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LUGLIO-AGOSTO 2016 #5

RM

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VASCO ROSSI live kom016

STORIA DI UN GIRAMONDO

intervista ad Andrè Brugiroux

MASSIMO POLIDORO l’esploratore dell’insolito

ESTATE ROMANA gli eventi della Capitale

EUROPEI 2016

LUZ CIPRIOTA

la protagonista argentina del film di Rocco Papaleo si racconta

Mensile a distribuzione gratuita

Portogallo campione


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L’Editoriale

“E la chiamano estate”, recitava una vecchia e indimenticabile canzone di Bruno Martino. Noi la chiamiamo Estate, con la E maiuscola. E’ arrivata, finalmente. Calda come ogni anno sembra non essere mai stata, lunga, romantica (ma sarà un caso che questa parola divisa in due diventa ROMA ANTICA?) e tutta da leggere. Noi non vi lasciamo neanche questo mese anzi…questi mesi! Eh si, perché per Luglio e Agosto abbiamo deciso di diventare, solo per questa volta, bimestrali e regalarvi un numero speciale pieno di contenuti e notizie sugli eventi che hanno accompagnato l’estate romana. La capitale negli ultimi anni è diventata una città tutta da vivere anche durante questi caldi mesi. Dalla voglia di fuga dalla città si è passati quasi al privilegio di rimanere a casa e poter godere delle tante iniziative culturali, musicali e gastronomiche che vengono organizzate sul territorio capitolino. Oltre, ovviamente, a poter usufruire di una città senza traffico e popolata da persone che vengono da ogni parte del mondo. Roma, d’estate diventa colorata, più che mai. A Settembre cercheremo di raccontarvi il più possibile di questi eventi con la speranza che, quando il caldo diminuirà e il freddo tornerà a gelare Roma, i ricordi di quelle calde serate saranno meravigliosi E allora, buona lettura e ….una fantastica e indimenticabile estate a tutti. Ci vediamo a Settembre!

di Rolando Frascaro


20

Vasco Rossi Live kom016

4

32 Arredamento problemi di spazio?

34

Luz Cipriota fuego argentino

Fabiana Latini da “Mezzogiorno in Famiglia”

48 Cinema Cult: Borotalco

56

52 Anna modella del mese

14 Massimo Polidoro l’esploratore dell’insolito

72 Fumetti: i più cattivi

Estate Romana gli eventi della Capitale

66

74 Europei 2016 Portogallo campione

Andrè Brugiroux un cittadino del mondo


LUZ CIPRIOTA

Fuego Argentino Questo mese RM Magazine presenta Luz Cipriota la protagonista dell’ultimo film di Rocco Papaleo, Onda su onda, uscito quest’anno nelle sale italiane ottenendo un grande successo, con protagonisti l’attore lucano e Alessandro Gassman. Luz è nata nel 1985 a Buenos Aires e come molti argentini ha origini italiane; nel 2012 è nel cast della fiction italiana di Rai Uno Terra ribelle 2 - Il Nuovo Mondo dove interpreta Isabella Puccini per poi approdare al cinema italiano proprio con Onda su onda. - Ciao Luz, raccontaci come ti sei trovata sul set con i tuoi colleghi Rocco Papaleo ed Alessandro Gassman: Per me Rocco Papaleo è un artista completo. Conosce la giusta combinazione fra recitazione, regia e il connubio con la musica. È stato molto piacevole lavorare con lui perché aveva molto chiaro il mio personaggio e il suo ruolo nel film. Questo ha reso il tutto più semplice e divertente. Mi sono sentita molto bene e ho imparato molto da lui. Alessandro Gassman è un grande attore che ammiro molto ed’ è anche una persona eccezionale. Mi ha aiutato molto a capire il personaggio. È stato un ottimo compagno di lavoro e mi piacerebbe poter collaborare di nuovo insieme. È un professionista che ama quello che fa e trasmette tutta la sua passione agli altri.

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- Riguardo al personaggio che interpreti nel film raccontaci qualcosa di più: Gilda è una persona che ha una grande passione per la vita. Un’ artista nata. Autentica, sognatrice, curiosa e sempre con il sorriso affronta la vita facendo le cose che più ama: recitare, cantare e ballare. Quando scopre che suo padre non è morto, come aveva creduto per tutta la vita, fa di tutto per conoscerlo e vendicarsi per aver abbandonato lei e sua madre. Ma il suo cuore in realtà non cerca vendetta ma amore.

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- Al contrario di Terra Ribelle 2 (in cui hai recitato in spagnolo), in “Onda su onda” hai dovuto affrontare l’ostacolo della lingua recitando in italiano; come ti sei trovata? Qualcuno degli attori ti ha aiutata in modo particolare? Prima di fare questo film non parlavo neanche una parola di italiano! In Terra Ribelle 2 ho lavorato con un equipe di italiani ma non avevo la necessità di imparare bene la lingua perché in post-produzione sarei stata doppiata. Quando ho saputo che Rocco Papaleo stava cercando 8 RM MAGAZINE

un’ attrice Argentina che parlasse italiano per il suo prossimo film ho subito pensato che fosse per me un’ ottima opportunità e ne ho parlato con Eugenia Levin, responsabile del casting internazionale. L’ incontro e stato magico! Nessuno parlava la lingua dell’ altro ma ci siamo capiti al volo e dopo 5 minuti stavamo cantando sul pianoforte. Quando mi hanno detto che ero stata scelta per interpretare il ruolo mi hanno anche informata che avrei dovuto imparare l’italiano in un mese! Ma non ho avuto paura perchè mi

piacciono tantissimo le sfide. Durante le riprese, Rocco e Alessandro mi hanno aiutato molto per non sbagliare. È stata una delle più belle esperienze della mia vita.

- Ti piacerebbe lavorare di nuovo in una produzione italiana? Mi piace moltissimo l’Italia! La prima volta che ho visitato il vostro paese è stato quando sono andata a Roma per la fiction della RAI che ho interpretato nel


L’amore per me è passione, rispetto, libertà e compagnia. Ancora non ho trovato la persona giusta. Ma sono sicura che lo troverò. Ringraziamo la gentilissima Luz per la disponibilità e le facciamo un grande in bocca al lupo nella speranza di rivederla presto al cinema.

Intervista a cura di Massimiliano Correa

2013 “Terra Ribelle 2”. In quel viaggio è nata in me una passione per l’Italia e la sua gente. Vorrei tanto tornarci a lavorare. - Oltre alla recitazione quali sono le tue passioni? Cantare e ballare. Mi sento libera quando lo faccio. - Riguardo allo sport e all’attività fisica? Quando era adolescente praticavo la ginnastica ritmica. Era la mia più grande passione. Dopo la scuola andavo in palestra 5 ore al giorno. Sono stata campionessa nazionale. Alcuni mesi fa ho fatto un corso di pattinaggio grazie al quale sono stata scelta per una telefilm della Disney che si chiama “Sono Luna “ e che inizierà a marzo di 2016 anche in Italia. - Entrando un po’ di più nella sfera personale puoi dirci qualcosa sulla situazione sentimentale?


Si sta svolgendo fino al 24 Luglio presso il Macro di Testaccio la mostra internazionale dedicata al tatuaggio “Tattoo Forever”. L’esibizione viene realizzata dentro lo splendido spazio recuperato dell’ Ex Mattatoio dello storico quartiere capitolino. Un luogo, un tempo di sofferenza e di dolore, ormai da tempo riconvertito invece in uno spazio multifunzionale dove si realizzano diversi eventi in un connubio di arte, cultura e musica. La mostra, che la redazione di Rm Magazine ha visitato per i suoi lettori in anteprima, è un vero e proprio percorso dentro l’universo del tatuaggio. Universale infatti sembra diventata questa pratica, la sua capacità comunicativa e quella di abbracciare diverse arti. Prendendo ispirazione da una precedente mostra realizzata più di trenta anni fa nei Mercati Traianei e chiamata “L’Asino e la zebra, origini e tendenze del

tatuaggio moderno”, quella in scena al Macro vuole riportarci a conoscere non solo la storia di quest’arte che, scopriremo, millenaria, ma anche e soprattutto il suo ormai profondo legame con la pittura, la scultura, il design e la moda. I tatuatori, considerati per troppo tempo

solo dei professionisti del disegno su pelle, a Tattoo Forever hanno avuto possibilità di mostrare il loro lato artistico più

sincero e il pubblico di poterlo conoscere da vicino. Diviso in cinque sezioni , lo spazio espositivo del “Tattoo Forever” ci porta per mano attraverso un percorso scenograficamente molto ben realizzato, in una giusta e scenografica scelta di luci e spazi più intimi. Si parte dalla Storia del tatuaggio. Possiamo ammirare alcuni strumenti utilizzati per realizzare i tatuaggi in tempi molto antichi fino ad arrivare a quelli più attuali. Scopriamo che l’arte di disegnare sulla pelle ha origini assai remote e che numerose sono le testimonianze di ritrovamenti di copri mummificati risalenti a più di 3500 anni fa che presentano segni di tatuaggi sul corpo. Seguiamo lungo il percorso e ci ritroviamo ad ammirare una splendida galleria fotografica. Sono i ritratti realizzati all’artista Micheal Laukien durante i suoi viaggi. Uomini e donne anziani


tatuati. Disegni sul volto, splendidi, ricchi di significato culturale e che, da soli, sono sinonimo di tradizione e appartenenza. Mostrano quanto il tatuaggio sia una pratica non solo antica, come abbiamo visto, ma globalmente e culturalmente trasversale. Grandi tele e opere scultoree di grande impatto visivo. E’ questo che possiamo ammirare nella sezione dedicata all’arte contemporanea. Proprio in questo settore della mostra possiamo notare quello che dicevano in apertura: quanto il tatuatore sia ormai, e con pieno diritto, sdoganato come vero e proprio artista. Per molti di questi infatti, dopo il successo delle opere realizzate “su pelle”, il riconoscimento e il favore dei critici è arrivato anche per le quelle realizzate su tela. Segno della definitiva consacrazione artistica del tattoo. Ma non finisce qui. La mostra Tattoo Forever ha ancora molto da offrire. Gli spazi del Cheyenne Tattoo Artist Gallery ci mostra le immagini degli artisti della Cheyenne, marca leader nella produzione di macchinette del tatuaggio e ci sono poi i padiglioni dedicati agli Artisti Emergenti presentati dall’Accademia Ars Estetica che dal 1990 si occupa di formazione professionale nel settore della bellezza e della body art. Per ultimo la moda. Tattoo Couture. Tanti stilisti di nome del panorama italiano da Alessandro Consiglio a Gianni Molaro si sono cimentati nel progetto di unire la bellezza e la seduzione femminile con quella dell’ arte del tatuaggio. Sono nati splendidi capi che mescolano tessuti e tagli ricercarti con disegni e fantasie tipiche dell’arte a cui la mostra è dedicata. E’ tutto questo e molto di più la mostra Tattoo Forever, una vera e propria immersione nel mondo del tatuaggio inteso ormai, e a pieno diritto, non più come una manifestazione di ribellione o di decorazione del corpo ma come un vero e proprio strumento artistico. A cura di Marco Tassello Foto: Massimiliano Correa


Massimo Polidoro l’esporatore dell’insolito Intervista a cura di Rolando Frascaro Foto: Roberta Baria

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assimo Polidoro, giornalista, docente universitario e scrittore si occupa da anni di “misteri” e di “insolito”. Segretario generale del CICAP ,il Comitato sul controllo del paranormale, fondato da Piero Angela, porta avanti da tempo una campagna di divulgazione volta a “smascherare” tutto quello che viene presentato come paranormale quando invece può essere spiegato in modo scientifico. Giornalista ma anche scrittore in questi giorni esce il suo nuovo thriller “Non guardare nell’abisso” (Piemme), e incontrandolo di passaggio a Roma ne abbiamo approfittato per realizzare un intervista esclusiva per i nostri lettori. Perché ancora oggi esistono persone che credono nelle cosiddette pseudoscienze? Le pseudoscienze sono tantissime e sono ovunque, vanno dall’astrologia alla numerologia, dalle pseudomedicine come Stamina o il Metodo Di Bella fino agli ideologi di “scie chimiche” e altre bufale assortite. Sono false discipline che si ammantano di un frasario scientifico per convincere il pubblico che le proprie affermazioni abbiano un fondamento reale. L’analfabetismo scientifico in Italia, l’incapacità cioè di distinguere che cosa è scienza da che cosa non lo è, è molto alto nel nostro Paese e naturalmente tocca anche la classe politica. Non c’è da stupirsi che in tanti credano alle teorie più improbabili. Esiste la possibilità nel mondo che qualcuno sia dotato di qualche potere “paranormale”? È una domanda che ci si pone, con atteg14 RM MAGAZINE

giamento scientifico, da quasi 150 anni: fino a oggi non esistono prove che esista una qualunque facoltà paranormale (telepatia, precognizione, psicocinesi…). Ogni volta che c’è stata la possibilità di condurre sperimentazioni e indagini accurate si è scoperto che quello che sembrava un fenomeno “paranormale”, aveva in realtà spiegazioni del tutto naturali.

Nella sua attività lei ha bisogno di un approccio scientifico. Qual’è la preparazione necessaria per svolgere la sua professione? L’approccio scientifico, per chi si occupa di indagare misteri, è fondamentale: altrimenti, si rischia di prendere lucciole per lanterne. Allo stesso tempo, però,

bisogna anche avere comprensione per chi, in buona fede, crede a certe affermazioni: non ha senso ridicolizzare le persone perché hanno creduto a qualcosa che poteva sembrare vero. Personalmente, mi sono laureato in Psicologia e ho insegnato all’Università di Milano-Bicocca un corso che si chiamava appunto “Metodo scientifico e psicologia dell’insolito”, un connubio che ho trovato ideale per affrontare il mondo dei “misteri”. Può dirci quali sono le più recenti tecnologie che aiutano a “creare” un “finto” mistero e quali quelle utilizzate per “svelarlo”? Nuovi finti-misteri ne spuntano di continuo e vanno di pari passo con i progressi tecnologici. A volte sono proprio difetti ed errori di questi apparecchi a creare il fenomeno. Per esempio, ancora oggi alcuni mi mandano fotografie dove si vedono sfere bianche che alcuni hanno definito “orbs”, cioè entità spiritiche, fantasmi o chissà che altro. In realtà, si tratta di granelli di polvere o acqua che nella foto sembrano sfere bianche solo perché sono state colpite dalla luce di un flash: quello che si vede nella foto, dunque, è il riflesso del flash sulla goccia d’acqua o il granello di polvere. A volte la tecnologia aiuta anche a smascherare le truffe: il mio mentore, l’americano James Randi, riuscì a sbugiardare un falso profeta che sosteneva di parlare direttamente con Dio e ricevere da lui particolari molto precisi sulle persone che incontrava nei suoi raduni: nome, cognome, indirizzo, malattie, ecc… Con uno scanner di quelli usati dalla polizia, Randi ha scoperto che in realtà il santone usava una trasmittente


nascosta nell’orecchio e a fornirgli i dettagli sulle sue vittime non era Dio, bensì la moglie. Le è mai capitato di sentirsi “deluso” nello scoprire che un mistero in realtà non era tale? Riuscire a trovare un autentico fenomeno capace di sfidare le leggi della natura sarebbe qualcosa di clamoroso, capace magari di aiutare l’uomo a fare enormi passi avanti nelle conoscenze. Finora non è mai successo e confesso che, dopo tanti anni di ricerche, la speranza di riuscirci è ormai ridotta al lumicino. Dunque, diciamo che ormai non resto più tanto deluso quando scopro per l’ennesima volta che un dato mistero ha in realtà una spiegazione del tutto naturale. Ha scritto diversi libri sui misteri della storia. Quale di questi l’ha appassionata di più e perché? Ne ho scritti davvero tanti, sono più di 40 ormai, ed è difficile dire quale mi abbia appassionato di più. Forse, però, non sono tanto i libri in cui indago e svelo i misteri quelli che mi sono divertito di più a scrivere, ma quelli in cui il mistero… l’ho creato io. Parlo naturalmente dei romanzi, come i miei thriller: “Il passato è una bestia feroce” e il nuovo “Non guardare nell’abisso”, dove il protagonista si trova alle prese con un mistero in apparenza inesplicabile. Il divertimento, in questo caso, sta sia nel creare il mistero che nel trovare il modo ingegnoso in cui il protagonista riuscirà a risolverlo. Dopo anni di attività da lei svolta, ritiene che esistano ancora delle differenze tra occulto e illusionismo oppure i due termini sono destinati a coincidere nei fatti? Occulto è tutto ciò che è nascosto, nel gergo comune si intende il mondo della “magia”, della cartomanzia e delle varie pseudodiscipline di veggenti e santoni. L’illusionismo è invece un’arte nobile e

onesta, l’arte di creare stupore nel pubblico al fine di divertirlo, quella dei vari Silvan, Houdini e David Copperfield (peraltro tutti scettici e nostri alleati: Silvan è addirittura Socio Benemerito del CICAP). Se il “praticone” dell’occulto usa i trucchi per ingannare e truffare i suoi clienti, il prestigiatore, l’illusionista, li usa solo per divertirlo. E poi l’illusionista fa il mestiere più onesto del mondo: dice che ingannerà il pubblico e poi lo fa per davvero. Il medium o il sensitivo, invece, ingannano il pubblico, ma non lo dicono. Dr. Polidoro, in ogni caso il paranormale e l’occulto affascinano! Pensa di farsi più “amici” o più “nemici” quando con esattezza scientifica ed inconfutabile svela e mette a nudo un “famoso mistero”? Penso di farmi amico chi è attratto da tutto ciò che è misterioso, è curioso di ciò che appare ancora ignoto, ma allo stesso

tempo non vuole farsi prendere per il naso. Di sicuro non mi vedrà come amico chi, invece, sull’ignoranza e la superstizione dei popoli ci campa: e non parlo solo di maghi e santoni, ma spesso anche di chi usa le stesse tecniche truffaldine per vendere fumo, siano essi propalatori di false cure mediche, truffatori e a volte, purtroppo, politici. Quando si parla di occulto, di scaramantico o di paranormale, un mio amico dice: “non ci credo ma non si sa mai!”. Cosa direbbe a questo mio amico?

