Violenza sulle donne, allarme vicentino pag 3
Laghetto, in trincea contro il Pp10 pag 9
130 anni, festa per il Rossi pag 16 n° 126 22 novembre 2008 0 50 euro 0,50
Fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Luca Matteazzi
Casta all’amatriciana Il giornalista Stella torna con una nuova edizione della Casta Ma nessuna grande firma scrive un’inchiesta sul vero Potere: i potentati economici e bancari. Vi spieghiamo perché
Processo al Dal Molin
Ciàcole
K
afka ci sarebbe andato a nozze. Riuscire a tenere il passo degli sviluppi legali e giudiziari della vicenda Dal Molin sta diventando davvero un’impresa. Tra ricorsi, controricorsi, sospensive e sentenze, anche chi di professione fa l’avvocato comincia ad arrancare, figuriamoci l’uomo della strada. Il Tar una volta accoglie le richieste del movimento del No, un’altra volta le boccia; se il Tar approva, il Consiglio di stato respinge; se una sentenza dice che il ricorso era infondato perché mancano ancora delle fasi della progettazione, quella successiva boccia tutto perché, progetto o non
progetto, la materia è di competenza delle Stato e non del Comune. L’ultima tappa è proprio dell’altro giorno: il Tar ha respinto il ricorso presentato da Codacons, comitati, comuni e Società Aeroporti. Le motivazioni ancora non si sanno, ma alla base del giudizio potrebbe esserci, come già successo in passato, la mancanza del progetto definitivo. E questo è forse l’aspetto più kafkiano di tutto l’ambaradan. Perché è vero che il progetto non c’è, però le ruspe hanno cominciato a lavorare e tutti ormai danno per scontato che i cantieri per la nuova caserma Usa partiranno a
breve. Non siete d’accordo? Pazienza, perché se provi a dire che costruire lì, in una delle aree verdi più grandi della città, e per giunta sopra la falda, non è proprio il massimo, ti rispondono che è impossibile dare giudizi fino a quando non ci sarà il progetto. Ci sono già gli operai al lavoro? Non importa, finché non c’è il progetto. E così via, in un continuo e surreale rimpallo da una scartoffia all’altra. Proprio come accade a Josef K. nel celebre Processo. Il protagonista del romanzo di Kafka non fa una bella fine. Speriamo che questa volta l’epilogo sia diverso. Speriamo, ma ci crediamo poco.
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editoriali
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Lo strano caso del centro commerciale
Vicenza est I
l progetto per un nuovo centro commerciale nella zona di Vicenza est, da collocare in quell’area ancora libera tra il Palladio e la Centrale del Latte, è la notizia di questi giorni. Arrivati in consiglio comunale dopo un’attesa durata anni, i 7mila metri quadrati di negozi (a cui ne vanno aggiunti altri 13 mila con destinazione artigianale e di servizio) hanno subito scaldato gli animi, con effetti a volte stranianti: si è visto, ad esempio, una parte di quel centrodestra che fino a qualche mese fa aveva portato avanti l’idea esprimere dubbi e perplessità; e
il centrosinistra, che dai banchi dell’opposizione avrebbe probabilmente battagliato contro il nuovo insediamento, approvarlo, seppur con qualche mal di pancia. In effetti, come è stato spiegato durante il consiglio, il progetto rientra nelle scelte urbanistiche dell’amministrazione Hullweck: la giunta Variati se l’è trovato bello e confezionato e non ha potuto fare altro che dare il via libera per evitare richieste danni e strascichi legali. Un atto dovuto, insomma, e fatto anche un po’ malvolentieri. Sarà. Ma stride il fatto che, in campo urbanistico, il primo pas-
so importante del nuovo corso sia stato il via libera ad un nuovo centro commerciale. E pur considerando che si tratta di un caso molto particolare – perché la destinazione dell’area è commerciale già dai primi anni ’80, perché altri progetti, nelle zone vicine, erano stati mandati avanti con molta più velocità – la vicenda ha lasciato l’amaro in bocca a molti sostenitori del nuovo inquilino di Palazzo Trissino. Finora il sindaco ha tenuto un atteggiamento fermo sulla questione Dal Molin, che era stata il punto centrale della sua
campagna elettorale; ha portato avanti con determinazione le politiche per una maggior sicurezza, altro argomento che nelle elezioni di primavera ha avuto un peso importante; e ha mantenuto l’impegno di rinnovare completamente i vertici Aim. Se Variati ha vinto le elezioni, però, lo deve anche al voto di quei vicentini, e non sono pochi, che da lui si aspettavano soprattutto una gestione diversa della città. Quelli che volevano una giunta meno sensibile alle lusinghe dei gruppi immobiliari, meno attratta dai grandi progetti, e più attenta, piuttosto, alla qualità
della vita, alla difesa degli spazi verdi, alla riduzione del traffico, all’allargamento delle zone pedonali e ciclabili. Qualcosa si è visto, ma saranno soprattutto le scelte urbanistiche a dire se il desiderio di vedere una città che si muova in una direzione diversa, che non sia per forza quella di uno sviluppo fatto di grandi negozi e cemento, potrà avere qualche speranza di essere esaudito. Il momento chiave sarà la presentazione del Pat, atteso per i prossimi mesi. E lì ci si aspetta di vedere scelte molto diverse. Luca Matteazzi
Eluana, scuola Diaz e l’illusione della giustizia
“Q
uesta è la dimostrazione che viviamo in uno Stato di Diritto”, ha commentato il padre di Eluana Englaro alla notizia della sentenza – speriamo davvero l’ultima – che finalmente ha restituito a sua figlia il diritto alla propria morte. Ci chiediamo però se avrebbe detto lo stesso qualora sua figlia fosse stata tra le centinaia di giovani massacrati di botte nella notte di sangue a Bolzaneto, dopo la sentenza che sostanzialmente ha sancito l’impunità per i responsabili. Alle Scuole Diaz, nel sobborgo genovese di Bolzaneto, avvennero fatti tra i più orribili della storia italiana, episodi che sì, giustamente sono stati definiti “da polizia cilena”, ma che appunto per questo avrebbero dovuto far urlare dallo scandalo anche le pietre, in un’Italia “Repubblica democratica fondata sulla Resistenza”, dove con la parola ‘democrazia’ giornalisti e politici si sciacquano la bocca un giorno sì ed uno anche. Non è stato così. La ‘sinistra’ non ha speso, nella battaglia per una vera giustizia, tutte le energie e l’impegno che ha dedicato ad altre battaglie ‘elettorali’, più o meno nobili, e troppo spesso ha dato l’impressione di chinare anch’essa il capo alla ragion di Stato, subendo o praticando il silenzio in nome dei destini della Patria. La
destra, che nel frattempo ha preso il potere, ha impiegato tutta la sua forza politica, istituzionale e mediatica per spargere confusione ed oblio e distorcere la stessa realtà, trasformando i kapo in vittime e i deportati in assassini. L’uccisione di Carlo Giuliani venne spiegata con una sentenza – che già avrebbe dovuto far capire a chi non fosse cieco e ‘fesso’ come sarebbe andata – che è un capolavoro di grottesco, con calcinacci volanti e miracolosi incroci nell’aria. Lo stesso capo della banda, l’allora Ministro Scajola, dopo una breve eclisse è ritornato ai fasti della politica ed oggi ha recuperato il suo scranno, con relative prebende. Ecco oggi la sentenza definitiva, che – rendetevene conto – non è vergognosa perché assolve praticamente tutto e tutti, ma proprio per il contrario: per quei quattro brandelli di pena messi lì a dar l’illusione della giustizia, un contentino per parenti rompicoglioni e giornalisti ‘comunisti’, un osso buttato ai cani. Non ci resta, dunque, che sperare nella sentenza d’appello perché sia fatta finalmente ‘giustizia’: che gli imputati vengano tutti assolti, e le vittime denunciate per simulazione di reato e vilipendio di Pubblico Ufficiale. E’ più ‘morale’ così, no? Giuliano Corà
il fatto
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Donne e violenza, il silenzio delle innocenti Anche nel vicentino sono in aumento i casi di violenza sulle donne. Quasi sempre avvengono in famiglia, quasi mai vengono denunciati. La testimonianza dello Sportello Donna
di Federica Ceolato
Q
uando si parla di violenza sulle donne si tende a pensare a quanto avviene nei paesi meno sviluppati, ma le cose non stanno solo così. La violenza è una costante anche nei nostri cosiddetti paesi civilizzati, colpisce quasi sempre tra le mure domestiche, ed è spesso ignorata e raramente punita, perché cade nel silenzio per paura di ritorsioni, angosce, vergogna, omertà. Dai dati emersi dall’elaborazione su base regionale dell’indagine nazionale sulla sicurezza delle donne, su un campione di 25mila donne tra i 16 e i 70 anni è emerso un risultato molto preoccupante: una donna veneta su quattro subisce violenza sessuale nel corso della sua vita. Una su cinque è vittima di violenza fisica. Dati che, comunque, sono calcolati per difetto, perché le violenze che vengono denunciate su tutto il territorio nazionale sono solo il 6,2% e gli stupri l’8,4%. Vittime al di sopra di ogni sospetto Nel territorio vicentino la situazione non è molto diversa. Crescono, infatti, i casi di violenza. “Dall’inizio
dell’anno sono una cinquantina le donne che si sono rivolte allo Sportello Donna”, spiega Maristella Zuccon, una delle responsabili del servizio, che ha sede presso il consultorio. “Tra le vittime, la maggior parte è dai 30 ai 50 anni, sposata, con figli, e la violenza che subiscono è da parte del partner – continua -. Sono sia donne italiane che straniere, residenti a Vicenza e limitrofi, di tutte le estrazioni sociali, ma principalmente di livello medio alto, spesso laureate e professionalmente occupate. Nella maggioranza dei casi i figli subiscono violenza assistita, cioè sono presenti nel momento del maltrattamento. Il nostro intento è di orientarle ed accompagnarle nel difficile percorso di riconoscimento e superamento della violenza subita, fornendo informazioni per accedere alla rete dei servizi attivi sul territorio”. Al primo contatto, infatti, viene fatta una scheda d’indagine sulla situazione e, nei casi che lo richiedono, si procede con un colloquio seguito da una psicologa dell’Ulss o altri professionisti a disposizione. “Più frequentemente, soprattutto negli ultimi anni, vengono richieste consulenze legali che sono gratuite nei casi di donne con difficoltà economiche o vittime di dipendenza economica”. Quella legata al denaro è una violenza ancora più subdola, che consiste nell’impedire di conoscere il reddito famigliare o di usare i propri soldi. Nel ricco Veneto, la violenza economica è presente nel 36,2% dei casi,
contro il 30,7% del dato nazionale. Storie di ordinaria paura La richiesta di aiuto da parte di donne che subiscono maltrattamenti non è quasi mai immediata, ma maturata nel tempo, perché si crede o si spera si tratti di un caso isolato, magari giustificato dai ritmi snervanti richiesti dalla società, nel lavoro e nella famiglia. “Spesso trascorrono anche quattro o più anni di silenzi e intime sofferenze prima di chiedere assistenza, anche per paura di giudizi” , racconta Luciana Giuriolo, presidente dell’associazione di volontariato Donna chiama donna . Sono in media un centinaio le donne di tutte le età che ogni anno si rivolgono all’associazione vicentina, che da vent’anni opera sul territorio. “Le principali difficoltà che lamentano sono di tipo relazionale, per lo più nei confronti del partner, a volte verso i figli o i familiari, o anche in ambito lavorativo – spiega la presidente -. La denuncia è comunque sempre di una situazione maltrattante, di violenza e ricatti, prevalentemente da parte del coniuge. I colloqui per persona sono in media due-tre e, spesso, alcune donne ritornano anche a distanza di anni, o per lo stesso problema o per altre situazioni di violenza. Purtroppo, i ritmi stressanti della quotidianità, spesso, portano ad una grande solitudine e le donne quando si rivolgono a noi sanno che non verranno giudicate, ma consigliate e seguite nel loro percorso. Come associazione abbiamo un ruolo all’interno dello sportello donna e da qualche anno collaboriamo anche con la sezione pari opportunità del Comune per Ascolto donna, un servizio di aiuto generico, sia orientativo ai servizi della città che di sostegno emotivo e aiuto psicologico”. La violenza psicologica Non sono solo fisiche le violenze subite dalle donne. Spesso si tratta anche di violenze psicologiche. “Nell’85 per cento dei casi chi viene da noi subisce maltrattamento sia fisico che psicologico – spiega Federica Frison, psicologa-psicoterapeuta dello Sportello –. Si tratta quindi di donne costrette in casa e controllate in tutto quello che fanno, spesso minacciate e offese, oltre che percosse. Il 40% chiede un sostegno per attivare un progetto futuro e, quindi, valutare possibili alternative all’attuale situazione di maltrattamento. Il 25% chiede un aiuto psicologico per fare chiarezza su ciò che sta succe-
dendo, per mettere a fuoco le causa scatenanti della violenza, il 30% un orientamento legale su cosa possono concretamente fare, sui loro diritti e sulle conseguenze in caso di denuncia”. Le cause scatenanti E’ difficile individuare e generalizzare le complesse dinamiche che si creano all’interno di una coppia. “Ogni caso è diverso e deve essere valutato nella sua unicità. Le ragioni sono molteplici e molto personali. All’inizio del matrimonio o della convivenza - spiega Frison - si stabilisce un equilibrio che nel corso del tempo subisce mutamenti, anche con l’arrivo dei figli, e spesso l’uomo fatica ad accettare che la donna si emancipi e abbia un ruolo attivo nella famiglia e nel lavoro. Iniziano così le prime forme di maltrattamento psicologico, che poi sfociano anche nella violenza fisica. Prima saltuariamente, poi costantemente. A volte per sospetto tradimento. Negli ultimi sedici mesi sono circa 50 le donne che hanno avuto almeno una consulenza psicologica, poi indirizzate ai servizi sociali o al consultorio”. E’ fondamentale prendere coscienza di questi elementi proprio per costruire una via di salvezza, di liberazione rispetto ad una quotidianità viziata e malsana, di riequilibrio
di un rapporto affettivo umiliante e distorto. “Il rischio – spiega Marisa De Antoni, psicologa-psicoterapeuta del consultorio familiare del distretto di Vicenza – è che la donna che decide di separarsi dal marito, se non risolve e supera le situazioni e i comportamenti che hanno portato alla violenza, ricada in una relazione simile a quella maltrattante”.
La giornata contro la violenza Il 25 novembre si celebra la Giornata internazionale contro la violenza alle donne, una data scelta in ricordo delle tre sorelle Miraball, torturate, stuprate e uccise nel 1960 nella Repubblica Dominicana per il loro impegno politico contro l’allora dittatore Trujillo. Le sorelle, conosciute col soprannome di “Farfalle”, diventarono così il simbolo, l’atto d’accusa nei confronti del fenomeno della violenza alle donne, e nel 1999 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 25 novembre “Giornata internazionale contro la violenza alle donne”. Perché la violenza contro le donne sia una violazione dei diritti umani
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La Casta delle Caste Il vicentino Gian Antonio Stella torna in libreria con una versione aggiornata della Casta, e continua a denunciare scandali e sprechi della politica. Ma la sua è una critica che non tocca il potere con la P maiuscola dei grandi gruppi economici e bancari. Anzi: gli fa pure comodo
Pubblichiamo un estratto dall’articolo di Alessio Mannino che uscirà nel numero di dicembre 2008 de La Voce del Ribelle www.ilribelle.com
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d è arrivato anche l’aggiornamento al libro-tormentone di questi ultimi due anni. Il vicentino Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo hanno aggiunto le ultime notizie alla loro magistrale inchiesta su sprechi e privilegi della politica, la Casta (Rizzoli). I detrattori, in genere gli stessi mandarini sotto accusa, li hanno additati come qualunquisti, quasi come antidemocratici. Ma non è così. “Non si capisce perché l’indignazione di un britannico sia indignazione, e l’indignazione di un italiano sia qualunquismo”¹, ha sbottato in tivù lo stesso Stella in risposta al sottosegretario Roberto Castelli, che aveva liquidato al solito modo i dati inoppugnabili enumerati dal giornalista del Corriere della Sera. Il quale, intendiamoci, è un segugio di razza: documentato, ficcante, con la suola consumata sul campo come le migliori penne di una volta. E con il merito indiscutibile di aver messo nero su bianco una tale montagna di scandali e ruberie da giustificare in pieno un sacrosanto disgusto per questi pover’uomini, i politici, dediti al basso saccheggio satrapesco. Il guinzaglio Eppure,(...) Stella ha torto e Castelli, benché sia dura ammetterlo, ha ragione. Ma non per i motivi suoi. Non perché denunciare il feudalesimo della politica corrisponda a un insulso e indistinto rifiuto della politica tout court. Solo ai politici può venire la sfacciataggine di negare che sono proprio loro, coi loro maneggi e carrozzoni clientelari, a incancrenire la stori-
ca estraneità degli italiani alla cosa pubblica. No, è per un’altra ragione che ha torto, il vendicatore dei torti di bilancio. Una ragione decisiva. Questa: l’italiano medio, col suo atavico disprezzo misto a ipocrita riverenza per lo Stato, si nutre di un’irritazione facilona, ciclica, pompata interessatamente attraverso i media, poiché una regoletta antica quanto l’arte di governare dice che scoppi controllati di costernazione popolare sono un ottimo strumento per tenere il guinzaglio al collo della gente e lasciare il comando ben saldo nelle mani dei grandi interessi economici. Che il Quirinale ci costi di più di Buckingham Palace è di sicuro un oltraggio per quell’Italia impoverita che non arriva a fine mese. Ma limitarsi educatamente a chiedere tagli etici quando è l’intero edificio della res publica a dover essere messo in discussione equivale a indicare il dito e non guardare la luna. (...) Il vero qualunquismo Sebbene possa sembrare un paradosso ai più, questo risentimento da ragionieri contribuisce al qualunquismo come nessun Beppe Grillo potrà mai fare. Anche perché Grillo non è qualunquista: fa politica, altro che antipolitica. Come definire altrimenti le centinaia di migliaia di persone che al V-Day 1 dell’8 settembre 2007 firmarono per “ripulire” il parlamento dagli indagati, limitarne i mandati e reintrodurre la preferenza elettorale, seguite da altrettante nel V-Day 2 del 25 aprile scorso per abolire l’Ordine dei giornalisti, il
| La sede centrale del Corriere della Sera
finanziamento pubblico all’editoria e la legge Gasparri? (...) Il qualunquista vero sta ai piani alti. Più alti delle Camere del Parlamento. Siede dietro le lussuose scrivanie di ciliegio degli editori di giornali e televisioni, ovvero i gruppi industriali e finanziari che finanziano e ricattano gli uomini della partitocrazia. Sono i signorotti delle multinazionali, delle banche e delle assicurazioni, cioè i reali detentori delle leve del Potere, quello con la P maiuscola: quell’Idra di interessi poco visibili che condiziona le scelte politiche e la gestione dei beni pubblici in misura incomparabilmente superiore rispetto al voto della gente, a cui resta il contentino della crocetta elettorale. Sono i più bei nomi dell’imprenditoria e dei salotti bancari a muovere le truppe dei giornalisti loro dipendenti su un unico obbiettivo: il politicante arraffone. Mettere alla gogna una Casta per garantire la perpetua salvezza delle altre, compresa quella degli scribacchini a libro paga. Ma soprattutto per rendere eternamente al di sopra di ogni contestazione la propria casta: la Casta delle Caste. Cambiamento antropologico I giornalisti come Stella, piaccia a loro o meno, scrupolosi e seri quanto si vuole, sono complici di questa operazione. Sono davvero qualunquisti, ma perché evitando di puntare il dito contro l’in-
giustizia di fondo, fanno credere al popolo bue che il problema sia soltanto la pensione del deputato. Mentre le prebende stratosferiche e i baracconi per sistemare amici e parenti sono la punta dell’iceberg. Per affondare il quale ci vuole ben altro che un ente in meno o un risparmio in più. Ci vuole un cambiamento culturale, profondo, di sistema. Antropologico: Non devono cambiare solo le leggi, dobbiamo cambiare noi italiani. Piantandola di autoassolverci facendo i conti della portinaia, perché la portinaia dovrebbe stramaledire prima di tutto chi, con le tariffe in perenne aumento, i rincari della spesa, gli affitti impossibili, la benzina come l’oro, fa i gran soldi sulla sua pelle. Non illudersi che sia sufficiente incolpare chi raccoglie le briciole dei finanziamenti elettorali e del posto fisso da Vespa o Santoro.(...) Non solo partiti L’equazione è facile facile: politica uguale partiti, non si scappa. E chi scappa, Dio lo fulmini: è un pazzo, un paria, un sovversivo. Un qualunquista.(...) La politica, in altri termini, va lasciata ai professionisti inquadrati in apparati che oggi giorno, eclissatesi le diatribe ideologiche, sono ancora più legati ai clan personali di questo o quel leader. Solo coloro che si riconoscono nello status quo sono considerati buoni cittadini. Tutti gli altri, se si fanno gli affari loro, che votino
o non votino, pazienza: “lasciateci lavorare in pace”, è il messaggio dei mandarini partitocratici. (...)Morale della favola: se ti impegni politicamente senza i paraocchi dell’appartenenza alla destra e alla sinistra, sei un qualunquista. Se invece ti lagni e sbraiti della destra e della sinistra solo perché costano troppo, va bene, anzi comprati pure l’inchiestona di Stella e indìgnati. Ma fermati lì. Pensiero debole Il qualunquismo è un pensiero debole. Anzi, è il più debole di tutti, perché basato esclusivamente sul denaro. E’ un pensiero contabile, che come in un’azienda, misura la vita comune con criteri economicistici: costi-benefici, efficienza, risultati. Una critica da topi di bilancio a una società che non conosce più ideali ma solo valori, come in Borsa (che non a caso in origine si chiamava, e si chiama ancor oggi, “Borsa Valori”), è fare critica miope. Che il Sistema economico tollera, anzi vuole e perciò sollecita, facendo risuonare la gran cassa della campagna anti-sprechi. Rafforzando nella gente la convinzione che la politica, in fin dei conti, non è diversa da tutto il resto: è una merce, con un suo prezzo e un suo mercato. Questo è il più puro e il più becero qualunquismo, di cui anche un bravissimo Stella è il portato.(...) Alessio Mannino
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Politica debole, interessi forti Intervista a Giuliano Zoso, ex parlamentare, oggi editorialista del Corriere Veneto: “Sparite le ideologie, rimangono gli interessi allo stato bruto”
| A sinistra Gian Antonio Stella. A destra: il potere con la P maiuscola è nelle mani dei grandi gruppi industriali e finanziari
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Vicenza e da un anno a questa parte iuliano Zoso è uno che di caste al Corriere del Veneto; e quella più se ne intende. Ha fatto parte di potente di tutte, la Casta delle lobquella dei politici come parlamenby economiche. Basta leggere i suoi tare della Democrazia Cristiana per caustici corsivi per rendersi conto più di tre lustri (dal 1976 al 1994, di come sia molto critico dei gruppi in tutto cinque legislature). E’ stato d’interessi che influenzano la vita anche sottosegretario all’Istruzione politica in città. “Sono un pubbliprima e all’Università e alla Ricercista che usa la propria esperienza ca dopo (1988-1992). Oggi prende politica per interuna pensione di circa 5 pretare quello che mila euro netti al mese, accade a Vicenza”, si dopo essere uscito dalla autodefinisce lui. politica attiva nel 1993 Gian Antonio travolto dall’onda di Stella sostiene di Tangentopoli, pattegAll’estero non capire come giando una condanna mai se a indiper tangenti legate al- sanno che i gnarsi è, ponial’autostrada Serenis- giornali sono mo, un inglese, sima (“soldi utilizzati sovvenzionati quella è indignaper tutto quello che dallo Stato zione, mentre serviva alla politica: se si indigna un segreteria, spese eletitaliano è quatorali, contributi alla lunquismo. E’ corrente”, dice lui). Ma qualunquista, Stella? ha una discreta conoscenza anche C’è una differenza fondamentale: il delle altre corporazioni di potere: lettore inglese conosce del giornaliquella dei giornalisti, per aver collasta quanto percepisce di stipendio, borato lungamente come editorialii benefit e soprattutto sa se ci sono sta al settimanale La Domenica di
contributi dello Stato ai giornali. La Rcs Corriere della Sera prende 20 milioni di euro all’anno più le agevolazioni. E quando viaggia, come giornalista Stella ha gli sconti. Che non ha il metalmeccanico. Scaricando lo sdegno popolare solo sui politici distoglie l’attenzione sulle responsabilità delle altre caste. Vero o falso? Le altre caste dirigono i giornali. E decidono lo stipendio di Stella. Dirigono, voglio precisare, per interposta persona. Nel senso che la Casta delle Caste, quella degli imprenditori e banchieri proprietari dei giornali, vi mettono a capo direttori compiacenti? Io dico che un giornalista che scrive la Casta dovrebbe scrivere un libro sul perché in Italia non esistono editori puri. Un libro così è uscito, è la Casta dei giornali, di Beppe Lopez. Non del primatista Stella. Ma torniamo al qualunquismo. E’ qualunquista
Allora i veri qualunquisti sono chi non si riconosce né nella industriali e banchieri che tradestra né nella sinistra permite i loro media sono dietro alché la democrazia si è ridotta l’operazione a senso unico cona una cupola di mafie (i partro la politica, in modo che loro titi) senza più connotazioni ne escano lindi e profumati? ideali ma solo affari da portaNo, perché il qualunquista non ha un re avanti per conto terzi? fine di potere, è un anarchico senza Venute meno le ideologie, non abideali. Questi invece vogliono indebiamo recuperato gli ideali che bolire la politica perché devono nobilitare per loro è un freno a gli interessi. Oggi gli usucapire i beni pubinteressi forti allo blici. stato bruto sono preE a Vicenza, come dominanti. E senza Con la politica siamo messi? neppure giustificarsi debole Non stiamo benissimo. con una visione della C’è stato un periodo, che società, come avviene c’è più spazio per fortuna sta finendo, in America, dove ad per chi vuole in cui, volendo esageesempio Obama rapusucapire rare, tanto per fare un presenta certamente i beni pubblici esempio, la differenza interessi precisi, ma fra Vicenza e Palermo questi interessi hanè che a Palermo sapeno cura di dare vita a vano di avere qualche una visione della soproblema di convivenza civile. Finché cietà. Persino Bush, con la sua presial centro di tutti gli scontri di potere denza squinternata, aveva alle spalc’è un giornale, la situazione rimane le un’ideologia, quella dei neocon. pessima. Da noi no, da noi c’è solo l’interesse A.M. senza un minimo supporto ideale.
