l’invalidità al 74 per cento» ministero dell’Economia, gli assespiega il direttore Inps. In realtà, gni di invalidità civile sono circa anche se è chiaro che un ente pub2 milioni, con una spesa annua blico non può che ridi diversi miliardi di spettare la legge, vieeuro. Secondo una ne da chiedersi come statistica ministeriapossa mantenersi le fatta ad agosto, su una persona con una oltre due milioni di La pensione condizione così invaprestazioni comples- viene concessa lidante. «Sempre per sivamente fornite a chi ha legge è previsto che in Italia, al Nord ne le aziende assumano, spettano quasi 788 un’invalidità nel complesso di un mila; poco più di 435 superiore certo numero di lavomila al Centro; oltre al 74 per cento ratori, una persona 913 mila al Sud. La invalida» spiega il “maglia nera”, sefunzionario, che cfa condo i calcoli miniparte anche del sindacato Cgil. steriali, va all’Umbria: 5,48 pensioni ogni 100 abitanti. La regione Visite rigorose meno colpita è invece la LombarComunque, la revoca dell’assegno dia con una media di 2,79. di invalidità può essere oggetto di ricorso, se chi lo riceveva ritiene Vicenza, provincia modello? di essere stato vittima di un’ingiuIn effetti, anche senza fare nessun stizia: «In questo caso il medico controllo, incrociando un paio dei Inps fa una nuova visita, e il ricordati sopra citati si capisce che o c’è rente a sua volta si fa visitare da qualcosa che non torna, oppure un altro medico del lavoro, in gela città di Palladio e la provincia nere uno di un patronato sindacache la circonda sono un’isola felile. Una commissione di dirigenti ce in un mare di sofferenza. Già, dell’Inps poi valuterà il caso speperché qui da noi gli assegni sono cifico. In genere il parere dei due 13.156 su 862 mila abitanti, cioè medici però è concorde e si sceglie un abitante e mezzo su cento è di sostenere quella posizione: ad invalido civile. Nel complesso inesempio la settimana scorsa a Vivece, in Italia, su 60 milioni e 170 cenza abbiamo avuto 13 ricorsi, in mila abitanti due milioni sono indieci di questi i medici dell’Inps e validi civili con assegno: ovvero del patronato, dopo le rispettive 3,3 abitanti su 100. La provincia visite, erano d’accordo sul revocadi Vicenza “vince” anche sulla re o meno l’invalidità». Oltre alle regione Lombardia, citata prima. mese – spiega il direttore dell’ente di previdenza – circa 450 euro netti. Durante tutto quest’anno abbiamo fatto molte ispezioni, in tutto 917».
33 revoche, in un anno di controlli sono state tolte anche 28 indennità di accompagnamento: «Queste vengono date in aggiunta all’invalidità a chi, essendo gravemente menomato, ha bisogno di una badante o comunque di un infermiere. Però anche questi possono migliorare, in tal caso viene tolta questa parte dell’indennità». Secondo Cestonaro, la presenza di pochi falsi invalidi su suolo be-
rico «è dovuta alla serietà delle commissioni mediche. Le visite sono serie, l’indennità viene data solo a chi ne ha effettivamente diritto. Non vuol dire che la gente non tenti di imbrogliare, qui più o meno che altrove, è il medico che è rigoroso e non ci si scappa. Lo si vede ad esempio dalla bassa discordanza che c’è fra medici anche nei casi di ricorso, quando viene tolto l’assegno».
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Nel 2009, l’Inps ha effettuato quasi mille verifiche su chi percepisce la pensione d’invalidità Di falsi invalidi, però, ne sono stati scoperti solo un paio Il direttore: “C’è chi tenta di imbrogliare, ma le visite mediche sono rigorose”
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Bertesina, in piazza i gioielli dei Curti Piazze, strade e nuove case Cosa succede nelle altre frazioni
Comincia in questo numero un’analisi dei punti chiave del Pat Prima puntata: l’accordo tra pubblico e privato per la riqualificazione del centro di Bertesina Un progetto che prevede la creazione di una nuova piazza e di strutture ricettive di alto livello E che finora pare aver messo tutti d’accordo
di Marco Milioni
S
i chiama Piano di assetto del territorio. Si abbrevia in Pat. Ma stringi stringi lo strumento è molto simile al vecchio piano regolatore. Si tratta del più importante strumento per la pianificazione urbana di un comune. L’amministrazione del capoluogo berico dopo averlo approvato in giunta è ora passata allo studio presso le competenti commissioni municipali. La delibera nel volgere di qualche settimana dovrebbe poi transitare in consiglio comunale per il voto definitivo. Il Pat costituisce inoltre la cornice entro la quale il comune poi definirà i cosiddetti piani attuativi. Ovvero i piani con i quali si definiranno progetti, funzioni e volumetrie dei nuovi edifici. Assieme al Pat il comune ha anche elaborato un piano
strategico che delinea il “carattere” che la città dovrebbe assumere per i prossimi dieci, vent’anni. Su questo versante l’attuale amministrazione di centrosinistra è stata piuttosto prudente (generica per certi aspetti se si vuole), delineando un perimetro molto flessibile. Sulle prime si può dire che la giunta punta ad una conferma e a un rafforzamento della della vocazione terziaria della città pur non trascurando le funzioni produttive presenti in zona industriale. Conservazione del territorio, valorizzazione della cultura e delle altre eccellenze sono presenti ugualmente nel percorso indicato dall’esecutivo cittadino. Si tratta ovviamente di assunzioni di impegno che dovranno giuoco-forza fare i conti con una verifica puntuale dei fatti nonché con la realtà della città, per la quale l’amministrazione dice di puntare anche ad un deciso rafforzamento della mobilità sostenibile: ciclopiste e
trasporto pubblico in primis. E in tema di Pat c’è un sito web allestito dal comune nel quale si mettono in ordine gli studi, le analisi e i documenti prodotti sino ad oggi. L’indirizzo è: www.vicenzaforumcenter.it. Tra i molti documenti elaborati dall’amministrazione comunale uno in particolare ha suscitato l’interesse di molti cittadini nonché di molti addetti ai lavori. Si tratta delle bozze preliminari sottoscritte tra tra l’amministrazione e i proprietari delle grandi aree. Soggetti conosciuti anche col termine britannico di stakeholder. L’intera documentazione costituisce un malloppo corposo di una settantina di pagine. Gli spunti da approfondire sono diversi per un analisi che continuerà sui prossimi numeri di Vicenza Più. Ad ogni modo tra le bozze che hanno fino ad ora incontrato un forte favore bipartisan figura l’intesa per la frazione di Bertesina.
| Il cartello dei lavori in corso a Villa Ghislanzoni
| La chiesa, il “pratone”, villa Curti e altri scorci del centro di Bertesina
suoi futuri eredi? La spiegazioQuestione annosa ne è contenuta a pagina 17 della Proprio Bertesina infatti sconta appendice 6 allegata al Pat: «Il uno sviluppo incompleto e poco proponente chiede l’attribuzione organico. Durante gli anni case, di una adeguata compensazione casette e villini si sono moltipliurbanistica» ai sensi della normacati in modo sconclusionato, ma tiva regionale vigente «nonché la la frazione che idealmente gravita trasformazione in area privata» a attorno alla chiesa parrocchiale pertinenza di Villa Ghislanzoni di non è mai riuscita a raccordarsi due terreni situati presso la stessa con la palladiana villa Gazzotti e villa. con la cinquecenteC ontest ua lmente sca (poi rivista nel il privato chiede il XVIII secolo) villa cambio di destinaGhislanzoni: due giozione d’uso delle ielli dell’architettura Potrebbe restanti aree di proveneta. La mancanza nascere prietà nel medesimo di una piazza di fatcomparto. Di fatto to ha impedito negli un resort si tratta di una opeanni un raccordo ur- di alta qualità razione di valorizzabano di qualità. Così anche per zione immobiliare. il cComune, dopo Già da oggi a villa avere spulciato tra le mostre sono carte della passata e altre iniziative Ghislanzoni in corso una serie amministrazione, ha di lavori autorizzati deciso di approntare dalla soprintendenun piano. za veneta per i beni architettonici. Sono stati contattati i membri delObiettivo del progetto è quello di la famiglia Curti, una delle più in sfruttare gli spazi di pertinenza vista della città, famiglia che oldell’edificio cinquecentesco per tre ad essere proprietaria di villa ottenere bed and breakfast (e Ghislanzoni è proprietaria di una forse alcune residenze di pregio). grande area di 10.000 metri quaIn paese gira voce che il privato, dri di fronte alla parrocchiale detottenuto l’accordo col Comune, to “il pratone”. L’intesa con i Curti potrebbe realizzare un resort di infatti prevede la cessione al Coalta qualità che unitamente alla mune proprio del “pratone”. Tale riqualificazione della piazza pospazio dovrebbe diventare infatti trebbe dotare finalmente il capola nuova agognata piazza di Berluogo berico di un complesso in tesina. L’accordo poi cita espresgrado di offrire non solo ospitalità samente un’altra area dei Curti di alto livello, ma servizi addiziopari a 2.600 metri quadri in prosnali in termini di offerta culturale simità della parrocchia. Per quecome mostre, iniziative legate alla sta invece è previsto un destino a conoscenza del territorio, guide parcheggio. Altra funzione della qualificate attraverso il Vicentino, quale Bertesina è completamente collegamenti con la tradizione arsprovvista e per la quale le precetigianale ed eno-gastronomica del denti amministrazioni non erano territorio medesimo. mai riuscite a trovare rimedio. La contropartita Ma che cosa otterrà in cambio Giandomenico Curti assieme ai
La progettazione Un piccolo sogno per il riscatto del capoluogo da sempre in ombra ri-
spetto a centri non maggiormente blasonati ma dotati di una maggiore gamma nell’offerta turistica? Ovviamente sarà il tempo a dirlo. E sarà il tempo a svelare i veri piani della famiglia Curti. Sta di fatto però che il Comune, nell’ottica di uno scambio che secondo la giunta favorisce la collettività come il privato, chiede ai Curti di assumere l’onere della progettazione della nuova piazza con criteri rigorosi in termini di qualità architettonica. Di conseguenza anche la realizzazione della piazza medesima come del parcheggio sarà a carico del privato. In commissione territorio si vocifera, ma nulla è confermato, che il progetto potrebbe essere in qualche maniera presentato alla popolazione prima di prendere la sua forma definitiva. Ma l’obiettivo finale è già stato identificato: ridare a Bertesina e alla campagna circostante la sua antica anima, magari ricorrendo ad un polo di eccellenza turistica e culturale promosso dai privati.
Il piano riguardante Bertesina è senza dubbio quello più rilevante, ma nel Pat trovano ovviamente spazio anche progetti che interessano le altre frazioni della città. Eccone una carrellata, tenendo presente che si tratta di proposte ancora in itinere, che poi dovranno essere definite nel dettaglio con i successivi piani degli interventi. E soprattutto che si tratta di una progettazione a lungo termine. A Polegge sono previste alcune nuove aree destinate all’edificazione (soprattutto tra la Marosticana e lo spazio dietro la chiesa), una bretellina alla Marosticana per snellire il traffico all’incrocio con la strada che devia verso Cavazzale, una nuova zona destinata a servizi pubblici (intorno alla bretellina stradale), il proseguimento della ciclabile che arriva da Laghetto e soprattutto un nuova piazza. Che, si legge nelle schede tecniche, “includerà e organizzerà in un sistema unitario lo slargo adiacente alla chiesa, incentrato sul campanile isolato, il tratto di strada di Polegge che fronteggia il suddetto spazio fino all’edificio della scuola primaria e una parte dell’area inedificata presente a nord della strada”. Anche per Ospedaletto si parla di un nuovo assetto della piazza, che “dovrà mirare a integrare organicamente il sagrato della chiesa con il tratto prospiciente di via Postumia e con il parcheg-
gio, attualmente a uso privato, che fronteggia l’edificio residenziale a “L”, nonché con lo scoperto della struttura parrocchiale, salvaguardandone l’attuale funzione”. Le altre novità riguardano soprattutto la creazione di un parcheggio e di un’area di verde attrezzato subito a sud del centro abitato, e l’individuazione di una fascia agricola a nord, con funzione di cuscinetto verso il traffico della statale. Per Laghetto il Pat individua nel cuore del quartiere, in cui concentrati scuole, biblioteca, chiesa e altre funzioni, il “polo dei servizi”. E abbozza un ridisegno del centro che “dovrà mirare a integrare in un sistema unico gli spazi antistanti la chiesa e l’edificio commerciale, anche attraverso un’opportuna sistemazione dell’area verde alberata e del tratto di via dei Laghi compresi tra i due invasi”. Per Saviabona si immagina invece un nuovo asse stradale spostato più ad est, e si propone di valutare l’eventuale spostamento degli insediamenti produttivi in riva all’Astichello, considerati in contratto con il contesto paesaggistico. Proposte simili anche per Anconetta: un polo dei servizi nel cuore della frazione, una bretellina che corre a sud della strada attuale per deviare il traffico di scorrimento fuori dal centro abitato, una piazza ridisegnata e un nuovo
parco in prossimità del passaggio a livello (da rimuovere). A Maddalene si prospetta una piazza ben più grande dell’attuale, dietro la quale è individuata un’area di progetto destinata a servizi pubblici. A Bertesinella si punta invece a recuperare l’identità culturale del centro della frazione attorno all’antica chiesetta di San Benedetto, ma si prevede anche, oltre alla solita sistemazione della piazza, una corposa area edificabile a nord di Cà Balbi. A Settecà ed a Casale il Pat progetta nuovi spazi verdi, nuove aree destinate a parcheggio e una valorizzazione delle piazze davanti alle chiese. A Campedello l’intervento più consistente riguarda ancora una volta la piazza: “Il nuovo assetto dell’invaso – si legge sempre nelle schede tecniche - dovrà comprendere anche l’area prevista posteriormente all’abside della chiesa, da integrare al sistema complessivo dello spazio attraverso collegamenti ai due lati dell’edificio opportunamente configurati e arredati, in modo da garantire la connessione della piazza alla pista ciclabile della Riviera Berica. La pavimentazione della piazza dovrà estendersi anche al tratto prospiciente del viale Riviera Berica, allo scopo di assicurare una moderazione del passaggio veicolare lungo l’arteria”. Ci sarà inoltre un nuovo nucleo insediativo nella zona sud della frazione.
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Nelle cartografie relative a Santa Croce Bigolina, Tormeno e Longara, hanno invece grande evidenza i simboli che indicano una sistemazione della viabilità per renderla più funzionale alla mobilità locale. A Santa Croce si parla poi di una piazza risistemata e raccordata con le aree circostanti (“in modo da realizzare un sistema di fruizione e percettivo continuo, funzionale anche allo svolgimento di manifestazioni e attività all’aperto”), e di un’area di progetto per servizi pubblici che “dovrà essere attrezzata almeno in parte a parco e dovrà comprendere un collegamento ciclopedonale con la pista ciclabile della riviera Berica, in modo da connetterla ai nuovi insediamenti adiacenti e rendere possibile un accesso alla pista dalla futura piazza e dalla zona commerciale della frazione”.Per il Tormeno e Longara la novità principale riguarda l’individuazione di un vasto spazio verde a cavallo tra le due frazioni, che potrebbe diventare un parco rurale attrezzato in cui abbinare fruizione pubblica e attività agricola. Attorno, però, sono previsti anche spazi consistenti per l’edificazione. Per Debba e San Pietro Intrigogna, infine, ci si concentrerà soprattutto sulla sistemazione della viabilità, ora molto critica. L.M.
