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N.38

10 years of wine passion


#picciniwines www.tenutepiccini.it


La Terracotta e il Vino Esperienze di Vinificazione e Affinamento dal Mondo

Impruneta

Antica fornace Agresti 24-25 novembre 2018 info@terracottaevino.com www.terracottaevino.com


CONTENTS

Toscana Sommelier | Giugno 2018 | N. 38 10 Editorial Grazie Thank you AIS TOSCANA WORLD 12 Un viaggio lungo 12 anni A 12-year journey 20 Cristiano Cini nuovo timoniere Cristiano Cini at the helm

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WINE PEOPLE 26 Piero Antinori 28 Fabio Ciacci - Abbadia Ardenga 30 Filippo Gaslini - Badia di Morrona 32 Andrea Lonardi - Bertani Domains 34 Santo La Fata - Cantina Vini di Maremma 36 Manuele Verdelli - Capannelle 38 Francesco Zonin - Castello di Albola 40 Ivano Reali - Castello di Gabbiano 42 John Matta - Vicchiomaggio 44 Andrea Cecchi 46 Lorenzo Pinzauti - Colle Bereto 48 Claudio Tipa - ColleMassari 50 Alessandro Passerotti - Diegale 52 Ferdinando de’ Frescobaldi 54 Gaddo della Gherardesca 56 Nicolò Incisa della Rocchetta 58 Filippo Mazzei 60 Giuseppe Pancrazi - Marchesi Pancrazi 62 Andrea Machetti - Mastrojanni 64 Riccardo Lepri - Montauto 66 Flavio Nuti - Podere La Regola 68 Massimo Piccin - Podere Sapaio 70 Alessandro Gallo - Rocca di Montemassi 72 Guido Serio - San Fabiano Calcinaia 74 Roberto Terzuoli - SassodiSole 76 Massimo Sensi - Fattoria di Calappiano 78 Mario Pelosi - Tenuta Casteani 80 Eva Baratta - Tenuta Monteti 82 Antonio Moretti Cuseri - Tenuta Sette Ponti 84 Efidelio Di Sessa, Francesco Lomi - Usiglian del Vescovo WINE FOCUS 88 I signori del vino The lords of the wine 96 Andar per cantine Strength in numbers


Tu invita chi vuoi...

al resto pensiamo noi! Via dei Ciliani, 122 - Prato - 0574 466752


CONTENTS

WINE TASTING 106 Brunello di Montalcino Le annate top delle Anteprime 2011 - 2018 Top vintages of the previews from 2011 to 2018 108 chianti classico riserva Le migliori riserve delle Anteprime 2011 - 2018 Best reserves of the previews from 2011 to 2018 110 Romanée Conti Semplicemente un mito Simply a myth 112 World wide red wine I grandi rossi dell’Argentina, Australia, Cile, Stati Uniti e Sud Africa The great red wines of Argentina, Australia, Chile, United States and South Africa

114 Tignanello La storia di un Supertuscan che salvò una Doc A Supertuscan wine that saved a DOC

116 Biondi Santi Nel Sancta Sanctorum del vino italiano in Toscana In the Sancta sanctorum of Italian wine in Tuscany 118

Masseto Vino sontuoso che resiste alle tendenze e alle stagioni Sumptuous wine that resists trends and seasons

120 Solaia Leggendario Igt difficile alla doma, straordinario nel bicchiere The legendary Igt, difficult to tame, extraordinary in the glass 122 Barolo Cuor di leone. Barolo Docg. Il Signore delle Langhe The Lord of the Langhe 124 Champagne Viaggio sensoriale nell’universo Champagne. Annata ‘99 A sensorial journey in the Universe of Champagne. Year ‘99

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WINE FOCUS 126 Incontro con Roberto Lodovichi presidente dell’Unione Regionale Cuochi Toscani Interview with Roberto Lodovichi President of the Regional Union of Tuscan Chefs 130 Vieri Ceccherini. il know how dietro una bottiglia. Di acqua San Felice… The know-how behind a bottle. Of San Felice water… 132 Andrea Righini spiega come nasce l’eccellenza del Pecorino Toscano Dop Andrea Righini explains how such is created Pecorino Toscano DOP

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RINNOVO QUOTA ASSOCIATIVA AIS 2018

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E’ possibile rinnovare l’adesione all’AIS nei seguenti modi: Internet, sul sito www.sommelier.it; c/c postale n. 58623208 intestato a Associazione Italiana Sommeliers, Viale Monza n. 9, 20125 Milano, causale ‘Quota AIS 2018’; Bonifico bancario, Banca Prossima Gruppo Intesa - Conto intestato a: Associazione Italiana Sommeliers – codice IBAN IT61X0335901600100000070370. La quota associativa è di 80 euro e comprende l’abbonamento annuo alla rivista ufficiale AIS e alla guida “Vitae” edizione 2018.


Magazine della Associazione Italiana Sommelier Toscana in collaborazione con l’Unione Regionale Cuochi Toscani Presidente - Osvaldo Baroncelli Direttore Responsabile - Marzia Morganti Tempestini Condirettore - Matteo Parigi Bini Direttore Editoriale - Osvaldo Baroncelli Vicedirettori - Teresa Favi, Francesca Lombardi Direttore Marketing - Riccardo Berti Direttore Commerciale - Alex Vittorio Lana Rivista realizzata da: Gruppo Editoriale S.r.l. Gruppo Editoriale

Alex Vittorio Lana, Matteo Parigi Bini Via Piero della Francesca, 2 – 59100 Prato - Tel. 0574 730203 Iscrizione al Registro degli Organi di Comunicazione (ROC): 18374 www.gruppoeditoriale.com - redazione@gruppoeditoriale.com Responsabili delle degustazioni: Massimo Castellani, Cristiano Cini, Luigi Pizzolato, Leonardo Taddei In redazione: Sabrina Bozzoni, Matteo Grazzini, Virginia Mammoli Hanno collaborato: Paolo Bini, Emiliano Bogani, Luca Carmignani, Massimo Castellani, Fabio Ceccarelli, Fiorella Chimenti, Grazia Frappi, Marco Mancini, Angelo Marongiu, Barbara Massai, Mila Montagni, Paola Rastelli, Federico Rosati, Michela Tassi, Niccolò Tempestini, Antonio Stelli Grafica: Martina Alessi, Chiara Bini Traduzioni: Tessa Conticelli, NTL Traduzioni, The Florentine Foto: Andrea Dughetti - AD Fotografia (cover), Fabrizio Bruno, Leif Carlsson Lorenzo Cotrozzi, Dario Garofalo, Nicola Impallomeni, Alessandro Moggi, New Press Photo, Pierpaolo Pagano, Pasquale Paradiso Pubblicità: Gianni Consorti, Alessandra Nardelli Editore: Associazione Italiana Sommelier - AIS Toscana Registrazione Tribunale di Prato n.15 del 29/10/2003 DELEGAZIONI presidente regionale

Osvaldo Baroncelli - presidente@aistoscana.it vice-presidente regionale Luigi Pizzolato - delegato.elsa@aistoscana.it revisori contabili regionali

Oreste Franco Belli - franco@studiotofani.it Francesca Brazzini - francesca.brazzini@studiobrazzini.it Giovanni Luchetti - g.lucchetti@tin.it vice-presidente nazionale Roberto Bellini - champagne.robertobellini@gmail.com membro di giunta nazionale

Cristiano Cini - cristianocini0@gmail.com consigliere regionale

Cristiano Cini - cristianocini0@gmail.com responsabile regionale concorsi

Simona Bizzarri- simo.bizzarri@gmail.com CONSIGLIERI REGIONALI APUANA Lorenzo Chiappini - delegato.apuana@aistoscana.it AREZZO Massimo Rossi - delegato.arezzo@aistoscana.it FIRENZE Massimo Castellani - delegato.firenze@aistoscana.it GROSSETO Antonio Stelli - delegato.grosseto@aistoscana.it LIVORNO Paola Rastelli - delegato.livorno@aistoscana.it ISOLA D’ELBA Antonio Arrighi - delegato.elba@aistoscana.it LUCCA Leonardo Taddei - delegato.lucca@aistoscana.it PISA Guido Ferrini- delegato.pisa@aistoscana.it PISTOIA Roberto Bellini - delegato.pistoia@aistoscana.it PRATO Bruno Caverni - delegato.prato@aistoscana.it SIENA Marcello Vagini - delegato.siena@aistoscana.it VAL D’ELSA Luigi Pizzolato - delegato.elsa@aistoscana.it VERSILIA Andrea Balzani - delegato.versilia@aistoscana.it Segreteria Regionale: Francesco Ruchin - ass.toscana@aistoscana.it Trimestrale - spedizione in abbonamento postale 45% - art. 2, comma 20/b, legge 662/96 firenze - euro 3,50 FREE Copy

Stampa: Tipografia Baroni & Gori - Prato


EDITORIAL text Osvaldo Baroncelli*

Grazie

I saluti del Presidente uscente, Osvaldo Baroncelli, che lascia l’incarico in AIS Toscana dopo 12 anni di impegno personale e associativo The farewell article of outgoing president Osvaldo Baroncelli, leaving his post at AIS Toscana Al termine del mio terzo e ultimo mandato, mentre mi sto accingendo a passare il testimone a Cristiano Cini, questo è l’ultimo editoriale che mi trovo a scrivere. Potete immaginare l’emozione ma anche la gioia con la quale mi appresto a salutarvi. Sono tante le persone che desidero ringraziare: innanzitutto la mia squadra dei delegati che ha collaborato con me dimostrando sempre passione, competenza, professionalità. Abbiamo percorso molta strada in questa continua crescita dell’AIS Toscana: è soprattutto un loro merito se in ogni territorio si sono create le condizioni per uno sviluppo della nostra realtà associativa. Ringrazio lo staff di AIS Toscana: l’ufficio amministrativo, la segreteria, il Responsabile marketing e comunicazione, la Responsabile della stampa, i revisori contabili, la casa editrice di Sommelier Toscana, Gruppo Editoriale, la Commissione Didattica, il Responsabile Servizi regionali, la Responsabile Scuola Concorsi, i collaboratori esterni ed i professionisti che in tutti questi anni hanno reso possibile la crescita della nostra struttura associativa. Doveroso ringraziare anche tutti i consorzi, i produttori della Toscana che hanno consentito di rendere fattive sinergie per promuovere e comunicare al meglio il nostro terroir, così ricco di storia e arte, ma anche di lavoro quotidiano in ogni azienda, per far emergere le eccellenze del settore vitivinicolo. I risultati in questi anni ci hanno dato ragione. Così come è doveroso ringraziare le istituzioni, gli enti e le associazioni con le quali abbiamo da tempo intrapreso collaborazioni che hanno portato ad una migliore reciproca conoscenza grazie alla quale abbiamo potuto realizzare progetti ed eventi di alto spessore. Un particolare ringraziamento vorrei rivolgerlo all’Unione Cuochi Toscani che ha intrapreso, in questi ultimi anni, una sinergica collaborazione di alto livello in cui cibo evino hanno rappresentato al meglio il nostro territorio. Nelle pagine successive troverete una sorta di mio diario di bordo di questi 12 anni che per me hanno rappresentato una crescita non solo professionale, ma anche umana, dove l’amicizia e l’aggregazione sono state basi imprescindibili per un viaggio a 360 gradi che tutti ci ha coinvolto nel comune desiderio di comunicare non solo il vino, ma tutto un mondo dove l’elemento umano ha sempre prevalso. Con queste righe desidero abbracciare tutti i soci e i sommelier della Toscana e augurare loro di continuare con la stessa passione questo meraviglioso e interminabile viaggio.

At the conclusion of my third and final term, as I prepare to pass the presidential baton to Cristiano Cini, this is the last editorial I’ll be writing. You can imagine my emotion, but also the joy with which I greet you. After my years as president, there are many people I want to thank; first and foremost my team of board members who have always shown passion, expertise and professionalism in their work with me. We’ve come a long way on AIS Toscana’s ongoing journey of growth, and it’s thanks primarily to them that the conditions for the development of our organisation have been created in every area. I thank the staff of AIS Toscana: the administrative and secretarial staff, the head of marketing and communication, the head of the press office, the Sommelier Toscana publishing company, Gruppo Editoriale, the educational committee, the head of regional services, the head of school contests, the external collaborators and all the professionals who through the years have made the growth of our organisation possible. I must also thank all the Tuscan producers who have contributed to the building of a synergy to better promote and communicate our terroir - so rich in history and art, but also in the daily work that goes on in every firm to bring out the excellence of our winemaking sector. The results in recent years have proved us right. Similarly, I should thank the institutions, bodies and associations with which we have established links over the years, leading to greater reciprocal knowledge and enabling us to organise high-profile projects and events. Particular thanks are due to the Union of Tuscan Cooks, which over the past few years has embarked on a mutually beneficial collaboration of the highest standard in which food and wine become the best representation of our region. In the following pages you’ll find a kind of travel diary of these past 12 years, which for me have constituted a period of growth, not only professional but also personal, in which friendship and coming together have been the essential basis for an overall journey that has involved us all in the shared desire to talk not only about wine, but about an entire world in which the human element has always prevailed. With these lines I send each and every one of you a warm embrace and the wish that you’ll continue this marvellous and never-ending journey with the same passion as ever. *presidente AIS Toscana

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Un viaggio lungo 12 anni

Le visioni e gli obiettivi raggiunti con e per AIS Toscana The visions and goals achieved with and for AIS Toscana text Osvaldo Baroncelli


AIS TOSCANA WORLD

Abbiamo istituito una brigata di oltre 80 sommelier professionisti che hanno operato in tutte le manifestazioni istituzionali regionali We set up a team of more than 80 professional sommeliers, who have worked at all the regional institutional events

Nel 2006 ho assunto l’incarico di Presidente dell’AIS Toscana: 12 anni potranno apparire tanti, in realtà a me sembra un viaggio appena iniziato e che ha conservato la stessa emozione e passione di quel lontano 2006. Naturalmente è estremamente difficile ripercorre tutte le tappe di questo percorso, ma sinteticamente vorrei affrontarlo focalizzando alcuni punti che hanno rappresentato i solidi mattoni sui quali è cresciuta in questi anni la casa dell’AIS Toscana. DELEGAZIONI Appena insediato ho ritenuto importante rivedere la struttura e l’organigramma delle delegazioni; ho quindi tracciato una struttura di delegazione con precisi ruoli e mansioni; questo per creare una squadra che supportasse il delegato nel suo lavoro di coordinamento e fosse maggiormente snella nell’operatività. SEGRETERIA E AMMINISTRAZIONE In merito alle strutture di segreteria e di amministrazione molte cose sono cambiate in considerazione nell’enorme mole di lavoro che cresceva ogni anno. In particolare nel settore amministrativo oggi sono presenti tre dipendenti che supportano il lavoro del Responsabile Amministrativo. Si sono snellite le procedure con un nuovo software, suddividendo compiti e mansioni. Relativamente alla segreteria il lavoro che essa svolge è aumentato esponenzialmente in questi anni in quanto sono incrementati i corsi, i seminari tematici, gli aggiornamenti, gli eventi, oltre alla crescita dei servizi di sommellerie. CORSI Fin da subito ho riconsiderato il piano dei corsi, strutturando uno schema di preventivo che più rispondesse alle necessità economiche ed amministrative. I risultati in termini contabili si sono subito realizzati. In questi anni sono cresciuti i corsi e la loro qualità nei vari livelli. COMMISSIONE DIDATTICA REGIONALE Tra le sedi regionali AIS siamo stati dei pionieri nell’istituire, fina dai

I took up the post of President of AIS Toscana in 2006: 12 years may seem a lot, but to me it actually feels like a journey that’s just begun, and one which has retained the same excitement and passion it had way back in 2006. Naturally it’s extremely difficult to cover all the stages of this journey, but I’d like to give a brief overview, focusing on some of the moments that constitute the solid bricks on which the AIS Toscana house has been built during these years. COMMITTEES As soon as I took office I believed it was important to review the structure and organisation of the committees; I therefore drew up a system of committees with specific roles and responsibilities; the aim was to create a team which could support the board in its work of coordination and to streamline functions and activities. SECRETARIAL AND ADMINISTRATIVE STAFF In terms of the structure of secretarial and administrative duties, many changes have been necessary in order to handle the immense volume of work which has increased year on year. In the administrative office in particular, there are now three employees who assist the work of the Head of Administration. Processes have been streamlined by a new software system, and tasks and roles have been divided. The volume of secretarial work has risen exponentially in the past few years, due to the increase in courses, themed seminars, refresher courses and events held, as well as the growth in demand for sommelier services. COURSES I rapidly redesigned the programme of courses, constructing a preliminary plan that was more in line with the organisation’s economic and administrative requirements. In financial terms, the results were immediate. Over the years the number of courses at various levels has increased, along with their quality.

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Osvaldo Baroncelli, 72 years old, chef, sommelier, entrepreneur and consultant, leaves the presidency of AIS Toscana after twelve years of personal commitment to the association


WINE TASTING by AIS Toscana commission - ph. Pierpaolo Pagano

The development of many events and the optimization of Eccellenza di Toscana, in addition to the establishment of the School which reached its height with the awarding of Luca Martini as the World’s Best Sommelier

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AIS TOSCANA WORLD

Food & Wine in Progress oggi è un evento che promuove tutte le eccellenze vitivinicole e agroalimentari del nostro territorio Food & WIne in Progress toady is an event which promotes all the excellent wine and food specialities of our region

primi anni della mia presidenza, una Commissione Didattica Regionale per realizzare un programma di aggiornamento con numerosi seminari, che coinvolgesse relatori, degustatori e gruppo servizi, così da far crescere conoscenza e professionalità fra i nostri sommelier. Rientrano in questa ottica anche l’istituzione dei progetti Wine School – worshop a tema durante i più importanti eventi di delegazione e regionali – e il Wine Tutor, un esperto che durante gli eventi accompagna i gruppi di appassionati alla scoperta di realtà vitivinicole presenti ai banchi di assaggio. GRUPPO SERVIZI REGIONALI E’ stato inoltre istituito una brigata di oltre 80 sommelier professionisti che hanno operato in tutte le manifestazioni istituzionali regionali. COMUNICAZIONE E MARKETING Le competenze nel 2006, erano agli albori. Gradualmente, grazie anche alla collaborazione di professionisti esterni, siamo cresciuti. Il progetto di una nuova testata regionale Sommelier Toscana, la creazione di un sito web innovativo, l’attivazione di nuovi canali di comunicazione, il restyling dell’immagine grafica, nuova impostazione comunicativa degli addetti stampa, hanno consentito una crescita costante sia sotto l’aspetto della comunicazione che del marketing. Grazie allo sviluppo di questi tasselli, da applicare a tutti i settori che regolano la comunicazione della nostra realtà, si sono aperte le porte di un nuovo mondo ad AIS Toscana. EVENTI Nel 2006 l’AIS Toscana organizzava solo un evento annuale collegato alla guida AIS Nazionale: Eccellenza di Toscana. Nell’ottica della crescita, lo abbiamo fatto evolvere nel più importante appuntamento del panorama vitivinicolo regionale, creando successivamente una sinergia con l’unione Cuochi Toscani e con la manifestazione Food & Wine in Progress. Oggi grazie a queste collaborazioni e interazioni virtuose abbiamo un evento che promuove tutte le eccellenze vitivinicole e agroalimentari del nostro territorio. Parallelamente abbiamo sviluppato altri nuovi eventi

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REGIONAL EDUCATION COMMITTEE Of all the AIS regional branches, we were the pioneers in the establishment - early in my presidency - of a Regional Education Committee which would operate a programme of refresher courses in the form of numerous seminars involving speakers, tasters and service groups, in order to increase knowledge and professionalism among our sommeliers. The programme also included the establishment of the Wine School projects themed workshops held during major local and regional events - and the Wine Tutor, an expert who guides groups of wine lovers in their exploration of the grape varieties and wines available for tasting at similar events. REGIONAL SERVICE GROUPS We also set up a team of more than 80 professional sommeliers, who have worked at all the regional institutional events. COMMUNICATION AND MARKETING In 2006, these were in their infancy. Gradually, partly thanks to the collaboration of external professionals, they have grown up. The founding of a new regional publication, Sommelier Toscana, the creation of an innovative website, the activation of new channels of communication, the restyling of our image and graphics and new methods of communicating in our press office, have led to constant growth in both communication and marketing activities. The development of these and their application to all aspects involved in the communication of our sector, have opened the gates to a new world for AIS Toscana. EVENTS In 2006, AIS Toscana was organising just one event a year, linked with the national AIS: Eccellenza di Toscana. In terms of growth, we have turned this into the most important date in the region’s winemaking calendar, later establishing a collaboration with the Union of Tuscan Cooks and also the event Food & Wine in Progress. Today, thanks to such collaborations and positive interactions, we have an event which promotes


AIS TOSCANA WORLD

Le collaborazioni possono offrire importanti elementi di crescita relativa alla comunicazione e al marketing Collaborations can offer considerable scope for growth associated with communication and marketing

sul territorio con il contributo diretto delle delegazioni che a loro volta hanno coinvolto le realtà territoriali. Esempi, questi, di come le collaborazioni possano offrire importanti elementi di crescita relativa alla comunicazione e al marketing. SCUOLA CONCORSI La volontà di istituire una Scuola Concorsi Regionale nel 2006, oggi fiore all’occhiello della didattica regionale, aveva lo scopo di costruire un team di sommelier professionisti che formassero didatticamente i futuri sommelier partecipanti ai concorsi. Siamo partiti con 15 partecipanti, per arrivare quest’anno a ben 52 iscritti provenienti anche da altre regioni d’Italia. Il risultato è stato significativo: in ogni tipologia di concorso o master è salito sempre sul podio un sommelier della Toscana. Basterà sfogliare il palmares nazionale ed internazionale: 2009 Luca Martini Miglior Sommelier d’Italia, 2011 Del Carlo Gabriele Miglior Sommelier d’Italia, 2013 Andrea Balleri Miglior Sommelier d’Italia, 2013 Luca Martini Miglior Sommelier del Mondo, 2015 Andrea Galanti Miglior Sommelier d’Italia. Oltre a questi prestigiosi riconoscimenti tanti sommelier professionisti si sono aggiudicati il podio nei vari master e concorsi nazionali. SEDE Negli ultimi anni mi sono dato l’obiettivo di individuare uno spazio adeguato e capiente per la nostra sede regionale, necessario per una struttura più funzionale e operativa. Sede di corsi e seminari tematici, ma anche luogo di incontri e scambi culturali nel mondo enogastronomico. Una sorta di Scuola didattica aperta a 360 gradi al mondo che gravita intorno al vino. Ecco, questi sono gli obiettivi che tutti insieme abbiamo raggiunto per una crescita costante della nostra associazione regionale. Un viaggio ricco di soddisfazioni, emozioni, incontri e per me, un’esperienza unica della quale sono e sarò sempre orgoglioso.

all the excellent wine and food specialities of our region. In parallel with this, we have developed other new events in the local area with the direct input of the committees, who in their turn have involved businesses. An example of how collaboration can offer considerable scope for growth associated with communication and marketing. SCHOOL COMPETITIONS The desire to set up a Regional School for Competitions in 2006 - today the flagship project in our regional education provision - was aimed at building a team of professional sommeliers who could train future sommeliers taking part in the competitions. We started with 15 participants, and this year received a total of 52 entrants, including some from other Italian regions. The result was remarkable: sommeliers from Tuscany have won podium places in every kind of competition and masterclass. If we take a look at national and international awards: 2009 Luca Martini Italy’s Best Sommelier, 2011 Gabriele del Carlo Italy’s Best Sommelier, 2013 Andrea Balleri Italy’s Best Sommelier, 2013 Luca Martini World’s Best Sommelier, 2015 Andrea Galanti Italy’s Best Sommelier. In addition to these prestigious achievements, many of our professional sommeliers have won prizes in various national competitions. HEADQUARTERS In recent years I set myself the task of finding a space large enough and suitable for our regional headquarters, which was needed to make our organisation more functional. A venue for courses and seminars, but also a place for gatherings and cultural exchanges in the food and wine sphere. A kind of educational establishment completely open to the world that revolves around wine. So, these are the goals we have achieved together towards the ongoing growth of our regional association. It’s been a journey packed with satisfaction, excitement, encounters and, for me, a unique experience of which I am - and always will be - very proud.

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WINE TOP TASTING TEN by AIS Toscana commission - ph. Pierpaolo Pagano

Sarah Ferguson, Carlo Conti, Oliviero Toscani are some of the celebrities who took part in AIS Toscana events over the years, in addition to legendary wine producers such as Aubert De Villaine. Always with the support of National AIS President Antonello Majetta

1919


Cristiano Cini, the newly-elected president of AIS Toscana since June 2018


AIS TOSCANA WORLD text Marzia Morganti Tempestini

Nuovo timoniere

Cristiano Cini: sarà in carica fino al 2022 il successore di Baroncelli Cristiano Cini at the helm: Baroncelli’s successor will be in office until 2022 E’ Cristiano Cini il nuovo Presidente di AIS Toscana, 47 anni, entrato a far parte di AIS nel 1995. Si è diplomato sommelier nel 1998 e nel 1999 è diventato professionista. Sommelier nel ristorante di famiglia, La Tagliatella ad Arezzo, nel 2003 è diventato degustatore ufficiale e relatore. Nello stesso anno ha conquistato il titolo di Miglior Sommelier della Toscana. Nel 2005 ha vinto il prestigioso concorso Master del Sangiovese e per tre anni di fila, dal 2006 al 2008, è stato vice campione italiano. È entrato nel consiglio regionale e in quello nazionale AIS, è stato membro della giunta nazionale per 8 anni. Ha ricoperto l’incarico di presidente della Strada del Vino Terre di Arezzo ed è fondatore di Wine TV canale Sky interamente dedicato al mondo del vino. Resterà in carica come Presidente dell’AIS Toscana fino al 2022. Un risultato annunciato. Le sue emozioni dopo il trionfo? Ringrazio tutti per la fiducia, sono orgoglioso e onorato di essere il presidente regionale dell’Associazione da cui ho ricevuto davvero molto a livello professionale e umano, e oggi è arrivato il momento di restituire tutto quanto alla mia regione. Saranno 4 anni impegnativi e si lavorerà in gruppo. Quali sono le priorità del suo mandato? Creare un sistema di lavoro che sia inclusivo e coinvolgente, in cui i punti fermi saranno il rinnovare e perfezionare la didattica fornendo un percorso continuativo di formazione ai relatori sia vecchi che nuovi. Ciò porterà a un ulteriore innalzamento del livello di professionalità già altissima. Infine è mia priorità coinvolgere di più le risorse che AIS ha già al suo interno, per mettere tutti nelle condizioni migliori per esprimersi. Il Presidente uscente Osvaldo Baroncelli è stato riconfermato nel Consiglio. Il suo sarà un mandato all’insegna della continuità o dell’innovazione? Non ci può essere la seconda se non si comprende bene la prima. Credo sia giusto avere un mix tra l’uno e l’altro: ci saranno nuovi consiglieri e linfa nuova, ma sarà comunque importante il contributo di chi ha già alle spalle una lunga esperienza nel ruolo, per darci dei consigli. Per la prima volta un aretino sale ai vertici dell’Associazione regionale. Come vive questo “primato”? La provenienza non è un fattore, sarà importante trasmettere toscanità: un esempio che mi riguarda direttamente è la fondazione della Scuola Concorsi dodici anni fa dove, senza i delegati, tutti, che sostennero e sponsorizzarono il progetto non saremmo andati da nessuna parte. Nel programma 2018-2022 ci sono molti riferimenti a una maggior concentrazione di deleghe a livello territoriale. Quale la più importante o comunque quella più immediata da portare a compimento? È utile non solo in Toscana, ma nell’AIS in generale, far cono-

The new President, aged 47, joined AIS, Italy’s national sommelier association, in 1995. He earned his sommelier diploma in 1998 and went professional in 1999. Sommelier in his family’s restaurant, La Tagliatella in Arezzo, he became an official taster and instructor in 2003. In the same year Cini was awarded the title of Best Sommelier in Tuscany; in 2005 he won the prestigious Master of Sangiovese contest, and he then came second in Italy for three years in a row, between 2006 and 2008. He joined the AIS regional and national councils and was a member of the national council for eight years. He has also held the position of president of the Strada del Vino Terre di Arezzo association and is the founder of the Sky Channel Wine TV devoted to the wine world. Cini will remain in office as President of AIS Tuscany until 2022. Everyone supported your candidacy, so it was clear you were going to win. How did you feel when you were elected? I wish to thank everyone for putting their trust in me. I am proud and honoured to be regional president of an Association from which I have received so much on both the professional and human levels. The time has come to pay the association in my region back for what it has done for me. Four tough years await us, and we will be working as a team. What are your priorities for your mandate? Creating a working system that is inclusive and involving, in which the keys are renewing and perfecting teaching techniques, providing on-going development for instructors both old and new. This will further raise a level of professionalism that is already very high. Lastly, my priority is obtaining greater involvement of the resources AIS already has, to put everyone in a condition to express their full potential. Outgoing President Osvaldo Baroncelli is still on the Council. Does this mean that your mandate will be one of continuity, or innovation? You can’t have innovation without continuity. I believe it’s best to combine the two: there will be new directors and new lifeblood, but the advice of those who have many years of experience in the position will be important. This is the first time someone from Arezzo has headed the regional Association. What does this “first” mean to you? I don’t think origin is very important. What’s important is conveying a Tuscan identity, going beyond local rivalries. An example is the foundation of the Contest School twelve years ago, which wouldn’t have gone anywhere without the unanimous support and promotion of all the delegates. We are a team, and we are Tuscan. The 2018-2022 programme contains many references to a greater concentration of local delegates. What is the most important or most urgent thing to do?

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AIS TOSCANA WORLD

47 anni, entrato a far parte di AIS nel 1995 Aged 47, joined AIS, Italy’s national sommelier association, in 1995

scere ai soci in modo più ampio quello che facciamo. La figura del delegato dovrà essere protagonista ancora di più dei rapporti con i soci per accrescere il senso di appartenenza e partecipazione. La parola chiave sarà doppia: comunicare e condividere. Nel suo curriculum esperienze formative all’estero. Progetti di rilevanza internazionale allo studio per i prossimi anni? Possiamo dare il nostro contributo ad AIS nazionale per aprirci al di fuori dei confini della Penisola, questo è necessario e doveroso. Oggi AIS, la più grande associazione di sommellerie al mondo non è legata a nessun contesto internazionale, forse è arrivato il momento di riprendere contatti. Come ha iniziato la sua esperienza nel mondo della sommellerie? Per esigenza. Avevo 18 anni e davo una mano nel ristorante di famiglia, ho cercato un corso di formazione e ho trovato l’AIS: le persone che ho conosciuto mi hanno fatto appassionare, l’associazione stessa mi ha permesso di girare mezzo mondo. Per me è stato un processo fondamentale, più come uomo che come sommelier. Sono esperienze che cambiano e formano. Un consiglio che si sentirebbe di dare alla sua nuova squadra. Saranno loro che dovranno dare consigli a me, siamo un gruppo solido di professionisti. Abbiamo bisogno di persone con idee tese a far crescere l’Associazione: abbiamo un’identità unica ma il grande valore di un gruppo. Vorrei poter essere presente spesso nelle varie delegazioni e sentire ciò che i soci hanno da dire. Per adesso ringrazio della fiducia che mi è stata accordata, fiducia che mi auguro di continuare a meritare attraverso i fatti. Ho grande entusiasmo, voglio essere un Presidente presente per tutti.

It would be useful not only in Tuscany, but in AIS as a whole, to ensure that members know more about what we do. The delegate ought to play an even more important role in relations with members, increasing their sense of belonging and participation. There will be two keywords: communicating and sharing. You have experience working abroad; do you have any international projects coming up in the next few years? We can make our contribution to the national association to act beyond the country’s borders when necessary. AIS is now the world’s largest sommelier association, but it is not connected with any international organisation; perhaps we should re-establish contact. How did you first start out as a sommelier? I had to. I was 18, and I was helping out in my family’s restaurant. I needed to take a course, and I found AIS. The people I met made me love wine, and the association has taken me travelling around the world. It has been a very important process for me, as a man, and not only as a sommelier. Experiences like this change you, they make you who you are. Can you offer the new team a word of advice? They will be the ones who need to advise me! We’re a solid team of professionals. We need people with ideas about how the Association can grow: we have a single identity, but all the value of a group. I would like to be present frequently in the various local delegations and listen to what the members have to say. For now, I wish to thank everyone for putting their trust in me, and I hope my actions will turn out to be worthy of their confidence. I am very enthusiastic about it, and I want to be a President who is there for everybody.

