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Unità sì, Unanimismo no innovazione

ADALBERTO BERTUCCI

VINCENZO MICELI Enpacl: modernità e

AAVV Lista indipendente in cerca d'autore

EUFRANIO

MASSI Conciliazione delle controversie di lavoro:problemi e prospettive N U M E RO 1

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Pubblicazione Quindicinale Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma


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Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma

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15 M A R Z O 2 0 1 1 In copertina: Alba

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AA.VV.

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Vincenzo Miceli

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Un clamoroso successo

ENPACL: innovazione e moderazione

AA.VV. Lista indipendente in cerca d'autore

Eufranio Massi Conciliazione delle controversie di lavoro: problemi e prospettive

Rubriche

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L'Editoriale

UnitĂ sĂŹ, unanimismo no

Contrordine compagni Se avanzo seguitemi

Voci dal Territorio La Consulta II

Misteri di Roma Trasformare piombo in oro nel cuore di Roma - La Porta Magica di Piazza Vittorio

Vita nell'Ordine..Ordine nella Vita Elezioni delegati Enpacl: schiacciante vittoria della Lista 1

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House Organ del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma Pubblicazione quindicinale.

Direttore responsabile Antonio Carlo Scacco

Comitato scientifico Gabriella Di Michele - Aldo Forte - Giuseppe Sigillò Massara - Pierluigi Matera Antonio Napolitano - Mauro Parisi - Vincenzo ScottiVirginia Zambrano

Progetto grafico e digitalizzazione Antonio Carlo Scacco

Redazione Eleonora Marzani Massimiliano Pastore Daniele Donati Giuseppe Marini Andrea Tommasini Aldo Persi

Editore Ordine dei Consulenti del Lavoro Consiglio Provinciale di Roma 00145 Roma - via Cristoforo Colombo, 456 Tel. 06/89670177 r.a. - Fax 06/86763924 - Segreteria: segreteria@cdlrm.it Ente di Diritto Pubblico - Legge 11-11979 N.12

Per contributi e suggerimenti TheWorldOfIlConsulente@cdlrm.it

Questo numero è stato chiuso in redazione il 14 marzo 2011

ADALBERTO BERTUCCI

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Care Amiche, cari Amici

Questo numero della Rivista ha il pregio, o meglio la fortuna, di uscire quasi in concomitanza con il centocinquantesimo anniversario della Unità d’Italia: non potevamo, quindi, esimerci dal dedicarlo alla celebrazione di questo epico evento (a partire dalle note che sentite in sottofondo). Non siamo, come pure è stato detto da un noto editorialista, “italiani senza memoria”: i concetti di Patria, Nazione, Appartenenza ci sono ben chiari ed impressi nella mente e nel cuore. E pure se qualche pseudo-italiano, nonostante un giuramento nelle mani del più alto apicale della Repubblica, mostra di non ricordarsene (o forse di ricordarsene troppo bene), noi siamo qui, presenti. A gridare alto e forte che siamo fieri di essere italiani e che vogliamo continuare ad esserlo, a sventolare lo stesso tricolore che impugnavano i nostri padri ed i nostri nonni con immutato ardore ed entusiasmo: perché se “un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente” allo stesso modo un popolo che rinnega il proprio passato non ha alcuna speranza per il futuro che lo attende. “Unità”: una bellissima parola

E E D D II TT O O R R II A A LL E E

UNITA' SI', UNANIMISMO NO

che sentiamo pronunciare spesso. Ma che altrettanto frequentemente viene utilizzata a sproposito. “Unità” è un concetto alto, elevato, un obiettivo da perseguire e raggiungere. Non è e non può essere un mezzo per affermare, surrettiziamente, personalismi e interessi singolari, per veicolare proprie idee spacciandole per “unitarie” o “unanimemente condivise”. La massa che ammicca plaudente alle idee del capo non assomiglia affatto alla metafora del “popolo unito” quanto, piuttosto, a quella del “popolo bue” che segue, docile e distratta, i richiami del demagogo di turno. Noi crediamo che l’Unità non possa prescindere dal doveroso rispetto della molteplicità delle idee e delle opinioni altrui; quando il concetto di unitarietà a tutti i costi prende il sopravvento sul concetto di pluralità, semplicemente si vuol rendere giusto ciò che forte, non potendo rendere forte ciò che è giusto. Così per la nostra Italia come per la nostra Categoria amiamo l'Unità e siamo pronti a celebrarla; non amiamo e non celebreremo mai gli “unitari” o gli “unanimisti” di turno.

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UN CLAMOROSO The World Of Il Consulente si conferma l'evento mediatico/editoriale degli ultimi anni

Ora possiamo dirlo: l’uscita del Numero Zero della Rivista “The World Of Il Consulente” è stato l’evento mediatico ed editoriale degli ultimi anni. Alcuni dati, aggiornati al momento della chiusura di questo numero, ma destinati inevitabilmente a crescere: a) La Rivista ha avuto un numero di "contatti", ossia computer dotati di un collegamento internet (IP) che si sono collegati nelle prime 24 ore (il 1 marzo) pari a 3.684; bisogna fare attenzione a non confondere il numero dei collegamenti con il numero di accessi: uno stesso collegamento internet IP può accedere un numero indefinito di volte ma viene conteggiato sempre per 1; b) Ad oggi il numero di collegamenti internet è pari a 5.044; N U M E RO 1

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c) Complessivamente sono state visualizzate 60.462 pagine, il che significa che ciascun collegamento internet/lettore che ha aperto la Rivista ha comunque sfogliato una media di oltre 12 pagine: il che ne dimostra l’interesse. Sono numeri impressionanti che non sono mai stati registrati, a nostra conoscenza, per alcuna pubblicazione della Categoria.

CONTATTI IP

5.044 PAGINE APERTE

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SUCCESSO LE RAGIONI DI UN FENOMENO MEDIATICO Per una volta non c’è stato bisogno di ricorrere a sofisticate analisi socio-psicologiche per comprendere le ragioni di un successo le cui motivazioni, al contrario, sono immediatamente apparse chiare a tutti. Riteniamo che “The World Of Il Consulente” abbia saputo dare una risposta ad una esigenza molto sentita, anche se latente, della Categoria: quella di scrollarsi di dosso il generale stato di ottundimento e intorpidimento mentale e culturale che ormai, a mò di cappa, la avvolge da anni rendendo difficile, se non impossibile, la nascita di idee e pensieri nuovi. Non funziona, per professionisti abituati a rincorrere novità tecnologiche e normative, a interpretare la evoluzione dei tempi ed anzi, a volte, a precorrerli, ad essere sempre e comunque “sulla cresta dell’onda”; non funziona il paradigma del pensiero unico, della unitarietà “a tutti i costi” calata

dall’alto. Unità della Categoria non significa unitarietà di idee o, peggio, unanimismo che trascende la soggettività individuale per affermare, apoditticamente, una sorta di soggettività collettiva opportunamente eterodiretta. Se il sonno della ragione genera mostri è anche vero che è capace di generare i sogni più belli: quando la ragione si addormenta quasi sempre si risveglia la fantasia. E cosa è “The World Of Il Consulente" se non un esercizio di fantasia? Cosa se non uno strumento al servizio dei Colleghi per dare spazio e forma a idee, pensieri e progetti? Cosa se non lo specchio, quanto più fedele, di volti ed espressioni fino a ieri immersi e nascosti nella palude indistinta della unitarietà culturale e politica? Questo lo spirito che anima la Rivista e questo, ne siamo convinti, è ciò che più ha colpito i suoi tantissimi lettori suscitandone i consensi più entusiastici .