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San Pio X
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Contraddizioni sottotraccia È uno dei quartieri più popolosi, e popolari, della città Una zona ricca di associazioni e dove si vive tranquillamente Ma mancano spazi comuni. E si sta diffondendo una povertà poco visibile
Ecco cosa prevede, dopo gli emendamenti in consiglio comunale, la versione del centrosinistra vicentino della legge edilizia di Berlusconi Fra cerchiobottismo e sostanziale adesione al testo regionale
di Luca Matteazzi
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ltimamente è finito sulle pagine di cronaca con una certa frequenza. Prima per la palestra parrocchiale, l’unica della zona, che è da rifare. Poi per la proposta, e la relativa protesta, di creare vicino al carcere una delle cinque microaree per nomadi. Infine per l’attività sempre più intensa delle associazioni che lavorano nel campo del disagio e della povertà, come la San Vincenzo. Niente di cui stupirsi: San Pio X è uno dei quartieri più consistenti della città - conta, da solo, tanti abitanti come un grosso comune dell’hinterland – ed ha un carattere decisamente popolare: c’è un’alta percentuale di anziani, molti stranieri, vaste aree di edilizia residenziale pubblica. È normale che succeda qualcosa di cui parlare. Ma i tempi in cui si ritrovava appiccicata addosso la spiacevole etichetta di Bronx cittadino sono lontani. Oggi, nonostante presenze ingombranti come quelle del carcere e della caserma Ederle, in
zona si vive in modo sostanzialmente tranquillo. Il traffico intenso è limitato a viale della Pace, tre supermercati di quartiere e vari negozietti convivono nel giro di poche centinaia di metri, i collegamenti del servizio pubblico funzionano e non mancano nemmeno gli spazi verdi. Le criticità ci sono, ma si rivelano solo ad uno sguardo più attento. Cercarsi spazi disperatamente Parlando con le persone del quartiere, il discorso finisce immancabilmente sulla mancanza di spazi d’aggregazione. Il quartiere è diviso tra il nucleo più antico, attorno alla chiesa, fatto di strade strette e case anni ’50 e ’60, e gli insediamenti più nuovi realizzati tra gli anni ’70 e 80 più a nord, con i condomini della zona peep e le villette che li circondano. Ma manca un centro: c’è la parrocchia con i suoi spazi, ci sono i campi sportivi e i centri comunali come quello gestito dalla Rondine, quello di villa Tacchi e quello giovanile di via Toaldo, vero, ma non si è mai creato un fulcro che riunisse tutte le attività. “Si è sempre lamentata la mancanza di una piazza e di uno
| In alto, la chiesa, fulcro delle attività parrocchiali Qui sopra i condomini della zona Peep e villa Tacchi
con più pubblico, e due “casette” spazio polivalente – spiega Lucio più piccole per le altre attività. Zoppello, per anni presidente delMa, a parte la sistemazione della la circoscrizione 3 per Forza Italia recinzione, il tutto è rimasto let-. Non c’è nemmeno un luogo dove tera morta per mancanza di fondi. fare un’assemblea pubblica, al di fuori delle palestre delle scuole”. Progetti a metà Una lacuna ancor più sentita in un Intanto sono stati portate aventi, quartiere che pullula di associapur in modo frammentario, altre zioni: dal gruppo Incontriamoci iniziative. In via Calvi si è speagli scout, da La Rondine al circorimentata una delle prime zone lo Noi, alle varie realtà del mondo a 30 chilometri orari della città, dello sport e dell’assistenza che con annesso troncone di pista cispesso lavorano in silenzio e lonclabile. “Potrebbe essere ampliata tano dai riflettori. “È vero – con– aggiunge Zoppello -, ad esempio fermano Claudio Barbieri e Rossistemando la zona davanti alle sella Menegato, dell’Associazione scuole: i costi non genitori di San Pio X, sarebbero troppo una delle più attive elevati”. E si è creato tra viale della Pace e il primo parco giovia della Scola -. Noi chi accessibile anche le nostre attività le Qui è stato ai bambini disabili. facciamo in palestra, “Non solo accessibile, ma è uno spazio im- aperto il primo ma anche fruibile – proprio. Per il resto i parco giochi precisano dall’Assoragazzi si trovano al per bambini ciazione genitori, che centro di via Toaldo diversamente ha contribuito, anche o davanti alla chiesa: e c onom ic a mente , oltre a questo non abili all’iniziativa -. Il proc’è nulla”. Tra l’altro, blema è che quel parcon la chiusura delco, come tanti altri, la palestra parrocnon è sorvegliato. Ci vorrebbe la fichiale per problemi di agibilità, gura del nonno-parco, sulla scia di si troveranno in difficoltà anche quella del nonno-vigile. E in genele associazioni che in quello sparale bisognerebbe razionalizzare zio svolgevano attività sportiva, un po’ il sistema dei parchi gioco: dalla pallavolo alla ginnastica per magari qualcuno in meno, ma che anziani. quelli che ci sono abbiano tutte le Un proposta per risolvere il prostrutture a posto, custode e servizi blema, a dire il vero, c’è. E riguarigienici”. Mancano invece quasi del da il recupero dell’area del vecchio tutto le piste ciclabili. E restano un campo da baseball. Coinvolgendo po’ abbandonate strutture come la le associazioni, la circoscrizione piscina di via Calvi, che senza coaveva elaborato un progetto che pertura è utilizzabile solo nei tre prevedeva una struttura coperta mesi estivi. E che invece potrebabbastanza ampia per gli eventi
be contare su un bacino di utenza molto ampio. Il disagio nascosto E il disagio giovanile, lo spaccio, il bullismo, che tanto spesso sono associati a San PioX? “Ci sono, ma come in tutte le altre zone della città – rispondono Barbieri e Zoppello -. È rimasta addosso quest’etichetta, ma non è così: siamo assolutamente nella media”. Caso mai, sono altre le difficoltà che stanno emergendo. “Di certe situazione si parlava subito dopo l’insediamento della zona Peep – spiega Maria Concetta Ronchetti, la promotrice del comitato contro la creazione di un’area per nomadi in zona -. Adesso il quartiere è invecchiato, e sono nate problematiche legate agli anziani, che non sono solo di tipo economico, ma anche di socialità”. La parte economica, però ha il suo peso: non è un caso se il primo discount della città abbia aperto da queste parti, e sia ancora oggi sempre pieno. “Ci sono delle sacche di povertà che rimangono sottotraccia – continua la signora Ronchetti -. Persone o famiglie in difficoltà, che vivono con grande dignità la loro condizione, che non si rivolgono al Comune, e che si appoggiano piuttosto alla solidarietà di familiari e associazioni di volontariato”. A queste si aggiunge poi la comunità straniera, che risente più di altre della crisi e che, tra pakistani, ex jugoslavi e nordafricani, è molto numerosa. “Non ci sono problemi, ma non c’è nemmeno integrazione. Per quella bisognerà forse aspettare che crescano le seconde generazioni”, conclude Barbieri.
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S
ulle nostre colonne l’assessore Pierangelo Cangini (Pd) aveva definito la legge regionale 14, comunemente noto come “piano casa”, come «un piano gonfia-villette». E sia pure riconoscendone il valore di stimolo economico, era preoccupato per «la prevista riduzione degli oneri», cioè della tassa che il privato deve all’ente locale su ciò che costruisce, che «può comportare diminuzioni nelle entrate e quindi ulteriori difficoltà nei rispettivi bilanci» (salvo poi rifiutarsi di aumentarli in via generale “perche c’è la crisi economica”, come ebbe a dire a chi scrive in un’assemblea pubblica sul Pat). Deve avere cambiato idea, perché il 30 ottobre scorso, nell’ultimo giorno utile previsto per recepire le norme regionali, la versione vicentina proposta dalla giunta Variati è stata approvata dalla maggioranza di centrosinistra in consiglio comunale. Che ha fatto passare la delibera dando qualche colpo al cerchio (alcune aperture ai privati caldeggiate dall’opposizione del Pdl, da Confindustria e da Claudio Veltroni, presidente della commissione territorio e segretario cittadino del Pd) e qualcun altro alla botte (qualche paletto voluto dalla lista civica del sindaco, in particolare dai consiglieri Gianni Rolando e Francesco Vettori).
immobiliari che grattano tutto il Dietrofront grattabile e cittadini facoltosi che Cangini avrebbe anche potuto in questi tempi di vacche magrisimpuntarsi e opporsi all’adozione sime sono gli unici a permettersi il della legge. All’articolo 9 comma lusso di ingrandirsi la villa. 5, infatti, questa prevede che i comuni dovevano decidere “se o con Carota… quali ulteriori limiti e modalità Vediamo cosa resta del testo oriapplicare la normativa”. Ora, se, ginario di Cangini e cosa è stato come ha dichiarato urbi et orbi modificato. Continuerà a bastare lui stesso, finora sono arrivate l’autocertificazione (Dia) per dare sul suo tavolo appena sette dicasi inizio ai lavori, senza il coinvolsette domande di ampliamenti, se gimento neppure di la stessa Anci (l’assouno studio tecnico ciazione dei Comuni) riconosciuto seconè sul piede di guerra do norme europee e per i tagli del 60% italiane. Prime abiagli oneri di urbaniztazioni ampliabili zazione sulle prime Si possono del 20%; idem per case, e se un altro ampliare uffici, centri compericolo è quello di i negozi merciali e anche nevedere «contempegozi di vicinato, con rata la salvaguardia Non i centri esclusione dei centri del disegno urbani- commerciali storici, degli edifistico del Pat con le ci vincolati e delle possibilità espansive zone inedificabili o previste dalla legge» con particolare tutele. Il Pdl, con (sempre Cangini), ce n’era abbaRucco e Franzina, ha strappato stanza per argomentare un no roil sì per non far pagare il 60% di busto e senza tentennamenti. Ma oneri per nuove unità immobiliala bussola dell’amministrazione, ri per i familiari non solo di price lo ha spiegato ancora una volta mo, ma anche di secondo grado; Cangini, è il “sano realismo”, che e un altro sì per l’aggiunta di un tradotto significa venire incontro articolo ex novo che dice che per al 30% delle richieste contenute ogni caso non specificato dalla nel Bid (il Bando degli Interessi legge, si applica la normale legge Diffusi dell’era Hullweck accolto urbanistica regionale del 2004. solo in parte, cioè in questa perNei condomìni sono possibili amcentuale, dalla giunta Variati). pliamenti, con quali conseguenze Non sia mai, insomma, che il censulla pace fra condòmini è facile trosinistra variatiano passi per immaginare. Abbattere o tagliare oppressore delle legittime istanze alberi è consentito previo parere di sempre affamati costruttori,
favorevole del settore comunale verde/ambiente. Nelle zone di valore storico-ambientale (Rsa 2,3,4 e R) si potrà darci dentro di malta e cazzuola per il recupero di volumi esistenti, come i sottotetti. Gli edifici anche parzialmente abusivi e “soggetti all’obbligo di demolizione” non potranno essere ampliati (e per quelli non demolibili?). Non c’è alcun obbligo generale riguardo gli standard (fognature, posti auto, collegamento alla viabilità, verde, etc). …e bastone I variatiani hanno vincolato la legge, sia per gli ampliamenti che per le demolizioni/ricostruzioni, con le “finalità” di non aggravare la già pesante carenza di standard e sottoservizi nel costruire nuove unità. Hanno permesso che si possano ampliare o ricostruire i piccoli negozi, ma non i centri commerciali. Hanno consentito che si possa procedere in cambio di destinazione d’uso “se ammesso dallo strumento urbanistico vigente” (il vecchio Prg? l’imminente Pat?). Ma altolà deciso per fabbricati in cui sono previsti restauri, manutenzioni straordinarie o demolizioni senza
ricostruzione. Hanno però preteso il rispetto delle distanze dai confini secondo il prg senza alcuna deroga, dei diritti di vicinato e l’armonia con la programmazione urbanistica generale, cioè col futuro piano di assetto (Pat). No ad ingrandire o a rifare gli annessi rustici, e per quanto riguarda le abitazioni in zone agricole, si può ampliare fino a 160 metri cubi e si può abbattere e ricostruire fino a 240 metri cubi. Per operare una selezione delle domande del Bid, sono riusciti a bloccare l’effetto sommatoria: chi ha una richiesta pendente dovrà presentare agli uffici comunali una sola proposta. Infine, non vedremo sorgere dependances frazionando le unità immobiliari, facendo ad esempio diventare bifamiliare una singola abitazione. Il risultato finale è un via libera al cemento cucito e ricucito pur di non sembrare nemici dell’iniziativa privata salvaguardando al tempo stesso i proclami sull’edilizia sostenibile. Di fatto, tuttavia, un sostanziale accoglimento della filosofia che ha ispirato la Regione Veneto, la più radicale di tutte nel dare semaforo verde al mattone fai-da-te.