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Sommelier in his family’s restaurant in Arezzo, he became an official taster and instructor in 2003


Il fattore umano The human factor Viticoltori, vignaioli, imprenditori, direttori di produzione. Insomma, il vero propellente dell’universo vitivinicolo toscano contemporaneo: il fattore umano. PerchÊ i grandi vini nascono grazie a persone eccellenti. Ecco una selezione delle nostre migliori interviste raccolte nell’arco di questi 10 anni Viticulturists, vineyard owners, professionals, company directors. In essence, the driving force behind the world of winemaking in Tuscany today: the human factor. Because great wines come to be thanks to excellent people. Here is a selection of our best interviews gathered over the past 10 years

photo Dario Garofalo


The winemaker Piero Antinori (born in Florence in 1938), Honorary President of Marchesi Antinori

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WINE PEOPLE text Teresa Favi - photo Lorenzo Cotrozzi

Il bello di cambiare

Piero Antinori, pioniere del rinascimento del vino toscano Piero Antinori, precursor of the ‘RenAISsance’ of Tuscan wines Piero Antinori, 26ma generazione di una storica famiglia fiorentina che produce vino dal 1385. Pioniere del nuovo corso della viticoltura toscana, imprenditore illuminato, in 50 anni di operato ha portato la Marchesi Antinori da 50 a 20mila ettari e sfornato vini di culto come Tignanello e Solaia. Quando nel ’66 assunse la guida dell’azienda quale situazione si trovò di fronte? La mezzadria era stata abolita da poco, dovevamo lasciare la coltura promiscua e applicare il concetto di rischio d’impresa a un settore che non lo aveva mai conosciuto. Fu una trasformazione rapidissima, i vitigni specializzati spuntavano ovunque ma le barbatelle non erano di qualità perché i vivAISti erano sovraccarichi di richieste. Risultato, i nuovi vigneti del Chianti non erano in grado di produrre vini adatti all’invecchiamento. La diminuzione di qualità ricadde rapidamente sulle vendite e anche sul nome. Il Tignanello fu il frutto di questo nuovo approccio produttivo? La prima annata è del 1971, anche se ufficialmente si parte dal ‘74, un vino talmente controverso e controcorrente che esitavamo a produrlo, tanto ci spaventava, fu Veronelli a incoraggiarci: “andate avanti così, sarà un grande vino”. Qual è stata la sua portata rivoluzionaria? Fu il primo vino a segnare il passaggio tra produzione di quantità a produzione di qualità e a dimostrare che la Toscana ha un potenziale straordinario. Oggi, com’è percepito il vino toscano nei mercati stranieri? Il cliente straniero cerca la qualità, ma vuole anche che il vino gli evochi un mondo, delle emozioni. Il nostro vino è straordinariamente comunicativo, spalleggiato dal brand “Toscana” che, però, a mio avviso, dovremmo preoccuparci non solo di sfruttare ma di gestito e coltivare con grande sapienza, a partire dalla cura per il suo paesaggio che è unico al mondo. Rientra in questa prospettiva la nuova cantina Antinori a Bargino, che tutto il mondo le invidia… Ci è piaciuto molto che il progetto si inserisse in maniera armonica nel paesaggio, quel suo essere contemporaneo ma in linea con la tradizione toscana. Mi auguro che non passi mai di moda, un po’ come le nostre antiche case coloniche che dopo secoli mantengono inalterato il loro fascino non disgiunto dalla loro solidità.

Piero Antinori is the 26th generation member of a historical family that has been producing wine since 1385. A skilled entrepreneur and the precursor of the new Tuscan viticulture program, during the 50 years he has worked at the Marchesi Antinori wine company he contributed to an expansion of the land area used for grape growing, from 50 to 20,000 hectares, producing top performing wines like the Tignarello and the Solaia When you took the leadership of the Marchesi Antinori company in 1966, what kind of situation did you have to face? The share-cropping system was just abolished, so we had to change our system of agriculture and implement the concept of entrepreneurial risk, which had never been present in this sector before. Everything changed so quickly, we started to construct specialized vineyards, but the quality of the vine cuttings was low because nurseries are limited and do not offer an endless number of plants. So the new vineyards couldn’t produce wines that were not suitable for aging. This decline in quality rapidly affected the volume of sales and our name, as well. And the Tignanello was the final result of this new productive approach? 1971 was the first year of production, though it first made its official debut in 1974: it was a controversial, nonconformist wine; we hesitated to produce it, we didn’t know whether it would be accepted, but Veronelli persuaded us: “just don’t give up, it will be a great wine”. Why has it been so important? It has been the first wine to mark the passage from a production based on quantity to a production based on quality, showing the extraordinary potential of Tuscany in this sector. How are Tuscan wines perceived on International markets? Foreign customers look for quality, but also for wines that evoke a world of escape and unique sensations. This is a communicative wine, and it is supported by the name “Toscana”, a name we should not only take advantage of, I guess, but learn to manage and cultivate wisely, starting by taking care of its landscapes that are unique in the world. The new Cantina Antinori in Bargino, that would be the envy of many wine makers from all over the world, fits well in this perspective.. We really liked the idea that the building would be harmonically integrated into the landscape, innovative but also in line with the Tuscan tradition. I hope it will never go out of fashion, like our old farmhouses whose fascination and solid structures havn’t altered even after centuries.

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Abbadia Ardenga consists of 2 areas in the comune of Montalcino, a total of 650 hectares, just ten of which are planted with vineyards growing only one grape variety: Sangiovese

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WINE PEOPLE text Paola Rastelli

Di padre in figlio

Fabio Ciacci, tradizione e qualità ad Abbadia Ardenga Fabio Ciacci, tradition and quality at Abbadia Ardenga Un’azienda che combina tradizione, storia e qualità. Abbadia Ardenga è formata da 2 nuclei nel comune di Montalcino, 650 ettari totali di cui solo dieci riservati ai vigneti dove si coltiva con dedizione solo un vitigno, il Sangiovese. Fabio Ciacci, insieme a suo fratello Paolo, seconda generazione alla guida, ne è l’energico motore. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? Mio padre Mario era dirigente di quest’azienda negli anni ‘60, ed è stato direttore del Consorzio del Brunello fino agli anni ‘80. Io e mio fratello abbiamo ereditato la sua passione e il suo rispetto assoluto per la vite. Il vostro stile di produzione in pochi battute. Più lavora bene la pianta, più semplice è il lavoro in cantina, quindi prioritario è fare il possibile per la salute della pianta. Come è cambiato il mondo dell’enologia toscana negli ultimi 10 anni? L’enologia è migliorata: nella pulizia della cantina e dei vini, nella piacevolezza, e nel rispetto del frutto, insieme al rispetto e alla valorizzazione del vigneto. Il miglior vino mai assaggiato? Sforzato Ronco del Picchio, Valtellina Superiore dell’azienda Sandro Fay, perfetto equilibrio e naturalezza nonostante l’appassimento. Il suo miglior vino? Brunello Riserva 2012 è stata un’annata davvero equilibrata, fin da subito dopo la fermentazione si percepivano tannini ben fusi con il frutto e bella potenza espressiva che poteva far durare a lungo questo perfetto equilibrio, donando carattere ed intensità all’assaggio per molti anni futuri. Come immagina che si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? Nel tempo acquistano piacevolezza e sensualità, mantenendo la struttura. L’evoluzione del frutto si amalgama molto bene con il corpo e la parte sapida. E’ nostra abitudine ogni anno stappare bottiglie di 15/20 anni per controllare l’evoluzione, e sempre con grande soddisfazione. Si sono conservate in splendida forma! Perché vale la pena visitare la vostra cantina? E’ stata ricavata all’interno di una stazione di posta sulla via Francigena, ha un fascino centenario, impreziosito da circa 1.000 utensili dell’epoca contadina che fanno parte della nostra Cantina Museo. Quindi una storia centenaria e unica… I locali che ospitano la cantina di Abbadia Ardenga a Torrenieri si trovavano al centro di strade di grande comunicazione fin dal periodo etrusco-romano. Da qui transitavano le merci scambiate tra le città etrusche di Chiusi, Roselle, Arezzo e Volterra. Successivamente la Tenuta è stata proprietà della famiglia Piccolomini.

A winery that combines tradition, history and quality. Abbadia Ardenga consists of 2 areas in the comune of Montalcino, a total of 650 hectares, just ten of which are planted with vineyards growing only one grape variety: Sangiovese. The dynamic engine behind the wine production is Fabio Ciacci and his brother Paolo, the second generation in the business. How did you get into the world of wine? My father Mario ran the business in the 60s, and was director of the Brunello Consortium until the 80s. My brother and I inherited his passion and his utmost respect for the vines. Can you sum up your approach to winemaking in a few words? The more work done by the plant, the simpler the task in the winery; so the priority is to do everything possible to ensure healthy plants. How has the wine scene in Tuscany changed over the past 10 years? Wine production has improved, in terms of cleaner wineries, cleaner vines, more pleasant working conditions and greater respect for the fruit, along with respect and appreciation for the vineyard. What’s the best wine you’ve ever tasted? Sforzato Ronco del Picchio, Valtellina Superiore produced by Sandro Fay: perfectly balanced and natural, despite the appassimento. And your best wine? Brunello Riserva 2012 was an extremely balanced vintage; immediately after the fermentation there were noticeable tannins, well-blended with the fruit and a great expressive potency that could prolong this perfect equilibrium, giving character and depth for many years to come. How do you envisage your wines evolving in 10 years’ time? Over time they acquire amiability and sensuality while retaining their structure. The development of the fruit fuses beautifully with the body and the sapidity. Every year we’re in the habit of uncorking bottles that are 15-20 years old to check how they’re doing, and we’re always very satisfied. They keep splendidly! Why is your winery worth a visit? It was built inside a staging post on the Via Francigena, so it has a centuries-old charm, embellished by around 1,000 period farming tools that are part of our Winery Museum. So it’s an ancient and very special history… The buildings that house the Abbadia Ardenga winery in Torrenieri have been at the hub of important communication routes since the Etruscan-Roman age. Goods traded between the Etruscan settlements of Chiusi, Roselle, Arezzo and Volterra passed through here. Later on the estate was owned by the Piccolomini family.

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Filippo Gaslini Alberti manages Badia di Morrona in Terricciola, one of the family’s jewels since 1939

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WINE PEOPLE text Federico Rosati

Tra vino e storia

Filippo Gaslini Alberti e la sua tenuta-modello. Badia di Morrona Filippo Gaslini Alberti and his model estate, Badia di Morrona Fondata nell’XI secolo dai conti Cadolingi di Fucecchio, Badia di Morrona è una delle più importanti dimore storiche d’Italia. Inserita nell’armonioso contesto paesaggistico toscano, in provincia di Pisa, ha visto una rinascita negli ultimi anni grazie alla sensibilità e all’attenzione della famiglia Gaslini Alberti che, da quasi ottant’anni, si è impegnata a fondo per la sua conservazione artistica e storica riportandola all’antico splendore. Questo importante monumento che è circondato da 600 ettari di terreno, di cui 110 vitati e 40 a oliveto, immersi nei colori e nei profumi della macchia mediterranea, genera vini affermati in tutto il mondo grazie a un’eccellente gestione agronomica ed enologica che sfruttano un terroir davvero singolare e una proprietà consapevolmente orientata alla qualità. L’impianto dei nuovi vigneti, la scelta e il rinnovamento dei cloni, la ristrutturazione della cantina e i continui interventi agronomici hanno la volontà di portare avanti programmi e investimenti per donare sempre qualità nel bicchiere, dimostrando professionalità e attenzione verso il consumatore. Filippo Gaslini Alberti, gestisce a Terricciola la Badia di Morrona, dal 1939 uno dei gioielli di famiglia. Cosa rappresenta per lei il concetto di Terroir? L’insieme irripetibile delle peculiarità micro pedoclimatiche di un’area più o meno ristretta che caratterizzano in modo indiscutibile qualunque vitigno coltivato. I vini del territorio di Terricciola, in pochi aggettivi? Nel nostro caso abbiamo vari tipi di terroir alcuni danno finezza ed eleganza, altri struttura e longevità ed è dal blend delle uve dei vari vigneti che otteniamo il nostro prodotto finale. Il suo abbinamento preferito tra un vino di Terricciola e un piatto della tradizione locale? Sono un appassionato di caccia e quindi consiglio il cinghiale con il Sangiovese (tipo il nostro VignaAlta). Se poi aprite una bottiglia del nostro Chianti I Sodi del Paretaio potete apprezzarlo con qualunque piatto del territorio. La vostra filosofia produttiva?  Vigneti e oliveti al massimo livello qualitativo, selezione delle uve, rispetto dell’ambiente sia nella fase produttiva di uve e olive sia in cantina e frantoio. In poche parole il nostro obbiettivo è produrre vini che esprimono al meglio il territorio dal quale provengono rispettandolo. Il suo maestro nel mondo del vino? Chiunque si sia dedicato con passione a questo meraviglioso mondo, così come mi ha insegnato mio padre Egidio che ha investito tanto tempo nel far diventare Badia di Morrona la realtà che è oggi.

Founded in the 11th century by the Counts Cadolingi of Fucecchio, Badia di Morrona is one of Italy’s most significant historic estates. Set in the picturesque Tuscan countryside in Pisa province, in recent years it has undergone a renewal, the result of the sensitivity and care of the Gaslini Alberti family, which for almost eighty years has worked tirelessly to conserve its artistic and historical heritage, and restore it to its former glory. This impressive monument is surrounded by 600 hectares of land, 110 planted with vines and 40 with olive trees, steeped in the colours and scents of Mediterranean scrub. The wines produced here are known worldwide as a result of excellent agronomic and oenological management which makes the most of a truly unique terroir and an estate consciously focused on quality. The planting of new vineyards, the selection and renewal of clones, renovation of the cellar and continual agronomic interventions are designed to implement plans and investments to bring ever-greater quality to the glass – a demonstration of professionalism and attentiveness towards the consumer. Filippo Gaslini Alberti manages Badia di Morrona in Terricciola, one of the family’s jewels since 1939. What does the concept of terroir mean to you? The unique totality of the distinctive micro soil and climatic features of a more or less restricted area that indisputably characterize any grape vine cultivated there. Can you describe the wines of the Terricciola area in a few adjectives? In our case we have various types of terroir. Some give refinement and elegance, others structure and longevity, and it is from the blend of grapes from the different vineyards that we obtain our final product. What is your favourite pairing of a Terricciola wine with a traditional local dish? I am a hunting enthusiast, and so I recommend wild boar with a Sangiovese (such as our VignaAlta). If you open a bottle of our I Sodi del Paretaio Chianti, then you can enjoy it with any local dish. What is your production philosophy? Top quality vineyards and olive groves, selection of the grapes, respect for the environment both at the production stage of grapes and olives and in the cellar and the olive-press. In short, our aim is to produce wines that express the best of their territory of provenance while respecting it. Who is your master in the world of wine? Anyone who has dedicated themselves to this wonderful world with passion, in the way I was taught by my father Egidio, who invested so much time in making Badia di Morrona what it is today.

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Andrea Lonardi, technical director of Bertani Domains, defines the company’s mission: “recognizable, classic and local”

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WINE PEOPLE text Mila Montagni

Un amore per il cru

Andrea Lonardi e Bertani Domains, un gruppo “interregionale” Andrea Lonardi and Bertani Domains, an “interregional” company Andrea Lonardi è il direttore operativo di Bertani Domains, il gruppo le cui proprietà sono distribuite tra Veneto, Friuli, Toscana e Marche. E il suo è un universo da sempre fatto di vino, cresciuto com’è in una famiglia di viticoltori della Valpolicella. Come è cambiata l’enologia toscana negli ultimi 10 anni e come si è evoluta la vostra azienda? La Toscana non è cambiata in questi ultimi 10 anni, come immagine. Dal punto di vista intrinseco del vino si è invece assistito a una migliore definizione dei diversi territori. Ad iniziare questo percorso di grande identità è stata Montalcino che ha tracciato la strada della precisa riconoscibilità. La nostra azienda ha seguito questo percorso di maturità e di affermazione identitaria e con Brunello, Vino Nobile e Chianti Classico, abbiamo investito nel cercare vini che fossero frutto di un’interpretazione toscana fedele al Sangiovese. Il miglior vino mai assaggiato? Château Montelena - Napa Valley Cabernet Sauvignon 1986. Quale è il vino Bertani Domains al quale è particolarmente legato? Sono legatissimo al progetto sui cru di Brunello di Montalcino: Vigna del Lago, Poggio al Granchio e Vigna Spuntali. Il Sangiovese sui tre versanti di Montalcino assume caratteri di precisa e unica riconoscibilità: arancia candita e note aromatiche e di erbe di macchia mediterranea nel versante sudovest, frutta rossa e sentori carnosi nel versante sud-est e note di chinotto e arancia rossa con dei tratti “pinoteggianti” nel versante nord. Diversità che consentono di esaltare il comportamento camaleontico, anche in termini di struttura tannica, di questo vitigno. Come immagina che si evolveranno i vostri vini tra 10 anni? Stiamo lavorando a vini dallo stile classico, con una migliore capacità di invecchiamento. In cantina stiamo studiando il ruolo delle fecce nei lunghi affinamenti, assieme al ruolo del legno  nelle medie e grandi capacità  e la possibilità di affinare in bottiglia. Soprattutto quest’ultimo punto può essere un importante valore aggiunto al Sangiovese nella sua evoluzione riduttiva. Bertani Domains possiede tre tenute in Toscana. Cosa vi ha guidati nella scelta? È una regione che ha tutti i requisiti per essere una delle prime aree viticole al mondo. Un marchio regionale riconosciuto a livello mondiale anche per la capacità evocativa che trasmette. Crediamo che tali valori possano prevedere uno sviluppo del quale vorremo essere attori con una più precisa identificazione locale nei singoli territori, Montalcino, Vino Nobile e Chianti Classico.

Andrea Lonardi is the technical director of Bertani Domains, the company whose properties are distributed throughout Friuli, Tuscany and Marche. And his is a universe that’s always included wine, having been raised in a family of viticulturalists from Valpolicella. How has winemaking changed in the last 10 years, and how has your company evolved? Tuscany hasn’t changed over the last 10 years, as you might imagine. From an innate wine point of view, there has instead been a better clarification of the various territories. Montalcino was the one to launch this journey of finding an identity, drawing the roadmap for recognizability. Our company has matured and affirmed its identity, and with Brunello, Vino Nobile and Chianti Classico, we’ve invested in looking for wines that are the result of a Tuscan interpretation that’s loyal to Sangiovese. The best wine you’ve ever tasted? Château Montelena - Napa Valley Cabernet Sauvignon 1986. What Bertani Domains wine are you most tied to? I’m incredibly fond of the project involving the crus of Brunello Montalcino: Vigna del Lago, Poggio al Granchio and Vigna Spuntali. The Sangiovese on the three slopes of Montalcino has precise characteristics and distinct recognizability: candied orange and aromatic notes of Mediterranean scrub on the south-west side, red fruits and hints of meat to the south-east and notes of chinotto and orange with “Pinot-ish” hints on the northern slopes. This diversity allows us to highlight the shifting attitude, also in terms of the tannins, of this vineyard. How do you see your wines evolving over the next 10 years? We’re working on wines with a classic style, with a better ability to age. In the cellar, we’re studying the role of lees in the longevity of the wines, together with the role of wood in large formats and the possibility of improvement in the bottle. This last point can especially be an important added value to the Sangiovese in its reductive evolution. Bertani Domains owns three estates in Tuscany. What guided you in your choices? It’s a region that has all the requisites for being one of the top winemaking areas in the world: a regional brand recognized internationally thanks to the evocative capabilities it conveys. We believe that these values can lead to a development, which we would like to be players in, with a more precise local identity in the single territories of Montalcino, Vino Nobile and Chianti Classico.

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Santo La Fata, a proud third-generation member, is the Vice President of Cantina Vini di Maremma

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WINE PEOPLE text Antonio Stelli - photo Andrea Dughetti

L’unione fa la forza

Santo La Fata, vice presidente di Cantina Vini di Maremma: storia di una passione Santo La Fata, vice president of Cantina Vini di Maremma: a story of passion E’ la storia della cooperazione nella Maremma Toscana, dal 1954 la Cantina Vini di Maremma, ricopre, con i suoi 300 soci, tutto il territorio della provincia di Grosseto ed è uno dei produttori più rappresentativi della Doc Maremma Toscana. Santo La Fata, alla terza generazione di socio, con orgoglio, è il vice presidente. Cosa rende speciale il lavoro della vostra Cooperativa? La sinergia di una squadra per raggiungere un solo obbiettivo. I soci spesso sono aziende famigliari che traggono parte significativa del sostentamento dal vigneto. Nonostante la dimensione sia piccola, essi svolgono un ruolo di enorme importanza come “custodi del territorio”. Quale sono le strategie per rimanere sempre competitivi e attuali? La Cooperativa, negli anni, ha intrapreso un percorso di crescita necessario è inevitabile, con la massima attenzione verso il socio che rappresenta la nostra forza vitale, non soltanto come azienda agraria. La cooperazione e la nostra storicità sono la forza per essere sempre attuali e vincenti. La Maremma è una terra con vocazione turistica in ascesa: come vede il binomio tra vino e territorio? Determinante! Un binomio indissolubile per diversificare, esaltare e rendere uniche specificità e peculiarità di ogni terroir. Qual è il vostro mercato di riferimento? Italiano e export, la cooperativa lavora per il mondo del vino, inserendo sul mercato prodotti di alta qualità con un ottimo rapporto qualità-prezzo, fruibili a tutti i tipi di consumatori. I progetti per il futuro della Cantina Vini di Maremma? Sicuramente innovazione e tecnologica. All’ultimo Vinitaly siamo stati premiati come azienda sostenibile: sostenibilità di tipo etico, sociale e produttivo. Che cosa l’ha spinta a diventare socio della Cooperativa? Sono cresciuto accompagnando mio padre nella gestione annuale della vigna, la definisco una naturale familiarità che porta poi alla passione e all’amore per la tua terra sperando sempre in un futuro brillante, come poi si è dimostrato. Cosa beve a cena con gli amici quando vuole gustare il suo territorio? Cerco sempre di diversificare e dare spazio a tutte le tipologie di produzioni vitivinicole, ognuna con le proprie caratteristiche, per donare piccoli tasselli di un puzzle che fanno grande un territorio. L’ abbinamento perfetto tra un prodotto o un piatto maremmano è un vino della vostra Cantina? Il nostro Cabernet Sauvignon Doc Maremma Toscana accompagnato dal tipico Cinghiale in umido e per i vini bianchi, Albarese Vermentino Biologico con il formaggio Riserva del Fondatore, una specialità del Caseificio Il Fiorino.

This is a story of cooperation in the Tuscan Maremma. Since 1954, with its 300 members, Cantina Vini di Maremma has extended across the Grosseto Province and is one of the most representative producers of DOC Maremma Toscana. Santo La Fata, a proud third-generation member, is the vice president. What makes your cooperative’s work special? The synergy of a team to achieve one goal. Our members are often family-run firms whose main income comes from the vineyard. Although they are small in size, they play a role of utmost importance as “local guardians”. What strategies are used to remain competitive and up-to-date? Over the years, the cooperative has launched a growth strategy with the utmost attention paid to members who are our lifeblood, not only as an agricultural firm. The cooperation and our history are the driving force that allow us to remain up-to-date and winning. The Maremma is a land with an increase in tourism. How do you view the link between wine and the area? It’s crucial. It’s a lasting link to diversify, promote and make the unique hallmarks of each terroir unique. What’s your target market? Italian and the export market. The cooperative works for the wine world, releasing high-quality products to market with an excellent price/quality ratio, targeting all types of consumers. Future projects for Cantina Vini di Maremma? There are many but definitely innovations in technology. At Vinitaly 2018 we received an award for being a sustainable producer, so sustainability in terms of ethics, social responsibility and production. What brought you to become a member of the Cooperative? I grew up seeing and accompanying my father during the yearly vineyard management. I call it a natural familiarity that becomes passion and a love for your land, always hoping for a brilliant future, which is what’s happened. What do you drink when eating with friends and you want to taste Maremma? I always try to diversify and leave room for all types of wines, each with their own traits, in order to have lots of pieces of the puzzle that make an area great. What’s the perfect pairing between a product or dish from the Maremma and a label from your winery? Our Cabernet Sauvignon DOC Maremma Toscana with a wild boar stew. For whites, Albarese Vermentino Biologico with Riserva del Fondatore cheese, a speciality of the dairy Caseificio Il Fiorino.

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Manuele Verdelli, sales manager of Capannelle winery, for over 20 years owned by James B. Sherwood, the founder and chairman emeritus of the Belmond Group

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WINE PEOPLE text Paolo Bini

Identità e futuro

L’esperienza di Capannelle raccontata da Manuele Verdelli The experience of Capannelle told by Manuele Verdelli Eccellenza del territorio chiantigiano, Capannelle è da oltre 20 anni proprietà di James B. Sherwood, fondatore e Presidente emerito del gruppo Belmond. I 16 ettari di vigneti nell’areale di Gaiole sono il cardine di una realtà esclusiva, in costante movimento e innovazione, che vanta importantissimi clienti internazionali nel settore della ristorazione e quello alberghiero. Un nucleo su cui poggia la ricettività turistica, l’attenzione all’ospite ed al paesaggio con un Wine resort di grande suggestione. Ne parla Manuele Verdelli, sales manager aziendale. Come si è avvicinato al mondo del vino? Grazie alla mia famiglia: partecipando alle vendemmie e giocando fin da piccolo fra le damigiane ho toccato da subito con mano l’uva, il prodotto principe del nostro territorio. Scelte fortunate mi hanno portato dal 2003 in Capannelle. Come si è evoluta l’azienda negli ultimi 10 anni? L’azienda ha adattato la propria tradizione e identità alle innovazioni. In 20 anni abbiamo raddoppiato la produzione e migliorato alcuni prodotti in base anche ai cambiamenti di gusto del mercato senza mai stravolgere il nostro timbro Capannelle. L’assaggio che ricorda con più piacere? Un nostro vino, Capannelle vino da tavola 1988, simbolo di un’epoca e di una dimensione davvero unica. Una grande bellezza per purezza e semplicità, un’annata nata grande che non finisce di stupire. Come immagina i vini di Capannelle tra 10 anni? Mi auguro che i vini appena nati, tra 10 anni siano ancora giovani adulti in piena salute. Vino e ospitalità vino, binomio virtuoso? Produzione e ospitalità sono due facce della stessa medaglia: una attira i visitatori nella nostra cantina, l’altra arriva spesso spinta dal successo dei nostri prodotti. Quali sono le armi vostre vincenti? Oltre al servizio con la clientela, nostro fiore all’occhiello, le piccole dimensioni che ci consentono rapide decisioni e il controllo attento e puntuale di tutte le attività. Siamo presenti in 40 mercati stranieri ma la nostra produzione annuale è rimasta di “sole” 80.000 bottiglie...ecco in questi numeri appare la qualità ed il pensiero di Sherwood. Che tipo è? Quante volte vi incontrate in azienda? Ci vediamo circa quattro volte all’anno qui o a Londra dove risiede, e ci sentiamo più volte al mese E’ un proprietario intelligente e illuminato. Dopo l’acquisto della proprietà, 21 anni fa, ha scelto di mantenere tutto il buono che già esisteva (vini, ospitalità, staff) ma ha messo al servizio dell’azienda la sua esperienza di grande imprenditore.

An excellence of Chianti Classico, for over 20 years Capannelle has been owned by James B. Sherwood, the founder and chairman emeritus of the Belmond Group. The 16 hectares of vineyards near Gaiole are the cornerstone of an exclusive estate that never stays still and forever innovates, vaunting important international clients in the restaurant and hospitality sectors. Its core business lies in tourism, a guest-centred approach and a picturesque wine resort. Manuele Verdelli, the winery’s sales manager, tells us more. What brought you into the wine world? It’s thanks to my family. Taking part in harvests and playing among demijohns as a child, I touched grapes from a young age, the finest produce the land has to offer. I was fortunate to make choices that brought me to Capannelle in 2003. How has the winery progressed in the last 10 years? The winery has adapted its tradition and identity to innovations. In 20 years we have doubled production and improved certain products based also on market changes in taste without ever distorting our Capannelle mood. The tasting that you remember the most? A Capannelle “vino da tavola” 1988, symbolic of an era and a truly unique dimension. A great beauty because of its purity and simplicity, a great vintage that never stops being amazing. How do you imagine Capannelle wines in 10 years? I hope that our young wines are still young adults in good health in 10 years’ time. Wine and wine tourism: do they go hand in hand? Production and hospitality are two sides of the same coin. One brings visitors to our winery and the other often comes due to the success of our products. What’s the reason behind your success? Our customer service is outstanding. Plus, the fact that we are small allows us to make quick decisions and to ensure careful and punctual checks of all our activities. Capannelle wines can be found in 40 markets around the world, but our annual production is still only 80,000 bottles. Sherwood’s vision and quality lies in these numbers. What’s Sherwood like? How often do you meet? We meet up about four times a year here or in London, where he lives and we speak several times a month. He’s an intelligent and enlightened owner. After having purchased the estate 21 years ago, he chose to keep all the good things that were already here (the wine, the hospitality and the staff), but he put his expertise as a leading businessman at the service of the winery.

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Francesco Zonin, Vice President of Zonin 1821

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WINE PEOPLE text Mila Montagni

Castello di Albola: un luogo dove crescere Francesco Zonin e il borgo raddese nel quale nascono il vino e la passione per questo mondo Francesco Zonin and the village where wine originates

Francesco Zonin, vice presidente di Zonin1821, con i fratelli Domenico e Michele rappresenta la settima generazione di una storia “di vite” che ha origine a Gambellara e si diffonde in Toscana, Lombardia, Piemonte, Friuli, Puglia, Sicilia, Virginia e Cile… Il suo primo ricordo di Castello di Albola? Il pensiero corre istantaneo ai più spensierati momenti trascorsi in famiglia: le nostre vacanze non erano mai lontane da dove nasce il vino e Radda in Chianti è sempre stata una delle nostre mete preferite, così come Castello di Albola è un luogo del cuore per me e per i miei fratelli. Come si è evoluta l’azienda negli ultimi 10 anni? Abbiamo sempre cercato di preservare la bellezza di Castello di Albola e di valorizzarne la storica vocazione enologica. E abbiamo capito che sua prerogativa è la capacità di esprimere diversi vini da vigneti diversi: il Sangiovese qui si carica di sfumature distintive di vigna in vigna. Abbiamo presentato di recente Santa Caterina 2015, un Chianti Classico Docg Gran Selezione. Questo cru biologico è il secondo single-vineyard prodotto qui, un Sangiovese in purezza, tratto dalle uve del vigneto che dimora ai piedi del borgo medievale dove viviamo noi e i nostri collaboratori, dove accogliamo i visitatori. Che cosa le ha insegnato il vino? Tutto o quasi. Che qualità e dimensione non sono mai nemiche, che spesso è nella botte grande che c’è il vino buono, che con la vigna e il vino bisogna saper aspettare, che col nostro lavoro dobbiamo rispettare la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Che più delle parole contano le esperienze: degustare per capire; visitare e camminare tra i filari per conoscere e apprezzare. Quale bottiglia prodotta ad Albola tiene in serbo per le occasioni speciali? Il Solatio, Gran Selezione che nasce da un piccolo vigneto di Sangiovese di un ettaro circondato dal bosco e abbarbicato a 600m di altezza, esposto a Sud-Est (nomen omen), potrebbe essere un’ottima scelta. In un’ipotetica verticale di cinque annate di questo vino, dalla 2006, prima vendemmia, ne emerge l’ottima predisposizione all’affinamento; realizzato solo negli anni migliori, la sua innata capacità evolutiva si rivela ottima in occasioni da ricordare. Come immagina che si evolveranno i vostri vini chiantigiani? Sono certo che i vini di Castello di Albola sapranno crescere, manifestando sempre più le proprie caratteristiche di freschezza, eleganza e mineralità. In un vivace dialogo tra vino, legno e bottiglia, nelle nostre cantine secolari, il Sangiovese matura conquistando sentori inediti, trovando il proprio segno distintivo. Si considera più vignaiolo o manager? Le vigne e le persone si assomigliano: cambiano col tempo ed emozionano. Io lavoro con le persone, promuovendo la cultura italiana del vino nel mondo.

Together with his brothers, Domenico and Michele, Francesco Zonin, Vice President of Zonin 1821 is the seventh generation of a story that began in Gambellara. What is your first memory of Castello di Albola? My thoughts immediately go back to carefree times spent with my family. Our holidays were never far from where wine is made, and Radda in Chianti has always been one our favourite destinations, in the same way Castello di Albola has a special place in our hearts. How has the company evolved over the past 10 years? We have always tried to preserve the beauty of Castello di Albola and to enhance its historic vocation for winemaking. And we have understood that its main quality is the ability to express different wines from different vineyards. The Sangiovese takes on different distinctive nuances from vineyard to vineyard. We recently presented Santa Caterina 2015, a Chianti Classico DOCG Gran Selezione. This organic cru is the second single-vineyard produced here, single-varietal Sangiovese made with grapes from one of the vineyards situated at the foot of the village. What has wine taught you? Just about everything. That quality and size are not enemies, that good things can often come in large packages, that when it comes to both wine and vineyards you have to know how to wait, that with our work we have to respect environmental, economic and social sustainability. Which bottle among those produced at Albola do you keep back for special occasions? I would say that Il Solatio, Gran Selezione, which comes from a small, 1 hectare Sangiovese vineyard surrounded by woods and situated at an altitude of 600m with a south-easterly exposure (nomen omen) could be an excellent choice. Over five vintages, from the first harvest in 2006, this wine has shown an optimal inclination for ageing. Made only in the best years, its innate ability to evolve and its nature make it one for memorable occasions. How do you imagine your Chianti wines will evolve? I am certain that all Castello di Albola wines will evolve, increasingly manifesting their characteristics in a combination of freshness, elegance and minerality. In a lively dialogue with wood and bottle the Sangiovese matures in our cellars, taking on unique scents and finding its mark. Do you think of yourself more as a winemaker or a manager? Vineyards and people are similar: they change with time and strike a chord. I work with people, promoting Italian wine culture around the world. And I am proud of it.

