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Bimestrale indipendente d’informazione

Busto Domani - ANNO XXXVIII – N° 1 GENNAIO/FEBBRAIO 2019 - Copia Omaggio


EDITORIALE

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La politica degli annunci

POLITICA

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Strategia per il mercato unico

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Ricordando l’On. Andreotti

ECONOMIA

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Giovani e lavoro, un futuro incerto

CULTURA

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L’importanza del Liceo della Comunicazione

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P.O.W.: un documento storico

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Dal mondo universitario

EDUCAZIONE SANITARIA

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Il fumo fa sempre male

SPORT

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Tigrotti tricolori

TURISMO

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Pellegrinaggio a Mariazell

STORIA LOCALE

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La distruzione di Castelseprio

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La nobiltà di Piazza Vittorio Emanuele

RUBRICHE

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Dentro la notizia

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La Voce della Città


Editoriale Sergio Colombo - Direttore Busto Domani

La politica degli annunci

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alto rischio. Frattanto la questione immigratoria quotidianamente si sovrappone ad altri problemi alimentando un dramma che la chiusura dei nostri porti ridimensiona ma non risolve.

a Avezzano (l’Aquila) il Dott. Antonino Sorgi ci ha inviato nei giorni scorsi un’e-mail con i nominativi di una quarantina di aziende: erano i “fornitori” della Società Enrico Dell’Acqua, il bustocco pioniere dell’esportazione italiana. L’elenco è visionabile sul sito dell’Associazione (www.enricodellacqua.org) e, scorrendo le ragioni sociali, emerge la storia imprenditoriale di un’area in linea con lo sviluppo economico del Paese. Purtroppo, gran parte di quelle imprese a matrice tessile sono scomparse. Il ricordo si riallaccia alla “Mostra Internazionale delle Macchine Tessili” (molte erano tra gli espositori) che ho avuto l’onore di dirigere per un quarto di secolo e la cui attrattività ha contribuito a generare ricchezza parzialmente reinvestita nel sociale secondo una collaudata tradizione di generosità bustocca. Allora Busto Arsizio era la città delle cento ciminiere con la sirena che scandiva le tempistiche lavorative, della grande progettualità industriale, dell’export che non conosceva confini. Poi il progresso ha cambiato la sua fisionomia adeguandola alle emergenti realtà e oggi la mancanza di adeguati collegamenti “politici” con la Capitale e la Regione costringono il Sindaco Antonelli ad equilibrismi amministrativi di complessa gestione. Fortu-

L’azione della triade governativa preoccupa soprattutto il mondo imprenditoriale.

crescita dello 0,6% del PIL lascia presagire possibili e imbarazzanti manovre correttive difficili non solo per il mondo produttivo (il comparto automobilistico ha segnato a gennaio la flessione del 7%).

natamente non si registrano particolari problematiche nonostante il commercio abbia rallentato la sua espansione e l’artigianato non brilli da tempo. Qualche nuovo insediamento produttivo (Eolo Spa ad esempio) sottolinea una interessante prospettiva e l’incremento del terziario, con banche e assicurazioni, rileva che il sistema creditizio offre, con il comparto dei servizi, garanzie per il futuro.

Dalla stagnazione alla recessione il passo è breve e l’economia italiana ha registrato preoccupanti segnali nonostante a novembre siano aumentate le entrate tributarie - 39 miliardi - ma anche le nuove povertà e la disoccupazione giovanile. Senza sottovalutare che i cantieri delle grandi opere sono fermi, con la TAV al centro delle divergenze giallo-verdi malgrado i 25km già scavati nella montagna con costi finanziati per il 65% da UE e Francia. Al pari delle trivelle bloccate da 18 mesi in attesa di un piano non ben individuabile e con l’indipendenza energetica ad

Un’analisi confortante pur non trovandoci alla vigilia del boom economico preannunciato da Di Maio o del “luminoso 2019” previsto dal Presidente del Consiglio Conte con un ottimismo un po’ spregiudicato. Infatti, Bankitalia sottolinea il record del debito pubblico – 2.300 miliardi, quasi 39.000 euro a testa – che si riflette su un Paese in sofferenza dove la -5-

Infatti siamo in presenza di un esodo biblico ingiustamente ignorato dall’Europa dove l’azione diplomatica appare latitante in quanto condizionata dall’intervento politico-elettorale. Un fenomeno che sta polarizzando l’azione del governo costretto a ricorrere alle “dichiarazioni d’intenti” o alle “decisioni condivise” ma poco credibili. Insomma, continua la politica degli annunci alla vigilia della verifica del “matrimonio giallo-verde” (scadenza 26 Maggio 2019) dopo le votazioni europee. Anche perché il reddito di cittadinanza ampiamente criticato e l’ormai famosa quota 100 rappresentano, purtroppo, incentivi lontani dagli investimenti necessari per sostenere la produttività. Si aprono quindi nuovi scenari per la politica italiana con Forza Italia, Dem e Fratelli d’Italia costretti a riverificare i rispettivi ruoli per evitare il tramonto politico. Mentre continuano le divergenze e le strane ricomposizioni tra i due partiti di governo, con il sistema Italia che attende il rilancio dell’economia per evitare quella “decrescita felice” che porta alla recessione con conseguenze facilmente immaginabili.


INVITO AD ADERIRE La Ditta/Il Sig. …………………………………………………………………………………………...………………………………………… Residente in Via ……………………………………………………………………………………………. n° ………………………………. CAP ………………………….. Città ………………………………………………………………………….. Prov ………………………….. Tel ………………………….. Cell ………………………….. E-mail ………………………………………………………………………….. P.IVA/C.F. …………………………………………………………………………………………...………………………………………………. ADERISCE ALL’ASSOCIAZIONE ENRICO DELL’ACQUA DI BUSTO ARSIZIO IL CONTRIBUTO È LIBERO Il versamento “una tantum” consente di partecipare a tutte le iniziative indette dall’Associazione , ricevere la relativa documentazione e il bimestrale “Busto Domani” Le persone fisiche e giuridiche possono detrarre le erogazioni effettuate a favore dell’Associazione nei limiti e con le modalità stabilite per legge (Art. 15, comma 1, lettera i-quarter del DPR 917/86). L’Associazione attesta di possedere tutti i requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti dalle norme citate.

MODALITÁ Bonifico bancario sul c/c n° 12078 – Credito Bergamasco di Busto Arsizio IBAN: IT84 S050 3422 8000 0000 0012 078 Assegno di € __________________________ n° _______________________________ Istituto ________________________________ Filiale di _____________________________ LA MISSION L’intensa e qualificata attività associativa – tra cui il “Progetto di Educazione Socio-Sanitaria-Ambientale” che ha già coinvolto oltre 16.000 studenti delle scuole secondarie di primo grado di Busto Arsizio, Gallarate, Castellanza e Valle Olona, è visionabile sul sito: www.enricodellacqua.org

UN RUOLO IMPORTANTE L’Associazione Enrico Dell’Acqua, costituita nel 1997, ha svolto un’intensa attività promozionale ed è stata ufficialmente ricevuta dai Presidenti della Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Con atto notarile n° 8835 del 14/04/09 è stato riaggiornato lo Statuto Sociale. È iscritta nel Registro della Provincia di Varese al n° VA55 sezione F (associazioni senza scopo di lucro L.R. 1/2008 Relazioni Internazionali) con la qualifica di Associazione di Promozione Sociale.

SCOPI E OBIETTIVI L’Associazione è apolitica, apartitica, non ha fini di lucro e si propone di valorizzare iniziative di studio e di ricerca oltre ad organizzare convegni, mostre ed esposizioni. Sviluppare e approfondire le problematiche collegabili all’export e al mondo del lavoro ispirandosi e interpretando il pionierismo del bustocco Enrico Dell’Acqua, rappresenta la mission dell’Associazione. Si acconsente al trattamento dei dati personali ai sensi della legge 675/96

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Associazione Enrico Dell’Acqua

Viale Cadorna 12 – Molini Marzoli – 21052 Busto Arsizio (VA) Tel: 340/5960377 - www.enricodellacqua.org - info@enricodellacqua.org – info@pec.enricodellacqua.org


Parlamento Europeo Lara Comi Europarlamentare e V. Presidente PPE

Strategia per il mercato unico

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o sapevate che la contraffazione impatta sul Made in Italy per un valore pari a 5 miliardi di euro all’anno, solo in termini di mancate vendite? Chiediamoci quanti posti di lavoro si potrebbero creare e quante piccole imprese del nostro territorio avremmo potuto salvare, se solo ci fosse l’obbligo di indicare nell’etichetta la provenienza di un prodotto manifatturiero, come già accade nel settore agroalimentare. La difesa del Made in Italy è stata probabilmente una delle battaglie che maggiormente ha caratterizzato la mia esperienza in Parlamento Europeo. È una delle battaglie più complesse per l’Italia, perché esiste una larga maggioranza di Stati che da anni si oppone all’approvazione dell’Articolo 7 del Pacchetto “Sicurezza dei prodotti e vigilanza del mercato” per quanto riguarda l’indicazione obbligatoria dell’etichettatura di origine, il cosiddetto Made In. L’obiettivo di questo articolo è di rendere più trasparenti per i consumatori le informazioni sull’origine dei prodotti e assicurare parità di condizioni tra produttori europei e quelli di Paesi terzi che già dispongono di una legislazione analoga. Sono più di dieci anni che imprese e consumatori europei aspettano di ottenere una trasparenza già da molto tem-

La contraffazione condiziona lo sviluppo soprattutto delle PMI costrette a navigare a vista e con un grave danno per l’economia italiana sottolinea l’on. Comi.

po presente nei nostri principali mercati concorrenti. Uno studio della Commissione europea del 2015 ha messo in luce una serie di fatti significativi. In primis, che i cittadini europei vogliono conoscere il luogo di produzione dei beni che comprano. In secondo luogo, che le imprese europee ritengono che il “Made in” sia importante per la propria competitività. Fondamentale soprattutto in cinque settori: ceramiche, calzature, tessile-abbigliamento, gioielleria e mobili. Infine, che l’introduzione dell’etichettatura di origine rafforzerebbe il valore dei prodotti delle piccole e medie imprese, che non hanno marchi aziendali sufficientemente conosciuti. E allora, sulla base di queste considerazioni, perché il

Consiglio europeo non delibera la tutela del Made In? La battaglia che sto combattendo da quando mi sono insediata in Parlamento Europeo è una battaglia di civiltà. Anche perché il principio secondo cui i consumatori hanno il diritto di essere adeguatamente informati sull’origine dei prodotti che acquistano, è già vigente sia negli Stati Uniti sia in Cina, dove il “Made in” è obbligatorio. Il Made In consente di comunicare il valore che il paese di provenienza incorpora, agli occhi del consumatore, per ciò che concerne non solo la qualità del prodotto, ma anche gli standard sociali e ambientali che in quel Paese sono in vigore. E quelli italiani ed europei, di cui giustamente andiamo orgogliosi, -7-

hanno un costo rilevante per le imprese e per i cittadini. Senza il riconoscimento del Made In, quello che potrebbe essere un punto di forza o un valore aggiunto per le nostre produzioni, si trasforma in un fardello che ne mina, spesso irrimediabilmente, la competitività. Non si chiede di alzare barriere, né tantomeno di abbassare gli standard. La nostra capacità di competere deve basarsi sulla qualità e non su una corsa al ribasso nelle regole o sulla costruzione di improbabili barriere di protezione. E allora, dobbiamo finalmente chiudere questo dossier, ma per farlo occorre l’impegno di tutti, innanzitutto quello del governo italiano, che dovrebbe considerare quella sul Made In una battaglia essenziale per il futuro e lo sviluppo del Paese. Nel maggio 2016 il Parlamento europeo si è espresso positivamente sulla mia proposta di legge sulla “strategia per il mercato unico”. Un lavoro molto duro e molto osteggiato da parte di numerosi paesi europei contrari al Made In: non era per nulla scontato che il risultato finale del voto potesse essere positivo. All’interno di questa relazione ci sono tre paragrafi votati a larga maggioranza che hanno richiesto un dispendio enor-