Gli direi che non si tratta di credere o non credere, ma piuttosto di verificare se qualcosa esiste oppure no. Per dire: io posso anche non credere alla forza di gravità, ma se esco da una finestra non rimango sospeso a mezz’aria, mi ritrovo steso sul marciapiede. Questo è un fatto. Nel paranormale, invece, si sostiene che i fenomeni paranormali si manifestano solo “per chi crede”. E poi, chi è superstizioso e crede alla jella, o si comporta come se ci credesse, rifiuta di tenere i piedi per terra e finisce per vedere “forze occulte” all’opera dove invece c’è solo il caso o, magari, un atteggiamento sbagliato nei confronti della vita. Vive nella paura, credendo che spiriti e chissà quali entità o forze misteriose possano fargli del male. Molto meglio aprire gli occhi, farsi domande e mai fidarsi di chi sostiene di avere soluzioni “magiche” per ogni problema.

Di recente ha pubblicato un

nuovo romanzo “Non guardare nell’abisso” (Edizioni Piemme) . Vuole raccontare ai nostri lettori qualcosa di più riguardo a questo thriller? Si tratta di un romanzo che finisce per scavare negli anni più tragici e irrisolti della storia italiana. Tutto inizia con la richiesta dell’ex senatore Publio Virgilio Strazzi, possibile nuovo presidente della Repubblica italiana, che incarica il cronista Bruno Jordan di ritrovare la nipote scomparsa. Ma dietro il nonno tormentato dai rimpianti si allunga l’ombra inquietante di un complotto inimmaginabile che mira a seminare morte e terrore. In una crudele corsa contro il tempo, Bruno Jordan si trova di nuovo faccia a faccia con l’abisso più nero dell’animo umano: questa volta, oltre alla sua, sono in gioco molte altre vite. Una lettura che ho cercato di rendere serrata e incalzante dalla prima all’ultima pagina. Stando ai commenti dei lettori che mi stanno arrivando, pare che ci sia riuscito. La parola, adesso, ai lettori di RM Magazine. 15 RM MAGAZINE


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A cura di Sabrina Musco www.freakyfridayblog.com

Look da matrimonio crop top e gonna a ruota Come vestirsi ad un matrimonio, optando sempre per la scelta giusta? Vi racconto ciò che piace a me, che probabilmente non sarà sempre quello che avreste indossato voi, ma a volte, idee, pensieri e chiacchiere possono portarvi a spunti diversi. Amo i colori pastello, come gli acquerelli ai quali aggiungi acqua e li rendi eterei, trasparenti, che lasciano intravedere tele bianche. Gli abiti per i matrimoni li immagino così, in tinte tenui, dalle sfumature del bianco panna al rosa dello zucchero filato, e li immagino esattamente con la stessa consistenza delle nuvole. Ho scelto un crop top rosa, di seta, scollato sulla schiena che mi fa pensare alla morbidezza; l’ho abbinato ad una gonna speciale, bianca, a ruota, un tripudio di ricami colore su colore. Ho lasciato i capelli morbidi, mi piacciono le onde, i contrasti di colore, gli intrecci di biondo, oro, miele e nocciola. Se dovessi scegliere dei fiori che mi facciano pensare ai matrimoni vi direi della semplice nebbiolina, delicata, dolce, un accenno di colore da intrecciare ai capelli, in chignon, trecce o così, come ho fatto io. Per le scarpe ho osato, e lo so che voi probabilmente avreste indossato una scarpa nude, delicata ed eterea, e non l’avrei vista male neanche io, ma la verità è che in qualcosa ho sempre bisogno di osare, di divertirmi, qualcosa che mi faccia chiacchierare e spiegare perchè sotto un outfit che io sento di pura magia io abbia scelto di abbinare dei sandali Prada con i fulmini. La verità è che gli imprevisti spiazzano, ma ci piacciono, e io li vedo così questi sandali, quelli che ti lasciano perplessa e ti fanno girare più volte a guardarlichiedendoti: “ma perché?” Perchè mi piace, e non c’è mai, soluzione migliore che indossare, fare, dire, ciò che ci piace.

Sabrina Musco, classe ’90, ha una grande passione per la moda, la scrittura, la fotografia, i viaggi e l’arte in generale. E’ cresciuta in una piccola città della Campania, Telese Terme, con la famiglia. I suoi genitori amanti dell’arte e dell’eleganza le hanno trasmesso le loro passioni; probabilmente proprio grazie a questo mix Sabrina nutre un amore per tutto ciò che è artistico. Nel 2009 si è trasferita a Roma dove ha frequentato La Sapienza all’Interfacoltà di Lettere e Filosofia ed Economia: Scienze della Moda e del Costume. E’ proprio qui che è nata anche la sua passione per un mondo che non conosceva, quello del blogging. Nel 2011, il 1° aprile, giorno del pesce aprile, è nato Freaky Friday, proprio come uno scherzo di un venerdì sera e da qui il nome. Nel 2012 si è laureata ed ha deciso di continuare i suoi studi in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa. Negli ultimi anni la sua passione si è trasformata in un lavoro che le permette di vivere delle sue passioni e di viaggiare. E’ stata blogger ufficiale del concorso Miss Italia, a New York per Narciso Rodriguez, in Brasile per Brazilian Footwear, ha partecipato al Festival del Cinema di Venezia per Ghd e alla Fashion Week di Milano ed ha avuto la possibilità negli anni di collaborare con brand importanti come Samsung, Ford, Levi’s, Pandora, L’Oreal e tantissimi altri. 18 RM MAGAZINE


Shorts e tacchi alti Ognuno di noi ha una coperta di Linus, reale o immaginaria, una di quelle cose che ti fa sentire al sicuro, una di quelle cose che nonostante tutto ti sembra sempre sia la cosa giusta. Ho sempre avuto qualcosa alla quale, negli anni, sono stata particolarmente affezionata. Da piccola una pecorella di peluche, poi è diventata la camicia verde di raso porta fortuna delle scuole medie, poi un paio di sandaletti inseparabili color ruggine che mi hanno accompagnata nella maggior parte dei miei viaggi, fino ad avere, negli anni, abitudini ben radicate. Indosso sempre abiti lunghi in estate, soprattutto per il giorno, capelli sempre sciolti, amo da impazzire i cappelli, gli occhiali da sole e gli abbinamenti a contrasto. Tutto questo, per dirvi che, una delle mie abitudini, la mia coperta di Linus degli abbinamenti, sono gli shorts e i tacchi alti. La verità è che sono sempre stata scettica su questo abbinamento, sull’idea di avere le gambe molto scoperte ed i tacchi molto alti, negli anni ho capito che c’era un equilibrio sottile in questo abbinamento che me lo faceva amare, oppure odiare. Pantaloncini anche cortissimi e tacchi alti sì, purché gli shorts non siano super aderenti e i tacchi non siano troppo sottili, io prediligo tacchi larghi e comodi oppure zeppe, i pantaloncini, per la mia idea di abbinamento, sono sempre dalla linea un po’ morbida. Ecco, se mi doveste chiedere, durante l’estate, qual è la tua coperta di Linus, vi risponderei questo sandalo nero di Scarpamondo, dal tacco alto e comodo abbinato a shorts morbidi, in uno stile un po’ pijama. E per voi? Il vostro capo da avere assolutamente in questo periodo e che vi fa sentire “al sicuro” qual è?


I S S O R O C 6 S 1 A 0 V e kom liv

Vasco Rossi con il Live Kom 016 conquista lo Stadio Olimpico di Roma. Quattro date nella Capitale con oltre cinquantamila persone a serata che hanno accolto la rockstar più discussa e amata del panorama musicale italiano. Vasco non ha deluso le aspettative dei suoi supporter, stupendo anche nella scelta dei brani in scaletta, con “Lo show” in apertura e “La noia” che non si ascoltava dal vivo dal 1999. Il rocker di Zocca ha annunciato un nuovo progetto discografico in arrivo il prossimo anno con il quale festeggerà una ricorrenza importante: i suoi 40 anni di carriera: un cofanetto composto da ben quattro cd per raccogliere l’opera omnia del Komandante. Nessun dubbio dunque, Vasco è tornato! In queste pagine pubblichiamo le splendide immagini scattate da Stefano D’Offizi e Serena De Angelis che danno l’idea del fantastico show che si è tenuto nella Capitale.

A cura di Stefano D’Offizi e Serena De Angelis


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RINO GAETANO

il cielo è sempre più blu...

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ra una notte fredda di giugno anche se era quasi estate. A Roma il tempo è così. Impossibile da prevedere. Come quello schianto. Improvviso. 2 Giugno 1981. Sono passati trentacinque anni. Ma le sue canzoni hanno continuato a vivere nonostante il tempo. Nonostante le radio, con le quali Rino non era mai andato tanto d’accordo, nonostante a chi, quel ragazzo calabrese di

origine ma romano di adozione, non era mai andato completamente a genio. Un genio, un precursore, un poeta, uno sperimentatore. Questo era Rino Gaetano. Nato a Crotone nel 1950 si era trasferito definitivamente a Roma a diciassette anni, nel 1967, in piena contestazione studentesca, in pieno clima di ribellione, travolto dai venti del cambiamento che in quegli anni soffiavano forti in Italia e,

ancora di più, sulla capitale. E pensare che i genitori lo avevano spinto, all’inizio del suo percorso scolastico, verso la prospettiva di una carriera ecclesiastica. Il cantautore però era privo di vocazione sia religiosa che politica. Non ne farà mai mistero, d’altra parte, nelle sue canzoni. Il cambiamento, la rivoluzione che lui voleva e cercava ardentemente, era quella musicale e culturale piuttosto che ideologica. Si affaccia quindi all’ambiente musicale cominciando a frequentare il Folkstudio, il cui palcoscenico in quegli anni era calcato dai più noti musicisti capitolini come Antonello Venditti e Francesco De Gregori. Il suo stile ironico, musicalmente fuori dagli schemi tradizionali della canzone d’autore, dissacrante, al limite del cabaret però poco si conciliava con il pubblico del locale, più abituato a una musica maggiormente in linea con il folk che cominciava ad arrivare dagli Stati Uniti. Lo affascina anche il teatro, l’improvvisazione, la maschera. Altro aspetto che sarà presente nella sua produzione musicale. Ama gli autori che provocano e


che osano. Non a caso interpreterà alcuni ruoli in opere di artisti come Samuel Beckett e Carmelo Bene: anticonformisti per eccellenza. Malgrado ciò Gaetano incide il suo primo 45 giri nel 1973 dal titolo I Love You Maryanna/ Jaqueline. E’ un testo giocoso, ironico, basato sul non sense e, per alcuni, un sottile riferimento all’uso della marijuana. Rino usa uno pseudonimo per pubblicare il pezzo, è insicuro sia della sua voce sia della risposta del pubblico. La sua carica provocatoria e anticonformista si scontra con la sua vera indole timida e riservata. Nel 1974 incide il suo primo album “Ingresso Libero” il cui singolo trainante è Tu, forse non essenzialmente tu. La canzone non raggiunge il successo anche se due personaggi altrettanto innovatori della canzone e dello spettacolo italiano la notano. Il talento dell’artista romano non sfugge infatti a Gianni Boncompagni e Renzo Arbore i quali inseriscono il brano diverse volte nella scaletta del loro programma “Alto gradimento”. Il grande pubblico imparerà a conoscere Rino Gaetano solo l’anno dopo con uno dei brani forse più famosi della storia della musica italiana. Un brano atipico sia musicalmente che a livello testuale. Un “esordio” e allo stesso tempo un vero e proprio biglietto da visita e manifesto della musicalità dell’artista. Il brano in questione è “Ma il cielo è sempre più blu”. Il romano racconta con ironia e vena provocatoria i luoghi comuni dell’italiano. Una critica feroce e grottesca della vita della classe media di quegli anni. A fare da contorno i cori e un arrangiamento musicale dal suono quasi scordato. La voce di Rino, quella voce di cui in passato si era addirittu-

ra vergognato tanto da proporre ad un amico di cantare i suoi brani, grida dalle radio degli italiani e arriva al cuore di chi lo ascolta. Un grido. Il grido melodico, graffiante e tenero che, in fondo,

accompagnerà tutta la sua produzione musicale. Interessante ricordare che in questi primi anni, in cui si affaccia nel mondo della musica italiana, l’artista è accompagnato come produttore da un giovane Antonello Venditti che, fin dal primo album, ne riconosce il talento e lo incentiva a continuare nel suo lavoro. Dopo aver inciso “Ma il cielo è sempre più blu” Rino Gaetano comincerà anche a esibirsi sul palco in tournee proprio aprendo i concerti proprio del suo amico e produttore Venditti. Vale la pena ricordare che con lo stesso titolo della canzone,

che riscuoterà anche successo all’estero, sono stati raccolti scritti riguardanti testi inediti e racconti mai pubblicati di Rino. Molti dei quali sono un omaggio del cantautore a personaggi del mondo della musica e della politica per i quali nutriva ammirazione: da JFK a Louis Armostrong. Vi è anche un poemetto lirico “E l’uomo volò”: scritto in giovane età mostra già l’incredibile capacità di Gaetano di cogliere i dettagli della natura umana e del suo rapporto con il mondo. Non passa molto tempo per l’uscita del nuovo album. Siamo nel 1976 e viene dato alle stampe un capolavoro unico e inimitabile della musica folk italiana: Mio fratello è figlio unico. La canzone che da il titolo all’album è simbolo di tutto il contenuto dell’opera. Qui, l’autore di origine calabrese fa politica senza dirlo. E’ la politica che non ha bandiera. E’ quella della denuncia sociale, della giustizia, della meritocrazia, della lotta alla corruzione, dell’abbattimento delle ineguaglianze. E’ la vittoria dell’individuo cosciente della sua condizione umana sul piattume culturale della società di massa. Anche musicalmente Rino Gaetano rompe gli schemi ancora una volta. Si

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avvale di strumenti mai o poco utilizzati nella musica nazionale. Accompagna le sue canzoni con strumenti indiani come il Sitar, della tradizione folk americana come il banjo e di quelli della musica popolare italiana come il mandolino. L’anno successivo pubblica “Aida” un album dedicato alle donne italiane e che, alle donne vuole essere un omaggio. La critica, come il pubblico, lo odia e lo ama, lo apprezza senza capirlo del tutto. I commentatori musicali dell’epoca hanno paura a scrivere male di lui. E’ come un film che non si capisce ma che potrebbe anche essere meraviglioso se si avesse la chiave di lettura. E Rino, questa chiave di lettura, in fondo in fondo non la fornirà mai. Sul finire degli anni 80 l’artista comincia ad apparire sempre più spesso anche in televisione, dove si presenta sovente con abiti stravaganti e macchiettistici. Grandi cappelli, colori sgargianti e la famosa maglietta a righe che rimarrà per sempre nell’immaginario collettivo. E anche di questi anni un brano che è fondamen-

tale citare nella sua produzione: Spendi, spendi, effendi. Critica feroce e assolutamente ante litteram dello sfrenato consumismo industriale che colpirà e contraddistinguerà gli anni 80 e 90. Nel 1978 Rino Gaetano partecipa al Festival di Sanremo. Si piazza terzo con il brano “Gianna”. La sua esibizione, giocosa e fuori dagli schemi sia musicalmente (si presenterà sul palco suonando l’Ukulele e accompagnato sul finale dai cori dei Pandemonium) sia scenograficamente (vestito in Frac, medaglie sul petto e scarpe da ginnastica) rappresenterà una ventata nuova per la manifestazione e farà conoscere l’artista a tutta l’Italia. Viene però criticato dai suoi estimatori della prima ora per la sua partecipazione al Festival e in qualche modo “rinnegherà” questa sua apparizione affermando sempre che nella sua carriera musicale non aveva rappresentato niente né il suo terzo posto né il brano “Gianna”, che aveva portato in gara. Nell’anno di partecipazione al Festival

esce “Nuntereggae più”: contiene oltre al brano sanremese anche quello che da il titolo all’album. Una canzone che susciterà forti polemiche per la lista di nomi e di personalità contenuti nel testo, alcuni di grande spicco all’interno del panorama politico dell’epoca. Come detto la parentesi sanremese rappresentò un momento di rottura con il suo pubblico della prima ora a fronte di un importante successo commerciale. Purtroppo tale parentesi incluse anche una crisi creativa dalla quale Rino Gaetano non ebbe modo di riprendersi. Una notte fredda dei primi di Giugno ci portò via uno dei più creativi e innovativi cantautori italiani di sempre.

Breve ma intensa la sua carriera e il suo successo non sembrano conoscere soste e ancora oggi. Le giovani generazioni lo ascoltano e lo apprezzano come, 35 anni fa, tanti sono passati dalla sua tragica morte, accadeva con il pubblico dell’epoca. Perché, nonostante tutto, il cielo è sempre più blu.