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The historic, prestigious Castello di Gabbiano Chianti Classico winery is one of Tuscany’s finest wine-producing estates, and from 2000 it is under Ivano Reali’s guidance

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WINE PEOPLE text Paolo Bini

All’ombra del Castello

Ivano Reali al Castello di Gabbiano. Qualità in vigna e identità. In primis Ivano Reali at Castello di Gabbiano. Quality in the vineyard and identity. First and foremost Castello di Gabbiano, storica e prestigiosa cantina del Chianti Classico, è una delle realtà vitivinicole più pregevoli della Toscana. Dal 2000 a oggi, sotto la guida di Ivano Reali, Castello di Gabbiano ha affrontato un ampio processo di ristrutturazione che ha rigenerato le forze e il potenziale dell’azienda. Come si è evoluta l’azienda negli ultimi 10 anni? La qualità che riusciamo a produrre in vigna oggi è la più importante garanzia della qualità del nostro vino. Dunque il nostro sforzo evolutivo si è orientato primariamente su questo aspetto. Negli ultimi anni è cambiato anche il gusto del consumatore. L’eleganza dei nostri vini toscani incontra il consenso di una parte di mercato che in passato prediligeva uno stile più improntato all’opulenza, a cui ci si conformava comunque malvolentieri. Oggi il nostro Sangiovese esprime appieno il nostro territorio senza essere modulato su note che non gli appartengono. Sono cambiate le tecniche di estrazione, le scelte dei legni e il loro impiego. Quali sono le armi vincenti di Castello di Gabbiano? Saper gestire 150 ettari nel Chianti Classico con vigneti su terreni con altitudini ed esposizioni molto diverse. L’investimento nella selezione dei nuovi cloni più idonei. Le micro vinificazioni per ottenere da ogni vigneto il massimo risultato. Fondamentale, lavorando il Sangiovese, un team di tecnici tutti toscani grandi conoscitori del territorio. E, non posso non menzionare, l’estrema bellezza della proprietà. Come si coniugano produzione del vino e ospitalità? Molto bene. Tutto ciò che ruota attorno al mondo del vino e ai suoi luoghi attira turismo; il turista è un ottimo canale di comunicazione. Abbiamo la fortuna di disporre del castello per offrire la possibilità di dimorare nel cuore della tenuta, un piccolo staff dedicato all’accoglienza dei visitatori e il ristorante “Il Cavaliere” che completa l’esperienza toscana degli ospiti. Ogni visitatore che passa poche ore o qualche giorno con noi diventa così un ambasciatore del nostro brand. Il suo vino migliore? Facile rispondere la nostra Gran Selezione ‘Bellezza’, ma dico la nostra Riserva. L’alta qualità, frutto di un metodo di lavoro moderno, lo stile tradizionale, in cui crediamo fermamente, e uno straordinario rapporto qualità prezzo, ne fanno il vino più rappresentativo dell’azienda. Come immagina i suoi vini tra 10 anni? Non lontani da quello che sono oggi. Certo, saranno il frutto di vigneti più maturi (quelli rinnovati in questi 18 anni e i nuovi in impianto). La qualità del prodotto sarà destinata a evolvere ma lo stile… mi piace pensare che rimarrà fedele a stesso.

The historic, prestigious Castello di Gabbiano Chianti Classico winery is one of Tuscany’s finest wine-producing estates. From 2000 to the present day, under Ivano Reali’s guidance, Castello di Gabbiano has undergone a far-reaching restructuring process that has regenerated the winery’s strengths and potential. How has the winery evolved in the past 10 years? The quality we are able to produce in the vineyard today is the most important guarantee of the quality of our wine. Our evolutionary strategy has, therefore, focused primarily on this aspect. Consumers’ tastes have also changed in recent years. The elegance of our Tuscan wines meets with the approval of a market segment which in the past favoured a style tending more towards opulence, with which we complied, albeit reluctantly. Today, our Sangiovese fully expresses our territory, without being modulated in a key that does not pertain to it. Extraction techniques, the choice of woods and their use have changed. What are Castello di Gabbiano’s strong suits? Knowing how to manage 150 Chianti Classico hectares with vineyards on terrains with very different altitudes and exposures. Investment in the selection of the most suitable new clones. Micro-vinification to obtain the very best result from each vineyard. An all-Tuscan team of specialists who know the territory through and through - of fundamental importance when working with Sangiovese. And, I have to say, the great beauty of the estate. How do the production of wine and hospitality combine? Very well. Everything that revolves around winemaking and its places attract tourism; the tourist is an excellent channel of communication. We are in the fortunate position of having the castle to offer the opportunity of staying in the heart of the estate, a small staff dedicated to welcoming visitors, and “Il Cavaliere” restaurant which completes our guests’ Tuscan experience. Every visitor who spends an hour or two or a few days with us so becomes an ambassador for our brand. Which is your best wine? The easy answer would be our Gran Selezione ‘Bellezza’, but I say our Riserva. The superior quality, the result of a modern processing method, the traditional style, in which we steadfastly believe, and extraordinary value for money, make it the winery’s most representative wine. How do you see your wines in 10 years’ time? Not so very different to how they are today. Certainly, they will be the fruit of more mature vineyards (those renewed in the past 18 years and those newly planted). The quality of the product is bound to evolve, but the style … I like to think that it will stay true to itself.

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Vicchiomaggio, in the heart of Chianti Classico country, is the kingdom of John Matta and his family since 1970

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WINE PEOPLE text Niccolò Tempestini

Eccellenza in vigna

Vicchiomaggio, regno di John Matta nel Chianti Classico Vicchiomaggio, John Matta’s kingdom in Chianti Classico Vicchiomaggio si estende per 130 ettari nel cuore del Chianti Classico, nel comune di Greve in Chianti, a 33 Km da Firenze e a 35 Km da Siena. E’ il regno di John Matta e della sua famiglia dal 1970. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? Cioè come è diventato produttore e perché? Nel 1970, dopo 3 anni di enologia e viticoltura ad Alba, iniziai la mia carriera come produttore di vino al Castello Vicchiomaggio, azienda che mio padre acquistò nel 1964. Questa è stata la mia “porta d’ingresso” come produttore. Come è cambiato il mondo dell’enologia toscana negli ultimi 10 anni e come in questi anni si è evoluta la sua azienda? Tutte le aziende che conosco hanno migliorato e continuano a migliorare la qualità in senso generale, difficile oggi trovare un vino “cattivo”. Noi abbiamo sviluppato il concetto dei cru aziendali, selezioni da specifiche particelle di vigneto. Quest’anno abbiamo introdotto Guado Alto 2016, un Sangiovese in purezza, corposo ma con  tannini morbidi da bere subito. Già assemblato dalle barriques e continuando l’affinamento in una botte grande da 50 Hl,  “Le Bolle 2016”, disponibile  a partire da febbraio 2020.  Quali sono i vitigni più ricorrenti nella sua produzione? Certamente il Sangiovese, i nostri Chianti Classico variano da 90% a 100%  di questo vitigno classico. Produciamo anche quantitativi limitatissimi di Cabernet Sauvignon e Merlot. Quanto conta il terroir nella buona riuscita del suo vino? Che caratteristiche ha? Le nostre vigne vantano un’eccellente esposizione, affacciate a sud con apertura sia verso est che verso ovest. Questo permette la massima esposizione solare e  un’ottima ventilazione. Anche la nostra altitudine è ideale, dai 185 mt ai 285 mt slm. La composizione del suolo è particolare, la maggior parte dei vigneti contengono 25/30% di argilla. Tutto deve essere supportato da un costante e attento lavoro in vigna. Il suo miglior vino? “La Prima” Gran Selezione Docg e FSM 2015 100% Merlot. Come immagina che si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? Nel 2004 abbiamo iniziato un programma di reimpianti conclusosi del 2017. Tutto Sangiovese, vari cloni di grande qualità, chicco piccolo, grappolo spargolo. Il futuro è già in vigna. Il miglior vino mai assaggiato? Personalmente sono contrario agli assoluti, un vino che mi ha dato enorme piacere quest’anno è stato il Barolo Monfaletto 2013, Cordero di Montezemolo. Troppo giovane direte? A me è piaciuto così come era.

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Vicchiomaggio extends for 130 hectares in the heart of Chianti Classico country: the comune of Greve in Chianti, 33 mm from Florence and 35 km from Siena. It has been the kingdom of John Matta and his family since 1970. What was your entry into the world of wine? In other words, how did you become a producer, and why? In 1970, after three years studying oenology and viticulture in Alba, I began my career as a winemaker at Castello Vicchiomaggio, a winery my father bought in 1964. This was my entry into wine production. How has Tuscan winemaking changed in the past 10 years, and how has your firm evolved during that time? All the firms I know have improved and continue to improve in terms of quality in general; today it’s hard to find a “bad” wine. We’ve developed the concept of our own cru, with selections from different parts of the vineyard. This year we’ve introduced Guado Alto 2016, a pure-variety Sangiovese, which is full-bodied but with smooth tannins and ready to be drunk immediately. Already assembled from the barriques and undergoing conditioning in a large 50 hl vat, “Le Bolle 2016”, will be available from February 2020.  What are the most commonly-used grape varieties in your products? Definitely Sangiovese: our Chianti Classicos vary between 90% and 100% of this classic grape. We also produce a very limited amount of Cabernet Sauvignon and Merlot. How important is terroir in the success of your wines? What are its characteristics? Our vines enjoy excellent exposure, south-facing and open to both east and west. This gives maximum exposure to the sun and really good ventilation. Our altitude is ideal too, between 185 and 285 metres above sea level. The soil composition is exceptional: most of our vineyards have around 25-30% clay. And it all has to be backed up by constant, attentive work in the vineyard. What’s your best wine? “La Prima” Gran Selezione DOCG and FSM 2015 100% Merlot. How do you envisage your wines evolving in 10 years’ time? In 2004 we began a replanting programme, which was completed in 2017. All Sangiovese, various clones of excellent quality with small grapes and loose clusters. Our future is already in the vineyard. And the best wine you’ve ever tasted? Personally I’m not in favour of absolutes, but a wine that gave me enormous pleasure this year was Barolo Monfaletto 2013, Cordero di Montezemolo. Too young, you think? I liked it just the way it was.


Andrea Cecchi CEO of Cecchi group. Andrea and his brother, Cesare, President of the Group, are the fourth generation of the Cecchi family to run the Cecchi family estates

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WINE PEOPLE text Federico Rosati

L’ innovazione intelligente La grande scommessa sull’eccellenza di Andrea e Cesare Cecchi How Andrea and Cesare Cecchi are betting on quality

Vocazione per la vite, cura della filiera e tecnologia produttiva all’avanguardia sono gli elementi che accomunano la produzione di Andrea e Cesare Cecchi, i cui vigneti sono dislocati tra Toscana e Umbria. Realtà produttiva e commerciale imponente, nata nel Chianti Classico nel 1893, oggi dedita a perseguire risultati di qualità ed eccellenza. Ne parliamo con Andrea Cecchi. Qual è lo stato dell’arte della produzione vitivinicola in Toscana? Oggi i produttori devono fare i conti con una situazione in repentino cambiamento a partire dai fattori climatici, sempre più imprevedibili, che negli ultimi anni rendono le vendemmie più difficili. Ma il mercato straniero è in ripresa, e torna a dedicare nuove attenzioni ai rossi a base Sangiovese, dopo un periodo di fascinazione per i bianchi aromatici e le bollicine. Un segnale forte e positivo per il vino toscano. Le scelte, per voi, decisive? Puntare sul cambiamento della percezione del marchio e sui vini di qualità, legando il concetto di eccellenza alla produzione della nostra azienda. Qualità che si traduce in trasparenza operativa, costanza qualitativa e grande rispetto della filiera. Lo spirito di collaborazione fatto di rapporti alla pari e la fiducia reciproca che siamo riusciti a tessere in questi anni con i piccoli produttori delle zone nelle quali operiamo è uno dei tasselli fondamentali della nostra filosofia. Come avete affrontato il tema dell’innovazione? Io e mio fratello Cesare rappresentiamo il cambio generazionale dell’azienda avvenuto dieci anni fa, ma siamo ancora con le mani in pasta, intenti a realizzare progetti, ad esplorare altre zone della Toscana come già abbiamo fatto in Maremma e a San Gimignano, motivati ad investire in innovazione intesa come ricerca e applicazione di tecnologie più sofisticate che industriali, ai processi produttivi. Possiamo fare questo perché sono i nostri anni migliori ma anche per la maturità di un’azienda di 125 anni. E forse stimolati dalle dimensioni dell’azienda… Nello sviluppo di un’azienda non contano le differenze dimensionali, è piuttosto una questione di pensiero. Vino del cuore? Senza dubbio Coevo, un blend di uve coltivate nel Chianti Classico, il Sangiovese e il Cabernet Sauvignon, e una parte minore proveniente dalla Maremma, il Merlot e il Petit Verdot. Nelle annate le percentuali dei vari vitigni variano leggermente intorno ad un cuore di Sangiovese che è sempre tra il 50 e il 60%. Questo è il vino che abbiamo creato noi e che sintetizza il nostro impegno, i risultati e le nostre visioni e che più di tutti rappresenta il nostro orientamento qualitativo e territoriale.

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A vocation to winemaking, care of the wine supplì chain and innovative technology are the elements that characterize the winemaking work of Andrea and Cesare Cecchi, whose vineyards are distributed indifferent zones of Tuscany and Umbria. An important production and commercial company in the Chianti region that has been making wine since 1893, committed to producing the best quality wines. Let’s talk about this with Andrea Cecchi. What is the state of the art of wine production in Tuscany? Today wine producer must deal with a situation in rapid change, starting from the climate, which has become ever more unpredictable in these last years, thus seriously affecting the grape harvests. But the international markets is growing, once more interested in Sangiovese – based red wines, after having spent some time of attention to aromatic white wines and sparkling wines. What are the decision that, in your opinion, will make the difference? To count both on the way the perception of Tuscan wines has changed and on quality wines, to make everything in our power so that idea of quality become associated with our company production. Quality in terms of operating transparency, qualitative consistency and respect for the wine supply chain. The feeling of cooperation resulting from the equal relationships and mutual trust that we have built during these years with small-scale producers in the areas where we operate is one of the basic elements of our company’s philosophy. How are you dealing with innovation? Me and my brother Cesare represent the new generation, we started to work here ten years ago, though we have currently a lot of things on the agenda: we are working on projects, we still have to explore –as we have done in Maremma and San Gimignano- other areas of Tuscany, we are motivated to invest in innovation through a research work and the application of sophisticated rather than industrial technologies to the production procedures. We can do this because we are in our best years, but also because of the experience of a 125-year- old company. And maybe because of the company’s size.. The development of a company it is always a question of mindset. Your favorite wine? Undoubtedly the Coevo, a blend of grapes harvested in the Chianti Classico region, the Sangiovese and the Cabernet Sauvignon, and a minor part of grapes from the Maremma, the Merlot and the Petit Verdot. Every year we see different percentages of grapes, always w ith at least 50% of Sangiovese. This is the wine we have created: it is the result of our commitment, our achievements and our philosophy, and it is the wine that most represents our assessment from a qualitative and territorial point of view.


Franca and Lorenzo Pinzauti have chosen Colle Bereto as a place of buen retiro in the 1970s. After renovating its spaces, it became also an agriculture company (ph. Alessandro Moggi)

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WINE PEOPLE text Fabio Ceccarelli

Amore a prima vigna

Lorenzo Pinzauti e la sua avventura nel Chianti Classico Lorenzo Pinzauti and his adventure in the Chianti Classico Il borgo medievale di Colle Bereto, una volta vigna della Chiesa di Radda, alla fine degli anni ’70 fu scelto come luogo di buen retiro di Franca e Lorenzo Pinzauti, che dopo la ristrutturazione dei locali l’hanno fatto rivivere anche come azienda agricola. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? La passione per la meccanica mi aveva proiettato in una realtà lontana, ma la campagna toscana e la natura hanno mantenuto sempre un posto di riguardo nel mio cuore. Non appena ci fu possibile, mia moglie ed io acquistammo un podere in Chianti per trascorrervi il tempo libero. Fu una conseguenza naturale la decisione di iniziare a produrre vino che si identificasse con Colle Bereto. Come è cambiato il mondo dell’enologia toscana negli ultimi 10 anni e come in questi anni si è evoluta la sua azienda? È palese un progresso continuo della qualità dei vini. Anche a Colle Bereto ad ogni raccolto cerchiamo di porre attenzione ai dettagli che ancora hanno margine di miglioramento, consapevoli che abbiamo fatto tanto, ma che c’è ancora molto su cui lavorare. Il miglior vino mai assaggiato? Con l’amico Giorgio Pinchiorri ho avuto modo di assaggiare vini eccellenti, tra gli ultimi sicuramente un Romanée Conti che ho bevuto con mia moglie. Il suo miglior vino? Il Sangiovese della Gran Selezione è quello che apprezzo di più, in quanto legato alla tradizione; ma è il Cenno (Pinot nero) quello che bevo più spesso. Come immagina che si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? Per un buon vino sono indispensabili una buona stagione, un buon terreno, e qualcuno che, con passione, riesca a curare tutto in maniera eccezionale. Guardando a queste terre con il massimo rispetto, non smetteremo mai di andare in questa direzione. C’è un carattere determinante nei suoi vini legato a Radda in Chianti? Il microclima e il suolo di Radda caratterizzano per forza i vini di questo territorio. La freschezza di questo posto ci ha permesso di coltivare anche Pinot Nero da cui oltre al Cenno facciamo uno Spumante Metodo Classico Rosé. Cosa pensa dei riferimenti territoriali nel Chianti Classico? Nelle migliori carte dei vini la divisione per zona del Chianti Classico è già presente. Contribuisce a rafforzare un legame di fiducia tra produttore e consumatore. Si comprende meglio il valore di un vino rapportandolo alla provenienza delle uve; per questo spero che sempre più aziende destinino il loro miglior vigneto di Sangiovese alla Gran Selezione. Promuovere le differenze del territorio servirà ad incuriosire nuovi clienti e a riavvicinare quelli che al primo assaggio hanno escluso il Chianti Classico dalle loro preferenze.

The medieval village of Colle Bereto, once a vineyard overseen by the church in Radda, was chosen as a place of buen retiro by Franca and Lorenzo Pinzauti in the late 1970s, who, after renovating its rooms, transformed it into an agricultural company. How did you get your start in the wine world? A passion for mechanics led me to a distant profession, but the Tuscan countryside and its nature always held a special place in my heart. As soon as it was feasible, my wife and I bought a farm in the Chianti where we could spend our free time. After that, the decision to start producing wine, Colle Bereto, was a natural one. How was the world of Tuscan wine changed in the last 10 years, and how has your company developed? There’s a clear and continual progression in the quality of wines. At Colle Bereto, with every harvest we try to place attention on the details that are still at the margin of improvement, well-aware that we’ve done a lot but that there’s still so much to work on. The best wine you’ve ever tasted? With my friend Giorgio Pinchiorri, I was able to taste some excellent wines, including the Romanée Conti, which my wife and I drank together. Your best wine? The Sangiovese Gran Selezione is the one I appreciate the best, since it’s tied to tradition; but it’s the Cenno (Pinot Noir) that I drink the most. How do you see your wines evolving over the next 10 years? For a good wine, you need a good season, good terrain and someone that, with passion, is able to take care of everything in an exceptional manner. We look at these lands with respect, and we will never stop moving in this direction. Is there a determining characteristic in your wines tied to Radda in Chianti? The microclimate and the soil in Radda naturally characterize the wines of this territory. The freshness of this place has allowed us cultivate Pinot Nero, which we use to make a traditional method Rosé bubbly, in addition to the Cenno. What do you think of the local references to the Chianti Classico? On the best wine menus, you can already see a division by area within the Chianti Classico. This contributes to strengthening the trust between producer and consumer. You better understand the value of a wine by comparing it to the provenance of its grapes. For this reason, I hope that more and more companies will dedicate their best vineyards to Sangiovese Gran Selezione. Promoting the differences of the territory will serve to interest new clients and reintroduce those who excluded the Chianti Classico from their preferences when they first tried it.

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Claudio Tipa and his sister Maria Iris have always shared their passion for nature and great wines. He fulfilled his dream creating a “Domaine� in Tuscany

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WINE PEOPLE text Sabrina Bozzoni

Tu sei una cosa grande per me Uno speciale incontro con Claudio Tipa, anima e cuore di ColleMassari A special moment with Claudio Tipa, the heart and soul of ColleMassari

Da vent’anni Claudio Tipa è il proprietario - con la sorella Maria Iris, madre di Ernesto Bertarelli (patron di Alinghi) - della Tenuta di ColleMassari nella Doc Montecucco in Maremma, poi si è aggiunto Podere Grattamacco a Bolgheri, azienda che ha abbinato il suo nome all’omonimo vino-bandiera, e successivamente Poggio di Sotto e San Giorgio a Montalcino. Mecenate, sportivo con la passione della vela, appassionato di vino da sempre e presidente del consorzio del Montecucco ha portato nell’enologia la decisione e la lungimiranza che l’hanno accompagnato nella sua vita imprenditoriale costellata di successi. Delle sue quattro aziende vitivinicole in Toscana ColleMassari è la prima e forse la più speciale, perché nata da un innamoramento. Quali sono state le tappe di questo colpo di fulmine? L’idea è partita nel 1998, quando tra le opzioni per cambiare vita c’era quella della vita in campagna. Mi proposero ColleMassari, in una Doc neonata; il castello era piuttosto diroccato ma fui preso emotivamente in modo forte, chiamai mia sorella e mio nipote e alla fine dicemmo ‘facciamo questa follia’. Quello che è iniziato come un gioco è diventato il mio lavoro. Quali sono i pregi e le caratteristiche di questa punta estrema della Maremma che la rendono adatta a produrre vini di qualità? La localizzazione geografica, a metà strada tra il Morellino e Montalcino ma con il nostro Sangiovese che ha preso l’importanza, la profondità e la longevità dei vicini ma con un pizzico di gioia in più dato dalla vicinanza al mare. Ottima posizione anche per la produzione del Vermentino. ColleMassari è una delle prime aziende in Europa, per estensione, che pratica agricoltura biologica. La strada del biologico è quella giusta? Abbiamo 1400 ettari, quasi 17.000 piante di olivo, 125 ettari di vigneti tutti ad agricoltura biologica. In più abbiamo boschi demaniali incontaminati tutti intorno. Quindi questo era il luogo migliore per il bio. La sua filosofia di produzione? La semplicità. Le mode si rincorrono e poi muoiono, noi invece ci siamo affidati alla tradizione e non ce ne pentiamo. Il momento che preferisce del suo lavoro? Amo stare in cantina e assaggiare i vini. Ma il momento che preferisco su tutti, è il periodo della vendemmia. Ricorda la prima? Certo, è un ricordo legato alla vela e a quando vincemmo la Coppa America in Nuova Zelanda nel 2003 portai laggiù alcune delle 10 mila bottiglie, davvero troppe, di ColleMassari della raccolta del 2000, che fu la prima vera vendemmia. Fu un momento indimenticabile.

For 20 years, Claudio Tipa has owned, with his sister Maria Iris, the mother of Ernesto Bertarelli (owner of Alinghi), Tenuta di ColleMassari, situated in the Montecucco DOC appellation in Maremma, before adding Podere Grattamacco in Bolgheri, a winery that has bound his name with the flagship wine, followed by Poggio di Sotto and San Giorgio in Montalcino. A sponsor and sports enthusiast with a love of sailing, wine lover and president of the Montecucco Consortium, he has brought decisiveness and farsightedness into his winemaking, attributes that have accompanied him in his successful entrepreneurship. Out of your four Tuscan wineries, ColleMassari was the first and perhaps the most special because it was born out of love. How did it come into being? The idea began in 1998, when the countryside was among the options to change my way of life. ColleMassari was suggested to me, in a DOC that had just been launched. The castle was rather rundown but it moved me emotionally, so I called my sister and my nephew and in the end we decided to “embrace the madness”. What began as fun became my job. What are the advantages and the traits of this far end of the Maremma that make it suitable for producing fine wines? The geographic location, midway between Morellino and Montalcino but with our Sangiovese that has gained the importance, depth and longevity of our neighbours, but with an additional dash of joy due to the vicinity to the sea. Excellent position also for the production of Vermentino. ColleMassari is one of the biggest wineries in Europe in terms of surface area farmed organically. Is organic the right way to go? We have 1,400 hectares, almost 17,000 olive trees, 125 hectares of vineyards, all farmed organically. Plus, we have pure state-owned woodland all round. So, this was the best place for organic. What’s your winemaking ethos? Simplicity. Trends come and go, but we stay true to tradition and we don’t regret it. When do you love your job most? I love being in the cellar and tasting the wines. But my favourite time of the year is the harvest. Do you remember your first harvest? Of course. It’s a memory associated with sailing and with when we won the America’s Cup in New Zealand in 2003. I took some of the 10,000 bottles of ColleMassari down there - too many - from the 2000 vintage, which was the first true vintage. It was an unforgettable moment.

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Alessandro Passerotti and Paola Seri, body and soul of Diegale, on the hills of Civitella Marittima, in Maremma (ph. Oliviero Toscani courtesy Diegale)

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WINE PEOPLE text Angelo Marongiu

Dieci anni di passione Alessandro Passerotti e l’arte del vino Alessandro Passerotti and the art of wine

Alessandro Passerotti guida Diegale con il supporto di tutta la famiglia, combinando vitigni tradizionali toscani e uve internazionali per valorizzare il proprio territorio, la Maremma, senza mai trascurare la qualità del prodotto commercializzato. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? Sono nel mondo agricolo del tabacco dal 1983, che tutt’ora seguo. E dopo anni di viaggi per una multinazionale del settore, con mia moglie che abbiamo deciso di cominciare questa nuova avventura come produttori vitivinicoli, grazie alla passione per il territorio e per il vino. Come è cambiato il mondo dell’enologia toscana negli ultimi 10 anni e come in questi anni si è evoluta la sua azienda? Abbiamo iniziato esattamente 10 anni fa e in questo arco di tempo ci siamo dedicati a progettare e promuovere la nostra azienda, senza mai trascurare il lavoro in vigna. Per quanto riguarda l’enologia toscana ho rilevato una netta evoluzione e in parallelo una spiccata valorizzazione della tradizione. Il miglior vino secondo lei? Quello che, alla fine della bottiglia, ti lascia il desiderio di aprirne un’altra. E invece, il suo miglior vino? Diegale 2014 (Pinot Noir 100%), un vino affinato in tonneaux e barrique molto vecchie per almeno 12 mesi e un anno di bottiglia, 13° alcolici. Elegante, morbido, di facile abbinamento ma con quel tocco di toscanità. Come immagina i suoi vini tra 10 anni? Prodotti sempre genuini e fortemente caratterizzati dl territorio. Il nostro obiettivo è non distrarsi dalla ricerca della qualità, anche a costo di non uscire in commercio se il risultato non è soddisfacente. Nuovi progetti e nuovi vini? Dopo l’ottimo risultato della Bollicina Metodo Classico di Chardonnay e Pinot Noir, è possibile che a breve proveremo a produrne anche una di solo Pinot Noir. Un altro obiettivo, nei vini bianchi, è l’affinamento in barrique e tonneaux scariche. Come ha scelto i vitigni internazionali da piantare nelle sue vigne? Assecondando passioni e desideri. Naturalmente dopo attente valutazioni agronomiche correlate da analisi del terreno e giudizio dell’enologo. Oggi il risultato è 4 ettari di Vermentino, 5 di Sangiovese, 1 di Syrah, 1,5 di Grenache, 0,5 di Cabernet Franc, 3 di Chardonnay e uno di Pinot Noir. Questi ci hanno permesso di realizzare i nostri vini: Chaver Igt Bianco di Chardonnay e Vermentino, Ciarlibò Igt Rosato di Grenache, Rossoscuro Igt Rosso di Sangiovese con Syrah, Grenache e Cabernet Franc, Diegale Igt Rosso di Pinot Noir e Cuordiccru for Oscar VSQ 36 mesi non dosato Metodo Classico di Chardonnay e Pinot Noir.

Alessandro Passerotti leads Diegale with the support of his entire family, combining traditional Tuscan vineyards and international grapes to promote the territory, the Maremma, without ever losing sight of the quality of the product. How did you get your start in the wine world? I started in tobacco harvesting in 1983, something I still pursue today. After years of traveling for a multinational corporation, my wife and I decided to start this new adventure of winemaking, inspired by our passion for the territory and wine. How was the world of Tuscan wine changed in the last 10 years, and how has your company developed? We began exactly 10 years ago and over the years, we’ve been dedicated to planning and promoting our company, without neglecting the important work that goes on in the vineyard. With regard to Tuscan winemaking, I’ve seen a clear evolution and, at the same time, a marked valorization of the tradition. The best wine, in your opinion? The one that, right through to the bottle, leaves you wanting more. And your best wine? Diegale 2014 (100% Pinot Noir), a refined wine aged in old tonneaux and oak barrels for at least 12 months and one year in the bottle, 13% vol. Elegant, soft and easily paired, but with just the right touch of “Tuscanity”. How do you see your wines evolving over the next 10 years? Evermore genuine products that are strongly characterized by the territory. Our goal is to not get distracted from aiming for quality, even if that means we won’t put our products on the market if the result isn’t satisfying. New projects and new wines? Following the excellent results of the Chardonnay and Pinot Noir bubbly made using the traditional method, it’s likely that we will soon try to produce one using only Pinot Noir. Another goal for our white wines is to age them in neutral tonneaux and oak barrels. How did you choose the international varietals to plant in your vineyards? Giving into our passions and desires, though of course, this was after a careful agronomic evaluation correlated with analyses of the terrain and the opinion of an enologist. The result is four hectares of Vermentino, five of Sangiovese, one of Syrah, one and a half of Grenache, half a hectare of Cabernet Franc, three of Chardonnay and one of Pinot Noir. These have allowed us to produce our wines: Chaver Igt Bianco with Chardonnay and Vermentino, Ciarlibò Igt Rosato with Grenache, Rossoscuro Igt Rosso with Sangiovese, Syrah, Grenache and Cabernet Franc, Diegale Igt Rosso with Pinot Noir, and a zero dosage Chardonnay and Pinot Noir Cuordiccru for Oscar VSQ, 36 months, made using the traditional method.

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Ferdinando de’ Frescobaldi, born in 1940, is president of Ornellaia and Compagnia de’ Frescobaldi

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WINE PEOPLE text Teresa Favi - photo Dario Garofalo

Libero imprenditore, anzi “vignaiolo”... Ferdinando de’ Frescobaldi e i miti di famiglia Ferdinando de’ Frescobaldi and the family myths

E’ arrivato da Firenze con la sua berlina, il marchese Ferdinando de’ Frescobaldi. Come ha alzato lo sguardo su Ornellaia, d’improvviso la stanchezza per il viaggio ha lasciato il posto a un sorriso quasi estatico, perché chiunque giunge fin qua non può essere triste. A ricordarlo, se mai ce ne fosse bisogno, l’opera “Happily Ever After” e il Confucio nel giardino della Tenuta, quasi a voler sottolineare l’esistenza tra arte e vino di un legame meditativo, quasi ascetico. Qui parlano le note sensoriali, parla la storia che ha contribuito alla nascita di un mito, parla il Marchese Ferdinando. In vigna fin da ragazzo e dal ‘64 si è dedicato a tempo pieno all’azienda di famiglia. Oggi è presidente di Compagnia de’ Frescobaldi, la holding di famiglia a cui fanno capo le società del gruppo e presidente di Ornellaia. Brillante passionario del suo lavoro e di questa terra ci racconta il vino toscano e la sua evoluzione, da un osservatorio privilegiato. Come si è evoluto il mondo del vino toscano negli ultimi decenni? Da sempre il vino toscano si contraddistingue per la sua unicità data dal forte legame che riesce a creare tra natura, territorio e l’intervento dell’uomo, che ha saputo interpretare al meglio le qualità e le potenzialità dei vitigni. Cosa rende un grappolo d’uva un vino leggendario? La sensibilità dell’uomo nel riuscire a scegliere e coltivare al meglio la vite e l’esperienza del viticoltore che deve riuscire a coltivare la pianta durante tutto l’anno tenendo in considerazione ogni variabile del clima e del territorio. E il futuro quali sfide ci riserva? E’ necessaria più apertura e disponibilità a modificarsi e migliorarsi, naturalmente sempre ponendo la massima attenzione e rispettando la storia. Per fare questo un imprenditore deve essere libero: è lui che conosce il mercato e il suo territorio e deve essere lui a portare avanti l’innovazione, ma sempre con il massimo rispetto per il territorio e la tradizione. Si considera più vignaiolo o manager? Mi sento un imprenditore agricolo. Ho sempre pestato le zolle, non sono un tecnico ed ho sempre lasciato spazio ai manager dimostrando la mia disponibilità a ascoltarli e incentivarli ad agire in libertà, evitando un appiattimento del loro entusiasmo. Mi sento agricoltore in ogni sua accezione Ai suoi figli quali valori ha trasmessi? Ai miei figli ho insegnato la responsabilità nel portare avanti un’azienda che si deve competere nel mondo e il rispetto per tutte le famiglie che lavorano e condividono il nostro impegno quotidiano.

