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Integra-Mente è un periodico che si occupa dell’Area Salute Mentale delle Cooperative Comunità Fraternità Società Cooperativa Sociale ONLUS e Fraternità Giovani Impresa Sociale S.C.S. ONLUS

Periodico Area Salute Mentale

INTEGRA - MENTE n°3 Settembre 2016/Dicembre 2016 anno 14°


o m a i s i Ch COOPERATIVE SERVIZI

Comunità Fraternità Società Cooperativa Sociale ONLUS Sede Legale: via Seriola n°62 25035 Ospitaletto (BS) Tel. 030/7282705 – Fax 030/7282780 comunita@fraternita.coop C.F. e P.I. 03221920170

Comunità Fraternità C.P.M. Comunità Psichiatrica a Media Assistenza - Ospitaletto

Il Platano Servizio di Trattamento specialistico per la Comorbilità Psichiatrica - Ospitaletto

Giovanni Borghetti C.P.B. Comunità Psichiatrica a Bassa Assistenza - Ospitaletto

La Farnia Servizio di Trattamento specialistico per la Comorbilità Psichiatrica - Ospitaletto

Giovanni Borghetti Centro Diurno Psichiatrico - Ospitaletto Stella del Mattino Centro Diurno Psichiatrico - Nozza di Vestone

Il Frassino Centro Specialistico/Riabilitativo con modulo per alcol e polidipendenze Travagliato Il Carpino, L'Agrifoglio, La Romiglia Alloggi per l'autonomia - Ospitaletto

Progetti innovativi di domiciliarietà psichiatrica

Progetto accoglienza profughi

Fraternità Giovani Impresa Sociale Cooperativa Sociale ONLUS Sede Legale: via Seriola n°62 Tel. 030/7282709 – Fax 030/7282780 25035 Ospitaletto (BS) C.F. e P.I. 03550510170

Raggio di Sole Centro Terapeutico Residenziale di Neuropsichiatria - Ome

La Carica dei Bebè Asilo Nido - Ospitaletto

Fraternità Impronta Impresa Sociale Società Cooperativa Sociale ONLUS Sede Legale:via Seriola n°62 25035 Ospitaletto (BS) C.F. e P.I. 02239260983

Il Sentiero Incantato Asilo Nido per bambini da 3 a 36 mesi – Brozzo di Marcheno

Azimuth Comunità di pronto intervento per adolescenti e preadolescenti – Brescia

Il mondo Incantato, Il Bosco Incantato, Coccimella Spazi gioco per bambini da 3 a 6 anni, Marcheno, Tavernole sul Mella e Gardone val Trompia

Strade Nuove e Il Grande Cerchio Comunità residenziali per adolescenti Ospitaletto

Raggio di Sole Centro Diurno di Neuropsichiatria - Brescia Raggio di Luna Centro Diurno di Neuropsichiatria - Bedizzole

Stella del Mattino Casa vacanze e studio per gruppi - Marmentino Altri servizi: assistenza ad personam per alunni disabili, attività di formazione e prevenzione nelle scuole e gestione del servizio sociale per alcuni comuni in collaborazione con Civitas S.r.L.

Le Ali dell'Aurora Laboratori avviamento lavorativo - Brescia Progetti territoriali socio-educativi

Namastè, Alisei, La Traccia Alloggi per l'autonomia per neo maggiorenni - Ospitaletto Rosa e Cialo Bergamini Alloggi di housing sociale - Ospitaletto Comunità Diurna Centro aggregazione giovanile - Ospitaletto Pizzeria Cattafame Servizio ristorazione con inserimento lavorativo - Ospitaletto Piccolo Ranch Fattoria Didattica Solidale - Ospitaletto

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Fraternità Creativa Impresa Sociale Società Cooperativa Sociale ONLUS Sede Legale: via Mercanti n°1 25055 Pisogne (BS) C.F. e P.I. 02239420983

Il Girasole Consultorio famigliare privato accreditato - Pisogne

Fraternità Solidale Associazione Volontariato Sede Legale:via Seriola n°62 25035 Ospitaletto (BS) C.F. e P.I. 98182310171

Attività di formazione e crescita per il volontariato a sostegno delle cooperative, Ospitaletto

Il Faro Consultorio famigliare privato accreditato - Palazzolo sull'Oglio

Servizio specialistico di diagnosi DSA e psicoterapia individuale, di coppia e famigliare Ospitaletto e Palazzolo sull'Oglio Servizio formazione e consulenza Psicopedagogica Ospitaletto e Pisogne Attività di solidarietà con iniziative a sostegno delle realtà di disagio, Ospitaletto


o i r a m Som 4

Editoriale

Dalle Comunità Pagina 8 Pagina 14

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C.D. Stella del Mattino Un fiore in strada Cantare fa bene

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C.D. G. Borghetti Uscita culturale del Centro Diurno

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C.D. Stella del Mattino e G. Borghetti Mare a più riprese

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Doppia Diagnosi Viaggio nel mondo di Steve Mc Curry Gruppo Asterix

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C.P.B. Borghetti L’estate della C.P.B. Borghetti

Dalle Coop.A

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Ricordando Giovanni Borghetti 4 Cooperative, 1 DNA

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Fraternità Giovani Laboratori artistici nelle nostre comunità Festa di fine estate a La Carica dei Bebè Cena delle Piccole Pesti

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Comunità Fraternità Marion e l’accoglienza

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Fraternità Impronta Un’estate da adolescenti

Approfondimenti Pagina 22 Bibliografia e pagine web www.cascina cattafame.it www.fraternità.it

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Folli e rei OPG Lettera appello per la salute mentale

Bakeca 26 28 29

Una lettera dal Perù Settembre Capodanno in Cattafame 3


e l a i r o t Edi

Le Coop.A guardano al futuro Realizziamo progetti per realizzare le persone Partendo da quanto auspicato nel Piano Strategico Triennale 2014 – 2017 delle 4 cooperative di tipo A a marchio FRATERNITA’: le incertezze evidenziate nel triennio 2011-14, purtroppo si sono confermate anche negli anni successivi e per questo permane una visione del futuro ancora critica e nebulosa La buona gestione, che si pone come obbiettivo la sostenibilità dei conti senza penalizzare i servizi, inizia ad evidenziare alcune fragilità: se i conti non tornano, o si taglia o si chiude, anche se il servizio è necessario e da risultati sociali. La politica del “non taglio, ma sviluppo” non è più applicabile.” Con questi scenari risultano inevitabili alcune osservazioni che possano orientare le nostre azioni future. Il primo aspetto riguarda la GESTIONE dei servizi che sempre di più deve essere monitorata e controllata in tempo reale. Siamo passati dalla modalità degli anni 90 dove per avere una buona sostenibilità dei servizi doveva esserci la saturazione al 100% dei posti a disposizione, agli anni 2000 dove il buon funzionamento si misurava in funzione dell’esaurimento del budget assegnato. Ai giorni nostri risulta chiaro che il budget è insufficiente a coprire il numero di persone accolte, tanto è vero che frequentemente viene sforato, questa condizione genera una grossa discrepanza tra i costi che si creano per gestire le realtà e quello che concretamente entra nelle casse delle cooperative. Generando una situazione di grave instabilità. La caratteristica saliente offerta dal privato sociale era la FLESSIBILITÀ che garantiva una risposta pronta e puntuale alle necessità degli ospiti accolti nei vari servizi. I risultati ottenuti hanno portato da un lato ad offrire interventi qualificati dall’altro la tendenza a creare nuovi professionisti del terzo settore rigidamente inquadrati nel proprio ruolo. L’ultimo aspetto su cui vorrei soffermarmi e che lega insieme anche i due precedenti è la capacità di RIINNOVARSI che non vuole dire riconvertire esperienze vecchie e desuete, ma partendo da quello che siamo e da quelle che sono le nuove “regole 4

del gioco” trovare nuova linfa per progettare, coinvolgendo in questa fase varie realtà pubbliche e private, interventi che sappiano coniugare tra loro:   

risposte ai nuovi bisogni delle persone; risposte a quelli che sono i nuovi quadri normativi; risposte in base alla sostenibilità economica intercettando nuovi canali finanziari, che non siano i soli contributi pubblici.

La sfida che ci attende nei prossimi anni sarà proprio quella di riuscire a coniugare questi tre aspetti salienti delle nostre attività. Per riuscire si dovrà dare sempre più spazio al lavoro con le RISORSE UMANE. Le persone che entreranno a maggior titolo nel ruolo di “socio” saranno la cartina torna sole per il realizzarsi degli aspetti sopra menzionati. Gli amministratori delle cooperative dovranno essere il motore di questo sentire incentivando e favorendo il lavoro con i propri soci per garantire spazi di formazione e condivisione alimentando quella “Officina delle idee” che dovrebbe diventare il luogo dove si realizzano progetti che realizzano le persone.

L’ANGOLO DI BERTA STIAMO PREPARANDO UNA NUOVA FANTASTICA RUBRICA … L’ANGOLO DI BERTA BERTA E’ LA NOSTRA GRANDE ESPERTA, A LEI POTETE RIVOLGERE QUALSIASI TIPO DI DOMANDA E LEI VI RISPONDERÀ. POTETE SCRIVERLE ALL’INDIRIZZO langolodiberta@gmail.com LEI VI RISPONDERÀ VIA MAIL MA POI, SIA LA VOSTRA LETTERA CHE LA RISPOSTA, VERRANNO PUBBLICATE IN ANONIMATO SUL GIORNALINO.

SCRIVETE NUMEROSI !!!!


à t i n u m o C Dalle

Un fiore in strada

Nuovi percorsi dal Centro Diurno Stella del Mattino di Nozza Questo breve articolo nasce in seguito alla partecipazione da parte del Centro Diurno Stella del Mattino, ad un progetto di arte relazionale, promosso dal Centro Diurno Disabili di Idro, che coinvolgeva diverse realtà del territorio.

La scorsa primavera, il Centro Diurno Stella del Mattino, è stato invitato a partecipare al progetto di arte relazionale chiamato: un fiore in strada. Tale progetto è stato promosso dal gruppo Artefatti del CDD di Idro, ed ha coinvolto numerose realtà del territorio limitrofo, tra cui le scuole elementari, medie e dell'infanzia di Idro, Istituto Polivalente di Idro, CDD di Villanuova, CSS di Idro, CSE La Cordata, il gruppo anziani della RSA di Vobarno ed anche il nostro Centro Diurno Stella del Mattino. L'evento ha come obiettivo quello di creare e celebrare la bellezza dell'umile, ciò che è ritenuto inessenziale, porgere l'attenzione alle cose e ai gesti quotidiani, solitamente ignorati e trascurati. Fermarsi ad osservare ciò che è sotto i nostri occhi ogni giorno, ma passa inosservato, tutto ciò che viene dato per scontato. Le relazioni con le persone, piccoli gesti, il bello in ciò che circonda, dettagli ordinari.

