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Rivista a distribuzione gratuita

RM

MAGAZINE

Claudio Santamaria (super)eroe per caso

RICHARD BENSON Metal tra genio e follia

PEOPLE FROM JAPAN reportage fotografico

CIAK.... SI GIRA

quando Roma diventa un set

JERSEY BOYS

intervista a Claudio Insegno regista del Musical


La tua sede legale a Roma

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RM Magazine: edito da RM, Via Giunio Bazzoni 15, Roma 00195 Direttore responsabile: Federico Vespa Direttore editoriale: Rolando Frascaro Grafica e foto: Massimiliano Correa Redazione: Via Giunio Bazzoni 15, Roma 00195 Contatti: 3393064971; rmmagazinemese@gmail.com Marketing e pubblicità: 3393064971; rmmagazinemese@gmail.com Stampa: Graffietti, SS 71 Umbro Casentinese km.4,5 01027 Montefiascone (VT)

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Reg. stampa Tribunale di Roma 10/2016 del 21/01/2016 Hanno collaborato: Federico Vespa Roberto di Mario Rolando Frascaro Massimiliano Correa Bruno Lanzone Sabrina Musco Camilla Gullà Luigi Procopio Marco Tassello Federica Cimetti Anna Maria Ryhorczuk Angerlis Casado Umberto Antonini Alessandra Grassi Franca Mima Marcello De Negri Anna Meronzi Vicky Franco Foto di copertina: A3

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L’Editoriale

Roma è una città magica. Nessuno può negarlo. In alcuni periodi dell’anno, se possibile, lo diventa ancora di più. E’ Dicembre, è Natale, siamo tutti più buoni (?). Roma, invece, diventa più bella. Le strade si riempiono piano piano sempre più di gente. Perché si, ci sarà anche la crisi (nonostante questa parola sembra sia diventata un po’ una scusa per qualsiasi cosa) ma ai regali, che siano anche solo il famoso “pensierino”, non si rinuncia. C’è piazza Navona e il mercatino. C’ è Via del Corso e le strade addobbate. Quel freddo che arriva e che ci fa rimpiangere l’afa dei mesi estivi ma che, in fondo in fondo, ci fa sorridere e abbracciarci più forte, per sentire il calore dell’altro. Quanto si è scritto sul Natale. Quante volte si è cercato di dargli il vero significato. La tentazione di provare in questa impresa viene anche noi e, probabilmente, finiamo per dire una banalità. Perdonateci. Il Natale forse è semplicemente nascita, o meglio, rinascita. Un momento in cui si può essere più leggeri e sereni, lasciarsi per un po’ lo stress alle spalle. Impacchettarlo in un regalo da non dare a nessuno e voltare pagina. Di un capitolo nuovo dello stesso libro se le cose stanno andando bene. Del primo di una nuova avventura, se è quello che desiderate. Il nostro regalo è quello di lasciarvi sfogliare le pagine del nostro nuovo numero, con l’augurio che quello che ci trovate dentro sia quello che desiderate da noi. Auguri, ci vediamo nel 2017.

di Rolando Frascaro


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Auto Nissan GT-R

10 Ciak... si gira quando Roma diventa un set

34 Jersey Boys intervista al regista Claudio Insegno

38 Consigli per la casa e luce fu...

40 Canada la terra dei laghi

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42 Richard Benson carriera "infernale"

People from Japan di Eleonora Costi

14 Claudio Santamaria ripercorriamo la sua carriera dagli esordi fino al successo di "Lo chiamavano Jeeg Robot"

70 Fumetti i 10 Batman che non conosci

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72 Gli indimenticabili Cafu & Boksic

Alexia Lepore modella del mese


BEC’S nasce dall’unione della decennale esperienza dei suoi soci e si contraddistingue per un approccio integrato frutto delle competenze acquisite sia in ambito consulenziale che in ambito operativo. Tale approccio integrato orientato al risultato permette a BEC’S di affrontare i diversi progetti garantendo che le soluzioni proposte non rimangano sulla carta ma siano tecnicamente ed economicamente realizzabili. BEC’S mira costantemente a ottenere vantaggi tangibili a favore del cliente e a cercare in tutto l’eccellenza. BEC’S si contraddistingue, anche attraverso il proprio network, per un supporto a 360° che permette al cliente di effettuare le scelte sulla base di informazioni complete e di concentrarsi sulle attività a maggior valore aggiunto. Per assolvere alla propria missione BEC’S ricorre a competenze diversificate in grado di apportare valore aggiunto ed assicurare al Cliente un progetto completo sotto ogni aspetto. Per questo motivo nel nostro network sono presenti esperti di processi, analisti finanziari, informatici, tecnici, etc., che si confrontano quotidianamente per individuare la migliore soluzione che non è mai unica, ma è piuttosto l’integrazione e l’evoluzione di diverse soluzioni applicate in maniera sinergica tra di loro.

Redazione di progetti offerta per appalti di servizi, di forniture, di lavori e di project Financing etc. Attività di ingegneria sul sistema edificio-impianti: sopralluoghi tecnici, diagnosi energetiche, diagnosi termografiche, indagini e diagnosi inquinamento acustico ed elettromagnetico, progettazioni preliminari, definitive ed esecutive, etc. Anagrafe e censimento del patrimonio immobiliare ed impiantistico Consulenza e supporto per la ricerca e l’ottenimento di finanziamenti Selezione, progettazione e fornitura di sistemi informativi per la gestione di patrimoni immobiliari Consulenza e realizzazione di Piani di Comunicazione e Marketing Consulenza per l’individuazione e predisposizione di strategie e soluzioni finalizzate all’esternalizzazione delle attività ed all’abbattimento dei costi di gestione dei servizi Consulenza per la reingegnerizzazione dei processi di acquisto e vendita.

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A cura di Sabrina Musco www.freakyfridayblog.com

Natale:

come apparecchiare la tavola

A Natale puoi, fare quello che non puoi fare mai. E c’è poco da fare, resta il periodo dell’anno che preferisco. Il profumo di cannella, i maglioni con il collo alto ed avvolgente, le arance da sbucciare accanto al fuoco, le castagne calde, le guance rosse per il freddo e il cappello, per me il Natale e l’inverno hanno una magia che pochi altri momenti dell’anno hanno, sarà colpa delle luci, della neve e della musica. Quando è inverno amo vivere la casa, scegliere quei piccoli dettagli che fanno la differenza e per il Natale, ciò che amo, è pensare, alla tavola, a come renderla magica, a partire dai biscotti glassati dalle forme natalizie fino ai piatti, bicchieri e segnaposto. Di anno in anno ho scelto stili differenti, e per questo, oggi volevo raccontarvi le idee che potreste scegliere per la vostra tavola natalizia. Si comincia dalla classica con dettagli di rosso. E’ la tavola tradizionale, non è mai lasciata al caso, ma i dettagli sono sempre rossi, come vuole la tradizione, non mancano poi sicuramente dettagli oro che possono decorare la tavola. La mise en place classica è semplice, elegante e raffinata, una di quelle che immaginereste nelle cene di famiglia dei film, in cui tutti indossano il maglione con le renne, e dopo cena si siedono accanto al camino. La tavola luxury, invece, è per chi ama le scelte più glam, potrebbe essere una tavola total white con la predominanza dell’oro. Le candele donano eleganza e magia rendendo la tavola raffinata. La mise en place è semplice ma regale, i dettagli sono preziosi e luminosi, e le posate sono color oro, così come i dettagli, che ricordano la magia di un Natale lontano e raffinato, uno di quelli in cui si osserva la neve scendere delicata e silenziosa da una finestra dell’undicesimo piano. E poi c’è lui, un Natale diverso, semplice, accomodante, accogliente, caldo. Una baita di montagna, un divano morbido, un parquet in legno ed un tappeto morbido, un fuoco scoppiettante. E’ il Natale, quello delle fiabe, in cui si sfogliano pagine ruvide di un libro che racconta magie e si sta tutti intorno al tavolo, con le guance rosse dal caldo e la tavola è bella, naturale, rametti e pigne segnano i posti ed il legno è protagonista, così come la creatività di chi, passo passo, ha pensato a DIY per arricchire la tavola. Per quest’anno devo ancora decidere in che Natale ‘mi sento’ ma chiedo a voi, siete classiche, luxury oppure rustiche?

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Sabrina Musco, classe ’90, ha una grande passione per la moda, la scrittura, la fotografia, i viaggi e l’arte in generale. E’ cresciuta in una piccola città della Campania, Telese Terme, con la famiglia. I suoi genitori amanti dell’arte e dell’eleganza le hanno trasmesso le loro passioni; probabilmente proprio grazie a questo mix Sabrina nutre un amore per tutto ciò che è artistico. Nel 2009 si è trasferita a Roma dove ha frequentato La Sapienza all’Interfacoltà di Lettere e Filosofia ed Economia: Scienze della Moda e del Costume. E’ proprio qui che è nata anche la sua passione per un mondo che non conosceva, quello del blogging. Nel 2011, il 1° aprile, giorno del pesce aprile, è nato Freaky Friday, proprio come uno scherzo di un venerdì sera e da qui il nome. Nel 2012 si è laureata ed ha deciso di continuare i suoi studi in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa. Negli ultimi anni la sua passione si è trasformata in un lavoro che le permette di vivere delle sue passioni e di viaggiare. E’ stata blogger ufficiale del concorso Miss Italia, a New York per Narciso Rodriguez, in Brasile per Brazilian Footwear, ha partecipato al Festival del Cinema di Venezia per Ghd e alla Fashion Week di Milano ed ha avuto la possibilità negli anni di collaborare con brand importanti come Samsung, Ford, Levi’s, Pandora, L’Oreal e tantissimi altri.


Décolleté

nero elegante a punta

Esiste un libro che racconta storie di persone e di scarpe, di come qualcosa da indossare ai piedi possa diventare un modo per vedere il mondo ed essere visti dal mondo. La verità è che io, questo libro, non l’ho mai letto, ma lo immagino così. Storie di scarpe. Proprio per questo vorrei portarvi con me, nel mio armadio e raccontarvi 5 motivi per i quali ho scelto queste scarpe . 1. Less is more. Non è assolutamente il mio motto, quasi mai. Ma bisogna ammettere che anche nei look più eccentrici, a volte, c’è bisogno di un dettaglio sobrio e silenzioso, ma che nella sua semplicità comunichi quasi perfezione. Ecco, i decolleté potrebbero essere quel tipo di scarpa, e nonostante la ricerca di una scarpa semplice ho scelto un intreccio, metà vernice nera, metà micro cristalli nero su nero. 2. Il tacco. Non è troppo alto, non è troppo stretto, non è largo e sgraziato, non è troppo basso e non è neanche scomodo, ma neanche abbastanza comodo da farti dimenticare di indossare un tacco alto; una scarpa che mi fa sentire sicura. 3. Niente Plateau. Cerchiamo sempre il tacco che ci faccia diventare alte e sicure abbastanza, qualcuno disse che il tacco è una botta di autostima che parte dei piedi e va dritta al cervello, accade proprio qualcosa del genere. Tutto questo (almeno per me) accade quando sto per comprare una scarpa e poi quando la indosso, e, nonostante alcune di voi, proprio per sentirsi più alte sono ancora propense al plateau (l’ho amato anche io) senza plateau è tutta un’altra storia. 4. Punta. Per me, la scarpa elegante è a punta. Non contano le tendenze, le mode, nulla. Per me (personalissima opinione) la scarpa davvero elegante è a punta, non particolarmente pronunciata, ma sufficiente a dare quella forma longilinea al piede. 5. Colore nero. Non sto qui ad argomentare. Quando tutto è perfetto, per di più nero, non si può obiettare.


per caso e ne subisce il fascino senza saperlo, per chi vi si imbatte per la prima volta e ne resta agganciato per sempre, per chi la brama continuamente e non ne è mai appagato. E impensato difetto. Perché la bellezza copre, nasconde, occulta, vela le tante carenze che affliggono la capitale e fa sì che le si perdoni tutto. Roma, un “museo a cielo aperto”, la “città eterna”, “caput mundi”, un “salotto da attraversare in punta di piedi”, uno “spettacolo senza intervalli”, un “set naturale”. Queste sono solamente alcune delle definizioni con cui si presenta la città. Roma: un set naturale, perché Roma è il cinema, il cinema è a Roma. “Il cinema italiano è stato ed è prevalentemente cinema romano”. La definizione è di Giuseppe Bertolucci e sintetizza il legame tra la città e la settima arte che è sempre stato profondo. In primo luogo perché è la sede del più importante stabilimento cinematografico italiano, “Cinecittà”. Nasce

. . . K CIA IRA SI G Roma set o d n qua ta un n e v i d

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n base ai dati forniti dall’Osservatorio nazionale sul turismo (ONS), Roma sarebbe , in senso assoluto, tra le città italiane la destinazione preferita dai turisti, quella in cui passano più giorni e spendono di più. Il richiamo delle sirene di Roma è irresistibile, i motivi che spingono i viaggiatori a visitare “questa Greta Garbo di vanità” sono innumerevoli e del tutto comprensibili, inutile tentare una lista o classifica di ciò che si può vedere, sarebbe inesauribile. Una parola spesso li comprende tutti : Bellezza. Benedizione e dannazione di questa città. Indiscutibile pregio. E privilegio, per chi la sfiora ogni giorno e quasi non la nota più, per chi ci inciampa

nel 1937 sulle ceneri (letteralmente!) dei vecchi stabilimenti della CINES, già attiva dal 1907. Su una superficie di 59 ettari in soli 455 giorni saranno edificati gli studi destinati a trasformarsi in breve tempo nella “fabbrica dei sogni”. Il complesso conosce un periodo oscuro sul finire della seconda guerra mondiale, le attrezzature sono sequestrate e i teatri di posa, dove un tempo si giravano i famosi film dei telefoni bianchi, vanto del regime, usati prima come deposito e poi come rifugio di sfollati. Riaperta nel 1947, rinasce però solamente negli anni ’50 ospitando le grandi produzioni di matrice hollywoodiana, diventando così il simbolo di un’epoca e di una stagione d’oro per il cinema e per Roma, che diventa temporaneamente la “Hollywood sul Tevere”. Sono gli anni di Via Veneto dei paparazzi a caccia di scoop, dei capricci delle dive e del glamour. Gli americani furono attirati a Roma dal aaaaa-

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successo di film come Roma città aperta (Roberto Rossellini-1945) e Ladri di biciclette (Vittorio de Sica-1948) che inaugurano il fenomeno cinematografico del neorealismo. Allora, la mancanza di mezzi e l’esigenza di realismo spinsero gli autori fuori dai teatri di posa fra la gente, nelle strade, nelle piazze, nei mercati rionali, facendo di Roma il simbolo della durissima vita del popolo nel dopoguerra e sollevandola a scenario ideale per l’ambientazione di numerosissimi film. Da allora è un susseguirsi di allestimenti di set e di riprese in luoghi leggendari o che lo sono diventati grazie al successo

lo facciano anche per emulare Audrey Hepburn e Gregory Peck, i protagonisti del romantico” Vacanze romane” (1953) di Billy Wilder. Alzi la mano chi non ha preso lo scooter per attraversare Roma nel deserto di agosto come Nanni Moretti in Caro Diario (1994) alla scoperta di quartieri come la Garbatella e Prati. Anzi per i morettiani doc (e non solo) esiste un’imperdibile libro scritto a quattro mani da Paolo Di Paolo e Giorgio Biferali dal titolo emblematico “Viaggio a Roma con Nanni Moretti” . Dalla quarta di copertina: “un diario di viaggio sui luoghi romani del cinema di Nanni moretti da

anche il cinema contemporaneo ha riscoperto il valore del territorio e del paesaggio in generale (non solo romano) che non è mai solo uno sfondo ma diventa protagonista, elemento narrativo o simbolico e la sua forza rappresentativa è tale da suscitare nello spettatore l’interesse e la voglia di scoprirlo e conoscerlo. Anche per questo sono nate recentemente le Film Commission, delle istituzioni collegate a Regioni, Comuni e Province con la finalità di promuovere una determinata area geografica e incoraggiare in quei luoghi la realizzazione di film, fiction e documentari. Il sito Italianfil-

del film. Non è possibile passare davanti alla Fontana di Trevi senza pensare a Fellini e alla sua Dolce Vita (1960) con il celebre bagno notturno della giunonica Anita Ekberg che, fasciata in un elegantissimo abito da sera, non resiste a tanta bellezza e si immerge nelle acque della fontana invitando il frastornato Marcello Mastroianni a seguirla con la celebre frase : “Marcello, come here!”. Se passando davanti a S. Maria in Cosmedin, vedete dei turisti in fila per entrare nel patio e sfilare davanti al mascherone della bocca della verità è lecito domandarsi se non

Io sono un autarchico a Bianca, da Caro diario a Habemus papam fino a Mia madre …. così il lettore scopre una Roma diversa, fatta di case, di terrazze per niente mondane, di panchine, di piaceri anche minimi ma vitali”. Una metropoli modaiola, romantica, insolita e misteriosa, sì perché anche gli amanti del thriller hanno trovato qui la loro location perfetta nel quartiere Coppedè dove il maestro del brivido Dario Argento ha girato i suoi capolavori. Ma non solo il cinema di ieri si dedica alla scoperta delle atmosfere e degli angoli più o meno segreti della città,

mcommission.it fornisce una spiegazione esauriente del ruolo di queste autorità amministrative : ” L’Associazione Italian Film Commissions, composta da 17 Film Commission diffuse su tutto il territorio italiano, rappresenta un riferimento per le produzioni nazionali e internazionali, gli investitori, gli autori, gli operatori professionali e le istituzioni del cinema e dell’audiovisivo. Italian Film Commissions riunisce organismi che provvedono gratuitamente all’erogazione di servizi, tra i quali l’assistenza logistica, l’accesso alle risorse finanziarie locali, la

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concessione di permessi, la mappatura di maestranze e fornitori di servizi nei territori, la ricerca delle location. Si adopera per incentivare gli investimenti nel segmento cinematografico e audiovisivo nelle singole regioni, offre un’immagine unitaria dell’Italia audiovisiva raccontata nelle sue specificità regionali, promuovendone i territori e le loro peculiarità da un punto di vista culturale, artistico, turistico, paesaggistico, industriale”. E’ evidente che il cinema può diventare un mezzo per sostenere il turismo e far conoscere attraverso le varie pellicole gli incantevoli luoghi del nostro Paese. Per questo nuovo tipo di attività si è creato il neologismo, cineturismo. Secondo il portale del Cineturismo (cineturismo. it) sarebbero, nel mondo, più di 100 milioni le persone che decidono la destinazione del viaggio in base alle località dove sono stati girati film famosi e in italia ci sarebbero oltre 1700 location utilizzate per le riprese . Corollario del turismo cinematografico sono i movie tour che realizzano itinerari per permettere al viaggiatore di visitare i luoghi e quindi i set del loro film preferito. Tra i più famosi in Italia quelli delle isole Procida e Salina per “Il Postino” di Michael Radford con l’indimenticabile Massimo Troisi e Matera per “The Passion” di Mel Gibson ( certo i cinefili rabbrividiscono al pensiero che il film di Gibson abbia

avuto più notorietà del Vangelo secondo Matteo girato 35 anni prima negli stessi luoghi da Pier Paolo Pasolini). I cinefili-turisti anche i più pigri, non hanno più scuse possono avvalersi di guide che suggeriscono itinerari già pronti come quelli che trovate in Movie Walks di Giovanna Dubbini e Daniela Narici (Palombi editore) che propone diversi percorsi ispirati da 6 famose pellicole, i già citati, Ladri di biciclette, Vacanze romane, La Dolce Vita e Caro Diario con l’aggiunta di La Finestra di Fronte , film di Ferzan Ozpetek , regista turco e romano d’adozione, del 2003 tutto girato nel quartiere ebraico di Roma tra l’isola tiberina e il teatro Marcello, ambiente perfetto per la rievocazione di una delicata e drammatica storia d’amore, e Angeli e Demoni (2009- Ron Howard) ormai un cult per gli appassionati di Dan Brown che è per la capitale quello che è stato Il Codice da Vinci per Parigi , un appassionante viaggio nel mistero che ruota intorno ai gioielli architettonici più prestigiosi e sacri della città ,molti dei quali sono stati ricostruiti in altri luoghi non avendo concesso la Diocesi di Roma il permesso per filmarli. Il film è anche un grande omaggio alla figura più rappresentativa del barocco romano, Gian Lorenzo Bernini le cui sculture sono il perno della trama del film. Parigi, Roma accostate anche da un altro

grande regista, Woody Allen che dopo “Midnight in Paris” ha girato “To Rome with love”(2012) dichiarando chiaramente con queste parole il suo intento: ” Proietto sul grande schermo i miei sentimenti per i posti che contano nella mia vita”, ed è una città vista attraverso i suoi occhi quella che si vede, convenzionale e da cartolina, certo esiste anche questo. Non è Woody Allen a far esplodere l’interesse ossessivo che ultimamente riscuote la città, ma Paolo Sorrentino che da non romano e proprio perché non romano, ha tratteggiato un ritratto della città commovente e dolente, spietato e estasiato, ironico e amaro. La grande bellezza è a Roma e per individuarla ci si può appropriare dello sguardo del regista partenopeo, un compito che ci viene facilitato dal libro “La Roma segreta del film La Grande Bellezza” (2014) dello storico dell’arte Costantino D’Orazio già alla seconda edizione. I palazzi. I giardini, i parchi, il Gianicolo, Borromini, Raffaello, il Bramante, l’Eur, Via Giulia, il mistero del fascino e della grazia di questa città viene svelato e si spera mai più occultato.

