Mattone, la fine dell’Eldorado pag 3
Centrodestra, cercasi Sartori disperatamente pag 9
Nicolai e la “sciagura” del Vicenza in A pag 25 n° 123 1 novembre 2008 0 50 euro 0,50
Fatti, personaggi e vita vicentina Direttore responsabile Luca Matteazzi
Spedizione in A.P. - 45% art. 2 comma 20/b legge 662/96 Filiale di Verona
Il pentito Intervista a tutto campo con l’ex presidente degli Industriali, ora parlamentare Pd Dalla scelta di dedicarsi alla politica alla questione Dal Molin, passando per gli scontri di potere della città Con un’ammissione:“Su proroga in Assindustria e Camera di Commercio ho sbagliato”
Il taglio giusto
Ciàcole
“C
i sono più bidelli che carabinieri”. Quante volte abbiamo sentito questa frase nel corso dei dibattiti sulla scuola degli ultimi giorni. Per carità, tutto vero: i bidelli sono più dei carabinieri. Ma sarebbe ben strano il contrario. Solo nel vicentino, con i suoi 121 comuni, ci sono 17 direzioni didattiche, 71 istituti comprensivi (materne, elementari e medie) e 41 scuole superiori. Vuol dire centinaia di istituti, da aprire, chiudere e tenere in ordine ogni giorno. E decine di migliaia di alunni a cui stare attenti (113 mila, per la precisione). Oltre a diecimila insegnanti. Un piccolo esercito, in-
somma. E i bidelli? 2234, uno ogni 50 ragazzi. Tanti, troppi, pochi? Se ne può discutere, ma che almeno si scenda nel concreto. È facile dire che bisogna tagliare, ridurre i costi, eliminare gli sprechi: nessuno però che entri davvero nel merito e dica quali sono questi sprechi, dove sono e come eliminarli. Molto più facile abbattere la mannaia indiscriminatamente, come si vorrebbe fare nell’università. O dire che i bidelli sono troppi perché sono più dei carabinieri. E poi, siamo sicuri che ci siano davvero, tutti questi sprechi? E che la scuola sia il posto giusto dove andar-
CREMAZIONI li a cercare? La scuola italiana non sarà perfetta, e forse ci sarà anche qualche bidello di troppo. Però a noi risulta che ci siano anche tanti insegnanti e dirigenti (e bidelli) che da anni si ingegnano per risolvere nel migliore dei modi problemi di cui la politica si accorge solo quando le fa comodo (come la presenza di ragazzi stranieri). O genitori che pagano di tasca propria la carta igienica e i colori che la scuola non ha le risorse per assicurare ai loro figli. Una scuola che, nonostante tutto, almeno qui nel Veneto, è tra le migliori d’Europa. Che continui ad esserlo anche in futuro, è tutto da vedere.
0444 302 829 SERVIZIO 24 ORE SU 24 GIORNO E NOTTE Servizio di recupero e spostamento salme dal luogo del decesso all’ospedale gratuito VICENZA borgo Scroffa, 45/47 - ARCUGNANO (VI) - piazza Rumor, 17 Abitazione e notturno: 0444 531404 - Cell.: 337487461 - 3476481548 www.servizifunebririzzato.com - e-mail: info@servizifunebririzzato.com Azienda convenzionata con il comune di Vicenza per trasporti e servizi funebri CONSULTATECI PER PREVENTIVI E CONSULENZE
editoriali
123 del1 novembre 2008 pag2
numero
Da piazza Navona a Piazza Venezia S
cusandomi per l’autocitazione, ricordo che così scrivevo nel dicembre del 2005: “Commozione e preoccupazione sono i due sentimenti che mi agitano in queste settimane, di fronte ai fatti della Val di Susa. Commozione per questa autentica ‘rivolta di popolo’, trasversale ed apartitica, che combatte unicamente in nome della difesa dei diritti essenziali di ogni popolo: democrazia, dignità, liber-
tà di decisione, amore e rispetto per la propria terra. (...) Tuttavia, la preoccupazione si insinua nell’animo. Da troppi giorni sentiamo parlare di ‘terrorismo’, ... di ‘pericoli per la democrazia’, di ‘infiltrazioni’. Conosciamo già questi squallidi e vergognosi argomenti. Peggio ancora: sappiamo già a cosa possano condurre, cosa spesso già preparino e nascondano. Quelli di noi che sono attorno ai cinquant’anni, la
Strategia della Tensione l’hanno vista nascere, crescere, maturare, produrre i suoi frutti maledetti. (...) Hanno anche visto - ma dopo venti o trent’anni - ‘rivelare’ vergognosamente la verità, quella che tutti avevano sempre saputo. Per cui,
Da Paolo
Cucina casalinga e Specialità tipiche toscane Chiuso la domenica CALDOGNO (VI) - Vi V a Cap a ovilla, 90 Te T l. 0444 585999 A 1 Km dal nordest, vicino al semaforo
(è gra r di d ta t la l pren r ota tazione)
è appunto con sincera preoccupazione che io da giorni mi sto chiedendo: quando? Quando scoppierà la prima bomba sotto un blindato dei carabinieri? Quando verrà incendiata la prima ruspa? Quando si troveranno i chiodi a tre punte sulle strade? Quando verrà appiccato il fuoco ad un Mc Donald? Insomma: quando si avranno - finalmente! - le ‘prove’ della natura ‘eversiva’ della protesta, e di conseguenza la giustificazione per scatenare la repressione più totale, e dare il via alla definitiva militarizzazione del territorio?”. Oggi l’emergenza è la scuola, quella italiana, una delle migliori del mondo, che una banda di astuti imbecilli vuol ridurre ai minimi termini, con la ciliegina sulla torta delle classi per non ariani. E in questa emergenza, mercoledì 29 ottobre, a Piazza Navona, mentre il governo approvava la legge della povera Gelmini, è successo quel che racconta Curzio Maltese su Repubblica del 30 ottobre: “Davanti al Senato è partita la prima carica degli studenti di destra. Sono arrivati con un camion carico di spranghe e bastoni, misteriosamente ignorato dai cordoni di polizia. Si sono messi alla testa del corteo, menando cinghiate e bastonate intorno. Circondano un ragazzino di tredici o quattordici anni e lo riempiono di mazzate. La polizia, a due passi, non si muove. Sono una sessantina, hanno caschi e passamontagna, lunghi e grossi bastoni, spesso manici di picconi, ricoperti di adesivo nero e avvolti nei tricolori. Urlano “Duce, duce”. Hanno fra i venti e i trent’anni, ma quello che ha l’aria di essere il capo è uno sulla quarantina, con un berretto da baseball. Sono ben organizzati, da gruppo paramilitare, attaccano a ondate. “Basta, basta, andiamo dalla polizia!” dicono le professoresse. Seguo il drappello che si dirige davanti al Senato e incontra il funzionario capo. “Non potete stare fermi mentre picchiano i miei studenti!” protesta una signora coi capelli bianchi. Una studentessa alza la voce: “E ditelo che li proteggete, che volete gli scontri!”. Il funzionario urla: “Impara l’educazione, bambina!”. La professoressa incalza: “Fate il vostro mestiere, fermate i violenti”. Risposta del funzionario: “Ma quelli che fanno violenza sono quelli di sinistra”. C’è un’insurrezione del
drappello: “Di sinistra? Con le svastiche?”. (...) Dal gruppo dei funzionari parte un segnale. Un poliziotto fa a un altro: “Arrivano quei pezzi di merda di comunisti!”. L’altro risponde: “Allora si va in piazza a proteggere i nostri?”. “Sì, ma non subito”. Passa il vice questore: “Poche chiacchiere, giù le visiere!”. Calano le visiere e aspettano. Cinque minuti. Cinque minuti in cui in piazza accade il finimondo. Un gruppo di quattrocento di sinistra, misto di studenti della Sapienza e gente dei centri sociali, irrompe in piazza Navona e si dirige contro il manipolo di Blocco Studentesco, concentrato in fondo alla piazza. Nel percorso prendono le sedie e i tavolini dei bar, che abbassano le saracinesche, e li scagliano contro quelli di destra. Soltanto a questo punto, dopo cinque minuti di botte, e cinque minuti di scontri non sono pochi, s’affaccia la polizia. Fa cordone intorno ai sessanta di Blocco Studentesco, respinge l’assalto degli studenti di sinistra. Alla fine ferma una quindicina di neofascisti, che stavano riprendendo a sprangare i ragazzi a tiro. (...) Uno studente di Fisica che ho conosciuto all’occupazione, s’aggira teso: “... Hai voglia a rifiutare le strumentalizzazioni politiche, a voler ragionare sulle cose concrete. Da stasera ai telegiornali si parlerà soltanto degli incidenti, giorno dopo giorno passerà l’idea che comunque gli studenti vogliono il casino. È il metodo Cossiga. Ci stanno fottendo”. Questo il racconto di Repubblica. Ora, provateci voi, ad arrivare fin lì, in tre o quattro, su una macchina ‘sospetta’, magari con un cappuccio da centro sociale sulla testa ed un coltellino svizzero in tasca: a un chilometro di distanza vi salterebbero addosso la Digos e magari anche i Nocs, e state sicuri che passereste qualche brutta giornata in camera di sicurezza. Loro invece ci sono arrivati tranquillamente, sono scesi, si sono organizzati, si sono armati, ed hanno fatto quel che hanno fatto. Dal che si deduce che, o quei tipi sono abilissimi – e allora bisognerebbe licenziare il capo della Polizia, che non è stato abile come loro – o … o che cosa? Dite un po’, a voi, cosa viene in mente? Chi indovina, vince un viaggio premio. A Piazza Venezia. Giuliano Corà
il fatto
123 del1 novembre 2008 pag3
numero
Mattone, la grande frenata Crisi del credito e troppi cantieri. Dopo dieci anni di crescita ininterrotta il settore delle costruzioni è fermo. Maurizio Trentin (Assindustria): “La pausa potrà farci bene. E dal 2010 le cose miglioreranno”
di Luca Matteazzi
C
hi lavora nel settore delle costruzioni e del settore immobiliare se ne è accorto da un po’: il periodo delle vacche grasse dustria Vicenza, nonché direttore è finito. Finiti i tempi in cui non generale del gruppo Maltauro. facevi in tempo a scavare le fonPartendo proprio dalla fotografia damenta che avevi già venduto resa nota qualche giorno fa dal tutto l’immobile, e in cui i prezCresme. “Quella fotografata dal zi continuavano a correre verso Cresme – spiega- è la verità, anl’alto. Adesso anche il mondo del che se la situazione è complicata: mattone, uno dei beni rifugio per ci sono varie motivazioni e occoreccellenza, sta rallentando. E parerebbe fare dei distinguo”. recchio anche, almeno a guardaFacciamoli questi distinguo. re i dati diffusi da alcuni istituti “È vero che il settore immobiliadi ricerca nelle scorse settimane. re ha una flessione, o forse è più L’Omi, ad esempio, l’Osservatocorretto dire una stasi, ma questo rio sul mercato immobiliare delè fisiologico dopo un decennio di l’Agenzia del Territorio, ha difcrescita costante e di performanfuso il suo bollettino semestrale ce che ogni anno miglioravano da cui risulta che nel Nord Italia quelle dell’anno precedente. Ho c’è un calo delle transazioni sugli sotto le mani un articolo in cui immobili residenziali che si attesi parla addirittura di 13 anni di sta mediamente attorno al 15 per crescita. Credo sia il periodo più cento, ma che nel vicentino arriva lungo del dopoguerra, una pausa vicino al 30 per cento. Un’analisi è più che naturale. Oltre a questo, confermata dal Cresme (Centro di poi, c’è tutto il contesto nazionaricerche economiche e sociali di le e internazionale che non aiuta: mercato per l’edilizia) che ribadinoi non viviamo su sce la cifra del meno un’isola, né sotto una 30 per cento per campana di vetro”. Vicenza ed elabora La crisi finanziauna previsione deciria, insomma, si fa samente nera per il sentire. Il denaro prossimo triennio: Si è costa di più e ota livello nazionale, costruito tenere un mutuo le nuove costruzioni troppo è più complicato. residenziali caleranrispetto Questo vale sia no del 30 per cento, per chi lavora nel quelle industriali de alla domanda settore privato 6-7 per cento e ansia per chi lavora che le opere pubnel pubblico? bliche faranno un “Sì. Nel pubblico, a dire il vero, è passo indietro. “Oggi la domanda già da qualche anno che si era nosi è ridotta e la capacità di accesso tato un calo delle risorse a dispoalle abitazioni ai prezzi raggiunti sizione e che c’era molta maggior è molto meno facile del passato rigidità nella selezione dei pro- commenta il direttore Lorenzo getti. Adesso, a questa carenza di Bellicini -. Il mercato deve trovafondi si aggiunge una non spenre un nuovo equilibrio, scontandibilità dei fondi, per rispettare i do gli eccessi”. L’ultimo bollettino limiti del patto di stabilità: da setdella Borsa Immobiliare della Catembre si stanno facendo slittare mera di commercio, infine, spiega i pagamenti alle aziende, e questo che l’area di Vicenza e provincia non è sostenibile dalle nostre imriscontra una lieve diminuzione prese”. delle domanda, e di conseguenza Per i non addetti ai lavori, la tendenza a riduzioni dei prezzi, sta dicendo che gli enti pubnonostante il continuo aumento blici non vi pagano i lavori dei costi. svolti? “Funziona così. Quando si fa un Ne abbiamo discusso con Maucontratto, i privati sono tenuti a rizio Trentin, presidente della rispettare il programma dei lavosezione costruzioni edili di Assin-
ri. In base a questo, l’ente pubblico liquida di volta in volta i lavori fatti. Adesso, per non sforare i limiti del patto di stabilità, gli enti pubblici non possono più liquidare immediatamente, e rinviano all’anno prossimo. Però questo mette in difficoltà molte aziende, perché non tutte, chiaramente, hanno la possibilità di reggere questa situazione. È una questione che tengo a sottolineare: quando si sottoscrivono degli accordi, i patti devono essere rispettati. Io capisco le difficoltà del momento, ma il peso non può essere fatto ricadere sulle imprese. Anche perché se lei aggiunge a questo la restrizione del credito, beh allora le difficoltà si capiscono bene”. Nel pubblico la frenata negli investimenti era già iniziata. Forse la battuta d’arresto del settore privato è una novità maggiore: come stanno andando le cose? “Nel privato chi ha fatto cose di qualità si salva. Il problema è che negli ultimi anni si è vista anche molta improvvisazione: il mercato tirava, e in molti si sono gettati in questo settore attratti dalla prospettiva di facili guadagni, senza avere l’esperienza e le strutture necessarie. Questo può anche funzionare finché il mercato è in crescita, ma in momenti di stasi i nodi vengono al pettine”. Lei parla di stasi, ma il Cresme registra una flessione del 30 per cento. “Anche qui bisogna vedere di cosa si sta parlando. Io credo che prima, con il mercato che tirava, c’era un eccesso di offerta rispetto alla domanda. Si costruiva 120, anche se la richiesta era 100, puntando poi a piazzare quel 20 in più in un momento successivo. Adesso che la situazione è cambiata, questo meccanismo non funziona più e quel 20 è diventato tutto di troppo”. Quali sono le cause di questa situazione. Si è costruito troppo negli anni scorsi, saturando il mercato? “Sì, l’offerta è stata troppo alta.
Come ho detto prima, con il mercato che andava bene c’è stato più di qualcuno che si è improvvisato immobiliarista. E nel momento in cui sono emersi altri problemi, come la maggior difficoltà ad ottenere credito, questo non ha più funzionato. Chi fa cose di qualità, continua a lavorare. Ma purtroppo in giro ci sono anche molte cose raffazzonate, e queste adesso fanno fatica”. Quanto ha pesato il continuo aumento dei prezzi? Ormai si era arrivati a cifre molto impegnative anche per un semplice bicamere: si stava esagerando? “Direi di no. Ci sono delle eccezioni, ovviamente, ma mediamente i prezzi di Vicenza e provincia erano abbastanza in linea. Quello che non funzionava, caso mai, era che se il prodotto non era di qualità il costo avrebbe dovuto abbassarsi, e questo non avveniva. Si pagava tanto sempre, che la casa fosse più o meno buona”. Come se ne esce? “Il punto è che questa situazione
non dipende solo da noi. Tutta la questione finanziaria, ad esempio, che è un fattore determinante in questo momento, è fuori della nostra portata. È un modello mondiale che sta andando in crisi. Comunque credo che dopo un 2009 di pausa, già dal 2010 le cose potranno rimettersi in moto. Certo, con regole nuove e con una nuova prudenza. Ma questo potrebbe anche farci bene”. Tra gli addetti ai lavori, com’è l’umore? “Io sono ottimista, un po’ per natura, un po’ perché il ruolo me lo impone. Però la maggioranza dei miei colleghi è preoccupata, anche perché ci sono troppi fattori esterni che influiscono. Ci sarà una selezione. Però c’è anche chi si sta muovendo per cercare nuovi mercati, e questa credo sia una direzione da esplorare: chi era abituato a lavorare nei confini del paese deve uscire, chi stava in provincia deve guardare alla regione, e chi lavorava nel Nord Italia deve cominciare a cercare opportunità nei paesi confinanti”.
www.vicenzapiu.com
Direttore Responsabile LUCA MATTEAZZI l.matteazzi@vicenzapiu.com Editore MANY MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 Redazione corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 redazione@vicenzapiu.com ALESSIO MANNINO a.mannino@vicenzapiu.com ILARIO TONIELLO i.toniello@vicenzapiu.com TOMMASO QUAGGIO t.quaggio@vicenzapiu.com PAOLO MUTTERLE p.mutterle@vicenzapiu.com
Collaborano: ANDREA ALBA ALBERTO BELLONI MARTA CARDINI FRANCESCO CAVALLARO FEDERICA CEOLATO GIULIANO CORÀ FRANCESCA DANDA FRANCESCO DI BARTOLO ANDREA FASULO GIOVANNI MAGALOTTI MATTEO RINALDI GIULIO TODESCAN Pubblicità PIÙ MEDIA SRL corso Padova, 12 – Vicenza tel. 0444 923362 fax 0444 926780 info@piu-media.com Stampa PENTAGRAPH SRL via Tavagnacco, 61 – Udine Autorizzazione Tribunale di Vicenza n. 1181 del 22 agosto 2008
primo piano
123 del1 novembre 2008 pag4
numero
La provincia di cemento
Il prezzo della ricchezza: negli ultimi decenni, il 40 per cento del territorio di pianura è stato urbanizzato. Solo tra il 2001 e il 2006, sono stati costruiti 34 milioni di metri cubi di nuovi edifici. Si può continuare così?
di Luca Matteazzi Quando si discute di dinamiche dell’urbanizzazione c’è il rischio di scivolare in discorsi astratti e difficilmente comprensibili. Ma c’è un modo molto semplice per farsi un’idea concreta di cosa vogliono dire i “paroloni” degli addetti ai lavori: la prossima volta che andate ad Asiago, provate a fermarvi in una delle piazzole in cima al Costo, e guardare giù verso la pianura. Sotto i vostri occhi si aprirà una distesa quasi ininterrotta di case e capannoni, zone industriali e piccole lottizzazioni residenziali. Una
scena che si ripete pari pari se vi affacciate sui tornanti della statale Cadorna che guardano verso Bassano, da uno dei tanti belvedere dei colli Berici, o dalle colline delle valli dell’Agno e del Chiampo. Dappertutto, il cemento (case, industrie, strade...) ha guadagnato spazio, mangiando terreno ai campi, ai vigneti, ai prati e ai boschi. L’altra faccia dello sviluppo In questo periodo, la preoccupazione di chi lavora nel mondo dell’edilizia può essere comprensibile: il mattone è pur sempre un settore chiave del nostro sistema, con un indotto notevole sia a monte (cavatori, fornaci, cementifici) che a valle (impiantistica, e infissi, solo per fare due esempi). Ma l’altra faccia della medaglia è forse
ancora più preoccupante. “In Veneto abbiamo raggiunto il livello di saturazione immobiliare, con una quantità di case vuote, sfitte o invendute. Meglio fermarsi. E questo, sia detto tra parentesi, al paesaggio non farà certo male” ha dichiarato il sociologo Vittorio Filippi commentando i dati sulla crisi dell’edilizia per il Corriere del Veneto. E centrando perfettamente il problema: quanto è stato costruito negli ultimi anni? Quanto di tutto questo era davvero necessario? E quanto si può ancora immaginare di costruire?
