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RM

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musica e filosofia ska

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EMMA MARRONE

storia di un successo

CHEF DAL MONDO

intervista a Giovanna Grossi

VITA SUBACQUEA

reportage fotografico


La tua sede legale a Roma

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RM Magazine: edito da RM, Via Giunio Bazzoni 15, Roma 00195 Direttore responsabile: Federico Vespa Direttore editoriale: Rolando Frascaro Grafica e foto: Massimiliano Correa Redazione: Via Giunio Bazzoni 15, Roma 00195 Contatti: 3393064971; rmmagazinemese@gmail.com Marketing e pubblicità: 3393064971; rmmagazinemese@gmail.com Stampa: Graffietti, SS 71 Umbro Casentinese km.4,5 01027 Montefiascone (VT)

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Reg. stampa Tribunale di Roma 10/2016 del 21/01/2016 Hanno collaborato: Federico Vespa Roberto di Mario Rolando Frascaro Massimiliano Correa Bruno Lanzone Sabrina Musco Camilla Gullà Luigi Procopio Marco Tassello Federica Cimetti Anna Maria Ryhorczuk Angerlis Casado Umberto Antonini Alessandra Grassi Franca Mima Marcello De Negri Anna Meronzi Foto di copertina: Massimiliano Correa

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L’Editoriale

Qual è il compito di un freepress? Ce lo siamo chiesto spesso, prima di cominciare quest’avventura e ogni volta che, durante il mese di intenso lavoro che prepara l’uscita di ogni nuovo numero, decidiamo cosa inserire fra le nostre pagine e cosa no. A chi e cosa dare spazio, quali interviste fare, quali eventi accompagnare. Potevamo rispondere in molti modi e, ogni volta, saremmo stati certi che fosse la risposta giusta. Perché forse, in fondo in fondo, qualsiasi risposta è la risposta giusta, vale per una rivista come un pò per tutto nella vita. La cosa che conta veramente è scegliere quale sia il cammino, esserne convinti e cercare di percorrerlo nel modo più deciso possibile. E’ quello che stiamo cercando di fare. E, nel compiere questo percorso, abbiamo deciso di dare spazio soprattutto a voi. I romani. Alle iniziative che organizzate in città: tante e sempre interessantissime. Ai personaggi più o meno famosi che sono colori variegati della capitale. Ai vostri preziosi consigli, che ci fanno sempre migliorare. Abbiamo deciso, in poche parole, di metterci a vostra disposizione. Non sappiamo se sia questo il compito di un freepress. Ma è quello che abbiamo deciso di scegliere noi. Rm Magazine, il freepress della capitale. Il vostro free press.

di Rolando Frascaro


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Moda i consigli di Sabrina

14 Emma Marrone il nuovo tour

34 Fermentazioni la birra artigianale

46 Elena modella del mese

10 Arredamento novitĂ da Moacasa

38 Fumetti Doctor Strange

56 Mondo sommerso galleria fotografica

42 Statuto intervista esclusiva alla band simbolo dello ska italiano

62 Cult Grandi Magazzini

72 Gli indimenticabili Tancredi & Marchegiani

78 Giovanna Grossi la chef brasiliana si racconta per RM Magazine


A cura di Sabrina Musco www.freakyfridayblog.com

Mary Jane: come indossarle

Devo ammettere che non porto spesso le scarpe con il cinturino, non perché non mi piacciano (anzi), ma perché preferisco sempre non tagliare la caviglia. Questo non vuol dire che non ci siano look a cui siano particolarmente adatte. Sono sconsigliate per tutte quelle che non hanno una caviglia longilinea perché il cinturino (soprattutto quello molto sottile) tende a tagliare la gamba slanciandola meno. Fra i suggerimenti vi direi: optare per un cinturino alla caviglia solo in caso di scarpe alte, lasciare il cinturino molto morbido sulla caviglia, così da non avere effetti antiestetici, più come fosse un dettaglio ed un bracciale da caviglia che come vero e proprio cinturino da sostegno per la scarpa, scegliere un look particolare che le faccia diventare l’elemento principale di un look. Ho scelto un look urban e seguo la tendenza dell’extralarge. Nulla di fasciante, t-shirt maxi, boyfriend jeans ripiegato alla caviglia e Mary Jane alte ai piedi, come protagonista del mio look. Sabrina Musco, classe ’90, ha una grande passione per la moda, la scrittura, la fotografia, i viaggi e l’arte in generale. E’ cresciuta in una piccola città della Campania, Telese Terme, con la famiglia. I suoi genitori amanti dell’arte e dell’eleganza le hanno trasmesso le loro passioni; probabilmente proprio grazie a questo mix Sabrina nutre un amore per tutto ciò che è artistico. Nel 2009 si è trasferita a Roma dove ha frequentato La Sapienza all’Interfacoltà di Lettere e Filosofia ed Economia: Scienze della Moda e del Costume. E’ proprio qui che è nata anche la sua passione per un mondo che non conosceva, quello del blogging. Nel 2011, il 1° aprile, giorno del pesce aprile, è nato Freaky Friday, proprio come uno scherzo di un venerdì sera e da qui il nome. Nel 2012 si è laureata ed ha deciso di continuare i suoi studi in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa. Negli ultimi anni la sua passione si è trasformata in un lavoro che le permette di vivere delle sue passioni e di viaggiare. E’ stata blogger ufficiale del concorso Miss Italia, a New York per Narciso Rodriguez, in Brasile per Brazilian Footwear, ha partecipato al Festival del Cinema di Venezia per Ghd e alla Fashion Week di Milano ed ha avuto la possibilità negli anni di collaborare con brand importanti come Samsung, Ford, Levi’s, Pandora, L’Oreal e tantissimi altri.

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Oxford Flatform Primo lunedì di novembre di una settimana che si tuffa direttamente nel mese dei nuovi inizi, dei propositi e dei progetti, una sorta di morbido e caldo gennaio che ci porta a pensare agli intrecci di lana da indossare, alle scarpe comode e calde adatte anche alle pozzanghere di piogge autunnali, alla cioccolata calda e alle tazze fumanti da avere fra le mani ed una palette di colori che vira verso le nuance della terra. Lo so,forse quest’anno mi sono un po’ anticipata, ma sono proiettata all’autunno e al profumo delle castagne appena abbrustolite. Per ottobre ho scelto le Flatform. Parlo prima a tutte quelle di voi restie a questo modello: inizialmente non è mai stata una scarpa che mi ha conquistata, amo il tacco alto, le scarpe sottili ed uno stile prevalentemente femminile, ma per il look quotidiano, quello da indossare passeggiando per la città, prendendo la metropolitana, correndo avanti ed indietro all’università, su e giù per le scale del mio terzo piano milanese senza ascensore ero alla ricerca della scarpa ‘da tutti i giorni’. Sono comode. Ti fanno sentire come quando indossi un tacco, ma con la stessa comodità di una sneakers. La domanda è stata subito: come indossare le flatform? Durante l’autunno e l’inverno sperimenterò. Intanto le ho pensate in un look da poter indossare nei primi giorni d’autunno, da completare anche con una giacca di pelle o di jeans. Io ho scelto un mix di misure irregolari, skinny aderenti (li ho scelti a quadri, perchè le flatform le immagino abbinate a look molto urban style) una t-shirt XXL, rubata all’armadio di lui, ed un cappello a tesa larga (sapete ormai che è fra gli accessori immancabili, che sia estate o sia inverno). E per voi? Sono in o out?


BEC’S nasce dall’unione della decennale esperienza dei suoi soci e si contraddistingue per un approccio integrato frutto delle competenze acquisite sia in ambito consulenziale che in ambito operativo. Tale approccio integrato orientato al risultato permette a BEC’S di affrontare i diversi progetti garantendo che le soluzioni proposte non rimangano sulla carta ma siano tecnicamente ed economicamente realizzabili. BEC’S mira costantemente a ottenere vantaggi tangibili a favore del cliente e a cercare in tutto l’eccellenza. BEC’S si contraddistingue, anche attraverso il proprio network, per un supporto a 360° che permette al cliente di effettuare le scelte sulla base di informazioni complete e di concentrarsi sulle attività a maggior valore aggiunto. Per assolvere alla propria missione BEC’S ricorre a competenze diversificate in grado di apportare valore aggiunto ed assicurare al Cliente un progetto completo sotto ogni aspetto. Per questo motivo nel nostro network sono presenti esperti di processi, analisti finanziari, informatici, tecnici, etc., che si confrontano quotidianamente per individuare la migliore soluzione che non è mai unica, ma è piuttosto l’integrazione e l’evoluzione di diverse soluzioni applicate in maniera sinergica tra di loro.

Redazione di progetti offerta per appalti di servizi, di forniture, di lavori e di project Financing etc. Attività di ingegneria sul sistema edificio-impianti: sopralluoghi tecnici, diagnosi energetiche, diagnosi termografiche, indagini e diagnosi inquinamento acustico ed elettromagnetico, progettazioni preliminari, definitive ed esecutive, etc. Anagrafe e censimento del patrimonio immobiliare ed impiantistico Consulenza e supporto per la ricerca e l’ottenimento di finanziamenti Selezione, progettazione e fornitura di sistemi informativi per la gestione di patrimoni immobiliari Consulenza e realizzazione di Piani di Comunicazione e Marketing Consulenza per l’individuazione e predisposizione di strategie e soluzioni finalizzate all’esternalizzazione delle attività ed all’abbattimento dei costi di gestione dei servizi Consulenza per la reingegnerizzazione dei processi di acquisto e vendita.

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Lunedì comincio la dieta! Incombe inesorabile alla fine delle vacanze, che siano estive, invernali, natalizie, pasquali. Ogni volta, insomma, che le circostanze inducono a concederci pasti più abbondanti e cibi più calorici, lussi alimentari altrimenti banditi. Con sole 5 lettere evoca privazioni e sacrifici, rinunce e divieti: D-I-E-T-A. Non però nel senso etimologico. Infatti, la parola che deriva dal greco diaita, fa riferimento al corretto stile di vita da adottare per essere in salute, non solo per quanto riguarda l’alimentazione, ma anche per l’attività fisica a cui necessario abbinare un opportuno riposo. In questo senso è impossibile non seguirne una. Ed è probabilmente tenendo fede al significato originario, che il biochimico americano Barry Sears negli anni settanta ha elaborato una dieta che è conosciuta in tutto il mondo come la Dieta a Zona. Il suo proposito iniziale è stato quello di ricercare un modo scientifico per prevenire le malattie cardiovascolari, interesse sorto in seguito a numerosi e precoci lutti familiari. Dopo alcuni anni conclude che la maggior parte delle malattie sono provocate da uno squi-

librio ormonale evitabile con un’attenta alimentazione. Il risultato di questa ricerca è riassunto nella sua prima pubblicazione, a cui faranno seguito molte altre, “Enter the zone” del 1995. Il successo, almeno editoriale, della Zona è testimoniato dal fatto che i libri di Sears sono stati tradotti in 22 lingue e ne sono state vendute oltre 5 milioni di copie. Star hollywoodiane come Jennifer Aniston, Sarah Jessica Parker, Sandra Bullock, Charlize Theron si dichiarano fieramente “fans” di questo efficace regime alimentare. Il concetto alla base della dieta a zona è che ogni pasto deve contenere in modo bilanciato e nelle giuste proporzioni proteine, carboidrati e grassi, a 7 grammi di proteine bisogna affiancare 9 di carboidrati e tre di grassi. Non si basa sul controllo delle calorie, il criterio è di associare gli a liment i

in modo da favorire un’adeguata risposta ormonale tale da consentire il corretto funzionamento dell’organismo, che si traduce in senso di sazietà, energia e efficienza. Si suggerisce di fare tre pasti principali e due spuntini ognuno dei quali deve contenere il 40% di carboidrati (ad indice glicemico basso, quindi frutta e verdura mentre è fortemente limitato il consumo di pane, pasta, patate e riso), il 30% di proteine (pesce, carni bianche, albume d’uovo, formaggi magri) e il restante 30% di grassi (olio di oliva, frutta secca). Il tutto va accompagnato da una moderata attività fisica e da esercizi di rilassamento. Per completezza di informazione occorre riportare le dichiarazioni dell’Associazione italiana disturbi dell’alimentazione (AIDAP) che non riconosce validità scientifica alla capacità della dieta a zona di controllare la produzione di insulina e glucagone, ormoni essenziali per il corretto funzionamento del metabolismo, inoltre l’Associazione cardiologica statunitense, American Heart Association avverte che l’assunzione proteica sbilanciata può determinare un dannoso aumento dei grassi saturi animali. E’ assolutamente sconsigliato adottare questa strategia alimentare senza aver prima consultato un medico di fiducia e aver valutato attentamente benefici e svantaggi.

A cura di AdF


A cura di Alessandra Grassi www.consigliperlacasa.com

Le tendenze di arredo in mostra a Moacasa 2016 Non c’è nulla di meglio di una Fiera dedicata all’arredamento e al design per conoscere quelle che sono e saranno le tendenze più cool dei prossimi mesi per arredare e decorare la casa. Fidatevi. Pure chi, come me, ha ogni giorno sottomano riviste di design e arredamento, cataloghi, comunicati stampa aziendali e quant’altro, per farsi un’idea d’insieme, completa ed esaustiva, deve visitare una Fiera di settore. Solo così è infatti possibile confrontare quanto di meglio offra il

mercato e capire di conseguenza ciò che più si attaglia al proprio gusto e al proprio stile. E, visto che Rm Magazine Mese è il free press mensile della Capitale, non posso non parlare di Moacasa, in mostra alla Fiera di Roma dal 22 ottobre al 1 novembre con tantissimi espositori provenienti da tutte le parti d’Italia e giunta quest’anno alla quarantaduesima edizione. Se state arredando casa o volete rinnovarla, se lavorate a vario titolo nel setto-

re o siete dei semplici appassionati, io vi consiglio di farci una capatina: sarà comunque l’occasione per prendere spunti ed idee interessanti. Intanto a svelarvi in anteprima quelle che saranno alcune tendenze della prossima stagione che potrete ammirare a Moacasa 2016, ci penso io! Cominciamo dai colori. Se negli ultimi anni hanno imperato le tinte fredde e glaciali, con protagonista incontrastato il grigio nelle sue varie gradazioni e tonalità, all’insegna di una casa estremamente


minimal e rigorosa, ultimamente si sta sempre più riscoprendo il desiderio di intimità, di calore, di convivialità: ecco allora il ritorno alla ribalta di colori avvolgenti, caldi e soprattutto ispirati alla terra e alla natura, primi fra tutti il bronzo e tutta la tonalità dei marroni, per fare della propria casa un vero e proprio nido, un porto sicuro e rilassante ma sempre e comunque sobrio ed elegante. Non che il grigio sia passato di moda, anzi. Continua sicuramente ad essere uno dei colori più trendy del momento purchè declinato nelle sue tonalità più calde come il grigio tortora. Di conseguenza anche lo stile della casa cambia. Se quello moderno e quello metropolitano continuano ad avere sicuramente il loro seguito tra gli appassionati, si sta assistendo sempre più ad un ritorno al classico e al vintage grazie alla loro capacità di dare un imprinting inconfondibile alla casa rendendola più personale oltre che più accogliente e meno severa. Ma non pensiate che classico sia sinonimo di vecchio o demodè: la tendenza del momento, infatti, vuole sì il classico ma rivisitato in chiave moderna ed estremamente funzionale, abbinato a stili ultra contemporanei e a linee geometriche e pulite tanto che, in questa sua nuova veste, risulta essere molto apprezzato anche dagli amanti del design più all’avanguardia e rigoroso. Il mio consiglio per una casa alla moda che non passi mai di moda? Un bel mix di stili accuratamente studiato e selezionato come, per esempio, un tavolo prezioso in legno

antico, raccattato in qualche mercatino d’antiquariato o ereditato dalla nonna, circondato da sedute ultra moderne imbottite in tessuto colorato dal design pulito e regolare. Passiamo ai materiali. Il protagonista assoluto del momento è il legno in versione naturale con venature bene in vista, nodi e imperfezioni comprese. Ma così come ho detto a proposito dei must stilistici in fatto di arredamento anche per i materiali vale la regola dell’abbinamento a contrasto. Ecco così che il legno, materiale caldo per eccellenza, viene proposto in accostamento a materiali freddi come l’alluminio e i metalli nonché ad essenze laccate opache (quelle lucide sono decisamente out) e a superfici ruvide e materiche, per un piacevole mix a contrasto capace di soddisfare sia la vista che il tatto. Il risultato? Elegante e sobrio ma ricco di calore e personalità, in linea con lo spirito del momento. Non solo stili, colori e materiali che cambiano: il design più innovativo e al passo con i tempi, si sa, non può non considerare le esigenze del vivere moderno caratterizzato da spazi sempre più piccoli che richiedono

la massima flessibilità. Via libera, allora, ad arredi modulabili capaci di adattarsi ad ogni situazione e di trasformare l’ambiente a seconda delle esigenze con la possibilità di utilizzare spazi fino ad oggi impensabili come quelli di servizio e di passaggio, sottoscale e mansarde, che ora, pertanto, non rappresentano più un limite ma un’opportunità per disporre di una maggiore capacità contenitiva ma anche per poter vantare una casa unica e distinguibile da tutte le altre. Infine un occhio ai complementi di arredo e agli accessori: protagonisti assoluti sono il vetro e il cristallo, superfici riflettenti e specchi proposti in varie forme geometriche, spesso molto originali, capaci non solo di illuminare, creare giochi di luce e dare così maggior movimento e ampiezza alla casa ma anche di arredare e di conferire quel pizzico di frivolezza e leggerezza in più che, sicuramente, non guasta mai. Ecco, queste a grandi linee sono le tendenze del momento in fatto di design e arredamento per arredare o semplicemente dare un tocco di novità alla vostra casa. Per saperne di più o per dei consigli personalizzati vi aspetto come sempre su www.consigliperlacasa.com


pro.edit RISPARMIA CON IL FOTOVOLTAICO

Pro.Edit è un’ affermata società leader nell’installazione di impianti fotovoltaici, che opera in Italia nell’ambito di impianti civili ed industriali, nonché nella progettazione e relazioni tecniche, installazione, riparazione, manutenzione ed assistenza tecnica di impianti elettrici, elettronici, idraulici, termoidraulici, di condizionamento, opere murarie.

presente alcuna balaustra, l’altezza massima dei moduli rispetto al piano non deve superare i 30 cm; 2. Moduli fotovoltaici installati su tetti a falda: I moduli devono essere installati in modo complanare alla superficie del tetto, con o senza sostituzione della superficie medesima;

Pro.Edit e gli impianti fotovoltaici Gli impianti fotovoltaici sono impianti di produzione di energie elettrica mediante conversione diretta della radiazione solare, tramite l’effetto fotovoltaico. Tali impianti sono composti principalmente da un insieme di moduli fotovoltaici che si possono distinguere in: moduli non integrati, moduli parzialmente integrati, moduli integrati. Nel dettaglio gli impianti fotovoltaici sono caratterizzati, in base alla natura dell’impianto, dalle seguenti tipologie: Impianti fotovoltaici realizzati sugli edifici: 1. Moduli fotovoltaici installati su tetti piani o su coperture: Se sul tetto è presente una balaustra perimetrale la quota massima consentita riferita all’asse mediano dei moduli deve risultare non superiore all’altezza della balaustra stessa. Se, invece, non è

3. Moduli fotovoltaici installati su tetti (diversi da quelli ai punti 1 e 2): I moduli devono essere installati in modo complanare al piano tangente o ai piani tangenti del tetto, con una tolleranza di più o meno 10%; 4. Moduli fotovoltaici installati in qualità di frangisole: I moduli fotovoltaici sono collegati alla facciata al fine di produrre ombreggiamento o schermatura solare di superfici trasparenti. La lunghezza totale dell’impianto non può superare il doppio della lunghezza totale delle aperture trasparenti Altri impianti fotovoltaici: vi fanno parte tutti gli impianti fotovoltaici che non fanno parte delle altre categorie, come per esempio gli impianti fotovoltaici realizzati su terreno Pergole serre tettoie e pensiline. Altro elemento di novità introdotto dal nuovo Conto Energia riguarda il caso di moduli fotovoltaici installati in sostituzione di elementi costruttivi di pergole, serre, tettoie e pensiline. In


questo caso la tariffa viene calcolata facendo una media aritmetica tra la tariffa spettante agli ‘impianti fotovoltaici realizzati su edifici’ e quella spettante agli “altri impianti”. Pro.Edit offre servizi altamente professionali proponendo strategie d’intervento volte a soddisfare pienamente il cliente. Pro.Edit dispone di attrezzature e personale specializzato ed un ufficio tecnico che intende risolvere ogni problematica che il cliente sottopone, progettando e implementando soluzioni adeguate ed interventi mirati e rapidi. L’ azienda affianca il proprio cliente in tutte le fasi che accompagnano ogni singolo progetto ed intervento, dalla definizione delle strategie operative al supporto al cliente durante tutte le fasi operative del servizio offerto. Un impianto fotovoltaico è composto essenzialmente da: pannelli fotovoltaici; inverter, che trasforma la corrente continua generata dai moduli in corrente alternata a tensione e frequenza compatibili con la rete elettrica; quadri elettrici e cavi di collegamento; gruppi di misura dell’energia elettrica prodotta ed immessa in rete. I moduli sono costituiti da celle in materiale semiconduttore, il più utilizzato dei quali è il silicio cristallino: essi rappresentano la parte attiva del sistema poiché convertono la radiazione solare in energia elettrica. Un modulo fotovoltaico è un dispositivo in grado di convertire l’energia solare direttamente in energia elettrica mediante effetto fotovoltaico ed è impiegato come generatore di corrente in un impianto di questo tipo. L’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico è energia pulita, priva di emissioni di gas serra e soprattutto rinnovabile.

