Page 1

review

prato n. 42

estate 2019

2009 - 2019


,

L ARTE DEI MESTIERI


J A PA N E S E R E S TA U R A N T

V I A T R AV E R S A I L C R O C I F I S S O 5 - P R AT O PH. 0574 966858 | MOB. 351 886 4888 RISTO.YINZUO@GMAIL.COM


30/09/2019

Lungo Termine – Ford Business Partner: 36 mesi/50.000 Km, anticipo € 0. Il canone mensile comprende: Immatricolazione e Bollo, Assicurazione RCA (massimale 26mln, franchigia € 250), Copertura Furto (franchigia 0% su Eurotax Blu) Kasko/Incendio (Franchigia € 500), PAI assicurazione infortuni sul conducente (massimale € 150.000 franchigia 3%), Manutenzione Ordinaria e Straordinaria, Assistenza Stradale, Gestione Sinistri. Spese apertura pratica € 150 addebitate con il primo canone. Gli importi riportati sono calcolati sul valore medio assicurato e potranno subire scostamenti. Salvo approvazione. Ford Business Partner è un marchio di FCE Bank plc. ALD Automotive Italia srl per Ford Business Partner. Le vetture in foto possono riportare accessori a pagamento. Ford Mondeo Hybrid: consumi da 4,2 a 5,0 litri/100 km (ciclo misto); emissioni CO2 da 96 a 113 g/km.

E N T R A

N E L

M O N D O

Consumi ridotti CO2 da 96 g/km

Hybrid Self-Charging Liberi dalla ricarica

Sistema di frenata rigenerativa

Il massimo dell’efficienza

Entra nel mondo dell’Ibrido con Ford ALL-INCLUSIVE La tecnologia Ford Hybrid è self-charging: grazie alla doppia alimentazione composta da un motore a benzina 2.0 da 187 CV e 2 motori elettrici non è necessario alcun collegamento alla rete elettrica. In più, la tecnologia di frenata rigenerativa recupera fino al 90% dell’energia, per ricaricare la batteria. E da oggi la tecnologia dell’ibrido Ford è anche Wagon: a bordo della nuova Mondeo Wagon Hybrid hai fino a 1.508 litri di capacità di carico del bagagliaio e pianale piatto per facilitare carico e scarico. Consumi da 4,2 a 5,0 litri/100 km (ciclo misto); emissioni CO2 da 96 a 113 g/km.

MONDEO WAGON H

Y

B

R

I

D

2.0 187 CV Cambio Automatico

ANTICIPO

ZERO

€ 349 AL MESE IVA ESCLUSA

CON NOLEGGIO FORD 36 MESI/50.000 KM

Servizi inclusi:

• Bollo, Assicurazione RCA, Furto Kasko/

Incendio e infortunio sul conducente

• Manutenzione Ordinaria e Straordinaria,

Assistenza Stradale • Gestione Sinistri.

@autosas

Autosas.it

Via Galcianese 56

057427778


n. 42

review

prato

13 EDITORIALE

Buon compleanno!

50 UN PRATESE A CANNES Francesco Ciampi, l’amore per la recitazione

15 LO SGUARDO DA FUORI

24 LE NOSTRE COVER

e il primo ruolo da protagonista

52 STELLE IN CITTÀ

I volti e le storie

Prato Film Festival, ospiti e vincitori

di questi dieci anni

dell’edizione 2019

46 EMOZIONI VERE

56 AMAZING PLACES

Maria Grazia Cucinotta racconta di sé

Moda e local identity

e del film ‘Forse è solo mal di mare’

per lasciare un segno


n. 42

review

prato

due locali dal sapore europeo dentro

66 PAESI DI PRATO

il Museo Pecci con la cucina firmata

Come una terra di campagna

Angiolo Barni

s’è fatta città

90 VOLTI DEL TEMPO

74 TRASFORMAZIONI Gli edifici che hanno cambiato il volto

Un viaggio di solidarietà

della città in questi dieci anni

92 SHOT ON SITE 80 INTERVISTE 10 ANNI Integrazione e cambiamenti

95 PRATO ESSENTIAL GUIDE

nelle parole di sei pratesi

96 ENGLISH VERSION 88 UNO CHEF AL MUSEO Myo Ristorante e Myo Bistrot:

98 MESSAGGI DALLE STELLE


2019

review

prato

DIRETTORE RESPONSABILE

Matteo Parigi Bini MODA

Sabrina Bozzoni, Teresa Favi, Francesca Lombardi REDAZIONE

Sabrina Bozzoni, Matteo Grazzini, Maria Lardara Virginia Mammoli, Monia Mlah, Mila Montagni, Elisa Signorini CONTRIBUTORS

Claudio Cannistrà FOTOGRAFI

Carlotta Benvenuti, Monica Cillario, Silvestro Forasassi, Dario Garofalo, Francesco Giannella, Fabio Lovino, Filippo Milani, Alessandro Moggi, Franco Origlia, Pasquale Paradiso, Studio fotografico Grabriele Righi, Federico Schlatter, Vittorio Zunino Celotto

I nostri Biscotti con Nocciole Piemonte IGP

TO_REVIEW.indd 1

GRAFICA

Martina Alessi, Melania Branca TRADUZIONI

NTL DIRETTORE COMMERCIALE

Alex Vittorio Lana PUBBLICITÀ

Gianni Consorti, Alessandra Nardelli

SOCIETÀ EDITRICE

Alex Vittorio Lana, Matteo Parigi Bini via Piero della Francesca, 2 - 59100 Prato - Italia tel +39.0574.730203 - fax +39.0574.730204 redazione@gruppoeditoriale.com

SEDE STORICA DI LABORATORIO E BOTTEGA Via Ricasoli 20-22, 59100 Prato MAIL info@antoniomattei.it | T. +39 0574 25756

Registrazione Tribunale di Prato - n° 5/2009 del 10.03.2009

MUSEO E BOTTEGA Via Porta Rossa 76R, 50123 Firenze MAIL firenze@antoniomattei.it | T. +39 055 0136203

Spedizione in abbonamento postale 45% art. 2, lettera b – legge 662/96 – Filiale di Firenze - Contiene IP

Seguici sulla nostra pagina FACEBOOK “Biscotti di Prato Antonio Mattei dal 1858” e sul nostro profilo INSTAGRAM @biscottimattei #antoniomatteiprato #antoniomatteifirenze

STAMPA

Baroni & Gori - Prato Questo periodico è associato alla Unione Stampa Periodica Italiana 12/06/19 10:15


OTTICA

AGLIANA (PT)

Via Roma, 76 Tel. 0574.673.393

PRATO

Via Garibaldi, 109 Tel. 0574.607.575

PRATO DRY OUTLET Via Garibaldi, 72 Tel. 0574.25.838

WWW.DANIEL ARIGHI.IT |OTTIC A .RIGHI@GREENVISION.IT


Via Curtatone 16, PRATO | T 0574 25965 | F 0574 36232 | pratoallarmi.com


EDITORIALE

BUON COMPLEANNO! 10 ANNI DELLA NOSTRA RIVISTA, 10 ANNI DELLA CITTÀ

Cosa facciamo per i nostri primi dieci anni? La risposta è arrivata immediata e cristallina: come per ogni anniversario che si rispetti celebriamo il best of… Così, ognuno di noi per il suo ambito, ci siamo messi a sfogliare 10 anni di lavoro, più di quaranta numeri: storie, parole, emozioni che hanno fatto tutte in egual misura parte di un percorso, tasselli di un cambiamento della città, ancora in atto, che ci ha visti protagonisti in prima fila proprio grazie al nostro racconto. Le interviste ai grandi personaggi del cinema, della musica, della letteratura, dell’arte - sia quelli profondamenti radicati alla città per nascita o per scelta, ma anche quelli che sono stati qui di passaggio per raccontare il loro lavoro - ci hanno riportato alla mente riflessioni ancora attuali e fatto riassaporare il fermento culturale che da sempre attraversa questo luogo apparentemente vocato solo alla produzione. Non meno gli sguardi da fuori, in pratica la nostra jeunesse dorée che ha scorto oltre i confini e oltre il tessile il suo futuro, a rivederli a distanza di tempo esprimono tutti uno sguardo realmente inedito su Prato. E poi i quartieri, piccole realtà genuine da preservare. I grandi edifici che hanno cambiato lo skyline della città vista dalla vallata: il Museo Pecci, la cui antenna futuribile contro il cielo la vediamo dalle finestre della redazione, ma anche un ritrovato e bellissimo Museo Civico nelle sale di Palazzo Pretorio, la nuova sede della Camera di Commercio, il Museo del Tessuto, la nostra Chinatown… Non ultima la moda, attraverso la quale abbiamo visto luoghi che conoscevamo, ma sotto una luce più contemporanea e dinamica. Tutto questo lavoro di ricerca, dopo essere riusciti a selezionare le cose migliori di questi anni (seppur con qualche rimpianto!), ci ha fatto rendere conto con soddisfazione di una cosa: ostinatamente e con uno sguardo ad alto tasso di positività, nonostante a volte la congiuntura non fosse facile, abbiamo sempre cercato il meglio di Prato, senza dare troppo spazio a polemiche e discussioni. Certi che la trasformazione ci stia portando in qualche modo nella giusta direzione!

13 PRATOREVIEW


Tu invita chi vuoi...

al resto pensiamo noi! Via dei Ciliani, 122 - Prato - 0574 466752


LO SGUARDO DA FUORI | 2012

ILLUSTR ATRICE FREEL ANCE DAL 2008. TR A LE COLL ABOR AZIONI QUELLE CON IL TEATRO ALL A SC AL A , FELTRINELLI E WIRED

LIBERA COME IL VENTO

I N S T A N C A B I L E E P U R A . L’ A R T E D I G L O R I A P I Z Z I L L I PA R L A S O L O D I L E I DI SABRINA BOZZONI

“A Prato ci sono nata, da madre tedesca e padre lucano. In casa non c’era accento toscano, né cibo, né usanze che avessero qualcosa in comune con i miei concittadini. Sono stata straniera in terra natia. Ho conquistato da sola questa città, l’ho esplorata in lungo e in largo, disegnandone una versione solo mia. La Mostra del Fumetto di Prato è stato l’evento che ha segnato il mio destino, è lì che, parlando con Giovan Battista Carpi, storico disegnatore Disney, mio padre decise che avrebbe impedito in ogni modo che io andassi al Liceo artistico a Firenze perché “la bambina deve studiare e se il talento c’è, si farà strada da sola” queste le parole del grande Carpi. E così ho continuato la mia vita pratese, frequentando il Liceo scientifico Niccolò Copernico. E il talento? C’era? Non sta a me dirlo. Quel che c’era senz’altro è la forza di volontà. Adesso sono illustratrice. Nel mio mestiere occorre

reinventarsi ogni giorno, l’attributo fondamentale è lo spirito di autocritica: mettersi in dubbio e ritrovarsi è il nodo centrale di questo lavoro. Mi piace giocare con le forme, distribuire e separare gli spazi per poi riconnetterli con gesto fluido. Nelle mie illustrazioni c’è, ovviamente, molto di me: sono speziate come il cibo che amo, scontrose, piene e prepotenti, o pulite, ordinate, quasi zen, a seconda del mood del momento. A ventuno anni mi sono trasferita. Stando lontana e confrontandomi con altri luoghi ho potuto apprezzarne la dimensione umana: nella mia città uscivo di casa e il mondo era nelle mie mani. Io, che l’ho vissuta da adolescente, senza macchina, né motorino, ho potuto viverla pienamente, attraversarla tutta. Mi sono sentita libera. Tra i miei luoghi del cuore il parco dell’Ippodromo e poi il centro, le vasche del sabato pomeriggio e la pista ciclabile lungo il fiume.”

15 PRATOREVIEW


LO SGUARDO DA FUORI | 2013

US COMMERCIAL DIRECTOR & BR AND AMBASSADOR PER MARCHESI ANTINORI

UNA “MELA” GUSTOSA N I C C O L Ò M A LT I N T I R A C C O N T A L A S U A N E W Y O R K DI FRANCESCA LOMBARDI

“Il primo morso a questa gustosissima mela l’ho dato più di nove anni fa, quando scelsi New York come destinazione per un’esperienza lavorativa all’estero. Non è semplice lasciare il bello che abbiamo dalle nostre parti e non soltanto il bello estetico delle nostre colline e monumenti, ma anche il bello dei legami creati in una città come Prato dove puoi uscire di casa sapendo che incontrerai qualcuno che conosci. I ricordi di Prato da bambino sono legati alle girate in bicicletta, al Corteggio Storico di settembre e alle luci del Natale in centro. Molti profumi mi portano indietro nel tempo alla città dove sono cresciuto: il croccante della fiera, la schiacciata calda, le caldarroste e le pasticcerie aperte di notte. La mia storia americana invece profuma di vino toscano: sono arrivato qui per lavorare con un’azienda che importa vini italiani. Adesso ricopro il ruolo di US Commercial Director & Brand Ambassador

per Marchesi Antinori, un’avventura incredibilmente stimolante che mi ha portato a viaggiare l’America in lungo e in largo. Non sono partito pensando di non tornare più, l’ho fatto per una sfida con me stesso. New York è il posto ideale per provare a mischiare le carte ed iniziare un nuovo giro: un bazar di mille accenti, facce ed esperienze diverse. Un vagone del Subway che trasporta con sé un microcosmo di razze e tradizioni diverse, con le porte che si aprono per far entrare una storia nuova e farne scendere una appena raccontata. Per me che ho vissuto a Brooklyn, Astoria e adesso a Manhattan, l’energia di questo posto è assolutamente contagiosa: correndo a Central Park o passeggiando nel Greenwich Village, col naso all’insù tra i grattacieli di Midtown o ascoltando una band nel Lower East Side, ammirando un quadro al MoMa o seduto in un caffè a Park Slope.”

16 PRATOREVIEW


APERTO IL GIARDINO PRIVATO CON VISTA DELLE MURA DI PRATO


LO SGUARDO DA FUORI | 2017

AT TRICE, REGISTA E SCRIT TRICE, IN CONCORSO NELL A SEZIONE ‘SHORT FILM CORNER’ DEL FESTIVAL DI C ANNES

IN PUNTA DI PENNA

E M A N U E L A M A S C H E R I N I , T R A S E T , PA L C O E M A C C H I N A D A P R E S A DI VIRGINIA MAMMOLI

Giovane regista, attrice e scrittrice toscana, Emanuela Mascherini ha già un lungo curriculum all’attivo. Tra le ultime esperienze una delle più prestigiose del mondo del cinema: la partecipazione al Festival di Cannes, nella sezione ‘Short film corner’ con Offline. Com’è stato camminare sulla famosa Promenade de la Croisette? Scomodo, perché devi per forza portare i tacchi ma anche fiabesco: è come se tutti, per un attimo, prendessero parte al grande spettacolo che è il cinema. Il momento più bello? Hanno avuto dei problemi tecnici e il mio corto è stato proiettato anche senza sottotitoli. Il pubblico in sala era internazionale. Vedere che sono stati ugualmente rapiti dal film è stato uno dei più grandi premi che potessi ottenere. In quale altro Paese le piacerebbe lavorare? Francia o Stati Uniti. Della Francia amo la tutela

che hanno del proprio cinema. Degli Stati Uniti, dove mi sono anche formata, il pragmatismo. E se un giorno dovesse accadere, cosa porterebbe con sé della Toscana? Il sole, le colline, i fegatini, la causticità ironica dei toscani e la qualità della vita. Ha vissuto a Poggio a Caiano fino a vent’anni circa. Dove vive adesso? Torna mai a Prato? Abito tra Roma e Firenze, e quando posso scappo a New York. Negli ultimi anni sono tornata a Prato per lavoro. L’ho trovata rifiorita. Dovesse ambientare una storia a Prato, sarebbe un film o un libro? E di cosa parlerebbe? È una domanda difficile. Prato è ancora troppo vicina e da vicino tutto si sfuoca e non si vede più niente. Forse però il quartiere dove si è radicata la comunità cinese mi potrebbe interessare in maniera particolare, come luogo di integrazione riuscita o meno. Avevo scritto un soggetto in merito, quindi sarebbe un film, o almeno credo.

