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GIUGNO 2016 #4

RM

MAGAZINE

FRANCO CALIFANO il maestro e la sua storia

JAS&JAY

le DJ che incantano

SUPERCAR SHOW bolidi in passerella

BLU DI LONDRA reportage fotografico

INDIMENTICABILI Conti & Chinaglia

MADDALENA CORVAGLIA bellezza salentina

Mensile a distribuzione gratuita


I WANT YOU

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RM Magazine: edito da RM, Via Giunio Bazzoni 15, Roma 00195 Direttore responsabile: Giovanni Accolla Direttore editoriale: Rolando Frascaro Grafica e foto: Massimiliano Correa Redazione: Via Giunio Bazzoni 15, Roma 00195

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La nostra rivista è distribuita in tutta Roma in locali, negozi, ristoranti, bar, apericlub e sale di aspetto.

Reg. stampa Tribunale di Roma 10/2016 del 21/01/2016 Hanno collaborato: Massimiliano Correa Rolando Frascaro Roberto di Mario Bruno Lanzone Sabrina Musco Camilla Gullà Anna Maria Ryhorczuk Luigi Procopio Marco Tassello Federica Cimetti Philippe Ambrosini Franca Mima Angerlis Casado Umberto Antonini

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Foto di Copertina: Luca Patrone L’invio di lettere, articoli e foto implica automaticamente l’autorizzazione alla pubblicazione dei testi e delle foto spediti, nonchè di tutti i dati personali in essi contenuti, consentendone espressamente il trattamento ai sensi del D.Lgs. 196/03. L’invio delle foto dei minori implica automaticamente l’autorizzazione alla pubblicazione delle immagini e dei dati da parte dei soggetti esercenti la potestà genitoriale sugli stessi. La redazione si riserva il diritto di scegliere le lettere e le foto da pubblicare e di rielaborare i testi per esigenze giornalistiche o di riservatezza dei soggetti coinvolti. Le lettere, gli articoli e le foto sono testimonianze spontanee dei lettori e dei collaboratori che si assumono, con l’invio alla redazione, ogni responsabilità in ordine alla veridicità e alla liceità dei contenuti. Ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 196/03 l’editore, titolare del trattamento dei dati, informa che i dati pervenuti alla redazione, nonchè le foto, saranno utilizzati esclusivamente per le finalità delle varie rubriche della rivista e non saranno ceduti ad altri soggetti. La riproduzione dei testi ed immagini, anche parziale, deve essere autorizzata dall’editore o dall’autore delle immagini. La collaborazione ad articoli e servizi è da considerarsi del tutto gratuita e non retribuita. 1 RM MAGAZINE


L’Editoriale

E quattro! Con il nostro primo numero “estivo” è questa la quota che abbiamo raggiunto di uscite del nostro freepress. Quattro. Come i famosi “gatti” che eravamo prima di cominciare questa avventura. Anzi, nel nostro caso eravamo in due, per la precisione. Un mese dopo l’altro però siamo cresciuti. Adesso siamo una redazione vera e propria. Fatta di giovani e di passione. Di tante telefonate e email inviate. Di foto, di viaggi dentro la città, di notti davanti al pc e giorni frenetici. C’è tutto questo dietro le pagine che state leggendo. E molto di più. Creare una rivista è tutti i mesi una sfida, per niente facile. Divertente e stimolante si, ma impegnativa. E proprio di questo elemento, l’impegno, stiamo cercando di nutrire i nostri lettori ed i nostri inserzionisti. Una rivista che sia soprattutto al servizio di chi la legge, una rivista che sia utile. Stiamo dedicando sempre più attenzione ai contenuti che proponiamo ed ai personaggi che decidiamo di presentare. Il vostro affetto e i vostri complimenti ci fanno pensare che stiamo percorrendo il cammino giusto. Percorriamolo insieme. Perché voi, i nostri lettori, siete il vero motore dietro a queste pagine. Buona lettura e a presto.

di Rolando Frascaro


22

4 Maddalena Corvaglia bellezza salentina

38

Comics Le 10 super-mamme

Jas & Jay le DJ che incantano

54

59

Cinema Cult: delitto al ristorante cinese

Si fa presto a dire YOGA

72

68 Make-up amfAR 2016

Gli indimenticabili: Conti - Chinaglia

26 Supercar Show bolidi in passerella

74 Blu di Londra

34

83 Consigli a quattro zampe

Franco Califano il poeta di Roma


MADDALENA CORVAGLIA

Bellezza Salentina

Maddalena Corvaglia arriva dal Salento. Una terra meravigliosa e che negli ultimi anni ha conosciuto finalmente un doveroso riscatto a livello turistico. E’ proprio di questa terra così affascinante la showgirl porta con sé la stessa bellezza e lo stesso magico incanto. Molti di noi la ricordano già dai suoi inizi per essere stata, in compagnia di Elisabetta Canalis, forse la coppia di veline più amata ma soprattutto affascinante e sexy di sempre. Non è un caso d’altra parte che entrambe, smessi i panni delle simpatiche “recapitatrici” di notizie, abbiano continuato una brillante carriera nel mondo dello spettacolo. Maddalena, infatti, terminata la sua esperienza con il notiziario satirico di Canale 5 ha svolto, e svolge tutt’ora, la carriera di presentatrice sui maggiori canali televisivi nazionali. Ha affiancato alcuni fra i più grandi nomi della tv Italiana da Miguel Bosè a Alberto Castagna, presentando con l’indimenticabile conduttore fiorentino, ben due edizioni dello storico programma “Stranamore”. La lista dei suoi lavori sarebbe lunghissima, dal calendario di Max pubblicato nel 2007 e rimasto nell’immaginario collettivo degli uomini italiani, alla sua co-conduzione della Domenica del Villaggio o nel talk show “L’Arena”. In tempi recenti l’abbiamo potuta apprezzare nel reality Si può fare! Al quale ha partecipato e vinto dimostrando particolari abilità muscolari nell’esibi4 RM MAGAZINE

zione su tessuti aerei e nella pole dance. Inoltre quest’anno è apparsa alla seconda puntata della settima edizione di Ciao Darwin come rappresentante della categoria Integratori, in onda su Canale 5, condotta da Paolo Bonolis. Attualmente è testimonial per una campagna di moda di una nota marca di abbigliamento femminile, con delle bellissime foto che possiamo apprezzare nel servizio che segue. Al lavoro di presentatrice e showgirl affianca anche quello, altrettanto impegnativo di….mamma! Nel 2011 è nata infatti Jamie Carlyn nata dal suo matrimonio con il chitarrista di Vasco Rossi, Stef Burns. L’ex velina si racconta attraverso questa intervista esclusiva rilasciata per i nostri lettori in cui parla della sua vita, della sua carriera e dei suoi progetti futuri.

- Il grande pubblico ti ha conosciuta grazie a Striscia la Notizia... secondo te è cambiato qualcosa tra le veline di ieri e quelle di oggi? - Penso che ad essere cambiata, oggi, sia la televisione. Le veline rimangono sempre giovani, belle, un’immagine pulita, un’ icona per gli adolescenti. - Ti abbiamo ammirata alla trasmissione “si può fare” ...hai affrontato e superato delle prove molto impegnative soprattutto dal punto di vista fisico,


Foto: Luca Patrone


raccontaci com’è andata. - Partiamo da un presupposto: io sono un capricorno, una terrona e come tale, se partecipo ad una gara, sono testarda e cerco di dare il 100%. Si può fare è stato per me una sfida meravigliosa che, di settimana in settimana, mi ha fatto conoscere un sacco di discipline meravigliose che, magari, altrimenti non avrei mai praticato. È stata una gioia immensa per me vincere la prima edizione. - Riprendendo la domanda di prima,

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complimenti per la forma smagliante.... rivela alle nostre lettrici i segreti per un fisico perfetto. - Innanzitutto grazie per il complimento! Non esiste una formula perfetta… Ma il vero segreto per essere in forma è : lo SPORT! Non c’è dieta restrittiva che tenga! Lo sport fa bene alla salute, all’umore ed al fisico. Non richiede tanto tempo, né necessita di tanti soldi… Basta solo un pò di buona volontà. E proprio dall’esperienza di “si può fare”, e dalla mia convinzione che lo sport sia la cura, che nasce il mio magazine on-line,

Maddyctive, nel quale ogni giorno do’ ai miei amici e fans, consigli di sport e bellezza. - Per allontanarci dalla Maddalena “pubblica” e conoscere un po’ di più la Maddalena “privata” non dimentichiamoci che sei mamma.... dicci di più sulla tua giornata “casalinga” lontano dai riflettori - Faccio un lavoro un po’ diverso da tante donne, ma nella realtà sono esattamente come tutte le altre mamme che lavorano.


Foto: Luca Patrone


Sempre di corsa, divisa tra la famiglia, la casa e di lavoro. E’ tutta una questione di organizzazione E di incastri perfetti...

- Dal punto di vista gastronomico, cosa ti piage mangiare e cosa ti piace cucinare? - Sono un amante dei secondi e dei contorni, di conseguenza sono molto più brava a prepararli. Il mio cavallo di battaglia? Ovviamente la sciotta de paparussi alla pizzaiola” 8 RM MAGAZINE

Foto: Luca Patrone

- Nel 2011 ti sei sposata con Stef Burns, chitarrista della band di Vasco Rossi; hai qualche aneddoto curioso o divertente sul tuo matrimonio dato che è stato officiato da Vasco in persona? - Una delle cose più divertenti, quando ripenso al mio matrimonio, è ricordare le facce degli invitati durante il discorso di Vasco Rossi : Piangevano, poi ridevano… un Secondo dopo piangevano, e poi ridevano di nuovo…


Foto: Luca Patrone

- Invece al cinema che genere di film preferisci? - Adoro guardare i thriller psicologici, oppure, quando ho voglia di leggerezza, mi piace guardare le commedie americane. Non sono molto da film in costume.... - Il tuo look è sempre strepitoso, dacci qualche consiglio e indicaci 3 accessori di cui una donna non può fare a meno Quest’estate non dovranno mancare nel nostro armadio: un sandalo basso, (la ciabatta) magari allacciato alla caviglia; una maxi bag ;una giacca da biker - In merito alle tue radici salentine puoi raccontarci qualcosa? cosa ti manca di più di quei luoghi? Del Salento mi manca ... L’odore. Quel misto di mar ionio e scirocco.... 9 RM MAGAZINE


- Rm Magazine è una rivista che viene distribuita a Roma, qual’è il tuo rapporto con la nostra città? -Roma è una città meravigliosa! Ci ho vissuto qualche mese durante la trasmissione “Jump” e durante la trasmissione “Si può fare“ e me ne sono innamorata. È un po’ un incrocio tra le mie origini ed il mio presente. - Puoi farci qualche anticipazione sui tuoi programmi futuri? -In questo momento della mia vita ci sono grandi… grandi cambiamenti in vista. Un nuovo progetto, proprio in questi giorni, sta sbocciando, quindi chiedo a voi ed ai vostri lettori di incrociare le dita per me!

Intervista a cura di Massimiliano Correa foto: Luca Patrone


Foto: Luca Patrone


ADIDAS FOOTBALL ha lanciato nelle ultime settimane il primo video della serie First Never Follows, che vedrà come protagonisti alcune superstar del calcio mondiale, tra cui Paul Pogba, Luis Suarez e Mesut Ozil, celebrando la loro capacità di essere numeri 1 dentro e fuori dal campo. All’interno di questi video, ognuna di queste star indosserà le scarpe del Mercury Pack, nuovo pacchetto di scarpe da calcio firmato adidas Football. Paul Pogba, con ai piedi le ACE 16+ PURECONTROL, mostrerà il suo stile unico che lo ha reso uno dei più entusiasmanti giocatori al mondo, dentro e fuori dal campo, mentre Luis Suarez farà vedere che per vincere è disposto a combattere, indossando le X16+ PURECHAOS. L’uruguaiano infatti ha dichiarato: “Essere il numero 1 è tutto ciò che conta nel calcio, e questo è ciò che mi ispira ogni giorno, in allenamento, mentre mi concentro, e quando scendo in campo. Creare momenti per cui la gente ti ricorderà è ciò che motiva i giocatori, e per raggiungere questo traguardo c’è bisogno di grandissimo impegno e grinta”. Queste scarpe dallo speciale design cromato, a cui si aggiunge la Messi 16+ PUREAGILITY, sono state realizzate per rappresentare la concentrazione e l’impegno che i giocatori mettono in campo per raggiungere il successo, battere gli avversari e conquistare i traguardi più

importanti. Il Mercury Pack sarà indossato da alcune delle più grandi stelle del calcio mondiale nel corso di UEFA Euro 2016 e nella Coppa America del Centenario. La X16+ PURECHAOS è provvista del PURECUT SOCK SYSTEM, che copre i lacci per fornire un fit perfetto, ma anche per dare un effetto più aerodinamico. Anche le ACE16+ PURECONTROL sono state rinnovate: la prima scarpa adidas laceless, ad alte prestazioni, ha già avuto un impatto importante sul campo e, in vista dei più importanti tornei estivi, è stata sottoposta ad un restyling grazie ad un nuovo e splendido design cromato. Paul Pogba, uno dei giocatori più ammirati al mondo, indosserà le ACE16+ PURECONTROL perché vuole raggiungere la gloria a livello internazionale trionfando in Francia. Paul Pogba, che prenderà parte alla massima competizione europea per Nazionali, per la prima volta come giocatore adidas, oltretutto giocando in patria, ha dichiarato: “Punto sempre ad essere un leader, essere il primo in ogni cosa che faccio, dentro e fuori dal campo. Il primo a provare nuove giocate, il primo a mostrare un nuovo look. Essere il numero uno è ciò che mi ispira nel creare momenti che tutti ricorderanno. E ogni notte sogno di vincere. Sogno di essere il migliore e di alzare trofei. Per me

ciò che conta è arrivare sempre primo, mai secondo. La cromatura delle scarpe riflette la mentalità vincente che mi ispira per affrontare ogni singolo momento che, a maggior ragione quest’estate, deciderà quale segno lasceremo io e i miei compagni di squadra.” Questo modello sarà indossato anche da Mesut Ozil a UEFA Euro 2016. L’ultima scarpa del Mercury Pack è la MESSI 16+ PUREAGILITY. Realizzata per il più grande calciatore di sempre, oltre al PURECUT SOCK SYSTEM, integra il PUREAGILITY HEEL LINING che fornisce il miglior fit possibile per consentire ai calciatori di creare momenti di pura ispirazione. Leo Messi debutterà con le MESSI 16+ PUREAGILITY, quando guiderà l’Argentina in Coppa America. Parlando delle caratteristiche del Mercury Pack, Sam Handy, VP of Design ha dichiarato: “Ogni giocatore sogna di alzare trofei e lasciare un segno. Abbiamo voluto creare delle scarpe che rendessero omaggio a quel sogno, quel desiderio e quell’ambizione di essere i numeri 1. Il Mercury Pack è ispirato da questa voglia di vincere e progettato unendo al suo interno innovazione e stile. Abbiamo creato una collezione di scarpe che deciderà i risultati dei più importanti tornei del 2016, e stabilirà chi entrerà nella storia del calcio”.


e I N O S N O MO INDIAi viN ggio a O od n N i u A c c E a t C O

Ho voluto seguire i monsoni (venti) da Zanzibar e lasciarmi trasportare nell’oceano indiano, venti come pensieri, una quantità di paesi e culture accumunate. I monsoni hanno scandito una parte della mia vita sostituendo le nostre stagioni, hanno un odore e un forza particolare, li ho vissuti sia sulla parte nord che a sud: a gennaio si scagliano dal cielo a una certa altezza per poi schiantare a terra improvvisamente come petardi di vento e risalgono come mulinelli di phon caldo. Vi porto sulla costa swahili, da Zanzibar/Unguja (Stone Town) fino in Oman per spiegare come il Sultanato di Oman fosse diventato potente nell’oceano Indiano con i monso-

ni e abbia dato un imprinting a quasi tutta la costa dell’East Africa. I venti monsonici sono la caratteristica dell’oceano indiano hanno direzioni diverse a seconda dei periodi dell’anno e ritmi precisi: in inverno i Kaskazi (in swahili) da novembre ad aprile soffiano in modo continuo da nord est in India fino a Znz ; mentre dai primi di marzo a settembre ci sono i Kusi che provengono da sud ovest e fanno il tragitto opposto: ottimo sistema per gli scambi commerciali. L’ Oceano indiano, occupa il 20% della superficie terrestre,considerato fin dall’antichità un mare chiuso. Il geografo Strabone nel 110 a.c. racconta la storia di un naufrago indiano

di nome Ippalo che approdato in fin di vita in Egitto per gratitudine guidò il suo salvatore (Eudosso)in un viaggio in India mostrando la via dei monsoni che presero il nome di venti ippalici (anche se erano noti anni prima sia agli arabi che agli indiani che li sfruttavano per i commerci). Lungo la costa africana dell’oceano indiano fioriva una grande economia con un sistema a sé stante rispetto alla parte interna del continente. Il tronco di mangrovia era impiegato in tutto l’oceano per le costruzioni e come combustibile, grazie alla sua forte resistenza alle termiti e alla capacità di produrre carbone mentre le merci trasportate dalle carovane verso la costa erano avorio, corni di rinoceronte e schiavi, l’abbondanza dei quali favorì la fortuna di alcuni porti della costa. Da Zanzibar raggiungiamo Dar es Salaam (capitale economica della Tz) e l’isola di Kilwa. Kilwa Kisiwani, Isola costa Tanzania, pesca d’altura da agosto a marzo, è raggiungibile con i piccoli aerei da Dar es Salaam. Separata dalla terraferma da una sottile striscia di acqua poco profonda, l’isola è facilmente raggiungibile dal mare, mentre i bassi fondali ne ostacolano i collegamenti con la costa. I resti archeologici da vedere: Moschea di Kilwa e palazzo di Husuni Kubwa del sultano Al-hasan Ibn Sulaiman, rovine di Kilwa Kisiwani e Songo Mnara. Storicamente fu il primo por-


to commerciale importante, esercitava il controllo tra Zanzibar e il Mozambico, dominava il mercato degli antichi giacimenti d’oro dello Zimbabwe con India, Persia e Cina, successivamente divenne smistamento per gli schiavi da vendere ai coloni francesi delle isole Mauritius, Comore, Réunion e Madagascar per le piantagioni, oltre al commercio di avorio e corni di rinoceronte. Il commercio era in mano ai mercanti swahili, i quali controllavano sia il commercio di prodotti provenienti dall’interno, sia di quelli propri dell’isola, come le cipree e i gusci di tartaruga, nel XIX secolo si arrese al sultano di Zanzibar; è patrimonio dell’Unesco dal 1981. Pemba, l’isola dell’arcipelago di Znz, si trova a nord rispetto a Unguja (Znz,Stone Town) e a 8 miglia da Mombasa, guadagnò una forte importanza strategica, trovandosi a metà strada tra Mombasa e Zanzibar e avendo così a disposizione le provvigioni di entrambi i porti, l’etnia è diversa da Zanzibar, sono molto più arabi shirazi,è collinosa e ricca di vegetazione, ha piantagioni di chiodi di garofano(karafu);il principale centro abitato è Chake Chake e si può raggiungere in aereo da Stone Town(50 km) da pochi anni una parte dell’isola è stata disinfestata ,le spiagge hanno molte mangrovie, l’isoletta di Misali si trova in un parco marino protetto (Misali Island Conservation Project) e il reef corallino è a parete ,nel canale ,quindi

adatto alla immersioni, ha una bella spiaggia bianca a nord. Pemba è un’isola famosa per i suoi riti voodoo e i suoi guaritori, gli apprendisti di questi riti vengono da tutta l’africa ad imparare (in ogni caso inaccessibili ai bianchi). Mombasa. Isola circondata da due fiumi e collegata alla terraferma dal ponte Nyali, seconda città per grandezza del Kenya. Manbasa in arabo e Mvita (isola della guerra in swahili) per i locali. Da visitare Forte Jesus , costruito dai portoghesi che la conquistarono per un periodo(1500) si trova nella città vecchia è sorprendente osservare come le porte siano basse,(attenti alla testa!) conseguenza dell’altezza minima dei portoghesi di quel tempo. Era nota per l’esportazione di avorio, miele, cera d’api, grano, riso e radici e trafficava in corni di rinoceronte, pelli, bovini, cipree, canne da zucchero, noci di cocco e sesamo. Non avendo a disposizione un mercato interno di schiavi, doveva importarli da altri porti lungo la costa, rimanendo così non molto frequentata dagli europei in cerca di manodopera. Nell’ingresso alla città si trovano una coppia di zanne d’elefante incrociate ad arco, sono d’alluminio dipinto e furono costruite per commemo-

rare la visita della regina Elisabetta II nel 1952, si trovano nella Moi Avenue, sono il simbolo della città. Annessa al sultanato di Znz nel 1830, rimase nello stato di Zanzibar fino al 1963 in cui fu ceduta al nuovo stato indipendente del Kenya. Moltissimi gli occidentali che vivono e lavorano qui, tantissimi indiani e italiani. La prossima destinazione sarà naturalmente l’Oman, termineremo questa parte della storia dell’oceano indiano per quanto riguarda la cultura swahili e andremo a vedere come il sultanato vive oggi la predominanza che aveva un tempo. Poi aspetteremo i monsoni favorevoli e proseguiremo a sud: Seycelles, Mauritius, Comore, Reunion, Madagascar altra cultura e soprattutto un’ altra storia.

