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Busto Domani - ANNO XXXVII – N° 4 SETTEMBRE/OTTOBRE 2018 - Copia Omaggio

Marco Zambrelli: “The Mirror" (2017)

(Ceramolle acquatinta a 4 lastre 50x70)

Bimestrale indipendente d’informazione


EDITORIALE 5

Domina il giallo-verde

POLITICA 7

L’Europa tutela il diritto d’autore

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Le scalate in politica

CULTURA 11

Il colore della luce

13

R come infinito

SANITA’ 14

Quirino Quisi

16

Ragazzi e digitale

SPORT 19

Un paniere ingiustamente povero

21

Stefano Ghisolfo, un giovanissimo campione

STORIA LOCALE 23

Il cuore della Città

25

Il Seprio in età comunale

TURISMO 27

Benvenuti nel Sultanato dell’Oman

NOTIZIE IN EVIDENZA 30

Idee a confronto

RUBRICHE 31

La Voce della Città

MURETTO DI ALASSIO Il 19 Ottobre 2018, alla presenza dei Sindaci Melgrati (Alassio) e Antonelli (Busto Arsizio) è stata ufficialmente scoperta, sul celebre muretto di Alassio, un’artistica ceramica a ricordo di Enrico Dell’Acqua, il bustocco pioniere dell’esportazione italiana. Sul prossimo numero “Busto Domani” riserverà un ampio servizio sull’importante evento.


Viale Lombardia, 5 - 21052 BUSTO ARSIZIO (VA) - cell. 339/7315440


Editoriale Sergio Colombo - Direttore Busto Domani

Domina il giallo-verde

L

’avvio della legislatura è risultato un po’ anomalo, con un Parlamento che lavoricchia in attesa di esaminare i provvedimenti governativi. Netta la differenza rispetto al passato quando si privilegiava la corsa alla poltrona secondo una logica spartitoria che accomunava tutti i partiti. È il cambiamento? Oggi l’alleanza giallo-verde pone al centro del dibattito le promesse diffuse in campagna elettorale, oscurando (Salvini) il centro-destra o condizionando (Di Maio) la sinistra alla ricerca di una nuova identità. Le priorità sono infatti rappresentate dal problema “immigrati-sicurezza” (Lega) e “reddito di cittadinanza” (M5S). Quasi una partita a scacchi con i dati relativi all’immigrazione che assolvono Salvini. Tradotto: meno oneri per il bilancio statale, il decisivo ridimensionamento delle organizzazioni (falsamente) umanitarie che lucravano sui disperati, la motivata richiesta di solidarietà agli stati membri dell’Unione. Analoga considerazione per il decreto sicurezza in quanto nella gente aumenta la preoccupazione e le recenti gravissime incursioni in abitazioni private, evidenziano il pericolo. Occorre anche una giustizia giusta perché qualche discutibile sentenza su chi ha commesso crimini orrendi, desta non solo perplessità. Al pari del reddito di cittadinanza, inizialmente indiscriminatamente assegnato, dimenticando le nuove e

Qualche volta sopra le righe, la linea politica governativa è coerente con le promesse elettorali ma criticata dall’Unione Europea

zioni europee che potrebbero sensibilmente modificare l’attuale Delegazione parlamentare italiana. Infatti, l’alleanza giallo-verde attualmente detiene il 60% della potenzialità elettorale ed è in grado quindi di impensierire – in unione ad altre forze politiche – l’Europa dei burocrati.

drammatiche povertà italiane. Infatti, l’eventuale sussidio agli immigrati che da dieci anni risiedono in Italia, rappresenta un provvedimento non solo impopolare. Poi ci sono i vitalizi degli ex parlamentari con relativa pioggia di ricorsi che rendono difficile l’applicazione. Forse una più logica e flessibile impostazione avrebbe evitato di intasare gli organi giurisdizionali già in difficoltà nella quotidianità. Emergenze che si riflettono sull’Europa dove le forti dichiarazioni governative generano negative valutazioni sul sistema economico italiano. Il monito di Mario Draghi e il richiamo ai mercati internazionali non possono passare inosservati perché la discesa del deficit all’1,8% in tre anni sembra un’ottimistica previsione. E siamo alla vigilia delle ele-

*** Chiudiamo con una nota sull’azione politica-amministrativa di casa nostra dove abbondano le segnalazioni pervenute in redazione. Ad iniziare dalla rivoluzione viaria causata dalla posa della fibra ottica che ha massacrato molte strade e bene ha fatto il Sindaco Antonelli a bloccare i lavori. Ma dov’era il funzionario delegato alla verifica? Perché sono state autorizzate riasfaltature approssimative? -5-

Analoga considerazione per l’ormai famosa rotonda sul Viale della Gloria, già teatro di incidenti. Perché i dossi – troppo bassi – non rallentano sufficientemente la velocità delle vetture per cui i passaggi pedonali – specie nelle ore serali – sono a rischio. Come infelice è la circolazione in via Candiani dove le auto, immettendosi nel viale, complicano il deflusso. E le difficoltà aumenteranno con il transito dei mezzi pensanti per le forniture alla Coop. Un’altra considerazione legata all’andamento stagionale: Busto Arsizio è città verdeggiante (anche se un po’ sottovalutata) ma la manutenzione del verde è latitante. È auspicabile quindi un piano di intervento programmato ad iniziare dal centro cittadino dove troppe aiuole – anche sponsorizzate – presentano una non condivisibile incuria. Insomma, necessita un sussulto organizzativo in attesa delle troppe volte annunciata pedonalizzazione del centro dove, ad esempio in Piazza Trento Trieste, la circolazione è convulsa e l’inquinamento ha raggiunto livelli intollerabili. Problemi da risolvere per migliorare la qualità della vita che rappresenta, in ultima analisi, l’obiettivo principale della Pubblica Amministrazione. In attesa che lo Stato consenta ai Comuni virtuosi di utilizzare le risorse per effettuare investimenti di prima necessità.


INVITO AD ADERIRE La Ditta/Il Sig. …………………………………………………………………………………………...………………………………………… Residente in Via ……………………………………………………………………………………………. n° ………………………………. CAP ………………………….. Città ………………………………………………………………………….. Prov ………………………….. Tel ………………………….. Cell ………………………….. E-mail ………………………………………………………………………….. P.IVA/C.F. …………………………………………………………………………………………...………………………………………………. ADERISCE ALL’ASSOCIAZIONE ENRICO DELL’ACQUA DI BUSTO ARSIZIO IL CONTRIBUTO È LIBERO Il versamento “una tantum” consente di partecipare a tutte le iniziative indette dall’Associazione , ricevere la relativa documentazione e il bimestrale “Busto Domani” Le persone fisiche e giuridiche possono detrarre le erogazioni effettuate a favore dell’Associazione nei limiti e con le modalità stabilite per legge (Art. 15, comma 1, lettera i-quarter del DPR 917/86). L’Associazione attesta di possedere tutti i requisiti soggettivi ed oggettivi richiesti dalle norme citate.

MODALITÁ Bonifico bancario sul c/c n° 12078 – Banco BPM IBAN: IT84 S050 3422 8000 0000 0012 078 Assegno di € __________________________ n° _______________________________ Istituto ________________________________ Filiale di _____________________________ LA MISSION L’intensa e qualificata attività associativa – tra cui il “Progetto di Educazione Socio-Sanitaria-Ambientale” che ha già coinvolto oltre 16.000 studenti delle scuole secondarie di primo grado di Busto Arsizio, Gallarate, Castellanza e Valle Olona, è visionabile sul sito: www.enricodellacqua.org

UN RUOLO IMPORTANTE L’Associazione Enrico Dell’Acqua, costituita nel 1997, ha svolto un’intensa attività promozionale ed è stata ufficialmente ricevuta dai Presidenti della Camera dei Deputati e Senato della Repubblica. Con atto notarile n° 8835 del 14/04/09 è stato riaggiornato lo Statuto Sociale. È iscritta nel Registro della Provincia di Varese al n° VA55 sezione F (associazioni senza scopo di lucro L.R. 1/2008 Relazioni Internazionali) con la qualifica di Associazione di Promozione Sociale.

SCOPI E OBIETTIVI L’Associazione è apolitica, apartitica, non ha fini di lucro e si propone di valorizzare iniziative di studio e di ricerca oltre ad organizzare convegni, mostre ed esposizioni. Sviluppare e approfondire le problematiche collegabili all’export e al mondo del lavoro ispirandosi e interpretando il pionierismo del bustocco Enrico Dell’Acqua, rappresenta la mission dell’Associazione. Si acconsente al trattamento dei dati personali ai sensi della legge 675/96

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Associazione Enrico Dell’Acqua

Viale Cadorna 12 – Molini Marzoli – 21052 Busto Arsizio (VA) Tel: 340/5960377 - www.enricodellacqua.org - info@enricodellacqua.org – info@pec.enricodellacqua.org


Parlamento Europeo Lara Comi Europarlamentare e V. Presidente PPE

L’Europa tutela il diritto d’autore

L

a sessione plenaria di metà ottobre al Parlamento Europeo di Strasburgo ha approvato, a larga maggioranza, la proposta di riforma della direttiva sul Copyright. È stato un voto significativo, che ha raccolto grande eco sui media, anche perché nei giorni precedenti si era scatenata una vera e propria campagna di disinformazione contro questa proposta, dipinta come un attentato alla libertà quando in realtà difende e tutela il diritto d’autore di chi produce i contenuti a scapito di chi li diffonde sulle piattaforme. Una campagna frutto delle pressioni delle lobbies dei giganti del web, a partire da Google e Facebook, che temono di vedere ridimensionato il loro strapotere nel controllo di Internet e soprattutto sui guadagni. Eppure, giusto per chiarire rispetto alle più diffuse “fake news” sulla riforma, il testo votato dal Parlamento specifica molto chiaramente che sono soggetti alla legge soltanto i contenuti caricati per sfruttamento commerciale, e non quelli condivisi per uso privato, che potranno continuare ad essere diffusi liberamente e senza costi. La proposta di direttiva, infatti, lascia invariate tutte le eccezioni al diritto d’autore che già esistono. Se un pro-

Siamo grati all’On. Lara Comi per aver illustrato su “Busto Domani” l’attesa e storica riforma sul copyright.

fessore universitario vuole citare un brano sotto copyright, o se un utente Facebook vuole condividere uno spezzone di un talk show caricato dall’emittente, può farlo oggi e potrà continuare a farlo dopo l’applicazione definitiva della normativa. È solo chi lucra su questi contenuti (le grandi piattaforme, appunto) che dovrà abituarsi, per dirla alla Salvini, che “la pacchia è finita”.

e la Commissione) è tutelare la creatività, il talento e la cultura, garantendo un’equa retribuzione per chi produce contenuti che vengono distribuiti dalle grandi piattaforme web, con delle limitazioni che non si applicano invece alle piccole piattaforme e a quelle non a scopo commerciale come Wikipedia. Ora l’iter della riforma prevede che si apra la negoziazione tra Commissione e Consiglio europeo, come da prassi. Sarà una fase in cui la direttiva potrà essere affinata a partire dai capisaldi definiti dal Parlamento, ma in cui potranno ancora affiorare le pressioni delle lobbies: il mio auspicio è che le negoziazioni non portino ad un compromesso al ribasso.

Il relatore della proposta, il collega del PPE Axel Voss, ha illustrato un testo che ha recepito diverse modifiche rispetto a quello che era stato rinviato nel luglio scorso. Il voto della delegazione di Forza Italia è stato favorevole: l’obiettivo della direttiva (per la quale si aprono ora i negoziati con il Consiglio europeo

Non lo dico a caso, perché -7-

l’attuale governo italiano, che sarà coinvolto come Consiglio europeo nella trattativa per la definizione della direttiva, ha avuto parole assolutamente indegne e inaccettabili nei confronti del voto del Parlamento Europeo. In particolare, il vicepremier Luigi Di Maio ha insultato il nostro lavoro parlamentare, evocando in modo assolutamente improprio la “censura orwelliana” contro la libertà della Rete. Non abbiamo ancora capito se la sua fosse una difesa di quelle lobbies del web così affini ai suoi “guru” della Casaleggio e Associati, o più semplicemente il frutto della totale non conoscenza del testo della riforma. Di certo però, la direttiva Copyright è un altro buon motivo per sperare che, allorquando dovrà essere approvata dal Consiglio europeo, il governo italiano non sia più rappresentato dagli esponenti del Movimento Cinque Stelle. Di seguito i capisaldi in sintesi della direttiva. Responsabilità delle grandi piattaforme: I giganti del web come Google News o YouTube dovranno remunerare i contenuti prodotti da artisti e giornalisti, e diventano responsabili per le violazioni sul diritto d’autore dei contenuti da loro ospitati.


Parlamento Europeo

Esclusione per i “piccoli”: Le piccole e micro piattaforme sono invece escluse dal campo di applicazione della direttiva. Link gratis e snippet protetti: I link accompagnati da singole parole si potranno condividere liberamente, mentre gli “snippet” (foto e breve testo di presentazione di articoli) saranno coperti da copyright e quindi le piattaforme dovranno pagare i diritti agli editori per il loro uso. Remunerazione dei giornalisti: ai giornalisti dovrà andare una quota della remunerazione ottenuta dalla loro casa editrice. Remunerazione degli artisti: Gli artisti possono «esigere» una remunerazione supplementare da chi sfrutta le loro opere quando il compenso corrisposto originariamente è considerato «sproporzionatamente» basso rispetto ai benefici che ne derivano includere le entrate indirette. Cooperazione, non filtri: Non ci sono filtri sui contenuti, ma una cooperazione tra piattaforme e detentori dei diritti d’autore «concepita in modo da evitare che colpisca anche le opere che non violano il copyright». Le piattaforme dovranno quindi istituire dei meccanismi rapidi di reclamo, gestiti da persone e non da algoritmi, per presentare ricorso contro

un’ingiusta eliminazione di un contenuto. Esclusione per Wikipedia, open source e meme: Il caricamento di contenuti su enciclopedie online che non hanno fini commerciali come Wikipedia o su piattaforme per la condivisione di software open source, come GitHub, è escluso dall’obbligo di rispettare le nuove regole sul copyright. Anche i meme, come le parodie, sono esclusi.

SECONDI PASSI...

Pillole di saggezza

Il volumetto contiene cinquanta articoli con preziosi consigli socio-sanitari.

