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Integra-Mente Gennaio/Giugno 2021

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Periodico INTEGRA-MENTE della Comunità Fraternità – S.C.S. ONLUS è iscritto al n. 21/2019 del 19/12/2019 e il direttore è Don Adriano Bianchi nato a BS il 13/12/67


Via XXV Aprile n. 1/a – 25035 Ospitaletto (BS) - Tel. 030.7282736 – Fax 030.7282788 Responsabile: Dott.ssa Rosaria Pappalardo - Cell. 342.9521687 - E-mail: rosaria.pappalardo@fraternita.coop Via Sardello n. 19 – 25079 Nozza di Vestone (BS) - Tel. 030.7282762 – Fax 030.7282798 Responsabile: Dott.ssa Enrica Bertini - Cell. 334.6810859 - E-mail: enrica.bertini@fraternita.coop Via Trepola n. 197 – 25035 Ospitaletto (BS) - Tel. 030.7282731 – Fax 030.7282786 Responsabile: Dott.ssa Nadia Pedretti - Cell. 342.9522315 - E-mail: nadia.pedretti@fraternita.coop Viale Italia n. 26 - 25126 Brescia Responsabile: Dott.ssa Ilaria Pasinelli - Cell. 388.5765174 - E-mail: ilaria.pasinelli@fraternita.coop

Via Trepola n. 195 – 25035 Ospitaletto (BS) - Tel. 030.7282728 – Fax 030.7282785 Responsabile: E.P. Fabio Alessandrini - Cell. 334.1124153 - E-mail: fabio.alessandrini@fraternita.coop Via Trepola n. 195 – 25035 Ospitaletto (BS) - Tel. 030.7282728 – Fax 030.7282785 Responsabile: Dott. Marco Maccabelli - E-mail: marco.maccabelli@fraternita.coop Via Della Tecnica n. 36 – 25039 Travagliato (BS) - Tel. 030.7282756 – Fax 030.7282799 Responsabile: dott. Ovidio Formenti - Cell. 335.6194556 - E-mail: ovidio.formenti@fraternita.coop Viale Italia n. 26 - 25126 Brescia - Tel. 030.7282726 Responsabile: Dott.ssa Ilaria Pasinelli - Cell. 388.5765174 - E-mail: ilaria.pasinelli@fraternita.coop

Via della Tecnica n. 38 – 25039 Travagliato(BS) Responsabile: Dott.ssa Francesca Rigosa - Cell. 348.5729259 - E-mail: francesca.rigosa@fraternita.coop

Via della Tecnica n. 38 – 25039 Travagliato (BS) - Cell. 349.5907803 - E-mail: giulia.foccoli@fraternita.coop Via Trepola n. 195 – 25035 Ospitaletto (BS) Responsabile: Dott. Nicola Naboni - Cell. 375.5489387 - E-mail: nicola.naboni@fraternita.coop Via Madonna del Convento n. 10 – Vestone (fraz. Mocenigo) Responsabile: Dott.ssa Elisa Bettinsoli - Cell. 320.3837922 - E-mail: elisa.bettinsoli@fraternita.coop Via della Tecnica n. 38 – 25039 Travagliato (BS) Responsabile: Dott.ssa Elena Gallinari - Cell. 335.7609630 - E-mail: elena.gallinari@fraternita.coop Via della Tecnica n. 38 – 25039 Travagliato (BS) Responsabile: Dott.ssa Giulia Foccoli - Cell. 349.5907803 - E-mail: giulia.foccoli@fraternita.coop

Via della Tecnica n. 38 – 25039 Travagliato (BS) Responsabile: Dott.ssa Giulia Foccoli - Cell. 349.5907803 - E-mail: giulia.foccoli@fraternita.coop


Via Negri n. 2/a – 25050 Ome(BS) - Tel. 030.7282765-766 – Fax 030.7282795 Coordinatore: Mauro Ghilardi - E-mail: mauro.ghiladi@fraternita.coop Via Bettinzoli n. 5 – 25125 Brescia - Tel. 030.7282746-748 – Fax 030.7282792 Coordinatore: Ed. Prof. Emanuele Frugoni- E-mail: emanuele.frugoni@fraternita.coop Via Quarena n. 10 – 25081 loc. Macesina—Bedizzole (BS) - Tel. 030.7282775-6 – Fax 030.7282777 Coordinatore: Ed. Prof. Laura Piemonti - E-mail: laura.piemonti@fraternita.coop Via Antica strada Mantovana n. 110 - 25124 Brescia Coordinatore: Dott. Enrico Fregoni - E-mail: enrico.fregoni@fraternita.coop Via J.Fitzgerald Kennedy n. 67/a - 25010 Visano (BS) - Tel. 030.9523984 Coordinatore: Dott.ssa Stefania Guerini - E-mail: stefania.guerini@fraternita.coop

Via I Maggio n. 3 – 25035 Ospitaletto (BS) - Tel. 030.7282743 – Fax 030.7282785 Coordinatore: Simona Duina - Cell. 335 1865685 - E-mail: simona.duina@fraternita.coop


In questo numero del nostro giornalino vogliamo approfondire la figura del socio che, a volte, si pospone e “mimetizza” dietro quella di lavoratore, collaboratore, volontario o utente. Per quanto riguarda la realtà di Comunità Fraternità e Fraternità Giovani, spesso riscontriamo una fusione di questi aspetti in un’unica persona: la maggior parte di noi è contemporaneamente socio e dipendente; alcuni dei nostri preziosi volontari hanno deciso di diventare soci; qua e là troviamo anche situazioni di “doppia appartenenza” in cui lavoratori di Cooperative “sorelle” scelgono di essere soci di una delle nostre; in qualche caso anche gli utenti storici dei nostri Servizi hanno deciso di palesare il forte senso di appartenenza alla Cooperativa (vissuta come casa e famiglia) attraverso la scelta di diventare soci. Aprire un dibattito sul senso profondo dell’essere soci in Cooperativa è ambizioso e sicuramente impegnativo; lo spazio e il tempo limitati non ci consentono di raccogliere le testimonianze di tutti i nostri soci e il relativo punto di vista; per questo, ne abbiamo raccolti alcuni che proponiamo come spunto e occasione di riflessione. La Cooperazione non è tuttavia l’unico ambito in cui declinare la figura del socio: si può essere soci di realtà con obiettivi e peculiarità molto diverse da quelle del nostro mondo…curiosare in questo “altrove” apparentemente lontano e scollato può arricchire la nostra esperienza attraverso parallelismi o differenze funzionali ad una riflessione costruttiva sulla nostra condizione. L’idea, quindi, è quella di offrire una panoramica trasversale, una carrellata di esperienze varie e diversificate tra loro che possano arricchire le nostre conoscenze, alimentare una riflessione e magari creare un confronto e uno scambio costruttivo.

La nostra storia è ricca di singole biografie. Donne e uomini in grado di promuovere rinnovati legami sociali per rispondere a bisogni nuovi, singoli e collettivi, facendo diventare i problemi di ciascuno sfide per una comunità che si prende cura, ricerca risposte attivando solidarietà e mutuo aiuto. Le cooperative sono sempre arrivate dopo, diventano delle “piattaforme organizzative” che strutturalmente aggregano, producono servizi, sviluppano innovazione e più sono consapevoli di non bastare a sé stesse, e quindi ricercano e stabiliscono alleanze e collaborazioni, meglio rispondendo alle attese e speranze dei soci che rimangono comunque i principali attori e interpreti. In questo straordinario momento storico, il contributo di pensiero e proposte dei soci cooperatori sia alla propria impresa sociale che alla propria comunità sarà determinante. I cooperatori sono persone che conoscono l’importanza e la fatica del “camminare a fianco degli altri”; del condividere la ricerca di soluzioni ai bisogni propri e di una comunità; che conoscono il valore e la rilevanza di virtuosi “patti sociali”. Il periodo post pandemico, che a breve dovremo affrontare, accentuerà il processo di cambiamento che si muoveva da tempo su tre grandi direttrici: il crescente disequilibrio demografico, con invecchiamento della popolazione e calo della natalità; una radicale trasformazioni del lavoro che porterà ad ulteriori fragilità delle persone con una crescita della disoccupazione; l’acuirsi delle diseguaglianze che potrebbero sfociare in rabbia e tensione sociale, o forse peggio in un progressivo isolamento delle persone. Avremo bisogno di visionari, virtuosi sognatori, caparbi e concreti operatori: dei portatori di proposte e speranze. Certo non abbiamo la pretesa di essere noi la soluzione, ma, soprattutto a livello locale, la presenza di cooperatori autenticamente radicati nel territorio, innovativi e creativi, decisi ad essere protagonisti della storia e delle sfide che interrogano le comunità locali; i vicini di casa e i propri amici; potranno fare la differenza. Questa è una speranza che voglio regalarmi e una sfida che desidero condividere. Marco Menni