Parlamento Europeo

“Busto Domani” dedicherà - nel prossimo numero - un ampio servizio sull’intensa e apprezata attività politica dell’On. Lara Comi che si ricandida alle prossime elezioni europee per Forza Italia.

me di forze, facendo rete con associazioni ed imprese, per giungere ad una mediazione condivisibile per tutti. In particolare, l’appello per una rapida adozione, da parte del Consiglio, del pacchetto relativo alla sicurezza dei prodotti e alla vigilanza del mercato; l’invito alla Commissione a determinare quali etichette sono indispensabili e quali no per fornire ai consumatori informazioni essenziali; e la richiesta di introduzione di un sistema europeo unico di protezione delle indicazioni geografiche dei prodotti non agricoli nell’UE, con l’obiettivo di creare un sistema unico europeo, ponendo così fine a una situazione inadeguata ed estremamente frammentata in Europa. Sono passati anni e per me il Made in rimane un obiettivo co-

stante, tant’è che proprio nel febbraio di quest’anno, precisamente il 6 a Strasburgo, mi sono recata personalmente dalla Commissaria Elzbieta Bienkowska (che proviene dalla Polonia, Paese contrario all’indicazione obbligatoria dell’etichettatura di origine) per chiederle di non lasciar cadere nel dimenticatoio il famoso articolo 7. Tant’è vero che nella recente lista dei dossier che verranno ritirati, e quindi non più oggetto di discussione con il Consiglio, non compare il Pacchetto del 2013. La battaglia prosegue: per me il Made in resta e rimarrà una meta da raggiungere e continuerò a perseguirla qualora venissi nuovamente rieletta al Parlamento europeo il prossimo maggio 2019. -8-


Politica Renato Farina Editorialista di Libero e già deputato PDL

Ricordando l’On. Andreotti

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iulio Andreotti nasceva a Roma il 14 gennaio del 1919. Il sette volte presidente del Consiglio, morto il 6 maggio del 2013, è stato celebrato con due importanti mostre fotografiche. La prima intitolata “Una vita per le istituzioni” è stata inaugurata alla biblioteca Spadolini presso il Senato dalla presidente Maria Elena Casellati. La seconda, sull’Andreotti privato (“Immagini di una vita), nel complesso di San Salvatore in Lauro, in via Coronari, sempre a Roma, introdotta dall’arcivescovo Rino Fisichella e da Gianni Letta. Qui proponiamo una rara intervista dello statista democristiano sul suo privato, belle donne e grandi attori, realizzata durante una pausa del processo del secolo a Palermo nel Marzo 1998. «Quella fu l’unica volta, in cinquant’anni, che mia moglie Livia mi diede una stracciata». Che cos’è la stracciata? «Insomma, m’ha menato. Un pizzico che mi fa ancora male». E Giulio Andreotti si massaggia il magro bicipite sinistro che se ne stava pallido e tranquillo sotto il doppiopetto blu. «Colpa di Anna Magnani e di una foto innocente». Foto innocente di Andreotti con la Magnani? Riina è difficile crederlo, ma almeno la Magnani, dica la verità, il bacio c’è stato... «Ma

Nell’intervista riproposta da Renato Farina, emerge un inedito ritratto, per certi aspetti singolare, del sette volte Presidente del Consiglio.

forte. Com’è cominciata la chiacchierata? Colpa di Alberto Castagna, il famoso «Stranamore», che è apparso, ha salutato, ed è fuggito rincorrendo innamorati. «Vedo sempre la sua trasmissione, anche domenica scorsa», dice Andreotti. Coppi strabuzza gli occhi. La Bongiorno pure. Interrogheranno Andreotti come fanno con Buscetta: rispettosi ma duri. Il cronista lascia il passo ai Perry Mason.

quale bacio, fu un equivoco. Quella stracciata di Livia non me la meritavo proprio». All’Hotel delle Palme di Palermo, Giulio Andreotti mangia risotto al radicchio nella sala damascata di seta gialla. Con lui ci sono l’avvocato Franco Coppi, il principe del foro romano, e l’avvocato Giulia Bongiorno. Sono arrivati tutt’e tre assai trafelati da Roma. E c’è da discutere su Badalamenti, su Di Maggio, su... oddio, già che sono qui per il famoso processo, appuntamento alle quattro. Ma la calma siciliana, quella specie di sopore tiepido che avvolge come un manto profumato le cose, trascina il vecchio statista processato per mafia tra i suoi ricordi di belle donne e grandi attori. In fondo, la vita è più

Conosce molta gente di spettacolo. Anche attrici? «Be’, certo. Quando non avevo ancora trent’anni ero sottosegretario di De Gasperi e mi occupavo dello spettacolo. Uff, un secolo fa, ero giovane, avevo -9-

sui trent’anni. Conobbi la Lollobrigida. Carina senz’altro. Ma rendeva più in video e sugli schermi che in carne ed ossa. Quando si esibiva nel “Tuppe tuppe marescia’” incantava. Ma di presenza era minuta, poca roba che si è andata appesantendo. Di certo molto intelligente e volitiva. Si è affermata come fotografa. Ho una qualche responsabilità nell’averla indirizzata a far la scultrice. I rudimenti glieli aveva dati Manzù, di cui ha nel giardino della villa una statua. Ma a Siviglia, nell’88, all’Esposizione universale, c’era una sua scultura, e c’entro qualcosa io... Insomma». Più bella la Lollo o Sophia Loren? «La Loren. Quella sì una bellezza straordinaria: sia sullo schermo sia di presenza. Ancora adesso è una donna bellissima. Tale in video così in natura. Sophia è stata la più bella di tutte». Ha conosciuto anche Anna Magnani? «L’ho conosciuta, purtroppo. Non aveva pulizia di lineamenti. Non era bella in senso classico, un’altra era la sua forza». Perché dice purtroppo? «Eh, eh. In quegli anni - sarà stato il ’47 o il ’48 - andavo a Venezia per rappresentare


Politica

il governo alla Mostra del cinema. Un giorno faccio colazione tranquillo al Lido. E mi vedo davanti la Magnani. Mi trascina, si sa com’era lei...» Com’era? «Era la Magnani, focosa, impulsiva. Insomma, mi fa alzare, mi si mette vicino. E clic, la foto. Quando tornai a Roma, mia moglie Livia, mi aspettava con quella foto tra le mani. Che stracciata m’ha dato. Ma si sbagliava. A quel tempo, tra l’altro, la Magnani stava con Roberto Rossellini». Non stava con Ingrid Bergman? «Dopo, dopo. Allora stava con la Magnani. Mi capitò di partecipare ad una cena giusto in mezzo a questa coppietta. Si stringevano passando le braccia dietro la mia nuca. Io, che ho già il busto che mi ritrovo, cercavo in ogni modo di piegarmi per facilitarli: non fu facile. Ma mi accorsi che Rossellini stringeva la Magnani, ma annusava altrove». Rossellini a quel tempo era del giro democristiano. «Così pareva. Poi si allontanò a causa della sua complicata vita familiare. Ricordo che, anni dopo, mi portò la sce-

neggiatura del suo film su De Gasperi. Più che altro un monumento a Fanfani. In sostanza, il merito di De Gasperi risultava essere l’aver preparato la strada ad Amintore. Lavorai una giornata sul copione, parlai con Rossellini un pomeriggio, proposi di far partire la vita di De Gasperi dal Parlamento di Vienna, invece che da Fanfani. Prese appunti, mi disse che il mio contributo gli era parso decisivo. Non mutò una virgola. Pessimo film». Ma lei passava per un censore... «Il senso del pudore si è modificato. Totò se ne lamentava con me. Mi spiegò che altra cosa sono le immagini, ma i doppi sensi potevano passare, perché li capisce chi ha già in sé la malizia per capirli: aveva ragione. Ricordo una notte stavo in treno, nel mio scompartimento nella carrozza letto. Sento bussare. Ero in pigiama, ma apro lo stesso. Uh, Totò. Era vestito come un ammiraglio, con gli alamari e la feluca, aveva accanto a sé Franca Faldini. “Non si preoccupi, lei non si impressiona“. E mi imbastì sui due piedi uno spettacolo, una battuta dietro l’altra, il cui succo era che noi tutti

nella vita siamo sopravvalutati. Tranne lui, che era sopravvalutato solo dal fisco. Mi annotai sul diario quello straordinario incontro. Era un uomo di grande generosità, Totò. A chiunque chiedesse, dava. Non ha lasciato nulla». E la sua amicizia con Alberto Sordi? «Un amico, sul serio. Ho partecipato anche a un suo film, “Il tassinaro“. Mia moglie me lo ha rimproverato, ma io non ne sono pentito. Anche Sordi ha avuto un cattivo rapporto con le tasse. La commissione tributaria, dov’era finito per aver cercato di barare con la carta da bollo, lo condannò severissimamente, dopo aver parlato in udienza di tutt’altro. Il presidente lo rimproverò per i film seri che andava facendo in quel periodo. “Lei deve far ridere, lei è un comico“, sentenziò. E lo condannò a una pena esagerata». Conobbe Vittorio De Sica? «Come no. Si meravigliava con me perché non lo difendessimo dinanzi alle pretese della tributaria. Diceva: “Ma come, voi difendete la famiglia, e non difendete me che di famiglie ne ho due?“. Non era una battuta. Era convinto dell’argomentazione».

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Che fa, ne imita la voce? (Rifila le labbra in un sorriso) «Non sono Noschese, proprio no. Ricordo che ero primo ministro, me ne stavo in ospedale per un’operazione alla cistifellea quando mi portarono la notizia del suicidio. Com’era bravo. Un giorno andai a visitare mia madre, molto anziana. E mi rimproverò. “Ballare in televisione! Da te non me lo aspettavo“. Non osai dirle che era Noschese. Un altro bravo a imitare la voce è Oreste Lionello. Che tipo. Sapeva che era notaio? Mi raccontò che però s’era stufato subito di trascrivere atti di proprietà. Pensò a una vita tutta uguale e scappò». Ma la Magnani... Confessi. «Non ci fu malizia. Non ci fu bacio». Sono le tre e mezza, alle quattro c’è Gaetano Badalamenti nell’aula bunker, ricomincia il processo del secolo. È il 24 marzo 1998.


Economia Antonio Laurenzano - Tributarista

Giovani e lavoro, un futuo incerto

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isoccupazione giovanile in rialzo. Lo ha certificato l’Istat con la rilevazione di fine anno. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 31,9% (+0,1 punti), il terzo più elevato in Europa, dopo la Grecia (43,6%), la Spagna (38,6%), e più del doppio della media europea (14,9%). Una fotografia del mercato del lavoro che, nella sua criticità, evidenzia le difficoltà del ricambio generazionale e il conseguente disquilibrio macrosociale. Cause oggettive e soggettive, le prime riguardano la crescita economica, l’evoluzione delle attività economiche, le loro innovazioni sul piano tecnologico. Le seconde sono correlate a scelte aziendali che puntano sull’esperienza e sulla professionalità delle new entry. La lotta alla disoccupazione giovanile è presente nell’agenda politica del governo gialloverde che con le “pensioni quota 100” punta ad aprire il mercato del lavoro ai giovani. Ma sono tanti i dubbi sull’esito finale dell’operazione. Mandare anticipatamente in pensione le persone è davvero lo strumento più efficace per favorire nuovi sbocchi occupazionali? Non c’è infatti alcuna relazione tra il tasso di occupazione degli over 65 e il tasso di disoccupazione degli under 25. Pensionamento -assunzione è un’equazione resa ancor più improbabile in un Paese entrato in “recessione tecnica”’ a causa della flessione del Pil dello 0,2%

Erasmus è il programma UE per l’istruzione, la formazione, la gioventù e lo sport in Europa. Ha un bilancio di 14,7 miliardi di euro.

