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Lamezia e non solo

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Lameziaenonsolo incontra

Armando Caputo

Siamo un giornale che ha deciso di parlare del bello che ci circonda, del positivo, che a parlare male, o di quando di brutto è intorno a noi, ci sono molte altre testate. Questo mese incontriamo Armando Caputo che da anni ha intrapreso una sua personale lotta contro la mafia. Come è già successo con Don Giacomo Panizza, affrontiamo un argomento poco piacevole ma, seguendo la scelta editoriale della testata, ne parliamo dalla parte positiva perchè, fino a quando ogni territorio, “seviziato” da mafia o altre organizzazioni simili, avrà uomini come Armando, come Don Giacomo, pronti ad affrontare il rischio in prima persona ed a combattere anche per chi non ha il coraggio o la forza di farlo, possiamo sperare di sconfiggere il cancro che uccide più di tutte le malattie: la criminalità organizzata Allora Armando, per coloro fra i nostri lettori che non dovessero conoscerti, vuoi presentarti e dirci chi sei e cosa fai? Sono il presidente dell’ALA, l’associazione antiracket Lamezia e della Fondazione Trame, che organizza da sei anni il Festival dei libri sulle mafie.

Tu ti definisci, sul tuo profilo FB, “imprenditore agricolo”, in che senso? Un modo diverso per dire che sei come un “Signorotto di Campagna” che gestisce le proprie terre? “Signorotto” è un termine che non si addice proprio; per la dimensione dell’azienda e soprattutto è in antitesi a tutto quanto mi è stato insegnato dalla mia famiglia, principalmente da mio padre. Insieme a Marcello, uno degli altri sei figli della grande “tribù” di cui sono il primogenito, conduco l’azienda di famiglia; il mio compito è quello di organizzare il lavoro nei campi, stabilire quali interventi risultino necessari per il benessere delle coltivazioni, curare i rapporti commerciali e provvedere a ciò che necessita per il buon funzionamento dell’azienda. Fino a che la mia salute lo ha permesso ho contribuito anche fisicamente al lavoro manuale; l’intervento chirurgico alle vertebre cervicali di alcuni anni fa purtroppo oggi me lo impedisce. Liceo Scientifico, Università e poi ti sei dedicato all’agricoltura, scelta fatta per passione o per dovere verso la famiglia? Forse all’inizio è stato per dovere, e per farmi perdonare gli insuccessi universitari, dato che ho abbandonato gli studi a 4 esami dalla laurea in giurisprudenza. E’ stato comunque facile appassionarsi, soprattutto quando ho capito che il mio contributo diventava via via più importante e cominciavo a godere degli apprezzamenti di mio padre.

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Nella Fragale

In genere nelle interviste parliamo prima della professione e concludiamo con le domande personali, con te voglio fare esattamente l’inverso, parlare prima di te e poi di Trame quindi, sei sposato? hai figli? Sono sposato da quasi trent’anni con Ewa, e non poteva capitarmi migliore compagna con cui vivere insieme. Abbiamo due figli, Marta venticinquenne ed Emiliano che ha tredici anni. Nel tempo libero cosa fai? Non ne ho molto, nè mi piacerebbe averne di più. Solitamente mi rilasso in campagna con Will, il mio pastore tedesco, magari preparando qualcuna delle “delizie” culinarie imparate dalle nonne, oppure vado a trovare il mio caro amico Gioacchino in libreria, un’abitudine pluridecennale che uso anche per informarmi sulle vicende politiche paesane ed incontrare altri amici di lunga data. C’è uno sport che pratichi? No. Mi piace seguire un po’ tutti gli sport ed in particolare quelli praticati da ragazzo. La Juventus rimane la più grande delle mie passioni sportive. Ami leggere? Se sì chi sono i tuoi autori preferiti? Mi piace leggere, ma non posso definirmi un grande lettore. Di solito leggo durante l’estate o quando sono in viaggio. Preferisco i romanzi gialli, ma naturalmente leggo i libri che più mi colpiscono durante le giornate di Trame. Rimanendo solo al mio genere preferito, oltre ai grandi classici, Ed McBain tra gli stranieri e Maurizio de Giovanni tra gli italiani. La fabbrica delle stelle, di Gaetano Savatteri, il nostro grande direttore artistico del Festival, è l’ultimo che ho letto, bello, elegante e divertente. Preferisci il grande o il piccolo schermo? Non amo i centri commerciali e quindi molto raramente vado al cinema. Vedo qualche film nelle rassegne estive e quelli proposti in lingua originale dall’associazione UNA. A casa, dopo cena, guardo qualcosa in tv. Potrebbe sembrare ti stia facendo una domanda dalla risposta scontata, ma te la faccio ugualmente: Renzi o Berlusconi? Se si trattasse del gioco della torre, e quindi chi tra i due butterei giù, sceglierei per ragioni anagrafiche Renzi. Ma tralasciando il gioco e la facile battuta, ti dico che rimango convinto che le idee che mi hanno accompagnato fin dalla mia giovinezza hanno ancora un grande

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valore, oggi ancor più di allora. Nelle mie scelte quindi non c’è spazio né per uno né per l’altro. Il tuo rapporto con la religione? Complicato. Il tuo rapporto con la tecnologia avanzata? Moderato, come la maggior parte dei miei coetanei. Ho una buona conoscenza nell’uso di computer, smartphone e dei social. Politici lametini, tutti da mandare al rogo o ne salveresti qualcuno? se sì quale? Politico è un termine che penso si addica solo a pochissimi dei miei concittadini, e nessuno di loro mi rappresenta. Gran parte di quelli che pensano di esserlo, magari perché qualche volta eletti in consiglio comunale, nella migliore delle ipotesi sono delle caricature, simili ad alcune che vediamo arrivare addirittura in parlamento. I giovani, il domani, il futuro: spesso ho letto che è importante studiare anche “da grandi”, tu lo fai? Studiare, inteso nel senso pieno del termine, no. Mi informo su quanto succede in Calabria, in Italia e nel Mondo. Potrei dire che “studio” e ho imparato a farlo bene da chi mi sta di fronte. In virtù di questo, cosa consiglieresti di studiare a chi non volesse andare all’università? Più che studiare a questi ragazzi consiglierei di imparare un lavoro o di inventarsene uno nuovo. Credo che ci siano figure professionali, anche nel campo dell’agricoltura di cui secondo me c’è bisogno. Nel tempo libero consiglierei magari di imparare qualche lingua straniera. Ultima domanda “personale”: Si può dire che tu sia molto impegnato. Usi qualche tattica per distribuire il tempo equamente fra famiglia, lavoro ed interessi personali? Nessuna tattica, solo la fortuna di avere una famiglia, soprattutto una moglie che condivide pienamente le mie scelte. In realtà sono lei e i miei figli quelli più penalizzati nella distribuzione del mio tempo. Passiamo ora all’Associazione Antiracket Lamezia. ALA, qual è stata la motivazione principale che ti ha portato a creare questa Onlus ben 11 anni fa? Innanzitutto siamo stati un gruppo di 13 persone ad aver costituito questa associazione. E’ stato un percorso ad ostacoli lungo un anno e mezzo e la motivazione che ci ha accompagnato è stata la consapevolezza della necessità, per la nostra comunità, di dotarsi di questo strumento. Tra tutti quelli che con me hanno contribuito a raggiungere questo obiettivo, mi piace ricordare per motivi diversi ma con tantissimo affetto, Nino Tripodi e Luigi Tajani; sono stati rispettivamente i primi presidente e vice dell’ALA.

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ALA non è un acronimo perché altrimenti avrebbe dovuto chiamarsi AAL, ALA quindi perché allude alla libertà? ALA fu un suggerimento di don Giacomo Panizza, un altro dei soci fondatori, proprio perché a quello aspiravamo, a volare in alto e in libertà. Ci sono state esperienze precedentemente vissute sulla tua pelle che ti hanno portato a fare questa scelta? Certamente, anche se vissute molti anni prima. Appena tornato da Bologna, metà anni ‘80, insieme ad altri amici aprimmo un discobar in città. L’Omatogrosensi, un locale magnifico. La presenza asfissiante di ndranghetisti nel nostro locale ne decretò la fine. L’unica “consolazione”, per così dire, è che di questi personaggi sono pieni le carceri e i cimiteri. In seguito nei primi anni ’90, la mia famiglia fu presa di mira dalla cosca Giampà, subito dopo la costruzione di un nostro nuovo capannone in via del Progresso. Le intimidazioni e i gravi danneggiamenti durarono quasi due anni; fu un periodo difficilissimo per tutti noi, ma nonostante la grande pressione riuscimmo a non cedere. Poco più tardi le dichiarazioni di un pentito mandarono in galera i nostri estorsori e questa brutta faccenda finì, senza mai più riproporsi. La lezione che imparai e messo in opera con l’ALA è che da soli è davvero difficile opporsi alla forza intimidatoria delle cosche; insieme ad altri colleghi è più facile, si può e si deve fare. Raccontaci qualcosa in più circa l’inizio di questa avventura, quando, per la prima volta hai cominciato a muoverti con ALA. All’inizio del 2004 fui invitato a partecipare a una di queste prime riunioni “carbonare”, organizzate per costruire questo percorso. Eravamo 5 o 6 e di questi non tutti sono arrivati alla fine davanti al notaio. Dopo questa prima riunione tornai a casa pensando che sarebbe stata l’ultima alla quale avrei partecipato. Invece non so cosa è scattato in me e mi ha fatto cambiare idea, forse il ricordo di quei giorni in cui subivamo e non trovavamo nessuno con cui condividere questo peso; il risultato è che penso di non aver mai saltato una sola riunione dell’ALA. Quali sono state le maggiori difficoltà che hai incontrato lungo il tuo percorso? Le difficoltà sono legate ad un modus vivendi fortemente radicato nel nostro territorio. Sono molti i commercianti, gli imprenditori, i professionisti, che con la ndrangheta sono ormai abituati a convivere. Certo alcuni per paura, troppi per convenienza. Come si mantiene la vostra associazione che è una Onlus e quindi no-profit? L’ALA non ha grossi costi di mantenimento. Al suo interno nessuna figura gode di alcuna retribuzione. I soci contribuiscono con una quota associativa di 50 euro l’anno, il comune di Lamezia Terme come socio sostenitore ci garantisce un contributo di 5000 euro annui, che comunque negli ultimi anni, causa crisi finanziaria, fa fatica

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ad onorare. Poche migliaia di euro provengono dalla raccolta del 5x1000. Ci sono errori che ritieni di aver commesso, insieme agli altri soci, durante l’evoluzione di questo progetto? Se sì, quali? Chi fa, qualcosa sbaglia. Abbiamo scelto di avere sempre un basso profilo, e questa scelta alcune volte ci ha penalizzato. Inoltre abbiamo curato troppo poco i rapporti con l’esterno, in primis con alcune istituzioni. Credi che rispetto a qualche anno fa, da quando hai iniziato, qualcosa sia cambiato in meglio in Italia? O in peggio? La nostra attività si limita a Lamezia e in qualche modo abbiamo cercato di estendere le nostre attività nel resto della Calabria. Siamo certi che la nostra azione abbia contribuito alla grande opera di destabilizzazione delle cosche lametine avvenuta negli ultimi anni, culminata con una serie di operazioni di polizia che hanno portato all’arresto e poi alle condanne di svariate decine di ndranghetisti. Sei nel Consiglio Direttivo della FAI, sei membro del Comitato di Solidarietà per le vittime dell’estorsione e dell’usura, a Roma, sei presidente della associazione ALA e della fondazione Trame, hanno tutte un unico comune denominatore, la mafia, il racket, l’usura, un problema molto sentito a Lamezia, abbiamo intervistato Don Giacomo Panizza che, porta avanti le tue stesse battaglie, rischiando, come te credo, oltre ad averti suggerito il nome, quindi con voi fin dall’inizio, vi siete mai ritrovati a “combattere” spalla a spalla? Oggi non ho più incarichi al di fuori di Lamezia. Da circa un anno mi sono dimesso dal direttivo della Federazione Nazionale essendo in disaccordo con la linea politica del suo Ufficio di Presidenza. L’incarico al Comitato di solidarietà è scaduto a marzo 2014 ed è stata una esperienza fortemente formativa, che mi ha permesso di conoscere persone di grande valore con le quali continuo ad avere ottimi rapporti. A don Giacomo mi lega un rapporto di grande stima e credo di poter dire di essere in perfetta sintonia con lui. Come detto abbiamo costruito insieme ad altri l’ALA, e perseguiamo gli stessi obiettivi. E passiamo a Trame, nata nel 2011 come semplice evento e, nel 2012, diventata Fondazione. Conosco gli obiettivi per averli letti nello statuto ma, per coloro che non li conoscono o sono troppo pigri per fare ricerche, quali sono gli scopi che Trame si propone? Trame, festival dei libri sulle mafie, è diventato nel corso di questi sei anni un progetto culturale. Infatti dopo le prime due edizioni, non solo ha ampliato la sua offerta culturale aggiungendo ai libri, il cinema, le mostre fotografiche, la musica, le installazioni artistiche, le perfomance teatrali etc., ma ha stretto partnership e collaborazioni con altri festival, iniziative e istituzioni culturali in tutta Italia. Ha ricevuto premi prestigiosi ed ha assunto ormai una importanza ed una visibilità che travalica anche i confini nazionali. Da qualche anno propone nelle scuole cittadine ed in alcuni istituti regionali progetti formativi mirati alla sensibilizzazione ai temi legati alla lotta alle mafie e più in generale alla legalità, apprezzati dai dirigenti, dai do-