A cura di Anna Meronzi


Foto: Matteo Bianchi F Save the Children è la più importante organizzazione internazionale indipendente, dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e a promuovere i loro diritti, subito e ovunque, con coraggio, passione, efficacia e competenza. Opera in oltre 120 Paesi per garantire a tutti i bambini salute, protezione, educazione, sviluppo economico, sicurezza alimentare e promuovere la partecipazione di tutti i minori. Inoltre risponde alle emergenze causate da conflitti o catastrofi naturali. Save the Children è stata costituita in Italia alla fine del 1998 come Onlus e ha iniziato le sue attività nel 1999. Oggi è una Ong riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri. Oltre all’importante impegno a livello internazionale Save the Children Italia sviluppa programmi che hanno l’obiettivo di migliorare la vita dei bambini e delle bambine che vivono sul nostro territorio con interventi nell’ambito della lotta alla povertà minorile, della protezione dei minori a rischio di sfruttamento (come i minori stranieri non accompagnati), dell’educazione e della scuola, dell’uso sicuro delle nuove tecnologie, della tutela dei minori nelle emergenze.

Save the Children Italia Onlus Via Volturno 58 -00185 Roma tel + 39 06 480 70 01 fax +39 06 480 70 039 info.italia@savethechildren.org

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Claudio Santamaria (super)eroe per caso


Gli appassionati di supereroi lo conoscevano già, almeno la sua voce. Stiamo parlando di Claudio Santamaria che prima di vestire i panni del supereroe di Tor Bella Monaca nel pluripremiato film Lo chiamavano Jeeg Robot (ruolo per il quale, dopo tre candidature, si è aggiudicato il David di Donatello come miglior attore protagonista), è stato il doppiatore di Christian Bale interprete della trilogia di Christofer Nolan dedicata a Batman, il cavaliere oscuro. Il suo primo approccio al mondo dello spettacolo è avvenuto, del resto, proprio attraverso il doppiaggio a cui ha fatto seguito l’iscrizione al corso triennale Acting Training, tenuto da Beatrice Bracco. Il tentativo non riuscito di entrare all’Accademia d’Arte drammatica non ferma il giovane e motivato Claudio che prosegue la sua gavetta recitando in opere scritte da Lucilla Lupaioli messe in scena da Furio Andreotti e partecipando alla compagnia Area Teatro, con Paola Cortellesi. Il cinema arriva più tardi con una serie di ruoli minori in: Fuochi d’artificio di Leonardo Pieraccioni (1997), L’ultimo capodanno di Marco Risi (1998film d’esordio, in realtà, ma uscito l’anno seguente a quello di Pieraccioni figura come secondo), Ecco fatto (1998) opera prima di Gabriele Muccino (cresciuto, come lui, nel quartiere Prati a due passi da casa sua ma mai incontrato prima di lavorare insieme), L'assedio (1998) di Bernardo Bertolucci. Arriva a farsi notare con il thriller psicologico Almost blue (2000) di Alex Infascelli (premiato come miglior regista esordiente) dal romanzo di Carlo Lucarelli e soprattutto con L’ultimo bacio (2001) ancora con Gabriele

Muccino, per entrambi i film riceve una candidatura ai David di Donatello. Il film affronta il tema generazionale della paura di crescere e di affrontare le responsabilità, il personaggio interpretato da Santamaria è il più inquieto di tutti: non si rassegna al fallimento di un rapporto sentimentale che cerca disperatamente di ricucire, in lui anche il desiderio di sfuggire ad una famiglia opprimente e a un destino professionale già segnato. L’ultimo bacio è anche una sorta di vetrina per tutta una nuova generazione di attori (Stefano Accorsi, Giovanna Mezzogior-

no, Pierfrancesco Favino, Giorgio Pasotti ) che di lì in poi si affermeranno e i cui volti caratterizzeranno il decennio successivo del cinema italiano. Il successo accresce la sua voglia di studiare, continua così la sua formazione con i laboratori di Francesca De Sapio, Tapa Sudana, Giancarlo Sepe e Michael Margotta. Intanto la sua filmografia si arricchisce di nuovi titoli : nel 2002 è Pentothal in Paz! di Renato De Maria, ottenendo una candidatura ai Nastri d’Argento , un film

omaggio ai fumetti di Andrea Pazienza; nel 2003 recita di nuovo al fianco di Pierfrancesco Favino in Passato prossimo primo film di Maria Sole Tognazzi, la più piccola dei figli dell’indimenticabile Ugo e riceve nuovamente una candidatura ai Nastri D’Argento. Coraggiosamente si mette in gioco anche per l’esordio cinematografico di un altro autore, Roberto Dordit che firma nel 2004 un giallo sociale intitolato Apnea , ma contemporaneamente lavora per registi affermati come Pupi Avati nel film nostalgia Ma quando arrivano le ragazze? dove interpreta un trombettista jazz, un ruolo che gli permette di legare alla sua passione per il cinema anche quella per la musica (è anche per questo che nel 2008 viene scelto per presentare il tradizionale Concerto del Primo Maggio in Piazza San Giovanni a Roma). Nel 2005 appare nel cast dell’acclamatissimo film di Michele Placido Romanzo criminale tratto dal best seller omonimo di Giancarlo De Cataldo che ripercorre le vicende criminali della famigerata banda della Magliana, dagli anni ’70 fino alla fine degli anni ’90 e del loro intrecciarsi con la vita politica del nostro paese. Claudio è Dandi mentre Pierfrancesco Favino è Libano e Kim Rossi Stuart il Freddo, i tre sono premiati con il Nastro d'Argento come Migliori Interpreti Protagonisti. Nel 2006 un cameo nel film su James Bond Casino Royale poi un ruolo per la televisione: è il protagonista della fiction Rai Ma il cielo è sempre più blu per la regia di Marco Turco e prodotta da Claudia Mori, dedicata a Rino Gaetano (2007), il cantautore di origini calabresi morto a 31 anni in un incidente d’auto all’apice del

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suo successo. La mini-serie ha avuto ottimi ascolti ed è stata anche un successo personale di Santamaria che ha interpretato con la sua voce alcune tra le più celebri canzoni del musicista ribelle e anticonformista. Ormai per lui non si usa più l’espressione giovane promessa è di fatto una realtà nel panorama del cinema italiano e anche per questo si concede l’opportunità di lavorare per produzioni indipendenti come: Fine pena mai (2008)

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di Davide Barletti e Lorenzo Conte ispirato al romanzo autobiografico di un affiliato alla Sacra Corona Unita, Aspettando il sole (2009) di Ago Panini film corale con vari personaggi che si ritrovano tutti per caso riuniti nella cornice di uno strano e misterioso hotel. Prosegue in questo suo impegno a sostegno di film coraggiosi e non convenzionali, partecipando al film di denuncia morale e politica del regista italo-cileno Marco Bechis

La terra degli uomini rossi- BirdWatchers presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e che racconta lo scontro tra i fazendeiro e gli indio nel Mato Grosso do Sul. Nel 2009 e nel 2010 gira due film che affrontano in modo diverso il tema delle relazioni e della coppia: la gelosia ossessiva ne Il caso dell’infedele Klara di Roberto Faenza con Laura Chiatti già sua partner nella fiction su Rino Gaetano, tratto dall'omonimo romanzo di Michael Viewegh e la fragilità della famiglia contemporanea nel sequel de L’ultimo bacio, Baciami ancora sempre di Gabriele Muccino. La storia di una famiglia, delle sue vicende private che diventano anche lo specchio delle vicende di un paese in trasformazione, è il soggetto del film per la tv Le cose che restano di Gianluca Tavarelli nel cast oltre a Claudio Santamaria anche Paola Cortellesi, Antonia Liskova, Ennio Fantastichini, Fabrizio Bentivoglio. In questi anni alterna al lavoro sul set anche quello sul palcoscenico. Porta in giro per l’Italia nella stagione teatrale 2010-2011 La notte poco prima della foresta di Bernard Marie Koltés diretto da Juan Diego Puerta Lopez e in quella successiva Occidente solitario sempre con la regia di Puerta Lopez. Nel 2012 e 2013 affronta il cinema di impegno civile con i film Diaz di Daniele Vicari cronaca realistica del tragico blitz della polizia nella caserma omonima durante il G8 di Genova e Il venditore di medicine opera prima di Antonio Morabito presentato alla Festa del cinema di Roma, un atto di accusa contro lo strapotere delle case farmaceutiche. Nel frattempo, tra un set e l’altro, si dedica anche alla lettura di audiolibri (Il piccolo libraio di Archangelsk di Georges Simenon, Emons- 2013,Le più belle favole dei Fratelli Grimm di Fratelli Grim,Emons- 2012, Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald, Emons- 2011, La regina dei castelli di carta di Stieg Larsson, Emons -2011,La ragazza che giocava con il fuoco di Stieg Larsson, Emons-2011 ,Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson, Emons -2010,La camera azzurra di Georges Simenon, Emons-2010). Nel 2014 ancora una miniserie per la Rai, il biopic di Alberto Manzi , il maestro elementare diventato


famoso per aver combattuto l’analfabetismo, ancora molto diffuso in Italia, attraverso la sua trasmissione” Non è mai troppo tardi” andata in onda tra il 1959 e il 1968. Nell’anno del centenario della prima guerra mondiale esce Torneranno i prati (2014) del grande regista Ermanno Olmi . Intervistato, Santamaria racconta la sua esperienza dura,ma intensa. Un film non sulla guerra piuttosto sul dolore della guerra, racconta, girato ad alta quota in condizioni atmosferiche estreme per ottenere un maggiore effetto realistico e ricreare la situazione reale dei soldati in trincea infreddoliti, affaticati e in una condizione emotiva fragile che doveva essere anche degli attori. Nel 2015 torna a teatro con lo spettacolo Gospodin di Philipp Löhle con la regia di Giorgio Barberio Corsetti, il protagonista è un eroe tragicomico, un ribelle che rifiuta il capi-

talismo e cerca di vivere senza denaro e paradossalmente trova la sua libertà solo in prigione. Serietà e sperimentazione a teatro, leggerezza e spensieratezza in tv. E’ del 2015 infatti la fiction E’ arrivata la felicità di Ivan Cotroneo, diretta da Riccardo Milani e Francesco Vicario. La storia ruota intorno a due famiglie opposte in tutto ma, proprio per questo, inevitabilmente destinate a congiungersi. Sua partner è Claudia Pandolfi che interpreta Angelica giovane vedova, madre di due gemelle, titolare di una libreria a testaccio e segretamente appassionata di tango. Prossima al matrimonio incontrerà Orlando (Claudio Santamaria), architetto chiamato a curare il progetto della sua nuova casa, appena abbandonato dalla moglie. Instancabile nello stesso periodo è presente alla Festa del cinema di Roma con il film Lo chiamavano Jeeg Robot.

Ancora una volta Claudio Santamaria dà fiducia a un esordiente, Gabriele Mainetti e non sbaglia. E’ subito accolto con entusiasmo dal pubblico e dalla critica, interpretato superbamente dallo stesso Santamaria e da Luca Marinelli che regala un cattivo da antologia, mentre lenia Pastorelli, al suo debutto in un film, commuove e convince. Sette David di Donatello per questo, come è stato definito, cinecomics all’italiana: migliori attori (protagonisti, Claudi Santamaria e Ilenia Pastorelli; non protagonisti, Luca Marinelli e Antonia Truppo), miglior regista esordiente e produttore ( Gabriele Mainetti) e montatore (Andrea Maguolo).

A cura di Anna Meronzi

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E’ stato il film rivelazione della decima edizione della Festa del cinema di Roma (2015). Primo lungometraggio del versatile Gabriele Mainetti che di Jeeg Robot ha scritto anche le musiche. Una scommessa vinta puntando su un genere cinematografico che in Italia non ha precedenti anzi, sull’accostamento di generi diversi. Il risultato è una pellicola che ha spiazzato gli spettatori che con il loro tam tam hanno costruito questo successo: quattro milioni d’incassi a fronte di 1.700.000 euro di budget e 7 David di Donatello (tra cui miglior produttore, miglior regista esordiente, miglior attore protagonista e migliore interprete femminile). Claudio Santamaria è Enzo Ceccotti un piccolo criminale di periferia che improvvisamente, cadendo nel Tevere, viene a contatto con una sostanza radioattiva che lo rende fortissimo. Da qui in avanti la sua ”carriera”criminale prenderà il volo con risvolti imprevedibili che lo porteranno a diventare da cattivo a eroe.

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Il lancio di Nissan GT-R NISMO non è che l’ultimo capitolo della nostra storia fatta di spirito avventuroso di ricerca, innovazione e passione per le gare automobilistiche. Dal 1984 NISMO è la divisione ufficiale e integrata dedicata alle corse di Nissan. Avviata da un gruppo di ingegneri Nissan per nulla ortodossi più di 30 anni fa, NISMO è sinonimo di passione, esperienza e delle vette delle prestazioni Nissan – per non citare decenni di dominio sulle corse. Ogni volta che vedi uno stemma NISMO, sai che si tratta di qualcosa di straordinario. Progettata con genio, dotata di un carattere innegabile e alimentata da una passione senza limiti. Il pluri-premiato motore twin-turbo V6 24 valvole da 3,8 litri ora offre 600 cavalli a 6800 giri al minuto e 637 nm di coppia, che rappresentano un aumento di 20 cavalli e 5 nm, grazie al controllo individuale del tempo di ignizione dei cilindri e alla spinta dei turbocompressori. Su ogni bancata del motore è montato un turbocompressore IHI. Combinando il collettore di scarico e il turbocompressore in un’unica unità, si ottimizzano il flusso in entrata e lo scarico del gas. È stato installato un intercooler più ampio per un raffreddamento più efficiente, mentre i controlli elettronici ad alta precisione assicurano che non ci sia un ritardo del turbo mentre la coppia sale. Nella parte anteriore della vettura, il sottoscocca piatto accelera l’aria e la dirige sopra i freni, raffreddandoli. Sul retro, un diffusore in fibra di carbonio raccoglie l’aria accelerata e la rallenta, creando un effetto di vuoto che aiuta Nissan GT-R

a restare attaccata alla strada – o alla pista. Invece della tradizionale divisione di coppia 50/50 tra assi anteriore e posteriore, la supercar Nissan GT-R presenta un sistema di trazione integrale controllato elettronicamente che fornisce fino al 100% della coppia disponibile alle ruote posteriori, ma può inviare fino al 50% della coppia alle ruote anteriori se serve. Questo dà un’eccellente sensazione di sterzo e di risposta, e in più la sicurezza che solo la trazione integrale può offrire. Inoltre il controllo della stabilità del Vehicle Dynamic Control (VDC) di Nissan verifica continuamente la tua azione sul volante e sui freni, ti avverte in caso di sovrasterzo o sottosterzo, e li compensa riducendo la velocità del motore e applicando i freni alle ruote specifiche che servono. Il quadro comandi di Nissan GT-R NISMO è concepito per garantire un controllo di guida ottimale. I sedili Recaro, il volante rivestito in Alcantara e gli inconfondibili tocchi rossi promettono un’esperienza senza paragoni. Il lancio di Nissan GT-R NISMO non è che l’ultimo capitolo della nostra storia fatta di spirito avventuroso di ricerca, innovazione e passione per le gare automobilistiche. Omaggio alla regina. Intorno al leggendario Nürburgring tedesco, Nissan GT-R è regale. Ma il 30 settembre 2013 la Nissan GT-R NISMO non ha solo infranto il record mondiale per un’auto prodotta in serie a grandi volumi, lo ha polverizzato, con un tempo sul giro di 7:08.679. Con poco più di 100.000 euro è possibile portarsi a casa la leggenda!!!


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"The King Is Back". Basterebbe questa frase per spiegare il grande ritorno della regina delle supersportive. Basterebbe citare i 12 titoli in 15 anni nel Campionato Mondiale Endurance, i 10 titoli nell'AMA Superbike Championship, le 8 vittorie alla leggendaria 24 Ore di Le Mans o le 11 conquistate al Bol d'Or. In realtà basterebbe citare il suo nome: la nuova GSX-R1000R Abs. Dire che la nuova GSX-R1000R Abs è la più leggera, veloce e tecnologicamente avanzata rispetto a tutte le altre GSX-R

sarebbe riduttivo. Non siamo di fronte ad una miglioria nell'evoluzione della GSX-R ma di una vera e propria rivoluzione. Il motore da 999 cc modifica le sue dimensioni interne acquisendo un

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pacchetto di gestione chiamato "Broad Power System" che consiste di tre novità assolute: il "Suzuki Racing Variable Valve Timing", ovvero un sistema di fasatura variabile della distribuzione che incrementa la potenza ai medi regimi senza limitare quelli alti; il "Suzuki Exhaust Tuning-Alpha", che tramite delle valvole di scarico servo assistite gestisce il flusso dei fumi, aprendo e chiudendo l'entrata ai diversi collettori a seconda del numero di giri del motore; ed infine il "Suzuki Top Feed Injector", un sistema di iniettori supplementari inseriti all'altezza dell'airbox con lo scopo di aumentare la quantità di carburante in combustione ad elevati giri del motore. La gestione della potenza viene invece affidata alla centralina elettronica da 32-bit che, interagendo con la piattaforma inerziale, registra la posizione della moto su 6 direzioni e 3 assi. Traction Control regolabile su 10

posizioni, "Low RPM Assist System", "Launch Control System" sono alcune tra le altre dotazioni di serie. Il “Launch Control System” è invece una peculiarità della versione “R”, così come il “Bi-Directional Quick Shift System” per una cambio rapido e preciso proprio come quello delle MotoGp. A completamento del pacchetto racing le sospensioni Showa, forcella BPF e mono ammortizzatore BFRC, sviluppati in pista e ora disponibili sulle GSX-R1000R di serie. La nuova GSXR1000R Abs è pronta a riconquistare il trono che gli spetta.


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Ho un difetto. Lo ammetto. Ad essere sinceri ho molti difetti. Ovviamente. Uno di questi è quello di non ridere facilmente davanti a ció che si pretende faccia ridere: film, serie televisive, opere teatrali che dovrebbero essere comiche accade spesso che non mi provochino nessuna reazione di ilarità.E non storcete la bocca adesso pensando già che sono antipatico. L' detto ho un difetto, adesso due, lo ammetto. Ma a volte, dicono, che con il giusto metodo anche le qualità peggiori e i difetti più gravi possono essere corretti. Piove è il 6 di dicembre, fa freddo, la giornata è stata piuttosto stancante e noiosa. Devo andare al Teatro Greco a vedere uno spettacolo. Devo. Andare. No, non me l'ha detto il medico. Fa parte delle cose che si devono fare quando si scrive per una rivista. Mi piace il teatro sia chiaro, ma oggi, no. Sono indispettito e stanco. Sono anche ignorante. Perché non ho studiato e non so esattamente cosa mi aspetti. Aggiungiete alla lista dei difetti. L’avevo detto. Comincia lo spettacolo. Mi guardo intorno. Tutti ridono. Poi, come se non me ne accorgessi, rido anche io. Rido perché mi diverto, perché le battute sono intelligenti, perché gli attori sono bravi, perché non vedo motivi per cui non ridere. Rido forte e di gusto e mi lacrimano gli occhi. Che disastro di commedia, è divertente nel significato più genuino della parola. Si alternano trovate linguistiche (complimenti anche al traduttore Enrico Luttman, considerato che la versione originale è in inglese) a esilaranti e abilissimi lapsus degli attori in scena. Ma, la sua carateristica principale è quella di non lasciare da parte il fattore più importante quello di arrivare alla risata senza passare per la banalità. Gli attori interagiscono poi con la scenografia, protagonista quanto loro sulla scena, con una bravura e, perché no, uno sforzo fisico, notevole, su tutti, da questo punto di vista, vale la pena sottolineare la prova di Yaser Mohamed. Ottimo comunque tutto il cast da Marco Zordan a Luca Basile, da manuale la regia di Mark Bell.