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ENPACL: INNOVAZIONE E MODERAZIONE Vincenzo Miceli

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o accolto con entusiasmo l’offerta del Presidente Adalberto Bertucci di ospitare un mio intervento all’interno del numero 1 della nuova rivista del Consiglio provinciale dell’Ordine di Roma. Nuova ed innovativa: “The world of Il Consulente” si propone ad un pubblico moderno, nello stile del testo, nella grafica e nelle modalità di consultazione. Una rivista on line, adatta per una Categoria come la nostra, sempre più “in rete”, sempre più a contatto con le nuove tecnologie. Nuovo è anche il nostro Ente di previdenza, di cui Adalberto Bertucci è Vice N U M E RO 1

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Presidente. Nuovo perché ha saputo interpretare le mutate esigenze della Categoria e si è dotato di un moderno Statuto. Nuovo perché ha saputo affiancare alla tradizionale pensione base un originale sistema che garantisce l’adeguatezza delle prestazioni. Nuovo, infine, perché sa comunicare con i propri iscritti, senza burocrazia e arrivando direttamente al cuore delle questioni. Sappiamo bene, noi Consulenti del Lavoro, quanto sia complesso il mondo della previdenza, pubblica e privata, di primo e di secondo pilastro, con l’insieme di riforme che si sono stratificate nel tempo. E’ “pane quotidiano” del la-

voro per i nostri studi professionali. Non sempre, però, ci occupiamo della nostra pensione, della pensione che ci erogherà l’Enpacl, oppure ce ne occupiamo tardi, quando è più vicino il momento del pensionamento. Per questo, l’opera dell’attuale Consiglio di Amministrazione è stata rivolta a formare tra i Colleghi una vera e propria “cultura previdenziale”, fondata sulla consapevolezza che il reddito da pensione futuro si costruisce giorno dopo giorno, con adeguati accantonamenti in termini di contributi. La “modularità” contributiva, ossia la facoltà che ciascun Collega oggi ha di


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IL CONSULENTE versare al proprio Ente di previdenza, su base rigorosamente volontaria, quote di contribuzione soggettiva ulteriori a quella obbligatoria, al fine di costituirsi una “pensione su misura”, è realtà. Grazie all’opera di questo Consiglio, lo Statuto dell’Enpacl può fregiarsi di un istituto innovativo e di grandissimo appeal fiscale: tutti i contributi versati, senza limite alcuno, godono della piena deducibilità in sede di dichiarazione dei redditi. Un doppio vantaggio, perciò, per i Colleghi: previdenziale e fiscale. L’Enpacl ha saputo interpretare in maniera innovativa anche un’altra esigenza della Categoria, colpita in maniera evidente in questi anni dalla crisi finanziaria ed economica. Oggi i Consulenti del Lavoro che non hanno potuto mantenersi in regola con i pagamenti dei contributi, possono rateare il proprio debito, fino a tre anni. Si tratta di una agevolazione che avvantaggia tutti: gli interessati, che possono così evitare il recupero giudiziale che l’Ente da anni adotta nei confronti dei morosi; l’Ente, che può mettere a

profitto maggiori entrate. L’attenzione verso le esigenze dei Colleghi è stato il faro che ha guidato l’operato del Consiglio di Amministrazione in questi quattro anni. Così si è pervenuti ad una profonda revisione della struttura organizzativa dell’Ente, oggi articolata per “processi”, governati da appositi Team di personale professionalmente preparato a gestire tutte le istanze degli iscritti e dei pensionati. Il percorso è tracciato. La strada è quella maestra di un Ente vicino alla Categoria, consapevole di rappresentare un solido punto di riferimento nelle situazioni di difficoltà contingenti e nella vecchiaia. Un Ente che può contare su una stabilità di medio-lungo periodo, certificata da un bilancio attuariale che ha proiettato ogni variabile per i prossimi cinquanta anni e dimostrato l’equilibrio dei conti pensionistici per ben trenta anni.

quei fattori economici e demografici che possono incidere sugli equilibri futuri, al fine di adottare per tempo le misure più idonee a prevenire gli squilibri del sistema. E’ invece da criticare l’idea di una riforma che altri definiscono “strutturale” senza ben spiegarne il significato, panacea di tutti i mali. La previdenza obbligatoria non può permettersi improvvise accelerazioni, deve procedere con gradualità per evitare di far gravare solo su alcuni i “debiti” di tutti. La previdenza obbligatoria di Categoria non deve esercitare d’un colpo una eccessiva pressione contributiva sui propri iscritti, pena effetti deleteri sullo stesso esercizio della professione. Questo è il monito che lancio dalle pagine di questa bella rivista. Questo è l’augurio che rivolgo ai Consulenti del Lavoro, affinché per la loro previdenza sappiano scegliere la continuità e la moderazione.

E’ certamente necessario che anche l’Enpacl, come ogni sistema gestito a ripartizione, continui ad operare il monitoraggio costante di tutti

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LISTA

INDIPENDENTE IN CERCA

D'AUTORE

Elezioni Enpacl: cercasi lista indipendente, per fare nella innovazione Riceviamo questo contributo da parte di un Collega, che ci ha pregato di firmare l'articolo con uno pseudonimo, e volentieri pubblichiamo Perché non esiste più un pensiero concorrente nella Categoria? perché prevalgono personaggi che si considerano moralmente superiori; non sopportano che qualcuno si metta di traverso; non cercano l’interlocutore che si proponga su un piano di parità; non accettano sfide. Pensano (e riescono a far credere) di lavorare per il bene della causa e per il bene in generale e non tollerano dissensi che non entrino di forza nel copione di una commedia già scritta, con protagonisti inventati e speranzosi. Frequentano luoghi e persone che permettono loro di reaN U M E RO 1

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lizzare ogni obiettivo programmato piuttosto che offrire opportunità di esprimere idee diverse. Utilizzano sapienti accorgimenti per garantirsi un elettorato che sostenga la loro strana teologia, la seguente: “non pensiamo alle miserie quotidiane ma alla salvezza della Categoria che deve essere amministrata dalla prevalente opinione, ovviamente rappresentata da quell’elettorato eterodiretto”. Fumo, solo fumo, nient’altro che fumo. La nostra Categoria Non è facile decidere di dar vita ad una lista alternativa, che esprima una diversa opinione considerati i più recenti trascorsi, ma è quello che occorre, che urge, perchè non si può e non si deve vanificare un patrimonio di valori, storie e impegni di più

generazioni lasciandolo nelle mani di chi dimostra ogni giorno, in ogni occasione e con ogni strumento di non considerarlo una risorsa, ma solo un ostacolo. E nel contempo, non ci si può sottrarre al dovere di offrire una prospettiva e quindi un futuro a quanti non si rassegnano a una Categoria divisa, piegata e rancorosa che emerge dalle analisi e dalle cronache di ciascun momento istituzionale. Una Categoria scoraggiata, tentata dalla rinuncia, paralizzata e rassegnata, incattivita dalla sfiducia e dalla paura. Educata alla diffidenza e all’ostilità. Prigioniera di un immobilismo suicida, mentre è invece necessaria la modernizzazione non potendosi prescindere da una non più rinviabile riforma della


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IL CONSULENTE legge istituzionale (12/79).

Cosa è stato fatto Riguardo ai titoli Lehman B. l’ENPACL si è immediatamente insinuata al passivo fallimentare nella procedura concorsuale aperta in USA. Riguardo al recupero dei contributi previdenziali, sia soggettivi che integrativi, sono stati predisposti ed in gran parte depositati migliaia di ricorsi per decreto ingiuntivo. Riguardo al portafoglio finanziario si è proceduto alla c.d. reingegnerizzazione dopo che il Consiglio di Amministrazione ha approvato il progetto di Asset and Liability Management. Riguardo alla Riorganizzazione del lavoro si è proceduto a sviluppare un’organizzazione per processi al fine di garantire da un lato un migliore e più snello utilizzo delle risorse umane e dall’altro lato un migliore servizio agli associati. Il progetto di riorganizzazione è in itinere e deve continuare ad essere monitorato per favorirne la realizzazione definitiva. Riguardo alla Customer satisfaction , con tale importantissima innovazione, il CDA ha inteso misurare il livello di soddisfazione degli associati relativamente ai servizi erogati dall’Ente. Allo stato dell’arte si registrano giudizi estremamente positivi. Si segnalano, inoltre: la non meno importante applicazione del D.Lgs. 231/2001 che ha introdotto nell’Ente la cultura