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Alto Vicentino, una Ulss unica
le opinioni dei lettori
“
Sono arrivati i vaccini?”. L’intervista è di una decina di giorCurare a casa ni fa; quindi, quando l’abbiamo Al di là dei meriti di questo o incontrato, il direttore generale quel dirigente, dunque, è tutto il dell’Ulss numero 4 Domenico sistema ad aver permesso di elaMantoan non poteva certo imborare ed applicare idee nuove. maginare che proprio nei “suoi” Puntando, ad esempio, sul potenospedali si sarebbero registrati ziamento della rete dei medici di i primi casi di influenza suina di famiglia dell’assistenza a casa, per una certa gravità della nostra proridurre al minimo la necessità di vincia. Ma, come tutti i suoi colricorrere all’ospedale. Il risultato leghi, stava comunque discutendo è che il tasso di ospedalizzazione con i suoi collaboratori sull’evoldell’area dell’Alto Vicentino è uno versi dell’epidemia. Un’emergenza dei più bassi del Veneto, e lo stesso forse un po’ più facile da gestire, si può dire della spesa farmaceuin una Ulss come quella dell’Alto tica. “La nostra spesa Vicentino spesso inmedia è di 140 euro, dicata come modello pro capite quando la di efficienza. L’unimedia regionale è di ca di tutto il Veneto, 180. Se spendessimo insieme a Pieve di Siamo stati quei 40 euro un più Soligo, ad avere i bi- tra i primi per ognuno dei 180 lanci in attivo: anche a investire mila residenti del il 2008 si è infatti territorio, faremmo chiuso con un segno sul territorio presto a trovarci con più di 900 mila euro, e sui medici qualche milione di quando molte sorelle di famiglia euro di spese in più”, piangono per deficit aggiunge Mantoan. da decine di milioni Un sistema che ha di euro. permesso anche di assorbire senza troppi scossoni scelte difficili, Il segreto come la chiusura di un ospedale, Bravi loro o spreconi gli altri? Per per quanto piccolo come quello di Mantoan il segreto di questi risulMalo. “La gente avverte l’ospedatati va cercato “in una buona gele come un baluardo di sicurezza, stione che dura da vent’anni”, ed è perché è sempre aperto, 365 giordovuto in particolare a tre fattori. ni l’anno - riprende il dg -. Quindi “Il primo - spiega - è la presenza di non è possibile chiuderlo e basta: buoni amministratori che hanno bisogna garantire le risposte in gestito in modo oculato. Il seconun’altra maniera. Ad esempio, do sta nella capacità di governare dare la possibilità di avere l’inferil cambiamento senza farselo immiere a domicilio sette giorni su porre, e mi spiego con degli esemsette; creare dei punti di preliepi. L’Ulss ha chiuso l’ospedale di vo sul territorio; pensare anche a Malo per decisione propria, prima punti di specialisti sul territorio. che venisse imposto dalla RegioA Malo stiamo sperimentando ne; poi ha eliminato i doppioni una formula che ci permette di tra Thiene e Schio; infine, da un avere gli specialisti negli ambulaospedale a due padiglioni è riutori dei medici di base: in pratica, scita a farne uno unico, che è un se il medico ordina una visita dal ulteriore passo avanti. Questo per dermatologo, dall’ortopedico o dal dire che questa è una Ulss che è cardiologo, il paziente prenota e riuscita a trovare le idee e il sostetrova lo specialista, qualche giorgno politico per fare realizzazioni no dopo, nello stesso ambulatorio. che in altre realtà non riescono Con il grande vantaggio che in nemmeno quando vengono impoquesto modo gli specialisti dialoste. La terza cosa è investire sul gano con i medici di base”. territorio: siamo stati tra i primi a farlo, investendo su medici di base Sperimentazioni e assistenza domiciliare integrata, L’esperimento di Malo si inserisce e qui è stato inventato il budget di
Critiche e problemi I problemi comunque non mancano. “Noi siamo una fabbrica che produce salute, e l’elemento umano in questo processo è fondamentale - riprende Mantoan -. La cosa più difficile è riuscire a far dialogare tra loro questo numero enorme di figure diverse tra loro, perché in una ulss c’è di tutto, dall’ingegnere allo psicologo. Per questo stiamo facendo un grosso investimento in informatica, perché tutte le informazioni delle cartelle cliniche siano disponibili nella rete interna. Questo permette anche di costruire dei percorsi di intervento per certe patologie elaborati e verificati assieme, cosa molto importante”. E non mancano nemmeno le critiche. A cominciare da quelle piovute sull’operazione di project financing che ha portato alla creazione dell’ospedale unico: inutile,
Dopo l’articolo contro il pacifismo, ecco due lettere di chi lo difende
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pacifisti saremmo dei velleitari oi pacifisti abbiamo l'obbligo sorpassati che cercano di trascidi tentare - mezzi di comunar persone in un avventurismo nicazione permettendo - di agcolpevole. Le cose non stanno giornare continuamente le idee così. Freud, nella sua famosa letche i cittadini hanno su di noi e tera ad Albert Einstein ( Perché la sulla guerra. Talvolta la descriguerra? S. Freud, 1933) individuò zione che dei pacifisti viene data le cause della guerra non nella didall'esterno assomiglia ad una di struttività umana ma nei conflitti quelle vecchie cartoline illustrate realistici fra gruppi, costantemenin vendita in certi paesini di monte risolti con la violenza, per l'astagna nelle quali la piazza censenza di una legge internazionale trale è rappresentata com'era nel esecutoria che consentisse, come passato e come non é più ora tra nella legge civile, di risolverli panuove costruzioni e nuovi negozi. cificamente. Attribuì Le manifestazioni del soltanto un ruolo auluglio 2001 a Genosiliario al fattore delva furono precedula distruttività umate in tutta Italia per na. Secondo Fromm 9-10 mesi da gruppi Freud e Fromm (Erich Fromm, Anadi studio che affroninsegnano: tomia della distruttarono i vari aspetti tività umana, Mondella pace dall'econo- nessuna dadori, Milano 1975) mia e la finanza allo tendenza “Per chiunque abbia sfruttamento del Sud innata alla qualche vaga noziodel Mondo, all'uso o ne di storia la tesi alla minaccia dell'uso guerra dell'innata distrutdella guerra per tività umana quale mantenere lo sfrutcausa primaria della guerra è semtamento dei Paesi poveri in fatto plicemente assurda. I Babilonesi, i di risorse naturali, di cervelli e di Greci, fino agli statisti del nostro controllo delle vie di trasporto e di tempo hanno pianificato le loro comunicazione. Questa tematica é guerre.” Per l'attendibile scienstata sempre più approfondita e ziato “Questa presunta tendenza sviluppata e, assieme al NO deciinnata alla guerra non è solo sconso e ampiamente manifestato alla fessata dalla storia documentata, costruzione della base USA al Dal ma anche, elemento questo estreMolin. é alla base degli obbiettimamente importante, dalla storia vi della marcia mondiale che ha delle guerre primitive. Già nel attraversato Vicenza domenica 8 contesto dell'aggressione fra i poscorso. Mi preme però sviluppapoli primitivi, abbiamo dimostrare due discorsi sulla guerra 1] Si to che questi - e particolarmente i dice comunemente che la guerra cacciatori e i raccoglitori di cibo è nel DNA dell'Uomo e quindi noi
| Il cantiere del nuovo ospedale a Santorso e il direttore generale dell’Ulss 4 Domenico Mantoan
ternative quali erano? Il problema troppo costoso, con un contratto dei fondi pubblici c’è dappertutto, troppo favorevole ai privati, e via e un afflusso di capitali privati è dicendo. Mantoan all’epoca non necessario. Ci si dimentica, inolc’era, ma difende la decisione. tre, che anche se avessimo costru“Quella di fare un ospedale nuovo ito da soli l’ospedale, certi servizi è stata una scelta giusta. Costerà li avremmo dovuti pagare lo stes120 milioni: ristrutturare Thiene so”. o Schio non sarebbe Mantoan risponde costato di meno, e anche alle osservanon ci avrebbe dato zioni più velenose, gli stessi risultati. Il quelle che ricondunuovo ospedale, poi, cono la creazione è in un luogo bari- Il nuovo polo? del nuovo ospedale centrico, fuori dalle Scelta giusta all’influenza policittà, e anche questa tica dell’europarlaè stata una scelta e gara regolare mentare forzista Lia intelligente, perché Il resto Sartori, vicina sia così si fa oggi in tut- è speculazione alla giunta Regionate le città europee. le che ad una delle L’ospedale, del resto, aziende promotriè sempre più l’ecceci, lo studio Altieri di Thiene. zione nella vita di una persona: è “È stata fatta una gara, si sono un luogo ipertecnologico e iperpresentati quattro gruppi, tutti specialistico, dove si sta ricoverati molte seri, e alla fine ha vinto chi sempre di meno. La sfida è avere ha fatto il ribasso più alto - riun buon ospedale e buoni servizi batte -. Questi sono atti pubblici sul territorio”. incontestabili. Poi se uno vuole fare speculazione politica la facBotta e risposta cia, ma è stato tutto regolare. Si Più nel dettaglio, le critiche si parla molto dello studio Altieri, concentravano sul capitolo costi: ma lo studio Altieri è uno dei mial di là dello stanziamento per la gliori del mondo: ha progettato costruzione, l’accordo con i privati 90 ospedali in Italia e ha appena prevede infatti una serie di canoni vinto delle gare al Cairo e a Dudi servizio che l’Ulss dovrà versabai. Non credo che a Dubai abbia re per i prossimi 24 anni. Con un avuto appoggi politici”. conto finale che secondo alcune L’ultima battuta è per un’opestime supererebbe i 500 milioni razione avviata recentemente di euro. Troppi? “La Regione ha dall’’Ulss. Sulla homepage del investito 70 milioni di euro, ne sito dell’azienda, sotto la voce mancavano 50, e si è scelta la stra“operazione trasparenza”, comda del project financing, che è una paiono i compensi dettagliati di tecnica vecchia come il mondo: il decine e decine di dirigenti. Manponte di Rialto è stato fatto così ca, però, proprio quello di Man- replica il direttore generale -. toan. “Perché io ho un contratto Quindi i privati che già oggi handi diritto privato con la Regione, no in gestione alcuni servizi, come non con l’Ulss - spiega -. Comunla mensa o le pulizie, hanno messo que il compenso dei direttori gei soldi subito: in cambio chiedono nerali è stabilito per legge ed è di avere la gestione dei servizi per assolutamente pubblico: 154 mila i prossimi 24 anni. È vero che più euro all’anno”. di vent’anni sono tanti, ma le al-
flickr.com/francesco secch
di Luca Matteazzi
nel percorso avviato già qualche anno fa con la creazione, anche qui facendo da battistrada, delle Utap (le Unità territoriali di assistenza primaria) di Arsiero e Zugliano: cioè dei centri in cui lavorano figure diverse (medici di base, pediatri, infermieri), e che sono in grado di coprire per tutta la settimana buona parte delle esigenze della popolazione, in particolare quelle che non hanno carattere di urgenza (visite, controlli, prelievi). In questo modo, l’ospedale diventa un punto di riferimento necessario solo per i casi più gravi. “Diciamo che abbiamo modelli diversi: l’Utap di montagna ad Arsiero, quella di Campagna a Zugliano e quella di città a Malo”. La stessa logica sperimentale continua oggi con la creazione di due nuove postazioni di guardia medica, a Malo (“sempre per quel discorso che, quando tagli, devi dare dei servizi”), e a Schio, a fianco del pronto Soccorso. E con un nuovo protocollo, studiato insieme ai medici di base, per la riduzione delle liste di attesa. In pratica, al momento della prescrizione il medico deve indicare il grado di urgenza della visita (entro 10 giorni, entro un mese, entro tre, entro sei), e l’Ulss si impegna a rispettare quei tempi. “E nella maggior parte dei casi ci riusciamo: se sforiamo, sforiamo di poco”.
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Guerra e pace,
Domenico Mantoan è il direttore generale dell’Ulss 4 L’unica del vicentino e una delle due della Regione ad avere il bilancio in attivo Merito di sperimentazioni e progetti costruiti negli ultimi vent’anni E della capacità di fare scelte pesanti. Tra cui quella, contestatissima, del nuovo ospedale
distretto, che poi è stato studiato e copiato dalla Bocconi. In questo modo la medicina di base è stata messa nelle condizioni di gestire le cronicità a domicilio”.
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lettere
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flickr.com/simone ramella
focus
erano i meno bellicosi e che le loro lotte erano caratterizzate da una assenza relativa di distruttività e di efferatezza. Abbiamo visto inoltre che le guerre sono diventate sempre più frequenti e sanguinose. Dunque, se la guerra fosse provocata da impulsi distruttivi innati, si sarebbe verificato il contrario.” Fromm conclude questa parte con una spiegazione quanto mai suadente “Facendone risalire le cause all'aggressione innata, certi autori hanno semplicemente considerato la guerra moderna un fenomeno normale, provocato necessariamente dalla natura "distruttiva" dell'uomo. Hanno tentato di confermare questa tesi con i dati raccolti sugli animali e sui nostri antenati preistorici, distorcendoli per farli servire allo scopo. La loro posizione è nata dalla convinzione irremovibile che la civiltà moderna sia superiore alle culture pre-tecniche. La logica era: se l'uomo civile è afflitto da tante guerre e da tanta distruttività, ben peggio doveva essere ridotto l'uomo primitivo, così arretrato nello sviluppo verso il " progresso". Poiché non si può attribuire la distruttività alla nostra civiltà, bisogna giustificarla come risultato dei nostri istinti. Ma i fatti parlano diversamente.” 2]La guerra si sta dimostrando oggi una sorta di ferro vecchio non più utile a raggiungere gli scopi voluti. In Somalia nel 1992 sbarcarono i marines USA ,ai quali si aggiunsero anche gli italiani: tutti sotto l'ombrello ONU!! Gli armati occidentali se ne dovettero andare perché la situazione era sempre più incontrollabile e tale é rimasta ad oggi. Nel marzo 1999 la Nato, compresa l'Italia, sotto comando USA, attaccò la Jugoslavia con bombardamenti per due mesi e mezzo. Attualmente, a distanza di dieci anni, la NATO deve tenere alcune decine di migliaia di armati per evitare il massacro dei serbi di Kossovo e la guerra Serbia – Albania. Nel 1991 gli Usa, con vari alleati tra i quali l'Italia, attaccarono lì'Iraq e poi nuovamente nel 2003. Oggi continuano gli atten-
guerre sia un'assurda pretesa. A tati con decine di morti innocenti che cosa serve la conoscenza del e senza che sia all'orizzonte il rinostro dna e delle nostre pulsioni pristino della vita civile e pacifica. peggiori se non a superarle? Per In Afganistan, invaso nel 2003, cui io spero davvero in un mongli USA e l'Occidente stanno perdo senza guerre. Non è una predendo la guerra e non sanno nemtesa, è una speranza, sentimento meno come uscirne, pur volendolo anch'esso connaturato nel nostro fare. In conclusione. Oggi il capidna. Per fortuna. Altrimenti non talismo ha trascinato centinaia di ci resterebbe che l'estinzione. milioni di persone - in genere dei Lettera firmata ceti medio bassi - nel baratro dei suoi scompensi recuperabili solo Ciò che a me premeva è mettere in parte ed a tempi lunghi, l'idein discussione l’ideale assoluto del ologia economica liberista é stata pacifismo, che nesspazzata via dalla crisuna civiltà umana si e con essa il valore prima dell’atomica assoluto del mercato, aveva mai coltivato. le guerre sono ormai Appunto perché si troppo costose e falA cosa serve è sempre fatto saglimentari per restare giamente i conti con una opzione della po- la conoscenza la parte oscura, aglitica. delle nostre gressiva, dell’uomo, La pace si sta presen- pulsioni e con la necessità di tando come la propose non a darvi sfogo (supesta più realista. superarle? rarla? Sogno folle: essa, che piaccia o Fulvio Rebesani no, esiste, e semmai va governata, inDesidero commencanalata, nobilitata, umanizzata tare in poche parole l'articolo secondo la pietas, non inseguenapparso sull'ultimo numero, firdo speranze da fiaba). Tanto è mato da Alessio Mannino e intivero che i cosiddetti “primitivi” la tolato "Marcia della Pace? Meglio guerra non la bandiscono come la guerra". Non mi dilungo nel un orrore, ma la ritualizzano ribattere punto per punto alle addestrandosi ad essa. Il “proaffermazioni del giornalista, ma gresso” ha distrutto la pacificità sottolineo come lo scritto, oltre non imbelle, in cui personalmente al tono tronfio e presuntuoso, sia mi riconosco in pieno, e ha proun minestrone di opinioni, fatti e vocato come rigetto il tabù del invettive in cui risalta la tesi che pacifismo, sua degenerazione. E’ "essere in guerra è una condiziola guerra moderna e tecnologine connaturata all'essere umano". ca, senza valori, in nome di ipoSi conclude che "una bella guerra crite crociate universali fondate ci vorrebbe. Soprattutto contro sul denaro: questa è la guerra noi stessi". Belle parole, ma tra sbagliata. Non la guerra in sé, la guerra armata e la guerra meche i bambini hanno già in cortaforica le distanze sono stellari. po quando giocano coi soldatini. Quando l'articolista si chiede se PS: nazismo e fascismo, totalita"non era più giusto che serbi e rismi moderni, scatenarono un cossovari-albanesi se la sbrigasconflitto mondiale con l’idea di sero da soli, costruendo un equiliconquistare il mondo. I Serbi non brio, certo costruito sul sangue..." aggredivano nessuno, essendo dovrebbe anche farsi la stessa il Kosovo una parte del proprio domanda per altri interventi che Stato. a suo tempo liberarono l'Europa dall'orrenda morsa del nazismo e Alessio Mannino del fascismo. Tutto questo per irridere alla marcia della pace e per affermare che un mondo senza
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Campi nomadi? Ecco perché no E’ scontro nella maggioranza: Giuliari vuole cinque micro-aree, parte del Pd si oppone. La vera soluzione? Aiutarli a trovare casa. Come tutti
di Alessio Mannino
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er fortuna che nel Pd vicentino c’è qualcuno che ragiona e che si è messo di traverso all’idea dell’assessore John Giuliari (Vicenza Capoluogo) dei cinque mini-campi nomadi inseriti nel Pat (il nuovo piano regolatore). Dopo i fulmini del cane sciolto Luca Balzi, l’altolà dell’indomito Sandro Guaiti e lo stop del capogruppo in consiglio Federico Formisano (che assicura: «la questione verrà stralciata dal piano»), una netta opposizione è arrivata dal consigliere Eugenio Capitanio, che però ha ecceduto nel voler rassicurare i comitati contrari sorti come funghi sostenendo che «il Pat non prevede nessuna area da destinare a campi nomadi». Nei quartieri interessati (strada Pelosa, Vicenza Est, via Aldo Moro dietro il carcere, via Carpaneda e Ospedaletto) serpeggia la rivolta, sfociata già in raccolte firme un po’ ovunque. Ci ha pensato la rappresentante degli insorti di San Pio X, Maria Concetta Ronchetti, a smentire carte alla mano l’improvvido Capitanio: «Basta aprire l’allegato al Pat denominato Norme Tecniche di Attuazione ed andare a pagina 57, laddove si parla di edilizia residenziale sociale (social housing). Per quanto riguarda la pianta, si apra il pdf Elaborato 4 light, si cerchi nella legenda il simbolo delle strutture abitative speciali e vedrete che si colloca nei luoghi che abbiamo in-
economia&mercati
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dividuato» (Giornale di Vicenza, 11 novembre 2009). Capitanio, saggiamente, aveva tuttavia preso atto che «serviranno soluzioni concordate e condivise, non ultima la disponibilità dei nomadi stessi ad agire tutti nel rispetto della legalità. Perché non ci possono essere diritti senza doveri». Ecco, diritti e doveri. Sullo scorso numero del nostro giornale il direttore della Caritas diocesana, don Giovanni Sandonà, ha difeso appassionatamente la “soluzione” di Giuliari contro l’oggettivo degrado dei due campi di viale Cricoli e viale Diaz. Sottolineando un aspetto: le 200 persone di etnia rom e sinti presenti a Vicenza città sono “stanziali” da molti anni (e parecchi sono cittadini italiani perfettamente in regola). Cioè definirli nomadi, come solitamente si fa con semplificazione giornalistica, è errato: sono tutte famiglie sedentarie, che hanno la loro dimora fissa in due luoghi ben precisi. Le roulottes in cui vivono rimandano al nomadismo solo perché hanno le ruote, ma in realtà sono abitazioni a tutti gli effetti. E allora delle due l’una: se sono fermi lì come stessero in vere e proprie case, non sono diversi da tutti gli altri cittadini, o anche dagli immigrati, col problema dell’affitto; se invece non lo sono, non si vede perché non tornino a fare la (bellissima) vita gitana di un tempo, cioè a spostarsi. Siccome sono gli stessi operatori che li seguono a dirci che così non è, non si vede perché debbano godere di uno status particolare per il quale costruire aree ad hoc solo per loro. Il Comune pensi all’edi-
lizia agevolata e li metta in lista, senza fare discriminazioni fra poveri di serie A e di serie B (che poi certi macchinoni fanno pensare a tutto fuorchè all’indigenza). Li assista nel procurarsi un’occupazione. Collabori coi volontari per dare loro aiuto legale e assistenza nell’inserirsi nel tessuto sociale, a partire dalle abitudini comunemente accettate. Dice: ma trovano difficoltà insormontabili nell’inserirsi nella città e nel mondo del lavoro, con gli orari, i ritmi e i rap-
porti con colleghi e vicinato. Chiariamo: chi scrive è per il rispetto di culture diverse, anche abissalmente diverse dalla nostra, fino all’estremo. Ma se un gruppo sociale vive stabilmente in un contesto sociale, non può usufruirne solo dei diritti, deve anche assumersi il dovere di integrarsi. Senza rinunciare ai propri usi, sempre che non confliggano con le leggi e gli standard minimi di convivenza. Ripeto: minimi. Non si pretende che disconoscano sé stessi
e la loro storia. Anche perché - e la chiave sta tutta qui - gli zingari vi hanno già rinunciato, abbandonando l’errabondo stile di vita che ci fa ricordare con simpatia i loro avi. Dato che oggi, invece, sono definitivamente imborghesiti, vadano fino in fondo: si cerchino una casa come tutti. Se imparano ad essere buoni vicini gli albanesi o i marocchini, non si vede perché loro, che di zingaro non hanno più niente salvo il tenace roulottismo, non possano fare altrettanto.