Questo progetto fa parte di quelle pratiche artistiche dette arti relazionali, nuove nei modi e nelle finalità, secondo le quali non è importante l'opera in sé, il come riesce, ma il motivo per cui è stata creata, il percorso che ha portato alla sua realizzazione. Un percorso che è dato dal singolo soggetto con la sua unicità, la sue abilità, la sua emotività, e il gruppo che ha origine in questo viaggio con l'obiettivo comune di creare qualcosa. Queste forme espressive hanno l’obiettivo di far emergere significati inconsci, nuove interpretazioni della realtà, attraverso un percorso di crescita individuale ma all'interno di un contesto sociale e collettivo, che faccia prendere coscienza di ogni gesto, azione, della vita quotidiana. Nel concreto, ad ogni gruppo partecipante è stato chiesto di realizzare dei fiori di carta colorata, composti da materiali poveri, i quali, sono poi stati posizionati, durante una mattinata precisa, nella piazza di Idro, in modo da creare una distesa colorata. La creazione di questi fiori ci ha occupati per diversi mesi ed ha coinvolto parecchi di noi, anche quelli inizialmente più restii e scettici, si sono poi lasciati trasportare. Inoltre, durante la realizzazione dei fiori ci è stato chiesto di raccogliere e scrivere, le emozioni provate nelle occasioni in cui, ci siamo soffermati ed abbiamo colto intorno a noi la bellezza, qualcosa che ha attirato la nostra attenzione, che ci è piaciuto, fatto sorridere e stare bene. Il 19 maggio è avvenuta l'esposizione dei fiori, e all'interno di un piccolo spettacolo teatrale sono state lette e condivise le esperienze riportate. Ci siamo ritrovati insieme a tutti i gruppi che hanno partecipato al progetto e condiviso il percorso svolto. E' stato coinvolgente e soprattutto emozionante, trovarsi tutti insieme nello stesso contesto nonostante non ci conoscessimo prima di allora, ascoltare, leggere, quasi interpretare le emozioni scritte, è stato un momento molto suggestivo. Centro Diurno Stella del Mattino

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Dalle Comunità - Centro Diurno Stella del Mattino Cantare fa bene Quando si canta in coro è ancora meglio ... Al Centro Diurno Stella del Mattino di Nozza da Ottobre 2015 è iniziata una nuova attività in collaborazione con il CPS di Salò: il coro. Ecco il resoconto dei partecipanti. Ormai è risaputo che cantare abbia effetti benefici sul corpo e sulla mente; ciò che è meno conosciuto è che cantando in un coro questi effetti si moltiplicano. In più, chiunque può imparare a cantare, a qualsiasi età e senza alcun requisito particolare. Il canto coinvolge tutto l’organismo. A livello cognitivo nei coristi aumentano attenzione, concentrazione, memorizzazione e il pensiero si fa più ordinato. A livello fisiologico, il canto implica una respirazione più profonda, consapevole e regolare, favorisce l’ossigenazione sanguigna e una postura più corretta: la funzionalità cardiaca migliora e si riducono le tensioni muscolari. In coro, in più, il respiro delle persone si sincronizza. La sintonia fisiologica diventa anche psicologica ed emotiva: ecco perché l’attività corale crea coesione anche tra persone che non si conoscono. Inoltre, degli studi hanno provato che far parte di un ensemble vocale, rafforza il sistema immunitario e migliora il sistema endocrino. Insomma, tutto ciò porta a migliorare l’umore e ad aumentare l’energia. Per questi motivi, a ottobre 2015, il centro diurno “Stella del Mattino” di Nozza ha avviato una nuova esperienza: IL CORO. In collaborazione col CPS di Salò è stato individuato un Maestro di coro con esperienza, in quanto dirige già altri cori da molti anni. Una volta creato il gruppo di partecipanti, composto da ospiti del centro diurno “Stella del Mattino” e pazienti della comunità protetta di Salò, si sono avviati gli incontri musicali. Le prove venivano svolte nella canonica della parrocchia di Prevalle, messa gentilmente a nostra disposizione dal parroco. Si è deciso che durante gli incontri gli operatori avessero un ruolo defilato al fine di creare una relazione più diretta possibile tra Maestro e coristi. All’inizio i cantanti si sono disposti a semicerchio in posizione casuale; dopo qualche incontro, il Maestro ha fatto dividere i partecipanti in quattro gruppi diversi in base all’estensione vocale: tenori e bassi gli uomini, soprani o contralti le donne. La prima parte della prova consisteva in un avvicinamento teorico alla musica (note, intervalli, tempi, ecc.); in seguito, si passava ad apprendere esercizi vocali di riscaldamento della voce o di rilassamento dei muscoli facciali. Nella parte finale, che era quella preferita dagli ospiti, si

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affrontavano in maniera pratica dei brani musicali, proprio per questa predilezione col tempo si è dedicato più spazio alla parte cantata. Come avveniva la scelta dei brani? I brani corali erano scelti dal Maestro, venivano studiati e ripetuti più volte al fine di migliorare la coesione tra le varie voci. Tra questi la preferita è stata “Tu sei la prima stella del mattino”, scelta in onore del centro diurno. Gli ultimi minuti di ogni incontro, invece, venivano dedicati al canto informale di una canzone italiana che era stata scelta da ogni ospite; il tutto con l’accompagnamento della chitarra. I coristi cosa ne pensano dell’attività svolta? Roberto: per me è stata una nuova e bella esperienza. Spero tanto di poter continuare questa attività. Mi piace molto la canzone “Tu sei la prima stella del mattino”. Maddalena: anche per me è stata un’esperienza molto positiva. Ho cercato di impegnarmi in tutte le canzoni proposte. Come canzone scelta, avevo portato “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini che mi piace molto ma è davvero impegnativa. Mi piacerebbe continuare l’esperienza. Gianluigi: buona esperienza. Mi è piaciuto tutto; ho avuto un po’di difficoltà nel ricordarmi le note. Mi farebbe piacere che l’attività continuasse. Loriano: per me è stata una prova positiva. Continuerei a cantare. Il Maestro è sempre stato molto disponibile. Enza: il Maestro mi ha fatto fare la solista ed è stata un’esperienza impegnativa ma positiva. Il Maestro era molto bravo e paziente e continuerei volentieri l’attività. Valter: bella esperienza visto che di musica non ne sapevo molto. All’inizio ho fatto un po’ fatica, poi man mano mi sono appassionato sempre più. Le prove erano un motivo di unione e ci siamo divertiti. Molto belli i brani scelti. Emanuele: l’attività mi è piaciuta e il Maestro è stato molto bravo. Gli ospiti hanno mostrato fin dall’inizio impegno e costanza e il gruppo è rimasto unito fino alla conclusione del corso svolto. Proprio per questo, i coristi hanno ricevuto un attestato di partecipazione che è stato per loro motivo di soddisfazione e di orgoglio.


Dalle Comunità - Centro Diurno G. Borghetti Uscita culturale della Centro Diurno Impressioni dalla mostra “Lo splendore di Venezia” Di seguito Nadia e alcune ospiti descrivono le loro impressioni dopo aver partecipato all’uscita alla mostra “Lo splendore di Venezia”, tenutasi a Brescia presso palazzo Martinengo, dal 23gennaio al 12 giugno. Un piccolo gruppetto cammina per le vie del centro di Brescia e approda a Palazzo Martinengo, dove è ospitata la mostra dei vedutisti e, fra tutti, spicca il nome del Canaletto. Gli occhi sono sgranati, come a voler rubare i colori e le forme nascoste nei quadri. I pittori riescono con le loro pennellate a incantarci: le luci di Federico Moja, Venezia con la neve di Giuseppe Borsato e i ritratti della gente semplice di Alessandro Milesi. “La mostra era bella, un’arte antica, precisa e lavorata per bene. Nei quadri c’è del mistero. Sono complicati ma si somigliano perché sono tutti su Venezia” racconta Elisabetta e continua: “nell’acqua pulita si rispecchiano le ombre dei palazzi e dei ponti. Quegli uomini dipinti così piccoli vivono nel quadro…sembra che si spostino”. Maria, l’artista del gruppo esclama a gran voce: “La mostra era troppo bella, se vedi questi dipinti pensi di non sapere più disegnare!!!” e continua: “mi piaciono molto i vestiti di quell’epoca fra 1700 e 1800, perché non si vedono nemmeno un paio di gambe”. Porzia aggiunge: “Se vedeste le ma-

schere di Venezia e Piazza San Marco fatti con l’olio, belliiiii. Le cornici poi… pensavo fossero d’oro, ma quanto erano belle!!”. Ah, Venezia è splendida! C’è chi rema in gondola, chi guarda il porto e il rivière navigable, ci sono i sospiri sul ponte e due ragazzi giovani che si vedono dal balcone. Un grazie va anche alla nostra Brescia, che ci ha omaggiato con una mostra così ricca di scorci, cieli, riflessi e punti di vista incredibili sui canali d’acqua più famosi al mondo.

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Dalle Comunità - C. D. Stella del Mattino e G. Borghetti Mare a più riprese Un’estate vissuta alla grande Quest’anno il Centro Diurno “G. Borghetti” ha proposto agli utenti due tipologie di vacanze, una primaverile in occasione del Festival degli aquiloni, e l’altra estiva come di consueto negli ultimi anni. Eccovi le nostre vacanze… in attesa del prossimo viaggetto! Ciao a tutti, un breve articolo per raccontarvi l’esperienza del piccolo gruppo che con coraggio il 14aprile ha esplorato il mare, ancora d’inverno. Non abbiamo avuto grande fortuna perché il tempo era nuvoloso e pioveva, ma la nostra più grande fortuna è stata quella di poter ammirare il Festival degli aquiloni che si teneva a Pinarella di Cervia nella settimana dal 25 Aprile al primo Maggio. Siam partiti in 5 audaci giovani pazienti, due operatrici, zaino in spalle e via incontro a nuove emozioni. Vitto e alloggio era già organizzato dal Super Centro Borghetti, a noi si è chiesto solo di vivere i fantastici giorni, godendo di ogni spazio, colore e situazione che si ci presentasse. La bellezza di questi tre giorni e stata la possibilità di vedere tante persone che in spiaggia si divertivano a far volare i propri aquiloni… per ogni colore di essi assocerei un’emozione diversa, come fossero bambini che vogliono affermare nel cielo la propria personalità. Il nostro Adriatico che cosi immenso appare sulla cartina, ora a portata dei nostri occhi, delle nostre mani e perché no, la sabbia che definiva il confine tra due elementi terra e mare. Raccogli una conchiglia tu, che ne raccolgo una più bella io, l’emozione che ci riporta a riscoprirci bambini rimane anche quando si torna a casa. Sul mio comodino ora a tenermi compagnia sono tre piccole conchiglie. Rita

struttura: anziché andare nella pensione degli anni precedenti, siamo stati all’hotel Primavera, visitato da alcuni ospiti durante la vacanza primaverile. I cambiamenti e le novità portano sempre con se un po’ di ansia ed infatti per alcuni così è stato: “ci piacerà l’albergo?”, “è lontano dalla spiaggia?”, “come si mangerà?”, “avremo ancora gli ombrelloni?” e tante altre preoccupazioni che hanno trovato risposta il 29 agosto, una volta arrivati là. Da Ospitaletto siamo partiti con 13 ospiti, alcuni di loro non vedevano il mare da anni e per loro era la prima vacanza con il nostro gruppo; altri invece erano ormai degli habitué. Lo stesso dicasi per i 5 ospiti di Nozza. Le giornate sono trascorse tra lunghe passeggiate in spiaggia, partite a carte e bagni in mare. A spezzare la routine vacanziera sono state proposte una gita a Cesenatico ed una a San Marino per chi volesse parteciparvi. Cesenatico ha colpito per le grandi barche nel canale, San Marino per i numerosi negozi di gioielli e profumi. Lasciamo spazio ai diretti interessati, con le loro opinioni e commenti sulla settimana… Gleidis: “al mare mi è piaciuto tanto, si mangiava bene, l’acqua del mare era calda. Durante la vacanza ho ballato i balli di gruppo, una sera abbiamo visto uno spettacolo in un albergo e ho fatto ballare l’educatrice Ilaria!! Tutte le sere uscivamo a fare due passi e a mangiare un gelato. Per me è stata una bellissima vacanza, la prima con il centro diurno! Mi è mancata un pò la mamma però sono stato bene lo stesso e mi sono divertito”. Claudio: “è andato tutto bene, non poteva andare meglio, ormai sono un affezionato delle vacanze col centro. L’aspetto più bello è stato il nuovo albergo, i bagni in camera e la stanza da tre, più piccola degli anni scorsi. L’aspetto più brutto è che le ferie sono finite ahimè”. Rolando: “è stato bellissimo e mi sono divertito, ho fatto tanti bagni e giretti. L’albergo mi è piaciuto di più dell’anno scorso, non poteva andare meglio di così”.