Claudia lavora come educatrice nel Servizio per pazienti in Doppia Diagnosi di Via Trepola a Ospitaletto; è diventata socia a gennaio 2017, in concomitanza con la firma del contratto a tempo indeterminato. Per lei che non era mai entrata a contatto con il mondo cooperativo è stata una proposta nuova, per questo si è sentita motivata, più che da convinzioni personali, dall'idea di sperimentare un nuovo ruolo, un modo nuovo di stare nella cooperativa in cui lavorava già da qualche tempo. A Claudia piace esplorare punti di vista diversi da cui guardare alla realtà e la proposta di diventare socia le è sembrata un'occasione per farlo. Ad esempio, ricorda che trovava stimolante l'idea di partecipare alle assemblee, di ascoltare quel che si muoveva oltre e "dietro" il lavoro quotidiano in comunità. La sua consapevolezza su quel che significava a livello più complesso essere socio di una cooperativa era molto scarsa. E, ammette, lo è rimasta per diverso tempo. Il suo primo periodo come socia lavoratrice è stato dedicato soprattutto all'ascolto, alla comprensione delle dinamiche organizzative e alla storia della cooperativa. Diciamo che ha impegnato maggiori energie nel costruire le competenze della lavoratrice, più che la partecipazione attiva della socia. Perciò, l'esperienza in generale è partita in punta di piedi dal punto di vista del coinvolgimento, pure con qualche piccolo "sacrificio" per saldare le rate della quota associativa. Nel 2018 c'è stato un momento che ha vissuto come "spartiacque": il gruppo di formazione per soci under35 con Massimo Serra. È stato un'occasione preziosa di conoscenza, scambio e confronto che ha fatto la differenza nel suo sentire di essere socia in cooperativa. L'incontro con l'altro, in questo caso colleghi e soci, ha aperto, come spesso accade, nuove prospettive dentro di lei e, in un certo senso, ha creato il terreno perché potessero crescere germogli, in quanto socia, come il senso di appartenenza, il significato della partecipazione e la responsabilità che ognuno ha nel portare le proprie risorse. Ha sviluppato la certezza del ruolo di ogni individuo nella costruzione di un "bene comune". E, altrettanto, la consapevolezza dei diritti e doveri di un socio, passando attraverso i 7 principi della cooperazione. Tra questi, le piace citarne due, che ritiene non essere affatto scontati: la "cooperazione tra cooperative" e l'"interesse verso la comunità". Li ritiene particolarmente significativi perché le ricordano chi siamo, come cooperativa, nella società. Le ribadiscono quanto le cooperative possano e debbano, con sensibilità, intuire i bisogni emergenti e senza risposta, provando a creare spazi che diano queste risposte. Le ricordano di essere parte di un sistema più grande e complesso, che tende alla collaborazione. Conoscerli l’ha aiutata ad avere la consapevolezza dei confini entro cui potersi muovere come persona che lavora in cooperativa. Pensa sia importante la capacità per un socio di guardare in maniera critica alla propria cooperativa, che da un lato vuol dire cogliere gli aspetti problematici come migliorabili, ma anche valorizzarne i progressi, che spesso sono lenti e piccoli.

Per lei, ora, essere socia vuol dire partecipare, incidere nei piccoli movimenti di cambiamento della cooperativa, con responsabilità. Non tanto, e non solo, con il voto in assemblea, ma soprattutto con le scelte quotidiane e portando il suo pezzo per rendere la cooperativa un posto più bello, un luogo in cui ci si passa e si cresce, professionalmente e umanamente. Nel concreto, con altre colleghe, sta cercando di ricreare il gruppo under 35, che vorrebbe essere una possibilità in più di portare attenzione ad alcune aree che rimangono inesplorate o critiche (come la formazione, lo sviluppo di competenze professionali specifiche, il coinvolgimento dei soci, l'ascolto continuativo dei bisogni dei lavoratori e dei Servizi, il miglioramento della qualità di vita lavorativa). La sua esperienza le ha fatto credere che non c'è un modo giusto o sbagliato di essere soci, ma sicuramente diverse fasi dell'esserlo. Intercettare e dare valore alle dinamiche e ai vissuti dei soci nelle diverse fasi crede possa essere una chiave di svolta importante per creare un luogo di lavoro e di crescita sostenibile e soddisfacente.

L’idea è quella di un prato dove ci sono diversi tipi di fiori che fioriscono e creano un habitat tipico, seppur diversi convivono e creano qualcosa di unico. Inevitabile che il prato attraversi tutte le stagioni e che in ognuna si vedano sbocciare o meno diversi tipi di fiori. Ogni socio con il suo contributo partecipa alla creazione di un contesto cooperativo unico e irripetibile proprio come i fiori per il prato.


Elisa Bettinsoli ha 26 anni ed è un’educatrice che lavora presso il Polo Stella del Mattino situato a Nozza di Vestone. Il suo rapporto lavorativo con la Cooperativa Comunità Fraternità inizia nel marzo 2017, la decisione di divenire socia, invece, matura a settembre 2019. Tale scelta è stata guidata non solo dalle informative fornitele ma anche e soprattutto dalle testimonianze dei colleghi che le hanno dedicato del tempo, rendendo disponibili le esperienze e i diversi percorsi in quanto soci da più anni. La sincerità nei vari racconti e l’interesse a divenire attivamente partecipe dell’ente dal quale aveva percepito, nel lavoro, supporto e fiducia l’hanno, quindi portata ad intraprendere questa strada. Inizialmente racconta di aver trovato di grande aiuto alcune proposte messe in campo, come gli incontri volti a facilitare una miglior comprensione nella lettura del bilancio, che le hanno reso più agevole l’introduzione nel complesso mondo della Cooperativa dandole l’opportunità di cogliere alcuni aspetti del suo funzionamento.

do promotore del risultato di quest’ultime, portavoce di dubbi e perplessità che spesso, nonostante siano condivisi, trovano difficoltà ad essere espressi dal singolo individuo. Per questo, in un futuro, non troppo prossimo, Elisa spera di poter trovare un’adeguata modalità per creare la giusta “atmosfera” che possa portare al consolidamento del gruppo. Sicuramente l’attuale periodo non gioca eccessivamente a loro favore, la stanchezza e le difficoltà concrete stanno imponendo un’iniziale battuta d’arresto che non può essere ignorata e giustamente costringe a rimodulare le aspettative. Proprio per questo Elisa pensa che, al momento, sia più utile essere realisti ed evitare sovraccarichi inutili; data la difficoltà e l’incertezza dell’attuale periodo storico, ritiene sia più saggio porsi micro obiettivi ai quali poter aspirare nel breve termine. Mantenere un filo conduttore virtuale fra i vari membri, potrebbe essere uno di questi, con l’auspicio che nel tempo si riveli il giusto incipit per realizzare questo progetto.

Come équipe, in visione delle elezioni del nuovo consiglio di amministrazione, avvenute a metà 2020, il gruppo educativo di Nozza ha iniziato a condividere l’ipotesi che proporre un membro della loro squadra potesse dare al Servizio l’opportunità di sentirsi maggiormente coinvolto e partecipe, visto che la distanza territoriale spesso non aiuta. Per questo, dopo varie riflessioni, ha scelto di candidarsi in prima persona. Purtroppo non ha avuto il piacere di far parte dell’attuale consiglio, il quale però l’ha comunque coinvolta proponendole di riprendere e gestire gli incontri del gruppo “under 35”. Estendendo l’invito alla partecipazione a tutti i giovani lavoratori, evitando così di escludere coloro che non hanno intrapreso la decisione di divenire soci. In collaborazione con Claudia e Monica, due colleghe che avevano avuto la possibilità di partecipare alla precedente “edizione”, ha iniziato a progettare i primi incontri. Con un po’ di fantasia e capacità di adattamento, visto il complesso periodo che stiamo attraversando, le tre colleghe sono riuscite ad avviare un meeting a fine dicembre 2020. Questo primo incontro ha permesso di conoscersi, dando la possibilità di condividere i vissuti intrapresi all’interno della Cooperativa. Quando le chiedo di provare a descrivermi cosa significhi per lei essere socia risponde che la sua visione in merito parte in primis dalla voglia di prendersi cura di se stessa, per questo in futuro si immagina ancora più attiva all’interno della struttura che coordina, l’ambiente nel quale ha scelto di mettere in campo la sua professionalità.

Per rendere meglio l’idea, Elisa utilizza un’efficace analogia con il lavoro che svolge, secondo lei, essere socio significa far parte di un’équipe dove vi è una gerarchia, vi sono delle aspettative da parte di ogni membro e naturalmente vi è una grande aspirazione comune alla quale sottostanno tanti progetti. Lei si ritiene un’amante del lavoro di squadra dal quale, nelle sue esperienze, ha sempre tratto grandi benefici. Rispetto al progetto “under 35” mi dice che la speranza è quella di renderlo uno strumento che funga da bacino di idee, divenen-

La scelta è caduta su questi due soggetti perché sono la rappresentazione di due stagioni diverse e quindi si avvicinano alla sua idea di essere socia ossia intraprendere un percorso che punta, come queste stagioni, ad apportare cambiamenti concreti e adatti al momento che si vive.


con le persone più bisognose. Diventare Socio quindi per me è stato più che naturale come è diventato poi naturale assumermi responsabilità ed incarichi nella compagine sociale. Questo impegno sociale tra l’altro è andato a fondersi con quello professionale e con la passione che in modo sempre più crescente sentivo per la Psichiatria. Da allora quindi l’impegno professionale e l’impegno sociale sono andati avanti di pari passo. Nel tempo ho maturato che l’essere Socio in una Cooperativa non può essere finalizzato solo a qualche vantaggio estemporaneo ma bensì deve essere orientato ad una “filosofia” utile ad una più aperta e profonda lettura delle cose della nostra Società. Leggere i bisogni ed operare ogni giorno per fronteggiarli indipendentemente dall’area o settore nel quale siamo impegnati non è cosa semplice.

L’immagine invernale, poi, immortala un gruppo di persone che camminano insieme e scelgono, quindi, di seguire un tracciato uguale per tutti ma nulla vieta che possano sperimentarsi in un “fuori pista “per non precludersi la scelta di percorrere altre vie. Si è soci insieme ma si è liberi di esprimersi secondo le proprie attitudini e potenzialità.