nel 4° trimestre 2018, secondo i dati diffusi dall’Istat. Da verificare, inoltre, se il “posto fisso” lasciato dal pensionato sarà tale anche per il neo assunto o, verosimilmente, avrà una diversa configurazione contrattuale. In dicembre, ha comunicato l’’Istat, sono aumentati i dipendenti a tempo determinato (+257 mila) e sono diminuiti i dipendenti a tempo indeterminato (-88 mila). Futuro incerto per i giovani. Ad di là dei proclami, cosa fare? In alcuni Paesi del Nord Europa l’accesso al mondo del lavoro è preceduto da un percorso virtuoso di formazione attraverso l’alternanza scuola lavoro che consente agli studenti, durante il periodo scolastico, sotto la guida di un tutor (e non di un … “navigator”), di inserirsi nei meccanismi della futura

attività lavorativa, in un ideale punto di incontro fra offerta e domanda di lavoro. Una formazione collegata alle reali esigenze delle imprese e più in generale dell’economia. Nessuna dispersione scolastica, ma per gli studenti una capitalizzazione dell’insegnamento ricevuto. È una strada incoraggiata dalla Commissione europea per la quale “l’occupazione giovanile rappresenta una delle maggiori priorità”, come ha affermato di recente la commissaria Marianne Thyssen. A Bruxelles si avverte chiara la necessità di dover rivitalizzare i due canali fondamentali della istruzione e della formazione, la prima intesa in termini di aggregazione dei vari progetti didattico-educativi nazionali, la seconda quale completamento naturale del percorso scolastico. In questa ottica il programma

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dell’Ue Erasmus si propone di contribuire alla crescita dei giovani attraverso esperienze di studio e formazione in paesi diversi. Un vero successo nel 2018: 38 mila studenti italiani partiti in giro per l’Europa, 26 mila ospitati in Italia! L’Europa ha bisogno, con la flessibilità del mercato, di una forza lavoro dinamica in grado di essere rapidamente assorbita dalle nuove realtà produttive, per rispondere alle sfide della globalizzazione economica. I giovani europei di oggi costituiscono una generazione che vive in un contesto sociale, demografico, economico e tecnologico in rapida evoluzione. L’attuale generazione di giovani europei è la prima ad essere cresciuta in un’Europa pacifica, in gran parte priva di frontiere dove i giovani possono muoversi e studiare liberamente, lavorare e apprendere più semplicemente rispetto al passato. Il futuro dei giovani sarà il futuro dell’Europa. Si tratta di una immensa risorsa di energia e creatività da utilizzare adeguatamente per prevenire crisi sociali che potrebbero azzerare ogni equilibrato processo di sviluppo socio-economico. Una sfida politica da vincere!


Cultura Laura Vignati Docente Liceo Scientifico Statale A. Tosi

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L’importanza del Liceo della Comunicazione

ualche ora in meno di filosofia, disegno e storia per studiare pubblicità, cinema, tv, teatro, radio, fumetto, fotografia, giornalismo, web. Insomma per approfondire la comunicazione a trecentosessanta gradi. È quanto offre il liceo scientifico Arturo Tosi a partire dal prossimo anno scolastico che spalanca le porte alla comunicazione. E lo fa non proponendo solo la teoria, ma anche la pratica. La nuova disciplina, che non può avere altro che il nome di “Teoria e tecnica delle comunicazioni sociali”, ha un’impostazione soprattutto laboratoriale e privilegia la metodologia del cooperative learning e la pratica teamwork. Insomma si lavora insieme e si punta all’attività di laboratorio. Ma non solo. Nel curriculum sono previsti anche approfondimenti sul linguaggio della comunicazione, la psicologia, il public speaking e diritto della comunicazione. Così lo studente del liceo statale di via Grossi accanto a una solida preparazione scientifica, alla capacità di rapportarsi in modo critico sia alla tradizione umanistica sia all’innovazione scientifica e tecnologica, all’attitudine a operare con rigore logico e metodologico, si misura con i processi comunicativi, conosce i diversi metodi di acquisizione, gestione e diffusione delle informazioni attraverso i più svariati canali comuni-

liceo scientifico della comunicazione sono orientate e dirette a evidenziare gli aspetti e i processi di trasmissione e ricezione dell’atto del comunicare. A partire dalla terza poi le attività di alternanza scuola-lavoro possono essere svolte in progetti legati all’abito della comunicazione: editoria, tv, video making, studi legali…).

Teoria e tecnica delle comunicazioni sociali: dall’anno scolastico 2019/2020 allo Scientifico Tosi, prestigioso liceo bustocco, inizia un interessante percorso formativo.

cativi: web, cartacei, multimediali e altro. LE MATERIE Il liceo della comunicazione non è altro che una “curvatura” del liceo scientifico tradizionale dove si studiano: italiano (4 ore), latino (3), storia (3), inglese (3), matematica (5 biennio, 4 triennio), filosofia (2), fisica e scienze (2 biennio e 3 triennio), disegno e storia dell’arte (2) e appunto teoria e tecnica della comunicazione (2 al biennio e 3 triennio). Che in prima si concentra sull’introduzione alla comunicazione, il linguaggio del fumetto e della pubblicità nei media, il laboratorio di scrittura per i media (focus pubblicità, messaggio promozionale, graphic novel) e

la comunicazione digitale. In seconda, spazio al linguaggio giornalistico, al laboratorio di scrittura per i media (focus scrittura giornalistica), il linguaggio e laboratorio della fotografia e la comunicazione digitale. In terza gli studenti si concentrano sul linguaggio cinematografico e video con un focus sulla scrittura per il cinema, il laboratorio di montaggio audio-video, la comunicazione digitale e la psicologia della comunicazione. In quarta, spazio al linguaggio radiofonico e televisivo con il laboratorio radio-tv, la comunicazione digitale e il public speaking. In quinta i liceali si cimentano nella teoria e tecnica dell’audiovisivo per il web, il laboratorio video per web, la comunicazione digitale e il diritto delle comunicazioni. Inoltre tutte le discipline del

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LE PROSPETTIVE Il liceo della comunicazione si rivolge a ragazzi che oltre ad avere una predisposizione scientifica hanno interesse a esplorare percorsi nuovi di lettura e scrittura multimediale per il web, desiderio di conoscere meglio i nuovi mezzi di comunicazione, la curiosità di fronte alle dinamiche sociali e psicologiche dei processi comunicativi, la disponibilità a mettere in relazione le conoscenze teoriche con l’esperienza pratica e di laboratorio. Non ultimo, l’intenzione di seguire una specializzazione universitaria nell’ambito delle professioni della comunicazione: giurisprudenza, scienze politiche, scienze della comunicazione, cinema, spettacolo, editoria, industria culturale, web writer e altro. Perché un indirizzo scientifico nel linguaggio della comunicazione? Innanzitutto per motivazioni socio-culturali, legate alla necessità di inte-


Cultura

grare nella didattica forme e linguaggi della realtà e della comunicazione quotidiana. Poi alla necessità da una parte di fornire strumenti adeguati di codifica e decodifica delle informazioni per sviluppare un’attitudine critica e riflessiva nella società della comunicazione, dall’altra di rispondere al fabbisogno dell’industria culturale del territorio e di fornire competenze relative alla produzione di testi per l’industria culturale. Poi per motivazioni territoriali: l’assenza sul territorio di un liceo con spiccata vocazione culturale e attenzione ai linguaggi, la necessità di rispondere alle attese dell’utenza che vede nel liceo scientifico un riferimento formativo di interesse culturale - ma richiede nuove e più aggiornate competenze di lettura del mondo contemporaneo - la presenza sul territorio di corsi universitari e post diploma legati al mondo della comunicazione (Naba, Icma e altro) e le possibilità lavorative nell’area milanese e del varesotto nell’ambito dell’industria culturale e dei mass-media.

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Cultura Laura Vignati Docente Liceo Scientifico Statale A. Tosi

“P.O.W.”: un documento storico

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na pagina di storia dimenticata dai libri, un inferno vissuto dai nostri soldati nei campi di concentramento in India che però passa sotto silenzio nelle scuole. Eppure è una storia di atroci sofferenze e drammi. Ed è ancora più sentita se si pensa che a viverla, tra quel plotone di militari italiani, c’era anche un soldato di casa nostra, un bustese: Guido Olivato. Su fogli di carta igienica – gli unici a disposizione – giorno dopo giorno raccontava le sue sofferenze. A distanza di 78 anni li ha ritrovati il figlio Tito e da quei ricordi è nato un romanzo, “Pow”, una storia di amicizia e di guerra, di morte e di amore. Oltre i campi di concentramento inglesi, in una corsa spasmodica verso la vita. Di fronte ai brandelli di testo, poteva scegliere se scrivere un saggio o lavorare di fantasia senza intaccare la verità dell’intreccio. Tito Olivato, già noto per aver scritto il romanzo su Beata Giuliana “Non sono più mia”, saggi storici, monografie, libri di musica, testi scolastici e articoli di storia locale, ha preferito la seconda chance. E ne è nato un documento storico, con dialoghi e narrazioni che ricostruiscono la vita dei graduati italiani nell’Africa orientale dal 1940 al ’46. Alla libreria Boragno ha così presentato l’ultima sua fatica, nata su ispirazione

L’autore Tito Olivato durante la presentazione del romanzo tratto dal diario del padre Guido confinato nei campi di concentramento inglesi.

del suo “babbo”. Ma in effetti nel libro non lo chiama mai così. Il protagonista è Guido, sottoufficiale dell’esercito italiano che dopo un contrasto con il fratello Dario giunge a Massaua. In Africa vuole andare per fare fortuna, per portare a casa un gruzzoletto e aspirare a un grado superiore. Ma le cose non vanno come avrebbe voluto. Quando il 10 giugno 1940 Mussolini annuncia la dichiarazione di guerra, la vita di Guido e dei 25mila militari nell’Africa orientale italiana diventa al limite della sopportazione. Soprattutto a Cheren dove migliaia di britannici continuano a bombardare le postazioni italiane che oppongono una strenua resistenza, tanto che un generale di Churchill dichiara “Onore delle armi agli italiani” e lo stesso ex primo

ministro del Regno Unito asserisce che “Cheren resiste ostinatamente e gli italiani stanno compiendo sforzi disperati per mantenere queste posizioni”. Quando vengono catturati inizia il calvario nei campi di concentramento con la descrizione di episodi raccapriccianti come il contare la vita attraverso le “scariche”, le scatolette di tonno da mangiarsi in 15 minuti, la caccia all’uccellaccio Hornbill e la fame nera, la pasta cruda e i ceci per gli otto giorni trascorsi nella stiva dove a turno si respirava aria dai bocchettoni e tanti altri particolari da far accapponare la pelle. Al termine del libro, una pagina che qualche critico ha definito “una bomba atomica che esplode a fine romanzo”. Insomma una storia vera “nella quale l’autore dà voce

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alle parole del padre – ha spiegato durante la presentazione Mariano Sinisi, scrittore di fantasy. La realtà non è quella oggettiva che si legge sui libri di storia, ma quella soggettiva, filtrata dal punto di vista e dalla caparbietà del protagonista. Così il lettore è catapultato a vivere la foga, la paura degli avvenimenti così come li vede il protagonista. Il terrore piove in faccia con gli occhi di Guido”. Ma un tema portante del romanzo resta la famiglia, in particolare la madre. Che nei momenti di disperazione, quando nei campi di concentramento ogni prigioniero pensa solo a se stesso, dove in uno spazio fatto di terra battuta, filo spinato, presidi di sentinelle, gelo e afa, si smarrisce il senso della vita, dove i nemici per punire i nostri soldati fanno sentire la musica italiana, dove non c’è solidarietà, qui c’è sempre il pensiero della mamma Carolina cui aggrapparsi per poter andare avanti. Dunque la famiglia è il fil rouge del romanzo. “Nel libro compaiono poche figure femminili – ha detto l’autore – tutte madri. Perché è il desiderio d’affetto l’àncora di salvezza. Quando non arrivano i rifornimenti, tra un bombardamento e l’altro, tra un inferno e l’altro, ecco comparire sempre la figura materna”. Un libro scorrevole e interessante che si legge d’un fiato.