• L’Italia si avvierà lentamente e ansimando verso la ripresa economica. Mentre i nostri governanti e politici proveranno a cambiare non solo le leggi dello Stato, ma perfino i Dieci Comandamenti. A loro favore, ovviamente!

Interessa, soprattutto, genitori, docenti, amministratori pubblici. Autore: Prof. Liborio Serafini

• Finalmente sarà in libreria il primo dei 17 volumi dell’enciclopedia “Capire le donne”. Il primo di essi sarà appena di 3000 pagine!

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• Il saggio dice: colui che non sbaglia mai perde un sacco di buone occasioni per imparare qualcosa.

presso la sede dell’Associazione Dell’Acqua Molini Marzoli Viale Cadorna, 12 - Busto Arsizio Tel. 340 5960377

• Un’esperienza di più è un’illusione di meno.

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Parlamento Italiano Maria Pia Garavaglia Già Ministro della Sanità ’93-‘94.

Le scalate in politica

A

rrampicare è un verbo dai significati multiuso. Arrampicarsi su una vetta, sugli specchi, nella carriera. Comunque arrampicarsi è sempre faticoso, mi stupisce che il governo del cambiamento che sta arrampicandosi sugli specchi non abbia ancora ammesso, almeno a se stesso, che vincere le elezioni è un fatto, ma governare è ben altra cosa. A Genova i soccorritori hanno scavato e si sono arrampicati tra le macerie del Ponte Morandi, dolorosa metafora delle macerie su cui si è piegato un popolo. Lo sgomento che si è impossessato per l’assurda e inaccettabile tragedia non ha trovato nella classe dirigente la giusta misura nella comunicazione per interpretare l’indicibile: le parole che non si sanno dire perché mai capaci di parlare di dolore, non possono essere sostituite da arringhe che accendono ancor più animi già frustrati. Non quelli dei parenti delle vittime, ma dei ‘tifosi’ di una certa qualità della politica, che fa dimenticare che lo Stato siamo noi, tutti noi. In particolare giorno e notte hanno dedicato se stessi, con le loro competenze, Vigili del Fuoco, Carabinieri, Polizia di Stato, polizia locale, protezione civile, Croce Rossa: l’espressione migliore dello Stato. La fiducia che manca, e sta erodendo l’armonia sociale, è quella nella politica, che non si riconquista a parole, ma

L’Europa è al centro del dibattito politico italiano mentre aumentano le tensioni tra i partiti.

con i fatti, che non si materializzano nel breve tempo auspicato, perché per fare bene occorre tempo, competenza, professionalità, coinvolgimento delle istituzioni che rappresentano gli interessi dei cittadini, particolarmente di chi è più fragile, ferito, bisognoso. Abbiamo assistito alla fiera di comportamenti e linguaggi lontani dal decoro che deve ‘vestire’ i membri di un governo. Abbiamo registrato una comunicazione ormai o troppo nuovista o troppo tradizionale. Il nuovismo di chi – Ministro - afferma che si dovrà passare sul suo cadavere se non avverrà quello che pretende, oppure l’eccesso di ‘prudenza’ di Autostrade, che al primo istante della tragedia non ha interpretato quel orrore, garantendo immediatamente ogni possibile aiuto,

collaborazione per le vittime, i superstiti e le autorità. Non è il primo disastro, piangendo sul quale, si assumono solenni impegni per evitarne altri. Vorrei solo invitare ad ispezionare ancora torrenti, su cui sorgono case (ricordiamo anche l’alluvione di Genova); case abusive che crollano sugli abitanti, ecc. ecc. Siamo un Paese che annuncia che è meglio prevenire che curare, e poi siamo negligenti, perché ce ne dimentichiamo. TRA REALTÀ E PROSPETTIVE In questi giorni abbiamo rivisto le immagini di gioielli architettonici e di ingegneria italiana (nel mondo siamo famosi e ricercati) senza per un momento ricordare la loro età e quali erano al tempo della -9-

costruzione i materiali, i metodi e gli usi cui erano destinati. È successo anche per un ponte meno impegnativo, quello fra Monza e Meda, che è crollato sotto pesi improponibili per traffico di Tir. Quando nacque, il traffico era leggero. Come è diventato il traffico sul Morandi in questi quasi sessanta anni? È un argomento da porre a tutti gli strutturalisti: non solo materiali, anche carichi. Sono molti i ponti Morandi in Italia: non tocca all’antica tecnologia monitorare l’adeguatezza attuale. Ci sono livelli di responsabilità che devono essere attivi in continuità. Purtroppo mi pare di sentire le lamentele: i fondi per la prevenzione sono stati stornati su capitoli urgenti. Non c’è niente di più urgente della prevenzione se non le emergenze causate dalle catastrofi. Anche i cittadini hanno responsabilità, perché spesso sindaci e amministrazioni locali seguono lo stesso schema. Giovanni Marcora, ministro della Repubblica e sindaco orgoglioso del suo piccolo paese, con convinzione sosteneva che le infrastrutture non possono essere condizionate dai poteri locali perché sono un servizio all’intero Paese, fosse anche una tangenziale che riguardava il suo comune - Inveruno - per il traffico verso Malpensa. Per inciso ricordo che le macerie del terremoto dopo


Parlamento Italiano

due anni assediano ancora i sopravvissuti (si sblocchino con urgenza i sequestri, perché non hanno senso certi ritardi!) e forse vale la pena ricordare anche la poca fiducia nella gestione di servizi nazionalizzati... la vecchina è tornata nella sua casa dopo mesi e mesi di inutile burocrazia. I cittadini vedono solo il presente (no chiusura ospedali, no tangenziale, come no Tav, no Tap ecc.). I politici devono guardare lontano, alle prossime generazioni non alle prossime elezioni! A proposito di queste, per l’opposizione si annuncia una impervia scalata, perché bisogna arrampicarsi su vette inesplorate in questi anni che sono i programmi innestati sui valori di riferimento, recentemente sepolti sotto le macerie delle risse interne. Così gli Italiani hanno voluto confermare il voto del 4 dicembre; non si sono fidati del cambiamento, targato PD, ed hanno scelto il “governo del cambiamento”. I cittadini si aspettano risposte alle loro necessità e non recriminazioni e problemi. Il più vicino e importante appuntamento in cui raccogliere il pensiero degli elettori è quello del rinnovo del Parlamento europeo. Bruxelles non è lontano dai problemi della gente. Parliamone, spieghiamo. Lo spread riguarda i mutui e gli interessi sui debiti della nostra gente, non è una parolaccia! Benissimo la divulgazione in rete, perché

per certe fasce di popolazione è strumento insostituibile, ma occorre incontrare le persone, guardarle in faccia, ascoltarle. La politica è ascolto, umiltà, pazienza e utilizzo di ogni forza per valorizzare il messaggio. Con la rottamazione (squallido appellativo rivolto alle persone) si è interrotta la catena delle competenze e del passaggio dei testimoni; e con le primarie si sono inventati capi corrente anche del 3%. Urge un congresso che metta al centro l’Europa. Quella dei popoli, che hanno in comune le radici ma che guardano come fronteggiare il futuro fatto di divisioni, dazi, muri…contro l’interesse dei cittadini. “Prima gli Italiani” solo se vengono mantenuti nella testa di serie dei Paesi più industrializzati. L’Europa va spiegata e resa utile, non matrigna. Spero siano in tanti a dare voce all’appello di Cacciari. Serve una mobilitazione civica, e nel PD un sussulto di generosità degli “ottimati”. A Roma gli optimates si mobilitavano quando era in emergenza l’impero. Suona la campanella. “Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano, o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere”

IL MONDO DI CRIMI

abry G7G CENTRO GOMME CRESPI S.A.S. lun-ven 8.00-12.00 / 14.00-19.00 sabato 8.00 - 12.00 Corso Italia, 25 21052 Busto Arsizio (VA) tel. 0331.633.589 fax 0331.653.182 centrogommecrespi@gmail.com

“Busto Domani” è particolarmente lieto di ricevere (bustodomani81@gmail.com) commenti e osservazioni per completare una rilevazione che interessa la collettività.

(Italo Calvino)

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“L’abolizione dell’Ordine di giornalisti è un tema all’ordine del giorno del governo” e “l’essere giornalista di per sé non è garanzia di esenzione dalla possibilità di veicolare fake news”, che sono fenomeno che riguarda non solo la rete ma anche la carta stampata. Lo ha affermato il Sottosegretario all’Editoria, Vito Crimi, rispondendo al Question time in commissione Cultura della Camera. A proposito dell’Odg, ha ricordato l’esponente del governo, “non ho mai detto che tali funzioni debbano essere svolte dai social media manager”, ma “l’avvento di un nuovo modo di comunicare presuppone la definizione di nuovi modelli professionali. Quindi limitarsi a definire i giornalisti in quanto iscritti all’Ordine come unici tenutari della capacità di fare informazione di qualità, mi pare abbastanza anacronistico, vuol dire non vedere il mondo che cambia”. “L’ordine dei giornalisti così come oggi è strutturato – ha sottolineato – si è rilevato inefficiente e inadeguato ai cambiamenti e alle dinamicità tipiche di una professione in continua e rapida evoluzione e le uniche modifiche effettuate sono state rivolte unicamente a ridefinire la governance peraltro con risultati non soddisfacenti”. Secondo Crimi, quindi, è “sempre più urgente adeguare l’Italia agli altri paesi del mondo dove la figura professionale del giornalista è libera da ordini e condizionamenti.


Cultura Selenotizie stampa

Il Colore della luce

L

a carriera artistica di Zambrelli si sostanzia in alcuni periodi che la mostra antologica presso Palazzo Marliani Cicogna a Busto Arsizio ha ben rappresentato. Opere giovanili (1968-’74) nelle quali l’artista indaga alcuni temi che nascono in quella temperia sociale e culturale ma le cui conseguenze vediamo anche nella realtà attuale: dal discorso ecologico si passa ai rapporti fra la techne e l’uomo, i lati oscuri dell’automazione, l’inquietante e dolente ricerca di un’identità, problematiche queste che origineranno l’attuale contesto sociale “liquido”. La pittura appare curata e di buon livello ma in alcune opere la struttura è volutamente disintegrata con intenti simbolisti. Dopo esperienze maturate all’estero avviene però una svolta: inizia a dedicarsi al paesaggio e il veicolo di espressione di questa metamorfosi diventa l’incisione calcografica applicata seguendo i dettami severi e ortodossi della disciplina, ma contemporaneamente con importanti innovazioni perchè Zambrelli vi introduce il Colore dopo secoli di bianco e nero. Come osserva Torresan “L’Homo faber si ripropone e si fonde nella dicotomia Artigiano-Artista: oggi più che mai risposta all’interrogativo della società globale così come ben rappresentato nel recentissimo

“La Nuvola” è tra le più attuali e significative esperienze di Marco Zambrelli.

equilibrio, armonia, luce nel colore, sono gli ingredienti di queste opere uniche straordinariamente evocative”. In questi ultimi suoi cieli raggiunge una dimensione di sintesi tra forma e colore, gli elementi narrativi diminuiscono e, come annota Majorino,“quasi in una corrispondenza alla Magritte, le pietre sui greti del fiume sembrano sfidare la legge di gravità e appaiono leggere mentre le nuvole sono gravide e grevi come pietre sospese”.

evento alla Fondazione Cini a Venezia. La sua mano ferma traccia con la punta d’acciaio geroglifici sulle lastre in metallo e sono parole-incise che diventano “parole-Colore” di un poeta che fa rifiorire la natura, campi distesi sotto un cielo azzurro, come di quelli che oggi non ce n’è più in Lombardia... Quando il colore poi si comprime sulla stupenda carta Magnani nelle tre dimensioni del pigmento, avviene il miracolo: la luce esalta il colore nello spazio e pare ti avvolga in un amplesso afrodisiaco. E la favola si rappresenta nel giardino incantato, farfalle di carta coloratissime, fogli leggeri e sospesi che vibrano al solo incidere della luce; in questo mondo segreto si è così dischiuso a Marco il sogno di una realtà “astratta”, meravigliosamente accarezzata dalla

Una recente tappa nel viaggio di ricerca sul Colore lo vede continuare le sperimentazioni iniziate oltre venti anni fa sulle composizioni astratte durante il periodo in cui era docente e conduceva analisi e approfondimenti su autori come Albers e Itten e, più avanti, su alcuni artisti della Scuola di Como. Il tentativo di Zambrelli di eliminare “quid superest” della narrazione non è quindi estemporaneo o superficiale, ma continua un processo che si è snodato parallelamente alla sua produzione figurativa. Gusmano evidenzia che con le attuali rappresentazioni cromatiche astratte, che talora sconfinano nell’informale, Zambrelli raggiunge una saturazione di colore di elevata densità ottica e un raffinato dettaglio nei grafismi che raramente si possono osservare a questi livelli in stampa calcografica.

mano ben sicura dell’artista” “Così la luce che emanano i suoi paesaggi è un tramite, è la conoscenza che ci accompagna in una verità più profonda; ogni spiga, ogni papavero, ogni albero è una traccia del tentativo di Zambrelli di raggiungere il più alto grado di espressione del colore, reso maggiormente espressivo dal preciso uso della tecnica: acquatinta, ceramolle o pastelli, usati singolarmente o combinati, danno vita a eteree sensazioni,” sottolinea Protasoni. Negli ultimi quindici anni ritorna a dipingere e in particolare con i pastelli, come sottolinea Scandroglio “l’artista pensa intensamente alla fusione continua tra cielo e terra, tra finito e infinito e da qui nascono gli studi sulle nuvole, sul loro movimento:

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Cultura Uffici Stampa di Insubria - LIUC

Dal mondo universitario Riportiamo, in sintesi, alcune importanti segnalazioni pervenute dalle Università LIUC (Castellanza) e Insubria (Varese) che riteniamo di particolare interesse soprattutto per le giovani generazioni. INGEGNERI

IL FUTURO Per vivere in modo consapevole il proprio ruolo nel mondo contemporaneo è necessario conoscerne la Storia, allenare un pensiero critico e dominare le regole della rappresentazione, della narrazione e della riflessione. Questo offre il nuovo Corso di Laurea triennale in Storia e Storie del Mondo Contemporaneo, attivo da quest’anno, attraverso un percorso di studi specializzato nell’approfondimento della storia, del pensiero e delle forme di storytelling e cultura pop dal ‘900 a oggi. Anzi, a domani. Il nuovo Corso segue tre percorsi culturali principali: approfondimento degli eventi e delle dinamiche che hanno costruito il mondo contemporaneo e il presente; riflessione critica sulle interpretazioni storiche, filosofiche e sulle applicazioni scientifiche della contemporaneità; studio comparato delle forme, dei linguaggi e delle strategie dell’industria culturale (cinema, televisione, editoria, musica, visual arts, ambiente digitale). «Un Corso fortemente innovativo nel panorama universitario italiano per la sua spiccata vocazione alla contemporaneità, per il confronto con le sue molteplici forme di narrazione e di riflessione e per la sua caratterizzazione interdisciplinare commenta il magnifico rettore, professor Alberto Coen Porisini».

