Tribunale, il sospetto: favore ai privati? pag 3
Giovani, la svolta a destra Estrema pag 9
Scioperi e amori, la tradizione dei canti popolari pag 19 n° 125 15 novembre 2008 0 50 euro 0,50
Fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Luca Matteazzi
Studenti
assenti I ragazzi vicentini protestano poco contro il decreto Gelmini Indifferenza e scarsa coscienza politica? Sì. E conformismo
Demopoltronari
Ciàcole
S
e la Dc è morta da un pezzo, i democristiani si moltiplicano come conigli. Non si sa più come contenerli, questi inseminatori di partitini artificiali. Generano versioni lillipuziane della Balena Bianca a tutto spiano: c’è la Dc di Pizza, la Dc per le Autonomie di Rotondi (riuscito a ritagliarsi un posticino di ministro), i Cattolici Liberali di Giovanardi, il Movimento Veneto per il Ppe di Carollo, perfino una Rifondazione Dc (di Publio Fiori e qualche amico suo). Senza dimenticare l’Udeur di Mastella e l’Udc di Casini, naturalmente. Dalle nostre parti, Mauro Fabris e
Francesco Piccolo hanno fondato l’imprescindibile Movimento Popolare Veneto con ex mastelliani ed ex casiniani orfani della munifica protezione di Silvio. Piccolo, consigliere regionale ex Udc, con ammirevole noncuranza per il proprio cognome ha spiegato che il nuovo movimento è nato a causa della “posizione infeconda” scelta da Casini. Ebbene sì, fuori dall’alleanza con Berlusconi, Fini e Bossi non si tromba: si viene trombati. Fabris, ex braccio destro di Mastella conquistato dal Pdl così sexy, ha presentato così la sua creatura: «Alle elezioni comunali dell’an-
CREMAZIONI no prossimo possiamo traghettare formazioni che non hanno in passato cercato l’ingresso in An o in Forza Italia, ma si sentono attratte dal Pdl». Quali siano queste misteriose formazioni, difficile capirlo. Fabris ha sottolineato che la missione sarà quella di portare “un di più” di sensibilità cattolica nel partito unico berlusconiano. Quanti centimetri di cattolicesimo mancano a quei poveretti di An e Forza Italia? Le europee sono vicine. I demopoltronari, amanti esperti del cambio di posizione, sono pronti. Basta una poltrona.
0444 302 829 SERVIZIO 24 ORE SU 24 GIORNO E NOTTE Servizio di recupero e spostamento salme dal luogo del decesso all’ospedale gratuito VICENZA borgo Scroffa, 45/47 - ARCUGNANO (VI) - piazza Rumor, 17 Abitazione e notturno: 0444 531404 - Cell.: 337487461 - 3476481548 www.servizifunebririzzato.com - e-mail: info@servizifunebririzzato.com Azienda convenzionata con il comune di Vicenza per trasporti e servizi funebri CONSULTATECI PER PREVENTIVI E CONSULENZE
editoriali
125 del15 novembre 2008 pag2
numero
Intimidazioni, aeroporti e tangenziali P
rima la pentola a pressione imbottita di bombolette di gas, adesso la lettera di minacce al sindaco Variati. Al di là della dovuta e scontata condanna di qualsiasi gesto violento e intimidatorio, viene davvero da chiedersi costa sta succedendo a Vicenza. Non vedo in giro la tensione di cui parlano molti: mi sembra, anzi, che finora il confronto tra le diverse posizioni in campo si sia sempre svolto in modi sostanzialmente corretti. Adesso si stanno moltiplicando avvertimenti inquietanti, inquietanti soprattutto perché non si capisce dove vadano a parare. La “bomba” alla Popolare
è stata subito etichettata come attentato politico, escludendo forse con troppa fretta che potesse essere l’opera di uno squilibrato. O di qualcuno che ce l’aveva semplicemente con le banche. Con la lettera a Variati ci si sta muovendo con più prudenza. Speriamo che si riesca a chiarire presto la situazione. Più che altro per toglierci dalla testa il sospetto che ci sia qualcuno che, guarda caso proprio prima dell’inizio dei lavori, abbia l’interesse a far salire la tensione. Intanto, la società Aeroporti si avvia verso la liquidazione. Soluzione inevitabile, visto il pesante indebitamento e vista
la totale assenza di prospettive di sviluppo. Resta il rammarico per una occasione persa: non sono tra quelli che sostengono che a Vicenza un aeroporto non serve, anzi. Soprattutto per una città che per la sua stessa posizione geografica è confinata ai margini delle grandi vie di comunicazione, l’aeroporto poteva essere una carta importante da giocare. Più utile e a portata di mano, probabilmente, della tanto discussa linea ferroviaria ad alta capacità; di sicuro meno costosa e meno impattante per la città. Centri come Treviso o Forlì hanno scali che funzionano e muovono centinaia di migliaia
di persone. Perché non Vicenza, che ad ogni occasione si vanta di essere una delle province più ricche e produttive del paese? Purtroppo i primi a non crederci sono stati proprio i vicentini, che hanno gestito l’aeroporto con scarsa lungimiranza (tanto per usare un eufemismo) ben prima che arrivassero gli americani. E che non ci hanno messo gli investimenti e le risorse di cui aveva bisogno. Così il Dal Molin chiude, probabilmente per sempre: perché l’idea della rototraslazione della pista, e soprattutto l’idea di uno scalo civile funzionante a due passi dalla base americana, suonano un po’ troppo fantasiose.
Sempre in tema di infrastrutture, infine, sembra sbloccarsi la situazione di stallo che da decenni bloccava la realizzazione della bretella tra Ponte Alto e Costabissara. La tangenziale ovest, se effettivamente andrà in porto, potrebbe finalmente sgravare una parte della città dal traffico pesante. Ci piacerebbe che il Comune pensasse a qualche misura per evitare che attorno alla nuova strada fioriscano, come sempre, nuove zone residenziali e produttive. Nuove strade possono servire; nuovi capannoni e nuove villette molto meno. L. M.
Il caso Creazzo I rischi delle censure
Lettere
S
crivo al vostro magazine per segnalare quanto segue. Il rapporto fra trasparenza e pubblica amministrazione è spesso conflittuale: dico una banalità, lo so. Credo però che ultimamente la situazione stia ulteriormente peggiorando e la cosa non fa sperare bene per il futuro. I segnali si scorgono qua e là nel Paese, ma credo che in questi giorni Vicenza abbia segnato un record nazionale. Mi riferisco al nuovo regolamento del consiglio comunale di Creazzo in materia di partecipazione alle sedute da parte del pubblico (l’intero documento è consultabile sul mio blog: www.lasberla.net). L’aula, su indicazione della giunta, ha stabilito che i cittadini non potranno effettuare riprese durante le sedute a meno che non siano iscritti ad uno speciale albo tenuto dalla stessa amministrazione. Albo che schederà gli “addetti-autorizzati” alla ripresa nonché le modalità e le finalità (?!) di quest’ultima. Di più, il sindaco si arroga di tenere per sé copia del supporto dei filmati per tre giorni, durante i quali potrà operare tagli e cesure. Durante i tre giorni appena menzionati, inoltre, il sindaco sempre nella sua veste di presidente del consiglio municipale, potrà decidere di negare il permesso di mandare in onda il materiale registrato. Il regolamento, fra le altre, concede una deroga speciale agli operatori della informazione, cosa che lede il principio dell’uguaglianza dei cittadini davanti alle istituzioni. Ma anche in questo caso c’è un ma; la dispensa è da applicarsi alle «sole trasmissioni esempio telegiornali che garantiscono il diritto all’informazione». In pratica sembra di capire, perché l’uso della lingua italiana è scadente, che ad entrare in aula per le riprese saranno autorizzati solo gli operatori video di telegiornali e
simili che garantiscono il diritto all’informazione. Ma chi determina questo criterio? Poiché il regolamento parla di trasmissioni, il cronista di un quotidiano, di un settimanale o di altro periodico che vogliano fare riprese a supporto del loro lavoro, non potranno farlo. Ugualmente saranno esclusi i titolari di testate on-line. Di fatto oltre a sancire un diverso trattamento tra cittadini e operatori dell’informazione (confine assai labile peraltro, perché come si può catalogare il lavoro di uno storico che si interessa a Creazzo?) si sancisce anche un trattamento impari tra giornalisti e giornalisti. È chiaro a questo punto l’intento della giunta di Creazzo di stendere un cordone sanitario attorno al proprio operato. Perché? In più il sindaco, oltre che presidente del consiglio, diviene anche regista addetto ad eventuali “taglia e cuci” sul materiale audiovisivo dei cittadini. Se a tutto questo si aggiunge il divieto di riprendere le assemblee che hanno per oggetto atti comunali che riguardano enti religiosi o terzi con precedenti giudiziari il cerchio si chiude e la frittata è servita. Non entro poi nel merito del burocratese adoperato nella delibera votata il 29 ottobre scorso. Spero che non si sottovaluti quanto accaduto in questo frangente. Creazzo e le sue miserie umane sono certo ai margini dell’impero. Se però le autorità e cittadini non intervengono si creerà un pericolosissimo precedente. Il prossimo passo sarà la schedatura di chi entra in consiglio. Poi le autorità selezioneranno il pubblico; poi selezioneranno i giornalisti. Poi delibereranno tutto ciò che vogliono senza un minimo di controllo. È l’anticamera di un regime rozzo e autoritario. Marco Milioni
il fatto
125 del15 novembre 2008 pag3
numero
Tribunale, sconto in vista ai privati? L’apertura del nuovo palazzo di giustizia rischia di slittare: mancano le opere di servizio a carico dei costruttori Che per accelerare pensano di tagliarle
| Il cantiere del nuovo tribunale
di Alessio Mannino
I
n questi giorni è scattato l’allarme nuovo tribunale. Il presidente degli avvocati di Vicenza, Lucio Zarantonello, ha messo in guardia dal rischio di ritrovarsi con un palazzo di giustizia a fine 2009 ultimato ma impossibile da utilizzare. Mancano le vie d’accesso, i parcheggi e i servizi che secondo la convenzione stipulata fra Comune e privati nel 2005 spetta a questi ultimi costruire (le cosiddette “opere di urbanizzazione” in cambio dell’appalto). Un grido di dolore prontamente recepito dall’amministrazione Variati, che in un recente vertice tecnico ha ascoltato la propoaSviluppo Cotorossi, costituita in gran parte dal gruppo Maltauro e dalla Codelfa di Tortona (gruppo Gavio). Obbiettivo: velocizzare i tempi. Area privata In sintesi, i privati suggeriscono una serie di modifiche alla viabilità e alla distribuzione di parcheggi del Piruea ex Cotorossi: una grande curva che collega il Menti alla Riviera Berica, spostando il parking al di là di via Stadio nella parte prevista per la zona residenziale sul Bacchiglione; e una nuova area di sosta
Adottando questa scorciatoia, infatvicina al ponte fra via Stadio e ti, viene qualche dubbio sulle opere tribunale, posizionando a sud la di urbanizzazione che il privato deve rotatoria in progetto all’incrocio (ripetiamo: deve) girare al pubblico. con via Zanecchin e cambiando Una cosetta da 20 milioni di euro collocazione allo sbocco di via circa, secondo il rapporto stabilito Martiri delle Foibe. nell’accordo del 2005. Un accordo Mettendo da parte il generico che prevedeva che tali infrastrutturimando ai nuovi propositi delre a carico dei privati venissero real’architetto Goncalo Byrne per lizzate prima del taglio del nastro rivedere l’impatto sul paesaggio, della nuova cittadella giudiziaria di desta un certo sospetto l’intenBorgo Berga. Invece adesso si vuole zione di bypassare i tempi lunghi ripensarle. Ecco l’interrogativo: non del nuovo piano regolatore (Pat). è che Sviluppo Cotorossi, usando la Così da ottenere una varianleva del tempo che stringe, mira a te sulla superficie che i privati strappare uno sconto su tali opere? vogliono far fruttare tramite le La giunta dovrebbe destinazioni d’uso fare luce sul perché in commerciale-diquesti tre anni i prirezionale-residenvati non hanno mosziale. Si tratta di so una ruspa. Magari un’area di quasi 48 Negli anni andandolo a chiedere mila metri quadrati passati ai suoi predecessori di ai due lati del Baci lavori sono centrodestra, in testa il chiglione suddivisa silenzioso ex assessore in 14 mila di com- andati a Marco Zocca (che rimerciale (negozi), rilento: sulta molto vicino alla 12 mila di direzioperché? Maltauro). Il sindaco nale (uffici), 2 mila Variati e la respondi esercizi pubblici sabile del Territorio, e 19 mila di resiFrancesca Lazzari, potrebbero bedenziale (abitazioni). Di mettere nissimo far valere la convenzione, mano alle destinazioni d’uso e tuttora vigente e vincolante. Come alle volumetrie non se ne parmai, invece, concedono altro tempo la: significherebbe dover rifare ai costruttori, magari dovendo pure il piano finendo nell’imbuto del accondiscendere alla loro richiePat. Per evitare ciò, Maltauro&Co sta di risparmiare sulle opere per il pensano a ridisegnare la dislopubblico? cazione degli edifici. Insomma, spostarne il puzzle in modo da La domanda far approvare con una semplice La spada di Damocle dell’apertuvotazione in consiglio comunale ra degli uffici giudiziari incombe la variante, e poi partire coi lavocome un capestro sulle scelte pori. Tutto liscio? Non proprio. litiche, d’accordo. Così come si Lo sconto
comprende facilmente il motivo del plateale ritardo dei privati: non si vende più un metro cubo di mattone, in questo periodo di vacche magre per il mercato immobiliare. Tra l’altro, se non cambia la restrittiva legge regionale sugli spazi commerciali, non si capisce come possano essere riempiti quei 14 mila metri quadrati destinati ai negozi. Al massimo si può scambiare il 20% di una singola destinazione d’uso con un’altra: ad esempio si può travasare un pezzo di comparto commerciale su quello direzionale, dato che presu-
mibilmente gli avvocati vorranno trasferire i loro studi a fianco del palazzo di giustizia. Il Comune ha interesse ad accelerare, per scongiurare il guaio di un tribunale finito ma inservibile. I privati hanno interesse a prender tempo. Nel possibile taglio alle opere pubbliche sta, forse, la soluzione. Quanto vantaggiosa per Vicenza, dipende dalla risposta a questa domanda: quale sarà l’importo effettivo delle opere di urbanizzazione e con quali tempi verranno realizzate?
www.vicenzapiu.com
Direttore Responsabile LUCA MATTEAZZI l.matteazzi@vicenzapiu.com Editore MANY MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 Redazione corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 redazione@vicenzapiu.com ALESSIO MANNINO a.mannino@vicenzapiu.com ILARIO TONIELLO i.toniello@vicenzapiu.com TOMMASO QUAGGIO t.quaggio@vicenzapiu.com PAOLO MUTTERLE p.mutterle@vicenzapiu.com
Collaborano: ANDREA ALBA ALBERTO BELLONI MARTA CARDINI FRANCESCO CAVALLARO FEDERICA CEOLATO GIULIANO CORÀ FRANCESCA DANDA FRANCESCO DI BARTOLO ANDREA FASULO GIOVANNI MAGALOTTI ANTONINO PELLEGRINO MATTEO RINALDI GIULIO TODESCAN Pubblicità PIÙ MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 info@piu-media.com Stampa PENTAGRAPH SRL via Tavagnacco, 61 – Udine Autorizzazione Tribunale di Vicenza n. 1181 del 22 agosto 2008
primo piano
125 del15 novembre 2008 pag4
numero
Altro che ’68, qui il pensiero è debole A colloquio con un insegnante sessantottino. Che sugli studenti anti-Gelmini è pessimista: “Non hanno letture forti, seguono l’onda”
di Alessio Mannino
N
iente più eskimo o croci celtiche, siamo giovani d’oggi. I professori sessantottini guardano i ragazzi che si riversano in strada contro la ministro Gelmini per contestare l’ennesima riforma scolastica, e li colpisce la tristezza. Non parliamo poi di quelli vicentini a un reduce del ’68 come il prof. Piergiorgio Casara, insegnante del Pigafetta e uomo di sinistra da sempre: “Non hanno alcuna tensione ideale né culturale, sono tornati a essere dei buoni studenti e basta”. In effetti, la città dei ribelli No Dal Molin non ha brillato per intensità nelle proteste: durante lo sciopero nazionale dello scorso 6 novembre la massa è rimasta sotto le coperte a casa, lasciando la piazza alla solita minoranza. “Però c’era uno striscione del nostro liceo, è stata la prima volta”, aggiunge a mo’ di consolazione Casara. Non che l’impegno politico o addirittura l’attivismo di partito latiti del tutto, fra gli alunni delle superiori di casa nostra. All’istituto tecnico Rossi va per la maggiore un gruppo capitanato da iscritti alla Lega Nord, per esempio. “Qui da noi”, spiega Casara, “va ad annate: tempo fa c’era un gruppetto piuttosto forte vicino al Pd. Poi c’è qualche ragazzotto di destra. Ma è da parecchio che non c’è più una vera tensione politica. E’ lo stesso motivo per cui la Lega avanza”. I giovani padani rivendicano di lottare in nome di ideali. Il prof pigafettiano è scettico: “Ideali… Quest’anno nel nostro liceo alle elezioni per i rappresentanti d’istituto ha vinto un piccolo Obama, che parlava e si muoveva come lui. Una ragazza mi ha detto di averlo votato perché ‘si è presentato bene’. In realtà i cosiddetti ideali di oggi sono slogan vuoti, come il federalismo, la Padania”. Una specie di autoinganno. “Sì. Il caso dei leghisti fa riferimento
al materialismo, la concretezza del risultato tipici della cultura veneta. Lei vede rivoluzionari, in giro?”. Personalmente, neanche col binocolo. Le cause vanno ricercate nel fallimento dei genitori: “La politica è entrata in crisi. Questi ragazzi vedono i propri padri disillusi, soprattutto quelli di sinistra. Non ci sono più occasioni di coinvolgimento politico per i figli. Così si finisce semplicemente per seguire l’onda delle contestazioni”. Eppure i moti studenteschi del 2008 hanno prodotto anche Piazza Navona, col risveglio degli antichi estremismi di destra e sinistra. Per fare a botte significa che una fede ideologica, giusta o sbagliata che sia, c’è. “Ma quei fatti sono dovuti al clima esasperato di Roma, è stato uno scontro da curva, una scazzottatura da stadio”, ribatte Casara. Che prova ad analizzare in profondità: “Lo scarto fra i valori e le idee apprese in classe, attraverso per esempio lo studio dello storia e della filosofia, e quelli che imparano in televisione e nella società è troppo forte. 40 anni fa c’era una società dai valori pieni a cui ci si poteva contrapporre con altri altrettanto pieni, adesso c’è il vuoto. Oggi chi protesta si mette la
maglietta di Che Guevara e ripete le formule contro la guerra e per il diritto allo studio, ma è roba vecchia, desueta”. Certo che anche i docenti non è che siano fulgidi esempi di critica sociale e politica… “Ah, fra di noi non si trovano forme di protesta adatte ai tempi, finora abbiamo fatto solo un corteo”. Non ci sono più maestri di pensiero. “Noi, ai tempi del ’68, eravamo costruiti su pensieri forti, sulle letture di un Marcuse o di un Adorno. Questi ragazzi non leggono, non sanno niente”. Evidentemente perché, abbozziamo, intellettuali di quella stazza non ci sono più, o quando ci sono vengono esclusi dalla grande comunicazione, che al contrario insegna il disimpegno e l’individualismo privato. Nessuna speranza, dunque? “Lo spirito di ribellione sta scomparendo, al massimo esiste lo spirito di lamentela. Tuttavia, la battaglia sul Dal Molin ha avuto seguito fra i giovani perché ha fornito un esempio di creatività e un momento di partecipazione organizzata. E’ stato un centro di aggregazione, e ai ragazzi serve questo: aggregarsi. Ciò nonostante, non riesco a decodificare la situazione. Sono pessimista”.