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sua esperienza e alla sua dedizione. Tutto ha inizio in Brasile nel 1992, quando Ottavia scopre la proprietà di questa pianta e ne fa uno stile di vita. Oggi infatti l’azienda di Pecetto (paese famoso per le ciliegie e, oggi, anche per l’Aloe) è divenuta un vero e proprio punto di riferimento per chi vuole conoscere un nuovo modo di vivere. Già, perché alcuni laboratori scientifici hanno dimostrato che in realtà l’Arborescens è 10 volte superiore quan-
to a versatilità rispetto alla aloe Vera ed è l’unica riconosciuta come terapeutica. Il figlio di Ottavia, naturopata, ricorda che “ noi non vendiamo dei prodotti. Noi instauriamo un contatto, duratore, con chi vuole intraprendere un nuovo stile di vita, usufruendo delle superbe proprietà sapientemente miscelate della “Aloe Arborescens Brasiliana”. Ed infatti è così: di persona, al telefono e via internet: l’azienda mantiene rapporti costanti e
simbiotici con chi si rivolge loro per usufruire dei consigli e dell’ampio ventaglio di soluzioni che vanno dalle creme al gel, passando per olii balsamici, shampoo, frullati, dentifricio colluttorio. Una gamma completa di prodotti che non solo accompagnano la cura quotidiana del proprio corpo ma si rivelano essenziali quando quest’ultimo è provato da patologie, o particolari forme di stress fisiologico. “In questo senso – continua Lanza – è ec-
cezionale l’apporto dall’Aloe Superior, fiore all’occhiello della nostra Azienda, un mix di Aloe Arborescens, Ferox e Chinensis che finora ha dato risultati impressionanti”. Risultati impressionanti come, ad esempio, con la chemio e la radioterapia; grazie alle proprietà dell’Aloemodina – molecola contenuta in grande quantità nell’Aloe Arborescens Brasiliana – è possibile fornire al proprio organismo una significativa integrazione alimentare
contro lo stress di questi trattamenti. Ma non solo Studi scientifici hanno dimostrato che, anche nel caso di malattie degenerative, l’Aloemodina rappresenta un aiuto fondamentale per combattere l’avanzamento. Ma le proprietà miracolose di questa pianta, utilizzata fin dall’antichità per le sue capacità curative, consentono anche di stabilizzare i valori del glucosio ematico, della bilirubina e dell’acido urico: diminuire i trigliceridi, il colesterolo; riequilibrare il sistema linfocitario nelle malattie infettive croniche come l’epatite o l’hiv. Non l’ultima la cura di psoriasi e dermatiti. Il nome dell’Arborescens deriva dal greco “ als-alos” : il sale. L’amaro sapore del mare contenuto nella vitalità del suo gel. Le prime testimonianze del suo utilizzo risalgono al 2.200°a C., periodo a cui dovrebbe risalire una tavolotta d’argilla del periodo akkadico. Ma la testimonianza più significativa fu quella della Mahatma Gandhi :…” mi domandate qual è il segreto delle forze che mi sostenevano durante i miei lunghi digiuni; ebbene è stata la mia fede inebriante in Dio, la mia vita semplice e frugale e l’Aloe”.
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io non ci sto
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Il sogno di un Quattro Novembre senza Patria In occasione del novantesimo anniversario della fine della Grande Guerra è tornata in voga tutta la retorica patriottistica. Quasi nessuno, invece, ha ricordato l’assurdità dell’inutile strage
| Un momento delle celebrazioni vicentina del Quattro Novembre
di Giuliano Corà
D
io, Patria e Famiglia: nella fattispecie Patria. Le parole d’ordine della destra sono sempre le stesse, naturalmente, e se in questi ultimi anni ci eravamo presi il lusso di dimenticarcele, ecco che il nuovo governo Berlusconi (è o non è l’Unto del Signore, il nuovo Uomo del Destino?!) si è affrettato a rimetterle in voga. Per settimane, prima del 4 novembre, ha imperversato sulle televisioni di Stato e Mediaset uno spot che gli USA, campioni mondiali del patriottismo armato, probabilmente ci hanno invidiato, soprattutto per la sua alta professionalità (vedete che i soldi, quando si vuole, saltano fuori). Vi si vedevano gruppi di militari italiani dei vari corpi, tutti giovani e belli (“giovani e forti”), che pian piano riempivano le strade di una cittadina. Poco per volta, la gente
si accorgeva di loro, usciva dalle botteghe, si affacciava alle finestre, ad applaudire, ad incitare, a dar cameratesche pacche sulle spalle, fino alla scritta finale: “Grazie, ragazzi!”, in un tripudio di tricolori. Non hanno avuto torto, in fondo, gli autori di quelle immagini, perché effettivamente i ragazzi che novant’anni fa morirono sulle montagne e nelle trincee dovrebbero essere davvero ringraziati. Ringraziati di essersi fatti ammazzare per soddisfare le brame nazionaliste di una casta politica e militare mai come allora lontana dai bisogni e dai sentimenti della nazione; di essersi fatti ammazzare per niente, perché il popolo non ‘guadagnò’ nulla da quella guerra, se non, dopo, miseria, disoccupazione e quel caos sociale e politico che fu l’utero oscuro da cui venne partorito il Fascismo; di essersi fatti ammazzare spesso ‘stupidamente’, agli ordini di ufficiali incompetente o follemente arroganti. Per questo e di questo, effettiva-
mente, vanno ringraziati e onorati, come sempre si deve fare nei confronti di chi viene sacrificato in nome di interessi altrui. Non contro quei poveri, onorevoli e coraggiosi morti, dunque, dev’essere portata la polemica, ma contro chi li mandò a morire, e contro chi oggi – oltretutto anacronisticamente: è passato quasi un secolo – vuole servirsene per ‘personali’ interessi di partito e per tentare di riseminare nel paese una cultura bellicista e patriottarda che l’Italia aveva in gran parte abbandonato. Contro chi, per far ciò, li ricorda con parate, pennacchi e discorsi, ma nasconde accuratamente verità e cifre. Vogliamo ricordarne qualcuna, brevemente? Sono solo numeri, ma fanno orrore. 680.000 furono i caduti italiani in combattimento nella Grande Guerra, e 950.000 i feriti e mutilati. A questi vanno aggiunti 235.000 condannati per diserzione o renitenza, e 7729 fucilati: nella stragrande maggioranza, contadini semianalfabeti, strappati dall’arruolamento a la-
vori di fame, lasciando le famiglie nella miseria, e che a quelle famiglie – l’unica ‘patria’ che davvero sentissero – spesso disperatamente cercarono di tornare. Così, forse, sarebbe stato morale ricordare quelle generazioni arse nella “inutile strage”, come la definì il Papa di allora, Benedetto XV. Ma di tutto ciò non si è avuto quasi nessun cenno, sulla stampa italiana, se si eccettuano le pagine di pochi giornalisti ‘provocatori’ e contro corrente, che non hanno rinunciato a guastare la festa. Anche a Vicenza, il Sindaco Variati – cui onestamente non si sarebbe potuto chiedere di far di più sul piano del pacifismo, dopo essersi speso come ha fatto contro il Dal Molin – ha dovuto piegarsi, probabilmente malvolentieri, alla solita cerimonia commemorativa da copione. Ma forse è ingeneroso prendersela con la destra: dal 1991 al 2007 (dati di Tuttoscuola, marzo 2007) le spese per l’Istruzione, in Italia, sono cresciute del 73%, e quelle per la Difesa del 111%, e non è che in quel periodo
ci sia stato sempre Berlusconi a governare. Vien da chiedersi, in questo periodo di tagli forsennati a tutto ciò che sa di cultura (Scuola, Beni Culturali, teatri, stampa, cinema e tutto quanto ‘puzzi’ di crescita intellettuale e spirituale), quanto ciò sia, se non altro, efficace. Ai tempi della guerra fredda circolava una voce, naturalmente mai confermata, secondo la quale, in caso di attacco militare convenzionale da parte del Blocco comunista, la capacità di resistenza e di fuoco dell’esercito italiano sarebbe stata di circa quindici minuti, dopo di che sarebbe stato travolto, e i confini sfondati. C’è da dubitare che oggi siano di più, per un esercito cresciuto sì in tecnologie, ma diminuito in numeri, e che soprattutto ha perso quella base ‘popolare’ e di massa che ne costituiva l’essenza e la forza. Sarà il caso, per l’anno prossimo, di organizzare qualche parata in meno e di aprire qualche libro in più, e che l’epitaffio per quei poveri morti sia: mai più guerre.
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Giovani, laureati, assunti e ben pagati I primi dati dell’osservatorio Cisl sugli stipendi dei giovani lavoratori A sorpresa, si scopre che le imprese investono su chi ha una laurea in tasca Copiello (Cisl): “Una rivoluzione”. Dal Lago (Uil): “Situazione più difficile per chi ha scelto facoltà umanistiche”
di Andrea Alba
«I
n dieci anni c’è stata una rivoluzione nell’impresa vicentina, in quella medio-grande come pure in quella di piccole dimensioni: hanno imparato a investire sui laureati». Lo afferma, dati alla mano, il segretario della Cisl provinciale. Nell’economia berica il salario dei giovani laureati assunti cresce, superando la media veneta e italiana. Come pure cresce il loro numero, ed è una tendenza che fino a qualche tempo fa sarebbe stata impensabile. La laurea di riferimento? Ingegneria gestionale. “La paga dei talenti”, una banca dati che cresce ogni giorno Luigi Copiello, Cisl, commenta i dati che emergono da un nuovo strumento introdotto dal sindacato vicentino, il software “La paga dei talenti” online e accessibile a tutti attraverso il sito cislvicenza. it Il software permette all’utente qualsiasi, tramite pochi rapidi passaggi, di ottenere informazioni sulla propria occupazione: se la propria paga è maggiore o minore della media della propria categoria, nella propria provincia, e se lo stesso discorso vale per i benefit ed è commisurato ai propri titoli di studio o anzianità di lavoro. Il
programma, introdotto a ottobre, si basa su una banca dati molto ampia, preesistente, ma contemporaneamente raccoglie di volta in volta i profili che vengono inseriti. «Abbiamo già centinaia di profili vicentini – spiega Copiello – e questo ci permette di iniziare a fare elaborazioni sul livello di retribuzione delle professionalità presenti su suolo vicentino. Per maggio dell’anno prossimo speriamo di avere un numero sufficiente di informazioni tale da fare un vero e proprio libro su Vicenza, con le schede di 70 od 80 professioni: per avere un vero quadro di riferimento della situazione, ed attuare interventi mirati realmente efficaci sul territorio». Progettisti: la laurea “vince” La prima professione analizzata (con riferimento al Vicentino) attraverso il software, con circa 200 profili a costituire la “base”, è stata quella del progettista. Questo tipo di tecnico si occupa della definizione di soluzioni progettuali per tutte le fasi relative allo sviluppo di prodotti, fino all’industrializzazione (produzione di massa), ed è una figura molto diffusa nella nostra provincia, terra di grande vocazione metalmeccanica. Dall’analisi emergono dati inattesi: il 45% sono laureati. «Dieci anni fa questo dato sarebbe stato dieci volte inferiore - commenta Copiello -: il 60 % inoltre lavora in piccole imprese, anche questo fino a pochi anni fa impensabile». Inattesa anche la correlazione fra retribuzione e titolo di studio : in caso di diploma universitario
la paga media è di 26mila 500 euro annui, con la laurea si sale a 27mila 700, in entrambi i casi ben oltre la media veneta e italiana. Al contrario, i progettisti con diploma delle superiori hanno retribuzione inferiore alla media regionale e nazionale. Il panorama dei giovani, in generale «In questo caso – continua Copiello – il quadro presenta aspetti positivi. Ne emerge che l’industria vicentina, piccole imprese comprese, sta investendo sui giovani e formando laureati, in questo caso ingegneri gestionali. Ma a ben guardare, da un’analisi più ampia fatta sull’evoluzione retributiva tra il 2001 e il 2006 mostra risultati che confermano questa tendenza». Basato su banca dati dell’agenzia OD&M di Bergamo, l’evoluzione di retribuzioni e occupazioni diffuso dalla Cisl vicentina qualche mese fa segnala in particolare la discordanza tra tendenza nazionale e tendenza provinciale sulla retribuzione degli impiegati (la macro-categoria cui appartiene anche il progettista), al netto dell’inflazione. Se l’impiegato italiano infatti a livello nazionale in sei anni ha perso il 3,1% della retribuzione, a livello veneto la percentuale scende a quota -0,6% e sul piano vicentino il dato si inverte: più 3,7%. Segno che se su scala nazionale gli impiegati sono quelli che più hanno “pagato” la ristrutturazione dell’industria e l’introduzione delle nuove tecnologie informatiche, a Vicenza sono stati al contrario
premiati dalla internazionalizzazione delle imprese, cresciute progettando e dirigendo qui il lavoro fatto all’estero. La stessa indagine conferma la tendenza tutta vicentina a “premiare” di più i laureati. Se a livello nazionale i laureati con 1 o 2 anni di esperienza in cinque anni hanno perso al netto dell’inflazione il 7, 8%, e quelli con 3 o 5 anni di esperienza ben il 13,1%, a Vicenza le cose vanno un po’ meglio: i numeri sono infatti -3,1% e -7,3%, segno che l’impresa vicentina paga i laureati come e più della media nazionale e veneta. «Anche se c’è ancora molta strada da fare, questi risultati mostrano aspetti anche positivi, inattesi – conclude Copiello –; continuando con queste analisi potremo finalmente andar a incidere direttamente sugli aspetti di volta in volta più importanti e urgenti del mondo dell’occupazione. Permettendo al sindacato di avere, finalmente, dei dati propri e di non doversi più basare su analisi altrui». Lavoro meno sicuro, ma il dottore “tira”. Solo quando è una laurea tecnica però «Il lavoro è meno sicuro. Ma va modificato lo stereotipo della scarsa propensione del Nordest
e di Vicenza in particolare di ricorrere ai laureati». Il commento è di Riccardo Dal Lago, segretario della Uil berica e altro attento osservatore dell’economia vicentina. Le sue conclusioni sono simili a quelle della Cisl. «Il numero di laureati è aumentato notevolmente; ancora oggi, nonostante la crisi, le lauree tecniche trovano possibilità occupazionali, anche se è già qualche anno che l’economia vicentina sente il peso di una situazione sempre più difficile. Peraltro, il lavoro è meno sicuro: anche il “dottore” con laurea tecnica spesso non ha un contratto a tempo indeterminato, e cambia frequentemente posto di lavoro. Inoltre, le retribuzioni sono ancora troppo basse». Dal Lago pone però l’accento sulle lauree umanistiche: «Questa categoria è estremamente precaria. Soprattutto, per loro è molto più raro trovare un lavoro che equivalga alle proprie aspettative e aspirazioni. Certo, il fatto di avere un’ampia preparazione scolastica fa sì che sappiano adattarsi meglio, ma purtroppo restano rari i casi di corrispondenza con gli studi che hanno fatto. E’ un po’ un male antico, nel nostro Paese, che tende a riproporsi e anzi ultimamente ad accentuarsi».
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“Il Pp10? Mai. E case sfitte per l’Erp” Parla il comitato di quartiere contro il piano di Laghetto: Ci sarebbe un impatto devastante dal punto di vista urbanistico e della viabilità”
di Giulio Todescan A Laghetto torna l’allarme cementificazione? Nelle ultime settimane si sono rincorse le notizie sul finanziamento di otto milioni di euro provenienti dalla Regione per alloggi Erp (Edilizia residenziale pubblica). 200 case popolari: una boccata d’ossigeno per un mercato immobiliare bloccato e soprattutto per le oltre 800 famiglie vicentine in lista d’attesa per avere un’abitazione pubblica ad un affitto ragionevole. Il primo ottobre, l’assessore all’urbanistica Francesca Lazzari ha fatto sapere che il Comune ha ottenuto una nuova proroga di due mesi per quei milioni di euro: soldi da anni in attesa di uno sbocco, anche per le difficoltà nell’individuare un’area adatta ai nuovi insediamenti. Un lotto però sembra essere in pole position: quello dell’ex Pp10 di Laghetto. L’area cuscinetto di campagna – una delle poche non
ancora costruite - che separa il quartiere dei Laghi dalla zona residenziale intorno a Viale Dal Verme; la stessa area su cui l’amministrazione Hüllweck aveva in mente di impiantare una nuova zona residenziale da tremila abitanti, con una piccola quota di case popolari e un’ampia fetta dedicata al commerciale per una volumetria complessiva di 300 mila metri cubi. Oltre agli interessi immobiliari dell’Ipab, ente proprietario di una buona parte dell’area, nel progetto di allora c’era un nuovo supermarket da 8-900 metri quadrati, proposto dalla catena Unicomm di Marcello Cestaro. Del Pp10, dopo le vigorose proteste e le tremila firme raccolte dal comitato dei residenti di Laghetto, non si parla più ormai da due anni. Il progetto è finito di fatto nel cassetto. Ma il nuovo piano di case popolari, che dovrebbe insistere su una parte dell’ex Pp10, un lotto di proprietà dell’Ipab, ha fatto drizzare le antenne del comitato di Laghetto, che ha chiesto un incontro con il sindaco Variati. «Lo spet-
tato quello che sembra l’orientro del Pp10 aleggia ancora, e a tamento prevalente di palazzo questo si aggiunge la prospettiva Trissino, ovvero l’esproprio di di avere a poche centinaia di meuna parte dei terreni di proprietri il cantiere per la base Dal Motà dell’Ipab a ridosso del piccolin – dice Fabio Zocco, uno dei lo insediamento Erp costruito rappresentanti del comitato -. Ci in via Bartolomeo da Breganze, sarebbe un impatto devastante formato da tre padal punto di vista lazzi. Ma i residenti urbanistico e della non credono molto viabilità. Basti penalla reale necessità sare che già oggi per di un provvedimenuscire da Laghetto di emergenza da to la mattina si fa Variati aveva approvare in extreun bel tratto in fila mis per non perdere indiana: giriamola promesso i fondi regionali: «In come vogliamo, ma che quell’area passato si sono fatalla fine si deve sbunon sarebbe te molte proroghe, care sempre in viale stata toccata non capiamo perDal Verme, che è ché non si possauna circonvallaziono chiedere anche ne perennemente adesso, e sopratintasata». Il primo tutto non ci va di apprendere dai obiettivo dei residenti, comungiornali di queste decisioni che que, è avere un colloquio con interessano il nostro quartiere – l’amministrazione, da cui però continua Zocco -. Variati in camnon hanno ancora avuto alcun pagna elettorale disse che mai e riscontro. La stampa ha ripor-
poi mai questa zona sarebbe stata toccata. E noi lo abbiamo premiato alle urne, così come abbiamo partecipato in massa anche alla consultazione sul Dal Molin». Meglio tentare altre strade – propone il comitato – come il utilizzare i fondi disponibili per comprare edifici già costruiti dai privati e rimasti sfitti, trasformandoli in case popolari. Una strada però difficile nel caso degli otto milioni della Regione, perché quei fondi sono vincolati ad alcune ditte immobiliari che potrebbero spenderli – se Vicenza non si desse il via alle nuove case Erp – anche altrove. Sullo sfondo rimane un problema irrisolto: a Vicenza c’è fame di case popolari, ma da anni non esiste un piano organico per l’edilizia popolare. In assenza del quale, ogni intervento isolato rischia di essere una toppa troppo piccola su un tessuto (urbano) sempre più logoro.
