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VicenzaPiù n.127, 29 novembre 2008

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Bar Michelle, commercianti in rovina pag 10

S. Pietro, i dimenticati del centro storico pag 13

Lynx addio, fine di un locale innovativo pag 22 n° 127 29 novembre 2008 0 50 euro 0,50

Fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Luca Matteazzi

Disoccupati Cassa integrazione e licenziamenti si stanno diffondendo a macchia d’olio, mettendo in crisi uno dei miti del Nordest: la piena occupazione. La crisi raccontata da chi è rimasto senza lavoro

Indotto in errore

Ciàcole

F

inalmente il progetto per la costruzione della nuova caserma americana sul lato ovest del Dal Molin è saltato fuori dai cassetti in cui era rinchiuso. Così almeno ci si può fare un’idea di massima di cosa verrà realizzato nel luogo in cui fino all’altro ieri erano di casa i militari della V Ataf e dell’aeronautica italiana. In ordine sparso, dovrebbero esserci palazzi di cinque piani con alloggi per i soldati, negozi vari, un palazzetto dello sport, uffici, un paio di parcheggi multipiano, garage e officine per la manutenzione dei veicoli, un centro commerciale, un fast-food, un teatro da 350

posti, una mensa da 480, la lavanderia, la biblioteca, il barbiere, un centro fitness e altre strutture sportive. Tutto quello che serve, insomma, alla vita quotidiana di una caserma in cui si muovono qualche migliaio di persone, e anche qualcosa in più. Viene da chiedersi, a questo punto, cosa resterà del famoso indotto di cui si è tanto parlato in questi aanni, visto che i parà della 173° brigata troveranno dentro casa tutto ciò di cui hanno bisogno. Che ci saranno dei vicentini che troveranno lavoro grazie al Dal Molin americano è certo, d’accordo, ma quanti? E quale sarà la ricaduta

CREMAZIONI sul resto della città? Un anno e mezzo fa il sindaco di Roveredo in Piano, piccolo comune a due passi da Aviano, ci raccontava che dalle loro parti, dopo l’ampliamento della base, la presenza dei militari si era fatta ancora più impalpabile: gli americani che prima riempivano le pizzerie e affittavano appartamenti si erano tutti rintanati dentro la nuovissima e fornitissima caserma. Con buona pace di commercianti e proprietari di case, che avevano visto i loro introiti calare. Più americani, meno soldi, insomma. Che a Vicenza la storia si ripeta?

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lettere

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Natale, un incontro tra diversi Come ogni anno il vescovo Cesare Nosiglia invia una lettera aperta a tutte le famiglie. Eccone alcuni passaggi. Il testo completo si può trovare sul sito www.vicenza.chiesacattolica.it

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ari amici, la “visita” annuale che, in occasione del S. Natale, svolgo nella vostra famiglia, è accompagnata da un augurio, che è certamente il più bello da accogliere e realizzare: quello della comunione che Gesù porta, con la sua nascita, nelle famiglie e nella grande comunità dei popoli della terra. Comunione non è una parola facile da comprendere, oggi, perché si con-

fonde spesso con unanimità e sembra preludere al tentativo di imporre una sola idea, un solo ed unico pensiero da seguire, un appiattimento su posizioni di pochi eletti, che dominano sugli altri. In realtà, comunione è una delle espressioni più belle e profonde della Bibbia, che dà origine poi ad una comunità, dove le relazioni sono sincere e autentiche, ricche di uno stile di vita fraterno e amicale tra tutti coloro che ne fanno parte. [...] Natale è la festa dell’incontro tra diversi, della riconoscenza e dell’accoglienza gli uni verso gli altri, [...] Il tempo di Natale ripropone, nella festa dell’Epifania, un episodio misterioso, ma reale e ricco del messaggio

della comunione tra i popoli e le religioni, che apre orizzonti nuovi per la nostra vita (il riferimento è all’episodio dei Magi)[...] I Magi erano pagani e non appartenevano al popolo di Israele. Provenienti da paesi diversi e lontani, erano però accomunati dallo stesso desiderio di trovare il Messia, il Salvatore, colui che avrebbe portato la riconciliazione e l’unità tra tutte le genti. [...] Le diversità tra le nazioni, le culture, le religioni ed ogni altra differenza, di cui sono portatori gli uomini, restano tutte intatte e feconde di beni spirituali, culturali e materiali, ma nessuno, d’ora innanzi, potrà pretendere una primogenitura, una superiorità verso gli altri. [...] (Natale è anche la festa dell’incontro

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tra gente diversa. Gesù è venuto per radunare le genti disperse e divise e formare un solo popolo,una sola comunità. [...] Le antiche e radicate divisioni tra popoli, classi sociali e persino le differenze naturali sono superate da quella comunione di vita che Cristo ha portato sulla terra. L’incontro e le relazioni amicali tra persone trovano nella famiglia la prima comunità, dove si impara a riconoscersi fratelli e a vivere esperienze ricche di umanità e di condivisione.) Purtroppo, quello di cui oggi si soffre di più, anche in casa, è proprio la carenza di relazioni sincere e profonde dal punto di vista umano e spirituale. Viviamo in un mondo di diffusa e capillare informazione, che si avvale di nuovi linguaggi affascinanti ed aperti a sempre nuovi stimoli ed interessi. E’ un dato, questo, molto positivo, ma che rischia paradossalmente di isolare ancora di più la persona dentro un mondo virtuale e soggettivo da cui diventa difficile uscire per dialogare e rapportarsi all’altro e agli altri. Si impoveriscono così i rapporti interpersonali e la comunicazione verbale ed esperienziale tra coloro che pure vivono accanto l’uno all’altro. Ne soffrono le famiglie, i gruppi e le comunità. La solitudine è la più diffusa malattia dello spirito, che incide profondamente nella vita delle persone. Penso a tanti anziani e malati, che, pur avendo figli e nipoti, vicini di casa e parenti, trascorrono molti giorni senza vedere nessuno dei propri cari, se non la badante, e non ascoltano alcuno, se non la televisione. [...] Lo stesso capita a tanti ragazzi e giovani, che sembrano circondati da amici, attività sportive e divertimenti, beni materiali e grandi affetti in famiglia, ma nessuno si occupa delle loro crisi interiori, del vuoto dell’anima che, a poco a poco, li consuma e li rende estranei ai genitori e a tutti. E che dire della relazione tra coniugi soffocata dal fare e dai servizi necessari per la vita di famiglia, dal lavoro, che assorbe la maggior parte del tempo, dalle crescenti preoccupazioni economiche, dalle fatiche derivanti da situazioni di divisioni o di sofferenze fisiche e morali! Non si trova più il tempo per parlare insieme, perché la televisione irrompe con il suo assordante rumore persino durante i pasti e le attività domestiche di chi lavora impegnano sempre fino a tardi, anche la sera. Tutti si lamentano di questa situazione di stress, ma pochi riescono a fare

scelte controcorrente e a decidere di impostare la vita di casa con tempi e modalità diverse, dando spazio maggiore al dialogo e all’incontro, anche spirituale, unica via che porterebbe pace e serenità ad un cuore affannato e sovraccarico di preoccupazioni. [...] Dov’è il Messia che è nato? Anche oggi a tanti cristiani capita quello che è avvenuto ai tempi dei Magi, quando, giunti a Gerusalemme, essi andarono chiedere informazioni sulla nascita del Messia ad Erode. Gli scribi e i sacerdoti, che conoscevano bene le Sacre Scritture, li indirizzarono a Betlemme, ma non si mossero per accompagnarli, giudicando non degne di considerazioni le loro attese e speranze di trovare il Messia. Chi sapeva e credeva, non si mise in cammino e restò estraneo alla ricerca. I Magi, che non conoscevano le Sacre Scritture, invece, ripartirono e raggiunsero la meta. Ormai da qualche tempo, tante persone, che professano una religione diversa dalla nostra, abitano e lavorano nel nostro Paese. Per molti di loro il Natale suscita curiosità, ma anche domande, che richiedono risposte vere ed un aiuto per conoscere, apprezzare e, forse, se Dio vuole, accogliere la luce che può condurli al Signore Gesù. Ma chiediamoci sinceramente: quale aiuto spirituale possono trarre dal comportamento dei cristiani, delle nostre famiglie e comunità per camminare insieme verso la scoperta e l’incontro con Gesù? A volte si ha persino timore di nominare il nome di Gesù, nel Natale, con la scusa di rispettare tutte le religioni presenti a scuola o nella comunità civile. Ci si inventa, allora, la festa della vita o della luce o della pace e si racconta la nascita di Gesù come una delle tante storie, di cui è ricca la letteratura infantile. Che cosa diventa, così, la festa del Natale? Una occasione di festa civile, ricca di divertimento e di evasione dal quotidiano, di regali e di luci, ma povera di fede e di amore, perché priva dell’incontro con Colui che è il festeggiato, il Figlio di Dio. Senza il riferimento a Cristo Signore, anche i simboli (come l’albero e le luci) e i gesti più belli di affetto e di fraternità possono tramutarsi in riti virtuali, che pagano il loro prezzo al consumismo dominante per la gioia futile di un momento. [...] Cesare Nosiglia vescovo di Vicenza


il fatto

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Il lavoro che non c’è In tutta la provincia aumentano cassa integrazione e licenziamenti. Tantissime le aziende in difficoltà, centinaia le famiglie che rischiano di perdere l’occupazione. Fotografia di una crisi ancora senza uscite

di Luca Matteazzi

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i può dire che sta arrivando la valanga, come ha fatto il segretario nazionale della Cgil Guglielmo Epifani. Oppure si può dire che il vento freddo della crisi si fa sentire, e forte, anche dalle nostre parti, come osserva il segretario provinciale della Uil Riccardo Dal Lago. Si può usare l’espressione che si preferisce, ma il risultato non cambia. In tutta la provincia l’economia arranca e le difficoltà si stanno allargando a macchia d’olio, arrivando a toccare realtà aziendali consolidate e considerate al di sopra di ogni sospetto. Così, centinaia di famiglie si trovano a fare i conti con quello che fino a qualche tempo fa per il ricco Nordest sembrava solo un incubo: la perdita del lavoro.

sono arrivati ordini nuovi, ma anche che sono stati bloccati ordini vecchi, che commesse già prenotate sono state fermate perché non ci sono richieste di nuove forniture. E questo si è propagato a catena lungo tutta la catena dei fornitori: se soffrono le grandi industrie, soffrono anche tutti i contoterzisti”. Il risultato è che molte aziende si stanno fermando: c’è chi utilizza le ferie arretrate, chi chiede la cassa integrazione e chi si vede costretto a procedere con i licenziamenti.

Nessuno escluso Una situazione che attraversa tutti i settori. Quelli che erano in crisi già da tempo, come l’orafo o il tessile o la concia, e che si trovano ora con difficoltà ancora maggiori. E quelli che parevano reggere senza troppi problemi. Il settore siderurgico mostra scricchiolii preoccupanti. E anche la chimica e la gommaplastica, ritenute due punte di diamante del sistema produttivo vicentino, iniziano ad accusare qualche battuta d’arresto. “Nella concia - spiega il segretario Le cifre provinciale della Ficlem Cgil (tesAvere un quadro complessivo non è sili) Fabrizio Nicoletti - abbiamo già semplice. Perché i dati sono in con500 procedure di mobilità: in tutto tinuo mutamento, e perché molte il 2007 erano state 112. Nel tessile realtà, soprattutto le più piccole, siamo a 300 mobilità contro le 146 sfuggono a qualsiasi censimento. Ma dell’anno scorso. Nella gli indicatori in mano gommaplastica a circa alle parti sociali vanno un centinaio, contro tutti in un’unica direle 39 del 2007. E nella zione. Sconfortante. chimica ad una sessanA livello provinciale si La fine tina, contro le 11 del parla, rispetto all’an- della piena 2007”. Come dire che no scorso, di un auoccupazione in soli quattro settori, mento delle proceduè una novità nei primi mesi del 2007 re di mobilità (a fine ci sono stati un migliaio settembre erano già per la nostra di licenziamenti collet2900, contro le 2.785 provincia tivi, contro i circa 300 di tutto il 2007), di un di tutto il 2007. aumento della cassa Le cifre trovano conintegrazione ordiferma anche in un memorandum naria (sempre a fine settembre già che la Uil ha presentato nei giorni vicina alle 900 mila ore complessive scorsi al prefetto, riepilogando la contro le 770 mila di tutto il 2007) e situazione settore per settore. Nel probabilmente anche di una crescita metalmeccanico, si legge, “si regidella cassa integrazione straordinastra una crescita esponenziale della ria, che spesso è l’anticamente del licassa integrazione straordinaria”; cenziamento (a fine settembre il dato nel mondo dell’oreficeria si può stiera di 1 milione 770 mila ore, contro mare una perdita di circa 600 – 700 i due milioni del 2007). Dati destiaddetti, che si vanno ad aggiungere nati inevitabilmente a peggiorare, alla strage degli anni precedenti (dal perché la situazione è letteralmen2002 al 2008 il numero di lavoratori te precipitata dopo la pausa estiva. del comparto è calato del 60 per cen“Tra settembre e ottobre abbiamo to); nella concia, dove già erano stati avuto in tutti i comparti un drastico persi mille posti di lavoro tra il 2004 calo degli ordini – conferma Giame il 2007, si può prevedere un nuovo paolo Zanni, segretario provinciale calo di mille addetti tra il 2008 e il della Fiom Cgil (settore orafo e me2009; nel tessile l’elenco di aziende talmeccanico, 55mila addetti nel viche chiudono o che sono in difficoltà centino) -. Questo vuol dire che non

è lunghissimo; nell’edilizia, si stima una perdita di circa il 10 per cento dei posti di lavoro. “E ci sono segnali preoccupanti anche dal mondo del commercio e dei servizi – osserva il segretario provinciale Riccardo Dal Lago -: questo vuol dire che non si riesce a recuperare nel terziario quello che si perde nell’industria”. Conferme e sorprese Tantissime le aziende coinvolte. Alcuni sono casi molto noti e già discussi più volte nei giornali: la Siltal di Bassano, con circa 230 dipendenti a rischio, la Raumer, attualmente in amministrazione straordinaria, con altri duecento e passa lavoratori in bilico, il maglificio Ziche, che rischia di perdere una novantina di dipendenti (e almeno una sessantina di lavoratori impiegati stabilmente in attività esterne), la Montebello, che ha chiuso definitivamente licenziando gli ultimi 218 dipendenti (erano 500 nel 2002), così come la Nogara e la carrozzeria Dalla Via di Schio, giunta al capolinea dopo decenni di attività (una cinquantina le persone che hanno perso il posto). Ma l’elenco potrebbe continuare a lungo. Procedure di cassa integrazione ordinaria o straordinaria, o pacchetti di mobilità di minore portata, sono segnalati anche alla Smith telai di Schio, alla Busellato, alla Euroventilatori, alla Fiori, alla Beltrame, alla Gas, alla Belfe, alla Dainese, alla Eurosincof. E si potrebbe andare avanti. Gli invisibili “Il nostro è un quadro parziale – spiegano i sindacalisti -, perché ci sono molte realtà che ci sfuggono”. In effetti la situazione è estremamente fluida: la situazione delle grandi aziende, dove i lavoratori sono organizzati e dove tutto passa per la contrattazione sindacale, la si conosce; quella delle piccole imprese e delle aziende artigiane molto meno, per non parlare poi delle piccole o piccolissime aziende costituite da un titolare e da un paio di dipendenti, che sfuggono ad ogni indagine. “C’è un mondo di piccole aziende in cui il titolare chiede semplicemente al lavoratore di stare a casa perché non c’è lavoro – racconta Zanni -. E questo poi finisce in busta paga come permesso non retribuito. E c’è tutto un mondo di licenziamenti individuali per giusto motivo che non rientra nelle statistiche sulle procedure di mobilità”. C’è, poi, tutta la galassia degli interinali e dei contratti atipici, sempre più impiegati negli ultimi

anni (secono un’indagine della Cgil, in provincia sono oltre 15mila i lavoratori parasubordinati o assunti tramite il lavoro somministrato). In molti prevedono che tanti contratti a termine in scadenza a fine 2008 non verranno rinnovati. “È la prima cosa su cui un’azienda in difficoltà va a risparmiare”, conferma Nicoletti. La legge non è uguale per tutti In altre parole, i lavoratori non sono tutti uguali, perché a seconda del posto di lavoro e del tipo di contratto cambiano tutele e ammortizzatori sociali. Un conto è lavorare in una grande azienda, un altro lavorare in un piccolo laboratorio con una manciata di colleghi (le aziende artigiane, ad esempio, non possono usufruire della cassa integrazione ordinaria). Un conto è avere un contratto a tempo indeterminato, un altro un contratto a termine che non dà diritto alla mobilità. “Anche nel migliore dei casi, e cioè quello di un lavoratore di una grande azienda con un contratto a tempo indeterminato e un certo numero di anni di lavoro alle spalle, rimane comunque un forte problema di retribuzione

– sottolinea Zanni –. Se dallo stipendio pieno si passa all’assegno dell’Inps, cioè a circa750 euro al mese, e magari bisogna aspettare qualche mese perché arrivi, come si fa a tirare avanti. Da noi arrivano continuamente operai in questa situazione, e sono disperati”. Non solo. “In settori come il tessile – aggiunge Riccardo Dal Lago -, dove la manodopera è prevalentemente femminile, e dove spesso l’età è superiore ai 40 anni, la difficoltà a reinserirsi nelle attività produttive è notevole. Così come nell’edilizia e nella concia, dove moltissimi lavoratori sono stranieri, la perdita del posto di lavoro potrebbe diventare un problema sociale”. Quel che è peggio, è che le prospettive per il futuro sono a dir poco incerte. “Le difficoltà sono generalizzate, e trovare una nuova collocazione è molto più difficile che in passato – conferma Nicoletti –. Per questo la possibilità di perdere il lavoro è vista con più preoccupazione”. “Nessuno sa cosa avverrà nel 2009 - gli fa eco Giampaolo Zanni -. Un’azienda può superare un periodo di difficoltà, ma questo non può essere troppo lungo. Bisogna intervenire in fretta”.

