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Anno 52, numero 190

Qui Ticino...

...a voi missionari

giugno 2020 Periodico trimestrale ticinese del Gruppo Medaglia Miracolosa di Mendrisio attivo dal 1960 www.medaglia-mendrisio.org

Giunga a tutti voi questo bel sorriso di speranza!


Vita dell’Associazione...

Notizie ed avvisi Cari associati, amici e benefattori, in questo tempo di “fermata forzata”, la nostra Associazione desidera essere innanzitutto vicina a tutti coloro che sono stati colpiti da questa pandemia. Durante questo lungo periodo di “chiusura” abbiamo cercato di essere vicini ad ognuno di voi con la preghiera, l’unico mezzo di unione e di vicinanza reciproca, e abbiamo voluto anche essere vicini ai nostri cari missionari sparsi nei cinque continenti, sostenendoli con la preghiera e l’aiuto materiale, grazie alle vostre generose offerte che non ci avete mai fatto mancare: grazie di cuore! In queste pagine potete leggere alcune testimonianze di quanto stanno vivendo a causa della pandemia. Quest’anno ricorre per la nostra Associazione il 60° anno di fondazione che speriamo di poter celebrare insieme nel mese di novembre.

Il nostro desiderio è di poter sottolineare questa ricorrenza anche con altre manifestazioni particolari, coronavirus permettendo. Intanto la tombola annuale e l’assemblea ordinaria sono state rinviate a data da convenire. Viviamo purtroppo nell’incertezza, ma non ci lasciamo prendere dallo scoraggiamento e andiamo avanti con fiducia e speranza, giorno dopo giorno. L’estate è ormai alle porte e, in questo tempo favorevole per il riposo fisico e mentale, rimaniamo comunque uniti spiritualmente con la preghiera costante a Maria, la nostra Mamma che non ci lascia mai soli, sia nei momenti belli sia in quelli bui della nostra vita. Buona estate dunque e a risentirci a settembre!

Comunicateci eventuali cambiamenti d’indirizzo

GRAZIE DI CUORE

Al fine di limitare le spese postali, vi chiediamo gentilmente di volerci comunicare ogni vostro eventuale cambiamento di indirizzo al nostro Segretariato telefonando al numero 091 646 28 20 o scrivendo una email all’indirizzo di posta elettronica quiticino@medaglia-mendrisio.org. Ricordiamo inoltre che la nostra Associazione ringrazia per iscritto i benefattori a partire dal versamento di un’offerta di 100 franchi. Chi non desidera ricevere il ringraziamento è pregato di volerlo indicare sulla polizza di versamento con la sigla: N.R. Da parte nostra non è possibile inviare ringraziamenti relativi a indirizzi incompleti o illeggibili. Mediante questo nostro periodico, desideriamo ringraziare TUTTI per il costante sostegno spirituale e materiale.

il vostro comitato

per tutte le generose offerte giunteci durante l’anno 2019. Ogni sabato del 2020, padre Luigi Gabaglio, missionario Comboniano in Uganda, celebra una Santa Messa per tutte le necessità degli associati e benefattori, vivi e defunti, della nostra Associazione. Di nuovo “GRAZIE” per il vostro costante sostegno spirituale e materiale a favore delle missioni e delle persone più bisognose.

Impressum Editore: Associazione “Gruppo Medaglia Miracolosa”, Mendrisio Direzione, redazione e amministrazione: via Carlo Croci 6, 6850 Mendrisio telefono: +41 91 646 28 20 email: quiticino@medaglia-mendrisio.org internet: www.medaglia-mendrisio.org Orari apertura segretariato: Lunedì - Venerdì: 09:00-11:30 / 14:00-17:00 Direttore Responsabile: don Claudio Premoli Redazione: Carla Bernaschina, Stefania Bazzurri, Florindo Brazzola, don Claudio Premoli, Michele Faul Impaginazione e Grafica: Michele Faul

Orario speciale estivo

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Durante i mesi di Luglio e Agosto, il nostro segretariato sarà aperto dal Lunedì al Venerdì solo il mattino dalle ore 09:00 alle ore 11:30.

Tipografia: La Buona Stampa SA, via Fola 11, 6963 Pregassona Abbonamento: Di qualunque offerta, indipendentemente dal modo di versamento, 4 franchi danno diritto all’abbonamento.


Pensiero dell’Assistente...

Un tempo singolare della nostra vita

Carissimi, periodo strano quello che abbiamo vissuto in questo scorcio d’inverno e in questa, ormai inoltrata primavera 2020! Da sabato 14 marzo, vigilia della III domenica di Quaresima, a giovedì 28 maggio le parrocchie della nostra Diocesi sono rimaste senza celebrazioni eucaristiche con il concorso di popolo. 75 lunghi giorni, durante i Spirito Santo, quali noi sacerdoti abbiamo che con la tua luce orienti questo mondo verso l’amore comunque officiato quotidel Padre e accompagni il gemito della creazione, tu dianamente l’Eucaristia e la pure vivi nei nostri cuori per spingerci al bene. Liturgia delle Ore per il Popolo Laudato si’! di Dio affidato alla nostra cura pandemia, aiuta i matrimoni in difficoltà. Aiutaci a pastorale. stare insieme e a professare il tuo amore, insieme Certo, come comunità parrocchiale, ci è dispiaciuto vinceremo. Tienici uniti”. non poter celebrare insieme gran parte del tempo “Cara Vergine Santa, veglia su noi tutti e fai passare forte e penitenziale della Quaresima, caratterizzato al più presto questa epidemia. Confido in te!”. dalla riscoperta e dalla frequentazione del Sacra“Salva la nostra città da questa epidemia. Intermento del perdono; i momenti particolari e suggecedi per noi presso il Padre e tuo Figlio Gesù. O stivi, propri di ogni comunità, per la città di MenSposa dello Spirito Santo! Santi Cosma e Damiano drisio, il Settenario dell’Addolorata e le Processioni pregate per Noi”. storiche della Settimana santa; i giorni luminosi “Santa Vergine del Rosario, prego Te e Gesù. Liberadella Pasqua, origine e significato di tutta la vita teci da questa pandemia in tutto il mondo. Ridateci cristiana, santificata e redenta dal mistero di Cristo fiducia e serenità: a tutti i popoli del mondo sopratmorto e risorto per la nostra salvezza; il Battesimo tutto a quelli più colpiti dalla pandemia. Grazie”. dei bambini delle nostre famiglie; la Prima comu“Ti prego, fai che questo periodo buio passi e prega nione dei fanciulli; la Cresima dei ragazzi; il Matriper noi. Grazie”. monio delle giovani coppie di sposi. Ci è mancata la cura dei nostri anziani nelle loro abitazioni e l’inIl virus non è stato ancora sconfitto; lo sappiamo contro eucaristico settimanale con chi dimora nelle e non ci illudiamo che le cose al riguardo siano case di riposo. Infine, per la gran parte dei casi, è semplici da affrontare e risolvere: non perdiamo mancata la supplica corale di suffragio per i nostri comunque la speranza. A ciascuno di noi tocca il defunti. compito e l’intelligenza della responsabilità, ne va In questi giorni le chiese sono rimaste aperte per della salute e della vita di tutti. Con i giorni della la preghiera e la devozione personale. Nella nostra Pentecoste, compimento del tempo pasquale e parrocchiale ai piedi dell’altare della Madonna memoria del dono dello Spirito Santo, abbiamo del S. Rosario c’è un’urna dove la gente depone le ripreso, con la celebrazione comunitaria dell’Eusue preghiere al Signore, affidandole alla potente caristia festiva e feriale, il cammino delle nostre intercessione di Maria. Bene: tante persone sono comunità cristiane, certi che “l’amore di Dio è stato passate durante questo tempo di sofferenza in effuso nei nostri cuori per mezzo dello Spirito, che questo luogo. Lì presso la Vergine hanno deposto ha stabilito in noi la sua dimora”. Questa è la nostra numerosi messaggi, a testimonianza del fatto che fede: non è una cosa complicata o eccezionale lala professione personale della fede è un dono sciarci condurre dal Paraclito. Dev’essere il vissuto discreto, silenzioso, ma potente, che il Signore semplice e sereno di ogni giorno, dove percepire elargisce per la crescita spirituale – e non solo – la compagnia di Gesù Cristo, sorgente dello Spirito, dei singoli e della nostra società. che non ci abbandona mai. Di cosa aver paura? A conclusione di queste brevi note voglio citare Coraggio, andiamo! qualcuna di queste suppliche: “Signore mio unico Dio, per intercessione di don Claudio Premoli, assistente Maria, risana le anime perse in questo periodo di

