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Lamezia e non solo

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Filippo D’Andrea

ph Giuseppe D’Andrea


eventi

È nata l’Associazione Culturale Un Anthurium per Francesco in ricordo di Francesco Ruberto presidente del Centro Studi Premio Anthurium e promotore del prestigioso Premio Anthurium

di Felicia Villella

È nata nel mese di aprile l’associazione culturale

Un Anthurium per Francesco sulle orme della storica associazione culturale Anthurium, istitutrice dell’intramontabile e trentennale Premio Anthurium e in memoria dello storico presidente della stessa, Francesco Ruberto. Soci fondatori dell’associazione sono i familiari del presidente prematuramente scomparso, i quali vogliono impegnarsi a portare avanti i valori morali e socio-culturali su cui si fondava uno dei fiori all’occhiello non solo del panorama culturale lametino, ma anche dell’intero territorio calabrese. Consapevoli che solo rifacendosi alle tradizioni del proprio territorio e riscoprendo le radici autentiche del nostro passato è possibile pag. 3

proiettarsi verso un futuro che possa mettere in luce gli illustri personaggi che si sono contraddistinti non solo su scala regionale, ma su tutto il territorio nazionale, Un Anthurium per Francesco, rinnovata nella grafica e arricchita da una ventata di giovinezza di cui si fa portavoce lo staff associativo, punta proprio sulla promozione della cultura in ogni sua forma, facendosi promotrice dell’organizzazione di eventi, manifestazioni, mostre, rassegne culturali, incontri seminariali, workshop, attività concertistiche, premiazioni e borse di studio. “Quello a cui miriamo – ha commentato la presidente Giuditta Crupi, moglie di Francesco Ruberto – è di fondere la tradizione con l’innovazione, a tal proposito abbiamo fatto nostra, come era giusto che fosse, l’idea del Premio Anthurium sulla scia degli importanti risultati del Progetto Anthurium negli anni passati, istituendolo annualmente e prevedendo la premiazione delle maggiori personalità di spicco sullo scenario calabrese, dividendo i riconoscimenti per settori. A

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questo aggiungiamo una novità, istituiremo la borsa di studio biennale Anthurium nel cuore - in memoria di Francesco, sulla quale stiamo ancora lavorando”. È stata l’associazione culturale Via degli Ulivi – F. Costabile, presieduta da Franca Isgrò, che ha presentato ufficialmente la neonata associazione culturale Un Anthurium per Francesco, durante la rassegna Al Parco con le stelle, tenuta lo scorso 30 Giugno presso il Parco Gancìa di Sambiase a Lamezia Terme. La serata si è svolta tra una piacevole lezione di astronomia tenuta dal prof. Tommaso Cozzitorto e la degustazione dei vini prodotti dalle cantine Davoli, culminando nell’osservazione della volta celeste nella straordinaria ambientazione che il parco offre.

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Non è stato un caso che la scelta della location per la prima uscita ufficiale voluta dallo staff per introdurre al mondo associativo lametino Un Anthurium per Francesco ricadesse proprio su Parco Gancia, è stato il forte legame territoriale e sentimentale che lo lega al caro Francesco che ha mosso tale decisione, di fatti, è qui che è stato piantato in memoria di tale sentimento un albero in suo onore fiancheggiato da una targa che recita: “Resta sempre il ricordo a profumare l’aria e i giorni di te”. Sarà proprio nel suo ricordo e nella volontà di portare avanti l’alto nome del Progetto Anthurium che i soci fondatori di Un Anthurium per Francesco opereranno, perseguendone non solo gli ideali, ma soprattutto lo spirito propositivo, così come sottolineato dalla presidentessa durante l’incipit della serata della scorsa domenica. L’Anthurium e l’omonimo premio associato erano il riflesso della personalità Francesco, delle sue doti organizzative e carismatiche che hanno segnato il panorama lametino e che hanno lasciato un incolmabile vuoto tra chi ha avuto il piacere di conoscerlo, un vuoto che non poteva passare inosservato, Un Anthurium per Francesco si augura che possa riuscire a tenere alto tale ricordo, facendo propria una tradizione che non poteva terminare nell’oblio della memoria, per riportare ai posteri l’eco di un operato eccellente su tutto il territorio.

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associazionismo

L’ultimo lavoro letterario di Maria Russo “E vissi aspettando il sole” Presentato dalla FIDAPA di Curinga di Cesare Natale Cesareo

Acconia L’ atmosfera sobria della sala delle Volte di Palazzo Bevilacqua , ha fatto da cornice alla presentazione del bel racconto di Maria Russo “ E vissi aspettando il sole”, che con questo suo ultimo lavoro si è dedicata alla prosa, dopo la pubblicazione del volume di poesie “ Il sole di marzo”. La presidente della FIDAPA della sezione di Curinga-Acconia, ins. Caterina Vasta, ha voluto inserire la presentazione del bel volume, nell’ambito delle attività culturali dell’ associazione , una scelta oculata che ha destato grande interesse da parte del numeroso pubblico, anche per la vivacità degli interventi che sono seguiti alla lettura di alcuni brani del libro. Interessante e puntuale l intervento del critico letterario Tommaso Cozzitorto   che ha colto lo stile semplice, ma incisivo ed ha sottolineato come le situazioni del racconto ci  riportano ad un neo verismo letterario, che rivive tra le righe del racconto. Un susseguirsi di personaggi, in una saga familiare che inizia ai primi del ‘900 attraverso vicissitudini, gioie, dolori, soprusi, riscatti, lutti e nascite. Interessanti nel racconto le figure femminili, che attraversano più generazioni, scandendo i cambiamenti dei tempi . Le figure femminili del racconto hanno stimolato gli interventi del relatore Cozzitorto, ma anche del sindaco dott. Vincenzo Serrao, che ha colto vari aspetti sociologici e antropologici, l’ argomento si è ulteriormente acceso con vari interventi da parte del pubblico attento e molto reattivo, sono intervenuti la dott. ssa Caterina Maiello ,l’ ins. Ippolita Lo Russo e l’ editrice del volume la dott.ssa  Nella Fragale. Un pomeriggio culturale, nel quale è emerso da parte dell’

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attento pubblico, oltre l’ aspetto puramente letterario, la voglia di coinvolgersi su tematiche essenziali e di poter esprimere la propria opinione. Altro momento importante del intenso pomeriggio, è stato quello dedicato ai ragazzi delle scuole primarie, che hanno espresso il loro punto di vista su un argomento di grande attualità, svolgendo dei componimenti su “ Il ruolo della donna nella promozione della cultura del rispetto e della legalità nel contrasto al malaffare.” I ragazzi della quarta classe elementare guidati dalla loro brava insegnante Maria Sorrenti, hanno raccontato concetti importanti in maniera molto matura per la loro giovane età; erano:

Ciliberto MariaJose, che ha letto il suo bel componimento , Perugini Basilio Carlo, Rondinelli Sofia, Serratore Francesco, Desando Sara, Currado Federica, Lorusso Christian, Fazzari Gabriele, Cojanu Reluca Andrea, Mazzotta Cristian, Grasso Domenico, D’Elia Sebastiano. La FIDAPA e la presidente con questo bel pomeriggio culturale, ci dà appuntamento per il nuovo anno sociale con altre proposte culturali e interessanti incontri che vivacizzano la vita della nostra comunità.   

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la nostra chiesa

Un Corso Numistrano stracolmo di fedeli accoglie il vescovo di Lamezia Terme

Giuseppe Schillaci

di Salvatore D’Elia “Permettetemi di esprimermi, con molta semplicità: carissimi fratelli e sorelle della Chiesa che è in Lamezia, non solo mi sento, ma sono a Casa!” Così ha terminato il suo primo saluto alla città, il vescovo di Lamezia Terme, monsignor Giuseppe Schillaci, a conclusione della celebrazione dell’ordinazione episcopale e dell’insediamento sulla “Cattedra” che dal 6 luglio scorso lo vedrà alla guida pastorale della Chiesa di Dio che è in Lamezia. Oltre quattro mila fedeli da tutta la diocesi lametina e da Catania, terra da cui proviene il nuovo presule, da dove nei giorni precedenti sono giunti sedici pullman per partecipare alla celebrazione e pregare per l’inizio del ministero del vescovo di Adrano. A presiedere la concelebrazione, l’arcivescovo di Catania Monsignor Salvatore Gristina, con i vescovi conconsacranti Luigi Antonio Cantafora, vescovo emerito di Lamezia, e monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo di Catanzaro Squillace e presidente della conferenza episcopale calabra. Circa venticinque i vescovi concelebranti, dalla Calabria e dalla Sicilia, e innumerevoli sacerdoti giunti per partecipare a un momento che, con la consacrazione del nuovo vescovo, si è rivelata un’occasione di comunione tra due Chiese, quella siciliana e quella calabrese. “Guardare l’altro lo sguardo di Cristo” è, per il vescovo lametino, la chiave per capire la missione e l’identità del vescovo perché “solo tenendo lo sguardo fisso sul Cristo, Supremo Pastore, può pensare di radunare

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e guidare il popolo che gli viene affidato. se provassimo a guardare gli altri come Cristo guarda ciascuno di noi, quale meraviglia, quale bellezza si dischiuderebbe dinanzi a noi in ogni momento, in ogni situazione, in ogni incontro, soprattutto quando la realtà, costellata da difficoltà, non priva di incognite e contraddizioni, ci appare triste e cupa, ed ogni cosa si rivela incerta, disperata, quasi irredimibile…; è con uno sguardo oltre; è con uno sguardo altro: è

