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Desidero ringraziare gli editori: Francesco per aver creduto con entusiasmo in questo progetto e Raffaello per la sua gentile disponibilità e attenzione. Ringrazio gli studi e i fotografi che hanno collaborato con le loro preziose immagini, i testi e i disegni, per merito loro questa pubblicazione è ricca di contenuti e spunti di riflessione interessanti. Grazie a Giovanni Corbellini per aver contribuito con la sua prefazione e per avermi accompagnato con i sui consigli alla conclusione di questo lavoro. Grazie anche a Enzo Lo Re per aver disegnato una bellissima copertina. L’idea di questo libro nasce durante alcuni giorni di vacanza nell’estate del 2011, grazie, a te che hai ascoltato e incoraggiato le mie riflessioni in quei pomeriggi, durante i lunghi momenti di spensierato riposo.

I would like to thank the publishers: Francesco because he enthusiastically believed in this project and Raffaello for his helpfulness and support. I would like to thank the architects and photographers who provided such valuable images, texts and drawings, that make the book so rich in terms of interesting contents and food for thought. My gratitude also goes to Giovanni Corbellini who wrote the foreword for his advice at the end of this work, as well as to Enzo Lo Re for his really beautiful cover. The idea of the book came to me during a holiday in the summer of 2011, thank you for listening and encouraging my meditations during those afternoons, and the long hours of light-hearted rest.

Nota biografica

Biographical note

Andrea Ghisoni, nato nel gennaio del 1984. Laureato presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, due borse di studio per l'Universitad SEK - Spagna e per la Lund Technical University - Svezia. Vive tra la campagna e la città, Milano. Ama le architetture luminose e gli alberi che fanno tanta ombra. Riempie il suo tempo libero con i libri, gli oggetti usati, l’agricoltura e la buona cucina. Sogna una mondo basato su qualità e la felicità.

Andrea Ghisoni was born in January 1984. He graduated from the School of Architecture of the Politecnico di Milano, and was awarded two scholarships from the Universitad SEK in Spain and the Lund Technical University in Sweden. He lives between the countryside and the city of Milan. He likes light-filled buildings and large shade trees. His favorite leisure activities include reading, collecting vintage objects, farming and gourmet cooking. He dreams of a world based on quality and happiness.

Indice / Contents

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Premessa / Foreword Andrea Ghisoni Villa Regolo Giovanni Corbellini

17 25 33 41 49 59 69 79 87 97 105 113 123 131 141 151 159 167 175 185

Canine Brigade TRANSFORM architecture Stork Nest Farm SGL Projekt Ecological Farm Onix Children’s Zoo ’s Heeren Loo Onix Hípico del Bosque APT Arquitectura para todos Vejlskovgaard Stable LUMO Arkitekter Centro Hipico Ultzama Francisco Mangado Etable de Lignières LOCALARCHITECTURE Elevator B Hive City Reitarena Stubai AO Architekten Cram Hidalgo Hartmann Origami Coop Chris Mullaney Pesebreras Pilay d+vA | duval + vives Architects Sheep Stable 70F Architecture Petting Farm 70F Architecture Caballeriza La Solana Nicolas Pinto Da Mota 5 Star Shelter Arons en Gelauff Architecten Hathigaon RMA Architects Yuppie Ranch-House ELASTICOSPA Hönshus-1 Torsten Ottesjö

Villa Regolo Giovanni Corbellini

La grande casa in montagna della mia famiglia porta ancora sulla facciata il nome di nonna Maria. Con una certa ironia, lei aveva poi restituito la gentilezza al nonno intitolandogli il pollaio annesso, anche se le lettere romane in rilievo erano sostituite da una modesta vernice bianca, sia pure aggraziata dall’uso di stencil. Allo stesso modo, il grande diventava minuscolo, il pesante leggero, la muratura lasciava il passo al legno, il radicamento al terreno si mutava in una connessione precaria, tanto che il pollaio ha terminato il suo servizio come capanno degli attrezzi in un orto a cinquanta chilometri di distanza. L’evanescente destino di villa Regolo, il suo essere fatta del quasi niente indispensabile per funzionare solo il tempo necessario, illustra oltre ogni evidenza Il paradosso dell’architettura per gli animali: non dovrebbe esserci. O meglio, a loro non serve. O più precisamente, come premette Andrea Ghisoni, serve a sostenere il rapporto simbiotico-produttivo che abbiamo costruito con alcune specie “addomesticate” a nostro esclusivo vantaggio. Allo stesso tempo, è architettura che si avvicina allo stato di purezza, quasi come le sepolture che Loos trovava nel bosco e lo facevano affermare “Das ist 12 • A4A •