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Progetti per le missioni...

La povertà del Bangladesh sarà all’apice Padre Arturo Speziale, missionario del PIME a Rajshahi, in Bangladesh, ci invita a non dimenticare, in questo tempo di grande emergenza, la sua missione, i suoi poveri, le persone che operano con lui. La povertà del Bangladesh, già nota ai più, dopo il Covid-19, raggiungerà l’apice... Di fronte a tanto bisogno non vogliamo fargli mancare il nostro aiuto: grazie pertanto a tutti i benefattori che vorranno sostenere questo progetto di aiuto al Bangladesh. Cari amici, spero e prego che stiate tutti bene e che la Medaglia Miracolosa vi abbia protetto dal flagello del coronavirus. Vi mando una foto di noi in chiesa: abbiamo pregato per tutti voi, carissimi nel Signore Gesù risorto e desidero informarvi della situazione qui in Bangladesh e nella nostra Parrocchia. Noi abbiamo ogni giorno una trentina di fedeli, bambini, giovani e adulti che partecipano alla Santa Messa, nonostante le restrizioni.

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Qui abbiamo tanti problemi economici a causa delle restrizioni, tanta povertà, ma anche il problema di una certa paga, sia pur minima, da dare agli insegnanti, dato che le scuole sono chiuse e non possono ricevere le rette degli alunni e alunne. Per cui vi chiedo per favore, se avete ancora intenzioni di Sante Messe, qui non abbiamo intenzioni, solo per qualche morto o per qualche anniversario e siamo due preti. Sarà un grande aiuto e grazie già fino d’ora se potrete darci una mano anche per pagare gli insegnanti! La nostra situazione di coronavirus non è così grave come in Italia, nel senso che ha pochi morti, ma economicamente la situazione sarà molto più grave se il governo continua a chiudere tutto, a imporre troppe restrizioni. Il governo ha chiuso quasi tutto, eccetto qualche negozio di alimentari e di prodotti di prima necessità. Non raduni, non

programmi culturali, ma soprattutto la produzione è in gran parte chiusa... Non si può lavorare, molte industrie chiuse, le aziende agricole che producono il latte per Dhaka, non vendono, perché tutto chiuso, latte buttato via, capitali buttati via, ecc. Si sperava che per maggio si aprisse un po’ tutto, ci lasciassero celebrare nelle chiese o almeno la Pasqua. Io qui nella chiesa parrocchiale celebro al mattino, ogni giorno alle 6:30; partecipano 20-25 persone, suore e donne, seminaristi (che hanno dovuto lasciare il seminario per il Covid-19). Ma nelle città e nelle zone più controllate non celebrano la Santa Messa con la gente. Qualcuno usa facebook o altro tipo di comunicazione. Io non vado nei villaggi e sono qui nella canonica, ma libero. La polizia e i militari pestano con manganelli se tre persone si trovano assieme senza osservare le distanze e se non portano le mascherine o se aprono botteghe non autorizzate... Una specie di legge marziale. Fermi bus e treni. Circolano solo scooter, pochi, per servizi di emergenza e qualche risho a pedali o a motori nelle zone rurali, specialmente al mattino. Dopo mezzogiorno le restrizioni e le punizioni aumentano. Non è permesso aprire negozi fuori orario... L’impatto economico si fa già sentire, aumento prezzi, niente o quasi lavoro. Ad oggi (06.06.2020, ndr) i casi di contagio di Covid-19 stanno oltrepassano i 60’391 e i morti 811, ma le persone guarite sono poche e sono in cura per lungo tempo. Ogni giorno sono più di 2’600 i nuovi casi e circa 35 i morti. Qui il sistema sanitario non è tanto preparato a questa emergenza, però si danno da fare e, naturalmente le restrizioni aiutano molto a prevenire. Ma il Bangladesh, come del resto molte nazioni dell’Asia e dell’Africa, non sono come le nazioni dell’Europa o dell’America. La massa della gente non ha un surplus di denaro, non ha molte alternative per il mercato, ha bisogno di comprare e vendere, di produrre e smerciare. Purtroppo, con le restrizioni, l’altra faccia della medaglia è la povertà e la fame, almeno fino a quando si potrà lavorare e circolare. Sempre disposti i Cinesi, la causa di tutti questi mali, ad aiutare anche il Bangladesh, ma finora non sono ancora stati richiesti aiuti. Io, purtroppo, devo aiutare i più poveri che non hanno lavoro, per quanto mi è possibile. Ho ingaggiato un gruppetto di uomini e donne a fare qualche lavoro di sterramento per i nostri terreni qui vicini alla parrocchia. Dal 9 marzo la nostra Scuola San Giuseppe è chiusa e dalle notizie del governo sembra che le scuole resteranno chiuse per altri mesi (quanti?). Lavori extra non ce ne sono. Dato che gli alunni non possono andare a scuola per ordine del governo, come risultato la scuola non può racco-


