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a linda compagna ‘im’perfetta a caterina leggiadra sirenetta a carolina rotonda folletta ...ai miei genitori leonardo ed ersilia


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cosa di significativo rispetto alla grande letteratura che in questi anni ha trattato tali temi, doveva riuscire ad individuare una via che forse si delineava tra le pieghe di discipline che, parallelamente o per sovrapposizione, già li aveva sperimentati. Lo sguardo dei fotografi, dei registi ad esempio, aveva messo a punto già un modo di osservare le cose scevro da ogni peso politico o libero da una formazione culturale tendenziosa. Forse, proprio l’assembaggio temporale di immagini diviene un modo efficace di rappresentare la complessità come in una sequenza di fotogrammi che scandaglia i dettagli di una città. Nel film “Caro diario” Nanni Moretti, passeggiando in Vespa a Roma ci permette di guardare la città, avendo sempre presente il tipo di trasformazione avvenuto e le conseguenze sociali ed ambientali che ha prodotto tale modificazione. “Le immagini operano un lavoro di sincretismo temporale presentandosi come attestazione di un presente, estivo e deprivato dalla presenza umana ma essendo accompagnate al contempo da una didascalia verbale che nomina il quartiere di appartenenza...chi guarda sa che quel presente visivo porta con sè un passato, ma a questo punto non gli è più dato dui sapere quale, l’unico esercizio che gli è concesso è quello del puro vedere, in una forma sublime di spettatorialità.”3 Questa temporalità dello sguardo è particolarmente chiara nell’episodio in cui il regista gira per il quartiere residenziale di Casal Palocco, situato tra Roma ed il mare di Ostia, costruito a partire dagli anni '50, con ville e villini con ampi giardini alberati e spazi interni recintati da muri e siepi. Attraverso il dialogo con un passante ci sottolinea come già in quegli anni la borghesia fuggiva dalla città per rifuggiarsi in quartieri chiusi e senza identità dove potevano ostentare lusso e riservatezza."Passando accanto a queste case, sento un odore di tute indossate al posto dei vestiti, un odore di videocassette, cani in giardino a far la guardia e pizze già pronte dentro scatole di cartone. Ma perché sono venuti quaggiù trent'anni fa?” e poi rivolto al passante dice “Scusi, ma perché siete venuti ad abitare qui a Casal Palocco?" il passante risponde " Ma guardi che verde, la tranquillità..." e lui " Sì, il verde ma...voi...sono sicuro una trentina di anni fa...no?...siete venuti qua. Sessantuno..." e il passante "Sessantadue", lui " Ecco...trent'anni fa Roma era una città meravigliosa", il passante ancora "Ma qui è diverso" e Moretti afferma "Qui è diverso...anche ora. Ma Roma allora era bellissima, capisce? Questo, mi spaventa. Cani dietro i cancelli, videocassette, pantofole..." Ancora più attinente la ricerca fotografica di Gabriele Basilico verso la scoperta di nuovi paesaggi urbani, la riconfigurazione nel tempo di luoghi marginali, la metamorfosi di edifici storici; evidenziando pezzi di territorio solcati da reti autostradali, panorami di citta, quartieri periferici legge la dimensione estetica della città come sublimazione della sua morfologia.. “E’ per questo forse che il mio interesse e la mia attenzione non sono rivolti alla bellezza in sè, per esempio ai grandi monumenti o all’architettura come espressione di cultura e storia, ma preferibilmente alla “città media” e in particolare alle periferie e alle zone medie, quelle nelle quali, dal punto di vista dell’architettura, la qualità dell’ambiente urbano si diluisce fino

3 - Federica Villa, “Nanni Moretti. Caro diario”, ed. Lindau, Torino 2007 Ecco il punto. Il passaggio dalla potenza all’atto fa esplodere la necessità dello spettatore, così più volte evocato dall’insistenza delle soggettive, dalla congiunzione tra erranza e veggenza, dalla profonda volontà di mostrazione che sostiene tutto questo primo capitolo. Quando il film fatto di panoramiche su case si fa, la voce lascia lo spettatore solo, lo affranca dalla sua guida e lo spone come unico destinatario. Sostanzialmente l’idea di mostrare un compimento in atto serve per mettere in evidenza la presenza irrinunciabile dello spettatore, la sua funzione come datore di consistenza alle immagini. 13