La commedia che va storta. Prendete una compagnia di giovani attori allo sbaraglio, una scenografia che non sta in piedi, un regista senza talento né esperienze, una prima attrice vittima di svenimenti , un modello che vuol far l’attore a tutti i costi, una direttrice di scena che si improvvisa attrice , e fategli recitare un giallo di serie B, con una trama sconnessa, battute indicibili e un finale senza senso. Aggiungete porte che non si aprono,scene che crollano, oggetti di scena che scompaiono e ricompaiono come e dove non dovrebbero e gli attori che come se nulla fosse continuano a dire eroicamente le loro battute. I disastri si accumulano in un crescendo senza controllo, e così il divertimento del pubblico. Tutto questo è “Disaster Comedy” grande successo londinese delle scorse stagioni , in scena quest’anno contemporaneamente in 5 capitali europee, Roma compresa.


star wars al vittoriano

Un appuntamento imperdibile è in svolgimento fino al 29 Gennaio 2017 presso il Complesso del Vittoriano – Ala Brasini a Roma, per tutti gli amanti di una delle saghe cinematografiche più amate di sempre: Guerre Stellari. Nel 1977 arriva sugli schermi di tutto il mondo il primo film diretto George Lucas. Il successo, inaspettato quanto travolgente, ha attraversato tre generazioni e ha ritrovato, qualora ce ne fosse stato bisogno, nuova linfa e schiere di fan con i suoi ultimi capitoli, presentati al pubblico negli ultimi anni. L’esposizione, per la prima volta in Italia, si sofferma in particolare sull’aspetto ludico e sul vasto merchandising, fatto non solo di giocattoli e modellini, ma degli oggetti più disparati con ispirazione all’universo immaginifico popolato dal regista americano. La ricerca di gadget e action figures è nel tempo diventato un vero e proprio fenomeno di culto quanto i film stessi. Collezionisti di tutto il mondo si interessano ai prodotti firmati Guerre Stellari e la ricerca del pezzo “raro” è una vera e propria sfida per gli amanti della saga. Alcuni dei pezzi esposti a Roma, fanno parte di questa categoria di preziose rarità e per la prima volta vengono presentati in Italia. La mostra, organizzata da Arthemisia Group e Kornice, è curata da Fabrizio Modina. In vendita anche uno splendido catalogo sulla stessa edito da Piazza Editore e Kornice SRL.

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A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa

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Urologia, l’intervento dell’esperto:

Dott. Luca Mavilla

cura l’ipertrofia prostatica in un giorno con il GREEN LIGHT LASER XPS Convinto che la salute fisica sia un diritto e un dovere di ognuno e che una diagnosi precoce e una terapia appropriata migliorino la qualità della vita, il Dottor Luca Mavilla si occupa da anni di ambito urologico e andrologico.

Per quanto riguarda il primo settore, la sua attenzione è focalizzata sulle patologie come l’ipertrofia prostatica - che può determinare sintomi ostruttivi allo svuotamento vescicale (riduzione della velocità del mitto, aumentata frequenza diurna e/o

notturna, prolungamento tempi di minzione, difficoltà a rimandarla fino alla ritenzione acuta di urine) - o la neoplasia maligna della prostata (di solito asintomatica e per questo da monitorare). Fondamentale la corretta diagnosi


Via Flaminia Nuova 280 - Roma 0636797560 in caso di minzione di urine miste a sangue: è quasi sempre l’unico segno di una neoplasia delle vie urinarie; inoltre, non è mai da sottovalutare la colica renale anche quando i sintomi si sono risolti solo con una terapia farmacologica o idropinica. Per quanto riguarda l’ambito andrologico si occupa, da anni, delle curvature peniene sia congenite che acquisite, seguendo il paziente dalla diagnosi alla terapia medica o chirurgica più avanzata; di deficit erettile (inteso come incapacità ad ottenere un rapporto sessuale soddisfacente, che condiziona gravemente la vita dell’uomo adulto in tutti i suoi aspetti), o di infertilità. Tra le novitá che il Dottor Luca Mavilla offre ai suoi pazienti c’é Greenlight Laser XPS, rivoluzionario laser con il quale si puó guarire, in un solo giorno e in anestesia locale (spinale), l’ipertrofia prostatica benigna che colpisce l’80% degli italiani over 50. “Quando la prostata s’ingrossa osta-

colando il passaggio dell’urina - spiega il Dottor Mavilla - è necessario eliminare il tessuto in eccesso: con questo nuovo metodo eleborato negli USA, sfruttando l’azione di un potente laser al tribolato di litio capace di vaporizzare con precisione millimetrica solo l’eccesso di tessuto prostatico, trasformandolo in bollicine di vapore, é possibile farlo”. Nel dettaglio, l’intevento consta di un’operazione mini-invasiva che si effettua per via endoscopica in anestesia spinale, con il ricovero di una notte. Non sono necessari - se non in rari casi - lavaggi vescicali e il paziente deve tenere un catetere per il periodo massimo di 24 ore. Per quanto riguarda il decorso post operatorio, I pazienti riferiscono assenza di sintomatologia dolorosa, l’immediata risoluzione dei sintomi e la rapida e serena ripresa delle normali attività in pochi giorni. “La fibra laser introdotta - continua il Dottor Mavilla - vaporizza l’area senza alcun sanguinamento, consentendo così d’intervenire in tutta sicurezza su pazienti

ad alto rischio come quelli, ad esempio, con malattie cardiovascolari o in cura con anti-coagulanti.”. Greenlight è compatibile anche con i portatori di pacemaker poichè non richiede l’impiego di energia elettrica.

Il laser garantisce lo stop dell’incontinenza e tutela potenza sessuale e fertilità: elimina, infatti, il rischio di compromissione dei nervi nell’erezione e riduce il rischio di eiaculazione retrogada. “In più, Greenlight - conclude il Dottore - evita recidive offrendo la conferma che la definitiva soluzione per l’ipertrofia prostatica sia garantita da tale metodica”.

Dott. Luca Mavilla lucamavilla@hotmail.com Mobile: 3388925297 www.lucamavilla.it


ROME BURLESQUE FESTIVAL Il burlesque, l’arte che unisce danza, seduzione, ironia e meravigliosi costumi, è tornata in voga negli ultimi anni grazie al successo internazionale di alcune artiste, tra tutte Dita Von Teese, passata anche alla cronaca rosa per le sue frequentazioni con alcune celebrità dello star system. Roma, non è immune a questo fenomeno mondiale offrendo al suo pubblico diversi appuntamenti e locali a esso dedicati. È in questo contesto che nasce il Burlesque Festival andato in scena al salone Margherita l’ 11 e il 12 di novembre e arrivato ormai alla sua decima edizione. L’ evento presentato dal bravo Alessandro Casella è stato ricco di esibizioni di protagoniste del panorama italiano e mondiale di quest’arte. Non solo buresque comunque, tutto il programma infatti è stato arricchito da esibizioni musicali e canore, mercatino vintage e tante celebrità presenti in sala. Si inizia con la musica boogie, ed è di quella buona, con una band dal vivo a farla da padrone e che accompagnerà per tutta la sera le performance delle artiste chiamate ad esibirsi sul palco di Via dei Due Macelli. Da segnalare, tra le tante, quella di Poison Ivory che l’anno scorso in quel di Las Vegas si è aggiudicata il premio di miglior artista in un concorso dedicato al burlesque e che, per la prima volta in assoluto , si è esibita in Italia. La serata ha visto salire sul palco dello storico teatro romano anche Al Bianchi. Il crooner italo canadese si è esibito in alcuni travolgenti pezzi rock anni 50 coinvolgendo il pubblico, tutto rigorosamente live. Ma lo spettacolo non è finito qui. Dj set fino a tarda notte, buoni cocktail e tanto tanto divertimento. Burlesque Festival un appuntamento da segnare come “imperdibile” nella agenda della movida romana.

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Lazy Haze E’ in rotazione tv e radio il video del singolo Monkey di Lazy Haze, tratto dall’album “Imparerò”, scaricabile su www.nevacash.com. Girato due mesi fa a Milano Malpensa con un maggiolone decappottabile guidato da un pollo, il cantante, è riuscito a far parlare di se per lo stupore generale che si è creato nella città durante le riprese del video per la presenza di una coppia di scimmie colorate. Seguito in ogni momento dalla telecamera di Alessandro Radogna, Lazy Haze ha voluto coinvolgere nel proprio video anche il suo producer MDM (Mattia De Masi) e il rapper lodigiano Big Rhime, fornendo a entrambi un appariscente costume peloso prima di gettarsi in mezzo alla folla perplessa che si è ritrovata, all’improvviso, parte di un set cinematografico. Lazy Haze nasce a Palermo il 28 agosto del ‘92 . Viene contattato dalla Street Label Records che fa conoscere l’artista sul panorama nazionale, ma in seguito firma il contratto con l’etichetta discografica milanese Neva Cash. Nel 2015, ha preso parte ad un ruolo nel film “Z” di Cosimo Alema, dove interpretava un membro della crew di “sante” e dove ha avuto l’onore di lavorare a fianco di tantissimi esponenti della scena hip hop, come J-Ax, Fedez, Salmo, Baby K, Briga, Clementino, Lowlow, Noyz Narcos, Rancore, Shade, Tormento oltre al famoso breaker Lilou. A fine anno uscirà il suo mixstape di diverse collaborazioni con artisti emergenti provenienti da tutta Italia. Lazy Haze, inoltre, si è esibito lo scorso 25 settembre durante la manifestazione “Rap per Amatrice”, serata a sostegno della popolazione colpita dal sisma.


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inalmente a Roma JERSEY BOYS, lo show che ha conquistato gli Italian Music Awards 2016 aggiudicandosi il premio come Miglior Spettacolo nuovo, mentre ad Alex Mastromarino, uno dei protagonisti, è andato il premio come Miglior attore italiano. RM magazine ha avuto il privilegio di assistere allo spettacolo e di parlare con il regista Claudio Insegno. Meritatissimo il successo di questo spettacolo che ha trionfato anche a Parigi dove è rimasto per giorni tra i 20 spettacoli più visti.

fare con un pubblico più “addormentato” in un certo senso. - Ho letto che Lei l’ha definito un musical “atipico” che intendeva dire? Sì perché di solito il musical è balletto, canzoni e recitato, è una formula già vista. Questo spettacolo ha fatto una specie di mix di tutto senza portarlo all’esasperazione come succede sempre nei musical. Ha un impatto più veloce, più ritma-

- Può raccontarci come è nato questo progetto? Il progetto è nato, naturalmente, dalla mente “contorta” e dalla lungimiranza del produttore Lorenzo Vitali che ha voluto produrre a tutti i costi uno spettacolo molto difficile, perché il titolo non era conosciuto e quindi non poteva attirare pubblico, invece alla fine la bellezza dello spettacolo ha portato il successo che nessuno all’inizio si aspettava. E poi naturalmente io ho cercato di dare una visione diversa da quella dello spettacolo originale che era molto americano, in stile Broadway, avvicinandolo di più al gusto italiano. - Questa visione più italiana e quindi più europea, è forse una delle ragioni che ha permesso al pubblico francese di apprezzare lo spettacolo? Sì, la platea francese l’ha apprezzato molto. Devo dire che il pubblico all’estero è molto più attento di quello italiano. Abbiamo avuto maggiori attenzioni perché fuori dal nostro paese si più abituati ad avere questo tipo di novità. In Italia devi fare un po’ più di fatica perché hai a che

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to, la canzone invece che tre minuti dura 45 secondi, il recitato dura un minuto e mezzo, poi riparte la canzone, poi riparte il recitato ..Tutto mischiato in una maniera molto intelligente. - Lei è un affermato regista teatrale principalmente di prosa comica, come si è avvicinato al musical? Ho sempre fatto anche i musical solo che

non sono mai stati così forti, di impatto, come questo. Nonostante il mio primo musical avesse un budget importante: “Francesco il musical” di Vincenzo Cerami, il musical con la “M” maiuscola. - Ci vuole raccontare come è iniziata la sua avventura con il cinema , il teatro in generale con il mondo dello spettacolo? E’ successo tutto a 13 anni. Per “sbaglio” io e mio fratello decidemmo di fare uno spettacolo in versione amatoriale. Eravamo dilettanti, all’inizio di un carriera…anzi a dirla tutta non pensavamo neanche che fosse una carriera! Lo spettacolo era una parodia di Giulio Cesare di Shakespeare, l’abbiamo rappresentato nel teatro della Parrocchia e ,insieme alla gente normale, cominciò a venire un pubblico un po’ “strano”, tipo Garinei e Giovannini, tipo Gino Bramieri, che nessuno si aspettava che venisse perché naturalmente non immaginavamo di attirare l’attenzione in questo modo e da lì in poi è diventato tutto un po’ più professionale. Pensavamo di non dare nell’occhio e invece alla fine .. E poi a me interessava molto il cinema, quando ero piccolo ci andavo spesso , per me la cosa più importante sarebbe stata fare un film come regista e non come attore. Però ho cominciato come attore e porto avanti questa attività. Reciterò prossimamente in entrambi i ruoli in “Rumori fuori scena” prima al Teatro Astra di Torino e poi al Teatro Nuovo di Milano. Uno spettacolo all’anno come attore lo mantengo sempre. - Regista, attore, doppiatore, insegnante di recitazione qual è il ruolo che l’appassiona di più?


le montagne russe. Alcuni giorni sei in alto, altri precipiti in basso. Questo durante la lavorazione poi ,naturalmente, quando esce il film succede tutt’altro. In Italia ormai il cinema non è visto come una grande arte. Morto Fellini credo che ci sia rimasto ben poco di cinema. Però ogni volta che si affronta un film è come andare veramente sulle montagne russe, non hai un attimo di tregua e ci sono degli alti e dei bassi vertiginosi. Il cinema è più freddo da un certo punto di vista, il teatro è molto più umano, il contatto è più diretto mentre con il cinema il contatto è più tecnico. Tuttavia del cinema non posso farne a meno. Io dico sempre che qui in Italia, purtroppo, non esiste la possibilità di poter fare tanti ruoli, si vede un personaggio o solo come attore o solo come regista. Per quanto mi riguarda non c’è veramente un ruolo che mi attira più degli altri. Nel senso che, come regista, sono molto soddisfatto e mi piace tantissimo perché si ha la possibilità di creare qualcosa di tuo e mi piace il fatto di portare a casa MIO figlio, in un certo senso. Una “creatura” che tu porti per mano fino a un certo punto, la fai crescere e diventa qualche cosa. Mentre di recitare, io ne sento quasi il bisogno. Mi diverto tantissimo sul palcoscenico a contatto con il pubblico, e se non ce l’ho, mi viene a mancare. La recitazione, essendo nata come prima cosa, probabilmente mi rimane addosso sempre. Il resto poi viene da solo. Per esempio, non posso dire che faccio il doppiatore di professione, lo faccio come passatempo, doppio i Simpson, mi chiedono qualcos’altro ma non ho neanche il tempo materiale per farlo. E’ una passione diversa che viene da questo mestiere .. per fortuna non sono un ballerino altrimenti avrei anche ballato! - Da regista come definirebbe il suo rapporto con gli attori? Il mio rapporto con gli attori è diverso da quello che hanno gli altri registi, da quello che mi dicono. Io parto dall’amicizia, mi piace molto essere il primo amico dell’attore perché altrimenti non si costruisce niente. L’attore deve essere coc-

colato, trattato bene, mi piace trattarlo come se fosse un grande amico per poter tirare fuori da lui qualsiasi sentimento, sensazione, movimento attoriale.

- Truffaut ha detto che “la lavorazione di un film somiglia al percorso di una diligenza nel far west: all’inizio uno spera di fare un bel viaggio, poi comincia a domandarsi se arriverà a destinazione”. Condivide questa definizione? Il cinema per me è un’avventura sul-

- Adesso dovrebbe uscire un nuovo film, giusto? Sì è un film a low budget, uscirà in un centinaio di sale il titolo è “Felicissime condoglianze” con Sandra Milo, Enzo Salvi, Milena Miconi, Massimiliano e altri. E’ tratto da un libro molto divertente, è una storia vera: due fratelli che vivono in un paese della Campania che hanno avuto un grave lutto (hanno perso entrambi i genitori), un fratello ha superato il trauma l’altro no. Il primo ha una vita un po’ grigia , l’altro si comporta in modo strano, si intrufola nei funerali e porta un po’ di scompiglio. - E invece in teatro affronterà la regia di un altro spettacolo che ha dei precedenti illustri : La febbre del sabato sera che lanciò John Travolta. Sì, al Nuovo a Milano il 9 dicembre la


Prima nazionale e a Roma arriverà a febbraio. Ho cercato di tenermi più vicino al film che allo spettacolo teatrale. Si tratta di un musical quindi ha un aspetto glam, ma ho cercato di dare spazio e approfondire le tematiche serie che circondavano il protagonista, il rapporto con la famiglia, l’ambiente in cui viveva senza dimenticare il divertimento. - Lei nella sua carriera ha affrontato sempre spettacoli comici, nel senso alto della parola, vorrei concludere ricordando quello che Dario Fo diceva a proposito del riso. Lui diceva “Il riso è sacro”, condivide?

Il riso non solo è sacro, è la cosa più importante del mondo. Mi accusano spesso di avere sempre il sorriso sulle labbra, è

possibile portare dei miglioramenti nel mondo, non voglio dire cose tipo la pace nel mondo io parlo proprio di un’ atmosfera serena che si può creare in diverse circostanze della vita. Come non essere d’accordo. Grazie per averci concesso questa intervista e in bocca al lupo per i suoi prossimi progetti.

una bella accusa rispondo. Con un atteggiamento più sorridente e sereno forse è

A cura di Vicky

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LO SGUARDO SULLA CAPITALE


E luce fu!

i segreti per una perfetta illuminazione della casa

S

e chiedete ad un architetto, ad un designer o ad un arredatore cosa contribuisce più di tutto a contraddistinguere una casa dalle altre e a renderla più accogliente con poco vi risponderà di sicuro: “Una perfetta illuminazione!”. Provate per credere! Quella della luce, diciamocela tutta, è diventata un pò una moda, spesso una mania, a volte forse anche un po' troppo abusata. Tuttavia porta con sé tante verità. Una illuminazione ad

hoc studiata nei minimi dettagli, infatti, oltre a rendere la casa sicuramente più confortevole e dotata della giusta atmosfera, presenta tanti vantaggi, persino quello di farla sembrare più grande. Ma come fare per sfruttare al meglio il potenziale dell’illuminazione artificiale? Ecco i miei consigli! Come prima cosa occorre scegliere attentamente il tipo di lampada a seconda della funzione che deve assolvere. Ogni

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A cura di Alessandra Grassi www.consigliperlacasa.com

modello, infatti, (che si tratti di lampada da terra o a sospensione, di lampada a parete o di faretti) ha una sua determinata funzionalità capace di soddisfare specifiche esigenze a seconda del caso. Per questo è fondamentale conoscere la giusta collocazione e la precipua finalità di ogni tipo di lampada: solo così potrà essere sfruttata al meglio. Cominciamo dalle lampade da terra. Particolarmente versatili e facili da spostare in base alle esigenze del momento, sono quelle che, più delle altre, si prestano a molteplici contesti. In particolare, quelle orientabili e con lo stelo alto sono perfette per illuminare un angolo conversazione o la sala da pranzo; quelle con diffusore a cono opaco sono ideali, invece, per integrare l’illuminazione di un salotto. Lampade a sospensione. Grazie all'emissione di luce localizzata, sono per lo più utilizzate nella zona pranzo della casa. Per una perfetta illuminazione, tuttavia, si deve tener conto della lunghezza del tavolo: quanto più è lungo tanto più potrebbe rendersi necessaria l'installazione di più lampade le cui estremità devono stare ad una altezza di circa 60-70 cm rispetto al piano del tavolo stesso. In questo senso sicuramente più comodi sono i modelli di lampade a sospensione con saliscendi regolabili a piacere a seconda dell’occorrenza. E veniamo alle lampade a parete. In tale categoria rientrano le appliques e le lam-


Fatta questa breve carrellata sui tipi e modelli di lampade più diffusi e sulle migliori modalità di impiego di ciascuno di essi, ecco alcuni consigli per illuminare al meglio il vostro soggiorno, la zona della casa solitamente più utilizzata e che, più delle altre, richiede attenzione nella scelta della giusta illuminazione. L’errore più comune, da evitare assolutamente (perché crea una luce piatta e zone d’ombra particolarmente estese), è la classica lampada a soffitto collocata al centro della stanza non integrata da altre sorgenti di luce disposte in modo tale da "delimitare" e sottolineare opportunamente le varie aree del soggiorno (zona conversazione, lettura, pranzo, ecc.). La zona conversazione e la zona tv, in particolare, richiedono una illuminazione uniforme ma non accecante per non affaticare eccessivamente la vista: la soluzione migliore consiste nella scelta di faretti dicroici, incassati a parete o a soffitto, da supportare con

pade collocate alla parete con braccio fisso oppure estensibile: le prime sono ideali per illuminare le zone di passaggio come ingressi e corridoi; le seconde per ottenere una illuminazione localizzata dove serve: in bagno (ai lati o sopra lo specchio) o in camera (vicino al letto), tanto per fare degli esempi. Infine i faretti. Come le lampade appliques, sono perfette per illuminare le zone di passaggio perchè emettono una luce diffusa ma non troppo forte. L'intensità dell’illuminazione, comunque, può essere aumentata, se necessario, facendo installare più faretti vicini tra loro e utilizzando lampadine con elevata potenza. Di grande tendenza, e ancora oggi molto utilizzati, i faretti incassati al controsoffitto, meglio se dicroici perchè non rilasciano calore.

lampade da terra o da appoggio. La zona lettura o, comunque, la poltrona dove ci si siede per leggere, andrà illuminata da dietro con una lampada da terra o da appoggio (meglio se con schermo opaco) mentre, per la zona pranzo, sono perfette le lampade a sospensione dotate di saliscendi, da abbassare al momento del pasto in modo da creare una atmosfera più intima e una luce localizzata sul tavolo e da rialzare negli altri momenti della giornata in modo da illuminare uno spazio più ampio. Che altro dire? Volete mettere in evidenza un quadro o un complemento di arredo importante? La soluzione migliore è rappresentata sicuramente dai faretti orientabili con fascio di luce concentrato su quello specifico oggetto. Avete altre curiosità su questo o altri argomenti relativi alla casa? Come sempre vi aspetto su www.consigliperlacasa.com!