Quest’estate invece, come di consueto negli ultimi anni, siamo tornati al mare una settimana con un gruppo di ospiti del C.D. “Stella del Mattino” di Nozza ed uno dei loro educatori, Fulvio. La comitiva contava 18 ospiti accompagnati da Antonio, Fulvio, Ilaria ed Elisabetta. La grande novità era la

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Alessandro: “è stata la prima vacanza col centro, mi sono trovato benissimo, anche coi miei compagni di stanza Gianluca e Fabio. Gianluca una notte è rimasto chiuso fuori dalla camera e io e Fabio dormivamo. Gianluca pensava che io fossi in bagno allora mi lanciava i sassolini alla finestra per svegliarmi. Alla fine mi sono svegliato e gli ho aperto… ogni giorno ne combinavamo una!”


Dalle Comunità - C. D. Stella del Mattino e G. Borghetti Roberto: “abbiamo trovato tutta settimana bel tempo, coi compagni di Nozza e del Centro diurno mi sono trovato bene. L’hotel mi è piaciuto molto e anche il cibo era ottimo. Ho fatto tanti bagni, sarei voluto rimanere di più, purtroppo siamo dovuti tornare”. Non c’è spazio per lasciare la parola a tutti ma vi assicuro che l’impressione è stata positiva per tutto il gruppo, educatori compresi! Anche gli amici di Nozza si sono trovati bene… Emanuele: “bello l’albergo, eravamo vicini a quello dove avevamo trascorso le vacanze al mare nei tre anni precedenti, dava la stessa sensazione come avevamo trascorso sempre le ferie. Mi è piaciuta la camminata nella pineta per raggiungere Pinarella di Cervia. Vedevo tutte le colonie chiuse come gli altri anni è anche i chioschi al mare sono gli stessi che ho visto negli anni precedenti. Mi piace la Romagna ed è un posto che ho sempre frequentato fin da giovane perché avevo dei parenti. La spiaggia somigliava sempre a quella che ho visto negli anni precedenti, c’era lo stesso bagnino, non ho mai avuto discussioni, ho fatto passeggiate non lunghe in spiaggia e mi sono emozionato nel fare il bagno, qualche tutto nell’acqua salata”. Walter: “questa vacanza in generale non è stata vissuta con tanto divertimento ed allegria, per me è stata riflessiva, contemplativa anche con un pizzico di malinconia e tristezza, che però dentro di me sembra strano non compatibile, ma mi avvicina alla fede, al credere nell’aldilà questo credere mi trasforma e torno sereno e allegro, pieno di vita, d’amore, con la voglia di vivere. Ritornando alla vacanza con gli amici del Centro diurno di Nozza e di Ospitaletto mi sono trovato abbastanza bene, anche se ognuno di noi, che abbiamo i nostri difetti e manie e fissazioni, ma tutto sommato ci siamo compresi e ci siamo uniti nel ridere, nel riflettere e andando a pranzare. La giornata in spiaggia per me è stata serena, bella con tutti gli amici abbiamo camminato passeggiato fatto il bagno e in più io mi sono dedicato a lunghe passeggiate alternate a corsette come facevo da ragazzo. Queste passeggiate e corse mi rilassano, mi rendono sereno e contento”.

vo anche in spiaggia e sono entrato in acqua, ho nuotato e fatto qualche tuffo ed ho anche camminato più volte sulla sabbia con Valter e con Fulvio”. Romina: “mi sono trovata contenta con il mangiare e con i cuochi, mare e spiaggia mi sono divertita e con la mia vicina Porzia e le passeggiate, e grazie a Walter che mi ha aiutato a trovare il telefonino con il carica batterie. Con quelli di Nozza e di Ospitaletto mi sono trovata bene. Mi è piaciuto fare il bagno con Fulvio. In autonomia sapevo riconoscere i posti. Nella casa albergo venivano ospiti disabili e invalidi accompagnati da brave persone. In spiaggia riposavo, ho giocato a carte e bevuto il caffè al Bagno Primavera n. 26”. Roberto: “mi è piaciuta Tagliata di Cervia perché mi divertivo a fare le passeggiate in pineta perché era tutta all’ombra e quando arrivavo a Pinarella trovavo più vita, più persone, più negozi, più bar. Erano tutti gentili e se chiedevi qualcosa ti rispondevano gentilmente, non me lo aspettavo essendo noi forestieri. Ho trovato il Centro commerciale dove più volte sono tornato anche in gruppo. Una sera con gli altri amici siamo andati nella piazza del centro commerciale e lì ci siamo fermati a sentire un concorso canoro di dilettanti. Un’altra sera abbiamo passeggiato nella via commerciale di Pinarella dove c’era una bella festa, molti turisti e ad un angolo della strada ci siamo fermati sentire un sudamericano vestito da indiano che su una base musicale suonava il flauto e cantava. Mi sono trovato bene alla casa albergo Primavera e in spiaggia. Mi sono divertito”. Noi tutti speriamo di tornare al mare anche l’anno prossimo anche perché siamo stati ospitati bene, ci siamo trovati bene in quell’albergo. Emanuele P., Roberto N., Valter Z., Sergio S., Romina S.. Ilaria e i ragazzi del Borghetti Fulvio e i ragazzi della Stella del mattino

Sergio: “mi sono trovato bene con la compagnia, in spiaggia, in camera e la notte ho fatto delle belle dormite, con so i miei compagni, Emanuele, Valter, Roberto, ma con il cerotto sul naso credo di non averli disturbati troppo. Ho partecipato a tutte le passeggiate in spiaggia e nei paesi vicini, sia di giorno che la sera. Vi racconterò della gita a Cesenatico. Siamo partiti la mattina e con il pulmino abbiamo raggiunto il vecchi porto di Cesenatico, abbiamo passeggiato lungo la banchina dove erano ormeggiati vecchi pescherecci. Tutti i giorni anda9


Dalle Comunità - Doppia Diagnosi Viaggio nel mondo di Steve Mc Curry Una bellissima gita a Torino per la mostra fotografica Due mesi fa all’incirca ci siamo recati con il nostro gruppo di fotografia della comunità a visitare una mostra fotografica di uno dei più celebri fotografi al mondo di nome Steve Mc Curry.

china fotografica e la loro anima esce allo scoperto.” La sua carriera nasce a fa il giro del mondo soprattutto attraverso i suoi scatti che immortalano i più importanti conflitti degli ultimi anni tra cui Pakistan e Afghanistan, Iran e Iraq, Beirut, Cambogia, Filippine e la guerra del Golfo. MC Curry si concentra sulle conseguenze umane delle guerre mostrando non solo quello che la guerra imprime al paesaggio, ma piuttosto sul volto umano. Egli è guidato da una curiosità innata e dal senso di meraviglia circa il mondo e tutti coloro che lo abitano. Ha una straordinaria capacità di attraversare i confini della lingua e della cultura per catturare storie di esperienze umane. Una delle più celebri fotografie è la “Ragazza Afgana” scattata in un campo profughi a Peshawar in Pakistan. E’ stata la fotografia più riconosciuta nella storia della rivista “National Geographic” ed è stata anche ampiamente utilizzata sulle brochuer di Amnesty International. Mc Curry nella sua vita artistica ha ricevuto molti premi internazionali importanti tra cui: 1980 ROBERT CAPA GOLDEN METAL 1990 AWARDS OF EXCELENNS SPANISH GIPS 2000 BOOK OF THE YEAR 2009 AMBROGINO D’ORO 2011 LEICA HALL OF FAME AWARD

Mc Curry è un freelance americano nato a Philadelphia il 24 Febbraio 1950. Si è laureato alla Penn State University di Philadelphia e nel 1974 diplomato in arte teatrale. Ha lavorato come fotografo al Today Post per due anni e successivamente partì per l’India come fotografo freelance. E’ proprio lì che esplose il suo talento e che incominciò a guardare la vita sapendo attendere il momento migliore per lo scatto perfetto. Una della sue più celebri frasi è “le persone si dimenticano della tua mac-

Avendo avuto la possibilità di vedere la sua mostra che si è svolta a Torino ritengo che tutte le onoreficenze che ha ottenuto siano state ampiamente meritate perché le sua fotografie, a mio parer, sono uno spettacolo che merita di essere visto da tutti i popoli del mondo e per chi ha voglia di approcciarsi alla fotografia in modo artistico. Grazie!!! Flavio 10


Dalle Comunità - Doppia Diagnosi Gruppo Asterix Il nuovo gruppo per attività motoria si presenta Gruppo Asterix…in Doppia Diagnosi si è iniziato a uscire a camminare. Ecco il racconto del progetto. In conclusione Flavio ci racconta la sua esperienza alla Color Run di Ospitaletto. Se parlo da infermiera dovrei semplicemente dire che l’esercizio fisico porta innumerevoli benefici, sia dal punto di vista fisico che psichico. Non c’è dubbio che dal punto di vista fisico, il movimento aiuta a tenere sotto controllo il peso e gli zuccheri, aiuta l’apparato circolatorio contribuendo a portare la pressione sanguinea nella norma e mantenendo il livello di colesterolo nei limiti ottimali. Dal punto di vista psichico non ci sono dubbi che l’esercizio fisico aiuta a ridurre lo stress e l’ansia. Ma onestamente penso che l’esercizio fisico sia molto di più di questo, per me è soprattutto emozione. Ho proposto questo gruppo di camminata quasi per gioco, con tantissima ansia e con la paura di non riuscire a gestire il tutto ma in me è prevalsa la voglia di trasmettere una mia passione. Abbiamo iniziato camminando per pochissimi km nelle belle colline della Franciacorta, dove non sono mancate le lamentele di molti e il fiatone di tutti, ma con il tempo il fiatone è diminuito e le lamentele hanno lasciato il posto a tante chiacchiere. I km per il momento sono rimasti pochi ma è tanta da parte di tutti la soddisfazione di fare sempre meno fatica e il piacere di stare insieme. Ammiro ogni partecipante di questo gruppo perché ognuno di noi sta provando a raggiungere un obbiettivo superando il proprio limite. Per alcuni l’obbiettivo è quello di stare un’ora senza fumare, per altri è quello di riuscire a camminare per un’ora consecutiva per altri ancora è quello di stare in un gruppo senza isolarsi e devo dire che la maggioranza di noi ha raggiunto l’obbiettivo. Il mio obbiettivo era quello di vincere la pigrizia e di trasmettere una passione ma devo dire che in questo gruppo ho ricevuto di più di quello che ho dato, ho ricevuto tante emozioni e soddisfa-

zioni. Vedere che nonostante tutti i limiti legati alla patologia, ognuno abbia voluto mettersi in gioco è per me una grande vittoria. Sentirsi dire “grazie perché finalmente faccio qualcosa di buono che mi fa stare bene” mi ripaga per tutti gli sforzi e mi fa capire di essere ampiamente andata oltre le mie aspettative. Grazie sincero a tutti quanti per la forza e il coraggio che avete avuto sfidando quello che pensavate impossibile. “Tutti sanno che una cosa è impossibile, poi arriva quello che non lo sa e la fa” Einstein Michela