A cura di Silvia Magnani


A cura di Sabrina Musco www.freakyfridayblog.com

Pantaloni Palazzo a vita alta Li cercavo da tanto: pantaloni palazzo neri a vita alta, morbidi ad ogni passo, perfetti per i look sportivi estivi da abbinare alle sneakers in contrasto, oppure in una versione più elegante, ma sempre con tacco comodo. Il mio look è semplice, fatto di colori basici, davvero minimal e senza nessun accessorio particolarmente vistoso. Capelli super lisci, cordino alla gola nero, in velluto, quando ero bambina era la mia collana preferita, ne avevo una con un piccolo ciondolo con una rosa dipinta, lo amavo. Da abbinare ai pantaloni palazzo neri ho scelto un crop top basico, grigio chiaro. Quello che preferisco in questo look è il sandalo traforato dal tacco alto e comodo. Io non rinuncerei mai ai tacchi, mi piacciono come slanciano la figura con qualsiasi look, ma soprattutto credo facciano bene all’umore, così come un paio di scarpe nuove, almeno per me è così. Questo modello lo trovate disponibile da Scarpamondo.

Sabrina Musco, classe ’90, ha una grande passione per la moda, la scrittura, la fotografia, i viaggi e l’arte in generale. E’ cresciuta in una piccola città della Campania, Telese Terme, con la famiglia. I suoi genitori amanti dell’arte e dell’eleganza le hanno trasmesso le loro passioni; probabilmente proprio grazie a questo mix Sabrina nutre un amore per tutto ciò che è artistico. Nel 2009 si è trasferita a Roma dove ha frequentato La Sapienza all’Interfacoltà di Lettere e Filosofia ed Economia: Scienze della Moda e del Costume. E’ proprio qui che è nata anche la sua passione per un mondo che non conosceva, quello del blogging. Nel 2011, il 1° aprile, giorno del pesce aprile, è nato Freaky Friday, proprio come uno scherzo di un venerdì sera e da qui il nome. Nel 2012 si è laureata ed ha deciso di continuare i suoi studi in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa. Negli ultimi anni la sua passione si è trasformata in un lavoro che le permette di vivere delle sue passioni e di viaggiare. E’ stata blogger ufficiale del concorso Miss Italia, a New York per Narciso Rodriguez, in Brasile per Brazilian Footwear, ha partecipato al Festival del Cinema di Venezia per Ghd e alla Fashion Week di Milano ed ha avuto la possibilità negli anni di collaborare con brand importanti come Samsung, Ford, Levi’s, Pandora, L’Oreal e tantissimi altri.


Un salto a Londra

Londra, per me, è sempre una buona idea, ed è sempre il momento giusto per viverla. Mi piace, infatti, trovare un punto di vista sempre nuovo, tornare mille volte in una città e riscoprirla sempre in modo diverso. Londra questa volta mi ha accolta con i suoi profumi del Borough Market che io non conoscevo, con aria fredda e sole insieme, con il suo chiacchiericcio fra le strade, i suoi dolci e la sua pioggia. Come sempre per me è magica, chi mi segue sugli altri social lo sa, io vivrei lì, anche quando, come in questo caso, si fa sorprendere argentea, misteriosa, davanti ad un panorama di palazzi e luci accese: panorami metropolitani da togliere il fiato. Ciò che ogni volta non può mancare, anche nelle toccate e fuga più rapide, è la colazione di Londra, sempre ricca, saporita a prova di dieta! Poi mi piace perdermi, lo trovo sempre il modo migliore per conoscere un luogo, anche sotto la showerrain londinese. Un brindisi va a tutti i sogni, quelli nel cassetto e a quelli raccontati, scegliete il vostro angolo di mondo, curatelo, e rendete speciale tutto ciò che fate. Quando siete felici, fateci caso, non accontentatevi, rischiate sempre. Vi auguro positività e sogni da realizzare.

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Le 10 super-mamme nei comics A cura di Marcello De Negri

Ammettiamolo: tutte le mamme hanno i superpoteri.Se non fosse così non si spiegherebbero le loro incredibili capacità come ad esempio portare in grembo un essere vivente, produrre del latte caldo a qualsiasi ora del giorno e della notte, percepire con uno sguardo la salute della propria prole e tante, tante altre abilità innate. Ma qui parliamo delle mamme che popolano le colorate pagine dei comics e le loro abilità vanno ben oltre quelle delle mamme “standard”. 10. WITCHBLADE Avete presente la trasmissione: “Non sapevo di essere incinta”? Witchblade potrebbe esserne una protagonista perfetta! Lei, infatti, ha scoperto un giorno di portare un bimba in grembo, senza avere la più pallida idea di chi potesse essere il padre… Poco prima della scadenza dei fatidici 9 mesi, le viene svelato che la piccola era stata concepita mentre lei era in uno stato comatoso (questa storia è quasi peggio dei Midi-chlorian che ingravidano la mamma di Anakin Skywalker). 9. MISTICA

La mutante con il potere di cambiare l’aspetto del proprio corpo non vincerà il premio per mamma dell’anno. Dopo aver dato al mondo il piccolo Kurt “Nightcrawler” Wagner, lo abbandona a se stesso e questi crescerà in un circo itinerante in viaggio per l’Europa. Anni dopo, probabilmente attanagliata dai rimorsi di coscienza (ma chi ci crede!) ha adottato la giovane mutante Rogue, ma solo per utilizzarla contro i suoi nemici: gli X-Men. 8. TALIA AL GHUL Come suggerisce il suo cognome, Talia al Ghul è la figlia del famigerato Ra’s al Ghul che molti già conoscono dal film Batman Begins e la serie TV Arrow. Nei comics lei è stata scelta dal padre per essere la degna sposa di Bruce Wayne in modo da poter generare l’erede al trono (ma se Ras è pressoché immortale, a cosa 22 RM MAGAZINE

serve un erede? Mah!). In effetti poi tra i due ci sarà del tenero, e dopo i consueti 9 mesi nasce Damian Wayne. Per almeno una decina di anni Batman non saprà nulla del figlio, che sarà cresciuto dalla madre e dalla Loggia degli Assassini. Talia non si può proprio definire una madre amorevole, considerando il duro e crudele addestramento che ha dovuto subire suo figlio. Ora Damian ha deciso di vivere con il padre e veste i panni di Robin. 7. ALIEN REGINA MADRE Vi sorprende trovare la raccapricciante aliena in questa classifica per “sole mamme”? In realtà lei ha tutto il diritto di esserci: l’Alien queen difatti è una delle mamme più premurose che si siano mai viste sui comics, da sola riesce a mettere al mondo decine (se non centinaia) di piccoli alieni bavosi e guai a chi glieli tocca! 6. MADELYNE PRYOR

Madelyne – Maddie per gli amici – Pryor ha la “fortuna” di possedere una delle più complesse storie mai viste su un fumetto. Maddie prende la malsana decisione di sposarsi con Ciclope degli X-Men, che l’aveva sposata solo perché lei somigliava molto a Jean Grey! Quando quest’ultima fa il suo ritorno, lui se ne va e abbandona la moglie, non prima però di averla messa incinta (bella persona Ciclope, vero?). Da questo “amore” nasce Nathan Summers, quello che in futuro sarà conosciuto con il nome di Cable. Madelyne Pryor in realtà non somiglia a Jean per caso, lei è il suo clone e come tale ha ereditato i suoi poteri: telecinesi e telepatia. Inoltre, grazie a un paio di patti con dei demoni infernali è anche capace di comandare i Goblin (piccole e perfide creature demoniache).


5. CRYSTAL DEGLI INUMANI In questo periodo non si fa altro che parlare degli Inumani, quindi mi pareva azzeccatissimo infilare nella classifica delle super mamme anche uno degli ibridi terrestri-kree: Crystal. La dolce inumana dopo la terrigenesi ha ricevuto il potere di controllare a proprio piacimento i quattro elementi della natura: aria, acqua, fuoco e terra! Anni fa entrò a far parte dei Fantastici Quattro, ma dati i suoi incredibili poteri poteva anche starsene da sola, non aveva bisogno di un gruppo. Inaspettatamente si innamora dell’antipaticissimo Quicksilver, l’ex mutante che oltre al potere della supervelocità ha anche l’abilità di offendere chiunque gli sia vicino! I due concepiscono la piccola Luna (nata proprio sul nostro satellite, che fantasia vero?). La bambina ha il potere di riconoscere sempre la verità. 4. JESSICA JONES L’eroina protagonista della serie TV Marvel, Jessica Jones, è in realtà anche una mamma. La serie televisiva è ambientata prima del lieto evento, quando Jessica aveva un’agenzia d’investigazione privata. Nei comics le cose sono andate un po’ avanti, lei è divenuta un Avengers a tutti gli effetti e si è innamorata di Luke Cage, altro personaggio che presto avrà una serie TV tutta sua. Dalla loro unione nascerà Danielle, una bimba che per adesso nono ha ancora sfoggiato abilità particolari, a differenza della mamma che ha ricevuto il classico pacchetto di poteri: super forza, invulnerabilità e volo. 3. SPIDER WOMAN La Donna Ragno è una delle mamme più “fresche” dei fumetti Marvel, tanto è recente la notizia che nei fumetti pubblicati qui in Italia, che lei deve ancora partorire! Ma dalla pagina Facebook dell’artista che la sta disegnando, Javier Rodriguez, arrivano già le prime immagini di lei con il suo pargoletto. Spider-Woman è un agente dello SHIELD e membro degli Avengers, oltre a essere un’abile super-spia possiede anche diversi poteri ragneschi: aderire alla superfici, superforza e super riflessi, planare con l’aiuto del vento (giuro che ci sono dei ragni che sanno farlo!), emettere dei feromoni “calmanti” che funzionano meglio sugli uomini e sparare dei raggi d’energia bioelettrica (ecco: ragni che sparano colpi laser non se ne sono mai visti…)

2. SCARLET Grazie ai suoi poteri di alterazione delle probabilità, Wanda è riuscita a dare al mondo due bambini dal nulla (in realtà ha utilizzato dei frammenti dell’anima del demone infernale Mephisto, ma non ditelo ai bimbi, che poi s’impressionano e non dormono la notte). I due piccini purtroppo non hanno vita lunga e dopo non molto scompaiono. Solo dopo molti anni Scarlet scopre che i suoi figli in realtà non erano morti, ma anzi sono divenuti due bravi ragazzi, anche loro con superpoteri che hanno costituito il gruppo di giovani eroi: Young Avengers. 1. LA DONNA INVISIBILE Sue Storm ha il potere dell’invisibilità, cioè di rendere invisibile qualsiasi cosa, compresa sé stessa, e possiede l’abilità di creare dei campi di forza quasi impenetrabili; ma il suo vero potere è la capacità di tenere unito il gruppo di cui fa parte: i Fantastici Quattro, che più di ogni altra cosa è una famiglia. Sue Storm è anche la mamma di due figli a dir poco fantastici: Franklin, un ragazzo che detiene il potere latente di plasmare la realtà stessa, e Valeria, una bimba che sembra essere più intelligente del padre (e visto che il papà è Mr. Fantastic, l’uomo più intelligente del Marvel Universe, questa la dice lunga). Se vi è piaciuto questo articolo e vi interessa il colorato mondo dei supereroi, potete trovare pane per i vostri denti sul sito web www.c4comic.it. L’autore della classifica è Marcello De Negri, figlio degli anni ‘80, cresciuto a pane e fumetti. La sua grande passione sono i supereroi e ci sono ben poche cose che sfuggono alla sua conoscenza quasi maniacale dell’argomento.

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Si è svolta a Roma dal 20 al 22 Maggio nella ormai tradizionale location della Nuova Fiera di Roma l’edizione 2016 di uno degli eventi più attesi dagli appassionati di auto della capitale: il Super Car Show. Rm Magazine era presente con una copertura esclusiva e vi racconta cosa abbiamo trovato in questo spettacolare salone ormai diventato un appuntamento tradizionale per gli amanti dei motori. L’importanza raggiunta da questo evento è sottolineata dalla massiccia presenza non solo di un numerosissimo pubblico, accorso per ammirare le ultime novità, ma anche della maggior parte delle principali case automobilistiche mondiali per le quali il palcoscenico romano è diventato una vetrina immancabile per raggiungere con maggiore efficacia i propri potenziali clienti e rinvigorire i rapporti con i buyers abituali. Nonostante gli spettri della crisi economica mondiale continuino ad aleggiare sui consumatori, il mercato dell’auto si colloca in controtendenza rispetto ad altri settori e, con grande sollievo di tutti i professionisti coinvolti, ancora una volta i dati mostrano una crescita di immatricolazioni in questo 2016. Siamo ancora lontani dai numeri “pre-crisi” ma un certo ottimismo comincia a pervadere il settore. Nell’anno in corso c’è stato un aumento dell’ 11,53% delle vendite rispetto allo stesso periodo del 2015. Ma il dato più interessante è che questo è stato il 23esimo mese successivo con il segno più. Bisogna controllare l’euforia ma la famosa “luce” in fondo al tunnel sembra iniziare ad apparire. Per l’Italia inoltre c’ è un ulteriore soddisfazione. A farla da padrone in questa crescita è infatti il gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobilies) diretta dal manager Sergio Marchionne. Le ultime scelte della direzione del marchio hanno portato a grandi


A cura di Rolando Frascaro Foto: Massimiliano Correa

successi e, se diamo un occhiata alla classifica delle dieci auto più vendute, ben sei fanno parte del gruppo. A contribuire a questo risultato hanno sicuramente dato il loro apporto in

modo pesante la Fiat Tipo, auto più venduta nel suo segmento, e la Jeep Renegade. Quest’ultima che ha raggiunto un immediato successo con una scelta ottimale fra caratteristiche del mezzo e prezzo di vendita il pubblico. Rimaniamo in attesa dei prossimi dati incrociando le dita, ovviamente, per il nostro made in Italy. Ma torniamo a parlare del SuperCarShow e a raccontarvi in maggior dettaglio cosa abbiamo potuto ammirare all’interno dei suoi padiglioni. Ben tre erano infatti quest’anno gli spazi riservati alla manifestazione, più innumerevoli aree esterne. Nel padiglione 6, utilizzato per dare spazio alle principali case automobilistiche mondiali, abbiamo potuto ammirare alcuni fra i nuovi modelli lanciati sul mercato e altri già presenti ma presentati con nuovi allestimenti. Hanno richiamato subito la nostra

attenzione sia il padiglione Fiat che quello AlfaRomeo. Partiamo dal primo dove abbiamo potuto ammirare il nuovo Pick-up della casa italiana il bellissimo: FullBack. Progettato in collaborazione con la Mitsubishi rappresenta una bella novità per la casa di Torino. Imponente, elegante e comodissimo il quattro per quattro della Fiat è stato appena lanciato e si presenta subito come un ostico concorrente dei suoi diretti avversari già presenti sul mercato da anni. Anche se forse non amatissimo in Italia come mezzo, il Pick-Up è assolutamente un must sia negli Stati Uniti che nell’importante mercato Asiatico e Sud-Americano. Si pensi in particolare al Brasile, paese dove la Fiat ha investito pesantemente negli ultimi anni, e dove questo tipo di mezzi riscuotono un successo ben maggiore rispetto ai nostrani Suv. In Italia il Fullback viene presentato in due modelli: cabina estesa e doppia. Ovvero a due e quattro posti. In entrambi i casi il mezzo non perde di maestosità e eleganza. La motorizzazione è unica: un 2.4 turbodiesel da 180 cavalli, potente e adatto ad ogni circostanza. Prezzi

27 RM MAGAZINE


assolutamente accettabili: anche in questo caso, come già detto riguardo alla Jeep Renegade, la FCA ha scelto una via “customer friendly”. La versione base parte dai 27000 euro e si può arrivare, nella versione doppia e cambio automatico, a meno di 38 mila euro. Un prezzo giusto per un auto dalle ottime prospettive di mercato. Parliamo ora di cabriolet. Ci siamo innamorati subito della nuova 124 Spider. Il modello, che si pone in diretta concorrenza con la Mazda Mx5, fa un chiaro richiamo alla sua antenata dal quale prende il nome e non solo. Soprattutto il cofano allungato e i fanali, sia posteriori che anteriori, ricordano con un sapiente mix tra old style e moderno, la storica sigla numerica del passato. Gli interni sono lussuosi quanto basta e la scelta degli optional soddisfa anche i clienti più esigenti. Il motore? Scelta unica. Un 1.4 da 140 cavalli di potenza. Ideale per una passeggiata con la cappotte abbassata sul lungomare ma anche per

togliersi qualche bella soddisfazione in un tortuoso percorso di montagna. In questo caso Fiat ha scelto di partire con dei prezzi diversi da quelli di cui abbiamo parlato prima. La 124 è una vettura particolare, cabrio due posti, che richiede un tipo di pubblico altrettanto ricercato. Listino che parte quindi da 27 mila euro e che

arriva fino a 35 nel caso della versione “Anniversary”, riccamente accessoriata. Non poco, ma il fascino di questa vettura è veramente unico. Nel padiglione dedicato alle case madri menzione doverosa anche per un altro esemplare questa volta della

tradizione americana. La muscle car forse più amata di sempre (o comunque più amata da noi!): Mustang. La Ford esponeva alcuni bellissimi modelli di questo autentico mito per gli appassionati di motori. Motorizzazioni da 2.3 a 5.0, rigorosamente solo benzina, e con una potenza che varia dai 317 ai 421 CV. Interni da “fast and furious” e prezzi da sacrificio: partiamo da 40 mila euro ma, se vi fate prendere la mano, con accessori (ed è facile!) si toccano facilmente i 50 mila. A questi vanno aggiunti bollo e assicurazione…… in Italia un auto per pochi se consideriamo che invece negli USA questa supercar è venduta per circa 20 mila dollari. Interessante vedere inoltre quanti giovanissimi sono attratti da queste vetture. Forse il successo di un certo filone cinematografico ha, giustamente, posato i riflettori anche su questo tipo di auto dimenticate per troppo tempo dal mercato nostrano. Nel padiglione, accanto alle ultime novità del mercato erano presenti al-


tri due stand molto interessanti e che hanno attirato la nostra curiosità e quella dei tanti appassionati accorsi. Il primo era quello del Club Triumph. Questa mitica marca inglese, oggi più conosciuta per le fantastiche moto che continua a produrre, fino a una trentina di anni fa era leader anche per le sportive a quattro ruote. Nel 1984 la produzione di auto si è fermata ( i diritti sono stati acquisiti dalla BMW) ma le vetture britanniche rimango ancora oggi oggetto di culto e molto ricercate dagli appassionati. Non potevano mancare nello spazio a loro dedicato la serie delle roadster TR. Dal 1952, e per i seguenti trent’anni, la Triumph produsse delle splendide cabriolet sportive e grintose partendo dal modello denominato TR1. Il successo che ottennero portò negli anni seguenti a continuare la produzione con i modelli che seguirono una numerazione crescente e con le linee che diventarono più moderne i motori adeguati con i progressi tecnologici. La “saga” delle TR termina

nel 1981 con il suo ultimo prodotto la TR8. Questo ultimo non riscuote il successo sperato e l’auto smette di essere prodotta. Nonostante ciò la vettura continua ad essere must inglese che collezionisti e amanti delle auto sportive di tutto il mondo ancora venerano. A seguire lo stand della supercar d’epoca. Alcune di queste veri e propri

oggetti di culto. Due da citare su tutte. Con il suo muso sinuoso e nobile la mitica Jaguar E-Type è un opera d’arte più che un auto. Divenuta celebre per tutti, e entrata nell’immaginario collettivo, grazie al suo pilota (immaginario!) più famoso: Diabolik.