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Per ogni kilowattora prodotto tramite conversione fotovoltaica della radiazione solare si evita l’immissione in atmosfera di 0,53 kg di anidride carbonica (CO2), gas responsabile dell’effetto serra. Di seguito desideriamo illustrarvi i motivi fondamentali per i quali sarebbe opportuno installare un impianto fotovoltaico:

assenza di qualsiasi tipo di emissione inquinante;ti fa risparmiare la bolletta elettrica e ti mette al sicuro dagli aumenti del costo dell’energia; il meccanismo statale di incentivazione vi permette di ricevere per 20 anni un premio in denaro per ogni KWh prodotto dal vs generatore fotovoltaico: grazie alla produzione annua ed al risparmio derivante dall’abbattimento dei consumi elettrici, l’impianto fotovoltaico si ripaga da solo entro pochi anni. Costi di esercizio e manutenzione ridotti al minimo; ti permette di autoprodurre la tua energia elettrica proprio dove la utilizzi quindi in maniera efficiente.


Emma Marrone

NUOVO TOUR...... SOLITO SUCCESSO

Talent Show: amali o odiali ma comunque guardali

Foto: Massimiliano Correa

Talent show e affini. Si può essere a favore o contro, considerarli il futuro della ricerca di nuovi artisti o la fine di un era che voleva agenti nottambuli girare per club fumosi e di periferia nella speranza di scoprire nuove star. Ma sta di fatto che negli ultimi anni i talent

hanno detto quello che NON sono. Ovvero non sono una fabbrica di meteore, di cantanti, artisti e musicisti che, una volta conosciuta la breve parentesi della celebrità televisiva, vengono offuscati dalla mancanza di talento a lungo termine. Le classifiche di musica delle chart italiane e non solo sono piene di nomi provenienti dai talent e, alcuni di questi, si sono consolidati come

artisti di successo e hanno ormai acquisito un nome importante nel panorama musicale nostrano. Forse, e dico forse, il divario che esiste fra i talent italiani e quelli americani e d’oltremanica è ancora grande. Ma il cammino da percorrere è quello giusto. E’ da notare anche una certa diminuzione della spettacolarizzazione a favore della qualità. Aspetto assolutamente non da trascurare e, anzi, di fondamentale importanza ai fini del conseguimento del risultato a lungo termine. Un modo nuovo di trovare il successo. Una strada forse più veloce ma che molto più velocemente delle altre diventa ripida. Solo chi a veramente la forza motrice riesce ad arrivare e , soprattutto, a rimanere, in cima alla vetta.


Un 2016 di consacrazione Tra quelle che ce l’hanno fatta a raggiungere il successo passando attraverso il talent per eccellenza italiano, Amici di Maria di Filippi, c’ è sicuramente Emma Marrone. L’artista salentina, ritratta in queste splendide foto durante l’ultimo concerto al Palalottomatica di Roma e dal nostro fotografo ufficiale Massimiliano Correa, in esclusiva per Rm Magazine, ha ancora una volta riempito il palazzetto di fan adoranti. Tutto esaurito per la data romana che si inserisce all’interno di un contesto ben più articolato, quello del suo nuovo tour che prende il nome dal suo ultimo lavoro in studio, il quarto, realizzato e lanciato nel 2015 “Adesso”. Emma oltre ad esibirsi a Roma ha fatto e farà tappa anche nelle maggiori città italiane. Il tutto esaurito è garantito in ogni data. D’altra parte le vendite del disco parlano chiaro. Lanciato all’inizio dell’anno scorso ha macinato fin da subito record su record entrando immediatamente, pochi giorni dopo il lancio del singolo “Arriverà l’amore” che ha anticipato l’arrivo sul mercato del LPcompleto, disco d’oro e poi disco di platino, avendo raggiunto in pochissimo tempo le 50.000 copie vendute. Un successo trasversale. Non solo sotto l’aspetto del pubblico che, per quanto rimanga legato a giovani e adolescenti, piano piano tende ad allargarsi anche ad altre fasce d’età. Lo testimonia il fatto che anche artisti con audience differente da quello di Emma hanno coinvolto l’artista nei loro show e nelle loro performance sottolineando quindi il talento che le riconoscono. E’ il caso per esempio di Gianna Nannini che l’ha fortemente voluta durante il suo ultimo concerto/evento all’arena di Verona. O una delle leggende viventi della musica italiana : Renato Zero. L’artista romano ha riconosciuto il talento di Emma al punto di voler omaggiare una delle voci immortali della musica, Gabriella Ferri, duettando con lei nell’interpretazione di “Spiagge” e “Sempre”. E poi Internet. Il web è ormai un elemento importantissimo per sentire il polso del vero successo. Se è vero che passaggi radiofonici, le presenze ai concerti, le vendite dei dischi continuano a farla da padrone è anche vero i numeri di Emma Marrone su internet sono un ulteriore sigillo di successo. I suoi video hanno milioni di visualizzazio-


Correva l’anno….. Che dire? Non è passato tutto sommato tantissimo tempo dal quel 2010, anno in cui, dopo un percorso trionfale, Emma Marrone si aggiudica l’edizione numero nove del talent di Maria de Filippi. Una competizione lunga e tiratissima su cui il talento della cantante però prevalse su quello, dei pur bravissimi, altri concorrenti. Ci aveva visto lungo il maestro Charlie Rapino, al secolo Graziano Mallozzi, che fin dalle prime battute l’aveva voluta nella sua squadra. D’altra parte, il talent scout bolognese emigrato in Inghilterra e più precisamente a Londra, di artisti di pregio sotto la sua ala ne ha visti passare diversi, alcuni di successo inimitabile come, tanto per citare un nome, Kyle Minogue. Emma vince e stravince e pubblica il suo primo disco. Il successo sull’onda del talent è incredibile.

ni, complice oltre allo straordinario talento, anche il fascino e la bellezza dell’artista. Spotify, la nota piattaforma di musica, l’ha classificata al primo posto fra le cantanti più ascoltate. Niente male, per un’ App che ha milioni di utilizzatori in tutta Italia. A coronazione di un anno straordinario per l’artista leccese sono arrivati anche altri due successi. Uno è quello della vittoria di un premio ambito e, in questo caso, meritatissimo, quello nella categoria “Best Italian Female” nei premi MTV Awards Italia un vero e proprio Oscar della musica italiana. L’altro è la pubblicazione di “Dentro è tutto acceso” . Libro edito dalla casa editrice Mondadori che ha fatto contenti i fan e utile occasione per chi non conosce bene Emma e vuole avvicinarsi in modo più intimo a questa favolosa artista. Non una autobiografa, come definita erroneamente da alcuni, ma piuttosto una finestra sulla sua vita fatta di una raccolta di pensieri e fotografie.

“Onda” il suo primo EP che contiene uno dei brani di maggior successo “Calore”, si piazza subito fra le prime posizione della classifica italiana. Sarà una cavalcata inarrestabile che durerà per tutto il 2010. Doppio disco di Platino, evento raro se non rarissimo, per una cantante all’esordio discografico, e un totale di 120mila copie vendute. Al 2014, ben quattro anni dopo la pubblicazione dell’ Ep che conteneva in tutto sette tracce, le vendite sono arrivate a 150mila copie aggiungendo un altro disco di platino. A far carpire che il talent non è più solo un gioco. Nel 2010 Emma, oltre alla tournee con il resto dei concorrenti di “Amici” , compie anche il suo primo tour come solita. Tutto esaurito nelle date organizzate dal suo staff. Grande festa e ancora una volta dimostrazione che oltre ad essere eccelsa nelle prestazioni vocali, Emma è anche un animale da palcoscenico trascinando i fan in spettacoli coinvolgenti che alternano grinta a dolcezza.


Foto: Massimiliano Correa

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Foto: Massimiliano Correa

La kermesse canora italiana più famosa di sempre e per sempre rimane quella che si svolge tutti gli anni nella meravigliosa località ligure. Si può essere grandi artisti senza parteciparvi mai ma, alzare la palma con il leone d’orato, è sempre il sogno di qualsiasi cantante che comincia a muovere i primi passi nell’ambiente musicale. Anche Emma è attratta da l’esperienza sanremese e così, nel 2011 partecipa all’evento in coppia con i Modà. Presentano il brano “Arriverà”, un sentito dialogo fra una ragazza in difficoltà e un suo amico, che mescola influenze rock e pop. Il brano è un successo e viene inserito sia nell’album “Viva i romantici” del gruppo milanese sia in “A me piace così” di Emma. Fin dalle prime serate sembra chiaro che la canzone diventerà una delle favorite e così sarà. Dopo un testa a testa con un gigante della musica italiana, Roberto Vecchioni, sarà quest’ultimo ad assicurarsi la vittoria. Il successo commerciale post-Sanremo premia però il brano

Foto: Massimiliano Correa

Sanremo è sempre Sanremo

del duo. “Arriverà” diventa in breve tempo disco di platino (vende più di sessantamila copie) e si piazza in testa alla classifica Top Digital Italiana per più di cinque settimane. Stesso discorso per l’album da cui è estratto il singolo. Ancora una volta Emma supera le 120 mila copie vendute. Anche l’omonimo tour, che la porta in giro per l’Italia e ancora una volta fa registrare il tutto esaurito in ogni sua data, è un successo clamoroso. Ma Emma non si accontenta e nel 2012 ci riprova. Annuncia infatti di partecipare nuovamente all’edizione del Festival di Sanremo. Questa volta il brano che porta in gara è “Non è l’Inferno”. Scritto e pensato appositamente per lei con il testo di Kekko Silvestre e le musiche di Luca Sala ed Enrico Palmosi. La kermesse nostrana questa volta la vende come protagonista numero uno. Il brano di Emma è bellissimo e le sue interpretazioni durante tutte le serate sono generose e partecipate. Il pubblico, ma anche la giuria specializzata, le riconosco i meriti e la consacrano vincitrice del Festival. Quasi un record. Per questa ragazza venuta dal sud e che fino al 2009 si esibiva in piccoli palchi. Vince Sanremo, entra nella storia della musica italiana e non lo fa per un momento, per un breve passaggio. Ma lo fa dalla porta principale, sicuramente con la voglia ma, soprattutto, con il talento, necessario per rimanerci a lungo.

Il Successo continua Un artista del suo calibro e così lanciata verso traguardi importanti non può trovare il tempo di fermarsi e infatti, la cantante salentina, grazie anche ad una verve inappagabile non solo dal punto di vista interpretativo ma anche compo-


sitivo ( è regolarmente iscritta alla SIAE come autrice) produce nuovi pezzi. Nel 2013 esce il suo nuovo album “Schiena” . Inutile ancora una volta dire che, trascinato dal primo singolo “Amami”, sale dritto al primo posto in classifica raggiungendo ancora una volta il traguardo del disco di platino dopo pochissime settimane e arrivando a 150 mila copie (terzo disco di platino consecutivo) nel 2014. Segue anche in questo caso un tour “Schiena Tour”. I suoi fan la amano e la seguono ovunque. Nelle date che realizza in giro per lo stivale non rimane invenduto neanche un biglietto. A suon di sold out la cifra totale delle presenze nei suoi show arriva a 85 mila ingressi . Nel 2014 c’è ancora un momento da ri-

cordare della storia musicale di Emma. E’ il primo settembre e durante un concerto di Pino Daniele , nel contesto del suo tour “Nero a metà” , duetta con il cantante napoletano interpretando con lui due pezzi della storia della musica italiana : Je so pazzo e Nun me scuccià. Emma ricorderà questa esperienza come una delle più belle della sua vita e come un sogno che si realizza.

Grande voce e grande cuore Ma Emma Marrone non è solo un artista con un grande talento ma è anche una persona di rara generosità. Sempre al servizio dei più deboli in questi anni ha usato la sua notorietà per aiutare i più bisognosi partecipando a varie cam-

pagne di carattere sociale devolvendo in più di un occasione l’incasso di alcuni suoi concerti per iniziative benefiche di vario tipo. Un motivo in più per augurare a quest’artista tutto il successo che merita. Arrivata alla fama attraverso la formula a volte bistratta dei talent ha dimostrato di possedere le caratteristiche e la bravura necessaria per confermare ogni giorno il suo successo. Viva Emma !

A cura di R. F.

Foto: Massimiliano Correa

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T-RACE MOTOGP 2016 Automatic Chronograph Il Tissot T-Race MotoGPTM Limited Edition 2016 rappresenta la stretta collaborazione tra Tissot e la MotoGP. Ăˆ dotato di un quadrante con effetto carbonio, sul quale spiccano tocchi di antracite che gli conferiscono un design ricercato. Questo orologio vanta la precisione del cronometro e le immagini delle moto con i contatori che somigliano al cruscotto della moto, una lunetta che assomiglia al disco del freno, la parte posteriore del cinturino che esibisce un battistrada e la molla della sospensione posteriore rappresentata a livello dell’attacco del cinturino alla cassa.


T-RACE NICKY HAYDEN 2016 Per rivivere l’emozione della corsa, basta contemplare questo orologio: con i suoi contatori bianchi che richiamano quelli del cockpit, e l’elegante cinturino blu con strisce GT bianche, a sottolineare il carattere sportivo e giocoso di questo modello. Un orologio pervaso dallo spirito vincente di Hayden, presente sin nei minimi dettagli: dall’emblema della stella di Nicky Hayden a ore 6 al dettaglio della tuta del pilota riflesso sul quadrante, sino al numero 69 serigrafato sul fondello in vetro . Altri dettagli richiamano invece il mondo delle moto, dalla lunetta a forma di disco del freno al battistrada sulla parte posteriore del cinturino, passando per i pulsanti ispirati ai poggiapiedi della moto. Gli appassionati di sport e tecnologia devono affrettarsi: verranno creati solo 4.999 esemplari presentati in una confezione a forma di casco


Un mix di prestazioni entusiasmanti, reattività immediata, precisione e agilità. Con in più, la praticità ed efficienza di un vano di carico con capacità fino a 408 litri. F-TYPE ti offre il massimo piacere di guida. La robusta architettura leggera in alluminio è la piattaforma perfetta per una sportiva. Consente alle sospensioni a doppia forcella accuratamente regolate di fornire un controllo preciso, oltre a essere il complemento ideale della gamma di motori a prestazioni elevate di F-TYPE. Insieme assicurano eccellenti rapporti peso/potenza e peso/coppia: le vere misure delle prestazioni di una vettura sportiva. Il telaio in alluminio di crea una piattaforma incredibilmente stabile per il controllo della vettura da parte delle sospensioni in alluminio forgiato a forcella. L’intero sistema, insieme agli ammortizzatori calibrati per ottenere il perfetto equilibrio tra dinamica e raffinatezza di guida, offre la perfetta combinazione tra controllo, agilità e reattività, per il massimo piacere di guida. L’esclusivo sistema frenante Jaguar in carbo-ceramica è opzionale su F‑TYPE S, F‑TYPE R e F‑TYPE SVR. Il sistema frenante più potente mai montato su una Jaguar da strada, offre fino a 21 kg di peso in meno. Grazie a una maggiore resistenza al consumo e all’usura, garantisce elevati livelli di prestazione e durata anche nelle condizioni più impegnative. Il sistema Torque Vectoring by Braking (TVBB), ottimizza il controllo anche nelle curve più strette. Questa tecnologia offre il controllo indipendente e individuale della forza frenante sulle ruote interne anteriori e posteriori, per incrementare la forza di rotazione che agisce sulla vettura. Il risultato è un minor sottosterzo, per maggior precisione in curva e una migliore tenuta di strada. Il sistema è opzionale. E’ addirittura possibile scegliere il tipo di tetto preferito, tra Al-

luminio - Panoramico - Carbonio. Le maniglie delle portiere di scompaiono quando non sono necessarie e sono realizzate a filo con la carrozzeria, per garantire un flusso d’aria ininterrotto lungo le fiancate della vettura. La guida notturna è più sicura con i Fari Anteriori Adattivi. Questo sistema opzionale misura la velocità della vettura e l’angolazione del volante, ruotando i fari fino a 14 gradi verso l’esterno, e fino a 7 gradi verso l’interno, migliorando la visibilità in curva; inoltre il sistema opzionale Intelligent High Beam di gestione automatica degli abbaglianti passa dagli anabbaglianti agli abbaglianti quando necessario, usando un sensore montato sulla parte anteriore dello specchietto retrovisore interno. La strumentazione è semplice, chiara e di facile lettura, grazie a due indicatori di tipo analogico di grandi dimensioni, un aspetto essenziale per un’auto sportiva. Nel volante a tre razze sono integrate funzioni chiave per facilitare il controllo. Nei modelli con trasmissione automatica, i comandi del cambio, posizionati dietro al volante, permettono di selezionare le marce in sequenza senza allontanare le mani dallo sterzo. Il design dell’abitacolo offre la massima visibilità riducendo al minimo le distrazioni; la bocchetta di ventilazione centrale attiva, parte integrante dell’avanzato climatizzatore, nasconde le due bocchette di ventilazione centrali che compaiono automaticamente dalla plancia quando richiesto e scompaiono dopo l’uso. Le personalizzazioni di quest’auto sono innumerevoli ed è praticamente possibile farla assemblare su misura a proprio gusto. I prezzi partono da 68.000 € fino ad arrivare a 143.000 € in base alla versione scelta, mentre le potenze vanno da 340 CV a 550 CV con motorizzazioni V6 3.0 o V8 5.0.