dei controlli interni come strumento per la prevenzione di reati posti in essere da amministratori, dirigenti e dipendenti; l’innovazione della comunicazione istituzionale adeguata alle esigenze degli associati; gli interventi assistenziali in occasione di eventi eccezionalmente tragici (Abruzzo); l’incorporazione in un’unica società, Rosalca srl, di tutte le società controllate dall’Ente. Cosa fare Intanto chi ama la Categoria deve volerla orgogliosa e consapevole, unita nelle sue differenze, civile e generosa, tollerante ed accogliente. Una Categoria fatta da consulenti liberi, che credono nei valori tradizionali, nella morale e nell’etica della responsabilità. Poi si deve completare la riforma della previdenza tenendo in debito conto i suggerimenti offerti dall’on.le Ministro del Lavoro Sacconi, alla lettera: qualche piccolo sforzo devono farlo i consulenti del lavoro. In tal senso il problema non è e non può essere ridotto solo all’esame di bilanci economici e di bilanci tecnici ma va inquadrato in una sfera di valori, principi e obiettivi sociali Attraverso tali principi si può e si deve ridefinire il concetto di ‘società avanzata’ e di ‘benessere sociale’ che non vanno fondati solo su indicatori macro-economici e sulla possibilità di garantire il minimo, la soglia di sopravvivenza, ma sulla capacità di offrire il massi-

mo, e cioè la possibilità per ogni individuo di vivere nel pieno delle proprie potenzialità e libertà di scelta. La soluzione di gran parte di questi interrogativi è contenuta nella riforma della nostra previdenza, leggasi modularità; vera, riscontrabile ed in vigore questa opportunità, non resta che porre massima attenzione alla più alta aspettativa di vita ed alla verosimile necessità di aumento dell’anzianità contributiva. Ove si volesse, infine, si potrebbe anche prendere in considerazione di accompagnare verso il sistema contributivo gli iscrivendi associati. Si diceva del cosa fare: da non trascurare e da non riporre in qualche recondito cassetto il completamento della riforma perché l’ENPACL, il nostro Ente di previdenza, ha bisogno di continuità per realizzare ciò che, guardando oltre, il CDA in carica ha saputo concretizzare e documentare in atti. E’ la condizione per una Categoria diversa e migliore. Deve esserci la consapevolezza del coraggio dei giovani, delle loro potenzialità, dell’intraprendenza, della genialità e della capacità di “rinascere” che costituiscono il Dna della nostra Categoria e della nostra storia. Una storia che deve essere preservata dai soggetti che custodiscono questo DNA come portatori sani ai quali ricorrere in ogni occasione utile o necessaria. Fontelibera N U M E RO 1

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CONCILIAZIONE CONTROVE PROBLEMI E PROSPETTIVE Eufranio Massi

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’, forse, presto per

tracciare un bilancio definitivo della riforma del tentativo di conciliazione delle controversie di lavoro, voluta dal Legislatore, attraverso le modifiche introdotte con l’art. 31 della legge n. 183/2010: ma il periodo appena trascorso è sufficiente per constatare come le novità normative che lo hanno trasformato da obbligatorio in facoltativo abbiano inciso profondamente sull’attività della commissione provinciale istituita presso ogni Direzione del Lavoro. Ma, andiamo con ordine, cercando di focalizzare l’attenzione sulle questioni operative.

Quando nel giugno del 1998, per effetto del D.L.vo n.80/1998, fu introdotto il tentativo obbligatorio, l’intendimento di chi scrisse tale norma (che riguardava sia il settore privato che quello pubblico – quest’ultimo con una diversa attenzione procedurale -) era quello di “decongestionare” le cause innanzi al giudice del lavoro: i risultati, soprattutto se rapportati a grandi realtà metropolitane come Roma, sono stati oltremodo sconfortanti. I tempi della giustizia non sono affatto diminuiti, i ricorsi depositati sono di gran lunga aumentati (ad onor del vero, a ciò hanno contribuito anche le cause previdenziali non assoggettate al tentativo obbligatorio di conciliazione) ed il numero dei tentativi richiesti alle commis-

sioni provinciali di conciliazione è aumentato a “dismisura”, frutto anche della condizione di procedibilità in giudizio, correlata all’espletamento dello stesso o al mero decorso temporale (60 giorni o 90 nel settore pubblico) dal deposito della richiesta. Senza voler, in alcun modo, addentrarmi sulle ragioni che hanno portato al fallimento della obbligatorietà del tentativo (cosa che mi porterebbe lontano da questa riflessione), ritengo opportuno soffermarmi sulla scelta del Legislatore: sposata la tesi della facoltatività, si è pensato di affiancare, ai tradizionali soggetti che, da sempre, operano sul campo (commissioni di conciliazione, organizzazioni sindacali

(*) Le considerazioni espresse nel testo sono frutto esclusivo del pensiero dell’Autore e non impegnano in alcun modo l’Amministrazione di appartenenza. N U M E RO 1

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DELLE ERSIE DI LAVORO nel rispetto delle procedure previste dalla contrattazione collettiva, magistrato nella fase pre-giudiziale) anche altri organismi ravvisabili negli organi di certificazione (Enti bilaterali, Università e Fondazioni Universitarie, Province, Direzioni provinciali del Lavoro, ordini provinciali dei consulenti del lavoro) e nelle varie sedi di arbitrati irrituali, quale atto propedeutico alla loro attività decisionale. Il tentativo facoltativo di conciliazione delle controversie di lavoro avanti alla commissione (o “rectius” alla sotto commissione) è profondamente diverso da quello in vigore fino al 30 giugno 1998: allora, sia sotto l’imperio dell’art. 12 lettera d) della legge n. 628/1961, che del vecchio art. 410 cpc, quale risultava dalla riforma della legge n. 533/1973, una volta che la Direzione del Lavoro aveva ricevuto la richiesta (nella stragrande maggioranza dei casi dal lavoratore, sia esso subordinato od autonomo) provvedeva a convocare le parti che, peraltro, erano libere di intervenire o meno. L’Ufficio, quindi, si poneva, da subito, in una posizione attiva, fissando, autonomamente, il

giorno e l’ora per l’espletamento del tentativo. Ora la strada da percorrere per il richiedente appare molto più accidentata: innanzitutto, la richiesta del tentativo va inoltrata oltreché alla commissione di conciliazione anche alla controparte soltanto con lettera raccomandata A/R o consegnata a mano, con l’indicazione degli elementi identificativi delle parti, del luogo ove è sorto o si è sviluppato il rapporto o dove si trova la sede aziendale (cosa importante per il “radicamento” territoriale della vertenza ex art. 413 cpc) del luogo nel quale si intendono ricevere le comunicazioni, dell’esposizione dei fatti e delle ragioni a fondamento della pretesa. C’è, poi, l’altro ostacolo da scavalcare che, a mio avviso, soprattutto nelle micro imprese, appare di difficile superamento: nei venti giorni successivi il datore di lavoro può aderire alla richiesta, magari presentando le proprie controdeduzioni: è facile pensare che, la prima reazione di chi si vede arrivare una richiesta (magari, anche, motivata) dal proprio ex lavoratore (differenze paga, straordinari, ferie non godute o impugnativa del licenziamento) sia quella di

non aderire all’invito conciliativo (“fammi causa” è una risposta abbastanza ricorrente). Un’altra remora all’adesione scaturisce dal fatto che il datore di lavoro che intendesse aderire al tentativo facoltativo è tenuto ad esprimere il proprio consenso scritto entro 20 giorni (termine, peraltro, ordinatorio), presentando una memoria con difese, eccezioni in fatto ed in diritto ed eventuali domande riconvenzionali. Ciò significa che, stando al tenore letterale della norma, il piccolo datore di lavoro deve, da subito, rivolgersi ad un professionista o ad un’associazione per “scrivere in fatto ed in diritto” le proprie controdeduzioni. Ma il percorso accidentato non finisce qui: infatti, quandanche il datore convenuto accetti il tentativo di conciliazione e questo abbia esito negativo , la commissione di conciliazione deve formulare (art. 411 cpc, comma 2) una proposta bonaria di conciliazione che, se non accettata, va riassunta nel verbale con indicazione delle valutazioni espresse dalle parti. E’ questa una novità rispetto al passato per il settore privato (per quello pubblico già esisteva N U M E RO 1