Sono Paolo Corradi, Responsabile del Polo Arcobaleno che comprende una comunità Psichiatrica a media protezione e un appartamento per giovani/adulti, dai 18 ai 21 anni, in proseguo amministrativo deciso dal Tribunale per i Minorenni. Il mio ingresso in Cooperativa è avvenuto a giugno del 1998. Allora entrare in Cooperativa e diventare Socio era praticamente un tutt’uno. La Comunità nel suo modo di accogliere veniva intesa con lo “spirito” del significato più profondo della parola. Comunità era un insieme di persone che, per diverse esperienze di vita, avevano conosciuto le strade della droga, dell’alcolismo, del carcere o del disagio sociale in genere. In questo piccolo mondo si racchiudeva e concentrava ciò che la società esterna sicuramente conteneva e che lasciava però ai margini. Facevano scuola di impegno e condivisione Beppe, Giovanni, Antonio, Pierangelo e molte altre persone che nel tempo avevano potuto usufruire della capacità di accoglienza della Cooperativa ed avevano poi pensato di rendere quanto avuto attraverso un lavoro quotidiano e continuo a stretto contatto

Nella mia esperienza ho incontrato tante persone, donne e uomini di spirito e di coraggio, persone che sono state capaci di mettere in gioco parti della loro vita per aiutare il prossimo. Persone senza grandi titoli ma con un grande cuore, persone capaci di trascinare e di coinvolgere, persone in grado di trasmettere senza particolare enfasi lezioni di vita a chi gli stava accanto. E tutte queste persone prima di essere operatori, educatori, medici o psicologi erano Soci, erano cioè persone che vedevano e vedono nel lavoro fatto insieme (operatori e persone accolte) un elemento fondamentale di crescita basato sulla collaborazione, sulla condivisione, sul rispetto e sulla dignità della persona. Soci che seguivano una Mission prima che dipendenti. Al giorno d’oggi c’è una grande necessità che queste esperienze vengano trasmesse alle nuove leve della cooperazione ed io, nel mio piccolo, cerco con l’esempio concreto e la condivisione di trasmettere quanto appreso da maestri che dell’aiuto al prossimo hanno fatto il loro impegno più importante.


Silvia ha 25 anni. Da Settembre 2020 è socia di Comunità Fraternità e volontaria durante la notte nelle comunità “il Platano” e “la Farnia”. La sua esperienza in Fraternità è iniziata con il Servizio Civile Nazionale, cominciato nel Febbraio 2019 e terminato esattamente un anno dopo presso le stesse comunità. La scelta di avvicinarsi a questa realtà e di diventare volontaria del Servizio Civile è nata principalmente dal suo percorso universitario. Qualche mese fa si è laureata in Psicologia e dato che una delle realtà in cui spesso si svolge il tirocinio formativo è appunto la comunità, si è chiesta perché non provare ad avvicinarsi ad essa con un’esperienza più duratura, e a suo parere più intensa, come il Servizio Civile? Consapevole che sarebbe stato più impegnativo, pensava le potesse dare tanto e coinvolgerla maggiormente rispetto ad un’esperienza di tirocinio. Probabilmente le sue ipotesi erano corrette e dopo l’anno trascorso, non privo di difficoltà e interrogativi, è rimasta molto soddisfatta dell’esperienza non solo dal punto di vista formativo, ma anche e soprattutto da quello personale. Si sente per questo di ringraziare tutto il personale e gli ospiti della struttura che ha avuto modo di incontrare e conoscere. Sicuramente la presenza, la disponibilità e la comprensione di tutti gli operatori non è stata secondaria in questa esperienza. Poco dopo la fine dell’anno di Servizio Civile è iniziato il lockdown e per questo solo dopo diversi mesi è riuscita a tornare in comunità per un saluto. Avrebbe mantenuto volentieri i contatti e quindi, avendo appreso della possibilità di

diventare socio volontario, ha pensato di farlo svolgendo volontariato di notte. A inizio e fine turno è sempre un piacere per lei rivedere gli operatori e qualche ospite, scambiare due parole, anche se solo per poco tempo. Interrogarsi su cosa significa per lei “essere socia” non è semplice. Sicuramente nel suo caso la figura di socia e di volontaria si sovrappongono. Essere socia e volontaria significa avere l’opportunità di dare una mano, offrire il suo tempo in modo costruttivo. Significa vivere dei momenti diversi rispetto a quelli della quotidianità e della routine e impegnarsi per un fine che si ritiene valido. Ad un livello ancora più personale significa avere la possibilità di rimanere in una realtà che le ha dato molto e con cui, per questo, non vuole interrompere i legami e le relazioni. Questa esperienza le ha consentito e le consente tuttora di mettersi in discussione e di aprirsi a realtà diverse alle quali non avrebbe mai avuto modo di avvicinarsi.

Da Dicembre 2020 ha coinvolto anche suo fratello Alessandro come socio volontario, sicura che gli operatori e gli ospiti lo avrebbero accolto con il calore che li contraddistingue. Così è stato e ad oggi entrambi passano volentieri la notte in comunità. Silvia è convinta che, soprattutto in un momento storico così particolare e difficile, sia più utile che mai associarsi a realtà quotidianamente impegnate nel sociale, offrire le proprie risorse e tenere il proprio tempo occupato da un impegno che sicuramente arricchisce anche il socio volontario.


Agostino è un utente del “Borghetti” di Ospitaletto; ha gentilmente accettato di raccontarci la sua esperienza di socio e le motivazioni che lo hanno spinto a diventarlo. Ha preferito darci la sua testimonianza nella familiarità del centro diurno dove si reca per qualche giorno alla settimana e grazie alla mediazione della sua educatrice Miriam…queste le sue testuali riflessioni: Ho bisogno costantemente di una persona accanto a me che mi supporta nella vita quotidiana, sono del segno dello scorpione quindi non scontrarti con me; sono una persona burbera però se mi viene chiesto un piacere sono disponibile. Sono socio della cooperativa da 2010, Antonio (n.d.r. De Pani: responsabile del Servizio) mi ha chiesto se volevo esserlo e io ho accettato; questa scelta comportava un impegno da entrambi le parti: da una parte mi è stato offerto un supporto nella mia gestione economica e dall'altra mi venivano spiegati i contenuti delle assemblee; non ho mai partecipato a nessun incontro perché l'orario dello stesso non me lo consentiva (abito a Travagliato e non ho la patente). Abbiamo deciso di riportare integralmente e fedelmente le parole di Agostino perché, nella loro disarmante semplicità, vanno comunque a toccare argomenti interessanti e cruciali sul tema dell’essere soci. Quando sottolinea l’impegno reciproco tra le parti riferendosi anche al supporto che riceve tutti i giorni dalla Cooperativa in qualche modo punta l’attenzione su elementi estremamente significativi della dimensione dell’essere soci: il sostegno vicendevole tra i singoli e il sistema , l’interesse alla vita della propria Cooperativa e la partecipazione attraverso i racconti di chi , a differenza sua , può presenziare alle assemblee , la volontà e l’impegno di dare un contributo adattandolo alle proprie possibilità… La trascrizione testuale delle parole di Agostino dia a tutti la possibilità di trovare i propri personali significati e, magari, di ritrovarsi nell’onestà e nell’autenticità della sua condivisione. Il tema non è univoco, non ci sono risposte giuste o sbagliate ma solo riflessioni e, testimonianze comune quella di Agostino, possono sicuramente aiutarci a trovare la nostra rotta e il senso che vogliamo dare alla nostra partecipazione alla vita della Cooperativa.


Di seguito le poesie di Salvatore che, in periodo di pandemia, ha cercato di alleggerire la pesantezza e la lunghezza delle giornate scrivendo le sue riflessioni sotto forma di componimento poetico.

solo lo spirar del vento ne incurva le cime che maestose si protendono nell’azzurro del cielo.

Salvatore ha 55 anni ed è di Lodi, è entrato nella Comunità per pazienti in Doppia Diagnosi di Via Trepola a Giugno 2018 e il mese prossimo concluderà il suo percorso. Ha selezionato per noi 3 poesie dai temi svariati, ci fa piacere pubblicarle proprio su questo numero del giornalino come fosse una sorta di saluto e augurio di buona fortuna per il futuro che verrà.

IL GIARDINO “Un mattino più terso di rugiada

in un prato nascosto che ricorda il cuore ho legato il tuo nome ad un filo d'erba.” ORO “Come oro, riluce nel sole un campo di grano, il vento dell’estate gioca con le sue spighe, piegandole al suo passaggio, piccole chiazze rosse sono i papaveri, che fanno da contrasto in questo mare giallo e vivente, un altro miracolo della natura che darà nutrimento agli uomini.”

CIPRESSI

“Nell’ aria immobile del primo meriggio, sulla sponda del fiume, alti cipressi stanno allineati, da tempo immemore stanno li, muti testimoni dello scorrere delle acque


Non esistono soci di serie A e soci di serie B: tutti hanno uguale diritto di voto, di partecipazione alla vita associativa e di controllo. Nel vocabolario della lingua italiana il socio è colui che fa parte di una società o impresa economica partecipando ai rischi e agli utili dell’impresa stessa.

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La figura del socio trova collocazione nelle più svariate e diversificate realtà: Cooperative di tipo A o B, di un’azienda, di un’associazione culturale, politica, religiosa, ricreativa, sportiva, scientifica, animalista e chi più ne ha più ne metta.

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“Il modo in cui una squadragioca nel suo complesso determina il suo successo. Tu puoi avere il più grande gruppo di star individuali del mondo, ma se non giocano assieme, il club non varrà un centesimo.” Babe Ruth

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“La differenza è l'inizio della sinergia.” Stephen R. Covey

Chiunque può chiedere di diventare socio purché goda dei diritti civili e accetti di allinearsi ai valori e alle regole previste dallo statuto della realtà a cui si vuole aderire.