A cura di Rolando Frascaro


Laura Pergolizzi

LP

Nella splendida cornice di Palazzo Dama, villa a due passi da Piazza del Popolo e un tempo appartenuta ai nobili Malaspina e punto di incontro dell’elitè romana oggi riconvertita in un meraviglioso luxury hotel, si è svolta la presentazione del nuovo singolo dell’artista americana LP, Lost on you. La cantante newyorkese, al secolo Laura Pergolizzi nome che non nasconde le sue origini italiane, si è esibita dal vivo e in versione acustica davanti ad un pubblico esclusivo e attento alle sonorità che arrivano oltreoceano. Una voce graffiante e unica, un sound inconfondibile che si rivolge sia alla tradizione folk che alle nuove sonorità, testi poetici e mai banali. LP è tutto questo e il pubblico italiano finalmente sta impa-

rando a conoscerla e ad apprezzarla. Lo fa da tempo invece quello americano, non solo in veste di cantautrice ma anche di autrice. L’artista ha infatti collaborato con alcune fra le più grandi star americane del panorama musicale scrivendo per loro pezzi che hanno riscosso enorme successo. Fra tutti occorre citare la splendida Rihanna, per la quale ha composto il brano Cheers

del film di grande successo Burlesque del 2010. LP torna adesso con un nuovo album dopo “Forever for now” uscito sul mercato due fa. “Lost on you” il suo nuovo singolo, che segue “Muddy Weaters” lanciato in precedenza, arriva dritto al cuore. Una amara e poetica riflessione sulla vita e sul senso del perdersi, del ritrovarsi e del riflettere insieme. Una frase su tutte ci ha toccato mentre avevamo il piacere di assistere alla sua esibizione live con la sua voce accompagnata dagli accordi degli ottimi musicisti che la accompagnavano:

(Drink to That), che la cantante ha definito uno dei suoi brani preferiti, e Christina Aguilera. Per quest’ ultima ha composto un brano eccezionale Beautiful People che è stato inserito nella colonna sonora

All I ever wanted was you I’ll never get to heaven ‘Cause I don’t know how LP, Lost on you. A cura di B.Lanzone Foto: Massimiliano Correa 27 RM MAGAZINE


BMW

8

Dopo la sorellina minore i3, BMW presenta la i8 portando a due vetture l’offerta di ibride plug-in. Le dimensioni di questa coupé supersportiva sono di 469 centimetri di lunghezza per 194 di larghezza. L’ architettura scelta per muovere la i8 è quella ibrida; il motore a benzina è un tre cilindri turbo, montato al retrotreno, da 1.5 litri di cilindrata in grado di erogare 231 cavalli; mentre davanti c’ è il motore elettrico da 131 cv. Le batterie sono sotto il tunnel centrale, che lasciano il baricentro basso e contribuiscono all’equilibrio nella distribuzione dei pesi suddiviso quasi al 50% tra asse anteriore e posteriore. I due motori lavorano insieme: l’unità elettrica spinge le ruote davanti, quella turbo benzina quelle dietro. Così fino a quando le batterie sono cariche. Si può viaggiare anche solo in modalità elettrica, ma per poco meno di 40 km e a velocità ridotte. Il cambio che governa il motore è automatico a sei rapporti. 4,4 secondi è lo scatto nello 0-100 e 250 km/h la velocità massima autolimitata. Il modulo Drive è quello che racchiude gli organi meccanici, dal pacco batterie del motore elettrico, fino alle sospensioni e si compone in gran parte di alluminio. La cellula Life, invece, interessa quella che è la vita a bordo, quindi l’abitacolo ma anche la carrozzeria, sfoggiando fibre composite (CFRP) e magnesio. Il tutto ha portato a contenere il peso in 1490 kg, con un centro di gravità, come accennavamo prima, particolarmente basso: 46 centimetri da terra. La i8 è stata studiata in ogni minimo dettaglio riguardo alla tecnologia, per esempio l’impianto di climatizzazione è stato concepito intorno ad un sistema di canalizzazione in schiuma espansa e questo è stato un grandissimo passo in avanti sempre in termini di riduzione del peso della vettura poiché la schiuma espansa ne permette almeno il 60% 28 RM MAGAZINE

in meno del peso complessivo e insonorizza meglio l’abitacolo. Rispetto a tutte le vetture in listino, anche le più costose, Bmw i8 è la prima che viene realizzata con cristalli temperati chimicamente per un’ulteriore riduzione di peso almeno del 50%. Il guidatore ha la possibilità di regolare come meglio desidera le impostazioni di guida grazie al tasto Sport che consente una migliore sensibilità del pedale del gas, un recupero dell’energia in frenata maggiore ed una maggiore efficienza di entrambi i motori. Per non farsi mancare nulla in termini di tecnologia, i8 è equipaggiata anche del Dynamic Damper Control che non è altro che un dispositivo in grado di regolarne l’assetto per una guidabilità sempre al top in ogni condizione. Se poi si volesse rispettare al massimo l’ambiente c’è l’opzione Eco Pro che ne accresce l’autonomia almeno del 20%. Dopo la ricarica si parte, i primi metri sono in elettrico, ma appena si sposta il cambio su «Sport» il cruscotto diventa rosso, il motore a benzina emette il suo sound e abbiamo a disposizione tutta la potenza che la i8 possiede: circa 362 cv e tanta coppia. Lo spunto iniziale, nei primi dieci metri, è bruciante. La i8 non ha i cavalli di una supercar e soffre un po’ di sottosterzo, visto che i due motori lavorano sempre in coppia e davanti l’elettrico non ha nessun ritardo di risposta. La vettura è molto agile perchè l’utilizzo del carbonio e di materiali ultraleggeri ha controbilanciato il peso delle batterie. Lo sterzo assistito elettronicamente è preciso e veloce. Nel momento in cui si scaricano le batterie si rimane solo con il 3 cilindri turbo e non resta che ricollegarla alla presa elettrica. I consumi con l’esaurirsi delle batterie salgono ma rimangono comunque contenuti; in modalità esclusivamente elettrica la i8 fa solo 37 km, però arriva a 120 all’ora. Il listino, per fare un passo nel futuro, parte da 139.650 euro.


“La pubblicità è l’anima del commercio” diceva qualcuno. “Lo sport è vita”, hanno affermato altri. Share! Business Center ha unito queste due massime e ha deciso di fondare la sua campagna pubblicitaria investendo nello sport olimpico e professionistico, dando visibilità al suo marchio attraverso i gesti di un atleta. Lo ha fatto con fermezza e decisione, ma, soprattuto, con passione.

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A cura di Alessandra Grassi www.consigliperlacasa.com

Problemi di spazio? Ecco come far sembrare più grande la vostra casa

P

rima di andare a vivere in una grande città non mi ero mai posta il problema dello spazio. Un po’ perché sino allora avevo vissuto in una grande villa in campagna, un po’ perché ero molto giovane: a 20 anni mi sarebbe bastata una capanna e senza necessariamente due cuori. Fatto sta che l’impatto con la realtà metropolitana, prima Milano e poi Roma, ha affinato la mia naturale propensione a fare di necessità virtù e la mia inclinazione a trovare sempre e comunque una soluzione. Mi sono detta: “Questa casa ti sembra piccola? Fai in modo che sembri più grande! Esisterà un modo: trovalo!” E così ho sperimentato, cambiato i complementi di arredo, spostato i mobili più e più volte fino a raggiungere, finalmente, il risultato desiderato! Come ho fatto? Ecco alcuni semplici consigli, frutto della mia esperienza personale: consigli che valgono per tutti, 32 RM MAGAZINE

qualunque sia la metratura della vostra casa. Perché il più delle volte non è una questione di spazio, ma di organizzazione: inutile avere un appartamento di 200 mq se, all’apparenza sembra la metà, no? Consiglio n. 1 - Fate ordine! Lo so, sembra un consiglio banale. In realtà è fondamentale e, per questo, lo metto per primo: l’ammucchiarsi a casaccio di oggetti fa apparire la stanza disordinata e, sopratuttto, notevolmente più piccola. Pertanto, se siete soliti spargere per casa tutti i souvenir raccattati in giro per il mondo, sbarazzatevi di quelli che non hanno alcuna valenza estetica e tenete in bella vista, ben posizionati, solo quelli che vale la pena esporre. I vantaggi? Oltre a far sembrare la casa più grande e ordinata, risparmierete un sacco di tempo nelle pulizie!


Consiglio n.2 - Attenzione ai colori! I colori sono dei grandi alleati per far sembrare una casa più grande. Perché? Semplice: è una questione di percezione visiva. Le tonalità chiare illuminano e amplificano lo spazio, quelle scure e fredde la rimpiccioliscono e la rendono più angusta. La soluzione migliore è adottare la stessa tonalità per pareti, pavimenti e soffitto per “confondere” i confini dei tre piani con l’effetto di aumentare visivamente il volume della stanza. Ma se ciò non vi è possibile, scegliete comunque colori chiari per pareti e arredamento e, se proprio volete dare una nota di colore, sbizzarritevi con accessori e complementi di arredo. Un esempio? Delle sedie colorate (di Infiniti, quelle nella foto). Consiglio n. 3 - Date luce alla casa! La luce, naturale o artificiale che sia, aiuta tantissimo a far sembrare la casa più spaziosa. Come fare in concreto? Via i tendaggi scuri, pesanti e coprenti. Procuratevi piuttosto tende leggere, chiare e possibilmente a tinta unita. Meglio ancora

tende a pacchetto perché lasciano passare la luce in modo naturale. Non sottovalutate neppure l’illuminazione artificiale: nessun angolo della casa deve restare al buio. Le soluzioni più adatte allo scopo sono le appliques, le lampade a sospensione o i faretti integrati nel controsoffitto. Da evitare, invece, le lampade alogene perché danno la sensazione che il soffitto venga giù facendo sembrare la stanza più bassa. Consiglio n. 4 - Abbondate di specchi. Ebbene sì: gli specchi amplificano la percezione visiva dello spazio ma, a tal fine, non basta spargere per casa, così come capita, specchi e specchietti. Per ogni problema c’è una soluzione ad hoc. Volete far sembrare la casa non solo più grande ma anche più luminosa? L’ideale è posizionare uno specchio di grandi dimensioni, meglio se verticale e a tutta altezza parete, di fronte ad una finestra. Volete dare più profondità e maggior respiro ad un ambiente angusto come un ingresso o un corridoio? Posizionate due specchi uno di fronte all’altro.

Consiglio n. 5 - Scegliete i mobili e gli accessori giusti: contrariamente a quanto comunemente si pensa, per far sembrare una casa più grande vanno evitati mobili troppo ingombranti, compatti e a tutta altezza. Meglio creare dei piani irregolari su più livelli che, oltretutto, contribuiscono a dare più movimento alla stanza. Optate per strutture minimal e modulabili e per materiali leggeri, come l’alluminio e il metallo (di Ronda Design, la libreria nella foto). Perfetti anche i mobili sospesi e tutte quelle soluzioni salvaspazio che consentono di sfruttare anche il soffitto. Un esempio? Al posto degli ingombranti stendini optate per stendibiancheria a parete o a soffitto (di Foxydry.com/promo, lo stendibiancheria a soffitto telecomandato, nella foto). Insomma, le soluzioni ci sono: basta conoscerle! Per tanti altri consigli su questo e altri argomenti, passatemi a trovare su www.consigliperlacasa.com! 33 RM MAGAZINE


a n a i b a F Latini

la “velina” daimiglia In F o n r o i g o z z e -M Intervista: Anna Maria Ryhorczuk Foto: Massimiliano Correa Makeup: Giulia Luciani

Questo mese RM MAGAZINE ha avuto l’occasione di intervistare in esclusiva Fabiana Latini: la velina di “Mezzogiorno in Famiglia”, programma in onda su Rai2, con la regia di Michele Guardì, condotto da Alessia Venturi e Amadeus. Fabiana accompagna Paolo Fox, nelle previsioni dell’oroscopo di ogni domenica mattina. Si definisce decisa e caparbia. Sempre sorridente, è del segno del toro! E non potrebbe essere altrimenti… Il suo grande amore è il palcoscenico (come anche il mondo della recitazione). Attualmente fa parete del cast di “Estate in diretta”, dove veste i panni della “cattiva” nelle ricostruzioni riguardanti le truffe agli anziani! Conosciamola un po’ meglio con alcune domande: - Da qualche anno lavori in tv: la realizzazione di un sogno? Si mi ha sempre affascinato lo spettacolo ed ho sempre desiderato farne parte, finalmente, dopo tanti sacrifici e tanto impegno, sono riuscita a raggiungere il mio obbiettivo. - Qual’ è stato il tuo percorso? - La prima esperienza è stata da valletta, ma è ovvio che lo avevo considerato un punto di partenza e non certo di arrivo. L’importante è avere la possibilità di iniziare, po le opportunità arrivano da sole impegnandosi in quello che si fa. - Ti piace far parte di “Mezzogiorno in famiglia”? - Certo! Lo dice il titolo stesso del programma: una grande e armoniosa famiglia! 34 RM MAGAZINE


Fabiana Latini con l’a tervista Anna Maria utrice dell’infotografo MassimilianoRyhorczuk, il makeup artist Giulia Lu Correa e la (luciani.giulia5289@ ciani gmail.com)

- Parliamo ora di Paolo Fox… dopo anni di collaborazione ci credi nell’oroscopo o continui a verificare? - Hai proprio ragione! Ogni volta che verifico constato che tutto è incredibilmente vero! - Possiamo ormai ritenerti una maestra delle previsioni astrologiche? O ti ritrovi più nel ruolo della cattiva in “truffe per anziani”? - Solo grazie a Paolo Fox mi sono avvicinata all’astrologia perché prima non mi attraeva. Per quanto riguarda il mio ruolo di attrice a “Estate in diretta” da persona onesta quale sono mi fa uno strano effetto recitare la parte della truffatrice. - Quando non sei impegnata in tv com’è la tua giornata tipo? - Dietro ad una partecipazione ad una diretta c’è tantissima preparazione e quindi mi resta poco tempo libero a disposizione. - Sei una tipa sportiva? - Mi ritengo tale avendo giocato a calcio, ma la pratica dello sport non è una priorità. - E la tua vita sentimentale? Abbastanza bene, che di questi tempi non è poco.. - Cosa ti ha conquistata di lui? Da persona riservata, non sono abituata a parlare del mio privato.. ma ti confido che sono rimasta subito attratta dalla sua intelligenza.. - Progetti futuri? …magari un’esclusiva… - Progetti tanti, ma sul futuro è meglio far parlare Paolo Fox!


Letture sotto l’ombrellone Cosa leggo sotto l’ombrellone??? …”La mia famiglia e altri animali” Il salone del libro che si è da poco tenuto a Torino ha rivelato diversi nuovi talenti, e presentato testi che sicuramente varrà la pena approfondire… Ma nell’attesa di prenderne visione e poter dare un parere, consiglio un libro che renderà la vostra estate piacevole e leggera. «Questa è la storia dei cinque anni che ho trascorso da ragazzo, con la mia famiglia, nell’isola greca di Corfù. In origine doveva essere un resoconto blandamente nostalgico della storia naturale dell’isola, ma ho commesso il grave errore di infilare la mia famiglia nel primo capitolo del libro. Non appena si sono trovati sulla pagina non ne hanno più voluto sapere di levarsi di torno, e hanno persino invitato i vari amici a dividere i capitoli con loro» Con queste parole, Gerald “Gerry” Durrell (Jamshedpur, 7 gennaio 1925 – Jersey, 30 gennaio 1995) presenta quello che personalmente considero il migliore dei suoi testi, “La mia famiglia e altri animali”. Come egli stesso denuncia nell’introduzione infatti, a differenza di molti altri

libri da lui pubblicati, questo non si limita alla descrizione e allo studio di flora e fauna (esotiche e non) ma offre al lettore un racconto accattivante e coinvolgente degli anni che l’autore trascorse a Corfù poco più che bambino, molto prima di divenire un illustre e compianto zoologo e naturalista. Nel meraviglioso scenario naturale offerto dall’isola, descritto magistralmente e osservato con gli occhi innamorati dal piccolo Gerry, si susseguono i cinque anni trascorsi lì dall’intera famiglia e dalla moltitudine di persone che la circondarono. Il punto di forza di questo libro è costituito proprio dai personaggi in esso presentati, ritratti in chiave ironica e caricaturale; le loro caratteristiche conquistano il lettore, che si trova proiettato di colpo in un vero e proprio Paradiso Terrestre, a condividere le loro avventure, i loro simpatici battibecchi, le loro adorabili preoccupazioni ed occupazioni. La sottile vena umoristica che scorre tra le righe fa sì che ogni pagina strappi un sorriso, quando non addirittura una risata di cuore, al lettore, che si trova di fronte ad

u n racconto coinvolgente, e sempre delicato e pieno di garbo, degli episodi alle volte grotteschi occorsi ai diversi personaggi. Perdersi tra le pagine di quest’opera regala gioia e serenità, grazie all’atmosfera di pura felicità che vi si respira. E’ facile, e quasi inevitabile, innamorarsi dei luoghi e degli esseri viventi (animali e non) che si rivelano all’interno del libro, e nel momento in cui si arriva in fondo alla lettura…si è già tentati di ricominciarla dall’inizio.

A cura di Paola Passamani

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LO SGUARDO SULLA CAPITALE per info e pubblicità : rmmagazinemese@gmail.com 3393064971

foto: www.foto-book.it

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Camilla’s Secrets

A cura di Camilla Gullà (www.camillassecrets.com)

OUTFIT CASUAL AL PARCO

Il 28 gennaio 1992 nasce a Milano Camilla Gullà. Un sottile filo invisibile la lega al capoluogo lombardo e centro mondiale della moda e dove i suoi interessi in materia la riconducono abitualmente. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Firenze, città dove scappa a rifugiarsi ogni volta che può. Nel capoluogo toscano frequenta l’Istituto Sacro Cuore e coltiva le sue passioni: la danza classica, il pianoforte e l’amore per le lingue straniere. Attualmente frequenta l’università cattolica del Sacro Cuore a Milano, presso la facoltà di legge e dall’aprile 2011 si occupa del suo blog “Camilla’s Secrets”. Nato dalle aspirazioni di un’ adolescente sognatrice che si racconta parlando di moda e non solo nel tempo è cresciuto e si è evoluto proprio come la sua autrice. E’ sfogliandone le pagine che traspare la crescita e il cambiamento di una ragazza che diventa donna. Camilla ha saputo sfruttare la sua innata tendenza a fondere le sue passioni in una dimensione più ampia e profonda, collaborando in questi anni con importanti brands e autorevoli riviste di tendenza: un meraviglioso e originale connubio tra moda e mondo che ci circonda. Fanno da imperativo il buon gusto e l’eleganza, uniti ad una semplicità che non é mai banale.

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Camilla’s Secrets IL MIO OROLOGIO JORD SCANDISCE IL TEMPO...

Legno e Design, una delle migliori coppie di sempre. Vi mostro in queste foto il mio orologio Jord. Il tempo è la chiave di vita che preferisco. Dovremmo pensare al tempo molto più di quanto non facciamo. Dovremmo vivere, correre, parlare, lavorare, uscire, divertirci, pensando al valore prezioso del nostro tempo. Forse è proprio per questa ragione che amo gli orologi. Ed amo ogni speciale e rara variante rispetto a quelli classici, perché ritengo che riescano ad attirare di più la nostra attenzione e a ricordarci così, più spesso degli altri, quanto importante sia il tempo che scandiscono. Un orologio Jord risulta perfetto al vostro polso. Rispetta i canoni della sostenibilità dell’ambiente ed ha una straordinaria efficienza e funzionalità. Ma oltre a questo, è anche fashion e trendy come pochi. Posso assicurarvi , per esperienza personale, che qualunque persona incontrerete, ammirerà l’orologio al vostro polso, se indosserete uno di questi capolavori. Esistono in molti colori e versioni, il sito è davvero chiaro e semplice da usare, quindi sono certa che non avrete problemi ad andare a scoprire l’intera collezione del brand. Non dimenticate mai l’importanza del tempo nella vostra vita e non dimenticate neanche di dare un’occhiata ai modelli Jord Watches.