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ma la proposta del collegio arbitrale costituito ex art. 66 del D.L.vo n. 165/2001 poteva avere effetti soltanto sulle spese di giudizio) che può riverberare i propri effetti sullo stesso giudizio, in quanto il Legislatore afferma esplicitamente che le risultanze della proposta non accettata senza adeguata motivazione possono “veicolare” la stessa decisione giudiziale: Forse la disposizione è un po’ forte in quanto il giudice decide in base al proprio convincimento quale si è fatto sulla base della documentazione prodotta, delle dichiarazioni e delle eventuali prove testimoniali ma, indubbiamente, per come è scritta, è una forte remora nei confronti di chi , all’atto della richiesta, non è proprio convinto circa la possibilità di un accordo. Se fino ad ora si è parlato delle difficoltà per il convenuto, ve ne sono, sul piano sostanziale, anche per il lavoratore: è il caso ad esempio, della impugnativa del licenziamento e di tutte quelle altre ipotesi correlate, dall’art. 32 della legge n. 183/2010, all’art. 6 della legge n. 604/1966. Ci si riferisce alla risoluzione del rapporto che presuppone l’accertamento sulla qualificazione del rapporto (es. apprendistato), al recesso del committente in un rapporto di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto, al trasferimento da una N U M E RO 1

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unità produttiva ad un’altra, alla cessione del contratto, a varie ipotesi di contratto a tempo determinato ed alla costituzione in capo all’utilizzatore del rapporto costituito con un “falso” somministratore. Ebbene, il termine di duecento settanta giorni successivo a quello nel quale è stato impugnato il recesso (entro sessanta giorni dalla comunicazione in forma scritta) può essere “fortemente ridotto” (con ovvi problemi legati alla tempistica della strategia processuale) se la richiesta del tentativo facoltativo non è stata accettata dall’altra parte: in questo caso, dal momento in cui si è realizzato il rifiuto, il ricorso giudiziale va presentato, a pena di decadenza, entro i sessanta giorni successivi. Conseguentemente, il legale o il sindacato che assiste il lavoratore (proprio per non vedersi “ridotti” i termini per presentare il ricorso, in quanto rimessi “all’alea” dell’accettazione della controparte) spingono per “by-passare” il tentativo (fatto salvo il caso in cui, in prossimità della scadenza dei duecento settanta giorni abbiano ancora bisogno di tempo per presentare il ricorso ed allora per guadagnare altri sessanta giorni potrebbero richiedere l’intervento della commissione di conciliazione). Ad onor del vero c’è da aggiungere che con una modifica introdotta dall’art. 2, comma 54, della legge n. 10/2011 è stato

inserito un comma, l’1-bis, nell’art. 32 che, in sede di prima applicazione ha spostato, per i licenziamenti, la nuova tempistica processuale al 31 dicembre 2011, sicchè fino a tale data il termine di impugnativa in giudizio delle risoluzioni dei rapporti di lavoro è, in sostanza, quella antecedente il 24 novembre 2010. Rispetto al quadro operativo che si delinea con la richiesta del tentativo di conciliazione la commissione e l’Ufficio sono in una posizione “inerte” (nel senso che non possono procedere ad alcuna convocazione) o, al massimo, nelle more della possibile adesione, possono controllare se la documentazione e gli elementi prodotti dal ricorrente sono completi, chiedendone, se del caso, l’integrazione, come stabilito dalla nota del Segretario Generale del Ministero del Lavoro del 25 novembre 2010. L’articolazione del nuovo 410 cpc sembra, per altri versi, favorire le c.d. “richieste congiunte di datore di lavoro e lavoratore” le quali consentono di superare le lungaggini della richiesta di convocazione e del decorso temporale per l’adesione e che, al contempo, sembrano, nella maggior parte dei casi, sottintendere ipotesi di ratifica di accordi già raggiunti, rispetto ai quali non viene meno l’onere dell’organo conciliativo di verificare la effettiva volontà delle parti ed il contenuto della transazione.

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IL CONSULENTE Le difficoltà d’ordine procedurale che riguardano la conciliazione amministrativa presso le Direzioni provinciali del Lavoro non si riscontrano nel tentativo di conciliazione effettuato in sede sindacale, secondo le procedure fissate dalla contrattazione collettiva: ciò è affermato esplicitamente dal comma 3 dell’art. 411 cpc. . Ovviamente, è appena il caso di sottolineare come la Giurisprudenza di legittimità abbia delineato, con chiarezza, le modalità attraverso le quali si realizza l’assistenza sindacale, ritenendo che la stessa debba essere “effettiva” (Cass., n. 12858/2003) e finalizzata ad un “concreto supporto” all’assistito (Cass., n. 13217/2008). Ma, sempre rimanendo nell’ambito della conciliazione, non si può non mettere l’accento sulle novità introdotte dal comma 13 dell’art. 31: presso le sedi di certificazione di cui all’art. 76 del D.L.vo n. 276/2003 può, altresì, essere esperito il tentativo di conciliazione di cui all’art. 410 cpc che, in caso di accordo, ha forza di legge tra le parti ed il requisito dell’inoppugnabilità. E’ evidente come questa disposizione interessi, molto da vicino, i consulenti del lavoro e, soprattutto, i loro ordini provinciali, anche alla luce del protocollo d’intesa sottoscritto dal Ministro del Lavoro e dal Presidente Nazionale dell’Ordine il 18 febbraio u.s. . Que-

st’ultimo, rimandando ad un regolamento attuativo le modalità di piena operatività delle commissioni di certificazione, prevede (ed il richiamo esplicito è contenuto nelle “considerazioni”) anche la possibilità di conciliare le vertenze di lavoro. Ovviamente, al momento, non è possibile dire di più, in quanto la composizione dell’organismo conciliativo è rimessa alla potestà autoregolatoria che sarà fissata a livello nazionale: ciò che al momento posso affermare (con la riserva di poterci tornare allorquando il quadro di riferimento sarà più chiaro) è che, nuovi compiti si assegnano ai professionisti ai quali il suddetto protocollo riconosce la piena capacità ad operare con equanimità. La competenza territoriale Nulla è cambiato rispetto alla competenza territoriale: essa è sempre individuata per il giudice competente (ma il discorso è analogo sia per la commissione che per gli altri organi di certificazione abilitati, con eccezione di quelli come le Università o gli Enti Bilaterali a rilevanza nazionale che hanno una operatività non correlata al territorio) in base all’art. 413 cpc, secondo il quale essa si ravvisa con il luogo ove è sorto il lavoro, ovvero si trova l’azienda o una sua dipendenza alla quale è addetto il lavoratore o presso la quale prestava la sua opera al momento della fine del

rapporto. La presenza di tre fori alternativi, senza l’individuazione di alcuna prevalenza, fa sì che, almeno per quel che concerne il tentativo facoltativo di conciliazione, l’organo a ciò deputato debba soltanto constatare la sussistenza di una delle tre possibili ipotesi, in quanto secondo alcuni principi fissati dalla Cassazione (Cass., 17 giugno 2000, n. 2870; Cass., 18 gennaio 2005, n. 850) la scelta spetta all’attore. Per completezza di informazione occorre anche sottolineare cosa si intenda per “sede dell’azienda” e per “dipendenza”. Nel primo caso ci si riferisce al luogo ove si svolge l’attività principale, nel secondo ad una struttura economica organizzativa ubicata in luogo diverso dall’azienda, avente una propria individualità tecnica, anche modesta, pur senza autonomia decisionale e funzionale (Cass., 12 febbraio 1993, n. 1771; Cass., 22 ottobre 1994, n. 8686). La questione della competenza territoriale si pone anche nell’ipotesi in cui ci sia stato un trasferimento d’azienda (o di un ramo di essa) attraverso una delle forme contrattuali previste dall’art. 2112, comma 5, c.c, tra cui sono compresi sia l’affitto che l’usufrutto: se il rapporto è continuato in capo al cessionario, subentrato nella stessa posizione del cedente, il foro può ben essere individuato in quello dell’oriN U M E RO 1