Progetti per le missioni... gliere la quota mensile dagli alunni per pagare gli insegnanti e la scuola non ha fondi extra, io devo pagare almeno una parte del salario agli insegnanti, perché sono tutti con figli. I mariti non tutti hanno lavoro e qualcuno che aveva un impiego, al presente per ordine del governo non lavorano. Già prima io dovevo pagare il salario a tre insegnanti, perché essendo gli alunni poveri, non si può far pagare rette mensili alte. Per cui io sono tra l’incudine e il martello. Con tutta la miseria nel paese, non posso lasciare la gente con cui lavoro nell’estrema miseria. Noi coltiviamo i terreni soprattutto a risaie (comperati molti anni fa, quando i prezzi erano irrisori) ma nel periodo in cui non si semina il riso si coltiva granoturco, piantine di mostarda per l’olio e patate. A parte abbiamo l’orto per le verdure che consumiamo noi in parrocchia e i bambini dell’ostello e durante i ritiri con i vari gruppi, seminari con i giovani e in occasione di feste con i bambini (ad esempio per la premiazione al termine della scuola...), dato che molti di loro vengono dai villaggi lontani. Ci sono inoltre le spese per il mantenimento delle istituzioni parrocchiali (chiesa, community center o oratorio, ostello, canonica...), qui la gente dà il loro piccolo obolo, ma è molto di più quello che dà la chiesa di quello che riceviamo. Senza contare quello che dò io con gli aiuti: adozioni a distanza, progetti, aiuti a studenti poveri, cure mediche omeopatiche, cure degli ammalati poveri per le medicine e per eventuali ricoveri in ospedale... Noi preghiamo, io cerco di far capire alla gente come questa sia una calamità universale, di cui non c’è nessun precedente nella storia (seguo molto in internet), e che dovrà passare ancora del tempo prima che si possa arrivare a un certo stop o a una riduzione visibile di questa tragedia immane. Ci vorranno ancora alcune settimane poi forse dovrebbero diminuire i casi e il numero dei morti nel mondo. Solo Dio potrà fermare questo flagello dell’umanità. L’ateismo pratico, l’indifferenza religiosa, la certezza che la scienza può fare tutto è così sfatata e dimostrata da questo virus, per il quale non si è ancora trovato il rimedio. Forse è stato trovato, ma prima che si arrivi all’uso e alla diffusione, i morti continueranno. Anche l’eccessivo edonismo-consumismo, l’eccessivo turismo (vacanze in tutto il mondo, anche tre o quattro periodi all’anno) dei benestanti Italiani, Europei e Americani e altri, dovrà per forza terminare. Non mancano neanche qui i ricchi e i benestanti che sprecano e non pensano ai poveri e agli ammalati. Chissà se dopo questa piaga ne venga un’altra e poi la fine del mondo. Quello lo sa solo Dio, ma noi dobbiamo stare preparati, così ci ha detto il Signore Gesù nostro Salvatore. Io seguo sempre i dati relativi al Covid-19 anche

quelli della Svizzera... Pregate per noi e per questo Bangladesh che dovrà affrontare un anno o due in estrema povertà. La povertà del Bangladesh è nota a tanti, ma durante e dopo il Covid-19 la povertà sarà all’apice, già è iniziata per le categorie più deboli e che vivono alla giornata. Pregherò per voi tutti. Notizie dell’ultima ora: il Bangladesh, che ha già il grave onere di curare gli ammalati di coronavirus, dal 20 al 21 maggio è stato colpito da un ciclone, iniziato in India, molto distruttivo sulla Baia del Bengala. Ci occorre il vostro aiuto! La Vergine Madre protegga tutti dal coronavirus e da ogni male. padre Arturo Speziale

Questa è la chiesa principale della nostra parrocchia dedicata a Maria Madre e Protettrice, chiesa costruita nel 1972 ma rinnovata e ristrutturata di recente. La chiesa è piccola per contenere tutti i fedeli dei 18 villaggi che formano la parrocchia, per cui nelle Solennità come Natale, Pasqua, Cristo Re e durante il grande pellegrinaggio alla Madre Protettrice le celebrazioni si fanno all’esterno, decorando l’ambiente e usando amplificatori potenti.

Dal 25.03.2020 anche in Bangladesh il governo ha imposto molte restrizioni con stretto controllo, pena multe e punizioni: scuole, chiese, moschee e templi chiusi al pubblico, pochissimi mezzi di trasporto possono circolare, molte industrie, anche molte aziende tessili chiuse, importoesporto chiuso, i prezzi stanno aumentando, non c’è produzione, tutti dovremo soffrire per l’eccessivo consumismo del passato.

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Progetti per le missioni...

Uno spazio migliore per la scuola materna Le Suore Missionarie di Gesù Eterno Sacerdote, che operano a Mizque, cittadina del Dipartimento di Cochabamba, in Bolivia, desiderano migliorare gli spazi utilizzati dai bambini che frequentano la scuola materna. Il costo dell’opera si aggira sui 14’000 franchi. Cari amici, l’Unità Educativa “Fe y Alegría-Madre Margherita Maria Guaini” è un’istituzione pubblica convenzionata ed è situata nella zona periferica di Mizque, a 2’200 metri sulle Ande Boliviane. Attualmente, con 27 docenti, una segretaria ed un portiere, istruisce 550 studenti iscritti nei tre livelli: Iniziale, Primaria e Secondaria. Amministra pure tre “Wawa wasis” (Casa del bambino) in tre località rurali: Poligono, Callejas alta e Callejas bassa. Gli stipendi concessi sono finanziati dal Ministero dell’Educazione e dipende dalla Direzione Distrettuale di Educazione di Mizque. Le studentesse e gli studenti sono di origine quechua e praticano le usanze e tradizioni della regione. Il principale provento economico proviene dalla produzione e commercializzazione dell’agricoltura e dall’allevamento del bestiame. Con il proposito di fortificare i valori umani e cristiani si svolgono attività extra scolastiche come ritiri spirituali, incontri giovanili, attività di solidarietà in favore di anziani e bisognosi, partecipazione ad attività religiose. L’infrastruttura ed il mobilio sono proprietà della nostra Congregazione e sono usati anche dall’Istituto “Avelino Siñani” per la formazione superiore. A causa del continuo aumento degli allievi, la nostra Congregazione ha dovuto cercare nuovi finanziamenti per ampliare gli ambienti del livello iniziale (Materna). Attualmente ci sono 70 bambini di prima e seconda sessione, provenienti dalle comunità rurali vicine al centro abitato di Mizque.

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I nuovi ambienti sono provvisti di bagni adatti ai bambini di questa età, di uno spazio ricreativo, di un piccolo parco giochi con scivoli ed altalene di seconda mano. Trovandosi in uno spazio aperto si creano alcuni problemi. Gli studenti più grandi entrano ed usano i bagni dei bambini della Scuola dell’Infanzia; i bambini più grandi e quelli dei Corsi superiori utilizzano lo spazio ricreativo e in alcuni casi provocano incidenti e problemi con i piccoli e deteriorano questi spazi. Per l’uso e per il passare del tempo, i giochi e gli scivoli si trovano in cattivo stato, costituendo in alcuni casi un pericolo per gli stessi bambini. Il Comune non si responsabilizza né appoggia l’infrastruttura dell’Unità Educativa dicendo che non è sua proprietà. Le spese di mantenimento e di altre necessità sono quindi a carico della Congregazione che ha meno possibilità di trovare i mezzi economici per migliorare i differenti spazi dell’Unità Educativa ed offrire agli studenti le condizioni inerenti e necessarie al processo d’insegnamento e apprendimento.

Vorremmo pertanto realizzare una recinzione che separi le unità educative e rifare il parco dedicato ai giochi con la posa di una pavimentazione di gomma, il miglioramento del giardino e delle aree di riposo, e così promuovere e garantire le attività dei bambini e bambine della Scuola Materna. Il preventivo di spesa per realizzare tutti questi lavori ammonta a circa 14’000 franchi. Visto che la nostra Congregazione fatica a trovare mezzi economici sul posto ci rivolgiamo a voi, cari benefattori dell’Associazione Medaglia Miracolosa di Mendrisio: potete darci una mano a realizzare questi spazi per i nostri bambini? Anticipiamo il nostro grazie di cuore per la vostra generosità e la vostra collaborazione. A noi resta il dovere di pregare per voi carissimi amici. Dio benedica ognuno di voi! suor Rosario e le sorelle Missionarie di Gesù Eterno Sacerdote


Progetti per le missioni...