The noble marchese Ferdinando de’ Frescobaldi has arrived here from Florence driving his sporty sedan. And, as he set his eyes on the Ornellaia, the tiredness he felt for the long journey was suddenly turned into an aesthetic smile, because when you come here you can’t avoid being happy. As the installation “Happily Ever After” reminds us, or the Confucius inside the estate’s garden, which seems to stress the secret, nearly ascetic relationship between art and wine. Here we let the wine’s tasting notes speak, and the history behind the origin of a legend, and the Marchese Ferdinando. He has grown up playing in the vineyards, and in 1964 he started to full-time work in the family winery. Today he is President of the Compagnia de’ Frescobaldi, the Holding Company of the Frescobaldi family that controls the group’s companies, and Manager of the Ornellaia. company. A brilliant lover of his work and of this territory, he tells us about Tuscan wine and its development as he sees them from his privileged perspective. How has the world of Tuscan wine developed in the last decades? Tuscan wines have always been characterized by the strong relationship between the man and the territory. The perfect balance between the ‘work’ made by nature and that made by men which has managed to understand all the qualities and the potentialities of the grapes, has resulted in extraordinary wines. How does a bunch of grape become an extraordinary wine? The work of perception behind the choice and the cultivation of grape vines, as well as the experience of vine growers, who must take care of the vines even in the most difficult years, considering every variable that has to do with the climate and the territory. And what are the challenges we are going to face in the future? We need to be more open and willing to change and make better, always, needless to say, putting the best attention in our work and respecting the tradition. In order to do so, an entrepreneur must feel free: he is the one who knows the market and territory, and he needs to be free to choose for innovation, still in the respect of the territory and the traditions, though. Do you think of yourself more as a vine grower or as a manager? I think more of myself as an entrepreneur working in agriculture. I have always walked though the fields, I have no technical skills, I have always been helpful to managers, willing to encourage them to freely make their decisions in order to strengthen their enthusiasm. I feel a farmer in every way possible. What are the lessons you taught to your children? I taught them the responsibility of carrying on the work of a company that has to open itself to the world, as well as the respect for the families that live for us and go in the same direction of us.

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Gaddo della Gherardesca, count and lord of the Maremma region, has always been a wine connoisseur and recently began producing ‘Le Vedute’

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WINE PEOPLE text Mila Montagni

Una storia... anche di vino

Gaddo della Gherardesca. La passione e la famiglia A story… about Gaddo della Gherardesca and wine, among other things. Passion and family Gaddo della Gherardesca, conte e per tradizione di secoli signore di Maremma, da sempre intenditore di vini, è produttore de Le Vedute, un rosso creato secondo i suoi gusti. Cosa sono per lei il vino di Bolgheri e Castagneto Carducci? Un vino “di famiglia”, perché fu Camillo della Gherardesca il primo a comprendere che il vino qui aveva un potenziale. Oggi è una storia che ha comunque come protagonisti lo zio Mario Incisa della Rocchetta e i cugini Antinori, nostri parenti. Cosa significa per lei Terroir, oggi? Sempre più è la “riconoscibilità”, di un territorio, ma anche di un vinificatore. Come se il vino avesse un vero e proprio volto, identificabile. Lei fa parte di una famiglia presente sul territorio da molti secoli. Cosa ha dato e può dare il bolgherese al vino e viceversa il vino al bolgherese? Il bolgherese ha dato i natali a grandi personaggi che si sono inventati dei vini capaci di dare lustro al territorio, ma se è vero che senza un terroir tali vini non sarebbero mai nati, altrettanto vero è che se non ci fossero stati i vini, questo territorio non si sarebbe mai sviluppato nel modo in cui l’ha fatto. In agricoltura i costi sono infatti molto alti e i risultati in proporzione sarebbero stati poco remunerativi se non ci fosse stato il vino, cui va il merito oltretutto di aver salvato questa zona dalle speculazioni edilizie. Sempre più spesso i wine tasting vanno a braccetto con eventi mondani di primo piano. Chi attira l’altro e perché? Il vino attira, è un prodotto trasversale, capace di soddisfare tutti. Sicuramente è un prodotto fashion, basta vedere chi visita e chi acquista i vini più importanti di Bolgheri che subito si capisce quanto il vino sia attraente. Per conoscere e comprendere questo territorio, cosa consiglia? Salire in auto sulle colline e guardare giù, verso il mare, lungo la Vecchia Bolgherese. Tra i boschi è possibile vedere come le vigne siano state collocate con millimetrica precisione, senza violare un territorio che aveva già una sua storia importante. Il suo abbinamento preferito tra un Bolgheri doc e un piatto della tradizione locale? Le pappardelle al cinghiale esaltano la brillantezza e la profondità del Bolgheri e portano all’esasperazione i valori di questi vini. La sua annata preferita di Sassicaia... ’85, senza dubbio di sorta. In garage ne conservo ancora le Magnum, vuote naturalmente... e devo confessare che il vino lo faccio invecchiare poco, nonostante i consigli sapienti dei parenti.

Gaddo della Gherardesca, count and by centuries-old tradition, lord of the Maremma region, has always been a wine connoisseur, produces Le Vedute, a red wine created to suit his own tastes. What do Bolgheri and Castagneto Carducci wines mean to you? They’re “family” wines, because it was Camillo della Gherardesca who first realised the potential of wine in the area, Today, however, it’s a story that stars my uncle Mario Incisa della Rocchetta and the Antinori cousins, relatives of ours. What does Terroir mean to you today? It increasingly refers to the “recognisability” of an area, but also of a winemaker. It’s as if wine had a real, individual face that can be identified. You’re a member of a family that’s been in this area for many centuries. What has the Bolgheri area given to wine, and vice versa, what has wine brought to Bolgheri? Bolgheri has been the birthplace of some great individuals who invented wines that could bring fame and fortune to the area, but it’s true that without terroir these wines would never have emerged; it’s also true that if it were not for the wines, the area would never have developed in the way it has. In agriculture, in fact, costs are extremely high, and the land would not be very profitable without wine-growing which, apart from anything else, has the merit of having saved the area from speculative construction. Increasingly often, wine tasting goes hand in hand with top-level sophisticated events. Who does it attract and why? Wine attracts, it’s popular across the board, everyone loves it. It’s undoubtedly a fashionable product: when we consider who visits and who buys the most prestigious Bolgheri wines, we can see immediately how attractive wine is. How do you recommend visitors should get to know and understand the area? Drive up into the hills and look down towards the sea, along the Vecchia Bolgherese area. Between zones of woodland, you can see how the vines are planted with millimetre precision, without encroaching on a land that already had its own important history. What’s your favourite pairing of a Bolgheri DOC wine and a traditional local dish? Pappardelle with wild boar brings out all the depth and vibrancy of Bolgheri and showcases the features of these wines. And your favourite vintage of Sassicaia... ’85, without a shadow of a doubt. In my garage I still have some magnums - empty, naturally - and I have to confess that I don’t allow wine to age very much, despite the wise advice of my relatives.

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Nicolò Incisa della Rocchetta born in Rome, from Piedmontese father (Mario Incisa della Rocchetta) and Tuscan-American mother (Clarice della Gherardesca) lives in Bolgehri

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WINE PEOPLE text Teresa Favi

Elegante, come il suo terroir Nicolò Incisa della Rocchetta racconta il mito di Sassicaia Nicolo Incisa della Rocchetta recounts the myth of Sassicaia

Nicolò Incisa della Rocchetta, nato a Roma da padre piemontese e madre tosco-americana, e Sassicaia: il vino italiano forse più famoso al mondo e il suo produttore non hanno bisogno di presentazioni. Ecco la nostra intervista. Cosa rende Sassicaia un vino unico al mondo? Sicuramente non esserci mai fatti influenzare dalle mode ed aver voluto a tutti i costi mantenere uno stile che fosse improntato all’eleganza e soprattutto al netto legame con il territorio e le sue vocazioni. La liason tra Sassicaia e Bolgheri: come e quando è iniziata? Direi senza dubbio che è iniziata verso la fine degli anni ‘40. Quando avete capito che Sassicaia era un vino speciale? Lo capimmo intorno alla metà degli anni ‘50, dopo un periodo sufficientemente lungo di invecchiamento e aver riscontrato come aveva aggiunto valore a tutte le sue caratteristiche. Qual è il vostro mercato di riferimento? Tutti i mercati, nessuno escluso. Ogni realtà ha le sue caratteristiche ma è altrettanto importante essere presenti ovunque. E’ ovvio che mercati come gli Stati Uniti e l’Asia rappresentano però grande importanza sotto il profilo delle quantità. Mi può tracciare un profilo del vostro consumatore tipo? Il nostro consumatore modello è un amante delle principali caratteristiche del Sassicaia: finezza dei tannini, complessità, profondità e persistenza. Appurato che a noi italiani non fa difetto la qualità, cosa ci manca per competere con i francesi, anche a livello di immagine e marketing? I francesi hanno 150 anni di storia e di esperienza in vantaggio su di noi e sicuramente anche un maggior spirito di corpo tra di loro. Progetti per il futuro? Continuare sulla strada tracciata da mio padre.. Cosa beve Nicolò a una cena con gli amici, se ha voglia di assaggiare qualcosa di diverso? Io cerco sempre di bere i vini prodotti nel territorio in cui mi trovo, spesso viaggiando all’estero ho modo di apprezzare prodotti che altrimenti non avrei avuto occasione di conoscere. Un giorno nella sua azienda, qual è il momento che preferisce? Certamente la mattina presto...quando vedo i miei cavalli in allenamento. Vino e cavalli, c’è un primo e secondo posto nella sua classifica personale? I cavalli mi provocano maggiori emozioni...ma spesso anche delusioni. Come vede il vino toscano tra 20 anni? Prevedo che vi sarà una grande selezione tra i produttori e sempre di più dovremo concentrarci su produzioni che esprimano appieno il territorio.

Nicolò Incisa della Rocchetta, born in Rome, from Piedmontese father and Tuscan-American mother, tells about the Sassicaia. The Italian wine that is maybe the most famous in the world and its producer need no introduction. We have interviewed him. What makes the Sassicaia a wine unique in the world? Undoubtedly the fact that we have never been influenced by fashions and that we have always wanted the style of our wine to be based on elegance and, above all, on the expression of the territory and of its own vocations Sassicaia and Bolgheri: how did this connection start? I am rather sure it started in the Fourties. When you understood that the Sassicaia was so special? It was in the half of the Fifties, after a rather long period of aging that gave an added value to the wine’s original characteristics. What is your reference market? Every market. Every reality has its characteristics, but we need to be present everywhere. At the same time, we can’t deny that markets like the U.S. and Asia are really important as far as the volumes of sales are concerned. What are the characteristics of the average consumer of your wine? Our average customer loves the main characteristics of the Sassicaia: finesse due to tannins in balance, complexity, intensity and persistence. In the wine sector you represent the top quality Made-in-Italy. Having seen that we don’t lack quality wines in Italy, what do we need to compete with France, also in terms of advertising and marketing? France has 150 years of history and experience in this sector in comparison to Italy, and a stronger corporate spirit as well. Projects for the future? To keep carry on the work of my father, without changing anything . What does Nicolò choose when he goes out to dinner with his friends? Many Italian and international wines are excellent. I always look for wines that are of local production, and when I am travelling abroad I often have the opportunity to taste products that I would have never thought of trying before. A working day in your company. What is your favorite moment? When the horse are excercised early in the morning, I like looking at them. Wine and horses, which one would you give the first place? Horses are a source of the greatest emotions for me, but also of the greatest frustration. How do you see Tuscan wines in about 20 years? I think there will be a great selection among wine producers, so we will have to concentrate ever more on products that will fully remind to the territory.

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Filippo Mazzei, in this portrait with his son Francesco, born in Florence in 1958. He began working at the Fonterutoli estate in 1978

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WINE PEOPLE text Teresa Favi

Sapere e curiosità

La ricetta di Filippo Mazzei per fare grandi vini The recipe of Filippo Mazzei to make great wines Filippo Mazzei, che con il padre Lapo e il fratello Francesco è alla guida dell’azienda Marchesi Mazzei, abbiamo chiesto di parlarci della sua terra e del mercato internazionale. Qual è lo stato dell’arte della produzione vitivinicola in Toscana? A livello produttivo, fatta eccezione per alcune zone molto limitate, i vigneti sono in buone condizioni e non ci sono elementi negativi di rilievo al momento. Una situazione che si è evoluta grazie agli investimenti in vigna da parte di tante aziende degli ultimi anni. Quali strategie comuni dovrebbero mettere in atto i produttori nei prossimi 15 anni per garantire la crescita sia della valore intrinseco del prodotto che del fatturato? Qui si entra in un ambito più spinoso: se a livello produttivo si può dire che è tutto in ordine, lo stesso non si può affermare a livello di immagine. Oggi la Toscana ha bisogno di una rinfrescata: dobbiamo promuoverci, fare una comunicazione coordinata, per ritrovare unità e far sapere ai consumatori di tutto il mondo quello che facciamo a livello di ricerca e investimenti sul territorio. Insomma come saranno i suoi vini tra 15 anni? Ci continueremo a muovere sempre più nella direzione del carattere e del legame del territorio. In realtà è un percorso che abbiamo già intrapreso in questi anni con la ricerca: noi attualmente gestiamo 36 cloni di sangiovese, un impegno non indifferente che sta dando ottimi risultati. Qual è il vostro mercato di riferimento? Noi vendiamo in 55 paesi, ma sicuramente Stati Uniti e Canada sono per noi roccaforti importanti Come viene percepito il vino toscano all’estero, quali aspetti sono prediletti dai mercati stranieri? Fino ad alcuni anni fa, un buon ristorante all’estero doveva avere assolutamente in carta alcuni vini toscani. Oggi le cose sono cambiate: l’offerta è più varia e in generale la qualità si è alzata. E’ cambiato anche il consumatore, più preparato e curioso, disposto a conoscere le novità. Per questo occorre migliorare il nostro appeal all’estero. Mi può tracciare un profilo del vostro consumatore tipo? Non è facile tracciare un profilo univoco. In generale il nostro consumatore tipo cerca vini che raccontano il terroir, ricercati ed eleganti. Parlando ancora di vino, qual è il primo insegnamento di suo padre? Cercare il meglio, senza rimanere vincolato a usi e tradizioni ormai superati Quali sono i capisaldi che hanno formato il gusto di Filippo Mazzei? Passione, curiosità e umiltà: mi hanno spinto a assaggiare tutto senza preconcetti e permesso di affinare il gusto.

We have asked Filippo Mazzei, who manages, with his father Lapo and his brother Francesco, the Marchesi Mazzei winery, to speak about his vineyards and the international market. What is the state of the art of wine production in Tuscany? At the production level, except for some very limited areas, the vineyards are in good condition and there are no significant negative elements at the moment. A situation that has evolved thanks to investments related to vineyard by so many companies in recent years. What are the common strategies wine producer should use for the next 15 years to increase both the value of wines and the companies’ turnover? It’s a more thorny topic: if at the production level everything is in order, it’s not the same at the communication level. In Tuscany we must promote our products, creating coordinated communication to rediscover our identity, to let customers from all over the world know what we are doing in terms of research and investments on the territory. How will your wines be in 15 years? We will keep on focusing on our products’ character and relationship to the territory. In these last years, we have already moved in this direction through our research work, in fact: 36 different Sangiovese clones are actually grown in our vineyards, and this is quite a hard task which is giving us successful results. What is your reference market? We are currently selling to 55 countries, but the U.S. and Canada are undoubtedly really important strongholds for us. How are Tuscan wines perceived from foreigners, what aspects do foreign markets look at most? Until a couple of years ago, a good foreign restaurant had to have some Tuscan wines on its wine chart. Today things are different: there is a wider offer, and the wines are of a higher quality. Consumers have changed as well, they are more prepared and curious, willing to try the new products. That is why we need to work on our ‘appeal’ abroad. What are the characteristics of your average consumer? It’s not easy to define our average consumer, though our customers usually look for wines that purely express their terroir, that are refined and elegant. Still talking about wine, what was the first thing your father taught you? To always look for the best, without focusing too much on the customs and traditions of the past. What are the elements on which Filippo Mazzei’s tast is based? Passion, curiosity and modesty: they have helped me not to be influenced by any prejudice, which has contributed to educate my taste.

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Giuseppe Pancrazi, nephew of the marquis Vittorio Pancrazi, at the helm of the family firm for less than a year

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WINE PEOPLE text Emiliano Bogani, Barbara Massai

La tradizione si rinnova Giuseppe Pancrazi, il nuovo volto di Marchesi Pancrazi Giuseppe Pancrazi, the new face of Marchesi Pancrazi

Da meno di un anno alla guida dell’azienda di famiglia, Giuseppe Pancrazi ha idee molto chiare su come mantenere gli standard qualitativi del loro brand. Coinvolto inizialmente in ruoli amministrativi, ben si è calato nei panni del vigneron, facendo tesoro dell’esperienza maturata al fianco dello zio, recentemente scomparso. Come è approdato al mondo del vino? La produzione del vino fa parte della storia della mia famiglia da tanti anni, acquisendo però notorietà grazie alla produzione del pinot nero a Bagnolo alla quale lo zio Vittorio ha dedicato tanti anni di passione e attenzione. Fin dagli anni ’90 l’ho aiutato nell’attività aziendale, passando “in prima linea” all’inizio di quest’anno quando purtroppo è venuto a mancare. Come è cambiato il mondo dell’enologia toscana negli ultimi 10 anni e come di conseguenza si è evoluta la sua azienda? Nell’ultimo decennio ho notato che l’enologia in Toscana è diventata sempre più attenta alla qualità produttiva, nella costante valorizzazione delle caratteristiche dei territori. In questa prospettiva, noi a Bagnolo abbiamo avviato la produzione del Rosé di pinot nero e recentemente del Monte Ferrato. Cosa rende unico il vostro terroir? Il caso ha giocato un ruolo fondamentale nella storia della nostra azienda. Negli anni ’70 vennero piantate per sbaglio barbatelle di pinot nero. Quando l’enologo Nicolò D’Afflitto si rese conto dell’errore, decidemmo la totale conversione dei nostri vitigni a questa varietà che rispondeva particolarmente bene al terroir di Bagnolo, ricco di minerali e caratterizzato da un’ottima escursione termica. Il suo miglior vino? Il Vigna Baragazza, prodotto solo nelle annate migliori, dalla selezione di un’unica vigna e di un unico clone, il 777, maturato poi per 18 mesi in barrique. Il 2018 ha firmato l’arrivo di un nuovo prodotto, come s’inserisce nella gamma dei suoi vini? Si tratta del Monte Ferrato, prima annata prodotta 2016, un pinot nero ottenuto dalle vigne situate ai piedi dell’omonimo monte, vinificato per 12 mesi in barrique di 3° e 4° passaggio, poi affinato in bottiglia. Nasce dalla volontà di ottenere un vino immediato, capace di esaltare le caratteristiche tipiche di questo elegante vitigno. Come immagina che si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? Il mio grande desiderio è di produrre vini sempre più apprezzati sia in Italia che all’estero, consapevole che il mantenersi al passo con l’innovazione, nel prossimo decennio, sarà l’elemento determinante nell’affermazione e valorizzazione dei nostri prodotti e del nostro territorio.

At the helm of the family firm for less than a year, Giuseppe Pancrazi has very clear ideas about how to maintain the quality of the brand. Initially involved in the administration of the business, he is well-suited to the role of vigneron, benefiting from the experience gained by working with his uncle, who died recently. How did you get started in the world of wine? Winemaking has been part of my family history for many years, but only came to prominence thanks to the production of pinot nero in Bagnolo, to which my uncle Vittorio devoted years of passion and care. From the 1990s onwards I helped him in the firm, moving to the foreground early this year as he sadly passed away. How has Tuscan winemaking changed in the past 10 years, and how has your firm responded? In the past decade I’ve noticed that winemaking in Tuscany has become increasingly focused on production quality, with a constant appreciation of the characteristics of the land. To this end, here in Bagnolo we’ve started producing Rosé from pinot nero grapes, and also a Monte Ferrato. What makes your terroir unique? Chance played a crucial role in the story of our firm. In the 1970s, cuttings of pinot nero were planted by mistake. When winemaker Nicolò D’Afflitto realised the error, we decided to convert all our vineyards to this grape variety, which responded particularly well to the terroir of Bagnolo, rich in minerals and with an excellent temperature range. Which is your best wine? Vigna Baragazza, produced only in the best years from the selection of a single vineyard and a single clone - 777 - and then aged in barriques for 18 months. 2018 sees the arrival of a new product; how does this fit in with your range of wines? This is Monte Ferrato, first produced in 2016, a pinot nero from vineyards located at the foot of the eponymous mountain. It spends 12 months in barriques used for the 3rd or 4th time, then is aged in the bottle. This is the result of our desire to create a wine that’s immediate, which can showcase the typical characteristics of this exquisite grape variety. How do you envisage your wines evolving in 10 years’ time? My greatest desire is to produce wines that are increasingly respected both in Italy and abroad, and I’m aware that staying up to date with innovations in the next decade will be the determining factor in the affirmation and promotion of our products and our land.

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Andrea Machetti, CEO and driving force of Mastrojanni in Castelnuovo dell’Abate

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WINE PEOPLE text Barbara Massai& Emiliano Bogani

Prima la vigna

Andrea Machetti anima propulsiva di Mastrojanni Andrea Machetti, the driving force of Mastrojanni Amministratore delegato di Mastrojanni, Andrea Machetti, è l’anima propulsiva ed eclettica dell’azienda. Diretto ed essenziale, ricerca nei suoi vini l’autenticità del territorio di Castelnuovo dell’Abate. E questa è la sua arte, la sua filosofia. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? Dopo gli studi in agronomia con specializzazione in chimica industriale, nel 1983 ho cominciato a lavorare presso Villa Banfi, esperienza formante, grazie alla quale sono entrato nel 1992 da Mastrojanni. Come è cambiata l’enologia toscana negli ultimi 10 anni e come in questi anni si è evoluta la sua azienda? Sono un tradizionalista, legato agli insegnamenti dei miei genitori e nel corso di questi anni ho investito molto sulla ricerca, selezionando e affinando cloni particolari, concentrando grande cura e attenzione sul vitigno perché il vino si fa in vigna e non in cantina, dove può soltanto evolvere. I miei prodotti devono prima piacere a me ed essere il più vicino possibile alle mie aspettative di bevibilità, non dettati da esigenze di mercato o di merito. Cosa rende un grappolo di uva un vino eccellente? Il rispetto in vigna è fondamentale, un buon grappolo porta con sé un buon vino e per ottenerlo devi rispettare la natura ponendo grande attenzione anche ai cambiamenti climatici. Io seguo la luna come facevano i miei genitori, non utilizzo né concimi né diserbi. Cosa ha apportato alla vostra azienda il passaggio di proprietà alla famiglia Illy? La famiglia Illy è sempre stata molto rispettosa delle tradizioni di Mastrojanni, è entrata in punta di piedi mantenendo tutto ciò che c’era di positivo, aiutandoci a migliorare. La loro personalità e il sentirci con le spalle coperte ci hanno permesso di lavorare con più tranquillità. Il miglior vino mai assaggiato? Io sono un piccolo talebano dei vitigni rossi e soltanto di tre: il Nebbiolo, il Pinot Nero e il Sangiovese, ma non faccio distinzione di marchio o fascia di prezzo, è la sensazione del momento e del terroir che conquistano il mio gusto. Il suo miglior vino? Anche in questo caso non esiste il mio miglior vino, ogni anno è una scommessa e ogni nuova annata è diversa dalla precedente, rappresenta una soddisfazione, il frutto del tuo lavoro. Come immagina si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? E’ difficile dirlo, perché non sai mai cosa succederà dentro la bottiglia, non soltanto per la variabile tappo e mantenimento. Tutte le annate son diverse e una vendemmia promettente fra dieci anni potrebbe risultare meno piacevole di un’altra sottovalutata dalla stampa o dagli addetti ai lavori.

CEO of Mastrojanni, Andrea Machetti is the driving – and eclectic – force of the company. Direct and essential, he researches the authenticity of the Castelnuovo dell’Abate territory in his wines. And this is his art, his philosophy. How did you get your start in the wine world? After my studies in agronomics, with a specialization in industrial chemistry, in 1983 I began working at Villa Banfi, a formative experience and thanks to which I started at Mastrojanni in 1992. How has winemaking changed in the last 10 years, and how has your company evolved? I’m a traditionalist with a bond to my parents’ teachings, and over the years I’ve invested a lot in research, selecting and honing particular clones, attentively concentrating on the vineyard, because that’s where wine is made, not in the cellar, where it only evolves. My products must first and foremost please me and meet my expectations of drinkability as close as possible, and not be dictated by the needs of the market or merit. What ensures that a bunch of grapes makes excellent wine? Respect for the vineyard is fundamental. A good bunch carries good wine within it, and to get the wine, you need to respect nature, placing careful attention on climatic changes as well. I follow the moon just like my parents did; I don’t use fertilizer or weeding. What led to your company being transferred to the Illy family? The Illy family has always been very respectful of Mastrojanni’s traditions; they made their entrance quietly, maintaining everything that was positive about this place whilst helping us improve. Their personality and willingness to listen to us with their backs covered allowed us to work more peacefully. The best wine you’ve ever tasted? I’m fixated on red wines, three in particular: Nebbiolo, Pinot Noir and Sangiovese, but I don’t make distinctions between brands and prices; it’s the feeling of the moment and terroir that wins me over. Your best wine? Also in this case, I don’t have a favourite wine; every year is a bet and different from the previous one. They represent a satisfaction, the fruit of our labours. How do you see your wines evolving over the next 10 years? It’s difficult to say because you never know what’s going to happen inside the bottle, not only in terms of the variety of cork and conservation. Every year is different and a promising harvest in 10 years’ time could be less pleasant than another, underestimated by the press and the employees.

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Riccardo Lepri is the owner of the Montauto winery, which has been in his family for more than 60 years (ph. Paula Da Silva)

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WINE PEOPLE text Luca Carmignani

La casa del Sauvignon Montauto e Riccardo Lepri, un legame di famiglia Montauto and Riccardo Lepri, a family tie

Riccardo Lepri è il proprietario di Tenuta Montauto, che fa parte della sua famiglia da più di 60 anni. Fu nonno Enos a mettere a dimora i primi vigneti di Sauvignon Blanc negli anni ’70. Intuito o genius loci, il fatto che Montauto distasse solo 10 km in linea d’aria dal mare di Capalbio deve avergli indicato, già allora, la strada enologica da seguire: quella dei bianchi. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? La svolta l’ha data il richiamo della terra. In una domenica dell’estate 2000 camminando con un amico enologo tra le vecchie viti di Sauvignon prodighe di torniti grappoli d’uva ci colpì le narici il profumo dell’uva. Fu quel profumo a persuadermi a dedicare la mia vita al vino e alla terra rossa di Montauto. Come è cambiato il mondo dell’enologia toscana negli ultimi 10 anni e come in questi anni si è evoluta la sua azienda? La tendenza più  frequente riguarda la percezione della freschezza: dai vini muscolari e sovra-estratti degli anni ‘90 il gusto vira oggi verso vini più esili attraversati da grande acidità. L’elemento che più ci sta a cuore è però la territorialità, in base al quale si è evoluta l’azienda. Bere il nostro Sauvignon significa bere il territorio di Montauto,  ricco di scheletro e asciutto perché accarezzato dal vento che soffia dal mare. L’importanza e il significato del biologico a Montauto? Al km 10 della Campigliola, in questa sconfinata distesa di boschi che si susseguono fino al mare, godiamo di un isolamento che ci consente di operare le nostre scelte senza compromessi. Qui la regola base è che beviamo il vino che produciamo, quindi la prima forma di rispetto è quella verso di noi. Per noi “biologico” non è un marchio, né una moda, ma uno stile di vita. Il miglior vino mai assaggiato? Essendo produttore e appassionato di Sauvignon, il riferimento è Silex di Dagueneau. Il suo miglior vino? Enos I Sauvignon vigne vecchie, che porta il nome di mio nonno. Come si evolveranno i suoi vini e la sua azienda tra 10 anni? E’ necessario perseguire freschezza, bevibilità e persistenza, virtù che si ottengono mediante la pulizia in vigna e in cantina. Tra dieci anni i nostri vini saranno ancora più buoni, perché ancora più eloquenti nel parlare del territorio da cui provengono Il vino italiano nel mondo: come si pone Tenuta Montauto? Il nostro mercato principale è quello Regionale in cui riusciamo meglio a trasmettere la nostra unicità. Ci piace molto frammentare i mercati. Esportiamo negli Stati Uniti, Inghilterra, Belgio, Nuova Zelanda, Australia, Giappone e Canada.

Riccardo Lepri is the owner of Tenuta Montauto, which has been in his family for more than 60 years. It was his grandfather Enos who planted the first Sauvignon Blanc vineyards in the 1970s. Intuition or genius loci, the fact that Montauto was only 10 km away as the crow flies from the sea of Capal​​ bio must have given him some indication, even then, of which wine road to follow: that of the whites. What was your entrance to the world of wine? The turning point came when I was called by the land. On a Sunday in the summer of 2000, I was walking with a winemaker friend among the Sauvignon vines, when the scent of the grapes hit our nostrils. It was that scent that persuaded me to dedicate my life to the wine and red soil of Montauto. How has the world of Tuscan winemaking changed in the last 10 years and how has your winery evolved in recent years? The most frequent trend regards the perception of freshness: from the muscular and over-extracted wines of the 1990s, today’s tastes tend towards less full-bodied wines with greater acidity. However, the thing closest to our heart is the territory, which has been the basis for the winery’s growth. Drinking our Sauvignon means drinking the territory of Montauto, rich in structure and dry because of the sea wind that caresses it. The importance and meaning of organic agriculture in Montauto? At 10 km from Campigliola, in this endless expanse of woods that stretch one after another to the sea, we enjoy an isolation that allows us to make our choices without compromise. Here the basic rule is that we drink the wine we produce, so the first form of respect is towards ourselves. For us “organic” is neither a brand nor a fashion, but a way of life. The best wine you have ever tasted? Being producers of it and passionate about Sauvignon, the wine of reference is Silex by Dagueneau. Your best wine? Enos I Sauvignon Vigne Vecchie, which bears my grandfather’s name. How will your wines and your winery have evolved in 10 years? It’s necessary to pursue freshness, drinkability and persistence, virtues that are obtained through cleanliness in the vineyard and in the cellar. In ten years our wines will be even better, because they will be even more eloquent in recounting the territory they come from. Italian wine in the world: what is the Tenuta Montauto’s position? Our main market is regional, where we are best able to convey our unique qualities. We really like to fragment the markets. We export to the United States, England, Belgium, New Zealand, Australia, Japan and Canada.

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In Riparbella, Flavio Nuti, a lawyer with the soul of a vigneron, manages Podere la Regola with his brother Luca

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WINE PEOPLE text Barbara Massai, Emiliano Bogani

Due fratelli per una Regola Flavio e Luca Nuti. Ambasciatori di Riparbella nel mondo Ambassadors of Riparbella in the world

A Riparbella Flavio Nuti, avvocato dall’animo del vigneron, gestisce insieme al fratello Luca Podere la Regola, 20 ettari di terreno situati fra la costa toscana e Bolgheri, dove vino e arte s’intrecciano fino a divenire complementari. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? Mio fratello nel 1990, neo laureato in agronomia, è stato il primo a credere nelle peculiarità di Riparbella e a investirci, con l’impianto di nuovi vigneti e la scelta di varietà più vocate. Nel 2000 l’ho affiancato, prendendo in mano la gestione della parte amministrativa e del marketing. Insieme abbiamo sempre lavorato con l’unico obiettivo di essere degni ambasciatori di questo terroir. Come è cambiato il mondo dell’enologia toscana negli ultimi 10 anni e come in questi anni si è evoluta la sua azienda? Su tutta la costa toscana è stato un fiorire di aziende, e se oggi i vini di Bolgheri sono apprezzati e riconosciuti a livello mondiale, anche qui a Riparbella le realtà come la nostra stanno aumentando volumi e qualità. Per festeggiare i vent’anni dall’uscita del nostro primo vino, ci siamo regalati la conversione totale al biologico e la nuova cantina ecosostenibile. Il miglior vino mai assaggiato? Molti sono i vini del cuore. Ricordo in modo particolare il Sassicaia del 1997, un vino divenuto ormai mito nel mondo. Il suo miglior vino? Per legame sentimentale La Regola, Cabernet Franc in purezza, anche se il nostro Strido, il primo merlot nel territorio di Riparbella, ha un fascino e una personalità che nulla invidia ai blasonati Bolgheri. Come immagina che si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? Le nostre vigne, ormai nel pieno della loro vita produttiva, ci consentono di fare vini autentici e di struttura, longevi e senza eccessi di tannino, prodotti destinati a migliorarsi negli anni, adatti a un mercato sempre più attento. Cosa vi ha spinto quest’anno a realizzare il restyling delle vostre etichette? Come primo strumento di marketing, quando abbiamo deciso di uniformare il nostro brand all’architettura e all’arte della nuova cantina, è stato necessario ripensarle per comunicare in modo adeguato il nostro percorso. Con quale dei vostri vini abbinereste un sigaro Habanos Montecristo? Da fumatore direi che un sigaro così intenso e raffinato potrebbe esaltarsi col nostro Brut metodo classico, 36 mesi sui lieviti, non dosato, da uve di Manseng e Chardonnay, oppure con il Lauro, il nostro bianco da lungo invecchiamento, da Viognier e Chardonnay, fermentato in barrique e affinato in tonneau per almeno sei mesi.

