Ospedali e fabbriche, la mappa della radioattività pag 3
Che fine ha fatto la sinistra? Intervista ad Asproso pag 8
Assirelli e le priorità della nuova Bertoliana pag 19 n° 124 8 novembre 2008 0 50 euro 0,50
Fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Luca Matteazzi
Obama ci ama? L’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti ha acceso molte speranze, e anche a Vicenza c’è chi si augura un cambio di rotta sulla questione Dal Molin In politica estera, però, vince sempre la ragion di stato. Cosa farà Obama?
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Il Democratico
Ciàcole
M
olti ‘democratici’ italiani, in queste ore, plaudono all’elezione di Barack Obama alla presidenza degli USA. Mah, andiamoci piano con l’entusiasmo. Certo, per chi si riconosce in determinati valori, è indubbiamente meglio che abbia vinto Obama piuttosto di McCain; ma comunque ricordiamoci che sarà sempre ‘il Presidente degli Stati Uniti’, e che quando si tratterà di decidere il criterio sarà sempre “Right or wrong, my country”. Cerchiamo di non farci incantare un’altra volta dal mito del ‘Demo-
cratico’, oltretutto giovane e bello, e questa volta anche nero (‘I have a dream’?). Ci siamo già caduti una volta, con J.F. Kennedy, che, inconcepibilmente, è stato trasformato in un Santo. Dimenticando, ad esempio, che proprio sotto la sua presidenza la situazione in Vietnam precipitava verso la guerra. La vittoria di Obama - e questo, da un certo punti di vista è anche ‘tragico’ - è soprattutto la dimostrazione dell’inesauribile capacità della gente di ‘illudersi’: basta aver visto le file innumerevoli di nuovi
CREMAZIONI elettori, in gran parte neri o di ceto medio-basso, che sono andati a votare per la prima volta. Il punto è: saprà Obama rispondere almeno ad una parte delle loro aspettative, dei loro sogni? O li tradirà - come, cinicamente, è possibile - in nome della ragion di stato? Lo stesso vale per quei vicentini, e sono tanti, che guardano ad Obama sperando in una revisione della strategia militare statunitense. E, di conseguenza, anche in un passo indietro sul Dal Molin. A loro posto, noi non ci faremmo troppe illusioni.
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editoriali
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Come dovevasi dimostrare N
emmeno il tempo di pubblicare il nostro articolo malignazzo a pagina 3, e la cronaca è venuta a darci manforte. “Come dovevasi dimostrare”, si diceva a scuola, e questa volta il Teorema ha un nome meno nobile di Fermat o Pitagora, ma molto più inquietante: è il Teorema Cossiga-Gelli, quello che ha iniziato la sua dimostrazione con la bomba alla Banca Popolare di Vicenza. Sì, perché – lo temiamo – solo di un inizio si tratta, e molti altri saranno i passaggi prima che si giunga ad una conclusione che, dato il passato che abbiamo alle spalle – anni Sessanta e Settanta – potrebbe essere tragica. Seguiamo queste prime espressioni. La prima. Chi ha messo la bomba alla Popolare? Ma è
‘matematico’: i ‘fiancheggiatori’ (vi pare di averla già sentita, questa parola?) dei No Dal Molin, dati i legami della suddetta banca con le aziende implicate nella costruzione della base. La seconda. E chi è il principale fiancheggiatore dei No Dal Molin qui a Vicenza? Matematico anche questo: il Sindaco Variati, che, non della ‘battaglia’ contro la base, ma del diritto della popolazione ad esprimere su di essa la sua opinione (ha proprio la fissa della democrazia, questo benedett’uomo) ha fatto la sua bandiera. Cosa ne deriva? Geometrico: che Variati è – sarà, diverrà, verrà accusato di essere – il ‘Sindaco terrorista’, complice, fiancheggiatore ed amico di chi mette le bombe. La prima
vittima della bomba sarà lui. Ma non è finita – avete presente quei teoremi complicatissimi, con decine di equazioni? – perché ci saranno altri passaggi, e ad altri livelli. Piazza Navona è stato un assaggino, ma quando, e con quali tragici esiti, avrà luogo il prossimo scontro di studenti? Buon divertimento, a chi ama la matematica. Sarà perché tanta gente non l’ama e non la capisce, che gli italiani non si accorgono di nulla. E poi, ci piacerebbe sapere anche perché, tra tutti gli stati europei – che pure non sono certo paradisi di trasparenza e democrazia – solo da noi si deve continuare ancora a fare i conti con questo marciume istituzionale. Giuliano Corà
Che fine hanno fatto i referendum vincolanti? Q
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uesta amministrazione ha fatto del voto diretto una bandiera. Se Variati e i suoi governano Vicenza devono ringraziare anche quella fetta di elettorato disgustato dal servilismo bipartisan Berlusconi-Prodi sul Dal Molin Usa. Gente che ha votato Achille sindaco perché ha promesso (e mantenuto) una consultazione popolare con cui la città potesse almeno esprimere il proprio parere. Sappiamo com’è andata: il Consiglio di Stato ha invalidato lo pseudo-referendum, i sostenitori del quesito lo hanno officiato comunque, i vicentini recatisi ai banchetti di fortuna sono stati 25 mila, il No ha stravinto ma mettendo sul piatto solo un terzo degli aventi diritto. E oggi la prova di “democrazia diretta” uscita da quelle urne autogestite si è già dissolta. Un po’ perché Americani, Coop amiche del Pd e Palazzo Chigi, com’era prevedibile, non hanno tenuto alcun conto dei gazebi benedetti da Variati. E un po’ perché, anche fosse rimasto un’iniziativa ufficiale del Comune berico, il voto del 5 ottobre era puramente consultivo. Cioè privo di qualsiasi valore vincolante anche per Palazzo Trissino (figuriamoci per i palazzi romani). Altro che democrazia diretta. Lo statuto comunale, infatti, non ammette referendum abrogativi o propositivi, e soprattutto non prevede che abbiano alcun potere dirimente per le decisioni della giunta e del consiglio comunale. Sono, appunto, “consultazioni”. Si sonda l’opinione degli elettori residenti nel Comune su un dato tema, senza che l’esito sia realmente decisivo. Per far sì
che ciò avvenga, bisogna conferire uno status diverso alle votazioni dirette: quello, appunto, di referendum vincolanti. Sono passati due anni da quando, il 10 settembre 2006, diecimila persone dissero sì a una consultazione che chiedeva proprio di modificare lo statuto comunale introducendo nuove norme referendarie. Da allora, il comitato promotore, Più Democrazia, attende invano che il responso diventi una delibera da presentare in Sala Bernarda. La pratica si è arenata in commissione affari istituzionali, in cui l’ex maggioranza di centrodestra l’ha lasciata marcire spudoratamente. E tuttavia non senza elaborare un testo che accoglie sì il nuovo modello referendario, ma lo soffoca di tanti e tali paletti (ad esempio, un quorum altissimo) da renderlo di fatto irrealizzabile. Adesso i “democratici diretti” vicentini (tutti di sinistra e fan di Variati, tra l’altro) hanno preso contatti coi tre capigruppo della maggioranza, Rolando, Soprana e Formisano. Quest’ultimo, che fa anche parte del comitato, sembra il più deciso nel riprendere il discorso e portarlo in consiglio con una nuova proposta di delibera. Sarebbe, diciamo così, veramente strano se Variati&Co, che sui poteri salvifici della “democrazia diretta” ci hanno marciato alla grande, ora non dovessero fare un passo concreto in quella direzione. I delusi del blabla partitico aumenterebbero, sommandosi agli illusi del 5 ottobre, imbambolati dalla magia di una consultazione con le unghie spuntate. Alessio Mannino
il fatto
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Storie di ordinaria Radioattività Sono usate negli ospedali e nelle industrie: in giro per la provincia ci sono decine di piccole fonti radioattive. Nessun pericolo, assicurano gli esperti Ma in molti casi c’è poca trasparenza
di Luca Matteazzi
C
hiariamo subito una cosa. Quando si parla di radioattività, nel vicentino non si deve pensare alle torri fumanti di qualpoi aggiunte 7 autorizzazioni, per che centrale, né a fusti di rifiuti un totale di 31 macchinari, per che non si sa dove e come smaltil’uso di apparecchiature radiore. L’immagine, piuttosto, è quelgene: apparecchiature, cioè, che la molto più tranquillizzante delle emettono radiazioni anche senza apparecchiature per fare una raavere al loro interno una fonte radiografia, o quella degli strumenti dioattiva. Tipo le macchine per le di precisione utilizzati in molte inradiografie, tanto per capirci. dustrie. Le fonti radioattive, però, ci sono, e non sono nemmeno poElenco secretato che: oltre un centinaio solo nelle Quali siano, di preciso, le indufabbriche della provincia, alle strie che utilizzano materiali raquali bisogna aggiungere quelle dioattivi, e quali siano gli isotopi utilizzate nelle strutture mediimpiegati, in prefettura preferiche e sanitarie. Tutte a potenziascono non renderlo pubblico per le limitato, a volte limitatissimo, motivi di sicurezza. In generale, e tutte tenute assolutamente in si tratta soprattutto di industrie sicurezza, assicurano le autorità metallurgiche, dove i materiache si occupano della questione. li radioattivi sono utilizzati per i Avere un quadro della situazione, controlli di qualità, ad esempio tuttavia, non è semplice: un po’ per verificare che nel prodotto perché le competenze sono divifinito non ci siano imperfezioni. se tra enti diversi, un po’ perché Oppure per misurazioni di precispesso gli addetti ai lavori preferisione, come avviene a volte anche scono non entrare troppo nei detnelle cartiere. Ma ci tagli quando si cerca sono anche impiedi capire dove sono ghi più fantasiosi: e quali sono queste tra le autorizzazioni fonti, facendo prevaL’elenco concesse dalla prelere le ragioni della fettura, ce n’è anche sicurezza su quelle delle industrie della trasparenza. e dei materiali una rilasciata ad un restauratore che utiutilizzati lizza le radiazioni Industrie e non viene per verificare le conradioattività dizioni delle opere Ma andiamo con divulgato d’arte che gli passaordine. Le fonti rano sotto mano sendioattive, al di fuori za danneggiarle. “In della produzione di ogni caso, si tratta di isotopi a energia, hanno principalmente basso potenziale e sigillati, che due campi di utilizzo: il primo in rilasciano radiazioni solo nel moambito industriale, l’altro in ammento in cui vengono inseriti nel bito sanitario. La supervisione loro macchinario e l’operatore sull’uso di materiale radioattivo schiaccia il tasto di avvio – assiin fabbriche, industrie e laboracurano dagli uffici competenti di tori produttivi fa capo alla Prefetcontrà Gazzolle -. Il nostro contura, che rilascia le autorizzazioni trollo serve più che altro a verifinecessarie e, in collaborazione care che vengano conservati nelle con Vigili del fuoco, Arpav e Ulss, condizioni corrette, che ci siano assicura i controlli. Dal 1998 ad le necessarie misure antincendio, oggi, le autorizzazioni rilasciae soprattutto che i lavoratori che te dagli uffici di contrà Gazzolle li utilizzino siano adeguatamente sono 44, relative all’utilizzo di 126 formati e usino tutti i meccanismi fonti radioattive (in pratica con di protezione del caso”. Tutte miuna autorizzazione si può dare il sure, dunque, pensate soprattutto via libera all’utilizzo di più fonti: per i lavoratori, per quei tecnici e nel 2003, ad esempio, con 5 autoquegli operai che con le sorgenti rizzazioni sono state approvate 31 radioattive ci lavorano tutti i giorfonti radioattive). A queste vanno
| L’ospedale San Bortolo ha diminuito drasticamente l’uso di materiali radioattivi
ni. Per chi non lavora a stretto contatto con i materiali radioattivi, come per chi vive nei dintorni, non c’è invece motivo di allarme. Radiazioni sanitarie L’altro grande campo di applicazione delle radiazioni è quello sanitario. In campo diagnostico, ad esempio, dove le radiazioni sono al centro del funzionamento di tutti macchinari per le radiografie, da quelli più semplici utilizzati dai dentisti alle tac di ultima generazione. Qui, però, non ci sono sorgenti radioattive: è la corrente elettrica a dare origine al fascio di raggi x, che si disperdono nel momento in cui l’operatore stacca la mano dall’interruttore. “L’importante – spiega Livio Dalla Barba, direttore medico del San Bortolo (di cui va segnalata positivamente la disponibilità e la trasparenza nel fornire informazioni) – è che gli esami siano effettuati sotto un adeguato controllo radiologico, per essere sicuri che l’esposizione alle radiazioni sia effettivamente utile”. Più complesso, invece, il discorso relativo alla medicina nucleare, dove l’utilizzo di isotopi radioattivi è cosa quotidiana. “In questi anni il nostro sforzo – spiega però Dalla Barba -, è stato quello di eliminare il più possibile le fonti radioattive ad alto potenziale che si usavano in passato. Per sostituirle con terapie di altro tipo o con materiali che hanno tempi di decadimento molto brevi”. Le terapie con il cobalto, ad esempio, un tempo frequenti contro alcune forme di tumore, non si fanno più. E il cobalto 60 se ne è tornato in Canada, ripreso dalla ditta che aveva fornito all’Ulss i macchinari. Radioattività a ore Quando si parla di radioattività, dunque, oggi ci si riferisce soprattutto ad alcune tecniche diagnostiche. Nelle scintigrafie, ad esempio, si usa il tecnezio, in altri esami il fluoro 18. Ma in entrambi i casi si tratta di materiali con
tempi di dimezzamento brevissimi: il tecnezio perde efficacia in 6 ore, il fluoro addirittura in 110 minuti (e infatti l’Ulss è costretta ad ordinarne una quantità doppia rispetto agli effettivi bisogni, perché nel tragitto tra Brescia, dove il fluoro viene prodotto, e Vicenza, il minerale perde buona parte della sua radioattività). Come dire che c’è giusto il tempo di fare l’esame, e le tracce di radioattività sono già sparite. In campo terapeutico, poi, si usa lo iodio 131, che ha tempi di dimezzamento un po’ più lunghi. E infatti chi si sottopone a terapie che ne prevedono l’utilizzo deve essere ricoverato per qualche giorno in stanze apposite, per impedire che le deiezioni, in cui si registrano tracce di radioattività, finiscano direttamente nella rete fognaria, Ma anche qui è tutto finito nel giro di una settimana. “Poi c’è qualche piccola sorgente utilizzata per la taratura degli strumenti – aggiunge Dalla Barba -, ma si tratta davvero di cose minuscole. E va sottolineato che in
ospedale c’è un’equipe di sei fisici specializzati che si occupa proprio di verificare che l’uso delle radiazioni”. Le scorie E i rifiuti? In ospedale il problema è ridotto al minimo: visti i tempi di dimezzamento dei materiali usati, basta uno stoccaggio provvisorio di qualche giorno perché garze, cerotti ed altri oggetti eventualmente contaminati perdano la radioattività e tornino ad essere normalissimi rifiuti. Nelle industrie, invece, il discorso è diverso: perché i materiali impiegati hanno potenziali più elevati; e perché smaltirli costa moltissimo. Le polveri dell’incidente avvenuto qualche anno fa alla Valbruna sono ancora lì, anche se dovutamente immagazzinate e messe in sicurezza. La prefettura, comunque, assicura che il controllo su tutte le altre fonti radioattive presenti è costante, in tutte le fasi della loro “vita”. “La situazione è assolutamente tranquilla”, garantiscono.
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Direttore Responsabile LUCA MATTEAZZI l.matteazzi@vicenzapiu.com Editore MANY MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 Redazione corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 redazione@vicenzapiu.com ALESSIO MANNINO a.mannino@vicenzapiu.com ILARIO TONIELLO i.toniello@vicenzapiu.com TOMMASO QUAGGIO t.quaggio@vicenzapiu.com PAOLO MUTTERLE p.mutterle@vicenzapiu.com
Collaborano: ANDREA ALBA ALBERTO BELLONI MARTA CARDINI FRANCESCO CAVALLARO FEDERICA CEOLATO GIULIANO CORÀ FRANCESCA DANDA FRANCESCO DI BARTOLO ANDREA FASULO GIOVANNI MAGALOTTI MATTEO RINALDI GIULIO TODESCAN Pubblicità PIÙ MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 info@piu-media.com Stampa PENTAGRAPH SRL via Tavagnacco, 61 – Udine Autorizzazione Tribunale di Vicenza n. 1181 del 22 agosto 2008
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La battaglia del latte
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Ritorna la protesta per le quote latte. Ma il vero problema è il prezzo alla stalla Troppo basso per garantire l’attività di circa 1500 famiglie E così centinaia di aziende sono a rischio chiusura
di Andrea Alba
I
l “ritratto” del comparto latte vicentino comincia con un calo di quasi il 90 per cento. È la diminuzione del numero degli allevatori: in 24 anni, dal 1984 alla fine del 2007, le aziende agricole produttrici sono passate da oltre 14mila a 1492, con una produzione sostanzialmente invariata. A Vicenza rimane il primato di maggior produttore veneto (3 milioni 400 mila tonnellate anche quest’anno), e di ottava provincia italiana. Ma la riduzione, in termini numerici, è stata costante: colpa dell’invecchiamento della popolazione (il lavoro del contadino non attira i giovani, né si impara in breve tempo), e soprattutto delle basse remunerazioni. La sorpresa, parlando con gli imprenditori agricoli, è infatti che la più grande preoccupazione non sono le multe conseguenti ai superamenti delle famose quote latte (13 milioni di euro di multe nell’ultimo anno, nel Vicentino). No: la paura vera riguarda il prezzo del latte. Quote? No grazie La posizione dei comitati Cospa, fra-
zione del comparto italiano allevatori da sempre fieramente avversa al sistema delle quote, viene illustrata dal referente berico Mauro Giaretta. «Le combattiamo da dieci anni – spiega – e se la Comunità Europea ha deciso di toglierle dal 2015 un motivo c’è. Il regime, avviato nel 1984, doveva durare al massimo 12 anni, ora siamo a 24. Le quote sono la più grande truffa italiana, non hanno portato benefici e anzi c’è stato un crollo verticale nel numero di aziende: nel vicentino ce ne sono un decimo rispetto ad allora». Secondo Giaretta, la dimostrazione dell’inefficacia del sistema è nel prezzo del prodotto. «Il sistema delle quote era inteso a garantire un reddito, ma questo non si è verificato. La cartina di tornasole dell’efficacia dovrebbe essere un prezzo che si mantiene sostanzialmente stabile, in presenza di quote: allora qualche economista mi spieghi perchè l’anno scorso avevamo 45 cent al litro alla stalla, e oggi 33. Purtroppo ci sono solo stalle che chiudono, non stalle che aprono. A rimanere sono quelle che hanno una grande tradizione. Noi chiediamo che le quote vengano tolte, non servono e non serviranno mai a nulla». L’esponente Cospa, inoltre, è critico anche sul sistema sanzionatorio: «Una anomalia tutta italiana prevede che certe aziende che producono latte in sovrappiù vengano multate, e certe
In vent’anni è scomparso il 90 per cento degli allevamenti
altre no. Oltre 500 allevamenti vicentini, ad esempio, hanno superato la quota, nell’ultimo anno, ma solo 124 aziende sono state chiamate a pagare. E’ un meccanismo perverso, la legge prevede che la sanzione si applichi a seconda di dove è ubicata l’azienda: in montagna non si paga, in pianura sì. Così vengono pure messi gli allevatori gli uni contro gli altri». I favorevoli La posizione degli allevatori favorevoli al sistema delle quote è in genere rappresentata da Coldiretti. In generale, la “frazione” degli allevatori che danno credito a questo meccanismo ritiene che le alternative siano solo due: o mettersi in regola o essere a forte rischio chiusura. «Mungere senza quote non è più competitivo: si produce “come matti” scommettendo che si riuscirà a guadagnarci qualcosa, nonostante la retribuzione del latte venga decurtata della sanzione prevista per la sovrapproduzione. Ma è un rischio costante – spiega un allevatore che preferisce rimanere anonimo -: io sono sempre stato favorevole a questa stabilità, per me il sistema delle quote funziona, e sentir dire che le quote nel 2015 verranno tolte.. beh, non so come andrà a finire il settore. A mio avviso il sistema deve rimanere, senza quote il prezzo crollerebbe a picco e l’intero comparto lo seguirebbe». Nella provincia sono circa un migliaio le aziende produttrici che producono latte all’interno della propria quota. Le restanti, quasi 500, sono quelle che hanno prodotto in esubero, fuori quota. Anche se poi per il meccanismo legislativo (“com-
pensazione nazionale”) ricordato da Giaretta le aziende che effettivamente devono pagare un prelievo sono 124. In tutto, per il Vicentino, sono stati registrati nell’ultimo anno 13 milioni di euro di sanzione. La scomparsa delle stalle Ma il vero problema è un altro. Oggi il latte viene pagato al produttore da 33 a 36 centesimi al litro, quando un anno fa erano 45; decisamente troppo pochi per dormire sonni tranquilli. La situazione nella fascia montana e pedemontana poi è addirittura drammatica: secondo i tecnici, con l’eccezione dell’Altopiano di Asiago nel resto della montagna vicentina le stalle sono tutte a rischio. E molte stanno chiudendo. È questa la vera emergenza: il prezzo del latte, troppo basso per dare un reddito alle 1492 famiglie che ruotano attorno a questo settore. Perché, a differenza di quelle lombarde, quelle vicentine sono ancora per la maggior parte aziende di famiglia. Ne parla il presidente del Consorzio Zootecnico Provinciale, Gilberto Bertinazzo, al vertice di un’associazione che conta fra i soci oltre 1200 dei 1492 allevatori della provincia. Bertinazzo accantona le polemiche “pro” quote o “contro” quote, e passa subito alla preoccupazione maggiore. «Per le aziende di Vicenza è dura, siamo in difficoltà. I valori alla stalla, a settembre, erano
pari a 0,35 o 0,36 euro a litro di latte crudo – osserva – e ora sentiamo parlare di ulteriori ribassi. Abbiamo sentori di non aver ancora toccato il fondo: purtroppo dalle telefonate dei caseifici temiamo ulteriori ribassi entro fine anno a causa di una certa “pesantezza” del mercato dei formaggi. Il formaggio Asiago infatti per ora sta tenendo, ma gli analisti vedono anche lì prospettive non buone e questo creerà difficoltà nella remunerazione del latte alla stalla. Ponendo i produttori in una morsa: da un lato il prezzo del latte che cala, dall’altro i costi di produzione che hanno avuto un’impennata a fine 2007». Circa 500 imprese produttrici vicentine si trovano nella fascia pedemontana o montana. Per loro il rischio è anche maggiore, secondo Bertinazzo: «La zootecnia da latte è fondamentale in certi territori, in quanto contribuisce al mantenimento del territorio. E noi riscontriamo che nei territori montani e pedemontani - eccezion fatta per l’Altopiano di Asiago che ha condizioni particolari e alcuni caseifici che remunerano bene i produttori – la situazione è grave. Nella Valleogra e in Valbrenta i produttori cercano di produrre un po’ di formaggio, ma comunque hanno grosse difficoltà; e a Recoaro, e Valdagno, le cose sono addirittura drammatiche: lì stanno chiudendo tutti».