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CANADA i grandi laghi Le curiosità sui più importanti laghi del Canada per esplorare e conoscere una paradiso naturale e selvaggio. Verde intenso e sgargiante, distese di acqua sconfinate e affascinanti: siete sicuramente nelle vicinanze dei meravigliosi laghi del Canada. Il Canada e gli Stati Uniti sono attraversati da specchi d’acqua immensi, alcuni dei quali formano la regione dei Grandi Laghi, per la consistente parte di territorio da loro occupata. La

natura è rigogliosa, l’atmosfera tranquilla e il contatto con la natura è più che assicurato. Suggeriamo alcuni laghi che è impossibile non visitare durante un viaggio nel paese nordamericano: Lago Superiore Si tratta di un lago a cavallo tra il Canada e gli Stati Uniti, il più esteso d’America per circa 84.131 km2. Il suo nome deriva dalla sua posizione, “superiore” a livello di latitudine rispetto al lago Huron. E’ anche uno dei laghi più profondi, oltre i

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400 m, è ricco di isole, penisole, e baie. Le acque temperano il clima e consentono di attirare numerosi visitatori: ci sono anche importanti centri cittadini come Thunder Bay, che si prestano ad una visita. Gran Lago degli Orsi Questo lago si estende per circa 31.792 km2 nella parte nord-occidentale del paese, ragione che determina il suo clima rigido. Per questo è consigliabile visitarlo durante l’estate, per godere dei paesaggi mozzafiato tra foreste e baie come le 5 più grandi di McVicar, Smith , Keith, Dease, McTavish. Questo lago è incluso nel circolo polare artico, motivo per cui è meta solo dei viaggiatori più estremi. Lago Huron Questo immenso specchio d’acqua dolce, che bagna in parte il Canada, nella zona della provincia dell’Ontario, e in parte gli Stati Uniti, nella zona dello stato dei Michigan, si estende per circa 61.797 km2. Due isole all’interno del lago meritano di essere visitate: prima di tutto l’isola più grande chiamata Manitoulin, e poi l’isola Mackinac immersa in una vegetazione compresa in un parco naturale. Il lago Huron è ricco di flora, come felci e betulle

e si può tranquillamente campeggiare e dedicarsi alla pesca. Gran Lago degli Schiavi Tra i laghi del Canada, il lago degli Schiavi è uno dei posti più suggestivi che potrete visitare. Come avrete potuto immaginare è necessario equipaggiarsi al meglio per contrastare il freddo e godere al meglio degli scenari naturalistici. Ci sono numerosi villaggi nella zona, come Yellowknife e Hay River. Lo sconfinato paesaggio è popolato da barchette, in cui molte persone vivono durante tutto l’arco dell’anno. Lago Ontario Il lago Ontario si estende per circa 18.941 km2, si tratta del meno esteso della regione dei Grandi laghi ma ha, tra i suoi immissari, il fiume Niagara che va a formare le meravigliose cascate. Le maggiori città di questo piccolo mare interno sono Toronto, Hamilton e Kingston. Durante i mesi estivi le temperature consentono di praticare attività come la canoa, oppure si fare escursioni e passeggiate immersi nelle foreste.


curiosità: le tradizioni natalizie

Tr a d i zioni natalizie in Canada, sinonimo di unione e festeggiamenti, tutto ruota intorno ai simboli come l’albero, i doni e il presepe. Le tradizioni natalizie del mondo trovano unione in Canada dove si sono susseguite le diverse influenze inglesi, tedesche, scozzesi, irlandesi e francesi. Il fulcro delle tradizioni natalizie in Canada sono l’albero di natale con le sue decorazioni, il presepe e lo scambio dei doni per i più piccoli, la famiglia così diviene il fulcro centrale delle feste. Le tradizioni non sono le medesime in ogni angolo del paese, ma possiamo suddividerli in cinque differenti zone: Quebec, Nova Scotia, Ontario, Terranova, British Columbia. Quest’ultima ospita il parco più grande e antico lo Stanley Park che illuminato

da circa due milioni di luci e attraversato da un treno in miniatura diventa una delle tappe obbligatorie durante le feste di Natale. Le tradizioni natalizie in Canada e più precisamente a Labrador City permettono di assistere alla gara della casa meglio decorata con l’utilizzo di luci e la presenza di statue di ghiaccio in giardino. Passeggiando per la città non vi mancherà di assistere a bambini che giocano con la neve o gruppi di persone che intonano canti natalizi sulla musica celtica. Proseguendo il nostro giro arriviamo a Toronto nel sud dell’Ontario, qui le temperature sono davvero rigide ma è possibile girare per le vie della città per ammirare i numerosi mercatini di Natale o assistere ai numerosi spettacoli che richiamano la tradizione delle feste. Se invece il freddo è davvero estremo non preoccupatevi vi attende PATH, la città sotterranea lunga 28 chilometri composta da negozi e ristoranti dove potrete camminare avvolti dalla magia del Natale e riscaldati dagli impianti presenti. Scenario diverso è presente in Nova Scotia, qui le tradi-

zioni natalizie del Canada prevedono il consumo di aragosta e frutti di mare al posto del classico tacchino. Questa zona è conosciuta in gran parte del mondo per la presenza dell’albero di Natale gigante che ogni anno dal 1917

viene donato alla città di Boston in segno di riconoscimento per l’aiuto offerto dopo l’esplosione che avvenne ad Halifax. Infine per immergervi nelle tradizioni natalizie in Canada non vi resta che visitare il Quebec, qui i festeggiamenti iniziano i primi giorni del mese di dicembre e si concludono circa a metà gennaio. Sarà possibile ammirare la città tutta illuminata e prender parte a Montreal alla parata di Santa Claus. Non perdere l’occasione di vivere le tradizioni natalizie in vero stile canadese, parti alla scoperta di questi posti e ricorda di portare con te banconote in piccolo taglio, così da prendere un taxi al volo una volta giunti all’aeroporto.

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Richard Benson IL PREDICATORE DEL ROCK Chi è Richard Benson? Per chi stesse iniziando a leggere questo articolo senza sapere di chi stiamo parlando, beh, sappia che dare una vera e propria riposta a questa domanda è impossibile. Benson è un personaggio che ha attraversato in un modo singolare e indefinibile il panorama della musica e della televisione romana, e in parte italiana, negli ultimi trent’ anni. Una figura che in tutto questo tempo è stata denigrata, stimata, presa in giro e omaggiata nei modi più diversi e irriverenti che si potessero immaginare. Una reazione insinuata nel pubblico dal personaggio stesso, per volontà propria o per inarrestabile inconscio autolesionismo. La sua stessa biografia è difficile da rico-

struire essendo stata più volte stravolta e resa inverosimile da racconti sulla sua vita e sulla sua storia professionale, spesso alimentati da lui stesso. Inglese di nascita ma romano d’adozione, Richard Benson muove i suoi primi passi nel mondo della musica con il gruppo Buon Vecchio Charlie. Siamo a metà degli settanta e Roma è una città viva dal punto di vista delle band underground che cerca di produrre gruppi con nuove sonorità nonostante la scarsezza di materiale di genere facilmente reperibile. In questa scena si inserisce il gruppo di Benson che però inciderà soltanto un disco che, tra l’altro, verrà pubblicato solo molti anni dopo. Un peccato visto che riscoperto più tardi, se pur in modo più

immaturo musicalmente e a livello compositivo, ripercorre sonorità e trame melodiche che ricordano Premiata Forneria Marconi e Banco del Mutuo Soccorso. La ricerca di nuove sonorità e, forse, una vicinanza con l’ambiente beat inglese, mette Richard in una posizione di privilegio. Diventa un profondo conoscitore della musica metal e rock e delle nuove tendenze provenienti dal resto del mondo. Forse è proprio questo l’aspetto principale ed inamovibile della sua carriera. Quello di essere un punto di riferimento e di divulgazione per i giovani di quegli anni che volevano ascoltare nuovi gruppi emergenti dei quali non era facile riuscire a trovare album nei negozi di dischi della città. La tv sarà il grande pulpito di divulgazione della musica che Richard Benson ama ma, prima, ci saranno importanti passaggi.


In primis nello staff della trasmissione radiofonica, Per voi giovani, ideata da Renzo Arbore, dove Richard presenterà una rubrica rock chiamata “Novità a 33 giri” e l’attività intensissima in quegli anni, siamo nei primi 80, come recensore di dischi per le più importanti riviste musicali dell’epoca. Comincia ad avere i suoi primi fan, quelli che seguono i suoi consigli alla ricerca di sound interessanti e nuovi. E proprio in quegli anni, siamo nel 1984, Richard si propone di nuovo come musicista dopo la lunga pausa a seguito dell’ insuccesso del Buon Vecchio Charlie. L’occasione è la pubblicazione di un album oggi introvabile e che, sulla cui reale pubblicazione, si nutrono dubbi: Renegade. Sono gli anni delle Tv private e proprio con il piccolo schermo arriverà la notorietà per Benson. Il canale regionale laziale TVA40 comincia a mandare in onda un programma quotidiano della durata di circa mezz’ora chiamato 8° Nota. Nella trasmissione il chitarrista italo inglese presenta lavori di musica prevalentemente metal, recensendoli in uno stile aggressivo e polemico e proponendone brevi ascolti. E’ un successo su scala locale e un caso unico, isolato e irripetibile nella sua semplicità nel panorama televisivo italiano. La trasmissione, e il suo conduttore, diventano così noti a Roma da essere citati in un film di Carlo Verdone: Maledetto il giorno che ti ho incontrato. Nella pellicola l’attore romano interpreta un critico musicale autore di un libro sulla vita di Jimi Hendrix e che, per presen-

tarlo al pubblico, partecipa ad una nota trasmissione musicale: Juke Box all’Idrogeno, parodia del programma presentato nella realtà da Benson. La chicca è che il presentatore nel film, come nella realtà, è lo stesso Benson che interpreta se stesso in una scena di 1:40 entrata nella storia della recente commedia cinematografica romana. La circoscritta celebrità rag-

giunta con la TV è forse causa della rottura di alcuni meccanismi del personaggio di Richard Benson. Oscura la sua voglia di essere riconosciuto anche come musicista, dotato di un talento e di una tecnica chitarristica, sostengono molti, notevole ma applicata in modo bizzarro e, a volte, poco sensato. Nasce il disco Madre

Tortura che spiazza molti : osannato e denigrato con la stessa veemenza e con la stessa puntualità. Il chitarrista inizia ad esibirsi con una certa frequenza anche in concerti dal vivo che, diventeranno celebri a Roma e non solo, complice anche la loro diffusione sul web. In questi show, protetto da una rete metallica, Benson si esibisce in performance musicali in cui alterna la musica a racconti, spesso poco credibili, sulla sua carriera e a grotteschi sipari teatrali. Il pubblico lancia verso di lui oggetti di ogni tipo e gli rivolge pesanti insulti durante tutto lo show. Il personaggio, e tutto quello che gli ruota intorno, prende una piega surreale e impossibile da qualificare. Purtroppo negli ultimi anni sopraggiunge una grave forma di artrosi che lo porta ad allontanarsi dalle scene ma gli da anche il coraggio e la forza di mettersi in gioco con un nuovo lavoro musicale: L’inferno dei vivi da cui viene estratto il singolo I nani, una nenia metal prodotta da Federico Zampaglione e da Davide Pavanello dei Linea 77. Oggi le condizioni di salute di Richard sono ulteriormente peggiorate rendendo necessaria una raccolta fondi per aiutarlo a sostenere le cure mediche di cui ha bisogno. Il successo delle iniziative prese in suo favore mostrano ancora una volta quanto il pubblico romano, seppur in modo contraddittorio, ami questo personaggio difficilmente definibile ma incomprensibilmente affascinante.

A cura di Rolando Frascaro

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Interior Design

Francesca Cianficconi, specialista del settore, ci parla della sua attività. L'archietteto Fraancesca Cianficconi e il suo studio ci presentano il loro lavoro in questa intervista. Hanno da poco terminato uno yacht di 57 mt per un importante cliente estero oltre a svolgere in modo continuo ristrutturazioni di appartamenti in giro per Roma. Dopo una lunga esperienza maturata nello studio di Walter Franchini, con il quale si è occupata,

tra le altra cose, del restyling dell’hotel Lord Byron e la ristrutturazione di Vilal Miani, oltre alla nuova sede direzionale della Fiat a Roma. -Di cosa si occupa esattamente? -Mi occupo di ristrutturazioni, chiavi in mano, gestisco il cliente ascoltando i suoi desideri e , attraverso i vari iter burocra-

tici, arrivo alla definizione del progetto, fino alla realizzazione dei lavori e la consegna dell’opera. In particolar modo, nell’Interior Design, mi piace definire lo stile della futura residenza attraverso immagini fotorealistiche e vedere la reazione del Cliente, di solito di meraviglia! Non lascio mai nulla al caso, parto dal layout del progetto fino al dettaglio più piccolo del mobile. Dopo tanta gavetta, soprattutto nel settore nautico ho imparato l’importanza dei dettagli, fondamentali per dare carattere ad un progetto. -Qual è il suo approccio con il Cliente? -Io credo che il ruolo dell’architetto sia quello di interpretare i suoi sogni. In pratica, noi architetti, trasformiamo concretamente ciò che lui ci esprime parlando delle sue abitudini, dei suoi desideri. Pertanto lo ascolto molto, è importante per me creare un feeling, un’empatia, e soprattutto non imporre il mio gusto, ma interpretare il suo. Alla fine io sono lo strumento attraverso il quale lui riuscirà a mettere in pratica i suoi sogni.


Non posso imporre il mio gusto, non lo trovo corretto, a meno che non mi venga richiesto, ovviamente, ma cerco dolcemente di guidare il suo comunque. Perché in ogni caso il Cliente deve sentire che io sto lavorando esclusivamente per lui, per realizzare una casa cucita addosso su misura !! -Si avvale di collaboratori? -Sì, nel mio studio ho vari collaboratori che si occupano dei diversi settori, chi dei disegni architettonici, chi dei modelli 3d , chi delle pratiche edilizie e varie figure professionali per coprire ogni possibile richiesta: dalla certificazione energetica fino alla Dia, dal computo metrico fino alla definizione del contratto con l’impresa, la direzione lavori ed i collaudi. -Insomma spaziate a 360°… -Siamo un team molto entusiasta del proprio lavoro e vogliamo raggiungere degli obiettivi importanti, in primis la soddisfazione del Cliente, e per fare ciò

siamo molto attenti ad ogni sua esigenza e/o richiesta. Non lasciamo nulla al caso. -Com’è nata la sua decisione di intraprendere questo lavoro? -Per pura passione! Sono un ‘amante

dell’arte, delle bellezze architettoniche di cui fortunatamente siamo circondati nel nostro Paese e pertanto credo sia, prima che un piacere, un dovere, proseguire nella tradizione della bellezza. L’interior Design poi, grazie anche alla mia esperienza nel settore della nautica, è sempre stato un grande interesse per me.

-Crede che l’Italia abbia ancora un ruolo importante in questo settore? -Assolutamente sì! Sono orgogliosa della considerazione che hanno all’estero di noi, per quanto riguarda stile e design. Facciamo anche molta ricerca tecnologica sui materiali innovativi per cui, lavorando spesso con l’estero, posso affermare con certezza che siamo ancora leader in questo settore. -Quali studi ha seguito? -Ho studiato alla Sapienza di Roma la laurea quinquennale di Architettura ed ho potuto studiare anche un anno a Madrid, grazie ad una borsa di studio, presso la ETSAM . Poi la gavetta….l’esperienza più importante! Non ho conosciuto pigrizia, mi sono spostata a nord e sud, a est e a ovest pur di imparare quanto più possibile !

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Eduard Hopper al Vittoriano

Una bella mostra a Roma dedicata al pittore Eduard Hopper, è quella allestita in modo efficace e coinvolgente, prodotta e organizzata da Arthemisa Group al Complesso del Vittoriano- Ala Brasini in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali. L’esposizione che ha aperto i suoi battenti il 1 Ottobre 2016 e sarà visitabile fino al 12 Febbraio 2017, è un occasione da non perdere per chi vuole conoscere più da vicino il lavoro del famoso pittore americano. Il percorso della mostra si snoda attraverso le varie fasi della sua carriera. Dal periodo trascorso in Francia, in particolare a Parigi, dove il l’artista sviluppò l’amore per i soggetti, apparentemente in contrasto, che poi lo accompagneranno per il suo intero percorso creativo: stanze chiuse e paesaggi aperti e realistici. Ci si sposta poi negli Stati Uniti, prima a New York, celebre la sua opera del 1921 New York Interior fino alle opere realizzate in età matura come il capolavoro Second Story Sunlight del 1960. Interessante poi la sezione dedicata agli acquerelli, tecnica artistica a cui Hopper si dedicò con meno passione ma realizzando lavori di una bellezza travolgente, tra cui spiccano i bellissimi fari che tanto affascinavano il pittore. La mostra, nel cui prezzo del biglietto è inclusa un audioguida con un commento alle opere del critico Luca Beatrice, è aperta tutti i giorni fino alle 19:30 e prolunga il suo orario nei fine settimana fino alle 22:00 il Venerdì e Sabato e fino alle 20:30 la Domenica.

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foto-book

Questo mese la modella presentata da foto-book è Alexia Lepore; in un servizio realizzato esclusivamente per RM Magazine nella splendida cornice dello Stadio dei Marmi. La redazione le ha rivolto qualche domanda per conoscerla meglio: - Ciao Alexia, innanzitutto raccontaci com'è stato realizzare questo servizio per RM Magazine e magari anche qualche altra esperienza riguardante il tuo percorso di modella. - E' stata una bella esperienza, posare per un magazine che mette in evidenza, oltre alla bravura del fotografo e delle modelle,la magnifica Roma, facendoci rivivere i posti più caratteristici della città eterna,come lo Stadio dei Marmi. Amo questo lavoro proprio perché la particolarità e la bellezza fanno da padrone e ti permettono di conoscere tanti posti e città differenti. Ho girato infatti, molte città laziali e campane che neanche conoscevo, assaporando sempre più la bellezza del nostro paese e di questo magnifico lavoro.

