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Rivista a distribuzione gratuita

RM

MAGAZINE

CARLO VERDONE il Re di Roma

A MODO MIO... omaggio a Lucio Dalla

ESTER VINCI

dalla fiction “Squadra Antimafia”

ARREDARE A COLORI

consigli per l’ufficio

RIO 2016

diario olimpico


DI O S COR ZIONE A M R O F

3921110090


RM Magazine: edito da RM, Via Giunio Bazzoni 15, Roma 00195 Direttore responsabile: Giovanni Accolla Direttore editoriale: Rolando Frascaro Grafica e foto: Massimiliano Correa Redazione: Via Giunio Bazzoni 15, Roma 00195 Contatti: 3393064971; rmmagazinemese@gmail.com Marketing e pubblicità: 3393064971; rmmagazinemese@gmail.com Stampa: Graffietti, SS 71 Umbro Casentinese km.4,5 01027 Montefiascone (VT) Reg. stampa Tribunale di Roma 10/2016 del 21/01/2016

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La nostra rivista è distribuita in tutta Roma in locali, negozi, ristoranti, bar, apericlub e sale di aspetto.

Hanno collaborato: Federico Vespa Roberto di Mario Rolando Frascaro Massimiliano Correa Bruno Lanzone Sabrina Musco Camilla Gullà Luigi Procopio Marco Tassello Federica Cimetti Franca Mima Angerlis Casado Umberto Antonini Anna Meronzi Alessandra Grassi Alice&Brando Foto copertina: Agenzia A3

RM Magazine Mese

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L’Editoriale

A volte ritornano. Settembre invece, ritorna sempre. E lo so che lo odiate, perché vuol dire tornare al lavoro, ai problemi della vita quotidiana, alla tran tran di tutti i giorni. Ma un pò lo amate anche, siate sinceri. Perché dopo tanto viaggiare, dopo tanto caldo e sole e giornate senza far niente, in fondo in fondo vi cominciava a mancare Roma .E’ un po’ il problema e insieme la magia di questa signora antica che è la nostra città. Un elastico. Ci spinge lontano per poi riportarci da lei. E allora facciamo così. Teniamoci i ricordi dell’estate ben stretti, non facciamo che diventino soltanto un pò di sabbia in fondo allo zaino, qualche foto sul cellulare, una calamita sul frigo o, per i più fortunati, un amore iniziato e già finito. Facciamo che si mescolino alla vita di tutti i giorni. Che formino una miscela. Come quella che si metteva nei vecchi motorini degli anni 80 e con i quali era ancora più facile scappare dal traffico della città. E allora benvenuta primavera. E bentornati, voi, i nostri lettori. La nostra miscela, la nostra forza. Buona lettura!

di Rolando Frascaro


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Arredamento i colori dell’ufficio

4 Carlo Verdone il Re di Roma

30 Camilla’s Secrets moda e tendenze

26 Bentley comfort e lusso

34 Cinema Cult: Roma a mano armata

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Cyndi Lauper in concerto a Roma

Nancy la modella del mese

14 Ester Vinci intervista esclusiva ad una delle protagoniste di “Squadra Antimafia”

50 Fumetti: supereroi in classifica

68 Rio 2016 diario olimpico

40 Lucio DAlla la sua vita, le sue canzoni....


Carloil ReVerdone di Roma A cura di Anna Meronzi Foto: Agenzia A3

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Carlo Verdone un artista nato. Cresciuto in una famiglia dove si dava del tu all’arte, nel vero senso della parola. Roberto Rossellini, Vittorio De Sica , Pier Paolo Pasolini, Federico Fellini, Franco Zeffirelli, Michelangelo Antonioni erano volti familiari per suo padre, Mario Verdone, docente di storia e critica del cinema ed esperto di avanguardie artistiche e per Carlo, bambino. Un predestinato? Forse. Certo sorprende e diverte sapere che, per puro caso durante i primi anni della sua infanzia, suo dirimpettaio fosse Alberto Sordi, il grande e acclamato attore romano di cui più volte è stato considerato erede: per la naturale e innata comicità, per la capacità di osservare il reale e i tanti tipi umani che la popolano, dei quali entrambi ci restituiscono delle caricature, frutto anche di una spontanea propensione dei romani allo sfottò. Cinico e impietoso Sordi, umano e affettuoso Verdone. “Io imito le persone alle quali voglio bene, le persone che mi stanno antipatiche non le riesco a imitare ... gli odiosi non mi verranno mai, non ci perdo nem-

meno tempo”, dichiara lui stesso nel documentario Carlo! di Fabio Ferzetti e Gianfranco Giagni (2013) . Dopo alcune esperienze come attore con il Gruppo universitario teatro Arte diretto dal fratello Luca, sono proprio le imitazioni a fare inizialmente la sua fortuna. Un talento prima esercitato in famiglia e con i compagni del Liceo Nazareno di Roma ( tra i quali ricordiamo c’era anche Christian De Sica), poi affinato grazie a un corso di animatore di marionette presso la straordinaria Maria Signorelli e la sua Opera dei burattini. La svolta arriva con la televisione. Notato dal critico Cordelli in un piccolo teatro romano, il teatro Alberichino, dove il ventisettenne Carlo si esibiva nello spettacolo “Tali e Quali” interpretando 12 personaggi diversi, viene chiamato a partecipare a un nuovo varietà televisivo dove darà prova del suo virtuosismo. E’ il 1977 e il programma è NON STOP di Enzo Trapani, con lui farà il suo esordio, una schiera di nuovi comici, dai Gatti di Vicolo Miracoli (Jerry Calà, Franco Oppini, Nini Salerno, Umberto Smaila) a La Smorfia (Lello Arena, Enzo De Caro, Massimo Troisi), Enrico Beruschi, Marco Messeri. Già dalle prime puntate il successo è travolgente, tutti lo vogliono, chiamano produttori, registi e infine arriva la telefonata che cambia la vita. Dall’altra parte del filo non uno qualunque. Un mostro sacro, una leggenda, un maestro : Sergio Leone. Gli propone inizialmente un ruolo come attore per un film che voleva produrre, poi lo spinge a scrivere da solo il soggetto e a dirigere lui stesso il film. Carlo non è uno sprovveduto, una laurea in Lettere e un diploma di regia cinematografica al Centro Sperimentale di Cinematografia (1972-74) durante la presidenza di Roberto Rossellini. Il saggio con cui si diploma è intitolato ‘’Anjuta’’, liberamente tratto da una novella di Cecov, con la partecipazione di Lino Capolicchio (all’epoca gia’ attore affermato), Christian De Sica, Giovannella Grifeo e Livia Azzariti. “Verdone sa usare la macchina da presa ne conosce il linguaggio di base e sa metterla al servizio della storia e non solo dell’attore come faranno invece i suoi colleghi [….] La regia cinematografica non è per lui un valor e

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aggiunto, ma un elemento portante e ordinatore […..] Rispetto a tutti gli altri attori-registi Verdone possiede un livello di competenze iniziali che non trovano confronti”. Queste le lusinghiere parole di Gian Piero Brunetta contenute nel volume “Il cinema italiano contemporaneo” con le quali commenta il suo esordio alla regia. Nascono così prima Un sacco bello (1980) e poi Bianco Rosso e Verdone (1981), di cui è autore del soggetto e della sceneggiatura, regista e protagonista. Il ghiaccio è rotto, il pubblico è entusiasta, i critici lo osannano, eppure la paura di essere solo una meteora nel panorama del cinema italiano si insinua e turba l’ansioso Carlo, ma puntuale giunge anche l’occasione di dimostrare le sue indubbie qualità autoriali. Il produttore Cecchi Gori lo cerca per produrre un film, non a episodi ,non con i personaggi che lo hanno reso celebre. Parafrasando il titolo del film di un altro suo illustre collega, l’indimenticabile Massimo Troisi, Verdone “ricomincia” dal terzo film, Borotalco (1982) affiancato questa volta e per la pri-

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ma volta da un personaggio femminile coprotagonista, Nadia Vandelli, l’aggressiva e stralunata venditrice porta a porta di enciclopedie musicali e fan irriducibile di Lucio Dalla, interpretata dall’esuberante Eleonora Giorgi. Il rapporto con le donne, con le attrici è un altro tema interessante da esplorare. Hanno recitato al suo fianco alcune delle attrici più importanti del nostro cinema: Ornella Muti (Io e mia sorella; Stasera a casa di Alice), Elena Sofia Ricci (Io e mia sorella), Nancy Brilli (Compagni di scuola), Margherita Buy (Maledetto il giorno che ti ho incontrato; Ma che colpa abbiamo noi), Claudia Gerini (Viaggi di nozze; Sono pazzo di Iris Blond; Grande, Grosso e Verdone), Veronica Pivetti (Viaggi di Nozze) Laura Morante ,Stefania Rocca, Gabriella Pession (L’amore è eterno finché dura), Francesca Neri (Al lupo,al lupo), Asia Argento (Perdiamoci di vista), Micaela Ramazzotti (Posti in piedi in Paradiso), Regina Orioli (Gallo Cedrone), Anita Caprioli (Ma che colpa abbiamo noi), Laura Chiatti (Io, loro e Lara), Paola Cor-

tellesi (Sotto una buona stella). A tutte è dedicato un caloroso ringraziamento che si può leggere sul sito del regista (carloverdone.it): ”La mia più grande soddisfazione oggi è quella di aver scoperto, rigenerato od esaltato tante delle mie attrici. Attrici alle quali devo dire grazie per avermi dato il privilegio di lavorare con loro. Quasi tutte, con la mia regia, hanno ottenuto premi e riconoscimenti prestigiosi. E per me questa è una gioia impagabile, perché prima della cura del mio ruolo, in ogni mio film, viene l’attenzione massima per loro[…]Una cosa mi piacerebbe che si ricordasse di me? Che sono stato il regista ,dalla fine degli anni 70 ad oggi, che forse più di ogni altro ha amato ed esaltato le sue attrici”. Non un mattatore, ma un attore generoso e altruista che all’occorrenza sa divenire “una spalla” per valorizzare i suoi partner sul set. Il film Borotalco fuga ogni eventuale dubbio sul suo futuro, afferma e conferma le sue doti attoriali e registiche e pur giocando ancora in questo e nel film successivo, Acqua e sapone, sul doppio e sulla maschera, si


attenua il gusto macchiettistico e si approfondisce il discorso psicologico virando verso una vena di pessimismo malinconico. Si ride, ma in modo amaro. Ecco che Carlo Verdone si inserisce nel solco tracciato dai padri e maestri della commedia all’italiana: Dino Risi, Mario Monicelli, Pietro Germi. Quest’ultimo in particolare e, per sua stessa dichiarazione, è un’ispirazione per la capacità di fotografare in modo ironico e graffiante i costumi dell’Italia dell’epoca e per l’abilità di creare film corali dove le figure secondarie sono ben delineate e non abbozzate. Questa lezione è certo alla base del film Compagni di scuola (1988) dove un gruppo di ex compagni di liceo si ritrova a distanza di 15 anni rivelando dietro un’ apparente complicità, cinismo e ipocrisia, dietro successo e estroversione, solitudine e angoscia. Negli anni novanta realizza alcuni lungometraggi che possiamo definire della maturità artistica in cui si delineano in modo più preciso i contenuti che vuole esprimere. Con Stasera a casa di Alice, Maledetto il giorno che ti ho incontrato, Perdiamoci di vista, Al lupo al lupo e il fortunatissimo Viaggi di nozze si conquista l’affetto del pubblico e anche l’apprezzamento e la stima degli addetti ai lavori. Le sue qualità di recitazione, di regia e di scrittura non passano inosservate. Riceve il premio David di Donatello per la migliore sceneggiatura

per “Io e mia sorella” e “Maledetto il giorno che ti ho incontrato” e il David come miglior regista per “Perdiamoci di vista”. Gli anni duemila non si aprono nel segno del grande successo di critica e pubblico a cui è ormai abituato. C’era un cinese in coma (2000) con il bravo Giuseppe Fiorello, viene accolto freddamente. Con umiltà capisce che è il momento di prendersi una pausa di riflessione e coglie l’opportunità per dedicarsi a tempo pieno ai valori e agli affetti

familiari, ai suoi due figli Paolo e Giulia. Torna al cinema con Ma che colpa abbiamo noi (2002) cui seguirà L’amore è eterno finchè dura (2003) e Il mio migliore nemico (2006) in coppia con Silvio Muccino. Da attento esaminatore della realtà e delle sue trasformazioni, affronta alla sua maniera alcuni temi sociali e le conseguenze che hanno nelle relazioni interpersonali, tra i titoli dell’ultimo decennio Io,loro e Lara (2010-biglietto d’oro come terzo miglior film italiano),Posti in piedi in Paradiso

(2012), Sotto una buona stella (2012). A questi si deve aggiungere la realizzazione, insieme al fratello Luca, di un documentario dedicato alla figura di Alberto Sordi, Alberto il grande (2013) che ottiene il riconoscimento del Sindacato nazionale critici cinematografici e due regie liriche Il Barbiere di Siviglia (1991) e la favola musicata da Giochino Rossini Cenerentola (2013). Non ha mai rinunciato, però, a lavorare solamente come attore per altri registi. Sette chili in sette giorni del fratello Luca Verdone, accanto a Lello Arena in Cuori nella tormenta di Enrico Oldoini, con il suo “padre” artistico Alberto Sordi nel film dello stesso Sordi, In viaggio con papà. Nel 2005 è il protagonista di uno degli episodi più divertenti del film Manuale d’amore di Giovanni Veronesi con il quale lavorerà anche nei successivi Manuale d’amore 2 e Manuale d’amore 3 e nel film Italians. Nel 2013 Paolo Sorrentino gli offre il ruolo di Romano nel film La grande bellezza con Toni Servillo e Sabrina Ferilli, unico film italiano presentato alla 66esima edizione del festival di Cannes e vincitore del premio Oscar come miglior film straniero alla 86esima edizione degli Academy Awards. Il regista ha detto di aver pensato subito a Carlo Verdone per interpretare questo personaggio ingenuo e puro nel quale convivono in


un rapporto molto stretto malinconia e ironia. Nel suo ultimo film L’abbiamo fatta grossa (2016) è affiancato da un altro grande comico, attore e regista, Antonio Albanese. E’ forse nata la “strana coppia “ del cinema italiano?

La Casa sopra i portici Carlo Verdone si è cimentato anche come scrittore. Nel 2012 è uscito per la casa editrice Bompiani il libro La casa sopra i portici un’autobiografia in forma di romanzo. Il progetto iniziale era quello di un libro che ripercorresse la storia cinematografica del regista rivelandone, però, retroscena e curiosità. La circostanza della restituzione delle chiavi della casa paterna alla legittima proprietà porta Verdone a fare alla casa editrice la richiesta di trasformare il progetto in un libro di memorie delle quali la casa era stata teatro. Con il suo stile ironico, divertente e sempre umano mette a disposizione del lettore il suo privato: esperienze, aneddoti, drammi familiari . Così Verdone stesso racconta l’esperienza:“Credo che questo libro vi racconti in maniera approfondita quello che sono io. Sono una persona normale che si è raccontata con molta semplicità” . Queste pagine commuovono e divertono attraverso il racconto dei tanti scherzi che Carlo amava fare. Come quello feroce fatto al padre, autore di innumerevoli libri sul futurismo

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e sulle avanguardie storiche, in cui si finge un autore futurista che protestava per non essere stato citato dal luminare nelle sue pubblicazioni. Emerge anche la sua sconfinata passione per la musica sempre dichiarata e sempre presente nei suoi film. Se ancora qualcosa fosse rimasto da capire su di lui ecco dal sito ufficiale di Carlo Verdone la sua personale lista degli 80 LP della sua vita.: 1) Bob Dylan: ‘Highway 61 Revisited’ 2) Bob Dylan: ‘Blonde On Blonde’ 3) Aretha Franklin: ‘The Very Best of Aretha Franklin.The 60’s’ 4) The Beatles: ‘Revolver’ 5) The Beatles: ‘Sgt.Pepper’s lonely hearts club band’ 6) The Beach Boys: ‘Twenty Good Vibration’ 7) The Rolling Stones: ‘Aftermath’ 8) The Rolling Stones: ‘Sticky Fingers’

Quel movimento che mi piace tanto, (1976) Una settimana come un’altra, (1978) La luna, (1979) Un sacco bello, (1980) Bianco, rosso e Verdone, (1981) Grand Hotel Excelsior, (1982) In viaggio con papà, (1982) Borotalco, (1982) Acqua e sapone, (1983) I due carabinieri, (1984) Cuori nella tormenta, (1984) Troppo forte, (1986) 7 chili in 7 giorni, (1986) Io e mia sorella, (1987) Compagni di scuola, (1988) Il bambino e il poliziotto, (1989) Stasera a casa di Alice, (1990) Maledetto il giorno che t’ho incontrato, (1992) Al lupo al lupo, (1992) Perdiamoci di vista, (1994) Viaggi di nozze, (1995) Sono pazzo di Iris Blond, (1996) Gallo cedrone, (1998) Zora la vampira, (2000) C’era un cinese in coma, (2000) Ma che colpa abbiamo noi, (2003) L’amore è eterno finché dura, (2004) Manuale d’amore, (2005) Il mio miglior nemico, (2006) Manuale d’amore 2 - Capitoli successivi, (2007) Grande, grosso e... Verdone, (2008) Italians, (2009) Questione di cuore, (2009) - cameo Io, loro e Lara, (2010) Manuale d’amore 3, (2011) Voi siete qui, (2012) Posti in piedi in paradiso, (2012) Carlo!, (2013) La grande bellezza, (2013) Sotto una buona stella, (2014) L’abbiamo fatta grossa, (2016)

9) Cream: ‘Wheels Of Fire’ 10) The Who: ‘Tommy’ 11) The Who: ‘Who’s next’ 12) Simon and Garfunkel: ‘Bridge of trouble water’ 13) Santana: ‘Santana’ 14) Jimi Hendrix: ‘Are You Experienced’ 15) Jimi Hendrix: ‘Axis Bold As Love’ 16) The Doors: ‘The Doors’ 17) Joe Cocker: ‘With A Little Help From My Friends’ 18) James Brown: ‘Like A Sex Machine’ 19) Marvin Gaye: ‘What’s Going On’ 20) Jethro Tull: ‘Aqualung’ 21) George Harrison: ‘All Things Must Pass’ 22) Genesis: ‘Selling England By The Pound’

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23) Depeche Mode: ‘Songs Of Faith And Devotion’ 24) Yes: ‘Close to the edge’ 25) Lou Reed: ‘Transformer’ 26) David Bowie: ‘Space Oddity’ 27) David Bowie: ‘Low’ 28) Paul Mc Cartney: ‘Ram’ 29) John Lennon: ‘Imagine’