A rischio sono le stalle di montagna, un presidio fondamentale per il paesaggio
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Le quote, queste sconosciute Ecco come funziona il sistema che ha fatto scattare tante proteste Tutto nasce da un accordo del 1983 e da una serie di calcoli sballati Di cui ancora oggi paghiamo lo scotto
A
lzi la mano chi conosce la vicenda delle quote latte. Risponda “presente” chi capisce perché, ogni anno circa, la polemica si ripresenta sulle pagine dei giornali: con ministri che parlano di aumentare le quote e altri che promettono di abolirle. O ancora ministri (questo accadde sul serio, molti anni fa) che rassicurano il “popolo dei trattori”, anno dopo anno sempre più anziano e numericamente più ridotto, raccontando che “l’Italia le quote non le pagherà mai, è tutto un bluff. Con Bruxelles c’è un tacito accordo”. Una vera e propria commedia all’italiana, apparentemente, in cui in genere il lettore medio, non avendo dimestichezza con stalle e settore primario, fa confusione e non capisce quasi niente. Non capisce perché questi allevatori ce l’abbiano tanto col governo e l’Europa, invece di essere contento per i tanti sussidi che arriva dalla Ue, né capisce cosa siano queste “quote” e perché i contadini debbano pagare per produrre latte. Un racconto che in realtà è fatto di luci e ombre, e in cui le buone intenzioni e i buoni risultati si mescolano a casi di ingenuità, inettitudine o addirittura di autentica frode a gente a torto considerata “poco intelligente”, in quanto contadina. È una storia di stretta, strettissima attualità nella provincia di Vicenza,
produttrice del 30 percento del latte veneto, e in cui circa un terzo delle stalle sono site in zone pedemontane o montane e si configurano come autentici presidi del territorio. Il racconto delle quote latte è ormai lungo 24 anni e raccoglie un’intera generazione di contadini italiani, forse l’ultima. Correva l’anno 1984 e il ministro dell’Agricoltura Filippo Maria Pandolfi veniva inviato a Bruxelles dal potente premier socialista del più lungo governo della Prima Repubblica, Bettino Craxi. E Pandolfi concordava solennemente, per l’Italia, una produzione massima consentita di latte pari a nove milioni di tonnellate all’anno: il 45 per cento del suo fabbisogno. Il senso delle quote Un contingentamento della produzione. In un’Europa in cui gli interessi nazionali ricominciavano a fare capolino, all’inizio degli anni ’80 la politica agraria cercò di creare un sistema che, in qualche modo, scendesse a un compromesso e accontentasse un po’ tutti. Nello specifico del latte, il compromesso venne trovato con le quote, un metodo che voleva stabilizzare il prezzo e salvaguardare le aziende di produzione. La “quota” veniva stabilita in un tetto massimo di produzione di latte per ogni stato membro, un “Quantitativo Globale Garantito” a cui gli allevatori avreb-
bero dovuto adeguarsi. Per ogni stato membro era stato dato un anno di tempo per registrare e presentare la propria produzione (per l’Italia l’anno fu il 1983). La “vigilanza”, successivamente all’avvio del sistema, sarebbe stata svolta dai caseifici e dalle latterie, attraverso la registrazione del latte consegnato dai singoli produttori. A chi avesse “sgarrato”, consegnando più latte del dovuto, sarebbe stata applicata una “trattenuta” pecuniaria molto ingente dalla remunerazione che periodicamente le latterie rendono agli allevatori. Consegnare più latte si poteva, quindi, e si può tutt’ora: incorrendo però in una sanzione che rende antieconomica la sovrapproduzione. Dati sbagliati Il 31 marzo 1984, quindi, anche l’Italia firma la normativa 856/1984 a Bruxelles. Si parte però con il piede sbagliato, e le quote concordate a corredo della firma si riveleranno di fatto un grave “peccato originale”: il ministro Pandolfi presenta all’Europa la produzione di latte italiana secondo quanto indicato dalle rilevazioni Istat, estremamente imprecise. In quell’epoca, infatti, buona
parte del latte prodotto dalle stalle del Belpaese veniva venduto, come prassi, senza ricevuta. In “nero”. Quel latte però esisteva, tanto che il fabbisogno nazionale del prodotto risultava molto più alto: tornato in Italia – come è stato più volte ricordato e rimproverato da numerosi allevatori, sia favorevoli che contrari al sistema delle quote – il ministro dell’agricoltura assicurava però che a Bruxelles c’era una sorta di “tacito accordo”, per cui le multe per sovrapproduzione di fatto all’Italia non sarebbero mai state comminate. Le sanzioni per superamento delle quote invece arrivarono, ma fino agli anni ’90 vennero pagate dall’intera collettività attraverso una corrispondente trattenuta finanziaria dei contributi annualmente messi a disposizione dall’Europa. Si parla di migliaia di miliardi delle vecchie lire all’anno. Successivamente, invece, vennero applicate in modo molto più rigoroso, arrivando oggi ai singoli produttori. Da qui, le proteste degli anni
L’Italia può produrre solo il 45 per cento del suo fabbisogno
’90, proseguite sino ad oggi, con un comparto che di fatto ha visto il numero di produttori – che sono anche, è bene ricordarlo, “presidi” agricoli del territorio – calare di anno in anno. Dopo il 1984, con Bruxelles, l’Italia non è più riuscita a rinegoziare realmente le quote latte, per un motivo o per l’altro: in due sole occasioni si ottennero parziali ritocchi, nel 1993 e nel 1999, con le quote complessive portate da 9 milioni di tonnellate a 10 milioni e 800mila. Di fatto, come ha ricordato proprio in questi giorni il ministro dell’Agricoltura Luca Zaia definendo «scandalosi» gli accordi del 1984, l’Italia arriva a coprire appena il 45 per cento del suo fabbisogno. Un litro di latte su due è straniero, mentre negli altri Stati europei la produzione consentita si avvicina maggiormente al fabbisogno totale. Zaia si dichiara quindi fermamente deciso a cambiare le cose: non eliminando il sistema delle quote, ma chiedendo all’Ue un aumento di un milione di tonnellate della quota italiana. Da quanto si legge in questi giorni sui giornali, pare che il ministro stia per riscuotere un successo. A. A.
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Attentato alla Popolare, banche nel mirino? La bomba contro l’istituto di credito vicentino avrà pure una matrice politica Ma apre gravi considerazioni sulla crisi e sugli errori di un sistema bancario sempre più distante dalle esigenze della gente
di Alberto Belloni
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ornano a scoppiare le bombe. Il precedente rilevato dai giornali è l’attentato all’oleodotto Nato in quel di Polegge, ma la memoria corre a tempi lontani, che credevamo ormai consegnati alla storia degli anni di piombo. Al 1979 e ad altri ragazzi che giocavano ad imbottire di esplosivo una pentola a pressione in un appartamento di Thiene. In questo senso, l’attentato del 2 novembre in via Cengio contro la Banca Popolare di Vicenza, può essere osservato attraverso due diverse chiavi di lettura. La prima, già abbondantemente percorsa dai commentatori locali, richiama i pericoli di una lotta sempre più in via di radicalizzazione. E mi riferisco, ovviamente, al Dal Molin ma anche a tutte le altre onde di protesta che i gruppi più arrabbiati stanno iniziando a cavalcare. Dalla scuola al traffico, dallo smaltimento rifiuti alla sanità. La seconda, sulla quale mi sembra
più interessante soffermarmi, abbraccia invece il clima psicologico e sociale al cui interno questa recrudescenza di estremismo pare poggiare. Io non credo che nel disegno politico di chi ha programmato la bomba (non di chi l’ha confezionata, in quanto le vicende del terrorismo italiano ci hanno insegnato come la mano assassina sia stata l’ultimo degli elementi critici) la scelta di colpire un istituto di credito risulti proprio casuale. Ritengo invece che la mente (vicentina?) dell’operazione abbia annusato nell’aria un’atmosfera diffusa di sfiducia e di astio nei confronti del mondo del credito, che si presta ad un’operazione ben più ampia della deflagrazione di due o tre bombole di gas da campeggio. Un’atmosfera della quale, diciamolo, le banche sono assai responsabili. Assieme alla condanna dura e senza equivoci del metodo dinamitardo come strumento di lotta civile, forse è il caso di riflettere sul progressivo allontanamento dal cuore della gente di aziende che sono state per oltre un secolo tanto radicate nel territorio e nel modo di vivere del popolo. Non è questa la sede per descriverne cronologicamente le tappe. Basti ricordare
che una banca, istituzionalmente, è un’impresa che trae il suo utile dalla forbice tra il tasso che concede a coloro che le affidano il risparmio e quello che chiede a coloro che hanno bisogno di essere finanziati. Il capitale con il quale sostiene questo giro di raccolta/ impiego è solo in minima parte dell’istituto di credito. In realtà si tratta di soldi dei clienti, che essa si limita a gestire. L’effetto moltiplicatore dei crediti, inoltre, fa sì che la massa degli affidamenti concessi ai richiedenti sia normalmente molto più grande dell’effettiva quantità di liquido disponibile. Questo spiega perchè una banca alla quale tutti i risparmiatori domandassero in contemporanea i rimborsi, andrebbe tragicamente in crisi. E spiega inoltre (in momenti nei quali il cittadino perde la fiducia nel mercato dei capitali e nella Borsa) i dissesti di alcuni colossi (tipo Northern Rock, Indy Bancorp, Lehman Brothers ecc.) e l’assoluta necessità per l’intero sistema economico mondiale di aiutare le aziende in crisi, onde scongiurare un crack planetario. Poi ci sono i servizi, ovviamente. Che sono stati a lungo un settore marginale dell’attività ma che ora rappresentano la fetta più ghiotta
del business. L’idraulico Gianni di Saviabona molte cose tecniche non le sa. Ma mica è scemo: allorchè il solerte direttore di filiale gli comunica che i suoi 2000 euro nel conto corrente rendono meno dell’1% netto e che facendo i conti con la lista di oneri gravanti sullo stesso, invece che essere la banca a pagare interessi al cliente alla fine è il cliente che dà soldi alla stessa, Gianni si limita ad incazzarsi come un bufalo ferito. Quando poi si rende conto che il mutuo, che lo stesso funzionario gli aveva consigliato come perfettamente a misura della sua famiglia, ha raddoppiato la rata negli ultimi due anni e che anzi bisogna ringraziare la banca per aver generosamente concesso il rimborso in 15 anni invece che in dieci, beh, inizia a sacramentare l’intero elenco dei santi postconciliari. E Gianni, fortunato, non ha nemmeno acquistato in passato le obbligazioni Cirio e Parmalat. Sì, quelle che il direttore ha invece appioppato a Bepi il ferroviere e a Marisa la pensionata, in modo da togliersele dal portafoglio. Le banche, un tempo non molto lontano, erano il volano principale per le attività benefiche e di aggregazione del territorio, sostenendo con i loro contributi un
po’ tutto l’associazionismo locale, dalla marcia non competitiva alla squadra di quartiere, dalla sagra della luganega al libro dialettale. Provate adesso a chiedere una sovvenzione. Il funzionario scuoterà la testa e dirà a Gianni che lui non può decidere più niente. Che bisognerebbe parlare col megamanager galattico di Milano o di Roma. Aziende sempre più lontane dal nostro cuore, si diceva. E sempre più lontane dall’Italia stessa. Con i piedi tuttora nelle piccole filiali di provincia, ma la testa a Bruxelles e il cervello Bce monopolizzato da una grande finanza che ha occhi solo per il mercato globale. Se è questo l’humus nel quale i bombaroli stanno pensando di gettare le loro sementi di odio, forse è il caso di ripensare un poco al rapporto tra profitto e vita di tutti i giorni, tra libero mercato e vincoli, tra logica di impresa e nuovo umanesimo. Sono profondamente persuaso che innestare una diversa etica nel nostro sistema di vita economica finirebbe per creare attorno a questi “nuovi samurai” (come li chiamava Walter Tobagi) molta più terra bruciata di quanta sarà invece possibile con tutte le indagini della Digos.
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124 del8 novembre 2008 pag8
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La sinistra batte un colpo Il verde Asproso, candidato della defunta alleanza Arcobaleno alle ultime comunali, e il governo Variati: “Ha fatto alcune scelte coraggiose, ma ascolta poco la città. E attenzione a non puntare troppo sul Dal Molin”
di Alessio Mannino
E’
scomparsa, la sinistra vicentina? Risucchiata dal consenso per Variati, oltre che ridotta ai minimi termini dall’estinzione parlamentare dei partiti che la compongono? La batosta è stata forte. E adesso si ricomincia in semi-clandestinità, al traino della lotta contro il Dal Molin americano che non accenna a fermarsi.
Lilliput, dai Beati Costruttori di Pace, da Più Democrazia, dalla Cgil, dai Verdi, dai comunisti di Prc e PdCI (benché questi ultimi si facciano vivi a sprazzi) e da altri del variegato mondo pacifista di sinistra. Che interloquisce, appunto. Prima di tutto al suo interno, nel senso che prima di arrivare a una decisione si passa per un rigoroso e defatigante giro di tutte le opinioni. “Siamo alternativi al Presidio (ma non in competizione) anche per questo: lì c’è una regìa di comando da parte di pochi, da noi, semmai, abbiamo il problema opposto”, ammette con un sorriso Asproso. “Per ora il tema è il Dal Molin, ma la nostra intenzione è guardare oltre, ai problemi urbanistici, a quelli sociali, eccetera”. Un po’ come dire arando il terreno fertile dell’opposizione alla Ederle bis si può riacquistare fiducia nell’elettorato deluso. In modo da raccoglierne l’eredità quando la battaglia anti-base, inevitabilmente, terminerà (sconfitta o vittoriosa, questo è un altro discorso).
L’eredità Il verde Ciro Asproso era il candidato sindaco della Sinistra Arcobaleno, cartello elettorale a cui partecipavano anche Rifondazione, Comunisti Italiani e gli ex diessini di Sinistra Democratica (SD). “Un’esperienza conclusa, che ha dato l’impressione di esCambiamento amsere stata perseguita biguo dai ceti dirigenti dei Da come la racconta, partiti per autopreSiamo pare che ad Asproso servarsi”, chiarisce. non manchi poi tanto Anche se “ il progetto rimasti la visibilità data dalla non era sbagliato, e molto delusi presenza sui banchi lo dico a maggior radall’esclusione del consiglio comugione oggi vedendo il dalla giunta nale: “essere fuori Pd scavalcato a sinidalle istituzioni dà stra da… Di Pietro”. la possibilità di non Difatti i Verdi berici dover rincorrere le continueranno a far notizie. Puoi elaborare progetti a politica assieme a SD, abbastanza medio-lungo termine”. Ad esemforte in città: “abbiamo un rapporpio? “Costituire l’associazione fra to molto stretto con loro, stiamo Verdi e Sd aprendola alle realtà mettendo a punto anche un condella società civile. Le idee carditratto per una sede in comune”. ne sono la preservazione dei beni Ma il tavolo su cui si giocano le collettivi (a partire dall’area delsperanza di risalita dei panda l’aeroporto), la valorizzazione delrossoverdi è quello della battaglia le periferie, la realizzazione di una contro la base Usa. E si chiama grande area verde, l’inversione proprio “Tavolo per la consuldella politica urbanistica, le quetazione – SìAmo Vicenza”. Un stioni del sociale”. “soggetto che interloquisce con Vasto programma l’amministrazione”, lo definisce Nel frattempo in questi mesi la Asproso. Un forum assembleare, loro voce si è sentita poco, però. traduciamo noi, affollato dal CoorAnche per effetto dell’esclusione dinamento dei Comitati guidato dalla politica della giunta di Vada Giancarlo Albera, dalla Rete
| A sinistra Variati con il nuovo presidente Aim Fazioli. A destra Ciro Asproso
riati, che non ha mostrato nessun interesse per i suoi elettori di sinistra. Asproso non evita l’argomento: “Non svelo nessun segreto se dico che siamo rimasti delusi dal comportamento del sindaco, dato che crediamo di aver concorso anche noi al suo successo”. Niente posti né ruoli per loro, nella monocratica gestione di Palazzo Trissino. Eppure Ciro vede in Achille “una speranza di cambiamento per questa città. A patto che non sia ambiguo”. In che senso? “Nel senso che è talmente prudente da far sorgere forti dubbi sulla sua volontà di cambiare. Ne abbiamo avuto l’impressione proprio dal fatto che ha voluto celare il rapporto con noi, come se se ne vergognasse”. L’affondo: “Sul Dal Molin non c’è dubbio che ha dimostrato coraggio e carisma, ma su altro, come sul volersi costruire la fama di sceriffo rosso con quelle ordinanze che per noi sono del tutto fuori luogo, è parso che volesse compensare il suo atteggiamento spinto contro la base agli occhi degli elettori moderati”. L’analisi si spinge in una fosca previsione: “Il suo errore esiziale potrebbe essere quello di puntare tutto sul Dal Molin rischiando di esserne affossato se dovessero accadere fatti tragici”. Il riferimento alla tensione suscitata dalla bomba alla Banca Popolare di Vicenza è chiaro. Anche il massimo esponente della sinistra cosiddetta radicale critica il sindaco perché si occupa troppo della base? Ebbene sì. Nemmeno ammirazione per il tentativo di ostruzionismo legale, con le ordinanze contro i lavori? Tronca ironico il segretario dei Verdi: “Al primo altolà del prefetto si sono ritirati in buon ordine. Si vede che per alcune ordinanze sono inflessibili, per altre meno…”.
