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ANNO 3 NUMERO

29

maggio 2014

d e l l a

P r o v i n c i a

G RAN D A

Tanta voglia di erba fresca L’UNICO GIORNALE INVIATO A TUTTI GLI IMPRENDITORI AGRICOLI 1


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Sommario

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Denuncia dei redditi. Ecco le principali novità del 2014

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Finanziamenti agevolati per le macchine agricole

Maggio 2014

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L’invasione silenziosa del terribile Ailanto

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Psr, approvate dalla Regione le nuove linee di indirizzo

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Coldiretti Piemonte ammonisce la Regione: «Sul Psr le

regole vanno scritte insieme»

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In campo i “radar armonici” contro la “vespa velutina”

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Arrivederci Roma! Tante emozioni al viaggio dell’Imprenditore agricolo

Attualità L’editoriale

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Agricoltura “Caput Mundi”

L’aria che tira

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Orgoglio e pregiudizio

Orizzonte terra

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Vendita diretta, il coraggio di avviare un’attività parallela

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Meglio fare chiarezza

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Gasolio agevolato Nuova riduzione

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Entro luglio la Regione Piemonte anticipa il 43 per cento della Pac

Mo e Wang, agenti segreti con licenza di zappare

Fisco e tributi

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La tassazione dei terreni nel Modello Unico

Fiere

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Prima fiera della palizzatura Grinzane Cavour 10 e 11 maggio


aNNo 3 NUmE Ro

29 maggi o 2014

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Zootecnia

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Formaggi, il “gran musi” vince la gara dei sapori italiani

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Frisone targate Cn La regina è Sanchez

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d e l l a

G r a n D a

La sfida della sostenibilità tra innovazione e tradizione

Enologia

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P r o v i n c i a

Per “tappare” una bottiglia di vino doc, servono 21 passaggi amministrativi!

L’ U n

Tanta di erb voglia a fres ca

ic o G io r

n a LE

in vi aT

o a TU TT i G Li iM PrEn

D iT o

ri aG r ic

o Li 1

L’IMPRENDITORE AGRICOLO della provincia Granda Direttore responsabile: Osvaldo Bellino Direttore editoriale: Valerio Maccagno

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Torna l’utilizzo degli animali per i lavori in agricoltura

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“Cuneo formaggi” tra saperi e sapori

A.r.pro.m.a informa

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La meccanizzazione ai tempi della battaglia del grano

Ortofrutticoltura

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Il frutteto sostenibile nella guida del Creso

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Trasporto vino, procedure finalmente semplificate

Radici

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Ragazze martiri silenziose nel cuore della resistenza

Prezzi e mercati all’ingrosso

Scadenze fiscali

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e-mail: info@reclamesavigliano.it www.reclamesavigliano.it Progetto grafico: Marco Grussu Stampa: G. Canale & C. S.p.A. Via Liguria, 24 - 10071 Borgaro - Torino Registrazione Tribunale di Saluzzo n. 3 del 09/01/2012 Abbonamento anno 2014

Giugno: occhio alle scadenze

Mercatino Produrre noci in Piemonte Nuova frontiera frutticola

Editore: Réclame S.r.l. Via Pylos, 20 - 12038 Savigliano - Cuneo

Pubblicità: Réclame

Osservatori prezzi

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e d i t o r i a l e

Agricoltura “Caput mundi”

O svaldo B ellino

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Fa un certo effetto approdare a Roma, avendo in mente l’idea della metropoli cosmopolita, e sentire parlare per prima cosa di agricoltura. Non dai palazzi imperiali, non dalle chiese monumentali, ma dai pascoli e dai mercati agricoli, la storia di Roma inizia da qui: dalle sponde del Tevere, dove i primi pastori hanno trovato i prati più fertili e le condizioni migliori per sviluppare l’agroalimentare della loro epoca, molti secoli prima di Cristo. Ai piedi del colle Palatino, tra l’Aventino e l’isola Tiberina, ancora oggi non è difficile immaginare l’antico foro boario, il traffico degli animali e i banconi del pesce, le botteghe antenate dell’agrimeccanica e le bancarelle dell’ortofrutta a ridosso di quello che sarebbe diventato il quartiere degli ebrei, dove la specialità gastronomica non a caso è diventata una verdura, i carciofi alla giudea. Di questo hanno parlato le guide, accogliendo i pullman dell’“Imprenditore agricolo” nella prima passeggiata esplorativa della città eterna. Un’immagine che gli agricoltori di casa nostra hanno accolto con attenzione e simpatia, toccando con mano che il rapporto con la terra alla fine è la radice di tutto, anche della città più importante del mondo. Da li in poi, non saranno sfuggiti a chi viene dal mondo agricolo i continui richiami alla ruralità presenti ovunque nella capitale, dagli agnelli e dai pesci ricorrenti nelle chiese, alla lupa capitolina che allatta i fondatori della Città, dagli animali degli stemmi nobiliari ai frutti propiziatori dei capitelli dell’antichità classica… Fino alle parole di papa Francesco, che ha ricordato fin da subito come i bravi pastori sono quelli che hanno addosso il profumo delle pecore. Così come è significativo che alla fine dell’Angelus domenicale in piazza San Pietro, questo pontefice non dimentichi mai di augurare buon pranzo a tutti, perché il pranzo è comunione, cibo condiviso, fraternità. Fa piacere, dunque, tornare da Roma sempre più consapevoli che l’agricoltura non è passata di moda e che, anzi, è intramontabile proprio perché non può essere che la stessa, sempre. Così che all’alba del Terzo millennio non deve stupire se in provincia di Cuneo, come già da tempo in Francia, si organizzino convegni e dimostrazioni sulla trazione animale in agricoltura. E’ il ritorno al futuro, che continua a ripetersi.


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a r i a

c h e

t i r a

Orgoglio e pregiudizio

M ichele A ntonio F ino

Sabato scorso, un importatore olandese specializzato in vino piemontese mi ha mostrato una foto: si vedeva un pezzo di scaffale della catena LIDL, che in Olanda, con delle tasse sul vino molto più alte che in Italia, proponeva Barolo a 9,99 euro. Da quello che si poteva vedere nella foto, non si trattava di vero Barolo DOCG, ma di un volgare falso che usava impropriamente il nome del vino rosso più famoso del Piemonte: mancava infatti la fascetta dell’Istituto Poligrafico, che posta sul collo della bottiglia garantisce che si tratta proprio del vino voluto, centocinquant’anni fa, dal re Carlo Alberto e nato grazie agli sforzi e alla lungimiranza di Giulietta Colbert. Una delle tante frodi commerciali che colpiscono il buon nome di prodotti DOP e IGP italiani in giro per il mondo. Accanto a quelle bottiglie, però, si trovavano bottiglie di ottimo vino veneto, Valpolicella Superiore Ripasso, munite di regolare fascetta, quindi apparentemente in regola, a 7,99 euro. Non ho potuto fare a meno di chiedermi: chi fa più male? Il truffatore o il produttore che svende? Sì, perché per arrivare su quello scaffale a 7,99, quel vino non è stato pagato, imbottigliato e vestito di tutto punto, più di 2 euro alla bottiglia. E quando un vino, che dovrebbe essere l’ambasciatore della qualità di un territorio nel mondo, parte in cambio di un prezzo che a malapena copre la confezione, qualcosa non funziona. La qualità dell’agroalimentare italiano si difende combattendo i furbi in giro per il mondo, ma anche acquisendo l’orgoglio di produrre cose buone, anzi uniche al mondo, che i francesi conoscono bene. Lo ricorda spesso Oscar Farinetti: Italia e Francia producono pressoché lo stesso quantitativo di vino. Solo che i francesi incassano esattamente il doppio degli Italiani. Perché è più buono, perché sono più bravi a venderlo o perché non lo svendono mai? Direi tutte e tre le cose. Però sarebbe davvero ora che chi produce cibo in Italia si rendesse conto che “bon pat” non vuol dire solo risparmio, ma anche qualità scadente: un prodotto da cui non si può pretendere più di tanto. E invece dai vini, dai formaggi, dai salumi e dalla frutta del Piemonte si può pretendere molto perché l’eccellenza è di casa in questa terra tra il mare e le Alpi, dove gli uomini sono abituati a parlare poco, fare molto e portare a casa grandi risultati. A patto che impariamo a vendere e comunicare ciò che fanno, con convinzione, costanza e quel pizzico di orgoglio che sentiamo tutte le volte in cui qualcuno in giro per il mondo scopre che dietro l’etichetta del “bogia nen” c’è gente che si muove eccome. Oltretutto, in fretta e bene.

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o r i z z o n t e

t e r r a

Mo e Wang, agenti segreti con licenza di zappare

F loriano L uciano

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Johnston e Tama distano appena 138 km e per raggiungerle basta andare sempre dritto sulla Route 80 per 100 km, poi svoltare a sinistra sulla Route 63 per un’altra quarantina. Sulla strada, nessuno. Tutto intorno soltanto campi: arati, seminati, geometricamente suddivisi, a perdita d’occhio. Ogni tanto qualche fattoria. Che cosa abbiano in comune queste due cittadine dell’Iowa, profondo Midwest americano, con Pechino, a prima vista è davvero difficile capirlo. Se non che in mezzo a questa distesa di grano e mais sorge il “Pioneer Research Center”: 40 ettari, 200.000 mq di serre e altrettanti di laboratori, il più grande centro di ricerca DuPont dedicato alla genetica in agricoltura. E proprio su questi campi si è svolta una delle più importanti guerre di spie dei giorni nostri, spie agricole finchè si vuole, ma pur sempre roba da milioni di dollari. Al centro del complotto il cinese Mo Hainlong, arrestato dall’FBI dopo un anno di indagini, pedinamenti ed intercettazioni, mentre – inginocchiato in un campo – rubava semi di grano. Arrestato anche Wang, il complice, che poco più in là faceva il palo, seduto su una berlina a noleggio. Mo Hainlong non è un cinese qualsiasi, ma il direttore del business internazionale della cinese Debeinong Thecnology Group Co., società a cui fa capo la Kings Nower Seed, con sede a Pechino, impegnata nello sviluppo di nuove linee di produzione di sementi e per questo, sostiene l’accusa, interessata a sottrarre informazioni e prodotti innovativi ai concorrenti statunitensi. Produrre quei semi costa tempo e denaro, rubarli a chi già li ha prodotti è più semplice, rapido ed economico. Pioneer infatti stima che il furto di una linea di sementi innovativa comporta la perdita di 5/8 anni di ricerca e un minimo di 40 milioni di dollari di investimento. Ecco spiegato il perché di una vera e propria guerra di spie degna del migliore James Bond, il mitico 007 con licenza di uccidere; Mo e Wang che girano il Midwest americano su una berlina a noleggio: spie dei giorni nostri, con licenza di zappare.


Fisco e Tributi

di Alberto tealdi, commercialista, a.tealdi@studiocugnasco.it

La tassazione dei terreni nel Modello Unico Cosa è cambiato rispetto all’anno precedente. Breve guida alla corretta compilazione della denuncia dei redditi

Imu applicato al singolo terreno nel corso del 2013. LA NUOVA IMU Il Dlgs 23/2011 ha previsto che l’Imu sostituisce l’Irpef e le relative addizionali sui beni immobili non locati, vale a dire sia per i redditi da fabbricati che per il reddito dominicale dei terreni. Nel corso del 2013 ci sono state un susseguirsi di

norme che inizialmente hanno escluso totalmente i terreni agricoli dal pagamento della prima rata dell’Imu, poi in sede di saldo l’esclusione è stata prevista solamente per i terreni posseduti e condotti da Iap o coltivatori diretti iscritti alla relativa gestione previdenziale, prevedendo per tali soggetti il pagamento della “mini Imu” qualora il comune

E’ tempo di dichiarazioni fiscali per i redditi relativi all’anno di imposta 2013 ed a seguito delle varie norme che si sono susseguite con riferimento all’imposizione o meno dei terreni ai fini Imu è bene prestare la dovuta attenzione nel determinare quando questi sono altresì assoggettati alla tassazione Irpef e quando il pagamento dell’Imu sconta già anche l’imposizione sul reddito. La compilazione del quadro RA della dichiarazione dovrà pertanto essere accuratamente redatto in base al trattamento

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di Iap o coltivatore diretto, in questo caso è stata pagata Imu in sede di saldo ed il reddito dominicale è escluso da Irpef.

avesse deliberato per i terreni una aliquota superiore a quella ordinaria pari allo 0,76%. TUTTI I CASI Il contribuente potrà pertanto trovarsi nei seguenti casi: - essere in possesso di un terreno escluso da Imu (per esempio montano) e quindi assoggettare ad Irpef il reddito dominicale; - avere la qualifica di Iap o coltivatore diretto, essere

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iscritto alla relativa gestione previdenziale ed allo stesso tempo essere proprietario e conduttore del terreno. In questo caso non avendo pagato Imu nel corso del 2013 il reddito dominicale è assoggettato a tassazione. Solo qualora sia stata pagata mini-Imu a gennaio 2014 allora il reddito dominicale è interamente escluso da Irpef; - non possedere la qualifica

RIVALUTAZIONE Si ricorda che per il periodo di imposta 2013 è prevista, così come per il 2014 e per il 2015, una rivalutazione del 15% (oltre a quella di base del 70% e dell’80%) sia del reddito agrario che di quello dominicale (quando soggetto a tassazione), rivalutazione che scende al 5% per i terreni posseduti e condotti da Iap o coltivatori diretti; riduzione che si applica per il solo reddito agrario qualora i predetti requisiti siano in capo al conduttore non proprietario. Tale rivalutazione si applica anche qualora a condurre il fondo sia un giovane agricoltore con meno di 40 anni per il quale non si applica la predetta rivalutazione base del 70% e dell’80%.