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OYSTER PERPETUA L AIR-KING

Rolex presenta il nuovo modello Oyster Perpetual Air-King: un orologio che mantiene intatto il retaggio aeronautico del Rolex Oyster originale. Sul quadrante nero del nuovo Air-King, con cassa in acciaio 904L di 40 mm risaltano i grandi numeri di riferimento 3, 6 e 9 per le ore e la scala dei minuti in primo piano per la lettura dei tempi di navigazione. Sullo sfondo si staglia, inoltre, il nome Air-King scritto nei caratteri appositamente disegnati negli anni ‘50 per questo modello. L‘Air-King vanta la certificazione di Cronometro Superlativo ridefinita da Ro4 lex nel 2015 per garantire prestazioni al polso fuori dal comune. Nel 1934, Owen Cathcart-Jones e Ken Waller compiono un volo da Londra a Melbourne, in Australia, e ritorno, in un tempo record, a bordo del bimotore De Havilland “Comet”, utilizzando un Rolex Oyster come cronometro di bordo. Oggi, il nuovo Air-King rende omaggio ai pionieri dell’aviazione e al ruolo dell’Oyster nell’epopea dei viaggi aerei. PRES SROOM.ROLE X .COM

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Calibro 3131, Manifattura Rolex Movimento meccanico a carica automatica bidirezionale con rotore Perpetual

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Corona di carica A vite, sistema di doppia impermeabilizzazione Twinlock Vetro Zaffiro antiscalfitture Impermeabilità Fino a 100 metri

Funzioni Ore, minuti e secondi al centro Arresto dei secondi per una regolazione precisa dell’ora Organo regolatore Frequenza: 28.800 alt./ora (4 Hz) Spirale Parachrom blu paramagnetica Curva Rolex Bilanciere di grandi dimensioni a inerzia variabile Taratura di alta precisione mediante 4 dadi Microstella in oro Ponte del bilanciere passante Scappamento Ruota d’ancora paramagnetica in nichel-fosforo Pietre 31 rubini

RTIFICAZIONE ROLEX

ENTO INCASSATO

46 RM MAGAZINE

Autonomia Circa 48 ore

Applicazioni Numeri 3, 6, 9 in oro bianco 18 ct. Triangolo a ore 12 ad alta leggibilità Chromalight (luminescenza a emissioni di lunga durata) in oro bianco 18 ct. Numeri dei minuti decalcati bianchi Lancette Oro bianco 18 ct., Chromalight, lancetta dei secondi verde

BRACCIALE

Modello Oyster (3 file), maglie massicce Materiale Acciaio 904L, finitura satinata e lucida sui lati Fermaglio Fermaglio Oysterclasp con chiusura pieghevole Maglia di prolunga rapida Easylink di 5 mm


40

OYSTER PERPETUAL

YACHT MASTER 40 Rolex presenta la nuova versione dell’Oyster Perpetual Yacht-Master, l’orologio nautico di riferimento del Marchio, declinato per la prima volta in Rolesor Everose (abbinamento di acciaio 904L e oro Everose 18 ct.) e con quadrante chocolate.

La cassa Oyster dello Yacht-Master, garantita impermeabile fino a 100 metri, è un esempio di robustezza. La carrure dalle linee caratteristiche è ricavata da un blocco massiccio di acciaio 904L particolarmente resistente alla corrosione. L’organo regolatore, autentico cuore dell’orologio, prevede la spirale Parachrom 4blu, brevettata e prodotta da Rolex in una lega esclusiva. Insensibile ai campi magnetici, questa spirale vanta una grande stabilità rispetto agli sbalzi di temperatura e, in caso di urto, rimane fino a dieci volte più precisa di una spirale tradizionale. PRES SROOM.ROLE X .COM

CASSA

MOVIMENTO

QUADRANTE

Modello Oyster (carrure monoblocco, fondello e corona entrambi a vite)

Calibro 3135, Manifattura Rolex Movimento meccanico a carica automatica bidirezionale con rotore Perpetual

Colore Chocolate, finitura soleil

Diametro 40 mm Materiale Rolesor Everose (abbinamento di acciaio 904L e oro Everose 18 ct.), finitura lucida Lunetta Lunetta girevole bidirezionale graduata 60 minuti in oro Everose 18 ct., graduazioni e numeri lucidi in rilievo Fondello A vite con scanalature Rolex Corona di carica A vite, sistema di tripla impermeabilizzazione Triplock Protezione della corona Spallette ricavate nel corpo della carrure Vetro Zaffiro antiscalfitture Lente d’ingrandimento Cyclope sul datario, doppio trattamento antiriflesso Impermeabilità Fino a 100 metri

Precisione −2/+2 sec./giorno, con movimento incassato Funzioni Ore, minuti e secondi al centro Indicazione della data istantanea a ore 3 con correzione rapida Arresto dei secondi per una regolazione precisa dell’ora Organo regolatore Frequenza: 28.800 alt./ora (4 Hz) Spirale Parachrom blu paramagnetica Curva Rolex Bilanciere di grandi dimensioni a inerzia variabile Taratura di alta precisione mediante 4 dadi Microstella in oro Ponte del bilanciere passante Pietre 31 rubini

Applicazioni Indici ad alta leggibilità Chromalight (luminescenza a emissioni di lunga durata) in oro rosa 18 ct. Lancette Oro rosa 18 ct., Chromalight

BRACCIALE

Modello Oyster (3 file), maglie massicce Materiale Rolesor Everose (abbinamento di acciaio 904L e oro Everose 18 ct.), elementi centrali lucidi, elementi laterali satinati e lucidi sui lati Fermaglio Fermaglio di sicurezza Oysterlock con chiusura pieghevole Maglia di prolunga rapida Easylink di 5 mm

Autonomia Circa 48 ore

47 RM MAGAZINE


Commedie, Trash, Poliziotteschi, Horror ed altri generi CULT dagli anni 70 a 90

U C

BOROT

Q

uesto mese parliamo di BOROTALCO, film “simbolo” degli anni ‘80, da molti considerato (me compreso) la miglior commedia italiana in assoluto degli ultimi trent’anni (trentaquattro per la precisione). Il primo film in cui Carlo Verdone abbandona pellicole ad episodi ricche di vari personaggi per raccontare un’unica storia con un solo protagonista. Nel film ci sono scene celebri imparate a memoria da tutti 48 RM MAGAZINE

T L

A cura di Massimiliano Correa

O C AL

i fans, ci sono modi di dire entrati a far parte del linguaggio quotidiano, siparietti che ancora oggi se solo accennati possono essere ricollegati al film da chiunque; merito questo dei coprotagonisti presenti nella pellicola tra cui Mario Brega, Christian De Sica e Angelo Infanti. Indimenticabile anche, fu la colonna sonora, con musiche di Lucio Dalla; tra i brani del film ricordiamo Grande figlio di puttana e Chi te l’ha detto? (che pro-

prio grazie al film godranno di grossa popolarità) eseguiti dai neo-costituiti Stadio (i musicisti della band, attivi assieme da anni con Lucio Dalla, stavano debuttando contestualmente come gruppo a sé, con la nuova denominazione), mentre Fabio Liberatori, storico tastierista del gruppo, ha composto la colonna sonora originale del film, eseguita dal gruppo stesso, sempre con interventi del cantautore bolognese. Il brano che la protagonista Eleonora Giorgi cerca di far recapitare a Dalla è “Un fiore per Hal” (cantata da Ricky Portera, chitarrista degli Stadio nel 1982), la cui versione completa si può ascoltare nella scena finale del film, quando Nadia, mascherando la sua vera identità, invita Sergio a casa sua. La canzone è anche contenuta nell’omonimo disco del gruppo uscito in quell’anno. Per le musiche di Borotalco gli Stadio e Lucio Dalla hanno ricevuto un David di Donatello e un Nastro d’Argento. Nel film Sergio e Nadia sono due giovani romani, venditori di enciclopedie porta a porta. Sergio, mite ed impacciato, vive in un convitto dividendo la stanza con Marcello (Christian De Sica), un ballerino napoletano. Conduce una vita grama,


lavorando senza successo, pressato dalla sua fidanzata Rossella e dal truce padre di lei, Augusto (Mario Brega). Nadia, bella e spigliata, fidanzata con un meccanico, condivide un appartamento con la sua amica Valeria ed è una fan accanita di Lucio Dalla. Sergio, visto il successo professionale di Nadia, la contatta per telefono chiedendole di affiancarla e così si danno appuntamento sotto casa di un tale Manuel Fantoni, sedicente architetto, personaggio carismatico (Angelo Infanti). Nadia tarda per acquistare dei biglietti per un concerto di Lucio Dalla mentre Sergio si intrattiene in casa di Fantoni, il quale nell’attesa gli racconta della sua vita movimentata e vagabonda, ricca di episodi incredibili (in questa scena si toccano vette ormai inar r ivabi li di comicità, tra cui il celeberrimo cargo battente bandiera liberiana). Ma della sua vita avventurosa non è oro tutto quel che luccica: mosso dalla simpatia, l’uomo smentisce tutto quando d’un tratto sopraggiungono i Carabinieri ad arrestarlo per una truffa, e chiamandolo col suo vero nome, Cesare Cuticchia. Manuel Fantoni è solo un nome d’arte. Cuticchia/Fantoni lascia a Sergio le chiavi di casa, chiedendogli di accudirla in sua assenza. Rimasto solo giunge finalmente Nadia e Sergio nel vederla per la prima volta ne resta affascinato al punto da volersi spacciare per Manuel Fantoni, riciclando con inaspettato successo le fandonie del millantatore, tra cui l’essere amico di Lucio Dalla. Conquistato senza difficoltà il cuore dell’ingenua biondina, Sergio si trova presto in un gioco più grande di lui. Rossella e suo padre iniziano ad insospettirsi per le sue lunghe assenze mentre Sergio e Nadia

organizzano un incontro intimo in casa di Manuel per coronare la loro relazione. Rossella e suo padre si recano da Marcello e questo, sentendosi in trappola e picchiato, è costretto a raccontare la verità sull’amico. Per questo Augusto si reca nella casa e picchia Sergio con una cinta mentre Nadia, appreso l’inganno e vistasi sfumare ogni illusione, lascia l’appartamento in lacrime e subisce un grave incidente stradale (anche in questa scena le frasi che Mario Brega urla mentre picchia con la cinta sono da Oscar). I due protagonisti, ormai estranei tra loro, tornano alle rispettive vicende personali e si sposano con i corrispettivi fidanzati come da copione. Qualche tempo dopo Sergio viene convocato in casa di una donna per trattare l’acquisto di un’enciclopedia ma

con grande sorpresa scopre che si tratta di un pretesto di Nadia per potersi rivedere. I due dialogano serenamente ma non sembrano condurre una vita felice. Quando Sergio sta per congedarsi, viene raggiunto da lei per le scale sentendosi chiedere notizie su dei personaggi famosi. I racconti di Sergio, nella parte di Manuel, la fanno ancora sognare e alla fine i due si scambiano un lungo bacio. Tutto il film è un susseguirsi di scene geniali e divertenti, mi limito però per motivi di spazio a citarne solo tre tra i più divertenti: - la scena nell’alimentari: Madre di Rossella: Ah, eccote qua, Agusto c’è Sergio! Augusto: Ah, vattene n’po’ a casa che ce devo fa n’ discorso co’ questo. Madre di Rossella: Tanto avevo finito. Augusto: Te sei degnato finarmente de venì qui, guarda che t’ho fatto a sto negozio... Sergio: Eh, è bello, è cambiato da così a così... Augusto: Te l’ho rifornito di tutta la roba, c’ho speso lì milioni, ma tutta roba de prima qualità... Tiè senti sto prosciutto che d’è, senti come è dorce... Sergio: Eh ho mangiato! Augusto: Senti sto’ prosciutto t’ho detto è dorce... è un succhero... ah Sergio!!! E st’olive? Senti st’olive so’ greche! ... e ‘nnamo... e daje so’ greche... so’ bone, come so’? Dì la verità?! Sergio: So’ greche! - sempre nell’alimentari: Augusto: Me devi dire, si nun so’ troppo indiscreto, ma te che cazzo voi da mi fija? Sergio: In che senso?! Augusto: In che senso?! Io c’ho ‘na fija sola e nun me va che va presa in giro... Sergio: Ma io mica la prendo in giro, Anzi! 49 RM MAGAZINE


Augusto Mo’ te vojo riccontà n’fatto che m’è sucesso ieri. M’ha detto: “Papà, che me porti a comprà ‘n pajo de scarpe a Via Veneto?” Capirai a me me s’è allargato er core, io e mi’ fija a Via Veneto, guai a chi me la guardava. Mentre se stava a guardà la vetrina de scarpe, passeno du’ giovanotti e dicheno ‘na frase che a me nun m’è piaciuta, io me giro e dico “A cornuto! Vie’ qua a cornuto!” È venuto tutto spavardo, er più grosso, e m’ha dato un cazzotto in bocca: me lo so’ guardato, ho sputato e j’ho detto: “Manco er sangue me fai usci’, a cornuto! In guardia!”. J’ho dato un destro ‘n bocca m’è cascato per tera come Gesù Cristo, J’ho rotto er setto nasale, j’ho frantumato le mucose, e je dicevo “arzete, arzete, a cornuto arzete!” j’ho detto!... Pieno de sangue per tera, a ettolitri... Nun s’è arzato. Me lo so’ guardato, me so’ girato, me so’ risistemato ‘a giacca. M’ha detto “papà che è successo?” dice mi fija. “Niente, due de passaggio, ‘namo a compra’ le scarpe” j’ho detto. - nei panni di Manuel Fantoni: Nadia: Ma sò tutti amici suoi? [ Manuel fa cenno di si con la testa] Certo che con tutte ‘ste conoscenze lei farà una vita proprio intensa, molto dinamica... insomma, una gran bella vita! “Manuel”: Mah, più che bella... la mia vita è stata un’odissea. Sempre qua, là, in giro per il mondo. Un bel giorno me ne andai a Genova, perché avevo optato per il mare... e là, mi imbarcai su un cargo battente bandiera liberiana... Nadia: Burt Lancaster?? Nooo! “Manuel”: Ah, sì, Burt. Nadia: Non è possibile! Ma com’è, che tipo è? “Manuel”: Alcolizzato totale, poveraccio... Nadia: No! “Manuel”: L’altra sera m’ha combinato un macello sulla moquette, m’ha vomitato... l’ho dovuto prendere e cacciare via, purtroppo non c’è niente da fà, certa gente non si deve più invitare a casa! Carlo Verdone sulla sua pagina facebook è solito raccontare interessanti retroscena 50 RM MAGAZINE

dei suoi film, e a proposito di Borotalco ha scritto riguardo al monologo dell’alimentari: Il racconto di Brega in realtà prendeva spunto da un episodio realmente accaduto sul set di un altro film, Buffalo Bill, L’Eroe Del Far West, del ‘64, quando Brega ebbe uno scontro con Gordon Scott, muscoloso interprete di ruoli come Maciste, Ercole e Tarzan. Sul set di questo film, racconta Verdone, Brega e Scott, “dovevano, da copione, affrontarsi e lottare, ed erano seguiti da un maestro d’armi al fine di imitare lo scontro, senza però farsi male. Ma la sera Brega si ritrovò sull’avambraccio tre grossi lividi, e tra sé penso : “Oh... Ma facesse sur serio ‘sto stronzo?” La mattina dopo andò nella roulotte di Gordon Scott e facendogli vedere i lividi gli disse: “Oh! Ma stai a fa’ sur serio o te sei sbajato?” Gordon Scott lo cacciò via non capendo l’italiano. Brega ci ripensò e urlò: “A ‘nfame! Scenni che te gonfio! A infamone!” Gordon Scott, una montagna di muscoli col capello a ciuffo ribelle, si fece tradurre gli insulti di Brega e uscì indiavolato per menargli . Stabilirono che il tutto doveva avvenire come in un duello: due cazzotti Gordon Scott e due cazzotti Mario Brega. Al via, Gordon Scott tirò un cazzotto che Brega schivò, al secondo cazzotto Brega fu colpito in bocca, ma non cadde. Sputò per terra e gli disse: “A cornuto! Manco er san-

gue m’hai fatto uscì... In guardia!” Stando al racconto di Brega, centrò Scott sul naso al primo colpo: “Boooom! je diedi ‘n cazzotto ar naso! Gli sfondai er setto nasale e gli frantumai le mucose!!! E me cadde a braccia larghe in dietro come Gesù Cristo, je urlai: arzete cornuto! Arzeteeee ! Nun s’è arzato... è rimasto lì pe’ terra come ‘n accattone. Ho guardato l’agente americano e gli ho detto: viettelo a raccoje.” Poi Brega concludeva quel ricordo sempre allo stesso modo”: ‘o sapete mo’ che fa’ Gordon Scott?... E’ tornato a fa’ er benzinaro in America.” Le ultime curiosità riguardo le location dove sono state girate alcune scene; l’alimentari è a Via San Paolo nel quartiere Regola, la casa di manuel Fantoni è realmente in Via della Farnesina, il teatro tenda era a Piazza Mancini al Flaminio, il convitto dove abitano Verdone e De Sica è a Piazza San Salvatore in Campo, la casa di Verdone da sposato è a Viale palmiro Togliatti e la scena finale nel film indicata come Via Lampridio Cerva in realtà è girata in Via Umberto Saba. Ho forti dubbi che qualcuno ancora non conosca questo capolavoro di Verdone, ma nel caso non l’aveste ancora visto non potete perderlo per nessun motivo!


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La modella del mese di Luglio per RM MAGAZINE è Anna Maria Ryhorczuk. Il servizio è stato realizzato a Roma, dal nostro fotografo ufficiale Massimiliano Correa. Anna, il cui cognome tradisce orgini straniere, polacche per la precisione, vive in Italia da diciannove anni. Studia scienze della comunicazione all’ università la Sapienza e sogna di laurearsi il prima possibile, un obiettivo importante e che le auguriamo di raggiungere con successo. Ci confida di non avere tantissimo tempo libero e di dedicare quel poco che gli rimane diviso fra gli esami e il lavoro, alla scrittura ma sopratutto alla sua grande passione: la pittura a cui si dedica da molti anni. Sogna un giorno di potere scrivere un romanzo...


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VINÒFORUM

Come ormai da qualche anno si è svolto anche quest’estate presso il lungotevere Maresciallo Diaz alla Farnesina, quello che è ormai diventato un appuntamento immancabile per gli amanti del vino della capitale. Parliamo, ovviamente, di Vinòforum che dal 10 al 19 Giugno ha raccolto un successo incredibile di pubblico, in continua crescita in questi anni, dimostrando l’amore dei romani per questo genere di eventi e il punto vincente della formula: pochi euro per poter degustare le novità e i migliori vini (e non solo) nazionali e non. La scelta era infatti ampissima. Hanno partecipato a questa edizione cantine e espositori provenienti dalla Regione Lazio fino ad arrivare al Sudafrica, per un totale di oltre 2500 etichette presentate e più di 500 cantine. Ma Vinòforum è stato di più. Infatti oltre alle degustazioni enologiche, ancora un volta, la manifestazione ha voluto dare il giusto spazio alla gastronomia. Vere e proprie piccole cucine con chef di livello, hanno proposto piatti raffinati e novità dal mondo da assaporare, ovviamente, con un bel calice. Non sono mancati gli appuntamenti di approfondimento con corsi e degustazioni riservate ad operatori o semplici appassionati. Vinòforum ,un appuntamento immancabile dell’estate romana e…..tutto da bere!