La sportiva anglosassone a distanza di tanti anni dalla fine della sua produzione (che si protrasse dal 1961 fino al 1975) continua a mantenere inalterato il suo fascino….e anche il suo valore economico. Nonostante la produzione sia stata di ben 70 mila esemplari, oggi per portarsi a casa questo mostro di eleganza non bastano 60 mila euro. Chissà con l’aiutino di Diabolik…… Attenzione anche per un altro capolavoro a quattro ruote. Chevrolet El Camino prima serie. Una macchina unica, creata da un mix fra un pick up e un auto sportiva. Data di nascita 1956. Data di morte: mai. Un mito immortale, folle idea di design dei più grandi ingegneri americani. Ricorda ancora i tempi in cui per disegnare un auto era necessario essere artisti e l’ originalità era la caratteristica principale da ricercare. Ma lo spettacolo del Super Car Show 2016 non finisce qua. Alla manifestazione partecipano anche operatori del settore “tuning” e anche qui le novità da scoprire sono


ancora molte. Interesse particolare per la nuova tendenza del settore auto: il car wrapping. Negli ultimi abbiamo assistito all’esplosione di questo fenomeno. Ma facciamo chiarezza per quelli che ancora non sanno cosa sia. Il car wrapping è una tecnica che consente di cambiare il colore dell’auto applicando sulla carrozzeria della stessa una specie di pellicola. L’applicazione è piuttosto veloce e economica rispetto alla normale verniciatura. Anche la sua reversibilità piuttosto semplice ha portato a consacrare il successo di questo processo. La varietà dei colori e delle possibilità di customizzazione dell’auto è ovviamente enorme e si possono ottenere risultati spettacolari. I professionisti del settore ci informano che vanno per la maggiore le colorazioni nero opaco e quelle più sgargianti dal giallo all’arancione. Ma in questi casi, lo possiamo dire, il limite è solo la fantasia del cliente. Novità anche nel settore impianti audio e video. Grazie alle ultime trovate gli amanti del genere hanno veramente pane per i loro denti. I sistemi odierni consentono non solo una potenza mai vista degna di trasformare la propria auto in una vera e propria discoteca su quattro ruote ma anche una qualità del sound davvero perfetta. Il tutto affiancato ad un design moderno e accattivante. Lo stereo non è più soltanto uno strumento per “fare rumore” e dare sfogo alla propria personale “febbre del sabato sera” ma è diventato un vero e proprio accessorio di abbellimento e completamento dell’auto. 30 RM MAGAZINE

Lo stesso si può dire per gli impianti video. Schermi piatti, monitor enormi presenti su tutta l’auto. Anche qui le possibilità sono davvero infinite. Come anche lo spirito di stupire dei proprietari di questi mezzi che, orgogliosi, ostentano le loro creazioni. Bello vedere anche il lavoro svolto da alcuni club romani di appassionati di auto, in particolare di marche americane. L’amore condiviso per il mondo delle quattro ruote ha portato piloti di tutte le età a creare autoclub sparsi nella nostra città. Uniti da questo hobby si divertono a customizzare le proprie auto con risultati assolutamente apprezzabili. Fra i tanti modelli esposti non abbiamo potuto fare a meno di notare una mitica Dodge Charger del 1969 trasformata nella televisiva Generale Lee. Chi non ricorda la muscle car usata dai cugini Duke nella mitica serie Hazzard? Quanti di noi non hanno sognato di guidarla almeno una volta nella vita! Sempre per iniziativa di uno di questi club era presente una divertente sezione dedicata alle auto “cinematografiche” migliori di tutti i tempi. Quante volte infatti proprio un auto non è stata icona e colonna portante di un successo sul grande schermo? Fra tutte quelle presenti vale la pena ricordarne due (che potete ammirare in foto anche nella sezione “gli amici di Rm magazine” nell’ultima pagina della rivista che state leggendo). Herbie, il maggiolino Volkswagen del successo Walt Disney del 1968 e la Ford Thunderbird protagonista della fuga di Thelma e Louise nel capolavoro di Ridley Scott


del 1991. Due auto passate alla storia grazie alle pellicole di cui sono state protagoniste e che, da sole, rappresentano un pezzo della storia del cinema. Simpatica inoltre l’iniziativa di utilizzare ragazze immagine molto somiglianti alle protagoniste dei film in questione ad affiancare le auto esposte. Nonostante tutto ciò il padiglione più spettacolare è senz’altro quello dedicato alla supercar e sicuramente quello che più lascia a bocca aperta gli spettatori accorsi. Qui il connubio “donne e motori” raggiunge il suo culmine massimo. Nel padiglione ragazze bellissime sono accanto a modelli di auto da sogno. Auto per pochi fortunati ma che qualsiasi appassionato sogna di guidare o, perlomeno, poter ammirare da vicino, almeno per un giorno. Fanno bella mostra di se Lamborghini, Ferrari e Porsche. Le rosse di Maranello con i loro incredibili ultimi modelli dalla 458 alle 488 e la casa del Toro con la sua Huracan un mostro da 610 cavalli e con la capacità di arrivare da 0 a 100 km/h in meno di tre secondi e mezzo. A richiamare la nostra curiosità un’altra supercar che vedere sulle nostre strade è a dir poco cosa rara. Dall’Inghilterra la Bentley ci presenta il suo SUV di superlusso: il Bentayga. Elegante ma senza lasciare niente alla sportività, il 4x4 dal logo alato nasconde sotto il suo cofano una potenza da gran turismo. 608 cavalli e la capacità di passare da 0 a 100 in 4 secondi netti. Niente male per un auto da più di tre tonnellate. Il prezzo? Come le prestazioni: da capogiro. Con 180.000 Euro potete portarvela a casa. Sempre che riusciate a trovarne una disponibile. Sembra che appena lanciato sul mercato il Suv inglese sia andato a ruba acquistato dai suoi facoltosi clienti sparsi in tutto il mondo. Finisce così, sognando ad occhi aperti, il nostro viaggio nel mondo dell’auto. Il Super Car Show 2016 è stato ancora una volta un evento spettacolare e unico. Non ci resta che portarci a casa il ricordo di questa meravigliosa esperienza e aspettare con ansia il nuovo anno e le novità motoristiche che si porterà dietro. 31 RM MAGAZINE


IL CALIFFO

Franco Califano

il poeta di Roma

Un poeta. Un latin lover. Un cantautore di incredibile sensibilità. Un uomo amante della bella vita e delle donne. Un personaggio capace di commuoversi davanti ad un tramonto, ma anche di deridere e fare ironia delle disgrazie e dei casi della vita. Un o,

nessuno, centomila. Franco Califano è stato tutto questo. E’ stato tutto e il contrario di tutto. Quasi un filosofo moderno per alcuni, un simpatico cialtrone per altri. Simbolo di una romanità truce e romantica, sicuramente un artista unico nel suo genere: amato (e idolatrato) da un schiera di fan assolutamente eterogenea. Romano sì, ma d’adozione. Nato in Libia nel 1938, dove i suoi genitori risiedevano da alcuni mesi a causa del lavoro del padre, ufficiale dell’esercito. Forse non del tutto un caso che “il Califfo”, autore così di confine, anche geograficamente fosse nato in una terra estrema. Un predestinato, chissà. Dopo la scomparsa del padre il giovane Franco si trasferisce a Roma e comincia un tormentato percorso di studi tra le scuole romane. Corsi serali. Le sue scorribande notturne non gli permettono di seguire con assiduità le normali lezioni della mattina. Già durante i primi della sua gioventù, infatti, è rapito dalla magia della vita mondana della capitale. D a i suoi

personaggi, molti dei quali ispireranno i suoi pezzi. Dalle donne bellissime che affollano le vie del centro della città eterna. Le donne. Un capitolo a parte della vita di Califano. Sua croce e delizia. Affermerà di averne avute più di mille e settecento

durante la sua vita, incapaci di stargli lontano dopo averlo conosciuto. “Venivano di notte sotto casa, lasciavano marito e figli. Dopo 15 anni che c’eravamo lasciati, ancora telefonavano. Un inferno!”, dichiarava con il suo stile provocatorio. Leggenda o verità anche questo ha contribuito al suo successo nel panorama musicale italiano e l’ha trasformato in un’icona della cultura popolare. Già du-


Bruno Martino, malinconica e profonda e , nel 1967 “La musica è finita”, resa celebre dalla meravigliosa interpretazione di Ornella Vanoni. Dopo questi successi

rimarrà in classifica per ben 22 settimane, lo stesso successo non lo accompagna come cantante. Ci vorrà più tempo infatti per raggiungere la fama in questa veste.

l’artista romano, spinto dai colleghi per i quali scrive canzoni, decide di intraprendere anche la carriera di cantante e così, nel 1970, pubblica il suo primo album “N bastardo venuto dar sud” che non ottiene un grande successo di pubblico. Nonostante ciò raggiunge comunque una certa fama che lo conduce purtroppo anche a conoscere i primi eccessi e i problemi legati al consumo di sostanze stupefacenti, una debolezza che accompagnerà “il maestro” nell’arco di tutta la sua carriera. Mentre registra ottimi risultati come autore, come nel caso di “Minuetto” del 1973 interpretato da Mia Martini e che

Anche se lentamente la sua presenza scenica e il suo originalissimo tono vocale e di approccio alla musica cominciano a raccogliere i suoi frutti e i primi, fedelissimi, fan. Manca solo il pezzo giusto per entrare nell’Olimpo della musica italiana. Arriverà nel 1976. L’anno della svolta. L’anno di “Tutto il resto è noia”. La canzone è un contro-inno amaro e ironico all’amore e alla vita di coppia, una vertigine testuale e musicale con dei cori gridati da fare da sottofondo alla voce rauca di Califano. Il successo e la consacrazione sono immediati: il gioco di parole noia/gioia, presente nel ritornello, entra nel lessico

rante il periodo della scuola secondaria comincia a mostrare il suo talento nella scrittura. Si diletta nella composizione di poesie e racconti. Amante della bella vita, si rende velocemente conto che non è la letteratura che può portarlo a raggiungere il successo agognato : quello economico più che artistico. Inizia così a scrivere testi di canzoni nei generi musicali più disparati. In questo periodo esordisce anche come attore di fotoromanzi facendo leva sulla sua bellezza aggressiva e latina. Avvicinandosi all’ambiente artistico entra in contatto con diversi personaggi importanti della scena musicale dell’epoca e ha così la possibilità di dar vita a collaborazioni significative. Arrivano i primi successi come autore. Alla fine degli anni 60, firma due pezzi che si collocano presto in vetta alle classifiche dell’epoca e che diventeranno cavalli di battaglia

degli artisti che le interpreteranno: nel 1965 “E la chiamano Estate” cantata da

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morte avvenuta per arresto cardiaco, verrà girato un film autobiografico sulla sua vita con lo stesso titolo di quella canzone che tanto amava e con una magistrale interpretazione di Gianfranco Butinar nei panni del “Maestro”. Durante la sua carriera, nelle numerose interviste rilasciate e nei dialoghi che amava intrattenere con gli spettatori fra una canzone e l’altra

sce sul palco del Festival di Sanremo con il brano “Non escludo il ritorno”. Anche qui il testo, scritto da Federico Zampaglione dei TiroMancino, è una summa della filosofia del cantante e un vero e proprio inno all’amore e alle donne. La sua interpretazione commuove l’Ariston e consacra al pubblico un mito della musica italiana. Non è una caso se, per sua stessa decisione, l’ epitaffio presente sulla sua lapide è proprio il titolo del brano sanremese. Nel 2014, circa un anno dopo la sua

durante i suoi concerti, Franco Califano ha pronunciato frasi rimaste impresse nell’immaginario collettivo e che, ancora una volta, hanno messo in luce il suo animo sensibile a fronte di un apparenza giocosa e superficiale: Mi accorgerò di essere vecchio solo cinque minuti prima di morire”, fra tutte. Con più di mille brani scritti, tra i quali alcuni fra i più grandi successi della musica italiana degli ultimi trent’anni, “il Califfo” merita sicuramente un posto d’onore fra i pilastri della canzone italiana: poeta, cantante, attore ma, soprattutto, un attento osservatore dell’animo umano e dell’amore. O meglio, come recitava un verso tratto del suo album di maggior successo “n bastardo venuto dal sud”: Un bastardo, si, ma con un grande cuore.

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comune e il disco vende oltre un milione di copie. Il romano fa parlare di sé ancora una volta non solo per la musica: il bambino ritratto nella copertina del disco è il figlio di un boss della malavita milanese. Una scelta che fa discutere e che getta mistero e un aurea da “cattivo” (forse voluta?) sulla figura di Califano. Da qui in poi sarà un successo continuo alternato però anche a grandi flop musicali e a delle frequentazioni non sempre lodevoli come quella appena citata. Le storie, o le leggende, sulla vita privata, sentimentale e notturna di Califano si susseguono e aiutano ad alimentare il suo mito. Mai domo sotto il profilo artistico, in quegli anni di grandi successi, il cantautore romano si cimenta anche nella veste, brevemente indossata in gioventù, di attore

cinematografico in pellicole come “Gardenia, il giustiziere della mala” e “Due strani papà”. Sul fronte musicale invece nel 1981 arriva un altro grande “classico” della storia del Califfo: La mia libertà. Il brano, che da il titolo all’omonimo disco, è considerato una specie di riassunto della filosofia di vita dell’artista. La sua vena poetica e il suo approccio malinconico alla vita vengono a galla nelle parole del brano e mostrano quanto, l’esuberanza dei modi, sia in realtà la maschera di un animo fragile e di una spirito profondo. Dimenticato negli anni novanta e poi riscoperto all’inizio del duemila, la carriera di Franco Califano conosce un momento molto toccante quando nel 2005 si esibi-

A cura di Rolando Frascaro


IVY & GABRIEL CONTE’

EARTHQUAKE tutti i movimenti (tellurici) del cuore Sappiamo come, ultimamente, la Terra

artistica negli Stati Uniti) Gabriel Contè,

emozioni non più trattenute.

non attraversi un buon momento di salute.

racchiuso nell’EP “Kiss On The Neck”,

Nonostante la giovane età dei protago-

Clima irregolare, temperatura in preoccu-

pubblicato di recente dall’etichetta indie

nisti (a cavallo di quell’ondata di artisti

pante aumento, attività sotterranee sem-

Ghiro Records ed interpretato da IVY,

emergenti che, ahiloro, hanno potuto

pre ben presenti e talvolta devastanti.

bionda soul-singer romana, con un pre-

solo popolare talent e reality) un lavoro

Stavolta però parliamo di un terremoto

sente impegnato anche di blogger e di

maturo, complesso, che per IVY e Ga-

attrice teatrale. Una song evocativa, vi-

briel lascia presagire sviluppi importanti,

sionaria , in cui l’autore prova ad esplora-

lontani dai trends facili dell’attuale pop -

re quelle dinamiche profondissime che a

dance e rock internazionale ma vicini al

volte, nei giorni di silenzio, fanno nascere

gusto del pubblico più avvertito e smali-

un dialogo amaro tra la propria interiorità

ziato. IVY è attualmente in studio con lo

ed il mondo esterno, percepito come qual-

stesso collaudato staff produttivo (B.Ti-

cosa di ostile che va affrontato e sconfit-

rinelli- R.”WIZ” Valle) per terminare un

to. Sullo sfondo, potentissima, la forza

nuovo CD, dal titolo rivelatore “WITH MY

dell’amore, quasi un elemento animistico

EYES”, che uscirà per la stagione estiva,

con vita propria, quello che da sempre

mentre Gabriel alternerà la composizione

nell’uomo provoca gli sconvolgimenti più

ad un nuovo progetto live e di registra-

vasti e duraturi. E’ quel gioco affascinan-

zione che lo vedrà contemporaneamente

te di chiaroscuri che rappresenta un pò la

nelle vesti di strumentista e band- leader

cifra stilistica di tutto l’EP (un two-tracks

dei Contens insieme al batterista Gianni

diverso, molto più letterario, armonico ed

completato da una ispiratissima versione

idroconte.

interiore. “Earthquake”, appunto, il brano

di “Teardrop”, grande successo trip-hop

Auguri ad entrambi !!!

interamente scritto dal musicista italiano

del gruppo inglese Massive Attack) gio-

(ma con lunga permanenza e formazione

cato sul contrasto continuato tra le tinte della malinconia ed il chia-

“Kiss On The Neck” - IVY (EP - Two Tracks) 1) Earthquake (G.Contè) 2) Teardrop (Massive Attack) Produced by Bruno Tirinelli per la Ghiro Records Realized & Masterized by Roberto “Wiz” Valle - Wiz Studio in Roma Distribuito su

Itunes – Spotify - Google Music – Deezer - Amazon e sui principali Music Digital Stores. Contatti: Gabriel Conte`: gabrielcontens@yahoo.it IVY - valeivyangelucci@gmail.com Wiz studio

rore

violento

della

rivolta,

illuminato dalla vocalità dirompente di IVY, capace di destreggiarsi con sicurezza registri

tra inter-

pretativi anche molto

lontani

tra loro, in un crescendo

di


S A J & Y A J Intervista: Anna Maria Ryhorczuk Foto: Massimiliano Correa Questo mese RM MAGAZINE ha realizzato un’intervista esclusiva ed un servizio fotografico realizzato da Massimiliano Correa, le giovanissime Jas & Jay, all’anagrafe Jasmine e Jai Carol Gigli.Le due biondissime sorelle stanno cominciando a muovere i primi passi come cantanti nel mondo della musica, seguendo le orme del papà Carlo Gigli (cantautore italiano con trascorsi e partecipazione al festival di San Remo). Poliedriche ed instancabili, si cimentano anche nella danza nella moda e in tv; partecipano a “Miss Italia” e alla trasmissione televisiva “Il lotto alle otto” condotta da Tiberio Timperi e Stefania Orlando per la regia di Michele Guardì. Nel 2012 vengono letteralmente rapite e folgorate dal mondo delle Discoteche e si innamorano di un delle professioni piu affascinanti...quella del DJ. Dopo un periodo di studio e dura preparazione, cominciano a fare serate in giro per le discoteche italiane,proponendo uno stile innovativo che ha già riscosso un grande successo.