30) Deep Purple: ‘Made In Japan’ 31) Crosby,Stills,Nash & Young: ‘Déjà Vu’ 32) Muddy Waters: ‘Fathers and Sons’ 33) Neil Young: ‘Harvest’ 34) David Crosby: ‘Voyage’ 35) Nick Drake: ‘Pink Moon’ 36) Pink Floyd: ‘Dark Side Of The Moon’ 37) Pink Floyd: ‘Ummagumma’ 38) R, Waters: ‘Amused To Death’ 39) Led Zeppelin: ‘Led Zeppelin 1’ 40) Led Zeppelin: ‘Led Zeppelin 4’ 41) Page-Plant: ‘No Quarter’ 42) Roxy Music: ‘For Your Pleasure’ 43) Brian Eno-David Byrne: ‘My Life In The Bush Of Ghosts’ 44) Peter Gabriel: ‘Plays Live’ 45) Japan: ‘Oil On Canvas’ 46) J. Cash: ‘Jonny Cash at Saint Quentin’ 47) Police: ‘Synchronicity’ 48) Police: ‘Reggatta De Blanc’ 49) Michael Jackson: ‘Thriller’ 50) Jeff Beck: ‘Wired’ 51) Prince: ‘Purple Rain’ 52) B. Springsteen: ‘Born In The USA’ 53) The Cure: ‘Disintegration’ 54) Queen: ‘Innuendo’ 55) U2: ‘Unforgettable Fire’ 56) U2: ‘Joshua Tree’

57) Sting: ‘The Dream Of The Blue Turtles’ 58) Sting: ‘The Soul Cages’ 59) Radiohead: ‘Kid A’ 60) Radiohead: ‘Amnesiac’ 61) Madonna: ‘The Immaculate Collection’ 62) Annie Lennox: ‘Diva’ 63) Eric Clapton: ‘Pilgrim’ 64) Eric Clapton and Steve Winwood: ‘Live from Madison Square Garden’ 65) David Sylvian: ‘Gone to heart’ 66) David Sylvian: ‘Secret Of The Beehive’ 67) Nirvana: ‘Nevermind’ 68) Massive Attack: ‘Protection’ 69) Joe Bonamassa: ‘Live From Nowhere’ 70) The Verve: ‘Urban Hymns’ 71) Oasis: ‘Morning Glory’ 72) Coldplay: ‘X&Y’ 73) Scott Walker: ‘Tilt’ 74) Scott Walker: ‘Climate Of Hunter’ 75) The Allman Brother Band: ‘Wipe the Windows, Check the Oil, Dollar Gas’ 76) Michael Hedges: ‘Aerial Boundaries’ 77) Talking Heads: ‘Remain in Light’ 78) Frank Zappa: ‘Chunga’s Revenge’ 79) Gary Moore: ‘Blues Alive’ 80) ACDC: ‘Let There Be Rock’


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Questa tecnica specifica si attua in presenza di spasmi muscolari e indurimenti, anche nel settore sportivo. Sono “pressioni scivolate profonde” e pressioni locali

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foto: Marco Cecilia

Ester Vinci L’attice siciliana tra i protagonosti di “Squadra Antimafia” si racconta in un’intervista esclusiva per i nostri lettori

Ester Vinci, attrice siciliana, con tantissima esperienza nel campo del teatro, tra i nuovi protagonisti della fortunata serie televisiva di Canale 5 “Squadra Antimafia”, nel ruolo di Rebecca Nigro, moglie del vice questore Giulio Berruti.

sentivo e sapevo già quello che volevo, bambina determinata, tenace e testarda. Era ciò che mi faceva stare bene, poi le

- Cosa ti ha portato a fare l’attrice? Non so se ci sia qualcosa in particolare che mi ha spinto ad intraprendere questo meraviglioso e difficilissimo mestiere. In realtà se devo proprio pensarci ...si, perché non è stata una scelta pensata, non c’è stato nulla in particolare se non la naturalezza, l’unica cosa che mi ha spinto a fare l’attrice e mi ha portato ad intraprendere questa strada è l’istinto che sempre ti guida verso ciò che ami. Certe scelte non hai bisogno di meditarle troppo, le senti, e ricordo bene a quattro anni

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difficoltà è normale che ci siano, è un mondo spietato e tortuoso non ha mai una stessa linea, non è facile, ma se avessi mollato dopo le tante delusioni, i tanti no e tanti ostacoli forse avrei capito che non era la mia strada. Ma non devono essere le difficoltà a fermarti, non si può desistere da ciò che ami alle prime difficoltà, proprio perché hai la voglia e la forza di superare certe sconfitte che ti porta a capire quanto ami quello che fai e quello in cui credi. - Fare l’attrice è una scelta professionale o una scelta di vita ? - Posso dire entrambe, nella vita scelgo ciò che mi fa stare bene, e ciò che mi fa stare bene è la mia professione ! - Nonostante la tua giovane età, hai maturato esperienza sia nel

foto: Michele Conidi


- Qual’ è stata l’esperienza più significativa della tua carriera ? - Se me l’avessi chiesto qualche mese fa ti avrei risposto: quando ebbi la mia prima esperienza nel musical, dove riu-

scendo ad esprimermi sia a livello attoriale che ballettistico riuscivo a sentirmi completa artisticamente e da lì, la voglia di approfondire ancora di più i miei studi trasferendomi a Roma e perfezionarmi come artista completa. Adesso, dopo le ultime esperienze avute posso dirti che quella più significativa è stata proprio qualche mese fa, quando ho girato la Campagna Sociale di sensibilizzazione per i sottotitoli al cinema per i non udenti, recitare con un ragazzo non udente è stata un’esperienza fortissima, oltre a darmi delle emozioni potenti, mi ha fatto riflettere sull’ importanza di certe emozioni condivise e sull’importanza di un’iniziativa così valida per il cinema italiano verso coloro che hanno una forma di handicap, ai quali è impedito di poter partecipare ad alcuni momenti importanti di condivisione della nostra vita, in questo caso il Cinema. - Quali qualità deve avere un attore ? - Quali???? e quante!!!! In pri-

mis la capacità di emozionare. Riuscire a trasmettere le intenzioni o l’idea volute dal regista e a sua volta dall’autore, catturando l’attenzione del pubblico trasportandolo nella sua realtà, il tutto con la massima credibilità e la capacità di sorprendere. Non basta dire le battute scritte, quelle parole scritte vanno fatte vivere perché appartengono al personaggio che l’attore è riuscito a far vivere facendolo proprio anche se scritto da qualcun altro. La capacità soprattutto di ascoltare, l’attore è uno strumento che deve “sapersi suonare” sicuramente un attore fa un lavoro molto individuale su di se per ricercare il personaggio, ma quando poi si recita col partner o con la compagnia si scende in campo e lì è un lavoro d’insieme, dove appunto ascoltare è molto importante. Un bravo attore aiuta il suo collega, non si può essere concentrati solo su se stessi, solo così si viene a creare quella bolla meravigliosa in cui le energie degli attori confluiscono. La qualità di donarsi, l’attore non

foto: Raffaello Balzo

teatro, al cinema che in tv. Ti senti più a tuo agio sul set di un film o sul palcoscenico ? - In realtà ho cominciato da piccolissima a studiare e già a 16 anni lavoravo al Teatro Massimo di Palermo dove sono nata e cresciuta, dove mi alternavo tra scuola e teatro e poi da li diverse esperienze che ho maturato negli anni e devo dirti che non è il luogo specifico, il teatro o il set che ti fa sentire a tuo agio, sei tu in quello che fai, sono io a sentirmi a mio agio quando interpreto un personaggio estraniandomi dalla realtà in qualsiasi luogo io sia, quel luogo diventa familiare e lo riconosco, sia un palcoscenico, sia un set o qualsiasi altro luogo assume quella magia e riesco a sentire la mia realtà.


foto: Salvo Cici

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- Molti giovani vogliono svolgere la tua professione perché attratti dalla facilità con cui si raggiunge il successo, motivati più dal glamour che dal talento. Come si colloca un attore in questo Trend ?

foto: Fabio Rubino

può essere tirchio d’amore, dona tutto se stesso al suo pubblico. La capacità di riuscire a concentrarsi anche nella distrazione, non sempre abbiamo la possibilità di avere il silenzio o il luogo adatto, o che tutto sia perfetto, spesso le condizioni non sono le migliori e qualsiasi imprevisto accada non puoi fermarti, primo : perché se ti fermi, in teatro il pubblico non aspetta e su un set daresti fastidio a tutta la troupe o la compagnia, ma soprattutto alla produzione che spesso ha dei tempi ben determinati, secondo: evidentemente non eri affatto riuscito ad entrare nel personaggio, se sei riuscito a fermarti o distrarti perché qualcosa ti ha condizionato. La capacità e la voglia continua di esplorarsi, scendere e scavare in profondità dentro se stessi senza vergogna di denudarsi, non in senso esteriore ma mettere fuori le proprie nudità interiori. La capacità di cambiare anche repentinamente le intenzioni diverse che il regista vuole dare o ha deciso di cambiare e reagire e soddisfare con velocità le diverse in-

tenzioni, anche il regista così si sentirà più sicuro di avere un attore reattivo. La versatilità, spesso si tende a cercare nella persona “quel personaggio”, quando un attore è un attore proprio per questo, perché riesce ad essere altro da se stesso. Ma soprattutto in fine, anche se direi all’inizio …. Essere forte psicologicamente !!!

- Da sempre l’apparenza si confonde con l’essere e purtroppo anche apparire in TV per molti viene confuso con l’essere attori. Il successo come in ogni cosa va conquistato e sudato, a lungo andare il successo raggiunto con facilità sarà effimero perché il pubblico riconosce un buon attore e il suo talento. Si pensa chissà che, attratti da luci e glamour ma tutto ciò non appartiene al vero attore; le luci arrivano solo dopo, il vero lavoro sta dietro le luci, quando un sipario si apre e le luci si accendono, quando sei in onda o sei fotografato su un red carpet sono solo il risultato di tutto un lavoro, il sudore e i sacrifici che hai speso per anni . Non sono i riflettori che illuminano l’attore, ma è l’attore che illumina con la sua luce !!! - Dove sarà Ester Vinci tra dieci anni ? - Fra dieci anni ve lo dirò …. Chissà dove sarò intanto fra qualche giorno sarò Rebecca Nigro in Squadra antimafia 8 e vi aspetto tutti a settembre su canale 5. A cura della redazione


BEC’S nasce dall’unione della decennale esperienza dei suoi soci e si contraddistingue per un approccio integrato frutto delle competenze acquisite sia in ambito consulenziale che in ambito operativo. Tale approccio integrato orientato al risultato permette a BEC’S di affrontare i diversi progetti garantendo che le soluzioni proposte non rimangano sulla carta ma siano tecnicamente ed economicamente realizzabili. BEC’S mira costantemente a ottenere vantaggi tangibili a favore del cliente e a cercare in tutto l’eccellenza. BEC’S si contraddistingue, anche attraverso il proprio network, per un supporto a 360° che permette al cliente di

effettuare le scelte sulla base di informazioni complete e di concentrarsi sulle attività a maggior valore aggiunto. Per assolvere alla propria missione BEC’S ricorre a competenze diversificate in grado di apportare valore aggiunto ed assicurare al Cliente un progetto completo sotto ogni aspetto. Per questo motivo nel nostro network sono presenti esperti di processi, analisti finanziari, informatici, tecnici, etc., che si confrontano quotidianamente per individuare la migliore soluzione che non è mai unica, ma è piuttosto l’integrazione e l’evoluzione di diverse soluzioni applicate in maniera sinergica tra di loro.

Redazione di progetti offerta per appalti di servizi, di forniture, di lavori e di project Financing etc. Attività di ingegneria sul sistema edificio-impianti: sopralluoghi tecnici, diagnosi energetiche, diagnosi termografiche, indagini e diagnosi inquinamento acustico ed elettromagnetico, progettazioni preliminari, definitive ed esecutive, etc. Anagrafe e censimento del patrimonio immobiliare ed impiantistico Consulenza e supporto per la ricerca e l’ottenimento di finanziamenti Selezione, progettazione e fornitura di sistemi informativi per la gestione di patrimoni immobiliari Consulenza e realizzazione di Piani di Comunicazione e Marketing Consulenza per l’individuazione e predisposizione di strategie e soluzioni finalizzate all’esternalizzazione delle attività ed all’abbattimento dei costi di gestione dei servizi Consulenza per la reingegnerizzazione dei processi di acquisto e vendita

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A cura di Sabrina Musco www.freakyfridayblog.com

Sandali con tacco alto e plateau Sandali con tacco alto e plateau, quale scegliere per l’estate 2016, idee e suggerimenti. Quella che sto per raccontarvi, come spesso accade, è una storia di ricordi, di presente, passato e nuovi trend. Perché, come sempre accade, la moda va e poi ritorna. Come tante cose, nel tempo si trasformano e poi si ripropongo. Io ho un ricordo di un’estate, di tanti anni fa, in cui mi innamorai di quei sandali in legno, pelle e chiodi metallici effetto borchie. Io ricordo le passeggiate nelle Terme del mio paese, il profumo intenso dell’acqua solfurea da bere la sera alla bouvette e l’idea di indossare quelle scarpe. Erano sandali semplici, la suola era in legno, la parte che avvolgeva il piede in pelle dura e la particolarità erano delle borchie argentate che tenevano insieme legno e pelle. Io le ho desiderate un’intera estate. Ricordo di averle viste in ogni negozio ed io avevo più o meno 12 anni e in quel periodo credevo fossero perfette. Così come accade spesso, in un momento preciso, alcune cose sono perfette ed insostituibili. Quest’anno le ho ritrovate, e le ho scelte su Scarpamondo, così come avrei fatto anni fa, ma scegliendo una variante diversa. Ho optato per sandali con tacco alto e plateau in simil legno, sono comode e leggere. Il dettaglio che più mi piace sono le borchie laterali, sono loro a donare tutto il fascino alla scarpa e sono proprio loro a ricordarmi quel modello che quindici anni fa mi aveva conquistata. Il ritorno da un viaggio, come spesso accade ultimamente è così: la ricerca di tutto ciò che è familiare e mi ricorda casa.

Sabrina Musco, classe ’90, ha una grande passione per la moda, la scrittura, la fotografia, i viaggi e l’arte in generale. E’ cresciuta in una piccola città della Campania, Telese Terme, con la famiglia. I suoi genitori amanti dell’arte e dell’eleganza le hanno trasmesso le loro passioni; probabilmente proprio grazie a questo mix Sabrina nutre un amore per tutto ciò che è artistico. Nel 2009 si è trasferita a Roma dove ha frequentato La Sapienza all’Interfacoltà di Lettere e Filosofia ed Economia: Scienze della Moda e del Costume. E’ proprio qui che è nata anche la sua passione per un mondo che non conosceva, quello del blogging. Nel 2011, il 1° aprile, giorno del pesce aprile, è nato Freaky Friday, proprio come uno scherzo di un venerdì sera e da qui il nome. Nel 2012 si è laureata ed ha deciso di continuare i suoi studi in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa. Negli ultimi anni la sua passione si è trasformata in un lavoro che le permette di vivere delle sue passioni e di viaggiare. E’ stata blogger ufficiale del concorso Miss Italia, a New York per Narciso Rodriguez, in Brasile per Brazilian Footwear, ha partecipato al Festival del Cinema di Venezia per Ghd e alla Fashion Week di Milano ed ha avuto la possibilità negli anni di collaborare con brand importanti come Samsung, Ford, Levi’s, Pandora, L’Oreal e tantissimi altri.

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OVS arts of Italy Pizzi circolari e fiori a sei petali, è così che il mio crop top si ispira alle decorazioni della basilica romanica di San Pietro. Andiamo al medioevo, le decorazioni geometriche e circolari della mia gonna si ispirano ad uno dei più grandi monumenti Campani, la cattedrale di Salerno. Ed è così che l’architettura si fa moda, la moda arte per raccontare la nostra Italia. Partire, viaggiare, scoprire è il modo più intenso e bello per scoprire che la nostra Italia, con i suoi monumenti, la sua storia, tutto ciò che ha conservato resta uno dei paesi più belli al mondo, così diversa da Nord a

Sud, ma ugualmente speciale ed intensa. OVS Arts of Italy racconta l’Italia in modo diverso, un viaggio nella storia, nel tempo e nell’architettura, direttamente da indossare. L’obiettivo è sensibilizzare alla tutela e alla valorizzazione della nostra splendida Italia.Le opere scelte sono svariate, la collezione si ispira ai mosaici della volta del Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna, la Domus del Mito, in provincia di Pesaro e Urbino, Museo Archeologico a Palermo, la Villa Romana di Russi a Ravenna, la Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza a Roma e diverse altre. Io ho scelto la Tuscania, provin-

cia di Viterbo, per il mio crop top. C’è un rosone di ricami a cerchi concentrici, che simboleggia la Santa Trinità e che culmina al centro con un fiore dai dodici petali, da questi intrecci di pietra, luci ed ombre prender ispirazione parte del mio outfit. Con la gonna vi porto in Campania, la regione che più di ogni altra mi appartiene perchè è dove sono nata, i preziosi mosaici della Cattedrale di Salerno hanno ispirato la mia gonna con motivi geometrici e circolari. Ecco come nasce una storia, una storia che si perde nel tempo, fatta di arte, moda e sensibilizzazione.