Ho partecipato all’Ospi Color 2016 e l’ho trovata una manifestazione molto divertente e spensierata, spero che di questi eventi se ne possano ripetere ancora perché ritrovarsi in un così folto numero di persone tutte imbrattate di colore e con spirito pieno di gioia fa sentire soprattutto ai grandi l’importanza del gioco e di tornar bambino!!! Grazie mille Flavio

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Dalle Comunità - C. P. B. Borghetti L’estate della C.P.B. Borghetti Esperienza culturale al C.P.B. Borghetti Con l’arrivo dell’estete, in CPB organizziamo con i ragazzi vari momenti da passare insieme, oltre le vacanze al mare. Una serata alla melonera, un pomeriggio in spiaggia a Desenzano, una visita ad Edolo partendo con il treno da Iseo. Molto carina e soprattutto ventilata la giornata trascorsa ad Edolo, con il caldo che faceva. Io e Michele ci siamo avventurati a visitare la chiesa patronale che purtroppo era chiusa, ma vicino ad essa abbiamo potuto vedere una mostra sui primi del cinquecento molto interessante e particolare. Risalendo a libri vecchissimi vennero riprodotti quadri tra cui quello dell’ultima cena. Questo ci ha colpito moltissimo, perché non è la solita classica cena che si vede raffigurata sui libri e nelle chiese. (foto Edolo e quadro)

Dai monti passiamo al mare con la partenza ed arrivo dalle nostre monache che ogni anno sono felicissime di rincontrarci, ma che quest’anno sono un po’ acciaccate, ma ben presenti. Il mare caldissimo e le sdraio sempre comode e Alessandro il gestore del bagno ci accoglie sempre come vecchi amici. Augusto ogni tanto sale in pineta per godersi un po’ di fresco, ma quando si organizza una partita a bocce in spiaggia è sempre presente. Gian-

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carlo che partecipa ai giochi d’acqua e che si rivela un attore nato nel intrattenere il gruppo. La gita culturale quest’anno ha toccato Loreto. La Madonna nera è bellissima e la chiesa al suo interno è maestosa. Molti i pellegrini devoti a questa Madonna per le grazie ricevute. In particolare questa uscita è piaciuta a Michele che dice: “Mi rimarrà impresso nella mente e nel corso dei prossimi anni l’immagine di tutte queste persone devote, o meno che siano, che rimangono in un atteggiamento di umile silenzio al cospetto di una imponente forza che ti richiama alla cristianità. Unica vera religione in questo mondo di cambiamenti. Dalle tenebre ho visto una luce.” Dal piazzale della chiesa si può ammirare uno splendido panorama che toglie il fiato: Il Conero. Una di quelle spiagge che nulla ha a che vedere con quella di Cervia e che nel pomeriggio abbiamo raggiunto puntualmente. Quest’anno oltre alla consueta tappa alla città di Forlì, abbiamo preso il battello che parte dal porto di Milano Marittima per andare a visitare la piattaforma dell’AGIP a venticinque chilometri dalla riva, passando a fianco alle colture di cozze che si


Dalle Comunità - C. P. B. Borghetti

estendono a perdita d’occhio. I gabbiani rincorrevano il battello, per ricevere il cibo che i marinai gettavano in mare. Infine rientrando al porto han-

no offerto a tutti, in un allegria contagiosa, pesce fritto. Divertente è stata la serata trascorsa al cinema, dentro il castello di Forlimpopoli, dove vederci un film è sempre molto suggestivo. Gradevole anche la serata trascorsa a Cesena per bere un gelato in compagnia. Amabile infine, per l’ultima serata, la cena organizzata da Artusi, dove è sempre un piacere per il palato andarci. Il rientro non ha segnato la conclusione delle nostre vacanze, perché in estate si prendono le occasioni al volo, come quella di accompagnare Augusto a Rovigo a casa della sorella dove ha trascorso qualche giorno di relax. Oltre alla squisita accoglienza dei suoi familiari, al rientro abbiamo fatto una breve visita alla città di Verona, sempre affascinante da vedere e rivedere. (Foto) In tutto questo piccolo racconto, un ringraziamento speciale dai ragazzi e da noi operatori va alla volontaria Maria, sempre presente alle nostre scorribande e a Renzo, il nostro responsabile, che anche quest’anno è stato presente nonostante eventi personali molto tristi, in questa sua ultima vacanza con i suoi ragazzi. A questo proposito vorrei farvi una citazione di Madre Teresa di Calcutta: “Non importa quanto si dà, ma quanto amore si mette nel dare”. Arrivederci al prossimo anno. Alberta

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A . p o o C e l l a D

Ricordando Giovanni Borghetti Due importanti iniziative a Ospitaletto Sabato 3 settembre la comunità di Ospitaletto ha ricordato l’instancabile operato di Giovanni Borghetti attraverso due iniziative ideate dalle Cooperative di tipo A di Fraternità e dalla Parrocchia San Giacomo Maggiore di Ospitaletto. Le proposte sono state denominate “Ricordando Giovanni Borghetti” e si sono svolte nella Chiesa Parrocchiale. La giornata è iniziata con la Santa Messa, momento molto sentito dove ognuno dei partecipanti aveva un motivo personale per ricordare Giovanni. Si sono sentiti tutti convocati alla celebrazione eucaristica perché era quello in cui Giovanni credeva: dopo la morte terrena c’è qualcosa di sublime che ci attende, di irrinunciabile… che avrebbe superato le ingiustizie di questo mondo e avrebbe eliminato il male. In serata è andato in scena lo spettacolo “Il forgiatore di uomini”, un monologo prodotto da Crucifixus Festival di Primavera, recitato e diretto da Luciano Bertoli su testi di Claudio Bernardi. Il dramma ha inizio in una fucina dove un fabbro si trova, suo malgrado, coinvolto negli accadimenti del Golgota. Il protagonista assiste impotente alla passione del Nazzareno, diventandone addirittura il carnefice. Un ospite inatteso, a conclusione della rappresentazione, visita al fabbro svelando il segreto dei chiodi da lui forgiati. La scelta di ricordare la figura di Borghetti con uno spettacolo quale “Il forgiatore di uomini” è un po’ inusuale, cerchiamo di capirne la motivazione attraverso le parole di Alberto Festa: «Giovanni oggi è uno strumento di speranza e di solidarietà ma nella sua vita è stato un uomo che è andato

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incontro alla sofferenza, prima caricandosi quella degli altri, andandoli a cercare ai “crocicchi” delle strade; poi la sofferenza gli è andata incontro in modo repentino e cinico, con la malattia della moglie e con la sua sofferenza, con la sua infermità, con il suo dolore che l’ha accompagnato fino al suo Calvario … ecco perché il “Forgiatore di uomini”» prosegue Alberto «Storia nella storia, quella con la “S” maiuscola, Storia di un uomo semplice, un fabbro, pressappoco come Giovanni. Uomini abituati a lavorare con sudore un “materiale” duro, che solo con il fuoco si può modellare, un uomo di mondo che incontra altri uomini, che non giudica se sono buoni o cattivi, non importa se ricchi o poveri, sono tutti uomini da accogliere ed ascoltare uomini da accompagnare al solo Uomo che ti può cambiare la vita, quello stesso Uomo che si è caricato sulle spalle il legno della Croce, simbolo dei nostri peccati» Parlare di Giovanni Borghetti non è facile… era uomo di poche parole, discreto nelle sue attività, riservato nelle relazioni, determinato in quello che si prefiggeva, fedele nella preghiera e caritatevole nell’incoraggiare. Giovanni inizia da giovane la propria attività nel sociale presso l’oratorio di Ospitaletto, anima e sostiene la locale squadra di pallavolo, nel 1968 inizia l’attività di volontariato a favore delle persone svantaggiate, nel 1976 gli viene assegnato il Premio Bulloni assieme all’amico Giuseppe Bergamini, nel 1978 apre una comunità di accoglienza a Brescia attività che un paio d’anni dopo si evolverà nella Cooperativa Fraternità. Incessante sarà inoltre la frequentazione del gruppo famigliari e conoscenti degli Alcolisti Anonimi ALANON. Dopo una lunga malattia ritorna al Padre il 4 settembre 2000. Gli verrà intitolato postumo il parco pubblico di via Tiziano a Brescia, il Palazzetto dello Sport a Ospitaletto e conferita la Medaglia d’oro di riconoscimento civico alla memoria dal Comune di Ospitaletto. A conclusione della giornata rimane un bilancio molto positivo, sia in termini di partecipazione che in termini di qualità della proposta, e la promessa di rivederci il prossimo anno con nuove idee e nuovi stimoli di riflessione. Un caloroso ringraziamento va a tutte le persone che a vario titolo hanno partecipato.


Dalle Coop.A 4 Cooperative, 1 DNA Il riassunto del percorso verso un’immagine coordinata Con l’obiettivo di sviluppare migliori sinergie tra i diversi servizi e avvicinare le persone attorno a valori forti che le ispirano, proponendosi in modo coerente a tutti i soggetti con cui entrano in contatto, le 4 cooperative di tipo A di Fraternità hanno sentito forte l’esigenza di intraprendere un percorso di scoperta del proprio DNA. Il DNA è un insieme di valori, attitudini, modi di fare, modelli di ispirazione, procedure e comportamenti sviluppati dal tempo, dalla storia e dalle persone. Ogni organizzazione ha il proprio DNA e ogni organizzazione è fatta di persone. Chi meglio di coloro che la compongono possono raccontarne i tratti salienti e le diverse sfumature? Per questo il percorso per definire il DNA deve passare attraverso incontri con i protagonisti presenti e passati, alla ricerca degli elementi che li accomunano e caratterizzano. La comunicazione, sia essa verso l’interno o verso l’esterno, deve passare attraverso la riscoperta del DNA affinché sia efficace, allineata con i valori del marchio e sostenibile nel medio lungo periodo. Il progetto, fatto in collaborazione con OfficinaStrategia, è iniziato a luglio, con l’obiettivo di concludersi entro fine dicembre con la mappa del DNA e una strategia di comunicazione che permetta di pianificare un piano comunicativo rivolto all’esterno ma anche all’interno da svilupparsi nel prossimo anno.