con le quali ci troviamo in grande Quero e Giglioli sintonia. Apprezziamo in particoMa il modo di governare di Achille lare l’idea delle alleanze fra mulè viziato ab origine dal suo “soliptiutility che restano in house, sensismo”. Secondo Asproso, “accenza aprirsi al mercato”. E poi Faziotra tutto su di sé. Basta guardare la li s’è lasciata scappare un’opinione sua squadra di giunta: non è una graditissima a un ambientalista squadra! Sono pochi, alcuni sono come lui: il no al termovalorizzaoberati di lavoro mentre altri non tore, che invece per il Pd locale danno il contributo che sarebbe pone solo un problema di collonecessario. Manca coordinamencazione: “sono d’accordo con lui, to fra di loro. La giunta ha bisogno naturalmente”. di un assetto più stabile e solido”. Asproso, insomma, attende al varGià, dato che perde pezzi, cioè asco questa amministrazione di fatsessori, al ritmo di uno ogni due to monocolore. “Non hanno fatto mesi. A proposito: un pensierino delle delibere-quadro, non presui casi Quero e Giglioli? “Al posentato all’opinione pubblica gli vero Quero hanno fatto fare una indirizzi generali, i fine miserevole. In loro obbiettivi a lunaltre città non sarebgo termine. Sul Pat, be successo. C’è stato per esempio, so bene un accanimento esache quello della Lazgerato dei media. Lo zari non sarà quello hanno lasciato solo. Manca di Zocca. Ma io, se D’altronde, siamo voglio capire in che tutti figli di una men- la capacaità misura non lo sarà, talità bigotta che è ti- di dare con chi devo parlapicamente vicentina, indirizzi re? Direttamente con per cui se uno evade generali l’assessore? Avrei il fisco va bene, se portato una deliinvece vengono fuobera d’indirizzo in ri le abitudini sesconsiglio comunale. suali viene esposto E lo stesso sul sociale, come per al pubblico ludibrio. Quanto a Giil caso Ipab”. Asproso vuole creglioli, i veri motivi del suo sacrifidere che Variati intenda davvero cio non sono emersi tutti, secondo “imprimere un tale cambiamento me. Sicuramente, però, l’attacco è nella società vicentina da spianapartito da dentro il Pd per le nomire la strada a un successore” che ne in Aim. Giglioli voleva evidenabbia le chances per non ridurre ziare il problema dei poteri forti, e la sua “soltanto una parentesi fra devo dire che Variati ne è uscito in giunte di centrodestra”. Ma allora modo ineccepibile nominando un “deve parlare di più con la città, cda di tutto rispetto”. deve puntare sulla partecipazione. Invece qua siamo passati dal proAim ok, il resto? Vecchia Dc gramma partecipato di ImmagiAsproso è un fan di Fazioli e del nateVi agli incontri degli assessori nuovo vertice di San Biagio: “E’ col circolo della bocciofila, seconstata una scelta di grande soddido il sistema vetero-democristiasfazione, sia per i nomi che per le no del cosa vuoi, cosa ti serve?”. linee presentate dal presidente,
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124 del8 novembre 2008 pag9
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Il lusso ai tempi della crisi Orologi, gioielli, vestiti e auto da sogno. Per imprenditori e liberi professionisti. Ecco come funziona un mercato molto esclusivo e che non conosce battute d’arresto
di Luca Matteazzi
L
a crisi della quarta settimana non sanno nemmeno cosa sia. Anzi, in un momento in cui un po’ tutti stanno più attenti a quel che esce dal portafoglio, loro possono ancora permettersi con relativa tranquillità spese che alla maggior parte delle persone sembrerebbero assolutamente “pazze”. Qualche migliaio di euro per un abito di alta sartoria, qualche decina di migliaia per un gioiello artigianale o un orologio pregiato, centinaia di migliaia per un’auto da sogno. Sono i vicentini con redditi a sei zeri. Quelli che, anche in momento di difficoltà, alimentano un mercato del lusso che risente della crisi meno di molti altri. Vicenza non è certo una capitale dello shopping. Però basta fare un giro tra le boutique più raffinate del centro per rendersi
in su). Negli ultimi mesi c’è stato conto che i clienti non mancano. chi si è portato a casa degli orec“Non abbiamo risentito della chini con smeraldi colombiani crisi, almeno per ora, e speriamo da 47 mila euro, o un anello con continui così”, dicono da Salvarubino da 45 mila. “C’è anche chi dori, storica gioielleria di corso ha comprato il gioiello prezioso Palladio (ma la casa madre è a come investimento, al posto di Venezia). I Rolex, i Patek Philipqualche titolo azionario – conpe e gli altri orologi continuano cludono i responsabili di Salvaad andar via, così come i gioielli dori -. E forse è più sicuro”. artigianali (“Facciamo tutto noi, Qualche piccolo tentennamento, dalla scelte delle pietre preziose comunque, c’è anche in questo al disegno”, precisano). Forse c’è settore. “Fino a setun po’ di stasi per il tembre non avevamo mercato delle pietre risentito della crisi – sopra i 3 carati. Ma osserva Stefano Soè anche vero che per prana, dell’omonima un gioiello di queste La fascia alta gioielleria -. Poi le dimensioni si vola del mercato cose si sono fermacome niente sopra i risente te: c’è da dire che da 50 mila euro. Il renoi non ci sono i ricsto, invece, si vende, meno della chi che fanno spese eccome. Per gli oro- contrazione folli, come gli emiri logi il prezzo si aggidei consumi arabi o i magnati ra facilmente attorrussi. Siamo una no ai 25 mila euro delle province più (“Volendo anche di ricche, sia come economia sia più, molto di più”) e per alcuni come cervelli, e c’è una borghemodelli ci sono liste di attesa di sia che sta bene ma che in questo mesi. Nei gioielli si parte dalmomento sta a guardare quello le fedine base da 250 euro, per che succede”. L’incertezza, inpoi salire a gioielli con pietre da somma, ha bloccato un po’ tutti. mezzo carato (attorno ai 2mila), Del resto, chi spendeva tra i mile arrivare spesso anche a quelli le e i 5mila euro per un gioiello da 1 o 2 carati (dai 7-8 mila euro
(10 – 20 mila per quelli più cari), è probabilmente lo stesso che ha investito in borsa o in fondi. E che adesso sta cercando di capire che fine hanno fatto i suoi soldi. “Non è solo l’orologio che si ferma – aggiunge Soprana -. La stessa cosa, precisa, è successa per il mercato immobiliare”. Gli fa eco, a qualche isolato di distanza, Giovanni Bedin, uno dei punti di riferimento per chi cerca capi di alta moda in città. “Guardi, non è che abbiamo la fila, però è vero che da noi le difficoltà del mercato si sentono di meno. Finora la stagione è andata molto bene; poi, la sfera di cristallo non ce l’ha nessuno e quindi non possiamo dire cosa succederà domani, ma non abbiamo visto cali. Persone che hanno disponibilità ci sono e continuano ad esserci. Al limite stanno più attenti a comprare solo quello che li colpisce davvero”. Nel suo caso è facile essere colpiti, tra abiti di Dior e accessori griffati. Il problema, caso mai, è avere qualche migliaio di euro subito disponibili per pagare alla cassa. Ma a quanto pare, tra imprenditori di aziende che
continuano ad andar bene, liberi professionisti e manager, la clientela non manca. “Gli imprenditori più evoluti e che hanno saputo rinnovarsi continuano ad avere successo – osserva Luca Trivellato, titolare del concessionario Mercedes di Torri -. Ce ne sono parecchi, e attorno ad un’azienda che va bene ruotano avvocati, commercialisti, tecnici, manager, amministratori: è un volano per tanti”. Così, le auto della casa di Stoccarda che vanno meglio sono quelle di altissima gamma, da 100 mila euro e oltre. “Siamo ai livelli degli anni migliori”, conferma Trivellato. Chiaramente i numeri sono piccoli: il grosso del fatturato arriva dalle medie, che tengono i livelli degli anni scorsi, e dall’usato garantito, che sta andando molto bene (segno che il mercato è in una fase di contrazione generale). Ma i risultati più brillanti sono proprio quelli delle auto da favola. “Come sempre, quella fascia del 2 per cento della popolazione che è proprietaria o partecipa ad aziende di successo continua a guadagnare”, conclude Trivellato. E non gli si può certo dare torto.
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124 del8 novembre 2008 pag10
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I forzieri del tempo
Scambiare tempo e disponibilità tra persone è la ricetta delle banche del tempo. In città l’iniziativa non ha attecchito; in provincia, invece, si sta diffondendo sempre di più
di Giulio Todescan
S
ono le uniche banche che non possono fallire, perché non utilizzano il denaro; ma sono anche, come i veri istituti di credito, basate sulla fiducia di chi decide di investirvi. Solo che, in questo caso, ad essere prestato e scambiato non è la valuta, ma il tempo: ore che ciascuno dei soci decide di dare agli altri soci, esprimendo una propria abilità, offrendo un servizio, insegnando qualche cosa in cui è bravo. In cambio si riceve un credito corrispondente al numero di ore prestate, che gli altri soci dovranno “restituire” per mantenere in equilibrio il sistema. Ogni banca del tempo – le prime sono nate alla fine degli anni ottanta in Emilia Romagna per diffondersi in tutta Italia durante i novanta – è una realtà carsica, mobile, che si adatta al territorio in cui mette radici e cresce. Difficile contabilizzare il numero di banche esistenti oggi, anche se dal 2007 esiste un’Associazione Nazionale banche del tempo che si propone di coordinarle a livello nazionale. Se a Vicenza ne era nata una alla fine degli anni novanta, ospitata dalla circoscrizione 6, ma già da sette anni si è spenta, tutt’altra musica si sente in provincia, dove la Banca del tempo di Schio ha spento sabato scorso le sue prime dieci candeline, e altre sono in piena attività ad Altavilla, Valdagno, Sossano, Bassano.
«Se dedico un’ora del mio tempo a riparare la bici di un socio, lui può ripulire il mio giardino restituendomi l’ora. E non c’è differenza fra una mansione e l’altra: un’ora di un avvocato o di un notaio vale esattamente quanto i sessanta minuti di una casalinga. E’ un’idea molto democratica». Cristiano Dal Toso, coordinatore della Banca del tempo di Sossano, sui colli Berici, racconta il lato pratico dell’associazione, nata nel 1998, che ha raggiunto i 174 iscritti. Anche se, ci tiene a precisarlo, «nel 2008 i soci effettivamente attivi sono 25-30, non di più», per un “giro d’affari” annuale di 600-700 ore scambiate. Ma tanti bastano per mettere in moto iniziative che vanno ben oltre il semplice “scambio di favori fra vicini”: «Il comune di Sossano ci da 200 euro all’anno come contributo per le spese vive, perché riconosce la nostra utilità sociale – spiega Dal Toso -. Effettivamente con i corsi che organizziamo gli togliamo parecchi problemi: abbiamo fatto quello di arabi, di inglese, di canto moderno, e perfino uno di arte del respiro, seguendo il metodo Buteyko. Tutto gratuitamente, le uniche spese sono quelle per la benzina, cinquanta euro a corso». Per il resto ci si scambiano interventi di piccola manutenzione, e va forte anche la pasticceria fatta in casa. Ha dieci anni anche la Banca del tempo di Altavilla, che in quanto associazione aderisce all’Auser, e punta molto sul sociale: «Ad Altavilla qualche anno fa c’era un grosso problema di integrazione per i cittadini stranieri che non sapeva-
no l’italiano – racconta Alessandra Fadiga, insegnante in pensione e presidente della Banca -. Sono stata contattata da un assessore per organizzare dei corsi, e così è nata l’idea di fondare l’associazione, prendendo spunto da esperienze inglesi. Ma mentre in Inghilterra si trattava più di un baratto di oggetti, qui da noi ci si scambia soprattutto servizi». Anche qui, è il comune a fornire le strutture base: una stanza (nella biblioteca), un telefono, la fotocopiatrice. Con la certezza, per il municipio, di avere un grosso ritorno in cambio... spesso un vero affare. «Prima eravamo molto “usati” dai servizi sociali del comune – dice ancora Alessandra – ma col tempo abbiamo limitato il nostro ruolo a quello di pungolo: noi segnaliamo i problemi, ma poi i servizi li danno loro. Già facciamo un sacco di volontariato, che a volte però diventa “sfruttariato”» conclude con una battuta. A Valdagno, la Banca del tempo è nata a luglio del 1997 come costola dell’associazione “L’Alveare”, e oggi può contare su una settantina di soci: ma nei momenti di massima attività si è arrivati anche a 160, per uno scambio, negli undici anni di vita, di oltre15.000 ore di servizi. La maggioranza delle associate sono donne (74%), di queste 30% casalinghe, mentre l’età varia dai più giovani (il 20% sotto i quarant’anni) agli ultra sessantenni (che sono il 13%). «E’ una valida proposta da esportare anche in altri campi, perché ha contribuito a far crescere uno spirito di solidarietà fra i soci» dice il presidente Bruno Scremin. Il me-
ticoloso elenco dei servizi forniti conta ben 72 voci, in cui troviamo di tutto: dall’assistenza domiciliare e ospedaliera alla compilazione del 730, dai corsi di ballo a quelli di tennis, dalla custodia del cane agli esercizi Yoga, dal noleggio di un videoproiettore alla consulenza finanziaria, oltre alle più classiche preparazioni di cibi e dolci. «Siamo ospitati dal Comune nella cittadella sociale e non paghiamo nessun affitto per il locale. Non abbiamo mai avuto dal Comune contributi economici» afferma Scremin con un certo orgoglio. Le relazioni sul territorio sono il pane quotidiano per la Banca del tempo di Schio: 10 anni, 150 iscritti di cui 50 molto attivi, uno sportello a Palazzo Toaldi Capra aperto dal lunedì al venerdì. «Questo territorio è ricco di associazioni – dice la presidente Ivonne Masetto -. Noi ad esempio partecipiamo al fondo di solidarietà “Schio C’è” creato dal comune per offrire finanziamenti a tasso zero, diamo
Se 6 Goloso di Musica e Notizie
il nostro contributo con il mercatino “Desbarasuma” (termine genovese che sta per “sbarazziamoci”). Ora è in corso, fino al 16 novembre, e vendiamo oggetti che la gente ci dona». L’organizzazione è ferrea: «Siamo uno sportello bancario. Abbiamo un programma che raccoglie i conti correnti dei soci, ognuno dei quali ha un saldo positivo o negativo. Il massimo di “rosso” consentito è di venti ore. Poi il conto viene bloccato: bisogna restituire qualcosa!». La signora Ivonne ha un consiglio per le nuove banche del tempo, che, a quanto pare, stanno crescendo a Trissino, Marostica e altrove: «Diversificate le vostre attività, senza fossilizzarvi nei soli scambi interni. Organizzate iniziative e andate sul territorio: solo così potrete conoscere nuovi soci per far crescere la Banca. E la gente, prima di partecipare, vuole vedere una faccia, una persona di cui fidarsi». Un consiglio di cui, forse, potrebbero prendere nota anche molti istituti di credito tradizionali.
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ViPiù
quartieri
Giovani e cultura sfida all’ultimo reading Centro storico
Nella chiesa di San Giacomo, un gruppo di giovani artisti mescola pittura, teatro, poesia e musica. Appuntamento sabato 8 novembre per scoprire un nuovo modo di fare cultura
| Entrata della chiesa di San Giacomo
di Giulio Todescan
U
n piccolo evento artistico fatto dai giovani e per un pubblico giovane, rigorosamente under 30: una sfida niente male quella di PushArt, che oggi, sabato 8 novembre, apre i battenti dalle 15.00 alle 18.30 nella chiesetta di San Giacomo, dietro la biblioteca Bertoliana e a un passo da corso Palladio. «L’idea di ‘PushArt’, arte occasionale per un pubblico d’occasione, nasce dalla necessità di avvicinare i giovani ad iniziative culturali che, purtroppo, a Vicenza, spesso, non ottengono il successo sperato
– racconta Silvia Neri, ballerina e mente organizzativa della giornata -. Con questo evento vogliamo mostrare alla città che i giovani sono interessati all’arte e alla cultura, ma quello che a volte si sbaglia, ed è proprio qui che noi vogliamo intervenire, è l’approccio con cui si avvicinano i giovani d’oggi». Ecco quindi il nuovo approccio: un uso disinvolto e creativo dello spazio, con un programma che tenta di mescolare, senza troppo riguardo agli steccati, diverse espressioni artistiche quali pittura, performance teatrali, reading di poesie e musica dal vivo (mentre è immancabile lo spazio virtuale, la pagina su myspace creata per l’occasione: http://www.myspace.com/pushartvi). «La location, la bellissima Chiesetta San Giacomo, con le tele del Maganza, si presta perfettamente ai nostri scopi: allestia-
voce di Stefano Gallinaro. mo una mostra di arti visive dove E gli organizzatori di PushArt espongono i ragazzi dell’Accadehanno pensato anche al teatro: la mia di Belle Arti di Venezia e Cicompagnia MusaFragile (formagnaroli di Verona: Angela Albera, tasi nel 2007 con Andrea Dellai, Andrea Casarotto, Carlo Stratta e Silvia Neri e Andrea Roberto Taminelli» Liuzza) mette in sceprosegue Silvia Neri. na “Orgia. Dialogo Presente con tre sue con un io meccanico” opere anche il giovatratto da un testo di ne pittore Pablo Ma- PushArt Pier Paolo Pasolini. nuel Pace di Bassano è arte «Un testo che, oggi, del Grappa, già fra i occasionale portiamo in scena protagonisti della re(qualcuno dirà con cente manifestazione per un un po’ di incosciendi arte urbana Infart. pubblico za) del tutto stravolto Ce n’è per gli occhi occasionale - scrivono nella pre– quindi - ma ansentazione -. Voce che per le orecchie, e corpo spezzano il oggi a San Giacomo, loro quotidiano sodalizio e tornacon i musicisti Michele Prontera no a confrontarsi sul terreno della e Antonio Lallai, un duo acustico messinscena. La prima colma del che si ispira al jazz meticcio del suo più alto scopo, diffondere il chitarrista franco-gitano Django significato, aulica e pregnante; il Rheinardt, accompagnati dalla
secondo sfatto e teso all’inverosimile, alla caricatura, fremente nei nervi e in continua ribellione contro se stesso». Successivamente un altro duo, Matteo Cestonaro e Silvia Ortolani, propone uno spettacolo tratto dal romanzo “La metafisica dei tubi” della scrittrice belga Amélie Nothomb. PushArt è patrocinata dalla biblioteca Bertoliana, ed è promossa dalla Società Generale di Mutuo Soccorso. Si prospetta una giornata di Cultura con la C maiuscola,che è anche una scommessa rischiosa sulla fame di sapere dei giovani vicentini, raramente soddisfatta dalle iniziative proposte in città. Se volete verificare di persona se la scommessa è riuscita, il consiglio è di fare un salto alla chiesa di San Giacomo, per vedere il risultato con i vostri occhi.
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124 del8 novembre 2008 pag13
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Alpini in trincea per la Valletta
Riviera Berica
Il gruppo alpini di Campedello lancia una serie di proposte per salvare dal degrado la Valletta del silenzio: parcheggi, piste ciclabili, percorsi ginnici e un centro di documentazione per creare un sentiero “romantico-culturale”
di Andrea Fasullo
L
a Valletta del Silenzio, un’oasi naturalistica alle porte di Vicenza incastonata in un sito unico per ricchezza paesaggistico-architettonica, ma che sembra ora abbandonata ad un degrado che ne sta mettendo in serio pericolo la bellezza. Mancanza di indicazioni esterne, scarsa e malcurata cartellonistica, carenza di sorveglianza. Il gruppo Alpini di Campedello, da sempre responsabile della cura manutentiva delle aree verdi della zona, ha presentato nelle settimane scorse agli assessori Giuliari e Dalla Pozza un piano dettagliato di valorizzazione dell’area dal punto di vista turistico e sociale. Con
l’intenzione di dare nuova vita a luoghi importanti per un miglioramento della qualità di vita di tanti cittadini della zona. Gli interventi proposti non si limitano al percorso naturalistico della Valletta, ma comprendono anche una zona più vasta e che costeggia la Riviera Berica, toccando le scalette di Monte Berico e i sentieri limitrofi, il parcheggio lungo la Stradella della Rotonda e la pista ciclabile Casarotto. Tutti bisognosi, secondo le Penne Nere, di un’attenta opera di riqualificazione: “Ora stiamo aspettando quello che ci dirà il Comune” fa sapere il capogruppo degli Alpini di Campedello Roberto Alberton “Abbiamo guardato quello che c’era da fare per la comunità e ci siamo messi a disposizione per metterci al lavoro, sempre che il Comune ci sostenga. È chiaro che non potremo fare tutto da soli, alcune opere dovranno essere portate avanti dall’Amcps”. La Valletta del Silenzio è un sentiero che si snoda attraverso 33.400
metri quadri di verde e racchiude nel suo variegato ecosistema qualcosa come 6.000 piante di 50 specie diverse e siepi per oltre 1.600 metri lineari. Un progetto di riforestazione urbana avviato nel 1992 dall’amministrazione comunale in collaborazione con il Servizio Forestale Regionale e il Provveditorato agli Studi. Nato con lo scopo di portare i giovanissimi a contatto con la natura, in un’oasi protetta e curata, e per contribuire a creare una coscienza am bientale legata all’esperienza diretta della flora locale. Impresa lodevole, abbandonata però forse troppo presto e non integrata con adeguate iniziative volte ad aumentare le occasioni di fruizione da parte dei cittadini. Sporcizia, degrado, filari di viti non curati, erba alta ed incolta. Certo i problemi sono questi, ma il fatto forse che la cittadinanza non si sia “appropriata” di quegli spazi rimane il problema principale. E gli alpini hanno voluto, sul fronte delle proposte, concretizzare con
iniziative semplici e non costose: la valorizzazione dell’arboreto, utilizzando magari l’ex sede del vivaio cooperativistico ora dimessa, che diventerebbe un centro documentale ambientale finalizzato a fornire notizie di carattere naturalistico, storico, geologico, architettonico; la creazione di un percorso ginnico salute-natura che arrivi fino a Villa Guiccioli, punto di partenza magari per escursioni in mountain bike, arricchito con la posa di statue in pietra di Vicenza provenienti dai concorsi di “NantoPietra”; la pulizia dei graffiti che ricoprono le scalette e l’abbellimento della rotatoria che si trova di fronte all’arco; l’adeguamento del fondo della pista ciclabile; la riqualificazione delle vie d’accesso alla Valletta, il miglioramento della viabilità di Stradella Valmarana e Stradella della Rotonda e parcheggi limitrofi. Insomma la creazione di quello che per i volontari alpini sarebbe un “percorso romantico e culturale”, in quegli stessi luoghi che fu-
rono cantati nei secoli scorsi anche da Fogazzaro e Goethe. Richieste a cui ora il Comune dovrà dare risposta ma che già hanno trovato, in seguito ad un incontro avuto con il gruppo alpini il 6 Ottobre scorso, l’interessamento degli assessori competenti. “Stiamo verificando la possibilità di utilizzare alcuni fondi regionali per l’oasi della Valletta” spiega l’assessore all’Ambiente Antonio Dalla Pozza “In particolare poi stiamo esaminando, insieme all’assessore ai Lavori Pubblici Tosetto, alcune soluzioni viabilistiche. Per quanto riguarda altre richieste, come la sistemazione dell’area ecologica di via Bertolo, ho già informato l’Aim”. Il percorso sembra dunque avviato. Nella speranza, come auspicano le Penne Nere, che la valorizzazione di questi luoghi possa diventare un nuovo elemento aggregante della cittadinanza e occasione di formazione ecologica per i giovani, con servizi adeguati e nel rispetto assoluto dell’ambiente.