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centi e soprattutto dagli studenti. Trame è giunta alla sesta edizione ed è stato un crescendo, i momenti più belli?, Quelli che ti hanno dato maggiori soddisfazioni? Forse il momento più bello, perché rimanemmo tutti sorpresi, è legato ad un episodio accaduto nei giorni precedenti a Trame.3. Avevamo convocato tramite i social una riunione dei giovani volontari presso la sede dell’ALA, per organizzare la distribuzione del materiale informativo. Eravamo sul marciapiede sotto la sede ad aspettare i ragazzi sperando di poter contare sulla presenza di una ventina di volontari. Ne arrivarono quasi cinquanta, costringendoci a chiedere ospitalità alla dirigente dell’Istituto Maggiore Perri per l’uso della palestra, poiché la nostra sede non poteva ospitare un numero cosi grande di persone. La cosa che mi ha dato più soddisfazione, è stata quella di riuscire ad organizzare la quarta edizione del festival senza poter contare su nemmeno un euro di contributo da parte del comune e dell’AIE, l’associazione nazionale editori, che ci avevano sostenuto nelle prime tre edizioni. Una impresa riuscita grazie al contributo economico dei soci dell’ALA, alla generosità dei fornitori storici del festival e al sostegno economico dei cittadini di Lamezia e non solo che contribuirono tramite il crownfunding. Attualmente di cosa ti occupi nella fondazione e quali sono i tuoi prossimi progetti in attesa del Festival? Il mio ruolo nella fondazione è da sempre lo stesso; è simile a quello del “capitano non giocatore”. Non mi occupo di una cosa specifica, faccio da collante tra tutti i componenti della squadra, ne ascolto le lamentele, faccio da mediatore, tiro il freno se serve o al contrario cerco di diffondere ottimismo e dare la carica, e poi, quasi per “contratto” mi tocca sempre la parte del cattivo. Progetti in cantiere ne abbiamo davvero molti. Ad esempio alcuni giorni fa siamo stati a Palermo alla Fiera di Addio Pizzo, dove oltre ad un interessante incontro curato da Angela Iantosca sui ragazzi di mafia, abbiamo proposto la nostra mostra fotografica “Il Popolo di Trame”, curata da Giuseppe Prode con 24 scatti del nostro fotografo ufficiale Mario Spada uno più bello dell’altro. A fine ottobre si concluderà in 5 istituti superiori della città il progetto “Ti Leggo” curato in collaborazione con la Treccani. Il progetto prevede l’incontro in ogni istituto di un autore, che converserà con i ragazzi impegnati nel progetto che già da qualche settimana stanno lavorando con grande impegno sul testo scelto. Poi a novembre saremo al Pisa Book Festival e inizieranno altri progetti nelle scuole di Lamezia. Nei mesi successivi tanto altro; giugno 2017 è ancora molto lontano. Uno sguardo al futuro: cosa vedi? Forse è un mio limite ma non guardo mai troppo avanti, forse per non spaventarmi. Vedo un numero sempre crescente di ragazzi animati da una grande passione civile. Per adesso il compito di noi “vecchi” è quello di fornire buoni esempi e cercare di non far disperdere questo tesoro. Se tu ne avessi il potere, cosa cambieresti in Italia per potere com-

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battere la mafia? Servono tante cose che possono essere riassunte in una sola: la volontà politica di combattere la mafia sino a sconfiggerla. Ad oggi mi sembra che questa volontà non ci sia, e il dilagare del malaffare lo dimostra ampiamente. Ma cos’è la mafia oggi? Peppino Impastato la definiva una montagna di merda. Una definizione più che mai attuale. Solo che la mafia è anche un mare di soldi, e questo danaro lo usa per comprare coperture e complicità, oltre che a rendere piacevole il profumo di merda che emana a tutte le persone “per bene” che con la mafia fa affari. Cosa pensi della Calabria e di Lamezia in particolare? Purtroppo devo dire che non si riesce in nessun modo a cambiare marcia, continuando a rimanere molto indietro anche rispetto a tutte le altre regioni italiane. La responsabilità di questa situazione non è solo di pochi uomini e donne, anche se naturalmente per il ruolo che ognuno di noi occupa il peso è differente; la verità è che manca una classe dirigente all’altezza, sembra tutto raffazzonato, serve tanta fede... Ti sei buttato in questa attività con anima e corpo, lo rifaresti? Sicuro, e penso che allo stesso modo risponderebbero i miei compagni di viaggio. Concludiamo con la domanda “alla Marzullo” che facciamo a tutti “la domanda che non ti ho fatto e che avresti voluto ti facessi? Fatti la domanda, dacci la risposta. In realtà più che con una domanda voglio chiudere questa lunga intervista con una considerazione. Non è stato per niente facile arrivare ad oggi, soprattutto arrivarci in “buona salute”. Momenti di difficoltà ne abbiamo attraversato più d’uno, ma un periodo a cavallo degli anni 2013 e 2014, particolarmente duro, è servito a rafforzare il gruppo e a dimostrarne la grande affidabilità. L’uscita per motivi diversi, di qualche figura significativa dall’associazione antiracket e dal consiglio di amministrazione della fondazione Trame, la notizia apparsa sul quotidiano la Stampa che insinuava che nel gruppo dell’ALA molti imprenditori pagavano il pizzo, qualche articolo e qualche intervista sui quotidiani locali dove questa ipotesi veniva rilanciata, attacchi “ad personam” sui social, la vicenda della convenzione con Calabria Etica, hanno messo a dura prova la stabilità del nostro gruppo. Abbiamo dovuto lavorare molto, riunirci decine di volte, discutere, compattarci, mantenere la calma e andare avanti, aspettando che il tempo ci desse ragione. L’accusa riferita da un giornale così importante, era infamante e poteva distruggere

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quanto di buono eravamo riusciti a fare fino a quel momento. Alla fine la verità è emersa; in nessuna dichiarazione dei tanti pentiti, né in alcuna attività degli investigatori, è emerso che qualche socio dell’ALA pagasse il pizzo a uno dei tanti ndranghetisti arrestati. In un territorio difficile come il nostro, c’è bisogno soprattutto di fare rete tra le persone, i gruppi e le associazioni che vorrebbero vedere la nostra città libera dalla presenza della ndrangheta. E’ un percorso così lungo e difficile, che per avere la possibilità di raggiungere buoni risultati non è opportuno, anzi è deleterio, delegittimare gli altri per dimostrare di essere gli unici portatori della verità. Non è una gara a dimostrare chi è più puro o più coraggioso; si può fare di più e meglio, e noi siamo disponibili ad accettare critiche costruttive, suggerimenti e proposte per iniziative comuni. Intanto continuiamo a seminare il solco che abbiamo contribuito a realizzare, che in fondo è ciò che faccio nel lavoro di tutti i giorni. E’ un uomo pratico ma nello stesso tempo semplice e, forse, in questo, oltre ad avere accanto una donna, la moglie Ewa che, con la famiglia è sempre al suo fianco, sta la sua forza. Perchè a combattere la criminalità organizzata non ci vogliono muscoli, non ci vogliono paroloni, ci vuole l’occhio, la mente, la forza di volontà di chi sa e vuole tentare di arginare un fiume in piena, cominciando dalle foci, per risalire ai fiumiciattoli, ai rivoli ed arrivare alla fonte. Non gli ho chiesto se questa sua scelta di vita gli fa paura per la fermezza che ho visto nei suoi occhi quando parla dell’argomento e per il tono della voce che muta, lasciando trapelare rabbia e determinazione e quindi intuisco che, pur avendo vissuto sulla propria pelle cosa voglia dire essere dalla parte di chi subisce, la paura, anche se presente, è latente e non lo fermerà. La mafia si combatte con la cultura, con la conoscenza. Questa estate ero alla manifestazione Trame ed ho assistito ad un episodio che voglio condividere: una giovanissima ragazza, con la maglietta dell’evento, 13 anni, non di più, ad un uomo che si lamentava perchè non gli veniva data “udienza” e che tentava di polemizzare, ha detto, con tono deciso e convinto: “perchè crede che non vogliano parlare con lei?, non pensa che magari c’è altra gente che ha chiesto la stessa cosa? Prima di lamentarsi o accusare aspetti e vedrà che qualcuno parlerà con lei, qui la combattiamo la mafia”. Ecco, senza troppo cercare, la risposta chiara al “lavoro” che da anni porta avanti Armando con i suoi soci. Il nostro futuro sta crescendo con la cultura della “non mafia” e questo anche grazie a lui! Ho cercato frasi sulla “politica” e mi sono accorta che ve ne sono molte. Ne ho scelta una di Corrado Alvaro: “La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile.” Armando combatte anche contro questo, pacificamente e, direi, non è poco.

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TUTTO PRONTO PER LA SESTA EDIZIONE DI

“VACANTIANDU – CITTA’ DI LAMEZIA TERME”: SEI ANNI DI TEATRO, CULTURA E TANTA SOLIDARIETA’

Lamezia Terme, 14 ottobre 2016 – Sei anni di spettacoli, beneficenza, solidarietà e cultura. È quanto ha realizzato l’associazione teatrale “I Vacantusi” che per il sesto anno consecutivo ha organizzato la rassegna teatrale “Vacantiandu – Città di Lamezia Terme”, con il patrocinio del Comune di Lamezia Terme e della Presidenza del Consiglio regionale della Calabria, in collaborazione con il club Unesco di Lamezia Terme e la Fita. Una rassegna che in pochissimo tempo è riuscita conquistare un pubblico sempre più numeroso, proveniente da tutta la Calabria e che ha apprezzato non solo la qualità dell’offerta culturale, ma soprattutto la valenza sociale alla base della kermesse, tant’è che il Comune di Lamezia ha concesso l’uso gratuito delle strutture e dei servizi in quanto ritenuta una manifestazione di scopo socio-solidale. La rassegna teatrale “Vacantiandu”, diretta da Nicola Morelli, Walter Vasta e Sasà Palumbo, a differenza di tutte le altre rassegne, ha infatti uno scopo sociale e non imprenditoriale: gli incassi degli spettacoli sono stati devoluti, ogni anno, a diverse realtà sociali e scolastiche prese$nti sul territorio lametino. Dalla cooperativa sociale “Le Agricole”, costola della Progetto Sud di don Giacomo Panizza, all’associazione “Sincronia” che accoglie persone con disabilità mentali, fino ai laboratori teatrali permanenti realizzati all’interno della scuola media Pitagora, destinati soprattutto a ragazzi con difficoltà sociali e familiari. Laboratori che sono stati dedicati al piccolo Antonio Federico, scomparso prematuramente e grande appassionato di teatro, che frequentava proprio la scuola media Pitagora, il cui intento è quello di mantenere sempre vivo il ricordo di Antonio, attraverso la realizzare di una compagnia teatrale permanente a lui dedicata. Il tutto, senza dimenticare che, sempre grazie alla rassegna “Vacantiandu”, è stata realizzata un’infermeria all’interno dell’Istituto comprensivo “Perri-Pitagora”, intitolata proprio ad Antonio Federico. Una rassegna che ha avuto un altro importante obiettivo, che è stato centrato in pieno: quello di aver portato le famiglie a Teatro, facendo avvicinare e apprezzare anche ai più piccoli il magico mondo teatrale. Il tutto, in un periodo storico della città di Lamezia Terme

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molto particolare, durante il quale il Comune non ha potuto realizzare alcuna rassegna teatrale per la condizione di difficoltà economica in cui si trovava e si trova ancora oggi. Le rassegne realizzate in questi anni dall’associazione “I Vacantusi” sono state infatti possibili sono grazie alla passione e all’amore dei componenti del sodalizio che, con enormi sacrifici, e grazie all’aiuto di alcuni imprenditori lametini che hanno capito l’importanza del progetto culturale e sociale di “Vacantiandu”, hanno collaborato alla realizzazione delle kermesse. La rassegna, che è stata organizzata in collaborazione con il club Unesco di Lamezia Terme, ha anche saputo valorizzare le radici della nostra terra e le ha rese sempre più palesi ai giovani. La stessa Amministrazione comunale di Lamezia Terme, in più occasioni, non solo ha ringraziato l’associazione per il “servizio” offerto alla comunità lametina e anche al resto della Calabria, per aver portato cultura in città, in un momento di estrema difficoltà economica, ma ha voluto tributare questo riconoscimento istituzionalizzando la rassegna, inserendola nella programmazione stabile dell’Amministrazione comunale, contribuendo così ad arricchire l’offerta culturale della città e la crescita del suo territorio, soprattutto per l’indotto che produce. Anche perché i numeri della rassegna parlano da soli: solo l’edizione dello scorso anno ha registrato la presenza di oltre 8.500 spettatori in 18 serate, 2.000 studenti nelle sei matinée dedicate alle scuole, oltre 2.500.000 persone da tutto il mondo raggiunte grazie alla pagina web, di cui 460.000 hanno interagito e commentato le serate della rassegna. “Il successo della rassegna e la costanza del pubblico che ci ha seguito – hanno affermato i direttori artistico Morelli, Vasta e Palumbo – ci ha permesso di ottenere, oltre ad un maggiore ascolto e visibilità, anche un importane riconoscimento, donatoci dai Rotary club della Calabria, che siamo ben lieti ed orgogliosi di condividere con i cittadini che hanno seguito i nostri spettacoli. I numeri in 5 anni, da quando è nata la rassegna, sono sempre aumentati unendo senza distinzioni di sorta il pubblico di prosa con il pubblico di vernacolo”.