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Dizionario tascabile genitori-figli (adolescenti! )

“Le parole sono importanti”, urlava Nanni Moretti nel film Palombella rossa (1989) all’attonita giornalista rea di aver usato termini come trendy , Kitch, cheap. Chi parla male , pensa male aggiungeva poi. Le parole, il fondamento della comunicazione verbale. Una persona di poche parole si dice per chi è, appunto, poco comunicativo. Oppure : restare senza parole, rimanere senza argomenti o stupiti al punto da non poterlo esprimere. Quante volte abbiamo sentito dire: dillo a parole tue, cioè a modo tuo, alla tua maniera. Lo dico con parole mie! Questo deve aver pensato il piccolo Matteo, inconsapevole innovatore della lingua italiana, con l’aggettivo “petaloso”, per definire un fiore ricco di petali. Ecco: le parole cambiano, si trasformano. E’ talmente vero che si pone la necessità oggi per alcuni libri di aggiornarne la traduzione . Un esempio chiarificatore è il libro “Il Giovane Holden” di J.D. Salinger che, come è noto, è la storia di un adolescente. La prima traduzione del 1961 tendeva a riprodurre il gergo giovanile dell’epoca con termini che con il tempo sono diventati obsoleti, per questo se ne è proposta una

nuova versione più aderente allo stile di oggi. Eccone due estratti a confronto. ” Se davvero avete voglia di sentire questa storia, magari vorrete sapere prima di tutto dove sono nato e com’è stata la mia infanzia schifa e che cosa facevano i miei genitori e compagnia bella prima che arrivassi io, e tutte quelle baggianate alla David Copperfield, ma a me non mi va proprio di parlarne. ” Se davvero volete sentirne parlare, la prima cosa che vorrete sapere sarà dove sono nato, e che schifo di infanzia ho avuto, e cosa facevano e non facevano i miei genitori prima che nascessi, e altre stronzate alla David Copperfield, ma a me non va di entrare nei dettagli, se proprio volete la verità.» Sapreste dire qual è la più recente? Le parole cambiano. Cambiano con le epoche e con l’età. Eh già e in un tempo oggettivamente, quantitativamente lungo, ma qualitativamente breve, tua figlia passa da bau bau, pappa, ninna, bumba e tottò a scialla, ciotto, gaggio. E allora ti accorgi che hai di fronte non quell’esserino fragile e indifeso che ti guardava come se fossi l’unica persona al mondo, ma la sosia di Linda Blair protagonista del noto film

“L’esorcista”, che ormai sono convinta è chiaramente un’allegoria dell’adolescenza. Ecco per tutti i genitori che hanno a che fare con un “piccolo diavolo”, un utile dizionario madre-padre/figlio-figlia. Cominciamo con l’ormai abusato “Scialla” che è un po’ come dire rilassati, non ti agitare ,stai tranquillo, diventato una specie di mantra adatto a ogni situazione. Un’unica avvertenza: c’è il pericolo che dopo una decina di “scialla” si possa ottenere l’effetto contrario. Gli inglesi dicono “cool”, una volta si diceva “fico”, oggi pare che l’apprezzamento per qualcosa o qualcuno passi attraverso le parole “ciotto” o “gaggio”. “ Pisciare” invece è il raffinatissimo modo per dire abbandonare qualcuno o mancare a un appuntamento oppure saltare la scuola, certo non per orecchie delicate. E se la diavoletta o diavoletto vi apostrofa con un” non ti accollare”, non è perché è preoccupata del carico di responsabiltà che vi assumete ogni giorno, ma perché desidera che non stiate troppo vicina a lei/lui. Infine se volete manifestare stupore per qualcosa , esclamate pure senza paura “greve” e il vostro interlocutore quindicenne vi adorerà!

a cura di AdF con la collaborazione di Alice e Brando

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A cura di Alessandra Grassi www.consigliperlacasa.com

Tendenza ufficio: tutti i vantaggi del colore per aumentare la produttività e migliorare l’umore! Chi l’ha detto che l’ufficio deve essere necessariamente austero e rigoroso? Tutt’altro! L’ufficio di nuova generazione è sempre più concepito come un ambiente flessibile, dinamico, versatile, non convenzionale, un luogo in cui declinare l’attività lavorativa in modi impensabili solo fino a pochi anni fa, a cominciare dalla scelta del colore. Non tanto e non solo una scelta stilistica ed estetica, quanto piuttosto la raggiunta consapevolezza che un ufficio rispondente alle esigenze di chi ci lavora, ottimizzato e studiato in modo tale da incentivare un clima di collaborazione e condivisione, consente di lavorare meglio e in maniera più proficua. Del resto, colossi mondiali come Google e Skype hanno capito da tempo l’importanza del colore sul luogo di lavoro e come questo possa influenzare positivamente sia l’umore che la produttività: veri e propri pionieri nell’allestimento di uffici non solo estremamente confortevoli ma anche sorprendentemente allegri e colorati. Perché, come spiegano e dimostrano tanti studi sull’argomento, ogni tinta è diversa dall’altra per le reazioni che può provocare sul corpo umano in termini, per esempio, di pressione, di frequenza del battito cardiaco e velocità di respirazione e per la conseguente capacità di

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incidere, in un modo piuttosto che in un altro, sullo stato emotivo, sull’intelletto e sulla concentrazione. “Azzeccare” quella giusta, a seconda dell’attività svolta, può allora rivelarsi fondamentale in termini di resa, ottimizzazione del lavoro e serenità in un luogo, come l’ufficio, che per molti è diventato di fatto, volenti o nolenti, non la seconda ma la prima casa. Ma quali sono i colori più adatti per ottenere questi risultati? Purtroppo non esiste una risposta univoca: la scelta dipende da vari fattori come, per esempio, il tipo di attività svolta, i ritmi lavorativi sostenuti, il livello di tensione e di stress cui si è soggetti. Senza dimenticare che non esiste una tinta capace di fare miracoli: per sfruttare e ottimizzare tutti i benefici che possiamo trarre dai colori è fondamentale conoscerli a fondo, “rovesci della medaglia” compresi, e saperli dosare e applicare nelle giuste quantità perchè, come in tutte le cose, “in medio stat virtus”. Tra i colori preferibili per tinteggiare le pareti o arredare un ufficio va sicuramente annoverato il giallo perché capace

di ingenerare in chi lo osserva sensazioni di allegria, ottimismo e vivacità. Il giallo, inoltre, secondo gli studi effettuati, sarebbe in grado di influire positivamente anche sulla creazione di serotonina, il cosiddetto “ormone del buonumore”, importante per migliorare l’autostima, la concentrazione e la memoria visiva.


Che dire? Un colore che va bene qualunque sia l’attività svolta in ufficio e perfetto per incentivare e incrementare quelle attività in cui è richiesta, in particolare, una attenzione costante. Tuttavia, il mio consiglio è di non eccedere con il monocolore e, soprattutto, di evitare tonalità di giallo troppo brillanti e fluo la cui sovraesposizione, oltre ad affaticare gli occhi, può creare un senso di

agitazione, inquietudine e ansia: meglio tonalità di giallo meno invasive come il crema o il giallo senape (di Arper, l’ambientazione fotografica). Anche il rosso e l’arancione sono colori solari in grado di infondere entusiasmo ed energia; l’arancione, in particolare, facilita la comunicazione e la cooperazione tra colleghi. Ecco, allora, che queste tinte si rivelano perfette per un ufficio in cui occorrono spinta motivazionale e stimoli creativi, spirito di gruppo e capacità di relazionarsi e di confrontarsi continuamente. Tuttavia vanno usati con parsimonia e senza esagerazione: gli studi effettuati hanno infatti dimostrato che una presenza troppo ingombrante e massiccia di questi colori può provocare una accelerazione del battito cardiaco e un aumento della pressione con il rischio di generare stress, difficoltà di concentrazione e atteggiamenti di aggressività. Il mio consiglio per trarre tutti i vantaggi da questi colori senza sbagliare? Una sola parete rossa o arancione (lasciando bianche o

neutre tutte le altre) e qualche accessorio di arredamento della stessa tinta per creare un piacevole ma non invasivo gioco di rimandi cromatici. Al contrario dei colori sopra menzionati, il blu e il verde sono colori capaci di creare sensazioni di calma e relax perché istintivamente associati dalla nostra mente alla natura e agli spazi aperti con l’effetto di abbassare la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca e di diminuire, quindi, l’aggressività, la tensione e lo stress e con notevoli vantaggi in termini di produttività. Colori perfetti, pertanto, per un ufficio in cui i ritmi lavorativi sono particolarmente serrati ma anche per un luogo di lavoro in cui la competizione è particolarmente forte e in cui occorre, sempre e comunque, mantenere calma e sangue freddo. Meglio tonalità di verde o blu non troppo accese, come il verde salvia o il blu carta da zucchero, e aggiungere qualche pianta ornamentale non troppo impegnativa da curare. Un ultimo consiglio: l’ufficio ha poche finestre e soffitti piuttosto bassi? I colori preferibili sono quelli pastello, come il pesca o il lilla, colori anch’essi, al pari del blu e del verde, atti a riportare calma e relax in uffici dominati da ritmi di lavoro particolarmente sostenuti. Con buona pace di tutti: dominus e colleghi!

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CONTINENTAL GT La Bentley Continental GT è una splendida coupé le cui forme “muscolose” e aerodinamiche sembrano scolpite da un blocco di metallo pieno. Ha prestazioni dinamiche di alto livello ed è dotata di sospensioni pneumatiche autolivellanti (che abbassano l’altezza della vettura di 1,5 cm quando si superano i 160 km/h) oltre che di uno spoiler a scomparsa che fuoriesce automaticamente dalla base del lunotto alle elevate velocità. L’abitacolo, accogliente e raffinato come quello di una grande berlina, è un trionfo di pelle e radica: la selleria, in particolare, ha un rivestimento in materiale naturale di pregiata qualità, cucito con rara cura artigianale. Davanti lo spazio abbonda e si viene ospitati su comode poltrone dotate di ampie regolazioni elettriche, mentre dietro c’è un discreto agio solo per le gambe: il tetto inclinato risulta, infatti, quasi a contatto con la testa. Il motore “base” della Bentley Continental GT è il 4.0 V8 da 507 CV (anche in versione “S” da 529 CV), affiancato dal monumentale e strapotente 6.0 V12 biturbo (prodotti dal gruppo Audi/Volkswagen, attuale proprietario della Bentley) con ben 590 CV, che per la sportivissima Speed salgono a 635. La Continental GT V8, consente una guida molto semplice, intuitiva quanto precisa e coinvolgente. Merito dell’ottimo V8 tedesco che non è solo potente, ma anche elastico, della gestione elettronica che tiene sotto controllo il comportamento dinamico, della trazione integrale, del cambio

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automatico a otto marce che permette di cambiare rapidamente e in punta di dita grazie ai paddle al volante. Senza contare la qualità dell’assetto che consente un comportamento docile e confortevole in ogni condizione, con risposta delle sospensioni adatta sia al ritmo sostenuto in pista sia all’assorbimento delle asperità più marcate su strada. In viaggio si apprezza tutto lo charme dell’abitacolo della Continental GT V8. Lo osservi e la cosa che sorprende di più è come riesca a stupirti ancora, non tanto per l’assetto guida “gestito” dalle numerose regolazioni elettriche di sedile e volante, ma perché è un autentico salotto. Un interno raffinatissimo nel quale si viene colpiti dalla maniacale attenzione profusa per ogni particolare, dal profumo delle pelli, dalle cromature, dalla radica. Meno convincenti, tuttavia, risultano la posizione della leva degli indicatori di direzione, non facilmente raggiungibile e azionabile poiché troppo vicina al paddle alla sinistra del volante e i pulsanti dei comandi secondari disposti sulla console centrale che “ricordano” un po’ troppo quelli utilizzati da alcuni modelli del gruppo tedesco cui appartiene la Bentley: su di un’auto così esclusiva meriterebbero almeno un design dedicato. I prezzi non sono propriamente popolari ma per un’auto così il sacrificio economico è di 186.000 euro per la versione V8 4.0 e 199.000 euro per la versione V12 6.0.


Cambia tutto la Ninja 1000 2016 e cambia seguendo le indicazioni dei piloti. Il motore non perde potenza e rabbia, ma guadagna tiro e consistenza ai medi regimi, e la ciclistica è ancora più bilanciata e rapida che in passato. L’ottima elettronica non è che il contorno di una moto che darà molto molto fastidio alle concorrenti. Gli interventi toccano praticamente ogni area della moto: dai freni, alla ciclistica, al motore. Passando naturalmente per l’elettronica. La Ninja mantiene ovviamente l’architettura 4 cilindri in linea e gli interventi hanno riguardato quasi tutti gli elementi del motore: dall’albero motore (nuovo e con una inerzia inferiore del 20%) alla testata (rifatte le camere di combustione e i passaggi dell’acqua per migliorare il raffreddamento nelle zone critiche), passando per aspirazione, scarico (in titanio), cambio (riposizionati gli alberi), frizione (alleggerita anch’essa di circa 200 grammi per ridurre le inerzie). Evoluzioni che assicurano una potenza massima dichiarata di 200 cv a 13.000 giri, con una coppia di 113,5 Nm a 11.500 giri erogati da un motore che ora è omologato Euro4. Novità anche nella gestione dell’acceleratore, che dal tradizionale cavo passa al Ride By Wire Multimappa (Full – Mid – Low). Cambiano i rapporti del cambio (sempre estraibile), più ravvicinati che in passato. La parte ciclistica prevede una evoluzione di tutti i componenti, a partire dalle sospensioni che per la prima volta su una moto giapponese sono quanto di più vicino a una soluzione racing. Soprattutto la forcella Showa BFF (Balance Free Fork) pressurizzata e a doppia camera è un pezzo davvero pregiato. Ma sulla Ninja cambia tutto, pur restando invariate le misure di avancorsa (107 mm) e inclinazione cannotto (25°): il telaio vede modificata la posizione del cannotto di sterzo, che arretra di 7,5 mm (più vicino al pilota), così da migliorare il carico sull’avantreno e modificare la distribuzione dei pesi, obiettivo dei piloti che non vogliono una moto “solo” efficace ma anche e soprattutto facile da guidare. Per lo stesso motivo cam-

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bia il forcellone, diverso per rigidità e più lungo di 15,8 mm, misura di cui alla fine cresce l’interasse, che passa da 1.425 a 1.440 mm. I freni? Il meglio di quanto offre attualmente il mercato visto che l’impianto è il Brembo monoblocco M50 con dischi da 330 mm. In tutto fanno 206 kg in ordine di marcia con il pieno di benzina. Rientrare nell’Euro4 ha il suo peso… L’ammortizzatore di sterzo elettronico è marchiato Ohlins. Ovviamente parte importante del nuovo progetto Ninja è rappresentata dall’elettronica: Kawasaki è stata una delle prime Case giapponesi a implementare sulla propria moto un controllo di trazione predittivo sia pur “semplificato”, e l’ABS Racing Bosch con funzione cornering. Ora questa tecnologia si integra a formare un sistema di controllo molto avanzato; e il salto in avanti è di quelli importanti. La nuova Ninja monta, infatti, una piattaforma inerziale a sei gradi di libertà (cinque rilevati, uno calcolato) che legge la posizione della moto nello spazio e gestisce in relazione il KRTC (Traction control) regolabile su 11 livelli che integra il wheelie control (anti impennata) e il launch control (KLCM) su tre livelli. Tra le altre doti elettroniche della Ninja 2016 c’è il cambio elettronico quickshifter che sulla versione stradale funziona in salita e nel kit anche in scalata, e la gestione del freno motore (due posizioni). Prezzo? 17.790 euro per la colorazione standard, 18.090 per la Verde KRT.


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Il 28 gennaio 1992 nasce a Milano Camilla Gullà. Un sottile filo invisibile la lega al capoluogo lombardo e centro mondiale della moda e dove i suoi interessi in materia la riconducono abitualmente. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Firenze, città dove scappa a rifugiarsi ogni volta che può. Nel capoluogo toscano frequenta l’Istituto Sacro Cuore e coltiva le sue passioni: la danza classica, il pianoforte e l’amore per le lingue straniere. Attualmente frequenta l’università cattolica del Sacro Cuore a Milano, presso la facoltà di legge e dall’aprile 2011 si occupa del suo blog “Camilla’s Secrets”. Nato dalle aspirazioni di un’ adolescente sognatrice che si racconta parlando di moda e non solo nel tempo è cresciuto e si è evoluto proprio come la sua autrice. E’ sfogliandone le pagine che traspare la crescita e il cambiamento di una ragazza che diventa donna. Camilla ha saputo sfruttare la sua innata tendenza a fondere le sue passioni in una dimensione più ampia e profonda, collaborando in questi anni con importanti brands e autorevoli riviste di tendenza: un meraviglioso e originale connubio tra moda e mondo che ci circonda. Fanno da imperativo il buon gusto e l’eleganza, uniti ad una semplicità che non é mai banale.


Camilla’s Secrets NOTD!STURB Il brand NOTD!STURB, nasce dall’idea delle giovani Giulia e Gemma, che creano una linea di borse che da la possibilità ad ogni donna di scegliere ciò che preferisce. La loro passione ha dato vita a un progetto made in Italy: borse personalizzate e uniche. La personalizzazione è realizzata interamente a mano, disponibile nei colori più disparati, dal bianco, al nero ai colorati. NOTD!STURB lavora sui modelli delle hit-bag del momento, con l’intento di dissacrare l’idea di moda e stile omologato. Potrete personalizzarla come volete creando un oggetto che vi rappresenti al meglio, perché come dicono Giulia e Gemma, ogni donna ha la sua personalità. NOTD!STURB, la mia borsa parla di me, e la mia parla davvero di me. Come potete vedere nella borsa ci sono io, la mia cagnolina Grace, Ponte Vecchio, a conferma del mio amore per Firenze e le mie iniziali. Create anche voi la vostra borsa personalizzata NOTD!STURB, trendy nel suo modello, unica nel suo dettaglio!


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Sballati di libri e musica, per voi le nostre recensioni Amy&Blake - Georgette Civil / J. McDonald Il ritornello di Francesco Tricarico che inneggia a ‘una vita tranquilla’ sarebbe perfetto come leitmotiv per Amy&Blake, nel quale Georgette Civil, una semplice parrucchiera di un paesino nel Lincolnshire, una contea inglese delle Midlands orientali, si trova ad affrontare un mastodontico intreccio di problemi che riguardano suo figlio Blake. Già perché nel libro, prima della storia d’amore maledetta tra Amy Winehouse e suo marito Blake Fielder, c’è la guerra di una madre contro la tossicodipendenza del figlio e della figlia acquisita Amy. Senza sapere nulla di eroina, tabloid e regole carcerarie, Georgette si tuffa con coraggio in una storia complicata e malvagia dalla quale nessuno uscirà pulito. Amy morirà due volte e Blake un numero indefinito, senza farlo davvero. Georgette cadrà in depressione, parlerà da sola, con Dio, con i cari estinti, assisterà al fallimento del suo matrimonio ma a schiena

dritta proseguirà districandosi nella melma familiare e mediatica. In Amy&Blake si rivive l’elitario e dissennato spaccato di vita di una cantante di culto con il suo folle amore, ma da un punto di vista differente da quello dei tabloid che tutto mettono in discussione, perché raccontato da chi è implicato direttamente nella storia. Le colpe di Blake nella morte di Amy vengono spolverate di realismo e al lettore viene permesso di esaminare le diverse vicende, culminate con la morte di Amy Winehouse, con uno sguardo disincantato e lontano dai riflettori dello show business. Amy&Blake è una guida per tutti quei genitori che vivono impotenti la tossicodipendenza dei figli e, spogliata da giudizi bigotti, mostra il vissuto di una madre disillusa, ma mai sconfitta. Georgette voleva una vita tranquilla, non l’ha avuta ed è lei stessa a dichiararlo in questa accattivante biografia scritta a quattro mani con un ottimo John McDonald che ha saputo, con tatto e intuizione, restituire alla storia quel viaggio che lei voleva, a metà tra sogno e realtà.

Fame d’amore - Chiara Andreola Fame d’amore è il titolo azzeccatissimo di un piccolo scrigno autobiografico, con un sottotitolo, la mia anoressia, che lo amplifica come un potente woofer di quelli che pistano di brutto ad alto volume nei grandi concerti. La storia si snoda con una semplicità commovente in varie città italiane ed estere, tra le quali troviamo Udine e Treviso, città importanti per l’autrice e protagonista Chiara Andreola e luoghi chiave della stessa fame d’amore. La sincerità dell’intimo racconto personale fotografa l’anoressia come un’eventualità tutt’altro che segreta, anzi Chiara riesce a parlare di sé con ironia, dei suoi guai con il futuro marito e degli stessi problemi della malattia, per mettere in guardia chi come lei ci è incappato e non riesce a gestirla. La più grande capacità di questo ‘docuromanzo’

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è di mettere a proprio agio il lettore fino alla fine, dove oltre al vissuto di Chiara troverà un saggio di Silvia Della Casa sui DCA, i Disturbi del Comportamento Alimentare. Nelle vicende dell’autrice si possono rispecchiare tante donne, ma anche uomini, che seguendo i pregiudizi sociali sul peso sono finite a controllare ogni singola caloria, a espellere il cibo senza controllo e a sentirsi in colpa per l’incapacità di convivere serenamente con il proprio corpo. Chiara diventa così un esempio per tutti, non solo per chi lotta ogni giorno con il peso, ma anche per chi vede l’anoressia, la bulimia e le altre patologie legate all’alimentazione come qualcosa di inconcepibile o da deridere scioccamente.


