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Anno XXVI - n.43 - 1,50 euro

E ditoriale Un’imposta “imposta” nel tempo

Quella che è stata annunciata come una Finanziaria “tecnica” in realtà contiene anche qualche intervento straordinario. Ad oggi il testo della Legge non è noto ma negli incontri avvenuti con le parti sociali e dalle prime indiscrezioni risulterebbe vera l’intenzione di riproporre una imposta patrimoniale. Sembra infatti che attraverso una specifica delega il Governo ne potrà emanare una nuova già nella prima metà del 2019. E’ la stessa maggioranza targata Adesso.sm a darne conferma, ma la giustifica spiegando che si tratta di “un provvedimento straordinario legato espressamente alla necessità dello Stato di tenere in equilibrio i conti pubblici in un momento particolarmente complesso della vita economica del Paese”. I conti non tornano, insomma, ma questo si sapeva anche prima. La novità, semmai, è che la nuova imposta straordinaria potrebbe colpire anche gli immobili, in particolare quelli che non costituiscono attività d’impresa. Al di là degli interventi specifici, su cui siamo certi ci sarà un confronto serrato con le parti sociali, è evidente che il Governo continua ad aumentare la pressione fiscale di anno in anno, mentre non agisce con altrettanta puntualità sulla riduzione della spesa corrente. Sentire parlare di una nuova patrimoniale quando i cittadini e le imprese non hanno ancora finito di pagare quella del 2018 (la scadenza è prevista per il 30 novembre), fa riflettere. E preoccupare: se non ci saranno inversioni è (...) Segue a pag. 3

Direttore Alessandro Carli

Venerdì 23 Novembre 2018

Semplificazioni: ANIS mette l’impresa al centro

T lc

Authority e società per gestirle

Sulle proposte del Governo c’è ampia condivisione. Confronto aperto sui singoli interventi:“Le Commissioni restino come seconda istanza” a pag.3

C SU

Si va verso lo sciopero di Natale

a pag.5

Tv

SCIA, silenzio assenso... tutti interventi per semplificare la vita alle imprese, perché possano investire le proprie risorse (e il loro tempo) in ciò che sanno fare meglio: lavorare e produrre. E’ questo l’obiettivo che ANIS da sempre pone tra le priorità, ma anche per il Paese, con la consapevolezza che ciò si riflette positivamente sul reddito, quindi sui consumi e sul gettito fiscale. Questo obiettivo sembra essere oggi anche quello del Governo, che ha formulato una serie di proposte volte a sburocratizzare e velocizzare diverse procedure riguardanti il rapporto tra Pubblica Amministrazione, imprese e cittadini. Sui singoli interventi, però, il confronto è aperto, ad esempio sulle Commissioni che per ANIS è opportuno mantenerne il ruolo di “seconda istanza”. Bartolucci alle pagg. 6-7

I fiori di Mara Verbena al “GF VIP”

a pag.9

s p a z io r is e r v a t o a ll’in d ir iz z o


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E conomia

FIXING - Anno XXVI - n.43 - Venerdì 23 Novembre 2018

Donald Tusk contrario, l’agenzia Moody’s definisce l’accordo “positivo”

Gran Bretagna - Europa Un divorzio da nababbi La Brexit difesa dalla May costerà a Londra 39 miliardi di sterline Il divorzio dall’Unione europea costerà a Londra quanto una star di Hollywood: 39 miliardi di sterline. Scongiurato il pericolo di “hard Brexit”, solo il tempo chiarirà se sarà soft o medium. “Credo che la bozza di accordo sia il meglio che potessimo avere in questo negoziato. Dovremo deciderla se portarla avanti, soprattutto in relazione alla clausola di salvaguardia per l’Irlanda del Nord. So che saranno giorni difficili” ha spiegato la Premier Theresa May . I contenuti della bozza, un documento di 585 pagine riassunto in un libro bianco, prevede un periodo di transizione di almeno 21 mesi, che inizierà dopo il 29 marzo 2019, data ufficiale della Brexit. Durante questa fase, improntata al mantenimento dello status quo, il Regno Unito continuerà a seguire tutte le regole dell’Unione Europea (per garantire a tutti il tempo di prepararsi al cambiamento a lungo termine). Ciò significa che durante la transizione, il Regno Unito rimarrebbe sotto la giurisdizione della Corte di Giustizia Europea. Il periodo di transizione è stato progettato anche per consentire al Regno Unito e all’Ue di raggiungere un accordo commerciale. La bozza afferma che entrambe le parti useranno i loro “migliori sforzi” per assicurare che un accordo commerciale a lungo termine entri in vigore entro la fine del 2020. Nel caso in cui fosse necessario più tempo, la bozza prevede la possibilità di estendere la transizione.

F ocus

Alcuni articoli del documento L’articolo 5 stabilisce che Ue e Gran Bretagna devono assistersi reciprocamente “in buona fede” per l’applicazione dell’accordo. L’articolo 14 stabilisce che i cittadini della Ue e del Regno Unito potranno uscire ed entrare nelle due aree con il passaporto o con la carta d’identità. Dopo 5 anni dalla fine del periodo di transizione, le carte di identità potrebbero essere rifiutate se non rispetteranno gli standard di identificazione biometrica. Se i familiari dei cittadini di Ue e Gran Bretagna sono cittadini di Paesi terzi sarà necessario da subito per loro il passaporto valido. L’articolo 24 stabilisce la parità dei diritti dei lavoratori, senza alcuna discriminazione sulla base della nazionalità. I figli dei lavoratori, che lasciano lo Stato in cui sono ospiti (“host State”), potranno completare il ciclo educativo fino alla maggiore età. 29 marzo 2019 scatta la Brexit Prima del 29 marzo 2019, devono essere portate a termine le procedure di ratifica da parte dei 27, delle istituzioni Ue e, soprattutto del Parlamento britannico. Alla mezzanotte del 29 marzo 2019 scatta la Brexit. Da quel momento parte il periodo transitorio di 21 mesi nei quali Londra continuerà ad applicare le regole Ue ma non avrà più potere decisionale, e si avviano i negoziati per gli accordi commerciali tra UK e gli altri Paesi. Un periodo transitorio che potrebbe, pe-

rò, essere esteso: lo ha comunicato il capo dei negoziatori dell’Ue, Michel Barnier, nel caso in cui entrambe le parti in causa ritenessero necessario tempo aggiuntivo per completare la transizione. 1 gennaio 2021: Regno Unito fuori dall’Ue Se quest’ultima ipotesi non si verificherà, l’ultimo giorno del 2020 terminerà l’applicazione del diritto Ue nel Regno Unito. L’1 gennaio 2021, la Gran Bretagna sarà così a tutti gli effetti un Paese Terzo. Il “no” di Tusk il “sì” di Moody’s “Prendo atto dell’accordo sulla Brexit ma non condivido l’entusiasmo di Theresa May. Ho pensato fin dall’inizio che questa sia una situazione ‘lose-lose’, e che occorresse lavorare per controllare i danni conseguenza di questo divorzio”. Così il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk. Per il primo ministro scozzese Nicola Sturgeon “l’accordo proposto sarebbe negativo per la Scozia, portandoci fuori da un mercato unico otto volte più grande del mercato del Regno Unito e ponendo un’enorme minaccia all’occupazione, agli investimenti e agli standard di vita. La nostra linea continua ad essere: adesione permanente al mercato unico e all’unione doganale”. L’agenzia di rating Moody’s invece ha promosso l’accordo: “positiva” la bozza tecnica di intesa anche se presenta ostacoli significativi.

La Svizzera va alle urne per far prevalere la Costituzione sui diritti internazionali “Swissexit” sì, “Swissexit” no: il 25 novembre i cittadini svizzeri saranno chiamati alle urne per esprimersi su un provvedimento di riforma costituzionale che porrà le leggi elvetiche al di

sopra dei trattati e del diritto internazionali. Il disegno di legge propone che “nei casi di incompatibilità tra un’iniziativa accettata in votazione popolare e un trattato internazionale

già concluso, la Costituzione dovrà prevalere. L’accordo internazionale dovrà invece esser rinegoziato con i Paesi coinvolti e, in caso d’insuccesso delle trattative, potrà anche essere denunciato”.