38 RM MAGAZINE


Parliamo di musica…la vostra grande passione. Raccontateci com’è cominciata… La passione per la musica ce l’ha trasmessa nostro padre, il cantautore Carlo Gigli… l’abbiamo nel sangue! Siamo cresciute praticamente fin da bambine con la musica in casa: non c’è un istante della nostra vita che ricordiamo non essere accompagnato dalla chitarra e la voce di papà Carlo. Dopo aver iniziato a studiare musica, il sax ed altri strumenti, abbiamo deciso di fare di questa grande passione il nostro lavoro…creando il duo DJ JAS&JAY. Riguardo al vostro percorso discografico…oltre al primo singolo “walking in to your love” è in produzione qualche altro lavoro? Si! Attualmente stiamo lavorando al nostro prossimo singolo…ma non anticipiamo niente!! Dopo l’uscita del primo singolo abbiamo collaborato come “featuring” ai brani Revelation e Shine di Go Lilies. Shine è entrata tra i primi posti della dance chart di itunes italia…ed è la attuale sigla di “Mezzogiorno in Famiglia”! Riscuotete anche un grande successo in televisione, che sembra poter essere il vostro futuro…vi piacerebbe una carriera sul piccolo schermo? O preferite il mondo della musica? Grazie alla televisione ci siamo fatte conoscere al grande pubblico. “Mezzogiorno in Famiglia” ci ha fatto raggiungere molti traguardi e soddisfazioni. Un programma così importante ci ha regalato tante di quel-

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le emozioni che non si possono spiegare con semplici parole. Saremo quindi felici di rimanere in famiglia Rai riuscendo magari a conciliare discografia e tv. Domanda per Jas: diversi anni fa sei stata la valletta di “Il lotto alle otto”, programma di Michele Guardì…è lì che hai capito che il mondo televisivo sarebbe potuto essere il tuo futuro? Michele Guardì adesso come allora, nel “Il lotto alle otto”, mi ha permesso di vivere un’ esperienza bellissima. E’ lì che ho capito quanto volessi lavorare nel mondo della televisione e di quanto rimanessi affascinata da esso. Ricordo quella esperienza con grande gioia… Cosa sta facendo attualmente il duo DJ JES&JAY? Per creare il nostro duo abbiamo lavorato duramente…ma i risultati si vedono finalmente! Ora abbiamo cominciato a fare serate nelle discoteche cercando di proporre un


sound energico e mai scontato, che ha subito entusiasmato gli addetti ai lavori e il pubblico e grazie al mitico art director Doctor Vintage (Paolo Pasquali) siamo regular guest nella serata del locale numero uno a Roma (il venerdi vintage al ROOM26) Seguendovi su facebook vi vediamo molto attente al vostro look e alla moda in generale… potete dare qualche consiglio alle vostre lettrici? Si è un aspetto a cui teniamo molto ma vogliamo esprimere un nostro pensiero alle lettrici: siate sempre voi stesse e non imitate le altre! Ogni persona è unica a suo modo, ed è questa la sua forza.. esprimete quindi la vostra autenticità! E ricordate…se riuscirete ad arrivare agli altri così come siete avete vinto! Quando non siete impegnate in tv e discografia com’è la vostra giornata tipo? Trascorriamo la maggior parte del tempo in studio di registrazione e lavoriamo sui nostri progetti, dedicandoci quasi totalmente alla creazione della musica perché è la cosa che amiamo di più. Quando abbiamo un po’ di tempo libero ci piace andare al cinema, uscire e divertirci come tutte le ragazze della nostra età. Aiutiamo anche la nostra famiglia nell’attività commerciale. Abbiamo un bar! Siete due tipe sportive? Ci piace molto lo sport! Peccato solo per il tempo. Da piccole abbiamo praticato numerosissimi sport… dalla danza all’equitazione, nuoto, pattinaggio…e gli abbiamo sempre praticati insieme! Siete piene di interessi. Conducete entrambe una vita dinamica…cosa deve avere un uomo per affascinarvi? Amiamo la semplicità e la normalità al di fuori dell’adrenalina che ci trasmette il nostro lavoro e la vita dinamica che facciamo. Nella vita privata la normalità è ciò che ci fa stare serene…accanto a noi il ragazzo ideale deve essere umile e dolce! Il fatidico “ ragazzo di altri tempi”!! Progetti futuri? …magari un’esclusiva… Possibilità di continuare il nostro progetto televisivo e discografico…magari partecipare ad un Festival!

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Jas&Jay con ndri, Germana Alessa t che ha la Make-up Artis su curato il servizio queste pagine.

tist ndri Make-Up Ar Germana Alessa ist rt genny_makeupa gmail.com @ ri3 nd germana.alessa

Jas&Jay co Anna Mari n l’autrice dell’intervis ta e il fotografoa Ryhorczuk Massimilian o Correa.


The Burger FACTORY Se si volesse gustare un autentico hamburger in stile americano o italiano è obbligatorio visitare The Factory Burger. Secondo Tripadvisor, la nota app che recensisce locali in tutta Italia, The Factory Burger è il vincitore della TOP 10 NAZIONALE con il massimo del punteggio. Alessandro, il titolare del locale, ci spiega in una frase la filosofia del locale: “qualità senza compromessi”; infatti qui vengono serviti esclusivamente hamburger di manzo danese, manzo italiano, controfiletto e black angus texano nei tagli da 150, 220 e 300 grammi. Il locale è molto accogliente e curato nei minimi dettagli, sia nell’arredamento sia nel servizio, ed è Alessandro in persona che in caso di dubbio saprà consigliare il piatto giusto accompagnato dalla birra o dal vino ideale in relazione alla scelta, infatti oltre alle numerose opzioni riguardo

alle pietanze è altrettanto curato l’abbinamento enogastronomico. Passando ad una panoramica dei prodotti offerti, oltre ai classici Cheeseburger e Bacon Cheeseburger, sono assolutamente da segnalare il CAPRESE (con mozzarella di bufala, pomodoro e pesto), il JUMBO (lardo di patanegra e cicoria ripassata), il CHUCK (prosciutto crudo di Parma, bufala e funghi trifolati) e il MADDOG (speck, provola affumicata e melanzane fritte). Non possiamo dimenticare le rivisitazioni italiane dell’hamburger segnalando quindi il CARBONARO (zabaione di pecorino, doppio bacon e pepe) e il MATRICIANO (doppio bacon, peperoncino, provola affumicata, zabaione di pomodoro e pecorino). Interessante è anche riportare una serie di commenti lasciati dai clienti sulla APP

Tripadvisor: - Sono stato recentemente da The Burger Factory , ed oltre all’ambiente carino e confortevole ho provato degli hamburger veramente fantastici soprattutto il Purple, di manzo danese con cipolla rossa caramellata, doppio cheddar e guanciale. Consiglio il cheesecake ai frutti di bosco. Prezzi adeguati alla qualità offerta.... ritornerò. - Il locale è piccolo gli Hamburger Enormi!! È veramente un piacere venire in questo locale. Il servizio è molto semplice e cortese ma soprattutto i piatti sono veramente di qualità! Abbiamo mangiato i migliori anelli di cipolle fritte di sempre (cipolle vere e non quegli anelli finti e perfettamente tondi ai quali ci hanno abituato...) e due fantastici hamburger!


i Nuggets di pollo sono divini (ne avrei mangiati all’infinito), i panini sono belli carichi, ma al tempo stesso leggeri, digeribili e c’è davvero una buona scelta! Molto buone anche le patate fritte fresche, consigliato! - Veramente un posto in cui sentirsi a casa! Lo consiglio a tutti e la qualità è ottima! Il prezzo vale la qualità, personale gentile e molto disponibile. - Oltre all’eccezionale qualità dei prodotti e degli hamburger (l’ultima aggiunta al menù, il purple burger, è fenomenale) vorrei fare i complimenti al proprietario per aver gestito egregiamente una situazione di notevole sovrannumero di una prenotazione (da 8 a 13!!) con il locale pieno, facendo i salti mortali per accontentarci! Manzo danese al 100% e ingredienti della massima qualità fanno di questi Hamburger dei piccoli capolavori di questo genere (e dei pasti “in se”). Molto buoni pure i dolci e originale la scelta delle birre. Insomma The Burger Factory è un indirizzo da tenere a mente per gli amanti del genere anche perché a fronte di una qualità veramente alta i prezzi sono onestissimi!!!

Cosa aggiungere? Non rimane che andare a The Burger Factory e gustarsi la cena......

- Serata veramente piacevole! Io e il mio ragazzo siamo stati a cena di mercoledì e siamo rimasti veramente sorpresi. Ambiente molto accogliente e riservato, ideale per una serata di coppia ma anche da passare in tranquillità con gli amici. Il cibo era veramente sublime: panini dagli ingredienti ricercati e di altissima qualità, come le patatine fritte ed i dolci fatti in casa! Il proprietario poi veramente gentile e disponibile. Lo consiglio vivamente, ne vale davvero la pena!! - Siamo stati a cena in mezzo alla settimana, accoglienza ottima,

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BEC’S nasce dall’unione della decennale esperienza dei suoi soci e si contraddistingue per un approccio integrato frutto delle competenze acquisite sia in ambito consulenziale che in ambito operativo. Tale approccio integrato orientato al risultato permette a BEC’S di affrontare i diversi progetti garantendo che le soluzioni proposte non rimangano sulla carta ma siano tecnicamente ed economicamente realizzabili. BEC’S mira costantemente a ottenere vantaggi tangibili a favore del cliente e a cercare in tutto l’eccellenza. BEC’S si contraddistingue, anche attraverso il proprio network, per un supporto a 360° che permette al cliente di

effettuare le scelte sulla base di informazioni complete e di concentrarsi sulle attività a maggior valore aggiunto. Per assolvere alla propria missione BEC’S ricorre a competenze diversificate in grado di apportare valore aggiunto ed assicurare al Cliente un progetto completo sotto ogni aspetto. Per questo motivo nel nostro network sono presenti esperti di processi, analisti finanziari, informatici, tecnici, etc., che si confrontano quotidianamente per individuare la migliore soluzione che non è mai unica, ma è piuttosto l’integrazione e l’evoluzione di diverse soluzioni applicate in maniera sinergica tra di loro.

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Camilla’s Secrets LUNGO L’ ARNO....

Il 28 gennaio 1992 nasce a Milano Camilla Gullà. Un sottile filo invisibile la lega al capoluogo lombardo e centro mondiale della moda e dove i suoi interessi in materia la riconducono abitualmente. Trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Firenze, città dove scappa a rifugiarsi ogni volta che può. Nel capoluogo toscano frequenta l’Istituto Sacro Cuore e coltiva le sue passioni: la danza classica, il pianoforte e l’amore per le lingue straniere. Attualmente frequenta l’università cattolica del Sacro Cuore a Milano, presso la facoltà di legge e dall’aprile 2011 si occupa del suo blog “Camilla’s Secrets”. Nato dalle aspirazioni di un’ adolescente sognatrice che si racconta parlando di moda e non solo nel tempo è cresciuto e si è evoluto proprio come la sua autrice. E’ sfogliandone le pagine che traspare la crescita e il cambiamento di una ragazza che diventa donna. Camilla ha saputo sfruttare la sua innata tendenza a fondere le sue passioni in una dimensione più ampia e profonda, collaborando in questi anni con importanti brands e autorevoli riviste di tendenza: un meraviglioso e originale connubio tra moda e mondo che ci circonda. Fanno da imperativo il buon gusto e l’eleganza, uniti ad una semplicità che non é mai banale.

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Villeroy & Boch

Si è svolta a Milano la Design Week, evento internazionale che vede come protagonisti l’architettura e il design, intesi come linguaggio universale del vivere contemporaneo. Durante la settimana milanese il celebre marchio Villeroy & Boch ci ha presentato le ultime novità per arredare l’ambiente bagno in modo fresco, nuovo ed originale. Ispirazione, ricerca, documentazione, prototipazione, assemblaggio e decorazione contraddistinguono il processo produttivo che assicura l’unicità dei prodotti Villeroy & Boch, uno dei più grandi e principali marchi al mondo per la produzione di ceramica e porcellane. Funzionalità, design ed eleganza sono i valori che accomunano le creazioni e i prodotti dell’azienda, risultato di un’accurata ricerca volta non solo ad esaltare l’estetica ma anche a raggiungere i massimi livelli di confort e di benessere. Protagonista del Salone del mobile 2016 è l’ambiente bagno, 50 RM MAGAZINE

nuovo progetto artistico della designer Gesa Hansen che, abbandonando l’idea dei classici colori da bagno, si è ispirata alla molteplicità dei colori che assume la natura nell’alternanza delle stagioni a Parigi, città in cui vive, dando vita a una serie di prodotti in tonalità che vanno dal verde della primavera, al giallo dell’estate, al rosa autunnale e al blu limpido della stagione più fredda, a cui si aggiunge anche una linea caratterizzata da colori più cupi il nero e il grigio, che conferiscono charme ed eleganza agli ambienti più moderni. Una tavolozza di colori che consente di creare il proprio bagno in modo del tutto originale, assecondando i propri desideri e il proprio gusto personale. I lavabi della serie Artis sono disponibili in quattro forme – rotonda, ovale, rettangolare e quadrata – e sono realizzati in TitanCeram, un innovativo materiale ceramico arricchito da ossido di titanio, brevettato da Villeroy & Boch per creare prodotti dalle forme straordinariamente nuove, con spessori ridotti e bordi netti, pur mantenendo i vantaggi della ceramica tradizionale di alta qualità. La designer ha voluto paragonare le tre tonalità di ciascun colore alle diverse note olfattive di un profumo: la nota di base è la tinta più delicata, la nota di cuore la più intensa e la nota di testa la più decisa.

Anche i nomi dei colori sono simbolici ed evocativi: così troviamo le espressive gradazioni di verde Mint, Sencha e Cedar, le vivaci nuance di giallo Macaroon, Lemon e Mustard, le delicate tonalità di rosa Powder, Ballet e Rose e le chiare sfumature di blu Fog, Frost e Ocean. Oltre a queste, vengono proposte tre tonalità neutre: Full Moon, un grigio chiaro, French Linen, un grigio più intenso, e il

nero Coal Black. Quindici nuovi colori si vanno quindi ad aggiungere ai modelli monocromatici in White Alpine e Star White, permettendo un’ampia gamma di combinazioni pronte a soddisfare ogni gusto, da quello più classico ed essenziale a quello più delicato, fino a quello più eccentrico e stravagante. Soluzioni di arredo che soddisfano qualunque esigenza creativa e di design, da accostamenti equilibrati e sobri tono su tono a contrasti più accentuati e fantasiosi, permettendo ad ognuno di esprimere il proprio gusto e la propria personalità, nel creare il proprio inconfondibile paradisiaco angolo di soave relax.


Camilla’s Secrets Arredare che passione Un mercato in forte crescita quello dell’arredamento e del design, con un’attenzione sempre più viva per l’eco-sostenibilità. Uno sguardo attento al dettaglio, che riesce ad andare oltre la semplice visione primigenia dell’oggetto. A questo proposito sono andata ad intervistare alcuni designer allo stand Le Filippine presente al Salone Internazionale del Mobile tenutosi a Milano. Il filo conduttore che lega i designer presenti nello stand è appunto l’invito ad esaminare gli oggetti più da vicino, per scoprire quale filosofia si nasconde dietro ogni creazione. La prima designer che ho intervistato è l’originale Judith Manarang, presidente della Maze Manufacturing. Dopo una peculiare ricerca, la giovane designer ha deciso di veicolare la realizzazione dei suoi prodotti verso un’etica attenta all’ambiente e al contesto sociale. Rispetto per l’ambiente, ecosostenibilità e innovazione sono i valori da lei portati avanti. Per questo, come mi ha spiegato Judith, nessun albero viene tagliato per realizzare i meravigliosi oggetti di design che potete ammirare in foto. Il materiale per la loro realizzazione viene ricavato attraverso un particolare procedimento chiamato Per-

macane, che consente di non abbattere alberi e ottenere un laminato di rattan. Tra le molte domande che ho fatto a Judith, le ho chiesto quale fosse il costo delle sue creazioni. Mi ha spiegato che il materiale non è molto costoso ma il processo è molto intenso e richiede quindi un costo più elevato. Ma come ha detto lei, c’è un lato positivo anche in questo: Judith è molto felice di dare lavoro agli abitanti del suo Paese, sa che così aiuta le Filippine, terra a cui è molto legata. L’elegante fodera con cui sono rivestite le sedute è di gusto semplice ma non convenzionale. Si tratta di tessuti importati, la designer sceglie sempre stoffe “ green”, preferedole al più comune poliestere. Ed è proprio questo suo grande rispetto per l’ambiente che da alle sue avvenenti creazioni ancor più valore. Ho avuto modo anche di scoprire il brand emergente e di straordinario talento Kit Blancas, che ha ideato una serie di lampade chiamata Bahandi (in cebuano ricchezza). Vincitrice del Red Box Talents 2015, l’intraprendente Kristel Blancas, mi ha raccontato com’è nata l’idea di creare le lampade Bahandi. Queste splendide luci si ispirano al mare, più precisamente al movimento delle sue onde e ai suoi magnifici fondali. Kristel è davvero innamorata

delle spiagge delle Filippine, e con i suoi racconti e le sue creazioni ad esse ispirate è riuscita a far innamorare anche me. La giovane designer è una vera lady di ferro: laureata con lode in interior design all’Università di Santo Tomas, ha sfidato tutto e tutti per la realizzazione della sua collezione ma Kit non è certo una che si arrende, anzi definisce gli ostacoli parte essenziale e costitutiva del suo lavoro. Parlando con Kit, mi ha spiegato che il gioco delle ombre creato dalle sue lampade è una delle caratteristiche che più le piacciono. La scelta dei colori neutri riguarda invece l’intenzione di non esagerare e di non sovrastare l’ispirazione alla base di questi complementi d’arredo. Kristel ha tratto ispirazione dalle spiagge paradisiache del suo Paese e mi ha suggerito più volte di andare a visitarle di persona, per apprezzare dal vivo il fascino della loro bellezza. 51 RM MAGAZINE


Il tuo ufficio nel centro di Roma Il fenomeno dei Business center è in continua crescita. Nato negli anni 70 negli Stati Uniti e poi diffusosi in Inghilterra, negli ultimi anni ha finalmente preso piede anche in Europa e in Italia. Il Day office nasce dal cambiamento della società nei confronti del modo di fare business dove le parole chiave sono sempre più gestione dei costi e flessibilità. Per capire meglio come funziona abbiamo fatto due chiac-

chiere con i proprietari dello Share! Business Center il Day office situato a Piazza Mazzini nel cuore della capitale. RM Magazine: Ciao! Allora spiegate esattamente ai nostri lettori che cos’ è un Business Center! ShareBC: Un business center è , in poche parole, un ufficio di dimensioni variabili dove sono presenti diverse stanze completamente arredate e attrezzate. Le stanze possono essere utilizzate da società e liberi professionisti per

un tempo variabile da mesi a poche ore senza nessun costo di alcun tipo a parte il tempo di utilizzo. RM Magazine: Quali sono i vantaggi di questo tipo di struttura? ShareBC: I vantaggi sono molteplici . Prima di tutto bisogna dire che la società o la persona che utilizza la stanza paga solo il tempo di utilizzo e che non ha vincoli contrattuali e quindi spese accessorie da pagare. Le stanze sono già comodamente arredate e non esistono caparre o costi aggiuntivi per telefonate, pulizie e linea internet. Facciamo un esempio: Sono un avvocato che due volte alla settimana devo incontrare dei clienti in una zona di Roma lontana dal mio studio. Il costo di un affitto di un ufficio per un tempo cosi limitato sarebbe molto oneroso. E allo stesso tempo non posso utilizzare il tavolino di un bar per incontrare i miei clienti. Benissimo. Il business center serve a questo. Posso affittare una stanza elegante con servizio di reception e tutte le comodità spendendo pochi euro al mese, solo per il tempo necessario. Comodo no? RM Magazine: Comodo anche per le giovani società che non vogliono affrontare costi inziali troppo alti! ShareBc: Esatto! Spesso dei giovani che hanno voglia di aprire una società devono affrontare costi inziali altissimi, soprattutto in una città come Roma, per quanto riguarda gli affitti. Caparre, contratti con compagnie telefoniche,


arredamento. Da noi possono trovare tutto questo già pronto! Senza vincoli di alcun tipo. E se pensano di usare l’ufficio solo per poche ore la settimana ancora meglio! Stabiliscono da noi la sede legale e pagano solo le ore che usano! RM Magazine: Quindi fornite anche altri servizi come la domiciliazione legale e postale oltre all’affitto degli uffici. Share Bc: Certo! La nostra società fornisce una linea completa di servizi a tutte le imprese e i liberi professionisti. Oltre al day office disponiamo di sale riunioni da 4 a 10 persone e sale meeting fino a 200 persone. Ma per i clienti più esigenti forniamo anche servizi ad hoc come studio di contratti e business plan oltre ad avere disponibile avvocato e commercialista in sede. Rm Magazine: Proprio per questa vostra efficienza e professionalità anche la nostra rivista ha deciso di stabilire la sede della sua redazione da voi! ShareBc: Grazie a voi per la fiducia e …successo!