19 PRATOREVIEW


ph. Lorenzo Giordano

LO SGUARDO DA FUORI | 2017

STORICA D’ARTE E CUR ATRICE, INNAMOR ATA DI QUESTO MONDO GR AZIE A UN BR AVO PROFESSORE DEL LICEO CICOGNINI

IL BELLO DELL’ARTE

M E L A N I A R O S S I . V I V E A R O M A E L AV O R A C O N I L G R A N D E A RT I S TA J A N FA B R E Dagli studi di storia dell’arte alla curatela di mostre in Italia e all’estero, passando per la collaborazione con la tv e riviste specializzate, fino a farsi notare da un ‘mostro sacro’ come Jan Fabre. Ne ha fatta di strada la pratese Melania Rossi. Quando hai capito che l’arte sarebbe stata al centro della tua vita? Al liceo, grazie al mio professore di storia dell’arte: Antonello Nave. Era un po’ disilluso, come quasi tutti i professori delle scuole superiori, e quando gli dissi che avrei preso la facoltà di Lettere con indirizzo storico-artistico, mi sconsigliò di farlo, ma colsi un lampo di gioia consapevole. Raccontaci il tuo lavoro. Mi sento un tramite tra il mondo interno degli artisti e quello esterno delle gallerie, istituzioni e del pubblico. Ho sempre creduto nell’importanza di fare mostre che non si rivolgessero ad un pubblico elitario. D’altra parte gli artisti devono essere liberi di pensare e creare senza condizio-

namenti da parte dell’audience o del mercato. Come sei finita a lavorare con Jan Fabre? Sono andata a un suo spettacolo al festival Romaeuropa nel 2013, dovevo recensirlo per una rivista. Parlando col Maestro, gli ho detto che scrivevo d’arte e curavo mostre; dunque mi ha chiesto di fare una prova per il catalogo di una mostra che stava preparando. Fabre ha apprezzato il mio pensiero sulla sua opera e da lì mi ha proposto diverse collaborazioni. È un artista che si basa molto sull’intuito, sia per le sue creazioni che per le persone con cui sceglie di lavorare. Cosa porta di Prato nella sua valigia? Il profumo dolce, la forma irregolare, il sapore e la croccantezza della bozza pratese. Che mostra proporresti per il Centro Pecci? Prato mi ha trattata bene, mi piacerebbe restituirle qualcosa. Avrei già in mente un gruppo di lavori perfetti per una personale di Fabre nei nuovi spazi espositivi.

20 PRATOREVIEW


INSIEME DA 80 ANNI, CON VOI VERSO IL FUTURO Automobili e veicoli commerciali dal 1937

DA OGGI ANCHE

Checcacci srl via del Lazzeretto, 57 - 59100 Prato +39 0574 58961 - info@checcaccisrl.it www.checcacci-fcagroup.it www.checcaccisrl.it

ASSISTENZA

VENDITA


ASCENSORI

VI PORTIAMO

IN ALTO

D A O LT R E 5 0 A N N I

VIA ETTORE SAMBO, 54 - 59100 PRATO - TEL. 0574 650050 FAX 0574 652472 - sartiascensori.it


ph. Pierpaolo Pagano

LO SGUARDO DA FUORI | 2018

AL SECOLO FR ANCESCO MARIA . DAL 2015 È L’ABATE DEL MONASTERO BENEDET TINO OLIVETANO DI SAN MINIATO AL MONTE

UN ABATE DA PRATO

DOM BERNARDO GIANNI RACCONTA SAN MINIATO IN OCCASIONE DEL MILLENARIO D I T E R E S A FAV I

Quando frequentava il Liceo classico Cicognini, negli anni Ottanta, era un ragazzo come tanti, le Clarks ai piedi, i Levi’s e i maglioncini colorati. Si laurea a Firenze, con una promettente carriera universitaria che l’aspetta, ma la notte di Natale del 1992 va alla messa dalle monache di Rosano e mentre ascolta la predica, gli cambia dentro qualcosa. Pochi giorni dopo entra nel monastero benedettino di San Miniato. Nel 2015 dom Bernardo Gianni (la -m è l’abbreviazione di dominus) ha ricevuto dal cardinal Betori la benedizione abbaziale, iniziando il servizio a vita di superiore di questa Abbazia che ha festeggia mille anni. Mille anni a partire da cosa, dom Bernardo? Dall’antico documento del 27 aprile del 1018 in cui il vescovo Ildebrando racconta di aver ritrovato, sotto l’antica basilica fondata da Carlo Magno, le reliquie di San Miniato. Sulle rovine di questa pre-esistente basilica Ildebrando intende costruirne una nuova e chiede aiuto all’impera-

tore Enrico II. Il Vescovo dà il via alla ricostruzione e consegna il pastorale all’Abate Drogone. Le tracce più significative della basilica? La Porta Santa, la prima che si incontra entrando, sulla cui soglia è inciso “haec est porta coeli”, questa è la porta del cielo. A questa porta corrisponde l’antica sepoltura di Miniato e le tracce dell’antica chiesa carolingia. Ma, al di là dell’aspetto storico, conta il suo significato: San Miniato al Monte fa accedere al cielo, che è di tutti, e dunque segnala uno spazio di libertà, di infinito. San Miniato è famosa anche per il canto gregoriano. L’orario ideale? Un momento magico è alle 7.15 quando celebriamo la Messa. Altrimenti alle 18.30, per il vespro. Sono luoghi costruiti per il canto. L’Apocalisse promette di essere l’approdo della nostra vita terrena e l’esperienza è resa possibile dal canto gregoriano che noi, ancora oggi, eseguiamo come forma privilegiata di preghiera in canto.

23 PRATOREVIEW


LE NOSTRE COVER I V O LT I E L E S T O R I E D I Q U E S T I D I E C I A N N I


EDOARDO NESI, SCRIT TORE PR ATESE. NEL 2010 HA VNTO IL PREMIO STREGA CON ‘STORIA DELL A MIA GENTE’


COVER 2009

LA STORIA DELLA MIA GENTE I N T E R V I S TA E S C L U S I VA A E D O A R D O N E S I SUL SUO PROSSIMO LIBRO D I S I LV I A G A M B I P H O T O A L E S S A N D R O M O G G I

Il made in Italy e l’insensata concorrenza all’interno di un mercato che non riesce più a valorizzare la storia e la qualità della produzione: è questo il tema di Scuotere i cancelli il racconto che Edoardo Nesi ha concesso in anteprima a PratoReview, un estratto di Storia della mia gente che uscirà in libreria per Bompiani. Un titolo che ha un sapore un po’ epico, perché racconta la storia di tanti imprenditori del distretto, piccoli e senza i mezzi necessari a sopravvivere di fronte alle spinte della globalizzazione. E, ricreando quella stessa magia che ha reso L’età dell’oro un libro emblematico nel racconto del declino industriale, Nesi torna “sul luogo del delitto”, per dare voce alla storia di Prato. È stato un libro profetico L’età dell’oro: tutta colpa della globalizzazione? Non mi piace pensare di aver profetizzato una crisi così accentuata. È certo però che nel 2003, insieme ad altri, vedevo già il pericolo dell’avvicinarsi di un declino industriale della nostra città, e lo feci diventare un romanzo. Sulle colpe della globalizzazione ho scritto questo libro, così tante e così ben distribuite tra i vari attori che è molto difficile parlarne in due parole. Hai abbandonato il romanzo per parlare di economia. Perché? Un po’ per la necessità di trattare di Prato spogliandolo da ogni finzione, un po’ per la voglia di provare un nuovo modo di scrivere. In questo tuo racconto si percepisce la “magia” di Prato. Qual è questa “magia”? Noi pratesi siamo così abituati all’idea che Prato sia una città creativa che difficilmente riusciamo a vederla. È vero che è una città diversa

da tutte le altre, ma non ama parlare di sé. L’età dell’oro, è finalista al Premio Strega. L’imprenditore pratese è emblema del declino economico? Forse Ivo Barrocciai, il protagonista, è l’emblema della lotta impari contro il declino che affronta imbracciando la sua pratesità profonda, e una camionata di ricordi felici. Diversi economisti hanno detto che Prato è un microcosmo nel quale le cose succedono prima che negli altri posti... Ho per gran parte degli economisti la disistima più completa. In genere dicono questo quando sono a Prato, per ingraziarsi i pratesi. Un po’ come gli attori americani che vengono in Italia... Comunque, è vero. Siamo un laboratorio. Da imprenditore a scrittore. Come ci sei riuscito qui, a Prato, dove il lavoro è quello che si misura in metri di prodotto? A volte penso che sia il luogo ideale per diventare artisti. Su di te non c’è mai nessuna pressione, tanto poco la città si cura di chi non è immediatamente e misurabilmente produttivo. Prato e la cultura. Ci sono stimoli adeguati per i giovani? Forse sì. Credo però che la voglia di sapere, di migliorarsi, non abbia molto a che fare con l’esistenza di “luoghi di cultura” vicini. Anzi, vivere in un deserto culturale spesso incita a cercare. Com’è nato il titolo di Storia della mia gente? È da una frase che Francis Scott Fitzgerald scrisse al suo agente, descrivendo l’ultimo romanzo, Gli ultimi fuochi, un capolavoro incompiuto: “È una storia meravigliosa. È la mia storia e la storia della mia gente”. M’è sembrata così bella...

27 PRATOREVIEW


SANDRO VERONESI, SCRIT TORE E GIORNALISTA PR ATESE. HA VINTO IL PREMIO STREGA NEL 2005 CON ‘C AOS C ALMO’


COVER 2010

FUTURI POSSIBILI

S A N D R O V E R O N E S I : E N E R G I E R I N N O VA B I L I E TURISMO SARANNO IL DOMANI DELLA CITTÀ D I F R A N C E S C A LO M B A R D I P H O T O F E D E R I C O S C H L AT T E R

Un nuovo innamoramento sembra legare Sandro Veronesi con la sua città. Nelle ultime interviste, le sue analisi lucide e distaccate non contemplavano chance per Prato. Oggi no: sul divano della casa luminosa, le campane delle Carceri che segnano il passare del tempo e quel castello medievale che entra prepotente delle finestre, il rapporto tra lo scrittore e la città si è riallacciato. L’indagine è ancora lucida, a tratti ironica, ma un riscatto è possibile. Basta svegliarsi dall’incubo… Se dico infanzia il primo luogo che ti viene in mente? Il Campino. Quella che prima era una scuola elementare e oggi è un asilo. Per arrivarci dovevamo “guadare” il Cantiere senza incorrere negli attacchi dei ragazzini che abitavano lì. I ricordi sono tantissimi, ma piccoli e senza peso se presi uno per uno. È l’insieme ad avere senso: il Campino rappresenta tutta la mia infanzia, me ne sono reso conto quando, a distanza di 40 anni, ho iniziato a portare uno dei miei figli all’asilo. A caldo, un pregio e un difetto dell’essere pratese? Un difetto è la troppa disinvoltura con il mondo, che a tratti diventa quasi arroganza. Un modo di fare da padroni che nasconde un complesso di inferiorità. Ma lì accanto c’ è il pregio: quello di lottare, di non lasciare andare le cose come vanno. Basta pensare cosa ha fatto questa città: non abbiamo trovato il petrolio, non c’era un giacimento di pezze sotto terra. I pratesi hanno messo in piedi un sistema che ha creato ricchezza e allo stesso tem-

po ha risolto molti problemi, compreso quello dell’ integrazione con l’immigrazione di allora. E oggi dove è finito questo pensiero collettivo? È finito il mondo di riferimento. Quello che ha dato il colpo di grazia al tessile pratese non sono il pugno di cinesi che vivono e lavorano qua, ma il prodotto che viene dalla Cina di qualità simile al nostro ma con costi inferiori. Il problema dei pratesi è che ancora non hanno preso atto di ciò che sta succedendo e cercato soluzioni alternative. Quali sono secondo te? Ci sono due futuri possibili, è da tempo che lo dico. Uno è il turismo, che può sfruttare la posizione favorevole e la vicinanza con Firenze. Ma è un pensiero che va organizzato: l’idea che Prato possa vendere se stessa e non prodotti non è stato ancora recepita dai pratesi. La chiesa qui davanti(Santa Maria delle Carceri ndr) meriterebbe la coda: è uno dei pochi esempi di chiesa rinascimentale a pianta greca, fatta da Giuliano da Sangallo. Siamo a venti minuti da Firenze, un giapponese neanche si accorge di aver cambiato città. Ma gli scorci sono più genuinamente medievali rispetto a Firenze. Il turismo oggi non è più solo d’arte: si visitano i posti per il cibo, la natura. E qui abbiamo Filettole che è più bello di Pian dei Giullari, la Calvana ancora inviolata. E il secondo futuro? Le energie rinnovabili. I milioni di metri quadrati di capannoni del Macrolotto sono la prateria ideale per impiantarci pannelli fotovoltaici.

29 PRATOREVIEW


COVER 2015

I MILLE VOLTI DI PANARIELLO IL COMICO TOSCANO TORNA CON UNO SHOW D’ECCEZIONE DI ALESSANDRA LUCARELLI PHOTO FILIPPO MILANI

Era il 1995 quando l’istrionico comico toscano segnò il sold out ogni sera per due settimane al Teatro Tenda di Firenze, registrando oltre 24mila presenze con lo spettacolo teatrale Panariello sotto l’albero. A distanza di vent’anni, Panariello riporta in scena i suoi personaggi cult. Cinema, teatro, radio, TV… dove si sente più a casa? Quando mi esibisco dal vivo. Radio e televisione mi permettono di ottenere maggiore popolarità, ma sento di appartenere più al live, quando c’è il contatto con il pubblico. Lo scorso settembre è stato a Prato con lo spettacolo Panariello e basta 2.0. Com’è andata? Benissimo. Chiudere lo spettacolo qui, dopo la tournée estiva, mi è sembrato naturale. Lavoro a Roma ma vivo a Prato, è qui che torno il fine settimana… ormai mi sento un po’ pratese anch’io! Il suo legame con Prato nasce nel… Nel ’91-92, quando convivevo con una ragazza di Prato. Da allora, nonostante le nostre strade si siano divise, la mia base operativa è rimasta qui. Quali sono i suoi luoghi della città? Piazza Mercatale, piazza Duomo, il negozio Henry per lo shopping, il Fancy King per una buona pizza o Tonio per una cena di pesce. Mi piace organizzare cene con gli amici e passeggiare lungo il Bisenzio. Vado in palestra alla Virgin, e all’Opificio quando organizzano serate carine. Il personaggio a cui è più legato e perché? Mario il bagnino, perché mi ricorda la mia Versilia. Dopo Lello Splendor è quello che mi ha dato maggiore popolarità… e poi è nato in modo divertente, a cena con Carlo Conti e Leonardo Pieraccioni.

Un incontro che le ha cambiato la vita? Sono due. Quello con Carlo Conti, con cui ho realizzato tanti progetti. E poi Agostino Saccà, che ho conosciuto prima che diventasse direttore di Rai1. Era venuto a vedermi in teatro con la figlia ed erano rimasti entusiasti: mi disse che appena avrebbe aiuto un ruolo decisionale in Rai mi avrebbe chiamato e così è stato. Chi sono i maestri della commedia all’italiana secondo lei? Mario Monicelli, Dino Risi, Age & Scarpelli, Pietro Germi. Leonardo Benvenuti e Piero De Bernardi, con cui ho avuto il piacere di lavorare, prima della loro scomparsa, nel film Bagno Maria. Sono loro i padri della commedia all’italiana, quelli che ci mancano di più. E poi i grandi attori come Alberto Sordi, Totò per arrivare ai loro ‘cugini’, i nostri Francesco Nuti, Leonardo Pieraccioni. Il suo più caro ricordo legato a Prato? Le serate trascorse a cantare e mangiare con il mio amico Roberto Cenni, prima che diventasse sindaco, e Dante Mondanelli. Lo spettacolo in piazza Mercatale, la battaglia per mantenere aperto il teatro Politeama, i miei cani Zeus e Crusca che non ci sono più. Ma com’è il pubblico toscano? Firenze e la Toscana sono i luoghi che mi danno maggiore soddisfazione. Ma chi pensa che lavorare qui sia facile si sbaglia: il pubblico toscano pretende molto, perché è già comico e viene a vederti per capire cosa hai più di lui. È un pubblico in grado di divertirsi, che apprezza la comicità e la capisce al volo. Spesso riesce ad anticiparti la battuta… devo essere veloce! Ogni volta che mi esibisco in Toscana sono teso. Ed emozionato.