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ginario rapporto di lavoro (Cass., 23 luglio 1994, n. 6842): la stessa cosa si può dire in caso di fusione societaria ove si verifica soltanto una modificazione soggettiva nella titolarità dei beni aziendali. Un discorso di natura diversa va fatto, invece, per le controversie ex art. 409 cpc, n. 3, che si riferiscono ai rapporti di agenzia, di rappresentanza commerciale e di collaborazione coordinata e continuativa, anche a progetto. Nella vasta gamma dei rapporti c.d. “parasubordinati” appena evidenziati rientrano, per orientamento giurisprudenziale anche altre figure come i contratti di natura artistica per un solo committente, protrattisi per un tempo abbastanza lungo (Cass., 17 marzo 1972, n. 3272), l’associazione in partecipazione, laddove l’apporto dell’associato si sia risolto in un’attività personale e continuativa di collaborazione lavorativa in favore dell’associante, pur se accompagnato da un apporto di capitale (Cass., 21 maggio 1991, n. 5693), l’incarico di procacciatore d’affari (Cass., 4 febbraio 1992, n. 1172) ed i diritti patrimoniali riferibili all’impresa familiare ex art. 230 – bis c.c., stante la caratteristica della parasubordinazione nell’attività svolta dai membri (Cass., 22 ottobre 1994, n. 8685). In tutti questi casi il Legislatore (art. 413, comma 4, cpc) ha individuato un unico foro che è quello del N U M E RO 1

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domicilio del prestatore al momento dello svolgimento dell’attività per la quale è sorta la controversia. Sotto l’aspetto della competenza territoriale è opportuno soffermarsi su alcune questioni che riguardano quasi esclusivamente la realtà romana e che vanno tenute in considerazione anche dagli altri organi di composizione delle controversie di lavoro (es. commissioni di certificazione) che, a breve, inizieranno ad operare: mi riferisco alla c.d. “autodichia” di alcuni organi costituzionali (Parlamento, Presidenza della Repubblica, Corte Costituzionale) che, in materia di lavoro, esclude la competenza del giudice del lavoro (e, quindi, di qualsiasi organo conciliativo) in favore del principio della c.d. “giurisprudenza domestica” in ordine allo stato ed alla carriera economica dei rispettivi dipendenti (Cass., S.U., 10 giugno 2004, n. 11019; Cass., 23 aprile 1986, n. 2861; Cass., 27 giugno 1999, n. 3170). La seconda questione riguarda il personale delle ambasciate: a Roma, unica città al mondo, ce ne sono, in alcuni casi, anche tre (presso lo Stato italiano, la Santa Sede e la FAO). Le Sezioni Unite della Suprema Corte (Cass. S.U., 12 novembre 2003, n. 17087, ma anche Cass., S.U., 27 novembre 2003, n. 16830) hanno operato una distinzione riferendosi a due ipotesi: quelle del lavoratore che sia inserito nell’organizzazione e

nella struttura dell’organo extra-territoriale che non può rivolgersi al giudice del lavoro e quella del prestatore “non inserito (es. autista, cuoco) che, invece, può adire il giudice del lavoro con una domanda di contenuto patrimoniale che non va incidere sulla organizzazione dello Stato convenuto e senza che ciò comporti “apprezzamenti, indagini o statuizioni che possano incidere sugli atti o sui comportamenti dello Stato estero”. Ovviamente, quanto appena detto in relazione alla c.d. “autodichia” degli organi costituzionali non riguarda i lavoratori, assunti dai singoli parlamentari che, nel gergo “comune”, sono stati definiti “porta borse” e che per questi ultimi svolgono varie funzioni: la competenza a conoscere una loro possibile controversia nei confronti del proprio datore di lavoro (che nel caso è l’onorevole o il senatore che lo ha, o lo ha avuto, alle proprie dipendenze) è il giudice del lavoro , pur se la loro prestazione si è svolta all’interno dei vari gruppi parlamentari: di conseguenza, sia pure a livello facoltativo, è possibile esperire il tentativo di conciliazione presso uno degli organismi a ciò deputati. La competenza per materia Gli organi di conciliazione possono espletare il tentativo su materie “a tutto campo”: il

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IL CONSULENTE riferimento a quanto previsto dall’art. 409 cpc e l’ampliamento operato, attraverso indirizzi costanti della giurisprudenza di legittimità nel campo dei c.d. rapporti parasubordinati, sui quali ho brevemente fatto cenno pocanzi, oltre alla materia dei licenziamenti, stanno a dimostrare che nulla è cambiato rispetto al passato. Anzi, avendo il Legislatore richiamato l’art. 63, comma 1, del D.L.vo n. 165/2001 ha allargato il campo della possibile conciliazione ai rapporti di pubblico impiego, prima riservati soltanto (mi riferisco alla conciliazione “amministrativa” ) al collegio arbitrale costituito ex art. 66, ora abrogato. Ricordo, tuttavia, che non tutti i rapporti di lavoro dei dipendenti pubblici ricadono sotto la sfera della competenza del giudice del lavoro (e, quindi, sia pure a livello facoltativo, degli organi di conciliazione): ne restano fuori tutti quei lavoratori che hanno il rapporto regolamentato dalla legge e non dal contratto collettivo come, ad esempio,(ma l’elencazione è parziale) i Magistrati, ordinari, amministrativi e contabili, i funzionari della carriera prefettizia, i professori universitari, il personale della carriera diplomatica o gli appartenenti alle Forze Armate o alla Polizia di Stato. Trattazione della controversia e conciliazione Non ci sono novità sostanzia-

li rispetto a questo argomento: l’organo di conciliazione tratta la controversia valutando le posizioni espresse dalle parti, cercando di agevolare un accordo transattivo che non significa affermare il diritto di uno o dell’altro, ma favorire la composizione della vertenza attraverso reciproche concessioni. Ovviamente, l’attività della commissione di conciliazione deve essere attiva, nel senso che deve verificare che l’eventuale accordo (che è inoppugnabile) non incida su diritti non ancora entrati nella sfera potestativa del lavoratore (es. retribuzioni future), non abbia “natura leonina” verso la parte più debole del rapporto, e non tocchi i contributi previdenziali non ancora prescritti. Va, in ogni caso, rimarcato come, una eventuale qualificazione del rapporto o il riconoscimento di determinate somme, non vincoli, in alcun modo gli organi di vigilanza degli Istituti previdenziali e delle articolazioni periferiche del Ministero del Lavoro, i quali, nei limiti della prescrizione quinquennale, possono, ovviamente con mezzi probatori, procedere ai recuperi contributivi. Per completezza di informazione ricordo che soltanto con la conciliazione monocratica ex art. 11 del D.L.vo n. 124/2004 e con le modalità ivi previste (non mi addentro oltre nella riflessione, in quanto andrei molto lontano dall’argomento trattato in questo scritto) si estingue il procedimento ispetti-

vo e l’accordo raggiunto (che presuppone il pagamento di quanto convenuto ed il versamento dei contributi relativi al periodo concordato tra le parti) può essere reso esecutivo con il deposito nella cancelleria del Tribunale (art. 38 della legge n. 183/2010). Da ultimo, va ricordato come, a differenza del passato, il verbale di accordo (ma anche quello di mancato accordo) debba essere sottoscritto da tutti i componenti della commissione (o sotto commissione) di conciliazione: se ciò non dovesse accadere (e la cosa è particolarmente importante nel mancato accordo ove l’organo deve proporre una sorta di bonaria conciliazione e dove la volontà dello stesso può non essere unanime) il presidente dovrebbe certificare, in una sorta di analogia con l’art. 821 cpc (ma qui riguarda, è bene sottolinearlo, il lodo arbitrale) che la volontà è stata espressa in conferenza personale di tutti i membri della commissione e che il membro dissenziente si è rifiutato di firmare.