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Soroptimist - Sezione di Lamezia Terme Tre giornate di attività in occasione della

Celebrazione della Fondazione del Soroptimist Club di Lanezia Terme Dieci anni di attività. Il Soroptimist Club di Lamezia Terme ha infatti celebrato il decennale della fondazione, avvenuta il 9 settembre del 2006, e per l’occasione ha organizzato una tre giorni di eventi che si sono svolti venerdì 23, sabato 24 e domenica 25 settembre scorsi. tutto ha preso il via venerdì alle ore 18 al Teatro Umberto con l’incontro “Donne e amicizia”, nel corso del quale sono intervenute, dopo i saluti della presidente del club lametino Giuseppina Mazzocca e delle autorità presenti, Daria Colombo, delegata alle Pari opportunità del Comune di Milano e scrittrice, e Stefania Mancuso docente dell’Università della Calabria. Sabato 24 settembre, invece alle 10.30 al liceo classico “Fiorentino” è stato presentato il progetto “Toponomastica al femminile: le vie delle donne”, un progetto avviato a livello nazionale dal Soroptimist International d’Italia e lanciato per la prima volta in Calabria dal club lametino. Alle ore 11.30, per l’occasione, sono stati inaugurati i “Giardini Graziella Riga”, davanti all’ingresso del Liceo “Fiorentino”. Sabato pomeriggio, alle ore18.30 alla Biblioteca comunale, si è svolto l’incontro “La donna tra arte e scienza”, organizzato in collaborazione con la Federazione italiana Shiatsu insegnanti e operatori (FiSieo). Per l’occasione, sono intervenuti Giorgia Gargano, ispettore onorario Soprintendenza archeologica della Calabria che ha parlato “Dei guaritori nella Grecia antica: tra sciamanesimo e medicina” e Stefania Mancuso docente Unical che ha trattato il tema “Offerte alle dee e ornamenti delle donne: simboli, arte e tecniche dei gioielli del Mediterraneo antico”. Sono seguiti gli interventi di Serena Bagnoli, del direttivo FiSieo, Teresa Delogu regista teatrale, Renato Zaffina presidente Vis FiSieco e Antonio Pugliese artista. Ha moderato l’incontro la psicologa dell’Asp Sabrina Curcio. Domenica 25 settembre, alle ore 10.30 al Savant Hotel, si è svolta la celebrazione del decennale, alla presenza della presidente nazionale del Soroptimist International d’Italia Leila Picco. Dopo la suggestiva cerimonia delle candele e la relazione della presidente Mazzocca, c’è stata la presentazione delle attività svolte dal club in questi primi 10 anni di vita. “E’ un traguardo importante e significativo per il club – ha detto la presidente del club Mazzocca – che ha voluto celebrare questa ricorrenza condividendola con le amiche soroptimiste di tutta Italia, e condividendola con la città di Lamezia Terme, rappresentata dal sindaco Paolo Mascaro, che ringrazio per essere stato presente alle iniziative che abbiamo organizzato per celebrare il decennale del club. Abbiamo dato inizio a questa celebrazione con la sottoscrizione di un protocollo d’intesa sul tema degli sprechi alimentari, che si va ad aggiungere a quello già sottoscritto qualche mese fa, nell’ambito del progetto “eguaglianza e sviluppo: gli sprechi alimentari e il cibo che non c’è”, da te proposto nel corso della tua presidenza al fine di

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favorire il collegamento tra domanda e offerta per la trasformazione degli “sprechi alimentari” in risorse. Abbiamo proseguito con un convegno in cui si è parlato di donne e amicizia, i capisaldi della nostra associazione, con la delegata alle pari opportunità del Comune di Milano Daria Colombo. Sono stati inaugurati i “Giardini Graziella Riga” presentando alla cittadinanza il progetto Soroptimista Toponomastica al femminile. E abbiamo poi concluso il tema della “Donna tra arte e scienza” in un convegno organizzato in collaborazione con Fisieo e il Sistema Bibliotecario Lametino”. “Un programma corposo e ricco, sviluppatosi nel giro di poche ore – ha aggiunto la presidente del club – che testimonia la voglia di fare che ha sempre caratterizzato il nostro Club nel corso di questi dieci anni. Il club è nato dalla volontà di un gruppo di donne intraprendenti ed entusiaste che dieci anni fa hanno deciso di condividere la stessa esperienza. Il club è il 140° dell’Unione Italiana, il 6° della Regione Calabria, insieme a Catanzaro, Cosenza, Reggio Calabria, Palmi e Soverato. Oggi siamo 36 socie, donne di prestigio rappresentanti le libere professioni, le arti, la ricerca, l’insegnamento medio e universitario, il commercio e l’amministrazione pubblica: espressione compiuta del tessuto sociale, culturale e produttivo della città. Figure di spicco, donne protagoniste, profondamente diverse tra loro ma unite da obiettivi comuni. Siamo donne che, consapevoli del proprio ruolo all’interno della società, ci impegniamo quotidianamente per migliorarla; con il nostro lavoro, con le nostre competenze e con il nostro spirito soroptimista vogliamo incidere sul tessuto sociale, e raccontare attraverso le nostre attività e i nostri progetti come il ruolo delle donne sia importante per la crescita e lo sviluppo dell’intera società civile”. “Le celebrazioni che abbiamo voluto festeggiare – ha proseguito Mazzocca – rappresentano un momento in cui ci si ferma per riflettere sulle attività svolte dal club, attività diverse contrassegnate, non solo dalla diversa personalità delle presidenti, ma anche dalla capacità di intuire e interpretare la voce dei tempi in una società sempre in evoluzione. Il nostro club, in questi dieci anni, ha lavorato tanto: con impegno, responsabilità, serietà, sobrietà e concretezza.

Abbiamo realizzato progetti concreti, tanti e diversi, in linea si con quelli definiti ogni anno dall’Unione Italiana, ma anche frutto di nostre scelte fatte tenendo conto dei bisogni del territorio in cui viviamo. Ed è tenendo conto del nostro territorio che nel nostro fare abbiamo sempre cercato il coinvolgimento, la collaborazione e la sinergia delle Istituzioni e Associazioni presenti, dalle quali abbiamo avuto sempre risposte positive. Abbiamo lavorato con successo con l’Amministrazione Comunale, con la Prefettura, con il Tribunale, con la Polizia di Stato, con l’Arma dei Carabinieri, con l’Azienda Sanitaria, con le scuole presenti sul territorio. Abbiamo realizzato importanti iniziative collaborando con il Club Unesco lametino, con il Rotary, con il Centro di Neurogenetica, con la Fidapa, con l’Associazione Maria Cristina di Savoia, con Fisieo, con i Centri antiviolenza, con Acu Calabria, lo Slow Food, la Libreria Tavella, l’organizzazione Trame, il Sistema Bibliotecario, a tutti loro va il nostro grazie perché, vedete, lavorando insieme abbiamo contribuito al progresso dei valori sociali, culturali ed etici”. E riflettendo sul lavoro svolto dal club in questi dieci anni, il pensiero non può non andare all’impegno e alla volontà di tutte le socie. “E’ grazie a loro, alla loro competenza, professionalità, esperienza, al loro essere soroptimiste, sempre pronte ad attivarsi per la buona riuscita di ogni iniziativa – ha evidenziato la presidente del club lametino – che il Club ha raggiunto la stima e la considerazione di cui oggi raccoglie i frutti. Ed è grazie, soprattutto, alle presidenti che si sono succedute e che hanno fatto grande questo club: Titty Giglio, Sabrina Curcio, Stefania Gambardella, Stefania Mancuso. Ognuna di loro, con il proprio valido e costruttivo contributo, ha lasciato un segno tangibile, ha fatto progredire il club e ha contribuito all’affermazione del Soroptimist sul territorio. Donne leader, che hanno accettato di mettersi in gioco, riuscendo, e con successo, a far diventare il Soroptimist parte della propria vita: e per questo hanno fatto la differenza, sempre piene di iniziative e pronte a superare qualsiasi difficoltà senza mai scoraggiarsi. La forza delle donne. Quella forza che vediamo rappresentata in quest’opera proiettata, con la quale abbiamo voluto celebrare questo importante anniversario. E’ l’opera creata dal Maestro Maurizio Carnevali, artista internazionale. Si tratta di un’opera esclusivamente realizzata per il nostro Club, con ispirazione ai principi soroptimisti. Al centro è rappresentata la solidarietà, il sostegno, l’aiuto che il Soroptimist ha nei confronti dell’infanzia, della donna, della donna madre: questo è il centro del sentimento dell’essere legate come sorelle da un progetto comune, un impegno che diventa quasi una tela di ragno o il timone di una società”.

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Arvalia Lamezia: sabato 15 ottobre il

direttore sportivo Vincenzo Savelli a Lamezia Prima visita ufficiale alla Piscina Comunale di Lamezia Terme per Vincenzo Savelli, nuovo direttore sportivo di Arvalia Lamezia, presentato il 27 agosto a Crotone in occasione dell’ufficializzazione del mandato congiunto con l’impianto dei “Nuotatori Krotonesi” e l’impianto di Isca sullo Ionio. Savelli, dirigente, allenatore e manager con specifici ruoli gestionali e dirigenziali, arriverà da Bologna sabato 15 ottobre per visionare l’andamento dell’impianto natatorio dal punto di vista dell’organizzazione del piano vasca, dell’attività agonistica e del controllo degli aspetti gestionali. Seguiranno successivi incontri a cadenza mensile programmati per tutta la stagione sportiva. Nelle giornate seguenti farà visita anche agli impianti di Crotone e Isca sullo Jonio, con i quali la Arvalia ha intrapreso una stretta collaborazione. “Il nostro obiettivo è più legato alle politiche gestionali che agli aspetti sportivi – ha dichiarato il nuovo ds di Arvalia – perché solo un’azienda solida con degli obiettivi chiari può programmare adeguatamente l’attività sportiva. Fondamentale, in tal senso, razionalizzare in modo utile e funzionale la proposta e omogeneizzare le risorse umane ed economiche, come han deciso di fare questi tre impianti. Questo processo andrà avanti, anche perché, come accade nelle regioni più evolute sotto questo aspetto, potrebbero esserci altri tipi di impianti interessati a questo tipo di collaborazione. Molto dipenderà anche dal rapporto con le amministrazioni perché un’amministrazione ha bisogno di gestori competenti, devono andare a braccetto. Quando chiudi una piscina non è una sconfitta solo per il movimento natatorio ma è anche una sconfitta politica, un fallimento totale sul territorio di un certo impatto sociale. Spero che col tempo – ha concluso – anche altri possano abbracciare questo progetto rendendolo sempre più compatto”.

cia di Reggio Emilia che ha avuto atleti che hanno indossato la maglia azzurra oltre a vincere titoli di categoria nei diversi anni, come Paolo Boni, Fabio Caffari, Giuliana Botti, Elena Tassi, Giulia Longari, Chiara Vasumini, Marilena Margini, Silvia Mancin, Manuel Vincenzi e di questi tempi Gregorio Paltrinieri, che dal 2012 si è spostato al centro federale di Ostia. Con la Coopernuoto inizia a impegnarsi in problematiche di carattere gestionali occupandosi delle procedure di gestione degli impianti Novellara e Correggio e seguendo gli iter politici/tecnici per la partecipazione ai relativi bandi. Crea il know-how per la qualificazione delle attività per le varie attività che possono svolgersi in un impianto natatorio, con relativi processi di aggiornamento interno di tutte le professionalità necessarie per la gestione di una piscina. Con tale struttura politico-gestionale la allora neonata Coopernuoto ha vinto nel 1996 la gara di aggiudicazione della gestione per 25 anni della piscina di Novellara, nel 1997 si è aggiudicata l’impianto natatorio di Correggio e nel 2002 il nuovo impianto di Parma. Dal 2006 D.T. anche di Podium Nuoto, società sportiva di Parma, dal 2013 Responsabile  per la U.I.S.P. della Commissione Tecnica Nuoto e dal 2015 Consulente per aspetti gestionali e di politica sportiva per la società DE AKKER NUOTO che dal giugno 2016 gestisce l’impianto dello stadio del nuoto e la vasca da 50 metri a Bologna.