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A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa

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BIRRÒFORUM

Estate, caldo e la città. E allora? Cosa manca per avere una bella sensazione di sollievo? Una bella birra! Dal 24 al 29 di Giugno alla Farnesina si è svolto Birròforum il festival della birra artigianale e del cibo da strada. Due segmenti in grande crescita. Da una parte il fenomeno delle produzioni locali di birra che negli ultimi anni hanno creato prodotti di grandissima qualità e che vede l’Italia con una posizione di prestigio in questo ambito. Dall’altra una moda che viene dagli Stati Uniti e che da tempo, e con grande successo, è sbarcata anche in Europa: il truck food. Birròforum ha offerto tutto questo e il pubblico romano ha riposto alla grande. D’altra parte non capita tutti i giorni di avere l’opportunità (e il privilegio!) di poter assaggiare più di 40 birre provenienti dai migliori birrifici artigianali e di poter conoscere prodotti realizzati da mastri birrai che fanno della passione il loro ingrediente principale. E il cibo? Tutte ricette italiane provenienti dalla maggior parte delle regioni dello stivale. Ci siamo trovati a percorrere un cammino attraverso il belpaese fatto di tradizione e ricercatezza. Il vero sapore del made in italy! Per chi nutriva curiosità su come si produce la birra non sono mancati gli appuntamenti e gli incontri con bravissimi mastri birrai che ci hanno fatto conoscere i segreti della bevanda più amata. Cosa resta da dire? Salute!

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A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa

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GAY VILLAGE Gay Village, due parole che hanno un significato solo: appuntamento immancabile dell’estate romana e della movida dell’ Eur. L’evento anche quest’anno ricopre un ruolo importante e ricercatissimo dal popolo della notte. Uno spazio dedicato alla musica, all’intrattenimento, allo spettacolo. Aperto per tutta l’estate dal 1 di Giugno al 3 di Settembre è diventato, come abbiamo detto, un faro delle notti capitoline con il suo connubio di DJ Set e spettacoli. Al Parco del Ninfeo, in via dell’Agricoltura, storica sede dell’evento, il calendario è veramente fitto. Se da mezzanotte circa dal giovedì al sabato fino a notte inoltrata la musica dance la fa da padrone con tre differenti piste con diverse offerte musicali (Pop, House & Hit) è anche vero che prima di tuffarsi nelle piste da ballo abbiamo l’imbarazzo della scelta per quanto riguarda gli eventi proposti dallo staff: appuntamenti di teatro, interviste-spettacolo e proiezioni il tutto nello stile Gay Village che in questi anni abbiamo imparato a conoscere!

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A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa

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I cetacei del San Lorenzo Testo e foto di Philippe Ambrosini

I luoghi al mondo dove si può andare a fare il “whale watching” sono tanti. In base alle migrazioni che buona parte delle grandi balene effettuano nell’arco dell’anno, si puoi andare a nord o a sud dei due emisferi. Nel periodo estivo uno dei migliori posti dove poter andare ad ammirare questi maestosi mammiferi è sicuramente il fiume San Lorenzo, in Quebec (Canada orientale). Nel tratto che da Tadoussac arriva sino alla Gaspé e all’isola di Anticosti, nell’oceano Atlantico. A causa della profondità e delle fredde correnti marine questo tratto di circa 600 chilometri è ricco di krill, l’alimentazione primaria di tutte le balene a fanoni (la balenottera azzurra, la megattera e tutte le balenottere) ma anche altri cetacei come la balena franca, il capodoglio, i beluga, i delfini e le focene. In effetti chiamare il San Lorenzo “fiume” è un po’ riduttivo, se lo si paragona ai nostri fiumi europei. In prossimità della cittadina di Tadoussac è infatti largo circa 22 chilometri e, progressivamente, si allarga a ventaglio per arrivare, in prossimità dell’oceano, ad una larghezza di più di 150 chilometri. Viste le grandi distanze, la zona migliore 62 RM MAGAZINE

dove andare per ammirale è la zona tra Tadoussac e Les Escoumins (40 chilometri di costa), a circa 6 ore di macchina da Montreal e 3 dalla città di Quebec. I cetacei si posso vedere sia dalla terraferma sia con delle uscite in barca di circa 3 o 4 ore, organizzate dalle poche compagnie autorizzate. Le autorità canadesi sono infatti molto vigili nel cercare di tutelare la loro tranquillità e permanenza nel fiume. Ci sono sia barche grandi, che possono accogliere fino a 500 passeggeri, oppure, molto più adatte per questo tipo di esperienza, barche da 20/30 persone. Ma comunque ogni uscita è accompagnata da personale esperto che spiega tutto quello che c’è da sapere sul fiume e il suo ecosistema. Chi invece volesse un’ esperienza fuori dal comune e meno “turistica”, può partecipare a degli stages di una settimana (da giugno a ottobre) presso il MICS – Mingan Island Cetacean Study, un organismo nato nel 1979 e consacrato alla ricerca scientifica sui mammiferi marini. Il centro si trova a Longue-Pointe-de-Mingan, in prossimità dalla foce del fiume San Lorenzo, a più di mille chilometri da Montreal. A parte

in macchina, ci si può arrivare in aereo con voli interni, sia da Montreal che dalla città di Quebec. Si arriva a Sept-Iles e poi altre due ore di macchina. Il MICS è stato il primo centro dell’emisfero nord a effettuare ricerche a lungo termine sui cetacei, e soprattutto sulle balenottere azzurre, specie a rischio e fortemente minacciata. Essendo un organismo senza fini di lucro e autofinanziato, per poter continuare la sua attività, da alcuni anni permette a esterni di partecipare all’attività di raccolta di dati in mare, a fianco dei biologi e del personale scientifico. La settimana è molto impegnativa, prevedendo sveglie all’alba e uscite in mare di circa 10 ore al giorno (su piccole imbarcazioni). Ma è sicuramente un’esperienza unica che permette di partecipare attivamente alla ricerca, vivendo quotidianamente il lavoro degli studiosi sul campo, imparando le varie tecniche e assistendoli nella raccolta di dati e campioni organici. Ma è soprattutto un’esperienza che permette di imparare a conoscere i cetacei, queste maestose creature marine, che ad ogni uscita rivelano aspetti sorprendenti e affascinanti.


La balenottera azzurra, con i suoi 30 metri di lunghezza e le oltre 180 tonnellate di peso, è l’essere vivente più grande al mondo. Si stima che ne rimangano solo circa 5.000 esemplari.

La megattera è anche nota per i suoi salti completi fuori dall’acqua (breaching). In questo caso però, infastidita da una barca troppo vicina, si è “limitata” a un colpo di pinna sull’acqua!

La megattera, anch’essa una “balenottera” (circa 15 metri con un peso di 30 tonnellate). Anche questa è una specie a rischio, con circa solo 20.000 esemplari.

Una megattera che si immerge al tramonto.

La megattera è una delle balene più fotografate. Ad ogni immersione, infatti, mostra la sua “coda” (pinna caudale).

Altro cetaceo presente nel San Lorenzo è la balena franca (circa 15 metri con un peso di 70 tonnellate). E’ a forte rischio estinzione, dato che si stima che nell’emisfero nord ce ne siano meno di 500 esemplari. Per le sue caratteristiche di nuoto e galleggiamento è stata una delle più cacciate dalle baleniere. 63 RM MAGAZINE


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PRATICAMENTE OVVIO Diciamo la verità: è romantico. Tutte quelle stelle. Alzare lo sguardo, magari in una notte calda d’estate, e vederle tutte là, a brillare nel cielo. E’ romantico, si. Quando succede di trovarci davanti a uno spettacolo così non è che ci chiediamo cosa siano, le stelle. Sono belle e basta. E come tutte le cose belle, la cosa che ci interessa di più è ammirarle. Che bello. Si. Che bello. Ma io ho rovinato quella magia. Si l’ho fatto, scusate. Chiedo venia. Mea culpa. Ho chiesto spiegazioni e ho avuto risposte. E come quando da bambino scopri che babbo natale non esiste e non vedi l’ora di dirlo ai compagni di

scuola, io adesso voglio fare lo stesso con voi e il cielo stellato. Perché mi è capitato di parlare con paio di persone che studiano astronomia e astrofisica e qualcun’altra di queste materie che alle mie orecchie suonano piacevoli come il rumore delle unghie sulla lavagna. E hanno rotto la magia. Non entro nei dettagli. Comunque sappiate che quelle cose che brillano nel cielo sono un ammasso di materia e in realtà non è proprio che brillino ma emettono energia. Insomma sono delle specie di lampadine spaziali. Adesso vi chiederete: Perché cosa pensavi che fossero? Non lo so. Non lampadine però. Ma c’ è di più. Seguitemi perché questo è ancora più sconvolgente. Almeno per me che me ne stavo tranquillo a guardare il cielo stellato in (apparente) solitudine. Il sole è una stella. Intorno ci sono pianeti. Quindi intorno a tutte le stelle ci possono essere pianeti ( o ci sono, questo non l’ho capito e non ho voglia di cercalo su Google) La terra è un pianeta ed è abitato. Universo infinito. Stelle infinite. Pianeti infiniti. Possibilità che ci siano pianeti abitati, 100%. Calma. Prendete fiato. Intanto pensate che da qualche parte dell’universo mentre voi siete con il naso all’insù a guardare le stelle c’ è qualcuno o qualcosa da qualche

parte che sta facendo la stessa cosa. Sicuramente è così. Poi pensate che, per quello che ne sappiamo noi, non ci sono pianeti con condizioni abitabili ( o perlomeno con le condizioni che noi pensiamo che possano generare la vita) così vicini a noi da poter essere raggiunti da qualsiasi mezzo con le tecnologie di cui siamo in possesso. Quindi niente incontri del terzo tipo. Almeno, diciamo, per i prossimi duecento anni. Aggiungete anche che, ammesso che riuscissimo a raggiungerli, quando pensiamo a vita extraterrestre usiamo un termine molto ampio. Vita. Lo sapevate che anche lo yogurt in fondo in fondo vive? Ogni cucchiaiata è una strage di fermenti lattici. Insomma il concetto di vita è molto più ampio di quello che pensiamo e immaginiamo noi normalmente. Risultato. Non siamo soli. Sono lontani. Non è detto che siano umanoidi. (dimenticate quindi partita del cuore Terrestri contro Alieni). Difficile che li raggiungeremo mai. Quindi la prossima volta che vi chiedono: “Secondo te siamo soli nell’universo?”. Dite “No”. Ma cercate di evitare ulteriori aggiunte. Adesso lo sapete. Era praticamente ovvio. Non siamo soli. Da qualche parte lassù, male che vada, c’ è uno yogurt che ci guarda.

A cura di Rolando Frascaro


Un cittadino del mondo

Andrè Brugiroux

A

ndrè Brugiroux, francese, classe 1937, appartiene ad un ristretto gruppo di uomini che hanno consacrato la loro vita a visitare, senza eccezioni, tutti paesi del mondo, guidati da una filosofia pacifista, un’insaziabile curiosità ed una grande intraprendenza. Ha realizzato un’esperienza che è forse il sogno segreto di ciascuno di noi: quello di viaggiare e co-noscere ogni luogo di questo pianeta. Ha trascorso la sua vita “on the road”, spostandosi continua-mente, trasformando quello che spesso è chiamato “periodo sabbatico” in un lasso di tempo lungo una vita. Ha impiegato più di mezzo secolo (1955-2013) per realizzare il suo sogno: quello di visitare tutti i 250 Paesi, riconosciuti e non, presenti sul globo. Ha 66 RM MAGAZINE

realizzato tutto questo da solo, senza nessuno sponsor o aiuto economico e senza mai dormire una notte in hotel. Il suo primo viaggio è durato 18 anni senza mai tornare a casa. Partito nel 1955, appena conclusa la scuola alberghiera di Parigi, all’età di 17 anni e con 10 franchi in tasca, ha trascorso i primi 7 anni imparando alcune lingue europee, vivendo tra Spagna e Germania. Si è poi recato, dopo essere riuscito a mettere da parte una piccola quantità di risparmi, in Canada lavorando per tre anni come traduttore. Ma presto, il fascino della strada l’ha richiamato nuovamente facendogli percorrere ben 400.000 km in tutto il mondo in autostop attraverso 135 paesi tra il 1967 e il 1973 e riuscendo nell’impresa di spendere solo un dollaro al giorno.

Considera questa incredibile avventura come la migliore università possibile: ha aperto la sua mente e gli ha concesso la possibilità di inviare e ricevere un messaggio di speranza e fratellanza da parte di tutti gli uomini della terra. Una volta recuperate le forze dopo questa epica odissea, Andrè non si è fermato ma, anzi, ha continuato a viaggiare instancabilmente per il mondo, partendo sempre dalla Francia e passando all’estero dai cinque agli otto mesi ogni anno, per i successivi 30 anni, portando con se il suo messaggio di pace legato anche alla sua fede Bahai. Quando ha iniziato il suo viaggio nel 1955, André Brugiroux aveva un sogno: vedere tutti i paesi del mondo. Quasi 60 anni dopo lo ha realizzato. Rm Magazine ha avuto il privilegio di


non è un giro del mondo, ma un giro dell’umanità. Quello che è veramente interessante non è la città né l’avventura, ma il cuore dell’uomo.

poter realizzare in esclusiva un’intervista con questo incredibile personaggio. Quando era giovane è stato un boy scout. Possiamo dire che questo è stato il suo primo approccio al grande amore della sua vita: il viaggio? Lo Scoutismo è stato senza dubbio la miglior scuola di formazione possibile per prepararmi all’avventura. È lì che ho imparato valori come l’intraprendenza, il senso di fatica e di fratellanza. È stato molto utile anche per sbarazzarsi di alcune paure e avere maggiore sicurezza in me stesso. Da giovanissimo ha deciso che avrebbe cominciato a viaggiare per il mondo. Perché? Per imparare, semplicemente. Sono partito all’età di 17 anni. Da quando ho iniziato a pensare alla vita, ho sempre sognato di viaggiare e vedere il mondo. Ma non ho mai pensato che avrei potuto farlo. Era il 1955 e nessuno viaggiava con la facilità con cui lo facciamo oggi. Io l’ho dovuto fare senza informazioni e, soprattutto, senza soldi! Non mi considero un vero viaggiatore, ma uno studente. Il problema è che voglio conoscere e imparare e la mia curiosità non ha limiti. Il vero motivo che mi ha spinto per tutta la vita sulla strada è che sono nato prima della guerra (1937) e volevo sapere se gli uomini inconsciamente un giorno fossero in grado di ristabilire la pace. Io non cerco l’avventura, anche se posso dire che in un certo senso l’avventura cerca me! Io viaggio per imparare e capire. E questo viaggio, questa ricerca della comprensione, pia-

no piano si è trasformato anche in un viaggio spirituale. Ha viaggiato in tutto il mondo spendendo meno di un dollaro al giorno. Una semplice scelta obbligata o fa parte del significato del viaggio stesso? Un dollaro al giorno (o il suo equivalente oggi) è il mio stile. Con pochi soldi, si deve sopravvivere. Non ho mai avuto uno sponsor o un aiuto. Tre parole sono tabù nel mio caso: alberghi, ristoranti e taxi. Aver un budget così limitato mi ha costretto a evitare di pagare notti in hotel, mangiare in ristoranti e pagare per muovermi. Dovevo fermarmi per forza. Dovevo essere costantemente a contatto con la gente. Quello che ho fatto

Il suo è stato un lungo viaggio, durato un’intera vita. Può dirci qual è stato il momento più bello e il più brutto di questa esperienza? Il momento più importante è stata la scoperta degli scritti di Bahá’u’lláh, un profeta persiano che ha spiegato agli uomini del diciannovesimo secolo come gestire la terra come un unico paese e come stabilire la pace. Il peggiore è quando mangiando roba cruda in Pakistan, sono stato colpito da una terribile dissenteria che mi ha costretto a fermarmi; in quel periodo sono dimagrito così tanto che potevo coprire il giro vita con le mie mani! Ero totalmente privo di forze. Quanto è diverso il mondo di oggi da quello del suo primo viaggio? Durante il mio primo viaggio, ho visto tutto gratuitamente. Sono stato “l’amico che viene da lontano”, l’ospite che viene venerato. Oggi dobbiamo pagare per guardare qualsiasi rametto di fiori. Sono diventato come tutti gli altri: “una banca itinerante da spennare!” L’industria turistica che vende pezzi di Paesi come fette di prosciutto, ha rovinato i rapporti umani. Alla fine del Suo viaggio, nel 1975 ha scritto il libro La terra non è altro che un solo paese (da cui ha tratto anche un film). Qual è, in poche parole il messaggio di questo libro? Recentemente una cosa 67 RM MAGAZINE


verificarlo in loco. “Unità nella diversità” ecco la sfida del giorno. Cinque continenti e sei miliardi di persone. Abbiamo qualcosa in comune su questo pianeta? Un vecchio detto non è mai stato così attuale: unirsi o morire. La pace nel mondo è divenuta una questione inevitabile. Domanda difficile: qual è il paese che Lei reputa più bello? L’Italia senza dubbio! Un po’ di diplomazia non gusta; quest’articolo sarà pubblicato nel vostro paese! Se ami il mare, non ti parlerei della Svizzera o del Nepal!

ha radicalmente cambiato la storia dell’umanità: non ci sono più distanze. Per la prima volta, la grande famiglia umana si ritrova riunita e interdipendente. In breve: improvvi-samente siamo tutti sulla stessa barca. Bisognerebbe semplicemente tenere conto di ciò. Questo si può fare tecnicamente ma purtroppo non ancora nel nostro atteggiamento quotidiano. La tecnologia ha eliminato le distanze così velocemente che le mentalità non sono state in grado di stare dietro a questo cambiamento! Siamo tutti fratelli. Lo siamo anche intellettualmente, sono stato in grado di

Il nostro Magazine è distribuito a Roma: cosa ricorda della nostra città? La Città eterna si trova nella lista delle citta del mondo che non possono non essere visitate. Anche se capita che un turista improvvisato, contemplando le rovine dell’antica Roma, potrebbe dire che i bombardamenti della guerra hanno fatto molti danni! (ride) Qual è il suo consiglio a chi volesse iniziare un viaggio simile al suo? Il viaggio non è importante in sé. Ciò che è importante nella vita è essere felici, stare bene con se stessi. E via per il proprio cammino! Tuttavia, nel nostro mondo ridotto a un filo, è importante

abbattere i pregiudizi che bloccano la civiltà mondiale. Personalmente invito tutti ad andare a incontrare gli altri in tutto il mondo per imparare a conoscersi e ad amarsi.