Share! Business Center è la soluzione ideale per chi cerca la comodità di un ufficio nel centro di Roma e servizi completi a costi contenuti. Il nostro centro uffici è situato in via Giunio Bazzoni 15 a pochi metri da piazza Mazzini e vicinissimo alle fermate della metropolitana di Ottaviano e Lepanto . Per i professionisti, per le piccole e grandi aziende. Location di prestigio, uffici completamente arredati e tutto quello di cui si ha bisogno per ricevere i propri clienti in un ambiente elegante e con tutti comfort. In più un risparmio notevole sui costi di gestione. Puoi affittare il tuo ufficio per un ora, mezza giornata, settimane e mesi. Disponiamo inoltre di sale convegni e sale training che possono ospitare comodamente da 20 a 200 persone. Ma Share! Business center è molto di più. Oltre alla disponibilità di uffici arredati con connessione internet e chiamate illimitate nazionali verso tutti offriamo anche una vasta serie di servizi integrativi per semplificare e sostenere le attività di professionisti e imprese: business plan completi, studio di contratti, servizio di domiciliazione legale e postale e molto altro. Be cool! Share!

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Commedie, Trash, Poliziotteschi, Horror ed altri generi CULT dagli anni 70 a 90

T L

A cura di Massimiliano Correa

U C

DELITTO AL RISTORANTE CINESE

Questo mese parliamo di uno degli ultimi film girati della saga comico-poliziottesca che vede Tomas Milian in coppia con la sua spalla di sempre: Bombolo. In questa pellicola del 1981 girata da Bruno Corbucci, Tomas Milian interpreta un doppio ruolo: il classico dalla saga, ovvero l’ispettore Nico Giraldi e il cinese Ciu Ci Ciao.

Il film si svolge a Roma dove in un ristorante cinese viene trovato il corpo senza vita di un certo Giovanni Papetti. L’autopsia rivela che è stato ucciso con cibi cinesi conditi all’arsenico. All’ispettore Nico Giraldi, che ha un’ingessatura ad una gamba ed ha fatto un voto religioso di astenersi dal dire parolacce, viene affi54 RM MAGAZINE

dato il caso, cercando di scoprire ogni più piccolo particolare. Aiutato dagli amici Bombolo e Vincenzo, rispettivamente aiuto cuoco e vice-direttore del ristorante cinese, l’ispettore scoprirà una fitta rete di spionaggio, in cui è coinvolto anche il padrone del ristorante, Chan Zeng Piao. L’abilità del mitico ispettore in tuta blu da meccanico è nel saper rendere a meraviglia – come sempre – gli aspetti più sfottenti, pungenti e cinici della sua “creatura”, e dall’altro nel saper creare un personaggio diametralmente opposto, Ciu-Ci-Ciao, incarnazione di svariati stereotipi d’Oriente. Quest’ ultimo è semplicemente perfetto come spalla di Bombolo, e regala al pubblico tanti amatissimi siparietti cult (come il mitico “pocoto-pocoto… un par de cojoni!!!“). In questo film Tomas Milian pur recitando in due ruoli, solo nel personaggio di Nico Giraldi è doppiato da Ferruccio Amendola; nella parte di Ciu Ci Ciao recita con la propria voce. L’ attore Enzo Cannavale in questo film recita un ruolo molto differente rispetto ai precedenti film della stessa serie: “Squadra antigangsters” e “Squadra antimafia”; infatti il personaggio da lui interpretato si chiamava Salvatore Esposito, mentre in questo film

oltre ad avere un altro nome, non conosce l’ispettore Nico Giraldi che durante lo svolgimento della trama gli viene presentato da Bombolo. Altra incongruenza si ha per il personaggio interpretato da Bombolo: in questo film a differenza dei precedenti viene chiamato da tutti con il


suo vero nome d’arte, mentre fino al precedente “Delitto a Porta Romana” veniva chiamato Venticello. Bombolo, all’anagrafe Franco Lechner, meriterebbe un articolo a parte (chissà che in futuro non succeda!) per essere diventato l’icona dei b-movies italiani, un’icona trash, l’attore/ personaggio simbolo del cinema italiano di serie Z che però ha caratterizzato moltissime pellicole con le sue battute ed i suoi siparietti facendo da spalla a molti comici. In alcuni film addirittura vengono ricordate di più le battute di Bombolo che del protagonista. Nei film emerge tutta la genuina spontaneità di Bombolo che non nasce come attore, infatti è un venditore ambulante che gira per Roma con un carrettino per vendere piatti e mercanzia. Esordisce in teatro, grazie a Castellacci e Pingitore che lo scoprono tra i commensali del ristorante Picchiottino, per poi lavorare con Tomas Milian, Pippo Franco, Enzo Cannavale, Martufello, Marina Marfoglia. Bombolo era un comico naturale, che non aveva bisogno di recitare, ma bastava mettesse in campo la mimica facciale ed il mitico tzé-tzé, indimenticabile quando prendeva gli schiaffoni da Tomas Milian.

Il ristorante cinese che dà il titolo al film era situato in Vicolo del forno a Roma. In realtà in quel punto esisteva nessun ristorante; per il film fu realizzato solo l’esterno che fu poi appoggiato al muro.

La casa di Nico Giraldi è il Palazzo della chiesa metodista in Piazza di Ponte Sant’Angelo a Roma, lo stesso di “Delitto sull’autostrada”. E’ l’unica casa di fronte a Castel Sant’Angelo che ha gli stessi balconi con quelle decorazioni in ferro.

L’inseguimento del fotografo “Oscaretto” all’interno del paese si svolge nei pressi del Castello Savelli Torlonia a Palombara Sabina. 55 RM MAGAZINE


pro.edit RISPARMIA CON IL FOTOVOLTAICO

Pro.Edit è un’ affermata società leader nell’installazione di impianti fotovoltaici, che opera in Italia nell’ambito di impianti civili ed industriali, nonché nella progettazione e relazioni tecniche, installazione, riparazione, manutenzione ed assistenza tecnica di impianti elettrici, elettronici, idraulici, termoidraulici, di condizionamento, opere murarie.

presente alcuna balaustra, l’altezza massima dei moduli rispetto al piano non deve superare i 30 cm; 2. Moduli fotovoltaici installati su tetti a falda: I moduli devono essere installati in modo complanare alla superficie del tetto, con o senza sostituzione della superficie medesima;

Pro.Edit e gli impianti fotovoltaici Gli impianti fotovoltaici sono impianti di produzione di energie elettrica mediante conversione diretta della radiazione solare, tramite l’effetto fotovoltaico. Tali impianti sono composti principalmente da un insieme di moduli fotovoltaici che si possono distinguere in: moduli non integrati, moduli parzialmente integrati, moduli integrati. Nel dettaglio gli impianti fotovoltaici sono caratterizzati, in base alla natura dell’impianto, dalle seguenti tipologie: Impianti fotovoltaici realizzati sugli edifici: 1. Moduli fotovoltaici installati su tetti piani o su coperture: Se sul tetto è presente una balaustra perimetrale la quota massima consentita riferita all’asse mediano dei moduli deve risultare non superiore all’altezza della balaustra stessa. Se, invece, non è

3. Moduli fotovoltaici installati su tetti (diversi da quelli ai punti 1 e 2): I moduli devono essere installati in modo complanare al piano tangente o ai piani tangenti del tetto, con una tolleranza di più o meno 10%; 4. Moduli fotovoltaici installati in qualità di frangisole: I moduli fotovoltaici sono collegati alla facciata al fine di produrre ombreggiamento o schermatura solare di superfici trasparenti. La lunghezza totale dell’impianto non può superare il doppio della lunghezza totale delle aperture trasparenti Altri impianti fotovoltaici: vi fanno parte tutti gli impianti fotovoltaici che non fanno parte delle altre categorie, come per esempio gli impianti fotovoltaici realizzati su terreno Pergole serre tettoie e pensiline. Altro elemento di novità introdotto dal nuovo Conto Energia riguarda il caso di moduli fotovoltaici installati in sostituzione di elementi costruttivi di pergole, serre, tettoie e pensiline. In


questo caso la tariffa viene calcolata facendo una media aritmetica tra la tariffa spettante agli ‘impianti fotovoltaici realizzati su edifici’ e quella spettante agli “altri impianti”. Pro.Edit offre servizi altamente professionali proponendo strategie d’intervento volte a soddisfare pienamente il cliente. Pro.Edit dispone di attrezzature e personale specializzato ed un ufficio tecnico che intende risolvere ogni problematica che il cliente sottopone, progettando e implementando soluzioni adeguate ed interventi mirati e rapidi. L’ azienda affianca il proprio cliente in tutte le fasi che accompagnano ogni singolo progetto ed intervento, dalla definizione delle strategie operative al supporto al cliente durante tutte le fasi operative del servizio offerto. Un impianto fotovoltaico è composto essenzialmente da: pannelli fotovoltaici; inverter, che trasforma la corrente continua generata dai moduli in corrente alternata a tensione e frequenza compatibili con la rete elettrica; quadri elettrici e cavi di collegamento; gruppi di misura dell’energia elettrica prodotta ed immessa in rete. I moduli sono costituiti da celle in materiale semiconduttore, il più utilizzato dei quali è il silicio cristallino: essi rappresentano la parte attiva del sistema poiché convertono la radiazione solare in energia elettrica. Un modulo fotovoltaico è un dispositivo in grado di convertire l’energia solare direttamente in energia elettrica mediante effetto fotovoltaico ed è impiegato come generatore di corrente in un impianto di questo tipo. L’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico è energia pulita, priva di emissioni di gas serra e soprattutto rinnovabile.

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Per ogni kilowattora prodotto tramite conversione fotovoltaica della radiazione solare si evita l’immissione in atmosfera di 0,53 kg di anidride carbonica (CO2), gas responsabile dell’effetto serra. Di seguito desideriamo illustrarvi i motivi fondamentali per i quali sarebbe opportuno installare un impianto fotovoltaico:

assenza di qualsiasi tipo di emissione inquinante;ti fa risparmiare la bolletta elettrica e ti mette al sicuro dagli aumenti del costo dell’energia; il meccanismo statale di incentivazione vi permette di ricevere per 20 anni un premio in denaro per ogni KWh prodotto dal vs generatore fotovoltaico: grazie alla produzione annua ed al risparmio derivante dall’abbattimento dei consumi elettrici, l’impianto fotovoltaico si ripaga da solo entro pochi anni. Costi di esercizio e manutenzione ridotti al minimo; ti permette di autoprodurre la tua energia elettrica proprio dove la utilizzi quindi in maniera efficiente.


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Si fa presto a dire YOGA ! Se domandate a qualcuno come faccia ad essere così atletico e in forma, così sorridente e sereno, così tonico e flessibile, la risposta sarà in tutti i casi … faccio yoga. Ma si fa presto a dire yoga, perché di questa antica (l’origine risale a duemila anni prima di Cristo) disciplina orientale che si propone la realizzazione di corpo, mente e spirito, ne esistono innumerevoli stili. Il più conosciuto è denominato Hatha Yoga, è lo yoga della forza, combina esercizi fisici (asana) la cui realizzazione risulta piuttosto impegnativa , tecniche di respirazione (prana) e meditazione, il tutto finalizzato al conseguimento di un equilibrio psico-fisico. Il Kundalini yoga è invece lo yoga dell’energia e della consapevolezza. Il Maestro indiano Yogi Bhajan ne ha diffuso l’insegnamento in Occidente verso la fine degli anni ’60, ha come obiettivo quello di risvegliare l’energia creatrice presente in noi che viene simbolicamente rappresentata con un serpente attorcigliato alla base della colonna vertebrale, il lavoro fisico e mentale è contrappuntato anche dalla ripetizione di suoni con significato spirituale (mantra) che favoriscono la concentrazione e il rilassamento. La necessità di adattare le tecniche e le posizioni dello yoga alle discipline più tradizionali dell’occidente, ha dato origine al Power Yoga che aggiunge alle asana tipiche dello yoga ritmo e dinamicità con un miglioramento delle prestazioni a livello cardiovascolare e aerobico. L’evoluzione dello yoga ha portato anche allo Yogapilates, fusione dello Yoga e del Pilates che prende il nome dal suo creatore Joseph Pilates che ha concepito una ginnastica volta ad attivare tutte le fasce muscolari senza compromettere le articolazioni. Jonathan Urla, istruttore di yoga e pilates, danzatore e coreografo

ha preso il meglio dei due stili e ne ha creato uno nuovo, attualmente è l’unico in grado di certificare la formazione degli insegnanti. Le varianti non finiscono qui. Un giorno il dottor Kataria, esperto gelotologo, ovvero studioso delle proprietà terapeutiche della risata, si chiede come sia possibile sviluppare delle tecniche in grado di aiutare le persone a generare una risata anche senza un motivo e poter beneficiare così degli effetti positivi sulla mente e sul corpo. Ridere permette infatti di aumentare l’adrenalina, l’ossigenazione del sangue, stimola la produzione di serotonina, degli anticorpi, delle endorfine. La lezione inizia con una fase preliminare di riscaldamento durante la quale si praticano alcuni esercizi di respirazione, poi si procede con la vocalizzazione del mantra “ho ho ha ha ha” che produce un movimento ritmico del diaframma e dei muscoli addominali che attivano la risata, si accompagna questo esercizio con il battere ritmico delle mani. Ultimo arrivato è lo YogaArte fondato nel 2010, un centro dove, a detta delle fondatrici, è possibile “ condividere la passione per lo Yoga e l’interesse per l’Arte. Sia lo Yoga che l’Arte ci aiutano a dialogare con noi stessi e con gli altri, ad esprimere i nostri pensieri, sentimenti ed emozioni, a manifestare la nostra creatività. YogaArte è un modo di vedere la vita, di viverla, di guardare alla bellezza come forma espressiva del corpo, del linguaggio, di sè”.

A cura di AdF 59 RM MAGAZINE


MODA di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

OUTFIT CASUAL CHIC

Il look che vedete in queste foto è un outfit casual e semplice nella composizione ma che – grazie ai preziosi dettagli della giacca in pelle oversize di Asos – sicuramente non passa inosservato. Ad un capo spalla così elaborato non potevo che abbinare capi basic, come il pantalone a sigaretta di H&M e la blusa rosa cipria con drappeggio di Lucy Paris. Completano il look le scarpe platform (un nuovo acquisto che adoro!), la shopper di Michael Kors e i miei nuovi occhiali con lenti rotonde, uno dei pezzi in limited edition proposti da H&M per il Coachella 2016.


BEAUTY NEW IN MAKEUP BY MAX FACTOR Ho deciso di mostrarvi queste new entry beauty perché sono novità davvero molto interessanti, specialmente per quanto riguarda le formulazioni e gli applicatori. Vediamole nel dettaglio! MIRACLE MATCH FOUNDATION Miracle Match è un fondotinta rivoluzionario che, come suggerisce il nome, si adatta alla pelle grazie alla sua speciale formulazione; il 40% del prodotto è rappresentato da glicerina, vitamina E e vitamina B, elementi che rendono Miracle Match molto simile – nell’applicazione – ad una crema idratante. Oltre ad essere particolarmente coprente, Miracle Match contiene delle particelle riflettenti che aiutano a minimizzare i difetti e le imperfezioni; l’effetto è immediato e la pelle appare subito più luminosa, con un risultato finale naturale e leggero. Ho provato questo prodotto nella colorazione che vedete in foto (no. 75 “Golden”) ma

LIPFINITY LONG LASTING LIPSTICK Lipfinity Long Lasting Lipstick è una linea di rossetti a lunga durata per labbra idratate e dal colore brillante. La formula di questi rossetti è a base oleosa ed è caratterizzata da un’alta concentrazione di pigmenti, nonché dagli

di Federica Cimetti www.laragazzadaicapellirossi.com

appesantisce le ciglia. A prescindere dalla formula molto leggera a base di cera d’api (che apprezzo molto perché non fa grumi e si adatta bene alle mie ciglia sottili), quello che mi ha realmente colpita in questo prodotto è lo scovolino Lavish Volume Brush: la forma delle setole è stata progettata per catturare le ciglia e donare volume dalle radici alle punte in maniera uniforme… I love it! MASTERPIECE HIGH PRECISION LIQUID LINER

stessi nutrienti naturali presenti nella pelle. Questa peculiarità fa sì che – una volta indossato – questo rossetto riesca a creare una vera e propria pellicola sulle labbra, garantendo una durata davvero eccezionale! Le colorazioni disponibili sono 9, quelle che vedete in foto sono la n. 50 “Just Alluring” (rosa) e la n. 35 “Just Deluxe” (arancio).

Il pezzo forte l’ho lasciato per ultimo e si tratta di Masterpiece High Precision Liquid Liner. Nero intenso come un eyeliner liquido, preciso come una matita, questo eyeliner è davvero pazzesco! Come vedete dalla foto la punta è davvero innovativa: è rigida (quindi il tratto è deciso e a prova di sbavatura) e la sua forma non convenzio-

VELVET VOLUME FALSE LASH EFFECT MASCARA Velvet Volume False Lash Effect è un mascara volumizzante e vellutato che apre lo sguardo all’istante e non purtroppo è risultata troppo scura per la mia pelle quindi non potrò usarla… Resta il fatto che ha coperto alla perfezione i difetti della mia pelle problematica quindi se siete alla ricerca di un fondotinta coprente ma senza effetto mascherone vi consiglio di provarlo, fate attenzione nella scelta del colore però! 6 colorazioni disponibili....

nale permette di ottenere linee diverse, da quelle più sottili ed eleganti a quelle più audaci e strong. Grazie al Flow Through System il tratto disegnato con questo eyeliner è sempre regolare, applicazione dopo applicazione. Medito di realizzare molto presto un makeup con questo eyeliner così da mostrarvi il risultato! 61 RM MAGAZINE


OYSTER PERPETUAL

YACHT MASTER II L’Oyster Perpetual Yacht-Master II, un cronografo da regata rivoluzionario nonché un concentrato di tecnologia Rolex presentato nel 2007, è il primo orologio al mondo a proporre il conto alla rovescia programmabile a memoria meccanica, per di più sincronizzabile al volo con facilità. Queste caratteristiche, indispensabili nella fase cruciale che precede la partenza di una gara di imbarcazioni a vela, fanno dello Yacht-Master II lo strumento scelto sia dagli skipper professionisti che dagli appassionati dello yachting. Lo Yacht-Master II, dotato di cassa Oyster di 44 mm impermeabile fino a 100 metri, esibisce un’ulteriore innovazione rappresentata dalla lunetta Ring Command la quale, grazie alla sua interazione con il movimento, permette di regolare la durata del conto alla rovescia. Una novità che sottolinea la perizia integrata di Rolex e la sua capacità di produrre tutti gli elementi dei suoi orologi, dal movimento alla cassa passando dal bracciale e dal fermaglio.