Vincenzo Savelli Nato a Crotone il 27/04/1954, laureato in Ingegneria Elet-

tronica all’università di Bologna. Allenatore di Nuoto di II livello dal 1987, D.T. dal 1982 al 1991 della POL. Masi di Casallechio di Reno, dal 1988 al 1991 della DRAGO NUOTO, società composta da 8 sodalizi sportivi dell’Emilia Romagna che hanno dato inizio alla forma di cooperazione societaria nella regione. Dal 1992 al 2014 D.T. della COOPERNUOTO, società della provin-

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La ROYAL TEAM LAMEZIA ambiziosa nel secondo torneo di serie A

La Royal Team Lamezia è ripartita! Per preparare il suo secondo storico torneo di Serie A, la squadra dei presidenti Claudia Vetromilo e Nicola Mazzocca ha iniziato lo scorso 29 agosto la preparazione al “Paolo Fazio” di Pianopoli. Inutilizzabile il PalaSparti per lavori interni di rimodernamento (poi completati per il rientro in sede), per la preparazione della squadra è stato provvidenziale l’intervento del sindaco di Pianopoli, Gianluca Cuda che ha mostrato grande sensibilità e disponibilità verso la Royal concedendo l’utilizzo della nuova struttura in erba sintetica. Peccato solo per la mancanza degli spogliatoi, ma l’anzidetto campo di calcio a cinque tra l’altro con centinaia di posti a sedere, si presenta alquanto funzionale per questa disciplina sportiva. Otto volti nuovi per la Royal in questa stagione: si tratta dei portieri Tiziana Liuzzo dal Locri e Francesca Fucile dallo Stigliano; del difensore Laura Malato dall’Arkè Siracusa; delle laterali Francesca Ierardi e Federica Mezzatesta dal Locri; Martina Sommacale dal Futsal Breganze; dei pivot Sharon Losurdo bomber del Futsal Breganze (86 gol nelle ultime 3 stagioni), ed Erika Tinè dall’Arkè Siracusa. Dunque ben cinque atlete reduci dalla Serie Elite: Liuzzo, Sommacale, Ierardi, Losurdo e Mezzatesta e le restanti 3 dalla Serie A. Sette le riconfermate: Anna Leone, Samanta Fragola, capitan Alessandra Marrazzo, Erika Linza, Giusi Mirafiore, Carolina Pileggi, Valentina Vezio, Carmen De Biase e Giada Gigliotti. E’ riconfermato anche mister Paolo Carnuccio dopo l’ottimo lavoro della scorsa stagione. “Obiettivi? “Lo dirà il campo – spiega Carnuccio -, la Royal sarà una squadra rinnovata quindi qualsiasi tipo di obiettivo passa attraverso l’armonia di un gruppo e la costruzione di una squadra. Per cui possiamo declamare qualsiasi obiettivo ambizioso o meno di migliorare quella che è stata la scorsa stagione, ma bisogna attendere affinchè la squadra nuova in alcuni reparti si amalgami e si conosca bene. Al meraviglioso pubblico di Lamezia ed in particolare agli appassionati tifosi dello zoccolo duro dico di continuare a seguirci come fatto lo scorso anno. Sono stati determinanti: credo che bisogna essere davvero fortunati ed orgogliosi di poter pag. 10

vestire questa maglia del Lamezia perché a questi livelli, in tutta Italia, un pubblico così appassionato l’ho registrato in poche parti. Per cui dovranno sostenerci anche nei momenti di difficoltà”. E’ soddisfazione per mister Carnuccio per aver superato il corso per l’abilitazione ad ‘Allenatori di Calcio a 5 di Primo Livello’ a Coverciano. “E’ stata un’esperienza fantastica, in particolare per il confronto e la disponibilità di tutti i docenti. Non è facile riscontrare tutto questo, perché spesso ci si trincera dietro a delle situazioni che invece a determinati livelli dovrebbero – come sono state – più costruttive. Quindi – conclude Carnuccio - sono contento di questo percorso fatto e ringrazio tutti quelli che mi hanno dato la possibilità di fare questa esperienza che mi rimarrà per tutta la vita”. A proposito di staff tecnico, ne fanno parte Pasquale Iannelli, allenatore in seconda e preparatore dei portieri; e Alessandro Mascaro e Pietro Mercuri preparatori atletici. Da segnalare due importanti collaborazioni. Intanto con la biologa nutrizionista Laura Falvo: una figura indispensabile per ottimizzare la resa fisico-atletica delle calcettiste in campo. La seconda è quella rinnovata con la ASD Palestra Centro Sport Lamezia Terme del maestro Mario Amendola, supporto indispensabile per le sedute settimanali in palestra. Anche in società vari volti nuovi: Tonino Mercuri, responsabile rapporti con la squadra; Luigi Ruberto, addetto alla Sicurezza, Simona Vescio, collaboratrice per i rapporti con la squadra. Due i test significativi del precampionato per la Royal: con il Locri, perso 2-1 dopo pochi giorni dal ritiro. E a Pianopoli, ad una settimana dal via del torneo, contro il Cus Cosenza, vinto 7-1. Quel che conterà però sarà l’esordio in campionato domenica 2 ottobre sul campo del Martina/Monopoli. Sintetico ma esaustivo il presidente Nicola Mazzocca: “La squadra è stata costruita per fare un campionato di alta classifica. Certo ci sono altre squadre, tre in particolare (Martina, Real Sandos e Vittoria Sporting) che lotteranno per vincere ma anche noi saremo sicuramente tra queste”.

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Mai dire mai: la magia del Rifugio Fata Sin da quando ero piccola la frase che sentivo pronunciare piu spesso dagli adulti che mi stavano intorno era: “Nella vita mai dire mai!”. E naturalmente come qualsiasi altra bambina e adolescente quello che dicevano gli adulti, nella maggiorparte dei casi, veniva immediatamente cestinato. Adesso invece devo ammettere che avevano proprio ragione, in modo particolare per quanto riguarda il mio rapporto con gli animali. Da bambina mi è capitato qualche volta di trovare un cane o un gatto per strada, una volta qualcuno portò anche a casa mia dei cuccioli trovati nella spazzatura, e la storia era sempre la stessa: chiedevo ai miei se potevamo tenerlo e in cambio mi sarei occupata io di tutto. Purtroppo i miei genitori non sono amanti degli animali e quindi non ho mai avuto la possibilità di tenerne uno a casa o di occuparmene come si dovrebbe. Crescendo ci rinunciai e forse questo fu uno dei motivi per il quale ho sempre avuto un certo timore dei cani di grossa taglia e dei gatti. Ma come dicevo prima nella vita mai dire mai. Dopo qualche anno essere andata via da casa successe l’impensabile. Prima di tutto mi circondai per puro caso di persone amanti degli animali, dai quali stavo a debita distanza. In seguito trovammo una gattina per strada e, per fare un favore ad un’amica, la portai a casa mia, con la promessa che il giorno dopo avremmo trovato un’altra sistemazione. Quella gattina ebbe la capacità, in un sola notte, di smuovere qualcosa dentro di me. Trovata una sistemazione temporanea, dopo pochi giorni decisi che l’avrei adottata, non sapendo che il destino aveva in serbo per me qualcos’altro, o per meglio dire qualcun’altro. Quando andai a riprendere la gattina, la signora che l’aveva tenuta in custodia mi disse che era stata adottata appena due ore prima. Io ci rimasi malissimo, ma subito dopo mi disse che nel quartiere una gatta aveva partorito e la padrona aveva intenzione di regalare i cuccioli. Detto fatto, mi misi in contatto con questa signora e poco tempo dopo mi ritrovai in casa Cupido, una palletta di pelo che avrebbe cambiato la mia vita in meglio. Il rapporto che si è creato da quattro anni a questa parte non è facilmente definibile se non con la parola meraviglioso. Mi sono presa cura di lui in tutto e per tutto fino a quando non inziai a ripensare a tutti i gatti e i cani randagi che avevo visto per strada da bambina, per non parlare di quelli trovati nella spazzatura. Una volta trasferitami a Lamezia per motivi di lavoro, iniziai a pensare a cosa avrei potuto fare per loro. Per questo motivo mi misi a cercare su internet i canili della città e saltò fuori un nome che attirò subito la mia attenzione: Rifugio Fata. Sinceramente non so perché sia stato scelto proprio questo nome, ma se penso ad una fata mi viene in mente qualcuno di sorridente, buono, delicato ma soprattutto, magico... e avevo proprio ragione. Da qualche mese ho iniziato a fare volontariato nel rifugio e questo è quello che ho trovato: delle fate, delle donne sorridenti, buone e delicate che non trattano cani e gatti che se fossero dei pacchi da stipare da qualche parte. Loro lavorano prendendosi cura di ogni singolo cane, ne conoscono caratteristiche, pregi

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e difetti, e svolgono un lavoro che ha come obiettivo principale quello di farli sentire a casa, in attesa di una famiglia che abbia le giuste caratteristiche per adottarli. Qualcuno di voi forse si chiederà: dova sta la magia in tutto questo? Beh io credo che per fare una magia non servano per forza incantesimi e bacchetta. La magia nel Rifugio Fata secondo me sta nell’impegno costante delle volontarie, nell’amore puro che mettono in tutto quello che fanno, nel sorriso spontaneo tra le volontarie e gli animali, nella capacità di rendere una semplice passeggiata al guinzaglio un’esperienza stupenda. Io vengo da una realtà dove il Rifugio Fata purtroppo non esiste e quindi credo che tutta Lamezia debba essere orgogliosa di averlo. Girando per le strade mi accorgo come il randagismo sia una realtà piuttosto diffusa non solo a Lamezia ma in tutto il Sud Italia, quindi credo che il lavoro da fare sia ancora tanto ma non impossibile. Allo stesso modo ho sentito di gente che purtroppo tratta male gli animali, per ignoranza, frustazione o non so quale irragionevole motivo. Non sto qui a criticare nessuno, vorrei semplicemente diffondere un messaggio che spero venga ascoltato da più persone possibili. Prendersela con chi è più debole di noi è facile, ma credo che non farlo lo sia ancora di più. La violenza e l’indifferenza non hanno mai portato a niente di buono, e Dio solo sa quante pagine di storia abbiamo riempito con esempi del genere. Non sto chiedendo a nessuno di diventare animalista, ma almeno di avere rispetto per un altro essere vivente che, credetemi, può migliorare voi stessi e la vostra vita. Partendo da gesti semplici come dare da mangiare ad un cane che gironzola vicino casa vostra, segnalare alle autorità competenti la presenza di randagi per strada o magari vicino ai cassonetti della spazzatura che noi non differenziamo, renderà Lamezia, come qualsiasi altro posto al mondo, una città più pulita e vivibile... e chi lo sa magari anche un po’ magica, perché nella vita mai dire mai!

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CANINA

MOSTRA PIANOPOLI

Pianopoli – Grande successo alla prima edizione della mostra canina a Pianopoli, organizzata da Qua la zampa pet – shop. Una mostra organizzata a titolo benefico per aiutare i cani del Rifugio Fata di Lamezia Terme, un rifugio che ospita oltre 150 cani ed è auto finanziato. Angela Fazio, titolare del negozio per animali sito a Pianopoli, fa tanto per il rifugio, tanto da aver sognato di organizzare una mostra amatoriale di bellezza, e così ha fatto. Il 18 settembre ’16 oltre 100 cani si sono iscritti alla mostra canina e oltre 300 persone

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erano presenti. La Fazio non si aspettava un numero così grande di persone e ne è felice. Il suo scopo era quello di far conoscere la situazione del Rifugio Fata, di aiutarli con donazioni. Si ringraziano i giudici, che hanno voluto partecipare alla mostra in modo gratuito, un’educatrice, un veterinario ed un esperto di cani. Si ringraziano gli sponsor e la Dott. ssa Iacopetta. Si ringraziano tutti i partecipanti. Qua la zampa – pet shop vi dà appuntamento alla prossima mostra canina.

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VOLLEY FEMMINILE

COFER LAMEZIA

AI NASTRI DI PARTENZA DELLA B2

Sabato 15 ottobre prende il via il campionato di serie B2 femminile che ritrova, anche quest’anno, tra le partecipanti la formazione lametina della VolleyBall Lamezia targata Cofer. Dopo un mese e mezzo di lavoro tra palestra e Palagatti è arrivato il momento di mettere in campo il lavoro svolto. Agli ordini del confermatissimo coach Enzo Celi, le biancorosse hanno lavorato molto intensamente al fine di prepararsi al meglio per cercare di centrare l’obiettivo della salvezza ed evitare patemi d’animo durante la lunga stagione. Il roster costruito dal presidente Burchi insieme al ds De Benedetto è abbastanza rinnovato ma avrebbe bisogno ancora di qualche elemento tale da consentire cambi e scambi nei momenti più opportuni o difficili. Alla corte del coach lametino sono arrivate tre ragazze under 18 che sanno già il fatto loro ed hanno dei margini di miglioramento enormi che infondono fiducia per la difficile stagione che andranno ad affrontare. Marika Costabile, talentuosa schiacciatrice lametina, classe 2001, negli ultimi due anni con il Volleyrò Casal de Pazzi, che ha iniziato a giocare con la Futura del presidente Cevola ed ora ritorna nella sua città per mettere a disposizione il suo braccino pesante e prendersi grosse soddisfazioni. Anastasia Franco,  classe 1999, virtuosa palleggiatrice di Soverato dove ha iniziato nell’Auxilium, proveniente dalla Pallavolo

Crotone di serie C. Maria Cristina Galea, centrale di grandi potenzialità, classe 2001 che arriva dal Costa Volley. A queste c’è da aggiungere un’altra under 18; l’opposta Lucrezia Fico, classe 2000, che ha già fatto un’ottima esperienza  lo  scorso  in questo torneo e che  cresce  a  vista d’occhio. Quattro giovanissime che si ritroveranno al fianco compagne esperte come le riconfermate: Maria Luisa Marra, Ilenia Buonfiglio, Sandra Spaccarotella, Serena Torcasio e Paola Rizzo a cui si va ad aggiungere la new entry Roberta Ferraro. L’arrivo di quest’ultima creerà un caso unico nella pallavolo lametina, a memoria non ricordiamo altro caso simile, in quanto Ferraro e Costabile sono zia e nipote facenti parte di una famiglia che ha già dato un altro elemento di grande spessore al volley cittadino qual è Totò Ferraro. Le amichevoli pre-campionato hanno dato buone indicazioni ma c’è tanto da lavorare per centrare l’obiettivo salvezza. Fin dalla prima partita in casa del Pedara (CT) si dovrà lottare su ogni pallone per strappare punti importanti e partire con il piede giusto. L’abbraccio con i propri tifosi è previsto alla seconda proibitiva giornata, sabato 22 ottobre alle ore 16.30, quando al Palagatti scenderà la forte compagine della Lp Pharm Napoli.   