In Riparbella, Flavio Nuti, a lawyer with the soul of a vigneron, manages Podere la Regola with his brother Luca, 20 hectares nestled between the Tuscan coast and Bolgheri, where wine and art weave together, complementing one another. How did you get your start in the wine world? In 1990, my brother was newly graduated with a degree in Agronomy, and he was the first to believe in the characteristics of Riparbella and to invest in them, with a system of new vineyards and the most suitable varietals. I joined him in 2000, taking over management of the administration and marketing. Together, we’ve always worked with the single objective of being worthy ambassadors of this terroir. How was the world of Tuscan wine changed in the last 10 years, and how has your company developed? Companies have popped up along the coast, and while today, Bolgheri wines are esteemed around the world, in Riparbella businesses like ours are increasing in volume and quality. We celebrated the 20th anniversary of our first wine with a total conversion to organic production and a new eco-friendly cellar. The best wine you’ve ever tasted? There are a lot of wines I love. I particularly remember the 1997 Sassicaia, which has now taken on star status in the world. Your best wine? For sentimental reasons, La Regola, a pure Cabernet Franc, even if our Strido, the first Merlot in the Riparbella territory, has a charm and a personality that are as good as the esteemed Bolgheri wines. How do you see your wines evolving over the next 10 years? Our vineyards, now at the height of their production, allow us to produce authentic wines that boast structure, longevity and just the right amount of tannins, products that are destined to improve with age and suitable for an evermore attentive market. What encouraged you to restyle your labels this year? As the first tool of marketing, when we decided to align our brand with the architecture and art of the new cellar, it was necessary to re-evaluate the labels so that they would adequately reflect our journey. Which of your wines would you pair with a Habanos Montecristo cigar? As a smoker myself, I would say that such a strong and refined cigar could be exalted by our Brut, made using the traditional method, 36 months on yeast, zero dosage, with Manseng and Chardonnay, or by the Lauro, our white wine made with Viognier and Chardonnay, fermented in oak barrels and aged in tonneaux for at least six months.

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Massimo Piccin, an engineer who lent himself to farming and who made his dream come true with Podere Sapaio in Bolgheri

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WINE PEOPLE text Paola Rastelli

Quando il vino è utopia Massimo Piccin sperimentatore con Podere Sapaio Massimo Piccin experiments with Podere Sapaio

Un ingegnere prestato all’agricoltura, così potremmo definire Massimo Piccin che ha realizzato, con Podere Sapaio a Bolgheri, il suo sogno. E dal 1999, tra i cipressi e le spiagge di Castagneto Carducci, nasce un vino che respira il mare e si nutre di poesia. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? Ho sempre avuto la passione per il vino. Nata grazie a due amici grandi appassionati e conoscitori di vino. Dopo l’università ho lavorato nell’azienda di famiglia, ma non era il mio mondo. Alla fine degli anni ‘90, con mio padre, ci siamo messi alla ricerca di una vigna e di un luogo per produrre vino. Due gli incontri fondamentali: Bolgheri e Carlo Ferrini. Come è cambiato il mondo dell’enologia toscana negli ultimi 10 anni e come si è evoluta la sua azienda? Dieci anni fa ero davvero all’inizio del mio percorso. La mia prima vendemmia è stata la 2004 -commercializzata nel 2007. Poco più di dieci anni fa. Oggi c’è una crescente attenzione e rispetto per la natura, una maggiore consapevolezza ecologica. Il miglior vino mai assaggiato? È una domanda che non può avere una risposta. Oggi direi un vino domani un altro. Se rispondessi me ne pentirei subito. Il suo miglior vino? Se assaggio Sapaio ma anche Volpolo di dieci anni fa sono molto soddisfatto. Direi però che il miglior vino è quello che dobbiamo ancora fare. Come immagina che si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? La conoscenza del territorio e delle vigne aumenta. Già dalle prime annate i vini hanno dimostrato di essere longevi e migliorare con il tempo. Se penso poi ad annate come la 2015 e la 2016 sono molto fiducioso. Come è nata l’idea di fare vino su un’isola? Il progetto sull’isola del Giglio non ha come fine la produzione di un vino. È la volontà di sperimentare con mia moglie Alice un’esperienza alternativa di vita, di produzione e consumo legati all’agricoltura. Il progetto si chiama ‘Paradiso dei Conigli’, dovrebbe essere il nostro paradiso e l’ansonaco (così lo chiamano sull’isola) che produciamo l’abbiamo chiamato vino bianco utopico. È la nostra Utopia! Perché ha deciso di cambiare il suo Bolgheri Superiore Sapaio in un IGT? Anni fa abbiamo piantato una vigna a Bibbona in un posto fantastico e negli ultimi anni ci sta regalando dell’uva eccellente e così abbiamo deciso di usarla nel Sapaio, insieme a quella di Bolgheri. Abbiamo dovuto rinunciare alla denominazione ma ne abbiamo guadagnato in qualità. Ben inteso la supremazia di Bolgheri è comunque fuori discussione.

An engineer who lent himself to farming, that is how we could describe Massimo Piccin, who made his dream come true with Podere Sapaio in Bolgheri. And, amid cypress trees and the beaches of Castagneto Carducci, he has been producing wine that smells of sea and feeds on poetry since 1999. How did you gain access into the wine world? I’ve always had a passion for wine, thanks to two friends of mine who are very passionate wine experts. Just after college, I joined the familyowned business, but it wasn’t my world. In the late nineties, my father and I began looking for a vineyard and a place to produce wine. And two things changed our life: Bolgheri and Carlo Ferrini. How has the Tuscan winemaking world changed in the past ten years and how has your winery changed? Ten years ago, I was in the early stage of my new career. The first vintage was 2004, which was released in 2007. Barely ten years ago. Today, there is a growing attention and respect for nature, greater environmental awareness. What is the best wine you ever tasted? This is a question I cannot answer. Today, I would say one wine, tomorrow another. I would immediately regret answering your question. And your best wine? I’m very pleased with Sapaio, but also with my ten-year-old Volpolo. Let’s put it this way: my best wine is the one that has yet to be made. How do you picture your wines in ten years’ time? The knowledge of the land and of the vineyards is growing fast. My first wine vintages have already shown to have ageing potential and to improve over time. And I’m very confident in the 2015 and 2016 vintages. How did you come up with the idea of producing wine on an island? The Giglio Island project is not aimed at producing wine. My wife Alice and I wish to experiment with new ways of life, production and consumption related to farming. The project is called “Rabbits’ Paradise”, it is supposed to be our paradise and the Ansonaco wine ( as it is called on the island) we produce is named vino bianco utopico (White Utopian Wine). It is our Utopia! Why did you change your Bolgheri Superiore Sapaio into an IGT wine? Years ago, we planted a vineyard in a terrific place in Bibbona and now it is giving us some excellent grapes, which we decided to put into the Sapaio wine, along with the grapes grown in Bolgheri. We had to give up the wine appellation, but we have definitely improved the wine’s quality. Of course, Bolgheri’s supremacy is indisputable.

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Alessandro Gallo, director and winemaker of Rocca di Montemassi, and some images of estate in Maremma

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WINE PEOPLE text Mila Montagni

Ritrovare le radici

Alessandro Gallo, anima di Rocca Montemassi, dà voce alla cultura contadina maremmana Alessandro Gallo, winemaker at Rocca Montemassi, reclaims a rural world Alessandro Gallo è direttore e winemaker di Rocca di Montemassi, la Tenuta che la famiglia Zonin ha acquistato nel 1999 e che per 160 ettari è dedicata alla vigna. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? Questo è per me il mondo dei ricordi, degli affetti, delle origini. Vengo da una famiglia di piccoli produttori piemontesi, mi sono formato frequentando la Scuola enologica di Alba e l’Università a Torino. L’incontro con la famiglia Zonin è stato l’inizio di una nuova, meravigliosa avventura, prima a Castello di Albola nel Chianti Classico, poi in Maremma, a Tenuta Rocca di Montemassi. Lei vive da vicino il mondo dell’enologia toscana da oltre 10 anni. Cos’è cambiato e come si è evoluta l’azienda in Maremma? È in atto una crescente valorizzazione dell’autenticità del territorio; a Rocca di Montemassi si sta recuperando una forte identità territoriale, più in generale agricola e rurale. La vitivinicoltura maremmana è parte di un sistema più complesso e scopre vitigni di connotazione locale, come il Vermentino per i bianchi, e altri come i rossi tipici delle regioni calde, tra cui il Petit Verdot, il Syrah e il Cabernet Sauvignon. Fondamentale è per noi oggi aver ottenuto la certificazione green Equalitas. Qual è il vino della Tenuta cui è particolarmente legato? Mi sento legato a quei vini che hanno connotazioni territoriali forti, su cui abbiamo investito tempo e risorse. Ogni vino è come un figlio, è difficile avere una preferenza. Nonostante ci siano etichette fuoriclasse, che catalizzano l’attenzione degli esperti, credo che ognuno dei nostri vini abbia un preciso modo di espressione e un proprio linguaggio distintivo. Come immagina che si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? Ogni produttore, appena ha realizzato il vino dell’annata corrente, lo considera migliore di quello dell’anno prima: in un tale circolo virtuoso, il nostro sforzo di vignaioli è quello di accrescere il legame con il territorio e di rendere sempre più conosciute e fruibili le peculiarità che contraddistinguono le diverse etichette. Il brand Maremma, in particolare, ha un grandissimo margine di crescita, sia produttiva che culturale, sia promozionale che turistica. Quali esperienze può vivere chi visita la vostra tenuta? Oggi il leit-motiv nella Tenuta è Non solo vino, ma esperienza di agricoltura a tutto tondo. Per questo offriamo un’accoglienza agrituristica: da noi gli ospiti visitano la vigna ma anche l’allevamento di Vacche Maremmane, fanno una passeggiata con i nostri cavalli, consumano carni e ortaggi prodotti in azienda. Qui è possibile riscoprire la vera essenza della ruralità. Come può riassumere la filosofia dell’Azienda con tre aggettivi? Variegata. Wild. Innovativa.

Alessandro Gallo is director and winemaker of Rocca di Montemassi, the Estate that the Zonin family bought in 1999, and which has 160 hectares of vineyards. What was your entryway into the world of wine? This is a world of memories, affection and origins for me. I was educated at the Alba Oenology School and the University of Turin. My meeting with the Zonin family was the beginning of a wonderful adventure, first at Castello di Albola in Chianti Classico, and then also in Maremma, at the Rocca di Montemassi Estate You have over ten years’ experience with Tuscan winemaking. What has changed and how has the winery in Maremma evolved? A growing appreciation of the authenticity of the territory is taking place. At Rocca di Montemassi a strong territorial identity, especially agricultural and rural, is being recovered. Winegrowing is part of a more complex system, and recognizes varieties with local connotations, such as Vermentino for whites, and other such as the reds typical of warm areas, including Petit Verdot, Syrah and Cabernet Sauvignon. It is essential to have obtained Equalitas organic certification. Which of the Estate’s wines do you feel especially close to? I feel close to those wines that have strong territorial connotations, in which we have invested time and resources. Every wine is like a child; it is hard to have a favourite. Despite the fact that there are outstanding labels that immediately capture the attention of experts, I believe that each one of our wines is a precise expression and has its own distinctive language. How do you think your wines will have evolved in ten years’ time? As soon as they have made the year’s wine, every producer thinks it is better than the previous vintage! Our commitment is to build on the link with the territory and make the traits that distinguish the various labels increasingly known and exploitable. The Maremma brand has great room for growth. Rocca di Montemassi: wine, but not only. What experiences can be enjoyed by those visiting your estate? The leitmotiv of the Estate is Not just wine, but an all-round agricultural experience. Today we offer a farm stay welcome. Guests can visit the Maremma cattle ranch, ride our horses, and savour meat and vegetables produced on the estate. Here one can rediscover the true essence of rural life. How would you sum up the Company’s philosophy in three adjectives? Varied. Wild. Innovative.

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Guido Serio, with Isa, is owner of San Fabiano Calcinaia since 1983. A winery that towers over the gently ridged hills between Castellina in Chianti and Poggibonsi (ph. Lorenzo Cotrozzi)

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WINE PEOPLE text Fiorella Chimenti

Rigore e determinazione

Guido Serio a San Fabiano Calcinaia, una grande storia nel Chianti Classico Guido Serio and San Fabiano Calcinaia, a great story in Chianti Classico San Fabiano Calcinaia domina su colline dolcemente increspate fra Castellina in Chianti e Poggibonsi. E’ un antico borgo dell’XI secolo frutto di un sapiente restauro voluto da Guido e Isa Serio, proprietari del complesso dal 1983. Testimoni di questa grande opera sono i vini. Il Sangiovese scopre la sua identità, qui si esprime a un alto livello, elegante e fresco con caratteri fruttati senza fronzoli, riconducibili alla più pura tipicità. E poi il tannino, fine e preciso ma sempre vigoroso. Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot: vitigni internazionali modellati sui terreni chiantigiani. Ascoltare il racconto di Guido Serio è come scrivere una pagina di piccole e grandi storie che risplendono nel mondo del Chianti Classico. Si percepisce un amore per questa tenuta, quali sono le ragioni che l’hanno portata fin qui? Sono nato in Toscana ma ho vissuto a Milano per 32 anni, dove gestivo un’attività propria, il mio animo, però, è fiorentino, “fiorentino doc”. Mi ha portato qui la passione per la caccia, ma poi ritrovarmi tra i filari delle vigne ha risvegliato ricordi e nostalgie d’infanzia, mia madre aveva un’azienda agricola nel Casentino e il vino fa parte della cultura di famiglia. Con il tempo ho costruito la nuova cantina e acquisito la vigna di Cellole, da qui la mia Gran Selezione. Qual è la sua filosofia in vigna e in cantina? Rigore, determinazione. La cura della vigna e il lavoro in cantina non ammettono distrazioni. E per coerenza ho deciso di produrre secondo i criteri biologici, perché questo è il solo futuro che immagino. La collaborazione con Carlo Ferrini, vostro consulente enologico, ha segnato momenti decisivi? Mi fu presentato da Giulio Gambelli. Ferrini era, allora, un giovane enologo che lavorava per il Consorzio del Chianti Classico. Le scelte operate in vigna e in cantina, sulla base dei suoi suggerimenti, non hanno tardato a realizzare i primi e incoraggianti risultati. I vostri mercati più importanti? Senza dubbio Germania, Canada, Francia e Giappone. Buono il lavoro interno. Con quale aggettivo definirebbe i suoi vini? Eleganza, e soprattutto piacevolezza. Il vino è fatto per essere bevuto, non è un soprammobile! Sono felice quando la bottiglia…finisce! Fra tutti i premi ricevuti, quali ricorda con piacere? I 3 bicchieri per il Cerviolo, dal 1996 al 2001. Una svolta importante. L’abbinamento di un suo vino a un piatto del cuore? Un bel risotto con le beccacce! Son pochi gli chef in grado di eseguirlo bene. Da abbinare con un Cerviolo di almeno 10 anni.

San Fabiano Calcinaia towers over the gently ridged hills between Castellina in Chianti and Poggibonsi. Dating to the year 1000, the village was expertly restored by Guido and Isa Serio, owners since 1983. The wines bear witness to this extraordinary feat. Sangiovese unfurls its identity, which expresses itself here at a high level, elegant and fresh with no-frills fruity nuances, attributable to its purest nature. Then there are the tannins, fine and precise but always energetic. Cabernet Sauvignon, Merlot and Petit Verdot: international grapes shaped by the Chianti terroir. Listening to Guido Serio speak is like writing a page of stories, small and large, that shine in the world of Chianti Classico. You can feel the love you have for this estate. What were the reasons that brought you here? I was born in Tuscany but I lived in Milan for 32 years, where I ran my own business. But my soul has always been Florentine through and through. My love of hunting brought me here, but being among the vines reawakened childhood memories and moments. My mother had a farm in the Casentino area and wine has always been part of my family’s culture. With time I built the new cellar and bought the Cellole vineyard, which produces my Gran Selezione. What’s your philosophy in the vineyard and in the cellar? Strictness and determination. Tending to the vineyard and the work in the cellar do not allow for distractions. To be consistent I decided to produce wines according to organic criteria, since this is the only future that I imagine. Any decisive moments in your collaboration with Carlo Ferrini, your consultant winemaker? Giulio Gambelli introduced him to me. Ferrini was, back then, a young winemaker who worked for the Chianti Classico Consortium. It did not take long for the choices made in the vineyard and in the cellar, based on his suggestions, to lead to the most promising of results. Your most important markets? Germany, Canada, France and Japan. We do well domestically too. How would you describe your wines? Elegant and, above all, enjoyable. Wine is made to be drank; it’s not an ornament! I’m happy when the bottle is finished! What recognition do you remember most fondly? The 3 bicchieri (“three glasses”) for Cerviolo, from 1996 to 2001. A turning point. A pairing for one of your wines? A nice woodcock risotto! Not many chefs are capable of cooking it well. Paired with a 10-year-old Cerviolo.

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Roberto belongs to the new generation of the Terzuoli family, who for more than three centuries has farmed the land in Montalcino

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WINE PEOPLE text Angelo Marongiu

Tradizioni ilcinesi

Roberto Terzuoli, la tenuta SassodiSole e la tradizione del Sangiovese Grosso Roberto Terzuoli, the estate SassodiSole and the Sangiovese Grosso tradition Roberto è la nuova generazione della famiglia Terzuoli, che da oltre tre secoli si occupa di agricoltura a Montalcino, in particolare nell’area nord-est che sconfina in Val d’Orcia. La passione per il vino, ormai radicata nel DNA di famiglia, consente all’azienda SassodiSole di proseguire il proprio cammino realizzando il corretto equilibrio fra la tradizione produttiva che tanto caratterizza e rende famoso questo piccolo paradiso di bellezza toscano e l’attenzione alle moderne tecnologie, che sono ormai preziose per mantenere alto il livello qualitativo dei vini. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? La passione per il vino mi è stata trasmessa da mio padre Bruno, al quale a sua volta, fu trasmessa da mio nonno Gino: già mezzadro del conte De Vecchi in questo podere, che faceva parte della grande tenuta di Castelverdelli. Era partito a vent’anni per la Seconda guerra mondiale e al ritorno trovò la mezzadria in crisi, ma non si fece ammaliare dalle sirene delle fabbriche. Piuttosto decise di fare il grande passo dell’acquisto e iniziò a produrre con i propri vigneti. Come è cambiato il mondo dell’enologia toscana negli ultimi 10 anni e come in questi anni si è evoluta la sua azienda? C’è stato un ritorno dei vitigni tipici “Sangiovese”, collegati ai vini legati al territorio. L’impegno in questi ultimi anni della nostra azienda è stato mantenere la tipicità di una volta, ma con l’aiuto delle tecnologie moderne per aumentare la qualità dei vini, sia in vigna che in cantina. Il miglior vino mai assaggiato? Il Brunello di Montalcino Biondi Santi 1955 Riserva. Il suo miglior vino? A oggi sicuramente il Brunello di Montalcino 2004 Riserva. Come immagina che si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? Con una spiccata longevità, dovuta a un tannino e un’acidità importante, presente in tutti i nostri vini. Nuovi progetti e nuovi vini in fase di realizzazione? Lo Spumante Rosato 100% Sangiovese, per cominciare. Dopo un’iniziale prova di 1.000 bottiglie, che hanno avuto un grande successo sul mercato, abbiamo deciso di impiantare altri 2 nuovi ettari di Sangiovese volti a incrementare la produzione di questo vino. Quale futuro vede per la Doc Orcia? Un vino che sarà sempre più legato al territorio e al Sangiovese, con una piccola difficoltà legata alle poche bottiglie presenti sul mercato, ma con la speranza che altre aziende si appassionino a questa denominazione e ci aiutino a promuoverla nel mondo.

Roberto belongs to the new generation of the Terzuoli family, who for more than three centuries has farmed the land in Montalcino, particularly in the north-east area on the border with the Val d’Orcia. A passion for wine, by now in the family’s very DNA, allows the winery SassodiSole to continue its journey towards creating the right balance between the winemaking traditions that characterize and have made famous this small paradise of Tuscan beauty and an attention towards modern technology, which are essential for maintaining a high level of quality for the wines. How did you get your start in the wine world? My passion for wine was handed down from my father Bruno, who in turn got it from my grandfather Gino, a sharecropper for Count De Vecchi, the owner of this farm, which was part of the large Castelverdelli estate. He left for World War II at 20 years old and when he came home, the sharecropping system was experiencing a crisis, but he wouldn’t be charmed by the enticing factories. Instead, he decided to make the move of acquisition and he began to produce wine with his own vineyards. How was the world of Tuscan wine changed in the last 10 years, and how has your company developed? There was a return to typical “Sangiovese” vineyards, connected to wines tied to the territory. The work over these last few years consisted of maintaining the typical characteristics of the past, but with the help of modern technology to increase the quality of the wines, both in the fields and in the cellar. The best wine you’ve ever tasted? A Brunello di Montalcino Biondi Santi 1955 Riserva. Your best wine? Today it’s definitely the Brunello di Montalcino 2004 Riserva. How do you see your wines evolving over the next 10 years? With a marked longevity, thanks to tannins and an important acidity that can be found in all our wines. New projects and new wines currently being produced? The Spumante Rosato 100% Sangiovese, to start. After an initial test of 1,000 bottles, which were really successful on the market, we decided to plant another two hectares of Sangiovese so we can increase the production of this wine. What future do you see for the Orcia DOC? A wine that will be increasingly tied to the territory and the Sangiovese, with a small difficulty linked to the few bottles found on the market, but with the hope that other companies will be passionate about this denomination and help us to promote it in the world.

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Massimo Sensi is at the helm of Fattoria di Calappiano, in the Montalbano Chianti

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WINE PEOPLE text Luca Carmignani

Bio, veg e green

Massimo Sensi e Fattoria di Calappiano, una storia oltre il secolo Massimo Sensi and Fattoria di Calappiano, a history spanning more than a century Alla guida di un’azienda nata nel 1890, Massimo Sensi ha scelto di puntare su etichette bio e veg, fondandosi su principi green come ecosostenibilità e riduzione dei consumi energetici. Come è diventato produttore? Sono cresciuto nella campagna toscana giocando a calcio tra i vigneti e facendo merenda con pane, vino rosso e zucchero. Ho cominciato a lavorare da piccolo con la famiglia, poi, spinto da mio padre, in giro per il mondo a cercare nuovi clienti. Il mio ingresso in questo mondo è stato graduale ma forse è più giusto dire che ci sono nato dentro. Come è cambiata l’enologia toscana negli ultimi 10 anni? L’enologia Toscana si è molto evoluta nell’ultimo decennio: si punta sempre di più su vitigni autoctoni e vinificazioni particolari per dare maggior bevibilità ai vari prodotti, alla luce delle richieste dei mercati. Qual è il vostro stile produttivo e come interpreta il Montalbano? Il nostro stile è fatto di passione, volontà innovativa, sperimentazione e sostenibilità. La nostra filosofia si basa su pulizia olfattiva, equilibrio, complessità aromatica ed estrema godibilità. Siamo nel Chianti Montalbano, fra Firenze, Prato e Pistoia e Fattoria di Calappiano, dove sorgono i nostri vigneti, si trova nel centro. Il clima continentale stemperato dalle influenze del Mediterraneo e un terreno ricco di conchiglie fossili donano ai nostri vini struttura ed eleganza. Il miglior vino mai assaggiato? Sono un fan del Pinotage sudafricano, anche perché amo quella terra. Il suo miglior vino? Per il sacrificio impiegato nella realizzazione e per il risultato raggiunto nell’estremizzare la qualità del Sangiovese, il Collegonzi è il primo della mia lista. Come immagina i suoi vini e la sua azienda tra 10 anni? Molte innovazioni sono stimolate dal mercato, per cui immagino un decennio di sfide. Il nostro atteggiamento è innovativo, con l’impegno di progredire nella sperimentazione in vigna, con la ricerca di vitigni abbandonati, vinificazioni alternative e affinamenti particolari, come nell’orcio in terracotta. Vino italiano nel mondo: come si pone l’Azienda Sensi? “Coltiviamo i nostri mercati con la stessa cura che diamo alle nostre uve”, è il nostro impegno per portare la Toscana nel mondo. Qualità, coerenza, produttività, prezzo e aspetto del prodotto, con una corretta comprensione e una relazione stretta ai bisogni e agli obiettivi reciproci sono il punto di forza per sviluppare il nostro brand a livello anche internazionale.

At the helm of a company founded in 1890, Massimo Sensi has chosen to focus on organic and veg labels, based on the green principles of sustainability and a reduction in energy consumption. How did you become a producer? I grew up in the Tuscan countryside, playing football in the vineyards and snacking on bread, red wine and sugar. I began to work with my family when I was still young, and later, encouraged by my father, I travelled the world in search of new clients. My start in this world was gradual, but perhaps it’s better to say that I was born into it. How was the world of Tuscan wine changed in the last 10 years, and how has your company developed? Tuscan winemaking has evolved a lot over the last decade: in light of market demands, it’s increasingly focused on native varietals and unique vinifications that can offer greater drinkability to the various products. What’s your production style and how do you interpret the Montalbano? Our style is characterized by passion, innovation, experimentation and sustainability. Our philosophy is based on elegant and complex aromas, balance and immense satisfaction. We’re in the Montalbano Chianti, between Florence, Prato and Pistoia, and Fattoria di Calappiano, where our vineyards are located, is right in the heart of it. The continental climate tempered by the influences of the Mediterranean and a terrain rich in fossilized shells bestow our wines with structure and elegance. The best wine you’ve ever tasted? I’m a fan of the South African Pinotage, especially because I love that territory. Your best wine? For the sacrifices we made in producing it and the results we reached in taking the quality of the Sangiovese to extremes, the Collegonzi is at the top of my list. How do you see your wines evolving over the next 10 years? Many innovations are motivated by the market, so I imagine a decade of challenges. Our attitude is innovative, with a goal of advancing experimentation in the vineyard, with a search for abandoned varietals, alternative vinifications and unique aging methods, like using terracotta jars. Italian wine in the world: where do you see Sensi? “We cultivate our markets with the same care we give to our grapes,” is how we describe the work we put into bringing Tuscany to the world. Quality, consistency, productivity, price and the appearance of the product, with a correct understanding and close rapport with reciprocal needs and objectives are our strengths for developing our brand on an international level.

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Mario Pelosi, ex expert of ICT, in 2002 decided to establish Tenuta Casteani from scratch

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WINE PEOPLE text Marco Mancini

Un ingegnere in Maremma La seconda vita di Mario Pelosi alla Tenuta Casteani Mario Pelosi’s second life at Tenuta Casteani

After a brilliant career in ICT, in 2002 Mario Pelosi decided to establish Tenuta Casteani from scratch, paving the way for an exciting, new business and professional venture. What was your entryway into the world of wine? I owe my enthusiasm for the world of wine to the AIS (Italian Association of Sommeliers) courses I attended in the 1990s. I then enrolled at Tuscia University and did a degree in Oenology, with a thesis on the production of wine without the addition of sulphites. How has Tuscan oenology changed in the past 10 years? We were truly pioneers in this area of the Maremma in the early 2000s. Everything seemed much easier then. After ten years, the reality had changed radically – competition was greater, consumption had fallen, attention to costs had grown and payment receipt times had lengthened. For these reasons I had to find market niches. What is the best wine you have ever tasted? It is extremely difficult to make this kind of ranking. The refinement of some Barolo, the opulence of some Amarone, the freshness of much Brunello, the aggressiveness of a lot of Bolgheri and the agreeableness of some wines produced with indigenous vines all impress me. What is your best wine? As they say “even the ugliest child is beautiful in his mother’s eyes”. Every wine I produce has its own logic, based on a personal predilection, curiosity or amusement, accompanied by commitment, passion and professionalism in production which induce me to always do better How do you imagine your wines will have evolved in 10 years’ time? Over the years we have pinpointed a line for our oenological plan which we believe is desirable to continue following, but we are thinking of limiting the use of barriques in favour of tonneaux and large barrels. Tell us about your experience with earthenware vessels. The use of earthenware allows for continuous micro-oxygenation without the tannic exchange generated by contact with wood. This has led to us obtaining a very interesting result, giving our Syrah great elegance and highlighting the varietal and primary aspects of the grape to an even greater degree. How important is eco-sustainability in winegrowing today? I believe our country can, and must, maintain a position of production excellence in all areas of agriculture. Only by keeping the characteristics of the soil and water unaltered can we guarantee the highest quality products today and above all, for future generations.

Dopo una brillante carriera nel mondo dell’ICT, nel 2002 Mario Pelosi decide di fondare Tenuta Casteani da zero, dando inizio a un nuovo appassionante percorso di vita imprenditoriale e professionale. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? L’entusiasmo per il mondo del vino lo devo proprio ai corsi dell’AIS frequentati negli anni 90. Poi mi sono iscritto all’Università della Tuscia, laureandomi in Enologia con una tesi sulla produzione di vini senza solfiti aggiunti. Com’è cambiato il mondo dell’enologia toscana negli ultimi 10 anni? All’inizio degli anni 2000 in questa zona della Maremma eravamo veramente dei pionieri. Allora sembrava tutto più facile. Dopo dieci anni la realtà era profondamente mutata: maggiore la competizione, ridotti i consumi, accresciuta l’attenzione ai costi, allungati i tempi d’incasso. Per questo ho dovuto trovare nicchie di mercato. Il miglior vino mai assaggiato? Fare una classifica di questo tipo è estremamente difficile. Mi colpiscono la raffinatezza di alcuni Barolo, l’opulenza di alcuni Amarone, la freschezza di molti Brunello, l’aggressività di molti Bolgheri e la piacevolezza di vini prodotti con alcuni vitigni autoctoni. Il suo miglior vino? Come si dice: “ogni scarrafone è bello a mamma soja”. Ogni vino che produco ha una sua logica legata a una mia predilezione, una mia curiosità o un divertimento, accompagnata da impegno, passione e professionalità produttiva che mi inducono a fare sempre meglio. Come immagina che si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? Nel corso degli anni abbiamo definito per il nostro piano enologico una linea che riteniamo sia opportuno continuare a seguire, ma stiamo pensando di limitare l’uso delle barrique a favore dei tonneau e delle botti grandi. Ci racconti la sua esperienza con le giare di terracotta. L’uso della terracotta consente una micro-ossigenazione continua, senza lo scambio tannico generato dal contatto col legno, questo ci ha portato a ottenere un risultato molto interessante, conferendo al nostro Syrah una grande eleganza e valorizzando ancora di più gli aspetti varietali e primari dell’uva. Qual è l›importanza dell’ecosostenibilità nella viticoltura di oggi? Credo che il nostro Paese possa e debba mantenere una posizione di eccellenza produttiva in tutti gli ambiti agricoli. Solo mantenendo inalterate le caratteristiche del suolo e delle acque possiamo garantire la migliore qualità produttiva oggi e soprattutto per le prossime generazioni.

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Eva Baratta, the daughter of Paolo (economist, former minister and current President of the Venice Biennale) and of poetess Gemma Bracco, is the young Lady of Tenuta Monteti

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WINE PEOPLE text Fabio Ceccarelli

Come l’alba sul mare Eva Baratta, da Tenuta Monteti al mondo all’Italia Eva Baratta, from Tenuta Monteti to the world to Italy

Eva Baratta, figlia di Paolo (economista, ex-ministro e attuale Presidente della Biennale di Venezia) e della poetessa Gemma Bracco, è la giovane signora della Tenuta Monteti. La sua è una storia di riflessione e passione. Qual è stata la sua porta d’ingresso nel mondo del vino? Un filo rosso che corre in famiglia. La contagiosa visionarietà di mio padre, l’energia condivisa con mio marito, e la bellezza di questo lavoro che è fatto di tante cose, mai ripetitive. Ogni problema o avversità porta a una scoperta. Come è cambiato il mondo dell’enologia toscana nell’ultimo decennio e come si è evoluta la vostra Tenuta? A Capalbio i cambiamenti sono stati palesi; noi abbiamo fatto tanta ricerca all’insegna del rispetto ambientale, della massima qualità e sull’uso dei legni, per trovare la giusta interpretazione per ciascuna delle nostre parcelle. Abbiamo ottenuto la certificazione V.I.V.A. Vino sostenibile del Ministero dell’Ambiente per Monteti e Caburnio. Abbiamo lanciato un nuovo vino, il TM Rosé, delicato come un’alba sul nostro mare. Il miglior vino mai assaggiato? I vini memorabili sono sempre legati a una serie di situazioni, di suggestioni, di compagnie che è impossibile scindere dall’esperienza dell’assaggio. Il suo miglior vino? Per quello che ha significato farlo, per le difficoltà superate in quell’annata e i risultati ottenuti, direi il Monteti 2014 che uscirà tra 6 mesi: un vino che siamo andati a cercare pianta per pianta. Se invece devo andare a ritroso penso al Monteti 2008, un vino profondo, vellutato e terso. Come immagina si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? In realtà usciamo ogni anno con una piccola quantità di bottiglie di Monteti “10 anni dopo”, che riserviamo ai clienti più fedeli. I nostri sono vini concepiti per durare ed evolversi delicatamente nel tempo. Poterli fare assaggiare 10 anni dopo è una gioia. Cosa significa produrre vino in un territorio di confine (la vostra è delle aziende più meridionali della Toscana)? Era quello che volevamo: produrre vini di carattere ed eleganza in una zona nuova, senza il riparo di una Doc conosciuta e con la libertà che consente l’Igt. Una sfida con enormi rischi che oggi, dopo venti anni di lavoro, quando incontra il degustatore curioso e sicuro di sé, è di grande gratificazione. Se avesse un jolly da giocare, quale tipo di consumatore o quale paese vorrebbe conquistare con i suoi vini? Siamo un’azienda che esporta più del 90% della produzione e con grande successo, quindi il mercato che vorremo conquistare nei prossimi anni non può che essere l’Italia! Questa è adesso la nostra sfida.