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Direttore Responsabile LUCA MATTEAZZI l.matteazzi@vicenzapiu.com Editore MANY MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 Redazione corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 redazione@vicenzapiu.com ALESSIO MANNINO a.mannino@vicenzapiu.com ILARIO TONIELLO i.toniello@vicenzapiu.com TOMMASO QUAGGIO t.quaggio@vicenzapiu.com PAOLO MUTTERLE p.mutterle@vicenzapiu.com

Collaborano: ANDREA ALBA ALBERTO BELLONI MARTA CARDINI FRANCESCO CAVALLARO FEDERICA CEOLATO GIULIANO CORÀ FRANCESCA DANDA FRANCESCO DI BARTOLO ANDREA FASULO GIOVANNI MAGALOTTI ANTONINO PELLEGRINO MATTEO RINALDI GIULIO TODESCAN Pubblicità PIÙ MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 info@piu-media.com Stampa PENTAGRAPH SRL via Tavagnacco, 61 – Udine Autorizzazione Tribunale di Vicenza n. 1181 del 22 agosto 2008


primo piano

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Se potessi avere uno stipendio al mese Le difficoltà quotidiane, le paure, le incertezze nelle parole di chi ha perso il posto di lavoro. O rischia di perderlo

di Luca Matteazzi

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rima la cassa integrazione ordinaria, magari solo per qualche giornata. Poi quella straordinaria. Infine, spesso, il licenziamento, con tutte le difficoltà e i drammi che questo comporta. In un momento in cui il lavoro sta diventando sempre più incerto, siamo andati a raccogliere le voci dei diretti interessati, cioè quelle degli operai che un po’ ovunque si trovano a dover fare i conti con fabbriche in difficoltà e entrate ridotte al minimo. Tre storie e tre situazioni diverse - il dipendente di una grande azienda che tutto sommato regge il colpo, l’operaia di una manifattura tessile che proprio in questi giorni ha deciso di chiudere, e il lavoratore di una fabbrica che da anni è alle prese con il rischio del fallimento – per avere una panoramica su cosa sta succedendo in giro per la provincia. La licenziata “La cosa strana, è che fino a qualche anno fa non sapevano nemmeno cosa fosse la cassa integrazione”. Michela (il nome è di fantasia) è un’operaia di una delle tante aziende di abbigliamento dell’Alto Vicentino. Anzi, era, perché da una ventina di giorni la fabbrica ha chiuso, e le 34 dipendenti, lei compresa, sono rimaste a casa. “L’azienda è stata aperta nell’84 – racconta – e io ho cominciato a lavorarci quasi subito. Non abbiamo mai avuto problemi, nemmeno quando il tessile ha cominciato a dare segnali di crisi. Al contrario, noi ci trovavamo spesso a fare gli straordinari. L’azienda lavorava soprattutto per il mercato stra-

niero, facendo capi di buona qualità, e ha sempre avuto mercato. I primi segnali sono cominciati quattro o cinque anni fa, quando abbiamo perso alcuni clienti importanti. Da lì in poi le cose sono diventate sempre più difficili”. Una situazione che è andata peggiorando di anno in anno, nonostante gli sforzi della proprietà per cercare nuovi sbocchi e nuove strategie. “Ad un certo punto il titolare ha provato anche ad aprire uno stabilimento in Romania, ma i costi erano alti e la qualità bassa. E poi i nostri clienti volevano il made in Italy, non il made in Italy fatto in Romania”. Così, alla fine, è maturata la decisione di liquidare l’attività. “Credo che il primo a starci male sia proprio il mio ormai ex datore di lavoro: non possiamo certo recriminare contro di lui, perché davvero le ha provate tutte. E con noi è stato sempre corretto, puntuale nei pagamenti, preciso. Un signore, davvero”. Dai primi di novembre, dunque, i trentaquattro lavoratori del reparto produttivo sono a casa.

Praticamente tutte donne, quasi tutte attorno ai 40 anni, molte con una famiglia. “È chiaro che siamo abbattute, anche perché si lavorava in un bel clima e per molte di noi quella fabbrica è stata una parte importante della nostra vita. Però tutto sommato non ho visto casi disperati. Per quanto mi riguarda, e sono in tante ad essere nelle mie stesse condizioni, quello che mi dà una certa tranquillità è che il mio era il secondo stipendio della famiglia. Fortunatamente, mio marito lavora e continua il suo stipendio continua ad arrivare. In più, con la cassa integrazione e poi con la mobilità, anche io ho comunque un minimo di entrate. Questo vuol dire che non ci troviamo con l’acqua alla gola, o con l’incubo di non sapere come fare a pagare le bollette il mese prossimo”. E vuol dire anche che ci si può mettere alla ricerca di un nuovo impiego senza l’angoscia dell’urgenza: “Con queste garanzie, spero di avere il tempo per cercare qualcosa di adeguato, magari seguendo qualche corso

di formazione che mi dia delle possibilità in più”, aggiunge Michela. Niente drammi, dunque, anche se la perdita del lavoro s farà ovviamente sentire sull’economia della famiglia. “Il figlio più grande va all’università, e ci ha domandato se avrebbe dovuto smettere di studiare e cominciare a lavorare, ma gli abbiamo detto che non se ne parla nemmeno – racconta -. Certo, tra mutuo, tasse universitarie e trasporti le spese fisse sono tante. Noi cerchiamo di risparmiare sul resto: di andare a mangiare fuori non se ne parla, rinunciamo a qualche vestito, ma cerchiamo comunque di mantenere un certo equilibrio. Poi se la benzina scende come in questi giorni, e a fine mese ti trovi in tasca 20 euro in più, ben venga, ci concediamo una spesa un po’ più ricca. Ecco, quello che è cambiato è che ti trovi davvero a contare anche i dieci euro, cosa che prima magari non facevi”. I presidianti “Abbiamo avuto diverse attestazioni di solidarietà. È bello, ma con la solidarietà non paghi l’affitto, e neanche le rette dell’asilo”. Il caso della Siltal di Bassano, azienda metalmeccanica che produce frigoriferi, è uno di quelli che a livello provinciale ha richiamato maggiori attenzioni. L’azienda è in difficoltà da qualche anno (da 5 stabilimenti in giro per l’Italia, con 1500 dipendenti, si è passati a 3 stabilimenti e 900 dipendenti), e negli ultimi mesi la situazione si è ulteriormente aggravata: la nuova proprietà, che avrebbe dovuto ricapitalizzare e rilanciare l’azienda, tergiversa; la produzione è ferma, e gli oltre 200 dipendenti della fabbrica vicentina sopravvivono in qualche modo solo grazie alla cassa integrazione (che comunque è bloccata dalla fine di luglio, cioè sono quattro mesi

che non hanno entrate) e a quei pochi euro che ogni tanto entrano dalla vendita di qualche partita ferma in magazzino. Non a caso, da mesi, di fronte ai cancelli della fabbrica gli operai hanno allestito un presidio. “Il problema con la cassa integrazione è che passi da uno stipendio che, per quanto modesto, era attorno ai mille euro, ad un assegno di circa 500 euro. E anche quello arriva dopo mesi – racconta Gianpietro, uno dei dipendenti -. In queste condizioni, i più fortunati, cioè quelli che negli anni scorsi erano riusciti a mettere via qualcosa, vedono calare i loro risparmi ma ce la fanno. Gli altri si trovano catapultati in una situazione di incertezza totale, e in molti casi si tratta di donne di una certa età e con figli”. Così si va avanti come si riesce, contando sulla solidarietà che arriva da parrocchie e associazioni, e sull’appoggio di parenti e famiglie. “Dalla mattina alla sera ti accorgi che la tua vita è cambiata – continua Giampietro -, e che non ce la fai nemmeno a fare le cose più scontate, come fare il pieno al distributore. E magari cominci ad andare a piedi anche quando piove. Molti chiedono un prestito ai genitori, o ai parenti, dicendo che prima o poi li restituirai. In ogni caso eviti qualsiasi lusso, e dico lusso per modo di dire: vuol dire non concedersi più una pizza, il cinema, un pranzo fuori. Ci sono persone che non si comprano un paio di jeans nuovi da anni, si limitano al cibo, alle bollette, alle spese per i figli, e rinunciano a tutto il resto. Ogni tanto arrivano due o trecento euro da qualche vendita, ma siamo talmente in arretrato che c’è gente che deve pagare le bollette di anni fa, non di mesi. E fino a quando non si ritroverà una certa continuità nelle entrate si resterà sempre sotto”. Quello che è più sconfortante,


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| A destra due immagini della protesta degi operai della Siltal (fonte: siltalbassano.blogspot.com). A sinistra una fabbrica abbandonata

probabilmente, è il senso di essere soli in questa battaglia. La Provincia, fino a quando ha potuto, è andato incontro alle richieste dei lavoratori, ma è stato un caso isolato. “I Comuni non hanno fatto nulla: avevamo proposto di sospendere il pagamento delle bollette, ma non ci sentono. In generale la politica è distante da questi problemi, forse perché ne vedono troppi e non vogliono creare precedenti. E questo vale a destra come a sinistra”. Così si va avanti sperando che arrivi qualche novità, che la proprietà si decida a ricapitalizzare, o che arrivi la nuova autorizzazione per la cassa integrazione. Oppure cercando un altro impiego. “Ma non è facile, conclude Giampietro -. Tranne qualche caso, qui non abbiamo professionalità particolari. E molte sono donne con figli, e sappiamo tutti come sia difficile per loro trovare un lavoro”.

I “fortunati” “Dalle nostre parti c’è un detto: se la Marzotto piange, fuori c’è la guerra”. A parlare è Stefano, uno dei 580 dipendenti di quello che era, ed è, uno dei più grandi gruppi tessili della provincia, la Marzotto. Un gigante che fino a non troppo tempo fa dava lavoro a migliaia di persone, e che ha già conosciuto una drastica cura dimagrante (l’ultimo taglio è stato di un paio d’anni fa, con la chiusura del reparto filati e la perdita di un centinaio di posti di lavoro). Anche per questo la Marzotto si trova adesso abbastanza attrezzata di fronte all’ondata di difficoltà che sta scuotendo la provincia. “Tutto il settore tessile sta attraversando un periodo di grande burrasca. Noi, tutto sommato, stiamo meglio di altri, perché abbiamo alle spalle un’azienda grande e solida. Che, tra l’altro, sta confermando gli investimenti che aveva in programma: aveva un pia-

no che prevedeva una spesa tra i 3 e i 4 milioni di euro e lo sta rispettando. Stanno arrivando 48 nuovi telai per la tessitura, e tutta un’altra serie di macchinari nuovi. Vuol dire che c’è una prospettiva”. La crisi si fa sentire, perché il rallentamento del mercato coinvolge anche l’azienda di Valdagno. Ma in modo più attenuato che altrove. Certo, la produzione va avanti col contagocce, in questo momento si lavora soprattutto sulla preparazione dei campionari che sono stati richiesti dopo le fiere d’autunno e sullo studio di nuovi materiali, però la cassa integrazione è stata usata in modo molto sporadico. Almeno finora. “Abbiamo fatto solo qualche giornata”, conferma Stefano. La preoccupazione, comunque, comincia a serpeggiare anche qui. “È vero, soprattutto perché vediamo quello che sta succedendo in giro per la vallata. Come dicevo prima,

se alla Marzotto ci sono difficoltà, per tante altre aziende la situazione è ben più difficile: noi, ad esempio, abbiamo riportato all’interno tutta una serie di produzioni che prima facevamo fare da terzisti esterni. Per quelle fabbriche, spesso piccoli laboratori o piccole manifatture, vuol dire aver perso completamente il lavoro. E in giro ci sono tante aziende che stanno andando in crisi, anche in settori che fino a poco tempo fa non avevano certo di questi problemi, come la meccanica, la chimica, la gomma. O il commercio, dove non si vende più. Sentiamo tanti casi di imprese che fanno ferie invernali lunghe, di dieci o quindici giorni, quando prima non le facevano proprio. E quindi anche noi ci sentiamo un po’ in trincea, anche perché il tessile è uno dei settori che sentono per primi i rallentamenti del mercato: i nostri colleghi che lavorano nell’abbigliamento ai prodotti con

marchio Valentino, ad esempio, risentono meno di questo momento di difficoltà”. Ci si guarda attorno, dunque, con qualche timore e molta incertezza. Soprattutto perché le prospettive per il 2009 sono ancora peggiori che per il 2008. “Stiamo cercando di usare il meno possibile la cassa integrazione proprio per non bruciare adesso tutto il monte ore a nostra disposizione – conclude Stefano -. Quello che vedo nelle fabbriche è che questo tema della centralità del lavoro è davvero molto sentito. I grandi giornali spendono pagine per la commissione di vigilanza Rai, ma qui noi ci stiamo chiedendo dove stiamo andando e cosa succederà di noi. Nella valle del Chiampo la concia è in difficoltà, e ci sono centinaia di lavoratori stranieri che avevano ripopolato le contrade di quei paesi che rischiano di trovarsi sul lastrico. Cosa succederà?”.

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L’Aloe Brasiliana è un toccasana per tante disfunzioni del corpo Può essere definita… disintossicante, regolarizzante, nutriente, antinfiammatoria, antimicrobica, antidolorifica e antimonica. Sono solo alcune delle principali proprietà dell’Aloe Arborescens Brasiliana coltivata da Ghignone Ottavia sulla collina pecettese . Una forza vitale che madre natura ha donato all’uomo, concedendogli l’insindacabile diritto di curare il proprio corpo e la propria anima con terapie naturali. Coltivata sui colli torinesi, in ambiente particolarmente indicato per tasso di umidità e clima, l’Aloe Arborescens Brasiliana è ormai uno dei prodotti curativi maggiormente riconosciuti in ambito scientifico. Le due proprietà miracolose sono dovute ad un centinaio di principi attivi, divisi in tre gruppi principali: polisaccaridi zuccheri complessipresenti soprattutto nel gel all’interno della foglia, antrachinoni - contenuti nel Jatex, parte esterna della foglia - e infine, molecole ad alto tasso di nutrizionalità come fitosteroli, amminoacidi e glicoproteine. Un patrimonio biologico che Ghignone Ottavia ha sapientemente imparato ad utilizzare grazie alla

sua esperienza e alla sua dedizione. Tutto ha inizio in Brasile nel 1992, quando Ottavia scopre la proprietà di questa pianta e ne fa uno stile di vita. Oggi infatti l’azienda di Pecetto (paese famoso per le ciliegie e, oggi, anche per l’Aloe) è divenuta un vero e proprio punto di riferimento per chi vuole conoscere un nuovo modo di vivere. Già, perché alcuni laboratori scientifici hanno dimostrato che in realtà l’Arborescens è 10 volte superiore quan-

to a versatilità rispetto alla aloe Vera ed è l’unica riconosciuta come terapeutica. Il figlio di Ottavia, naturopata, ricorda che “ noi non vendiamo dei prodotti. Noi instauriamo un contatto, duratore, con chi vuole intraprendere un nuovo stile di vita, usufruendo delle superbe proprietà sapientemente miscelate della “Aloe Arborescens Brasiliana”. Ed infatti è così: di persona, al telefono e via internet: l’azienda mantiene rapporti costanti e

simbiotici con chi si rivolge loro per usufruire dei consigli e dell’ampio ventaglio di soluzioni che vanno dalle creme al gel, passando per olii balsamici, shampoo, frullati, dentifricio colluttorio. Una gamma completa di prodotti che non solo accompagnano la cura quotidiana del proprio corpo ma si rivelano essenziali quando quest’ultimo è provato da patologie, o particolari forme di stress fisiologico. “In questo senso – continua Lanza – è ec-

cezionale l’apporto dall’Aloe Superior, fiore all’occhiello della nostra Azienda, un mix di Aloe Arborescens, Ferox e Chinensis che finora ha dato risultati impressionanti”. Risultati impressionanti come, ad esempio, con la chemio e la radioterapia; grazie alle proprietà dell’Aloemodina – molecola contenuta in grande quantità nell’Aloe Arborescens Brasiliana – è possibile fornire al proprio organismo una significativa integrazione alimentare

contro lo stress di questi trattamenti. Ma non solo Studi scientifici hanno dimostrato che, anche nel caso di malattie degenerative, l’Aloemodina rappresenta un aiuto fondamentale per combattere l’avanzamento. Ma le proprietà miracolose di questa pianta, utilizzata fin dall’antichità per le sue capacità curative, consentono anche di stabilizzare i valori del glucosio ematico, della bilirubina e dell’acido urico: diminuire i trigliceridi, il colesterolo; riequilibrare il sistema linfocitario nelle malattie infettive croniche come l’epatite o l’hiv. Non l’ultima la cura di psoriasi e dermatiti. Il nome dell’Arborescens deriva dal greco “ als-alos” : il sale. L’amaro sapore del mare contenuto nella vitalità del suo gel. Le prime testimonianze del suo utilizzo risalgono al 2.200°a C., periodo a cui dovrebbe risalire una tavolotta d’argilla del periodo akkadico. Ma la testimonianza più significativa fu quella della Mahatma Gandhi :…” mi domandate qual è il segreto delle forze che mi sostenevano durante i miei lunghi digiuni; ebbene è stata la mia fede inebriante in Dio, la mia vita semplice e frugale e l’Aloe”.

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l’innominabile

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La scuola dei gattopardi Il vero problema dell’istruzione italiana è la difesa ad oltranza dei piccoli privilegi di categoria. Nessuno accetta di mettersi in discussione. E così i fancazzisti la fanno franca

di Alberto Belloni

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etesto le generalizzazioni. Per cui, quando leggo che il “popolo della scuola” è in agitazione contro la Gelmini, mi viene subito l’orticaria. Intanto perché tradizionalmente non c’è nessun’altra categoria divisa al suo interno come gli insegnanti e poi perché c’è sempre il rischio di scambiare per maggioranza le minoranze chiassose. Forse questa volta non è così. Forse davvero la parte preponderante di docenti e del personale Ata (amministrativi, tecnici, bidelli...) è coesa nel dire no alla riforma. Ma l’impressione è che il fronte si sia politicamente saldato ancor prima di leggere bene, riga per riga, le novità apportate dalla “ministra”. La scuola italiana paga oggi il dazio per tutta una serie di interventi sbagliati, divisi equamente tra destra e sinistra, che prendono il via dai famigerati Decreti Delegati attraverso quarant’anni di cammino del gambero. La mancanza di una vera prospettiva strategica, capace di legare nel tempo i provvedimenti, mi sembra del tutto evidente. C’è

un problema antico di qualità che ci trasciniamo dietro e che viene da un periodo (mi riferisco agli anni 70) nei quali le nostre università hanno lavorato malissimo (era la stagione del 18 politico e degli esami di gruppo) producendo sovente laureati ignoranti che hanno dovuto provvedere poi sul piano individuale ad approfondire culture e conoscenze. Negli ultimi anni non è così, va detto. Il livello di preparazione negli Atenei è tornato abbastanza soddisfacente. Ma intanto il danno era fatto. Danno ingigantito da decenni durante i quali la scuola è stata usata come ammortizzatore sociale: un refugium peccatorum che ha consentito di dare a centinaia di migliaia di laureati un posto di lavoro sicuro. A partire dagli altrettanto famigerati corsi abilitanti, a seguito dei quali si è consumato un esodo biblico nel libro paga del Ministero della Pubblica Istruzione, per finire alle baby pensioni (esercito di insegnanti mandati in quiescenza a quarant’anni o giù di lì, per i quali tutti stiamo ancora pagando il pegno mensile). Nell’ambiente ci sto dal 1979, con tredici anni di precariato sul groppone. E una specializzazione sudata, per migliorare la professionalità. So bene di cosa sto parlando.