Campagna addio Dare risposte non è semplice, ma i dati per avere un quadro della situazione non mancano. Tra i primi a provare a fare il punto sull’urbanizzazione del territorio c’è stato il Centro idrico di Novoledo. Era il 1998 e, servendosi di immagini satellitari, il centro che controlla le acque da cui pescano gli acquedotti di Vicenza e Padova, fotografò come era cambiato il paesaggio in quella fetta di provincia compresa grosso modo tra Schio, Vicenza e
La popolazione è cresciuta del 32 per cento. Le case del 324 per cento
Bassano. Lo studio partì dai rilevamenti dell’Istituto Geografico Militare del 1972, vi sovrappose immagini degli anni 80, poi del 1992 e quindi del 1997: ne venne fuori una radiografia del territorio in cui si poteva notare come si erano spostate le coltivazioni di mais, soia e frumento, come i prati e i boschi avessero progressivamente perso terreno, e soprattutto come il suolo urbanizzato – che è un modo gentile per dire cementificato – si fosse esteso a macchia d’olio. Nel giro di due decenni, Thiene e Zané erano diventate un tutt’uno, una grande zona industriale aveva unito Schio e Santorso, e un po’ ovunque i confini dei paesi si erano allargati. “A noi tutto questo inte-
| Nella tabella i dati sulle nuove costruzioni nel Vicentino in provincia pubblicati nell’annuario della Provincia
)$%%5,&$7, 5(6,'(1=,$/, 9ROXPH
1XPHUR
9HURQD
9LFHQ]D
%HOOXQR
7UHYLVR
9HQH]LD
3DGRYD
5RYLJR 9HQHWR
)$%%5,&$7, 121 5(6,'(1=,$/, 9ROXPH
1XPHUR
9HURQD
9LFHQ]D
%HOOXQR
7UHYLVR
9HQH]LD
3DGRYD
5RYLJR
9HQHWR
primo piano
ressa per le ripercussioni sulle falde – spiega il direttore del centro Lorenzo Altissimo -. E dalle nostre indagini risulta che, nelle zone di pianura, ormai il 40 per cento della superficie è urbanizzato, e quindi impermeabile”. Come dire che quasi metà del territorio è coperto da case, negozi, capannoni, strade e parcheggi. Paesi raddoppiati I dati sono stati aggiornati da uno studio simile dell’Accademia Olimpica pubblicato nel 2004, anche questo basato sull’immagine dal satellite e sul riepilogo delle statistiche e dei censimenti eseguiti negli ultimi cinquant’anni. I risultati sono in linea con quelli elaborati dal centro di Novoledo, come spiegano alcuni dati chiave. Tra il 1951 e il 2001 la popolazione
della provincia è passata da poco più di 600 mila abitanti a oltre 800 mila, con un incremento del 32 per cento. Nello stesso periodo di tempo la superficie urbanizzata è passata da 8.674 a 28.137 ettari, con un aumento del 324 per cento: in pratica è cresciuta ad un ritmo dieci volte superiore a quello della popolazione. La cosa si può spiegare con il miglioramento delle condizioni di vita (chi accetterebbe oggi di vivere nelle case del 1951?) e con la rivoluzione del modello economico che ha fatto di Vicenza una delle province più ricche d’Italia. Ma i numeri danno comunque l’idea di quanto sia stato intenso il processo di urbanizzazione del territorio. E di quanto sia stato elevato il prezzo pagato in termini ambientali. In molte zone, evidenzia sempre lo studio dell’Accademia Olimpica, le superfici artificiali sono aumentate del 30 – 40 per cento nel solo ventennio tra il 1982 e il 2002. A Sovizzo, solo per fare alcuni esempi, si è passati dai 122 ettari del 1982 ai 182 del 2000 (più 49 per cento); a Montecchio Maggiore da 460 a quasi 630 (più 36 per cen-
123 del1 novembre 2008 pag5
numero
to), ad Arcugnano da 139 a 202 (più 45 per cento), a Mussolente da 199 a 299 (più 50 per cento). A Vicenza la crescita è stata del 21 per cento (da 1930 ettari a 2340), e in generale in tutti i centri maggiori, dove l’urbanizzazione era già a livelli elevati, i ritmi di crescita sono (leggermente) più contenuti. Mentre alcuni piccoli centri hanno numeri da primato: Zermeghedo ha aumentato le proprie superfici artificiali del 64 per cento, Alonte addirittura del 153 per cento. Gli ultimi anni Negli ultimi anni si comincia a vedere un cambio di rotta, almeno a livello di pianificazione. Lo sviluppo di nuove zone industriali, ad esempio, è stato bloccato delle ultime leggi urbanistiche regionali (e per fortuna, visto che nei 121 comuni della nostra provincia ce ne sono circa 500). Però la corsa non si è arrestata. i bollettini dell’Istat riportano che dal 2001 al 2006, nel Vicentino sono stati rila-
sciati altri 6.031 permessi di costruire per edifici residenziali, per un volume complessivo di oltre 14 milioni di metri cubi. E 2300 permessi per edifici con destinazione diversa da quella residenziale, per un volume complessivo di quasi 19 milioni di metri cubi. In tutto, quasi 34 milioni di metri cubi di cemento in sei anni. Solo nel 2006, per prendere i dati più recenti, è stata autorizzata la costruzione di 959 nuovi edifici residenziali, per un totale di 4645 nuove abitazioni. Certo, il ritmo non è più quello degli anni ’60 e ’70. Ma la crescita resta impressionante. Sempre da dati Istat, risulta che nel 1919 esistevano, in tutta la provincia, circa 51mila abitazioni. Tra il 1991 e il 2001 ne sono state costruite 43mila (e nel periodo 1961 – 1971 si è viaggiato al ritmo di oltre 70 mila case a decennio): come dire che in dieci anni si è costruito più o meno quanto era stato fatto in tutti i secoli precedenti. E si parla di casa, senza contare capannoni, negozi e strade.
Qualcosa sta cambiando ma solo nel 2006 sono state realizzate 4600 abitazioni
Un capannone per bambino “Un blocco di cemento di 1.070 metri cubi: è questa la «dote» portata alla provincia di Vicenza, una delle più industrializzate d’Italia, da ogni abitante in più degli anni Novanta. Crescita demografica: più 52 mila abitanti, pari al 3%. Crescita edilizia: più 56 milioni di metri cubi, pari a un capannone largo dieci metri, alto dieci e lungo 560 chilometri” scriveva Gian Antonio Stella sul Corriere della Sera un paio di anni fa. E poco più sotto aggiungeva. “Ogni miliardo di euro di crescita reale è costato un consumo di mille ettari di campagna. E dei 52.150 mila abitanti che risultano essersi aggiunti nel censimento del 2001 a quelli del 1991, addirittura 37.140 sono stranieri. Il che vuol dire che per ogni vicentino in più arrivato nel decennio sono stati tirati su 3.718 metri cubi di calcestruzzo. Pari a un capannone dieci per dieci lungo 37 metri. Può essere questo, lo sviluppo di domani?”. Una domanda che ha ancora tutta la sua attualità.
123 del1 novembre 2008 pag7
mi hanno rimasto solo
numero
Centrosinistra,
la sfida dell’indifferenza Per convincere Vicenza, Variati deve cambiare atteggiamento: dalla cultura dell’aggiustare alla cultura del fare E soprattutto del farlo sapere
di Matteo Rinaldi
P
erché ogni volta che il centrosinistra vince va sempre a finire che governa poco, entusiasma ancora meno e perde regolarmente a ogni elezione successiva? Tento di dare una risposta che aiuti a invertire la tendenza. Il fatto è che, da vicentino, mi sono bastati pochi mesi di governo Variati per farmi tornare forte e chiara la solita sensazione: indipendentemente da quel che faranno, questi rischiano di andare a casa senza lasciare traccia. Vi prego di non prendermi per il solito rompiballe di sinistra, felice di autoflagellarsi e in fondo convinto che sia meglio stare sempre all’opposizione a criticare. Voglio raggiungere l’obiettivo opposto: capire come governare Vicenza senza farsi odiare e combinando qualcosa di buono. La logica di San Francesco Se fermassi cento vicentini per strada chiedendo “Che cosa sta facendo secondo voi il governo
Variati?”, penso che le risposte si dividerebbero così: - (i tifosi avversari); “Sta riparando i danni del centrodestra” 15% (i tifosi a favore); “Boh!” 70% (tutti gli altri). Mi metto volentieri tra i boh. E non perché sono menefreghista. È la stessa risposta che gli italiani davano durante l’ultimo governo Prodi: nessuno capiva quello che il centrosinistra faceva nella sua breve parentesi di potere. La ragione è semplice. La logica seguita dal centrosinistra è sempre la stessa: “Cominciamo riparando i danni dei nostri predecessori”. Una logica da San Francesco in un’epoca sbagliata. Il governo Prodi mise le mani sull’economia “disastrata dal centrodestra” (cito loro). A suon di sacrifici, tagli e tasse, rimise in carreggiata buona parte di quelle incomprensibili cifre che capiscono solo i più attenti lettori del Sole 24 ore. Risultato: applausi dell’Unione Europea e degli economisti. Totale indifferenza dal resto d’Italia. Il governo Variati ha cominciato allo stesso modo, riparando i danni, evidentissimi, che il centrodestra ha combinato in Aim. Agli
occhi dei vicentini però il risultato è lo stesso: indifferenza. Un obiettivo con odore e colore Aim è importante, importantissima, decisiva. Ma i vicentini preferiscono sentirvi ragionare su altro: sicurezza, benessere, qualità della vita. E non per colpa, come credono molti, della cattiva tivù o dell’egoismo. È che sicurezza, benessere e lavoro sono obiettivi facilmente individuabili dagli occhi, dal tatto, perfino dall’odore. Il bilancio Aim invece è un obiettivo lontano, impalpabile, insapore e incolore. Morale: il risanamento di Aim è doveroso ma non conquisterà un cuore né un voto. Per questa ragione Variati deve darsi - e dare alla città - almeno un grande obiettivo. Coinvolgente, forte e palpabile. Il teatro di Hüllweck aveva qualcosa di tutto questo: forza e fisicità. Gli mancava la capacità di coinvolgere, è vero. Ma questa manca soprattutto al centrosinistra. Che a parole vorrebbe far sognare come ai tempi di Kennedy, ma nei fatti fa semplicemente assopire. L’imbarazzo della scelta Darsi un grande obiettivo, dun-
que. Ma quale? C’è solo l’imbarazzo della scelta. Una città pulita, per esempio. Dove i livelli di smog crollino e i nostri figli possano attraversare le strade senza bisogno della protezione civile. Oppure: una città viva, dove ogni sera e ogni fine settimana ci sia da perdere la testa tra iniziative, concerti, mostre. Oppure una città sicura. A partire dalle strade però, dove le vittime, i feriti, le sofferenze sono venti volte più numerose di quelle procurate da ladri e aggressori. Perché nelle nostre strade non passa giornata senza cinque incidenti perfettamente riusciti e altri cinquanta evitati per un soffio. Proseguite voi, in totale libertà. In fondo basta poco. In piazza dei Signori abbiamo scoperto che basta un grande schermo davanti alla basilica impacchettata per trasformare le smorfie dei passanti in sguardi stupiti e sorridenti. Invece del nylon bianco che copre la struttura, oggi gli occhi vedono immagini piacevoli accompagnate da musica a tema. È stato così difficile realizzare questa specie di intervallo che fa tanto antica Rai in versione post moderna, ma pur
sempre dieci volte migliore di un tristissimo lavori in corso? Parlo, spiego, ascolto Una volta scelto l’obiettivo, il centrosinistra dovrà darsi da fare per farlo sapere a tutti. Perché ai vicentini bisogna ripeterle almeno tre volte le cose. Lo dimostra un lavoretto di riparazione (e dagli!) che il comune sta facendo in questi giorni: la sistemazione del manto stradale. Gli stessi che fino a ieri bestemmiavano per le diecimila buche che facevano sobbalzare i loro fuoristrada (e cadere i pochi ciclisti), oggi bestemmiano per le code create dai lavori in corso. Eppure basterebbe mettere un bel cartello con scritto: “Due giorni di pazienza: stiamo riparando la strada per farvi viaggiare più comodi e sicuri.” Morale: se qualcuno crede che basti lavorare in silenzio per farsi apprezzare, è meglio che cambi mestiere. Nella politica di questi anni il fare conta pochissimo se non è accompagnato dal dire. Meglio ancora: dal gridare. Come disse quel tale: “Ragazzi, meglio dare una veloce ripassata alla storia recente, prima che la storia dia una ripassata a noi”.