Finanza & Mercati

Industry 4.0 Internet Of Things e delle persone

Rubrica a cura di Banca di San Marino s.p.a. - Strada della Croce, 39 47896 Faetano - Tel. 0549.873433 - Email: comunicazione@bsm.sm

L’enciclopedia Treccani definisce l’Innovazione Tecnologica, come “L’attività deliberata delle imprese e delle istituzioni tesa a introdurre nuovi prodotti e nuovi servizi, nonché nuovi metodi per produrli, distribuirli e usarli”. Si ha innovazione tecnologica, quindi, ogni volta che si crea qualcosa che migliora e semplifica i processi produttivi, o semplicemente li implementa o integra di funzioni, anche già esistenti, per aumentare le prestazioni o per semplificarci la vita. Le prime tre rivoluzioni industriali sono nate partendo da necessità oggettive, per aumentare la produttività, o semplicemente utilizzando processi industriali che prima non c’erano, mentre per la quarta il discorso è più ampio, perché l’innovazione arriverà, anzi è già arrivata, anche nelle nostre case. La quarta rivoluzione industriale è chiamata anche “internet of things” che tradotto letteralmente significa “internet degli oggetti” ed è utilizzata per definire la rete delle apparecchiature e dei dispositivi connessi a internet, quali impianti di climatizzazione, elettrodomestici, lampadine, automobili... insomma qualunque dispositivo elettronico dotato di software che gli consenta di scambiare dati con altri oggetti, ma non solo. Il campo applicativo di tale tecnologia è talmente ampio che è possibile connettere tramite sensori anche animali (per esempio

attraverso segnalatori che ne consentono la localizzazione), piante (attraverso sensori che ne controllano l’illuminazione o il fabbisogno di acqua) e addirittura persone (utilizzando pacemaker o altri dispositivi per il controllo da remoto dei parametri biologici). La finalità di tutto ciò è semplificare, velocizzare, migliorare la nostra vita lavorativa e di tutti i giorni, automatizzando processi o mettendo a disposizione informazioni a cui fino ad ora non abbiamo dato importanza. Le applicazioni si possono dividere in tre macro aree. Vediamole assieme. 1 - Smart car: auto connesse per la localizzazione del veicolo e la registrazione dei parametri di guida a scopo assicurativo; 2 - Smart house: le applicazioni più utilizzate nelle abitazioni sono quelle che portano benefici tangibili, come quelle per la sicurezza o per il risparmio energetico, gestione del riscaldamento, per il monitoraggio dei consumi energetici e per la gestione da remoto degli elettrodomestici. L’interfaccia preferita dagli utenti è l’App, a dimostrazione di come smartphone e tablet abbiano un ruolo chiave nell’avvicinare il consumatore alla tecnologia. “Nest” per fare un esempio, è un termostato intelligente che “impara” le nostre abitudini, “studia” le previsioni del tempo e regola la temperatura di casa nostra in modo che sia confortevole, ma anche virtuoso sul lato consumi.

3 - Smart city: nelle città adozione di soluzioni d’illuminazione intelligente, per la gestione della mobilità, o per la raccolta dei rifiuti. La città di Barcellona ha avviato un progetto di pianificazione del futuro, utilizzando la tecnologia “internet of things”: 1 - parcheggi connessi agli smartphone: grazie a sensori posizionati negli spazi dedicati ai parcheggi, l’utente attraverso lo smartphone può controllare la disponibilità di posti auto; 2 - smart street lightning: illuminazione a led e installazione di sensori in città che “leggono” la presenza di persone e “dosano” l’illuminazione solo quando serve. Essere sempre connessi, avere sensori in casa che riconoscono (e conoscono) le nostre abitudini, ha anche un lato negativo, legato alla tutela della privacy e al corretto utilizzo dei dati. Prima citavo “Nest”, il termostato intelligente, acquistato da Google: c’è chi teme che i dati acquisiti dal termostato sulle nostre abitudini casalinghe, quando siamo in casa, quante volte passiamo davanti al termostato, che abitudini abbiamo nel nostro gestire il caldo e il freddo, se invitiamo gente a casa a mangiare, possano essere utilizzati per creare campagne su misura per noi utenti. Quindi rischi ma anche vantaggi, e finalmente la tecnologia “butta un occhio” anche all’ambiente. Sara Balducci


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T elecomunicazioni

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Orizzonte 25 anni: costo iniziale di 80-90 milioni, ricavi per 135 milioni

Tlc: Authority e società pubblica per gestirle La rete sarà dello Stato, Net.Co e AASS si interfacceranno tra loro Ha incassato il plauso dei consiglieri di maggioranza ma anche quelli di minoranza, la ratifica del Decreto Delegato n. 109 del 2018 (diventato, dopo il passaggio in Aula, il Decreto Delegato n. 146 del 2018), quasi a voler testimoniare l’importanza trasversale della creazione della società “Public NetCo” e l’introduzione di una autorità a garanzia nel mercato delle Telecomunicazioni della Repubblica di San Marino per il superamento del monopolio del settore. La società, al 100% pubblica, dovrà interfacciarsi all’AASS, proprietaria della rete, e agli operatori che ne usufruiranno. Il Segretario Andrea Zafferani si è poi soffermato sulla business plan e sui costi calcolati su un orizzonte temporale di 25 anni. Sulla base delle condizioni di mercato di questi settori si è stimato – ma sono solamente proiezioni - un costo iniziale e per la manutenzione della rete di 80-90 milioni di euro, a fronte di ricavi per 135 milioni di euro. I costi immediati sono comunque più bassi, circa 6-7 milioni di euro. Conditio sine qua non per partire, un pre-contratto firmato da almeno un nuovo operatore, come previsto dal Memorandum con il partner tecnologico Zte. Con il preaccordo infatti c’è un ritorno immediato di 2-3 milioni di euro per il servizio di gestione della rete. Il Segretario poi ha spiegato in Aula che il piano Polab - e quindi l’ubicazione sul territorio delle antenne per la telefonia mobile - sarà rivisto alla luce dell’ingresso nella partita di AASS.

Il primo tema, si legge nella relazione, è quello legato alla costituzione di una Newco con la finalità di gestire l’attività relativa ad un settore strategico di pubblica utilità, come quello delle telecomunicazioni, in modo diretto ed efficace, di perseguire un costante aggiornamento delle tecnologie più avanzate, ed altresì di garantire la sicurezza delle telecomunicazioni anche in settori strategici. Più nello specifico, una società col compito di progettare, realizzare, gestire, integrare e manutenere reti e sistemi di telecomunicazioni, informatici, elettronici, e in genere di soluzioni ICT; commercializzare alle imprese di servizi accreditati le reti, realizzare e/o approvvigionare dei mezzi necessari allo svolgimento delle predette attività e di quelle connesse; svolgere tutte le attività per la gestione della sicurezza delle reti, ivi compresa l’eventuale assunzione di competenze di Ente Certificatore per i servizi elettronici di recapito certificato qualificato. In estrema sintesi la Newco avrà il compito di realizzare e gestire, dal punto di vista tecnico, commerciale ed evolutivo, la rete di telecomunicazioni dello Stato (rete mobile e Internet). Tuttavia, seguendo il concetto per cui la proprietà della rete deve essere assolutamente pubblica, il Decreto indica chiaramente che l’infrastruttura è ceduta in proprietà a titolo gratuito all’Azienda Autonoma di Stato per i Servizi Pubblici che ne consente comunque l’utilizzo senza limitazioni alla Public NetCo per il con-

seguimento dell’oggetto sociale. Public NetCo, in quanto società privata e secondo le logiche del diritto privato, si doterà delle necessarie risorse umane per gestire i compiti assegnatigli, essendo colei che si interfaccerà con gli operatori privati, fissi e mobili, che utilizzeranno la rete dello Stato e dovendo quindi fornirgliela a un prezzo che consenta profitti e rientro degli investimenti all’AASS, oltre a garantirne ovviamente sempre la perfetta efficienza e funzionalità e ad occuparsi della sicurezza delle reti: questioni estremamente rilevanti che richiedono alte professionalità, da reperire se necessario anche all’esterno della Repubblica. Il secondo tema affrontato dal DD è quello della realizzazione di una Authority per le Telecomunicazioni, con funzioni di regolazione, controllo, garanzia e tutela nel settore delle telecomunicazioni, di interesse pubblico; di assicurare che i servizi pubblici vengano forniti secondo i principi di qualità, economicità ed universalità per gli utenti e le imprese nonché di realizzare la corretta competizione degli operatori sul libero mercato e tutelare il pluralismo e le libertà fondamentali dei cittadini nel settore delle telecomunicazioni. L’Autorità ICT, costituita da 3 membri, si occupa di tutti i sistemi di Tlc costituiti dai dispositivi infrastrutturali materiali e immateriali, dalle reti fisse, mobili o a mezzo etere, del piano Nazionale delle radiofrequenze atte all’espletamento della produzione di servizi ICT.

San Marino FIXING settimanale di informazione economica, finanziaria e politica Direttore responsabile Alessandro Carli a.carli@fixing.sm Redattore Daniele Bartolucci d.bartolucci@fixing.sm Responsabile commerciale Roberto Parma 339.8016455 roberto.parma@fixing.sm Per la pubblicità su Fixing 0549.873925 commerciale@fixing.sm

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E ditoriale

L’unica strada per evitare la Patrimoniale è recuperare risorse con la spending review Segue dalla prima

(...) prevedibile che le patrimoniali diventino permanenti. L’unica strada per evitarle è recuperare risorse con una rigorosa spending review e se si vogliono au-

mentare le entrate, queste devono arrivare dallo sviluppo. Per la crescita, semmai, servirebbero interventi straordinari. Piuttosto sarebbe opportuno mettere in campo vere politiche dedicate

alla crescita. Favorire cioè lo sviluppo del Paese attraverso l’attrazione di nuove attività imprenditoriali e la conseguente implementazione dell’occupazione. Alessandro Carli

Radio 24 News - “24Mattino”

Vincenzo De Luca: “Non servono nuovi termovalorizzatori” Radio 24 Il Sole 24 Ore www.radio24.ilsole24ore.com