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“L'interdipendenza ha un valore maggiore dell'indipendenza.” Stephen R. Covey

Il motore che alimenta la scelta di diventare soci di una qualsivoglia realtà è rappresentato dalla condivisione e dalla fede nei basilari principi di uguaglianza, democraticità e compartecipazione.

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“Se le formiche si mettono d’accordo possono spostare un elefante.”

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Proverbio del Burkina Faso

Tutti i soci sono tenuti a rispettare le regole definite dallo Statuto, nell’eventuale regolamento interno e le decisioni prese dagli organismi dirigenti e dall’assemblea.

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“Lavorare insieme significa vincere insieme.” ———

Anonimo

Condividere gli obiettivi di un’associazione (intesa come macro-categoria, come gruppo di soci) e decidere di farne parte per dare il proprio contributo alla realizzazione degli scopi sociali è un atto di principio e profonda condivisione non solo burocratico e formale.

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“Nessun uomo è un'isola, completo in sé stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.” John Donne


La Comunità Semiresidenziale Terapeutica per adolescenti (Csrta) “Raggio di sole” e il progetto speciale “Piccole Pesti” per bambini con meno di 11 anni hanno bisogno di una nuova casa. Ubicati entrambi sul territorio di Brescia, il primo in via Bettinzoli e il secondo in via Antica Strada Mantovana, necessitano di nuovi e più ampi spazi per accogliere con più efficacia bambini e adolescenti durante il loro percorso di riabilitazione educativa e neuropsichiatrica. Raggio di Sole è una struttura terapeutica semiresidenziale che collabora con il Servizio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’ASST Spedali Civili di Brescia e si rivolge ad un bacino d’utenza sovrazonale, quale parte integrante dei servizi di neuropsichiatria territoriali. La sua funzione principale è quella di porsi come luogo di mediazione tra l’adolescente e la sua realtà quotidiana. Qui vengono accolti minori, di età compresa tra i 10 e i 18 anni, con disturbi psicopatologici, non associati a disabilità intellettiva grave: disturbi di personalità, della condotta, instabilità dell’umore, psicosi, sindromi affettive, difficoltà di espressione degli stati emotivi, comportamento oppositivo, impulsività con tendenza all’agito anche in presenza di difficoltà cognitive, disturbi di apprendimento e disagio sociale. L’equipe del Centro garantisce un intervento terapeutico e riabilitativo sia all’interno della struttura, mediante attività di aula, sia sul territorio, spesso confrontandosi con le realtà territoriali, attraverso attività cliniche, psico-educative e riabilitative. Il Csrta è anche luogo d’incontro tra gli operatori e le famiglie e per eventuali gruppi di auto-aiuto: vengono promossi i tempi e gli spazi per interventi individuali, sia con il minore sia con la famiglia, in relazione alle singole necessità. Piccole Pesti è nato nel 2017 per accogliere bambini e bambine, di età compresa tra i 5 e gli 11 anni, con difficoltà di adattamento emotivo/sociale nei diversi contesti di vita abituali. Questo progetto sperimentale ha creato uno spazio per aiutare le famiglie che si trovano

ad affrontare con i loro figli disturbi comportamentali come iperattività, deficit dell’attenzione, ansia sociale e fobia scolastica. Al momento, è l’unico servizio in tutta Brescia ad occuparsi di queste problematiche in questa specifica fascia d’età. Il progetto è nato con l’intento di intervenire precocemente, a fianco dei minori e delle loro famiglie, per promuovere il cambiamento ed evitare la cristallizzazione di situazioni e comportamenti disfunzionali, con conseguenze che possono ricadere sulla famiglia, sull’ambiente scolastico o sulle relazioni del bambino. Entrambi creati e gestiti da Fraternità Giovani, questi due servizi collaudati e sempre più richiesti necessitano di un nuovo spazio per poter ampliare i numeri dell’accoglienza e la qualità degli interventi proposti. I NUMERI Raggio di Sole: 4.716 giornate di presenza erogate nel 2020 (furono 5.513 nel 2019, 5.563 nel 2018, 4.386 nel 2017); 49 ragazzi accolti nel 2019 (23 maschi, 26 femmine) con una saturazione dei posti disponibili pari al 78,1%. I posti disponibili in questo centro sono 20 accreditati di cui 15 a contratto, vi lavorano 16 operatori (12 dipendenti, 4 collaboratori). La media dei posti giornalieri occupati è di 15,8. Il centro è stato aperto nel 2004. Piccole Pesti: 1.786 giornate di presenza erogate nel 2020 (furono 1.640 nel 2019, 678 nel 2018, 947 nel 2017); 33 ragazzi accolti nel 2020 (31 maschi, 2 femmine). I posti disponibili in questo centro sono 20, vi lavorano 8 operatori (6 dipendenti, 2 collaboratori). La media dei posti giornalieri occupati è di 8,1, l’età media dei bambini che hanno usufruito del servizio è 9,7. Per questo motivo è nata l’idea della progettazione di un nuovo CENTRO POLIFUNZIONALE PER L’ETÀ EVOLUTIVA DI SERVIZI PER LA NEUROPSICHIATRIA INFANTILE.


Il centro attuerebbe la presa in carico dell’intero nucleo famigliare per garantire un percorso riabilitativo del paziente in connessione con la famiglia, la scuola e il territorio in cui è inserito. La compresenza di servizi dedicati ai bambini e agli adolescenti garantisce la costruzione, per la prima volta, di un percorso integrato, sperimentale e continuativo. Il centro diventerebbe un punto di riferimento per la Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’ASST Spedali Civili sul territorio bresciano. Attualmente, Fraternità Giovani, di concerto con il Comune di Brescia, ha individuato in una porzione di stabile abbandonato in via Lucio Fiorentini il luogo adatto in cui creare il Centro Polifunzionale. L’operazione edilizia recupererà una porzione dell’edificio chiuso e inutilizzato da diversi anni, e che necessita ora di un profondo restauro. Così facendo, porterà a nuova vita lo stabile riqualificando un’intera area nel cuore del quartiere San Polo più antico, in località “Le case”, che potrà beneficiare della presenza di servizi avanzati e professionali inseriti in uno stabile antico ma ammodernato secondo le linee guida dell’edilizia sostenibile. Il minor impatto ambientale, l’abbattimento delle emissioni, il recupero dell’energia naturale sono alcuni dei punti forti intorno ai quali è stato progettato il nuovo Centro Polifunzionale. Il quale, oltre a Raggio di sole e Piccole Pesti, ospiterà per la prima volta anche degli ambulatori gestiti in collaborazione con la Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’ASST Spedali Civili.

I soci di una cooperativa non sono lavoratori come tutti gli altri. Sembra banale dirlo, ma la loro condizione di “socio” della realtà per la quale prestano servizio li rende diversi da chi con il proprio datore di lavoro ha solo un rapporto di dipendenza. Il socio non è un semplice dipendente, ma dovrebbe essere anche, e prima di tutto, un prezioso collaboratore per l’intera cooperativa e non solo per il servizio specifico al quale è assegnato. Non sempre, però, le cose vanno così. Soprattutto in cooperative grandi, dove i soci lavoratori sono tanti e così anche i servizi ai quali cooperano sono dislocati in punti geografici distanti gli uni dagli altri. Abbiamo chiacchierato con i collaboratori di Raggio di Luna, il servizio semiresidenziale per la terapia adolescenziale che si trova a Bedizzole, e abbiamo capito che loro, ad esempio, in passato hanno percepito poco lo spirito di appartenenza a Fraternità Giovani. Sicuramente il loro è il servizio geograficamente più lontano dalla sede di Ospitaletto, ma non è stato soltanto per questo.

Fino a un paio di anni fa, la loro condizione di socio non aggiungeva molto al loro essere lavoratori professionisti. Pochi contatti con gli altri colleghi, poco coinvolgimento nelle dinamiche della cooperativa e rare visite negli altri servizi che pure si occupano delle stesse dinamiche. Soprattutto per chi proveniva da cooperative più piccole, o per chi era presente in Fraternità già da molti anni, la differenza con la condizione precedente era saltata subito agli occhi. Tutti, però, sono d’accordo nell’affermare che, da un paio d’anni a questa parte, ci sia stata un’inversione di rotta rispetto alla capacità di coinvolgimento dei soci nella vita attiva della cooperativa. È stata particolarmente apprezzata la possibilità data ai soci lavoratori di partecipare a corsi di formazione specifici non tanto sulla propria professione, quanto sulle strutture interne e gli aspetti più importanti di una cooperativa. Da Bedizzole, in sintesi, arriva un plauso alle nuove iniziative di Fraternità Giovani di coinvolgimento dei soci in corsi di formazione che li portino ad una vita più attiva all’interno della cooperativa, ma anche la richiesta che non resti un caso isolato, ma che anzi possa diventare il primo passo di un percorso di riavvicinamento dei servizi geograficamente satellite alla sede centrale.


PREMESSA In considerazione del ventesimo anniversario di Fraternità Giovani nella data dell’11 Febbraio 2020, in vista del rinnovo degli organi sociali che vedrà l’elezione del nuovo consiglio di amministrazione per Aprile/Maggio 20201, in virtù di un continuo e naturale sviluppo della cooperativa che necessita di un importante investimento sulle proprie risorse umane, il consiglio di amministrazione ha deliberato di dedicare risorse economiche, tempo ed energie per una formazione trasversale dei soci lavoratori e dei dipendenti. Pertanto, nell’arco del 2021 sono stati pianificati diversi percorsi formativi al fine di rispondere ad alcuni bisogni che gli attuali amministratori hanno ritenuto importante raccogliere. GLI OBIETTIVI CHE INTENDIAMO RAGGIUNGERE

1 Promuovere la conoscenza dello Statuto di Fraternità Giovani, il documento che esprime i principi fondamentali e l’ordinamento della cooperativa. A tal fine verrà organizzato un incontro di tre ore lavorative (di sabato mattina) con la presenza di un funzionario di Confcooperative Brescia (la centrale di rappresentanza cooperativa) che illustrerà ed analizzerà lo Statuto della cooperativa insieme ad uno dei legali rappresentanti. Tale incontro si concretizzerà in un unico appuntamento diviso in due sabato mattina in modo da consentire a tutti i lavoratori (soci e non ancora soci) di poter partecipare. Tempi: Febbraio-Marzo 2021. Aperto a soci, lavoratori e non, e al resto dei dipendenti. Destinatari: Soci, lavoratori e non, e dipendenti. Obiettivo: promuovere la conoscenza dello Statuto di Fraternità Giovani.