Referenza

116688

CASSA

MOVIMENTO

BRACCIALE

CASSA Oyster, 44 mm, oro giallo

MOVIMENTO Perpetual, meccanico, a carica automatica, cronografo da regata

BRACCIALE Oyster (3 file), maglie piatte

ARCHITETTURA OYSTER Carrure monoblocco, fondello e corona entrambi a vite

CALIBRO 4161, Manifattura Rolex

DIAMETRO

PRECISIONE

MATERIALE Oro giallo 18 ct.

FUNZIONI Ore e minuti al centro, piccoli secondi a ore 6. Conto alla rovescia programmabile con memoria meccanica e sincronizzabile immediatamente con facilitˆ. Arresto dei

44 mm

LUNETTA Rolex Ring Command (lunetta bidirezionale a 90¡ interattiva con il movimento) in oro 18 ct. con disco Cerachrom in ceramica blu e numeri in oro CORONA DI CARICA A vite, con sistema di tripla impermeabilizzazione Triplock VETRO Zaffiro antiscalfitture IMPERMEABILITË Impermeabile fino a 100 metri

-2/+2 sec./giorno, con movimento incassato

secondi per una regolazione precisa dellÕora ORGANO REGOLATORE Spirale Parachrom blu paramagnetica

CARICA Automatica bidirezionale con rotore Perpetual AUTONOMIA Circa 72 ore

MATERIALE Oro giallo 18 ct. FERMAGLIO Fermaglio di sicurezza Oysterlock con

chiusura pieghevole e maglia di prolunga rapida Easylink di 5 mm

QUADRANTE QUADRANTE Bianco

CERTIFICAZIONE CERTIFICAZIONE Cronometro Superlativo (COSC + certificazione Rolex con movimento incassato)


OYSTER PERPETUAL

SKY DWELLER L’Oyster Perpetual Sky-Dweller, il segnatempo classico ed elegante dei grandi viaggiatori, si impone per la sua concezione rivoluzionaria, una perfetta unione tra tecnica sofisticata e comfort di utilizzo. Con i suoi quattordici brevetti, lo Sky-Dweller è un concentrato di tecnologia in grado di fornire ai grandi viaggiatori, in un modo originale e mai visto prima, tutte le informazioni di cui questi hanno bisogno per orientarsi facilmente nel tempo: il doppio fuso orario con ora locale indicata dalle lancette centrali e ora di riferimento in formato 24 ore su disco girevole decentrato sul quadrante; il calendario annuale particolarmente innovativo, chiamato Saros in riferimento all’omonimo fenomeno astronomico e che richiede un’unica correzione della data all’anno, il 1° marzo, e l’indicazione dei mesi all’interno di dodici discrete finestrelle che seguono il bordo del quadrante. Per regolare queste funzioni in modo semplice e rapido, l’orologio è dotato di un’interfaccia innovativa e brevettata: la lunetta girevole Ring Command.

Referenza

326935

CASSA

MOVIMENTO

BRACCIALE

CASSA Oyster, 42 mm, oro Everose

MOVIMENTO Perpetual, meccanico, a carica automatica, doppio fuso orario, calendario annuale

BRACCIALE Oyster (3 file), maglie piatte

ARCHITETTURA OYSTER Carrure monoblocco, fondello e corona entrambi a vite

CALIBRO 9001, Manifattura Rolex

DIAMETRO 42 mm

PRECISIONE -2/+2 sec./giorno, con movimento incassato

MATERIALE Oro Everose 18 ct.

FUNZIONI Ore, minuti e secondi al centro.

LUNETTA Zigrinata, girevole bidirezionale Rolex Ring Command CORONA DI CARICA A vite, con sistema di doppia impermeabilizzazione Twinlock VETRO Zaffiro antiscalfitture, lente di ingrandimento Cyclope sul datario IMPERMEABILITË Impermeabile fino a 100 metri

Visualizzazione 24 ore su disco decentrato. Secondo fuso orario. Calendario annuale istantaneo a ore 3 con correzione rapida della data. Indicazione del mese attraverso 12 finestrelle lungo il bordo del quadrante. Arresto dei secondi per una regolazione precisa dellÕora ORGANO REGOLATORE Spirale Parachrom blu paramagnetica. Dispositivo anti-urto ad alto rendimento Paraflex CARICA Automatica bidirezionale con rotore Perpetual AUTONOMIA Circa 72 ore

MATERIALE Oro Everose 18 ct. FERMAGLIO Fermaglio Oysterclasp con chiusura pieghevole e maglia di prolunga rapida Easylink di 5 mm

QUADRANTE QUADRANTE Sundust

CERTIFICAZIONE CERTIFICAZIONE Cronometro Superlativo (COSC + certificazione Rolex con movimento incassato)


foto-book

Questo mese la modella presentata da foto-book per RM Magazine è Nicole Castillo, peruviana di nascita ma in Italia da molti anni. La redazione le ha rivolto qualche domanda per conoscerla meglio: Ciao Nicole, per prima cosa raccontaci cosa ti ha portato qui in Italia. Allora... La prima volta che arrivai in Italia avevo 13 anni, mi madre già lavorava qui da parecchio tempo e io volevo stare insieme a lei è il mio piccolo fratellino... avevo tanta curiosità di conoscere l’Italia... mi misi a studiare subito la lingua... in Perù avevo studiato l’italiano ma quando arrivai mi accorsi che in realtà fra averlo studiato e parlarlo c’era una grande diffrenza! Fortuntamente iniziando a frequentare la scuola, conobbi miei coetanei ed iniziai ad integrarmi. Ora posso dire che mi trovo bene qui e sono contenta della scelta che ha fatto mia madre per noi. Oltre a posare come modella di cos’altro ti occupi? Oltre a provare a fare la fotomodella, lavoro come babysitter e studio scienze farmaceutiche. Il mio tempo libero, che non è molto, lo passo vedondo le mie amiche e guardando tantissimi film. Inoltre sono un’appassionata di fotografia e sto cercando di dedicarmi con maggiore dedizione a quest’hobby. Cosa ami di più del nostro paese? Quando mi chiedono cosa mi piace di più dell’Italia ci metto un pò a rispondere... Roma la capitale del Mondo... chiunque vorrebbe vivere qui... e io sono molto fortunata ad avere questo privilegio. Amo il cibo italiano e in particolare la carbonara è il mio piatto preferito! A Roma ho incontrato il mio primo amore e con lui ho potuto conoscere i posti più belli della città eterna.

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E cosa ti manca di più del Perù? Mi viene un pò di nostalgia quando mi chiedono del mio paese. Forse la maggior parte della gente ha un idea molto diversa da quello che è... Il Perù è un paese bellissimo, la gente, i luoghi, la musica, il cibo e non solo nella capitale. Dovreste andare in Perù, non ve ne pentirete. Posso dire che mi manca la mia famiglia, il mio dolcissimo nonno che mi portava sempre la frutta, i miei zii, i miei nipoti, i miei cugini, i miei amici.

Foto-Book il tuo book fotografico

Ogni mese sulle pagine di RM Magazine proponiamo l’estratto di un book fotografico realizzato appositamente per la rivista da foto-book. Se volete apparire in queste pagine potete contattare il sito www.foto-book.it o direttamente il fotografo a pierpandi@alice.it


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Racconatci di più su di te. Che curiosi! E va bene devo ammettere che purtroppo sono una grande amante dei social network e ci passo troppo tempo! Mi piace pubblicare delle foto in cui faccio vedere quello che faccio e come passo le mie giornate. E poi, come vi ho detto mi piace il cinema e i film romantici! Più mi fanno piangere meglio è! Sono un pò pigra e non sono una grande sportiva, ma in compenso amo ballare la salsa!

foto-book

Progetti per il futuro? Mi diedero un consiglio tempo fa... fai dei proggetti che siano raggiungibili e man mano che riesci a realizzarli aumenta la complessità di quelli successivi Cerco di seguire questo karma e per adesso voglio concludere i miei studi, vivere con serenità i miei 21 anni e viaggiare, viaggiare tanto.


Per 21 anni, fin dalla nascita della prima iconica CBR900RR nel 1992, Honda si è ispirata al concetto di “Controllo totale” per la progettazione di ogni nuova Fireblade. Dopo una serie di evoluzioni che l’hanno resa il definitivo riferimento del segmento supersport, nel 2004 lo sviluppo continuo di questo formidabile modello ha portato alla nascita della CBR1000RR, una superbike perfettamente bilanciata in una combinazione unica di prestazioni e manovrabilità, capace di tirare fuori il meglio da qualsiasi pilota. Le tante vittorie ottenute nel Mondiale Superbike e i ripetuti successi assoluti al TT dell’Isola di Man, su strade normalmente aperte al pubblico, testimoniano il grande potenziale e l’innato equilibrio della CBR1000RR Fireblade. La Fireblade è sempre stata anche un grande successo commerciale, con oltre 200.000 unità vendute in tutta Europa. In risposta alla domanda dei clienti più sportivi, che utilizzano la Fireblade principalmente in circuito, è stata introdotta nel 2014 la CBR1000RR-SP. Una versione “Sport Production”, specifica per la guida in pista ma perfettamente omologata per l’utilizzo su strada. Anche il suo look è speciale e la rende inconfondibile. Come la sua essenza. Nella cultura giapponese, 66 RM MAGAZINE

rendere più attraente qualcosa significa aggiungere un tocco di eleganza. È esattamente ciò che offre la CBR1000RR Fireblade SP ai frequentatori dei track days: il “Controllo totale”, ma con un sofisticato tocco di eleganza in più. Le sospensioni sono Öhlins, pluriregolabili (forcella NIX30 con steli da 43 mm e monoammortizzatore TTX36) e l’impianto frenante anteriore è dotato di pinze Brembo monoblocco a 4 pistoncini. Il telaio, sviluppato a questo scopo nel 2014,

presenta piastre forcella dedicate. Il tocco finale, oltre alla splendida livrea dedicata al campione del mondo MotoGP con cerchi color oro, sono gli pneumatici di primo equipaggiamento Pirelli Supercorsa SP. Per questa speciale versione SP della Fireblade, i pistoni sono accuratamente selezionati e raggruppati in fabbrica per un bilanciamento interno ottimale che permette al propulsore di esprimere tutto il suo potenziale. Essendo una versione dedicata all’uso specifico in circuito, il codone è di tipo monoposto con supporto posteriore antiscivolo, soluzione che

fornisce anche un piccolo vantaggio in termini di peso. Il telaio a doppia trave in alluminio pressofuso della CBR1000RR Fireblade SP si basa su quello utilizzato per il modello standard, modificato in alcuni dettagli per sfruttare al massimo le performance delle sospensioni Öhlins. In particolare la zona di attacco della sospensione posteriore è stata ottimizzata in termini di bilanciamento tra rigidità e flessibilità, per rispondere in maniera adeguata alle performance del monoammortizzatore e offrire un’eccezionale sensibilità sulla trazione. La forcella Öhlins ha foderi dal diametro esterno di 55 mm (1 mm in più rispetto alle unità Showa) e le piastre di sterzo sfruttano un cannotto in acciaio anziché in alluminio. La piastra superiore, inoltre, è ottenuta per lavorazione CNC ad alta precisione e garantisce una superficie di contatto più ampia con i foderi forcella, migliorando la rigidità dell’insieme. Come sulla CBR1000RR Fireblade standard, il forcellone oscillante in alluminio ad ala di gabbiano sfrutta l’architettura Unit Pro-Link derivata dall’esperienza MotoGP. L’inclinazione del cannotto di sterzo è pari a 23°30’ e prevede un’avancorsa di 96 mm per un interasse di 1.410 mm. Il peso in ordine di marcia con il pieno di benzina è di 199 kg con una distribuzione dei pesi anteriore/posteriore di 52,7% /


47,3%. Per rispondere con efficacia alle reazioni della sterzo nella guida sportiva, è presente il noto ammortizzatore di sterzo elettronico HESD (Honda Electronic Steering Damper) di seconda generazione, che monitora la velocità e regola la forza di smorzamento di conseguenza. L’avantreno è così ben “piantato” ad alta velocità, e leggero a velocità ridotta. La CBR1000RR Fireblade SP ha la stessa posizione di guida aggressiva della versione standard per offrire un controllo superiore nella guida in circuito e poter così sfruttare al meglio le migliorate performance del motore e della ciclistica. Dovendo sostenere il solo peso del pilota, il telaietto reggisella è alleggerito ed è privo delle pedane passeggero. Anche la sella è foderata con un materiale resistente. Dedicato infine anche il plexiglas del cupolino, per una ottimale aerodinamicità alle alte velocità e una superiore protezione dal vento. Gli ingegneri Öhlins hanno collaborato con i team di progettazione e di collaudo Honda durante tutte le fasi dello sviluppo. Completamente regolabili, la forcella rovesciata da 43 mm e l’ammortizzatore sono quindi stati sviluppati specificatamente per la CBR1000RR Fireblade SP, per offrire prestazioni complessive perfettamente bilanciate e un potenziale maggiore su qualsiasi circuito. Le leggere ruote in alluminio pressofuso a 12

razze mantengono le misure standard di 17 x 3,50 pollici all’anteriore e 17 x 6,00 pollici al posteriore, con pneumatici Pirelli Diablo Supercorsa SP nelle misure 120/70-ZR17 e 190/50ZR17, ideali per l’utilizzo in pista grazie all’eccezionale rendimento nella guida estrema ma al contempo omologati per l’utilizzo su strada dove garantiscono un rapido riscaldamento e ottima aderenza. Le pinze monoblocco a quattro pistoncini Brembo sono state scelte in funzione del rendimento della forcella Öhlins per realizzare la migliore combinazione tra le rispettive prestazioni. Il compatto corpo monoblocco in alluminio ospita pistoncini specificatamente realizzati per la CBR1000RR Fireblade SP, e spingono pastiglie di un materiale progettato per fornire una risposta consistente e sicura durante le staccate più brusche a velocità elevata. La CBR1000RR Fireblade SP condivide con la versione standard gli stessi valori di picco per potenza e coppia. Viene effettuata una speciale procedura volta alla massimizzazione dell’equilibratura del motore. Durante il suo assemblaggio vengono accuratamente scelti i pistoni per fare in modo che il loro peso reciproco si mantenga in un range prestabilito intorno a un valore intermedio. L’obiettivo è chiaro: massimizzare l’equilibratura del motore, in particolare ai regimi elevati che si raggiungono in circuito.

Le misure di alesaggio e corsa sono di 76 x 55,1 mm, e il rapporto di compressione di 12,3:1. Il trattamento delle pareti dei cilindri con nichel-carburo di silicio (NiSiC) riduce gli attriti e garantisce la massima affidabilità. Il motore ha un picco di 133 kW (181 CV) a 12.250 giri/min e un picco di coppia di 114 Nm a 10.500 giri/min, con un’erogazione vigorosa tra i 4.000 e i 6.000 giri/min. La centralina è mappata non solo per assecondare l’erogazione di potenza, ma anche per offrire un’erogazione corposa e precisa, perfino ai bassi regimi e alle velocità ridotte. Prerogativa del motore da 999,8 cc è la frizione antisaltellamento, via via migliorata grazie all’esperienza maturata in MotoGP e nel WorldSBK. Garantisce cambi marcia fluidi e un azionamento della leva leggero, offrendo un fondamentale contributo alla stabilità grazie alla riduzione della coppia motrice sulla ruota posteriore durante le repentine scalate che precedono l’impostazione delle curve, evitando che lo pneumatico perda il contatto con il suolo e così mantenendo efficacissima e sicura anche la guida più aggressiva in circuito. La filosofia del “Controllo totale” trova quindi sulla CBR1000RR Fireblade SP particolare enfasi, garantendo al tempo stesso la capacità di registrare tempi sul giro migliori rispetto al modello standard.


P U E MAK

A cura di Giulia Luciani luciani.giulia5289@gmail.com

Best makeup dell’ AmfAR 2016 a Cannes

Il festival di Cannes è ormai arrivato alla 69° edizione e come ogni anno non ha deluso le aspettative sui beauty look delle star che hanno sfilato sul redcarpet. Uno degli eventi più attesi durante il Festival è sicuramente il party benefico amfAR Cinema Against AIDS che ha visto modelle, attrici e fashion icon con abiti e make-up intigranti. Dalla bellissima Bianca Balti, a Adriana Lima fino a Katy Perry il redcarpet è animato dalle più belle top model e i loro look mozzafiato. Quali saranno i make-up promossi? Sicuramente Katy Perry con il suo look in versione ballerina di flamenco è stata tra le più belle del Festival. Labbra rosso fuoco come l’abito erano sicuramente le protagoniste del make-up della cantante, che con la sua pelle radiosa e scolpita da ombre leggere ha illuminato il redcarpet, gli occhi delineati da un sottile eyeliner accompagnato da un ombretto shimmer con pagliuzze sui toni champagne ed arricchiti da tanto mascara e lunghe ciglia finte. Una delle modelle più famose delle 68 RM MAGAZINE

passerelle è Karlie Kloss, che con il suo look ha incantato i fotografi, flash di luce su una pelle perfetta con un effetto cremoso, blush zigomato dai toni rosati, occhi nude marcati da tantissimo mascara e labbra di un rosso aranciato effetto laccato. Elle Fanning altra bellezza giovanissima che ha calcato la passerella del party con il suo look dai toni nude. Una pelle candida illuminata da toni gold effetto glow, il makeup degli occhi riprende i toni dell’oro e dello champagne dell’abito e degli accessori con un finish metallico, a completare il trucco un rossetto nude, per un look naturale e fresco. Make-up super

naturale ma nello stesso momento curato e studiato è stato quello presentato dalla bellissima Irina Shayk. Occhi definiti da un leggero infracigliare, sopracciglia pettinate come le ciglia, labbra ammorbidite da balsamo labbra per renderle luminose. Sguardo languido per Adriana Lima, dai toni del nero e dei marroni freddi shimmer, pelle scolpita con i toni della terra, sulle labbra u n rossetto naturale e tante ciglia ed allungare l’occhio. Ultimo look promosso del party è stato quello della bellissima Ana Beatriz Barros, smokey eyes per la modella dai toni dei marroni e dei bronzi, pelle dorata con blush a pomette pesca e labbra glossate.