30 PRATOREVIEW


GIORGIO PANARIELLO, SHOWMAN, AT TORE E REGISTR A TOSC ANO, DIVENTATO FAMOSO CON CONTI E PIER ACCIONI


NICOLET TA STR AMBELLI, IN ARTE PAT T Y PR AVO. IMMAGINE SIMBOLO DEGLI ANNI ’60, OGGI È UNA GR ANDE INTERPRETE


COVER 2015

PENSIERO STUPENDO SOGNO-INCONTRO CON UNA LEGGENDA CHE PRENDE I L N O M E D I PAT T Y P R AV O DI SABRINA BOZZONI

Un’ammaliante carica di stile, innovazione e sensualità ci ha travolti e niente sarà più come prima. La nostra chiacchierata con Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo, ci porta in un mondo trasversale, dove la musica assume il volto multiforme di chi non si pone barriere, di chi la libertà l’ha assaporata e amata. 110 milioni di dischi venduti, a scoprirla fu l’avvocato e agente Alberigo Crocetta durante una serata al leggendario Piper Club di Roma: per “La ragazza del Piper” la strada verso il successo era chiara. La nostra intervista arriva in occasione della partecipazione dell’artista come ospite d’onore della finale del concorso/festival dedicato all’amore e all’eros nella canzone “Eroticanzoni”, il 28 novembre al Teatro Politeama Pratese. Qualsiasi domanda potrebbe sembrare scontata di fronte ad un’icona come lei. Iniziamo con una semplice: come si sente in questo periodo della sua vita? Mi sento particolarmente bene, serena, sono contenta del nuovo disco, delle canzoni che grandi autori hanno scritto per me... La vedremo il 28 novembre a Prato per la finalissima del concorso “Eroticanzoni”. Quanto conta l’eros nella sua arte e se la potesse disegnare che forma avrebbe? L’erotismo conta molto, e credo di averlo, sul palco diventa più palpabile. Per me il palco è eros, dà emozioni, sensazioni, vibrazioni, sensualità. Che cosa l’ha resa Patty Pravo? Penso sia qualcosa di indefinibile, chiamalo come vuoi. Sono sempre stata me stessa e il mio pubblico mi ha resa una donna felice. Tutta la sua carriera è un tripudio di innovazio-

ne e bellezza. Che cosa si sente di dire oggi alla nuova musica italiana? Grazie per questa considerazione, mutare, rinnovarmi mi viene naturale, canto quello che amo al momento, senza pensare troppo e senza etichettare un genere piuttosto che un altro. Ai musicisti emergenti dico solo di non soffocare il talento, ma di esprimerlo senza condizionamenti, in libertà. E musicalmente, di che cosa va alla ricerca? Quando l’ascolto, scelgo in base a quello che mi fa bene al momento, amo la musica classica, lirica, i gruppi rock, dipende dallo stato d’animo. Quando la interpreto scelgo cosa mi emoziona, se emoziona me è più facile che emozioni anche il pubblico, ovviamente la ricerca dei brani, degli stili è importante. Tutta la mia vita artistica è una ricerca. Due o tre cose per cui vale la pena vivere? La vita vale la pena di essere vissuta sempre, anche nei momenti che sembra meno bella Un sogno ricorrente? Forse un’isoletta dove andare a rifugiarmi e stare in pace. Bellezza è… Negli occhi di chi guarda. Come s’immagina il suo futuro? Non penso mai al futuro. Sono più portata a vivere di presente, tutto ciò che ho fatto mi è successo, quasi per caso. È mai stata a Prato? Se sì, cosa le piace di questa città? E cosa pensa dei toscani? Amo particolarmente la vostra terra, sono circondata da toscani, sia nel lavoro che nel privato, da veneziana trovo di avere molti punti in comune con voi!

33 PRATOREVIEW


COVER 2015

NEI PIEDI DI BOBO

“ C H I A M AT E M I B O M B E R ” , C H R I S T I A N V I E R I S I R AC C O N TA D I M AT T E O G R A Z Z I N I P H O T O V I T T O R I O Z U N I N O C E LO T T O

Quello tra Christian Vieri e Prato è un rapporto dalle mille sfaccettature, un intreccio di aneddoti, parentele, ritorni e partenze, arrivi e addii. Alcune si trovano tra le righe della sua autobiografia, nelle librerie col titolo di Chiamatemi bomber, vista la mole di reti segnate in carriera nel calcio e la tendenza, soprattutto sui social, di appellare così chi ha nel ‘curriculum’ una lunga e qualificata lista di ragazze. Due facce dello stesso soprannome che Vieri racconta con uguale orgoglio e che ne fanno un personaggio sui generis, ma non più del padre Bob, il secondo vero campione della stirpe Vieri, rintracciabile ogni giorno in via Machiavelli, dove tra bar, negozi di parrucchieri e di abbigliamento i Vieri di Prato hanno gli amici e i confidenti di sempre. Il primo campione è nonno Enzo, scomparso nel 2011, al quale Christian dedica una parte importante del libro, una vera e propria dedica a chi più di ogni altro ha creduto in lui: più di tanti allenatori e di qualche dirigente. Enzo, uno che da portiere del Prato, narra la leggenda, parava i tiri degli avversari e ributtava loro il pallone dicendo “riprova…”, nel 1988 accolse Christian arrivato spaesato e timoroso dall’Australia; un altro mondo, un’altra lingua ed anche quasi un altro sport. E, racconta nel libro, il Prato che non lo fa giocare, Rodolfo Becheri, nome storico del calcio giovanile pratese e nonno di Alino Diamanti, che lo prende al Santa Lucia, dove fa saltare il banco a suon di gol e si apre la strada verso la storia, anche se un ritorno in Australia per la nostalgia rischia di rovinare tutto. Rimedia

ancora nonno Vieri, con Becheri che, una volta di più nella vita, si fruga in tasca per amore del calcio: Vieri torna e spicca il volo, passando anche per storie, aneddoti e leggende che sono scritte con inchiostro invisibile nei corridoi del Lungobisenzio. Come i massaggi a muscoli e psiche di Oriano Castellani, le ‘lezioni di vita’ di Andrea Toccafondi a Vieri e al figlio Paolo, compagni di squadra e di… divertimenti nella Primavera del Torino, o il compiacimento di nonno Enzo quando Christian, magari a sorpresa, si presentava a casa con Elisabetta Canalis o Melissa Satta ricevendo in cambio un sincero apprezzamento. E il rapporto tra Christian e Enzo è tutto nella lettera che si trova nel libro: un ringraziamento del nipote al nonno o meglio, di Vieri a Vieri (“Chiamami Vieri, nonno fa vecchio, non mi piace...” gli disse Enzo), per averci creduto, per averlo stimolato con 5.000 lire a gol, poi diventate mille per evitare una bancarotta. Soldi, un altro dei temi del quale Vieri parla senza remore ammettendone l’assoluta importanza al momento di firmare i contratti: soldi che gli consentono di fare una vita sognata da tanti ma che non hanno condizionato alcune scelte. Fu quantomeno singolare infatti nel 1998, e qua ritorna l’incrocio con Prato, la scelta di partire da Coverciano per i mondiali di Francia nel 1998 dopo aver salutato la famiglia a Prato, zona Badie: singolare non tanto per la scelta in sé, anzi, ma per aver lasciato, per tutto il tempo, la Ferrari parcheggiata in strada in via De Sanctis come una normale utilitaria.

34 PRATOREVIEW


CHRISTIAN VIERI, EX C ALCIATORE, VERO TALENTO DEL C ALCIO ITALIANO. LE SUE R ADICI SONO A PR ATO


C AI GUO QIANG, UNO DEI PIÙ IMPORTANTI ARTISTI CINESI CONTEMPOR ANEI


COVER 2016

SOLO UN ARTISTA

L’ E C C E Z I O N A L E I N C O N T R O C O N C A I G U O - Q I A N G , AL PECCI CON ‘HEAD ON’ D I F R A N C E S C A L O M B A R D I P H O T O PA S Q U A L E PA R A D I S O

Leone d’oro alla Biennale di Venezia del ’99, nel 2006 il Solomon R. Guggenheim Museum di New York gli ha dedicato la retrospettiva I Want to Believe: sono solo alcune tappe della carriera di Cai Guo-Qiang, uno dei più importanti artisti cinesi contemporanei. Lo abbiamo incontrato in occasione della mostra di inaugurazione del nuovo Centro Pecci, e lui - che non ama le definizioni - ci ha raccontato la sua opera Head On e il suo modo di intendere l’arte Ci racconta il significato di quest’opera presentata per la prima volta a Berlino nel 2006? Quest’opera, intitolata Head On, fu creata nel 2006 quando ero a Berlino, commissionata dalla Deutsche Guggenheim. Mi colpì il fatto che il muro di Berlino fosse già stato demolito, e pensai che fosse facile demolire muri visibili, mentre quelli invisibili, quelli tra persone, quelli tra culture, sono ben più difficili da demolire. Quindi ho concepito quest’opera d’arte: un muro di vetro, alto quanto il muro di Berlino, con 99 lupi che si rincorrono, saltano in aria, vanno a sbattere contro il muro, cadono, e poi ritornano e ricominciano il giro. Per me, i lupi simboleggiano l’esistenza umana e i problemi sociali nella società. Nel corso della storia, gli uomini non hanno fatto altro che rincorrersi solo per andare a sbattere e ritornare al punto di partenza, ripetendo i propri errori in modo circolare. Anche la scelta del 99 ha un significato: nella cultura orientale questo rappresenta poi l’infinito, il non completo, mentre il numero 100 rappresenta la completezza e la perfezione. Quest’opera ha per me ancora un significato importante oggi: rappresenta la distanza

tra la gente e la cultura, che è ancora evidente oggi nella cultura globale. Per esempio, la distanza tra il mondo arabo e il resto del mondo o anche la distanza tra il mondo e la Cina, la distanza della comprensione. La funzione dell’arte oggi? Credo che ogni artista abbia una risposta diversa a questa domanda. Alcuni artisti dicono che l’arte abbia la funzione di trasformare la società, altri forse risponderebbero diversamente. Per quel che mi riguarda, l’arte è un tunnel spazio-temporale che mi permette di viaggiare tra il mondo vero e quelli invisibili, di dialogare con differenti culture e trascendere il tempo. Ma anche di viaggiare liberamente tra sistemi sociali diversi, uscendo dalla mia realtà individuale. Lei spazia dalla pittura, al disegno ma anche installazione, video e performance: qual è oggi il suo media preferito? Difficile da dire. All’epoca della mia retrospettiva al Guggenheim di New York nel 2008, i curatori della mostra divisero il mio lavoro in quattro categorie: i disegni e dipinti con la polvere da sparo, gli eventi esplosivi esterni, le installazioni come quella che vede qui, e i progetti socialmente impegnati. Per me, queste quattro aree sono sempre correlate e in alcune mostre sono tutte esposte, altre mostre si concentrano su un’area sola, come questa. La mia prossima mostra personale, intitolata My Stories of Painting, che si terrà al Museo Bonnefanten di Maastricht in Olanda, a partire dal 29 di questo mese, mette in risalto la pittura, quindi un solo mezzo di espressione.

37 PRATOREVIEW


COVER 2017

IL ‘TOSCANACCIO’

ALESSANDRO BENVENUTI FIRMA LA REGIA D E L N U O VO S P E T TAC O LO D E D I C AT O A Z U Z Z U R R O DI MARIA LARDARA PHOTO CARLOTTA BENVENUTI

C’è un dettaglio che più di ogni altro colpisce ne parlare con l’instancabile Alessandro Benvenuti. La sua estrema gentilezza fa subito comprendere la statura dell’artista che si divide fra cinema, teatro, musica e tv, passando con disinvoltura dalla macchina da presa al palcoscenico. Lui che è sempre stato un ‘toscanaccio’ raffinato, bravo a divertire, a toccare sentimenti e argomenti vicini alla gente. Un artista eclettico, capace di trovarsi a suo agio in tutti i generi e situazioni. Il regista di Benvenuti in casa Gori è un’icona di umorismo toscano; non ha fatto in tempo a finire l’ultimo ciak de I Delitti del BarLume, la fiction tv di Sky Cinema tratta dai romanzi di Malvaldi, che vediamo l’artista toscano di nuovo subito all’opera. E lo vedremo presto di nuovo a Prato, dove ha lasciato un pezzetto del suo cuore, fin dai tempi delle pellicole Ad ovest di Paperino (1982) e Caino e Caino (1993). A Prato ha girato il suo film Caino e Caino. Cosa ricorda della città? Erano i primi anni Novanta, ebbi la fortuna di scoprire una realtà molto accogliente. Le riprese di Caino e Caino furono anche l’occasione per misurarsi con una città finora conosciuta solo attraverso i pregiudizi dei fiorentini piuttosto che per conoscenza diretta. In tre mesi feci molte amicizie con persone genuine con cui sono ancora oggi in contatto. Fui accolto come un parente, come un figlio. Posso dire che un pezzetto del mio cuore è rimasto a Prato. Si riferisce a qualcuno in particolare? Ho un bellissimo ricordo del signor Tomada, l’albergatore, per il quale nutro un grande affetto, un vero gentiluomo all’inglese. Ma mica

solo lui: ho fatto il suo nome perché ogni tanto ci troviamo agli spettacoli. Tutta la città fu gentile con me. Alessandro Benvenuti e Francesco Nuti, un rapporto umano e professionale che dura da quasi quarant’anni. Quand’è l’ultima volta che ha visto Checco? Un anno e mezzo fa, durante una serata al cinema Terminale. Purtroppo faccio una vita che mi porta sempre lontano da casa. Abito a Roma e mi è difficile incontrare persino anche Athina che vive nella stessa città. L’ultima volta l’ho vista tre mesi fa. Ma ci si sente per telefono, che c’entra. Il primo incontro con Francesco Nuti. Fu a una festa dell’Unità nelle vostre zone, nel 1978. Per i Giancattivi cercavamo un ‘terzo’, dopo che eravamo rimasti orfani di Tonino Catalano che non volle partecipare al programma di Raiuno Non Stop. Un dirigente dell’Arci regionale ci segnalò un ragazzino che poteva essere compatibile con me e Athina. Andammo a vederlo a uno spettacolo. Ma noi, carogne, non volevamo esporci più di tanto e si vide il suo spettacolo in incognito. Il giorno dopo chiamammo Francesco. Ricordo ancora le parole: “Buongiorno. Siamo i Giancattivi e siamo venuti a vederti. Se ti fa piacere, ci incontriamo”. E lui, tutto felice, partì da Prato. Iniziò così la nostra avventura a tre nei Giancattivi. Chi è Francesco Nuti oggi per Alessandro Benvenuti? Una memoria tenera, un caro ricordo, una persona che ha pagato un conto salato, troppo salato, alla vita e alla fortuna che ha avuto. Un pedaggio troppo alto.

38 PRATOREVIEW


ALESSANDRO BENVENUTI, REGISTA DEL FILM CULT ‘BENVENUTI IN C ASA GORI’ È UN’ICONA DELL’UMORISMO TOSC ANO


GIOVANNI VERONESI, REGISTA PR ATESE. IL SUO ULTIMO FILM È ‘I MOSCHET TIERI DEL RE. L A PENULTIMA MISSIONE’


COVER 2017

CITTÀ AVVENTURIERA G I O VA N N I V E R O N E S I R A C C O N TA L A S U A P R AT O TRA TANTI RICORDI D I G I O VA N N I B O G A N I P H O T O F R A N C O O R I G L I A

Giovanni Veronesi racconta una Prato di ciminiere che fumavano anche a Natale, di voglia di raggiungere il successo, la felicità. Il suo traguardo era fare il cinema. Da Prato è andato via, a poco più di vent’anni, entusiasta e determinato, per andare a Roma. A inseguire il sogno del cinema. Si è trovato a scrivere i film insieme a Nuti, a condividerne successi e ansie, a conoscere tutto il mondo del cinema insieme a lui. Poi ha scritto film per Leonardo Pieraccioni - compreso Il ciclone. Da regista, ha diretto David Bowie e Harvey Keitel ne Il mio West, e ha raggiunto il grande pubblico con la serie dei Manuali d’amore. Giovanni, qual è il tuo rapporto con Prato? Quando penso a Prato, penso alla ‘mia’ Prato. Quella di quando ero ragazzo. E come era questa ‘tua’ Prato? Era una Prato d’assalto, avventuriera, bandita. Dove le tasse erano un pro forma e le fatture non esistevano: si prendevano solo soldi in nero, in quella Prato dove c’era profumo di lavoro continuo. Era una Prato di gente che viaggiava con la Porsche senza potersela permettere, una città del futuro con pochissime regole, dove tutti guadagnavano, tutti avevano soldi, e la fattura… Icché? La fattura? Che fattura? Sono cresciuto in quella Prato lì. La ‘tua’ Prato. Quali luoghi ricordi? Via 24 maggio, dove sono nato. In un quartiere isolato, in leggera periferia. Uno dei posti dove passano meno macchine al mondo: un mistero dell’urbanistica. Il Cantiere, dove stavano i figli di immigrati calabresi o siciliani. Ci rubavano sempre i motorini, e si scatenavano grandi risse

fra noi pratesi e loro, in cui spesso perdevamo. Tra figli di operai e figli di padroni come era il rapporto? A Prato di ‘padroni’ ce ne sono sempre stati pochi. Perché a Prato l’industriale veniva sempre dalla fabbrica, andava in fabbrica con l’operaio, usciva con l’operaio o anche dopo: lavorava quanto lui. Certo, aveva più soldi, ma non si sentiva diverso. Uno dei più grandi industriali di Prato, il vecchio Biagioli, la domenica aggiustava i telai insieme agli operai. Aveva le mani sporche di morchia come e più di loro. Tutti lavoratori... E con grandi illuminazioni. Il vecchio Gori faceva il barrocciaio, portava i cenci alle fabbriche. Ebbe l’intuizione di farsi pagare in quadri. È diventato uno dei più grandi collezionisti al mondo. Allo stesso modo, il museo Pecci è nato per la volontà di Pecci, grande collezionista d’arte. A quali città si guardava, da Prato? Bologna, Firenze, Pistoia, il mare, Milano? I pratesi hanno avuto due mète nella loro vita: l’America prima e la Cina dopo. I pratesi sono sempre andati in America, a New York, a vedere che cosa succedeva nella trincea del mondo. E adesso vanno in Cina. Non guardavano il paesino accanto. La Prato di oggi come ti sembra? Ogni tanto ne sento nostalgia. L’altro giorno sono passato, senza dirle nulla. Speravo di farle una sorpresa, ma la sorpresa me l’ha fatta lei: con tutti i sensi vietati e i lavori in corso, non sono riuscito ad arrivare a casa mia, sono tornato indietro! Ma mi piace il sindaco, ha una faccia simpatica. Mi piacerebbe anche in un mio film.