LAUREA MAGISTRALE Ingegneria Ambientale e per la Sostenibilità dell’Ambiente di Lavoro, è l’unico corso di Laurea magistrale in Italia orientato sia all’ambiente che alla sicurezza sul lavoro e rappresenta l’ideale completamento della Laurea triennale. Il Corso è orientato alle tradizionali tematiche della protezione e tutela ambientale a cui si aggiungono i temi della sostenibilità del lavoro, ovvero la sicurezza negli ambienti di lavoro e nei processi produttivi. La motivazione principale dell’attivazione è stata l’istanza da parte dei laureati di poter disporre di una prosecuzione magistrale, oltre che al soddisfacimento delle richieste dei soggetti appartenenti al mondo produttivo e dei servizi, i cui pareri contribuiscono con continuità alla valutazione dei risultati del corso.

Se l’incremento complessivo dei nuovi studenti è pari all’1%, per gli iscritti ad Ingegneria si sale all’11,5%, fino ad arrivare per l’anno 2017/18 al 14.5%. Un boom che rispecchia la scelta dell’offerta formativa della LIUC, sempre più focalizzata sulle esigenze delle imprese con i corsi di Ingegneria Gestionale ed Economia Aziendale. “Questi dati – commenta il Rettore prof. Federico Visconti – ci confermano che gli studenti comprendono sempre più il grande valore delle discipline STEM (Science, Technology, Engineering e Math) e la loro importanza strategica per le imprese, che spesso faticano a trovare laureati in quest’area. La LIUC fa la sua parte investendo nella preparazione dei propri ingegneri, con percorsi innovativi dedicati ad esempio alla gestione della fabbrica 4.0 e dei processi nel settore sanitario, ma anche con nuovi strumenti ed opportunità messe a disposizione degli studenti. Tra queste, l’i – FAB, una fabbrica simulata, progettata secondo logiche lean e che applica i pilastri del paradigma industry 4.0”.

DESTINAZIONE FABBRICA 4.0 Una settimana di learning by doing interattivo ed innovativo alla LIUC per provare cosa significhi essere un imprenditore e doversi misurare con una fabbrica che cambia. Grazie a laboratori esperienziali, ad esercitazioni singole e di gruppo, ma anche con testimonianze di imprenditori e classiche lezioni frontali, gli studenti di 6 Scuole Superiori di Secondo grado simuleranno attività imprenditoriali legate al concetto di Fabbrica 4.0. L’iniziativa consentirà ai giovani studenti di cominciare ad acquisire le competenze trasversali utili e spendibili in diversi ambiti personali e professionali. Divisi in piccoli gruppi eterogenei, i ragazzi dovranno ideare un oggetto, creare un prototipo con l’uso delle stampanti 3D e poi immaginare di avviare una start up per vendere il loro prodotto. La start up parteciperà ad un ipotetico bando regionale per avere dei fondi, quindi occorrerà immaginare un budget, descrivere il mercato di riferimento del prodotto da vendere, trovare uno slogan, ipotizzare le risorse necessarie e fare un semplice business plan, almeno del primo anno di esercizio.

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Cultura Laura Vignati Docente Liceo Scientifico Statale A. Tosi

R come infinito

Mi tuffo a bomba, con una mano che tiene le ginocchia al petto e l’altra che tappa il naso. Entra così nella mia vita Rocco Alberti, come un tuffo a bomba che spruzza acqua ovunque”.È un romanzo quello nato dalla fervida penna di Sarah Pellizzari Rabolini, ma si tratta di un testo ambientato a Busto Arsizio, tra la Busto bene degli anni Ottanta. Un libro avvincente che racconta la storia di Silvia, 28 anni, insegnante di lettere, ma senza un lavoro stabile. Ma quello che rende l’opera più vicina a casa nostra è il flashback con cui Silvia racconta la vita da adolescente, quando s’innamora di Rocco. Fanno da sfondo, le vie del centro, palazzo Cicogna, piazza Manzoni, via per Samarate, viale Rimembranze. E anche la Veroncora, via Magenta, piazza Garibaldi, via Manara con i nuovi sensi unici, fino a spingersi a Malpensa. Insomma Silvia, Rocco, Tommaso, Gloria, Filippo, Costanza e altri personaggi prendono vita e acquista senso il loro ruolo proprio nelle strade e accanto ai monumenti della provincia di Varese. Ma non solo l’ambientazione rende il romanzo vicino alla nostra realtà. Anche le abitudini che circolavano nella Busto bene degli anni Ottanta. Primo fra tutte, lo spaccio di droga. “Rocco si droga, fuma eroina e sniffa cocaina in una Busto Arsizio degli anni Ottanta quando lo spaccio era frequente tra i giovani della Busto bene,

Un romanzo di Sarah Pellizzari Rabolini made in Busto Arsizio

figli delle buone famiglie”, afferma l’autrice nella sintesi. Perché questa ambientazione? “Come per i personaggi e in generale le storie, si riporta ciò che si conosce – prosegue Ho voluto narrare vicende che mi hanno raccontato, che ho studiato, su cui mi sono documentata. Niente è per caso: il mondo della scuola è per me noto, mi piace osservare e amplificare nella scrittura le caratteristiche delle persone che vedo nella realtà. Idem per i luoghi. Conosco gli anfratti di Busto Arsizio per cui è facile descriverla. Inoltre la storia di Rocco rispecchia quella di molti miei coetanei”. Insomma una storia di vita, sentimentale che si snoda tra narrazioni, diari, descrizioni, flashback, incastrati però magistralmente, senza perdere il filo della trama. La storia di Silvia s’intreccia con quella di Tommaso, un suo alunno, la ragazzina di lui, amici e fa-

miliari. Sa tenere con il fiato sospeso fino alla fine, con un linguaggio colloquiale, chiaro, scorrevole. “R come infinito” è un titolo enigmatico, come Rocco e la storia raccontata, un titolo che richiama il mare, ma anche l’amore e tutto ciò che non può avere un fine nella vita: le storie che si rincorrono, la malinconia per il passato, la circolarità degli eventi, il riproporsi di alcune vicende che sono funzionali per aggiustare le cose. In apparenza sembra un romanzo leggero, ma in forma sottile e fine lascia passare valori positivi sia per gli adolescenti sia per i genitori: messaggi legati al tema della dipendenza, l’adolescenza con tutti i pro e contro, il rapporto genitori e figli, l’amore, l’amicizia, il viaggio. “Non vuole essere un libro sulla storia della droga, tant’è che non ho voluto calcare la mano – precisa la scrittrice Voleva essere una storia sulle

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apparenze, sui non detti, sugli equivoci, sulle supposizioni o i pregiudizi. Ho immaginato una trama fatta dai non detti”. “R come infinito” non è il primo romanzo di Sarah Pellizzari Rabolini. È la terza fatica dopo “Per un’estate”, “Amarsi ancora” (Piemme), dopo la partecipazione all’antologia “Le donne che fecero impresa nella Lombardia”. Insegnante di lettere, giornalista pubblicista, bustocca doc, ha ottenuto menzioni di merito al concorso “Gialli di lago 2016” e quella d’onore al concorso di poesia “Rosa Gabicce” nel 2017. Finalista del “Garfagnana in Giallo 2017 e del concorso “Socc’mel che canzone 2018” per l’edizione del Loggione, vincitrice del “Premio legalità, Verbania for women”, ha partecipato alle relative pubblicazioni antologiche. Collabora al portale di cinematografia, teatro e tempo libero “Masedomani”. È appassionata di biodanza, meditazioni e mindfulness. Nonostante sia la sua terza fatica narrativa, si evince un’evoluzione del modo di romanzare, nel saper creare suspense. “Sicuramente la scrittura si evolve in me. È esercizio e tecnica, oltre che passione e cuore – conclude Facendo un pezzettino di strada tra libri, racconti, concorsi letterari, s’impara ogni volta. Inoltre partecipo a corsi di scrittura, perché il gruppo e il confronto con gli altri per me è fondamentale per continuare a migliorare”.


Sanità Rossella Semplici - Psicologa clinica

Quirino Quisi, non solo psichiatra

Q

uirino aveva l’audacia dello scienziato in continua ricerca, aperto al nuovo e incontaminato dai pregiudizi. Questa audacia gli ha permesso di cofondare (negli anni ’90) il primo servizio di salute mentale in una favela del nord-est del Brasile, amalgamando teoria e pratica della psichiatria occidentale con quelle della cultura locale. Quindi utilizzo di farmaci, ma anche sedute di gruppo in spiaggia spesso intorno al fuoco con colleghi brasiliani e sciamani. Quando questa “mistura”, come la chiamava lui, cominciava a dare buoni risultati, le persone stavano meglio, si reintegravano nel tessuto sociale, la criminalità che imperava nella favela dove sorgeva il centro e dove lui alloggiava, lo voleva morto. La tolleranza verso la struttura e la sua persona aveva raggiunto un punto critico, ma Quirino non ha pensato ad andarsene fino a quando un pomeriggio è stato avvicinato da un personaggio strano, probabilmente assoldato dai boss locali che gli ha detto chiaramente che doveva ucciderlo. Un annuncio per dargli la possibilità di scappare, subito! Ha dovuto allontanarsi senza salutare i collaboratori né prendere gli effetti personali, salire sul primo pullman per San Luis e farsi ospitare da un padre comboniano che aveva conosciuto tempi

Sul Duomo di Milano, nell’Ottobre 2011, il medico è in compagnia della consorte Rossella.

addietro. Comunque, nonostante questo episodio, nella favela è tornato ancora molte volte, fino a quando sono finiti i fondi italiani stanziati per questa importante iniziativa scientifica e umanitaria. Un uomo non fermato certo dalla paura. Quirino era uno sportivo, da giovane ha vinto alcune medaglie nella corsa dei 100 metri e anche nella vita quando scopriva la meta iniziava a correre, affrontando gli ostacoli. Era un velocista anche nelle analisi, specialmente nelle situazioni a rischio create da pazienti in acuzie. Non era un solitario; adorava il gioco di squadra, in particolare il basket: ha allenato per anni i ragazzi dell’oratorio ed è stato medico sportivo di squadre femminili della serie A.

Da psichiatra le supportava nell’affrontare le gare e nel creare lo spirito di squadra. Anche nella professione ha sempre puntato sul lavoro d’équipe fin dagli inizi della carriera, non solamente tra colleghi della stessa disciplina, ma allargando a figure professionali diverse. Un’intuizione geniale per 40 anni fa: per curare e prendersi cura delle persone è necessario un approccio integrale e integrato. LA VERSATILITÀ È stato un pioniere nello scegliere le vacanze per i suoi pazienti. Giovane medico, ha chiesto ad un gruppo di volontari che accompagnavano in vacanza persone con disabilità di vario genere, ma non con patologie psichiatriche, di inserire un suo paziente.

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Tale richiesta non era solo un esperimento, ma un modo per ridare dignità, spicchi di gioia a persone fragili psichicamente. E tutto si è svolto come aveva previsto, nessun problema. Era un veggente? No, un uomo con i piedi ben appoggiati sulla terra e un cuore che abitava le altitudini Himalayane della spiritualità. Profondamente credente ha voluto che anche i suoi pazienti potessero vivere l’esperienza del pellegrinaggio. Con l’aiuto dell’UNITALSI ha portato a Lourdes e a Loreto molti pazienti che lo avevano chiesto. Quirino aveva dentro di sé un “fanciullino” sveglissimo, vivace e ironico. Le battute facevano esplodere in risate fragorose chi lo ascoltava, mentre lui le accompagnava con un sorriso garbato e compiaciuto. Quel sorriso che davvero ero lo specchio della sua anima. Quirino era anche un bravo musicista. Da giovane suonava la batteria e aveva fondato con amici e colleghi una band. Amava in particolare i Beatles, i Pink Floyd, i Led Zeppelin e Carlos Santana. Anche questa sua passione aiuta a comprendere la sua poliedrica personalità: essenziale, come i suoni dei tamburi e dei piatti, ma fondamentali per dare il ritmo. E così anche nella vita; non ha perso una battuta neppure quando lo malattia lo ha ag-


Sanità

gredito e l’armonia della sua vita ha continuato a vibrare fermando il male con il rifiuto dell’accanimento terapeutico. Quirino era un autodidatta della pittura italiana del 500-600, amava i libri d’arte e andare per musei. Lui, così dinamico, si immobilizzava davanti ad un dipinto, rapito dalla bellezza. Dopo l’estasi, la parola: con gli occhi ancora sulle tele manifestava, tenendomi per mano, emozioni, impressioni, pensieri, idee. Quella mano e quegli sguardi che ci hanno legati da sempre e ci legheranno per sempre. Negli ultimi giorni di vita trascorsi in Hospice a Varese, dove la profonda umanità del personale ci ha permesso di dormire l’uno accanto all’altra, ci siamo tenuti per mano, come facevamo a casa. Ora, questo gesto, ha passato il confine della fisicità, ed è un tenersi per mano in spirito. Quirino amava curare il giardino e l’orto. Quando si aggirava tra le sue piante tagliuzzando i rami, innaffiando i fiori, raccogliendo i frutti e gli ortaggi, in particolare i peperoncini piccantissimi di cui era golosissimo, i lineamenti si distendevano, gli occhi brillavano e la bellezza della natura entrava in lui, rigenerando corpo, psiche e spirito. IL MEDICO SCRITTORE Quirino era scrittore, si dilettava a scrivere racconti, ha

partecipato a concorsi letterari vincendone alcuni. Si è avventurato con me nella stesura di due libri, editi da Paoline: Il volontariato. Risorsa per sé e per gli altri (2010); Il lavoro. Tra identità personale e società (2017). Ha affiancato alla pura creatività artistica, l’impegno scientifico, pubblicando oltre un centinaio di lavori scientifici in campo psichiatrico e psicosociale. Con lo sguardo rivolto “oltre siepe” si è occupato del proprio aggiornamento e della formazione del personale socio-sanitario. Ha partecipato ad oltre 300 incontri scientifici in tutto il Mondo a partire dal 1976. È stato professore, a contratto, di Psichiatria presso l’Università “Insubria” di Varese, polo di Busto Arsizio; ricercatore presso il C.R.E.M.S. dell’Università LIUC di Castellanza; Accademico Esperto, presso l’Università E-Campus di Novedrate (Co) nella Facoltà di Psicologia; formatore aziendale, esperto in PsicoSocioPatologia dell’Organizzazione. Quirino condivide con chi è geniale, umile, autenticamente e profondamente umano l’armonia degli opposti: rigore scientifico e creatività artistica, lucida razionalità e intensità emotivo-affettiva, tutela dei più fragili e risolutezza nel pretendere il dovuto per loro da chi ha il potere

amministrativo-politico e giudiziario, era anche CTU presso il Tribunale di Busto Arsizio. Per lui la tutela della dignità umana era un imperativo morale categorico e l’aiuto al prossimo in difficoltà e sofferente una scelta naturale. Per anni ha prestato attività operativa e di consulenza “in forma gratuita” quale Medico Psichiatra Missionario nei Paesi in via di sviluppo (PVS), come Asia, Est-Africa, CentroAmerica e SudAmerica, in progetti di Psichiatria Comunitaria in collaborazione con Enti Governativi Internazionali e/o Locali, in un’ottica di Community Care, transculturale. La sua ultima testimonianza accarezza la nostra paura della morte: è tornato alla casa del Padre con consapevolezza, determinazione, curiosità e soprattutto con serenità. La serenità è stato il dono dell’affetto degli amici, dei colleghi, del nostro amore, della sua profonda fede e delle preghiere di tutti coloro che lo hanno conosciuto anche fugacemente, ma che hanno avuto modo di apprezzarne la pienezza umana.