Eppure non è un problema di qualità. La scuola italiana è piena di eccellenze sul piano delle risorse umane. Solo che i meccanismi valutativi consentono al fancazzista di convivere tranquillamente con i professori impegnati. Solo che la burocratizzazione del lavoro ha spostato sempre di più l’attività dalla didattica alla compilazione di un cumulo infernale di cartacce. Solo che il formicaio di dipendenti creato dalle battaglie sindacali (oggi, più o meno 1.300.000 persone) è mal gestito e sottopagato. Il vero problema, anche se tutti lo negano, resta il Gattopardismo della scuola italiana. Nel senso che in piazza si predica la necessità del cambiamento, ma sul piano pratico nessuno è disposto a rinunciare ai piccoli (ripeto, piccoli, perché prima di parlare di 18 ore di lavoro e di 3 mesi di ferie sarebbe meglio informarsi dettagliatamente sui reali carichi di impegno e sull’attività fortemente usurante) privilegi di cui la categoria gode. Provate, ad esempio, a chiedere ai miei colleghi quanti di loro sarebbero disposti a scambiare un po’ di sicurezza sul lavoro in cambio di una retribuzione più dignitosa. Io da anni vado predicando che accetterei volentieri un contratto annuale, in un libero mercato del-

le prestazioni, in cambio dello stipendio di un magistrato (laureato e vincitore di concorso come me, tanto per dire). Chi vale (e stiamo parlando della maggioranza) troverebbe sempre un direttore scolastico che lo vuole. Chi sin qui ha vivacchiato leggendo la Gazzetta o inventandosi progetti fantasiosi per raccattare qualcosa dal fondo di istituto, dovrebbe iniziare a curare meglio la propria professionalità. Oppure pensare a cambiare lavoro. In un ambito nel quale è maledettamente difficile trovare criteri obiettivi di produttività, c’è bisogno che ognuno trovi dentro di sé gli stimoli giusti per dare il massimo. Finché la scuola continuerà a premiare allo stesso modo chi si impegna e chi tira a campare, vedo difficile un reale salto di livello. Quanto alla Gelmini, non so se mi piace oppure no. So che qualcosa si sta muovendo. Ho sentito che le

commissioni d’esame torneranno ad essere tutte esterne, dando un taglio a quella enorme buffonata che per anni ha mescolato verificati e verificatori. Ho sentito che si sta cercando di affrontare il problema dei ragazzi extracomunitari, che è un problema didattico reale. Non sarà tutto oro quel che luccica, ovvio. E bene fanno i ragazzi a soffiare con il loro vitalismo giovanile sulle fiamme della protesta, incalzando i miglioramenti possibili. Ma quando vedo i baroni in testa alle occupazioni delle università e i miei coetanei ex sessantottini tenere tesi gli striscioni dei cortei studenteschi, quella maledetta orticaria torna a farmi impazzire. E preferisco starmene a casa a leggere Pasolini, Chatwin e Céline. Lo so, per le avanguardie progressiste “intellettuale” e “di destra” sono due termini che assieme fanno un ossimoro. Per parte mia, ho già scelto quale mi terrò buono.


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Dirigenti, “gabinetti” e segretarie Personale in Comune: la rivoluzione di velluto fra i dirigenti, ma anche un’assunzione “particolare”. Nell’ufficio del portavoce del sindaco

| Tranne che in alcuni punti chiave, il rinnovo dei dirigenti comunali è avvenuto all’insegna della continuità

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valco provvisorio suddividendosi no dei banchi di prova su fra i servizi sociali, da cui proviecui valutare il cambio della ne, e il personale, ma è destinata guardia fra un’amministrazione a dedicarsi soltanto a questo. e un’altra è il personale. Al CoContinuità mune di Vicenza (950 dipendenSi tratta di contratti a tempo ti fra dirigenti, tecnici, impiegati, determinato, “a chiamata”. Nel maestre di materne ed elementasenso che ogni esecutivo che s’inri, bidelli, vigili urbani, eccetera) sedia a Palazzo Trissino sceglie il passaggio dall’èra Hullweck a sua discrezione gli uomini da a quella Variati ha prodotto già piazzare nei vari gangli operativi, qualche scossone. Segretario cosulla base di un rapporto fiduciamunale e direttore generale al rio con l’assessore di riferimento. posto di Angelo Macchia (rimasto E’ il cosiddetto “spoil system”: segretario in Provincia) è Simocambia il colore della giunta, ne Vetrano. Lorella Bressanello, cambiano i dirigenti. Tuttavia la assunta ai tempi della giunta di linea seguita dal governo Variacentrosinistra di Marino Quareti non è stata brutale, anzi. Fatte simin e moglie dell’ex sindaco le sostituzioni nei punti chiave, Hullweck, ha ceduto l’incarico di come l’urbanistica, direttore del dipared effettuato qualche timento territorio spostamento strateal veneziano Antogico, per il resto non nio Bortoli. Il quale si è assistito a un rialha anche assunto la lineamento in blocco responsabilità del al nuovo corso. Tanto settore chiave di I contratti a che nel giugno scortale dipartimento, chiamata non so, al momento delle l’urbanistica, prima nomine, l’assessore guidato da Franco riguardano al personale della Zanella. Roberto solo i dirigenti precedente giunPasini è passato ta di centrodestra, dall’edilizia privata Maurizio Franzina (andata a un fun(Fi), ha pubblicamente lodato i zionario interno, Michela Piron) segnali di continuità: «Sono staal nuovo settore denominato te premiate professionalità colti“energy check management e tuvate e cresciute durante il nostro tela delle costruzioni”. Giovanni mandato». Fichera è finito ai lavori pubblici Portavoce impegnato e grandi opere (sotto la BressaMa i contratti ad personam non nello queste ultime erano accorsono soltanto quelli per i dirigenpare con il territorio). Confermati. C’è quello del portavoce nonché ti Riccardo Brazzale alla cultucapo di gabinetto del sindaco, Jara, Stefano Cominato ai sistemi copo Bulgarini d’Elci dell’agenzia informatici e Giorgio Lotto alla Alias. Una carica tutt’altro che Biblioteca Bertoliana. Michela cerimoniale – per quello c’è l’apCastegnaro è attualmente in sca-

posito addetto Daniele Andreose – dato che Bulgarini la interpreta molto attivamente, con un ruolo centrale nelle scelte politiche di ogni giorno. E c’è il contratto, approvato con delibera di giunta dell’8 ottobre scorso con cui è stata assunta (fino a “scadenza del mandato del sindaco”) la segretaria di Bulgarini, e in cui si fissa l’importo del compenso in 1.300 euro netti al mese. Come avete modo di leggere nell’intervista in questa pagina rilasciataci dall’assessore al personale Tommaso Ruggeri, l’utilità di una segretaria viene motivata col fatto che Bulgarini ha bisogno di una collaboratrice in quanto lavora più o meno come un assessore. E gli assessori hanno una o anche due segretarie. Ma c’è un però. La segretaria in questione è Marta Perugi, 22 anni, nata a Genova. Embé?, direte voi. Che c’è? C’è che è la fidanzata di un altro Jacopo, Jacopo Rodeghiero, collaboratore di Bulgarini ad Alias. Tutto perfettamente regolare, per carità. Nessuno mette in discussione le capacità della Perugi, né il fatto che un’amministrazione possa scegliersi alcuni collaboratori di fiducia. Però c’è chi potrebbe storcere il naso per una scrivania in più che, in tempi di ristrettezze di bilancio, non è proprio il massimo (anche se va detto che Variati ha ridotto gli assessori da 13 a 9). E soprattutto per la creazione di un posticino ad hoc per la ragazza di chi lavora al tuo fianco. Toccherà proprio a Marta Perugi, con il suo lavoro, zittire le critiche.

Il criterio fondamentale? La professionalità Per Ruggeri l’ufficio di Gabinetto è come un assessorato. “E così è stata chiamata una persona di fiducia”

L’

assessore Tommaso Ruggeri, avvocato, ex Apindustria e Cariverona, uomo della Compagnia delle Opere, è arrivato al Personale sostituendo il dimissionario Gianni Giglioli. Uno spoil system eseguito in modo chirurgico, senza rivoluzioni. Pacatamente, serenamente, verrebbe da dire. E così? Siamo partiti dal principio di non essere a priori influenzati dal dover cambiare le persone solo perché legate all’amministrazione precedente. Detto questo, però, nei settori cardine abbiamo fatto dei cambiamenti: nell’urbanistica, nei lavori pubblici e nella mobilità, nel sociale ci sarà un nuovo dirigente. Stiamo riorganizzando l’intera macchina, rivedendo i settori, ripesando le dirigenze, informatizzando il lavoro. Oggi solo il 20% del cartaceo è digitalizzato. Noi vogliamo consentire ai cittadini di avere più servizi, e migliori. Con i conti comunali in passivo di 5 milioni di euro e un budget non esaltante? Il budget per il personale è di 30 milioni sui 100 totali del Comune. E’ fra i più bassi d’Italia. E io penso che maggiori risorse vadano comunque destinate agli investimenti, ai servizi essenziali come la scuola o le biblioteche, dove facciamo fatica ad assumere. D’altronde dobbiamo affrontare tagli dello Stato sulla base di spese pregresse, non nostre.

La situazione non è rosea, d’accordo. Ma allora non si poteva evitare un gesto non esattamente coerente con una necessaria austerity, come assumere la morosa del braccio destro del portavoce del sindaco? Guardi, io quando sono arrivato ho trovato due segretarie molto valide. Non le ho cambiate, instaurando da subito un rapporto di fiducia. E così per molti dipendenti: abbiamo riscontrato una grande professionalità, ci sono persone in gamba. Come mole di lavoro e d’informazioni da gestire, il capo di gabinetto ha bisogno di una segretaria. E’ equiparabile a un assessore, insomma. Sì, il lavoro è tanto. Ma possibile non ci fosse nessun’altra ragazza, posto che la ragazza in questione sia la più brava del mondo? Qui siamo in un ambito strettamente fiduciario, come le spiegavo prima. Bulgarini ha ritenuto di scegliere lei evidentemente perché c’è un rapporto di fiducia. E stiamo parlando di una scelta consentita dalla legge. Inoltre, vorrei sottolineare che finora abbiamo agito secondo criteri di estremo rigore. Pensi ad Aim: quanti uomini “nostri” abbiamo messo lì? Guardiamo a tutta l’azione di questa amministrazione, per favore. Come dire: un piccolo neo si può giustificare. Diciamo che l’importante è che questa ragazza sia brava, no?


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Fannulloni noi? Macché Dietro le quinte di tribunale e provincia Cosa ne pensano i dipendenti pubblici della crociata di Brunetta contro assenteismo e scarsa produttività. “La verità è che lavoriamo con organici ridotti all’osso e nessuna gratificazione”

“H

o bisogno di parlarti di una questione, puoi scendere cinque minuti?”. “Guarda, questa mattina ho già la fila di persone che mi aspettano; ci sentiamo per telefono?”. La scena si ripete tre o quattro volte mentre parliamo con una indaffaratissima Maddalena Orrico, da qualche mese responsabile delle cancellerie del tribunale. A vederla, mentre si destreggia con il sorriso sulle labbra tra faldoni dalla mole imponente, telefonate e gente che bussa alla porta, la battaglia del ministro Brunetta contro i fannulloni nella pubblica amministrazione parrebbe proprio senza fondamento. “Il fatto è che – commenta lei -, anche volendo qui non ci possiamo proprio permettere di non lavorare: siamo continuamente incalzati dal pubblico e dalle cose da fare”. Vero, almeno sulla carta: il tribunale di Vicenza dovrebbe avere 83 dipendenti per la parte amministrativa (“E già questa è una cifra sottostimata per la mole di lavoro che svolgiamo”, sottolinea la Orrico), ma in servizio ce ne sono 74. E le carenze di organico della giustizia vicentina sono un caso finito più volte anche sulle cronache na-

zionali: “Siamo uno dei cinque casi critici inseriti in una ricerca del Censis – continua la funzionaria -. Devo dire, però, che ultimamente si vede un po’ di sensibilità in più, e nei limiti del possibile il ministero sta cercando di colmare le lacune”. Il lavoro, quindi, non manca. È anche vero, però, che basta toccare il tasto tribunale con un qualsiasi avvocato per sentire lamentele sull’efficienza, sulla disorganizzazione, sui tempi eterni necessari per avere anche la pratica più semplice, sulla poca voglia di fare o sugli orari non molto elastici di chi ci lavora. “Che ci sia qualcuno che fa solo il minimo indispensabile è anche vero, ma è una minoranza – ribatte la Orrico -. Da quello che vedo io la gran parte dei colleghi si dà da fare per offrire il servizio migliore possibile”. I problemi, caso mai, sono più a monte. C’è, ad esempio, una questione legata alla motivazione: le possibilità di fare carriera sono poche, i riconoscimenti economici anche, e così non è che i dipendenti siano proprio spronati a dare il massimo. “Io sono qui da vent’anni, ed ho sempre la stessa qualifica, senza nessuna progres-

sione né economica né come inquadramento giuridico – spiega la Orrico -. Da questo punto di vista non ci sono gratificazioni o incentivi. E non c’è nemmeno quel coinvolgimento che dovrebbe farci sentire partecipi alle sorti dell’azienda, diciamo così: tutto, o quasi, è lasciato alla volontà individuale. Così c’è chi si fa in quattro per migliorare il servizio e chi si accontenta del compitino”. Poi c’è un problema di formazione, e più in generale di risorse: corsi di aggiornamento non ne vengono fatti, personale specializzato non ne viene assunto, l’organizzazione non viene toccata, con il risultato che anche mandare una semplice mail sembra una conquista. “Non tutti lo sanno fare, perché non ci sono né il tempo né i fondi per fare formazione. Su molte cose siamo molto in ritardo, lavoriamo ancora come una volta: non abbiamo un sito internet, ad esempio, per-

ché ci mancano le professionalità in grado di farlo e di gestirlo. Allo stesso modo, ci troviamo in difficoltà quando si tratta da fare bandi di gara: adesso dovremo farne uno per gli arredi del nuovo tribunale, ma nessuno di noi ha la preparazione specifica. Su queste cose dovremmo essere in dieci a lavorarci, invece siamo in tre”. Brunetta quindi si sbaglia? “Diciamo che finora ha usato il bastone, e questo può anche esser stato salutare. Adesso, però, servirebbe un po’ la carota, nel senso che è ora di investire nella pubblica amministrazione, se vogliamo migliorarla”, conclude la Orrico. E il suo non è un pensiero isolato. Basta spostarsi di qualche centinaio di metri, negli uffici della provincia a Palazzo Nievo, per ascoltare lo stesso ritornello. “Le statistiche dicono che l’assenteismo, nel pubblico, è superiore al settore privato solo di un punto percentuale

– commenta uno dei dipendenti -. E chi pensa che i dipendenti pubblici siano quelli che girano con la macchina di grossa cilindrata si sbaglia. Qui hai la certezza del posto di lavoro, ma le paghe sono quelle che sono, la gratificazione è bassa e gli organici sono ridotti all’osso. Nonostante tutto, c’è gente che lavora, che fa formazione a proprie spese, che si dà da fare. Forse il problema esiste a livello di ministeri centrali, ma di certo non nei nostri enti locali: pensiamo ad esempio ai piccoli comuni, dove spesso la stessa persona deve seguire settori diversi. Per questo le uscite del ministro risultano offensive: perché sparano nel mucchio, e rischiano di farci diventare una barzelletta. Tra un po’ avremo le storielle sugli impiegati pubblici fannulloni al posto di quelle sui carabinieri”. L. M.