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Fisco e Tributi di

Marianna Cugnasco,

commercialista,

mar.cugnasco@studiocugnasco.it

Denuncia dei redditi Ecco le principali novità 2014 Il 730 è il modello dichiarativo, alternativo all’UNICO, che può essere utilizzato dai lavoratori dipendenti e dai titolari di pensione per dichiarare i redditi prodotti nell’anno precedente attraverso il datore di lavoro, l’ente pensionistico o un intermediario. Da quest’anno però tale modello può essere utilizzato anche dai contribuenti che non hanno un sostituto d’imposta che possa effettuare i conguagli; è il caso, ad esempio, dei collaboratori familiari (colf e badanti). Nell’ipotesi in cui dalla dichiarazione risulti un debito il pagamento dovrà essere effettuato dal contribuente tramite modello F24; nel caso di un importo finale a credito, invece, il rimborso verrà effettuato direttamente dall’Agenzia delle Entrate. I nuovi modelli 730/2014 prevedono diverse novità in

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Figli a carico, erogazioni liberali, recuperi edilizi, rivalutazioni immobiliari, cedolare secca e controlli preventivi. Cosa cambia nella compilazione del nuovo Modello 730 materia di oneri detraibili e deducibili, anche alla luce di quanto disposto dalla Legge di Stabilità 2014. FIGLI A CARICO Sono state introdotte nuove e maggiori detrazioni per i figli a carico. La detrazione per ciascun figlio di età pari o superiore a 3 anni è ora pari a 950 euro, mentre quella per ogni figlio di età inferiore ai 3 anni è di 1.220 euro. È stato altresì elevato l’importo aggiuntivo della detrazione per ogni figlio disabile, che è ora pari a 400 euro. Nulla è stato però modificato in relazione alla modalità di calcolo della detrazione effettivamente spettante,

che va sempre parametrata al reddito complessivo del contribuente. Si ricorda che è considerato a carico il familiare che possiede un reddito complessivo annuo non superiore a 2.841 euro. EROGAZIONI LIBERALI Un’ulteriore novità riguarda la detrazione relativa alle erogazioni liberali effettuate a favore delle ONLUS e dei partiti e movimenti politici, che passa dal 19% al 24%. Tale detrazione si applica su un importo massimo erogato di 2.065 euro con riferimento alle ONLUS e su un importo minimo di 50 euro e massimo di 10.000 euro per quanto riguarda le erogazioni ai

partiti. Diminuisce invece l’importo degli oneri detraibili che attengono ai premi di assicurazione sulla vita o contro gli infortuni (per le polizze stipulate o rinnovate fino al 31 dicembre 2000) ovvero aventi per oggetto il rischio di morte, invalidità permanente superiore al 5 per cento o non autosufficienza. L’importo massimo di spesa su cui può essere calcolata la detrazione è infatti stato ridotto a 630 euro complessivi (pertanto l’importo massimo detraibile in relazione alle polizze menzionate è ora pari a 119,70 euro). RECUPERI EDILIZI Per le spese relative ad


Fisco e tributi

interventi di recupero del patrimonio edilizio sostenute nell’anno 2013 la detrazione d’imposta è riconosciuta nella misura del 50%, fino ad un ammontare di 96.000 euro di spese agevolabili per unità immobiliare. Inoltre ai contribuenti che fruiscono della detrazione del 50% per le spese di recupero del patrimonio edilizio sostenute dal 26.06.2012 è riconosciuta un’ulteriore detrazione d’imposta del 50% per le spese sostenute dal 6.06.2013 per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe energetica non inferiore alla A+ (classe A per i forni), finalizzati all’arredo dell’immobile oggetto di ristrutturazione. La nuova detrazione spetta su un ammontare complessivo fino

a 10.000 euro per unità immobiliare e deve essere ripartita in 10 rate di pari importo. Per quanto riguarda gli interventi finalizzati al risparmio energetico la detrazione d’imposta riconosciuta è ancora più elevata in quanto, per le spese sostenute dal 6.06.2013 al 31.12.2013, è pari al 65% anziché 55%. RIVALUTAZIONI IMMOBILIARI Per quanto riguarda i redditi prodotti da terreni e fabbricati da quest’anno in dichiarazione deve essere calcolata ed indicata anche l’ulteriore rivalutazione del 15% dei redditi dominicali ed agrari dei terreni (già rivalutati rispettivamente dell’80% e del 70%). La nuova rivalutazione è ridotta al 5% in relazione ai ter-

reni agricoli, compresi quelli non coltivati, posseduti e condotti da coltivatori diretti e da imprenditori agricoli professionali (IAP) iscritti nella previdenza agricola. Inoltre il reddito degli immobili ad uso abitativo non locati ed assoggettati ad IMU, situati nello stesso Comune nel quale si trova l’immobile adibito ad abitazione principale, concorre alla formazione della base imponibile Irpef e relative addizionali nella misura del 50%. Si tratta degli immobili abitativi tenuti a disposizione oppure dati in uso a persone diverse dai propri familiari, per i quali è dovuta l’IMU. CEDOLARE SECCA Cambia inoltre il regime della cedolare secca per i contratti di locazione. Infatti

nel caso di opzione per tale regime la misura dell’aliquota è stata ridotta dal 19% al 10% per i contratti a canone concordato. Inoltre, in assenza di opzione per la cedolare secca, la deduzione forfettaria del canone di locazione prevista per i fabbricati concessi in locazione è ridotta dal 15% al 5%. CONTROLLI PREVENTIVI Infine è stata introdotta una novità che riguarda l’attività di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate, la quale effettuerà – di regola entro il mese di dicembre 2014 - dei controlli preventivi, anche documentali, sulla spettanza delle detrazioni per carichi di famiglia, in caso di rimborso da modello 730 superiore a 4.000 euro.

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Fisco e tributi

Finanziamenti agevolati per le macchine agricole Dal 31 marzo, la nuova Legge Sabatini consente anche alle aziende agricole di accedere ai benefici

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Da lunedì 31 marzo è operativa la Legge Sabatini, che per la prima volta include anche le aziende agricole, un provvedimento importante, che consente di ottenere agevolazioni sugli investimenti. La nuova Sabatini ha una dotazione finanziaria di 2,5 miliardi di euro (ad esaurimento fondi incrementabili a 5 miliardi), consente alle piccole e medie imprese l’accesso al credito agevolato per gli investimenti. E’ attiva per le aziende

agricole iscritte alla Camera di Commercio, che realizzano investimenti, anche in leasing in: macchinari, impianti, beni strumentali di impresa e attrezzature nuove di fabbrica ad uso produttivo, nonché investimenti in hardware, software e tecnologie digitali. L’importo minimo della domanda è di 20 mila euro, il massimo di 2 milioni di euro. CONDIZIONI «Per le aziende agricole - riferisce il direttore

della Cia cuneese, Igor Varrone - sono ammissibili investimenti per riduzione costi di produzione, miglioramento/ riconversione produzione, miglioramento della qualità, tutela/miglioramento ambiente naturale o condizioni igiene e benessere animale. Non sono ammessi investimenti di mera sostituzione. E’ bene precisare agli interessati che, solo per le imprese agricole, si possono avviare gli investimenti solo suc-


cessivamente al provvedimento di concessione dell’aiuto. Il contributo riconosciuto è pari all’ammontare degli interessi (su un

piano di ammortamento convenzionale con rate semestrali) calcolati al 2,75% annuo per cinque anni. Le domande si possono

già presentare utilizzando i moduli disponibili nella sezione beni strumentali, sul sito www. mise.gov.it. La domanda va compi-

lata in formato elettronico, sottoscritta con firma digitale, presentata a mezzo pec all’indirizzo pec della banca prescelta».

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Attualità

Vendita diretta, il coraggio di avviare un’attività parallela Ecco come l’attuale legislatura viene incontro agli agricoltori, permettendo loro di concretizzare una serie di attività complementari a quella tradizionale, con molte semplificazioni La mancanza di posti di lavoro è uno tra i problemi più grossi che colpiscono l’Italia, dove si registra un tasso di disoccupazione che nei giovani supera il 30%. Le varie riforme che il Governo ha attuato negli ultimi anni non stanno migliorando la situazione tant’è che il numero dei senza lavoro continua a crescere anziché diminuire. Proprio perche è difficile trovare un’occupazione che risponda alle proprie aspettative vale la pena, forse più che in passato, rischiare un po’: e se non si trova il lavoro perché non inventarsene uno! Questa non vuole essere la solita frase ad effetto. Una tra quelle che vengono dette di solito da chi neppure si immagina tutte le dif-

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ficoltà che bisogna superare per realizzare una nuova attività e per far si che la stessa sia capace di produrre un utile. Avere il coraggio di avviare un’azienda vuol dire mettere tutto l’impegno necessario per risolvere i problemi che ogni giorno si presentano con l’obbiettivo di crearsi un futuro professionale. LA NORMA Noi che operiamo nel mondo dell’agricoltura dobbiamo tenere presente che, da questo punto di vista, l’attuale legislatura ci favorisce molto perché ci permette di concretizzare tutta una serie di attività parallele a quella dell’agricoltura tradizionale con molte semplificazioni.

Il succo di tutto questo sta nell’articolo 2135 del Codice civile che vale la pena leggere perché a differenza di tante altre norme è veramente di una chiarezza estrema. Questo articolo definisce la figura dell’imprenditore agricolo dicendo che “è imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di animali e attività connesse … Si intendono comunque connesse le attività esercitate dal medesimo imprenditore agricolo dirette alla manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o


Attualità del bosco o dall’allevamento di animali… ovvero di ricezione ed ospitalità”. UNA RISORSA ENORME Questo articolo contiene una risorsa enorme per l’agricoltura sia in termini di posti di lavoro che in termini di profitto in quanto dà la possibilità all’agricoltore di realizzare un innumerevole numero di attività con la stessa partita IVA ma soprattutto con la stessa tassazione su base catastale alla quale è già normalmente assoggettata l’azienda agricola. Ho voluto riportare il testo dell’articolo perché descrive nel dettaglio e con chiarezza tutte le attività che possono essere intese come connesse e per di più include le parole “valorizzazione dei prodotti” per lasciare spazio alla fantasia dell’agricoltore affinché possa intraprendere tutte quelle attività che nei modi più disparati permettano di aumentare il valore

economico dei prodotti ottenuti dal fondo. AD ESEMPIO… Quindi per fare un esempio: se in una azienda agricola in cui attualmente si produce latte si decide di realizzare una attività parallela di trasformazione e commercializzazione di formaggi e yogurt lo si può fare senza dover aprire una nuova ditta e senza dover pagare delle tasse in più rispetto a quelle che l’azienda pagava in precedenza. Con questo strumento si può trovare un occupazione, si possono aprire nuove prospettive per le proprie aziende, si possono far vivere aziende che avrebbero dimensioni troppo limitate per resistere alla concorrenza ma

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Attualità soprattutto si può ricavare maggior profitto. REGISTRAZIONE Appurato il fatto che per aprire un laboratorio aziendale non ci

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sono complicazioni di tipo fiscale si può passare all’analisi degli adempimenti da rispettare in ambito sanitario e per non creare confusione continuerei parlando di trasformazione di latte. A questo riguardo due sono le tipologie di autorizzazione che si possono ottenere. La prima identificata con il termine “registrazione” si consegue presentando una SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) allo sportello delle attività produttive del Comune. Per utilizzare questa procedura si può allestire il laboratorio

aziendale rispettando i criteri di igiene contenuti nei regolamenti CEE 852 ed 853 del 2004. Non appena si è realizzato il caseificio si può presentare la SCIA ed il giorno successivo iniziare l’attività produttiva. Questo sistema ha il vantaggio di snellire gli adempimenti legati alle procedure sanitarie accorciando così i tempi per iniziare la produzione. Mediante questo sistema possono essere autorizzati laboratori di piccole dimensioni che trasformano esclusivamente il latte prodotto dalla azienda agricola annessa. Questa è la strada che si può consigliare ad un allevatore che si avvicina per la prima volta alla attività di trasformazione. Bisogna però segnalare che esistono delle limitazioni geografiche nella vendita dei prodotti realizzati nei mini caseifici in quanto possono essere commercializzati solo nella provincia di produzione e nelle province contermini.


