Lo spazio cosmico di Leonidov

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Indice ***


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Introduzione 17

Nepman 33

La suite in nero 43

All that is solid melts into air 65

Leonidovščina 75

Postcostruttivista 89

Le anime morte 95

Disgelo 105

Bibliografia 117

Biografia


Nepman ***

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I

l compito che si pone l’architettura sovietica degli anni Venti è la costruzione dell’ambiente fisico che renda possibile il nuovo “modo di vita socialista”. Le sue tendenze più radicali non si limitano a progettare le case per il cittadino sovietico o gli edifici delle istituzioni che lo rappresentano, ma operano attivamente per modificarne l’esistenza, la coscienza e il corpo fisico. Un progetto che agisce sugli oggetti d’uso, su tutti i “doppi” dell’uomo (i vestiti e indumenti da lavoro disegnati dalla Popova e da Rodčenko, ad esempio), sugli spazi individuali e su quelli della produzione, sulla città, sullo sterminato territorio dell’URSS, fino a immaginare la conquista dell’atmosfera terrestre e poi quella del cosmo: «un mondo fantastico parallelo, un’utopia sopra e oltre la realtà sovietica»1. Un programma estetico “totale e totalitario” il cui termine ultimo è la creazione di un “superproletario” pronto a fondersi in un’indistinguibile unità biomeccanica con i macchinari delle officine con i quali ha sincronizzato i suoi movimenti, a vivere in case concepite come macchine in continua trasformazione come quelle progettate dagli architetti costruttivisti, a librarsi sulle steppe russe in congegni volanti individuali come il “letatlin” di Vladimir Tatlin, a guarire dalla morte grazie al continuo ricambio del plasma teorizzato da Aleksandr Bogdanov, a colonizzare l’orbita terrestre nelle città volanti disegnate da 1. T. Vujoševič, Modernism and the making of the Soviet New Man, Manchester University Press, Manchester 2017, p. 29. Mia la traduzione.

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Sede e tipografia dell’«Izvestia», 1926. Assonometria © Lanini, Antoni, Barsanti, Benvenuti, Guadagni

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artisti e scienziati che ritengono che il destino manifesto dell’umanità liberata dall’oppressione e dal bisogno sia nella conquista del cosmo, nella realizzazione di un socialismo planetario. Una linea di pensiero che funge da incubatore per la grande cosmonautica sovietica come per la speculazione metafisica delle avanguardie: Krutikov immagina una serie di città volanti trainate da dirigibili e raggiungibili con navicelle monoposto, Kal’mykov progetta Saturnij, uno sterminato insediamento anulare che gira intorno alla Terra come gli anelli di Saturno. Anche i primi progetti di Leonidov sono volumi che, pur se apparentemente disancorati dal suolo e dalla città per la quale sono pensati, stabiliscono una serie di trame e di relazioni concrete con i luoghi urbani sui quali insistono. Il progetto per la sede e la tipografia del quotidiano «Izvestia», concepito nel 1926 quando è ancora studente, investiga su uno dei motori della modernizzazione bolscevica: la stampa come strumento di agitazione e propaganda, cinghia di trasmissione tra il Partito e i cittadini sovietici. Le sedi dei quotidiani, spesso con le annesse officine tipografiche, sono uno dei temi principali del costruttivismo. Ricordiamo i progetti dei fratelli Vesnin e di Mel’nikov per gli uffici della «Leningradskaja Pravda» (1924). A essere messo in scena in queste proposte è il lavoro redazionale della produzione delle notizie, l’edificio tutto si tramuta in un rotore informativo dove in un flusso continuo scorrono slogan e dispacci 23


Istituto di Bibliometria Lenin, 1927. Assonometria © Lanini, Antoni, Barsanti, Benvenuti, Guadagni

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All that is solid melts into air ***