Eva Baratta, the daughter of Paolo (economist, former minister and current President of the Venice Biennale) and of poetess Gemma Bracco, is the young Lady of Tenuta Monteti. Hers is a story of meditation and passion. How did you gain access into the wine world? Through a red thread that runs in my family. My father’s contagious visionary attitude, the energy I share with my husband, and the beauty of this job which is made up of many things, never repetitive. Every problem or adversity leads to a discovery. How has the Tuscan winemaking world changed in the past ten years and how has your winery changed? In Capalbio, the changes are evident. We have devoted a lot of efforts to raising environmental awareness, improving quality and introducing the use of wood barrels, in order for our vineyards to express themselves at their best. We were granted the V.I.V.A. certification, Sustainable Wine, by the Ministry of the Environment for Monteti and Caburnio. We released a new wine, TM Rosé, as delicate as the sun rising over our sea. What is the best wine you ever tasted? Memorable wines are always the ones associated with special moments, feeling and friends, which cannot be separated from the wine tasting experience. And your best wine? In terms of the difficulties we had to overcome that year and the results achieved, I would say Monteti 2014, which will be released in six months: a wine that we “built” plant by plant. As for our older wines, I would say Monteti 2008, a deep, velvety and limpid wine. How do you picture your wines in ten years’ time? Actually, every year we release a small quantity of Monteti “ten-years-later” bottles, which we give to our most faithful customers. Our wines are designed to age well and evolve delicately over time. Being able to enjoy them ten years later is wonderful. What does it mean to produce wine in a “borderland”, as your winery is located in Tuscany’s southernmost stretch of coast? It is exactly what we wanted: being able to produce wines of character and elegance in a new area, without the comfort of a well-known DOC appellation and with the freedom granted by making IGT wines. A great challenge, involving huge risks, which, after twenty years of hard work, proved to be rewarding. If you were free to choose, what kind of consumer and what country would you want to reach with your wines? Our winery exports over 90% of its production and very successfully. The market we plan to capture in the next few years is Italy! This is our latest challenge.

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The celebrated Vigna dell’Impero is today located at the centre of the Tenuta Sette Ponti, owned by Antonio Moretti Cuseri

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WINE PEOPLE text Teresa Favi

Una scommessa vinta

Antonio Moretti Cuseri e la sua Tenuta Sette Ponti in provincia di Arezzo Antonio Moretti Cuseri and his Tenuta Sette Ponti in the province of Arezzo Era il 1935 quando Amedeo d’Aosta, Vice Re d’Etiopia, per celebrare la presa dell’impero Abissino, ordinò di piantare una vigna, Vigna dell’Impero. I lavori furono seguiti dal fratello, Emanuele Filiberto. Durarono tre anni per l’impervio assetto del territorio, riconosciuto già da Cosimo III de’ Medici, nel 1716, che aveva promulgato un editto nel quale il Valdarno di Sopra, tutto in provincia di Arezzo, era considerato una delle quattro zone vitivinicole più importanti della Toscana. La celebre vigna oggi è al centro della Tenuta Sette Ponti: 330 ettari di terreno, di cui oltre 50 dimorati a vigneto. Negli anni ’50 Alberto Moretti Cuseri comprò il cuore della tenuta dalle principesse Margherita e Maria Cristina di Savoia d’Aosta - affascinato da questi terreni e dalla riserva di caccia - e con essa, anche questa magica vigna, madre di uve ricche, complesse e strutturate. Antonio, figlio di Alberto, a fine anni ’90 trasforma la passione per il vino in vero lavoro e inizia a curare i tesori della Tenuta Sette Ponti. Cos’è per lei il terroir? Quell’insieme di componenti indispensabili per produrre vini di alta qualità. In cosa risiede l’identità dei vini della provincia di Arezzo? Per fortuna ci sono svariate identità che risiedono nella valli aretine. Una destinazione imperdibile nei territori dove risiede la sua azienda? Il Ponte Buriano, il più importante dei sette ponti, tra Arezzo e Firenze, che si trova da sfondo alla Monnalisa e alla Madonna dei Fusi di Leonardo. Chi è stato il suo Virgilio nel mondo vitivinicolo? Sono due le persone che mi hanno instradato in questo percorso, il primo è il babbo Alberto che mi ha trasmesso l’amore e la generosità di questa terra, il secondo è il vivaista francese Gilbert Bouvet che mi ha fatto scoprire e conoscere le diversità dei terreni all’interno della Tenuta Sette Ponti. Vino e comunicazione, come siamo messi in Toscana? Il vino in Toscana riesce sempre di più a comunicare il territorio ma ora dobbiamo cavalcare la comunicazione digitale, che è in continuo evolversi e sembra essere il futuro. Credo molto nella Toscana dove ho investito anche a Bolgheri con l’azienda Orma e in Maremma con l’azienda Poggio al Lupo. Ci danno grandi soddisfazioni. Vino toscano e mercati del futuro… Il mercato è globale, d’ora in avanti bisogna ragionare per continenti. Quello asiatico è sicuramente tra i principali Paesi da tenere d’occhio per l’export? Se parliamo di potenzialità, la Cina, e oltreoceano il Brasile e il Messico sono mercati interessanti. Poi la Russia, dove iniziano a capirne seriamente.

It was 1935 when Amedeo d’Aosta, Viceroy of Ethiopia, ordered a now-historic vineyard to be planted to celebrate the conquering of Abyssinia, the Vigna dell’Impero. The work was later followed by the viceroy’s brother Emanuele Filiberto, and it lasted three years due to the territory’s natural difficulty, a territory that was previously recognized by Grand Duke Cosimo III de’ Medici in 1716, who promulgated an edict declaring the Valdarno di Sopra, the entire province of Arezzo, one of the four most important winemaking areas in Tuscany. The celebrated vineyard is today located at the centre of the Tenuta Sette Ponti: 330 hectares of land, 50 of which are dedicated to the vineyard. In the 1950s, Alberto Moretti Cuseri bought the heart of the estate directly from Princess Margherita and Maria Cristina di Savoy-Aosta – fascinated by these lands and the beautiful hunting grounds – and with it, this magical vineyard, boasting loaded, complex, structured grapes, rich in extract and beneficial substances. In the late 1990s, Antonio Moretti Cuseri, Alberto’s son, transformed his passion for wine into a career and began to look after the wondrous treasures of the Tenuta Sette Ponti. What does terroir mean to you? The sum of indispensable components that produce high-quality wines. What is the identity of the wines produced in the province of Arezzo? Fortunately, there are a variety of identities that can be found throughout the Arezzo hills. A must-see place in the territories where your company is located? Ponte Buriano, the most important of the seven bridges (ponte in Italian, editor’s note), between Arezzo and Florence; it’s the bridge that can be seen in the background of the Mona Lisa and the Madonna dei Fusi, both by Leonardo. Who was your Virgil in the wine world? There are two people who guided me on this journey. The first is my father Alberto, who conveyed to me a love and generosity of this land, and the second is the French nurseryman Gilbert Bouvet, who introduced me to the diversity of the terrains within the Tenuta Sette Ponti. Wine and communication, how are we doing in Tuscany? Wine in Tuscany is increasingly able to communicate the territory, and the journey isn’t yet over. Tuscan wine and the future markets… The market is global; from now on we’ll need to think of entire continents. Countries to keep an eye on for exports? In terms of potential, China, Brazil and Mexico are interesting markets. Then there’s Russia, which is starting to take winemaking seriously.

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Efidelio Di Sessa and Francesco Lomi, respectively sales director and production manager of Usiglian del Vescovo

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WINE PEOPLE text Emiliano Bogani, Barbara Massai

Il territorio nel bicchiere Usiglian del Vescovo, una giovane promessa a Palaia Usiglian del Vescovo, a young promise in Palaia

Efidelio Di Sessa e Francesco Lomi, rispettivamente direttore commerciale e direttore di produzione di Usiglian del Vescovo, sono due figure essenziali per la giovane azienda di Palaia situata in uno storico feudo. Sostenitori convinti di un’agricoltura biologica di qualità, investono a pieno le energie per promuovere e far conoscere in tutto il mondo le sfumature di una vasta gamma di vini, raccontando l’unicità di un territorio ricco di sabbie, biodiversità e antichi fossili. Qual è la filosofia della vostra azienda? Francesco Lomi: Lavorare con entusiasmo per trarre il meglio dalle vigne, assecondando le caratteristiche del terreno e il microclima presenti. Basse rese per ettaro e lavorazioni mirate sono il miglior metodo per ottenere qualità. Valorizziamo il capitale umano con preziose collaborazioni artigianali. Efidelio Di Sessa: Dedichiamo molta attenzione a preservare un territorio per sua natura fragile, con un suolo di origine pliocenica che si è mantenuto nel corso di milioni di anni, scegliendo di essere biologici in un senso ampio di sostenibilità ambientale basato su un profondo rispetto della terra su cui lavoriamo. Com’è cambiato il mondo dell’enologia toscana negli ultimi 10 anni e come in questi anni si è evoluta la vostra azienda? F.L. Per anni si sono prodotti vini potenti ma poco territoriali, noi abbiamo ricercato l’originalità del vino inteso come migliore espressione del territorio in cui è prodotto. La natura del suolo dona ai nostri vini profumi, eleganza e una spiccata mineralità, grazie alla presenza di fossili marini e alla vicinanza del mare. Come immagina che si evolveranno i suoi vini tra 10 anni? E.D.S. In bottiglia sicuramente bene! Questo grazie alle loro caratteristiche. Prossimamente usciremo con un bianco adatto a una lunga evoluzione in bottiglia. Sul mercato Il Bruvé da uve sangiovese e in futuro un nuovo metodo classico da uve Chardonnay, affinati sui lieviti per oltre 40 mesi. Cosa vi ha spinto a produrre anche due tipi di birra: la bionda e l’ambrata? F.L. Sicuramente l’incessante ricerca di nuove forme di espressione del territorio su cui lavoriamo. In anteprima annunciamo l’uscita di una terza birra realizzata dal mosto di Sangiovese, con ingredienti prodotti interamente nelle Terre di Pisa. Quali sono i vostri mercati di riferimento? E.D.S. Gli Stati Uniti d’America o il Sud Est Asiatico non dimenticando l’Europa e il mercato domestico. Puntiamo molto, anche sull’enoturismo nel nostro territorio con l’obiettivo primario di emozionare e generare un passaparola virtuoso che sappia raccontare tutto quello che c’è dietro un bicchiere del nostro vino.

Efidelio Di Sessa and Francesco Lomi, respectively sales director and production manager of Usiglian del Vescovo, are two crucial figures for the young Palaia winery located in a historic fiefdom. Strong supporters of quality organic agriculture, they fully invest their energies in promoting and communicating the nuances of a wide range of wines throughout the world, recounting the uniqueness of a territory rich in sands, biodiversity and ancient fossils. What is your winery’s philosophy? Francesco Lomi: Work with enthusiasm to get the best out of the vines, reinforcing the characteristics of the terrain and the microclimate. Low yields per hectare and targeted winemaking are the best methods for obtaining quality. We value human capital through precious collaborations with an artisan approach. Efidelio Di Sessa: We devote a lot of attention to preserving a territory that is naturally fragile, with a soil of Pliocene origin that has been maintained over millions of years. We haven chosen organic agriculture in a broad sense of environmental sustainability based on a deep respect for the land on which we work. How has the world of Tuscan enology changed in the last 10 years and how has your winery evolved in recent years? F.L. For years they were producing wines that were strong but not really representing the territory. We sought the wine’s originality understood as the best expression of the territory in which it is produced. The nature of the soil gives our wines aromas, elegance and a marked mineral quality, thanks to the presence of marine fossils and the proximity to the sea. How do you imagine your wines will evolve in 10 years? E.D.S. In the bottle, they will definitely be good! This is thanks to their characteristics. We will soon be coming out with a white wine suited to a long evolution in the bottle. The Bruvé made with Sangiovese grapes is on the market and in the future a new classic method made with Chardonnay grapes, aged on the lees for over 40 months. What motivated you to also produce two types of beer: pale and amber? F.L. Undoubtedly the unceasing search for new ways to express the territory on which we work. In the preview, we are announcing the release of a third beer made from Sangiovese must, with ingredients produced entirely in the Terre di Pisa area. What are your target markets? E.D.S. The United States or South East Asia, but also Europe and the domestic market. We also count a lot on the wine tourism in our territory with the primary objective of inspiring and generating a virtuous password that is all about recounting everything behind a glass of our wine.

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Tra Vip e cantine leggendarie From Vips to legendary wine cellars Toscana terra di vino, di cantine leggendarie, alcune antichissime altre proiettate nel futuro come un missile. Ma anche buen retiro scelto da celebrities che prima si innamorano delle sue colline e poi si appassionano al suo prodotto principe Tuscany, the land of wine and legendary cellars, some historic, others ready to launch into the future like a rocket. But there’s also a favourite buen retiro of celebrities, who first fall in love with its hills and then its reigning product

photo Lorenzo Cotrozzi (Castello di Ama)


I signori del vino

I personaggi noti e i loro vini made in Tuscany Celebrities and their wines made in Tuscany text Virginia Mammoli


CELEBRITIES

Andrea Bocelli, con suo fratello Alberto, produce vini di eccellenza, in quel di Lajatico, nel cuore della Val d’Era Andrea Bocelli, with his brother Alberto, produces of excellent wines in Lajatico, in Val d’Era

È nei campi che circondano la sua tenuta in Toscana che Sting ‘passeggia’ nella famosissima Fields of gold, ma insieme alle spighe di grano che ondeggiano sinuose al vento, quello che ha conquistato questa icona musicale, e con lui molte altre personalità dello spettacolo, dello sport, dell’impresa, della politica e della moda, sono gli ordinati filari di viti che impreziosiscono i paesaggi toscani e l’affascinante mondo dell’enologia. Sting ha scelto con la moglie Trudie una proprietà a Incisa, Villa Il Palagio, dove non è raro veder girare Elton John, Madonna e altri vip con in mano un calice del suo ottimo Chianti. Sulle colline a ovest di Siena nascono invece i vini di Gianna Nannini: lei gioca in casa, ma rimane una delle voci rock italiane più amate. Andrea Bocelli - il “più popolare cantante d’opera di tutti i tempi” a detta del New York Times - è anche un produttore di vini di eccellenza, in quel di Lajatico, nel cuore della Val d’Era, provincia di Pisa. Il must, un Sangiovese in purezza ricavato dalle vigne più antiche. A Villa Nano già da tempo è in piedi la scommessa di Stefania Sandrelli, che acquistò con il compagno Giovanni Soldati e con Sandro Bottega i campi dove si produce il Chianti Classico Acino d’Oro. Passiamo dallo spettacolo all’arte con Oliviero Toscani, fotografo di fama mondiale che a Casale Marittimo, alle spalle della Costa degli Etruschi, produce tra gli altri OT, vino composto da Syrah (50%), Cabernet Franc (35%), Petit Verdot (15%). Tornando a sud, ecco anche il Brunello e il Rosso del Romitorio di Montalcino prodotti da Sandro Chia, mentre il gallerista tedesco Peter Femfert, con la moglie veneziana Stefania Canali, ha scelto la Fattoria di Nittardi a Castellina in Chianti, il cui vino base, da più di trent’anni, è vestito ogni stagione da un grande artista. Parlando di sportivi troviamo uno dei calciatori italiani più famosi di tutti i tempi: “Pablito” Rossi da Prato, che si è accasato a Borgo Cennina, in Val d’Ambra, tra il Valdarno e il Chianti, dove con il socio Luigi Pelaggi produce un rosso ricavato da uve Sangiovese unite a piccole quantità di uve Merlot e Cabernet. Animi sensibili e dal gusto innato, i nomi più illustri della moda

In his famous Fields of gold, Sting “walks” in the fields surrounding his estate in Tuscany. This famous singer, together with other show and fashion business, sport, industry and political personalities, has been seduced by the ears of wheat flowing in the wind, by the rows of vines adorning Tuscan countryside and by the charming world of wine. Sting and his wife Trudie bought Villa Il Palagio, an estate in Incisa, where you can very often meet Elton John, Madonna and other VIP drinking a glass of his wonderful Chianti. Gianna Nannini’s wines are produced on the hills located west of Siena: she certainly has the home court advantage, but she is for sure one of the most loved Italian rock singers. Andrea Bocelli - labelled by the New York Times as the greatest opera singer of all time - is another producer of excellent wines in Lajatico, in Val d’Era, in the province of Pisa. His best product is Sangiovese, a varietal wine made of the oldest vines. Villa Nano is Stefania Sandrelli’s bet, who bought the fields where Chianti Classico Acino d’Oro is produced, together with her companion Giovanni Soldati and Sandro Bottega. Let’s move from show business to art thanks to Oliviero Toscani, worldwide renowned photographer, producing in Casale Marittimo, behind Costa degli Etruschi, among other varieties, the OT, a kind of wine composed of Syrah (50%), Cabernet Franc (35%), Petit Verdot (15%). In the province of Siena, we can also find Brunello and Rosso del Romitorio di Montalcino, produced by Sandro Chia, while the gallerist Peter Femfert and his Venetian wife Stefania Canali chose Fattoria di Nittardi in Castellina in Chianti to produce a wine which every season has being dressed for thirty years by a famous artist. Talking about sport, “Pablito” Rossi, one of the most successful football players of all time, moved from Prato to Borgo Cennina in Val d’Ambra, between Valdarno and Chianti, where he produces a red wine made of Sangiovese grapes and a few of Merlot and Cabernet grapes with his business partner Luigi Pelaggi. We cannot forget to mention the biggest names in fashion industry, sensitive souls with an innate sense of good

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From above clockwise: Oliviero Toscani, Sting and his wife Trudie, Gianna Nannini


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1. Riccardo Illy 2. Massimo Ferragamo 3. Giovanni Bulgari 4. Vittorio Moretti 5. Peter Femfert 6. Antonio Moretti 7. Tommaso Cavalli


Villa Nano is Stefania Sandrelli’s bet, who bought the fields where Chianti Classico aaaaaaaaaa Acino d’Oro is produced


CELEBRITIES

Il Borro, a San Giustino Valdarno, è la tenuta di proprietà di Ferruccio e Salvatore Ferragamo Il Borro, in San Giustino Valdarno, is the estate owned by Ferruccio and Salvatore Ferragamo

non potevano mancare. Eccellenti viticoltori sono i Ferragamo: Salvatore, con il padre Ferruccio primogenito del ‘calzolaio delle dive’, gestisce terreni e vigne della tenuta Il Borro, a San Giustino Valdarno, mentre Massimo Ferragamo (ultimo dei sei figli di Wanda e Salvatore) produce un ottimo Brunello a Castiglion del Bosco a Montalcino. È invece a Panzano in Chianti che Roberto Cavalli ha fondato la Tenuta degli Dei, dove il figlio Tommaso segue l’intera produzione, in cui si assapora tutta la passione e la dedicazione a questo straordinario territorio. Preziosa anche la firma sui vini dell’azienda Podernuovo a Palazzone di San Casciano dei Bagni, 22 ettari di vigna e una bella cantina progettata da Massimo Alvisi: nientemeno che Bulgari. Amministratore delegato e anima ispiratrice dell’impresa, il giovane Giovanni Bulgari, che ha scoperto la passione per un altro rubino, quello di un buon vino. Tornando all’universo della calzatura troviamo anche Agostino Lenci, patron della vivace Fattoria di Magliano in Maremma, e Antonio Moretti Cuseri, con la sua la Tenuta Setteponti, a San Giustino Valdarno, e la seconda, Orma, a Bolgheri. Infine, anche gli imprenditori più di successo non potevano essere immuni alla ‘Tuscan attraction’. Dal caffè al vino: perdutamente innamorato della zona di Montalcino Francesco Illy ha scelto come sua ‘dimora toscana’ il Podere le Ripi, mentre Riccardo Illy per creare il suo polo del gusto ha acquisito una prestigiosa tenuta senese, l’Azienda Agricola Mastrojanni, sempre a Montalcino, dove è approdato anche il gigante americano Richard Parsons (editoria e comunicazioni), ex presidente del colosso Time Warner. James B. Sherwood, fondatore del gruppo Orient Express Ltd, ha scelto invece l’azienda Capannelle a Gaiole in Chianti. Sempre da oltreoceano, ma sponda canadese, Pierluigi Tolaini (settore trasporti) che ha impiantato una splendida tenuta a Pievasciata, nel Chianti Classico. Infine Vittorio Moretti ha acquistato La Badiola a Castiglione della Pescaia, e si è fatto progettare da Mario Botta la celebre cantina di Petra, a Suvereto.

taste. The Ferragamo’s are excellent vine growers: Salvatore and his father Ferruccio, first-born son of the “cobbler to the stars”, manage lands and vineyards in the estate Il Borro, in San Giustino Valdarno, while Massimo Ferragamo (the youngest of six children of Wanda and Salvatore) produces an excellent Brunello at Castiglion del Bosco in Montalcino. On another hand, Roberto Cavalli founded Tenuta degli Dei in Panzano in Chianti, while his son manages the entire production, and you can feel and taste all the passion and dedication to this extraordinary field. Another very important wine firm is Podernuovo in Palazzone di San Casciano dei Bagni: 22 hectares of vineyard and a beautiful wine cellar designed by Massimo Alvisi, none other than Bulgari. CEO and guiding spirit of the entire company is the young Giovanni Bulgari, who discovered an important interest for a different type of ruby: the good wine. Let’s take a step back to shoes industry to talk about Agostino Lenci, creator of the lively Fattoria di Migliano in Maremma, and about Antonio Moretti Cuseri and his Tenuta Setteponti, in San Giustino Valdarno, and Orma in Bolgheri. The most successful entrepreneurs could not avoid the “Tuscan attraction” as well. From coffee to wine: deeply in love with Montalcino area, Francesco Illy chose Podere le Ripi as his “Tuscan abode”, while Riccardo Illy bought a precious Sienese estate, Azienda Agricola Mastrojanni in Montalcino, to create his taste point. Here you can also find the American Richard Parsons (editing and communication), former president of the giant Time Warner. James B. Sherwood, founder of the group Orient Express Ltd, chose the company Capannelle in Gaiole in Chianti. Once again from overseas, but this time from the Canadian side, Pierluigi Trolaini (transport business) founded a wonderful estate in Pievasciata, in Chianti Classico. In addition, Vittorio Moretti acquired La Badiola in Castiglione della Pescaia and asked to Mario Botta to design the famous wine cellar of Petra, in Suvereto.

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Ferruccio and Salvatore Ferragamo


Rocca di Frassinello


Andar per cantine

Le più belle cantine della Toscana, dalle più antiche alle più moderne, autentici gioielli di architettura e cultura del vino Tuscany’s most beautiful wineries, from the oldest to the most modern, authentic gems of architecture and wine culture text Rossella Battista


WINE ITINERARY

Le cantine raccontano passato, presente e futuro della Toscana, dove tradizione e innovazione convivono in armonia The winery tells past, present and future of the Tuscan region, where tradition and innovation live together harmonically.

Andar per cantine fa ormai parte del bagaglio del viaggiatore più esigente e curioso che può passare dalle cantine più antiche a quelle più innovative: tutte hanno vini d’eccellenza tra arte e architettura antica e moderna. Come il senese Castello di Ama perfetta sintesi tra il fascino del borgo e della tradizione antica di cinque secoli fino alla ricerca più avanzata. Gli storici produttori, Marco e Lorenza Pallanti, hanno infatti realizzato un progetto di arte contemporanea permanente. Ed è basso impatto ambientale la Tenuta dell’Ammiraglia scelta a Magliano nel cuore della Maremma dalla famiglia Frescobaldi antichissima produttrice di vino, che ha voluto una struttura architettonica della Cantina, progettata dagli architetti Piero e Nathalie Sartogo, perfettamente integrata. Una grande ala di gabbiano che si protende verso il mare: è un unicum con l’ambiente. Non è un caso che sul tetto crescano fiori e piante officinali. E nella vicina Gavorrano sono addirittura le vigne a lambire la Cantina Rocca di Frassinello dell’editore Paolo Panerai e progettata da Renzo Piano. Una piazza aperta, un padiglione di vetro e una cantina che è il cuore del progetto, innovativo anche per la lavorazione dell’uva a caduta. La cantina sotterranea è un quadrato con 2500 barriques di rovere, disposte a gradoni come un’arena. L’ambiente è illuminato da luce solare. Produzione a caduta e basata sui principi della bioarchitettura anche per l’amiatina cantina di Castello di Colle Massari dei fratelli Tipa. Realizzata dallo Studio Archos di Edoardo Milesi, sembra una scatola di legno; in realtà è un laboratorio sotterraneo di oltre 6mila mq su quattro livelli. E una struttura a maglia aperta è quella progettata dall’architetto Giovanni Bo per l’azienda toscana Ca’ Marcanda del produttore piemontese Angelo Gaja a Castagneto Carducci. Bo gioca con la luce che filtra sottoterra attraverso le maglie fatte con le pietre del posto tanto da non creare alcun ostacolo tra struttura e natura. Pensato come un luogo pronto ad accogliere e scambiare esperienze diverse è la cantina Petra a Suvereto dove l’architetto Mario Botta ha realizzato il pensiero dell’imprenditore Vittorio Moretti armonizzando antico e moderno.

Touring wineries has become a must for the most demanding and curious traveller, who can go from the oldest to the most innovative wineries: where outstanding wines meet ancient and modern art and architecture. Such as Castello di Ama in Siena province, a perfect synthesis between the charm of the village, five centuries-old traditions and cutting-edge research, where owners Marco and Lorenza Pallanti have created a permanent contemporary art project. Of low-environmental impact is Tenuta dell’Ammiraglia, chosen in Magliano in the heart of the Maremma by the storied wineproducing Frescobaldi family, who wanted perfectly architecturallyintegrated cellars, designed by architects Piero and Nathalie Sartogo. A great gull’s wing which stretches towards the sea, it simply merges with its surroundings. It is no coincidence that medicinal herbs and flowers grow on the roof. In nearby Gavorrano, the vineyards lap against the Rocca di Frassinello winery, owned by editor Paolo Panerai and designed by Renzo Piano. An open square, a glass pavilion and an innovative gravity-flow cellar that is the heart of the project. The underground barrel room is a square with 2,500 oak barriques arranged in tiers like an arena, and is illuminated by natural light. Gravity-flow production based on the principles of bioarchitecture also for the Tipa brothers’ Castello di Colle Massari winery on the slopes of Mt. Amiata. Designed by Edoardo Milesi’s Studio Archos, it looks like a wooden box, but in reality is an over-6 thousand square metre underground work space on four levels. The building designed by architect Giovanni Bo for Piedmontese producer Angelo Gaja’s Tuscan winery Ca’ Marcanda (www.camarcanda.com) in Castagneto Carducci is an open mesh structure. Light penetrates underground through the mesh made with stones excavated from the site in such a way as to create no obstacle between the building and nature. Designed as a place ready to welcome and share different experiences is the Petra winery in Suvereto, where architect Mario Botta has harmonized ancient and modern to bring businessman Vittorio Moretti’s idea to life.

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Two images of Cantina Antinori in Bargino, in the Chianti Classico area, few chilometers from Florence. Left page: Tenuta dell’Ammiraglia


WINE TASTING by AIS Toscana commission - ph. Pierpaolo Pagano

From above clockwise: Petra, Fattoria di Cusona Tenuta Guicciardini Strozzi,Rocca di Frassinello, Colle Massari, Ca’ Marcanda, Cantina del Redi

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ASSOCIATION

Petra winery in Suvereto


WINE ITINERARY

La cantina di Podernuovo della famiglia Bulgari, a San Casciano dei Bagni, è organizzata in modo da sfruttare la geotermia A low-environmental impact winery is Podernuovo owned by Bulgari family, organized to exploit geothermal energy

Un tuffo nella storia l’offre la Cantina del Redi, nel rinascimentale Palazzo Ricci a Montepulciano. Qui il dedalo di antiche cantine è considerato tra le più belle d’Europa. Ed è ancora un viaggio nelle viscere della terra, quello offerto a San Gimignano, terra di Vernaccia, dai Guicciardini Strozzi. Qui si gioca con la storia. Infatti le vigne di Cusona compaiono già prima del Mille, mentre le attuali gallerie sotterranee risalgono al 1850 Recente è invece la monumentale Cantina Antinori a San Casciano Val di Pesa. Progettata da Marco Casamonti, uno dei soci fondatori dello studio Archea, appare come un’incisione nella collina dove la copertura coincide con un nuovo piano del suolo coltivato a vigneto, mentre il leggero dislivello consente alla luce naturale di irrorare la cantina. E’ un villaggio fatto di materiali naturali e la grande cantina che ospita libreria, centro convegni, museo, ristorante. Tra le cantine più antiche un posto particolare spetta al Castello di Volpaia (www.volpaia.it) a Radda in Chianti dove si produceva vino fin dal 1150. Qui ci si trova nel bel mezzo di un vero e proprio borgo organizzato come un’enorme cantina diffusa a partire dal palazzetto degli Strozzi. E sono addirittura millenarie e ancora in uso, le cantine del Castello di Verrazzano, dimora della famiglia di quel Giovanni che approdò nella Baia di New York. E sempre chianti, ma nella più interna zona di Rufina, sfilano le tenute dei Frescobaldi, Nipozzano, Pomino. Qui i due castelli interagiscono: Nipozzano nasce su un baluardo militare mentre Pomino accoglie la dimora cinquecentesca. Basti ricordare che già nel 1734 Cosimo III ne decantava le lodi per l’eccellenza vinicola. Famosa per il suo vino riserva è la tenuta del Castello di Monsanto (www.castellodimonsanto.it) nella zona fiorentina di Barberino Val d’Elsa. Basso impatto ambientale per Podernuovo dei fratelli Paolo e Giovanni Bulgari, nella frazione di San Casciano dei Bagni. La cantina è stata progettata dall’architetto Massimo Alvisi dello studio Alvisi Kirimoto&Partners ed è organizzata in modo da sfruttare geotermia, cioè la temperatura costante del terreno.

Cantina del Redi in the Renaissance-era Palazzo Ricci in Montepulciano offers a dive into history. Here the warren of ancient cellars is considered among the most beautiful in Europe. Another journey back in time is offered by the Guicciardini Strozzi family in San Gimignano, land of Vernaccia. The Cusona estate dates back to before the year 1000, while the present underground galleries date to 1850 More recent, on the other hand, is the monumental Cantina Antinori in San Casciano Val di Pesa. Designed by Marco Casamonti, one of the founding partners of Archea Associates, it appears like a slash in the hill, where a deeply cantilevered roof is planted with rows of young vines, while a slight difference in height allows natural light to penetrate the cellar. It is a village made of natural materials, and the winery houses a museum, a bookshop, a conference centre and a restaurant. A special place among the oldest wineries belongs to Castello di Volpaia in Radda in Chianti, where wine has been produced since 1150. The entire village is one large winery, with one of the cellars built in a centuries-old house that belonged to the Strozzi family. Also a thousand years old and still in use are the cellars at Castello di Verrazzano, the family home of Giovanni da Verrazzano, the first European to explore New York Bay. Still in Chianti, but further inland in the Rufina area, are the Frescobaldi’s Nipozzano and Pomino estates. Nipozzano Castle was built as a defensive stronghold, while Pomino is the site of a 16th century manor house. As long ago as 1743, Cosimo III praised the excellence of their wine. An estate famous for its reserve wine is Castello di Monsanto (www. castellodimonsanto.it) in the Florence area of Barberino Val d’Elsa. Lowenvironmental impact winery is Podernuovo owned by brothers Paolo and Giovanni Bulgari, in the hamlet San Casciano dei Bagni. The winery was designed by architect Massimo Alvisi of Alvisi Kirimoto & Partners and is organized to exploit geothermal energy generated by heat emanating from the earth.

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Froma above clockwise:Fattoria di Cusona Tenuta Guicciardini Strozzi, Colle Massari, Castello di Volpaia, Castello da Verrazzano, at Monsanto winery,Castello di Pomino Frescobaldi winecellar


Le nostre degustazioni Our wine tastings Nell’arco di questi nostri 10 anni, abbiamo avuto modo di degustare e raccontare le migliori etichette made in Tuscany, ma anche autentiche leggende nazionali e icone francesi. Persino una top ten dei migliori rossi del mondo... Ve ne riproponiamo alcune di queste Throughout our ten years, we’ve been able to taste and speak of the best labels made in Tuscany, as well as authentic Italian legends and French icons. Even a top ten of the best reds in the world... Here’s a selection of a few of these

wine tasting by AIS Toscana commission - photo Alessandro Moggi Ringraziamo i molti sommelier degustatori della Commissione di Assaggio AIS Toscana e i responsabili delle degustazioni, Massimo Castellani, Cristiano Cini, Luigi Pizzolato e Leonardo Taddei, che nel corso di questi dieci anni hanno degustato, selezionato e raccontato con passione, dedizione e professionalità centinaia di vini


BRUNELLO DI MONTALCINO

Le annate top delle Anteprime 2011 - 2018

Ogni anno nel mese di febbraio si svolgono le Anteprime dei vini delle principali Docg della Toscana: i Consorzi organizzano banchi di assaggio per giornalisti e operatori del settore. Vere e proprie kermesse alle quali la nostra redazione, con la Commissione di Assaggio AIS Toscana, non manca dal 2011. La degustazione a Montalcino è particolarmente impegnativa, perché vengono presentati oltre trecento vini nelle tipologie Annata, Riserva, Rosso Doc, Sant’Antimo e Moscadello. Ogni anno ci concentriamo sulle tipologie principali avendo cura di organizzare dei panel con Sommelier esperti del territorio, adeguati al numero dei campioni presentati per arrivare una nostra selezione dopo averli assaggiati più volte. Qui, vi presentiamo i vini che ottenuto il miglior punteggio nella tipologia annata, dal 2011 al 2018. Every February, previews are held for the main DOCG wines in Tuscany: the consortiums organize tasting stands for journalists and industry professionals. It’s a genuine festival that our editors, along with the AIS Toscana Tasting Committee, haven’t missed since 2011. The tastings at Montalcino are particularly arduous because more than 300 wines are presented, ranging from Annata to Riserva to Rosso DOC, Sant’Antimo and Moscadello. Every year, we focus on the main categories, taking care to organize panels of expert sommeliers from the territory, adapted to the number of samples presented, so as to compile our selection after having tasted them many times. Here, we present the wines that earned the best score in the Annata category, from 2011 to 2018.