Attualità Devono essere venduti al consumatore finale in misura superiore al 51%. Gli alimenti non possono essere venduti ai grossisti e comunque non si può superare la quota del 49% di prodotto destinato a negozi. RICONOSCIMENTO CEE Quando l’attività di trasformazione assume delle dimensioni di maggior rilievo e si presenta la necessità di ampliare i propri orizzonti commerciali è necessario che il laboratorio sia autorizzato con un “riconoscimento Cee”. In questo caso l’iter burocratico è leggermente più complesso ed i tempi sono più lunghi in quanto è necessario presentare una richiesta all’ASL competente che dopo aver effettuato le verifiche sui locali inoltra la pratica alla regione che si fa tramite per l’ottenimento dell’autorizzazione dal ministero. I laboratori così autorizzati non presentano più nessuna limitazio-

ne alla vendita, né come tipologia di acquirente né come area geografica ed inoltre possono trasformare anche del latte proveniente da altri fornitori. AUTOCONTROLLO ALIMENTARE Nei precedenti paragrafi ho cercato di evidenziare come la realizzazione di un laboratorio aziendale possa essere una grossa opportunità economica per l’azienda agricola e che le autorizzazioni necessarie si possano ottenere agevolmente. Però prima di intraprendere questo percorso bisogna essere consapevoli che si inizia una attività di produzione di alimenti per cui è fondamentale garantire che gli stessi vengano prodotti in termini di sicurezza e di igiene. Con il termine inglese HACCP (Analisi del pericolo e controllo dei punti critici) vengono identificate quell’insieme di procedure che è necessario mettere in atto

per prevenire i pericoli alimentari. Questo sistema si basa sul monitoraggio delle singole fasi di lavorazione dell’alimento in cui si prospetta un pericolo di contaminazione sia biologica che chimica o fisica. La sua finalità è quella di analizzare ed individuare le fasi di lavorazione in cui si presentano dei rischi per poter mettere a punto dei sistemi adatti per il loro controllo. Quando ci si occupa di produzioni alimentari è importante vedere l’HACCP non solo come una norma da rispettare ma come uno strumento da sfruttare per ottenere prodotti sempre migliori e soprattutto sempre più sani. Quindi, citando ancora il Codice civile, non vi resta che stimolare la fantasia per inventare modi nuovi di manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione delle vostre produzioni agricole.

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Attualità di

Luca Ternavasio

Meglio fare chiarezza Il cosiddetto “Decreto del fare” ha differito al 22 marzo 2015 l’applicazione dell’obbligo di abilitazione all’uso di macchine operatrici previsto dall’accordo Stato-Regioni

Il Ministero del Lavoro ha emanato lo scorso 24 dicembre 2013 una nuova circolare in merito all’applicazione dell’obbligo di abilitazione all’uso di macchine operatrici previsto dall’articolo 73 del decreto legislativo 81/2008 e attuato mediate l’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012. L’articolo 45 del Decreto

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legislativo 98/2013, il cosiddetto “Decreto del fare”, ha in effetti differito l’applicazione dell’obbligo di abilitazione al 22 marzo 2015, scatenando le più disparate interpretazioni da parte di organizzazioni e associazioni di settore. A farla da padrona l’idea che il differimento dell’entrata in vigore dell’Accordo Stato-

Regioni permetta agli operatori di continuare a lavorare senza alcuna abilitazione almeno fino al prossimo 22 marzo 2015, data alla quale sarà poi possibile rinviare di ulteriori due anni l’obbligo di formazione tramite un’autocertificazione che testimoni un’esperienza pregressa di minimo due anni nella conduzione di macchine agricole e forestali.

Un’interpretazione smentita però dal Ministero del Lavoro. Questi ha chiarito che il Decreto del Fare posticipa solo ed esclusivamente l’obbligo di ottenere il riconoscimento di abilitazione, il cosiddetto “patentino”, attraverso corsi di formazione strutturati sulla base del percorso didattico/formativo previsto dall’Accordo Stato-Regioni.

Resta in vigore l’obbligo di formazione, con pesanti rischi a livello di responsabilità civile e penale per chi non è ancora in regola


Attualità Il differimento riguarda quindi solo il protocollo didattico minimo per il rilascio dell’abilitazione, non l’obbligo di formazione che è già stato codificato in modo chiaro e completo dal decreto legislativo numero 81 del 2008. In base a tale legge quindi, tutti coloro che prestano servizio alle dipendenze di un datore di lavoro, con o senza retribuzione, i soci lavoratori di cooperative e società, i coltivatori diretti ed i lavoratori in proprio devono poter dimostrare di aver ricevuto una formazione adeguata. Chiunque sia oggi sprovvisto di una documentazione che

ne attesti la formazione è dunque sanzionabile amministrativamente. Inoltre datori di lavoro, titolari di organizzazioni operanti in conto terzi e gli stessi operatori nel caso lavorino in proprio, rischiano grosso a livello di responsabilità civile e penale.

Sia la magistratura sia le compagnie di assicurazioni fanno infatti riferimento al già citato Decreto legislativo numero 81 del 2008 al momento di valutare eventuali incidenti e danni materiali o fisici, accettando quale

attestato di abilitazione, in mancanza di un patentino rilasciato secondo il percorso didattico previsto dall’Accordo StatoRegioni da Enti accreditati presso le strutture regionali, solo una documentazione dettagliata circa la formazione ricevuta. Nessuno spazio quindi ad autocertificazioni o a dichiarazioni di terzi. Numerose compagnie di assicurazione hanno già da tempo modificato le condizioni di garanzia, escludendo la copertura di danni cagionati da macchine, macchinari e attrezzature condotti da personale non abilitato a norma delle leggi in vigore.

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Ortofrutticoltura

Il frutteto sostenibile nella guida del Creso E’ in distribuzione il volume “Linee tecniche 2014 per la frutticoltura sostenibile in Piemonte”, pubblicato dal CReSO – Centro di ricerca e sperimentazione per l’ortofrutticoltura piemontese. Si tratta dell’atteso aggiornamento delle informazioni “guida” per la gestione del frutteto, in linea con le più recenti acquisizioni della ricerca in tema di rispetto dell’ambiente e sicurezza alimentare. Il volume rappresenta il compendio dell’attività sperimentale condotta dal CReSO in collaborazione con numerose

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In distribuzione il nuovo volume sugli aggiornamenti della ricerca e sperimentazione ortofrutticola istituzioni nell’ambito di progetti e reti scientifiche regionali e internazionali. Non è tuttavia una semplice sintesi dei risultati, ma uno strumento pratico e operativo a disposizione di tecnici e frutticoltori, capace di tramutare in indica-

zioni applicative puntuali e mirate i risultati dell’attività di ricerca. AGGIORNAMENTI Nel volume si trovano le informazioni aggiornate sul paniere di varietà e portinnesti consigliati per

il Piemonte, le strategie di difesa integrata per le singole specie da frutto, i disciplinari di produzione e le pratiche colturali. Alcuni passaggi chiave: fabbisogno idrico, irrigazione e risparmio della risorsa acqua, impollinazione e tutela delle api, indici di raccolta e di qualità, impianti antigrandine e reti anti-insetto. INSERTI SPECIALI L’edizione 2014 esce arricchita di inserti speciali dedicati ai temi più scottanti del momento. Un intero capitolo è infatti dedicato


Ortofrutticoltura ai “focus sulla difesa”, in cui vengono affrontati puntualmente argomenti di assoluta attualità e priorità dal punto di vista fitosanitario: il colpo di fuoco batterico delle pomacee, il virus della Sharka, la batteriosi dell’actinidia, il deperimento del melo, ma anche nuovi fitofagi segnalati di recente in regione. È il caso di Halyomorpha halys, una cimice originaria dell’Asia orientale che si ciba di diversi frutti, ma che desta preoccupazione principalmente per la melicoltura. Approfondimenti monografici sono dedicati anche ad altri aspetti quali, ad esempio, gli accorgimenti da adottare nella realizzazione di un nuovo impianto, i costi di produzione delle principali specie frutticole, la corretta distribu-

zione degli agrofarmaci. NOCCIOLO Oltre alla frutta fresca, sono dedicate 25 pagine al nocciolo. Tutte le specifiche di tecnica colturale sono state studiate per gli ambienti collinari “fragili” dell’Alta Langa e del Monferrato: inerbimento controllato del suolo e fertilizzazione organica per la coltivazione su pendenze “eroiche”, una difesa dalle malattie allo stesso tempo efficace ma soft per salvaguardare ambienti adatti alla coltura, ma anche di gran pregio paesaggistico e turistico. Il volume è distribuito gratuitamente presso i tre centri sperimentali del CReSO e scaricabile on line all’indirizzo www.cresoricerca.it.

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Zootecnia

Formaggi, il “gran musi” vince la gara dei sapori italiani 334 formaggi in gara provenienti da 13 regioni: Lombardia, Toscana, Veneto, Piemonte, Sicilia ed Emilia Romagna, quelle con il maggior numero di partecipanti. Cremona, Mantova, Bergamo, Grosseto e Vicenza le provincie più rappresentative. Questi i numeri del concorso “Caseo Art Premio all’eccellenza

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dell’arte lattierocasearia”, organizzato da “Asso Casearia Pandino”, l’Associazione dei diplomati della storica scuola casearia proprio di Pandino in provincia di Cremona. TRADIZIONE CASEARIA La manifestazione ha l’intento di esaltare la tradizione casearia italiana con

l’eterogeneità dei prodotti di qualità, a dimostrazione della presenza di una vera arte del saper fare. 136 Dop e 198 generici, tutti con un punto di forza inconfondibile: la particolarità del loro gusto. Formaggi aromatizzati con zafferano, al tartufo, alle spezie, alle foglie di noci, con vinacce di Vin Santo e gli “ubriachi” di Prosecco o di Morellino di Scansano. Ma anche le differenti tipologie di latte stagionatura e affinamento. Pecora, vacca, capra, asina. Asiago, Bra, Caciotta d’Urbino, formaggella del Luinese, Formaggio di Fossa, Furmai de Mut, Gorgonzola, Grana Padano, Montasio,

Monte Veronese, Parmigiano Reggiano, Pecorini (Romano, Sardo, Siciliano e Toscano), Provolone Valpadana, Quartirolo, Taleggio e la Vastedda della Valle del Belice (formaggio a pasta filata con latte di pecora). LA SFIDA DEI FORMAGGI La sfida è andata in scena nei giorni 15 e 16 marzo, ma soltanto il primo maggio c’è stata la nomina del formaggio vincitore assoluto. Il 15 presso la scuola casearia formaggi e casari hanno sfilato davanti ad una giuria, esperta e qualificata, costituita da assaggiatori Onaf (Organizzazione Nazionale Assaggiatori Formaggi), da tecnici produttori e da


La tradizionale sfida della storica scuola casearia di Pandino, tra aromatizzati, ubriachi, stagionati, Dop e generici addetti della Grande Distribuzione. Le valutazioni hanno seguito il rigoroso metodo della valutazione sensoriale con apposite schede a punti. Il giorno successivo, nella splendida cornice del castello BernabòVisconti di Pandino, è stato il pubblico a diventare protagonista e critico con un degustazione non stop dal mattino al tardo pomeriggio. Valutazioni sensoriali e gradimento all’acquisto. VINCE IL GRAN MUSI Sempre domenica 16 nel corso della mattinata una speciale giuria composta da tecnici ed esperti enogastronomi, si è adoprata per individuare il formaggio “migliore tra i migliori”, scegliendo tra i primi classificati nella varie categorie, sulla base di eccellenza sensoriale e difficoltà tecnologica

di elaborazione. La proclamazione dei vincitori di categoria e del vincitore assoluto, cui è stato assegnato il “Trofeo San Lucio”, è avvenuta giovedì primo maggio nelle sale del Castello Visconteo. Ad aggiudicarselo è stato il tecnico Marco Zanassi, dell’ ERSAF della Lombardia avente sede a Carpaneta, Mantova, quale produttore del formaggio “Gran Musi”, in gara con il codice MS 166, fatto con latte misto: vacca 98 % e, asina 2%. San Lucio è considerato il patrono dei casari, delle mandrie, dei pastori e dei poveri. Le credenze della tradizione lo eleggono anche patrono della buone condizioni meteorologiche, nonché invocato dai devoti al fine di ottenere un tempo clemente, contro la siccità, le alluvioni e la grandine.

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Zootecnia

Frisone targate Cn La regina è Sanchez

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a provinc ella mostr

d I vincitori

E’ Sanchez Regia, dell’allevamento Muri Holstein di Caraglio, la regina delle frisone targate Cuneo.