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con lo sguardo di Gesù Cristo che dovremmo provare a guardare la nostra storia, tutta la nostra umanità! È la visione di Cristo: che diventi la nostra! È un’apertura infinita, senza limiti; è bontà; è misericordia. È lo stile di Cristo! Che diventi il nostro stile, il nostro essere; per essere semplicemente cristiani, o meglio per diventare sempre più cristiani, cioè di Cristo, quindi capaci di guardare come Lui guarda l’uomo, ogni uomo, nessuno escluso”. Nel primo saluto del nuovo pastore della Chiesa lametina, non sono mancati ricordi e aneddoti personali, che hanno come sfondo la sua Adrano, la sua Catania, la sua famiglia. Come quello del padre Agatino, ora in Cielo, che “in estate aiutavo ad irrigare le piante di arance, con un esercizio non molto complesso, che era quello di tenere il lume; mi rivedo, ragazzino, con mio padre che non rinunciava ad associare fatica e riflessione, che ad un certo punto nel cuore della notte, mi invitava a fare attenzione e ad ascoltare i rumori. Quale grande e prezioso dono nella vita: incontrare persone che ti accompagnano, con delicatezza e rispetto, nella scoperta di quello che c’è oltre il dato immediato, per cercare di capire, con attenzione, cura, passione, il proprio vissuto esistenziale, ma anche ogni frammento della realtà che ci circonda, lasciando venir fuori dinamismo e ricchezza di senso. ! L’ascolto vero è un invito ad uscire da se stessi, per cui il centro del mondo non sono io, i miei progetti, le mie cose, le mie idee. Quando mi metto in ascolto, è come se il centro fosse posto fuori di me: c’è altro, c’è un Altro.” L’ascolto, l’ascolto dell’Altro, “saper ascoltare il grido e l’appello di chi non ha niente di niente” è una delle parole chiave del vescovo Schillaci e del suo ministero pastorale che “non ha altro programma che quello del Vangelo. È con il Vangelo che bisogna fare i conti, non per scoraggiarsi, Lamezia e non solo


ma al contrario per ritrovare freschezza, energia, entusiasmo.”. E ancora il ministero come servizio perché “ogni buon discepolo non vuole mai esercitare sull’altro e sugli altri nessuna forma di potere, per cui abbracciare la forma del servizio significa prendere decisamente le distanze da ogni logica che mira al dominio e al controllo sugli altri e degli altri. Tutto ciò comporta rinunciare ad uno stile di vita che cerca tornaconto ed interesse personale o che si serve dell’uso della forza e della violenza solo per un desiderio sfrenato di potere. Questo è il motivo per cui il cristiano non può mai condividere percorsi che privilegiano o accarezzano logiche malavitose di violenza, palesi o subdole, perché semplicemente contraddicono il Vangelo”. La logica della Chiesa, ha sottolineato con forza Schillaci, è “la logica della Croce”, il “rovesciamento della logica di questo mondo, la differenza cristiana che siamo chiamati a incarnare con uno stile di vita, con dei gesti concreti, in particolare, nei confronti di coloro che non contano nulla, dei senza difesa e delle vittime”. E ha concluso “La Sposa è qui, Lamezia Terme, alla quale ho detto il mio sì! Attenzione: il Sì è di Dio, di Gesù Cristo, lo Sposo. In questo grande Sì il mio piccolo sì. L’ho detto a tutte le comunità, le parrocchie, i gruppi, le associazioni e i movimenti, i giovani, gli anziani, le famiglie, a tutti, fedeli e non, cristiani e non, credenti e non credenti, nessuno escluso…di questa

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porzione di Popolo di Dio che è la Chiesa di Lamezia” All’inizio della celebrazione, il saluto del vescovo Cantafora che ha invocato sul nuovo pastore Giuseppe la benedizione e l’assistenza del Signore e, rivolgendosi al presule, ha detto che “la Chiesa di Lamezia ti accoglie e ti abbraccia con affetto. La Chiesa che ti accoglie ha in sé un grande potenziale, vive con gioia le meraviglie della fede. Sente di essere presente nel territorio, lotta, spera e soffre con esso”. “Vengo solo per servire”. Il motto episcopale scelto da monsignor Giuseppe Schillaci “Ministrare non ministrari”(Mt 20,28). “Non per essere servito, ma per servire”. Sono tratte dal Vangelo di Matteo le parole del motto episcopale adottato da monsignor Giuseppe Schillaci, vescovo eletto di Lamezia Terme, laddove l’Evangelista cita le parole di Gesù quando identifica il ruolo fondamentale del “Figlio dell’uomo” mandato dal Padre “non per essere servito ma per servire”. Lo stemma scelto Monsignor Schillaci è contraddistinto da uno scudo di foggia bucranica (rinascimentale), classico e frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica e una croce trifogliata in oro, gemmata con cinque pietre rosse che richiamano le Cinque Piaghe di Cristo. La

torre che campeggia nello scudo ha qui più significati: vuole ricordare il paese di origine di Mons. Schillaci, Adrano, località dell’entroterra catanese, nel cui centro storico si erige una torre normanna dell’XI secolo e, nel contempo, richiama la città di Lamezia nel cui stemma appare la torre, nota come la torre di Malta. In araldica la torre è simbolo di protezione in quanto, nei tempi antichi, era l’ultimo edificio fortificato in cui gli abitanti del castello trovavano rifugio una volta che il nemico era penetrato nella corte; essa qui assume anche un significato mariano: è Maria, la “Turris eburnea” delle Litanie lauretane, alla cui materna protezione Mons. Schillaci affida il suo nuovo ministero pastorale. Nel “capo” dello scudo, posizione privilegiata, troviamo il libro della Parola di Dio, l’Alpha e l’Omega, il Principio e la Fine; la verità rivelata a noi giunta con la Sacra Scrittura, è l’alto tramite di conoscenza del progetto di salvezza che il Padre ha preparato per noi. L’oro è il primo tra i metalli nobili, simbolo quindi della prima tra le Virtù teologali, la Fede, grazie alla quale possiamo attingere con filiale osservanza alla verità che promana dalla Sacra Scrittura. Il rosso è il colore dell’amore e del sangue: l’amore intenso e assoluto del Padre che invia il Figlio a versare il proprio sangue per noi.

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amici della terra

CLASSIFICATE DI QUALITÀ ECCELLENTE TUTTE LE ACQUE MARINEDEI LITORALI DEL TIRRENO CATAZARESE ADIBITI ALLA BALNEAZIONE di Mario Pileggi l’apertura della stagione balneare 2019 nel Tirreno catanzarese si caratterizza per una rilevante novità e il permanere delle carenze informative del passato. La novità è che le acque marine delle aree adibite alla balneazione di tutti i comuni costieri lametini sono state classificate tutte balneabili e di qualità eccellente fino a maggio 2019. La novità emerge dalle analisi e classificazioni effettuate dall’Arpacal per l’inizio dell’attuale stagione balneare. In pratica, una condizione perfetta documentata e certificata dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente che, in tutte le analisi effettuate nel 2018 e nei mesi di aprile e maggio 2019, non ha mai rilevato valori di Enterocchi intestinali ed Escherichia coli superiori ai limiti imposti dalla normativa vigente. Non è facile immaginare se questi dati rilevati dall’Arpacal saranno confermati anche nel periodo di maggiore afflusso turistico e a seguito di eventuali piogge e deflussi rilevanti dei corsi d’acqua. Anche perché in questi primi giorni di vero caldo estivo sui social vengono pubblicate molte immagini di mare sporco o colorato di verde con commenti non positivi. Sul permanere delle carenze informative va evidenziato che sulle spiagge dei cinque comuni del lametino, dopo più di un mese dall’apertura ufficiale della stagione balneare, non sono ancora esposti i cartelli con tutte le dovute informazioni sulla qualità delle acque e sulle specificità e criticità di ogni singolo tratto di litorale. Queste informazioni sono necessarie per prevenire l’esposizione dei bagnanti a rischi per la salute, da pubblicare ed esporre in ben evidenza sia in corrispondenza delle aree non adibite alla balneazione, come le foci dei Fiumi, con divieto permanente di balneazione, sia in corrispondenza di ognuna delle 27 aree adibite alla balneazione e monitorate con prelievi e analisi mensili dall’Arpacal. In assenza della cartellonistica aggiornata in tempo reale, per informarsi sulla qualità delle acque marine calabresi occorre collegarsi via internet al sito web del Ministero della salute dove non sempre i dati presenti sono completi e aggiornati in tempo reale. Significativo in proposito l’esempio del comune di Lamezia Terme: nel sito del Ministero della salute dopo due mesi dell’inizio della stagione balneare, alla data del primo luglio, non è pubblicata l’Ordinanza sindacale di divieto di pag. 8

balneazione permanente per inquinamento in corrispondenza delle foci del Fiume Amato e del Torrente Bagni, mentre è presente l’Ordinanza di divieto di balneazione emanata il 21 agosto 2015 dalla Capitaneria di Porto di Vibo Valentia nel tratto 100 metri Nord e Sud del Collettore aeroportuale nell’ambito dell’area adibita alla balneazione denominata “500 metri a Sud Torrente Bagni” e classificata attualmente con acque di qualità eccellente. In pratica, nello stesso sito web del Ministero della Salute non sono presenti i dati relativi ai divieti di balneazione per inquinamento in corrispondenza delle Foci del Torrente Bagni, del Fiume Amato e della Foce del Torrente e Savuto. La cosa non può essere sottovalutata, anche perché, in passato, le condizioni delle acque marine in corrispondenza della zona industriale, com’è noto, hanno richiesto Ordinanze sindacali come, ad esempio, la n.235/2011 con tre divieti di balneazione per inquinamento: - “tratto di costa ricadente tra il Pontile sito in area ex Sir e foce in dx del Torrente Turrina”  della lunghezza di 800 metri; - tratto denominato “200 metri Dx e Sx Fiume Amato” della lunghezza di 400 metri e tratto denominato “200 metri Dx e Sx Torrente Bagni” della lunghezza di 400 metri. Come nel passato, si continua ad ignorare l’ammonimento dei magistrati della Corte dei Conti della regione Calabria ribadito nelle relazioni su “la gestione delle risorse pubbliche finalizzata a prevenire l’inquinamento delle coste, a risanare le stesse, a migliorare la qualità delle acque destinate alla balneazione e a tutelare la salute pubblica”, nelle quali, tra l’altro, si denunciava che “le amministrazioni hanno mostrato una insufficiente consapevolezza delle proprie funzioni e competenze” e che “la protezione dell’ambiente e della salute pubblica impongono alle amministrazioni pubbliche di ridurre l’inquinamento delle acque di balneazione e di preservare queste ultime da un deterioramento ulteriore.” Deterioramento che negli ultimi anni è legato anche alla plastica rilevata e segnalata nel corso della pulizia delle spiagge. Sulla plastica che inquina il mare, in parGrafichÉditore di A. Perri - & 0968.21844