STORIE DI SPORT A cura di Rolando Frascaro ALFREDO BINDA

Se lo avessi incontrato in un giorno qualsiasi a bere un caffè nella sua Cittiglio, provincia di Varese, sicuramente non lo avresti mai detto che quel signore di più di 80 anni con i capelli grigi e le gambe magre, un tempo, andava in bicicletta . Ma mica come tutti gli altri, no. Lui, in bicicletta, era Dio. Si chiamava Alfredo Binda. “Garun”, per gli amici. Che in dialetto varesotto significa “gambe”. Le uniche cose che ci volevano per andare forte in salita a quei tempi. Altro che doping. Binda è stato uno che tra gli anni venti e trenta, su quella invenzione a due ruote ci ha vinto tutto. E non erano mica anni facili quelli, per andare in bicicletta . C’erano tutti i chilometri da farsi con le camere d’aria intrecciate sul petto e cambiare la ruota da soli, se foravi. E accadeva. Accadeva spesso. Niente meccanici, niente cambio bicicletta. Giù in ginocchio nella strada a vedere gli altri, quelli lasciati indietro tanti chilometri fa, che ti sfilano di fianco e la polvere che si alza e ti si appiccica dappertutto, si attacca alla fronte, il sudore come colla. Le strade senza asfalto, perché se non erano asfaltate per le macchine, figurati per le bici. E nella pianura varesina quando pedalavi a 40 chilometri all’ora di polvere ne alzavi tanta. E quanta ne è finita nei polmoni ad Alfredo Binda. Meno di quanta ne hanno dovuta buttare giù quelli che gli stavano dietro. Ed erano tanti. Diciamo tutti, praticamente. 70 RM MAGAZINE

Perché Binda , che è stato professionista dal 1922 al 1936 in quel periodo ha vinto cinque giri di Italia e tre campionati del mondo su strada. E la lista sarebbe ancora lunga. Insomma dietro di lui di biciclette e gente curva in sella che si affanna ad inseguirlo ce n’è stata parecchia. E poi, finita l’attività agonistica, non ce l’ha proprio fatta a stare lontano dalle corse. Che faccio adesso? Si sarà chiesto. Come quando tagliava il traguardo che per lui era troppo vicino, perché avrebbe potuto pedalare ancora per chissà quanto ma doveva fermarsi e alzare le mani, da solo . Gli altri ad inseguire. E allora, dopo essere sceso dai pedali per l’ultima volta fece quello che tutti si aspettavano. Allenatore della nazionale. In squadra un paio di nomi che suonano come due pedalate: Coppi e Bartali. Binda allenatore Coppi e Bartali in corsa. Chissà perché gli altri partecipavano. Ma lo abbiamo detto, altri tempi, altro coraggio. Il campione varesino lo ha fermato solo il tempo. A 86 anni. Era già in fuga, anche questa volta. C’è una foto. Binda sorride. La camera d’aria intorno al petto. Niente polvere per lui sulla maglia iridata che indossa con orgoglio. I capelli in ordine, lo sguardo fiero. E’ una foto potente ma silenziosa. I campioni, quelli veri, non hanno bisogno di rumore.


PER LO SPORT

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GLI INDIMENTICABILI - A.S. ROMA

Bruno Conti (13 marzo 1955) campione del mondo con la Nazionale italiana nel 1982, ha legato il suo nome a quello della Roma, con la quale ha vinto lo scudetto nel 1982-1983. Terminata la carriera calcistica, ha intrapreso la carriera dirigenziale entrando nei quadri della società giallorossa, della quale ha ricoperto per alcuni mesi anche il ruolo di allenatore. Con la Roma disputò quasi tutta la sua carriera (a parte due campionati con Genoa in Serie B), tra il 1973 e il 1991. La sua maglia era la n. 7. Difese i colori giallorossi per sedici campionati, segnan-

do 35 reti. Insieme a Falcao, Agostino Di Bartolomei e Roberto Pruzzo, ha fatto parte del nucleo storico della squadra che nel 1982-1983 conquistò lo scudetto e nel 1983-1984 disputò la finale di Coppa dei Campioni; in quest’ultima partita allo Stadio Olimpico il 30 maggio 1984, e decisa ai tiri di rigore a favore del Liverpool, Conti sbagliò il secondo tiro dal dischetto. Sempre con la Roma ha vinto cinque Coppe Italia. Nella sua ultima stagione, 1990-1991, giocò una sola sfida, l’andata degli ottavi di finale della Coppa UEFA 1990-1991 in cui entrò in campo all’80’; nel resto dell’annata non giocò più alcun incontro, ritirandosi al termine della stessa. Alla sua partita di addio all’Olimpico, il 23 maggio 1991, ci furono oltre 80 000 paganti, più di quelli della finale di Coppa UEFA disputatasi nello stesso stadio, il giorno prima, tra Roma e Inter. Bruno Conti è stato tra i primi 11 giocatori ad essere inserito nella hall of fame ufficiale della Roma. Esordì nella Nazionale azzurra di Enzo Bearzot nel 1980 e giocò 47 partite, segnando 5 reti. Come già accennato fu campione del mondo nel mondiale di Spagna nel 1982 risultando decisivo nella vittoria azzurra, tanto che fu uno dei migliori giocatori della manifestazione, guadagnandosi il soprannome di “MaraZico”, da Maradona e Zico, che in Foto A3

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Bruno Conti quel mondiale erano i due giocatori più popolari. Nella finale contro la Germania Ovest, dopo la sua ammonizione per un fallo su Karlheinz Förster al 25’, subì il fallo del rigore poi fallito da Antonio Cabrini, partecipò all’azione del secondo gol di Marco Tardelli e creò le condizioni per il terzo gol recuperando palla sulla linea di centrocampo e lanciando Alessandro Altobelli verso la rete. Grazie a queste giocate Pelé lo definì il miglior giocatore del mondiale. Si è ritirato dal mondo del calcio professionistico nel 1991: da allora è stato no-

minato allenatore delle squadre giovanili della Roma e nel 1994 viene nominato Responsabile del settore giovanile per scoprire nuovi talenti. Nel 2005, dopo le dimissioni di Luigi Delneri ha guidato la Roma, portandola in finale di Coppa Italia e garantendole l’accesso alla Coppa UEFA; al termine della stagione sportiva 2004-2005, torna nella dirigenza della Roma in qualità di responsabile dell’area tecnica delle prima squadra e del settore giovanile giallorosso.


GLI INDIMENTICABILI - S.S. LAZIO Giorgio Chinaglia

Giorgio Chinaglia nasce a Carrara in Toscana nel 1947; Il padre la madre e la sorella emigrano in Galles dove il primo trova lavoro in una miniera, mentre il piccolo Giorgio rimane in Italia con la nonna fino al 1955, anno in cui anch’egli seguirà la famiglia a Cardiff. Dopo aver disputato alcune stagioni nello Swansea City arriva il primo trasferimento in Italia tra le file della Massese, in Serie C, e successivamente all’Internapoli, sempre in C, per passare poi alla Lazio (neopromossa in Serie A) nell’annata 1969-1970. Segnò 12 gol nel primo anno e 9 nel secondo, in coincidenza con

la retrocessione in Serie B. Nella stagione 19711972 vince la classifica cannonieri della serie cadetta e contribuisce in maniera determinante con i suoi 21 gol al ritorno in massima serie dei capitolini, guidati dal tecnico Tommaso Maestrelli. Nella stagione 1972-1973 la neopromossa Lazio sfiora clamorosamente la conquista dello scudetto, perso all’ultima giornata di campionato complice la sconfitta con il Napoli e la contemporanea vittoria della Juventus sui cugini giallorossi della Roma. L’ anno seguente, grazie alle sue 24 reti, Chinaglia conquista, oltre al primato nella classifica cannonieri, il Tricolore con la Lazio realizzando alla penultima giornata il calcio di rigore decisivo nell’incontro disputato allo Stadio Olimpico vinto col Foggia per 1-0. A fine stagione si reca negli Stati Uniti per unirsi alla famiglia. Lì gioca una partita amichevole con la maglia degli Hartford Bicentennials contro la Nazionale polacca. La partita si trasforma in un successo mediatico che lo porterà a decidere di trasferirsi in America; ma essendo sotto contratto con la Lazio, è costretto a tornare in Italia prima dell’inizio del campionato. L’ultima stagione alla Lazio si

chiude con un quarto posto in campionato, 14 reti realizzate e la fascia di capitano al braccio. A poche giornate dalla fine del torneo 1975-1976 decide di volare negli Stati Uniti per giocare con la maglia del New York Cosmos al fianco di Pelé e Franz Beckenbauer. Termina l’esperienza in biancoceleste totalizzando complessivamente 175 presenze e 77 reti in Serie A, 34 presenze e 21 reti in Serie B e 37 presenze e 24 reti nelle coppe. Nel 1983 ritorna in Italia come presidente della Lazio, ruolo ereditato da Casoni. L’anno successivo la Warner Communications gli cede parte delle azioni dei New York Cosmos, ma la NASL è ormai al tramonto e nel 1985, proprio dopo un’amichevole con la Lazio, i Cosmos chiudono definitivamente la loro epopea. Alla fine dell’ anno Chinaglia è costretto a cedere la maggioranza della Lazio a causa di problemi economici all’imprenditore e uomo di sport Franco Chimenti. 73 RM MAGAZINE


REPORTAGE FOTOGRAFICO foto: Philippe Ambrosini www.philippeambrosini.com

Blu di Londra

Nell’immaginario collettivo Londra è sempre stata vista come una città nebbiosa, fumosa e perennemente grigia. Questo è stato forse vero in piena rivoluzione industriale, con le sue innumerevoli ciminiere. La Londra di oggi è una città completamente diversa. E una delle sue peculiarità è sicuramente un cielo terso, di un blu intenso, che mette in risalto la sua architettura all’avanguardia, perfettamente integrata col suo lato storico e più tradizionale. È qui che i maggiori architetti mondiali hanno potuto esprimere al meglio la loro creatività, dando vita a opere che, di anno in anno, ne ridisegnano il profilo. Ecco quindi alcune foto di questa Londra, esaltata da questo suo blu al “naturale”.

È nella City (il cuore finanziario di Londra) che si concentrano il maggior numero di nuovi grattacieli. Qui due tra i più recenti: il “122 Leadenhall Street” e il “20 Fenchurch Street”, per il londinesi semplicemente “Cheesegrater” e “Walkie-Talkie”. 74 RM MAGAZINE


Passeggiando lungo il Tamigi, ecco il “Riverbankhouse” a Swan Lane, costruito nel 2009 come sede di uffici.

Lo Shard, progettato dal nostro Renzo Piano, è, con i suoi oltre 300 metri, il grattacielo più altro d’Europa. E’ stato ultimato nel 2013, dopo 4 anni di lavori.

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Un dettaglio degli ultimi piani dello Shard, da dove si può godere di un panorama a 360° sulla città

Un altro dei grattacieli della City. Il “30 St Mary Axe”, da tutti conosciuto come Gherkin (cetriolo). Visto dal Tower Bridge, che si apre per circa mille volte l’anno.

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Tower House è uno dei tanti alloggi economici costruiti da filantropi alla fine dell’800. Ospitava lavoratori delle Docklands, la zona portuale, quando Londra era il più grande porto al mondo. L’edificio è stato convertito all’inizio di questo secolo per ricavarne più di 150 appartamenti.

Uno degli edifici lungo Whitechapel road, a Est di Londra. Whitechapel è il quartiere reso famoso da Jack lo Squartatore e da Elephant Man, che esibiva su queste strade le sue deformità. 77 RM MAGAZINE


Il solito, grazie! La scena è questa: siete seduti al tavolino di una terrazza o se preferite giardino, in una piazza oppure ancora meglio sulla spiaggia in riva al mare. Davanti a voi il vostro aperitivo Negroni, i raggi del sole al tramonto trapassano il bicchiere e diffondono tutt’intorno scintillanti bagliori rosso-arancio. Vi piacerebbe stupire i vostri amici raccontando loro la storia di questo cocktail? Presto fatto. Nasce a Firenze nello storico Caffè Giacosa (oggi di proprietà dello stilista Roberto Cavalli) che allora si chiamava Casoni, intorno al 1920. Il conte Camillo Negroni, avventuriero e assiduo frequentatore del bar, chiede un giorno al suo barman Folco Scarselli di “correggere” il suo solito drink, a base di vermouth rosso e Campari, con una parte di gin dando origine così al celebre cocktail, considerato il più aristocratico del mondo. Se qualcuno obietterà dicendo che si tratta solo di una leggenda, potrete ribattere citando il libro edito dalla Giunti “Negroni cocktail, una leggenda italiana” a cura del famosissimo bartender toscano Luca Picchi che ha compiuto una ricerca

e ha potuto documentare e ripercorrere la storia del conte e della ricetta della mitica bevanda. Non meno interessante è pero la storia dell’ Americano, ovvero, appunto, l’antenato del Negroni. Accreditato come il primo cocktail italiano ad essere servito come aperitivo, ma inizialmente conosciuto con il nome Milano-Torino, dal nome delle città di origine dei suoi due ingredienti principali, il bitter Campari e il Vermouth rosso. Il nome per cui oggi è conosciuto in tutto il mondo è legato invece alla figura del pugile Primo Carnera, protagonista di una storica impresa fino a quel momento impensabile per un italiano. Il “Gigante buono” nel 1933 si laurea campione mondiale dei pesi massimi al Madison Square Garden di New York , titolo fino a quel momento di esclusivo appannaggio degli Stati Uniti, meritandosi per questo l’appellativo “l’Americano” che , in suo onore, diventa anche quello della nota miscela. La ricetta originale del Negroni si presta anche a numerose varianti, quella più famosa è denominata Negroni sbagliato, ed è nata al Bar Basso

di Milano nel 1969 grazie all’ “errore” del barman Mirko Stocchetto il quale, consapevolmente o no sostituisce il gin con dello spumante Brut ed entra anche lui nella storia. Per completare la nostra piccola enciclopedia dei cocktail italiani famosi non si può non citare il Bellini, il principe degli aperitivi dell’estate, essendo a base di nettare di frutta fresca e prosecco. L’arte questa volta è all’origine di questa bibita. Ideato nel 1948 da Giuseppe Cipriani, proprietario e fondatore del noto Harry’S Bar di Venezia, locale amato da illustri personaggi come Ernest Hemingway, Orson Welles, Arturo Toscanini. La circostanza dell’inaugurazione di una mostra pittorica dedicata all’artista veneziano Giovan Battista Bellini detto Giambellino, celebre pittore del Rinascimento offre a Cipriani l’occasione per trarre ispirazione. Rimane affascinato dal delicato colore rosato di un particolare della tonaca di un santo raffigurato dal pittore e decide di provare a riprodurre quella nuance con un originale ed elegante accostamento di polpa di pesca bianca e champagne.

a cura di AdF


DRINKING 5/10 Vodka Ananas 3/10 Succo di limone fresco 1/10 Triple Sec 1/10 Crema di Cacao Preparare nello shaker con ghiaccio, agitare vigorosamente, servire in bicchiere da cocktail e guarnire con mezza fetta di limone.

L’eccelso risultato di un processo di distillazione, invecchiamento e selezione senza eguali in questo rum del Guatemala. Un rum da meditazione, di produzione limitata, da sorseggiare e gustare. Il bouquet e’ amabile, equilibrato, persistente, molto rotondo. L’intenso aroma e’ dominato dalle note di spezie e di tabacco, di legno e di tostato. Un rum elitario di grande intensita’. Gradaz. Alc. 41%

Birra belga non filtrata e quindi naturalmente torbida; l’uso di scorze d’arancio essiccate al momento dell’ebollizione le conferisce un aroma fruttato molto piacevole, che armonizza al meglio un gusto rotondo e raffinato. Gradaz. Alc. 7%

a cura di R. Di Mario


Un evento trasformato in un grande evento. Un matrimonio, un battesimo, una festa di laurea, un rinfresco per i 40 anni, 50 anni, 60 anni... Un’occasione per festeggiare, avere vicine le persone care e regalare un giorno di relax e spensieratezza. Questo è quanto ci proponiamo di offrirvi, realizzando un menu fatto apposta per voi e aiutandovi a organizzare l’ambiente con una varietà di allestimenti e le magnifiche decorazioni del nostro capo chef Andrea. Nell’intimità della vostra casa o in alcune delle più belle e ospitali ville della capitale (e dintorni...), la nostra professionalità è in grado di assicurare la genuinità dei piatti e la riuscita della vostra festa.


IL PET DEL MESE

MORGANA

Il pet del mese è Morgana, 4 mesi Giulia e Gabriele ci inviano questa foto da Roma.

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Vuoi vedere la foto del tuo pet pubblicata nel prossimo numero di RM Magazine? scrivici a: rmmagazinemese@gmail.com


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A cura di Luigi Procopio gigipro84@yahoo.it

Collare o Pettorina

Uno dei quesiti che più spesso vengono posti sul web é quale tra questi strumenti di conduzione sia meglio utilizzare per il benessere e il controllo del proprio cane.Si scatenano spesso diatribe su questo argomento tra chi consiglia la pettorina a spada tratta e chi invece è per il collare. Analizziamo per cominciare la pettorina; Questo strumento venne inventato per il traino, vedi i cani da slitta, e poi riadattato alla vita di tutti i giorni per spostare la trazione dal collo e ridistribuirla sul corpo. A livello anatomico questo strumento, nonostante ce ne siano di diversi tipi e modelli, tende comunque a comprimere dei punti del corpo (sterno, costole, groppa e spalle) non coperti da fasce muscolari, oltre a sfregare continuamente ed andando a inibire il movimento e modificare, utilizzandolo a lungo termine, la postura del cane. Senza considerare la sicurezza del vostro cane, visto che la pettorina si sfila molto facilmente, e possono crearsi problemi sulla conduzione in passeggiata perché il cane sarà portato a tirare e trainare. D’altro canto è molto comoda, come detto in precedenza, nel qual caso il cane debba trainare un peso o in alcune discipline come l’ATTACCO e la DIFESA. Questo perché in questi due casi usando il collare andrei a sfiancare il cane togliendogli il fiato ( e non è quello di cui ho bisogno in questi casi). Di contro abbiamo il collare e anche qui ne abbiamo diversi tipi. Collare Fisso, semistrangolo ed a scorrimento sono ad oggi i più utilizzati e proprio di questi parleremo. Comincio specificando che a livello anatomico il collo, nel cane, é la parte più forte e muscolarmente

strutturata di tutto il corpo. Il cane, come anche il lupo, usano questa parte del corpo per eseguire la maggior parte delle azioni quotidiane (mangiare, combattere, strattonare, odorare e mille altre), e basti pensare che nella sottomissione (lo rivediamo più spesso nel selvatico), viene offerto proprio il collo in segno di sconfitta. La scelta del collare è molto importante e si sceglie in base ad una specifica dote caratteriale, che in questo caso è la Tempra,in modo di dare le giuste e corrette sollecitazioni al cane. Nella vita quotidiana, il collare, crea una vera e propria interconnessione tra il nostro braccio e il cane che ci permetterà di comunicare al meglio con lui correggendolo quando sbaglia e premiandolo quando poi fa quello che riteniamo corretto. In più avrà la possibilità di muoversi più liberamente e in tutta sicurezza. Premesso che non sono pro o contro a nessuno strumento in campo cinofilo e che l’uso scorretto in tutti e due i casi può provocare dei problemi, con questo articolo mi premeva specificare che si possono usare tutti e due a patto che se ne conosca a pieno il metodo di utilizzo, in modo da non creare problemi al cane, ma sopratutto che si utilizzino in base alla loro funzione specifica. È ovvio che comunque vi consiglierei un percorso formativo teorico/ pratico per i conduttori e il proprio cane (cosa che a mio parere dovrebbe essere obbligatoria per legge) in modo tale da non creare problemi al cane e fargli avere una vita serena. 83 RM MAGAZINE


Di che gruppo sei ? E’ impossibile stare dietro alla tecnologia. Quando pensavi di aver capito tutto di Facebook, imparato ad usare WhathsApp, aggiornato il tuo curriculum su Linkedin, provato con un certo imbarazzo a twittare, litigato con tua figlia per l’uso smodato di Snapchat, ecco che lo sconfinato mondo del web ti sorprende ancora con un’altra mirabilia: Meetup come dire Vediamoci! No, non ha nulla a che vedere con il noto sito di incontri per single anche se la radice della parola è la stessa (e chissà forse anche le finalità benchè non così esplicite). Meetup è una società americana di New York fondata nel 2002 da Scott Heiferman per favorire l’organizzazione di incontri tra gruppi di persone che condividono interessi comuni. Heiferman, attuale amministratore delegato di quello che è ormai diventato il più grande network mondiale di gruppi locali, avrebbe dichiarato di essere stato ispirato dai tragici eventi avvenuti l’11 settembre nella città americana, in seguito ai quali

