Anno XXXIII - n. 34 - 1,50 euro
E ditoriale L’Europa non aspetta San Marino
Il dibattito sull’Accordo con l’Unione Europea si è riacceso in questi mesi sulla spinta di un non meglio precisato quesito referendario, se non addirittura due quesiti. Considerato il fatto che sui trattati internazionali la legislazione sammarinese non permette di proporre dei referendum, la conclusione di queste iniziative è abbastanza ovvia e prevedibile. Ma se l’obiettivo dei proponenti è abbastanza irraggiungibile, ovvero far desistere il Governo, la maggioranza, le opposizioni, tutte le parti sociali ed economiche del paese e chi più ne ha più ne metta dal procedere con l’iter di approvazione e di ratifica, anche queste spinte portano un loro beneficio al Paese. Perché permettono di chiarire diversi aspetti e di ribadire concetti forse non chiari ai non addetti ai lavori. Concetti in realtà molto pratici e comprensibili da chiunque, se solo vengono posti nella giusta dimensione, senza infarcirli di luoghi comuni e mischiando normative interne all’Unione Europea (quindi riguardanti i soli Stati membri) con quelle del mercato unico europeo (quindi previste nell’Accordo di Associazione, magari già “trattate” con le relative deroghe a San Marino). La confusione infatti regna sovrana e per quanti chiedono di rallentare, molti, moltissimi lamentano l’enorme ritardo accumulato, a causa del quale ancora non c’è l’Accordo in vigore, con tutte le soluzioni che esso comporta a molteplici problematiche per chi quotidianamente opera sul mercato unico europeo. Una cosa è certa, l’Europa non aspetterà ancora che San Marino decida il suo futuro, ma andrà avanti e - qui la differenza - lo potrà fare anche senza San Marino. Daniele Bartolucci
Direttore Daniele Bartolucci
Venerdì 12 Settembre 2025
“IGR, prima i progetti poi cerchino le risorse”
S port
Sit Group vince il Giro del Monte
ANIS: “La riforma fiscale non può ricadere solo su una parte del Paese Si agisca su spesa corrente e su quanti versano poco o nulla all’erario” a pag.2
Eventi
La mostra che celebra l’Expo 2025
a pag.4
Economia
La riforma IGR così come impostata inizialmente, ma anche dopo i correttivi ipotizzati dal Governo non soddisfa affatto ANIS, la più importante associazione di categoria e che rappresenta le aziende che producono ricchezza e occupazione, ovvero quelle stesse imprese che rischiano di venire penalizzate direttamente e indirettamente dalla manovra da circa 20 milioni di euro che si sta discutendo. “Il punto di partenza”, spiegano i vertici ANIS, “sono proprio questi 20 milioni, che abbiamo chiesto di specificare a quali progetti per lo sviluppo serviranno. E sono realmente necessari, prioritariamente occorre agire sulla spesa corrente, poi, solo dopo su imprese e lavoratori, ma in maniera sostenibile equa ed equilibrata, non a carico di una sola parte del Paese”. Bartolucci alle pagg. 6-7
In crescita l’indice dei prezzi
a pag.9
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