Gli ultimi giorni di smokey nelson - Catherine Mavrikakis

Corre l’anno 1989 quando, nella stanza di un hotel di Atlanta, si consuma un pluriomicidio ad opera di Smokey Nelson, un afroamericano allora poco meno che ventenne. Condannato alla pena capitale, l’assassino trascorrerà i successivi diciannove anni nel braccio

della morte in attesa di essere giustiziato. Da questo efferato delitto parte la narrazione di Catherine Mavrikakis, autrice americana di origine franco-greca, e a condurla sono lo stesso Smokey e altri tre personaggi che, per motivi diversi, si sono ritrovati a essere coinvolti in questa truculenta vicenda e a diventarne protagonisti indiretti: lo spiantato Sydney Blanchard, accompagnato dall’inseparabile cagnetta Betsy, chitarrista e cameriere part-time nato il giorno della morte di Jimi Hendrix e convinto di essere in contatto spirituale con lui, quasi fosse la sua reincarnazione; Pearl Watanabe, responsabile del servizio alla clientela di un hotel di Honolulu, tornata da Atlanta alle Hawaii, suo paese natale, dopo gli accadimenti dell’89; l’agricoltore Ray Ryan, fanatico religioso, ossessionato e devoto fino all’inverosimile, le cui elucubrazioni sono espresse direttamente dalla ‘voce di Dio’. Ne Gli ultimi giorni di Smokey Nelson il ricordo

diventa il motore trainante della narrazione innescando, al contempo, una sorta di meccanismo di arresto apparente nella vita dei personaggi. Il racconto è scorrevole e si sviluppa su vari livelli narrativi, con l’alternanza di flashback e situazioni presenti, attraversando l’America geograficamente (dal sud degli Stati Uniti alle Hawaii) e storicamente (raccontando alcuni degli avvenimenti che l’hanno scossa, come la devastazione dell’uragano Katrina), affrontando argomenti importanti quali la questione razziale, la religione e la pena di morte. È proprio quest’ultima il fulcro di tutto il romanzo: l’esecuzione capitale in tutto il suo excursus, dalla condanna al compimento, raccontata da quattro diversi punti di vista ai quali inevitabilmente si aggiungerà il quinto, quello del lettore. Un convincente e realistico spaccato dell’America dalla fine degli anni ’80 a oggi, con tutte le sue verità e ingiustizie, che ne racconta le mille contraddizioni attraverso le controverse espressioni dell’animo umano.

7-7-2007 - Antonio Manzini 7-7-2007 una data da dimenticare per Rocco Schiavone. Questo nuovo romanzo del vicequestore più scorbutico d’Italia contiene al suo interno lunghi flashback in cui ci riporta indietro di quasi dieci anni e grazie ai quali capiamo molte cose della sua vita, fondamentali anche per la lettura dei precedenti libri. Finalmente i tasselli vanno al loro posto. Ad aiutarci a sbrogliare la matassa una lunga ed estenuante confessione cui è sottoposto Schiavone dai suoi superiori di Aosta. Vive ancora a Roma e la moglie Marina, avendo scoperto alcune entrate poco chiare del marito, si è appena presa una pausa di riflessione tornando a vivere dai genitori. Lui è smarrito, lei è la sua ragione di vita. Anche se è già lo scontroso che conosciamo, con lei accanto è felice. Ora gli manca, ha dubbi, le va sotto casa ma non si fa vedere. Mette in atto tutte quelle dinamiche di un innamorato poco pratico di sentimenti e tantomeno di donne. La Capitale è spesso infradiciata da lunghi acquazzoni tropicali e lui, come sotto la neve ad Aosta, continua imperterrito a indossare ai piedi le Clarks (e a iniziare le giornate con una canna di erba). Nel frattempo viene distratto dal lavoro. Due

ventenni vengono assassinati uno dopo l’altro. I classici bravi ragazzi. Giovanni Ferri studente di Giurisprudenza, figlio di un giornalista di inchiesta, viene trovato ucciso dentro una cava di marmo. A distanza di pochi giorni il cadavere di Matteo Livolsi, amico di Giovanni, viene scoperto per strada. Ammazzati nello stesso modo. Ma dove viene ritrovato il freddo corpo di Matteo non c’è sangue. Il fiuto di Schiavone inizia a funzionare, le sinapsi mandano i giusti impulsi e presto si delinea la pista da seguire per capire chi c’è dietro agli omicidi. Ma poi arriverà quel giorno di luglio riportato nel titolo e tutto cambia. Non sarebbe giusto svelare altro. Si può solo dire che in questo libro avvincente e pieno di azione e tensione sono presenti emozioni molto forti. Positive e negative. Ora del vicequestore Rocco Schiavone sappiamo di più, capiamo di più, lo amiamo ancora di più.

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Commedie, Trash, Poliziotteschi, Horror ed altri generi CULT dagli anni 70 a 90

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A cura di B. Lanzone

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ROMA A MANO ARMATA Da “Il Messaggero” del 28/02/1976: “Ancora di scena la criminalità a Roma in questo film diretto da Umberto Lenzi che, ad onor del vero, a differenza di altre pellicole sullo stesso argomento, si distingue sia per contenuto narrativo sia per un notevole grado di spettacolarità che incide positivamente sull’azione espressa peraltro in termini concisi e con notevole vivacità. […] Pur non condividendo l’impostazione ideologica del racconto che presuppone un certo disprezzo per i criteri legali nella lotta alla criminalità, per il resto va riconosciuta la buona fattura del film, denso di spunti avvincenti e non privo di momenti in cui la suspense è espressa con concretezza. Attenta e vigorosa, quindi la regia del Lenzi alla quale hanno corrisposto con impegno gli attori tra cui […] Tomas Milian, ottimamente impostato e il disinvolto Gaetano Russo.” Film del 1976, diretto da Umberto Lenzi con l’intento di suggerire una soluzione al grave problema della criminalità che imperversa quotidianamente per le strade di una Roma devastata dalla violenza. Il regista propone un commissario durissimo e tenace impersonato grandiosamente

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da un Maurizio Merli mai così deciso e cattivo. Il commissario Leonardo Tanzi è un kamikaze che rischia la vita ogni giorno, con l’obiettivo di ripulire la città, dando modo alla gente comune di vivere serenamente la propria esistenza. I suoi metodi però non piacciono ai pezzi grossi della polizia, che li ritiene troppo violenti e che scavalcano sistematicamente il garantismo a cui una nazione civilizzata come l’Italia fa riferimento. Questa antitesi si può riassumere in una frase pronunciata da Tanzi quando afferma che la delinquenza si nasconde dietro il “codice”. Interessante in questa pellicola l’introduzione della “delinquenza bene”, incarnata da un gruppo di giovani del circolo giovanile ricreativo monarchico. Al termine di un inseguimento mozzafiato, Tanzi ucciderà uno di loro, che aveva cercato di investirlo con la sua Dino Ferrari. E’ a questo punto che si chiede la testa del commissario che continuerà nonostante tutto ad agire in nome della legge. Lenzi ha inoltre voluto mettere a confronto due metodologie per combattere la delinquenza, quella del commissario, di cui abbiamo già discusso, e quella della donna di Tanzi (Maria Rosaria Omaggio), che


crede nella rieducazione e reintegrazione sociale del malvivente. La morte di due ragazzi dietro un ordine di libertà provvisoria firmato dalla donna, fa capire allo spettatore che la violenza è sopraffabile solo usandole contro una violenza ancor più terribile. Ma il commissario Tanzi si conquisterà sul campo la fiducia dei suoi capi, sgominando la banda del Gobbo di

informazioni a Tanzi, che lo incastra facendo trovare della droga nella sua auto. In commissariato il Gobbo si rifiuta ancora di parlare, e Tanzi lo picchia selvaggiamente. Andato con una scusa in bagno, il Gobbo si taglia le vene con l’aiuto di un orologio. Uscito dal commissariato, mette in cattiva luce Tanzi, svelando i suoi metodi maneschi. A causa di questo

Roma, che morirà sotto i colpi del protettore supremo della legalità. La trama del film è la seguente: il commissario Tanzi (Maurizio Merli), dopo aver ricevuto una soffiata, fa irruzione con i suoi uomini in una bisca clandestina, gestita dai marsigliesi di Ferrender. Sul posto però non c’è nulla di illegale. Tanzi comunque riconosce Savelli, un uomo di Ferrender, e lo arresta. In commissariato Tanzi lo pesta, per farlo parlare, ma Savelli non dice nulla, e il suo avvocato lo fa rilasciare grazie ad un cavillo. Il giorno dopo, durante una rapina, Savelli e altri uomini uccidono una guardia. Tanzi cerca l’omicida e si reca al mattatoio, dove lavora Moretto, detto “Il Gobbo” (Tomas Milian). Questi è il cognato di Savelli, ma si rifiuta di dare

il vicequestore declassa Tanzi all’Ufficio Licenze Pubblici Servizi. Il Gobbo intanto organizza il sequestro di Anna, la compagna di Tanzi che lavora come magistrato. Anna viene rinchiusa in un’auto e quasi stritolata dallo sfasciacarrozze. Tanzi venuto a conoscenza del fatto che Anna è ricoverata in ospedale, si reca da

lei, ma la ragazza a causa del forte stress non sa dar indicazioni su chi possa essere stato. Il medico alla fine della visita, consegna al commissario un proiettile che la fidanzata stringeva in una mano al momento del ricovero. Quindi compreso chi sia il colpevole, si reca a casa del Gobbo e lo obbliga ad ingoiare quel proiettile. Il Gobbo compie l’operazione senza batter ciglio. Nel prosieguo del film in una Roma violenta è in corso l’ennesima rapina: questa volta Tanzi riesce ad intervenire in tempo. Fa irruzione, spara e libera gli ostaggi. Un benzinaio intanto identifica il Gobbo. Tanzi scopre un dossier su Ferdinando Gerace, personaggio che il commissario aveva conosciuto in precedenza per questioni legate a una licenza d’esercizio. Gerace è l’intestatario del capannone dove

il Gobbo si rifugia con i suoi complici. Tanzi si reca sul luogo ma viene sopraffatto dal Gobbo. Caputo, il braccio destro del commissario, appostato fuori dal capannone, interviene e intima al Gobbo di arrendersi, ma questi lo uccide. Tanzi spara al Gobbo, eliminandolo.


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n y C

Cyndi Lauper una delle icone della musica pop anni 80, interprete di successi memorabili che hanno fatto la storia della musica come “Girls Just Want To Have Fun” e “Time after time”, è tornata davanti al pubblico romano e lo ho fatto con un fantastico concerto che si è svolto il 6 Luglio alla Cavea Auditorium del Parco della Musica. Il suo Tour “Greatest Hits” ha fatto il giro dell’Europa con tappe in Germania, Francia, Austria, Inghilterra e, ovviamente, Italia dove oltre alla data nella capitale ha fatto seguito uno show a Torino. L’artista statunitense nell’arco della sua trentennale carriera ha venduto più di 50 milioni di dischi e vinto tutti i premi principali dalla scena musicale ,Emmy e Grammy compresi. Il pubblico romano ha risposto alla grande accorrendo numeroso all’evento e riempiendo in ogni ordine di posto lo spazio dell’Auditorium. Cyndi ha ricambiato questo calore e come sempre accade nei suoi spettacoli ha proposto ai fans tutti i suoi più grandi successi con la carica e l’energia che la contraddistingue. Anche noi di Rm Magazine non potevamo mancare e in queste pagine potete vedere le bellissime foto scattate dal nostro inviato.

A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa

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A MODO MIO... la vita, le canzoni e la musica del grande cantautore bolognese “L’impresa eccezionale, dammi retta è essere normale”. Recita così un verso di una delle tante canzoni rimaste nelle orecchie, e nel cuore, di milioni di italiani. Lui, Lucio Dalla, non è mai riuscito nell’impresa. Era speciale, infatti, come pochi lo sono stati prima di lui e, probabilmente, lo saranno dopo. Polistrumentista. Interprete. Autore. Poeta. Attore. Lirico. Ma soprattutto, un romantico e un profondo osservatore dell’animo umano che poi riusciva a trasportare in note e parole, e che parole, in un modo unico e inimitabile. Uno stile musicale il suo, difficile da etichettare. Sempre in movimento, sempre alla ricerca di nuove sonorità di nuovi modi di comunicare con il suo pubblico, che poi era tutto il pubblico italiano e non solo, ma, soprattutto con i sentimenti. Le sue note sono sempre state un vaso di comunicazione perfetto tra le sensazioni e la musica che queste dovrebbero suonare quando si provano. Era nato a Bologna Lucio Dalla. Il giorno del suo compleanno lo sanno tutti, o quasi. Era il 4 Marzo del 1943. Arriva terzo a Sanremo nel 1971 con un pezzo che chiamerà proprio così e che doveva intitolarsi invece Gesubambino. La censura dell’epoca decise però che il tema trattato era troppo scandaloso, una ragazza madre che decide di tenere un bambino avuto da uno sconosciuto, e così, insieme all’ autrice del testo Paola Pallottino, decidono di cambiare il titolo nella famosa data. Sarà il suo trampolino di lancio per conoscere il successo, quello vero, quello che non sta-


va inseguendo affannosamente ma che, sapeva, sarebbe arrivato prima o poi. Troppo talento, troppe capacità, troppo “sguardo”. Non potevano passare così. C’erano stati altri due Sanremo prima di quello. Uno nel 1966 dove aveva presentato Paff!....Bumm! e uno l’anno dopo con Bisogna Saper Perdere insieme ai Rokes a Shal Shapiro. Dalla non era conosciuto dal grande pubblico ma nell’ambiente musicale godeva già di una certa notorietà e di rispetto. Amava il jazz, amore che lo accompagnerà insieme alla lirica per tutta la sua carriera. Era, come detto, un polistru-

mentista e un clarinettista eccelso. Inoltre aveva praticamente importato in Italia uno stile canoro poco praticato da noi ma molto in voga negli States e che necessitava di doti vocali particolari: lo scat, in poche parole la formulazione di suoni simili a quelli di uno strumento musicale ma effettuati con la bocca. Lo aveva lanciato agli inizi degli anni 60 quanto faceva parte prima degli Idoli e poi dei Flippers. 4 Marzo 1943, lo catapulta nell’olimpo della musica italiana. La canzone diventa un successo strepitoso e rimane in classica per ben 20 settimane , oltre a essere poi, una pietra miliare della musica italiana e internazionale. Verrà tradotta in varie lingue e interpretata da artisti di fama mondiale come Dalida e Chico Buarque de Hollanda che, la leggenda vuole, pianse al primo ascolto. Il successo sanremese viene consacrato l’anno dopo, siamo nel 1972, quando il cantante bolognese si presenta alla kermesse canora con un altro pezzo destinato ad entrare nella storia della musica: Piazza Grande. L’amore ha un’altra prospettiva adesso. Quella mai fotografata da nessun’altro prima di lui. Quella di chi aspetta, di chi guarda, di chi vive della

linfa di coloro che gli stanno intorno ma senza portarla via. Conservandola per se stesso e per produrre amore. E’ un pezzo che parla anche dell’importanza del rispetto delle scelte, del riuscire ad essere in equilibrio con il mondo nonostante gli altri, nonostante i nostri dubbi e le nostre incertezze. Un pezzo sulla coerenza, sulla vita. E quelle due parole “a modo mio” sono un grido e un sussurro allo stesso tempo.


Negli anni successivi Dalla si avvelerà della collaborazione di vari parolieri per dare verbo alle sue musiche. I risultati saranno altalenanti fino al 1977 anno della svolta della sua carriera. L’artista si ritira alle isole Tremiti e decide di elaborare un nuovo progetto discografico in veste di autore unico dei suoi pezzi. Quello che ne viene fuori è un lavoro magnifico: l’album “Come è profondo il mare”. Oltre al brano che dà il titolo all’ intera opera, e che rappresenta una pungente critica al potere e alla politica, è da ricordare un altro pezzo contenuto nell’ EP: Disperato, erotico, stomp. Una ninna nanna erotica o una sorriso alla solitudine. La genialità del brano sta proprio in questo surreale accostamento, che incuriosisce dal titolo fino all’ascolto. Poi c’è il 1979. E c’è Anna e Marco. “….La luna è una palla ed il cielo un biliardo”. Il cielo non è mai stato così bello e ironico dai tempi di Giovan Battista Marino (e siamo nel 1600) che riferendosi al nostro satellite lo definiva “del padellon del ciel la gran frittata”. Anna e Marco è una delle canzoni d’amore più belle degli ultimi 50 anni. Perché la sua potenza evocativa è fortissima. Se chiudi gli occhi e ascolti, ad un certo punto non puoi non essere in quel locale mentre i due innamorati ballano abbracciati. In quell’album c’è anche L’ anno che verrà. La lista dei buoni propositi che non

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si realizzano mai, ma anche della speranza, questa ultima , che non deve morire a nessun costo. Un inno. Fra questi due album c’è da ricordare un evento che è un cult nella storia della musica italiana. Lucio Dalla e De Gregori iniziano una collaborazione che nasce con l’incisione di “Ma come fanno i marinai” e termina con il tour Banana Republic. L’album che ne viene fuori, a detta di chi scrive, è il miglior live della storia della musica italiana. Gli anni a seguire consacrano ancora il successo del cantante bolognese e un progetto parallelo con la creazione della band degli Stadio Siamo al 1986 e Dalla presenta un pezzo che, oltre a consacrarlo al successo internazionale, farà la storia della musica:

Caruso. Il brano racconta gli ultimi giorni di vita del tenore omonimo e ha una genesi poetica quanto la canzone stessa. Dalla, costretto a fermarsi a Sorrento per un guasto alla sua imbarcazione, soggiorna nella stessa stanza dell’hotel dove anni prima aveva passato i suoi ultimi giorni il grande tenore Enrico Caruso. Nella terrazza che affacciava sul golfo della città amalfitana, Caruso aveva vissuto il suo doloroso e ultimo amore per una giovane allieva alla quale, con quel paesaggio romantico e malinconico davanti agli occhi, aveva insegnato l’arte del canto lirico. Profondamente colpito, Lucio Dalla scrive la canzone in una notte. Una notte che se non ci fosse stata sarebbe stata una perdita incredibile per tutti noi. La stessa dolorosa perdita che è stato vedere andare via troppo presto il cantante bolognese. Era uno di noi, quasi. Di quelli che pensi ci debbano esserci sempre, che non pensi che il tempo, gli anni, le malattie se lo possano portare via. Invece, all’improvviso, in silenzio, se ne è andato. Aveva ancora molto da dirci, sono sicuro. Ma allo stesso tempo, sono altrettanto sicuro, che possiamo avere ancora da dire molto noi ascoltando le sue canzoni. Qualcosa da dire, da sussurrare, da strillare al cielo. Lo stesso cielo che a lui era sembrato un biliardo.

A cura di Rolando Frascaro


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Questo mese RM Magazine presenta Nancy Motisi che ha posato per il nostro fotografo Massimiliano Correa in uno splendido scenario già utilizzato come set, tra gli altri, del film “Spectre” l’ultima pellicola sulle avventure della celebre spia James Bond. Le rivolgiamo qualche domanda per conoscerla meglio. - Ciao Nancy, racconta ai lettori di RM Magazine cosa ti tiene impegnata in questo periodo: - Ciao a tutti.... continuo a portare avanti quella che è la mia passione, e in questo periodo estivo approfitto per fare sport all’aria aperta nelle prime ore del mattino.

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- A proposito della “passione” a cui ti riferisci, sappiamo che è il ballo; spiegaci il tui rapporto con la danza - Credo che ognuno di noi dovrebbe essere appassionato da un qualcosa, io la passione la paragono alla vita e alla felicità.... tutti dovremmo vivere ed essere felici in questo modo, la mia passione per i balli latini è nata circa 13 anni fa, e da lì una semplice sala da ballo è diventato il mio “habitat”.