The façade of my family's large house in the mountains still carries the name of my grandmother Maria. She ironically returned my grandfather's kindness when she dedicated to him the neighboring hen-house with the Latin typeface replaced by a more modest white paint, albeit made more graceful by the use of stencil. Likewise, large became small, heavy became light, masonry was replaced by wood, the roots in the ground were replaced by a less stable connection that allowed the hen-house to complete its life as a tool-shed in a vegetable garden fifty kilometers away. The uncertain fate of villa Regolo, its being made of the almost nothing required to operate just for the necessary time, illustrates better than anything the paradox of architecture for animals: it should not even exist. Or better, animals don't need it. Or more precisely, as explained by Andrea Ghisoni, it is only required to support the symbiotic-productive relationship we have developed with some "domesticated" species for our exclusive benefit. At the same time, this architecture approaches a state of purity, almost like the burials that Loos found in the forest and made him say “Das ist Architektur!”. Although clearly more alive, the users

Architektur!”. Per quanto infinitamente più vivi, anche gli utenti dei progetti illustrati in questo volume hanno scarse possibilità di protestare. Le loro richieste, poi, sono precise e circoscritte, soprattutto prive di qualsiasi velleità estetica o rappresentativa. Il progetto può così esplorare le proprie necessità interne e, insieme, le relazioni ad ampio raggio con paesaggi e contesti, anche quelli più concettuali della riflessione disciplinare. Una libertà espansa, più che limitata, dalle necessità produttive e dalle economie di mezzi che esse richiedono. E ulteriormente indirizzata verso risultati tanto sorprendenti quanto appropriati dalla peculiare transizione tra artificio e natura che questi progetti si trovano a esplorare. Nell’attuale proliferazione di ricerche “sostenibili”, caratterizzate dalla ricerca di prestazioni sempre più estreme e dal relativo accanimento tecnologico, la leggerezza e l’apertura delle proposte qui raccolte ci riporta a una architettura più semplice, non ancora ossessionata dall’isolamento che difende la nostra fragilità di scimmie nude dalle variazioni climatiche. Non si tratta solo di una riconquista della corrispondenza logica tra tettonica e forma, non più soffocata da involucri multistratificati. E nemmeno della riduzione a temi primigeni (il recinto, la copertura...), che pure costituisce gran parte del fascino di questi lavori. Ciò che riscopriamo è la possibilità di un paradigma inverso, fatto di scambio, di connessione ai flussi locali, di apertura al mutamento. Guardare agli spazi in cui ospitiamo i nostri animali rappresenta dunque una salutare pet therapy, in grado di farci capire qualcosa di noi stessi, dei nostri comportamenti e delle paure che li alimentano. E che forse è il momento per noi di inselvatichirci un po’.

of the designs illustrated in this book have equally very little way to protest. Their requirements are very precise and limited, and above all have no aesthetic or representational implications. This means the design may explore its own inherent requirements and, at the same time, the wider connections with landscapes and contexts, even the more conceptual ones of architectural meditation. Such freedom is increased, rather than limited, by the requirements of production and cheap building materials these buildings imply, and is further aimed at reaching results that are as surprising as appropriate to the particular transition from building to nature that these designs are required to explore. In the current proliferation of "sustainable" researches, that seem to address increasingly extreme solutions and an inherent technological overkill, the lightness and openness of these proposals get us back to a simpler architecture, not yet obsessed by the isolation that protects our fragility of naked monkeys from climate variations. It is not just a rediscovery of the logical correspondence between tectonics and form, freed from suffocating multi-layered shells. And it is not even a return to primordial issues (the enclosure, the roof ...) which is still a big part of why these buildings are so interesting. What we rediscover is the possibility of a different paradigm, made of exchange, connection with local flows, opening to change. Therefore, looking at the spaces where we shelter our animals represents a healthy kind of pet therapy that can make us see something about ourselves, our behaviors and the fears that feed them – and perhaps tell us the time has come to become a little wild ourselves.