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Busto Domani è al servizio della città!

☞ On. Di Maio: Un ducetto a cinque stelle. ☞ Lampada di Aladino: Europa cercasi. ☞ Liberi e Uguali. Il tramonto di un sogno. ☞ Vaso di Pandora: Il peggio della burocrazia italiana. ☞ Presidente Conte: un premier (quasi) invisibile. ☞ Destra-centro-sinistra: All’On. Casini il campionato di slalom politico. ☞ Bilancio statale: Come manipolare i numeri. ☞ La politica?: L’arte dell’impossibile. ☞ Forza Italia: Alla ricerca degli antichi splendori. ☞ Giustizia ingiusta: Scarcerato perché spacciava per necessità. ☞ Sussidio agli immigrati: Gli italiani possono attendere. ☞ On. Di Battista in Nicaragua: In Italia non si sente la mancanza. ☞ Vitalizi ex parlamentari: Una pioggia di ricorsi (evitabili). ☞ Aumenta il deficit pubblico: Non importa: pagano gli italiani. ☞ Berlusconi si candida alle europee: Chapeau! ☞ Cancellare l’Ordine dei Giornalisti: Un’altra follia grillina.


Sanità Liborio Serafini - Pediatra

Ragazzi e digitale

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’è chi ancora ricorda il tormentone cinematografico di molti anni fa “ET – telefono casa”. Oggi, quasi quasi, ci siamo. Forse, nel continuo processo evolutivo della specie umana, nel cervello si è acceso un nuovo faro. Che permette, alle più recenti generazioni, di manipolare tecnologie alle quali i “vecchi” appaiono refrattari. “DDs”: “Digital Devices service”; terra terra, “congegni digitali al servizio” dell’uomo. Ruotanti attorno al computer. Un elaboratore elettronico, inizialmente un archivio, ma presto motore universale di conoscenze e di rapporti, talora sostituto dell’uomo sapiens. Una realtà impastatasi con la gioventù. Nella prima metà degli anni ’50, è TV-Informazione, istruzione, spettacolo. Poche preoccupazioni: far tardi la sera, un po’ di disaffezione alla lettura, il malizioso invito alla sedentarietà e alla pigrizia (con relative sequele anche patologiche), qualche esibizione violenta e poco morale. Bastava spegnerla. Poi è seguita l’esplosione dell’elettronica, dell’informatica, del digitale. Una rivoluzione. Che ha investito tutto il mondo giovanile, dai due anni in su. *** In principio, fu il “telefonino”, tecnicamente il “cellulare”. Accattivante, semplice.

Conquiste e disagi per giovani e adulti…travolti dal medesimo destino!

Parlare, ascoltare, messaggiare (neologismo aberrante!). Rapida diffusione tra adulti e pargoli. I primi, contenti per la facilità nel controllare sempre e ovunque. I secondi, per le spalle coperte, le chiacchierate (anche clandestine) con amichetti/e. Ai genitori è suggerito di non esagerare nella sorveglianza: potrebbero ingenerare ansia nei figli. Altre controindicazioni quasi nulle. Ovvio evitare l’abuso. Ancora dubbia la possibile cangerogenesi del magnetismo. Più giustificato il consiglio di evitare il contatto prolungato del dispositivo in funzione, con organi sensibili: cervello, orecchio, apparato riproduttivo. Seguiranno presto i video-giochi, a soppiantare le gloriose scatolette di latta sulle quali, caricate a molla o animate da una manovella, correvano cavalli, o danza-

vano leggiadre ballerine; o – più avveniristici – congegni a pila, più animati e con soggetti multipli e interessanti. Presto l’elettronica fornisce apparecchietti più leggeri e maneggevoli. Sul palmo di una mano. Schermi luminosi e colorati, maggior varietà di temi. Bambini di due anni e mezzo sono già degli esperti, e fan comunella con gli amichetti. Contesti ancora innocenti. Arrivano, poi, l’età scolare e pre-adolescenziale; le esigenze crescono, ed è tempo di PlayStation. Il gioco si confonde con lo spettacolo. Un coinvolgente connubio tra schermo televisivo, proiezioni e manipolazioni telecomandate di scene e attività ispirate alla vita quotidiana, o fantasiose. Tastiere, telecomandi e improvvisazioni di trame. Possibilmente da condividere in gruppo. Con tifo da stadio.

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I videogiochi non sono solo giochi. Bene impiegati, hanno risvolti positivi sul processo formativo dei piccoli utenti. A cominciare dall’apprendimento di abilità manuali e digitali, utili per il futuro; nonché della facilitazione nella coordinazione oculo-motoria, tra ciò che si vede e ciò che si fa. Anche sul piano caratteriale insegnano qualcosa. Equilibrano comportamenti reciproci e competitività, qualora ci sia partecipazione in gruppo. Si apprende a intrecciare idee, iniziative e fantasie. Ci si conosce e capisce meglio, si litiga meno. Non è secondario il possibile ricorso alla componente ludica nelle attività scolastiche, a scopo didattico. Il banco risulterebbe meno costrittivo e la lezione meno arida. Ogni medaglia ha il suo rovescio, e i videogiochi non si sottraggono alla regola. Occorre usarli con il buon senso che – in genere – viene fornito dai referenti adulti. È bene non eccedere in sedentarietà: si diventa pigroni, ed anche un po’ cicciottelli. Il tempo loro dedicato deve essere ragionevole e – soprattutto – non ne va rubato alle altre consuete abitudini, specie a quelle espletate all’aria libera, ma neppure a riposo e – ovviamente – a studio. È inoltre poco corretto consentire ai ragazzini di isolarsi in un cantuccio perdendo, in pratica, i contatti con tutto


Sanità

ciò che c’è attorno. E poi, e sempre principalmente da parte dei “grandi”, occhi aperti sui contenuti: violenza o quant’altro. Su ogni videogioco dovrebbe essere disponibile il PEGI (www. pegi.info/it), classificazione in base all’età della clientela. Ma son sempre i genitori a dover valutare la maturità dei figlioli. IL TRIONFO DELLA TECNOLOGIA Tutto velocemente invecchia. Si fanno strada le “app”, applicazioni o funzioni. Le più variegate. Nasce lo “smartphone” o “comunicatore intelligente”. Il rudimentale telefonino si trasforma in un polipo dai mille tentacoli, pronto ad agganciarsi ad una folla di altri polipi. Chiama, risponde, messaggia, registra, fotografa, filma, fa musica, memorizza, informa a tutto campo, nel bene e nel male. Tempi reali, una pacchia. Può entrare in internet e la comunicazione diventa universale. Un indice fatto di simboli curiosi, di pulsanti morbidi,

una carezza con i polpastrelli e via! Sullo stesso piano e con le stesse capacità, tranne la telefonica, si pone il tablet: una “tavola” molto professionale, da cartelletta sotto il braccio e, in pratica, un computer portatile. Nessuna meraviglia se, dagli otto anni d’età, più dei due terzi dei giovani sono espertissimi nell’uso disinvolto di tali dispositivi, dimenticando in gran parte la carta stampata. Smartphone e tablet sono ormai diventati uno “status symbol” per giovanetti e giovanotti, e non solo. A prescindere dalla possibilità di correre sulle autostrade della rete. Tante le gratificazioni offerte. Schermi luminosissimi, veri fari nel buio della notte. Relazioni e interscambi a non finire. Si parla, si ascolta, si scrive, si risponde, si legge. Sogni, confidenze, segreti. Emozioni, entusiasmi, avventure, scoramenti. Promemoria e programmi. C’è posto anche per eventi culturali, per le esigenze di studio e di lavoro, per l’approccio alle lingue straniere. Immersione – insomma – nell’universo delle comunicazioni e del vivere sociale. Se ci si tiene lontani però da sbavature, purtroppo onnipresenti e rischiose. Già si son citate le più classiche. Tuttavia non ci si deve mai scordare di limitare il tempo dedicato a queste meraviglie. Già due ore al giorno sono tante, figurarsi quattro o più;

deleterio – e quasi patologico – toccare le dieci. Non sfruttare troppo occhi e orecchi, e attenzione agli organi della fertilità: più la tecnologia è avanzata, più potente è il magnetismo. Uno sgranchimento di gambe ogni mezz’oretta scoraggia la sedentarietà. Non rubacchiare spazio a studio, riposo, vita e attività all’aria aperta e ad altri utili, positivi, impegni in campo culturale, sociale e sportivo. Soprattutto guardarsi dall’isolarsi, dal chiudersi in sé stessi. I genitori non sono dei cerberi. Nella filosofia dell’uso di questi avanzati dispositivi di cui oggi la gioventù sembra vivere, devono essere considerati come premurosi fratelli maggiori. Oltre che dal tranello di una possibile e rischiosa dipendenza, occorre guardarsi dal canto allettante di altre sirene: gioco d’azzardo, richiami commerciali infidi o allettamenti dismorali. Usare e non farsi usare. Un risvolto preoccupante, non previsto: le aggressioni a scopo di rapina! A proteggere i nostri ragazzi da tante trappole dovrebbe esserci sempre l’attenta vigilanza di figure adulte. Che però sono spesso culturalmente tagliate fuori dal contesto virtuale. Nel quale, invece, i giovani sguazzano e sono aggiornatissimi. Esiste, è vero, la chiave per accedere o meno ad alcuni canali. D’altra parte, meglio non essere troppo ossessivi: i figlioli,

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oltre che ansiosi e oppositivi, potrebbero diventare aggressivi. Meglio il “co-viewing”, cioè “visione condivisa” e dialogica. Possibile? Più logico e naturale comportarsi secondo la maturità dei ragazzi. Una sensibilità particolare nei confronti del “bullismo” attivo e passivo. *** Come tutte le strade conducono a Roma, così tutti i cellulari e affini portano a Internet, alla rete. Una infinita possibilità di collegamenti, universale per diffusione e per campi d’interesse. Con canali specificatamente specializzati: Wikipedia: un’enciclopedia online; Instagram: foto e filmati; l’utilizzatissimo Facebook: una vetrina per esporsi, per ricevere apprezzamenti o rifiuti, accessibile per legge dopo i 14 anni. Ma si bara! IL CAMBIAMENTO GENERAZIONALE Elettronica, informatica, digitale… Un vento impetuoso ha strapazzato velocemente tre generazioni. La più anziana si è ritrovata senza fiato. Quella di mezzo, più solida, è rimasta salda sulle gambe giovandosi proficuamente della fresca aria innovativa. La più giovane, avventurosa e un po’ incosciente, si è gettata a tutto campo nel soffio, pur un po’ violento, di novità e spensierata liber-


Sanità

tà. Una rivoluzione rapida, sconvolgente per i già delicati fili deputati a manovrare i rapporti e i valori tra genitori e figli. Sugli uni e sugli altri son piovute valanghe di consigli di esperti, al fine di almeno moderare le paventate negatività di un non negabile progresso. Risultato sconcertante: rimane il dubbio che gli stessi mentori, messi alla prova, non saprebbero come cavarsela. Il disagio digitale famigliare e sociale sussiste, in un ginepraio di rebus. I ragazzi di oggi sono quelli che sono. Sempre avanti un passo agli adulti e alquanto refrattari ai limiti suggeriti o imposti. Si fa appello a reciproca sincerità, fiducia, comprensione, voglia di parlare. Il tutto spesso vaneggiato dalla brutale realtà. Più della metà dei giovani di 11-17 anni, infatti, si imbatte involontariamente in prodotti negativi diffusi da altri utenti. Violenze e crudeltà nel 36% dei casi, dibattiti poco ortodossi su razzismo e discriminazione nel 33%, autolesionismo nel 21%... Ma, poi, sono proprio felici questi giovani? C’è qualche dubbio. In Italia, addirittura, il 90% di essi soffre già il possesso o meno di uno smartphone come una ragione di vita, e più di metà vive nell’ansia che il proprio accesso a internet si mantenga continuativo. Inoltre si teme di subire (49%), o se ne è già stati vittime (17%),

atti di bullismo, in particolare (19%) cyberbullismo. 50 su 100 paventano che foto o storie possano danneggiare il loro futuro. Senza parlare di quanti vivono nell’apprensione di dover rispondere ad un messaggio al massimo entro mezz’ora! Nel bailamme, una riflessione e un invito concreti, che lo psichiatra-psicoterapeuta Pietropolli-Charmet rivolge alla Scuola, quella con la S maiuscola. Essa dovrebbe insegnare come tutti questi nuovi strumenti tecnologici abbiamo MOLTO a che fare con l’informazione ma POCO con la conoscenza e il sapere. La vera conoscenza, infatti, abbisogna di tempi e di approfondimenti che vanno protetti. Un richiamo all’affidabilità delle fonti, e al non accettare acriticamente tutto quanto viene propinato.