Intervista a cura di Rolando Frascaro


Massaggio Shiatsu

Pressione accuratamente dosata su punti specifici per eliminare la stanchezza e lo stress stimolando le capacità autoterapeutiche dell’organismo

Massaggio Decontratturante

Questa tecnica specifica si attua in presenza di spasmi muscolari e indurimenti, anche nel settore sportivo. Sono “pressioni scivolate profonde” e pressioni locali

Massaggio Antistress

Relax e benessere raggiunti attraverso la tecnica del contatto avvolgente delle mani con la pelle

Massaggio Drenante

Tecnica di sfioramenti e pressioni per migliorare la circolazione del segmento trattato

Massaggio Sportivo

Massaggio preparatorio stimolante pre-gara e rilassante defaticante post-gara

Postural Training

Lezioni singole o di gruppo

Personal Trainer

TRX - Posturale - Funzionale

Riequilibrio Funzionale Consulenza nutrizionale valutazione metabolica

Via Guido D’Arezzo 20, Roma 328/7373190 daniel.wind@libero.it Physio Studio Ungheria


IL PET DEL MESE

TOKI

Il pet del mese è Toki, Sara e Luigi ci inviano questa foto da Roma. Vuoi vedere la foto del tuo pet pubblicata nel prossimo numero di RM Magazine? scrivici a: rmmagazinemese@gmail.com


a z 4 a Consigli

e p m

A cura di Luigi Procopio gigipro84@yahoo.it

ARES, il Border dal morso facile

Oggi vi racconto la storia di un cane, un Border Collie di nome Ares. Non conosco perfettamente il suo primo anno di vita, ma sicuramente non era un cane trattato come noi amanti di animali vorremmo. Questa bella storia comincia grazie a un ragazzo dal cuore d’oro (Stefano De Carolis) che spulciando tra gli annunci di cani, si imbatte nelle foto di questo cucciolone con un occhio marrone e uno celeste.Decide di andarlo a vedere. La situazione che trova é pessima, praticamente un canile privato con 9 cani di varie razze, tra cui il nostro Ares, rinchiusi in gabbie, sporchi e nutriti con gli scarti di cibo del padrone. Senza contare le urla del vicinato esasperato dai continui guaiti di quei poveri cuccioli. Decide così di trovare una famiglia al nostro cucciolone. Dopo aver contattato amici, conoscenti e vari enti per la protezione degli animali,viste le condizioni in cui vivevano quei poveri cani, finalmente trova Matteo Soldano che decide di prendersi cura di Ares ignaro delle conseguenze che questa scelta gli avrebbe portato.

Apparentemente tranquillo iniziano il loro rapporto ma si rende subito conto di alcuni atteggiamenti sbagliati del suo cane: La continua ricerca di un rifugio sotto il tavolo e atteggiamenti di aggressività verso gli altri cani che sfociavano continuamente nel morso verso il suo padrone o verso qualsiasi cosa gli fosse capitato a tiro di bocca, senza parlare della passeggiata che si trasformava in una gara di tiro alla fune. Cosi Matteo decide di rivolgersi a me come addestratore per risolvere i problemi riscontrati. Il lavoro é stato duro perché fino a metà del percorso tutti gli sforzi sembravano vani ed i miglioramenti inferiori alle aspettative. Al minimo errore il cane regrediva nel comportamento costringendomi a tornare indietro nelle lezioni e ricominciare. Non mi vergogno nel dire di aver sbagliato più volte la valutazione del cane e di aver dovuto cambiare approccio e metodo. Ma Ares é stato veramente impegnativo e difficile da decifrare. Scrivo questa

storia soprattutto per complimentarmi con Matteo e ringraziarlo per la tenacia e la meticolosità con la quale ha messo in pratica i miei consigli, perché arrivati alla 26^ lezione dopo circa 4 mesi dall’inizio del percorso con Ares posso affermare che i miglioramenti ora sono palesi. Infatti Ares ha smesso di tirare al guinzaglio, è più equilibrato nel comportamento nei confronti degli altri cani, ma soprattutto non sfoga più la sua aggressività verso chiunque gli sia a tiro. Sono veramente felice e orgoglioso della risoluzione del problema perché quello che più mi preme alla fine del percorso addestrativo è vedere un cane felice e un padrone soddisfatto. Tanto soddisfatto che da semplice amante di cani Matteo sarà un prossimo collega Addestratore. 71 RM MAGAZINE


I 10 CATTIVI PIU’ CATTIVI nei comics www.c4comic.it

Ogni supereroe che si rispetti ha la sua nemesi! Cosa sarebbe Superman senza Lex Luthor a dargli del filo da torcere? Se non ci fosse Goblin, chi renderebbe la vita di Spider-Man un inferno? Il mondo dei comic book è costellato di supercriminali, ma solo dieci sono quelli più terribili e pericolosi e li trovate in questa classifica. Buona lettura. 10. VENOM È come se l’oscurità prendesse vita e vi guardasse con enormi occhi vuoti, ghignando con denti lunghi e affilati. Questo è Venom: un essere liquido e nero come la pece che ricopre e possiede dei corpi per sopravvivere, perché è un simbionte. Nasce dall’unione di un alieno proveniente da un mondo lontano e di Eddy Brock, un reporter che ha perso il lavoro a causa dell’Uomo Ragno. I due si trovano subito d’accordo grazie all’odio che provano per il povero Arrampica-Muri, al quale danno imperterriti la caccia. Nel corso degli anni il simbionte ha cambiato diversi ospiti, divenendo col tempo sempre più violento, fino ad arrivare al cannibalismo. 9. MARVEL ZOMBI In un universo parallelo l’apocalisse zombi è una realtà! Un misterioso virus ha zombificato gli eroi della Terra, che hanno sistematicamente mangiato tutti gli esseri umani ancora vivi. Nemmeno il potere cosmico di Silver Surfer e Galactus stesso sono stati sufficienti per fermarli: dopo aver mangiato il divoratore di mondi, gli eroi zombi hanno trovato un modo per viaggiare tra le dimensioni, in modo da poter saziare la loro interminabile fame di carne umana. 72 RM MAGAZINE

8. VIOLATOR Non sono proprio sicuro se Violator debba essere in questa classifica, ma dal giorno in cui da bambino ho visto IT, il terribile film basato sul romanzo di Stephen King, ho una fifa tremenda dei clown! Quella del clown è l’unica forma in cui il demone si presenta sulla Terra, il suo vero aspetto è molto più spaventoso. Il suo compito è quello di formare e guidare gli Hellspawn, cioè i soldati dell’esercito di Satana. Nello specifico Violator si “prende cura” di Spawn, protagonista della serie omonima. 7. GOBLIN Goblin è Norman Osborn: l’acerrimo nemico dell’Uomo Ragno. Ha ucciso Gwen Stacy l’unico vero amore di Peter Parker, dopo averla corteggiata e messa incinta, è stato il vero burattinaio dietro le quinte della Saga del Clone, ha rapito e sostituito zia May solo per farlo soffrire, ha trafugato il corpo della figlia di Peter e Mary Jane nata morta, ha plagiato la mente del proprio figlio, Harry Osborn, perché era il miglior amico di Peter, mettendoli l’uno contro l’altro, ha usato due androidi delle fattezze dei genitori di Spider-Man solo per fargli rivivere ancora una volta perdita del padre e della madre. Goblin non ha reso un inferno solo la vita dell’Uomo Ragno, ma si è dato da fare anche contro gli Avengers, divenendo il capo delle forze terroristiche più pericolose del Marvel Universe: Hydra e AIM. 6. DOOMSDAY Creato in laboratorio per sopravvivere a qualsiasi agente esterno, Doomsday è la macchina finale di distruzione insensata! Creato secoli fa da scienziati Kryptoniani, il mostro finisce imprigiona-


to in una scatola di metallo sulla Terra, dalla quale riesce improvvisamente a liberarsi. Doomsday, come suggerisce il nome, è il giorno del giudizio, devasta e uccide qualsiasi cosa gli si pone davanti al suo cammino, siano essi i potenti eroi della Justice League o l’Uomo d’Acciaio stesso. La creatura infatti ha l’irripetibile (fin’ora) primato di aver ucciso Superman! 5. CARNAGE

Cosa vi aspettate da un tizio che si fa chiamare “Carneficina”? Sicuramente nulla di bello! Carnage nasce dall’unione tra Cletus Kasady, un assassino psicopatico e il simbionte alieno generato da un altro mostro dell’Universo Marvel: Venom. Carnage è un mostro assetato di sangue che uccide senza remora e senza un motivo se non quello del piacere di smembrare, squartare e terrorizzare le persone. Nell’ormai classica saga Maximum Carnage degli anni ’90 è riuscito a tenere in scacco l’intera isola di Manhattan tenendo testa con uno sparuto gruppo di super criminali sia gli Avengers e sia all’Uomo Ragno che per l’occasione aveva riunito altri eroi di New York. 4. KEVIN Non lasciatevi ingannare dalle apparenze: Kevin è un pericolosissimo assassino. A un primo sguardo sembra un ragazzo comune, magari anche timido e indifeso, ma in realtà Kevin è un cannibale! Predilige andare a caccia sulle strade di notte e le sue vittime sono di solito prostitute che porta nella sua casa dove le mangia un po’ per volta. Ha l’hobby di collezionare le mani imbalsamate delle ragazze che uccide e quello che rimane delle sue vittime lo lascia mangiare al suo fedele cane. 3. DARKSEID

Darkseid, ovvero per assonanza “il lato oscuro”, è il temuto signore di Apokolips, un pianeta che racchiude malvagità, sofferenza e odio. Darkseid è uno degli esseri più potenti del DC Universe: è un dio immortale, capace di disinte-

grare una persona solo con uno sguardo. Il suo unico scopo è quello di sottomettere l’intero universo al suo volere. Gli esseri che possono tenergli testa si contano su un palmo di una mano (terrestre), tra cui ci sono Superman e il mostruoso Doomsday. 2. IL CORINZIO “Un incubo creato per essere la tenebra e la paura della tenebra nel cuore di ogni uomo. Uno specchio scuro per riflettere tutto ciò che l’umanità non potrà mai affrontare.” Ecco come Sogno, uno dei sette Eterni, descrive la propria creazione: il Corinzio. Lui è un incubo scappato dal regno dei sogni per seminare paura e terrore nel mondo della veglia. Caccia e cattura le sue vittime per poi strappare loro, ancora vive, gli occhi dalle orbite e mangiarli, ma non con la bocca: il Corinzio ha la posto degli occhi altre due bocche con canini affilatissimi. 1. JOKER

Se il caos potesse incarnarsi in una persona, allora sarebbe il Joker! Il clown è nemico giurato di Batman e di ogni altro supereroe DC Comics. È un criminale assassino che segue schemi e azioni che hanno senso solo nella sua folle mente. Un giorno è il re del crimine di Gotham City, un altro è completamente concentrato nel distruggere la vita di una persona, un altro ancora lo troviamo a raccontare barzellette al Crociato Incappucciato. Non fatevi trarre in inganno dal sorriso e dai colori sgargianti, il Joker è un assassino e spesso non gli serve nemmeno un buon motivo per uccidere! Se vi è piaciuto questo articolo e vi interessa il colorato mondo dei supereroi, potete trovare pane per i vostri denti sul sito web www.c4comic.it. L’autore della classifica è Marcello De Negri, figlio degli anni ‘80, cresciuto a pane e fumetti. La sua grande passione sono i supereroi e ci sono ben poche cose che sfuggono alla sua conoscenza quasi maniacale dell’argomento.

A cura di Marcello De Negri 73 RM MAGAZINE


A cura di Federico Vespa

Il ragionamento a volte lo facciamo. Il Dio del calcio esiste? Che mente ha? Che ragionamenti segue? Quali criteri meritocratici adotta per stabilire vincitori e vinti? Personalmente, non da oggi, credo che la risposta migliore a questa domanda sia quella di dubitare della stessa esistenza di quella divinità calcistica, che volgarmente chiamiamo “Eupalla” solo per darne una definizione, nemmeno molto originale. Perché altrimenti, se esistesse davvero, l’Atletico Madrid non avrebbe vinto solo il premio di squadra più sfigata d’Europa, per come ha perso due finali su due contro i nobili cugini del Real. Perché 74 RM MAGAZINE

altrimenti l’Italia non avrebbe perso un Europeo già meritatamente vinto nel 2000 contro la Francia, quando l’intera nazione, compreso il sottoscritto, aveva già srotolato le bandiere mentre scendeva le scale di casa per andare a festeggiare. Perché l’Italia di Antonio Conte, quella più recente, non avrebbe perso contro la Germania giocando la partita perfetta, con gentile concessione di tre calci di rigore sbagliati dagli avversari, nella tremenda e ingiusta lotteria dei penalty. Perché il Portogallo non

avrebbe mai dovuto vincere un Europeo arrivando agli ottavi di finale come una delle migliori terze, giocando spesso molto male e vincendo al novantesimo minuto una sola gara: eppure è successo. E’ successo che una squadra che all’inizio del torneo avesse il modulo di gioco “ palla avanti e ci pensa Ronaldo” arrivasse in silenzio tra le prime sedici d’Europa, che pian piano vedeva il catenaccio d’altri tempi funzionare, avversari favoriti fare una tremenda fatica a sfondare quel muro lusitano, un mostro li davanti capace di caricarsi il baraccone sulle spalle e decidere quando e come doveva finire la festa. A dimostrazione che Eupalla o non c’è mai stato o spesso dorme, c’è il paradossale dramma che colpisce proprio lui, Cristano Ronaldo, nel giorno in cui gli viene detto: portaci sul tetto del vecchio continente. Pochi minuti, un’entrata tipi-


ca del francese isterico che porta il nome di Payet e il marziano esce tra le lacrime. Assurdo, proprio lui: come andare vedere un concerto degli U2 senza Bono al microfono o una gara di Moto Gp con Valentino Rossi che esce dopo due giri. Ma proprio perché il Dio del calcio non esiste, l’ingiustizia di vedere CR7 fuori viene compensata dal resto dei ragazzi. Il Portogallo diventa l’Italia, una squadra senza fenomeni tranne uno e qualche ottimo giovane, si chiude, come un pugile che sa che dovrà incassare tanto e se sarà fortunato avrà un solo colpo per vincere, nemmeno meritandolo, l’incontro. L’inesistente Dio del calcio non da alla Francia quello che merita: parate pazzesche del portiere lusitano Rui Patricio, pali al novantesimo, ma niente, l’ateismo calcistico stasera deve vincere e lo farà nel modo più incredibile. La finale la decide infatti un illustre carneade di nome Eder: uno che la porta non l’aveva mai presa in tutto l’anno. La Francia piange, non demeritava, il Portogallo sogna. Perché puoi chiamarti anche Inghilterra o Spagna, ma se il carattere lo lasci nell’armadietto, perderai sempre contro chi è ruspante e voglioso, come lo è stata anche la nostra bistrattata Nazionale. E’ vero il calcio è ateo, ma diciamolo, ci piace cosi. Qualcuno dice che le passioni finiscono quando iniziano ad avere una logica: Euro 2016, per fortuna, l’antitesi della logica.


A cura di Federico Vespa

Se il marziano Djokovic torna sulla terra per un attimo, Wimbledon lo vince Andy Murray. Era la frase più scontata che si potesse dire fra chi dice di capirne di tennis, ma anche quella più vicina alla realtà. Nessuno, tuttavia, si sarebbe mai aspettato di vedere Novak fuori dal torneo più prestigioso al mondo ben prima di una semifinale, come minimo. Ma siccome a volte la logica abbandona anche il tennis, Querrey ha fatto l’impresa contro ogni pronostico, di fatto creando un nuovo torneo senza il protagonista più importante, aprendo la strada ad Andy Murray. Lo scozzese ha dominato semifinale e finale per il motivo più semplice in assoluto: era troppo più forte degli altri, specie in casa sua, su una superficie, l’erba, su cui ha oggettivamente pochi rivali al mondo. Non poteva fare più di quel che ha fatto l’ottimo Raonic,:quando non ti basta nemmeno servire a 236 km/h perché il tuo avversario fa punto pure li, allora tante care cose.

Andy Murray ha chiuso la pratica in tre set, si è portato a casa il secondo Wimbledon della carriera, su tre finali disputate. Disastro dell’Italia, specie di Fabio Fognini. E’ davvero pazzesco pensare che la tecnica di questo ragazzo quasi trentenne, sia in totale antitesi con la sua testa. Fabio ha letteralmente buttato via un match di fatto vinto contro Lopez, uscendo di testa senza motivo e avanti due set a zero. Banale e scontato il concetto, ma tremendamente vero: se Fognini avesse una maturità e una gestione mentale delle gare almeno vicine alla sua ottima tecnica, parleremmo di una certezza nostrana bella e fatta. Per quanto riguarda il circuito femminile, Serena Williams ha riscritto la storia. Ventiduesimo slam in carriera, eguagliata la mitica Steffi Graf, nessuna al mondo, oggi, come lei. Le colpe della sua avversaria, la tedesca Angelique Kerber, sono davvero minime. Anzi solo lei ha una regolarità di risultati che può avvicinarsi a quella di Serena, prendendo i tabellini da gennaio ad oggi. Anche in finale la Kerber ha sbagliato pochissimo e si è giocata alla grande almeno il primo set, per poi cedere alla forza devastante della Williams, che non ha nemmeno più limiti di età, dato che a settembre

spegnerà trentacinque candeline. Male le italiane, tutte. A parziale giustificazione va detto che il nostro tennis, che nelle donne trova certamente i risultati migliori da anni, si adatta molto di più alla terra rossa che all’erba. Significa poco ma sarebbe ingiusto non ricordarlo.