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quartieri
124 del8 novembre 2008 pag14
numero
Una Scheggia ai blocchi di partenza
ViPiùtavole del mondo
Laghetto
Riparte l’attività dell’associazione Prometeo. Calcio, atletica e basket a misura di chi ha difficoltà psichiche o comportamentali
| La squadra di Scheggia. A sinistra il capitano Stefano De Generi
di Lidia Fruner
F
ischio d’inizio il prossimo otto novembre per i quindici atleti diversamente abili del gruppo Scheggia, costola vicentina della bassanese Associazione Sportiva Prometeo. Al PalaLaghetto di Vicenza la squadra mantiene l’appuntamento del sabato mattina per allenarsi nel basket, nel calcio a cinque e nelle diverse discipline dell’atletica leggera. A guidarli l’allenatore Michele de Tomasi, già vicepresidente dell’Associazione Sportiva Prometeo, con alcuni volontari che da anni sostengono i ragazzi e li accompagnano alle gare in programma con ammirevole quanto gratuito impegno. Volontari che nel novantanove per cento dei casi provengono dal vivaio del gruppo scout Vicenza 11 di San Bortolo. Sarà capitato a qualche ciclista di veder correre le “schegge” lungo la pista ciclabile tra Laghetto e Polegge, soprattutto in primavera quando si fa fitto il calendario delle gare di atletica e la striscia di asfalto sembra fatta apposta per perfezionare i cambi della staffetta. Dal 1996 ad oggi l’equipe formata da De Tomasi con Andrea Iodice, Maria Albera e Michele Satta ha portato la squadra ad emergere a livello prima regionale, poi nazionale ed in alcuni casi persino oltre confine, con convocazioni tra gli azzurri per atleti di talento come Giovanna Bergamasco, e la partecipazione attiva ai meeting inter-
nazionali societari nelle città gemelle di Bassano, quali Voiron in Francia e la tedesca Muhlhacker. Le date invernali del campionato di basket gestito dalla Commissione Italiana Paraolimpica si avvicinano e i ragazzi lo sanno. Si impegnano, si divertono e come tutte le squadre giocano una partitella dopo gli esercizi di stretching, per provare tiri e schemi. Con loro però ogni allenamento è diverso dall’altro. Può succedere che un ragazzo prenda a correre deciso verso il proprio canestro, sotto gli occhi terrorizzati dell’allenatore e dei compagni di squadra. Succede anche che qualcuno pianga di gioia per un goal segnato in allenamento, o che ci sia bisogno di dividere due atleti che discutono troppo animatamente per un dubbio fuorigioco: senza filtro, a Scheggia ogni emozione si mostra con la forza e la naturalezza dell’infanzia. La fascia di capitano è da sempre infilata al braccio di Stefano De Generi: un quarantina d’anni, una leggera sindrome down, altezza un metro e trentacinque, mai un’assenza ingiustificata. Segni particolari: l’agonismo negli occhi. Basta vederlo correre sempre al massimo dello sforzo con una frequenza straordinaria nelle gambe, per capire da dove si sia tratta ispirazione per la scelta del nome Scheggia. Lo spirito con cui si affrontano gli appuntamenti al PalaLaghetto è adatto agli scopi del progetto, che dodici anni fa nacque dal Distretto Sociosanitario in collaborazione con l’A.S. Prometeo: promuovere la pratica sportiva per ragazzi e ragazze con problemi di ordine psichico e comportamentale rispondeva al bisogno e al diritto per queste persone di appartenere ad una squadra, cantare in furgone al ritorno da una gara per la gioia
di una vittoria, alzarsi presto il sabato mattina ed essere costanti agli allenamenti, reagire allo scoramento di una partita passata in panchina, competere alla pari con altri atleti, ingoiare le lacrime della sconfitta, accogliere lo scroscio di un applauso del pubblico togliendosi in corsa la maglietta come fanno i campioni. In una parola Scheggia proponeva l’opportunità di essere normali. In quel primo anno di attività, dai diversi distretti del vicentino gli operatori sociali, tra cui spicca tutt’oggi la figura di riferimento dell’educatrice Renata Palsano, raccolsero ben diciotto adesioni e attualmente gli atleti sono una quindicina. Nel frattempo altri gruppi sportivi per disabili sono nati e cresciuti nel vicentino, come l’Atletica Duemila di Dueville, che con Scheggia ha intessuto un rapporto di collaborazione grazie al quale i gruppi sono soliti organizzare incontri amichevoli con cadenza bimestrale. I contatti con l’Associazione madre Prometeo di Bassano del Grappa, che conta ben sessanta soci atleti, sono invece circoscritti al tesseramento C.I.P. ed alla partecipazione agli eventi sportivi comuni, in cui le due squadre si fondono per mettere in campo la formazione migliore. Ma la sintonia con i compagni di squadra è difficile da improvvisare, i ragazzi non si conoscono bene non allenandosi insieme, ed è accaduto che il risultato di alcune gare ne abbia risentito. Non troppo, se nell’armadietto della sede associativa a Bassano brillano per il basket Coppa Italia 2007 e 2004, Coppa Europa conquistata in finale contro il Real Madrid nel 2001, e per il calcio il secondo premio della Coppa Uefa ottenuto alla Special Olympics European Week di Latina nel 2004.
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corso gratuito a scopo occupazionale Durata 700 ore di cui 330 di stage aziendale Rivolto a 10 persone Requisiti di ammissione: inoccupati e/o disoccupati limite di età – nessuno titolo di studio qualifica professionale le domande dovranno pervenire alla Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza in via Rossini 60 ( ingresso via Nicotera 19)
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complete di: dati anagrafici, codice fiscale, indirizzo e recapito telefonico, curriculum vitae, titolo di studio foto tessera certificazione dello stato di disoccupazione, documento di identità personale lʼammissione al corso limitatamente ai posti disponibili avverrà in base ad una graduatoria determinata da unʼapposita commissione. la selezione per le persone in possesso dei requisiti presso la sede della Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza Il 26 e 27 novembre con il seguente orario dalle ore 9.00 alle ore 13.00
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speciale
124 del8 novembre 2008 pag16
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Cartoline tra passato e presente La collezione di Antonio Rossato: oltre 1800 immagini che ricostruiscono la storia, i luoghi, i personaggi, la vita di Vicenza tra la fine dell’Ottocento e la prima metà del Novecento
| L’arco seicentesco di piazzale De Gasperi, abbattuto nel 1938 (tutte le cartoline sono dell’archivio di Antonio Rossato)
| Tram in corso Padova
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potrà confrontarle con le foto di oggi, cogliendo a colpo d’occhio le trasformazioni che hanno segnato la città nell’ultimo secolo. “Chi guarda attentamente le vecchie istantanee – scrive Walter Stefani nella presentazione -, s’accorge subito delle differenza avvenuta soprattutto nel contesto generale dello scenario urbano, Là strade semideserte, poca eleganza nel vestire, edifici ricoperti di ruggine e impaccio delle persone ritratte davanti al fotografo. Qui, vie piene di veicoli, di autobus, di gente. Palazzi ristrutturati e nuovi edifici, sorti anche a casaccio; brulicare di persone affaccendate e vestite dignitosamente”. Ma le cartoline di paesaggio, gli scorci di monumenti, strade e
utto cominciò con due cartoline regalate dal padre e in cui compariva, in una Vicenza a cavallo tra Otto e Novecento, anche la nonna. È stato in quel momento che è scattata la passione, una passione che dura ancora oggi, e che ha portato Antonio Rossato a girare tutta l’Italia a caccia di pezzi unici, tra fiere, convegni e mercatini. Da allora sono passati quarant’anni, le cartoline si sono moltiplicate fino a diventare circa 1800. Negli scaffali dello studio di Rossato, oggi è conservata una collezione che è un piccolo tesoro sulla storia della città. Perché tutte le sue cartoline (o quasi) hanno a che fare con Vicenza, e vederle scorrere pagina dopo pagina e come ricostruire i frammenti di un
mosaico in gran parte perduto, ritrovare scorci, vedute, personaggi e abitudini dimenticate. Per farsene un’idea basta dare un’occhiata a quelle che ritraggono scorci di una Vicenza che oggi non c’è più. A queste l’editrice Programma ha dedicato un libro, in uscita tra un paio di settimane con la prefazione di Giogio Sala e l’introduzione del memorialista Walter Stefani, che è basato proprio sul confronto tra le immagini storiche di Rossato e le istantanee scattate ai giorni nostri. Ne vedete un piccolo esempio in queste pagine, con alcune delle immagini dell’archivio del collezionista: la stazione ferroviaria com’era prima che le bombe alleate la distruggessero durante la seconda Guerra
Mondiale, la basilica di San Felice con la facciata ancora nascosta dalle aggiunte seicentesche, un viale Roma in cui campeggia l’arco trionfale smontato (e mai più ricostruito) per la visita in città di Benito Mussolini nel 1938, gli edifici della Gil appena terminati. Ma la selezione avrebbe potuto essere molto più ampia. Nel libro saranno pubblicate 110 cartoline, e chi vorrà potrà così scoprire la facciata del vecchio teatro Verdi (anzi, le facciate, perché di Verdi ce ne sono stati due) anche questo distrutto sotto le bombe, l’antico caffé Moresco, strade e vie oggi irriconoscibili (ad esempio una Porta Padova in cui è ancora esistente la porta delle mura medievali) e molto altro ancora. E soprattutto
quartieri, sono solo una parte, per quanto importante, della collezione Rossato. Accanto a queste, ci sono le cartoline che ricordano eventi o celebrazioni particolari - i funerali di Antonio Fogazzaro, il Duce che inaugura piazzale della Vittoria, la visita del re del 1903, ma anche il giro automobilistico d’Italia, che fece tappa in città nel 1901 – e quelle che offrono uno sguardo sulla vita e le abitudini dei vicentini di ieri: le pubblicità di fabbriche e ditte oggi scomparse, istantanee di scuole e collegi, reggimenti militari in parata. E poi ancora stemmi della città, auguri di Pasqua, processioni, la prima edizione della fiera dell’oro. Ma di queste parleremo nei prossimi numeri.
speciale
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| A sinistra, gli edifici della Gil in Piarda, quando ancora non c’era il ponte con viale Margherita (visibile invece nella foto a destra)
| La chiesa di San Felice come si presentava agli inizi del Novecento e come è oggi
| La stazione ferroviaria che fu distrutta dai bombardamenti della seconda guerra mondiale
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corso gratuito a scopo occupazionale Durata 700 ore di cui 330 di stage aziendale Rivolto a 10 persone Requisiti di ammissione: inoccupati e/o disoccupati limite di età – nessuno titolo di studio diploma di maturità le domande dovranno pervenire alla Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza in via Rossini 60 ( ingresso via Nicotera 19)
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cultura
124 del8 novembre 2008 pag19
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ViPiù
cultura
Assirelli e l’agenda per la Bertoliana Nel nuovo cda della biblioteca comunale l’unico in quota centrodestra è una vecchia conoscenza della politica berica. Che qui parla dei problemi più urgenti da affrontare. E non solo
| Tonino Assirelli e la sede della Biblioteca in contrà Riale
di Alessio Mannino
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onino Assirelli ha masticato libri per tutta la vita. E di recente è stato incluso dalla Provincia nel nuovo consiglio di amministrazione della Biblioteca Bertoliana, unico in quota centrodestra accanto al presidente Giuseppe Pupillo (ex Pci), a Paolo Vidali (cattolico), ad Adriana Chemello (centrosinistra) e a Luca Trivellato (imprenditore vicino all’ex assessore Quero). 62 anni, laurea in Lettere alla Cattolica di Milano, già professore di italiano e latino al Pigafetta e preside del liceo linguistico Oxford, autore di alcune pubblicazioni (l’ultima sui manifesti della Repubblica di Salò a Vicenza), Assirelli è un vecchio militante dell’Msi, ora in An. Ha iniziato il cursus honorum nel 1971 come consigliere di circoscrizione 1 per poi sedere in consiglio comunale per ben vent’anni e infine diventare assessore alla cultura in Provincia durante il secondo mandato di Manuela Dal Lago (2002-2007). Oggi è consigliere provinciale e uno dei punti di riferimento per la cultura di destra vicentina.
Priorità “Una scelta che condivido assolutamente”, ha commentato a proposito di Assirelli il bipartisan Achille Variati. Lui ringrazia, ed elogia il neo-presidente Pupillo: “Lo conosco bene, è una persona di cultura, corretta. Gli altri, invece, li conosco solo di fama”. E dopo aver ricordato l’apporto annuale dell’ente provinciale alla biblioteca (129 mila euro su un bilancio di circa 930 mila, nonchè 19 mila per il servizio interbibliotecario provinciale e 57 mila erogati per conto della Regione – “in pratica i soldi che servono per comprare nuovi libri”), spiega i due grandi problemi che dovrà affrontare coi colleghi del cda: lo status giuridico del personale e la nuova sede. “La Bertoliana non è un’azienda o un ente, è un’istituzione culturale. Il fatto è che chi ci lavora è stipendiato dal Comune, ma non è un dipendente comunale. In pratica, si ha un problema ad assumerne altri”. Sull’individuazione di una sede più capiente e vivibile, Assirelli si dice “molto perplesso” dalla soluzione dell’area ex Domenichelli. “Poteva andare bene in un nuovo contesto, come quello progettato dalla Provincia (piruea Ftv, ndr), ma io credo sia meglio il centro storico, anche per una ragione di tradizione”. Il luogo giusto sarebbe
dell’assessore alla cultura dell’ulquello indicato dall’ex presidente timo periodo Hullweck, cioè Huldella biblioteca, il forzista Mario lweck stesso. Giulianati: “l’attuale tribunale”, Paura del nuovo che si svuoterà per trasferirsi nel E con l’attuale politica culturale, nuovo palazzone all’ex Cotorossi. come la mettiamo? “La Lazzari Sarebbe la collocazione ideale in è ottima, e apprezzo molto che un immaginario tour culturale abbia preso contatti con le comche Assirelli traccia fra un Palazzo pagnie teatrali e le associazioni”. Costantini adibito a galleria d’arMa dovrà vedersela, come al sote contemporanea (“l’ipotesi dei lito, con la mancanza di “soldi” Giardini Salvi non è economica e di “spazi”. A parità di ostacoli, ed è troppo vicina all’umidità delperò, ci chiediamo se un’assessola Seriola”), Palazzo Chiericati, il re decisa e dichiaramuseo d’archeologia tamente di sinistra di Santa Corona e i possa dare impulso a siti palladiani. un mondo negli ultiChristo e Palladio mi anni lasciato allo Eh, Palladio. Un’ocsbando. “A Vicenza casione sprecata, il c’è sempre la preoccinquecentenario C’è paura cupazione di essere dell’architetto simdella novità, criticato per eccesso bolo della città. “E’ di novità. C’è paura come se Christo, l’ar- non si vuole della novità”, risponchitetto che fascia gli rischiare de Assirelli. “Non edifici, fosse venuto si vuole rischiare, a Vicenza e avesse si preferisce andaimpacchettato la re sul sicuro, anche per timore di Basilica”, battuteggia sarcastico giustificare gli inevitabili buchi di il consigliere di An. Possibile che bilancio”. Ma avremo più cultura la politica berica sia così miope e de sinistra? “Il Comune non ha menefreghista da non programspazi suoi. Prendiamo il teatro. A mare tempi certi quanto meno per Schio il cartellone è più orientato, il giubileo palladiano? “La verità è ad esempio. Dipenderà da se e da che la cultura non porta voti, renquanto si lascerà che il Comune de meno di una licenza edilizia. E metta il naso nella Fondazione, la gente se ne dimentica il giorno che pare viaggiare per la propria dopo”, spiega sconsolato a parstrada”. In cui sono presenti anche ziale discolpa della dabbenaggine
la Regione e soprattutto i privati (Assindustria e Banca Popolare di Vicenza). “Per ora il mistero è sui costi: quanto costano gli autori e gli spettacoli? Boh. Grazie a Dio ci sono gli sponsor privati. Finchè dura…”, conclude con una punta di scetticismo. Allarme urgente Gira e rigira, sempre lì si va a finire: sui finanziamenti. Sarà per questo problemino non da poco che nel cda della Bertoliana c’è finito anche un venditore di Mercedes come Trivellato? “E’ uno sponsor. E poi gli imprenditori si conoscono fra loro, è più facile per uno di loro andare dagli altri a batter cassa”. Quello che manca al fermento culturale cittadino (“che c’è”, sottolinea Assirelli) non sono solo gli schei, è anche “una regìa, anche solo per coordinare i calendari onde evitare le sovrapposizioni. Ma non so quanto verrebbe accettata, questo è il punto”. Hullweck non ci aveva neanche provato, c’è da sperare nella Lazzari (“assessore a mezzo tempo”, la definisce Assirelli). Comunque sia, nel trecentesimo anno di vita della Bertoliana, facciamo presente al nuovo cda che la mancanza più urgente è trovare presto un tetto più solido per il prezioso patrimonio librario, che rischia di schiantare sotto il suo stesso peso.
cultura
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numero
Puledri miopi e altre storie Animali parlanti, linguaggio semplice e coinvolgente: Roberto Amato esordisce in libreria con due favole per ragazzi. “E presto ne arriveranno altre”
di Giovanni Magalotti
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el n. 121 di VicenzaPiù, passando in rassegna alcuni scrittori vicentini per ragazzi del passato e del presente, Andrea Fasulo ricorda opportunamente Paola Valente, maestra elementare e autrice di numerosi libri per il pubblico più giovane. In un certo senso proprio sotto l’egida della Valente, in questi giorni esordisce come scrittore per l’infanzia il cinquantaduenne Roberto Amato, insegnante di scuola superiore in città e autore di due simpatici volumetti: “Sim il puledro miope” e “Kin e Ciuppa si scambiano casa”. Pubblicati dall’editore milanese Zephyro e pregevolmente illustrati da Benedetta Pasetto, si presentano come favole per piccoli lettori di 6/7 anni, i cui protagonisti sono degli animali. Siamo andati a trovarlo. Da dove nasce il desiderio di scrivere storie per bambini? E da dove nascono queste
storie in particolare? “Il desiderio nasce casualmente, grazie a incontri fortunati con maestre; e con una maestra scrittrice in particolare, Paola Valente. Anche se, a dire il vero, non sappiamo bene perché si scrive. Certamente per piacere. I contenuti di queste storie scaturiscono da letture; sono queste la base essenziale per scrivere. Se devo proprio cercare un inizio, lo trovo nel ricordo di una lettura personale: “I viaggi di Gulliver”. Mi sono rimasti impressi perché in essi la simbologia fantastica veicola una visione del mondo. Continuando a leggere, ho potuto notare che questa dimensione fantastica si ripeteva in altri autori, non considerati per bambini. Ad esempio, la presenza degli animali è palese in Kafka – lo scarafaggio della “Metamorfosi”. Ultimamente l’ho trovata nel racconto finale del volume “Bolle” di Marco Lodoli, un autore che pure non è completamente fantastico. Anche qui ritorna la scelta di usare l’immaginario e la voce animale per dire una visione del mondo, o una riflessione sulla condizione umana. Mi sembra un meccanismo interessante che incrocia la realtà con la favola e le mescola insieme”.