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Nella pagina successiva disegno della sovrapposizione tra la civitas seicentesca sostenuta dal palazzo acquaviva e l’impianto della città borbonica: punti di contatto e di trasformazioni. Gli edifici borbonici individuano luoghi strategici che confermano e condizionano la crescita della città intorno al nucleo cinquecentesco e alla reggia: 6 - Quartiere Militare dell’Aldifreda 7 - Ospedale MIlitare 8 - Cappella degli Schiavi Inoltre, si evidenza il mantenimento dei limiti della starza murata, dei giardini e del bosco degli Acquaviva mentre vengono soppresse alcune arterie di collegamento: viene obliterato “... Il collegamento diretto tra piazza mercato e Capua, che passava per il Monastero di San Francesco di Paola e Casagiove mentre La strada del trivio, che usciva da Caserta per via S. Elena e proseguiva per Recale e Marcianise, tagliando in diagonale l’attuale piazza Carlo III, fu poi deviata, con la costruzione della strada ellittica, dietro il quartiere orientale (oggi Caserma Pollio), e si innestava nella strada, ancora presente nelle vecchie carte, che portava al feudo di S. Martino.” Rosa Carafa e Giovanna Sarnella, “Caserta: dalla Reggia alla Chiesa di S. Agostino”, ed. rce, Potenza 2002

5 - Lucia Giorgi, “Caserta e gli Acquavita”, ed. Spring, Caserta 2004 48

Il disegno di Cassiano De Silva (Pubblicato da Giovan Battista Pacichelli nella Collezione di disegni dal titolo “Il regno di Napoli in prospettiva”, Stampatore Mutino, Napoli 1702) rappresentata in maniera precisa questa trasformazione urbana che dal passaggio dell’area mercatale da Casa Irta al Villaggio Torre fino alle trasformazioni borboniche accresce la sua dimensione intorno al Palazzo degli Acquaviva, lungo via San Carlo e lungo la strada che porta a San Nicola (l’attuale via Vico). “La Caserta dei Principi Acquaviva definisce la struttura urbana della città prima dei Borbone, ma diviene anche la base su cui i Borbone potranno intervenire con le loro operazioni di trasformazione. “La logica insediativa degli Acquaviva, concentrata sull’emergenza urbanistico - architettonica della Piazza Mercato ed allargata anche alla fondazione di complessi religiosi, rappresentava una pianificazione territoriale che si era innestata sulle preesistenze.”5 V - Caserta, prima della costruzione della Reggia, è un borgo di poche case rurali costruite attorno al Palazzo degli Acquaviva che affaccia sulla Piazza del Mercato di forma rettangolare allungata. Adiacente quest’area, alle spalle di Palazzo Castropignano vi è l’isolato del Duomo. Oltre al già esistente convento di Sant’Agostino, l’Esperti documenta l’istituzione di un convento di Carmelitani nella chiesa dell’Annunziata (sostituita dall’attuale Duomo). Se ne deduce che l’isolato del duomo, nucleo originrio del Villaggio Torre, già nei primi del ‘700 abbia cominciato ad assumere la forma attuale,con i due edifici religiosi collocati in contrapposizione nei due angoli dell’isolato. Sino al 700 il territorio casertano non subisce particolari trasformazioni. I borghi di origine medievale si accrescono sulle stesse strutture preesistenti. Bisogna attendere l'avvento dei Borbone per dare nuova spinta alla trasformazione del paesaggio che assume un aspetto tutt’oggi rintracciabile. Questo evento coincide con il periodo illuminista delle riforme: prende consistenza la borghesia provinciale e la lotta contro la feudalità conclusasi con le leggi eversive napoleoniche indebolisce i vecchi ceti nobiliari concentrati nella capitale. Iniziano i programmi di grande respiro di Carlo III che con la collaborazione del Tanucci estende la realizzazione delle opere pubbliche a tutto il Regno. Vengono progettate e realizzate strade di grande comunicazione, si organizzano i siti reali, nascono le residenze reali tra cui la Reggia di Caserta, la colonia di S.Leucio con il bosco di S.Silvestro, la Vaccheria, il complesso di Carditello. Una modifica consistente avviene nella struttura urbana che tende a svilupparsi lungo gli assi paralleli all’asse centrale del parco. In effetti, eliminati i collegamenti per Capua con la costruzione della Reggia che recide le strade che da piazza mercato si dirigevano verso ovest, la città si espande verso le tre direzioni cardinali rimanenti: nord, via Giannone verso San Leucio, est, via San Carlo verso Casa Hirta e sud, via Mazzini e via Vico verso la pianura.