“Io non ho nessuna preclusione ideologica sui termovalorizzatori. Anzi abbiamo approvato un nuovo piano per la gestione dei rifiuti per rendere autonoma la Regione Campania come è doveroso fare”. Così il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. “Non prevediamo altri termovalorizzatori ma per ragioni economiche e funzionali. Siccome in questi anni è diminuita la produzione di rifiuti ed è aumentata – si è chiesto De Luca a Radio 24 - la raccolta differenziata, quali materiali dovrebbero lavorare i 5 termovalorizzatori?”. “Matteo Salvini sui termovalorizzatori…” “Siamo di fronte a una cialtronata propagandistica. Mi spiegate cosa è successo questa settimana per giustificare questa polemica sugli inceneritori? La mia domanda a Salvini è questa: se sei convinto che servono cinque termovalorizzatori, nomina domani mattina cinque commissari e falli. Così si fa nei paesi seri”. Lo ha detto il Presi-

dente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. “Se dici che servono cinque termovalorizzatori e non fai un accidente di niente – ha chiesto ancora De Luca al vicepremier Matteo Salvini - stai facendo propaganda e stai danneggiando la Campania”. “Terra dei fuochi in Campania?” “Vengono a Caserta a fare che? A dire che esiste la terra dei fuochi?”. Lo ha detto il governatore della Campania, Vincenzo De Luca a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24 parlando della firma al Protocollo d’intesa per una azione urgente nella terra dei fuochi, che ha siglato a Caserta il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. “Quella terra dei fuochi – ha aggiunto De Luca a Radio 24 - oggi è in 100 realtà del Nord. Non più di qualche settimana fa abbiamo visto roghi alla periferia di Milano che sono durati giornate intere. Allora che diciamo che c’è anche lì la terra dei fuochi. Questo è un altro

problema. E’ la delinquenza che va a bruciare rifiuti che sono scarti della lavorazione industriale e questa è competenza del Governo”. “Sostegno a Minniti, uomo del Sud” “Sostengo Minniti, uomo del sud, che si è caratterizzato per il lavoro e su un tema ostico per la sinistra come quello della sicurezza che per me è decisivo”. Lo ha detto il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, a 24Mattino di Maria Latella e Oscar Giannino su Radio 24. “Il rinnovamento del partito – ha proseguito De Luca a Radio 24 - si fa su due obiettivi: il lavoro e la sicurezza. Se non siamo in grado di parlare in maniera persuasiva di questi due temi ce ne andiamo a casa tutti quanti e sarà giusto andare a casa”.


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Stop inaspettato per la fatturazione elettronica, che dovrebbe diventare operativa – utilizziamo a questo punto il condizionale - dal 1 gennaio 2019. In Italia difatti il Garante della privacy, attraverso un provvedimento inviato all’Agenzia delle Entrate a metà novembre, l’ha di fatto “bocciata” in quanto, scrive la stessa Autorità, “comporta un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmente relativo a ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, sproporzionato rispetto all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito”. Il Garante per la protezione dei dati personali ha avvertito l’Agenzia delle entrate che il nuovo obbligo della fatturazione Per questo motivo ha chiesto all’Agenzia di far sapere con urgenza come intenda rendere conformi al quadro normativo italiano ed europeo i trattamenti di dati che verranno effettuati ai fini della fatturazione elettronica. Il nuovo obbligo di fatturazione elettronica - esteso a partire dal 1 gennaio 2019 anche ai rapporti tra fornitori e tra fornitori e consumatori presenta, secondo il Garante, un rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati, comportando un trattamento sistematico, generalizzato e di dettaglio di dati personali su larga scala, potenzialmen-

P olitica

F isco

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I trattamenti dei dati previsti dal 2019 possono violare la normativa sulla loro protezione

“La fatturazione elettronica dovrà essere modificata” Il Garante della privacy ha fatto recepire all’Agenzia delle Entrate un provvedimento

te relativo ad ogni aspetto della vita quotidiana dell’intera popolazione, sproporzionato rispetto all’obiettivo di interesse pubblico, pur legittimo, perseguito. Entrando nel merito del nuovo sistema di e-fatturazione il Garante ha rilevato una serie di criticità. In primo luogo, l’Agenzia, dopo aver recapitato le fatture in qualità di “postino” attraverso il sistema di

interscambio (SDI) tra gli operatori economici e i contribuenti, archivierà e utilizzerà i dati anche a fini di controllo. Tuttavia non saranno archiviati solo i dati obbligatori a fini fiscali, ma la fattura vera e propria, che contiene di per sé informazioni di dettaglio ulteriori sui beni e servizi acquistati, come le abitudini e le tipologie di consumo, legate alla fornitura di servizi ener-

Maria Beccari si dimette: il nuovo Capitano di Castello di Città diventa Tomaso Rossini La Giunta di Castello della Città di San Marino informa che “al 31 Ottobre il Capitano di Castello Maria Teresa Beccari, eletta Capitano di Castello nelle elezioni amministrative del 30 Ottobre 2014, con la presente, ha rassegnato le proprie dimissioni da tale incarico per motivi strettamente personali, anche se con sincero rammarico”. Il nuovo Capitano di Castello è Tomaso Rossini, secondo per numero di voti ricevuti nel 2014 per le elezioni delle Giunte. L’ormai ex Capitano di Castello ringrazia “per l’onore ricevuto di avere potuto rappresentare il proprio Paese nelle attività Istituzionali e di aver rappresentato i Concittadini nelle loro istanze e nelle loro volontà. Un incarico, quello del Capitano di Castello di cui si è sentita onorata, che ha svolto

con impegno e serietà. In questa occasione, desidera ringraziare i colleghi di Giunta che pur provenendo da liste differenti hanno saputo collaborare ad un unico e comune obiettivo: il benessere dei cittadini e il decoro del Castello”. Inoltre Maria Teresa Beccari “vuole rivolgere con gratitudine un grande e affettuoso ringraziamento ai concittadini per la stima, la fiducia, la collaborazione, l’amicizia che le hanno dedicato e dimostrato in questi anni”. Ringrazia gli Ecc.mi Capitani Reggenti per gli incontri semestrali e per le belle iniziative che hanno promosso, a favore dei cittadini, con la collaborazione delle Giunte”. Ringrazia inoltre “i Segretari di Stato che si sono succeduti, il personale e i collaboratori delle Segreterie per l’ascolto e l’aiuto dedicato alla Giun-

ta di Castello nelle varie occasioni. Infine ringrazia “i direttori delle Aziende di Stato e tutto il personale per la preziosa collaborazione al fine di rispondere alle esigenze del Castello”. In questi anni, “quale Capitano di Castello”, queste le sue parole, “ho cercato di svolgere il mandato che mi è stato affidato, rispettosa delle Istituzioni, con serietà ed impegno, sperando di esserci in parte riuscita”.

getici e di telecomunicazioni (es. regolarità nei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti), o addirittura la descrizione delle prestazioni sanitarie o legali. Altre criticità derivano dalla scelta dell’Agenzia delle entrate di mettere a disposizione sul proprio portale, senza una richiesta dei consumatori, tutte le fatture in formato digitale, anche per chi prefe-

rirà comunque continuare a ricevere la fattura cartacea o digitale direttamente dal fornitore, come garantito dal legislatore. Ulteriori problemi pone il ruolo assunto dagli intermediari delegabili dal contribuente per la trasmissione, la ricezione e la conservazione delle fatture, alcuni dei quali operano anche nei confronti di una moltitudine di imprese, accentrando enormi masse di dati personali con un aumento dei rischi, non solo per la sicurezza delle informazioni, ma anche relativi a ulteriori usi impropri, grazie a possibili collegamenti e raffronti tra fatture di migliaia di operatori economici. Anche le modalità di trasmissione attraverso lo SDI e gli ulteriori servizi offerti dall’Agenzia (come la conservazione dei dati) presentano criticità per quanto riguarda i profili di sicurezza, a partire

dalla mancata cifratura della fattura elettronica, tanto più considerato l’utilizzo della PEC per lo scambio delle fatture, con la conseguente possibile memorizzazione dei documenti sui server di posta elettronica. Una preventiva consultazione dell’Autorità, peraltro stabilita dal previgente Codice privacy e dal nuovo Regolamento Ue, avrebbe potuto assicurare fin dalla progettazione l’avvio del nuovo sistema con modalità e garanzie rispettose della protezione dei dati personali, introducendo misure tecnico organizzative adeguate in tutta la filiera del trattamento dei dati personali per la fatturazione elettronica. Il provvedimento del Garante è stato inviato anche al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro dell’economia e delle finanze per le valutazioni di competenza. AC


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Nel mirino ci sono i tagli agli stipendi pubblici e le tassazioni dei pensionati