“Ma la scuola non ci aiuta” Il movimento di destra Azione studentesca: “Dipende tutto dal singolo insegnante: spesso non arrivano proposte interessanti”
“L
a protesta di questi giorni non ha niente a che vedere con il ’68. Non ci siamo proprio: allora c’erano idee forti con cui confrontarsi, credibili o meno che fossero; adesso la situazione è completamente diversa. Basti pensare che allora si chiedeva il sei politico, oggi si chiede più meritocrazia”. Presupposti diversi, ma conclusioni identiche. Sotto molti punti di vista Camilla Tartaria è l’esatto contrario di Piergiorgio Casara: lui prof sessantottino da sempre schierato a sinistra, lei giovane studentessa (è iscritta al primo anno di giurisprudenza dopo aver fatto la maturità classica) con il cuore che, politicamente parlando, batte a destra, dato che è responsabile cittadina di Azione studentesca, il braccio scolastico di Alleanza Nazionale. Ma l’analisi che fanno dell’attuale protesta che sta attraversando le scuole è in gran parte simile. Protesta, o forse sarebbe meglio parlare di non protesta, vista la relatività tranquillità che si registra qui in città. Anche per motivi molto banali, come giustamente sottolinea Tartaria. “A Vicenza non c’è una tradizione universitaria forte come a Padova o a Verona, che può fare da traino alle superiori. E non ci sono nemmeno le tensioni che ci sono a Roma, dove gli scontri fuori dalle scuole sono all’ordine del giorno. Vicenza è sempre stata una città calma, anche da un punto di vista storico qua è tutto più tranquillo. Inoltre, la riforma di cui si discute non tocca le superiori, quindi non vedo davvero perché si dovrebbero fare occupazioni o altre manifestazioni”.
Ma tra i ragazzi delle superiori, c’è almeno interesse per questi argomenti? “Un po’ di interesse c’è – continua -, se non altro per cercare di capire di che cosa si sta parlando. E se è vero che c’è un senso generale di allontanamento dagli argomenti che riguardano la politica intesa in senso lato, non è corretto dire che siamo una generazione di svogliati e debosciati che pensano solo a facebook o al cellulare ultimo modello. Anzi, spesso sono proprio questi strumenti che diventano utili per veicolare qualcosa di diverso. Il punto è che non si può pretendere che i ragazzi sappiano le cose per scienza infusa, e oggi sono pochi quelli che hanno alle spalle una famiglia che li aiuta a formarsi un’opinione critica. Lo stesso vale per la scuola, dove di questi argomenti si parla poco, e solo per iniziativa del singolo insegnante”. Molto dipende, dunque, da come vengono presentate certe questioni (“quando si propone qualcosa di interessante i ragazzi seguono”). E molto dipende anche da cosa si intende per partecipazione. “Non è che solo chi si candida a fare il rappresentante di istituto è interessato. Molti seguono questi argomenti ma non vogliono metterci la faccia. E ci sono tante forme di partecipazione: anche leggere il giornale ogni giorno lo è”. Vero, ma i giovani delle superiori li leggono i giornali. “Non tanto – riconosce Tartaria -. Del resto noi siamo i figli della generazione del ’68. E, come dice il detto popolare, chi semina vento raccoglie tempesta”. L. M.
primo piano
125 del15 novembre 2008 pag5
numero
Riforma Gelmini? Sì, no, boh... La parola agli studenti Una mattina fuori dalle scuole. Cosa ne pensano i ragazzi di tagli, proteste e manifestazioni
di Giulio Todescan
M
entre in tutta Italia l’Onda del movimento studentesco invade piazze e scuole, Vicenza sembra accontentarsi di guardare la mareggiata dal sicuro della terraferma. Ma non tutto è fermo: gli studenti si informano, o almeno ci provano. Andrea, Zimba, Giulia, Liam e Bobo sono al secondo anno del liceo scientifico Lioy. Non sanno bene cosa sia il “tre più due”, ma già hanno le idee (più o meno) chiare sui “baroni” dell’università: «Sono i prof che tramandano il posto ai figli – dice Andrea -. Dicono che la riforma li penalizzerà, ma se tagli indiscriminatamente i fondi penalizzi tutta l’università». Secondo Zimba i test sono d’ingresso sono spesso ingiusti: «C’è chi aveva la media del nove e non
è stato ammesso all’università, mentre altri che hanno studiato solo per il test sono riusciti a entrare». Idee un po’ più confuse invece su quelle parti del decreto Gelmini che toccano le scuole superiori: in classe se ne parla, ma solo per la buona volontà dei prof, mentre un’assemblea d’istituto a tema è in programma, ma non è ancora stata fatta. Per assurdo, alle recenti elezioni dei rappresentanti d’istituto di Gelmini manco s’è parlato: tenevano banco argomenti sempreverdi come la doppia ricreazione o il fumo durante l’intervallo. Taglio dei fondi, voto in condotta: questi i punti della riforma che tutti conoscono. Giulia preferisce non parlare: «L’argomento lo conosco per sentito dire. Ma una prof ha detto che alla scuola servirebbe un po’ di normalità, invece di continue riforme, e io sono d’accordo». Comunque, alle manifestazioni hanno partecipato tutti, anche se di occupazione è meglio non
parlare: «Tanti sono d’accordo con la manifestazione ma poi vogliono seguire le lezioni, così si è deciso di non occupare» spiega Giulia. Controcorrente Zimba e Bobo: «Chi vuole entrare a scuola a tutti i costi dovrebbe fermarsi ed essere informato su una legge che riguarda anche loro. L’occupazione sarebbe un segnale forte». Orientamenti politici? Tre su cinque si dichiarano disinteressati, Liam invece è leghista convinto, ma la riforma: «non mi piace per niente» dice. Solo Bobo si dichiara di sinistra, ed è l’unico a sapere cosa è successo in piazza Navona lo scorso 29 ottobre: «Quelli di destra sono arrivati con cinghie e spranghe, mandati da Forza Nuova. E’ assurdo vedere gli studenti picchiarsi, qui non c’entrano la destra e la sinistra». Arriva Alberto, è l’unico pro-Gelmini: «Da qualche parte bisogna tagliare, per risollevare l’Italia – dice -. E poi, tanto, l’anno prossimo faccio un anno di studio in
«Togliendo gli indirizzi, i profesAmerica, e tanti saluti». Gli chiesori con competenze specifiche diamo del Sessantotto: «Cos’è sparirebbero, finirebbero tutti successo in quell’anno? Qualcosa al tradizionale, con un peggioin Cina...». ramento della didattica. Persone All’altro scientifico della città, il abituate da vent’anni a insegnare Quadri, gli studenti si sono mossi solo fisica, e davanti a studendi più. Camilla - al quarto anno ti molto ferrati nella materia, si dell’indirizzo fisico-matematico ritroverebbero a dover insegnare – della riforma sa praticamenanche matematica. te tutto: «Abbiamo Un disastro». Idee discusso nelle aschiare anche sui corsemblee di classe, si di recupero estivi: e ad ogni classe è «Li hanno riammesstata consegnata si, ma non ci sono i una copia del decresoldi per finanziarto – racconta -. La li. Così saremo obrichiesta è venuta Politica? bligati a pagarci le da noi studenti, ed I più si ripetizioni di tasca è stata fatta prodichiarano nostra». E il Sessanpria dal preside. Da disinteressati totto? «Mi pare difgiovedì a sabato ficile che ritorni un prossimo, poi, faperiodo così, anche remo tre giorni di se sarebbe divertenassemblea prolunte e bello. Oggi c’è meno coraggio gata. Ma non chiamarla occupadi fare cose diverse, di testa prozione!». A lei non va giù il fatto pria. Di chi fa gli scioperi, solo un che la riforma segni un ritorno terzo va alle manifestazioni, gli all’indirizzo unico, tagliando i altri stanno a casa a dormire». corsi sperimentali come il suo:
CAF UIL
RIVOLGETEVI AL PER LA COMPILAZIONE
730 INTEGRATIVO - UNICO - ICI ISE - RED - PAGHE COLF BADANTI VICENZA-CAF Tel. 0444 564265
ARZIGNANO Tel. 0444 671640
BASSANO Tel. 0424 227593
ALTE CECCATO Tel. 0444 490703
DUEVILLE Tel. 0444 360211
LUGO DI VICENZA Tel. 0445 325146
NOVENTA VICENTINA RECOARO TERME Tel. 0445 780905
SCHIO Tel. 0445 670900
THIENE Tel. 0445 362259
VALDAGNO Tel. 0445 401843
125 del15 novembre 2008 pag7
io non ci sto
numero
Derivati Una bomba a orologeria La crisi finanziaria non è passata: molti enti pubblici hanno investito in strumenti finanziari a rischio, e nel giro di un paio d’anni potrebbero avere perdite per decine di milioni di euro. Che dovremo pagare tutti
di Francesco Di Bartolo
I
l peggio deve ancora venire. Si stima che il denaro investito da privati ma anche da numerosi enti pubblici nei “derivati” ammonti tra i 120 e i 180 miliardi di euro. Tra regioni, comuni, consorzi, Ipab, case di riposo e altri soggetti, sarebbero 529, secondo Elio Lannutti, parlamentare di IdV, gli enti pubblici coinvolti. Ma secondo Report (RAI) sarebbero oltre 900. I derivati sono strumenti finanziari non standardizzati né regolamentati, frutto della creatività di società tra le più disparate (e dalla diversa affidabilità), il cui commercio non è sottoposto ad alcun controllo ma si svolge a livello mondiale con un semplice accordo tra chi compra e chi vende, senza verifiche sui rischi di insolvenza, senza casse di compensazione. Essi rappresentano
l’ultima espressione di quella deregulation del denaro sostenuta con la massima decisione dal mondo della finanza. La possibilità di ottenere grandi profitti dalla compravendita di contratti derivati, può sorgere dalla capacità di prevedere con largo anticipo l’andamento dei mercati e quindi di avvicinarsi il più possibile con le proprie analisi al livello che i prezzi delle merci, le quotazioni di titoli, i tassi di interesse e quelli di cambio raggiungeranno a una data prefissata. Ma tutte le analisi e previsioni sono saltate. Chi ha investito in derivati sa già che alla scadenza non guadagnerà nulla e avrà perso i suoi investimenti. Le scadenze sono previste tra il 2011 e il 2012. Per quanto riguarda gli enti pubblici accadrà quello che è successo con Alitalia: lo Stato, cioè noi, si farà carico dei debiti. Lo Stato, cioè noi, dovrà coprire l’enorme buco (dai 120 ai 180 miliardi di euro, come detto sopra) degli enti, perché –si può essere certi
– le banche, veri (ir)responsabili della incombente tragedia, la faranno franca. Se gli hedge fund si sono dimostrati una truffa, i derivati non sono da meno. L’Italia è il paese con la maggiore esposizione di enti pubblici. Consob e Banca d’Italia non hanno vigilato. Quindi la domanda è non tanto come la crisi dei mercati finanziari di questi giorni inciderà sull’economia italiana, ma con quali soldi verrà pagato l’enorme passivo degli enti pubblici. A ciò si aggiunga che il tanto osannato federalismo (la peggior disgrazia – a mio avviso – che una classe politica irresponsabile poteva infliggere agli italiani che vengono ripetutamente ingannati giacché vengono nascosti i costi e non si parla tanto dei vantaggi) ha costi elevati e non si sa proprio da dove prendere i soldi. Intanto, la differenza tra Paesi ricchi e forti e Paesi deboli e poveri si fa sempre più marcata. Prendiamo ad esempio la polemica tra Italia e altri Paesi per l’abbattimento delle emissioni: per sedersi al
tavolo di questo poker ecologico bisogna avere soldi, ma l’Italia non ne ha. Sia la Francia che la Germania si sono già fatti i loro interessi. Germania e Francia inquinano più di noi, ma spenderanno di meno. La debolezza del
nostro Paese ci spinge sempre di più verso le nazioni povere. Ci vuole ben altro delle istrionesche rappresentazioni e barzellette che il nostro premier va spargendo per il mondo. Ci stiamo coprendo di ridicolo.
Cosa sono i derivati Con il termine derivato in finanza si indica ogni titolo il cui valore è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi ecc.). Sono derivati, ad esempio, i futures, così come le opzioni, o gli swap di cui si è molto parlato l’anno scorso. Esistono derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile: azioni, obbligazioni, indici, commodity tipo il petrolio, perfino la quantità di neve caduta in una determinata zona. Questi strumenti si possono utilizzare per ridurre i rischi collegati ad alcune operazioni finanziarie, oppure per fini specula-
tivi, dato che offrono una specie di effetto leva capace di moltiplicare i profitti. Il problema è che, quando le cose vanno male, si moltiplicano anche le perdite. Oltre tutto i derivati rappresentano, soprattutto nelle forme che hanno preso piede negli ultimi anni, uno strumento molto complesso e che nasconde spesso rischi difficilmente calcolabili anche da analisti esperti. È a causa dell’uso creativo dei derivati che la Enron è arrivata al fallimento. Per queste ragioni il ricorso ai derivati da parte di enti e istituzioni pubbliche ha suscitato numerose perplessità.
focus
125 del15 novembre 2008 pag8
numero
L’università da due milioni di euro Brevetti e pubblicazioni: il dipartimento di ingegneria gestionale è una delle punte di eccellenza dell’università italiana. E grazie alle convenzioni con le aziende ha entrate a sei zeri
C’
è un’università che non ha problemi di fondi e di tagli. E che può guardare con tranquillità anche ad un’eventuale riforma che dovesse condizionare i finanziamenti ai risultati della ricerca. Per trovarla non occorre fare molta strada: basta bussare nel triangolo compreso tra San Nicola, San Pietro e le Barche, dove ha sede il dipartimento di tecnica e gestione dei sistemi industriali dell’università di Padova (“Attenzione, l’università è a Vicenza, ma di Padova”, sottolinea Carlo Terrin, direttore della Fondazione studi Universitari cittadina). E dare un’occhiata ai numeri: negli ultimi cinque anni il dipartimento - presso il quale lavorano 42 professori, 30 assegnisti di ricerca e un’altra trentina di persone con altre qualifiche - ha visto pubblicato su riviste scientifiche internazionali circa duecento lavori, ha registrato due brevetti nazionali e cinque brevetti internazionali. Sempre nello stesso periodo di tempo, ha partecipato a cinque progetti di ricerca internazionali, a dieci progetti nazionali e ha attivato un numero sempre maggio-
re di convenzioni con aziende del settore privato. Nomi del calibro di Ducati Corse, Bosch, Bulgari, Generali Business Solution, Ceccato, con cui sono in corso progetti che vanno dalla ricerca sulle leghe metalliche agli studi su logistica e gestione dei magazzini. In tutto- e questo è il dato forse più sorprendente -le convenzioni portano nelle casse dell’ateneo qualcosa come due milioni di euro all’anno. “È tra i dipartimenti con il numero di convenzioni con aziende più alto di tutta l’università – aggiunge Terrin -. Uno dei dipartimenti migliori di Padova, il che vuol dire uno dei migliori d’Italia”. Una nicchia di eccellenza forse poco conosciuta, ma che testimonia come l’università stia lentamente prendendo piede in città. Il numero degli iscritti ai tre corsi di laurea – oltre ad ingegneria gestionale c’è il corso in sicurezza alimentare, sempre dell’università di Padova, e quello in economia dell’università di Verona – è in leggero ma costante aumento. “E va bene così, perché se arrivassero troppi iscritti ora come ora non
sapremmo dove metterli”, scherza Terrin. I tempi di attesa per trovare un’occupazione dopo la laurea oscillano tra i tre mesi e i tre mesi e mezzo. “Non sono dati aggiornatissimi, ma rendono l’idea. E secondo me adesso i tempi sono anche più brevi”, aggiunge ancora il direttore. E i rapporti con le realtà del territorio sono sempre più solidi: “Quando siamo partiti con i diplomi di laurea nei primi anni ‘90 facevamo fatica a trovare aziende disponibili per gli stage. Adesso è il contrario: abbiamo più richieste che studenti. Vuol dire che l’attività che svolgiamo è in linea con le attese del territorio. Come conferma anche il fatto che ultimamente alcuni nuovi soci come la Banca Popolare di Vicenza, la Regione e gli Industriali siano entrati nella Fondazione, affiancando i soci fondatori, e cioè il Comune, la Provincia e la Camera di commercio”. A San Nicola, insomma, si lavora bene e si studia molto. Anche adesso, che in tutta Italia il mondo universitario è in subbuglio, tutto procede come sempre: lezioni regolari, nessuna protesta,
tutto tranquillo. Pure troppo, verrebbe da dire: nel senso che la presenza dell’università e degli universitari è ancora poco visibile nella vita della città. “È normale – controbatte Terrin -. Non abbiamo né i numeri né la storia di città come Padova. Io credo, però, che il contributo dell’università si senta, anche nelle cose più banali. Quando sono arrivato qui una decina di anni fa, era quasi impossibile trovare un posto dove bere un caffé dopo cena. Adesso in centro c’è più di qualche bar aperto anche la sera. E secondo me il fatto di avere qualche migliaio di giovani in centro storico ha avuto un suo peso”. Tra una pausa caffé e un’ora di lezione, il cruccio principale degli universitari vicentini non riguarda dunque né i tagli né la revisione di carriere e concorsi. Al centro delle preoccupazioni qui c’è l’annosa questione degli spazi. Oggi
l’università è sparpagliata tra più sedi da una capo all’altro del centro storico. Tra un anno dovrebbe essere pronto il nuovo edificio di viale Margherita, ma basterà solo per trasferire quello che oggi viene fatto a Santa Maria Nova e all’ex cinema Arlecchino. A San Nicola, a San Pietro, in Piarda, la situazione rimarrà esattamente come ora, e cioè critica. “Il primo stralcio dei lavori per noi è solo un trasloco- conclude Terrin -. Ma stiamo stretti, tremendamente stretti, e abbiamo bisogno di spazi per crescere. Avere cento docenti e tremila studenti, come abbiamo noi, significa aver bisogno di uffici, di laboratori, di mense adeguate e di aule studio proporzionate. Tutto cose che oggi non sono sufficienti, e che potrebbero arrivare con il secondo e terzo stralcio di lavori”. Che al momento, però, sono solo sulla carta. L. M.