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Ogni mese sulle pagine di RM Magazine proponiamo l’estratto di un book fotografico realizzato appositamente per la rivista da foto-book. Se volete apparire in queste pagine potete contattare il sito www.foto-book.it o direttamente il fotografo a pierpandi@alice.it


www.foto-book.it - Oltre al ballo quali altri interessi hai? - Amo passare il tempo libero con i miei amici, aperitivi, feste.

- Questa estate come hai passato le vacanze? - Quest’anno in particolare ho dedicato piÚ tempo alla mia famiglia e ne ho approfittato per passare qualche giorno di mare con loro.

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- Come ti sei trovata a posare per il servizio fotografico presente in queste pagine? - Benissimo, avendo un carattere molto egocentrico mi sono trovata molto a mio agio. Il fotografo poi è stato eccezionale in tutto.


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- I tuoi progetti futuri? - Riguardo i progetti futuri vorrei essere circondata da una bella famiglia attorno a me. Dal punto di vista lavorativo l’obiettivo è quello di avere successo nel ballo....

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- Sei un tipo di ragazza romantica o passionale? - Posso definirmi più passionale che romantica, il romanticismo come dice un famoso poeta, dorme nel cuore di ogni donna.

- Un sogno che vorresti si realizzasse? - Il mio sogno nel cassetto e quello di portare avanti la mia grande passione e perché no, aprire una scuola di ballo.

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SUPEREROI IN CLASSIFICA 10 personaggi dai gelidi poteri www.c4comic.it

Benvenuti al nuovo appuntamento con Supereroi in Classifica, la rubrica che ogni mese vi presenta la Top Ten dai forti contenuti nerd. Questa volta ci occupiamo di tutti quei supereroi e supercriminali che hanno il potere di creare e controllate il ghiaccio. Con quest’afa estiva chi non vorrebbe un amico come l’Uomo Ghiaccio? Avreste sempre la birra fresca disposizione e non soffrireste più il caldo afoso, perché sarebbe come avere l’aria condizionata sempre con sé. Nel colorato mondo dei fumetti sono molti i personaggi con il potere di manipolare ghiaccio e questa è la loro Top Ten: Buon divertimento!. 10. POLAR BOY Polar Boy è il supereroe Legionario della DC Comics, il suo mondo di origine è Tharr, un pianeta talmente caldo, che sembra di essere al centro di Roma in pieno Agosto! Per sopravvivere alle alte temperature di Tharr i suoi abitanti hanno sviluppato una naturale capacità di abbassare la propria temperatura e quella intorno a sé. Quando non è a casa, Polar Boy può sfruttare questa abilità innata per generare ghiaccio e neve. Ciò nonostante, sarebbe piuttosto inutile avere questo Legionario intorno quando fa caldo: per lui sulla Terra fa sempre freddo, tant’è che se ne va in giro con la giacca, anche in piena estate 9. ICICLE “Icicle”, letteralmente ghiacciolo, non però quello dell’Algida, ma quelli che si formano sui rami degli alberi o sulle grondaie quando è così freddo, che l’acqua gela mentre cade in basso, lui è un super criminale di serie B della DC Comics. Il motivo per cui è in questa Top Ten è la sua capacità di manipolare e generare il ghiaccio; il povero Icicle è un criminale da strapazzo e le sue abilità non lo hanno mai portato avanti nella sua carriera criminale.

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8. ELIJAH SNOW

Elijah Snow era un uomo immortale, che come i suoi fratelli aveva il compito di proteggere il XX sec. La loro vita dura 100 anni precisi, ma invecchiano fino a quando ne hanno circa una quarantina. Il suo potere non è proprio quello di generare ghiaccio, ma più specificatamente quello di abbassare la temperatura, cioè non può creare delle statue di ghiaccio, ma può abbassare la temperatura di un oggetto fino a farlo ghiacciare. Elijah è un esperto di storia e cripto archeologia, quindi a meno che non siate appassionati del genere, eviterei di passare troppo tempo in una stanza con con lui, potreste morire di noia! 7. MR. FREEZE Il gelido nemico di Batman è divenuto famoso, o forse famigerato, grazie all’orrido film degli anni ’90, “Batman & Robin”. Nella pellicola Freeze era interpretato da un brillante Arnold Schwarzenegger, ma la sua presenza non è riuscita ad alzare la qualità della pellicola. Il dott. Fries in realtà è una vittima del ghiaccio, a causa di un tragico incidente il suo corpo è divenuto gelido e al di fuori di un ambiente a zero gradi muore in pochissimi minuti. Dopo l’incidente, la già debole mente di Freeze, impazzisce del tutto e sfrutta il suo genio per iniziare una carriera criminale: costruisce una tuta di contenimento che gli permette di sopravvivere alle normali temperature e soprattutto un fucile capace di gelare qualsiasi cosa o persona incappi nel suo mortale raggio. 6. KILLER FROST Non vi azzardate mai a dare della persona fredda a Killer Frost, potrebbe letteralmente assorbire tutto il calore del vostro corpo e farvi morire assiderati. Perché è proprio questo il potere di questa sadica supercriminale, assorbire il calore dalle cose e dalle perso-


ne fino a farle gelare! Anche se dovesse essere il giorno più caldo dell’anno, non mi verrebbe mai in mente di chiamare Killer Frost! 5. BLIZZARD

Qualcuno mi dovrebbe spiegare perché quelli con i poteri del ghiaccio sono quasi sempre dei supercriminali. Anche Blizzard ha il potere di generare e manipolare il ghiaccio e anche lui ha deciso d’intraprendere una carriera criminale. Dopo essersi scontrato innumerevoli volte contro i supereroi, ha provato lui stesso a diventarne uno, ma la cosa non è durata molto, soprattutto nel momento in cui ha scoperto di far parte della razza ibrida degli Inumani, sì proprio quelli che si vedono nella serie TV, “Agents of SHIELD”. 4. CAPTAIN COLD Captain Cold è uno dei nemici giurati di Flash. Come per Mr. Freeze, anche lui non ha poteri. Quando l’eroe scarlatto manda a monte le sue rapine, Leonard Snart, suo vero nome, decide che è giunto il momento migliorarsi e costruisce una pistola speciale che gli permette di congelare i suoi nemici. Captain Cold è molto amato dai fan perché a differenza di molti criminali, lui è mosso da un rigidissimo codice morale che gli vieta assolutamente di uccidere gli innocenti, lo si potrebbe definire un ladro gentiluomo, se non fosse per il suo caratteraccio. Quindi se volete rinfrescarvi un po’, non è il caso di chiamare Captain Cold, rischiereste di essere come minimo rapinati! 3. SUB ZERO Ok, ok, magari ho barato un po’, perché Sub Zero non è in realtà un personaggio dei fumetti, anche se lui vi è apparso in più occasioni. Il ninja dalle gelide abitudini è di casa nel mondo dei video games, nello specifico Mortal Kombat, il famoso picchiaduro iper violento, in cui se perdi, muori in modo brutale! Sub Zero ha il potere di gelare i suoi opponenti bloccandoli nella posizione in cui si trovano, in modo da poterli riempire di botte in tutta tranquillità. Se avete caldo, se pro-

prio non ce la fate più a sopportare il torrido calore cittadino, andate al mare o in piscina, se siete pigri e non volete uscire di casa, fatevi una bella doccia fredda, ma per carità non chiamate Sub Zero, potreste ritrovarvi coperti di lividi e contusioni! 2. L’UOMO GHIACCIO Bobby Drake è l’amico ideale per tutte le stagioni! Il mutante fondatore del gruppo X-Men, è nato con il potere di generare e manipolare il ghiaccio e la neve in ogni sua forma. Il caldo torrido ti secca la bocca e hai dimenticato di mettere la Coca-Cola in frigo? Non c’è problema: Bobby te la rinfresca con un solo gesto! Ti hanno regalato uno slittino da neve, ma abiti in un’isola dei Caraibi? Niente panico: il simpatico Uomo Ghiaccio può creare una nevicata ad hoc e farti divertire un mondo… Non solo, può tranquillamente abbassare la temperatura di qualsiasi luogo in cui si trovi: in un’occasione il suo potere è stato così potente da gelare l’Inferno stesso! 1. ICE

Vi ritenete fortunati perché le vostre giornate afose sono rinfrescate dal vostro caro amico mutante dai gelidi poteri? Io vi dico che le cose possono andare ancora meglio: (e qui vogliate perdonarmi se mi rivolgo principalmente al popolo maschile) al primo posto troviamo, infatti, la bellissima Tora Olafsdotter, l’eroina Norvegese che ha combattuto a fianco della Justice League con il nome di Ice. L’origine del potere di Tora è la magia, che le permette il controllo assoluto sul ghiaccio e la neve. Quindi mettetevi comodi e godetevi le fresche coccole di Ice! Se vi è piaciuto questo articolo e vi interessa il colorato mondo dei supereroi, potete trovare pane per i vostri denti sul sito web www.c4comic.it. L’autore della classifica è Marcello De Negri, figlio degli anni ‘80, cresciuto a pane e fumetti. La sua grande passione sono i supereroi e ci sono ben poche cose che sfuggono alla sua conoscenza quasi maniacale dell’argomento.

A cura di Marcello De Negri

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Urologia, l’intervento dell’esperto:

Dott. Luca Mavilla

cura l’ipertrofia prostatica in un giorno con il GREEN LIGHT LASER XPS Convinto che la salute fisica sia un diritto e un dovere di ognuno e che una diagnosi precoce e una terapia appropriata migliorino la qualità della vita, il Dottor Luca Mavilla si occupa da anni di ambito urologico e andrologico.

Per quanto riguarda il primo settore, la sua attenzione è focalizzata sulle patologie come l’ipertrofia prostatica - che può determinare sintomi ostruttivi allo svuotamento vescicale (riduzione della velocità del mitto, aumentata frequenza diurna e/o

notturna, prolungamento tempi di minzione, difficoltà a rimandarla fino alla ritenzione acuta di urine) - o la neoplasia maligna della prostata (di solito asintomatica e per questo da monitorare). Fondamentale la corretta diagnosi


Via Flaminia Nuova 280 - Roma 0636797560 in caso di minzione di urine miste a sangue: è quasi sempre l’unico segno di una neoplasia delle vie urinarie; inoltre, non è mai da sottovalutare la colica renale anche quando i sintomi si sono risolti solo con una terapia farmacologica o idropinica. Per quanto riguarda l’ambito andrologico si occupa, da anni, delle curvature peniene sia congenite che acquisite, seguendo il paziente dalla diagnosi alla terapia medica o chirurgica più avanzata; di deficit erettile (inteso come incapacità ad ottenere un rapporto sessuale soddisfacente, che condiziona gravemente la vita dell’uomo adulto in tutti i suoi aspetti), o di infertilità. Tra le novitá che il Dottor Luca Mavilla offre ai suoi pazienti c’é Greenlight Laser XPS, rivoluzionario laser con il quale si puó guarire, in un solo giorno e in anestesia locale (spinale), l’ipertrofia prostatica benigna che colpisce l’80% degli italiani over 50. “Quando la prostata s’ingrossa osta-

colando il passaggio dell’urina - spiega il Dottor Mavilla - è necessario eliminare il tessuto in eccesso: con questo nuovo metodo eleborato negli USA, sfruttando l’azione di un potente laser al tribolato di litio capace di vaporizzare con precisione millimetrica solo l’eccesso di tessuto prostatico, trasformandolo in bollicine di vapore, é possibile farlo”. Nel dettaglio, l’intevento consta di un’operazione mini-invasiva che si effettua per via endoscopica in anestesia spinale, con il ricovero di una notte. Non sono necessari - se non in rari casi - lavaggi vescicali e il paziente deve tenere un catetere per il periodo massimo di 24 ore. Per quanto riguarda il decorso post operatorio, I pazienti riferiscono assenza di sintomatologia dolorosa, l’immediata risoluzione dei sintomi e la rapida e serena ripresa delle normali attività in pochi giorni. “La fibra laser introdotta - continua il Dottor Mavilla - vaporizza l’area senza alcun sanguinamento, consentendo così d’intervenire in tutta sicurezza su pazienti

ad alto rischio come quelli, ad esempio, con malattie cardiovascolari o in cura con anti-coagulanti.”. Greenlight è compatibile anche con i portatori di pacemaker poichè non richiede l’impiego di energia elettrica.

Il laser garantisce lo stop dell’incontinenza e tutela potenza sessuale e fertilità: elimina, infatti, il rischio di compromissione dei nervi nell’erezione e riduce il rischio di eiaculazione retrogada. “In più, Greenlight - conclude il Dottore - evita recidive offrendo la conferma che la definitiva soluzione per l’ipertrofia prostatica sia garantita da tale metodica”.

Dott. Luca Mavilla lucamavilla@hotmail.com Mobile: 3388925297 www.lucamavilla.it


BORGHI D’ITALIA

Foto: Massimiliano Correa Testi: Comune di Bagnoregio

Civita di Bagnoregio Alla scoperta di uno dei borghi piĂš suggestivi del Lazio

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Le prime notizie storiche certe su Bagnoregio, o meglio Bagnorea, questo è il suo nome più antico, risalgono al VI secolo D.C. quando viene menzionata tra le sedi episcopali italiane. E’ certo comunque che dopo la caduta dell’Impero Romano Bagnoregio cadde sotto il dominio dei goti prima e dei longobardi poi e infine Carlo Magno la conferì al Papato insieme alla restante parte del Patrimonio di S. Pietro in Tuscia. Dopo la conquista franca una serie di signorotti feudali si alternarono nell’esercizio del potere, sono da ricordare tra questi i Monaldeschi che divennero più tardi signori di Orvieto. Nel XII secolo essa si eresse a libero comune, conoscendo un periodo di prosperità e vivacità culturale ed artistica. Incombente rimase tuttavia la minaccia della vicina e potente Orvieto nell’orbita politica della quale Bagnoregio di deve certamente collocare in questo periodo. Talvolta i rapporti tra le due città divennero aspri e conflittuali e anche gli centri confinanti furono trascinati nelle lotte. Tuttavia anche se coinvolto in guerre e tentativi di occupazione Bagnoregio riuscì a mantenere una relativa autonomia. La tremenda epidemia di peste del 1348 ( quella narrata nel Decameron da Boccaccio) ridusse la cittadina l’ombra di se stessa, si racconta che in una sola giornata si contarono più di 500 morti. Nel 1494 i Bagnoresi riuscirono a distruggere la munitissima rocca dei Monaldeschi della Cervara per liberarsi definitivamente dal pericolo del ritorno degli odiati tiranni. Nel 1494 I bagnoresi si opposero coraggiosamente all’entrata in città del re di Francia Carlo VIII diretto con il suo esercito a Napoli per occuparla. All’atto eroico non corrispose tuttavia alcuna riconoscenza da parte del papa Alessandro VI Borgia, che due anni dopo assestò un duro colpo al fiero sentimento di libertà comunale istituendo il regime dei Cardinali-Governatori che durò

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fino al 1612, anno in cui Bagnoregio passo sotto il controllo della Delegazione Apostolica di Viterbo che si impegno a rispettare gli antichi statuti comunali del 1367. La vita della comunità bagnorese scorreva tranquilla turbata più dalle vicessitudini naturali e geologiche della loro città piuttosto che da eventi politici o fatti d’armi. Solo nel 1867 si ebbe un sussulto militare quando si verificò il primo violento scontro fra le milizie pontificie e i volontari garibaldini che la storia ricorda come “La battaglia di Bagnorea”. Nel 1870, infine Bagnoregio entrò a far parte del Regno d’Italia.

La curiosità Due volte l’anno a giugno e settembre, in occasione delle festività della Madonna a Civita di bagnoregio si svolge, nella Piazza principale, una corsa di asini denominata “La Tonna” perché, infatti, è una corsa, in batterie di due o tre asini, che si svolge intorno su una pista tonda. Non conosciamo le origini della manifestazione, ma sono certamente da mettere in relazione alla esaltazione delle doti dell’asino, il più importante, se non l’unico, mezzo di trasporto per secoli da e per Civita di Bagnoregio. Ad evitare che, con l’impiego sempre più marginale dell’asino, la manifestazione rischi di scomparire, il Comune si è attivato per allevare asini della razza locale, nella propria piccola azienda agricola.

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COME SI RAGGIUNGE. Bagnoregio si trova al confine fra Lazio e Umbria. Vi si arriva percorrendo la S.S. Cassia fino a Montefiascone e poi dirigendosi verso Orvieto (S.S. Umbro-Casentinese), per incontrare dopo 10 Km. il bivio da cui, a destra si diparte la strada per Bagnoregio. Si può anche raggiungere da Viterbo, per mezzo della S.P. Teverina, parallela al corso del Tevere, o anche con l’Autostrada del Sole (A1 Firenze-Roma), uscendo al casello di Orvieto.

Comune: sede: Piazza s. Agostino n° 21 Telefono: 0761780815/8 Fax: 0761780837 PEC: comune.bagnoregio.vt@legalmail.it INTERNET •www.comune.bagnoregio.vt.it •Email: info@comune.bagnoregio.vt.it

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IL PET DEL MESE

ORESTE

Il pet del mese è Oreste, Eliza ci invia questa foto da Londra. Vuoi vedere la foto del tuo pet pubblicata nel prossimo numero di RM Magazine? scrivici a: rmmagazinemese@gmail.com

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a z 4 a Consigli

e p m

A cura di Luigi Procopio gigipro84@yahoo.it

Cani aggressivi o padroni poco inforamati?

CATANIA : Dogo argentino aggredisce e uccide bambino di 1 anno e mezzo. PORDENONE: Pastore Tedesco aggredisce Bambina di 2 anni nel cortile di casa di una parente.Mamma e figlia erano andate a fargli visita. CASERTA: Pitbull aggredisce bambino di 4 anni causando gravi ferite al volto e trauma cranico. FIANO ROMANO: Pastore tedesco aggredisce bambina di 3 anni mordendola al collo,braccia e volto. La piccola muore in ospedale. Questi sono solo alcuni casi di aggressioni di cani apparsi negli ultimi 2 anni sulle testate giornalistiche, ma ovviamente ce ne sarebbero tanti altri da citare.Tutti questi eventi portano a farsi una domanda: Sono pericolosi i cani o il problema é da ricercare altrove? Nel corso degli anni sono state demonizzate alcune razze pensando fossero più pericolose di altre.Si era arrivati a credere, negli anni 70, che i dobermann, arrivati ad una certa età, impazzissero. Il mio personale punto di vista è che i cani non impazziscono né tantomeno sono pericolosi se gli si impartiscono le giuste regole ma sopratutto se le nostre conoscenze sono tali da farci capire come ragionano e i vari segnali di stress o squilibrio comportamentale. In Italia percepisco una certa reticenza a

volte da parte delle persone ad accettare consigli, questo accade per argomenti che riguardano il quotidiano come per quelli sui nostri amici a quattro zampe. Basta possederne uno per credere di avere la conoscenza assoluta sull’argomento e nel caso non sia il primo cane si diventa di diritto dei Guru della cinofilia spiegando in modo più o meno fantasioso qualsiasi comportamento del proprio cane o, laddove non si sia così sicuri, la risposta che va per la maggiore é: È normale....é un cane. Nella migliore delle ipotesi ci si informa tramite il web o magari chiedendo a “canari” più esperti durante la passeggiata in area cani. Quest’ ultimi sono proprio le persone che potrebbero

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trovarsi nelle condizioni di quei genitori senza più un figlio solo per i propri deliri di onnipotenza o per la propria superficialità. Quindi posto che i cani non sono a priori o per razza pericolosi, mi sono risposto che il problema é culturale e ovviamente non c’é nessuno che faccia, in questo campo, informazione di un certo livello. L’E.N.C.I (Ente Nazionale Cinofilia Italia) sta lavorando finalmente su un progetto che riguarda i bambini, inserendo nel programma di studi delle scuole elementari un corso di cinofilia, con degli esperti del settore, per far sì che i bambini si avvicinino a questo mondo, ma soprattutto che imparino come comportarsi di fronte ad un cane ed a capire come ragiona sperando così di ridurre al minimo eventi di aggressione. Nell’immediato bisognerebbe rendere obbligatorio, per tutti quelli che prendono con se un cane, un percorso informativo/educativo perché sono convinto che tante delle tragedie sopracitate potevano essere evitate se solo si fosse capito il proprio cane e se si fosse stati in grado di captare quei segnali e quelle richieste di aiuto che il cane, nella sua lingua, aveva provato a mandare. Imparando a capirli faremo vivere loro più serenamente e noi più tranquilli. E nel caso non aveste voglia di imparare il loro linguaggio fate almeno una buona azione, NON PRENDETE UN CANE.