A cura di Marco Tassello

XJR1300 è tornata, ed è una punta di diamante della gamma Sport Classic. 20 anni di evoluzione hanno portato a una svolta sorprendente per una moto che è già un’icona. Equipaggiata con il motore ad aria con la cilindrata più elevata del mondo, è una naked muscolosa e ridotta all’osso. L’essenza stessa della moto. Lo snello serbatoio da racer e il manubrio in alluminio esaltano la potenza dell’aggressivo e imponente motore raffreddato ad aria. Il design monosella racconta l’anima racer, insieme alle protezioni laterali in alluminio con tre inserti in maglia che si rifanno alle tabelle portanumero, omaggio alle gare anni ‘70. Il look è completato dallo scarico 4-2-1 e dal terminale ridisegnato. Già dall’avviamento la XJR regala belle sensazioni: il milletre scalda i muscoli, in sella si percepiscono le forze generate dalle masse meccaniche in movimento al suo interno, anche se ben smorzate dal contralbero posizionato dietro ai cilindri e dai tamponi in gomma interposti nei punti di fissaggio. Bisogna “prendere la mano” con la frizione: forte il carico sulla leva. La coppia motrice è pronta a dare una mano al pilota in ogni situazione, compreso lo stacco da fermo. Quando iniziano le curve, l’impugnatura moderatamente ampia aiuta moltissimo nell’impostazione delle svolte. La XJR 1300 si inserisce bene in curva, mantiene la linea sino alla corda, dove è necessario dare gas per limitare la leggera tendenza dell’avantreno ad allargare la traiettoria desiderata. La sensazione di portare a spasso un vero bestione è sempre presente, ma in fondo proprio questo è il divertimento. Si avvertono leggere vibrazioni ad alta frequenza, di quelle tra i 3.000 e i 4.000 giri, ma nulla di veramente fastidioso. Il bello è infilare la quarta marcia e poi giocare col gas, gustando il tiro e il sound del grosso quattro in linea, pulito nell’ erogazione e pronto e diretto nel rispondere alla richiesta di coppia dall’acceleratore. Il cambio insomma si usa poco, così come i giri più alti, dove il propulsore diventa ruvido e decisamente meno piacevole da sfruttare. La forcella, aiuta nelle decelerazioni grazie al buon sostegno e ai circuiti idraulici separati (compressione in uno stelo, ritorno nell’altro) che lavorano molto bene. I classici doppi ammortizzatori posteriori Öhlins lavorano in modo eccellente e solo nella guida più allegra è consigliabile aumentare il freno in ritorno per evitare “pompaggi” prolungati sulle serie di buche. Yamaha ha dimostrato, da tempo ormai, di essere pronta ad offrire moto che incontrano i gusti e anche le mode del momento, rinfrescando una moto solida e dall’affidabilità collaudata, conferendole un look da “street-racer” che ormai spopola nelle vie del centro delle città più “fashion”. Il motore eroga una potenza pari a 98 CV, con una coppia massima di ben 108 Nm ed il prezzo va da 10.390 € a 11.590 € a seconda della versione scelta.


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VISIONI - AMANDA LEAR Amanda Lear, una delle icone degli ultimi trent’anni della scena artistica italiana e vero e proprio mito della controcultura pop nazionale si presenta in un’altra, ma non inedita, veste. Quella di pittrice. Lo fa presentando una sua personale al museo Venanzo Crocetti di Roma sulla via Cassia, dedicato al grande artista abruzzese e al cui interno sono custodite diverse sue opere, con una mostra in cui presenta più di cinquanta tele e alle quale ha partecipato con entusiasmo un folto pubblico. D’altronde il legame dell’eclettica artista francese con l’arte ha radici importanti. E’ infatti noto il suo decennale rapporto con un altro degli artisti più discussi del ‘900 : Salvador Dalì. Amanda Lear fu per lui una musa ispiratrice e fonte di nuove idee e percorsi pittorici da sperimentare. Anche altri artisti subirono il suo fascino e il suo carisma, tra tutti occorre citare David Bowie a cui si legò per alcuni anni. La mostra è stata quindi un occasione utile non solo per poter ammirare la persona, che carica con sé un carisma straordinario e ancora intatto, ma, soprattutto, le sue opere di innegabile e ormai consolidato, valore artistico. Tra il pubblico presente spiccavano alcuni volti noti del mondo dello spettacolo e della mondanità romana, tra tutti Marina Ripa di Meana, regina del socialite, e il presentatore Fabio Canino.

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A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa

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ROMICS Il mondo dei fumetti da sempre può vantare una nutritissima schiera di seguaci, specialmente in Italia dove il numero dei fan delle storie disegnate è grandissimo e ha radici importanti se è vero che fra i disegnatori più famosi molti vengono dal nostro paese. Negli ultimi anni poi il mondo del fumetto ha conosciuto, in un epoca in cui la televisione, il cinemea e internet avrebbero potuto segnare la crisi di quest’arte o perlomeno un calo della sua popolarità, una nuova giovinezza. Complice di questo fenomeno i successi mondiali delle opere cinematografiche e televisive tratte dai fumetti. In particolare quelli ispirati dagli eroi della DC Comics e della Marvel e, non ultimo, il grande successo della serie tv Walking Dead che, forse non tutti sanno, è ispirata ad un fumetto. Romics si inserisce in questo contesto con una manifestazione ormai punto di riferimento nel panorama italiano. Migliaia di fan aspettano trepidanti questo appuntamento. Non solo per la possibilità che possono avere di acquistare rarità e perdersi fra le decine di stand ma anche per il divertimento ricercato nel Cosplay. L’evento romano è infatti una delle possibilità per vestire per un giorno i panni dei propri eroi preferiti. E, come potete vedere dalle foto realizzate in esclusiva dai nostri inviati, la fantasia non è mancata neanche quest’anno!

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Urologia, l’intervento dell’esperto:

Dott. Luca Mavilla

cura l’ipertrofia prostatica in un giorno con il GREEN LIGHT LASER XPS Convinto che la salute fisica sia un diritto e un dovere di ognuno e che una diagnosi precoce e una terapia appropriata migliorino la qualità della vita, il Dottor Luca Mavilla si occupa da anni di ambito urologico e andrologico.

Per quanto riguarda il primo settore, la sua attenzione è focalizzata sulle patologie come l’ipertrofia prostatica - che può determinare sintomi ostruttivi allo svuotamento vescicale (riduzione della velocità del mitto, aumentata frequenza diurna e/o

notturna, prolungamento tempi di minzione, difficoltà a rimandarla fino alla ritenzione acuta di urine) - o la neoplasia maligna della prostata (di solito asintomatica e per questo da monitorare). Fondamentale la corretta diagnosi


Via Flaminia Nuova 280 - Roma 0636797560 in caso di minzione di urine miste a sangue: è quasi sempre l’unico segno di una neoplasia delle vie urinarie; inoltre, non è mai da sottovalutare la colica renale anche quando i sintomi si sono risolti solo con una terapia farmacologica o idropinica. Per quanto riguarda l’ambito andrologico si occupa, da anni, delle curvature peniene sia congenite che acquisite, seguendo il paziente dalla diagnosi alla terapia medica o chirurgica più avanzata; di deficit erettile (inteso come incapacità ad ottenere un rapporto sessuale soddisfacente, che condiziona gravemente la vita dell’uomo adulto in tutti i suoi aspetti), o di infertilità. Tra le novitá che il Dottor Luca Mavilla offre ai suoi pazienti c’é Greenlight Laser XPS, rivoluzionario laser con il quale si puó guarire, in un solo giorno e in anestesia locale (spinale), l’ipertrofia prostatica benigna che colpisce l’80% degli italiani over 50. “Quando la prostata s’ingrossa osta-

colando il passaggio dell’urina - spiega il Dottor Mavilla - è necessario eliminare il tessuto in eccesso: con questo nuovo metodo eleborato negli USA, sfruttando l’azione di un potente laser al tribolato di litio capace di vaporizzare con precisione millimetrica solo l’eccesso di tessuto prostatico, trasformandolo in bollicine di vapore, é possibile farlo”. Nel dettaglio, l’intevento consta di un’operazione mini-invasiva che si effettua per via endoscopica in anestesia spinale, con il ricovero di una notte. Non sono necessari - se non in rari casi - lavaggi vescicali e il paziente deve tenere un catetere per il periodo massimo di 24 ore. Per quanto riguarda il decorso post operatorio, I pazienti riferiscono assenza di sintomatologia dolorosa, l’immediata risoluzione dei sintomi e la rapida e serena ripresa delle normali attività in pochi giorni. “La fibra laser introdotta - continua il Dottor Mavilla - vaporizza l’area senza alcun sanguinamento, consentendo così d’intervenire in tutta sicurezza su pazienti

ad alto rischio come quelli, ad esempio, con malattie cardiovascolari o in cura con anti-coagulanti.”. Greenlight è compatibile anche con i portatori di pacemaker poichè non richiede l’impiego di energia elettrica.

Il laser garantisce lo stop dell’incontinenza e tutela potenza sessuale e fertilità: elimina, infatti, il rischio di compromissione dei nervi nell’erezione e riduce il rischio di eiaculazione retrogada. “In più, Greenlight - conclude il Dottore - evita recidive offrendo la conferma che la definitiva soluzione per l’ipertrofia prostatica sia garantita da tale metodica”.

Dott. Luca Mavilla lucamavilla@hotmail.com Mobile: 3388925297 www.lucamavilla.it


GRAN GALA’ DELLA CANZONE ROMANA

La canzone romana è una delle anime della capitale. Non è solo un genere musicale ma è, soprattutto, un modo di esprimersi e di cantare la magia della città eterna e dei mille sentimenti dell’animo umano. Amore, passione, politica, problemi e denuncia sociale sono questi i grandi temi di quello che è meglio conosciuto come lo “stornello”. Genere che ha tradizioni antiche, spesso bistrattato dai grandi esponenti della letteratura romana che non vi si sono dedicati con costanza considerandolo una forma “minore” di arte, e che merita invece massimo rispetto e necessità di continuarne e modernizzarne la tradizione. Ed è proprio quello che fa Elena Bonelli che, con la seconda edizione del Gran Galà della Canzone Romana, premia i giovani artisti della nuova scena della musica capitolina. Non è un caso che il sottotitolo della manifestazione sia “dallo stornello al rap”, indovinatissimo nel suo marcare il percorso compiuto da questo genere. La regina della canzone romana si è esibita in alcuni dei brani più celebri della tradizione popolare capitolina e con la sua inconfondibile voce ha incantato il pubblico presente fra i quali non mancavano alcuni vip come lo stilista Renato Balestra, il regista Neri Parenti, Dario Salvatori e il comico Maurizio Battista. Per la cronaca vincono la seconda edizione i Libero da Qui con un brano sulla condizione dei senzatetto.

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FERMENTAZIONI

Questa volta è proprio il caso di dire… a tutta birra! Roma si conferma importante punto di incontro per gli amanti di questa bevanda nella sua versione italiana e artigianale. Lo fa, per il terzo anno consecutivo, con un evento a cui gli amanti della “bionda” non possono mancare assolutamente: Fermentazioni. La manifestazione si è svolta dal 16 al 18 di Settembre alle Officine Farneto a via dei Monti della Farnesina. Uno spazio questo, prima abbandonato e poi recuperato, che nel suo design suggestivo fa da cornice perfetta ad eventi di questo genere. A partecipare al festival ben 30 birrifici provenienti da tutta Italia a testimoniare la trasversalità del prodotto “birra artigianale” all’interno del panorama nazionale. Ce n’è davvero per tutti i gusti : chiare, scure, doppio malto, leggere. Alcune che mescolano, ai classici sapori della birra, quelli peculiari delle regioni da cui provengono, come il mirto o l’arancia. Il successo di pubblico premia due aspetti: quello dell’organizzazione, manifestazione curata in ogni dettaglio e accompagnata dalla musica di Radio Rock, e quella del panorama “craft” della birra italiana. Tanti gusti nuovi e interessanti di cui, siamo sicuri, ben presto sentiremo parlare anche al di fuori dei nostri confini. Che altro dire? Ma si, certo: Salute!

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CENTR


Come una ballerina A cura di Anna Meronzi Un costume di scena da ballerina, un tutù. Una mano maschile sfiora la morbida e vaporosa gonna, un inaspettato rossore colora le guance del ragazzo di un piacere altrimenti negato. E’ la scena clou del film The Danish girl, la storia del pittore Einar Wegener e del suo sfortunato, tragico, pioneristico tentativo di divenire Lili Elbe. Non è un caso che il regista Tom Hooper abbia voluto per questa scena un abito che fosse il trionfo della grazia e dell’eleganza: un abito di tulle. Vaporoso, evanescente, leggero. Questo tessuto deve il suo nome proprio alla città francese Tulle dove abili e creativi tessitori inventano questa piccola retina che presto si affermerà come simbolo di femminilità e purezza. Infatti, nel 1840 la Regina Vittoria, in quanto prima sposa in tulle, ne decreta il successo come tessuto ideale per l’abito nuziale. Sarà invece la ballerina di origini italiane

Maria Taglioni

Maria Taglioni a introdurre nel balletto il romantico tutù bianco lungo fino alle caviglie pensato per lei da Eugéne Lamy. Più tardi il sarto inglese Frederich Worth lo usa per creare delle sottogonne per aumentare il volume degli abiti oppure lo applica all’estremità del cappellino creando di fatto la “veletta” che dona fascino e mistero alle donne della Belle époque. Negli anni ’50 Christian Dior in controtendenza con lo stile dominante che in accordo con il nuovo ruolo che la donna aveva nella società di allora l’avrebbe voluta più androgina e moderna, propone il celebrato e iperfemminile stile-corolle: vita strettissima e gonne ampie, impreziosite per la sera da strati e strati di tulle. E’ a questi modelli e al tutù delle ballerine di Degas che la costumista Edith Head si ispira per creare l’indimenticabile abito di Grace Kelly nel film La finestra sul cortile (1954): corpetto nero e gonna bianca di tulle. Il look sofisticato della principes-

La Regina Vittoria

Modelli di Dior

sa di Monaco è ripreso da Sarah Jessica Parker, alias Carry Bradshaw ,nella serie cult Sex and the city, le gonne di tulle con top e giacchina corta sono il suo outfit preferito. Il tulle è apparso poi nelle collezioni di vari stilisti in versione minimalista come Giorgio Armani con le sue impalpabili gonne o romantico-rock come Vivienne Westwood che predilige la caratteristica della trasparenza del tulle per le camicie o applica delle balze agli abiti e alle gonne per creare effetti di movimento. Mai abbandonato come tessuto per gli abiti da sposa, è diventato il segno distintivo degli abiti di Vera Wang che naturalmente lo ha reso più aggressivo e moderno. Il tulle torna oggi a dominare la scena, gli stilisti lo propongono come accessorio, per aggiungere un tocco di classe a un look sportivo o come vero protagonista dell’outfit per esaltare la femminilità e l’eleganza.

Grace kelly

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epica marveliana continua sul grande schermo con il nuovo film “Doctor Strange”. Questo supereroe “anomalo”, potrà essere forse meno conosciuto dai sui colleghi armati di scudi indistruttibili o martelli divini, ma vi assicuro che è lo stesso molto importante nell’ecosistema Marvel, anzi se non il più importante; il buon dottore dell’occulto difatti, è stato più e più volte l’unica linea di difesa della Terra di fronte al caos e l’annichilimento. Mi sembra doveroso, quindi, informarvi di almeno 10 cose che dovete assolutamente conoscere sul Doctor Stephen Strange. 1. È un vero medico! L’appellativo “dottor” non è solo un vezzo messo prima del suo cognome per darsi delle arie. Stephen Strange è realmente un dottore in medicina, prima del famigerato incidente automobilistico, lui era uno dei più rinomati neuro-chirurghi del paese (Del suo paese ovviamente, gli Stati Uniti d’America). Nonostante ora abbia abbandonato il suo posto di lavoro in ospedale, non gli mancano occasioni per sfruttare le sue conoscenze mediche. 2. Chiama la sua casa “Sancta Sanctorum” “Sancta Sanctorum” è una locuzione latina che tradotta letteralmente è “Le cose sante tra le sante” (Vocabolario Treccani), ma che in questo caso vuole significare un posto speciale in cui solo

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poche persone possono entrare. Ovviamente la casa di uno stregone supremo non può essere normale, infatti la sua residenza ha la peculiare caratteristica di essere più grande dentro che fuori, inoltre custodisce molti artefatti magici e spesso funge da pri-

gione per diverse entità mistiche che Strange vuole tenere sotto controllo. Caratteristica che balza subito all’occhio è la grande finestra ovale con all’interno quattro linee: quello è un potente sigillo che protegge l’intera casa da intrusi e ospiti sgraditi. Una curiosità: il Dottor Strange abita nel quartiere Newyorkese chiamato Greenwich Village a soli 8 minuti di distanza a piedi (stando alle indicazioni di google maps) da un altro famoso dottore “speciale”, il famoso detective dell’occulto Martin Mystère


5. Il Barone Mordo è la sua nemesi Come suggerisce il suo appellativo “barone”, Mordo è un nobile nato e cresciuto in Transilvania, riceve i suoi primi insegnamenti di magia e arti mistiche fin dalla tenera età, viene poi inviato in Tibet dall’Antico per divenire il nuovo Mago Supremo. Immaginate quanto possa esserci rimasto male, quando all’improvviso arriva 3. Il suo maestro è l’Antico Con un nome così viene da pensare che si tratti di una persona molto vecchia, anzi antica! E in effetti è così, visto che ha ormai soffiato su più di 500 candeline al suo ultimo compleanno, la cosa strana però, è che questo nome, lui se lo sia dato quando in realtà non era affatto così anziano, aveva solo l’aspetto avvizzito e invecchiato a causa di un suo incantesimo non riuscito benissimo. L’Antico è ormai diventato un essere immortale che da molti anni ormai cercava un degno erede per il ruolo di Mago Supremo. Nel film la parte dell’antico sarà interpretata dall’attrice (ma l’antico non era un uomo?) Tilda Swinton, che qui ricordiamo per il ruolo di Strega Bianca nel film fantasy “Narnia”. 4. Ha un aiutante Fa sempre comodo per un supereroe avere una spalla o un braccio destro su quale fare affidamento nell’eterna lotta contro il male e le ingiustizie. Quindi come Batman si avvale dell’aiuto di

Robin e Dylan Dog di Groucho, anche il Dr. Strange possiede il suo assistente. Il suo nome è Wong ed è un monaco cinese esperto di arti marziali, che è stato addestrato fin dalla nascita per servire e aiutare i maghi supremi. Oltre a preparare un ottimo thè cinese e a mantenere in ordine la pazzesca residenza del buon dottore, Wong si è rivelato molto utile anche in situazioni di pericolo e nelle emergenze Nel corso degli anni tra i due è nata una profonda amicizia e stima, tant’è che non si può più definire un servo ma più un amico di Strange. Nel film la parte di Wong sarà interpretata dall’attore inglese di nome Benedict Wong. (Non è un errore! L’attore scelto per quel ruolo si chiama proprio come il personaggio che dovrà interpretare... “Nomen omen”?)

un tipetto snob americano che non ha la più pallida idea di cosa sia la magia, ma che contro tutte le più rosee aspettative gli frega il posto di Mago Supremo! A Mordo questa cosa non va proprio giù e farà di tutto per rendere la vita di Strange un inferno. Nel film la parte del Barone Mordo è interpretata dall’attore britannico Chiwetel Ejiofor, divenuto famoso per il film vincitore del premio Oscar “12 anni schiavo”. 6. Ma il suo nemico più potente è Dormammu Dormammu è il signore della dimensione oscura, è un essere costituito da pura energia mistica che nella sua dimora può letteralmente tutto! Risuscitare i morti? Basta uno schiocco delle dita... Manipolare la materia stessa? L’unico limite è la fantasia... Per farla breve, è imbattibile, ma a lui non basta e vuole conquistare altre dimensioni, come ad esempio quella in cui vivono il Dottor Strange e gli altri supereroi Marvel. Peccato per lui, però, che quando è lontano di casa, i suoi poteri diminuiscono drasticamente e così ogni volta che mette il naso fuori dalla dimensione oscura, se ne torna indietro con la coda fra le gambe.

