Page 1


...Questo non toglie che la conchiglia fosse soprattutto conchiglia, con la sua forma particolare, che non poteva essere diversa perché era proprio la forma che gli avevo dato, cioè l’unica che io sapessi e volessi darle. Avendo la conchiglia una forma, anche la forma del mondo era cambiata, nel senso che adesso comprendeva la forma del mondo com’era più la forma della conchiglia. Italo Calvino, La Spirale, in Le Cosmicomiche, 1965


Indice 09 17 23 31 39 43 51 59 63 71 77 81 85 89 95 101

Per cominciare Lettera ad uno studente di architettura Wilma dammi la clava Cos’è l’architettura? Bere con le mani Parole, parole, parole Basta che si regga? Vuoti a perdere Sotto l’ombrellone Salviamo l’ornitorinco Sporcare i muri Seduti nella finestra Le cose nella cosa Perché una lavatrice non è una poltrona Cosa sarà? Post scriptum


Per cominciare Caro lettore, grazie di aver comprato questo mio piccolo libro e, prima di cominciare, è giusto che ti dica che, sebbene io non sappia, com’è normale, chi tu sia, ho tuttavia riempito queste pagine immaginando con precisione il mio potenziale lettore: uno studente di architettura. Non che, se tu non dovessi esserlo, non ti è permesso di leggere il libro, o che non ci troverai qualcosa di interessante, è solo che, prima che tu ti senta escluso, voglio che sia al corrente del fatto che, nello scrivere questo volume, è a lui che mi rivolgerò direttamente. Certo, non ad uno in particolare, ma allo “studente di architettura”, a colui il quale, in formazione, sta cercando di capire - districandosi tra regolamenti didattici, corsi di laurea, piani di studio - perché ha scelto proprio questa facoltà. Non per parlare genericamente di università o didattica ma, come ti sarà subito chiaro, per conversare liberamente di architettura. Questo libro, infatti, non sarebbe mai potuto nascere se io non fossi un docente di architettura (di interni) e se non continuassi, ogni giorno, a confrontarmi con gli studenti, con le loro idee, progetti, distrazioni e inquietudini. Questo lavoro non solo è destinato a loro ma, per essere più precisi, nasce da loro, dal rapporto che sempre si instaura tra un docente e i suoi studenti, e nel caso specifico da quello che, negli ultimi venti-

9


Lettera ad uno studente di architettura “Amate l’architettura, la antica, la moderna, amate l’architettura per quel che di fantastico, avventuroso e solenne ha creato - ha inventato - con le sue forme astratte, allusive e figurative che incantano il nostro spirito e rapiscono il nostro pensiero, scenario e soccorso della nostra vita, amatela per le illusioni di grazia, di leggerezza, di forza, di serenità, di movimento che ha tratto dalla grave pietra, dalle dure strutture, amatela per il suo silenzio, dove sta la sua voce, il suo canto, segreto e potente, amatela per l’immensa gloriosa millenaria fatica umana che essa testimonia con le sue cattedrali, i suoi palazzi e le sue città, le sue case, le sue rovine”. (Gio Ponti, 1957) Caro studente di architettura, non ho la presunzione di invitarti, come ha fatto Gio Ponti ad amare l’architettura con il trasporto e la partecipazione di cui solo lui è stato capace. Non pretendo che tu faccia risuonare in te parole ormai lontane il cui eco, invece, non si è mai spento in me. Molto più modestamente cercherò di invitarti a riflettere sui due termini che ti identificano: “studente” e “architettura”. Chi è lo studente? Chi sei tu, caro studente di architettura?