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PRS 516 EXTREME AUTOMATIC CHRONOGRAPH Il Tissot PRS 516 Extreme da uomo è la rivisitazione moderna del famoso Tissot PR 516, una leggenda degli anni ‘60. La sua cassa lineare è ispirata alla forma delle automobili più moderne, mentre i dettagli presenti sul quadrante e sulla lunetta ne ricordano il sofisticato cruscotto. Un orologio ineguagliabile, grazie al suo look dinamico e seducente.

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QUICKSTER NATO CHRONOGRAPH L’unicità di questo orologio risiede nella semplicità del suo quadrante, nel colorato design della lunetta e, soprattutto, nei suoi moderni cinturini NATO. Infatti, è possibile cambiare il cinturino a seconda dell’estro o dell’abbigliamento indossato. Cosa si può volere di più?

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Longines Global Champions Tour. Un nome che significa “salto a ostacoli”. I migliori atleti e cavalli del mondo partecipano a questa competizione globale per assicurarsi ambiti premi e onore internazionale. Una gara che, dall’anno scorso, ha incluso anche Roma fra le sue tappe. Nonostante siano solo due anni che viene realizzata nella nostra città l’evento ha fatto subito breccia nei cuori degli appassionati romani e sembra già essere

diventato “tappa fissa” per chi ama questo sport. E’ diventato inoltre un’ ottima occasione anche per chi non conosce da vicino il mondo dell’equitazione ma nutre curiosità nei suoi confronti. Formula intelligente infatti in termini di promozione. Evento perfettamente organizzato su quattro giornate, stand per tutti i gusti, da quelli più di settore ai classici gastronomici, ma sempre con gusto. Ma, soprattutto, entrata gratuita. Un invito semplice e chiaro ad assistere dal vivo al salto ad ostacoli e renderlo fruibile a chiunque voglia. Successo strepitoso l’anno scorso e quindi massima volontà da parte degli organizzatori di replicare anche quest’anno. Volontà espressa in un comunicato ufficiale anche dal presidente della Longines, e sponsor della competizione da cui

prende il nome, che, con l’occasione ha presentato al pubblico italiano uno dei suoi ultimi modelli lanciati sul mercato il Longines Dolce Vita, pensato per un pubblico al femminile. Il Global Tour si è collocato inoltre temporalmente in un momento ottimale per lo sport equestre italiano. Le Olimpiadi di Rio de Janeiro, appena terminate, non hanno portato medaglie nella disciplina alla compagine azzurra, ma hanno comunque contribuito ad aumentare l’esperienza degli atleti


italiani che hanno rappresentato i nostri colori. Un’ occasione questa del Tour romano, sottolineata anche dal Presidente del CONI Malagò, per poter far breccia nei cuori di nuove giovani promesse. Considerato erroneamente un sport di élite, quello equestre ha invece anche valenze terapeutiche. Durante l’evento infatti è stato possibile poter visionare le innumerevoli attività di ippoterapia, un nuovo rimedio strategico nel percorso di trattamento traumatico e di recupero dell’autostima delle persone con disabilità come ha sottolineato il presidente del Comitato Paraolimpico Italiano, Luca Pancalli. Svoltosi nelle giornate dall’8 al 11 di Settembre, il Longines Global Champions Tour ha inoltre avuto il patrocinio del Comune di Roma. La neo sindaca eletta Virginia Raggi ha accolto con piacere la possibilità di ospitare un evento di tale portata che unisce i valori dello sport a

quelli dell’amore e passione per gli animali. Vale poi la pena sottolineare l’importanza e la spettacolarità della location dove si è svolta la manifestazione. La splendida cornice era infatti quella dello Stadio dei Marmi, intitolato al velocista Pietro Mennea. La struttura aveva già ospitato in passato eventi legati agli sport equestri. Oltre, ovviamente all’edizione dello scorso anno, vi si era svolta anche una tappa preolimpica nel 1956 a cui avevano partecipato i mitici Piero e Raimondo d’Inzeo. Breve cronaca degli eventi. Purtroppo la bellezza e l’importanza della manifestazione sono stati funestati da

un tempo che, se per le giornate di Giovedì e Venerdì si è dimostrato clemente, ha invece rovinato gradualmente il regolare svolgersi della manifestazione. Una pioggia torrenziale si è infatti abbat-

tuta su Roma nel week end e il Sabato e la Domenica sono state giornate “nere” per l’evento. La competizione riguardante il Longines Global Champions Tour, nonostante l’interruzione del pomeriggio di Sabato è potuta ripartire la Domenica mattina. A portarsi a casa la vittoria il 36 enne olandese Harrie Smolders. Piazza d’onore per il francese Simon Delestre e l’olandese Maikel van der Vleuten . Primo italiano il bravo Alberto Zorzi subito alle spalle del podio. Gli organizzatori hanno dovuto purtroppo sospendere prima provvisoriamente e poi definitivamente le gare del pomeriggio a causa del nubifragio abbattutosi sulla capitale, cancellando così invece il Global Champions League di Roma. I 200.000 euro di Montepremi della gara saranno divisi equamente tra i 12 team partecipanti. Un successo di pubblico e atleti in un evento che speriamo di seguire a accompagnare da vicino anche il prossimo anno!


Un evento di moda a cui era davvero impossibile mancare quello che si è svolto il 21 Luglio nell’incantevole ed esclusivo scenario dell’Hotel Gianicolo a Roma. L’occasione era la presentazione degli abiti della nuova collezione della superdiva Valeria Marini : “Baci Stellari”, nome preso in prestito dal suo modo giocoso e unico di salutare fan e amici e diventato tendenza e moda sociale diffusa ormai nell’immaginario pubblico. La star sarda si presenta adesso in una nuova veste: quella di stilista e designer. Infatti , oltre agli splendidi costumi, che sicuramente faranno tendenza per molte estati a venire e agli incantevoli abiti da sera, la Valeria nazionale propone anche creazioni di bigiotteria, il tutto ideale per una donna sofisticata ma allo stesso tempo che non vuole privarsi di tratti dalle linee giovani e accattivanti. Hanno presentato gli abiti, sfilando intorno alla splendida piscina dell’hotel, dodici modelle che stanno partecipando alle selezioni del concorso che prende lo stesso nome della linea di moda. La vincitrice avrà il previlegio di sfilare accanto alle migliori top model durante la presentazione finale della linea a Milano. Per una evento del genere non potevano mancare ovviamente guest Vip. Oltre a Valeria Marini, che indossava uno splendido abito della sua collezione, erano presenti ,tra gli altri, Massimo Boldi, Paolo Conticini e Arianna David….e Rm Magazine poteva mancare? Certo che no! A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa

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Arianna David

Valeria Marini con la prima e seconda classificate

Paolo Conticini

Angolo sposa di Paola Cipriani

RM Magazine, presente!!!

Pif, girando una puntata de “il testimone”

Lo staff “dietro le quinte”

La makeup artist Germana Alessandri prepara una modella

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STUDIO 10 & by Stefano Grimaldi

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RAGAZZA NUMBER ONE

Bellezza e fashion a Luglio a Roma. Tra i concorsi che si sono imposti sulla scena romana negli ultimi anni e che ormai ricoprono un ruolo importante per le ragazze che vogliono affacciarsi al mondo della moda e dello spettacolo c’ è ovviamente Ragazza Number One, vinta l’anno scorso dalla bella Doriana Tessitore. Il format ideato e organizzato dal vulcanico e instancabile fotografo Stefano Grimaldi si è riproposto quest’anno in una versione ancora più interessante: lo-

cation di prestigio e folto pubblico a testimoniare il successo ormai raggiunto dal concorso. A seguire l’evento: Rm Magazine. In più, per noi della rivista, un gradito invito: in giuria era chiamato il nostro Massimiliano Correa, anche lui bravissimo fotografo di moda e fondatore del magazine della capitale. Altra presenza d’eccezione fra i giudici del concorso: il cuoco stellato Claudio Salvatores, che ha incantato Roma con i suoi primi creativi e carichi di sapori che non si vedevano da tempo nei piatti della capitale, sedeva al tavolo dei premianti. Tante ragazze, alcune alle prime esperienze altre, nonostante la giovane età, già veterane di concorsi di questo tipo, hanno partecipato alla rassegna. Difficile decidere una vincitrice, vista la bellezza e la simpatia di tutte le concorrenti. Dopo le sfilate previste dal regolamento era però ora di decidere chi dovesse vestire l’ambita fascia di Ragazza Number One. Dopo una lunga consultazione fra i giudici, a testimonianza della difficoltà della decisione, a vincere il concorso 2016 è la giovane Iuliana Peev. Bionda, bellissima e romana. A lei auguriamo i migliori successi per la sua carriera, convinti che questo concorso possa essere un otti-

mo trampolino di lancio per la sua futura carriera di modella. Arrivederci a presto con i nuovi concorsi Ragazza Number One!


A cura di Federico Vespa

Rio 2016. Tante conferme, specie una. Siamo un paese con enormi risorse sportive, spesso trattate come federazioni di secondo o terzo settore, senza apparenti motivi. Non c’è una kermesse olimpica in cui, soffrendo, temendo, lottando, l’Italia non torni con un medagliere oggettivamente di tutto rispetto. Anzi, se proprio vogliamo vedere quasi patologicamente il bicchiere mezzo vuoto, sono stati gli sport in cui eravamo netti favoriti a deludere. Pugilato su tutti, complice qualche arbitro cieco. Otto ori, altrettanti bronzi, dodici ar-

genti. Non male, con qualche rimpianto. Non c’erano molte possibilità di ottenere qualcosa di più di un grande argento nel volley. Troppo forte il Brasile, padrone di casa e meritatamente campione. Un argento comunque straordinario. Dura, durissima, è stato conquistare un bronzo nella pallanuoto, contro una Serbia tecnicamente fortissima. Cuore oltre l’ostacolo per i ragazzi di Sandro Campagna e grande risultato. Bravissimo nella lotta libera, categoria 65 kg, Frank Chamizo. Italo-Cubano,ha dominato lo statunitense Frank Aniello

Molinaro. Vero, Chamizo era il grande favorito per l’oro, ma per come si erano messe le cose va bene anche così. Tornando alla pallanuoto, non si può non applaudire l’impresa del setterosa azzurro, argento solo per l’inavvicinabilita’ degli Stati Uniti. Marziani, non battibili neanche a Londra 2012. Finalissima raggiunta dai nostri anche nel beach volley, ma Daniele Lupo e Paolo Nicolai oltre a lottare hanno potuto poco contro i brasiliani Alison e Bruno Scmidt. Elia Viviani da applausi. Riporta dopo 16


anni di ciclismo su pista la medaglia d’oro in Italia nella gara più difficile, l’Omnium.

due. È il caso di Niccolo’ Camparini nella carabina: dopo il massimo risultato dai 10 metri nella carabina, arriva anche l’oro nella 50 metri a tre posizioni. Cito per ultima, ma non certo per importanza, l’oro nel judo di un ragazzo straordinario. Fabio Basile, a soli 21 anni ha dominato la sua categoria,quella dei 66kg. Epica la sua finale contro il coreano An Baul. Ragazzo umile, simpatico e costantemente dedito al sacrificio il Fabio Nazionale. A proposito di sport da combattimento: male, malissimo il pugilato. Decisione

Argento anche nella squadra di spada maschile con Enrico Garozzo, Paolo Pizzo e Marco Fichera, più la riserva Andrea Santarelli. E’ arrivata anche la tanto attesa medaglia olimpica per Tania Cagnotto. Dopo l’argento nel sincro con Francesca Dallape’, arriva il bronzo nel trampolino. C’è pure chi di ori ne ha portati a casa

sulla sconfitta a dir poco discutibile nei confronti di Clemente Russo, ma poi solo mea culpa. Secondo molti, il peggior livello di pugilato espresso negli ultimi anni, certamente non degno di una tradizione come la nostra.

Gli altri medagliati che ci hanno inorgoglito vanno da Elisa Longo Borghin nella

corsa in linea di ciclismo, a Gabriele Detti nei 400 stile libero di nuoto, passando per Rossella Fiamingo, argento nella spada femminile. Non c’è spazio per elencarli tutti, ma per una preghiera alle istituzioni sportive si. Non ricordatevi di tutti loro e delle loro federazioni a sei mesi da Tokio 2020.


STORIE DI SPORT A cura di Rolando Frascaro DORANDO PETRI Un uomo solo, piccolo, stanco. Tutti gli occhi sono puntati su di lui in quel pomeriggio di caldo afoso del 1908. Quell’uomo ha appena corso più di quarantuno chilometri. Ha appena corso la maratona. Quasi. Gli mancano gli ultimi 400 metri che lo separano dalla vittoria, dalla medaglia olimpica, dall’Oro. Quell’uomo si chiama Dorando Petri. E’ un maratoneta. Corre per sentirsi vivo, o per vivere, chissà, in quei tempi il confine fra le due cose è così sottile. Sono anni in cui lo sport non ha sempre regole precise. Non ci sono preparatori o esperti di nutrizione o libri da leggere. Per la maratona poi, c’ è solo la striscia di strada davanti a te che alla fine, se riesci a sopportare tutto, ti porta dentro lo stadio. Sono le Olimpiadi di Londra. Dorando c’ è. Si è qualificato vincendo una corsa di 40 km in Italia, con un tempo, per l’epoca, strabiliante: 2 ore e 38 minuti. Sulla linea di partenza si è guardato intorno. Avversari mai visti. Americani, inglesi, sudafricani. I grandi corridori africani e Bikila con la sua corsa a piedi nudi sotto l’arco di Costantino, arriveranno più di cinquant’anni dopo. All’epoca di Donaldo niente giornali, radio o tv a dirti chi sono gli altri, che tem-

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pi hanno, come corrono, quanto si sono allenati. Solo quella striscia di strada davanti a te. Bisogna correrla tutta fino allo stadio, fino in fondo. Niente di più semplice e di più difficile allo stesso tempo. Sono tutti lì. Aspettano il via. La regina di Galles spara il colpo che segnala la partenza. Non c’ è più tempo di pensare. Solo sudore, silenzio, rumore dei passi sull’asfalto, sudore lungo la schiena, le gambe,

sudore che bagna la fronte e sembra non asciugarsi mai con quel caldo insolito di Londra. Avevano detto che nella capitale inglese avrebbe fatto freddo. E invece, anche la città aveva scherzato quel giorno e aveva deciso di alzare la temperatura più del solito. Come se quarantaduechilometriecentonovantacinque metri non bastassero. Ci si stanca solo a dirlo. A correli poi. Quanti passi. Quanto correre. Ma poi lo stadio arriva. Il primo ad entra-

re è Donaldo. Lui Donaldo Petri, il piccolo italiano venuto da Correggio. C’è, ma è come se non ci fosse. Perché le gambe hanno ceduto, il corpo, la testa. Donaldo non riesce a muovere più un passo. E’ stremato. Cade. Si rialza. Va nella direzione sbagliata. Cade di nuovo. Lo aiutano. Lo sostengono: medici, giudici di gara, addetti alla sicurezza, anche Conan Doyle, il grande scrittore scozzese, dicono che fosse fra loro. Petri taglia il traguardo. Sviene. 2 ore 55 minuti e 18 secondi. 10 minuti solo per percorrere gli ultimi 200 metri. Al secondo posto arriva Johnny Hayes. Quaranta secondi dopo. E’ stanco anche lui, ma arriva sulle sue gambe. Il team americano si infuria, reclama, fa ricorso. Denuncia che l’italiano ha raggiunto il traguardo con l’aiuto di altre persone, non con le sue forze. La federazione accetta il ricorso. Donaldo Petri è squalificato. Niente medaglia, niente sogno olimpico. La sua storia commuove il mondo, entra nell’immaginario collettivo come esempio di sacrificio. Famoso per non aver vinto. O, forse, per aver ottenuto la cosa più importante di tutte: il rispetto.