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SALVIONI Brunello di Montalcino Docg 2006 Si presenta con un vivace color rubino appena sfumato al granato sul bordo bicchiere. Al naso è profondo, complesso con infinite stratificazioni. Note di mora, tabacco da pipa e cioccolato al latte, legno di cedro, pepe rosa e radice di liquirizia. Bocca piena, potente, tannino calibrato. Precisi ritorni olfattivi e un lunghissimo finale di spezie e toni lievemente fumé. Bright ruby colour ​​ slightly fading to garnet on the edge of the glass. Deep to the nose,  complex with infinite layers.  Notes of blackberry,  pipe tobacco and milk chocolate, cedar wood,  pink pepper and licorice root.  Full mouth, powerful, calibrated tannin. Accurate smell returns and long finale of spices and slightly smoky tones. Degustato nel 2011 

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TENUTA LE POTAZZINE Brunello di Montalcino Docg 2007 Granato di media intensità, luminoso. Olfatto deciso con note minuziose di frutta balsamicità, humus e un leggero sentore ematico. Al gusto è elegante sciorina una buona struttura. La chiusu-

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ra di bocca è ancora lunga e fine rispecchiando coerentemente le sensazioni già espresse al naso. Bright, medium intense garnet. Olfactory profile includes notes of ripe jam fruit, tea leaves, balsam, undergrowth and light hints of blood. On the mouth it is elegant, flowing. The finish is long and elegant, mirroring the nose. Degustato nel 2012

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CASTELLO ROMITORIO Brunello di Montalcino Docg 2008 Bel colore rosso rubino scarico. Al naso attacco fruttato importante con riconoscimenti di ciliegia marasca, pot-pourri di fiori rossi, incenso e note minerali. In bocca importante attacco fruttato, un corpo potente e caldo dotato di una bella freschezza che è ben bilanciata da un tannino, nonostante la giovinezza, serico. Il finale è molto lungo. Faraona al tartufo. Nice ruby red. In the nose it starts with an important fruity note of marasca cherry, red flower pout-pourri, incense and mineral aromas. In the mouth an important fruity start with a powerful and warm body with a good freshness that is well balanced with silky, though young, tannins. The finish is very long. Guinea fowl with truffle.


BRUNELLO DI MONTALCINO

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POGGIO ANTICO Brunello di Montalcino Docg 2009 Altero Rosso rubino di bella trama, vivace. Ottimo fruttato di amarena e ciliegia supportato da una speziatura di chiodi di garofano e cannella, cuoio e liquirizia, floreale di giaggiolo. In bocca ha grandi prospettive per il futuro, le componenti sono ben dosate e si esprimono con armonia e grazia e carattere saldo. Lunga persistenza fruttata, tannini succosi e magistrali. Bright and lively ruby-red colored. Pleasantly fruity on the nose with aromas of sour black cherry. It shows great potential on the palate, well-balanced, harmonious, graceful and firm component parts. Long fruity persistence, juicy and extraordinary tannins. Degustato nel 2014

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LE RAGNAIE Brunello di Montalcino Docg 2011 Vigna Vecchia Vivido, rosso granato tenue. Impatto austero ed elegante, melograno ed arancia sposano

note ferrose, poi sigaro toscano, un tocco di cioccolato e sottobosco. Lo sviluppo gustativo si svolge con compostezza. Ha tannini ricchi e masticabili, ottima sapidità. Bright and delicate garnet-red colored. Austere and elegant entry on the nose, aromas of pomegranate and orange blend with ferrous notes, followed by Tuscan cigar, a touch of chocolate and underwood. It rolls neatly on the palate. Rich and chewy tannins, excellent savouriness. Degustato nel 2016

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MASTROJANNI Brunello di Montalcino Docg 2012 Vigna Loreto Rosso granato, lievemente cupo, naso complesso, articolato, arancia sanguinella, ciliegia, amarena sotto spirito, petali di rosa, erbe aromatiche, salvia, rosmarino, note ematiche, tabacco da sigaro toscano. L’ assaggio è setoso, potente, elegante, finale entusiasmante. Garnet-red colored, slightly dark, complex on the nose with aromas of blood orange, cherry, sour black cherry in alcohol, rose petals, aromatic herbs, sage, rosemary, blood-

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like notes, Tuscan cigar tobacco. Silky, powerful and elegant on the palate, and exciting in the finish. Degustato nel 2017

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IL MARRONETO Brunello di Montalcino Docg 2013 Madonna delle Grazie Pigmentazione compatta e chiarissima; ventaglio olfattivo di impatto con esordio di mora e arancia amara, noce moscata e rosa appassita; inebriano i sostegni aromatici mentolati e minerali con ricordi di pralina al cioccolato. Tannini di rara eleganza sostengono un frutto ricco che muove verso l’infinito fra giovane freschezza e piacevole sapidità con appaganti ritorni di tabacco. Compact and bright colour; impressive olfactory range, beginning with blackberry and bitter orange, nutmeg and withered roses; the underlying menthol and mineral aromas are inebriating, recalling chocolate pralines. Tannins with rare elegance support a rich taste that leads to an enduring sense of youthful freshness and pleasant flavour, with satisfying hints of tobacco. Degustato nel 2018


CHIANTI CLASSICO RISERVA

Le migliori riserve delle Anteprime 2011 - 2018

Degustare en primeur richiede uno sforzo particolare di attenzione per cercare di comprendere e valutare le caratteristiche qualitative di un vino che ancora non ha completato il suo ciclo produttivo. E’ come avere davanti le singole tessere di un grande mosaico e, osservandole con attenzione, sensibilità ed esperienza, cercare di capire se ci sono tutte e quale sarà l’immagine che questi pezzi andranno a formare una volta messi al loro posto. Molti sono vini in divenire, quasi tutti campioni di botte che hanno davanti a loro ancora un lungo periodo da trascorrere in legno e in bottiglia prima di essere commercializzati. Qui vi proponiamo una carrellata dei Chianti Classico Riserva che dal 2011 al 2018 la nostra redazione con la Commissione di Assaggio Ais Toscana, ha riconosciuto come i migliori in assoluto. Tasting en primeur requires particular attention in order to understand and evaluate the qualitative characteristics of a wine that hasn’t yet fully developed. It’s like being faced with the individual tiles of a large mosaic and, observing them with attention, awareness and experience, trying to understand if they are all there and what image these pieces will compose once they’re all in place. Many wines are still developing, almost all are samples that have a long way to go in the barrel and in the bottle before hitting the market. Here, we suggest an overview of the Chianti Classico Riserva that, from 2011 to 2018, our editors, along with the AIS Toscana Tasting Committee, ranked as the best.

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CASTELLO DI AMA Chianti Classico Docg Selezione 2007 Vigneto Bellavista Rosso rubino intenso. Olfatto complesso e variegato con sfumature fruttate di ciliegia e cassis, poi lavanda e eucalipto. Esprime massa materica e stuzzicante mineralità, la stessa manifestata in bocca. Attacco potente, sapido e tannico che in prospettiva potrà smorzarsi. La piacevolezza attuale è poggiata su una freschezza dai ritorni fruttati che donano gustosa e lunga durata. Deep ruby ​​red, vivid, high consistency in the glass. Complex and varied smell.  It expresses the mass and intriguing minerality. The same thickness is expressed in the mouth. Powerful, fruity and tannic that in perspective will fade. The pleasure is based on freshness with fruity returns giving a tasty and long duration. Degustato nel 2011 

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FELSINA Chianti Classico Docg Riserva 2009 100% Sangiovese - Rancia Dal granato intenso con una buona conistenza. Note olfattive calde di humus frutta matura e prugna, poi floreale, rabarbaro, cuoi, tabacco. Al gu-

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sto è elegante, con un equilibrio che si regge su un tannino non aggressivo e una buona sapidità. La tensione alcolica svolge il ruolo di mediatore tra queste componenti gustative. La chiusura di bocca è ancora lunga e fini rispecchiando coerentemente gli aromi già espressi al naso. Intense garnet red with good consistency, this wine has intense and complex olfactory notes of humus, ripe fruit and plums, followed by a floral bouquet, hints of rhubarb, leather and tobacco. Elegant on the palate, with good structure, balanced with non-aggressive tannins and good flavor. The alcohol content balances out the flavor. A long and fine finish echoes the aromas on the nose. Degustato nel 2012

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FONTODI Chianti Classico Docg Riserva 2009 Vigna del Sorbo Rosso rubino dai lievi lampi granato sul bordo. Ciliegia e marasca mature, fiori appassiti e ricca speziatura, cannella e rabarbaro, tabacco biondo, terra, sottobosco e ricordi fumè. In bocca dimostra carattere e precisione da campione. Ingresso ricco e profondo, deciso, caldo e sapido. Tannino da manuale. Tensione acido-sapida e pienezza gustativa preludono a un finale interminabile.


CHIANTI CLASSICO RISERVA

Red ruby with light garnet red highlights on the border. Ripe cherry and marasca cherry, faded flowers and rich spices, cinnamon and rhubarb, blond tobacco, earth, underbush and smoked scents. State of the art tannins. In the mouth it is rich and deep, warm and tasty. Acidity tension and full flavored taste are the prelude to an endless finish. Degustato nel 2013

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CASTELLO DI FONTERUTOLI Chianti Classico Docg Riserva 2011 Ser Lapo Luminoso e ammaliante rosso rubino, consistente. Olfatto composito, dal fruttato di marasca, cassis e lampone si passa ai petali di rosa e ad un’elegante speziatura di cioccolato, tabacco biondo e legno di cedro fino ai ricordi minerali di grafite. Tannini promettenti e di egregia fattura. Bright, seducing ruby red of great intensify. Complex olfactory profile with fruity notes of marasca cherries, cassis and raspberries followed by rose petal aromas and elegant spicy-flavored chocolate, blonde tobacco and cedar tree notes with mineral notes of graphite on the finish. Promising, perfectly structured tannins. Degustato nel 2014

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BIBBIANO Chianti Classico Docg Riserva 2012 Montornello Veste rubino di un certo spessore. Intenso al naso col carattere sanguigno del Sangiovese circondato da note di rosa appassita, terra bagnata, balsamico di felce, frutto subordinato e maturo, un tocco di tabacco e di cardamomo. Ha un tannino centrale, cardine su cui tutto si muove. Vino ancor giovane, di lunga prospettiva ed ottima fattura. Dense ruby-red colored. Intense on the nose with the Sangiovese’s fiery character. Tannins play the leading role and everything revolves around them. A still young wine, promising well for the future and excellently crafted. Degustato nel 2016

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ORMANNI Chianti Classico Docg Riserva 2013 Borro Del Diavolo Rubino con sfumature color granato tenue. I profumi esplodono con la rosa canina per poi arrivare a note più carnose con sfumature di tabacco scuro, foglie di the, cardamomo e accenni minerali e di pepe. In bocca è persistente, equilibrato, un lungo finale con

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un ottimo equilibrio tra sapidità e acidità. Ruby-red colored with pale garnet-red tinges. Wild rose aromas burst on the nose followed by meatier notes and hints of shade tobacco, tea leaves, cardamom and mineral and pepper notes. Lingering and well-balanced on the palate, a long finish with excellent balance between savouriness and acidity. Degustato nel 2017

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VIGNA CASI Chianti Classico Docg Riserva 2015 CASTELLO DI MELETO Intensa luminosità di rosso rubino. Al naso sentori molto decisi di legni tostati e ciliegia, accompagnati da una evidente nota balsamica. In bocca conquista la sua carica di energia ma allo stesso tempo l’eleganza: tannini decisi con un lungo finale di tabacco. Intense ruby red colour. Boasts decisive aromas of toasted woods and cherry, accompanied by a distinct balsamic note. The liveliness of the wine is strong but elegant in the mouth: decisive tannins with a long finish of tobacco. Degustato nel 2018


WINE TASTING text Cristiano Cini and Luigi Pizzolato - photo Dario Garofalo (N.22 - 2013)

Semplicemente un mito Esiste niente di più esclusivo che visitare il Domaine de la Romanée Conti con Aubert De Villaine? Noi l’abbiamo fatto Is there anything more exclusive than visiting Domaine de la Romanèe Conti with Aubert De Villaine? We did it “Nulla è più difficile che la semplicità”… no, non è mia la frase ma di un certo Monsieur Aubert De Villaine. Chi è Aubert De Villaine? - avrebbe chiesto un “comicante” Italiano. Ma è il co-direttore, il co-propretario di DRC. E DRC? è il domaine più famoso al mondo: l’AZIENDA. L’Ais Toscana ha deciso di osare chiedendo a DRC di poter visitare l’azienda. La considerazione data alla rivista da Domaine de la Romanée-Conti è tale che ci viene concesso l’onore assolutamente esclusivo di entrare in quella sorta di sacrario dell’esperto - e non - bevitore. E una grigia giornata novembrina in Calenzano si trasformò, solo sette ore dopo, in una raggiante e soleggiata nottata Borgognona. Ed è stato l’avverarsi di un sogno, la visita di questa azienda che è un mito. E ogni azienda, mito o no, è fatta da uomini. Uno in particolare ci ha regalato una giornata da raccontare ai nipoti. Torno alla frase iniziale e a monsieur Aubert de Villaine, poiché la semplicità è dote dei grandi come allo stesso modo lo è il trasmettere un concetto attraverso la passione, così come il presentarsi a un gruppo di “viandanti” appena accolti nella tua casa dicendo: “vi spiace se conduco io la visita?” Il co-direttore è uno splendido settantenne, nipote di Edmond Gaudin de Villaine, ideatore del concetto “moderno” del DRC, con esperienze lavorative in Napa Valley ma radicato in Borgogna. È lui a raccontarci che mentre il mondo di oggi viaggia a velocità folli, qui si va con il cavallo e l’aratro; qui il lavoro è fatto di pazienza e manualità; qui si difende il territorio perché se non lo si rispetta si rischia di distruggere velocemente identità millenarie. La fragilità del Pinot Nero in latitudini complicate riesce a scrivere ogni anno una trama profondamente diversificata ma pura, unica, la magia di Rue du temp perdue.Concludendo… “nulla è più difficile che la semplicità”.

Nothing is more difficult than simplicity” this is not a sentence of mine but of a Monsieur Aubert de Villaine. Who is Aubert de Villaine? Would an Italian say? He is the director and the owner of DRC. What’s DRC? It is the most famous domaine in the world. The WINERY par excellence. The Tuscan AIS dared to ask DRC to visit the company to write an article for our magazine. The Domaine de la Romanée-Conti grants us the almost exclusive honor to enter this sacred place. In seven hours a grey November day in Calenzano transformed into a wonderful night spent in Bourgogne. As far as I can say, it was the fulfillment of a dream. And every company is made by men. One of this men made us the honor to spend a day with us, a about which we will tell to our grandchildren. Let’s go back to monsieur Aubert de Villaine’s sentence. It was Monsieur Aubert who welcomed us. Simplicity is the quality of the great people; as the ability to explain a concept through passion. He presented himself to the travelers saying: “Do you mind if I lead your visit?” The director is a splendid seventy year old, the nephew of Edmond Gaudin de Villaine, the inventor of the “modern” concept of DRC. He worked in Napa Valley but he is rooted in Bourgogne. He told us that while nowadays world is turning at a crazy speed, here in the company horses are still pulling the plow; while people run and lose the goal, here the work is made up of patience and manual skill; here the territory is defended because if it is not respected, you risk to destroy thousand year old identities. The fragility of the Pinot Noir at complicated latitudes can write every year a deeply different but pure and unique plot, the magic of the Rue du temp perdue. To finish let’s go back to the concept: “nothing is more difficult than simplicity”.

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Some moments of our visit. In the picture above: Aubert De Villaine and Osvaldo Baroncelli. Below, Cristiano Cini and Luigi Pizzolato

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TOP TEN

(N. 9 - 2009)

ATA RANGI 2007 Ata Rangi Martinborough, Nuova Zelanda -Pinot Noir Rosso rubino intenso e profondo. Al naso è profondamente fruttato, cassis e caramella ai frutti di bosco. Sfuma con spezie dolci e una tostatura delicata che ricorda il tabacco dolce da pipa. Nel finale olfattivo emergono frutta secca, castagna e leggere note ferrose. È persistente con un finale fruttato integrato da una piacevole sensazione fumé. Intense deep ruby-red. Fruity on the nose. Followed by sweet spices and delicate toasting. The finish brings dry fruit, chestnuts and a slight hint of metal. Long-lasting with a fruity finish integrated by a pleasant smoky sensation. INSIGNIA 2001 Joseph Phelps - Napa Valley, California Cabernet Sauvignon, Petit Verdot, Merlot La cupezza del colore riporta ad una analoga cupezza nei profumi. Intenso e complesso si esprime con frutti neri maturi, inchiostro, china, liquirizia, caffè, grafite e legno di cedro. Chiude con eucalipto. In bocca è pieno e con grande personalità. Morbido in tutto il suo percorso gustativo. Finale è gustoso e accattivante.

The dark colour is matched by a similar darkness in aroma. Intense and complex, with ripe black fruits, ink, quinine, liquorice, coffee, graphite and cedarwood. Eucalyptus to close. Full on the palate, it has great personality. Its softness persists throughout. The finish is tasty and appealing. OPUS ONE 1999 Robert Mondavi, Baron Philippe de Rothschild Oakville, Napa Valley - California - Cabernet Sauvignon e Franc, Merlot Rosso rubino intenso con leggere sfumature granato sul bordo. Elegantissimo il naso con un’esplosione di variegate famiglie olfattive. Ogni volta è la scoperta di un profumo nuovo. In bocca mantiene la stessa eleganza mostrandosi di grande fascino e soddisfazione. Intense ruby-red with slight hints of garnet on the rim. A very elegant nose with an explosion of various families. A new one released each time. On the palate it has a great elegance. PENFOLDS GRANGE 1985 Penfolds - Sud Australia - Shiraz Il naso è avvolgente e intrigante, con sensazioni di eucalipto e frutta rossa sottospirito. Si innalza poi

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un floreale di rosa appassita, pepe bianco e spezie dolci, nel finale una tenue e fugace apparizione eterea. L’ingresso è ancora pieno e avvolgente con una morbidezza che sovrasta le altre sensazioni. Una lunga persistenza fa emergere polvere di caffè, cioccolato e un mentolato balsamico. Caressing and intriguing on the nose, with hints of eucalyptus and bottled red fruits. Followed by a flowery aroma of dried roses, white pepper and white spices, with a delicate finish that is fleetingly ethereal. The attack on the palate is still full and pervasive with an overwhelming softness. A lingering persistent reveal coffee powder, chocolate and balsamic menthol. AFINCADO 2005 Terrazas de los Andes Mendoza Argentina - Malbec Rosso rubino molto intenso, con riflessi porpora, molto consistente. All’esame olfattivo è decisamente fruttato dove svetta nitida la mora, il cassis e la prugna. Il floreale richiama la rosa bulgara, poi la china e spezie dolci, pepe rosa, macinatura di caffè. A gusto sorprende per l’equilibrio. Ben gestita la nota alcolica con tannini ben integrati. Very intense ruby-red in colour. Decidedly fruity on the nose with blackberries, cassis and plums to the fore. Its flowery notes recall Bulgarian rose,


WORLD RED WINE

quinine and sweet spices, pink pepper and ground coffee. Its equilibrium surprises both nose and palate. The alcoholic note is well-managed with integrated elegant tannins. CHATEAU MONTELENA 2003 The Montelena Estate - Calistoga, Napa Valley, California - Cabernet Sauvignon Rosso rubino intenso con sfumature granato. Al naso un concentrato frutto a polpa nera e rossa. Spezie che ricordano il cardamomo e la polvere di caffè. Chiude con un piacevole balsamico e un vegetale. Tannini decisi e eleganti. Chiusura repentina per poi riproporsi con un fumé e liquirizia. Intense ruby-red colour with hints of garnet. On the nose a concentrate of black and red fruits. Spices that recall cardamom and coffee powder. Elegant and decisive tannins. Rather quick finish that returns with a smoky and liquorice notes. CUVEE ALEXANDRE 1999 Casa Lapostolle - Valle Colchagua, Cile - Merlot Rosso intenso con sfumature granato. All’olfatto è intenso e persistente. Note di confettura e profumi floreali. Seguono ricordi di scatola di sigaro toscano, terra bagnata e sottobosco. In bocca

grande eleganza e equilibrio. Lo spessore gustoolfattivo è elevatissimo con un tannino di eleganza e personalità sorprendenti. Finale di bocca lungo e coinvolgente. Deep red in colour. Flowery tertiary aromas. Followed by notes reminiscent of Tuscan cigar tobacco, wet earth and autumn leaves. Amazing elegance and equilibrium. Great density on both nose and palate, with elegant tannins and a surprising personality. Exhilarating finish. LOS VASCOS 2006 Barons de Rothschild - Valle Colchagua, Cile Cabernet Sauvignon, Carmenere - Merlot Al naso è elegante e di grande intensità. L’espressione più viva rimane quella del frutto ciliegia, mora, ribes nero, ben integrati da un’accattivante dolce speziatura. Balsamicità e la mineralità. Il tannino ha personalità ma con ancora una lunga strada davanti per levigarsi, arrotondarsi e risultare più elegante. Finale lunghissimo con spunti vegetali e balsamici. Elegant on the nose and very intense. Its liveliest expression is that of well-integrated fruit with a charming sweet spiciness. Balsamic and mineral notes alternate with the fruit. The tannin has personality but needs long softening to acquire elegance. Vegetal and balsamic notes in the finish.

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PIEDRA NEGRA 2004 François Lurton Valle de Uco Mendoza, Argentina Malbec Polposo al naso. La caramella di frutta è protagonista. Spezie dolci e ben integrate si esprimono con riconoscimenti di vaniglia e liquirizia, segue un finale leggermente balsamico e piacevolmente mentolato. Finale di bocca con note tostate e caffè. Juicy attack on the nose. Sweet well-integrated spices emerge with hints of vanilla and liquorice, followed by a slightly balsamic, pleasantly menthol finish. Toasty and coffee notes to close. ALTOS LAS HORMIGAS 2006 Vineyard Selection Reserva Mendoza, Argentina - Malbec Minerale e spezie dolce con intrigante, tabacco, cacao e liquirizia. Al palato ha personalità ma un equilibrio ancora da raggiungere a causa di un tannino indomito e un fugace vegetale. Finale di bocca amaricante seguito da note balsamiche e vegetali. It has personality but is not yet balanced on the palate due to unformed tannins and a fleeting greenness. Average intense aromatic persistence and bitter finish followed by balsamic vegetal notes.


WINE TASTING text Teresa Favi - photo Carlo Gianni (N.12 - 2010)

La leggenda

Tignanello. La storia di un Supertuscan che salvò una Doc A Supertuscan wine that saved a DOC La leggenda narra che un Supertuscan abbia salvato il Chianti dalla rovina. Tignanello, dal toponimo del vigneto da cui provenivano le sue uve. Alla fine degli anni 60 il consumo di Chianti risentì di una grave crisi e fu allora che Piero Antinori decise di sperimentare, insieme all’enologo Giacomo Tachis, qualcosa di diverso dal Chianti Classico, con la ferma intenzione di valorizzare il terroir e quei 350 ettari ricchi di scheletro (alberese, galestro) con inserti d’argilla rossa, 350-400 metri slm a San Casciano Val di Pesa, cuore del Chianti Classico. L’anno di nascita ufficiale è il 1970, ma c’erano ancora Canaiolo e uve bianche come da formulario. Nel 1971, furono eliminate le uve bianche. La nascita vera e propria del Tignanello risale al 1975 quando, eliminato anche il Canaiolo, vennero introdotte contenute percentuali di Cabernet Sauvignon e Franc. Queste aggiunte favorirono un matrimonio perfetto tra il Sangiovese e i vitigni non autoctoni. E a distanza di dieci anni dalla sua nascita, quando il Chianti Classico passò da Doc a Docg il nuovo disciplinare che ne conseguì finì per accogliere grosso modo gli standard produttivi di questo vino rivoluzionario. Il 1993 è la prima annata seguita per intero da un giovane Renzo Cotarella che da quel momento saprà raccogliere la sfida modernista di Antinori portandola al grado più alto di sperimentazione. La nostra verticale ha avuto luogo a Firenze, a Palazzo Antonori nel mese di Settembre 2010. Erano presenti oltre a Renzo Cotarella, Stefano Carpaneto responsabile della Tenuta Tignanello, Paolo Nardo enologo di Tignanello e Chiara Cattaneo responsabile enologia della Marchesi Antinori. Tutti trentenni, come la maggior parte dei professionisti che oggi lavorano in Toscana, Italia e nel mondo per Piero Antinori, affiancato dalle figlie Albiera, Allegra e Alessia. La rivoluzione continua...

Legend has it that a SuperTuscan saved Chianti from ruin. Its name is Tignanello. At the end of the 60’s the Chianti wine consumption went through a great crisis and it was at that time that Piero Antinori decided to experiment something different from the Classic Chianti, whose designation of origin was controller by a rigid school, with the strong intention to exploit the terroir, 350 hectares rich with bone (alberese, galestro) with inserts of red clay, 350-400 meters slm to San Casciano Val di Pesa, the heart of Chianti Classic. The official birth year was 1970, but the Canaiolo and white grapes were still present like a formulary. In 1971 the white grapes were eliminated and the real birth of the Tignanello dates back to 1975 when the Canaiolo grapes were also eliminated and a percentage of Cabernet Sauvignon and Franc grapes were introduced. These additions favoured a perfect match between the Sangiovese and the non-native grapes. Ten years after its birth the Chianti Classico went from Doc to Docq and the disciplinary that followed ended up largely accepting the productive standards of this revolutionary wine. 1993 was the first year that was totally followed by the young Renzo Cotarella producer of the Cervaro della Sals (1985), and who today is the director of the Antinori universe - who from that moment was able to take on the modern Antinori challenge taking it to a higher degree of experimentation. The vertical tasting took place in Florence at the Palazzo Antinori in the month of September 2010. Besides Renzo Cotarella, Stefano Carpaneto-responsible for the Tignanello estate, Paolo Nardo Tignanello oenologist and Chiara Cattaneo head winemaker of Marchesi Antinori were all present. They are all in their 30’s like the majority of the professionals that today work for Piero Antinori flanked by his daughters Albiera, Allegra and Alessia, in Tuscany, Italy and in the world. The legend continues…

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Some moments of our vertical tasting of Tignanello in 2010 at Palazzo Antinori in Florence. In this images, portraits of Renzo Cotarella and his young team

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WINE TASTING di Teresa Favi - photo Sabrina Bozzoni (N.14 - 2010)

Tre passi nell’Olimpo

Con Franco Biondi Santi nel Sancta Sanctorum del vino italiano in Toscana With Franco Biondi Santi in the Sancta sanctorum of Italian wine in Tuscany Lo scrittore Mario Soldati diceva che un bicchiere di Brunello di Montalcino Biondi Santi avesse il potere di indurre nei degustatori una strana forma di nostalgia. Per tentare di stemperarla si era inventato lo stratagemma di non lavare per giorni il bicchiere, scaldava di tanto in tanto il cristallo tra le mani e se lo portava al naso. Ce l’ha raccontato Franco Biondi Santi (morto nel 2013) mentre con le belle mani affusolate scaldava uno dei bicchieri rimasti vuoti al termine della degustazione. Enologo e nipote dell’inventore del Brunello di Montalcino, depositario di una tradizione che è una galleria del Positivismo, dell’Unità d’Italia, delle Esposizioni Universali, descriveva così il viscerale legame con il suo Brunello, uno dei più grandi vini da invecchiamento del mondo: “Ho vissuto la mia lunga vita nell’ammirazione e affetto incondizionati per mio padre, che mi ha coinvolto fin da ragazzino nella filosofia del Brunello, da lui tanto amato. Ne aveva, e ne ho ancora, bottiglie prodotte da mio nonno Ferruccio nel 1888 e nel 1891, oltre a vendemmie successive. Sono testimonianze di qualità e tipicità di un grande vitigno autoctono, il Sangiovese Grosso”. Il segreto del suo savoir faire? “Tutto quanto della fretta è colpa dei denari concluse Biondi Santi -, i denari devono girare rapidamente ma in agricoltura non si può, specialmente nel vino, dove ci vogliono anni per arrivare alla selezione delle viti giuste per poi avere vini giusti, e specialmente se si parla di vini longevi e di qualità. Tutta la vita vissuta qui al Greppo ne è un esempio”. Lavorare oggi per domani. In ogni dettaglio, anche il più insignificante - come il bollino di certificazione che in ogni bottiglia è applicato (diverso da tutti) sotto le capsule: servirà, se mai ce ne sarà bisogno, a non strapparlo quando, dopo molti anni, verrà ricolmata. Per lo stesso motivo non si compra mai una bottiglia di Brunello di Montalcino Biondi Santi Tenuta Greppo, ma due dello stesso anno: una da bere e una da tramandare. Oggi e domani, corpo e spirito, scienza e cultura. Così è dal 1789.

Writer Mario Soldati used to say that a glass of Brunello di Montalcino Biondi Santi had the power to provoke a strange form of nostalgia in those who tasted it. In efforts to dampen said feeling, Soldati invented a strategy: he would avoid washing the wine glass for days, warming it up between his two hands, every so often, and bringing it up to his nose. Franco Biondi Santi (died in 2013) told us this story while he too attempted to warm - between his beautiful weathered hands - a glass emptied during our tasting. Enologist and the grandson of Brunello di Montalcino’s inventor, Franco was the depository of a tradition that incorporates Positivism, the Unification of Italy and several World Fairs. He described his visceral ties to Brunello - one of the greatest aged wines in the world - by saying, “I have lived my whole long life nurturing admiration and unconditional affection for my father, who taught me the Brunello philosophy while I was still a boy. He deeply loved it. My father had, and I still have, bottles produced by my Grandfather Ferruccio in 1888 and 1891, in addition to those coming from successive harvests. They bear witness to the quality and typicality of a great native vine, the Sangiovese Grosso”. What was his secret? “Money is to blame for everything that’s hurried - Franco Biondi Santi concluded - Money has to have a quick turn-over, but that’s not possible in agriculture, especially for wine. We need years before being able to select the right vines for producing the right wines, especially if we’re talking about wines with high longevity and superior quality. A whole lifetime spent here at Greppo is a living example.” It’s about working today for tomorrow and this philosophy shines forth in every detail, however insignificant. The company’s certification seal, for example, is applied under the cap of each bottle, in a way that’s different from everyone else’s. So, if need be, it won’t get torn during the fill-up process. People never buy just one bottle of Brunello di Montalcino Biondi Santi Greppo from the same year; they always buy two one to drink and one to pass down to future generations. Today and tomorrow, body and spirit, pleasure and culture. Since 1789.

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Some moments of our visit in Biondi Santi world in 2010 with the special contribution by Franco Biondi Santi

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WINE TASTING text Luigi Pizzolato - photo Dario Garofalo (N.24 - 2013)

Masseto, oltre le mode Vino sontuoso che resiste alle tendenze e alle stagioni Sumptuous wine that resists trends and seasons

Il successo di questo vino lo si respira già all’ingresso della Tenuta de l’Ornellaia. E’ qui che nasce. Tutto è ben ordinato, tutto è elegante, tutto è familiare. Trasporto, sentimento, dedizione, ordine, questo traspira dai muri della Tenuta. L’insieme della forza umana e intellettiva dell’azienda, unita alle forze della natura che hanno creato un’unica macchia argillosa in tutto il territorio bolgherese, sono il segreto di Masseto. Una collina dove le zolle sono dure come i massi. La durezza del terreno dà luogo a uno dei vini più eleganti del mondo. Si dice che per produrre un grande vino si parta da una materia prima eccelsa e che l’uva vada trattata con cura. A l’Ornellaia le donne, ben 110 su un totale di 160 dipendenti, hanno cura della selezione in vigna e della cernita manuale. La loro naturale sensibilità, scrupolosità, determinazione, contribuiscono a forgiare i caratteri unici del vino. La collina del Masseto è un cru unico di 7 ettari dalla quale si respira l’aria del mare. Qui non si fanno forzature, si lascia alla natura la parola finale, le annate sono diverse, i vini sono diversi. Sembra banale essendo il vino il frutto dell’uva che cambia con il variare della stagione, del clima di quella particolare annata, non è raro incontrare vini pressoché identici anno dopo anno. Ma non per Masseto. Qui abbiamo uno “stile”, lo stile Masseto, un vino aulico, forte, elegante, sontuoso, diverso anno dopo anno. Eppure, ogni volta che viene prodotto, è in grado di stupirci, di resistere al tempo che scorre imperterrito, cambia il gusto e le proprie sensazioni con l’evoluzione. Ecco il sogno Masseto, un vino che coniuga eleganza e potenza, frutto unico di una annata, specchio dell’andamento climatico e capace di regalare il meglio di sé ogni anno, ogni vendemmia, seppur nella sua diversità.