Cultura

Dal mondo universitario Economia o business? l Centro pastorale Piergiorgio Frassati, in collaborazione con la LIUC, propone un percorso di cinque incontri in cui verranno analizzate le implicazioni antropologiche dell’attività economica con il Professor Silvano Petrosino, docente di Filosofia della comunicazione dell’Università Cattolica di Milano, volto noto e stimato della filosofia italiana contemporanea. Nel tentativo di offrire una definizione di mondo, si analizzerà il significato della casa, luogo antropologico per eccellenza in cui è d’obbligo trovare leggi dell’economia su cui fare affidamento e, allo stesso tempo, abbandonare il concetto di profitto quale unica ragione della ricchezza e intenderlo, invece, come relazione con gli altri. Gli incontri – aperti a tutti - sono così programmati: martedì 12 - 19 - 26 marzo e martedì 2 - 9 aprile 2019

Master in Next Innovation Il percorso formativo per gli innovation manager di domani è in programma da aprile a dicembre 2019 e si articolerà in 500 ore in aula e 400 in stage presso aziende insediate nel Digital Innovation Hub a Lomazzo o partner della LIUC Business School. Il Digital Innovation Hub aprono le iscrizioni al Master in Next Innovation: si tratta di un percorso formativo di forte attualità rivolto a laureati (triennali e magistrali) con diversi background accademici e a profili professionali junior nell’ambito del marketing e dell’innovazione per formare gli innovation manager del futuro, in grado di portare in azienda pratiche, strumenti e modi con cui affrontare l’innovazione e per supportare imprenditori e manager nelle scelte decisionali. Il Master prevede una parte teorica, casi di studio reali, business games, testimonianze in aula di esperti di settore e visite in azienda.

Pianificazione aziendale Previsione delle vendite, gestione e controllo delle scorte, pianificazione collaborativa e sincronizzazione dei processi logistici e produttivi. Il nuovo percorso di formazione “Demand, Inventory & Supply Planning”, in programma alla LIUC Business School, consente di individuare le aree di miglioramento ed intervenire nei processi di pianificazione integrata (vendite, scorte, distribuzione e produzione) confrontandosi con le best practices aziendali. Il percorso formazione, articolato in 3 moduli per un totale di 5 giornate, ambisce a formare demand planner, inventory manager, riordinatori e buyer, professionisti operanti nella pianificazione della Supply Chain, dotandoli di nuove competenze per massimizzare il livello di servizio al cliente riducendo le scorte presso i nodi della rete logistico-produttiva.

Imprese familiari Un percorso di laurea triennale unico nel panorama internazionale, dedicato alla gestione delle imprese a proprietà familiare: Family Business Management è la novità per il prossimo anno accademico 2019/20. Si parlerà di gestione e di governo delle imprese familiari di piccole, medie e grandi dimensioni e se ne affronteranno le specificità in termini di gestione, organizzazione, finanza, marketing, innovazione e valorizzazione della tradizione produttiva. La LIUC, in linea con il suo DNA di Università nata dalle imprese per le imprese, ha deciso dunque di investire in un nuovo progetto tutto dedicato a queste realtà aziendali che rappresentano il cuore del nostro tessuto industriale. Un progetto che vuole anche contribuire a far conoscere meglio queste aziende: “Studi approfonditi e rigorosi rivelano che le imprese familiari sono quelle che crescono e guadagnano di più, che sono più solide e longeve, e persino più innovative. E che l’ingresso delle nuove generazioni rappresenta una grande opportunità di sviluppo”. Un mondo molto articolato, tutto da scoprire, fatto anche di grandi nomi come FIAT, Benetton, Luxottica, Ferrero, Armani, Barilla, Prada, Esselunga, Lavazza, Campari, Brembo e Calzedonia. - 16 -


Educazione Sanitaria Giorgio Reguzzoni - Oncologo

Il fumo fa sempre male

L

’inchiesta Doxa del 2017 ha fatto il punto sulle abitudini al fumo degli italiani nello scorso anno e risulta che in Italia i fumatori sono 6 milioni di uomini (pari 23,9% della popolazione adulta) e 5,7 milioni di donne (20,89%), con un lieve incremento rispetto al passato. La maggioranza delle persone comincia a fumare dai 15 ai 25 anni, ma vi è un ragguardevole 13% di ragazzi di età inferiore a 15 anni che già fuma. Il 56% consuma meno di 15 sigarette al dì, ma il 2.3% supera le 25 sigarette (con una spesa annua di oltre 3000 euro!). I fumatori sono più frequenti nelle regioni settentrionali, hanno conseguito titolo di studio superiore e appartengono alla classe media. Il 19% dei maschi e il 27% delle donne fumatrici hanno bimbi in casa. Connesso a questo è il problema del fumo passivo: il 37.3% dei non fumatori ha viaggiato in auto con persone che non hanno rinunciato alla sigaretta. È a tutti noto che il fumo fa male e dato che i danni sulla salute costituiscono un problema di sanità pubblica, in tutti gli Stati è obbligatorio pubblicare delle avvertenze sui pacchetti di sigarette. La Doxa ha indagato il loro impatto: solo il 26% dei fumatori ha prestato loro attenzio-

Migliaia di studenti degli Istituti di Busto Arsizio, Gallarate e Valle Olona sono stati coinvolti dal dott. Reguzzoni nel “Progetto di Educazione Sanitaria”.

ne nel corso dell’ultimo mese e ben il 61% affermava di non avere ricevuto alcun incentivo a rinunciare. Il comportamento è legato al problema della dipendenza da nicotina (definita da alcuni la droga perfetta!) e dai risvolti psicologici correlati al fumo ed è la causa degli insuccessi alla lotta al tabagismo. In genere solo il 18-20% dei fumatori motivati a smettere riesce a superare la dipendenza a distanza di un anno e poco influisce il timore di ammalarsi. A questo proposito i numeri sono inclementi: in Italia ogni anno sono riportati 83000 decessi a causa del fumo ed è documentato che i fumatori di entrambi i sessi hanno una attesa di vita di 10 anni inferiore a quella dei non fumatori. A 55 anni il ri-

schio di mortalità per tumore del polmone aumenta del 2325%, per tumore della laringe del 27%, per le malattie cardiovascolari del 25-27%, e per quelle croniche dei bronchi del 25-28%, senza tener conto delle altre 50 patologie correlate al fumo di sigaretta che hanno un impatto minore sulla mortalità, ma alterano gravemente lo stato di salute considerando che insorgono in persone relativamente giovani. Il danno è provocato dal fumo di tabacco perché contiene migliaia di sostanze tossiche che possiamo classificare cancerogene (benzene, benzopirene, catrame, polonio radioattivo) sicuramente capaci di provocare tumori, sostanze irritanti che determinano le patologie croniche respiratorie. Ancora: il mo-

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nossido di carbonio che contribuisce a mantenere lo stato di ridotta ossigenazione dei tessuti e la nicotina, che oltre a provocare la dipendenza, determina rialzo della pressione contribuendo a favorire i processi di arteriosclerosi responsabili dei danni vascolari, come l’infarto miocardico, l’ictus e le gangrene agli arti. Per contro smettere di fumare fa sempre bene: superati i primi giorni di lieve malessere dovuto all’astinenza, entro poche ore cominciano a manifestarsi gli effetti benefici e dopo pochi anni il rischio di ammalarsi torna ad essere quello dei non fumatori.

L’ALTERNATIVA Per combattere la piaga del fumo il governo cinese (la Cina è il maggior produttore e consumatore di tabacco) ha avviato una campagna che ha portato all’introduzione della sigaretta elettronica. Il dispositivo si compone di una luce led, di una pila, di una camera di vaporizzazione e di un serbatoio che contiene glicerolo o suoi derivati, misto ad aromi e nicotina in diverse concentrazioni. La miscela viene riscaldata nella camera di vaporizzazione ed inalata con un gesto che simula la fumata


Educazione Sanitaria

(svapata). Nell’intento iniziale avrebbe dovuto consentire la disassuefazione dal fumo grazie all’utilizzo di dosi scalarmente ridotte di nicotina. Anche con tale metodo, utilizzato da alcuni centri, si ottiene l’astinenza persistente nel 15-18% dei casi: l’uso è sicuramente meno dannoso del fumo di tabacco dato che non sono inalate le sostanze cancerogene. Tuttavia sono stati segnalati casi di bronchite granulomatosa correlati all’inalazione delle particelle di glicerolo. In Italia l’indagine Doxa riporta che l’uso della sigaretta elettronica interessa il 6% della popolazione e che nella maggioranza dei casi si usano ricariche contenenti nicotina. Il 14% degli utenti, grazie a questa innovazione, ha smesso di fumare e il 25% ha ridotto l’uso di sigarette ma tra i non fumatori, il 22% ha iniziato con le sigarette tradizionali. Questo è l’aspetto più preoccupante soprattutto per i giovani essendo provato che gli adolescenti che si avvicinano alla sigaretta elettronica diventeranno fumatori in una elevata percentuale dei casi. Inoltre, l’esperienza maturata girando per le scuole, sottolinea la grande attrattività ma i rischi sono ampiamente sottovalutati sia dai ragazzi sia dalle famiglie. L’ultimo ritrovato in materia, prodotto da una multinazionale

del tabacco, è il così detto IQUOS, un sistema di combustione lenta del tabacco che risulterebbe meno tossico. IQUOS è costituito da un bastoncino di polvere di tabacco lavorato in modo da poter bruciare a bassa temperatura, da una camera di acetato, riscaldata tramite una pila, che porta il tabacco alla temperatura desiderata e da una serie di filtri. Con questo dispositivo elettronico il fumatore può inalare il fumo prodotto ed avvertire le sensazioni proprie del fumo di sigaretta. Gli studi dimostrano che il sistema può ridurre del 90% le emissioni di catrame e delle altre sostanze tossiche che continuano ad essere inalate, sia pure a dosi ridotte. Pertanto IQUOS non può essere considerato un prodotto innocuo perchè fornisce nicotina, responsabile della dipendenza. A questa si associa il rischio che i fumatori di sigarette siano indotti al consumo di entrambe. Uno studio eseguito in Italia ha evidenziato che dopo 4 settimane il 12% usava solo IQUOS, il 55% continuava ad usare le sigarette convenzionali e il 38% utilizzava entrambi. Rimane sempre il divieto di uso del dispositivo per i giovani di età inferiore a 18 anni essendo documentato che la

nicotina ha un effetto dannoso sullo sviluppo regolare del cervello in età evolutiva. In conclusione si può condividere le raccomandazioni della FDA americana :“La riduzione del rischio non significa mancanza di rischio.

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Il miglior modo per ridurre il tuo rischio di ammalare di malattie correlate all’uso del tabacco è di non farne uso. IQUOS contiene nicotina che determina dipendenza. IQUOS è un sistema che può danneggiare la tua salute”.