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Caffè Michelle, l’amaro calice Acquistare un bar e finire in un inferno di debiti: la storia di Michele e Nicoletta

di Alessio Mannino

C

ome partire con un dignitoso gruzzoletto di faticosi risparmi e bruciarlo in un’odissea dai risvolti masochistici, finendo rovinati. Si potrebbe riassumere così la storia di Michele Strada e Nicoletta Calgarotto, 40 anni lui e 42 lei, con due figli di 7 e 5 anni a carico. Loro malgrado, un esempio di come a volte mettersi in proprio, assecondando la vocazione autonoma di questa parte del Paese, si riveli un suicidio economico ed esistenziale. (Significativo il recente sondaggio di Renato Mannheimer secondo cui il numero di italiani che dichiara di preferire pochi soldi ma garantiti dal vecchio, caro posto fisso è schizzato all’80%). Michele e Nicoletta hanno chiuso i battenti della Caffetteria Michelle vicino piazza Castello il 18 novembre scorso, dopo undici anni di gestione. Undici lunghi anni di tribolazioni e sacrifici, visto che il locale non ha mai reso alcun guadagno. Brutalmente, in tutto questo tempo hanno lavorato per niente. Anzi, per finire sul lastrico. “Abbiamo sbagliato, siamo stati ingenui”, ammettono. La storia Nel luglio 1997, infatti, lei operaia e lui barista (al centro commerciale

Le Piramidi), decisero di comprarsi un bar tutto loro. Partendo con 50 milioni di lire messe da parte, per trovarlo si rivolsero a una ditta di intermediazione immobiliare, la Spm di Pietro Magaddino, allora consigliere comunale di Forza Italia. La vicenda che ne seguì è finita sulla stampa tre anni fa, quando i due, già pesantemente in sofferenza, lo accusarono di aver loro rifilato una sola, incollando alla vetrina manifesti e ritagli di giornale. Oggi lo hanno fatto ancora, in attesa della consegna delle chiavi che avverrà l’8 dicembre prossimo. In pratica, sostengono, venne loro prospettato un acquisto da 330 milioni di lire, con una caparra in nero da 100 milioni. Dopo averla pagata, dal notaio firmarono una compravendita ufficiale per 180 milioni. Al precedente proprietario avrebbero dovuto versarli in rate da 6 milioni e 400 mila lire al mese, a cui si aggiungevano 1 milione e 600 mila al fornitore di caffè a cui chiesero un prestito (e in più 1 milione e 500 mila per un ulteriore finanziamento da quello delle bibite). Alla fine del mese, insomma, dovevano svenarsi per quasi 10 milioni di lire. Per i primi tempi Magaddino fu il loro commercialista, ma ruppero con lui un anno dopo, quando delle multe fecero loro scoprire che non aveva effettuato i pagamenti né dell’Inps né dell’Inail. Nell’agosto 2000, a titolo di rimborso, Magaddino girò loro tre assegni per un totale di 3 milioni e 500 mila lire. Ma con lui la partita si riaprì nell’ottobre 2005. “Lo denunciammo

con un esposto in procura”, ricorda Nicoletta. Ma l’esposto venne archiviato. “Per la magistratura non c’era nessun tipo di reato”, ci spiega telefonicamente l’ex assessore Magaddino, confermato dal sindaco Variati a capo dell’assemblea di coordinamento di Aim Vicenza Acqua Spa. “Le considero persone che hanno avuto un infortunio, ma non si può continuare a fare sciacallaggio contro di me, non è colpa mia se hanno fatto fallire il bar”, conclude. Debiti Prima di rilevare il bar, come di solito si usa fare, vi si recarono quotidianamente per vedere come lavoravano i vecchi gestori, e si accorsero che “qualcosa non quadrava”. Cioè l’incasso medio di più di un milione al giorno che era stato loro promesso, sostengono oggi, non c’era. “Non ce la facevamo, non volevamo più comprarla”, dice Michele. Ma non giunse nessun altro acquirente, e per non buttare al vento la caparra si convinsero di tenere il bar. “Ci siamo fidati. Ma sarebbe stato meglio lasciar perdere subito”, è l’amara recriminazio-

ne a posteriori. Perché da allora fu un calvario. Dopo aver fatto un fido persino per pagare il notaio, i due giovani dovettero stringere i denti. Nel 2000 finirono finalmente le rate, ma nel frattempo si erano indebitati con le banche con persone di loro fiducia come garanti terzi. “Inguaiandoli, ma per non rovinare anche loro non mollammo”, raccontano. Alla deriva Pagavano in ritardo la proprietaria. “L’affitto adesso è poco più di 1900 euro, nel ’97 era circa 3 milioni di lire. La saletta adibita a laboratorio di pasticceria la trasformammo poi in sala giochi mettendo a norma la vetrina, e questo ci ha aiutato. L’impianto elettrico, invece, non è mai stato a norma. Speravamo di rivendere”. Nicoletta sottolinea come pagassero l’affitto col contagocce: “Negli ultimi anni le davamo 400 euro alla settimana cash, alla proprietaria sembrava che le facessimo l’elemosina”. E si emoziona ripensando agli sforzi fatti: “Ho lavorato anche in gravidanza. Appena dimessa dall’ospedale dopo il parto, sono subito corsa al

Se 6 Goloso di Musica e Notizie

bar”. Ma a fine 2007, accumulati gli affitti in sospeso, è arrivato lo sfratto per morosità. Da allora fino ad ora sono andati avanti: “All’ufficiale giudiziario dicevamo di aspettare, è stata una proroga normale”. Hanno abbassato le saracinesche quando è arrivato il pignoramento per i mobili e gli elettrodomestici. “A quel punto ci siamo arresi”. Ora per loro è veramente pesante. “Abbiamo sul groppone più di 20 mila euro dell’affitto dell’ultimo anno, 60 mila euro di debiti con le banche, più i contributi Inps. E gli eventuali danni per le ultime due mensilità non pagate prima di venire sfrattati. Negli ultimi due anni non abbiamo neppure avuto una contabilità, l’Ascom ci ha sospeso il servizio e nessun commercialista ha voluto aiutarci”, confessa sconsolato Michele. Vivono in una casa popolare, assistiti dai servizi sociali del Comune, e cercano disperatamente un lavoro per campare. Gli hanno pignorato anche l’auto (“con soli 4 mila km”). Nicoletta è scettica: “Ma ormai, alla nostra età, siamo vecchi. E appena sentono che ho dei figli piccoli…”.

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Pd, giovani blogghisti in cerca d’identità La provocazione . Anche a Vicenza i Giovani Democratici hanno fatto le loro primarie. Criticano il partito perché vecchio e lontano dai ragazzi. Ma hanno idee confuse

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i dice sempre che i giovani di oggi non s’interessano di politica e società ma pensino solo all’ultimo modello di telefonino, alla sbronza del weekend e soprattutto - siamo in Italia - al calcio e alla figa. Naturalmente è una generalizzazione, che come tale ha senso fino a un certo punto. Ragazzi impegnati ce ne sono eccome: chi nei partiti (i più agguerriti, a Vicenza, sono i leghisti e gli attivisti del fronte No Dal Molin), chi fuori dai partiti (i meetupers di Beppe Grillo sparsi in provincia), chi nel volontariato (tantissimi). Una minoranza, certo, ma d’altronde sono sempre state e continueranno a essere le minoranze a prendersi la briga di informarsi, studiare, organizzarsi e agire. Il 21 novembre scorso le nuove leve del neonato Pd (14-30 anni) hanno votato alle primarie dei Giovani del partito. 200 ragazzi in città e 100 nella provincia hanno eletto ai gazebi quattro rappresentanti, due per l’assemblea nazionale (Giulia Priante, Giacomo Bez) e due per quella regionale (Giacomo Possamai, Samantha Pegoraro). Il dato del capoluogo è un buon risultato, mentre il centinaio di voti racimolati negli altri centri è un disastro. E i primi ad accorgersi che non c’è feeling fra il centrosinistra veltroniano e i bocie vicentini sono proprio loro. In un recente documento firmato dai loro leaderini, è scritto che «il partito resta incapace di sintonizzarsi sulle onde delle giovani generazioni», al contrario della Lega Nord, che «si contraddistingue da anni per la capacità di portare nei nostri territori

valori e idee conservatrici facendole proporre da giovani ragazzi e ragazze lanciati senza tanta paura di bruciarli». Insomma, il Pd è un partito di vecchi babbioni che tiene la gioventù a giocare con le bambole, dato che «i dirigenti nazionali del Pd sono esattamente gli stessi di Margherita e Ds, sono solo un anno più anziani». Analisi lucida, senza timore dell’autocritica. Però poi, se andiamo a leggere i loro blog, questi dirigenti in vitro dimostrano di dover ancora farsi le ossa. Giacomo Possamai (figlio del giornalista Paolo, direttore del Piccolo di Trieste) prima delle elezioni americane sosteneva che Obama avrebbe vinto «perché lobby di Washington hanno deciso di accodarsi, reputandolo il carro del probabile vincitore», assumendosi il merito storico di «puntare su un afro-americano, un uomo di colore». È vero il contrario. Sono state le grandi industrie e banche d’affari a farlo vincere, orientando i media e foraggiandolo più del rivale repubblicano. Ed essere nero non è un argomento sufficiente per considerarlo il «vero sogno americano», poiché un presidente Usa è a capo di un paese imperiale e segue logiche imperiali, non “bianche” o “nere”. Enrico Peroni, gay dichiarato, in difesa del matrimonio omosessuale fondato sull’«amore» come quello etero (giusto), fa sapere che «solo una cosa una coppia omosessuale non può fare: coronare il proprio sogno di vita insieme, sapere di essere tutelati dallo Stato come ogni altra coppia». Eh, no. Due uomini (o due

donne lesbiche) non possono fare figli: questo è l’unico, vero limite. Imposto dalla natura. Qui non c’entra il bacchettonismo delle gerarchie ecclesiastiche, è così e basta. Vanno bene certi innegabili diritti, ma il matrimonio no, perchè per fare una famiglia bisogna figliare, ovvero essere un uomo e una donna, punto. Edoardo Lorenzi, in cima alla sua pagina web, cita un pensierino di Massimo D’Alema: «la sinistra non è un’ideologia. Essa rappresenta da ormai due secoli il bisogno insopprimibile di una società giusta, di una piena libertà è dignità dell’uomo rispetto ogni forma d’oppressione. Per questo possono mutare le ideologie e le forme politiche, ma in una società che produce ingiustizie, in un mondo dove esistono violenza e oppressione, la forza della sinistra non potrà mai scomparire». Dobbiamo dedurne che prima di questi ultimi due secoli l’atavico bisogno umano di giustizia non c’era, o se c’era non poteva avvalersi dell’etichetta di “sinistra”: che sfiga. E dobbiamo anche dedurre che la violenza e l’oppressione sono di destra, dato che chi le combatte è di sinistra. Noi non siamo né di destra né di sinistra (e neppure di centro), proprio perché queste categorie andavano bene due secoli fa ma oggi sono arnesi inservibili al servizio del peggior conservatorismo sociale. Però credere a queste frasette facili, per di più di un signore che teneva bordone agli affari di politicanti e finanzieri dell’una e dell’altra parte (do you remember Unipol?) e che non ha mai mosso un dito contro

| I giovani del Pd con Enrico Letta in una foto del loro blog

quelli di Berlusconi (anzi, ci è andato pure a letto nella Bicamerale), non promette per niente bene. Eppure, nonostante il dalemismo (o forse proprio per esso, vista la guerra fra Massimo e Walter), l’appena diciassettenne Lorenzi di Arzignano è l’unico che sul vuoto ideale e politico del Pd la dice tutta: «identità: quale dovrebbe essere la nostra identità? Sicuramente la bandiera italiana è un gran bel segno per un partito,… ma non dimentichiamoci che è un simbolo che unisce tutti gli italiani (o quasi) non solamente i democratici». Vallo a fare capire ai quei geni della politica-marketing. E conclude così: «non voglio essere testimone d’un infanticidio». Perfetto. Il poppante Pd è già mezzo morto, corroso dalle lotte di corrente e dalle rivalità fra i capi, privo di una qualsiasi visione del mondo (non chiamiamola ideologia, se no si offendono). A meno di non considerare tale il raccogliticcio elenco di citazioni colte nel sito dei Giovani Democratici vicentini: «amici miei, non chiedetevi ciò che il paese potrà fare per voi, chiedetevi cosa potrete

fare voi per il vostro paese» (J.F. Kennedy, quello della Baia dei Porci); «due stupidi sono due stupidi. Diecimila stupidi sono una forza storica» (secondo loro è Mao Tse Tung, e invece è il destrorso d’antan Leo Longanesi: bocciati!); «si poteva stare nel PCI senza essere comunisti, era possibile, è stato così» (W. Veltroni). Come al supermercato: di tutto un po’. Basta avere quella rassicurante, sognante sensazione di bontà d’animo e amore per il popolo. Ovvero la chiave per non avere idee forti, auto-convincendosi di essere dalla parte della ragione. O illudendosi che si possa essere tutto e il contrario di tutto. Per esempio essere, come sono tutti questi ragazzi, contro la base americana al Dal Molin, e contemporaneamente farsi eleggere delegati di un partito che a Roma, se non se ne frega bellamente, è ultra-favorevole al pizzo da pagare a Washington (non è stato forse Prodi a dare il sì definitivo, sulla scia di Berlusconi?). A cominciare dal loro caro, mellifluo Walter “Ma anche” Veltroni. Alessio Mannino


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quartieri

127 del29 novembre 2008 pag13

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ViPiù

quartieri

Trastevere, il centro dimenticato Centro storico

Viabilità, illuminazione, servizi per gli anziani, mercatini a chilometri zero. Ecco le richieste di chi vive attorno a San Pietro

| La piazza di San Pietro durante Trastevere in Arte, l’unica manifestazione che anima la zona

di Andrea Fasulo

U

n quartiere trascurato a pochi passi dal centro cittadino, privato ormai delle sue botteghe storiche, abitato sempre più da anziani che trovano difficile muoversi tra le sue strade in sicurezza e tranquillità. E’ un ritratto a tinte fosche quello che l’associazione dei pensionati di Trastevere S. Pietro fa del proprio quartiere. Che sconta una ideale linea di confine che passerebbe per Ponte degli Angeli: al di qua servizi, illuminazione degna di questo nome, un centro vitale e popolato; al di là la tentazione di chiudersi sempre più in casa e la sensazione di essere abbandonati dalle istituzioni. Ma forse uno spiraglio si sta aprendo: prima uno scambio di lettere, quindi nei gior-

ni scorsi un incontro con il sindaco Achille Variati utile per ribadire le proprie osservazioni e i suggerimenti. Accolte dal primo cittadino che, a detta dei membri dell’associazione, “per la prima volta, a differenza delle giunte precedenti, sta prendendo a cuore il problema delle associazioni che si occupano di anziani”. In ogni caso si chiede più attenzione da parte degli assessorati competenti. Il traffico è diventato uno dei problemi principali: con la nuova rotatoria in largo XX Settembre il flusso dei veicoli è diventato più continuo. Trastevere praticamente si apre sulla confluenza di quattro strade: contrà Torretti, S. Lucia, porta Padova e contrà S. Pietro, per non parlare di via IV Novembre. Inquinamento che aumenta di anno in anno, autobus per il trasporto degli studenti che la mattina passano ogni 3 - 4 minuti, marciapiedi sconnessi, difficoltà di attraversamento. Senza dimenti-

care che in questa zona sono ospitate le residenze per anziani non autosufficienti più importanti della città: gli istituti Trento e Salvi sono a pochi passi. Come fare con chi è costretto ad uscire in carrozzina? O anche con chi semplicemente ha difficoltà a camminare? “Abbiamo fatto alcune proposte all’assessore alla famiglia Giuliari e allo stesso sindaco” ricorda il presidente dell’associazione pensionati Antonino Pedalino. “In particolare di posizionare dei dissuasori nelle vicinanze degli attraversamenti pedonali, o di valutare una serie di sensi unici e zone pedonali per deviare in qualche modo il traffico. Sono interventi che costerebbero pochissimo”. E poi c’è il problema più strettamente legato alla salute. L’influenza australiana che si abbatterà tra poco sull’Italia pare appartenga ad un ceppo particolarmente aggressivo. Tra le proposte avanzate c’è quella di allestire un’unità mobile con medici

e infermieri che possano raggiungere gli anziani direttamente nel loro domicilio. Sarebbe necessario anche potenziare la guardia medica, visto che in tutta la città ne esiste attualmente una sola disgraziatamente decentrata nei pressi di S. Agostino. E poi una sola UTAP (Unità territoriale di assistenza primaria), cioè un centro con medici di base gestito dalla Ulss, in Viale Trieste. Proposte che, se messe in pratica, potrebbero sgravare di molto il sempre più affollato pronto soccorso dell’ospedale S. Bortolo. Ma si parla anche di venire incontro alle esigenze legate al costo della vita, alla spesa che diventa sempre più cara. Anni fa si era promesso di allestire un mercato del sabato mattina in S. Lucia, ma non se ne fece nulla. “Il quartiere è popolato da persone con reddito basso, magari ex-operai, gente che ha fatto la fortuna di questa città. Perchè non allestire allora un mercato

a chilometri zero, facendo venire qui sul posto i contadini con i loro prodotti?”. Mancano del tutto luoghi di aggregazione e di ritrovo: la stessa sede del gruppo presieduto da Pedalino non esiste più. Sono stati gentilmente fatti spostare da una stanza che veniva messa a disposizione all’interno dell’istituto Trento: bisognava far spazio ai nuovi uffici. Ma loro non si danno per vinti e continuano ad organizzare pomeriggi musicali, gite fuori porta, ad andare a trovare a casa i tanti anziani portando loro le medicine o la spesa. Gino Bagnara, che ora ha la bellezza di 87 anni, ha fondato l’associazione tanti anni fa e ricorda il Trastevere di una volta e tutte le promesse fatte e disattese. “Perchè la città prenda vita ci vogliono i quartieri, ma dando attenzione solo al centro i quartieri si svuotano. Sono tanti anni che chiediamo interventi”. Davvero il cuore della città confina con Ponte degli Angeli?

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quartieri

127 del29 novembre 2008 pag14

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La Casa dove tutto è possibile

ViPiùtavole del mondo

Ponte Alto

Inaugurata la nuova sede dell’associazione Capta: un gruppo di psicologi al lavoro per favorire l’integrazione e la convivenza con chi vive in situazione di marginalità. Partendo dai più piccoli

| Giochi di gruppo nel cortile della nuova sede

di Andrea Fasulo

“S

olo l’assolutamente estraneo può istruirci”. La frase del filosofo Emmanuel Lévinas non è stata scelta a caso. Appare in grande evidenza sulle locandine e le brochure di presentazione del Centro Capta. Una citazione che spiega da sola quali sono i pilastri su cui si fondano le attività di questa onlus, quale l’approccio con cui si affrontano le cose. Tre anni fa alcuni ex-studenti della facoltà di Psicologia di Padova pensarono di unirsi per dare vita ad una associazione con uno scopo preciso: creare un contesto in cui le persone potessero incontrarsi. Promuovere la convivenza sociale tra persone di culture, idee, condizioni sociali, psicologiche e umane diverse. Bambini soprattutto, ma anche adulti. Il centro doveva agire attraverso una rete di relazioni basate sull’aiuto reciproco e la solidarietà. Lo chiamarono Capta: Camminare a Piano Terra Assieme. Perché al piano terra ci sono gli ultimi, chi non ha niente, e camminare assieme è il modo migliore per conoscersi e condividere un tratto di strada, un pezzo di vita. La convivenza dunque, tema su cui in molti oggi avrebbero la presunzione di sentenziare: vista, a seconda delle opinioni, come minaccia o come ricchezza. Certamente inevitabile approdo a cui prepararsi con gli strumenti più adatti. Ma in quanti possono dire di aver testato giorno per giorno cosa vuol dire convivere? Qui è il pane quotidiano. Qui ogni spazio è pensato appositamente. La nuova sede, inaugurata da appena una settimana, è un ex laboratorio di ceramiche. Una bella e grande casa di campagna che però in campagna non è. Si trova all’interno

della Padana Superiore per Verona ed è stretta tra la grande arteria e la ferrovia: non sembrerebbe, detta così, un posto dove si possa lavorare in pace e tranquillità. Invece, se escludiamo il passaggio di qualche treno, si respira un’aria di benefico isolamento. Hanno scelto di chiamarla “La casa del possibile”: perché è possibile stare insieme accettando le differenze che ci contraddistinguono. Nel grande giardino sul retro ci accoglie Massimiliano Massimelli, che molto gentilmente accetta di farci da cicerone attraverso le stanze accoglienti e colorate della casa. Ci racconta di aver lasciato ad agosto il suo solido impiego in banca per entrare a far parte di questa avventura: ora si occupa dell’amministrazione e dell’essenziale aspetto del fund raising. Un’associazione senza scopo di lucro si basa sulla raccolta di fondi: le iniziative in questo caso vengono sostenute da enti pubblici, dall’associazione sorella “Nuovi Mecenati”, che ha messo a disposizione le strutture, da finanziatori privati, dai contributi dei soci, dalle devoluzioni del 5 per mille nella dichiarazione dei redditi dei simpatizzanti. “Ci siamo da sempre rivolti a chi vive in condizioni di marginalità e disagio” spiega Massimiliano. “Gran parte del nostro lavoro si svolge insieme ai migranti, a chi vive sulla pelle discriminazioni o barriere linguistiche. Noi li aiutiamo a creare relazioni, a stare meglio in mezzo agli altri. In questo modo possiamo creare per loro occasioni di inserimento ma possiamo anche aiutare la stessa comunità, di cui faranno parte, a crescere”. E ci racconta la storia di una madre con due bambine, senza lavoro, con il permesso di soggiorno a rischio; le bambine iniziano a frequentare il doposcuola gratuitamente, la madre trova occasioni di incontro con altri genitori; questo le permette di trovare amicizie, reti di aiuto, un lavoro. Una comunità è fatta di storie,

dicono qui. L’attività principale è proprio il dopo-scuola: tre pomeriggi alla settimana, dalle 14,30 alle 18,30. Si accolgono una quindicina di bambini, 30 quando tutto funzionerà a pieno regime. I ragazzi vengono seguiti dal punto di vista didattico, si fanno i compiti insieme, ma ci sono anche attività creative e ricreative. D’estate un campo estivo nelle campagne intorno a Castelgomberto. Per gli adulti, in genere i genitori dei bambini stessi, ci sono laboratori teatrali e di cucina. Il prossimo laboratorio-spettacolo, che andrà in scena venerdì 5 dicembre al teatro San Giuseppe, è un contenitore di racconti: storie di discriminazioni, della ricerca di un’identità e di un’appartenenza. È Andrea, un dramma-terapeuta, che si occupa del teatro. Anche gli altri operatori, che sono affiancati nelle attività da alcuni tirocinanti e volontari, sono tutti psicologi. “C’è un approccio scientifico e professionale alla base del nostro operare” spiega la dott.ssa Roberta Radich, presidente dell’associazione Centro Capta. “Che si esplica in contesti informali, come il gioco, ma anche con gruppi di sostegno didattico, psicologico, consulenze rivolte ad insegnanti e genitori, psicoterapie per disturbi derivanti dall’isolamento sociale”. L’approccio che si segue è di tipo psico-sociale: si guarda al contesto in cui nasce il disagio. “Ma è un campo nuovo in cui bisogna sperimentare”. La casa del possibile è nata per questo. Fuori c’è un campetto di calcio dove i bambini si scatenano. Ma prima di andare è inevitabile la domanda: classi di inserimento sì o no? “Dagli anni ’50 gli studi scientifici ci dicono che dividere in due un gruppo è deleterio perché crea occasioni di contrasto. L’operazione da fare è cercare non gruppi chiusi, ma gruppi “terzi”, dove ci sia modo di identificarsi al di là delle proprie provenienze. Il gioco del calcio è perfetto per questo”.