ticolare sulle coste settentrionali del Belpaese, dove il problema è molto rilevante, c’è da evidenziare che i riflettori di molti importanti mezzi d’informazione restano continuamente spenti. Così come restano spenti sulle enormi potenzialità offerte dal ricco patrimonio di spiagge naturali disponibili nei 34 km dei comuni del lametino e nei 68 Km dei comuni del vibonese che costituiscono il Golfo di S. Eufemia. I riflettori nello stesso Golfo si sono accessi invece sulla spazzatura “scoperta” in prossimità della foce del Fiume Angitola dove, con i rifiuti dell’antica discarica, sono emerse anche incapacità e responsabilità del malgoverno delle classi dirigenti locali e nazionali come: le scellerate scelte del passato di accumulare tonnellate di rifiuti solidi urbani in corrispondenza di aree di alto pregio ambientale come le dune costiere dell’Angitola e tanti alvei dei corsi d’acqua; le fallimentari scelte dei governi nazionali di nominare Commissari Straordinari che hanno sperperato ingenti quantità di denaro pubblico senza risolvere anzi aggravando gli stessi problemi nella Regione; l’incapacità anche delle attuali classi dirigenti di unirsi per trovare soluzioni ai problemi della collettività come il risanamento, la tutela e valorizzazione del prezioso patrimonio di risorse naturali disponibili e come il consentire ai giovani meritevoli di studiare, specializzarsi e trovare occupazione nella propria Regione. La scoperta dell’antica discarica e le immagini di mare colorato di verde o sporco pubblicate dopo l’apertura dell’attuale stagione balneare, oltre ad oscurare le bellezze delle spiagge della Regione e scoraggiare i turisti, rendono evidente il motivo per cui nei cento chilometri di costa del Golfo di S. Eufemia non arrivano turisti in quantità paragonabili agli oltre di 5 milioni di turisti balneari all’anno che popolano i 100

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chilometri di spiagge, spesso rifatte, disponibili nell’intera regione Emilia Romagna. Tra tante specificità del patrimonio costiero oscurate da questi episodi c’è quella degli assetti idro-geomorfologici favorevoli allo sviluppo della più grande varietà di habitat e forme di vita in ambiente acquatico e terrestre. In particolare, la varietà di terre e acque ricche di minerali e sostanze che alimentano moltissimi e tipici vegetali e animali che costituiscono gli ingredienti fondamentali di quei preziosi prodotti gastronomici considerati dal New York Times per inserire la Calabria tra i luoghi da visitare nel 2017. Biodiversità favorita pure da un microclima ideale che consente la più lunga durata della stagione balneare del Mediterraneo con tratti di costa caratterizzati da una ventilazione particolarmente favorevole anche per pratiche sportive come il Kitesurf. Sulla ricchissima biodiversità è da ribadire la rilevanza delle due specie megabentoniche, Topsentia calabrisellae e Halicona fimbriata, che vivono nelle acque del Golfo tra i 70 ed 90 metri di profondità; la presenza di varie oasi di Coralli finora non rilevata in nessun’altra area dell’intero Mediterraneo e oggetto d’interesse di molti centri di ricerca internazionali come l’Università di Cambridge. Altre preziose risorse naturali della fascia costiera del Golfo che restano oscurate sono i siti d’interesse comunitario (SIC) del “Lago La Vota” Sito “SIC - T9330087” e delle “Dune dell’Angitola” Sito “SIC IT9330089” di 383 ettari che inizia proprio in destra della foce del Fiume Angitola e si estende nel comune di Curinga fino alla foce del Torrente Turrina. Va ribadito che il Sito “Lago La Vota” si estende per circa 235 ettari lungo un tratto di costa compreso fra Capo Suvero e Gizzeria Lido e comprende un complesso di aree umide retrodunali costituito da tre invasi principali (Lago Prato, Lago La Vota e Lago Piratino) e dalla laguna di Gizzeria. Lo stesso tratto di costa costituisce un biotopo di elevato interesse naturalistico ed è caratterizzato dalla presenza dell’unico lago costiero del Tirreno Calabrese. La grande varietà di habitat presenti è testimoniata da molte associazioni vegetali tipiche degli ambienti salmastri e palustri. Nel SIC “Lago la Vota” vivono alcune popolazioni di specie vegetali rare e inserite nella Li-

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sta Rossa Regionale con diverso status di minaccia: Cladium mariscus (VU), Calystegia soldanella (CR), Ruppia maritima (VU), Pancratium maritimum (EN), Medicago marina (LR), Euphorbia paralias (VU), Erianthus ravennae (LR). Sulla geodiversità e grande varietà di spiagge naturali che caratterizzano il Golfo di S. Eufemia va ricordato che le stesse, formate da frammenti di rocce di tutte le ere geologiche, documentano la nascita ed evoluzione sia del paesaggio terrestre sia degli insediamenti umani dell’intero Belpaese. Con specificità rare nelle coste della Penisola, come gli ammassi granitici di Capo Vaticano generati dallo stesso magma che ha generato le più note coste granitiche della Sardegna dalle quali sono stati separati a seguito di imponenti movimenti della crosta terrestre iniziati milioni di anni fa e ancora in atto nel Tirreno. Come va ricordato che, oltre ad una grande varietà di preziosi aspetti naturalistici, paesaggistici ed ambientali, nei cento chilometri della fascia costiera del Golfo di S. Eufemia, esiste un rilevante e unico patrimonio archeologico a partire dai manufatti in pietra risalenti al Paleolitico Inferiore di Casella di Maida e a seguire con i resti databili tra l’ VIII ed il V secolo a.C. dei centri abitati della Magna Grecia come: Hipponion, Temesa e Terina che sorgeva sul margine interno dell’antica laguna attualmente testimoniata dall’area Sic “Lago La Vota”. Il prezioso patrimonio di risorse disponibile, anche in questa nuova stagione balneare 2019 resta poco conosciuto dentro e fuori dalla Calabria. E si continua a registrare l’incapacità delle classi dirigenti di attuare i necessari interventi per la tutela e valorizzazione delle specificità della biodiversità e geodiversità che caratterizzano gli assetti idro-geomorfologici dei litorali e del patrimonio costiero. Incapacità che è costata e continua a costare molto sia in termini di mancato sviluppo sia in termini di danni al territorio e alle sue risorse come ad esempio quelli legati a erosione, alluvioni e crolli provocati da eventi naturali prevedibili come le correnti marine e la pioggia. Il prezioso patrimonio costiero disponibile, con le ricche specificità alle quali si è fatto cenno, per essere tutelato e valorizzato richiede una vera svolta rispetto al passato con interventi e atti concreti dell’insieme delle classi dirigenti locali e nazionali. Senza la necessaria consapevolezza del che fare e senza la volontà di agire unitariamente ad ogni livello di responsabilità non si riuscirà ad avviare quella crescita occupazionale necessaria per garantire un futuro ai giovani che desiderano continuare a vivere nel territori più ricchi di risorse naturali, storiche e

ambientali d’Europa. A seguito di una prima anticipazione del Rapporto sullo Stato di Salute dei mari degli Amici della Terra alcuni comuni, tra i quali quello di Lamezia Terme, hanno provveduto riguardo le Ordinanze di divieto permanente per inquinamento. È già qualcosa ma non basta. Tutti i Comuni costieri devono assicurare che le seguenti informazioni siano divulgate e messe a disposizione con tempestività durante la stagione balneare in un´ubicazione facilmente accessibile nelle immediate vicinanze di ciascuna acqua di balneazione: a) classificazione corrente delle acque di balneazione ed eventuale divieto di balneazione, mediante una simbologia che risponda agli indirizzi comunitari; b) descrizione generale delle acque di balneazione, in un linguaggio non tecnico, basata sul profilo delle acque di balneazione; c) nel caso di acque di balneazione identificata a rischio di inquinamento di breve durata: 1) avviso di acqua di balneazione a rischio di inquinamento di breve durata; 2) indicazione del numero di giorni nei quali la balneazione è stata vietata durante la stagione balneare precedente; 3) avviso tempestivo di inquinamento, previsto o presente, con divieto temporaneo di balneazione; d) informazioni sulla natura e la durata prevista delle situazioni anomale; e) laddove la balneazione è vietata, avviso che ne informi il pubblico, precisandone le ragioni; f) ogniqualvolta è introdotto un divieto di balneazione permanente, avviso che l´area in questione non è più balneabile con la ragione del declassamento; g) indicazione delle fonti da cui reperire informazioni più esaurienti. Le singole aree adibite alla balneazione nei cinque comuni del Lametino con la relativa classificazione della qualità delle marine effettuate dall’Arpacal per l’apertura dell’attuale stagione balneare 2019 sono: 1) Comune di Curinga:

- TORRE DI MEZZA PRAIA, lungo 1.731 metri di qualità Eccellente - 1 KM NORD TORRENTE DI MEZZA PRAIA, lungo 1.022 metri di qualità Eccellente - 500 MT NORD TORRENTE S. EUFRA SIA, lungo 1.604 metri di qualità Eccellente 2) Comune di Gizzeria:

- LIDO CAPO SUVERO, lungo 830 metri di qualità Eccellente

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- LIDO S. ANTONIO, lungo 580 metri di qualità Eccellente - DIREZIONE ALLEVAMENTO AGUILLE, lungo 668 metri di qualità Eccellente - 200 MT NORD FIUME CASALE, lungo 1.828 metri di qualità Eccellente - RISTORANTE PESCE FRESCO, lungo 639 metri di qualità Eccellente 2) Comune di Falerna: - EUROLIDO, lungo 1415 metri di qualità Eccellente - 850 MT. SX PUNTO 145, lungo 952 metri di qualità Eccellente - BAR VITTORIA, lungo 2104 metri di qualità Eccellente

cellente

di qualità Eccellente

- 200 MT A SUD FIUME SAVUTO, lungo 626 metri di qualità Eccellente - 200 MT. NORD FIUME SAVUTO, lungo 1.215 metri di qualità Eccellente

- DIREZIONE STAZ. FF.SS. S.PIETRO A MAIDA, lungo 1.211 metri di qualità Eccellente

- RISTORANTE MARIS, lungo 757 metri classificato di qualità Eccellente

- 200 MT A SUD F. AMATO, lungo 847 metri di qualità Eccellente.