GRAFICHE’ di Antonio Perri La Tipografia Memoria di Passato, Fucina di Futuro Lamezia e non solo Editore: Grafichè A. Perri nel settore La nostra è una tipografia che opera dadiquasi quarant’anni della stampa. Una stampa che sa di antico pur adattandosi alle novità in continua evoluzione del settore

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Distrurdo d’Identità di Genere PSICOLOGIA DELL’IDENTITA’ SESSUALE i

Sin dalla nascita ogni individuo cresce con un identità maschile, femminile o ambivalente (ovvero come persona che non si identifica necessariamente né con il genere femminile né maschile). In quest’ultimo caso si parla di solito di persone transgender, un termine per definisce tutte le persone che non si riconoscono all’interno dei “normali” generi maschile e femminile, che sono invece considerati come due estremi di un’identità in continuo movimento tra i due poli di maschio e femmina. Questo accade maggiormente nell’età adolescenziale e di strutturazione della propria identità sessuale. Spesso in questa fase, alcuni individui attraversano una vera e propria crisi sullo sviluppo della propria sessualità, può capitare di vivere un periodo di confusione tanto ad essere estremisti pur di attirare l’attenzione oppure essere anti-conformisti scostandosi al gruppo sessuale di appartenenza. L’identità di genere si riferisce alla percezione e alla consapevolezza che la persona ha di sé come individuo maschile, femminile o ambivalente e si differenzia dal ruolo di genere che indica tutto ciò che una persona dice o fa per indicare agli altri o a se stesso la propria femminilità, mascolinità o ambivalenza, attraverso atteggiamenti ritenuti “appropriati” per il maschio e la femmina in una data società e momento storico. Cosa importante è distinguere l’identità dall’orientamento sessuale che rappresenta, invece, la modalità di risposta ai diversi stimoli sessuali e, quindi, anche l’attrazione emotiva verso i maschi, le femmine o entrambi. Il termine disturbo d’identità di genere (DIG) denota, in generale, una forte discordanza tra identità di genere e sesso biologico ed è caratterizzato da:

· persistente malessere per il proprio sesso o senso di estraneità riguardo al ruolo sessuale del proprio sesso: in particolare, vi è la volontà di sbarazzarsi delle caratteristiche sessuali del proprio sesso biologico, la convinzione di essere nati del sesso sbagliato e la percezione di essere imprigionati in un corpo in cui la persona non si riconosce, già sin dall’età infantile. Diverse sono le cause, ma in generale sembra comunque prevalere una teoria multifattoriale che prende in considerazione l’interazione di aspetti biologici, psicologici e ambientali all’origine del DIG. Nei casi di Disturbo di Identità di Genere la psicoterapia segue dei principali obiettivi: 1. comprendere meglio se stessi, la propria situazione, la propria vita, la propria personalità e sessualità, le relazioni con gli altri, ecc. con l’obiettivo di raggiungere una maggiore consapevolezza di sé e della propria diversità. Indagare le alternative possibili alla propria diversità di genere e valutare i vantaggi e gli svantaggi di ogni possibile soluzione; 2. dare sostegno e aiutare la persona nella gestione della propria autoapertura (dichiarazione della propria sessualità) con le persone significative del suo ambiente di vita;

· intensi e persistenti sentimenti di malessere per il proprio sesso biologico (la persona non si riconosce nel proprio corpo);

3. trattare altre eventuali problematiche e difficoltà psicologiche quali depressione, ansia e abuso di sostanze che sono associate al DIG;

· intensa e persistente identificazione con il sesso opposto che si manifesta anche attraverso il desiderio di possedere il corpo dell’altro sesso;

4. elaborare un nuovo progetto di vita definendo obiettivi, modi e tempi di attuazione. In questi casi, l’obiettivo principale è di sostenere e aiutare la persona nella ricerca della propria autenticità e identità senza preconcetti né giudizi che pregiudicherebbero un efficace lavoro terapeutico che si deve basare sulla costruzione di un rapporto di reciproca fiducia. Con la Legge n° 164 del 1982 è reso legale in Italia l’intervento di riattribuzione chirurgica di sesso. La riattribuzione chirurgica sessuale (transessualismo) rimane la soluzione più estrema in quanto comporta una trasformazione radicale e definitiva del corpo che, tramite un delicato intervento chirurgico, anticipato da una specifica terapia ormonale, il soggetto viene adeguato il più possibile al genere cui si sente di appartenere. A tale trasformazione fa seguito anche un cambiamento di tipo anagrafico.

· il desiderio di essere considerato dagli altri come un membro dell’altro sesso. Il DIG non va confuso con una persona con orientamento di tipo omosessuale, in quanto questo ultimo non ha la convinzione né il desiderio di appartenere al sesso opposto, ma possiede invece un’identità di genere congruente con il sesso biologico di appartenenza. Mi preme fare una descrizione del DIG, il quale è caratterizzato da: · forte e persistente identificazione col sesso opposto (non solo un desiderio di qualche presunto vantaggio culturale derivante dall’appartenenza al sesso opposto): in particolare, è presente il desiderio dichiarato di appartenere all’altro sesso, di passare per un membro dell’altro sesso e di vivere o di essere trattato come un membro dell’altro sesso;

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Dott.ssa Maria Mirabelli Psicologa clinica e forense Studio: viale Michelangelo, 25 - Lamezia Terme Cell. 339.5919310

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Lamezia Terme nel cuore della Calabria la

Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico

Anche quest’anno, come ogni anno dal 1997, si svolgerà a Paestum (famosissimo Parco archeologico nel comune di Capaccio-Paestum, provincia di Salerno) la Borsa Mediterranea del Turismo Archeologico. Nei canonici quattro giorni, dal 27 al 30 ottobre, sarà allestita la XIX edizione alla quale, si prevede, parteciperanno molti comuni e regioni d’Italia ed un numero rilevante di Paesi stranieri. Certamente, quasi tutti quelli che si affacciano nel bacino del Mediterraneo. D’altro canto, in tutte le edizioni successive alla prima sia il numero dei paesi che chiedono di allestire i loro stand che quello degli accademici e degli esperti in beni ed attività culturali che dei normali cittadini/visitatori è andato sempre crescendo. Durante le quattro giornate, dalla mattina alla sera, nell’ambito della Borsa si svolge una grande quantità di attività: convegni, dibattiti, proiezioni, manifestazioni culturali di vario genere. Ogni paese espone le gigantografie del meglio del proprio Patrimonio culturale, fatto di beni archeologici e museali, costruzioni architettoniche, monumenti, palazzi storici, chiese ed abbazie più o meno rinomate, al fine di promuoverne la conoscenza e farlo e apprezzare dai visitatori italiani e stranieri. Essere presenti alla Borsa da parte di amministrazioni comunali e regionali costituisce un’occasione straordinaria anche per comprendere come bisognerebbe fare, sul serio, politica culturale in un comune del Meridione d’Italia. Lamezia Terme, per esempio, avrebbe tutte le potenzialità storico-culturali per allestire un evento simile a quello di Paestum, la cui fama si è dilatata, ormai, a livello internazionale. Si deve invece, mestamente, prendere atto che la kermesse di Capaccio-Paestum è una eccezione che, in quanto tale, conferma la regola: nelle regioni e città del Meridione, salvo eccezioni, appunto, si ha una scarsa attenzione verso il proprio Patrimonio culturale sia da parte degli amministratori che da parte dei cittadini. Per quanto riguarda in particolare gli amministratori nonché le articolazioni burocratiche locali, si avverte la carenza di gente dotata di ‘normale’ sensibilità verso la cultura ed i beni culturali; di gente, cioè, che comprenda le potenzialità insite nelle politiche concernenti la cultura per lo sviluppo, anche economico-sociale, del territorio; di gente, infine, che sia politicamente ed amministrativamente capace ed all’altezza di promuovere serie politiche di incentivazione turistica, che abbiano carattere integrato, in cui le attività culturali abbiano un ruolo propulsivo..........La mia impressione invece è che spesso si faccia di tutto per essere alla bassezza.......per essere e rimanere, cioè, totalmente ignoranti rispetto alla consistenza del proprio Patrimonio culturale locale e della sua storia, nonché non far nulla per accrescere la propria consapevolezza di quali e quante possano essere le ricadute virtuose, in termini di crescita del senso civico e del rafforzamento della propria identità storico-culturale, che possono derivare dalla sua (del Patrimonio culturale, cioè) valorizzazione e promozione. Ed innanzitutto Lamezia e non solo

dalla conservazione e tutela. Nell’ambito di questo articolo, ho pubblicato la locandina della prossima edizione 2016 della Borsa Ancheologica, ed una fotografia risalente a nove anni fa, del 2007, allorchè anche Lamezia Terme, il cui assessore alla Cultura ai beni ed alle attività culturali era la prof.ssa Giovanna De Sensi, prese parte alla manifestazione della cittadina campana. Lamezia vi era stata anche nell’anno precedente, 2006. Infatti, nei tre anni durante i quali alla guida dell’assessorato rimase la storica lametina, il nostro comune partecipò a due edizioni, quelle del 2006 e del 2007. Alla Rassegna di Paestum lo stand di Lamezia fu allestito, in quei due anni, con dei grandi pannelli contenenti le fotografie, con relative didascalie esplicative, dei luoghi e dei siti storico-archeologici, dei monumenti e dei reperti museali di cui sono ricchi la città ed il suo territorio. Il titolo che campeggiava dentro e fuori dello stand era emblematico e fortemente evocativo: “Lamezia Terme nel cuore della Calabria”. Slogan coniato proprio dalla De Sensi che, all’atto del suo insediamento all’assessorato, nel presentare il suo programma relativo ai beni ed alle attività culturali ne aveva coniato un altro di altrettanto forte impatto emotivo e sociale: “Lamezia, città della cultura”. Nello stand lametino, era a disposizione del pubblico materiale informativo, che era stato appositamente preparato con l’ausilio del Centro Herakles per il turismo culturale dell’Università della Calabria. En passant, voglio ricordare che al Comune, quel materiale informativo, di rigoroso impianto storico/scientifico, non costò nulla…… solo le spese di stampa perché presidente del Centro Herakles era, ed è, la medesima Giovanna De Sensi. Attraverso le fotografie ed il materiale che ne illustravano i contenuti e la storia, quei siti e luoghi lametini furono fatti conoscere alle migliaia di visitatori che in quei quattro giorni si avvicendarono alla Borsa Archeologica. Nella fotografia sono rappresentate, nello stand della nostra città, da sinistra, la prof. Giovanna De Sensi, professore ordinario di Storia greca e Storia della Magna Grecia presso l’Università della Calabria, la prof.ssa Stefania Mancuso, docente di Archeologia classica presso la stessa l’UNICAL ed il funzionario del Comune di Lamezia di riferimento presso l’Assessorato alla cultura, dr.ssa Claudia Brunetti. Tre donne, dalle notevoli capacità culturali, professionali, organizzative ed operative, alle quali l’Amministrazione comunale aveva affidato il compito di preparare e realizzare la partecipazione della nostra città alle edizioni della Borsa Mediterranea di quegli anni e che loro seppero portare a compimento nel migliore dei modi.

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Primo Convegno Interregionale delle

Guardie Ecozoofile

di

Fareambiente

Il Responsabile Regionale delle Guardie Ecozoofile Calabria, Fabio Bartolotta ha organizzato il primo convegno Interregionale di Fareambiente Movimento Ecologista Europeo in un oasi di pace nella Città di Lamezia Terme nel noto locale Agò sulla Statale 18. Hanno partecipato le rappresentanze della Sicilia, Puglia e Campania, numerose le Province presenti in primis quella di Catanzaro coordinata dal Comandante delle Guardie Paolo Ottocalli. Il Presidente Nazionale Prof. Vincenzo Pepe ha aperto i lavori descrivendo il nuovo assetto nazionale delle Guardie, con l’obiettivo di un rilancio del settore da lui fortemente voluto. Il Presidente ha parlato dei numerosi progetti, e si è soffermato sui diversi orientamenti circa il rilascio dei Decreti con conseguenti discriminazioni. Ha assunto l’impegno di farsi portavoce presso le Istituzioni Governative Centrali perchè definiscano il ruolo delle Guardie Ecozoofile evitando così la libera interpretazione delle Amministrazioni dello Stato. Ha anche ricordato l’importanza dell’attività di Volontariato sul territorio Nazionale che risale agli inizi del ‘900 e che nel tempo ha ampliato le proprie competenze divenendo oggi una forza d’intervento di circa 1500 unità di cui 1000 Pubblici Ufficiali/ Polizia Giudiziaria con specifica competenza nella prevenzione e repressione dei reati ambientali e delle violenze sugli animali d’allevamento e d’affezione. Un attività in continua crescita affiancata da corsi e addestramento costante per le nuove reclute e corsi di aggiornamento per i veterani. Infine il Presidente ha manifestato la sua gratitudine rivolgendosi a tutte le Guardie per la loro presenza, per la loro passione e la loro forza espressa nelle numerose attività esercitate sul territorio Nazionale. Il Responsabile Interregionale del Sud, nonché Coordinatore della Regione Sicilia Salvatore Braschi sul suo intervento ha inteso complimentarsi con gli organizzatori del Convegno Interregionale, il Responsabile Regione Calabria Fabio Bartolotta e il Vice Responsabile Regione Calabria Luigi Gagliardi. Due Ufficiali delle

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Guardie Ecozoofile con grande bagaglio di esperienza, acquisito in anni di volontariato in Fareambiente. Braschi ha anche elogiato tutti i “Laboratori Verdi” di tutte le province, dove le guardie crescono e si attivano in interventi locali, cooperando ed operando nell’interesse comune. Una di queste è il “Laboratorio Verde” della provincia di Catanzaro, il cui Presidente Paolo Ottocalli Coordina un centinaio di Volontari, diversificati nelle competenze e nell’esperienza. Detto laboratorio ha realizzato obiettivi importanti, nella prevenzione e nella repressione, con sequestri, verbali ed arresti, nonostante le fisiologiche difficoltà logistiche nel gestire una associazione di volontari e la difficile gestione delle risorse umane diverse tra loro per carattere ed affinità. E’ intervenuto il Commissario della Regione Calabria Laboratori Fareambiente Mee nonché Responsabile Provinciale di Fareambiente Avvocato Antonio Iaconetti, Responsabile della Puglia Giuseppe Carabotto, Responsabile Provincia di Bari Filippo Buonsanti, Responsabile Provincia di Lecce Giovanni Musarò, in particolare il Responsabile della Provincia di “Barletta-Andria-Trani” Dott.re Benedetto Miscioscia. Quest’ultimo, ha presentato una nuova iniziativa in fase di sviluppo, ma dalle straordinarie potenzialità, il “Laboratorio Laudato Si” una costola di Fareambiente dove convergere le anime più Cattoliche delle Guardie, al fine di perseguire “in primis” l’obbiettivo della solidarietà. Determinante l’appassionato intervento della Dott.ssa Antonina Barresi Responsabile Nazionale Staff Tecnico Protezione Civile Fareambiente, che ha assunto l’impegno, di realizzare nuovi corsi e nuovi percorsi per meglio specializzare i Volontari, in totale sinergia con il dipartimento Nazionale della Protezione Civile. Con la consegna degli “Encomi” alle Guardie meritevoli di particolari attività svolte nell’adempimento dei servizi, si è Concluso il Convegno Interregionale delle Guardie Ecozoofile di Fareambiente 2016 in Calabria.