focus
125 del15 novembre 2008 pag9
numero
La lunga marcia della destra estrema Da Forza Nuova al Veneto Fronte Skinheads, ecco le sigle di un universo che sta guadagnando spazi e consensi, soprattutto tra i giovani. Grazie alle battaglie contro immigrazione e omosessualità. E agli stadi
di Giulio Todescan
F
orza Nuova, Lotta Studentesca (il suo movimento giovanile) e Veneto Fronte Skinheads: sono queste le tre sigle principali dell’arcipelago dell’estrema destra a Vicenza e provincia. Dove, a quanto dicono i protagonisti, iscritti e simpatizzanti sono in crescita, anche grazie a parole d’ordine (ad esempio contro l’immigrazione, l’omosessualità e la droga) che, piaccia o non piaccia, sempre più spesso “sfondano” nell’opinione pubblica. Parliamo comunque di numeri piuttosto bassi: nel 2008 gli iscritti a FN in provincia sono 190 circa, a quanto afferma Daniele Beschin, coordinatore provinciale. «Per il settanta per cento si tratta di studenti, in particolare delle superiori – dice Beschin -. Per le iniziative studentesche però ci appoggiamo
a Lotta Studentesca di Verona, mentre altre attività più legate al territorio, come la campagna contro i nomadi, sono promosse dai ragazzi di Vicenza». Ma non è il capoluogo il punto forte della formazione post-fascista, la vera capitale è piuttosto l’alto vicentino: «A Bassano abbiamo un nucleo di militanti molto attivo, come anche nell’ovest vicentino, fra Arzignano, Chiampo e Montecchio – continua Beschin -. Vicenza città è una zona difficile, troppo appiattita su posizioni moderate, esclusa la questione della base Usa, a cui siamo fermamente contrari, ma che è stata cavalcata politicamente dalla sinistra. Abbiamo validi elementi anche a Torri di Quartesolo, alcuni universitari che studiano a Padova, soprattutto ex militanti ai Alleanza Nazionale scontenti». Si chiama Giovanni Boschieri uno dei coordinatori forzanuovisti dell’area bassanese. Nella città del ponte degli Alpini c’è una sede dove due volte al mese si fanno anche letture: come “Il capo di Cuib” di Corneliu Codreanu, leader rumeno ultranaziona-
lista, o “Militia” di Leon Degrelle, belga arruolatosi nelle fila delle SS tedesche. Ma, assicura Boschieri, Forza Nuova n o n è nostalgica:
«Certo guardiamo con occhio particolare il periodo fascista, ma per esaminarlo e inserirlo nel suo contesto storico. Non siamo più nel ’45, siamo nel 2008». Poi c’è lo stadio, anche se a Vicenza non esistono gruppi di dichiarata ispirazione politica. «Teniamo ben separati politica e sport: allo stadio ci andiamo per divertirci, anche se molti ultimamente dalla curva si sono avvicinati al movimento – dice Beschin -; tanti di noi poi allo stadio vanno direttamente a Verona. Ma ci sono altri luoghi dove socializziamo: la strada, il bar, le cene dove ricordiamo i caduti o il 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma. E poi ci sono i concerti». Già, i concerti, spesso organiz-
zati dal Veneto Fronte Skinheads di Lonigo. Una realtà descritta dal documentario “Nazirock” di Claudio Lazzaro, cha ha scatenato un putiferio di polemiche nel mondo della destra. «Si è scatenata una campagna mediatica denigratoria nei confronti del nostro mondo: ora come ben voi sapete, in Italia è sempre stata un’isola abbastanza felice per la realizzazione di raduni e concerti, soprattutto in Veneto, dove le forze dell’ordine non vengono nemmeno a controllare ciò che succede ai nostri concerti» si legge sul sito del VFS, in cui si invitano i partecipanti ai prossimi raduni a mantenere un “basso profilo”. «Ho molti amici nel Veneto Fronte Skinheads, ma abbiamo metodi diversi – dice il militante bassanese di FN -. Io a musica e birra preferisco un buon libro». Più conciliante il coordinatore provinciale: «Massimo rispetto per loro, ai loro concerti suonano anche molti gruppi legati a Forza Nuova – dice Beschin -. E poi i militanti sono trasversali: ai raduni ci vanno anche molti di An, non c’è niente di male. Ci andava anche il sindaco di Verona Tosi, da giovane».
focus
125 del15 novembre 2008 pag10
numero
Petauri e pitoni, moda a quattro zampe Il numero e la varietà degli animali domestici è sempre maggiore Criceti per i più piccoli, canarini per gli anziani e serpenti per gli americani
di Federica Ceolato
N
egli ultimi anni si è diffusa la tendenza nelle case vicentine di ospitare non solo cani o gatti, ma roditori, volatili, sauri, rettili&Co.. Rigorosamente di piccola taglia, meglio ancora se di moda. Eh sì, perché l’acquisto di un animale è spesso dettato dal gusto e dalla moda del momento. “Non sempre la scelta di portarsi a casa un piccolo animale è ponderata rispetto alla disponibilità di tempo e cura necessari da dedicare all’animale, qualunque sia” – spiega Anna Zanella, presidente dell’Ente Nazionale Protezione Animali (Enpa) di Vicenza. Secondo una recente stima dell’associazione sarebbero circa 40 milioni gli animali nelle case degli italiani: oltre a 14 milioni di cani e gatti, ci sono pesci rossi, tartarughe, furetti, criceti, serpenti, uccelli, conigli e molti altri animali esotici, il cui numero reale però sfugge a censimenti esaurienti a causa dei commerci illegali. Conigli e cavie, quindi, come animali da compagnia, la cui diffusione non sempre è stata accompagnata da informazioni corrette o complete relative al loro benessere, dalla prevenzione attraverso le vaccinazioni obbligatorie, all’alimentazione, spesso causa di patologie gravi e diffuse, fino al comportamento. Così come per tutti gli animali eso-
tici, per cui non bastano i consigli da parte di chi l’ha venduto o una conoscenza per sentito dire, ma è fondamentale rivolgersi a professionisti e a veterinari specializzati per evitare di maltrattare involontariamente l’animale o procurarne addirittura la morte. Perché ogni bestiola ha caratteristiche molto particolari e individuali. Criceti per bimbi E’ importante, prima di prendere un animale in casa, riflettere accuratamente sul proprio stile di vita per capire se si potrà dedicarci tempo e attenzioni, se il luogo è adatto e sufficientemente spazioso, se in casa ci sono bambini o persone anziane. “Il criceto o il coniglietto spesso rappresentano la prima esperienza di rapporto dei bambini con gli animali, per cui chi li acquista lo fa generalmente per accontentare i figli ed abituarli ad una relazione di cura e rispetto degli animali. Inoltre – spiega Viviana del reparto animali del Garden Vicenza Verde di Saviabona – sono animaletti simpatici, disponibili al contatto, facili da gestire e poco dispendiosi. In media per un coniglietto con casetta e cibo si spende meno di 80 euro”. Diverso è il discorso dei volatili che sono invece ideali per persone anziane per le quali, spesso, rappresentano l’unica fonte di compagnia. “Anche canarini e cocorite richiedono cure semplici, occupano poco spazio e sono ancora più economici, tra i 50 e i 60 euro tutto compreso. Una minima spesa per una grande compagnia, che spesso contribuisce ad alleviare la malinconia di persone
sole. Per quanto riguarda le mode del momento, il Petauro dello zucchero è un piccolo marsupiale notturno originario dell’Australia e della Nuova Guinea, simile ad uno scoiattolo volante, che è già tendenza in Inghilterra, che da noi, per il momento, attira molta curiosità ma con poche probabilità di acquisto”. Do you like pitone? Anche in Italia ci sono appassionati di rettili e anfibi, come serpenti, gechi e iguane, ma si tratta di un gusto più straniero che locale. “Tranne in un caso, quest’anno abbiamo venduto circa una decina di pitoni e cinque boa a persone di nazionalità americana – spiega Donato di Zooplanet di Vicenza Est, vicino alla Caserma Ederle -. E’ un commercio in aumento, ma ancora limitato a certe fasce di utenti perché l’esotico richiede più tempo e più costi di gestione e manutenzione dell’habitat, oltre ad una vera e propria passione”. E se capita di fare la scelta sbagliata o di non aver valutato attentamente le esigenze e lo sviluppo dell’animale, come spesso succede per le tartarughe d’acqua, il problema si risolve con il gesto vigliacco dell’abbandono senza scrupoli. “Non sono solo cani e gatti ad essere abbandonati – conferma la presidente dell’Enpa -, ma anche coniglietti, volatili, serpenti e altri rettili. Numerose sono, infatti, le segnalazioni dei cittadini che richiedono un nostro intervento e, nel caso, siamo costretti a dirottare gli animali verso i centri specializzati di recupero e tutela”.
| Una coppia di petauri dello zucchero
Acquario sì, acquario no? Anche i pesci possono contribuire a diminuire stress e tensioni, svolgendo attività di pet therapy, ossia di terapia con animali d’affezione, molto diffusa con cani e gatti. “Contrariamente a quanto si pensa, i pesci riconoscono chi dà loro da mangiare: se capita di passare vicino al piccolo acquario nelle ore consuete dei pasti, anche il pesce rosso richiamerà l’attenzione con atteggiamenti particolari per farci capire che è l’ora della pappa – spiega Daniele del reparto acquariologia del Garden Vicenza Verde -. L’importante è però assicurare cura e attenzione e sfatare il luogo comune che basta una piccola ampolla (vietata per legge!) piena d’acqua e il pesce è sistemato. Niente di più sbagliato. Anche il comune pesce rosso ha le sue esigenze minime: una vasca rettangolare, anche piccola, e un filtro per l’acqua. L’impegno per questi semplici accorgimenti, che riescono a dare soddisfazione, può originare un totale disinteresse o sfociare in passione e allora si acquista un acquario”.
Se 6 Goloso di Musica e Notizie
Per i tradizionalisti Cani e gatti restano comunque i più amati dagli italiani. “Il rifugio comunale di Gogna, purtroppo, straripa di amici a quattro zampe desiderosi di una famiglia a cui donare tanto amore, in cambio di un po’ di cura e attenzioni – spiega Zanella -. Nonostante le campagne di sterilizzazione, quest’anno gli abbandoni sono aumentati e i cani ospitati sono circa 200, di cui 80 provenienti dal canile di Marola a totale mantenimento dell’Enpa, per non parlare delle circa 200 colonie feline dislocate in città e periferia. E’ importante richiamare l’attenzione delle famiglie vicentine affinché la scelta di portarsi a casa un animale, qualunque esso sia, venga presa consapevolmente e non in maniera avventata, magari dettata dall’entusiasmo iniziale. Il nostro compagno sarà al nostro fianco per tanti anni, d’estate e d’inverno, e dovremo tenere conto di lui quando si decideranno le vacanze o gli spostamenti, nel rispetto anche delle sue esigenze e delle sue necessità, di spazio, tempo e coccole”.
CI PUOI ASCOLTARE
13 notiziari locali e
16 notiziari nazionali al giorno tutto quello che succede a vicenza e provincia tutte le partite del vicenza calcio in diretta
100.300 Vicenza, Bassano, Rosà, Marostica..... 105.600 Schio 104.700 Vallata dell’Astico 99.800 Altopiano di Asiago 107.750 Vallata dell’Agno
focus
125 del15 novembre 2008 pag11
numero
Produzione ferma la recessione è qui Analisi dell’indagine trimestrale di Confindustria Che segnala una produzione in calo dell’1,2 per cento
www.flikr.com/guglielmocelata
di Antonino Pellegrino
L
a 101esima indagine congiunturale predisposta da Confindustria Vicenza e diffusa in questi giorni, relativa al consuntivo del terzo trimestre 2008, conferma che anche l’economia vicentina è entrata in una fase di recessione. Infatti se da una parte si registra una certa tenuta di alcuni settori, quali l’alimentare, quello della carta e grafica, quello delle materie plastiche e quello della meccanica, si verificano invece consistenti variazioni negative per settori tradizionalmente importanti nell’economia locale quali l’orafo, la concia nonché il tessile abbigliamento ed il mobile. In dettaglio: da una parte il settore alimentare cresce rispetto al precedente trimestre del 5,8% e quello della grafica e carta cresce del 5,1%; fanno registrare una più modesta crescita anche i settori della meccanica dell’1,3% e delle materie plastiche dell’1,1%. L’andamento recessivo dell’economia è invece fortemente evidenziato da alcuni comparti che - pur se interessati da riaggiustamenti di natura strutturale ancora in corso - hanno in passato contribuito in maniera importante allo sviluppo dell’economia della nostra provincia. È il caso della concia (meno 11 per cento), del settore orafo (meno 9 per cento), del tessile abbigliamento (meno 6,6 per cento) per finire con il settore del mobile (meno 3,9 per cento).
Produzione in calo Nel complesso l’economia della provincia fa registrare un calo della produzione industriale dell’1,2 per cento, legato in gran parte ad una riduzione delle vendite sul mercato interno - pari a circa il 2 per cento sono invece cresciute le esportazioni verso l’Europa del 3,7 per cento e verso i paesi extra unione europea dell’1,8 per cento. Questo scenario è peraltro in linea con il grave peggioramento del clima di fiducia delle imprese manifatturiere che - secondo quanto recita l’indagine congiunturale - a ottobre ha raggiunto i minimi dal settembre del 1993; non appare neanche positivo l’andamento dei carnet ordini delle imprese che nell’87% dei casi assicura lavoro per un periodo non superiore ai tre mesi. Sul fronte all’occupazione si registra una sostanziale stabilità del numero degli addetti mentre su quello della liquidità aziendale, raggiunge il 49 per cento (con un aumento quindi di 11 punti percentuali) il numero delle aziende che dichiarano ritardi negli incassi. Cresce anche dal 23 per cento al 29% la percentuale delle imprese che denunciano tensioni di liquidità. Sul fronte delle materie prime il 71 per cento delle imprese intervistate segnala aumenti dei costi delle stesse, mentre i prezzi dei prodotti finiti sono cresciuti nel 46 per cento dei casi, con un aumento medio del 7,4 per cento. Per quanto riguarda la situazione prevista, l’indagine ipotizza una ulteriore contrazione della produzione industriale nel quarto trimestre del 2008 di circa l’1,7 per cento. Sembrerebbe sostanzialmente fermo anche il fronte degli investimenti: infatti circa il 40 per cento delle imprese intervistate dichiara di non avere in programma alcun investimento per i prossimi mesi.
Le cause: lo scenario internazionale Vogliamo fornire una chiave di lettura dei dati dell’indagine congiunturale nell’ambito del complessivo scenario economico attuale. L’attuale andamento dell’economia locale e l’evoluzione che si sta registrando nella finanza nazionale ed internazionale ha, a nostro avviso, radici lontane e non è possibile comprenderne la dinamica senza tener conto dell’andamento del contesto economico e finanziario internazionale. L’ingresso del nostro paese nell’euro - insieme agli innegabili vantaggi che ha comportato - ha spostato la competitività dell’economia vicentina, come peraltro quella dell’intero paese, dai termini valutari ai termini reali dell’economia. È quindi venuta meno la possibilità delle cosiddette “svalutazioni competitive”, e le nostre imprese sono state costrette a reinventarsi in termini di efficienza produttiva, dovendo competere con paesi con più basso costo dei fattori reali dell’economia, tra i quali in primo luogo il costo del lavoro. Il rafforzamento dell’euro nei confronti del dollaro ha poi acuito il problema. Questo processo è in molti casi ancora in corso ed ha profondamente inciso in settori quali il tessile abbigliamento, la concia, l’orafo. In questi comparti soltanto quelle imprese che hanno saputo valorizzare la qualità della propria produzione come griffe del “Made in Italy” sono riuscite a mantenere, anzi ad accrescere, la loro presenza nei mercati potendo sostenere con elevati prezzi di vendita i maggiori costi di produzione. Altri comparti hanno saputo recuperare efficienza grazie all’avvio di processi di innovazione tecnologica che stanno già iniziando a dare i primi risultati.