- 800 MT. SX PUNTO 143, lungo 979 metri di qualità Eccellente

Va considerato che, oltre ai sopra elencati 27 tratti adibiti alla balneazione e balneabili va considerato che esistono altri tratti con divieto di balneazione come i tre tratti con divieto permanente di balneazione per inquinamento in corrispondenza dei corsi d’acqua Bagni, Amato e Turrina.

3) Comune di Lamezia Terme

- LIDO MARINELLA, lungo 1.167 metri di qualità Eccellente - 200 MT A NORD T. BAGNI, lungo 1.078 metri di qualità Eccellente

- HOTEL TORINO 2, lungo 1.390 metri di qualità Eccellente

- 500 MT. SUD TORRENTE BAGNI, lungo 791 metri di qualità Eccellente (*)

- HOTEL OLD AMERICA, lungo 1.645 metri di qualità Eccellente

- 200 MT A SUD T. BAGNI, lungo 344 metri di qualità Eccellente

3) Comune di Nocera Tirinese

- 1000 MT SUD TORRENTE BAGNI, lungo 1.303 metri di qualità Eccellente

- 200 MT SUD CAMPING “LA MACCHIA”, lungo 1076 metri di qualità Ec-

- 200 MT A NORD F. AMATO, lungo 854 metri di qualità Eccellente

(*) Nell’ambito dell’area adibita alla balneazione denominata “500 metri a Sud Torrente Bagni”, in corrispondenza della foce del Collettore aeroportuale 100 metri a Nord e Sud è presente un divieto di balneazione a seguito dell’Ordinanza di divieto di balneazione per altri motivi emanata il 21 agosto 2015 dalla Capitaneria di Porto di Vibo Valentia.

- LA CONCHIGLIA, lungo 1.436 metri

Geologo Mario Pileggi del Consiglio Nazionale di “Amici della Terra”

Sport

La fisiodinamic di Francesco Torchia

La ASD Fisiodinamic ha avuto grande successo in questo anno, grazie alla bravura dei loro maestri e insegnanti, Luigi Nicotera, Lina Ferraro, Francesca Torchia, Antonio Ciliberto, Martina Di Cello e Laura Cantafio. Il maestro Antonio Ciliberto, ha portato nella palestra il maestro e presidente nazionale MGA FIJLKAM e Judo Calabria, Enzo Failla, in quanto sta valorizzando tutti gli atleti portandoli a livello nazionale, tra cui spicca il nome di Ettore Talarico, che vince il premio Fisiodinamic. Inoltre é andato a buon

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fine il saggio di Danza gestito dall’insegnante Ferraro e dalla maestra Cantafio, il cambio cintura del Karate gestito dalla Dott.ssa Di Cello e il bodybuilding gestito dal maestro Nicotera e dalla P.T. Torchia. Grazie all’avvento del maestro Failla e del suo vice Ciliberto stanno ben proseguendo la loro carriera il dirigente sportivo Francesco Barresi, l’arbitro nazionale AIA Gennaro Barresi e l’assistente tecnico De Matteo Marco.

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eventi

Svolta la 4ª Edizione di ‘’Oratorio’s got talent’’

di Domenico De Fazio

Dodici concorrenti hanno partecipato alla quarta edizione di ‘’Oratorio’s got talent’’ al campetto diocesano S.Luigi Gonzaga, l’evento è stato organizzato dagli animatori dell’oratorio SS. Pietro e Paolo della Cattedrale di Lamezia, con il supporto di tanti sponsor che hanno contribuito alla realizzazione del talent presentato da Domenico De Fazio e Ylenia Brando, che ha visto la partecipazione, di oltre 150 persone tra il pubblico. Novità di questa edizione, la divisione in due categorie dei concorrenti; under e over. Per la categoria over ha vinto Erica Bonaddio con la canzone ‘’Un cuore in due’’ di Francesca Michelin, invece under il vincitore è Francesco Grillo con un strumento, l’organetto. Tutti i concorrenti, inoltre hanno ricevuto un regalo da parte degli sponsor, tanti talenti nascosti nella nostra città di Lamezia, gli auguriamo possano emergere e ricevere tante soddisfazioni nella loro vita .Lo scopo del talent, oltre a scoprire questi talenti, è la valorizzazione del territorio in particolare del centro storico, ove la Cattedrale è collocata.

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Il nostro territorio

Novantaquattresimo anniversario della morte del

Beato Pier Giorgio Frassati.

“… questo ‘cristiano’ che crede, e opera come crede, e parla come sente, e fa come parla; questo ‘intransigente’ della sua religione è pur un modello che può insegnare qualcosa a tutti...” di Giuseppe Sestito

Ricorre in questo mese di luglio il novantaquattresimo anniversario della morte, avvenuta il 4 luglio del 1925 dopo pochi giorni di fulmineo malore, di PIER GIORGIO FRASSATI, figlio di Alfredo Frassati, proprietario di uno dei più diffusi giornali italiani, La Stampa. In seguito nominato, Alfredo Frassati, giolittiano, sarebbe stato Senatore del Regno ed Ambasciatore d’Italia a Berlino. Il giovane Pier Giorgio, ventiquattrenne, studente universitario in ingegneria al Politecnico di Torino, abile alpinista e sciatore, era terziario domenicano, membro della FUCI e dell’ Azione Cattolica Italiana. Nei decenni successivi alla sua morte, e fino ai giorni nostri, Pier Giorgio Frassati ha rappresentato per i giovani cattolici, non solo italiani, il simbolo della fede cristiana che s’incarna. Una fede che egli professava senza alcun timore reverenziale e che viveva con coerenza tra la fedeltà ai principi ed agli ideali in cui credeva ed il suo modo pratico e quotidiano con cui realizzava i suoi progetti di vita, di carità e di amore. A lui, la Gioventù italiana di azione cattolica (GIAC) e la Federazione universitaria cattolica italiana (FUCI) avrebbero intestato, negli anni successivi alla sua morte, molti delle migliaia dei loro circoli sparsi per l’Italia. E’ stato proclamato beato nel 1990 da Papa Giovanni Paolo II e, su ‘lameziaenonsolo’, ne voglio ricordare l’anniversario della immatura scomparsa riportando ciò che di lui scrisse, all’indomani della morte, non un giornale cattolico, ma un non-credente, Filippo Turati leader dei socialisti riformisti italiani sul giornale socialista di Milano, ‘La Giustizia’. <<Era veramente un uomo quel Pier Giorgio Frassati che la morte a 24 anni, ghermì crudelmente, veloce come un ladro frettoloso. Ciò che si legge di lui è così nuovo ed insolito, che riempie di riverente stupore anche ci non divide la sua fede. Giovane e ricco, aveva scelto per sé il lavoro e la bontà. Credente in Dio, confessava la sua fede con aperta manifestazione di culto, concependola come una milizia, come una divisa che pag. 12

s’indossa in faccia al mondo, senza mutarla mai con l’abito consueto, per comodità, per opportunismo, per rispetto umano. Convintamente cattolico, e socio della gioventù cattolica della sua città, disfidava i facile scherni degli scettici, dei volgari, dei mediocri, partecipando alle cerimonie religiose, facendo corteo al baldacchino dell’Arcivescovo in circostanze solenni. Quando tutto ciò è manifestazione tranquilla e ferma del proprio convincimento e non esibizione ostentata per altri scopi, è bello e onorevole. Ma come si distingue la ‘confessione’ dall’affettazione? Ecco. La vita è il paragone delle parole e degli atti esteriori che valgono poco più delle parole. Quel giovane cattolico era anzitutto un cristiano e traduceva le sue opinioni mistiche in vive opere di bontà umana in atti costanti di pietà. Si può valutare diversamente l’efficacia sociale della carità, ma non si può disconoscerne il pregio, quando essa è esercitata con cuore puro, non come narcotico o un diversivo o un preventivo, ma come un’assistenza immediata alla sventura, senza altri filtri o secondi fini che l’espressione d’un dovere sinceramente sentito e d’un amore fraterno. Questo giovane laureando in ingegneria, che non aveva la rigida visione della conquista e lo sguardo – così diffuso tra i fortunati della vita ! –del falco che spicca il volo alla rapina, ma l’occhio sereno e dolce dell’uomo che si sente accoratamente fratello agli altri uomini, ai più miseri ed infelici, è pur un’eccezione che va segnata e fermata nel passar vertiginoso della cronaca quotidiana. Ed era sano di spirito e valido d’animo e di corpo, amava il moto e i monti alti e la forza, stromento non di prepotenza ma di giustizia, e di difesa del diritto, e, quando la sopraffazione violenta entrò in casa sua, egli la respinse, virilmente gagliardo. Tra l’odio, la superbia e lo spirito di dominio e di preda, questo ‘cristiano’ che crede, e opera come crede, e parla come sente, e fa come parla; questo ‘intransigente’ della sua religione è pur un modello che può insegnare qualcosa a tutti.>>