RICORDANDO LIBORIO SERAFINI Per decenni, questa pagina è stata illuminata dai redazionali del Prof. Liborio Serafini, già V. Primario pediatrico del nostro ospedale. Una rubrica seguitissima perché trattava problematiche di rilevante attualità e interesse per il mondo degli adolescenti. Una pagina che sarà a disposizione dei medici che vorranno alternarsi per idealmente continuare la rubrica di “e d u c a z i o ne sanitaria” tanto cara al compianto Prof. Serafini. I suoi consigli dovevano centrare l’obiettivo con semplicità e coinvolgere i genitori: era la premessa delle sue composizioni scritte sempre rigorosamente con la biro. “Non sono telematico” ripeteva spesso, ma nei suoi redazionali traspariva il valore del medico e del profondo ricercatore. Un appassionato della sanità che cercava di renderla meno conflittuale e più a misura d’uomo. Preziosi i consigli elargiti con

grande umanità da un pediatra che ha trasformato la professione medica in autentica mission al servizio della comunità e parzialmente raccolti nel volumetto “Secondi Passi…”. Un esempio difficilmente imitabile per competenza, impegno, modestia. Un grande bustocco sotto i tratti solo apparentemente ruvidi che ricordavano le sue origini abruzzesi e l’adorata Scanno. Inoltre, era appassionato della Pro Patria che ha seguito sino a quando gli acciacchi non glielo hanno impedito, ma continuando ad esaltarla attraverso Busto Domani. Le sue relazioni rappresentavano quasi un trattato storico-culturale per il rilievo dato alle città, alle squadre, allo sport. “Medico e Tifoso biancoblu” si firmava, un autentico e appassionato sportivo. Liborio, mi mancherai tantissimo e ancora grazie di tutto e un affettuoso abbraccio. Sergio


Sport Flavio Vergani - Pro Patria Club

Tigrotti tricolori

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iportiamo un significativo stralcio della prefazione di “Iper la Grande I” di Solbiate Olona che ha signorilmente ospitato l’ufficiale presentazione del volumetto di Giacomelli. “Così, nell’anno di grazia 2018 finalmente possiamo festeggiare i Tigrotti che si fregiano di indossare lo scudetto, al pari delle migliori squadre di football, sulla gloriosa casacca a strisce orizzontali, al termine di una stagione dall’andamento altalenante che solo la laboriosa tenacia di chi è abituato a non darsi mai per vinto poteva condurre il porto. Anche noi, presenti nel territorio bustocco dal 1998, siamo orgogliosi di assistere a quello che speriamo essere il rinascimento dei colori bianco blu, sbocciato grazie al cuore della sua prima sostenitrice, il Presidente Patrizia Testa, la quale, come ogni vero tifoso, ha anteposto il bene del Club a ogni interesse personale pur di vedere nuovamente ardere la fiamma rossa simbolo di una città che vuole ritornare Busti Grandi.” Un successo annunciato con lezione di storia contemporanea di Giorgio Giacomelli, gran rettore della facoltà biancoblu, che ha radunato intorno a sé l’anima e il cuore della Pro Patria. Appassionante la motivazione in occasione dell’up-date del suo precedente lavoro “Tigrotti, oltre un secolo con la Pro

sua taverna o abbandonato in un locker di Amazon in via Milazzo?

Giorgio Giacomelli, storico e appassionato cultore della Pro Patria, con la Presidente Patrizia Testa e Riccardo Ferri già apprezzato difensore dell’Inter.

Patria”. Il battesimo ha trasmesso all’anagrafe il nome del nuovo arrivato: “Tigrotti Tricolori” e il genitore numero due della nuova creatura è Carlo Fontanelli che, come sempre, ha supportato Giacomelli non solo nella rima del cognome ma anche e soprattutto nel lavoro di editing. Un’appendice all’opera precedente “Tigrotti”che Gigi Farioli, assessore allo sport, ha definito “la Treccani della storia della Pro Patria”, comprendente i risultati del triennio 2015/2018. Gioie e dolori per un triplete che partito con la prospettiva dei “zero tituli” (7 punti in campionato nell’era Nitti) si è riscattato con la vittorie firmate Patrizia Testa. Alla presenza dell’intera rosa della Pro Patria hanno preso

la parola, oltre a Giorgio Giacomelli, Gigi Farioli, Patrizia Testa, Sandro Turotti, Ivan Javorcic, Beppe Gonnella, Roberto Centenaro, il giovane tifoso Candiani e lo special guest Riccardo Ferri che, forse su preciso mandato di Beppe Marotta nuovo dirigente interista nonché amico di Patrizia Testa, ha donato alla presidente un gagliardetto nerazzurro. Un modo per tentare di convertirla alla sua nuova fede nerazzurra? Patrizia Testa, juventina fino al midollo, ha ben incassato il colpo mostrando di gradire il regalo, mantenendo una mimica facciale neutrale e un linguaggio del corpo indecifrabile. Ora, si accettano scommesse su dove sia finito il gagliardetto: nel cassetto dei regali da riciclare, nel camino della

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Giorgio Giacomelli ha incantato la platea con la consueta narrazione di aneddoti storici personalmente vissuti, mostrandosi a suo totale agio nel percorrere le vicende tigrotte anche le più datate. Una vera e propria bibbia biancoblù comprendente un vecchio e un nuovo testamento “secondo Giorgio” che rappresenta una preziosa impronta che lo storico bustocco ha voluto dedicare alla passione della sua vita. La serata ha voluto ricordare Andrea, figlio di Giacomelli prematuramente scomparso, che è stato un professionista serio e stimato del gruppo Iper. Da qui la scelta della location dell’evento durante il quale si è ricordato anche Gigi Salmerigo, marito della presidente Patrizia Testa, scomparso lo scorso anno. Presente, tramite le pennellate dei suoi colori e l’arte delle sue fotografie, Giovanni Garavaglia recentemente partito per la trasferta eterna che ha realizzato le foto dello short book. Poi, happy hour con un ricco e partecipato buffet. Insomma, nulla è stato lasciato al caso perché quando di mezzo c’è Giacomelli “è sempre la solita storia”: emozioni tutte da raccontare, ascoltare, ricordare, con la Pro Patria al centro dell’attenzione!


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Turismo Vanna Garavaglia Esperta di turismo internazionale

Pellegrinaggio a Mariazell

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ariazell è un vecchio borgo dalle facciate color pastello del nord della Stiria, situato sulla Romantikstrasse che collega Salisburgo e Vienna. In centro alla cittadina il santuario mariano più antico dell’Austria e il più grande luogo di pellegrinaggio dell’Europa centrale che richiama quasi due milioni di visitatori l’anno. Non ha per noi “pellegrini lombardi” la notorietà di Fatima o di Lourdes, ma il richiamo della nostra guida spirituale ci ha fatto raccogliere intorno a questo, nuovo per noi, spunto di viaggio: un po’ viaggio dell’anima, un po’ desiderio di rinnovare vecchie amicizie stringendoci ancora una volta intorno a don Carlo. Anticipando la visita prevista a Marzo, ecco una descrizione dei luoghi. Il santuario consacrato alla Madonna è circondato da un pittoresco scenario montano di montagne innevate fino a marzo, coperte da boschi di pini e punteggiato da abitanti di antiche tradizioni contadine, ideale per meditare nella natura ma anche per ritempranti vacanze. A Mariazell (situato a quota 868 metri) dicono che il suono delle campane si fonde con quello dei campanacci che proviene dai pascoli.

La suggestiva basilica di Mariazell sarà meta – con la professionale organizzazione di Lombardgate – del gruppo Lions di Busto Arsizio e zona.

UN PO’ DI STORIA Una piccola ricerca sulle sue origini ci rimanda a poco dopo l’anno mille, precisamente quando nel 1157 il monaco benedettino Magnus, del convento di S. Lamberto, arrivò in quella regione per predicare il vangelo. Il monaco viaggiava portando con sé una statua della Madonna in legno di tiglio, che la tradizione dice scolpita da lui stesso, che depose per essere venerata dai fedeli in una piccola cella (zell), che dette a Mariazell il suo nome. La leggenda vuole che all’improvviso un masso gli sbarrò la strada. Magnus chiese aiuto a Maria e la pietra si spaccò miracolosamente in due lasciandolo passare. Proseguendo lungo la via, il monaco mise la statua su un ceppo e

le costruì attorno una “cella” che fungeva da cappella e da riparo. Da lì prese origine il santuario dove l’immagine della Madonna, sostituita più tardi da una statua romanica, viene oggi venerata come “Magna Mater Austriae“. Lo stile di vita del monaco, la presenza dell’immagine e la fama dei miracoli attribuiti all’immagine, si diffusero attirando pellegrini da molti Paesi d’Europa centrale e orientale. Nel 1200 Enrico Vladislav di Moravia, in riconoscenza della sua miracolosa guarigione, costruì la prima chiesa. Da allora Mariazell fu invocata come “Madre delle genti slave”. Il re Luigi il Grande di Ungheria, nel 1370, dopo una gloriosa vittoria sui Turchi, fece construire come ex voto la “Cappella delle Grazie”, che ritroviamo

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ancora oggi. Imperatori, re, principi delle varie Case regnanti d’Europa con le frequenti visite, le concessioni di privilegi e preziosi doni al santuario, ne accrebbero il richiamo. Dopo la cacciata dei Turchi, l’imperatore Ferdinando II rinnovò il giuramento, già emesso a Loreto, di restaurare la fede cattolica nel suo impero. Anche in seguito, i destini dell’Austria, nei momenti critici nazionali, venivano rimessi nelle mani della Madonna. I pellegrini viennesi, al tempo del Protestantesimo, della guerra del 1673 contro la Francia e in occasione di epidemie, venivano in lunghe processioni alla cappella delle Grazie cantando “Proteggi, o Maria, il Sacro Romano Impero e tutti i popoli”. Tutti i discendenti della dinastia degli Asburgo, da Rodolfo I (1282) a Carlo I (1918), vennero pellegrini a Mariazell, vi guidarono le processioni dei supplicanti ed alcuni vi fecero la loro prima Comunione come Maria Teresa, che spesso vi ritornava con i suoi figli e con offerte votive di grande valore. Ai giorni nostri papa Giovanni Paolo II, dopo aver partecipato alla festosa Assemblea dei Cattolici a Vienna nel 1983, si prostrò ai piedi della Vergine di Mariazell per invocare il suo aiuto per l’Austria, per l’Europa e per il mondo.


Notizie in evidenza

Il dolore nell’anziano Con l’aumento dell’età media, il medico si confronta sempre più frequentemente con dolori da patologia degenerativa. Persone anziane che riguardano in un’alta percentuale di casi dolori all’apparato osteo-articolare (artrosi cervicale e lombare, patologia osteo-degenerativa articolare, cervicobranchiale per es). È stato calcolato che il dolore nelle persone anziane è un problema comune con una prevalenza di circa l’80%, ed è stato verificato che nella stragrande maggioranza dei casi la patologia algica impedisce lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Il dolore nell’anziano ha raramente un’unica causa, generalmente è il risultato del decadimento di diversi organi ed apparati legato al passare del tempo. Nell’ottica della moderna attenzione della medicina alla globalità dell’individuo, anche la più semplice ma fastidiosa sindrome algica comporta nell’anziano numerose conseguenze, come depressione, ansia e ridotta socializzazione. Si è considerato a lungo se il decadimento neurologico dell’anziano potesse comportare una ridotta percezione del dolore. Al contrario, si ritiene oggi che in età geriatrica il dolore sia normalmente e comunemente avvertito come in età giovanile. Tuttavia, la polipatologia, l’aumentata prevalenza del deficit cognitivo e sensoriale, lo stato depressivo, sono fattori che contribuiscono a sottostimare il dolore nell’anziano. Inoltre, come avviene nel dolore post-operatorio, il dolore viene anche in questo caso considerato come un fatto inevitabile, e quindi non viene trattato. La terapia farmacologica è il cardine del trattamento analgesico, da praticarsi con le dovute cautele poiché l’intervallo terapeutico dei farmaci è ridotto per una compromissione dell’emuntorio epatico e renale, e poiché si tratta certamente di inserire un ulteriore trattamento con altri già in atto. Ma, come noto dagli algoterapisti, la presa in carico non è riferita al dolore, bensì al paziente, che necessita di un programma di intervento globale e articolato, che permetta, con trattamenti fisici e comportamentali e con interventi psico-sociali, di incoraggiarlo a rimanere attivo e a mantenere il benessere personale e l’interesse nei confronti della vita.

Anche Lombard Gate offre tours di scoperta in Oman: in gruppo o per pochi, una sempre nuova avventura introdotta dalla stimolante presentazione di Vanna Garavaglia!

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Turismo

Un suggestivo panorama della Stiria a Mariazell.