41 PRATOREVIEW


COVER 2018

L’ARTE DELL’ATTORE IMPEGNARSI PER OTTENERE LA LEGGEREZZA. I L S E G R E T O D I M A D D A L E N A C R I P PA D I T E R E S A FAV I P H O T O FA B I O LO V I N O

Maddalena Crippa mentre parla nel camerino del Fabbricone sembra vestita più che di abiti, della vocazione della sua vita, il teatro. Ha lavorato con i più grandi registi. Ma due sono gli incontri del destino. Giorgio Strehler che l’ha scoperta a diciassette anni e le ha fatto l’immenso dono dell’Arte dell’attore. E l’incontro artistico e d’amore con Peter Stein, che l’ha diretta in spettacoli memorabili, tra cui l’ultima grande produzione Metastasio che ha aperto questa stagione, Richard II di Shakespeare. Qual è il suo legame con Prato e il Metastasio? Lontanissimo, risale al mio debutto in teatro, nel 1975, Lucietta, nel Campiello diretto da Strehler. Allora le grandi compagnie di teatro venivano a Prato, non a Firenze… Si stava tanto, almeno due settimane, c’era il bar degli artisti. Era un’altra cosa o così almeno io l’ho vissuta. In quei lunghi soggiorni gli attori e la troupe avevano il tempo di entrare in sintonia con la città e conoscerla davvero. E lei, cosa conosce di Prato? Il pubblico colto e teatralmente istruito del Metastasio. Si sente che qui è stato fatto del buon teatro, che Prato è stato un centro di produzione seria, con una affezione del pubblico vera. E dei musei, ne apprezza qualcuno? Li conosco tutti… Il Pecci, Palazzo Pretorio, il Museo del Tessuto, il Museo dell’Opera del Duomo, gli affreschi di Lippi nel Duomo. Un rapporto di carattere duplice, con Prato, visto il sodalizio artistico con Peter Stein coronato dalla produzione Metastasio del Richard II? Sì, era tantissimo tempo che non lavoravo in una produzione del Metastasio, i collaboratori, lo staff tecnico in particolare, sono stati meraviglio-

si. Avrei sperato in una vita più lunga per questo imponente e complesso lavoro, ma le regole del teatro sono molto più dure oggi di quelle che ho conosciuto agli esordi. Ora è in tournée con l’Allegra Vedova, più leggero nei contenuti e nella storia e più contenuto nelle dimensioni. In questo spettacolo sono sola in scena, a parte i quattro bravissimi musicisti che mi accompagnano. E faccio tutto - Danilo, Anna, il narratore -, cantando le due voci, quella alta femminile, quella bassa di Danilo. È un cantare che mi ha impegnato molto. Che rapporto ha con la musica? Dico sempre che ho sbagliato mestiere, che avrei dovuto fare la cantante. Non so leggere la musica, ma ce l’ho nel sangue, è qualcosa che mi appartiene. Ho fatto il Pierrot Lunaire di Schöenberg imparandolo tutto a memoria. Lo rifarò a Stresa a fine agosto. Posso andare avanti ore a studiare musica, senza annoiarmi. Ma per cose del genere, dovrà educare almeno la vocalità? Assolutamente sì, le mie maestre si chiamano Marianna Brilla e Lisa Paglin, due italoamericane che stanno a Osimo. Studio con loro da quindici anni. Un impegno serio per ottenere la leggerezza. Chi le ha trasmesso la passione per il teatro e la musica? Mio padre. Recitava in una compagnia dilettantesca, ed era anche un grande appassionato di lirica. Andava al Piccolo di Milano e alla Scala. Ha fatto la scuola di teatro nella sala mensa dei Vismara, l’azienda dei salumi… Ho visto spettacoli memorabili in quella sala, con grandi attori.

42 PRATOREVIEW


MADDALENA CRIPPA . INTERPRETE TEATR ALE HA L AVOR ATO CON I GR ANDI REGISTI DEL PANOR AMA CONTEMPOR ANEO


C ARLO VERDONE È UN REGISTA , AT TORE E COMICO ITALIANO. IL SUO ULTIMO FILM È ‘BENEDET TA FOLLIA’ (2018)


COVER 2018

DI CARLO CE N’È UNO

“ U N F I L M A P R AT O ? P E R C H É N O ” . A T U P E R T U C O N U N O D E I P I Ù G R A N D I AT T O R I D E L N O S T R O C I N E M A . C A R LO V E R D O N E D I G I O VA N N I B O G A N I P H O T O D A R I O G A R O FA LO

Siamo a Prato, alle Manifatture digitali cinema: una piccola Cinecittà, uno spazio di accoglienza per le produzioni cinematografiche con sale di proiezioni e teatri di posa. Qui incontriamo Carlo Verdone, ospite d’onore del Toscana Filmmakers Festival. Nell’occasione, l’attore e regista ha ricevuto i sigilli della città dal sindaco Matteo Biffoni. Facciamo due chiacchiere con lui, a proposito del suo rapporto con questa città. Carlo, tutto il mondo lega la sua immagine a quella della romanità più vera e ironica. Anche se le sue origini sono toscane. Quante volte ha incontrato Prato nel suo percorso? Poche, fino ad ora. La prima volta ci incontrai Francesco Nuti, che stava girando Occhiopinocchio, il suo film più ambizioso. Una seconda volta ci sono stato di passaggio, con amici. Adesso mi trovo ad essere l’ospite d’onore di un festival, e sto guardando con grande curiosità ogni strada, ogni angolo. Curiosamente, in tempi recenti ha scritto film con un altro pratese: Giovanni Veronesi. Giovannino è uno dei miei migliori amici: con lui ho scritto C’era un cinese in coma, e ho fatto l’attore per lui in Manuale d’amore e Italians. Anche Giovanni ha ereditato nel suo Dna quel cinismo toscano, o forse dovrei dire pratese, che unisce amarezza e dolcezza. Quel senso della vita disincantato, ma anche incline alla favola.

A proposito di favole, a Prato è nato un grande attore e regista di commedie dal tocco sempre un po’ favolistico: Francesco Nuti. Vi siete frequentati? Sì, anche se non abbiamo mai collaborato. Francesco è stato ed è un personaggio importante, perché ha dato forma a un cinema vicino agli stilemi, alle atmosfere della commedia notturna americana. Come attore, sapeva essere commovente e seduttore. Come regista, ha uno stile molto personale, e un grandissimo senso dell’immagine. Prato entra anche nella sua formazione culturale, nei libri che ha letto, nei film che ha visto? Come no! I libri di Curzio Malaparte, la suggestione di Gabriele D’Annunzio che ha studiato al collegio Cicognini di Prato, ma anche i libri di Edoardo Nesi, che spesso racconta proprio Prato nei suoi romanzi contemporanei. O lo spirito pratese colto di Sandro Veronesi, il fratello di Giovanni. E al cinema? Ho il ricordo vivo, forte, della pratese Clara Calamai in Ossessione, il film di Luchino Visconti. E penso al sorriso, alla grazia, all’intelligenza recitativa di Pamela Villoresi, con la quale ho condiviso l’esperienza di prender parte a un film straordinario come La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Un attore con cui vorrebbe collaborare? Kevin Spacey. Nonostante lo scandalo che lo ha viso coinvolto, credo che resti uno dei più grandi attori di sempre.

45 PRATOREVIEW


MARIA GR AZIA CUCINOTTA , L’AMATA ATTRICE SICILIANA IN CITTÀ PER UN FILM TUTTO PR ATESE (PH. BRIVIDO & SGANASCIA)


INTERVISTA CINEMA

ENGLISH VERSION

EMOZIONI VERE

MARIA GRAZIA CUCINOTTA RACCONTA DI SÉ E DEL FILM ‘FORSE È SOLO MAL DI MARE’ DI VIRGINIA MAMMOLI

Profondamente italiana sia nell’aspetto che nell’anima, Maria Grazia Cucinotta è una delle ambasciatrici della bellezza made in Italy nel mondo. L’attrice siciliana - che raggiunse la fama internazionale con il ruolo della Beatrice tanto amata da Massimo Troisi ne Il postino, Bond Girl per Il mondo non basta, scelta poi da Woody Allen per Ho solo fatto a pezzi mia moglie - è arrivata nella nostra città per Forse è solo mal di mare, produzione pratese girata sull’isola di Linosa, dove interpreta una donna che lascia il marito (Francesco Ciampi) e la figlia (Beatrice Ripa), per scoprire cosa c’è dall’altra parte del mare, in un mondo pressoché sconosciuto. L’abbiamo incontrata all’anteprima del film al Centro Pecci. Che esperienza è stata recitare in Forse è solo mal di mare e lavorare con un pratese doc come Francesco Ciampi? Quando fai un film non esiste una differenza regionale. Esistono le persone professionali e queste non hanno una regionalità. Ci siamo ritrovati su questa piccola isola, dove abbiamo vissuto come una vera famiglia. Era tutto un unico set, fuori e dentro il campo delle riprese. C’era la signora che mi insegnava a fare la pasta con le sarde, quella che toglieva

il malocchio, un attimo dopo litigavo con il povero Ciampi - cosa piuttosto difficile, perché è l’uomo più mite del mondo - e dicevo a mia figlia quello che dico nella vita a mia figlia Giulia. È stato un film vero, fatto di emozioni vere, dove la bellezza dell’isola entrava dentro la pellicola. Per questo film è tornata a recitare nella sua Sicilia, per di più, appunto, su un’isola. In una scena, un’esilarante citazione di Pablo Neruda. Impossibile non pensare a Il postino. L’insegnamento di Troisi che conserverà tutta la vita? Quest’anno sono 25 anni dalla morte di Massimo e quindi dal film, e ancora oggi, ogni giorno, c’è qualcuno che mi chiede di lui e mi parla della poesia di questo film. Quello che mi ha insegnato Massimo è parlare lentamente, cercare l’attenzione delle persone, non avere mai paura di essere ‘troppo’ e soprattutto essere naturale. Diceva “Non si recita quando si è sul set, perché se reciti le persone lo vedono e non si emozionano”. È forse meglio essere meno tecnici, meno perfetti, ma essere veri. Perché quella verità, quelle imperfezioni, fanno parte della magia delle emozioni. Torniamo indietro: il passaggio da Miss

47 PRATOREVIEW


ALCUNE SCENE DI ‘FORSE È SOLO MAL DI MARE’, DIRET TO DA SIMONA DE SIMONE E PRODOT TO DALL A CIBBÈ FILM, CON L A COLL ABOR AZIONE DI MANIFAT TURE DIGITALI CINEMA PR ATO. AL CENTRO: FR ANCESCO CIAMPI CON BEATRICE RIPA; MARIA GR AZIA CUCINOT TA . NEL C AST ANCHE BARBAR A ENRICHI, PATRIZIA SCHIAVONE E ANNAMARIA MALIPIERO (IN BASSO A DESTR A)


INTERVISTA CINEMA

SULLO SFONDO DEL FILM PIT TORESCHI ABITANTI OCCUPATI NELLE LORO DIVERTENTI ROUTINE

Italia al cinema e la scoperta di questa passione. Più che una scoperta è stato qualcosa in cui mi sono ritrovata. Sono molto timida di carattere, sul set mi vergognavo moltissimo. A volte era più la voglia di fuggire che quella di restare. È stata però una fortuna. Tutti noi abbiamo un destino. Non devi sgomitare, perché è il pubblico che ti sceglie. Devi essere soltanto professionale e prepararti al meglio, senza mai prendere questo lavoro con leggerezza, perché è un lavoro di grande responsabilità, facendo il quale diventi un esempio per le persone che ti guardano. Da qualche tempo si è spostata anche dall’altra parte della telecamera. Perché questa scelta? Avevo due storie, scritte entrambe da mia sorella, che mi appartenevano e volevo raccontare. In particolare la prima, Il maestro, è

ispirata a nostro nonno. Era un contadino cui era stata portata via la terra e ogni giorno si sedeva sotto l’unico albero rimastogli. Il maestro fa un po’ la stessa cosa: pur essendo andato in pensione, ogni giorno torna a scuola, perché è l’unico posto in cui, rimasto solo, torna a essere utile. È un messaggio: quello di non abbandonare mai gli anziani, che hanno fatto tanto per noi e che sono preziosi, per la loro memoria, storia e le loro esperienze. Quest’anno è stata anche presidentessa del Festival di Los Angeles. Ero stata al Festival come madrina, poi Pascal Vicedomini mi ha chiamata per diventare la presidentessa. 24 anni fa ero lì con Il postino, ho lavorato 10 anni in America, ed è un posto meraviglioso per chi ha il sogno del cinema, mi sembrava giusto portare un po’ di Italia, e italianità, anche lì.

IL FILM È AMBIENTATO NELLA SUGGESTIVA ISOLA DI LINOSA, IN SICILIA

49 PRATOREVIEW


FR ANCESCO CIAMPI, ATTORE PR ATESE, DI RECENTE AL CINEMA CON ‘FORSE È SOLO MAL DI MARE’ (PH. BRIVIDO & SGANASCIA)


INTERVISTA CINEMA

ENGLISH VERSION

UN PRATESE A CANNES F R A N C E S C O C I A M P I , L’ A M O R E P E R L A R E C I T A Z I O N E E IL PRIMO RUOLO DA PROTAGONISTA DI VIRGINIA MAMMOLI

Da pratese doc qual è, la sua vita professionale comincia nel settore tessile, ma quella voce che lo spingeva verso la sua grande passione di sempre era impossibile da ignorare. Così Francesco Ciampi, classe 1966, già 30 anni fa si cimentava in giochi di equilibro tra il tessile e la recitazione, per poi dedicarsi esclusivamente a quest’ultima. Ci sono state le parti in Un’estate al mare  di Vanzina, Cenci in Cina, di cui, oltre che interprete, fu anche sceneggiatore,  Finalmente la felicità  di Pieraccioni e, in tv, quelli nel  Commissario Manara e ne I delitti del BarLume. Quest’anno il primo ruolo da protagonista, nel film made in Prato Forse è solo mal di mare, in cui recita a fianco di Maria Grazia Cucinotta, presentato anche al Festival di Cannes. Com’è nata la sua passione per il cinema? Sono cresciuto a pane e Francesco Nuti. Ho avuto la fortuna di frequentare la stessa scuola, l’Istituto Buzzi, e di avvicinarmi alla recitazione, come lui, attraverso le Pagliette. Lì conobbi Rodolfo Betti, che dette corpo a questa passione che ho sempre avuto dentro. Attore, regista, sceneggiatore o produttore? Sono nato come attore, ma sono un tipo molto curioso e sul set cerco di imparare tutto quello che mi circonda. Così sono diventato anche sceneggiatore e produttore. Nel teatro sono stato anche regista, nel cinema ancora no, ma chissà, è un pensiero che ho nella testa. Il film che sogna di fare come attore? Con Forse è solo mal di mare ho avuto l’opportunità di tirare fuori una vena che non avevo mai sperimentato. Finora avevo

lavorato a commedie comiche, questo film invece, pur avendo del brillante, è romantico, poetico. Non so i film che potrei fare da ora in poi, ma penso che questo mi abbia dato la possibilità di aprirmi a tanti generi. Anche se, più di ogni cosa, mi piacerebbe che un regista mi proponesse un ruolo adatto a me, da studiare insieme. Chi meglio di lei, tra le altre cose padrone di casa delle Manifatture Digitali Cinema di Prato, ci può fare un quadro del rapporto di questa città con il cinema. Un Dna che porta i geni di due icone come Roberto Benigni e Francesco Nuti. Prato sta vivendo un forte slancio, che nel cinema e nell’audiovisivo ha già portato a passi da gigante. Manifatture Digitali Cinema sta lavorando perché diventi punto di riferimento del cinema, non solo toscano, ma del centro Italia. Il Dna c’è e lo possiamo dimostrare. Dopo tanti sogni, impegno, passione… cosa significa un film proiettato a Cannes? Quando lo girai l’anno scorso, non l’avrei mai pensato. È stato un sogno. Abbiamo vissuto i giorni a Cannes al massimo e quando dopo la proiezione abbiamo ricevuto un grande applauso, ho capito che abbiamo fatto un buon lavoro. La vita da attore tra Prato e Roma. Amo la mia città, è qui che ho le mie radici e la mia famiglia. Roma però è la città del cinema. Fortunatamente oggi è semplice convivere con questa distanza e questo mi permettere di non perdere le mie origini, la mia toscanità, continuare a vivere Prato e raccontarla.