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7. Anche il Doctor Strange ha i suoi Avengers OK, non sono proprio gli Avengers, ma il buon dottore può vantarsi di aver creato un vero e proprio gruppo di supereroi ancora attivo dopo molti anni, chiamato i “Difensori”. Quello che è passato alla storia con l’appellativo del “non-gruppo”, perché costituito da eroi molto solitari, quasi schivi. La prima formazione era costituita oltre che dal dottore stesso, dal re di Atlantide Namor il Submariner e dal verde e iracondo Hulk, ai quali si aggiunse poco dopo il filosofico avventuriero spaziale Silver Surfer. Nel corso della sua lunga carriera di mago ed eroe a tempo pieno, Strange ha fatto anche parte degli Avengers, dando asilo e proteggendo gli eroi che non hanno accettato l’atto di registrazione governativo che causò la famosa guerra fratricida chiamata “Civil War”. 8. Possiede un’incredibile collezione di oggetti mistici Dr. Strange possiede un’incredibile collezione di oggetti magici dal grande potere. Come ad esempio il libro del Vishanti, il tomo d’incantesimi di magia bianca più potente del Marvel Universe , la cappa di levitazione che come suggerisce il nome lo fa volare e che inoltre con il suo colore rosso si accosta bene con i panni blu dell’eroe, l’occhio di Agamotto, l’amuleto che gli permette di scoprire sempre la verità dei fatti, lo scettro di Watoomb l’arma mistica che consente di realizzare molti trucchetti magici come controllare il tempo atmosferico, guarire dalle ferite o sparare raffiche d’energia. Questi sono solo pochi elementi che il buon dottore nasconde e conserva nel suo Sancta Sanctorum. 9. A volte dice cose proprio strambe... Quando Strange lancia gli incantesimi, in realtà evoca il potere o l’intercessione di alcune entità mistiche, che hanno spesso e volentieri dei nomi a dir poco particolari. Quindi capita spesso di sentire il dottore proferire frasi tipo: “Per le irsute schiere di Hoggoth”, “Che i sette anelli di Raggador mi proteggano”, “Che le possenti mani di Oshtur e le bande di Cyttorak mi concedano il potere”, “Che le ombre di Seraphin mi avvolgano!”, “Che l’antico Vishanti possa essere sempre al tuo fianco”, “Che l’onniveggente Agamotto sia lodato!” “Vapori di Valtorr fatevi avanti” e così via...

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10. Una donna ha rapito il suo cuore Negli infiniti reami del multiverso Doctor Strange trova l’amore. Ovviamente una persona speciale come lui non poteva innamorarsi della ragazza della porta accanto e quindi perde la testa per Clea, la dolce nipotina del terribile Dormammu. Bravi, proprio

il tipo catalogato sotto la dicitura: “Nemico più potente”. Fortuna che Clea non è proprio una signorina indifesa, lei infatti e il mago supremo della Dimensione Oscura, cosa che l’ha messa più di una volta contro lo zio.

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A cura di Marcello De Negri


RM

MAGAZINE

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LO SGUARDO SULLA CAPITALE


STATUTO MUSICA E IMPEGNO A RITMO DI SKA - Siete il simbolo della musica Ska in Italia e non solo : da dove deriva esattamente questo stile e come vi siete avvicinati a questo genere musicale? - Lo ska è la musica popolare giamaicana, antenato del reggae. noi lo abbiamo scoperto grazie ai complessi inglesi del revival ska intorno alla fine degli anni ‘70, cioè Madness, Specials,Selecter,Beat, Bad Manners i quali recuperarono i ritmi dello ska originale associandoli alle sonorità più elettriche del powerpop. In realtà, i Mods furono i primi giovani in Euro-

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pa ad ascoltare e a ballare lo ska, fin dai primi anni ‘60. Da segnalare che uno dei maggiori esponenti dello ska giamaicano esportato in Inghilterra, fu Prince Buster, il quale girava i locali dove suonava, regolarmente “scortato” dai Mods. - Puoi spiegare meglio il concetto di MODS? - Il Modernismo è la soluzione giusta per vivere al meglio in questo sistema che non ci piace affatto. Un sistema dove domina l’omologazione ideologica ed

estetica, dove dominano consumismo e massificazione, dove domina la rassegnazione, essere mod è la risposta vincente per essere veramente ribelli e consapevoli del proprio individuo, liberi nelle scelte e adottando tratti estetici e comportamentali precisi ma totalmente spontanei.Noi mods siamo fuori dalla massa ma siamo sempre presenti in ogni piega del tessuto sociale, senza mai autoghettizzarci o facendoci ghettizzare.Geneticamente antirazzista e prima cultura multietnica della storia (musica afroamericana e gia-


maicana, con vestiti e mezzi di trasporto europei per esempio, ma non solo..), il Modernismo cerca di anticipare da sempre i tempi nella ricerca di idee estetiche, musicali, sociali prima di chiunque altro. Nel nostro nuovo disco “Amore di Classe”, il ritornello di “Ritmi di Metropoli” presenta noi Mods così: “Ritmi di Metropoli-Suoni multietnici-Abiti impeccabili:siamo noi” - Qual’ la situazione del panorama SKA in Italia ? E a Roma? - Lo ska, come tutti i generi musicali del resto, torna ciclicamente “di moda” . La prima grossa ondata è quella che ha

generato gruppi come il nostro insieme a Strike, Casino Royale, Downtowners (questi ultimi romani) nei primi anni ‘80, poi a inizio 2000 c’è stata una nuova ondata generata però più dallo ska-core americano che, seppur di qualità discutibile, ha dimostrato di essere un genere semplice da suonare ma non banale, con il quale ci si può divertire dal punto di vista ritmico-melodico ed esprimere concetti importanti anche socialmente nei testi. A Roma ci sono artisti ska di alto livello come Le Radici Nel Cemento o artisti che non suonano solo ska ma che sono affini al genere come i Dalton o gli storici Banda Bassotti

- Siete usciti nel 2016 con un nuovo album. Un concept questa volta: “Amore di Classe” nel quale raccontate la storia di Adamo ed Eva due ragazzi di estrazione sociale diversa che vivono una tormentata storia d’amore. Superare ogni barriera ogni diversità , aprire i propri orizzonti. E’ questo il messaggio? - Il messaggio è che in un periodo storico in cui vengono giustamente qualsiasi forma di discriminazione, ci si dimentica della discriminazione sociale più vecchia e mai cambiata nella storia dell’umanità:quella dei ricchi nei confronti dei poveri.


- Raccontaci di più su questo lavoro. Come è nata l’idea di un concept? - Volevamo utilizzare una storia “possibile” metropolitana con un mod come protagonista che facesse emergere modo di vita, stile e idee dei Mods e che nel contempo descrivesse l’universo adolescenziale urbano con sentimenti e valori assoluti di quell’età, vissuti con passione e tanta ingenuità. - Facciamo un lungo passo indietro. Nel 1992 (correggo non 93) partecipate al Festival di Sanremo con un brano travolgente “Abbiamo vinto il festival di Sanremo”. Una canzone che diversamente da altre del vostro repertorio in

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cui affrontate temi sociali, voleva essere una rottura con gli schemi classici della kermesse. Cosa ha significato quell’esperienza per voi ? - Un’ esperienza veramente divertente, travolgente e che abbiamo vissuto in totale ingenuità, al punto di non renderci conto che ci stava cambiando la vita, da allora riusciamo a “sopravvivere” (il nostro tenore di vita non è certo da rockstar, guadagniamo quanto un operaio ma faticando di meno e divertendoci molto di più e quindi ci sentiamo privilegiati) grazie alla nostra musica, di sicuro non siamo cambiati noi, nè artisticamente né personalmente e il nostro senso di esistenza continua a essere sempre lo stesso,

cioè far conoscere a più gente possibile il Modernismo. - Se un nostro lettore volesse avvicinarsi alla musica SKA cosa consiglieresti di ascoltare, oltre ovviamente ai i vostri dischi? - Per quanto riguarda lo ska, personalmente consiglio tutti i primi dischi di Madness, Specials, Beat, Selecter e BadManners ma consiglio a tutti i lettori di approfondire la conoscenza della cultura e dei suoni Mod, ascoltando gruppi come Who,Small Faces, Jam, Secret Affair e i giovanissimi Spitfires.

A cura di Rolando Frascaro


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Questo mese la modella presentata da foto-book per RM Magazine è Elena Dobircianu. La redazione le ha rivolto qualche domanda per conoscerla meglio: - Ciao Mihaela parlaci del tuo percorso come modella, come è iniziato, cosa stai facendo e qualche anticipazione su eventuali progetti futuri: - Ho iniziato con piccole sfilate per una stilista di Perugia e poi facendo un corso professionale per modelle a Bologna riconosciuto dalla federazione di indossatori, modelli, attori e lavoratori dello spettacolo . E ho proseguito con le sfilate anche per concorsi di bellezza. Ho appena partecipato a un evento fotografico di beneficenza. In questa occasione abbiamo realizzato una raccolta di soldi, giocattoli e tante altre cose che serviranno ai bambini per distrarsi dal terribile terremoto che ha colpito Amatrice e le altre zone limitrofe. Alla fine di questo evento fotografico verrà organizzato un contest. Le foto più belle scattate durante l’evento saranno utilizzate per comporre una mostra itinerante che verrà presentata in tutta Italia e il cui ricavato sarà donato ai terremotati. - Oltre a posare di cos’altro ti occupi? - Faccio sfilate, e molti shooting perché ho bisogno di fare esperienza ed arricchirmi come modella. Sono molto impegnata anche nello studio. Attualmente sono iscritta al corso di moda e design all’ istituto d’arte Betto di Perugia e presto spero di realizzare una mia collezione.

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- Quali sono i tuoi interessi nel tempo libero? - Nel tempo libero mi piace disegnare e fare paseggiate in campagna, oltre a stare con mia sorella che ha appena 2 anni.


www.foto-book.it Ogni mese sulle pagine di RM Magazine proponiamo l’estratto di un book fotografico realizzato appositamente per la rivista da foto-book. Se volete apparire in queste pagine potete contattare il sito www.foto-book.it o direttamente il fotografo a pierpandi@alice.it

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- Cosa ti ha portato qui in Italia e cosa ami del nostro paese? - Sono venuta per stare insieme alla mia famiglia. Sono stata sempre affascinata dal’arte e dalla moda e in Italia devo dire che qui non manca affatto.

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- Riguardo allo sport cosa ci puoi dire? Sei una tipa a cui piace il movimento o pigra? - Mi piace molto fare sport ed essere attiva, ho praticato nuoto e ciclismo sucessivamente palestra e kick boxing ed ora ho iniziato la scuola di ballo per imparare a danzare le musiche latino-americane.

- Dicci anche cosa ti manca della Romania - Mi manca tantissimo mia nonna, i miei cugini e cugine e la possibilità di passare del tempo insieme a loro - Il tuo sogno nel cassetto? - Il mio sogno è posare per stilisti importanti come Armani e farmi un’importante carriera da modella.

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Il makeup di questo servizio è stato curato dalla makeup artist Elenilce Abreu Per info e contatti: ele_abreu@hotmail.com


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OFFICINA DELL’ ARTE PROGRAMMA DEI CORSI 2016-2017

I corsi sono tenuti dallo scultore Vigoroso e sono trimestrali: da settembre a dicembre 2016 e da gennaio ad aprile 2017

Corso di scultura e fusione in bronzo

Inizio con disegno a matita di un modello in gesso, modellazione con la creta di copie in gesso o di altro materiale, costruzione di “forma persa” per ricevere il modello in gesso, costruzione di “forma buona” per il processo di fusione a cera persa, spennellatura di cera calda nella forma per ottenere il modello in cera, preparazione del modello in cera alla cottura e alla fusione del bronzo.

Corso di pittura

Inizio con disegno a matita o carboncino a chiaro-scuro di oggetti vari con la tecnica dell’acquerello, della tempera e a olio. Pitturazione di nature morte o composizioni di vari oggetti con tecnica a piacere. Completamento del corso con pittura ad acquerello di paesaggi o architetture dal vero all’aperto, nozioni di prospettiva e teoria delle ombre.

Corso di ceramica

Fabbricazione di modello in creta o caolino a piacere, preparazione alla prima cottura, decorazione su oggetti in cotto mediante smaltatura per la seconda cottura. Conoscenza delle temperature delle ceramiche e dei colori di fusione.

Corso di incisione

Disegno su carta e trasferimento su carta lucida, preparazione della lastra di zinco e ceratura, incisione sulla lastra attraverso il disegno lucido o a piacere, trasferimento della lastra incisa nella bacinella con acido nitrico e verifica della morsura, pulitura della lastra e inchiostratura. Registro della lastra sul piano del torchio con sovrapposizione di carta per stampa inumidita, scorrimento dei rulli a pressione e verifica dell’incisione ottenuta. I corsi si svolgono giovedì, venerdì e sabato dalle ore 15.00 alle ore 16.30. Il costo di ogni lezione è di € 20,00 comprensivo di tutti i materiali quali: creta, gesso, cera, stecche, carta da disegno, matite, gomme, colori, pennelli.

OFFICINA DELL’ ARTE

Via Rocco Santoliquido 20 - 00123 Roma Tel: 339.2255873


www.rocknread.it @Rocknread_it Rock’n’Read Rocknread.it

Sballati di libri e musica, per voi le nostre recensioni Vendetta – Yoko Ogawa Yoko Ogawa, autrice di Vendetta, ha definito la sua opera una raccolta di undici racconti di lutto. In questo romanzo, a metà tra il romantico e l’horror, l’inquietudine si manifesta già dalla copertina; dopo la prima pagina si è avvolti da una sensazione di attesa, come nei migliori thriller, seguita dal salto dalla sedia per il colpo di scena che arriva quando meno te lo aspetti. Ogni singola parola è scritta per creare un mondo perfetto, dipinto come quegli acquarelli che non hanno contorni ma moltissime sfumature. Non ci sono riferimenti, nomi di persona o luoghi, solo delle anonime lettere dell’alfabeto laddove la classificazione è inevitabile. I singoli personaggi, come i capitoli,

sono legati in modo assolutamente non intuibile, perciò chiunque all’interno di Vendetta ne muove la trama spostandosi avanti nel tempo e nello spazio senza permettere al lettore di distrarsi un secondo, perché nessun particolare è privo di importanza. Questi dipinti di parole sono a tinte forti, con il rosso sangue ricorrente in ogni capitolo. La morte è forse la vera protagonista di Vendetta e dall’inizio alla fine del romanzo non smette mai di sbaragliare le attese muovendo le fila dei suoi tanti burattini con ironica crudeltà, surreale banalità e affilata curiosità, fino alla riuscita dell’abbattimento definitivo dei personaggi. Chi si cimenta nella lettura di questo insolito romanzo sappia che non avrà nessun punto di riferimento convenzionale, sarà quindi come tuffarsi in un mare nero e profondo, nel quale il termine della storia coincide con la fine dell’apnea.

AH! – Pollock Project Pollock, una parola che sa subito di astratto nell’espressione più libera del termine. Se ci aggiungi Project l’orizzonte cambia perché da uno schizzo virtuoso di realtà immaginifica si passa a tutt’altra musica. Erano tre anni che Marco Testoni rifletteva su come sbaragliare le aspettative e con un grido fulmineo, AH!, si è immerso nella condizione giusta per scrivere e comporre una miriade di atmosfere allettanti tutte all’insegna dell’arte più contemporanea fino all’avanguardia, con sfumature a volte metropolitane, altre esotiche o esoteriche, sempre rese magistrali dalla sua ispirazione e dai suoi compagni di viaggio Elisabetta Antonini e Simone Salza, due nomi che già da soli varrebbero un’avventura sonora. AH! si distende in quelle zone della psiche dove le riflessioni si fanno superiori, si espandono oltre la semplice realtà verso il surreale e l’imprevidibile. Un potentissimo supporto del mix tra tecnica e

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virtù rende l’intero album un poderoso viaggio introspettivo alla ricerca di un ideale perfetto che superi il luogo comune che l’arte debba per forza rispettare dei canoni. Lungo le dieci canzoni dell’album si vola in ambienti e situazioni disparate che fanno indispettire generi musicali blasonati come il jazz e la musica elettronica. L’impasto è talmente solido che non è possibile etichettarlo e neppure paragonarlo a qualche altro album del passato. È tutto estremamente attuale. Ogni brano ha una storia a sé che quel gran creativo del Testoni racconta all’ascoltatore con personali impressioni sonore, magari sollecitandolo anche a chiudere gli occhi durante l’ascolto, oppure spiegandone la trama a parole nella descrizione dedicata. AH! Signori, i Pollock Project sono tornati.