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Inciso - I dipinti, le gouaches, gli acquerelli e le incisioni commissionate dai Borbone celebrano il fasto della corte napoletana. Le opere di Jacob Philipp Hackert, Giovan Battista Lusieri, Luigi Fergola o Giacinto Gigante nel riprendere la Reggia ed il suo parco, descrivono il paesaggio lussureggiante ed i borghi che circondano il palazzo reale. I vedutisti privileggiano la vista che dai colli Tifatini si proietta verso Napoli con lo sfondo del Vesuvio e delle campagne coltivate. Questo punto di vista segue l’intento strategico dei Borbone che prevedeva la ‘città nuova’ disposta lungo il Viale Carlo III sull’asse Nord - Sud. La vista seicentesca di Cassiano De Silva ritrae Caserta a partire dal Palazzo degli Acquaviva e la Piazza del Mercato disposti sull’asse est-ovest con un ideale collegamento con Casa Hirta. La rotazione di novanta gradi del punto di vista ci propone un nuovo modo di osservare il paesaggio. Il nuovo asse di fondazione si innesta sulle preesistenze dei borghi e della centuria impostando una leggera rotazione di circa 8° rispetto la griglia romana. Adagiandosi alla geografia del territorio, l’asse della


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Reggia rappresenta l’idea della nuova città paesaggio. I vedutisti ritraggono gli elementi. Nell’acquerello su carta del 1783 Giovan Battista Lusieri riprende il fertile territorio casertano che si godeva dal belvedere reale tra il monte San Michelee la piana oltre Caserta. I toni chiari e pacati, tipici dell’artista, ben si addicono alla fertile Terra di Lavoro. La veridicità della rappresentazione dell’edificato, tipica del Lusieri, in questo caso, è contraddetta nel sovradimensionamento della reggia. Su tutto spicca la mole regolare del palazzo reale che, anche se visto da lontano, mostra con chiarezza la sporgenza dei tre blocchi centrali e laterali. L’intento è quello di glorificare l’operato dei Borbone, contrapponendo così la residenza reale al resto dell’edilizia cittadina. Nella gouache del 1782 di Philipp Hackert (pagina seguente) si ritrae Caserta dall’alto della collina di Puccianiello e ci consente di vedere accanto al palazzo nuovo il primitivo palazzo degli Acquaviva, poco distante il campanile della cattedrale e poi i campi coltivati fino alle pendici del monticello.6

6 - Francesaca Capano, “Caserta per immagini: dall’iconografia alla cartofrafia di una provincia tra XVIII e XIX secolo”, in “Iconografia delle città in Campania” a cura di Cesare de Seta e Alfredo Buccaro, ed. Electa Napoli, Napoli 2007