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Un Viaggio

In un pomeriggio affollato di idee.

Un  viaggio ra web. Sarà questo il significato di Litweb? In un pomeriggio affollato di idee. “Ho sognato che provavo a scavalcare la canHo intitolato così  questo incontro di  propo- cellata della scuola e ci rimanevo infilzato, praste diverse. ticamente il braccio diventava uno spiedino, Nella curiosità che sempre ci sospinge credo poi passavo di nuovo davanti alla cancellata e che l’unico legame fra tutti noi sia il viaggio, sulle punte era rimasto un filamento che semnello spazio geografico, come quello di Fa- brava cera di candela e invece era la mia pelle bio Truzzolillo in Marocco, quello interiore e tutto attorno ci volavano le mosche.” inizia e geografico insieme, in Matilde di Daniela così e continua narrando la storia del bimbo, Rabia, il viaggio nel mistero, di Maria Con- dell’uomo, del ragazzo, nel libro diviso in cetta Preta con l’Ombra di Diana, il viaggio tanti capitoli, ognuno con il suo titolo, con il nel racconto di Mattia Milea, con Dalla Ca- pezzo di vita del personaggio. Ve lo presento  labria alle Langhe, il viaggio nel passato che “l’ingresso nell’oratorio con Fafaremo con  Giusy Starapoli Calafati con La bio che mi tiene per un braccio mi terra del ritorno, e il viaggio nella lotta per i fa sentire al centro dell’interesse generadiritti delle donne  di Anna Pascuzzo con Pari, le, come se fossi anch’io un famosissimo dispari e donne. del quartiere, o forse il più  rompipalle fra Volendo anche il mio è un viaggio con pezzi tutti i babanetti.” Deliziata da questi “basugli artisti che mi hanno trasportato nell’im- banetti” sento che la vera goduria del testo maginario ricco e fantasioso dell’arte.  sono i termini, giocosi, gioiosi e sorridenViaggiamo dunque nello spazio e nel tem- ti di una lingua usata per trastullarsi un po’. po, viaggiamo con la mente e con il corpo, Avevo già assaporato la lingua e la costruzione viaggiamo facendo l’autostop, oppure sce- di Fabio Ivan Pigola, nella Forma fragile del gliendo la nostra automobile, nel mio caso la silenzio, altro bel libro di questi ultimi giorni, mia  panda viola. si può dire che in tre, con Fabio alla chitarra e In questa occasione verrà proclamato il vinci- Angelo alla batteria, e Massimiliano Nuzzolo, tore del concorso Quel libro nel cassetto ban- avrei fatto la band del primo trimestre del 2016.  dito dalla Fondazione Nicola Liotti di Mon- Certo ritrovo echi di scrittori che ho amato in terosso Calabro loro, ma sento il suono di un proprio gioco. Angelo Calvisi Adieu Mon Coeur I ragazzi dell’oratorio, del rock, delle famiUn libro che canterà con noi il viaggio possi- glie che si rompono, delle nonne che arrivabile del cuore. no a cucire un affetto “Mia nonna sorride Il bellissimo libro di Angelo Calvisi sul quale con uno dei suoi sorrisi che mi fanno andaio scrissi così: re il respiro in fondo alle scarpe. Lo fa apMi arriverà e vi arriverà leggendo il rit- posta per farmi deprimere oppure non camo dei piatti battuti. Un suono che bal- pisce davvero quello che le sto dicendo?” lare vi farà, segnando   il ritmo, bat- e l’adolescente che si domanda, che cerca tendo una mano sulla coscia e vai. un motivo, quella musica che lo fa andare.  Letto veloce e in riva al mare, scaldata dal sole, apprezzo questa scrittura che, fresca e sincera, vien giù dalla penna, dai tasti, dai piatti di Angelo Calvisi. Non sapevo mentre leggevo che l’autore fosse anche un musicista, un batterista, però chi ha la musica in testa scrive seguendo le note.  Questo anno mi sono arrivati altri musicisti che scrivono molto bene, fra questi Massimiliano Nuzzolo, con La Felicità è facile, racconti ritmati, Fabio Ivan Pigola ed ora Angelo Calvisi con Adieu Mon Coeur, per segnare un anno che mi sembra scritto in musica. Non vi citerò gli altri, ma questi scrittori io li terrò nel regno della Litweb fra i bravi e dotati di talento. Ne sentiremo parlare, ne sono sicura, sempre così mi è successo con gli autori che ho accettato nel regno della letteratu-

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Ogni capitolo racconta un decennio dal 1983, 1993, 2003, e “Ho cominciato a capire che la musica mi piaceva sul serio attorno ai sedici anni. Red Ronnie era già  Red Ronnie, faceva una trasmissione che si chiamava Be Bop a Lula e andava in onda la sera, una volta alla settimana, su Italia 1. A Be Bop a Lula Red Ronnie intervistava gli ospiti e li faceva parlare di argomenti che con la musica non c’entravano una mazza.” e 2013 Armonia a Berlino e mi ipnotizzo sulle quattro dita di Junger “Il ragazzo della reception parla un italiano da Accademia della Crusca e ha una faccia da contadino, una  bella faccia bonaria e lattiginosa. Sul cartellino di riconoscimento c’è scritto che si chiama Jurgen. La sua  mano sinistra ha quattro dita. Gliela osservo mentre digita sulla tastiera, conto e riconto le dita, sono quattro, come le mani dei Simpson, e non ci sono segni di mutilazione, solo quattro dita ordinate e ben distribuite. Passo a Jurgen la carta di credito e non riesco a staccare gli occhi dalla sua mano, ne sono ipnotizzata. Forse dipende dal fatto che nei corpi guasti ci vedo  qualcosa che mi somiglia.” Dovrete gustarvi queste immagini, come ho fatto io, visualizzando il protagonista ruotare “Sono una moneta che ruota sul suo asse, rallento e mi fermo soltanto quando ho esaurito la spinta, e la spinta si esaurisce davanti al portone di mia madre.” Sul molo di una Concordia che vien smantellata il libro va a chiudere un cerchio con Armonia.  Adieu mon coeur, forse un po’ sgangherato, termine usato in modo affettuoso, Adieu mon coeur, canzone che cantiamo un po’ tutti credendoci veri. Suoneremo questa canzone per ogni dove, dove vorranno racconti autentici anche se non perfetti. Vivi.  Maria Concetta Preta  (L’ombra di Diana),  Giusy Staropoli Calafati (La terra del ritorno),  Mattia Milea  (Dalla Calabria alle Langhe).  Daniela Rabia (Matilde),  Anna Pascuzzo  (Pari, dispari e donne) e  Fabio Truzzolillo, autore di “In Marocco” dialogano con Ippolita Luzzo (Dalla Pop Art alla Post Art) e Stefania Mangiardi, responsabile del blog La ragazza che annusava i libri.

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Giornata Europea delle lingue:

il Liceo Campanella si colora di Europa Laboratori linguistici coordinati dagli studenti del triennio per avvicinare le “matricole” del primo anno alle lingue straniere, a partire dalle conversazioni quotidiane. Stand gastronomici, musica, film, lettura del “Times” e de “Le Figaro”, momenti di socializzazione e apprendimento all’insegna del cooperative learning, imparare le lingue in relazione con gli altri. Questo il programma della Giornata Europea delle Lingue organizzata questa mattina al Liceo Campanella di Lamezia Terme, due giorni dopo la giornata promossa dal Consiglio d’Europa celebrata in tutti gli Stati membri per lanciare il messaggio del valore dell’unità della diversità, delle lingue come veicolo di conoscenza e arricchimento reciproco per i cittadini dell’Unione Europea. Anche quest’anno l’istituto superiore diretto da Giovanni Martello, di cui fa parte anche il Liceo Linguistico, ha pensato di vivere la Giornata Europea come un’occasione per sperimentare metodi innovativi di apprendimento delle lingue, dalla “flipped classroom” all’apprendimento cooperativo, per far entrare in contatto gli studenti con gli usi e i costumi degli altri Stati Europei, per accogliere gli studenti del primo anno vivendo una mattinata

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all’insegna delle lingue straniere e delle contaminazioni culturali.A coordinare l’organizzazione della giornata, le docenti di lingue straniere Maria Carmela Agosto, Anna Rossi, Liliana Ruffa, Nellina Serra, Annamaria Mantella e l’esperta di madrelingua francese Carmen Marra. Gli studenti del triennio del linguistico, tra le altre attività, si sono dati da fare a preparare stand con specialità culinarie tipiche della cucina inglese, francese e tedesca e ad allestire le classi con bandiere e simboli dei vari Paesi Europei. In auditorium, spazio a film in lingua, conversazioni su libri di autori europei e musica. Per il dirigente Giovanni Martello, “celebrare la Giornata Europea delle lingue ha un significato particolare in un istituto come il nostro, che pone l’insegnamento delle lingue straniere e la trasmissione delle “competenze chiave” dei cittadini europei come elementi basilari della nostra offerta formativa. In tempi in cui in tutta Europa crescono i populismi che

vogliono disgregare il progetto dell’Unione Europea, come scuole abbiamo il dovere di far innamorare i nostri studenti di un’Europa unità nelle sue diversità, erede di una grande tradizione culturale e protesa verso un futuro di progresso e di pace. E’ questa la grande lezione dell’Europa in cui vivranno e lavoreranno anche i nostri studenti”.Una mattinata che, per le docenti dell’istituto, “ha l’obiettivo di trasmettere la passione per le lingue straniere, che è l’elemento chiave per poterle poi studiare e conseguire ottimi risultati a scuola e nel mondo del lavoro. Il nostro istituto ormai da diversi anni, oltre ai programmi didattici svolti in aula, prevede la possibilità di ottenere le certificazioni linguistiche europee delle varie lingue, grazie alle collaborazioni gli istituti europei, e per quanto riguarda il francese, di consegure insieme al diploma italiano anche il baccalaureat, il diploma francese, sostenendo una quarta prova scritta di francese e storia, oltre al colloquio orale in lingua. Festeggiare la giornata di oggi significa trasmetttere ai ragazzi la consapevolezza che attraverso le lingue si acquisiscono culture, modi di vivere e di pensare diversi, si cresce e ci si arricchisce reciprocamente”.