L’artista del coltello – Irvine Welsh

La morte di Seeker è lontana, come il carcere, e Franco Begbie sembrerebbe essersi gettato alle spalle la sua vita precedente. Ora è infatti noto al mondo come ‘l’artista del coltello’. Ma le apparenze ingannano oppure Begbie è cambiato davvero? Una cosa è certa: nei giorni trascorsi lontano da Edimburgo (‘Edinspurgo’ per i soci più affezionati) ha

imparato a domare gli istinti. La rabbia che lo ha contraddistinto per buona parte della sua vita scozzese, ora che è californiano e si chiama Jim Francis, sembra proprio essersi sopita: ha imparato che i respiri, se contati lentamente, calmano l’ira funesta. Ora che ha sposato Melanie, l’analista dell’ultimo carcere battuto, sa da cosa sgorga il suo feroce risentimento. Ormai è un artista rinomato, crea sculture orrorifiche di personaggi famosi, ha finalmente smesso di bere e campa alla grande nella marittima Santa Barbara con una bella moglie e due figlie adorabili: nulla a che vedere con i sanguinari sbagli di gioventù o con quei figli avuti in precedenza, uno dei quali, Sam, morto all’improvviso e in circostanze misteriose. Il passato però torna sempre a fare capolino e fino a quando non lo si affronta a viso scoperto non smette di disturbare il presente e tantomeno il futuro. Jim Francis e Franco Begbie tornano entrambi a Edimburgo alla ricerca dell’assassino del figlio e lì, tra mille colpi di scena, una verità scomoda, imbarazzante e inaspettata salterà fuori. «La vita può fregarti con un milione di piccoli tagli, oltre che con un solo affondo infuriato.»,

pensa l’artista del coltello in un momento particolare del soggiorno edimburghese. Come dargli torto? Irvine Welsh continua l’epopea dei suoi affezionati personaggi che lo seguono nella sua crescita di inventore di storie surreali e al contempo paurosamente realistiche, grottesche e dense di allettanti colpi di scena. Una volta entrato nella sua orbita, tra scrittura personale e caratteri ricorrenti, il lettore non ne esce più. È questa una delle chiavi del successo di Welsh da Trainspotting in poi ed è proprio ne L’artista del coltello che troviamo la sua evoluzione. Ci si aspetta che il suo amato Franco Begbie parli in prima persona apostrofando ogni frase con un ‘cazzo’ subito dopo la virgola del suo ultimo pensiero, invece l’intero romanzo si svolge in una terza persona canonica, calma, come la nuova indole di Begbie, che al momento cruciale sa però esplodere come il protagonista, sorprendendo come sempre il lettore. Un romanzo che ne chiama un altro, ma questo lo si scoprirà solo leggendolo fino in fondo, brancolando nel buio di una coscienza mal redenta di assassino, con il fiato sospeso e con un ghigno sempre pronto a balenare tra una risata e un rantolo di paura.

Aspettando Bojangles – Olivier Bourdeaut Avvicinatevi al vostro giradischi, scegliete tra l’infinita selezione di vinili Mr. Bojangles di Nina Simone, estraetelo dolcemente dalla custodia, posatelo con cura sul piatto e lasciate che la puntina inizi a solleticarlo a ogni giro. Aprite il libro e date il via alla lettura di questo romanzo esile e pieno di vita, con tutto ciò che questo significa. Aspettando Bojangles è un romanzo narrato a due voci da un bambino e suo padre, che di mestiere fa l’apritore di garage. Racconta una semplice vita familiare in cui ogni cosa è straordinaria e continuamente rinnovata. Nella loro quotidianità tutto è amore, leggerezza e meraviglia. La famiglia è composta esattamente da padre, madre, figlio e Damigella Superflua, un grosso uccello in via di estinzione che li segue ovunque, elegante con le sue morbide piume bianche, un lungo collo nero che oscilla a ogni movimento e occhi rosso fuoco. Molto importante per tutti loro è stare bene insieme, divertirsi, circondarsi di amici e persone interessanti e un po’ strambe, bere cocktail, ascoltare musica e ballare fino all’alba. «Quando la realtà è banale e triste, inventatemi una bella storia, voi che sape-

te mentire così bene», questo ama ripetere il piccolo di casa per rimanere in quella loro realtà altamente sopra le righe. La più bizzarra in casa è la mamma, che il padre chiama ogni giorno amorevolmente con un nome diverso: Joséphine, Georgette, Renée, Marylou. In famiglia si raccontano spesso storie e con loro vive tre giorni a settimana ‘lo sconcio’, un amico del padre perfettamente inserito nel contesto. Mr. Bojangles di Nina Simone, brano amato dalla mamma che molto spesso ascoltano ballando (l’unico disco ad avere il privilegio di girare sul giradischi), è il filo conduttore, il sottofondo musicale di questa storia con la sua melodia triste e gaia allo stesso tempo, così come è la vita. Presto la stranezza della madre si trasformerà in vera e propria pazzia. Questo renderà il confronto con la realtà più duro e non basterà più raccontarsi storie fantastiche per tornare a gioire dal cuore.

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GALLERIA FOTOGRAFICA A cura di: Claudio Ceresi Underwater Photographer

Mondo Subacqueo

FACHIRO

Galatea della Spugna (Lauriea spaginai); piccolo granchio che vive nelle spugne a botte, fotografato a Manado , North sulawesi , Indonesia

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Synchiropus splendidus, mandarin fish, pesce mandarino, fotografato a Lembeh in Indonesia

WHITE SATIN

MANDARINO

Pesce pagliaccio su anemone bianca, l’immancabile Nemo qui in versione arancio su anemone bianca, il colore dell’anemone è dovuto alla alta temperatura dell’acqua , effetto el nino. Scattata nelle filippine , isola di Cebu , Moalboal

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SMILE

Murena leopardo , Gymnothorax favagineus, questo esemplare di murena di dimensioni xl, è stata fotografata in Indonesia, Manado al Bunaken marine park

Cassiopea andromeda. Foto scattata in Indonesia a Lembeh durante una immersione diurna a circa 25 metri di profondità. La particolarità di queste meduse è che si spostano al contrario e come i gamberi i tentacoli sono rivolti anteriormente alla spinta. Alcuni granchi la sfruttano per difendersi prendendola e attaccandola al carapace.

CORONA DEL MARE

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PESCE SCORPIONE

Il pesce scorpione o pesce leone o Scorpena volante (Pterois volitans ) è un pesce d’acqua salata. Foto scattata nelle Filippine, isola di Cebu, Moalbial

Questo esemplare di pesce è il Solenostomus Paradoxus, detto pesce pipa fantasma. Foto scattata in Indonesia a Lembeh

PUNTASPILLI

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IL PET DEL MESE

RAFIKI

Il pet del mese è Rafiki, Raffaele ci invia questa foto da Roma. Vuoi vedere la foto del tuo pet pubblicata nel prossimo numero di RM Magazine? scrivici a: rmmagazinemese@gmail.com


a z 4 a Consigli

e p m

A cura di Luigi Procopio gigipro84@yahoo.it

La potenza è nulla senza controllo

Giorni fa è venuto a trovarmi un ragazzo a cui ho addestrato il cane. È passato per raccontarmi quello che gli era successo qualche sera prima mentre era con il suo pet ,un Border Collie maschio di 1 anno e mezzo. Vive in un paesino subito fuori Roma dove vige la cattiva abitudine di lasciare che i propri cani circolino liberi mentre i padroni, ignari di quello che può succedere mentre il proprio animale sbriga i suoi bisogni primari e non solo , rimane comodamente a casa. Si deve innanzi tutto precisare che nonostante le numerose ammonizioni sia verso i proprietari sia verso le autorità comunali ad oggi non si è riusciti a risolvere il problema degli animali lasciati senza vigilanza che costringe altri padroni di cani a cambiare strada per evitare che si creino zuffe. Tornando al mio amico, qualche giorno fa, mentre passeggiava con il suo Border collie, per la prima volta non si è reso conto che a breve distanza vagavano due cani meticci di taglia grande. Era troppo tardi per tornare indietro e cambiare strada, come avrebbe fatto se li avesse visti per tempo, perché i due cani si erano già accorti di loro e cominciavano ad avvicinarsi. La situazione stava per degenerare visto che tutti e tre i cani stavano assumendo un fare di

sfida e di dominanza. I movimenti rigidi e la cresta sulla groppa non facevano presagire nulla di buono. Arrivati a due metri di distanza, mentre la situazione stava per tracollare, il colpo di genio...una parola, un comando, il “Platz”. Questo comando viene eseguito in fase addestrativa per stabilire il rapporto e la sottomissione sociale/gerarchica tra cane e padrone. In parole semplici si decide chi dà le regole e chi le rispetta. A questo comando il cane si mette a terra sdraiato e di lì a pochi secondi la situazione si risolve. I due cani abbassano il pelo sulla groppa, rilasciano i muscoli tesi, si girano e vanno via. Ma cosa è successo? Come mai i cani se ne sono andati e non hanno attaccato? I cani sono animali sociali che in generale risolvono queste beghe di branco, fin quando è possibile, con gesti e movimenti ritualizzati senza necessariamente dover arrivare al conflitto fisico. In questo caso specifico hanno interpretato il “PLATZ” come un gesto di sottomissione da parte del “nemico” e avendo così stabilito chi comanda non avevano più niente da dirsi. Vi ho raccontato questo fatto per sensibilizzare i più all’addestramento sia perché un cane addestrato è un cane più equilibrato e che vive più serenamente la propria vita ma anche e soprattutto perché potrebbe salvarlo da una corsa alla più vicina clinica veterinaria.

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Commedie, Trash, Poliziotteschi, Horror ed altri generi CULT dagli anni 70 a 90

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A cura di B. Lanzone

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GRANDI MAGAZZINI

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randi Magazzini (1986) è un film a “sketchs” caratterizzato dalla presenza di tutte le stelle cinematografiche di quel periodo. L’unico esperimento simile a questo fu quello di quattro anni prima con Grand Hotel Excelsior, che, risultando campione di incassi, diede il via a questo filone di film a gag ed episodi. La trama del film è molto elementare: in una stravagante giornata ai grandi magazzini si intrecciano le storie dei numerosi personaggi, tra cui Evaristo Mazzetti (Enrico Montesano) che è un addetto alle pulizie dei Grandi magazzini. Per fare un favore all’amico De Rossi accetta di sostituirlo come commesso al reparto sanitari, non sapendo che l’uomo deve 30 milioni a uno strozzino di nome Puccio. Nell’arco della giornata Evaristo riceve più volte la visita dell’esattore mandato da Puccio a riscuotere il debito: questi, ad ogni apparizione, gli provoca svariate fratture alle ossa. Il direttore dei GM (Michele Placido), dispotico e concentrato sempre e solo sul lavoro, dopo aver trattato con freddezza per tutto il giorno la sua segretaria, la signorina Romano, a fine giornata si ravve-

de invitando la donna a cena. Corrado Minozzi (Massimo Boldi) è l’addetto alla sorveglianza dei Grandi magazzini. Richiamato all’ordine dal direttore per negligenza, promette che non si farà scappare più un ladro, ma nel corso della giornata prima si fa rubare sotto gli

occhi una bicicletta da un taccheggiatore, poi una radio, e per finire si lascia scappare un ladro di carrelli. Fausto Valsecchi (renato Pozzetto) è un addetto alle consegne a domicilio dei Grandi magazzini. Durante la giornata, vessato dal capo spedizioniere, si trova coinvolto in diverse situazioni: un alano finisce per assalirlo ed una coppia di coniugi lo coinvolge nelle sue liti domestiche. A fine giornata accetta l’offerta di un ingegnere omosessuale, a cui ha fatto l’ultima consegna, di prendere il posto del suo compagno Mimì che lo ha abbandonato, vendicandosi del suo capo spedizioni. Nicola Abatecola (Lino Banfi) è un mendicante, con una gamba finta, che insieme alla figlia Assunta, fa il suonatore ambulante all’ingresso dei Grandi magazzini ma non si compiange, anzi sorride alla vita, vendendo ai clienti dei G.M. quella che lui definisce una merce rara: l’allegria. Marco Salviati (Nino Manfredi) è un attore sul viale del tramonto, alcolizzato e in difficoltà economiche. Accetta l’offerta del suo agente Simoni di girare uno spot


per i Grandi magazzini per un milione di lire di paga. Durante le riprese Salviati cerca continuamente di bere alcolici di nascosto, fino ad ubriacarsi di champagne nella sala riunioni. Riportato sul set dal segretario di produzione Bonanni, fa imbestialire il regista cambiando continuamente la battuta. Per salvare la faccia all’amico, Simoni ottiene di fargli girare lo spot senza pellicola, promettendo al regista di trovare poi un sostituto gratis; Salviati recita lo spot alla perfezione, ma quando gli viene chiesto di girarne un altro per sicurezza si rifiuta facendo poi il nobile gesto di offrire champagne alla troupe con la paga. Antonio Borazzi (Christian De Sica) è un borgataro di Cantalupo in Sabina, fortunato vincitore di un buono acquisto da spendere ai G.M., per l’ammontare di 500 000 lire. Affidato alla signorina Carla Marchi per la scelta della merce, dopo aver trascorso l’intera giornata nei G.M. non riuscendo a trovare merce che gli permetta di spendere la somma precisa da lui vinta, alla fine opta per una notte con l’avvenente commessa. Turati e Nardini (Paolo Villaggio e Gigi Reder) sono due detenuti per truffa che appena usciti di galera cercano di mettere in atto un raggiro ai danni dei G.M., spacciando uno di loro per un robot umanoide di produzione tedesca

che vorrebbero vendere al responsabile degli acquisti dottor Tucci. Una cliente molto miope (Heater Parisi) perde le lenti a contatto e si smarrisce nei G.M.; dopo mille peripezie alla fine crede di avercela fatta a tornare a casa, ma in realtà la camera da letto in cui si trova è all’interno del reparto arredamento. Oltre a queste storie si intrecciano le vicende di molti altri personaggi, tra cui alcuni di questi interpretati da Ornella Muti, Leo Gullotta, Paolo Panelli, Alessandro Haber e Massimo Ciavarro. Alcune curiosità del film riguardano Il ruolo dell’attore in declino che inizialmente era stato proposto ad Alberto Sordi, ma l’attore rifiutò la parte, che fu poi così affidata a Nino Manfredi. Michele Placido e Simonetta Stefanelli, che interpretano rispettivamente il direttore dei Grandi magazzini e la sua segretaria, all’epoca erano realmente sposati. L’alano che compare in uno sketch con Renato Pozzetto, appare nei film La casa stregata e Prestami tua moglie; il cane, tra l’altro, era di proprietà dello stesso Pozzetto. Il nome Corrado Minozzi, qui assegnato al personaggio interpretato da Boldi, ricorre anche in un altro film dove lo stesso Boldi è tra i protagonisti: Scuola di ladri del 1986 diretto da Neri Parenti. Il personaggio interpretato da Christian De Sica all’inizio fu pensato da Castellano e Pipolo come un meticoloso

ragioniere: successivamente fu modificato in un coatto per renderlo più nelle corde dell’attore romano, mantenendo però come caratteristica la pignoleria nel cercare di spendere in maniera precisa il buono da 500 000 lire. Anche i personaggi di Paolo Villaggio e Gigi Reder subirono una variazione in corso d’opera: infatti all’origine dovevano essere due taccheggiatori che tentavano di rubare all’interno dei Grandi magazzini, ma Villaggio, rimasto colpito da David Zed (l’uomo robot più volte presente a Pronto, Raffaella?), propose ai registi di farli diventare due truffatori e d’interpretare lui stesso il robot. I movimenti del comico genovese furono curati dallo stesso Zed, il quale appare nei titoli di coda. L’ esistenza di due versioni del film è dovuta al fatto che, man mano che le riprese andavano avanti, il produttore Vittorio Cecchi Gori inseriva nuovi attori, facendo aumentare sempre più la durata della pellicola e costringendo poi i due registi a diversi tagli, che successivamente furono reinseriti nella versione televisiva. Il film è stato girato presso i grandi magazzini Okay di Viterbo, l’Euromercato (oggi Carrefour) di Paderno Dugnano, in provincia di Milano e il Centro direzionale Colleoni ad Agrate Brianza. Non è possibile perdere la visione di questa pietra miliare della cinematografia anni ‘80!!!