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Quando l’Europa non insegna Nella giunta Variati due assessorati pesanti, Cultura e Territorio, sono insieme. “Come in altre realtà europee”, si è detto. Ma non è così
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opo l’affaire Quero (l’ex assessore affondato dal moralismo berico), agli inizi dello scorso settembre il sindaco Achille Variati ha accorpato la pesante delega alla Cultura con quella, altrettanto pesante e ancor più importante, al Territorio. La povera (ma energica) Francesca Lazzari, titolare di entrambe, corre come una pazza. «Questo accorpamento», dichiarava Variati all’indomani della “fusione” nel neonato Assessorato alla Progettazione e Innovazione «rappresenta l’elemento più innovativo del nuovo assetto di giunta: come già in altre realtà europee, si vuole porre la programmazione culturale in stretta connessione con quella territoriale, in un’ottica che valorizza la cultura come fattore di crescita e sviluppo, ed elemento capace di disegnare e costruire l’identità del territorio, anche attraverso la sua riqualificazione». Lasciando perdere il prevedibile politichese, è quel riferimento alle realtà “europee” che mette in sospetto. E’ noto il vizio del provincialismo italico: cercare sempre la maestrina d’oltralpe o d’oltreoceano per ammantare di serietà scelte che spesso serie non sono affatto. Oggi Vicenza ha una compagine di governo composta da 9 assessori più il sindaco e un portavoce che funge anche da capo di gabinetto. Manca un assessore, visto che poi si è perso per strada un altro pezzo, il tecnico Gianni Giglioli
(dimessosi perché legato al passato regime in Aim, e tuttavia non il più colpevole della ex allegra brigata di San Biagio). Ma soprattutto c’è questo super-assessorato che ha diviso l’intelligente unione fra cultura, politiche giovanili e turismo sotto Quel’osso: conta solo 4 assessori. Qui, ro e l’ha sostituita con una copula molto razionalmente, la cultura sta decisamente insolita. E che non trocon i giovani e la scuola, e la politica va riscontri nelle famose altre “realtà urbanistica sta per conto suo. Anche europee”. Coblenza (107 mila abitanti) gli asPer rendersene conto abbiamo spulsessorati sono appena quattro, sinciato fra i team municipali di città daco compreso (!). Così suddivisi: simili a Vicenza per numero di abiuno per la cultura, uno per i giovani, tanti (115 mila abitanti) nelle quattro lo sport e il sociale, e un altro per la maggiori nazioni d’Europa: Germapianificazione territonia, Francia, Gran riale. A Gottinga sparBretagna e Spagna. tiscono le responsabiSenza nessuna amlità mettendo assieme bizione statistica, per la cultura e il sociale, carità, solo una ricerCome numero i giovani con la scuola ca all’ingrosso. E abdi assessori e la sicurezza, e i “probiamo scoperto che, getti e costruzioni” per tranne in un singolo Vicenza è in i fatti loro. Ma hanno 5 caso inglese peraltro linea con le assessori in tutto. non sovrapponibicugine francesi Andiamo dai cugini le del tutto a quello e inglesi francesi. Altro gevicentino, pare che mellaggio: Annecy, esempi eclatanti di in Alta Savoia (con un incastro fra cultumeno della metà delra e urbanistica non la popolazione vicentina: 50 mila ve ne siano. abitanti). Fra gli 8 assessori l’urbaCominciamo con il gemellaggio tenistica è una cosa, la cultura un’aldesco. Vicenza è gemellata con la tra (con il patrimonio) e il turismo cittadina di Pforzheim, nella Foresta un’altra ancora (assieme a sport e Nera, rinomata come centro orafo. tempo libero). A Nancy, 105 mila Come adesso vedremo per altri casi anime, le cose sono un po’ originali: teutonici, qui la giunta è ridotta al-
| Cambridge, 124 mila abitanti, un assessore alle Arti e nessuno al Territorio
ci sono ben due responsabili all’urbanistica (uno “operativo”, l’altro ha anche – questi francesi! - i diritti dell’uomo, l’integrazione e la lotta alle discriminazioni) e quello alla cultura deve occuparsi anche, meravigliosamente, delle “feste”. A Rouen, infine, gli assessori sono 12, e separano in modo tradizionale i compiti fra cultura, urbanisme e turismo. E veniamo agli spagnoli. Nella cattolicissima – più di Vicenza senz’altro – Santiago de Compostela (92 mila abitanti), gli assessori crescono a 13 più il sindaco. Cultura, urbanistica, educazione, gioventù (e feste!): ognuno diviso dall’altro. A Cadice, invece, i 133 mila abitanti devono stipendiare ben 17 assessori. Il vicesindaco, nonché portavoce, ha la delega all’urbanistica più quella allo sviluppo economico (ed è una buona scelta, dato che grandi introiti possono arrivare ai Comuni da oneri di urbanizzazione e Ici). La cultura sta con le relazioni istituzionali (vabbè) e la “gioventù” con l’infanzia. Per finire, sbarchiamo in Inghilterra. Finiamo qui il nostro tragitto perché vi troviamo due casi particolari. Uno è quello di Worcester (94 mila abi-
Se 6 Goloso di Musica e Notizie
tanti), in cui la squadra costituita da sindaco, vice e cinque assessori non ha al suo interno un delegato alla cultura (boh) ma ne ha uno con un nome bellissimo: Councillor for Urban Renaissance, letteralmente “Assessore per il Rinascimento Urbano”. Una specie di supervisore alla qualità della vita, col compito anche di attrarre turismo. Forse è questo quello che aveva in mente Palazzo Trissino come missione per la Lazzari. L’altro esempio interessante per la nostra ricerchina è l’universitaria Cambridge (124 mila abitanti), nella quale da una parte c’è un assessorato alle “arti”, ma dall’altra non c’è nulla per ciò che riguarda la politica per il territorio. Quello che più le si avvicina è un council per la casa (housing), un bene effettivamente primario. Un buon motivo per inorgoglirsi, tuttavia, Vicenza ce l’ha: con soli nove assessori, sebbene non risparmiosa come i Comuni germanici, è in linea con le migliori consorelle britanniche e francesi. E non è poco, visto che a pagare gli amministratori siamo noi (e non altri europei). A.M.
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ViPiù
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Il grande rebus della viabilità Riviera Berica
Dopo la chiusura dei Ponti di Debba e i nuovi sensi di marcia tra Longara e il Tormeno, i residenti sono sul piede di guerra. La replica dell’assessore Tosetto: “Dialoghiamo, ma attenti alle strumentalizzazioni”
di Andrea Fasulo
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utto è cominciato con il crollo del ponte di Debba. Da allora la viabilità in Riviera Berica, nella zona compresa tra la rotatoria che porta alla tangenziale e la frazione di Longara, ha subito un brusco stravolgimento. Tanto che i residenti delle strade interne sono sul piede di guerra da ormai tre mesi e chiedono che da parte dell’amministrazione comunale si metta mano al più presto alla situazione. Sono soprattutto gli abitanti delle vie che si intersecano con la parte iniziale della strada del Tormeno i più scontenti. Una zona già pesantemente invasa dallo smog dei motori: 20.000 veicoli lungo la Riviera Berica, 20.000 sulla tangenziale, 100.000 lungo il tratto autostradale. Certo la chiusura del collegamento con la strada Pelosa
ha creato un ulteriore aggravio del flusso di traffico; traffico leggero, perché i camion non transitavano comunque dal ponte, ma tuttavia fonte di notevoli disagi. I primi provvedimenti tampone del Comune erano stati lo spegnimento del semaforo all’incrocio tra Riviera e strada del Tormeno e la creazione di una rotatoria che potesse fluidificare il transito dei veicoli. Ora chi vuole andare verso Torri di Arcugnano e lago di Fimon deve percorrere una strada del Tormeno con due sensi unici, uno nei primi 50 metri e uno negli ultimi. Chi viene da Torri e vuole ricongiungersi alla Riviera Berica deve svoltare a destra in Strada di Longara e poi attraversare in pieno la zona residenziale, passando per via Einaudi e via De Nicola. E proprio qui nascono le lamentele dei residenti che accusano una situazione di traffico ormai insostenibile, con il passaggio di 650-700 vetture all’ora durante le ore di punta e una media costante di circa 400. Il tutto con anziani che percorrono a piedi
quelle strade per recarsi in visita al cimitero e bambini che escono dalle due scuole presenti in zona. E ci si chiede perché non sia stata messa a norma Strada di Longara, che pure è a doppio senso di marcia e transitata da mezzi pesanti, penalizzata però ancora da carreggiate troppo strette e mancanza di marciapiedi. “Perché rivoluzionare il traffico all’interno del quartiere?” chiede Matteo Ferronato, portavoce del comitato dei residenti “Strada del Tormeno è stata messa a norma da qualche anno, è stata realizzata una pista ciclabile, ora è in sicurezza. Eppure è a senso unico. Strada di Longara invece è a doppio senso di marcia ma non a norma e quindi pericolosissima. Tutto il traffico serale rientra per quella strada e per via De Nicola - prosegue Ferronato - ma si tratta di strade di quartiere, non certo in grado di assorbire tutto il transito”. Ad agosto sono stati avviati i primi contatti con l’assessore alla viabilità Tosetto. Sono seguiti alcuni incon-
tri, l’ultimo dei quali pochi giorni fa alla presenza del sindaco Variati. La questione è approdata anche in Consiglio Comunale: in ottobre la mozione presentata dal consigliere di opposizione Marco Zocca, che chiedeva di ripristinare la viabilità precedente, è stata bocciata con 25 voti contrari e 12 favorevoli. “Il nostro comitato è del tutto apolitico” spiega il portavoce dei residenti. “Ma è chiaro che in quella votazione sono entrate valutazioni di tipo politico. In seguito a quel voto molti cittadini della zona, esasperati, erano arrivati a pensare di bloccare la Riviera Berica scendendo per strada. Ma la nostra protesta, nonostante qualche striscione esposto sui balconi, è sempre rimasta civile e misurata”. A questo punto la richiesta del comitato è che l’assessore dichiari fallito l’esperimento e faccia un passo indietro: “La situazione attuale è peggiorativa rispetto alla precedente. Ma non compete a noi fare proposte, siano loro a trovare una soluzione”. L’assessore Ennio Tosetto
si dice conscio delle problematiche che, dice, sono “pesantissime”, ma fa anche notare come le soluzioni sul tavolo non siano molte. Si dice poi pronto a lavorare nei mesi di novembre e dicembre insieme ai comitati dei residenti e ai tecnici del Comune per arrivare ad una soluzione condivisa. Il tutto in vista della preparazione di un dossier da presentare quanto prima in Commissione Territorio. Ma pone dei paletti: “Non ripristiniamo il semaforo, su questo non ci sarà il mio consenso. Possiamo parlare invece di aprire il doppio senso di marcia sulla Strada del Tormeno. Per quanto riguarda il ponte di Debba c’è da chiedersi: se avessimo costruito un ponte provvisorio, come ci era stato chiesto, cosa sarebbe successo con le ultime piene?”. Quindi un’ultima stoccata: “La situazione è di una criticità assoluta. Ma io ho pensato di intervenire e ne ho pagato le conseguenze perché sono stato attaccato. Ho paura che i comitati in questa occasione si siano fatti strumentalizzare”.
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Parrocchia, un appello per la palestra
ViPiùnon solo centro
San Pio X
Intervista a don Domenico. Sui giovani (“Sono anche troppo bravi), le famiglie (“Risentono del momento di difficoltà”), il ruolo della chiesa (“C’è più maturità”) E le necessità del quartiere: “Serve una nuova palestra”
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ARMONIA | A sinistra don Domenico Pegoraro. A destra la vecchia chiesa usata come palestra
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on Domenico Pegoraro è a san Pio X da cinque anni. Un bel salto, visto che è passato dalle contrade di Valli del Pasubio, dove era stato nei dodici anni precedenti, ad uno dei quartieri più popolosi della città. Ma l’impatto è stato relativamente semplice. “Ho trovato una realtà viva e accogliente – ricorda -. E molto variegata, con una grande ricchezza di esperienze. È vero che questo è un quartiere popolare, nel senso che ci sono tante famiglie del cosiddetto ceto medio, ma ci sono anche tanti liberi professionisti, tanti insegnanti, tanti laureati: ad esempio, vedo in giro sempre più papiri. Direi che è una realtà multiforme”. In questo contesto, la parrocchia continua ad essere un punto di riferimento con cui quasi tutti, prima o poi, entrano in contatto. “Ci sono le attività legate alla liturgia – continua don Domenico -, e quelle legate alla formazione, con la catechesi, i gruppi per i giovani, i campi scuola, le uscite, i gruppi scout, gli incontri per i genitori e per gli adulti. E poi c’è la dimensione della carità: da un paio di mesi abbiamo aperto uno sportello, organizzato e gestito dalla San Vincenzo, per dare aiuto a persone che ne hanno bisogno. Sia un aiuto concreto, come può essere un pacco di generi alimentari o una mediazione con Aim per diluire il pagamento delle bollette, sia un sostegno di altro tipo: a volte c’è bisogno di qualcuno che stia semplicemente ad ascoltarti”. La chiesa, la canonica, l’oratorio, insomma, si confermano un osservatorio privileggiato sulle realtà del quartiere, sulle cose che funzionano come sul-
le difficoltà incontrate da chi ci vive. Dalla solitudine degli anziani (“Fortuna che c’è un centro come La Rondine, che fa un lavoro egregio”, commenta il parroco) al disagio dei giovani. “Qualche anno fa abbiamo avuto dei problemi con alcuni ragazzi che hanno rotto le vetrate e cose così, ma le cose stanno migliorando. Da quello che vedo io c’è una parte di ragazzi, una piccola minoranza, che è effettivamente problematica. Ma la maggior parte è sana, impegnata. Anzi, io dico che sono formidabili nel reggere l’urto di una società che non li sostiene di certo. Perché noi parliamo sempre dei giovani, ma ci dimentichiamo che i ragazzi sono il frutto del comportamento degli adulti: che cosa gli offriamo come società, come politica, come economia per motivarli?” I ragazzi, dunque, rimandano alle famiglie: “Tanti genitori sono encomiabili, ma li vedo un po’ in affanno a incastrare tutti gli impegni, soprattutto quando ci sono i figli”. E le famiglie ai modelli di vita proposti dalla società. “Qui da noi ci sono realtà splendide, ma è vero che è sempre più difficile trovare persone che hanno disponibilità di tempo. Un po’ perché effettivamente, se in una famiglia tutti lavorano, di tempo ne rimane poco. Un po’ perché c’è quello che viene chiamato il riflusso nel privato: in tanti sono contenti quando stanno bene loro, e basta”. Anche la parrocchia ne risente, inevitabile. Ma la cosa può anche essere vista come uno stimolo positivo. “Siamo ancora un punto di riferimento, anche se ovviamente non c’è il rilievo
di qualche anno fa. Ma ci stiamo rinnovando, e io vedo tanti giovani e tanti adulti che hanno una maturità, una responsabilità e anche una fede che una volta non c’erano. Un tempo si era cristiani per nascita; adesso la fede è una scelta da vivere controcorrente. E quelli che la fanno sono ben piantati. Non è che non ci siano problemi, ma la direzione verso cui la chiesa si sta muovendo mi sembra giusta”. E le tante attività che ruotano attorno al centro parrocchiale ne sono la conferma. “Almeno qui ci si può guardare negli occhi e ci si può parlare – don Domenico -. Credo sia un’occasione unica per reagire all’individualismo dilagante. E alla fine è questa la vera essenza di una parrocchia”. La conclusione è un appello per una necessità che in quartiere comincia ad essere molto sentita: quella di un progetto per rifare la vecchia chiesa che da decenni è usata come palestra per le attività dell’Altair. “È una società molto vivace: la palestra è ancora agibile, ma è inadeguata. E se non si interviene tra qualche anno rischiamo di trovarci in piena emergenza. Questa è davvero un’urgenza, e io credo che tocchi al pubblico, in questo caso al Comune, farsi carico di questo impegno: non perché la parrocchia non voglia, ma noi dobbiamo anche pensare a sistemare tutti i nostri ambienti”. Già, perché anche la vecchia canonica oggi usata per il catechismo e altri incontri, è inadeguata e ha bisogno di un rifacimento in tempi brevi. “E di più non abbiamo proprio la possibilità di fare”. L. M.
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Brutto posto per le Poste
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L’ufficio postale è stato spostato da via Mentana a viale Diaz, e in quartiere serpeggia lo scontento: per anziani, mamme e ciclisti pagare una bolletta è diventata un’impresa
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| La nuova sede delle Poste in Viale Dal Verme
di Lidia Fruner
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ristemente noto come la tangenziale non dichiarata di Vicenza, da alcuni mesi Viale Dal Verme ha visto sorgere sul suo bordo che va da Via dei Laghi a Viale Sant’Antonino la nuova sede delle Poste Italiane. Per i nuovi sportelli, subentrati alla vecchia e minuta sede di Via Mentana, è stata scelta obbligata, ma la locazione per certi versi lascia sbigottiti e, soprattutto per gli abitanti di San Bortolo, risulta difficile e pericolosa da raggiungere. La bella vetrata, il Postamat e gli ampi locali dei nuovi sportelli infatti non ripagano del tutto le eroiche attraversate delle mamme frettolose che tra l’asilo e la spesa corrono a fare un versamento e dei pensionati, obbligati ad arrivare dagli ingorghi dei semafori di Piazzetta Gioia o di Via Curtatone, magari con le borse della verdura appese al
ma la nuova sede delle Poste di manubrio della bicicletta, menViale dal Verme è stata realizzatre i motori attorno ruggiscono ta come una roccaforte completa in attesa che scatti il verde. Per d’ogni confort e resa inviolabile la gente le Poste erano state fida un’attenta ubicazione territonora un luogo d’aggregazione, riale, che decisamente scoraggia e via Mentana un posto dove si ad appropinquarsi. passava anche per caso o preteBisogna ammettere che il camsto, perché un viso conosciuto lì biamento di sede, e anche il si trovava sempre. suo ampliamento, erano vistoOggi, davanti, l’ufficio postale samente necessari: in Via Mendi Viale dal Verme, le pallide tana lo spazio per gli utenti era zebre che dovrebbero permetteristrettissimo e si formava spesre un passaggio pedonale senza so una coda di gentachicardie da invete rassegnata che stimento, appaiono arrivava fino alla come inutili ombre strada. Adesso tutsull’asfalto, in un to è tutto molto più tratto del viale che ampio, ordinato, curva per giunta e In via Mentana spazioso; però i dirende il guado del sagi sono all’ordine torrente d’auto -per le Poste del giorno, e basta chi lo tenta- ancor erano anche fare quattro chiacpiù rischioso. Per chi un luogo di chiere tra la gente invece, a bordo della del quartiere per propria automobi- aggregazione rendersi conto di le, si azzardasse ad come anche le opeaccostare cinque razioni più usuali e minuti con le quatscontate siano diventate tutto ad tro frecce inserite ed entrare un tratto un problema. Accanto nell’ufficio pubblico per mandaa me un anziano signore, che mi re una raccomandata o fare un propone di attraversare insieme prelievo al Postamat, sono staa lui. Lo fa in un modo orgogliote ben pensate delle transenne so, ma vi intravedo una supplifisse lungo il marciapiede, che ca. Mi improvviso nonna vigile e impediscono alle auto anche il non so dirgli di no. temporaneo parcheggio. Insom-
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Buon compleanno Mr Rossi L’istituto festeggia i 130 anni dalla fondazione con una tre giorni ricca di appuntamenti. Nelle cartoline di Antonio Rossato, i ricordi di una scuola che ha fatto scuola
| Studenti in un laboratorio
I
l Rossi spegne centotrenta candeline. Sono giornate di festa, queste, all’angolo tra Borgo Scroffa e via Legione Gallieno: da venerdì 21 novembre a domenica 23, infatti, una tre giorni densa di appuntamenti e iniziative ricorderà il 130° anniversario della fondazione, avvenuta nel lontano 1878 su iniziativa dell’industriale - e senatore - Alessandro Rossi. In un’epoca in cui in Italia i licei avevano ancora l’impostazione decisa nel periodo napoleonico, Rossi ebbe la felice intuizione di creare delle scuole tecniche che garantissero ai ragazzi una preparazione specializzata, in linea con le aspettative di un’industria che proprio in quegli anni cominciava a svilupparsi in modo deciso. Il
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| Foto di gruppo degli allievi del Rossi agli inizi del Novecento (fonte: collezione Rossato)
primo esperimento fu fatto a Fermo, dove nel 1861 aprì una scuola di arte e mestieri. Nel 1878 toccò invece al Rossi di Vicenza, pensato con una formula che prevedeva l’immersione degli studenti in un ambiente in cui si mescolavano lezioni in aula e pratica in officina, esperienze di fabbrica e cultura ingegneristica: nacque così il primo vero e proprio istituto tecnico d’Italia, che divenne ben presto un punto di riferimento (tanto per fare un esempio, già nel 1889 la scuola industriale di Vicenza venne invitata all’esposizione universale di Parigi) e che fu preso a modello da tutte le scuole che vennero dopo. Per ricordare 130 anni ricchi di innovazioni e di primati – nel
1930 fu istituita una sezione per radiotecnici, nel 1931 un corso di specializzazione in aeronautica, nel 1952, primo caso in Italia, corsi post-diploma in elettronica industriale e telecomunicazioni, nel 1962 un percorso per la formazione di periti subacquei – il Rossi ha preparato un calendario ricco di eventi. Si comincia venerdì con l’inaugurazione del museo della scienza e della tecnica. Sabato mattina si continua con un convegno sul futuro dell’istruzione tecnica, mentre nel pomeriggio, dalle 15 alle 22, la scuola sarà aperta per visite guidate, e alle 21 è in programma uno spettacolo teatrale realizzato dagli studenti. Domenica, infine, dalle 9 alle 12, scuola di nuovo aperta per le vi-
site. Per tutte e tre le giornate, ci saranno inoltre mostre sull’attività della scuola, una esposizione di libri e documenti storici, un mercatino gestito dagli studenti e iniziative organizzate dagli ex allievi. Tra le tante cose spicca soprattutto il nuovo museo della scienza e delle tecnica ricavato nel capannone della ex fonderia: un percorso espositivo che, attraverso la rilettura della storia dell’istituto, vuole suscitare l’interesse e la curiosità sul complicato rapporto che esiste tra scuola e impresa. Noi abbiamo scelto di ricordare l’anniversario pubblicando alcune cartoline dell’archivio di Antonio Rossato, il collezionista che nel corso degli anni ha messo insieme un piccolo tesoro icono-
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grafico sulla Vicenza degli ultimi due secoli. Sono immagini di un Rossi che trova ancora spazio nei locali di Santa Corona (il trasferimento nella nuova sede, dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale, avvenne nei primi anni ’60), in cui gli studenti si dedicano alla scherma nelle ore di educazione fisica, posano con martelli e ruote dentate in mano, e in cui le foto dei nuovi diplomati, tutti rigorosamente in giacca e cravatta, vengono incorniciate sotto il busto del fondatore. Immagini d’altri tempi di una scuola che è sempre stata all’avanguardia. E che ha sempre saputo stare al passo con l’evoluzione del mondo produttivo. L. M.