focus
123 del1 novembre 2008 pag8
numero
Calearo contro i soliti noti L’ex presidente di Assindustria, oggi deputato Pd, a tutto campo sulla sua discesa in politica, sul suo sì alla base Usa e sulle lotte di potere in città
di Alessio Mannino
C
i fa ascoltare le suonerie dei suoi due telefonini: in uno trilla l’inno di Mameli, nell’altro “quello dell’Europa” (la sinfonia n° 9 di Beethoven). Nessuna suoneria di Forza Italia, come malignava il sito Dagospia nell’ultima campagna elettorale. L’ex presidente di Federmeccanica e grande amico di Montezemolo, Massimo Calearo, ci tiene al suo nuovo ruolo di deputato del Partito Democratico. 53 anni, a capo del gruppo di famiglia (produce antenne in quel di Isola Vicentina), Calearo si è lasciato alle spalle l’ultimo, chiacchieratissimo periodo alla guida dell’Associazione Industriali di Vicenza. Un finale di mandato pieno di veleni e polemiche. Su cui oggi vuole fare chiarezza, togliendosi più di qualche sassolino dalle scarpe. E svelando retroscena di cui lui è stato coprotagonista per anni e di cui in passato si era sempre rifiutato di parlare, con noi per primi. Cominciamo dalla sua scelta di campo, che ancora oggi suscita commenti salaci. Secondo lei, che per auto-ammissione non è mai stato di centrosinistra e che dopo due giorni dalla candidatura nel Pd ha ringraziato in diretta a Ballarò “San Clemente Mastella” per aver fatto cadere il governo Prodi, il partito di Veltroni è di sinistra? No. Non è solo di sinistra. Ma cos’è la sinistra oggi? C’è ancora una sinistra? Il Pd è l’unico partito nuovo, moderno, che guarda al futuro. Il riferimento è al Partito Democratico americano, che non si può definire di sinistra. E vorrei spiegare una volta per tutte quel “San Clemente”… Prego. Era riferito a Vicenza. E’ stato grazie alla caduta di Prodi che Variati è diventato sindaco, e che si è evitata l’alleanza trasversale fra la Lega ed ex Ds come Alifuoco, un pout-pourri di interessi nascosti che puntava a candidare la Dal Lago, che avrebbe vinto. Invece adesso la Dal Lago è in parlamento. Il Pd, che ha un anno di vita, è sempre stato vicino alla gente, mentre fino a poco tempo fa vicino alla gente era la Lega. Avendo avuto rapporti istituzionali con la Dal Lago quando era presidente della Provincia, ho capito invece che lei stava coi poteri forti. Sono felicissimo di fare questa esperienza nell’unico partito democratico che c’è in Italia, perché
tutti gli altri sono in mano a padripadroni che non lasciano la libertà di ragionare con la propria testa. Le cito una sua dichiarazione: “Se Berlusconi, nell’ambito del dialogo con l’opposizione, dovesse chiamare, sarebbe mio dovere, per l’interesse dal Paese e del Nordest, rispondere”. Non è che, da uomo di confine fra i poli, sperava in un posto da ministro, visto che prima delle elezioni si parlava di un governo bipartisan per le riforme? Allora, quella frase, detta in quel momento, voleva dire che sui grandi temi non c’è governo o opposizione. Ma questo non significa sposare le idee di questo governo. Il mio è il discorso pragmatico dell’imprenDire di essere favorevole o contrario ditore, a cui non interessa il coloè solo muovere la lingua. La base va re del gatto, ma gli interessa che fatta. Sono favorevole alla base, ma prenda il topo. Io sono un politico da parlamentare devo guardare alle non partitico. Sono un moderato compensazioni per la mia città. Sa da sempre, ho sempre votato libechi è l’unico che potrebbe fare qualrale, e non ho mai votato per Forza cosa per fermare la base? Obama, Italia o per la Lega. Sto col popolo, se diventerà presidente. Ma credo con la gente, che non è né di destra che nella sua scaletta di priorità né di sinistra. E voglio guardare al passerà molto tempo prima che si futuro, non al passato. E il Pd è il occupi di Vicenza… partito del futuro. Ecco, infatti. Restiamo a voi Belle parole, ma in concreto? Democratici italiani. Veltroni Significa avere come obbiettivo viene a Vicenza e alla staml’interesse del Paese, il bene comupa dice che la base ne, non gli interessi si fa. Costa, del Pd particolari. Significa anche lui, ne è l’alpensare ai problemi fiere numero uno. ecologici, allo sviMa l’ex segretario luppo, a chi non ce la cittadino, Dalla fa ad arrivare a fine Variati vuole Pozza, ha dipinto mese, alle piccole e quest’ultimo come medie imprese senza fermare uno che (testuale) la lente dell’ideolo- la base. “umilia la città negia. Non credo gando dignità alla Ma l’interesse del consultazione del Paese è fatto di ci riuscirà 5 ottobre”, mentre tanti interessi, Variati si spinge come metterli fino all’ostruzioinsieme? nismo legale contro i lavori. Di certo non come fa questo goverMa se vi trovate tutti in una no, che regala l’Alitalia a sedici suoi stanza, siete certi di riconoamici e lascia il debito ai cittadini. scervi come iscritti a un unico Veramente a capo di quei separtito? dici c’è un certo Colaninno il Un conto è vivere a Vicenza, un cui figlio è ministro-ombra conto a Roma. Il problema è il recudel Pd. Ma veniamo al caso pero per la città. Costa? E’ un’anoDal Molin. Dopo la consultamalia, ma lui parla da commissario zione indetta dal sindaco Vadel governo, non da esponente del riati, lei disse testualmente: “i Pd. giochi sono fatti. I lavori per Ma lui è lì messo da Prodi prola nuova base non si possono prio perché è del Pd… fermare”. Quando era a capo Non è una situazione semplice, di Assindustria riassunse così è vero. Lavorerò per migliorare i il suo pensiero: “Vicenza anrapporti fra Costa e Variati. Io nel cora non ha capito dei vantagpartito resto un pragmatico. Variati gi che arriveranno”, lodando può fare la sua funzione di sindaco il commissario Paolo Costa opponendosi. Ci riesce? Bene, ma “l’uomo giusto al posto giusto non credo. Il suo problema è il Dal nel momento giusto”. Non la Molin? E’ un problema, certo, ma imbarazza neanche un po’ il non dev’essere l’unico. fatto di essere favorevole alla E’ anche un problema, per lei, base, lei che rappresenta Vigiustificare il mancato indotto cenza in parlamento?
| Massimo Calearo
economico per l’economia vicentina, suo argomento principe per sostenere la Ederle 2. L’appalto è andato alla cooperative emiliane vicine al Pd. Ho ex colleghi di Assindustria, che non sono certo di centrosinistra, felicissimi dell’appalto andato alle Coop. Perché i subappalti andranno a vicentini molto più che se avessero vinto grandi aziende vicentine, che avrebbero subappaltato ai soliti amici degli amici. A proposito di amici e nemici. Quando lei era presidente di Assindustria c’era un gruppo di potere che controllava l’associazione e i suoi media, la Camera di Commercio, la Fiera e aveva molta influenza in Provincia e in Comune. Durante il suo ultimo anno in prorogatio, però, lei ha inferto un colpo decisivo a questo sistema. Puntava alla presidenza della Camera di Commercio: ne valeva la pena al punto di mettere in crisi quel sistema? Vede, io ho fatto due errori. Il primo è stato di voler prorogare il mandato di presidente dell’associazione. Mi era stato chiesto dalla famiglia Amenduni, perché il loro candidato, Adamo Dalla Fontana, era in altre faccende affaccendato. Il secondo è stata la Camera di Commercio. Non era una mia idea, mi è stato chiesto dall’esterno dell’associazione. Il ragionamento che mi è stato fatto era: “tu fra sei mesi scadi, fai qualcosa per la città come presidente della Camera di Commercio”. Ho parlato coi soliti noti, ma loro volevano Dino Menarin (commissario dell’ente camerale nell’ultima fase prima dell’avvento di Mincato, oggi presidente della Fiera, ndr). Sì, mi sono pentito. Anche di aver dato la questione dei media al vicepresidente Michele Amenduni. Ora non mi dica che lei non si sentiva mai col direttore del Giornale di Vicenza… A volte anche due volte al giorno.
Ma non mi sono mai occupato direttamente del giornale. Non ero io a dare ordini di epurare Tizio a favore di Caio. Io mi occupavo di ben altro, come i contratti in Federmeccanica. Lei prima ha citato l’ex consigliere comunale Alifuoco, del Pd anche lui. Al nostro giornale ha smentito di fare parte di questo sistema di potere. Gli è stata fatta la domanda sbagliata. Dovevate chiedergli se conosce l’architetto Candussi, un fidato collaboratore di Gaetano Ingui. E la stessa domanda andrebbe fatta alla Dal Lago. E’ vero che lei è molto vicino al presidente della Banca Popolare di Vicenza, Gianni Zonin, in rotta con gli Amenduni? E’ un amico, sono stato a caccia con lui anche ieri. Ci siamo conosciuti durante la mia presidenza, e non ha mai messo becco negli affari interni dell’associazione, così come io non ho messo becco in quelli della banca. Le cose che si scrivono su lui che mi ha appoggiato contro gli Amenduni sono fantasie. Con lui non parlo di politica, anzi, come si diceva una volta: a tavola niente politica, soldi e religione. Forse soldi sì. Tirando le somme: cosa bisognerebbe fare per evitare che Vicenza sia il perenne terreno di scontro fra potentati economici? Quest’anno ci sono stati già segnali molto forti che vanno in questa direzione. Alla fine il bene vince sempre, sa? Variati ha vinto: chi se lo immaginava? Il nuovo presidente degli industriali Zuccato è una persona per bene, onesta, che si sta facendo. E io mi sono dimesso in tronco perché lui fosse libero, perché non si dicesse che è un mio uomo. Un’operazione fantastica è stata l’elezione di Mincato alla Camera di Commercio: un grazia divina, un regalo della Madonna di Monte Berico. E sono sicuro che ne verranno altri, di segnali.
focus
123 del1 novembre 2008 pag9
numero
La Sartori? Desaparecida L’europarlamentare di Fi da candidata sindaco a consigliere comunale Ma come capo di opposizione è inesistente
C
onsigliere comunale Amalia Sartori detta Lia: assente. L’europarlamentare di Forza Italia battuta da Achille Variati con uno scarto di qualche centinaio di voti (colpa del ritorno del “voto democristiano”, in particolare “delle suore”, commentò a caldo l’1 maggio scorso) è il capo dell’opposizione di centrodestra a Vicenza. Ma più di nome che di fatto. Anzi, diciamo pure che finisce sui giornali in misura di gran lunga maggiore per il titolo di presidente del centro studi palladiano Cisa che non per essere stata la candidata sindaco del Popolo delle Libertà. Per rendersene conto basta farsi una rapida rassegna stampa dei quotidiani della città negli ultimi mesi e dare un’occhiata alla presenza effettiva in consiglio comunale del braccio destro di Giancarlo Galan. Al netto di dichiarazioni rese ai giornalisti per il suo ruolo ufficiale di guida della minoranza, il lavoro effettivamente svolto da Lia è scarso. Documenti consiliari firmati anche da lei sono in realtà preparati dai consiglieri più attivi, ossia Maurizio Franzina per Forza Italia e Francesco Rucco per Alleanza Nazionale. L’“impegno totalizzante” di parlamentare europea, come l’ha definito lei stessa, non le consentono un’attività più assidua che non sia apporre la firma. Va meglio con le conferenze stampa, in cui si fa vedere per rimarcare il fatto che è lei a dare la linea. Ma a parte le questioni Dal Molin, Aim e nomine, per le quali la sua voce s’è fatta sentire (anche con osservazioni ficcanti come quella sulla politicizzazione del vertice Amcps, appaltato all’ex sindaco Quaresimin, o la richiesta di fare piazza pulita, al pari
poi intervista sul Giornale di Vicendell’ex cda, di alcuni dirigenti tecniza in cui dichiara di aver cambiato ci di San Biagio), per il resto non ha idea sul suo futuro: “potrei ricandiassunto posizioni che la rendessero darmi a sindaco”. All’intervistatrice univoco punto di riferimento per i che le chiedeva come mai non si vicentini non variatiani. fosse espressa sui casi degli asses“Va in giro come una trottola”, era sori dimissionari (Quero e Gigliola sua sintesi del primo mese e mezli), la Sartori placidamente rispose: zo di amministrazione Variati. Ma “Sono cose che personalmente non nessuna controproposta. Eccezion mi interessano, a me interessa il fatta, appunto, per Aim (“vogliamo fatto politico”. Peccato non abbia un amministratore unico”) e, prima proferito una parola chiara e decisa della pausa estiva, il siluro contro la nemmeno sotto questo profilo, dato consultazione sulla base Usa, giudiche non sono pervenuti suoi comcata un “costo inutile” e perciò mementi sulla politica delle ordinanze ritevole di un esposto alla Corte dei (invidia?) e neppure, soprattutto, Conti. A settembre un comunicato sulle trame di potere spiattellate da del PdL boccia i primi 100 giorni Giglioli con una pubblica lettera (e dell’era Variati, tacciandoli di insì che sul lato oscuro del palazzo la concludenza e di debolezza. Ma non Lia ne avrebbe di cose da dire, non traccia un percorso di priorità alterfoss’altro per dare addosso ai suoi native. Neppure sul tema di grande nemici in Assindustria successo del governo e nella sua stessa coaliBerlusconi, la sicuzione, leggi Lega Nord rezza. Essenzialmente corrente Dal Lago). perché le è stato scipMa lei, a ottobre, trova pato dall’avversario, Non ha tempo il tempo persino per che con la stagione per seguire presenziare a “Vicenza delle ordinanze cavalla politica Numismatica”, per la ca l’onda dei sindacisezione dedicata a Palsceriffi. locale? ladio. Non lo trova, inIn compenso, grazie Si faccia vece, per seguire passo alla tardiva apertura da parte passo le scelte che via dei festeggiamenti via sta delineando il per il cinquecenteneopresidente Aim, nario del Palladio, si Roberto Fazioli. Cosa pensa la Sarfa riprendere accanto al Presidente tori della vendita di Aim Bonifiche? della Repubblica Giorgio NapoliCosa pensa della rivalorizzazione di tano che passeggia per le vie del Sit? E cosa ha da dire sulla rivalucentro e ammira i siti firmati dallo tazione della situazione economicostorico architetto. Nessuna parola, finanziaria dell’azienda, che sotto tuttavia, sullo spreco di denaro pubquesto punto di vista sembrava esblico (50 mila euro) per garantire la sere stata distrutta dal centrodestra sicurezza del Capo dello Stato, venuquando invece, parola di Fazioli, ha to in visita privata. O ottobre, replay solo “problemi di flussi di cassa”? E dell’accusa sulla giunta nullafacente sulle compensazioni in cambio della e ossessionata dal Dal Molin Usa. E
| Amalia Sartori
base americana che tanto le stanno a cuore, come sta operando? A parte seguire la rischiosa ma efficace strategia di dipingere Variati come il vero capo degli irriducibili del Presidio – un’idea che non è farina del suo sacco, stando alla voce dominante nel centrodestra – è possibile che lasci al consigliere provinciale e dipendente Ederle Roberto Cattaneo il volto del centrodestra favorevole al raddoppio Usa? Il problema è che se non ha tempo per ottemperare all’impegno di consigliere comunale, la Sartori dovrebbe avere la serietà di lasciare il posto a chi il tempo (e la voglia) ce l’ha. Basti rammentare il memorabile intervento che fece nella seduta consiliare del 25 settembre scorso: arrivata tardi in aula dopo che un infuocato dibattito sul Dal Molin si era già concluso, lei si mise a discettare sui ponti di Debba.
Ma Lia ha un’idea particolare della permanenza in politica. Quando le hanno domandato se potrebbe ritentare l’avventura di sindaco, la sua risposta è stata: “perché no? Berlusconi ha perso e vinto più volte. Con le debite proporzioni, io dico: perché no?”. Glielo diciamo noi, perché no. Perché è una cosa da Paese – o da città, fa lo stesso – in caduta libera verso la geriatria avanzata, quella di presentare agli elettori sempre le stesse facce a distanza di anni se non decenni. Ancor peggio se tali facce sono state già state invitate dal popolo a farsi da parte. In Italia invece abbiamo ancora Berlusconi dopo quindici anni, dopo che per due volte era stato battuto da Prodi, anche lui fra i piedi per più di una decade. Ma è pur vero che la Sartori è stata umiliata da un signore che è stato sindaco tre consigli comunali fa. Ah, l’arcitaliana Vicenza. A.M.
focus
123 del1 novembre 2008 pag10
numero
Filogamo Caoduro e i misteri del Boccale Intervista semiseria (e non poteva essere diversamente) al blog satirico più letto della città. Irriverente verso tutti, dal sindaco Achille “Leonida” Variati al questore Giovanni “Von Clausewitz” Sarlo
di Giulio Todescan
N
ella sua unica apparizione pubblica, al festival No Dal Molin lo scorso settembre, si è fatto sostituire da un nano da giardino e ha dialogato tramite un video esilarante con l’ospite della serata, uno del collettivo letterario Wu Ming. Ma è il web – con il blog “Il Boccale dei Vicenza” (http://il-boccale-di-vicenza.noblogs.org) - l’elemento in cui il misterioso Filogamo Caoduro si trova più a suo agio: da lì commenta quotidianamente la politica, locale e non, con dosi di caustica ironia abbondantemente sopra ai limiti consentiti. Sul Boccale si materializzano geniali trasfigurazioni degli abitanti dell’immaginario vicentino: il mite Variati, divenuto idolo delle masse anti-base dopo la bocciatura del referendum da parte del Consiglio di Stato, si tramuta in Achille “Leonida”, il condottiero eroico e brutale del film “300”. “Osannato dalle donne, bramato dagli uomini, il sindaco Achille “Leonida” Variati ha concluso il proprio intervento in Piazza dei Signori - scrive Filogamo - dinnanzi
ad un esercito di 30 legioni composte ciascuna di trecento uomini gridando: «Questa non è una sfida allo Stato, questa non è soltanto democrazia, questa è Sparta!»”. Altra presenza fissa nel Boccale è l’ex assessore ai giovani Arrigo Abalti, rampante esponente di An ritrovatosi, dopo la sconfitta elettorale, sprovvisto di prospettive di carriera, e sbertucciato con la domanda retorica: “Che lavoro fa?”. Padre Olol Jackson - reverendo famoso per i suoi sermoni al Presidio, in cui spesso e volentieri “apre contraddizioni” qui e là - nei giorni in cui il tendone veniva smontato affermava ispirato: «Io distruggerò questo tempio fatto da mani d’uomo e in tre giorni ne edificherò un altro non fatto da mani d’uomo». E un vero affetto lega Filogamo – sorta di Pasquino berico - all’inflessibile neo questore, Giovanni Sarlo. Il quale è tratteggiato come uno stratega militare paracadutato a Vicenza per piegare la resistenza anti base con metodi spicci. Come quando, dopo un colloquio con il noto avvocato Perry Mason, sentenzia: «E’ necessario un cambio di strategia. Per convincere i vicentini bisogna essere disposti ad usare il bastone e la garrota». Con tutte le precauzioni del caso, attraverso diversi passaggi e depistaggi, e dovendo offrire svariati spritz macchiati china agli astuti intermediari che ci hanno messo sulle sue tracce, abbiamo ottenuto
un’intervista con il signor Caoduro: «il pericoloso satiro che terrorizza il capoluogo berico» (ipse dixit). Chi è veramente Filogamo Caoduro? Quando è nato, da dove viene, e soprattutto: dove vuole arrivare? Filogamo Caoduro è un uomo che ama parlare di sé in terza persona. Nasce a Tripoli, e comincia ad avere una certa età. Attualmente risiede in una località non meglio definita tra Lumignano e Ponte di Nanto, impegnato in una ricerca sui piselli di Lumignano volta a smentire le teorie di Gregor Mendel. Se riuscisse ad arrivare a fine mese, sarebbe anche abbastanza. Grazie al Suo blog, si è imposto come intellettuale e commentatore imprescindibile della politica vicentina. Dalle strategie della questura a quelle del movimento No Dal Molin, fino alle gesta di Achille “Leonida” Variati, alla Sua lucida analisi non sfugge nulla. Dove prende le dritte, chi Le gira le soffiate, chi è la Sua Gola Profonda? Come raccontavo di recente in un intervista per l’Onanistic and Pleonastic Review of Books in occasione del ventennale dell’uscita del mio romanzo “Mazzate”, ho contatti tramite chat con una dipendente della questura di Vicenza che utilizza lo pseudonimo di “Linda Lovelance”. Per il resto tiro a indovinare. Facciamo un gioco. Descriva
con una frase i seguenti personaggi della vita politica vicentina: partiamo con “Padre” Olol Jackson. L’oratore più travolgente durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Sidney. Achille “Leonida” Variati. L’unico condottiero che abita ancora con la mamma. So da fonti sicure che la notte del bagno di folla in Piazza dei Signori è stato sgridato perché è rincasato tardi. Giovanni “Von Clausewitz” Sarlo. Un tenero angelo vendicatore. Edoardo “Sun Tzu” Cuozzo. Il miglior compagno di banco che abbia mai avuto. Paolo Costa. Un genio incompreso. Anche da se stesso. Valerio Sorrentino. Ce l’ha ancora con me per una vecchia storia di donne. Roberto Cattaneo. Iroso, collerico, violento, il compagno di bevute ideale. Enrico Hüllweck. Senza il piccolo Heini, il Boccale di Vicenza non sarebbe mai esistito. E’ vero che nei corridoi della Questura il Suo blog è molto letto e apprezzato? Sono in ottimi rapporti coi ragazzi e con le ragazze di Viale Mazzini. Ogni estate, dal mio buen retiro in quel di Tonezza del Cimone, spedisco loro una cartolina.