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Satirellando

Il mio punto di vista circa gli Esami di Stato del quinto anno di scuola superiore è noto a tutti. Molti continuano a chiamarli Esami di maturità, quando la dicitura legale è scomparsa da tempo e questo indica il grado maturo di molti italiani, che continuano ad usarla, compresi, anzi per primi, i giornalisti che, ogni anno, ci bombardano con i copia e incolla dei servizi sempre uguali. Non riesco a capire come mai, governi che tagliano su tutto, mantengano ancora uno spreco indecente come questo! Preferirei un mese di scuola in più, ma non questa burla, sempre più strana, riformata ogni secondo e rimasta insulsa… Ogni anno assistiamo alla farsa dello spauracchio, che i profs rifilano agli alunni (ormai, da secoli!)! Il mio professore di Letteratura Francese, Accademico dei Lincei, a Firenze, sosteneva che fossero la frequenza, la costanza nello studio e le attività di seminario a dare la preparazione, non certo l’esame finale. Cancellava dall’elenco gli allievi che non frequentassero dopo tre assenze consecutive e, per lui, l’esame era solo l’istituzionalizzazione del voto. Severissimo nei suoi seminari, MATURITA’ E la chiamano MATURITA’, questa grande specialità: ogni anno un incubo indecente, sulla pelle dello studente, mentre tutti i professori, tronfi dei loro vecchi allori, si ergono a SPAURACCHIO, ma, della cultura… nun je frega ‘n cacchio! Altrimenti si batterebbero per una

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scuola in cui farebbe gola soltanto l’istruzione e non il momento della pensione! Al Ministero voglion che nessun dorma: ci rifilan, sempre, una riforma, ma comunque giri la frittata, gli esami sono una baggianata! Poi, di quest’anno, non parliamo affatto:

rendeva gli esami delle piacevoli conversazioni. L’esame di maturità, per me, è sempre stata una vetrina per professori, più che un reale conseguimento del corso di studi, per gli alunni: un mucchio di scartoffie in più, da accumulare negli archivi. Detesto la prosopopea di molti colleghi e l’ansia che istillano negli alunni. A questi ultimi dico, da trent’anni, che, pur se si tratta di una farsa, poiché ancora insistono col tenerli in vita, in accanimento terapeutico, purtroppo dobbiamo affrontare gli esami, ma che non sono indicativi di nulla. Tanto meno di quella maturità, tanto decantata! Non ho neppure un buon ricordo dei miei, avvenuti in un clima torrido, quando gli esami duravano fino alla fine di luglio… Così, non potendo dire tutti gli improperi che vorrei, su questa infausta istituzione, vado a… satirellare!

ci sarebbe da dar di matto! Togli il quizzone, scegli il bustone, sorteggi in’immagine e ti senti a Cartagine! Non sanno più che cosa inventare, per le sfilate da preparare: ogni prof, invero, si chiede, come vestirsi fuori sede! Non parliamo di chi, con mestizia, afferma che, in commissione, si fa

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amicizia: preferirei andare in Siberia: mi sentirei, di certo, più seria! Una sola cosa anelo, dato che è scritto nel Vangelo: “Chiedete e vi sarà dato”, Dio cambi questo fato di partire, lancia in resta, per un finto fiume in tempesta, che mordente più non ha, alto che… MATURITA’!

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IL VOLTO SPIRITUALE DELLA CALABRIA

CATERINA BARTOLOTTA M I STI CA CALAB R E S E

di Fernando Conidi

La storia di Caterina Bartolotta, mistica calabrese, è estremamente interessante, sia dal punto di vista umano che da quello spirituale. A partire da questo numero riprendiamo a raccontarla sin dall’inizio e senza interruzioni, per consentire al lettore di poterne apprezzare i contenuti dal forte senso umano, esistenziale e mistico.

LA STORIA LA FAMIGLIA D’ORIGINE Caterina Bartolotta nasce a Settingiano, piccolo paese del catanzarese di circa 3200 abitanti, a pochi km. da Catanzaro, il 21 ottobre 1963, da Giuseppe, allora bidello in una scuola media, e Vittoria Virgillo, casalinga. La casa in cui è nata si trova in via C. Canale Franco n. 10 ed è una modesta abitazione costruita su più livelli e in aderenza alle abitazioni limitrofe, secondo i criteri costruttivi dell’epoca. Col passare degli anni, la famiglia cresce con l’arrivo di Francesco nel 1966, di Annamaria nel 1972 e di Maria Luisa nel 1979. L’esistenza terrena di Caterina inizia, quindi, in un piccolo paesino e in una modesta famiglia calabrese senza agiatezza economica, con dei genitori che nel tempo libero si dedicano alla coltivazione della terra. CATERINA DA PICCOLA Sin dai primi anni di età, Caterina manifesta un carattere dolce e affabile. Queste doti caratteriali, e in particolare la sua disponibilità verso gli altri, la rendono sempre desiderata e amata da tutti. All’interno della famiglia Caterina cresce con una educazione sana, con dei principi morali saldi che rendono l’ambiente familiare sereno e tranquillo, privo di ipocrisie e sempre pronto a sacrifi-

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carsi per il bene comune. La piccola Caterina ha una particolarità: il suo parlare è genuino e sincero e il suo timbro di voce, in alcuni momenti, assume una dolcezza che sembra provenire, più che dalla sua bocca, direttamente dalla sua anima e dal suo cuore, dando la sensazione a chi l’ascolta di avere di fronte un animo puro. Nulla lascia presagire, comunque, ciò che succederà in seguito. UNA STRANA MALATTIA All’improvviso, all’età di circa nove anni, Caterina viene colpita da crisi convulsive, delle quali non se ne conosce l’origine e non se ne riesce a comprendere la causa scatenante; pertanto, i genitori ne decidono il ricovero presso l’ospedale civile di Catanzaro e in seguito presso il San Camillo, a Roma, da dove viene dimessa con la diagnosi di “epilessia”. Le cure ordinatele, però, non hanno alcun effetto su di lei. Ma qualcosa di straordinario sta per succedere.

Raffigurazione della Madonna della Purificazione, così come appare a Caterina

LA PRIMA APPARIZIONE Dopo il ricovero ospedaliero di Roma, rientrata a Settingiano, Caterina ha solo un brevissimo periodo di tregua, perché le crisi convulsive si ripresentano più forti di prima. La piccola Caterina continua a soffrire per quella malattia che non le dà tregua. I genitori, vedendo che, nonostante i ricoveri ospedalieri, non vi era stato alcun miglioramento, cadono nello sconforto. La mattina del 12 luglio 1973 Caterina inizia a stare male e dopo la terza crisi consecutiva, mentre si trovava a letto nella stanza dei genitori, si sente spinta a guardare la parete davanti a lei, e lì, sospesa in alto, vede una bellissima ragazza dall’apparente età di circa 16/17 anni, capelli castani, occhi azzurri, viso dolcissimo, tutta luminosa, raggiante. Quel momento straordinario Caterina lo descrive così: “Mi sono accorta subito che era la Madonna perché era vestita con una veste bianca con delle rose dorate ricamate, un manto azzurro a stelle gialle, una corona con dodici stelle, quattro angeli, due rose rosse sui piedi che poggiavano su un intreccio di trentuno rose rosse fiammeggianti, ed era tutta illuminata con una luce abbagliante”. La Madonna, in quella stessa apparizione, parla a Caterina, dicendole queste parole: “Sono la Madonna della Purificazione e sono venuta per concederti la grazia; tu fanciulla, il 2 agosto del mese entrante guarirai, alle 14,45 avrai l’ultima crisi che durerà circa un minuto; come testimone voglio che assista l’ostetrica del paese”. LA GRAZIA DELLA GUARIGIONE Il 2 agosto 1973, così come aveva predetto la Madonna, alla presenza dei familiari e dell’ostetrica di Settingiano, Maria Ranieri, Caterina, esat-

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IL VOLTO SPIRITUALE DELLA CALABRIA tamente alle 14,45, inizia a stare male. I genitori, non ancora convinti della veridicità delle apparizioni, vedendola contorcersi in preda a quella terribile crisi, si disperano. All’improvviso, la crisi cessa, Caterina cambia fisionomia, il suo corpo torna a essere normale, rilassato e non più irrigidito, il suo volto diviene radioso e splendente. I genitori si guardano negli occhi, quasi increduli di quel miglioramento improvviso. Dopo le crisi Caterina solitamente rimaneva stanca, abbattuta, debole. Invece, quella volta tutto era diverso, dopo quella crisi appariva più bella di prima. Col passare dei giorni, i genitori iniziano a rendersi conto che le crisi sono realmente scomparse e che qualcosa di straordinario sta realmente accadendo alla loro bambina, nella loro casa.

Caterina accanto alla parete delle apparizioni, nella sua casa di Settingiano

UNA PREDIZIONE: LA MORTE DEL NONNO PATERNO Il 3 agosto 1973, la Madonna appare nuovamente a Caterina e le dice che il nonno paterno, Francesco Bartolotta, l’indomani, 4 agosto, sarà chiamato dal Signore a miglior vita; pertanto, desidera che lui si confessi direttamente con Lei. Caterina, subito dopo l’apparizione chiama il padre, Giuseppe, e gli racconta quanto ha detto la Madonna. Egli però, irritato per la predizione