Natale di protesta: si va allo sciopero generale Scontro infinito con il Governo, la CSU pronta alla mobilitazione “Roviniamogli il Natale”. E’ questo lo slogan che serpeggia nel mondo sindacale all’indomani della presentazione delle linee della prossima Legge di Bilancio da parte del Governo. L’idea è quella di una “mobilitazione generale”, ovvero un altro sciopero che blocchi il Paese. Resta a quanto pare solo da fissare la data, ma strategicamente dovrebbe essere nella settimana antecedente il Natale, appunto, quando la politica sarà più impegnata a completare il testo tra la prima e la seconda lettura (arriverà in Aula la prossima settimana infatti), ma anche famiglie e imprese saranno più impelagate nei preparativi per la pausa di fine anno. I punti critici: stipendi pubblici e pensioni Sono “tre i punti sotto accusa”, hanno riepilogato i segretari della Centrale Sindacale Unitaria , Giuliano Tamagnini (CSdL) e Gianluca Montanari (CDLS) all’Assemblea degli attivi: “Il taglio unilaterale agli stipendi pubblici, la decurtazione indistinta della no tax-area delle pensioni e il mancato trasferimento dello Stato di CIRCA 30 milioni di euro ai Fondi pensione, restituendone 19 in 10 anni senza interessi”. L’altro tema, non nuovo, è il mancato confronto. Nonostante gli incontri “è un confronto - ha sottolineato Montanari - che non ha mai assunto il valore del negoziato. Purtroppo da parte del Governo non c’è mai stata la volontà di stringere un patto sociale con il sindacato per affermare il valore dell’equità e affrontare uniti le emergenze del Paese. Anzi, con la Legge di Bilancio assistiamo al solito e vecchio tentativo di dividere il mondo del lavoro mettendo i lavoratori privati contro quelli pubblici e i giovani contro i pensionati ”. Sulla stessa lunghezza d’onda Tamagnini, che ha puntato il dito contro una impalcatura della Finanziaria a senso unico: “Come è già successo in passato, anche stavolta il Governo ha scelto la scor-

ciatoia di fare cassa sulle spalle dei lavoratori e dei pensionati. Siamo di fronte a una Legge di Bilancio che non fa chiarezza sui numeri

del dissesto di Cassa di Risparmio, non destina un euro agli investimenti, non contiene concrete iniziative per combattere la diffusa evasio-

ne fiscale , ma scavalca i diritti contrattuali e impone sacrifici in una unica direzione”. Numerosi gli interventi dei delegati sindacali che

hanno posto l’accento sul “mancato cambio di rotta” sul fronte dell’equità e sull’assenza di seri e concreti progetti finalizzati all’emer-

sione di tutti i redditi. Anche per questo i segretari della CSU al tavolo del confronto hanno più volte rimarcato che “il mondo del lavoro è da sempre disponibile a fare la propria parte per risanare i conti dello Stato e rilanciare il Paese, ma alla condizione di aprire una vera stagione negoziale e di riforme, capace di chiamare tutte le categorie economiche alle loro responsabilità” Il Governo ha invece scelto la strada di “imbrigliare il dialogo sociale dentro il percorso obbligato della Legge di Bilancio e imporre tagli agli stipendi pubblici che partono da 1,5% per chi percepisce 1500 euro lordi per arrivare al 7% per gli stipendi più alti, mortificando ancora una volta la dignità di chi lavora e il valore del contratto, il cui rinnovo è fermo ormai da 10 anni. Siamo insomma di fronte all’ennesimo prelievo forzoso e a una palese violazione dei diritti contrattuali”. Stesso copione sulle pensioni: “Imboccata la strada del rinvio della riforma dell’IGR, l’Esecutivo preferisce decurtare senza nessuna gradualità sulla fascia esente dei pensionati con un taglio secco del 13%, equiparandola così alla no tax-area dei lavoratori dipendenti”. Irricevibile per la CSU “l’ennesimo mancato trasferimento dello Stato di circa 30 milioni di euro ai fondi pensione, con la proposta di una restituzione decennale di 19 milioni al fondo dei lavoratori dipendenti. Si tratta di una manovra che va a incidere la riserva tecnica dei fondi e scarica i problemi sulle future generazioni”. L’Assemblea dei delegati ha così deciso all’unanimità di “alzare il livello della mobilitazione e indicare il mese di dicembre come il periodo in cui concentrare specifiche iniziative di protesta anche di categoria, l’apertura di un ciclo di assemblee zonali e arrivare allo sciopero generale prima di Natale”. Per il Governo la strada si fa ora più in salita che mai. Daniele Bartolucci


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di Daniele Bartolucci

Semplificare la vita alle imprese, perché possano investire le proprie risorse (e il loro tempo) in ciò che sanno fare meglio: lavorare e produrre. E’ questo l’obiettivo che ANIS da sempre pone tra le priorità della propria azione, ma anche per il Paese, con la consapevolezza che ciò si riflette positivamente sul reddito, quindi sui consumi e sul gettito fiscale. Questo obiettivo sembra essere oggi anche quello del Governo, che attraverso un Gruppo di Lavoro specifico ha formulato una serie di proposte volte a sburocratizzare e velocizzare diverse procedure riguardanti il rapporto tra Pubblica Amministrazione, imprese e cittadini. Sui singoli interventi, però, il confronto è aperto, ad esempio sulle Commissioni: se da un lato il Governo ha intenzione di ridurne il numero, anche eliminandone alcune, per ANIS è invece opportuno mantenerne altre, preservandone il ruolo di “seconda istanza” laddove ci siano norme complesse e possibili dubbi interpretativi da parte degli Uffici. Dal Doing Business alla competitività Proprio in queste settimane si sta discutendo dell’ultimo report Doing Business della Banca Mondiale: la posizione di San Marino, seppur lie-

B urocrazia

Piace anche il salto culturale dai controlli ex ante a quelli ex post. Dubbi invece sulle classificazioni d

Le proposte di semplificazione

C’è massima condivisione sullo scopo dei vari provvedimenti ipotizzati, come l’introduzione Ma anche qualche perplessità sui singoli interventi, in particolar modo sulla riduzione o el vemente migliorata rispetto agli anni precedenti (vedi Fixing nr. 41), non è ancora soddisfacente. Al di là della classifica, questo programma permette di evidenziare i settori dove il sistema Paese è poco competitivo e attrattivo: alcuni sono ambiti delicati, come l’accesso al credito (quindi banche e finanziarie), altri invece sono migliorabili con semplici norme, senza grandi e complicate riforme, che comunque vanno completate. Ed è su questi aspetti che punta anche ANIS, consapevole che la burocrazia tolga punti preziosi di competitività all’intero sistema, oltre al fatto che “da fuori ci guardano”, come ha detto qualcuno anche in questi giorni, e l’essere all’88esimo posto su 190 non è il miglior biglietto da visita per presentarsi all’estero. ANIS: “Condividiamo lo scopo di questa proposta” Come detto, ANIS ha sempre

F unzione Pubblica

stimolato il dibattito sul tema, facendo proposte e mettendo a disposizione tutta la competenza e l’esperienza derivante dall’operatività quotidiana sui vari mercati delle proprie aziende associate. Per questo l’Associazione, nella lettera inviata in questi giorni al Governo, non ha remore nel commentare subito che “condividiamo profondamente lo scopo perseguito dall’Esecutivo, in quanto riteniamo che la riduzione del numero di procedure, tempistiche e costi necessari per avviare un’attività di impresa nonché l’eliminazione di tutte le pratiche burocratiche da evadere nell’attività quotidiana delle aziende siano di primaria importanza per lo sviluppo dell’economia sammarinese. Così come condividiamo e sosterremo la volontà di rafforzare l’attività di controllo a posteriori eliminando tutte le verifiche ex ante”. Sui singoli interventi, però,

Attivato in via sperimenale il servizio online di prenotazione dei certificati La Direzione Generale della Funzione Pubblica informa che è stato attivato sul portale istituzionale www. sanmarino.sm il servizio on-line di prenotazione di certificati. Si può accedere al servizio, già attivo sul sito sanmarino.sm, direttamente in home page alla voce “Canali Tematici” cliccando su “Prenotazione certificati”. Su questa pagina si trovano anche tutte le specifiche di compilazione e le informazioni all’utenza. Il servizio “è attivato per consentire all’utenza di prenotare, mediante modulo informatico, le certificazioni rilasciate da Unità Organizzative della Pubblica Amministrazione. L’Unità Organizzativa emittente il certificato provvederà ad inoltrare all’indirizzo di posta elettronica indicato dal richiedente, comunicazioni elettroniche relative

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a: avvenuto ricevimento della prenotazione; avviso di giacenza delle certificazioni richieste e ritirabili presso la medesima UO ovvero presso l’ufficio postale selezionato all’atto della richiesta”. Si ricorda che “all’atto della prenotazione dovrà essere specificato il luogo di ritiro del certificato, che potrà essere l’ufficio che lo produce o uno degli Uffici Postali sul territorio sammarinese, i cui orari di apertura sono reperibili al sito www.poste.sm. Con tale servizio ci si propone al contempo di evitare all’utente di recarsi, in alcuni casi, presso gli uffici due volte, una per la richiesta e una per il ritiro, nonché di aumentare gli orari per il ritiro vista anche l’articolazione dell’orario di apertura degli uffici postali oltre i normali orari di funzionamento degli uffici pubblici”.