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frisona

Ha conquistato il titolo assoluto alla Mostra provinciale di Saluzzo, in un foro boario assiepato di pubblico, tra operatori

Sanche

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del settore e visitatori incuriositi dalla parata delle “bianconere”. A sottolineare il livello della manifestazione è arrivato

delle fr

isone

anche l’assessore regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto, che ha voluto


Zootecnia

Entusiasmo e alto livello tecnico alla Mostra provinciale di Saluzzo. In evidenza l’allevamento Muri Holstein di Caraglio ribadire l’importanza di tali iniziative per la valorizzazione e lo sviluppo della zootecnia piemontese. OTTANTA CAPI Un’ottantina i capi bovini in esposizione, portati in passerella da alcuni dei migliori allevamenti della provincia Granda con l’egida dell’Apa e la consueta, puntuale collaborazione del Comune di Saluzzo, rappresentato alla Mostra dall’assessore all’agricoltura Cinzia Aimone. Sabato 29 marzo, dalla prima mattinata si sono susseguite le sfilate di manze e vacche, tutte ad alto indice genomico e toelettate come star. A questo riguardo è da sottolineare l’alta presenza di ragazze e ragazzi impegnati nelle varie fasi della mostra, dalla cura degli animali nelle poste mobili, fino alla guida dei capi sul ring. MONDO GIOVANE La frisona conferma la sua caratteristica di “mondo giovane” e fa ben sperare per il futuro. A valutare la “crème” delle regine da latte il giudice unico Primo Betti, direttore di un Centro Tori della razza, designato dall’Anafi di Cremona. In palio coccarde, attestati e prodotti zootecnici offerti dalle ditte sponsor. Alla consegna dei premi hanno provveduto i vertici

allevatoriali, presenti con il direttore Arap Tiziano Valperga, il direttore Apa di Cuneo Bartolomeo Bovetti con il suo vice Roberto Facelli, e il presidente della sezione Livio Diale. In rappresentanza della Provincia, è intervenuto Paolo Demarchi. LA CLASSIFICA Sanchez Regia si è imposta anche nella sua categoria Vacche giovani. Gli altri premi: campionessa manze e giovenche Atwood Tanya Et, dell’azienda Pessine di Sommariva Bosco; categoria vacche adulte Bolton Natalia di Muri Holstein Caraglio; classifica allevatori: 1° Muri Holstein di Caraglio, 2° Pessine di Sommariva Bosco; 3° Ceresetta di Allasia e Gianoglio di Savigliano; 4° Soc. Agr. Gastaldo di Racconigi; 5° Pierangelo Franco di Saluzzo. Piena soddisfazione per il presidente della sezione Frisona, Livio Diale: «Il successo della manifestazione è confermato dalla qualità dei capi sottolineata a più riprese dal giudice unico e dall’afflusso di un pubblico numeroso e interessato. Ribadisco il mio ringraziamento alle aziende sponsor che ci hanno sostenuto e al Comune di Saluzzo per la fondamentale collaborazione organizzativa».

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Ortofrutticoltura

Produrre noci in Piemonte Nuova frontiera frutticola La coltivazione del noce in Piemonte può essere una buona occasione di sviluppo? Se n’è ampiamente discusso il 13 marzo nell’incontro formativo organizzato a Lagnasco da Assortofrutta, Confcooperative e Life Italia, in collaborazione con Mondagri coop. OPPORTUNITà INTERESSANTE Tre ore di dati, esperienze e proposte che non hanno mancato di suscitare l’attenzione dei frutticoltori, a cominciare dal presidente di Assortofrutta e Piemonte Asprofrut, Domenico Sacchetto, secondo cui si

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Il mercato c’è, la produzione in Italia copre appena il 20 per cento del fabbisogno nazionale. Nel convegno di Lagnasco, l’importanza della filiera, i dati economici e agronomici tratta di un’opportunità “certamente interessante”, soprattutto da valutare in chiave di filiera e di recupero di aree marginali. Sempre di filiera ha parlato in apertura di convegno

l’assessore regionale all’Agricoltura del Piemonte, Claudio Sacchetto, richiamando l’importanza di stringere gli anelli di collegamento tra produzione e commercializzazione.

QUANTO RENDE Sul piano tecnico, Cecilia Contessa dell’Università di Torino entrava nel dettaglio degli aspetti agronomici (fioritura, fruttificazione, avversità fitopatologiche, potatura, irrigazione, rese) e delle scelte varietali (cultivar francesi e californiane) del noce da frutto, tracciando anche delle valutazioni economiche basate sulle voci di spesa e ricavo degli impianti francesi e veneti: la produzione media vendibile di noci di varietà selezionate in piena produzione è di oltre 4 tonnellate per ettaro all’anno; negli ultimi cinque anni il prezzo


Ortofrutticoltura pagato al produttore è oscillato tra 2 e 2,80 euro al chilogrammo, anche se questo dato è apparso sottodimensionato, in quanto nell’ultima stagione talune quotazioni hanno superato i 5 euro a chilogrammo; il prezzo del prodotto varia in funzione della qualità dei frutti, vengono penalizzate le noci con calibro piccolo e premiate quelle senza difetti, con gheriglio chiaro e calibri superiori ai 32 mm.; si calcola che il recupero economico dell’investimento iniziale e dei primi anni improduttivi venga raggiunto al nono anno, dopo 5 anni di produzione. LO SPAZIO C’E’ Dall’Università di Bologna è intervenuto Moreno Toselli sulle esperienze di coltivazione del noce nel Nord Est, mentre Umberto

Sacchi della Life Italia relazionava sul consumo della frutta a guscio nel mondo e in Italia: «Oggi in Italia la produzione di noci soddisfa meno del 20 per cento del fabbisogno nazionale – riferiva Sacchi -, la copertura della quota mancante è soddisfatta prevalentemente da paesi extra UE, in particolare da Stati Uniti, Cile, Argentina e Australia, mentre i principali fornitori europei sono Francia,

e, ultimamente, Ucraina e Bulgaria». Dunque, lo spazio c’è, come ha confermato Franco Olivieri di Coop. Italia, secondo il quale “le carte vincenti sono il rafforzamento della presenza di prodotto italiano in assortimento e la regionalizzazione dei prodotti”. RECUPERARE IL TERRITORIO Il progetto di espansione della produzione di noci entusiasma anche l’Uni

versità di scienze gastronomiche, che lo vede come “soluzione di recupero intelligente del territorio dismesso”, tra biodiversità, tutela dell’ambiente e rispetto della qualità delle produzioni e della salute. Sul fronte della raccolta meccanica della frutta a guscio, un esempio di innovazione è stato proposto da Marco Crucicchi della Samac di Capranica (Viterbo), mentre la chiusura del convegno, moderato dal direttore del Centro di ricerca e sperimentazione ortofrutticola di Manta, Silvio Pellegrino, è stata affidata ad Alberto Manzo, funzionario del Ministero delle politiche agricole, che interveniva sui tratti distintivi del nuovo Piano nazionale per la frutta a guscio.

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Zootecnia

Torna l’utilizzo degli animali per i lavori in agricoltura Convegno delle Scuole salesiane di Lombriasco il 17 maggio, con analisi delle prospettive e prove in campo Il prossimo 17 maggio 2014 alle 9, presso l’Aula magna delle Scuole salesiane di Lombriasco (TO), si svolgerà il convegno “Utilizzo degli animali da lavoro in agricoltura e in foresta oggi”. Nell’era della meccanizzazione affrontare il tema della trazione animale in agricoltura potrebbe sembrare pura utopia. Oggi siamo abituati a guardare alla trazione animale come un fatto nostalgico e gli stessi media si meravigliano che qualcuno possa parlare di un “ritorno” all’uso del cavallo (e non solo del cavallo) per svolgere quelle operazioni che ormai sono deputate alle macchine.

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Zootecnia SCELTA COMPETITIVA Eppure, senza voler spacciare la trazione animale come panacea per l’agricoltura, resta il fatto che molte persone e altrettante istituzioni si stanno interessando seriamente a questo argomento. D’altra parte, se da noi con l’avvento della meccanizzazione agricola gli animali sono andati incontro ad un progressivo abbandono, in altri paesi (vedi ad esempio la vicina Francia) si è continuato ad usarli e, in molti casi, la trazione animale è competitiva rispetto al trattore! SOSTENIBILITA’ AMBIENTALE E’ indubbio che la trazione animale presenti notevoli vantaggi non solo in termini di rinnovabilità dell’energia prodotta, ma anche di ridotta compressione del terreno. Resta il fatto che per l’agricoltura di montagna o di piccola scala, per l’inserimento dei giovani, per il recupero di terreni marginali, considerati i costi e gli ammortamenti della meccanizzazione e i costi variabili che sono inevitabilmente destinati a crescere, può valere la pena affrontare il problema in modo serio, realistico ed obbiettivo. Per motivi organizzativi viene richiesta la registrazione al Convegno tramite il modulo online predisposto sul sito dell’Istituto: www.salesianilombriasco.it IL PROGRAMMA DEL CONVEGNO - ore 9: Genesio Tarasco, direttore ITA “Don Bosco” Lombriasco. Introduzione - ore 9.15: Albano Moscardo, Gruppo Noi e il Cavallo “Situazione attuale della trazione animale in Italia e all’estero. Moderna trazione animale” - ore 10: Henry Finzi Costantine, azienda agricola Castello di Tassarolo, “Cavalli da lavoro in viticoltura biodinamica. Economia aggiunta in un’azienda. Marketing e promozione dei prodotti” - ore 10.45: Marco Spinello, azienda agricola cooperativa “La Masca” “Utilizzo degli asini e dei muli nella conduzione di un’azienda agricola famigliare in zona montana”.- ore 11: Jacopo Tosco, presentazione tesi di laurea “Impiego degli animali da lavoro in un’azienda agricola di montagna: sostenibilità ambientale e fattibilità tecnica”.- ore 11.30: Raffale Spinelli, ricercatore di meccanizzazione forestale - CNR Ivalsa di Firenze, “ Confronto cavallo/trattore con e senza strada. – Possibilità di integrazione tra cavallo e trattore. – Confronto tra cavallo e meccanizzazione spinta negli schianti da vento”. Pausa buffet - ore 14.30: Andrea Perotto e Gianfranco Savarino, presentazione attrezzature moderne per la trazione animale e dimostrazione in campo. Moderatori: Beppe Marasso e Elena Bollati

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Attualità

Gasolio agevolato Nuova riduzione L’assegnazione dei carburanti agricoli scende ancora del 5 per cento. In due anni è calata del 15 per cento Sono diventati effettivi i nuovi tagli alle agevolazioni sul gasolio, con assegnazioni ridotte del 5% rispetto all’anno scorso. La manovra Monti del 2013 prevedeva la riduzione del 15% in due anni dei consumi medi standardizzati dei carburanti agricoli da ammettere all’impiego agevolato di cui al decreto del Ministro delle politiche

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agricole e forestali 25 febbraio 2002. PESANTE AGGRAVIO «Così, come si temeva commentano i vertici di Confagricoltura Cuneo -, dopo aver già applicato la riduzione del 10% per le assegnazioni di gasolio nel 2013 sui valori 2012, ora si aggiunge un ulteriore 5%. Comprendiamo il fatto


che la Regione non poteva far altro che adottare il provvedimento, ma si tratta di un altro aggravio di costi, l’ennesimo, sull’agricoltura. Senza contare l’incertezza di un provvedimento prima solo paventato e poi reso effettivo a danno, ancora una volta, del nostro sistema». EFFETTO MONTI La riduzione delle assegnazioni dei carburanti agricoli a prezzo agevolato, a partire dal 1° gennaio 2014, è stata portata al 15%, allineandola a

quanto stabilito dalla legge di stabilità 2013 come modificata dalla legge di stabilità 2014. Confagricoltura Cuneo a inizio anno aveva presentato una memoria sull’argomento in Regione, chiedendo di intervenire sull’applicazione di questo ulteriore taglio. Il Piemonte, infatti, lo scorso anno aveva già applicato una riduzione del 10% prevista dall’esecutivo Monti, mentre molte Regioni non avevano provveduto all’intervento.

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Attualità

Entro luglio la Regione Piemonte anticipa il 43 per cento della Pac Le aziende agricole riceveranno risorse per 134 milioni di euro. Solo la Lombardia è riuscita a centrare lo stesso obiettivo domanda unica riservata alle aziende piemontesi.

L’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, ha annunciato che l’anticipo Pac alle aziende agricole piemontesi verrà erogato entro luglio. Conseguito questo risultato per la prima volta nel 2011 (anticipato il 42% delle

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risorse), nel 2012 (20%) e nel 2013 (20%), la Regione Piemonte per il quarto anno consecutivo onora l’impegno. Quest’anno saranno anticipate risorse per 134 milioni di euro, una somma pari al 43% del totale della

REGIONI VIRTUOSE In Italia, solo Piemonte e Lombardia sono in grado di portare a termine tale obiettivo, l’operazione consente alle aziende di ricevere parte del premio unico con alcuni mesi di anticipo rispetto alle tempistiche previste dall’Unione europea.

«Nel 2010 - osserva l’assessore Sacchetto - avevamo ereditato una situazione a dir poco critica rispetto alle tempistiche di pagamento dei premi Pac ed oggi, a quattro anni di distanza, possiamo commentare una situazione notevolmente migliorata, che ci ha consentito in un quadriennio di erogare anticipi per 347 milioni di euro».


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Attualità di

Edmondo Bonelli

L’invasione silenziosa del terribile Ailanto Un albero sorpendente, che sembra comparire improvvisamente dal nulla soppiantando ogni altra vegetazione, nell’indifferenza generale. Ora sta infiltrandosi anche nelle aree del tartufo bianco. Se non si interviene al più presto, diventerà incontrollabile L’Ailanto (Ailanthus altissima) è un albero sorprendente: sembra comparire improvvisamente dal nulla nei pressi di ruderi e ferrovie come albero con fusto di diversi metri di altezza, lì dove poco tempo prima non vi era nulla. Così, in silenzio e inosservato, questa specie infestante sta invadendo tutto il paese, soppiantando prepotentemente la vegetazione autoctona e approfittando dell’indifferenza generale.