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Progetti / Projects

type farm place Favrgaardsvej, Odder, Denmark date 2012 size 8.800 m2 cost 6 M€ client Hans Jakob Fenger / Realdania photo Jesper Balleby

design team Lars Sønderskov, Mads Lindstrøm (LUMO Architects) + Schul Landscape farm consultants LRØ Horsens engineer Rambøll fire engineer Niras

Questa è la valutazione espressa in merito alla nostra proposta per una nuova struttura per l'allevamento di bovini e la produzione di latte a Vejlskovgaard nella municipalità di Odder: "La proposta è stata approvata grazie al modo in cui le sue molte idee visionarie riguardanti il benessere degli animali e la funzionalità risultano confluire in un progetto flessibile". L'edificio è organizzato da una planimetria a forma di stella che comprende quattro fienili convergenti su un centro fisico e ottico. La forma articolata riduce l'impatto dimensionale del nuovo edificio ed è pensata come un gesto aperto grazie al quale il morbido paesaggio circostante interagisce con l'edificio e con i bovini - da qualunque punto lo sguardo spazia sia all'interno dell'edificio che verso l'esterno. Il rapporto diretto con il paesaggio era un obiettivo prioritario e un risultato da realizzare lungo l'intero processo creativo. La nostra intenzione come progettisti era di conferire all'impianto un carattere di ambiente positivo e improntato al benessere degli animali, evitando un'immagine e un'atmosfera industriale. Evidentemente l'edificio ha l'intento di creare un contesto nel quale gli animali possano vivere in armonia e in equilibrio grazie alla massima disponibilità di luce e di aria. L'edificio è una struttura aperta su un terreno erboso dove il vento spira liberamente e i bovini possono pascolare a contatto con gli esseri umani. Un aspetto di grande importanza era

Our proposal for a new cow stable building and the milk production to Vejlskovgaard in Odder won followed by the honoring: “The proposal is wining because of it´s many visionary ideas with a focus on animal welfare and functionality in a flexible design”, it is organized in a star shaped ground plan consisting of 4 barns meeting in a joint physical and optical center. The spread out shape scale down the new building and is thought as an open gesture allowing the surround curvy landscape close to and into the building and the cows – anywhere You have a grand view in and out. The direct interference with the landscape has been a main goal and issue to achieve throughout the entire creating process. It is our architectural intension to bring the stable a clear signal of good and caring animal environments and to avoid the industrial image and atmosphere. This must obviously be a building for living creatures in harmony and balance by giving as much light and air as possible. The building is an open structure on a green field with the wind blowing through and the cows roar reaching out towards you. To cover the structure is has been of great importance to obtain a light signature and a whole capturing image. Therefore the roof and the wall is joint into one surface as a whole where the lines from the dynamic attics cuts through and reaches down to the earth.

Vejlskovgaard Stable An agricultural building of the future

LUMO Arkitekter



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• Vejlskovgaard Stable • 63

type sheep stable place Almere, The Netherlands date 2007 client Community of Almere size 400 m2 cost 300.000 â‚Ź photo Luuk Kramer fotografie & film

design team 70F project leader Bas ten Brinke project architect Carina Nilsson MScA

Almere ha una popolazione ovina di circa 80 capi: si tratta di pecore utilizzate per tenere sotto controllo l'acanto o "brancorsina", un'erba infestante che prolifera nel bosco, o “vroege vogel”, e nel parco, o “kromsloot”, della cittadina. Si rendeva dunque necessario un ovile nel quale raccogliere e alloggiare gli animali. La struttura è stata disegnata con una sezione trasversale omogenea asimmetrica. La parte dell'edificio nella quale stazionano le pecore è relativamente bassa; la parte più alta si colloca sopra la passerella (pubblica) e la zona riservata allo stoccaggio del fieno, che ottiene così maggior volume. Questa forma determina anche un flusso d'aria naturale all'interno dell'edificio, che è aerato da due fessure poste alla base dei due lati lunghi. Il dettaglio dell'angolo è estremamente importante per la percezione complessiva dell'architettura dell'edificio perché evidenzia la forma trasversale e determina la lunga facciata che gradualmente diventa copertura. Struttura e rivestimento sono in legno (rispettivamente di pino e di cedro rosso), solo le travi curve sono in acciaio: questa scelta ha lo scopo di evidenziare la forma a tubo dell'interno, che altrimenti sarebbe stata indebolita dall'uso di travi di legno di altezza doppia. Nel volume a forma di tubo sono presenti tre aperture in posizione strategica dalle quali entra la luce naturale: una di queste è posta vicino al terreno per consentire la visione