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- Nella vita di cosa ti occupi? - Nella vita studio,frequento il terzo anno di giurisprudenza,ma non mi accontento con poco,infatti lavoro come hostess, brand ambassador dell' Asroma e come fotomodella; sono cose che mi rendono soddisfatta e orgogliosa del mio percorso di crescita e formazione a livello lavorativo,personale e caratteriale. - Come curi il tuo fisico? Sei una ragazza sportiva? - Cerco di andare in palestra 3 volte a settimana, seguo una scheda specifica,mangio cibo sano durante il giorno ma non vi nascondo che la mia colazione è però ricca di nutella,cornetti al cioccolato e biscotti.... in passato ho praticato ginnastica artistica che è ed è stata il mio grande amore,poi ho dovuto lasciarla,con grande fatica,in quanto non riuscivo a sostenere gli allena-


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menti giornalieri perchÊ le ore di studio mi toglievano gran parte del tempo;ho praticato anche pattinaggio artistico, hip hop, danza classica e moderna. . Insomma la voglia di fare sport non mi è mai mancata. - Pensi che fare la modella potrebbe essere il tuo futuro o immagini una carriera in un altro campo? - Amo questo lavoro e mi piacerebbe sfruttare questa passione, ma per ora il mio pensiero è proiettato alla laurea in giurisprudenza, con la conseguente abilitazione alla professione,ma sono sicura di non mollare la presa e continuare lo stesso a lavorare come fotomodella, potrebbe essere un eventuale piano B - Nel tempo libero cosa ti piace fare? - Nel tempo libero esco con gli amici,vado al cinema, a ballare a fare shopping. Insomma ne approfitto per godermi le persone che mi circondano e che mi supportano qualsiasi cosa faccia.

Ogni mese sulle pagine di RM Magazine proponiamo l’estratto di un book fotografico realizzato appositamente per la rivista da foto-book. Se volete apparire in queste pagine potete contattare il sito www.foto-book.it o direttamente il fotografo a pierpandi@alice.it

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Sballati di libri e musica, per voi le nostre recensioni Oroscopo 2017 - Simon and the Stars – Vallardi Oroscopo 2017 di Simon and the Stars è una promessa mantenuta. E’ nato anche un termine: astroblogger. Una nuova definizione che porta l’oroscopo a una nuova era, dove la comunità si affida a Facebook per il verbo del loro astrologo. Ogni giorno dell’anno è analizzato cercando di raccogliere frutti anche quando tutto sembrerebbe predestinato a finire male. Questo è un grande pregio dei consigli astrali di Simon and the Stars: la capacità di gestire una giornata sotto ogni possibile variabile e criticità senza mai mollare l’eventualità che succeda

qualcosa di bello. La base dei suoi ragionamenti sono il compleanno, il viaggio nei dodici mesi, l’ascendente e il discendente che, applicati agli aspetti mutevoli del sistema solare, diventano una guida molto più sicura di un semplice oroscopo annuale. Permettono al lettore di possedere degli strumenti per gestire se stesso e la sua vita in base poi ai consigli che Simon and the Stars professerà studiando gli influssi astrali del momento. Ora ci sarebbe da aggiungere quale dei segni sarà più fortunato in questo prossimo Oroscopo 2017, ma proprio perché l’astroblogger non lascia mai nessuno indietro, siamo contenti di ammettere che la decisione dipenderà dal lettore. Un giudizioso libero arbitrio e Simon and the Stars, insomma, vi convinceranno che gli oroscopi non sono tutti uguali.

Istanbul Istanbul - Burhan Sönmez – Nottetempo Uno studente, un vecchio rivoluzionario, un dottore ed un barbiere sono imprigionati in una cella nella Istanbul sotterranea. Vengono torturati ed interrogati quasi ogni giorno e al rientro in cella le loro anime si rialzano ogni volta grazie alla parola, ai racconti che si scambiano, che condividono. In un tempo che non si sviluppa più in linea orizzontale ma che oscilla cadenzato tra sopra e sotto, tra il sotto del gelo e della tortura, dell’odore del sangue e del rumore della porta di ferro dei carcerieri e la Istanbul di sopra che è viva e brulica di persone che la animano col suo bene e male. Quella Istanbul distratta e frenetica che loro tanto amano, dove erano e forse torneranno liberi, per cui vivono e dalla quale sperano di non venir mai dimentica-

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ti. È lei la vera protagonista di questo romanzo corale, raccontata e sognata dai protagonisti per lenire il dolore del corpo e dell’anima. Grazie ai racconti vengono a galla le loro storie, i motivi delle rispettive prigionie, le risate. In quel luogo dove la mente è decisamente più forte del corpo e dove la parola è la via di scampo, la fuga che ognuno merita. «Si sacrificava la libertà per il pane o si rinunciava al pane per la libertà» dichiara uno dei protagonisti. Dunque bellezza e orrore, luce e ombra, bene e male. Così nel racconto, nei personaggi, nella città e in noi. Chi vincerà?


Born to Run - Bruce Springsteen – Mondadori Può un ragazzo della working class del New Jersey, che si autodefinisce “non un genio” dal punto di vista della tecnica musicale e non in possesso di una gran voce come cantante, diventare il cantore dell’America più profonda e sincera ? Si, se nelle tue vene scorre sangue irlandese e italiano, se hai una “visione” di te stesso come estensione della tua musica e se, soprattutto, ti chiami Bruce Springsteen. Un’autobiografia che ripercorre più di 40 anni di carriera, un racconto personale, schietto, privo di fronzoli ma estremamente vitale. Il Boss deve molto

Sono L'uomo delle Stelle - David Bowie - Il Saggiatore Sono L’uomo delle Stelle del compiantissimo David Bowie ha alla base un’idea strutturale che fa funzionare il libro come se non si trattasse di un saggio, ma di un romanzo, dove gli episodi sono le interviste dello stesso Bowie. Dal fenomeno di Ziggy Stardust in poi si vive il pensiero di un artista a tutto tondo che nel tempo si evolve e di conseguenza cambia il modo di analizzare la realtà. E’ sensibile al periodo storico e ne filtra gli aspetti principali, quelli ridicoli, quelli salienti, quelli che non ci sono ma che invece ci vorrebbero, insomma, tutto quello che l’anima e il cuore del Duca Bianco attirano nella propria orbita. È stato in grado di prevaricare un futuro che lo avrebbe visto affermare ‘sono gay’ prima che anche i

suoi colleghi lo dichiarassero per scandalizzare l’opinione pubblica. Bowie ha avuto sempre il coraggio di cambiare in cerca di qualcosa che lo scacciasse dalla noia e lo gratificasse nel profondo. È costante nella lettura lo stile garbato di una star mondiale che da glam è passata a rock poi al soul, rithm’n’blues, fino al pop. Sono inoltre numerosi gli aneddoti che lo stesso Bowie racconta svelando retroscena di molti suoi colleghi, come Iggy Pop o Lou Reed. Sono L’uomo delle Stelle è un libro piacevole che sorride ironico all’aggettivo di saggio, come farebbe lo stesso Bowie del resto.

a quel brano e a quell’album, il terzo, che lo lanciò nell’Olimpo delle rockstar, 8 pezzi che sono un mix di “new jersey-Orbison-Pavarotti”, come scrive lui stesso, teenager fulminato dal rock dopo aver visto Elvis in TV all’Ed Sullivan Show. Bruce ha avuto – ed ha – un’idea forte da comunicare ed una musica ugualmente potente per accompagnare questo messaggio. Casa, radici, comunità, sangue, responsabilità, resistenza, vita sono le stelle polari del suo percorso musicale e esistenziale. L’artista Springsteen è diverso dall’uomo Bruce, e nel libro non si fa remore nel mettere a nudo tutte le paure e le insicurezze, a parlare del suo “pozzo emotivo” con il quale ha dovuto fare i conti nel corso della sua vita.


GALLERIA FOTOGRAFICA Foto: Eleonora Costi www.instagram.com/ell__n www.facebook.com/ell.costi www.eleonora.costi.com

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People from Japan


Questo mese proponiamo ai nostri lettori un' interessante galleria fotografica di Eleonora Costi. L'artista si è cimentata nel corso degli anni in vari tipi di fotografia e i suoi lavori sono stati pubblicati su varie riviste specializzate e non solo. In questo reportage presentiamo i suoi lavori tratti da un lungo viaggio intrapreso in Giappone e in particolare sul rapporto fa la sua popolazione e il paesaggio urbano.

- Eleonora, come e quando ti sei avvicinata all’ arte della fotografia? - I viaggi in tutto il mondo sono stati il motore della mia passione per la fotografia. Successivamente il mio percorso di studi culminato con la laurea in psicologia ha sicuramente influenzato e continuerà a farlo, la mia formazione artistica. La frequentazione del master di fotografia presso la Nuova Accademia di Belle Arti di Milano ha senz'altro contribuito ad

evolvere la mia tecnica e mi ha indirizzato verso la ricerca fotografica di ambienti e di persone ,queste ultime ambientate nei luoghi che meglio le rappresentano. Il contatto con grandi fotografi ma soprattutto con gli studi in ambito psicologico emi ha aiutato a concepire la fotografia non solo come un mezzo di comunicazione ma anche di introspezione.L'obiettivo diventa il trasmettere al prossimo la mia personale lettura del mondo.

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- C’ è qualche artista, non necessariamente un fotografo, da cui trai ispirazione nei tuoi lavori? - Il mio punto di partenza è stato quindi la fotografia di reportage: viaggiare vuol dire venire a contatto con culture , vite ed esperienze diverse e la fotografia permette di cristallizzare quegli incontri casuali in quei luoghi lontani immortalando la transitorietà di quel momento. Questo

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concetto è fondamentale nel progetto sui luoghi abitativi abbandonati in Italia, che cerco di far rivivere con le mie fotografie salvandoli dal l'oblio e dal decadimento. - In queste pagine presentiamo alcune foto tratte dalla tua raccolta “People from Japan”. Cosa ti ha spinto a realizzare questo lavoro sul Giappone e a sua gente?

- Il progetto sul Giappone è un racconto , una testimonianza di un popolo e di una cultura non solo molto lontana da noi, ma decisamente diversa.La mia idea è stata quella di cercare qualcosa che accomunasse l'occidente e soprattutto l'Italia alle loro tradizioni. Ho pensato di trovare questo denominatore comune nella cucina, nell' importanza dell' alimentazione e nell' attenzione, nel paese del sol


levante, quasi maniacale alla preparazione, all'aspetto e alla qualità dei cibi . La cucina giapponese è molto varia e ricca di pietanze inusuali(per noi) e curiose, baracchini caratteristici sorgono in gran numero nelle strade ,nei mercati e nei centri commerciali ed offrono strane specialità spesso di difficile interpretazione. Lo scopo è stato di realizzare una serie di ritratti ambientati che uniformino perso-

naggi,negozi ed alimenti evidenziando, di ciascuno, a la propria diversità . - Puoi anticiparci qualcosa sui tuoi progetti futuri? - Attualmente i miei sforzi sono concentrati sulla' organizzazione del mio prossimo viaggio che realizzerò a dicembre: la transmongolica in treno. Una Sfida, partenza da Mosca per arrivare a Pechino,

attaversando 3 continenti con escursioni termiche fino a 50 gradi! Tutto rigorosamente in treno. Potrete seguirmi sulla mia pagina istagram in cui terrò un diario fotografico del viaggio attraverso la siberia russa, la Mongolia e infine la Cina. Ovviamente durante il viaggio creerò un progetto fotografico del quale non vi anticipo nulla ma che scoprirete rimanendo in contatto con me una volta ritornata.

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IL PET DEL MESE

SOF Y

Il pet del mese è Sofy, Simona e Salvatore ci inviano questa foto da Roma. Vuoi vedere la foto del tuo pet pubblicata nel prossimo numero di RM Magazine? scrivici a: rmmagazinemese@gmail.com

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a z 4 a Consigli

e p m

A cura di Luigi Procopio gigipro84@yahoo.it

Segnali di preoccupazione

Saper leggere il cane guardandolo...

Tempo fa, sfogliando un giornale, sono stato attirato da un articolo che parlava di un aggressione da parte di un Pit Bull Terrier, in un canile comunale a Verbania (TO), nei confronti di una volontaria. Da quanto riportato dai Media, e secondo i racconti dei presenti che hanno assistito alla scena, la volontaria dopo aver portato il cibo al cane era in procinto di prenderlo al guinzaglio per portalo a fare la passeggiata ed in quell'istante è stata aggredita. Premesso che non ho visto la scena e che quindi non sono in grado di giudicare l'accaduto, mi è sorta comunque la domanda se questa aggressione poteva essere evitata. Certo è che se la volontaria fosse stata in grado di identificare i segnali di stress o di preoccupazione forse si sarebbe tirata indietro, o magari avrebbe potuto prendere qualche precauzione in più. Per questo motivo ho pensato di illustrare per tutti coloro che si trovano in relazione con un cane, alcuni degli atteggiamenti tipici che i nostri amici a quattro zampe usano per comunicarci un disagio. Il primo segnale che voglio analizzare, e tra l'altro quello più facile da identificare è la coda a coprire i genitali. I genitali come anche il collo sono i due punti "sensibili" per antonomasia nel cane che tende a proteggere in situazioni di paura, stress o disagio. Il secondo segnale

sono le orecchie basse e rivolte indietro. In questo caso il cane ci sta dicendo che in quel momento non si sente sicuro e cerca, tramite l'udito, di avere una visione a 360º dell'ambiente circostante. Il terzo punto da analizzare è la "cresta" sulla groppa, reazione tipica collegata alla qualità naturale chiamata " soglia di reazione".Questa caratteristica caratteriale ci indica il limite superato il quale il cane ha una risposta nervosa. Ovviamente la reazione susseguente è diversa da uno all'altro soggetto e questo rimane valido per qualsiasi situazione. L'ultimo comportamento che vado ad analizzare è il cane che si va a mettere in un angolo, o si va a nascondere ad esempio sotto il tavolo . State attenti perché potrebbe essere "aggressività passiva". Per darvi un idea io personalmente eviterei di avvicinarmi o di provare ad accarezzarlo. Con questo non voglio assolutamente dire che quando si presenta uno qualsiasi di questi atteggiamenti il cane aggredisce, questo perché ognuno di loro reagisce in modo diverso in base alle proprie QUALITÀ NATURALI (doti caratteriali che miscelate insieme formano il carattere specifico del singolo), ma è solo un modo per dare la possibilità di prendere le giuste precauzioni nel momento in cui ci si accorge che il cane per un qualsiasi motivo sta mostrando segnali di nervosismo sopracitati e magari evitare qualche aggressione.

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Commedie, Trash, Poliziotteschi, Horror ed altri generi CULT dagli anni 70 a 90

T L

U C

A cura di

B. Lanzone

ATTILA FLAGELLO DI DIO

Attila flagello di Dio è un film del 1982 interpretato da Diego Abatantuono per la regia di Castellano e Pipolo . Appartiene al cosiddetto filone trash del cinema degli anni 1980, e, come molte altre pellicole dell'epoca, il film fu stroncato dalla critica, per poi negli anni successivi, rivelarsi molto amato dal pubblico, al punto da diventare oggetto di interesse da parte di collezionisti e appassionati del genere e di essere poi commercializzato anche nel in formato DVD e Blu-Ray. Abatantuono interpreta il personaggio del "terrunciello" che lo aveva portato al successo in quegli anni ma, nonostante questo, Attila fu un flop al botteghino, così come il successivo Il ras del quartiere, dimostrando una crescente disaffezione del pubblico verso tale personaggio, che infatti verrà immediatamente abbandonato dall'attore. Il suo curioso modo di parlare costella il film di numerose battute basate su giochi di parole e deformazioni delle stesse; sebbene furono considerate dalla critica come infantili e grossolane, col tempo sono poi diventate dei veri e propri tormentoni (come la scena in cui Attila scandisce il suo nome ad un centurione romano o quando arriva a definirsi il fra-

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tello di Dio anziché il flagello). Il film uscì nei cinema italiani il 24 dicembre e divenne una sorta di film culto anche perché, per molti anni, fu estremamente difficile entrarne in possesso: poco

dopo la sua pubblicazione, la VHS venne infatti ritirata dal commercio, probabilmente perché l'attrice Rita Rusić (l'allo-

ra moglie di Vittorio Cecchi Gori qui al suo esordio cinematografico) compariva seminuda in alcune scene. Oltre alla difficoltà nel reperire una copia originale del film, era anche molto difficile registrarlo in tv, poiché ottenne pochi passaggi, gran parte dei quali avvenivano su canali televisivi locali. Solo con la pubblicazione in DVD, avvenuta negli anni 2000, il film tornò ad essere regolarmente disponibile per il pubblico, ottenendo un successo di vendita grazie anche alla cosiddetta rivalutazione del cinema trash italiano. Il film comincia nelle campagne dell'attuale Segrate, dove vive una tribù di barbari guidati dal re Ardarico e il suo infedele sottoposto Fetuffo. Il villaggio viene saccheggiato dai Romani mentre gli uomini sono a caccia; i romani rubano il cibo, le donne e il bestiame dei barbari. Quando Ardarico torna al villaggio e scopre l'accaduto decide di andare a Roma per riprendersi il maltolto. Ardarico parte per la sua guerra con una decina di uomini non rendendosi conto della potenza e vastità dell'esercito romano. Prima di partire consulta la maga Columbia per assicurarsi i favori del dio Odino; costei predice l'avvento di un re barbaro (Attila) talmente temibile da la-


sciare dietro di sé il deserto. Ardarico, impressionato, ritiene di essere l'uomo della profezia e decide di cambiare nome, autoproclamandosi Attila. Nel corso del viaggio verso Roma, Fetuffo tenta ben due volte di rovesciare il potere di Ardarico. Lo scalcinato gruppo di barbari si arricchisce di altri componenti: il gallo Renaulto, ultimo superstite di una spedizione sconfitta dai Romani, che viene liberato da Ardarico; la barbara Uraia, una delle donne della tribù di Ardarico e segretamente innamorata di lui che, scappata dall'accampamento dei romani, riesce a ricongiungersi con i barbari grazie all'aiuto della maga Columbia (che le affida una spada da consegnare ad Ardarico); infine il greco-napoletano Silone, un insegnante che viene risparmiato da Ardarico durante il suo saccheggio della città di Saturnia. Nel corso del viaggio i barbari si imbarcano su una zattera, fanno naufragio a causa delle allucinazioni prodotte da una sirena e ottengono un passaggio via mare verso sud da un mercante ligure, che in cambio chiede - e ottiene - Uraia come compenso. Sbarcati in Maremma nelle paludi nei pressi di Saturnia, i barbari chiedono ad un paesano di poter essere accolti nelle mura della città, ma questo, in tutta risposta, causa una guerra che si conclude con la morte di Renaulto. Approfittando del fatto che uno dei barbari, a causa di una precedente maledizione della maga Columbia, è in grado di trasformarsi in un somaro durante la luna piena, Ardarico riesce a farsi aprire le porte di Saturnia e a saccheggiarla, entrando anche in contatto con la cultura greco-partenopea

nella figura del maestro Silone. Il maremmano traditore viene poi impalato in piazza. Procedendo nel viaggio verso sud, i barbari danneggiano casualmente un acquedotto romano, credendo si tratti delle mura "traforate" di Roma. Il Senato romano, momentaneamente a corto di

soldati a causa di altre campagne militari in corso, decide di prendere tempo inviando un'ambasciata ai barbari carica di doni preziosi e di vino soporifero. Mentre dormono, i barbari sono circondati da un'unità Romana comandata da Fu-

sco Cornelio, già invaghitosi di Uraia mentre la bella barbara era tenuta prigioniera all'accampamento romano. Un tentativo di mediazione di Fusco Cornelio, che lascerebbe tornare indietro incolumi i barbari in cambio di Uraia, viene respinto da Ardarico, che così confessa il suo innamoramento per la donna. Segue quindi un'ultima inevitabile battaglia dove l'esercito di Attila viene distrutto dai Romani. Ardarico/Attila, Uraia e Fetuffo saranno gli unici superstiti, riuscendo a salvarsi, assieme a buona parte del bottino romano, grazie a una mongolfiera costruita da Silone nel corso della battaglia. Purtroppo Fetuffo è di peso e viene gettato giù da Ardarico per i suoi tentativi di rovesciamento del suo potere. Più che per la semplice trama, il film è ricordato per alcune delle storiche battute, che sono poi diventate tra le più citate ed usate nel linguaggio comune dai fans: - A come atrocità, doppia T come terremoto e traggedia, I come ira di Dio, L come lago di sancue e A come "adesso vengo e ti sfascio le corna"! - Dove passo io non cresce più l'ebba, caro! - Avanti, miei scroti!... Serrate i granchi, miei sbabbari!! - Tu l'ìncuine c'hai fracassato e noi l'ìncuine ti fracasseremo! - Non me ne freca niente poi ti traficco. - Dov' mi vuò pottare dent' i boshchetto, bell'uomo, mi vuò pottare dent' i boshchetto? Questa pellicola è uno dei molti casi in cui il successo è arrivato moltissimi anni dopo l'uscita nelle sale. Non resta che augurarvi di recuperarne una copia, e.... buona visione!!!