Tutto fermo Se negli anni immediatamente successivi all’ingresso dell’Italia nell’euro il sistema finanziario ha sostenuto i consumi mediante il finanziamento ai settori delle imprese e delle famiglie, la riduzione delle disponibilità finanziarie strettamente legate all’efficienza delle produzioni industriali e la sopraggiunta crisi finanziaria internazionale hanno adesso sensibilmente complicato lo scenario. Già nei mesi scorsi si erano rilevate riduzioni della domanda di consumo interno che gradualmente hanno colpito - per la minore disponibilità del sistema bancario a finanziare le famiglie nell’acquisto di abitazioni - anche il settore immobiliare, sul quale si è peraltro focalizzata negli ultimi anni anche l’attenzione del sistema fiscale. Il combinato effetto di queste due azioni ha praticamente fermato il comparto, che ha sempre costituito un importante ammortizzatore delle passate crisi economiche. Anche nella nostra provincia si sta registrando, per la prima volta dopo decenni, un calo dei prezzi delle abitazioni. I problemi del credito Sul fronte delle imprese stanno ormai emergendo i limiti del sistema di regole di Basilea 2. Ci riferiamo all’utilizzo dei rating delle banche e delle agenzie specializzate: in particolare questi ultimi si sono rivelati tragicamente inaffidabili. Basilea 2 si sta inoltre rivelando estremamente “prociclico”, cioè funge da acceleratore dell’euforia nelle fasi positive e del pessimismo in quelle negative. L’effetto che così ne risulta è quindi una grande disponibilità del sistema bancario a finanziare le imprese migliori - intendendo come tali quelle così definite sulla base dei sistemi di rating interni applicati - e di contro
le imprese che iniziano a mostrare segnali di crisi vedono queste loro difficoltà accentuarsi per effetto della stretta creditizia attuata progressivamente nei loro confronti dalla quasi totalità delle banche con cui operano. E’ prevedibile che la crisi dello scorso settembre ed ottobre porterà inevitabilmente ad una revisione dell’architettura complessiva di Basilea 2. Già peraltro più di una voce si è levata, da parte di autorevoli studiosi, in favore di un ritorno ad un sistema di relazioni più tradizionali tra banche ed imprese. A nostro avviso questo avrebbe il vantaggio di meglio valorizzare quegli elementi di tipo qualitativo insiti nelle imprese - quali l’innovazione di prodotto, le prospettive di sviluppo legate alla creatività dell’impresa, la serietà e correttezza della proprietà e del management e altri fattori - che oggi costituiscono solo marginalmente la base di valutazione che concorre, nel complesso, a formulare i giudizi di affidabilità delle banche e che vengono sostanzialmente sintetizzati dai sistemi di rating interni. Il futuro Un cenno a parte meriterebbe ovviamente il sistema delle banche popolari e di credito cooperativo che, mantenendo un forte legame con l’imprenditoria del territorio di appartenenza, può compensare con un approccio creditizio più tradizionale gli effetti collaterali indesiderati rivenienti dall’applicazione delle regole di Basilea 2. La futura evoluzione dello scenario economico della nostra provincia dovrà anch’essa fare i conti con quanto sta accadendo ed accadrà a livello internazionale e, in una situazione così complessa, è auspicabile un intervento normativo rapido ed efficace, coordinato tra i principali attori internazionali, che eviti l’avvitamento della crisi.
®
PAVIMENTI
da 5,00 € al m
2
RIVESTIMENTI
da 7,00 € al m
2
SANITARI
da 250,00 € /serie
ARREDOBAGNO da 400,00 € bassano s.p. dueville-montecchio p. via prati povolaro via de
PRONTOBAGNO
lla re bb pu li c a
cityper
info@prontobagno.net
vicenza
quartieri
125 del15 novembre 2008 pag13
numero
ViPiù
quartieri
Le torte di Nonna Papera Centro storico
Da poco più di un mese ha aperto un nuovo negozio nel cuore del centro: cucina a vista, ingredienti di prima qualità e torte fatte in casa per chi vuole riscoprire i sapori di una volta. E corsi per chi vuole mettersi in gioco
di Andrea Fasulo
“S
tiamo impastando il sito. Manda un’e-mail e ti avviseremo appena sarà infornato. Grazie per la pazienza!”. Se via capita di visitare un sito internet in costruzione come questo non vi spaventate. Con queste parole vi accorgerete già, anche se il sito non contiene ancora le informazioni che cercate, che intorno a questo posto aleggia un’atmosfera particolare. Come chiamarlo? Negozio, laboratorio, pasticceria, associazione ricreativa culinaria? Provate a mischiare gli ingredienti e ad amalgamarli per bene e forse avrete la risposta. Che camminiate svogliatamente o di fretta, passando per Contrà Santi Apostoli è impossibile passare davanti alla vetrina della Bottega di Nonna Papera senza fermarsi a sbirciare. E molto proba-
Autoproduzione individuale Autonomia energetica Microgenerazione diffusa
bilmente dopo aver sbirciato sentirete la tentazione di mettere la testa dentro. Sarà per i vecchi e solenni infissi in legno scuro che vi accolgono all’ingresso, ereditati dal negozio di antiquariato che in precedenza occupava il locale; o forse per i colori caldi dell’arredamento e della carta da parati in stile Francia del Nord; forse per il bel colpo d’occhio della grande cucina a vista al centro della stanza, dove spierete la cuoca intenta ad impastare e infornare; ma molto più probabilmente sarà per l’abbondanza di torte di tutti i tipi che campeggia sul bancone all’interno. Ora manca solo l’insegna in ferro battuto arrugginito, che qui garantiscono arriverà presto, e poi tutto sarà a posto. Perché la Bottega è aperta solo da un mese, ma il lavoro ha già preso ritmi serrati. Tutto è nato dalla passione per i dolci fatti in casa di due amiche, Claudia Ertani e Roberta Mariano. Che facevano e fanno tutt’ora dell’altro nella loro vita, ma un giorno hanno deciso di mettere a frutto tutto
il patrimonio di ricette trasmesso da nonne, mamme ed amiche e di fare di questa passione un lavoro. Ora sfornano anche una ventina di torte al giorno per fare fronte alle ordinazioni che arrivano dai clienti. Crostate di amarene, torte di carote, ciambelloni, meringate allo zabaione, cassate siciliane, rotoli con panna montata e marron glacé, torte al cioccolato e pere, torte di riso e uvetta, biscotti ricoperti al cioccolato e chi più ne ha più ne metta. Se chiedete la specialità della casa forse vi risponderanno la “Caprese”, un dolce della tradizione napoletana con cioccolato fondente e mandorle: infatti si trova solo di mattina perché sparisce in un attimo. “Qui facciamo cose semplici, non pretendiamo di essere pasticceri” ci confida Claudia, che si divide tra il suo studio di commercialista e le torte di mele. “Vogliamo restituire alla gente i sapori di una volta, i sapori delle cose fatte in casa, utilizzando prodotti genuini e della tradizione”. Claudia quando entra qui dentro si
rilassa: è quella che lei chiama “cooking-therapy”. Eppure, a guardare il numero di persone che nel giro di poche ore entra nel negozio per fare acquisti o ordinazioni, c’è da dubitare del fatto che riesca davvero a rilassarsi. “In questo primo mese di apertura le cose ci stanno andando davvero bene” ci racconta soddisfatta. “Le persone qui vengono volentieri perché si sentono in un posto dal clima familiare ma anche un po’ magico. Il primo giorno abbiamo avuto più di 100 clienti senza fare alcuna pubblicità”. Un posto un po’ magico: sicuramente piace ai bambini, visto il nome che evoca torte di mele e magie disneyane. Ma piace molto anche alle mamme. Qui infatti, oltre a vendere torte e biscotti già preparati si trovano tutti gli attrezzi del pasticcere, dalle forme agli stampini, dalle decorazioni ai liquori aromatizzati tipo Maraschino, Cherry e Alchermes. Per le casalinghe che vogliono misurarsi con la pasticceria semiprofessionale. Al piano superiore
SOLARCOM Eco-Energy Management®
tutto quello che serve per le feste dei bambini, palloncini gonfiati ad elio, festoni, oggetti di carta. E poi a dicembre partiranno i corsi di cucina: in vista del Natale si parlerà di come decorare pandori e panettoni e del classico tronchetto. Tante attività diverse, ma senza mai dimenticare la parola d’ordine: scegliere i migliori ingredienti. “Sono la cosa più importante” conferma Claudia. “La farina, per esempio. La nostra è biologica, ci viene dall’Antico Molino Rosso di Verona, che nella macinazione conserva una parte del germe del grano. Vendiamo anche diversi tipi di farine sfuse per tutte le esigenze”. Che siano nocciole delle Langhe o cioccolato di Modica gli ingredienti sono tutti selezionati attentamente. Metterli insieme e farne uscire degli ottimi dolci, ci dicono, non è difficile. Sarà per questo che ora magari, per spezzare l’abitudine al classico cappuccino e brioche, la mattina qualcuno passerà di qui a gustare una buona fetta di torta appena sfornata.
Certezza dell’approvvigionamento Remunerazione economica Zero emissioni
STUDIO DI PROGETTAZIONE di sistemi solari fotovoltaici connessi alla rete Un sistema solare fotovoltaico è un sistema di conversione, produzione e distribuzione di energia elettrica direttamente dalla radiazione solare, per il quale è necessaria, indispensabile e imprescindibile un’adeguata progettazione professionale tecnica e altamente specializzata. Affidarsi a competenze qualificate, consente di avere la certezza delle previsioni attese! “...QUINDI, SE SEI UN INSTALLATORE ELETTRICO E SE DESIDERI RASSICURARE IL TUO CLIENTE...METTITI IN BUONE MANI, RISPARMIA IL TUO TEMPO E DORMI SERENO...!”
Per gli INSTALLATORI ELETTRICI ELETTRICI,, proponiamo e svolgiamo i seguenti servizi: º PROGETTAZIONE TECNICA PRELIMINARE ED ESECUTIVA º STESURA PRATICHE&COMPILAZIONE DOMANDE IN “CONTO-ENERGIA” º DIREZIONE CANTIERI º CONSULENZA º STUDI DI FATTIBILITA’ º PREVENTIVAZIONE ANALITICA º FORMAZIONE TECNICA E TEMATICA
SOLARCOM Eco-Energy Management® - Via F. Filzi, 56 - 36051 Creazzo (VI) - Tel/fax 0444 276284 - Cell. 348 3435843 - www.solarcom.it - info@solarcom.it
quartieri
125 del15 novembre 2008 pag14
numero
La casa dove Davide sconfigge Golia
ViPiùtavole del mondo
Campedello
Nella vecchia canonica ha trovato spazio il primo centro di mutuo aiuto per persone con disagio psichici. Ecco come biodanza, giardinaggio e amicizia sconfiggono depressione e schizofrenia
| Foto di gruppo dei soci di Davide e Golia
“Q
uando esci dalla clinica stai peggio di prima”. “Qua è come essere in famiglia, ci aiutiamo l’uno con l’altro”. “Non ci sono né medici né pazienti, siamo tutti sullo stesso livello”. Voci che escono dalla sede di Davide e Golia, il gruppo di mutuo aiuto per la salute mentale che da oltre un anno ha trovato casa a Campedello, in alcune stanze messe a disposizione dalla parrocchia. E che nelle settimane scorse ha festeggiato i dieci anni di attività. Nato nel 1998 per iniziativa della Caritas diocesana il gruppo, che oggi conta circa 120 iscritti, è partito con l’obiettivo di offrire uno spazio di incontro per le persone che soffrono di disagio psichico, soprattutto nei fine settimana, quando il day hospital e le strutture di assistenza tradizionali sono quasi sempre chiuse. “Ci si trovava in centro, per una passeggiata, per mangiare un gelato e per scambiare quattro chiacchiere” ricorda Betti, uno degli animatori laureati in psicologia che seguono Davide e Golia. “Il nostro principio base però – precisa -, è che qui non ci sono né camici, né dottori. E in teoria nemmeno malati. Poi è chiaro che la figura del tecnico, del medico, dello psicologo servono; ma la cosa fondamentale è la relazione”. L’idea di fondo è la stessa dei gruppi degli alcolisti anonimi, applicata però a chi soffre di disagio mentale, in tutte le sue forme, dall’ansia agli attacchi di panico, dalla depressione ai disturbi compulsivi, per arrivare alla schizofrenia e ai disturbi alimentari. Al posto dei farmaci, il gruppo usa le relazioni, il fatto di passare insieme del tempo, per cercare di superare le difficoltà e recuperare margini di autonomia sempre maggiori. In
pratica, gli ospiti si ritrovano per chiacchierare, scambiarsi opinioni e consigli, e soprattutto per fare qualcosa assieme: dalla biodanza ai corsi di cucina, dalle escursioni a cavallo alle partite a calcetto, dai laboratori di pittura alla redazione di un foglio mensile. In questo modo, un passo alla volta, in tanti sono riusciti a recuperare una vitalità e una gioia di vivere che sembravano ormai compromessi. Le difficoltà, ovviamente, non mancano, e nemmeno le ricadute. “Una delle cose più difficili da accettare è la questione dei tempi – spiegano gli operatori -. Noi siamo abituati ai tempi della medicina, in cui gli effetti dei farmaci sono evidenti fin da subito. Qui, invece, i tempi sono imprevedibili e molto lunghi. Per notare un cambiamento o un progresso a volte devi aspettare mesi”. Ma non mancano nemmeno i successi, come dimostrano le storie di molte delle persone che si ritrovano ogni giorno a Campedello. Franco, ad esempio, è uscito dall’ospedale che era un vegetale, spento e privo di qualsiasi iniziativa. Adesso è il responsabile della segreteria del gruppo, nonché uno dei pilastri della vita nella casa di Davide e Golia. “Se mi vedi adesso non crederesti a come ero ridotto quando andavo al day hospital – racconta -. Qui facciamo molte cose: andiamo allo stadio con i tifosi del Vicenza, giochiamo a carte e ogni tanto organizziamo delle partite di calcetto. Perdiamo sempre, ma non importa. Qua siamo tutti amici, ed è un po’ come essere in famiglia: se uno ha bisogno, c’è sempre qualcuno che lo aiuta. E sentirsi dare un consiglio da chi è passato attraverso le tue stesse esperienze è molto più utile
che sentirselo dire da un dottore”. Stessa storia per Armando. “Dopo quarant’anni di lavoro sono andato in pensione e mi sono trovato con la depressione: uscivo per strada a testa bassa, perché i depressi sono sempre a testa bassa. Ho girato un sacco di cliniche, sono stato anche a Teolo quando c’era Pantani, ma quando esci da un clinica e ti ritrovi solo stai peggio di prima. Qua è tutta un’altra cosa: c’è qualcuno con cui parlare, con cui confrontarsi, condividere delle esperienze, scambiare dei consigli”. Tra un pomeriggio passato a sistemare il giardino e una grigliata in compagnia, il gruppo Davide e Golia ha iniziato anche ad aprirsi alla vita e all’attività del quartiere, facendosi conoscere poco alla volta dai residenti, dai commercianti e dagli altri gruppi della zona. Non solo: è diventato anche un punto di riferimento per altre realtà della provincia. “Far incontrare i disabili mentali con la popolazione, creare occasioni di relazione è stata un’operazione culturale che ha avuto da subito un grande impatto – commenta lo psichiatra Livio Dalla Verde, che segue il gruppo per conto dell’Ulss e della Caritas -. Inoltre il Davide & Golia si è fatto fin da subito promotore della propria filosofia con altre realtà, cercando di essere uno stimolo per altre associazioni, altri gruppi di auto-mutuo aiuto e per i familiari. Oggi nella provincia di Vicenza sono centinaia le persone coinvolte in questa esperienza di accoglienza e di abbattimento del pregiudizio e la loro esperienza è riconosciuta anche dalle Ulss”. L.M.