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127 del29 novembre 2008 pag16

numero

Ecosistema scuola 2008

Dopo tutte le polemiche sulla sicurezza nelle scuole, pubblichiamo alcuni passaggi dell’indagine che Legambinete realizza ogni anno sullo stato dell’edilizia scolastica italiana. Tanti ritardi, ma anche qualche importante passo avanti. E Vicenza si difende bene

“E

cosistema scuola” è la ricerca annuale di Legambiente realizzata sui 103 comuni capoluogo di provincia che, tramite questionario, forniscono informazioni relative alla qualità delle strutture della scuola dell’obbligo. Partecipano all’indagine anche le province che hanno competenza rispetto alle scuole superiori. L’indagine si pone l’obiettivo di restituire una fotografia che racconti lo stato della qualità degli edifici scolastici in Italia, raccogliendo dati sulla situazione anagrafica delle scuole (anno di costruzione, spazi, certificati), sui servizi a disposizione (dagli scuolabus alle lampade a basso consumo) e sulle situazioni di rischio (inquinamento interno o esterno). I risultati non sono dei più confortanti. “Ci saremmo aspettati un passo in avanti in più dalle amministrazioni per questo dossier 2008 di Ecosistema Scuola. - si legge nel dossier -. Invece, malgrado il piano d’investimenti di 250 milioni di euro previsti dall’ultima finanziaria per il triennio 2007-09, l’edilizia scolastica rimane la cenerentola delle politiche locali. Eppure non stiamo parlando di una componente trascurabile: 42.000 edifici su tutto il territorio nazionale, in cui vivono ben 9 milioni di cittadini. È come se parlassimo della più grande “metropoli” del Paese, all’interno della quale non riusciamo a programmare politiche coordinate e coerenti”. Tra le cose negative, spiccano la mancanza di un monitoraggio

continuo e aggiornato sulle condizioni delle scuole, le grosse disparità di situazioni tra una zona e l’altra del paese (in particolare tra nord e sud), dati sul rischio amianto e radon. “Anche la messa in sicurezza delle scuole risulta essere un punto debole, con circa il 50% che non possiedono il certificato di agibilità statica e la prevenzione incendi – continua il dossier -. Un’attenzione particolare va inoltre data all’inquinamento acustico, che con l’11,5% è la fonte d’inquinamento principale e più vicina alle scuole”. Malgrado la consapevolezza dell’urgenza di un piano di investimenti, si legge qualche riga più sotto, la volontà politica di investire sulla sicurezza delle scuole non c’e stata, almeno fino ala finanziaria 2007. Tra le notizie positive, invece, l’attenzione all’alimentazione biologica e al risparmio energetico, con un numero di scuole che usano fonti rinnovabili doppio rispetto all’indagine precedente. I dati La messa in sicurezza delle scuole è ancora un elemento messo in secondo piano dagli addetti ai lavori, scrive Legambiente. Le scuole italiane che possiedono il certificato di agibilità statica sono poco più del 50%, dato preoccupante per una nazione a diffuso rischio sismico, quelle che hanno il certificato igienico-sanitario sono il 71,14% e di prevenzione incendi appena il 52,19%, anche se il dato è in miglioramento rispetto agli anni passati.

Troppe, inoltre, sono ancora le scuole italiane che vivono in prossimità di zone inquinate e a rischio. Alta anche la percentuale di scuole che si trovano vicino ad antenne cellulari ad emissione >6 V/m, ad aree industriali (7,93%), a fonti di inquinamento acustico (2,63%) e a distributori di benzina (2,22%). Dobbiamo segnalare invece, una maggiore attenzione da parte delle amministrazioni sulla questione amianto: i casi certificati passano dal 6,93% del 2006 al 13%, con conseguenti azioni di bonifica per confinare o coibentare questo materiale molto pericoloso. L’attenzione si rafforza anche per la questione radon, dove i casi certificati passano dallo 0,02% del 2006 al 2,37% del 2007 con azioni di bonifica dello 0,23%. Il dossier fotografa anche e per fortuna, le scuole italiane oltre l’emergenza, nella loro capacità di rinnovarsi nell’ottica della sostenibilità. Crescono, infatti, le pratiche ecocompatibili, soprattutto per quanto riguarda la raccolta differenziata, l’investimento in fonti energetiche alternative e ad alta efficienza energetica e l’alimentazione biologica. La carta rimane il materiale più differenziato (72,27%), a seguire la plastica (53,86%), poi vetro (47,63%), organico (42,43%) e materiale come cartucce e toner (38,59%). Promossi e bocciati E’ il centro nord a spiccare, qui gli edifici hanno una salute di ferro. Come le scuole toscane in vetta alla graduatoria già da qualche


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127 del29 novembre 2008 pag17

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anno. A Prato gli edifici scolastici, per lo più di recente costruzione, mettono in campo la raccolta differenziata di tanti materiali e usano energie rinnovabili come pannelli fotovoltaici e impianti geotermici (le scuole rientrano nel piano energetico comunale). L’amministrazione fornisce infine il servizio di trasporto scolastico e il servizio mensa scolastica a base di prodotti tradizionali e DOP. Le scuole livornesi, invece, si sono dotate di certificato di agibilità igienico-sanitaria e di prevenzione incendi, hanno impianti elettrici a norma e porte antipanico. Consolidate altre situazioni. Città come Forlì e Parma onfermano un’Emilia attenta alle situazioni in cui vivono i ragazzi, e lo stesso avviene ad Asti, Biella e Verbania. lastica, vetro, pile e alluminio. E il sud? Come si direbbe, sta a guardare, visto che le uniche città meridionali che popolano la fascia alta della classifica sono Lecce e Vibo Valentia. Anche in questo caso, dunque, emerge l’Italia a due velocità: i comuni del Sud e del centro, infatti, sono molto più deboli negli investimenti e nelle azioni virtuose rispetto ai comuni del Nord. E Vicenza? Vicenza si piazza al 33 posto nella graduatoria nazionale. La prima nel veneto, davanti a Padova Belluno e Rovigo (Treviso, Venezia e Verona non hanno risposto al questionario o hanno risposto in modo incompleto). Una posizione

; tutte hanno il certificato di agibilità, mentre 30 plessi scolastici hanno il certificato di prevenzione incendi, per 26 il rilascio è in corso e per i rimanenti 22 non è ancora stata avviata la pratica, ma si tratta degli edifici più recenti.

tutto sommato lusinghiera, confermata anche dai dati forniti dalla Provincia. Ad oggi, sulle quasi 80 sedi gestite da palazzo Nievo, tutte hanno il certificato di stabilità statica, legato al collaudo o a prove di carico effettuate successivamente Anno 2005

Anno 2006

Anno 2007

Certificato agibilità statica

63,35%

62,21%

58,64%

Certificato agibilità ig-sanitario

61,75%

73,97%

71,14%

Certificato prevenzione incendi

26,44%

34,08%

52,19%

Porte antipanico

73,89%

88,85%

85,10%

Impianti elettrici a norma

69,93%

86,13%

85,61%

Prove di evacuazione

75,3%

89,21%

79,96%

Scale di sicurezza

48,2%

45,76%

54,72%

Scuole che si trovano tra 1 km e 200m da: Aree industriali

7,93%

Antenne emittenti radiotv

7,35%

Antenne cellulari (emissioni > 6 V/m)

12,01%

Strutture militari (radar)

0,79%

Discariche

0,32%

Aeroporti

1,26%

Elettrodotti ad alta tensione (>150kv)

3,83%

Scuole che si trovano a meno di 200m da: Aree industriali

1,96%

Antenne emittenti radiotv

1,77%

Antenne cellulari (emissioni > 6 V/m)

7,86%

Strutture militari (radar)

0,48%

Discariche

0,03%

Aeroporti

0,17%

Elettrodotti ad alta tensione (>150kv)

1,06%

Autostrade-superstrade

1,74%

Fonti d’inquinamento acustico

2,63%

| Fonte: Ecosistema Scuola 2008, Legambiente

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127 del29 novembre 2008 pag19

numero

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cultura

Schio, il posto più bello della terra Firmato Hemingway Novant’anni fa il futuro premio Nobel arrivava sul fronte vicentino come autista di ambulanze. Adesso un libro raccoglie tutte i ricordi che questa esperienza ha lasciato nei suoi romanzi e nei suoi racconti

| A sinistra Ernest Hemingway. A destra, trincee sul monte Novegno, sopra Schio

Correva l’anno 1918 e un giovane volontario americano appena atterrato dall’aereo arrivava a Schio, assegnato alla locale squadra di conducenti di ambulanze American Red Cross. Quel ragazzotto irrequieto e incosciente, desidedi Andrea Alba roso di vedere coi propri occhi il fronte su cui le due metà d’Europa si stavano scannando a vicenda, ovant’anni dopo, leggendo non avrebbe sopportato per molalcuni di questi scritti sembra to la relativa tranquillità dell’Alto di riconoscere i luoghi, la gente, Vicentino. Qui infatti il fronte era l’aria, la temperatura e persino poco distante, sì, si sentiva tuola luna sopra la nostra testa nelle nare il cannone, sì, ma comunque umide e afose notti di fine giudi austriaci non se ne gno. Perché la città vedevano: dopo cire il territorio – Schio ca un mese il futuro ma anche l’Altovipremio Nobel per la centino, Vicenza, il letteratura (lo ricePasubio, Bassano e il Schio aveva vette nel 1954) riuscì Grappa –anche se per tutta la vivacità a farsi spostare sul molti versi cambiati il divertimento Piave, dove una notte fino ad essere irriconoscibili, conservano e la distensione nel corso di un’azione fu ferito gravemente e ancora tante, troppe che si potesse poi decorato per aver tracce di “come dodesiderare salvato un soldato veva essere allora”. italiano. Lo scrittoE allora viene voglia re avrebbe ricordato di prendere dalla lipiù volte il suo pebreria un romanzo riodo vicentino: in toni lusinghieri di Ernest Hemingway, per ritroin alcune pagine, delusi in altre, vare nelle sue pagine e nei suoi rilegandoli a ricordi di momenti o cordi quelle immagini e quei tratti sensazioni sgradevoli, o serene, caratteristici di Vicenza, di Schio e in altre ancora. Il libro le riporta delle loro montagne che anche noi tutte, di seguito ne presentiamo ben conosciamo. alcune. Da pochi giorni in libreria si può trovare “Hemingway a Schio”, Di là dal fiume e tra gli alberi edito da Menin, pubblicazione cu«..Sono un ragazzo del basso Piave rata in particolare dallo studioso e un ragazzo del Grappa appena Edoardo Ghiotto e dall’Associazioarrivato dal Pertica. Sono anche ne scledense giornalisti e scrittori.

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un ragazzo del Pasubio, se sai quel che significa. E’ stato peggio vivere lì che combattere in qualsiasi altro posto. Nel plotone c’era l’abitudine di dividersi i gonococchi di chiunque portati da Schio in una scatola di fiammiferi. Se li dividevano in modo da potersene andare perché era insopportabile». Nel capitolo 14, Ernest ricorda come al fronte i soldati usassero trucchi quali scambiarsi bacilli infetti portati dalle retrovie (Schio, appunto), per prendersi la gonorrea ed essere quindi esonerati dalla chiamata del prossimo assalto. Nel quale, con tutta probabilità, avrebbero perso la vita. Nello stesso romanzo l’autore torna coi ricordi alla città altovicentina in uno scambio di battute nel capitolo 37: «”E’ bella Sheridan?” - “E’ magnifica. In macchina andremo dove hanno fatto lo scontro ne Wagon Box e ti racconterò la storia. Saliremo in macchina, mentre andiamo a Billings nel punto dove hanno ucciso quello scemo di Custer, e vedrai i segni dove ciascuno e morto e ti spiegherò com’è andato lo scontro” – “Sarà meraviglioso. A che cosa somiglia Sheridan: a Mantova, Verona o Vcenza?” – “A nessuna di queste città. E’ su, contro le montagne, un po’ come Schio”». Il giardino rivestito di glicini In questa lettera al Toronto Daily Star, l’autore ripercorre il viaggio compiuto in Italia, a rivedere i luoghi dove aveva vissuto la Grande Guerra. Il suo è un raccontare

to una luna che ci bombardava e triste, perché ai ricordi resi merache faceva ogni genere di giochi vigliosi dal passare del tempo si d’ombre con il grande platano che sovrappongono i luoghi reali, per si stendeva sopra i tavoli. Dopo molti aspetti cambiati e nei quali la mia camminata al lanificio nel la gente (gli operai tessili nel caso pomeriggio capii abbastanza che di Schio) non si ricordano nemmenon avrei dovuto tentare di ritrono più chi sia lui. «…Schio era la vare un giardino. Forse non c’era più bella cittadina che ricordassi mai stato un giardino. Forse, nei dei giorni di guerra, e non l’ho ridintorni di Schio, non c’era nepconosciuta, e darei non so che cosa pure stata una guerra». L’osteria per non esserci ritornato. Schio era la “Cantarana” di via Baratto, era uno dei più bei posti della terda decenni scomparsa. Il tema del ra. Era una cittadina nel Trentino, glicine viola arrampicato sul muro a ridosso delle Alpi, e aveva in sé sarebbe stato richiamato ancora tutta la vivacità, il divertimento e la dallo scrittore, anche distensione che si poin “Addio alle armi”. teva desiderare. Noi eravamo accantonati Ike e Tony e Jaque là, eravamo perfettae il sottoscritto mente soddisfatti e C’era un Ancora Schio, in una parlavamo sempre di giardino scherzosa poesia che quale meraviglioso rivestito di parla di una licenza posto esso sarebbe di tre giorni passata a stato per venirci a vi- glicine dove ubriacarsi nel centro vere dopo la guerra. ci trovavamo città. « C’erano Ike Ricordo in particolaa bere birra e Tony e Jaque e il re un albergo di prisottoscritto – che gima classe chiamato ravano per il centro “Due Spade” dove di Schio – tre giorni si mangiava stupendi licenza e ti senti un gran dritto damente e solevamo chiamare il – sbronzi duri ma l’occhio aperto Lanificio Cazzola che ci ospitava e fitto – si guardava com’erano “Il Country Club di Schio”. Era fatte, santo Dio […]». Hemingway quella, Schio. E non esisteva più, aveva iniziato anche un racconto dal momento che il “Due Spade” interamente ambientato nella Valsi era raggrinzito a una piccola e leogra, con protagonisti due aumeschina locanda, e che la fabbritisti che senza accorgersene a un ca dov’eravamo accantonati aveva certo punto attraversano il fronte ripreso il lavoro..» […] «C’era un e si ritrovano in territorio austriagiardino, a Schio, con muri riveco. Il racconto, riportato nel testo, stiti di glicine, dove solevamo bere è rimasto incompiuto. birra durante le calde serate, sot-


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Palladio, compleanno con profumo di Natale Fine settimana ricco di appuntamenti: si festeggia il “compleanno” del grande architetto (il 30 novembre) e si aprono ufficialmente le manifestazioni natalizie