Quali accorgimenti si devono seguire nel momento in cui si scrivono libri per bambini? “Tanti accorgimenti, anche se chi legge le favole pensa che scriverle sia molto semplice. Invece è proprio il contrario. Ho scoperto che scrivere per bambini, è complesso e persino faticoso, perché il linguaggio deve essere estremamente chiaro, avvincente. I bambini sono immediati nella loro percezione. Se la storia non interessa, il libro viene subito messo da parte. Per cui si deve trovare una forma di linguaggio chiaro, preciso, ritmato, sorprendente, che sappia catturarli”. La ricerca dell’essenzialità, della semplicità, della capacità di coinvolgere non è in un certo senso anche la regola che un bravo scrittore dovrebbe applicare alla letteratura per adulti? “Sicuramente sì. Gli autori per adulti che ci piacciono di più, Stevenson per esempio, sono probabilmente quelli che hanno fatto propria questa regola. Se ne trovano meno in Italia, all’estero di più: sono autori che hanno saputo rivolgersi efficacemente sia ai grandi che ai piccoli”.
| Roberto Amato
Oltre che a sua figlia Federica, lei dedica questi due libri a Paola Valente, “maestra di Storie e Forma”. Ci può spiegare questa dedica e questa definizione? “La dedica a Paola Valente è una dedica di amicizia e di riconoscimento di valore. Paola scrive per bambini da vari anni, ha pubblicato diversi libri. Io l’ho avvicinata per averla come consigliera. Lei si è dimostrata disponibile e questo mi è stato molto utile: è intervenuta sui miei testi con suggerimenti e correzioni. Una figura esterna dà sempre un apporto importante: aiuta a vedere le difficoltà che a volte si incontrano, proprio nel rivolgersi ai bambini. In questo genere di letteratura c’è spesso più da togliere che da aggiungere. Paola, sia attraverso i suoi libri – che ho letto – sia attraverso la frequentazione personale, sia attraverso il ruolo di editor, è stata preziosa”. Come giudica lo stato della letteratura per bambini/per
ragazzi in Italia oggi? “Mi sembra buono. Penso che i bambini siano dei grandi lettori: si tratta di una qualità naturale importante che purtroppo spesso viene meno successivamente. In Italia ci sono buoni autori, forse anche ottimi, sia a livello di contenuti che a livello linguistico. Io posso citare, per averlo apprezzato, Roberto Piumini. Dopo Gianni Rodari lo considero uno dei più grandi scrittori per bambini, capace di mettere insieme tutte le doti che occorrono”. Ultima domanda, un po’ di rito. Progetti per futuro (a livello editoriale, s’intende)? “I progetti sono impegnativi. Alcuni sono già realizzati, nel senso che questi due libretti sono l’inizio di una serie che si completerà con altre tre favole che insieme formeranno una serie di cinque dal titolo “I desideri degli animali”. Usciranno durante il 2009, al massimo nel 2010. E poi, boh, vedremo”.
cultura
124 del8 novembre 2008 pag21
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ViPiùmente&corpo
Arrabbiati e Astrali Si rialza il sipario sul Teatro Astra. Domenica 9 un innovativo spettacolo tratto dal libro “Alla grande”. Venerdì 14 Mario Perrotta inaugura la nuova stagione “Gusti Astrali” In cartellone anche Emma Dante, Giuliana Musso e Marco Baliani
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U
no spettacolo dedicato ai giovani come antipasto domenica 9 novembre. E poi da venerdì 14 il via alla stagione teatrale vera e propria. Con questa settimana si riapre il sipario anche sul palco del teatro Astra e sulle nuove proposte della compagnia “La Piccionaia – I Carrara Teatro Stabile di innovazione” che, come da tradizione, propone un programma ricco di spunti. Si comincia con Arrabbiati, spettacolo in prima nazionale che Ketty Grunchi e Marco Artusi hanno tratto da “Alla grande” di Cristiano Cavina, una delle novità letterarie più interessanti degli ultimi anni, premio Tondelli nel 2006. Il libro è lo spunto per parlare di quel particolare momento della vita che è l’adolescenza, e per avvicinare due mondi generazionali spesso contrapposti e conflittuali. ognuno con le proprie memorie, ferite, fragilità e rabbie. Non a caso in scena ci sono due attori, uno adulto, che rappresenta “il mondo dei grandi” (Marco Artusi, che è anche regista) e un’attrice molto giovane che dà voce al “mondo dei ragazzi” (Camilla Bombardini, al debutto con questo lavoro). Per l’allestimento dello spettacolo, inoltre, è stato scelto un metodo particolare: quello di aprire il lavoro della messa in scena teatrale ad un gruppo esterno. Un gruppo di giovani composito, fatto di persone che amano il teatro e la ricerca e di giovani seguiti dalla cooperativa sociale Il Mosaico; un
gruppo che ha accompagnato in modo attivo la produzione dello spettacolo in tutti i suoi passi, dall’ideazione all’elaborazione drammaturgica del testo, dalle prove in teatro allo studio dei personaggi e delle tematiche. (Lo spettacolo è alle 17; informazioni e prenotazioni allo 0444 323725). E questo, come si diceva, è solo il preambolo. Venerdì 14, infatti, si apre “Gusti Astrali”, la nuova stagione di prosa del Teatro Astra, promossa dall’amministrazione comunale e progettata da La Piccionaia-I Carrara: : nove spettacoli con nomi di spicco del panorama nazionale che, come al solito, saranno un punto di riferimento per tutti gli amanti del teatro, in particolare per quella fetta curiosa di pubblico che segue le proposte, le forme e i linguaggi del contemporaneo italiano. A dare il via agli spettacoli sarà Mario Perrotta, scrittore, regista e attore, che con “Prima Guerra” racconta la Grande Guerra vista con gli occhi di un italiano di confine. Il lavoro nasce grazie al prezioso contributo del Museo Storico Italiano della Guerra di Rovereto e della Fondazione del Museo storico del Trentino, alle testimonianze raccolte nei loro archivi: testimonianze di una lacerazione profonda delle coscienze in quelle zone dell’Italia che, all’inizio del primo conflitto mondiale, si trovavano oltre confine e che lasciarono sul campo decine di migliaia di morti misconosciuti dalla storia che, come sempre,
fu scritta dai vincitori. “Quando nasce una guerra so da che parte sto – osserva Perrotta -. Anche se non la voglio, anche se quella guerra mi ribalta lo stomaco, comunque so da che parte sto: se sono francese, poniamo, sto con la Francia; se sono tedesco sto con la Germania; austriaco con l’Austria e se sono italiano sto con l’Italia... E invece no. Se sono italiano, ma vivo in Trentino o in Friuli, può esser pure che sto con l’Austria. Anzi: sicuro che sto con l’Austria, soprattutto se questa nazione si chiama ancora Impero austro-ungarico e siamo nei primi anni del secolo passato”. Sabato 29 novembre sarà la volta di Emma Dante con Il Festino; poi, a seguire, venerdì 12 dicembre i giovani del collettivo artistico Teatro Sotterraneo con “Post-it”, sabato 24 gennaio “Underwork” di Babilonia Teatro e sabato 14 febbraio Giuliana Musso con “Tanti saluti”. E poi ancora Marco Baliani, il Mercadante, César Brie e A.T.I.R. Gli abbonamenti sono ancora disponibili. Come di consueto, sarà possibile scegliere l’abbonamento completo a tutti i nove spettacoli in cartellone al costo di 100 euro (85 euro il ridotto). Oppure uno dei quattro percorsi (Epic, Polis, Voice, Noir) che corrispondono a quattro diverse composizioni di titoli e che vengono incontro a diversi ‘gusti’ teatrali. In questo modo ognuno potrà “costruire” il proprio iter del contemporaneo, a soli 50 euro (40 per i ridotti).
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movida
124 del8 novembre 2008 pag22
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ViPiù
movida
Bar Borsa, note di solidarietà In pieno centro, un’iniziativa benefica a favore delle vittime della guerra civile in Sierra Leone. Sul palco salgono i Bibossa, Antonio e Mikey, gli Aekoè e i Vertical
di Francesca Danda
Gli appuntamenti
Q
uando musica e solidarietà s’incontrano… sotto la Basilica palladiana. Domenica 9 novembre, a partire dalle 15 fino a sera, Il Borsa Caffè sarà teatro di una lunga maratona musicale in favore della popolazione martoriata dalla guerra civile in Sierra Leone. Sul palco saliranno, a titolo del tutto gratuito, band di prim’ordine come i Bibossa di Lele Sartori e Sabrina Turri (bossanova), Antonio e Mikey (gisconvolto il Paese dal 1991 al 2002. psy duo chitarre), gli Aekoè (bloco Si contano 1milione e 200mila perpercussioni dal Brasile) ed i Versone tra amputati e feriti di guerra, tical (funky acid jazz), che con un cui si aggiungono migliaia di malati sound ad hoc accompagneranno e indigenti, molti dei quali bambini proiezioni video ed un’esposizione rimasti soli. Mentre la nostra sociefotografica sul tema, per terminare tà trema di fronte allo spettro della con un inedito djset africano. recessione, insomma, lì come in I gestori del Borsa, che non sono tante altre parti del mondo non ci si nuovi a questo tipo di iniziative, concede il lusso di preoccuparsi per hanno raccolto l’appello di Enrico un futuro che non c’è, mancando i Mafessanti, cooperatore volontario servizi di base, il cibo, vicentino che da un l’acqua. E parlarne anno vive in Sierra sembra quasi un eserLeone. Lì collabora a cizio esteriore di motempo pieno con l’asralità, doveroso quansociazione “Amici dei Si consiglia to sterile perché nulle missionari”, curando di sacrificare appaiono la volontà la raccolta fondi a la birra e la capacità collettisostegno di svariati per un ve di fare veramente progetti di accoglienqualcosa (grazie al za (case famiglia, so- bicchiere governo Berlusconi stegno a distanza, co- di vin brulé l’Italia stanzierà 170 struzione infrastrutmilioni di euro in ture), d’istruzione e meno per la coopealfabetizzazione, di razione e lo sviluppo). Ma di sinsviluppo del lavoro e di assistenza gole persone che escono dalla culla sanitaria. del benessere per mettere tempo, Stato africano sulla costa atlantica, ingegno e forze al servizio delle la Sierra Leone è tristemente nota “emergenze dimenticate” ce ne per le atrocità commesse contro sono molte, più di quanto si pensi. i civili durante il conflitto che ha
sabato 8 SARAH SCHUSTER Nuovo Bar Astra - contrà Barche 14, ore 21.30 Concerto rock acustico Free entry
Che a volte, come Enrico, cercano di superare il muro della distanza, geografica ma soprattutto umana, frapposta tra “noi” e “loro”. Aprire finestre su queste realtà è infatti faticoso: alla nostra società non piace confrontarsi con ciò che la fa sentire in colpa. Ma si può addolcire la pillola con lo zucchero della musica e dell’intrattenimento, coinvolgendo anche solo per pochi minuti chi forse non si esporrebbe mai a questo tipo di comunicazione. Senza contare che «con somme ridotte si può fare moltissimo: un anno di scuola per un bambino sierraleonese a noi italiani costa solo 30 euro» racconta Enrico. Domenica pomeriggio, quindi, tutti al Borsa, dove si potranno anche consegnare vestiti, materiale scolastico ed altri beni non deperibili, per riempire un container in partenza a fine anno. E dove si consiglia di sacrificare la birra per un buon bicchiere di brulè, visto e considerato che gli incassi della vendita andranno tutti devoluti ai progetti in Sierra Leone. Per un vicentino doc non dovrebbe essere difficile…
sabato 8 IN-SANE + NOT FOUND Totem Club - via Vecchia Ferriera 135, ore 22.30 Concerto punk hardcore dalla Slovenia + concerto hardcore melodico da Torino Free entry fino alle 22.30 sabato 8 DESERT ROCK FESTIVAL Lynx club – via Quadri 75, ore 22 Concerto Brant Bjork + concerto Oak’s Mary + concerto Forty Moostachy Riservato soci Arci sabato 8 ONATEM + TRACE OF CORE Frenetica Rock Cafe - via Dante 91 (San Valentino di Brendola), ore 22 Rassegna “Rock No Limits” – concerto metal + concerto death metal melodico Free entry domenica 9 BONISOLO-CALGARO JAZZ QUARTET Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto jazz Free entry lunedì 10 TIME REMEMBERED Il Borsa Caffè – piazza dei Signori 26, ore 19.30 Concerto aperitivo – Jazz per due chitarre: Riccardo Bertuzzi e Davide Simonetti Free entry
mercoledì 12 EVIL MR SOD + FRAG DEDALO BRENTZ Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto blues/rock acustico dalla Germania + concerto rock acustico Free entry mercoledì 12 ONE FOR ALL Panic Jazz Club – piazza degli Scacchi (Marostica), ore 22 Concerto jazz da New York Free entry giovedì 13 FABIO CARDULLO BAND Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto acustico di presentazione nuovo disco Free entry venerdì 14 HERMAN MEDRANO + DEVASTATION HEROES Discoclub Smalville – via Zamenhof 26, ore 23 Alternative night – concerti djset Ticket (euro 5) venerdì 14 RICICLERIA DEL SUONO Osteria “da Carlèto” – Fimon centro, ore 21 Concerto blues acustico Free entry venerdì 14 ELLIOTT SHARP CSC Centro Stabile di Cultura – via Val Leogra (San Vito di Leguzzano), ore 22 “Tectonics” – performance musicale sperimentale di chitarra, sax, elettronica Riservato soci CSC
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Storia vecchia fa buon brodo
Popcorn
La lezione di Pride ande glory: come trasformare una situazione già vista mille volte (la solita polizia corrotta di New York) in un film piacevole e avvincente La ricetta? Un buon regista, ottimi attori e tanto mestiere
di Giuliano Corà | Una scena di Pride and glory
D
iciamoci la verità: c’è qualcosa in questo film che non si sia già visto mille altre volte? Ambientazione: polizia di New York, quella che deve “proteggere e servire”. Protagonisti: una famiglia di poliziotti da due generazioni. Il padre, orgoglioso della sua integrità (“Ho sempre vissuto solo del mio stipendio”), i figli maschi e perfino il genero. Gli altri poliziotti. Molti sani e onesti, alcuni corrotti, al punto da mandare a morire i colleghi per procurarsi una mazzetta. Però, poliziotti nell’animo (“E’ tutto ciò che ho”), al punto che il suicidio può apparire come l’unica via d’uscita per lavare il disonore. I figli del vecchio poliziotto. Uno marcio fino in fondo, che pagherà coscientemente con la
vita il tradimento. L’altro che sa e tace, per coprire gli amici e i parenti, ma che di fronte all’appello disperato della moglie, moribonda di cancro (“Tu sei l’uomo al quale affiderò i miei figli: devo potermi fidare di te”), ritrova l’orgoglio e la dignità (“Non ti deluderò”) e fa ciò che deve essere fatto. Una storia raccontata cento volte, e che dovrebbe annoiare e infastidire. Invece, il risultato è un bel poliziesco: certo, nulla di esaltante, ma un prodotto dignitoso, che non fa rimpiangere i soldi spesi. Perché è questa la forza del cinema americano: magari ti propina per la milionesima volta la stessa minestra, ma ogni volta è cucinata, se non con originalità, per lo meno con serietà e professionalità, e tu riesci
a gustartela come se fosse nuova. Così è, appunto, per questo Pride and glory. La sceneggiatura è ‘da copione’, con le battute giuste al posto giusto. La fotografia è professionalmente correttissima, e si concede perfino qualche sprazzo di genialità (l’automobile che corre inquadrata dall’alto, attraverso le fronde degli alberi). Il cast è di primissima qualità: troppa grazia, verrebbe da dire. Il vecchio e magnifico John Voight, il bravissimo Edward Norton, e Colin Farrel, particolarmente in parte, affiancati da ottimi comprimari. Insomma, anche a questo livello modesto, una lezioncina di cinema. Pride and glory, Gavin O’Connor, USA, 2007
Donne ed erotismo, l’Islam che non t’aspetti
Sul comodino
Una docente siriana è la protagonista di un libro tutto al femminile e intriso di erotismo, che contraddice molti luoghi comuni sulla cultura araba
di Giovanni Magalotti
L
a protagonista di questo libro, che racconta la propria storia in prima persona, è un’araba musulmana. Nata a Damasco, risiede da molti anni a Parigi, dove lavora per il dipartimento di Arabistica dell’università. Nel suo passato c’è stato un uomo, il Pensatore, che l’ha iniziata ai piaceri del sesso da cui ora sente di dipendere: “Non so cos’è l’amore, so cos’è il desiderio. L’amore appartiene a un aldilà che mi oltrepassa, mi rifiuto di corrergli dietro. La pas-
sione, mia e dell’altro, la capisco, la vedo, la tocco, la respiro, vivo i suoi effetti e le sue trasformazioni. È lei sola a condurmi per mano nei miei spazi inesplorati”. Quando si trova a dover svolgere per la Biblioteca dell’ateneo una ricerca sugli antichi libri erotici arabi, riscopre in essi un mondo di esperienze che la affascina, almeno quanto le sue avventure personali. Se consideriamo il luogo comune della donna musulmana che ci giunge abitualmente attraverso la televisione o le testimonianze scritte, che è spesso quella di una creatura oppressa, il cui volto coperto potrebbe anche nascondere una storia di obbedienza e dolore, questo romanzo scritto
da una poetessa siriana è piuttosto sorprendente. Stupisce la considerazione positiva del piacere sessuale dentro la cultura araba che attraversa tutto il testo. Si tratta di uno dei motivi fondamentali del libro che smentisce molti pregiudizi sul rapporto fra sesso e Islam e che, grazie anche alla limpidezza dello stile, tesse con una certa felicità i fili dell’erotismo (soprattutto nella prima parte) e della letteratura (soprattutto nella seconda) fino quasi a confonderli in una trama seducente. Salwa Al-Neimi, La prova del miele, Feltrinelli, 102 pp., € 10
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sport
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sport
Calcio e baccalà
Al ristorante “Due spade” di Sandrigo tra un piatto e l’altro si chiudono i contratti dei giocatori delle regine della serie “A”
di Francesco Cavallaro
A
Sandrigo c’è un’antica trattoria che ha fatto la storia del calcio italiano. “Fatto” nel vero senso della parola: alle “Due spade” di via Roma si sono chiusi decine di contratti di calciatori; l’ultimo in ordine di tempo è quello di Sebastian Giovinco, giovane centrocampista della Juventus . Ma nel locale gestito dal maestro di cucina Giovanni Pozzan sono passati – e passano tuttora - clienti tipo Gabriele Paonessa, Gennaro Gattuso, Francesco Toldo, Alessandro Del Piero, Roberto Baggio, il procuratore Cluadio Pasqualin (affezionatissimo), Adriano Galliani, Alberto Malesani, Fabio Capello e la triade Luciano sare un segreto: “Per noi i clienti Moggi, Antonio Giraudo e Robersono tutti uguali. Che si chiami to Bettega. “Tutte persone che al Roberto Baggio o Mario Rossi di fuori del loro ambiente sono poco importa; non facciamo nestranquillissime – spiega Pozzan -; suna preferenza, se devono aspetquando un calciatore viene nella tare aspettano anche mia trattoria si trai calciatori. È vero, sforma e dà il meglio qui sono stati firmati di sé. Come Del Piemolti contratti. D’alro e Baggio, sempre tronde l’ambiente si pronti a parlare in dialetto veneto e a È vero, qui sono presta alle cene di lastati firmati voro. Si mangia bene, raccontare barzelletsi beve del buon vino te. Entrambi girano molti contratti e poi si appone la un sacco per il monL’ambiente si firma giusta nello do: non vedono l’ora di ridere e scherzare presta alle cene spazio giusto. Ne ho viste tante nella mia nella loro lingua di lavoro vita di ristoratore. madre. Io sto al gioUna volta Pasqualin co e mi diverto con si è presentato con loro”. la triade Moggi, Giraudo, BettePozzan è orgoglioso di annovega e ha intimato loro di firmare rare fra la sua clientela giocatori il nuovo contratto di Del Piero: è tanto famosi; ma ci tiene a preci-
| A sinistra il ristorante di Sandrigo. In alto Del Piero
finita a tarallucci e vino, a suon di barzellette e battute sarcastiche. Solo tre ore prima Alex era destinato ad andarsene da Torino”. Gli chiediamo il menù delle meraviglie. Semplice. “Risotto al baccalà di primo; come secondo baccalà e polentina. I vini? Il vespaiolo di Maculan o dell’azienda vitivinicola Vitacchio e, naturalmente, il Torcolato di Breganze. Di solito i calciatori non esagerano mai con il vino. Però ho visto qualche altro personaggio dell’ambiente andare via allegro: per una volta si può anche fare”. La trattoria “Due spade” non si è mai fatta pubblicità nei giornali o alla televisione, come spiega lo stesso Pozzan: “La migliore pubblicità è a tavola. Una volta Galliani, intervenuto alla consegna degli oscar del calcio, ha chiamato in disparte
simpatico di tutti. Baggio? Viene Pasqualin per farsi dire dove fosse qui accompagnato dai suoi amici. la famosa trattoria. Il procuratore Anche lui si sbraga, è fortissimo lo ha accompagnato fin qui: sono a tavola”. Tutti gli allenatori del stati felicissimi della serata. Per glorioso Vicenza hanno fatto alnon parlare di Capello quando era meno una volta una allenatore della Juve. capatina alle “Due Mi voleva al suo fianspade”. Tutti, tranco come cuoco, e ne Angelo Gregucci. amico, nelle trasferte “Un giorno o l’altro di Champions. DiCapello mi lo invito personalceva che gli portavo voleva al suo mente – conclude fortuna. Ho assistito Pozzan -; il Vicenza a molti allenamenti fianco come è la mia squadra del a porte chiuse a Tocuoco nelle cuore. Mi auguro che rino. Capello era un quest’anno, Menti o duro; è stato capa- trasferte di non Menti, i biance di prendere per Champions corossi vadano in la maglia Alex Del serie A. Il campioPiero e Ciro Ferranato è lungo, ma ra subito dopo uno sono fiducioso”. E per festeggiascontro di gioco. Quando parlava re? “Ho già pronto del buon baclui non volava una mosca. Poi, calà”, scherza il ristoratore. nei momenti di relax, era il più
sport
124 del8 novembre 2008 pag26
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Minetti o Chieri, festa per una Volley
Domenica alle 17.30 lo scontro diretto al PalaRewatt tra due squadre che vogliono uscire dai bassifondi della classifica Vicenza: occhio alle ex Petrauskaite, Radulovic e Busso
di Paolo Mutterle
C
omunque vada, per una delle due sarà finalmente una domenica di festa. Minetti Vicenza - Famila Chieri: siamo alla quinta giornata (su 26) e parlare di scontro salvezza sarebbe un’esagerazione. Ma siccome si affrontano due delle quattro squadre ancora a secco di successi (le altre sono Perugia e Cesena), quel che è certo è che o le biancorosse di Fangareggi o le ragazze di coach Salomoni cancelleranno lo zero dalla casella vittorie, probabilmente senza risolvere del tutto i problemi fin qui riscontrati, ma almeno tirandosi fuori temporaneamente dalle zone paludose della graduatoria. Il punto. Vicenza non è riuscita a dare continuità al buon punto conquistato alla prima giornata contro Jesi, anche se va detto che gli avversari affrontati - Conegliano, Novara e Castellana nell’ordine difficilmente lasciavano presagire un bottino molto più grasso. Forse poteva arrivare un punticino extra con Novara (e nessuno avrebbe gridato allo scandalo…) ma per il resto le biancorosse sono alla prima vera opportunità per fare un balzo sostanzioso in classifica. Viceversa
Chieri ha già fallito l’occasione casalinga con Pavia di sette giorni fa, quando le lombarde si sono imposte al tie-break e per Busso e compagne è arrivato così il primo passettino. Ma nelle precedenti giornate le sfide con Sassuolo, Pesaro e Busto lasciavano ben poche chance alla formazione torinese. La chiave. Domenica (PalaRewatt ore 17.30, arbitri Montanari e Santi) si affrontano due squadre simili non solo per ranking e morale ma anche per dubbi e incertezze, leggi ricezione traballante (meglio però Vicenza: 42,7% di perfezione vs 40,4%) e attacco discontinuo (34,4% di offensive vincenti vs 35,1%, questa volta prevale Chieri). La tensione sarà la stessa per entrambe; vincerà chi per un paio d’ore riuscirà a mettere da parte le proprie insicurezze e a concentrarsi sulle cose buone fin qui dimostrate, giocando con grinta e determinazione. Se poi il pubblico biancorosso darà una mano in più a Paccagnella e compagne, per la squadra delle ex Minetti Petrauskaite, Radulovic e Busso non sarà semplice tornare dalla trasferta veneta con il sorriso.