Japanese Restaurant Take Away & Delivery Piazzale Fraccon, 2 (di fronte alla scalette di Monte Berico) Tel 0444.54.37.65 www.zushi.eu | vicenza@zushi.eu
RESTAURANTE MEXICANO
HOT CACTUS CAFÉ
La vera cucina mexicana
Margaritas • Dos equis Chili con carne Enchilada • Fajita Mezcal
Tel. 0444 500302
È gradita la prenotazione HOT CACTUS CAFÉ viale della Pace, 318 - Vicenza
SCUOLA D’ARTE E MESTIERI DI VICENZA formazione dal 1858 Bando per l’ammissione al progetto formativo
“ INVESTIAMO PER IL VOSTRO FUTURO”
operatore nell’incastonatura cod. 39/1/4/1010/2008 POR FSE 2007/2013 Ob.CRO Asse II Occupabilità.Avviso Utenza Disoccupata – Anno 2008 Delibera Giunta Regionale del Veneto n. 1010 del 06/05/2008. Progetto cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo e selezionato nel quadro del Programma Operativo Cofinanziato dal fondo Sociale Europeo e sulla base dei criteri di valutazione approvati dal comitato di sorveglianza del Programma. Corso approvato con DDR n1165 del 17/09/2008
corso gratuito a scopo occupazionale Durata 700 ore di cui 330 di stage aziendale Rivolto a 10 persone Requisiti di ammissione: inoccupati e/o disoccupati limite di età – nessuno titolo di studio qualifica professionale le domande dovranno pervenire alla Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza in via Rossini 60 ( ingresso via Nicotera 19)
entro il 25 novembre 2008
complete di: dati anagrafici, codice fiscale, indirizzo e recapito telefonico, curriculum vitae, titolo di studio foto tessera certificazione dello stato di disoccupazione, documento di identità personale lʼammissione al corso limitatamente ai posti disponibili avverrà in base ad una graduatoria determinata da unʼapposita commissione. la selezione per le persone in possesso dei requisiti presso la sede della Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza Il 26 e 27 novembre con il seguente orario dalle ore 9.00 alle ore 13.00
SCUOLA D’ARTE E MESTIERI DI VICENZA
Via Rossini, 60 - 36100 Vicenza - telefono 0444 960500 - fax 0444 963392 e-mail: Info@scuolartemestieri.org http:/www.scuolartemestieri.org
speciale
125 del15 novembre 2008 pag16
numero
Ogni strada, una storia Nei nomi delle vie sopravvive la Città di una volta Quando sotto la Basilica si vendevano gli zoccoli, sul Bacchiglione navigavano i burchielli e a Ponte degli Angeli giravano le ruote dei mulini
È
una città che non esiste più quella raccontata dalle targhe che, agli angoli delle vie e delle contrade del centro storico, indicano i nomi delle strade. Una Vicenza d’altri tempi, racchiusa all’interno di solidi bastioni, in cui è tutto un pullulare di mercati, botteghe e piccoli laboratori artigiani, con i mulini affacciati sul Bacchiglione, il via vai del porto fluviale, le rane che cantano nei fossati, i panni stesi ad asciugare nelle corti e una miriade di osterie dai nomi pittoreschi. Una Vicenza oggi dimenticata, non fosse per quei nomi un po’ insoliti che svelano, all’osservatore più attento, i segreti di un passato ormai lontano. Una città di mercati, botteghe.... Come molte città venete, anche Vicenza ha la sua piazza delle Erbe e la sua piazza delle Biade, e non è difficile intuire che lì, un tempo, si vendevano, frutta, verdura, foraggi e altri prodotti della campagna. Ma le vie dedicate al commercio sono ben più numerose: sempre in piazza Erbe c’è l’arco degli Zavatteri, cioè dei venditori di ciabatte, poco più in là si trova contrà Pescaria, antica sede del commercio del pesce che arrivava da Venezia per via fluviale, mentre un mercato ittico ancora più antico si svolgeva in contrà delle Pescherie vecchie, qualche decina di metri più a nord. Nella stessa zona delle Pescherie Vecchie c’è contrà Muschieria, che prende il nome dalle botteghe di guantai e profumieri (i
muschieri erano i venditori di spezie, profumi e guanti, che venivano profumati con muschio e altre sostanze odorose), e subito dopo, in quella che oggi è piazza delle Poste si trovavano le botteghe dei macellai (la zona era detta della Copparie, dove cioè si “copavano” gli animali). Sempre dalle macellerie prende il nome anche stradella delle Beccariette, una laterale di corso Fogazzaro dove esistevano delle piccole macellerie (le beccariette, appunto), indicate col diminutivo per distinguerle dalle Beccarie grandi di Ponte San Paolo. ... filature e mulini ad acqua In un’epoca in cui il fiume era il motore dell’economia cittadina, la maggior parte delle attività produttive si concentrava lungo le anse del Bacchiglione. Poco distante da Ponte degli Angeli, nel quartiere di San Pietro o di Trastevere, ancora oggi c’è una Corte dei Molini, e altre macine dovevano essere in funzione nei dintorni di ponte Pusterla se a due passi da Pedemuro San Biagio c’è stradella dei Munari. Sempre vicino al ponte di Pusterla, si stendevano ad asciugare i panni di lana prodotti nelle filature della zona utilizzando degli strumenti simili a rastrelli, chiamati chioare (da cui contrà Chioare). E si ricollegano a questo brulicare industrioso anche nomi come contrà Burci, detta così perché in quella zona arrivavano le tipiche imbarcazioni fluviali veneziane (i burci o burchielli), e il quartiere delle Barche, in cui era situato il
porto della città. Vicentini gran bevitori Trovare un angolino dove passare qualche ora in allegria non doveva essere un problema nella Vicenza dei nostri nonni, almeno a giudicare dal numero di strade legate alla presenza di antiche osterie. Secondo le ipotesi più accreditate Contrà della Fascina, contrà del Guanto, stradella del Garofolino sono tutte strade che devono il loro nome alle insegne di luoghi in cui i vicentini si riunivano per bere un bicchiere in compagnia. Discorso solo leggermente diverso per contrà Frasche del Gambero, dove probabilmente le osterie erano due, una con una tettoia coperta di frasche e una con l’effige del gambero, per contrà delle Morette (o della Malvasia), dove c’era l’osteria della Malvasia ma anche una famiglia di nome Moretto, e per contra Do Rode: l’osteria c’era anche qui, ma c’era anche la corporazione dei notai, che aveva come simbolo proprio una ruota, e il nome potrebbe riferirsi ad entrambe le cose. Tra una bevuta e l’altra, comunque, meglio non esagerare, anche perché le prigioni non erano troppo distanti: il carcere cittadino è stato a lungo ospitato nella Torre del Tormento di piazza Erbe, come ricordano ancora oggi i toponimi Contra Gazzolle (da “gabbiole”, cioè celle, prigioni) e contrà Catena: quest’ultima fa riferimento ad una catena che chiudeva l’accesso alla strada, ma non si può
speciale
125 del15 novembre 2008 pag17
numero
PIZZERIA D’ASPORTO FORNO A LEGNA
via Fusinieri, 33 zona Sant’Andrea - Vicenza
PIZZA PIZZA AL TAGLIO PANZEROTTI | Nella foto grande la zona tra contrà Muscheria (a sinistra) e contrà Pescherie Vecchie (a destra)
escludere che alluda anche ai ceppi dei carcerati. Balie, ospizi, tennisti e ranocchi In quanti se lo saranno chiesto, passando dalle parti dei giardini Salvi: che cosa sarà mai questo Ponte delle Bele a cui è dedicata la stradina che si dirige verso San Lorenzo? Per capirlo bisogna ricordare che lì, un tempo, scorreva la Seriola, e che sotto uno dei ponticelli che l’attraversavano erano solite trovarsi a lavare i panni le balie (in dialetto “bele”) che accudivano gli orfani del vicino ospizio di San Marcello. Del resto in zona non erano una rarità né i corsi d’acqua (poco distante c’era una zona paludosa infestata dalla rane, ancora oggi chiamata contrà Cantarane) né gli istituti di beneficenza: basta spostarsi di qualche centinaio di metri per trovare contrà Soccorso Soccorsetto, che prende il nome dalla Casa del Soccorso, un istituto aperto nel 1590 per accogliere le prostitute che volevano cambiare vita, e dalla casa del Soccorsetto, che invece accoglieva giovani ragazze in difficoltà. Di tutt’altro tenore, invece, i nomi di alcune strade che si trovano tra piazza Castello e Ponte Furo. Lì doveva esserci l’antica area sportiva della città: contrà Mure Pallamaio, infatti, prende il nome dal gioco della pallamaglio, un antenato del cricket e del golf, e non a caso lì accanto c’è anche contrà della Racchetta. L. M.
Giudei e diavoli: i nomi scomparsi “P
er Cà del Diavolo? Dall’Isola prenda corso Principe Umberto, passi contrà dei Giudei, poi all’altezza del Pozzo Rosso prenda a sinistra, attraversi contrà della Calonega ed è quasi arrivato”. Oggi questi nomi sono tutti scomparsi dalle mappe della città, ma un secolo fa una conversazione di questo tipo poteva ancora essere ascoltata, dalle parti di piazza Matteotti, per secoli chiamata dai vicentini piazza dell’Isola (o anche solo come l’Isola), perché proprio lì il Retrone confluiva nel Bacchiglione dando a tutta la zona l’aspetto di una penisola. Quello che è oggi Corso Palladio, invece, venne per secoli indicato prima solamente come Strà Grande o come contrà del Corso, nome dovuto al fatto che in quel viale si svolgevano le corse dei cavalli durante particolari manifestazioni. Nel 1866 divenne corso Principe Umberto, nell’epoca
della Repubblica di Salò il nome cambio in corso Ettore Muti, per poi essere intitolato ad Andrea Palladio subito dopo la fine della seconda guerra mondiale. Contrà dei Giudei era l’antico nome di contrà Cavour, in epoca medievale abitata dalle famiglie ebree della città, mentre il Pozzo Rosso era l’incrocio tra corso Palladio e corso Fogazzaro, dove c’era davvero un pozzo di marmo rosso vicino al quale venivano letti i bandi comunali. Chiuso nel 1807, il pozzo fu sostituito da una colonna, che però durò solo pochi anni: anche questa venne spostata nel 1815. Contrà Calonega, cioè contrà della canonica, infine, era il nome dell’attuale contrà Lampertico, nei pressi del duomo. E contrà Cà del Diavolo? Si chiamava così un tratto di contrà Mure Pallamaio, a quanto pare perché da quelli parti esisteva una della “case chiuse” più note della città.
Orario d’apertura 18,00-22,30 Si effettuano consegne fino alle 22,00 Turno di chiusura martedì Si accettano buoni pasto
PROMOZIONI Con una spesa di 30 euro avrai diritto ad una bibita da 1,5 litri Ogni 3 pizze 1 bibita in lattina in omaggio (fino al 30 novembre 2008)
CONSEGNA A DOMICILIO Prendi tutte le pizze che vuoi e la consegna la paghi solo 0,80 € entro 2 Km 0,50 € per pizza oltre i 2 Km TELEFONO
0444.510.474
È STATA INAUGURATA IL 25 OTTOBRE LA NUOVA PARETE INDOOR DI ARRAMPICATA SPORTIVA DI ZAMBERLAN MOUNTAINSPORT
Arrampicata Sportiva, che passione! LA NUOVA STRUTTURA, CHE HA RISCOSSO GRANDE SUCCESSO, È A PIEVEBELVICINO, ADIACENTE AL PUNTO VENDITA DI VIA VENEZIA 1/3 È stata inaugurata ufficialmente il 25 ottobre, riscuotendo notevole successo, la nuova parete indoor di arrampicata sportiva realizzata da Zamberlan Mountainsport a Pievebelvicino (VI), adiacente al Punto Vendita di Via Venezia 1/3. La parete è utilizzabile esclusivamente dai soci A.Z.A. (Associazione Zamberlan Arrampicata). Una tessera viene fornita a tutti gli aventi diritto, per la prova delle calzature e degli altri materiali per arrampicata, come corde, imbraghi, ecc., venduti da Zamberlan Mountainsport, che propone così ai propri clienti l’opportunità di sperimentare direttamente l’efficacia delle diverse attrezzature. Un’iniziativa davvero esclusiva e una grande comodità per tutti gli sportivi, quindi, che fin dai primi giorni di apertura hanno potuto utilizzare con entusiasmo la nuova struttura indoor di arrampicata. La parete offre diverse vie caratterizzate da differenti livelli di difficoltà, proponendosi così come ideale punto di riferimento sia per chi si avvicina per la prima volta al mondo dell’arrampicata, sia per gli scalatori più esperti. Per tutti, del resto, il nome Zamberlan rappresenta un punto di riferimento: il calzaturificio Zamberlan produce infatti fin dal 1929 scarpe da montagna di qualità, che in misura di circa il 90% vengono esportate in 44 paesi del mondo. Il Punto Vendita Zamberlan Mountainsport è il luogo adatto dove trovare non solo calzature, ma tutto l’equipaggiamento necessario per affrontare in sicurezza i più diversi percorsi della montagna. Chi desidera verificare l’efficacia delle nuove attrezzature e perfezionare la propria tecnica nella nuova parete indoor di arrampicata sportiva può contattare direttamente il Punto Vendita Zamberlan Mountainsport in Via Venezia 1/3 Pievebelvicino VI · Francesco, Beppe, Erminia: tel. 0445/660476 e.mail: aza@zamberlan.com.
cultura
125 del15 novembre 2008 pag19
numero
ViPiù
cultura
Filande, filastrocche e canti onti Un Canzoniere pieno di sorprese Da oltre trent’anni il gruppo Canzoniere Vicentino ricerca e raccoglie i canti della tradizione orale. Ne esce fuori un affresco vivacissimo di storie e personaggi sulla provincia di ieri, che parla anche ai vicentini di oggi
| Il Canzoniere Vicentino con l’attore Pino Costalunga che li affianca in molti spettacoli
di Luca Matteazzi
Q
uando si parla di canzoni popolari, il pensiero corre subito alle melodie di Me compare Giacometo o di Quel mazzolin di fiori. Ma il patrimonio della canzone popolare vicentina è ben più ampio, profondo e variegato, e spazia dalle ninne nanne per i più piccoli ai canti “onti” che i più grandi intonavano per farsi quattro risate in allegria. Un repertorio enorme quanto destinato all’oblio, se non ci fosse qualcuno che con pazienza e costanza si batte per recuperarlo, scovarlo, tramandarlo. Come il Canzoniere Vicentino, il gruppo nato nel 1975 per iniziativa di Gianmaria Sberze e del prete operaio Gastone Pettenon, e poi rifondato su nuove basi, con una formazione quasi interamente rinnovata e con un approccio meno ideologico nel 1979. “Ormai abbiamo 33 anni, cominciamo a sentire il peso dell’età, ma ci divertiamo ancora tantissimo - scherza Luciano Zanonato, uno dei responsabili del Canzoniere di oggi -. Nei suoi primissimi anni il canzoniere aveva addosso una etichetta molto politicizzata. Niente di cui vergognarsi, ma cercammo di portare l’accento più sulla riscoperta della tradizione, con uno sguardo più critico e meno legato all’ideologia”. E di cose da riscoprire ce n’erano parecchie. “Ci sono canzoni
che parlano di tutto – continua Zanonato -. Il fatto è che la gente ha sempre sentito il bisogno di esprimere sentimenti, emozioni e situazioni con il canto. È la vita che entra nelle canzoni, c’è poco da fare. Così, ci sono ballate come Cecilia, che raccontano una grande storia che non ha nulla da invidiare alla Tosca, e ci sono quelle che raccontano di ragazzi che tentano di allungare le mani sulle ragazze”. In un’epoca in cui radio e televisione non esistevano, e in cui cantare era anche un modo per non pensare al freddo o ai morsi della fame, c’era una canzone per ogni cosa. Le ninne nanne e le filastrocche per i bambini (basate spesso sulla ripetizione di un’idea semplice, come quella del corvo che prima perde il becco, poi perde “i oci”, poi la “coa” e infine anche il “culo”); le serenate per il corteggiamento; le canzoni per la visita di leva (“era un rito di passaggio fondamentale – racconta Zanonato -: i coscritti andavano tutti assieme, e dopo festeggiavano con comportamenti tipici degli adulti, come bere, fumare, corteggiare le ragazze. E cantare”); le melodie legate allo scorrere delle stagioni – i canti dell’autunno come San Martin, o quelli per la primavera -, e alle feste che scandivano l’anno: il Natale e la stella, l’Epifania, il Carnevale. E poi c’erano i canti dedicati al lavoro, come quelli delle mondine o delle donne delle filande, a cui il Canzoniere ha dedicato un’attenzione particolare. Un mosaico di voci che racconta una storia tutta vista dal basso, ma ricchissima di
particolare e personaggi. Una storia che spesso rivela dettagli inediti e per molti versi sorprendenti. “In una provincia cattolica come era il vicentino, la provincia bianca per eccellenza, dove tutti erano ossequiosi del prete, scopri che agli inizi del Novecento le donne scendevano in piazza per scioperare per avere la giornata lavorativa di otto ore – aggiunge Zanonato -. Ti ritrovi le donne di Arzignano in piazza con i soldati inglesi che le appoggiano, oppure i manifestanti caricati a cavallo”. A molti di questi argomenti il Canzoniere ha dedicato degli spettacoli a tema. Sulla Grande Guerra, sull’emigrazione, sulle feste tradizionali. Uno dei più riusciti e divertenti è quello dedicato alle canzoni “onte”: canzoni apparentemente innocue, in realtà infarcite di doppi sensi. “Era un modo per parlare senza farsi capire da chi non doveva capire, e senza offendere nessuno – spiega Zanonato -. Erano canzoni che si potevano cantare anche in presenza dei bambini, che non avrebbero capito nulla, mentre gli adulti se la ridevano sotto i baffi”. Canzoni come La strada nel bosco, in cui si parla di una strada che “l’è lunga, l’è larga, l’è stretta, l’è fatta a barchetta, l’è fatta per fare l’amor”: “Ma quando mai si è vista una strada che è lunga, larga e stretta allo stesso tempo e che è fatta a barchetta, l’allusione è chiara”, osserva il musicista. Oppure la celebre Cena della sposa, in cui le allusioni sessuali si mescolano ad un’esaltazione dell’abbondanza che voleva essere di buon augurio
per la nuova coppia. Alla base del repertorio del Canzoniere c’è un lungo e impegnativo lavoro di ricerca. Fatto di giornate in biblioteca, viaggi nelle contrade delle vallate della provincia e visite nelle case di riposo, alla ricerca di anziani che abbiano conservato il ricordo di qualche strofa, di una melodia, magari anche di qualche passo di danza. Una specie di corsa contro il tempo per salvare frammenti di un mondo che non c’è più. “Il problema è che non c’è più quel tipo di vita, non ci sono più le occasioni: cantare era un modo per stare assieme, per fare comunità, per non pensare al cibo che mancava. Oggi tutto questo non è sparito. E di conseguenza sono sparite anche le canzoni”. Un po’, a dire il vero, anche per colpa delle istituzioni che, salvo qualche piccola eccezione, non hanno mai dato troppa importanza al recupero della nostra tradizione orale. “In altre zone i canti popolari sono stati raccolti, da noi no, si lascia tutto nelle mani del volontariato. Tanto per fare un esempio, nel vicentino abbiamo la più grande raccolta di canzoni sulla Grande Guerra, ma non c’è nessuno che ne finanzi la pubblicazione”. Il bello è che, in alcuni campi, le canzoni dei nostri nonni risultano ancora di grande attualità. Ad esempio nel favorire il confronto con gli immigrati, per quanto possa sembrare paradossale. “I temi dei canti popolari sono sempre gli stessi, perché le basi della vita erano comuni – spiega Zanonato -. I canti per l’infanzia, per i riti di pas-
saggio, per le feste di Natale o per il solstizio d’inverno ci sono da noi come in Romania o nei paesi dell’est. E sapere che cosa avevamo noi ci aiuta a metterci in comunicazione con gli altri”. Oppure nel lavoro con i bambini. “Qui i canti tradizionali funzionano ancora benissimo – conclude il musicista -. perché c’è il gioco della ripetizione, c’è l’accumulo tipo Fiera dell’est, c’è la possibilità di usare il gesto. Questo parte del repertorio funziona ancora, il resto sparirà Anche per colpa nostra, che non ci siamo resi conto di cosa avevamo in casa. E per colpa di chi ci ha fatto credere che solo le cose che venivano da lontano avevano valore”.