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o si attende da anni, e finalmente è arrivato. Il tanto sospirato cinquecentenario palladiano cade proprio il 30 novembre, giorno in cui nel lontano 1508 nasceva il piccolo Andrea, figlio di Pietro della Gondola. Per celebrare l’evento, l’amministrazione comunale ha preparato un calendario fitto di appuntamenti che animeranno tutto il fine settimana e che faranno da apripista a tutte le iniziative messe in cantiere in vista del Natale Buon compleanno Palladio Tutto comincerà sabato 29 in piazza dei Signori, proprio dove si fronteggia due capolavori di Palladio come la Basilica e la Loggia del Capitaniato. Ad aprire la serata saranno, a partire dalle 21, i Sonics, gruppo di otto ballerini acrobati che proporranno una quarantina di minuti di coreografie verticali (come quelle che hanno fatto vedere nella cerimonia finale delle olimpiadi di Torino) proprio davanti alla facciata dei due monumenti. Subito dopo salirà sul palco il pianista Michael Nyman, che con la sua musica colta e minimalista duetterà con le immagini proiettate sul megaschermo di Palladio Infinito e accompagnerà la piazza verso la mezzanotte. Alle 24 è infatti in programma la spettacolare accensione dell’albero di natale,

delle luminarie di piazza e di quelle preparate nelle altre vie del centro storico. Chiuderà la serata la performance dell’americano Dj Spooky, conosciuto per la sua raffinata musica elettronica. I festeggiamenti continuano domenica, quando i musei della città (Teatro Olimpico, pinacoteca, Santa Corona e museo Risorgimento) saranno aperti gratuitamente dalle 9 alle 17. Musica di Natale Ma, come si diceva, questo fine settimana è solo l’antipasto della lunga carrellata di appuntamenti che terrà compagnia ai vicentini fino alle festività natalizie: oltre 180 eventi, in un centinaio di luoghi diversi, con proposte per tutte le sensibilità. La musica sarà una delle colonne portati del cartellone, come da tradizione. Con un’attenzione particolare agli anziani: per chi ha compiuto 60 anni ci saranno 500 biglietti gratuiti per lo spettacolo in programma domenica 7 dicembre al teatro Comunale (Un palco all’operetta, Coro e orchestra di Vicenza, ore 17,30) e 100 biglietti gratuiti sia per lo spettacolo di mercoledì 17 dicembre (Summertime Gospel Choir in concerto, ore 21) sia per la serata di giovedì 18 dicembre (Armonia di talenti: Danzando in coro, ore 20,15, con il coro delle voci bianche dell’Acca-

demia di Santa Cecilia di Roma). Sempre in campo musicale, proseguiranno i concerti ad ingresso libero dei docenti e allievi del conservatorio Pedrollo, che quest’anno vengono organizzati nell’oratorio di Santa Chiara; ci saranno inoltre spettacoli nelle circoscrizioni e in molte chiese parrocchiali, mentre il teatro comunale ospiterà il concerto di fine anno, il 31 dicembre alle 22, con l’Orchestra del Teatro Olimpico, Il concerto di Capodanno si terrà invece il primo gennaio alla chiesa di San Pietro. Mercatini ... I mercatini sono un altro degli appuntamenti irrinunciabili del periodo natalizio. Domenica 7 dicembre ci saranno il Mercatino sotto i portici di corso Fogazzaro, la Fiera in contrà Santa Lucia e il Mercato di Natale in viale Milano. Da 15 al 24 dicembre piazza Castello ospiterà la Fiera dell’Artigianato, che ritornerà puntuale anche dal 4 al 6 gennaio. Da sabato 20 dicembre fino alla vigilia di Natale in piazza delle Erbe troverà spazio “Merci, mercanti e profumi d’oriente”, che farà da contraltare alla tradizionale fiera prenatalizia, allestita come da tradizione in piazza dei Signori. Dal 4 al 6 gennaio piazza dei Signori ospiterà infine la Fiera dell’Epifania.

| Il pianista Michael Nyman

...e befane Mentre i genitori si dilettano con gli acquisti, i bambini nelle prossime settimane avranno solo l’imbarazzo della scelta, tra spettacoli e burattini al teatro Astra, allo Spazio Bixio, nei teatri di quartiere e feste di Natale in tutte le scuole. I bambini saranno anche i protagonisti del laboratorio organizzato per domenica 14 dicembre in piazza Matteotti con giochi, animazioni, truccabimbi e balli per i più piccoli; domenica 21 dicembre invece, alle 16 e alle 17,30, sempre in piazza Matteotti sarà allestito un vero e proprio spettacolo. Altre feste e laboratori prenatalizi per bambini saranno organizzati nei quartieri: dal 15 a 23 dicembre all’Oratorio di San Giuseppe; il 24 dicembre in piazzetta Gioia, nel piazzale della chiesa di Laghetto, mentre sempre il 24 dicembre, dalle 14,40 alle 18,30, ci sarà la possibilità di fare un giro gratuito in una carrozza trainata da cavalli e guidata da Babbo Natale in persona (partenza e arrivo in piazza San Lorenzo). Quanto all’appuntamento con la befana, la vecchia dalle scarpe rotte ritorna al

teatro Astra alle 15 del 5 gennaio; domenica 6 gennaio si farà vedere alle 10 al cinema Odeon; alle 15 al centro civico di Villa Lattes e alle 16 alla scuola media Carta, oltre ad apparire in piazza Mattetotti dove, per tutto il pomeriggio, ritornerà l’animazione per bambini. Tempo di solidarietà Accanto agli spettacoli e al divertimento, anche in occasione di questo Natale ci saranno iniziative nel segno della solidarietà. Tra le altre, il 12 e il 13 dicembre torna l’iniziativa Telethon, organizzata dalla BNL nella sua sede di corso Palladio nel quadro delle manifestazioni nazionali per il sostegno alla ricerca scientifica. Sabato 20 si rivedrà “Corri Babbo Natale, corri”, mentre dal 9 al19 dicembre è attiva la raccolta di generi alimentari al Centro diurno Proti: tutti i cittadini potranno portare cibi confezionati, ogni giorno dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18, sabato e domenica esclusi. Tutte le vivande verranno poi distribuite alle cucine che offrono pasti alle persone in difficoltà.


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ViPiùmente&corpo

Comunale, flauti mozartiani e “kremerate” baltiche Doppio appuntamento con la grande musica al nuovo teatro L’1 dicembre Alpuente ed Oliva, insieme all’Orchestra del Teatro Olimpico, suonano Mozart e Mercadante. Il giorno dopo arriva Gidon Kremer con la sua orchestra

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a grande musica torna protagonista sul palco del Teatro Comunale. Lunedì 1 dicembre, infatti, la stagione musicale 2008 – 2009 prosegue con il concerto che vedrà protagonisti Martinez Alpuente come direttore (alla guida dell’Orchestra del Teatro Olimpico) e l’emergente Andrea Oliva, primo flauto dell’Accademia di Santa Cecilia, come solista. Il programma si muove tra i classici di Sette e Ottocento, con alcuni brani di grande rilievo. Come il “Concerto per flauto in sol maggiore K313” di Mozart, scritto nel 1778 e considerato un modello di semplicità ed eleganza. O come il “Concerto per flauto e archi in mi minore” del compositore italiano Giuseppe Saverio Raffaele Mercadante, un autore poco conosciuto al grande pubblico ma che merita di essere riscoperto (Rossini lo inseriva tra i padri della musica italiano insieme a Bellini, Donizetti e Verdi). Aprono e chiudono

Sonogià aper te le

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| Martinez Alpuente

la serata, l’Ouverture dall’opera “La finta semplice” di Mozart e la “Sinfonia n. 102” di Haydn, dai passaggi ormai preromantici. Il giorno seguente, martedì 2 dicembre, toccherà invece ad un nuovo appuntamento della stagione concertistica della Società del Quartetto - Amici della musica. Sempre sul palco del Comunale, è in programma il concerto di Gidon Kremer e della sua Kre-

merata Baltica: il grande violinista guiderà l’orchestra che lui stesso ha fondato per dare spazio ai giovani talenti dei paesi baltici, e che nel giro di una decina di anni si è affermata come uno dei nomi più richiesti del panorama internazionale, attraverso una carrellata tra musiche di Schubert, Liszt e Piazzolla; compositore, quest’ultimo, molto amato e proposto dall’ensemble.

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Vini, violini e finger food Due serate per scoprire il vino in una chiave inedita A Breganze il Torcolato si sposa con l’arte della liuteria; in città si sperimenta l’abbinamento tra pesce e vino rosso

VENT’ANNI DI ESPERIENZA

dal 1982 a Vicenza

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he c’entra un vino come il torcolato con alcuni dei più bei violini prodotti oggi in Italia? E che c’entra un rosso come il tai dei Colli Berici con i piatti a base di pesce? C’entrano, c’entrano, e a dimostrarlo ci pensano due serate dedicati agli appassionati del buon bere. Giovedì 4 dicembre, a Breganze, la cantina Beato Bartolomeo organizza una serata dal titolo: “Come nasce un violino, come nasce un grande vino”. Protagonista sarà Fabio Dalla Costa, liutaio i cui lavori sono riconosciuti a livello internazionale, che spiegherà passo passo le varie fasi di lavorazione di un violino. Accanto a lui, l’agronomo della cantina spiegherà tutti i passaggi della produzione del Vespaiolo, dalla selezione dei grappoli all’appassimento, dalla pigiatura all’affinamento. La serata proseguirà con la degustazione di alcuni vini della cantina, e con la presentazione del nuovo Ezzelino Rosso Passito, nato dal progetto di

SOCIETA’ GENERALE DI MUTUO SOCCORSO

CORSI DI | A sinistra il liutaio Fabio Dalla Costa. A destra l’appassimento dell’uva per il torcolato

recupero dell’antica varietà autoctona Groppello di Breganze. Si comincia alle 21, il costo è di 20 euro, posti limitati (prenotazioni allo 0445 873112). Venerdì 5 dicembre, invece, all’enoteca La Malanotte di corso Palladio, una serata pensata per sfatare uno dei più consolidati luoghi comuni sugli abbinamenti tra vino e cibo, quello secondo cui il pesce si sposa solo con i bianchi. Le aziende unite sotto il marchio Qualithos (Le Pignole di Brendola, Piovene Porto Godi di Toara, Dal Maso di Selva di Montebello e la distilleria Fratelli Brunello di Montegalda) propongono infatti una degustazione dove i migliori Tai rosso delle loro produzioni saranno

abbinati a finger food di pesce preparati per l’occasione da Mario Tolomei della Gastronomia del Mare di Vicenza, per finire con un assaggio di grappa di Tocai della Distilleria Brunello. Ed è proprio Paolo Brunello a spiegare che “il Tai Rosso, con la sua freschezza e la piacevole tannicità, consente di giocare facilmente con i gusti. L’eleganza al naso, con sentori di piccoli frutti di bosco e note speziate, permette buoni abbinamenti anche con piatti di mare ed è la stessa aromaticità che si può riscontrare nella grappa, con la quale sarà proposto un accostamento altrettanto ricercato”. L’appuntamento è per venerdì 5 dalle 18 alle 20, costo 15 euro (telefono 0444 235163).

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Lynx addio Lo storico circolo Arci di via Quadri getta la spugna. Storia di un locale che ha avuto il coraggio di sperimentare, ma che non è riuscito a conquistare la città | Zen Circus

Gli appuntamenti | Methadons, gruppo punk americano

sabato 29 ABSENTHIA + HYPNOTHETICALL Oratorio parrocchiale di Dueville piazza Monza (Dueville), ore 21.30 Rassegna Live@Barchessa 2008 concerto rock + concerto metal progressivo Free entry

di Francesca Danda

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uando la passione non basta. Sabato scorso il Lynx ha chiuso i battenti, e questa volta per davvero. Dopo anni di annunsità verso il nuovo. Almeno fino ad ci e smentite su di un’imminente oggi. «La decisione è maturata il chiusura, lo storico circolo Arci di mese scorso, dopo alcuni concerti via Quadri ha gettato la spugna, che, nonostante nomi di richiamo cedendo con rammarico alle semcome Zen Circus e OfflagaDiscopre più pressanti difficoltà econoPax, hanno fatto flop» ci racconta miche. Ed è un vero peccato assiMatteo Mogno, da due anni gestostere alla fine di un originale, per re appassionato del locale. «Quanquanto chiacchierato, rifugio mudo fai sforzi indicibili per concisicale, riservato alle espressioni liare un’attività del genere col tuo più alternative ed inedite da oltre lavoro quotidiano, ma non vedi i vent’anni. Percorrendo a ritroso la risultati sperati… ad un certo punsua storia, scopriamo infatti che il to ti arrendi». E non si riferisce a club sotterraneo, prima di essere questioni di lucro, battezzato Lynx 7 dato che la filosofia di anni fa, ha ospitato un circolo culturale si i successi internaregge su ben altri prezionali del Midian, supposti. le glorie del Salotto Sono tanti i fattori Sonico, fino all’origiche possono portare nario Passo Ridotto, I circoli alla chiusura un lopioniere degli anni con tessera cale, primo fra tutti ‘80. una cattiva gestione, Passando di mano ormai non presente o peggio da un’associazione vanno più ancora passata, caculturale all’altra, pace di viziare tutti prediligendo di volgli anni a venire. Ma ta in volta il rock, non si tratta solo di questo. Perché il gothic, l’indie o il new wave, ed la storia del Lynx è una storia straattraversando molte fasi alterne, na, di sfortuna e incomprensione. il Lynx è sempre risorto dalle sue «Ho la sensazione che non sia mai ceneri, tenendo alta la bandiera piaciuto a Vicenza» ci confida Teo. della ricerca artistica, della speriBasti pensare a come i leggendari mentazione musicale e della curio-

sabato 29 WIT MATRIX Fiera di Vicenza (sala Palladio) via dell’Oreficeria 16, ore 21 Serata benefica in favore della Croce Verde – concerto tributo ai Pink Floyd Ticket (euro 12,00)

| OfflagaDiscoPax

Methadons (gruppo punk americano) abbiano registrato solo 100 ingressi al Lynx e, una settimana dopo, ben 500 spettatori a Piacenza (città con la quale il confronto è tutt’altro che peregrino). Oppure considerare alcune date del 2007 (Vene di Lucrezia, Teatro degli Orrori, feste dark), capaci di smuovere gente da tutto il Triveneto ma passate inosservate in città. È un po’ come se i vicentini non si fossero mai affezionati al Lynx. Da un lato, per il dichiarato limite dei club con tessera, che ormai in zona non vanno più (fate un po’ il conto di quanti circoli Arci sono rimasti aperti a Vicenza…). Dall’altro, per la storia di un locale che, negli anni, ha forse osato troppo per il territorio in cui viveva, chiudendosi in una nicchia diventata, alla lunga, un corpo estraneo. E Teo ce lo conferma, togliendosi qualche sassolino dalle scarpe: «Il Lynx non ha mai dato riferimenti certi al pubblico. Ha sempre rovesciato le aspettative per la sua voglia di sperimentare». Un’accusa, neanche tanto velata, alla chiusura ed alla pigrizia mentale degli ascoltatori nostrani? Probabilmente sì, ed in questo caso ci sta tutta.

sabato 29 LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA Shindy Club - via S. Giorgio 140 (Bassano del Grappa), ore 23 Concerto rock alternativo del cantautore ferrarese Vasco Brondi Riservato soci Shindy domenica 30 FRANCESCA BERTAZZO JAZZ BAND Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto jazz Free entry domenica 30 ACID MOTHERS TEMPLE + STEARICA CSC Centro Stabile di Cultura via Val Leogra (San Vito di Leguzzano), ore 22.00 Concerto noise psichedelico from Japan – unica data in Italia Riservato soci CSC lunedì 1 MIMÌ STERRANTINO Il Borsa Caffè Piazza dei Signori 26, ore 19.30 Concerto aperitivo – Chitarra e voce controcorrente della cantautrice taorminese Free entry

lunedì 1 IENE ACUSTICHE Equobar Strada Marosticana 350, ore 21 Concerto di chitarra acustica Free entry martedì 2 YAMON YAMON + JADE Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto indie pop from Sweden + concerto indie Free entry mercoledì 3 ANTONELLO SALIS & FABRIZIO BOSSO Panic Jazz Club – piazza degli Scacchi (Marostica), ore 22 Concerto jazz con fisarmonica e tromba d’eccezione Free entry venerdì 5 KARYSMA Nelson Pub – strada di Saviabona 4, ore 22 Concerto glam rock anni ’80 cover di Moltley Crue, Kiss, Wasp, Judas Priest e altri Free entry venerdì 5 SMOKE OR FIRE + FAKE PROBLEMS + ANGER Nuovo Capannone Sociale via dell’Edilizia 128, ore 22,30 Serata di musica punk rock from Usa Riservato soci Arci venerdì 5 DOPPLER CSC Centro Stabile di Cultura via Val Leogra (San Vito di Leguzzano), ore 22.30 Concerto noise rock from France – presentazione nuovo disco Riservato soci CSC


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La solitudine delle donne Popcorn

PIZZERIA D’ASPORTO

Primo lavoro da regista per lo sceneggiatore Guillermo Arriaga (Amores Perros, 21 grammi) Un film sulla fragilità e sull’incomunicabilità con qualche incertezzadi troppo Ma il cast è strepitoso

FORNO A LEGNA

via Fusinieri, 33 zona Sant’Andrea - Vicenza

di Giuliano Corà | Una scena di The burning plan

Il divorzio artistico consumatosi pochi mesi fa tra Alejandro González Iñárritu e il suo sceneggiatore ‘storico’ Guillermo Arriaga aveva gettato nello sconforto tutti i cinefili. Arriaga aveva dato alla coppia tre capolavori: Amores perros (2000), 21 grammi (2003) e Babel (2006), la famosa ‘trilogia dell’incomunicabilità’, ma stanco di vedere le sue storie illustrate da altri, ora esordisce nella regia. Più che l’incomunicabilità, qui il tema sembra essere una sua ‘variante’, cioè la solitudine. Sono tutte sole, infatti, le donne di questa storia. Gina ha perduto il seno sinistro per un cancro, e con esso anche la confidenza col proprio corpo. Anche il marito non riesce più a desiderarla. Ma lei ha un altro amore, un

uomo che la desidera così com’è, con la sua sofferenza e la sua fragilità. La sua relazione viene spiata dalla figlia adolescente Mariana, e dopo che lei e l’amante moriranno in un terribile incidente, Mariana avrà una storia proprio col figlio di lui. Silvia passa convulsamente da un uomo all’altro, cercando assurdamente qualcuno che le offra un’esistenza ‘diversa’, e ferisce il suo stesso corpo, quasi a punirlo di una colpa oscura. La giovanissima Maria vede il proprio padre schiantarsi al suolo col suo piccolo aereo da turismo. Ancora una volta vedremo come tutti questi destini siano intrecciati, esploreremo queste strade di solitudine, scoprendo quanto fragile sia l’essere umano, e quanto immensamente

difficile sia riuscire a comunicare e chiedere aiuto. Un bel film, al cui regista forse manca ancora un po’ di mestiere. Abituati com’eravamo all’armonia della scrittura di Inarritu, qui si avverte a volte una certa meccanicità costruttiva ed una certa qual ‘rozzezza’ narrativa. Ma ogni riserva viene superata di fronte alle performances degli attori, semplicemente prodigiosi. Charlize Theron è Silvia, un animale disperato in fuga da se stesso; Kim Basinger è Gina, delicata e trepida, bisognosa d’amore; Tessa Ia è l’adolescente Maria, davvero bravissima. The burning plan, Guillermo Arriaga, USA, 2009