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La scuola, i giovani, l'educazione

Intervista a Luisa Gorlani Gambino

La scuola, i giovani, l’educazione. Rm Magazine questo mese affronta quest argomenti con un’ interessante ed esclusiva intervista a Luisa Gorlani Gambino, premiata come “Insegnante d’Italia”. La professoressa si laurea in Lettere Classiche all’Università Cattolica di Milano e trascorre la sua vita in giro per l’Italia, per seguire il marito, Ufficiale di Marina, Sommergibilista. Nonostante i continui spostamenti, ben 18 traslochi, non rinuncia al suo lavoro di insegnante. Anzi, proprio questo percorso itinerante, la convince che la Scuola sia un osservatorio sociale straordinario, dove, dai problemi dei ragazzi, è possibile capire i problemi del contesto sociale d’appartenenza. La scuola come riscatto non solo dei giovani, ma della società stessa quindi. Si. Non mi sono mai rassegnata a veder andare alla deriva i ragazzi. Ho sempre pensato che chi più sa, più ha responsabilità e la scuola, come tempio del sapere, deve compensare le carenze familiari e sociali. Per questo mi sono posta in cammino e mi sono abilitata all’esercizio professionale di Psicologa, cercando di fare del mio “mestiere” di Insegnante una “missione”, e adottando le metodologie più innovative, pur di coinvolgere e motivare i ragazzi. Ho, così, fatto con loro giornalismo, poesia, teatro e persino cinema, girando un film, “Odissea dell’Uomo d’oggi”, inserito poi nel mio libro “L’Umano in scena”. Il film, ambientato su un treno, analizzava i problemi d’oggi, comparandoli, per analogia o per antitesi, a quelli dell’Ulisse omerico. I ragazzi hanno così preso coscienza delle loro problematiche e hanno capito quanto i classici siano moderni, nell’anticipare i tempi e quanto leggere i grandi dell’antichità aiuti a capire il nostro tempo. La scuola deve, pertanto, perdere la sua connotazione di “città dolente”, per diventare città di gioia, scoperta, condivisione, riflessione, onde prevenire disagio, devianza, delinquenza. - Una fotografia sui giovani? - “L’uomo nasce buono per natura -dice Rousseau- è la società che lo corrompe”. I problemi della famiglia e dell’ambiente circostante si riversano sui ragazzi, vittime della incomunicabilità d’oggi. Chat, telefonini hanno stravolto la comunicazione. Il progresso è senz’altro positivo, perché consente all’uomo di evolversi, attraverso l’iniziativa, che è la spinta propulsiva della Storia. Ma spesso distorte sono le modalità d’uso del progresso e alterati sono gli aspetti della comunicazione. “L’ Uomo è un animale socievole” – dice Aristotele - e ha bisogno di co-


risolvere le loro problematiche.

municare. E’ necessario, quindi, educare i giovani a parlare, a guardarsi negli occhi, ad ascoltare, ad immedesimarsi negli altri, ad entrare con loro in empatia, ad asserire i propri pensieri, senza subire, ma senza nemmeno aggredire. Avremmo così una società più umana, dialogante e costruttiva. - Come dovrebbe cambiare la scuola oggi? - L’Educazione è l’unica soluzione a tutti i problemi del mondo. La scuola, che deve farsi meno burocratica e più lungimirante, ha il ruolo di educare i ragazzi nella loro interezza umana, non solo dal punto di vista cognitivo, ma anche emotivo e affettivo. L’odierna cultura dell’orizzontalità, dell’omologazione tende a creare un uomo-massa, privo di gusti e di idee personali. I ragazzi, tuttavia, inconsciamente tendono alla verticalità dell’ autoaffermazione, ma spesso lo fanno in modo sbagliato, ricorrendo a droghe, alcool, piercing, tatuaggi, o rifugiandosi in esperienze estreme. La scuola ha il compito di fornire loro lo strumento fondamentale della capacità critica, del pensiero divergente, perché possano difendersi dalle suggestioni e dai condizionamenti esterni passivizzanti.

territorio, e al tempo, aggiornandosi sugli aspetti della contemporaneità e sulle nuove tecnologie. Soprattutto occorre ascoltare gli alunni e cercare di andare al di là del banco. Stabilire un contatto umano di fiducia e comprensione, per incanalare le loro energie nel modo giusto, puntando sull’incentivazione più che sulla punizione. I ragazzi più problematici sono quelli che non parlano. Il termine sofferenza nasce dal latino “sub fero” cioè “porto sotto”. La sofferenza è il sommerso, è il latente. Occorre allora favorire il passaggio dall’impressione all’espressione. Anni fa ho scritto un libro “Adolescenza e Poesia” , in cui ho raccolto centinaia di poesie di ragazzi di tutta Italia, che ho stimolato a scrivere, e da cui è emerso il magma incandescente dell’adolescenza. Un processo complesso e interessantissimo, che ha aiutato molti giovani a far emergere e a

- Lei è autrice anche di libri sull’ambiente. Uno di questi parla di un borgo vicino Roma, che forse pochi conoscono: Cesano . - Trasferitami a Roma, sono stata destinata a insegnare in una scuola di Cesano. Passeggiando per il borgo vedevo rovine etrusche, romane, medioevali, rinascimentali. Chiedevo in giro, ma nessuno sapeva alcunché. Ho deciso così di scrivere coi miei alunni un libro. Studiando il loro borgo e le fasi storiche di quel microcosmo, essi hanno potuto capire la Storia in generale, passando dal particolare all’universale. “Il borgo storico di Cesano alle porte di Roma” ha vinto anche dei premi, ricevendo la medaglia d’argento dal Presidente della Repubblica. Anni prima, invece, a La Spezia, avevo scritto sempre con i ragazzi “L’Uomo e il Re Blu”, una fiaba scientifica bilingue sull’inquinamento marino e terrestre, con cui hanno preso coscienza che il rispetto di se stessi nasce da quello nei confronti del nostro pianeta. Coinvolgere i giovani in progetti di questo tipo vale più che mille ore di lezione. - Un messaggio finale? - I giovani sono la maggior risorsa della società. Occorre puntare su di loro, aiutandoli a sviluppare critica, creatività e coraggio e a coltivare ideali e valori, senza i quali il cammino procede allo sbando. In una poesia del mio libro “Lunazioni” dico: “Attacca la tua rotta ad una stella”.

- Cosa direbbe ad un giovane insegnante che entra per la prima volta in classe? - Di impostare scientificamente il suo lavoro, con una programmazione, che consenta di stabilire obiettivi e metodi, a seconda della situazione di partenza. Bisogna adattare il proprio ruolo allo spazio, indagando sulle problematiche del

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Camilla’s Secrets

A cura di Camilla Gullà (www.camillassecrets.com)

Wearing Koralline Colora il tuo stile! Sono sempre stata metereopatica in quanto alla scelta dei colori per il mio outfit…Total black tristezza, total white semplicità, colorato allegria. In questo giorno di scatti mi sentivo particolarmente allegra e così il mio cappotto Koralline è stata la scelta migliore per affrontare la giornata. Informale e casual ma con quel tocco di stile. Koralline è un marchio che nasce nel 2005 all’interno del distretto tessile di Prato. Oggi il brand viene distribuito in oltre 1200 negozi tra Italia e Europa, proponendo un prodotto italiano al 100% e infatti l’intera lavorazione del capo si svolge internamente all’azienda: dalla scelta del tessuto, alla modellistica a qualunque altro dettaglio.

Il 28 gennaio 1992 nasce a Milano Camilla Gullà. Un sottile filo invisibile la lega al capoluogo lombardo e centro mondiale della moda e dove i suoi interessi in materia la riconducono abitualmente. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Firenze, città dove scappa a rifugiarsi ogni volta che può. Nel capoluogo toscano frequenta l’Istituto Sacro Cuore e coltiva le sue passioni: la danza classica, il pianoforte e l’amore per le lingue straniere. Attualmente frequenta l’università cattolica del Sacro Cuore a Milano, presso la facoltà di legge e dall’aprile 2011 si occupa del suo blog “Camilla’s Secrets”. Nato dalle aspirazioni di un’ adolescente sognatrice che si racconta parlando di moda e non solo nel tempo è cresciuto e si è evoluto proprio come la sua autrice. E’ sfogliandone le pagine che traspare la crescita e il cambiamento di una ragazza che diventa donna. Camilla ha saputo sfruttare la sua innata tendenza a fondere le sue passioni in una dimensione più ampia e profonda, collaborando in questi anni con importanti brands e autorevoli riviste di tendenza: un meraviglioso e originale connubio tra moda e mondo che ci circonda. Fanno da imperativo il buon gusto e l’eleganza, uniti ad una semplicità che non é mai banale.


Camilla’s Secrets Winter Mood

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Supereroi in classifica

I 10 Batman che non conoscevate Avete visto tutti i film di Batman al cinema e pensate di sapere ormai tutto sull'uomo pipistrello. Ma non è così! Soprattutto se vi affacciate all'incredibile universo fumettistico. Perché sulle pagine dei comics esistono tantissime versioni del crociato incappucciato alcune totalmente assurde, altre veramente interessanti. Conosciamone dieci in questa classifica interamente dedicata al difensore di Gotham.

10. Batman di Zur-En-Arrh

Zur-En-Arrh è il nome di un distante pianeta, di cui nessuno ne conosce nemmeno l’esistenza. Qui vive uno scienziato di nome Tlano, che grazie a un potentissimo telescopio ha potuto spiare le gesta di Batman. Decide quindi di emularne le imprese divenendo anche lui un supereroe. Le cose sembravano andare bene fino a quando gli alieni invadono il pianeta. Sapendo che Batman avrebbe sviluppato dei fantastici superpoteri simili a Superman se portato su Zur-En-Arrh, Tlano lo teletrasporta sul proprio mondo. I due eroi diventano fin da subito grandissimi amici e insieme sconfiggono gli invasori. Questa storia sembra esser stata scritta da una persona sotto effetto di acidi e forse è stato così, ma bisogna anche considerare che erano gli anni cinquanta e ai quei tempi gli eroi dei fumetti vivevano avventure così assurde ogni giorno.

9. Mecha-Batman

Quando improvvisamente e senza alcun preavviso Batman sparisce dalla strade di Gotham City, la polizia decide di crearne uno nuovo! A vestire le orecchie a punta dell’Uomo Pipistrello è l’ispettore di polizia James Gordon, che per meglio svolgere il suo ruolo di lotta contro il crimine taglia suoi pluridecennali baffi e utilizza un vero e proprio mecha colorato di blu, con l’emblema del pipistrello sul petto. I metodi di questo Batman sono completamente diversi dall’originale, la forza bruta è sostituita alla sottigliezza e la spettacolarità alla segretezza.

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8. Batman Beyond

Spesso sono i fumetti a ispirare e a influenzare i film e i cartoni, ma a volte capita che avvenga il contrario. Batman Beyond, infatti, nasce in una serie animata omonima in cui si raccontano le avventure di Terry McGinnis, un ragazzo cresciuto in un futuro distopico e cyberpunk molto simile al film “Blade Runner”. Terry conosce Bruce Wayne ormai anziano, che decide di addestrarlo per divenire il Batman del futuro. A differenza del suo predecessore, lui è equipaggiato con un costume high-tech che gli permette di volare, avere una certa invulnerabilità e una miriade di altri gadget molto utili nella lotta al crimine.

7. Batman 666

I genitori di Damian sono Bruce Wayne e Talia al Ghul, la figlia dell’immortale terrorista globale Ra’s al Ghul. Per lui era matematicamente inevitabile prendere prima o poi la pesante eredità paterna e divenire Batman. Ma non tutti sono all’altezza dell’Uomo Pipistrello e questo è valso soprattutto per lui, che ha visto morire prima il padre e poi il fratello Dick Grayson. Infatti per riuscire nell’ardua impresa della lotta al crimine, vende letteralmente la sua anima al diavolo, in cambio dell’immortalità e della capacità di guarire velocemente anche le ferite più gravi.

6. Batman Flashpoint

Cosa sarebbe successo se quella fatidica notte invece di ucciderne i genitori, l'assassino avesse sparato al piccolo Bruce? La risposta la trovate nella saga “Flashpoint“, in cui è spiegato come il sopravvissuto dott. Thomas Wayne decide di vestire i panni di Batman, adottando metodi molto più violenti e “definitivi” rispetto a quelli dell’Uomo Pipistrello che conosciamo noi. Quando cattura l'assassino del figlio, infatti, lo uccide a mani nude. Questa azione causa un trauma emotivo tal-


mente forte nella moglie, che con una lama sfregia si sfregia il viso, diventando il nuovo Joker.

5. Batman Vampiro

Se pensiamo ai pipistrelli, Batman non è l’unico personaggio fantastico che ci viene in mente, anzi, molto prima di lui un altro uomo è stato associato ai piccoli mammiferi succhia-sangue. Sto parlando ovviamente del Conte Dracula! Quando Batman investiga sulla morte di alcuni senza tetto con la gola squarciata, s’imbatte proprio in lui. I due si affrontano e, naturalmente, il cavaliere oscuro ha la meglio sul non-morto, non prima però di essere morso, prendendo la maledizione del vampirismo. È così nasce il Batman Vampiro, una figura ancora più oscura e tenebrosa, mossa da buone intenzioni ma che a mala pena riesce a frenare la sua sete di sangue.

4. Batman Kal-El

Il piccolo Kal-El si schianta con il suo razzo a Gotham City, qui viene trovato da Jonathan e Martha Wayne, che lo adottando e gli danno il nome Bruce. Una notte, uscendo dal cinema, la famiglia viene sorpresa da un malintenzionato che uccide i coniugi Wayne, il piccolo Bruce, in uno scoppio di ira incenerisce l'assassino scoprendo, purtroppo troppo tardi, i suoi straordinari poteri. Così nasce Batman, l'uomo: “Più veloce di un proiettile! Più potente di una locomotiva! Capace di scavalcare i grattacieli con un balzo!” (se ancora non l'avete capito... Vi do un indizio: pensate alle origini di Superman)

3. Azrael

Difficilmente Batman perde un combattimento, ma quando succede, le conseguenza sono sempre terribili. Come quella volta che ha affrontato la montagna di muscoli e steroidi conosciuta con il nome di Baine. Il crociato incappucciato non era affatto nelle condizioni fisiche migliori per uno scontro, tanto meno contro Baine, che dopo averlo immobilizzato gli spacca la schiena, spendendo Bruce Wayne sua una sedia a rotelle. Era il momento di trovare

un valido sostituto, era giunto il turno dei sui molti collaboratori di prendere l’eredità di Batman, invece no! Il “furbo” Bruce, incarica Jean Paul Valley, un tipo conosciuto da poco, soggetto a scatti di ira, che parla con amici immaginari e vede fiamme ovunque, di difendere Gotham nei panni dell’Uomo Pipistrello. Fatto ciò, Wayne lascia la città per destinazione ignota. Ovviamente la cosa non poteva finire bene e il nuovo Batman non era neanche lontanamente all’altezza del suo predecessore. Anche se devo ammettere che la spara-batrang e le mani artigliate mi piacevano un casino!

2. Compagno Batman

E se Batman fosse nato nell’Unione Sovietica? Nella famosa graphic novel “Red Son”, l’autore immagina come sarebbero stati i due supereroi più famosi del mondo, se fossero germogliati dal seme marxista piantano nella Russia di Stalin. Superman sarebbe divenuto il fiero simbolo del comunismo, mentre Batman gli si sarebbe contrapposto con tutte le sue forze. Ecco come il Superman comunista descrive Batman: “Il caos nel mio mondo perfetto e ordinato. […] Il lato oscuro del sogno sovietico. Simbolo di una ribellione che non finirà mai finché il sistema sopraviverà. Anarchia in nero.”

1. Dark Claw

Vi piacciono i mash-up? Se la risposta è sì, allora troverete pane per i vostri denti con Dark Claw! Il bizzarro personaggio dei comics nato dall’unione, o meglio, dall’amalgama di Batman e Wolverine! Il piccolo Logan Wayne è testimone dell’assassinio dei propri genitori. In età adulta si arruola nell’Air Force Canadese e qui partecipa al progetto “Arma X”, in cui riceve le ossa e gli artigli di adamantio. Abbandonata la carriera militare, si trasferisce a New Gotham, dove vestito con una stramba tuta nera fa fette i criminali.

www.c4comic.it A cura di Marcello De Negri

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GLI INDIMENTICABILI - A.S. ROMA Cafu Marcos Evangelista de Moraes, meglio noto come Cafu , è un ex calciatore brasiliano, di ruolo difensore. Soprannominato Il Pendolino, è considerato uno dei più grandi terzini destri di tutti i tempi. Nel corso della sua carriera, iniziata nel 1989 al San Paolo e successivamente proseguita tra Real Saragozza, Palmeiras, Roma e Milan, ha conquistato numerosi titoli sia a livello nazionale che internazionale, come due Coppe Intercontinentali nel 1992 e nel 1993, una Coppa delle Coppe nel 1995, due Supercoppe UEFA nel 2003 e nel 2007, una Champions League nel 2007 e una Coppa del mondo per club FIFA nel 2007. È primatista assoluto di presenze con la maglia della Nazionale brasiliana, con la quale vanta un quinquennio da capitano (20022006), 142 presenze e 2 gol, si è laureato per due volte campione del mondo, nel 1994 e nel 2002, per due volte campione d'America nel 1997 e nel 1999 e per una volta vincitore della Confederations Cup nel 1997. A livello individuale è l'unico giocatore nella storia del calcio ad aver disputato consecutivamente tre finali dei campionati del mondo. Nel 1994 è stato nominato cal-

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ciatore sudamericano dell'anno. Nel 2004 è stato inserito nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Nel 2009 è stato inserito nella "squadra ideale del decennio" dal Sun. Nel 2013 è stato incluso nella formazione più forte della storia da parte della rivista World Soccer. Nel 2014 è stato inserito dal quotidiano inglese The Guardian nella lista dei 30 migliori calciatori che «hanno lasciato un segno» nella storia dei campionati del mondo. Il suo nome figura sia nella Hall of Fame ufficiale della Roma che del Milan. Negli anni novanta Falcao fu consultato dalla Roma per

delle consulenze su Cafu e Zago fornendo in entrambi i casi delle relazioni favorevoli. Nel 1997 il terzino brasiliano fu acquistato dalla società giallorossa per 13 miliardi di lire. Esordì in Serie A in Empoli-Roma (1-3), prima giornata del campionato 19971998. Dal punto di vista tecnico e tattico, dimostrò di essere compatibile con i rigidi schemi dell'allenatore boemo Zdeněk Zeman, fautore di un gioco rapido e molto offensivo improntato sul 4-3-3, mostrandosi disposto al sacrificio e alla corsa. Dopo solo un mese in Serie A era già considerato uno dei migliori stranieri del campionato e i tifosi giallorossi cominciarono a soprannominarlo il Pendolino per quel suo infaticabile correre lungo la fascia destra, avanti e indietro. L'11 aprile 1998 realizzò il suo primo gol in Serie A nella sconfitta all'Olimpico contro l'Inter (1-2). Dopo un campionato 1998-1999 altalenante la Roma si affidò al tecnico Fabio Capello che riuscì a trasmettere subito alla squadra la grinta ed il carattere vincente. Gli anni con Capello costituirono per Cafu un periodo di sempre maggiore responsabilità nella squadra giallorossa, sia dentro che fuori dal campo. Il 18 gennaio 1998 realizzò la sua prima doppietta in Serie A nella vittoria per 1-3 contro la Fiorentina, sancendo dopo venti mesi la fine dell'imbattibilità viola. Titolare inamovibile della Roma che vinse lo scudetto nel 2001, in quella stagione realizzò una delle sue giocate più famose della sua carriera, i celebri sombreri al biancoceleste e futuro Pallone d'Oro Pavel Nedvěd durante il derby della capitale Lazio-Roma del 17 dicembre 2000. Alla fine della stagione 2002-2003 la Roma decise di non rinnovargli il contratto, ritenendolo ormai un giocatore finito e uno dei responsabili dell'annata negativa della difesa giallorossa, reduce da 41 gol presi tra campionato e coppe.