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| La nuova sede del Rossi, inaugurata nei primi anni ‘60
| Cartolina con i professori e i diplomati dell’anno 1910 - 1911
| A sinistra lezione di scherma. A destra, un’aula da disegno del 1905. Tutte le cartoline sono della collezione Rossato
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Ossidiana, un vulcano di idee In un casolare di Saviabona ha sede una delle associazioni culturali più vivaci della città Corsi, iniziative e vere e proprie scuole per gli appassionati di pittura, teatro, fotografia e non solo. Nel silenzio delle istituzioni
| La grande sala dedicata all’insegnamento della pittura
di Giulio Todescan
O
ssidiana si trova in un tranquillo casolare a Saviabona, ai confini fra Vicenza e Cavazzale, dal lontano 1992: ma già negli anni precedenti, costituitosi come circolo Arci, offriva corsi di espressione corporea e vocalità, anche se una vera sede fisica ancora non c’era. «Eravamo “mendicanti di posti”, parrocchie, scuole, salette in affitto – racconta fra il serio e l’ironico Gianni Gastaldon, fondatore, insieme alla moglie Franca Pretto, del Centro Culturale e di Espressione Ossidiana -. Poi ci siamo buttati, abbiamo detto: lo facciamo. E abbiamo preso in affitto questa sede, mettendo in piedi un centro culturale vero e proprio. Nessuno ci avrebbe scommesso due soldi, e invece ci siamo via via sedimentati». Tutto senza aver avuto mai una sovvenzione da parte del Comune, ci tengono a precisare con una punta di orgoglio. Già, perché la scommessa di Franca, Gianni e dei maestri che da anni li supportano con i corsi sembra vinta: venticinque docenti collaborano in pianta
stabile, offrendo decine di corsi suddivisi in sei filoni. La Scuola di pittura e disegno, diretta da Toni Vedù, la Scuola di teatro seguita da Carlo Presotto, quella di fotografia diretta da Renato Freddolini, la Scuola di Informatica di Gianni Gastaldon, e poi i corsi per il benessere di cui è responsabile Franca Pretto, e quelli di comunicazione che spaziano dalla lettura, alla storia dell’arte, fino alla degustazione dei vini. Tanti corsi (le nuove proposte sono consultabili sul sito www. ossidiana-time.net) ma con standard di qualità elevati: «Sono rigorosamente a numero chiuso, preferiamo avere solo otto-dieci partecipanti alla volta ma seguirli passo passo, anche se questo porta ad alzare leggermente i prezzi» dice Gianni Gastaldon. «In alcuni ambiti, dai corsi siamo passati al concetto di Scuola: ad esempio nel disegno abbiamo ampliato l’offerta, e ora ogni allievo può seguire diversi corsi, a seconda delle sue capacità e inclinazioni. In questo senso è molto prezioso Toni Vedù, che in qualità di direttore artistico ci segnala anche i migliori maestri». Altra Scuola che è “sbocciata” è quella di teatro, nata quattro anni fa dal sodalizio con Carlo Presotto e Titino Carrara: «Abbiamo fondato insieme il Teatro
del centro), spedita in 8.500 copie; Corale® (il marchio è registrato, circa un migliaio di iscritti ai corsi; ndr), che si basa sul concetto che fra i 500 e i 600 tesseramenti aluno stesso attore diventa “uomo l’Arci ogni anno. dai mille volti” attraversando diNon pochi, in una città culturalversi personaggi, in un’esperienza mente sonnolenta come Vicenza. di teatro corale all’interno di sé, Ma in un certo senso Ossidiana è dove si vanno a praticare le mol“decentrato” non solo fisicamenteplici caratteristiche di cui ciate, ai margini dello spazio urbano: scuno è portatore – spiega Franca vive quasi in una condizione di Pretto -. Così ci si passa le parti nel extraterritorialità, che rischia di corso dell’anno, e anche in scena, diventare indifferenza da parte del durante lo spettacolo di fine anno resto della città. «Da che si tiene al Teatro noi vengono a teneAstra. L’anno scorso, re seminari attori ne La Tempesta di del calibro di Enrico Shakespeare, avevaBonavera, del Piccomo quattro Prospero I corsi sono a lo Teatro di Milano, e due Calibano». numero chiuso. interprete dei ruoli di Questa mattina FranPreferiamo Brighella ed Arlecchica sta armeggiando no nel “Servitore di con un lunghissimo seguire tutti due padroni” di Giorfoglio suddiviso in passo dopo gio Strehler – prosepiccoli quadratini: è passo gue Franca -. Oppulo schema in cui si re Laura Curino, atincastrano le attivitrice di monologhi e tà che si svolgono a fondatrice del Laboratorio Teatro ciclo continuo nelle tre sale della Settimo, dove ha lavorato anche mansarda dove ha sede Ossidiana. Marco Paolini. E Jonathan Hart «Siamo una realtà in evoluzione Makwaia insegna vocalità con noi continua, sempre da tenere sotdal ‘92, ed ora è docente alla New to controllo, con una varietà così York University». Eppure... «Epgrande di età, interessi, orari, dupure nessuno se ne accorge qui a rata dei corsi...». Una conferma di Vicenza, oppure, se qualcuno se ne questa vitalità è data dai numeri: accorge, se ne sta ben zitto e non una newsletter semestrale, “Ossilo dice in giro» scherza Gianni. In diana Time” (ogni numero contiescuderia c’è anche Marco Cavalne un’intervista a uno dei maestri
li, traduttore e critico letterario che tiene il fortunatissimo corso “Beato chi legge”. «Ha letto tutto il leggibile, è davvero una potenza, tanto che nel suo corso c’è gente che continua a iscriversi di anno in anno – assicurano i due fondatori di Ossidiana -. Una sera ci ha portato Aldo Busi a tenere una “lezione”, è stata una serata splendida. Oltre agli iscritti al corso non si contavano gli imbucati». Una splendida solitudine, quindi, quella di Ossidiana? Non proprio, se è vero che a loro, per esempio, piacerebbe tornare a poter esporre le opere dei corsi di pittura e disegno nelle spaziose sale al piano terra della Basilica palladiana, ora in restauro. Come accadeva regolarmente fino a qualche anno fa, con grande successo di pubblico. «Ci sentiamo un po’ orfani di quello spazio, come tutte le associazioni del resto – dice Gianni Gastaldon -. Speriamo che la nuova amministrazione abbia nei suoi piani di destinare all’arte e alla cultura quelle sale bellissime. Ce ne sarebbe davvero bisogno». Nei sogni per il futuro, invece, ci sarebbe la creazione di un vero centro teatrale, che comprenda una scuola e una sala per gli spettacoli. Ma per questo ci vorrebbe davvero un generoso mecenate, e a dire il vero in giro non se ne vedono molti.
cultura
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I vasi di BancaIntesa La collezione segreta In pochi lo sanno, ma a Palazzo Leoni Montanari è conservata un’importante collezione di vasi della Magna Grecia. Cinquecento pezzi per un viaggio attraverso i secoli d’oro della pittura antica
di Valentina Casarotto
L
e Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, sede museale vicentina di Intesa Sanpaolo e scrigno di preziosi tesori d’arte, si propongono ormai da parecchi anni come un punto di riferimento per le proposte culturali in città. La collezione permanente di icone russe, i capolavori del Settecento veneziano, le periodiche esposizioni d’arte e le tante iniziative promosse nell’ambito artistico-culturale e musicale, attirano costantemente l’attenzione degli amanti delle belle arti. Meno nota, ma di assoluto interesse, è la collezione di vasi attici e magnogreci che è conservata nei depositi del palazzo, ma è visitabile su richiesta. La collezione, composta di circa 500 vasi, raccoglie materiali emersi durante le campagne di scavo avviate già alla fine del ’700 intorno
materiale a basso costo e di facialla cittadina di Ruvo di Puglia, che le modellazione, offriva infatti la portarono alla luce le importanpossibilità di realizzare una sorti necropoli greche del VI-III sec. prendente varietà di recipienti, a.C. L’arciprete Giuseppe Caputi adatti a contenere liquidi (acqua, e il suo erede Francesco, residenti vino, olio, profumi) e solidi (ad in loco, raccolsero pazientemente es. legumi e granaglie) capaci di questi vasi tra il 1830 e il 1860. soddisfare qualsiasi esigenza della La raccolta, rimasta pressoché vita quotidiana. Da una decoraziointegra nel corso dei secoli, e acne minima, con motivi geometrici quistata da pochi anni dal Gruppo dipinti sullo sfondo Intesa Sanpaolo, si color biscotto della configura come una ceramica, tipica deldelle rare colleziol’VIII sec. a.C., si passa ni “storiche” giunte a una decorazione più fino a noi: questo raffinata, quale quella aspetto rappresenta La collezione definita a figure nere, certamente un plusvalore, poiché oltre si è conservata del VII-VI sec. a.C., dove viene impiegata all’elevato pregio dei integra una vernice lucida per singoli pezzi, l’intera nel corso realizzare i personagraccolta è tutelata dei secoli gi delle storie narnella sua unitarietà rate, figure ricche di come bene culturaparticolari graffiati le. sulla superficie del La visione di questa vaso per far emergere il colore raccolta ci permette di comprenbruno sottostante. Il passaggio stidere l’importanza rivestita dall’arlistico successivo è rappresentato te della ceramica sin dagli albori dalla tecnica inversa, detta a figudella civiltà occidentale. L’argilla,
| Pelike con scena nuziale. Pittore di Licurgo, 350 a. C. circa, ceramica a figure rosse
re rosse, che si sviluppa dalla fine del VI sec. a.C. in poi, e che vede il vaso interamente dipinto di nero lucido, dove campeggiano le figure color biscotto, rifinite sin nei minimi particolari con rapidi tocchi di nero. Questa nuova tecnica ci offre rappresentazioni di grande effetto, vitalità ed espressività. Per questi motivi l’arte della ceramica riveste per la storia dell’arte universale un ruolo fondamentale: persa ogni altra forma di pittura della civiltà greca, la ceramica dipinta è l’unica voce che può raccontarci questo mondo antico di straordinarie avventure, spaziando dai temi sacri ai profani, dai giochi ai racconti mitologici, dagli usi ai costumi e agli aspetti più semplici e intimi della vita quotidiana. I pittori che hanno dipinto questi vasi, meglio definiti ceramografi, ri-
mangono quasi tutti anonimi, ma per evidenziare ed esaltare lo stile che si può ricondurre ad una stessa mano, gli studiosi hanno dato a ciascuno un nome convenzionale spesso stravagante, o puramente evocativo come il Pittore di Licurgo, il Pittore di Dario, o il Pittore dell’Oltretomba. Ben consapevole del valore storico-culturale della raccolta, Intesa Sanpaolo ha avviato una serie di iniziative mirate a farla conoscere al pubblico e agli studiosi, attraverso la pubblicazione del catalogo scientifico e una campagna di restauri mirati, che non solo hanno consentito una migliore lettura delle singole opere, ma ne hanno anche messo in rilievo l’unicità e bellezza. Un tesoro tutto da scoprire, per raggiungere il quale bastano pochi passi, con l’animo pronto al viaggio.
cultura
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ViPiùmente&corpo
Le tele mutanti di Nicola Artico In mostra alla Casa del Palladio opere che mescolano la tradizione classica con i protagonisti della società di oggi. Per uno sguardo ironico sul mondo che ci circonda
P
iero Chiambretti al posto di uno dei due celebri angioletti di Raffaello, Vittorio Feltri nei panni di federico di montefeltro, oliviero toscani “fucilato” in un quadro di Goya. E poi ancora ritratti inediti e spiazzanti di Gad Lerner, Daniela Santaché, Vittorio Sgarbi. C’è ancora una settimana di tempo (fino al 30 novembre) per ammirare, nella Casa del Palladio, l’esposizione “Collezione Mutant Canvas #1”, una raccolta di opere di Nicola Artico promossa dall’assessorato alla Cultura del Comune in collaborazione con Regione Veneto, AIM e Amcps. La collezione Mutant Canvas è un progetto basato su una ricerca artistica che vede opere celebri modificate digitalmente attraverso l’interpolazione di personaggi, suoni, parole e immagini. Quadri celebri del passato si rianimano con personaggi contemporanei, presi dal mondo della politica, dello spettacolo e della televisione. Non si tratta di una semplice trasposizione elettronica di immagini di opere più o meno famose, ma di momenti di creazione, di manipolazione, di selezione, che portano l’opera in un nuovo contesto, sradicata
| Chiambretti in una delle opere di Nicola Artico
dal suo luogo d’origine. Grazie ad un percorso di ibridazione, Nicola Artico raffigura i personaggi del proprio tempo mettendo in rilievo le mutazioni culturali delle varie epoche, e si avvale della potenzialità espressiva di figure famose per un’analisi della società odierna in chiave ironica. La collezione Mutant Canvas #1 presenta una decina di lavori: moderne macchine sceniche animano le tele mutanti; i ritratti in movimento sono di Andrea Locicero, Daniela Santanchè, Enrico Deaglio, Gad Lerner, Gilda Gelati, Oliviero Toscani, Philippe Daverio, Pia Tuccitto, Piero Chiambretti, Vittorio Feltri, Vittorio Sgarbi. Nella mostra in corso alla casa del Palladio ci sono però anche
alcuni lavori in anteprima della collezione #2 che include alcune opere create appositamente per la città del Palladio. Sono inoltre in lavorazione per la collezione #2 ritratti di Enrico Grezzi, Ezio Greggio, Francesco Bruno, Gabriele Salvatores, Roberto Maroni, Rosario Priore, Tiziana Ferrario. Un appuntamento da Nicola Artico da non perdere per chi vuole approfondire la conoscenza con una artista come Nicola Artico che, dopo aver cominciato come restauratore e dopo aver lavorato come direttore artistico di campagne pubblicitarie, si sta ritagliando uno spazio sempre più importante nel panorama italiano contemporaneo.
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Da Palladio a Scarpa Una questione di Riflessi Alla biblioteca La Vigna una mostra della pittrice Annamaria Trevisan: figure che sembrano uscire dal Rinascimento si intrecciano a richiami ai lavori dei due architetti
VENT’ANNI DI ESPERIENZA
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na pittura che riprende e rielabora il grande patrimonio dell’arte rinascimentale, un palazzo storico restaurato da Carlo Scarpa e, sullo sfondo, il riferimento sempre presente dei lavori di Andrea Palladio. Sono questi gli ingredienti della mostra di Annamaria Trevisan “Riflessi dal classico – tracce pittoriche da Carlo Scarpa e Andrea Palladio”, che si apre sabato 22 novembre a palazzo Brusarosco Zaccaria, sede della biblioteca internazionale La Vigna. Una rassegna nata per iniziativa dell’Ordine degli architetti e dalla biblioteca La Vigna, in collaborazione con il Cisa, in cui viene presentata una serie di oli realizzati per l’occasione. Sono opere in cui emerge lo stile personalissimo della Trevisan, pittrice che ha studiato a Venezia con maestri come Bacci, Pizzinato e Morandis e che si è dedicata per molto tempo anche alla copia di dipinti antichi, misurandosi continuamente con
dal 1982 a Vicenza SOCIETA’ GENERALE DI MUTUO SOCCORSO
CORSI DI
| Compianto, una delle tele di Annamaria Trevisan
la lezione dei grandi maestri dell’arte dal Cinquecento all’Ottocento. Nelle sue tele le immagini della pittura rinascimentale e manierista si ricompongono attraverso pennellate veloci, che giocano con i pieni e i vuoti, con i panneggi, con le lumeggiature, e che pur non ricostruendo mai la figura nella sua integrità riescono ad ottenere un effetto complessivo di grande equilibrio. In questa esposizione, in più, emerge il confronto con i due grandi dell’architettura. Da Car-
lo Scarpa, e soprattutto dai suoi allestimenti museali, la pittrice riprende l’uso di campiture orizzontali o verticali per sottolineare i punti chiave del quadro; Palladio si fa invece vedere nell’evocazioni di elementi caratteristici del suo lavoro come l’arco a tutto sesto o il frontone, e nella scelta di soggetti che sembrano ispirarsi alle statue che decorano i suoi palazzi. La mostra resterà aperta fino al 6 dicembre, dal lunedì al sabato, dalle 9 alle 12 e nel pomeriggio dalle 15 alle 18. L’ingresso è libero.
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movida
126 del22 novembre 2008 pag22
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ViPiù
movida
Spray libero I writers contro le idee proibizioniste del governo Mentre a Vicenza per la prima volta si mette a disposizione uno spazio comunale per i graffiti
Gli appuntamenti sabato 22 FABIO CARDULLO BAND Presidio No Dal Molin . via Ponte Marchese, ore 21 Concerto folk rock acustico Free entry
di Francesca Danda
sabato 22 THE ROCK’A’BILLY VAMPIRES Sabotage Bar – viale dell’Industria 12, ore 22 Party a tema horror Free entry
G
raffitari, attenti: è finita la vostra impunità. A fine ottobre, con un annuncio tuonante, il premier Berlusconi ha promesso di istituire ‘”il reato penale per gli imbrattatori dei muri’’. Esiste già un da noi, la linea dura non è servita articolo del codice penale, il 639, a nulla» sottolinea Alberto Cerato, che sanziona i danni a fabbricati e writer vicentino. «Chi lavora illemezzi di trasporto ma soprattutto galmente se ne frega e continua a a edifici di interesse storico-artistirischiare. Anzi, forse ci mette più co, per i quali si prevede 1 anno di impegno». Bisogna poi saper dicarcere e multe da 1000 euro. Ma stinguere. Le moleste iniziali che dev’essere sembrato troppo poco ai campeggiano ovunque sono “tag”, nostri governanti, che propongono trasgressioni volutamente deturora provvedimenti ben più aspri panti per codice di appartenenza come reclusione fino a 6 mesi e o protagonismo. Assieme a frasi di multe di 1.500 euro per gli imbratmatrice politica e amorosa, i “tag” tatori “semplici”, mentre per i wrinon fanno differenza tra una chiesa ter più arditi, che se la prendono coi romanica o un palazmonumenti storici, 2 zo popolare anni ’70. anni di galera e multe Il writing è un’altra di 5 mila euro. cosa: si propone come Un bel salto, non c’è forma d’arte, ispirata che dire, in piena alla libertà di esprescoerenza col filone de La linea dura sione, non per forza pugno di ferro sui più non serve, vincolata ad un nome deboli che va tanto di chi lavora o ad un messaggio moda oggi. Ma siamo preciso. Le “opere” sicuri che la cono- illegalmente ormai datate che si scenza del fenomeno se ne frega possono ammirare sia tale da garantire lungo la linea ferroche il futuro “reato viaria Vicenza-Padi bomboletta” ridova, ad esempio, non sono certo duca i fastidiosi artisti urbani a più novelli Basquiat o Keith Haring miti consigli? Perché la foga di pu(artisti partiti dalla strada), ma nire indiscriminatamente spesso rendono meno inospitali questi non paga. non luoghi cittadini. E comunque «In Francia e Germania, dove il Vicenza può dirsi un’isola felice: lo fenomeno è scoppiato prima che
stile ed i ritmi di vita provinciali la mettono al riparo dall’esasperante graffitismo metropolitano. «Qui siamo in pochi a disegnare: non bisogna farsi notare nell’ambiente come a Milano o Roma» conferma Alberto. Ma soprattutto si può farlo in modo legale. Se passando per S. Pio X scorgete dei murales colorati, non bollateli come sfida all’ordine costituito, disegnati in fretta e furia col favore delle tenebre. Vengono realizzati alla luce del sole dagli Overspin, un gruppo di writer – di cui anche Alberto, in arte “Nolac”, fa parte – che da anni colora i muri della provincia chiedendoli in concessione a privati. E che, ancora incredulo, ci racconta: «A giugno, dopo mille richieste, abbiamo ottenuto uno spazio comunale, il primo a Vicenza». È il tunnel della ciclabile di Campedello, dove i writer nostrani possono sfogare i loro guizzi creativi davanti ai passanti incuriositi. Certo, è un po’ pochino in una città di più di 100 mila abitanti. Ma ci auguriamo rappresenti un primo, timido passo di apertura all’espressione giovanile, che sconfessi con intelligenza la presunta utilità delle ondate proibizioniste.