2 Favorire la crescita di figure professionali disponibili ad assumersi ruoli e responsabilità all’interno della cooperativa intesa come sistema di servizi interconnessi. Obiettivo: favorire la crescita di figure professionali disponibili ad assumere ruoli.

Le date sono ancora da individuare. Verrà organizzato un breve incontro on line con la formatrice insieme ai coordinatori dei servizi per condividere insieme il calendario degli incontri. A tal fine verrà organizzato un percorso formativo di circa 24 ore lavorative denominato “Team Building” volto a favorire la comunicazione e a stabilire un clima di fiducia e di collaborazione tra i componenti del gruppo provenienti da tutti i servizi sanitari e socio-sanitari della cooperativa. Il percorso sarà tenuto da una formatrice/coach di Lavorando, l’Ente di Formazione che fa capo a GF Consulting. Tempi: Febbraio-Giugno 2021. Vedi elenco partecipanti.

3 Favorire la crescita delle risorse umane di Fraternità Giovani al fine di promuovere idee, sviluppo, consapevolezza, identità e appartenenza cooperativa. Gruppo 3. Obiettivo A Tempi: Maggio-Giugno 2021 con cadenza settimanale o quindicinale con la formatrice della Nuvola nel Sacco Dott.ssa Alessandra Nodari in orario dalle 14.00 alle 17.00 nelle seguenti date: Lunedì 24 e 31 Maggio; Lunedì 7 e 21 Giugno 2021. Obiettivo: generare identità, appartenenza e pensiero cooperativo. Nel dettaglio: favorire una maggior conoscenza della cooperativa a partire dalla sua storia e dai suoi fondatori; favorire un confronto tra i partecipanti partendo da una narrazione della propria esperienza lavorativa nel servizio per giungere ad una visione più complessiva di presenza dentro la cooperativa; stimolare, attraverso dei processi evolutivi, il nascere di un pensiero cooperativo volto al raggiungimento di una maggiore identità cooperativa. Gruppo 3. Obiettivo B Tempi: Settembre-Ottobre 2021 con cadenza quindicinale con il formatore della Nuvola nel Sacco Dott Massimo Serra in orario dalle 14.00 alle 17.00 nelle seguenti date: Giovedì 23 Settembre e Giovedì 7 Ottobre 2021; Giovedì 21 Ottobre e Giovedì 4 Novembre 2021. Obiettivo: generare idee e movimento per un lungimirante sviluppo cooperativo. Nel dettaglio: favorire una maggior conoscenza della cooperativa a partire dalla sua storia e dai suoi fondatori; favorire un confronto tra i partecipanti partendo da una narrazione della propria esperienza lavorativa nel servizio per giungere ad una visione più complessiva di presenza dentro la cooperativa; stimolare, attraverso dei processi


evolutivi, il nascere di un pensiero cooperativo volto al raggiungimento di una maggiore identità cooperativa. Per realizzare questo obiettivo è stato ideato il percorso “Officina Cooperativa” della durata di 12 ore lavorative, suddiviso in due gruppi (A e B) su due obiettivi specifici: generare identità, appartenenza e pensiero cooperativo; generare idee e movimento per un lungimirante sviluppo cooperativo. Il percorso sarà tenuto da formatori della Cooperativa Sociale La Nuvola nel sacco. Tempi: MaggioDicembre 2021.

4 Predisporre il Nuovo Piano Strategico 2021-2024 di Fraternità Giovani a partire dai risultati del Piano 2018-2021 e facendo una Analisi di Swot (punti di forza, debolezza, opportunità e minacce) della cooperativa. Destinatari: membri del Consiglio di Amministrazione, compresi gli uditori. Obiettivo: Nuovo Piano Strategico 2021-2024. Con la consulenza del formatore Paolo Prandelli. Le date sono le seguenti: Martedì 23 Febbraio, 9 Marzo e 30 Marzo 2021 dalle ore 14.30 alle ore 16.30. Il primo incontro . I destinatari di questo lavoro sono i membri del Consiglio di Amministrazione, compresi gli uditori. Il percorso si svolgerà in tre momenti dedicati di due ore ciascuno all’interno dei consigli di amministrazione che si terranno tra Febbraio e Marzo 2021 (prima del rinnovo del cda). Gli incontri saranno tenuti da un funzionario di Confcooperative. Tempi: Febbraio-Marzo 2021.

5 Facilitare all’interno del nuovo consiglio di amministrazione un’analisi del ruolo del consigliere all’interno di una cooperativa sociale con particolare attenzione alle responsabilità civili e penali di ciascuno e al funzionamento delle deleghe.

Il predetto lavoro, della durata di 2/3 ore si svolgerà durante un consiglio di amministrazione e sarà tenuto dall’Avvocato Moro di Confcooperative. Tempi: Giugno 2021. Destinatari: nuovo Cda eletto. Obiettivo: analisi del ruolo e delle responsabilità del consigliere.


Altra testimonianza “esterna” alla nostra realtà, ma sempre afferente al Mondo della Cooperazione. Giulia è socia ed amministratrice delle cooperative Andropolis e Linfa, entrambe di tipo B, Linfa è inoltre una cooperativa di comunità. L’aspetto più significativo del mio essere socia in Andropolis cooperativa di inserimento lavorativo riguarda il fatto che più del 30% dei lavoratori (e quasi tutti sono soci) sono persone in condizione di svantaggio. Sento su di me come socia e come amministratrice la responsabilità di “garantire opportunità di futuro” attraverso il lavoro, sicuro dal punto di vista economico, svolto in un ambiente accogliente e disponibile all’ascolto. Nella cooperativa di Comunità come socia mi sento protagonista secondo quella che si potrebbe definire una ragione di comunità o anche di appartenenza, di missione. La cooperativa di comunità si caratterizza per la consapevolezza dei soci di prendere un impegno per l’animazione e la valorizzazione di un bene comune qual è il proprio territorio, per una riconoscibilità e legame tra soci di appartenere a un progetto comune, per la fiducia e coesione tra essi. Lavoro nel mondo della cooperazione dal 2007 e attualmente mi occupo di sviluppo e marketing. Come un po' tutti i cooperatori, nella mia carriera lavorativa

ha ricoperto ruoli diversi, dalla gestione di un settore di lavoro, all’ambito commerciale. Sono diventata socia di Andropolis quasi subito, praticamente dal primo giorno in cui ha messo piede in cooperativa e di Linfa ho partecipato alla costituzione. La cooperazione mi ha dato la possibilità di crescere sia professionalmente, che personalmente, mi ha permesso di "crearmi" una professione e mi sta consentendo la possibilità di formarmi e di sperimentarmi ogni giorno.

In Andropolis, cooperativa a prevalenza femminile, ho toccato con mano come socia e prima ancora come donna le difficoltà vissute dalle mie colleghe, non riconosciute e spesso non valorizzate all’interno della famiglia e più in genere del contesto di appartenenza. Per me essere socia ed anche amministratrice è un privilegio e allo stesso tempo una responsabilità; in sostanza è il modo migliore per "restituire" alle cooperative ciò che mi hanno dato. La testimonianza di Giulia è diretta ed essenziale, va dritta al punto senza fronzoli o voli pindarici e probabilmente rispecchia il suo modo di essere socia ogni giorno: concreto, efficace e schietto.


Mi chiamo Gianluca Braga. Di professione, non so esattamente cosa faccio: sono uno psicologo, appassionato della psicologia, e ho trovato il sistema di usarla in modi diversi. La insegno in Università a Brescia o nei corsi di formazione che faccio con i miei colleghi di Choralia. La uso per valutare gli interventi e i progetti quando lavoro con l’Istituto Italiano di Valutazione o con la Provincia di Trento. Da buon laureato in psicologia, gli inizi sono stati un’avventura. Una fortunata avventura. Mentre facevo un tirocinio presso il Servizio per le Dipendenze della mia città – Gallarate, ho conosciuto il presidente di una Cooperativa Sociale che collaborava con il SerT. Una Cooperativa “di tipo B”, che aiuta le persone in difficoltà a reinserirsi nel mondo del lavoro provando a sperimentarsi come giardinieri o addetti alle pulizie. Probabilmente era disperato, perché mi ha proposto – neolaureato e ancora non abilitato – di andare da loro ad occuparmi dei percorsi di reinserimento. Devo ammettere che non la trovavo un’esperienza troppo esotica ed entusiasmante, ma ho pensato che fosse importante provare, darsi una possibilità (anche perché non ce n’erano così tante altre). E così, ho iniziato a collaborare e sono diventato fin da subito un orgoglioso socio della cooperativa sociale Naturcoop di Somma Lombardo.