Ampliare il Centro missionario di Kisangani Dal Congo ci giunge una domanda di aiuto per l’ampliamento del Centro di animazione missionaria e di formazione di Kisangani, dove per tanti anni ha operato padre Benito Amonini, missionario Comboniano da noi ben conosciuto e che ora si fa portavoce dei suoi Confratelli e della sua gente che ha dovuto lasciare con rimpianto per rientrare in Italia. Di seguito la lettera del confratello padre Mariano Prandi che opera ora a Kisangani. Cari amici, la casa dove abitiamo noi Comboniani è dedicata a San Giuseppe. In questo ambiente funziona già un Centro di Spiritualità, di Formazione culturale, evangelica, missionaria e vocazionale con conferenze, ritiri, esercizi spirituali, assemblee, biblioteca, possibilità di consultare internet. Abbiamo calcolato che in un anno passano da noi circa 920 persone. Vorremmo migliorare questo centro dal punto di vista della logistica, attrezzature e potenzialità. Per questo abbiamo pensato di comprare la casa vicina nella quale risiederebbe poi la comunità. La nostra comunità è composta da sei persone: due impegnate nella parrocchia a 3 chilometri di distanza compreso il sottoscritto; un confratello è direttore del Centro filosofico Edith Stein per la formazione di novanta giovani che si trova a 4 chilometri; due sono impegnati per il nostro centro di spiritualità e l’ultimo è l’economo delle varie attività che la comunità esprime. Noi Comboniani cerchiamo di lavorare tenendo presente il consiglio e il desiderio di San Daniele Comboni, nostro Padre e Fondatore. Diceva: “Salvare l’Africa con l’Africa”! Penso che siamo sulla strada giusta perché qui da noi il direttore del Centro e il parroco sono congolesi. Cerchiamo di dare fiducia agli amici congolesi ben sapendo che tra non molto tempo gli Africani laici e religiosi dovranno vivere nella consapevolezza di potere e dovere fare da soli. La città di Kisangani arriva a più di 900’000 persone secondo i dati di dicembre 2019 del governatore della provincia. La città è un centro di smistamento di tante persone e di tante attività commerciali, finanziarie, culturali ed ecclesiali su ben cinque strade per raggiungere tante cittadine e villaggi della campagna. Il consiglio provinciale dei Comboniani è d’accordo con noi. Infatti, ci ha dato l’autorizzazione di iniziare il dialogo con il proprietario per l’eventuale

acquisto del terreno e della casa adiacente a noi. Inoltre il Padre Tesfaye, generale dei Missionari Comboniani, è venuto a Kisangani nel mese di marzo 2019 per l’assemblea provinciale. Ha visto la nostra casa e la casa vicina dall’esterno. Ha detto che l’acquisto della casa adiacente alla nostra è un bene per la provincia dei Comboniani del Congo.

Il proprietario, in un primo tempo, ci ha chiesto l’equivalente di 400’000 franchi. In un secondo momento è sceso a 300’000. Finalmente, un mese fa, ci ha detto che è disposto a vendercela a 250’000 franchi. Riconosciamo che l’ambiente in cui viviamo è una zona tranquilla. A fianco della casa ci sono ben due comunità religiose. Di fronte a noi e alla casa c’è una chiesa protestante, un piccolo ospedale, due famiglie e un centro di accoglienza per ragazzi con handicap. La strada che passa è stata asfaltata nel febbraio di quest’anno. Questo fatto faciliterà l’arrivo delle persone al nostro centro. Cari Amici del gruppo Medaglia Miracolosa, vi ringrazio per la vostra sensibilità e spirito di solidarietà nei nostri confronti. Capisco anche che la Svizzera sta vivendo un periodo di difficoltà e precarietà a causa del Coronavirus che ha fatto vittime e ha fatto soffrire tante persone e famiglie. Confido nel vostro sostegno morale e materiale. Vi assicuro la nostra preghiera nella celebrazione dell’Eucaristia. Che Cristo Risorto ci aiuti a diventare anche noi a sua immagine, pane spezzato per saziare la fame di verità e la sete di amore di tanta gente nel mondo particolarmente dell’Africa che è il continente più povero. A nome dei confratelli e mio personale vi porgo cordiali saluti e aspetto vostre notizie. padre Mariano Prandi

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Testimonianza...

Bangui: poche armi e tanta fede per affrontare una nuova battaglia

Padre Federico Trinchero, missionario carmelitano scalzo, ci scrive in piena pandemia da Covid-19 il 9 aprile 2020. Anche con un po’ di sarcasmo per sdrammatizzare, porta la sua testimonianza viva della situazione nella capitale Bangui della Repubblica Centrafricana dove attualmente vive. In macchina, mentre ci rechiamo a scuola come ogni mattina, la radio spiega le ragioni della lenta diffusione in Africa del virus Covid-19, che ha invece rapidamente raggiunto gli altri continenti. Alte temperature e bassa età media sono le ragioni principali addotte dal giornalista. Difficile non dargli ragione. In Centrafrica, dove vivo da ormai undici anni, la temperatura supera spesso i 30° e il 70% della popolazione ha meno di trent’anni. Ma i miei confratelli, che pure fanno orgogliosamente parte di quell’immenso 70%, non sono per nulla convinti e categorici dichiarano: “Il virus non ci ucciderà, perché gli africani hanno fede e pregano!”. Fede e preghiera non rientrano purtroppo nei parametri da prendere in considerazione da parte del giornalista di Radio France International. Anche il presidente della Repubblica, pur consapevole della sincera devozione dei suoi cittadini, decide ugualmente di prendere alcune misure di precauzione per arginare la diffusione dell’epidemia: luoghi di culto, scuole, aeroporto, ristoranti, bar e discoteche sono quindi chiusi. E così, se quando l’ebola era alle porte ero stato costretto a non mangiar più pipistrelli, ora mi sono rassegnato a non andare più in discoteca. Per fortuna sono comunque possibili le celebrazioni fino ad un numero massimo di 15 persone.

eravamo sì chiusi in casa per paura delle bombe, ma con diecimila profughi con noi. Ci mancano ovviamente i nostri fedeli e i bambini e i ragazzi che costantemente scorrazzano attorno al convento. Ma ci auguriamo che questo digiuno non duri troppo a lungo.

L’arrivo del Coronavirus in Centrafrica non si è fatto comunque attendere. Mentre vi scrivo sono stati comunicati ufficialmente undici casi, tutti circoscritti nella capitale. Si tratta per la maggior parte di casi di provenienza straniera, molti dei quali già guariti. Fortunatamente non sono stati ancora segnalati decessi. I contagi locali sono quindi pochi. Occorre tuttavia tenere conto che nel paese esiste un solo laboratorio in grado di effettuare i test e quindi i casi, in realtà, sono sicuramente di più. In Camerun ad esempio, il paese confinante con il quale il Centrafrica ha più scambi economici, si trova in una situazione molto più grave quanto a contagi e decessi. Non ci facciamo quindi grandi illusioni, anche se i miei confratelli manifestano ancora un certo ottimismo, pregano con fervore e hanno stranamente una grande voglia di tornare a scuola. Se il virus dovesse diffondersi da queste parti, nelle stesse proporzioni con cui si è diffuso in altre zone del pianeta, sarebbe infatti una catastrofe. Il Centrafrica non ha un sistema sanitario in grado di affrontare una tale emergenza. Grande due volte l’Italia e con una popolazione di circa 5 milioni di abitanti, il paese dispone di soli tre respiratori. Quando l’ho saputo, confesso che è stata per me una bella notizia: pensavo non ce ne fossero proprio.