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I

l club è la cellula di una nuova città. È parte di un’infrastrutturazione leggera – insieme ai banya (i bagni pubblici), le mense, le grandi case collettive, i crematori – che innerva la metropoli ereditata dallo zarismo e ne attiva alcune parti. È il luogo dove si svolge la trasformazione delle masse contadine in proletariato urbano, dove si costruisce la coscienza di classe, dove si svolgono quelle grandi campagne di progresso – l’alfabetizzazione, la prevenzione delle malattie infettive, l’emancipazione femminile – attraverso le quali si deve manifestare l’implementazione in senso socialista della vita quotidiana. I club sono i monumenti a questa fase della storia dell’Unione Sovietica e si rappresentano con forme adeguate a questo fine. Ilya Golosov ritiene che il club abbia la stessa importanza che hanno avuto le residenze nobiliari nello sviluppo della città mercantile e dunque lo costruisce come un palazzo, il palazzo del proletariato. Per Mel’nikov il club è invece il luogo nel quale il bolscevismo costruisce e mette in scena i propri miti fondativi e lo immagina come un teatro, come una vera e propria macchina che cambia di continuo la propria fisionomia e che ne proietta alcune parti nella vita metropolitana. Leonidov termina la propria riflessione su questo tema con due progetti gemelli del 1928, i club sociali di nuovo tipo A e B. Si tratta di complessi costruiti attorno a grandi sale collettive ogivali – di nuovo delle biblioteche/planetari –, a piastre quadrate attrezzate, a giardini botanici, a vaste aree sportive, a pennoni radio reticolari dove attraccano i dirigibili. 43


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Palazzo della Cultura al quartiere Proletarskij, 1930. Assonometria d’insieme © Lanini, Antoni, Barsanti, Benvenuti, Guadagni

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Leonidovščina ***

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I

l drastico cambiamento della politica sovietica a cavallo degli anni Trenta pone le basi per quel complesso fenomeno culturale che è il Realismo Socialista. Un progetto estetico totale, in termini ideologici contiguo a quello delle avanguardie perché entrambi fondati sull’utilizzazione di pratiche artistiche per modellare in forme radicali l’esistenza umana1. La rivoluzione staliniana liquida la stagione della NEP sostituendola con l’economia pianificata dei piani quinquennali, rinuncia alla rivoluzione internazionale per il “socialismo in un solo paese”, inaugura un programma di industrializzazione forzata e di collettivizzazione delle campagne al prezzo di indicibili sofferenze, liquida il blocco intellettuale cosmopolita e internazionale che si era costituito durante la stagione della guerra civile a favore di un ceto tecnico-burocratico di nuova formazione. Le avanguardie, che hanno fallito nel migliorare in termini sostanziali le condizioni di vita della popolazione della Russia sovietica, lottano per l’egemonia nella politica culturale contro un movimento di studenti e giovani artisti – spesso di estrazione provinciale e che hanno beneficiato dell’ascensore sociale prodotto dalle riforme staliniane – che ritengono invece sia necessario tornare a forme auliche legate alla tradizione classicista o a quella nazionale russa. 1. Cfr. B. Groys, Gesamtkunstwerk Stalin, Karl Hanser Verlag, Monaco-Vienna 1988; trad. it. Lo Stalinismo ovvero l’opera d’arte totale, Garzanti, Milano 1992 e V. Papernyj, Cultura... cit.

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Ivan Leonidov (al centro) con Karo Alabjan (a destra) e Aleksandr Vlasov (in piedi). © Lidia Komarova

Leonidov è il primo bersaglio di una polemica che segna il corso dell’architettura sovietica. I suoi progetti della fine degli anni Venti sono accusati di essere reazionari, prodotto di un compiacimento estetico solipsista e piccolo-borghese, opere di fantasia quando non atti di esplicito sabotaggio. È ritenuto responsabile di aver creato una tendenza nell’architettura sovietica (la Leonidovščina, il “Leonidovismo”) che riduce il progetto a un diagramma e il linguaggio a un’astrazione incomprensibile per le masse, come dimostrato dall’assoluta preminenza della pianta come sistema di organizzazione spaziale e dell’orizzontalità come dispositivo compositivo. L’eclisse della stella di Leonidov è repentina ma in realtà di breve durata. C’è una bella fotografia di 66