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Casi studio


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cascata

I salto di quota

II salto di quota

reggia

ferrovia

via appia

rotonda

con l’area della Saint Gobain. L’impianto della città ottocentesca e di inizio novecento deriva dal disegno dell'asse viario progettato da Carlo Vanvitelli in direzione est - ovest contraddicendo, evidentemente, la struttura della città pensata da Luigi Vanvitelli. Il Corso Ferdinandeo misura gli isolati con una griglia di 200 x 200 metri divenendo il principio insediativo su cui si fonderà anche la città moderna. Può essere descritto in questo modo: partendo dall’innesto con l’antica via Appia si appoggia al prospetto della Reggia ed attraversa due bracci semiellittici che disegnano la grande piazza Carlo III, incrocia il borgo della Santella da cui parte il taglio trasversale di Via Ferrante e, dividendo in due emicicli porticati piazza Margherita, inizia il suo tratto di strada contraddistinto dal disporsi modulato di edifici borghesi a corte; crea un sistema urbano perpendicolare al sistema artificiale/naturale vanvitelliano; si interseca con il sistema delle aree militari intercettando la Macrico (ex piazza d’armi e deposito militare); si ricollega ai borghi rurali di San Benedetto, Falciano e Tredici terminando nella frazione di San Clemente. Il territorio casertano non ha figure geometriche che possano descriverlo se non un sistema di elementi a scala di paesaggio tenuti insieme dalla centuria, dalla corona dei Monti Tifatini e dall’asse vanvitelliano. Allora possiamo affermare che Caserta è una città paesaggio caratterizza da figure complesse ed aperte. Abbiamo ridisegnato il grande asse vanvitelliano come un sistema unitario di tipo misto e cioè paragonabile ad una moderna infrastruttura urbana che nasce dall’articolazione di elementi artificiali ed elementi naturali riuscendo a ricucire parti di territorio e a stabilire nuovi rapporti con le preesistenze. La collina di San Silvestro e la cascata, il Giardino Inglese, l’alternarsi di vasche e fontane, i giardini lungo l’asse centrale e le alberature, i ponti che individuano i salti di quota, l’attraversamento centrale del palazzo reale, la piazza ellittica ed il Viale Carlo III formano una successione di progetti correlati tra di loro, un sistema ibrido che fa interagire materiali diversi dentro nuovi equilibri ecologici, funzionali e spaziali del paesaggio. Il Giardino Inglese, ad esempio, è una parte autonoma del parco ma parte necessaria dell’intero complesso; disegnato per proporre luoghi suggestivi e densi di richiami ai modelli del tempo, definisce nuove relazioni con il contesto percepibili sia nella visione a distanza sia nel contatto che i bordi murati stabiliscono con i borghi circostanti. Anche la grande strada a sezione tripartita di Viale Carlo III e l’ellissi della piazza prospiciente la Reggia possono essere considerati progetti di tipo paesaggistico; nel loro radicamento al contesto sono capaci di costruire il carattere urbano di tali progetti. Il Vialone, disegnato per sostenere lo sviluppo futuro della nuova città di Caserta verso Napoli, oggi è una grande arteria carrabile a scorrimento veloce che potrebbe essere ripensata nelle mutate condizioni della città contemporanea. “Questo progetto, interrotto ma soprattutto stravolto dai processi urbanizzativi recenti, faceva perno sulla direttrice disegnata


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Elementi di paesaggio Caserta è costruita da elementi urbani a scala di paesaggio correlati tra loro attraverso sistemi infrastrutturali. A lato viene rappresentato uno dei sistema a scala paesaggistica contraddistinto da materiali di varia natura funzionale; è anche uno degli assi centuriali su cui, nel tempo, si sono innestati altri assi urbani. In corrispondenza delle aree di studio tale asse si interrompe sia per la presenza delle due linee ferroviarie sia per la presenza della depressione della cava orizzontale dei mulini borbonici; l’ex area industriale ‘saint gobain’ conclude tale sistema. Trasversalmente il sistema ferroviario accompagna la costruzione di una complessa susccessione di arterie secondarie, borghi storici e infrastrutture; idealmente trova un punto di partenza nella piazza ellittica del palazzo reale e termina, con naturale conformazione, nella cavea/cava Iuliano di San Clemente.

cave di puccianiello

monastero dei cappuccini

cimitero

svincolo variante anas

quartiere vanvitelli

sistema di spazi pubblici

area libera (caserma garibaldi)

area macrico

ex mulini borbonici

area ex saint gobain

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Schizzi di studio: profili in lontananza; la cava Iuliano a San Clemente