| Valentina Tirozzi in azione
Prini...e ultimi
I
l big match di sabato scorso fra Busto Arsizio e Pesaro ha confermato che in questo momento la Scavolini viaggia ad una velocità diversa rispetto alle altre. Senza Guiggi, le campionesse d’Italia hanno messo in mostra un potenziale di squadra straordinario nei primi due set. Poi quando Busto s’è ritrovata, hanno vinto il tie break grazie a Carolina Costagrande. L’italo-argentina, in questo momento, è la schiacciatrice più forte del campionato: speriamo che il nostro CT Barbolini ne tenga conto in vista delle convo-
a cura di Roberto Prini telecronista Sky Sport cazioni della nazionale. Bene Bergamo che, senza Del Core, asfalta Cesena e si porta in vetta alla classifica: la sfida con Pesaro potrebbe essere il leit motif di tutta la stagione. Attenzione a Jesi che dopo aver faticato nell’anticipo della prima giornata con Vicenza sembra aver trovato il passo giusto per contrastare la forza di Scavolini e Foppapedretti. Stesso discorso per Novara: l’arrivo di Feng in regia farà fare il salto di qualità alla squadra di Pedullà. Benissimo Sassuolo e Castellana: la prima conferma la splendida stagione dello scorso anno, la seconda di essere una “rookie” di lusso. A fare le spese delle pugliesi, una Minetti sottotono: dopo la prestazione da “play off” contro
Jesi, sono arrivate tre sconfitte “da zona salvezza”. Per il futuro di Vicenza diventa determinante la prossima partita interna al PalaRewatt contro Chieri: sarà il vero e proprio spartiacque della stagione per due squadre condannate a quota 1 in classifica dopo 4 giornate. Infine una menzione particolare per Pavia: la neopromossa ha vinto due partite al tie break in trasferta contro due dirette concorrenti. Segno che la squadra ha gli “attributi” giusti per salvarsi. E nell’anticipo Sky della quinta giornata la Riso Scotti riceverà una Perugia da profondo rosso. La crisi in casa Despar è dietro l’angolo: un nuovo ko potrebbe avere conseguenze drammatiche per la squadra umbra.
sport
124 del8 novembre 2008 pag27
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Rigon Super Star I
Automobilismo
Voglia di conquista
Rugby
Il pilota vicentino rimane al primo posto nel campionato Superleague. Il prossimo appuntamento della stagione è per domenica 23 novembre a Jerez de la Frontera
| Il pilota thienese nella sua monoposto
D
avide Rigon occupa ancora la prima posizione nel campionato Superleague Formula con 353 punti, contro i 294 del PSV Eindhoven, all’inseguimento del Beijing Guoan condotto dal veneto. Prossimo appuntamento della stagione Superlague domenica 23 novembre, sulla pista spagnola di Jerez de la Frontera. Davide Rigon porta a termine un fine settimana a dir poco strepitoso sul tracciato capitolino di Vallelunga, teatro del quinto appuntamento stagionale della Superleague Formula. Arrivato da un’intensa sessione di test in GP2, Rigon ha ritrovato la consueta formazione del team Zakspeed a Roma, per preparare un
fine settimana risultato probabilmente decisivo per il prosieguo del suo campionato. Dopo aver già disputato sulla medesima pista la sessione di test precampionato in agosto, Rigon aveva già una buona base su cui sviluppare l’assetto della vettura del Beijing Guoan nel corso delle prove libere. E infatti, sfruttando al meglio, questo potenziale segna il miglior tempo del Gruppo B in 1’22”322. Nel confronto diretto ha poi battuto la Roma di Franck Perera, mentre nella semifinale ha deciso di accontentarsi del terzo posto, senza sprecare un nuovo set di gomme da utilizzare in gara. Al via della prima gara Rigon tiene con freddezza la terza posizione sen-
za rischiare contatti nelle prime tornate di gare, e dopo la sosta ai box rientra in pista alle spalle del Milan di Robert Doornbos, su cui tira una staccata eccezionale alla Campagnano, che gli vale la vittoria. In gara 2 la griglia completamente invertita non è di aiuto al vicentino che, dopo il terzo successo stagionale, si vede proiettato in ultima posizione, non potendo attaccare da subito la leadership. Parte deciso a non rischiare tutto al primo giro, e proprio davanti lui, tre avversari vengono coinvolti in un contatto che lo vede uscire indenne per pochi centimetri. La corsa continua con belle rimonte e sorpassi accorti, che non lasciano però il pilota vi-
centino tranquillo per il finale di corsa, quando a dieci minuti dalla fine evita nuovamente un contatto tra tre piloti per un soffio, riuscendo però ad agguantare la quinta posizione, che gli permette di mantenere ancora una volta la leadership del campionato. “Sono molto contento di questa prestazione” commenta Davide tornato nel box del Beijing Guoan. “Partendo dall’ultima posizione non potevamo fare di più, in questo circuito dove sorpassare è molto difficile. Ho portato a termine una buona gara ed il mio team ha effettuato un pit stop perfetto, pensando così al campionato senza prendere troppi rischi”. T.Q.
Rangers aggiungono un’altra vittoria a una serie di risultati positivi che dura da cinque turni. A farne le spese questa volta è stato il Rugby Frassinelle, che domenica 2 novembre è capitolato a Vicenza con il risultato di 28 a 3. Così il club berico consolida il primato nella classifica del Girone CIV/Ovest con 26 punti, mantenendo a cinque lunghezze di distanza i Monsters di Piazzola sul Brenta, per la gioia di un pubblico che domenica dopo domenica segue sempre più numeroso le gesta degli atleti biancorossi. Insomma, il cammino dei Rangers verso un immediato ritorno nel Girone Elite della Serie C prosegue senza intoppi. Anche la gara contro il Frassinelle ha confermato la superiorità dei ragazzi del tecnico Bovo, che non si sono lasciati intimorire dalla fama della temibile formazione polesana, sempre molto coriacea e insidiosa. Sotto i Berici il rugby non parla solo al maschile, c’è pure la squadra seniores femminile che ha qualcosa da raccontare. Le ragazze stanno affrontando nel migliore dei modi l’avventura in Coppa Italia. Dopo il secondo concentramento del torneo – disputato a Treviso il 2 novembre – le atlete vicentine possono vantare solo vittorie in tutte le gare giocate e la vetta della classifica del girone Nord-est, a dimostrazione di una raggiunta maturità agonistica, che fino alla passata stagione non si era espressa ancora pienamente. Anche il settore giovanile continua a macinare esperienze su esperienze, sia a livello nazionale che internazionale. Nell’ultimo turno di campionato l’Under 19 dei Rangers ha surclassato in trasferta il Rugby Riviera con il risultato di 53 a 3, grazie ad una convincente prova collettiva, da cui spiccano le ottime prestazioni personali di Matteo Traverso (tre mete) e Luca Giglio (due mete). Domenica 9 novembre molti campionati osserveranno un turno di riposo, in vista del test-match della nazionale italiana contro l’Australia, programmato per sabato 8 novembre a Padova. Solo l’Under 19 scenderà in campo domenica prossima, quando ospiterà in casa i Monsters (inizio ore 12.30). F.B.
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salute redazionale in collaborazione con CMSR
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L’artrosi, e l’importanza dell’attività fisica Dolori alle mani, alla schiena, ai piedi, alle ginocchia L’osteoartrosi è una patologia che colpisce moltissime persone anziane Le cause, le cure, l’importanza di fare sport e di contenere il peso corporeo
L’
osteoartrosi o artrosi è la più comune tra le malattie reumatiche, che possiamo definire come malattia articolare degenerativa . La sua frequenza aumenta con l’età ed in genere oltre i 70 anni quasi tutte le persone ne sono colpite. L’invecchiamento non è la causa dell’artrosi, ma ne rappresenta un importante fattore di rischio. L’ artrosi è una patologia cronica che, partendo da meccanismi diversi, produce il danneggiamento della cartilagine delle articolazioni e la modificazione degli elementi articolari in presenza di infiammazione, cioè determina la degenerazione delle articolazioni. Va ricordato però che le strutture coinvolte dall’artrosi producono un impressionante sforzo ripartivo che dura quanto la malattia stessa e che rende ragione delle speranze esistenti di curare la malattia. Le sedi più colpite sono: mani, colonna vertebrale, piedi, ginocchia ed anche. L’artrosi del ginocchio colpisce circa il 20% delle persone di età tra 60 e 69 anni mentre l’artrosi della colonna vertebrale colpisce nella stessa fascia di età circa il 95% delle persone, senza differenze nelle diverse aree geografiche.
In Italia sono stimati 3 milioni e mezzo di casi da artrosi che rappresentano il 63% di tutte le malattie reumatiche presenti nel nostro paese. Sulla base di questi dati, considerando il progressivo aumento della popolazione anziana, si può avere un idea di quanto l’artrosi costituisca un enorme problema sociale attuale e futuro. Si distinguono una forma idiopatica ( cioè non dovuta ad una causa esterna, ovvero senza cause apparenti) e una forma secondaria a cause meccaniche, anatomiche, traumatiche ed infiammatorie. La malattia è un po’ più frequente nelle donne. Il dolore artrosico è dovuto all’infiammazione delle strutture articolari e quando compare, il danno della cartilagine articolare è già presente. La sintomatologia dolorosa scompare di notte ma ricompare di giorno, con la sollecitazione delle articolazioni coinvolte. Si associa a rigidità articolare mattutina della durata di 15 minuti e alla rigidità di partenza dell’articolazione, che dura qualche secondo. Solo nelle fasi avanzate il dolore disturba il sonno. Le modificazio-
ni che si vengono a creare al livello dell’articolazione colpita ne determinano una limitazione funzionale con ipotrofia, cioè diminuzione di volume, dei muscoli vicini.
nelle attività quotidiane finalizzato ad evitare sovraccarichi o sollecitazioni sbagliate delle strutture osteoarticolari attraverso un programma di chinesi attiva.
Quando si avvertono dei dolori articolari è dunque bene rivolgersi al proprio medico di base. La diagnosi è radiologica: una semplice radiografia è in grado di evidenziare tutti i reperti tipici della malattia. Per la cura dell’artrosi sono previsti trattamenti farmacologici e non farmacologici. I trattamenti farmacologici prevedono l’utilizzo di antidolorifici ed antinfiammatori, che devono avere una prescrizione medica. È in corso di valutazione l’utilizzo di condroprotettori, cioè di elementi aventi azione protettiva sulla cartilagine, come la glucosamina cloridrato e chondroitin solfato. Particolare attenzione va data ai trattamenti non farmacologici finalizzati al ripristino della funzione articolare. Essi sono costituiti da misure di carattere generale, come l’attività fisica e il calo ponderale. La protezione delle articolazioni, o economia articolare, prevede un utilizzo corretto delle articolazioni
Il movimento del corpo riveste un ruolo chiave: comporta dispendio energetico e se articolato in movimenti ripetuti, strutturati e ben pianificati, migliora e mantiene il benessere fisico. Il risultato generale risulta essere una migliore funzionalità fisica ed un migliore controllo del dolore. In un programma di recupero funzionale è necessario anche includere metodi cognitivo-comportamentali e strategie volte a modificare il comportamento motorio errato; per esempio nella artrosi del ginocchio di media entità sono molto utili gli esercizi isometrici del quadricipite. Nei momenti particolarmente acuti le terapie fisiche (elettroterapia, magnetoterapia e termoterapia) sono efficaci per il rilassamento delle masse muscolari le cui contratture sono spesso alla base del dolore. Il controllo del peso corporeo è fondamentale. In molti pazienti c’è la necessità di perdere peso. La perdita di peso diminuisce lo stress
sulle articolazioni portanti e limita ulteriori danni da sovraccarico. Una dietista può aiutare il paziente a sviluppare abitudini alimentari salutari. Una dieta regolare e l’esercizio continuato aiutano a diminuire di peso. Dr. Federico Filippi Medico Reumatologo Fisiomed (divisione di Cmsr)
I campanelli d’allarme - Dolore continuo o intermittente nell’articolazione. - Rigidità articolare dopo essersi alzati dal letto o dopo essere stati a lungo seduti - Tumefazione in una o più articolazioni - Una sensazione di scroscio o un rumore di ossa che si sfregano tra loro - Calore e rossore non sono segni specifici dell’artrosi ma di altre patologie reumatiche - Il dolore non è sempre presente. Infatti solo un terzo delle persone che alle radiografie riporta l’evidenza di artrosi avverte dolore ed altri sintomi.
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dalla parte del torto
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Uccidere la noia L’amministrazione Variati promette di aprire le sedi delle ex circoscrizioni ai giovani. Buona idea. Purchè siano lasciati liberi di autogestirsi
di Alessio Mannino
O
rfani di Quero (Matteo, ti rivogliamo in pista!), disperavamo che le politiche giovanili a Vicenza tenessero banco come sembrava promettere l’intraprendenza dell’ex assessore. A succedergli è andata la giovane vicesindaco Alessandra Moretti, molto ferrata in fatto di bambini, meno di ragazzi e ragazzacci. Qualcosa però si muove. Almeno così pare stando a quanto la Moretti ha dichiarato alla stampa: “Centro giovanile? Riutilizziamo le sedi delle ex circoscrizioni”. Le fa coro il giovanissimo consigliere comunale Giovanni Diamanti (figlio del sommo Ilvo), autonominatosi “garante per i giovani” nella maggioranza di Variati: “potenzieremo il Centro Tecchio”. Money Ecco, si riparta da esperienze come il Tecchio. Lì gruppi di ragazzi con la passione per la musica gestiscono delle serate in completa autonomia, facendo suonare le band che piacciono a loro. Ora, la Moretti intende dare spazi
secondo una filosofia “dal basso”. Perfetto. Ma questo non significhi l’ennesima consulta, l’ennesimo comitato, l’ennesima commissione in cui gli sbarbatelli col piercing vengono invitati a “dire la loro”, e una volta detta, la palla torna al Comune. Che per mancanza di fondi si limita a una bella conferenza stampa e poi li pianta in asso. Perché la questione, come sempre, sono i soldi. Soldi che non ci sono, questo è il punto. Niente “risorse” per finanziare un vero centro culturale e di divertimenti: ecco perché il sindaco continua a parlare del “sogno” di uno spazio simile nell’ex Domenichelli. Perché è un sogno, appunto. Difficile diventi realtà a breve termine, con questi chiari di luna. Di qui l’idea del riuso delle ex circoscrizioni. Buona o cattiva idea? No limits Dipende. Ciò che conta, prima di tutto, non è tanto se il luogo fisico dove far ritrovare i giovani sia uno solo, piuttosto che molti e sparsi per la città. A fare la differenza è se i giovani avranno la possibilità di autogestirsi o no. Durante il regno dell’aennista Arrigo Abalti, l’ipotesi era vista come fumo negli occhi: sapeva troppo di centro sociale e anarchia, per lui. In realtà, come capisce qualsiasi pa-
dre non affetto da autoritarismo ottocentesco, i ragazzi vogliono fare da sé, vogliono organizzare autonomamente il proprio tempo libero, senza dover seguire indicazioni né tanto meno una “politica” dall’alto. Se ne fregano, i nostri tosi, della politica (e non hanno tutti i torti). Date loro qualche stanza e la libertà di riempirla come pare a loro, e saranno felici. Niente niet a priori, quindi. Niente diktat sul tipo di musica, sui contenuti delle attività culturali, sulla vendita di bibite (anche alcoliche). Non vorremmo vedere questi fantomatici “spazi giovanili” ridotti a riunioni di occhialuti nerds che si fanno le pippe su noiosissimi cineforum. Il rischio c’è. E c’è sia perché la visione che Variati&Co hanno della gioventù è un po’ Azione Cattolica Ragazzi e un po’ Scuola Giovani del Pd (insomma, due palle); e sia perché, non potendo più di tanto trasformare, colorare, animare fin sui muri i locali delle ex zone, non si potrà fare granchè. Al Tecchio fanno, e fanno bene. Ma diciamocela tutta: occorre che questi benedetti spazi vengano concessi chiavi in mano. Col Comune che non va più in là di un doveroso controllo di eventuali illegalità. Creatività E che siano tanti, tali spazi, è an-
che meglio. Se ci fosse un unico megacentro, sarebbe più difficile alternare idee e progetti, e più facile la probabile stretta di Palazzo Trissino sulla creatività dei pischelli. Ai quali, già che ci siamo, facciamo qualche modesta proposta. 1) Non cercate di scimmiottare i locali notturni o dove fanno musica dal vivo, magari chiamando gli stessi gruppi musicali. Cercate di organizzare serate che gli altri non fanno; 2) puntate su situazioni, come si dice, di “cazzeggio”, dove uno può rilassarsi, parlare, progettare: tutto questo fissando prezzi a ciò che si mangia o si beve inferiori a quelli dei bar; 3) siate ambiziosi: invitate personaggi che abbiano realmente qualcosa da dire ai vostri coetanei, fate vedere video o film che non si vedono al cinema, diffondete informazioni che i media ufficiali non passano. Uccidete la noia, ma senza menarvela da giovani vecchi. Divertirsi L’impegno, la cultura, la politica, i problemi del mondo: tutto bello, tutto giusto. Però non commettete il vero errore dei centri sociali. Che non è quello di far da covo a estremisti, amanti delle canne e punkabbestia (ma insomma, se nemmeno da ragazzi si può fare gli sregolati, quando si può?). Ma
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quello di appallare i frequentatori con cicli monotematici sugli zapatisti o assemblee tardosessantottine sui massimi sistemi; tanto, poi, via tutti a sbronzarsi. Siamo in un Paese che appena è percorso da normalissime rivolte studentesche contro sciagurati tagli alle scuola, blatera di ’68 qui e ’68 là, quando invece nei giovani del 2008 non c’è alcuna coscienza ribelle di massa. Alla fine degli Anni Sessanta fra liceali e universitari si sentivano discorsi su come rovesciare l’ordine costituito. Adesso la più grande fonte di preoccupazione è riuscire a strappare una paga decente e un contratto abbastanza lungo da poter dire ciao a mamma e papà senza aspettare i quarant’anni. Primum divertirsi, allora. Evviva il rilancio delle feste rock estive, altro capitolo riaperto già da Quero. Ma a proposito, con l’alcol che si fa? Se la nuova stagione delle politiche giovanili sarà a costo zero, perché non rosicchiare qualcosina per pensare al trasporto notturno? Per esempio taxi a tariffa agevolata, o autobus a biglietto maggiorato. Moretti, avanti, lei che porta il cognome uguale al marchio di una birra, pensi finalmente anche a questo problema. Che, gliel’assicuriamo, è fra i più sentiti dai giovani vicentini.
botta&risposta
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nome e cognome Miriam Pertegato età 30 luogo di nascita Vicenza, 16 Maggio 1978 titolo di studio diploma accademico in Pittura professione Pittrice, insegnante di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Ha partecipato a numerose mostre collettive
Miriam
e personali, tra queste si segnala attualmente in corso
Pertegato Il tratto principale del mio carattere Sono sincera, quasi sempre.
I miei pittori preferiti In questo momento mi piace moltissimo Peter Doig.
La qualità che preferisco in un uomo Il dinamismo, il coraggio e la capacità di credere nei propri sogni.
I miei film preferiti Appuntamento a Bellville, di Sylvain Chomet, Un treno per il Darjeelin di Wes Anderson, L’arte del sogno di Michel Gondry. Ogni cosa è illuminata di Liev Schireiber e Mary Poppins.
La qualità che preferisco in una donna L’autenticità. Quel che apprezzo di più nei miei amici La follia.
Il personaggio storico più ammirato Il capo indiano Seattle.
La mia occupazione preferita Insegnare a dipingere
e quello più disprezzato Silvio Berlusconi (posso scriverlo?).
Il mio sogno di felicità Avere la certezza che non dovrò mai rinunciare alla pittura.
Il dono di natura che vorrei avere Saper suonare uno strumento.
Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia Perdere le persone che amo.
Come vorrei morire Dormendo su un prato.
Il mio prossimo impegno nella vita. Una famiglia.
Il piatto a cui non so rinunciare Al tiramisù.
Il mio credo politico o ideale La democrazia.
I miei poeti preferiti Non riesco a leggere poesie, ma amo molti testi di Fabrizio de Andrè e di Vinicio Capossela. I musicisti che mi piacciono di più Tutti quelli che sanno giocare con la musica, mescolare tradizione con i linguaggi contemporanei. Mi piace molto Badly Drawn Boy.
mostra personale per il 2009 in Villa Thiene a Quinto Vicentino. Le sue opere si possono vedere sul sito www. miriampertegato.com
Stato attuale del mio animo Quasi completamente serena.