PER LO SPORT

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GLI INDIMENTICABILI - A.S. ROMA Paulo Roberto Falcao

F

alcão è nato in Brasile il 16 ottobre 1953 ad Abelardo Luz nello Stato di Santa Catarina, da madre di origini calabresi e padre portoghese. Il 10 agosto 1980 viene acquistato dalla Roma per la cifra di un milione e mezzo di dollari e la sua acquisizione è inizialmente accompagnata da un leggero scetticismo, poiché la tifoseria aspettava l’approdo in maglia giallorossa di Zico. Esordisce con la maglia giallorossa proprio contro la sua ex squadra, l’Internacional, in una partita amichevole terminata con il punteggio di 2-2. Qualche settimana dopo esordisce anche in campionato, il 14 settembre 1980 contro il Como, poi vinta dalla Roma per 1 a 0, ma Falcão non convince, venendo anche criticato, sebbene presto riesca a crescere e guadagnarsi fiducia e ammirazione. Al termine del primo anno in giallorosso termina il campionato con tre reti, mentre l’anno successivo gioca ventiquattro partite e segna sei reti. Nella stagione 1982-1983 vince con la Roma il suo primo campionato italiano, il secondo nella storia della società, e in questa 78 RM MAGAZINE

stagione colleziona ventisette presenze e sette reti in campionato, due reti in Coppa UEFA, una contro il Colonia e una contro il Benfica e una rete negli ottavi di finale della Coppa Italia. La sua prestazione contro il Pisa è ricordata come una delle migliori con la maglia capitolina, poiché abbinò al gol decisivo una prestazione sontuosa, assurgendo al ruolo di guida della squadra. Venne soprannominato dai tifosi “l’ottavo re di Roma”. Dopo un’altra stagione, con ventisette presenze e cinque reti, e la vittoria in Coppa Italia, la Roma arriva alla finale della Coppa dei Campioni 1983-1984, allo Stadio Olimpico, perdendo ai rigori contro il Liverpool. Falcão rinuncia a battere un rigore, e viene pesantemente criticato. Per tale decisione, lo stesso calciatore adduce motivi fisici: prima di giocare, difatti, si era sottoposto a una puntura di anestetico per alleviare il dolore al ginocchio. Al protrarsi dell’incontro oltre i tempi regolamentari, l’effetto del medicinale svanisce e Falcão decide di non arrischiarsi a battere il tiro dagli undici metri. Nel 1985 subisce un grave infortunio ed il 1 agosto lascia Roma tramite rescissione del contratto. La sua ultima partita la disputa il 16 dicembre 1984 contro il Napoli, segnando peraltro la rete decisiva. Le ragioni del divorzio dalla Roma sono da attribuirsi ai contrasti con

l’allora presidente Dino Viola, in merito a dissidi contrattuali; nell’ultima stagione lo stipendio di Falcão era il più elevato nel campionato italiano, oltre un miliardo di lire all’anno. Inoltre, il giocatore si era rifiutato di sottoporsi a una visita medica da parte della società, e anche tale situazione contribuì a minare ulteriormente il rapporto tra le due parti. Il 20 settembre 2012 è stato tra i primi 11 giocatori ad essere inserito nella Hall of fame ufficiale dell’AS Roma. In nazionale Falcão partecipa al suo primo mondiale nel 1982. Insieme a giocatori del calibro di Toninho Cerezo, Leo Junior, Zico, Éder e Sócrates, componeva un centrocampo eccezionale. In questa edizione, disputata in Spagna, scende in campo cinque volte, realizzando tre reti, l’ultima contro l’Italia, per il secondo momentaneo pareggio, nella partita poi persa 3-2 (tripletta di Paolo Rossi). Considerato uno dei più forti centrocampisti del suo tempo, nel 2004 figurò nella FIFA 100, la lista dei 125 migliori giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Attualmente è commentatore della partite di calcio trasmesse da Rede Globo.


GLI INDIMENTICABILI - S.S. LAZIO Paul Gascoigne

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aul Gascoigne cresce nel settore giovanile del Newcastle militandovi fino al 1988, collezionando 104 presenze e 25 reti. Passò al Tottenham Hotspur, dove rimase per tre anni. Qui raggiunse l’apice della sua carriera, con 19 reti stagionali di cui ben 4 in una sola partita, vinta contro l’Hartlepool United. Il 18 maggio 1991, durante la finale di FA Cup fu vittima di un grave infortunio al ginocchio sinistro che lo tenne fuori dai campi per l’intera stagione seguente. Nell’estate del 1992 arrivò in Italia, acquistato dalla Lazio per 15 miliardi di lire. Esordì in Serie A il 4 ottobre 1992, nell’incontro Lazio-Parma (finito 5-2 per i biancocelesti): il 29 novembre segnò

la sua prima rete nel campionato italiano, realizzando il gol del pareggio (1-1) all’89’ minuto nel derby contro la Roma. L’esperienza italiana si concluse nel 1995, quando lasciò la società romana dopo 6 reti in 47 incontri (di cui 4 in Coppa Italia). Fu soprannominato Gazza, ma in questo periodo si fece conoscere soprattutto per i suoi comportamenti esuberanti e non riuscì ad esprimere appieno il suo potenziale sia per via dei numerosi infortuni, sia soprattutto a causa della sua vita sregolata fuori dal campo. Dopo il suo ritiro dalla carriera agonistica è stato numerose volte al centro delle cronache per i suoi problemi di alcolismo accompagnati da disturbi psichici sempre più gravi. Dopo l’esperienza in biancoceleste Gascoigne approda, per 11 miliardi, al club scozzese del Rangers: in tre anni, fino al 1998, vince due scudetti (1996 e 1997), una coppa nazionale (1996) e una Coppa di Lega (1997), da grande protagonista. Memorabile una tripletta contro l’Aberdeen, decisiva per la vittoria del primo scudetto. Negli anni successivi veste le maglie di Middlesbrough (1998-2000) ed Everton (2000-2002), prima di scendere di categoria passando al Burnley, dove gioca 6 partite nel 2002-2003.

Centrocampista offensivo dotato di un ottimo dribbling, era in grado sia di operare come regista avanzato che di finalizzare l’azione con gol personali. Le sue doti tecniche gli consentivano grande precisione negli assist e nei lanci lunghi, ed erano accompagnate da un fisico possente che gli permetteva di resistere ai difensori avversari, e da un grande agonismo che lo spingeva ad interventi in tackle a volte eccessivamente duri. Per quanto riguarda la nazionale, esordì con la maglia dell’Inghilterra nel 1988, quando giocava nel Tottenham. Fu convocato per il Mondiale 1990, nel corso del quale scese in campo in sei delle sette gare disputate dai Leoni; rimane celebre il suo pianto nella semifinale contro la Germania Ovest, dopo aver preso un cartellino giallo che gli avrebbe impedito di giocare per squalifica la partita successiva. Nel 1996 partecipò all’Europeo chiudendo con questa esperienza la sua carriera internazionale: il CT Glenn Hoddle non lo convocò per il campionato del mondo 1998. In totale con l’Inghilterra ha disputato 57 gare e segnato 10 gol. 79 RM MAGAZINE


STORIE DI SPORT A cura di Rolando Frascaro NICOLINO LOCCHE

Il vizio del fumo. Forse è l’unica cosa che è riuscito a colpire Nicolino Locche nella sua vita. La sigaretta, eterna compagna anche poco prima di salire sul ring. Fumata velocemente negli spogliatoi prima che le porte si aprano, prima che la folla lo acclami al suo passaggio e il ring, faccia la sua apparizione lì al centro, illuminato a giorno, con il suo avversario in cima, a sorvegliarlo come una sentinella su una torre. Nicolino Locche “l’intoccabile”. Così lo chiamavano. Impossibile da colpire. Fumava la sua sigaretta prima di ogni match. Dava almeno questo vantaggio ai suoi avversari. Doveva fargli credere che aveva una debolezza. Almeno una. 136 match da professionista e un titolo mondiale conquistato a Tokyo nel 1968. Il suo avversario, Takeshi Fuji, voleva quella cintura. Combatteva in casa davanti alla sua gente contro quell’argentino dal naso a punta e il petto villoso. Lui e il suo allenatore, unici occidentali in tutto lo stadio. Diecimila persone contro due. Altro che Sparta, altro che Termofili. Ma Nicolino non si faceva colpire. Neanche un colpo. Il giapponese andava a finire fra le corde spinto dalla forza d’inerzia mancando il bersaglio ogni volta, le sue braccia sembravano quelle di un ubriaco che litiga con qualcuno che non c’è. Al nono round Fuji torna al suo angolo. “Basta, mi ritiro” dice al suo allenatore “Non riesco a colpirlo”. Non abbandona per i troppi colpi ricevuti, come sarebbe nor80 RM MAGAZINE

male. Ma per quelli non dati. “L’intoccabile” l’ha fatto ancora una volta. Ha vinto non perché picchia più forte ma perché il suo avversario non ci riesce. Ed è campione del mondo. Un modo per affrontare il ring. E forse un po’ anche la vita. Lo sapevano i genitori, emigrati sardi stabilitisi in Argentina dopo la prima guerra mondiale. Non farsi colpire dalle atrocità della follia dell’uomo e vincere cercando un altro posto dove vivere. Non una fuga ma un nuovo inizio. Lo sapeva Nicolino quando a nove anni inizia a boxare. “Colpisci!” gli gridava il suo allenatore mentre lui danzava su quel ring della periferia della provincia di Mendoza. “Colpisci!”. Ma Nicolino colpisce poco. Preferisce non prenderle a darle. E, infatti, anche quando passerà professionista, delle sue 117 vittorie solo 14 saranno per K.o. “Per sbaglio”, commentò una volta parlando a un giornalista. Ma qui, siamo nella leggenda. Sapeva che non è sempre vero che bisogna colpire più forte per essere i migliori e che schivare non vuol dire evitare. Si possono provare nuove soluzioni a volte. Possono sembrare strane e, spesso, potranno essere criticate. Ma, in fondo, cosa c’è di meglio che tentare. Forse voleva insegnarci questo Nicolino. Mi piace crederlo. Mi piace credere che “L’intoccabile”, che evitava i pugni e colpiva poco, abbia invece toccato l’anima di chi l’ha visto boxare.


Pilates + Yoga + Dance = Balance L’inesauribile creatività degli esperti di fitness non smette di sorprendere. Mentre il mondo si arrovella sulle problematiche del riscaldamento globale e sulle sue possibili soluzioni, gli scienziati si interrogano sull’eventualità che ci sia o ci sia stata vita su Marte o si entusiasmano per la scoperta del bosone di Higgs, la cosiddetta particella di Dio, che spiega perché tutte le cose hanno una massa, i personal trainer si ingegnano per farcela perdere. Il neo-nato nella famiglia delle attività sportive si chiama Booty-Barre. La fondatrice di questa nuova forma di ginnastica si chiama Tracey Mallet. Nata in Inghilterra, precocemente inizia a studiare danza mostrando subito un innato talento. Frequenta scuole prestigiose e si diploma danzatrice, inizia quindi la sua carriera come ballerina, attrice e coreografa, è inoltre esperta di fitness e istrut-

trice di Pilates. Mallet sbarca nel 1996 negli Stati Uniti, a Los Angeles, dove si afferma come personal trainer presso vari rappresentanti dello star-system . La sua pluriennale esperienza e il suo impegno per un’ alimentazione equilibrata e adeguata allo sport le consentono di apparire in televisione nello show della nota attrice Ellen De Generes , al fianco di Michelle Obama in occasione della promozione della campagna ”Let’s move”, fortemente voluta dalla First Lady per combattere una vera e propria emergenza sanitaria quella dell’obesità infantile, un’esperienza giudicata da Tracey Mallet entusiasmante. Infaticabile sperimentatrice (è anche istruttrice di Gyrotonic ), nel 2009 rivoluziona il mondo del fitness creando il booty-barre che fonde le tecniche e i movimenti della danza classica (da cui deriva l’uso dell’attrezzo principale, la sbarra), del Pilates e dello Yoga con l’aggiunta di esercizi cardiovascolari, il tutto per migliorare la flessibilità e l’allungamento dei muscoli, potenziare e sviluppare la forza, aumentare la resistenza senza perdere grazia ed eleganza. Di questa nuova disciplina ne diventa anche formatrice: attualmen-

a cura di AdF

te risultano nel mondo 5000 istruttori qualificati, purtroppo in Italia ancora non è molto conosciuto e al momento si contano solo una decina di insegnanti accreditati. Il booty- barre si può praticare in palestra con insegnanti qualificati, e una volta raggiunta una certa scioltezza si può proseguire, se si desidera, nella propria abitazione con l’ausilio di video tutorial (reperibili anche su internet) che consentono l’allenamento a casa, naturalmente non potendo disporre di una sbarra si può ovviare con il sostegno di una comune sedia. Prima di entrare nel vero e proprio mondo del booty-barre si suggerisce di frequentare dei corsi preparatori .Una prima fase denominata Plus costituita da diversi blocchi di esercizi che fondono elementi delle tre discipline citate con altri di cardio-fitness, si esegue a ritmo di musica e permette di bruciare molte calorie, l’altra detta Flex e Flow si basa di più sugli elementi del Pilates con meno attività cardiovascolari. Dopo questi due stadi si possono affrontare sessioni più intense. Tracy Mallet è anche madre di due figli e per questo ha pensato alle donne in gravidanza e ha concepito per loro dei corsi speciali pre-parto e, successivamente, per accompagnarle verso il recupero della forma fisica anche quelli post-parto. La parola d’ordine non può dunque che essere” Muoviti!” 81 RM MAGAZINE


Le ricette di Angerlis Casado

Bobò di funghi

TOPDIET

Il Bobò è un piatto tipico del nord-est brasiliano. La ricetta originale prevede i gamberetti al posto dei funghi, e la manioca come sostituta della zucca. Va mangiato insieme al riso in bianco ma potete anche renderlo un sorprendente risotto sudamericano. Questa proposta vegetariana /vegana con un tocco di Brasile vi stupirà.

- 2 porzioni 350g di purea di zucca 300g di champignons ½ mestolo di brodo di verdura 200ml di latte di cocco ½ peperoncino fresco tagliato a fette 5 pomodorini tagliati a metà 1 spicchio d’aglio 2 cucchiai d’ olio extra vergine Sale, pepe e prezzemolo a piacere.

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Tagliare gli champignons in 4 parti In una pentola media, mettere l’olio, l’aglio, il peperoncino ed i pomodorini a soffriggere leggermente Togliere l’aglio ed unire i funghi con il mezzo mestolo di brodo Far cuocere a fuoco medio/alto per 5 minuti o fino a che i funghi diventino morbidi Aggiungere la purea di zucca, il latte di cocco ed aggiustare di sale e pepe Cuocere per altri 5 minuti. Spegnere la fiamma. Una manciata di prezzemolo ed è fatto! Per chi desidera fare il risotto, basta cuocere il riso normalmente e toglierlo 5 minuti prima del punto di cottura desiderato per dare continuità alla cottura nella salsa della ricetta.


DRINKING 3cl Tequila 3cl Mango 1,5cl Triple Sec 1cl Succo di limone 50gr Mango Frullare gli ingredienti con 8/10 cubi di ghiaccio e servire in sombrero glass. Decorare con mango.

Whisky di colore oro intenso con sfumature aranciate, che presenta un aroma sottile, piuttosto dolce, in cui si avvertono note di cioccolata e vaniglia. Il gusto e’ deciso, affumicato, con delicati sentori di frutta fresca. La distilleria attinge l’acqua dura e torbata dal Lingro Burn e, per compensare, tratta orzo maltato totalmente non torbato. Il whisky invecchia in botti di quercia americana ex bourbon nei magazzini vicino al mare Gradaz. Alc. 40%.

Birra belga molto corposa ed equilibrata; e’ considerata l’eccellenza delle birre da meditazione. L’abbazia di Rochefort e’ rinomata per riservatezza e stretta osservanza religiosa, e per questo motivo le sue birre sono poco conosciute. La “10” e’ la piu’ forte in produzione ed ha sfiorato la piu’ alta fascia di punteggio sorprendendo per ricchezza e profumi. Gradaz. Alc. 11,3%

a cura di V.M.


The Burger FACTORY Se si volesse gustare un autentico hamburger in stile americano o italiano è obbligatorio visitare The Factory Burger. Secondo Tripadvisor, la nota app che recensisce locali in tutta Italia, The Factory Burger è il vincitore della TOP 10 NAZIONALE con il massimo del punteggio. Alessandro, il titolare del locale, ci spiega in una frase la filosofia del locale: “qualità senza compromessi”; infatti qui vengono serviti esclusivamente hamburger di manzo danese, manzo italiano, controfiletto e black angus texano nei tagli da 150, 220 e 300 grammi. Il locale è molto accogliente e curato nei minimi dettagli, sia nell’arredamento sia nel servizio, ed è Alessandro in persona che in caso di dubbio saprà consigliare il piatto giusto accompagnato dalla birra o dal vino ideale in relazione alla scelta, infatti oltre alle numerose opzioni riguardo

alle pietanze è altrettanto curato l’abbinamento enogastronomico. Passando ad una panoramica dei prodotti offerti, oltre ai classici Cheeseburger e Bacon Cheeseburger, sono assolutamente da segnalare il CAPRESE (con mozzarella di bufala, pomodoro e pesto), il JUMBO (lardo di patanegra e cicoria ripassata), il CHUCK (prosciutto crudo di Parma, bufala e funghi trifolati) e il MADDOG (speck, provola affumicata e melanzane fritte). Non possiamo dimenticare le rivisitazioni italiane dell’hamburger segnalando quindi il CARBONARO (zabaione di pecorino, doppio bacon e pepe) e il MATRICIANO (doppio bacon, peperoncino, provola affumicata, zabaione di pomodoro e pecorino). Interessante è anche riportare una serie di commenti lasciati dai clienti sulla APP

Tripadvisor: - Sono stato recentemente da The Burger Factory , ed oltre all’ambiente carino e confortevole ho provato degli hamburger veramente fantastici soprattutto il Purple, di manzo danese con cipolla rossa caramellata, doppio cheddar e guanciale. Consiglio il cheesecake ai frutti di bosco. Prezzi adeguati alla qualità offerta.... ritornerò. - Il locale è piccolo gli Hamburger Enormi!! È veramente un piacere venire in questo locale. Il servizio è molto semplice e cortese ma soprattutto i piatti sono veramente di qualità! Abbiamo mangiato i migliori anelli di cipolle fritte di sempre (cipolle vere e non quegli anelli finti e perfettamente tondi ai quali ci hanno abituato...) e due fantastici hamburger!