quegli anni, che ci mostra Leonidov in compagnia del suo grande accusatore Karo Alabjan, circondato da un gruppo di giovani pionieri2. Di fronte allo sguardo compiaciuto di Alabjan, colui che ha orchestrato la caccia alle streghe che porterà al calvario giudiziario e alla condanna a morte di Mikhajl Okhitovič, il linguaggio del corpo di Leonidov ci rimanda una postura rigida, circospetta, molto lontana dalle pose da enfant terrible ostentate durante gli anni del Vchutemas. Un’immagine che racconta un’epoca – quella della “morte dell’avanguardia” – e della grande difficolta di Leonidov nel riposizionarsi all’interno del rinnovato quadro delle istituzioni demandate alla produzione architettonica. Un periodo di transizione in cui elabora alcuni progetti di grande interesse che lasciano intravedere, sia pure per breve tempo, la possibilità di un’opzione postcostruttivista, ma ancora legata alle esperienze europee, per l’architettura dell’URSS. Il primo è il progetto per piazza Serpukhova (1931), uno snodo infrastrutturale molto importante posto lungo uno degli anelli esterni della città. È uno dei vecchi accessi meridionali a Mosca, un vasto spazio quadrato dove convergono varie parti urbane. Leonidov ritiene che non sia possibile per questa area un unico disegno riassuntivo e propone dunque uno schema fatto di edifici isolati che si dispongono a costituire un foro 2. A.P. Gozak, A. Leonidov, Ivan Leonidov, Academy Editions, Londra 1988, p. 134.

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Palazzo dei Soviet, 1931-33. Assonometria © Lanini, Antoni, Barsanti, Benvenuti, Guadagni

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Ma l’entry del gruppo Sass, firmato da Leonid Pavlov e Pavel Aleksandrov (suoi allievi e abituali collaboratori) fanno ipotizzare la sua presenza nel team4. Un vero e proprio controprogetto, redatto con un chiaro intento polemico: il lotto non è quello designato – un vasto lotto libero sulla Moscova a ovest del Cremlino, esito della demolizione della Chiesa del Salvatore – ma un’area non identificata, probabilmente sulle pendici della Collina dei Passeri, nello stesso luogo dove era stato prevista la costruzione dell’Istituto Lenin e, ironia della sorte, la stessa zona che negli anni Cinquanta sarà assegnata per una quarta fase, anche essa senza esito, di questo celebre concorso. L’edificio è un’enorme cupola in acciaio di circa 85 metri di diametro (il doppio del Pantheon, misura certamente non casuale), illuminata al piede da un’asola vetrata continua e posata su una piattaforma di pietra nella quale è incassata la sala delle riunioni plenarie. Una scelta formale che si allontana dall’estetica costruttivista per attingere a una ricerca sulle forme universali della costruzione. Ma è ancora presente una dimensione estesa, eroica, di un’architettura che si confronta con il paesaggio su scala territoriale.

4. Anche Alberto Samonà ipotizza l’attribuzione a Leonidov del progetto Sass. Cfr. A. Samonà (a cura di), Il Palazzo dei Soviet 1931-1933, Officina, Roma 1976, pp. 38-39.

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Postcostruttivista ***

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I

l Narkomtjažprom (1934) è la sede del Commissariato del Popolo per l’Industria Pesante, l’edificio simbolo di tutta la politica staliniana, rivolta a trasformare l’URSS in una superpotenza manifatturiera. La scelta di assegnare come lotto di concorso l’area sul margine est della Piazza Rossa è conseguente: l’architettura che rappresenta la modernizzazione della Russia sovietica si confronta direttamente con le mura del Cremlino, con la cattedrale di San Basilio, con il Mausoleo di Lenin, è la continuazione attraverso la tecnologia dell’autocrazia zarista e del disegno totalitario del fondatore dello stato socialista. Insieme al Palazzo dei Soviet e alla Casa del Governo di Boris Iofan terminata nel 1933, riassume la geografia del nuovo potere bolscevico. Edifici che bilanciano, anche in senso simbolico, il peso del Cremlino. Il concorso è l’occasione per operare sul tessuto della Mosca storica, sacrificando parte di Kitaj Gorod – della quale è prevista la demolizione –, ipotizzando l’isolamento dei principali monumenti all’interno di un grande parco della cultura. La proposta Leonidov consiste in un colossale stilobate monumentale che misura tutta la lunghezza della Piazza Rossa e ne raddoppia la larghezza, sul quale si innalza un cluster di tre torri tra i 170 e i 200 metri di altezza: quasi una discontinuità geologica nel panorama della capitale. Il basamento è sagomato come un’enorme tribuna per assistere alle parate e contiene una serie di servizi ad alta qualificazione metropolitana: un centro congressi, un asilo, una biblioteca, un hotel, sale espositive, alcuni 75


Narkomtjažprom, 1934. Assonometria © Lanini, Antoni, Barsanti, Benvenuti, Guadagni

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