4 - Vittorio Gregotti, op. cit. 82

che, in quanto forma dell’ambiente fisico non solo nella dimensione percettivo - prospettica dell’oggetto o dell’edificio, ma anche in quella più ampiamente territoriale, riassuma e renda presente nell’attualità del momento della progettazione l’intera storicità circostante.”4 Il ridisegno di quei “materiali resistenti” che costituiscono le invarianti nel processo evolutivo storico è sviluppato attraverso i confini catastali e geografici, i percorsi storici, la trama della griglia centuriale, la giacitura degli edifici storici e l’evoluzione dell’impianto urbano e ci permette di avere un quadro chiaro delle problematiche dei casi studio. Abbiamo selezionato cinque temi come casi esemplificativi dalle modalità di trasformazione di questa area studio. Rileviamo la necessità di osservare gli organismi complessi e dinamici di questa porzione di paesaggio a partire dalla contrapposizione degli elementi naturali ed artificiali, nella variazione dei rapporti spaziali tra i sistema orografici, infrastrutturali e gli insediamenti urbani. Sono mutate le condizioni di relazione tra le residenze e gli spazi pubblici. Si può notare come, ad esempio le aree agricole si siano urbanizzate seguendo le trame catastali senza nessuna idea di piano, le colline sono state scavate senza regole a ridosso dell’abitato, le strade hanno cambiato il loro tracciato capovolgendo, in alcuni casi, il rapporto tra edificio e strada. Allora il problema è di tipo fenomenologico, cioè ci interassa approfondire come queste modificazioni nel tempo abbiano realmente mutato il modo di abitare i luoghi. Intendiamo scoprire come le parti urbane si trasformano, ci interessa meno conoscere il motivo per cui queste cambiano il loro rapporto relazionale con l’esterno. L’obiettivo è dimostrare che la definizione di queste condizioni ponga in essere tematiche progettuali e non solo di indagine. La catalogazione di questi principi trasformativi complessi individua le problematiche da risolvere per il miglioramento delle condizioni di vita e per il recupero di tali aree. Nella tavola che abbiamo chiamato carta dei temi disegnamo in maniera sintetica alcuni elementi sopra descritti. Utilizziamo una rappresentazione grafica astratta, composta dalla sommatoria di foto da terra, sezioni ed assonometrie; indichiamo un repertorio di situazioni ricorrenti che mettono in discussione le unità tipologiche tradizionali. Così l’incrocio tra la Strada Statale costruita negli anni ‘80 e la Variante Anas costruita negli anni ‘90 produce un’alterazione del tessuto storico, introduce un nuovo modo di relazionarsi tra le parti urbane interessate alla modificazione. Mentre le residenze storiche a corte rurale, ad esempio, come vedremo dopo in dettaglio, hanno perso, nella trasformazione, il loro principio costruttivo dell’introversione e di conseguenza il carattere di unità tipologica autonoma. Oggi, sono parte di un sistema più complesso che assume significato a partire dalla lettura tassonomica degli elementi minimi per giungere alla definizione del rapporto con gli spazi interni ed esterni liberi, alle aree verdi, ai limiti del lotto, al sistema di strade (storiche e di nuova formazione). Questi sistemi di relazione ricompongono quelle che noi definiamo unità tipologiche complessa di studio.


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5_ insediamento pedemontano

Carta dei temi

2 _ variante anas

3 _ tiro a segno

Borgo di San Clemente

Questo disegno individua e ricompone in modo astratto i temi di studio; sono coerenti con la questione di fondo che ricerca il nuovo modo di relazionarsi tra le residenze di nuova edificazione, le preesistenze storiche, il tessuto storico e le nuove infrastrutture in un paesaggio urbano periferico contraddistinto dall’erosione delle collinee dagli impianti industriali. 1_ strada storica 2 _ variante anas 3 _ tiro a segno 4 _ insediamento abusivo 5_ insediamento pedemontano

1_ strada storica

4 _ insediamento abusivo

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Trasformazioni di una strada rurale

schizzo che illustra la trasformazione della strada rurale in strada statale con il successivo crearsi di aree di risulta 84