La cena della sposa Cossa gala magnà la sposa nella prima sera? Mezo pitonsìn, mezo pitonsìn. Dò quajéte, tre colombi, quattro galli montatori, cinque ossi ben pelosi, el so sardelìn, el so sardelìn. Sete eti de farina, la ga cagà per la cusina Oto eti de confeti, la ga cagà par tuti i leti Nove eti de fasói, la ga cagà par i nissiói Diese eti de violapa, la ga cagà come ‘na vaca. Testo tratto da I mangiatori di civette (I magnasoéte) di Virgilio Scapin
cultura
125 del15 novembre 2008 pag20
numero
Sgms,
la cultura è di Casa La Società generale di mutuo soccorso ha festeggiato quest’anno il 150° compleanno. Fondata da Fedele Lampertico, oggi conta oltre tremila soci, e attività che spaziano dai corsi di lingue alla ginnastica per anziani
di Luca Matteazzi
Q
uando le diede vita, nel 1858, Fedele Lampertico non immaginava di certo che 150 anni più tardi i suoi soci si sarebbero riuniti assieme per discutere dell’ultimo film di Wim Wenders o per imparare il cinese. Invece è andata proprio così, ma non c’è da stupirsi più di tanto del percorso fatto, in un secolo e mezzo di vita, dalla Società generale di mutuo soccorso. Nata a metà dell’Ottocento, la Società aveva, come molte altre sue sorelle sparse in giro per l’Italia, soprattutto un obiettivo sociale, di mutua assistenza: era un modo per garantire sostegno a chi si ammalava, agli anziani, a chi si feriva sul lavoro, in un momento in cui lo stato sociale doveva ancora essere inventato. “È nata da persone che si raggruppavano per mettere via un soldo per i momenti di necessità”, conferma la presidente Angelina Santucci, che tra qualche settimana
lascerà l’incarico dopo trent’anni di impegno. Oggi, quello spirito mutualistico non è scomparso, ma è diventato solo una parte minoritaria dell’attività. “Rimane ancora qualcosa – continua la Santucci -. Soprattutto per i soci più anziani, che sono molto legati a queste cose”. Per tutti gli altri, la Sgms è soprattutto un punto di riferimento per la vita culturale della città. Attorno ala sua struttura ruotano infatti il cinema Odeon (che ha festeggiato l’anno scorso i cento anni di attività ininterrotta, un caso unico in Italia), la Casa di cultura popolare, con tutte le iniziative e gli incontri, i corsi di lingue, l’Associazione studenti, e altro ancora. “Nel campo della cultura, che era comunque negli scopi dell’associazione fin dall’inizio, ne facciamo di tutti i colori, e non saprei scegliere un settore piuttosto di un altro” aggiunge la presidente. E in effetti, tra tante proposte, c’è solo l’imbarazzo della scelta. I corsi di lingue, tanto per pescare un esempio tra le attività più collaudate, spaziano dall’inglese all’arabo, dal tedesco al cinese, per arrivare all’italiano per stra-
nieri, che soprattutto negli ultimi anni è uno dei più gettonati. Poi ci sono i corsi di informatica, la ginnastica per anziani, i viaggi (si va dai soggiorni di due settimane – l’ultimo è stato fatto in Sicilia - alle visite di una giornata per eventi particolari) e tutte le attività organizzate dalla casa di cultura popolare: le rassegna in cui si mettono a confronto filosofia e cinema, gli appuntamenti con la letteratura e con la storia o, per restare alle iniziative partite in queste settimane, la matematica (è in corso un ciclo di incontri intitolato “la matematica per il cittadino” che offre una carrellata sulle principali tappe dell’evoluzione di questa disciplina) e la scrittura creativa. “Questo è un corso che facciamo già da qualche anno e che funziona bene – osserva Angelina Santucci -. Anche in questi giorni c’è stato un via vai continuo di persone che chiedevano informazioni. Ma è così un po’ per tutto: abbiamo oltre tremila iscritti”. Se i numeri non sono sufficienti a rendere l’idea di quanto la Sgms sia radicata nel panorama della città, basta dare un’occhiata ai nomi. Nel consiglio direttivo ci
| L’ingresso della Società generale di mutuo soccorso di fianco al cinema Oeon
sono, o ci sono stati, personaggi come Fernando Bandini e l’attuale assessore alla cultura Francesca Lazzari; nel comitato scientifico l’elenco comprende Flavio Albanese, Ilvo Diamanti, Giuseppe Pupillo, Giorgio Sala, Paolo Vidali, Mauro Passarin e molti altri. “Qui siamo al di fuori e al di sopra di partiti e religioni, e continueremo ad esserlo – riprende la presidente -. Qualche volta forse potrà esserci qualcosa che tira più a sinistra, qualche altra volta qualcosa che guarda più a destra, ma la cultura è al di sopra di queste schematizzazioni. I nostri comitati possono organizzare quello che vogliono, a patto che le attività rientrano nei costi”. Già il problema dei finanziamen-
ti, eterno cruccio per gli operatori della cultura, si fa sentire anche qui. E sì che la Sgms parte da una posizione tutto sommato privilegiata, forte del gran numero di tesserati, di un piccolo patrimonio ereditato nel corso degli anni (tutto l’immobile che si affaccia su corso Palladio è di sua proprietà) e soprattutto di una tradizione e un prestigio che le aprono molte porte. La Banca Popolare di Vicenza, così come quella di Verona, danno ogni anno dei contributi. E lo stesso fanno altre istituzioni. “Ma la cosa fondamentale è che qui tutto si basa sul volontariato e nessuno prende una lira – precisa la Santucci -. Senza questo non ce la faremmo”.
cultura
125 del15 novembre 2008 pag21
numero
ViPiùmente&corpo
Momix e flamenco la danza incanta il Comunale Presentata la nuova rassegna di Vicenza Danza In cartellone ci sono anche Coppelia, il Don Quichotte e il Phoenix Dance Theatre
Sonogià aper te le
• Pr eacrobatica
• Hip Hop
iscrizioni ai corsi:
• Fit-Flex
• Break Dance
• Modern Jazz • Classica
• Stretching
• Video Dance
• Fu nk y
• Pilates
Armonia Danza ti insegna a muovere la mente e il corpo, con tanti corsi diversi, adatti ad ogni esigenza e ad ogni livello di preparazione. Attraverso lezioni di prova troverai la tua giusta armonia e potrai prepararti con noi a volare in alto, entrando a far parte di un vero corpo di ballo.
Ass.ne ARMONIA DANZA Contrà Oratorio dei Servi, 15 - VICENZA - Tel. e Fax 0444.322281 - www.armoniadanza.com
SCUOLA DI IRIDOLOGIA E NATUROPATIA “LUIGI COSTACURTA” SONO APERTE LE ISCRIZIONI presso Accademia Nazionale di Scienze Igienistiche Naturali “Galileo Galilei” Tel.e fax 0461/985102 - e-mail: info@scuolanaturopatia.org sito internet: www.scuolanaturopatia.org | In alto Yevgen Eri (foto di Jesus Vallinas). Sotto il flamenco di Fuenteovejuna
I
l nuovo spettacolo dei Momix, un classico come “Coppelia” in prima nazionale e un altro sempreverde del balletto come il “Don Quichotte” in esclusiva nazionale. E poi il flamenco di “Fuenteovejuna” in esclusiva regionale, il trittico del Phoenix Dance Theatre, e due spettacoli per le scuole. La nuova stagione di danza del Teatro Comunale (che rappresenta la tredicesima edizione della rassegna Vicenza Danza) si presenta con un programma ricco di suggestione e con tutte le carte in regola per confermarsi come un appuntamento da non perdere per gli amanti di scarpine da punta e pirouette. Non a caso i 750 abbonamenti disponibili sono già esauriti, e anche i biglietti sono ormai agli sgoccioli. Ad aprire le danze, è il caso di dirlo, sarà “Coppelia” nell’originale versione rivisitata, proposta dal Ballet Víctor Ullate Comunidad De Madrid, in cartellone venerdì 28 novembre alle ore 21.00 in prima nazionale in esclusiva per l’Italia, con la coreografia di Eduardo Lao. Si replica sabato 29 novembre alle ore 21.00, con lo stesso spettacolo fuori abbonamento. Come di consuetudine, tutti gli spettacoli saranno preceduti dagli Incontri con la Danza (alle ore 20.00 per gli spettacoli serali, alle 15.00 per lo spettacolo del pomeriggio), incontri con esperti e critici di danza per approfondimenti
e presentazioni accurate degli spettacoli, degli autori, dei coreografi e delle compagnie. In questo caso l’Incontro sarà condotto, nelle due serate, da Silvia Poletti, critica e giornalista fiorentina. Doppia data anche per il nuovo attesissimo spettacolo dei Momix “Bothanica” - coreografie di Moses Pendleton - in programma martedì 3 e mercoledì 4 febbraio alle ore 21.00: un viaggio in chiave ecologista all’interno di una natura meravigliosa. Gli Incontri con la Danza saranno martedì 3 febbraio con Valeria Crippa, critica e giornalista de “Il Corriere della Sera”, e mercoledì 4 febbraio alle con Franco Bolletta, esperto e consulente artistico per la danza del Teatro La Fenice. Domenica 8 febbraio alle ore 21.00 ritorna il flamenco essenziale d’ispirazione contemporanea della Compañia Antonio Gades con “Fuenteovejuna”. L’Incontro con la Danza sarà con Ermanna Carmen Mandelli, critica e saggista esperta di flamenco. Un balletto del grande repertorio classico è invece al centro del quarto spettacolo in programma, il “Don Quichotte” del Ballet du Théâtre du Capitole de Toulouse - in esclusiva nazionale a Vicenza - sabato 7 marzo alle ore 21.00 e domenica 8 marzo alle ore 16.00, su coreografia di Marius Petipa riadattata da Nanette Glushak, storica danzatrice del New York City Ballet e
dell’American Ballet Theatre. Lo spettacolo sarà introdotto dall’Incontro con la Danza a cura di Remo Schiavo. A chiudere la stagione domenica 19 aprile alle 21.00, il Phoenix Dance Theatre, compagnia rivelazione della Biennale Danza 2007, che proporrà a Vicenza “Los Picadores”, “Paseillo” e “Nopalitos” un trittico di grande impatto emozionale su coreografie del direttore artistico della compagnia, l’anticonformista venezuelano Javier de Frutos. L’ultimo spettacolo della rassegna sarà preceduto dall’Incontro con la Danza a cura di Stefano Tomassini docente all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Completano la rassegna i due appuntamenti mattutini di Danzare per Educare, realizzati in collaborazione con l’assessorato all’istruzione del Comune: giovedì 19 marzo alle ore 10.00 lo spettacolo per le scuole dell’infanzia e primarie “Fino a mezzanotte”, nuova produzione della Compagnia Leggere Strutture, ispirata alla fiaba di Cenerentola;i giovedì 2 aprile alle ore 10.00 “Le cronache di Narnia” della Compagnia Aulos, dedicato agli studenti delle scuole primarie e secondarie di 1° grado. I costi dei biglietti oscillano, per gli interi, tra i 30 euro e i43 euro. Il diritto di prevendita è compreso nel prezzo dei biglietti. Gli abbonamenti sono esauriti.
VENT’ANNI DI ESPERIENZA
dal 1982 a Vicenza SOCIETA’ GENERALE DI MUTUO SOCCORSO
CORSI DI
INGLESE - SPAGNOLO TEDESCO - FRANCESE PORTOGHESE GIAPPONESE CINESE - RUSSO CROATO - ARABO GRECO MODERNO ITALIANO PER STRANIERI CORSI SERALI DI DIVERSA DURATA INGLESE E SPAGNOLO NELLA PAUSA PRANZO MATTUTINI E POMERIDIANI PER ADULTI
DIVERSI LIVELLI DI PREPARAZIONE PICCOLI GRUPPI DI PERSONE INSEGNANTI MADRELINGUA LAUREATI
INFORMAZIONI E SEDE DEI CORSI: CORSO PALLADIO 176-VICENZA TEL. E FAX (0444/546078) E-MAIL: SGMS@SGMS.IT - SITO: WWW.SGMS.IT
movida
125 del15 novembre 2008 pag22
numero
ViPiù
movida
Cover story Nonostante le critiche, i gruppi che ripropongono musica di band famose riempiono i locali. Il caso dei Blake (cover Pearl Jam)
Gli appuntamenti sabato 15 FANTOMATICI Nuovo Bar Astra contrà Barche 14, ore 19 Concerto surf rock alternativo Free entry
di Francesca Danda
C
over band sì, cover band no. Da sempre gli appassionati di musica dal vivo si dividono sull’annosa questione. Da un lato i “puristi” dell’inedito, che tacciano le cover band di inespressività e mancanza assieme a Nirvana, Soundgarden di creatività, accusandole di ridured Alice in Chains, ha influenzasi a meri strumentisti per amore to con la ruvidezza grunge i gusti del soldo. Dall’altro i “nostalgici” musicali di chi è nato tra gli anni dei classici, che riconoscono loro ’70 e ’80. I Blake hanno in media il merito di mantenere viva la trauna data assicurata a settimana ed dizione live e diffondere una certa ai loro concerti registrano il tutto cultura musicale, oltre a dimostraesaurito, per la gioia dei locali che re indubbia capacità tecnica per li ospitano in giro per la provincia. misurarsi coi mostri sacri del rock. «Abbiamo un seguito di “fedelissiPer capirne di più abbiamo inconmi”, cui si sommano i molti appastrato una cover band nostrana, i sionati dei Pearl Jam – ci racconBlake. ta Denis – ma ci è anche capitato Sodalizio artistico nato nel 2005, d’incontrare spettatoi Blake – Denis Tori delusi di non poter descato (voce), Micanticchiare Vasco o chele Borgo (chitarLigabue…» Al di là ra solista), Matteo dei discutibili gusti di Tovo (chitarra), Luca chi ascolta, è comunApolloni (basso) e Oltre ai fan que pacifico che un Riccardo Rech (batdei Pearl Jam, repertorio già noto teria) – sono in realabbiamo un ai più sia un lasciatà una tribute band, passare non da poco, che si distingue dal- seguito di in un mondo, quello la tipologia “cover” fedelissimi della musica live, perché ripropone la dove in maniera musica di un unico lampante emerge la artista, rifiutando tendenza a riconoscere piuttosto il filone delle scalette “tutti gusti” che conoscere. che tanto piacciono al pubblico geEd i Blake sembrano consapevoli neralista. Per passione condivisa di essere altro rispetto a chi mette la formazione vicentina suona solo in gioco la propria arte e capacità brani targati Pearl Jam, gruppo compositiva sul palco, anche se che, dalla fertile scena di Seattle
il loro obiettivo non è riprodurre copie perfette dell’originale, ma riarrangiare, fare propri e a volte improvvisare i brani dei loro idoli. Senza nascondere ciò che li ha spinti a proporre un repertorio di cover: «Il progetto Pearl Jam è nato ben sapendo che avremmo avuto più occasioni di suonare. E per un musicista esprimersi davanti ad un pubblico è impagabile» ammette Denis. Va anche detto che i Blake sono una delle poche tribute band regolarmente reclutate dai locali cittadini solititamente dediti alla ricerca musicale di qualità, come il Borsa o il Sartea. E questo perché sono bravi, tecnicamente ed espressivamente. Sono musicisti fatti e finiti che con sensibilità vibrante rendono omaggio ad un’idea di musica, coinvolgendo chi li ascolta. E che si compiacciono della ritrovata capacità di alcuni gruppi vicentini che fanno musica propria di emergere, dopo il vuoto decennale seguito all’”espatrio” di Misto Nocivo, Sinergia e altri. Forse, nella diatriba cover sì-cover no, una realtà non esclude l’altra, laddove si parla di buona musica. Se solo ci fosse spazio per entrambe in egual misura.