Equizi contro la Bottene: “Non ho usato il Presidio” Riceviamo e pubblichiamo la replica di Franca Equizi all’intervista rilasciata al nostro settimanale dalla consigliere comunale di Vicenza Libera Cinzia Bottene Penso di aver ampiamente dimostrato, in questi venti anni d’attività politica, la mia onestà morale e intellettuale. Ho rifiutato assessorati, incarichi, imposizioni di partito e compromessi. Il mio motto è non usare per non essere usato. Ho frequentato il presidio fin dalla nascita, turandomi il naso vista la presenza dei centri sociali (la chiusura della sede abusiva dello Ya Basta fu anche merito mio) e pregiudicati per reati di terrorismo. La mia convinzione era ed è che, al di la della fede politica, solo l’unità dei contrari può impedire lo scempio al Dal Molin. Frequentai il presidio fino al
29/05/2008, quando fui minacciata da due esponenti del centro sociale: ”Se vieni ancora al presidio ti spezziamo le gambe”, ci sono testimoni. Altri subirono nel tempo trattamenti simili, forse Bottene & c. temevano di perdere la leadership. La Ederle 2 si può impedire solo con mezzi legali (esposti, denuncie, no infrastrutture), ma evidentemente la Bottene riconosce come fatti solo i metodi dei centri sociali, scontri con la polizia e occupazioni farsa, finalizzati solo ad ottenere visibilità mediatica. Per il centro sociale (reale gestore del presidio) la contrarietà alla base non è il fine
ma il mezzo per ottenere, sfruttando la buona fede della gente, la tanta agognata sede a spese dei contribuenti mentre la casalinga insoddisfatta spera, con l’aiuto di Variati e soci, di agguantare una carega. Bottene e soci sono solo accecati dal rancore nei miei confronti per essere stati scoperti con il dito nella marmellata. Franca Equizi Comitato Salviamo l’Aeroporto
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ViPiù
economia&mercati
Disoccupazione
l’onda lunga della crisi di Giancarlo Marcotti
A
d una settimana esatta dalla comunicazione del dato sul Prodotto Interno Lordo del terzo trimestre, risultato estremamente confortante (+3,5%), gli Stati Uniti sono ancora al centro dell’attenzione. Dalla maggior economia del mondo tutti attendono una percentuale che, a detta degli economisti, è cruciale per capire gli sviluppi che potrà avere la crisi economica che sta attanagliando l’intero pianeta: il tasso di disoccupazione. Esce il dato: 10,2% La doccia fredda E’ una doccia fredda, anzi, gelata. Le Borse di tutto il mondo perdono il 2% in un quarto d’ora, anche il Presidente Obama deve ammettere: “è un dato che ci fa tornare con i piedi per terra”. Eppure che accade? Dopo una ventina di minuti di sbandamento le Borse cominciano, dapprima timidamente e poi con sempre maggiore convinzione, a recuperare il terreno perso. Al termine della seduta sono state azzerate tutte le perdite, anzi il fixing mette in mostra frecce verdi (simbolo di rialzo). Che giustificazione dare ad una simile reazione? Perché i mercati finanziari non temono un numero così elevato di persone senza lavoro? Visto che sono passati alcuni giorni cerchiamo di ragionare “a freddo”: spesso le analisi, a distanza di tempo, risultano maggiormente obiettive. Cinici, ma non troppo I mercati finanziari, in generale, non godono certo di una buona reputazione, spesso vengono loro attribuite delle prerogative ben poco nobili, in particolare sono tacciati di essere “cinici”. In questo, a nostro avviso, c’è un errore di fondo, quello di voler “umanizzare” una istituzione. Il solo scopo dei mercati finanziari è quello di attribui-
re quotazioni che dovrebbero essere le più obiettive possibili: essere “freddi e distaccati”, in questo contesto, non può venir considerato un difetto, bensì un valore. C’è quindi chi si spinge a ritenere che le Borse non siano calate dopo un dato così negativo in quanto un numero tanto elevato di persone senza occupazione favorirebbe l’abbassamento del costo del lavoro con evidenti benefici per le imprese. In termini brutali: i disoccupati, disperati, si adatterebbero ad accettare posti di lavoro sotto retribuiti. Ma non è così! Un alto tasso di disoccupazione non è mai un fattore positivo per l’economia, il primo e più importante effetto che produce è certamente quello di far calare i consumi che contribuiscono, almeno per gli Stati Uniti, a più del 70% del Prodotto Interno Lordo. La riduzione dei consumi porta ad una diminuzione del Pil, da questi ad un aumento della disoccupazione e quindi ad una nuova riduzione dei consumi in una spirale nefasta e letale per l’economia. Allora? Quale giustificazione occorre dare al comportamento delle Borse? A nostro avviso, molto più semplicemente, il mercato non ha ritenuto il dato sorprendente o, come si dice in gergo tecnico, lo aveva già scontato. Per essere precisi gli analisti avevano previsto un tasso del 9,9% quindi è risultato un po’ peggiore delle attese, ma non di molto. Inoltre è ben noto agli economisti che il dato occupazionale segue con un certo ritardo (solitamente 9/12 mesi) la crisi, in pratica si cominciano a perdere posti di lavoro a recessione in atto, mentre si recuperano solo a ripresa già avviata. Assunzioni prudenti Questo aspetto è anche abbastanza logico: al sorgere della crisi l’imprenditore, per farvi fronte, cercherà di porre rimedi immediatamente attuabili (riduzioni di spese e quant’altro) cercando di mantenere il proprio patrimonio di professionalità umana; soltan-
to in un secondo tempo, e se vi sarà costretto, farà ricorso a cassa integrazione (ove possibile) o licenziamenti. Parallelamente, non saranno fatte nuove assunzioni ai primi segnali di ripresa: dato che si ha alle spalle un periodo buio la normale cautela impone, a coloro che gestiscono l’impresa, di agire con prudenza; soltanto una crescita economica stabile e duratura farà intraprendere scelte più coraggiose in campo occupazionale. Non vorremmo passare per persone insensibili trattando un argomento così delicato con eccessivo distacco; sappiamo bene che ogni individuo senza lavoro vive un dramma personale e familiare, ma siamo anche consapevoli che in questo campo non esistono scorciatoie e nessuno possiede una bacchetta magica. Anzi permetteteci di sfatare un altro modo di dire molto comune: a nostro avviso i posti di lavoro non si creano, si costruiscono. La lingua, a volte è strana, o forse viene utilizzata in maniera volutamente impropria: si usa spesso dire “creare” posti di lavoro come se fossero fatti dal nulla, mentre quando si perdono vengono “distrutti” (con l’accezione di abbattere qualcosa di ben solido). Il lavoro, invece, per sua natura, è molto instabile: quanti lavori che facevano i nostri nonni, oggi non esistono più? E quanti sono quelli che attualmente noi svolgiamo e che non faranno i nostri nipoti? Italia virtuosa Arriviamo però al nostro Paese per vedere come è messa la nostra Italia sotto il profilo occupazionale, e scopriamo subito una sorpresa positiva. L’ultima rilevazione dava il tasso di disoccupazione al 7,4% ben al di sotto della media Ocse (8,6%), per non parlare dell’Area euro (9,7%). Un risultato quindi molto confortante, anche se offuscato da un sottoindice decisamente preoccupante: siamo infatti nella parte bassa della classifica per quanto riguarda la disoccupazione giovanile. Ciò
Il dato sulla disoccupazione statunitense è stato una doccia fredda, ma le borse non sono crollate. Anzi Il motivo? Le assunzioni arrivano solo a ripresa consolidata In Italia una situazione tra le migliori d’Europa
significa che il nostro lavoratore medio generalmente, per usare un eufemismo, non è più un ragazzino, con un impatto evidente sulla produttività. Non vogliamo neppure invischiarci nelle polemiche, spesso pretestuose, sulla correttezza del nostro dato statistico, il quale sarebbe artificialmente contenuto dal fatto che, almeno in alcune zone del Paese, le persone, sfiduciate, non si iscrivono a liste di collocamento, facendo così diminuire il dato di chi è in cerca di occupazione. E’ vero invece che la retribuzione di varie forme di lavoro temporaneo che negli ultimi anni hanno avuto un forte sviluppo contribuendo all’aumento del numero di “occupati”, spesso non sarebbe sufficiente al mantenimento del lavoratore stesso, costretto quindi
a dover restare in famiglia. Anche tenendo conto di tutte queste considerazioni sulle quali si può discutere all’infinito, il dato rimane e cioè che l’Italia, fanalino di coda in Europa in tanti campi, non solo non lo è nel settore dell’occupazione, ma risulta tra i Paesi più virtuosi. Il nostro Veneto, in particolare, negli anni del boom, aveva raggiunto percentuali di disoccupazione da sogno (in pratica non lavorava solo chi non voleva farlo); oggi, ovviamente, non è così. Percorrendo le nostre zone industriali ed artigianali non troviamo più i cartelli “cercasi operai” simbolo dell’opulenza degli anni d’oro, ma tutto sommato la nostra regione ha retto all’ondata recessiva meglio di tante altre zone del Paese.
Le parole dell’economia
ETF A
cronimo di Exchange Traded Fund. Rappresentano una tipologia particolare di Fondi comuni o Sicav, a gestione passiva, negoziati in borsa come un comune titolo azionario. Le principali caratteristiche sono quindi, in primis, la gestione passiva, cioè il fatto che cercano di replicare fedelmente il mercato sottostante. Ad esempio un Etf sul Dow Jones riprodurrà esattamente le variazioni che avrà l’indice di Borsa statunitense. La seconda particolarità, che lo differenza da un Fondo comune, è che viene scambiato in borsa proprio come un azione, quindi acquistato e venduto in tempo reale.
Gli Etf, però, non replicano solo indici azionari, ma anche obbligazionari, commodities come il petrolio, materie prime, insomma offrono all’investitore un’infinità di possibili alternative. Ultimi nati nella famiglia degli Etf i cosiddetti “Short”, sono prodotti che hanno la caratteristica di essere correlati inversamente rispetto al sottostante. In parole povere guadagnano se il sottostante perde e viceversa. Questo ha permesso anche al piccolo investitore di operare sul mercato “al ribasso” cercando così di ottenere guadagni nei momenti di calo dei listini azionari.
reportage
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reportage
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Sulle orme di Marco Polo
Pechino - Vicenza in Transiberiana | In alto, la periferia di Ulaan Bataar e un vagone di terza classe in Russia. Nella colonna di destra, il lago Baikal, il Muro di Berlino, le tipiche tende mongole e il confine tra Asia e Europa.
| Il treno nelle steppe della Mongolia. A destra Marco Mina e Diego Scomazzon prima di salire sulla Transiberiana
Due giovani vicentini sono tornati in treno dalla capitale cinese Percorrendo 11mila chilometri e attraversando 9 nazioni Dal lago Baikal alla Grande Muraglia, ecco il racconto della loro avventura Con un invito: “Non abbiate paura di viaggiare, aiuta a superare il campanilismo”
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arco, un ragazzo vicentino di 25 anni, è dottore in Tecnologie forestali ambientali e a breve si laureerà in Scienze forestali e ambientali. È appassionato di montagna, ha un grande spirito d’adattamento e di senso d’avventura. Di cognome non si chiama “Polo”, ma come il famoso esploratore ha compiuto un eccezionale viaggio in Oriente. Ad Aprile di quest’anno, per motivi di studio, è partito per Pechino. Dieci ore di aereo e si è ritrovato in un mondo sconosciuto e diverso da quello familiare. Tre settimane dopo lo ha raggiunto, sempre per impegni universitari, l’amico e collega Diego Scomazzon. Esauriti i loro impegni nella capitale cinese, sono tornati a casa insieme. Ma non in aereo, come per il viaggio di andata, bensì in treno.
Il 16 maggio sono così partiti per la Transiberiana, un itinerario durato un mese, che li ha portati ad attraversare nove Paesi “senza mai staccare i piedi da terra”. Come nasce l’idea di questo viaggio? “Prima di partire avevo deciso di tornare in treno, preventivando un mese di spostamenti. L’intenzione era rientrare a Vicenza partendo da Pechino, senza prendere aerei, in treno, lungo la famosa Transiberiana. Senza contattare agenzie turistiche, senza viaggi organizzati. Un low cost, pianificato direttamente da me, per scoprire le culture che ci distanziano dalla Cina”. Qual è stata la differenza più forte tra treno e aereo? “In aereo non mi sono nemmeno reso conto di viaggiare: dieci ore
per attraversare il mondo sono poche. Quando si arriva, ci si ritrova catapultati in un mondo nuovo, stravolti dalle otto ore di fuso orario. Con il viaggio di ritorno ho voluto ripercorrere lo stesso tragitto, ma in modo graduale, così da osservare il passaggio da una civiltà all’altra”. Chi hai incontrato durante il percorso? “Oltre agli autoctoni, tanti viaggiatori occidentali come me, se non peggio: zaino in spalla, pochi soldi, completamente all’avventura. Un giorno, alla stazione di Pechino, ho incontrato due ragazzi australiani, vestiti come Crocodile Dundee. Poi ho conosciuto Bart, un americano con cui ho condiviso buona parte del viaggio. Arrivati al Lago Baikal, a chilometri da Pechino e dopo giorni di pe-
regrinazione, abbiamo ritrovato i ragazzi australiani, che Bart aveva visto un mese e mezzo prima a Shanghai!” Come ti vedevano gli abitanti locali? “Soprattutto quando ero in Cina, mi osservavano come se fossi un alieno. Vivevo in mezzo ai cinesi, in un quartiere distante dalla zona turistica, per questo mi fissavano. La prima settimana mi faceva piacere, ma dopo dieci giorni non ci facevo più caso. Mi sono ambientato velocemente, in tutti i sensi. Per esempio, a pranzo non chiedevo più la bottiglietta d’acqua, ma bevevo il loro tè. Dopo poco ci si abitua, anche se dipende da quanto si adatta la singola persona”. Tu invece come ti sentivi? Un turista o un viaggiatore? “A volte un turista, soprattutto in
luoghi dov’ero circondato da europei, come in Piazza a Pechino o sulla Grande Muraglia. Quando invece ho vissuto a Pechino e ho girato per la Cina, insieme al mio Professore cinese, non ho incontrato nessun occidentale. Allora mi sono immerso nella loro cultura e mi sono sentito un viaggiatore. Lo stesso in Russia, perché non era un periodo turistico e la direzione di viaggio est-ovest è infrequente”. Che clima hai trovato? Il periodo era favorevole, ma arrivato a Pechino ho subito notato la polvere e l’inquinamento atmosferico. A maggio l’aria si è stemperata e sono arrivati i venti primaverili che hanno un po’ allontanato lo smog. Durante la Transiberiana invece si stava bene, bastava indossare un maglione pesante an-
Dati di viaggio Protagonisti: Marco Mina e Diego Scomazzon Chilometri percorsi: circa 11.102 9 Paesi attraversati: Cina, Mongolia, Russia, Lettonia, Lituania, Polonia, Germania, Austria, Italia Durata: 1 mese (16 maggio - 16 giugno 2009) Mezzi di trasporto: treno, corriera, bicicletta e... le proprie gambe!