sabato 22 MANHATTAN TRANSFER Maxlive – SS 46 del Pasubio (Costabissara), ore 21 Veneto Jazz – concerto del quartetto vocale di New York Ticket (min. euro 18,00, max euro 28,00) sabato 22 MUD ANGEL + HYDROPONIC Frenetica Rock Cafe - via Dante 91 (San Valentino di Brendola), ore 22 Rassegna “Rock No Limits” concerto rock alternativo + concerto rock pop Free entry sabato 22 SKA-J Spazio Arcadia – via Paraiso 36 (Schio), ore 21 Concerto ska jazz Riservato soci Arci domenica 23 TAMBURINI & MEMOLI QUARTET Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto jazz Free entry
lunedì 24 THOSE TWO GUYS Il Borsa Caffè – piazza dei Signori 26, ore 19.30 Concerto aperitivo – Due chitarre, una voce: Cesco e Silva Free entry martedì 25 GONZALES + SPEEDJACKERS Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto punk rock + concerto rock’n’roll Free entry giovedì 27 STEVE HUDSON QUINTET Jazsbo - via del Progresso 13 (Sovizzo), ore 21.30 Concerto jazz di presentazione nuovo disco Free entry giovedì 27 THANKS MAMA Birrificio Birracrua - strada vicinale Montecrocetta 6, ore 21 Concerto rock acustico Free entry venerdì 28 BRUNO MONTORIO Osteria “da Carlèto” Fimon centro, ore 21 Concerto del cantautore vicentino Free entry venerdì 28 MOJOMATICS + GOODNIGHT LOVIN’ Yourban Music Lab – via 51° Stormo 3 (Thiene), ore 22.30 Concerto garage rock + concerto indie rock Riservato soci Arci
movida
126 del22 novembre 2008 pag23
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Un nuovo, inutile Clint Eastwood
Popcorn
ViPiùtavola etnica
Un bambino scomparso, un misterioso serial killer, una donna a cui nessuno crede. Gli ingredienti del noir ci sono tutti, ma Changeling risulta solo banale e noioso
di Giuliano Corà | Una scena di Changeling
N
on si capisce più che tipo di cinema faccia Clint Eastwood. Dopo Fino a prova contraria (1999), para-thrilling sentimentaloide sulla pena di morte, Debito di sangue (2002), banale e retorica sceneggiatura sul trapianto cardiaco, e Million dollar baby (2004), soap saccarotica e indigeribile, ecco un film che si segnala per la sua ‘inutilità’. A Los Angeles nel 1928, Christine Collins denuncia la scomparsa del figlio David di nove anni. Dopo sei mesi, la polizia glie lo riporta, ma lei afferma che quello non è suo figlio. Ma la polizia, già sotto accusa per violenza e corruzione, non può ammettere l’errore, e fa internare la donna in manicomio. Solo la scoperta di un serial killer di bambini, di cui David è forse rimasto vittima
e l’aiuto del pastore della Chiesa locale riusciranno a far liberare la donna e a riformare la polizia. Detto ciò, detto tutto. Non una volta il film ‘spiega’ quale sia il suo scopo, quale ‘messaggio’ intenda dare, quali richiami vi si debbano leggere. Forse nell’orrore e nella violenza si devono vedere i prodromi della crisi imminente? Chissà. O forse dovrebbe essere una metafora del fondo oscuro che abita nel cuore umano? Mah. E perché mai quell’insistenza feroce sull’esecuzione dell’assassino? Che se l’intenzione era di fare un noir nostalgico e rétro, allora il confronto con L.A. Confidential (1997), il capolavoro di Curtis Hanson, è tragicamente impari, e questo film banale e noioso ne esce rovinosamente sconfitto.
Invece, una parentela può essere cercata, purtroppo, in Black Dalia (2006), l’ultima delusione di Brian de Palma. Anche qui, il massimo delle energie sembra essere stato speso in una calligrafica e maniacale ambientazione. Gli abiti di Angelina Jolie sembrano usciti dallo scatolone della sarta un attimo prima. Le macchine sono senza un graffio o un granello di polvere: il taxi giallo che invade lo schermo in una delle ultime scene è talmente perfetto da infastidire. Dopo di che, non c’è altro, se non le scelte incomprensibili di quello che è (stato?) uno dei maggiori registi americani degli ultimi vent’anni. Changeling, C. Eastwood, USA, 2008
Sul comodino
Un blues da un milione di dollari
E nessuna speranza
In una New Orleans ingannevole e inquieta, un cupo intreccio che ruota attorno al bottino di una rapina milionaria
di Giovanni Magalotti
U
n milione di dollari, frutto di una rapina in banca, fanno gola a molte persone. A Eugene Cicero Grimes, psichiatra dedito al recupero dei tossicodipendenti in uno dei quartieri più poveri di New Orleans; a Callie Carter, un’ex prostituta paziente di Cicero; a Clarence Jefferson, un capitano di polizia corrotto e crudele; e a Luther Grimes, fratello maggiore di Cicero, reduce dal Vietnam che spaccia droga in Sudamerica, e che è attualmente in possesso del denaro. Ma mentre Callie e Clarence pensano solo ai soldi, Cicero Grimes medita una personale vendetta che trova le sue ragioni nel passato dei
due fratelli. Violento, sboccato, amorale, questo romanzo noir dello scrittore inglese Tim Willocks insiste su alcuni fra i peggiori difetti dell’essere umano (ferocia e cupidigia soprattutto) con una tale pervicacia da far sospettare che non si tratti, come spesso accade, di una posa o, peggio, di una provocazione letteraria; l’autore nutre un’autentica sfiducia nell’uomo e nelle sue possibilità di redenzione. In questo senso, i protagonisti della storia, quasi del tutto negativi, rendono impossibile qualsiasi identificazione da parte del lettore. L’aspetto più ragguardevole del romanzo è la sua ambientazione. New Orleans, profondo sud degli Stati Uniti, è sempre stata una città poco frequentata dalla narrativa di genere contemporanea. In questo libro,
a causa del clima umido e della sua vicinanza a temibili paludi, è lo sfondo perfetto, sul piano geografico e su quello simbolico, per una storia di inganni, tradimenti e paure: “La Città era un arazzo tessuto da un folle, fatto di scintillii e squallore, gioia e tristezza, rinascita e degrado. Diversamente dalle più giovani città spaccone che si sgolavano sulle due coste [...] era in giro da un sacco di tempo e ne aveva viste troppe per sentire la necessità di indossare una maschera. Era un cocktail dell’intero mondo malefico, shakerato e poi versato su una lingua di terra all’estremo del continente, dove con un minimo di fortuna il resto della nazione non si sarebbe accorto di lei”. Tim Willocks, Bad City Blues, Cairo Editore, 271 pp., € 16,50
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sport
126 del22 novembre 2008 pag25
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ViPiù Il signor Vicini sport
L’ex ct della nazionali fra ricordi biancorossi e azzurri racconta la sua vita nel calcio
di Francesco Cavallaro
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al vivo Azeglio Vicini è come appare in televisione. Schietto, semplice, mai una parola in più. Lo abbiamo incontrato nella “sua” Vicenza in occasione di una cerimonia dell’Aic, l’Associazione italiana calciatori. L’ex biancorosso – ha militato con il Lanerossi dal 1953 al 1956 (54 partite giocate e 8 reti segnate) – ha ancora VicenNon voglio demonizzare il palloza nel cuore. E non solo perché ha ne di oggi, non è vero che si stasposato una vicentina doc. Vicini va meglio quando si stava peggio. esordì con la maglia della gloriosa Però dai, oggi è uno sport votato a vent’anni. “Altri tempi – sorrialla logica degli interessi econode l’ex tecnico della Nazionale -; mici”. Dopo la brillante carriera andavamo in trasferta in treno e da calciatore Vicini ne iniziò una durante il viaggio si giocava a caraltrettanto significativa come alte. Il calcio era ancora un divertilenatore. Con il Bremento, non c’erano scia nel 1967-1968; tutte queste pressioquindi, dal 1975 al ni. Con il Lanerossi 1986, al timone delabbiamo conquistato la Nazionale Under la promozione nella Con il Lanerossi 21. Seguì il salto in massima serie nella abbiamo Nazionale maggiore stagione 1954-55: un (1986-1991). Infine, sogno”. Da Vicini in conquistato Vicini terminò con il poi iniziarono i temla serie A Cesena (1992-1993) e pi d’oro del LanerosUdinese (1993-1994). si, per un ventennio nella stagione “Con l’Italia mi sono consecutivo in serie 1954-55 preso grandissiA. Quando racconta me soddisfazioni dei fasti della sua – commenta l’ex epoca gli vengono commissario tecnico -; certo, pesa gli occhi lucidi: l’emozione ha il ancora come un macigno la semisopravvento, la voce è rotta: “In finale persa contro l’Argentina a quegli anni il calcio era poesia.
| L’ex ct degli azzurri e la nazionale dei mondiali di Italia ‘90
Italia 90. Doveva andare a finire così, pazienza”. Non lo dice lui, ma la critica. Quella Nazionale è stata la più bella squadra degli ultimi vent’anni: difesa solida (escludendo la sciagurata uscita di Walter Zenga ai Mondiali), centrocampo propositivo e rognoso al tempo stesso, attacco stellare (memorabili il boom di Salvatore Schillaci a Italia 90, 6 reti in sette partite, e il mitico gol da centrocampo di Roberto Baggio contro la Cecoslovacchia). “Grazie – risponde Vicini -; ho fatto solo li mio dovere. In campo ci andavano i giocatori, mica io”. Un signore. Intanto un bimbo, avrà al massimo sette anni, gli chiede un autografo. Vicini gli sorride, sembra un nonno alle prese con il suo nipotino; e gli chiede: “Come ti chiami?”. “Leonardo”, risponde il bambino. “Allora scriviamo: a Leonardo con tanto affetto”. Una scena che fa quasi tenerezza. Il piccolo manco
solite frasi fatte da voi giornalisti”. saprà chi è Azeglio Vicini e cosa Infine la domanda delle domande: ha fatto alla guida della Nazionale meglio Baggio o Del Piero? Vici; eppure è emozionantissimo. Ci ni è chiaramente in difficoltà. Fa pensa l’ex ct a tranquillizzarlo con una pausa. Poi risponde: “Se devo una carezza: piccoli gesti di umascegliere li prendo tutti e due”. nità, una rarità nell’attuale mondo Troppo facile così, ribadiamo noi. del calcio. “E va bene – conclude Vicini – alEcco che Vicini riprende la converlora meglio Baggio. sazione. Gli domanMa non perché è vidiamo della Nazionacentino. Aveva dei le di Lippi. “Marcello colpi che non ho mai ha una grossa responpiù visto eseguire da sabilità – sottolinea nessuno; ad esem– sarà difficilissimo Baggio aveva pio, le sue punizioni ripetere l’impresa di avevano una traietGermania 2006. In dei colpi che toria inspiegabile: ogni caso sono connon ho più sembravano lente, vinto che dopo Roberin realtà erano delle to Donadoni la scelta visto eseguire bombe imprendibili della Federazione da nessuno per i portieri”. Vicidovesse ricadere proni ci saluta, gli imprio su di lui; è l’unipegni di circostanza co in grado di portare lo chiamano. Grazie per aver reso gli azzurri sul tetto del mondo per il calcio più umano: a Vicenza e in il secondo Mondiale consecutivo. giro per il mondo. Minestra riscaldata? Ma va là, le
sport
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Minetti, ora serve il cuore
Volley
Biancorosse contro Pavia e la sorte In dubbio Tirozzi e coach Fangareggi
| De Gennaro e Tirozzi in nell’incontro con Chieri
di Paolo Mutterle
F
are quadrato, stringersi intorno alla squadra o serrare le file, fate voi. Si può dire in diversi modi, ma il concetto è sempre quello e riguarda tutti coloro a cui stanno a cuore i colori biancorossi, giocatrici e società, tifosi e staff. Lo richiede il momento: più che parlare ora bisogna agire. Vicenza arriva dalla settimana forse più difficile della sua decennale storia pallavolistica nel massimo campionato, in cui tutto o quasi è andato storto. A partire dall’ultimo turno, quando l’inaspettata vittoria di Cesena su Conegliano lascia attualmente alle biancorosse l’ingrato compito di chiudere con 2 punti una classifica ancora molto corta. Martedì un virus influenzale blocca Vale Tirozzi, fino ad oggi la miglior realizzatrice vicentina assieme a Curcic, poi un mancamento costringe il tecnico Mario Fangareggi a prendersi un periodo di riposo e ad affidare la squadra al suo secondo, Icio Baraldo. Il tutto, poi, alla vigilia di una partita
delicata come quella di domenica 23 novembre (PalaRewatt, 17.30) contro la Riso Scotti Pavia, diretta concorrente nella lotta per la salvezza, quando tra le cartucce a disposizione di coach Gianfranco Milano ci saranno anche le ex Pachale e Lehtonen. Non sono però questi nomi a spaventare una Minetti che nelle prime sei giornate ha messo in difficoltà qualsiasi avversaria, peccando (a volte gravemente) soprattutto a livello di continuità. La squadra sembra insomma avere le capacità di venir fuori da questa situazione da sola e anche i sassi ormai sanno che la mai così tanto attesa prima vittoria sarebbe la miglior medicina per i mali di Pacca e compagne. Certo, se un piccolo aiuto arrivasse anche dal pubblico, finora sempre numeroso al PalaRewatt ma mai veramente caldo, male non farebbe. Questa Minetti non sarà da scudetto, ci mancherebbe. Ma vedere le biancorosse lottare contro Chieri “tra le mura amiche” e farsi fischiare in battuta da un manipolo di tifosi piemontesi - a fronte di un migliaio abbondante di appassionati vicentini dall’aplomb inglese - è uno spettacolo che deprime più di una sconfitta al tie-break. O no?
Prini...e ultimi
V
e la ricordate l’incredibile serie di finale Bergamo-Novara per lo scudetto 2004? Io sì. Anzi, posso dire io c’ero. Grazie a Tele + feci la telecronaca di gara 1 e 2 ed il bordo campo di gara 3, 4 e 5. Uno degli spettacoli pallavolistici più belli ed intensi cui mia sia mai capitato di assistere, con Novara capace di sprecare (o Bergamo capace di annullare, fate voi…) 7 palle match. Ricordo ancora la fila di coloro che già stringevano la mano al presidente dell’Asystel Antonio Caserta, felicitandosi per la conquista dello scudetto…Strette di mano che il patron delle novaresi non ha mai dimenticato, perché alla fine Bergamo vinse 3-2 e Novara rincorre ancora quel primo sto-
a cura di Roberto Prini telecronista Sky Sport rico scudetto. Bergamo-Novara di sabato, Sky Sport 2 ore 16.30, è dunque una partita particolare, non solo per il passato ma anche per presente e futuro del nostro campionato. Ci deve dire se i progressi dell’Asystel con l’arrivo della straordinaria Kun Feng in cabina di regia posso portare Novara al livello delle pretendenti allo scudetto, oppure se la corsa al titolo sarà una gara solo fra Foppapedretti e Scavolini Pesaro con Jesi fattore sorpresa. Il resto del calendario offre scontri sulla carta equilibrati, tranne Santeramo-Pesaro e Jesi-Castellana. Vicenza, in casa contro Pavia, è già chiamata ad una partita da ultima spiaggia: un’altra sconfitta come contro Chieri pregiudicherebbe non poco il campionato della Minetti. La prima vittoria della stagione riporterebbe un po’d’ossigeno in casa biancorossa e darebbe lo slancio per affrontare i prossimi terribili turni con le trasferte di Pesaro e Bergamo.
Regular Season A1 7ª Giornata Andata (23/11/2008 17:30) Tena Santeramo - Scavolini Pesaro Despar Perugia - Famila Chieri Monte Schiavo Banca Marche Jesi - Cgf Recycle Florens Castellana Grotte 22/11/2008 alle ore 20:30 Foppapedretti Bergamo - Asystel Volley Novara 22/11/2008 alle ore 16:30 Diretta Sky Sport 2 Unicom Starker Kerakoll Sassuolo - Lines Ecocapitanata Cesena Zoppas Industries Conegliano Yamamay Busto Arsizio Minetti Vicenza - Riso Scotti Pavia
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126 del22 novembre 2008 pag27
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Amarcord 1983
Basket
Rangers schiacciasassi
Rugby
La Nazionale medaglia d’oro Eurobasket 1983 a Vicenza per festeggiare il 25° anniversario del titolo
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| Alcuni momenti della finale dell‘83
S
ono passati venticinque anni da quella finale tra Italia e Spagna vinta 105 a 96 dagli azzurri e che valse a Nantes il titolo di Campione Europeo. Una nazionale guidata da Sandro Gamba, con in campo Dino Meneghin e Roberto Brunamonti. Sabato 29 novembre la Nazionale medaglia d’oro ai Campionati Europei di pallacanestro sarà a Vicenza per festeggiare il venticinquesimo anniversario del titolo. Gli azzurri saranno ospiti della Pallacanestro Araceli, storica società cittadina che, affiancata da un pool di sponsor (Banca Popolare di Vicenza, Dainese, Trivellato Mercedes Benz e Garbin Ovens) ha organizzato un programma che si svilupperà per buona parte della giornata. Il ritrovo è fissato alle 11.00 ai Chiostri di Santa Corona, in centro città, per una tavola rotonda sul tema “Cos’è veramente lo sport”,
ideata e condotta da Carlo Spillare, uno dei grandi professionisti vicentini del passato. Sono previsti gli interventi anche di alcuni ex giocatori della nazionale. Dopo pranzo, in occasione del 500° anniversario della nascita di Andrea Palladio ( che ricade il 30 novembre), gli azzurri visiteranno i monumenti del grande architetto. Alle 17.00 il Centro sport Palladio ospiterà uno special event, aperto al pubblico, in cui tutto il mondo della pallacanestro vicentina festeggerà la squadra azzurra. Agli ex giocatori professionisti (fra cui Carlo Spillare, Lino Mascellaro, Gianni Savio, Roberto Dalla Vecchia), si affiancheranno le “ragazze” della A.S. Vicenza pluricampione d’Italia e d’Europa (Wanda Sandon, Lidia Gorlin, Valentina Peruzzo, Mara Fullin, “Biba” Gentilin). Non mancherà l’ex commissario tecnico della Nazionale
femminile Franco Novarina, e i dirigenti emeriti come Antonio Concato e Roberto Pellizzaro. Tutti affiancati da imprenditori-sponsor con un passato personale cestistico come Lino Dainese e Francesco Trivellato; e da rappresentanze delle società di città e provincia e autorità sportive locali e regionali che hanno già assicurato la loro presenza. Insieme con la Nazionale sarà celebrato anche il 50° di fondazione della Associazione sportiva Vicenza, la più illustre e titolata società cittadina di basket femminile. L’appuntamento più atteso però è quello con cui si concluderà l’evento: la squadra campione d’Europa tornerà infatti sul parquet per un match-esibizione contro la squadra over 40 dell’Araceli, che ha partecipato alle finali nazionali di categoria nello scorso giugno. T.Q.
ella settima giornata del girone di andata i Rangers sbancano il campo dei Monsters di Piazzola sul Brenta e si impongono con il risultato di 10 a 22. La sesta vittoria consecutiva regala ai biancorossi altri quattro punti in classifica, che fruttano un ulteriore distacco rispetto agli stessi Monsters, secondi a nove lunghezze di distanza, mentre il Rugby Alto Vicentino – terza squadra in classifica – dovrà attendere il 23 novembre per recuperare la gara dell’ultimo turno, sospesa a causa della impraticabilità del campo. I Monsters sono probabilmente il team più ostico che il Vicenza si trova nel proprio girone di Serie C e la gara di domenica 16 novembre si è effettivamente giocata all’insegna di un sostanziale equilibrato, malgrado la superiorità dei Rangers in touche e nel gioco aperto, una superiorità purtroppo non sfruttata pienamente. I padroni di casa si sono dimostrati duri e fallosi in mischia, nelle ruck hanno dato filo da torcere agli avanti biancorossi, mentre i calci di spostamento dell’estremo e dell’apertura padovani hanno creato non poco scompiglio nella difesa vicentina. I Rangers, però, si sono affidati al piede ispirato di De Toni per mettere al sicuro il risultato con i calci piazzati (in tutto cinque + una trasformazione), preferendo questa
soluzione ai più difficili tentativi di penetrazione. Il conteggio delle mete è terminato con una marcatura a testa, quella dei Monsters segnata nel primo tempo, quella del Vicenza trovata allo scadere grazie ad una prodezza di Andrea Lanaro, che ha stoppato un calcio di liberazione dell’estremo avversario ed è riuscito a schiacciarlo in meta, togliendo così ai Padovani la possibilità di guadagnare un punto di bonus. Domenica 23 novembre il First XV osserverà un turno di riposo e tornerà in campo il 30 novembre per l’ultima partita di andata, che si disputerà sul terreno di via S. Antonino contro il Rugby Trento. Il settore giovanile regala soddisfazioni con l’Under 19 e l’Under 17, che domenica 16 novembre hanno vinto in casa – rispettivamente contro il Rugby Jesolo (41 a 12) e il CUS Padova (41 a 0) – mentre il giorno prima l’Under 15 ha perso in trasferta il derby contro il Bassano (48 a 14). Domenica 23 novembre scenderanno in campo solo gli Under 19, impegnati a Conegliano, e la Scuola di Minirugby, che ospiterà a Vicenza un quadrangolare con le formazioni Under 7, 9, 11 e 13 di Badia Polesine, Cus Verona e Sudtirolo Rugby (inizio ore 10.00). F.B.