sabato 15 BLAKE Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto acustico tributo Pearl Jam Free entry sabato 15 LIVE@BARCHESSA 2008 Oratorio parrocchiale di Dueville piazza Monza (Dueville), ore 21.30 Rassegna musicale – concerti di Red Rock (hard rock), Elisa & Tremones (punk rock), Eroma (ambient), Chatelet (folk elettronico) e I Quattro Gatti (blues) Free entry sabato 15 MIURA + LUBJAN Shindy Club - via S. Giorgio 140 (Bassano del Grappa), ore 23.30 Concerto rock con gli storici ex dei Timoria Riservato soci Shindy domenica 16 POLGA-VALENTE TRIO Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto jazz Free entry domenica 16 GO GO MONELLAS TRIO Sabotage Bar – viale dell’Industria 12, ore 22 Concerto rockabilly da Verona Free entry
mercoledì 19 SO FUCKING WHAT Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto trash country rock dalla Germania Free entry giovedì 20 RICCI PASTICCI Birrificio Birracrua - strada vicinale Montecrocetta 6, ore 21 Concert orock blues acustico Free entry venerdì 21 IL TEATRO DEGLI ORRORI + SCHIELE Nuovo Capannone Sociale – via dell’Edilizia 128, ore 22 Concerto indie a sostegno del Presidio No Dal Molin Riservato soci Arci venerdì 21 CHANO E GLI ARTRISTICI Equobar Strada Marosticana 350, ore 21 Concerto di musica folk e ritmi latini Free entry venerdì 21 LUCIBEL CRATER CSC Centro Stabile di Cultura – via Val Leogra (San Vito di Leguzzano), ore 22.30 Concerto trip hop elettronico dagli Usa nel segno di Portishead, Massive Attack e altri Riservato soci CSC
movida
125 del15 novembre 2008 pag23
numero
Questo James Bond è proprio un sollievo
Popcorn
L’attore Daniel Craig e il geniale sceneggiatore Paul Haggis hanno trasformato 007 in un eroe cupo e tormentato. Ma i film sono godibili come quelli di Sean Connery
di Giuliano Corà | Una scena di Quantum of solace
F
ra tradizione e innovazione (impagabile la citazione da Goldfinger), ecco la seconda puntata del nuovo Bond interpretato da Daniel Craig, che ha raggiunto, e forse superato, il modello ‘inimitabile’ di Sean Connery. Se infatti l’attore scozzese aveva fatto di 007 un raffinato ed ironico gentleman e tombeur de femmes, Craig lo ha trasformato in un ‘eroe del nostro tempo’, cupo e scontento, avvelenato nel cuore e nella mente da un malessere che è umano e forse anche esistenziale, prima di essere legato ai nemici e al dovere. Co-autore di questo cambiamento è lo sceneggiatore, il geniale Paul Haggis, regista, nel 2005, di quel Crash che è uno dei film più belli e sensibili di questo decennio, e
che mai avremmo pensato di veder ‘sprecato’ in un’avventura di Bond. In questo sequel, forse non allo stesso livello dell’ottimo Casino Royale (2007), 007 deve pareggiare i troppi conti lasciati in sospeso a Venezia e sul lago di Como dopo la morte di Vesper. Inseguendone gli assassini, Bond si imbatte nel capo di un’organizzazione internazionale che fa e disfa cinicamente governi con l’unico obiettivo di impadronirsi della risorsa più preziosa esistente oggi sul pianeta, che no, non è il petrolio. Per sconfiggerla e saziare la sua sete di vendetta, 007 si lancia in un inseguimento frenetico (a volte forse troppo), che gli costerà la perdita del vecchio amico Mathis (bravis-
simo Giancarlo Giannini) e che lo porta alla resa dei conti, sotto la neve di Mosca. Lì ritroverà anche la stima di M, la donna (Judi Dench, vera attrice e non macchietta) che oggi è il suo capo (o madre spirituale?). Bond è ancora e sempre ‘al servizio di Sua Maestà’, e noi lo seguiamo con lo stesso affetto ingenuo di quando l’abbiamo conosciuto, ormai quasi cinquant’anni fa. Lunga vita a James Bond. Poscritto per chi ci si sta rompendo la testa da mesi: Quantum of solace è il titolo di un racconto breve di Jan Fleming, il creatore di 007, e significa ‘un pizzico di consolazione’: almeno così ha dichiarato il produttore del film. Quantum of solace, Marc Forster, USA/GB, 2008
Dal Cunto de li cunti a Benni
Sul comodino
Quattro secoli di fantastico
Orchi, fate, streghe e animali parlanti: i Meridiani raccolgono le migliori fiabe scritte in Italia dal Seicento ad oggi. Con nomi come Goldoni, Deledda, Moravia e Zanzotto
di Giovanni Magalotti
Q
uesta antologia, inserita nella prestigiosa collana “I Meridiani” dell’editore Mondadori, presenta in ordine cronologico, dal ‘500 a oggi, i testi più importanti degli scrittori italiani che nel corso della loro carriera sono stati autori o traduttori di fiabe dal contenuto fantastico. Si va da Giambattista Basile, autore fra il 1634 e il 1636 del “Cunto de li cunti”, cinquanta fiabe in dialetto napoletano a cui si ispirarono, in seguito, anche i fratelli Grimm e Charles Perrault; all’autore veneziano Carlo Gozzi che, nel ‘700, in competizione con Carlo Goldoni, scrisse dieci fiabe teatrali che ri-
prendevano gli schemi della commedia dell’arte. Poi, dopo Collodi e Capuana nell’800 e dopo D’Annunzio, Deledda e Gozzano nei primi anni del ‘900, si passa a Tommaso Landolfi e alle celebri “Fiabe italiane” di Italo Calvino, per proseguire lungo il corso del XX° secolo con Moravia, Sciascia, Consolo, Malerba, La Capria, Rodari, Zanzotto e Benni. Si chiude con “La Gatta Cenerentola” di Roberto De Simone. Il volume, curato da Mario Lavagetto, è indubbiamente ponderoso. Si tratta di un’opera significativa per almeno due ragioni. La prima, e forse più importante, è il fatto di evidenziare con decisione la costante presenza dell’ele-
mento fantastico nella letteratura italiana di ogni secolo (presenza a lungo trascurata, se non del tutto ignorata dagli studiosi). La seconda ragione è la possibilità che viene fornita al lettore, grazie anche a una precisa analisi dei testi, di osservare come i diversi elementi che compongono le fiabe (personaggi e situazioni) siano scomposti e ricombinati ogni volta in modo affascinante, con esiti spesso assai felici e in ogni caso sempre originali. Racconti di orchi, di fate e di streghe. La fiaba letteraria in Italia, a cura di Mario Lavagetto, Mondadori, pp. LXXIV – 1766, € 55
ViPiùbollicine
ViPiùbollicine
Degustazione Vini Varietà di birre Bocconcini Tabaccheria Via Btg. Val Leogra, 80 - Zona Dogana - Vicenza Tel. 0444.961653 - Cell.340.5017585 Chiuso la domenica
Per divertirsi con gli amici Per una sera romantica Su ViPiùbollicine tutti i ritrovi del popolo della notte
Selezione di oltre cento birre italiane, tedesche e belghe Aperto tutte le sere dalle 18,00 alle 2,00 Chiuso il martedì THE DRUNKEN DUCK via degli Eroi 77, Quinto Vicentino (Vi) Tel 328 1019771
Vicenza
e
Viale Trieste 431
Tel. 0444-303330
info.prince.of.wales.pub@alice.it
Wengè Cafè viale della Scienza, 9/11 36100 VICENZA Tel. 329 3997361 Fax 329 3680547 wenge@wengecafe.com
OVOSODO contrà Pescherie Vecchie 16, Vicenza
sport
125 del15 novembre 2008 pag25
numero
ViPiù
sport
foto Giulio Bernardi www.flickr.com/thebbp
Un sogno possibile L’Associazione Italiana Calciatori compie quarant’anni Il presidente Sergio Campana ha un desiderio da realizzare: gli stadi pieni di famiglie. “Io ci proverò con tutti i mezzi”
di Francesco Cavallaro
U
n settore dello stadio solo per le famiglie. È il sogno (proibito?) di Sergio Campana, presidente dell’Associazione Italiana Calciatori. Alla cerimonia per i quarant’anni della sua “creatura” l’avvocato è un libro aperto. E mostra una parte di sé ancora sconosciuta ai più: pronto alla battuta, parla con il sorriso sulle labbra. Sembra un altro. La proposta delrelli, Mazzola e De Sisti. Mi dicono le famiglie allo stadio è di qualche che hanno una grande idea per anno fa. “Quando ancora in serie A difendere i diritti dei calciatori. Ci c’erano le diciotto squadre – pretroviamo insieme dopo una setticisa il presidente -. Sapete quante mana in un’osteria di periferia e hanno risposto alla mia provocami propongono di costituire un’aszione? In tre. Non posso fare nomi; sociazione che avrei dovuto coordue società mi hanno detto che no, dinare; secondo loro è troppo complicato ero la persona adatta e pericoloso”. E l’alperché avevo studiatra? L’avvocato glissa to Legge. Ci penso la domanda e passa un attimo e il 3 luglio oltre. Qualcuno lo Famiglie allo firmiamo lo statuto. incalza: “E’ solo utostadio? L’associazione dei pia”. Lui, tranquillo, calciatori è nata così, replica: “Io ci proverò Solo tre a un buon biccon tutti i mezzi fino squadre hanno dietro chiere di vino”. Come a che sarò chiamato a risposto al tutte le grandi società guidare l’Aic”. d’altronde. Campana è così. nostro invito Fa pensare che la Schietto, semplice. sede sia sempre staApre il libro dei rita a Vicenza. Camcordi con un pizzico pana spiega così questa scelta: “Ho di nostalgia: “Nel 1968, durante accettato di buon grado di fare il un ritiro della Nazionale a Coverpresidente. A una condizione ciano mi telefonano Rivera, Bulga-
però: che potessi lavorare vicino a casa. Chiedere un ufficio a Bassano, la mia città natale, sarebbe stato troppo; in fin dei conti Vicenza poteva andare comunque bene. E soprattutto era lontana dai palazzi che contano di Roma e Milano; da parte mia mi sono sempre tenuto a debita distanza dai potenti del calcio. Meglio una sede più tranquilla e indipendente. Sorrido ancora quando ripenso alle riunioni con le associazioni dei calciatori dei diversi Paesi europei; di solito si organizzavano a Londra, Amsterdam e Madrid. In Italia il luogo era, naturalmente, Vicenza. Quando mi chiedevano dove si trovasse io rispondevo sempre che non era distante da Venezia: allora sì che mi capivano”. Campana è uno dei pochi giocatori di serie A che è riuscito a conciliare il calcio con lo studio. “Mi preparavo agli esami durante le trasferte
aereo dopo la vittoria al Mundial – sottolinea l’avvocato -; una volta del 1982: memorabile). Tempi che si andava via in treno, mica come non torneranno mia più? “Difficile adesso che ci sono le corriere o – continua Campana -; ma attengli aerei privati. I miei compagni zione: non è che il calcio di una di squadra giocavano a carte per volta stesse meglio di adesso. In passare il tempo. Io ne approfittaquarant’anni di lavoro abbiamo vo per preparare i miei esami; una vinto molte battaglie volta, di ritorno da a favore dei calciauna trasferta, mi sono tori. Non tutti sono infortunato. Il mio delle primedonne, allenatore si avvicina non tutti sono straa me e mi fa: capiI calciatori non ricchi. Ce ne sono to perché ti sei fatto sono tutti delle alcuni che, tutt’ogmale? Hai sempre in gi, fanno fatica ad mente i libri. Guarda primedonne a fine mese come si divertono inAlcuni faticano arrivare perché le società non vece i tuoi compagni li pagano: è bene con una briscola”. ad arrivare che i tifosi sappiaUn calcio davvero di a fine mese no anche questo”. altri tempi. Una volProgetti per il fututa poteva succedere ro? “Gliel’ho detto che un Presidente – conclude l’avvocato – gli stadi della Repubblica giocasse a carpieni di famiglie. Prima o poi cente con un tecnico della Nazionale treremo l’obiettivo”. (Sandro Pertini e Enzo Bearzot in
sport
125 del15 novembre 2008 pag26
numero
Minetti on line anche con la Web Tv
Volley
Lanciato il canale tematico della pallavolo biancorossa Nel match con Pavia del 23 ospiti al PalaRewatt i panatleti vicentini
| La Minetti Vicenza con il presidente di Panathlon Francesco Binda
trasmissione: live e on-demand, raggiungendo potenzialmente ogni angolo del pianeta dotato di una connessione a Internet.
di Paolo Mutterle
D
a più di un decennio i tifosi biancorossi leggono on line le notizie sulla squadra vicentina di serie A1. Da oggi però le informazioni sulla Minetti Vicenza arriveranno sugli schermi dei pc degli appassionati di pallavolo non solo in formato testuale, ma con video e audio: è stato lanciato sul sito www.joyvolleyvicenza.it il nuovo canale tematico dedicato alla squadra vicentina di serie A1 e a tutto il settore giovanile del gruppo Joy Volley, che trasmetterà 24 ore su 24 le interviste, le immagini delle partite e gli approfondimenti sui personaggi della pallavolo biancorossa. La Web Tv si avvale della piattaforma Mogulus e avrà due modalità di
C’è anche la Provincia. L’iniziativa è stata lanciata la scorsa settimana in conferenza stampa nella sala consiliare di Palazzo Nievo, dato che anche la Provincia e Radio Vicenza si sono dotate della stessa tecnologia. La web tv permetterà una sinergia tra le tre differenti realtà del mondo berico. Spiega l’Assessore Provinciale all’Innovazione Andrea Pellizzari: “Sul nostro canale i cittadini avranno la possibilità di assistere alle sedute pubbliche che scandiscono l’attività istituzionale, ma il palinsesto sarà allargato e arricchito grazie alla partnership con la Minetti e con Radio Vicenza. Il progetto è a costo zero e consente a tutti con facilità di accedere ai nostri contenuti tramite un filo diretto
e senza mediazioni. Siamo partiti con la pallavolo, uno sport che piace e che a Vicenza è una realtà di vertice, ma in futuro abbiamo già pensato di aprire la collaborazione ad altre società sportive”. Presto sarà firmato un protocollo d’intesa, nel frattempo l’Assessore è tornato al PalaRewatt per tifare Paccagnella e compagne nel match di campionato con Chieri. All Star Game a Pavia. E’ stata decisa la sede dell’All Star Game 2008/2009: sarà Pavia ad ospitare lunedì 8 dicembre la kermesse organizzata dalla Lega Pallavolo Serie A Femminile, al quale parteciperanno la nazionale italiana di Barbolini e una selezione delle migliori giocatrici straniere del massimo campionato. Secondo il Corriere dello Sport la data prescelta non sarebbe però gradita alla federazione e questo metterebbe addirittura in dubbio la
le giocatrici si sono presentate raccontando qualche particolare sulla storia del club e sulla Biancorosse e Panathlon. propria carriera. Le biancorosse Minetti Vicenza e Panathlon Club hanno risposto alle curiosità dei insieme per una sera. E’ accadu- presenti, che spaziavano dal clito mercoledì scorso al ristorante ma interno alla squadra e dagli ingredienti necessari Trattoria Nogarazza per vincere ai rapdi Sant’Agostino, porti con il pubblico dove alcune ragaze con le istituzioni ze della pallavolo di locali. Le ragazze serie A1 (erano prehanno ringraziato senti Ivana Curcic, il Panathlon omagStefania Dall’Igna, giando il club berico Moky De Gennaro, La web tv si con la foto scattata Francesca Devetag avvale della a Palazzo Chiericati e la capitana Stepiattaforma incorniciata con gli fania Paccagnella) Mogulus autografi dell’intesono state ospiti a ra squadra e hanno cena dei soci delricambiato l’invito l’associazione che dando appuntaraccoglie numerosi ex atleti e sportivi vicentini di mento ai panatleti per la prossilunga data. Dopo l’introduzione ma partita casalinga: l’importana cura del presidente dr. France- te scontro diretto in programma sco Binda, il patron biancorosso domenica 23 novembre contro la Coviello, il tecnico Fangareggi e Riso Scotti Pavia. partecipazione delle azzurre all’evento.
sport
125 del15 novembre 2008 pag27
numero
Derby indiavolato
Hockey in line
I vicentini raggiungono la prima finale della loro storia eliminando l’Edera Trieste In finale affronteranno gli Asiago Vipers
Natasha Humphrey in arancione Basket
| L’esultanza dei biancorossi dopo un gol
di Sabrina Nicoli
È
finale. La Caoduro Diavoli Vicenza raggiunge Asiago Vipers nella finale di Coppa Italia, la prima della sua storia. Grande soddisfazione per l’allenatore Roffo, per la società e per tutta la squadra che sia all’andata che al ritorno ha fornito delle ottime prestazioni, giocando con grande carattere e determinazione e meritando di staccare il biglietto per la finale. La gara di ritorno è iniziata con tutt’altra intensità rispetto all’andata, con l’Edera molto più agguerrita e i Diavoli presi subito in contropiede dal gol triestino di Kos dopo nemmeno un minuto. Buona però la reazione dei vicentini che hanno
cercato subito il pareggio, hanno subito due penalità, ma hanno saputo tenere e pareggiare al 5,49 grazie ad una bella azione di Roffo. Partita ricca di emozioni con il nuovo gol dell’Edera in power play nuovamente con Kos, che riesce a trafiggere per la seconda volta il portiere sloveno Kroselj. I Diavoli non mollano e con capitan Stevanoni all’11,52 si riportano sul pari: 2-2. Continuano le emozioni e i cambi di fronte con occasioni da entrambe le parti fino a quando “Momo” Rigoni porta in vantaggio i Diavoli con la sua prima rete stagionale. L’Edera chiede il time out, non molla, ci prova ad accorciare anche in inferiorità numerica fino al fischio della sirena per la fine del primo tempo, che si chiude con i Diavoli leggermente in difficoltà dopo un ottimo primo tempo. Seconda frazione di gioco che riprende con l’Edera in lotta per il pari e i Diavoli pressati che riescono
comunque a passare indenni due penalità, grazie agli interventi di Kroselj, sempre pronto quando viene chiamato in causa, e alla grinta e alla determinazione di tutta la squadra. La gara si fa sempre più una lotta con entrambe le squadre che non riescono a passare nei power play, ma che ci provano chiamando in causa i due portieri Kroselj e Riva, autori di grandi prestazioni. I Diavoli sono più squadra, hanno più determinazione, carattere e riescono ad allungare al 33,15 con tiro da fuori di Roffo che porta la squadra sul 4-2. L’Edera prova una timida reazione, con le idee un po’ confuse e senza riuscire a passare la retroguardia dei Diavoli. Alla fine, quando i triestini provano il tutto per tutto facendo uscire il portiere Riva, arriva il quinto gol dei vicentini ancora per opera del goleador Roffo, autore di una tripletta. “Abbiamo
giocato una partita storica – ha dichiarato a fine gara Andrea Bellinaso, secondo allenatore dei vicentini – E’ stata un’ottima partita, contro un avversario forte sulla carta, ma poi in pista siamo stati molto più squadra di loro e molto più organizzati. Il grande lavoro durante la settimana ha ripagato gli sforzi di tutti, compresi quelli della società. Adesso non vogliamo sederci sugli allori, ma lavorare bene pensando alla finale dove troveremo un avversario molto più temibile”. Per Caoduro Diavoli Vicenza i prossimi appuntamenti con la Coppa Italia sono il materdì 18 novembre gara uno e gara due martedì 9 dicembre per la finale contro Asiago Vipers, vittorioso sull’Arezzo per 9-0 nel ritorno (7-2 all’andata), consapevoli di aver raggiunto un risultato storico e con la voglia di continuare a sognare.
D
opo una settimana dalla firma sul contratto, e risolto l’iter burocratico legato ai visti, è finalmente arrivata Natasha Humphrey, pivot classe 1985 acquistato dal Famila per sostituire Kara Braxton. L’atleta ha già sostenuto i primi allenamenti con il resto del gruppo, e lo staff tecnico conta dunque di poterla utilizzare già nelle prossime sfide, a partire nella delicata partita contro le turche del Fenerbahce. Humphrey giunge a Schio dopo aver vissuto l’anno scorso la sua prima stagione a livello Wnba: scelta in estate dalle Detroit Shock, ha terminato la stagione nelle Washington Mystics dove ha collezionato otto presenze con una media di 26 minuti, 11 punti e 6 rimbalzi a partita. Oltre a numerosi riconoscimenti a livello universitario, Humphrey ha ottenuto con Team USA la medaglia d’oro ai giochi Panamericani di Rio de Janeiro del 2007. T.Q.
sport
125 del15 novembre 2008 pag28
numero
Sport alternativi
Pesca che passione
20mila i “sanpei vicentini” iscritti alla Federazione, altrettanti quelli che praticano la disciplina nei laghetti privati
di Francesco Cavallaro
U
na canna, ami, esche e tanta, tanta pazienza. Che la pesca sia diventata uno sport è roba recente. I nostri avi pescavano per procurarsi il cibo, mica per diletto. Oggi i tempi sono cambiati, e non è solo un luogo comune. A Vicenza e provincia sono 20mila gli iscritti alla Federazione; altrettanti sono coloro che praticano la disciplina nei laghetti privati: pagano un tot e fanno la giornata. Uno solo è invece un pescatore di professione nel vicentino. “Gli altri si trovano tutti dalle parti di Chioggia – precisa Antonio Dalla Valle, presidente dell’associazione “Pesca sportiva e attività su-
bacquee” di Vicenza -; dalle nostre parti, ad esempio sul lago di Fimon, tanti appassionati pescano, fanno la foto (che poi vanno a finire sui giornali) e rilasciano il pesce in acqua. Intanto però passano un fine settimana diverso, magari in tenda, all’avventura”. Poi ci sono le vere e proprie gare di pesca o i raduni, come sottolinea Dalla Valle: “Le competizioni sono organizzate dalla nostra Federazione; funziona che il sabato pomeriggio gli addetti rilasciano un certo quantitativo di pesce, normalmente un chilo. Di trote per ogni iscritto, nel raggio di un chilometro. Alla domenica i pescatori si appostano in riva al fiume: vince chi raccoglie più pesce in termini di numero o di peso. Lo stesso pesce viene poi donato in beneficenza a istituti religiosi o per anziani. Un piccolo segno di solidarietà che il più delle volte
in fibra di carbonio contro i fili viene tenuto nascosto. Per quandella luce; questione di attimi: ed to riguarda i raduni il metodo è è un’azione che gli può costare la lo stesso; solo che questi vengono vita. Il carbonio è un buon conorganizzati dai club privati”. E se duttore di elettricità, il pescatore uno decide di pescare per conto poco accorto risuo? “Con la licenza schia di morire fulpuò farlo nelle acque minato. Solo nello pubbliche – spiega scorso anno sono il presidente -; poi ci scomparsi nove sono delle riserve di Abbiamo pescatori in tutta pesca dove serve il coun sacco di Italia a causa della siddetto blocchetto per loro imperizia. La uscire. In provincia le iniziative nostra Federazioriserve sono previste Il problema è ne sta correndo ai lungo alcuni tratti dei corsi dell’Astico, Agno farle uscire dalla ripari e ha già organizzato convegni e Chiampo, Brenta e nostra cerchia ad hoc con l’Enel. Bacchiglione”. Pochi Ora stiamo porlo sanno, ma la pesca tando avanti prosportiva è uno sport getti di formazione specifica per molto pericoloso. “Forse più di i nostri tesserati. Non intendiaqualsiasi altra disciplina - commo abbandonarli a loro stessi”. menta Dalla Valle -; purtroppo A questo proposito il prossimo accade spesso che un pescatore appuntamento è per sabato 22 vada a cozzare con la sua canna
novembre alle 9.30 a Villa Cordellina di Montecchio Maggiore; alla tavola rotonda parteciperanno Maria Luisa Coppola, assessore regionale alla Caccia e Pesca, e Maurizio Scalabrin, sindaco di Montecchio Maggiore. “Abbiamo un sacco di iniziative interessanti – conclude il presidente -; il problema è che facciamo circolare le informazioni solo all’interno della nostra cerchia. Dovremo migliorare in questo senso, magari sensibilizzando l’opinione pubblica. Penso ad esempio alla scuola di pesca per bambini che teniamo già da qualche anno; o ai corsi di pesca per disabili e la pulizia degli argini lungo il lago di Fimon o il fiume Bacchiglione. E’ un gusto pescare; ed è importante condividere questa realtà con coloro che non hanno mai preso in mano una canna”. Provare per credere.