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Caterina, in preghiera assieme ai fedeli, nella stanza da letto dei genitori, a Settingiano, in attesa dell’apparizione della Madonna

nefasta, e scettico sulla veridicità delle parole della Santa Vergine, sgrida Caterina e la maltratta. Per lui quelle parole sono una pura fantasia della bambina. Caterina, comunque, sicura di se stessa e della Madonna, non esita un attimo, neanche davanti alla reazione di Giuseppe, e corre ad avvisare il nonno paterno di ciò che la Madonna le aveva detto. Il nonno, che ben conosceva la sincerità della piccola Caterina, della quale non aveva mai dubitato, coglie l’attimo e alla successiva apparizione s’inginocchia davanti alla parete e si confessa, così come aveva chiesto la Madonna. In casa, tutti gli altri erano increduli, nonostante tutto ciò che aveva detto la Madonna si era sempre puntualmente verificato; ma la predizione della morte di un familiare era per loro emotivamente e psicologicamente inaccettabile. Il nonno paterno di Caterina, nonostante i suoi novantuno anni, godeva di buona salute e quindi nulla lasciava presagire una sua dipartita. L’indomani, 4 agosto, il nonno esce per fare un po’ di spesa; al rientro a casa, mentre sta per aprire la porta, all’improvviso viene colto da un malore e muore sul colpo, lasciando stupefatto e mortificato il padre di Caterina e tutti coloro che non avevano creduto alla piccola veggente. Questo episodio lascia un segno profondo di sgo-

mento nel padre di Caterina che ancora una volta riceve una prova della veridicità delle apparizioni della Madonna, che aveva scelto una bambina umile e semplice per portare al mondo “le sue parole”. L’AFFLUSSO DI FEDELI, CURIOSI E GIORNALISTI Dopo questi episodi straordinari, la guarigione improvvisa di Caterina e la morte del nonno paterno, profetizzata con un giorno d’anticipo, la notizia delle apparizioni inizia a diffondersi velocemente, prima a Settingiano e poi in tutti i paesi limitrofi, fino ad arrivare, in breve tempo, a tutto il territorio regionale. Così, un continuo afflusso di persone, ogni giorno, inizia a riversrsi nella piccola via C. Canale Franco, dove abita Caterina, cercando “la bambina che vede la Madonna”. Ognuno gravato dei propri problemi, ma fiducioso, porta con sé la speranza di un aiuto dalla Madonna. Anche varie testate giornalistiche regionali non mancano di interessarsi alla vicenda di Caterina e ai prodigi che iniziano a succedere intorno alla piccola veggente di Settingiano. CONTINUA SUL PROSSIMO NUMERO Fonte: “Il Segno del soprannaturale”, n. 348, giugno 2017 - Edizioni Segno - Autore: Fernando Conidi

Per approfondimenti: https://www.caterinabartolotta.it

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pensieri di una blogger

Maria Antonietta Ferraloro all’IC Perri-Pitagora alla Scoperta della letteratura di Ippolira Luzzo

Venerdì 31 Maggio 2019, Sabato 1 giugno, Giovedi 6 e venerdì 7, si sono svolti gli incontri di formazione per i docenti sulla Didattica della Letteratura Italiana tenuti dalla Professoressa Maria Antonietta Ferraloro. Docente e saggista, dottore di ricerca in Storia della cultura e cultore della materia in Letteratura italiana, collabora con il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Catania. Si occupa, inoltre, della formazione degli insegnanti di Lettere. Al Principe ha dedicato due libri: Tomasi di Lampedusa e i luoghi del Gattopardo(Pacini, 2014), molto apprezzato da pubblico e critica, finalista al premio Brancati; e L’opera-orologio. Saggi sul Gattopardo (Pacini, 2017). Maria Antonietta Ferrarolo torna nella scuola che aveva già scelto un suo libro, “Il Gattopardo spiegato a mia figlia”, torna per donare a tutti il piacere di leggere con consapevolezza, per donare alla scuola e ai docenti la grande sapienza della letteratura. Un Privilegio insegnare e un privilegio insegnare i classici. “Bisogna ritornare a leggere i classici, e fare esperienza della letteratura.” Ribadendo più volte il grande valore etico della scuola, unico luogo dove i ragazzi sono tutti uguali, Maria Antonietta Ferrarolo si è chiesta, con Vargas LLosa, se fosse possibile pensare il mondo moderno senza il romanzo, spiegando che pensare è dare architettura ai concetti. Con testi ultimi su Le nuove frontiere delle neuroscienze, su testi di Ceserani “Guida allo studio della Letteratura”, il cervello che legge si muove, attiva i neuroni del viaggio se legge un passo dove si narra di un viaggio. Con tantissime citazioni di libri, primo fra tutti Morin: “ La pag. 16

testa ben fatta” con Pennac “ Una lezione d’ignoranza” la scuola come coltivazione di un tempo interno “ Ferroni – La scuola sospesa- Einaudi” lei porta l’uditorio nel mondo letterario della buona lettura. Lettore, Vieni a casa è il libro di Maryanne Wolf , il cervello che legge in un mondo digitale, il libro chiede alla scuola, ai docenti, a tutti noi, di assumersi la responsabilità della propria esistenza, in un momento di grande trasformazione epocale. Compito grande della letteratura è di creare letterarietà, cioè un modo di pensare articolato e complesso, un modo per saper scegliere, un modo per essere accettare l’attesa e il rifiuto, per attutire i disagi e sentire il silenzio come forma di dialogo. La scuola dunque come luogo di possibile libertà, libertà di leggere, per formare quell ’intelligenza emotiva, ciò che ci distingue e ci fa umani. Da Goleman e Gardner a Luperini “Insegnare letteratura”, contro la paccottiglia di libri inutili e sciocchi, dannosi, ritornare all’insegnamento inteso come studiare è fatica, inteso come non formare docili macchine ma esseri umani perché ciò che si perderà in conoscenze, in questo ammasso di informazioni digitali, sarà perduto per sempre, e cioè la capacità di scegliere. Maria Antonietta Ferrarolo dona però la speranza e la certezza che il leggere consapevole e con discernimento porti sempre luce e conoscenza fra le menti.

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l’opinione

CSM, Cercasi indipendenza. di Alberto Volpe - alvolpe@libero.it Dopo gli anni bui del terrorismo, periodi tristi per la Magistratura : così potrebbesi sintetizzare il clima di venti e bufere che sta attraversando quell’Organo di autogoverno dei giudici. E credo che un Presidente del CSM, nonché Capo dello Stato, ne abbia di motivi di preoccupazione per la pericolosa “piega” che sembra aver preso l’Organismo dallo stesso Mattarella presieduto. Di fatto il CSM oggi si può dire sotto attacco, e per di più come una implosione. Inchieste, indagati togati, autosospensioni, dimissioni (forzate e non) , sono questi i momenti bui che sta vivendo quell’importantissimo Organismo istituzionale. Che ruolo hanno le stesse organizzazioni sindacali interne al CSM ? Si può usare quella fondamentale

istituzione di autogoverno democratico per “orientare” scelte e funzioni ? Ha ancora senso la nomina di componenti togati “laici” (ma con tessera di partito tardivamente dismessa) all’interno del CSM. ? Sono ammissibili sotterfugi alternativi al rispetto delle regole per la nomina di un PG ? Ad aggravare il clima del sospetto circa l’equilibrio giudicante proprio del CSM ci ha pensato anche la bruttissima vicenda del BELLOMO (forse di nome ,ma non di fatto), il quale , forte del suo articolato portato giuridico, non si faceva scrupolo di arruolare in Magistratura elementi, di cui ,secondo le motivazioni della sua sospensione, “favoriva ed agevolava promuovendoli” con blandizie ed interessati codici comportamentali,

per “riconoscimenti” di varia natura. Evidentemente,certo, con un grande e ancor più pericoloso nocumento per quella “indipendenza” indispensabile alla credibilità della Magistratura in questione. Da qui gli interrogativi inquietanti per i cittadini, la cui vita associata da sente viene normata, per la Politica che non può stare a guardare, per un Presidente del CSM ! Chi si fa garante della prescritta “ indipendenza” del CSM ? Chi può farsi “custode” della indispensabile qualità giudicante ? Come porre termine all’inqualificabile sistema interno di delegittimazione del CSM ? Risposte che non possono tardare a farsi strada, se si vuole porre un limite alla corruzione nelle pubbliche istituzioni.

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Le perle di Ciccio Scalise

PPI NNU’ PIPARIALLU

Ppì nnù catinazzu i pipariallu, ccu mmuglierma m’ajiu mbrigatu, nsistia cà ntrà u pumaduriallu, a mmenza cuttura cci vulia mbiscatu. “Mà chini ti là mparatu, mà chini ti là ddiciutu, u pipariallu mprima vò ppizziatu, e ccù llà cipulla vò ssuffriutu”. “Vò ffattu suffrijiri, e qquandu è bbiallu ngrignatu, u pumaduriallu ccì fhai cuciri, Lamezia e non solo

fhina chi ed’è bbiallu cunsumatu”. Illa nò, “A mmia m’anu diciutu, e ssempri bbona m’ajiu truvatu, cà u piccanti ccì vò mmintutu, quandu u pumaduaru e mmianzu ammusciatu”. “Allura un bbua capisciri, ud’ha dd’ammusciari nenti, u pipariallu là suffrijiri, ha ddì scattariari sutta i dianti”.

Stà discussioni ha dduratu, e nnimici n’amu fhaciutu, puru u mari sà aggitatu, mà Illa unn’ha ccidutu. Doppu tri jjiuarni sà rrisurbutu, n’amu parratu e llù sucu, i chillu modu mà ffaciutu. 28 giugno 2019

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Associazionismo

Rotaract del Reventino

E’ stato un giorno importante, lo scorso sabato 8 giugno, per il Rotary Club del Reventino, che ha visto nascere il suo fortemente desiderato club figlio, il Rotaract del Reventino, al quale ha offerto tutto il proprio appoggio e la propria esperienza per dare vita a questa nuova associazione, con la convinzione che siano “i giovani coloro che possono apportare un cambiamento al mondo”. Presso il ristorante San Gennaro di Falerna, così, 13 ragazzi di età compresa tra i 18 e i 30 anni, hanno unito le forze, le loro conoscenze, le loro passioni e la loro motivazione e, alla presenza del presidente del Rotary Club del Reventino, Giuseppe Sirianni, del delegato Salvatore Benvenuto, del Governatore del Distretto 2100, Salvatore Iovieno, del Governatore Rotaract del Distretto 2100, Valerio Mercuri, di diverse autorità civili e religiose e numerosi altri ospiti che hanno voluto assistere alla cerimonia, è stato celebrato questo importante evento. Nell’occasione è stata conferita la Carta costitutiva alla nuova associazione, è stata proclamata presidente Ludovica De Medici con la consegna del relativo collare e della simbolica campana del Governatore, Rosaria Cuda ha ricevuto la nomina di vicepresidente, Luigi Mastroianni di segretario e Giulia Perrelli di tesoriere. A ciascun socio è stata appuntata la propria spilla, emblema dell’appartenenza al gruppo, quindi Yolanda Gallo, Sara Gallo, Andrea Mastroianni, Kevin Caroleo, Gianmarco Cimino, Stefano Di Leo, Nicola Floro, Roberto Grandinetti e Diego Quattone. E’ stata, poi, la neo eletta presidente a prendere la parola per presentare i progetti inaugurali con i quali, insieme agli altri