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Edward Hopper A cura di AdF

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al 1 ottobre 2016 al 19 febbraio 2017 il Complesso del Vittoriano ospita la mostra dedicata al celebre artista americano Edward Hopper. Il progetto, a cura dell’Istituto per la Storia del Risorgimento , in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali , è prodotto e organizzato da Arthemisia Groupin insieme al Whitney Museum of American Art di New York. Nelle intenzioni di Barbara Haskell – curatrice di Paris Texas

Gas

dipinti e sculture del Whitney Museum of American Art – e di Luca Beatrice, si vuole ripercorrere, attraverso più di 60 opere, tra cui indimenticabili capolavori, come South Carolina Morning (1955), Second Story Sunlight (1960), New York Interior (1921), Le Bistro or The Wine Shop (1909), Summer Interior (1909), e originali studi (come lo studio per Girlie Show del 1941) la genialità di Hopper, “il pittore che ha reso esteticamente meravigliosa la condizione solitaria dell’essere umano”(Marco Di Capua). Edward Hopper nasce il 22 luglio del 1882 a Nyack, una piccola città nello stato di New York ,sul fiume Hudson. La sua famiglia è WASP ovvero White Anglo-Sa-

cleo familiare. “Sono quasi ossessionato dagli interni cittadini, non so dire perché, è forse il tentativo di fare qualcosa di universale …. mostrare la città in tutti i suoi aspetti invece che solo alcune parti di essa” dirà egli stesso . I lavori di Hopper raffigurano un tempo sospeso, in attesa o forse, lasciano intuire l’istante successivo ad un evento traumatico e sono straordinariamente in sintonia con il cinema narrativo americano di quegli stessi anni. L’artista si ispira al cinema e il cinema ricambia. Registi di fama internazionale si sono spesso richiamati alla sua arte, il maestro del thriller Alfred Hitchcock individua nei dipinti di Hopper una certa atmosfera sinistra e per il Bates Motel del suo capolavoro “Psyco” si ispira alla casa vittoriana del dipinto House by the Railroad (1925). Nighthawks è il quadro che maggiormente ha influenzato filmaker americani e persino italiani: Wim Wenders, Ridley Scott, Robert Altman. Dario Argento ha volutamente citato il dipinto nel film “Profondo Rosso”, ma il regista che ha, più di ogni altro, fatto proprio lo sguardo di Hopper è Michelangelo Antonioni, cantore dell’incomunicabilità umana, ha trovato nelle linee geometriche , negli interni spogli, nella luce fredda, abbagliante che impietosa illumina figure svogliate e solitarie delle tele del pittore statunitense, l’eco della sua stessa poetica. Psyco

House by the Railroad

xon Protestant, agiata e conservatrice. Rivela subito un naturale talento per l’illustrazione, cosa che lo porta ad iscriversi al New York Institute of Art dove si forma sotto la supervisione dei maestri William Merritt Chase (1849-1916), John Sloan (1871-1951) e Robert Henri (18651929). Il suo apprendistato come pittore si compie dopo i suoi viaggi in Europa, soprattutto a Parigi, dove è attratto dai quadri di Degas, Courbet, Manet. Eppure per molti anni il suo straordinario talento viene ignorato e per mantenersi lavora nella pubblicità realizzando copertine per riviste specialistiche. Il 1913 è un anno cruciale, l’artista partecipa all’Armory Show International Exhibition of Modern Art di New York e vende finalmente il suo primo quadro. Nell’arco di un decennio riuscirà definitivamente ad affermarsi e a diventare uno dei principali artisti realisti della scena americana. L’oggettività della sua arte dà concretezza al suo tentativo di vedere dentro sé stesso. Il suo sguardo penetra all’interno di abitazioni, bar o vagoni della metropolitana e si sofferma su individui assenti, indifferenti, fieramente soli, estranei anche quando appartengono allo stesso nu-

Profondo Rosso

Nighthawks

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Il museo “Venanzo Crocetti” - Un Tempio dell’Arte Quanto di più emozionante può essere provato nel ambito artistico e museale lo si respira in quell’atmosfera del tutto speciale del museo “Venanzo Crocetti” tanto che esso viene ritenuto quale uno dei monografici più belli ed interessanti d’Europa e , senza possibilità di smentita: un vero “tempio dell’arte”. Il visitatore può individuarlo nella toponomastica di Roma Nord, laddove la via Flaminia confluisce nella via Cassia e più precisamente al civico 492 di essa, crocevia di quartieri abi-

tati dalla borghesia romana dell’ Olgiata, della Camilluccia, di Cortina d’Ampezzo , del Fleming , di Vigna Clara , Giochi Delfici e Trionfale, non lontano dai Parioli e da Prati dove insistono sedi diplomatiche e numerose scuole anche internazionali. Aree complessivamente caratterizzate da un bacino di circa un milione di residenti di nazionalità diverse,immerso in un verde paesaggisticamente protetto. Le località confinano oppure sono inserite nei parchi dell’ Insugherata, della “Tragliatella” ed in quello molto più ampio denominato “Parco di Vejo” , aree di tutela ambientale ed archeologicamente importanti perché risalenti storicamente alla civiltà etrusca ed all’antica Roma, testimonianze da affiorate passate vestigia e da tombe sotterranee. Memorie delle grandi valenze del passato come quella della scultura lignea dedicata ad Apollo, del sarcofago marmoreo appellato “Tomba di Nerone” , della “Villa di Livia” e del “Ponte Milvio” , universalmente noto per la vittoria di Costantino su Massenzio e per il profetico apparso in cielo del segno crucifero “in hoc signo vinces”. Nei tempi medioevali, poi l’area circostante il museo è stata anche porta della cosiddetta “Via Francigena” ed ora, come allora, percorsa da affannati pellegrini che si dirigono

verso la basilica di S.Pietro in giubilare purificante cammino. Il Museo, sito quasi frontalmente alla stupenda villa Manzoni, attualmente sede dell’ambasciata del Kazakistan, trae origine dal laboratorio e dall’abitazione dello scultore abruzzese “ Venanzo Crocetti” , nato a Giulianova (Te) il 3 Agosto 1913 e deceduto a Roma nel 2013, Città che lo accolse giovanissimo , non ancora sedicenne, presso la “Scuola del Restauro del Vaticano”, luogo divenuto, così, tale per volontà esplicitamente espressa dalla stesso emerito pluripremiato Artista nonché in rispetto della profonda passione rivolta all’arte dal compianto On. Antonio Tancredi anch’ egli illustre abruzzese ed ora presieduto, con tenace sensibilità e colta professionalità dalla Prof.ssa Carla Ortolani. Sono accreditati ad esso noti Artisti, Esperti e Curatori d’Arte, fra i quali Ennio Calabria nonché un ristretto numero di Critici d’ Arte Vittorio Sgarbi e Giorgio Palumbi, quest’ ultimo direttore artistico e titolare della “Underground Cave International Art” suggestiva galleria risalente al 3° secolo d.c. che, oltre all’esposizione di dipinti e sculture viene utilizzata anche per studi iconografici e cromo terapici. Gli stessi, non solo hanno il piacere di illustrare al visitatore le opere


bronzee dalla tecnica realizzativa cosiddetta “etrusca” generate del grande maestro Venanzo Crocetti ,ma sono altresì lieti di accompagnare il percorso artistico di pittori e scultori contemporanei di provato talento negli eventi espositivi di carattere personale o collettivo, curandone i cataloghi e commentandone le opere eseguite. In un ampio spazio all’interno del museo all’uopo predisposto per ospitare un numeroso pubblico, si viene accolti dal prorompente austero e maestoso studio dell’eccelso scultore che si fa stupefacente proscenio del suo mondo artistico. Certamente non si può che restare incantati dalla tanta bellezza formale bronzea derivante dalla seducente profonda cultura maturata nel “mileo” artistico vaticano dall’eccelso autore vissuto nel perenne desiderio di travalicare i confini dell’azione scultorea rituale per dirigere il proprio esclusivo talento verso l’Assoluto, in uno spazio artisticamente ideale dove personaggi umani e animali diventano luoghi manifestazioni del personale sentimento vitale, sapendo egli farne emanare stati di alta commozione ed emotiva partecipazione. Al riguardo è doveroso ricordare tra le altre opere, la scultura bronzea che rappresenta il dramma della morte di un bimbo tra le braccia della mamma che stravolta, fugge alla ricerca di un soccorso e dalla cui bocca sembrano fuoriuscire i suoni strazianti del proprio dolore a cui si contrappongono i gridolini di gioia della bimba trattenuta dalle mani materne e quelle di tante altri di pari differente ispirazione , fra le quali quelle della “Giostraia” , del “Il cavallo morente” o “La giovane che si lava nel fiume” (n.d.r fiume Fardino), tutte esposte in maniera adeguata e significativa. Eccelsi racconti bronzei, quello dello scultore, armoniosamente e genialmente realizzati attraverso la personale raffinatissima complessa fattura che indusse M.Marini, uno dei massimi scultori del 900, ad affermare che attraverso essa il M° Venanzo Crocetti era il solo che potesse essere capace di creare capolavori bronzei di altezza superiore ai due metri in “una sola fornaciata” , cioè senza ricorrere a

plurime infornate da ricongiungere con saldature. Vi è da osservare che tracce della sua enorme capacità risalgono già all’epoca adolescenziale allorquando , diciottenne, preparò i bozzetti per un concorso internazionale vincendone il primo premio, realizzando una struggente e commovente opera bronzea dedicata ad una “gazzella ferita”. Di pari sensibilità costruttiva vengono ancora le due ante bronzee della porta di S.Pietro detta “Dei Sacramenti”, realizzata a seguito di un ulteriore concorso internazionale promosso dal Vaticano, il gigantesco bronzo del “San Michele” che , malgrado più volte colpito dalla mitraglia tedesca nel secondo conflitto mondiale, non ha mai ceduto, il maestoso monumento di Kyoto, dedicato alle vittime del nucleare, il significativo simbolico bronzo equestre titolato “ Il Cavaliere della Pace” posizionato al lato destro dell’ingresso al Museo, la “Fontana di Teramo”, nonché tantissime altre opere. Importanti lavori, inoltre, sono stati acquisiti ed hanno trovato sede presso collezionisti provati ed enti pubblici di San Paolo

del Brasile, Londra, Tokyo, Osaka, Berna e Roma. In permanenza, nel Museo Hermitage di San Pietroburgo, sono esposti 10 disegni e 9 bronzi donati dallo stesso Autore. Venanzo Crocetti, tra l’altro, è stato docente della cattedra di Scultura e Belle Arti di Venezia, di quella di Firenze e presso l’Accademia delle Belle Arti di Roma , nonché accademico nazionale della “San Luca di Roma” , delle Arti del Disegno di Firenze, dell’Accademia “San Ferdinando” di Madrid e insignito, inoltre, della medaglia d’oro per l’Arte e la Cultura. Il Museo “Venanzo Crocetti”, che a buona ragione, è ben lieto di accogliere gli artisti nel proprio ampio e curato verdeggiante giardino unitamente a quanti nei “vernissage” e “finissage” si uniscono negli eventi espositivi, nei convegni o conferenze (120 posti a sedere) , intendessero intrattenersene, dando altresì la possibilità di partecipare alle programmazioni artistiche che si attivano in esso. Orario di Apertura : Lunedi-Venerdì 11:00-13:00 / 15:00-19:00 Sabato 11:00 – 19:00 Domenica e festivi chiusura Entrata libera e visite guidate della durata di 60 minuti circa per minimo sei persone e massimo 20 persone ad offerta libera. Ulteriori informazioni 3282857366 3290516588 / 0633711468

Antonio Scatamacchia


Camilla’s Secrets

A cura di Camilla Gullà (www.camillassecrets.com)

LUXURY BATHTUBS Tradizionali, moderne, dai colori tenui o accesi, ci sono vasche davvero per tutti i gusti. Sono le stanze da bagno di eleganti appartamenti newyorkesi, di lussuosi resort o più semplicemente le abitazioni di talentuosi architetti o di appassionati di interior design. La vita diventa sempre più frenetica e il tempo per rilassarsi non fa che ridursi ma una confortevole vasca nel vostro ambiente da bagno può aiutarvi a ritagliare un pò di tempo per voi stessi alla fine di una lunga giornata di lavoro. Dalle linee essenziali o particolarmente eccentriche, qual’è quella che preferite?

Il 28 gennaio 1992 nasce a Milano Camilla Gullà. Un sottile filo invisibile la lega al capoluogo lombardo e centro mondiale della moda e dove i suoi interessi in materia la riconducono abitualmente. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Firenze, città dove scappa a rifugiarsi ogni volta che può. Nel capoluogo toscano frequenta l’Istituto Sacro Cuore e coltiva le sue passioni: la danza classica, il pianoforte e l’amore per le lingue straniere. Attualmente frequenta l’università cattolica del Sacro Cuore a Milano, presso la facoltà di legge e dall’aprile 2011 si occupa del suo blog “Camilla’s Secrets”. Nato dalle aspirazioni di un’ adolescente sognatrice che si racconta parlando di moda e non solo nel tempo è cresciuto e si è evoluto proprio come la sua autrice. E’ sfogliandone le pagine che traspare la crescita e il cambiamento di una ragazza che diventa donna. Camilla ha saputo sfruttare la sua innata tendenza a fondere le sue passioni in una dimensione più ampia e profonda, collaborando in questi anni con importanti brands e autorevoli riviste di tendenza: un meraviglioso e originale connubio tra moda e mondo che ci circonda. Fanno da imperativo il buon gusto e l’eleganza, uniti ad una semplicità che non é mai banale.


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GLI INDIMENTICABILI - A.S. ROMA Franco Tancredi

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ranco Tancredi nel 1977 approdò alla Roma, con la cui maglia numero uno esordì il 28 gennaio 1979. Rimarrà con la squadra capitolina sino al 1990, collezionando 288 presenze in Serie A di cui 258 consecutive, seconda striscia di presenze consecutive in campionato più lunga di sempre dopo quella di Dino Zoff. Con la maglia della Roma vinse da protagonista uno scudetto (stagione 1982-83) e quattro Coppe Italia (1980, 1981, 1984, 1986): in occasione delle finali del 1980 e del 1981, entrambe decise ai tiri di rigore, neutralizzò ben cinque penalties (tre nella prima occasione e due nella seconda, sempre contro il Torino), contribuendo in modo determinante alle due vittorie

consecutive della Roma. Nell’ estate 1990 si trasferì al Torino, disputando l’ultima sua stagione da professionista come riserva dell’emergente Luca Marchegiani, e collezionando 6 presenze in campionato. In carriera ha totalizzato complessivamente 294 presenze in Serie A e 28 in Serie B. Nel 1984 fu chiamato da Enzo Bearzot a difendere la porta della Nazionale Olimpica ai Giochi di Los Angeles: disputò da titolare cinque delle sei partite (saltò solo la gara persa con la Costa Rica, ininfluente ai fini della qualificazione), con gli azzurri che chiusero il torneo al quarto posto. Per il Mondiali di Messico 1986 fu in lizza, fino alla vigilia dell’esordio, per una maglia da titolare; dopo un ballottaggio di circa tre anni con Giovanni Galli (i due si alternarono in ogni gara disputata per 45’ ciascuno), Bearzot scelse infine il portiere della Fiorentina, nonostante Tancredi fosse dato per favorito. Dopo il ritiro dall’attività agonistica è rimasto nel mondo del calcio, iniziando a svolgere la professione di preparatore atletico per portieri, esercitata nella Roma (prima squadra e giovanili) fino al 2004; in quell’anno ha lasciato la società capitolina per seguire Fabio Capello alla Juventus, con le stesse mansioni. Nel 2006 ha lasciato i bianconeri per andare nel club spagnolo del Real Madrid seguendo, una seconda volta, Capello. Dal 14 dicembre 2007, sempre assieme all’allenatore friulano, svolge il suo ruolo di preparatore dei portieri per l’Inghilterra. Il 14 luglio 2011 riapproda ancora una

volta alla Roma, sempre come preparatore dei portieri, ma questa volta sotto le direttive tecniche di Luis Enrique; il 15 giugno 2012 viene sollevato dall’incarico, per il difficile rapporto con gli allora estremi difensori della rosa giallorossa. A neanche un mese dall’uscita di scena dal club romanista, Tancredi viene indicato ufficialmente da Capello, fresco di

nomina come commissario tecnico della Russia, come nuovo preparatore dei portieri, rifiutando tuttavia l’offerta. Il 19 giugno 2015 entra nello staff del Livorno, lavorando agli ordini dell’allenatore Christian Panucci. Il 25 novembre seguente viene esonerato insieme a Panucci e sostituito da Gianni Piacentini. Il 27 gennaio 2016 il Livorno richiama alla guida tecnica Panucci, e Tancredi assume nuovamente il ruolo di preparatore dei portieri della squadra toscana. Dal 1º luglio 2016 diventa il preparatore dei portieri della Ternana Calcio seguendo Christian Panucci, nuovo allenatore rossoverde. Viene sollevato dall’incarico il 14 agosto, qualche giorno dopo l’allontamento del mister ligure.


GLI INDIMENTICABILI - S.S. LAZIO Luca Marchegiani

L

uca Marchegiani dopo aver giocato i primi anni della carriera nelle divisioni inferiori nello Jesi, è passato nel 1987 al Brescia e nell’anno successivo al Torino. Con i granata è rimasto fino al 1993, diventando titolare e disputando la Coppa UEFA 1991-1992, dove gioca da titolare tutti i 12 incontri della sua squadra, fino alla doppia finale contro l’Ajax, persa per la regola dei gol in trasferta (2-2 all’andata a Torino, 0-0 nel ritorno di Amsterdam). A coronamento della stagione 1991-1992, che lo vede in campo per ben 51 incontri, arriva l’esordio in nazionale, avvenuto il 6 giugno 1992 nella USA Cup, contro gli USA stessi. Nella stagione successiva conquista la Coppa Italia superando nella doppia finale la Roma regalando ai granata la loro quinta Coppa Italia. Si trasferisce alla Lazio nell’estate del 1993 per 13 miliardi di lire ed è il portiere titolare per sette campionati. Marchegiani

conquista uno scudetto nel 2000, centra due volte il secondo posto della Serie A (1994-1995 e 1998-1999) e vince la Coppa Italia del 1998. Marchegiani è ricordato, tra l’altro, per aver parato un calcio di rigore a Giannini, l’allora bandiera e capitano della Roma, durante il derby di ritorno della stagione 1993-1994, vinto 1-0 dalla Lazio con gol di Signori. Da capitano - complice l’infortunio subito da Nesta due mesi prima ai Mondiali - solleva al cielo la Supercoppa italiana contro la Juventus proprio a Torino. Al termine della stagione 1998-1999 centra il primo titolo europeo (dopo essere arrivato alla finale di Coppa UEFA nel 1998 persa contro l’Inter), vincendo la Coppa delle Coppe. Nella stagione successiva vince anche la Supercoppa europea. Dall’ estate 2000 come secondo di Peruzzi arricchisce il suo palmarès con la Supercoppa italiana del 2000. Dopo 339 presenze con la maglia biancoceleste (quinto veterano della storia dei capitolini), lascia la capitale al termine di una stagione chiusa col quarto posto in classi-

fica (con conseguente diritto a disputare i preliminari di Champions League) e il raggiungimento della semifinale di Coppa UEFA. Nel 2003 passa al Chievo per sostituire il partente Cristiano Lupatelli. Marchegiani resta due stagioni in riva all’Adige, durante le quali subisce 66 reti in totale. Si evidenzia, tra l’altro, nella stagione 2003-04 per aver neutralizzato ben 5 rigori con i clivensi – di cui uno proprio alla sua ex squadra, la Lazio. Si ritira alla fine della stagione 2004-05, dopo due stagioni fra i pali gialloblu e dopo 422 presenze totali in Serie A. Per quanto riguarda la Nazionale, vi esordisce nel 1992, e Sacchi punta inizialmente su di lui come successore di Walter Zenga. È relegato a vice di Gianluca Pagliuca dopo un’opaca prestazione contro la Svizzera nella prima partita di qualificazione ai Mondiali del 1994, quando due sue incertezze in pochi minuti regalano un doppio vantaggio agli avversari (la partita termina 2-2). È comunque convocato per il Mondiale come secondo portiere; nel corso della manifestazione, dopo l’espulsione e squalifica di Pagliuca nella partita contro la Norvegia, scende in campo per tre volte, offrendo ottime prestazioni. Al termine del torneo si laurea vice-campione del mondo (l’Italia è sconfitta in finale dal Brasile ai calci di rigore). Dal 2005 è commentatore sportivo ed opinionista televisivo per Sky Sport.

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STORIE DI SPORT A cura di Rolando Frascaro Mondiali 1974 : Brasile-Zaire e quel calcio alla paura.

Una mano che alza al cielo una torcia. Un gesto che ricorda quello della famosa statua americana, simbolo di libertà universale, non solo per il nome che si porta dietro. È questo il disegno al centro della bandiera dello Zaire. Oggi non esiste più. O meglio, esiste ancora, ma ha cambiato nome. Si chiama Repubblica Democratica del Congo. E se avesse cambiato solo il nome e la bandiera non sarebbe un problema. Ha cambiato anche governo, con la violenza, spesso. Ha cambiato gente, monete, persino i nomi dei giorni, dei mesi e della settimana sono stati modificati nel tempo per assecondare i capricci di tiranni e dittatori. Ha cambiato i suoi confini. Eppure, in fondo, non è cambiato molto. Non è cambiato forse niente da quel giorno in cui fu tirato quel calcio, ridicolo pazzesco folle e rabbioso che potrebbe essere ripetuto oggi come allora. Il calcio è quello che ha tirato Joseph Mwepu Ilunga, su un campo messicano in diretta mondiale in un caldo pomeriggio del 1974. Dall’altra parte, a guardarlo incredulo, come milioni di telespettatori in tutto il mondo, c’è Rivelino, il forte attaccante brasiliano. Uno che di palloni in rete ne ha mandati tanti. Se avesse mandato anche quello, però, ce ne sarebbe stato uno di troppo. Questo gli uomini di Mubuntu, il temuto dittatore dello Zaire, avevano fatto credere a Ilunga e ai suoi compagni. Dicono che il dittatore è arrabbiato. Molto. Si stanno rendendo ridicoli in questa partecipazione al campionato del mondo del 1974. Prima sconfitta con la Yugoslavia 9 a 0 , poi con la Scozia 2 a 0 . Domani con il Brasile non più di 3 gol di scarto. È un ordine. O al ritorno in patria altro che omaggi e feste per la storica qualificazione.