“Qualora la prenotazione di certificazione venga effettuata per conto di soggetto diverso dal richiedente”, specifica la Direzione Generale, “al momento del ritiro sarà necessario produrre in originale la delega con allegata copia di documento d’identità del soggetto cui si riferisce la certificazione”. Comunque, “il servizio è avviato in fase sperimentale e nei prossimi mesi ne verrà valutata l’efficienza e anche il gradimento da parte degli utenti. L’intento dell’avvio di questo servizio è agevolare sempre più la fluidità delle pratiche amministrative, anche in una ottica di sempre maggiore digitalizzazione della comunicazione PA sia verso l’interno che con l’esterno della struttura”. Tutto ciò “è in linea con l’attuazione delle linee di indirizzo per l’innovazione del Settore Pubblico Allargato”

auspica il confronto, perché non tutto è pienamente condivisibile. L’esempio sono le Commissioni: “L’ostacolo ad una maggior velocità ed efficienza all’attività amministrativa non è sempre rappresentato dalle Commissioni e dagli Organismi Istituzionali che intervengono sull’attività di impresa, ragione per cui riteniamo si debba procedere con la verifica puntuale, Commissione per Commissione, al fine di valutare e così distinguere quelle che svolgono un compito fondamentale apportando valido contributo da quelle superflue e quindi eliminabili”. “Commissioni, il ruolo di seconda istanza” Come noto, il Governo ha intenzione di eliminare diverse Commissioni, al fine di velocizzare le procedure. In linea di principio, anche ANIS è d’accordo: “L’ipotesi che in prima istanza siano i

U NAS

dirigenti delle varie UO a dover rispondere certamente favorirà un processo di responsabilizzazione e accelererà i tempi di risposta all’u-

tenza”. Ma “siamo perplessi per quanto riguarda l’ipotesi di una Commissione unica con composizione variabile, che

Confermato Pio Ugolini Segretario Generale Nominati anche due nuovi Vice Presidenti

Dopo l’assemblea generale, “in cui partecipazione, confronto, condivisione e spirito di appartenenza, hanno contraddistinto l’energia e il senso di appartenenza degli artigiani e PMI sammarinesi”, fanno sapere dall’Unione Artigiani, durante il Consiglio Direttivo di insediamento, presieduto dalla confermatissima Loretta Menicucci, “sono state desinate le figure per ricoprire le cariche previste dallo statuto”. “Visti i crescenti impegni nei tavoli di confronto e

la necessità operativa che porta UNAS ad affrontare a 360° le tematiche relative al mondo delle imprese e non solo, da questo triennio il Presidente ha richiesto di essere coadiuvato da due vice presidenti (Luigi Ceccoli e Riccardo Zonzini) oltre alla riconferma del Tesoriere (Maurizio Menicucci). Riconfermato all’unanimità Segretario Generale il dottor Pio Ugolini, il Consiglio, ai sensi dello statuto, ha designato altre tre persone scelte tra gli associati, per avvicinare giovani e donne

ad una partecipazione attiva e costruttiva nell’associazione per la crescita e la tutela della categoria”. “Questi tre anni appena conclusi “, aveva ricordato la Presidente Menicucci, “siano stati particolarmente difficili ed impegnativi” e “quello che rattrista è vedere come sempre tutti si scagliano verso le imprese, anziché essere grati degli sforzi che gli imprenditori, specialmente i piccoli imprenditori e gli artigiani fanno. Altroché critiche … ci dovrebbero dare la medaglia!”


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BAurocrazia ttualità

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dei codici ATECO, su cui gli Industriali chiedono grande attenzione per evitare disagi alle imprese

convincono ANIS, che rilancia

e della SCIA e del silenzio assenso e l’annunciata fine del regime delle “licenze a operare” liminazione delle Commissioni: “Va comunque preservato il loro ruolo di seconda istanza” Via libera a Scia e Silenzio Assenso Una delle proposte più innovative, che comporterà un cambio di passo per la Pubblica Amministrazione è l’introduzione del Silenzio As-

ci pare possa risultare di difficile attuazione, poco efficace e intempestiva, anche perché risulterebbe estremamente numerosa se si vuole garantire la partecipazione di tutti i soggetti interessati”. Inoltre, “riteniamo che le attuali Commissioni debbano quanto meno rimanere quali organi di seconda istanza (così come indicato anche dal Governo, ndr), al fine di evitare l’immediato ricorso giurisdizionale. La presenza delle parti sociali nelle diverse commissioni, infatti, rappresenta e ha sempre rappresentato non solo un valore di partecipazione, ma anche un contributo di competenza e professionalità”. Va da sé che una delle più importanti Commissioni per le imprese sia quella per il Lavoro: “In questa fase di transizione e di riorganizzazione dell’attuale Ufficio del Lavoro ed in futuro dell’Ufficio Attività Economiche, sarebbe opportuno che la stessa mantenesse tutte le proprie funzioni”. Senza dimenticare il Consiglio dei XII, per il quale ANIS condivide la visione del Gruppo di Lavoro: una profonda revisione dei suoi poteri, se non l’abrogazione stessa, nell’ambito dell’autorizzazione per l’acquisto dell’abitazione degli imprenditori non residenti.

senso, che vede favorevole anche ANIS, “per le ovvie ragioni di velocizzazione delle procedure ed anche per una maggiore responsabilizzazione dell’amministrazione”. Altra svolta epocale è l’intro-

duzione della SCIA, ovvero la Segnalazione Certificata Inizio Attività per l’Edilizia e per il Codice Ambientale. Anche in questo caso ANIS è favorevole, ma chiede garanzie che le autocertificazioni

non aumentino i costi per le imprese. Inoltre è opportuna la velocizzazione dei processi autorizzativi da parte della P.A. La cosa più interessante, comunque, è il salto culturale

insito nella SCIA, perché si passerà dalle verifiche prima dell’autorizzazione (i cosiddetti controlli ex-ante, che imbrigliano l’iniziativa imprenditoriale e spesso fanno perdere tempo prezioso a chi vuole avviare un’attività a San Marino) a quelli ex post, ovvero un sistema di controlli successivi. Il Governo e anche il gruppo di lavoro pare abbiano recepito questa necessità, ideando un insieme di interventi che responsabilizzi maggiormente i professionisti (maggiori compiti di certificazione) e gli imprenditori. In parallelo, c’è l’intenzione di eliminare il più possibile il passaggio in Commissioni, Comitati ed Istituzioni per l’autorizzazione, azzerando quelle sacche di discrezionalità che da tempo sono oggetto di valutazione critica da ogni punto di vista. “Addio licenze, ma si rivedano i codici ATECO” Un altro punto “rivoluzionario” per San Marino e su cui il Governo da tempo sta lavorando, è il superamento delle “licenze a operare”. Al vaglio un sistema alternativo alle licenze, basato sulla Comunicazione Unica: in pratica, per avviare un’impresa, l’interessato dovrà presentare allo Sportello Unico per le Imprese, per via telematica o su supporto informatico, la Comunicazione Unica per tutti gli adempimenti previsti, che varrà quale assolvimento degli stessi per l’iscrizione al registro delle imprese ed ha effetto, sussistendo i presupposti di legge, ai fini previdenziali, assistenziali, fiscali individuati tramite decreto, nonché per l’ottenimento del Codice Operatore Economico. Sarà quindi lo stesso Sportello Unico a rilasciare ricevuta quale titolo dell’immediato avvio dell’attività imprenditoriale, e ne darà notizia alle altre amministrazioni competenti. Per ANIS questo passaggio è condivisibile, ma deve essere accompagnato da “un’attenta revisione dei codici Ateco, il più possibile adeguata alle realtà imprenditoriali evitando che una classificazione statistica pregiudichi l’attività delle imprese”. L’evidenza del problema non è nuova: segnalazioni in tal senso sono arrivate da tempo e anche il Gruppo di Lavoro ne ha tenuto conto, ipotizzando una riforma complessiva in tempi celeri. Per le imprese significa avere una certezza in più e dei disagi in meno, l’auspicio di tutti è che si faccia bene e presto.


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Obiettivo 2020, Dubai. La Repubblica di San Marino parteciperà all’Esposizione Universale in programma negli Emirati Arabi Uniti dal 20 ottobre 2020 al 10 aprile 2021. Il Decreto Delegato del 13 novembre 2018 n. 143 stabilisce le disposizioni relative alla struttura e alle modalità organizzative e gestionali del Commissariato Generale del Governo. Il contributo finanziario per il Commissariato Generale per il 2018 è stato fissato in 100.000 euro con imputazione sul capitolo di spesa 1-11995 denominato “Oneri per la partecipazione all’Esposizione Universale di Dubai 2020” (Legge numero 104 di agosto del 2018). Su tale capitolo sono imputate anche le spese per le missioni e trasferte del Commissario Generale e del Vice Commissario Generale. Nella legge che approva il bilancio di previsione dello Stato per l’esercizio finanziario 2019 e il bilancio di previsione pluriennale per gli esercizi finanziari 2019-2021 sono stanziati sul medesimo capitolo gli oneri relativi alla partecipazione all’Esposizione Universale di Dubai 2020 di competenza degli esercizi finanziari 2019, 2020 e 2021. È dato mandato al Congresso di Stato di adottare, entro novanta giorni, apposito decreto delegato che disciplini la durata, l’articolazione e le modalità organizzative, gestionali e di funzionamento del Commissariato Generale, nonché i criteri di utilizzo delle risorse stanziate sul capitolo 1-1-1995 e il trattamento economico e normativo del Commissario Generale e del Vice Commissario Generale. Tale decreto potrà prevedere eventuali deroghe alle attuali procedure amministrativo-contabili. Sotto il profilo dell’organizzazione operativa (art. 5 del DD 143/2018), “il Commissariato si avvale del personale amministrativo e tecnico messo a disposizione dall’Agenzia per lo Sviluppo Economico – Camera di Commercio S.p.A., sia esso personale già alle dipendenze dell’Agenzia o reperito nella

E venti

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San Marino, negli spazi consentiti, potrà effettuare attività di vendita

Il Padiglione del Titano ad Expo di Dubai 2020 Definite le disposizioni per la struttura e le modalità organizzative