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ORIGINE CINESE L’Ailanto è originario della Cina. Fu introdotto in Italia nella seconda metà del Settecento al fine di utilizzarlo come pianta ospite per una farfalla che produce una seta utilizzata nell’industria tessile, il bombice dell’Ailanto (Samia cynthia), tentativo che fallì per la scadente qualità della sua seta. Spesso è possibile vederlo coltivato in parchi e giardini come ornamentale

per il bell’aspetto esotico del fogliame. Un tempo era usato anche per alberate stradali o per consolidare le scarpate delle ferrovie, data la sua capacità di colonizzare rapidissimamente il terreno con un apparato radicale superficiale ma fitto. IN VIAGGIO CON IL TRENO Proprio la rete ferroviaria è una delle maggiori vie di diffusione della specie, in quanto i convogli spesso


trasportano accidentalmente a svariati chilometri di distanza i semi caduti sui vagoni dagli esemplari piantumati in passato sulle sponde dei binari. Oggi purtroppo l’Ailanto è presente praticamente ovunque al di sotto dei 1000 metri di quota, soprattutto nelle aree più antropizzate. Con maggiore frequenza compare nei pressi di ruderi o costruzioni abbandonate, lungo le scarpate stradali, ai bordi di fiumi e torrenti, e ovunque vi sia terreno indisturbato. Mentre in Italia è chiamato Albero del paradiso per la notevole altezza raggiunta dagli esemplari adulti, in America è chiamato Palma del ghetto, a causa del fogliame simile a quello delle palme e per la propensione a svilupparsi nelle zone urbane marginali, confermando la sua attitudine ruderale. PRONTO A INVADERE L’aspetto più grave della sua attuale diffusione risiede però nel fatto che l’Ailanto sta dimostrando di riuscire ad infiltrarsi in situazioni ambientali molto diverse, comprese le associazioni boschive stabili: basta che una

Ailanto (Foto di Franco Rota)

frana o una incisione stradale metta a nudo una porzione di suolo, ed ecco che l’Ailanto arriva a minacciare qualsiasi associazione vegetale. Come ogni buon invasore ha evoluto caratteristiche aggressive e vincenti nei confronti della vegetazione autoctona che incontra. Ha una velocità di sviluppo eccezionale che gli permette nell’arco di tre-quattro anni di raggiunge diversi metri di altezza, fiorire e produrre semi. L’apparato radicale si sviluppa con altrettanta sorprenden-

te rapidità, colonizzando il terreno con una maglia molto fitta ed estesa già in esemplari giovani. Le radici in realtà si comportano come rizomi in grado di accumulare sostanze di riserva che permettono loro di reagire al taglio dei fusti con l’emissione di una incredibile foresta di polloni a distanza dalla pianta madre anche di alcune decine di metri. Il taglio invernale ne favorisce quindi enormemente la diffusione, permettendo ad un singolo esemplare di generare un boschetto di polloni: l’anno successivo

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Attualità ci si trova quindi di fronte a una miriade di nuovi fusti vigorosi e ben spaziati tra loro, cosa che spesso fa desistere l’operatore nel prosieguo dell’estirpo. RADICI SOFFOCANTI L’Ailanto tende comunque dopo qualche anno a produrre polloni a prescindere dal taglio e tutte le specie che vengono a trovarsi catturate tra i fusti finiscono inesorabilmente soffocate dalla vegetazione in rapida crescita e dal fitto apparato radicale. Con questa dinamica l’Ailanto forma boschi puri (ossia costituiti solo da se stesso), eliminando le specie autoctone e depauperando la biodiversità in modo gravissimo: proprio questo aspetto la rende una specie così nociva. Sempre tramite le radici è in grado di danneggiare i concorrenti emettendo delle sostanze tossiche nel terreno che inibiscono lo sviluppo delle altre specie e banalizzano la microflora del suolo. Queste sostanze, dette allelopatiche, rendono l’Ailanto particolarmente dannoso nelle aree tartufigene in quanto sembrano causare la riduzio-

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ne della produzione di tartufi probabilmente a causa dell’inibizione delle micorrize. Anche la diffusione dei semi ha caratteristiche sorprendenti: invece di essere liberati tutti insieme come nella maggior parte delle altre piante, restano attaccati alla pianta dall’autunno alla primavera, così da diffondersi durante un lunghissimo periodo di tempo. La vegetazione si difende molto bene dagli attacchi di insetti e erbivori in genere poiché produce a livello fogliare un alcaloide tossico che la rende estremamente maleodorante. DOMINATORE ASSOLUTO Da tutto ciò si comprende come sia una specie estremamente specializzata nella diffusione aggressiva. Il danno maggiore è quello di occupare spazio senza lasciare possibilità di sviluppo di altre specie autoctone banalizzando l’ecosistema: i boschi di Ailanto sono quasi un deserto costituito da un’unica specie. A livello di danno economico diretto c’è poi quello citato per le aree di produzione del tartufo, soprattutto

perché la specie si adatta bene agli stessi ambienti. Infatti sta infiltrandosi massicciamente nelle aree di produzione del noto tartufo bianco, impedendo la propagazione delle specie tartufigene, deprimendo lo sviluppo di quelle già impostate e occupando porzioni di suolo sempre più estese. Sull’uomo può inoltre causare irritazione cutanea a seguito del contatto con la tossina fogliare. BLACK LIST L’Ailanto è inserito in tutte le black list delle specie aliene invasive nei paesi di tutto il mondo, America in testa, Europa ed Italia comprese. Il Gruppo di Lavoro Specie Esotiche della Regione Piemonte ha disponibile alla pagina http://www.regione.piemonte.it/ambiente/tutela_amb/dwd/ esoticheInvasive/BlackList/Ailanthus. pdf una versione scaricabile con tutte le indicazioni per la lotta a questa specie. Da essa si possono riassumere i seguenti consigli: - evitare assolutamente i tagli invernali, che stimolano l’emissione dei


Attualità polloni; - esemplari adulti: intervenire in primavera asportando un anello di corteccia alto 10 cm,così da impedire il passaggio di linfa discendente senza stimolare l’emissione di polloni (cercinatura); - polloni: decespugliare ripetutamente appena cresciuti così da esaurirne le radici; - polloni e giovani esemplari: intervenire con diserbati arbusticidi preferibilmente a fine estate; - esemplari adulti: preferibilmente a fine estate forare con trapano i fusti alla base in numerosi punti, riempirli con i diserbanti arbusticidi e stuccare con mastice; - esemplari giovanissimi: estirpare con tutte le radici; (a cura del Gruppo di Lavoro Specie Esotiche della Regione Piemonte, 2013) INTERVENIRE SUBITO Va ricordato infine che è una specie dioica, ovvero rappresentata da piante maschio e femmina, che si riconoscono a partire dalla tarda primavera,

Foto di Edmondo Bonelli

quando emettono i fiori, fino all’inverno quando sono visibili i semi. L’estirpazione quindi sarebbe da concentrare almeno a carico delle piante femmina, ma va tenuto conto anche di un’ulteriore particolarità, ossia che le piante maschio, quando non ci

sono piante femmina nelle vicinanze, possono portare fiori e semi anche solo su un ramo, riuscendo anche in questi casi ad adattarsi in modo sorprendente. Occorre quindi intervenire attivamente contro questa specie per non rischiare un danno enorme a tutto l’ecosistema: attualmente è ancora possibile pensare di contenerla ma, se non si interviene, a breve sarà così diffusa da non poterla più controllare. Se nel nostro giardino, nella scarpata davanti a casa, nell’incolto vicino riconosciamo uno o più esemplari di Ailanto e decidiamo di agire teniamo presente che il periodo primaverile è quello più adatto per intervenire su esemplari adulti con la cercinatura, tecnica molto efficace che non richiede alcuna attrezzatura pesante. Anche se spesso ce ne dimentichiamo, ricordiamoci che attivarsi per mantenere il più possibile inalterato l’ambiente in cui viviamo significa contribuire a mantenere vitale l’ecosistema di cui facciamo parte.

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Attualità

Psr, approvate dalla Regione le nuove linee di indirizzo L’assessore regionale all’Agricoltura illustra i criteri e gli obiettivi del Piano di sviluppo rurale. Ecco le modifiche rispetto al passato Pubblicati i regolamenti della nuova PAC nel dicembre 2013 da parte dei preposti organi comunitari, allo stato attuale la Regione Piemonte, sia dal punto di vista dell’operato amministrativo che da quello del confronto con i soggetti del comparto rurale, ha provveduto ad una prima impostazione del nuovo Psr, forgiando la struttura della futura

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programmazione. L’assessore regionale all’Agricoltura, Claudio Sacchetto, ha illustrato le principali linee di indirizzo politico regionale tenute a riferimento in questa prima fase di elaborazione del Psr 2014/2020, approfondendo modifiche e novità caratterizzanti le misure portanti della Programmazione rispetto al passato.

Misura 6.1 Aiuti all’avviamento di imprese per i giovani agricoltori (ex 112) L’obiettivo è quello di mettere in relazione sempre più stretta la misura investimenti con l’iniziativa imprenditoriale dei giovani agricoltori: incrementata la dotazione finanziaria a 53 milioni di euro, è stato aumentato il premio (massimale) da 40 a 70 mila euro. Per scongiurare la speculazione con l’erogazione di risorse a beneficio di realtà imprenditoriali fittizie, il premio sarà successivo alla presentazione di business plan dell’azienda richiedente.


Attualità Misura 4.1 Sostegno agli investimenti nelle aziende agricole (ex 121) Prevista una dotazione finanziaria di 205 milioni di euro (65 milioni in più di quanto contemplato dal vecchio Psr), opzioni di finanziamento triplicate, rispetto all’unica opzione precedentemente disponibile: l’azienda potrà scegliere ora tra conto capitale, conto interessi o, ancora, ulteriori strumenti finanziari (fondi rotativi, fondi di riassicurazione). Nel periodo dei 7 anni potranno essere presentate fino a 3 domande per azienda: rispetto al passato, quando vi era un solo bando a inizio programmazione e la possibilità di effettuare una sola domanda, adesso le aziende possono meglio pianificare i propri investimenti; il massimale per domanda sale a euro 100 mila, moltiplicabile per le 3 domande concesse per un totale di 300 mila euro (precedentemente il contributo si attestava indicativamente sui 70-80 mila euro).

Misura 4.2 Sostegno agli investimenti riguardanti la trasformazione, la commercializzazione e lo sviluppo di prodotti agricoli (ex 123) La misura, in linea con l’impostazione generale del nuovo Psr, si presenta con modalità di istruttoria maggiormente snellite, di più facile accesso per le aziende ed un incremento del contributo per azienda. La dotazione della misura raggiunge i 74 milioni di euro, il finanziamento delle risorse migliora nell’offerta delle opzioni: conto capitale, conto interesse o ingegneria finanziaria. Il massimale per domanda ammonta 1.500.000 euro, i bandi saranno a cadenza annuale e ogni azienda potrà presentare fino a 3 domande nei 7 anni.

Misura 10 Pagamenti agro-climatico-ambientali (ex 214) L’attenzione nella stesura della misura è stata incentrata sulla necessità di compensare adeguatamente l’impegno dell’azienda in termini ambientali calcolandone in modo preciso la riduzione del ricavo o l’aumento dei costi. La dotazione finanziaria passa da 282 a 305 milioni di euro, i premi base per l’agricoltore quasi tutti raddoppiati (in alcuni casi più che duplicati), e gli impegni aggiuntivi impostati in modo da poter essere agevolmente applicati (tabelle 1 e 2).

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Attualità

Misura 14 Benessere animale (ex 215) La misura 14 deve essere concepita quale possibile volano per il rilancio generale della zootecnia regionale. Incremento della dotazione finanziaria fino a 26 milioni di euro, anche in questo caso deve valere il principio secondo il quale l’azienda deve ricevere un compenso adeguato agli impegni attuati: in questo senso vi è un incremento al premio dai precedenti 350 euro/UBA ai 500 euro/UBA contemplati dalla nuova programmazione. Anche in questo ambito si prevedono bandi a cadenza annuale e una maggiore certezza nella tempistica di saldo dei pagamenti.

Misura 2.1 Sostegno allo scopo di avvalersi di consulenza (ex 114) Mentre nella vecchia programmazione l’agricoltore anticipava il pagamento per la consulenza e nel corso dell’annata successiva la Regione rimborsava l’80% della somma, con la nuova programmazione l’azienda non anticipa alcuna risorsa: l’ente incaricato della consulenza sarà pagato subito dalla Regione, la quale coprirà per il 100% il costo del servizio.