Per esteso, vi presentiamo le fasi del progetto. FASE 1 - Le interviste. Verrà chiesto alle diverse cooperative di individuare le persone che, attraverso interviste mirate, possano aiutarci a tracciare i contorni dell’organizzazione e mappare il DNA dell’organizzazione. FASE 2 - Il Confronto e la sintesi. OfficinaStrategia stilerà una sintesi degli elementi raccolti e fornirà una prima lettura del DNA aziendale e degli elementi cardine da discutere con un gruppo di lavoro precedentemente individuato. Saranno interpellate tutte le equipe con lavori di gruppo atti a coinvolgere, informare e a consolidare gli elementi individuati. Attraverso iterazioni successive si giungerà all’individuazione dei componenti del DNA dell’organizzazione. FASE 3 - Il disegno. In questa fase verrà proposta la nuova immagine e un’illustrazione degli elementi del DNA che servirà come manifesto rappresentativo del marchio.

Lo sviluppo del progetto è stato affidato a OfficinaStrategia un’azienda di Brescia. OfficinaStrategia è il luogo in cui le idee prendono forma e si trasformano in business di successo. Nulla si muove senza passione e divertimento. Ecco allora la necessità di uno spazio dove ritrovare la passione, fuori dalla routine quotidiana, lavorando in serenità, per riscoprire il gusto di fare impresa. Un luogo in cui gli imprenditori possano incontrarsi, confrontarsi e soprattutto dedicarsi alla parte più importante del loro lavoro, nonché la più divertente: la strategia. Per maggiori informazioni: www.officinastrategia.it 15


Dalle Coop.A - Fraternità Giovani Laboratori artistici nelle nostre comunità Prendere in cura: immagini, simboli e a volte parole Francesca Vavassori è Psicologa iscritta all'Ordine degli Psicologi Lombardia. Oltre alla formazione in Psicologia si è laureata in Scienze dei Beni Culturali ad indirizzo storico artistico. Dall’inizio del suo percorso di studi si è orientata alla conoscenza della relazione tra psicologia e immagine. Riceve su appuntamento per colloqui psicologici individuali (infanzia, adolescenza, adulti) e di gruppo. Inoltre si occupa di supervisioni psicopedagogiche e da diversi anni opera nell’ambito della psicologia dello Sport. Lavora tra Milano, Bergamo e Brescia.

Era la seconda metà dell’Ottocento quando alcuni psichiatri cominciarono a interessarsi alle produzione artistiche di svariati pazienti in sofferenza mentale, a interrogarsi su un notevole numero di opere adottando una lente interpretativa particolare: uno sguardo clinico viziato dall’esaltazione generata da quel gioco di seduzione che avviene davanti a un’esperienza estetica. Beh, ne è passato di tempo; oggi si può affermate con cognizione di causa che l’arte è uno strumento altamente significativo ed efficace nei processi di cura: è un linguaggio terapeutico.

Spazio Libero Atelier: un altro modo di fare terapia Con piacere ospitamo l’articolo di Francesca Vavassori, psicologa e laureata anche in Beni Culturali, che in diverse occasioni ha proposto laboratori artistici in varie nostre comunità. In questo articolo ci presenta Spazio Libero, percorso terapeutico espressivo a orientamento psicodinamico che ha coinvolto una decina di ragazzi. “Durante questi anni… ho visto più di 500 quadri, alcuni di grandi dimensioni, in cui si trovavano le associazioni di colore più folli, figure verdi e rosse, proporzioni sproporzionate, cieli gialli, effetti di luce impossibili, esseri mostruosi e animali fantastici, paesaggi insensati, architetture sconosciute, fiamme infernali. Sotto forme inevitabili si realizzano sogni indescrivibili. La varietà di queste immagini non aveva eguali”. Ambroise Tadieur

Colori e emozioni: blu - Farfalla -Tecnica mista

Colore e emozioni: Rosso, tecnica mista - Alice Glass 16

Da qui si è partiti: dall’idea che un percorso terapeutico artistico, integrato con il lavoro d’equipe multidisciplinare (neuropsichiatri, educatori, psicologi, ecc.) e condotto da una psicologa specializzata nei processi di cura che si avvalgono di produzioni artistiche come linguaggio terapeutico, potesse essere esperienza significativa e necessaria per alcuni ragazzi della neuropsichiatria della Cooperativa Fraternità Giovani di Brescia. E’ nato così lo Spazio Libero Atelier, un percorso terapeutico espressivo a orientamento psicodinamico, che ha coinvolto, tra marzo e luglio 2016, una decina di ragazzi provenienti dalle


Dalle Coop.A - Fraternità Giovani diverse strutture della cooperativa bresciana. La sede ospitante – il Centro Diurno Raggio di Luna a Bedizzole – diveniva ogni giovedì una fucina di idee, immagini e azioni creative che ben raccontavano le vite consapevoli o inconsce dei giovani artisti. Ai ragazzi veniva dato uno spazio ben organizzato, al cui interno erano presenti i più svariati materiali artistic: un luogo nel quale si sospendevano tanto la parola quanto il giudizio. Ai partecipanti si chiedeva di sostare il tempo necessario e sostenibile e di lasciarsi sollecitare, stimolare dagli strumenti artistici e dai temi proposti con l’intento di iniziare un dialogo, seppur timido, con i loro mondi e le loro immagini interiori. Spazio e tempo: due coordinate imprescindibili per qualsiasi tipo di terapia classicamente riconosciuta; eppure qui la parola non era necessaria, in alcuni momenti era volutamente assente e proprio grazie a quell’assenza si permetteva presenza. Presenti erano le azioni creative che determinavano la corposità di alcune pennellate, l’accostamento violento di colori poco concilianti tra loro, i graffi su fogli bianchi. Ancora presenti erano l’angoscia da foglio bianco, le distruzioni e ri-costruzioni di immagini, i colori e la loro valenza emotiva, il sollievo davanti a un’immagine disturbante che emerge e che prende distanza dal sé. Insomma l’arte come linguaggio terapeutico esclusivo. Perché? Qual è il valore esclusivo?

Papavero – Spazio Libero Atelier - Tecnica Mista L’arte, nella sua principale accezione, ossia quella eloquentemente espressivo-comunicativa, è ancora più efficace in ambito terapeutico per coloro che vacillano nella comunicazione verbale, per coloro che, immersi a volte nella caligine della

sofferenza psichica o nel disagio sociale, faticano a trovare “spazi cristallini”. In questi ragazzi l’espressione verbale appare compromessa, frammentata, disorientata e difficilmente può essere l’unico vettore comunicativo. L’utilizzo dell’arte come forma d’espressione può essere a volte l’unico modo per cogliere parti dell’anima, per poter comprendere la complessità che spesso non si può sintetizzare in parole. Ed è così che in Atelier si sono prodotte una quantità sorprendente di immagini che portano con sé vissuti emotivi di un’intensità singolare che si è ben integrata con il lavoro delle diverse équipe multidisciplinari alle quali va dato merito e valore. A queste si deve un ringraziamento vivo per la capacità di dialogare con linguaggi diversi (arte, psicologia, neuropsichiatria, pedagogia, ecc), per aver dato fiducia a un processo di cura non sempre facilmente comprensibile e per lo sforzo organizzativo nel far sì che i ragazzi giungessero, concretamente e simbolicamente, alla mèta: in Atelier. Non a caso, tanto quanto gli operatori hanno sostenuto e compreso il senso del percorso, altrettanto, seppure a volte nelle inevitabili resistenze messe in atto, i ragazzi hanno partecipato e restituito immagini generose, ricche di narrazioni identitarie, di affettività: a loro si deve virtù, sostegno e gratitudine.

Colore e emozioni: Blu - Tecnica mista - Alice Glass

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Dalle Coop.A - Fraternità Giovani Margaret Naunburg, psicoterapeuta americana e figura pionieristica sul tema dell’arte come linguaggio terapeutico scriveva: “Il processo dell’arte terapia dinamicamente orientata è basato sul riconoscimento che i pensieri e i sentimenti fondamentali dell’uomo derivano dall’inconscio e riescono ad esprimersi più spesso in immagini che in parole."

Se qualcuno fosse interessato ad approfondire o ad avere ulteriori informazioni non esiti a contattare i seguenti recapiti: Tel: 329-0738734 e-mail: info@psicologovavassorimilano.it www.psicologovavassorimilano.it

Festa di fine estate a La Carica dei Bebè Una bellissima giornata all’asilo nido aziendale di Fraternità Giovani Il 17 settembre 2016 s’è svolta alla sede de “La Carica dei Bebè” una bellissima festa a aperta a tutti. Un’occasione per far salutare il ritorno al nido dopo le vacanze estive e per far conoscere la struttura a nuove famiglie. Le attività si sono susseguite tutto il pomeriggio, la festa è inoltre stata servita dall’area ristoro con hamburger, patatine e salamelle per la gioia di grandi e piccini. L’evento s’è svolto anche grazie alla collaborazione di: Piccolo Laboratorio, L’angolo del gusto, La bottega del pannolino e dell’azienda agricola Le Marchesine. L’esperienza è sicuramente da rifare … ci vediamo l’anno prossimo! Lo staff de La Carica dei Bebè

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Dalle Coop.A - Fraternità Giovani Cena delle Piccole Pesti 9 giugno 2016 la solidarietà a cena per il sostegno al progetto Si, è proprio così…hai letto bene; il 9 giugno 2016 a Palazzo Gambara di Bedizzole la Solidarietà (quella con la S maiuscola) si è seduta a cena per sostenere il Progetto Piccole Pesti, promosso da Fraternità Giovani. L’iniziativa prende il via nel mese di aprile allorquando Fraternità Giovani, considerando il proficuo avvio di Piccole Pesti, decide di promuovere un evento di raccolta fondi per sostenerne la continuazione alla luce del fatto che questo progetto non gode di alcun contributo pubblico. Come tutti sappiamo, Piccole Pesti è un intervento specialistico a sostegno di bambini in situazioni di grave disagio emotivo/sociale e delle loro famiglie ed è attivo dal mese di novembre del 2015 presso la sede di via Antica Strada Mantovana a Brescia. E’ un progetto che parte bene, che incrocia bisogni emergenti, che trova il plauso delle istituzioni, che sostiene le famiglie dei bambini seguiti ma che, lo sottolineiamo, non beneficia ancora di un finanziamento pubblico che potrebbe renderlo ancora più solido e strutturato. E qui torniamo alla cena. Fraternità Giovani ha pensato subito di mettere attorno ad un tavolo, quello vero, quello dove si mangia, tutte quelle persone che hanno ritenuto di contribuire (pagando 150 euro) a sostenere il progetto. La risposta non si è fatta attendere: 170 paganti ai quali vanno aggiunte varie realtà quali fondazioni, imprese private, cooperative e privati che hanno deciso di devolvere un contributo speciale per Piccole Pesti.

Abbiamo avuto la prova che se un progetto è valido, se risponde a bisogni concreti e se è ben spiegato la generosa attenzione da parte di molte persone non viene mai a mancare. Nella meravigliosa cornice di Palazzo Gambara, la Presidente Laura Rocco ha illustrato i contenuti di questo progetto, prima che le leccornie del ristorante La Sosta di Brescia venissero servite quale meritata ricompensa per la generosa sensibilità dimostrata dai commensali. A ben vedere, quella sera, tutti hanno potuto affermare convintamente: “Anch’io sono una piccola peste!”