Amministrazione”. Per tutte le figure “è richiesta la conoscenza della lingua inglese almeno di livello B1, in base al quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza della lingua”. Padiglione San Marino Le funzioni L’art. 6 va a definire il Padiglione di San Marino, “la struttura espositiva con la quale la Repubblica di San Marino, nell’ambito degli spazi messi a disposizione dall’Organizzazione Expo 2020 e secondo le modalità previste dai regolamenti del Bureau International des Expositions e dei regolamenti speciali dell’Esposizione e dal Contratto di Partecipazione, si presenta all’Expo 2020” per declinare, attraverso un apposito allestimento, il proprio tema espositivo all’interno del tema princi-

pale dell’Esposizione Universale che è “Unire le menti, creare il futuro”, articolato nei sottotemi “Opportunità, Mobilità, Sostenibilità”. Nel Padiglione è previsto dall’Organizzazione Expo 2020 lo svolgimento delle eventuali attività di vendita. Sono assimilati al Padiglione anche gli ulteriori spazi commerciali che l’Organizzazione Expo 2020 può destinare per le vendite, pur se fisicamente separati dal Padiglione. Al Padiglione sono ricondotte tutte le attività predisposte dal Commissariato che hanno luogo o svolgimento negli spazi espositivi e commerciali dell’Expo 2020. Il Padiglione dipende dal punto di vista amministrativo e contabile dall’Agenzia attraverso la società di diritto emiratino. Al fine di poter svolgere le attività connesse alla partecipazione

della Repubblica di San Marino all’Expo 2020 e della conseguente gestione del Padiglione, ai sensi della legislazione degli Emirati Arabi

Uniti e dei regolamenti speciali e delle linee guida di partecipazione (art. 7), “l’Organizzazione Expo 2020 concede una licenza di società commerciale da utilizzarsi esclusivamente per le operazioni connesse alla partecipazione di San Marino all’Expo 2020”. La società di diritto emiratino (per brevità “Società EAU”), sarà gestita a livello amministrativo e contabile dall’Agenzia. La Società EAU sovrintende a livello amministrativo e contabile a tutte le attività legate alla partecipazione all’Expo 2020 che si svolgano nel territorio degli Emirati Arabi Uniti quali l’allestimento, la gestione e, al termine della manifestazione, lo smantellamento del Padiglione e di tutte le attività connesse ivi comprese la gestione del personale, delle vendite e gli eventi. La Società EAU nell’ambito

L ’evento in pillole

della propria gestione può dotarsi di specifici conti correnti in territorio emiratino. Attività di vendita del Padiglione Il Padiglione può effettuare, negli spazi consentiti ed autorizzati dall’Organizzazione, attività di vendita di materiale informativo della Repubblica di San Marino quali, a titolo esemplificativo libri, CD, DVD, foto, filatelia, e di gamme di prodotti regolamentati scelti fra monete, medaglie, prodotti tipici alimentari e non, artigianato, merchandising di padiglione. Tutti gli articoli posti in vendita devono essere previamente dichiarati ed autorizzati dall’Organizzazione Expo 2020 e sull’incasso sono corrisposte mensilmente delle royalty, con percentuali determinate dai regolamenti Expo 2020. Gli articoli e i prodotti di merchandising possono essere messi in vendita anche in territorio sammarinese, da parte dell’Agenzia, quale veicolo promozionale della partecipazione della Repubblica all’Esposizione Universale. Il Commissariato è autorizzato all’uso dello Stemma Ufficiale della Repubblica di San Marino per la produzione e realizzazione di materiale promozionale e merchandising, per omaggi e anche per prodotti da porre in vendita.

Sostenibilità, mobilità e opportunità: sono queste le sfide che dovranno essere vinte In programma dal 20 ottobre 2020 fino al 10 aprile 2021, l’Esposizione Universale di Dubai avvierà le celebrazione del Giubileo d’oro del Paese e sarà il trampolino di lancio per inaugurare una visione sostenibile e progressista per i prossimi decenni. Il tema Il tema scelto per l’Esposizione Universale di Dubai è “Unire le Menti, Creare il Futuro” e richiama lo spirito di collaborazione e cooperazione che ha portato gli Emirati Arabi Uniti al successo nell’esplorazione di nuovi percorsi di sviluppo e innovazione. Attraverso questo tema l’Esposizione Universale fungerà da catalizzatore, collegando le menti di tutto il mondo e ispirando i partecipanti a mobilizzarsi su sfide condivise.

Tre sottotemi Expo 2020 Dubai ha identificato tre sotto-temi intorno a cui la comunità globale si raccoglierà per siglare nuove collaborazioni, per trovare soluzioni a questioni fondamentali e lasciare il segno di una forte trasformazione sociale ed economica in tutto il mondo. Ecco quali sono: Sostenibilità (progresso e prosperità senza compromettere i bisogni delle generazioni future); Mobilità (sbloccare nuove possibilità per persone e comunità, contribuendo con successo al futuro); Opportunità (creare collegamenti più intelligenti e produttivi).

Center-Jebel Ali, situato nella zona adiacente al nuovo Aeroporto Internazionale Al Maktoum, il più grande scalo al mondo per numero di passeggeri (ben 160 milioni all’anno). La free-zone che circonderà il sito espositivo promette di essere servita dalla più innovativa rete di trasporti del pianeta e sarà divisa in sei distinti distretti (Distretto Aeronautico, Commerciale, del Golf, Logistico, Espositivo e Residenziale) più l’aeroporto e un Business Center destinato agli uffici di startup e grandi compagnie internazionali all’interno del Distretto Commerciale.

Un po’ di numeri L’area espositiva di Dubai 2020 sarà allestita in un nuovo quartiere fieristico, esteso su un’area di oltre 400 ettari, il Dubai Trade

Come arrivare Il sito dell’Esposizione Universale è equidistante dai centri di Dubai e Abu Dhabi, le città principali degli Emirati.


A ttualità

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La flower design: “Hanno addobbato la tavola in maniera impeccabile”

Un fior fiore d’artista nella “casa” dei VIP “Grande Fratello 3”, la lezione della sammarinese Mara Verbena I colori e la maestria della Repubblica di San Marino hanno impreziosito la casa più vista e spiata d’Italia. Nella puntata di sabato 17 novembre difatti la flower designer Mara Verbena è entrata nella struttura che ospita la terza edizione del “Grande Fratello VIP” a Roma. Dopo Sanremo, un reality. Com’è nato questo progetto? “In estate io e la scenografa del ‘Grande Fratello’ ci siamo sentite. Successivamente ho fatto una chiacchierata con gli autori del programma e mi è stato proposto di allestire una tavola con i assieme agli 11 concorrenti. Una decorazione floreale destinata a rendere bella ed elegante la loro cena del sabato sera. Un gesto forse in parte dimenticato, ma che sa dare quel tocco in più, specialmente in occasioni importanti. Ho proposto alcune tipologie floreali italiane, quasi a voler collegare e unire il mondo di vivai, serre e coltivazioni che impreziosiscono il Paese. Le

fronde verdi e i ranucoli sono arrivati dalla Liguria, da Sanremo, la ‘Riviera dei fiori’. Per le rose e le ortensie invece mi sono ‘fermata’ in Toscana, a Pescia e a Viareggio. I garofani e le orchidee sono partenopee, pugliesi, più precisamente di Lecce, le violaciocche e le sterlizie. Abbiamo iniziato con il coprire le sfere con le ortensie, poi le sterlizie e le rose per dare un tocco di colore. Ho spiegato poi qualcosa sul linguaggio dei fiori. ‘Quello che possono i fiori, poche altre cose lo possono fare, ricordatevelo sempre’ ho aggiunto”. Come hanno reagito? Si sono dimostrati all’altezza del compito? Insomma, non ci si improvvisa flower designer... “Sono stati tutti molto bravi, lo devo ammettere. Li ho seguiti come ‘tutor’, e hanno addobbato la tavola in maniera impeccabile. Tra le persone che hanno un piccolo ‘quid’ in più, Walter Nudo, lo chef Andrea e Silvia Provvedi (una delle due de ‘Le Do-

natella’, ndr). Per circa un’ora e mezza hanno realizzato le composizioni, giocando e divertendosi”. Mara Verbena è entrata nella casa assieme a una sua creazione… “Nella ‘mistery room’, in accordo con gli autori del programma, ho portato ‘Fior d’acqua’ (l’espositore refrigerato con il ricircolo continuo dell’acqua, che prolunga la vita dei fiori evitando lo stress termico tipico delle celle frigorifere, ndr), anche per velocizzare l’entrata dei fiori. Alla sera hanno cenato assieme alle creazioni”. Com’è la casa del “Grande Fratello” vista da dentro? Quello che arriva dalla televisione talvolta è “filtrato”... “Attorno alla trasmissione c’è grande curiosità. Da fuori si ha un’idea sbagliata, superficiale. Quando ti trovi dentro – preciso, la mia permanenza si è limitata a meno di due ore – capisci che è la situazione è molto più profonda: vivono senza orologio e senza poter avere notizie di

quello che succede nel mondo. A questo vanno aggiunti tutti i problemi di una convivenza ‘forzata’ in cui emergono i caratteri delle persone. Dal punto di vista psicologico non è semplice”. I fiori, in qualche modo, ingentiliscono non solamente l’ambiente ma anche le per-

sone. “Certamente, ma credo ci sia di più. Gli spettatori che seguono in televisione il ‘Grande Fratello VIP’ sono moltissimi, circa 6 milioni. Sabato scorso circa 6 milioni di persone hanno visto i VIP ma anche i fiori. Una platea importante che ha avuto l’op-

portunità di conoscere questo mondo un po’ meglio, e soprattutto le sue potenzialità decorative”. Il Festival di Sanremo. Qualche novità? “Anche per l’edizione 2019 farò parte dello staff addetto alle decorazioni floreali”. Alessandro Carli