salute redazionale in collaborazione con CMSR
126 del22 novembre 2008 pag28
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Pap test, un alleato prezioso Veloce, indolore, affidabile. Il pap test è un sistema di diagnosi precoce che, se effettuato con regolarità, si rivela fondamentale per prevenire i tumori al collo dell’utero. E non solo
N
ell’ambito della prevenzione la medicina e la scienza negli ultimi decenni hanno avuto un rapido sviluppo. La comprensione dei meccanismi che causano determinate malattie ha permesso di attuare una serie di strategie che permettono di evitare, in alcuni casi, l’insorgenza stessa della malattia. In altri la diagnosi precoce consente di impostare una terapia adeguata prima che la malattia abbia fatto danni irreparabili. In particolare per quanto riguarda la salute della donna, molto in tal senso è stato fatto. Esistono infatti delle strategie ben consolidate che negli anni hanno permesso di ridurre drasticamente le conseguenze negative e la mortalità stessa dovuta a particolari patologie, quali il tumore della mammella e della cervice uterina. La maggior parte di noi donne ha sentito parlare di pap test, ma non è sempre chiaro a tutte a cosa serva e che tipo di vantaggi per la propria salute possa dare, eseguire periodicamente ed in maniera regolare questo esame. Il pap test è un esame di screening, cioè un test usato per individuare le pazienti che sono a rischio di sviluppare una patologia benigna, pre-tumorale o tumorale a carico del collo dell’utero. E’ un esame semplice, indolore, che si può eseguire durante la visita ginecologica nelle donne che abbiano già iniziato la propria attività sessuale. Utilizzando una spatola e uno spazzolino particolare si tocca delicatamente il collo dell’utero e si asportano senza dolore alcune cellule che vengono stri-
sciate su un vetrino (secondo il pap test tradizionale) o immerse in un liquido (secondo il pap test in fase liquida) e poi inviate al laboratorio di Anatomia Patologica per essere analizzate. La finalità principale del pap test è individuare cellule preneoplastiche o neoplastiche (quando ci sono) e selezionare quindi le pazienti che necessitano di approfondire la diagnosi mediante esami di secondo livello: colposcopia e biopsia mirata. Il pap test può dare anche altre informazioni indirette: la presenza di infezioni concomitanti (batteriche aspecifiche, micotiche, da Trichomonas o virali), la valutazione della situazione ormonale, l’ipotetica presenza di patologia dell’endometrio. E’ un’analisi diagnostica con attendibilità molto alta. Esiste però un piccolissima percentuale di casi in cui può accadere che l’esame sia falsamente positivo oppure falsamente negativo, come può succedere per tutte le altre metodiche: non esiste infatti in medicina l’attendibilità del 100%. Per questo è fondamentale che l’esame venga eseguito con regolarità senza far trascorrere troppo tempo tra un esame e l’altro. Gli studi scientifici hanno da tempo dimostrato che la maggior parte della patologia tumorale del collo dell’utero è provocata da alcuni ceppi virali di HPV (Human Papilloma Virus) definiti ad alto rischio. L’HPV è un virus e come tale non è suscettibile di terapia antibiotica. Si contrae in genere (anche se non sempre) attraverso i rapporti sessuali e in un
ampio numero di casi l’organismo riesce a combattere e ad eliminare il virus grazie alla risposta del sistema immunitario. La presenza dell’infezione non è necessariamente sinonimo di tumore del collo dell’utero. Il virus persiste solo in una piccola percentuale di donne infettate e probabilmente solo in presenza di fattori favorenti determina la trasformazione delle cellule del collo dell’utero. La patologia tumorale vera e propria compare dopo molto tempo (anche anni) e soprattutto in genere determina prima delle lesioni pre-cancerose che posso essere evidenziate col pap test. Questa diagnosi precoce è importantissima perché permette di curare la paziente con una terapia chirurgica conservativa (cioè si asporta solo la parte del collo che è malata), prima che la malattia evolva e si trasformi in franco tumore invasivo diffuso. Oggi è disponibile un’altra arma contro il tumore del collo dell’utero: la vaccinazione, in particolare contro alcuni ceppi di HPV (quelli più frequentemente coinvolti,) che permette d’immunizzare contro questo tipo d’infezione. Da quest’anno è attiva una campagna vaccinale destinata alle ragazzine di 12 anni: la vaccinazione viene eseguita su chiamata e gratuitamente dal Distretto di appartenenza della propria ULSS. Il vaccino consente di realizzare la vera e propria prevenzione primaria, cioè impedire a quei ceppi virali (per il quali è disponibile il vaccino) di infettare la paziente. Le pazienti vaccinate dovranno comunque
sottoporsi in futuro al pap test per identificare i casi di patologia al collo dell’utero non dovuti al virus e quelli dovuti a ceppi diversi rispetto a quelli contenuti nel vaccino. La colposcopia è un esame che può essere fatto o per completare il pap test in sede di prelievo, oppure (e questa è l’indicazione principale) nel caso di pap test anomalo per identificare meglio le zone da sottoporre a prelievo bioptico. Il collo dell’utero viene “guardato” usando uno strumento che si chiama colposcopio, capace di ingrandire le immagini, dopo aver “colorato” il collo stesso con dei liquidi particolari che permettono di evidenziare le zone alterate sulle quali fare la biopsia oppure concentrare se necessario la terapia. Drssa Lucia Cardascia Medico specialista in Ostetricia e Ginecologia Sanimedica/Fisiomed
Come fare L’introduzione attorno agli anni cinquanta del pap test ha drasticamente ridotto l’incidenza del cancro al collo dell’utero. Era una delle maggiori cause di morte tra le donne, prima che un medico greco, George Nicholas Papanicolaou, non inventasse il test che ricorda le prime lettere del suo cognome. Regole da osservare per chi si sottopone al paptest • eseguire l’esame a metà del ciclo mestruale, dal 10 al 20 giorno • nei 5 giorni precedenti all’esame vanno evitati rapporti sessuali e terapie locali (lavande, creme, ovuli,..); • ci si deve sottoporre all’esame con regolarità, indicativamente ogni 12 mesi
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dalla parte del torto
126 del22 novembre 2008 pag30
numero
Riaprite quei siti Anche se razzisti Il forum anti-zingari di Sandoli (Lega Nord) su Facebook è stato chiuso per le proteste di ebrei e sinistra europea. Una censura anti-democratica
di Alessio Mannino
S
u richiesta degli israeliani del Centro Simon Wiesenthal, il network Facebook ha chiuso di recente sette forum on line italiani dichiaratamente antizingari, cioè razzisti. Fra di essi anche quello aperto dal segretario berico della Lega Nord, Alessio Sandoli, intitolato “Basta zingari a Vicenza”. Il giovane padano l’ha buttata in politica, incolpando i socialisti europei che con il tedesco Martin Schultz (quello definito “kapò” dal battutaro Berlusconi) hanno denunciato il “razzismo italiano anti-rom” e chiesto la “rimozione immediata” dei siti internet. «Faccio notare che mentre si è provveduto alla cancellazione di questi gruppi, in rete continuano ad esistere gruppi come “Lega lombarda razza bastarda”, oppure “Uccidiamo Berlusconi”. Come al solito due pesi e due misure», ha commentato il leghista. Legittimo odio E’ sbagliato ridurre il caso alla solita polemichetta fra destra e
sinistra. Qui la faccenda è più seria, perché investe il presupposto stesso di una democrazia: la libertà di espressione. La reazione impaurita di Facebook, che ha cancellato all’istante i contenuti “offensivi”, dimostra come nel cosiddetto “mondo libero” non si è neppure più liberi di odiare. Che piaccia o no ai guardiani del politically correct, io, come cittadino responsabile delle mie azioni, devo poter odiare (o amare) chi mi pare. O si vogliono imbavagliare persino i sentimenti? Nell’Occidente “democratico”, che si crede una civiltà superiore alle altre in virtù del regime di libertà politiche e civili di cui gode, si invoca la censura su coloro che democraticamente esercitano un diritto: dire come la si pensa. E si deve poter dirlo comunque, fosse pure l’opinione più aberrante o l’odio più insano. L’unico limite riguarda il codice penale: non è lecito diffamare persone fisiche o giuridiche attribuendo loro atti che non hanno commesso. Ma per questo ci sono i giudici, che giudicano a posteriori. Dei tribunali del pensiero che infliggono la censura a priori, invece, dobbiamo fare volentieri a meno. Perché ogni idea, per
quanto appaia mostruosa alla communis opinio, ha diritto di cittadinanza. Purché si manifesti senza ricorrere alla violenza, nel qual caso si commette reato e si finisce, giustamente, in galera. Punto e a capo. Antifascisti fascisti Invece qui siamo al Minculpop in nome della democrazia, anzi dell’antifascismo. “Fascisti”, sono stati chiamati i creatori di quelle discussioni su internet. Sicuramente fra essi ce n’erano. Così come è innegabile che sotto il richiamo alla “sicurezza” agitato dai leghisti ci sia del razzismo bello e buono. E chi scrive, a scanso di equivoci, tiene a far sapere che essere razzisti equivale a essere stupidi, ignoranti e tendenzialmente paranoici. Ma è ridicolo e pericoloso autoproclamarsi, come fanno gli ebrei del Centro Wiesenthal, nemici di ogni intolleranza razziale e poi ergersi a censori. E i socialisti, dimentichi degli strali contro il “regime liberticida” di Berlusconi in Italia, si sono comportati da fascisti. Diceva Ennio Flaiano che esistono due fascismi: quello dei fascisti, e quello degli antifascisti. E il secondo è anche peggio del primo, perché ipocrita.
Nessuna eccezione Dice: ma non sono accettabili gli insulti, i disgustosi appelli alle “camere a gas”, l’invito a “bruciarli tutti” e la caterva di indecenze verbali messe in rete. Si offende la dignità e la sensibilità delle persone. Vero. Ma se si parte da questo concetto si finisce col ritorno all’Indice e all’Inquisizione. Dovremmo stilare un elenco delle cose che non si possono dire o scrivere, e decretare il divieto di “odio” per ogni gruppo sociale, etnico o politico. La democrazia, per essere tale, non può porre limite alcuno alle opinioni, anche quando sono conclamate idiozie. Perché o la libertà di espressione vale per tutti e contro tutti o non vale per nessuno e contro nessuno. Un principio non può conoscere eccezioni, altrimenti si trasforma in arbitrio e in sopraffazione. E difatti la sopraffazione fisica deve restare l’unico discrimine. La tirannia della maggioranza Scrive John Stuart Mill, uno dei padri della liberaldemocrazia, nel saggio “Sulla libertà”: «È necessario anche proteggersi contro la tirannia dell’opinione e dei sentimenti predominanti, contro la tendenza della società a imporre,
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con mezzi diversi dalle sanzioni legali, le proprie idee e regole di condotta a chi non le condivide, a ostacolare lo sviluppo e, se possibile, a prevenire la formazione di qualsiasi individualità discordante, obbligando tutti i caratteri a conformarsi al suo modello». Invece oggi gli integralisti della democrazia negano, davvero poco democraticamente, il diritto di parola altrui. Tappano la bocca o oscurano l’esistenza di chi non si riconosce nel pensiero comunemente accettato. Si considerano tolleranti e moralmente superiori alle “retrograde” società islamiche o del Terzo Mondo, ma se gli si tocca gli ebrei è istigazione all’odio razziale, mentre se una Fallaci scrive invettive goebbelsiane contro i musulmani quelle no, quelle vanno bene. Si credono democratici solo perché se la cantano e se la suonano fra democratici, ma se uno non lo è, o non risponde ai requisiti opportunistici del “perfetto occidentale”, è fuori, è un paria, è un mostro per cui i diritti non valgono più. A questi farisei del pensiero unico vorremmo ricordare una semplice, insuperata frase di Voltaire: «Non condivido ciò che dici, ma sarei disposto a dare la vita affinchè tu possa dirlo».
botta&risposta
126 del22 novembre 2008 pag31
numero
nome e cognome
Vincenzo
Vincenzo Riboni età 58
Riboni
Il tratto principale del mio carattere Onestà intellettuale. La qualità che preferisco in un uomo Concretezza. La qualità che preferisco in una donna Creatività,fantasia, dolcezza. Quel che apprezzo di più nei miei amici La discrezione. Il mio principale difetto Lo sto ancora cercando. La mia occupazione preferita Andare per il mondo. Il mio sogno di felicità La bellezza di continuare a desiderare. Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia Perdere entusiasmo e curiosità.
I miei film preferiti Quelli che rappresentano la cronaca evocata di storie vere. Quel che detesto più di tutto La meschinità. Il personaggio storico più ammirato Madre Teresa di Calcutta. e quello più disprezzato sono tanti.
Come vorrei morire In piedi. Stato attuale del mio animo “Lancia in resta”.
Quel che vorrei essere Mi è sufficiente quel che sono. Il paese dove vorrei vivere La mia Africa (da non confondere con il mal d’Africa).
Il mio credo politico o ideale Coerenza ed equità.
Il piatto a cui non so rinunciare Risotto con i “cicciolini” (piatto tipicamente veronese).
Cosa mi piace e cosa non mi piace di Vicenza La vivibilità, a parte qualche rotatoria di troppo.
I miei poeti preferiti Gibran, Neruda, Tagore.
Bovolone (verona) titolo di studio Laureato in medicina e chirurgia professione Medico specialista in Chirurgia e nell’Emergency Medicine, Primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Bortolo in Vicenza ; con il Cuamm – Medici con l’Africa, organismo internazionale, svolge attività di cooperazione medica in Africa; da poco rientrato da Yirol nel SudSudan
CON IL PATROCINIO DI: Centro Studi Ecologia ed Ambiente Istituto Tecnico Professionale dal 1993 al servizio dell’Ambiente
PROVINCIA DI VICENZA
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Istituto di Certificazione della Qualità e Gestione Ambientale Associazione Italiana Consulenti Ambientali
Il dono di natura che vorrei avere L’estro per la musica.
Il mio prossimo impegno nella vita Continuare a sostenere le iniziative per l’Africa.
I miei libri della vita La peste di Albert Camus, Umanesimo integrale di Jacque Maritain.
luogo di nascita
Cosa mi piace e cosa non mi piace dei vicentini La voglia di condivisione. Provo fastidio per l’abitudine alla lagnanza.
I musicisti che mi piacciono di più De Andrè, Zucchero, Ligabue, Bob Dylan, Nirvana.
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza Le mie.
I miei pittori preferiti I futuristi.
Il mio motto “ Mai paura”.
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hanno detto
Obama è un nemico e se manderà altri soldati, noi combatteremo con ancora più forza. Siamo disposti a dialogare con il governo afghano solo quando le truppe straniere se ne andranno dalla nostra terra. Gli stranieri sono venuti con la forza e ci hanno occupato. Prima del loro arrivo c’era un governo islamico, le strade erano sicure, non c’erano crisi o problemi. Ora siamo costretti a lottare. A difenderci, a resistere per poter vivere le nostre vite in pace. Zabiullah Mujahiddin, portavoce Talebani L’Espresso 14 novembre 2008
La sinistra? Non è un’opposizione, ma una concorrente: cerca di vendere lo stesso prodotto, ma con meno efficacia. Erri De Luca Venerdì di Repubblica 14 novembre 2008
I primi cittadini veneti, di destra, centro e sinistra, temono l’ennesima presa per i fondelli. Ancora troppi dibattiti sul federalismo fiscale, dicono, troppe parole e pochi fatti, fino all’onta della montagna di euro regalati a Catania, alla Sicilia degli sperperi, alla faccia delle regioni e dei comuni virtuosi. Luigi Bacialli Libero 18 novembre 2008
in questo numero Violenza sulle donne, il silenzio delle innocenti [pag3] Indagine Cisl: le industrie investono sui nuovi laureati [pag8] La giunta Variati e le cugine europee, assessori a confronto [pag10] I 130 anni del Rossi, speciale cartoline storiche [pag16] Writers, finalmente uno spazio in città [pag22] Amarcord biancorosso, intervista ad Azeglio Vicini [pag25]
Direttore responsabile Luca Matteazzi
supplemento a VicenzaPiù n°1 del 22 novembre 2008
Il mistero di
Magritte René Magritte, L’heureux donateur, 1966, olio su tela, Musée d’Ixelles, Bruxelles © ADAGP, Paris 2008
M
dipinti degli anni ’50. Accanto a questo, agritte lo conosciamo tutti. Alcuperò, c’è la ricerca costante di una nuone delle sue immagini più celebri va chiave di lettura.“L’opera di Magritte – la pipa che non è una pipa, gli uomini pone, quando si cerca di decodificarla, con la bombetta - sono diventate vere e una serie di questioni esistenziali fonproprie icone del Novecento, e le ritrodamentali – osserva Claudia Beltramo viamo abitualmente nella pubblicità, al Ceppi, una dei curatori della mostra -: cinema, nei videoclip. E allora, ha senso la solitudine dell’uomo nell’universo, i una nuova mostra su Magritte? A giufondamenti della libertà di pensiero, dicare da quanto fatto a Milano, dove l’origine e la credibilità questo fine settimana si del sapere, la relazione tra aprea una grande rassegna l’esperienza onirica e queldedicata al pittore belga e la reale. Tutto ciò trova intitolata Magritte e il soluzione in un evidente mistero della Natura, Magritte paradosso: la piena presa parrebbe proprio di sì. trasforma di coscienza che il mistero Con le oltre cento opere in oggetti e è il significato profondo di mostra al palazzo Reale, situazioni tutto il reale, e la natura il infatti, i curatori si sono luogo deputato in cui esso sì sforzati di offrire una per smontare panoramica sulla carriera i luoghi comuni si può manifestare”. di uno degli artisti più si“Mistero è la parola gnificativi e innovatori di chiave per la poetica di tutto il secolo scroso, parMagritte – le fa eco Arturo Schwarz, tendo dai primi, bellissimi e quasi scoche nel catalogo racconta una giornanosciuti dipinti futuristi, attraversando ta passata con Magritte -. Per Magritte le immagini più oscure del periodo fra le il mistero era lo strumento più idoneo due guerre, per arrivare ai celeberrimi
per distruggere le abitudini visive e la logica dei luoghi comuni. E i metodi preferiti per conseguire questo fine comportavano la trasformazione di un oggetto, o di una situazione, ad un livello sia fisico che semantico”. Ecco allora gli interni trasformati in esterni, e viceversa; i titoli che contraddicono, almeno apparentemente, il quadro (sempre la pipa che non è una pipa); i cieli notturni illuminati dal sole, che creano immagini misteriose e perciò poetiche. Nel percorso della mostra, tutto questo è spiegato in modo chiaro, a volte anche divertente, facendo sempre riferimento alle parole dello stesso Magritte. Con il risultato di offrire spunti godibili al visitatore più smaliziato come al semplice appassionato. La mostra resta aperta fino al 29 marzo: dal lunedì alla domenica con orario 9,30 – 19,30; il lunedì dalle 14,30 alle 19,30 e il giovedì dalle 9,30 alle 22,30. Il biglietto intero costa 9 euro, il ridotto 7, l’ingresso per le scuole 4,50.
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arte in mostra
Arte al bivio
1 del22 novembre 2008 pagII
numero
MO>VI Arte ‘08 -- Mostra d’Arte Contemporanea Palazzo Spada, Via Roma, Vigonza (PD), fino al 23 novembre lunedì-sabato 15-19; domenica 10-12, 15-19 Arte al bivio – Venezia negli anni Sessanta Ca’ Giustinian de’ Vescovi (Ca’ Foscari), Venezia, fino al 30 novembre - orario di apertura 1018, chiuso il lunedì Enrico Iuliano – Clessidre Yvonne Artecontemporanea – Artsinergy, Contrà Porti 21 20 novembre-20 dicembre 2008, martedì-sabato 16.30-19.30, ingresso gratuito
| Vittorio Basaglia “Il cavaliere, la morte, il diavolo”
sullo sfondo della mostra Italics di Palazzo Grassi Letteralmente relativa agli artisti italiani degli anni ‘60, a Palazzo Ca’ Giusti-
nian dei Vescovi, presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, al di là del Canal Grande, si tiene la mostra Arte al Bivio. Venezia negli anni Sessanta. L’evento, inaugurato il 25 settembre, la cui conclusione era prevista per inizio novembre, è stato prorogato fino al 30 novembre. L’ingresso è gratuito. L’esposizione di 90 opere comprende quadri, sculture, video e installazioni dell’epoca delle mobilitazioni studentesche che investirono anche Venezia, come testimoniano anche le foto visibili al piano terra del palazzo. L’allestimento della mostra, nell’incantevole cornice del palazzo di fine Quattrocento, riserva piacevoli sorprese: la disposizione delle opere, che rivelano prime intuizioni sperimentali, ammicca sapientemente alla struttura dell’edificio. Si segnalano i profili incisi del nostrano Toni Zarpellon in opere come La Gente (1968), la multimaterialità di Vittorio Basaglia in Il cavaliere, la morte, il diavolo, l’irriverente Riporto di Arabella Cristina Giorgi, il post-futurismo di Andrea Pagnacco in Rissa in autostrada, solo per citare alcuni esempi. Gli artisti presenti in mostra, allontanandosi dalle tracce della della tradizione veneziana, si dischiusero a suggestioni provenienti dall’ambito internazionale: dalle ricerche influenzate dall’arrivo della Pop Art a Venezia nel 1964, a una nuova figurazione pittorica, dal minimalismo alle esperienze cinetiche, dalle installazioni ambientali fino alle sperimentazioni del mezzo fotografico e della video-arte. A Venezia come altrove nel corso degli anni ‘60 esplosero le istanze di cambiamento che investirono la città e le sue istituzioni culturali (Accademia e Università, Biennale, Bevilacqua La Masa); ma prima ancora del fatidico 1968, i giovani artisti più sensibili furono chiamati a scegliere tra continuità e innovazione, tra tradizione e rinnovamento; il “bivio” rappresenta quindi la scelta, il passaggio obbligato, tra continuità e rottura che la congiuntura storica, con le sue implicazioni politico-sociali e culturali, sottopose ai giovani artisti di quegli anni, ancora in formazione e pertanto aperti ad un maggiore coinvolgimento. Per la prima volta si è dunque proposto di fare emergere la situazione dinamica e vitale che condusse a esiti originali e vide affermarsi a livello internazionale personalità quali Germano Olivotto, Fabrizio Plessi e Paolo Gioli. G.G.