Manzo danese al 100% e ingredienti della massima qualità fanno di questi Hamburger dei piccoli capolavori di questo genere (e dei pasti “in se”). Molto buoni pure i dolci e originale la scelta delle birre. Insomma The Burger Factory è un indirizzo da tenere a mente per gli amanti del genere anche perché a fronte di una qualità veramente alta i prezzi sono onestissimi!!! - Serata veramente piacevole! Io e il mio ragazzo siamo stati a cena di mercoledì e siamo rimasti veramente sorpresi. Ambiente molto accogliente e riservato, ideale per una serata di coppia ma anche da passare in tranquillità con gli amici. Il cibo era veramente sublime: panini dagli ingredienti ricercati e di altissima qualità, come le patatine fritte ed i dolci fatti in casa! Il proprietario poi veramente gentile e disponibile. Lo consiglio vivamente, ne vale davvero la pena!!

rei fare i complimenti al proprietario per aver gestito egregiamente una situazione di notevole sovrannumero di una prenotazione (da 8 a 13!!) con il locale pieno, facendo i salti mortali per accontentarci! Cosa aggiungere? Non rimane che andare a The Burger Factory e gustarsi la cena......

- Siamo stati a cena in mezzo alla settimana, accoglienza ottima, i Nuggets di pollo sono divini (ne avrei mangiati all’infinito), i panini sono belli carichi, ma al tempo stesso leggeri, digeribili e c’è davvero una buona scelta! Molto buone anche le patate fritte fresche, consigliato! - Veramente un posto in cui sentirsi a casa! Lo consiglio a tutti e la qualità è ottima! Il prezzo vale la qualità, personale gentile e molto disponibile. - Oltre all’eccezionale qualità dei prodotti e degli hamburger (l’ultima aggiunta al menù, il purple burger, è fenomenale) vor-

Via G. Da Castel Bolognese, 20 (Ponte Testaccio) Roma Domenica chiuso 06 3209 0588


BEAUTY di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

La mia Beauty Experience con UALA Se vi dicessi che potete prenotare tutti i vostri trattamenti beauty direttamente online o attraverso una comodissima app? Beh, se non sapete di cosa parlo siete rimaste indietro ed è davvero necessario che continuiate a leggere questo post! Infatti vuol dire che non avete mai sentito parlare di UALA, un servizio tanto semplice quanto geniale che ci facilità la vita… Sì, almeno quella frivola. Taglio, piega, manicure, ceretta… Cosa volete fare? Su UALA trovate tutti i trattamenti beauty e l’attenta selezione di saloni e centri estetici di tantissime città vi garantisce sempre un alto livello di professionalità. Con pochi click potete navigare fra le strutture, leggere le recensioni degli altri utenti ed effettuare la vostra prenotazione visionando il planning delle disponibilità, proprio come ho fatto io! Ma se state pensando che UALA significhi solo evitare una telefonata vi sbagliate di grosso… UALA è molto utile per le smemorate (come me!): il giorno precedente a quello 86 RM MAGAZINE

dell’appuntamento infatti UALA invia un remind tramite email per ricordarci i dettagli come l’orario e indirizzo del salone; tramite questo servizio è possibile visionare il personale disponibile e prenotare il trattamento/servizio con la persona che preferiamo (e tutte noi sappiamo quanto possa essere antipatico esprimere

una tale preferenza davanti, magari, ad un’altra persona). Per ogni servizio/trattamento riportato su UALA troviamo anche la stima del tempo necessario per realizzarlo: avendo una stima dei tempi prenotare è più facile!

Grazie a UALA abbiamo accesso al listino completo del salone/centro. È una cosa di cui mi avete parlato in tante e non smetto mai di riportarla alle aziende con le quali collaboro quando ne ho occasione: l’incertezza sui prezzi. Vi è mai capitato di trovarvi a pagare un prezzo che non vi aspettavate? Beh a me sì e UALA elimina l’imbarazzo generato da questa situazione perché, potendo visionare il listino in anticipo, non ci saranno sorprese. Dulcis in fundo con UALA è possibile pagare direttamente online, una funzione indubbiamente utile se, in casi di emergenza, non abbiamo con noi contanti o carta di credito. Come avete visto dall’immagine di questo articolo ho scelto di prenotare proprio il colore! Vi state chiedendo se ho cambiato qualcosa? Ma no! Chi ha i capelli decolorati lo sa, il pigmento tende ad abbandonare il capello dopo vari lavaggi (specialmente se frequenti come i miei!) quindi avevo proprio bisogno di ravvivare il mio rosso!


BEAUTY - ISI GUANTO STRUCCANTE

Ormai lo sapete, sono super attenta alla skincare e a tutto quello che riguarda questo argomento! Questo mese vorrei parlarvi di ISI, il guanto struccante in grado di rimuovere il makeup senza l’ausilio di alcun sapone o detergente. Vi state chiedendo se è davvero possibile? Beh, me lo chiedevo anche io, vi spiego bene di cosa si tratta! ISI è un guanto struccante realizzato con una speciale microfibra double face che, da un lato, consente di rimuovere make-up e impurità dalla pelle, dall’altro svolge un leggero peeling esfoliante grazie alla presenza della fibra d’argento. La particolarità di questo guanto struccante è che non è necessario utilizzare alcun detergente perchè ISI rimuove tutto con della semplice acqua. All’interno della confezione – oltre al guanto – troverete anche un supporto (utile per lasciar asciugare il guanto dopo l’uso) e una custodia per riporlo.

Dopo aver inumidito la pelle basta indossare il guanto struccante, bagnarlo con acqua e strofinare la parte nera sul viso per rimuovere il trucco; con l’altro lato (quello contenente la fibra d’argento) invece è possibile effettuare l’esfoliazione, massaggiando come in precedenza. Una volta terminata la detersione basta lavare il guanto struccante con una semplice goccia di sapone liquido per averlo nuovamente pulito e pronto all’uso. Come sapete la mia pelle è molto delicata e devo stare sempre attenta ai prodotti che uso per detergerla, altrimenti irritazioni e piccole bolle possono manifestarsi all’istante… Proprio per questo devo ammettere che ero molto incuriosita da ISI e dalle sue promesse, e ho presto scoperto che le mie speranze erano ben riposte! Posso confermarvi che ISI rimuove con estrema velocità tutti i fondotinta, l’ho testato con fondi tradizionali (come PUPA Made to Last) ma anche con quelli ad alta coprenza (Vichy Dermablend and

Remarcable) e il risultato è sempre stato fenomenale: pelle pulita in meno di 2 minuti! Effettuando anche l’esfoliazione la pelle poi appare anche luminosa e turgida, il tutto senza applicare nessun prodotto… Fantastico! Nonostante il termine “fibra d’argento” mi spaventasse un

di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

po’ posso testimoniare che ISI non irrita la pelle, quindi il peeling è adatto anche alle pelli sensibili come la mia. Se con il fondotinta è infallibile, con il make-up occhi – almeno per i miei standard – ISI pecca un po’ quindi tendo a struccarli prima con un detergente bifasico (specialmente con trucchi occhi elaborati) per procedere poi con il guanto

sul resto del viso. È davvero importante pulire attentamente ISI dopo ogni utilizzo, ma vi farà piacere sapere che basta davvero solo una goccia di sapone per rimuovere tutto il makeup accumulato. Il trucco tende a scivolare via sotto l’acqua in pochi secondi senza nemmeno bisogno di strofinare, e il supporto in plastica che consente l’asciugatura rapida è davvero comodo; vi consiglio però di riporre il prima possibile ISI nella sua custodia, così da evitare che possa contaminarsi con polvere o altre impurità. È bene effettuare una pulizia più profonda due volte al mese, lasciando ISI a mollo con acqua e sapone delicato per qualche ora. Nota bene: ISI può essere usato centinaia e centinaia di volte, tuttavia il produttore consiglia di cambiarlo una volta ogni 6 mesi per ottenere sempre il massimo potere pulente. Lo potete trovare online su www.italiansilveridea.it a 29,90 €. 87 RM MAGAZINE


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P U E AK

A cura di Franca Mima

Le regole di makeup in base al colore degli occhi La tonalità da usare nel trucco degli occhi dipende dal colore degli stessi: il colore giusto può rendere il tuo sguardo davvero sublime, mentre l’abbinamento sbagliato può avere un effetto davvero disastroso. Ma allora come fare per truccare gli occhi al meglio in base al proprio colore? Qui di seguito puoi trovare delle regole base da seguire per non sbagliare e valorizzare al meglio il tuo sguardo.

Trucco per occhi marroni:

punta sui colori caldi: tinte cioccolato, sfumature ambrate, bianco madreperlato o viola. Insomma, colori invitanti, per mettere in luce il tuo sguardo caldo e avvolgente. Evita le sfumature intermedie: spegnerebbero lo sguardo. Per intensificare lo sguardo, traccia un tratto di matita marrone o nera all’attaccatura delle ciglia, terminando con un mascara volumizzante. Otterrai uno splendido effetto ciglia finte che farà sembrare gli occhi più grandi e “da bambola”. 88 RM MAGAZINE

Trucco per occhi marrone scuro o neri:

le sfumature intense valorizzano i tuoi occhi neri: grigio scuro, blu, marrone bruciato, nero, prugna. Da evitare le sfumature troppo chiare o i colori pastello, che mettono in evidenza il bianco dell’occhio e spengono lo sguardo. Per illuminare lo sguardo, evita gli ombretti matte, optando piuttosto per quelli metallizzati, capaci di illuminare i tuoi occhi con riflessi di luce (dorato, rame, bronzo, argento…). Per intensificare lo sguardo, traccia una linea con la matita o l’eye-liner (nero, blu mare, marrone o prugna) lungo la rima superiore delle ciglia.

Trucco per occhi verdi:

sei fortunata: hai ampia scelta! Gli occhi verdi, infatti, si abbinano benissimo sia ai toni caldi (marrone scuro, dorato, viola…) sia a quelli freddi (grigio, blu, beige). L’ideale però sono tutte le sfumature del viola: prugna, lilla, viola acceso. Da evitare l’azzurro, troppo smorto per far risaltare il verde dei tuoi occhi.

Per far risaltare lo sguardo, usa un ombretto rosa o prugna in polvere. Il tocco di classe: un tratto di matita verde scuro nella rima interna inferiore per sottolineare il colore dell’iride, come se fosse un riflesso dei tuoi occhi. La sera, intensifica lo sguardo sottolineando il lato esterno dell’occhio con un’ombreggiatura scura (grigio, prugna, blu): sottolineerai la luminosità dei tuoi occhi cristallini.

Trucco per occhi azzurri:

consigliato l’arancione, perché è complementare all’azzurro. Per far risaltare il colore dei tuoi occhi, crea delle ombreggiature utilizzando marrone terra bruciata, marrone dorato, oro, rosa pesca, rosa o color albicocca. Da evitare il blu e i verdi, perché rischierebbero di far spegnere il colore dei tuoi occhi. Per mettere in evidenza la pupilla, gioca con i contrasti: punta su colori scuri (nero, grigio antracite, blu scuro), insistendo sulla parte esterna dell’occhio. Per finire, applica il mascara: è indispensabile per intensificare il tuo sguardo.


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A cura di B. Lanzone

Le 3 applicazioni del mese

GOOGLE FIT Quest’app made in Google offre un ottimo strumento per monitorare la vostra attività fisica giornaliera. Per ottenere il meglio dal servizio è consigliabile utilizzare uno smartwatch Android Wear, in modo da ottenere costanti aggiornamenti direttamente al polso, ma anche se utilizzata sullo smartphone l’app mette a disposizione diverse funzioni interessanti. Google Fit vi permette di inserire il vostro peso e di scegliere la vostra attività preferita tra corsa, camminata, ciclismo e così via, ed impostare un obiettivo giornaliero da raggiungere. L’interfaccia è semplice da utilizzare, pulita e riprende il Material design introdotto con Android Lollipop. Cosa volete di più? Non ci sono scuse, ora siete pronti per iniziare con il vostro allenamento.

YOGA.COM Le attività di cardio e gli allenamenti in palestra con pesetti e macchinari complicati non fanno per voi? Avete mai provato a dedicarvi allo Yoga? Con Yoga.com avrete la possibilità di scoprire fino a 289 posizioni di yoga diverse e seguire un primo allenamento per principianti completamente gratuito. Grazie a video ed immagini potrete seguire con facilità gli allenamenti, imparare a conoscere il significato delle diverse posizioni e dedicare il vostro tempo libero al benessere del vostro corpo. Senza affrontare il freddo o gli spogliatoi affollati della palestra, ma comodamente da casa vostra. La versione a pagamento, dalla quale avrete accesso ad allenamenti più avanzati, costa solo 1,25 euro, ma vi consigliamo prima di provare l’allenamento di base per vedere se è questa la disciplina che fa per voi.

ANTIVIRUS & MOBILE SECURITY Completamente gratuita e con qualche funzione aggiuntiva da scaricare a piacere, Antivirus & Mobile Security è una delle migliori, nonostante la grafica non in linea con lo stile Google. Oltre a mettere a disposizione il solito servizio di scansione, per scovare ogni traccia di malware o file compromesso, l’applicazione offre opzioni di navigazione sicura, tra cui anche quella che permette di crittografare le ricerce nel browser. La funzione più interessante però si chiama Candid Camera Thief ID e dà la possibilità di scattare selfie a chiunque abbia rubato il vostro Android. Una volta aperta l’app vi verrà chiesto di effettuare una registrazione al servizio, ma per effettuare una scansione delle vostre app potrete tranquillamente ignorare questo passaggio e scegliere l’opzione Strumento di analisi della sicurezza.

89 RM MAGAZINE


Fontana delle Naiadi Ad adornare una delle piazze principali di Roma, quella della Repubblica, troviamo una splendida fontana conosciuta come Fontana delle Naiadi. La sua storia è abbastanza recente e inizia nel 1870 al termine dei lavori dell’acquedotto dell’ “Acqua Marcia”. All’epoca Papa Pio IX decise di pensare ad un progetto per rinnovare la già preesistente fontana della piazza. La scelta dell’architetto a cui affidare i lavori cadde su Alessandro Guerrieri. Purtroppo il progetto da lui presentato non ebbe successo. L’idea iniziale era infatti quella di realizzare una fontana adornata con tre tazze circolari su una pianta ottagonale. Il tutto impreziosito da quattro statue di leoni accucciati per onorare la visita di Guglielmo II di Germania. Si decise così di cambiare artista e la scelta premiò lo scultore palermitano Mario Rutelli, bisnonno del Sindaco di Roma nei recenti anni 90. La fontana, nel modo in cui fu completata nel 1901, è quella che ammiriamo oggi ad eccezione del gruppo scultoreo centrale che inizialmente non prevedeva la statua di Glauco, ma una struttura composta da tre tritoni, un delfino e un grosso polipo intrecciati. Quattro figure femminili di bronzo che rappresentano le Ninfe sono l’oggetto principale dell’opera. La Ninfa dei Laghi, contraddistinta dal cigno, quella dei fiumi, sdraiata su un mostro acquatico, quella delle acque sotterranee adagiata sopra un drago e la Ninfa degli Oceani su di un cavallo che simboleggia il mare. Al centro della vasca uno zampillo di acqua bagna le statue. Proprio queste, all’epoca in cui fu terminata l’opera, suscitarono grande clamore. Le figure considerate eccessivamente sexy, ancora di più bagnate continuamente dall’acqua, fecero storcere il naso all’aree più tradizionaliste della curia. Pensare che gruppi di giovani sostavano perennemente davanti alla fontana ammirando le grazie delle Ninfe. Altri tempi, un’ altra Roma ma sempre magnifica e capace di stupirci e incantarci ieri come oggi. A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa


Ponte S.Angelo Ad unire le due sponde del Tevere proprio davanti a Castel Sant’Angelo, uno dei monumenti più ricchi di fascino e storia di tutta Roma, troviamo questo meraviglioso ponte che proprio dalla celebre edificazione prende il nome. Il ponte fu costruito tra il 130 d.c e il 135 d.c come ingresso a quello che al tempo era il Mausoleo di Adriano. Nel corso dei secoli successivi ebbe una diversa denominazione prima di arrivare a quella attuale. Fu conosciuto infatti per un certo periodo come Ponte San Pietro in quanto rappresentava l’unica via di accesso alla basilica romana. Fu solo nel 590 d.c che assunse il nome che conosciamo. Durante quell’anno una pestilenza terribile stava affliggendo la capitale e la città era allo stremo. Mentre il Papa dell’epoca, Gregorio Magno, stava attraversando il ponte ebbe la visione dell’arcangelo Michele sulla sommità della Mole Adriana a simboleggiare la fine di tale piaga. La statua posta in cima al Castello ci ricorda tale avvenimento che coincide con la denominazione attuale. A partire dal 1500 la storia del ponte si lega ad un aspetto truce della società romana dell’epoca. Ponte Sant’Angelo diventa infatti il luogo di esecuzione delle pene capitali a Roma e, in particolare delle impiccagioni Importante il restauro voluto da Clemente IX nel 1668. Alle statue già esistenti sul ponte né vennero affiancate altre rappresentando gli angeli con i simboli della Passione. Due fra queste, quella “con il cartiglio” e con “la corona di spine”, scolpite dal famoso artista Bernini. Considerati capolavori assoluti dell’arte non vennero esposti gli originali, che sono visibili nella chiesa di Sant’Andrea delle Fratte, ma delle copie di bottega. Gli ultimi lavori relativi al ponte sono del 1892 anno in cui, a seguito della costruzione dei muraglioni, il ponte fu allungato fino a 130 metri. Oggi Castel Sant’Angelo rappresenta una passarella di eccezione per l’accesso al omonimo Castello e uno dei luoghi più belli e suggestivi di Roma A cura della redazione Foto: Massimiliano Correa


i d i c i m a Gli agazine RM M

RM MAGAZINE a VINOFORUM


Se vuoi apparire in questa rubrica invia una foto mentre mostri una copia di RM Magazine a rmmagazinemese@gmail.com


Testi: Gabriele Traversa Disegni: Angela Piacentini

Angela Piacentini, Viterbo classe 1993, dopo il liceo frequenta sia l’università che la Scuola Romana dei Fumetti. Laureatasi in Lettere con una tesi sul romanesco nei fumetti, si dedica completamente al disegno: strisce satiriche sul settimanale online Golem, lezioni al corso Junior Baby della Srf e su sue storie che spera non rimarranno a lungo nel cassetto.

INNAMORARSI A TERMINI

Gabriele Traversa, classe ‘90, nel 2014 frequenta un corso di sceneggiatura e nello stesso anno si iscrive alla Scuola Romana dei Fumetti. Nel 2015 realizza alcune strisce a fumetti per “Pupazzo Criminale”, web comedy di Lillo&Greg e comincia a collaborare col settimanale online Golem, per il quale scrive sceneggiature di strisce a fumetti a tema satirico.


ABITO QUI

un progetto di mani e di cuore

Programma di inclusione lavorativa promosso da


Numero 5  
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