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C ucina

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Per il 12esimo anno consecutivo anche lo chef sammarinese Luigi Sartini

I “tre stelle” Michelin dal 2019 saranno 10 Ultimo ad entrare nella top ten della Guida è Uliassi di Senigallia Nell’anno in cui l’omino Michelin festeggia il suo 120° compleanno, la nuova Guida Michelin Italia festeggia i ristoranti tre stelle con un voto pieno: 10. Il numero di ristoranti a tre stelle passa alla doppia cifra grazie al ristorante Uliassi, a Senigallia (AN). “Una storia, una passione, il mare. Da questo nasce una cucina che i fratelli Catia, in sala, e Mauro, lo chef, amano definire semplice e contemporanea. Vi convivono tecnica e tecnologia e una tradizione in continuo movimento, che si nutre dei loro viaggi e di tutto quello che li circonda. Il fascino di un mare sferzato dal vento si rispecchia nei piatti, di cui il pesce è l’ingrediente principe, ma co-protagonista a pieno titolo della loro sorprendente scena culinaria è la selvaggina. In un ‘posto pieno di energia, che è bello sempre’, un’esperienza memorabile, una cucina unica, che merita il viaggio, come richiedono le tre stelle Michelin” ha spiegato Sergio Lovrinovich, Direttore Guida Michelin Italia. I Magnifici… dieci Dieci è il numero perfetto che nelle nostre scuole denota l’eccellenza, nel calcio identifica la maglia più prestigiosa e nel linguaggio comune è espressione di massimo apprezzamento, per cui si parla di “magia del numero dieci”. La Guida Michelin Italia si merita un “bel 10”, perché tanti sono i ristoranti a tre stelle in questa edizione 2019. Nella 64a edizione della Guida, oltre alle nuovissime tre stelle Michelin che brillano sulla cucina dello chef Mauro Uliassi, dell’omonimo ristorante di Senigallia, confermano di avere una cucina che “vale il viaggio”, e quindi le tre stelle Michelin. Uliassi si aggiunge a “Piazza Duomo” ad Alba (CN), “Da Vittorio” a Brusaporto (BG), “St. Hubertus” a San Cassiano (BZ), “Le Calandre” a Rubano (PD), “Dal Pescatore” a Canneto Sull’Oglio (MN), “Osteria Francescana” a Modena, “Enoteca Pinchiorri” a Firen-

ze, “La Pergola” a Roma, “Reale” a Castel di Sangro (AQ). Le due stelle Michelin Sono 39 i ristoranti che “meritano una deviazione”, e quindi le due stelle Michelin, 318 invece i ristoranti dalla “cucina di grande qualità, che merita la tappa” (Una stella), 29 new entry. La regione più ricca di novità (5) al nord è il Piemonte, dove Antonino Cannavacciuolo si concede il bis di stelle a Torino, al “Cannavacciuolo Bistrot Torino”, con lo chef Nicola Somma, e a Novara, al “Cannavacciuolo Cafè & Bistrot”, con Vincenzo Manicone, mentre Enrico Bartolini aggiunge alla sua collezione una nuova stella, attribuita alla “Locanda del Sant’Uffizio Enrico Bartolini”, a Cioccaro di Penango (AT), con lo chef Gabriele Boffa. Molte le novità al sud, in particolare il ritorno della stella in Basilicata, a Matera, al ristorante “Vitantonio Lombardo”, e una nuova stella in Calabria al ristorante “Quafiz”, dello chef “Nino” Rossi, a Santa Cristina d’Aspromonte (RC). Nelle isole ritroviamo volti noti: in Sicilia, il tristellato Heinz Beck a Taormina (ME) conquista una stella al “St. George by Heinz Beck”, guidato dallo chef Giovanni Solofra, mentre in Sardegna, a Porto Cervo (SS), Italo Bassi riconquista la stella al ristorante “ConFusion Lounge”. Le stelle Michelin, regione per regione La Lombardia è la regione più stellata, 60 ristoranti. Il Piemonte riconquista la se-

conda posizione, con 45 ristoranti mentre la Campania si colloca al terzo posto del podio, con 43 ristoranti. A seguire il Veneto, a quota 39 e la Toscana, per un totale di 36 ristoranti. Cambio al vertice tra le province: Napoli conquista la vetta con 24 ristoranti, Roma passa in seconda posizione con 23 ristoranti stellati mentre Bolzano riconquista il terzo posto. Seguono Milano, con 18 ristoranti e Cuneo, a quota 17. “Anche quest’anno, le stelle che i nostri team di ispettori hanno attribuito a 367 ristoranti sono un indubbio riconoscimento della ricchezza e diversità regionale della gastronomia italiana, fatta di prodotti, territorio e genuinità. Ed è sempre appassionante vedere come gli chef e tutte le persone alla guida di questi ristoranti diano vita e linfa alla scena culinaria italiana, armonizzando rispetto delle tradizioni e innovazione” ha commentato Gwendal Poullennec, Direttore Internazionale Guide Michelin Tra le 30 novità stellate, è significativo il dato relativo ai giovani chef: 15 ristoranti sono guidati da giovani talenti che hanno un’età uguale o inferiore a 35 anni. Tra questi, 10 hanno un’età uguale o inferiore a 30 anni. La stella del Titano La guida più amata e apprezzata dagli amanti della grande gastronomia, conferma anche nella sua nuova edizione la “stella” riservata ai migliori chef dello “stivale”, a Luigi Sartini. Dodici anni

consecutivi rappresentano ulteriore premio e certificazione, della costanza e coerenza assoluta sempre offerte dalla cucina di Sartini e del suo ristorante. Riconoscimento che coinvolge anche l’altra metà di “Righi”, Fabio Rossi. La cifra gastronomica di Righi si traduce in piatti che attingono a piene mani dalla classicità e restano fe-

deli alle regole della tavola più affidabile e rassicurante, che chiede tempi lunghi e fondi, materie prime all’altezza e un’idea di artigianato che non media mai sulla “fatica” delle preparazioni. Il risultato è di grande qualità, sospeso tra una filiera di territorio e di stagione. “Tra i piatti trovo sempre convincente un classico della cucina di Sartini: il fois gras con cipolle di Tropea caramellate e maionese di fichi e zenzero – ha evidenziato una delle firme del giornalismo enogastronomico italiano, Giorgio Melandri -. Poi le zucchine al tartufo nero con uova di quaglia e sandwich alle olive nere. E ancora un meraviglioso risotto bianco con vongole veraci e una emulsione di olio evo, limone e aneto. Tra i secondi mi piace l’agnello in due servizi con cipollotti alla brace e jus al cardamomo”.

B ib Gourmand 2019

Z oom

Il valore economico

A guadagnarci di più non è chi raggiunge il top passando da una categoria all’altra, ma chi conquista per la prima volta la stella. L’ottenimento della prima stella – scrive ilgazzettino. it - varrebbe mediamente 212 mila euro. I ristoranti che passano alla seconda stella incrementerebbero il giro d’affari medio del 18,7% e del 25,6% chi arriva alla terza. Il fatturato medio di un ristorante monostellato è di poco superiore ai 700 mila euro; 1 milione e 120 mila per un bistellato; 1 milione e mezzo per il tristellato.

Mangiare bene a New York: tra i “consigli” anche “Una Pizza Napoletana” di Mangieri Con qualche giorno di anticipo rispetto all’assegnazione ufficiale delle ambite stelle, Michelin ha annunciato i 129 ristoranti della Grande Mela fregiati della distinzione “Bib Gourmand”, di cui 27 new entry. Creato nel 1997, il “Bib Gourmand” è un riconoscimento tanto apprezzato dagli chef quanto dai buongustai attribuito ad alcuni indirizzi per il loro ottimo rapporto qualità/prezzo; il menu è composto da due piatti, un dolce o un bicchiere di vino per un massimo di 40 dollari USA (tasse e mance escluse). Cinquanta stili di cucina faranno capolino nella guida Michelin New York City 2019, con un occhio di riguardo per il Medio Oriente (“Kubeh”), l’Italia (“Una Pizza Napoletana”), nonché la Thailandia (“Ugly Baby”). “Una Pizza Napoletana”

- si legge nella motivazione - “non è solo pizza a 360 gradi, ma anche ottimi antipasti e squisiti dessert, sebbene ben poche pizze possano competere con quelle di Anthony Mangieri. Gli ispettori si sono rallegrati del suo recente ritorno sulla costa orientale USA”.

Nata alla fine del XX secolo, la guida Michelin nasce con l’intento di fornire agli automobilisti - all’epoca happy few – uno strumento utile per reperire stazioni di servizio e meccanici, ma anche trattorie o piccoli ristorantini dove rifocillarsi durante il viaggio.