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Accogliere il creato come un dono Suor Chiara Francesca Lacchini

a S. Antonio per i festeggiamenti di S. Francesco d’Assisi. Accogliere il creato come un dono, impegnarsi a custodire la casa comune, guardare a tutte creature con lo sguardo di amore di Francesco di Assisi. Sono state queste le sollecitazioni di Madre Chiara Francesca Lacchini, badessa del monastero delle Clarisse Cappuccine di Fabriano, intervenuta ieri al Santuario di S. Antonio di Padova di Lamezia Terme nell’ambito dei festeggiamenti in onore di S. Francesco d’Assisi. Dal Cantico delle Creature di San Francesco all’enciclica “Laudato si’” di Papa Francesco, Madre Chiara ha parlato della relazione d’amore dell’uomo con le creature “che non si regge solo su sentimenti umani, ma sull’amore di Dio. Francesco amava le Creature perché vedeva in esse il riflesso della Bellezza e della grandezza del Creatore. Così il credente, contemplando le creature, si accorge che esse portano significazione del Creatore, ci dimostrano chi è il

nostro Dio e come ci ama Dio”. Un linguaggio d’amore universale, quello di Francesco d’Assisi, che continua ad attirare tanti credenti che, nella vita religiosa o secolare, scelgono di seguire le sue orme, e suscita ammirazione in tanti uomini di altre fedenti e non credenti. Questo perché – ha spiegato la Lacchini - “Francesco parlava il linguaggio universale dell’amore e in quel “Laudato si’..” con cui dà inizio alla lode universale delle creature egli parla di un unico legame che lega lui a Dio e attraverso Dio lo lega a tutte le creature”. Il messaggio francescano – ha aggiunto - “ci riporta al compito che Dio ha affidato Lamezia e non solo

all’alba della creazione all’uomo: custodire la casa comune. Qui c’è tutto il potere e il limite dell’uomo rispetto al Creato. L’uomo può intervenire sulla natura e tentare di modificarla, ma entro un certo limite. Non deve ritenersi padrone assoluto, né tentare di cambiare le dinamiche intrinseche della natura, ma accogliere tutta la creazione come un Dono ed essere consapevole che è Dio che regge i fili di tutto”. Servire è la parola chiave, per la clarissa cappuccina, per capire come relazionarci con la natura: “così’ come l’uomo riesce ad essere pienamente se stesso solo quando serve il fratello, così il rapporto con sora nostra madre terra dev’essere un rapporto di servizio, nell’amore. Francesco ci ricorda che siamo tutti cittadini della creazione, tutti chiamati a un rapporto di fratellanza con gli altri uomini e tutte le creature”. I festeggiamenti in onore del Santo di Assisi al Santuario di S. Antonio proseguiranno domani lunedì’ 3 ottobre alle 19.30 con la celebrazione del Transito di S. Francesco. La rievocazione del Transito sarà preceduta dalla consegna del riconoscimento “Rosa d’argento Frate Iacopa 2016” a Chiara Piccolo Longo. Si tratta di un omaggio a donne del nostro tempo che si sono distinte nella Chiesa e nella nostra terra per la loro testimonianza di fede, speranza e carità. L’iniziativa prende spunto dalla figura di Donna Jacopa dei Settesoli che, attraverso l’incontro con San Francesco, ha cambiato radicalmente la sua vita, divenendo testimone di fede e di carità. Ogni anno, in suo onore, viene scelta una figura femminile che nel nostro tempo incarni questi valori. Ad essa spetta il compito, il 3 ottobre, di omaggiare San Francesco con i doni che a suo tempo Frate Jacopa portò alla Porziuncola il giorno del beato transito del Poverello di Assisi. Anche nella comunità francescana lametina si rinnoverà lo storico segno di fede e devozione, con l’offerta da parte della donna che riceverà il riconoscimento di alcuni doni: il panno cenerino, i ceri, l’incenso per la celebrazione del transito.

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Una società responsabile e la moda di boicottare i compiti a scuola Non bastavano genitori e insegnanti “moderni” alle prese con la scuola “easy” e le teorie all’insegna del learning by doing oppure “la mia scuola è la strada”. Adesso, senza filosofeggiare, la motivazione è semplice è diretta: mio figlio non ha fatto i compiti a casa perché voleva giocare. Così ha scritto sul diario della figlia una mamma milanese che, giudicando eccessivo il tempo passato a scuola dalla figlia, ha pensato di giustificarla con l’insegnante per il giorno dopo semplicemente spiegando come stavano le cose: per la madre era molto più utile  per la figlia dedicarsi ad attività sportive e ricreative. E non si tratta del primo caso. Sui social, è esplosa la condivisione della foto della pagina del diario della studentessa con la giustificazione scritta dalla madre. Gruppi di genitori, dalla Lombardia alla Sicilia, hanno inneggiato alla madre liberale che ha portato avanti – a loro avviso – una giusta battaglia all’insegna dell’autodeterminazione e della rottura dell’ordine stabilito.  E la madre milanese potrà stringere  la mano al  padre che, all’inizio di settembre, ha dichiarato agli insegnanti del figlio di non aver fatto studiare il ragazzo durante l’estate perché ha preferito “insegnargli a vivere”, come se impegnarsi per ampliare le proprie conoscenze avesse a che fare non con il vivere ma con il fantasticare o il perdere tempo. Contenti loro... un po’ meno contenti quei ricercatori universitari che allo studio, quella perdita di tempo che non insegna a vivere, hanno scelto di dedicare la loro vita. Attenzione: non è un’anomalia da confinare nel rapporto genitori-figli o figli-genitori. Fa parte di un contesto sociale in cui la madre è diventata la migliore amica, come dal titolo di una serie Tv statunitense di successo, e il padre relegato a fare da spalla al figlio tra una partita di calcio, qualche apprezzamento colorito all’amica dell’età del figlio e pacca sulla spalla orgogliosa per dire “quello che non mi sono goduto io, goditelo tu”. Non fare i compiti si cala in contesto in cui tutto è passeggero come la moda e il pratico “usa e getta” delle confezioni monoporzione dei supermercati diventa il paradigma con cui si tratta di sentimenti umani, di relazioni, di affetti.

e di non farli fare, è il segno del disprezzo delle regole, del capriccio di chi vuole rompere gli schemi non per proporre qualcosa di nuovo, ma semplicemente per cedere alle pulsioni del proprio egoismo. Ed è così che tutto viene modellato sulle bizzarre pretese dell’individuo. Se non si va bene a scuola, è colpa del maestro o del professore che deve guardarsi bene dal richiamare lo studente ai suoi doveri. Gli  anni del  bivaccare  all’università aumentano, giustificati anche dagli stessi genitori dal fatto che quello è il tempo che non torna più, per godersi la vita. E quando la scrittura non rispetta le elementari regole della grammatica e della sintassi: niente paura, è scrittura creativa. E a proposito di “creatività”. Chi ricorda la famosa “finanza creativa” di Tremonti che ha rischiato di far tracollare il nostro Paese in una situazione simile a quella della Grecia? Alla “finanza creativa” tremontiana, sono seguiti quelli che poi Renzi avrebbe chiamato i “compiti a casa” dell’Unione Europea. Senza quei compiti a casa, non sappiamo se ancora saremmo in grado di pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici o le pensioni minime. Chi appartiene alla generazione delle pagine e pagine di analisi logica, grammaticale e del periodo, delle poesie a memoria e parafrasi, dei problemi di matematica da risolvere, con l’ansia se non si era fatto tutto e la corsa all’ultimo minuto prima del suono della campanella per fare quello che non si era fatto il giorno prima, non si abitua ai nuovi metodi educativi all’insegna del laissez faire. Perché, se proprio qualcuno non arrivava a capire che bisognava studiare per se stessi e non per insegnanti e genitori, almeno quell’ansia e quel poco di paura era il segnale che si doveva rispondere a qualcuno del proprio operato. Se manca questo anello e resta soltanto il rispondere a se stessi, tutto degenera  nell’irresponsabilità, insofferente alle regole e senza quell’umiltà  tale da  lasciarsi correggere, seguire, educare da chi nel bene o nel male ne sa qualcosa di più. Si potranno anche tralasciare i compiti per le vacanze, espressioni ed equazioni per il giorno dopo. Sarà terribile quando, con la stessa leggerezza, si tralasceranno i doveri verso gli altri  e si lascerà riposare tra “attività sportive e ricreative” la doverosa esigenza di crescere ed imparare.

Non fare i compiti a casa e soprattutto vantarsi di non farli

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Carissimi lettori,

in un mondo in cui la cultura sembra scomparsa, a vantaggio di un imperante nozionismo, diventa necessario uno sguardo alla grande Letteratura dei Classici. Impazza, per fortuna, e meravigliosamente, NOTRE DAME DE PARIS, in versione musical, opera dell’immenso maestro Riccardo Cocciante. A poco meno di 200 anni dalla prima pubblicazione del romanzo (1831), la monumentale opera di Victor Hugo stupisce ancora. Rappresentata in tutte le salse, non smette di commuoverci, di emozionarci, di trasmetterci infiniti insegnamenti. Jean-Edmond Biré, grande e famosissimo biografo di Victor Hugo, ebbe a dire, del grande romanziere, che “morto Lord Byron, Walter Scott e Goethe morenti, Chateaubriand e Lamartine con un piede nella fossa, non resta che Hugo come erede dell’immensa fortuna poetico-letteraria, non solo in Francia, ma in tutta Europa: egli è l’unico che se ne possa fare carico per talento e sensibilità”. Ciò a testimonianza del fatto che la letteratura è patrimonio comune al mondo intero e travalica nazionalismi e frontiere, confini ristretti e luoghi comuni meschini! Spesso mi capita di sentire (e mi ribolle il sangue) frasi dal tono ironicamente imbecille, che blaterano blasfemìe culturali di becera origine: “Il francese non serve a nulla”... Certo: per quei, spero pochi, la cui cultura si ferma a quattro spicciole frasi in una qualsiasi lingua, più o meno corrente, è facile parlare a sproposito. Ma per chi non si esprime a vanvera, ritrovarsi nel novero di chi, non solo apprezza, ma conosce il Romanzo francese, rappresenta una marcia in più, sul piano tecnico della vera sapienza. NOTRE DAME DE PARIS, romanzo di fama e dalla grande, immensa, profondità psicologica, ha influenzato centinaia di autori e continua a farlo, senza confini. Lamezia e non solo

Attraverso tutte le sue opere, Victor Hugo è maestro di scienza del ritmo narrativo, di opulenza di immagini, di potenza creativa e di magnifica rappresentazione immaginifica, ricchezza e ridondanza verbale (cfr. Luigi De Anna). NOTRE DAME DE PARIS, insieme a I MISERABILI rappresenta la forza della Storia e la potenza della narrazione. Un monumento alla grandiosità della nostra umana vicenda storica e all’immensità della Cultura. Già il titolo, ripreso dalla famosa canzone LE TEMPS DES CATHÉDRALES, marca il segno dell’epopea, la forza umana che si perde nella notte dei tempi, ancorandosi ad una costruzione che potesse travalicare i secoli. Non è necessario parlare della trama del romanzo, peraltro conosciutissima, per avallare tali concetti, ma occorre ritrovare il gusto per la lettura , e l’immersione nel narrato dei grandi romanzi, per capire meglio noi stessi e ciò a cui siamo destinati, specie nei tempi più confusi, più agitati, per non perdere la bussola nel mare magnum del nostro eterno errare... Illuminante, la prefazione, o meglio, la nota introduttiva, che Victor Hugo stesso scrisse per il suo libro: “Alcuni anni or sono, visitando – o, per meglio dire, rovistando – all’interno di Notre Dame, l’autore di questo libro

trovò, in un recesso oscuro di una delle torri, una parola incisa a mano sul muro: ANAΓΚΗ. Queste maiuscole greche, annerite dal tempo e scolpite piuttosto profondamente nella pietra – un non so che nei tratti tipici della grafia gotica presente nella forma e nella disposizione, quasi ad indicare che era stata una mano medievale a scriverle là, ma soprattutto il senso lugubre e fatale che esse racchiudono – colpirono vivamente l’autore. Egli si chiese, cercò di indovinare quale potesse essere stata l’anima in pena che non aveva voluto abbandonare questo mondo senza lasciare un simile marchio di crimine o di sventura in fronte alla vecchia chiesa. In seguito, il muro (non so più quale) è stato imbiancato o raschiato e l’iscrizione è scomparsa. Perché è così che si trattano da circa duecento anni in qua le meravigliose chiese del Medio Evo. Le mutilazioni sono loro inflitte da ogni parte, dal didentro come dal di fuori. Il prete le imbianca, l’architetto le raschia, poi sopraggiunge il popolo che le demolisce. Così, tranne il fragile ricordo che le dedica qui l’autore di questo libro, non rimane più niente oggi di questa parola misteriosa incisa nella oscura torre di Notre Dame, niente dell’ignoto destino che essa riassumeva così malinconicamente. Già da parecchi secoli, l’uomo che ha scritto questa parola su quel muro è scomparso dal novero delle generazioni. La parola, a sua volta, è scomparsa dal muro della chiesa, forse la chiesa stessa scomparirà ben presto dalla faccia della terra. Proprio su quella parola si è fatto questo libro.”... Prima di accingervi alla lettura di questo intramontabile classico, riflettete e ricordate che Victor Hugo aveva soltanto 29 anni, quando esso fu pubblicato, e ne aveva soltanto 26, quando cominciò a scriverlo, ma ci volle il 1867 perché il grande, sia pur giovanile romanzo, dello scrittore vedesse la luce, in traduzione italiana...