Se 6 Goloso di Musica e Notizie
Spesso si è interessato alla sorte di Arrigo Abalti, l’ex assessore alle politiche giovanili e ora consigliere comunale di An. Visto il recente caso Quero, Le chiedo: forse l’assessorato ai giovani è la sedia bollente della politica vicentina? Conosco Arrigo Abalti dall’epoca in cui Bruno Conte non interpretava ancora Lucio Battisti, e si parla di molti anni fa. D’altronde credo che avrebbe dovuto aspettarselo: un politico che ha sempre ostacolato le occupazioni prima o poi rimane inoccupato. Dell’ex assessore Quero ho molto apprezzato il suo atto di disobbedienza civile all’etilometro. Credo sia stato frainteso. Così scriveva il 5 aprile: «“Variati e la fascia benedetta: una popolana lo incorona”. Durante la cerimonia, il neoeletto sindaco Achille Leonida Napoleone Variati ha sentenziato: “Dio me l’ha data, guai a chi me la tocca”, mentre con un colpo di mano già si apprestava a firmare il suo primo editto con il quale riportava in vigore la legge Salica e lo Ius Primæ Noctis, e contestualmente dichiarava guerra al Granducato di Toscana. Durerà cinque anni il regno di Leonida? Purché non lo ceda in cambio di un cavallo.
CI PUOI ASCOLTARE
13 notiziari locali e
16 notiziari nazionali al giorno tutto quello che succede a vicenza e provincia tutte le partite del vicenza calcio in diretta
100.300 Vicenza, Bassano, Rosà, Marostica..... 105.600 Schio 104.700 Vallata dell’Astico 99.800 Altopiano di Asiago 107.750 Vallata dell’Agno
quartieri
123 del1 novembre 2008 pag12
numero
ViPiù
quartieri
Mezzanino, indovina chi viene a cena?
Centro storico
A due passi dal Duomo, il centro gestito dall’Associazione Ozanam offre pasti caldi, consulenze e assistenza legale a persone in difficoltà. Oltre mille le presenze ogni settimana
di Andrea Fasulo
A
lle 9 di mattina le due piccole salette sono già tutte piene, la maggior parte delle sedie è occupata e le signore in camice bianco sono nel pieno dell’attività. Al mercoledì ci sono Rosanna, Ester, Albano e Paola. Si distribuiscono caffè e panini; con la marmellata, perché è ora di colazione, ma per chi preferisce il salato oppure ha i denti guasti c’è il mascarpone. Al Mezzanino è così tutti i giorni, festivi compresi. Qui la mattina puoi trovare la ragazza chiusa nel suo giaccone troppo grande a cui hanno rubato le stampelle, il ragazzo nigeriano che sorridendo ti chiede in silenzio un secondo panino, oppure il signore distinto dall’accento romano che preferisce non radersi con i rasoi che vengono distribuiti gratis perché “se non è bi-
lama io non lo uso, grazie”. La signora Giovanna, responsabile di questa piccola grande realtà, non vuole che si faccia il suo cognome perché qui nessuno vuole gratificazioni personali: “Dica solo Il Mezzanino, non contano i nostri nomi e cognomi”. Qui si fa quel che si può con i pochi mezzi a disposizione, ma si fa tanto. Le persone in difficoltà che arrivano sanno di trovare un sorriso, una pacca sulla spalla, ma soprattutto tanto impegno e dedizione nei loro confronti. E un aiuto concreto, di quelli che possono salvare vite altrimenti perdute. E poi le porte sono aperte a tutti, non devi compilare moduli o presentare documenti, nessuno ti chiede da dove vieni. Sì, è vero, alcuni abitanti che risiedono intorno a Contrà della Fascina protestano, raccolgono firme. Ci sono comportamenti poco educati, litigi, schiamazzi, oppure la gente che affolla la strada poco prima che la porta venga aperta. Ma poi se parli con i volontari capisci che è più importante dare a questa gente un aiuto e basta, piuttosto che selezionare i buoni dai cattivi, i tranquilli dagli esagitati.
Il Mezzanino è nato nel 1991 come centro d’ascolto, fondato come emanazione dell’associazione Ozanam da Maria Grazia Vettori. Quando la sua sede si trovava nel palazzo delle Opere Sociali occupava alcune stanze situate tra un piano e l’altro: di qui il nome. Da allora, quando si seguivano una ventina di persone, molto è cambiato. Oggi è ospitato presso alcune stanze messe a disposizione dal vescovo e con le sue circa 1.000 presenze alla settimana è la struttura della città più frequentata dai poveri. La vera forza motrice? I volontari, che crescono di numero ogni anno. Ora sono 65: 52 per la mensa, 11 per la scuola, 2 avvocati. Per lo più sono pensionati, nonni, mamme di famiglia, ma anche giovanissimi, scout, e tanti giovani in età lavorativa che dopo aver staccato dal lavoro vengono qui, indossano il camice e servono la minestra. Sono anche immigrati, che del Mezzanino sono stati magari ospiti e che ora tornano, dopo un percorso virtuoso, come mediatori linguistici e culturali. Anche al di fuori dell’ora di colazione o cena le stanze non sono mai vuote
durante la settimana. C’è il servizio di ascolto indirizzato a senza tetto, immigrati, tossicodipendenti, ex detenuti: gli operatori si danno da fare per risolvere problemi, contattare i servizi sanitari, trovare un lavoro, una casa. Ogni lunedì e venerdì c’è il corso di alfabetizzazione: affollatissimo, tanto che non ci si sta. E lo sportello giuridico, grazie alla presenza di avvocati volontari. E poi, appunto, la mensa per i poveri. Si offre un pasto caldo a immigrati e ad anziani che non sopravvivono con la pensione minima, a disoccupati e a badanti che cercano un luogo d’incontro. “E’ la lezione di Federico Ozanam, il laico beato che nel 1833 fondò la Conferenza di S. Vincenzo de’ Paoli” ci spiega Giovanna, “Il fatto di aiutare tutti i bisognosi senza chiedere nulla in cambio. La nostra identità cristiana è evidente ma non la imponiamo a nessuno, abbiamo rispetto per tutte le religioni e le abitudini”. Oltre alla colazione tutte le mattine, tre volte alla settimana si serve la cena: alle 6 meno un quarto si apre, si fanno due o tre turni perché i posti sono limitati, si accolgono in tutto
circa 130 persone. Una volta al mese i volontari vanno al Banco Alimentare a Verona per fare scorta di riso, pasta, prodotti in scatola. Vengono dalla colletta alimentare o messe a disposizione dall’Unione Europea. I prodotti freschi vengono dal Mercato Ortofrutticolo. Ma qui tutto è frutto della carità: il furgone donato dall’Associazione Industriali, i fondi avuti dalla Fondazione Cariverona. Certo le spese sono notevoli, soprattutto in posate e piatti usa e getta; servirebbero caffè e zucchero, ci sarebbe bisogno di più spazio, ma ci si arrangia come si può. L’importante sono la gioia e l’impegno con cui si fanno le cose, e la cordialità e l’affetto donati a piene mani dai volontari, che chiunque metta piede qui dentro non può fare a meno di notare. E grazie a questo impegno incessante i risultati vengono. Così mentre Giovanna parla squilla il telefono; dall’ente per l’istruzione professionale delle Acli chiamano per avere 20 persone provenienti dalla scuola del Mezzanino da inserire in corsi di formazione. E l’assunzione da parte di una grande azienda del vicentino è assicurata.
CAF UIL
RIVOLGETEVI AL PER LA COMPILAZIONE
730 INTEGRATIVO - UNICO - ICI ISE - RED - PAGHE COLF BADANTI VICENZA-CAF Tel. 0444 564265
ARZIGNANO Tel. 0444 671640
BASSANO Tel. 0424 227593
ALTE CECCATO Tel. 0444 490703
DUEVILLE Tel. 0444 360211
LUGO DI VICENZA Tel. 0445 325146
NOVENTA VICENTINA RECOARO TERME Tel. 0445 780905
SCHIO Tel. 0445 670900
THIENE Tel. 0445 362259
VALDAGNO Tel. 0445 401843
focus
123 del1 novembre 2008 pag13
numero
Un pomeriggio in ludoteca
Mercato Nuovo
Al secondo piano dell’oratorio San Giuseppe, un centro dove i ragazzi della zona (e non solo) possono giocare, disegnare e divertirsi. Sempre senza televisione
di Giulio Todescan In tempi di tagli alla scuola e di riduzione degli orari, in via del Mercato Nuovo esiste uno spazio dove i bambini dai 2 ai 12 anni possono passare i pomeriggi in un ambiente protetto, seguito da degli educatori professionali e soprattutto pieno di giochi: è la Ludoteca Gioco 6, ospitata al secondo piano dell’oratorio di San Giuseppe, sul cui cortile si affaccia con due grandi vetrate. Una realtà gestita dalla cooperativa sociale “Cosmo”, convenzionata
Autoproduzione individuale Autonomia energetica Microgenerazione diffusa
con il Comune. La stessa cooperativa che in passato ha gestito la ludoteca ora chiusa di contrà Barche, e quella di via Turra. «La ludoteca esiste dal 1985, nacque a Villaggio del Sole, poi si spostò a San Lazzaro, fino ad approdare qui – racconta Francesco Corato, che insieme a Giorgia Marchetti è animatore e responsabile dello spazio -. Siamo aperti da ottobre a maggio, dal lunedì al giovedì tutto il pomeriggio, dalle quattro alle sette. La nostra convenzione con il Comune scade a dicembre, poi forse il Comune indirà un nuovo bando. Noi speriamo in un rinnovo». Capitarci verso le sei di sera significa essere catapultati nel caos creativo espresso da decine di bambini, ma ci sono anche molte mamme, papà, nonne che tra-
scorrono qualche ora con i pargoli, fra le pareti coloratissime, disegnate ovviamente dai bambini stessi. In questi giorni sono tutti molto impegnati nel creare le zucche e gli addobbi di Halloween. E sulle scale campeggia una spettrale zucca illuminata da una candela. «La ludoteca nasce come uno spazio non strutturato, dove il bambino può esprimersi come vuole, con l’unica regola di non rompere i giochi – prosegue Francesco -. Ci sono tre stanze, una per i piccoli, una per i più grandi e una terza dedicata ai lego e alle costruzioni in generale. Poi c’è la stanza laboratorio, l’unica in cui il gioco è strutturato: in novembre si realizzeranno oggetti ispirati a “Momo” di Michael Ende, una storia molto legata al tema del tempo». Altre volte è
stato qualche genitore a portare i suoi “saperi” al laboratorio: Francesco cita il caso di un papà cuoco che ha fatto familiarizzare i bambini con pentole e dolci. Ai due educatori si affianca una psicologa, la dottoressa Laura Costa: ogni martedì è in ludoteca per ascoltare i genitori, dando indicazioni educative ed offrendo un’occasione per confrontarsi sui problemi grandi e piccoli della crescita. Di certo, per i genitori che lavorano, questo spazio può essere una buona soluzione per far trascorrere ai bambini qualche ora in un ambiente “gestito”, ma che è tutt’altro che un “parcheggio”: «Per i genitori è diventato un punto di forza su cui possono contare, sia se lavorano sia se devono uscire di casa per fare la spesa o quant’altro. Si evita di
SOLARCOM Eco-Energy Management®
portare il figlio a casa degli amici, qui ci sono più giochi, più amici e per nostra scelta non c’è la televisione e nemmeno i videogiochi». La prima volta è gratuita, funziona come prova. Se si decide di iscrivere il bambino basta compilare un modulo e si acquista una tessera che da diritto a dieci ingressi, al modico costo di otto euro. Sono previste poi agevolazioni per le famiglie numerose: se si portano due fratelli, la tessera del primo costa sei euro, e quella del secondo appena tre. Sono circa cento gli iscritti alla ludoteca: in media ogni giorno ce ne sono venticinque, per la maggior parte dai cinque ai sei anni di età. Molti da S. Giuseppe e S. Lazzaro, ma qualcuno viene alla Ludoteca Gioco 6 da Creazzo, Caldogno, Costabissara.
Certezza dell’approvvigionamento Remunerazione economica Zero emissioni
SOLARE FOTOVOLTAICO Un sistema solare fotovoltaico è un sistema di conversione, produzione e distribuzione di energia elettrica direttamente dalla radiazione solare, per il quale è necessaria, indispensabile e imprescindibile un’adeguata progettazione professionale tecnica e altamente specializzata. Affidarsi a competenze qualificate, consente di avere la certezza delle previsioni attese! SOLARCOM Eco-Energy Management® propone e svolge i seguenti servizi: º PROGETTAZIONE TECNICA PRELIMINARE ED ESECUTIVA º DIREZIONE CANTIERI º CONSULENZA º STUDI DI FATTIBILITA’ º STESURA PRATICHE&COMPILAZIONE DOMANDE PER INCENTIVI º PREVENTIVAZIONE º FORMAZIONE
Via Filzi, 56 - 36051 Creazzo (VI) - Tel/fax 0444 276284 - Cell. 348 3435843 - www.solarcom.it - info@solarcom.it
quartieri
123 del1 novembre 2008 pag14
numero
Una “fontana” a misura di skater
San Paolo
La struttura abbandonata di fronte al palazzetto dello sport di via Goldoni riprende vita grazie alla buona volontà di un gruppo di giovani del quartiere
| Il Grove Team all’opera per ripulire la fontana di via Goldoni
di Tommaso Quaggio
I
n una città dove gli spazi dedicati ai giovani sono sempre meno e dove gli impianti sportivi tardano a rinnovarsi, ecco che l’ingegno e la creatività trovano libero sfogo. Il luogo è la cosiddetta “fontana abbandonata” che si trova di fronte al palazzetto dello sport di via Goldoni, oggi PalaRewatt. Una sorta di summa di quadrati di cemento grezzo mal conservati realizzati negli anni ’70 e che nel panorama sportivo del quartiere - nel raggio di cento metri sorgono, oltre al palazzetto, il campo di atletica “Perraro” e le piscine comunali di viale Ferrarin - rappresenta un vero pugno negli occhi. E proprio qui alcuni ragazzi del quartiere hanno deciso di salvare questo luogo abbandonato e trasformarlo in una piccola pista da skateboard. Prima però si sono rimboccati le maniche e hanno ripulito la nuova pista da foglie, bottiglie e lattine. “Facciamo di necessità virtù — raccontano i ragazzi del quartiere San Paolo celati dietro il nome del loro gruppo Grove Team —. Siamo stanchi di vedere questo luogo abbandonato. Gli spazi per fare skate sono davvero pochi e non è certo facile praticare questo sport in città. Non si sa mai quale può essere
La proposta di questo gruppo di la reazione della gente. Grow naragazzi è semplice ed efficace: sce nella primavera di quest’anno trasformare questo piccolo spazio dall’unione di un gruppo di artiabbandonato da anni da tutte le sti (Umberto, Claudia, Andrea, amministrazioni trasformandolo Giuseppe) e designers (Massimo in un piccolo luogo di ritrovo. E il Domenico e Giulia) vicentini actutto quasi senza spendere una lira comunati dalla condivisione degli da parte del Comune. “Potremmo stessi punti di vista sull’interpresistemate tutto noi — continuano i tazione della contemporaneità e ragazzi —; colorare tutto e magari dalla passione comune per l’Arte abbellirlo con qualche nostra idea. Contemporanea e per gli sport alQuello che dovrebbe fare il comuternativi (skateboard, snowboard ne magari sarebbe solo una sistee surf ). Come punto di ritrovo mazione alla pavimentazione”. abbiamo scelto la fontana in diL’altra campana, ovvero l’assessosuso del palazzetto dello sport nel re allo sport Umberto quartiere di S. Paolo. Nicolai, si dice diNessuno lo ha mai sposto ad accogliere riutilizzato questo un’eventuale richiespazio e la fontana Potremmo sta dei ragazzi. “Fanon è mai entrata in rei fatica a chiamare funzione. Certo non sistemare quella struttura una è il massimo per ska- tutto noi fontana — commenta teare, sarebbe da ricolorando Nicolai —: Che quel sistemare tutta la pae abbellendo posto sia da sistemavimentazione ma ci re è fuori di dubbio e accontentiamo. Non la fontana questa proposta dei è la prima volta che ragazzi del quartieci rimbocchiamo le re mi sembra una maniche”. cosa interessante. Spero di aver Un esempio? “Eravamo stanchi di modo di chiacchierare con quevedere scritte offensive sul muro sto gruppo di sportivi per trovare di cemento che corre lungo via una soluzione. Vista la prossima Goldoni e così abbiamo deciso apertura dello skatepark del parco di cancellare tutto e ridipingere Fornaci un nuovo progetto potrebil muro a nostre spese”. In realtà be aiutare tutti gli appassionati di per questo pezzo di cemento nequesto sport che tra l’altro potrebgli anni passati era stata avanzata be fare il suo esordio alle prossime una proposta da parte del Vicenza Olimpiadi di Londra del 2012”. Volly: realizzare un piccolo campo La speranza ovviamente è quella da beach volley da utilizzare nel di poter finalmente vedere riconperiodo estivo magari anche come vertita questa bruttura facendola terreno per le competizioni di stadiventare davvero un luogo dove gione. Tutto però è rimasto in un fare sport e poter stare insieme. cassetto.