I mprese

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L’annuale indagine Confindustria sulle condizioni dell’occupazione nelle aziende associate ha registrato che nella prima metà del 2018 nell’industria in senso stretto il 63,7% dei lavoratori erano coperti da un contratto aziendale che prevede l’erogazione di premi variabili collettivi (l’82,5% nelle imprese con almeno 100 dipendenti). La contrattazione aziendale di contenuto economico è meno diffusa nei servizi, dove i lavoratori coperti erano il 45,3%. Oltre alla corresponsione di premi, il 15,8% dei contratti aziendali prevede la possibilità che questi siano convertiti in welfare. La diffusione di forme di partecipazione dei lavoratori agli utili è invece del 3,5% e quella di forme di coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del 4,1%. Il 57,6% delle imprese associate mette a disposizione dei propri dipendenti non dirigenti almeno un servizio di welfare. La forma più diffusa è l’assistenza sanitaria: 43,5% in media, 76,1% per le aziende industriali con 100 o più addetti. Tra le grandi imprese dell’industria, inoltre, 1 su 4 eroga somme e servizi di educazione, istruzione o ricreazione a favore di familiari dei dipendenti e 1 su 10 offre contributi per l’assistenza a familiari anziani o non autosufficienti. Si diffonde il lavoro agile: 1 azienda su 20 lo ha già introdotto e 1 su 10 lo ritiene un tema di interesse da affrontare. È ancora in prevalenza regolato solo da accordi individuali, ma in 1 caso su 4 ad essi si affianca già un trattamento da regolamentazione e/o contratto aziendale. L’incidenza delle ore di assenza sulle lavorabili nelle aziende associate è rimasta nel corso del 2017 sui livelli del 2016 (6,5% da 6,6%) e si è confermata più elevata nei servizi

I stat

La diffusione del welfare aziendale cresce con la dimensione dell’impresa

Premi collettivi per tre lavoratori su cinque Presentata l’indagine annuale di Confindustria sul lavoro del 2018

(7,6% contro il 5,9% nell’industria in senso stretto) e nelle imprese più grandi (7,3% in quelle con 100 e più addetti; 4,4% in quelle fino ai 15). Contratti aziendali nelle grandi imprese Secondo la rilevazione condotta tra marzo e maggio 2018, il 56,2% della forza lavoro delle imprese associate a Confindustria è coperto da un contratto aziendale che prevede l’erogazione di premi variabili collettivi. Ampie le differenze settoriali: tra le imprese dei servizi i lavoratori coperti sono il 45,3%, nell’industria al netto delle costruzioni il 63,7%. Il 21,3% delle aziende associate stipula tali contratti. La percentuale è più elevata per i dipendenti che per le imprese perché i contratti aziendali sono più diffusi tra quelle di maggiore dimensione. Nell’industria al netto delle costruzioni la quota con con-

tratto aziendale passa dal 10,4% tra le aziende fino a 15 addetti al 32,6% tra quelle con 16 addetti, raggiungendo il 73,1% tra quelle con 100 e più addetti. Premi collettivi per operai e impiegati Per il personale non dirigenziale, l’incidenza dei premi variabili collettivi sulla retribuzione annua complessiva è simile per operai e impiegati, rispettivamente pari al 3,4% e 3,5%, mentre tra i quadri scende al 2,7%. Nell’industria al netto delle costruzioni l’incidenza dei premi è mediamente più elevata che nei servizi e particolarmente alta nelle imprese oltre i 100 dipendenti: 4,8% per gli operai e 4,4% per gli impiegati. Non solo premi nei contratti aziendali Tra le imprese che applicano un contratto aziendale che prevede l’erogazione di un premio variabile collettivo,

L’indice della produzione nelle costruzioni aumenta del 2,7 per cento su base annua A settembre 2018 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni cresca dell’1,3% rispetto al mese precedente. lo comunica l’Istat nella nota flash di novembre. Il terzo trimestre 2018 si chiude positivamente, con un aumento dello 0,5% sul trimestre precedente. La crescita del trimestre luglio–settembre 2018 si osserva dopo un calo dello

0,9% registrato nel primo trimestre e un rialzo dello 0,7% nel secondo. Su base annua, a settembre 2018 l’indice della produzione nelle costruzioni corretto

per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 20 contro i 21 di settembre 2017) aumenta del 2,7%, mentre l’indice grezzo subisce una contrazione dello 0,9%. Nella media dei primi nove mesi del 2018 si osserva, rispetto all’anno precedente. un incremento tendenziale dell’1,5% per l’indice corretto per gli effetti di calendario e del 1,7% per l’indice grezzo.

nel 15,8% dei casi lo stesso contratto prevede anche la possibilità (su richiesta del lavoratore) che il premio sia convertito in welfare. L’opzione è più diffusa al crescere della dimensione aziendale: nell’industria in senso stretto è prevista dal 9,6% dei contratti in imprese fino a 15 dipendenti, dal 18,7% in quelle con 16 addetti e dal 30,5% in quelle con 100 addetti e più. La diffusione di forme di partecipazione dei lavoratori agli utili, sempre come previsione contenuta in un contratto aziendale, è invece del 3,5% e quella di forme di coinvolgimento paritetico dei dipendenti nell’organizzazione del 4,1%. Mentre la partecipazione agli utili ha una diffusione più omogenea per dimensione aziendale, il coinvolgimento paritetico nell’organizzazione tocca un picco del 6,1% tra le imprese industriali con 100 o più dipendenti.

Variegata l’offerta di benefit ai dipendenti Il 57,6% delle imprese associate a Confindustria eroga uno o più servizi di welfare ai propri dipendenti non dirigenti. Anche la diffusione del welfare è più elevata nell’industria e nelle imprese grandi. Come nel caso dei premi, la maggiore diffusione delle erogazioni di welfare nelle aziende di grande dimensione eleva la quota complessiva di lavoratori a cui tali servizi sono messi a disposizione. La forma più diffusa è l’assistenza sanitaria: quasi la metà delle aziende associate versa contributi in fondi integrativi (43,5%), principalmente in applicazione di quanto previsto dai contratti collettivi nazionali di categoria (37,7%). La diffusione della previdenza complementare è al 27,1%, anch’essa soprattutto in attuazione di CCNL (24,2%). Per entrambe le forme di welfare la percentuale di im-

C GIA di Mestre

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prese che le erogano ai propri dipendenti schizza tra quelle grandi, in particolar modo nell’industria (76,1% e 72,9% rispettivamente). Seguono le somministrazioni di vitto (per esempio tramite mense aziendali) e i fringe benefit (tra cui autovetture ad uso promiscuo o prestiti agevolati), messi a disposizione da circa una su 5 aziende (20,7% e 19,2%), in entrambi i casi principalmente per decisione unilaterale (12,7% e 15,9%). Per le somministrazioni di vitto non è trascurabile nemmeno la quota di aziende che ne includono la previsione in un contratto aziendale (4,8%). Somme e servizi con finalità di educazione, istruzione o ricreazione rivolti ai dipendenti sono erogati da un’azienda su 20 (il 5%), e una quota, seppur di poco, superiore li eroga a favore di familiari dei dipendenti (6%). Le percentuali si quadruplicano tra le grandi imprese. Mediamente al 7,7% (ma 18% tra le grandi imprese) la diffusione del “carrello della spesa”, un altro tipo di erogazione che offre un concreto sostegno al potere di acquisto dei dipendenti, ancor più se distribuito con accordi con specifici esercenti. Al 2,3% la diffusione di servizi di tra sporto collettivo (8,9% tra le grandi). Tra le imprese più grandi si registra anche l’incidenza più elevata della previsione di welfare da contratto aziendale. Concentrandoci sui tipi di benefit più diffusi, tra le imprese con 100 o più addetti, il 12% offre assistenza sanitaria integrativa prevista da contratto aziendale, il 10,5% previdenza complementare e il 18% qualche forma di vitto. Nel caso dei fringe benefit, invece, la previsione da contratto aziendale scende al 6%, perché di gran lunga prevalente rimane l’erogazione per decisione unilaterale.

Con uno spread sopra i 300 punti base più problemi per le PMI che per le famiglie Con uno spread sopra i 300 punti base, nell’economia reale dell’Italia sono più a rischio le imprese che le famiglie. A dirlo, attraverso una nota stampa, è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre che ha analizzato sia la situazione di liquidità delle imprese sia il peso dei titoli di Stato e il numero di mutui per l’acquisto della casa in capo alle famiglie. “Il costo del debito pub-

blico, con uno spread così alto, subisce un forte aggravio” ha commentato Paolo Zabeo. Se circa la metà delle imprese italiane (2,5 milioni) ha all’attivo poco meno di 681 miliardi di euro di prestiti bancari (impieghi vivi relativi al mese di giugno del 2018), per contro, solo il 9,3% delle famiglie (pari a 2,4 milioni) ha in essere un mutuo per l’acquisto

della prima casa e un altro 6,1 per cento (pari a 1,6 milioni di nuclei) detiene dei Titoli di Stato. Sulla base dei dati della Banca d’Italia (aggiornati al 31 dicembre 2017) si evince che l’ammontare dei Bot e dei Cct/ Btp in possesso delle famiglie è di 300 miliardi di euro, mentre l’indebitamento per mutui collegati all’acquisto dell’abitazione ammonta a circa 340 miliardi di euro.


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Fixing nr. 43: 23 novembre 2018  

San Marino Fixing è il settimanale di economia, finanza, politica e attualità di San Marino.

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