| A sinistra un contadino cinese. A destra la Grande Muraglia
che in Siberia e in Mongolia. Maggio, giugno e settembre, secondo me, sono i mesi migliori per viaggiare in queste zone. Come hai mangiato? In Cina mi sono trovato bene perché ero accompagnano da ragazzi cinesi, che avevano capito i miei gusti. I prezzi erano molto economici e pochi piatti non mi sono proprio piaciuti. Sono di bocca buona, però alcuni sapori sono forti. Ho sempre cercato di mangiare pietanze tipiche, senza mai entrare nei ristoranti internazionali. In Cina c’è una cultura gastronomica incredibile. A Pechino si riuniscono le cucine e i ristoranti di tutte le province. Ogni sera si possono provare sapori diversi, a prezzi per noi stracciati. Che luoghi hai visitato? Ho visto tantissimi posti, però velocemente perché un mese è breve. In alcuni mi sarei fermato di più e avrei voluto deviare il percorso per visitarne altri. Mi è piaciuto tantissimo il Lago Baikal, un’oasi incontaminata nel cuore della Siberia. È uno dei più grandi al mondo, con profonde acque blu. In Mongolia non sapevo cosa aspettarmi. Non conoscevo nulla, a parte ciò che avevo letto nelle guide. Non siamo informati su quello che succede lì, sulla loro cultura. Poter parlare con un ragazzo mongolo, alle due di notte, in ostello, è stata un’esperienza incredibile. Qual è stato il luogo che ha segnato il tuo viaggio? Il luogo per eccellenza è stato il treno, perché è stata la nostra casa per più di una settimana. Abbiamo viaggiato quasi sempre in terza classe ed è stato unico: il vagone diventava uno spazio di condivisione di esperienze. Senza privacy, spartivamo la giornata con i russi. In terza classe non ci sono cabine, le carrozze, dotate di un bagno ciascuna, sono openspace. Il servizio è eccellente perché c’è molto personale. Per ogni vettura, una signora si occupa della pulizia. Quando non dormivi in treno, dove alloggiavi? Dormivamo negli ostelli o nelle home stay, famiglie che mettono
a disposizione la casa a prezzo di ostello. Non abbiamo mai alloggiato in albergo. A Mosca invece ci hanno ospitato dei miei parenti, che ci hanno fatto visitare la città, i dintorni e ci hanno immerso nella loro cultura, facendoci conoscere persone che da soli non avremmo potuto incontrare. Ci hanno anche portato nella dacia, la casa di campagna, dove abbiamo potuto fare la banya, la tipica sauna russa. Hai scoperto qualche altra usanza che non conoscevi? In Cina non mi ha colpito un’usanza in particolare, quanto l’insieme della cultura, completamente diversa dalla nostra. Anche solo nel modo di sistemare le cose, nella cucina o nella guida. È un mondo che non si è mai intrecciato con il nostro, che sta un po’ cercando di scopiazzare l’occidente con le tecnologie. Però loro hanno un forte attaccamento al passato, alle tradizioni, e lo si vede anche nel modo di fare dei giovani. Grazie a questo viaggio, hai scoperto qualcosa di nuovo su te stesso? Quando sono tornato mi sono sentito molto più forte. Un’esperienza simile apre la mente verso gli altri, suggerisce di non perdere le opportunità proposte. Ho capito che certe scelte vanno prese, anche se possono sembrare assurde. Senza sprecare tempo. Ho viaggiato un mese e alla fine avrei voluto farlo per altri cinque, per avere ancora mille occasioni. Se fossi stato da solo anche al ritorno, avresti attraversato lo stesso la Transiberiana? No, ma se dovessi rifarlo adesso, partirei da solo. Mi sono reso conto che viaggiando non si è mai soli. Ora non avrei paura di muovermi senza nessuno al fianco. Questo è stato il mio primo itinerario intercontinentale. Non ero mai uscito dall’Europa e mi ero sempre spostato in coppia, in gruppo o in famiglia, utilizzando l’aereo in viaggi organizzati. Questa è stata la prima vera avventura che ho fatto e che vorrei rifare. Sono pronto per un’altra trasferta, anche se adesso mi devo laureare. Mi piacerebbe andare in America
e in Canada, sempre in treno. Dopo questa esperienza, come vedi il mondo? Dopo aver viaggiato per un mese, da Pechino a Vicenza, sempre tenendo i piedi per terra, ci si accorge di quanto siamo collegati. Il mondo non sembra più così grande. Ho notato quanto connessi siamo anche dal punto di vista ambientale, quanto brevi sono le distanze, quanto le scelte di un paese possono compromettere quelle di un altro. Quanto vicini sono i confini, nonostante l’enorme divario tra le civiltà. E ora come vedi Vicenza e i vicentini? Tanto chiusi in sé, nel loro campanilismo. Non solo i vicentini, ma i veneti in generale. Leggono l’unico quotidiano e guardano l’unico telegiornale locale. Non aprono la mente, non girano il canale sul satellite per vedere quello che succede nel mondo, dove accadono fatti più gravi dei nostri. Bisogna viaggiare, non per restare nei luoghi che si visita, perché io sono stato contento di rincasare, ma viaggiare per tornare con una visione aperta e per poter comunicare con le persone: mantenere i contatti con quelle che conosci durante il percorso e raccontare la tua esperienza a chi ritrovi a casa. Cosa consigli a chi vuole intraprendere un viaggio simile? Anzitutto di non spaventarsi: un viaggio così si può fare anche da soli. Ci sono tante persone disponibili ad aiutarti, se sei in difficoltà. Ma non bisogna restare attaccati alle proprie abitudini. È bello far capire agli altri cosa si è, ma sempre adeguandosi a dove si è. Siamo noi ospiti all’interno del paese. Si può portare la propria esperienza, anche senza imporla. E si può viaggiare senza enti turistici. Serve solo una buona guida e la pazienza di studiarsi il percorso. Con internet si può organizzare tutto, a parte i visti d’ingresso, gli unici documenti che consiglio di chiedere in agenzia. Roberta Pileggi Foto di Marco Mina
L’appuntamento Marco Mina e Diego Scomazzon presenteranno il loro viaggio giovedì 19 novembre, ore 20.45, presso la Sala Teatro della Parrocchia Sant'Antonio ai Ferrovieri. L'ingresso è gratuito e aperto a tutti. Il racconto della loro esperienza sarà arricchito dalla proiezione delle fotografie scattate durante il tragitto
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“Largo ai giovani” Per Aldo Cibic il design deve essere un protagonista dello sviluppo delle città Con spunti che potrebbero essere applicati anche alla sonnacchiosa Vicenza Al primo posto, nell’elenco delle cose da fare, creare opportunità per i ragazzi
A
per produrre e sullo sfornare un numero enorme di prodotti, credo sia più interessante sviluppare un altro tipo di riflessione, che vada al di là del dare risposte al mondo produttivo. Quello che abbiamo cercato di fare, è porre il design come un attore creativo nella società. L’approccio non è più solo saper fare le cose, ma prendere spunto dalla realtà circostante per creare nuove storie: uno guarda cosa ha intorno e pensa a cosa vorrebbe cambiare, e ai processi che vorrebbe mettere in moto. In altre parole, dobbiamo pensare a cosa ha senso fare rispetto al futuro che ci viene incontro”.
l primo posto i giovani. E, subito dopo, la necessità di rianimare una città un po’ troppo sonnacchiosa e un po’ troppo poco convinta delle proprie possibilità. Quando parla di Vicenza Aldo Cibic, designer di fama internazionale e con un lunghissimo curriculum di progetti e realizzazioni (dalla nuova sede della Cisl di Vicenza alla Rinascente di Milano, passando per Shanghai), ha le idee chiare. Ma per arrivare al noccioLe piccole cose lo della questione bisogna partire È la filosofia che sta alla base delle da lontano, e cioè dalle premesse ultime ricerche portate avanti da generali che stanno alla base del Cibic: New Stories suo lavoro e della sua New Design, (con il idea di design. Che manifesto del nuovo non è solo quello del desgin), Microrea“semplice” ideatore Più che sugli lities, Citizen City, di oggetti dalla lioggetti in cui il designer e i nee accattivanti o di suoi collaboratori di gadget avveniristici il design Cibic&partners e Cida esporre in mostra deve ragionare bicWorkshop ragionelle vetrine di mez- sul senso nano sullo sviluppo zo mondo. Anzi. “Il che potrebbero avere design inteso nell’ac- del il nostro nei prossimi anni le cezione comune, futuro città. E in cui ci sono cioè come design idee che potrebbero di prodotto, non essere applicate anmi interessa partiche a Vicenza. “Abbiamo centinaia colarmente - spiega -. In questo di lavori, fatti con gli studenti dei momento storico, in cui assistianostri corsi, che potrebbero anmo alla fine di un modello di svidar bene anche per città delle diluppo, quello basato sul produrre mensioni di Vicenza”, conferma. Magari partendo da cose apparentemente banali. Come dotare la stazione di un deposito bagagli e di un sistema per il noleggio delle biciclette (“I progetti non parlano di questo e sono ben più articolati, ma io rimango stupito anche di fonte a queste carenze”, precisa). O come la rivitalizzazione di Campo Marzo. Dopo esser stato candidato | Aldo Cibic (a sinistra) alla presentazione del progetto riguardante Campo Marzo l’anno scorso nella lista civica che
appoggiava la candidatura di Lia Sartori, Cibic negli ultimi mesi ha infatti collaborato (gratuitamente, va precisato) con l’amministrazione Variati per il progetto di rilancio del parco che sta all’entrata del centro storico e che lui stesso aveva definito, in un’intervista di qualche tempo fa, “un posto moscio”. “L’abbiamo fatto con senso civico – racconta -. E devo dire che sono molto contento di questo lavoro. Tante volte con delle piccole cose si riesce, non dico a risolvere un problema, però a fare vedere che può essere sufficiente un’occupazione civile e intelligente dello spazio per migliorare certe condizioni. Mettere i segni della vitalità e creare delle dinamiche tra le persone può produrre risultati più importanti di altre operazioni ben più altisonanti”. La città indifferente È un esempio delle nuove storie, per usare il suo linguaggio, che si potrebbero immaginare per la città. Soprattutto per quelli che sono i punti critici, le tematiche calde da affrontare: la frattura tra un centro storico bellissimo e le periferie, il disordine di viale Milano, la brutture della zona industriale, la fiera degli orrori di viale Verona, il nuovo tribunale che “sembra il castello di Shrek”, e il nuovo teatro che non riesce a diventare un punto vivo della città (“Non vedo nessuno che ci vada per un caffé o per incontrarsi con un amico: detto questo, fortuna che c’è”). Cibic ne parla non con la vena polemica della critica fine a se stessa; piuttosto con il rammarico per quello che potrebbe essere e invece non è. “Penso ad esempio a come la città non ha saputo reagire alla mostra per il cinquecentenario del Palladio, che pure ha richiamato un numero enorme di visitatori – continua -. Ecco, mi piacerebbe che Vicenza fosse più consapevo-
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Il mito di Robert Johnson
Cibic e la bella addormentata:
di Luca Matteazzi
cultura
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e il blues di Berto Zanon Sabato 14 novembre, al Canneti, la Paltàn Blues Band presenta il suo cd “Tuta Stanote” Spettacolo basato sulle traduzioni in dialetto vicentino dei testi del famoso bluesman Per scoprire inaspettate analogie tra i crossroads del Sud statunitense e le crosàre delle nostre campagna
| Dobro, armonica e voci narranti: la band in azione
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iaggio dal Mississippi al Bacchiglione sulle note blues di Robert Johnson… in un’inedita versione dialettale. Si chiama “Tuta Stanote” l’originale spettacolo di musica e parole che la Paltàn Blues Band porterà per la prima volta sulla scena vicentina sabato 14 novembre, sul palco dell’Auditorium Canneti di Vicenza, alle 21. Per scoprire le analogie tra il sud rurale degli Stati Uniti e le campagne vicentine degli anni Trenta, la Grande Depressione e la pellagra, le piantagioni di cotone
e il sorgo, le leggende del popolo afroamericano sui “crossroads” e quelle nostrane sulle “crosàre”. Ma soprattutto come suonano i leggendari pezzi del misterioso Robert Johnson, autore di “Sweet Home Chicago”, nelle versioni in dialetto veneto “del moro Berto Zanon”. È dal 2006 che la produzione musicale del capostipite del blues, vissuto solo 27 anni e scomparso nel 1938, è al centro dell’attività della Paltàn Blues Band, formata da Alcide Ronzani (piano, chitarre e dobro), Roberto
Baga (voce), Walter Bottazzi (basso), Guerrino Dal Lago (batteria), Paolo “Catfish” Ganz (armonica) e Stefano Ferrio (voce narrante). Tre anni di concerti in lungo e in largo per la provincia e culminati con l’applaudita esibizione al Deltablues Festival di Rovigo, dai quali è scaturito il loro esordio discografico, “Tuta Stanote” (Panocha Records, 2009). La band ha scelto significativamente il capoluogo per presentare al pubblico i blues contenuti nel cd, che è stato realizzato con
la partecipazione di ospiti eccellenti come Miranda Cortes alla fisarmonica - ospite anche della serata-, Donato Mascia al mandolino e Renato Crivellaro al basso e bass-tuba. Una trascinante e divertente cavalcata musicale sulle parole del giornalista e critico musicale Antonio Stefani “voltà in dialeto dal merican”, che nel 2004 ha dato alle stampe il suo libro “Le canson blues del moro Berto Zanon”, ora in ristampa per l’occasione, omaggiando il grande bluesman di una traduzione
in dialetto vicentino tanto libera quanto efficace nel restituire lo spirito della musica afroamericana nata tra i lavori nei campi. Ecco che allora “Sweet home Chicago” si trasforma in “Vien su in Asiago” e “Kind hearted woman” diventa “Che bona dona”: cambiano le parole, i luoghi e i riferimenti. Ma il significato e le melodie rimangono intatti, svelando, in un curioso ed inaspettato incrocio di culture, come due mondi tanto lontani siano in realtà profondamente affini.
L’angolo della poesia
Chiedi alla polvere Teatro, l’Impresario di Pagni e gli Animali di Rigoni Stern e Corona fatto a Milano. Anche per questo, le delle proprie potenzialità, e più in cima all’agenda capace di tradurle in delle cose di cui ocazioni concrete. Incuparsi, Cibic mette vece ho l’impressioal primo posto i gione che non ci sia la Concerti estivi vani. “Se non pensiadisponibilità a lavoe mostre mo ai giovani siamo rare assieme: è una degli stolti, e Vicenza città per certi versi sono segnali deve fare qualcosa di apatica, indifferen- di risveglio più visibile e signifite. E non parlo della Ma serve cativo per loro. Al di politica o dell’ammifuori dei bar, perché nistrazione, parlo in qualcosa negli ultimi anni la generale: è come se di stabile vita enogastrononon ci fosse la voglia mica ha avuto un di mettersi assieme exploit, non ci sono e dire ‘perché non occasioni di incontro. Ci sono staproviamo a fare meglio’. Se voti dei segnali di risveglio imporgliamo è un problema più generatanti in questa direzione, e penso i le dell’Italia: abbiamo un patrimoconcerti di quest’estate in Campo nio che nessuno ci può togliere, Marzo o a tante gallerie che stane il turismo culturale dovrebbe no aprendo negli ultimi tempi, ma diventare un asset fondamentale. servirebbe qualcosa che vada al Invece questo non lo vedo”. di là degli episodi, per quanto importanti: un luogo sempre aperto Largo ai giovani dove confrontarsi. Questa credo Non è un caso se da questa Vicenche sia la tematica più importante za pigra, autocompiaciuta e sonda capire e sui cui riflettere, anche nolenta Cibic se n’è andato giovacome investimento per la città. nissimo; e se, pur avendo sempre Per questo sono curioso di capire tenuto qui una parte della propria cosa si sta progettando in questo attività, buona parte del suo percampo”. Non è l’unico. corso artistico e professionale l’ha
Ad Altavilla torna lo spettacolo che Armando Carrara ha tratto dai racconti dei due scrittori Al comunale debutta la stagione di prosa
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opo il fortunato tour estivo continuano le repliche di “Animali” che domenica 15 novembre alle ore 21.00, approda ad Altavilla Vicentina. Sulla scia del successo dello spettacolo “Alberi”, Armando Carrara questa volta accompagna attraverso una riflessione gentile, accorata e a volte dolorosa sulle tracce di vita e morte che dai tempi remoti conducono all’uomo contemporaneo, con tutte le sue debolezze, sentimenti e paure. La drammaturgia si basa sopratutto sui racconti di due ormai celebrati maestri di vita quali Mario Rigoni Stern e il sempre più seguito e “rincorso” Mauro Corona. Attraverso una lettura drammatizzata si comprenderà chi o cosa si cela dietro a questi animali: potremo giungere a svelare “quanto” Rigoni Stern si celi sotto i racconti de Il Lepre e L’Asina Giorgia e “quanto” Corona si nasconda ne La Volpe, L’Allocco e La Martora.