A distanza di tanti anni da quando è iniziata questa avventura – che mi ha poi portato anche molto lontano da Naturcoop e dalla sua gente, ma che ho voluto continuare ad osservare più o meno da lontano, ma sempre in veste di socio – posso tirare qualche piccola somma (parziale, sia chiaro). Ciò che capisco essere la cosa più importante della cooperazione, sono le persone; l’affetto che mi lega a loro. E la cooperativa è un’occasione di dare forma a questo legame. È una forma complicata: dove i ruoli possono cambiare e quindi contano molto di più le dinamiche dei rapporti. Che non sono sempre serene: ci si arrabbia, si litiga, si fa la pace. E ci si arrabbia di nuovo. Ma è anche un posto profondamente vero, dove si impara non soltanto una professione, ma soprattutto ad essere persone, ad essere colleghi. Dove occorre essere sufficientemente umili per ascoltare tutti, ma sufficientemente solidi per dare il proprio contributo.

Non so se “da grande” mi capiterà di tornare a lavorare in cooperativa, in modo stabile. Un po’ lo spero anche se forse, ad una certa età, si possono fare solo lavori troppo astratti per essere veramente utili. Ma rimane in me una piccola speranza di riuscire a lasciare – alla fine – almeno un piccolo segno del mio passaggio a questo piccolo-grande gruppo di amici. Ed è questa la più incredibile delle opportunità delle cooperative.

Naturcoop è stata un’esperienza che ha contribuito tantissimo alla mia formazione; personale, ma anche professionale. Penso sia un privilegio, per uno psicologo, mettersi a confronto con la quotidianità, le fatiche e la concretezza di un lavoro fatto con le mani (e con le macchine). Un’esperienza che mi ha lasciato un sacco di “perle di saggezza”: i criteri di ammissione di Renato (“basta che non abbia la canna di vetro nella schiena”) e le equipe con gli operatori in 12 in un ufficio che ne conteneva 5 a malapena. Le lezioni di mono spazzola; Stefano e Federico che facevano “tree-climbing”; gli “obiettori” che giravano i boschi in bicicletta per segnare i sentieri del Parco del Ticino. Ricordo di quella volta che la squadra aveva tagliato accuratamente il prato condominiale, stando ben attenta a non rovinare le piantine che stavano crescendo… Piantine di marijuana, ahinoi. Ricordo ovviamente Giampiero, con la sua sedia a rotelle dopo l’incidente. Che faceva fatica ad usare il mouse dell’ufficio informatico, ma che era stato capace di partecipare alle paraolimpiadi di tiro con l’arco. E poi quella brutta malattia che se l’è divorato, come se non ne avesse avute già abbastanza.

Si può raccontare in tanti modi: il luogo da cui prendere lo slancio per fare un salto che ti porta lontano, verso punti che possono essere più elevati, ma anche verso profondità impreviste. Il luogo che ci assomiglia, che ha i nostri colori, per quanto talvolta la cosa non ci faccia piacere. Il luogo che vorremmo trascinare con noi, dopo aver fatto scoperte e aver esplorato le differenze.


A proposito di testimonianze “altre”, proponiamo di seguito la condivisione sul significato dell’essere soci di Giordano A. e Nicola G., presidente e amministratore delegato nonché soci fondatori dell’agenzia di comunicazione AKOMI di Brescia che ci hanno voluto dare il loro punto di vista sull’argomento e la cui esperienza potrà aprire quella famosa finestra sull’altrove utile ad ampliare i nostri orizzonti sul tema.

Ikigai: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neanche un giorno in tutta la tua vita”, se poi rendi il mondo migliore, ancora meglio! Questo pensiero è sempre stato il motore delle mie azioni in ambito lavorativo. La parola giapponese ikigai è composta da iki («vivere») e gai («ragione»). In italiano l’ikigai si potrebbe definire come: ragione di vita e scoperta di sé, il motivo per cui viviamo, perché vale la pena alzarsi al mattino! È giusto precisare che cogliere il significato piú autentico dell’espressione giapponese risulta ovviamente difficile per via del contesto culturale.

L’ikigai si fonda su cinque pilastri principali.

ed il mondo esterno. Lavorare in agenzia è sempre stato un piacere e uno stimolo grazie alle persone meravigliose che lavorano con me e in particolare al mio socio “storico” Nicola con il quale da più di 20 anni condivido gioie e dolori, successi e fallimenti, ma soprattutto i valori fondamentali della vita. Nel corso della mia vita lavorativa ho sempre cercato la relazione costruttiva e l’associazionismo ha sempre avuto un ruolo fondamentale. Per anni l’associazione Slow Food è stata la mia casa e oggi rappresenta un riferimento per il modo di vivere in modo sostenibile, mi sono dedicato anche allo sviluppo di relazioni in altre associazioni cercando di portare il mio contributo come nella Confederazione Nazionale Artigiani.

1. Cominciare in piccolo 2. Dimenticarsi di sé 3. Armonia e sostenibilità 4. La gioia per le piccole cose 5. Stare nel qui e ora

È importante calarsi nel contesto culturale, ma è possibile provare a ragionare su come costruire il proprio ikigai: cominciamo a riflettere sulle cose che amiamo fare, mappiamo i nostri talenti, elenchiamo le cose per le quali possiamo essere pagati e pensiamo come con le nostre azioni possiamo migliorare il mondo o meglio ancora le vita delle persone facendo del bene. Nel nostro quotidiano e nello svolgere il nostro lavoro, possiamo focalizzarci su questi pilastri, impresa ardua, ma non impossibile. Cercare questa forma di armonia e benessere è sempre stato al centro del mio modo di lavorare, non a caso quando dovevamo scegliere il nome della nostra agenzia di comunicazione ho pensato ad un termine semplice, ma che potesse trasmettere i nostri valori: da qui il termine akomi prendendo spunto dal navajo hakomi, ovvero lo stato dell’essere in cui tutte le persone sono in armonia fra loro

Lavoro, famiglia e passioni si intrecciano nel nostro quotidiano e, a mio parere, il modo migliore per sopravvivere a questo mondo frenetico e complicato dalla pandemia è imparare a donare noi stessi e cercare di trovare il giusto equilibrio in tutte le nostre azioni.


Il primissimo confronto personale con l’idea di essere socio per me è avvenuto nel 2007, anno della mia prima partecipazione ad una srl, in veste di socio fondatore di akòmi, agenzia di comunicazione che ancora oggi rappresenta per me una seconda famiglia. Prima di allora, socio era per me un termine un po’ vago, che nel gergo bresciano si utilizza anche per identificare gli amici di sempre. E in effetti l’amicizia ha avuto e ha un peso importante nel mio caso. Io e Giordano, soci, in un certo senso, lo eravamo fin dai tempi dell’università, quando ci preparavamo insieme per gli esami, sperimentavamo le nostre soluzioni per i laboratori di progettazione e, perché no, facevamo notte in qualche locale durante le nostre (rare) serate milanesi o (molto più spesso) maledicevamo l’ennesimo treno in ritardo negli anni del pendolarismo ferroviario. Costituire una società è stata l’evoluzione naturale di una collaborazione lavorativa iniziata come freelance qualche anno dopo la conclusione degli studi presso il Politecnico di Milano. Ricordo ancora la giovanile incoscienza con cui ci siamo buttati in questa avventura, ma anche la percezione delle responsabilità che ne derivavano, avvertita la prima volta durante la firma dell’atto notarile.

All’inizio il nostro ruolo era forse un po’ più simile, rispetto a quanto non lo sia adesso, a quello dei soci di una cooperativa: quattro soci lavoratori, con compiti diversi, ma il medesimo peso nella società. Tanti sogni nel cassetto, il desiderio di affermarsi e di camminare con le proprie gambe e alla base di tutto l’idea di una sorta di mutuo soccorso, da attuarsi tramite la diversificazione dei servizi offerti, in modo che un eventuale periodo di secca per uno di noi potesse essere compensato dalla richiesta di lavoro degli altri. Una terribile crisi era appena iniziata e, con un pizzico di incoscienza ci dicevamo “beh, peggio di così non potrà andare... c’è solo da risalire!”. Dipendente io non lo sono praticamente mai stato, se non per un brevissimo periodo o in veste di stagista, quindi non avevo granché modo di confrontare le due situazioni, ma sentivo che quella era la scelta giusta, nonostante le inevitabili difficoltà iniziali e i doverosi sacrifici. Penso che la metafora più calzante per rappresentare la mia percezione dell’essere socio di allora sia quella del matrimonio. Anche se a quei tempi non conoscevo ancora i risvolti della vita coniugale, la costituzione di una società rappresentava per me un impegno solenne, con obblighi, diritti e doveri derivanti da un vincolo solido e quasi indissolubile, oltretutto verso più persone.

Confronto costante, condivisione di obiettivi, scelte e energie erano gli elementi richiesti perché l’impresa potesse avere successo.

Nel corso degli anni, la società che avevo contribuito a fondare ha vissuto una costante evoluzione, passando anche attraverso cambi dell’assetto societario, la cui costante siamo rimasti io e Giordano, che da soci lavoratori siamo passati ad essere sempre più amministratori, imprenditori e “allenatori” di una squadra in continua crescita. Sono gli anni del primo trasloco, per passare da un ufficio in affitto a un immobile di proprietà, della razionalizzazione di spazi e servizi e dell’assunzione dei primi collaboratori. La percezione dell’essere socio cambia inevitabilmente nel corso del tempo, condizionata dalla consapevolezza che ora le proprie scelte avranno delle ricadute anche nei confronti di persone diverse dagli altri soci. Il termine socio si lega così anche al concetto di società civile e non solo a quello di impresa, assumendo sempre più sfaccettature. La sfida adesso è scalare la formula originale, circondandosi di persone che possano condividere e supportare la nostra visione per raggiungere, insieme, traguardi sempre più importanti.