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Dalle Coop.A - Comunità Fraternità Marion e l’accoglienza Voci dal servizio per richiedenti asilo di Comunità Fraternità Il numero globale dei profughi sta continuando ad aumentare: 34.000 al giorno, più o meno 24 al minuto. Molti di loro sono minorenni , ultimamente molte sono le donne. Più del 50% di coloro che cercano protezione fugge da Siria Afghanistan e Somalia, tutti paesi al centro di guerre che si trascinano da anni. Ma anche molti altri paesi non sono tranquilli e sconvolti da dissidi interni vuoi tra gruppi etnici differenti, vuoi per conflitti politici per la presa del potere. La connessione tra guerre e migrazioni forzate è dunque molto stretta. Come noto la nostra cooperativa ha fatto la scelta di accogliere rifugiati richiedenti protezione internazionale ritenendo che la propria mission ad intervenire con persone adulte in condizione di grave disagio potesse rivolgersi anche agli stranieri che giungono sulle coste italiane. L’estate è il periodo in cui, essendo il mare più calmo, gli sbarchi sono più numerosi e, quest’estate in particolare ha segnato il record di sbarchi. Molti sono stati anche i morti in mare e come dice Papa Francesco “a fronte di immigrati morti in mare - da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte - il pensiero mi è tornato come una spina nel cuore che porta sofferenza”. La nostra cooperativa si è sempre occupata di disagio adulto maschile ma, a fronte di questa emergenza, ha pensato di accogliere la domanda di aiuto di donne, incinte o con figli minori che hanno affrontato questo pericoloso viaggio per ricongiungersi al proprio marito.

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Anche per loro il viaggio è stato particolarmente travagliato, ma ancor più di esso la permanenza in Libia dalla quale molti dei nostri ospiti portano i segni sia nel corpo che nello spirito. Poiché noi non siamo esperti nell’accoglienza di famiglie abbiamo chiesto e ottenuto la preziosa collaborazione della parrocchia di Ospitaletto che ha messo a disposizione un suo alloggio. In esso oggi sono ospitati Habib, sua moglie Yolande in attesa di un bimbo e Prisca con la sua piccola Marion di circa due anni che è invece in attesa di ricongiungersi al marito del quale aveva perso le tracce. Esso è riuscito a sbarcare le scorse settimane in Italia ed è attualmente ospite in un grande centro di prima accolgienza. Ma anche Ken, nostro ospite da un anno chiede di potersi unire alla moglie ed al bambino, anch’essi sparsi per l’Italia, così come Banta la cui moglie è arrivata da qualche giorno. Trovare alloggi per le famiglie non è facile, pur a fronte di un contratto stipulato dalla cooperativa vi è resistenza a mettere a disposizione alloggi decorosi pur se vuoti. Consapevoli di non poter far fronte a tutte le richieste stiamo collaborando con una cooperativa consorella che si occupa di famiglie e servizi per infanzia e minori perché si possa rispondere al meglio anche a questa nuova emergenza. E’ questo impegno il nostro regalo di compleanno per la piccola Marion che tra pochi giorni compirà due anni ed alla quale auguriamo un futuro più sereno.


Dalle Coop.A - Fraternità Impronta Un’estate da adolescenti Resoconto dell’estate delle comunità di Impronta L’estate sta finendo e un anno se ne va, sto diventando grande... Sono giornate di passeggiate riscaldate da un tiepido sole ormai. L’aria è più umida, il suolo si fa croccante grazie al tappeto di foglie secche, i portoni degli istituti gracidano all’aprirsi dopo tre mesi di chiusura e gli ombrelloni sulle spiagge italiane sono ritornati orizzontali nei gazebi lasciando i bagnasciuga soli, difronte ai tramonti lontani, orfani dei baci di coppiette lavati via per sempre dall’alta marea. È ormai tempo di marmellata di fichi, di pioggia di ricci che si schiudono, di funghi freschi, di vino novello e caldarroste e di cinema la sera. Ci stiamo lasciando alle spalle il sol leone pronti ad affrontare il nuovo che verrà. E visto che stiamo per intraprendere un nuovo ciclo, vi voglio ricordare quello che è accaduto nei mesi di caldo dentro alle mura della Cascina Cattafame. Abbiamo trascorso un’estate pacata, non proprio alla “si sta come d’estate, a scaldarsi sulle rocce, le lucertole”, occupando le giornate da mattina a sera, alternando momenti di piacere con quelli più laboriosi. I ragazzi, oltre ad aver gestito il loro tempo nei diversi laboratori come il CEF (sempre gestito nel migliore dei modi dal collega Francesco, per gli amici Francesco), la fattoria (gli animali non vanno in vacanza…mangiano e “trasformano” tutti i gironi), l’orto bio-organico (raccolte fotoniche grazie ad Avni che, sotto gli stretti consigli di Mastro Giulio, nostro amicovolontario, ha saputo tirar fuori da questo chili e chili di ortaggi, verdure e chi più ne ha più ne metta…o ne tolga), il ristorante pizzeria Cattafame (dove Cristian, Roberto, Alessandro e Manuel si sono sbrigati nel dare vitto alle panze e ai palati dei clienti) e la gestione e pulizia della magione… ecco, dicevo…oltre ad aver gestito il loro tempo nei diversi laboratori, i ragazzi della Cattafame hanno fatto anche altro. Per esempio? Per esempio la Montagna. Chi ci conosce sa molto bene che riconosciamo nella montagna valori morali e terapeutici che difficilmente si possono trovare altrove in così cospicue quantità (vedi fatica, condivisione, benessere psico-fisico, genuinità, rispetto, puzza di sudore, ecc.). Coi ragazzi della cascina, guidati da piedi e occhi esperti come quelle di Nicola “iron” Ferra, del Buracchi nazionale, di Zubbà e di Francescrock, si sono fatte diverse uscite:

Pernottamento in caverna, scavata nella Prima Guerra Mondiale, a Cima Capi (TN) con bagno nel Lago di Tenno il giorno successivo per eliminare le fatiche e rinfrescare le idee: Dormitone da competizione al bivacco Saverio Occhi (Val Grande) dopo trepidante sudata sotto un sole infausto; Passeggiata triumplina con pernotto in quel di Bozzoline di sopra, presso il rifugio Capanna Remedio, millequattrocentoequalcosa metri sopra la testa dei delfini che nuotano liberi; Una notte da leoni a Cervera (o Cerbera… nemmeno quelli del posto sanno come si dice). Prima della cima, del rifugio, della caverna o di quant’altro, ci sono i sentieri, le salite, le lamentele, le fatiche, gli sforzi, i dolori. Ma anche i silenzi, i pensieri che vengono presi al volo e non lasciati sfuggire, gli sprazzi di solitudine…benedetta solitudine, i sorrisi e le discussioni. Tutto questo ancora prima di arrivare. Allora diciamo grazie alla montagna per darci questa possibilità. Amen. Non dimentichiamoci di dire che i gnari della Cattafame hanno avuto anche il tempo di annoiarsi andando in piscina non meno di due volte la settimana…che nei mesi di caldo non fa poi così schifo insomma. E poi c’è sempre stato l’appuntamento fisso del cineforum i martedì sera, che continua ancora e non si ferma. Insomma…estate ricca. Ed ora che siamo alla fine ricordiamo solo due cose: Che Franceso Sberna si sposa e noi tutti auguriamo, a lui ed alla bella Ale paceamoregioiainfinita. Che la vita è come la scala del pollaio: corta e piena di merda. Ma a noi ci piace uguale.

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i t n e m i d n o f o Appr

Folli e rei OPG

Un’estratto della tesi di laurea di Francesco Arici Mi è stato chiesto, per questo numero del giornalino, di portare un estratto della mia tesi di laurea in Scienze dell’educazione che ho svolto sull’argomento OPG; ho quindi composto questa breve sintesi consapevole della complessità dell’argomento e della difficoltà di esprimerlo in queste poche righe. L'argomento della mia tesi di laurea nasce dalla vicinanza che ho nella mia vita professionale, sono educatore presso una comunità psichiatrica, con la tipologia di quelli che vengono chiamati folli rei; essi sono portatori di storie complesse, di sofferenze, di violenze subite o agite. La sfida di tutti i giorni è quella di non vedere in loro la costruzione sociale del pazzo pericoloso, ma la persona, l'essere umano sofferente. Per avvicinarmi a questo risultato mi sono mosso su due piani, che segnano lo svolgersi del presente elaborato; il primo piano è quello della conoscenza: se il folle reo subisce, secondo Basaglia, l'abbraccio mortale tra diritto e psichiatria, allora ho voluto ricostruire la storia delle due colonne d'Ercole attraverso le quali passa il folle-reo, la prigione e il manicomio; l'OPG, di cui ho tracciato una breve storia, infatti è l'istituzione totale nella quale queste colonne si uniscono, rendendosi indistinguibili una dall'altra. Il secondo piano è quello della comprensione,la conoscenza non basta, è importante infatti porsi su un piano empatico per capire, in una ottica fenomenologica, la percezione che queste persone hanno del loro destino; per ottenere ciò ho

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effettuato un'intervista a due pazienti ex OPG. Per ricostruire la storia del manicomio e quella della prigione e dei sistemi disciplinari ho scelto di portare un approccio critico, con autori quali Foucault, Basaglia, Wacquant, De Giorgi, che cerca di analizzare in special modo le relazioni tra potere e sapere; non è l'unico approccio possibile ma penso che per noi operatori del settore sia importante anche avere uno sguardo altro per svolgere un'azione educativa migliore. La psichiatria ha uno statuto contradditorio; in essa si assiste da sempre alla congiunzione del desiderio di assistere con il bisogno di reprimere; Per spiegare la nascita del modello alienisticoasilare Foucault si situa nel periodo classico, in esso la follia non è più una potenza sorda che fa deflagare il mondo, com'era nel medioevo, ma diventa sragione, un qualcosa su cui la ragione può far presa, non più nave che vaga come nell'iconografia medievale ma ospedale in cui sta ben ferma; si assiste così, verso la metà del seicento, al grande internamento; in tutta Europa vengono rinchiusi i malati di mente e tutta una serie di esclusi sociali in un amalgama eterogeneo; Ciò che accomuna questo amalgama è la povertà e il non adattamento all’integrazione sociale. Le condizioni erano terribili e questa situazione dura all'incirca fino alla fine del XVII sec, cambiando con la liberazione degli alienati incatenati operata dai medici Tuke e Pinel, mito fondativo della psichiatria; in realtà gli alienati furono liberati dalle catene solo per essere incatenati a delle sintesi morali; si trattava infatti, nonostante la dichiarata oggettività scientifica, di far riemergere l'inalienabile della natura umana indentificato però con la morale borghese; scienza e morale si mescolano quindi strettamente nella formazione del modello asilare; modello asilare che Basaglia trova quasi immutato nel 1961 quando diventa direttore del manicomio di Gorizia; egli si scontra con la violenza della realtà del malato mentale nel manicomio; diventa immediato per Basaglia mettere tra parentesi la malattia per levare da essa le incrostazioni istituzionali, solo così si potrà veramente curare i malati; ciò coincide con l'ap-