Martini, domande e risposte nella notte di Gerusalemme

Sul comodino

Il cardinale affronta con la consueta schiettezza le grandi sfide che la Chiesa si trova davanti: dalle domande impertinenti dei giovani all’impegno per la giustizia Un invito al coraggio e contro l’indifferenza

di Giovanni Magalotti

L

’ultimo libro del cardinale Martini, già annunciato dalla stampa la scorsa estate al momento della sua prima uscita in Germania, esce ora in Italia da Mondadori e non delude le aspettative. La forma è quella della domanda e della risposta, che però sottende un intreccio di storie: una storia di incontri notturni a Gerusalemme, come occasione per evocare i propri sogni (“di notte le idee nascono più facilmente che nella razionalità del giorno”) e una storia biografica da cui emergono via via esperienze spirituali, ricerche filologiche sui testi biblici, compiti di grande responsabilità, tutta attraversata dall’attenzione al mondo, alla vita, alle voci provenienti dal di fuori . L’interlocutore dell’ex arcivescovo di Milano è Georg Sporschill,

anche lui gesuita e impegnato in Romania in un’organizzazione assistenziale per ragazzi di strada e minori abbandonati. Nell’interrogare utilizza sollecitazioni affidategli dai suoi giovani amici e operatori: alcune prevedibili, altre al limite dell’impertinenza: “Per favore non chiedergli solo della religione, ma anche della sua vita” (Wenzel); “Il papa ha attaccato i musulmani, poi ha criticato i protestanti, e adesso la messa in latino. Va tutto nella stessa direzione” (René); “All’altare e in Vaticano, solo uomini. La Bibbia non è forse usata dagli uomini in modo sessista? Dove sono le donne nella Bibbia? Solo le brave servitrici sono sante” (Evelina). Il cardinale affronta con grande pacatezza e apertura le domande, articolate in varie sezioni tematiche. Non è sorpreso dell’aggressività critica dei giovani,

ma anzi la apprezza: “Io sono convinto che là dove esistono conflitti, arde la fiamma, lo Spirito Santo è all’opera”. Il vero rischio oggi è quello dell’indifferenza. L’esigenza di nuovi percorsi è manifestata con franchezza e libertà soprattutto negli ultimi capitoli, dedicati alle problematiche legate alla sessualità, ai rapporti tra Chiesa e mondo, all’impegno per la giustizia (“La buona novella è la via alternativa ai moralismi”; “Abbiamo bisogno di tutte le forze fino a quando non vi saranno più affamati”). Dal coraggio di imboccare coraggiosamente questi cammini dipende, secondo Martini, la “capacità di futuro”della Chiesa. Carlo Maria Martini, Georg Sporschill, Conversazioni notturne a Gerusalemme, Mondadori, 124 pp., € 17

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sport

127 del29 novembre 2008 pag25

numero

ViPiù Mister Di Carlo sport

L’ex capitano biancorosso ha un compito difficilissimo: salvare il Chievo Se ci riuscisse diventerebbe l’eroe della tifoseria

di Francesco Cavallaro

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immuzzo Di Carlo, che ricordi. L’ex capitano biancorosso è rimasto nel cuore di tutti i tifosi. Dal 1990 al 1999 ha disputato 268 partite con la maglia della gloriosa, siglando 9 reti. Fra i risultati più prestigiosi basti ricorbiancorossa è diventata come una dare la vittoria in Coppa Italia nel seconda pelle. Prima di essere 1997 e la semifinale in Coppa delle chiamato da Luca Campedelli l’ex Coppe un anno più tardi contro il capitano faceva spesso e volenChelsea. Dì (voce del verbo “dire”) tieri visita al Menti. Fatalità, da Carlo ed hai spiegato tutto. Ora quando non viene più allo stadio quel ragazzotto, nato a Cassino il la squadra di Gregucci perde sem23 marzo 1964, è l’allenatore del pre (e sono quattro le Chievo. E’ subentrasconfitte consecutive: to a Beppe Inchini cosa aspetta il Vicenda tre giornate; ahiza ad invertire la rotlui, non è che le cose ta?). “No dai, è solo vadano bene in riva un caso – commenta all’Adige. I gialloblù Di Carlo -; quest’ansono ultimi in clasno la rosa è molto sifica con appena 6 Gregucci sta buona e Gregucci sta punti. Di Carlo ha raccogliendo raccogliendo i frutti un compito difficidi due anni di lavoro. lissimo: salvare il i frutti di due Mi risulta che i raChievo. Riuscisse anni di lavoro gazzi siano sempre nell’intento diventestati in partita, non rebbe l’eroe dell’alhanno mai perso tra parte di Verona. malamente: già questo è un buon Per i vicentini questo problema segno. Di carattere sono fiducionon si pone nemmeno. Mimmo so; non è possibile che la qualità qui è già una stella. E la maglia

| Mimmo Di Carlo sulla panchina del Chievo e con la maglia del Vicenza anni ‘90

mostrata all’inizio del campionato sia svanita di colpo. In questo momento basta una vittoria per risollevare il morale. In serie B è così: un sabato ti puoi ritrovare a ridosso della prime e quello successivo a metà classifica. Il mister? Lo conosco bene, so di che pasta è fatto. A Vicenza sta facendo davvero bene. Riesce a trasmettere un forte senso di attaccamento alla maglia: una rarità di questi tempi”. Capitolo Chievo. E qui vengono le (altre) note dolenti. “Abbiamo contro un calendario superimpegnativo. Le prossime avversarie sono, nell’ordine, Udinese, Roma e Inter. Io sono comunque convinto che possa ancora succedere l’incredibile. In passato abbiamo assistito a delle rimonte impossibili, il Chievo ha tutte le capacità per risollevarsi e riprendere a correre”. Noi glielo auguriamo di cuore. Di Carlo, quanto è cambia-

giocare a calcio. “I bimbi mi aspetto il modo di essere dei giocatori tavano alle 7 di mattina con il paldi calcio in quindici anni? “Dilone in mano – racconta Di Carlo pende – risponde l’ex biancorosso -; ogni giorno erano obbligatorie -, ognuno è fatto a modo suo sia almeno due ore di calcio. Loro oggi che vent’anni fa. Nel pallone hanno anche una buona tecnica, contano ancora molto tecnica e ma non hanno il senso del gioco personalità. Da allenatore, quandi squadra. Da parte do hai dei ragazzi che mia ho cercato di incombinano nel giusto segnare loro quanto equilibrio questi due è importante vincere fattori diventa tutto e perdere tutti assiepiù facile”. me. Io e Fabio ci siaDi Carlo è uno dei poAbbiamo mo affezionati molto chi attori del mondo al Perù; l’associaziodel calcio che con- contro un ne che ci ha ospitato serva una grande calendario accoglie 75 bambini semplicità d’animo. che vivono in situaQualche tempo fa si molto duro. zioni di estrema poè recato con l’amico Ma io ci credo vertà. Con le offerte Fabio Viviani a Puerche abbiamo donato Maldonado, in to loro garantiamo Perù, per un viaggio un pasto al giorno: è il minimo che “solidale”. Lì ha incontrato i bampossiamo fare”. Quando il calcio fa bini dell’associazione “Ninos” con rima con un cuore grande così. i quali ha condiviso il piacere di


sport

127 del29 novembre 2008 pag26

numero

La Minetti gioca in casa: panchina a Baraldo

Volley

Soluzione interna: dopo l’arrivederci a Fangareggi sulla tolda va il tecnico vicentino. Maggiori compiti per Guadalupi e Nakada

di Paolo Mutterle

L

ne della lingua a pochi mesi dal suo arrivo a Vicenza. L’ex palleggiatrice della nazionale giapponese (bronzo a Los Angeles nel 1984) si occuperà in particolare delle alzatrici e dello studio del gioco avversario.

a scelta più logica era sotto il naso. Mario Fangareggi saluta e se ne va per seri problemi di salute; se lo vorrà, potrà tornare a collaborare con la società biancorossa dopo il periodo di convalescenza. Al suo posto subentra l’ex vice Maurizio “Icio” Baraldo, che assume i comandi dello staff tecnico. Una soluzione all’insegna della continuità che trova una duplice motivazione: da una parte la carenza di alternative valide e soprattutto utili per la squadra in questo momento, visto il panorama di allenatori disponibili; dall’altra la stima riposta nei confronti delle risorse interne, che conoscono le atlete e la categoria e sono conosciuti a loro volta dalle ragazze e dalla società.

Il “nuovo” coach. Niente traumi dunque per le biancorosse, che continueranno a lavorare con buona parte dello staff incontrato ad agosto, mentre rimane al momento vacante la posizione di scoutman. La scossa però c’è stata e già domenica, nell’esordio in panchina di Baraldo prima che la squadra gli venisse affidata ufficialmente, si è vista una reazione positiva della squadra nella poco fortunata prova contro Pavia. 46 anni, cresciuto in città (a S. Pio X), l’arrivo da primo in serie A1 è il coronamento di una lunga carriera da giocatore e,

La successione. Con il passaggio di consegne tra Fangareggi e Baraldo, coppia “scoppiata” dopo due anni di collaborazione, è tutto il team dei tattici a passare nominalmente di livello. Accanto a Icio siederà Dino Guadalupi come secondo, ruolo che il giovane tecnico brindisino aveva già ricoperto in passato anche nella serie cadetta. Aumentano le responsabilità anche per Kumi Nakada, la “stagista” nipponica venuta a scuola nel campionato italiano, il cui enorme patrimonio di esperienza e tecnica sarà messo ancora di più a disposizione della squadra biancorossa, grazie anche ai progressi nella comprensio-

in parte in parallelo, da allenatore, soprattutto nel femminile. Si tratta in assoluto del primo tecnico cittadino a guidare non solo la Minetti, ma anche una squadra del massimo campionato. Grande appassionato di musica ed esperto di pianoforte, Icio dovrà toccare i tasti giusti per far ritrovare fiducia ed entusiasmo a una squadra che a detta di tutti ha dentro di sé le qualità per risollevarsi da una posizione di classifica che attualmente non ne rispecchia il valore. Le prossime tappe. Il debutto “ufficiale” di Baraldo è programmato per sabato 29 a Pesaro nel campo peggiore che gli potesse capitare. La Scavolini non è la più amata dalle vicentine, che in terra marchigiana mai hanno strappato punti in cinque anni di sfide, da quando cioè le colibrì sono ap-

MAURIZIO BARALDO Vicenza - 13/04/1962

| Coviello a colloquio con il ct Baraldo (il secondo da destra)

prodate nella massima serie. Difficile dunque ipotizzare qualcosa di buono dalla trasferta del Paladionigi, dato che anche il sito di scommesse bwin paga 1 a 1,01 la vittoria delle padrone di casa. Ma chissà che qualcosa non sovverta il pronostico più scontato. Fischio d’inizio alle 16.30 in diretta Sky Sport 2 e Bluradio Veneto. Crocevia Santeramo. Comunque vada la sfida “impossibile” con le campionesse d’Italia rappresenta un buon test in vista della settimana prossima, quando al PalaRewatt arri-

va un avversario decisamente più alla portata e i punti saranno altrettanto certamente più pesanti. A far visita alle biancorosse giovedì 4 dicembre è infatti la Tena Santeramo, già battuta nell’andata dei preliminari di Coppa Italia, ma davanti alle Minetti Girls in classifica. Il campionato è appena a un terzo e per nessuna delle due squadre il risultato dello scontro diretto darà responsi definitivi. Per le biancorosse l’opportunità è però di quelle importanti per trovare punti e fiducia e regalare i primi sorrisi ai tifosi di casa.

06-08

B1m

Vice Allenatore

Palladiogroup.it Vicenza

06-08

Dm

Allenatore

Mosele Elettronica Vicenza

KUMI NAKADA Tokyo - 03/09/1965

05-06

D

Allenatore

Valsugana Volley

Team di appartenenza: Hitachi (1981-1992, 1995-1996)

02-05

A2

Ass. Allenatore

Caoduro Cavazzale

1982

02-05

B2-C

Allenatore

Caoduro Cavazzale

1982

Campionato del mondo, 4° posto

01-02

U17

Allenatore

Vicenza Volley

1984

Olimpiadi di Los Angeles, 3° posto

1985

Coppa del mondo

DINO GUADALUPI Brindisi - 01/04/1976 07-08

A1

Ass. Allenatore

Minetti Infoplus Imola-Vicenza

06-07

A1

Ass. Allenatore

Minetti Infoplus Vicenza

05-06

A2

Ass. Allenatore

Pallavolo Corridonia

05-06

B1

Vice Allenatore

Mariani Petroli Lodi

04-05

A2

Vice Allenatore

Lines Tra.De.Co. Altamura

03-04

A2

Ass. Allenatore

Lines Tra.De.Co. Altamura

00-03

B1

Allenatore

Amatori Pallavolo Brindisi

A 15 anni e un mese, selezionata per la nazionale maggiore

1986

Campionato del mondo

1988

Olimpiadi di Seoul, 4° posto

1989

Coppa del mondo

1991

Coppa del mondo

1992

Olimpiadi di Barcellona, 5° posto

1996

Aiuto allenatore Hitach

2005-06

Membro comitato interno federazione giapponese di pallavolo


sport

127 del29 novembre 2008 pag27

numero

Rigon abbraccia il trofeo 2008AVdaun record Superleague Formula

Automobilismo

Atletica

Nel circuito di Jerez de la Frontera il pilota gestisce la gara e conquista questa innovativa categoria

G D

avide Rigon c’è l’ha fatta. Il pilota thienese ha conquistato in Spagna il titolo della Superleague Formula 2008. «È una sensazione fantastica - dichiara Rigon - nel suo box. Vincere questo campionato mi riempie di orgoglio e soddisfazione perchè è un successo che ho pienamente meritato, avendo ottenuto il maggior numero di vittorie, ma anche perchè insieme al mio team ed al mio ingegnere Giorgio Breda siamo stati i primi a mettere a punto una monoposto da subito competitiva, come hanno dimostrato i test di agosto e la prima gara di Donington. Un successo che è frutto del lavoro non solo mio ma di un team umano di persone che mi ha sempre accompagnato. La mia famiglia, la mia ragazza Elisa, i miei preparatori Emiliano e Stefano che mi sono sempre intorno e mi aiutano a creare un ottimo clima in cui lavorare». Ora per il pilota un breve periodo di riposo fatto però anche di allenamenti, perchè il 2009 è alle porte e la nuova stagione sarà ancora più impegnativa. Davide nella stagione Superleague Formula 2008 ha ottenuto 413 punti in classifica, tre vittorie ed una pole position, numeri che gli hanno permesso di ottenere questo ambito Trofeo che gli regala il secondo titolo di carattere internazionale, dopo il successo nell’EuroSeries 3000 organizzato dalla Coloni

| Davide col trofeo vinto in Spagna

Motorsport lo scorso anno. Termina trionfalmente la stagione 2008 sulla pista di Jerez de la Frontera dovè è arrivata laurea di Campione della Superleague Formula, primo in assoluto di questa innovativa categoria. Un week-end mozzafiato, che ha tenuto il pilota vicentino sull’attenti sino alla fine della prima gara. Già nelle libere il passo di Rigon non era irresistibile, e faceva presupporre una qualifica in salita, ma un errore commesso nel secondo giro lanciato a causa dello sbagliato bilanciamento della frenata, ha relegato il leader di campionato nella

ghiaia, oltre che in ultima posizione di partenza. In gara Davide non ha preso eccessivi rischi, completando la corsa al decimo posto dopo una rimonta oculata, con cui però non si sarebbe potuto aggiudicare il titolo. Con Valles che ha rallentato nell’ultimo giro consegnando la vittoria nella mani del Milan, sembrava tutto rimandato al pomeriggio, ma la penalizzazione alla vettura di Pizzonia per un pit stop anticipato regala a Rigon una posizione in classifica, nono, che gli vale la matematica certezza del primo iride in Superleague. In pit lane i meccanici del team

Zakspeed coi colori del Beijing Guoan hanno subito festeggiato attendendo l’arrivo di Davide, che ha così potuto essere premiato dagli organizzatori. Nella seconda manche Davide parte da Campione dalla decima posizione in virtù del ribaltamento dell’ordine di arrivo di Gara 1. Con una corsa grintosa e di carattere Davide termina sul terzo gradino del podio, potendo così festeggiare il titolo conquistato nella cerimonia di premiazione. Bagno di champagne, conferenza stampa, e poi subito nel box per festeggiare col suo team. T.Q.

rande attesa in casa Atletica Vicentina per la festa di fine anno che si terrà sabato prossimo, 29 novembre, alle 17:30 presso il Centro Congressi dell’Associazione Artigiani di Vicenza. La compagine berica, società leader del Veneto per la pratica della “regina degli sport”, avrà modo di ricordare i momenti principali di una stagione entusiasmante. Il successo crescente della StrAVicenza, i notevoli traguardi ottenuti in pista da squadre e atleti ed il Gala degli Olimpici Vicentini saranno i punti salienti di un ricco filmato che sarà proiettato all’inizio dell’incontro. 2008 di indimenticabili emozioni per il settore maschile che ha visto l’affermazione della squadra assoluta alla Finale “Argento” che consentirà all’AV Noaro Costruzioni nel 2009 di avere tre formazioni su tre nelle massime finali nazionali di categoria (allievi, giovanile e assoluta). Molto brave anche le ragazze dell’AV Banco Desio Veneto: la squadra assoluta è stata promossa alla Finale Argento, la giovanile è stata decima in Italia e la allievi ha sfiorato la partecipazione alla Finale Oro. Saliranno poi sul palco per ricevere i premi tutti i tecnici e gli atleti che hanno ottenuto i maggiori riscontri in ambito nazionale. Non mancheranno gli applausi per i lanciatori Paolo Dal Soglio, Diego Fortuna e Sergio Mottin che assieme a Matteo Galvan hanno firmato i successi della squadra assoluta. Con loro saranno cinquanta gli atleti delle categorie allievi/e, junior, promesse, assolute e Master che riceveranno il tributo di compagni di squadra, genitori e appassionati. T.Q.


sport

127 del29 novembre 2008 pag28

numero

Diavoli pronti arrivano i Pirati

Hockey in line

In kimono sul tetto del mondo

Arti marziali

Per i biancorossi impegno di campionato con il Civitavecchia Poi martedì 9 dicembre il ritorno della finale di Coppa Italia

| Francesco Dellai ha conquistato la medaglia d’oro nella prova a squadre ai recenti Mondiali di Karate Wuko a Jesolo