Passano altri anni, la squadra cresce ancora e posso così sperimentare un ulteriore modo di essere socio: questa volta è la nostra società che diventa essa stessa socia di altre imprese, estendendo ulteriormente la propria rete ad altre realtà, clienti e partner. Sono gli anni del lancio di una start-up innovativa, dell’apertura della compagine a nuovi soci e della partecipazione in altre società. In un certo senso, la diversificazione portata sempre più avanti negli anni rappresenta l’evoluzione dell’idea iniziale di offrire servizi complementari per compensare eventuali flessioni di parte di essi. Il concetto di essere socio diventa sempre più fluido, sfaccettato e stimolante e mi rendo conto che si può essere soci di tante persone in tanti modi diversi e con pesi differenti, ma che alla fine, alla base di tutto, rimane la prima convinta decisione di mettermi in gioco come socio e che le società, prima di tutto, sono fatte di persone.


La testimonianza di Giovanni e Stefania rientra nella categoria dell'“altrove” citata all'inizio di questo numero del giornalino. Sono soci sì, ma di una realtà estranea al mondo della Cooperazione e afferente invece al settore del commercio.

Sono fratello e sorella, hanno poco più di quarant'anni e lavorano nell'azienda di famiglia, la “Arix imballaggi” di Flero, fondata dal padre Antonino più di 30 anni fa che tratta prodotti per l'imballaggio e sistemi di adesione industriale collaborando da sempre con marchi leader nel settore. Si tratta di una piccola realtà; la squadra di lavoro è costituita da sole 5 persone, ma la voglia di fare e di migliorarsi è trasversale ad ognuno di loro e li ha portati ad affrontare con successo le difficili contingenze del mercato di questi anni, non ultima la pandemia che ha paralizzato per molto tempo gran parte delle attività commerciali in qualsiasi settore. Il socio di maggioranza rimane il papà, ma l'impegno e la dedizione che tutti i giorni investono in questa attività non è sicuramente proporzionata al numero di quote detenute...va ben oltre. La coesione e la collaborazione tra i due è fortissima e affonda le radici in un rapporto di affetto profondo che li ha sempre uniti e che si respira distintamente sentendoli parlare. Stefania è arrivata in società in un momento storicamente difficile per le attività commerciali; la crisi del 2008, infatti, aveva letteralmente falcidiato il mondo del commercio in qualsiasi settore e stava creando non poche difficoltà alle realtà più piccole come la loro. La convinzione di Giovanni era che fosse assolutamente necessario rilanciarsi, rinnovarsi, stare al passo con i tempi e con le nuove richieste del mercato e, per farlo, servivano competenze tecniche specifiche che nessuno prima di Stefania aveva mai potuto immettere nella ditta. Per Giovanni era poi fondamentale un “alleato” che lo sostenesse nell'ammodernamento dell'attività e, impresa non da poco, lo aiutasse a far accettare al padre il mutamento. Intuendo i cambiamenti del mercato, hanno dato vita nel 2009 ad un e-commerce che potesse aprire la loro attività ad una modalità di vendita più efficace, veloce e aderente alla nuova dimensione del “profit”, in altre parole, più “smart”. Proprio l’apertura del sito ha rappresentato per la loro attività una svolta, il salvagente necessario per stare a galla in un momento storico estremamente delicato e pericoloso per la sopravvivenza di qualsiasi esercizio commerciale. Negli anni, Giovanni e Stefania, hanno investito energia, competenza e inventiva per ricercare ed attuare nuove strategie di vendita e a configurarsi come una squadra coesa e compatta. Essere soci della Arix è per loro una responsabilità e un pri-

vilegio; entrambi sono guidati dal rispetto per il valore di una realtà che il padre ha creato per il loro futuro e, di conseguenza, dalla gratitudine nei suoi confronti. Di questa realtà sono giuridicamente gli eredi ma, intimamente, si sentono più i suoi “custodi” perché sentono il compito di preservarla da una parte e di farla evolvere dall'altra. Ovviamente in una realtà commerciale l'aspetto da tenere in maggiore considerazione è “l'utile”; un'azienda, per quanto cara a livello sentimentale, deve rendere e far guadagnare altrimenti crollano i presupposti della sua stessa esistenza. L'attenzione di Giovanni e Stefania, però, non è puntata solo al ritorno economico; da soci dell'azienda sentono forte anche un senso di responsabilità nei confronti dei dipendenti che lavorano in Arix e che da essa ricevono il salario necessario per andare avanti e sostenere le rispettive famiglie. Guadagnare, quindi, far girare l'economia assicura l'utile per la loro società ma anche e soprattutto la garanzia di pagare lo stipendio ai loro collaboratori e di non doverli sottoporre a situazioni di incertezza e precarietà economica. Per ottenere questi obiettivi sono necessarie preparazione, competenza, serietà, inventiva e spirito di iniziativa e, tra le altre mille cose, collaborazione. Con questo atteggiamento, quindi, i due vivono la loro condizione di soci: in una dimensione di aiuto reciproco, di chiara divisione dei compiti e delle mansioni finalizzata al perseguimento di obiettivi comuni e condivisi: il guadagno fondamentale per la sussistenza dell'attività e la sicurezza di tutti i suoi dipendenti e l'evoluzione dell'azienda irrinunciabile per la sua continuazione nel tempo. Non sanno dire se, da semplici dipendenti, si sarebbero spesi meno per la tutela dell'azienda, forse no, ma sicuramente l'essere socio (seppur di minoranza) dell'azienda di famiglia li ha motivati in modo significativo a ricercare soluzioni e strategie alternative per garantire la sopravvivenza dell'attività sia perché (ed è inutile nascondersi dietro ad un dito) è per loro una fonte di reddito importante sia perché rappresenta il patrimonio storico della loro famiglia. L'esperienza di Stefania e Giovanni si differenzia molto da quella che un socio vive nella realtà della Cooperazione. Per loro l'aspetto economico è fondamentale, ma non c'è solo questo: dalle loro parole si evince una profonda comunione di intenti che tiene conto non solo del profitto ma anche della volontà di portare avanti una realtà iniziata più di trent'anni fa, di preservarla dalle intemperie del mercato, di custodirla, migliorarla e rinnovarla per poterla forse un giorno consegnare ai propri figli con la stessa lungimiranza con cui il padre l'ha creata per garantire loro un futuro sereno.


Sonia è Presidente di Fraternità Impronta ma è anche socia di Comunità; proprio per questa “doppia appartenenza” ci è sembrato interessante chiedere una sua testimonianza, un contributo significativo per “l'indagine” sul senso dell'essere soci che questo numero del giornalino si propone come obiettivo. Il suo incontro con Fraternità avviene, come spesso capita, per caso; nel 2001 riceve una telefonata da una socia fondatrice di “Valle Trompia Solidale” che, memore dei suoi studi allo IAL, le chiede se può essere interessata ad una collaborazione all'asilo nido della Cooperativa e al Servizio Sociale di base della Valle, Sonia accetta e da lì parte il suo percorso in Fraternità. Valle Trompia Solidale è fortemente voluta da alcuni soci di Comunità che desiderano portare risposte concrete ai bisogni di un territorio estremamente complicato perché montano, perché frammentato e perché sconosciuto, estraneo all'habitat naturale e “pianeggiante” in cui Fraternità si muove da anni. Nel 2009 Comunità Fraternità, anche alla luce delle oggettive difficoltà di servizi così piccoli ad auto-sostenersi, decide di unire Cascina Cattafame e Valle Trompia Solidale dando vita a quella che oggi è “Fraternità Impronta”. Una sorta di cessione di un ramo d'azienda più orientato ai minori e alle famiglie in difficoltà mentre Comunità da sempre si occupa di disagio adulto. Quando ricorda i suoi esordi, Sonia sorride; le viene in mente l'incoscienza con cui si è lanciata in un mondo fondamentalmente sconosciuto ma estremamente complesso e articolato. Sonia sottolinea un aspetto per lei fondamentale: essere stata assunta quando era già incinta di tre mesi. Questa scelta evidenzia la grande sensibilità di Fraternità (non sempre scontata, nemmeno nel Mondo della Cooperazione) alla donna in generale, ma anche più specificatamente alla maternità, alla condizione di mamma-lavoratrice che spesso non trova sostegno e agevolazioni concrete nella dimensione professionale.

zione, informazione, comunicazione e motivazione che la stessa Cooperativa deve orientare e alimentare costantemente. Lei si è sempre sentita accompagnata e la certezza di non essere sola le ha consentito di mettersi in gioco prima diventando socia e poi accettando numerose responsabilità che l'hanno portata ad entrare nel CDA nel 2006 e a diventare in prima battuta consigliere, poi vice-presidente, poi amministratore delegato e ora presidente della sua Cooperativa. Quando le chiedo se riscontra differenze in come le persone oggi vivono la propria condizione di socio rispetto a 15 anni fa mi risponde che in passato la scelta di diventare soci era basata su un reale senso di appartenenza a determinati valori, era una vera e propria scelta di vita; oggi, invece, è più dettata dalla necessità di trovare lavoro in certi ambiti professionali e questa contingenza è sicuramente frutto dei mutamenti della società. Chi intraprende un particolare corso di studi che sia un educatore o uno psicologo sa che, molto probabilmente, tali professionalità troveranno collocazione all'interno delle Cooperative che negli anni si sono imposte come principali gestori di determinati settori. Per questo motivo, quindi, è necessario lavorare sul senso di appartenenza e sulla motivazione delle giovani leve sia da parte della Governance sia da parte dei soci più anziani che possono contribuire alla formazione e all'accompagnamento di quelli nuovi. In questo senso, Sonia ritiene che tutte e 4 le Cooperative A dell'universo Fraternità siano attive e attente a questo aspetto attraverso la promozione di iniziative e momenti di testimonianza (anche trasversali) necessari per alimentare e consolidare la motivazione e la consapevolezza di chi sceglie di vivere più profondamente e responsabilmente la propria realtà lavorativa.