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Saranno guai. Per loro e le loro famiglie. Se fosse vero o no non lo sapremo mai. E, in questo caso, meglio non sapere la verità. Il cuore che gli scoppia nel petto in quella maglia verde stretta fra le altre dei suoi compagni. L’arbitro che avvicina il fischietto alla bocca. Rivelino che guarda per un attimo di nuovo la palla prima di colpirla, prima di guardare l’ angolo alla sinistra del portiere. Perché è lì che la vuole mandare. Ancora una attimo, ancora un battito. Ancora il tempo di un pensiero. Rivelino, il fuoriclasse brasiliano è pronto. Ha la punizione ideale per portare il risultato sul 4 a 0. L’arbitro sta per fischiare. Un attimo, un battito. Ilunga ha paura. Si stacca dalla barriera chiude gli occhi e corre verso il pallone, lo calcia lontano forte, disperatamente. Lo calcia via. E con quel pallone volano paure e disperazione e inquietudine e rabbia. Il mondo si ferma un attimo. Qualcuno ride. L’arbitro è incredulo. Rivelino allarga le braccia. Un difensore che non sa il regolamento. Esce dalla barriera prima del fischio dell’ arbitro e calcia via la palla. E’ un campionato del mondo mica la partita in parrocchia. Un attimo, un battito. È cartellino giallo. Altre risate, altre braccia allargate. L’attaccante brasiliano riesce alla fine a calciare la punizione. Niente gol. Niente 4 a 0. Lo Zaire può tornare a casa . Ilunga per troppi anni sarà ricordato per essere il difensore africano che calciava via la palla prima del fischio dell’arbitro. Un pazzo. Uno che non sa le regole del gioco. Poi, alla fine, dopo tante risate alle sue spalle, racconterà la sua storia dietro quel gesto. Un battito, un attimo e la follia diventa coraggio.


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Il tuo ufficio nel centro di Roma Il fenomeno dei Business center è in continua crescita. Nato negli anni 70 negli Stati Uniti e poi diffusosi in Inghilterra, negli ultimi anni ha finalmente preso piede anche in Europa e in Italia. Il Day office nasce dal cambiamento della società nei confronti del modo di fare business dove le parole chiave sono sempre più gestione dei costi e flessibilità. Per capire meglio come funziona abbiamo fatto due chiac-

chiere con i proprietari dello Share! Business Center il Day office situato a Piazza Mazzini nel cuore della capitale. RM Magazine: Ciao! Allora spiegate esattamente ai nostri lettori che cos’ è un Business Center! ShareBC: Un business center è , in poche parole, un ufficio di dimensioni variabili dove sono presenti diverse

stanze completamente arredate e attrezzate. Le stanze possono essere utilizzate da società e liberi professionisti per un tempo variabile da mesi a poche ore senza nessun costo di alcun tipo a parte il tempo di utilizzo. RM Magazine: Quali sono i vantaggi di questo tipo di struttura? ShareBC: I vantaggi sono molteplici . Prima di tutto bisogna dire che la società o la persona che utilizza la stanza paga solo il tempo di utilizzo e che non ha vincoli contrattuali e quindi spese accessorie da pagare. Le stanze sono già comodamente arredate e non esistono caparre o costi aggiuntivi per telefonate, pulizie e linea internet. Facciamo un esempio: Sono un avvocato che due volte alla settimana devo incontrare dei clienti in una zona di Roma lontana dal mio studio. Il costo di un affitto di un ufficio per un tempo cosi limitato sarebbe molto oneroso. E allo stesso tempo non posso utilizzare il tavolino di un bar per incontrare i miei clienti. Benissimo. Il business center serve a questo. Posso affittare una stanza elegante con servizio di reception e tutte le comodità spendendo pochi euro al mese, solo per il tempo necessario. Comodo no? RM Magazine: Comodo anche per le giovani società che non vogliono affrontare costi inziali troppo alti! ShareBc: Esatto! Spesso dei giovani che hanno voglia di aprire una società devono affrontare costi inziali altissimi, soprattutto in una città come Roma, per quanto riguarda gli affitti. Caparre, contratti con compagnie telefoniche,


arredamento. Da noi possono trovare tutto questo già pronto! Senza vincoli di alcun tipo. E se pensano di usare l’ufficio solo per poche ore la settimana ancora meglio! Stabiliscono da noi la sede legale e pagano solo le ore che usano! RM Magazine: Quindi fornite anche altri servizi come la domiciliazione legale e postale oltre all’affitto degli uffici. Share Bc: Certo! La nostra società fornisce una linea completa di servizi a tutte le imprese e i liberi professionisti. Oltre al day office disponiamo di sale riunioni da 4 a 10 persone e sale meeting fino a 200 persone. Ma per i clienti più esigenti forniamo anche servizi ad hoc come studio di contratti e business plan oltre ad avere disponibile avvocato e commercialista in sede. Rm Magazine: Proprio per questa vostra efficienza e professionalità anche la nostra rivista ha deciso di stabilire la sede della sua redazione da voi! ShareBc: Grazie a voi per la fiducia e …successo!

Share! Business Center è la soluzione ideale per chi cerca la comodità di un ufficio nel centro di Roma e servizi completi a costi contenuti. Il nostro centro uffici è situato in via Giunio Bazzoni 15 a pochi metri da piazza Mazzini e vicinissimo alle fermate della metropolitana di Ottaviano e Lepanto . Per i professionisti, per le piccole e grandi aziende. Location di prestigio, uffici completamente arredati e tutto quello di cui si ha bisogno per ricevere i propri clienti in un ambiente elegante e con tutti comfort. In più un risparmio notevole sui costi di gestione. Puoi affittare il tuo ufficio per un ora, mezza giornata, settimane e mesi. Disponiamo inoltre di sale convegni e sale training che possono ospitare comodamente da 20 a 200 persone. Ma Share! Business center è molto di più. Oltre alla disponibilità di uffici arredati con connessione internet e chiamate illimitate nazionali verso tutti offriamo anche una vasta serie di servizi integrativi per semplificare e sostenere le attività di professionisti e imprese: business plan completi, studio di contratti, servizio di domiciliazione legale e postale e molto altro. Be cool! Share!

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Foto: AlexVera FotoGastronómica

Dal Brasile...con sapore!

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Giovanna Grossi, vincitrice del Boucuse d’or America Latina, si racconta per noi.

a cucina è da sempre un argomento che appassiona e incuriosisce! Siamo, per tradizione abituati a identificare i grandi cuochi solo con chef provenienti dai paesi Europei: Italia e Francia su tutti. Ma, nella società globalizzata, anche questo sta cambiando e sempre più spesso cuochi provenienti da paesi emergenti si fanno spazio tra i fornelli più prestigiosi del mondo. E’ il caso di Giovanna Grossi. La cuoca brasiliana si sta imponendo nel mondo della cucina mondiale avendo vinto negli ultimi anni le edizioni del prestigio Boucuse d’or Brasile e America Latina e apprestandosi a partecipare al titolo mondiale nel 2017. Rm Magazine ha avuto la possibilità di intervistarla in esclusiva per imparare a conoscere meglio questa giovane chef....o meglio “cuoca” come ama definirsi.

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- Giovanna il tuo nome mostra chiare origini italiane....raccontaci di più sul tuo rapporto con il nostro paese - La famiglia di mio nonno ha lavorato per anni nel campo dell’agricoltura a San Severino nelle Marche. I cambiamenti socioeconomici occorsi in Italia nel XIX

secolo, l’industrializzazione, la crescita della popolazione e la disoccupazione portarono molti italiani a migrare non solo in Brasile ma anche negli Stati Uniti, in Argentina e in Francia. Il Brasile all’epoca aveva grosse necessità di lavoratori per le sue piantagioni di caffè. I miei bisnonni vendettero tutto ciò che avevano in Italia e si trasferirono a San Paolo. La mia bisnonna viaggiò sola con due sorelle. Il viaggio in nave non era semplice: 30 giorni di traversata in condizioni precarie. Una delle sorelle di mia nonna morì addirittura durante il viaggio a causa delle scarse condizioni igienico sanitarie e della mancanza di cibo. Come lei molti altri morirono durante il viaggio. Entrambe le famiglie dei miei bisnonni quindi erano italiane, ma si sono sposati qui in Brasile.


- Quando è nato il tuo amore per la cucina? - La mia passione per la cucina credo abbia origine proprio dalle mie discendenze italiane! (risata). Sempre ci riunivamo a casa di mia nonna, per preparare pasta e dolci tipici....ma non avevo mai pensato che questa potesse diventare una professione. Quando ho finito la scuola superiore ho deciso di studiare gastronomia. Alla fine, durante questo percorso accademico, mi sono innamorata della professione. Perchè bisogna ricordare che esiste una grande differenza fra il piacere di cucinare a casa e quello di lavorare in questo mondo in modo professionale. Il quotidiano è molto duro, dobbiamo fare molte rinunce per vivere cucinando.....in fondo lavoriamo mentre gli altri si divertono! - Quali sono le tappe di formazione che ti hanno portato a vincere il Boucuse d’or Brasil nel 2015 e il Bocuse d’or America Latina nel 2016? - Devo ammettere che io, rispetto agli altri concorrenti, avevo meno esperienza. Ma credo che la disciplina e la volontà di fare del proprio meglio possono superare queste lacune. Ho iniziato il mio percorso formativo studiando, come detto, gastronomia qui in Brasile. Conclusa la facoltà mi sono trasferita a Lione per seguire un corso di cucina francese e.....è andata a finire che sono rimasta li per ben due anni. Poi mi sono trasferita in Spagna dove ho lavorato per lo stesso periodo di tempo. Quando vivevo li sono venuta a conoscenza del fatto che erano aperte le iscrizioni per il Bocuse d’or Brasile. Decisi di iscrivermi anche perchè avevo già molta voglia di tornare nel mio paese, mi mancava solo il vero motivo per cui farlo. - Quali sono le caratteristiche principali che un o chef deve avere per riuscire a raggiun-

gere i tuoi risultati? - Io non mi considero uno Chef, ma una cuoca. Credo di avere ancora necessità di imparare molto. Ma credo che le caratteristiche principali per il successo siano: dedicazione e disciplina. Credo che senza questi due fattori non riusciremmo ad arrivare a nessun risultato nè in un concorso come quello a cui ho partecipato io nè nel nostro lavoro quotidiano. - Come è essere una donna di successo in un ambiente dove i personaggi più famosi sono uomini? - Devo dire che è ancora molto complicata la presenza di una donna nel modo della cucina professionale. Purtroppo troppe persone pensano che il posto di una donna in cucina è solo dentro la propria casa. Il mondo della culinaria internazionale non fa eccezione: è ancora molto machista. Ma, credendo in se stesse e mostrando il proprio lavoro, lentamente gli uomini cominciano ad accettarci e rispettarci.

- Cosa consiglieresti a un giovane che sogna di diventare un grande chef? - Prima si sognare di essere un grande chef bisogna sognare di essere un grande cuoco. Tutto questo “glamour” che si è creato intorno al mondo della gastronomia ha fatto si che molti giovani si siano scordati che il percorso per arrivare a grandi risultati deve essere fatto passo a passo. Prima di comandare una cucina importante dobbiamo percorrere un cammino molto lungo. E’ una professione molto dura ma che da anche grandi soddisfazioni. Non esiste cosa migliore di vedere il sorriso e ascoltare i complimenti delle persone semplicemente per aver fatto quello che si ama: cucinare. - Quali sono i tuoi obbiettivi futuri? - Non sono abituata a fermarmi molto a pensare al futuro. Preferisco vivere intensamente il presente. Ma sicuramente ho intenzione di continuare a viaggiare ed a imparare cose nuove.


- Secondo te che direzione sta prendendo la culinaria nel mondo? Credo che le persone stiano prestando sempre più attenzione alla qualità degli alimenti. Oggi noi latini non abbiamo più bisogno di andare fino in Europa per riuscire a trovare buoni ingredienti, abbiamo molte prelibatezze anche qui e i tagli di carne “meno nobili”, possono diventare altrettanto prelibati semplicemente se cucinati in modo sapiente. Con pochi ingredienti possiamo fare eccellenti piatti.

- Il Brasile è un paese molto amato nel mondo ma, forse, poco conosciuto per quanto riguarda la sua cucina. A parte il famoso “churrasco” , quali sono i piatti della cucina tradizionale brasiliana che consiglieresti ai nostri lettori? - Ahhhh! Abbiamo moltissimi piatti tradizionali, il Brasile è un paese molto grande e ogni regione nasconde i propri sapori. Sarebbe difficile elencarli tutti: feijoada, pato no tucupi, moqueca, pao de queijo, solo per citarne alcuni. Senza contare la quantità in-

finita di frutti che crescono nel nostro paese! Grazie Giovanna per averci concesso questa intervista. Rm Magazine ti fa i migliori auguri per una carriera piena di successi...a presto!

Intervista a cura di Rolando Frascaro


Istituto Internazionale di Investigazioni Private, Aziendali e Sicurezza MILANO - FIRENZE - VITERBO - ROMA

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The Burger FACTORY S e si volesse gustare un autentico hamburger in stile americano o italiano è obbligatorio visitare The Factory Burger. Secondo Tripadvisor, la nota app che recensisce locali in tutta Italia, The Factory Burger è il vincitore della TOP 10 NAZIONALE con il massimo del punteggio. Alessandro, il titolare del locale, ci spiega in una frase la filosofia del locale: “qualità senza compromessi”; infatti qui vengono serviti esclusivamente hamburger di manzo danese, manzo italiano, controfiletto e black angus texano nei tagli da 150, 220 e 300 grammi. Il locale è molto accogliente e curato nei minimi dettagli, sia nell’arredamento sia nel servizio, ed è Alessandro in persona che in caso di dubbio saprà consigliare il piatto giusto accompagnato dalla birra o dal vino ideale in relazione alla scelta, in-

fatti oltre alle numerose opzioni riguardo alle pietanze è altrettanto curato l’abbinamento enogastronomico. Passando ad una panoramica dei prodotti offerti, oltre ai classici Cheeseburger e Bacon Cheeseburger, sono assolutamente da segnalare il CAPRESE (con mozzarella di bufala, pomodoro e pesto), il JUMBO (lardo di patanegra e cicoria ripassata), il CHUCK (prosciutto crudo di Parma, bufala e funghi trifolati) e il MADDOG (speck, provola affumicata e melanzane fritte). Non possiamo dimenticare le rivisitazioni italiane dell’hamburger segnalando quindi il CARBONARO (zabaione di pecorino, doppio bacon e pepe) e il MATRICIANO (doppio bacon, peperoncino, provola affumicata, zabaione di pomodoro e pecorino). Interessante è anche riportare una serie

di commenti lasciati dai clienti sulla APP Tripadvisor:

- Sono stato recentemente da The Burger Factory , ed oltre all’ambiente carino e confortevole ho provato degli hamburger veramente fantastici soprattutto il Purple, di manzo danese con cipolla rossa caramellata, doppio cheddar e guanciale. Consiglio il cheesecake ai frutti di bosco. Prezzi adeguati alla qualità offerta.... ritornerò. - Il locale è piccolo gli Hamburger Enormi!! È veramente un piacere venire in questo locale. Il servizio è molto semplice e cortese ma soprattutto i piatti sono veramente di qualità! Abbiamo mangiato i migliori anelli di cipolle fritte di sempre (cipolle vere e non quegli anelli finti e perfettamente tondi ai quali ci hanno abi-


tuato...) e due fantastici hamburger! Manzo danese al 100% e ingredienti della massima qualità fanno di questi Hamburger dei piccoli capolavori di questo genere (e dei pasti “in se”). Molto buoni pure i dolci e originale la scelta delle birre. Insomma The Burger Factory è un indirizzo da tenere a mente per gli amanti del genere anche perché a fronte di una qualità veramente alta i prezzi sono onestissimi!!!

rei fare i complimenti al proprietario per aver gestito egregiamente una situazione di notevole sovrannumero di una prenotazione (da 8 a 13!!) con il locale pieno, facendo i salti mortali per accontentarci! Cosa aggiungere? Non rimane che andare a The Burger Factory e gustarsi la cena......

- Serata veramente piacevole! Io e il mio ragazzo siamo stati a cena di mercoledì e siamo rimasti veramente sorpresi. Ambiente molto accogliente e riservato, ideale per una serata di coppia ma anche da passare in tranquillità con gli amici. Il cibo era veramente sublime: panini dagli ingredienti ricercati e di altissima qualità, come le patatine fritte ed i dolci fatti in casa! Il proprietario poi veramente gentile e disponibile. Lo consiglio vivamente, ne vale davvero la pena!! - Siamo stati a cena in mezzo alla settimana, accoglienza ottima, i Nuggets di pollo sono divini (ne avrei mangiati all’infinito), i panini sono belli carichi, ma al tempo stesso leggeri, digeribili e c’è davvero una buona scelta! Molto buone anche le patate fritte fresche, consigliato! - Veramente un posto in cui sentirsi a casa! Lo consiglio a tutti e la qualità è ottima! Il prezzo vale la qualità, personale gentile e molto disponibile. - Oltre all’eccezionale qualità dei prodotti e degli hamburger (l’ultima aggiunta al menù, il purple burger, è fenomenale) vor-

Via G. Da Castel Bolognese, 20 (Ponte Testaccio) Roma Domenica chiuso 06 3209 0588


Le ricette di Angerlis Casado

TOPDIET

10 Porzioni Salsa: 4 cucchiai di cacao amaro 9 cucchiai di acqua 1 cucchiaio di zucchero

Gelatone

Crema: 1 lattina di latte condensato 3 tuorli 3 bianchi montati a neve 1 pizzico di sale 1/2 cucchiaio di amido di mais 790ml di latte 200ml di panna per dolci senza siero Decorazione: Biscotti secchi triturati Mescolare gli ingredienti della salsa e portarli a bollire. Quando la salsa sarà fredda, disporla in una teglia per ciambelle di 24cm e metterla in freezer per 10’. In un padellino unire il latte condensato, i tuorli, l’amido, il sale ed il latte. Portare il composto sul fuoco a fiamma medio/bassa e mescolare fino a che non diventa come crema pasticcera morbida. Farla raffreddare completamente. Unire delicatamente la panna con gli albumi montati a neve e poi la crema precedentemente raffreddata. Togliere la teglia dal freezer e disporre il composto sopra la salsa che dovra essere già leggermente ghiacchiata. Coprire con pellicola e riportarla nel freezer per minimo altre 8 ore. Al momento di servire, mettere la teglia sulla fiamma del forno per qualche minuto, capovolgere in un piatto da portata ed è pronto un gelatone casalingo da godere assieme a tutta la famiglia ed amici.