Le seguenti Farmacie omaggiano una copia di

Busto Domani Beata Giuliana – Via Q. Sella 126 Carmellino – C.so XX Settembre 1 Consolaro – Via Magenta 58 Di Borsano – V.le Ricordanze 22 Del Corso – C.so Italia 72 Bossi – P.za XXV Aprile 7 Paroni – Via per Lonate Pozzolo 33 Borellini – Via Mameli 27 Mazzucchelli – Via Cavallotti 4 Perina – Via Dante 2 S. Giovanni – P.za S. Giovanni 5

PRECISAZIONE

Sul precedente numero di Busto Domani (3/18 – articolo “Cioccolato: un passo di salute in più”) a proposito di cioccolato fondente, amaro e anche privo di grassi, si citava il “cioccolato di Modica” suggerendo l’idea di un particolare ceppo di albero di cacao presente in quella località sicula. Si tratta, invece, di normale cacao centro-americano, trattato secondo una particolare tradizionale ricetta, con una lavorazione a freddo, importata nella Sicilia spagnola, circa quattro secoli fa, da colonizzatori reduci dal Messico, e poi tramandata sino ai giorni nostri.

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L’angolo della tigre Liborio Serafini Medico e tifoso Bianco-Blu

Un paniere ingiustamente povero

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ausa estiva alle spalle, senza particolari sussulti. Anche perché la Presidentessa Testa cerca soci, ma non li trova. Ci vorrebbe la vecchia Busto! Si dovrebbe ripartire con Settembre, ma non si può. Ci sono in ballo corsi, ricorsi, decisioni, smentite, tribunali sportivi e no. Perché ci sono squadre che in terza serie non ci vorrebbero stare. Rinvio di tutto per più di quindici giorni, poi l’avvio ufficiale un po’ zoppo. C’è il calendario, ma – in attesa degli eventi – certe gare restano ancora al palo. E la Pro Patria, che non c’entra, deve pagare un pedaggio un po’ amaro. La matricola avrebbe bisogno di un po’ di calore ambientale, per vincere emozione e soggezione. Ma capita che, dopo l’esordio sul proprio terreno con la Pistoiese (e fin qui va bene), c’è la prima trasferta in quel di Olbia, mai esplorata prima. La successiva “interna”, con la Robus Spezia, propizia per il morale, salta. A seguire, non ci sono bruschettini: due trasferte consecutive, di cui la prima con la Carrarese (probabile corazzata del girone) è da brividi. Ma tant’è. La Pistoiese, conosciuta in serie B nel ‘46/’47, con i tigrotti ha avuto a che fare, l’ultima volta, nel girone A della Serie C1 del torneo 20062007: uno a zero per i toscani all’andata, zero a zero a Busto nel ritorno. Questa volta i tigrotti, nella loro tana, con-

Un campionato anomalo, ma una Pro Patria ricca d’entusiasmo consente di guardare con fiducia al futuro.

cludono con un promettente due (Mastroianni – il nuovo attaccante di peso – e Gucci) a uno. Partenza fulminante? No. Compassata, intelligente, condotta con equilibrio, cercando i tre punti e proteggendoli, pur con grossi brividi finali. Novecento spettatori, ma…appena 400 abbonati. Da rivedere. Positivo l’innesto nei nuovi, confermata la tenuta dello zoccolo duro. Un lamento? Beh, la rete subita puzza ancora di vizietti difensivi disseminati nel torneo scorso. *** Ed eccoci ad Olbia, e non per goderci la Costa Smeralda. Gallura orgogliosa e gente allignata lì già dall’epoca dei “nuraghi”. La storia segnala la presenza probabile dei Greci di Focea seicento anni prima di Cristo. I primi veri fonda-

tori. Che forse le dettero il nome: “olbios” in greco sta per felice, fortunato. Da cui Olbia. L’attuale cittadina, da sempre è stata figlia del suo porto, florido di traffici navali con il “Continente” (alias: Italia); ma anche agricoltura, pesca e – ultimamente – turismo. Fu forse etrusca, poi cartaginese, poi romana. Durante le invasioni barbariche, nel quinto secolo d.C., i Vandali la distrussero. Cadde nel silenzio fino al tardo Medio Evo. Ricompare col nome di Civita. Tra matrimoni di rampolli più o meno reali, e lotte furibonde tra Guelfi e Ghibellini, si ritrovò con la marinara Pisa. Intanto era diventata Terranova e così rimase fino al 1862. Nel frattempo visse l’esperienza di libero comune e poi del dominio degli Aragonesi di Spagna. Preda dei feudatari e dei pirati, conobbe un’altra

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distruzione. Finchè finì tra le braccia del Regno di Savoia, con il quale arrivò all’Unità d’Italia. Intanto era diventata Terranova Pausania, ma nel 1939 tornò all’originale Olbia. La locale formazione calcistica, già di per sì ben impostata, conta su due punte di lusso, da serie A. Che alla fine, con le loro due reti contro l’unica della Pro (Battistini, un nuovo difensore), durata più di un’ora, confezionano la vittoria sarda. Ma la Pro non ha demeritato. Anzi, con Mastroianni aveva pure raddoppiato, ma l’arbitro – abbastanza inspiegabilmente – ha detto no. Eppure a lungo i bustesi sono stati gagliardi e ordinati, ma è arrivata, nell’ultimo quarto d’ora, la sempre temuta sbavatura difensiva nel rigore decisivo. Il pari ci poteva stare. Il mister ne è sicuro anche


L’angolo della tigre

se sottolinea un certo disorientamento tra i bianco-blu dopo aver subito il pareggio. Rammarico, ma certezza di disporre di una squadra competitiva. *** In infrasettimanale, il Robus Siena, allo “Speroni” non c’è. Per cui, nuova trasferta. A Pontedera, per vedersela con la Carrarese, orfana del proprio campo. Partita quasi fotocopia di quella di Olbia. Pro Patria in meritato vantaggio (Le Noci) per tutto il primo tempo, poi subisce pareggio e – nel finale – sconfitta, ancora per un molto presunto fallo del suo portiere sull’attaccante avversario. Tuttavia, a conti fatti, e visto il gioco e le occasioni, un pareggio con la favorita del torneo non sarebbe stato un furto. Una prestazione ancora una volta valida, cui non ha corrisposto un risultato positivo. E ancora per discutibili arbitraggi. Comunque, la squadra c’è, e

promette bene. Sperando che la rabbia non arrivi a compromettere il morale. Tra una recriminazione e l’altra, arriva il “primato” di una terza trasferta consecutiva, su quattro gare. Località: Alessandria. Avversaria la Juventus, ma under 23. Una presenza anomala, frutto di un’idea sulle “seconde squadre” che non ha trovato un granchè di consensi. Anzi, nei vari “campionati” italiani, ne ha trovato uno solo. D’altra parte, il privilegio, per queste formazioni, di non retrocedere mai, non è allettante per le altre compagini qualora si dovessero trovare a correre quel rischio. Poco probabile che l’idea abbia un seguito. La gara sarà serale, anzi, quasi notturna. Non sarà l’unica. Dopo di essa, ne sono previste altre quattro, a cadenza continua. Una certa porzione di pubblico, con il clima che si avvia a non essere tanto clemente, se ne starà a casa. Forse, anche per questo, gli abbonamenti stentano.

Busto Domani 21052 BUSTO ARSIZIO Viale Cadorna, 12 - Molini Marzoli Tel. 340.5960377 E-mail: info@enricodellacqua.org www.enricodellacqua.org

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NOTIZIE IN EVIDENZA IL DONO E I BENI COMUNI Il 4 ottobre di ogni anno in Italia si celebra il Giorno del Dono, istituito per legge nel 2015 e promosso dall’Istituto Italiano della Donazione - IID al fine di fornire visibilità al tema del Dono e della Donazione in tutte le sue forme. Scuole, Comuni, Associazioni, Imprese e cittadini insieme per costruire la mappa dell’Italia che dona, un Paese capace di reagire alle difficoltà mettendo al centro la bellezza del Dono. In questa tappa milanese, organizzata da IID e Fondazione Cariplo, il Giorno del Dono intende approfondire un tema su cui la Fondazione, in collaborazione con le Fondazioni di Comunità, ha investito molto negli ultimi anni, il tema dei Beni comuni: tra le priorità del bando Emblematici Provinciali, dal 2016 ad oggi, è stata infatti inserita la cura, rigenerazione, riuso e valorizzazione di beni in stato di sotto-utilizzo, abbandono o degrado attraverso l’attivazione di processi di collaborazione e di co-progettazione tra cittadini, organizzazioni private e istituzioni pubbliche.Con “beni comuni” si fa riferimento a quei beni materiali - pubblici o del privato non profit - come stazioni, scuole, piazze, parchi, sentieri, che se curati nell’interesse generale migliorano la qualità della vita di tutti i membri di una comunità. È quindi solo grazie all’impegno attivo dei cittadini-volontari e alle loro donazioni in termini di tempo, competenze professionali, relazioni e mezzi che è possibile trasformare il bene abbandonato in un bene comune. MATERA TRA ORIENTE ED OCCIDENTE Nei secoli IX-X, Matera, già contesa da Bizantini, Longobardi e Saraceni e logorata da battaglie, saccheggi e assedi, assistette all’insediamento delle comunità monastiche, provenienti dalla Sicilia musulmana. La Basilicata e Matera non furono così innovate nel loro abituale sistema di costruzione che rinvenne nel territorio lucano la normalità di un insediamento del tutto consono alle proprie esigenze spirituali. Le chiese rupestri vennero, in molti casi, affrescate con le immagini sacre del Cristo, della Vergine, dei Santi, degli Apostoli. Data la simultanea appartenenza della Basilicata, nei secoli VII-X, a due diversi poli di lotta politico-religiosa, le chiese rupestri furono il portato di due diverse culture: la greca e la latina. La greca, facente capo ai “catapani” bizantini, la latina legata alla spiritualità romana dell’operante azione benedettina. Gli ordini religiosi, quello orientale e quello occidentale, Benedettino, divennero i canali attraverso cui bizantini e longobardi esercitarono il loro potere.


Sport Eugenio Vignati - Medico Chirurgo con specializzazione in igiene e medicina preventiva

Stefano Ghisolfo, un giovanissimo campione di nuoto

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a 15 anni freschi freschi, appena compiuti, ma riesce a sbaragliare nuotatori più anziani di lui che hanno alle spalle una lunga carriera in acque libere, piazzandosi primo assoluto anche in competizioni di livello nazionale. Protagonista un ragazzo bustocco che da qualche anno si è lasciato travolgere dalla passione per il nuoto di fondo e soprattutto per quello in acque libere che in ogni gara riesce a conquistare il podio. Si tratta di Stefano Ghisolfo, studente di seconda liceo dello scientifico Tosi, ma che nella sua giornata, oltre allo studio, riesce a ritagliarsi uno spazio per gli allenamenti in piscina e nei laghi. Fino allo scorso anno faceva parte del Team Cerianese presso la Bustese nuoto, allenato da Andrea Ceriani e Marco Formenti, ma da settembre milita nella squadra agonistica dello Sporting Club 63 di Mozzate, suo coach Roberto Merlo. Quest’anno ha siglato performance di tutto rispetto, conquistando il trofeo Challenge dell’Italian open water tour, frutto del circuito nazionale e risultato di tre gare: dopo l’ottima performance al lago di Monate, ha vinto a luglio la tappa di Maccagno e a settembre quella di Noli, aggiudicandosi non solo il trofeo Challenge, ma anche la partecipazione alla traversata dello stretto di Messina

Primo assoluto dell’Italian Open Water Tour, Stefano, bustocco Doc, ha collezionato prestigiosi successi nelle acque libere.

in programma il prossimo 26 maggio. La stagione estiva è stata costellata da numerosi successi che hanno visto l’atleta bustocco sempre con medaglie al collo. Per due giorni consecutivi ha conquistato il gradino più alto del podio in due traversate del Lago Maggiore: il 14 luglio ha agguantato il primo posto assoluto nei 1700 metri con un tempo di 21 minuti e 8 secondi alle isole Borromee e il giorno successivo, stesso piazzamento all’Italian open water tour di Maccagno esaurendo il percorso di 2500 metri in 32 minuti. Ancora primo l’8 settembre a Pettenasco sul lago d’Orta dove Stefano Ghisolfo ha coperto il percorso dei 2000 metri in 24 minuti e 44. Ma il nuotatore di Busto Arsizio ha saputo tenere alti i

colori della città anche fuori Italia. Domenica 8 luglio si è piazzato secondo assoluto nel miglio marino del lago di Lugano con un tempo di 22 minuti e 55 secondi, tagliando il traguardo subito dopo un nuotatore della nazionale svizzera. Ha conquistato ancora l’oro di categoria (terzo assoluto) il 1° luglio nella traversata del lago d’Orta. Lo splendido tratto di 1500 metri da Pella a Orta con bracciate a fianco dell’isola di San Giulio, l’atleta bustese lo ha attraversato in 19 minuti e 25. Sempre sul lago d’Orta a Omegna nella 2 chilometri, ma la domenica precedente, Stefano Ghisolfo ha tagliato il traguardo terzo assoluto con il chip fermo a 25 minuti. Se l’è cavata bene anche in mare, aggiudicandosi la vittoria per l’under 16 nella 3000 di Arenzano domenica

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22 luglio con il tempo di 44 minuti. Stesso piazzamento due settimane dopo nel miglio di Bogliasco dove le bracciate hanno fruttato il premio di categoria con un tempo di 24 minuti. È da due anni che partecipa a gare di fondo nelle acque libere. Anche lo scorso anno ha sempre conquistato il podio per tutta la stagione, vincendo la traversata Angera-Arona, sbaragliando ben 800 concorrenti e portando a casa sempre la coppa da podio a Orta, alle isole Borromee e all’isola Comacina. Il giovane atleta sembra avere già le idee chiare. «Il mio sogno è quello di riuscire a far parte della nazionale italiana nuoto in acque libere. Da un paio di anni ho riscoperto la gioia di nuotare all’aperto. La piscina non rappresenta il mio “habitat”». Carta vincente? «Credo che il mio punto di forza sia la determinazione, ma anche la concentrazione e il credere fermamente in me stesso e nelle mie capacità. Il nuoto mi sta insegnando tanto: innanzitutto a raggiungere gli obiettivi che mi pongo e mi sforzo di applicare questo valore anche nella vita quotidiana. Sono molto soddisfatto dei miei risultati che ripagano i duri allenamenti». In attesa della traversata dello stretto di Messina, il prossimo impegno che attende lo sportivo è Bergeggi in ottobre.