SCUOLA D’ARTE E MESTIERI DI VICENZA formazione dal 1858 Bando per l’ammissione al progetto formativo
“ INVESTIAMO PER IL VOSTRO FUTURO”
operatore nell’incastonatura cod. 39/1/4/1010/2008 POR FSE 2007/2013 Ob.CRO Asse II Occupabilità.Avviso Utenza Disoccupata – Anno 2008 Delibera Giunta Regionale del Veneto n. 1010 del 06/05/2008. Progetto cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo e selezionato nel quadro del Programma Operativo Cofinanziato dal fondo Sociale Europeo e sulla base dei criteri di valutazione approvati dal comitato di sorveglianza del Programma. Corso approvato con DDR n1165 del 17/09/2008
corso gratuito a scopo occupazionale Durata 700 ore di cui 330 di stage aziendale Rivolto a 10 persone Requisiti di ammissione: inoccupati e/o disoccupati limite di età – nessuno titolo di studio qualifica professionale le domande dovranno pervenire alla Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza in via Rossini 60 ( ingresso via Nicotera 19)
entro il 25 novembre 2008
complete di: dati anagrafici, codice fiscale, indirizzo e recapito telefonico, curriculum vitae, titolo di studio foto tessera certificazione dello stato di disoccupazione, documento di identità personale lʼammissione al corso limitatamente ai posti disponibili avverrà in base ad una graduatoria determinata da unʼapposita commissione. la selezione per le persone in possesso dei requisiti presso la sede della Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza Il 26 e 27 novembre con il seguente orario dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle
SCUOLA D’ARTE E MESTIERI DI VICENZA
Via Rossini, 60 - 36100 Vicenza - telefono 0444 960500 - fax 0444 963392 e-mail: Info@scuolartemestieri.org http:/www.scuolartemestieri.org
Palestra
PHISIOFITsrl (ex Anima e Corpo)
Centro fitness con sauna dalle 9.00 alle 22.00
FICAZIONEHIP POPSANDA FICAZIONEHIP POPSANDABRASILIANO BRASILIANOFF ARATEPILATESTONIFICAZIONEHIP POPSA NNASTICATAI CHIKARATEPILATESTONIFIC EROBICALATINOGINNASTICATAI CHIKARA FU SHAOLINYOGAAEROBICA A LATINOGINNA Palestra WING CHUNKUNG FU SHAOLINYOGAAER A PHISIOFIT RASILIANOFUNKYWING Y CHUNKUNG FU EHIP POPSANDABRASILIANOFUNKYWIN Y PILATES PERSONAL PILATES
PERSONAL TRAINER CORSI DI AEROBICA E TONIFICAZIONE HIP POP, FUNKY,YOGA CORSI DI BALLO: LATINO AMERICANO da lunedì a venerdì ore 20,30 BRASILIANI mercoledì ore 21,00 BALLI DI GRUPPO martedì ore 21,00 ARTE MARZIALI: KARATE,TAI CHI WING CHUN SANDA, KUNG FU SHAOLIN CENTRO SPECIALIZZATO GINNASTICA VERTEBRALE RECUPERO POST OPERATORIO CURA PER IL MAL DI SCHIENA
NUOVO STAFF Per i nuovi iscritti primo mese in omaggio
srl
via Monte Zovetto,63 36100 Vicenza tel-fax 0444 961892 AMPIO PARCHEGGIO
www.laviadeltaichi.it TAIJI QUAN – TAI CHI CHUAN Nato in Cina come arte marziale, oggi il Taiji Quan (si scrive anche Tai Chi Chuan) viene prevalentemente studiato e praticato nel suo aspetto energetico e meditativo. Tutti i movimenti rispettano alcune regole posturali molto utili al nostro corpo. Si creano così le idonee condizioni che favoriscono una migliore circolazione dell’energia intrinseca che i cinesi chiamano QI. Una corretta circolazione del QI esplica la sua azione positiva sul sistema nervoso centrale, sulle ghiandole e sugli organi interni, sulle articolazioni e sui muscoli. Esercizi e forme possono essere praticati da tutti IL PROGRAMMA Il programma di Taiji Quan del primo corso verte sull’apprendimento della forma 24, nei corsi successivi si studiano le forme con la spada e la forma Yang tradizionale così come trasmessa da Yang Chen Fu. Le serate teoriche introducono alcuni elementi di Medicina Tradizionale Cinese in riferimento al Taiji Quan ed al Qi Gong. Ai corsi si affiancano le spiegazioni con le esecuzioni delle applicazioni marziali del Taiji Quan, accompagnati dagli esercizi eseguiti in coppia di Tui Shou e Da Lu. Nel programma di Qi Gong si seguono prevalentemente gli esercizi di Qi Gong del maestro taoista dott. Zhao Min
Hua. Il dott. Zhao Min Hua si è laureato nel 1977 a Pecchino in Medicina Tradizionale Cinese ed ha esercitato per più di vent’anni la professione di medico primario nel maggiore ospedale di Pecchino. Nel Qi Gong viene dedicata grande cura ai piccoli movimenti e grande attenzione alla postura: per meglio percepire e promuovere la circolazione del Qi in tutto il corpo. Per maggiori dettagli visita il nostro sito: www.laviadeltaichi.it nella sezione Qi Gong.
Una precisa classificazione si basa sulla posizione assunta dal corpo durante la pratica, possiamo quindi parlare di wogong (posizione distesa), zugong (posizione seduta), zhanggong (in piedi) e di xinggong (in movimento). I
praticanti trovano, attraverso le pratiche del Taiji Quan e del Qi Gong, una maggior resistenza allo stress, un maggior equilibrio psicofisico e una piacevole sensazione di armonia e benessere.
“L’uomo è generato dall’unione del Qi proveniente dal Cielo e dalla Terra, questo collega l’uomo a tutto ciò che esiste nell’universo”. Lo scopo principale della disciplina della nostra scuola è di rafforzare tale legame, per poter migliorare l’adattamento dell’uomo alla natura ma ancor di più, oggi, al mondo veloce e frenetico in cui viviamo. QI GONG-CHI KUNG In Cina con il termine Qi Gong (si scrive anche Chi Kung) vengono indicati gli esercizi il cui scopo è il miglioramento della circolazione dell’energia Qi in tutto il corpo (come avviene anche per il Taiji Quan). Qi Gong significa letteralmente lavorare (Gong) con l’energia (Qi). La pratica di quest’arte, vecchia da secoli, è stata codificata in molteplici stili, alcuni dei quali hanno scopo esclusivamente terapeutico ed eventualmente meditativo, mentre altri, come il Taiji Quan, sono suscettibili di utilizzazione anche come vera e propria arte marziale.
*** Flavio Toniolo, ha iniziato gli studi del Taiji Quan nel 1983 studiando con lezioni individuali in Italia ed all’estero con i maggiori esponenti di quest’arte. Organizza in diversi periodi dell’anno seminari a tema con importanti maestri cinesi nell’ambito del Taiji Quan e del Qi Gong. Maestro Caposcuola della P.W.K.A. (Professional Wushu Kungfu Association), da diversi anni continua il suo arricchimento formativo in particolar modo nell’ambito del Qi Gong e della Medicina Tradizionale Cinese anche attraverso viaggi e permanenze in Cina. Pratica quotidianamente ed insegna dal 1989 nei centri di Vicenza e Verona.
Vieni a trovarci e partecipa AD UNA LEZIONE DI PROVA GRATUITA CORSI PRINCIPIANTI: MARTEDÌ sera 20,30-22,30 SABATO mattina 10,00-12,00 c/o Palestra ANIMA & CORPO via Monte Zovetto, 63 – Vicenza
ISCRIZIONI APERTE Corsi da ottobre a giugno
INFOLINE 347 1466845 346 5155707
Visita il nostro sito web
www.laviadeltaichi.it e-mail: info@laviadeltaichi.it La via del T’ai Chi è una scuola specialistica di Tai Chi Chuan stile Yang diretta dal M° Flavio Toniolo
SCUOLA D’ARTE E MESTIERI DI VICENZA formazione dal 1858 Bando per l’ammissione al progetto formativo
“ INVESTIAMO PER IL VOSTRO FUTURO”
tecnico modellista per la pelletteria cod. 39/1/4/1010/2008 POR FSE 2007/2013 Ob.CRO Asse II Occupabilità.Avviso Utenza Disoccupata – Anno 2008 Delibera Giunta Regionale del Veneto n. 1010 del 06/05/2008. Progetto cofinanziato dal Fondo Sociale Europeo e selezionato nel quadro del Programma Operativo Cofinanziato dal fondo Sociale Europeo e sulla base dei criteri di valutazione approvati dal comitato di sorveglianza del Programma. Corso approvato con DDR n1165 del 17/09/2008
corso gratuito a scopo occupazionale Durata 700 ore di cui 330 di stage aziendale Rivolto a 10 persone Requisiti di ammissione: inoccupati e/o disoccupati limite di età – nessuno titolo di studio diploma di maturità le domande dovranno pervenire alla Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza in via Rossini 60 ( ingresso via Nicotera 19)
entro il 17 dicembre 2008
complete di: dati anagrafici, codice fiscale, indirizzo e recapito telefonico, curriculum vitae, titolo di studio foto tessera certificazione dello stato di disoccupazione, documento di identità personale lʼammissione al corso limitatamente ai posti disponibili avverrà in base ad una graduatoria determinata da unʼapposita commissione. la selezione per le persone in possesso dei requisiti presso la sede della Scuola d’Arte e Mestieri di Vicenza Il 26 e 27 novembre con il seguente orario dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle
SCUOLA D’ARTE E MESTIERI DI VICENZA Via Rossini, 60 - 36100 Vicenza - telefono 0444 960500 - fax 0444 963392 e-mail: Info@scuolartemestieri.org http:/www.scuolartemestieri.org
cultura
123 del1 novembre 2008 pag19
numero
ViPiù
cultura
1918 - 2008 I 90 anni della Grande Guerra Mauro Passarin, conservatore del museo del Risorgimento, rievoca momenti chiave e aspetti inediti della Grande Guerra: i profughi, le retrovie, le battaglie dimenticate.
| Sopra fortificazioni restaurate sul monte Novegno. A sinistra il forte del Verena. Al centro soldati sul Grappa
il profugato non si era mai visto in nessuna delle guerre precedenti. Con la prima guerra mondiale vengono invece evacuati tutto l’Altopiano di Asiago, tutta la ValdastiSi è calcolato che nel vicentico, la Val Posina fino ad Arsiero, e no hanno combattuto milioni anche alcune contrade di Valli del di persone. È così? Pasubio e di Recoaro. Su tutto il re“Guardi, l’Italia all’inizio della sto della provincia c’erano servizi Guerra ha 800 mila soldati. Quanlogistici imponenti, basti pensare do la guerra finisce l’esercito conta che sul fronte vicentino c’era ciroltre 5 milioni di militari arruolati, ca un milione di soldati, 600 mila su un potenziale di circa 7 milioni italiani e 400 mila austriaci. Per di persone arruolabili. Di questi fare un raffronto che non ha valo5 milioni, l’esercito operante era re scientifico, ma che rende bene di 4 milioni e 200mila soldati. l’idea, teniamo conto che oggi l’inDi questi, 3 milioni e 300mila si tero Altopiano dei Sette Comuni, sono alternati alla difesa del froncon tutto lo sviluppo che c’è stato te vicentino. La cosa straordinaria, negli ultimi anni, arriva a 21mila poi, è che di qua passano anche abitanti. Allora ce n’erano un mi130mila francesi, 110mila inglesi, lione, che vivevano in 3800 americani, imcondizioni disumane, pegnati soprattutto che avevano bisogno con funzioni di logidi mangiare, di andare stica, e 12 mila cecoin bagno, e soprattutto slovacchi. E pare che Sull’Altopiano di bere. E quella è una l’idea della Cecoslo- si è combattuta delle zone più aride vacchia come naziola più grande che ci siano. E infatti ne moderna sia nata battaglia pensiamo a tutti gli proprio qui, anche se acquedotti, le telefequesto è ancora da di montagna riche, le strade che approfondire. Tutto della storia sono state costruite questo in una città in quegli anni. Sulche all’epoca avel’Altopiano hanno va poco più di 40 costruito qualcosa come 500 chimila abitanti. Il fatto è che Vicenlometri di strade: per alcuni anni za aveva un’importanza strategica è stata la zona con la più elevata determinante, e infatti qua c’era il densità viaria del mondo”. comando della Prima Armata”.
dal forte Verena. Del resto, basta vedere dove passa ancora oggi il confine tra Veneto e Trentino.
di Luca Matteazzi
“L
a Grande Guerra è l’evento storico più sentito. Quello che, soprattutto nelle nostre comunità, è più ricordato nella memoria collettiva; e c’è una sensibilità diffusa verso le varie iniziative che la ricordano”. Mauro Passarin, conservatore del museo del Risorgimento e della Resistenza, di Monte Berico in questi giorni è indaffaratissimo: il 4 novembre cade il novantesimo anniversario della fine della prima guerra mondiale, e le iniziative e le commemorazioni non gli lasciano un minuto libero. Del resto, come lui stesso ricorda, nessun evento storico ha segnato il territorio e la società vicentini come il conflitto 15-18, che proprio sulle nostre montagne ha vissuto alcuni dei momenti più significativi. È corretto dire che la prima guerra mondiale è cominciata nel vicentino? “Non solo è corretto, ma si può dire che l’Altopiano è l’unica zona che conosce combattimenti dal primo all’ultimo giorno di guerra; per tutti i 41 mesi del conflitto, dal maggio del ‘15 al novembre del ‘18, si è combattuto sempre, e questo vale un po’ per tutte le Prealpi vicentine. Il 24 maggio, la prima offensiva parte dall’Altopiano, e la tradizione storica vuole che il primo colpo di cannone italiano sia stato sparato
Quanto ha inciso tutto questo sul territorio, sulla vita concreta delle persone? “Tutta la parte nord della provincia è stata evacuata, e questo era un fenomeno inedito dalle nostre parti:
Questo in montagna. Nel resto della provincia come sono andate le cose? “Ci sono stati comuni che hanno ospitato i profughi, come Malo, Montegalda, o Noventa. A Noven-
ta, ad esempio, si è riunito il consiglio comunale di Asiago fino ad un anno e mezzo dopo la fine della guerra. E ancora oggi nel Basso Vicentino ci sono cognomi e tratti somatici che rivelano la parentela con i cimbri dell’Altopiano”. E per quanto riguarda Vicenza città? “Vicenza è stata considerata fin da subito zona di guerra. Al museo c’è un documento eccezionale con la progettazione del campo trincerato della città. E avevano cominciato a realizzarlo: nella zona a nord, a Vivaro, Polegge, Cresole è pieno di trincee, anche se oggi vengono scambiati per fossi. Ma tutto il territorio viene usato intensamente. Il seminario vescovile, ad esempio, era un ospedale, e proprio l’ultimo restauro ha riportato alla luce le due croci rosse che ci sono sulla facciata e che risalgono proprio a quegli anni. Non parliamo poi della riconversione delle fabbriche a scopi bellici, o dell’economia di interi paesi convertiti all’ospitalità e all’assistenza dei soldati e dei profughi”. Tra i tanti che si possono citare, qual è secondo lei l’episodio simbolo della Grande Guerra nel vicentino? “L’episodio determinante per le sorti del conflitto è sicuramente l’offensiva austro-ungarica della primavera del 1916. Al di là di tutta la retorica sulla spedizione punitiva, quello era il tentativo del loro esercito, che da un anno era bloccato sull’Isonzo, di sfondare il fronte e prendere alle spalle le forze ita-
liane scendendo verso la pianura vicentina. È durato pochi giorni, ma è stato un attacco decisivo. Ed è interessante anche perché è stata la più grande battaglia di montagna della prima guerra mondiale, forse anche la più grande battaglia di montagna di tutti i tempi. È questo l’episodio chiave, quello che ha fatto tremare anche le popolazioni delle pianure, perché gli austriaci sono arrivati fino ad Arsiero e Velo d’Astico, cioè fino al fondovalle. Dal punto di vista della memoria storica, poi, c’è la battaglia dell’Ortigara, tra il 10 e il 19 luglio del 1917, che è considerata il Calvario degli alpini e che è costata decine di migliaia di feriti, morti e dispersi. C’è questa voce dei dispersi che è sempre un po’ ambigua, nel senso che non si sa mai dove sono finiti, anche se è facile immaginarlo: dopo un attacco o un bombardamento, i soccorritori entravano nel campo di battaglia con i secchi per raccogliere quello che trovavano, non con le barelle. Dove vuole che siano finiti i dispersi”. C’è invece un episodio sottovalutato? Forse la battaglia del Novegno, che per l’importanza che ha avuto è un po’ meno considerata. Invece uno dei luoghi in cui viene fermata l’offensiva del 1916 è proprio il Novegno, tanto è vero che la storiografia austriaca l’ha battezzato come “l’ultimo monte”, perché lì erano davvero ad un passo dalla pianura. Ecco, questa montagna e questa battaglia, fino agli ultimi anni, sono stati un po’ meno considerati.
cultura
123 del1 novembre 2008 pag20
numero
Palladio 500 Turisti per caso Luci e ombre della più importante mostra vicentina degli ultimi anni nel racconto di due “turisti” qualunque. Bella l’esposizione, qualche pecca nell’organizzazione
di Andrea Alba La mostra palladiana, il grande evento culturale vicentino del 2008 è un percorso che sorprende il visitatore. Grandiosa e inaspettata per certi aspetti - come l’ “umanizzazione” del grande architetto, con la descrizione oltre che dei successi, anche degli insuccessi - “pecca” di errori grossolani in altri momenti, difetto probabilmente congenito alla realizzazione in una città non abituata a progetti di questo calibro. L’abbiamo fatta raccontare, con parole loro, a Marco e Annalisa, due ragazzi residenti nell’hinterland e in una provincia vicina, che quotidianamente “vivono” Vicenza. Cosa ti ha colpito nella visita? M.: L’inizio è stato un flop. Sono arrivato un minuto prima delle 18 di un giorno feriale, ho fatto appena a tempo a comprare i biglietti per me e lei: la biglietteria chiudeva a quell’ora, cosa peraltro non segnalata sul volantino. Sul pieghevole è segnata “apertura fino alle 19”, ma non si dice che il riferimento è alla visita delle sale. Il biglietto andava comprato prima. Sul momento non è stato piacevole: e poi, come si fa a chiudere una mostra così alla sera? La gente che lavora o va a vederla il fine settimana, o se la scorda.