The city of Almere has a sheep population of about 80 sheep. The sheep are mobilized to keep the powerful weed “acanthus” or “bears-breech” that grows in the “vroege vogel” – forest and “kromsloot” – park in Almere under control. To centralize and house this population, a sheep stable was needed. The stable is designed with an a-symmetrical homogeneous cross-section. The part of the building where the sheep reside is relatively low; the high part is situated above the (public) pathway and the hay storage section, making it possible to store a maximum amount of hay. This shape also creates a natural flow for the air inside the building, which is refreshed by two slits at the foot of each long side of the building. The detailing of the corner of the building, where the long façade ends and the gable starts, is extremely important for the overall experience of the architecture of this building. It emphasises the cross sectional shape of the building, and finishes the long façade of the building, which starts as a façade and slowly becomes roof. The construction (pine) and cladding (Western Red Cedar) are made of wood. Only the curved girders are made of steel. This was done to emphasise the tube-like shape of the interior, which would have been less strong using twice as high wooden girders.The tube has three strategically placed daylight openings, of

Sheep Stable 70F Architecture



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• Sheep Stable • 135

type sheep stable place Almere, The Netherlands date 2008 client Community of Almere size 126 m2 cost 150.000 â‚Ź photo Luuk Kramer fotografie & film

design team 70F project leader Bas ten Brinke project architect Bas ten Brinke MScA

Nella città di Almere, un centro con quasi 190.000 abitanti, sono presenti diverse fattorie didattiche: una di queste, che si trovava nel parco "den Uyl", è stata distrutta da un incendio nei primi anni Ottanta che ne ha lasciato solo le fondazioni in cemento. All'inizio del 2005 l'amministrazione comunale ci ha affidato l'incarico di progettare una nuova fattoria didattica nello stesso sito: l'edificio è stato costruito sulle stesse fondazioni, utilizzando quasi esclusivamente fondi da donazioni, e completato alla fine del 2008. Abbiamo previsto un involucro di legno con un sistema a facciata aperta per la metà superiore dell'edificio, consentendo una circolazione d'aria continua all'interno della fattoria. Metà dell'edificio è destinata a stalla, mentre l'altra metà ospita servizi igienici, un deposito e al secondo piano un ufficio e un'altra area di deposito. La stalla propriamente detta non ha un piano superiore. Percorrendo il lato lungo dell'edificio, si passa accanto agli animali che stazionano a destra e a sinistra dentro recinti. L'edificio è privo di porte, sostituite da sei imposte, due per il pubblico sui lati corti dell'edificio, e quattro per gli animali, due su ogni lato lungo. Le imposte si aprono manualmente o meccanicamente al mattino, grazie a un meccanismo che reagisce alla prima luce del giorno, e si richiudono di nuovo al calare del sole. Gli animali imparano facilmente a rientrare in tempo, se ne hanno necessità.

Petting Farm 70F Architecture



Most city parts of Almere, a city with almost 190.000 inhabitants, have a petting farm. In the ‘den Uyl’ park there used to be one, but it burned down in the early 80’s, leaving only its concrete foundation. Early 2005 we were commissioned by the municipality of Almere to design a new petting farm on the exact location and the remaining foundation. The building was finally built using almost only sponsored money, and finished late 2008. We designed a wooden box with an open facade system for the upper half of the building, allowing the wind to ventilate the whole farm continuously. Half of the building is stable; the other half consists of toilets, storage and on the second floor an office and storage. The stable itself has no second floor. As you walk lengthways through the building, you will pass the animals that are contained to the left and to the right behind fences.There are no doors in the building, but there are six shutters, two for the public on the short ends of the building and four for the animals, two on either long side of the building. These shutters will open manually or automatically in the morning, reacting on the upcoming sun, as they will close again at the end of the day, when the sun goes down. The animals will easily learn to be inside again on time, if they like. At night, the building becomes a light beacon in the park.

Con il buio, l'edificio si accende diventando un faro luminoso nel parco. Potremmo dire che l'edificio, oltre a essere totalmente privo di aggressività estetica, si risveglia e va a dormire ogni giorno.

One could say that the box, a building extensively reduced in aesthetic violence, wakes up and goes to sleep every day.

Front facade

Longitudinal section



public area

hay storage

First floor

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Ground floor


• Petting Farm • 143


Architecture for animals