Approfondimenti plicazione del modello di comunità terapeutica di Maxwell Jones; una volta però tolta la violenza dall'istituzione emerge la verità del manicomio che è quella di essere un elemento di controllo dei malati poveri per preservare la società sana, in esso non esiste terapeutica; ciò porta Basaglia a capire che c'è bisogno per curare il malato di una profonda azione a livello sociale, questa fase porterà al'emanazione nel 1978, della legge 180 di riforma psichiatrica. Per quanto riguarda la storia della prigione Foucault parte dai supplizi tipici dell'ancien regime il cui tramonto è il più epocale dei cambiamenti nella storia del sistema sanzionatorio che porterà a imporsi, in un breve periodo che va dal 1830 al 1848, il modello carcerario; questo cambiamento è legato allo sviluppo capitalistico infatti il supplizio appartiene a un epoca preindustriale che non assegna valore economico al corpo umano mentre da quell'epoca si assiste a un potere che vuole trasformare e plasmare il corpo sociale tramite le discipline, metodi di addestramento e di assoggettamento che rappresentano il potenziale inventivo del potere moderno che aumenta l'effi-

cienza degli individui e consente con l'omologazione la creazione di una scala devianza/ normalità; una modalità non più distruttiva di controllo della devianza ma di disciplinamento e normalizzazione dei diversi; la prigione è la sintesi ideale e pratica dei sistemi di controllo che il regime disciplinare diffonde in tutto il corpo sociale. Essa rappresenta un eccesso del potere disciplinare rispetto alla giustizia, è il personale del carcere con i suoi saperi specifici che decide come verrà scontata la pena; con la nascita dell'industria i dispositivi del potere e del controllo devono attivarsi produttivamente perchè esiste una improduttività sociale diffusa in una società che è in carenza di individui produttivi; ora però, con i cambiamenti dati dal postfordismo e dal neoliberalismo siamo in un regime dove, dice De Giorgi, deve essere governata l'eccedenza e non più la carenza; sulle masse di persone disoccupate e povere la razionalità capitalistica non riesce più a far presa, c'è solo una massa sconosciuta e pericolosa, la moltitudine; siamo in quella che Beck definisce la società del rischio nella quale la repressione penale gioca un ruolo chiave; secondo Wacquant si è

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Approfondimenti

passati addirittura dallo stato sociale allo stato penale. Per quanto riguarda la storia dell’OPG in Italia mi soffermerei solo sul fatto che essi rimangono un istituzione totale attiva e prosperante nonostante tutte le evoluzioni al suo esterno, microcosmo refrattario ai cambiamenti, nonostante la chiusura dei manicomi, almeno fino al 2008 con la legge che decreta la chiusura degli OPG e la creazioni di strutture altamente medicalizzate con sorveglianza esterna quali sono le REMS che apriranno solo a marzo 2015. La prima cosa degna di nota che si può estrapolare dalle interviste è la modalità tramite la quale Caronte e Roberto, pseudonimi dei due intervistati, sono giunti all'OPG; dalle loro storie è chiaro che essi hanno subito una progressiva degenerazione; i loro rapporti sociali, compreso i rapporti di cura con i servizi territoriali si sono deteriorati creando un esclusione sociale che ha reso più difficile l'accesso a forme alternative di internamento, inoltre è interessante notare in merito che gli internati in OPG dell’intera provincia di Trieste sono comparativamente molti pochi; in questa città infatti, culla della rivoluzione Basagliana, sono attivi dei servizi territoriali molto efficienti che cercano in ogni modo di mantenere il legame dei propri malati con la società. Risulta così automatico legare questo dato con la conclusione che, perlomeno per una certa tipologia di malati psichiatrici, una differente gestione e una differente modalità di cura avrebbero potuto evitare l’internamento in OPG. L'OPG diventa quindi una soluzione che permette la normalizzazione di un percorso di vita diventato deviante a causa della malattia. Secondo Foucault la storia della prigione e dei sistemi disciplinari non sarebbe comprensibile senza la creazione di una scala anormalità/normalità nella quale il carcerario, predispone un certo significato comune tra la prima irregolarità e l'ultimo

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dei crimini, In questa scala il deviante porta con sé il molteplice pericolo del disordine, del crimine della follia. l'internato in OPG risulta deviante tra i devianti e terzo mondo nel terzo mondo carcerario, all'estremo limite quindi dell'anormalità. I nostri intervistati mostrano di sentire molto bene la morsa di questo stigma. Altro punto focale ricavabile dalle interviste è l'abbraccio mortale tra diritto e psichiatria che vede nell'OPG il luogo in cui i due discorsi si intrecciano in maniera costitutiva. Se da un lato si possono estrapolare dalle narrazioni alcuni elementi che ci riportano al mondo carcerario: etica criminale, suddivisioni in reparti colorati e graduati sulla pericolosità, clima violento, dall'altro lato si evidenzia la presenza di pratiche proprie della psichiatria

che si mescolano indissolubilmente con le pratiche punitive, su tutte la contenzione fisica; Non c'è rappresentazione più lampante della contenzione fisica per capire la commistione di discorsi, psichiatrico e giuridico, che si intrecciano all'interno dell'OPG; se Foucault parla dell'eccesso della prigione nei confronti della pratica giudiziaria nell'OPG assistiamo, per quello che ci dicono le interviste, a quello che si può definire un Doppio eccesso; al "normale" eccesso della pena si somma infatti l'eccesso costituito dalla contraddizione costituita dal fatto che l'OPG dovrebbe essere un luogo in cui principalmente bisognerebbe curare e invece risulta un luogo che, in maniera marcata, contiene e punisce. Concludendo la mia tesi ho citato la descrizione soggettiva di un TSO fattami da Roberto; il TSO, seppur a volte indispensabile, è una violenza; ho citato questo brano quindi per ricordare quanto la pratica di noi operatori del settore stia su una sottile linea tra cura e potere e tra accoglienza e violenza. Francesco Arici


Approfondimenti Lettera appello per la salute mentale Proponiamo la lettera scritta dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica Ai Presidenti Regioni Ai Presidenti PP.AA. Al Ministro alla Salute Rivolgiamo un appello urgente per richiamare l'attenzione di Governo, Parlamento e Assemblee Regionali sulle drammatiche condizioni del Sistema di Cura per la Salute Mentale in Italia. I tagli alla sanità operati negli ultimi anni, le restrizioni al turn-over del personale, la riduzione dei centri di reponsabilità per l'accorpamento delle ASL, con la creazione di Dipartimenti di Salute Mentale "monster" per oltre 1 milione di abitanti e lo snaturamento dei principi fondanti la salute mentale di comunità, ossia la prossimità dei punti di accesso con i livelli di governo, il radicamento territoriale, il legame con le comunità locali, stanno determinando effetti devastanti sulla qualità dei servizi e sulla motivazione del corpo professionale. I Servizi per la Salute Mentale (SSM) subiscono questo processo di strisciante sotto- dimensionamento proprio quando tutte le statistiche indicano un aumento delle condizioni di disagio psichico nella popolazione: si calcola ad esempio che solo nel periodo 2006-2013 il numero delle persone che presentano sintomi di interesse psichiatrico (ansia e depressione, innanzitutto) sia cresciuto di oltre 1 milione. Ma i SSM devono anche confrontarsi con bisogni nuovi e straordinariamente impegnativi: dalla gestione territoriale dei pazienti psichiatrici autori di reato, alle condizioni di disagio psichico di utenti extra-comunitari, alla vera e propria "epidemia nascosta" di persone che presentano contemporaneamente disturbi psichiatrici e abuso di sostanze. In questo scenario, la risposta dei SSM sta assumendo caratteristiche sempre più riduttive, con gestioni orientate ad una "produttività" che rievoca la bipolarità ambulatorio/ospedale, impone la risposta farmacologica come strumento principale della cura e riduce fino ad azzerarli gli interventi psicoterapici e di inclusione sociale. Ciò che riteniamo intollerabile, tuttavia, sul piano della legittimità e credibilità delle istituzioni pubbliche, è che tali condizioni siano state già denunciate nella Relazione della Commissione Parlamentare di Inchiesta sul SSN, del 2013. Da allora, se si esclude il meritorio impegno di Governo, Parlamento e Regioni per la chiusura degli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, nulla è stato fatto per migliorare la rete dei SSM, chiamata quotidianamente

a garantire il diritto alla cura di centinaia di migliaia di cittadini con problemi di salute mentale. E non ci persuadono le argomentazioni di chi propone modifiche o integrazioni legislative in un Paese che non conosce nemmeno “quanto”, “come” e “con quali risultati” vengono spesi i fondi pubblici per la Salute Mentale! Convinti come siamo che la Salute Mentale sia un bene esigibile individuale e collettivo, e condizione per lo sviluppo economico e sociale della comunità, chiediamo che venga riaffermata con atti concreti la responsabilità pubblica delle politiche per la Salute Mentale e sia garantito il diritto dei cittadini a conoscere le condizioni effettive del sistema di cura per la salute mentale nel contesto regionale e nazionale. Quale atto propedeutico agli interventi che riteniamo necessari e urgenti, chiediamo che - con azione coordinata in Conferenza Unificata StatoRegioni - siano convocate in tutte le Regioni e PP.AA. Conferenze Regionali della Salute Mentale, con l'obiettivo di rendere conto in modo pubblico, partecipato e trasparente del reale funzionamento dei sistemi locali per la salute mentale, dei modelli organizzativi adottati, delle risorse umane ed economiche effettivamente impiegate, del grado di raggiungimento degli obiettivi di Piano Regionale e Nazionale, dei livelli di efficacia ed inclusione sociale conseguiti. Chiediamo altresì che le Relazioni Regionali prodotte vengano acquisite dalle competenti Commissioni Regionali e Parlamentari, per verificare quanto concretamente realizzato per superare le carenze segnalate dalla citata Commissione di Inchiesta. Chiediamo infine che sulla base delle Relazioni Regionali, il Ministero della Salute convochi la Conferenza Nazionale della Salute Mentale, con il fine precipuo di verificare in che misura i differenti sistemi regionali siano in grado di perseguire gli obiettivi definiti nel Piano di Azioni Nazionale per la Salute Mentale approvato in Conferenza Unificata il 24.1.2013 e di definire le misure per garantire in modo uniforme sul territorio nazionale il diritto alla cura e all'inclusione sociale delle persone con disturbi psichiatrici. L'Appello per la Salute Mentale è promosso dalla Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica ed è stato già sottoscritto dalla maggior parte dei Direttori dei Dipartimenti di Salute Mentale italiani e dalle maggiori Associazioni e società Scientifiche.

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a c e k a B

Una lettera dal Perù Un caro saluto da Padre Andrea Manziana Ciao a tutti Quando la Redazione mi ha chiesto una presentazione di padre Andrea Manziana… di colpo sono tornato indietro nei ricordi di oltre 20 anni! Mi sembrava di essere Marty McFly, avete presente? Sì quello di “Ritorno al futuro”… Eravamo alla fine degli anni 80, sì 1989/90, sembra un secolo fa! Io ritornavo in Fraternità a lavorare, dopo aver fatto l’obiettore ed il volontario tra l’84 e l’89, mentre lui Andrea, che non era ancora “padre”, stava facendo li servizio civile insieme ad Angelo Miorini, detto Piso, suo compagno all’Istituto Salesiano don Bosco di Brescia. Già negli anni precedenti, durante i suoi studi al “don Bosco”, Andrea frequentava la Fraternità venendo una volta a settimana (il giovedì pomeriggio) a fare il volontario con i suoi compagni di scuola.