Al di là della biglietteria, entriamo nelle sale. M.: Ottima, davvero, la “guida” audio che viene fornita all’ingresso, gratuitamente. Ti porta passo passo, spiegando in profondità fatti, antefatti e aneddoti che altrimenti sfuggirebbero. Stupendi, inoltre, i disegni autografi. A.: Nella prima sala, mi è piaciuto molto che parlassero anche dell’infanzia e giovinezza di Palladio. La “vicentinità” attuale ne fa già un grande architetto, fatto e finito, invece è giusto riconoscere che è partito dal basso. Anche l’iscrizione a quella sorta di “sindacato”, quand’era ancora scalpellino: a me ha fatto un’ottima, inedita impressione il percorso a ritroso. “Pollice in su” anche per la voce narrante, audio, e per i modellini, molto ben fatti. Come valuti l’allestimento, la scelta di cosa proporre ai visitatori, i temi trattati? M.: Per certi aspetti, il percorso ti “sorprende” davvero. Ascoltando il racconto che viene fatto e la descrizione delle opere e dei committenti dell’architetto, ci si cala in una Vicenza che oggi è semplicemente impossibile da concepire: un borgo violento, con angoli bui e sporchi e famiglie patrizie in lotta perenne, una città dove quotidianamente i popolani risolvevano le questioni con il coltello e i nobili con la spada; un centro ricco di commerci e circondato di campagne, in cui Ponte degli Angeli era contemporaneamente un porto fluviale e il confine fra città e campi coltivati. Contem-
poraneamente, viene da sorridere riconoscendo alcuni aspetti che sono rimasti nel “dna” vicentino di oggi: i nobili berici si distinguevano da tutti gli altri perché facevano i conti “da sé”, erano molto meticolosi nel tenere nota di quanto oro entrava e usciva. Lo testimoniano i registri dell’epoca, in cui si conteggiano con precisione i pagamenti a Palladio. A.: Entrando nelle sale, ti immergi nel mondo dell’architetto. Anzi, dell’”uomo” Palladio: molto bello che accanto alle sue vittorie – la Rotonda, villa Barbaro, la sua capacità di mediare coi committenti e di riuscire a dare vita a una vera e propria corrente artistica – ci siano anche le sconfitte. Ad esempio il ponte di Rialto: lui l’aveva progettato, ma era una soluzione architettonica che non reggeva e gli venne bocciata. Insomma, viene fuori anche l’uomo, l’idealista. Dopo le luci, le ombre? M.: Quando si fa una mostra e si curano così tanti particolari nel dettaglio, bisognerebbe cercare di non sbagliare cose apparentemente secondarie ma fondamentali. Erano le 18.15 quando una assistente di sala, ha iniziato a dirci “ragazzi, guardate che vi manca ancora tanto a finire il giro, affrettatevi che alle 19 chiudiamo”. Lo ha fatto in tutte le sale, e sempre senza perderci di vista. A.: E’ vero, “entri” in un mondo diverso dal tuo, ti cali nel percorso espositivo, e c’è questa che viene continuamente a seccarti. Lei ma anche altri ci tenevano d’occhio in
modo eccessivo pure quando ci avvicinavamo alle opere, neanche fossimo dei malintenzionati. Beh, forse è colpa nostra che siamo arrivati tardi, durante il giorno sarà meglio. Ma le 18.15 si possono definire “tardi”? Secondo me, qui spunta fuori lo “spirito” di Vicenza città: “beo beo, femo tutto noialtri”, però alle sette tutti a letto. La cosa che ti ha colpito di più, di “Palladio 500”. M.: La mostra è bella nell’insieme, perché “racconta” Andrea Palladio in un modo che non ti aspetti. Non c’è una cosa specifica; ad esempio mi hanno sorpreso i disegni autografi, preziosissimi, con le ricostruzioni delle battaglie e degli schieramenti del “De Bello Gallico” di Cesare. Un lato del tutto sconosciuto del grande architetto, che non ha mai edificato nulla di militare. A.: La stanza con la “lavagna”, geniale. Un grande pannello nero in cui, coi gessetti, i curatori spiegano in poche schematizzazioni il “segreto” del successo di Palladio: una sala con misure “standard” che veniva riproposta raddoppiata o triplicata
a seconda intendesse costruire una casa, una villa di campagna, un palazzo di città. Sempre con lo stesso “mattone” di base. Se l’inizio non è stato dei migliori, il finale? M.: Non più positivo dell’inizio, alle 18.59 nell’ultima sala i soliti assistenti ci hanno messo fretta per uscire spiegando che “scattava l’allarme in automatico”. E’ sicuramente vero, non voglio questionare, ma mi ha lasciato perplesso. Mi piacerebbe tornarci, portando altri amici: mi piace pensare che nella mia città ci sia un percorso culturale così bello e per una volta internazionale, di cui posso andar fiero. A.: Uscire dalla mostra, di sera, non è piacevole. Perché esci da un mondo fatto di grandi uomini e di cultura, e ti trovi in un Corso Palladio dove alle 19 non c’è più nessuno e chiude tutto. L’impressione di “vita” che il percorso ti aveva dato improvvisamente si squaglia come neve al sole nella scarsissima vitalità di oggi. Naturalmente, però, questo non dipende dalla mostra.
cultura
123 del1 novembre 2008 pag21
numero
ViPiùtavole del mondo
Stoffe, ambra e cioccolato L’Europa scende in piazza Quarta edizione della mostra mercato che porta in piazza dei Signori specialità gastronomiche e artigianato da tutta Europa. Sono in arrivo quasi cento espositori
| Un’immagine dell’edizione scorsa
C
on quasi cento espositori provenienti un po’ da tutta Europa, torna per la quarta volta ad animare il centro storico della città la manifestazione “Europa in Piazza”, una grande mostra mercato di prodotti tipici, artigianato e curiosità organizzata dall’associazione Il Tritone e dal Comune. Per tutto il fine settimana dell’1 e del 2 novembre,dalle 9 di mattina fino al tramonto, piazza dei Signori sarà una grande rassegna di specialità francesi, austriache, tedesche, inglesi, spagnole, svizzere, polacche, irlandesi, finlandesi, norvegesi e anche italiane, in particolare da Piemonte, Lombardia, Trentino, Sicilia e Puglia:
cibi e oggetti inusuali, che potrebbero anche essere una buona idea per chi volesse giocare d’anticipo con i regali delle imminenti feste natalizie. I visitatori potranno dunque trovare nel “salotto” della città stoffe provenzali, foulard di Lione, porcellane dell’associazione vasai dello Staffordshire e cristalli di Barmoral, candele romene a forma di frutta, ambra della Polonia, catene placate in oro, pelli finlandesi, quadri artistici, bambole, legni lavorati e articoli per la casa. Largo spazio sarà dedicato anche all’enogastronomia tipica: dal cioccolato piemontese a quello svizzero, dal pesce norvegese al
gulasch dell’Ungheria, dai dolci di Salisburgo ai biscotti della Bretagna, dai prodotti dell’Alta Savoia ai funghi e alle farine della Lunigiana. “In questi due mesi di settembre e ottobre la piazza di Vicenza è risultata molto animata – ha sottolineato l’assessore allo sviluppo economico del Comune Tommaso Ruggeri –. È il segno tangibile dell’impegno che si è assunta l’amministrazione nel rivitalizzare il centro cittadino. Tuttavia il Comune da solo non può far tutto, per cui ben venga il contributo di associazioni come Il Tritone nel proporre iniziative di questo livello”.
Teatro, Paolo Poli sillaba Parise Doppia serata con l’attore e regista che al Comunale propone una personalissima interpretazione di uno dei capolavori dello scrittore vicentino
Piazzale Fraccon, 2 (di fronte alla scalette di Monte Berico) Tel 0444.54.37.65 www.zushi.eu | vicenza@zushi.eu
RESTAURANTE MEXICANO
D
opo la musica, il teatro. Martedì 4 e mercoledì 5 novembre il teatro Comunale di viale Mazzini apre ufficialmente anche la stagione di prosa, con un spettacolo che vedrà protagonista uno dei nomi più noti del palcoscenico italiano. Paolo Poli presenterà infatti il lavoro che ha tratto dai Sillabari dello scrittore vicentino Goffredo Parise, con le scene di Emanuele Luzzati e con la partecipazione di Luca Altavilla, Alfonso De Filippis, Alberto Gamberini e Giovanni Siniscalco. I Sillabari, che molti considerano il capolavoro di Parise, sono come piccoli poemi in prosa che sorprendono ancora, a decenni dalla loro stesura, per la loro freschezza e capacità di raccontare, con immediatezza quasi infantile, personaggi dalla magia umile ed alta. Partendo da quei racconti, lo spettacolo dà vita a figure e figurine che animano episodi articolati fra gli anni ’40 e ’60, accom-
Japanese Restaurant Take Away & Delivery
HOT CACTUS CAFÉ
La vera cucina mexicana
| Paolo Pali
pagnati da canzonette facili ed orecchiabili. Ne viene fuori la narrazione di un mondo in divenire, fatto di bambini, vecchetti arrabbiati, donne sole e uomini ingenui nella lotta per la sopravvivenza. Un calendoscopio di luci, movimenti e personaggi ideale per un attore poliedrico e trasformista come Paolo Poli (che molti ricorderanno anche per i suoi audiolibri per ragazzi, in particolare per quello su Pinocchio).
Che qui si staglia ed appassiona riconfermando quella specie di artigiano surrealista che lui è, specialista di un genere che ha inventato e che molti hanno provato ad imitare senza successo. Dopo la doppia serata con Poli, domenica 9 novembre in viale Mazzini tornerà di nuovo la musica, con un concerto dei Virtuosi della Scala, che interpreteranno musiche di Mozart, Haydin e Chajkovsky.
Margaritas • Dos equis Chili con carne Enchilada • Fajita Mezcal
Tel. 0444 500302
È gradita la prenotazione HOT CACTUS CAFÉ viale della Pace, 318 - Vicenza
movida
123 del1 novembre 2008 pag22
numero
ViPiù
movida
Un Disastro di musica Ecco a voi un’etichetta indipendente tutta locale (erede della Cramps di Altavilla) Scopritrice di nuovi talenti
di Francesca Danda
Gli appuntamenti
C
he il Vicentino sia particolarmente viva dal punto di vista musicale non è una novità. Ma che annoveri tra le sue eccellenze un’etichetta discografica appena sbarcata sul panorama indipendente nazionale potrebbe sorprendere più di qualcuno. Si tratta della Disastro Records, progetto nato nell’estate del 2007 che, in tempo zero, ha disatteso il suo catastrofico (o scaramantico?) nome. Basta pensare al primo talento uscito dalla sua scuderia, “Il Genio”, duo salentino electro-pop-retrò tre soci che hanno rilevato il marchio che sta girando la penisola in tour ed Cramps per affiancarvi la nuova laha all’attivo un singolo, “Pop Porno”, bel (che si somma alla terza etichetta ormai diventato un martellante clasdella società, Artists Records) sono sico dell’indiepop nostrano. E che, tutti musicisti vicentini, tra i 28 ed tra l’altro, ha da poco stravinto la i 33 anni: Erik Alfred Pisocco, Alan Indie Music Like 2008 dello storico Bedin (voce dei Sinergia) e Davide MEI di Faenza. Ripercorrendo però d’Antuono. «Partire da una realtà le origini della Disastro Records si consolidata come la Cramps, riordiintuisce il perché di un successo annando e valorizzando nunciato. il suo catalogo storico, La neonata label abita vuol dire avere le spalle infatti a casa Cramps coperte - ci confida DaMusic, gloriosa etivide, direttore artistico chetta indipendente – – il che ci consente di la prima in Italia - che, La Disastro rischiare e spaziare alla dagli anni ’70 ad oggi, predilige scoperta di talenti mudalla sede di Altavilla l’indie rock, sicali nascosti attraverha perlustrato i meanso la nuova etichetta». dri dell’avanguardia l’elettronica Il fiuto di Davide, che e della sperimenta- e il folk scovando Il Genio si zione, portando alla è dimostrato più che luce artisti di fama sviluppato (il tutto è internazionale quali nato dall’ascolto di provini su MyArea, Demetrio Stratos e John Cage. space…), è infatti la bussola della La Disastro è la sua seconda geneDisastro per esplorare il sottobosco razione, cresciuta ascoltando le sue della scena indipendente italiana proposte e maturando una profonda alla costante ricerca di nuovi artisti. ammirazione per il patrimonio racAttualmente lavorano con Girl with chiuso nel suo catalogo. Non a caso i
sabato 1 LOS NATAS Sabotage Bar – viale dell’Industria 12, ore 21 Concerto stoner rock dall’Argentina Free entry
the Gun, duo ancora una volta salentino di stampo electro folk, ed i Leggins, band indie rock vicentina. Ma si stanno guardando attorno. «Il criterio che ci guida è del tutto soggettivo, fatto di gusti e passioni personali. Non credo produrremo mai un gruppo metal…» La Disastro predilige infatti l’indie rock, l’elettronica e il folk, senza disdegnare il gusto pop. Ed è questo che forse più ci ha incuriosito. Spesso l’universo alternativo ed il mainstream commerciale sono mondi inconciliabili ed in perenne conflitto tra loro. L’etichetta vicentina si muove invece a suo agio in una zona di confine, pescando nella fertilità del primo per travasare nel secondo i suoi spunti vitali. «Certi pregiudizi hanno poco senso: la musica dev’essere di qualità e trasmettere piacere ad un orecchio educato all’ascolto come ad uno ingenuo» sentenzia Davide. E forse ha ragione, perché la formula “canzone” che fonde con semplicità e arte melodia, armonia ed arrangiamenti è l’unico significato musicale veramente trasversale.