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C O N T R O R D I N E

SE AVANZO SEGUITEMI

Bruegel il Vecchio, L

Condividiamo il precetto di Eraclito secondo cui apprendere molte cose non insegna l’intelligenza : nonostante ciò non abbiamo mai rifiutato la conoscenza delle umane cose, nella consapevolezza che conoscere è comunque motivo di arricchimento culturale e personale. Così apprendiamo dal Pensiero Unitario, fonte inesauribile di conoscenza, che ormai la Categoria ha raggiunto una “maturità elevatissima” e che restano “solo alcune sacche N U M E RO 1

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di pensiero che ancora condividono vecchie strutture mentali”: insomma sembra proprio il “quattro gambe buono, due gambe cattivo” del Vecchio Maggiore nella Animal Farm. Ma se ci si chiede per un attimo quale sia questa straordinaria maturità categoriale, ecco ancora il nostro Pensiero Unitario a chiarirci le idee: ”E così potrà essere in questo anno di rinnovi durante il quale la cate-


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C O M P A G N I

Non avremmo particolare difficoltà a seguire i nostri nel cammino che porta ad un cotanto futuro radioso. Se non fossimo edotti dei singolari effetti, ben rappresentati nella riproduzione grafica che accompagna questo scritto, che derivano dal seguire chi cammina non tanto con “gli occhi rivolti al passato”, quanto con gli occhi chiusi. Effetti singolari certo; ma anche piuttosto dolorosi. Un cammino accompagnato da uno straordinario processo democratico: “Le candidature arriveranno dalla base”, recita il nostro. Che prosegue: “ Si legge occasionalmente che il metodo della scelta assegnata alle Regioni sia antidemocratico perché bloccherebbe le candidature autonome... Ovvio che chi scrive e afferma questo concetto ... appartiene alla cultura del passato” continua il Pensiero, all’insegna della maturità più sfrenata, “quella che prediligeva le liste fatte in una stanza da pochi intimi". Ci sorge il sospetto che, se così fosse, nessuno dovrebbe conoscere l’identità dei prossimi eletti. Che potrebbero ( e dovrebbero) essere scelti tra uno qualsiasi dei componenti la famigerata “base”. Ed invece non ci riesce proprio di trovare un broker che dia per eletto un qualunque esponente della “base”, estraneo alle famose liste "fatte in una stanza da pochi intimi", a meno di 100 ad 1 (ma forse non abbiamo cercato abbastanza).

La parabola dei ciechi, 1568, Napoli, Galleria Nazionale di Capodimonte

Forse non è una democrazia. E forse non è neanche tanto matura. Fandor

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goria dovrà dimostrare di saper mettere in atto la grande maturità raggiunta [ecco a cosa serviva .. ] sapendo distinguere tra chi aggrega e divide, tra chi opera per il bene comune e chi per il bene proprio , tra chi guarda al futuro e chi cammina con gli occhi rivolti al passato”. Che tradotto dalla Repubblica di Baffonia vuol dire “Se ci votate siete maturi, altrimenti no”.

Strana democrazia quella che conosce il nome dell’eletto ancor prima della sua elezione.

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VOCI DAL TERRITORIO

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Il Municipio II, sul territorio del quale insiste la Consulta II, si estende su di una superficie di 1.367 ettari abitati da 124.000 persone ed è formato da cinque quartieri: Flaminio, Parioli, Pinciano, Salario e Trieste; e' delimitato dal Muro Torto, dal Fiume Tevere, dal Fiume Aniene e dalla Via Nomentana. Sua caratteristica peculiare è quella di essere costellato da Ville e Parchi pubblici, tanto che si potrebbe chiamare "la città delle ville". Il Municipio II è tra quelli con la maggior presenza di stranieri e in particolare di donne immigrate che sono maggiormente impegnate come aiuto ai nuclei familiari italiani: colf e badanti. Molte sue strade sono caratterizzate da testimonianze artistiche e archeologiche, tante e tali che e' impossibile citarle tutte, ma merita almeno ricordare: Via Salaria: la Necropoli Salaria, l'ipogeo di via Livenza, il Sepolcro di Lucilio Peto in via N U M E RO 1

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Salaria 125, il Mausoleo di Massimo o Felicita, il Cimitero di Trasone in via Taro, le Catacombe di Priscilla. Via Flaminia: le Catacombe di San Valentino Martire e Vescovo di Terni, in via Maresciallo Pilsudski angolo Viale Tiziano; testimonianze della traslazione del capo di S. Andrea a Ponte Milvio. A proposito di Ponte Milvio c'e' da ricordare che e' uno dei ponti piu' antichi e storicamente piu' importanti di Roma. La sua origine risale al IV III secolo a.C. ed era inizialmente di legno; fu poi rifatto completamente e prese il nome dal magistrato che autorizzo' la costruzione, tale Molvius, donde Molvio e quindi Milvio. Ma per i romani fu e resta ponte Molle, anzi piu' esattamente Mollo, denominazione che sarebbe derivata, secondo una strana versione, dal fatto che anticamente esso molleggiava! Via Nomentana: vi si trovano

importanti cimiteri, tra questi, quello di Sant'Agnese sotto l'omonima Basilica ed il Coemeterium Majus a cui si accede da via Asmara e LA COMP quello di Santa CoDELLA CO stanza. Questo antichisPresi simo Mausoleo di Costantina , fu detto nel Rinascimento Tempio GIANCARLO di Bacco per le scene di Altri co vendemmia raffigurate nei suoi mosaici. E coCARLO C me Tempio di Bacco il SONIA FOR Mausoleo fu nel corso VINCENZ del XVII secolo luogo SILVIO di ritrovo di una ROSELLA QU SORAYA R bizzarra associazione di artisti olandesi e fiamminghi chiamata "Bentvogels" (uccelli clicca per andar Con della banda). Quando un clicca per vede nuovo membro veniva a inform far parte della societa', si celebrava la cosiddetta Festa del Battesimo che consisteva soprattutto in abbondanti libagioni e mangiate in una vicina osteria, sulla Nomentana. Dopo


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la nottata di bagordi, alle prime luci dell'alba i Bentvogels , si recavano al Tempio di Bacco e dinanzi al sarcofago di porfido, ritenuto Sepolcro di Dio, faPOSIZIONE cevano solenneONSULTA II mente l'ultimo idente brindisi. Finche' nel 1720 il pontefiO COMANDINI ce Clemente XI (1700-1721) proiomponenti bi' quest'usanza che Di particolare CARLOTTI rilievo la zona deRNACIARI nominata QuartieZO FUSCO re Coppedè, dal O LAUDI dell’archiUACQUARINI nome tetto-scultore che ROSSETTI lo realizzò tra il 1915 e il 1927, core al Forum delle struito in uno stile nsulte architettonico non ere la brochure precisamente defimativa nibile, dove i suggerimenti tratti dal passato (le torri medievali, le finestre manieriste, gli stemmi barocchi) si fondono con elementi propri dello stile liberty e déco. Vista dal ristorante La Pergola, Cavalieri Hilton, Roma

clicca sulla Gorgona per vedere il quartiere Coppedé

Ma la grande risorsa di questo territorio è costituita dalle molteplici strutture di valore storico e culturale che attirano nell’area flussi di visitatori italiani e stranieri. Oltre alla presenza delle più importanti ville storiche della capitale quali Villa Borghese, Villa Ada, Villa Torlonia, Villa Glori ed altre, particolarmente rilevante è la presenza della Galleria Nazionale d’Arte

VOCI DAL TERRITORIO

II

Moderna, della Galleria Comunale d’arte Contemporanea MACRO, della Galleria Borghese, del museo delle Arti e dell'Architettura del XXI secolo MAXXI, del Museo Nazionale Etrusco, del Bioparco, dell’Auditorium e della M schea con il Centro Islamico più grande d'Europa..

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UNA GUIDA PER TUTTI Cari Amici e Colleghi con l'approssimarsi delle scadenze previste per la presentazione del modello 730, riteniamo fare cosa gradita mettere a disposizione di tutti una completa Guida per la compilazione, con numerose casistiche svolte ed esempi pratici. Per consultare o scaricare la Guida è sufficiente cliccare sulla copertina che vedete in basso. Buon lavoro a tutti Adalberto Capurso CLICCA PER CONSULTARE

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TRASFORMA IN ORO NEL CU

Andrea Tomassini La parola «alchimia» è un termine che indica quell'insieme di dottrine esoteriche basate sulla trasformazione dei metalli vili in metalli nobili. Gli alchimisti volevano dimostrare come potesse avvenire la trasformazione di un uomo comune in un uomo spirituale. Un antico ed affascinante mistero che si inquadra nel sistema filosofico esoterico, combinando elementi di chimica, fisica, astrologia, arte, semiotica, metallurgia, medicina, misticismo e religione. Nonostante le innumerevoli e contrastanti definizioni e teorie, sul piano culturale, il pensiero alchemico è considerato dalle fonti più attendibili il precursore della chimica moderna e precursore della nascita del metodo scientifico. Il segreto di questa nobile ed affascinante scienza, sembra essere custodito e non ancora decodificato nel cuore del quartiere Esquilino a Roma ed N U M E RO 1