51 PRATOREVIEW


FESTIVAL CINEMA

ENGLISH VERSION

STELLE IN CITTÀ P R AT O F I L M F E S T I VA L , O S P I T I E V I N C I T O R I D E L L’ E D I Z I O N E 2 0 1 9 DI VIRGINIA MAMMOLI

Bellezza, celebrities, eleganza, ma soprattutto un elogio alla settima arte nella sua duplice veste, quella del lungo e cortometraggio. È il Prato Film Festival, fondato e diretto da Romeo Conte. Manifestazione che lo questo maggio ha visto andare in scena la propria settima edizione. Tra gli incontri quello con il toscanissimo trio de I delitti del BarLume, Atos Davini, Marcello Marziali e Massimo Paganelli, insieme alla bellissima Enrica Guidi - al cinema questo 2019 con L’Eroe, con Salvatore Esposito, e Mò vi mento. Lira di Achille - con Roberto Pedicini e Christian Iansante, doppiatori ufficiali di star hollywodiane come Jim Carrey, Kevin Spacey, Bradley Cooper e Christian Bale, e con i vari protagonisti e registi delle pellicole in concorso, come l’attore Ivano Marescotti, presente al Festival con il lungometraggio Michelangelo - Infinito, produzione Sky dove interpreta Vasari a fianco di Enrico Lo Verso nei panni di Michelangelo. Tra i premi, quello alla Miglior Sceneggiatura, vinto da Ragù Noir di Alfredo Mazzara, è un omaggio a due grandi sceneggiatori del cinema e della commedia italiana: il fio-

rentino Leo Benvenuti e il pratese Piero De Bernardi - autori, tra gli altri, di film iconici come Amici miei e la saga di Fantozzi - quest’ultimo ricordato e rappresentato durante il Festival dalla figlia Isabella, conosciuta per il ruolo di Fiorenza nel film di debutto di Carlo Verdone, Un sacco bello. “Di mio padre e Benvenuti ricordo le ‘zingarate’ in giro per i paesi alla ricerca di storie: tutti gli scherzi di Amici miei sono episodi veri - racconta divertita Isabella - e le serate con Neri Parenti a mimare tutte le scene di Fantozzi per vedere se funzionavano, era esilarante.” Premiato come Migliore Attore protagonista, per il corto Ametista di Alessio Pasquale (premio Miglior Regia sezione Diritti Umani), Giorgio Tirabassi, lo scorso giugno al cinema con il suo primo film da regista, Il grande salto, in cui recita con Ricky Memphis, con cammeo di Valerio Mastandrea, Marco Giallini e Lillo: “I cortometraggi sono uno sport a parte, non vanno affrontati come se fossero semplicemente dei ‘brevi lungometraggi’ e sono una palestra fondamentale per i giovani, che vogliono sperimentare e trovare il proprio stile. Come ha fatto

52 PRATOREVIEW


0-12 AT T I V I TÀ

1

2

3

PRATO FILM FESTIVAL È GIUNTO QUEST’ANNO ALLA SUA SETTIMA EDIZIONE 1. ‘R AGÙ NOIR’ DI ALFREDO MAZZAR A 2. ROMEO CONTE, DIRETTORE ARTISTICO E FONDATORE DEL FESTIVAL 3. ‘ROAKE’ DI JOAN COBOS, PREMIO MIGLIOR CORTOMETR AGGIO MONDO 4. ‘AGGR APPATI A ME’ DI LUC A ARCIDIACONO, PREMIO MIGLIOR CORTOMETR AGGIO ITALIA 4

WEIVEROTARP 35


FESTIVAL CINEMA

‘R AGÙ NOIR’ HA VINTO IL PREMIO MIGLIOR SCENEGGIATUR A CORTO ITALIA

Alessio, un regista talentuoso che conosco ormai da diversi anni, con una spiccata propensione per l’horror, un genere non sempre semplice da realizzare e comunque di spessore.” Migliore Attrice protagonista invece è stata Valentina Lodovini, per Anna di Federica D’Ignoti, presente anche al Rome Independent Film Festival e al Taormina Film Festival. Tra i lungometraggi premiati Due piccoli italiani, di e con Paolo Sassanelli, insieme a Francesco Colella, che spiega: “È un film che comincia in Puglia, poi si sposta in Olanda e si conclude in Islanda. È quindi un viaggio, durante il quale due uomini complicati trovano un senso alla loro esistenza, riscoprendo lo stupo-

re di fronte alla vita. Un racconto prezioso, perché vede la trama asservita al sentimento.” Miglior Cortometraggio Italia Aggrappati a me di Luca Arcidiacono, Miglior Cortometraggio Mondo Roake di Joan Cobos; tra i documentari ha vinto Transsiberian Dream di Dennis Shmelz, mentre Miglior Cortometraggio nella sezione Diritti Umani Mi chiamo Leda di Stefano Reali. Durante la serata di premiazione, che si è tenuta nel Teatro Gabriele D’Annunzio del Convitto Nazionale Statale Cicognini, premiate anche l’elegante Rachele Risaliti, Miss Italia 2016, e Roberta Siciliano, incantevole ballerina del Teatro di San Carlo.

TRA GLI ATTORI PREMIATI GIORGIO TIRABASSI, VALENTINA LODOVINI E IVANO MARESCOTTI

54 PRATOREVIEW


0-12 AT T I V I TÀ

Enoteca & Winebar

To Wine Viale della Repubblica, 23 | Prato - tel. 0574 550462 To Wine in Piazzetta Via Cairoli, 15 | Prato - tel. 0574 965874

www.towine-prato.it • facebook: To Wine


N.1 | 2009 BY FR ANCESC A LOMBARDI PHOTO ALESSANDRO MOGGI | L ANIFICIO F.LLI BALLI


BEST OF MODA

AMAZING PLACES

MODA E LOCAL IDENTITY PER LASCIARE UN SEGNO D I T E R E S A FAV I E F R A N C E S C A LO M B A R D I

57 PRATOREVIEW


N.6 | 2010 BY TERESA FAVI PHOTO ALESSANDRO MOGGI | C ASCINE DI TAVOL A


N.7 | 2010 BY FR ANCESC A LOMBARDI PHOTO ALESSANDRO MOGGI | CENTRO PECCI PR ATO


N.10 | 2011 BY TERESA FAVI PHOTO ALESSANDRO MOGGI | VILL A IL MULINACCIO VAIANO


N.14 | 2012 BY TERESA FAVI PHOTO ALESSANDRO MOGGI | CENTRO STORICO


N.21 | 2014 BY FR ANCESC A LOMBARDI PHOTO ALESSANDRO MOGGI | CINEMA EDEN


N.19 | 2013 BY FR ANCESC A LOMBARDI PHOTO ALESSANDRO MOGGI | MUSEO DI PAL AZZO PRETORIO


C ASTELLO DELL’IMPER ATORE PH. PASQUALE PAR ADISO


LA CITTÀ

IERI E OGGI: I QUARTIERI E I L N U O VO S K Y L I N E D I P R AT O


VERGAIO


C U LT U R A ITINERARI

PAESI DI PRATO

C O M E U N A T E R R A D I C A M PA G N A S ’ È FAT TA C I T TÀ DI TOMMASO GERI PHOTO DI DARIO GAROFALO

Tra il numero 11 e il numero 21 della Rivista il nostro Direttore pensò bene di raccontare quali erano (e sono) le radici di Prato come si conosce oggi. Incaricò così Tommaso Geri e il fotografo Dario Garofalo di impegnarsi in questa recherche, che divenne una serie di servizi di cui vi presentiamo un album d’istantanee. L’EX CANTIERE DI PRATO, UNA MERAVIGLIOSA PERIFERIA CENTRALE Per amor del vero c’è da dire che fino agli anni ‘90 questo luogo non aveva una buona nomea, si narra che ci abitasse il ‘Mastang’, eroe mitologico che girava con l’accetta sotto la sella della vespa, cavallo ferrato perennemente impennato su una ruota. Terra di nessuno, triangolo dei bermuda, se ci vai, è per prendere gli schiaffi. Nato come uno dei tanti cantieri dislocati lungo la linea ferroviaria Direttissima, inaugurata nel 1934, è oggi uno dei quartieri più particolari di Prato. Il Cantiere dà quella sensazione di essere in un luogo dove puoi sostare, sederti, e lasciare andare veramente il pensiero ai ricordi, ma anche a una memoria più antica, sopravvissuta nelle foto in bianco e nero, nella lentezza degli anziani, in una pentola che borbotta sul fornello, presagita dietro una finestra socchiusa.

IOLO, TRA SCORRIBANDE DI BRIGANTI, CENCIAOLI, SUORE E CAVALIERI Una luce biancastra pervade la domenica ‘aiolese’, una piccola nuvoletta di fumo si alza dal campetto davanti ad un magazzino di stracci, l’odore dolciastro delle caldarroste si spande su via Guazzalotri. Un gruppo di suorine domenicane della comunità di Santa Maria del Rosario, procede con passo leggero verso il cimitero, il bianco del vestito accende il tappeto di foglie gialle e rosse ai lati della strada. I fratelli Coveri, il Cafissi, Mario il sovietico e altri indomiti stanno attorno alla brace sorseggiando un bicchiere di rosso e aspettando che le ‘bruciate’ siano pronte. Iolo, terra emersa dalle paludi, si sviluppa intorno ad una postazione longobarda, diviene accampamento romano quando i romani, scrive Malaparte, “vennero a vender vino e civaie ai Longobardi della fortezza di Borgo al Cornio”, spazzando via tutto ciò che di etrusco incontravano sul loro passaggio. ARCIVIAGGIO A CARMIGNANO Due occhi enormi, marroni e acquosi, fissano la strada irta che lenta passa sotto l’incedere dondolante dei larghi fianchi. Risale la ‘corta’ il nostro ciuchino, la vecchia mulattiera che da Poggio a Caiano porta

67 PRATOREVIEW


AA ITINERARIES

L A QUERCE | SAN GIORGIO | GALCIANA

68 PRATOREVIEW


C U LT U R A ITINERARI

C ARMIGNANO

a Carmignano. Già gli Etruschi facevano il vino nelle vallette che scendono dal Montalbano. Ser Lapo Mazzei, che lascia alla storia il più antico documento dove si usi la denominazione “vino di Chianti”, in una lettera a Datini del 1396 scrive come il vino di Carmignano costi un po’ di più, perché di qualità superiore. Anche qui le campagne si svuotano una prima volta per la guerra, poi di nuovo negli anni ‘60 perché il rumore dei telai sempre accesi di Prato arriva fin quassù. Restano solo olivi e viti. Carmignano cessa di essere quel paese di contadini che portava nel nome stesso. Per un attimo il signor Bindi s’interrompe nel parlare, come se cercasse qualcosa, poi, guardandoti con i suoi occhi vispi e azzurri, dice che la civiltà contadina aveva questo enorme pregio: “portava sentimento”. VERGAIO, QUATTRO STRADE E UNA CHIESA Vergaio sono quattro strade e una chiesa che nel tempo si sono fatte paese: nel 1840 “Vergaja” aveva 363 abitanti, nel secondo Dopoguerra partecipa al boom economico dell’Italia, con nuove costruzioni ed esponenziale incremento demografico e anche negli ultimi anni le abitazioni sono continuate ad aumentare a ritmo vertiginoso.

È il “progresso del muramento” come lo chiama Giuseppe Nenciarini dell’omonimo alimentari, definizione che avrebbe fatto contenti Leopardi, Nietzsche ed Heidegger insieme. La storia è quella di campi che, nel Dopoguerra, lasciano il posto alle case e ai telai, contadini che, abituati alla fatica, sono i lavoratori ideali per stare dodici ore alle sfilacciatrici, al carbonizzo e al lavaggio, i processi necessari alla preparazione delle balle da mandare alle tessiture, durante i quali l’aria che si respira, s’impasta di acidi, polvere e laniccio. LA QUERCE, AI PIEDI DELLA CALVANA E SOVRASTATA DAL CEMENTIFICIO Alle pendici della Calvana troviamo la Querce, frazione di Prato, segnalata come tale su una pianta topografica sin dal 1584, dove viene riportato il tabernacolo della “Vergine della Querce”. Oggi qui c’è la Cementizia; il mostro industriale, impacchettato dai ponteggi, aspetta paziente sotto la pioggia, leggera e continua, di marzo. Il Cementificio Marchino ha aperto i battenti nel 1926 e ha spento le fornaci trent’anni dopo, dando a tanti abitanti della Querce lavoro e anche diversi casi di silicosi. Leonardo Marchi, nato nel 1932, all’età di quattordici anni venne a lavorare alla

69 PRATOREVIEW


1

2

3

4

I VOLTI E LE STORIE DEI PAESI CHE CONTINUANO A RENDERE QUESTA CITTÀ UN MONDO NEL QUALE VIVERE SENZA PERDERE L’UMANITÀ. LUOGHI NEI QUALI IL LAVORO SI CREA E S’INVENTA, PERCHÉ I SECOLI PASSANO MA, TUTTI QUELLI CHE DIVENTANO PRATESI, RIMANGONO 5

70 PRATOREVIEW


6

8

7

9

1. 2. 6. 7. EX C ANTIERE 3. VERGAIO 4. 9. 10. IOLO 5. 11. SAN GIORGIO A COLONIC A 8. L A QUERCE 10

11

71 PRATOREVIEW


C U LT U R A ITINERARI

EX C ANTIERE

fabbrica. Arrivò alla Querce da Cavarzano, dopo aver lavorato alla ricostruzione della galleria della Direttissima, facendo ‘il boccia’: portando da bere agli operai e il tè agli inglesi. Quando venne al cementificio si svegliava la mattina presto, indossava degli zoccoli foderati di lamiera per il caldo delle fornaci e, munito di un secchio e lunghe pinze, insieme con un altro ragazzo separavano le bianche pietre di alberese, buone per la calce, dai blocchi di cemento. FUORI DAL COMUNE. COME GLI ABITANTI DI GALCIANA, PRATESI CON UNA PROPRIA STORIA Arriviamo diretti dopo il 1870, quando il paese comincerà il suo grande sviluppo industriale tessile, salutando in parte la vita contadina e maturando una forte coscienza operaia. Tra purghe e botte, rappresaglie e qualche bombardamento, finirà la guerra e nel cielo di Galciana si leveranno gli aquiloni e nelle strade si udirà nuovamente il rumore dei telai. Poche macchine, tante biciclette e 7 industrie su circa 5000 abitanti. Quando il discorso cade sulla crisi del tessile degli ultimi vent’anni, ho come la sensazione che proprio a Galciana si comprenda che le cause siano da imputare a un meccanismo più grande, di cui la popolazione cinese sia solo un ingranaggio

nel un gioco disumano dell’economia globalizzata. Non è una grande consolazione, ma riconoscere l’altro rende almeno un po’ di dignità all’esistere; come dice Donatello Rosati, presidente del circolo Arci, “abbiamo fatto i cinesi per 50 anni, nati sulle balle di cenci e nelle casse di filato con la culla accanto al telaio.” IL MARE DI SAN GIORGIO A COLONICA Fosco Falcini classe 1933, ci aspetta sulla porta di casa nella piazza accanto alla Chiesa, dove un tempo c’erano i rialti. Si scusa per non essere un grande parlatore, probabilmente perché 25 anni in uno stanzone da solo in mezzo ai telai, per 12 o 14 ore al giorno, non ti rendono loquace. Tra i racconti dei suoi nonni e la vita vissuta a San Giorgio, porta con sé oltre cent’anni di storia del paese, a cominciare dai primi del secolo scorso, quando per andare al mercato di Prato c’erano ‘i legni’ a fare la spola: le carrozze di Fiore di Masone che “mi portava sempre a cassetta”, di Alcibiade e del Bernocchi. Si andava in città anche per comprare le balle di fili per tessere e, poco prima di arrivare in paese, venivano distesi lungo la ‘dirittura del coccio’ per metterli nel sughero e la strada si copriva di un manto di tela. In quasi tutte le case, inutile dirlo, c’erano già i telai di legno.