sabato 1 LUCERTULAS + KELVIN CSC Centro Stabile di Cultura – via Val Leogra (San Vito di Leguzzano), ore 22 Concerto post punk + concerto punk hardcore Riservato soci CSC sabato 1 IL GENIO Shindy Club - via S. Giorgio 140 (Bassano del Grappa), ore 23 Concerto electro pop Riservato soci Shindy sabato 1 DOWNLOAD SYSTEM + DINAMIKE DOMINANTI Frenetica Rock Cafe - via Dante 91 (San Valentino di Brendola), ore 22 Rassegna “Rock No Limits” – tributo ai System of a Down + concerto indie rock Free entry domenica 2 RALSTON BOWLES + LORD WALKMAN Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto folk rock acustico dagli Usa + concerto rock’n’roll Free entry domenica 2 FORRO’ Panic Jazz Club – piazza degli Scacchi (Marostica), ore 20 Musica brasiliana con Tuzza, Maistro, Pignattari e Marcante Free entry
lunedì 3 SERATA METAL HARDCORE Centro Tecchio – viale San Lazzaro 112, ore 20.30 Concerto di Die Young (Usa), Dead Vows (Svezia), Confronto (Brasile) e Hardway Free entry lunedì 3 SILVIA & KATIA, VOCE E PIANO Il Borsa Caffè – piazza dei Signori 26, ore 19.30 Concerto aperitivo – jazz acustico Free entry mercoledì 5 GIT SOME + EAT YOU ALIVE Bar Sartea -corso Ss. Felice e Fortunato 362, ore 21 Concerto post hardcore dagli Usa + concerto trashcore Free entry giovedì 6 TEXAS TERRY + KANI Sabotage Bar – viale dell’Industria 12, ore 21 Concerto punk’n’roll dagli Usa + concerto rock Free entry venerdì 7 CA’ DEL SOL Osteria “da Carlèto” – Fimon centro, ore 21 Inaugurazione stagione live concerto blues Free entry venerdì 7 ROBERTO DANI CSC Centro Stabile di Cultura – via Val Leogra (San Vito di Leguzzano), ore 22 “Drama” – performance musicale di batteria e percussioni Riservato soci CSC
movida
123 del1 novembre 2008 pag23
numero
Quella favela troppo manierista
Popcorn
Un film brasiliano, Orso d’oro a Berlino, racconta la violenza dei sobborghi di Rio Ma, dietro una confezione impeccabile, tutto suona falso ed esibito
di Giuliano Corà | Una scena di Tropa de elite
N
el 1997, pochi mesi prima della visita del Papa a Rio de Janeiro, la polizia riceve l’incarico di rendere ‘tranquilla’ la favela di Babilonia, dove il Pontefice ha deciso di pernottare durante il suo soggiorno. L’incarico viene affidato al capitano Nascimento, ufficiale del BOPE, famigerato battaglione per le operazioni speciali. Nascimento sta attraversando una fase. E’ stanco dello stress di quella vita e vorrebbe staccare, ma non potrà farlo se non avrà portato a termine l’incarico e non avrà trovato qualcuno che lo sostituisca. Il film racconta questi sei mesi di vita suoi e della squadra: le incursioni nelle favelas; i metodi spietati e feroci del BOPE; le difficoltà emotive del capitano; la quotidiana violenza delle favelas;
la polizia comune, corrotta fino al midollo; le ONG, una goccia in un mare di degrado. Un materiale incandescente, ma il risultato è del tutto inadeguato. Ogni cosa rimane alla superficie, in questo film che, forse perché costituiva la prima produzione ad alto budget del cinema brasiliano, si è risolto solo in un compitino ben svolto, ma senza partecipazione emotiva. Padilha mostra di essersi impegnato moltissimo nel confezionare un prodotto di lusso che piacesse agli USA, per le scene d’azione convulse e schizzate, e agli europei per un certo sociologismo. Ma tutto sa, non di mestiere – ché di quello, Padilha, quasi un esordiente, non ne ha ancora molto – quanto di operazione commer-
ciale, raffinata quanto sfacciata. Gli ingredienti sono quelli dovuti: luci acide e tagliate, uso ossessivo della camera a mano, montaggio allucinato, violenza esibita, sia fisica che verbale. Ma tutto è solo esibito. Anche la sceneggiatura è noiosa e piatta, e le storie si svolgono esterne ed estranee, e i tentativi di ‘sociologizzare’ la vicenda sono tutti ingredienti formali e di maniera. Un film che forse può interessare, ma che non commuove minimamente, e che fondamentalmente delude. Forse a Berlino si è voluta premiare l’intenzione, ma di buone intenzioni, come sappiamo, è lastricata la strada del cattivo cinema. Tropa de elite, Josè Padilha, Brasile/Argentina, 2007
Nel paese delle storie perdute Fiaba dark contro la solitudine
Sul comodino
L’irlandese John Connolly mescola classici della della letteratura (da Biancaneve a Orlando) per un romanzo originale Con un’idea di fondo molto forte: la lettura come rimedio ai mali del nostro tempo
di Giovanni Magalotti
M
entre sta per scoppiare la seconda guerra mondiale, il giovane David vive una guerra personale in famiglia. Sua madre muore per un male incurabile e dopo qualche tempo il padre si sistema con una nuova donna, Rose, la quale, sei mesi dopo, gli dà un nuovo figlio su cui l’uomo riversa tutte le sue attenzioni. Sentendosi tagliato fuori, David si chiude in se stesso e comincia a trascorrere lunghe ore nella sua stanza. Legge tutte le storie che trova: è un modo per allontanare il dolore e nello stesso tempo per ricordare la madre che gli ha trasmesso il valore della lettura. Un giorno scopre
una crepa nel muro del giardino, grande abbastanza per passarci attraverso. Vi si rifugia e si trova magicamente proiettato in una realtà tutta diversa da quella in cui vive: un mondo di re e cavalieri, di lupi famelici e incantatrici misteriose, in cui la sopravvivenza personale è legata a un fantomatico testo, “Il libro delle cose perdute”, custodito in un remoto castello. Rivisitando le più note fiabe classiche, anche con un pizzico di ironia (come nel caso di “Biancaneve e i sette nani”), e inserendo nella vicenda figure che provengono dalla narrativa nordica (i troll), dalla tradizione omerica (le arpie), e dalla “chanson de geste” medievale (Rolando), l’irlandese John Connolly scrive un romanzo che a tratti appare una versione
dark di “Alice nel paese delle meraviglie”. Sul piano dello stile l’autore certamente non possiede tutta l’essenzialità e l’efficacia dei suoi modelli. Il volume si segnala, oltre che per l’originalità dell’approccio (David è letteralmente catturato dalle storie che ama leggere: “Le storie cercavano sempre un modo di farsi raccontare, di farsi mettere alla luce attraverso i libri [...]. Era così che passavano dal loro mondo al nostro”) e per la varietà delle trovate narrative, anche per l’idea forte della lettura che lo attraversa, indicata come il rimedio più efficace contro la solitudine, uno dei mali più diffusi nella nostra società. John Connolly, Il libro delle cose perdute, Rizzoli,348 pp., € 19,50
ViPiùbollicine
ViPiùbollicine
Degustazione Vini Varietà di birre Bocconcini Tabaccheria Via Btg. Val Leogra, 80 - Zona Dogana - Vicenza Tel. 0444.961653 - Cell.340.5017585 Chiuso la domenica
Per divertirsi con gli amici Per una sera romantica Su ViPiùbollicine tutti i ritrovi del popolo della notte
Selezione di oltre cento birre italiane, tedesche e belghe Aperto tutte le sere dalle 18,00 alle 2,00 Chiuso il martedì THE DRUNKEN DUCK via degli Eroi 77, Quinto Vicentino (Vi) Tel 328 1019771
Vicenza
e
Viale Trieste 431
Tel. 0444-303330
info.prince.of.wales.pub@alice.it
Wengè Cafè viale della Scienza, 9/11 36100 VICENZA Tel. 329 3997361 Fax 329 3680547 wenge@wengecafe.com
OVOSODO contrà Pescherie Vecchie 16, Vicenza
sport
123 del1 novembre 2008 pag25
numero
ViPiù L’anno giusto? sport
Il vecchio Menti arranca mentre il progetto per il nuovo impianto è ancora tutto da definire Ma i biancorossi, secondi in classifica, pesano già alla serie “A”
di Francesco Cavallaro
L
a dichiarazione è di quelle bomba. Umberto Nicolai, assessore allo sport del comune di Vicenza, la spara grossa: “Spero che quest’anno il Vicenza non vada in serie A: sarebbe un suicidio”. Prego assessore? I biancorossi, dopo un lustro di stenti, sono secondi in classifica con 19 punti a due sole lunghezze da Empoli e Grosseto. E Nicolai che va a dire per caricare l’ambiente? “Ragazzi, la società non è pronta per il salto di categoria, rischiamo di salire e scendere l’anno successivo. Meglio andare su con lo stadio nuovo”. Ah, allora campa cavallo. Paradossale davvero un’uscita del genere da parte di chi rappresenta il municipio di Vicenza. Ci viene il sospetto che, in verità, tutto ruoti attorni alla quetanto ingente. L’unica soluzione stione stadio; quella della “sociepraticabile in questo momento è tà non ancora pronta” è solo una che si faccia avanti un qualsivoglia scusa (e che diamine? Chi è quel soggetto privato. Siapresidente che dice mo in contatto con la alla sua squadra: “Mi società Vicenza Futuraccomando, una ra che si accollerebbe tranquilla salvezza e le spese di costruzioniente più. Sapete, ne e di gestione dello non siamo pronti…”. Andare stadio; l’area papabile Una pagliacciata che si trova appena fuori succede solo nel film in serie A dal casello di Vicenza “L’allenatore nel palquest’anno est. Tuttavia, siamo lone”). O, meglio, una ancora nella fase dei provocazione, per ri- sarebbe se e dei ma. La veriportare l’attenzione un “suicidio” tà è che le parti non su un problema che hanno trovato ancosi trascina da anni. ra nessun accordo”. “Serve eccome un E intanto il comune continua a nuova struttura – sottolinea Nicospendere denaro pubblico per lai -; ma l’amministrazione Variati l’ordinaria manutenzione del caro non può permettersi un esborso
| xxx
(ma troppo vecchio) Menti. L’ultima uscita in ordine di tempo vale 100mila euro: occorre impermeabilizzare la tribuna nord (piove dentro!) e riparare quella coperta. “Sono quisquiglie per uno stadio – commenta Nicolai -; pochi sanno, ad esempio, che ogni anno il Vicenza calcio sborsa 90mila euro per tagliare l’erba. Solo chi è male informato crede che gestire uno stadio significhi guadagnare cifre stratosferiche; il Comune, che è proprietario dell’immobile, non fa certo i soldi. Al contrario, ci rimette. E la società biancorossa, per andare a pari con le spese dei vari steward e dell’affitto che ci deve, dovrebbe fare ad ogni partita casalinga almeno 9mila spettatori. La media delle presenze però si aggi-
palazzine che circondano lo stara sui 6mila: chiaro che i conti non dio? – si chiede l’assessore -; non tornano. Mi auguro che i vertici possiamo sempre sperare che ci di Vicenza Futura riprendano il vada bene. Il nuovo dialogo con la nostra stadio dovrà esseamministrazione per re pensato fuori dal decidere una volta cento abitato, come per tutte il da farsi”. accade a Padova e C’è poi da prendere in a Udine. Quando il considerazione il proQuando Vicenza gioca in casa blema della posiziomi segno e mi augune. Il Menti è al cen- il Vicenza ro che tutto fili liscio; tro della città; ogni gioca in casa ma non possiamo quindici giorni l’area contare sempre sulantistante diventa mi auguro che la buona sorte”. La una zona calda con tutto fili liscio situazione rimane tutte le (disastrosurreale: Nicolai se) conseguenze del spera che il Vicencaso. “Il giorno che za, almeno quest’anno, non vada scoppieranno degli incidenti grosin serie A per uno stadio che non si chi risponderà delle molotov che c’è. A quando il nuovo impianto? verranno scagliate all’interno delle
sport
123 del1 novembre 2008 pag26
numero
La Minetti vuole ballare in Puglia Volley
Dopo lo stop di Santeramo, domenica le biancorosse cercano il riscatto a Castellana Grotte
di Paolo Mutterle
A
rchiviata la breve apparizione in Coppa Italia, la Minetti torna a concentrarsi sul campionato, il fronte unico sul quale le biancorosse sono chiamate a dare battaglia da qui a fine stagione. La salvezza della squadra di Fangareggi può e deve passare dal PalaRewatt, dove finora le cose non sono poi andate così male: un punto strappato a Jesi, la vittoria sulla Tena di mercoledì scorso ribaltata poi dalle baresi al ritorno, una prestazione con tanto cuore e grinta con Novara che non ha portato risultati concreti, leggi punti in classifica dove l’unico passettino rimane quello della prima giornata contro le marchigiane. Per la tranquillità occorre però migliorare anche il rendimento esterno, dato che finora, al di là dei risultati negativi ottenuti lontano dalle mura amiche, sia a Conegliano che a Santeramo le prestazioni sono state ampiamente al di sotto della sufficienza. Per cercare di invertire il trend esterno negativo l’occasione di domenica non è forse quella più age-
| Ivana Curcic in azione
vole, dato che Pacca e socie faranno visita alla Florens Castellana, matricola che si è rinforzata con acquisti di peso e centimetri (su tutte la centrale a stelle e strisce Danielle Scott) e che in questo inizio di stagione sta viaggiando in prima classe sull’onda dell’entusiasmo della sua gente. Questa volta non c’è però neppure l’attenuante del lungo viaggio per le Minetti girls, che dopo l’impegno infrasettimanale nelle Murge si sono spostate di pochi chilometri proprio a Castellana Grotte per preparare la quarta partita di campionato. Fangareggi non ha la bacchetta magica per risolvere i problemi in attacco e ricezione riscontrati in queste prime uscite ed è dunque difficile attendersi miracoli nel secondo match settimanale in terra barese per le biancorosse. Dopo la debacle di Santeramo e soprattutto alla vigilia di un trittico novembrino importante come quello che attende le truppe vicentine (Chieri - Perugia - Pavia), anche un qualsiasi segnale positivo dalla Puglia sarebbe quanto mai gradito.
Prini... e ultimi
di Roberto Prini*
C
he spettacolo sabato alle 17.00 su Sky Sport Extra. Al PalaPiantanida di Busto Arsizio, Yamamay e Scavolini Pesaro si sfideranno per il primo posto in classifica. Percorso netto finora per le varesine: tre 3-0 in sequenza ed il primo vero esame per capire se le ragazze di coach Parisi possono ambire alle zone altissime della classifica oppure no. L’anno scorso Pesaro a Busto ci lasciò le penne (3-2), salvo poi prendersi una facile rivincita in semifinale di Coppa Italia. Sulla carta le tricolori hanno una marcia in più, ma
il pubblico delle grandi occasioni (attese oltre 4mila persone) può fare la differenza. Interessante anche la sfida tra la Despar Perugia ed il Monte Schiavo Jesi. Padrone di casa in crisi (solo un punto nelle prime tre partite), marchigiane galvanizzate dal punto colto a Bergamo contro la Foppapedretti. L’anno scorso, in Supercoppa, Perugia schiantò Jesi: oggi ci sono buone possibilità che succeda il contrario. Scontro salvezza a Chieri tra Famila e Riso Scotti Pavia. Le neopromosse lombarde, dopo i due punti ottenuti a Santeramo, sembrano essere sulla strada giusta per ambire ad una tranquilla salvezza. Per Chieri, unica squadra a quota zero, il match ha già il sapore dell’ultima spiaggia. Un ko casalingo potrebbe avere conseguenze pesanti per la squadra piemontese.
Da quartieri alti, invece, il match di Sassuolo tra Unicom Starker e Zoppas Conegliano. Con 6 punti in classifica, le venete sono (assieme a Castellana) la sorpresa positiva di questo scorcio di stagione. A proposito delle pugliesi, sarà proprio Vicenza a far loro visita in questo quarto turno di Findomestic Volley Cup. Dopo le buone impressioni regalate contro Jesi, la pesante sconfitta di Conegliano ed il ko interno con Novara hanno fatto calare le quotazioni della Minetti. Calendario difficile per la squadra di Fangareggi, che ha affrontato solo squadre di vertice, e che ora deve vedersela con la temibile Castellana. Un risultato negativo potrebbe anche starci: impossibile però sbagliare il match casalingo di domenica 9 novembre, quando al PalaRewatt arriverà Chieri. * Telecronista Sky Sport
sport
123 del1 novembre 2008 pag27
numero
Largo ai giovani Diavoli
Hockey in line
Atletica
Olimpionici berci
C’è un pezzo di Vicenza nella rappresentativa Veneto della categoria Primavera (under 15) che ha conquistato il Trofeo delle Regioni. Sabato 1 novembre gara di andata per la semifinale di Coppa Italia
L
| Le formazioni giovanili dell’ Hockey in line
di Sabrina Nicoli
G
rande festa al pattinodromo di Viale Ferrarin domenica scorsa, con una serie di amichevoli del settore giovanile per presentare tutte le formazioni del settore giovanile di casa Caoduro Diavoli Vicenza che prenderanno il via prossimamente nella stagione 2008/2009. Divertimento quindi per i ragazzi, ma anche per i genitori e i simpatizzanti che sono accorsi numerosi ad assistere alle partite. Saranno quattro le formazioni che rappresenteranno la società berica
nei campionati federali del settore giovanile: under 12, under 15, under 17, under 20, mentre i più piccoli, nati fra 1998 e2000, parteciperanno nella categoria giovanissimi insieme alla società veronese del Montorio Bluedogs. In questa fase di precampionato non sono mancati i segnali positivi da parte dei biancorossi: sabato 18 e domenica 19 ottobre la rappresentativa Veneto della categoria Primavera (under 15), ha conquistato il Trofeo delle Regioni svoltosi a Verona e del gruppo facevano parte anche i piccoli Diavoli: Alessandro De Lorenzi e Andrea Sartori; il prossimo week end sarà la volta della categoria juniores (under 18), allenata dalla coppia Bogdan Iordachioiu e Riccardo Marobin, rispettivamente coach delle giovanili dei Diavoli e
dell’Asiago, a giocare lo stesso torneo a Cittadella e per l’occasione a difendere la porta è stato chiamato Federico Bordignon, portiere vicentino dei Diavoli. E poi a partire da fine novembre prenderanno il via i campionati delle varie categorie dove i giovani di casa Caoduro cercheranno di ottenere dei buoni risultati, come hanno fatto lo scorso anno: a fine novembre toccherà alla formazione under 15, l’under 13 inizierà con concentramenti a metà dicembre, mentre a gennaio sarà la volta dell’under 20. Per chi fosse interessato a ricevere informazioni sulle attività rivolte ai ragazzi è disponibile, presso il pattinodromo di Viale Ferrarin, la segreteria il lunedì, mercoledì e venerdì dalle 19 alle 20. Per la prima squadra intanto si
preannuncia una semifinale di Coppa Italia molto difficile contro Edera Trieste, una delle big del campionato, che ha vinto sia all’andata che al ritorno con Pirati Civitavecchia. La gara di andata è fissata sabato 1 novembre alle ore 18.00 al PalaChiarbola di Treiste, mentre il ritorno si giocherà a Vicenza domenica 9 novembre alle ore 18.00 al pattinodromo comunale di Viale Ferrarin. I precedenti parlano a favore dei triestini e fra i Diavoli è ancora lucido il ricordo di gara 2 della semifinale dei play off scudetto dello scorso anno. Ma questa è un’altra squadra e un’altra storia, quindi sarà una semifinale tutta da giocare con la stessa determinazione, lo stesso carattere e la stessa maturità dimostrata in questo avvio di stagione dai vicentini.
a comunità berica ha festeggiato nei giorni scorsi i propri olimpici dell’atletica leggera grazie agli amici di Guido Perraro che da oggi hanno una nuova identità grazie alla nascita dell’omonima associazione. Un’iniziativa unica nel suo genere che si è svolta per la prima volta a Vicenza e in Italia. Merito come detto degli Amici di Guido Perraro capitanati dall’Ing. Bruno Cerin che nei mesi scorsi, grazie alla collaborazione con Vittorio Fasolo, ha narrato le loro storie in una serie di interessanti pubblicazioni apparse nell’imminenza dell’Olimpiade di Pechino. Il più coinvolgente è stato senza ombra di dubbio Alfredo Campagner, 85anni di simpatia e di vitalità da far invidia a gente molto più giovane di lui. Tra immagini e filmati la serata, organizzata sotto forma di cena di gala, ha visto sfilare i parenti degli olimpici scomparsi per ragioni puramente anagrafiche – il primo olimpico fu Ferruccio Bruni che partecipò all’edizione del 1924. Coinvolgente anche Gabriella Dorio che per l’occasione ha portato la medaglia di Los Angeles così come Orlando Pizzolato che ha raccontato alcuni simpatici episodi sull’amico-rivale Gelindo Bordin. Toccante anche il racconto di Luciano Caravani che nell’80 non ebbe modo di partecipare all’olimpiade che l’avrebbe probabilmente visto sul podio in quanto le tensioni politiche dell’epoca fecero maturare l’assurda decisione che non vi partecipassero gli atleti italiani tesserati con i gruppi militari. Della spedizione fu invece partecipe e protagonista Vittorio Fontanella che nei 1500m si prese il lusso di battere Sebastian Coe in batteria. “Ho battutto Coe, ho battuto Coe”, questo il ritornello che non lo fece dormire per due notti e del resto non poteva essere altrimenti. T.Q.