GLI INDIMENTICABILI - S.S. LAZIO Alen Boksic

Esordisce come professionista nel 1987 nell’Hajduk Spalato con cui conquista una coppa dell’ex Jugoslavia nel 1991. Nello stesso anno passa al Cannes, in Francia, dove colleziona una presenza. La stagione successiva (1992-1993) approda all’O. Marsiglia con cui segna 23 reti in 37 presenze, laureandosi capocannoniere e campione di Francia (titolo poi revocato) nonché campione d’Europa, battendo nella finale di Monaco di Baviera il Milan. Nel novembre del 1993 si trasferisce in Italia alla Lazio, acquistato per 15 miliardi di lire. A Roma, dov’è allenato da Zdeněk Zeman, colleziona 21 presenze nella prima stagione (4 le reti segnate) e 23 in ciascuna delle due successive stagioni, chiuse rispettivamente a quota 9 e 4 gol. Nel 1996 passa alla Juventus per 14 miliardi di lire. Nella sua unica stagione a Torino (1996-1997) vince lo Scudetto, la Coppa Intercontinentale e la Supercoppa UEFA, e raggiunge la finale di Champions League persa contro il

Borussia Dortmund; l’attaccante segna 3 gol in campionato, deludendo tuttavia le aspettative dell’ambiente bianconero anche per via di numerosi guai fisici. Nel 1997 viene quindi riacquistato dalla Lazio dove rimane per le successive tre stagioni (dal 1997 al 2000), ed è proprio in questi tre anni che vince vari trofei con la maglia biancoceleste (due Coppa Italia, una Supercoppa Italiana, la Supercoppa Europea, la Coppa delle Coppe e lo Scudetto nel 2000). Proprio nella stagione del ritorno a Roma centra il suo record di realizzazioni in Serie A (10), e in totale le sue reti in maglia biancoceleste saranno 43. Si accasa in seguito nel 2000 al Middlesbrough, in Inghilterra, dove trascorre tre stagioni prima di concludere la sua carriera. Si ritira nel 2002, con un totale di 433 partite giocate nelle quali siglò 134 reti. Con la Croazia non prende parte al campionato del mondo 1998 in Francia, chiuso dalla nazionale al terzo posto, a causa di un infortunio poco prima dell’inizio della competizione. Prima dell’indipendenza croata fu cittadino jugoslavo, venendo convocato diverse volte nella Jugoslavia e facendo parte della rosa che partecipò al campionato del mondo 1990 in Italia. Tuttavia, nonostante le convocazioni ricevute, non giocò neanche una partita con la maglia della nazionale maggiore jugoslava, ma dusputò diverse partite con la Jugoslavia Under-21.

Nel luglio del 2012, Bokšić viene nominato dal presidente della Federcalcio, l’ex calciatore e collega Davor Šuker, come assistente della Croazia, affiancando il commissario tecnico Igor Štimac.


STORIE DI SPORT

A cura di Rolando Frascaro

Jake "The Snake" Roberts Anni 80. Uno qualsiasi del decennio. Un palazzetto dello sport di una qualsiasi città americana. Un pubblico in delirio che grida strilla e agita cartelli. La musica forte, l'occhio di bue che illumina un uomo che cammina in mezzo alla folla in un corridoio di transenne che a malapena riescono a contenere il delirio dei fans. L'uomo è alto, forte, a torso nudo, pantaloni attillati neri, come i suoi baffi. Intorno al collo ha un serpente. Vero. Enorme. Gli striscia sul collo e sulle spalle, come quel sudore che fra poco gli bagnerà tutto il corpo. Adesso togliamo tutti i “qualsiasi”. E diciamo che la città è Providence, nello stato di Rhode Island, Stati Uniti D’ America. Che il giorno è il 13 settembre 1986. E quell'uomo, che fra poco vincerà uno spettacolare match di wrestling, si chiama Jake “The Snake” Roberts. Non è un vero è proprio sport il wrestling. È uno show. Una recita. Uno spettacolo. Un puerile passatempo, una farsa, un anacronistico gioco delle parti, per alcuni. Due uomini che si picchiano per finta, non ci sono soprese per loro su chi vincerà. Hanno maschere e costumi. Interpretano personaggi dai destini segnati. E Jake, questo, lo sa. Lo sa anche il pubblico che quei calci, quei pugni quelle grida, non sono vere. Eppure è disposta a pagare, ad aspettare in piedi, ad acquistare lo show via cavo, per vedere quell’ uomo che si spingerà sulle corde e poi si lancerà sul suo avversario inerme al tappeto per non colpirlo veramente. Per fare solo rumore sul ring. L’altro griderà, si contorcerà per un dolore che non ha provato. Jake sa che è tutto finto. Non è un picchiatore, non colpisce nessuno, non è forte come tutti fanno finta di credere. Lo sa. Lo sa il pubblico e Jake. In uno

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strano scherzo sembra che lo sappia anche la vita. Lo aspetta fuori dal ring ogni sera dopo ogni show. Lo aspetta in una camera d'albergo da solo, in un motel che con gli anni, gli acciacchi, le mode che passano, il pubblico che cambia, diventa sempre più in periferia, come i palazzetti e le città in cui si esibisce. La vita vera quella senza luci senza costume e senza serpente, vince. Lo batte come avevano fatto in pochi prima, nella finzione dello show. Una bottiglia di troppo, per tenersi compagnia nei momenti in cui non ci sono applausi e folle. Quei momenti diventano sempre più lunghi. Poi, diventano gli unici momenti. Anni 2000. Una città qualsiasi, una casa qualsiasi. Un uomo che parla ad una telecamera. Registrano un documentario sulla sua vita. Il successo che lo ha portato alla celebrità in uno sport che neanche è tale e con la stessa forza lo ha tirato giù negli abissi della droga e della solitudine. Poi c'è stato un amico. Poi un altro ancora e il ricordo e l’affetto di quel pubblico che non ha smesso di adorarlo. E la vita è tornata normale. Senza folle, senza motel, senza palazzetti in delirio. Bollette, affitto, un lavoro normale. La felicità. Togliete i qualsiasi adesso. L'uomo che parla guardando la telecamera si chiama Aurelian Smith Junior. Questo è il suo vero nome. Vive ad Atlanta, Stati Uniti. Baffi. Camicia e pantaloni. Ha una foto incorniciata alle sue spalle. Un serpente intorno al collo di un uomo a torso nudo. Racconta che è stato il primo ad entrare nella Wrestling Hall of Fame. Racconta di come si può vivere e morire di sport ma ,soprattutto, rinascere.


PER LO SPORT

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Il tuo ufficio nel centro di Roma Il fenomeno dei Business center è in continua crescita. Nato negli anni 70 negli Stati Uniti e poi diffusosi in Inghilterra, negli ultimi anni ha finalmente preso piede anche in Europa e in Italia. Il Day office nasce dal cambiamento della società nei confronti del modo di fare business dove le parole chiave sono sempre più gestione dei costi e flessibilità. Per capire meglio come funziona abbiamo fatto due chiac-

chiere con i proprietari dello Share! Business Center il Day office situato a Piazza Mazzini nel cuore della capitale. RM Magazine: Ciao! Allora spiegate esattamente ai nostri lettori che cos’ è un Business Center! ShareBC: Un business center è , in poche parole, un ufficio di dimensioni variabili dove sono presenti diverse

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stanze completamente arredate e attrezzate. Le stanze possono essere utilizzate da società e liberi professionisti per un tempo variabile da mesi a poche ore senza nessun costo di alcun tipo a parte il tempo di utilizzo. RM Magazine: Quali sono i vantaggi di questo tipo di struttura? ShareBC: I vantaggi sono molteplici . Prima di tutto bisogna dire che la società o la persona che utilizza la stanza paga solo il tempo di utilizzo e che non ha vincoli contrattuali e quindi spese accessorie da pagare. Le stanze sono già comodamente arredate e non esistono caparre o costi aggiuntivi per telefonate, pulizie e linea internet. Facciamo un esempio: Sono un avvocato che due volte alla settimana devo incontrare dei clienti in una zona di Roma lontana dal mio studio. Il costo di un affitto di un ufficio per un tempo cosi limitato sarebbe molto oneroso. E allo stesso tempo non posso utilizzare il tavolino di un bar per incontrare i miei clienti. Benissimo. Il business center serve a questo. Posso affittare una stanza elegante con servizio di reception e tutte le comodità spendendo pochi euro al mese, solo per il tempo necessario. Comodo no? RM Magazine: Comodo anche per le giovani società che non vogliono affrontare costi inziali troppo alti! ShareBc: Esatto! Spesso dei giovani che hanno voglia di aprire una società devono affrontare costi inziali altissimi, soprattutto in una città come Roma, per quanto riguarda gli affitti. Caparre, contratti con compagnie telefoniche,


arredamento. Da noi possono trovare tutto questo già pronto! Senza vincoli di alcun tipo. E se pensano di usare l’ufficio solo per poche ore la settimana ancora meglio! Stabiliscono da noi la sede legale e pagano solo le ore che usano! RM Magazine: Quindi fornite anche altri servizi come la domiciliazione legale e postale oltre all’affitto degli uffici. Share Bc: Certo! La nostra società fornisce una linea completa di servizi a tutte le imprese e i liberi professionisti. Oltre al day office disponiamo di sale riunioni da 4 a 10 persone e sale meeting fino a 200 persone. Ma per i clienti più esigenti forniamo anche servizi ad hoc come studio di contratti e business plan oltre ad avere disponibile avvocato e commercialista in sede. Rm Magazine: Proprio per questa vostra efficienza e professionalità anche la nostra rivista ha deciso di stabilire la sede della sua redazione da voi! ShareBc: Grazie a voi per la fiducia e …successo!

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Innocenzo Vigoroso Innocenzo Vigoroso, architetto, scultore e pittore di origine siciliana, residente a Roma. Il suo lavoro - è stato scritto in un saggio critico - “può essere riassunto come una lunga e attenta meditazione sul corpo”. Il corpo è infatti sempre stato al centro dei suoi interessi e della sua curiosità plastica, della sua sensibilità tattile: “il corpo come figura intera, nei suoi movimenti espressivi, nei suoi slanci acrobatici, ma anche nelle attese, negli stati di quiete, così come nell’indagine psicosomatica dei volti, nei ritratti”. Dall’ascolto, quasi intimo, del corpo nascono le esili figure degli acrobati, l’annodarsi dei cerchi umani degli equilibristi “come chiudersi armonico di una tensione esistenziale, di un’esperienza di vita interamente e intensamente vissuta”. Le sculture di Vigoroso sono tutte protese alla ricerca della tensione, del librarsi verso l’alto. E le composizioni da lui create diventano come “strutture architettoniche che si allacciano nello spazio in una magica continuità energetica e acrobatica che diventa subito simbolo plastico della continuità della vita, forte capacità suggestiva”….”Ma la cifra plastica che ormai lo rende immediatamente riconoscibile è quella delle evoluzioni nello spazio di figure che si richiudono a cerchio, acrobati che sanno usare al meglio le proprie energie insieme, in un rapporto che non può non essere di totale fiducia, di incondizionato affidamento l’uno all’altro e così ci proiettano dentro il movimento circolare della danza dell’essere, restituendoci fermento e gioia esistenziale, emozionata leggerezza, senso di partecipazione attiva”. Parallelamente all’impegno artistico, Vigoroso svolge un’intensa attività didattica a favore dell’educazione artistico-visiva come direttore presso l’ “Officina dell’Arte” a Roma. Le sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche in Italia e all’estero.


Le ricette di Angerlis Casado Struffoli

TOPDIET

Ingredienti: 500g di farina 1 pizzico di sale fino 75g di burro 1 bustina vanillina 1/2 cucchiaino di bicarbonato 25ml di alcool puro 50g di zucchero Per la copertura: 150g di zucchero 350g di miele di millefiori 50g di codette colorate e/o argentate Arancia e Cedro canditi Per friggere: Olio di semi di girasole q.b.

Ad una base di farina aggiungere le uova intere, il sale, lo zucchero, la vanillina, il burro a temperatura ambiente ed il bicarbonato sciolto in 25ml di alcool puro. Impastare fino ad ottenere un composto omogeneo e compatto. Far riposare l'impasto per minimo 30' a temperatura ambiente coperto da una pellicola o un canovaccio. Dividere il composto in 6 parti e formare de bastoncini tubolari. con lo spessore di 1cm. Tagliare i bastoncini a pezzetti piccoli di circa 1cm e disporre su un canovaccio cercando di non sovrapporli Friggerli in olio bollente poco alla volta e metterli sopra carta assorbente. Una volta fritti, prendere una padella e versare il miele e lo zucchero. Far sciogliere la miscela ed unire gli struffoli e le codette . Girare bene e adagiarli ancora caldi dandogli la forma di una ciambella su un piatto. Decorarli con strisce di frutta candita intorno.

Ingredienti: 1 pacco di biscotti savoiardi 600g di ricotta 250g di zucchero Dolce 1 cucchiaino di cannella 50g di frutta candita a dadini 120g di gocce di cioccolato 2 cucchiai di liquore Strega Bagna: 250ml d'acqua 125g di zucchero 1 bicchierino di liquore strega o qualsiasi liquore all'arancio

alla Cassata

Far bollire l'acqua e lo zucchero della bagna in un tegamino. Togliere dal fuoco. Aggiungere il liquore e mescolare bene. Metterlo da parte per far raffredare. Porre in una terrina la ricotta, lo zucchero e la cannella. Sbattere fino a sciogliere tutto lo zucchero. Aggiungere quindi i canditi, il liquore e le gocce di cioccolato. Amalgamare delicatamente e procedere con il montaggio utilizzando una tortiera di fondo rimovibile oppure una pirofila (l'ultimo strato con i savoiardi per poter cosĂŹ essere capovolto) di circa 18cm. Fare un primo stratto di savoiardi bagnati poi uno di crema e cosĂŹ sucessivamente facendo attenzione di finire l'ultimo strato con la crema (lasciare un po' di crema per cospargere i lati del dolce dopo averlo tolto dal frigorifero e per cospargere tutta la superficie del dolce). Lasciare in frigorifero per 2 ore. Rimuovere l'anello intorno alla torta e lisciarla con la crema precedentemente messa da parte. Disporre i savoiardi e decorarlo con un bel nastro intorno.

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Anna Maria Ryhorczuk

1 Parte Di Vodka 1 Parte Di Amaretto Di Saronno 1 Parte Di Southern Confort Top Di Succo Di Arancia 1 Spruzzo Di Granatina Versare direttamente nello Shaker: Vodka, Amaretto, Southern Confort e granatina. Shakerare energicamente e versare il tutto nel bicchiere rock alto pieno di ghiaccio e completare con il Top di Succo di Arancia. Guarnire con una fetta di arancia e 2 ciliegine.

Questo rum del Madagascar e’ considerato il miglior rum africano; e’ invecchiato 6 anni ed il tempo e la qualita’ sopraffina della canna da zucchero che ne costituisce la materia prima, sono i fattori determinanti dell’eccellente risultato. Ha un sapore vellutato di caffe’ e cioccolato fondente con note di nocciole e frutta secca; finale con un delicato sentore di vaniglia. Grad. Alc. 45%.

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Stout aromatizzata al cioccolato, gradaz. alc. 5%. Birra inglese ottenuta con l’aggiunta di cioccolato amaro che bilancia il caratteristico gusto dolce del malto tostato. La Double Chocolate ha colore bruno intenso e opaco, con schiuma color beige fine e persistente. Al gusto risulta leggera con note di cioccolato per arrivare ad un finale secco e deciso.


The Burger FACTORY S e si volesse gustare un autentico hamburger in stile americano o italiano è obbligatorio visitare The Factory Burger. Secondo Tripadvisor, la nota app che recensisce locali in tutta Italia, The Factory Burger è il vincitore della TOP 10 NAZIONALE con il massimo del punteggio. Alessandro, il titolare del locale, ci spiega in una frase la filosofia del locale: “qualità senza compromessi”; infatti qui vengono serviti esclusivamente hamburger di manzo danese, manzo italiano, controfiletto e black angus texano nei tagli da 150, 220 e 300 grammi. Il locale è molto accogliente e curato nei minimi dettagli, sia nell’arredamento sia nel servizio, ed è Alessandro in persona che in caso di dubbio saprà consigliare il piatto giusto accompagnato dalla birra o dal vino ideale in relazione alla scelta, in-

fatti oltre alle numerose opzioni riguardo alle pietanze è altrettanto curato l’abbinamento enogastronomico. Passando ad una panoramica dei prodotti offerti, oltre ai classici Cheeseburger e Bacon Cheeseburger, sono assolutamente da segnalare il CAPRESE (con mozzarella di bufala, pomodoro e pesto), il JUMBO (lardo di patanegra e cicoria ripassata), il CHUCK (prosciutto crudo di Parma, bufala e funghi trifolati) e il MADDOG (speck, provola affumicata e melanzane fritte). Non possiamo dimenticare le rivisitazioni italiane dell’hamburger segnalando quindi il CARBONARO (zabaione di pecorino, doppio bacon e pepe) e il MATRICIANO (doppio bacon, peperoncino, provola affumicata, zabaione di pomodoro e pecorino). Interessante è anche riportare una serie

di commenti lasciati dai clienti sulla APP Tripadvisor:

- Sono stato recentemente da The Burger Factory , ed oltre all’ambiente carino e confortevole ho provato degli hamburger veramente fantastici soprattutto il Purple, di manzo danese con cipolla rossa caramellata, doppio cheddar e guanciale. Consiglio il cheesecake ai frutti di bosco. Prezzi adeguati alla qualità offerta.... ritornerò. - Il locale è piccolo gli Hamburger Enormi!! È veramente un piacere venire in questo locale. Il servizio è molto semplice e cortese ma soprattutto i piatti sono veramente di qualità! Abbiamo mangiato i migliori anelli di cipolle fritte di sempre (cipolle vere e non quegli anelli finti e perfettamente tondi ai quali ci hanno abi-


tuato...) e due fantastici hamburger! Manzo danese al 100% e ingredienti della massima qualità fanno di questi Hamburger dei piccoli capolavori di questo genere (e dei pasti “in se”). Molto buoni pure i dolci e originale la scelta delle birre. Insomma The Burger Factory è un indirizzo da tenere a mente per gli amanti del genere anche perché a fronte di una qualità veramente alta i prezzi sono onestissimi!!!

rei fare i complimenti al proprietario per aver gestito egregiamente una situazione di notevole sovrannumero di una prenotazione (da 8 a 13!!) con il locale pieno, facendo i salti mortali per accontentarci! Cosa aggiungere? Non rimane che andare a The Burger Factory e gustarsi la cena......

- Serata veramente piacevole! Io e il mio ragazzo siamo stati a cena di mercoledì e siamo rimasti veramente sorpresi. Ambiente molto accogliente e riservato, ideale per una serata di coppia ma anche da passare in tranquillità con gli amici. Il cibo era veramente sublime: panini dagli ingredienti ricercati e di altissima qualità, come le patatine fritte ed i dolci fatti in casa! Il proprietario poi veramente gentile e disponibile. Lo consiglio vivamente, ne vale davvero la pena!! - Siamo stati a cena in mezzo alla settimana, accoglienza ottima, i Nuggets di pollo sono divini (ne avrei mangiati all’infinito), i panini sono belli carichi, ma al tempo stesso leggeri, digeribili e c’è davvero una buona scelta! Molto buone anche le patate fritte fresche, consigliato! - Veramente un posto in cui sentirsi a casa! Lo consiglio a tutti e la qualità è ottima! Il prezzo vale la qualità, personale gentile e molto disponibile. - Oltre all’eccezionale qualità dei prodotti e degli hamburger (l’ultima aggiunta al menù, il purple burger, è fenomenale) vor-

Via G. Da Castel Bolognese, 20 (Ponte Testaccio) Roma Domenica chiuso 06 3209 0588


BEAUTY di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

arriccia ciglia elettrico Panasonic Eyelash Curler

Se mi seguite da un po’ sapete già quanto io sia sensibile all’argomento ciglia. Proprio come i capelli, le mie ciglia sono piuttosto sottili quindi devo fare attenzione ai prodotti che uso (i mascara troppo cremosi tendono a farle pesare troppo) e per curvarle verso l’alto devo necessariamente ricorrere al piega ciglia. Questo mese vi parlo di un prodotto particolare che potrebbe fare al caso vostro se siete alla ricerca di un metodo poco invasivo per incurvare le ciglia: sto parlando dell’arriccia ciglia elettrico Panasonic Eyelash Curler. E’ un arriccia ciglia elettrico rotante che, riscaldandosi, è in grado di incurvare le ciglia. L’apparecchio ha dimensioni ridotte (come una penna) ed il funzionamento è piuttosto semplice risultando comodo da utilizzare perché leggero e compatto. Spostando l’interruttore/gioiello verso l’alto lo scovolino inizia a riscaldarsi; quando l’indicatore posto alla base dello scovolino passa da viola a rosa l’arriccia ciglia elettrico è pronto. E’ possibile utilizzarlo sulle ciglia superiori e inferiori premendo il bottone, con 2 modalità: • INCURVATURA NATURALE: adatta a chi vuole ottenere un effetto naturale. Dopo aver posizionato la spazzolina alla base delle ciglia si procede con la rotazione verso l’alto (bottone freccia in su), spostando lentamente la spazzolina verso l’estremità delle ciglia; mantenere la posizione per qualche secondo e rilasciare. Ripetere l’operazione più volte. • INCURVATURA ACCENTUATA: ideale per chi vuole

ottenere un effetto massimizzato, o per ciglia particolarmente diradate e sottili.