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Storia Locale Sergio Colombo - Direttore Busto Domani

Il cuore della città

Ieri e oggi: qui transita lo sviluppo e il futuro del centro cittadino.

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a riapertura (finalmente!) di P.zza Vittorio Emanuele, mi ricorda la quasi ventennale permanenza abitativa nella confinante via Marliani (n° 1/3) dove un’ampia vetrata, quasi un’ardita opera, conferiva un fascino particolare all’intero complesso Nel retro, uno splendido parco che si affacciava su Via Zappellini, armonizzava la zona. I residenti: Basilico (tessitura), Colombo (assicurazioni), Lamperti (insegnanti), Clerici (tessuti), Gorio (onoranze), Bastianon (assicurazioni), Sandroni (Commercio), Rosetta (la mitica stiratrice) ed altri ancora formavano un piccolo “centro” dove la collaborazione era intensa, autentica e generosa. Altri tempi perchè la coabitazione si trasformava in amicizia e tra via Marliani e piazza del Conte i contatti non necessitavano della moderna tecnologia.

I ragazzi di allora si davano appuntamento alla sera per disputare chiassose partite di pallone e quando la posta in palio era importante – c’erano anche le candidature per entrare nelle giovanili della Pro Patria – ci si trasferiva nel cortiletto confinante con le carceri sino all’arrivo dei vigili urbani che… sequestravano il pallone dopo la solita bonaria ramanzina. La piazza riacquistava allora tranquillità, qualche volta interrotta dai clienti dell’antica trattoria dell’Angelo o del bar Taella (il nome è forse errato) dove convenivano molti sportivi: il mitico terzino tigrotto Ivaldi; Della Bella, affermato campione ciclistico; Zangirolami spericolato motociclista, ed altri ancora. Una Piazza viva, che ospitava anche due affermate sartorie (Meregaglia e Bandera), studi legali per la vicinanza del Tribunale e la biblioteca civica, il gioiello creato con grande passione

e competenza dal compianto prof. Roggia. Oltre ad un rinomato ristorante gestito da Peppino dove si ritrovava la Busto-bene. La piazza, nel tempo, subiva diverse impostazioni come i preannunciati interventi urbanistici (la famosa galleria con il parcheggio auto sotterraneo) che avrebbero dovuto rivoluzionare e migliorare il centro cittadino. Il contestato trasferimento del “monumento ai caduti” in Piazza Trento Trieste era propedeutico al grande rilancio dell’area candidata ad ospitare i maggiori eventi bustocchi. *** Qualche riflessione dopo aver ammirato la recente riapertura al pubblico con il progetto in fase di ultimazione a cura della So.Ce.Ba. Spa, la Società che si è assunta l’onerosa e impegnativa operazione di ristrutturazione.

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Ci si prepara all’inaugurazione sabauda anche se l’annuncio non ha suscitato grandi entusiasmi. Tuttavia, all’occhio del cittadino, appare come un’opera da migliorare nell’arredo urbano per armonizzare l’area. Poi andranno eliminati i parcheggi-auto che stridono con una piazza destinata ad essere il cuore della città. Insomma, c’è ancora molto da fare per rilanciare una zona che le finanze pubbliche e private sono state costrette a ridimensionare. Anche se il responso definitivo è contiguo al completamento dell’operazione immobiliare perché le vendite degli appartamenti rappresentano il banco di prova per il suo rilancio. Non è facile commentare l’austero Palazzo dove ha sede il Credito Valtellinese con costruzioni storiche-architettoniche che rievocano un passato doverosamente conservato per ricordare la Busto di allora.


Storia Locale

E in questa fase di completamento sarebbe estremamente utile conoscere il pensiero dei bustocchi. Senza ricorrere ai massimi sistemi: un’indagine – affidata ad esempio ad un selezionato gruppo di allievi del locale liceo artistico – potrebbe fornire utili indicazioni e rappresentare un’importante verifica tra realtà e prospettive. Infatti, l’area che si estende verso Piazza San Giovanni e dintorni, merita un adeguato risalto sia perché cara alla cittadinanza sia per la sua candidatura ad incidere sullo sviluppo del centro cittadino. All’attesa, si aggiunge la passione che i bustocchi riservano alla centralità dell’importante zona che ricorda anche il glorioso trascorso di Busto Arsizio. Un motivo in più perché tutti, istituzioni comprese, partecipino alla sua affermazione.

Associazione Enrico Dell’Acqua

Viale Cadorna, 12 - Busto Arsizio Tel. 340.5960377 info@enricodellacqua.org www.enricodellacqua.org

L’Associazione di Promozione Sociale Enrico Dell’Acqua per il potenziamento della propria organizzazione di volontariato necessita di:

• Un contabile pensionato • Un addetto alla raccolta pubblicità • Un operatore di marketing telefonico

Come aiutare Busto Domani? Alcuni lettori, apprezzando la nostra publicazione, hanno chiesto come è possibile contribuire a sostenere “Busto Domani” che ricevono in omaggio attraverso le farmacie cittadine. Ecco le modalità:

• Inserzioni pubblicitarie: “condizioni” telefonando al numero 340.5960377 o inviando un’e-mail a bustodomani81@gmail.com • Libero versamento (anche una tantum) su IBAN: IT77 G050 3422 8000 0000 0011 825 A questi “sostenitori benemeriti” saranno sempre inviate le comunicazioni e inviti a tutte le iniziative programmate dall’Associazione Dell’Acqua e rilasciata ricevuta valida per la detrazione ai fini fiscali. “Busto Domani” - che non riceve alcun contributo pubblico - anticipatamente ringrazia per la collaborazione.

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Storia Locale Giuseppe Magini Architetto e studioso di storia locale

Il Seprio in età comunale (seconda parte)

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i sono dimenticato di citare nella prima parte un celebre passo di Pio Bondioli riguardante l’origine dell’istituto comunale. Ha scritto Pio Bondioli: “Uno dei punti più discussi della storia italiana è l’origine dei gloriosi Comuni, e in modo speciale di quello di Milano, per il quale il problema è complicato dall’esistenza di varie tesi che ancora non riescono ad avere un punto di conciliazione. La vecchia scuola subalpina del Gabotto, del Baudi di Vesme e del Rossi, appoggiata anche dal più moderno Colombo, vedeva nel Comune milanese la “trasformazione di una più antica signoria, esercitata dalla famiglia dei discendenti del procurator civitatis” e gli assegnava quindi un’origine aristocratica. Il Manaresi, riprendendo il pensiero di giuristi del secolo XII, ritenne il Comune un lento e progressivo sviluppo del governo degli arcivescovi, sostituitisi ai conti e duchi dell’imperatore, fin che a loro volta costoro dovettero dividere il potere coi capitani e valvassori, coi milites e coi cives. Il Bosisio, elaborando e completando osservazioni del Volpe, del Solmi, dell’Ercole, del Caggese, del Mayer, ecc., insiste invece sulla potenza di affinità delle varie classi sociali che attraverso i loro conflitti – nel ricordo di Roma – presero coscienza

Schizzo topografico della zona archeologica di Castelseprio.

della necessità di collaborazione generale, mediante il riconoscimento dei reciproci diritti. La milizia del contado, trattenuta a Milano per respingere le minacciate invasioni annuali degli imperatori (ed infatti nel 1039 i signori d’Italia ligi a Corrado erano tornati all’assedio della città e alla devastazione delle campagne) ebbe per insegna e macchina di suprema difesa in campo aperto il Carroccio. Inventato per l’occasione da Ariberto e diventato famoso, <<il cui nome – ha detto bene il Romussi – ancor oggi suona caro come quello di patria>>. Il Carroccio che rappresentava la casa lontana, la famiglia, la fede e – con l’esercizio delle armi – ridava ai lombardi la coscienza della propria forza e dei propri diritti contro l’impero. Nell’opera di conquista del contado – descritta dal Colombo – il

territorio del Seprio e quello immediatamente vicino attrasse – si può dire – le prime attenzioni, tanto più che i nobili preponderanti nel governo della città e del contado insieme con l’arcivescovo volentieri si prestarono ad aumentare il distacco dai conti sepriesi. Ma l’infrenabile ascesa delle classi inferiori avvenne ai danni della potenza dei Capitanei e Valvassori. Durante la lotta dei patarini contro l’arcivescovo Guido e il clero simoniaco e concubinario – a cui andavano gli aiuti e le simpatie della nobiltà – questa non solo non riuscì a frenare il movimento guidato da Erlembaldo Cotta e da Arialdo, ma si ritirò nella campagna quando Guido cedette il posto a una sua creatura – Gotefredo o Gotofredo – e lasciò che la popolazione rurale sepriese, infiammata dalla propaganda

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di Arialdo portatosi espressamente nel varesotto, si unisse nel 1070 con l’esercito patarino per portar guerra ed assediare il nuovo arcivescovo nella fortezza di Castiglione. Assedio abbandonato soltanto per il terribile incendio di Milano della primavera del 1071. Il partito dei patarini andò acquistando piede in pagis et oppidis, anche dopo la morte di Arialdo – anzi per il suo martirio – e la scomparsa di Erlembaldo. Capitanei e Valvassori venditores ecclesiarum furono costretti a venire a un compromesso nel 1088. La loro resa alle nuove generazioni popolane – che frantumavano gli accordi ritenuti simoniaci fra l’arcivescovo e i grandi feudatari e affermavano il diritto di un reggimento fondato nel “communi conscilio totius civitatis”, cioè l’autorità del Comune, venne consacrata nella lapide di marmo che ancora si legge a destra del portale della basilica ambrosiana. IL RUOLO DI MILANO Il tentativo di ricostruire contro le forze accentratrici della città - l’autonomia dei comitati rurali da parte dell’impero (l’esperimento era stato fatto con Gozoino per il Seprio) era caduto nell’ultima fase del conflitto tra Comuni e Impero e ora


Storia Locale

il diploma imperiale sanciva definitivamente la preminenza di Milano su tutte le terre del suo vescovado. “Prima di questo diploma - dice il Giulini - i milanesi non avevano avuto mai una piena giurisdizione nella loro città e molto meno sopra il loro territorio e i vari contadi del medesimo,, ma più l’ebbero da qui innanzi”. La vittoria contro il Barbarossa e le intricate vicende che ne erano derivate servirono a porre le premesse per la creazione dello Stato di Milano. Dopo le lunghe lotte contro l’imperatore, combattute soprattutto dai ‘cives’, cioè dai mercanti e dagli artigiani, a Milano il peso di costoro si era fortemente accresciuto. Tanto più che gli stessi nobili minori – ‘i secundi milites’ che si dissero ‘della Motta’ – si misero alla loro testa e perfino a capo di ribellioni di servi e di coloni per far fronte ai ‘capitanei’ (grandi nobili) e al vescovo. Così i ‘cives’ riuscirono a mettere loro rappresentanti nelle magistrature consolari e quindi ad aver parte – accanto ai nobili e al clero – nel governo cittadino. Questo contrasto di ceti fece maturare nei comuni l’esigenza dell’istituto podestarile come elemento equilibratore dei poteri in contrasto circa il pagamento delle imposte, gravose queste soprattutto a causa delle guerre.

I piccoli possidenti - mercanti e popolo sui quali finiva per ricadere il peso maggiore dell’imposizione – si opposero con forza alla condizione di privilegio dell’alta nobiltà e del clero. A Milano essi si organizzarono nella cosiddetta ‘Credenza di Sant’Ambrogio’ quando la lotta – intorno al 1240 – si inasprì e per resistere alle angherie dei ceti nobili, dei valvassori e degli enti religiosi i borghesi e i popolani della Credenza ruppero la pace del 1225 fra i vari ceti ed elessero loro capo Pagano Della Torre. Per secoli tuttavia a Milano l’artigianato, il commercio e la banca non poterono imporsi nella misura in cui vi riuscirono a Firenze. La proprietà terriera rimase concentrata nelle mani di nobili e clero e la vittoria dei patarini milanesi contro vescovi e preti simoniaci fu a lungo solo apparente. Anche se fra le masse popolari restavano vive quelle aspirazioni a mutamenti e rinnovamenti promosse dalla parte più vivace e combattiva dei fedeli, capaci di condurre fino all’eresia (Milano per un certo periodo potè considerarsi capitale del movimento cataro). Nella prima parte del XII secolo si era assai sviluppata a Milano la lavorazione della lana, in relazione con antiche tradizioni produttive e mercantili e i tessitori in

Lombardia dettero origine al movimento degli Umiliati che prese ad organizzarsi – dalla metà del XII secolo – in unioni religiose anche “colorite di eresia perché nate dagli strati più aperti al moto di riforma e perciò rappresentanti una forma – la prima – della resistenza del proletariato all’industrialismo” (così scrive Luigi Zanoni in ‘Gli Umiliati nei loro rapporti con l’eresia, l’industria della lana e i Comuni nei secc. XII e XIII’, Milano, Hoepli, 1911). La nuova organizzazione religioso-manifatturiera si diffuse rapidamente nel milanese, nel territorio di Como, nel Seprio e nella Martesana. Conventi di Umiliati furono fondati anche a Busto Arsizio. Condannati da papa Lucio III nel concilio di Verona del 1184 assieme a Catari, Arnaldisti e Valdesi, gli Umiliati nel 1201 vennero in gran parte riassorbiti nel grembo della Chiesa con l’obbedienza alla regola detta del ‘Terz’Ordine degli Umiliati’ emanata da Innocenzo III (l’autorità ecclesiastica nei confronti di quelli che considerava eretici si valeva in parte delle blandizie e in parte della forza, inaugurata – sembra – nel 1228 con la costituzione in Milano del primo tribunale dell’inquisizione contro gli eretici in cui l’autorità vescovile veniva ‘assistita’ dal braccio secolare).