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L’IMPORTANZA DELLE LINGUE STRANIERE

IN UN CONTESTO EUROPEO Nella scuola e precisamente nel campo del’insegnamento delle lingue, si è sentita e si sente l’esigenza di promuovere la capacità di convivenza costruttiva in un tessuto sociale e culturale multiforme. Tutto ciò è avvenuto attraverso una nuova impostazione dell’insegnamento delle lingue straniere, tramite la progettazione di nuovi curriculi. Nel momento in cui l’idea di Europa si è avvicinata maggiormente al mondo scolastico,è stato necessario approfondire i contenuti disciplinari correlati a programmi di scambio e i tratti delle culture da enfatizzare, procedendo alla valutazione delle esperienze. Ma senza un’autentica competenza culturale conquistata attraverso uno studio serio delle lingue e culture straniere, non potrà esserci una reale Europa Unita. Le motivazioni di conoscere una o più lingue straniere, (l’ Inglese è la più diffusa) sono duplici: Culturali e Professionali. Un percorso finalizzato alla crescita culturale personale, infatti, non può escludere la conoscenza della lingua inglese come strumento necessario per allargare i propri orizzonti, intraprendere nuovi rapporti ed entrare in contatto con popolazioni nuove e tradizionalmente lontane dal proprio tessuto sociale. Per questa ragione conoscere l’Inglese significa abbattere la barriera comunicativa che ostacola la crescita personale che inevitabilmente tende a ripercuotersi in maniera decisiva anche nella vita professionale di ognuno. Conoscere la lingua Inglese è ormai fondamentale in qualsiasi ambito professionale lavorativo ed è certamente un arricchimento personale che può rivelarsi utile per chi ama viaggiare, conoscere persone nuove e scoprire nuove realtà socio-cultuMensile di informazioni varie - anno 24°- n. 25 - ottobre 2016 Iscrizione al Tribunale di Lamezia Terme n. 609/09 Rug. - 4/09 Reg. Stampa Direttore Responsabile: Antonio Perri Edito da: Grafichè Perri Lamezia Terme - Via del Progresso, 200 Tel. 0968.21844 - e.mail. perri16@gmail.com Stampa: Michele Domenicano Allestimento: Peppino Serratore Redazione: Nella Fragale - Perri Antonio Progetto grafico&impaginazione: Grafiché Perri-0968.21844

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rali. Saper padroneggiare le lingue, e in particolar modo l’inglese, è anche un’ottima carta di presentazione nel mondo del lavoro, dal momento che esso è diventato indispensabile in ogni ambito professionale. L’Inglese rimane comunque la lingua indispensabile che le nuove generazioni dovrebbero assolutamente conoscere ad un livello adeguato per poter essere al passo con le nuove generazioni degli altri paesi europei e del mondo. Essa è un’indispensabile ‘mezzo di comunicazione’, che non si limita al solo settore turistico ma va oltre, quello scientifico, tecnologico , medico per divenire linguaggio moderno , linguaggio universale dell’era digitale. Purtroppo apprendiamo dalle statistiche che i giovani italiani continuano ad essere tra i giovani nella grande famiglia europea, tra quelli maggiormente penalizzati per quanto concerne la conoscenza della lingua inglese: Questo è dovuto sia alla TV pubblica , che non offre nessun programma in lingua inglese quindi nessuno stimolo per gli studenti, al tempo stesso la scuola pubblica italiana continua a dedicare poco spazio alla lingua inglese, ed i giovani italiani continuano a mantenere una posizione in penultima fila nei confronti dei loro partner europei. L’Inglese è la lingua che tutti i giovani dovrebbero conoscere bene e la scuola pubblica innanzitutto, a partire da quella elementare, ha l’obbligo di inserire programmi più efficaci ed insegnati accademicamente qualificati nella lingua inglese così come è importante sensibilizzare i ragazzi che si apprestano a divenire cittadini europei nonché cittadini del futuro.

Le iscrizioni, per i privati sono gratuite; così come sono gratuite le pubblicazioni di novelle, lettere, poesie, foto e quanto altro ci verrà inviato. Lamezia e non solo presso: Grafiché Perri - Via del Progresso, 200 - 88046 Lamezia Terme (Cz) oppure telefonare al numero 0968/21844. Per qualsiasi richiesta di pubblicazione, anche per telefono, è obbligatorio fornire i propri dati alla redazione, e verranno pubblicati a discrezione del richiedente il servizio. Le novelle o le poesie vanno presentate in cartelle dattiloscritte, non eccessivamente lunghe. Gli operatori commerciali o coloro che desiderano la pubblicità sulle pagine di questo giornale possono telefonare allo 0968.21844 per informazioni dettagliate. La direzione si riserva, a proprio insindacabile giudizio, il diritto di rifiutare di pubblicare le inserzioni o di modificarle, senza alterarne il messaggio, qualora dovessero ritenerle lesive per la società. La direzione si dichiara non responsabile delle conseguenze derivanti dalle inserzioni pubblicate e dichiara invece responsabili gli inserzionisti stessi che dovranno rifondere i danni eventualmente causati per violazione di diritti, dichiarazioni malevoli o altro. Il materiale inviato non verrà restituito.

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La Madonna di Visora In occasione di una gita a i tre Santi protettori del paese: SAN GIOVANNI BATTISTA, SAN CONFLENTI organizzata dalla NICOLA DI MIRA E SANT’ ANDREA APOSTOLO. pres. della FIDAPA, prof Angela San Giovanni le si avvicinò e indicandole la quercia  le predisse che lì De Sensi Frontera, ho sentito il sarebbe sorto un Santuario in onore della Madonna. bisogno di documentarmi sulla La donna, sbigottita, corse al paese per riferire l’accaduto al suo storia della Madonna di Visora, confessore che a sua volta riferì tutto al Vescovo, ma anche questa volta il che tanta devozione suscita non vescovo rimane scettico (si sa che la Chiesa è molto prudente a riguardo) solo nella popolazione di Conflenti, ma di tutto il circondario ed oltre.  E non prende la cosa in considerazione. Non vi nascondo la mia ignoranza a proposito, per cui stimolata da In seguito le apparizioni continuarono senza alcun risultato. tanta devozione ho voluto documentarmi per rendere partecipe di questo A questo punto, forse, la Madonna perde la pazienza (chiedo perdono) e straordinario miracolo anche quella piccola minoranza di persone che iniziò a fare miracoli. Il primo miracolato fu un certo Giovanni Calabria ancora non sa chi prega. che, dopo avere avuto un’apparizione, riacquistò la vista e non solo, Allora,  la Madonna di Visora, conosciuta soprattutto nei paesi del infatti guarì anche di un piede che gli doleva e gli impediva di camminare. Savuto e del Reventino è in realtà MARIA SANTISSIMA delle grazie della quercia di Ma nemmeno il miracolo fece smuovere Visora. la Chiesa ed allora la Madonna apparve E fate e Riventinu La quercia è l’albero in cui sono avvenute ad altre tre persone: GIANTOMMASO parecchie apparizioni e Visora è il luogo dove METE, PIETRO MASTROIANNI E DON è stato eretto un santuario. PROSPERO CALABRIA che sbalorditi Dduv’  èravu?...Era ssulu ‘ na ciotia? Visora era una volta un luogo  fatto di alberi Ma iu vi circu ancòre corrono dal Vescovo a raccontare l’accaduto, fittissimi ed oscuri, ove, chi entrava veniva ma anche questa volta il Vescovo pensando ann’ angulicchiu de l’anima mia, presa da paura anche perché molte erano che fosse una forma di suggestione generale, le apparizioni, vere o false, che lì dentro fate de Riventinu. non prese nessuna decisione. avvenivano; per cui il nuovo incuteva terrore e M’ammagastivu ch’era nna criatura Intanto la cosa si stava complicando davvero nello stesso tempo curiosità e meraviglia. perché la gente del luogo continuava a e mmo ve pùartu cumu nu distinu Fra le tante apparizioni, una prevaleva su duce e amaru chi ‘ a vucca me ‘nsapùra recarsi nel bosco, Accendeva fuochi e faceva tutte: quella di una signora di rara bellezza, esorcismi vari, rischiando così l’eresia. circondata da angeli, che la gente del luogo de nnucènza  pirdùta Allorché la chiesa fu costretta a prendere e  dde  malincunia definiva Fata.  posizione: per prima cosa proibì agli abitanti Per i conflentesi era ed è difficile stabilire se Felice Mastroianni di recarsi ai piedi della Quercia, poi ordinò quelle apparizioni erano vere o false, se erano loro di evitare qualsiasi rito satanico. fate o immagini sacre, certo è che tutto il A malincuore la gente del luogo fu costretta paese ne parlava anche perché le apparizioni ad obbedire; i miracoli continuarono per si susseguivano l’una all’altra a persone diverse e perché sono durate per tanto tempo ancora e numerosi che il 21 aprile del 1579, dopo una lunga parecchio tempo. riflessione, don Giampiero Vescio, un martedì di Pasqua, coperto dai suoi Comunque e documentato che, il 17 giugno del 1578, la Madonna paramenti ufficiali ed accompagnato dal popolo di Conflenti, si recò in apparve ad un pastore di nome Lorenzo Folino, proprio dove oggi sorge processione alla Quercia di Visora per celebrare la prima Messa. una chiesa ed una croce alta 15 metri. Fu così che in seguito fu eretta una croce alta 15 metri e la Chiesa tuttora La donna gli disse che in quel luogo doveva sorgere un Santuario dedicato esistente. alla Madre di Dio. Quello stesso giorno, dopo l’Elevazione, avvennero nuovi miracoli. Immaginate la meraviglia del pastore, che sbalordito corse dal Vescovo Ancora, il 9 luglio 1581, avvenne davvero qualcosa di incredibile. per raccontare l’accaduto ma nè Lui, nè la gente del luogo volle credergli, Mentre il pittore Mario Roblani da Messina entrava in chiesa insieme ai per cui il povero pastore disperato cappellani per avere le necessarie vagò per parecchi giorni in giro per le indicazioni per potere dipingere un campagne a raccontare ciò che gli era quadro della Madonna più veritiero accaduto ma rischiò di essere preso che mai, all’improvviso sull’altare per pazzo. apparve un quadro divino dipinto Il pastore fu deriso tanto che per molti da mani angeliche. Dopo 144 anni giorni in giro senza avere il coraggio della sua apparizione esattamente il di avvicinarsi al bosco, per pascolare 5 ottobre 1726 il quadro emanò una le sue pecore. luce accecante che si spegnerà dopo Dopo una settimana, però, il 14 ben 8 mesi alla chiusura del mese giugno, la Madonna apparve dei fiori dedicato alla Madonna. in località <CERASU DELL’ Nel 1923 in una notte di furibonda AUGURELLI> ad un’anziana tempesta la Quercia cade. signora, molto devota, alla quale fu Su quattro pietre affioranti sotto fatta la stessa richiesta. Anche lei la quercia caduta appaiono delle non fu creduta e fu derisa, qualcuno larghe macchie di sangue vivo. addirittura pensò che il caldo di E’ realtà o pura fantasia? giugno le avesse fatto perdere la testa. Mistero! Il 23 giugno dello stesso anno la Madonna chiese rinforzi e, ad una certa Delicia Mastroianni  apparvero

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suggerimenti di bellezza

Il nostro corpo: coccoliamolo termesaunafanghibagnoturcobalneoterapiafangoterapiasauna

TERME, SAUNA, FANGHI La capacità terapica dell’acqua è legata a molteplici fattori: è l’elemento corporeo prevalente e, da sempre, è simbolo di vita, purificazione e rinascita. Il suo potere nel corso del tempo, è stato studiato e veicolato nelle forme curative più sintoniche ai bisogni della persona, mediante trattamenti termali che uniscono all’intervento tecnico medicale mirato - supportato da test clinici preliminari e consulenze calibrate sulle singole esigenze - la ricerca della salute come benessere fisico psichico e spirituale. Gli istituti termali, le SPA ed i centri wellness all’avanguardia offrono un’ampia gamma di proposte terapiche: balneoterapia, cure idropiniche e talassoterapiche, fangature, saune, ma anche stimolanti docce emozionali, percorsi depuranti, rilassanti ed energizzanti, per armonizzare e rivitalizzare l’organismo nella sua globalità attraverso i sensi. BAGNO TURCO L’attuale bagno turco deriva dagli antichi riti che i popoli mediorientali compivano per purificare il corpo e predisporlo al momento di elevazione spirituale. Questo avvolgente trattamento - oltre ad essere una pratica sana e piacevole (anche se sconsigliata in caso di disturbi cardiovascolari) - rappresenta anche un momento di socializzazione, di relax, di piacere fisico e mentale. Il vapore umido del bagno turco stimola i sensi, favorisce il drenaggio dei liquidi e lo smaltimento delle tossine, incrementa l’attività respiratoria e l’ossigenazione del corpo, tonificando i tessuti e rendendo luminosa la pelle. L’ambiente presenta un’umidità del 100%, dalla temperatura variabile (20/25 gradi centigradi nella parte inferiore del corpo, 40/50 gradi centigradi all’altezza della testa). Il sudore avvia la depurazione dell’organismo: una rapida doccia fresca finale aumenta gli effetti benefici sul corpo, mentre - per integrare i liquidi e riprendere energia - si consiglia di bere una tazza di the verde e di assumere miele o frutta fresca.

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BALNEOTERAPIA Nella balneoterapia le acque minerali terapeuticamente attive esercitano un’azione curativa grazie alla loro azione ed alle loro proprietà costitutive. Idromassaggio: è una variante del bagno termale classico, caratterizzato dalla capacità (insita nel nome) di massaggiare specifiche parti del corpo mediante getti d’acqua (termale, naturale o marina) emesse a determinate pressioni. Nelle SPA o nei centri benessere questo trattamento può avvenire all’interno di vasche singole, collettive, o di apposite piscine, con modalità diverse, ma sempre allo scopo di stimolare la circolazione sanguigna, ridurre dolori articolari e stress, remineralizzare l’organismo. FANGOTERAPIA Il fango è un materiale ipertermale, derivante dalla commistione di una componente solida (principalmente argilla e sostanze organiche), con una parte liquida (acqua minerale) che viene utilizzato a fini terapici sotto forma di impacco. La capacità calorica, l’azione chimica e la sollecitazione meccanica di questa sostanza producono molti benefici. SAUNA Procedimento termico tra i più antichi e conosciuti al mondo, la sauna è in grado di eliminare - attraverso il sudore - le tossine e depurare l’organismo. Essa sfrutta le proprietà terapiche del vapore, si effettua stando seduti all’interno di una cabina (di legno o di pietra), munita di un’apposita apparecchiatura che riscalda ed umidifica l’aria. Durante la sauna i battiti cardiaci aumentano, i vasi sanguigni si dilatano, i muscoli e la pelle si distendono e le tossine vengono espulse con la sudorazione: la sensazione di affanno indica il momento di uscire, rinfrescarsi con una doccia fredda per, poi, tornare nella sauna, secondo un procedimento caldo/freddo che può essere ripetuto più volte. Può essere controindicata per chi soffre di problemi cardiaci, respiratori ipertensione o vene varicose.

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