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Quando lo utilizzo la differenza con le mie ciglia “al naturale” è decisamente visibile ma, sono sincera, è necessario avere tempo per ottenere un buon risultato. Appare chiaro che calore e movimenti rotatori non possano che favorire l’incurvatura, quindi ovviamente il prodotto funziona, però dovete lavorarci su per ottenere un effetto davvero visibile. Insomma, io che la mattina vado sempre di corsa, non riesco ad utilizzarlo nella quotidianità ma solo quando ho più tempo a disposizione per il make up. Attenzione: proprio come per i capelli, il risultato non dura a lungo se non prendiamo precauzioni! Il manuale di istruzioni suggerisce di utilizzare l’apparecchio dopo aver applicato il mascara ma non mi sono trovata bene con questo metodo perché il mascara si scioglie troppo e si rischia di creare un pasticcio rovinando il make up. Io vi consiglio di farlo subito prima: in questo modo il mascara (proprio come la lacca!) e ci aiuterà a mantenere le ciglia incurvate più a lungo. Ecco qualche dritta in più: per accentuare lo sguardo inclinate la spazzolina e muovetela diagonalmente verso l’angolo esterno dell’occhio. Non dimenticate l’angolo interno, potete procedere allo stesso modo ma in direzione opposta. Per massimizzare l’effetto muovete la spazzolina a zig zag proprio come con lo scovolino del mascara; in questo modo sarete sicure di includere nell’incurvatura anche le ciglia più corte. Procedete pochi ciuffetti alla volta: sarete certe di direzionare le ciglia correttamente! Per incurvare le ciglia inferiori è meglio usare l’arriccia ciglia senza rotazione, sfruttando l’azione del calore. Tenete la spazzolina verticalmente e muovetela verso il basso. Il prezzo dell’arriccia Panasonic Eyelash Curler è di 26,90 €.


MODA must have per l’inverno: IL BOMBER

di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

Tra i capi che non possono mancare nel nostro armadio c’è proprio lui, il bomber, un capo spalla che adoro per la sua versatilità, soprattutto se indossato con capi più eleganti per crare dei look a contrasto. Quando ho trovato questo modello in raso con volant ho capito che non potevo farmi sfuggire l’occasione di aggiungere un nuovo pezzo alla mia collezione! Ma che succede quando è il bomber a diventare il pezzo “romantico” del look? Beh, spetta al resto spezzare il mood! Ecco perché ho indossato dei pantaloni con strappi sulle ginocchia e gli accessori super borchiati, fra i quali c’è un’altra new entry: le scarpe a punta con doppio cinturino, un modello particolare che, vi assicuro, non passa inosservato!


MA

P U E K

A cura di

Anna Maria Ryhorczuk

Un makeup perfetto...

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er un makeup perfetto iniziate con una buona pulizia del viso, tonificate ed idratate per bene la pelle, sopratutto se desiderate che il trucco duri a lungo. Guardatevi allo specchio, studiate bene i vostri lineamenti, il colorito e scegliete i cosmetici che possono dare armonia al vostro viso, rispetto agli occhi e ai capelli. In generale, le linee neutre vanno sempre bene, il beige, il marrone, il grigio. Dopo aver spalmato sul viso una crema idratante, applicate un buon primer, scegliendone uno adatto alle vostre esigenze. Poi passate al fondotinta: quelli chiari “ingrassano”, mentre quelli scuri “snelliscono”. Quello che una donna chiede al trucco è di essere omogeneo, senza imperfezioni, che renda la pelle perfettamente vellutata.Per questo è molto importante la scelta della tonalità giusta; quando acquistate il fondotinta, non provatelo sul dorso della mano o sul polso, ma sul viso, fra il collo e la linea della mascella: il fondotinta deve fondersi con il colorito della pelle, illuminando il viso, esaltandone la carnagione e deve essere uniforme, senza stacchi di colore. Se riuscite a vedere appena il fondotinta, avete trovato la tonalità giusta, altrimenti, per capire qual’è il vostro sottotono, guardate le vene interne del vostro polso: se hanno un colore blu/azzurro il vostro sottotono è rosa; se tende al verde il vostro sottotono è giallo. Passiamo alla cipria, cosmetico indispensabile per fissare il trucco e dare al viso un aspetto vellutato. Per quanto riguarda la tonalità valgono le stesse regole del fondotinta, sopra citate: ricordate che una cipria troppo chiara rende il viso troppo pallido, mentre quella troppo scura lo invecchia. Scegliete una tonalità il più possibile vicina al vostro incarnato, al massimo una tonalità più chiara, che non sia in contrasto con il fondotinta. Le ciprie possono essere compatte, per pelli grasse e miste, coprenti e le ciprie in polvere, meno coprenti, tendenti al trasparente. La cipria compatta va tamponata con la spugnetta e stesa sul viso con

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movimenti circolari, dall’alto verso il basso,dall’interno del viso verso l’esterno. Le ciprie in polvere danno un aspetto setoso alla pelle, con un risultato molto naturale; sono indicate per tutti i tipi di pelle (anche quelle secche non si disidratano) e vanno applicate con un piumino morbido o un pennello. Fard o Blush usateli sempre, senza esagerare, basta una passata molto leggera; anche per la scelta del fard è importante scoprire la giusta tonalità, in armonia con il proprio incarnato: se avete la pelle chiarissima, lattea, scegliete un colorito delicato, come il rosa antico o il rosa chiaro; se avete la pelle chiara, le tonalità più adatte sono rosa chiaro, rosa pesca o rosa corallo, ma sempre nuances chiare e delicate. Se avete la pelle di tonalità media, il blush deve essere non troppo chiaro e neanche troppo scuro: un pesca, un albicocca o un rosa scuro andranno benissimo. Per la pelle scura, scegliete il blush nelle nuances albicocca, mattone, beige o prugna che daranno intensità all’incarnato; se la vostra pelle invece è olivastra le nuances mattone chiaro, bronzo e ambra renderanno il vostro viso molto sensuale. Per quanto riguarda gli occhi bisogna sempre cercare di dare incisività allo sguardo, ravvivandolo e questo effetto si ottiene con il mascara, giusto un paio di passate, senza esagerare. Infine passiamo a truccare le labbra: la bocca è una vera arma di seduzione, rivela il nostro carattere, cattura lo sguardo e per questo bisogna dedicarle tutta la nostra attenzione, usando prodotti emollienti ed antirughe. Innanzitutto, come per il viso applicate un buon primer, coprendo macchie, discromie e i contorni della bocca che possono essere poco netti; poi applicate un velo di fondotinta e tamponate con una velina per togliere quello in eccesso. Quindi spolverate con un velo di cipria (se avete le labbra secche evitate quest’ultimo passaggio). Con una matita per labbra, che deve essere di un colore il più possibile vicino a quello del rossetto (eventualmente una tonalità più scura, mai più chiara), tracciate il contorno labbra cercando di eseguire un contorno netto e simmetrico, non premete troppo sulla mina.


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A cura di

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Anna Maria Ryhorczuk

Le 3 applicazioni del mese PhotoDirector

Per migliorare i vostri scatti e renderli all’altezza di una macchina fotografica professionale vi basta affidarvi a PhotoDirector. Questo servizio vi permetterà di ottimizzare le vostre foto attraverso diverse funzioni: bilanciamento del bianco, gestione di saturazione, luminosità ed esposizione ma anche filtri, cornici, adesivi e collage. Una volta scaricata l’app vi troverete di fornte un’interfaccia moderna, colorata ed inutitiva che vi propone subito dei modelli presintallati, collage o opzioni di modifica. Cliccando su Modifica potrete caricare una delle vostre foto in Galleria e cimentarvi con le diverse feature offerte; su Collage potrete combinare insieme fino a 6 foto mentre su Modelli troverte cornici, sticker ed effetti di diverso genere da applicare ai vostri scatti.

I Puffi epic run Chi di voi non conosce i Puffi, le piccole creaturine blu che abitano funghi ben arredati e che cercano di sfuggire alle grinfie di Gargamella e del suo gatto Birba? Scaricando questo gioco potrete vestire i panni del vostro puffo preferito per cercare di salvare tutti gli altri vostri puff-amici scomparsi dopo uno dei terribili incantesimi di Gargamella. Superate i 100 livelli disponibili, raccogliette i manufatti magici che incontrerete nel vostro cammino, datevi al Parkour e liberate gli altri puffi sfruttando i poteri a vostra disposzione. Il gioco, per farvi un’idea, ricorda vagamente il vecchio Super Mario! L’app offre annunci pubblicitari ed acquisti in app.

AnyPark AnyPark nasce da un progetto giovane senza scopo di lucro. L’app, sfruttando il gps, vi permetterà di condividere il vostro parcheggio con gli altri utenti. Un servizio che consente di risparmiare tempo e benzina. Per trovare parcheggio non dovrete fare altro che navigare all’interno della mappa e verificare quelli liberi e la scadenza di quelli ancora occupati. Aiutare gli altri a trovar parcheggio vi permetterà inoltre di ottenere dei crediti da utilizzare per assicurazione, riparazione, tagliando della vostra auto. L’app, come precisato dagli sviluppatori stessi, non è perfetta ma va comunque premiata l’idea alla base. Più utenti decideranno di unirsi alla community, più funzionale sarà il servizio.

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JYU Hornet S

La JYU ha recentemente rilasciato un mini drone fpv con motori brushless che riesce a raggiungere velocità di circa 120 km h e grazie al suo GPS interno mantiene perfettamente la posizione. Dotato di batteria LiPo che permette una durata di volo che varia dai 15 minuti in modalità sport , ai 20 minuti in modalità soft, è decisamente uno dei migliori droni economici fpv presenti sul mercato. Le sue plastiche ben assemblate e la sua scocca che avvolge tutti e 4 i motori crea una sorta di protezione in caso di piccole cadute. Dietro i piedi removibili sono situati i led che permettono di capire la posizione del drone e settare le varie funzioni della radio. L' Hornet S permette di essere pilotato in 3 differenti modi: 1. modalità facile – principiante, con il GPS , quindi il drone risulta fermo e stabile. 2. modalità semi professionale , sempre con l’aiuto del GPS ma con valori interni di inclinazione ed imu più aggressivi. 3.modalità professionale, senza gps, solo con controllo dell’altezza e con valori di inclinazione decisamente aumentati (da vero drone fpv). In questa modalità raggiunge i 120km/h! Sul lato sinistro è presente il tasto per effettuare il return to home, che risulta molto preciso; sul lato dx è presente il tasto per il take off e landing. Premendo questo tasto tasto il drone in automatico si portera ad una altezza prestabilità dal sistema di circa 3 metri restando perfettamente in hovering. Premendo nuovamente il tasto il drone comincerà la fase di atterraggio automatico. Sulla parte superiore della radio sono presenti i tasti per registrare video, scattare foto e muovere la camera. Un drone decisamente economico ma allo stesso tempo funzionale visto il suo prezzo che si aggira attorno ai 200 euro.

Resident Evil 7 biohazard E' l'ultima incarnazione della celebre serie Resident Evil. Questo capitolo rappresenta un nuovo corso per la saga, che intende recuperare le radici della serie e nel contempo aprire le porte a un'esperienza horror ancora più terrificante. Si tratterà di un cambiamento epocale per il gioco, che per la prima volta prevede la visuale in prima persona e un magnifico stile fotorealistico grazie al nuovo motore grafico RE Engine di Capcom. Tutto ciò garantisce un livello di immersione senza precedenti: il terrore non è mai stato così vicino e personale. Ambientato nelle campagne statunitensi è incentrato sull'esplorazione; presenta elementi distintivi del genere survival horror, creato proprio da questa serie oltre vent'anni fa.

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A cura di

Marco Tassello

Netgear Arlo VMS3330 Il kit di videosorveglianza è composto da tre videocamere e da una base station da collegare al modem router. Grazie al sensore di movimento, in caso di emergenza la base invia un alert via mail o una notifica tramite app dedicata. È al 100% senza fili, perché le telecamere sono alimentate con 4 pile al litio formato CR123 (incluse nella prima dotazione), che garantiscono un’autonomia di circa 6 mesi. Sono inoltre completamente impermeabili e resistenti alle intemperie, pertanto il loro impiego può essere sia da interno che da esterno, con visione notturna di elevata qualità. Posizionarle intorno alla casa è semplice grazie a un supporto di montaggio magnetico, oppure si possono montare su superfici piatte. Occorre solo connettere la stazione base al router WiFi, sincronizzare le videocamere, avviare l’app gratuita Arlo e, nel giro di pochi minuti, si è pronti a utilizzare il sistema. Tutte le registrazioni video vengono immediatamente salvate nel cloud di Netgear, gratuito fino a 1 Gb di memoria; se si vuole più spazio o si desidera collegare più videocamere bisogna passare ai piani a pagamento. Qualsiasi dispositivo si utilizzi, smartphone, tablet o computer, bastano uno o due clic per tenere tutto sotto controllo. Si possono collegare fino a 15 videocamere nel cloud, guardare fino a quattro videocamere contemporaneamente e programmare gli orari del rilevamento dei movimenti in base alle proprie esigenze.

PowerLine d-link I Powerline sono dispositivi che sfruttano l'impianto elettrico per portare internet nelle stanze dove non arriva la connessione. Composti da 2 adattatori, i Kit Powerline D-Link sono semplicissimi da usare: è sufficiente collegare uno degli adattatori ad una presa elettrica, e collegarvi il router; allo stesso modo, si inserisce il secondo adattatore in un'altra presa elettrica nella zona della casa dove si vuole portare la connessione ad internet, e vi si collega il dispositivo che si desidera utilizzare (ad esempio un PC, uno Smart TV, una console di gioco). Dotati di spina elettrica italiana, gli adattatori si inseriscono direttamente nelle comuni prese della corrente. I moderni Kit PowerLine arrivano a velocità fino a 2.000 Mbps, e rappresentano una soluzione incredibilmente veloce ed economica per le diverse esigenze della rete domestica, dalla semplice condivisione di file alla trasmissione in streaming di musica e film, al collegamento di uno Smart TV, e tanto altro.

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Santa Maria dei Miracoli

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ntrando nella celebre Piazza Del Popolo e guardando in direzione di Via del Corso si possono notare due strutture, conosciute dai romani come “chiese gemelle”. Le due costruzioni, sebbene ad una prima occhiata possano sembrare apparentemente identiche, mostrano invece alcune differenze ad uno sguardo più attento, seppur principalmente dal punto di vista della planimetria. Osservandole , mentre si danno le spalle a Piazzale Flaminio, scopriremo la chiesa di sinistra è quella conosciuta come Santa Maria dei Miracoli. La struttura fu costruita sui resti di un monumento funebre a forme piramidale, simile a quello della Piramide Cestia, ,come anche la sua “gemella” la Chiesa di Santa Maria in Montesanto. La storia della denominazione della struttura è interessante e curioso in quanto si rifà ad un miracolo che accadde nei suoi dintorni. Nell’anno 1325, mentre una donna passeggiava sul lungotevere con il suo bambino, quest’ultimo le sfuggì e cadde in acqua. Disperata e in preda al panico la giovane si rivolse ad una pittura di una vergine che era presente proprio in quel punto disegnata su un muro. Il bambino riuscì a salvarsi e il fatto venne considerato un miracolo dovuto all’intercessione di Maria. Si decise così di costruire una cappella per conservarvi l’immagine a cui si rivolse la donna. La struttura destinata a custodire il dipinto venne in un primo momento eretta sul lungo fiume ma, a causa di alcune piene del Tevere , si decise di spostare l’immagine nella chiesa di San Giacomo in Augusta, dove ancora oggi si trova. All’interno della cappella vi fu collocata una copia. Nel 1661 per volere di Papa Alessandro VII si cominciarono i lavori per costruire una nuova chiesa destinata ad ospitare la copia. La struttura venne terminata solo nel 1679 e oggi è officiata dai Preti del Sacro Cuore di Gesù. A cura della redazione Foto: Massimiliano

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Castel Sant’Angelo

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onumento che lega la sua storia a quella di Roma stessa, Castel Sant’Angelo è sicuramente una delle costruzioni più conosciute della città. Le sue origini risalgono a più di duemila anni fa quando, l’imperatore Adriano, decise di erigerlo come suo mausoleo. Non ebbe però la possibilità di vedere l’opera completata visto che i lavori furono terminati soltanto un anno dopo la sua morte. La sua funzione non mutò fino al 403 d.c. In quell’anno imperatore Onorio incluse il monumento all’interno delle mura aureliane e ne modificò la struttura per renderlo una fortificazione di controllo posta sul Tevere e con una visione privilegiata sulla città. In quest’ occasione per la prima volta cominciò ad essere conosciuto come castellum. Nei secoli successivi, andò piano piano perdendo il suo ruolo di fortezza difensiva e cominciò ad essere disputato fra varie famiglie influenti romane come dimora o come simbolo per dimostrare il proprio potere sulla città. Fu il Papa Niccolò III della dinastia degli Orsini, che per la prima volta lo incluse nelle proprietà vaticane. Vista la sua vicinanza con la Basilica di San Pietro decise di trasferirvi la sede apostolica. Ed è proprio in questo periodo che fu costruito il celebre “passetto”, il tratto delle mura vaticane che congiunge Castel Sant’Angelo con la prima basilica della chiesa cattolica. Questo aveva come scopo, in caso di attacchi alla sede vaticana, quello di mettere in salvo il Papa dandogli la possibilità di arrivare alla fortezza dai suoi appartamenti in modo veloce e sicuro. Castel Sant’Angelo, visti anche i mutamenti politici, nel corso dei secoli successivi perse la necessità di espletare sua funzione difensiva e il suo uso venne modificato più volte. Convertito prima in carcere e poi, dopo l’Unita d’ Italia, in caserma e poi in museo. Destinazione che ricopre ancora oggi. Visitabile tutti i giorni dalle 9 alle 19:30 è una meta immancabile per i turisti che visitano la nostra città ma che merita di essere scoperta anche dai romani. A cura della redazione Foto: Massimiliano

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i d i c i m a Gli agazine RM M


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Testi: Gabriele Traversa Disegni: Christian Polito

Christian Polito, nato in Italia nel 1989, inizia a disegnare fin da piccolo; all’età di 22 anni decide di rinunciare alla sua vita sociale per diventare un disegnatore; attualmente studia disegno e tecnica del fumetto alla Scuola Romana dei Fumetti e pubblica strisce satiriche su una rivista online di nome Golem Informazione.

Gabriele Traversa, classe ‘90, nel 2014 frequenta un corso di sceneggiatura e nello stesso anno si iscrive alla Scuola Romana dei Fumetti. Nel 2015 realizza alcune strisce a fumetti per “Pupazzo Criminale”, web comedy di Lillo&Greg e comincia a collaborare col settimanale online Golem, per il quale scrive sceneggiature di strisce a fumetti a tema satirico.


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Arcom srl opera dal 2001 sul territorio nazionale per la progettazione e realizzazione di impianti tecnologici e per la vendita e assistenza di grandi impianti di ristorazione professionale (cottura, refrigerazione, lavaggio e preparazione) e della climatizzazione industriale. Arcom è il partner ideale per le aziende o gli Enti che mirino a un risultato certo nei tempi di consegna e garantito in termini di efficienza e durata. Arcom srl ha le seguenti abilitazioni ai sensi del DM 37/08: lettera A – B – D- E – F – G

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Numero 8  
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