72 PRATOREVIEW


AA ITINERARIES

PAPERINO | IOLO

73 PRATOREVIEW


LA CITTÀ CHE CAMBIA

TRASFORMAZIONI

GLI EDIFICI CHE HANNO CAMBIATO IL VOLTO DELLA CITTÀ IN QUESTI DIECI ANNI


IL CENTRO PECCI È STATO APERTO NEL 1998 SU PROGET TO DELL’ARCHITET TO R AZIONALISTA ITALO GAMBERINI E AMPLIATO NEL 2016 DA MAURICE NIO. OGGI È UNA CIT TÀ NELL A CIT TÀ: 3.000 MQ DI SALE ESPOSITIVE, UN ARCHIVIO, UNA BIBLIOTEC A , L’AUDITORIUM-CINEMA , UN BOOKSHOP, UN RISTOR ANTE, UN BISTROT E UN TEATRO ALL’APERTO


COVER STORY T E AT R O

ALL’INTERNO DI UN GR ANDE EDIFICIO DI ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE - L’EX CIMATORIA C AMPOLMI - IL MUSEO DEL TESSUTO NASCE NEL 2012 DALL A VOLONTÀ DI TR ASFORMARE UN CONTENITORE INDUSTRIALE IN CONTENITORE CULTUR ALE. IL RESTAURO DELL’EDIFICIO, SU PROGET TO DELL’ARCHITET TO MARCO MAT TEI, È STATO STRET TAMENTE CONSERVATIVO (PH. ALESSANDRO MOGGI)

76 PRATOREVIEW


PAL AZZO PRETORIO NASCE ALL A FINE DEL ‘200 COME SEDE COMUNALE E DELLE MAGISTR ATURE. NEL 1912 - DOPO UN LUNGO RESTAURO - S’INAUGUR A L A NUOVA SEDE DEL MUSEO CIVICO NELLE SALE DEL PAL AZZO. NEL 1998 LE OPERE DEL MUSEO L ASCIANO L’EDIFICIO PER L’AV VIO DI UN RESTAURO CHE SI CONCLUDE NEL 2013 (PH. ALESSANDRO MOGGI)


IL COMUNE STA PORTANDO AVANTI UN IMPORTANTE PROGET TO DI RIQUALIFIC AZIONE DEL MACROLOT TO ZERO, IL NOME DEL QUARTIERE STORICO DEL TESSILE PR ATESE. OBIET TIVO: AT TRIBUIRE FUNZIONI PUBBLICHE A UN’AREA DI OLTRE 43 ET TARI CHE NE È SEMPRE STATA PRIVA (PH. FILIPPO STEVEN FERR AR A)


L A NUOVA SEDE DELL A C AMER A DI COMMERCIO DI PR ATO, PROGET TO DELLO STUDIO MDU: INAUGUR ATA NEL 2012 - DOPO DUE ANNI DI L AVORI È L A TR ASFORMAZIONE DI UN PEZZO DI ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE IN UN EDIFICIO DALL’IMMAGINE CONTEMPOR ANEA , CHE, ALLO STESSO TEMPO, È ANCOR ATO ALL A MEMORIA ED ALL’IDENTITÀ DELL A CIT TÀ (PH. ALESSANDRO MOGGI)


INTERVISTE 10 ANNI

MOBILE IDENTITÀ I R E N E S A N E S I E L A S U A P R AT O CHE CAMBIA SENZA CAMBIARE DI ELISA SIGNORINI

Irene Sanesi, dottore commercialista, esperta in economia, gestione e fiscalità degli enti no-profit, in particolare della cultura, è presidente, tra l’altro, del Museo Pecci. Qual è il cambiamento più grande di Prato da dieci anni ad oggi? A costo di sembrare di parte dico la riapertura del Centro Pecci del 2016. È stato un momento straordinario in cui la città si è stretta intorno a questo spazio e al Museo. Più in generale credo che in questi dieci anni si sia evidenziata la mobile identità di Prato, la città meno toscana tra le toscane. Per mobile identità intendo il fatto che Prato ha un’identità molto forte, ma al contempo il suo volto è in grado di cambiare senza perdere questa identità che la caratterizza. Negli ultimi dieci anni cosa hanno guadagnato i pratesi? In questi dieci anni sicuramente i pratesi hanno guadagnato in termini di consapevolezza. Hanno acquisito la conferma che il passo di Prato è veloce, attento, attuale, e ci dà una misura che ci consente di sentirsi bene ovunque. Del resto il pratese si sentiva a casa ovunque anche 50 anni fa. Cosa le manca della Prato di dieci anni fa? Forse dieci anni sono pochi per farmi percepire davvero la mancanza di qualcosa che non c’è più. Sento però che si deve ancora lavorare duro per la nostra città: penso in particolare al centro storico che soffre. È vero, soffriva anche dieci anni fa per-

ché erano già stati costruiti i grandi centri commerciali e gli uffici avevano già lasciato il centro, ma mi pare che soffrisse un po’ meno di oggi. Forse non c’è stata piena consapevolezza delle ricadute che certe grandi scelte potevano portare (ed hanno portato) nel lungo termine. Ecco, forse mi mancano le percezioni positive che ancora c’erano dieci anni fa. È in città con un amico non pratese: che luogo e che emozione vuole regalargli? Lo accompagnerei dentro la Cattedrale, bellissimo scrigno del prezioso Cingolo Mariano, segno della collaborazione tra istituzioni civili e religiose, che conservano insieme le chiavi della teca che lo custodisce. Ovviamente al Museo Pecci, poi a cena da Baghino ad assaggiare le nostre specialità e infine a comprare i biscottini di Mattonella. Non sono stereotipi, sono tradizioni che mi piacerebbe trasmettere a un amico. Una previsione o una speranza sulla città tra dieci anni… Voglio fare a Prato l’augurio che il distretto manifatturiero sia ancora la locomotiva di tutto quello che manifatturiero non è, ma che comunque esiste a Prato. Inoltre spero che Prato tra dieci anni abbia trovato posto in una geografia chiara e lo spazio che merita nella co-progettazione del territorio. Soprattutto per quanto riguarda le infrastrutture. Spero che la nostra città non venga lasciata ai margini dei circuiti turistici ed economici del paese.

81 PRATOREVIEW


INTERVISTE 10 ANNI

SMART CITY

FRANCESCO MARINI RACCONTA UNA CITTÀ RICCA DI PROSPETTIVE DI ELISA SIGNORINI

Francesco Marini, vicepresidente di Confindustria Toscana Nord e presidente del Museo del tessuto, è attivo nell’azienda di famiglia, la Marini Industrie. Qual è il cambiamento più grande di Prato da dieci anni ad oggi? Credo che si tratti di un cambiamento ancora in atto: stiamo diventando una città europea, con i pregi e i difetti che questo comporta. Si comincia a vedere un vero e proprio ricambio generazionale che sta trasformando per valori e idee sia la classe dirigente che quella imprenditoriale. Le aziende si stanno trasformando e generano eccellenze e nuovi modelli di business che rispondono alle esigenze dei mercati, sempre più sfidanti. E queste nuove generazioni stanno riprendendo il centro storico, ricreando una piacevole piccola movida che era sparita da un po’. Negli ultimi dieci anni cosa hanno guadagnato i pratesi? Sicuramente la consapevolezza della propria importanza. Nell’industria le due grandi crisi hanno messo alla prova le aziende, obbligandole ad una selezione naturale dove solo i migliori e chi ha messo capitali in azienda credendo nel futuro è tornato ad essere protagonista. C’è anche una nuova coscienza della necessità di una comunicazione forte e chiara della città e del distretto, senza dispersioni in inutili sfumature. Prato è ancora il distretto europeo più importante nel tessile, dove nascono, ancor prima delle idee degli stilisti, prodotti che creeranno moda e tendenza. Dico sempre che a Prato anche gli alberi di Natale dovrebbero essere fatti di tessuti e filati...

Cosa le manca della Prato di dieci anni fa? Non molto, guardare indietro non mi piace. Forse l’aver perso delle opportunità in momenti di cambiamento importanti, di gestire un’immigrazione in maniera più ragionata e integrata che avrebbe potuto portare risorse a tutta la comunità. E manca forse un po’ dell’entusiasmo e della pazzia dei nostri babbi... È in città con un amico non pratese: che luogo e che emozione vuole regalargli? Sono di parte, ma il polo Campolmi con il Museo del tessuto è un angolo di città che ci invidia tutto il mondo. Un luogo che racconta la nostra storia con i nostri grandi contrasti, chiusi nelle mura, aperti al mondo con le nostre industrie. E poi un percorso di archeologia industriale che si snoda da lì e che penso possa veramente caratterizzare la città in futuro per un tipo di turismo estremamente particolare, attento e non generalista. Una previsione o una speranza sulla città tra dieci anni… Penso che con un ritrovato orgoglio Prato possa diventare una piccola New York per multiculturalità (se ben governata e con rispetto severo delle regole) e contemporaneità creativa. Potrebbe così generare una rinnovata economia che parta dal tessile moda ma che coinvolga anche altri settori con una lettura artistica e culturale che partecipi del design dei prodotti e della fornitura di nuovi servizi. Auspico anche tanto spazio verde in più e luoghi di aggregazione attrezzati, moderni e puliti che creino momenti di ritrovo per avere più luoghi reali in un mondo dominato dalla cultura digitale senza rinunciare alle contaminazioni fra i due mondi. Una Smart city è anche questo.

82 PRATOREVIEW


INTERVISTE 10 ANNI

VIVA E EUROPEA

PER FRANCESCO FABBRIZI UNA CITTÀ CHE CAMBIA IN MEGLIO

Francesco Fabbrizi è responsabile commerciale della Concessionaria Checcacci, azienda che opera nella vendita e nell’assistenza di auto e veicoli commerciali dal 1937. Qual è il cambiamento più grande di Prato da dieci anni ad oggi? Sicuramente la contaminazione derivante dalla presenza della nuova generazione di imprenditori italiani e di imprenditori cinesi (una seconda generazione cresciuta a Prato) che aprono nuove aziende dettano nuove regole del mercato. Da questo deriva una nuova Prato, sicuramente diversa, più internazionale. Negli ultimi dieci anni cosa hanno guadagnato i pratesi? Questi dieci anni sono stati duri e tante aziende hanno guadagnato nuove vie di sviluppo, una vocazione sempre più forte all’innovazione, la tendenza alla diversificazione. Senza contare l’affermarsi della tecnologia, della digitalizzazione. Qual è il cambiamento più grande che riguarda invece la sua realtà aziendale?

Anche per noi la diversificazione: pur mantenendo il core business nella vendita delle auto, abbiamo implementato la vendita dei veicoli commerciali e dei noleggi a lungo termine. Abbiamo anche potenziato il business dell’usato ufficiale Fiat, diventando Mirafiori Outlet. In più siamo orgogliosi di aver potuto assumere a tempo indeterminato in questi anni ben 4 giovani. Cosa le manca della Prato di dieci anni fa? Francamente nulla, mi pare che la Prato di adesso sia migliore. E’ in città con un amico non pratese: che luogo e che emozione vuole regalargli? Sono molto legato alla collina pratese, dove per altro sono cresciuto: quindi lo porterei a cena dal Logli o alla Fontana. Poi una passeggiata in centro che sta vivendo una seconda giovinezza. Infine il Macrolotto Zero e la nuova zona industriale. Una previsione o una speranza sulla città tra dieci anni… Immagino una città aperta, europea e ancora più viva.

84 PRATOREVIEW


INTERVISTE 10 ANNI

INTEGRAZIONE POSITIVA L O R E L L A G E L L I : I L F U T U R O N E L L A C U LT U R A

Lorella Gelli, seconda generazione alla guida della Stil Lamp, storica azienda che non solo ‘vende’ prodotti per l’illuminazione, ma insieme al cliente trova le soluzioni più adeguate ad ogni situazione. Qual è il cambiamento più grande di Prato da dieci anni ad oggi? Non vedo un unico grande cambiamento negli ultimi 10 anni a Prato, ma sicuramente si nota una notevole volontà di emergere da parte di vecchi e nuovi imprenditori pratesi. Negli ultimi dieci anni cosa hanno guadagnato i pratesi? Credo che il successo più grande che si possa aver avuto negli ultimi 10 anni sia quello di essere ancora attivi e presenti sul territorio. Cosa le manca della Prato di dieci anni fa? Non sento mancanze, al contrario sono contenta di vedere come, rispetto a 10 anni fa, si tenda in modo deciso verso l’integrazione anche culturale fra le persone straniere e il popolo pratese. È in città con un amico non pratese: che luogo

e che emozione vuole regalargli? Il nuovo Museo Pecci e i vari musei e palazzi storici pratesi sono sicuramente una tappa importante per la visita della città, un segnale di sviluppo culturale importante. Nella sua azienda, invece, qual è stato il cambiamento più importante degli ultimi dieci anni? Sicuramente l’inserimento in azienda dei figli, terza generazione della famiglia. Al di là del piacere di lavorare con loro, il cambiamento è stato importante perché l’arrivo di persone giovani ha portato una ventata di aria nuova, di idee, dinamismo, e sicuramente una spinta verso l’utilizzo delle nuove tecnologie. Una previsione o una speranza sulla città tra dieci anni… La nostra speranza è sicuramente quella di essere ancora un punto di riferimento sul territorio nel settore dell’illuminazione, costantemente aggiornati e pronti ai cambiamenti che l’innovazione porterà.

85 PRATOREVIEW


INTERVISTE 10 ANNI

NUOVE OPPORTUNITÀ

P E R M A U R I Z I O M A R L A Z Z I B I S O G N A VA LO R I Z Z A R E I L T E R R I T O R I O

Maurizio Marlazzi è alla guida, insieme al fratello Andrea, di Ottica Marlazzi, il negozio che da 50 anni si occupa della vista dei pratesi: centro di applicazione lenti a contatto; spazio multimediale per la scelta e il centraggio dei vostri occhiali da vista, con un’attenzione particolare per chi svolge attività sportive. Il cambiamento più grande di Prato in dieci anni? Sicuramente il ridimensionamento del settore tessile. Evento che potrebbe essere positivo, aprendo nuove prospettive e nuove opportunità. Qual è invece il cambiamento più importante negli ultimi 10 anni per la sua azienda? La nostra mission è e sarà sempre la professionalità e la qualità. Negli ultimi dieci anni abbiamo investito molto in tecnologia e servizi perchè i clienti sono sempre più attenti e consapevoli dei cambiamenti del mercato e cercano quel valore aggiunto che fa la differenza. A questo riguardo mi piace sottolineare l’impegno, l’ingegno e la “giovinezza” che viene dall’ingresso in negozio della nuova generazione rappresentata da mia nipote Iside

Marlazzi e suo marito, Daniel Tinti bravissimi ottici optometristi. Cosa hanno guadagnato i pratesi? Credo ci sia meno stress. E parallelamente maggiore sensibilità all’ambiente e alla città in generale. Cosa le manca della Prato di dieci anni fa? Il potere d’acquisto. Il pratese è sempre stato una persona che sa godere la vita, anche con qualche lusso. Sicuramente l’importante crisi economica ha portato un’atmosfera diversa, meno leggera. È in città con un amico non pratese: che luogo e che emozione vuole regalargli? Lo accompagnerei nel nostro centro storico. Una sosta al Castello dell’Imperatore e magari una passeggiata sulla ciclabile lungo Bisenzio. Una previsione sulla città tra dieci anni… Spero che possa essere valorizzata Prato come città storica, ma anche come porta per la bellissima zona della Valbisenzio. Credo poi che dovremmo sfruttare la vicinanza con Firenze: Prato merita di essere qualcosa di più di un dormitorio per i turisti.