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milioni di americani che non si erano mai incontrati prima, si associarono tramite internet per portare il loro contributo e la loro solidarietà. Meetup sostiene chiunque voglia organizzare un gruppo o partecipare ad altri gruppi già esistenti. In che cosa si differenzia dagli altri

social? Facebook ti mette in contatto con tutte le persone che già ti conoscono o che ti sono vicine, Linkedin crea una rete di contatti a livello professionale. Twitter ti permette di essere informato in tempo reale o di seguire le vicissitudini del tuo attore preferito. “La missione di Meetup è rivitalizzare le comunità locali e aiutare le persone in tutto il mondo ad auto-organizzarsi. Meetup ritiene che le persone possano cambiare il loro mondo, e l’intero mondo, organizzandosi in gruppi che abbiano la forza di fare la differenza”. Con queste parole pubblicate sul sito ufficiale lo staff

si presenta. Apprendiamo anche che è presente in 180 Paesi, ha 241.826 gruppi per un totale di 25.78 milioni di membri e si stima un fatturato di 150 milioni di dollari. L’utente interessato (maggiorenne!) si iscrive, si sceglie il luogo e il tema del gruppo a cui è interessato, si spazia dalla politica alla cultura, dai giochi ai film, dal ballo al cibo, sport, fotografia, moda insomma ogni genere di passatempo o passione. La piattaforma è stata anche usata come mezzo di unione politica. Per esempio nel 2004 il candidato democratico Howard Dean si è fatto notare anche perché i suoi sostenitori hanno sfruttato le potenzialità offerte da meetup per diffonderne il programma politico. L’esempio non è passato inosservato in Italia dove i più grandi utilizzatori di questo social sono i Grillini. Il team di Meetup ha stimato infatti che in Italia al primo posto tra le categorie associative ci sarebbero Movimenti e Politica, seguiti dai gruppi di scambi linguistici e tra questi uno dei primi a formarsi è stato quello di inglese come seconda lingua. Un’ultima curiosità: pare che il 65% delle immatricolazioni siano state fatte da membri di sesso femminile. E voi di che gruppo siete?

a cura di AdF


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A cura di B. Lanzone

Le 3 applicazioni del mese

MODIFICA FACCE 2 L’app dà la possibilità di rivedere i brevi video che mostrano la trasformazione in atto della vostra foto (cliccando su Riproduci), oltre a permettervi di inserire divertenti sticker e di personalizzare il tutto con un breve testo. Con Modifica facce 2 potrete decidere di divertirvi con le foto salvate in Galleria o utilizzare i volti di alcuni personaggi famosi (come Marilyn Monroe e La Gioconda) e non, oltre a sfruttare le bizzarre estensioni gratuite che vi permetteranno di personalizzare le vostre creazioni con acconciature in stile manga giapponese, orecchie da coniglio e bocche da brivido!

AVENGERS ALLIANCE 2 Abbiate pazienza, lasciate che il download dei dati arrivi a termine e, una volta trascorsi quei 5 minuti di suspence iniziale, immergetevi nel secondo capitolo del gioco di ruolo virtuale che vi vedrà combattere al fianco degli Avengers. Incontrerete tantissimi personaggi dei fumetti Marvel mentre stabilirete le vostre strategie di battaglia e alternerete i vostri eroi nei combattimenti a turni. Circondati da una grafica in alta definizione dovrete mettere insieme una squadra di super eroi, pianificare i vostri attacchi negli scontri di 3 contro 3, potenziare i vostri personaggi, vincere missioni sempre nuove e portare a termine gli incarichi del giorno per ottenere dei bonus. Ma basta stare qui a parlarne, scaricatelo subito gratuitamente e cominciate a giocare!

MIITOMO La prima applicazione Nintendo dedicata a dispositivi iOS ed Android offre un nuovo ed interattivo social network che vi trasformerà in degli avatar. Una volta lanciata l’app potrete creare il vostro avatar semplicemente scattandovi un selfie. Se i risultati non vi piacciono non temete, avrete modo di personalizzare ogni aspetto del vostro nuovo io virtuale, dai capelli alla tonalità della voce, fino ad arrivare al carattere che vi contraddistingue. Una volta creato, il vostro avatar comincerà a farvi delle domande per imparare a conoscersi meglio. Più risposte darete e più punti otterrete, punti con i quali potrete acquistare diversi oggetti per la vostra personalizzazione. Ma il bello di Miitomo è l’interazione con i vostri contatti Facebook o Twitter, mica vorrete vagare in questo bizzarro mondo virutale tutti soli?

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LO SGUARDO SULLA CAPITALE per info e pubblicità : rmmagazinemese@gmail.com 3393064971


A cura di The Lobster

Spotted by Locals

“A Roma fai come i romani” chi non conosce questa celebre massima per cui si invitano i “forestieri” a comportarsi come gli autoctoni ? Tutti quelli che conoscono e amano questo detto e anche quelli che lo ignorano, dovrebbero avventurarsi sul sito SPOTTED BY LOCALS che promette di farvi “assaporare” la città proprio come uno del luogo. Si tratta in pratica di una guida turistica più originale e moderna di 66 città sparse in Europa e Nord America, realizzata non da sprovveduti e improvvisati fan dei viaggi, ma esclusivamente dalle persone che ci vivono, parlano la lingua e offrono consigli utili sui loro luoghi preferiti con aggiornamenti continui. L’idea si deve a Sanne e Bart Van Pool , viaggiatori insoddisfatti delle guide turistiche disponibili, datate e obsolete. Per questo decidono nel 2008 di rivoluzionare il settore proponendo un blog di consigli e informazioni turistiche scritte da gente originaria del luogo e rivolta a coloro che desiderano avere della città un’ esperienza più autentica e meno ovvia, con l’obiettivo anche di favorire la conoscenza delle culture e l’abbattimento dei pregiudizi. L’identikit del fruitore tipico di spotted by locals, secondo gli stessi fondatori, è

giovane, in una fascia d’età compresa tra i 30 e 40 anni, ha un discreto curriculum di viaggiatore, buona conoscenza di internet e amante del nuovo. Negli ultimi 12 mesi si stima che gli utenti collegati abbiano raggiunto i 2 milioni. Tutti possono diventare spotters, così si chiamano i consulenti reclutati dai Van Pool, basta andare sul sito e compilare il questiona-

rio con le informazioni richieste: nome, indirizzo email, età, città di appartenenza e una foto, entro 48 ore sarete contattati e riceverete la risposta. I commenti di quelli che spotter lo sono già, appaiono entusiastici: Svetlana da Belgrado parla della fantastica opportunità di condividere con altri i luoghi di cui lei è appassionata, Sean da Vancouver è felice di poter convincere persone di altri paesi a visi-

tare i posti da lui presentati, Cara Jo da Philadelphia è innamorata della propria città e adora poterne parlare, Marilia da Francoforte pensa che sia una guida utile per turisti ma anche per chi ci abita, Marina da New York si concentra sulla possibilità di offrire una prospettiva unica, suggerire qualcosa di segreto, nascosto, insolito e anche Gerald da Vienna è fiero di offrire uno sguardo più personale della città, introvabile sulle guide turistiche tradizionali. E’ disponibile (a pagamento) un’App per Android e per Iphone con la possibilità di scegliere tra 10 categorie (tra arte e cultura, bar, coffee and tea, cinema, ristoranti, teatri, shopping, relax, snack, musica) e una guida in pdf. Ecco se fossi una “spotter” suggerirei una visita al quartiere di Testaccio situato a sud di Roma. Il nome, come è noto, viene dalla parola latina “testae” che designava delle anfore di coccio i cui detriti accumulatisi nel corso dei secoli hanno dato origine alla collinetta omonima. Il quartiere si contraddistingue perché conserva ancora una certa atmosfera popolare da piccola città di provincia dove tutti si conoscono e si salutano, ma è famoso anche per la vivacità della sua vita notturna. 87 RM MAGAZINE


Le ricette di Angerlis Casado - 2 porzioni 6 zucchine medie 350g di gamberetti sgusciati 5 pomodorini 1 spicchio d’aglio 2 cucchiai d’olio Sale e pepe q. b. Prezzemolo q. b.

Julienne di zucchine e gamberetti

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Per decorare: 1 lime Foglie di menta fresca Biscotti secchi sbriciolati

Tagliare le zucchine alla julienne In una padella a fiamma media/bassa, aggiungere l’olio e far soffriggere leggermente l’aglio Aggiungere i pomodorini tagliati a metà, alzare la fiamma e farli cuocere finche si ammorbidiscono Unire i gamberetti e farli cuocere velocemente. Giusto il tempo di cambiare colore A questo punto saltare le zucchine con il resto degli ingredienti per un paio di minuti o fino al raggiungimento della cottura al dente Una manciata di prezzemolo Sale e pepe a volontà

Torta Maria caipirinha

Ingredienti per la base: 250 grammi di biscotti secchi 150 grammi di burro Ingredienti per la crema: 250 grammi di mascarpone 250 grammi di panna fresca 125g di yogurt greco 10 g di gelatina in fogli succo di tre lime foglie di menta fresca 10cl di cachaça 125g di zucchero 2 cucchiai di latte caldo

TOPDIET

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Base di biscotti Sbriciolare finemente i biscotti e metterli in una terrina con del burro sciolto. Mescolare bene fino ad ottenere un impasto compatto. Versare il composto in uno stampo a cerniera del diametro di 20 centimetri precedentemente rivestito di carta forno e compattarlo bene con l’aiuto di un cucchiaio. Mettere in frigorifero per un paio d’ore. Per la crema Mettere la gelatina in una ciotola con l’acqua fredda e lasciare per 15 minuti. Montare la panna con lo zucchero. Unire lo yogurt, il mascarpone e mescolare bene, aggiungere la cachaça, il succo dei tre lime. Mescolare ancora ed unire la gelatina che va prima strizzata bene e poi sciolta nel latte caldo. Versare la crema sulla base di biscotti, livellare e mettere la torta in frigorifero per almeno 1 ora. Decorare la torta con delle fette di lime tagliate a metà, foglioline di menta, e biscotti secchi sbriciolati grossolanamente.


Tutto quello che avreste voluto sapere sui vegani ma non avete mai osato chiedere Sono vegetariana. Lo sono da tempi non sospetti. Lo sono da quando dichiarare di essere vegetariana era un po’ come dire “vengo da Marte” e ti sottoponeva ad una curiosità impertinente e alla diffidenza, appunto, riservata alla specie aliene. Oggi invece secondo i dati dell’Eurispes l’8% della popolazione italiana ha adottato uno stile alimentare privo di carne ponendo l’Italia ai primi posti in Europa, insieme alla Germania, con il maggior numero di vegetariani. Tra le motivazioni che avrebbero spinto gli italiani a rinunciare alle proteine animali ci sarebbero prima di tutto motivi di salute, negli ultimi anni si sono moltiplicati gli appelli da parte dei nutrizionisti ad un consumo ridotto di carne soprattutto di quella rossa a vantaggio di altri alimenti ricchi di vitamine e fibre. Poi la sensibilità nei confronti degli animali, a far crescere l’attenzione verso le varie forme di sfruttamento e crudeltà verso gli animali hanno contribuito anche due illustri scrittori Jonathan Safran Foer e Jeremy Rifkin. Foer nel suo saggio “Se niente importa perché uccidiamo gli animali?”(2010) analizza nei dettagli il fenomeno facendo emergere chiaramente il lato etico della scelta vegetariana, mentre Jeremy Rifkin in “Ecocidio”(1992) si concentra sul danno ambientale ed economico che procurano gli allevamenti (inquinamento, defo-

restazione, impoverimento delle risorse idriche) che è proprio la terza motivazione di chi abbraccia il vegetarianismo. Eppure nonostante questo ancora esiste una certa disinformazione su cosa esattamente significhi essere vegetariani e sulle varie tipologie poiché non esiste un solo modo di esserlo. Il gruppo più numeroso è quello dei latto-ovo-vegetariani (LOV) ovvero di coloro che evitano carne e pesce (compresi molluschi e crostacei), consumano cereali, legumi, frutta, semi oleaginosi, frutta secca e verdura ma anche latte uova e formaggi, è probabilmente la scelta più soft. I latto-vegetariani (LV) escludono dalla loro dieta le uova ma non latte e derivati, gli ovo-vegetariani fanno esattamente l’opposto. Arriviamo agli integralisti. Il rifiuto di mangiare ogni tipo di animale e ogni prodotto di origine animale persino il miele e di assumere solamente alimenti di origine vegetale al 100% appartiene ai vegetaliani altrimenti detti vegani, sono quelli che affermano con maggior forza il valore etico della loro decisione che si manifesta anche con la rinuncia ad utilizzare perle, piume, pelle, lana, seta. L’origine della parola si deve a Donald Wa t s o n (19102005) che la ricavò prendendo l’inizio e la fine della parola “vegetarian”. Vegan era

infatti il titolo di una piccola pubblicazione in cui Watson espose le sue prime idee nel novembre 1944 e così giustificava la sua scelta: “L’indiscutibile violenza associata alla produzione di latticini ha reso evidente che la dieta latto-vegetariana è una via di mezzo fra l’alimentazione carnea e la dieta umana e civilizzata, e per questo motivo pensiamo che durante il corso della vita su questa terra dovremmo sforzarci di svolgere il viaggio completo”. Infatti, la sua convinzione era che l’essere vegetariani fosse soltanto il primo passo per il raggiungimento della dieta vegana. A lui si deve anche la fondazione della Vegan Society. Chiudono l’elenco del grande gruppo dei vegetariani crudisti e fruttariani. I primi si nutrono di solo cibo crudo i secondi propongono un vero e proprio ritorno alle origini decidendo di alimentarsi con frutti crudi. Anche per loro c’è un pioniere Arnold Ehret originario di Friburgo scrittore, professore e infine medico che alla fine dell’800, per curarsi da una grave malattia che gli era stata diagnosticata, decise di curarsi da solo elaborando questo tipo di regime alimentare. Una curiosità: tra i fruttariani famosi va ricordato Steve Jobs, il guru della società informatica più famosa del mondo, la Apple, qualcuno ricorda qual è il simbolo? E’ evidente che essere vegetariani non è un vezzo, una moda, un capriccio, è la conseguenza di scelte meditate e consapevoli. Attenzione però non si può pensare di cambiare la propria alimentazione improvvisamente e senza aver prima consultato un medico di fiducia per non incorrere in deficit di vitamine e proteine o provocare scompensi nutrizionali pericolosi per la salute.

a cura di AdF


S.Giovanni in Laterano La Basilica di San Giovanni in Laterano ha origini antiche e la sua storia è lunga e complessa. La sua prima edificazione fu voluta da Costantino, il primo imperatore cattolico della storia di Roma, a seguito della sua vittoria nella battaglia di Ponte Milvio nel 321 dopo Cristo. Fu riccamente decorata e il suo interno si presentava maestoso con un abside in pure foglie d’oro e l’intera struttura sormontata da colonne di marmo di Tessaglia. La volontà del regnante era chiaramente quella di mettere in competizione la chiesa con i più importanti edifici pubblici della città. Durante i secoli la struttura costantiniana subì varie modifiche ma fu nel 1650, quando Papa Innocenzo X Pamphilj affida a Francesco Borromini l’incarico di restaurare la basilica, che furono realizzati interventi strutturali più importanti. Il famoso architetto integra elementi nuovi con la costruzione già esistente. Dopo tre anni di lavori il risultato sarà magnifico: solenne e dotato di una grande armoniosità è considerato uno dei capolavori dell’artista ticinese. Dopo questo intervento la parte interna della Basilica non fu più sostanzialmente modificata. Discorso diverso merita invece la facciata. Nel 1735 viene infatti emesso da Papa Clemente XII un concorso per la modifica della stessa. Se lo aggiudica l’architetto Alessandro Galilei, conterraneo del pontefice, forse non proprio un caso, sconfiggendo la concorrenza di artisti di fama come il Vanvitelli e Salvi autore, tra l’altro, di Fontana di Trevi. L’importanza di San Giovanni in Laterano è sottolineata dal fatto che fino al XIX secoli tutti i Papi vi furono incoronati al suo interno. La Basilica è nota in tempi recenti anche per motivi più ….laici. Nel piazzale antistante vi si svolge il famoso “Concerto del Primo Maggio”, durante il quale ogni anno si esibiscono gratuitamente le più amate band italiane e mondiali per festeggiare, insieme al numerosissimo pubblico che vi accorre, la festa dei lavoratori. Testo: Rolando Frascaro Foto: Massimiliano Correa


Piramide Cestia Nel cuore di Roma si erge questa costruzione unica e affascinante, che non ci sorprenderebbe ammirare in un deserto africano, ma che ci stupisce e riempie gli occhi con la sua maestosità svettando in mezzo al traffico della città eterna. La piramide Cestia, monumento funebre la cui costruzione fu terminata nel 12 d.c per essere la dimora eterna di Gaio Cestio Epulone importante funzionario romano, si trova in piazzale Ostiense a ridosso del cimitero acattolico romano al quale sembra quasi voler fare da guardiano. La sua struttura di calcestruzzo è ricoperta interamente da pregiatissimo marmo di Carrara e la sua imponente altezza, quasi 37 metri, fa pensare ad lunghissimo lavoro necessario al suo completamento. Invece, considerando le tecniche e gli strumenti dell’epoca, fu eretta in tempi brevissimi. Ci vollero “solo” 330 giorni per concludere l’opera. Nel suo testamento infatti, Gaio Epulone, impose termini precisi ai suoi eredi affinché i lavori fossero conclusi con una determinata tempistica dopo la sua morte; pena la perdita totale dell’eredità. Inutile dire che, considerata anche la grande quantità di beni lasciati dal potente politico, gli eletti si attennero scrupolosamente e con grande solerzia al rispetto dei termini imposti. La scelta di avere un monumento funebre dalla forma così originale, almeno per la tradizione romana, si deve probabilmente al fatto che pochi anni prima l’Egitto era diventato una provincia romana e i nobili dell’epoca erano stati estremamente affascinanti dalla cultura del popolo nord africano. Anche se oggi questa è l’unica piramide che possiamo ammirare a Roma, si pensi che in fino al 1500 ve ne erano almeno altre tre. Due situate nel luogo dove ora sono le “chiese gemelle” all’ingresso di Via del Corso e una nei pressi del quartiere Borgo. La Piramide Cestia è visitabile anche al suo interno attraverso percorsi guidati prenotabili al vicino Museo della Via Ostiense.

Testo: Rolando Frascaro Foto: Massimiliano Correa


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Soggetto e Sceneggiatura: Gabriele Traversa Disegni colore e lettering: Christian Polito

Christian Polito, nato in Italia nel 1989, inizia a disegnare fin da piccolo; all’età di 22 anni decide di rinunciare alla sua vita sociale per diventare un disegnatore; attualmente studia disegno e tecnica del fumetto alla Scuola Romana dei Fumetti e pubblica strisce satiriche su una rivista online di nome Golem Informazione.

Gabriele Traversa, classe ‘90, nel 2014 frequenta un corso di sceneggiatura e nello stesso anno si iscrive alla Scuola Romana dei Fumetti. Nel 2015 realizza alcune strisce a fumetti per “Pupazzo Criminale”, web comedy di Lillo&Greg e comincia a collaborare col settimanale online Golem, per il quale scrive sceneggiature di strisce a fumetti a tema satirico.


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