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LA GRANDE BOXE La A.S.D. The Bees in collaborazione con la A.S.D. Boxe Roma XI ha organizzato a Roma un evento di pugilato. Noi di RM Magazine vi raccontiamo com’è andata

L’arrivo dell’ estate e del gran caldo non ha fermato l’attività sportiva nella capitale. In particolare quella legata alla boxe ha conosciuto, anzi, eventi di prestigio. D’altra parte la “piazza”, qui intesa in senso non solo metaforico ma pratico, è da sempre il luogo ideale per l’organizzazione di eventi legati alla noble art. Quello che si è svolto il 22 Luglio presso il Barcellona Cafè né è la prova. L’organizzazione dell’evento è del Team Boxe Roma XI. I “ragazzi” della Montagnola, i maestri Italo Mattioli e Luigi Ascani, si sono ormai calati perfettamente anche nella veste di organizzatori gestendo in alcuni casi in prima persona gli eventi in cui combattono i pugili che si allenano presso

la loro struttura . Si è parlato molto del Team pugilistico romano anche a livello nazionale da qualche mese quando, il loro pupillo, il supermedio Giovanni De Carolis, si è consacrato Campione del Mondo in quel di Baden battendo per KO l’idolo locale Feigenbutz, evento che abbiamo accompagnato anche sulle nostre pagine con un intervista in esclusiva per i nostri lettori. Da quel freddo gennaio sono passati alcuni mesi ma Giovanni, dopo una difesa con successo nel mese di Luglio, ne deve affrontare un’altra programmata con il teutonico Zeuge per il 5 di Novembre. A lui vanno, ovviamente i nostri migliori auguri. La Roma XI ha però nel team altri prospect di indiscutibile

valore e a loro e ai dilettanti del team, probabili futuri campioni di domani, è stata dedicata la serata. Ingresso gratuito, piazza gremita e tutti con una bella birra gelata a gustarsi il ricco programma. Come detto il ring viene montato davanti al Barcellona Cafè che, oltre ad essere il main sponsor dell’evento, ha adibito un bel chiosco esterno con la possibilità per tutti gli astanti di gustare i migliori drink della capitale accompa-


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no da padrone. Si impone Rizzo (Team Federici) sul bravo Santoro (Roma Est). Ultimo match prima del clou dei professionisti fra De Mita (Fight Go) e Guadagno (Roma Est) . Pesi massimi e colpi pesanti fra i due. Incontro equilibrato e grandi applausi per entrambi in un verdetto di parità che chiude il programma dilettantistico della serata. Scaldati i motori con gli atleti in maglietta e caschetto, il pubblico è pronto per la grande boxe professionistica. I protagonisti della serata sono, come detto, due pugili del Team Roma XI: Mattia Faraoni e Alessandro Lozzi. Parliamo prima di quest’ultimo. L’atleta romano, recente “acquisto” del duo Mattioli/Ascani aveva combattuto l’ultima volta il 16 Aprile. In quella occasione aveva subito un inaspettata sconfitta dal mai domo rumeno, ma ostiense di

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anno il punto di riferimento, insieme a quello campano, di tutta la boxe italiana. E’ dalla nostra città che escono i talenti che vanno a riempire le fila della nazionale e che, magari, un giorno potranno riportare una bella medaglia olimpica, purtroppo non centrata nelle ultime edizioni dei Giochi di Rio de Janeiro. Il programma dei dilettanti è ricco di spunti interessanti a sfidarsi sul

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gnati da stucchini e, per i più affamati, un gustoso panino con carne e salsicce alla brace. La serata è calda ma piacevole, il successo di pubblico enorme. Iniziano i dilettanti. Il movimento pugilistico romano è ormai da qualche

ring sono atleti del Team Boxe Roma XI contro una selezione fra i migliori pugili delle altre palestre romane. Nei 64 Kg Girondini affronta il pari peso della Roma Est Fersula. Il match è particolarmente equilibrato e alla fine dei tre round i giudici sanciscono un pari. A seguire di nuovo una sfida fra pugili provenienti dalle stesse palestre dei due contendenti precedenti. All’angolo rosso questa volta Girondini che incrocia i guantoni con Transulti. Bellissimo match al limite dei 64 chilogrammi. La sputa l’atleta della Team Boxe. Nei 69 kg si affrontano per il team di casa D’Amore contro il mai domo Coccia. Dopo 3 round il verdetto è di parità. Si passa agli Elite. In questo match si affrontano due dei più interessanti prospect del pugilato laziale. Sono Sestilin(Team Boxe Roma XI) e Papola (Pugilistica Italiana). Lotta tiratissima con i due atleti a dare tutto per cercare di strappare un verdetto a proprio favore. Non è facile decidere ,al termine della contesa, chi dei due abbia avuto la meglio. Verdetto di parità. I due pugili si stringono la mano …sanno benissimo che una possibile rivincita gli attende a breve, quando, a Novembre, si svolgeranno le qualificazioni per i campionati italiani assoluti. Quinto incontro della serata dove Tagliavini (Team Boxe Roma XI) batte ai punti, per la categoria 69 kg un mai domo Riccardo ( Second Out). Ancora un pari nel match a seguire, a dimostrazione di atleti di livello molto simile, tra Loli (Team Boxe Roma XI) e Di Carlantonio (Boxe Casilina). Categoria più leggera quella dei 55kg, dove velocità e riflessi la fan-


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boxe romana. Imadozione, Georghe postosi già in torTrandafir. Alla fine nei dilettantistici di sei combattuti (vincitore, tra gli round il verdetto altri, del Guanto aveva premiato l’atD’oro) ha calibrato leta dell’est che avebene il momento va buttato il cuore del suo passaggio oltre le corde per al professionismo portarsi a casa il inanellando una match. striscia vincente Dopo quella scondi ben 3 match di fitta Lozzi aveva cui uno prima del deciso di cambiare limite. Peso massiallenamento, apmo dalla tecnica e prodando così nella velocità ammirabili, dotato di un fisico palestra di via Pico della Mirandola. Un e di un allungo che lo renderanno siscelta che adesso veniva messa alla procuramente protagonista delle stagioni a va affrontando il pari peso croato Milan venire. Aveva affrontato nel suo ultimo Savic al limite dei pesi piuma. Il pugile match il connazionale Francesco Cataldel team Popovic non era da sottovaludo, sul quale aveva avuto la meglio dopo tare. Nel suo record sconfitte ai punti sei combattutissimi e infuocati round. con il francese Boyeaux, già campione Fuochi d’artificio, folla acclamante e di Francia, e con il finlandese Eronen trionfale entrata sul ring per il pugile aspirante al titolo WBA. Un esperienza romano. Sul suo cammino questa volta lunga quindi la sua, acquisita sui ring di il croato Radovan Radojcin, più alto di tutta Europa. lui di quasi dieci centimetri e dal gran Lozzi non si faceva intimorire e entrava fisico. Incute timore. Suona il gong del sul ring con voglia di dimostrare subiprimo round e la differenza tecnica fra to che aveva fame di vittoria. I maestri i due atleti si vede immediatamente. all’angolo lo spronano a non esagerare Faraoni è più vario e mobile sulle game a centellinare le forze. Sprazzi di ottibe. Radojcin nonostante il vantaggio ma boxe soprattutto nel terzo e quarto in altezza è in chiara difficoltà e corre round da parte dell’italiano con Savic ai ripari. Pesanti i colpi del romano. La che conferma le previsioni di essere un storia del match sembra già scritta. E osso duro e non accenna a fare un passo così è. Inizia il secondo round ancora indietro. Il pubblico apprezza e gli apFaroni all’attacco. All’ennesima combiplausi scrosciano sugli scambi alla fine nazione a segno il croato è ko. Fine del della quinta ripresa. All’ultimo round match. Il pubblico festeggia il suo puLozzi aumenta il ritmo, vuole provapillo e lo porta in trionfo. Il cammino re a centrare la vittoria per KO. Ma va verso il titolo italiano continua. Conbene così. Finisce ai punti con vittoria clusione spettacolare per l’atleta italiano che per una serata perfetta, adesso, rimboccata la fatta di sport ed emovia della vittoria, punzioni. Complimenti al ta dritto al titolo di caOrganizzi eventi sportivi o manifestazioni musicali? Team Boxe Roma XI e tegoria. Concorsi canori o spettacoli teatrali? al Barcellona Cafè per Si passa all’ultimo mal’organizzazione. tch della serata. Inutile Se vuoi la giusta visibilità sulle nostre pagine Viva lo sport! negare che una gran chiamaci per chiederci come. parte della folla accorOltre alle pagine sulla nostra rivista offriamo sa in piazza, è venuta copertura fotografica, video, hostess e in attesa di questo moTesto: consulenza specifica per dare mento. Mattia Faraoni Rolando Frascaro la giusta importanza al tuo evento Foto: è uno degli idoli della


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GLI INDIMENTICABILI - A.S. ROMA Giuseppe Giannini

Nato a Roma, vestì per la prima volta la maglia giallorossa nel 1982. Non chiuse la carriera nella Roma in quanto il rapporto con la società (in particolar modo col presidente Franco Sensi) si incrinò irreparabilmente, anche a causa di un rigore sbagliato nel derby che costò la sconfitta ai giallorossi. Nella finale di ritorno della Coppa Italia 1992-1993 col Torino realizzò una tripletta su rigore, unico calciatore insieme ad Angelo Domenghini ad averla messa a segno in una finale di Coppa Italia. La tripla marcatura non fu sufficiente alla Roma che perse la finale. Lasciò la Roma nel 1996 per approdare allo Sturm Graz, in Austria. Negli ultimi anni di carriera vestì per pochi mesi la maglia del Napoli e per una stagione e mezza quella del Lecce, contribuendo al ritorno in Serie A della squadra salentina. Nel campionato italiano, con la maglia della Roma, il “Principe”, soprannome datogli da Odoacre Chierico per il modo elegante di correre a testa alta ha totaliz-

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zato 318 presenze segnando 49 reti. Nelle coppe europee giocò 38 gare segnando 7 reti, disputando una finale di Coppa UEFA (90-91) persa contro l’Inter. Con la Nazionale Under-21, allenata da Vicini, aveva sfiorato la vittoria nell’Europeo Under-21 1986, vinto dalla Spagna, andando a segno nella gara d’andata disputata a Roma e finita 2-1 per gli azzurrini. La partita di ritorno termina 2-1 per gli spagnoli che si aggiudicheranno il titolo ai rigori (3-0) anche per l’ errori decisivo di Giannini. Esordì con la Nazionale il 6 dicembre 1986, a 22 anni, nella partita Malta-Italia. Partecipò all’Europeo 88, raggiungendo la semifinale e al Mondiale 90 in Italia, arrivando sino in semifinale. Nel girone di qualificazione segnò il gol decisivo per la vittoria sugli Stati Uniti (1-0) allo Stadio Olimpico. Nel 2004-2005 ha allenato il Foggia in Serie C1 venendo esonerato a metà stagione; nel 2005-2006 diventa il quinto allenatore in quella stagione della Sambenedettese, sempre in Serie C1, coadiuvato dall’ex giocatore della Roma Roberto Pruzzo: i risultati sono negativi, e Giannini è esonerato dopo sole 7 partite senza vittorie e il penultimo posto in classifica. Nel 2006 allena per breve tempo in Romania l’Argeș Pitești. Durante la sua gestione, la squadra racimola in dieci giornate una vittoria e nove sconfitte consecutive, che gli costano il posto e viene esonerato. A settembre 2007 è chiamato a sostituire l’esonerato Melotti sulla panchina della Massese in Serie C1. Dopo essere stato esonerato dopo pochi mesi, Giannini è richiamato a guida della Massese venendo poi esonerato nuovamente a causa, secondo la società, di “rapporti non ottimali fra Giannini, la squadra e alcuni addetti ai lavori”.

Nella stagione 2008-2009 è chiamato alla guida del Gallipoli, in Lega Pro Prima Divisione, e si avvale della collaborazione dell’ex portiere della Roma Giovanni Cervone, preparatore dei portieri. La squadra consegue la promozione in Serie B, traguardo storico per il club salentino. L’8 febbraio 2010 al termine della partita Gallipoli-Grosseto (2-2) Giannini annuncia le dimissioni dopo uno scontro verbale col presidente D’Odorico e due giorni dopo ritira le dimissioni e resta alla guida della squadra salentina. Il 22 marzo abbandona definitivamente la panchina gallipolina dimettendosi nuovamente, alla vigilia della sfida interna con la Triestina, denunciando in una conferenza stampa la gravissima crisi economica del

club, lasciando la squadra al quartultimo posto in classifica. Nel 2010 diventa allenatore dell’Hellas Verona e , nello stesso anno, viene esonerato dall’incarico dopo aver raccolto 13 punti in 12 gare di campionato. Il 28 giugno 2013 è nominato nuovo selezionatore della Nazionale libanese e nel maggio 2015 è rimpiazzato sulla panchina della Nazionale libanese da Miodrag Radulović.


GLI INDIMENTICABILI - S.S. LAZIO Giuseppe Signori

Giuseppe Signori, detto Beppe, è stato vice-campione del Mondo con la Nazionale italiana al Mondiale statunitense del 1994. È il nono marcatore di sempre nella storia della Serie A, avendo segnato 188 gol e vantando tre titoli di capocannoniere, vinti con la maglia della Lazio nel 1992-93, nel 1993-94 e nel 1995-96. Inoltre ha vinto 2 volte la classifica dei cannonieri della Coppa Italia nel 19921993 e nel 1997-1998. È stato inserito nella graduatoria del Pallone d’oro nelle edizioni 93 e 94 e risulta al secondo posto tra i migliori marcatori nella storia della Lazio (di cui è stato capitano), con 127 reti; davanti a lui solo Silvio Piola, a quota 149 gol totali. Nelle cinque stagioni e mezza passate nelle file della Lazio, che lo acquista per 8 miliardi di lire, Signori, oltre a vincere tre titoli di capocannoniere, diventa il simbolo e capitano della sua squadra. Arrivato a Roma nell’estate del 1992 si presenta all’esordio in campiona-

to con una doppietta a Marassi in Sampdoria-Lazio 3-3, il 6 settembre 1992. Al termine della stagione, grazie alla realizzazione di 26 reti in 32 partite, si laurea capocannoniere diventando così il leader della squadra che conquista il quinto posto in classifica. Tale risultato permette alla Lazio di affacciarsi sul panorama europeo dopo 15 anni dall’ultima apparizione. Sotto la guida dell’allora tecnico Dino Zoff bissa il titolo di capocannoniere nella stagione successiva, così da presentarsi con la ragguardevole media di 0,88 (49 gol in 56 gare) come uomo-gol ai mondiali statunitensi del 1994. Nella stagione 1994-1995 sulla panchina della società biancoceleste approda Zeman. Il 4-3-3 zemaniano si incentra su Signori e la Lazio raggiunge il secondo posto in classifica (miglior piazzamento dopo la stagione 1973-1974 che la vide Campione d’Italia) alle spalle della Juventus di Lippi e raggiunge per la prima volta i quarti di finale di una competizione europea, la Coppa UEFA 94-95. L’affetto che lega Signori ai tifosi della Lazio può essere riassunto nell’episodio dell’11 giugno 1995, quando l’allora Presidente Sergio Cragnotti annuncia la cessione del bomber al Parma. La notizia innesca la protesta dei tifosi laziali che si riversano in massa nelle strade della capitale con destinazione via Novaro, dove ha sede la società, per contestare la partenza del giocatore. La dirigenza laziale che non si aspettava una reazione del genere, comincia a preoccuparsi e rivede le proprie

strategie di mercato: con grande disappunto, Cragnotti si vede costretto, nella sera di quello stesso giorno, a comunicare l’interruzione di ogni trattativa. Nella stagione 1995-1996 è ancora una volta protagonista: vince per la terza volta il titolo di capocannoniere con 24 reti, contribuendo in maniera sostanziale al raggiungimento del terzo posto in campionato. Non viene convocato dal CT Sacchi per gli europei del 1996. Il 96-97 è l’anno che vede un cambio in corsa sulla panchina della Lazio: dalla 19º giornata (il 2 febbraio 1997) è di nuovo Zoff a prendere la guida tecnica della squadra che con Zeman non si stava più esprimendo sui livelli delle due stagioni precedenti, trovandosi al dodicesimo posto. Zoff che conosce molto bene Signori, pur cambiando modulo (dal 4-3-3 al 4-4-2) riesce a sfruttare le sue qualità che, grazie alle ulteriori 8 reti, fanno risalire la squadra fino al quarto posto. La stagione 97-98 vede l’arrivo in panchina dello svedese Eriksson. A causa del modulo prediletto da Eriksson, il 4-4-2, Signori comincia ad essere relegato sempre più spesso in panchina e ad accettare sempre meno le decisioni del tecnico. L’ultima rete di Signori con la maglia biancoceleste risulta così essere la terza marcatura di Lazio-Rotor Volgograd 3-0, ritorno dei sedicesimi di Coppa UEFA.


The Burger FACTORY Se si volesse gustare un autentico hamburger in stile americano o italiano è obbligatorio visitare The Factory Burger. Secondo Tripadvisor, la nota app che recensisce locali in tutta Italia, The Factory Burger è il vincitore della TOP 10 NAZIONALE con il massimo del punteggio. Alessandro, il titolare del locale, ci spiega in una frase la filosofia del locale: “qualità senza compromessi”; infatti qui vengono serviti esclusivamente hamburger di manzo danese, manzo italiano, controfiletto e black angus texano nei tagli da 150, 220 e 300 grammi. Il locale è molto accogliente e curato nei minimi dettagli, sia nell’arredamento sia nel servizio, ed è Alessandro in persona che in caso di dubbio saprà consigliare il piatto giusto accompagnato dalla birra o dal vino ideale in relazione alla scelta, infatti oltre alle numerose opzioni riguardo

alle pietanze è altrettanto curato l’abbinamento enogastronomico. Passando ad una panoramica dei prodotti offerti, oltre ai classici Cheeseburger e Bacon Cheeseburger, sono assolutamente da segnalare il CAPRESE (con mozzarella di bufala, pomodoro e pesto), il JUMBO (lardo di patanegra e cicoria ripassata), il CHUCK (prosciutto crudo di Parma, bufala e funghi trifolati) e il MADDOG (speck, provola affumicata e melanzane fritte). Non possiamo dimenticare le rivisitazioni italiane dell’hamburger segnalando quindi il CARBONARO (zabaione di pecorino, doppio bacon e pepe) e il MATRICIANO (doppio bacon, peperoncino, provola affumicata, zabaione di pomodoro e pecorino). Interessante è anche riportare una serie di commenti lasciati dai clienti sulla APP

Tripadvisor: - Sono stato recentemente da The Burger Factory , ed oltre all’ambiente carino e confortevole ho provato degli hamburger veramente fantastici soprattutto il Purple, di manzo danese con cipolla rossa caramellata, doppio cheddar e guanciale. Consiglio il cheesecake ai frutti di bosco. Prezzi adeguati alla qualità offerta.... ritornerò. - Il locale è piccolo gli Hamburger Enormi!! È veramente un piacere venire in questo locale. Il servizio è molto semplice e cortese ma soprattutto i piatti sono veramente di qualità! Abbiamo mangiato i migliori anelli di cipolle fritte di sempre (cipolle vere e non quegli anelli finti e perfettamente tondi ai quali ci hanno abituato...) e due fantastici hamburger!


Manzo danese al 100% e ingredienti della massima qualità fanno di questi Hamburger dei piccoli capolavori di questo genere (e dei pasti “in se”). Molto buoni pure i dolci e originale la scelta delle birre. Insomma The Burger Factory è un indirizzo da tenere a mente per gli amanti del genere anche perché a fronte di una qualità veramente alta i prezzi sono onestissimi!!! - Serata veramente piacevole! Io e il mio ragazzo siamo stati a cena di mercoledì e siamo rimasti veramente sorpresi. Ambiente molto accogliente e riservato, ideale per una serata di coppia ma anche da passare in tranquillità con gli amici. Il cibo era veramente sublime: panini dagli ingredienti ricercati e di altissima qualità, come le patatine fritte ed i dolci fatti in casa! Il proprietario poi veramente gentile e disponibile. Lo consiglio vivamente, ne vale davvero la pena!!

rei fare i complimenti al proprietario per aver gestito egregiamente una situazione di notevole sovrannumero di una prenotazione (da 8 a 13!!) con il locale pieno, facendo i salti mortali per accontentarci! Cosa aggiungere? Non rimane che andare a The Burger Factory e gustarsi la cena......

- Siamo stati a cena in mezzo alla settimana, accoglienza ottima, i Nuggets di pollo sono divini (ne avrei mangiati all’infinito), i panini sono belli carichi, ma al tempo stesso leggeri, digeribili e c’è davvero una buona scelta! Molto buone anche le patate fritte fresche, consigliato! - Veramente un posto in cui sentirsi a casa! Lo consiglio a tutti e la qualità è ottima! Il prezzo vale la qualità, personale gentile e molto disponibile. - Oltre all’eccezionale qualità dei prodotti e degli hamburger (l’ultima aggiunta al menù, il purple burger, è fenomenale) vor-

Via G. Da Castel Bolognese, 20 (Ponte Testaccio) Roma Domenica chiuso 06 3209 0588


Le ricette di Angerlis Casado

Acqua &

TOPDIET

- 4 porzioni 4 friselle di grano duro Acqua Sale Sale Olio extra vergine di oliva 400 gr. di pomodori rossi ben maturi tagliati a pezzi grossi Foglie di basilico a piacere 1 scatola di sardine o 1 lattina di tonno sott’olio Olive verdi

Mettere a bagno le friselle fino a che non diventano morbide (20’). Queste dovranno essere morbide ma con la crosta ancora croccante. In una ciottola, unire i pomodori tagliati, l’olio abbondante, il basilico, le olive e il sale. Mescolare bene e, a questo punto, aggiungere i pezzi di frisella ammorbiditi e strizzati dall’acqua e le sardine a cui dovranno essere tolte le squame (basta una sciacquata). Amalgamare leggermente e far riposare il tutto per mezz’ora prima di degustarla.