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LEGENDA 1. Chiesa di S. Maria foris portas. 2. Pianoro con tracce di ostruzioni: avanzi di casa a pianta quadrangolare. 3. Vasto pianoro con avanzi di costruzioni. 4. Fortificazioni a protezione del Borgo. 5. Fortificazioni lungo il ciglio della valle e di una costruzione su di un rialzo del terreno nel centro della zona. 6. Porta di accesso al Castello completamente distrutta 7/8. Avanzi di fortificazioni: due torri quadrangolari. 9. Zona da esplorare. Probabile avanzo di torre. 10. Basamento di un grande torrione quadrangolare. 11. Avanzi di fortificazioni da rilevare. 12. Ruderi della chiesa esagonale di San Paolo. 13. Ruderi della chiesa plebana di San Giovanni Evangelista con Battistero. 14. Avanzi di antiche costruzioni. 15. Cascina detta di San Giovanni, già antico monastero. 16. Monastero di Torba. Chiesetta romanica e Torre. 17. Villa Ceriani. 18. Avanzi del fossato a protezione del Borgo.


Turismo Vanna Garavaglia Esperta di turismo internazionale

Benvenuti nel Sultanato dell’Oman

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n questi ultimi anni sono saliti alla ribalta del turismo molti Paesi situati nella penisola arabica: fra questi l’Oman è sovrano. Il Sultanato dell’Oman è una terra ricca di fascino, paesaggi incontaminati ed autentica ospitalità che mi ha colpito sin dalla prima ricognizione che ho fatto nel Paese, una decina di anni fa su invito del Governo, che voleva trarre profitto dalla conoscenza dei tour operators per il suo piano di valorizzazione della vocazione turistica del territorio. L’assioma che mi ha colpito allora era che le risorse economiche del Paese, tradizionalmente provenienti dal petrolio, potevano essere affiancate da quelle che il turismo verso il Paese avrebbe potuto sviluppare negli anni immediatamente a venire. Oggetto di grande attenzione e studio sono risultati così i suoi atout paesaggistici, la fortunata posizione in riva al mare, la cordialità innata dei suoi abitanti, un clima speciale, non ultimo la sua storia. Il paese, con una superficie di circa 300 mila chilometri quadrati, è un po’ piu’ grande dell’Italia con una popolazione di circa 4 milioni che si concentra nel nord del Paese ed a sud nella regione costiera del Dhofar con capitale Muscat. Il Tropico del Cancro lo attraversa, passando appena al di sotto della capitale.

Ben 5 siti dell’Oman sono stati inseriti nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

E’ il terzo paese piu’ grande della penisola arabica dopo l’Arabia Saudita e lo Yemen: si affaccia sull’Oceano Indiano ed è occupato da due grandi catene montuose che raggiungono i 3000 metri. Ospita due deserti sabbiosi: il Sharqiyah Sands e il Rub al-Khali. Da sempre meta di viaggi e commerci, citato da Marco Polo nel suo famoso “Il Milione”, l’Oman ha cominciato così a rincorrere l’obbiettivo di essere di nuovo sulla rotta di flussi di visitatori. Per realizzare il suo piano di sviluppo turistico, il Paese si è gradatamente munito di infrastrutture: strade a lunga percorrenza e piste percorribili in fuoristrada. Ha costruito stupendi alberghi puntando su un turismo di alta gamma. L’aeroporto di

Muscat è all’avanguardia, così come la flotta aerea della compagnia di bandiera. L’affascinante capitale vanta una elegante e spaziosa moschea e le sue dimensioni sono tali da poter ospitare fino a 20 mila persone. Il Museo Nazionale contiene manufatti artigianali di fattura squisita mentre altri musei sono stati allestiti in abitazioni residenziali tradizionali per raccontare con gli oggetti e le fotografie esposte le antiche, e in parte ancora esistenti, tradizioni di vita dei suoi abitanti. Alcuni mercati, i “souks”, ordinati e profumati d’incenso, testimoniano i vivaci commerci quotidiani, così come il grande mercato del pesce della capitale. I turisti adorano visitarli e fermarsi ad osservare la vita quotidiana che vi si svolge. Il Sultanato si è fatto un punto

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d’onore per dare la massima attenzione alla sicurezza, sia per gli abitanti, sia per i visitatori. Ricordiamo anche che la filosofia di vita degli abitanti richiama, tra le correnti religiose islamiche, quella che persegue la tolleranza religiosa lontana da conflitti e violenze. Questa libertà si vede anche nell’abbigliamento, vuoi occidentale, vuoi velato, degli abitanti cittadini. Nelle visite ai villaggi remoti, arrocati sulle montagne, i visitatori si devono confrontare con le tradizioni un po’ piu’ rigorose degli abitanti. Non ho ancora citato un significativo apporto della modernità che si ritrova a Muscat: il recente grandioso teatro dell’opera, la Royal Opera House dall’acustica perfetta, adatta per ospitare spettacoli in sintonia con la sua stupefacente originalità. Questo è un altro esempio dell’attenzione del governo ad una modernizzazione che custodisca e rafforzi i valori culturali della popolazione. Fuori città la valorizzazione dell’antico tracciato della “Via delll’Incenso” ha riproposto antichi percorsi del deserto e tra le montagne per raggiungere oasi verdeggianti e, piu’ oltre, la costa del Dhofar, dove l’antico percorso dell’incenso aveva il naturale sbocco. Gli operatori turistici locali sono oggi in grado di proporre numerosi tours che partono da Muscat con a di-


Turismo

Nel novembre 2010 su 135 paesi considerati, l’Oman è stato classificato come lo Stato che ha avuto il maggior sviluppo socio-economico negli ultimi 40 anni.

sposizione guide multilingue e moderne auto. Dopo una visita della capitale si ripiega all’interno per effettuare una puntata nelle montagne, dove i villaggi con i loro mercati sono racchiusi tra le pieghe di una natura incontaminata e sovrana. Sulle cime, le fortezze di guardia dominano il paesaggio e rappresentano un incontro straordinario con la cultura e la storia antica del territorio: eretti dalle tribù locali per proteggere le vie del commercio e per contrastare gli assalti di pirati provenienti dal mare, testimoniano il ruolo importante che hanno giocato nella nascita della nazione. Molti di questi edifici sono stati restaurati ed appartengono ai Patrimoni dell’Unesco. Fuori dalla capitale s’incontrano spesso i “wadi”, profondi canyons tra pareti di rocce, letti di fiumi periodicamente riempiti dalle acque piovane, da sorgenti naturali e dalle piogge che cadono nella regione montuosa. Sfociano in verdi oasi formando specchi d’acqua che non trasmettono solo frescura, ma costituisco-

no veri serbatoi. Un antico sistema di canalizzazioni, i “falaj”, ancor oggi utilizzato, raccoglie in migliaia di canali l’acqua delle oasi e rende abitabili e coltivabili molte aree del paese. Questa stupefacente struttura è annoverata tra i patrimoni dell’Unesco. I tours si spingono anche nel deserto: è un’esperienza gratificante per l’emozionante traversata in fuoristrada, un percorso giornaliero che segue l’avvicendarsi di una luce diurna abbagliante, che fa scoprire mille sfumature di ocra, ed il buio notturno, dove tutto è sospeso fino all’arrivo di una nuova alba. E nel deserto sono sorti alcuni campi tendati dove alloggiare con le comodità che i turisti in viaggio si aspettano. Anche solo poter trascorrere in questi luoghi una giornata di scoperta, rimane impresso e ricordato a lungo. Ai viaggiatori piu’ intrepidi lasciamo l’esperienza di avvicinare il famoso “quarto vuoto”, il deserto Rub al-Khali, da affrontare con attrezzature e guide speciali.

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Anche Lombard Gate offre tours di scoperta in Oman: in gruppo o per pochi, una sempre nuova avventura introdotta dalla stimolante presentazione di Vanna Garavaglia!


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Notizie in evidenza

Idee a confronto

Esiste l’utopia?

Università della birra

Il termine può ancora trovare spazio nel vocabolario che così lo definisce: “ideale irrealizzabile - progetto che non può avere realizzazione pratica”? Era utopia, forse il massimo delle aspirazioni inimmaginabili “andare sulla Luna”. Si è già arrivati e andati oltre verso altri mondi a distanze siderali. Per il nostro satellite sono previsti voli in comitiva e nel pacchetto “andata e ritorno (?) sono compresi “passeggiate nello spazio, acqua sintetica, spaghetti liofilizzati, arrosti disidratati con contorni di coscette di ramarro allo spiedo, mantecati ed in confezione sotto vuoto, coda di iguana alla finanziera per tacitarla sull’evasione Iva su quanto caricato sul missile vettore.

Il progetto entra nel vivo. Superata la fase di start-up, l’Università della Birra, innovativo polo di eccellenza didattica promosso da HEINEKEN Italia per generare cultura, valore e opportunità di business per tutta la filiera di riferimento (Ho.Re.Ca. e Modern Trade), dopo aver coinvolto nei mesi scorsi nel suo programma didattico una selezione di clienti e un numero significativo di dipendenti - circa 500 ‘alunni’ complessivamente - si appresta ad aprirsi a un pubblico desideroso di ampliare le proprie conoscenze a livello di background sul prodotto e impatto positivo sul business.

Tornando sulla Terra, era utopia solo immaginare i prodigi della scienza in ogni campo che hanno apportato benefici all’umanità assieme però a terrificanti strumenti di distruzione dovuti a sogni di potenza, avidità di ricchezze e potere. Le vittorie sull’utopia sono dovute all’opera di grandi geni, al loro impegno per ricerche senza limiti di tempo e l’”eureka” urlato da Archimede, l’“eppur si muove” sussurrato da Galileo sono pervenuti a noi attraverso secoli, millenni.

Un nuovo centro di divulgazione di conoscenze. Un luogo di formazione mirata capace di proporre percorsi di studio dalla duplice valenza culturale e professionale. Un’autorevole voce destinata a immettere nella filiera il know how di un’azienda leader di mercato arricchito e integrato grazie alla collaborazione con terze parti. Un hub di incontro e di confronto dove gli operatori del settore possono apprendere contenuti, condividere idee, e sviluppare il business. L’Università della Birra è davvero tutto questo.

Anche nei modi più imprevedibili si è arrivati a volte a scoperte essenziali per il progresso, ma che fino a quel momento era utopia pensare di venirne a conoscenza. Newton si era appisolato appoggiato ad un melo; da un ramo si stacca un frutto, la “gravità” colpisce con “forza” il suo cranio e l’esclamazione che ne è seguita non era di trionfo per la scoperta ma qualcosa di irriferibile che non ci è stata tramandata.

I percorsi di studio si basano sul patrimonio di conoscenza di HEINEKEN e sull’expertise dei propri collaboratori cui già sono affidati i processi di formazione interna. Il tutto integrato dal contributo di professionisti e accademici, chiamati a qualificare le lezioni in qualità di visiting professor. Il risultato è un programma completo alla scoperta dell’Arte della Birra. Tre i pillars che reggono l’ossatura dell’impianto didattico:

Se ai super dotati è consentito andare oltre, ai normali, ai piccoli umani è permesso cullarsi nei sogni, ideare progetti alla fine irrealizzabili per la mediocrità del sognatore che non ha posto limiti al suo fantasticare. Sotto i cipressi dei cimiteri con le spoglie di miseri e potenti giaciono idee brillanti e ambiziosi progetti nati morti. Fossi ancora vivo prima di morire vorrei godere, seppure per poco, la realtà di un mio sogno vittorioso sull’utopia. Nulla di storico, si intende. Ma nel mio piccolo equivarrebbe alle loro illuminate intuizioni. E ad epigrafe conseguente. (Angelo Genoni).

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Cultura birraria: per conoscere tutti i segreti e le tecniche produttive di un prodotto dalla storia millenaria e in continua evoluzione. Sales Capability: per acquisire le dinamiche di un sistema di vendita professionale. Gestione aziendale: per migliorare le competenze manageriali degli imprenditori del settore attraverso un programma di alta formazione sviluppato con rigore accademico in collaborazione con la LIUC Business School dell’Università Cattaneo di Castellanza.


La Voce della città

La Chiave d’Oro Pollicino cresce e compie 10 anni! Ma, siccome a Pollicino piace continuare a camminare su nuovi sentieri, questo compleanno è diventato l’occasione per far nascere un’altra realtà. Elena Ballarati, Alessandra Milani e Luigi Baggio sono lieti di annunciare che il 1° Ottobre la Cooperativa Progetto Pollicino ha aperto le porte de “La Chiave d’Oro”, una comunità dalle caratteristiche innovative. Infatti non si occuperà solo dei bambini ma anche delle loro famiglie. I bambini saranno accolti dall’uscita dalla scuola fino a dopo cena, quando faranno rientro nella loro casa. Nelle ore di permanenza i bambini saranno affiancati da educatori professionali e avranno la possibilità di fare tutte quelle esperienze importanti per la loro crescita: compiti, giochi, attività sportive, ma anche cura di sé, momenti di riflessione individuali e di gruppo, spazio di parola. Sono alcune delle proposte che vedranno coinvolti i nostri piccoli ospiti. Ma accanto a questo anche un lavoro con mamma e papà, protagonisti insieme ai loro figli del loro progetto di crescita. Obiettivo resilienza! Potenziare tutte le risorse per permettere ai bambini di continuare a rimanere con la loro famiglia allontanando il rischio dell’istituzionalizzazione. Il servizio è rivolto ai bambini dai 5 ai 10 anni e alle loro famiglie, del territorio di Busto Arsizio e dei comuni limitrofi. La proposta comprende anche momenti di condivisione bambini-genitori- educatori, all’interno e all’esterno della comunità. Insomma, tutto quello che può aiutare una genitorialità consapevole e una crescita serena dei bambini. Serafina Solimeno e Valentina Moneta daranno il via a questa nuova avventura con la loro professionalità ed esperienza, con il supporto concreto e morale dei volontari che da sempre sono stati vicini a Pollicino e con il patrocinio e contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto Onlus. Qualcuno potrebbe chiedersi il perché di questo nome. La Chiave d’oro è una favola dei Fratelli Grimm poco nota, molto breve, ma dal finale aperto a mille possibilità. Esattamente le stesse che vogliamo offrire ai bambini che ci verranno affidati e ai loro genitori.