A far da cerniera fra un racconto e l’altro, si inseriscono i recitati di brani e poesie: dal biblico Diluvio Universale alla poesia di Trilussa e Pirandello; da considerazioni sulle conseguenze del cambiamento climatico a riflessioni sul rapporto tra gli uomini e gli animali. Ad accompagnare Armando Carrara in questa nuovo percorso ci saranno il suono intenso della fisarmonica bayan e la voce di Miranda Cortes. L’ingresso è libero, ma il numero di posti a disposizione è limitato. Al Teatro Comunale si apre invece la stagione di prosa, con un triplice appuntamento con “L'impresario di Smirne”, di Carlo Goldoni, proposto con la regia di Luca De Fusco e l'interpretazione di Eros Pagni. Una commedia divertente, con una storia che viene ambientata negli anni Cinquanta e racconta di una scalcinata e scombinata compagnia che vuole portare a Smirne uno spettacolo
ambientato nel Settecento, in parallelo con la trama immaginata da Goldoni che segue le vicende di una compagnia lirica di terza categoria. Qui la trama narrativa si fonde con le bellissime musiche che Nino Rota compose nei lontani anni Cinquanta per “L'impresario delle Smirne” messo in scena da Luchino Visconti, riproposte e mescolate a quelle famosissime create per i film di Fellini. E’ proprio questa perfetta fusione, dalle luci forti, tutta in rosso, che
esalta il vero protagonista dello spettacolo: il gioco del teatro, la vita del teatro. Gli spettacoli sono in programma venerdì 20 e sabato 21 novembre alle ore 21,00, e domenica 22 alle ore 16,00.
Camminando sul viottolo di ghiaia lucente di sole, chiedo alla polvere perché sale. Il mio passo è leggero. Non è marziale. Non vuol calpestare. Potendo, vorrebbe volare. So che sarò ciò che tu sei ma tu non me lo devi ricordare. La vita è una commedia breve. Non ti impicciare. Mi vuoi morto vivendo? Non è leale. Mi avrai per l’eterno. Ora levati di torno. L’oroscopo del capricorno mi è favorevole per questa settimana. Ringrazio Giove e Venere. Un’inaspettata fortuna da cogliere al volo. Offerta speciale, un due per tre. Avanzo con il carrello zeppo. L’oroscopo del segno esclude che il bancomat si esaurisca prima del desiderio.
Ivan Tondelli
| Eros Pagni (a sinistra) e Armando Carrara
Avete una poesia o un racconto che vi piacerebbe veder pubblicato? Inviatecelo a redazione@vicenzapiu.com
movida
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movida
numero
ViPiù
movida
Un Nemico che consola
Popcorn
flickr.com/andro guezala
Il magnagati secondo Facebook Sul social network più in voga del momento un gruppo raccoglie curiosità e luoghi comuni sui ragazzi della città Dalle espressioni dialettali ai templi dello spritz, un ritratto goliardico, ma con un fondo di verità, del giovane vicentino
Gli appuntamenti di Francesca Danda
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Ceste toxi, no vegno mia aea festa dei oto, so’ ciapà coe bombe: preferisso il panin onto da Renato…”. Chi pensa a dei panieri in vimini al centro di scenari bellici o ignora gli ottimi – seppur indigeribili - panini “con tutto” che si addentano in via Quadri dalle 10 di sera ha solo due scusanti: o non è di Vicenza o è un po’ in là con l’età. Perché sono molti i fili rossi che, a dispetto di appartenenze politiche o socio-economiche, accomunano gli under 30 (a volte anche 40…) della città. Abitudini, luoghi, manie, modi di dire e cliché che descrivono con una buona approssimazione il giovane vicentino doc. Dev’esserselo chiesto Andrea Serventi qualche tempo fa, per immaginare di fondare un club apposito sul social network più in voga del momento. Andando su Facebook e cercando nella categoria “interessi comuni – cause e ideali”, infatti, dietro il nome “Sei vicentino se…” si cela un gruppo aperto (e cioè visibile a tutti, anche ai non iscritti) decisamente spassoso, che raccoglie tutti i luoghi comuni più adatti a tracciare
l’identikit del giovane-tipo nato ai piedi dei colli Berici. Dal decalogo linguistico-espressivo: sei vicentino se non hai appreso l’esistenza delle doppie nelle parole, usi espressioni come “a manetta”, “mega” e “svejate fora”, ti interessi della salute altrui dicendo “e ora… come n’demo?” e non ti stupisci delle bestemmie usate come punteggiatura (disciplina nella quale siamo secondi solo ai toscani). Ai fondamenti “filosofici” con cui ci collochiamo tra le altre province: i rovigotti sono già terroni, Vicenza non è una città per giovani, la movida di Padova e Verona è meglio (con malcelata invidia), l’accostamento cromatico giallo-blu è assolutamente da evitare. Fino ad una completa panoramica tra usi e costumi del giovane medio: aperitivo al Grottino, al Circus o all’Enpleinair, Pasquetta tassativamente sui colli o in riva al Brenta, vin brulé e cioccolata calda dopo la messa di Natale, sbirciatina quotidiana su Tva (non per amore di cronaca ma per vedere se si è stati ripresi) e l’immancabile pellegrinaggio alle Piramidi (d’estate perché fa fresco e d’inverno perché fa caldo). L’iniziativa ha incontrato il favore di molti, visto che in poco tempo il gruppo ha raggiunto quasi i 1000 membri. Tutti generosi (e forse
sufficientemente annoiati dai loro grigi ufficetti) nell’infoltire il lungo elenco con arguti contributi. Sui locali di ritrovo: “l’aperitivo el xe anca al canceeto da zio fabieto...zio musso!!” Sull’educazione sessuale: “parkè coe nostre femene usemo el goldon (no il preservativo)”. Di stampo intellettuale: “quando vuoi rafforzare la tua tesi (anche peregrina) affermi “l’ho letto sul Giornale di Vicenza”...”. Di matrice squisitamente femminile - “concordo, a parte riguardo alle bestemmie…” - o discutibilmente maschile: “le toxe de Vicensa sea tira massa…” Senza contare le disquisizioni gastronomiche su quale sia il dolce tipico tra la putana e la gata (“la gata la ga apena inventà”) e a chi spetti il primato tra bacalà e poenta e oxei. Il tutto annaffiato dall’immancabile orgoglio nel bere “un goto de chel bon”, rosso naturalmente. Scivolando sulle inevitabili derive patriottico-leghiste o goliardico-calcistiche. Insomma, uno specchio virtuale che, come ogni generalizzazione che si rispetti, nasconde tra alcune forzature molte piccole verità. Prima fra tutte, la forte somiglianza tra la generazione nostrana dei trentenni e quella di chi li ha preceduti: “no ghe xe più i giovani de ‘na volta!” …Chicche della Rete!
sabato 14 PIANODRAMMA Nuovo Bar Astra - contrà Barche 14, ore 19 Concerto aperitivo - musica jazz alternativa Free entry sabato 14 PALTÀN BLUES BAND Auditorium Canneti - levà degli Angeli 11, ore 21 Concerto “Tuta Stanote” - i blues di Robert Johnson “voltà in dialeto dal merican” con Alcide Ronzani (piano, chitarre e dobro), Roberto Baga (voce), Walter Bottazzi (basso), Guerrino Dal Lago (batteria), Paolo “Catfish” Ganz (armonica), Miranda Cortes (fisarmonica) e Stefano Ferrio (voce narrante) Ticket (euro 10) sabato 14 QPF QUINTET Equobar - strada marosticana 350, ore 21 Concerto jazz bossanova Free entry sabato 14 SMAKO AKUSTIKO Radio Varsavia Cd Store - C.trà Piazza Castello 3A, ore 21.30 Sessione live minimale del gruppo pop prog acustico per presentare nuovi brani dell’ep “Sintetico” - durante il concerto registrazioni in presa diretta Free entry
flickr.com/zypresse
sabato 14 ATOMIC BITCHWAX + ACAJOU Sabotage Bar - viale dell’Industria 12, ore 22 Serata di musica psychrock e stoner Free entry domenica 15 VERO TRIO NORDESTINO Panic Jazz Club - piazza degli Scacchi (Marostica), ore 21 Concerto di musica forrò con Mirco Maistro alla fisarmonica, Lorenzo Pignattari al basso, Massimo Tuzza alle percussioni e Massimo Marcante alla batteria Free entry | I plateatici di piazza dei Signori, uno dei ritrovi più gettonati
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mercoledì 18 DEVILLE + KAYLETH Sabotage Bar - viale dell’Industria 12, ore 22 Serata di musica stoner rock Free entry giovedì 19 EVILMRSOD + RUE ROYALE + MAX MANETTI Bar Sartea - corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Disaster Week Festival - concerto tra folk, rock, country e blues da Berlino + concerto indie folk da Uk e Usa + concerto powerfolk Free entry giovedì 19 VICENZA ROCK CONTEST Route 66 - via Dal Ponte 128 (Marola), ore 22 Rassegna musicale - concerti di Mugaen (progressive metal), Factory (gothic rock), The Colors (rock), Basicv2 (new wave), Limerik (rock alternative) Free entry venerdì 20 BAD BLACK SHEEP Radio Varsavia Cd Store - C.trà Piazza Castello 3A, ore 21.30 Sessione live acustica del gruppo rock alternativo Free entry venerdì 20 VICENZA ROCK CONTEST Route 66 - via Dal Ponte 128 (Marola), ore 22 Rassegna musicale - concerti di Danieli Massimo (rock d’autore), Genus Caput (rock alternativo), Gain Over (rock punk), Happy Apple e Le Fate Stonate( pop), Gamoan (rock), Bestie Del Quartiere (rock funk) Free entry venerdì 20 POLAR FOR THE MASSES Vinile Club - via Capitano Alessio 94 (Rosà), ore 22 Concerto rock alternativo - a seguire djset Ticket
In un panorama cinematografico sempre più povero, l’ultimo film di Michael Mann offre sprazzi di genio e maestria Un capolavoro di emozioni destinate a rimanere a lungo nella mente dello spettatore
di Giuliano Corà
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ilm come questo appagano e consolano. Appagano, perché l’emozione - le emozioni - sono tali e tante, così raffinate, così diversificate, che occorrono giorni e settimane, se non mesi, per metabolizzarle tutte, e intanto la meraviglia continua a ripetersi nella mente. Consolano dalla visione del ‘resto’, di un cinema che sì, a volte offre certamente ‘prodotti’ apprezzabili, ma che, a fronte di un’opera d’arte come questa, si allontana immediatamente in uno sfondo indistinto nel quale ogni elemento si perde, senza personalità e senza connotazioni. Mann - è stato detto giustissimamente - è un autore “classico”, e non a sproposito, durante la visione, ci è venuto alla mente il grandissimo John Ford, e il suo Ombre rosse, quel film la cui bellezza e perfezione ancor oggi incantano e amma-
estrano, di cui Nemico Pubblico condivide molteplici livelli artistici. La ‘fisicità’ delle figure, per esempio, che rende oggetti e persone ‘veri’ e vivi, anche con un uso della macchina da presa che insegue e concretizza uomini e scene (e certo non è stato estraneo alla scrittura di questa dimensione fisica il fatto di aver girato non solo negli stessi paesaggi, ma spesso nelle stesse strade e addirittura nelle stanze in cui il protagonista, il rapinatore di banche John Dillinger, agì e morì). Per Mann, nessun bisogno di 3D, l’ultimo misero espediente di un cinema ormai privo non solo di idee ma ancor più di ispirazione, che si affida disperatamente ai ‘trucchetti’ per cercare di strappare qualche ‘oooh’ di superficiale meraviglia. L’epicità, ancora. Eroi trionfanti, eroi perdenti, quelli di Ford. Eroe malinconico questo Dillinger di Mann: che vive e brucia la sua esistenza in meno di due anni, che non ‘pensa al futuro’; cavaliere
con un senso infrangibile dell’onore, che non dimentica mai un amico o un benefattore, che promette, e mantiene fino all’ultimo: ‘Avrò cura di te’; che continua a sfidare la morte faccia a faccia, mentre altri hanno già scoperto le sozze manovre del crimine organizzato e delle sue sporche compromissioni con la politica. Lasciano senza fiato, in NP, le entrate nella banca, armoniose e potenti come grandi scene di ballo. Fisicità anche come ‘realtà’. “La Depressione nel film non c’è”, scrive Natalia Aspesi nella sua recensione sulla Repubblica di sabato 7 novembre (assolutamente da leggere: esempio unico di cecità assoluta di fronte ad un capolavoro). La Depressione c’è eccome, ma Mann, come Baudelaire, pensa che “I poemi lunghi sono la risorsa di coloro che non ne sanno scrivere di brevi”, per cui a lui non servono teorie di miserabili lungo le strade, mense operaie, fabbriche chiuse, caricature di Uomini e topi. Ba-
sta l’immagine folgorante di quella donna col suo vestito misero e scolorito, in piedi davanti ad una casa cadente ed altrettanto misera, persa in un deserto di nulla, che dopo avere ospitato la banda dopo la rapina, chiede a Dillinger: “Portami via con te”, con nel cuore la desolazione di nessun futuro, e negli occhi la bellezza di una meteora che ha appena visto passare, e non rivedrà mai più. Lì c’è tutto, e non occorre altro. Con Ford, Mann ‘condivide’ anche, diciamo così, un cast di attori prodigioso. Depp si esprime più per sguardi ed emozioni che per parole, in quella che certo è la sua più matura e profonda interpretazione. Christian Bale è forse - possiamo osare dirlo? - perfino anche più bravo. ‘Attore’ di un ordine che significa solo morte, a quella stessa morte guarda con curiosità da entomologo, finché il suo significato gli giungerà al cuore, conducendolo al suicidio pochi anni dopo la morte di Dillinger. In NP Mann
continua quello ‘sperimentalismo fotografico’ già presente in Miami vice ma soprattutto in Collateral. Ne risulta una fotografia anch’essa ‘attrice’ e strumento drammatico, che dalla dimensione della realtà può passare a quella della tragedia. Mirabile, semplicemente mirabile, la scena successiva alla morte di Dillinger, in cui le cose paiono sbriciolarsi, le superfici si sgretolano e si frantumano, le immagini si sfaldano e la luce si sgrana e si impolvera. Pare una fine del mondo (così è per l’agente dell’FBI Melvin Purvis, che attraversa la scena travolto dalla bufera del suo cuore), ed è un ultimo, incredibile, sprazzo di genio e maestria. Nemico Pubblico Public Enemies, M. Mann, USA, 2009.