- 2 porzioni 1/2 avocado a pezzetti 2 pomodori San Marzano maturi a dadini 50g di pasta integrale già cotta 2 foglie di radicchio 2 foglie di lattuga 2 foglie d’ iceberg 1/2 carota alla julienne Olive nere a piacere 1 pizzico d’aglio in polvere 1 cucchiaio d’olio Sale a piacere 2 foglie di basilico

Insalatona ricca

In una ciotola aggiungere il pomodoro tagliato a dadini, l’olio, il sale, il basilico e il pizzico d’aglio in polvere. Mescolare bene e mettere da parte per 5’. Dopo il tempo di posa dei pomodori, tagliare a mano le foglie d’insalata e unirle alla pasta integrale, le olive nere e l’avocado tagliato a cubetti grossi. Amalgamare delicicatamente gli ingredienti e lasciar insaporire per altri 5’ minuti.

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DRINKING

1/3 Bitter Campari 1/3 Martini Rosso 1/3 Soda Tagliate la scorza di un limone facendo attenzione a non includere il bianco del limone stesso. Tagliate una fettina d’arancia. Direttamente nel tumbler versate ghiaccio fino all’orlo e mescolate con un cucchiaio da bar, in modo da raffreddare il bicchiere omogeneamente. Buttate l’acqua formatasi nel tumbler. Versate il Campari e il Martini Rosso, completando il tutto con della soda. Miscelate bene e guarnite con la fettina d’arancia. Per ultimo strizzate la scorza del limone attorno al bordo del tumbler, prima di deporla accanto all’arancia. Servite subito.

Haiti. Rum denominato “5 stelle” per la qualita’; colore oro pallido, al naso e’ complesso con note di miele; al palato presenta medio corpo con note di zenzero e zucchero di canna. La Barbancourt e’ l’unica distilleria del paese ed utilizza il metodo francese della doppia distillazione. La raccolta di canna e’ fatta interamente a mano ed il distillato dopo essere diluito viene purificato con acqua piovana. Gradaz. Alc. 43%.

Birra belga d’abbazia dal colore ambrato e dai sentori olfattivi orientati al luppolo aromatico. E’ sottoposta a 3 mesi di invecchiamento prima di essere imbottigliata. Al gusto di luppolo associa un aroma di malto; viene considerata dagli esperti una tipica birra da mediatazione. Produce una schiuma compatta, dotata di buona persistenza. Gradaz. Alc. 7,5% a cura di V.M.


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Le borse delle donne a cura di AdF

“La borsa di una donna pesa come se ci fosse la sua vita dentro tra un libro che non vuole mai finire ed altri trucchi per fermare il tempo”. Così canta Noemi nella canzone “La borsa di una donna” presentata all’ultimo festival di Sanremo. Che la borsa sia l’accessorio principale dell’outfit femminile è cosa nota, tanto che parlare di accessorio è quasi riduttivo. Una borsa racconta tutto di una donna, si identifica con lei. Il più grande riconoscimento dello stile, dell’eleganza, del carisma di una donna è avere una borsa che porta il proprio nome. La storia della moda vanta alcune di queste borse intramontabili legate ad altrettanti personaggi femminili che ne hanno decretato la fortuna e il successo. Allora come non ricordare l’irripetibile Kelly di Hermès, dalle forme semplici e squadrate e un’elegante chiusura frontale. Creata nel 1937, a renderla immortale sarà però la principessa Grace di Monaco , apparendo in una foto su una rivista con la sua Hermès in primo piano a coprire le rotondità di una recente gravidanza, da quel momento il mondo conoscerà

quella borsa con il nome della musa di Hitchcock. Diversi anni dopo sempre Hermès consegnerà alla storia della moda un’altra celebre borsa dedicata questa volta alla ”scandalosa” Jane Birkin che durante un volo Parigi- Londra siede casualmente accanto a Jean Louis Dumas, a quel tempo stilista della maison, a cui confida il suo desiderio di avere una borsa che sapesse coniugare praticità ed eleganza. Alcuni giorni dopo nasce la “Birkin” e non esiste donna al mondo che non amerebbe possederne una. Jackie Onassis e Lady Diana sono le altre due star meritevoli di una It bag con il loro nome. Negli anni ’60 la ex prima donna d’America sposa in seconde nozze l’armatore greco Onassis, diventa per tutti solamente Jackie’O e viene spesso fotografata con una borsa a tracolla di Gucci. Stesso destino della Kelly, la piccola borsa a spalla in canvas logato, con fibbia dorata è per tutti la Jackie’O. E’ di Dior la raffinata handbag dedicata alla Principessa di Galles, impreziosita dai charms tintinnanti che rappresentano le quattro lettere del cognome dello stilista. Una borsa può cambiare la vita e il destino di una donna. Niente di più vero se pensiamo al progetto imprenditoriale messo in atto dall’ex Miss Guatemala 2007 Alida Boer con diversi obiettivi: aiutare le donne indigene del suo paese a divenire

indipendenti economicamente, salvare la tradizione di lavorazione fatta a mano dei tessuti tipici guatemaltechi dai colori brillanti e dai disegni unici che si ispirano alle meraviglie della natura e ai simboli della cultura Maya e promuovere e far conoscere al mondo le potenzialità del territorio. Lei stessa racconta di aver avuto l’idea in occasione della sua candidatura a Miss Universo nel 2009, un concorso di bellezza che si pone anche finalità sociali e come ringraziamento per aver contribuito alla ristrutturazione di una scuola, la gente del luogo le regalò un huipil, la tipica blusa del costume nazionale. E’ stato osservando l’entusiasmo, l’interesse e la curiosità suscitate da questo capo originale e prezioso durante un suo soggiorno a Londra che ha avuto l’idea di utilizzare il tessuto del huipil per realizzare qualcosa che tutte le donne del mondo avrebbero potuto amare : borse di lusso, pezzi unici come opere d’arte. In che modo ha scelto di battezzare queste borse la giovane im-

prenditrice? Con il nome più diffuso nel suo paese e nel mondo, a significare l’appartenenza a tutte le donne: Maria’s bag. Nel 2014 invitata a Hollywood alla cerimonia della consegna degli Oscar, Alida Boer ha avuto l’opportunità e l’orgoglio di portare alla ribalta mondiale le sue borse, la passione e i sogni delle donne che le confezionano.

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BEAUTY di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

Wild Flowers

by TNS Cosmetics

Con la nuova collezione Wild Flowers di TNS Cosmetics, una ventata di aria fresca e di colori super vitaminici! Wild Flowers è una capsule collection composta da 6 smalti 3-Free formula (priva di dibutilftalato, toluene e formaldeide) dai toni vivaci e luminosi, in perfetto accordo con i trend più recenti. IRIS, il nome non lascia spazio a dubbi, è un bellissimo viola, intenso e femminile. FUCHSIA è l’esaltazione del rosa alla sua massima intensità, con l’aggiunta di un tocco di rosso che lo rende elegante e particolarmente adatto alla sera . WILD FLOWER è il rosso protagonista della collezione, una nuance brillante e decisamente accesa, energica ed estremamente estiva. SWEET IBISCUS è un omaggio alle hawaii e alle isole tropicali, un rosa forte, luminoso e sbarazzino . NINFEA è un beige/rosa elegante e raffinato, perfetto per il nude effect . WATERLILY è un delicatissimo lilla, una nuance molto richiesta e perfetta per le carnagioni più chiare. Gli smalti Wild Flowers sono molto pigmentati e la coprenza è elevata. Durante l’applicazione vi consiglio di essere pazienti, trattandosi di una formula 3-free questi smalti tendono ad impiegare più tempo per asciugarsi rispetto ad altri, ma vedrete che il risultato uniforme e brillante vi ripagherà dell’attesa! Wild Flowers non è solo smalti ma anche rossetti! 4 tonalità per 4 rossetti semi-matt, caratterizzati da una formula molto pigmentata arricchita da acido ialuronico e vitamina E per labbra idratate e rimpolpate. IRIS è una tonalità scura e coprente, SWEET IBISCUS è un rosso pieno e deciso, WILD FLOWER è un rosa luminoso e brillante, FUCHSIA è il perfect match con l’omonimo smalto.


MODA OUTFIT NERO e COLOR MIELE L’outfit nero e dettagli color miele che ho scelto è molto semplice ma ha qualche dettaglio particolare… Chi mi segue da un po’ sa che ho una vera e propria mania per i capi spalla, e non è che durante

l’estate o in autunno se ne va in vacanza, anzi… Senza una giacca in qualche modo mi sembra sempre che l’outfit sia incompleto, ecco perché mi piace indossare giacche leggere, kimono o smanicati!

di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

Quello che vedete in queste foto è una new entry: è uno smanicato asimmetrico con inserti in ecopelle, lo adoro perché posso abbinarlo a look diversi, sia eleganti che casual come quello che vi propongo qui in foto.


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P U E AK

A cura di Franca Mima

Ringiovanire con il makeup Sapete che piccole mosse strategiche di make-up possono permettervi di sfoggiare un aspetto più giovane e fresco? Sì, proprio così, niente botox o interventi invasivi; pennelli, illuminante e correttori, se usati sapientemente, possono fare davvero molto. Ecco allora una serie di segreti per sembrare più giovani con il trucco. La regola principale per un perfetto aspetto anti-age è illuminare i punti strategici del viso: piccoli tocchi di luce disseminati qua e là che aprono e ingrandiscono, aiutandovi a dimostrare persino dieci anni in meno. Ma dove agire? È molto semplice! Scegliete un buon illuminante e applicatelo nelle seguenti zone: tra le due sopracciglia, nell’angolo interno dell’occhio, nell’incavo della palpebra mobile, nella zona contorno labbra e nei solchi nasogeniani, quelli cioè che scendono dal naso fino alle labbra. Il passaggio successivo è il fondotinta. Per evitare di avere un aspetto poco giovanile, è necessario applicarlo a piccoli tocchi e senza esagerare. Niente texture pesanti e troppo cariche: uno dei principali trucchi anti-età infatti, è limitare al massimo lo spessore per dare un aspetto di trasparenza e leggerezza. Pertanto scegliete un prodotto leggero che si stenda con facilità; ricordate, per applicarlo, partite dal centro del volto e poi stendetelo verso le estremità. Evitate fondotinta in polvere, che mettono in evidenza linee sottili e rughe, e prediligete invece fondotinta liquidi che uniformano la pelle maggiormente rendendola più compatta e tonica.

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Consiglio: perché il fondotinta risulti ancora più leggero e non copra eccessivamente - cosa che, come abbiamo visto, tende ad invecchiare potete miscelarlo con un correttore luminoso o un i l lu m i n ant e vero e proprio, agendo come sempre nei punti strategici che vi abbiamo elencato sopra. Un altro aspetto da tenere in considerazione è rappresentato dalle sopracciglia, che con il passare dell’età, tendono a diventare più chiare e meno folte, rendendo lo sguardo meno intenso e penetrante. Per ovviare a questo problema, potete tranquillamente ridisegnare la loro linea con una matita dello stesso colore. E ora passiamo a ombretti e mascara: scegliete ombretti mat e setosi, evitando quelli glitterati o shining che, avendo una consistenza meno compatta, tendono a enfatizzare pieghe e piccole rughe introno all’occhio, mentre per il rimmel, state sulle tonalità dei marroni, più caldi e dolci del nero, che tende a indurire eccessivamente. Ottimo il blush sugli zigomi: meglio un colorito rosato, decisamente più giovanile rispetto ai toni bronze o aranciati. E per lucidalabbra e rossetti? Nessuna limitazione! Ricordate però, che per avere un aspetto più giovanile è preferibile mantenersi su nuance più chiare e luminose, evitando tonalità troppo cariche e marcate.


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A cura di B. Lanzone

Le 3 applicazioni del mese

ASAP launcher Tutto a portata di swipe. ASAP Launcher non stravolgerà la grafica del vostro smartphone, ma vi permetterà di accedere ai menu principali tramite semplici swipe. Le icone delle app diventeranno più squadrate, ma manterranno i colori e l’aspetto mostrato da quelle di Google. Uno swipe da sinistra verso il centro, partendo dal bordo del display, vi permetterà di visualizzare un elenco di app in ordine alfabetico. Lo stesso gesto partendo da destra invece, vi permetterà di accedere alle impostazioni rapide. Se invece effettuerete gli swipe partendo dal centro otterrete: verso sinistra i contatti frequenti e verso destra il calendario con tutti i vostri impegni. Partendo dal basso avrete una panoramica delle applicazioni utilizzate di recente. Insomma, il launcher velocizzerà la vostra esperienza su Android!

CIRCLE BREAKOUT Vi ricordate il vecchio Pong? Forse il primissimo gioco disponibile per PC che teneva gli utenti incollati al display per ore intenti a giocare a ping pong digitale? Ecco, Circle Breakout è l’evoluzione moderna del gioco, completamente rivisitata per risultare più difficile ed avvincente. Lo scopo del gioco è quello di distruggere i mattoncini visualizzati sfruttando una “racchetta” per farvi rimbalzare una pallina contro. Per garantire un pizzico di frustrazione in più, gli sviluppatori hanno deciso di diposizionare la “racchetta”, o semplice linea, intorno ad un cerchio al centro del display. Con un tap sul display farete cambiare direzione alla racchetta in modo tale da colpire la pallina e non farla finire nel cerchio. Tutto chiaro? Ecco, ora provatelo voi stessi, tanto è completamente gratuito!

GOOGLE PLAY LIBRI Google Play Libri ha da poco ricevuto un aggiornamento. Il changelog ufficiale cita le seguenti come novità: • perfezionamento suggerimenti di ricerca: libri e fumetti presenti nel menu dropdown di ricerca recano ulteriori informazioni su una seconda riga, come l’indicazione di presenza nella libreria personale • badge di segnalazione nuovo contenuto appartenente ad una serie (ad esempio di fumetti), accompagnato da una indicazione numerica dei nuovi contenuti. • consiglio libri menzionati in video / articoli: funzionalità che forse consiglierà all’utente un libro citato in un articolo o in un video presente ad esempio su YouTube.

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Fontana dei Quatto Fiumi Al centro della meravigliosa Piazza Navona, nota già ai tempi dell’antica Roma come stadio di Domiziano arena costruita dall’ omonimo imperatore nell’85 e con la capacità di ospitare fino a 30.000 spettatori, si erge la Fontana dei Quattro Fiumi, opera del grande artista Gian Lorenzo Bernini. Costruita tra il luglio 1648 ed il giugno 1651 su commissione di papa Innocenzo X è forse uno dei monumenti più conosciuti della capitale e simbolo dell’arte barocca. Il progetto dell’architetto di origine napoletana ,ma romano di adozione, fu innovativo e ripropose lo schema già utilizzato in precedenza per realizzare la Fontana del Tritone: quello di utilizzare la copia di un monolite egizio ,posto al centro della vasca che non poggiasse su un blocco centrale ma su una struttura cava. Ai lati dell’obelisco sono rappresentanti, in forma allegorica da quattro giganti, i fiumi principali conosciuti all’epoca della realizzazione dell’opera : Il Nilo, con la statua dal volto coperto a causa della non conoscenza delle sue sorgenti; Il Rio della Plata, con delle monete sul fianco simbolo della ricchezza dei territori americani; Il Gange con un lungo remo a simboleggiarne la navigabilità; il Danubio, fiume più lungo d’Europa all’epoca della costruzione della fontana, che indica uno degli stemmi papali dei Pamphilj, come a mostrare il potere del papato sul mondo intero. La scogliera che “sorregge” i giganti e il resto della fontana sono abbelliti con sculture di fiori, frutti e animali, molti dei quali ricchi di simbologie e allegorie. Molte e variegate sono le leggende legate all’opera del Bernini dovute anche all’eccentricità dello scultore stesso. Una di queste vuole che il giorno dell’inaugurazione della fontana, l’artista non volle riempire d’acqua le vasche. Nonostante tutti rimasero affascinati dall’opera vi fu delusione nel vedere una fontana priva del suo “ingrediente principale”. Nessuno però si permise, data la magnificenza della realizzazione, di criticare l’artista che, solo quando ormai tutti, compreso il Papa, stavano per lasciare la piazza, aprì i rubinetti sorprendendo tutti con un effetto scenico notevolissimo. A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa


La Barcaccia Al centro di quella che è la piazza più famosa di Roma e, forse, una delle più conosciute al mondo, quella di Spagna, appare in tutta la sua bellezza la fontana simbolo di questo magico luogo della capitale: la Barcaccia. Opera di Pietro Bernini (1562-1629) padre del più celebre Gian Lorenzo, con il quale non si esclude collaborò per la realizzazione del progetto, l’opera fu realizzata tra il 1626 e il 1629. L’opera fu fortemente voluta da papa Urbano VIII Barberini (1623-1644) per sfruttare le diramazioni dell’ acquedotto dell’ Acqua Vergine, lo stesso che alimenta un’altra celebre fontana romana quella di Trevi, con l’obbiettivo di arricchire la piazza antistante la scalinata della Chiesa di Trinità dei Monti. Il progetto fu innovativo per l’epoca mettendo in secondo piano l’aspetto architettonico e dando maggior importanza a quello scultoreo. Tale decisione non fu però dettata solo da volontà stilistiche ma anche da necessità ingegneristiche. In Piazza di Spagna infatti la pressione dell’acqua in arrivo dal vicino acquedotto non era sufficiente per far si che la fontana fosse dotata di zampilli, cascate o giochi d’acqua. Bernini pensò allora ad un progetto diverso realizzando una splendida barca in travertino, materiale utilizzato poi per tutta la scultura, semisommersa in una vasca ovale posta leggermente al di sotto del piano stradale. La leggenda racconta che l’idea non fu del tutto originale ma fu ispirata da un episodio realmente accaduto: durante la piena del Tevere del 1598 una barca fu trascinata dalla corrente fino al punto in cui oggi si trova la fontana. Il nome “barcaccia” per alcuni deriva proprio da quest’episodio mentre per altri, e forse questa è la tesi più verosimile, la denominazione è la stessa che utilizzata per le imbarcazioni che trasportavano le botti di vino e che avevano la classica forma, simile a quella della scultura, fatta di fiancate basse per facilitare il carico e scarico delle merci. La fontana, purtroppo, negli ultimi anni ha subito diversi atti vandalici, per fortuna con danni quasi del tutto recuperati, grazie al lavoro degli abili restauratori impegnati. Oggi come allora rimane un’opera meravigliosa da apprezzare inserita in un contesto unico al mondo. A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa


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Se vuoi apparire in questa rubrica invia una foto mentre mostri una copia di RM Magazine a rmmagazinemese@gmail.com

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Testi: Andrea Giovalè Disegni: Angela Piacentini

Angela Piacentini, Viterbo classe 1993, dopo il liceo frequenta sia l’università che la Scuola Romana dei Fumetti. Laureatasi in Lettere con una tesi sul romanesco nei fumetti, si dedica completamente al disegno: strisce satiriche sul settimanale online Golem, lezioni al corso Junior Baby della Srf e su sue storie che spera non rimarranno a lungo nel cassetto.

RIENTRO A CASA

Andrea Giovalè, laureato in Scienze Politiche, è appassionato di narrazione fin da piccolo, quando è stato morso da un fumetto radioattivo. Frequenta il Master di sceneggiatura alla Scuola Romana dei Fumetti, scrive graphic novel, cortometraggi e spettacoli teatrali.


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