L’ARCHITETTURA L’architettura della basilica è curiosa. In realtà la chiesa in stile barocco è nella sua forma attuale su lavoro del seicentesco architetto italiano Domenico Sciassia. L’altare maggiore, un dono di ringraziamento dell’imperatore Carlo VI, fu eretto durante gli anni 1692-1704 da Giovanni Bernardo Fischer da Eriach, il cui figlio Giuseppe Emanuele disegnò, invece, l’altare della Madonna delle Grazie, eseguito in argento ad Augusta nel 1727. Quest’ultimo altare, sul quale troneggia la statua della Madonna delle Grazie col Bambino, alta appena 49 cm, avvolta sempre da un manto secondo un’antica usanza, si trova nel mezzo della chiesa, dentro alla cappella delle Grazie, che è di stile gotico baroccato e di forma trapezoidale con un grande arco all’ingresso. È recintata da una sontuosa

cancellata d’argento, opera degli orefici viennesi Würth e Moser e dono dell’imperatrice Maria Teresa. Sotto la cupola alta e luminosa fu eretta, nel 1682, una colonna votiva sormontata da una statua di legno della Madonna del secolo XVI. Questa “Madonna del buon ritorno”, dallo sguardo amabile, la corona in capo, lo scettro in mano e il Bambino benedicente, è una delle più belle e commoventi sculture della basilica. Innumerevoli ex voto nelle gallerie della chiesa e nella sala del tesoro testimoniano in modo impressionante la grande fiducia riposta, nel corso dei secoli, da fiumane di pellegrini a Nostra Signora di Mariazell.

cammino più battuto è quello che va da Vienna alla città del Santuario, la cosiddetta “Via Sacra” lunga 135 km. Forse non tutti arrivano a Mariazell attraverso un lungo e faticoso cammino, ma questa città nel cuore dell’Austria è ancora oggi la meta di pellegrinaggio più grande e più importante di tutta l’Europa Centrale. Solo lungo questa via, durante l’anno passa più di mezzo milione di pellegrini, per inginocchiarsi davanti alla “Magna Mater Austriae”, ovvero la Madonna delle Grazie, custodita appunto nel Santuario tra i monti della Stiria, a 870 metri di altezza. Percorrere i cammini, sulle tracce di vie millenarie calpestate da milioni di pellegrini, per devozione, ricerca di spiritualità o semplicemente desiderio di vivere giorni unici, in silenzio, è una riscoperta recente. Quello di Santiago, che è solo il più noto tra i

LA VIA SACRA Il Cammino Austriaco che porta al Santuario di Mariazell ha conosciuto negli anni un risveglio importante. Il

L’interno della Basilica.

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tanti cammini che si possono percorrere in Europa, conta ogni anno 300 mila presenze, ma ve ne sono molti altri, in Italia e Oltralpe, che stanno conoscendo un importante riscatto. La Via Francigena, per esempio, secondo un’analisi dell’Associazione Europea delle Vie Francigene (Aevf ), ha visto nel 2016 ben 40 mila presenze. * Per questa volta, abbandonata la filosofia della lentezza appena indicata, raggiungeremo con un breve volo Vienna, da dove - trascurando il “cammino austriaco” - percorreremo i 160 chilometri per Mariazell con un comodo bus. Dopo la visita al Santuario, le preghiere e il raccoglimento, ci rimarrà il tempo di una ricognizione turistica di Vienna, capitale imperiale ricca di suggestioni e di spunti di approfondimento, prima di rientrare in Italia.


Notizie in evidenza

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Alcuni lettori, apprezzando la nostra pubblicazione, hanno chiesto le modalità per contribuire a sostenere “Busto Domani” che ricevono in omaggio attraverso le Farmacie cittadine. A questi sostenitori benemeriti saranno sempre inviate le comunicazioni e gli inviti a tutte le iniziative programmate dall‘Associazione Enrico Dell’Acqua. Busto Domani, che non riceve alcun contributo pubblico, anticipatamente ringrazia per la loro collaborazione.

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☞ È rientrato l’On. Di Battista. E sono riprese le solite contumelie. ☞ Salvini e la Nutella. La Isoardi può stare tranquilla. ☞ Blocco delle pensioni. Il bancomat del governo. ☞ Manovra economica. Quasi un terno al lotto. ☞ Di Maio e Salvini litigano di sera. Perché la notte porta consiglio. ☞ Conte: “sono io il Presidente del Consiglio”. Anche lui aveva qualche dubbio. ☞ Camera dei Deputati azzurra. È scesa in campo Forza Italia. ☞ Movimento 5 Stelle: due mandati e poi a casa. Che farà Giggino? ☞ PD a congresso. Una gioiosa macchina da guerra. ☞ Rete 5 Stelle. La cassaforte della Casalegno Associati. ☞ Liberi e uguali. Un partito invisibile. ☞ Grillo: prima no, poi sì ai vaccini. Un esempio di coerenza! ☞ Di Maio contro Macron. Come Davide e Golia. ☞ Che tempo che fa. Pioggia di milioni per Fabio Fazio. ☞ Lino Banfi ambasciatore all’UNESCO. Un’altra genialità di Di Maio.


Storia Locale Giuseppe Magini Architetto e studioso di storia locale

La distruzione di Castelseprio

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’articolo che riguarda l’affermazione della Signoria, è stato suddiviso in due parti. Sul prossimo numero di “Busto Domani” il completamento della rievocazione storica che coinvolge anche realtà territoriali di casa nostra. La definitiva affermazione della Signoria in Milano avvenne come conclusione della lotta tra le due grandi famiglie dei Torriani e dei Visconti, espressione – per un certo periodo – la prima degli interessi dei ‘populares’, cioè dei mercanti e dei popolani, la seconda della nobiltà, del clero e della stessa curia romana. D’altra parte quella lotta – specie dopo l’ascesa al soglio pontificio di Martino IV avvenuta nel 1281 – si inserì nel contesto del maggior conflitto fra il papa alleato degli Angioini, l’imperatore di Germania e i ghibellini. Come era avvenuto durante l’età del Barbarossa, poi nel corso della lotta dei ‘populares’ contro i vescovi, anche in questo nuovo conflitto si inserirono le tendenze eresiarche di una parte delle popolazioni. Come in alcuni dei precedenti conflitti – quello dell’XI secolo tra patarini e vescovi nicolaiti, e l’altro fra il Barbarossa e le città lombarde - anche nell’urto fra Torriani e Visconti il territorio del Seprio e di Como ebbero una loro parte. Nel periodo di maggior sviluppo, il Comune di Milano

Una veduta aerea della valle del Ticino dove si sono svolti scontri guerreschi nei secoli XII e XIII.

favoriva i contadini sia contro i feudatari milanesi che contro i minori nobili locali. Così, nel primo decennio del ’200, esso soppresse ogni giurisdizione feudale sulle terre del circondario, impose la propria giurisdizione e riservò a sé solo il diritto di levare imposte e di porre dazi. Ma già allora, e specie quando nel Comune venne attenuandosi la carica democratica, nobili e clero si opponevano a quella politica delle autorità municipali di Milano. “Grave contesa fu quella che nel 1245 sorse tra gli uomini della castellanza di Varese, appartenente al Seprio, e l’arcivescovo di Milano Leone da Perego, difendendo i primi la loro aspirazione ad una maggiore autonomia, mentre il secondo - deciso a mantenere illesi il suo alto dominio e le sue giurisdizioni - li aveva

colpiti di scomunica e sottoposto il borgo all’interdetto, nonostante il loro appello al pontefice.

LA SCOMUNICA DEI VARESINI Ai primi del’46 si portarono a Lione un sindaco degli uomini di Varese ed un procuratore dell’arcivescovo, che era Ottone Visconti…L’arcivescovo sosteneva, a mezzo del suo procuratore, che a buon diritto aveva scomunicato i varesini, perché essi, senza il suo consenso, avevano eletto i propri Consoli e Reggenti in offesa dei diritti del vescovado. Il pontefice prosciolse gli uomini di Varese dalle censure ed è credibile che la lite finisse con un accomodamento, che gli uomini di quella castellanza ottenessero di eleggere

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i loro Consoli, ma questi dovessero ottenere l’approvazione e la conferma del vescovo che conservò l’alta signoria su quel borgo e sul suo castello. Ma il graduale svolgersi della situazione propizia all’affermarsi della signoria portava a ben altri conflitti all’interno di Milano. Scaduto nel 1256 il termine della signoria del marchese Manfredi Lancia e dovendosi procedere alla nomina del suo successore, la nobiltà si divise. Una parte si schierò per i Torriani assieme al popolo e alla Credenza; la maggioranza dei capitanei, dei valvassori e il vescovo – per il momento senza un capo prestigioso – elessero podestà Paolo da Soresina; la Credenza e il popolo elessero invece Martino della Torre. La discordia si inasprì e il vescovo Leone da Perego e i nobili dovettero abbandonare Milano. Anche il territorio del Seprio fu messo sossopra: i popolani milanesi - che erano coi Della Torre - si impadronirono di Fagnano e i nobili con l’arcivescovo Leone da Perego di Varese, di Gorla e di Legnano (dove l’arcivescovo soggiornò fino al 1257, anno della sua morte). In un primo tempo i nobili si imposero; i Torriani e i loro seguaci, dopo aver invano tentato di espugnare Castelseprio, furono costretti a ripiegare – attraverso Solbiate e Olgiate Olona – su Milano. Nel mese di aprile del 1258 le parti giunsero a un’intesa, la cosiddetta ‘Pace di Sant’Am-


Le Rubriche

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Storia Locale

brogio’. Ma il conflitto era troppo aspro perché una situazione di equilibrio potesse durare a lungo e difatti, dopo meno di tre mesi, la lotta si riaccese. Nello scontro che trovò il Seprio schierato coi nobili, questi furono battuti. Il 30 marzo 1259 le due fazioni della Credenza (popolo e borghesi) e della Motta (piccola nobiltà), riunitesi per eleggere il loro capo, si divisero e i popolani della Credenza elessero Martino della Torre, quelli della Motta Azzolino Marcellino. Dopo poche settimane però questi venne assassinato e quelli della Motta – datane la colpa ai Torriani – finirono per accostarsi ai capitanei e ai valvassori e Martino della Torre, ormai senza rivali, fu proclamato signore di Milano.

IL DECLINO DI OTTONE VISCONTI Con quest’ultima elezione parve che i ‘populares’ avessero vinto definitivamente, ma dopo tre anni – il 22 luglio 1262 – il papa Urbano IV nominò arcivescovo di Milano Ottone Visconti, appartenente a una famiglia nobiliare, ponendo fine alla lunga vacanza episcopale che durava dalla morte di Leone. Martino occupò allora tutte le terre e i castelli del vescovado e il papa rispose sottoponendo Milano all’interdetto.

All’inizio del 1263 Ottone – accompagnato da numerosi nobili milanesi, partì per Roma per prendere possesso della sua diocesi e il 1° aprile entrò in Arona, dove si arroccò e dove venne assediato, sconfitto e costretto all’esilio. La lotta si allargò alle terre del Seprio e fra l’altro i milanesi del Torriani distrussero i castelli vescovili di Angera e di Brebbia, ma verso la fine del 1263 Martino morì. I milanesi conferirono a suo fratello Filippo la stessa autorità ed egli - che era già signore di Novara - dopo alcune battaglie si impossessò di Como e di parte della Valtellina fino a Tirano. Però anch’egli, dopo essersi distaccato dalla parte che lo aveva eletto ed essersi avvicinato al papa, alla fine del 1265 morì. Gli successe Napo della Torre, il figlio di quel Pagano che la Credenza aveva eletto proprio capo attorno al 1240. Tuttavia il capo politico della famiglia dei Torriani era ora Raimondo, vescovo di Como. Egli tentò di indurre il papa a rimuovere Ottone Visconti dalla carica di vescovo di Milano e di essere nominato al suo posto, ma invano. Al fratello Francesco Napo concesse il contado del Seprio, e a Paganino – altro fratello – l’incarico di podestà di Vercelli. Ma qui Paganino venne ucciso da alcuni nobili milanesi e per vendetta Napo fece decapitare 54 nobili di Milano che era riuscito ad imprigionare. Di

nuovo il papa lanciò l’interdetto contro Milano, quindi – ascoltate ambascerie delle due parti – impose ai Torriani di accogliere in Milano Ottone Visconti come legittimo vescovo e di salvaguardare i diritti e le prerogative della Chiesa; al che i Torriani si impegnarono. Ma la calata in Italia, nel 1267, di Corradino di Svevia - che rimescolò per qualche tempo le alleanze tra le forze italiane e ne attutì i contrasti - permise ai Torriani non solo di venir meno agli impegni assunti, ma anche di rafforzare - almeno apparentemente - la loro posizione in Milano. In realtà - padroni della città - essi si distaccarono da quelle masse popolari col cui concorso avevano conquistato il potere e a capo ormai di una ristretta consorteria, essi pensarono soprattutto a consolidare giuridicamente la loro posizione signorile a scapito delle istanze popolari. Nel 1272 fecero sancire il cosiddetto “Sacramentum potestatis” e in base ad esso il nuovo podestà - il piacentino Visconte dei Visconti, giurò che “avrebbe obbedito a tutti i precetti della Credenza di Sant’Ambrogio e agli ordini di Napo della Torre, anziano e perpetuo rettore del popolo di Milano. Poi, accanto alle milizie cittadine, essi reclutarono soldati mercenari e insieme ad altri signori – sia per ragioni di sicurezza che in rapporto alle nuove esigenze

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dell’economia – fecero eseguire importanti lavori pubblici (fortificazioni, strade, canali), comportando aumento di carichi fiscali: di qui malcontento e nuove lotte popolari. Nel 1271 Napo soffocò nel sangue un’insurrezione cittadina, poi dovette fronteggiare inquietudini e ribellioni nelle città soggette (Como, Crema, Cremona e Brescia).