Palladio 500 anni Palazzo Barbaran da Porto, Contrà Porti, 11 20 settembre 200-6 gennaio 2009. Mar-mer-gio-dom.: 9,3019,00; ven-sab e festività: 9,3021,00; Antonio Canova - La mano e il volto. Nobile semplicità e serena grandezza Museo e gipsoteca canoviana, Via Canova 1, Possagno (TV) 11 ottobre 2008-6 gennaio 2009, orario: 9-19
Van Gogh. Disegni e dipinti. Museo di Santa Giulia, Brescia 18 ottobre 2008 – 25 gennaio 2009 da lunedì a giovedì e domenica ore 9-19, venerdì e sabato ore 9-20 Italics. Arte italiana fra tradizione e rivoluzione. 1968-2008 Palazzo Grassi, Campo San Samuele 3231, Venezia 27 settembre 2008 – 22 marzo 2009, orario di apertura 10-19, chiuso il martedì Photofestival : 25 anni di immagini d’autore Auditorium Monteverdi, Piazzale Lazzaro Giovannacci 14, Marghera (VE), 15 novembre-5 dicembre, orario di apertura lunedì-venerdì 17.30-19.30, sabato e festivi 10.30-12.30 e 16.0019.30, ingresso gratuito
Vernissage: 22 novembre 2008 h 18: Annamaria Trevisan - Riflessi dal Classico. Tracce pittoriche da Carlo Scarpa e Andrea Palladio, BIBLIOTECA INTERNAZIONALE LA VIGNA, Contrà Porta Santa Croce 3, Vicenza, 22 novembre6 dicembre 2008, lunedì-sabato: 9.00-12.00 e 15.00-18.00 22 novembre 2008, ore 18,30
Italo Zuffi - Erased Palladio, Monotono, Viale Milano 60, Vicenza, 22 novembre 2008- 25 gennaio 2009, lunedì a venerdì, 9.00-18.00 30 novembre 2008, h 16,00 Lynn Carver – Fili, ANTIRUGGINE, Borgo Treviso 158, Treviso, 30 novembre 2008-17 febbraio 2009, martedì-venerdì, 15-18, chiuso il lunedì
Carlo Scarpa - Disegni scelti. Lo spazio dell’abitare 1931-1963 Centro Carlo Scarpa, Via Pietro Di Dante 11, Treviso 21 ottobre 2008-28 febbraio 2009, lunedì-venerdì ore 8.30– 19; sabato ore 8.30-13.30 11. Mostra Internazionale di Architettura - Out There: Architecture Beyond Building Arsenale, Campo Della Tana (Castello), Venezia, 11 settembre-23 novembre 2008 Palladio infinito LAMEC - BASILICA PALLADIANA Piazza Dei Signori, dal 10 ottobre al 30 novembre 2008
| Vincent van Gogh, Vecchio che soffre, 1882
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1 del22 novembre 2008 pagIII
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Provincia
Vicenza CINEMA ODEON
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Via Maraschin Pietro, 77 - Schio (VI) tel: 0445 531700
Un segreto tra di noi Drammatico Regia di Dennis Lee (II) Martedì 25, Mercoledì 26, Giovedì 27 Novembre 2008 Ore 15:40 - 17:50 - 20 - 22:10 Mamma mia! Commedia, Musicale, Romantico Regia di Phyllida Lloyd Martedì 2, Mercoledì 3, Giovedì 4 Dicembre 2008 Ore 16 - 18 - 20 - 22
CINEMA TEATRO ARACELI 36100 Vicenza (VI) Borgo Scrofa, 20 tel: 0444 514253
La Mummia - La Tomba dell’Imperatore Dragone Avventura, Commedia, Fantasy, Thriller Regia di Rob Cohen Venerdì 28, Sabato 29, Domenica 30 Novembre 2008 Ore 21.00 WALL•E Animazione Regia di Andrew Stanto Sabato 29, Domenica 30 Novembre 2008 Sabato ore 17.20 - 19.10, Domenica ore 15.30 - 17.20 - 19.10
CINEMA TEATRO PRIMAVERA 36100 Vicenza (VI) Via Ozanam, 11 tel. 0444 964060
Mamma mia! Commedia, Musicale, Romantico Regia di Phyllida Lloyd Sabato 22, Domenica 23 Novembre 2008 Sabato ore 21.00, Domenica ore 15.00 17.00 - 19.00 – 21.00 Gone baby gone Drammatico Regia di Ben Affleck Mercoledì 26, Giovedì 27 Novembre 2008 Mercoledì ore 16.30 - 19.00 - 21.15, Giovedì ore 19.00 - 21.15 La Mummia Avventura, Commedia, Fantasy, Thriller Regia di Rob Cohen Sabato 29, Domenica 30 Novembre 2008 Sabato ore 21.00, Domenica ore 15.00 17.00 - 19.00 - 21.00 Aida Opera in quattro atti di Giuseppe Verdi, Libretto di Antonio Ghislanzoni In diretta via satellite dal Teatro Massimo di Palermo Direzione: Maurizio Benini - Regia e Scenograife: Franco Zeffirelli Mercoledì 03 Dicembre 2008 Ore 18.15 Mongol Storico Regia Sergej Bodrov Giovedì 4, Venerdì 5 Dicembre 2008 Giovedì ore 19.00 - 21.15, Venerdì ore 16.30 - 19.00 - 21.
Max Payne Azione Regia di John Moore
Cover boy - L’ultima rivoluzione Drammatico Regia di Carmine Amoroso Martedì 25, Mercoledì 26, Giovedì 27 Novembre 2008 Martedì ore 16.00 - 20.30, Mercoledì ore 20.00 22.15, Giovedì ore 21.00
Mario il Mago Commedia Regia di Tamás Almási
Nella valle di Elah Drammatico Regia di Paul Haggis Martedì 2, Mercoledì 3, Giovedì 4 Dicembre 2008 Martedì ore 16.00 - 20.30, Mercoledì ore 20.00 22.15, Giovedì ore 21.00
Solo un Padre Commedia Regia di Luca Lucini
CINEMA AURORA
Babylon A.D. Fantascienza Regia di Mathieu Kassovit Sabato 22, Domenica 23 Novembre 2008 Sabato ore 19.15 - 21.00, Domenica ore 15.45 - 17.30 - 19.15 - 21.00
Death Race Azione Regia di Paul W.S. Anderson
36034 Malo (VI) Via Chiesa, 36 tel: 0445 606100 In Bruges - La coscienza dell’assassino Azione, Commedia Regia di Martin Mcdonagh Lunedì 24 Novembre 2008 Ore 20.30 Machan - La vera storia di una falsa squadra Commedia Regia di Uberto Pasolini Venerdì 28 Novembre 2008, Lunedì 1 Dicembre 2008 Venerdì ore 21.00, Lunedì ore 20.30
CINEMA CINEGHEL Parrocchia Di S. Bartolomeo 36032 Gallio (VI) Via XI Febbraio, 15 tel: 0424 658937 Liberi di volare Sognando Mombasa Drammatico Regia di Antti Tarvainen Sabato 22 Novembre 2008 Ore 16.15
Prossime uscite USCITE DEL 21 NOVEMBRE 2008 Galantuomini Drammatico Regia di Edoardo Winspeare Nussuna Verità - Body of Lies Drammatico Regia di Ridley Scott Palermo Shooting Drammatico Regia di Wim Wenders Qualcuno con cui correre Drammatico Regia di Oded Davidoff Rachel sta per sposarsi Commedia, Drammatico Regia di Jonathan Demme Twilight Horror Regia di Catherine Hardwicke USCITE DEL 28 NOVEMBRE 2008 Bolt - Un eroe a quattro zampe Animazione Regia di Chris Williams, Byron Howard
Never Back Down Drammatico Regia di Jeff Wadlow
Strafumati - Pineapple Express Commedia Regia di David Gordon Green Ti stramo - Ho voglia di un’ultima notte da manuale prima di tre baci sopra il cielo Commedia Regia di Pino Insegno, Gianluca Sodaro Tony Manero Drammatico Regia di Pablo Larrain USCITE DEL 5 DICEMBRE 2008 Cadillac Records Drammatico, Musical Regia di Darnell Martin Happy Go Lucky - La felicità porta fortuna Commedia Regia di Mike Leigh Il giardino dei limoni Drammatico Regia di Eran Riklis Io non ci casco Drammatico Regia di Pasquale Falcone La coniglietta di casa Commedia Regia di Fred Wolf L’ospite inatteso Drammatico, Romantico Regia di Thomas McCarthy Passengers - Mistero ad alta quota Drammatico Regia di Rodrigo García Racconto di Natale Drammatico Regia di Arnaud Desplechin Saw V Horror - Thriller Regia di David Hackl Slumdog Millionaire Il Povero Milionario Commedia Regia di Danny Boyle Stare Fuori Drammatico Regia di Fabiomassimo Lozzi Stella Drammatico Regia di Sylvie Verheyde Torno a vivere da solo Commedia Regia di Jerry Calà
Wall-E Romantico robottino W
all-E è un piccolo robot, rimasto solo sulla terra, che da oltre 700 anni continua a fare quello per cui è stato costruito: raccogliere e pressare rifiuti. L’unico contatto con gli uomini è una videocassetta di Hello Dolly. Wall-E la guarda tutti i giorni e così impara cosa siano l’amore, la musica e la potenza di semplici gesti. Simile al protagonista di Tempi Moderni, Wall-E è alienato. Come Chaplin, si fa capire a gesti e si aiuta con pochi suoni, allo stesso modo di R2-D2 di Guerre Stellari. Duranti i primi 45 minuti non ci sono dialoghi, ma il regista Andrew Stanton incanta con musiche e immagini. Un omaggio al cinema muto di Buster Keaton e Nosferatu. Come il Dracula di Murnau, anche il “diverso” Wall-E è pronto a sacrificasi per colei che ha conquisto il suo cuore, tutto circuiti e bulloni. Non mancano i raffronti anche con 2001 - Odissea nello spazio e Corto Circuito, di cui Wall-E è la riproduzione animata. E se da bambini avete amato E.T., non potrete che innamorarvi di questo robottino dal cuore immenso, che con poche parole, sbiascicate e poco chiare, e due occhioni grandi ed espressivi, riesce a trasmetter ogni emozione. Un paradosso, visto che è una macchina, teoricamente priva di sentimenti. Un giorno appare Eve, elegante robottina, mandata sulla Terra dagli umani, in cerca di vita. Per Wall-E è amore a prima vista e per lei andrà fin nello spazio. Arriva così in una gigantesca astronave, popolata dagli umani fuggiti 700 anni prima dalla Terra, perché completamente ricoperta di rifiuti. I dialoghi iniziano proprio ora, con gli uomini, ormai del tutto asserviti alle macchine, schiavi delle comodità. Ma saranno le macchine stesse a offrire la salvezza: proprio Wall-E trova l’elemento fondamentale per riportare la vita, e gli umani stessi, sulla Terra. Diverso rispetto al solito è lo scenario: film fantascientifico, è forse l’unico nel quale sono i robot a salvare il genere umano da se stesso. L’unico in cui i robot hanno una loro storia da protagonisti, con i buoni e i cattivi, i loro obiettivi e valori. Gli umani sono sfondo, trama secondaria. Un elemento originale è il video, il cinema, proposto come unico propagatore di conoscenza. Infatti, è attraverso un video che Eve rivede i suoi ricordi e comprende la realtà. Attraverso un VHS Wall-E conosce l’affetto. Attraverso un video il capitano della astronave conosce la Terra e, con effetti speciali da cinema anni ‘20, truffa i computer. Wall-E è sicuramente il più adulto e rivoluzionario, e al tempo stesso romantico, film del genere. Un film perfetto, che riesce ad azzeccare una sequenza immemorabile: quella della danza spaziale con Eve, WallE e l’estintore. Poesia cinematografica allo stato puro. Roberta Pileggi
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Video Dance (Moving Virtual Bodies) 2008 assano del Grappa si conferma anza in una cooperazione suddivisa in aziocora una volta come polo di attrani di intervento, una delle quali è rappreB zione per eventi di portata internaziosentata da Video Dance. Moving Virtual
22 NOVEMBRE - 8 DICEMBRE 2008 INAUGURAZIONE sabato 22 novembre ore 18:00 SARÀ PRESENTE L’ARTISTA Piazzotto Montevecchio, 31/32 - BASSANO DEL GRAPPA In permanenza opere dei Grandi Maestri del '900 e di affermati artisti contemporanei
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nale orientati all’arte contemporanea. L’ormai affermata esperienza di Opera Estate Festival si dirama in molteplici progetti che non di rado portano alla luce i giovani talenti della scena artistica nazionale e mondiale. Giovedì 4 dicembre sarà possibile assistere, sullo scenario delle Bolle di Nardini create da Fuksas, alla proiezione di alcuni esempi dell’attuale sperimentazione artistica nel campo della videodanza: Video Dance (Moving virtual bodies), un progetto della rete Anticorpi XL a cura di Gitta Wigro. Il network Anticorpi XL è nato dall’esigenza di sottolineare l’importanza della danza d’autore nel panorama dello spettacolo dal vivo e di istituire un progetto di promozione di giovani artisti nel territorio italiano e, in prospettiva, a livello internazionale, grazie all’interazione di Anticorpi - rete di rassegne, festival e residenze creative (Emilia Romagna), AMAT (Marche), il Teatro Pubblico Pugliese, Mosaico Danza - Interplay (Piemonte), Operaestate Festival e Arteven (Veneto). La rete Anticorpi XL si propone di analizzare le creazioni di gruppi di giovane formazione operanti nelle rispettive regioni di riferimento, agevolare la loro mobilità grazie alla condivisione delle esperienze e allo scambio di informazioni dei partner del network, mantenere sempre aggiornate le occasioni e le modalità di diffusione e osservazione della giovane danza d’autore. L’attuazione di questi punti si concretiz-
Danza 26 novembre h 20:45 Bolero Compagnia Balletto di Roma - Ente nazionale del balletto Teatro Lorenzo da Ponte - Vittorio Veneto (tv) coreografia: Fabrizio Monteverde Mauro Bigonzetti - Eugenio Sicigliano - Milena Zullo musiche di: Bach - Serra - Vivaldi - Ravel
4 dicembre h 21.00: Video Dance (Moving Virtual Bodies), film screening di progetti videocoreografici presso Le Bolle di Nardini – Via Madonna Di Monte Berico 2, Bassano del Grappa, posti limitati, prenotazioni: 0424/217819
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| “Nascent”, Regia Gina Czarneck, Australia, 2005
Ecco un’anticipazione dei cortometraggi in programma per l’evento del 4 dicembre alle Bolle di Nardini, ore 21.00: Inearthia Regia: Simon Halbedo, Nazario Branca, Maren Sandmann, Svizzera, 2006 Shake Off Regia: Hans Beenhakker, Paesi Bassi, 2007 Aqua Gym Regia: Simon Green, Gran Bretagna, 2002 Excellent Beauty Regia: The Honey Brothers, Gran Bretagna, 2005 Night Practice Regia: Susanna Wallin, Gran Bretagna, 2006 Fisticuffs Regia: Miranda Pennell, Gran Bretagna, 2004, Daynightly They
re-school you The Bears Polka Regia: Lucy Cash, Lin Hixton, Gran Bretagna, 2005, Nascent Regia: Gina Czarnecki, Australia, 2005 Prodotto da forma and Australian Dance Theatre Commissionato da Forma and Adelaide Film Festival Suono a cura di Fennesz Prodotto da forma Coproduzione con Australian Dance Theatre Commissionato da forma and Adelaide Film Festival Con il sostegno di Arts Council England Variacions en una recta Regia: Miquel Àngel Raio, Spagna, 2006 Then/Now Regia: Simon Ellis, Nuova Zelanda, 2007
appuntamenti
28-29 novembre h 21.00, prima nazionale: Coppelia, del Ballet Víctor Ullate Comunidad De Madrid, con la coreografia di Eduardo Lao Teatro Comunale Città di Vicenza, Viale Mazzini 39, tel.:0444/327393
NEW WORLD KOMIX
Bodies, un progetto che promuove la video-arte nella danza contemporanea: un programma di dance-film realizzati da alcuni tra i più interessanti e premiati autori della scena internazionale che si collega a un workshop per coreografi e video-maker, con la partecipazione di artisti, curatori ed esperti del settore. Durante il percorso di formazione che avrà luogo a Bassano fra il 1° e il 5 dicembre i partecipanti sperimenteranno diverse tecniche, esercizi e modalità di analisi e saranno guidati alla realizzazione di un film della durata di 1 minuto. Alla fine del percorso una commissione potrà assegnare un premio in denaro a sostegno della ricerca ai partecipanti ritenuti più promettenti. Come afferma Gitta Wigro, curatrice del progetto e del workshop di Bassano del Grappa, “danza e cinema sono partner di lunga data, dai primi esperimenti di immagini in movimento fino al giorno d’oggi. In tutto il mondo gli artisti fondono danza e pellicola per produrre ibridi unici che giocano con le nostre idee di immagine e movimento. Video Dance. Moving Virtual Bodies 08 presenta una selezione di film, molti dei quali premiati a livello internazionale, che esplorano questa straordinaria combinazione di forme artistiche. Film-maker e coreografi hanno creato opere che ci sorprendono, ci colpiscono; alcune di esse sono ipnotiche, alcune giocose, un invito a recarsi in un luogo che può esistere soltanto sullo schermo”. Giulia Galvan
4 dicembre 2008 h 21:15: Colores morenos Associazione culturale Flamenquevive Teatro filarmonico comunale di Piove di Sacco - Piove di Sacco (PD) regia: Gianni Raccagni coreografia: Gianni Raccagni, Claudio Javarone, Alcise Carbone musiche tradizionali andaluse 4-5 dicembre 2008 h 21:00: Cenerentola di Mihai Babuska, Nikolaj Volkov, Charles Perrault (libretto) Balletto del Teatro dell’Opera Nazio-
nale di Romania Teatro Toniolo - Mestre - Venezia (VE) coreografia: Mihai Babuska musiche di: Serghej Prokofie
Teatro 22 novembre h 20.45: A non saverla giusta, di Loredana Cont Compagnia “Piovene Teatro 94” di Piovene Rocchette Auditorium di Chiuppano 23 novembre h 17.00: Là dove guardano gli occhi, di Petra Wilmer, Ensemble Vicenza Teatro, Teatro S. Antonio (in Via Pieve), Montecchio Maggiore, tel. 0444/705737 h 17.00, prima assoluta: Pinocchio, fiaba musicale in due atti, dal testo di Carlo Collodi su libretto di Paolo Madron. La Piccionaia-I Carrara Teatro Comunale di Vicenza – Viale Mazzini 39, tel.:0444/327393 28 novembre ore 21.00: La magnifica intrapresa, Sala parrocchiale Sacro Cuore, Romano d’Ezzelino 29 novembre h 21.00: Il Festino, compagnia: Emma Dante Sud Costa Occidentale (regia: Emma Dante, con: Gaetano Bruno) Teatro Astra – Vicenza h 20.45: Chiave per due, di John Chapman e Dave Freeman Compagnia “Teatro delle Lune” di
Montebelluna Auditorium di Chiuppano h 21.00: La corte de le pignatte, Compagnia La Colombara Palazzetto dello Sport, Altavilla Vicentina h 21.00: L’ospite inatteso, Compagnia Lo Scrigno Palasport – Torri di Quartesolo h 21.00: Vicentini Magnagati, Compagnia Astichello Teatro Parrocchiale - Grumolo delle Abbadesse 30 novembre Il bambino che ascoltava le pietre, di Ketti Grunchi, prodotto da La Piccionaia – I Carrara Teatro Stabile di Innovazione Teatro Astra, Vicenza, tel. 0444/323725 4 dicembre Il Volo di Icaro età consigliata: SCUOLA PRIMARIA; compagnia: TIB TEATRO (regia: Daniela Nicosia, con: Vania Bortot e Labros Mangheras) Teatro Astra, Vicenza 5 dicembre h 21.00: Non ce ne importa niente, Le Sorelle Marinetti (teatro musicale) Teatro Astra, Schio, tel.: 0445/525577 h 21.00: Oggi è solo salsa piccante, reading musicale su Bukowski, a cura di Farmacia Zoo, Spazio Arcadia, Schio
teatro, musica e danza
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PARENTAL ADVISORY
Il Festino D
opo lo spettacolo Vita mia, che ha entusiasmato il pubblico del Teatro Astra l’anno scorso, l’artista siciliana Emma Dante e la sua Compagnia Sud Costa Occidentale ritornano a Vicenza sabato 29 novembre con lo spettacolo Il Festino, interpretato dal poliedrico Gaetano Bruno. Il titolo allude grottescamente alla possibilità di un’allegra celebrazione, ma lo spettacolo, lungi dall’interpretare una visione edonistica, riflette i temi della diversità fisica e mentale di due fratelli, omozigoti, quindi identici e, in un certo senso, complementari. La vicenda, che di per sé facilmente potrebbe scadere nel patetico, viene invece tramutata da Emma Dante in uno scenario in cui essa costituisce solo la chiave per accedere al territorio più vasto della relatività di ciò che è considerato normale. Abbandonati dal padre, infine privati anche della madre, i due si sono occupati l’uno dell’altro fino alla morte di Jacopo, accidentalmente causata da Paride in un ennesimo tentativo di farlo camminare. Paride ha così preso il posto del fratello, usufruendo anche della sua pensione di invalidità. Oggi Paride compie 39 anni e riceve in dono dal padre, che con mala fede cerca di conquistarne la benevolenza, otto sco-
CONTRÀ DEL QUARTIERE 7 - VICENZA zona Giardini Salvi - P.le del Mutilato pe e una lettera di auguri. Nello sgabuzzino in cui veniva rinchiuso per castigo erano le scope a fargli compagnia, divenendo l’oggetto dei suoi esperimenti di apprendista stregone. Solo con Jacopo a nulla sono valsi i prodigi appresi in tanti anni. Sulla scena Paride diviene il suo gemello, torna ad essere se stesso, dialoga con Jacopo, credendolo presente, insieme alle amiche-scope, uniche invitate al festino di compleanno. Da luogo di punizione, lo stanzino delle scope si trasforma per incanto nel luogo da cui, paradossalmente, i due gemelli possono evadere in un mondo esclusivo in cui Jacopo balla e Paride è mago. “Ogni volta che io mi sedevo sulla sedia a rotelle di mio fratello per fare uno scherzetto, la mamma mi chiudeva al buio nello sgabuzzino. Te la posso dire una cosa? Ho passato la vita dentro lo sgabuzzino, in castigo, da solo. All’inizio avevo paura, mi mancava l’aria e le scope mi guardavano storto! Poi col tempo ci ho fatto amici-
zia: gli ho dato dei nomi e ho cominciato a parlarci. Te la posso dire una cosa? Loro mi rispondevano. Sapessi quante cose ci siamo detti! Mio padre mi sfotteva, diceva che io ero tutto aggrippato ‘ntesta e mio fratello nelle gambe. Io gli volevo bene a mio fratello e ho passato la vita a cercare di convincerlo ad alzarsi. Tutto ho messo in equilibrio per dimostrarglielo: gli stuzzicadenti, le posate, l’ombrello di papà, lo scopettino del cesso, i nostri spazzolini da denti e infine le scope, tutto tranne lui che era il più facile, che tutti i cristiani stanno in piedi, ma lui mi ha fatto penare! Per lui sono diventato un ricercatore di baricentri”. Il gioco di Paride rappresenta dunque la ricerca di un equilibrio diverso, di un nuovo punto su cui concentrare le ponderazioni sulla realtà. Sabato 29 novembre, ore 21,00 Teatro Astra, Vicenza. Per informazioni: 0444/323725 G.G.