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Vigili del fuoco e volontariato hanno fatto miracoli per assistere la popolazione

Genova nel cuore

icordo ancora quel settembre del 1967 con il Ponte Morandi pavesato a festa da mille bandiere tricolori per la solenne inaugurazione con il Presidente Saragat. Un’opera ardita, imponente, sospesa tra mare e cielo ma che già alimentava qualche dubbio: l’eccezionale intensità del traffico, la vicinanza con l’aeroporto, le costruzioni sottostanti, le fabbriche cresciute ai lati, le confinanti cisterne di kerosene ed altro ancora. Poteva reggere, nel tempo, questa situazione complessa e rischiosa? Siamo transitati cento volte sul ponte e gli anni avevano evidenziato – ad occhio nudo, si direbbe oggi – lacune di manutenzione impressionanti anche per i profani. Ed ecco il disastro: alla vigilia della pausa estiva per gli italiani, un crollo improvviso ha frantumato metà del ponte che ha disseminato terrore e morte. Il Ministro dei Trasporti d’al-

lora (Claudio Burlando, quello multato perché nei pressi dell’aeroporto viaggiava in auto contromano) ha frenato l’alternativa delle grandi opere, come il passante che avrebbe consentito di distribuire il traffico su più varianti e sconfiggere le infauste profezie dell’On. Alessandro Repetto. Oltre al mancato dibattito parlamentare quando Ministro delle Infrastrutture era l’On. Del Rio. Ora si cercano i colpevoli di una manutenzione pressochè inesistente e di competenza di Autostrade per l’Italia i cui utili sono passati nel biennio trascorso da 953 a 1422 milioni (+49%) mentre le manutenzioni – nel periodo 2011-2016 sono diminuite del 9%. Con questa fotografia, le conclusioni della magistratura non dovrebbero protrarsi a lungo per assicurare i colpevoli alla giustizia e l’assurda morte di ben 43 persone. Così concludeva Ernesto Galli della Loggia sul Cor-

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riere della Sera del 17 Agosto 2018: “Una ritirata che paradossalmente ma non troppo ha il suo aspetto più evidente nella condizione della giustizia italiana. Amministrata da una magistratura priva di vero prestigio pubblico (non ingannino i salamelecchi di facciata), divisa in sette ideologico-politiche organizzate per distribuirsi gli incarichi di maggior pregio, afflitta da personalismi ed esibizionismi, oberata da una mole di leggi inutili e sbagliate fatte perlopiù con il tacito consenso dei magistrati, è una giustizia che non riesce a mandare e far restare in prigione che i poveracci, è una giustizia che lascia alla lunga praticamente sempre impuniti chi ha commesso i reati che commettono i ricchi e i potenti. Vorrei sbagliarmi, ma se sedessi ai vertici di «Autostrade per l’Italia» credo proprio che continuerei a dormire sonni tranquilli.” Un atto d’accusa severissimo e impietoso. (S.C.)


La Voce della città

Identità bustocca L’intervista che Fra Pasquale ha rilasciato nella calura ferragostiana alla stampa locale, a proposito delle nuove povertà, ha suscitato in città una vasta ma anche sorprendente eco. Sia perché il Priore Francescano ben conosce la realtà economica bustocca, sia perché la visuale parrocchiale consente di spaziare oltre i tradizionali confini. Ha quindi impressionato la diagnosi: in fila al refettorio dei frati ex colletti bianchi e imprenditori, ma fieri della grande dignità bustocca. Imprenditori che hanno salvaguardato – per quanto possibile – il futuro del proprio personale (o meglio dei collaboratori) anche a scapito proprio. Imprenditori d’altri tempi quando il reddito non rappresentava il “guadagno personale” ma assumeva dimensioni che oggi chiameremmo di sussidiarietà. E

Un grande pittore legato a Busto

non importa – gli scandali per appropriazione indebita soprattutto attingendo alle risorse pubbliche sono all’ordine del giorno - se migliaia di famiglie sono sul lastrico o se si ricorre a gesti estremi a causa di una travolgente disperazione mentre troppi politici navigano nell’oro. No. La conformazione bustocca è diversa anche se le differenze generazionali hanno un po’ modificato l’originario spirito altruista. Ma la regola è irrinunciabile perché all’acme c’è la dignità personale: aiutare il prossimo con gioiosa anche se con sofferta determinazione. Quasi una moderna interpretazione dello spirito francescano, tanto per rimanere nel tema di Francesco d’Assisi che destinò, dal mantello, tutto ai poveri e ai bisognosi. Questo è il bustocco autentico anche se appare in via d’estinzione. Ecco perché amo questa città, eccezionalmente ricca di umanità e di risorse. L’augurio è che la mia Busto continui a fare del bene. Senza clamori. (S.C.)

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È mancato Piero Guccione (Scicli 1935 - Modica 2018), raffinatissimo pittore italiano che ben cinque volte ha esposto a Busto Arsizio presso la galleria Bambaja. Sgarbi ha definito Guccione “un artista tra i migliori degli ultimi cinquant’anni in Italia”, insieme con Fontana, Gnoli e Burri, ma c’è chi ha scritto che Guccione è stato il miglior pittore siciliano dopo Antonello da Messina. Formatosi in Sicilia, Guccione si trasferì nel 1954 a Roma, dove completò gli studi ed entrò in contatto con Renato Guttuso, il quale ne influenzò le inclinazioni realiste, sia pure definite da Guccione mediante precisioni assai personali di grandi melodia e più avanti attente anche al modello di F. Bacon. Nel 1961 partecipò alla fondazione del gruppo Il Pro e il Contro. I paesaggi, i ritratti, le opere sul tema della condizione umana ricorrono, spesso in forma ciclica, nella sua pittura. Le ultime sue grandi mostre furono a Castellabbate e al Museo di Caltagirone. (Giuseppe Magini)


La Voce della città

Forza Italia

Il Commissario provinciale On. Comi ha inaugurato a fine Luglio la nuova sede (Via A. Costa 32) di Forza Italia. Un evento che interpreta la volontà di rilanciare la politica degli azzurri per riportarla agli antichi splendori dopo il recente risultato elettorale non certo entusiasmante. Con l’assegnazione delle varie deleghe, l’organigramma disegnato dall’On. Comi è completo e quindi operativo. La presidenza del Comitato dei Saggi a Gigi Farioli rappresenta un’ulteriore conferma dell’atteso rilancio che l’On. Comi ha messo in risalto nel suo applaudito intervento alla presenza dei big del Partito tra cui l’On. Maria Stella Gelmini. La risposta ai responsabili locali sui quali grava l’onere per una rinnovata azione politica in linea con le esigenze della collettività. E non mancano le motivazioni, ad iniziare dal ruolo di Busto Arsizio nell’Alto Milanese onde ridare slancio al manifatturiero, fattore determinante per l’armonico sviluppo della città.

Agesp

Osservare per capire. Capire per evolvere. Potrebbe essere questo il leit motiv che caratterizza il 70° compleanno dell’ex municipalizzate. Anche se l’invito è riservato ai cittadini che, per la coincidenza genetliaca, possono usufruire di interessanti agevolazioni tariffarie. Un’iniziativa di intelligente marketing territoriale. Ma sarebbe utile conoscere anche la storia dell’azienda, creata per offrire servizi a costi competitivi e una redditività per l’Amministrazione Comunale. Una sfida iniziata con la nazionalizzazione di settori strategici (energia) e proseguita a livello locale con la creazione di apposite società. Una storia da condividere, che occorre conoscere per valorizzare intuizioni che, a distanza di anni, meritano un’attenta analisi anche per gli investimenti del pubblico denaro.. Un’importante occasione per coinvolgere la cittadinanza, verificare i risultati raggiunti e relative prospettive considerata…la distanza con le istituzioni pubbliche.

I contemporanei

È possibile colmare il vuoto storico-generazionale della città? Perché il passato – anche se in modo un po’ disaggregato – è stato delineato a futura memoria. Manca – molte le sollecitazioni pervenute a Busto Domani – la storia dei contemporanei che hanno contribuito ad elevare il prestigio cittadino in vari settori. Un revival forse non facile da elaborare ma di estremo interesse per la storia locale e le generazioni future. Non mancano gli appassionati e gli studiosi in grado di approfondire le realtà di un’area ricca di importanti iniziative. La recente (patetica) esaltazione del numero di abitanti superiore a Varese non conferisce a Busto Arsizio particolari mandati. Sollecita invece l’esigenza di una valorizzazione delle aspirazioni dei contemporanei protagonisti di realizzazioni non solo socialmente utili ma di grande interesse per la popolazione cittadina. Un sogno nel cassetto?

USPI

Il Contratto Nazionale USPI (Unione Stampa Periodica Italiana) riservato ai giornalisti dell’editoria periodica, è stato adeguatamente approfondito nella riunione della Giunta Esecutiva svoltasi recentemente a Roma. Gli unanimi consensi registrati, testimoniano l’importanza del documento ufficialmente presentato anche in Federazione Nazionale Stampa Italiana. Nell’occasione, è stato nominato per acclamazione “Responsabile USPI per la Lombardia”, Sergio Colombo, membro della Giunta Esecutiva da oltre un decennio, Direttore del bimestrale “Busto Domani” e Presidente dell’Associazione Enrico Dell’Acqua. Un riconoscimento che premia l’intensa opera di Sergio Colombo a favore dell’informazione solidale del terzo settore, fondamentale per la comunità e che è attualmente all’esame del Parlamento attraverso un apposito disegno di legge.

Poste Italiane

L’ufficio, ubicato nel Palazzo Comunale, dovrebbe rappresentare per l’utenza, un prezioso servizio: purtroppo funziona a corrente alternata. Quattro gli addetti, tre gli sportelli per il pubblico ma, quasi sempre, due sono chiusi dovendo gli addetti smaltire…pratiche interne. Così si forma la solita colonna di decine di persone per cui – per pagare una bolletta come si è verificato nella mattinata del 14 Settembre scorso – il tempo richiesto è risultato di circa un’ora. Incredibile, ma vero! Nell’era della tecnologia, Poste Italiane – così generosa nel pubblicizzare un’organizzazione perfetta – si scontra con assurde incongruenze. E siamo a Busto Arsizio! Ma è così difficile razionalizzare il servizio? È questa l’efficienza sbandierata? Perché l’utente non è rispettato? Il tempo, inutilmente speso, non rappresenta un costo per la collettività? Potremmo continuare, in attesa della risposta di Poste Italiane… speriamo in tempi brevi!

Sicurezza

Chi ricorda il trasferimento (a piedi) di detenuti, scortati da un paio di carabinieri, che da Piazza XXV Aprile raggiungevano la Stazione per essere sistemati su un apposito vagone ferroviario per Milano? Altri tempi. Purtroppo, il problema sicurezza è drammaticamente esploso in città come recenti episodi confermano. Un cambiamento forse causato da un’immigrazione spesso incontrollata che ha aumentato le difficoltà d’integrazione trasformando Busto Arsizio in una città a rischio. Urge quindi un più sofisticato “collegamento” tra le forze dell’ordine, un più intenso presidio di alcune aree (tristemente note), una presenza maggiore delle forze dell’ordine, ad iniziare dall’area ospedale, onde consentire di ritrovare tranquillità alla cittadinanza oggi costretta a fare i conti con troppi imprevisti. E in certi orari, la desolazione si trasforma in paura. Un sintomo preoccupante specie per le persone anziane.

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La Voce della città

Villa Garavaglia

Riceviamo e pubblichiamo: Ampiamente pubblicizzato, il “recupero” quale nuova sede di Agesp della storica villa Garavaglia, importante opera architettonica dell’Architetto Silvio Gambini (progettista “liberty” di fama nazionale e cittadino bustese di adozione), lascia quantomeno perplessi. Certo, chi vede la facciata principale dell’edificio su via Alberto da Giussano, tornata alla luce come era in origine, non può non riconoscere la maestria del suo progettista Gambini. Ci si potrebbe quasi illudere che l’intero intervento avrebbe potuto essere un recupero degno di tale nome… Arch. Giovanni Ferrario Basta girare attorno al fabbricato ed è purtroppo possibile vedere che “spunta una facciata ancora più bella (peraltro diversa dalla prima, perchè in origine le due abitazioni erano divise e differenti)”, come riporta l’articolo de La Prealpina del 12 luglio scorso. Tale “meraviglia” consiste in realtà nello stravolgimento volumetrico, architettonico e decorativo dell’edificio originario. Non si tratta di una critica sterile e fine a se stessa al “progettista” di oggi, ma basta un rapido confronto con la situazione originaria dell’architettura del Gambini per capire cosa si sarebbe potuto fare e quale è invece oggi il risultato. Dal punto di vista del linguaggio, si è perso il significato del bene architettonico, così come la memoria storica ne risulta snaturata per una chiara mancanza di sensibilità. L’ampio terrazzo a piano primo è stato quasi interamente occupato da volumi informi, che seguendo i corretti principi del restauro architettonico, dovrebbero subito essere rimossi. La balaustra in cemento decorativo è stata tagliata e in parte sostituita da un orribile parapetto in tubolare di ferro, mentre la prosecuzione del piano del terrazzo, originariamente sostenuto da eleganti mensole in cemento diventa oggi una banale soletta... Il loggiato originario presente a piano terra che poteva essere ripristinato è anch’esso sparito, sostituito da una serie di anonime finestre. Di chi sono le responsabilità? Da chi sono arrivate le autorizzazioni per permettere questo falso recupero? Come hanno potuto gli uffici tecnici e le commissioni competenti autorizzare questo disastro architettonico? Arch. Augusto Spada Dall’esame della foto allegata, che risale a prima del 1924, è evidente come la villa Garavaglia non fosse costituita da “due abitazioni differenti”, ma che la perfetta simmetria originale sia stata cancellata dalla costruzione dei due volumi informi che hanno occupato la terrazza, i quali, secondo una corretto intervento di restauro, dovrebbero essere eliminati. Assurdo il tentativo di continuare il parapetto superstite con quel penoso ringhierino di ferro. Le grandi vetrate al piano terra erano tutte uguali, avevano una larghezza da lesena a lesena, avevano forme non banalmente rettangolari, probabilmente erano dotate di architravi decorati: per restituire alla facciata il giusto equilibrio di vuoti e pieni dovrebbero essere assolutamente ripristinate (e scommetto che quei modesti serramenti tipo casa popolare sono di pvc!). Arch. Pietro Galli Quale ruolo dovrebbe avere l’Amministrazione Pubblica nel fornire progetti di restauro degni di tale nome? Se questi sono i risultati, a parte il messaggio diseducativo, non si potrà pretendere dai privati l’auspicabile attenzione ai residui beni culturali. A tal proposito è stato richiesto il parere della Soprintendenza obbligatorio per il patrimonio pubblico risalente a 50 anni dalla data dei nuovi interventi? Dall’esito finale pare proprio che non sia stato richiesto o che comunque non se ne è tento conto. I pareri sono condivisi anche da: Prof. Vitaliano Caimi e Arch. Paolo Torresan

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Busto Domani 4/2018: Settembre-Ottobre  

Busto Domani 4/2018: Settembre-Ottobre  

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