Ottone Visconti entra vittorioso a Milano accolto dal popolo.

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Storia Locale Roberto Bandera - già abitante in loco

La nobiltà di Piazza Vittorio Emanuele

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a Piazza continua ad essere al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Molte le motivazioni per un’area attraversata da progetti (in parte rimasti tali) oltre al completamento delle costruzioni ristrutturate ancora desolatamente vuote e all’arredo urbano per migliorarne l’attrattività. “Busto Domani” ha dedicato ampio spazio con alcuni redazionali: “L’attesa ristrutturazione urbanistica” di Antonio e Caterina Locati; “Il fascino di Palazzo Marliani” di Elio Armiraglio; “Il cuore della città” di Sergio Colombo per evidenziare un’area particolarmente cara ai bustocchi. Roberto Bandera, che vi ha dimorato per molti anni, nell’articolo riportato ripercorre la storia di Piazza Vittorio Emanuele con passione e partecipazione, fornendo ai lettori un inedito contributo informativo.(*)

LE ORIGINI Nella piazza sorgeva la casa dei notai Vitali le cui figlie operano professionalmente nella stessa costruzione in Piazza del Conte, poi della Giustizia, quindi Vittorio Emanuele. Inoltre abitavano: Bandera Angelo (sartoria dove si sono avvicendati diversi apprendisti: Giovanni, poi assunto in Comune; Salsa che aprì il primo negozio di abiti a Castellanza e Serafina Canali, pronipote di Monsi-

Una foto storica: il Presidente della Repubbica Giovanni Gronchi inaugura il 14 dicembre 1958 il monumento a ricordo dei caduti e l’evento è stato orgogliosamente vissuto in città.

gnor Galimberti che sposò lo storico sacrista Antonio Bulgheroni). Ancora: Tarocco, Carminati, Biguozzi cancelliere del Tribunale e appassionato d’arte che si circondava di pittori come Angelo Bottigelli, De Bernardi (“ul Cadeu”), lo scultore Rebesco che eseguì (prendendomi come modello) il mio volto in creta. Al piano terra c’erano gli uffici dell’Avv. Dott. Francesco Ferruccio Pozzi, grande ufficiale e conte di Lurasche, della Tessitura Labadini, dell’“Ausonia” del Rag. Verri e l’Assicurazione Tosi (detto bogia poiché era calvo) e l’Avv. Ferulano. Ai lati, il Bar Trattoria degli Angeli perchè i soffitti erano decorati in azzurro con raffigurazioni di Angeli. A fianco del Bar degli Angeli (da ricordare il primo pro-

cesso in tribunale e la prima rapina di valori bollati e soldi con la fuga dei malviventi su una fiat topolino) c’era un negozio di elettricista e al piano superiore lo studio dentistico del dott. Giuseppe Patarino con la sua mitica assistente Jenni (la chiamava Genoveffa, il suo vero nome, quando non era di buon umore). Adiacente, abitava la famiglia, Moriggia e al piano superiore le famiglie Perottino e Merlo, (“i Maguiti”) titolari della merceria in Via Milano. Confinante, c’era un negozio di panetteria (Granon poi trasferitosi in via Marliani) e il pittore Preite ha riprodotto la facciata. Il bar-trattoria Della Bella (Taela) dove si radunavano clienti per... vivaci partite a carte, il negozio del ciclista Zangirolami e

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gli uffici Sip i cui lavoratori utilizzavano le famose moto “Galletto Guzzi” giallo-Sip. Nel cortile abitavano le famiglie Sicurtà, Magro, Trentini (il papà faceva la maschera al cinema Italia), Mascheroni, Brambilla e una donna che leggeva le carte. In altra costruzione al pri-

La foto mette in risalto i cancelli forgiati da Mazzucotelli che adornavano ingressi e balconi sulla piazza conferendole un fascino particolare.


Storia Locale

mo piano operava la sartoria Meregaglia e dimorava la famiglia Rovazzotto (il figlio Marco annegò a Golasecca) mentre al secondo piano vi era la famiglia Rodoni (Ristorante Peppino). Nella piazza transitava anche un carro trainato da un cavallo (trasporti Ceriotti) molto addestrato perché si fermava ad ogni chiesa (così venivano chiamate le osterie Trisoglio, Carlo Porta, Filiberto, Taela, Ciughei, Tribasei) e il conducente scendeva per bere il solito calice tra una consegna e l’altra. Alla sera sostava il camion dell’esercito “Caserma Ugo Mara” con i militari in libera uscita prevalentemente diretti alle sale cinematografiche Italia, Pozzi, Castelli. Grande fermento per lo spot televisivo con Joe Sentieri e Fausto Cigliano a bordo di un’auto americana cabriolet e per la pubblicizzazione del “dentifricio Binaca” su un autobus scoperto, e con una attrice americana biondissima che mostrava la sua perfetta dentatura bianchissima (era una dentiera).

NOSTALGICI RICORDI Per il riscaldamento c’erano le stufe alimentate a carbone dai fornitori Vannini (Via Montebello) e i Faseu (Via Varese). Tuttavia, nelle came-

re da letto, sotto le coperte veniva inserito il “prete” formato da una struttura in legno con al centro una lampada elettrica. Si usava anche la classica “boule” di acqua calda e la mattonella refrattaria racchiusa in un panno (mia madre scaldava le lenzuola con un ferro da stiro riposto sulla stufa e poi utilizzato in sartoria). Nel bagno, con la vasca in ghisa, l’acqua era scaldata immergendo uno “scalda acqua” manuale con serpentina sul fondo. In altri cortili veniva utilizzato il mastello: la “brenta” e l’acqua calda veniva prelevata dalla stufa economica che aveva incorporata una caldaietta. Poi, un certo Carminati assemblò la lavatrice. In un mastello aveva inserito un albero motore alla cui base venivano fissate pale di legno collegate ad un motore elettrico. Purtroppo mancava il ricambio d’acqua per cui gli indumenti giravano sempre e… poi occorreva risciacquarli a mano. L’idea però c’era.

telecamere. Non indovinò nessuno, ma per la città fu una grande attrazione. Fu inventato anche il telefono con due piccole scatole vuote che venivano collegate da un lungo spago cosparso di cera: si parlava e si ascoltava e non c’era canone, né scatto alla risposta! Poi fu tolto il pino centrale

per posizionare il “monumento ai caduti” inaugurato dal Presidente della Repubblica Gronchi e qualche anno fa spostato in Piazza Trento Trieste. Purtroppo, dopo la recente inaugurazione con il Principe Emanuele Filiberto, è nuovamente calato il silenzio su un’area candidata a valorizzare il centro. In attesa del salto di qualità...

Un’inquadratura dell’area che nelle ore serali appare ancora più triste.

Le televisioni erano ancora rare, ma Melchiorre Crespi nel suo negozio, iniziava ad esporle. Ed ecco il grande evento: Enzo Tortora portò a Busto Arsizio lo spettacolo “Campanile Sera” con l’oggetto misterioso e molti bustocchi si avvicendarono sul palco, più che per individuarlo, per essere ripresi dalle - 30 -

MESSAGGINI • Fra i dottori in medicina, il più bravo c’indovina. • Vale più un amico nella sventura, che cento amici nella fortuna. • Chi ha la salute ha la speranza, e chi ha la speranza ha tutto. • Mai s’è visto annegare un pesce dentro al mare. • Per consigli prediligi i capelli bianchi o grigi. • Con la pazienza e il modo sciogli qualunque nodo. • Per chi lotta col presente, il futuro conta niente. (*) Il testo originale è a disposizione info@enricodellacqua.org


La Voce della città

Dentro la notizia

Passatempi e passioni

Interessante iniziativa

Gioeubia

Uto Ughi

Manualmente, il Salone della creatività, inaugurato a MalpensaFiere (a Febbraio) ha raccolto il testimone di Passatempi e Passioni, format che in passato aveva ottenuto un buon riscontro da parte di pubblico e operatori. Blu Nautilus, società organizzatrice di entrambi gli eventi, ha inserito nel suo circuito di fiere dedicate agli hobby femminili e non, anche Busto Arsizio. Tre giorni dedicati a cucito, home decor, bijoux, ricamo, merletto, knitting, uncinetto, pittura, stamping, scrapbooking, découpage, recycled art e a tutte le tecniche manuali, da quelle più tradizionali alle più innovative. Un universo dove le tecniche sono tante e diverse, ma tutte accomunate dal piacere di esprimere il talento in libertà. Completano la rassegna espositiva riconosciute scuole di ricamo, associazioni, editoria di settore, artiste e creative pronte a dispensare preziosi consigli su come realizzare manufatti davvero originali, una vera e propria full immersion nel settore dell’hobbistica in ‘rosa’.

Il mondo digitale ha iniziato ad entrare nell’elaborazione e nell’attuazione di linee guida educative, in studi e ricerche di molteplici discipline dalla psicologia alla medicina, dalla sociologia all’economia. La comprensione, l’utilizzo, l’impatto sulla salute, le proiezione sui possibili sviluppi e applicazioni è sicuramente per tutti una grande sfida, compresi gli educatori. Se la finalità dell’educazione digitale potrebbe essere chiara e condivisibile, ossia favorire l’uso responsabile e maturo della rete e delle relative tecnologie in modo che esse siano al servizio della persona nel rispetto della dignità di ciascuno e della comunità, gli obiettivi e le strategie individuati dalle diverse categorie (genitori, docenti, educatori, professionisti, studenti ecc.) spesso risultano divergenti. È, quindi, irrinunciabile un confronto a più voci all’interno di tutti i gradi della scuola, a iniziare da quella dell’infanzia, dove ciascuno come singolo o come portavoce di gruppo specifico sia ascoltato e ascolti senza pregiudizi.

Abbiamo pubblicato la “presentazione” della Famiglia Bustocca, anche se quelle del ’47 e degli Alpini (riferimento a Piazza Vittorio Emanuele e ai problemi lavorativi) meglio interpretavano le tradizioni bustocche. Lo scorso anno era apparsa anche la politica (un assist per l’On. Boldrini catapultatasi a Busto Arsizio per recuperare qualche voto a LEU nell’imminenza delle elezioni) la cui riproposizione nel 2019 è passata pressoché inosservata. Molti gli ammiratori e, buon auspicio, la presenza di scolaresche per conoscere un passato propedeutico al futuro. Anche se l’erba del vicino è sempre più verde, è compito dell’Associazione preposta la valorizzazione delle tradizioni. Un costruttivo esempio è rappresentato dalla Famiglia Legnanese che edita anche un periodico bimestrale – La Martinella – per raccontare le più importanti realizzazioni cittadine. Insomma emerge l’esigenza di rilanciare la bustocchità, espressione di una cultura che ha contribuito a fare grande la città.