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ancora più precisamente in Piazza Vittorio Emanuele, a Roma, sugli stipiti della “Porta Magica” o “Porta Ermetica” o meglio ancora “Porta Alchemica” costruita per volere del Marchese di Palombara La Piazza fu costruita ed allestita, più o meno come noi la vediamo ora, intorno al 1890. Sul piano architettonico risulta racchiusa su tutti e quattro i lati da grandi palazzoni nello stile tipico del tardo XIX secolo. Sul piano stradale è contornata da una serie ininterrotta di arcate, affollate di negozi fra i quali domina la comunità cinese. Questa architettura circonda un vasto giardino nella cui estremità settentrionale si ergono le maestose seppur decadenti rovine del ninfeo di Alessandro Severo (III secolo), altrimenti note col nome di “Trofei di Mario”, a rievocare l'antica memoria del quartiere popolato sin dal VII secolo aC. Infatti,

nel corso dell'età imperiale, in quel luogo trovavano dimora ricche tenute suburbane di proprietà di romani facoltosi, che beneficiavano della rete di condutture idriche che portavano l’acqua a Roma seguendo i dotti delle prospicienti mura cittadine. All’interno di questo giardino è incastonata fra i ruderi la “Porta Alchemica”, anche conosciuta come "Porta Magica" o "Porta Ermetica" che fu fatta costruire per volere del marchese di Palombara nel 1600 all’interno della sua villa che originariamente trovava luogo proprio non lontano a dove ora si trova Piazza Vittorio Emanuele. Un gioiello ricco di misteri e studi che sembra riporti incisi sulla sua struttura, il segreto alchemico che da tanti anni cercano di decifrare senza successo. La leggenda dice che il segreto della trasformazione del piombo in oro sia inciso su quella porta. L’Alchimia ha una propria valenza su molti piani, non ultimo su quello spirituale, dove la trasformazione Alchemica del “piombo in oro” rappresenta l’elevazione spirituale a noi tutti dovuta sulla quale, nei secoli, sono nati innumerevoli movimenti di pensiero filosofico, tradizionali ed esoterici. Come vari altri esponenti di una ristretta élite culturale, il Marchese Massimiliano di Palombara era affascinato ed impegnato i prima persona nello studio e nell’eserci-

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zio delle scienze esoteriche. Disponendo questi di rilevanti mezzi economici e di una posizione sociale di rilievo, finanziava esso stesso la ricerca alchemica. Nella sua villa infatti convenivano importanti personaggi della vita sociale e politica del tempo fra i quali possiamo ricordare la regina Cristina di Svezia, trasferitasi a Roma dopo aver abdicato, l'illustre studioso Padre Athanasius Kircher, il noto astronomo Domenico Cassini. Il Marchese di Palombara era peraltro anche un membro dei Rosacroce, un famoso ordine esoterico, il cui simbolo era la Rosa in forma di Croce. Fu istituito per la prima volta nel 1407 da un occultista tedesco di nome Christian Rosenkreuz (il cui nome tramandato nei secoli si pensa fosse solo un nome di fantasia ideato per proteggere la vera identità del fondatore), che aveva studiato le scienze occulte in

Terrasanta. L'ordine dei Rosacroce si estinse nel '500 e fu successivamente rifondato agli inizi del XVII secolo. La dottrina dei Rosacroce investiva innumerevoli campi della scienza e della conoscenza. Il denominatore comune di tutte le loro pratiche era sempre il misticismo ed il postulato che solo gli adepti iniziati potevano avere accesso ai segreti della conoscenza, gettando le basi metodologiche e i pensiero di quella che è poi divenuta la moderna massoneria. All’uopo Villa Palombara era provvista di un piccolo annesso ad uso dependance, che si suppone contenesse un laboratorio, dove segretamente venivano svolti i convegni e gli esperimenti alchemici, quasi facessero parte di un rituale più ampio e complesso. In quel contesto un giovane medico ed alchi-

mista milanese, tale Giuseppe Borri, espulso dal collegio di Gesuiti proprio a causa del suo grande interesse per l'occultismo, venne a Roma e si unì al circolo di Villa Palombara La Santa Inquisizione in quel periodo perseguitava chi con lo studio della scienza potesse destabilizzare e minacciare l’assetto della Chiesa. La leggenda, tramandata nel 1802 dall’abate ed erudito Girolamo Cancellieri, narra che un pellegrino fu ospitato nella Villa Palombara per una notte. Il pellegrino sembra fosse l’alchimista Francesco Giustiniani Bono, la cui storia vuole che per tutta la notte avesse lavorato alla ricerca di una misteriosa erba, capace di produrre oro. Il mattino seguente, questi fu visto sparire attraverso la “Porta Alchemica” di Villa Palombara e che dietro di lui furono ritrovati frammenti d’oro e una carta con strani simboli ed enigmi attribuiti al segreto della pietra filosofale. Il marchese di Palombara fece incidere sulle cinque porte e sui muri della sua villa il contenuto del manoscritto nella speranza che un giorno qualcuno riuscisse a capire il loro significato.

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ARE IL PIOMBO UORE DI ROMA La porta magica di piazza Vittorio Emanuele

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IL SIGNIFICATO DELLA PORTA MAGICA Andiamo a vedere insieme e leggere le iscrizioni della porta seguendo l’ordine indicato da un’incisione del XIX secolo. Sopra la porta è affisso un grosso disco con un doppio triangolo a forma di stella a sei punte del re Salomone, contornato dal motto [2] TRI SVNT MIRABILIA DEVS ET HOMO MATER ET VIRGO TRINVS ET VNVS, "tre sono le cose mirabili: Dio e l'uomo, la madre e la vergine, l'uno e il trino". Un cerchio sormontato da una croce [3] è sovrapposto alla stella e reca un altro motto, CENTRVM IN TRIGONO CENTRI ("il centro è nel triangolo del centro"). Nella parte più alta dello stipite, una scritta in ebraico [4] recita RUAH ELOHIM, "Spirito Divino"; subito sotto [5] vi è un riferimento mitologico a Giasone: HORTI MAGICI INGRESSVM HESPERIVS CVSTODIT DRACO ET SINE ALCIDE COLCHICAS DELICIAS NON GVSTASSET IASON ("il drago delle Esperidi custodisce l'ingresso dell'orto magico e senza Ercole Giasone non avrebbe assaggiato le delizie della Colchide"). Infatti gli alchimisti identificavano il Vello d'Oro cercato da Giasone nell'antico mito degli Argonauti con la pietra filosofale, l'obietti vo fondamentale dei loro studi. l'invocazione allo Spirito Divino I montanti dello stipite, [6] e [7], recano simboli dei pianeti (a ciascuno dei quali corrispondeva un dio ed un metallo) e motti in ordine alterno, dall'alto verso il basso, come di seguito descritto:

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Sul montante sinistro: (Saturno = piombo) QVANDO IN TVA DOMONIGRI CORVIPARTVRIENT ALBASCOLVMBASTVNC VOCABERISSAPIENS "quando nella tua casa corvi neri partoriranno bianche colombe,allora tu potrai dirti saggio". (Marte = ferro) QUI SCITCOMBVRERE AQVAET LAVARE IGNEFACIT DE TERRACAELVMET DE CAELO TERRAMPRETIOSAM "chi sa ardere con l'acqua e lavare col fuoco, fa della terra il cielo e del cielo la terra preziosa" (Mercurio = mercurio) AZOT ET IGNISDEALBANDOLATONAM VENIETSINE VESTE DIANA "sbiancando Latonacol mercurio e col fuoco,Diana viene senza veste" Sul montante destro: (Giove = stagno) DIAMETER SPHAERAETHAV CIRCVLICRVX ORBISNON ORBIS PROSVNT "il diametro della sfera, la Tau del cerchio,la croce del globo,ai ciechi non servono" (Venere = rame) SI FECERIS VOLARETERRAM SVPERCAPVT TVVMEIVS PENNISAQVAS TORRENTVMCONVERTES IN PETRAM "se farai volare la terra sopra la tua testa,con le sue penne (= i suoi vapori)trasformerai l'acqua dei torrenti in pietra" (Sole = Apollo = oro) FILIUS NOSTERMORTVVS VIVITREX AB IGNE REDITET CONIVGIOGAVDET OCCVLTO "il nostro figlio morto vive, ritorna Re dal fuoco e gode dell'occulto accoppiamento". Tutti i motti si riuniscono e sintetizzano negli ultimi due, il cui significato è: "purificando la materia (Latona) col mercurio e col fuoco, l'argento (Diana) si rivela" e "rinascendo dalle proprie ceneri (il figlio morto che vive, tornando dal fuoco come una fenice), lo spirito e la materia divengono un tutt'uno, come risultato delle nozze alchemiche, cioè l'unione di un principio naturale e del suo opposto (l'occulto accoppiamento)". La parte inferiore dello stipite [8] reca il simbolo della monade, l'unità fondamentale dell'essere ed ancora un’iscrizione:EST OPVS OCCVLTVM VERI VT GERMINET SOPHI APERIRE TERRAM SALVTEM PRO POPVLO ("è l'opera segreta del vero saggio aprire la terra, affinché germini per la salvezza della gente"). Sulla faccia superiore del medesimo blocco marmoreo, il gradino della porta [9], è inciso l'interessante motto SI SEDES NON IS, che si può leggere da sinistra verso destra, "se ti siedi non procedi", ma anche da destra verso sinistra (SI NON SEDES IS), col significato opposto: "se non ti siedi procedi"; a prescindere dalla direzione. Questo racchiude l'insegnamento di rimanere costanti nel perseguimento N Uproprio M E RO 1 15 M A R Z O 2 0e 1 1 dei propri obiettivi. del percorso

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GIUSE MARIN


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ORDINE NELLA VITA...

RZO 2011 SO DI PUBBLICO

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FEDERICO PATRUNO ALDO TOMAINO

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VITA NELL'ORDINE... N U M E RO 1

Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma

ELEZIONI DELEGATI ENPACL Si sono svolte, lo scorso 3 marzo, le elezioni per la nomina dei quindici delegati che rappresenteranno la provincia di Roma alle prossime assemblee Enpacl, l’Ente di previdenza della Categoria. Il responso delle urne, che vedeva contrapposte la Lista numero 1, capeggiata dal Presidente del Consiglio provinciale Adalberto Bertucci , alla Lista numero 2, quest’ultima sponsorizzata dalla Unione Provinciale Ancl di Roma, è stato netto ed inequivocabile: dei quasi 700 elettori intervenuti la stragrande maggioranza si è pronunciata a favore della Lista numero 1. I Colleghi romani hanno quindi ampiamente recepito e premiato il messaggio di autonomia e indipendenza lanciato in campagna elettorale, a favore di una reale garanzia di pluralismo: è un messaggio che sta raccogliendo favorevoli e generalizzati consensi da parte delle altre provincie e non mancherà, crediamo, di provocare delle gradite quanto inaspettate sorprese nei prossimi mesi. Chi credeva che i giochi fossero ormai fatti dovrà ora misurarsi con la forza di Roma: sempre più unita e sempre più determinata. Massimiliano Costanzo (neo eletto delegato Enpacl)

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SCHIACCIANTE

VITTORIA DELLA

LISTA 1

Nella pagina seguente la comunicazione ufficiale

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Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma

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ORDINE NELLA VITA...

CONVEGNI - TAVOLE ROTONDE - INCONTRI Tavola rotonda • Venerdì 18 marzo 2011 ore 9,30 – Sede Ordine - Via C. Colombo 456 Il lavoro in somministrazione Dott. Michele Regina

Tavola rotonda U.G.C.D.L. • Il Consiglio Provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma, in collaborazione con l’Unione Giovani Consulenti del Lavoro di Roma ha programmato per mercoledì 23 marzo p.v., dalle ore 14.30 alle ore 18.30 circa, presso la sede dell’Ordine in Via C. Colombo 456, un incontro gratuito (con un numero di posti limitati) valido ai fini della Formazione Continua Obbligatoria dal tema: La

gestione del personale: Lo sviluppo e i piani di carriera Relatore: Dott.ssa Luisa Macciocca Tavola rotonda • Martedì 29 marzo 2011 ore 9,30 - Sede Ordine - Via C. Colombo 456

Le nuove strategie di selezione del personale nelle organizzazioni complesse (Aziende ed Enti pubblici privati) Dott.ssa Vittoria Pompò

clicca qui per prenotazioni N U M E RO 1

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Pubblicazione Ufficiale del Consiglio provinciale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro di Roma

DEMOCRAZIA VO' CERCANDO Non tutti i Colleghi sono a conoscenza del fatto che molti Consulenti romani, regolarmente iscritti all’Ordine di Roma, si sono visti respingere la domanda di iscrizione alla Unione provinciale ANCL di Roma con la seguente motivazione: “ per l’istanza di che trattasi, malgrado fosse regolare (sic !) sussistono ragioni di evidente incompatibilità con gli scopi di codesta [ rectius: “questa”, visto che a scrivere è la associazione] associazione . Tale incompatibilità è stata ritenuta dal Consiglio [quello dell’Ancl provinciale di Roma] una causa ostativa rispetto alla adesione alla ns. Unione provinciale ANCL di Roma”. Tra i Colleghi romani “gravemente incompatibili” annoveriamo il Presidente Adalberto Bertucci (il cui papà, vale la pena ricordarlo, fu tra i primissimi fondatori dell’ANCL) e il Tesoriere del Consiglio provinciale Massimiliano Pastore. Ora nulla dice l’Unione provinciale sulle ragioni di “evidente” ( ma evidente a chi ?) incompatibilità che impedirebbero l’iscrizione dei Colleghi; l’ANCL, come sindacato unitario dei consulenti del lavoro, proprio in quanto tale non potrebbe ( e non dovrebbe) mai rifiutare l’iscrizione ad

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un consulente regolarmente iscritto. Noi non ci permetteremmo mai di avanzare il sospetto che tali ragioni non siano altro che ragioni di opportunità politica, per cui la iscrizione di Colleghi magari portatori di idee diverse da quelle degli attuali organi dirigenti dell’Unione potrebbe compromettere delicati equilibri di potere: se gli antichi romani usavano applicare il motto “dividi et impera” i moderni, assai più accorti di quelli, applicano il motto “escludi et impera”. Come dicevamo non ci permetteremmo mai, né ci permettiamo, di avanzare consimili sospetti. Tuttavia nell’attesa che i probiviri, immediatamente appellati dai Colleghi, chiariscano quali e quante siano le famose “ragioni di evidente incompatibilità” (e di cui daremo ampia notizia su queste pagine), abbiamo chiesto al nostro amico Pasquino (la famosa statua parlante sita nella omonima piazza romana) un commento in romanesco sulla vicenda (lo riportiamo nella pagina a fianco). Un vecchio detto romano dice che la “verità sta sotto il sedere di Pasquino” (per la verità l’espressione è leggermente più colorita) : non possiamo che essere d’accordo.

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A Fratellanza Sotto casa ce sta n’Associazione che cura l’interessi de’ noantri che dice d’esse prima nell’accurturazzione de tutti li Colleghi ‘n po' gnoranti.

“Aspetta n’po’!.” me fissa cor cipijo “Mo che te vedo mejo me rammenti d’avette visto spesso su ar Consijo ‘nsieme a tant’antri ‘ndegni consulenti”. "Perchè ‘n tar caso, me dispiace assai, nun se potrebbe dà seguito all’istanza datosi che, s’é evvero che ce stai, sarebbe incompatibile co ‘a Fratellanza". A 'riguardo e je dico: "Voi sape ‘n fatto, fija mia? Nun statte a fa venì li mar de panza. Me sento mejo su, drento 'a Democrazia, che stanne fori, drento 'a Fratellanza”.

PASQUINATE

“Vorrei segnamme!”, faccio all’impiegata. Risponne quella: “Ecco qua l’istanza, è n’attimo ... e poi che l'hai firmata diventi socio de ‘sta Fratellanza”.

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ADALBERTO BERTUCCI Unità sì, Unanimismo no  VINCENZO MICELI Enpacl: modernità e innovazione  AAVV Lista indipendente in cerca d'autore  E...