Proprio questa attenzione è uno degli elementi che l'ha spinta a diventare socia di Comunità nel 2004 e a rimanerlo per tutti questi anni nonostante la sua attività concreta e quotidiana si svolga all'interno di un'altra Cooperativa. Sonia dice di essere nata con Comunità, di esservi cresciuta e di esservi rimasta fedele anche per un senso di profonda gratitudine oltre che per la condivisione dei suoi valori e della Mission su cui si fonda. Diventare socia, è stato un passaggio naturale per lei, la Cooperativa era diventata una parte fondamentale della sua vita e non poteva che decidere di legittimare il senso fortissimo di appartenenza ad essa assumendosi questo ruolo. Una Cooperativa senza i soci non ha ragion d'essere, non può esistere. Diventare soci è un cammino, all'inizio non si è pienamente consapevoli della responsabilità che ci si assume; per questo è necessario essere guidati in un percorso di crescita, forma-

Un seme che “coltivato con cura” diventa albero con radici profonde, fiori e frutti… mi piace l’immagine del seme del ciliegio e dell’albero di ciliegio: è autoctono...lo si trova sia in montagna che in pianura, diventa maestoso e produce molti fiori e frutti se curato...allo stesso tempo resiste alle “intemperie”.


Antonio Bergamini è la memoria storica di Fraternità, uno di quelli che “l'ha tirata su” dal niente. Ha iniziato a poco più di vent'anni il suo cammino in Fraternità quando, come si descrive lui, era un giovanotto ribelle, incosciente, avventato ma anche dedito alla causa, entusiasta e desideroso di dare il suo contributo.

Ripensandolo oggi, dice che affronterebbe questo percorso con più riflessività e con interventi mirati, efficaci e ragionati, non soltanto appassionati. Quando il focus dell'intervista si sposta più sul significato che lui attribuisce all'essere socio di una Cooperativa sociale il tono, pur rimanendo gentile, si fa decisamente più perentorio e assertivo: Il socio deve dare un contributo concreto alla Cooperativa, il socio ha dei doveri. E' attraverso i Soci che la Cooperativa cresce e si evolve, sono loro ad eleggere il CDA e proprio a loro devono continuamente rivolgersi gli organi decisionali; l'ASSEMBLEA deve rimanere fondamentale e come tale va continuamente valorizzata. Per questo i soci devono essere coinvolti per poter partecipare attivamente alla vita della Cooperativa a prescindere dalla carica che ricoprono. Testualmente sottolinea “Il socio ha una voce e DEVE usarla “e il CDA, di conseguenza, deve porsi in un ascolto attento e accogliente. Per questo motivo ha sempre ritenuto che fosse funzionale e tutelante la rotazione delle cariche e che coloro che si trovavano al comando non perdessero mai di vista un aspetto fondamentale per la crescita della Cooperativa: la formazione di altri soci, quelli che in futuro li sostituiranno portando avanti i valori e la Mission su cui essa si fonda. Per poter coltivare adeguatamente le giovani leve, Antonio ritiene sia fondamentale tramandare la storia della Cooperativa come base da cui partire per l'evoluzione nel futuro ma anche come racconto necessario a cementare la consapevolezza e il senso di appartenenza di ognuno di loro. Dalle sue parole traspare la passione e l'entusiasmo dei primi tempi; è evidente il legame viscerale che lo unisce ad una realtà che è diventata la sua vita e che ha sempre vissuto come tale. Il suo è un attaccamento genuino, concreto e, per certi versi, romantico tanto da portarlo ad affermare testualmente “So che i tempi sono cambiati, ma secondo me essere soci vuol dire mantenere la relazione con gli utenti anche dopo il lavoro. Io ho sempre fatto così e, il fatto che alcuni utenti del passato tornino ancora a trovarmi a distanza di tanti anni, forse è una conferma della bontà del mio operato”. Nella consapevolezza che la sua sia una visione legata al passato, però, si evince tutta l'umiltà di chi si rende conto che la società sia profondamente cambiata e con essa le richieste

e i bisogni di utenti e operatori e di chi comprende che lo slancio solidaristico possa declinarsi in forme diverse ugualmente preziose ed efficaci: da quelle più appassionate a quelle più professionalizzate e ragionate. Quando gli chiedo se secondo lui ci sono differenze significative tra l'essere socio di una Cooperativa di tipo A e una di tipo B, la sua risposta è semplice e diretta; secondo lui non dovrebbero sussistere diversità sostanziali perché entrambe entrano in contatto con persone in difficoltà e lo scopo è lo stesso: mettere in campo, seppur con strumenti e peculiarità diverse, interventi di sostegno a persone in difficoltà. L'ultima riflessione riguarda lo scorrere del tempo e i cambiamenti significativi che , a suo parere , si sono verificati in questi lunghi anni ; la prima osservazione che mi rivolge è che , in concomitanza con l'espansione della Cooperativa ( che lui definisce “decollo” ) intornio agli anni '90 si sia un po' persa l'attenzione alle persone , soprattutto perché presi dall'esigenza di uniformare le procedure di lavoro a standard sempre più complicati e macchinosi richiesti dagli enti e dalla burocrazia con cui , per forza di cose , bisogna fare i conti. Il suo desiderio è proprio quello di recuperare e consolidare sempre più la visione attenta alla persona intesa non solo come utente ma anche come socio e lavoratore che da sempre contraddistingue la nostra Cooperativa. Un altro aspetto che secondo lui è mutato nel corso degli anni è la tendenza dei soci a non esprimere il loro pensiero in modo attivo e partecipato, quasi come se si fosse perso un po' di entusiasmo. Per questo ritiene fondamentale spronare i nuovi soci e motivarli; soprattutto quelli giovani (in cui crede moltissimo) vanno accompagnati e adeguatamente formati. È necessario uno “svecchiamento” che faciliti il naturale ciclo vitale della Cooperativa: il socio anziano coltiva il socio giovane per poi farsi da parte al momento giusto e contribuire al rinnovamento del CDA. A sostenere questo pensiero, guardandosi dentro in una sorta di analisi estemporanea, mi cita gli episodi in cui (quando ricopriva cariche dirigenziali) è stato “fatto fuori” da altri con cui era entrato in conflitto e disaccordo non come sconfitte ma come momenti di arricchimento e crescita che lo hanno aiutato a liberarsi da quel senso di potere fine a sé stesso che aveva offuscato la sua visione rischiando di fargli perdere la rotta. Così si conclude la testimonianza di Antonio, con l'umiltà e il sorriso di chi sa di aver sempre agito in base a principi e ideali saldi e significativi; fedele alla sua natura di uomo ribelle e istintivo, consapevole dei suoi limiti e dei suoi difetti, ma sempre rispettoso e attento ai valori fondanti e alla Mission di quella Cooperativa per la quale sostanzialmente ha vissuto fin da ragazzo e che sicuramente, senza il suo contributo, non sarebbe la stessa.


Quando nel 2009 Don Renato è arrivato, ha da subito cercato di capire che cosa fosse e cosa rappresentasse per la comunità di Ospitaletto la Fraternità. Da uomo prudente ed attento ha saputo porsi accanto a questa complessa realtà ed alla sua lunga storia, fatta anche di contraddizioni, con l’intento di capire e valorizzarne la ricca esperienza. Una presenza discreta - quella di Don Renato - ma costante e certa, come quella di un padre che, conoscendo le fatiche dei figli, sa accompagnare senza imporsi. Molte sono state le occasioni di confronto con lui sulle scelte fatte in Fraternità, sulle diverse anime, sui problemi e le soluzioni che a volte hanno diviso quanti sono stati chiamati a fare scelte. Don Renato ha conosciuto bene molti di noi, da Beppe, Antonio, Piero, Alberto, Paola, Marina, Massimo, Emanuele, Paolo, Laura e tanti altri, ponendosi sempre in ascolto di chi lo interpellava, con un consiglio. Ha saputo appassionarsi, grazie alla sua capacità di ascolto ed immaginazione, alla figura di Giovanni Borghetti, comprendendo da subito che, oltre che fondatore di Fraternità, è stato soprattutto una persona speciale, capace di ispirare tante persone, che ancora oggi ne seguono le orme come operatori, educatori, amministratori. Don Renato non ha mai amato molto i momenti istituzionali della Fraternità, le inaugurazioni, i discorsi… preferendo sempre stare dietro le quinte, un peccato per il quale affettuosamente lo perdoniamo, perché nel bisogno non ci ha mai

fatto mancare il suo appoggio. Come Parroco ci ha dato spesso fiducia, confidando nella nostra esperienza accanto alle persone fragili e chiedendo un sostegno, un intervento o anche solo un consiglio, per sostenere ed aiutare quanti fossero in difficoltà. La sua sensibilità nei confronti degli ultimi ha fatto sì che molti dei nostri ospiti, soprattutto quelli “storici”, si sentissero accolti dalla Comunità: in Chiesa, in Oratorio, in Canonica, avvertendo quella sintonia che confidiamo rimarrà sempre tra Don Renato e la Fraternità. Grazie Don Renato per averci accompagnato con la tua saggezza in tutti questi anni. Non dimenticarci e continua a pregare per noi anche lì dove ti porta il tuo Signore. Noi, memori dei tuoi consigli, continueremo a fare del nostro meglio, per proseguire sulla strada di chi ci ha preceduto. Buon cammino.


Estratto dal GIORNALE DI BRESCIA


Estratto da LA VOCE DEL POPOLO - 11 marzo 2021 Per scoprire di più e per sostenere il progetto MIMOSA vai su: www.fraternita.coop/mimosa/


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