sport
Motocross
123 del1 novembre 2008 pag28
numero
Sangue freddo Cairoli
Vetta biancorossa
Rugby
Il campione del mondo siciliano sbarca a Vicenza pronto a debuttare nella classe regina MX1 in sella alla Yamaha YZ 450 F
| Uno scorcio dell’incontro Vicenza-Valeggio
| Il motociclista siciliano durante una gara
di Francesco Cavallaro
C
appellino in testa, camicia a maniche corte piena zeppa di scritte che rimandano agli sponsor. E l’espressione di chi non sa bene dov’è capitato. Così si è presentato mercoledì scorso il campione del mondo di motocross Antonio Cairoli ad Alonte, in visita “ufficiale” agli stabilimenti del Gruppo Athena (una multinazionale che si occupa della costruzione di componenti per motocicli). Sembra un ventitreenne come tanti, senza grilli per la testa. In verità la sua vita è una corsa continua in giro per l’Europa. Una casa in Belgio, una nella sua cara terra natia a Patti - in provincia di Messina - e un camper. Più la moto, chiaro. Cairoli è riuscito nella non facile impresa di vincere due titoli mondiali: nel 2005 e 2007, classe MX2 con la due ruote Yamaha del team italiano De Carli. L’anno prossimo Antonio debutterà nella classe regina MX1 in sella alla Yamaha YZ 450 F: ne vedremo delle belle. Lui si schernisce
e si nasconde dietro a un “spero solo di fare bene”. In realtà sa di dover puntare (molto) in alto. Tutti gli appassionati ricordano la sua vittoria in MX1 del 26 agosto 2007 al Gran Premio della Gran Bretagna. Gli stessi che ora sperano in un nuovo, e ancor più prestigioso, titolo iridato. “Ho tante motivazioni dentro - spiega l’Antonio nazionale -; per vincere non dovrò lasciare niente al caso, nemmeno il più piccolo componente della moto. E poi dovrò essere molto costante nei risultati; alla fine ciò che conta in questo sport è la continuità di rendimento”. Cairoli e Vicenza, un binomio quanto meno stravagante: “Sono felice di essere in questa terra. Avevo promesso allo staff del Gruppo Athena, uno dei miei sponsor, che prima o poi sarei capitato qui. Per me è un’esperienza nuova: ho l’opportunità di vedere da vicino come nascono i più piccoli componenti delle due ruote. Sì, sono qui per imparare”. E pure per firmare tanti autografi, gli facciamo notare. “Non mi stanco mai – commenta -; così capita anche per le foto: ho un sorriso per tutti. La popolarità mi costa in termini di tempo per me. In Sicilia non ci sono quasi mai, a volte mi mancano i miei genitori. Alla fin fine la famiglia
è il nucleo portante di tutta una vita. La mia fidanzata Jill, che è olandese, mi segue dappertutto: per fortuna che c’è”. E la stampa? “Non sento la pressione dei giornalisti – risponde il motociclista -; cerco di fare del mio meglio. Ad ognuno il suo, no? Io corro in moto, voi scrivete. Tutto qua”. Ci stuzzica l’idea che Antonio conosca di persona Valentino Rossi. “Certo – sottolinea lui -; purtroppo però ci vediamo poco. Siamo sempre in giro per il mondo. Mi piace come persona, non tanto correre nella classe 500. Un giorno, magari quando smetterò, sogno di cimentarmi nel rally a livello agonistico. Per il momento è solo una passione: quando ho tempo, e quando gli sponsor me lo permettono, prendo in mano la macchina e mi sbizzarisco al volante”. Al termine della chiacchierata Antonio beve un po’ d’acqua (lo avremo fatto parlare troppo?), si concede ai suoi fan che lavorano all’Athena e scherza con il suo manager. Poi inizia il tour nei diversi capannoni. Il campione è sempre in testa, anche al momento della visita. Tutta la stampa è per lui. Gli operai, loro no non possono fermarsi per dargli una pacca sulla spalla o per fargli i complimenti. Ma questa è un’altra storia.
Q
uinta giornata di andata e quarta vittoria consecutiva per i Rangers, che hanno sicuramente trovato il giusto ritmo di marcia e una buona continuità di gioco. Domenica 26 ottobre, infatti, il First XV biancorosso ha superato in casa i veronesi del Rugby Valeggio con un indiscutibile 87-7, frutto di tredici mete vicentine contro una sola marcata dagli ospiti. In classifica, dopo ulteriori aggiornamenti decisi dal Comitato Interregionale delle Venezie, il Rugby Vicenza conduce saldamente al comando con 21 punti, seguito a cinque lunghezze dal The Monsters Rugby di Piazzola sul Brenta. Contro il Valeggio i Rangers sono partiti subito di gran carriera, violando l’area di meta avversaria dopo appena 3’ dal fischio iniziale e concludendo la prima frazione di gioco con il risultato di 49 a 0, grazie anche alle sette trasformazioni su sette del preciso mediano di apertura De Toni. Nel secondo tempo il Vicenza ha rallentato un po’ la corsa, ma non troppo, e così ha trovato la via della meta per altre cinque volte, mentre gli avversari sono riusciti in un’unica occasione a penetrare la difesa dei padroni di casa e a segnare l’unica marcatura della gara, grazie ad una giocata veloce da calcio di punizione. Insomma, nel complesso la superiorità dei
Rangers non è mai stata messa in discussione, sia nel reparto di mischia che in quello dei trequarti. A parte qualche errore di handling di troppo, i biancorossi sembrano pronti ad affrontare sfide ben più impegnative, a partire dall’incontro casalingo del 2 novembre, quando sul terreno di via S. Antonino scenderà il Rugby Frassinelle (inizio ore 14.30). Fra le giovanili si segnala una vittoria e una sconfitta, ambedue maturate in casa. Gli Under 17 hanno superato il Rugby Villadose con un largo 55 a 8, mentre l’Under 15 ha subito ha sofferto contro un forte Valsugana Padova, che si è imposto per 0 a 65. Domenica 2 novembre queste due categorie juniores osserveranno un turno di riposo, mentre l’Under 19 sfiderà in trasferta il Rugby Riviera. La squadra femminile, invece, sarà di scena a Treviso per la seconda giornata della Coppa Italia seven. La classica serie C Triveneto – Girone CIV/Ovest: Rangers Vicenza 21 punti; The Monsters Rugby* 16; Rugby Alto Vicentino* e West Verona 14; ; Rugby Frassinelle 11*; Cus Verona 8; Sudtirolo Rugby* 6; Rugby Trento e Rugby Valeggio 0; Rugby Valpolicella* -2; Rugby Villadose -4. * una partita in meno
Vicenza – Altavilla Vicentina
Centralino 0444 225111 – Prenotazioni 0444 341213
SANIMEDICA Segreteria 0444 341385 FISIOMED Segreteria 0444 326191 Segreteria 0444 322210
www.cmsr.it
C.M.S.R. VENETO MEDICA
ndite
le comprave
assistente al
Scopriti i soldi in tasca! VENDITA DIRETTA e su ASTE INTERNET di nostri e vostri oggetti d’antichità, collezionismo, militaria, curiosità, ecc...
Contrà Porta Padova, 60 - 36100 Vicenza - Italy tel. +39 0444 1821639 - fax. +39 0444 809854 cell. +39 348 2202101 - email gas@gasthewizard.com
dalla parte del torto
123 del1 novembre 2008 pag30
numero
Elogio degli Americani Confronto fra i colonizzatori Usa e i colonizzati vicentini: i primi battono alla grande i secondi. Gli uni seri, gli altri macchiette Ma i migliori sono gli statunitensi che se ne stanno a casa loro
di Alessio Mannino
G
li antiamericani non solo soltanto stupidi, sono soprattutto ignoranti. Il popolo americano, infatti, è semplicemente meraviglioso: serio, determinato, rigoroso, fiero. Sono fatti di una pasta che noi Italiani, “pulviscolo umano” secondo l’insuperata definizione di Montaigne, ce la sogniamo. E la sceneggiata del Dal Molin ce ne dà abbondante conferma. Elevando la contrada vicentina a luogo principe della cialtroneria nazionale. Zelo servile Gli Americani sono bugiardi, ma non sono ipocriti. Fabbricano colossali balle per giustificare la propria insaziabile politica di egemonia mondiale, ma quando affermano di voler “esportare la democrazia” a furia di bombe, ci credono sul serio. Non hanno mai smentito l’intenzione di fare di Vicenza un avamposto privilegiato nello scacchiere europeo. I vicentini, invece, sono di un’ipocrisia senza eguali. Più realisti del re e
più zelanti fra i servi, opinionisti e politici locali si sono dati un gran daffare per indorare la pillola, facendo passare la nuova base statunitense come strumento di difesa (da chi?), occasione di guadagno (ma quando mai!), tributo all’alleanza (tassa al padrone, altroché), ringraziamento per il salvataggio dai nazisti nel 1945 (quando scade il debito?), e via leccando. Cialtroni italici Gli Americani, se si tratta dei propri disegni geopolitici e militari, badano al sodo. Stabiliscono i fondi seguendo un calendario certo. Non danno peso alle schermaglie politiche del capoluogo berico, per loro niente più che un amenus loci senza diritto di parola. Hullweck o Variati, Berlusconi o Prodi, per loro non fa nessuna differenza. Il loro interesse nazionale viene prima di ogni altra considerazione. E si sanno muovere bene, senza tante fanfare e senza troppi proclami. I vicentini, al contrario, si ridicolizzano da soli nel ricavare da una sciagura il proprio piccolo tornaconto personale o di parte. Un attuale consigliere comunale oggi si fa in quattro per salvare quell’aborto economico che è lo scalo civile, mentre quand’era assessore era lui a trattare con gli Americani per spianare la strada alla scelta del Dal Molin come sito per la base. Un
presidente della provincia padano alza la voce per la tanto strombazzata opera di compensazione viaria (la tangenziale nord), quando sa benissimo che il suo governo non ha messo a bilancio un solo euro per finanziarla. Una pattuglia di veltroniani berici marcia su Roma per osannare il caro Walter con uno striscione che dice no alla base: tanto chi si ricorda più che il Capo ha detto che la base s’ha da fare e poche storie? Democratici a parole Gli Americani sono democratici veri. La democrazia, per loro, è una cosa seria, cioè prima di tutto è rispetto delle forme e delle regole. E infatti per loro l’interlocutore è il governo che sta a Palazzo Chigi, non il Comune o la popolazione locale. E’ il sistema rappresentativo, e se ci ostiniamo a tenercelo stretto definendolo “democratico”, dobbiamo sapere che la sovranità è ostaggio di chi legittimiamo col voto a governarci. Secondo i vicentini, no: scoprono che la democrazia è un regime con la foglia di fico delle elezioni e reclamano il diritto ad autodeterminarsi con consultazioni autogestite, però danno fiducia ai partiti che del regime sono i guardiani e i beneficiari. Hanno sotto gli occhi l’evidenza di una brutale svendita di terra e dignità, ma poi puntellano il potere del Pd, del Pdl e dei loro compari correndo in massa a
votarli. Sono patetici nel credere alla favole, aspettando il regalo da un Babbo Natale di nome Achille. Ma Babbo Natale, lo capiscono i bambini mediamente all’età di 10 anni, non esiste. L’oro del rene Gli Americani hanno inventato un modo di vivere, l’american way of life. Significa che basta avere soldi e la felicità arriva. Tuttavia, conservano un sentimento di patria che in Europa è ormai estinto. Per non parlare dell’Italia, che di attributi patriottici non ne ha mai avuti. I vicentini, figurarsi, battono tutti. E così sono giunti a sparare l’ennesima enormità: base in cambio di meno dazi sull’oro, tipico prodotto locale. Facciamo pure finta che il do ut des sia fattibile (cosa che non è: non ce lo vediamo proprio il Congresso di Washington votare a danno della propria economia soltanto per soddisfare la microscopica lobby degli orefici di Vicenza). Ora, voi svendereste un rene per pagare meno tasse? Questa è la logica: non importa a cosa debba rinunciare, purchè ci guadagni. E’ il baratto fra la dignità e l’oro. Letteralmente. Legalitari a giorni alterni Gli Americani sono ammirevoli nel loro agire diretto, duro, ispirato da una fede incrollabile nei valori che credono giusti sopra ogni altra cosa. Quasi infantili,
AI RISTORANTE PIZZERIA Specialità pesce e carne - Sale per banchetti e cene aziendali 36100 VICENZA - S.S. Pasubio, 2 Tel T . 0444 564 790 - Chiuso il Martedì
tanto sono ingenuamente convinti della bontà della propria missione storica e politica. Basta farsi una chiacchierata coi soldati della Ederle che di sera girano a bar a prendersi sbronze giganti. I vicentini? Il più puro distillato di contorsionismo all’italiana. Prima avevamo un sindaco che ha nascosto per anni il dossier Dal Molin e che poi, per farlo digerire all’opinione pubblica, ha escogitato la bufala delle contropartite per la città (ve li ricordate le famigerate cinque garanzie?). Ora abbiamo i suoi eredi all’opposizione che tacciano il successore di essere un Masaniello perché fa ostruzionismo perfettamente legale ai lavori per la base. I legalitari, quelli delle demenziali ordinanze contro l’alcol in strada o delle multe agli accattoni, si adontano per il legalitarismo di ben più alto valore dell’attuale sindaco: quando si dice non avere vergogna. Padroni a casa loro Gli Americani hanno molto da insegnarci. Noi siamo filo-americani. Soprattutto di quegli Americani saggiamente isolazionisti che vogliono meno Stato nella loro vita e meno Stati Uniti a piantare per il mondo la bandiera a stella e strisce inzuppandola di sangue (date un’occhiata qua: http://italians4ronpaul.blogspot.com). Viva gli Americani. Quelli che si fanno le basi a casa loro.
botta&risposta
123 del1 novembre 2008 pag31
numero
Patrizia
nome e cognome Patrizia Laquidara età variabile
Il tratto principale del mio carattere Dicono che sono border-line, che vivo spesso agli estremi. La qualità che preferisco in un uomo L’ironia. La qualità che preferisco in una donna L’empatia. Quel che apprezzo di più nei miei amici La complicità. Il mio principale difetto La mia difficoltà a vivere l’istante. La mia occupazione preferita Parlare con persone interessanti. Il mio sogno di felicità Un mondo dove ci sia rispetto e giustizia per tutti. Quale sarebbe, per me, la più grande disgrazia Non potermi più occupare di musica e non poter più cantare. Quel che vorrei essere Me stessa sempre. Il paese dove vorrei vivere In un paese libero. Il piatto a cui non so rinunciare Ovos moles, un dolce portoghese e alle ostriche. I miei libri della vita Tanti , troppi . Adoro comunque le biografie in generale, leggere la vita di persone speciali. I miei poeti preferiti Quasimodo, Kavafis, Sylvia Plath, Neruda.
I miei film preferiti Le notti di Cabiria, Deserto rosso, Come eravamo. Quel che detesto più di tutto Le persone e le situazioni torbide. Il personaggio storico più ammirato Gesù Cristo. e quello più disprezzato Hitler. Il dono di natura che vorrei avere La capacità di saper sempre abbandonarmi alle cose con piacere. Come vorrei morire Tra le braccia di qualcuno. Stato attuale del mio animo Mi sento un ‘astronauta, alla scoperta. Il mio prossimo impegno nella vita Vivrò un po’ a Berlino e li scriverò canzoni per il mio prossimo disco. Il mio credo politico o ideale Non ho un credo politico. Ma credo in un mondo dove le differenze sono un valore, un mondo glocale, nota bene, non globale ma glocale. Cosa mi piace e cosa non mi piace di Vicenza Mi piacciono le opere del Palladio. Non mi piace la base Dal Molin che vogliono ampliare. Cosa mi piace e cosa non mi piace dei vicentini Mi piace la particolarità e genialità di alcuni vicentini, specie nell’Alto Vicentino. D’altro canto in generale non mi piace la poca energia che riscontro nelle persone di questa zona e in Veneto in generale.
I musicisti che mi piacciono di più Quelli che quando suonano lo fanno in funzione della musica, per valorizzare lei e non se stessi. In poche parole i musicisti intelligenti ed empatici.
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza Sicuramente ho sempre scusato le colpe commesse dai più deboli e non sono cosi indulgente con quelle dei potenti.
I miei pittori preferiti Chagall.
Il mio motto Avanti sempre.
foto di Luigi De Frenza - Expiria.com
Laquidara
luogo di nascita Catania titolo di studio Diploma superiore professione Cantante. I suoi album sono Para voce querido cae, Indirizzo Portoghese e Funambola. Nel 2003 con la canzone Lividi e fiori ha vinto il premio della critica al Festival di Sanremo. Nel 2007 ha ricevuto il premio Maschera d’Oro da parte del Conservatorio di Bologna, come cantante di musica popolare segni particolari Imprevedibili
hanno detto
Leggo sui manifesti l’esortazione urgente di Walter Veltroni e del Pd, “Salviamo la scuola”. Per carità, tutto giusto, tutto bene, salvo il fatto che la politica nel suo complesso ha distrutto la scuola italiana perlomeno da una generazione. Ma dal momento che recentemente, prima di volare negli Usa, il leader Veltroni ha chiuso le assise della “Summer School” dei giovani del Pd, credo sia indispensabile un chiarimento: school o scuola? Sembra faccenda da poco, eppure (la presa per i fondelli) è tutto qui. Oliviero Beha www.italiopoli.it 26 settembre 2008
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand’ero ministro dell’Interno. (…) Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano. Soprattutto i docenti. Francesco Cossiga Quotidiano Nazionale 23 ottobre 2008
BdP - Vicenzapiu.indd 1
Io so per certo che esiste un accordo in forza del quale il governo americano si impegna a far decollare dall’aeroporto Dal Molin aerei di trasporto truppe e merci e non aerei da combattimento. Se fa questo accordo con il governo italiano, tenuto top secret dal governo italiano e dal governo americano, è evidente che c’è il campo d’atterraggio e di decollo. Renato Ellero www.lasberla.net 28 ottobre 2008
3-10-2008 11:53:48
in questo numero La frenata del mattone: i perché della fine dell’Eldorado [pag3] Dalla Camera di Commercio al Dal Molin, intervista a Calearo [pag8] Filogamo Caoduro e un Boccale pieno di satira [pag10] Le povertà nascoste, storia del Mezzanino [pag12] 1918 - 2008, i 90 anni della guerra che sconvolse la provincia [pag19] Questione stadio, un’incognita sulla strada della A [pag25]