Selezione di vini sfusi di Conegliano • Ottimi vini in bottiglia • Tante specialità da gustare
NUOVA GESTIONE • Corso Padova 116, Vicenza • Tel. 0444 303984
C.M.S.R. VENETO MEDICA www.cmsr.it
C.M.S.R. VENETO MEDICA Vicenza – Altavilla Vicentina Centralino 0444 225111 – Prenotazioni 0444 341213
SANIMEDICA Segreteria 0444 341385 FISIOMED Segreteria 0444 326191 Segreteria 0444 322210
dalla parte del torto
125 del15 novembre 2008 pag30
numero
E’ arrivato l’Uomo Nero C’è chi spera che il neo-presidente Usa, Barack Obama, dia una svolta alla politica estera americana, a cominciare dalla base a Vicenza Ecco perché non bisogna illudersi
di Alessio Mannino
P
ossibile che vi siano in circolazione vicentini intelligenti, informati, che sanno come va il mondo, che s’illudono che Obama rinnegherà la ricongiunzione della 173a brigata di parà americani a Vicenza sol perché, avendo la pelle nera ed essendo un Democratico, anche lui non può che essere un No Dal Molin? Purtroppo è possibile. Niente è più potente di un’aspettativa frustrata che s’ingigantisce col tempo e viene premiata dall’avvento di un messia opportunamente santificato dai media. Dopo anni di Bush, era forte l’attesa di un Cavaliere Bianco. E’ andata meglio: è arrivato l’Uomo Nero. Barack e Condoleeza Perché, diciamocelo, la portata davvero storica dell’elezione di Barack Obama alla quarantaquattresima presidenza degli Stati Uniti d’America sta nell’essere il primo inquilino nero della Casa Bianca. In un Paese fondato sulla promessa della libertà, dell’uguaglianza e della felicità ma fino a qualche decennio fa ossequioso di una rigida segregazione razziale, che il figlio di un immigrato africano diventi addirittura Mr President segna un trionfo sul razzismo ancora diffuso negli States. Giustamente i neri e le minoranze etniche che l’hanno votato in massa festeggiano e guar-
dano al futuro con più ottimismo. Ma noi europei, noi italiani, noi vicentini, perché dovremmo gioire? Sarebbe bene ricordare che Obama, prima di essere un Democratico, è Presidente degli Usa. E gli Usa sono una potenza in lotta sullo scacchiere mondiale per difendere ed espandere la propria egemonia, minacciata oggi dalla Russia, dalla Cina e dai paesi ribelli alle sue mire imperiali (Iran, Venezuela, etc). Per chi ha la memoria corta: Condoleeza Rice, Segretario di Stato di Bush, era nera e per giunta donna, eppure è stata una spietata guerrafondaia. Calcolo d’interesse Vicenza rappresenta una pedina centrale nella mappa degli insediamenti strategici del Pentagono, come ha recentemente illustrato un esperto non sospettabile di filoamericanismo, il generale Fabio Mini. I marines che stazionano alla Ederle servono come truppe di pronto intervento in teatri di guerriglia come l’Irak e l’Afghanistan. Ora, Obama ha promesso il disimpegno graduale ma deciso dal primo, mentre intende rafforzare la presenza degli americani e dei loro alleati (fra cui l’Italia) nel secondo. A parte l’amarezza che coglierà i suoi cantori nostrani quando l’Uomo Nero ci chiederà più uomini e mezzi contro i Talebani, come si spiegheranno, gli obamiani vicentini, un’inalterata politica delle servitù militari da parte del loro idolo? Perché se anche Obama dovesse far cambiare direzione alla complessa macchina economico-burocratica messasi in moto per il Dal Molin,
non lo farebbe di certo per amore del Palladio, della città Unesco, della democrazia, delle falde acquifere o di qualunque delle altre motivazioni addotte dai Variati, dalle Bottene, dagli Albera e dagli Asproso. Farebbe marcia indietro soltanto perché ne farebbe un’altra in avanti da qualche altra parte (ad esempio, costruendo basi in Bulgaria). Oppure perché, dovendo rendere conto a lobby diverse da quelle che sostenevano Bush (come la Halliburton del vice Cheney e il fondo Carlyle di George W. senior) potrebbe preferire spostare gli investimenti dal comparto militare a quello del ripianamento dei debiti causati dalla crisi finanziaria e dalle spese di guerra del predecessore. Lobby e precedenti L’unico discrimine nella scelta sarà l’importanza assegnata dalla politica di potenza by Obama alla zona strategica in cui si trova la Ederle. Perché, spiace per i suoi adoratori specialmente di sinistra, non c’è nessun dubbio che Barack il Democratico perseguirà gli interessi del suo Paese. Che mal si distinguono da quelli dei suoi finanziatori, i quali naturalmente baderanno esclusivamente ai propri (banche d’affari come la Goldman Sachs, Citigroup e Morgan Stanley, gli speculatori degli hedge funds, le grandi case farmaceutiche, industrie produttrici di tecnologie per lo spionaggio e le intercettazioni, e infine colossi General Electric, Google, Ibm). E soprattutto non farà sconti quando si tratterà di imporre, anche con la violenza, la supremazia Usa. O qualcuno si è dimenticato che
a cominciare l’inutile strage del Vietnam fu il Democratico Kennedy, e che sempre a lui va addebitato il mancato scoppio di un terzo conflitto mondiale per il pasticcio della Baia dei Porci? E c’è qualcuno che non ricorda che fu un altro Democratico, Carter, a firmare l’arrogante blitz a Teheran dopo la vittoria di Khomeini, e che proprio mentre la Cina sponsorizzava il genocida cambogiano Pol Pot decise il famoso “spostamento” verso Pechino? E stendiamo un velo pietoso sul Democraticissimo Clinton, che fece bombardare la Serbia e il Sudan e non versò una lacrima per i 35 mila bambini irakeni morti a causa delle sanzioni Onu volute dagli Usa (anzi, la sua compagna di partito Madeleine Albright li liquidò come un male necessario). Per non dire di quell’abile affabulatore pseudo-ambientalista del suo ex vice, Gore, massimo responsabile della privatizzazione della Difesa a tutto vantaggio di quegli aguzzini a contratto (contractors) che adesso ci ritroviamo a Baghdad e Kabul. E per finire in bellezza, fra i consulenti di affari esteri di Obama c’è un certo Anthony Lake, il quale, anticipando i neocon del clan Bush, così descriveva l’idea Democratica di dominio americano ai tempi in cui era Consigliere per la Sicurezza Nazionale con Clinton: “In un
AI RISTORANTE PIZZERIA Specialità pesce e carne - Sale per banchetti e cene aziendali 36100 VICENZA - S.S. Pasubio, 2 Tel T . 0444 564 790 - Chiuso il Martedì
mondo in cui gli Usa non devono più quotidianamente preoccuparsi della minaccia atomica sovietica, la questione del dove e quando interverremo in Paesi esteri è sempre più una nostra scelta”. Imperialismo L’Uomo Nero ha già chiarito che il nucleare iraniano è “inaccettabile”, continuando nella specialità americana di arrogarsi il diritto di disporre della sovranità politica, economica e persino energetica altrui. E in cima a ogni pensiero, com’è ovvio che sia, sta il benessere del suo popolo, che per poterne godere ancora dovrà assicurarsi il controllo delle fonti di energia e dei mercati di recente conquista (come quello afghano, dove si vuole occidentalizzare gente che stava benissimo senza la nostra televisione e i nostri prodotti). Dovrà venire a patti col regime cinese, massacratore del Tibet caro ai democratici di tutto il mondo - quelli veri - ma titolare del 40% dei buoni del Tesoro statunitensi. Dovrò spartirsi le sfere di influenza con i Russi, che mal sopportano la fungaia di installazioni militari Usa intorno ai propri confini. E perciò dovrà ragionare, il “buono” Obama, secondo la logica imperiale di un Paese imperiale, come sono e come resteranno gli Stati Uniti. Con buona pace dei suoi fan di casa nostra.
botta&risposta
125 del15 novembre 2008 pag31
numero
nome e cognome
Thierry
Thierry Parmentier età
Parmentier
56 luogo di nascita Bruxelles titolo di studio Maturità Superiore professione Artista dello spettacolo. Il prossimo 30 novembre, presso il ridotto del teatro Comunale, presenterà lo spettacolo “Identikit”, a cura della casa Marcoaldi. Un’iniziativa a favore dell’Ospizio San Josè in Guatemala, che ospita bambini malati di Aids segni particolari: Mancino
Il tratto principale del mio carattere Pazienza. La qualità che preferisco in un uomo Dolcezza. La qualità che preferisco in una donna Semplicità. Quel che apprezzo di più nei miei amici Disponibilità. Il mio principale difetto Fidarmi troppo delle persone. La mia occupazione preferita Creare costumi. Il mio sogno di felicità Lo sto vivendo. Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia Non essere nato. Quel che vorrei essere Sempre più me stesso. Il paese dove vorrei vivere Un paese caldo. Il piatto a cui non so rinunciare Non sono un mangione. I miei libri della vita “I miei santi” di Hilda Charlton e tutti i libri di Daskalos. I miei poeti preferiti Garcia Lorca, Neruda, Jacques Brel. I musicisti che mi piacciono di più Piazzolla, Rachmaninoff… e molti altri.
I miei pittori preferiti Gli Impressionisti. I miei film preferiti Quelli di una volta, quelli di Fellini, Almodovar, Spielberg. Quel che detesto più di tutto Essere in ritardo.
CON IL PATROCINIO DI: Centro Studi Ecologia ed Ambiente Istituto Tecnico Professionale dal 1993 al servizio dell’Ambiente
PROVINCIA DI VICENZA
Dopo il grande successo conseguito con il Corso per Consulente Ambientale dello scorso anno e viste le ulteriori richieste ricevute per l’apertura di un nuovo ciclo di lezioni sulle problematiche e normative ambientali, informiamo:
JRC CRESA Comunità Europea Energie Alternative
CON LA PARTECIPAZIONE DI:
IN COLLABORAZIONE CON:
Il personaggio storico più ammirato San Francesco. Istituto di Certificazione della Qualità e Gestione Ambientale
e quello più disprezzato Hitler. Il dono di natura che vorrei avere Ne ho già tanti. Come vorrei morire In pace. Stato attuale del mio animo Tranquillo. Il mio prossimo impegno nella vita Farmi una casetta di legno. Il mio credo politico o ideale Per me è utopia. Cosa mi piace e cosa non mi piace di Vicenza Mi piace l’architettura e non mi piace il traffico che c’è. Cosa mi piace e cosa non mi piace dei vicentini Gli amici sono per sempre, non mi piace la chiusura mentale (bigottismo). Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza Non sono io a giudicare. Il mio motto Sempre avanti.
Associazione Italiana Consulenti Ambientali
L’ORGANIZZAZIONE DEL:
.
CORSO DI FORMAZIONE PER
“CONSULENTE AMBIENTALE” locali di Vicenza e i migliori Il programma del Corso, curato da docenti altamente qualificati (Tecnici e Funzionari ARPAV, Funzionari e Dirigenti degli della Enti Provincia professionisti in campo ambientale della Regione Veneto) prevede l’analisi e la discussione delle principali tematiche ambientali con approfondimenti tecnici e normativi: • I RIFIUTI : Inquadramento legislativo e tecnologie di smaltimento e • INQUINAMENTO ELETTROMAGNETICO : Normativa e aspetti tecnici. recupero, raccolta differenziata, autorizzazioni e iter amministrativi, sanzioni. • SUOLO : Bonifiche siti inquinati. Amianto. • Impianti Termici, Energia e Sistema di gestione degli imballaggi e piattaforme CONAI. Compilazione Stoccaggio Oli Minerali. Industrie a rischio di incidente rilevante. registri. • VIA : Valutazione di impatto ambientale – legislazione di riferimento e • ACQUA : Normativa di riferimento, tutela e ciclo delle acque, valutazione applicazioni tecniche. dell’inquinamento, processi depurativi, autorizzazioni allo scarico, sanzioni. • CERTIFICAZIONI AMBIENTALI : ISO 14001, regolamento EMAS, • ARIA : Emissioni in atmosfera, normativa e tecnologie di abbattimento degli ECOLABEL ecc. inquinanti. • SICUREZZA : Inquadramento sul rischio negli ambienti di lavoro e nei • RUMORE : Inquinamento acustico, normativa di riferimento, misurazioni e cantieri esterni. DIRETTIVE CEE, Normative Statali e Specifiche Regionali. tecnologie di protezione.
Inizio del Corso: Sabato 20 Dicembre 2008 presso l’Istituto “San Gaetano” in Via Mora n° 12 in Vicenza. Dopo la pausa per le vacanze Natalizie, il Corso riprenderà Sabato 10 Gennaio 2009. Frequenza per agevolare chi lavora o studia al sabato mattina (9,30 – 12,30) per quattro mesi, con visite guidate in aziende e verifica finale. Ai partecipanti verrà consegnato: Il Codice dell’Ambiente 2008 (contenente il TESTO UNICO con la nuova normativa ambientale e il commentario di giurisprudenza), il nuovissimo testo Impresa e Ambiente 2009 (guida agli adempimenti normativi) e ad ogni lezione verranno preparate le dispense redatte dai Docenti, contenenti linee guida e metodi di lavoro. Il Corso è particolarmente utile per gli Architetti e Ingegneri, per Biologi e Geologi, per i Laureati in Chimica, Fisica, Scienze Naturali, Dottori Agronomi e Forestali, per gli Agrotecnici, per i Geometri e per i Periti Industriali, Agrari, Chimici e Meccanici. Al termine del Corso si potrà optare per un’attività in proprio al servizio di Enti o Aziende che faranno richiesta di consulenza esterna.
Tutti gli interessati alla Professione, che desiderano partecipare alla selezione motivazionale, dove verrà mostrato il programma dettagliato del Corso con l’elenco docenti, possono rivolgersi: all’CENTRO STUDI ECOLOGIA ED AMBIENTE (Istituto Tecnico Professionale ) tel. 0523-941406 (PC) dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 19, compreso sabato mattina dalle 9,30 alle 12,30. Requisito minimo di accesso: Diploma di Scuola Media Superiore. Il corso viene effettuato in esclusiva in Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige e Veneto. Responsabile della Selezione e Coordinatrice del Corso: Avv. Rosita Pigatto. Il corso è a numero chiuso. IL CORSO È PATROCINATO DALLA PROVINCIA DI VICENZA.
hanno detto
Genitori, salvate i vostri figli da Paolo Scaroni! L’amministratore delegato dell’Eni vuole per i virgulti “una saggia e intelligente programmazione della propria vita e della propria carriera. L’inizio della scuola a cinque anni, l’apprendimento delle lingue sin da bambini, un liceo serio, la maturità a 17-18 anni, un ottimo corso universitario, un voto di laurea alto, diversi soggiorni estivi all’estero, un master, una gestione finalizzata del tempo libero”. (…) Anche a un simile campione capiterà di ammalarsi e, avendo contribuito a edificare una società piuttosto di merda e trovandosi senza veri amici (vedi “gestione finalizzata del tempo libero”), finirà nelle mani di un’infermiera… . Costei dovrà “giudicare il nascere e il morire secondo la propria sensibilità”: e cosa c’è di meglio di una punturina risolutiva, per la sensibilità di massa che lei crederà essere la propria? Poi una bella cremazione ed è risolto pure il problema dello smaltimento rifiuti. Genitori, salvate i vostri figli da Paolo Scaroni! Camillo Langone Il Foglio 11 novembre 2008
Barack Obama si è sforzato di rassicurare l’America che lui era il candidato degli interessi della persona media, della famiglia media, ma anche dei poveri, degli svantaggiati. Ok, senza perdere altro tempo ecco le cifre. Gli influenti lobbisti americani e gli studi legali (che negli USA hanno un potere enorme) hanno dato al giovane candidato vittorioso il triplo di quanto hanno dato a McCain: 37.122.161 dollari per il primo e solo 10.765.423 per il secondo. Questi non sono idealisti con lo sguardo perso nelle nuvole, sono personaggi, anzi, rapaci che ci vedono benissimo… Perché hanno premiato Obama? Paolo Barnard www.paolobarnard.info 8 novembre 2008
Mai conosciuto una persona più inaffidabile e bugiarda di Berlusconi. Teodoro Buontempo Corriere della Sera 9 novembre 2008
in questo numero Nuovo tribunale, corsa contro il tempo per il rebus delle opere pubbliche [pag3] L’università che non ha paura dei tagli: il caso di Ingegneria gestionale [pag8] Giovani e politica, la galassia dell’estrema destra [pag9] Produzione in calo, i perché della recessione [pag11] Scioperi e Grande Guerra, la storia raccontata dalle canzoni popolari [pag19]