Anni splendidi quelli, caratterizzati da un intenso impegno e tanta passione, con amicizie vere e la solidarietà che impregnava ogni cosa. Si era giovani circondati di persone semplici, ma grandi in generosità, che riempivano di umanità ogni azione quotidiana e di esperienza in esperienza si “forgiavano” le nuove leve. Giovanni, Giuseppe ed Antonio così come gli altri Gianni, Alba, Ilario, Renato e Maddalena, (scusandomi poi con chi ho dimenticato di citare)

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tracciavano la strada su cui tutti potevano camminare e crescere. Poi c’erano tanti giovani, obiettori e volontari, che si impegnavano al fianco degli “ospiti” nel lavoro e nell’animazione. Nasceva così il forte legame che, da oltre 25 anni, unisce quello che oggi è padre Andrea Manziana a Fraternità. Durante il suo servizio civile, grazie a Ilario, entra in contatto con l’Operazione Mato Grosso durante una vacanza in Val Formazza. Negli anni successivi, dopo la laurea in ingegneria e qualche anno di insegnamento, sotto la guida di padre Ugo De Censi fondatore del gruppo OMG, Andrea decide di partire in missione e successivamente di entrare in seminario per poter continuare da “prete” la sua vita in Perù. Da allora questo legame profondo, malgrado la distanza fisica che c’è tra l’Italia ed il Perù (circa 12.000 km) e la frequentazione ormai rata (viene a trovarci ogni 3 o 4 anni), ci fa sentire ancora uniti a lui ed alla sua missione che sta svolgendo sulla Cordiliera delle Ande a quasi 3.500 mt di altitudine nella Missione di Llata (Perù). Nella sua lettera in modo essenziale, tipico di chi bada alla sostanza perché è chiamato quotidianamente a dare tutto per gli altri, e con alcune immagini significative padre Andrea ci racconta di quanto sta facendo in quel sperduto angolo della terra a favore dei poveri e dell’umanità per un mondo più giusto e solidale.


Bakeca

Cari amici della Fraternità, sono passato a trovarvi poche settimane fa e ho trovato come sempre una buona accoglienza e ora che riparto per il Perù, voglio farvi avere il mio ringraziamento per la stima che dopo anni ritrovo in chi mi ha conosciuto ai tempi del servizio civile, come il mitico Ribolla, ma anche a chi ho visto per la prima e che per sentito dire, già mi fa sentire on familia. Io calpesta le prime costruzioni ancora in via Chiusure e poi in via Trepola e ora mi trovo a essere prete in Perù ormai già da 10 anni. Sono nella missione dell' Operazione Mato Grosso che ha per

nome LLATA nel centro del Perú. In questi anni ho conosciuto la gente di questo bellissimo paesino, mi sono affezionato tanto, ma molto di più é il bene che ho ricevuto dai miei parrocchiani. È gente semplice e molto collaboratrice tanto che l'anno scorso abbiamo inaugurato un chiesetta che è un gioiello di architettura e arte moderna che la gente sta riuscendo a autofinanziarsi nei modi più svariati. Ho in ballo progetti sociali per l'educazione con una scuola magistrale a livello universitario, ecologici con la riforestazione di pini (ne sono già stati piantati circa trentamila), assistenziali come la mensa per i poveri, distribuzione gratuita di alimenti alle famiglie più in difficoltà, assistenza ad anziani e abbandonati con medicine e interventi infermieristici. Però il lavoro più prezioso e quello dell'Oratorio non visto come muri ma catechisti che so prendono a cuore la formazione spirituale di bambini e adulti fatta non tanto di parole ma di esperienze di CARITÁ verso i più poveri ancora come le baraccopoli che continuano a ingrandire attorno alle grandi città. Il contributo che in questi giorni mi avete mandato andrà a inserirsi in questo fiume di carità che sto cercando di sostenere e anch'io seguire dietro al l'entusiasmo di tanti giovani italiano e peruano che trovano in que to cammino il motivo della loro vita. Grazie ancora do cuore e buon lavoro anche a voi. Che il Signore vi benedica. P. Andrea Manziana

Per chi invece vuole sostenere la sua missione può farlo utilizzando i seguenti riferimenti: CAUSALE: p. Andrea Manziana parrocchia di Llata (Perù) BANCA VALSABBINA Agenzia di Sarezzo ABI: 05116 CAB: 55220 C/C n° 71062 intestato a : Associazione Don Bosco 3A CIN: X IBAN: IT31 X051 1655 2200 0000 0071 062 BIC/SWIFT: BCVAIT2VSAR CODICE SIA: A85G0

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Bakeca Settembre Poetico cambio di stagione Wikipedia mi dice che settembre si chiama così perché, nella Roma antica, era il settimo mese dell’anno. Niente di speciale. Mi ha stupito: in effetti, credo che per ogni cittadino occidentale settembre lo sia: credo sia speciale. Quando siete sull’aereo, o in macchina, nel viaggio di ritorno; quando guardate fuori da qualsiasi finestrino salutando una terra non vostra che, con tutta la tranquillità e la malinconia del mondo, vi sta lasciando: ecco, quello è settembre. Quando siete in ufficio, con quasi nessuno attorno e con incredibilmente pochi fogli sulla scrivania; quando improvvisamente entrano colleghi, clienti, tutti d’un colpo; quando, dopo settimane di sosta,

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la routine che ami o odi sembra riprendere a pieno ritmo: quello è ancora settembre. Quando insieme a tua madre e ai tuoi fratelli fai il giro di tutte le cartolerie della città, per far incetta di penne e quaderni; quando l’anno scolastico inizia, quando i professori sono ancora abbronzati sembrandoti perciò meno noiosi: stiamo ancora parlando di settembre. Mi vengono in mente le onde, quando penso a settembre. Penso ai castelli di sabbia che con tanto impegno costruivo in riva al mare insieme a mia sorella, e penso alle onde: credo si impegnassero anche loro. Colpivano, senza cattiveria, le nostre costruzioni; ancora e ancora, consumandole pian piano, quasi dolcemente. Cadevano le torri, poi il ponte, moriva il re con tutta la corte e bisognava ricominciare da capo. Rammarico non


Bakeca c’era: sapevamo sarebbe finita in questo e ci andava benissimo. Settembre: mi pari proprio così. Non ti si può non vedere, tutti sanno che sei lì in fondo al tunnel. E colpisci, e ci ricordi che abbiamo una vita con dei compiti da portare a termine: ci ricordi che l’ozio necessariamente finirà. È una notizia triste per alcuni, tristissima per molti, ma sei molto carino nel modo in cui ti poni: non rimproveri, non metti fretta; potremmo dire che

osservi dall’alto, ricordandoci che ci stai aspettando al varco. Sai chi mi ricordi, settembre? Mio padre: quando alle due di notte veniva a prendermi sul finire delle feste. quando concludere è necessario basta scegliere il finale migliore Stefano Martire

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Comunità Fraternità

Società Cooperativa Sociale – ONLUS Iscritto all'Albo delle Società Cooperative n°A127761 C.F. e P.I. 03221920170 Capitale Sociale € 562.194,86 interamente versato al 31/12/14 Iscritta nel Registro Regionale delle strutture Accreditate dalla Regione Lombardia quale Ente Unico al n°897 con D.G.R. n°VIII/006285 del 21/12/2008 Presidente: Dott. Paolo Corradi Amministratore Delegato: Dott. Festa Alberto Responsabile Area Salute Mentale: Dott. Massimo Belandi

Sede legale: OSPITALETTO (BS) Via Seriola, 62 Tel. 030.7282705 - Fax 030.7282780 e-mail comunita@fraternita.coop Sito internet: www.fraternita.coop Comunità Protetta Media Assistenza “Comunità Fraternità” (CPM) OSPITALETTO (BS) Via XXV Aprile, 1/a Tel. 030.7282737 - 7282738 - Fax 030.7282788 e-mail: pischiatria.comunita@fraternita.coop Coordinatore: Dott. Paolo Corradi

Comunità Protetta Bassa Assistenza “G.Borghetti” (CPB) OSPITALETTO (BS) Via Trepola, 197 Tel. 030.7282733 - Fax 030.7282788 e-mail: pischiatria.comunita@fraternita.coop Coordinatore: Dott. Renzo Taglietti

Centro Diurno Psichiatrico “G.Borghetti” OSPITALETTO (BS) Via Trepola, 197 Tel. 030.7282731 - Fax 030.7282788 e-mail: borghetti.comunita@fraternita.coop Coordinatore: Ed. Prof. Antonio De Pani

Centro Diurno Psichiatrico “Stella del Mattino” NOZZA di VESTONE (BS) Via Sardello, 19 Tel. 030.7282762 - Fax 030.7282798 e-mail: stelladelmattino@fraternita.coop Coordinatore: Ed. Prof. Dania Saccani

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Fraternità Giovani

Impresa Sociale, Società Cooperativa Sociale - ONLUS Iscritto all'Albo delle Società Cooperative n°A134331 C.F. e P.I. 03550510170 Capitale Sociale € 262.844,44 interamente versato al 31/12/14 Presidente: Dott.ssa Laura Rocco Amministratore Delegato: Dott. Massimo Belandi

Sede legale: OSPITALETTO (BS) Via Seriola, 62 Tel. 030.7282709 - Fax 030.7282780 e-mail giovani@fraternita.coop Sito internet: www.fraternita.coop

Centro Terapeutico Residenziale di Neuropsichiatria Raggio di Sole OME (BS) Via Negrini, 2/a tel 030.7282765 - 030.7282766 fax 030.7282795 e-Mail: mauro.ghilardi@fraternita.coop Coordinatore: Mauro Ghilardi Centro Diurno di Neuropscichiatria - Raggio di Sole BRESCIA Via Bettinzoli, 5 tel 030.7282746 - 030.7282748 fax 030.7282792 E-Mail: emanuele.frugoni@fraternita.coop Coordinatore Ed. Prof. Emanuele Frugoni

Centro Diurno di Neuropsichiatria - Raggio di Luna BEDIZZOLE (BS) Via G. Quarena, 10, Fraz. Macesina Tel. 030.7282775 - 030.7282776 Fax 030.7282777 - Cell. 345.6261324 e-Mail laura.piemonti@fraternita.coop Coordinatore: Ed. Prof. Laura Piemonti

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Comunità Fraternità S.C.S. ONLUS Fraternità Giovani Impresa Sociale S.C.S. ONLUS

INTEGRA-MENTE Periodico Area Salute Mentale

Chiunque voglia contribuire ad arricchire il giornalino con una storia, un racconto, una poesia, una recensione o altri contributi è invitato a inviarci il materiale. Potete contattarci telefonicamente allo 030-7282725 oppure con la e-mail benedetta.verita@fraternita.coop Le copie del giornalino sono distribuite gratuitamente, inviate per posta e/o consegnate direttamente dagli operatori, a sedi istituzioni quali: CPS Territoriali, strutture psichiatriche pubbliche e private, associazioni e famigliari, biblioteche comunali e servizi socio-sanitari territoriali. Pubblicazione interna di Comunità Fraternità realizzata con il contributo della Fondazione della Comunità Bresciana ONLUS all’interno del Progetto “INTEGRA-MENTE”

Direzione, redazione e segreteria Via XXV Aprile, 1/a - Ospitaletto (Bs) Tel. 030-7282737 - Fax 030-7282788 E-mail: cpm@fraternita.coop Direttore responsabile: Massimo Belandi tel. 030-7282738 Redattori/Collaboratori: operatori, ospiti e volontari dell'Area Salute Mentale della Comunità Fraternità e Fraternità Giovani. L’edizione digitale del giornalino la potete trovare sempre su www.fraternita.coop

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Integra mente settembre 2016  

Integra-Mente, la rivista quadrimestrale di Comunità Fraternità e Fraternità Giovani

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