TEMPISTICHE DI PAGAMENTO Per quanto concerne l’ottimizzazione delle tempistiche di

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pagamento, gli impegni sulla nuova programmazione saranno i seguenti: • DOMANDA UNICA:

anticipo del 50% al 31 luglio, saldo al 20 gennaio • MISURA 10 (EX 214): anticipo 75% al 15 novembre, saldo al 31 gennaio successivo • MISURA 2.1 (EX 114): al 15 novembre il saldo • MISURA 14 (EX 215): al 15 novembre il saldo • MISURE 4.1 (EX 121), 4.2 (EX 123) E 6.1 (EX 112): pagamenti annuali al 31 maggio e al 30 novembre Nella programmazione 2014/2020, in merito alle misure sopra riportate, sono investiti complessivamente 100 milioni di euro in più rispetto al precedente Psr. COSA CAMBIA L’assessore regionale all’Agricoltura evidenzia come gli uffici regionali da mesi stiano lavorando alla stesura della prima bozza del Piano di Sviluppo Rurale, bozza che sarà inviata per un primo esame a Bruxelles. Il lavoro è stato guidato dall’idea condivisa di migliorare la programmazione passata, la quale presentava evidenti problematiche, a partire

dai divieti inseriti proprio nel testo generale del Psr stesso rendendoli di fatto in vigore e non modificabili per tutti i 7 anni successivi - anche quando ingiustificati per via dell’eccezionale difficoltà nel modificare il documento. Nel nuovo testo esclusioni e divieti saranno inseriti nei bandi, così da poter intervenire facilmente in caso di scelte errate. Obiettivi del Psr 2014/2020 saranno: bandi chiari e semplici, a cadenza programmata (prevalentemente annuale), risposte puntuali alle domande presentate da parte delle aziende, tempistiche dei pagamenti ridimensionate e, ove possibile, un incremento dei premi laddove si riconosca un effettivo impegno da parte delle aziende, obiettivo possibile anche grazie all’ottenimento di 119 milioni di euro in più rispetto alla precedente programmazione, nonostante il periodo economicamente delicato.


AttualitĂ Tab. 1 Premi base e massimali per tipi di coltura Tipi di coltura

Premio ad ettaro base PSR 2007/2013

Premio ad ettaro base PSR 2014/2020

Premio ad ettaro massimo PSR 2007/2013

Premio ad ettaro massimo PSR 2014/2020

Colture arboree (Frutta, vite, frutta a guscio)

329

600

480

900

Cereali annuali

92

250

192

600

Foraggere prato stabile

59

250

159

900

Orticole

329

450

480

annuali: 600 pluriennali: 900

Piccoli frutti

329

450

480

900

Tab. 2 Integrazioni per impegni aggiuntivi

Fossi/Scoline/ Drenaggi

+100 euro/ha

Sostanza organica

+150 euro/ha

Inerbimento

+150 euro/ha

Fasce tampone/Deriva

+100 euro/ha

Trattamenti basso volume

+50 euro/ha

Fertirrigazione

+150 euro/ha

Minima lavorazione

+100 euro/ha

Foraggere proteiche

+250 euro/ha

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Attualità

Coldiretti Piemonte ammonisce la Regione: «Sul Psr le regole vanno scritte insieme» L’Assemblea di Coldiretti Piemonte ha stigmatizzato le linee guida approvate dalla Giunta regionale sul Piano di sviluppo rurale 20142020: «Il Psr piemontese dovrà essere realizzato con azioni semplici, fruibili ed efficaci per le nostre imprese – dice il presidente di Coldiretti Piemonte, Roberto Moncalvo –. In assenza della definizione dei criteri nazionali in sede di conferenza Stato – Regioni, occorre evitare atti deliberativi

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a livello locale che rischiano di generare inutili attese tra gli imprenditori agricoli». ILLUSIONI INOPPORTUNE «Chiediamo al Governo regionale – aggiunge Antonio De Concilio, direttore di Coldiretti Piemonte – di affrontare con il partenariato le scelte strategiche sul Programma di sviluppo rurale, così come sancito dalla stessa Unione europea. Non è possibile assumere decisioni unilaterali, individuando

criteri, risorse finanziarie e importi di aiuto, scavalcando le fasi procedurali previste dalla regolamentazione comunitaria creando inutili ed inopportune illusioni ed aspettative. Siamo certi che il Governo regionale voglia attenersi alla piena e corretta applicazione delle procedure». RENDITE DI POSIZIONE Moncalvo ha poi illustrato all’assemblea di Coldiretti


Attualità

Stigmatizzate le linee guida approvate dalla Giunta piemontese: «Rischiano di generare inutili attese» Il direttore Coldiretti Piemonte: Antonio De Concilio

Piemonte la battaglia portata avanti a livello nazionale per eliminare le troppe rendite di posizione a partire dalla Pac. I primi 3 mila beneficiari a livello nazionale, di agricolo hanno solo il nome ed assorbono il 15 per cento delle risorse comunitarie

destinate al nostro Paese: oltre 600 milioni di euro l’anno vanno a banche, assicurazioni, società immobiliari, enti pubblici e privati. «Un atto di giustizia – ha concluso Moncalvo - nei confronti degli agricoltori veri che vivono di agricoltura, ma anche

l’occasione per non penalizzare economicamente le imprese agricole professionali a fronte di un gettito Pac che è diminuito del cinque per cento rispetto agli anni precedenti».

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Zootecnia

“Cuneo formaggi” Tra saperi e sapori Presentata la summa dei prodotti caseari della Granda. Un patrimonio di conoscenze e semplici ingredienti sulle caratteristiche del prodotto e, perché no, anche qualche ricetta. Martedì 8 aprile, nel salone d’onore della Camera di commercio, è stata ufficialmente presentata la summa dei prodotti caseari di Granda. Uno stile più giornalistico, accattivante, adatto a un lettore che privilegia l’aspetto enogastronomico rispetto a quello economico in senso stretto, che dà più importanza a profumi e sapori rispetto a minuziose collocazioni geografiche, che si aspetta indicazioni precise

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TESORO DELLA GRANDA Ferruccio Dardanello, convinto assertore del ruolo che le specialità del territorio hanno, in un’ottica che guarda a una promozione a 360 gradi, ha sottolineato come “la grande risorsa delle produzioni che

traggono origine dal latte e approdano al consumo, sia un tesoro per tutto il Cuneese”. Singolare il fatto che, utilizzando semplici ingredienti, armonizzandoli tra loro, affinando il risultato e stabilendo tempi e ambienti diversi per l’invecchiamento, si ottengano risultati vari ed invitanti. Lo hanno sottolineato i due giornalisti gastronomi che hanno curato la nuova edizione di “Cuneo formaggi”, Adriano Ravera ed Elma Schena.


Zootecnia VARIETà DI SAPORI Nel testo si parla delle Dop, cioè dei prodotti più blasonati, dal Bra al Raschera, dal Murazzano al Castelmagno, dalla Toma Piemontese al Grana Padano, al Gorgonzola. Alcuni vivono in Granda tutta la loro storia. Nascono in pianura o nelle nostre valli; altri, come il Gorgonzola, hanno radici in province vicine alla nostra, ma sono stati adottati dall’industria casearia locale. Varia, interessantissima e curiosa la storia delle Pat, le produzioni agroalimentari tradizionali, riservate a cerchie più ristrette di buongustai perché legate a territori limitati, forti di una tipicità che non può essere riprodotta altrove. Tra queste, ampia la scelta: dal tomino di San Giacomo di Boves, al Brus, al Gioda, al nostrale d’Alpe, al Paglierino,

FOTO CUR IOSA!

alla Robiola d’Alba, alla Sola, ai vari tipi di toma e tomini, al Seirass, ai caprini. Sono formaggi che profumano di montagna, che ricordano i pascoli, che hanno tra i loro requisiti sapori unici, genuinità e, in qualche caso, stagionalità. I GARANTI La pubblicazione ricorda queste prerogative e si avvale, sul piano tecnico, del contributo dell’Istituto lattiero caseario di Moretta, di Assopiemonte Dop e Igp, delle organizzazioni professionali di categoria, del laboratorio chimico della Camera di commercio di Torino e dell’organizzazione nazionale degli assaggiatori di formaggi. Tante menti, tanti saperi e tanti palati a servizio di un patrimonio sopravvissuto nei secoli e ancor oggi sulla cresta dell’onda.

Cosa ci fa questa elegante signora cuneese senza scarpe, fuori stagione, sulla passeggiata a mare in Liguria?

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Fiere

Prima festa della palizzatura Grinzane Cavour, 10 e 11 maggio Due giorni di dimostrazioni, tradizioni e illustrazioni del “metodo Grimaldi” Una festa dedicata alla palizzatura, cioè a quella parte del vigneto che sostiene la vite durante la crescita. E l’ideatore della “Festa d’Arié” è l’inventore Albino Grimaldi, titolare del brevetto e del marchio “Vigna d’élite” per una palizzatura particolare e molto vantaggiosa, a detta di chi l’ha già adottata. Il 10 e 11 maggio a Grinzane Cavour saranno due giorni di dimostrazioni, tradizione e soprattutto spiegazione di quello che è il “Metodo Grimaldi”. CONFERENZA VITICOLA. Il clou della festa è sabato 10 maggio alle ore 15: introduzione al “Metodo Grimaldi” e, all’Enoteca regionale Castello di Grinzane, Salone delle Maschere, la conferenza viticola “Innovazione nella gestione del vigneto a spalliera” – Efficienza e qualità del frutto: evoluzione nella gestione razionale della chioma. Il Metodo Grimaldi Vigna d’élite”. Modera la discussione Maurizio Gily, consulente viticolo e direttore di Millevigne. Oltre agli interventi di Albino Grimaldi e del figlio Alberto Grimaldi, che parlerà di innovazione e sostenibilità del prodotto, ci saranno le testimonianze dei viticoltori Enzo Brezza e Chiara Boschis, e di Piera Angela

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Marescotto, consulente assicurativo. Linda Michelotti, dottore di ricerca, parlerà di sostegno pubblico all’innovazione green. L’emittente televisiva Telecupole registrerà l’evento per la puntata della trasmissione “Obiettivo agricoltura”. PROVE IN CAMPO. Sia sabato che domenica dalle ore 9 alle ore 19 presso l’area dimostrativa “Vigna d’élite” ci sarà la dimostrazione del “Metodo Grimaldi Vigna d’élite” per la Palizzatura, le prove in campo dei veicoli elettrici WGREEN Tecnology per il settore vitivinicolo “Precision Farming” e l’esposizione quad con relativa attrezzatura per l’uso nel vigneto. Sabato 10 maggio viene completato dalla dimostrazione pratica dopo la conferenza del “Metodo Grimaldi presso l’area dimostrativa “Vigna d’élite” e dall’aperitivo finale riservato ai partecipanti alla conferenza. Domenica alle ore 12.30 pranzo libero a tutti presso l’area panoramica del Castello di Grinzane Cavour (prenotazione obbligatoria al 338/2459206). Per informazioni: Albino Grimaldi, 333/3022749.


Enologia

Per “tappare” una bottiglia di vino doc, servono 21 passaggi amministrativi! E’ la burocrazia ad ubriacare, non il vino. Potrebbe essere lo slogan di una campagna contro la macchina amministrativa che ogni anno sottrae al mondo agricolo - e in particolare al comparto vitivinicolo - oltre 4 miliardi di euro, il 30 per cento dei quali addebitabile a ritardi, disservizi e inefficienze della Pubblica amministrazione. Ed ora la Cia presenta l’iniziativa “Libera il vino dalla morsa della burocrazia” che ha l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica

sul tema della semplificazione. In questo senso è stata anche avviata una raccolta di firme per invitare le istituzioni a snellire le troppe procedure cui le imprese vitivinicole sono costrette a sottostare. PIù CARTE BOLLATE Quello del vino è un settore su cui si concentrano controlli e soprattutto adempimenti di varia natura, in misura superiore rispetto ad ogni altro comparto del settore agroalimentare. Per arrivare a

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Enologia

Il comparto enologico è il più vessato dalla burocrazia. Raccolta di firme per snellire le procedure delle imprese “tappare” una bottiglia di vino doc, un viticoltore - afferma la Cia - deve avviare un iter burocratico oltremodo complesso che inizia con la richiesta di poter piantare la vite, con l’attesa della verifica e la successiva iscrizione della vigna all’albo. Questo è solo l‘inizio: in totale sono 21 gli uffici amministrativi a cui il viticoltore deve rivolgersi per ottenere le agognate certificazioni e avviare infine la produzione e la vendita. Non esiste infatti un unico organo a cui fare riferimento: prima il Comune, poi Provincia, Regione, Camera di Commercio, Asl, Inps, Inail, Agenzia delle entrate, Vigili del fuoco, Guardia forestale, Carabinieri, Consorzi di tutela e ancora Polizia municipale, Guardia di finanza, Ufficio repressione frodi. Inoltre alcuni di questi organismi interagiscono con uffici diversi che spesso non comunicano fra loro. Ciò rende praticamente impossibile per un viticoltore districarsi da solo in questa selva di uffici e di carte bollate: nel 65 per cento dei casi è difatti costretto ad assumere una persona che svolga questa attività per suo conto, mentre il restante 32 per

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cento si rivolge ad un professionista esterno. I costi aggiuntivi sono facilmente immaginabili. MENO COMPETITIVITà Questo complesso iter burocratico - rimarca la Cia - rende oltremodo difficile competere con Paesi, come ad esempio la Francia, dove i controlli e gli oneri sono meno della metà di quelli previsti in Italia. E’ davvero necessario trascrivere ogni travaso su un registro o tracciare ogni chilo di feccia per evitare che nessuno lo distilli clandestinamente? «Siamo - avverte il presidente della Cia Dino Scanavino - in una situazione assurda. Ormai i costi della burocrazia sono divenuti insostenibili. E a questi si aggiungono quelli produttivi e contributivi. Le aziende sono oberate e vedono ridurre sempre di più la loro competitività. Per questo motivo rinnoviamo il nostro appello affinché si introducano al più presto elementi semplificativi che consentano migliori margini di manovra all’imprenditore. Un problema grave al quale le istituzioni nazionali ed europee devono porre riparo in tempi brevi».