17


Wilma dammi la clava Da quella lettera voglio ripartire. Nella speranza che tu sia qui non per caso ma per affermare la tua estraneità alla massa di coloro che vanno all’università solo per conseguire un titolo, che studiano quello che gli viene detto, finalizzando ogni loro sforzo ad obiettivi ed esiti precisi: gli esami, la laurea, l’abilitazione professionale. Spero quindi che tu non sia un “lettore per caso”, che stai per chiudere il libro imprecando sul quando lo hai comprato o contro chi te lo ha regalato, ma conto davvero che tu stia qui perché condividi, o temi di provare, quella passione di cui ti parlavo nella lettera. Passione che non ha un perché, che ti lascia perplesso ed inquieto, ma che c’è e che quindi pretende delle risposte. Allora cominciamo e perché, ti starai chiedendo guardando la scaletta, l’indice in questo caso, non partire subito da “cos’è l’architettura” visto che ho criticato la definizione di wikipedia? Calma, procediamo con calma. Prima di sapere cos’è o com’è fatta una cosa forse è opportuno capire perché c’è, insomma perché l’architettura esiste, quindi perché si fa. Tu sai cosa c’è prima dell’architettura? A te, caro studente di architettura, molto spesso, all’inizio dei corsi, racconto una specie di favola, una storia, e già questo ti dovrebbe far capire che tipo pericoloso io sia. Racconto di quel primo uomo sulla terra, che poi non era uno

23


Bere con le mani Voglio insistere su un punto che troppo spesso i tuoi colleghi, ma talvolta anche la critica, sottovalutano. Fine di chi fa architettura, ti ho appena detto, è realizzare spazi in cui far vivere l’uomo, spazi che si concretizzano grazie agli involucri che il progettista predispone. Insomma, per essere più chiaro il tuo preciso compito, caro studente di architettura non è, e non sarà mai, costruire mirabolanti strutture di cui compiacerti per le forme ardite o per i materiali o le tecniche avanzate. Sento già cori di critiche che mi assalgono. Aspetta, non ho finito, il tuo compito non è di costruire involucri strutturali “fini a sé stessi”, insomma autoreferenziali o del tutto privi di relazione con lo spazio interno, o non commisurati ad esso, ovvero che danno per scontato lo spazio in termini di quadratura e di cubatura e non di morfologia, sensi e qualità percettiva. Insomma, per fare comprendere tale punto delicato, di solito, racconto ai tuoi colleghi che il problema di chi ha sete è l’acqua e non il bicchiere, che altro non è che il modo, lo strumento, per portare quel liquido alle labbra che altrimenti non potrebbe assumere. Ancor più, chi un liquido deve mostrare, esporre o promuovere, ad esempio, un buon vino o un liquore raro e prezioso progetta la bottiglia o il bicchiere non in funzione della figurazione degli stessi, ma in relazione alla migliore sagoma, dimensione, materiale, capaci di valorizzare la

39


102


Caro studente di architettura, il libro è finito ma è giusto che ti faccia alcune puntualizzazioni. Prima di tutto sul perché questo libro non contenga foto o disegni di architettura. Ebbene si tratta di una scelta precisa perché, per questa volta, ho voluto dare peso alle parole e farti concentrare solo sul racconto dei contenuti. Le uniche immagini, i disegni di Sergio Fermariello, non parlano di architettura, ma raccontano di “guerrieri”, di uomini pronti a combattere per realizzare le loro idee. Si, perché abbiamo perso l’abitudine di capire il senso delle parole, di comprendere il fine di un discorso. Il mondo che viviamo si basa molto su immagini sintetiche rappresentative, su filmati brevi e su scritti ancora più corti. Abbiamo in parte perso l’abitudine di leggere, ascoltare o guardare tutto ciò che non è immediato. So anche che a volte ciò che invoglia a comprare un libro sono proprio le foto, ed io d’altronde durante le lezioni uso moltissime immagini, ma come ti ho già detto questa non è una raccolta di lezioni ma solo il tentativo di trasmettere idee e riflessioni liberamente. Non voglio invogliare nessuno. Si spaventino pure i tuoi colleghi a vedere solo pagine piene di parole. È poi un testo che non ha note, e questo è grave, o almeno diciamo che non è usuale, e che molti dei miei esimi colleghi storceranno il naso, già li vedo, ma il libro non è destinato a loro come ho ben chiarito e a te ma non volevo dare l’idea del “saggio travestito da altro” per cui, ora alla fine, anche se in maniera disordinata e confusa, ti aggiungerò alcune informazioni per correttezza e per permettere di orientarti tra cose, fatti,

103


Lettera (e non solo) ad uno studente di architettura  

di Paolo Giardiello

Read more
Read more
Similar to
Popular now
Just for you