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La vita conventuale, quindi, procede serena, nella preghiera e nel lavoro, in un silenzio cui non eravamo sinceramente abituati e in una situazione ben diversa rispetto a quando, durante la guerra,

Quanto poi al mantenere le distanze, si tratta della misura più difficile da rispettare. Le aule scolastiche possono spesso contenere anche più di cento allievi, le celebrazioni domenicali nelle chiese sono affollatissime, i colorati e frequentatissimi mercati


Testimonianza... nei quartieri sono luoghi dove il contatto fisico, anche con persone sconosciute, è inevitabile e i passeggeri in sovrannumero su moto, taxi, piccoli bus e grandi camion sono purtroppo la pittoresca normalità di quasi ogni città africana.

Ovviamente da alcune settimane sono state lanciate campagne per sensibilizzare la popolazione a osservare alcune semplici norme d’igiene e una certa distanza per scongiurare un’eccessiva propagazione del virus. Anche se il contagio dovesse svilupparsi in modo leggero, ed è ciò che tutti ci auguriamo, gli effetti della pandemia si faranno sicuramente sentire e in una certa misura già si avvertono. Se a Bangui non ci sono treni o metropolitane e le fabbriche e i supermercati si contano sulle dita delle mani, si può già constatare un aumento dei prezzi dei beni di prima necessità. Tale aumento toccherà in modo particolare le fasce più povere della popolazione. Ma, purtroppo e paradossalmente, il Centrafrica, dopo anni di guerra, è più pronto di altri paesi più sviluppati ad affrontare situazioni di emergenza e a vivere anche in condizioni estreme. Già è successo, ad esempio, di non avere la scuola per mesi se non anni, di essere costretti a non uscire di casa per settimane, di allestire ospedali da campo, di rinunciare a viaggi o eventi e di organizzare il proprio ridottissimo budget mensile senza farsi troppo influenzare dall’andamento della borsa di Wall Street. Solo in Africa, non lo dimentichiamo, ogni anno muoiono di malaria più di 403’000 persone (Covid-19: a giugno 2020, 397’000 morti in tutto il mondo, ndr). Migliaia sono poi le vittime di altre malattie come la tubercolosi e il morbillo. I bambini sono le principali vittime di questa silenziosa ecatombe che non trova molto spazio tra i notiziari che abitualmente ci raggiungono. Forse

queste cifre, ora che ogni giorno restiamo impressionati dal numero crescente delle vittime del Covid19, dovrebbero interrogarci di più e ridimensionare pretese e reazioni davanti all’evento che stiamo tutti vivendo. Il Centrafrica ha poche armi per una battaglia contro il Coronavirus. Ma non si arrende e come sempre si affida a Dio e si prepara a celebrare la Pasqua, questa volta non in chiese affollate e neppure davanti al televisore o in streaming, ma raccolta attorno alla radio. Forse, mai come quest’anno, augurarsi una buona Pasqua è al tempo stesso difficile e necessario. Difficile, perché da più settimane conviviamo con la morte e, soprattutto, con la paura di morire. Necessario, perché è proprio in quest’avvenimento, che abbiamo vissuto tante volte in modo distratto e scontato, che come cristiani celebriamo la sconfitta della morte e la liberazione da ogni paura. Probabilmente questo virus, che ormai occupa ossessivamente i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre preghiere, ha scombussolato o risvegliato la nostra fede e ci ha sorpresi più impreparati di quanto lo fossero i nostri ospedali o i nostri governi. Se il Coronavirus dovesse farci scoprire il poco che siamo davanti alla grandezza dell’Unico che può liberarci dalla paura e salvarci dalla morte, sarebbe un non trascurabile effetto collaterale. Buona Pasqua! padre Federico Trinchero P.S: Un grande grazie a chi, in questo momento difficile per tutti e con grande sorpresa da parte nostra, si è comunque ricordato di noi anche solo con un messaggio ed in modo discreto ha voluto manifestarci la sua amicizia e prossimità. Approfitto per informarvi che i miei confratelli e la mia famiglia, pur trovandosi in una delle zone più colpite del pianeta, stanno per fortuna bene, anche se ovviamente chiusi in casa.

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Preghiamo e meditiamo insieme...

Presente e futuro! Da oggi in poi, tutti i giorni, quando mi sveglierò, dirò: Oggi sono felice! Mi ricorderò di ringraziare il sole, per il suo caldo e la sua luminosità… Sentirò che sto vivendo, respirando… Non avrò più bisogno di comperare il canto degli uccelli, neanche il mormorio della riva del mare… Ricorderò di sentire la bellezza degli alberi e dei fiori, e le sublimi ore della mattina… Sorriderò sempre quando è possibile… Cercherò di coltivare più amicizie e neutralizzare le inimicizie… Non giudicherò gli altri, i compagni e gli amici… Riserverò minuti di silenzio per avere l’opportunità di ascoltare… Non mi lamenterò… Avrò sempre in mente che un minuto passato non ritorna più… Approfitterò meglio di tutti i minuti della vita. Non soffrirò in anticipo, pensando al futuro incerto, o ricordando le cose passate. Non penserò a ciò che non ho e mi piacerebbe avere. Come posso essere felice con quello che ho? Voglio ricordare di leggere una poesia e dedicarla a qualcuno. Non mi aspetto niente in contraccambio, soltanto il piacere di vedere il sorriso di un amico. Voglio ricordare che esiste qualcuno che mi vuole bene. E, quando la notte arriva, guarderò il cielo, le stelle, la luna e ringrazierò gli angeli e Dio perché È POSSIBILE ESSERE FELICI.

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Claudio


Qui Missionari... a voi Ticino

Notizie dalle missioni...

Guidiguis (Nord Camerun), 21 febbraio 2020 Carissimi dell’Associazione Medaglia Miracolosa di Mendrisio, alcuni giorni fa ho ricevuto una lettera da parte vostra con gli auguri per il nuovo anno. Vi ringrazio del lieto pensiero di scrivermi, mi ha arrecato gioia per l’amicizia e l’interesse e sicuramente la preghiera con i quali mi accompagnate in quest’opera missionaria. Vi ricambio anzitutto gli auguri per l’anno nuovo ormai avviato ma ancora lungo nei mesi che verranno, e poi grazie per la vostra opera di bene per tante persone spesso i più poveri di questo mondo ma che portano impresso nella loro sofferenza una certa somiglianza con il volto del Signore crocifisso. Grazie ai benefattori che vi sostengono condividendo i loro beni e rendono l’associazione benefica.