86 PRATOREVIEW


INTERVISTE 10 ANNI

SOSTENIBILITÀ

C L A U D I A D A N E R I , U N A V I S I O N E FAT TA D ’ I M P E G N O E R E S P O N S A B I L I TÀ

Claudia Daneri è la titolare di Opera Prima, azienda che si occupa della realizzazione ‘chiavi in mano’ di uffici, spazi di lavoro e ambienti aziendali. Promuove l’idea che anche l’ufficio debba avere una sua identità e una sua personalità, non solo perché vetrina dell’attività, ma anche perché luogo che deve garantire comfort e benessere a chi ci lavora. Qual è il cambiamento più grande di Prato da dieci anni ad oggi? Una maggiore consapevolezza delle potenzialità della città e delle capacità dei pratesi. La pesante crisi economica che ha colpito la città ha valorizzato un nuovo impegno verso la ricerca e l’innovazione. Negli ultimi dieci anni cosa hanno guadagnato i pratesi? Oggi Prato e le sue aziende sono più competitive sul mercato e anche più consapevoli del proprio valore. Qual è il cambiamento più grande che riguarda invece la sua realtà aziendale? Abbiamo perseguito una politica mirata alla qualità nei prodotti e nei servizi, accompagnata dell’at-

tenzione alla sostenibilità intesa nel senso più ampio del termine, quindi ai prodotti e anche alle soluzioni proposte. Cosa le manca della Prato di dieci anni fa? Sicuramente le ‘botteghe’ del centro storico con la vita commerciale che queste portavano. Sono contenta che siano rimaste le librerie, speriamo che sia sinonimo di maggiore consapevolezza dell’importanza della cultura. Un’attenzione che in realtà incontro anche in molti dei nostri clienti: penso al recupero e alla valorizzazione degli archivi aziendali. È in città con un amico non pratese: che luogo e che emozione vuole regalargli? Lo accompagno a Palazzo Pretorio, al Museo Pecci e da Mattonella. Una previsione o una speranza sulla città tra dieci anni… Spero che Prato si apra sempre più alla contemporaneità, che acquisisca sempre maggiore internazionalità, sulla scia di alcune ottime iniziative, ultima il convegno sull’economia circolare.

87 PRATOREVIEW


IN QUESTE IMMAGINI ELENA PACI E ANGIOLO BARNI ALL’INGRESSO DI MYO RISTOR ANTE

88 PRATOREVIEW


FOOD SPECIAL PLACES

ENGLISH VERSION

UNO CHEF AL MUSEO

MYO RISTORANTE E MYO BISTROT: DUE LOCALI DAL SAPORE EUROPEO DENTRO IL MUSEO PECCI C O N L A C U C I N A F I R M ATA A N G I O LO B A R N I DI ELISA SIGNORINI PHOTO DARIO GAROFALO

Un Museo che non sia solo spazio espositivo, ma parte integrante della città, spazio vivo e vissuto, dai turisti e dai pratesi. Questo il sogno di Angiolo Barni ed Elena Paci per il Museo Pecci, nel cui complesso hanno aperto due locali dal sapore assolutamente europeo: Myo Bistrot e Myo Ristorante, dove Angiolo firma la cucina. Il ristorante è aperto la sera, inaugurato nel 2016, contestualmente alla riapertura del Museo dopo l’ultimo intervento. Offre un menù strutturato, tempi e atmosfere rilassati. Il bistrot è aperto da inizio 2019. Qui l’obiettivo è di offrire un pranzo veloce e leggero che non sacrifichi il gusto e la qualità. In fondo proprio Angiolo Barni è stato un precursore del pasto veloce e di qualità in pausa pranzo con il suo negozio di via Ferrucci. Da circa un mese, però, il Bistrot è anche qualcos’altro, dato che è aperto anche a cena come wine bar dove poter degustare una delle ottime 450 etichette della cantina accompagnando il vino con pizze, focacce, piatti freddi e salumi. Un’alternativa più informale al ristorante che continua ad essere aperto. L’idea è quella di tornare alla tradizione e coniugarla alla qualità e alla creatività. “Talvolta c’è la tendenza a voler dimostrare le proprie capacità con una cucina creativocontemporanea che diventa abbastanza improbabile - commenta Angiolo Barni - al contrario io vorrei misurarmi con i piatti della tradizione, vorrei che il cliente riconoscesse il piatto che sta mangiando come una parte del proprio bagaglio di vita e cultura e ne ri-

scoprisse l’eccellenza. Qualità, tradizione, tipicità vorrei che fossero i fili conduttori della nostra cucina, con l’obbligo di non perdere la nostra tradizione”. Sulla qualità Barni non spende parole, dato che ‘dovrebbe essere la normalità’. Ma dato che non in tutti i locali è così, fa piacere sottolineare che la filiera biologica è consolidata con fornitori che da 15 anni offrono materie prime di stagione, che risentono dell’andamento climatico e determinano, come deve essere, l’elaborazione del menù. Resta da chiedersi perché questa avventura di Myo Ristorante e Myo Bistrot ha scelto proprio il Museo Pecci come location. “Noi siamo letteralmente innamorati di questo posto - commenta Elena Paci - e anche molti altri pratesi hanno questo anfiteatro nel cuore, quindi abbiamo voluto accettare questa sfida. Ci piacerebbe che i nostri locali e il Museo fossero un vicendevole traino e attirassero in questo spazio sia turisti che pratesi. Del resto in molte città europee gli spazi museali sono un punto di aggregazione interessante e anche nella scelta dell’interior design abbiamo voluto dare un taglio europeo, senza dimenticare il calore che un locale deve ispirare per far sentire l’ospite ‘a casa’. Finora abbiamo trovato grande consenso tra i visitatori del Museo, turisti e collezionisti. Prato ci ha accolto con il calore di sempre e i clienti di Angiolo, che lo conoscono bene, ci hanno seguiti con entusiasmo in questo nuovo progetto che unisce la sue grandi passioni per arte e cucina”.

89 PRATOREVIEW


DA CASSETTI, I VOLTI DEI 30 ‘UOMINI ANT’ DI PRATO DALL’ALTO IN SENSO OR ARIO: LUC A C ALVANI, ALESSANDRO MORGANTI, CL AUDIO ORREA , ANGIOLO BARNI, EDOARDO NARDIN, MATTEO BIFFONI, RICC ARDO ONORI (PH. GABRIELE BELLINI E OFFICINE FOTOGR AFICHE)

90 PRATOREVIEW


MOSTRA ARTE

VOLTI DEL TEMPO UN VIAGGIO DI SOLIDARIETÀ DI ELISA SIGNORINI

Quanto può rivelare un ritratto? Molto, così tanto da rappresentare una sfida per chi viene immortalato. Una sfida che trenta uomini pratesi e non solo hanno accettato per uno scopo buono, aiutare la Fondazione ANT. Volti del Tempo, un viaggio di Solidarietà è il titolo della mostra fotografica di ritratti in bianco e nero che immortala 30 uomini che si sono distinti in vari ambiti e accomunati dal sostegno e aiuto concreto a Fondazione ANT. L’idea è di Benedetta Leoni, responsabile promozione e sviluppo di Fondazione ANT per le province di Prato e Pistoia, e la realizzazione è stata possibile grazie alla famiglia Cassetti che ha ospitato la mostra al piano superiore del nuovo negozio in via Garibaldi, con il patrocinio del Comune di Prato. “Siamo molto contenti di questa apertura a Prato - commenta Filippo Cassetti - ma non vogliamo solo che questo sia un negozio, vogliamo sia uno spazio messo a disposizione della città, un salotto che si apra a iniziative lodevoli come questa”. Avvocati, notai, manager, imprenditori, creativi, attori, politici, sportivi. Trenta uomini che nel loro cammino professionale e di vita hanno deciso di dare il loro contributo ad ANT. Cosa meglio allora che mostrare queste esperienze dato che “Il Linguaggio della solidarietà è l’esempio” come diceva Franco Pannuti, oncologo fondatore di questa realtà non profit che porta gratuitamente assistenza medica a casa dei malati di tumore e offre progetti di prevenzione oncologica. Le foto sono opera del fotografo Gabriele

Bellini e di Officine Fotografiche. L’allestimento è stato curato dalla Galleria Die Mauer arte contemporanea. “Non è stato facile vincere la ritrosia - commenta il fotografo Gabriele Bellini - ma siamo riusciti a cogliere la passione e la bontà di ciascuno, partendo da un dettaglio, un oggetto”. “L’idea è stata quella di ritrarre questi nostri amici - spiega Benedetta Leoni - con un oggetto o in una posa che esprimesse il loro lavoro o la loro passione. In realtà oltre a questo le foto sono riuscite a far emergere qualcosa di molto più intimo, una bontà, una disponibilità, un’attenzione agli altri che ha messo a nudo un aspetto bellissimo di queste persone”. Tutte le persone ritratte si sono innanzitutto divertite in questa esperienza. “È stato bello mettersi a disposizione di ANT - afferma Renato Raimo, attore, autore e regista - è bello mettersi in gioco e che nascano attività di questo tipo che valorizzano la parte buona della città”. Divertente ma anche difficile, soprattutto per chi svolge un lavoro completamente diverso, come Guido Betti, imprenditore dell’azienda vinicola Fattoria Betti: “Queste collaborazioni con ANT ti segnano così tanto da cominciare quasi inconsapevolmente a pensare per ogni cosa che fai a come potrebbe essere il modo per sostenere l’associazione!” I fondi raccolti con questa iniziativa andranno a favore dell’assistenza medica gratuita a casa dei malati di tumore e dei progetti di prevenzione oncologica di Fondazione ANT Italia Onlus.

91 PRATOREVIEW


FOOD RISTORANTE

I 50 ANNI DELLA MACELLERIA GIAGNONI L’evento per festeggiare il mezzo secolo della storica macelleria di via dei Ciliani, dal 1969 sinonimo di gusto e qualità. Punto di riferimento pratese, aperta da Ivano Giagnoni e oggi gestita con passione dalla moglie Agnese e i figli Enrico e Lisa

92 PRATOREVIEW


FOOD RISTORANTE

PRATO FILM FESTIVAL Nel teatro del Convitto Nazionale Statale Cicognini la serata di premiazione del Concorso cinematografico fondato e diretto da Romeo Conte, giunto quest’anno alla settima edizione. Tra gli ospiti Giorgio Tirabassi, Valentina Lodovini, Ivano Marescotti, Enrica Guidi, Isabella De Bernardi, Rachele Risaliti e Roberta Siciliano

93 PRATOREVIEW


Principali servizi Assistenza e gestione pratiche sinistro Soccorso stradale 24 H Auto sostitutive Prelievo e riconsegna veicolo a domicilio Sostituzione cristalli e non solo... per scoprire tutti i servizi e le offerte periodiche visita il nostro sito www.autocarrozzeriavea.it

SOCCORSO STRADALE

VETTURE SOSTITUTIVE

GESTIONE SINISTRI

VIA DELL’AGRICOLTURA, 9 - 59013 MONTEMURLO (PO) TEL. 0574 720798 - FAX 0574 657664 - EMAIL: veacar2.0@gmail.com PAOLO: 328 7821255 LORENZO: 331 5464422 ANTONIO: 347 3418441 seguci su


PRATO ESSENTIAL GUIDE I luoghi del gusto in città e dintorni APERITIVO APOTHEKE Via Verdi, 17 ph. +39 0574 25099 BAR ERCOLE Viale Montegrappa, 304 ph. +39 0574 597076 BAR MAGNOLFI Piazza San Francesco, 24 ph. +39 0574 25633 BIG EASY Piazza Mercatale, 177 ph. +39 0574 1824218 BARTAT Via Pugliesi, 24 ph. +39 0574 35613 CAFFE’ 21 Viale Piave, 5 ph. +39 0574 42064 CUL DE SAC Via Santa Trinita, 25 ph. +39 348 8950467 DA LUCIO Piazza del Comune DA TOMMI RIDAMMI UN BACINO Via Cesare Guasti, 11 ph. +39 0574 1594200 FIASCHEMBERG Via Settesoldi, 42 ph. +39 393 3827850 GRADISCA 1973 Via Settesoldi, 30 ph. +39 0574 1827470 I FRARI Via Garibaldi, 120 ph. +39 334 3442532 I FRARI DELLE LOGGE Piazza del Comune,16 ph. +39 0574 35490 LA DOLCE VITA Via Traversa Pistoiese, 37 ph. +39 0574 814748 LA GIOCONDA Via Raffaello Lambruschini, 25 ph. +39 0574 603091 LA TAZZA D’ORO Viale della Repubblica, 290 ph. +39 0574 593771 LE BARRIQUE Via G. Mazzoni, 19 ph. +39 0574 30151 OPIFICIO JM Piazza San Marco, 39 ph. +39 0574 870500 OZNE Via Pugliesi, 35 ph. +39 0574 076857 PINCHOS BAR Via Settesoldi, 11 ph. +39 329 3925185 PO’STO Via Borselli, 89 ph. +39 0574 965208 PRATO CITY Via Valentini, 7 ph. +39 0574.1821183 SQUISIO Via Santa Trinita, 87 ph. +39 328 4269495 ZERO Via Garibaldi, 65 ph. +39 0574 35041

RISTORANTI A CASA GORI Piazza Sant’Agostino, 14 ph. +39 0574 24893 ANTICHI SAPORI Via F. da Filicaia, 40/A ph. +39 0574 461189 ARDENGO Via dei Cimatori, 6 ph. +39 366 5318415 BAGHINO Via dell’Accademia, 9 ph. +39 0574 27920 BOCCONDIVINO Via Mascagni, 59 ph. +39 0574 22957 BOVES Via dei Lanaioli, 31 ph. +39 0574 742052 CHE CICCIA C’È Piazza del Collegio, 9 ph. +39 0574 30416 CHEF REPUBLIC Viale della Repubblica, 236 ph. +39 0574 072744 OSTERIA DA NEDO Via Verdi, 15 ph. +39 0574 49027 DE’STO Via Modesti, 7/9/11/13 ph. +39 0574 1582336 I CORTI Piazza Mercatale, 136 ph. +39 0574 606082 IL DECANTER Piazza delle Carceri, 1/2 ph. +39 0574 475476 L’ANTILOPE Via Pistoiese, 248 ph. +39 0574 21033 ENOTECA BARNI Via Ferrucci, 22 ph. +39 0574 607845 IL CAPRIOLO Via Roma, 306 ph. +39 0574 1825326 IL MERCANTE Via Traversa il Crocifisso, 47 ph. +39 0574 627174 IL PIRANA Via Valentini, 110 ph. +39 0574 25746 L’ALTRA CALAFURIA Piazza Filippo Lippi, 9 ph. +39 0574 26697 LA LIMONAIA DI VILLA ROSPIGLIOSI Via Firenze, 83 ph. +39 0574 592515 LA VERANDA Via dell’Arco, 10 ph. +39 0574 38235 LE FONTANELLE Via Traversa del Crocifisso, 7 ph. +39 0574 622316 LE GARAGE BISTROT Piazza San Domenico, 26 ph. +39 0574 24842 LE GARAGE CAVEAU Via Settesoldi, 36/38 ph. +39 0574 063153 LO SCOGLIO Via Giuseppe Verdi, 42 ph. +39 0574 22760 MADDALENA Piazza Sant’Agostino ph. +39 0574 31734 MANGIA Via Ferrucci, 175 ph. +39 0574 57291 MEGABONO Via Ser Lapo Mazzei, 20 ph. +39 347 8908892 MOKHA Piazza San Marco, 5

ph. +39 0574 400412 MYO BISTROT MYO RISTORANTE Viale della Repubblica, 277 ph. +39 0574 1597312 MY SEA Via Benvenuto Cellini, 9 ph. +39 375 6088656 OSTERIA SU SANTA TRINITA Via Neroni, 4 ph. +39 0574 605899 PACA Via Fra’ Bartolomeo, 13 ph. +39 0574 1820222 PEPE NERO Via Zarini, 289 ph. +39 0574 550353 RAGIONA Via del Melograno, 40 ph. +39 0574 1597416 SALOMÈ Hotel Datini, Via Marconi, 30 ph. +39 0574 562348 SCHIACCINO Via Giuseppe Verdi, 28 ph. +39 0574 1826528 SOLDANO Via della Sirena, 10 ph. +39 0574.830913 Via Pomeria, 35 ph. +39 0574 34665 TONIO Piazza Mercatale, 161 ph. +39 0574 21266 TO WINE Viale della Repubblica, 23 ph. +39 0574 550462 TO WINE IN PIAZZETTA Via Cairoli, 15 ph. +39 0574 965874 TRATTORIE LA FONTANA Via di Canneto, 1 ph. +39 0574 27282 LAPO Piazza Mercatale, 141 ph. +39 0574 23745 OSTERIA CIBBÈ Piazza Mercatale, 49 ph. +39 0574 607509 OSTERIA LE CENTO BUCHE Via degli Abatoni, 7 ph. +39 0574 694312 PIZZERIE CAVALLINO ROSSO DA GIOVANNI Via Pistoiese, 26 ph. +39 0574 23143 FANCY KING Via Valentini, 21 ph. +39 0574 581343 IL BORGO ANTICO Via Gherardacci, 25/27 - Iolo ph. 0574 622707 I CAVALIERI DI PIAZZA MERCATALE Piazza Mercatale ph. +39 0574 400830 LA TORTELLERIA Via Bologna, 196 ph. +39 0574 692641