Enologia

Trasporto vino, procedure finalmente semplificate Il vino “made in Italy” ha chiuso il 2013 con un 7% delle vendite oltre frontiera per un fatturato di oltre 5 miliardi. Pur con una contrazione del 4 per cento, i quantitativi esportati dei nostri vini si sono confermati oltre i 20 milioni di ettolitri, circa la metà della produzione nazionale. Se poi guardiamo agli spumanti i numeri sono da record sia in valore, +18 per cento, che in volume, +13 per cento. Spumanti che hanno aumentato le spedizioni all’estero: +40 per cento nel Regno Unito, +13 per cento negli USA, per un valore in crescita

Ai produttori basteranno gli attestati validi per la circolazione entro i confini nazionali. Documenti per l’export solo in dogana del 18 per cento, +29 per cento in Russia, +53 per cento in valore. Numeri che legittimano il pieno sostegno di una politica di tutela e valorizzazione del comparto. SEMPLIFICAZIONE A tal proposito – sostiene la Copagri - ben venga il

primo passo verso la semplificazione delle procedure formalizzato dall’Ispettorato Repressione Frodi (ICQFR), che consente ai nostri produttori vitivinicoli di trasportare il vino con i soli attestati validi in Italia fino alla dogana, ovvero come se lo spostamento dovesse avvenire esclusi-

vamente dentro i nostri confini. Sarà poi predisposta in dogana l’intera documentazione necessaria alle esportazioni. Ciò significa risparmio di risorse finanziare oltre che di tempo, poiché in precedenza la documentazione per l’export doveva essere pronta già dall’uscita dai luoghi di produzione, con un aumento appunto del carico burocratico e dei costi: «Auspichiamo che tale sensibilità venga riposta anche per gli altri settori dell’agroalimentare», dichiara il presidente regionale Copagri Piemonte, Francesco Carrù.

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Ortofrutticoltura

La sfida della sostenibilità tra innovazione e tradizione Il caso dei piccoli frutti sotto i riflettori degli esperti all’ultima edizione di “Fruttinfiore” di Lagnasco. Come cambia il mercato “Deliziati con… la sostenibilità”, il workshop organizzato sabato 12 aprile nel castello di Lagnasco da Ortofruit Italia di Saluzzo in collaborazione con Assortofrutta, Confcooperative Cuneo e Fedagri Piemon-

te, nell’ambito della dodicesima edizione di Fruttinfiore, ha acceso i riflettori sul tema emergente della sostenibilità ambientale, economica e sociale.

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IL PERCORSO DELLA SOSTENIBILITà «La sostenibilità è il percorso che Ortofruit Italia ha scelto, insieme all’innovazione varietale e alla cooperazione produttiva, per

distinguere la storia produttiva del suo paniere di prodotti legandola al territorio di origine, così come alle stesse comunità sociali che lo animano – ha affermato il presiden-

te dell’Organizzazione di Produttori saluzzese, Domenico Paschetta –. La stessa case-history di “Delizie di bosco del Piemonte”, il brand dedicato ai frutti di bosco di nostra produzione, ci racconta in qualche modo una storica tradizione del pedemontano cuneese, che oggi sta ampliando i suoi areali di produzione verso altre zone vocate del Piemonte e che – entro il 2016 – vedrà il lampone come prodotto simbolo insieme al mirtillo, completando poi la gamma con more e ribes, sotto il driver intramontabile della fragola di Peveragno». SVILUPPO STRATEGICO Sostenibilità come occasione per cogliere i valori da consolidare per uno sviluppo strategico del settore, rendendo partecipe – oltre che consapevole – il consumatore stesso, come ha spiegato Cristiana Peano del DISAFA-Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Ambientali dell’Università di Torino: «Per raccontare prodotti a “zero emissioni” - come quelli della gamma di “Delizie di Bosco del Piemon-


Ortofrutticoltura te” - bisogna partire dal modello differenziato delle aziende agricole produttrici, che alternano diverse colture nel loro curriculum, ma che sono anzitutto naturali detentrici di “credito verde”, cioè di aree boschive, pascoli o prati capaci di compensare totalmente l’anidride car-

prodotti sostenibili, come sottolineato da Claudio Scalise, direttore di SGMarketing Agroalimentare di Bologna: «Abbiamo bisogno di raccontare al consumatore l’autenticità oltre all’identità locale dei prodotti, tenendo conto dell’integrazione tra tre fattori chiave: quello

bonica generata nel loro ciclo di produzione, permettendo così la creazione di un piano ecologico aziendale, che costituisce la base dell’agro-biodiversità (metodologia LCA-Life Cycle Assessment). Un tassello importante che, tuttavia, deve armonizzarsi con scelte coerenti oltre il campo, partendo da soluzioni pacciamatura e di packaging eco-compatibili, grazie alle innovazioni in corso di studio da parte dell’industria chimica, oltre che di un’operazione di food-telling capace di trasformare un semplice acquirente in un appassionato di prodotti compatibili con l’ambiente lungo tutta la filiera e interamente biodegradabili».

economico, dovuto in gran parte alla polarizzazione del mercato; quello sociale, designato dai nuovi modelli famigliari, che vanno accentuando la dimensione individuale in tutte le fasce d’età; infine quello culturale, che si afferma con l’era del benessere olistico (a tutto tondo, in piena coerenza con il principio della sostenibilità). In tutto questo, i frutti di bosco vanno liberati dalla concezione minimalista del “cibo della domenica”, o per le guarnizioni di pasticceria, in modo da creare nuove occasioni di consumo unendo il loro apporto benefico alla salute (informazione) a soluzioni pratiche e “friendly” di fruibilità (packaging monodose), oltre a una reperibilità durante tutto l’arco dell’anno (destagionalizzazione)».

MISSIONE POSSIBILE Missione possibile, se si considera che il 45% dei consumatori italiani vuole nel suo carrello della spesa

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Attualità

In campo i “radar armonici” contro la “vespa velutina” Il Ministero risponde alle sollecitazioni degli apicoltori: squadra d’intervento per fronteggiare l’emergenza della predatrice Il Ministero delle Politiche Agricole ha risposto all’interrogazione della senatrice Donatella Albano a proposito delle iniziative di contrasto alla diffusione della “vespa velutina”, che minaccia non solo gli alveari e il

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miele, ma addirittura il meccanismo di impollinazione e fecondazione delle colture. SQUADRA D’INTERVENTO Il Ministero ha attivato su tutto il territorio

nazionale il sistema di rilevazione “BeeNet”, dopo l’identificazione della specie effettuata dal Disafa dell’Università di Torino, in collaborazione con gli apicoltori, il Cra-Api di Bologna, l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, il Cra-Abp di Firenze e il Dista dell’Università di Bologna, e successivamente ha affiancato al “BeeNet”, una vera e propria squadra d’intervento con apparecchiature radar (radar armonico) in grado di individuare e distruggere i nidi della “vespa velutina”. Particolare attenzione, spiega il Ministero nella risposta alla parlamentare, viene data ai territori della Ligu-

ria e del Piemonte, dal momento che proprio a Vallecrosia (Imperia) e nel Basso Piemonte sono stati individuati i primi esemplari provenienti dalla Francia, dove la “vespa velutina” arrivò dall’Oriente circa 10 anni fa in un carico di vasi per bonsai. AGIRE SUBITO Dalla Provincia di Cuneo, la situazione viene seguita con estrema attenzione: «Il problema non va assolutamente sottovalutato – osserva Germano Modena, funzionario del Settore agricoltura della Provincia di Cuneo -, la prossima stagione potrebbe essere cruciale. Come nel caso del cinipide del castagno, si rischiano effetti devastanti per gli operatori del settore. Bisogna che la pericolosità della “vespa velutina” venga riconosciuta


Attualità al più presto e si trovino le risorse per finanziare la ricerca, facendo sistema con le istituzioni accademiche e le organizzazioni di categoria degli apicoltori. L’insetto predatore ormai è nei nostri boschi e si moltiplicherà molto velocemente, com’è accaduto prima che da noi, in Francia». PREDATORE SPIETATO E proprio l’esperienza francese insegna che il rimedio decisivo contro la “vespa velutina” non è ancora stato trovato. Si parla di ronde nei boschi per individuare i nidi dei predatori e distruggerli, oppure per trattarli con sostanze insetticide mirate. L’insetto killer agisce con notevole aggressività, appostandosi in prossimità degli accessi agli alveari per catturare le api e condurle in pasto alle proprie larve. La “vespa velutina” adulta, inoltre, nutrendosi di sostanze zuccherine, risulta dannosa anche alla frutta prossima alla raccolta. RADAR ARMONICO In Italia, dove l’insetto predatore è stato ufficialmente rilevato dal 2013

in Liguria e Piemonte, l’Aspromiele, tramite il coordinatore tecnico Roberto Barbero, ha chiesto al Ministero e all’Entecra di Bologna un incontro con la task force predisposta dal Cra al fine di programmare con la maggior sollecitudine possibile l’utilizzo del “radar armonico” per il rilevamento e la distruzione dei nidi della “vespa velutina” nei territori interessati. RISCHIO GRAVE «Nel mio territorio ho già assistito ai danni prodotti dalla diffusione di un altro insetto proveniente sempre dall’Asia, il “punteruolo rosso”, e vorrei che non si ripetesse più lo stesso errore», aggiunge la senatrice Albano, originaria di Bordighera, la Città delle Palme, «il “punteruolo” è stato inizialmente sottovalutato e ha decimato le palme liguri per poi diffondersi in tutta Italia, la “vespa velutina” potrebbe rappresentare un problema ben più grave dal momento che, uccidendo le nostre api, incide sui meccanismi di impollinazione».

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Attualità

Arrivederci Roma! Tante emozioni a Dall’Udienza generale in piazza San Pietro con Papa

Il momento più atteso ed emozionante è stato certamente quello dell’incontro con papa Francesco, all’udienza generale in piazza San Pietro. Un avvenimento vissuto nelle prime file, proprio davanti al sagrato della basilica vaticana, con il pontefice che non ha risparmiato saluti e benedizioni, a piedi e sulla “papa mobile”, dispensando sorrisi e incoraggiamenti a tutti. L’OMAGGIO AL PAPA Il gruppo de “L’Imprenditore agricolo” era lì, con i berrettini bianchi della “Festa della bagna caoda”, gentilmente offerti dalla Pro loco di Faule, con tanta voglia di stringere al cuore l’amato papa, che il giorno precedente aveva ricevuto i doni agricoli provenienti

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dalle campagne della Granda e consegnatigli, tramite la Prefettura vaticana, dal direttore del giornale, Osvaldo Bellino: la “bagna caoda” di Faule (“accompagnata” dal sindaco Giuseppe Scarafia, dal parroco don Giovanni Carignano e dal presidente della Pro loco, Ugo Magnaldi), il prosciutto “Crudo di Cuneo dop” di Carni dock di Lagnasco, le “mele rosse Cuneo Igp” dell’Assortofrutta, il formaggio del caseificio Valgrana di Scarnafigi, le “colombe” di Albertengo di Torre San Giorgio, le paste di meliga de “Il sigillo” di Staffarda e della pasticceria artigianale Ballari di Torre San Giorgio, la farina del Molino Cossino di Faule, il cestino pasquale con le uova e la frutta sciroppata della signora Rita e il quadro ricamato a mano dalla signora Rosalba.


Attualità

al viaggio dell’Imprenditore agricolo Francesco, alla “grande bellezza” della Città eterna

MAGICA ROMA Tre giorni senza fiato, ma di piacevolissimi ricordi, con l’ottimo coordinamento delle responsabili della Godot Viaggi di Saluzzo, Paola Dao e Paola Ferrero, capofila del gruppo di agenzie convenzionate che comprendeva anche Yesterday Viaggi di Savigliano, Tortuga Viaggi di Fossano, Sac International di Bra, Albatur di Alba, Welcome Travel Shop di Cuneo e Atmosfera Vacanze di Mondovì. Roma non ha tradito le aspettative ed alla fine nessuno avrebbe più voluto venir via. Per rendere più agevole la visita della capitale e la sistemazione alberghiera, la comitiva (complessivamente 111 persone, oltre gli accompagnatori e le guide) è stata divisa in due gruppi, che si sono ritrovati insieme per il pranzo del

martedì in un caratteristico ristorante del centro, dove, a sorpresa, è arrivata per un saluto anche la presidente della Provincia di Cuneo, Gianna Gancia, che in quelle ore era nella capitale per un impegno istituzionale, accompagnata dall’assessore provinciale Roberto Russo. ALLA PROSSIMA! Le ultime strette di mano e i saluti, tutti insieme, alla merenda sinoira in Toscana, sulla via del rientro, con i prodotti messi a disposizione dalle stesse aziende (più il vino omaggiato dal signor Carlo e il “pane e salame” della Godot Viaggi) che li avevano offerti al papa. Arrivederci Roma, ma il viaggio de “L’Imprenditore agricolo” continua, insieme ai lettori. E l’anno prossimo, dove si va?