di Lai), oggi vescovo di Sarh, il sottoscritto (primo economo diocesano di Lai) e il primo vicario generale di Lai un sacerdote cappuccino canadese. Monsonsignor Nicolas Nadji Bab è stato il primo seminarista di Lai. Era il 1999 quando cominciammo insieme questa stupenda avventura! Dopo ventun anni la Chiesa di Dio che è in Lai diventa ciadiana. Rendiamo grazie a Dio. padre Marco Vailati Lira (Uganda), 4 marzo 2020

L’anno prossimo compirò 46 anni di presenza in questo nord Camerun, presso il popolo Tupuri, e 80 di vita. In questi anni di riposo vivo con padre Cappelletti, appoggiandoci ad una famiglia locale in un luogo vicino alla parrocchia. Sto lavorando nella preparazione dell’edizione del Nuovo Testamento in lingua tupuri affinché sia accessibile, per chi sa leggere, l’incontro con il Signore nella cultura e nel linguaggio della propria carne e sangue. Seguo inoltre un gruppo di ragazzi orfani offrendo loro sostegno umano ed economico e poi disponibile, qualora richiesto, per un servizio pastorale. Grazie Medaglia Miracolosa ed a tutti coraggio e fiducia nel Signore. padre Mario Frigerio N’Djamena, (Ciad), 24 febbraio 2020 Carissimi Amici della Medaglia Miracolosa, vi invio una fotografia significativa scattata ieri a Lai, dopo l’ordinazione episcopale di monsignor Nicolas Nadji Bab. Con il nuovo vescovo di Lai ci sono monsignor Miguel Ángel Sebastián Martínez (primo vescovo

Carissimi tutti del gruppo della Medaglia Miracolosa, un saluto affettuoso da parte nostra qui in Uganda, a Lira. Come state? Vi spero bene. Abbiamo finito qualche settimana fa il campo per bambini ammalati e ora rientriamo nella normalità con l’inizio del nuovo anno scolastico. Quello che ci sorprende sempre di più è l’arrivo di molti bambini sordomuti provenienti dalle zone molto interne. Non sappiamo come mai, e, abbiamo aperto le nostre porte anche a loro perché, secondo Daniele Comboni, sono i più poveri e abbandonati se non riescono ad andare a scuola, ad imparare il linguaggio dei segni e a scrivere. La comunicazione è vitale per noi esseri umani. Ne abbiamo iscritti già una cinquantina e ieri sono venuti altri 15 bambini con lo stesso problema. Ho convinto il Direttore della scuola per sordomuti, di aprire un ramo anche per giovani adulti. Arrivano a noi ragazzi e ragazze di 13, 15, 18 anni che chiedono aiuto almeno per saper leggere e scrivere. Facendo corsi accelerati potranno poi imparare un mestiere. La scuola, dall’anno scorso, offre per questi giovani sordomuti che finiscono le medie, la possibilità di imparare un mestiere. La scuola insegna cucito, l’arte del falegname, del muratore e quella di riparare biciclette. Con il vostro aiuto abbiamo già mandato a

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Notizie dalle missioni... scuola artigianale quattro giovani sordomuti, due muratori, un falegname e una sarta. Vi chiedo gentilmente di ricordarvi di questi bambini e di questi giovani, a gloria di Dio. Un grazie per tutto quello che fate per loro e che il Signore vi ricompensi e vi benedica. Con riconoscenza e affetto. suor Maria Marrone Dar Es Salaam (Tanzania), 5 aprile 2020

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Carissimi tutti, una semplice apparizione, non pasquale ma da Venerdì Santo, il giorno in cui il corpo del Signore è appeso sulla croce e il costato trafitto da una lancia gronda sangue. Corpo del Signore, questi giorni, è l’umanità intera che soffre, geme, sanguina. In ginocchio, con occhi e mani rivolte all’alto, prega, intercede, supplica. Signore, fino a quando tenebre e morte? Non c’è risposta, ma fiducia e speranza. La risurrezione nostra dalla calamità coronavirus sarà a Pasqua passata. Quando esattamente non lo sappiamo. Leggo delle condizioni create dal coronavirus: Bergamo e Brescia, Lombardia, Italia, Europa, mondo intero. Ho visto un video dell’ospedale costruito a Bergamo dagli Alpini in 10 giorni. Veramente ammirevoli tutti quelli che si prodigano ad aiutare in questa indicibile calamità: personale medico, volontari di gruppi vari, contributi finanziari, ecc. Come è sottolineato da molti è la dimensione positiva della straordinaria realtà che viviamo. Che il mondo intero vive! Un’umanità più sensibile, umana e generosa in vari modi. Molti sono dei veri eroi ed eroine, martiri della carità. Diminuzione di casi, ma fa paura la prospettiva di possibili rigurgiti come sta capitando in Corea del Sud e in Cina. L’Africa? Dei 54 paesi del Continente solo sei fino all’altro giorno, forse già diminuiti, non conoscono questo flagello. Vero? C’è chi afferma che questi paesi non hanno riportato casi semplicemente perché non hanno i mezzi per accertarne la presenza. Il virus, a differenza di altrove, avanza senza veemenza, ma avanza. Lo dicono i numeri dei contagiati. Questa meno veemenza è dovuta alle misure drastiche adottate all’inizio della comparsa del virus. Così i Paesi confinanti: Kenya, Uganda, Rwanda. La cosa ovviamente causa difficoltà immense. Sui giornali si leggono interventi di mamme disperate che si chiedono come potranno provvedere alle loro famiglie. E tutte le altre conseguenze negative che vi sono note. A questo fa eccezione la Tanzania. Da giorni il numero si è arrestato a 20 contagiati, con un decesso. E non sono state prese le misure stringenti di altri paesi. Ma non possiamo illuderci. C’è chi invoca queste misure prima che sia troppo tardi.

Chi è stato in città - a me è stato proibito! - dice che le cose non sono molto diverse da prima del virus. Spero non venga il giorno in cui i responsabili dovranno pentirsene. Certo, come altrove, le conseguenze di carattere economico, per menzionarne una, già sono disastrose e lo saranno maggiormente se verranno considerate misure più limitative. Il turismo, per esempio, è a zero. Per cui tutto quello che gira attorno ad esso è in crisi profonda. Sono migliaia e migliaia le persone senza lavoro. Lo stesso che sta capitando ovunque. Ecco tutto. Semplice apparizione. Non è tempo per considerazioni, ne abbiamo sentite e lette molte e neppure di notizie. La notizia è una: il coronavirus con tutte le sue amare conseguenze. Non personalizzo questo messaggio di comunione, che vivo con tutti con intensità di affetto, gratitudine, preghiera.