Crozza, riso amaro
Sul comodino
Un libro tutto da leggere, che ritrae le contraddizioni della classe politica italiana senza risparmiare nessuno Anche se manca l’espressività televisiva del comico genovese
di Giovanni Magalotti
M
aurizio Crozza è un comico genovese di ormai lunga carriera, con varie esperienze teatrali, cinematografiche e radiotelevisive. Il suo exploit di popolarità si è registrato soprattutto nella conduzione del programma di La7 “Crozza Italia” e nella partecipazione a “Ballarò”, la trasmissione settimanale di Rai 3, di cui interpreta da qualche anno la copertina iniziale. Proprio a questo contributo si riferisce il volume “Buonasera onorevole”, uscito da poco presso l’editore Rizzoli,
che rende un ritratto, nello stesso tempo scherzoso e dolente, delle contraddizioni del nostro Paese. Crozza fin dalle prime pagine rivendica il suo diritto alla presa di distanza critica e ricorda l’antica prassi dei marinai genovesi che prima dell’imbarco sui velieri mercantili, ponevano la condizione: “Dateci una palanca in meno, ma lasciateci mugugnare”. Un mugugno sacrosanto anche perché dopo tutto - confessa - “non è colpa mia se, ad un certo punto della mia carriera, mi sono messo a fare satira politica: io me ne stavo tranquillo nel mio angolino, sono loro che hanno iniziato per primi a dire cazzate” (loro sono i personaggi protagonisti dello sce-
nario penoso del Paese). “È colpa loro, io ho cercato di difendermi”. E conclude con una punta di amarezza: “Purtroppo, devo ammetterlo: per quante battute comiche io abbia partorito in questi ultimi quindici anni, al momento continuano a vincere loro. Non riesco mai a stargli dietro”. La satira di Crozza che emerge da queste pagine, qualche volta deborda in modo sacrosanto per divenire denuncia diretta e non trattenuta delle deviazioni, con raffiche di dati spiattellati provocatoriamente (alla maniera di Beppe Grillo, per intenderci). Ma il Crozza migliore - a nostro avviso - non è quello dello sdegno, ma piuttosto quello della leggerezza
allusiva, del colpo di fioretto che infila parole e gioca sulle loro “associazioni” creando effetti di riso amaro che non hanno bisogno di essere esplicitati perché sprizzano dalle pieghe del discorso e sono assecondati dalla mimica televisiva del comico. Sotto questo profilo c’è da osservare che nella resa cartacea dei testi manca talora la vivezza della comunicazione spettacolare, manca il faccione espressivo di Crozza. Anche se è riprodotto a più dimensioni in copertina, non sostituisce il Crozza dal vivo. Di conseguenza alcune battute risultano, a distan-
za, un po’ ermetiche. Per il resto il libro è tutto da leggere: non risparmia niente a nessuno e tocca non soltanto, trasversalmente, la classe politica, ma anche i vezzi della società e i loro svariati referenti. Ed è proiettato alla costruzione del positivo. Maurizio Crozza, Buonasera onorevole, Rizzoli, 247 pp., € 17,50
hobby
171 del14 novembre 2009 pag18
ViPiù
ViPiù
Giardino,
Attesa digitale, flickr.com/evi Christodoulou
ultime fatiche d’autunno Prima del letargo invernale, alberi ed aiuole richiedono ancora alcune attenzioni Potature, pacciamature, concimature, pulizie: ecco cosa fare per preparare il vostro giardino all’arrivo del freddo
anche assicurarsi sulla efficienza della propria antenna e sul suo corretto posizionamento, magari affidandosi ad uno specialista.
flickr.com/jpctalbot
Se la stagione è finora stata mite, potrebbero essere ancora in fiore astri, gallardia, gazania, gerbera, Anemone japonica, Aster demossum, Gaillardia cristata, Pentstemon gentianoides, Cerotostigma plumbaginoides, Sedum spectabile, oltre che i crisantemi. Ricordatevi di innaffiarle un pochino,nelle ore più calde del giorno, se non piove a sufficienza.
di Marco Milioni
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I lavori dell’orto I lavori nell’orto vanno ormai esaurendosi, ma ci sono alcune importanti operazioni da svolgere prima dell’inverno. Gli ortaggi invernali, come porri, cavoli di Bruxelles, cavoli da foglia, indivie, radicchio, ma anche l’aglio e le semine tardive di cipolle vanno coperti dal gelo con uno strato di foglie secche e paglia. Non coprite invece la valerianella, che non tollera la mancanza di luce. Per conservare a lungo il pan di zucchero e il cavolo cinese, bisogna raccoglierli con il pane di terra e avvolgerli in fogli di giornale. Se non possedete una cantina idonea, anche un cassone per le semine, protetto da vetri sui quali si stende una stuoia di paglia coperta con una spesso strato di foglie, può servire a conservare alcuni ortaggi.
dubbio terrestre
Dal 2012 anche in Veneto la televisione sarà visibile solo col digitale terrestre Ecco cos’è, come funziona e perché è stato scelto il nuovo sistema
flickr.com/suneko
può iniziare con la piantagione di nuovi rosai. Per avere la certezza di uno sviluppo rigoglioso, è determinante il tipo di portainnesto: Rosa indica dà i risultati migliori nei climi temperato-caldi, mentre Rosa canina è preferibile per quelli freddi. Prima della messa a dimora bisogna preparare il terreno, apportando fertilizzanti organici e minerali, e ripulire la pianta spuntando le radici troppo lunghe o morte. La parte aerea va ridotta mantenendo solo due-tre rami vigorosi e ben disposti, da accorciare a circa un terzo di lunghezza. Se l’innesto è stato effettuato al colletto bisogna interrare la pianta in modo da coprire per 2-3 centimetri il punto di inserzione. Le distanze d’impianto cambiano secondo la varietà e il portamento del rosaio: le Floribunde richiedono almeno 40-50 centimetri, le ibride di Tea 60-70 centimetri e le lillipuziane 20-25 centimetri. Dopo la piantagione si annaffia abbondantemente.
flickr.com/pizzodisevo
per affrontare il gelo. Le foglie cadute sono un ottimo materiale per la pacciamatura invernale. Uno di Marco Riatti strato di 3-8 centimetri composto da foglie cadute, trucioli, aghi di pino, scaglie di corteccia e pirriva novembre e in giardino gne è adatto a proteggere le aiuole si effettuano gli ultimi lavori di piante perenni. Le piogge e la di stagione. Prima che la natuneve favoriranno il progressivo ra entri in letargo ci sono ancora decomporsi di questi residui vegealcune importanti operazioni da tali che, integrandosi man mano compiere per chiudere un ciclo nanel terreno, lo arricchiranno di turale in buon ordine e cominciasostanza organica. re il prossimo anno In alternativa per le ricco di raccolti. erbacee più delicate, si possono utilizzare Alberi e arbusti Nel Nord Italia il Non è il momento piccoli tunnel o campane di protezione. giardino vive del per potare Per il giardino roccolore dei fogliami, i rosai cioso è tempo di pucome l’Hamamelizie e di riordino in lis mollis con il suo Basta moda da ottenere alla giallo oro, o la Nyssa proteggerli ripresa primaverile Sylvatica color scar- ed eliminare una buona vegetaziolatto, e dei frutti del le foglie ne. Eliminate ancobiancospino, cotora le erbe infestanti, neaster, viburno, sia secche che freskimmia, e sinforische, e tagliate i fusti rinsecchiti carpo. di quelle erbacee, come delfinium I sempreverdi durante l’inverno e lupini, che hanno ormai esaurito continuano a traspirare molta acla loro funzione decorativa. qua, correndo il pericolo di morire Radunate il fogliame secco, e didurante la cattiva stagione per la sponetelo assieme a cortecce, fosiccità più che per il freddo. Per glie cadute, aghi di pino e trucioquesto, nei periodi in cui non gela, li in uno strato di 3-5 centimetri soprattutto nei mesi più asciutti, come pacciamatura fra le piante bisogna ricordarsi di annaffiarli. perenni e il loro piede. Se alcuIl periodo è ottimo per la piantane piantine, localizzate nei punti gione di alberi e arbusti spoglianpiù scoscesi, avessero le radici un ti, mentre i sempreverdi si pianpo’scalzate, vanno ricoperte con teranno a primavera inoltrata se terra e torba per proteggerle dal non è già stato fatto in ottobre. gelo. Si potano gli arbusti che fioriscono in primavera avanzata e quelli Rose e fiori sempreverdi come Kolkwitzia, Nel Nord Italia non è il caso di poPhiladelphus, Deutzia, Spiraea, tare i rosai appena prima del gelo, Hydrangea arborescens, taglianche potrebbe danneggiare più fado principalmente i rami più veccilmente i tessuti. Anzi, anche se chi (di oltre tre anni) in modo da in genere queste piante tollerano non alterare il portamento dell’arbene il freddo, è comunque utile busto. Si distribuisce un pala di proteggerle dai rigori invernali. letame matura al piede di ogni alPrima conviene eliminare tutte le bero e arbusto. foglie, sulle quali svernano spesso i funghi patogeni e poi bisogna Aiuole e bordure rincalzare i rosai con 20-30 centiE’ tempo di preparare il giardino metri di terra, letame ben maturo alla brutta stagione, proteggendo o compost. le specie più delicate e mettendo Se il terreno non è ancora gelato si le altre nelle migliori condizioni
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Frutteto In Val Padana fino a metà mese si possono ancora mettere a dimora le piante da frutto, ma bisogna tenere conto che al di sotto dei 4 °C la crescita delle radici è molto stentata. Sono comunque da evitare le giornate di gelo e quelle molto ventose. Su melo e pero, quando la caduta delle foglie sarà terminata, è sempre consigliabile intervenire contro quelle forme svernanti di cancri rameali e ticchiolatura. Questo è particolarmente importante nei frutteti dove, nel corso della stagione appena conclusa, si sono osservati sintomi di queste malattie fungine. Per la concimazione autunnale del frutteto il fertilizzante migliore è il letame bovino maturo, mentre alla ripresa vegetativa (febbraioaprile) si utilizza un concime com-
plesso, da distribuire prima della lavorazione del terreno nei frutteti lavorati, oppure dopo lo sfalcio dell’erba in quelli inerbiti. Data l’abbondanza di concimi complessi in commercio, tenete presente che le piante ancora in allevamento (giovani) necessitano di forti dosi si azoto e di modeste quantità di fosforo e potassio, mentre quelle in produzione (dopo il quarto anno) vogliono abbondanza di azoto e potassio e limitati quantitativi di fosforo. Vanno concimate soprattutto Pomacee e Drupacee, ma anche kaki, actinidia, noce e nocciolo, mentre il fico non necessita di fertilizzanti. (Per contattare l’autore: Marco Riatti - costruire il verde: www.riatti.net; marco@riatti.net)
urante la seconda metà del 2012 anche nel Veneto non si potrà vedere più la tv con la normale, vecchia antenna. Tra tre anni infatti la nostra regione sarà una delle ultime nel Paese a passare sulla piattaforma del digitale terrestre. Per continuare a vedere la tv bisognerà mettere mano al portafoglio, magari con spesa modica, ma lo si dovrà fare. Sempre che la spesa non sia già stata anticipata. Che cos’è Si tratta di un nuovo sistema per la trasmissione del segnale dai ripetitori fino alle nostre antenne di casa. Da quando esiste la tv in Italia questo segnale elettronico si presenta in forma analogica. Come quello delle radio per intenderci. La novità, in attesa che l’Italia si doti di una rete nazionale per il trasporto dati ad alta capacità, che sia in grado di veicolare via cavo anche il segnale tv, è costituita dal fatto che i ripetitori presenti sulla regione dal 2012 finiranno di trasmette-
re il segnale in formato analogico per passare a quello digitale, la stessa cosa in forme differenti era avvenuta quando i telefonini passarono dal sistema Etacs a quello Gsm o come quando si passò dai dischi in vinile ai CD. La nuova piattaforma (per la quale non mancano critiche durissime come quelle di Beppe Grillo) permetterà sostanzialmente di ricevere sulla propria tv, anche quella vecchia, un numero ben maggiore di canali. Per farlo però c’è bisogno di una scatolina dedicata (si chiama decoder, si collega tra l’antenna e l’apparecchio televisivo) dal costo oscillante tra i 20 e i 100 euro a seconda delle dotazioni, tra le quali la possibilità di vedere anche i canali a pagamento. In alternativa si può scegliere un televisore già predisposto per il digitale terrestre. Dove si vede In tutta l’Italia il digitale terrestre è già visibile. In molte zone del Vicentino non si vedono ancora i canali Rai digitali mentre Mediaset, LA7 e molti altri sono già visibili sulla nuova piattaforma, pur rimanendo presenti fino al 2012 anche sulla vecchia. Prima di acquistare il decoder sarà bene
Perché è stato scelto Ma come mai si è adottato questo standard? L’Europa, per ampliare
l’offerta dei canali, il numero degli operatori, la pluralità dei contenuti e per cercare di favorire anche la concorrenza ha imposto ai paesi membri il passaggio al digitale, là dove c’erano le condizioni. Però la norma italiana è particolarmente farraginosa tanto che il duopolio
Rai Mediaset sarà difficilmente scalfito in assenza di una specifica legge che imponga quote precise per la raccolta pubblicitaria. Per cui sul piano dei contenuti e della qualità dei programmi non ci si debbono aspettare rivoluzioni particolari
Provato per voi: il decoder vicentino
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li scaffali dei supermercati pullulano di scatoline per il digitale terrestre? Non sapete che cosa scegliere? Per avere qualche chiarimento ho provato un prodotto vicentino, rigorosamente fabbricato in Cina. La Telesystem è una azienda berica che si sta facendo notare nel panorama nazionale. Per 35 euro - poco più, poco meno - nei negozi specializzati e presso la grande distribuzione si può acquistare facilmente un decoder TS6280. Linea essenziale, assemblaggio robusto, dimensioni abbastanza contenute (ma da questo punto di vista il rivale diretto della Majestic fa meglio), il TS6280 è un apparecchio senza fronzoli facilmente installabile. Non presenta però gli ingressi per le card utili a chi è interessato ai servizi a pagamento del digitale terrestre. Per il resto la scatolina della ditta di Bressanvido è dotata di due prese scart per un collegamento eventuale ad un
videoregistratore. È anche dotata di una uscita digitale del segnale audio, molto utile a chi ama registrare la musica. Quando la si collega alla tv è meglio usare sia il cavo scart che quello dell'antenna. Non sono riuscito a capire perché, ma le immagini appaiono leggermente più nitide. Tra le altre caratteristiche del decoder spicca una utilissima porta usb che, collegata ad una normale chiavetta (ma anche a un disco fisso esterno), permette la registrazione dei programmi tv trasmessi via digitale terrestre. In pratica una semplice chiavetta può trasformare la macchina in una specie di registratore, visto che è pure programmabile. I filmati sono salvati in un comodissimo formato mpg2 facilmente riproducibile su pc, palmari, o su
dvd se scaricati su questo supporto. In fase di registrazione il consumo della memoria è di circa 20 mega al minuto, ovvero 200 mega per dieci minuti o se si vuole 1,8 giga per un'ora. In sostanza il dispositivo di casa Telesystem si conferma uno strumento semplice, facile da configurare (è stato testato sul mio babbo al riguardo, quindi la semplicità d'uso è garantita...), ma anche “furbo”, che fa molto bene il lavoro per il quale è stato progettato. Unica pecca la riorganizzazione dei canali dopo la sintonizzazione automatica: è poco intuitiva. Darei quindi un consiglio per i neofiti del digitale: guardate e registrate i programmi in chiaro di RaiStoria. Sono un bell'esempio di come si possa fare, anche oggi, bene la televisione. Basta volerlo e basta un po' di curiosità per arricchirsi dentro. M. M.
sport
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sport
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Scherzi del calendario: domenica ad Ancona scenderanno in campo Vicenza calcio (alle 15) e Minetti volley (alle 18) in due match delicati per entrambe le formazioni biancorosse Lo scambio di auguri tra i due tecnici, Rolando Maran e Mauro Marasciulo I consigli per una trasferta alla scoperta della città dorica | Il Monte Conero, cuore dell’omonimo parco naturale nei pressi di Ancona, visto dal porto di Numana
di Andrea Ragazzi
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Ad Ancona bisogna arrivarci alle tre del pomeriggio, e con il sole. La città sembra allora una zebra; strisce fonde e scure di vicoli si alternano con fasce abbaglianti e trasversali… Un paio di finestre dal riflesso stralucente fanno gli occhi. Poi se passa una nube, la zebra si muta in un cammello inginocchiato, e si aspetta di vederlo alzare da un momento all’altro, col baldacchino di San Ciriaco sulla gobba, il santo che si sporge vestito di rajah” (Dino Garrone, Mito di Ancona in “Sorriso degli Etruschi”). Un tempo le trasferte sportive servivano anche a conoscere una città, ad apprezzarne bellezze, architettura, gastronomia. Allo stadio, o al palazzo dello sport, si arrivava a braccetto con i tifosi della squadra avversaria. Violenza e pay-tv hanno smorzato il fenomeno. Oggi è più comodo seguire la squadra del cuore sul piccolo schermo, seduti sul divano. Ma domenica, proprio dalle tre del pomeriggio, i tifosi vicentini avranno non uno, ma addirittura due motivi per fare una capatina ad Ancona, o “Ankon”, il gomito, come la chiamarono i greci che la fondarono, per via della forma di gomito piegato che protegge il più ampio porto naturale dell’Adriatico centrale. Gli scherzi del calendario Il fato ha giocato con le probabilità e ha fatto sì che Vicenza calcio e la formazione di volley femminile
I precedenti Affatto confortanti, per il Lane, che per tradizione nelle Marche non trova fortuna. L’ultima trasferta con bottino pieno risale a un confronto di C1 del 1985 (si giocava ancora nel vecchio stadio Dorico), vinto a tavolino. Era l’anno, sembra preistoria, dello spareggio fiorentino con il Piacenza,
che rilanciava il Vicenza in serie cadetta. Da allora, un pareggio e tante amarezze, ultima delle quali il 3-2 del 7 marzo scorso (a firma Forestieri e Bjelanovic per i biancorossi, Miramontes e doppietta di bomber Mastronunzio per i marchigiani). È’ invece un inedito assoluto la sfida tra la Minetti e l’Edilcost. L’unico incrocio con una formazione anconetana, per la società di via Goldoni, è stato con le cugine del Somea Bftm, incontrate dalla formazione della Novello, allora in B1, a dicembre 2007, e sconfitte 3-1.