4 porzioni 350g di penne 3 zucchine a dadini 2 melanzane a dadini 1 peperone a strisce 1 spicchio d’aglio 25ml d’olio extra vergine 2 cucchiai di panna fresca Parmigiano quanto basta

Penne all’ortolana con panna

In una padella antiaderente soffriggere l’aglio e metterlo da parte. Aggiungere le verdure, mischiare e farle cuocere con il coperchio per circa 20’ a fiamma medio/bassa. Raggiunta la cottura delle verdure, unire la panna e la pasta cotta precedentemente. Condire con una manciata abbondante di parmigiano. * Il sugo va mescolato ogni tanto durante la cottura affinchè non si attacchi.

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7/10 Scotch Whisky 3/10 Amaretto di Saronno Mettete del ghiaccio in un bicchiere old fashioned o in un tumbler basso, versate lo scotch whisky e l’amaretto, mescolate delicatamente e il cocktail è pronto. Utilizzate un vero Scotch whisky, non il Bourbon: sembra incredibile ma la differenza è consistente, il whisky scozzese si abbina incredibilmente bene all’Amaretto di Saronno.

La Patrón nasce nel 1989 sulle alte colline di Jalisco, in Messico con l’intento di produrre una Tequila di alto livello e renderla la migliore al mondo, tramite un processo produttivo unico e interamente artigianale, da 100% agave blu Weber, la qualità più rara e preziosa al mondo. La versione Silver viene imbottigliata senza invecchiamento, per preservarne la cristallina trasparenza. L’elegante bottiglia è prodotta a mano da un artigiano vetraio partendo da vetro riciclato ed è numerata. Colore trasparente e cristallino, presenta aromi di agave e agrumi, dove prevale la freschezza del lime e del cedro, insieme a note fruttate di ribes e accenni vegetali di erba fresca.

DRINKING

A cura di Anna Maria Ryhorczuk

Birra belga d’abbazia dal colore ambrato prodotta sin dal 1295 dai monaci di Gent. Questa birra e’ sottoposta ad una seconda fermentazione con lieviti e zucchero; il colore e’ bruno e il profumo e’ interamente dato dal malto per niente fruttato. Il gusto rispecchia quelli che sono i sentori olfattivi: malto, punta di amaro in chiusura tipica del luppolo, tocco di acidulo tipo limone.


BEAUTY di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

Tea Tree Mask sheet by TONYMOLY In questo periodo sto testando le mask sheets (maschere di stoffa) di TONYMOLY. Per chi non lo sapesse, è un brand coreano che ormai è diventato famoso in tutto il mondo, sia per il makeup che per i suoi prodotti cosmetici dedicati alla cura della pelle. Tra i molti prodotti best sellers di questo brand le mask sheets sono sicuramente quelle più popolari, ne esistono diverse tipologie per rispondere alle più svariate esigenze della pelle e, inoltre, risultano molto più comode delle maschere tradizionali, soprattutto per quanto riguarda l’applicazione. A differenza di queste ultime (che devono essere applicate sulla pelle con una spatola) la maschera di stoffa è imbevuta di siero e confezionata singolarmente; una volta distesa è pronta per essere applicata sul viso e – trascorso il tempo di

posa – può essere rimossa agevolmente e gettata via, senza bisogno di risciacquare la pelle. La mia preferita è la Tea Tree Mask Sheet. E’ indicata per le pelli irritate o infiammate. L’estratto di Tea Tree lenisce le irritazioni, bilancia il ph della pelle e ne migliora tono e texture, grazie anche alla presenza di altri ingredienti, come l’estratto di limone, rosmarino, timo e jasmine. La Tea Tree mask sheet mi ha letteralmente salvata il giorno prima di uno shooting importante e da quel giorno ho capito che è davvero perfetta per la mia pelle a tendenza acneica, soprattutto quando la pelle è irritata: la pelle della mia guancia era molto infiammata, con piccole bollicine sottopelle; con soli 30 minuti di posa i rossori sono completamente scomparsi e le infiammazioni si

sono attenuate sensibilmente. E’ un buon prodotto, ma se vi aspettate di leggere un INCI naturale purtroppo devo disattendere le vostre aspettative! Sebbene non ci siano parabeni e siano presenti diversi ingredienti naturali interessanti, ce ne sono molti di derivazione chimica; alcuni vengono riportati come verdi sul biodizionario (quindi non nocivi) ma altri sono considerati potenzialmente pericolosi per eventuali allergie. Ad esempio il Butylene Glycol è un solvente piuttosto forte e vederlo in seconda posizione non mi ha esattamente entusiasmata, così come non mi fa impazzire la scelta di inserire emollienti chimici anche quando effettivamente ci sarebbero elementi più naturali che svolgerebbero la stessa funzione in maniera efficace.


BEAUTY La MANICURE GIAPPONESE Con questo articolo voglio rispondere alla domanda che più mi viene posta: cosa fare per unghie che si sfaldano e si spezzano facilmente? Qualcuno risponderebbe “Hai mai pensato alla ricostruzione?”, indubbiamente un buon modo per avere unghie protette e che quindi non si spezzano. Chi ha “portato” le unghie ricostruite (o coperte) con il gel sa bene che – se da un lato durezza e resistenza sono assicurate – dall’altro, dopo aver smontato il gel, le unghie possono apparire fragili e sensibilizzate… Non sarebbe bello se potessimo fortificare le nostre unghie con un prodotto naturale che non le rovini? La risposta positiva a questa domanda arriva direttamente dall’oriente: sto parlando della manicure giapponese, un trattamento in grado di proteggere e nutrire le unghie in maniera naturale ed efficace, rendendole belle e lucide fin dalla prima applicazione. Nonostante si tratti di una tecnica piuttosto “anziana”, la manicure giapponese è praticamente sconosciuta in Italia (professioniste e appassionate escluse), forse perché è stata messa da parte dopo l’avvento sul mercato dei gel UV. Io credo che sia davvero un peccato, soprattutto perché i prodotti che vengono utilizzati per realizzare questa manicure sono composti da ingredienti naturali. La manicure giapponese prevede l’applicazione sulle unghie di due prodotti: una pasta prima e una polvere poi. I composti vengono fatti aderire alle unghie mediante un processo di lucidatura operato con uno speciale buffer ricoperto di camoscio: un sistema totalmente indolore nonché sicuro, soprattutto per chi non vuole esporsi ai raggi UV (non è necessario usare alcuna lampada per fissare il prodotto). Dopo l’esecuzione di questo tipo di ma-

nicure le unghie sembrano rimpolpate: grazie al film protettivo la lamina ungueale è liscia e compatta, l’unghia risulta da subito più solida e incredibilmente lucida, anche meglio di un top coat! I benefici della manicure giapponese non sono solo estetici, perché i prodotti contengono una grande quantità di elementi interessanti: • Vitamine (A, E, H, B5) utili alla rigenerazione delle unghie • Silicio e zinco per favorirne la crescita • Bentonite, calcio e sodio per fortificarle • Lipidi per aumentarne l’elasticità e la resistenza agli urti • Cera d’api e ginseng per creare un film protettivo ma al tempo stesso traspirante • Glicerina, pantenolo e lanolina per nutrire e idratare Insomma, un autentico elisir di bellezza per le nostre unghie! La manicure giapponese è molto longeva e può restare intatta per oltre una settimana. Dopo circa 7/8 giorni lo strato protettivo inizia ad opacizzarsi e – nonostante possa resistere di più – procedo sempre con una nuova applicazione per avere di nuovo brillantezza. Tutto ovviamente dipende dalle vostre abitudini e da quello che fate con le vostre mani, ricordate sempre di indossare i guanti se dovete entrare in contatto con saponi o solventi! Il bello di questa tecnica è che la rimozione non è necessaria: col passare dei giorni il film protettivo si assottiglia e si opacizza fino

di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

a scomparire, a meno che non si proceda ad una nuova applicazione bufferando e ripetendo il processo di applicazione. Per la mia manicure ho deciso di affidarmi al brand giapponese P-Shine, sicuramente il migliore in circolazione per questa tecnica; analizziamoli nel dettaglio: P-SHINE PASTE è il primo prodotto che viene applicato sulle unghie dopo il buffer. Si presenta come un composto piuttosto solido, quasi ceroso, è inodore e nel colore ricorda molto l’argilla verde. P-SHINE POWDER è il prodotto che viene applicato successivamente e, grazie alla cera d’api, è un ottimo sigillante che avvolge le unghie e le proteggere in maniera efficace. La polvere è molto sottile, di colore rosa chiaro, anche questa inodore. Per ordinare questi prodotti basta fare una semplice ricerca su internet. Buona manicure!!


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P U E AK

A cura di Anna Maria Ryhorczuk

Come valorizzare le labbra

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e labbra sono una delle armi di seduzione più potente per le donne. A volte basta un sorriso per conquistare un uomo. Se poi aggiungiamo alle labbra il giusto trucco, sarà impossibile resistervi! Ma allora, come truccare le labbra nel modo migliore? Per non sbagliare bisogna tenere in considerazione una serie di aspetti, il primo dei quali, riguarda il tipo di labbra che si hanno. Se si sfoggiano labbra sottili, la missione sarà cercare di renderle più carnose grazie al trucco, ed è qui che avranno un ruolo fondamentale i colori e i rossetti più indicati per questo scopo. Se invece, avete già delle labbra carnose, potrete spaziare più liberamente, avendo però cura di non esagerare.

Labbra sottili: Per scegliere il rossetto che ti si addice maggiormente, opta per i colori chiari che riflettono la luce, creando un effetto volumizzante. Se ami i gloss, opta per quelli madreperlati o brillanti: l’effetto volume è assicurato. I colori da evitare sono quelli scuri: farebbero sembrare le tue labbra ancora più sottili di quello che sono. Il prodotto imprescindibile per avere labbra da baciare? Un primer volumizzante. Questo prodotto contiene degli ingredienti capaci di dare volume alle tue labbra in modo naturale. In più, aumenta la tenuta del rossetto e del gloss. Un altro segreto: usa una matita per tracciare il contorno delle tue labbra: cerca di creare una nuova linea di contorno, che superi di circa 3 millimetri quella reale. Tracciala un po’ alla volta, a piccoli tocchi, in modo

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che il tratto risulti preciso. Usa una matita di colore identico a quello del rossetto che hai scelto. Per finire, applica un tocco di gloss al centro delle labbra per creare l’illusione di avere labbra ancora più carnose. Per far sembrare più grande una bocca sottile applica un po’ di fondotinta (o correttore) sulle labbra per mimetizzarne i contorni, metti un tocco di cipria per far durare di più il rossetto, e poi disegna il contorno con una matita rimanendo un millimetro all’esterno delle labbra.

Labbra carnose: Puoi scegliere tutte le sfumature di colore che desideri, sia scure sia chiare. Preferibilmente, opta per rossetti matte. I colori da evitare se non vuoi che le tue labbra sembrino ancora più carnose, sono quelli troppo vivaci. Per diminuire l’effetto “volume” delle tue labbra, tracciane il contorno con la matita, restando ad 1 millimetro dalla loro linea naturale, verso l’interno. Poi, colorale con un rossetto matte e piuttosto scuro, nei toni del rosso, del marrone o del cioccolato. Un altro segreto: applica un tocco di fondotinta sul bordo delle labbra per sfumarne i contorni. Stendilo direttamente con le dita, senza pennello, modellando il contorno della bocca a tuo piacimento.


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A cura di Anna Maria Ryhorczuk

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Le 3 applicazioni del mese CYMBAL

Cymbal può essere considerato una sorta di social network dedicato alla musica per musicisti ed amanti della musica. È possibile utilizzare il proprio account Facebook per accedere al servizio e selezionare i propri generi musicali preferiti. Successivamente diversi brani verranno visualizzati sulla base dei generi scelti. Una delle caratteristiche più interessanti è il plug-in che consente di abilitare Spotify o SoundCloud all’interno dell’app: è inoltre possibile ascoltare le playlist di entrambi i servizi direttamente su Cymbal. Cymbal ovviamente ha bisogno di appoggiarsi ad una connessione. Nel catalogo troverete brani conosciuti ma anche artisti meno popolari. Un’app interessante per ascoltare la propria musica preferita e scoprire nuove sonorità!

FilmSquare FilmSquare è una nuova app android che racchiude un enorme enciclopedia del cinema. FilmSquare raccoglie le schede dei film attingendo ai database quali iMDb, theMovieDB e ai trailer di YouTube. L’interfaccia molto semplice e veloce permette di filtrare i film in un dato periodo storico, per genere, attori, similitudini con altri film, voto minimo (da uno a nove) e di ordinare il risultato in base ai più popolari oppure ai più nuovi. Nella schermata principale dell’app è presente una sezione dedicata alle novità e una dedicata ai film popolari, mentre le altre tre schede sono riservate ai preferiti, alla ricerca testuale libera e ai film suggeriti in base ai nostri preferiti.

GOOGLE TRIPS Trips è una nuova app android creata da Google dedicata a chi ama viaggiare, in grado di generare itinerari giornalieri per visitare centinaia di città in tutto il mondo in modo intelligente, ottimizzando i tempi e ricevendo consigli personalizzati su cosa vedere o dove mangiare. Google Trips può essere definita come una sorta di assistente di viaggio o guida turistica, da tenere sempre in tasca, pienamente funzionale anche in modalità offline, quando non si ha accesso a Internet. Può inoltre pianificare gli spostamenti sulla base delle prenotazioni effettuate (hotel, auto, voli ecc).

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Ponte Milvio

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no dei ponti più antichi di Roma, collegamento un tempo obbligatorio per dirigersi a nord e punto di incontro tra via Cassia e Via Flaminia, è anche uno dei più famosi non solo nella nostra città. Nonostante abbia una storia molto interessante e ricca di episodi storici di rilievo, la struttura è diventata famosa a tutti per un episodio curioso accaduto in tempi recenti: lo scrittore Federico Moccia nel suo best-seller “Ho Voglia di Te”, immagina che i due innamorati, protagonisti del racconto, mettano un lucchetto su un lampione del ponte in segno di sigillo del loro amore. Il gesto, ripetuto in occasione del film di grande successo tratto dal libro, ha portato decine di giovani a compiere lo stesso atto simbolico, il cui eco e voglia di emulazione ha coinvolto varie città non solo italiane. Non potevano certo prevedere che questo luogo avrebbe conosciuto la celebrità grazie a un escamotage artistico Massenzio e Costantino I quando, nel 312 d.C., si affrontarono nei pressi della struttura in quella che è passata alla storia come la Battaglia di Ponte Milvio. Proprio durante questo scontro, la leggenda narra, che Costantino ebbe la visione della croce con la celebre scritta “In hoc signo vinces” . Ne poteva immaginarlo Giuseppe Garibaldi. Nel 1849, l’eroe dei due mondi decise di far saltare in aria il ponte, già profondamente cambiato rispetto alla sua struttura romana e poi medioevale, per rendere più difficile l’avanzata delle truppe francesi all’interno della città. A testimonianza degli ultimi lavori effettuati, prima di tale episodio, ci rimane la struttura conosciuta come “Torretta Valadier” , edificata nel 1805 con un progetto pensato dal noto architetto romano già autore di importanti opere come gli orologi sulla facciata della Basilica di San Pietro e la fontana laterale di Piazza di Spagna. Ponte Milvio dal 1978 è chiuso al traffico e fa da passerella per decine di giovani che vivono la notte romana, la cui zona antistante, ne è uno dei cuori pulsanti.

A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa


Tempio di Esculapio

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a città eterna non è solo un posto meraviglioso ricco di storia e di cultura. E’ anche, e forse non sarebbero in molti a dirlo, una delle capitali mondiali con più spazio verde per abitante. All’interno del territorio urbano romano si estendono infatti alcuni grandi parchi. Per estensione i più vasti sono quelli di Villa Doria Pamphilj e quello dei Villa Ada. Ma, altrettanto importante è Villa Borghese, vero e proprio “polmone verde” nel centro storico di Roma. Il parco, oggi di quasi ottanta ettari di estensione, era di proprietà dei Borghese, potente e influente famiglia come poche altre nella storia della città, già dal 1580. Nel corso dei secoli, vari dei suoi esponenti si preoccuparono di effettuare ulteriori acquisizioni di terreni confinanti a quello originale e di edificarvi ville e giardini. Il primo a occuparsi di ciò fu il cardinale Scipione Borghese nel 1606, utilizzando progetti e mano d’opera di grandi artisti dell’epoca fra i quali Gian Lorenzo Bernini. Nel 1776 il principe Marcantonio IV Borghese realizzò diverse strutture fra le quali è importante citare quella all’epoca denominata “Casino Nobile”. Questo spazio oggi è occupato dalla Galleria che prende il nome della nobile famiglia e che ospita opere di incommensurabile valore artistico. La villa ,dopo varie vicissitudini, viene acquistata nel 1901 dallo Stato Italiano per un valore di 3 milioni di Lire dell’epoca, paragonabili a 10 milioni di euro attuali. Nonostante venga ceduta al comune di Roma due anni più tardi e rinominata “Villa Comunale Umberto I” per i romani continua ad essere “Villa Borghese”. Al suo interno, tra le varie magnifiche costruzioni che la contraddistinguono, possiamo trovare quello che è chiamato “Tempo di Esculapio” e che possiamo ammirare in questa foto. Il tempio, in stile ionico, è stato realizzato nel 1776 dai fratelli Asprucci e Cristoforo Unterperger, pittore che realizzò innumerevoli lavori all’interno dei musei vaticani. L’isolotto su cui è situato si trova all’interno di un laghetto ricco di una fauna e di una flora estremamente variegato. Un posto romantico e di quiete all’interno di un spazio verde che incanta e stupisce. A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa


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Testi: Andrea Giovalè Disegni: Andrea Canolintas

Andrea Canolintas , nato a Roma nel ‘94, cresce con la consapevolezza di non saper fare nulla, o quasi, vista la sua passione per il disegno, che lo accompagna prima al Liceo Artistico e poi all’Accademia di Belle arti di Roma e alla Scuola Romana dei Fumetti, dove inizia a pubblicare strisce satiriche per il settimanale Golem. Adesso sta pubblicando la tavola che vedete qui, domani chissà

ROMA, DESTINO E POLAROID

Andrea Giovalè, laureato in Scienze Politiche, è appassionato di narrazione fin da piccolo, quando è stato morso da un fumetto radioattivo. Frequenta il Master di sceneggiatura alla Scuola Romana dei Fumetti, scrive graphic novel, cortometraggi e spettacoli teatrali.


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Numero 7  
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