In Cristo crocifisso e morto, ma pure nostra Risurrezione e Vita, un forte e caro abbraccio. padre Giuseppe Inverardi Grimari (Repubblica Centrafricana), 7 aprile 2020 Carissimi Amici della Medaglia Miracolosa, vi saluto e vi ringrazio pieno di gioia e di riconoscenza. Sono padre Berti, comboniano. Ho appena ricevuto un pacco di medaglie, tantissimi rosari, il libro su Fatima ed il bel “Qui Ticino” con la lettera del Presidente ai Missionari. Grazie di cuore. Ho ringraziato anche il mio confratello che, essendo in Italia, si è sentito in dovere di sobbarcarsene il peso. Era un vero pacco, e io avevo osato chiedere un “pacchetto”. Ma si sa: la Madonna della Medaglia Miracolosa ha le mani spalancate e dona con generosità. Grazie a Lei e grazie anche a voi, cari Amici suoi, che con il cuore e le mani ne siete lo strumento. Spero che li da voi, in Svizzera, questa brutta malattia non sia arrivata e non arrivi. Anche qui a Grimari finora, per fortuna o per grazia, non abbiamo il problema. Speriamo che non arrivi perché la gente, anche quelli che ascoltano la radio, dicono che è una malattia dei paesi ricchi; ma se dovesse arrivare qui, con la


Notizie dalle missioni... promiscuità che c’è nei villaggi (una casa accanto all’altra), e con la mancanza di igiene e poi con l’insufficienza degli ospedali, sarebbe un vero disastro. Speriamo che il buon Dio abbia compassione verso questo popolo, nonostante tutto sempre sorridente, se pur così tanto provato. Per noi non poter celebrare la Santa Messa la domenica è una sofferenza; intorno a noi tutto è deserto: i bambini che vanno e tornano da scuola, gridano e si rincorrono sono la vita. Ma ora tutto è calmo. Solo qualcuno che viene a vederti e devi spiegargli perché non puoi salutarlo dandogli la mano come si fa sempre, fa un’impressione strana e pena. Speriamo che passi presto senza fare danni. Io sto bene; devo accontentarmi con le gambe che ho: mi hanno reso un buon servizio per tanti anni, devo solo dire “grazie Signore”. Ma mi aiutano ancora. Vado con la gente di un villaggio a 10 chilometri a costruire la loro chiesetta. Sono molto contenti: io grido e sgrido, ma sono loro che portano sabbia, pietre, mattoni e fanno il lavoro. A mettere le pesanti capriate c’erano tutti gli uomini validi del villaggio, compresi i protestanti delle due o tre altre chiese. E alla fine uno dei loro pastori mi ha dato qualche consiglio per fare più bella la facciata perché quello sarà a onore di tutto il villaggio. Da un po’ di tempo, dov’è possibile, cerco di fare le costruzioni belle e cito le parole di Gesù: “fate le cose bene, perché quelli che vedono lodino il Padre vostro che è nei cieli”. Uno scrittore russo diceva: “la bellezza salverà il mondo”. La costruzione della scuola di cui la Medaglia Miracolosa di Mendrisio ci ha così tanto aiutato, va avanti un po’ a rilento: un po’ perché il materiale chiesto a Bangui non arriva, un po’ perché l’impresario, un muratore del posto, si trova ogni tanto con dei problemi. E noi per settembre dobbiamo aver pronte almeno tre aule… Grazie ancora per il vostro sostegno. Vi ricordo nelle mie preghiere, e conto sulle vostre. Vi saluto. padre Antonio Berti Orga (India), 30 aprile 2020 Cari amici, tanti cari saluti e buona Pasqua! Grazie di cuore per il vostro messaggio. Noi sacerdoti della missione stiamo tutti bene e siamo al chiuso come tutto il mondo. I bambini sono rientrati a casa. Ci sono tanti casi di coronavirus nella nostra regione dello Jharkhand (uno Stato dell’India nord-orientale). A causa del lockdown i poveri soffrono tanto... anzi, patiscono fame. La parrocchia e la diocesi cercano di aiutare in tutti modi. Meno male che nei villaggi siamo ancora salvi! Mi scuso per il ritardo nel mandarvi le fotografie

dell’edificio ristrutturato grazie al vostro generoso aiuto. I bambini sono molto contenti di rimanere con noi e di formarsi nel collegio. Ci sono molte

richieste. Speriamo che il lockdown finisca presto. Di nuovo grazie di cuore per tutti gli aiuti e sostegni. Noi siamo quattro sacerdoti e abbiamo sempre bisogno delle intenzioni di sante messe… Quest’estate spero di venire in Ticino. Intanto vi saluto e vi faccio tanti auguri per la vostra buona opera. Con affetto. don George Valentine Kerketta Ihosy (Madagascar), 2 maggio 2020 Carissimi amici tutti, anche questa Pasqua è passata, una festa di luce celebrata in una nuvola nera. La vittoria della Vita celebrata davanti a tante bare allineate che aspettano una benedizione. La festa della Vittoria di Cristo celebrata nel pianto, almeno per migliaia e migliaia di persone nel mondo. Prima di Pasqua non ho scritto a nessuno gli auguri, non per pigrizia ma per un motivo un po’ personale e magari solo sentimentale, forse anche per mancanza di fede. Non me la sentivo di augurare “BUONA PASQUA” in questo periodo di Venerdì Santo, di fronte alla tempesta che sta imperversando sul mondo intero; di fronte alla sofferenza che sta straziando famiglie, paesi, regioni e nazioni intere: mi sembrava quasi un insulto scrivere e dirvi “Alleluia” “auguri”. Ho

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Notizie dalle missioni... preferito pregare, cercare di pregare, dal Giovedì Santo, soprattutto il Venerdì Santo e poi pregare ancora, pensando a tutti quelli che soffrono e muoiono, pensando a tutti quelli che avrebbero voluto pregare in chiesa e non hanno potuto. Ecco questa mia povera preghiera ai piedi della croce e davanti al sepolcro mi sembrava più vera e più giusta che tante parole d’augurio. Adesso la tempesta non è finita, la sofferenza e la morte non sono passate, ma dico a me stesso e mi pare di poter dire, anzi voglio proprio dire, a ciascuno di voi, cari amici, “affidiamoci a Lui, guardiamo a Lui” che nella sua persona, nel suo corpo martoriato, nel suo costato trafitto ci ha dato e ci da quella speranza che non si vede nelle statistiche degli ammalati o dei decessi che diminuiscono, ma la Speranza, la Forza, la Vita che io trovo e vorrei che ciascuno trovi solo in LUI, perché Lui ci è passato nella MORTE e Lui ha vinto. “La risurrezione di Gesù ci dice che l’ultima parola non spetta alla morte, ma alla vita.” Questa frase di papa Francesco, l’ho scelta per dirvi la speranza che ho nella Sua risurrezione e che ho cercato di esprimere in una vetrata della chiesa di Jangany; il Cristo risorto esplode di luce nelle tenebre del sepolcro, della notte e della morte; rompe la pietra che chiudeva il sepolcro e illumina l’universo, non è una foto, non è una raffigurazione, è solo una preghiera: “Signore travolgici con la tua luce, distruggi la paura e le tenebre che ci stanno attorno, ma soprattutto quelle che restano ancora nel nostro cuore, nella nostra vita, nel nostro egoismo. Cristo non ha vinto per sé stesso, ma ha vinto per noi e continua a voler vincere per mezzo nostro; non vuole rompere le tombe dei cimiteri ma le tombe che racchiudono i nostri cuori. L’ultima parola non spetta alla morte ma alla vita”. AUGURI di una Risurrezione che inizia ogni giorno, ogni mattina, ogni momento.

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Ma non posso presentarvi questo mio saluto senza parlare anche dell’attuale situazione. Penso che ormai tutti quando sentiamo parlare di “Covid-19” o di “Coronavirus” ci viene un po’ di fastidio o di nausea, non si parla che di questo.