Il paese dove vorrei vivere Un’Italia più democratica.
I miei libri della vita Il Dio delle Piccole cose di Arundhati Roy, Saltatempo di Stefano Benni, Timbuctù di Paul Auster, Capuccetto Bianco di Bruno Munari, Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carrol.
di Mestre fino al 5 dicembre 2008. Si prepara a una
Quel che detesto più di tutto L’aggressività degli ignoranti.
Il mio principale difetto Sono sempre distratta.
Quel che vorrei essere Sempre un pochino migliore.
“Devozioni Domestiche” alla Galleria Contemporaneo
Cosa mi piace e cosa non mi piace di Vicenza La sua posizione geografica, non lontana dal mare, vicina ai colli e alle montagne; detesto l’idea che possa essere violentata da una nuova base militare. Cosa mi piace e cosa non mi piace dei vicentini Mi piace la riservatezza ma non la diffidenza e l’attaccamento al denaro. Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza Il tradimento per causa d’amore. Il mio motto Olè.
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hanno detto
Docenti assunti a contratto e trasformazione delle università in fondazioni. Questa deve essere la riforma del sistema formativo in Italia. Altro che il grembiulino sì o il grembiulino no della Gelmini. (…) Perché l’università funzioni veramente dovrebbero esserci concorsi per libera docenza nazionali. Molto severi. Uno diventa libero docente e dopo di che l’università li assume. Quelli, però. Su liste ben definite, non per arbitrio loro. … Non perché quella è la mia amante o quello è il mio più caro amico. (…)Va eliminato il valore legale del titolo di studio. Punto. Vai all’università per imparare qualcosa e questo deve essere. Non per il pezzo di carta. (…) Bisogna rivedere completamente tutto l’impianto, dall’asilo all’università. Definire che cosa si va ad insegnare, come lo insegni, a chi lo insegni. E invece parlano di maestro unico... sciocchezze, io son cresciuto con la maestra unica... boh, non significa proprio nulla. Massimo Cacciari Corriere del Veneto 31 ottobre 2008
La Regione Sicilia ha 18 mila dipendenti, lautamente retribuiti. Perché lo Stato deve pagare il buco finanziario di Catania? Il Veneto ne ha 2.800 e non ci facciamo dare un soldo da nessuno: la ricchezza ce la produciamo da noi. Ecco il mio federalismo. Mi spieghi un po’ perché io devo dare 500 milioni all’anno al Comune di Roma per un buco lasciato dalla cattiva gestione di Rutelli e Veltroni? Giancarlo Galan Il Mondo 31 ottobre 2008
Estremisti? Infiltrati? Difficile targare l’attentato [contro la Banca Popolare di Vicenza]. Sottoscrivo le parole del sindaco; e senza elementi, non punto sulle frange dell’estrema sinistra, ma non credo alla teoria degli infiltrati. Ma la partita è chiusa, la Ederle 2 si fa. Ora si riparta dalla politica. Federico Formisano Corriere della Sera 3 novembre 2008
in questo numero Industrie e ospedali, la radioattività nel Vicentino [pag3] Il ritorno delle quote latte [pag4] Mercato del lusso, un settore che non conosce crisi [pag9] Vicenza tra passato e presente, le cartoline di Antonio Rossato [pag16] Il nuovo cda della Bertoliana: intervista ad Assirelli [pag19] Calcio e buona cucina, la trattoria dove si firmano i contratti delle star [pag25]
Guida a spacci aziendali e outlet di Vicenza e del Veneto Supplemento a VicenzaPiù n°124 dell’8 novembre 2008 – Direttore responsabile Luca Matteazzi
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Risparmiare è di moda Campionari, rimanenze e sovraproduzione delle aziende a prezzi convenienti. Spesso accanto alla fabbrica che li produce Ecco un elenco ragionato delle occasioni da non perdere
Q
ualità medio alta, a volte anche altissima, e prezzi abbordabili. È questa la ricetta con cui gli outlet e gli spacci aziendali si stanno guadagnando uno spazio sempre più importante nel panorama commerciale del nostro territorio. La formula è semplice: ci si rifornisce dai negozi tradizionali raccogliendo i capi che non sono andati venduti nelle ultime stagioni, oppure direttamente dalle aziende per aiutarle a smaltire le rimanenze e la sovraproduzione (e sempre più spesso sono direttamente le aziende ad aprire le porte dei propri spacci). E poi si rivende al pubblico, offrendo ai propri clienti una scelta di prodotti nuovi, magari leggermente datati, ma
a prezzi più che concorrenziali. Ci sono delle variabili – a volte i capi hanno lievi difetti di produzione, a volte sono di collezioni uscite di produzione da tempo, altre sono praticamente nuovi -, ma il principio è quello. E funziona. In tempi di crisi, anzi, quando in tanti cominciano a fare attenzione anche ai 10 o 20 euro in più, l’outlet e lo spaccio stanno diventando scelte sempre più gettonate e anche nel vicentino si stanno diffondendo a macchia d’olio, e non solo nei settori dell’abbigliamento e degli accessori. Ecco una piccola guida ragionata per fare acquisti dove qualità fa rima con convenienza.
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Fenomeno Outlet Un settore che non conosce crisi
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aro benzina, caro vita, crisi economica... Inizialmente all’outlet andava solo il piccolo borghese in cerca di risparmio. Ma ora, di fronte al rallentamento dell’economia mondiale, tra le vetrine delle occasioni trovi gente che veste soltanto Armani e Gucci. Nel fine settimana c’è sempre il pienone, ma ultimamente gli outlet si popolano anche nei giorni feriali, e non solo di casalinghe con la mania dello shopping: ci sono anche di impiegati, dirigenti d’azienda e turisti (portati dai tour operator). I più noti e frequentati sono le cittadelle dello shopping, all’inglese “Outlet Village”, veri e propri quartieri che ospitano negozi mono-marca, dove il meglio del “Made in Italy”, e non solo, è disponibile a prezzi scontati. È l’evoluzione della forma commerciale, nata sull’esempio americano negli anni ‘90, che offre capi e oggetti griffati della passata stagione (ma anche vecchi solo di pochi mesi, a fine saldi), a prezzi vantaggiosissimi. In Italia, a fare da apripista è stato il polo di Serravalle Scrivia, aperto nel 2000 dalla McArthurGlen. Da allora è stato visitato da oltre 20 milioni di persone. Attraverso successivi ampliamenti, oggi è il più grande polo grandi firme d’Europa, con 180 negozi e un fatturato medio di 226 milioni. Nella nostra regione invece, l’outlet village è arrivato solo il 24 settembre di quest’anno. La stessa McArthurGlen infatti ha inaugurato, in tale data, il quarto designer outlet italiano a Noventa di Piave, in provincia di Venezia. Viste le ridotte dimensioni rispetto agli altri tre insediamenti (Serravalle Scrivia ha 180 negozi, Castel Romano 100 e Barberino del Mugello oltre 90), il gruppo che detiene il 22% del mercato europeo dei designer outlet ha deciso di spingere sul lusso: è il primo “Luxury Outlet Mall” italiano (60 negozi). La proposta dell’outlet veneziano, infatti, concentra solo il meglio dei marchi internazionali della moda. Un investimento da 55 milioni per il quale si attende, già nel primo anno di esercizio, un fatturato di 70 milio-
Lo spaccio di un’azienda casearia, l’outlet di una fabbrica tessile, un negozio che vende prodotti di marca di stagioni passate
ni. Cinquecento i nuovi posti di lavoro diretti, previsti a regime dalla McArthurGlen. Allora l’outlet, da semplice occasione di risparmio, potrebbe trasformarsi anche in strumento per affrontare la crisi? Tutti gli outlet village aperti in Italia hanno portato, oltre alle opportunità occupazionali dirette, anche ricadute per gli operatori locali, ad esempio sul fronte della ristorazione e della ricettività. Il fenomeno degli outlet, nonostante la crisi economica, è infatti in continua crescita. Ovunque essi registrano un boom di visitatori e di fatturato, diventando dei volano per l’economia del territorio e per il turismo. Ad esempio, il Fidenza Village, in provincia di Parma, ha chiuso il primo quarter 2008 con un incremento del 42% del fatturato rispetto all’anno precedente. Nel 2007 invece, l’aumento era stato pari al 26% e che le aperture di nuovi negozi solo 15. L’incremento delle vendite per cliente è stato dell’11%, con un aumento di visitatori pari al 28% rispetto al 2007. Anche nei due santuari romani dello shopping, Valmontone lungo la Casilina e Castel Romano
sulla Pontina, i visitatori sono in continua crescita: 5 milioni di acquirenti a Valmontone nel 2007, 3,2 milioni invece le presenze per Castel Romano. Proprio a Valmontone facciamo riferimento, se pensiamo a quanto queste cittadelle dello shopping influiscano sull’economia del territorio circostante. Di fronte a questo outlet village si sta realizzando, infatti, il parco divertimenti “Terra Magica”, che diventerà uno dei principali d’Italia. L’inaugurazione è prevista per marzo 2010. Ci saranno alberghi con centro congressi, per un totale di 4000 posti letto, campi da golf, un centro benessere ed altri servizi complementari. L’invito sembra essere: prenotare un week-end di totale relax, e nei tempi morti fare shopping. Insomma, l’outlet si reinventa con il passare del tempo e si trasforma in uno spazio per il divertimento e il tempo libero. La serie di attrattive, studiate per catturare il cliente, si snoda attraverso momenti che spaziano da concerti, performance e manifestazioni teatrali, eventi d’arte e spettacoli. L’outlet village diventa non solo l’occasione di shopping a prezzi scontati, ma un luogo di incontro e di relax, dove acquistare abbigliamento e accessori per la famiglia e per la
casa, e al tempo stesso trascorrere ore di svago. In questo modo la formula degli outlet conquista, soprattutto nei fine settimana, in particolare se posizionati in zone strategiche. Mai nelle vicinanze delle grandi città, come i comuni centri commerciali, ma vicino agli snodi autostradali, così da coprire una zona più ampia possibile. E a Vicenza, che un outlet village ancora non c’è? Nel Veneto, l’unico è a Noventa di Piave e propone solo marchi di lusso. Qualcuno è disposto a spostarsi fino al Franciacorta Outlet Village, in provincia di Brescia, o al nuovo di Palmanova, in provincia di Udine. Ma nei centri urbani, un ottimo rapporto qualità/prezzo è garantito dagli outlet e dagli spacci aziendali, “Factory Outlet” in inglese, dove si acquista direttamente dal produttore, beneficiando del minor numero di “ricarichi” e trovando occasioni su merce di seconda scelta. Inizialmente riservati ai soli dipendenti dell’azienda, gli “stores” hanno rinnovato il look, sono diventati negozi aperti al pubblico e con tanto di vetrine, dove è possibile acquistare prodotti direttamente a prezzo di fabbrica, oppure con sconti oltre il 50%. Tale risparmio è consentito dal fatto che le aziende mettono in vendita, in questi spac-
ci, i campionari, gli articoli della stagione precedente, le ultime taglie e tutto quello che, a volte per un piccolo difetto, non è possibile vendere in negozio. Non solo abbigliamento e accessori, ma si va dal cioccolato al formaggio fresco, dal vino agli articoli per la casa. Proprio la provincia di Vicenza ospita numerosi outlet e altrettanti spacci aziendali di marche conosciute in tutto il mondo. Da Stefanel a Diesel, da Bottega Veneta a Francesco Biasia, solo per dirne alcune tra le più prestigiose. Nella nostra zona sembrano infatti avere successo le griffes di abbigliamento e accessori. Guardando agli altri factory outlet del Veneto, lo stesso si potrebbe dire per Padova, dove hanno sede Nolita e Met - Cycle, e Treviso. A Verona invece trovano posto numerose aziende alimentari, come Bauli e Dal Colle. Ma, per chi è a caccia di occasioni e ha voglia di risparmiare, nessuna categoria è esclusa dall’ampia rete di outlet distribuiti nella nostra zona, tanto più che essi sono concentrati in grande maggioranza al Nord e in particolare proprio fra il Veneto (per la maggiore propensione alla spesa per abbigliamento) e il Friuli (per la possibilità di estendere le vendite oltre confine).
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Stefanel Factory
a Marostica l’outlet è di casa L
o Stefanel Factory Outlet di Marostica ha iniziato la sua attività nel Settembre 2001. Sono passati 7 anni e la sua superficie è passata, dai 200 metri quadrati iniziali, ai 700 attuali. L’outlet risulta così essere uno dei più grandi del Veneto. Questo si riflette di conseguenza in un’offerta molto ampia di modelli e colori del total-look Stefanel, che comprende anche un reparto campionari e offerte di primetta. In qualsiasi periodo dell’anno nell’outlet ci sono più di 10.000 capi a disposizione per soddisfare anche i clienti più esigenti. Inoltre, da quest’anno è stato reinserito con grande soddisfazione il reparto bambino che va dai 6 mesi ai 16 anni. Un’ esempio della convenienza? Tutti i giubbini bimbo vanno dai 16 ai 35 euro.
Stefanel resta la maglieria, bella e I punti di forza stanno nella quainconfondibile. Una storia che ha lità dei capi: Stefanel non ha coninizio nel 1959 con Carlo Stefanel fini di nessun genere, è di casa e che è arrivata ad avere centinaia in tutto il mondo. È sinonimo di di punti vendita in tutto il monlibertà nel vestire, di una moda do. E all’outlet è possibile trovare senza dogmi e ossessioni, è imle collezioni Stefanel scontate dal maginazione e creatività. Le colle40 al 50%! zioni sono adatte ad “I nostri clienti venogni situazione, ma gono addirittura dal sono sempre ispiraTrentino Alto Adige te ad uno stile di vita e dall’Emilia Romagioioso e solare. Un’ 10mila capi a gna per approfittare idea di eleganza modisposizione del rapporto qualità/ derna, fresca e caprezzo dell’outlet!”, pace di reinventarsi per uno degli afferma Alberto Paricontinuamente nelle outlet più se, titolare dello Steforme e nei colori, a grandi del fanel Factory Outlet servizio dei clienti Veneto di Marostica. “È un che a loro volta diprivilegio di pochi ventano più liberi abitare in una regiodi scegliere e di esne che offre così grandi occasioni sere se stessi. a pochi minuti d’auto.” Ma la punta di diamante della
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Maglieria Bottega Veneta Viale della Siderurgia, 4/6 Artemaglia Snc 36100 Vicenza (VI) Viale del Lavoro, 15 0444 396511 36100 Vicenza (VI) 0444 571875 Francesco Biasia Via dell’Artigianato, 2 Bocchese Confezioni 36031 Dueville (VI) Via della Meccanica, 1/l 0444 360167 36100 Vicenza (VI) 0444 961314 Itersan Meucci, 62 Dersa Srl 36057 Arcugnano (VI) Via Giarelle, 12 0444 288673 36033 Isola Vicentina loc. Castelnovo (VI) Piccadilly Outlet 0444 975133 Corso S.S. Felice e Fortunato, 52 Maglieria Galvan 36100 Vicenza (VI) Viale Crispi, 77 0444 321192 (angolo Via Depretis, 2) Zenith 36100 (VI) Via del Fabbro, 13 0444 570033 36100 Vicenza (VI)
Gold Lion Via Giovanni Lanza, 21 36100 Vicenza (VI) 0444 964417 Rossi e Arcandi Via Astico, 2 36010 Monticello Conte Otto (VI) 0444 946676 Vezzaro Outlet Via Vecchia Ferriera, 70 36100 Vicenza (VI) 0444 560411
Biancheria per la casa e tessuti
Zippo Via Quadri, 75 36100 Vicenza (VI) 0444 653300
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Un Porto per tutte le occasioni Da 15 anni, a Marostica, l’outlet Porto di Mare unisce esperienza, qualità e convenienza
U
na superficie di vendita di 1000 metri quadri, un rapporto consolidato con alcuni dei marchi più noti della moda e tre generazioni di esperienza nel campo dell’abbigliamento. Con queste armi l’outlet Porto di mare, a Marostica, si è affermato come uno dei più grandi e convenienti di tutta la regione. “Quando siamo partiti, quindici anni fa, siamo stati i primi – racconta Marzia Salvini, una delle titolari -. La nostra famiglia è nel settore dell’abbigliamento già da tra generazioni, e avevamo buoni rapporti con molte aziende. Così abbiamo pensato di comprare direttamente da loro le rimanenze di stagione: riusciamo a farlo a prezzi vantaggiosi, e possiamo quindi rivendere a prezzi altrettanto vantaggiosi”. Nessuna improvvisazione, dunque. E a differenza di molte stock house che comprano i capi rimasti in altri negozi, Porto di Mare si rifornisce direttamente all’origine.
esposizione ci possiamo permetQuesto permette di avere merce tere di tenere sia capi sportivi sia realmente nuova, appena usciil classico. C’è lo spazio per avere ta di fabbrica, che non è rimasta bei corner sia per l’uomo giovane per qualche anno sugli scaffali di che pensa ad uscire con gli amiqualche grande magazzino, e un ci sia per chi cerca l’abito per le assortimento che garantisce amriunioni di lavoro, per le ragazze pie possibilità di scelta. “È uno dei e per le signore che nostri punti di forza hanno bisogno di un – conferma Salvini tailleur. Poi c’è uno . Da noi un articolo spazio bambino, e un si trova in tutte le taangolo molto fornito glie, dalla 46 alla 58, Si contattano per le calzature, dove e in tutti i colori. Un direttamente puntiamo molto sul giaccone per uomo, made in Italy”. Il tutad esempio, c’è in le fabbriche to a prezzi che spesso blu, in grigio, in Risultato: nero e in marrone. prodotti nuovi sono la metà di quelli praticati in un negoEd è così per tutto”. zio tradizionale, a Lungo l’elenco del- e prezzi bassi volte anche un terle marche presenti. zo. Non è un caso se Nel settore uomo a Marostica arriva gente da tutto si va dalla Pal Zileri alla Paoloil nord Italia. “In tanti ci dicono ni, dalla Canadians alla Guess by che come rapporto qualità prezzo Marciano; per le signore si spazia siamo ancora i migliori. A chi non da Moschino a Crizia, da Rocco ci conosce, voglio dire di venirci Barocco alla Gas e a Ralph Laua trovare. Vedranno che ne vale ren. E l’elenco potrebbe continuadavvero la pena”. re. “Con mille metri quadrati di
VICENZA VICENZA Maglieria Maglificio Lachesi P.zza Marconi, 40 36050 Poianella di Bressanvido VI 0444 660546
Giuliana Teso Via Longare, 1 36040 Vancimuglio (VI) 0444 381022
Ceramica Viale della Pace, 134 36100 Vicenza (VI) 0444 514817
Euromanteau Via delle Prese, 3 36014 Santorso (VI) 0445 640031
Vircos Services Via Meucci, 10 36066 Sandrigo (VI) 0444 750130
ALTO VICENTINO Abbigliamento
Greco Fashion S.R.L. Via Monte Cimone, 66 36073 Cornedo Vicentino (VI) 0445 952008
Maglificio Cortese S.R.L. Strada Ponte Dei Carri, 2 36100 Polegge VI 0444 946086
Ottica
Antinea SRL - Armani Factory Store Via Stazione, 93 36070 Trissino (VI) 0445 424100
Marzotto Factory Store V.le dell’Industria, 126 36015 Schio (VI) 0445 576651
Miles Store Via della Meccanica 1/h 36100 Vicenza (VI) 0444 994471
Biemme Sport S.p.A. Via Oltre Agno, 32 SuperotticaGALLERIA 36070 Brogliano (VI) 0445 947366 PARCO CITTÁ Via Quadri, 57 Confezioni Melograno 36100 VICENZA Via Del Costo, 16 0444 500000 36010 Zanè (VI) 0445 370922 Per la casa
Marzotto Factory Store Via dei Lanifici, 1 36078 Valdagno (VI) 0445 427512
Confezioni Peserico Spa Via Lucca di Cereda 36073 Cornedo Vicentino (VI) 0445 450200
Peter Hadley Factory Outlet Via Marconi, 62/64 36016 Thiene (VI) 0445 381788
Nogara Viale Italia, 77 36051 Creazzo (VI) 0444 520611
Moda Dainese Via dell’Economia, 64 36100 Vicenza (VI) 0444 224153
Superottica CENTRO PONTE ALTO Via Frassini, 21 36100 VICENZA 0444 349555
Arredogroup Via ex Cotorossi, 2 36050 Bolzano Vicentino (VI) 320 5694193 Centro Hobby
Outlet shop Via San Giuseppe, 122 36030 Sarcedo (VI) 0445 344519
Agli inizi degli anni cinquanta c'era solo un groviglio di idee e un arcobaleno di colori che si intrecciavano seguendo i sogni di un'Italia che si andava pian piano ricostruendo. Con questi ingredienti comincia una storia che si srotola come un tessuto per i successivi cinquant'anni. Era il 1952. L'azienda s'ingrandisce velocemente, tanto che già nel 1962 si trasferisce a Brendola, in un moderno complesso industriale di oltre cinquemila metri quadri, dove attualmente continua ad avere sede. L'azienda, grazie alle capacità manageriali e all'alta qualità dei prodotti, si pone subito come referente dei più importanti nomi della moda italiana e internazionale con i quali comincia a collaborare attivamente, in un sodalizio fortunato e di reciproca stima, che prosegue a tutt'oggi. Ora si apre il terzo millennio, tutto da scoprire e da inventare.