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Martinez Alpuente) Teatro Comunale di Vicenza, Viale Mazzini 37
appuntamenti
Musica 22 novembre h 21.00: Manhattan Transfer Maxlive, Costabissara Via Meucci 44, Costabissara 25 novembre h 18.00: Tom Johnson, L’opera di quattro note (The Four Note Opera) (Chiara Vannini, soprano; Arianna Lorenzi, contralto; Jacopo Bianchini, tenore; Leonardo Nibbi, baritono, Niccolò Casi, basso; Massimo Masini, regista; Riccardo Mascia, concertatore e pianista), Conservatorio A. Pedrollo, Contrà San Domenico 33 26 novembre h 22.00: Javier Vercher Quartet Panic Jazz Club Piazza degli Scacchi, Marostica 27 novembre h 21.30: Steve Hudson Quintet, Jazsbo, Via del Progresso 18, Sovizzo - h 22.00: Paolo Benvegnù Big Fish - Piazza Tiziano Baldin 7, Sant’Anna di Chioggia 28 novembre h 21,00: Donatella Rettore New Age Club, Via Tintoretto 14, Roncade (TV) h 22.00: Marlene Kuntz Teatro Accademia Piazza Cima, Conegliano (TV) 29 novembre h 21:00: Puccini e la fine del melodramma
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h 21.00: Le Luci della Centrale Elettrica Shindy Club, Via S. Giorgio 140, Bassano del Grappa h 22.00: Red Worms Farm Yourban Music Lab, Via 51° Stormo 3, Thiene 30 novembre h 16.30: concerto con brani di Maurice Ravel, Camille Saint-Saëns, Gabriel Fauré, Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, Contrà S. Corona 25, Vicenza h 21,00: Vertical, Panic Jazz Club, Marostica h 21.00: Francesca Bertazzo Band Bar Sartea, Corso SS. Felice e Fortunato, Vicenza h 22.00: Acid Mothers Temple (Jap) + Stearica (It.), Centro Stabile di Cultura, Via Leogra, strada statale 46 - km 21, San Vito di Leguzzano h 22.00: Afterhours New Age Club – Roncade (TV) 1 dicembre h 21.00: W. A. Mozart Ouverture dall’opera La finta semplice G. S. Mercadante, Concerto per flauto e archi in mi minore W. A. Mozart, Concerto per flauto in sol maggiore K313 F. J. Haydn, Sinfonia n. 102 in si b maggiore Orchestra del Teatro Olimpico di Vicenza (flauto: Andrea Oliva, direttore:
2 dicembre h 18.00: Le sonate per flauto traverso e clavicembalo di J.S. Bach (Marcello Gatti, flauto traverso – Alessandro Padoan, clavicembalo), Conservatorio A. Pedrollo
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h 21.00: Yamon Yamon (indie pop da Stoccolma), Jade (indie pop da Monfalcone) Bar Sartea, Vicenza 3 dicembre h 22.00: Bosso / Salis Panic Jazz Club, Marostica 4 dicembre h 20.30: Pierino e il lupo, di Sergej Prokofiev, sotto la direzione di Mario Lanaro, voce recitante: Lino Toffolo Teatro Astra, Via Battaglione Val Leogra,45, Schio 5 dicembre h 22.00: DOPPLeR (Francia) Centro Stabile di Cultura, San Vito di Leguzzano 6 dicembre h 20.00: Tying Tiffany (elettronica) Zion Club, Via C. Vazzoler 30/B, Conegliano (TV) h 22.00: G.I. Joe, Mangia Margot, Spazio Arcadia, Via Paraiso, 36, Schio
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1 del22 novembre 2008 pagVI
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Un giro tra gli scaffali Novità in libreria
Classifica Gomorra Roberto Saviano 1 Strade blu - Mondadori
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Breaking Dawn Stephenie Meyer Lain - Fazi
L’età del dubbio Andrea Camilleri La memoria 3 Sellerio Editore Palermo Il gioco dell’angelo Carlos Ruiz Zafón Scrittori italiani e stranieri 4 Mondadori La solitudine dei numeri primi Paolo Giordano 5 Scrittori italiani e stranieri Mondadori
| A Natale in libreria tutti a caccia di Bisio
L
e feste natalizie si avvicinano e, come sempre in questo periodo, gli autori nostrani si impegnano a farci trovare, tra gli scaffali delle librerie, quello che sperano sia il loro prossimo best seller. Per chi ancora non ne ha abbastanza del “Mondo Emerso”, Licia Troisi torna alla carica con Il destino di Adhara, primo volume della nuova saga fantasy Leggende del mondo emerso. Un’oscura minaccia, proveniente da un passato lontano e dimenticato, incombe sul Mondo. La protagonista tenterà di salvarlo. Grande attesa anche per il ritorno di un’altra amatissima scrittrice italiana, Margaret Mazzantini. Nel suo ultimo romanzo, Venuto al mondo, l’autrice racconta una nuova storia d’amore, appassionata ed imperfetta, ma anche una maternità cercata, negata e risarcita. Poche le anticipazioni, perché il romanzo sarà disponibile in libreria solo nelle prossime settimane. E data la fama dell’autrice, si preannuncia un successo assicurato. Già sugli scaffali, invece, Doppio Misto - Autobiografia di coppia non autorizzata, dove anche la miglior spalla comica d’Italia, Claudio Bisio, si cimenta con penna e calamaio, insieme a Sandra Bonzi. Un romanzo a quattro mani, dunque, dove lui e lei si scrivono in parallelo, senza mai incontrarsi. Ogni volta hanno in comune un argomento e ogni volta lo risolvono in modo diverso e divertente, aggiungendo ironia a una storia che attinge in abbondanza da quelle di tutti i giorni. Libro di altro genere, e assolutamente imperdibile, è Mondi al limite, dove nove testimoni d’eccezione, come Alessandro Baricco e Stefano Benni, raccontano le realtà internazionali in cui opera Medici senza frontiere (Msf), la più grande organizzazione umanitaria indipendente di soccorso medico al mondo. E se si vogliono conoscere gli ultimi progressi in materia di diritti umani, ma anche le tante battaglie ancora aperte, Il sogno dei diritti umani di Antonio Cassese è uno dei saggi più aggiornati. Questo libro è infatti una scelta ragionata degli interventi pubblicati sulla stampa italiana, nel corso dell’ultimo trentennio, sui temi dei diritti, della guerra e della giustizia. Questo Natale quindi, il panorama libraio italiano si preannuncia molto diversificato, spaziando dal romanzo d’evasione alle letture socialmente più impegnate, e sembra così in grado di accontentare ogni genere di lettore. Roberta Pileggi
Amore 14 Federico Moccia 6 I canguri - Feltrinelli Brida Paulo Coelho I libri di Paulo Coelho 7 Bompiani Storia di Neve Mauro Corona Scrittori italiani e stranieri 8 Mondadori
9
10
Uomini che odiano le donne Stieg Larsson Farfalle - Marsilio L’eleganza del riccio Muriel Barbery Dal mondo - E/O
Solo per giustizia Raffaele Cantone Strade blu - Mondadori 11 Eclipse Stephenie Meyer 12 Lain - Fazi Al crepuscolo Stephen King Narrativa 13 Sperling & Kupfer Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione 14 Corrado Augias, Remo Cacitti Varia Saggistica - Mondadori Non ti lascerò mai solo Giorgio Panariello 15 Arcobaleno - Mondadori La ragazza che giocava con il fuoco Stieg Larsson 16 Farfalle - Marsilio
Italiana Amleto, Alice e la Traviata Lella Costa Universale Economica - Feltrinelli Doppio misto Autobiografia di coppia non autorizzata Bisio Claudio, Sandra Bonzi I canguri - Feltrinelli Idi di marzo Valerio Massimo Manfredi Omnibus italiani - Mondadori La folie Baudelaire Roberto Calasso Biblioteca - Adelphi L’amore mi perseguita Federica Bosco vvero invenzione e rovina di un detective Summerscale Kate Frontiere - Einaudi Leggende del Mondo Emerso Il destino di Adhara Licia Troisi I Massimi Di Fant Italiana Mondadori Mondi al limite 9 scrittori per Medici senza frontiere Baricco, Benni, Carofiglio, Covacich, Dazieri, Di Natale, Giordano, Pascale, Starnone Serie Bianca - Feltrinelli Tortuga Valerio Evangelisti Strade Blu - Mondadori Venuto al mondo Margaret Mazzantini Scrittori Italiani e Stranieri Mondadori
Internazionale A un cerbiatto somiglia il mio amore David Grossman Scrittori Italiani e Stranieri Mondadori
Ti vengo a cercare Guillaume Musso Narrativa - Rizzoli
Gialli Estate di morte Harlan Coben Omnibus - Mondadori Il pianto dell’angelo Greg Iles Narrativa - Piemme La bambola cieca Giorgio Scerbanenco La memoria - Sellerio La ragazza che viene dal passato Simone van der Vlugt Narrativa - Kowalski Omicidio a Road Hill House Ovvero invenzione e rovina di un detective Summerscale Kate Frontiere - Einaudi
Saggi A proposito di Dio Una conversazione fuori dal comune Lennon Michael, Mailer Norman Le boe - Baldini Castoldi Dalai Conversazioni notturne a Gerusalemme Carlo Maria Martini, Georg Sporschill Saggi- Mondadori Consumo, dunque sono Zygmunt Bauman I robinson - Laterza È la stampa, bellezza! La mia avventura nel giornalismo Giorgio Bocca Serie bianca - Feltrinelli Il sogno dei diritti umani Antonio Cassese Serie Bianca - Feltrinelli
Al crepuscolo Stephen King Narrativa Sperling & Kupfer
Italians Il giro del mondo in 80 pizze Beppe Severgnini Saggi italiani - Rizzoli
Bolero berlinese Ingo Schulze I Narratori - Feltrinelli
La via lattea Piergiorgio Odifreddi, Sergio Valzania Il cammeo - Longanesi
Con uno sguardo diverso Christa Wolf Dal mondo - E/O Day A. L. Kennedy Minimum Fax La storia di Edgar Sawtelle David Wroblewski La Scala stranieri - Rizzoli L’indipendenza della signorina Bennet Colleen McCullough Narrativa - Rizzoli Uomo nel buio Paul Auster Supercoralli - Einaudi Tempesta al polo Clive Cussler, Paul Kemprecos La gaja scienza - Longanesi
Corsi di musica individuali e collettivi, iscrizioni aperte tutto l'anno. Seminari di musica indiana, gitana e musicoterapia. Prossimamente sarà avviato un corso di fonico e di musica d'insieme gitana e tanto altro ancora. Contatti: tel 0444 163426 - cel 345 6911950 - mail info@lamaggiore.org Ci trovate in Corso Fogazzaro 50/b Vicenza
Sinistrati Storia sentimentale di una catastrofe politica Edmondo Berselli Saggi - Mondadori Stare al mondo Escursioni nel tempo presente Salvatore Natoli Universale Economica Saggi Feltrinelli Tiziano Terzani: la rivoluzione dentro di noi Gloria Germani Il cammeo - Longanesi Voci contro la barbarie La battaglia per i diritti umani attraverso i suoi protagonisti Antonio Cassese Campi del sapere -Feltrinelli
sapere e sapori
Festa dell’Olio extravergine d’oliva dal 21 al 30 novembre. Mezzane (Verona) Degustazione dell’olio novello in stand enogastronomici che lo esaltano abbinandolo a numerose pietanze tipiche. Sono previste visite guidate alle ville della vallata, tavole rotonde e convegni dedicati alle olive e ai loro prodotti in villa Maffei, mostre d’arte, eventi musicali BCM, bordolesi Cabernet Merlot dal 21 al 23 novembre. Villa Da Porto “La Favorita”, Sarego (VI) orari degustazioni pubbliche guidate: sabato 22 novembre h 14.00-20.00 domenica 23 novembre 10.00-20.00 per informazioni: Palazzo del Vino 0444 896598 Strada dei Formaggi dal 22 al 23 novembre. Belluno. Mostra mercato per gustare e scoprire 34 formaggi tipici prodotti nelle malghe, latterie e caseifici delle Dolomiti bellunesi.
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Per informazioni: Org. Consorzio Belluno Centro Storico tel. 0437 944755 685° Fiera di Santa Caterina 25 novembre Barbarano Vicentino (VI) Antica e rinomata fiera di merci varie in via 4 Novembre - viale Vittorio Veneto e nelle piazze. Presso la Baita Alpina e il Teatro Tenda si possono degustare piatti tradizionali (per l’occasione la classica TRIPPA della FIERA), vini D.O.C. Colli Berici e mandorlato classico.
le patate di montagna Costo della serata: 30,00 €uro. Prenotazioni presso il Ristorante Ponte di Liviera tel. 0445 671028 o presso Roberto Agosti cel. 335 598 46 40 entro il 23 novembre. Org. Slow Food Val Leogra e Gusto Locale Assaggia un’emozione 27 novembre h 20:00-00:00 Ristorante i 5 Sensi - Malo (VI) Champagne: un miracolo dell’enologia attraverso 5 annate di Brut della Maison Guy Michel & Fils Via Pacinotti 2, tel. 0445 607976
1a Disfida del gnocco 26 novembre h 20.15 Ristorante Ponte di Liviera, Schio (VI) Cinque tipi di patata per cinque ristoratori che si sfideranno nella produzione del gnocco più buono. I partecipanti: Ristorante Dalla Santa di Laghi con le patate di Posina Ristorante Da Marco loc. Cerbaro di Schio con le patate del Tretto Ristorante Costa di Selva con le patate di Selva di Trissino Ristorante Villa Bassi di Grumolo P. con le patate delle Bregonze Agriturismo Zecchinati di Rotzo con
Ein Prosit dal 27 novembre al 1° dicembre Malborghetto, Tarvisio (UD) 10ª edizione di Ein Prosit, manifestazione sui vini da vitigno autoctono del Friuli Venezia Giulia e d’Italia. Il momento principale della manifestazione sarà la “Mostra-Assaggio” che si terrà nel Palazzo Veneziano di Malborghetto nei giorni 29, 30 novembre e 1 dicembre 2008, con una sezione dedicata ai vini e una ai prodotti gastronomici. Pane e Olio in Frantoio a Barbarano Vicentino Barbarano Vicentino, Vicenza 30 novembre L’ultima domenica di novembre le Città dell’Olio proporranno in tutta Italia degustazioni di olio novello, pane tipico appena sfornato abbinati ai prodotti tipici locali di qualità Dop e Igp. Pane e Olio in Frantoio a Barbarano Vicentino avrà inizio alle 8.00 di domenica 30 novembre e proseguirà per tutta la giornata presso il frantoio/oleificio berico, in Via Ferretto. Sarà possibile seguire una visita guidata al frantoio, con degustazione di olio e prodotti tipici. Per informazioni: Comune di Barbarano, 0444 788320
In vino veritas I
l contadino che da sempre si occupa di viticoltura conosce tutti i misteri delle vigne e li usa a suo piacimento, a volte in modo astuto e non del tutto consono a certe logiche di purezza del prodotto, ma il più delle volte, per la fortuna degli amanti del vino, il suo lavoro nasce da sincera passione, trasmessa con ogni singola goccia. Alla maniera di un ignaro ma interessato fruitore di una mostra di arte contemporanea, anche chi non si fregia del titolo di viticoltore o sommelier può imparare ad assaporare le diversità delle opere enologiche e a distinguere l’abilità di chi le produce, informandosi sui tempi e i modi del vino. Dopo la stagione delle caldarroste e del novello, è il momento di degustare i nuovi vini, e l’occasione è buona per riscoprire le varietà di un vino delle nostre zone: il Tai. Nonostante il nuovo, fuorviante appellativo, si tratta di un vino di antica tradizione berica, il cui vitigno è tipico delle zone di Barbarano Vicentino, Lonigo, Mossano e Longare. Fino a qualche tempo fa ci era concesso chiamarlo “Tocai rosso”, nell’interregno fra un nome e l’altro alcune etichette riportano altresì la scritta “Barbarano”, ma la ebbe vinta “Tai” (e perché non “Rosso berico”?). Il continuo mutamento nella designazione della bevanda in questione riflette, al di là del processo consultivo fra gli operatori del settore, la sua versatilità: questo vino rosso si accompagna volentieri anche al baccalà alla vicentina, sebbene generalmente si favorisca l’abbinamento con il Vespaiolo di Breganze. Dunque il Tai non si è chiamato sempre così. C’era una volta una principessa che andò in sposa oltralpe (chi dice proveniente da una parte, chi dall’altra) e recò in dote vigne e manodopera per coltivarle; i vitigni crebbero rigogliosi da una parte e dall’altra delle Alpi e tutti vissero felici e contenti fino a quando talune disquisizioni burocratiche sulla denominazione di origine controllata lasciarono in eredità ai cugini ungheresi il nominativo di Tokaji (pronuncia: tocai), riferito Le cantine del Tai: alla zona geografica di Tokaji in Ungheria, e privarono i Cantina Colle di BuColli Berici del Tocai rosso e gano, Longare (tel.: il Friuli del suo Tocai bianco 0444/533469) (nome riferito al vitigno, non alla zona di origine), ribattezFattoria Le Vegre, Via zando quest’ultimo “Furlano” Vegre 36, Arcugnano (tel.: (friulano). 0444/550040) Eppure, in fin dei conti, qualPiovene Porto Godi siasi sia il nome con cui si Alessandro, Via Villa 14 vuole ordinare il vino berico, , Toara di Villaga (tel.: friulano o ungherese, sarà il 0444/885142) palato di chi lo centellina a scoprirne i veri segreti. Azienda Agricola Pegoraro, Via Calbin 24, MosGiulia Galvan sano (tel.: 0444/886461)
Cucina casalinga e Specialità tipichetoscane Chiuso la domenica
Da Paolo A 1 Km dal nordest, direzione centro Caldogno, vicino al semaforo r di d ta t la l pren r ota tazione) CALDOGNO (VI) - Vi V a Cap a ovilla, 90 Te T l. 0444 585999 (è gra
viaggi e culture
1 del22 novembre 2008 pagVIII
numero
Vienna Città magica V
ienna è la splendida capitale austriaca, dallo spirito cosmopolita ed dai suggestivi monumenti, ereditati dal glorioso passato imperiale. Con lo scopo di renderla sontuosa, i sovrani “illuminati” invitavano a corte architetti geniali e così Vienna è diventata centro privilegiato delle opere degli artisti più conosciuti e originali: dalle volute imperfezioni delle case di Hundertwasser, all’edilizia sperimentale del Karl Marx Hof. Da diversi secoli perdura la sua fama di città musicale. Madre di compositori quali Strauss e Schubert, ha anche ospitato artisti di rilievo internazionale, come Beethoven e Mozart. Dal 1939 inoltre, accoglie l’anno nuovo con uno spettacolare concerto, trasmesso in tutto il mondo. Vienna, oltre alla sua affascinante cultura e alle collezioni prestigiose, gode di un’arte pasticcera inimitabile. Infatti è una della poche città dove è possibile gustare l’originale Sacher Torte, quella del famoso Café Sacher. Vienna regale Vienna è stata il teatro delle vicende degli Asburgo e la casa regnante vi ha lasciato splendide testimonianze del suo potere. Tra queste, il famoso palazzo di Schönbrunn, che racchiude il giardino-labirinto, la Gloriette, il giardino zoologico, la serra delle palme, il museo delle carrozze imperiali e il Museo dei bambini. Altro palazzo imperdibile è il Belvedere, uno degli edifici barocchi più belli al mondo, dove sono esposti “Il Bacio” e una vasta collezione di Klimt, capolavori di Schiele, Renoir, Monet e Van Gogh. Infine, il palazzo Hofburg, l’ex residenza invernale della dinastia asburgica a Vienna, è sede del Museo di Sissi, del Museo delle Argenterie e della magnifica Camera del Tesoro. Vienna religiosa Maestoso edificio gotico, la Cattedrale di Santo Stefano è l’emblema religioso di Vienna. Dai 136 metri della possente torre nord si può ammirare la città, mentre la torre sud ospita la campana più grande del paese. Tra gli altri edifici religiosi, i più interessanti sono la tardogotica Chiesa di San Michele (Michaelkirche) e la Chiesa dei Cappuccini (Kapuzinerkirche). Il Ring Nel cuore della città si trova il Ring, anello di 6 chilometri voluto da Francesco Giuseppe, che racchiude gli edifici civili simbolo del potere: l’Hofburg, sontuosa residenza imperiale prima e presidenziale adesso, l’imponente Municipio ed il Parlamento, ispirato all’architettura greca. Vienna verde Nonostante sia una metropoli, nel centro della città si possono ancora trovare numerosi spazi verdi. Il parco più grande è lo Stadtpark. Vicino al monumentale Hofburg si trovano il Burggarten e il Volksgarten, il più antico della città. Da non perdere anche il giardino del Castello del Belvedere, la barocca residenza estiva di Eugenio di Savoia, situata nei pressi del Ring.
Vienna musicale Per avere un assaggio del patrimonio musicale di Vienna, si possono visitare la Haus der Musik (Museo del Suono), che offre un’esperienza innovativa ed interattiva, come il direttore virtuale e la Galleria del Suono, e la Mozarthaus (Casa di Mozart), l’unica residenza rimasta del noto compositore. L’Opera di Stato (Wiener Staatsoper) invece è un teatro lirico in stile rinascimentale tra i più importanti al mondo, che offre programmi diversi, con oltre 60 opere e spettacoli di balletto all’anno.
Mercatino di Natale Questo periodo dell’anno sembra il migliore per visitare Vienna, che con le luci natalizie assume un’atmosfera magica. Dalla metà di novembre infatti, fino alla Vigilia di Natale, Il Mercato di Gesù Bambino affolla di originali bancarelle la Rathaus Platz. Una tradizione di oltre sette secoli, che ha fama internazionale. Vienna di notte Di notte i monumenti e gli edifici storici di Vienna si illuminano e la città diventa ancora più affascinante. Per ammirarla al meglio, ci si può avventurare sulla Torre del Danubio, alta 150 metri, e contemplare lo splendido panorama dalla terrazza. Anche la gigantesca ruota di Ferris regala un’incantevole vista sulla città. Si trova al Prater, il famoso parco divertimenti di Vienna. R.P.