Purtroppo tutti noi ne avremo da raccontare per anni, magari per tutta la vita. Ma si, vi parlo del Covid-19 in Madagascar. Mi potrete dire “abbiamo visto ben altro noi!” è vero, quella che è un’esperienza vissuta resterà sempre più impressionante che un racconto. Purtroppo questa malattia è arrivata anche qui, in Madagascar e ha aggravato e complicato la situazione già difficile. La stagione delle piogge è stata dura per tutti, in molte zone piogge alluvionali hanno distrutto le coltivazioni; in altre zone, tra cui il sud dell’isola (la nostra zona) le piogge insufficienti o nulle. Nella zona di Ihosy, tra il 15 ottobre ed il 15 marzo, ha piovuto da tre a cinque volte solamente in un mese e non ha raggiunto un totale di 40cm di piogge. Nessuno ha potuto coltivare né riso, né granoturco, né arachidi, per cui è sicuro che ci sarà una grande carestia; la gente sarà obbligata a vivere giorno per giorno. A vendere oggi per mangiare domani e mangiare quel che trova. Con una situazione del genere come si può pensare ad isolare in casa tutti? Isolare poi cosa vuol dire? Nessuno qui ha i servizi in casa, magari nel proprio cortile, ma quasi sempre sono in comune, non c’è acqua corrente vicina. Le case sono di due o tre stanze di pochi metri quadrati per tante persone di tutte le età insieme. Come immaginare di mantenere le distanze, l’isolamento?... Ormai è un mese che è stato dato l’allarme che il coronavirus è arrivato anche in Madagascar. I primi casi sono stati riscontrati all’aeroporto di Ivato-Tana e poi al porto di Tamatave e queste due città sono state “isolate” subito; qualche settimana dopo sono stati segnalati alcuni casi anche a Fianarantsoa; per ora, pare, il contagio è limitato a queste tre città; i casi constatati sono relativamente pochi, 120 ieri mattina, e soprattutto non ci sono ancora dei morti. Speriamo e preghiamo che la situazione resti sotto controllo. Qui ho dovuto sospendere tutto. Carissimi amici, sono già passate settimane da quando ho iniziato a scrivervi; avvenimenti e situazioni imprevisti mi hanno impedito di finire prima questo mio scritto con il quale voglio solo e semplicemente dirvi GRAZIE: grazie per quello che fate per noi e soprattutto per la nostra gente, grazie per quello che siete per me, per noi... Un abbraccio, un forte abbraccio e una preghiera per ciascuno di voi. padre Attilio Mombelli


Vita dell’Associazione...

Ricordando padre Sandro Chiecca Il 23 febbraio 2020 padre Sandro Chiecca, circondato dalle cure professionali della comunità Salesiana “Don Bosco” di Guayaquil - nella quale risiedeva da qualche tempo per questioni di salute - ha intrapreso il suo ultimo cammino passando dalla sua amata Simiátug prima di giungere alla casa del Padre. Nato a Rudiano (Brescia), padre Sandro si è spento all’età di 82 anni. Come da suo desiderio, il funerale si è tenuto nella “sua” Simiátug (a circa 3200 metri di altezza attorniata da vette che superano i 4200) dove padre Sandro ha trascorso 40 anni della sua vita. Una vita con i poveri, con i più deboli: i campesinos indios della Cordigliera delle Ande ecuadoriane. Dal 1968 al 1969, padre Sandro è stato direttore dell’oratorio salesiano di Sesto San Giovanni, ma il suo desiderio di seguire i più deboli lo portò a partire in missione in Bolivia. Nel 1980, durante il sanguinoso colpo di stato perpetrato dal generale Luis García Meza, padre Sandro è stato arrestato ed imprigionato insieme ad altri missionari. Liberato, la dittatura ne ha ordinato l’espulsione giungendo così in Ecuador, nella parrocchia di Simiátug… Simiátug, in lingua quechua “bocca del lupo”, è uno dei villaggi più antichi della provincia di Bolívar. La parrocchia comprende 45 comunità sparse su un territorio montuoso che dai 2’800 metri con clima quasi tropicale, arriva a 4’200 metri con temperature vicine agli zero gradi. Gli stimati 20 mila abitanti, sono prevalentemente campesinos indios e vivono di agricoltura. Fino all’arrivo di padre Sandro, gli abitanti vivevano oltre che nella miseria, anche nell’ignoranza, senza alcuna alfabetizzazione e lavoravano per mantenere i padroni delle “Hacienda”. L’arrivo di padre Sandro coincise con quando i “padroni” lasciarono le vallate di Simiátug ed iniziò per la popolazione un processo di cambiamento radicale. Simiátug non aveva strade e solo i sentieri permettevano di raggiungere le comunità perlopiù a piedi o in alcuni casi anche a cavallo, impiegando anche più di 24 ore.

È da quei primi anni ’80 che la nostra Associazione lo ha conosciuto. Con il gruppo giovani si inviavano aiuti, poi nel 1996 si intraprese il primo campo di lavoro. Ne seguirono altri, almeno uno ogni anno… fino al 2004. Io l’ho conosciuto nel 1997, con il secondo campo di lavoro e sono ritornato ogni anno successivo. I magnifici tramonti, le serate attorno alle candele (“prese in prestito” in chiesa perché senza energia elettrica) a cantare canzoni italiane… le risate con le sue barzellette o aneddoti… ma anche la testimonianza della sua vita in mezzo al nulla… al vento… alla pioggia… senza telefono (fino al 2000) e senza possibilità di comunicare con il mondo esterno, a fare il possibile per dare un’istruzione anche alle donne, pilastro fondamentale della famiglia e da sempre maltrattate dagli uomini indios. Caro Sandro: con la tua tenacia hai saputo instaurare un rapporto di fiducia tra gli indios ed il “gringo” italiano arrivato da lontano. Hai portato istruzione, sanità. Hai insegnato a coltivare ortaggi che i campesinos non sapevano nemmeno dell’esistenza, hai formato elettricisti e operai; hai realizzato scuole, chiese, oratori, sale della comunità e una falegnameria. Hai creato una radio per informare la popolazione, un centro di formazione cristiana per catechisti indios, un centro di promozione e formazione per le donne… Ma soprattutto hai saputo trasmettere l’amore per l’aiuto al prossimo… sentimento che, nei tuoi 40 anni di permanenza a Simiátug, ha contagiato i tanti volontari che da molte parti del mondo sono venuti per aiutarti nella tua opera…. ed ha contagiato anche me! Grazie Sandro, per tutto! Tupananchiskama Sandro!

(Quechua: “Ciao Sandro, fino al nostro prossimo incontro!”)

Michele Faul, presidente

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[Indirizzo]

GAB

Buona Estate e... arrivederci a settembre!

CH-6850 Mendrisio

Chi dà al povero presta a Dio! Vuoi renderti utile alle missioni? Fai conoscere

Qui Ticino...

...a voi missionari via Carlo Croci 6 – 6850 Mendrisio +41 91 646 28 20 quiticino@medaglia-mendrisio.org CH94 0900 0000 6900 0853 6

.” paginastino a n u o go ol Sant ’A n librnoe conosce s u è o nd a “Il mionon viaggi e ch

Qui Ticino... a voi missionari, Anno 52, numero 190, giugno 2020  

Periodico trimestrale dell'Associazione Gruppo Medaglia Miracolosa di Mendrisio, Svizzera

Qui Ticino... a voi missionari, Anno 52, numero 190, giugno 2020  

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