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membri del Rotaract, ha intenzione di affacciarsi al mondo rotariano: “Fonte d’ispirazione è stato il Comune di Soverato, con la sua scritta che noi tenteremo di riprodurre per tutti i 12 comuni del nostro club. Progetto ambizioso, ma sono sicura che con tenacia, forza e zelo potremo riuscirci”. A farle eco è stata la Cuda: “Vorremmo, poi, realizzare un torneo di beach volley, nell’ottica di promuovere i valori dello sport come momento di aggregazione e socializzazione. Altre nostre iniziative saranno la sterilizzazione e la pet therapy. Vogliamo porre l’attenzione su un fenomeno che genera problemi sanitari, sociali ed economici in un territorio che considera normale la presenza di randagi per strada. Il primo passo per combatterlo è la sterilizzazione. Ma gli animali sono esseri bisognosi di cure e d’affetto, capaci di darne anche molto. Da qui nasce l’idea della pet therapy, con lo scopo di integrare quelle che sono le tradizionali cure mediche, ripiegandole specie sui pazienti più piccoli, con l’obiettivo di migliorare la loro risposta”. A concludere è stato il Mastroianni: “Pensando al nostro territorio, che si espande dal mare fino ai piedi della Sila, non potevamo non mirare a qualcosa che potesse valorizzarlo, puntando sui prodotti tipici. Il nostro obiettivo è quello di riuscire a organizzare una serie di percorsi enogastronomici in tutti i 12 comuni del nostro club del Reventino, per promuovere le eccellenze e per far percepire la nostra lunga tradizione, che racchiude i sacrifici di chi ancora è qui, a credere nella nostra terra”.

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CONSULENZA - Pedagogia

L’apporto spirituale nel dolore e nella sofferenza

di Raffaele Crescenzo

La sfida per la medicina e gli operatori sanitari è quella di riconoscere la componente spirituale dell’uomo malato. La storia spirituale del paziente è di grande importanza, in quanto tale dimensione aiuta ad aprire la porta al dialogo sui valori e credenze, offre l’opportunità per la cura compassionevole e la ricerca del significato e lo scopo della loro vita. Molte e diverse sono le organizzazioni che hanno riconosciuto l’importanza della cura spirituale. La Joint Commission on Accreditation Healthcare of Organizations ha affermato che “per molti pazienti, la cura pastorale e spirituale di altri servizi sono parte integrante dell’assistenza sanitaria e della vita quotidiana”. L’American College of Physicians, in una convocazione assembleare, ha concluso che i medici dovrebbero estendere la loro attenzione anche alla componente esistenziale, spirituale ed alla sofferenza psico-sociale, nell’assistenza delle persone con gravi malattie. Inoltre, la Association of American Medical Colleges (AAMC) ha avviato uno studio di formazione medica. Il primo attributo è che i medici dovrebbero essere altruisti: “I medici devono essere compassionevoli ed empatici nella cura dei pazienti in tutte le loro interazioni con i pazienti”. Altre scuole seguono questo modello di cura, integrando la spiritualità. La ragione di questo è che una buona assistenza medica è l’attenzione al paziente tutto, non solo alla specifica malattia. Così, quando l’apprendimento su un paziente con neoplasia, si impara non solo sulla fisiopatologia della malattia, ma anche sui problemi psicosociali, spirituali ed emotivi che i pazienti portano con sé e “la spiritualità è riconosciuta come un fattore che contribuisce alla salute di molte persone ”. Concentrarsi anche sull’aspetto spirituale del paziente significa fornire cura più compassionevole, in quanto, la spiritualità può essere un elemento importante per i pazienti nell’affrontare la malattia, la sofferenza e perdita. I medici devono essere attenti a tutte le sofferenze dei loro pazienti: fisiche, emotive e spirituali. Penso che si può essere medici migliori essendo compassionevoli ed ascoltando le loro speranze, le loro paure e le loro credenze. Come la medicina moderna accetta la cura dei malati terminali, nondimeno non può non accettare la spiritualità come parte integrante dei piani di trattamento e cura. Sostenere la spiritualità significa accettare l’unicità dell’individuo, i suoi pensieri sulla vita, la pag. 22

sua influenza sui rapporti con altre persone e la sua esistenza al di fuori del mondo delle cose materiali. Penso che si può essere medici migliori essendo compassionevoli ed ascoltando le loro speranze, le loro paure e le loro credenze. Bisogna ricordarsi di ciò che Ippocrate 2400 anni fa scriveva: “iatròs filòsofos isòzeos”, ovvero il medico che si fa filosofo è simile a un dio e, non a caso, faceva giurare i suoi discepoli davanti agli dèi: “Giuro per Apollo medico e Asclepio e Igea e Panacea e per tutti gli dèi e per tutte le dee chiamandoli a testimoni”. E proprio perché la medicina ha a che fare con l’uomo sofferente, essa non può allontanarsi dalla filosofia, dall’etica e dalla spiritualità: “La filosofia e la medicina non possono stare ulteriormente disgiunte, debbono collaborare e la loro collaborazione dovrebbe cercare di rendere più umano il mondo, a cominciare dalle scienze della vita e della salute”. Scrive Galimberti, “prima di Ippocrate chi erano i medici se non i sacerdoti? Ma se è vero che la scienza poi si distacca dall religione, non è vero che questo avviene nella mente dei pazienti. Il malato investe il medico di una dimensione sacrale. Quando è sul letto morente egli chiede ancora di salvarlo”. In un articolo apparso su il quotidiano “la Repubblica”, Umberto Veronesi sottolinea come “La medicina scientifica ha raggiunto traguardi inimmaginabili. Eppure è indispensabile un cambiamento nella cultura, per recuperare paradossalmente, il suo spirito originario. Duemila anni fa il medico si occupava dell’insieme della persona. Oggi e negli anni a venire, non potrà che ritornare ad essere così”. La malattia, il dolore e la sofferenza non possono, oggi più che mai, prescindere dal sacro e dalla filosofia. “è cosa troppo seria perché la si possa affidare solo ai medici né il filosofo, né il teologo possono sottrarsi questi problemi chiamano al dialogo tutti coloro cui è affidata l’assistenza umana, come impegno del pensiero, della ricerca e dell’azione”. C’è bisogno di una medicina che abbia al centro il malato e non la malattia. Al Congresso Internazionale tenutosi a Roma su Medicina e Diritti Umani, Giovanni Paolo II con questo messaggio si rivolgeva ai medici: “Voi toccate con mano che nella vostra professione non bastano le cure mediche ed i servizi tecnici, sia pure espletati con esemplare professionalità. Occorre essere in grado di offrire al malato anche quella speciale medicina spirituale che è costituita dal calore di un autentico contatto umano. Esso è in grado di ridare al paziente amore per la vita, GrafichÉditore di A. Perri - & 0968.21844

stimolandolo a lottare per essa, con uno sforzo interiore talora decisivo per la guarigione. L’ammalato deve essere aiutato a ritrovare non solo il benessere fisico, ma anche quello psicologico e morale. Ciò suppone nel medico, accanto alla competenza professionale, un atteggiamento di amorevole sollecitudine, ispirata all’immagine evangelica del buon Samaritano”. In occasione della Festa del Perdono dell’Ospedale Maggiore di Milano, il Cardinale Carlo Maria Martini così ammoniva in un suo intervento: “La sfida che tutte le attraversa consiste nel rimettere al centro della pratica medica, dell’assistenza, della cura, della ricerca, della formazione e dell’intera realtà ospedaliera la persona umana con la sua dignità, per riscoprire il senso più vero e l’esigenza più impegnativa della centralità dell’uomo ogni volta che si parla di salute e di sofferenza”. La spiritualità la sentiamo molto presente, scrive Frankl, “non appena i pazienti si accorgono che la loro oppressione coincide con la tematica centrale dell’attuale filosofia dell’esistenza, subito i loro bisogni psichici lasciano trasparire il bisogno spirituale dell’umanità”. Nella fase più dolorosa di una malattia la domanda con cui il sofferente, tra angosce e paure, il più spesso rivolge al medico è “quale significato, che senso ha la mia vita?”, “Non è dunque il medico che la mette sul tappeto, è il malato stesso che con essa gli si rivolge”. Il dolore in questi pazienti è spesso terribile e lo si deve curare, ma occorre anche ricordare che la sofferenza, l’angoscia e la solitudine del malato diventa “comportamento comunicativo” e, necessariamente, diventa basilare sapere e conoscere “in che modo”, “a chi è diretta” tale comunicazione di sofferenza, in quanto “l’uomo non “ha” tale capacità di soffrire: nessuno gliel’ha posta nella culla. La prima sofferenza è in realtà una sofferenza dell’anima che si sente intrappolata in una maglia, che ne vincola le possibilità di azione e di espressione, di comunicazione e di realizzazione. Nella sofferenza la persona scopre sempre di più la propria umanità, affrontandola con tutte le limitazioni derivanti da un corpo ammalato e dal grande coraggio e forza della spiritualità. Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Salvifici doloris esprime con chiarezza: “La sofferenza sembra appartenere alla trascendenza dell’uomo: essa è uno di quei punti, nei quali l’uomo viene in un certo senso destinato a superare se stesso, e viene a ciò chiamato in modo misterioso”. La malattia pone, per i pazienti e le loro famiglie, questioni relative al significato della vita, il Lamezia e non solo