Le questioni poste da questo caso studio derivano dalla ricostruzione delle fasi di modificazione del tracciato viario di collegamento tra Caserta e Maddaloni. Il percorso in esame era, prima dell’espansione recente, una strada rurale secondaria che si innestava all’asse centuriale con un’andatura sinuosa e si ricollegava al corso principale che attraversava il nucleo di San Clemente. L’allargamento e la rettifica del tracciato della strada rurale, avvenuta negli anni ottanta, ha contribuito, in maniera decisiva, alla trasformazione del carattere di questo borgo in quartiere periferico. La strada a scorrimento veloce ha consentito ai lotti, che insistevano su di essa, di acquisire un plus valore per la loro posizione. La sovrapposizione del nuovo tracciato, inoltre, ha prodotto spazi di risulta che si sono andati ad occupare col tempo. Queste aree sono state utilizzate, per la loro facilità di accesso, con funzioni terziarie: depositi di materiali edili, concessionarie automobilistiche, negozi all’ingrosso, uffici, ecc; i volumi che ritroviamo occupano e chiudono il lato verso l’antico tracciato e si aprono lasciando più spazio libero verso la strada statale. Questo sistema è divenuto una fascia di filtro per l’ubanizzazione retrostante che avviene in maniera più sistematica secondo la direzione della centuria. Nel punto in cui la strada statale incrocia l’asse storico della frazione di San Clemente avviene uno scarto dimensionale per la costruzione di due edifici alti per residenze con basamento di negozi. Costruiti negli anni ‘90 (di recente ne è stato costruito un terzo della stessa altezza e da poco si sta costruendo una struttura alberghiera), tali edifici assumono come principio insediativo il rapporto con la strada a scorrimento veloce e con il vecchio asse centuriale, disponendosi con un fronte principale ad L rivolto verso i due assi. Questi edifici sono posizionati sul limite interno del lotto ed arretrano in modo da lasciare un ampio spazio libero carrabile verso strada. Mentre i piccoli volumetti sulle aree di risulta sono autocostruiti, gli edifici alti seguono le indicazioni del Piano di Recupero; così nel primo caso c’è una corrispondenza tra forma ed impianto storico, nel secondo le indicazioni del piano, che consente più volumetria, nega la forma del lotto creando una discrepanza tra forma storica e nuove edificazioni. Proseguendo verso Maddaloni si incontra la chiesetta di Santa Maria di Macerata di origini cinquecentesca, probabilmente, posta a segnare metà centuria in direzione est - ovest con un’area alberata sul alato ovest. La costruzione della statale ha provocato queste modificazioni: la giacitura della chiesetta diverge rispetto la nuova strada formando un’area antistante l’ingresso; il vecchio piano di sedime è ad una quota inferiore provocando un dislivello tra il nuovo piano stradale e la chiesetta. Negli anni 80, sul lato sud della chiesa, è stata addossata una casa (forse una canonica) che si affaccia su di uno spazio triangolare sistemato a giardino. Si sono poi aggiunti sul lato nord - ovest altri volumi e tettoie che hanno reso introverso il lotto; è recintato con un muretto basso, una ringhiera ed un sistema di siepi alte ed alberi da frutto.


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Repertorio di situazioni tipologiche

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2 1

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Confrontiamo il tracciato storico e la strada statale generatrice di una serie di edifici speciali. Il disegno mette in evidenza le variazioni che ha subito il tracciato della strada storica Caserta Maddaloni dopo i lavori dell'allargamento della carreggiata stradale avvenuti negli anni '80 attraverso la definizione della strada statale attuale e i nuovi elementi insediativi: 1-casa alta con basamento commerciale; 2-capannone con affaccio sulla s.s. 3-chiesetta cinquecentesca

tracciato della strada statale prima degli interventi di trasformazione degli anni ottanta

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Sezioni urbane che definiscono il rapporto tra lo svincolo della Variante Anas ed il sistema di residenze di recente formazione che disegna i suoi bordi

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Decostruzione di situazione tipologica Sostituzione edilizia a Tredici

mansarda

piano commerciale e residenze

scale ballatoi

situazione prima del 2000

situazione dopo il 2000

sistema spaziale strutturale

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Classificazione degli edifici residenziali smontati per parti volumetriche e significative

residenza in parco anni ‘70

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residenza di sostituzione anni ‘00

residenza con aggiunte anni ‘90


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residenza interstiziale anni ‘60

residenza alta e basamento commerciale anni ‘90

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studi assonometrici del sistema cave, vegetazione ed elementi infrastrutturali in evidenza (foto aerea e schizzo) il nodo infrastrutturale del sottopasso che collega la cava dei mulini borbonici con l’area dell’ex sait gobain


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la sezione della cava che definisce l’area b è formata da due bordi edificati (lati lunghi) e da due bordi liberi (lati corti). Su di un lato lungo si è costruito negli anni ‘70 un edificio composto da quattro piani residenziale e un basamento destinato a garages; il lato opposto è definito da una striscia lottizata in modo abusivo con parti inedificate altre condonate ed altre in stato di rustico (con lo scheletro in cemento a vista). Ancor più imponente l’edificio per uffici nato negli anni ‘90 formato da un basamento di garages seminterrato che colma i circa 4 metri di dislivello tra la quota stradale e la cava; un porticato che disegna il piano terra sul lato lungo verso la cava e quattro piani di uffici in cutain wall. I lati corti definiscono il rapporto con la città: da una parte il lato tangente alla strada storica di collegamento tra san benedetto e caserta e punto di contatto con l’ex mulino borbonico; dall’altra l’apertura verso la linea ferroviaria e l’area della macrico. Su questo lato si legge il dislivello di circa quattro metri prodotto dallo scavo della cava. 123



Trasformazioni di un paesaggio