95 PRATOREVIEW

IL RAGNO Via Valentini, 133 ph. +39 0574 596700 KING’S PUB Via Garibaldi, 148 ph. +39 0574 28641 KELLER GARAGE Via dei Migliorati, 7 ph. +39 0574 448884 NOMAD Via Carradori, 50 ph. +39 392 0575675 PASSAPAROLA Viale Galilei, 8 ph. +39 0574 468350 PIZLAND Via Gelsomino, 7 ph. +39 0574 35081 8 LANTERNE BLU Vicolo degli Arrigoni, 4 ph. +39 0574 33139 PIZZA E BOLLICINE Via Quirico Baldinucci, 3 ph. +39 0574 1825821 PIZZERIA MAGGIE Via Bologna, 326 ph. +39 0574 460493 VOGLIA ‘E TURNA! Via dei Lanaioli, 30 ph. +39 0574 754592 CUCINA ETNICA E BIO ANDALOUSSIA Piazza del Duomo, 44 ph. +39 0574 1746380 CIBINO Via Pomeria, 84 ph. +39 0574 23989 ELEMI Via Roma, 74 ph. +39 0574 055536 FUJIAMA Via Valentini, 5 ph. +39 0574 623857 KOTO RAMEN Via Valentini, 102 ph. +39 0574 603162 LA COVA TAPAS BAR Via Santa Trinita, 3 LA FABBRICA ALIMENTARE Via Valentini, 102 ph. +39 0574 870315 L’ORTO DI NENÈ Via Santa Trinita, 47/A ph. +39 349 8478186 MOI SUSHI LAB Viale Piave, 14 ph. +39 0574 065595 NAGOYA Via Avignone, 34 ph. +39 0574 400183 NAGA THAI Via Santa Trinita, 53 ph. +39 0574 074031 RAJA Piazza del Collegio, 8 ph. +39 0574 32032 RAVIOLI LIU Via Fabio Filzi, 39 ph. +39 0574 830973 RAVIOLI DI CRISTINA Via Cavallotti, 36 ph. +39 0574 1820920 YOP Via Santa Trinita, 80 ph. +39 0574 1823429 YOXI YOXI Via Valentini, 61 ph. +39 0574 596942 OUTSIDE ARTIMINO BIAGIO PIGNATTA Viale Giovanni XXIII, 1

ph. +39 055 8718086 CANTINE DEL REDI Via 5 Martiri, 29 ph. +39 055 8751408 DA DELFINA Via della Chiesa, 1 ph. +39 055 8718074 CANTAGALLO IL GHIRIGHIO Loc. Migliana, 29 ph. +39 0574 981103 LA BUA DELLA TONIA Via S. Quirichello, 2 ph. +39 0574 956171 LA CASTAGNA Via di Migliana, 40 ph. +39 0574 981791 CARMIGNANO ANTICA TORRE Piazza G. Matteotti, 15 ph. +39 055 8712096 IL BARCO REALE P.zza Vittorio Emanuele II, 28 ph. +39 055 8711559 SU PE’I’ CANTO Piazza Matteotti, 25/26 ph. +39 055 8712490 FILETTOLE LOGLI MARIO Via Carteano, 1 ph. +39 0574 23010 GALCIANA A MANGIA’ FORA Via Sant’Ippolito, 16 ph. +39 328 3032343 MONTEMURLO LA TAVERNA DELLA ROCCA Piazza Castello, 2 ph. +39 0574 680459 VICTORY CAFÉ Viale A. Labriola, 243 ph. +39 0574 650438 POGGIO A CAIANO IL VECCHIO CASALE Via Carmignanese, 127 ph. +39 055 877427 LA FURBA Via Statale, 99 ph. +39 055 8705316 LA FRUGOLA Via Aldo Moro, 33 ph. +39 055 8778143 VAIANO LA LOCANDA DEGLI ARTISTI Via Bertini 76 - Schignano ph. +39 0574 983436 LA NUOVA TIGNAMICA Via Val di Bisenzio, 112 ph. +39 0574 984424 VERNIO CIRCOLO ARCI Via Del Bisenzio 292 ph. +39 0574 957466


E N G L I S H

46

V E R S I O N

REAL EMOTIONS Maria Grazia Cucinotta, ambassador of “Made in Italy” beauty throughout the world, arrived in our city for “Forse è solo mal di mare,” a “made in Prato” production filmed on the island of Linosa, in which she plays a woman who leaves her husband and daughter to discover what’s on the other side of the sea. What was it like acting in “Forse è solo mal di mare” and working with a native of Prato like Francesco Ciampi? When you make a film there are no regional differences. There are people who are professionals, and they don’t have any regionalisms. It was a real film, made of real emotions, where the beauty of the island permeated the film. For this film you returned to acting in your Sicily. It’s impossible not to think of “Il Postino.” The teaching imparted by Troisi that will last you a lifetime? This year marks 25 years since Massimo’s death, and therefore since the film, and yet today, every day, there is someone who asks me about him and wants to talk about the poetry of the film. Massi-

E N G L I S H

V E R S I O N

mo used to say “You don’t act when you’re on the set, because if you act, people see it and they are not moved.” Maybe it’s better to be less technical, less perfect, but to be real. Let’s go back to the transition from Miss Italy to the cinema, and your discovery of this passion. More than a discovery, it was something I found myself involved in. I’m naturally very shy, on the set I was very embarrassed. But it was also my great fortune. We all have a destiny. You don’t need to elbow your way, because it’s the public that chooses you. You just have to be professional and prepare yourself as well as possible, without ever taking this job lightly, because it is a work calling for a great sense of responsibility.

For some time now, you have also moved to the other side of the camera. Why did you make this choice? I had two stories that belonged to me and I wanted to tell them. In particular, the first one, “Il maestro,” was inspired by my grandfather. He was a farmer whose land had been taken away and so, every day, he used to just sit

E N G L I S H

V E R S I O N

under the only tree he had left. The teacher of the film does more or less the same thing: even though he’s retired, he goes back to the school every day, because it’s the only place where he can be useful. It’s a message: we must never abandon the elderly.

50 FROM PRATO TO CANNES Being born and bred in Prato, his professional life began in the textile industry, but that voice driving him towards the greatest passion of his lifetime was impossible to ignore. So Francesco Ciampi, born in 1966, tried his hand about 30 years ago at balancing textiles and acting, and then devoted himself exclusively to the latter. He had parts in Vanzina’s “Un’estate al mare,” then in “Cenci in Cina,” for which, in addition to acting, he was also screenwriter, and in Pieraccioni’s “Finalmente la felicità.” This year he played his first leading role, alongside Maria Grazia Cucinotta, in the film made in Prato “Forse è solo mal di mare,” presented at the Cannes Film Festival. How did your passion for cinema come about? I grew up on bread and Francesco Nuti. I was lucky

E N G L I S H

V E R S I O N

enough to attend the same school, the Istituto Buzzi, and to approach acting, like him, through the “Club delle Pagliette.” I met Rodolfo Betti there, who gave life to this passion that I have always held inside me. An actor, director, screenwriter or producer? I started as an actor, but I’m a very curious guy and on set I try to learn about everything around me. So I also became a screenwriter and producer. In theater, I have also directed, in cinema not yet, but who knows, it’s a thought I’ve had in my head for some time. The film you dream of doing as an actor? With “Forse è solo mal di mare” I’ve had the opportunity to bring out a vein that I had never used before. Until now, I had worked in comedy, but this film, although a light comedy, is romantic and poetic. I don’t know what films I could make from now on, but I think that this one gave me the chance to open up to many genres. After so many dreams, commitment, passion... what does a film screened at Cannes mean? When shooting the film last year, I never thought about it. It’s been like a dream. We lived our days in Cannes to the fullest and when after the screening we received a big round of applause, I realized that we had done a good job. Life as an actor divided between Prato and Rome. Fortunately, today it’s easy to live with this distance, and


E N G L I S H

V E R S I O N

this allows me to not lose my origins, my “Tuscan-ness,” to continue to live in Prato and to tell its story.

52 STARS IN THE CITY Beauty, celebrities, elegance, but above all a praise to the seventh art in its dual role, that of feature and short films. It is the Prato Film Festival, founded and directed by Romeo Conte. An event that last May reached its seventh edition. Among the meetings, there was one with the “very” Tuscan trio of I delitti del BarLume, Atos Davini, Marcello Marziali and Massimo Paganelli, together with the stunning Enrica Guidi – in cinemas in 2019 with “L’Eroe,” alongside Salvatore Esposito, and “Mò vi mento. Lira di Achille” - and also with the various protagonists and directors of the films in competition, such as actor Ivano Marescotti, present at the Festival with the feature film “Michelangelo - Infinito,” a Sky production in which he interprets Vasari, with Enrico Lo Verso in the role of Michelangelo. Among the awards, the Best Screenplay award, won by Alfredo Mazzara’s “Ragù Noir,” is a tribute to two great screenwriters of Italian cinema and

E N G L I S H

V E R S I O N

comedy: the Florentine Leo Benvenuti and Prato’s Piero De Bernardi - authors, among others, of iconic films such as “Amici miei” and the saga of “Fantozzi” - the latter remembered and represented during the Festival by his daughter Isabella, known for playing the role of Fiorenza in Carlo Verdone’s debut film, “Un sacco bello.” Winner as Best Actor, for the short film “Ametista” by Alessio Pasquale (Best Direction in the Human Rights section), was Giorgio Tirabassi, in cinemas last June with his first film as director, “Il grande salto,” in which he starred with Ricky Memphis, with cameo appearances by Valerio Mastandrea, Marco Giallini and Lillo. Among the award-winning feature

films, “Due piccoli italiani,” by and with Paolo Sassanelli, together with Francesco Colella. Best Short Film Italy, “Aggrappati a me” by Luca Arcidiacono, Best Short Film World “Roake” by Joan Cobos; among the documentaries, the winner was “Transsiberian Dream” by Dennis Shmelz, while the Best Short Film in the Human Rights section was “Mi chiamo Leda” by Stefano Reali.

E N G L I S H

V E R S I O N

During the award ceremony, held in the Teatro Gabriele D’Annunzio of the Convitto Nazionale Statale Cicognini, awards were also presented to the elegant Rachele Risaliti, Miss Italy 2016, and to Roberta Siciliano, the lovely ballerina of the Teatro di San Carlo.

E N G L I S H

V E R S I O N

self was a forerunner of the fast, high-quality lunchtime meal with his wine shop in Via Ferrucci. For about a month, however, the bistrot has also been something else, since it is also open for dinner as a wine bar where you can taste one of the 450 excellent labels from the cellar, and accompany your wine with pizzas, focaccias, cold dishes and cold cuts. A more informal alternative to the restaurant, which continues to be open. The idea is to return to tradition, and to combine it

88

with quality and creativity. “Sometimes there is a tendency to want to demonstrate one’s skills with a cre-

A CHEF AT THE MUSEUM A museum that is not only an exhibition space, but an integral part of the city, a lively space enjoyed by tourists and Prato natives alike. This is the dream of Angiolo Barni and Elena Paci for the Museo Pecci, in which they have opened two eateries with an absolutely European “flavor”: Myo Bistrot and Myo Ristorante, where Angiolo creates the cuisine. The restaurant, open in the evening, was inaugurated in 2016, at the same time as the reopening of the museum after the last architectural intervention. It offers a structured menu amidst relaxed rhythms and atmospheres. The bistrot has been open since the beginning of 2019. Here the aim is to offer a quick, light lunch without sacrificing taste and quality. After all, Angiolo Barni him-

ative-contemporary cuisine that becomes quite improbable - comments Angiolo Barni - on the contrary, I would like to measure myself with traditional dishes, I would like our client to recognize the dish he is eating as part of his own life and cultural background and rediscover its excellence. Quality, tradition, typicality: I would like these to be the guiding threads of our cuisine, along with the obligation of not losing our tradition.” The question remains as to why this adventure of Myo Ristorante and Myo Bistrot chose the Museo Pecci as its location. “We are literally in love with this place - comments Elena Paci - and many other Prato residents also have this amphitheater in their hearts, so we wanted to accept this challenge.”


OROSCOPO E S TAT E 2 0 1 9

MESSAGGI DALLE STELLE

Consigli a trecentosessanta gradi seguendo il percorso degli astri ARIETE (21 marzo - 20 aprile)

BILANCIA (23 settembre - 22 ottobre)

L’ingresso di Marte in Leone rappresenta un ottimo presagio di energie in crescita, fino al 20 agosto. Una boccata di ossigeno arriva anche ai nati 4-8 aprile sottoposti al quadrato saturnino.

Luglio e agosto vedono l’asteroide Pallade soggiornare nel segno: è l’occasione per tentare di migliorare le relazioni inter-familiari. A fine estate, poi, arrivano in aiuto Venere e Mercurio.

TORO (21 aprile - 20 maggio)

SCORPIONE (23 ottobre - 22 novembre)

Mercurio e Venere vi appoggiano in luglio, ma Marte vi è contrario fino a metà agosto: non pretendete troppo dalle persone che vi circondano! Alla ricerca di novità i nati in aprile.

La quadratura di Marte dal Leone vi richiede prudenza e di evitare i rischi, almeno fino a Ferragosto. La politica dei piccoli passi si addice in modo particolare ai nati 8-16 novembre.

GEMELLI (21 maggio - 21 giugno)

SAGITTARIO (23 novembre - 21 dicembre)

La situazione si riequilibra sui versanti fisico e sentimentale, soprattutto a inizio agosto. I pianeti veloci collaborano, ma Giove opposto dal Sagittario vi spinge ad essere… incontentabili!

Giove che passa sui gradi del Sole dei nati tra il 6 e il 10 dicembre rappresenta un’opportunità unica di espansione, oltre che di consolidamento di progetti e iniziative con uno sguardo al futuro.

CANCRO (22 giugno - 22 luglio)

CAPRICORNO (22 dicembre - 20 gennaio)

Venere attraversa il segno in luglio e vi sussurra all’orecchio frasi d’amore. Solo la situazione dei nati 6-15 luglio è un po’ controversa per il mantenersi delle opposizioni di Saturno e Plutone.

Lo sciogliersi dell’opposizione di Marte per l’entrata del pianeta in Leone promette una certa ripresa, che sarà più efficace ed evidente da metà agosto con l’arrivo di tanti pianeti in Vergine.

LEONE (23 luglio - 23 agosto)

ACQUARIO (21 gennaio - 19 febbraio)

In luglio, Marte visita prima e seconda decade, creando nervosismo e tensioni. In agosto tocca alla terza, anche se il transito sarà attenuato dai contemporanei passaggi di Mercurio e Venere.

Marte contrario può scompaginare piani e progetti estivi, ma senza danni irreparabili. Il consiglio è di non forzare le situazioni, lasciandosi guidare dalle “sottili” e inattese intuizioni gioviane.

VERGINE (24 agosto - 22 settembre)

PESCI (20 febbraio - 20 marzo)

In luglio i dolci appoggi venusiani vi invitano a prendere un po’ di riposo, fuggendo dalla routine. Da metà agosto a fine estate meglio muoversi con prudenza: Marte avanza lentamente nel segno.

Venere vi appoggia in luglio, mentre il Cielo non vi è ostile in agosto. Fate di necessità virtù, perché da metà agosto aumenta lo stress, prima per i nati di febbraio e poi per quelli di marzo.

a cura di Claudio Cannistrà, la “Bottega dell’Astrologo” Per informazioni sui corsi e le attività culturali organizzate scrivere a: labottegadellastrologo@gmail.com; canniclau@libero.it Disegni dei segni zodiacali opera di Pacpainter - www.pacpainter.it 98 PRATOREVIEW


Profile for Gruppo Editoriale srl

PratoReview n.42  

10 Years

PratoReview n.42  

10 Years

Advertisement