You just have to enter the Ornellaia Estate to breathe the air of success of this wine. It is here that it is produced. Order and elegance are everywhere; everything is confined to the family. Enthusiasm, passion, commitment, order: these are the feelings you can breathe inside the Ornellaia Estate. The workforce as well as the force of nature that has created a large clay gravel bed in the whole territory of Bolgheri are the secret of Masseto, in fact. A hill where, people say, the clods of clay were as hard as stones. The hardness of the soil is at the basis of the production of one of the most elegant wines in the world. It sounds strange, but it’s true! It is said that a great wine results from a really great basic ingredient and that this latter (the grapes) has to be managed with care. At the Ornellaia there are as many as 110 women out of 160 employees whose task is that of selecting grapes from vineyards and that of hand-picking them. The Masseto hill is a single Vineyard of 7 hectares from which you can breathe some fresh sea air. And it is surrounded by an uncontaminated setting in which humans are in harmony with nature without exploiting it. It sounds commonplace, since wines result from grapes, and grapes change with the changing of the seasons and of the climate every year, but it is not rare to find wines that have not changed with the passing of years. But this is not true for Masseto. Here we have a style, the Masseto style, a noble, strong, elegant, opulent wine that changes every year. Nevertheless, it always surprises us, because time flows and everything goes away, but this wine not, it simply develops as far as its taste and characteristics are concerned. This is our dream Masseto, characterized both by elegance and power, the sole fruit of a year’s work, a wine that tells about the climate changes and always ensures the best results at every harvest, though in a different way every time.

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Some pictures of the Masseto meeting at Ornellaia in 2013. In the picture Ferdinando de’ Frescobaldi, and oenologist Axel Heinz

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WINE TASTING text Teresa Favi - photo Carlo Gianni (N.24 - 2013)

Solaia, elegante e indomabile Leggendario Igt difficile alla doma, straordinario nel bicchiere The legendary Igt, difficult to tame, extraordinary in the glass La “toscanità”, insieme al legame con la storia della propria terra sono da sempre un tutt’uno con questa straordinaria famiglia. Antinori ha rappresentato, rappresenta e continuerà a rappresentare il vino italiano nel mondo. Ha aperto alla modernità con grandi Igt, ma lo ha fatto senza mai perdere di vista il proprio territorio, fino a far diventare i suoi più importanti vini dei veri classici. E la famiglia Antinori rappresenta un raro esempio a livello mondiale di fusione tra attaccamento alle tradizioni di un territorio, alta qualità e dinamismo imprenditoriale; il tutto senza mai cedere lo scettro e il controllo delle attività. Moltissimi i vini su cui poter scrivere fiumi di parole, ma su tutti spicca il duo chiantigiano TignanelloSolaia, indiscutibili icone del vino italiano. In degustazione abbiamo scelto di fare omaggio a Solaia. Un vino che solo apparentemente sembra facile, è invece estroverso, alle volte si scopre austero, mai facile ad essere domato e qualche volta pure timido ad aprirsi nel calice. La presenza del Sangiovese, oltretutto esaspera queste caratteristiche. Proviene dalla Tenuta di Tignanello nel comune di San Casciano Val di Pesa (Fi), dove il terreno è ricco di scheletro e i drenaggi sono naturalmente perfetti, si caratterizza per pendenze che arrivano anche al 30%. La zona collinare crea un anfiteatro spettacolare dove al centro è posizionato il vigneto Tignanello e proprio al suo fianco si trova quello denominato Solaia. La prima annata prodotta fu la 1978 ma uscì per terza, infatti per prime uscirono in commercio la ’79 e la ’82. L’eleganza dell’etichetta del Solaia, semplice ed essenziale, riprende il biglietto da visita che Piero Antinori si fece fare negli anni ’70. I riflettori su questo vino si accesero definitivamente - senza più spengersi nel 2000 quando nella classifica dei 100 vini “top” di Wine Spectator il Solaia 1997 si piazzò al primo posto. È uno dei fuoriclasse assoluti dell’enologia toscana, un grandissimo rosso in grado di rivaleggiare, per caratteristiche organolettiche e posizionamento di mercato, con i grandi del mondo. La difficoltà di reperimento e i prezzi da asta non ne hanno scalfito mai il mito.

This extraordinary family has always paid a special attention to its Tuscan origins as well as to the history of the territory it belongs to. Antinori has always represented, represents and will represent in the future the Italian wine in the world. They have contributed to the Igt revolution, but they have never lost sight of their territory, managing to help its most important wines become real masterpieces. The Antinori family is an example on the world of how to combine elements like respect for the traditions of a territory, high quality standards and entrepreneurial dynamism; furthermore, they have never delegated the power to manage the company, nor have they ever sold the control of it. Many are the wines we could write about, but the two most important are the Tignenello and the Solaia, two icons of Italian wine. We have chosen for this tasting to pay tribute to the Solaia: this wine it is a vivacious wine, in fact, sometimes stark but never easy to tame and it has difficulties to reveal itself in the wine glass sometimes. Furthermore, the Sangiovese grape enhances a lot these characteristics. This variety is grown in San Casciano Val di Pesa (Florence), harvested at the Tignanello estate, where the soil, rich in clay-like sediments and well drained, has a slope of 30 percent. The hills surround, like an amphitheatre of amazing beauty, the Tignanello vineyard with the adjacent Solaia vineyard. Created in 1978, the first vintage of this wine entered the market only after the productions of 1979 and 1982, The elegance of the label of Solaia, so simple and essential, recalls Piero Antinori’s business card, commissioned in the Seventies. This wine acquired a really great importance - an importance it still has today - in the year 2000 when the Wine Spectator magazine judged it the number one in the “top 100” wines list. It is one of the top performers among Tuscan wines, a great red wine that can compete, considering its organoleptic qualities and importance in the market, with the finest reds from around the world. Even the fact that it is hard to find as well as its auction prices have never destroyed the myth of its supremacy.

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Vertical tasting at the Tignanello Estate. Guided by Renzo Cotarella (Chief Enologist for the Marchesi Antinori winery) and presided by Marchese Piero Antinori

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TOP TEN (N.13 - 2010)

CEREQUIO Roberto Voerzio - La Morra (CN) Docg Barolo - Vendemmia 2005 – 14,5%

by tea leaves, mineral notes of graphite, soil and mushroom. Balance has yet to be achieved, tannins as expected lingering on the long finish.

Rubino con riflesso granato. Balsamico al primo naso. Seguono floreale di viola , ciliegia, mora, tamarindo, chiodi di garofano, terra e foglie. Ritorni fruttati, speziati e minerali. Ruby-red with garnet nuances. It opens on the nose with a delicate balsamic note followed by a strong floral aroma of violet, cherry, blackberry, tamarind, cloves, soil and leaves. Fruity, spicy and mineral notes coming back on the finish.

MONFORTINO Conterno - Serralunga d’Alba (CN) Docg Barolo Riserva - Vendemmia 2002 – 14,5%

LE ROCCHE DEL FALLETTO Bruno Giacosa - Neive (CN) Docg Barolo Vendemmia 2005 – 14,0% Rosso rubino sul bordo granato. Naso elegante spiccano viola e lavanda. Il frutto è espressione di confettura di mora. Poi foglie di tè, mineralità ben espressa da grafite, terra e sensazioni fungine. Equilibrio da raggiungere, con un tannino canonico che accompagna una interminabile persistenza. Ruby red verging on garnet at the rim. Elegant on the nose, it opens with notes of violet and lavender. Fruity aromas of blackberry preserve followed

Rosso rubino con lievi tocchi granato. Elegante e distinto. Al primo naso sensazioni ferrose ed ematiche. Poi profumi folti di mallo di noce, anice, liquirizia, noce moscata, pepe. Finale interminabile con ritorni fruttati di arancia sanguinella. Ruby red with delicate garnet nuances. A wine of elegance and distinction. It opens on the nose with an iron and blood-like scent followed by intense aromas walnut husk, anise, licorice, nutmeg and pepper. Fruity notes of blood orange coming back on the endless finish. PERCRISTINA Domenico Clerico - Monforte d’Alba (CN) Docg Barolo Vendemmia 2003 – 14,5% Rosso intenso con riflessi porpora. Moderno al naso si esprime con sentori di cassis, viola,

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rosa, lavanda, note di cacao, tabacco da pipa, inchiostro, humus, goudron. Tannini di grande irruenza ma al tempo stesso con una spiccata personalità. Intense ruby-red with crimson nuances. Modern on the nose, it features blackcurrant, violet, rose, lavender, cocoa, pipe tobacco, ink, humus, tar. Powerful tannins showing a marked personality. BRUNATE – LE COSTE Rinaldi - Barolo (CN) Docg Barolo Vendemmia 2005 – 14,0% Rubino. Olfatto austero di terra, fungo e foglie. Resina, caffè, tabacco, china. In bocca spicca l’acidità quasi citrina. Un tannino indomito nasconde il tenore alcolico importante. Nel complesso una grande potenzialità da esprimere nel lungo termine. Splendida rappresentazione della tradizione classica nel Barolo. Ruby-red. Austere earthy aromas on the nose. Resin, coffee, tobacco, cinchona, fruit in alcohol. Acidity, nearly citric, on the palate. Powerful tannins balance the strong alcoholic component. In general, a great potential to be expressed in the long term. Wonderful example of classic traditional Barolo wines.


BAROLO

BRICCO DELLE VIOLE G.D.Vajra - Barolo (CN) Docg Barolo Vendemmia 2005 – 14,0% Traspare una colorazione rosso rubino diluita dal carattere del nebbiolo tradizionale. Naso complesso, molto floreale, poi frutta matura, erbe aromatiche, cauciù e mineralità accompagnata da note di china. Finale sapido e fruttato. Ruby-red colored. Complex on the nose, it opens with floral aromas developing into notes of ripe fruit, aromatic herbs, natural rubber , minerals and cinchona. Savoury and fruity on the finish. CANNUBI Comm. G. B. Burlotto - Verduno (CN) Docg Barolo Vendemmia 2006 – 14,0% Colore rosso melograno vivace. Al naso è intenso e complesso con un frutto di piccole bacche rosse e nere, seguono richiami floreali maturi, spezie che ricordano nella tradizione dei barolo il tabacco, l’humus e la terra. Tannino ben assorbito, piacevole e con una chiusura sapida e un po’ asciugante. Bright pomegranate red. Intense and complex on the nose with fruity aromas of red and black berries

followed by floral notes and spices recalling tobacco, humus and soil. Well-integrated and pleasant tannins, savoury and a bit mouth-drying on the finish. SALMASSA Brezza - La Morra (CN) Docg Barolo Vendemmia 2005 – 14,0% Rosso rubino con una buona trasparenza, accenni sul bordo granato. Deciso il floreale di viola e rosa, gelatina di frutta e sensazioni eleganti di spezie dolci. Il frutto è polposo e percepibile nel finale accompagnato da una leggera chiusura di bocca appena ruvida. Ruby-red and clear, garnet nuances at the rim. Intense floral aromas of violet and rose, fruit jelly and elegant sensations of sweet spices. Fleshy fruit on the finish ending on a slightly harsh note. SAN ROCCO Azelia - Castiglione Falletto (CN) Docg Barolo Vendemmia 2005 – 14,5% Nel bicchiere emerge un colore rosso rubino intenso. Olfatto fruttato di ciliegia e di gelatina di

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more, poi floreale di viola e rosa, spezie vaniglia, liquirizia, caffè, tabacco dolce e un tocco di cipria. Tannino integrato con finale fruttato dolce e appena sapido. Intense ruby-red in color. It opens on the nose with fruity aromas of cherry and blackberry jelly which develop into floral notes of violet and rose, spicy notes of vanilla, coffee, sweet tobacco and a hint of face powder. Well-integrated tannins, sweet fruit and slightly savoury notes on the finish. VILLERO Brovia - Castiglione Falletto (CN) Docg Barolo Vendemmia 2004 – 14,5 % Granato vivace all’esame visivo. Frutta sotto spirito ben espressa, prugna. Escono in sequenza viola, rosa e piccoli fiori di lavanda, terriccio e fungo secco, rabarbaro. Mineralità, note ematiche. Spezie dolci, cannella, carruba. Finale minerale e fruttato non lunghissimo. Bright garnet in color. Intense aromas of fruit in alcohol and plum followed by violet, rose and lavender flowers, soil, dried mushroom and rhubarb. Mineral and blood-like notes. Sweet spices, cinnamon, carob. Mineral and fruity notes on the medium-long finish.


TOP TEN

(N.6 - 2008)

AYALA Millésimé 1999 - Brut Ayala Dorato con scintillanti riflessi diffusi da una copiosa effervescenza. Al naso riconoscimenti floreali di acacia, gelsomino e giglio. Frutta matura, mela cotogna, mirabella e fico. Seguono note di miele, burro fresco e cremosa pasticceria. Gold colored with bright nuances and abundant and persistent bubbles. It features flowery aromas of acacia, jasmine and lily and picks up ripe fruit, quince, mirabelle and fig notes. Honey, butter and creamy pastry accents follow along the way. JOSEPH PERRIER Cuvée Royale Millésimé 1999 - Brut Châlons En Champagne Una veste giallo dorata, limpidissima e ravvivata da riflessi ramati. Si agitano innumerevoli le bollicine a incontrarsi in superficie in una fine corona, regolare e persistente. Il naso è complesso ma non immediato. Profumi che richiamano scorze di pompelmo aprono a un fruttato mela renetta e pesca e poi spezie di cannella, vaniglia e pasta di mandorle. Yellow-gold colored, crystal-clear with delicate auburn nuances. A persistent mousse. Complex

on the nose. It starts out with aromas reminiscent of grapefruit that develop into fruity scents of rennet and peach and ending with spicy notes of cinnamon, vanilla and marzipan. LAURENT-PERRIER Millésimé 1999 - Brut Tours-Sur-Marne Giallo dorato. Colpisce un’effervescenza instancabile; le bollicine minuscole gioiosamente ascendono a formare una corona bianchissima. Il naso trabocca di profumi freschi, fruttati, il mandarino, l’arancio, la pera Williams. Il floreale del fior della vite, dopo pancarrè tostato e fragranza di brioche. Yellow-gold colored. Lively and fine bubbles forming an intensely white mousse. It is full of fresh and fruity aromas: tangerine, orange, pear. The floral note of vine flower follows along with a toasted bread and brioche accent. MOËT & CHANDON Dom Perignon Vintage 1999 - Brut Épernay Scintillante giallo dorato. Effervescenza copiosa, cremosa, aerea e misurata. All’olfatto un vegetale

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antico che ricorda paglia e felce; incalzano profumi floreali più freschi: iris, sambuco, giacinto. Seguono frutti bianchi di mela e pesca che aprono a cedro candito, alla pasta di mandorle, al pane di latte. Sparkling gold-colored. Abundant, creamy, light effervescence. It boasts straw and fern aromas. Fresher flowery scents: iris, elder and hyacinth quickly follow and then fruity notes of apple and peach along the way; ending with candied citron, marzipan, bread accents. PHILIPPONNAT Clos De Goisses 1999 - Brut Mareuil-Sur-Ay Veste dorata e risplendente. Ricchissime bollicine impazzite si rincorrono in su. Corona bianchissima persistente. Al naso intenso, complesso, esordisce con fragranti richiami di crosta di pane e lieviti. Poi miele, note fiorite d’acacia e ginestra. Aspettando l’apporto dei profumi si completa con essenze: sandalo, scatola di sigari, mineralità di pietra focaia. Gold and bright-colored. Many fine bubbles. A persistent mousse. Intense, complex on the nose. The first aroma is of bread crust and yeast followed by honey and sweet floral notes (aca-


CHAMPAGNE

cia and broom). Essences of sandalwood, cigar boxes and the mineral scent of flint complete the spectrum. POL ROGER Extra Cuvée De Reserve Vintage 1999 - Brut Épernay Brillante alla vista ha colore dorato carico, orlato da un perlage cremoso originato da una cascata di vibranti e fini bollicine. Al naso è suadente, complesso e convince subito. Fragrante peonia e glicine e poi frutta candita, vaniglia e pepe bianco. Intense and bright gold-colored. The creamy perlage is with lively and fine bubbles and is inviting and complex on the nose, immediately satisfactory. It features fragrant aromas of peony and wisteria, then candied fruit, vanilla and white pepper notes. ALBERT LE BRUN Vieille France Millésimé 1999 - Brut Reims Il vino è giallo dorato e si caratterizza nel bicchiere per un cremoso effetto della mousse molto persistente. Al naso è fine, elegante e complesso. Mineralità in primo piano, rico-

noscimenti fruttati e floreali molto netti, pan brioche e leggera tostatura. This champagne is gold-colored and creamy, shows a very persistent mousse. Fine, elegant and complex on the nose. Mineral notes in the foreground, very marked fruity and flowery aromas along with the scent of brioche and a slightly toasty note. DE VENOGE Cordon Bleu Millésimé 1999 - Brut Épernay Dal colore giallo dorato tenue è luminoso, esaltato dal passaggio di infuriate bollicine molto fini e persistenti. Al naso è fresco, esuberante, sprigiona note floreali di gelsomino e acacia. Poi frutta esotica, albicocca candita, miele e pasta di mandorle. Light yet bright gold colored with fine and persistent bubbles. Fresh and lively on the nose exhibiting notes of jasmine and acacia. Tropical fruit, candied apricot, honey and marzipan are present. DELAMOTTE Blanc De Blancs 1999 - Brut Le Mesnil-Sur-Oger Nel bicchiere è dorato con riflesso paglierino. Il

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perlage è fine e persistente con una mousse luminosa. Al naso è fruttato con riconoscimenti di mela e pesca candita, floreale di glicine e di mimosa, marcato il contributo al naso dei lieviti che rilasciano una nota caseica. Gold-colored with pale-yellow nuances. The perlage is fine and persistent with an bright mousse. Very fruity on the nose with notes of apple and candied peach, floral aromas of jasmine and mimosa and a marked yeast accent. NICOLAS FEUILLATTE Cuvée 225 Millésimé 1999 - Brut Chouilly Veste dorata e cristallina, l’effervescenza è copiosa, fine e persistente a formare una mousse bianca, poi corona duratura. Fragranze floreali dolci al naso come la rosa e l’acacia e fruttate come la mela cotogna e il fico fresco. Seguono note burrose di pasta frolla, nocciola, spezie dolci e tabacco. Gold and crystalline, with fine, very persistent and abundant bubbles forming a white and enduring mousse. Sweet floral fragrances on the nose such as rose and acacia and fruity aromas of quince and fresh fig that turn to buttery notes of pastry, hazelnut, sweet spices and tobacco.


Roberto Lodovichi, President of the Regional Union of Tuscan Chefs aa


SYNERGIES text Marzia Morganti Tempestini

Collaborazioni virtuose

Incontro con Roberto Lodovichi presidente dell’Unione Regionale Cuochi Toscani Interview with Roberto Lodovichi President of the Regional Union of Tuscan Chefs Roberto Lodovichi nasce a Cortona (AR) e sin da giovane opera nel mondo della ristorazione. Dopo gli anni di formazione inizia la militanza attiva nella Federazione Italiana Cuochi come consigliere dell’Unione Regionale dei cuochi toscani dal 1998 al 2005. Ricoprirà poi l’incarico di Presidente dei Cuochi aretini dal 2006 al 2014. Aggregato alla Federazione Italiana Cuochi dal 1989 ha sempre sostenuto attivamente l’Associazione durante il mandato del presidente uscente nel ruolo di vicario e da due anni come referente di diverse manifestazione prima tra tutte “Food and Wine in Progress” divenuta l’evento principe tra i tanti realizzati dai cuochi toscani. Lodovichi ha accresciuto di pari passo la sfera professionale e quella associativa arrivando ad essere un noto imprenditore del settore eno-gastronomico e dal 2017 Presidente dell’Unione Regionale Cuochi Toscani. Cuochi, sommelier: due professioni all’ordine del giorno. E’ giusta la strada? Negli ultimi anni abbiamo assistito a un progressivo interesse da parte del mondo dell’informazione, di conseguenza del pubblico, al mondo del food and wine. Un interesse positivo, se consideriamo che oggi gli Istituti scolastici dedicati a queste professionalità sono sempre più richiesti. La strada della formazione è fondamentale, dall’altro lato ci devono essere associazioni come quella dei cuochi e come quella dell’Ais che diano la possibilità di accompagnare questi giovani nuovi professionisti a sbocchi di qualità. La Toscana è protagonista con prodotti, ma anche con figure di alto livello, quale il motivo secondo lei? In Toscana l’agroalimentare è da sempre un fiore all’occhiello, figure di alto livello sono sempre state presenti sia dal punto di vista

Roberto Lodovichi was born in Cortona (AR) and has been working in the restaurant business since he was young. After his years of training came active militancy in the Italian Chefs Federation as adviser to the Regional Union of Tuscan Chefs from 1998 to 2005. He then held the position of President of the Arezzo Chefs from 2006 to 2014. Associated with the Italian Chefs Association since 1989 he has always actively supported the Association during the outgoing president’s term in the role of locum tenens and for two years as a referent for various events, first and foremost “Food and Wine in Progress”. This became the main event among many created by the Tuscan chefs. In parallel, Lodovichi has widened his professional and associative sphere becoming a well-known entrepreneur in the wine and food sector and since 2017, President of the Regional Union of Tuscan Chefs. Chefs, sommeliers: two professions on the agenda. Is this the right road? In recent years we have witnessed a progressive interest from the world of information, and consequently the public, in the world of food and wine. It’s a positive interest, if we consider that today the schools dedicated to these professions are increasingly in demand. Training is crucial, but on the other hand there must be associations like the chefs’ association and the AIS that help these young new professionals find work in quality environments. Tuscany is a leader in products, but also in high-level figures. Why do you think this is? In Tuscany, agri-food has always been a flagship. There have always been prominent figures both in the wine and restaurant

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SYNERGIES

Ais Toscana e Unione Regionale Cuochi Toscana, sommelier e cuochi, uniti in nome dell’eccellenza enograstronomica AisToscana and URCT, sommeliers and chefs, united in the name of wine and food excellence

della ristorazione che da quello dell’enologia. A livello di cuochi abbiamo tanti protagonisti del settore, stessa cosa dal punto di vista della sommelerie. I motivi sono da ricercare in una esperienza di lungo corso, ma anche in una visione da parte delle imprese e delle istituzioni che nel tempo ha saputo valorizzare questi settori fino a farli diventare una delle voci più importanti dell’economia territoriale. Il futuro della professione dei cuochi? Sicuramente passa attraverso la formazione: in questo come associazione stiamo lavorando sia per migliorare le figure già operative, sia per valorizzare i giovani studenti che si stanno preparando a uscire dalle proprie esperienze scolastiche per entrare nel mondo professionale. I risultati ci stanno già ripagando con successi ottenuti in concorsi nazionale e non solo.

business. At the level of chefs, we have many players in the industry, and the same is true in sommelerie. The reasons can be found in a long-term experience, but also in the vision of companies and institutions that over time have been able to enhance these sectors, making them some of the most important in the local economy. The future of the chef ’s profession? It undoubtedly entails a training period: as an association we are working on this, both to improve the personnel already working in this sector, and to give value to the young students who are preparing to graduate from school to enter the professional world. We are already reaping the benefits of this with the successes achieved in national competitions and more. What are some of the challenges?

We face new challenges every day. We are proud of the ones we’ve Ci attendono ogni giorno nuove sfide, andiamo fieri di quelle tra- overcome and we are prepared to tackle them again. Our strength scorse e vinte e siamo preparati ad affrontarne di nuove. La nostra is the group of motivated and competent people: without them, forza è il gruppo fatto di persone motivate e competenti: senza di it would not be possible to successfully take on any challenge. Is the collaboration with Ais Toscana a point of arrival or deloro nessuna sfida potrebbe essere affrontata con successo. La collaborazione con Ais Toscana, un punto di arrivo o di par- parture? There is never a point of arrival if one does not start over betenza? Non c’è mai un punto di arrivo se non si riparte dai successi ottenu- ginning from the successes achieved. Together with Ais Toscana, ti. Insieme ad Ais Toscana ne abbiamo portati a casa già molti, gra- we have already brought home numerous accolades, thanks to zie anche a collaborazioni come quella in occasione di Food&Wine collaborations such as that on the occasion of Food & Wine in Progress alla Leopolda per esempio. Per valorizzare la buona cu- in Progress at the Leopolda for example. In order to enhance cina occorre senza dubbio il vino, sono due elementi che fanno good cuisine, wine is undoubtedly necessary. These two elements grandi la nostra regione e da qui dobbiamo partire con l’idea che make our region great and from here we have to start with the idea that together we can do and give much more. insieme si può fare e dare molto di più. Quali sono le sfide?

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Some editions of Food & Wine in Progress, realized with the collaboration between Ais Toscana and Regional Union of Tuscan Chefs

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FRIENDS OF WINE text Michela Tassi

La classe è acqua

Vieri Ceccherini, il know how dietro una bottiglia. Di San Felice… Vieri Ceccherini, the know-how behind a bottle. Of San Felice… Dietro un prodotto c’è sempre una persona e una storia. Vieri Ceccherini, proviene da una famiglia di imprenditori nel settore delle acque minerali. Nel 2005 rileva l’Acqua San Felice e trasforma l’azienda in un brand sinonimo di qualità e lusso, partner storico di AIS Toscana in tutte le sue degustazioni. Come è nato questo binomio? Da un’idea di packaging. Abbiamo pensato di creare per la nostra acqua una bottiglia bordolese che si sposasse bene sulla tavola accanto ad una bottiglia di vino bordolese. Una scelta apprezzata tra produttori e sommelier e un modo creativo di chiudere idealmente il cerchio tra acqua e vino. Nel corso degli anni si è fatta spazio la figura del degustatore di acqua. Cosa rende diverse tra loro le varie tipologie di acqua? Non c’è un’acqua uguale all’altra, ognuna rappresenta il territorio che attraversa. Per questo è importante conoscerne la provenienza, la tipologia, la classificazione: oggi ad aiutarci a farlo esiste la figura del sommelier dell’acqua. Il consumatore da parte sua ha dimostrato di apprezzare questo taglio di conoscenza, perché ancora di questo prodotto necessario alla vita quotidiana purtroppo si sa molto poco. Il consumatore moderno ha voglia e necessità di imparare. Questo rende realistico il fatto che anche per le acque, come per il vino, esistano degli abbinamenti con il cibo più o meno adatti? Direi di sì. Premesso che la scelta tra naturale e frizzante è a gusto personale, mi sento di consigliare la naturale per accompagnare cibi delicati e vini leggeri, mentre la frizzante si abbina meglio a cibi più corposi e vini più robusti. Ci sono poi anche altri criteri di scelta: le acque ad alto contenuto salino per esempio stimolano la digestione, mentre le acque meno saline aiutano la depurazione dell’organismo. Si riconosce dunque all’acqua un ruolo diverso rispetto al passato nel contesto food? Prima l’acqua era semplicemente acqua e a pochi interessava da dove veniva. Oggi nel consumatore si è sviluppato un interesse ed un’attenzione più marcata a conoscerne le caratteristiche: in sostanza, bere l’acqua è il più naturale dei gesti, ma si vuole sapere perché si beve e a cosa serve. Quali sono le informazioni che non devono mancare in etichetta? Le informazioni tecniche: il nome del produttore, il luogo d’origine, la data di analisi dell’acqua, i decreti di autorizzazione. Ma anche alcuni parametri chimico fisici e, ovviamente la data di scadenza. Ricordiamo che l’Acqua Minerale Naturale (questo il suo vero nome) è autorizzata e controllata dal Ministero della Salute. E’ un’acqua sicura per la salute umana!

There is always a person and a story behind a product. Vieri Ceccherini comes from a family of entrepreneurs in the mineral water business. In 2005 he took over Acqua San Felice and transformed the company into a brand synonymous with quality and luxury, the long-time partner of AIS (Italian Association of Sommeliers), Tuscany, at all its tastings. How did this duo come about? From a packaging idea. We decided to create a Bordeaux bottle for our water, one which paired well with a bottle of Bordeaux wine on the table. A decision appreciated among producers and sommeliers and a creative way to close the circle between wine and water. Over the years, the figure of the water taster has made its appearance. What makes the various type of water different from one another? No one water is the same as another, each represents the territory is passes through. This is why it is important to know the provenance, type and classification. These days we have the water sommelier to help us do so. For their part, consumers have shown appreciation for this type of connoisseurship, because unfortunately very little is still known about this product necessary for daily life. Modern consumers have a desire and a need to learn. Does this make the idea that as with wine, there are also ideal food pairings with waters a realistic one? I would say yes. Although the choice between still and sparkling is a matter of personal taste, I would recommend still water to go with delicate foods and light wines, while sparkling pairs well with more substantial foods and more robust wines. Then there are other criteria for choosing. Mineral saltrich waters, for example, stimulate digestion, while those with a lower sodium content help detoxify the body. So water is credited with a different role in the food service context compared to the past? Before, water was simply water, and few people were interested in where it came from. Today’s consumers have developed an awareness and more interest in knowing its characteristics. In short, drinking water is the most natural of actions, but we want to know why we drink it and what it does for us. What information should always appear on a label? Technical information: the name of the producer, the place of origin, the date of analyses of the water, the authorization decrees. But also some physico-chemical parameters and, of course, the expiry date. Remember that Natural Mineral Water (this is its proper name) is authorized and controlled by the Ministry of Health. It is a safe water for human health!

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Vieri Ceccherini comes from a family of entrepreneurs in the mineral water business and in 2005 he took over Acqua San Felice brand

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Andrea Righini, Director of the Pecorino Toscano DOP Protection Consortium

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FRIENDS OF WINE text Niccolò Tempestini

Pecorino, formaggio toscano e Dop Andrea Righini spiega come nasca questa eccellenza Andrea Righini explains how such a delicacy is created

Direttore del Consorzio tutela del Pecorino Toscano Dop, Andrea Righini racconta questa eccellenza che ha origine nella tradizione alimentare degli Etruschi. Il Pecorino Toscano Dop è una eccellenza su cui molto è stato investito e molto si investe. Quali i progetti del Consorzio? Il Consorzio concentrerà le azioni di promozione e di valorizzazione del Pecorino Toscano Dop sul mercato estero, sia europeo che nord americano, dove è concentrata la sua esportazione; qui sono previste azioni sia verso il trade sia verso il pubblico, principalmente con degustazioni guidate sia presso i punti vendita al dettaglio che nella ristorazione. Come per il vino, anche per il vostro prodotto è essenziale il territorio. Come può cambiare la composizione aromatica da un territorio all’altro? L’allevamento ovino in Toscana e negli altri territori limitrofi che compongono la zona di origine del Pecorino Toscano Dop è quasi esclusivamente allo stato brado, ricavando dalle essenze spontanee e coltivate quei profumi e quegli aromi che si ritrovano nel prodotto finito. Il legame con il territorio è stretto ed è una delle caratteristiche principali da preservare. A quale tipo di alimentazione viene sottoposto l’ovino per ottenere un Pecorino Toscano Dop? Foraggi spontanei o coltivati che l’animale a seconda della stagione e delle condizioni climatiche bruca in campo o consuma sfalciati in stalla, integrati con granelle di leguminose o cereali. Quali tipologie di formaggio sono prodotte? Vengono sottoposti a stagionature diverse? Da disciplinare la produzione del Pecorino Toscano Dop prevede due tipologie, a pasta tenera o semidura. Il primo ha una stagionatura minima di 20 giorni e sprigiona il sapore del latte e dell’erba fresca. Quello a pasta semidura ha una maturazione minima di 4 mesi, nel produrlo la rottura della cagliata è più spinta e si sala leggermente di più perché destinato a durare più a lungo. Le caratteristiche organolettiche sono valorizzate a seconda degli abbinamenti che si possono proporre per questo prodotto. Quali tipologie di vino lo esaltano? Vini bianchi secchi si abbinano bene al Pecorino Toscano a pasta tenera, poiché la componente di grasso, che diminuisce con la stagionatura, è ancora presente e questo tipo di vino può limitarne l’impatto. Si abbina bene anche a vini rossi poco corposi. Per lo stagionato, in base ai mesi di stagionatura si parte da un vino rosso mediamente corposo fino ad arrivare a vini importanti e costruiti se la stagionatura supera l’anno di età.

The Director of the Pecorino Toscano DOP Protection Consortium, Andrea Righini, describes this delicious Tuscan specialty, which is rooted in the Etruscan culinary tradition. Pecorino Toscano DOP cheese is a top-quality product in which the Consortium has greatly invested. What are the Consortium’s plans for the future? The Consortium plans to focus on the promotion of Pecorino Toscano DOP cheese in foreign markets, both European and Northern-American, where it is greatly exported to. We plan to focus on both the trade and on consumers, through guided tastings at retail businesses and restaurants. The terroir is crucial to defining the taste and quality of your product, just like for wine. How can the cheese’s aromatic profile change from one area to another? In Tuscany and in the neighboring areas where Pecorino Toscano DOP is made, sheep are raised in the wild state and feed on the wild and planted grasses whose scents and aromas are found in the end-product. There is a very close bond with the place of origin, which is one of the product’s distinguishing features that we fight to preserve. What is the sheep’s diet based on, in order to obtain Pecorino Toscano DOP cheese? Natural or planted forage which the sheep, depending on the season and weather conditions, graze on either in the wild state or sheltered in the sheepfold, supplemented with leguminous grains or cereals. What types of cheese are produced? Do cheesemakers use different ripening methods? The production specification of Pecorino Toscano DOP mentions two types of cheese, which range in texture from soft to medium-hard. Soft Pecorino is ripened for a minimum of 20 days and tastes of milk and fresh grass. The medium-hard type is ripened for a minimum of 4 months and has a saltier flavor because it is expected to have a longer shelf life. Pecorino cheese’s organoleptic properties are enhanced by the proper wine pairing. What wines do you suggest pairing with it? Dry white wine pairs well with soft Pecorino Toscano cheese, because the soft type has a higher fat content than the ripe one, and this kind of wine tones it down. It also pairs well with light-bodied red wines. As for the ripe Pecorino type, wine pairing ranges from medium-bodied to full-bodied reds according to the cheese’s ripening stage.

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