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A.r.pro.m.a informa

La meccanizzazione ai tempi della battaglia del grano Il ruolo delle Cattedre ambulanti e le iniziative per la diffusione delle “aratri razionali” in provincia di Cuneo Nel documento della Commissione provinciale per l’incremento della produzione frumentaria del 1925 si faceva riferimento alle prese di posizione del governo centrale e si informavano i cittadini e gli agricoltori in particolare, dell’avvenuta formazione della commissione in provincia e dei provvedimenti che la stessa voleva intraprendere, tra cui dimostrazioni pratiche, produzione di sementi elette, consorzi per motoaratura, forniture concimi, dissodamenti e concorsi chiamati “della Vittoria del Grano”. CATTEDRE AMBULANTI. Tale commissione per ogni funzione propagandistica e soprattutto per la formazione agraria dei coltivatori si appoggiava alle cattedre ambulanti, delle quali avevamo già parlato qualche numero fa. A facilitare il compito, la cattedra ambulante della provincia di Cuneo, con la sua direzione di Cuneo e con le sue sezioni ad Alba (prof. Ferraris Emanuele), a Saluzzo (prof. Lissone Giovanni), a Mondovì (prof. Giada Alessandro) saranno ininterrottamente a disposizione di tutti i richiedenti per consulti, istruzioni, uso di macchine ecc. Fu proprio in occasione di questa “Battaglia” che riprese con energia il discorso del miglioramento degli attrezzi in uso dei coltivatori e della diffusione delle macchine agricole. L’ARATRO RAZIONALE. Nel 1928 il prefetto Mario Chiesa prescrisse l’obbligatorietà di aratri razionali per i lavoratori preparatori delle colture agrarie.

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Il compito di spiegare agli agricoltori delle diverse zone della provincia quale fosse l’aratro razionale adatto ai loro terreni era affidato ai Cattedratici Ambulanti. Per favorire “L’agricoltura progressista” si volle anche diffondere la moto aratura. Nel 1929 si iniziò un censimento delle trattrici in provincia: risulta che sono circa 200. E’ ancora poco, ma c’è chi crede che causa la piccola proprietà non ce ne sia bisogno. Si sbaglia di grosso. Anche per la piccola proprietà, anche per la collina la trattrice rende un buon servizio. Prova ne sia che anche a Cortemilia ne hanno acquistata una, la prima. Naturalmente la sezione della cattedra retta dal dott. Scagnolari ha fatto una tenace propaganda per arrivarci, ma c’è arrivata e noi ce ne rallegriamo con essa e con gli agricoltori. DIFFUSIONE DELLE MACCHINE. Molte iniziative locali intervennero per facilitare l’acquisto o l’uso di aratri razionali e macchine agricole. La società civile particolare Pro Valle Pesio, presieduta dall’avvocato Guido Vallauri acquistò una seminatrice Longhini, un’erpice Acme, un’erpice snodato a 38°, una zappacavallo Etoile, un’aratro originale Melatte doppio. Tali macchine non erano ancora in uso nel comune e la società le concedeva gratuitamente in uso a tutti gli agricoltori. L’opera Nazionale Combattenti anche in provincia di Cuneo venne incontro agli agricoltori ex combattenti con “Buoni” di acquisto

Associazione Revisori Produttori Macchine Agricole ed attrezzature agricole

per macchine o attrezzi agricoli che coprivano fino al 45% del prezzo di tali necessari strumenti razionali. UN ETTARO PER PROPRIETARIO. Un intervento che ebbe una certa risonanza nazionale fu quello messo in atto dal podestà di Mondovì, Mario Bessone, il quale, per promuovere l’aratura meccanica in una zona poco meccanizzata come quella del Monregalese, decise di stanziare sul bilancio del 1930 per lire cinquemila da ripartirsi in ragione di 100 lire ad ettaro a chi avesse fatto eseguire l’aratura meccanica dei propri terreni raggiungendo una profondità di 30 centimetri. Alla fine del 1930 erano stati arati 46 ettari e mezzo appartenenti a 52 agricoltori. Come si vede la media è inferiore ad un ettaro per proprietario, sicché non era stato errato il presupposto dei promotori di voler venire in aiuto specialmente ai piccoli agricoltori. Questi pochi esempi di sussidi ed aiuti per diffondere la meccanizzazione nella provincia cuneese rivelarono una volontà emancipatrice in buona parte del mondo rurale. Volontà che si dimostrava vivace anche nella partecipazione ai numerosissimi corsi pratici di meccanica agraria e per l’acquisizione della patente di esperto guidatore di trattrici. Questa mobilitazione riuscì a far migliorare il rendimento delle terre portando la produzione media di frumento dai 15 quintali per ettaro del 1914 ai 18,4 del 1938.


Radici

Ragazze martiri silenziose nel cuore della resistenza L’omaggio a Teresa Bracco, Maria Isoardo e Manizza. Tre storie, tra le tante, per non dimenticare Si chiamavano Maria, Teresa, Manizza... tra le tante senza nome, che hanno insegnato con la vita il significato vero di Resistenza. Forse non hanno imbracciato il fucile, nè facevano parte di formazioni combattenti, ma vennero tuttavia coinvolte nella furia della guerra fratricida. Le prime due per non aver ceduto alle voglie malsane di nazi-fascisti e la terza uccisa per sbaglio dagli stessi partigiani... Erano tutte figlie della nostra terra piemontese, sebbene distanti tra loro. Teresa Bracco era di Santa Giulia di Diego sulla Langa, Maria Isoardo di Centallo, Manizza in Val di Casterino, oltre Tenda, allora italiana. VITTIMA DEL FUOCO AMICO Manizza, di cui non resta che il nome, è ricordata, nel libro “El Birucin” dei malgari Giovanni e Maddalena Ghibaudo, allora ragazzini, presenti su quei monti con la loro famiglia e le mandrie. Manizza “era una dipendente della locale” ditta legnami, amica dei partigiani di “Giustizia e Libertà”, ragazza istru-

ita, benvoluta da tutti. Come scrive Maddalena “...era stata mandata alla nostra baita per prendere il burro... Poi era discesa veloce verso Casterino con il sacco sulle spalle... Ma qui purtroppo venne raggiunta dallo sparo dei partigiani che la scambiarono per una spia in fuga...” LA MAESTRA DI CENTALLO Maria Isoardo era un’insegnante elementare di 27 anni, uccisa nella sua sede scolastica di Pietraporzio, per essersi opposta alla barbara violenza di nazi-fascisti. Di lei, ora a Centallo sono rimasti i ricordi di qualche anziano, una via a lei dedicata ed una lapide all’ingresso delle scuole elementari. LA GORETTI DEL PIEMONTE Teresa Bracco, detta anche “la Maria Goretti del Piemonte”, ora esaltata anche dalla Chiesa col titolo di “Beata”, aveva solo vent’anni quando venne uccisa, come Maria Isoardo: era il 28 agosto dello stesso triste anno 1944, durante un rastrellamento tedesco. Un militare l’aveva trascinata lontano dalle campagne e vista la ferrea resistenza della ragazza, l’aveva colpita al cuore. Il giorno precedente Teresa aveva confidato ad una sua amica: “Ti giuro che piuttosto di cedere, mi faccio ammazzare!”. Il suo corpo martoriato venne trovato solo tre giorni dopo assieme al suo rosario, con cui si era preparata al martirio. Sul marmo venne scritto: “Teresa Bracco, ventenne vittoriosa,

di

Aldo Ponso

racco Teresa B

Maria

o Isoard

imporporò di sangue il giglio di virtù di cui si abbellisce il cielo”. FIDUCIA E SPERANZA E dell’insegnante Maria Isoardo la lapide posta all’entrata delle elementari di Centallo continua così ad insegnare ai ragazzini, e non solo, il vero e personale significato di resistenza: “Finchè la scuola poggerà sull’opera di maestri come Maria Isoardo rimarranno in noi la fiducia e la speranza che il bene non morirà nel mondo”.

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CEREALI Prezzo MIN.

FRUMENTO Nazionale tenero panificabile peso sp. 76/78 Nazionale tenero biscottiero peso sp. 73/75

BOVINI -

Rilev. dal 19 al 25 aprile 2014 - Prezzi all’ingrosso rilevati in sala contrattazioni da apposita commissione (Iva esclusa)

Rilevazione del 28 aprile 2014 Prezzo MAX.

Unità di misura

Prezzo minimo

Prezzo massimo

Maschi

al kg

3,75

4,31

al kg

4,00

4,57

IVA

Osservazioni

207,00 212,00

4%

Rinfusa

Vitello da latte o sanato (tendente alla coscia)

202,00 207,00

4%

Rinfusa

BOVINI DA MACELLO Razza Piemontese

Nazionale tenero buono merc. peso sp. 71/73

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

Femmine

Nazionale altri usi peso sp. 65/70

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

Vitello da latte o sanato (della coscia)

Estero francese 76/77 sano leale merc.

218,00 220,00

4%

Rinfusa reso

Maschi

al kg

5,04

5,61

Estero statunitense Northern Spring

317,00 321,00

4%

Rinfusa reso

Femmine

al kg

5,53

6,10

Western Red Spring n.2 c.e. 1% prot. 15% Utility c.e.2%

314,00 316,00

Vitello da latte o sanato (incrocio)

4%

Rinfusa reso

ORZO

Prezzo MIN.

Prezzo MAX.

IVA

Osservazioni

1^ qualità

al kg

3,52

3,97

Orzo nazionale pesante peso sp. 61/64

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

2^ qualità

al kg

2,65

2,80

Orzo nazionale leggero peso sp. 55/60

n.q.

n.q.

4%

Rinfusa

Manza (da 4 a 6 denti)

al kg

2,30

2,75

4%

Rinfusa reso

IVA

Osservazioni

1^ qualità

al kg

2,05

2,60

4%

Rinfusa

2^ qualità

al kg

1,20

1,80

IVA

Osservazioni

Uso industriale

al kg

0,90

1,20

Orzo estero peso sp. 64/65

213,00 218,00 Prezzo MIN.

GRANOTURCO Nazionale, comune, ibrido

Prezzo MAX.

182,00 184,00 Prezzo MIN.

FORAGGI

Prezzo MAX.

Fieno maggengo

120,00 130,00

10%

Reso in balloni

Fieno agostano

105,00 115,00

10%

Reso in balloni

Fieno terzuolo

110,00 120,00

10%

Reso in balloni

10%

Reso in balloni

10%

Reso in balloni

Fieno francese

n.q.

Paglia di grano

n.q.

120,00 130,00

Vacca (grassa)

Toro (della coscia)

al kg

1,75

2,55

Unità di misura

Prezzo minimo

Prezzo massimo

Maschi (leggeri fino a 650 kg.)

al kg

3,00

3,15

Maschi (pesanti fino a 750 kg.)

al kg

2,80

3,00

RAZZA BLONDE D’AQUITAINE (Garonnese) Bestiame da macello:

Femmine (da 420 a 520 kg.)

Prezzo marchiato

Da macello

Prezzo marchiato

kg. 8

n.q. (al kg)

kg. 115

1,380

kg.15

4,540 (al kg)

kg.130

1,380

kg. 25

3,350 (al kg)

kg. 144

1,395

kg. 30

3,040 (al kg)

kg. 156

1,460

kg. 40

2,460 (al kg)

kg. 176

1,460

kg. 50

2,060 (al kg)

kg. 180

n.q.

kg. 65

1,680 (al kg)

kg. 185

n.q.

kg. 80

1,560 (al kg)

Oltre kg. 185

n.q.

kg. 100

1,510 (al kg)

3,35 Prezzo massimo

Vitelloni (maschi)

al kg

1,57

1,70

Vacche 1^ qualità (oltre 300 kg. peso morto)

al kg

1,05

1,15

2^ qualità (da 250 a 300 kg. peso morto)

al kg

0,90

1,00

3^ qualità (inferiore a 250 kg. peso morto)

al kg

0,60

0,85

VOLATILI - Rilevazione dal 19 al 25 aprile 2014 GALLINE di allevamento intensivo a terra

Unità di misura

2a scelta

1a scelta

Taglia media (da Kg. 1,8 a 2,7)

al Kg

0,30

0,32

Taglia pesante (oltre Kg. 2,7)

al Kg

0,39

0,43

Unità di misura

2a scelta

1a scelta

Taglia leggera

al Kg

0,30

0,32

Taglia media

al Kg

0,32

0,34

Unità di misura

2a scelta

1a scelta

Galletti tipo Livornesi

al Kg

2,70

2,74

GALLINE di allevamento in batteria

ENERGETICI - Rilevazione dal 01 al 15 aprile 2014 GASOLIO (2) agricolo max 0,001% di zolfo

3,00 Prezzo minimo

RAZZA FRISONA (Bestiame da macello)

SUINI

Rilevazione dal 19 al 25 aprile 2014 - Prezzi all’ingrosso rilevati nella sala contrattazioni di Fossano da apposita commissione Da allevamento

al kg Unità di misura

POLLI di allevamento a terra

Prezzi medi SIVA

ACCISA

IVA

Fino a litri 1000

0,90

0,136

10%

Galletti Golden Comet

al Kg

2,55

2,59

Da litri 1001 a litri 3000

0,88

0,136

10%

Anatre maschi (mute di Berberia)

al Kg

2,50

2,54

Oltre litri 3001

0,85

0,136

10%

Anatre femmine (mute di Berberia)

al Kg

2,35

2,39

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L'imprenditore Agricolo Maggio 2014  
L'imprenditore Agricolo Maggio 2014  
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