l’angolo di tommaso

di Tommaso Cozzitorto

Il Fiore

Il Fiore è un poemetto didascalicoallegorico datato al terzultimo o penultimo decennio del tredicesimo secolo formato da 232 sonetti che fondano e adattano al volgare italiano le due parti del Roman de la Rose, purgandone le disquisizioni dottrinali e arricchendone gli spunti politici, con trasparenti allusioni alle lotte fiorentine tra borghesi e magnati. L'autore è un "ser Durante" che già alla prima edizione dell'opera (1881) fu cautamente identificato con Dante. L'attribuzione è stata ribadita con argomenti stilistici da Gianfranco Contini, il quale ha ravvisato nel Fiore la più compiuta espressione dell'arte comico-realistica di Dante giovane, infatti l'orgia di francesismi presenti avrebbe un intento parodistico-caricaturale. Il primo editore del Fiore fu il francese Ferdinand Castets nel 1881; vari indizi indussero il Castets, proprio per la firma Ser Durante, a pensare che il padre del poemetto potesse dolore e la sofferenza, il male, la punizione, la riconciliazione, la colpa, perdono, vita dopo la morte. L’esperienza del dolore può spesso portare i pazienti a temere l’abbandono e “Misconoscerne la complessità significa trascurare il ruolo che ogni dolore, qualunque sia la causa che lo ha generato, può avere per avviare ed attivare un vero e proprio processo di auto-trascendenza. Negli ultimi decenni la medicina sta tentando di integrare al percorso di cura, anche quella spirituale e compassionevole, con la precisa volontà di riconoscere che la spiritualità non può non essere collegata con l’assistenza sanitaria che vede la persona nella sua globalità fisica, emotiva, sociale e spirituale. Aiutare i pazienti, mediante una cura compassionevole che cammini tra il loro dolore, è l’opportunità di trovare un significato alla loro sofferenza e affrontare la loro spiritualità. Victor Frank ha scritto: “L’uomo non è distrutto dalla sofferenza, si è distrutto dalla sofferenza, senza senso”. Studi e ricerche suggeriscono che le persone che hanno pratiche spirituali regolari tendono a vivere più a lungo. Diversi autori ipotizzano che la spiritualità e religiosità può migliorare il controllo Lamezia e non solo

essere Dante Alighieri. Pochi ma illustri filologi attribuirono il poemetto al grande Poeta ma una fitta schiera di studiosi negarono tutto questo perché, a loro parere, era impossibile che Dante fosse potuto scendere a enunciati osceni, gallicismi crudi, endecasillabi anomali. Infine, Gianfranco Contini dà come certa la paternità del Fiore all'Alighieri attraverso un approfondito studio sui rapporti stilistici tra Fiore, Commedia e opere giovanili del grande poeta. D'altronde di parodia e caricatura ne è piena la Divina Commedia. Dal manoscritto contenente il Fiore, conservato a Montpellier, faceva parte il Detto d'Amore, scoperto da Salomone Morpurgo attribuito come logica conseguenza filologia anch'esso a Dante perché riprende parti non considerate dall'Autore nella stesura del Fiore. Altra e ulteriore prova è la rima dei 232 sonetti del Fiore: la cosiddetta rima incatenata o dantesca che ritroviamo perfettamente nella Divina Commedia.

dello stress nella malattia, permettendo più efficienti strategie di coping e maggiore forza in termini di valori personali, una visione più positiva della realtà e una migliore qualità della vita. Ad esempio, i pazienti con cancro avanzato che hanno tratto conforto dalle loro credenze religiose e spirituali sono stati più soddisfatti della loro vita, erano più felici, e aveva meno dolore. La spiritualità è una parte essenziale dell’esistenza per delle relazioni positive, per una significativa esistenza, per la realizzazione di obiettivi e per una migliore qualità della vita dei pazienti con malattia avanzata. Alcuni studi hanno inoltre esaminato il ruolo della spiritualità per quanto concerne il dolore. E’ stato dimostrato che il benessere spirituale era legata alla capacità di assaporare il piacere di vivere anche in mezzo dei sintomi, compreso il dolore. Ciò induce a pensare alla spiritualità come un elemento importante nel percorso clinico-assistenziale del malato. Un questionario distribuito dalla Pain Society, somministrato a pazienti ricoverati in ospedale, ha dimostrato che la preghiera personale è stato il metodo comunemente più usato per controllare il dolore: il 76% dei

pazienti ha fatto uso di esso. In tale studio, la preghiera come metodo di gestione del dolore, è stata utilizzata più frequentemente dei farmaci antidolorifici per via endovenosa (66%). L’utilizzo dei farmaci per il dolore è importante, ma vale la pena di prendere in considerazione altri modi di affrontarlo. La personale spiritualità può aiutare i pazienti ad affrontare la malattia. Il 93% di 108 donne intervistate, affette da tumore ginecologico, alla domanda “cosa li ha aiutate nel fronteggiare la malattia oncologica” ha risposto: la spiritualità. Inoltre, il 75% di queste ha dichiarato che, la componente spirituale, è un valore altamente significativo nella loro vita, mentre il 49% delle stesse ha evidenziato che l’elemento spirituale, dopo la diagnosi, è stata fortemente presente. La partecipazione ad attività religiose di un gruppo di pazienti, sottoposti a trapianto cardiaco, ha permesso un sostanziale miglioramento della funzionalità fisica in dodici mesi di follow-up, livelli più elevati di autostima e minori stati di ansia e preoccupazioni per il loro stato di salute.

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medicina

Si è svolta a Lamezia Terme una giornata formativa sui temi di attualità connessi alla gestione del rischio da legionella di Pasquale Maria Natrella “La gestione integrata del rischio da legionella” è stato il tema molto importante e attuale della giornata formativa che si è tenuta a Lamezia Terme, rivolta a tutto il personale che si occupa di prevenzione e controllo delle infezioni da Legionella. L’iniziativa, fortemente voluta dalla direttrice generale f.f. dell’ASP di Catanzaro, dott.ssa Amalia De Luca, è stata pianificata e organizzata dall’unità operativa “Formazione e Accreditamento” dell’ASP di Catanzaro, diretta dalla dott.ssa Clementina Fittante, in collaborazione con l’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, l’Arpacal e la “Società italiana di medicina preventiva”. La Malattia del Legionario, più comunemente definita legionellosi, rappresenta infatti una nuova emergenza nel campo delle malattie infettive, costituendo un problema di Sanità Pubblica. Si tratta di una infezione polmonare causata dal batterio Legionella, chiamato così perché responsabile nel 1976 di una epidemia diffusasi tra i partecipanti al raduno della Legione Americana in un Hotel di Philadelphia (USA).In quell’occasione, 221 persone contrassero questa forma di polmonite, precedentemente non conosciuta, e 34 morirono. La fonte di contaminazione batterica fu identificata nel sistema di aria condizionata dell’albergo. La diffusione dell’infezione avviene, infatti, generalmente per vie respiratorie mediante inalazione o aspirazione di aerosol contaminato, generato da rubinetti, docce, impianti di umidificazione, torri di raffreddamento, che costituiscono alcune fra le fonti più diffuse e dunque potenziali situazioni di rischio per la salute umana. La dott.ssa De Luca, con riferimento alle linee guida ministeriali in tema di prevenzione e controllo della legionella, recepite nel 2015 anche dalla Regione Calabria, ha spiegato che è previsto il controllo degli impianti idrico sanitari e di climatizzazione nelle strutture dove il rischio legionella è elevato e l’adozione di misure di prevenzione, che devono essere gestite da team multidisciplinari, comprendenti esperti in impiantistica, tecnici sanitari e di laboratorio. “Poi - ha proseguito - c’è un’altra fase non secondaria, che è quella della informazione-formazione degli operatori che in qualche modo sono coinvolti nella prevenzione e nel controllo della legionella; è per questo che la Direzione ha chiesto l’inserimento nel Piano di formazione aziendale di uno specifico evento formativo su questo tema, affinché vengano diffuse le informazioni e venga data la possibilità, a tutti coloro che ne hanno titolo, di acquisire quel know-how che aiuta proprio

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nella gestione di questo processo, di cui si devono far carico soprattutto i dipartimenti di prevenzione delle Aziende Sanitarie.” Soddisfazione per l’evento è stata espressa dal direttore sanitario del Presidio ospedaliero unico (POU) dott. Antonio Gallucci, il quale, nel sottolineare l’importanza della tematica, ha evidenziato che è già in atto una collaborazione tra l’Istituto di Igiene dell’Università “Magna Graecia” e le strutture ospedaliere e territoriali dell’ASP di Catanzaro ed ha auspicato che l’iniziativa “sia l’inizio di una necessaria collaborazione multidisciplinare e sinergica tra le varie istituzioni.” Altamente qualificato il contributo reso per la riuscita del corsoconvegno dai relatori provenienti dall’Università “Magna Graecia” di Catanzaro, professori Maria Pavia e Carlo Torti; dottoressa Caterina De Filippo dall’Azienda OspedalieroUniversitaria “Mater Domini” di Catanzaro; dottoressa Carmela Cortese, dottor Martino Maria Rizzo e dottor Leonardo Lione dall’ASP di Cosenza; tra loro anche l’ing. Maurizio Gimigliano, progettista e consulente specializzato nella prevenzione da infezioni da legionella e la Dr.ssa Filomena Casaburi, dirigente del Laboratorio Bionaturalistico - tossicologico del Dipartimento di Catanzaro dell’ArpaCal, che si è soffermata sulle modalità del campionamento e delle tecniche analitiche per i campioni ambientali previste dalle nuove linee guida, chiarendo, inoltre, che il batterio della legionella non passa da persona a persona, né con il cibo e neppure bevendo acqua. La Dr.ssa Casaburi ha, inoltre, relazionato sulle tecniche analitiche usate nel laboratorio dell’ArpaCal, ossia il metodo colturale, edil metodo Rt-pcr, ancora in corso di validazione. La prof.ssa Aida Bianco, dell’Università “Magna Graecia” di Catanzaroe Presidente SITI - Società Italiana di Igiene, ha ringraziato l’apprezzato gruppo di relatori per il contributo fornito allo sviluppo di una tematica di grande rilevanza per la salute pubblica. La giornata formativa ha avuto un grande successo in termini di affluenza e di interesse per le tematiche affrontate. L’elevata qualificazione scientifica dei relatori e le criticità emerse dall’esperienza quotidiana dei partecipanti hanno dato luogo a una vivace e proficua discussione, a dimostrazione che il “problema legionella” è ancora di estrema attualità e l’attività di ricerca in quest’ambito non è affatto esaurita.

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