A Thiene risplende la Fulgor
Pallavolo / Fipav
La scalata del Conero
della Minetti Banca Popolare si ritrovassero a condividere, nello stesso pomeriggio, le ansie e le difficoltà di un match importante per le sorti di entrambi i team. Così, se nel primo pomeriggio (ore 15) i biancorossi proveranno a strappare un risultato positivo allo stadio del Conero, contro l’Ancona, attualmente al secondo posto in serie B, a sera (ore 18), nella cornice del Palasport Flavio Brasili le pallavoliste beriche inseguiranno il ritorno alla vittoria contro l’Edilcost, squadra di bassa classifica nel campionato di A2. Il momento delicato Vicenza e Minetti BPVi non sono certo in un grande momento. I “Maran-boys” hanno difficoltà a trovare la via della rete (un gol nelle ultime tre partite) e non vincono da quasi un mese (CrotoneVicenza 1-2 del 17 ottobre scorso). Cronica la “pareggite” casalinga (sette “x” in altrettante gare), in trasferta le cose vanno meglio (già tre le vittorie), ma alla squadra manca il salto di qualità che i tre punti ad Ancona potrebbero garantire. Dal canto loro le minettine non stanno meglio, reduci come sono da due sconfitte consecutive (a San Vito dei Normanni e in casa con Parma), che ne hanno ridimensionato le ambizioni d’alta classifica.
171 del14 novembre 2009 pag21
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familiari verrò senz’altro a vedere una partita”. L’augurio per il collega è d’obbligo: “Vista la coincidenza di impegni, è scontato l’auspicio di uscire entrambi con esito positivo dalle rispettive sfide”. E coach Marasciulo cosa ne pensa del calcio? “Da buon brasiliano non sono certo indifferente al richiamo del pallone. Seguo sempre le squadre della città dove ho allenato, come la Reggina. Mi interesso anche del Vicenza, ovviamente, la mia è la terza esperienza all’ombra dei Berici, ormai sono anche un po’
del Milan: come faccio a tifare contro, con tutti i brasiliani che ci sono?”. Niente stadio, per lui (“Quando il Vicenza gioca, se non sono a dirigere un allenamento, devo dedicarmi alla famiglia, altrimenti mia moglie mi richiama all’ordine, altro che stadio!”), ma un grosso augurio per Maran e un invito alla tifoseria biancorossa, versante calcistico: “A2 del volley e serie B calcistica sono accomunate dalla difficoltà di ogni partita, che è sempre una battaglia. Spero che domenica sera Vicenza e Minetti possano festeggiare insieme. Lancio anche un’idea: sarebbe bello se qualche supporter al seguito della squadra di Maran approfittasse dell’occasione e venisse a sostenere anche la nostra”.
“In bocca al lupo mister”, “In bocca al lupo coach” I tecnici, Rolando Maran e Mauro Marasciulo, non erano al corrente della concomitanza di impegni delle rispettive formazioni. “No, - esordisce il | Mister Rolando Maran, grande appassionato | Il carioca “Maurinho” Marasciulo, tifosissimo mister trentino del Botafogo. In Italia simpatizza per Juve, Consigli per di pallavolo, quando può segue le partite - onestamente Udinese e ovviamente Vicenza t ifosi-v iagdell’Itas Trentino (A1 maschile) giatori non lo sapevo”. Non resta allora che mettersi in vicentino”. Maurinho ha anche E pensare che la passione per il viaggio, per una trasferta stile delle preferenze di tipo “cromavolley c’è. “Quando ero più giova“vecchi tempi” alla scoperta di tico”: “Essendo di Rio de Janeine, approfittavo della sosta estiva Ancona. Oltre al porto, da vedero vedo solo bianconero, i colori del calcio per giocare a pallavolo re la bella piazza del Plebiscito, il della società carioca per cui tifo, ogni volta che potevo. È lo sport Duomo, vero simbolo della città, il Botafogo. In Italia, quindi, ho di squadra che amo di più, dopo il il Teatro delle Muse, la Mole Vanuna naturale simpatia per Juvenmio. Quando il lavoro me lo convitelliana, la fortezza Sangallo, il tus e Udinese. Non mi piacciono, sente vado a vedere l’Itas Trento, lì gioiello romanico di Santa Maria al contrario, i team che vestono gioco in casa”. Mentre non ha andi Portonovo. Per mangiare, le rossonero come il Flamengo (altro cora visto all’opera le minettine. guide consigliano Passetto o Carclub di Rio, fiero rivale del BotaLo farà? “Volentieri. Compatibildeto… E fateci sapere. fogo, ndr), con l’unica eccezione mente con gli impegni di lavoro e
Gli appuntamenti SABATO 14 NOVEMBRE Corsa Orientamento ORIENTEERING DAY Gare di orientamento con bussola e cartina nel centro storico di Vicenza, il mattino per gli studenti, il pomeriggio per tutti. Info: www.orienteering.it PARCO QUERINI: ORE 9.30 GIARDINI SALVI: ORE 14.00 DOMENICA 15 Rally 9° TROFEO CITTA’ DEL PALLADIO Campionato Triveneto Trofeo AF Rally riservato ad auto storiche e moderne. Partenza e arrivo a Campo Marzo. Prove speciali a Selva di Trissino e ai Bernuffi di Montecchio Maggiore. Info: www.scuderiapalladio. com/2009/ CAMPO MARZO: ORE 8.30
| La squadra di prima divisione. Sotto, la serie D
Quella appena trascorsa è stata un’annata da record per la sezione volley della polisportiva nata nel 1921 all’interno del Patronato San Gaetano E, visti i primi risultati, anche il 2010 promette soddisfazioni...
di Alida Pretto
L
a Fulgor è la principale polisportiva di Thiene. Lo scorso anno la pallavolo ha stabilito un piccolo record, ottenendo ben tre promozioni, una della quali ha portato la società in regione: al termine di una stagione praticamente perfetta la prima squadra maschile ha centrato il passaggio in serie D, un obiettivo cercato da anni. E se chi ben inizia è a metà dell’opera, allora la nuova stagione dei ragazzi di Chemello potrà offrire nuove soddisfazioni, visto che le prime due giornate del campionato di serie D hanno regalato altrettante vittorie e la momentanea testa della classifica. Un esordio con il botto per una squadra che ha mantenuto la stessa ossatura degli ultimi anni: i movimenti estivi, infatti, hanno portato in casa Fulgor solo tre volti nuovi, quelli di Riccardo Manzardo, Riccardo Dalla Fina e Daniele
Peron, provenienti dal Sottoriva e dall’Artifer Zanè. Oltre a giocare, gli atleti si divertono da qualche stagione anche con il totovolley, rinominato dopo il salto di categoria, “Volley Bet 2010”: si fa il proprio pronostico sul risultato di ognuna delle partite del girone B della serie D, 3 punti in caso di punteggio esatto, uno se si indovina solamente la squadra vincente e a fine stagione sarà decretato il mago delle scommesse. La società thienese, però, non ha “abbandonato” il massimo campionato provinciale maschile dopo sette anni da protagonista: grazie alla promozione della seconda formazione, infatti, la Fulgor continuerà la sua avventura in prima divisione, anch’essa iniziata nel migliore dei modi sabato scorso con la vittoria sul Bassano. Per completare il quadro maschile, c’è poi l’under 18, categoria ritrovata in questa stagione dopo un anno di assenza. A livello femminile, la Fulgor ha ben due squadre in seconda divisione, denominate Fulgor Blu e Fulgor Bianca; una ci è arriva-
ta grazie alla promozione, l’altra dalla retrocessione, unica macchiolina di una stagione 2008/09 veramente da incorniciare. Due anche le formazioni under 14, viola e rosa, una dimostrazione di quanto la società presieduta da Valentino Dalla Rovere punti sulle giovani leve. L’under 16 e l’under 18 completano poi il quadro delle nove squadre del sodalizio, con la pallavolo a fare la parte del leone all’interno della polisportiva, la cui storia è troppo lunga per essere raccontata dall’inizio, visto che la sua fondazione risale addirittura al 1921. Basti allora dire che all’interno del Patronato San Gaetano di Thiene si sono svolte nel corso degli anni moltissime attività sportive, che vanno dal tennistavolo alla ginnastica artistica, dall’atletica leggera allo sci passando anche per il ciclismo. Da alcuni decenni però, oltre alla pallavolo, sono altre due le sezioni che vi operano, ovvero il calcio e il basket, tutte attività portate avanti seguendo il progetto educativo dei Giuseppini. Lo sport in parrocchia va dunque inteso come momento e mezzo per lo sviluppo delle potenzialità psicofisiche dei giovani, per la loro formazione alla lealtà, alla gratuità, alla valorizzazione del corpo, al rispetto delle capacità altrui e all’autodisciplina. Proprio per rafforzare questi aspetti secondo il motto “pregare, imparare e giocare”, che rappresenta il fulcro del metodo educativo murialdino, da alcuni anni la Fulgor organizza gite per tutti gli atleti e gli allenatori con meta una delle diverse realtà dei Padri Giuseppini.
Tennis VENETO BANCA RIVER CLUB vs LE PLEIADI MONCALIERI Campionato Italiano Serie A1 Femminile - 6a giornata. Nell’ultimo interno sui campi di via Monte Zebio arriva la capolista Moncalieri, che in classifica ha il doppio dei punti delle vicentine (10 a 5), ma con una partita in più. RIVER CLUB: ORE 9.00
VENERDI’ 20 Corsa Campestre FINALE PROVINCIALE GSS In gara per il titolo provinciale le scuole medie inferiori e superiori della provincia. TORREBELVICINO, Campo Sportivo: ORE 9.30 Calcio VICENZA - FROSINONE Campionato Serie B - Anticipo 13a giornata STADIO MENTI: ORE 20.45 SABATO 21 Ginnastica Artistica CAMPIONATO INTERREGIONALE DI CATEGORIA E SPECIALITA’ Nell’interrato del PalaCampagnola si riuniscono i migliori ginnasti di Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. Alle 15 tocca agli allievi di 1^, 2^ e 3^ fascia. Alle 19.30 scatta il campionato di categoria e di specialità per junior e senior. Al termine le premiazioni. SCHIO, PalaCampagnola: ORE 15.00
Nordic Walking PERCORSO “TRODO DELL’ORCO” Passeggiata di 10 km sulle colline di Costabissara con la tecnica del Nordic Walking. L’associazione fornisce i bastoncini a chi ne è sprovvisto. Ritrovo ore 8.45 nel parcheggio a destra dopo trattoria da Benetti, partenza ore 9. Info: www.nordicwalkingvicenza.com, tel. 335 8435015. COSTABISSARA: ORE 9.00
| Manuel Vianello (Fortitudo Schio)
Atletica MEZZA MARATONA DEI 6 COMUNI Ritrovo ore 8, partenza ore 10 da a Villaverla. Tempo massimo 3 ore. Arrivo a Malo in via Loggia. Premiazioni ore 13. Info: www. maratona6comuni.it VILLAVERLA Piazza delle Fornaci: ORE 10.00 Basket femminile FAMILA WUBER vs POOL COMENSE Campionato Serie A1 femminile, 6a giornata SCHIO, PalaCampagnola: ORE 18.00 GIOVEDI’ 19 Hockey Ghiaccio MIGROSS ASIAGO vs PONTEBBA AQUILE Campionato Italiano Serie A 13a giornata. ASIAGO, PalaOdegar: ORE 20.30
Calcio a 5 TLF ARZIGNANO vs MONTESILVANO Campionato Serie A1 8a giornata andata PALATEZZE: ORE 16.00 GIURIATO VICENZA vs CIVITANOVA Campionato Serie A2 8a giornata andata ZANE’, Palasport: ORE 16.00 Gli amici Alberto, Giuliano e Renato sentono il dovere e hanno il piacere di informare pubblicamente Donna Vittoria che il di Lei marito e affezionatissimo compagno, Paolo P., per ben due giovedì consecutivi ha giocato straordinariamente bene, portando la sua squadra a una smagliante vittoria e infliggendo agli avversari un’umiliante sconfitta. Poichè l’evento è quanto mai raro e poiché è molto, molto improbabile che abbia a ripetersi, i suddetti sentono la necessità di darne duratura testimonianza. Donna Vittoria ha, per il momento, tutte le ragioni per essere fiera del suo Paolo.
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CENTRO STORICO STAZIONE DI SERVIZIO AGIP Viale Milano, 104 STAZIONE FTV Viale Milano, 138 STAZIONE FERROVIARIA LIBRERIA MONDADORI presso Stazione Ferroviaria LIBRERIA MONDADORI Piazza delle Erbe, 9/A PASTICCERIA “ALBERTONI” Via Paolo Lioy, 32 BAR “CAFFÈ COMMERCIO” Piazza Biade, 22 BAR “MON PLEN” Contrà Santa Barbara, 21
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nome e cognome Alcide Ronzani
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botta&risposta
età come Vasco Rossi luogo di nascita Lusiana (tra il Mississippi e il Brenta)
titolo di studio Conservatorio (diploma in direzione di coro e musica corale) Chitarrista autodidatta professione Insegnante di musica alla Maffei segni particolari ----
BAR “BABILONIA” Via Pecori Giraldi, 30 PASTICCERIA “VERONA” Via Legione Antonini CINEMA PRIMAVERA Via Ozanam, 11 BAR “CILLYLOUNGECAFFÈ” Via Btg. Val Leogra, 80 CENTRO SPORT PALLADIO Via Cavalieri di Vittorio Veneto, 29
Il tratto principale del mio carattere Estremamente buono (da mangiare) La qualità che preferisco in un uomo La sincerità La qualità che preferisco in una donna La sensualità
I miei poeti preferiti Mia moglie Stella Barcaro, che ho perso nel 2002 I miei pittori preferiti Van Gogh e Monet I miei film preferiti Hollywood Party, Frankenstein Junior, Easy Rider Quel che detesto più di tutto La violenza
Quel che apprezzo di più nei miei amici L’allegria
Il personaggio storico più ammirato Gandhi
UIL Via Quasimodo, 47
Il mio principale difetto La pigrizia
e quello più disprezzato Hitler
BAR “CIRKUS” Via Enrico Fermi, 347
La mia occupazione preferita Fare musica in spiaggia con il pianoforte
Il dono di natura che vorrei avere Un metro e novanta di statura
Il mio sogno di felicità Vivere in Bretagna come guardiano di un faro
Come vorrei morire Sul palco
“RISTORANTINO GRAN CAFFÈ” Via Enrico Fermi STAZIONE DI SERVIZIO AGIP Viale San Lazzaro, 106 BAR “MONTECARLO” Via Verona, 78 BAR “SARTEA” Corso San Felice, CENTRO COMMERCIALE AUCHAN
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BAR “MERY’S BAR” Galleria Tiziano, 22
SCUOLA ARTE E MESTIERI Via Rossini, 60
CENTRO ANZIANI “LA RONDINE” Via Calvi,
CSMR Via Vicenza, 204 - Altavilla
Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia Una malattia Quel che vorrei essere Uno dei frequentatori del Cavern di Liverpool, il luogo mitico dove si esibivano i Beatles Il paese dove vorrei vivere Francia
Stato attuale del mio animo Sereno Il mio prossimo impegno nella vita Concerto al Canneti stasera con la Paltàn Blues Band Il mio credo politico o ideale La convivenza in un mondo pacifico senza guerre
Il piatto a cui non so rinunciare Gulash e spaghetti con sugo piccante
Cosa mi piace e cosa non mi piace di Vicenza Mi piace molto l’aspetto architettonico, in particolare il Teatro Olimpico. Non mi piace l’ospedale
I miei libri della vita I vagabondi del Dharma (J. Kerouac), Panino al prosciutto (C. Bukowski)
Cosa mi piace e cosa non mi piace dei vicentini Hanno un pregio e un difetto: sono sempre di corsa
I musicisti che mi piacciono di più I Beatles, Django Reinhardt, Jimi Hendrix, Mozart, Bach, Robert Johnson, Muddy Waters, Eric Clapton, Jerry Lee Lewis, Otis Spann, Memphis Slim, potrei continuare...
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza Le trasgressioni culinarie Il mio motto Lunga vita al Rock’n’Roll!
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