A

| Stefanoni nell’incontro con Milano

di Sabrina Nicoli

I

nizio di stagione positivo per Caoduro Diavoli Vicenza che ha all’attivo due partite e due vittorie in campionato ed è in gioco nella finale di Coppa Italia contro Asiago Vipers che ritroverà martedì 9 dicembre nella gara di ritorno. Dopo la netta vittoria nell’esordio casalingo contro Forlì, 7-1 il risultato, i Diavoli hanno espugnato la pista di Ferrara per 8-4 al termine di una gara combattuta e per niente semplice come potrebbe far pensare il punteggio finale.. “Sono molto soddisfatto sia del risultato che della partita che era molto difficile – ha sottolineato a fine gara coach Angelo Roffo – Il Ferrara ha dimostrato di essere una squadra molto organizzata in difesa, con un gran portiere e

una buonissima prestazione in fase di copertura. Sono soddisfatto dei ragazzi e di come hanno giocato il power play che è stato determinante visto che non ci hanno lasciato spazi. Complimenti ai ragazzi, ma anche al Ferrara che su una pista come questa ha dimostrato di essere una squadra di qualità”. Una partita che sulla carta dava nettamente favoriti i vicentini… “Sono felice del risultato perché non era facile come sembrava. È stata una gara che ha richiesto molta maturità e impegno e che in situazioni di minor concentrazione e maturità si sarebbe persa. La squadra ha dimostrato di avere carattere e la mentalità giusta. Penso che se continuiamo così siamo sulla buona strada”. I Diavoli ora se la dovranno vedere domenica 30 novembre in casa contro Pirati Civitavecchia, formazione pericolosa che ha negli stranieri Stefan Bendula, Juraj Franko, Zdenek Kucera e Roman Simunek, i suoi punti di forza, oltre ad un gruppo di italiani di qualità. Fra i vicentini in forse Vellar, fermo per distorsione al ginocchio. Per quanto riguarda la Coppa Italia, i Diavoli incontreranno martedì 9

dicembre, dopo la trasferta a Torino per il campionato, Asiago Vipers nella gara di ritorno della finale di Coppa Italia (si giocherà a Cittadella alle ore 21.00 con diretta su Rai Sport). Dopo la sconfitta di misura dell’andata, con il risultato di 5-4 in favore degli asiaghesi, i Diavoli sono ancora in corsa per un obiettivo di quelli storici che, nonostante la superiorità tecnica e la ricchezza del roster degli avversari, non è precluso. “Hanno vinto e a loro va il merito – aveva dichiarato alla fine dell’andata Angelo Roffo, allenatore dei vicentini - ma perdere con un gol di scarto ci permette di provarci ancora al ritorno. Asiago si è presentato al gran completo con De Luca, Molteni, Ceschini, Mantese, Mosele. Noi siamo stati bravi, sia con la seconda linea, che ha segnato, sia con la terza formata tutta da ragazzi giovani. In ogni caso noi non molliamo e una vittoria così non può dare tranquillità a nessuno. Pesavento in porta ha fornito un ottima prova che ci permette di rimanere ancora in corsa… e noi ci staremo e ci proveremo fino all’ultimo”.

far suonare l’inno nazionale è stato infatti il ventenne Francesco Dellai, medaglia d’oro nella prova a squadre ai recenti Mondiali di Karate Wuko a Jesolo (17/19 ottobre) e sesto nella prova individuale, nella specialità Kata (figure). Un risultato inatteso, perché il giovane portacolori del Bushido Club era al suo esordio assoluto in nazionale. “Non sapevo proprio cosa avrei potuto combinare, anche perché molti avversari li avevo finora visti solo in tv- racconta il neo iridato- la soddisfazione è maggiore perché la competizione si è svolta a due passi da casa e qualche tifoso lo avevo sugli spalti. Il mio segreto? Non ho un gran fisico, ma sopperisco a livello tecnico. Sono infatti molto pignolo e mi piace perfezionarmi, anche a costo di allenamenti durissimi”. Gli addetti ai lavori sostengono che Dellai abbia ancora ampi margini di miglioramento, ma il difficile viene ora, visto che passerà alla categoria senior e dovrà anche conciliare gli studi in legge con la palestra. “Ce la farà e sarà tra i protagonisti anche ai prossimi Mondiali di Odessa, in giugno- garantisce la sua coach, Daniela De Pretto, anche lei plurimedagliata a livello internazionale ed attualmente presidente nazionale della commissione tecnica giovanile- è un ragazzo umile e fortemente motivato. E’ venuto da noi a sei anni e si è costantemente migliorato. Il kata si adatta molto alle sue doti, perché esalta la concentrazione,

mentre nel combattimento abbiamo ancora un gap da colmare, rispetto agli atleti dell’Est”. Per il Bushido Club Schio, rappresentato a Jesolo da ben 16 atleti, l’oro di Dellai non è stata l’unica soddisfazione. Andrea Catania è sceso appena un gradino più in basso, sul podio, arrivando secondo agli spareggi nella fascia 12/14 anni, nella quale sono arrivati pure il 5° posto di Federico Bortoloso, il settimo di Davide Sbabo ed il nono di Stefano Martini. Ottima quarta nel femminile Sophia Dalla Costa (9/11 anni), mentre tra i maschietti Davide Campana è arrivato quinto, davanti al compagno di squadra Bader Ijaouane. Bene anche i più piccoli: Giorgia Dalla Riva si è piazzata quinta e Igraine Crollo sesto, con Jacopo Canale, Samuele Zanzarella, Elia Rigo e Luca Sbabo comunque entrati in semifinale in una kermesse che vedeva in lizza 1852 atleti da tutto il pianeta, compresi i “maestri” orientali. “Mi spetto molto prossimamente pure da Aliu Vasiliu, che a Jesolo si è trovato chiuso dai colossi dell’Est, magari già al Torneo Triveneto, di cui organizzeremo l’ultima tappa a San Vito di Leguzzano, a metà dicembre. Comunque direi che il Mondiale è stata una sorta di…certificato di qualità per la nostra scuola, che ha appena varcato il quarto di secolo di attivitàconclude la De Pretto- ma anche uno stimolo in più per far crescere ancora la base dei praticanti nel vicentino”. A.G.


dalla parte del torto

127 del29 novembre 2008 pag30

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I valori inesistenti del PdL Da Tremonti alla Carfagna fino alla Qualarsa, il futuro partito unico di centrodestra dice di rifarsi al motto fascista “Dio Patria Famiglia”. Peccato che il berlusconismo ne sia l’esatta antitesi

di Alessio Mannino

F

inalmente sappiamo quali sono i “valori” che animeranno il futuro partito unico di destra. Ce li ha rivelati in un’intervista televisiva il ministro per le pari opportunità Mara Carfagna: «I valori che mi hanno sempre ispirato sono stati Dio, Patria e famiglia. Oggi quei valori li ritrovo nel grande partito del Popolo delle Libertà». E deve essere vero, dato che il premier ha una così alta considerazione della mora di Salerno che l’ha fatta passare dalle trasmissioni di Mengacci a Palazzo Chigi con un intermezzo di due anni di parlamento: che gavetta, eh? Ma la conferma definitiva ce l’ha data la forzista Nadia Qualarsa, ex consigliere regionale, oggi presidente dell’Istituto Ville Venete. Unica vicentina presente il 21 novembre scorso allo scioglimento di Forza Italia a Roma, la bionda di Lusiana, sopraffatta dall’emozione per il passaggio “storico”, si è rammaricata perché la bandiera azzurra «non sventolerà più», ma si è detta certa che «i nostri valori, Dio, Patria, Famiglia, proseguiranno». Insomma, questi saranno i valori di riferimento. Lo dicono la Carfagna e la Qualarsa, mica il primo venuto.

Fascio-tremontismo Però, qualcosa non ci torna. Giuravamo di avere già sentito da qualche parte il suddetto trinomio. Ecco: da Giulio Tremonti. L’ex mago della finanza creativa che adesso si crede la reincarnazione di Keynes lo ha così rispolverato di recente: «Non ho ideologia ma se mi si chiede dico Dio, Patria e Famiglia». L’unico con un po’ di cervello nelle file berlusconiane scrive libri in cui attacca la globalizzazione, il “mercatismo” (ma non si chiamava capitalismo?), l’assenza di valori. Dimenticandosi che è proprio l’economia liberista di cui lui è stato alfiere e braccio armato fino a ieri a essere la causa della globalizzazione, della distruzione di ogni regola e della desertificazione delle idee e degli ideali. Perciò noi non abbiamo mai comprato una sua opera: soldi buttati. Ma Tremonti non è la fonte originaria. Scava e scava, ci siamo ricordati da dove vengono quelle tre parole: dal fascismo. Era il motto del fascismo-regime, delle camicie nere istituzionalizzate da Mussolini nel compromesso con la Chiesa Cattolica (Dio), con la Monarchia e l’Esercito (Patria) e con la cultura tradizionale di un’Italia ancora in gran parte agricola (Famiglia). Eppure i fascisti, quanto meno, un’ideologia l’avevano. Cangiante e adattata di volta in volta alle scelte politiche del Duce, ma fondata su capisaldi irrinunciabili, “ideologici” appunto: la Nazione, lo Stato etico, la Gerarchia. Ma i

seguaci dell’imbonitore Silvio, che c’azzeccano con tutto questo? Dio è morto Sicuramente nulla con Dio, se per Dio intendiamo, essendo italiani, il cristianesimo cattolico che oltre a citare abbia anche letto il Vangelo. Gli insegnamenti di Gesù c’entrano col berlusconismo-finismo (perché questo è il PdL: l’invenzione di due leader sulla via del tramonto che scimmiottano Bush, Sarkozy&Co) come i cavoli a merenda. Anzi, facciamo subito mea culpa solo per aver accostato la figura del Nazareno a personaggi abissalmente più minuscoli. Bisognerebbe spiegarlo alle carfagne e alle qualarse, ma farebbero finta di non capire. D’altronde, finora non hanno capito che il becero consumismo all’americana, la rincorsa al successo e al denaro, il nulla televisivo e l’edonismo straccione sono stati le vere ragioni per cui le chiese sono frequentate da una minoranza, e anche all’interno di essa la fede è un optional. Prova ne è il fatto che la grandissima parte dei cattolici ha uno stile di vita perfettamente allineato a quello modellato dal sistema economico e mediatico. Della serie: di sacro è rimasto solo il conto in banca. E chi ce le ha portate tutte queste belle cose in Italia? Berlusconi, con le sue televisioni ricalcate sull’esempio d’oltre Atlantico. Patria sui generis Poi c’è la Patria. Ditemi voi di quale Patria sta cianciando un signore che scambia gli incontri ufficiali fra capi

| Il ministro Mara Carfagna

di governo per sketch da convention di un’aziendina bergamasca (le corna, le battute, il cucù), che va a stendersi come un tappeto davanti a un Gheddafi che ci estorce quattrini con la scusa del colonialismo e dell’immigrazione clandestina, o che non ha rispetto per le leggi e le istituzioni come la Magistratura, circondandosi di figuri corrotti o mafiosi (Previti, Dell’Utri e compagnia). Ditemi di cosa sta parlando un altro signore che otto anni fa, non un’era geologica, si augurava un “fascismo del 2000” e salutava ancora romanamente, e ora, presidente della Camera, fa il fighetta, è diventato più filo-americano di un sergente dei marines, ha sposato tutta la paccottiglia liberaloide della globalizzazione e del mercato unica via, e quando era ministro degli Esteri ha fatto casino appena un quarto d’ora quando un nostro agente segreto, Calipari, è stato trucidato a Baghdad da un soldato yankee, ovviamente rimasto impunito. Di cosa è fatto il patriottismo della destra italiana? Dell’Alitalia fatta a pezzi per rivenderla a un gruppo di industriali con le mani in pasta nella mangiatoia dei grandi appalti? O dei carabinieri morti a Nassirya, sacrificati sull’altare di una vera e propria guerra di invasione e di occupazione?

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Tengo famiglia La Famiglia, infine. Nel senso di “tengo famiglia”, allora sì. Ma se invece si intende il legame affettivo e sociale del matrimonio, fondato sulle tradizioni di clan e di comunità, che si regge sulla promessa mantenuta, sulla lealtà, sulla fiducia nel tempo, in una parola sulla responsabilità, be’, in questo caso non ci siamo. Ogni senso di tradizione e di impegno duro e duraturo, che è alla base della famiglia sbandierata dai destrorsi, è stato raso al suolo dal modello di vita comoda, facile, schiacciata dal troppo lavoro e dai “traguardi” da inseguire, privata del tempo necessario per coltivare gli affetti, de-erotizzata dall’invadenza di una sessualità pornografica e spettacolarizzata, tutta protesa al piacere immediato e voluttuario, a portata di bancomat. E, indovinate un po’, chi è il sommo cantore di questa easy life che ha generato coppie sempre più instabili, bassa natalità, sterilità in aumento, violenze e separazioni per motivi futili, anziani trattati come ferrivecchi, bambini rincretiniti dall’overdose di tv, computer, videogiochi e telefonini? Ma sempre lui, il Cavaliere del Biscione. Dio, Patria e Famiglia? Ma fateci il piacere!


botta&risposta

Roberto

Dal Bosco

127 del29 novembre 2008 pag31

numero

nome e cognome Roberto Dal Bosco età 30 luogo di nascita Vicenza titolo di studio Laurea in Semiotica del cinema e degli audiovisivi presso l’Università di Bologna. Diploma di regia presso la Civica scuola di Cinema di Milano. professione Regista, videoartista.

Il tratto principale del mio carattere Espansivo tendente annessione globale. La qualità che preferisco in un uomo Spirito di sacrificio. La qualità che preferisco in una donna Spirito di sacrificio.. Quel che apprezzo di più nei miei amici Il fatto che si sposino spesso all’estero. Il mio principale difetto Sono ancora scapolo. La mia occupazione preferita Leggere grammatiche di lingue straniere.

I musicisti che mi piacciono di più Henryk Gorecki, David Bowie, Dead Can Dance, Alexandr Rosembaum, Freezepop, Igor Stravinsky, Birthday Massacre, B52, This Ascension, Claude Debussy I miei pittori preferiti Max Ernst, Tintoretto, Carlo Zinelli. I miei film preferiti Furyo di Nagisa Oshima, Il Casanova di Federico Fellini, Hardware di Richard Stanley. Quel che detesto più di tutto Satana e i suoi demoni. Il personaggio storico più ammirato Hóng Xiùquán (1814-1864) e quello più disprezzato Alfonso Pecoraro Scanio (1959-)

Il mio sogno di felicità L’Eurasia unita sotto un unico Impero deificato; gli uomini costruiscono colonie spaziali orbitanti dove continuare a lavorare e procreare.

Il dono di natura che vorrei avere Pirocinesi. Oppure bilocazione.

Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia Finire all’inferno. O vederci finire sempre più umanità.

Stato attuale del mio animo Operato al menisco.

Come vorrei morire In pace.

Quel che vorrei essere Vorrei essere migliore.

Il mio prossimo impegno nella vita trovare il tempo per finire di scrivere i miei libri...

Il paese dove vorrei vivere Città del Vaticano.

Il mio credo politico o ideale Non ho ideali o valori. Ho la Fede.

Il piatto a cui non so rinunciare Hiroshima Okonomiyaki. C’è un ristorantino nascosto in Zona Fiera a Milano che lo fa.

Cosa mi piace e cosa non mi piace di Vicenza La luce violacea sopra la zona industriale la notte, le storie su salbanelli e anguane, la logistica ferroviaria tra Milano e Venezia. Non mi piace che le belle ragazze scarseggino.

I miei libri della vita “Scomodoso” di Giorgio Forattini (Mondadori 1983). “Identità e alterità”, catalogo della Biennale di Venezia (Marsilio 1995) “Regina dell’Aria e della Notte” di Poul Anderson (Fanucci 1991) I miei poeti preferiti La poesia è quasi sempre insipida e vanesia. Però versi come “Dal cielo minaccia splendida di un giorno eterno/pioverà ancora nella mente di questo secolo perfetto” non possono non commuovermi. Quindi dovrei rispondere: Radovan Karadzic.

Cosa mi piace e cosa non mi piace dei vicentini La storica allergia alle culture intellettualoidi. Non mi piace che le belle ragazze siano poche. Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza Tutte. Perdono ogni cosa, in teoria. Difficile a volte, però. Il mio motto “Ego non dico mendacias. Sed ego sum homo indomitus” (Mel Gibson a Sophie Marceau, Braveheart, 1995)

segni particolari: Sindattilia per il secondo e terzo dito dei piedi: le famose dita gemelle, palmate fino a metà, come per gli uomini di Atlantide ed anche per Stalin e Dan Aykroyd. Confesso che anche le mani a guardar bene sono tra gli anulari e i medi leggermente palmate.


hanno detto

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Quello che nessun politico ci dirà mai è che la crisi che stiamo attraversando non avrà fine, e che dobbiamo rassegnarci a un impoverimento di lungo periodo. Non lo dirà perché non è possibile che un politico sia rieletto se invece di fare promesse dice questo genere di verità. Solo fra quattro o cinque anni la cosa sarà diventata un luogo comune. Paolo Brera Il Giornale di Vicenza 23 novembre 2008

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Poiché il governo, con la cancellazione dell’Ici, ha tagliato finanziamenti per un totale di 700 milioni di euro, il consiglio direttivo dell’Anci ha votato all’unanimità un documento in cui annuncia che le amministrazioni non presenteranno il bilancio. [Il sindaco] di Novara, un leghista, fa notare come i 700 milioni di euro mancanti corrispondano esattamente alla somma delle cifre stanziate per gentile liberalità dal premier a favore delle città di Catania (200 milioni) e di Roma (500). Elargizione fuori sacco agli amici. Il resto del Paese si arrangi. Concita De Gregorio L’Unità 20 novembre 2008

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La domanda corretta non è chi aiutare, ma chi non aiutare?. In un momento di crisi economica i quattrini pubblici… a chi devono essere negati? Il tessile… perché tenerlo fuori? Gli agricoltori… perché non considerarli? E la moda, le costruzioni, le telecomunicazioni (che tutti dicono strategiche) o il cemento e l’acciaio? Cosa facciamo prendiamo il bilancino dei dipendenti oppure quello dell’innovazione? Quando ci si ferma? Tutte domande che non hanno ovviamente una risposta. Se non quella più scontata: verranno aiutati coloro che sapranno avere le armi di convinzione più forti nei confronti della politica. Nicola Porro Il Giornale 20 novembre 2008

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in questo numero La locomotiva Nordest s’è fermata: storie di disoccupati [pag4] Dirigenti e segretarie, i contratti a chiamata del Comune [pag8] Mettersi in proprio e finire sul lastrico, il caso del Bar Michelle [pag10] Quartieri: sos Trastevere, il centro dimenticato [pag13] Osterie e giardini nascosti, la Schio di Hemingway [pag19] Intervista a Mimmo Di Carlo [pag25]


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VicenzaPiù n.127, 29 novembre 2008 by Giovanni Coviello - Issuu