VOLCAR Spaccio Aziendale – Aperto dal lunedì al venerdì 9.00-12.00 / 15.00-18.30 – Aperto sabato mattina via Cantarella 12-14, Brendola (VI) – Tel. 0444 400805
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VICENZA ALTO VICENTINO
Alimentari
Abbigliamento
Brazzale S.p.a. Via Pasubio, 2 36010 Zanè (VI) 0445 3139000
Roberta Tonini Via S. Tommaso, 18 36016 Thiene (VI) 0445 362104 Siggi Group SpA Abbigliamento Professionale Via Vicenza, 47 36030 San Vito di Leguzzano (VI) 0445 695500 Sinv S.P.A. Via Brenta, 16 36010 Carrè (VI) 0445 317000 Spaccio Major Via San Giovanni Bosco,92 36016 Thiene (VI) 0445 386031 Wit Boy Via Del Corso srl Via Postale Vecchia, 12 Trissino (VI) 0445 490799 Zanebet Via Verdi, 27 36030 Torrebelvicino (VI) 0445 660250 Abbigliamento bambino Baby Cross SRL Via Campagna, 3 36073 Cornedo Vicentino (VI) 0445 952318 Mara Srl Confezioni Via delle Prese, 20 36015 Schio (VI) 0445 575595 Monelli D’Italia New Italy Via S. Maria, 15 36030 Sarcedo (VI) 0445 884647 New Italy Ltd & Co. S.R.L. Via Summano, 22 36030 Montecchio Precalcino (VI) 0445 864461
FiordiMaso CA.FORM srl Via Brigata Mazzini, 14 36016 Thiene (VI) 0445 386277 Biancheria per la casa e tessuti Spaccio Lanerossi Viale dell’Industria, 126 36015 Schio (VI) 0445 575840
Gold Knit SAS Via Roma, 9 36042 Breganze (VI) 0445 873156
Qbe Via Leonardo Da Vinci, 16 36071 Arzignano (VI) 0444 482306
Moda in pelle Ederes Pelle Spa Viale Del Lavoro, 25 36016 Thiene (VI) 0445 380330
Sorelle Ramonda Stockhouse Via Nogara 36075 Montecchio Maggiore (VI) 0444 491575
La Matta Srl Viale dell’Indutria, 93 36070 Trissino (VI) 0445 424100
Biancheria per la casa e tessuti
Ottica
Calzature
Ottica Gian Group Via Europa, 41 36014 Santorso (VI) 0445 640111
Calz. Zamberlan Via Guglielmo Marconi, 1 36030 Pievebelvicino (VI) 0445 660999
Superottica Via S.S. Trinità, 94 36015 Schio (VI) 0445 520511
Mountainsport Via Venezia, 1 36030 Pievebelvicino (VI) 0445 660476
Per la casa
Intimo
Arredogroup Via delle Arti, 19 36016 Thiene (VI) 320 5694193
Dottus S.A.S. Manifatture di Fara Via della Meccanica, 6/14 Via Astico, 67 36042 Breganze (VI) 36030 Fara Vicentino (VI) 0445 344190 0445 306000 Monelli D’Italia Spaccio Momenti New Italy Via Giovanni XXIII, 4 Via Santa Maria, 15 36030 Monte di Malo (VI) 36030 Madonnetta di Sarcedo (VI) 0445 607754 0445 884647 Spaccio Orteco Teda Via Baccarini - 36015 Via dell’Autostrada, 17/A Schio (VI) 0445 531722 36016 Thiene (VI) 0445 376371 Maglieria
AGNO-CHIAMPO Area Maglia Srl Via Perlena, 19/Bis 36030 Fara Vicentino (VI) Abbigliamento 0445 851231 Green Tree Shop Via Cavour, 2 Area Maglia Srl 36075 Montecchio Via Val Posina, 37 Maggiore (VI) 36016 Thiene (VI) 0444 492134 0445 869011 Marzotto Confezioni Deibi SNC Factory Outlet Via Lago Di Albano, 66 Via Einaudi, 9 36015 Schio (VI) 36040 Brendola (VI) 0445 576768 0444 492422
S.P. Cotton Via Vicenza, 8 36071 Arzignano (VI) 0444 450268 Maglieria Ekler Srl Via Casati Gaetano, 8 36071 Arzignano (VI) 0444 673422 Falconeri Srl Via Mattei, 28 36040 Brendola (VI) 0444 401555 Volcar Spa Via Cantarella, 6 36040 Brendola (VI) 0444 400977 Per la casa Arredogroup Viale Trieste, 33 36075 Alte di Montecchio Maggiore (VI) 320 5694193 Spaccio Divani Viale Industria, 25 36071 Arzignano (VI) 0444 452513 Vini e cantine Cantina di Gambellara Società Agricola Cooperativa Via Mazzini, 2 36053 Gambellara (VI) 0444 444037 Casa Vinicola Zonin s.p.a. Via Borgolecco, 9 36053 Gambellara (VI) 0444 640111
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BASSO-VICENTINO Abbigliamento Staff International S.P.A. Via Leonardo Da Vinci, 2 36025 Noventa Vicentina (VI) 0444 784500 Calzature Calzature Susi Moda Via Dell’Industria, 1 36040 Orgiano (VI) 0444 874412 Maglieria Maglificio MD Srl Via Dell’ Industria, 2 36040 Orgiano (VI) 0444 774419 Maglificio Sean Via Cattaneo, 214 36040 Sossano (VI) 0444 885146
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Surplus Via Ponticello, 34 36060 Molvena (VI) 0424 411811
G.R.F. Calzature Via Giolitti, 17 36056 Tezze sul Brenta (VI) 0424 539963
Sinclair SRL Corso Della Ceramica, 16 36063 Marostica (VI) 0424 780984
Abbigliamento bambino
Spaccio Magnolia Via Volta, 3 36060 Mussolente (VI) 0424 577840
Moda mare
Evita S.r.l. Via Cartiera, 69 36028 Rossano Veneto (VI) 0424 540128
Sores Bimbi Via Nardi, 56 36060 Romano d’Ezzelino Maglieria (VI) 0424 518776 Sambucari Via Udine, 15 Alimentari 36065 Mussolente (VI) 0424 574145 Caseificio Castellan Urbano & C. sas Maglificio Selene Via Giotto, 24 Via San Giuseppe, 38 36027 Rosà (VI) 36027 Rosà (VI) 0424 580660 0424 848462 Caseificio Pennar Vicenza Mode S.R.L Via Pennar, 313 Via Colomba, 23 36012 Asiago (VI) 36061 Bassano Del 0424 462374 Grappa (VI) 0424 521860
BASSANO ALTOPIANO Caseificio Abbigliamento Belfe SpA Via Roma, 28 36063 Marostica (VI) 0424 488300 Belmar S.R.L. Industria Confezioni Via Sole, 46 36056 Tezze Sul Brenta (VI) 0424 560765 Creazioni Maria Rosa Srl Via II° Strada z.i. Mottinello 36028 Rossano Veneto (VI) 0424 540540 Energiapura Confsport S.R.L. Via Iolanda, 59 36056 Tezze Sul Brenta (VI) 0424 539435 Moda-Sport Via Magnaboschi, 9/15 36010 Cesuna di Roana (VI) 0424 67003 Stefanel Corso della Ceramica, 76 36063 Marostica (VI) 0424 73299
Zenith Store Asiago Corso IV Novembre, 143 36012 Asiago (VI) 0444 303063
Sociale Casona Via Roma 36060 Schiavon (VI) 0444 665023
Consorzio Fra Caseifici Dell’Altopiano Di Asiago S.C.A R.L. Via Francesco Baracca, 14 36012 Asiago (VI) 0424 460537 Biancheria per la casa e tessuti Giesse Scampoli Via Cap. Alessio, 162 36027 Rosà (VI) 0424 581471 Tessuti Zanandrea Via Casonetto, 12 36050 Friola di Pozzoleone (VI) 0444 668265 Borse e calzature Calzaturificio Kaina via Divisione Tridentina,3 36061 Campese di Bassano del Grappa (VI) 0424 80360 Contin-Plast Via Marchesane, 164 36061 Bassano Del Grappa (VI) 0424 505402
Moda in pelle Arpel Artigiana Pelli Ca’ Morosini, 45 36061 Bassano Del Grappa (VI) 0424 503927 ARS Pelletterie Via Albertoni, 26 36020 Pove Del Grappa (VI) 0424 80571 Christia S.R.L. Via Ponticello, 52/A 36060 Molvena (VI) 0424 470065 Confezioni Campagnolo Via Cavalieri di Vittorio Veneto, 106 36027 Rosà (VI) 0424 861185 Everest pelle via carducci 1 36010 Zanè (VI) 0445 369266 German’s srl Via Villa, 65 36060 Molvena (VI) 0424 708160 Prandina & Co. sas Via Marconi, 91 36064 Mason Vicentino (VI) 0424 411792
Il Mare SRL Articoli Sportivi Via Spin, 89 36060 Romano d’Ezzelino (VI) 0424 512996 Ottica Superottica P.le Cadorna, 41/A 36061 Bassano del Grappa (VI) 0424 521110 Per la casa Barettoni Ceramiche Maioliche Via Molini, 7 36055 Nove (VI) 0424 590013 Ceramica V.B.D. Via Molini, 45 36055 Nove (VI) 0424 590026 Ceramiche Artistiche Ancora Via Martini, 26/28 36055 Nove (VI) 0424 829446 Ceramiche Boxer Via S. Patrizio, 32 36061 Bassano del Grappa (VI) 0424 566108 Coniugi Eger Via Ten. Eger, 17 36060 Mussolente (VI) 0424878441 Dal Prà Rita Via Munari, 102 36055 Nove (VI) 0424 590001 Human Arts Store Via Fiorolle, 28/30 36060 Romano D’Ezzelino VI 0424 382726 Miatello Giorgio Via Antonio Nonis, 16 36063 Marsan, Marostica (VI) 0424 470350 Vini e cantine Cantina B. Bartolomeo da Breganze Scarl Via Roma, 100 Breganze (VI) 0445 873112
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VENETO BELLUNO Abbigliamento Oasi Srl Viale Cadore, 73 32014 Polpet (BL) 0437 990535 Re Moda Oasi Moda Uomo Via Monte Grappa, 32 32032 Feltre (BL) 0439 840970
Italservices Spa Met - Cycle Via Marconi, 37/39 35010 S. Pietro In Gù (PD) 049 9458300
Giesse Scampoli Via G. Galilei, 40 35035 Mestrino (PD) 049 9003459
Bellmà s.r.l. Via Giuseppe Taliercio, 7 31059 Zero Branco (TV) 0422 485199
Malìparmi Via Leonino da Zara, 29 35020 Albignasego (PD) 049 655922
ROVIGO
Camiceria B. & B. 82 Via Cerar, 7/b 31050 Vedelago (TV) 0423 23983
Pepper Via Marco Polo, 1 35010 Trebaseleghe (PD) 049 9387226
Stefanel Factory Outlet S.S. 309 Romea 45014 Porto Viro (RO) 0426 322855
Spaccio Morotto Sports Equipment Via Fiames, 5 32043 Cortina d’Ampezzo (BL) 0436 4419
Take - Two Factory Store Via Campolongo, 6 35010 Campodoro (PD) 049 9065789
Ottica
Borse e calzature
Ottica De Lotto Via Pelmo, 2 32046 San Vito di Cadore (BL) 0436 99212
Calzaturificio F.lli Caccin Via Cornara, 64 35010 Zeminiana di Massanzago (PD) 049 5720011
Per la casa Soft Artentex P.zza Bivio, 3 32014 Ponte nelle Alpi (BL) 0437 981065 Artentex Srl Via Monte Vallorca, 12 32030 Fonzaso (BL) 0439 56148
PADOVA Abbigliamento F.K. Moda Via dell’Industria, 3 35010 Borgoricco (PD) 049 9335750 Flash & Partners Spa - Nolita Via Tiepolo, 6 35019 Tombolo (PD) 049 7962600
Lady Raffy Via Noventana, 25 35027 Noventa Padovana (PD) 049 628322
Maglieria Maglificio Furlan Via Molinrotto, 24/26 35033 Treponti di Teolo (PD) 049 9908698 Manifattura Corona S.R.L. Via Roma, 39 35020 Casalserugo (PD) 049 8740299
Abbigliamento
Borse e calzature Renzo Favero Via Aldo Moro, 10 45026 Lendinara (RO) 0425 641252
Maglieria Grecotex Via U.Saba, 18 45035 Castelmassa (RO) 0425 840086
Per la casa Emme Group Via Nazionale, 42/a 45030 S. Maria Maddalena (RO) 0425 757575 Giesse Scampoli Via Eridania, 113 45030 Occhiobello (RO) 0425 762133
TREVISO
Per la casa
Abbigliamento
Antica Ceramica d’Este Via Rovigo, 39 35042 Este (PD) 0429 651476
Ape Viale Italia, 30 31040 Segusino (TV) 0423 979122
Devlook Fashion Outlet Via Francesco Baracca, 22e 31036 Sala D’Istrana (TV) 334 8092808 Donnidea Via Piave, 78 31030 Altivole (TV) 0423 569197 Glooke Sport Outlet Via Conegliano, 80/A 31058 Susegana (TV) 0438 435546 Lanificio Paoletti Via Cartiera, 5 31051 Follina (TV) 0438 970345 Lowe Alpine Via Priula, 78 31040 Nervesa Della Battaglia (TV) 0422 886411 Outlet Coin Via Giotto, 1 31021 Mogliano Veneto (TV) 041 5970184 Sport Outlet Via Feltrina Sud, 160 31044 Montebelluna (TV) 0423 303667 Stefanel Factory Outlet Via delle Industrie, 19 31047 Ponte di Piave (TV) 0422 819576
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VENETO TREVISO Abbigliamento The North Face Via Padova, 21 31041 Cornuda (TV) 0423 839133 Think Pink Via Giuzza, 53 31030 Covolo di Pederobba (TV) 0423 860590
Abbigliamento bambino Creazioni Chic Via Castelletto, 5 31010 Col S. Martino (TV) 0438 989546
Alimentari
Ottica Borca Occhiali Via Via Veglia, 26 32014 Colle Umberto (TV) 0438 394698
Per la casa
Maglificio Morgano Via Bosco, 22 31050 Morgano (TV) 0422 739392
Merlini Riccardo Spa Via dell’Industria, 3 37066 Sommacampagna (VR) 045 8960355
Taf - Ergo 2000 Via Pallade, 29/c 31051 Follina (TV) 0438 970597
Columbia Spa And Via Roma, 147 30030 Salzano (VE) 041 5709611
Vino e cantine
Per la casa
Bellussi Spumanti Via Erizzo, 215 31049 Valdobbiadene (TV) 0423 982147
La Murrina Via Alta, 28 30020 Marcon (VE) 041 5950491
Combipel Spa Via Noalese, 29 30036 Santa Maria Di Sala (VE) 041 5730152
Dante Lugato SartoSpaccio Miotto Intimo ria Via Garda, 2 e Mare 30027 San Donà di Piave Via Sartori, 6/8 31020 Vidor (TV) (VE) 0423 987956 0421 222653
Maglieria
Gruppo Coin Spa Via Mazzini, 102 30031 Dolo (VE) 041 412110
Sartoria Dante Lugato Melegatti Via delle Industrie, 20 Via Monte Carega, 23 30038 Spinea (VE) 37057 San Giovanni Lu041 916724 patoto (VR) 045 8951444
VENEZIA
Compagnia Italiana Intimo V.le dell’Industria, 22 31055 Quinto di Treviso (TV) 0422 476299
Dolceland Via dell’Industria, 21 37029 San Pietro in Cariano (VR) 045 6838484
Soft - Artentex Via Conegliano, 96 31058 Susegana (TV) 0438 072264
Industria Dolciaria Fraccaro Spumadoro Via Circonvallazione Cantina Bernardi Ovest, 25 31033 Castelfranco Vene- Via Colvendrame, 25 31020 Refrontolo (TV) to (TV) 0423 491421 0438 894153 Jada Srl Via Valborra, 1 31049 Valdobbiadene (TV) 0423 900213 Abbigliamento
Intimo
Giacomin Sport Srl Via Olanda, 250 30173 Tessera (VE) 041 5415119
Donatello Via Antonio Da Mestre,15 30174 Mestre (VE) 041 975535
VERONA Abbigliamento Medea Srl Via Caduti del Lavoro, 7 37012 Bussolengo (VR) 045 67177204
Alimentari Bauli Spa Via Giuseppe Verdi, 31 37060 Castel d’Azzano (VR) 045 8288311 A.I.A. Spa Via Sant’Antonio, 60 37036 San Martino Buon Albergo (VR) 045 8794111 Dal Colle Via Strà, 13 37030 Colognola ai Colli (VR) 045 6134511
Minet Srl - Spaccio Sanson Via Strà, 160 37030 Colognola ai Colli (VR) 045 7652988 Speziali di Cologna Viale del Lavoro, 31 37044 Cologna Veneta (VR) 0442 411380
Borse e calzature Olip Italia V.le Venezia, 37 37019 Peschiera del Garda (VR) 045 6401665
Intimo Calzedonia Intimissimi Via Spinetti, 1 37050 Vallese di Oppeano (VR) 045 6984338
Maglieria College Srl Via xx Settembre, 36/b 37032 Monteforte d’Alpone (VR) 045 6100408
Vino e cantine Cantina Sociale di Custoza Via Staffalo, 1 37066 Custoza (VR) 045 516200
SEI MAI STATO IN UN OUTLET DI MOBILI?
L
a parola “outlet” viene comunemente usata nel linguaggio di tutti i giorni anche se, non di rado, in modo improprio. Identifica un esercizio commerciale nel quale vengono venduti prodotti firmati a prezzi scontati rispetto a quelli dei negozi tradizionali. Un “outlet” è quindi a tutti gli effetti uno “spaccio”. Fra gli outlet più conosciuti ci sono quelli dell’abbigliamento dove si possono trovare capi firmati a prezzi ribassati perché sono articoli di campionario, giacenze di magazzino, prodotti che presentano qualche piccolo difetto o che sono rimasti invenduti dalla precedente stagione. Le persone che frequentano questi spacci sanno che, generalmente, sono negozi dall’aspetto piuttosto spartano; che funzionano come dei self service; che non dispongono dell’assortimento completo di una certa marca; che è bene controllare la merce prima di acquistarla per evitare brutte sorprese. Tutti però sono consapevoli che qui si possono fare dei veri affari. C’è un outlet di mobili firmati? Sì e si chiama Arredogroup. Rispetto a quanto abbiamo detto possiamo dire che si tratta di un vero outlet perchè: 1. vende mobili firmati e di grande qualità, ritirandoli in esclusiva da fiere, promozioni, mostre di settore, cambi vetrina e set fotografici;
2. propone soluzioni d’arredo nuove, attualissime e di grande tendenza, usate solo per allestimenti temporanei. 3. ha prezzi veramente convenienti: tenuto conto del fatto che si tratta sempre e solo di mobili di qualità, è possibile acquistarli a meno del 50% del loro valore commerciale. Prova a confrontare il prezzo dello stesso prodotto venduto in altri negozi. 4. non garantisce un assortimento completo dei prodotti di una certa marca in quanto l’occasione riguarda le proposte in esposizione che sono tutte uniche e irripetibili. Ciò non toglie che i singoli ambienti possano essere modificati su misura e completati a bisogno. 5. vende mobili in pronta consegna: tutto quello che viene acquistato può essere ritirato immediatamente. Questo è il motivo per cui gli show room di Arredogroup vengono rinnovati praticamente ogni giorno. Perchè i prezzi sono così convenienti? Questo dipende dal fatto che tutti i mobili vengono ritirati in esclusiva dalle aziende produttrici che li hanno impiegati in allestimenti provvisori come, per esempio, durante una fiera, una mostra di settore, un set fotografico. Non dipende quindi da difetti o errori di fabbricazione e tanto meno dal fatto che siano mobili vecchi o rimasti invenduti.
Un esempio per rendere tutto più chiaro. Quando un’azienda produttrice rinnova il suo catalogo prodotti fa fotografare i suoi mobili migliori. Sceglie certe composizioni, privilegia alcuni colori, valorizza alcuni componenti. Al termine del servizio fotografico, Arredogroup preleva la soluzione d’arredo prescelta e la propone ai suoi clienti. È nuova, perché non è mai stata usata; è di qualità, perché vengono ritirati solo mobili delle migliori marche; ed è unica, perché… Altrimenti non sarebbe una vera occasione! Attualmente Arredogroup propone mobili di 105 grandi marchi. Ha in esposizione 120 modelli di cucine, 150 salotti, 140 camere, 60 soggiorni e 30 camerette. Vuoi vederli? Visita il sito www.arredogroup.it. Troverai tutte le proposte in esposizione con indicati marca, prezzo di listino e prezzo Arredogroup. Più semplice di così! P.s.: per non perdere l’occasione che ti interessa prenotala su www.arredogroup.it. In questo caso è un bene essere i primi.
Alte di Montecchio Magg. (VI) - Vicino a Sorelle Ramonda tel. 0444 499224 Thiene (VI) - Vicino outlet Belfe e Marzotto, tel. 0445 822677 NUOVA APERTURA Bolzano Vic. (VI) - SS VI-TV vicino Trivellato Mercedes, tel. 0444 351650 NUOVA APERTURA info@arredogroup.it - www.arredogroup.it
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