Un lettore appassionato di musica classica ci ha chiesto perché Uto Ughi, il celebre violinista, rifiuta di suonare a Busto Arsizio. Le motivazioni? Ciascuno le racconta a suo uso e consumo. Tuttavia, l’Associazione Enrico Dell’Acqua - due anni fa - ha fatto l’impossibile per convincere il Maestro prodigandosi per curare la location, la promozione e gli onorari. Una trattativa lunga e complessa, ma sorretta dalla consapevolezza di riproporre a Busto Arsizio un prestigioso evento. Non sussistendo, a nostro parere, motivazioni ostative così gravi da determinare l’impopolare decisione a seguito dell’esibizione del 2009, così ricordata: «non è stata quella l’unica occasione in cui mi sono messo a disposizione. Comunque mi avevano assicurato che sarebbe stato l’inizio di una svolta culturale, mentre è stato come non aver fatto niente». Mutatis mutandis, l’Associazione Dell’Acqua è prontissima a riprendere i contatti per le nobili tradizioni della città.

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La Voce della città

ZAMBERLETTI, UN PROTAGONISTA DELLA POLITICA ITALIANA Mi hanno impressionato le numerose rappresentanze associative con i rispettivi labari e provenienti da diverse regioni per partecipare a Varese all’estremo saluto all’On. Giuseppe Zamberletti. Gente commossa, ma fiera di appartenere a quel grande volontariato inventato dall’ex Ministro, e pronta a donare tempo e sacrifici per aiutare la collettività. Mentre percorrevo Corso Matteotti per raggiungere la Basilica di San Vittore quasi non rendendomi conto della straordinaria affluenza, scorrevano nella mia mente, come in un filmato, le sequenze dei numerosi incontri con il parlamentare varesino. Tra i primissimi, quello di piazzetta Capranica, il suo ufficio privato a due passi da Montecitorio dove con l’ingegner Giomi, alto responsabile dei Vigili del Fuoco, Zamberletti stava intensamente lavorando attorno ad una grande idea: la Protezione Civile. Una struttura creata dal nulla e alimentata dall’entusiasmo e dalla determinazione del suo fondatore anche se il collaudo, purtroppo, era prossimo con il devastante terremoto del Friuli dove il commissario straordinario assumeva subito e responsabilmente, importanti decisioni per ridurre al minimo i disagi. La catastrofe, ancor più impressionante vista dall’elicottero rosso della Protezione Civile, pur a distanza di decenni, mi ritornava alla mente nella sua drammaticità, e non solo per il suo panorama spettrale. Busto Arsizio ha avuto il privilegio di ascoltarlo in due importanti convegni sulla Protezione Civile che, per conto del distretto lombardo dei Lions, ho organizzato all’ex-cinema Oscar e al Teatro Sociale. L’eccezionale partecipazione ha riconfermato il valore dell’uomo che ha fatto della Protezione Civile la sua ragione di vita. Come in Valtellina, quando con gli stivali percorreva tra il fango i luoghi martoriati mentre a Roma, durante una crisi di governo, lo sostituivano con l’on. Gaspari che dalla Protezione Civile non conosceva nemmeno l’ombra ma era un importante “padrone delle tessere” democristiane. Perché Zamberletti, delle correnti DC, non si è mai preoccupato preferendo alla chiacchiere l’azione concreta e senza sgomitare all’interno del suo partito, ignorando anche il famoso manuale Cencelli. Quasi una contraddizione per il “sistema” che non gli ha impedito di diventare un grande protagonista della vita politica italiana. Dopo diverse legislature alla Camera, la DC l’aveva dirottato al Senato in un collegio incerto, ma non per Zamberletti, che conquistava il seggio con l’applauso del Presidente della repubblica Cossiga diventato suo grande amico ed estimatore. Poi, nell’era berlusconiana, gli è stata affidata la presidenza della Spa Stretto di Messina per realizzare un’opera faraonica destinata a rivoluzionare il sistema viario e trasporti non solo italiano. Nella sede che si affacciava su Villa borghese a Roma aveva creato un’organizzazione della quale si respirava l’efficienza appena si varcava l’ingresso. Lo invitai ad un meeting del Lions Club Gorla Valle Olona dove ha incantato i partecipanti con un’esposizione tecnica-economica-politica di alto livello e senza ricorrere agli appunti perché non ho mai visto Zamberletti leggere un discorso. È questo il mio modestissimo ricordo di un personaggio che mi ha onorato della sua amicizia. Grazie di tutto, Peppino! Sergio Colombo

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UN CENTRO RICERCA A BUSTO ARSIZIO? La notizia circola con insistenza nel mondo tessile. La multinazionale bavarese RUDOLF, avrebbe scelto Busto Arsizio per creare un hub dell’innovazione nel settore della chimica per il tessile. Sponsor il manager milanese Alberto Del Conti, laureato in biotecnologie. La produzione del denim ha radici profonde nell’area (Candiani a Robecchetto è leader) dove sono installate macchine per il finissaggio prodotte da aziende già associate al Consorzio CEAM di Busto, per un ventennio importante punto di riferimento per l’industria meccanotessile (è sufficiente ricordare la Master di Macherio per l’alta tecnologia sviluppata e apprezzata nel mondo). Anche se Amsterdam sta diventando la capitale europea grazie ai benefici delle politiche fiscali, l’attrattività di Milano come eco-sistema della moda e del design può giocare un ruolo determinante. Insomma, siamo di fronte ad una grande notizia che merita approfondimenti e la massima attenzione per le prospettive economiche e occupazionali di Busto Arsizio e dintorni.


La Voce della città

Famedio

Da Dell’Acqua, il bustocco pioniere dell’esportazione italiana, a De Angeli Frua, Bernocchi, Gabardi, Campari, Rizzoli, Mondadori, sono i personaggi che hanno disegnato la storia industriale del nostro Paese. Raccogliendo l’invito di molti lettori, ma non solo per queste motivazioni, l’Associazione Dell’Acqua ha programmato la “Passeggiata al Monumentale” a Milano in collaborazione con l’omonima associazione per rendere omaggio ad una imprenditorialità che ha costruito il successo dell’industria italiana. Un’opportunità anche per riflettere sugli avvenimenti che hanno inciso sul nostro territorio e per ascoltare dagli “Amici del Monumentale” significativi ricordi che hanno caratterizzato un’epoca ricca di importanti realizzazioni. L’iniziativa non mancherà di suscitare interesse e, se condivisa, rappresenterà un’interessante occasione di approfondimento storico-culturale (info@enricodellacqua. org).

Bastianon

Alla vigilia di Natale, ha concluso il suo intenso e fecondo percorso terreno, Sergio Bastianon, avvocato non solo apprezzato per la sua alta competenza legislativa. Per oltre un decennio presidente dell’Ordine che ha guidato con rara saggezza, Bastianon è stato anche un autorevole protagonista della vita culturale cittadina. Dal cineforum alla Cooperativa Mons. Olgiati e attraverso altre associazioni, ha attivamente partecipato alla crescita culturale dei vari Enti illuminando con il suo autorevole contributo professionale, le varie iniziative. Si è speso per la città con grande passione, altruismo e generosità, senza nulla chiedere: un bustocco d’altri tempi e un esempio per le generazioni di domani che, in un momento esistenziale complesso, possono trovare autentiche motivazioni finalizzate al bene comune. La redazione di Busto Domani rinnova alla Famiglia Bastianon la propria commossa partecipazione. Grazie, avvocato, per tutto!

Stazione

Regione Lombardia

Il Presidente della Giunta Regionale Attilio Fontana ha ricevuto a Palazzo Lombardia la Delegazione dell’USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) composta dal Segretario Generale Vetere, dalla Vice Cipriani, dal Presidente Zucchelli e dal fiduciario per la Lombardia Sergio Colombo, direttore del bimestrale “Busto Domani”. È stata presentata l’articolata azione a sostegno della piccola editoria svolta dall’USPI con la sua forte presenza in Lombardia oltre alle più importanti iniziative associative tra cui il recente contratto Nazionale per i giornalisti che ha suscitato non solo vasti apprezzamenti per la sua innovativa funzione. Nel proficuo incontro sono state gettate le basi anche per una collaborazione istituzionale attraverso un Progetto che l’USPI ha esaminato nella riunione della Giunta Esecutiva svoltasi a Roma il 13 Febbraio scorso e che sarà ufficialmente presentato a Regione Lombardia nei prossimi giorni.

Parcheggi

Grazie all’intuizione dell’Amministrazione Comunale sono stati potenziati i parcheggi in città anche in posizioni strategiche. Tuttavia, come segnalato da alcuni nostri lettori, occorrerebbe rivedere la viabilità per raggiungere quello di Via A da Giussano spesso non ottimizzato nonostante l’ampia area. Infatti, usufruirne in occasione di incontri e convegni in sala Tramogge ai Molini Marzoli, è complicato per chi non conosce il centro cittadino: deviare da Viale Cadorna per via Correnti rappresenta una non marginale difficoltà anche per l’incrocio con Piazza Trento Trieste dove la sosta è particolarmente disordinata. La soluzione più razionale sarebbe una nuova impostazione del sistema viario attorno all’edicola per consentire l’immissione diretta in Via A. da Giussano. Una mini rivoluzione che merita attenzione per agevolare il traffico in una zona ormai vicina al collasso anche per l’elevata presenza di molti studi professionali, esercizi commerciali ed Istituti di credito.

Cascina Burattana

Abbiamo rivisto la stazione Ferrovie dello Stato un anno dopo il suo complesso e lungo restyling: la costruzione si armonizza con Piazza Volontari della Libertà, sgravata dal parcheggio selvaggio grazie al provvidenziale intervento dell’Amministrazione Comunale che ha razionalmente utilizzato un’ampia area adiacente allo scalo. Dolenti note invece all’interno dove i soliti imbecilli si sono dilettati a rovinare i sottopassi con scritte frutto di menti ammalate. Poi la pulizia della banchine di sosta lascia a desiderare, come gli arbusti che ormai raggiungono altezze spropositate. Inoltre, l’ormai secolare “saletta d’attesa” è fuori uso. Vetri rotti e serramenti pericolosi denotano uno stato d’abbandono incredibile, snaturando la sua originaria funzione: un riparo ai viaggiatori dalle intemperie invernali. Non resta che una conclusione: o rimetterla in funzione, o demolirla definitivamente anche per dare decoro ad un’area importante.

Com’era la Cascina Burattana? Alle richieste telefoniche pervenute dopo il recente incendio, riportiamo la descrizione (a pag. 68) del pregevole volume “Conoscere la Città” edito nel 2010 dall’Amministrazione Comunale: “Appartenente al territorio di Borsano e già esistente all’inizio del ‘700, ha la struttura tipica delle cascine bustesi: un corpo a settentrione destinato alla residenza, uno a meridione con stalle e fienili, oltre ad altri corpi minori di collegamento. L’aspetto forse più interessante è l’ambiente rurale in cui si trova inserita, ancora in parte conservato (nonostante la recente alterazione dell’accesso da nord), così come si è andato formando, tra ‘600 e ‘700, a seguito dell’importazione di piante provenienti dall’America e determinanti ai fini della formazione del nuovo paesaggio agrario: il mais, che si sostituisce ai cereali poveri (panico, miglio, segale), la robinia che ha preso il posto di rovere, roverella, carpino nero e, negli orti, patate, pomodori, fagioli...”

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F ISCELL I FLORICOLTURA

L'azienda, fondata nel 1955 da Carlo Fiscelli fu da subito improntata nel settore giardini e coltivazione di piante verdi e fiorite.

Col passare del tempo ci siamo sempre più specializzati nell'ambito della coltivazione che impiega buona parte dell'azienda ed è rivolta ad imprenditori del settore, svolgendo attività all'ingrosso.

La progettazione del verde si è sviluppata seguendo l'evoluzione del mercato, specializzandosi nella realizzazione di giardini e terrazzi con servizi annessi, quali manutenzioni, potature, impianti di irrigazione, diagnosi e cure per malattie delle piante e dei tappeti erbosi.

Via della Repubblica, 2 – 21057 Olgiate Olona (VA) Tel./Fax: 0331 63.54.09 – E-mail: floricolturafiscelli@libero.it

www.floricolturafiscelli.it

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Busto Domani 1/2019: Gennaio-Febbraio  

Busto Domani 1/2019: Gennaio-Febbraio  

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